luge - DF Sport Specialist

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allpenthathlonlleyfigureskatingspeedskatingighngicehockeyrowingeskiingntryskiinggtriathlonjoggingnningnoerugbyngwboardingpingybinedcyclingskyrunninglonarathondivingingingskeletonoeingghonglimbingonhleticsootingckeyngwaterpolorestlingbiathlonningianyskiingiing4la rivincita del cigno azzurroAvederla in TV, non diresti che la sua altezza sfiora appena,senza raggiungerli, i 170 cm. La sua eleganza, la suabellezza sapientemente abbinata alla maestria rendono la suanoefigura talmente slanciata cheaterpololugepenseresti ad una altezzaijumping imponente, statuaria.combinedyleskiing Un curriculum sportivo, ilsuo, imponente: medagliatatre volte ai Campionatieightliftingoardingdel Mondo (2008 argento,restling 2011 e 2005 di bronzo),katingtre volte campionessa europea(2007, 2008, 2010),biathloncling vincitrice del Grand Prixunningating di pattinaggio di figura2011, medaglia di bronzoboxingai Campionati del Mondoskiingrunning Junior del 2003. Ma di questastraordinaria carriera sin ricorda, anche e soprattutto,la sua prestazionecanoerugby alle Olimpiadi invernali diVancouver, nel Febbraioskiingncing 2010. Fresca campionessacling europea, Carolina era attesaalla prova olimpica dayrunningghtutta Italia, bloccata davantigbyarathon alla TV a seguire uno sportping tanto meraviglioso quantodifficile da interpretare eyxcapire. E non è facile, perving un’atleta, centrare la massimaperformance nella garacslotherstb della vita, sapendoti seguitada un’intera nazione. Euestriang l’immagine di lei mani neincingcapelli e testa bassa, quasia volerla mettere sotto ilrdingghiaccio, dopo e tre caduteotballkiingbined e mezzo nella prima parte del programma libero, fece il giro ditutti i media e giornali. Sedicesima, lontanissima dalle migliori,ntonapparse irraggiungibili e di un altro pianeta.Matilde Ciccia, sesto alle Olimpiadi nel 1976 ( un’infinità di tempoprima, in un’ottica sportiva), ci andò giù pesante: “Con la mancanzadi basi tecniche che le impediscono di fare salti complicaticome il doppio, il triplo e la combinata. A Carolina mancano leULTIM’ORA:proprio mentre stavamochiudendo il numero, èarrivata la notizia dellostrarodinario oro mondialea Nizza il 31 Marzo 2012;l’atleta di Bolzano, a 25anni, ha regalato all’Italiala prima vittoria dal 1906di Fabio Palmabasi e i suoi difetti non si possono correggere a 22 anni. Tre cadutealle Olimpiadi sono inconcepibili per una pattinatrice di altolivello. Specialmente per una campionessa d’Europa. Ha vintoin Europa solo perchè le altrehanno pattinato peggio dilei. Un altro limite di Carolinaè proprio la mancanza dicattiveria agonistica: unacampionessa è sicura di sestessa, aggredisce i problemifinchè non li risolve, nonsi fa scoraggiare da nessuno.Carolina è troppo fragilee lo dimostra in occasionedelle gare importanti. Perfare un paragone con l’università:se uno studentesa di non essere preparato,va all’esame insicuro e allaprima domanda difficile sifa prendere dal panico nonriuscendo nemmeno a direquelle poche cose che sa.Addirittura, il presidentedel Coni, Gianni Petrucci,affermò duramente che laKostner «non era una campionessa».( dopo un europeovinto?!?!?)Critiche durissime, da ammazzareun atleta. Forseper obbligare le scelte tecniche?Chissà…Carolina hadeciso di trasferirisi negliStati Uniti, di ricominciareda capo, prima di tornarea casa sua. E lo scorso 11Dicembre 2011 Karolina haconquistato per la primavolta in carriera il successo nella finale del Grand Prix, una sortadi Campionato mondiale. Dopo aver ottenuto la prima posizionenel programma corto Carolina si è confermata la migliore anchenel libero, con un programma basato sulle musiche di Mozart.E poi, il 28 Gennaio 2012, è tornata a vincere il Campionatoeuropeo ( per la quarta volta!!), di nuovo Regina del pattinaggioartistico.


Dopo tanti anni di altalena fra soddisfazioni e delusioni, la ventiquattrenneha sorpreso tutti proprio nel momento in cui su di leisembrava essere scesa una maledizione incontrovertibile.Il suo stile elegante non l’ha lasciato neanche per una nota, perun passo, per una pattinata, ma negli anni non l’avevano abbandonatale cadute, quasi una costante almeno nelle gare checontavano. Ora, proprio quando era considerata quasi a finecarriera, dopo una notorietà arrivata da bambina, pattina comeun cigno e risorge…Un percorso di maturazione personale esportivo impegnativo e sofferto. Tre ori e un argento europei,un secondo posto iridato sono le tappe del successo, poi uninfortunio, un cambio di guida tecnica che le fa fare la differenza.L’altoatesina con il suo storico e ritrovato allenatore MichaelHuth, dopo aver sfiorato un nuovo podio mondiale è tornata acasa sua, quella ‘Oberstdorfin’ cui è cresciuta. La dedizione l’haresa una Carolina più in forma, per lei con la vittoria ultima arrivail record di punti. Sulle orme dei danzatori Barbara Fusar Poli eMaurizio Margaglio vincitori a Tokyo nel lontano 2000, l’attualefidanzatina del campione olimpico della 50 chilometri di marcia“Schwarzer” si è sempre rialzata e sul ghiaccio del “Pavillon dela Jeunesse di Quebec City”, in entrambi i segmenti di gara, hamantenuto i nervi ben saldi. È sempre stato quello il suo deficit,i suoi programmi sempre belli e complicati, le sue movenzesempre leggere venivano svaluatate solo da errori di attenzioneche portavano a cadute vistose. Lo scintillante costume ha benmarathobmathletarcherbasketbadivinsupportato la prova di maturità grazie all’interpretazione superiorealle avversarie che le ha concesso di vincere nettamente cyclinnonostante qualche sbavatura. I salti non sono stati eccelsi, macrosscouallothequesta volta è riuscita ad evitare cadute ed ha completato sei tripli,uno dei quali in combinazione con il doppio axel. Per i giudici fencinfootbalclimball’azzurra spetta la valutazione più elevata in tutte le voci dellenordiccombcomponenti del programma. Carolina, a soli diciannove anni,detentrice di un bronzo mondiale, fu considerata vincente prima bmxfootbadi diventarlo. Eletta portabandiera del suo Paese alle Olimpiadi figureskatindi Torino 2006 alla manifestazione si piazzò solo nona. Anche speedskatinallora, forse troppa pressione, per una ragazza che doveva vincerein una disciplina dove l’errore tecnico comporta, spesso,icehockeuna caduta, un qualcosa che negli altri sport non è mai cosìvistoso. Cadere sul ghiaccio, anche metaforicamente, è un atto handbadoloroso, evidente, tragico. Rammenta a noi tutti una debolezzaintrinseca, la mancanza di equilibrio su una superficie ostile. shootinhockeySolo i Campioni e le Campionesse riescono a dominare questomezzo nemico, e quasi si prova soddisfazione nel vedere unbadmintoCampione fallire. Ora, dopo tante critiche, tutti hanno dovutoabbassare il capo e farle i complimenti. Ora è più matura e alle trekkingfuture principesse del pattinaggio trasmette la sua esperienza:luge“Alle giovanissime consiglio di andare dritte per la loro strada e di skijumpingsbagliare con serenità”. Un commento che sa di sassolino toltonordiccombineddalla scarpa…freestyleskiinggymnasticsrugbclimbintrekkbasketbaequestribadmintojogginathletiboxinicehoccanocrosscountryrugbcyclingbobsleighdivingtennissnowboardingallotherssailingrugbybiathloncyclingbobsleighvolleyballskeletonskyrunningcanoelugebiathlospeedskatingicehockeywrestlisnowboardinweightliftingwrestlinarcheryfigureskatclimbingbadmintonfreestyleskiingicehockeallotherstrekkingbiathlomtbalpineskiingcanobeachvolleybobsleighbobsleigclimbingcyclinnordiccombinedskeletofencingboxingrunningskeletonlugskyrunncanoetrekking5


allpenthathlonlleyfigureskatingspeedskatingighngicehockeyrowing la virtus calco ed i suoi giovani talentieskiingntryskiinggtriathlonjoggingnningnoerugbyngCorrere è qualcosa che viene naturale, istintivo, ma a qualcunoriesce meglio di altri, in modo spontaneo.noe Matteo Dozio, Maddalena Albo e Rachele Ravasi, giovanissimiaterpoloatleti della Virtus di Calco (LC), si sono da tempo messi positi-lugeijumping vamente in luce per i risultati ottenuti sia nelle corse campestricombined che in quelle su pista.yleskiingCorrono rispettivamente nelle categorie Cadetti, Ragazze edeightliftingEsordienti e i loro nomi sono già apparsi diverse volte sulle paginedella stampa locale.oardingrestlingLa Virtus Calco gareggiakatingsia come CSI (CentrobiathlonSportivo Italiano)cling che come FIDALunningating(Federazione Italiana diboxingAtletica Leggera) ed è infatticon la maglia FIDALskiingrunning Como Lecco che siaMatteo che Maddalenan e Rachele si sono vestitiin occasione delcanoerugbyMeeting Interregionaledi Corsa Campestre askiingncingCortenova (Valsassina)clingyrunningnella scorsa stagione,gh uno degli appuntamentigbypiù importanti dell’anno,arathonma non solo.binedcyclingskyrunninglonarathondivingingingskeletonoeingwboardingpingyxpingvingcslotherstbuestrianywaterpolorestlingbiathlongninggncinghongrdingotballkiingbinedntonlimbingonhleticsootingckeyianngyskiingiingsingoli in pista, gruppo nella vitaNel periodo 2010-2011infatti, Matteo (classe1998) si è classificato 8° al Trofeo delle Provincie e 3° aiCampionati Provinciali, in entrambi i casi sui 60hs.Maddalena (classe 1999) è l’atleta che ha vinto di più, essendosiaggiudicata il Titolo Provinciale di Staffette (3x800 in pista e3x1000 di cross), il Titolo Provinciale su Strada ed avendo conquistatopremio “Bravissimo 2010” come Migliore Sportiva.Infine Rachele (classe 2000) è giunta ad un soffio dal gradinopiù alto del podio piazzandosi 2° nella staffetta provinciale, 5° aiCampionati Provinciali di Cross e 11° (su centinaia di iscritti) aiCampionati Italiani CSI di Vicenza.Per il momento, queste tre giovani promesse rappresentano unpo’ la punta di diamante della sezione di atletica di questa storicasocietà del lecchese ma è importante sottolineare che dietrodi loro seguono a breve distanza tanti altri ragazzi e ragazzedi Stefano Michelinche durante tutto l’anno si impegnano in settimana nei continuie sostenuti allenamenti e nel week-end nelle gare campestri ininverno, su strada in primavera e su pista nella stagione calda.Un carico di lavoro davvero elevato e costante sia per loro, siaper le famiglie, che giocano in questo senso un ruolo determinantenon solo nei risultati sportivi dei propri figli ma anche nelloro benessere sia fisico che psicologico.Il sostegno e la spinta verso questa disciplina infatti, garantisceuna corretta attività fisica e dà modo anche di confrontarsicon i propri compagni disquadra. Educa inoltreverso il senso del dovereed il rispetto per i propriallenatori e nei confrontidegli avversari e fa starei giovani all’aria apertaed in movimento anzichésul divano, magaridavanti ad una console.La G.S. Virtus Calco nascecome società sportivanel 1960 dalle ceneridella società Libertas,che praticava il calcio,ieri come oggi attività trale più diffuse.Fondamentale per la nascita,la crescita, lo sviluppoe la diffusione dellaSocietà, è stato il contributo dei volontari, che negli anni hannoreso ciò che la Virtus è oggi, una Polisportiva Dilettantistica cheattraverso 50 anni di storia conta più di 300 iscritti di diverse discipline:Atletica Leggera, Basket, Calcio, Pallavolo e GinnasticaDolce.Fin da subito la Virtus si affiliò al CSI e solo negli anni ’90, perrispondere alle varie esigenze di un numero di partecipanti sempremaggiore, si aprirono le porte agli Enti Federali.Memorabile fu la figura del Don Arrigo Masanti, a cui è statodedicato lo ”stadio” di Calco , abile innovatore nelle strutture e arteficedi molti progetti per i ragazzi dell’oratorio, fulcro dal qualetutto ebbe inizio.Oltre a lui occorre annoverare personaggi come il “Barba”, il“Pizza”, il “Luigino” e tanti altri presidenti che si sono succeduti e6nordicskiing


7crosscounordiccombtrekkingbasketbalfreestyleskiingsnowboardingfreestyleskiingweightliftingicehocfootbalfigureskaticehockebiathlolugbobsleigskeletoclimbtrekkingskyrunningallothersathletbadmintocanoecyclingbmxmtbfencingrugbysnowboardinbiathlolugebobsleighclimbingarcherycanoequestrifigureskatinspeedskatinskijumpingbiathlonlugeskeletonclimbingtrekkingrunningmarathoallothebadmintonbeachvolleyboxingcanoecyclinbmfencinfootbagymnasticshandbahockeysailingshootintennisvolleyballrugbicehockeycrosscountrybobsleighskeletontrekkjogginallothersbadmintoboxincanocyclingdivingwrestlinrugbyskyrunncyclindivinicehockenordiccombinedbobsleighwrestlinspeedskatingalpineskiingnordiccombinedclimbinarcherathleticbasketbaMADDALENARACHELE


allpenthathlonlleyfigureskatingspeedskatingngche in tutte le maniere hanno cercato di amalgamare nel miglioricehockey modo possibile lo spirito sportivo con l’impegno cristiano, cardi-rowingeskiing ni dell’impegno e del lavoro della Virtus Calco.ntryskiing Mentre cresceva la società, anche le discipline si moltiplicavanogtriathlone così dopo il calcio è nata la pallavolo, poi il basket e quindi,negli anni 80, l’atletica.ngNessuna di queste discipline ha cercato la propria strada indipendente,a conferma del fatto che “il gruppo” è sempre stata laforza motrice di questa società.noeAnche il Consiglio di Società è composto in modo tale da avereaterpololuge almeno un responsabile di settore, con il presidente onorarioijumping che resta sempre la figura del parroco.combinedyleskiing Oggi, la squadra di atletica e composta dal dirigente, responsabileed allenatore Oscar Colombo (da 20 anni ormai facente partedel Consiglio di Società), affiancato da Maria Sala, anch’essaoarding responsabile ed allenatrice; dai responsabili e allenatori RosyeightliftingrestlingColombo e Silvia Airoldi (anch’essa vincitrice dell’edizionekating2010 di “Bravissimo” come Migliore Allenatore), e dagli allenato-biathlonri Simona Castelli, Milena Sala, Jacopo Ravasi, Paola Ravasi,cling Matteo Scola, Vera Sala, Alessandro Greppi, Edoardo Sala eunningatingMarco Bombonato.boxingE’ di rilievo notare che tutti loro sono persone altamente qualifi-skiing cate, taluni istruttori ISEF, mentre altri sono ugualmente abilitatirunning ad allenare in quanto in possesso del patentino FIDAL o CSI.nSarebbe facile pensare che la storia della Virtus è stata segnatacanoesolo da successi e facili vittorie ma non è così. Alcuni importantirugbyproblemi sono sorti con l’inizio del nuovo millennio, quando cisi è scontrati con la maggiore difficoltà a trovare gente dispo-skiingncing nibile a offrire gratuitamente il proprio tempo libero per aiutareclingad allenare ed a seguire i ragazzi, al punto da essere costretti ayrunningingaggiare dei professori per colmare i vuoti venutesi a creare.ghgby Oltre a questo, il piacere di avere un gruppo numeroso (l’atleticaarathonconta oggi più di 100 atleti) non si allinea sempre con le struttureping esistenti, che la Società vorrebbe sviluppare per poter risponde-yx re meglio ad una domanda in costante crescita.Ciò nonostante, la reazione della Virtus è stata la stessa che sivingha quando le gambe non reggono più e non si ha più fiato percslothersproseguire ma il traguardo è ancora lontano, ossia stringere itbuestriandenti ed andare avanti.ighjoggingnningnoerugbybinedcyclingskyrunninglonarathondivingingingskeletonoeingwboardingpingywaterpolorestlingbiathlongninggncinghongrdingotballkiingbinedntonlimbingonhleticsootingckeyianngyskiingiingLa ricompensa è data dagli occhi di Matteo, Maddalena,Rachele e di tutti gli altri quando sudano, soffrono e poi, allafine, alzano i pugni al cielo e superano la linea del traguardo,magari da primi…http://virtuscalco.wordpress.comMATTEO8


9crosscounordiccombtrekkingbasketbalfreestyleskiingsnowboardingfreestyleskiingweightliftingicehocfootbalfigureskaticehockebiathlolugbobsleigskeletoclimbtrekkingskyrunningallothersathletbadmintocanoecyclingbmxmtbfencingrugbysnowboardinbiathlolugebobsleighclimbingarcherycanoequestrifigureskatinspeedskatinskijumpingbiathlonlugeskeletonclimbingtrekkingrunningmarathoallothebadmintonbeachvolleyboxingcanoecyclinbmfencinfootbagymnasticshandbahockeysailingshootintennisvolleyballrugbicehockeycrosscountrybobsleighskeletontrekkjogginallothersbadmintoboxincanocyclingdivingwrestlinrugbyskyrunncyclindivinicehockenordiccombinedbobsleighwrestlinspeedskatingalpineskiingnordiccombinedclimbinarcherathleticbasketba


allpenthathlonlleyfigureskatingspeedskatingighngicehockeyrowingeskiingnel ricordo di due protagonisti di quell’impresantryskiinggtriathlonjoggingnningnoerugbyngnoe Sull’Eiger, sulla sua terrificante parete Nord, sulle drammatichevicende che hanno preceduto e seguito la sua conquistasi è ormai scritto e descritto così dettagliatamente e tantoaterpololugeijumping a fondo, che sarebbe assurdo pretendere di ascoltare ancoracombined qualcosa di nuovo. Anche la bellissima vittoria conseguita nellaprima ripetizione italiana nell’agosto del 1962, raccontata piùyleskiingeightliftingvolte in vari resoconti e compendiata in un lungo racconto emozionanteed esaustivo da Giovanni Capra nel suo volume “Dueoarding cordate per una parete”, non consente ormai di aggiungere altrorestlingkating che non sia ripetitivo. Solo chi ha vissuto le terribili ed insiemebiathlon esaltanti giornate di quella fatidica cordata potrebbe conservare,clingunningatingskiingnskiingncingclingghgbyarathonpingyxwboardingpingvingcslotherstbuestrianybinedcyclingskyrunninglonarathondivingboxingingingrunningskeletoncanoerugbyoeingyrunningggncinghongrdingotballkiingbinedntonlimbingonhleticsootingckeyngwaterpolorestlingbiathlonningianyskiingiing10a 50 anni dalla prima italiana sulla nord dell’eigerAcquistapace, Aste, Solina durante la traversata del“terzo nevaio” (archivio Romano Perego)Interviste di Renato Frigerio e Marco Milanivolutamente e gelosamente nascosto, qualcosa di inedito chepotrebbe essere adesso disposto a rivelare agli appassionati dialpinismo che non hanno mai dimenticato quella splendida evittoriosa avventura.Con alcune impertinenti domande che rivolgiamo a due di queifavolosi protagonisti, Franco Solina e Romano Perego, ci ripromettiamodi sollecitare provocatoriamente la loro memoria, nellasperanza di ottenere quelle risposte che possono aggiungereun senso nuovo o diverso a quanto finora già ci è stato concessodi conoscere.La parete nord dell’Eiger (3970 m) nell’Oberland Bernese(archivio Romano Perego)


1: Come potrebbe essere raffigurato un ritratto personale einedito di ognuno degli altri cinque compagni con cui lei hatrascorso insieme quattro di quelle indimenticabili giornatein cui si sono alternate emozioni, preoccupazioni, sofferenzeindicibili e gioie immense? Qual è stato anche lo specificocontributo di ognuno per conseguire il successo dellacordata?S O L I N A : Eiger, parete Nord; cinquant’anni dopo. I ricordi sonoancora vivi, presenti. Quasi come se il tempo si fosse fermatoa quelle indimenticabili giornate intensamente vissute tra i vertiginosiappicchi dell’orrida parete. E la memoria corre ai mieicompagni di cordata, ai miei amici, Armando Aste, con il qualeho lungamente condiviso indimenticabili momenti di alpinismo,Pierlorenzo Acquistapace, Romano Perego, Andrea Mellano eGildo Airoldi. Aggiungere qualche cosa di nuovo a quanto di lorogià è stato detto e scritto è cosa difficile. Ricordo le loro fortipersonalità e la loro grande capacità di affrontare e di superaregli insidiosi problemi opposti via via dalla parete.P E R E G O: Dei miei altri cinque compagni ho un ricordo indimenticabile.Abbiamo lavorato tutti assieme e il contributo di ognunodi loro è stato indispensabile. Anche quando ci siamo trovati conl’altra cordata (Solina, Aste e Acquistapace) dopo un attimo dititubanza dovuta al fatto che noi eravamo dei semplici dilettantitutto è andato nel migliore dei modi: abbiamo deciso di collaborarealla riuscita della salita e siamo andati d’accordo sottotutti i profili condividendo ogni idea. Abbiamo condiviso anche ilmodo di affrontare la salita interrompendo la scalata nelle primeIl bresciano Franco Solina(archivio Franco Solina)ore del pomeriggio visto che la parete diventava pericolosissima.Sembrava una perdita di tempo ma è stato un modo per nonmettere a rischio in maniera esagerata la vita. A noi non interessavala velocità, interessava arrivare su sani e salvi cercando dievitare i momenti in cui i pericoli erano maggiori. La caratteristicaprincipale, però, è stata la grande coesione del gruppo.2 : La sua decisione di affrontare un rischioso tentativo allaNord dell’Eiger è stata determinata dall’attrattiva esercitatadalla storia e dalla particolarità di questa montagna, oppuresi è trattato soprattutto dell’ambizione di veder scritto il suonome tra quelli dei primi italiani a raggiungere questa vettaprestigiosa?marathobmathletbasketbadivincrosscouallothefootbalclimbnordiccombbmxfootbafigureskatinspeedskatinequestriicehockeS O L I N A : L’idea di andare all’Eiger è saltata fuori casualmente durantela nostra prima ascensione della via Madonna Assunta alhandbaPiz Serauta (Marmolada) del 1959 che portammo a termine doposei giorni di arrampicata, cinque bivacchi, di cui tre effettuati nel shootinhockeymedesimo punto, bloccati dal maltempo che aveva ghiacciato laparete. Nei bivacchi si parlava e ad un certo punto Armando tiròfuori la storia dell’Eiger e aggiunse: “Se riusciamo a tenere duro e badmintoa portare a termine la salita (che si presentava veramente problematica),possiamo pensare all’Eiger”. L’idea, dopo periodi di abbandono e trekkingdi travagliati ripensamenti, si concretizzò poi tre anni più tardinell’agosto del 1962. Così in sintesi sono andate le cose.lugeskijumpingP E R E G O: Nel caso della mia cordata, quella con Andrea Mellanonordiccombinede Gildo Airoldi, la decisione era partita da Mellano che io conoscevoda molti anni e con cui avevo fatto belle salite. Fu lui afreestyleskiingtennissnowboardingIl lecchese Romano Perego(archivio Romano Perego)archercyclinfencingymnasticsrugbclimbintrekkbasketbabadmintojogginathletiboxinicehoccanocrosscountryrugbcyclingbobsleighdivingallotherssailingrugbybiathloncyclingbobsleighvolleyballskeletonskyrunningcanoelugebiathlospeedskatingicehockeywrestlisnowboardinweightliftingwrestlinarcheryfigureskatclimbingbadmintonfreestyleskiingicehockeallotherstrekkingbiathlomtbalpineskiingcanobeachvolleybobsleighbobsleigclimbingcyclinnordiccombinedskeletofencingboxingrunningskeletonlugskyrunncanoetrekking11


allpenthathlonlleyfigureskatingspeedskatingighngicehockeyrowingeskiingntryskiinggtriathlonjoggingnningnoerugbyngnoeskiingnskiingncingclingghgbyarathonpingyxwboardingpingvingcslotherstbuestrianybinedcyclingskyrunninglonarathondivingingingrunningskeletoncanoerugbyoeingyrunningggncinghongrdingotballkiingbinedntonlimbingonhleticsootingckeyngwaterpolorestlingbiathlonningianyskiingiing12proporre questa parete che non era ancora stata salita da nessunitaliano, io all’inizio pensai addirittura che potesse essere unaperdita di tempo. Sicuramente non avevamo nessuna ambizionepersonale: siamo sempre andati in montagna per divertimento,eravamo dei dilettanti che andavano in montagna alla domenicae durante le ferie. Abbiamo tentato l’Eiger e ci è andata bene…siamo stati fortunati. Anche il giorno del viaggio c’era tanta paura,tutto è svanito una volta partiti. Durante la scalata eravamotalmente impegnati che non abbiamo pensato più a niente.3 : Procedendo lungo lo stesso percorso, come ha vissutoil ricordo della tragedia che, solo cinque anni prima, avevacoinvolto il tentativo che era costato la vita a StefanoaterpoloLonghi, aveva distrutto moralmente l’esistenza dell’eroico eluge da troppi vilipeso Claudio Corti, e aveva scatenato un fiumeijumping di indecenti polemiche?combinedyleskiingS O L I N A : La tragedia dell’Eiger del 1957, che costò la vita aeightlifting Stefano Longhi mentre Claudio Corti (suo compagno di cordata)venne recuperato in extremis dalla cima con una complessaoperazione di soccorso, costituisce una tristissima paginaoardingrestling dell’alpinismo e più in particolare della storia della parete. Makatingciò che di quella tragedia più mi ha angosciato fu la lunga scia dibiathlon cattiverie e di polemiche che in seguito investirono moralmentela duramente provata vita di Claudio.clingunningating P E R E G O: Durante la salita non nascondo che ogni tanto il pensieroandava a Stefano Longhi e Claudio Corti. Specialmenteboxingnella parte alta della via, sulla “rampa”, mi sono venuti in menteClaudio e Stefano tanto più che anche per noi è cominciato ilbrutto tempo e quindi il ricordo è stato ancora più forte. Per tuttoquello che è successo dopo, posso solo dire che mi è dispiaciutomolto per Claudio.4 : A distanza di tanti anni da questa impresa, che prendiamocome simbolo di tutte le sue grandiose arrampicate cheper un giorno o per intere nottate l’hanno costretto ad inconcepibilibivacchi, come si rappresenta oggi la sua esistenza,nel rapporto del dare ed avere tra sacrifici enormi ealtrettanto grandi soddisfazioni, che certamente non si possonoconsiderare concluse con l’arrivo vittorioso in vetta?S O L I N A : Riandando con la mente all’Eiger penso alle gelide e penosenotti di bivacco (cinque per la cordata Aste, Acquistapaceed io, uno in meno per quella di Mellano, Perego ed Airoldi cheavevano attaccato il giorno successivo al nostro), ai pericoli cheabbiamo corso. Primo tra tutti quello di essere strappati via dallaparete dalle martellanti scariche di pietre e ghiaccio. Poi l’incubodel tempo. Ma penso anche, al lungo e gioioso abbracciosulla cima con i miei amici. Armando, Romano, Andrea, Gildoe Pierlorenzo. A volte ritorno con il pensiero a quei momenti ecome per incanto ancora provo emozioni…In vetta: Perego, Mellano, Acquistapace, Airoldi, Solina (foto Armando Aste, archivio Romano Perego)


L’arrivo alla stazione di Eigergletscher - Da sinistra: Mellano, Acquistapace, Airoldi,Aste, Solina e Perego (archivio Franco Solina)P E R E G O: Mi sono avvicinato all’alpinismo attraverso personecome Cassin, seguendo la scia di una tradizione molto marcataa quei tempi. La Comici alla Cima Grande di Lavaredo è statauna delle mie prime esperienze. Allora c’era la tendenza a schiodarele vie e quella ricordo che era stata tutta schiodata dagliScoiattoli di Cortina… Io ero in parete con Luigi Magni di Merateche mi ha insegnato ad arrampicare. E durante la salita abbiamotrovato quattro Ragni: Arnaldo Tizzoni, Oddone Rossetti, MarioColombo e Annibale Zucchi. Ecco, quelli erano i miei modelli: iostavo cominciando e loro erano già dei bravissimi alpinisti che tipermettevano di imparare il “mestiere”.5 : Che cosa si sente di esprimere – e non semplicemente perripetere il consueto “ai miei tempi!” – osservando l’alpinismodei nostri giorni e guardando al suo futuro: mettendo poi aconfronto il tutto con l’entusiasmo, la dedizione e l’impegnodegli alpinisti della sua generazione?S O L I N A : Penso di poter dire che l’alpinismo per sopravvivereabbia bisogno, oggi come un tempo, di continui slanci di entusiasmoe di grande dedizione e impegno, un mix che il tempo halasciato del tutto invariato.P E R E G O: I tempi sono cambiati sicuramente. Probabilmente unavolta c’era più collaborazione tra gli alpinisti, si parlava di piùe ci si raccontava le varie esperienze. Una volta i gruppi eranopiù uniti e c’era un senso comune maggiore. Oggi l’alpinismo èpiù individuale. Una volta, per esempio, non c’erano le relazionidelle vie ma andavi a chiedere a chi la via l’aveva fatta e questoserviva per creare un dialogo. Per quanto mi riguarda ho cercatodi ridare ai giovani un po’ di quello che ho avuto facendoper quindici anni l’istruttore la scuola del Gruppo Ragni. Anchel’entusiasmo forse era diverso, sicuramente c’era più solidarietà.marathobmathletarcherbasketbadivincyclincrosscouallothefootbalclimbfencinnordiccombbmxfootbafigureskatinspeedskatingymnasticsrugbclimbintrekkbasketbaequestribadmintoicehockejogginhandbaathletiboxinshootinhockeyicehoccanobadmintocrosscountryrugbtrekkinglugecyclingskijumpingnordiccombinedbobsleighfreestyleskiingdivingtennissnowboardingallotherssailingrugbybiathloncyclingbobsleighvolleyballskeletonskyrunningcanoelugebiathlospeedskatingicehockeywrestlisnowboardinweightliftingwrestlinarcheryfigureskatclimbingbadmintonfreestyleskiingicehockeallotherstrekkingbiathlomtbalpineskiingcanobeachvolleybobsleighbobsleigclimbingcyclinnordiccombinedskeletofencingboxingrunningskeletonlugskyrunncanoetrekking13


allpenthathlonlleyfigureskatingspeedskatingighngicehockeyrowingeskiinguno dei maggiori alpinisti del suo tempontryskiinggtriathlondi Riccardo Cassinjoggingnningnoerugbyngwboardingpingybinedcyclingskyrunningwaterpololonarathondivingrestlingingingskeletonbiathlonoeinggninghonglimbingonhleticsianyskiingiing14Ogni volta un “nome”: da non dimenticareangelo dibonaUn articolo, breve ma intenso, scritto crediamo negli anni sessanta danoe Riccardo Cassin, rievocava allora la figura gigantesca di un alpinista,aterpolo da poco scomparso, che a contatto con la montagna aveva insiemeluge realizzato la sua preziosa concezione che aveva dell’uomo.ijumpingAngelo Dibona, nato nel 1879 e scomparso, nel rimpianto sincerodi tutti coloro che l’avevano conosciuto, nel 1956, era diventatocombinedyleskiingeightliftingguida alpina nel 1905 e fu uno dei primi istruttori di sci. Si aggiudicòoltre settanta prime ascensioni su tutto l’arco alpino, facendo spessooarding cordata con Luigi Rizzi di Campitello e Guido Mayer di Vienna. Tra lerestlingkatingsue grandi imprese nelle Dolomiti, spiccano quelle conquistate tuttenel 1910, superando difficoltà di V grado superiore: la parete Nord dibiathlonCima Una, la Ovest della Roda di Vael, la parete Sudovest del Crozcling dell’Altissimo nel gruppo di Brenta. L’anno seguente aprì poi la memorabilevia sulla Lalidererwand nel Karwendel.unningatingboxing Riferendoci all’aneddoto qui narrato a proposito di Alberto I Re deiskiing Belgi, è giusto precisare che la passione per l’arrampicata di questomonarca si giovò di straordinari accompagnatori come Tita Piaz,runningAldo Bonacossa, HansncanoeSteger, oltre allo stessorugbyAngelo Dibona: ma anchedei nostri lecchesi, GiovanniskiingncingGandin, Augusto Corti eclingGigi Vitali.yrunningghgbyEsistono disciplinearathonsportive in cui il valorepingdi chi vi si esercita vieneyxmisurato in termini precisidi metri o minuti secondi.Pur nella relatività delvingcslothersgiudizio umano, che nontbuestrianpuò tener conto di tutti ifattori, questi valori determinanouna graduatoriagncingdi merito abbastanza reale.Da questa norma sirdingotballdiscosta completamentekiingbinedl’alpinismo, anzi questonton Angelo Dibona, comesport sfugge completamentea termini che neZsigmondy, Gervasutti eooting Cassin, trasferì la tecnicamisurino i valori e consentanodei confronti. Èdolomitica nella realizzazioneckey delle grandi scalate sulle AlpingOccidentali.per questo che nell’alpinismofare una graduatoriaAiguille Dibona (3131 m) vista dall’elicottero. Nell’anno1913 Dibona in cordata con Guido Mayer, aprì una nuovavia lungo la cresta Nord dell’Aiguille du Pain du Sucre,chiamata in seguito Dibona (edizioni Glénat – le Massifdes Ecrins vu du ciel).di nomi è impossibile, e resta quindi difficile indicare a un profanola grandezza di ogni singolo alpinista.La gloriosa storia dell’alpinismo italiano ci fa trovare concentratinei primi anni del 1900 grossi nomi che si sono imposti all’attenzionedi tutto il mondo per le loro incredibili salite, o meglio peril modo incredibile con cui hanno effettuato le loro salite. SonoPiaz, Dibona, Dimai, Rudatis, Comici, Tissi, Andrich, Vinatzer,Carlesso, Gervasutti… L’elenco delle loro prime è interminabile:sono conquiste che oggi hanno del leggendario e conservanoun fascino ammaliatore anche per l’alpinista più esperto e piùquotato.Chi è stato il più grande? È impossibile rispondere ed è giustonon rispondere.Angelo Dibona, guida alpina dal 1905 e uno dei primi istruttoridi sci, nacque a Cortina il 7 Aprile 1879. La sua passione per lamontagna cresce quindi in un ambiente ideale. Fin da fanciullo,salendo sui monti a sorvegliare le pecore, fa i suoi primi incontricon la roccia e se ne entusiasma. Questo può spiegarci perchéa un tratto abbandona il lavoro sicuro in un’oreficeria per vivere


con le rendite incerte di portatore. Non può star lontano dallamontagna: e questo suo bisogno ha radici profonde nel suospirito, La montagna per lui è un’amica, da cui trae le cognizioniessenziali della vita e che apre il suo animo a respirare in mezzoalla bellezza, alla semplicità, alla verità.Il suo rapporto con la montagna è basato sull’amicizia. Salirà levette più pericolose e più difficili senza percuotere la montagnae senza ferirla con l’acciaio. Lui la roccia la vuole sentire con lesue agili mani, la vuole accarezzare nella salita. Al termine dellasua carriera dichiarerà, con evidente dispiacere, di essere statocostretto, nelle centinaia di salite da lui fatte, ad impiegare untotale di 15 chiodi: e comunque questo non mai per progredire,ma solo per farsi sicurezza!Angelo Dibona non fu di quegli alpinisti che si servono dellamontagna per farsi un nome e, magari, anche una discreta situazioneeconomica. Non si servì della montagna, ma servì lamontagna. E ne fu ricompensato: innanzitutto nell’anima, perchéla montagna fece di lui un vero uomo, capace di distingueree scegliere tra i valori della vita. Un uomo forte, amabile e sincero,che si attirava istintivamente l’amicizia di chi aveva la fortunadi conoscerlo. In montagna poi, è quasi incredibile, non ebbemai incidenti. Una sola volta, mentre accompagnava in pareteAlberto I Re dei Belgi, per proteggerlo dai sassi che stavano cadendoda un terrazzino ghiaioso, gli fece scudo con il suo corpoe ne ebbe due costole fratturate.Aveva il senso della salita: dove altri non riuscivano, egli intuivail problema e risolveva nella forma più logica tutte le difficoltà.Quando attaccava lui, agli altri restava solo da dire: “anche questavetta ha le ore contate, c’è Dibona che sta salendo”.Ho un ricordo personale: nel 1934 ero impegnato in parete,con i lecchesi Luigi Pozzi e Gigi Vitali, sulla via che aprii allaparete Sud sulla Piccolissima di Lavaredo. Passò sotto la pareteDibona e, guardando la cordata, disse: “quella è una gran bella via:ecco che loro l’hanno saputa vedere”.Da vero appassionato, la sua attività non muore con lo spegnersinaturale dell’entusiasmo degli anni più giovani. A sessant’annilo troviamo sulle stesse asperità che lo avevano reso famosoancora poco più che ventenne. Non ha sosta: leggere la relazionedelle sue ascensioni, estesa e numerosissima nell’arco dioltre trent’anni, sbalordisce addirittura.Non c’è cima delle Dolomiti che egli non abbia salito, ma la suaattività non si ferma alle montagne di casa sua. Fa cose egregieanche nel massiccio del Monte Bianco, e soprattutto si ergecome un conquistatore perfino nelle Alpi del Delfinato.Non ho menzionato nessuna delle grandi salite di Dibona: nonsaprei quale scegliere e la semplice enumerazione non darebbel’idea del suo grande prestigio.L’uomo che ha fatto parlare di sé tutta l’Europa termina i suoigiorni dimenticato, quasi in miseria. Stralcio da “La Domenicadel Corriere”: “I giornali che non risparmiano colonne ai campioni diqualsiasi sport, interessandosi perfino delle loro vicende sentimentali,è tanto se hanno dato notizia della sua morte. Una delle più grandi ebelle figure della storia dell’alpinismo mondiale, un uomo al paragonedel quale la grandissima maggioranza dei più celebrati “assi” potrebberobenissimo andare a nascondersi”.È il 21 aprile del 1956: alla montagna non aveva chiesto soldi, ecerto non gli importa di morire in povertà.Ma la montagna, che ha tanto amato, lo contraccambia condono generoso: la gloria e la fama. Una fama grande e semplicecome sempre è stato lui. Una fama che indurrà molti a seguirnel’esempio, a considerarlo come maestro. Una fama che deveindurci, specie in questi nostri giorni in cui deviazioni di concezionee teorie diverse oppongono a gruppi gli alpinisti, a ritornarealla montagna con la semplicità, la grandezza e l’amore diAngelo Dibona.L’articolo viene pubblicato con la gentile concessione dellaFondazione Riccardo Cassin.Il versante Sud dell’Aiguille Dibona con ilsottostante rifugio Soreiller (2719 m).Foto: Jean – Bapti Strobel/Biosphoto – daMeridiani Montagne, nr 51, luglio 2011.marathobmathletarcherbasketbadivincyclincrosscouallothefootbalclimbfencinnordiccombbmxfootbafigureskatinspeedskatingymnasticsrugbclimbintrekkbasketbaequestribadmintoicehockejogginhandbaathletiboxinshootinhockeyicehoccanobadmintocrosscountryrugbtrekkinglugecyclingskijumpingnordiccombinedbobsleighfreestyleskiingdivingtennissnowboardingallotherssailingrugbybiathloncyclingbobsleighvolleyballskeletonskyrunningcanoelugebiathlospeedskatingicehockeywrestlisnowboardinweightliftingwrestlinarcheryfigureskatclimbingbadmintonfreestyleskiingicehockeallotherstrekkingbiathlomtbalpineskiingcanobeachvolleybobsleighbobsleigclimbingcyclinnordiccombinedskeletofencingboxingrunningskeletonlugskyrunncanoetrekking15


allpenthathlonlleyfigureskatingspeedskatingper sorprendenti ed emozionanti arrampicate la catena alpina è piena di propostengicehockeyrowingeskiingTesto e foto di Mario SertorintryskiinggtriathlonNessuno meglio dell’autore del presente mondo incantato, prodigo di esaltanti sorprese.La sua è anche la voce di chi si sente as-Sud nel 2009.ngAustria, Slovenia, Italia – edito da Versantearticolo potrebbe accingersi a parlare di cascatedi ghiaccio e delle relative arrampicate. solutamente esperto e competente, perchéMario Sertori non è comunque soltanto unoE certo anche non solo a parlarne tecnicamente,ma ancora più a descriverne la loro ghiaccio, e ne ha inoltre scalato innumerevolilui ha scoperto e salito oltre 100 nuove vie dispecialista delle cascate glaciali: questa èuna delle componenti della sua totale pas-noe magica attrattiva in modo irresistibile, con in ogni parte del mondo, a partire dai flussisione per la montagna, che prende ispirazionedalla caratteristica della sua terra,ijumping motivo per opporre un rifiuto. Data poi la sua spingendosi poi ai Pirenei, alla Norvegia, allaaterpoloun invito al quale non si può trovare nessun gelati più importanti e difficili dell’arco alpino,lugeSondrio, dove è nato nel 1962. Divenendocombined eccezionale competenza, il suo è tuttavia un Scozia, all’Islanda, al Canada, agli U.S.A.Guida alpina nel 1991, ha confermato le sueyleskiing invito responsabile che mette in guardia ogniDi tante avventurose esperienze non finirebbemai di raccontare, come ha fatto su centinaio di vie su roccia e in ambiente: nonqualità alpinistiche a tutto campo aprendo uneightliftingsconsiderato entusiasmo dai rischi obiettiviinsiti in questa specifica ed allettante alternativaalle tradizionali arrampicate nel periodomolte riviste di settore e nei volumi che sta per nulla è sua la più completa guida di sca-oardingrestlingpubblicando con successo, quali la guida late su roccia nel gruppo Masino-Bregaglia-kating invernale.che propone 500 itinerari sulle scalate di Disgrazia, realizzata con Guido Lisignoli ebiathlon Mario Sertori può propriamente parlare con il ghiaccio delle Alpi centrali, tra Lombardia pubblicata da Versante Sud nel 2007, con ilclingtono appassionato di chi, nel salire le cascatedi ghiaccio, ha assaporato l’ebbrezza del 2004, “Alpine Ice” le 600 più belle scalatee Canton Grigioni, edita da Blu Edizioni nel titolo “Solo Granito”.unningatingbrivido insieme alla dolcezza estetica di un di ghiaccio delle Alpi – Francia, Svizzera,boxingighjoggingnningnoerugbybinedcyclingskyrunninglonarathondivingingingskiingrunningskeletonoeingskiingncingclingghgbyarathonpingyxwboardingpingvingcslotherstbuestrianywaterpolorestlingbiathlongninggncinghongrdingotballkiingbinedntonlimbingonhleticsootingckeyianngyskiingiing16L’invitante magia delle cascate di ghiaccionGhiaccio. C’è chi lo detesta perché rende le strade come pistecanoeartiche, le auto slitte e i pedoni birilli, ma c’è anche chi aspettaimpaziente che l’inverno produca i suoi algidi frutti. In novem-rugbybre gli appassionati entrano in fermento e iniziano a prepararsiaffilando piccozze e ramponi: scalare le cascate gelate è unadelle attività più entusiasmanti di questa stagione. Il ghiaccio èyrunningil regno dell’effimero, dell’audacia e soprattutto della mutevolezza:ogni anno le colate si formano in modo diverso, si rinnovano,non sono mai uguali alle precedenti. Regalano la sensazione disalire su una materia in movimento, su un muro d’acqua sospesonel vuoto, dove la traccia dello scalatore svanisce in breve,lasciando intatto, a quelli che verranno dopo, lo stesso camminoche ha trovato il primo. Fragile ed estremamente sdrucciolevole,il ghiaccio sembra la materia che più di ogni altra si debbaopporre alla scalata. Non è così: con l’utilizzo di attrezzi adeguati,sono possibili ascensioni meravigliose in luoghi altrimentiinaccessibili. Al profano potrebbe apparire un’attività per uominirudi, capaci di sopportare temperature polari, che si muovonocon gesti ritmati e ripetitivi. Invece è più importante agire condelicatezza, accarezzare i cristalli, arpionarli con dolcezza e altempo stesso con astuzia, agganciare le piccozze ai fori naturalidella superficie ghiacciata e appoggiare i ramponi sulle protuberanze,per risparmiare le energie e avanzare armonicamente. Laprogressione non è monotona e ricorda molto una danza, specialmentesulle strutture più articolate dove bisogna ricorrere allafantasia nei movimenti del corpo. Il freddo è l’artefice delle creaturedi cristallo, ma il sole può avere benefici effetti sulla materia,perchè le cascate, sfiorate dai raggi invernali, ammorbidisconola corazza e smussano le punte delle loro lance. Salire le colategelate è un viaggio in un mondo segreto e fatato e per questo iloro nomi evocano spesso fantasmi e sogni, mostri e cattedrali,sipari e palcoscenici di teatri immaginari. Capita di bucare la loroscorza sottile e, tolto l’attrezzo, di vedere uscire lo zampillo d’acqua.Capita di rompere strati più consistenti e aprire una finestraverso l’interno, dove tutto è ovattato e misterioso, o di sfondareuna cortina di stalattiti e passare sul lato opposto attraverso uncunicolo. Sono candide o azzurre, ma ve ne sono di gialle comela sabbia o striate da cupi bagliori rossastri. Si rimane incantatidavanti alla fantasia del gelo che può trasformare un misero filod’acqua in un metafisico palazzo a più piani, un ruscelletto chesalta nel vuoto in un pilastro imponente come la colonna di untempio fuori scala.Salire le cascate è una disciplina sportiva relativamente giovane:prima erano state superate prevalentemente pareti di nevedura, le Nord che tanta importanza hanno avuto nella storiadell’alpinismo. Basti pensare all’Eiger, alle Grandes Jorasses eal Cervino, considerate le tre grandi “nobili” dell’arco alpino. Supareti così temibili, gli scalatori ricorrevano alla tecnica classica,quella del “piolet-ancre”, ovvero ramponi ai piedi e una sola piccozza,ma soprattutto alla tenacia: era impossibile vincere pendenzeche superassero i 65/70°, se non con l’utilizzo di complessemanovre artificiali e l’infissione di molti chiodi. La verasvolta nella storia della scalata su ghiaccio si ebbe alla fine deglianni ‘60, quando lo scozzese Hamish McInnes mise a punto il“Terrordactyl”, una piccozza rivoluzionaria rispetto a quello cheera stato prodotto fino ad allora e consisteva in un attrezzo corto


17crosscounordiccombtrekkingbasketbalfreestyleskiingsnowboardingfreestyleskiingweightliftingicehocfootbalfigureskaticehockebiathlolugbobsleigskeletoclimbtrekkingskyrunningallothersathletbadmintocanoecyclingbmxmtbfencingrugbysnowboardinbiathlolugebobsleighclimbingarcherycanoequestrifigureskatinspeedskatinskijumpingbiathlonlugeskeletonclimbingtrekkingrunningmarathoallothebadmintonbeachvolleyboxingcanoecyclinbmfencinfootbagymnasticshandbahockeysailingshootintennisvolleyballrugbicehockeycrosscountrybobsleighskeletontrekkjogginallothersbadmintoboxincanocyclingdivingwrestlinrugbyskyrunncyclindivinicehockenordiccombinedbobsleighwrestlinspeedskatingalpineskiingnordiccombinedclimbinarcherathleticbasketbaDame du Lac ph. Mario Sertori


allpenthathlonlleyfigureskatingspeedskatingnge massiccio con la becca inclinata a 45°, che permetteva unicehockey ottimo ancoraggio anche nei ghiacci più duri e, se utilizzato inrowingeskiing coppia, il superamento di tratti ripidissimi, come il suo inventorentryskiing ebbe modo di sperimentare salendo una breve, ma verticaleg colata nei Cairngorms (UK). Nel mondo alpinistico le notizie delletriathlonnuove esperienze si sparsero velocemente e provocarono, oltreche scalpore, voglia di emulazione. In Francia Walter Cecchinelng e Claude Jager riuscirono, con una dura battaglia durata quattrogiorni, a venire a capo nel dicembre del 1973 del tetro canalonegelato che incide la vertiginosa parete nord dei Dru, anoeChamonix. Era la nuova tecnica della “piolet-traction” che trovavaaterpololuge la sua massima espressione nella risoluzione di problemi fino adijumping allora improponibili, sul terreno più difficile e ambito: l’alta montagna.Da allora l’evoluzione si fece inarrestabile: in Coloradocombinedyleskiingnel 1974 venne salita da Jeff Lowe, allora sicuramente tra i piùeightliftingpreparati alpinisti del mondo, la mitica “Bridalveil Fall”, un saltoverticale di 150 metri molto complesso. Nel gennaio del 2006,oardingrestling ho salito questa colata e mi si sono raddrizzati i capelli a pensareal suo apritore con attrezzi dal manico in legno e chiodi fattikatingbiathlon in casa. Nel 1976 fu percorso da una cordata mitica, compostada Jean Marc Boivin e da Patrick Gabarrou, il “Supercouloir”clingunningating del Mont Blanc du Tacul. Sempre alla fine degli anni ’70 iniziòl’esplorazione delle colate di fondovalle; in Italia il più attivoboxing esponente di questo filone dell’alpinismo è stato senza dubbioskiing il piemontese Giancarlo Grassi che ha raccolto il frutto della suarunningopera colossale in un libro guida. Giancarlo il precursore, scomparvepurtroppo nel 1991, lasciando incompiuto il suo progettoncanoe di catalogazione di tutti i flussi gelati di tutte le Alpi. Da allorarugby l’evoluzione dei materiali ha fatto talmente tanta strada che perrendersene veramente conto bisognerebbe ripercorrere una cascatadi media difficoltà con le piccozze a manico dritto e beccaskiingncingcling classica, i ramponi semirigidi con punte da misto e soprattutto iyrunning chiodi che usavano i pionieri. Gli spaventi e l’orrore per la rotturaghdi una lama, le urla di dolore per le botte sulle nocche delle ditagbyarathon contro il ghiaccio nel lancio dell’attrezzo, sono ora solo ricordilontani nella memoria dei veterani… Oggi si viaggia sul velluto,pingle mani stringono un’impugnatura che le alloggia comodamenteyx rendendo impossibile il loro scivolamento e le ripara dalla superficieghiacciata. I manici sono sempre più sagomati in modovingcs da agganciare anche le superfici convesse e articolate. Becchelothers come bisturi da chirurgo penetrano senza far danni i ghiaccitbuestrian più coriacei. Chiodi che potrebbero essere usati per trivellazionig artiche tanto sono performanti e preziosi sono i nostri compagnincing di scalata. Con le moderne attrezzature si possono affrontarecascate impegnative in relativa sicurezza, a patto di conoscereoltre che la tecnica di progressione e protezione, anche esoprattutto la materia prima: il ghiaccio, il regno dell’effimero edella mutevolezza.ighjoggingnningnoerugbywboardingpingybinedcyclingskyrunninglonarathondivingingingskeletonoeingghongrdingotballkiingbinedntonlimbingonhleticsootingckeyngwaterpolorestlingbiathlonningianyskiingiingLe Alpi in inverno sono un forzierecolmo di cascate ghiacciate. Ognivalle ha la sua gemma sfavillante.Dalla Francia alla Slovenia, ogni stagionefredda si consolidano migliaiadi flussi, diventando l’oggetto del desideriodegli appassionati della “piolettraction”. Qui di seguito una piccolaselezione delle più interessanti cheho visitato negli ultimi anni.LEGENDAD > difficoltàL > lunghezzaE > esposizioneQ > quotaA > avvicinamentoYosemite ice fall – Vallunga. Cascata multipitch; da tenere a distanzaquando è messa a fuoco dal sole che gioca a demolirla,ma superba quando le condizioni sono ideali. Un castello verticaleche permette di salire una parete mozzafiato.D > III/6 L > 180m E > SE Q > 1600m A > 1:30 orePrimi salitori: Giovanni Groaz e Renzo LuziAccesso stradale: Selva di Valgardena=> Vallunga=> PlanCiajeies 1650m.Avvicinamento: dal parcheggio, seguire la pista pedonaleche corre a fianco di quella di fondo, dopo un tratto in salita,in corrispondenza dello sbocco di un largo canalonesi vede a sinistra, nella parte alta la cascata sulla pareterocciosa. (fino qui 20/30 minuti). Per il ripido canale finoall’attacco.Discesa: con 4 doppie attrezzate sulla sx idrografica (spite catena).Supervisor – Gasteinertal – Eisarena. Anfiteatro vicino alla notalocalità termale di Bad Gastein nel salisburghese. E’ un postograndioso con colate gigantesche: Supervisor e la vicinaMordor sono percorsi di carattere.D > IV/6 L > 270m E > N Q > 1500m A > 1:30 orePrimi salitori: Josef Steinbacher jn. e Hans Zlobl 1991Discesa: in doppia sulla viaAccesso stradale: Innsbruck, quindi per Kufstein. AWörgl prendere per Kitzbühe=> Mittersill=> Lend=>Bad Gastein=> a circa 4 km, a Böckstein si tiene a sinistraimboccando la Anlauftal, e si prosegue fino a vederesulla destra della valle in alto le cascate dell’Eisarena.Parcheggiare in apposita area sulla sinistra idrografica deltorrente che scende dalle cascate e imboccare il sentieroche si mantiene su questo versante e porta proprio sottolecolate.18


Monsterline – Pitztal. Cascatone magnifico con il crux sull’ultimomuraglione. Una vallata piena dti altre possibilità imperdibili.D > III/6 L > 300m E > NW Q > 1600m A > 1:00 orePrimi salitori: Florian Schranz e Egon Netz 1999Discesa: in doppia sulla viaAccesso stradale: Innsbruck=> Bregenz= Pitztal. Dopo alcunichilometri, a Wenns tenere a sinistra per St.Leonhard.Passato questo borgo proseguire fino a poco prima diWeixmannstall dove sulla destra in alto (sx idrografica) èvisibile la cascata. Parcheggiare e raggiungere il primosalto salendo sul ripido costone (circa 1 ora).Kerze – Stubaital (Austria). Una muraglia dolomitica incombesu una radura popolata dai cervi: su di essa parecchie colatedisegnano linee inconfondibili. Kerze è la gigantesca colonnaverticale che chiude la sfilata verso oriente.D > III/6 L > 100m E > NW Q > 1600m A > 1:20 orePrimi salitori: Andreas Orgler e E.Gatt 1989Discesa: in doppia sulla viaAccesso stradale: Innsbruck=> Schoenberg=> l’uscita 10per Stubaital Neustift=> di Neder, prima di un ponte girarea sinistra (indicazioni), inoltrarsi nella parte alta dell’abitatoe parcheggiare all’inizio della strada forestale chiusa altraffico che conduce alla Pinnisalm.Avvicinamento: da dove si lascia l’auto, a piedi in circaun’ora al ristorante (aperto) e poi a vista verso le vicinecolate. La strada forestale in inverno è adibita a pista perle slitte, prestare attenzione.Mastro d’ascia - Val di Mello. E’ la più capricciosa colata dellavallata, e si è immobilizzata completamente solo in pochissimeoccasioni, creando un capolavoro della natura: un pilastrolunghissimo incastonato in una grotta di granito dai coloriforti. Mi ha regalato una “prima” allo spasimo, ma dal saporeindimenticabile.D > II/6 L > 55m E > N Q > A >Primo salitore: Mario Sertori 2010Accesso stradale: Morbegno=>Ardenno=>San Martino diVal Masino.Avvicinamento: da S.Martino Valmasino entrare in val diMello e parcheggiare in corrispondenza di un ponte pedonaleche attraversa il fiume, poco prima delle case diCà di Rogni (prima del grande parcheggio della valle).Attraversare la passerella ed andare a sinistra (est) seguendoi segnavia del sentiero della Val Arcanzolo che,prima in piano, poi tenendo a destra (sud), sale e portadirettamente a poche decine di metri dalla cascata (30minuti). La colata è ben visibile sulla sponda sinistra idrograficadella Val di Mello, allo sbocco della val Arcanzoloe si può osservare dalla strada, qualche centinaio di metriprima del ponte sul torrente Ferro.Discesa: in doppia attrezzata (2 spit + maillon)marathobmathletarcherbasketbadivincyclincrosscouallothefootbalclimbfencinnordiccombbmxgymnasticsrugbclimbintrekkfootbaCrack Baby Kandersteg. (Svizzera). E’ uno dei più straordinari figureskatinpercorsi su cascata delle Alpi. Lungo, difficile e ricco di aria sottoi ramponi, dà significato compiuto alla piolet traction.speedskatinD > IV/6 L > 340m E > NW Q > 1900m A >icehockePrimi salitori: X. Bongard e M. Gruber 1993handbaDiscesa: in doppia sulla via (parecchie soste attrezzate suroccia)Accesso stradale: Kandersteg, notissima località svizzera,è forse meglio e più comodamente raggiungibile via treno.basketbaequestribadmintojogginathletiboxinshootinhockeyicehocbadmintoAvvicinamento: a piedi da Mitholz, prendendo una stradasterrata che parte proprio sopra la galleria paravalan-trekkingheall’entrata (da sud cioè da Kandersteg) del paese e lugeskijumpingporta all’Alp Giesenen (ai bivii tenere sempre a destra). nordiccombinedSono circa 900 metri di dislivello per 2 ore di cammino.freestyleskiingConsigliabili ciaspole o sci.tennissnowboardingMetro – Kandersteg. (Svizzera). Spicca per l’originalità del percorsoche si infila nella roccia da un grosso buco e si sviluppanelle viscere della montagna attraverso una sorta di tunnel verticalecosparso da una bava ghiacciata. Risucchiati dal chiaroredella luce, si esce di nuovo - per fortuna - a occhio libero, difronte una generosa colonna, ultimo regalo del genio del postoai fratelli Anthamatten, scopritori di questo speleo viaggio.D > IV/6 L > 230m E > NW Q > 1900m A >Primi salitori: Simon e Samuel Anthamatten 2004Attacco: qualche centinaio di metri a sinistra di CrackBaby, nei pressi di una caverna/tunnel alla base dellapareteDiscesa: in doppia sulla viaHydrophobia - Brunnital. (Svizzera). Un flusso tentacolare incendiatodal sole. Vicino alla macchina, fotogenico e di grandesoddisfazione.D > III/6 L > 225m E > W Q > 1300m A > 0:30 ore• Primi salitori: T.Dollinger e B.Rathmayr 2000• Discesa: in doppia sulla viaAccesso stradale: Chiasso=>Gottardo=>Erstfield=>Altdocanocrosscountryrugbcyclingbobsleighdivingallotherssailingrugbybiathloncyclingbobsleighvolleyballskeletonskyrunningcanoelugebiathlospeedskatingicehockeywrestlisnowboardinweightliftingwrestlinarcheryfigureskatclimbingbadmintonfreestyleskiingicehockeallotherstrekkingbiathlomtbalpineskiingcanobeachvolleybobsleighbobsleigclimbingcyclinnordiccombinedskeletofencingboxingrunningskeletonlugskyrunncanoetrekking19


skiingbinedhonspeedskatingeskiinguestrianeightliftingpingwboardingkatingskiingpingkiingrdingnghgngngngunningycsntonballlleygnoeclingncinggbyybinediinglonighingingingoeggfigureskatingicehockeyntryskiingijumpingcombinedyleskiingoardingbiathlonlugerunningyrunningarathonlothersboxingcanoeclingxtbvingncingotballckeyrowingootingtriathlonaterpolorestlingrugbyyskiingskeletonlimbingjoggingnningarathonhleticsonnoecyclingdivingwaterpolorestlingrugbyningatingianpenthathlonbiathlonskyrunningskiingbinedhonspeedskatingeskiinguestrianeightliftingpingwboardingkatingskiingpingkiingrdingnghgngngngunningycsntonballlleygnoeclingncinggbyybinediinglonighingingingoeggfigureskatingicehockeyntryskiingijumpingcombinedyleskiingoardingbiathlonlugerunningyrunningarathonlothersboxingcanoeclingxtbvingncingotballckeyrowingootingtriathlonaterpolorestlingrugbyyskiingskeletonlimbingjoggingnningarathonhleticsonnoecyclingdivingwaterpolorestlingrugbyningatingianpenthathlonbiathlonskyrunning20Metro ph. Mario Sertori


skiingbinedhonspeedskatingeskiinguestrianeightliftingpingwboardingkatingskiingpingkiingrdingnghgngngngunningycsntonballlleygnoeclingncinggbyybinediinglonighingingingoeggfigureskatingicehockeyntryskiingijumpingcombinedyleskiingoardingbiathlonlugerunningyrunningarathonlothersboxingcanoeclingxtbvingncingotballckeyrowingootingtriathlonaterpolorestlingrugbyyskiingskeletonlimbingjoggingnningarathonhleticsonnoecyclingdivingwaterpolorestlingrugbyningatingianpenthathlonbiathlonskyrunningskiingbinedhonspeedskatingeskiinguestrianeightliftingpingwboardingkatingskiingpingkiingrdingnghgngngngunningycsntonballlleygnoeclingncinggbyybinediinglonighingingingoeggfigureskatingicehockeyntryskiingijumpingcombinedyleskiingoardingbiathlonlugerunningyrunningarathonlothersboxingcanoeclingxtbvingncingotballckeyrowingootingtriathlonaterpolorestlingrugbyyskiingskeletonlimbingjoggingnningarathonhleticsonnoecyclingdivingwaterpolorestlingrugbyningatingianpenthathlonbiathlonskyrunning22Nuit blanche ph. Mario Sertori


dai nostri testimonials:matteo della bordella e matteo bernasconiOltre mille metri di via nuova, sulla Ovest della Egger, la paretepiù pericolosa della Patagonia, inviolata, isolata, difficile.Ma non sono riusciti a finire la via per…20 metri.Ebbene sì, solo 20 metri sepravano i due Matteo dalla fine dellaparete, e altri sei lunghezze di misto facile fino al fungo sommitale,su terreno già salito da altri.A venti metri dalla fine, ormai convinto di essere ad un passodalla conclusione di un’avventtura incredibile, Della Bordella ècaduto e ha strappato due delle tre protezioni che costituivanola sosta appena costruita, alle 8 di sera. Sosta scomodissima,che li aveva convinti all’ultimo sforzo, invece di aspettare il giornodopo.Della Bordella è rimasto appeso nel vuoto, mentre un piccolofriend 0,3 reggeva entrambi.E’ andata bene, insomma, e certo verranno ad una nostra serataa raccontarci tutto quello che hanno vissuto negli intensigiorni spesi sulla parete Ovest della Egger.marathobmathletarcherbasketbadivincyclincrosscouallothefootbalclimbfencinnordiccombbmxfootbafigureskatinspeedskatingymnasticsrugbclimbintrekkbasketbaequestribadmintoicehockejogginhandbaathletiboxinshootinhockeyicehoccanobadmintocrosscountryrugbtrekkinglugecyclingskijumpingnordiccombinedbobsleighfreestyleskiingdivingtennissnowboardingallotherssailingrugbybiathloncyclingbobsleighvolleyballskeletonskyrunningcanoelugebiathlospeedskatingicehockeywrestlisnowboardinweightliftingwrestlinarcheryfigureskatclimbingbadmintonfreestyleskiingicehockeallotherstrekkingbiathlomtbalpineskiingcanobeachvolleybobsleighbobsleigclimbingcyclinnordiccombinedskeletofencingboxingrunningskeletonlugskyrunncanoetrekking23


LE VIE INVERNALIcome abbiamo lottato sul pizzo badiledi Pino NegriDa sinistra: Pizzo Cengalo e Pizzo Badile versante settentrionaleph.© Mario Sertorinordicskiingmarathobmathletarcherbasketbadivincyclincrosscouallothefootbalclimbfencinnordiccombbmxfootbafigureskatinspeedskatingymnasticsrugbclimbintrekkbasketbaequestribadmintoicehockejogginhandbaathletiboxinshootinhockeyicehoccanobadmintocrosscountryrugbtrekkinglugecyclingskijumpingnordiccombinedbobsleighfreestyleskiingdivingtennissnowboardingallotherssailingrugbybiathloncyclingbobsleighvolleyballskeletonskyrunningcanoelugebiathlospeedskatingicehockeywrestlisnowboardinweightliftingwrestlinarcheryfigureskatclimbingbadmintonfreestyleskiingicehockeallotherstrekkingbiathlomtbalpineskiingcanobeachvolleybobsleighbobsleigclimbingcyclinnordiccombinedskeletofencingboxingrunningskeletonlugskyrunncanoetrekking


allpenthathlonlleyfigureskatingspeedskatingngIl mistero e l’incantesimo delle grandi montagne è stato vintoicehockey in epoche remote: attualmente l’alpinismo è diventato un fattorowingeskiing soprattutto sportivo ed agonistico. Si è così dato origine ad unantryskiing gara di emulazione, con la ricerca di punte vergini o di nuovig itinerari, sempre più difficili, su montagne già esplorate. Ed è ditriathlonquesto passo che si cominciò a mettere gli occhi su vie di grandeimpegno e sviluppo tracciate nella stagione invernale. Siamong ora a questo tipo di alpinismo, che risiede nel superamento divie quanto mai difficili nel cuore di quella stagione che vede lanatura alpina accumulare alle sue già avverse caratteristichenoequelle dei rigori estremi della temperatura e dell’innevamento.aterpololuge L’attività invernale ha fatto da carosello ad imprese significative:ijumpingabbiamo la salita della cresta Furggen al Cervino, la parete Nordcombinedyleskiing della Cima Ovest di Lavaredo per la via Cassin, la Sudovestdella Marmolada per la via Soldà, il Grand Capucin per la viaeightliftingBonatti lungo la parete Est, il pilastro Sudovest del Dru, la Sudoarding della Trieste via Carlesso, la via dei francesi alla parete Nordrestling della Ovest di Lavaredo, la Nord del Cervino, la parete Nordkatingdell’Eiger, il gran diedro della Cima Su Alto, la via Solleder sullabiathlon Nordovest del Civetta, la Nord delle Grandes Jorasses per locling sperone Walker, la Sudest alla Trieste per la via Cassin; tanto perunningatingcitare alcune fra le più importanti.boxing Da questo copioso elenco di imprese invernali che mi balzanoskiingalla memoria, con vivo rammarico non posso registrare la salitarunning invernale alla Nordest del Badile per la via Cassin, impresa cheda qualche anno subisce e respinge l’assalto dei più indomitincanoe alpinisti.rugbyighjoggingnningnoerugbyskiingncingclingghgbyarathonpingyxwboardingpingvingcslotherstbuestrianybinedcyclingskyrunninglonarathondivingingingskeletonoeingyrunningggncinghongrdingotballkiingbinedntonlimbingonhleticsootingckeyngwaterpolorestlingbiathlonningianyskiingiing28Partenza da Bondo (archivio Aldo Anghileri)Il Pizzo Badile, nelle Alpi Centrali, si presenta con un gigantescoversante a forma di imbuto, con grandi placche granitichepronte a convogliare l’acqua o la neve verso il centro della parete.Per la Nordest, vinta nel 1937 dai lecchesi Cassin-Esposito-Ratti con una memorabile impresa, questa montagna rimaneuno degli ultimi problemi dell’alpinismo invernale delle Alpi.Su questa meta era concentrata la nostra speranza. Mi accordaicon gli amici, Aldo Anghileri e Casimiro Ferrari, e venerdì 19 febbraioalle ore 6 eravamo in partenza da Lecco, con l’ambiziosoprogramma di affrontare la Nordest, se le condizioni dell’innevamentoed atmosferiche fossero state affrontabili. Godevamo digiustificata fiducia e cosciente sicurezza. Con noi erano partitialtri due alpinisti lecchesi, che ci avrebbero accompagnato finoai piedi della parete e che ci avrebbero aiutato a portare delmateriale. Il giorno seguente alla nostra partenza altri due compagniavrebbero preso la nostra strada per portarci ancora delmateriale, che prevedevamo di impiegare in modo copioso.Casimiro, Aldo ed io avevamo già percorso le ciclopiche e levigatepiode della Nordest nella buona stagione, anzi Aldo, a soli17 anni, l’aveva salita in quinta ascensione solitaria.Conoscevamo la struttura della roccia, la ben disposta successionedi cenge, diedri, canali e strapiombi, che, mentre li staisuperando, ti fanno provare le crude sensazioni della …paura edel brivido unite alla gioia della conquista e della vittoria.Viaggiamo in auto verso Castasegna, posto di confine, e quindiverso Bondo. Giunti nel paesino elvetico rintracciammo la


In vetta: Casimiro Ferrari in primo piano e, in piedi,Pino Negri (archivio Aldo Anghileri)custode della capanna Sasc Fura del Club Alpino Svizzero, echiedemmo se qualcuno ci precedeva all’attacco al Badile. Larisposta fu accolta con gioia: nessuno era arrivato prima di noi.Da Bondo ci portiamo verso la parete; la giornata si sta semprepiù rabbuiando verso il crepuscolo, quando arriviamo e decidiamodi sostare per la notte a 500 metri dall’attacco della via.Salendo da Bondo avevamo notato che altre tre persone eranosulle nostre piste, ma non eravamo riusciti ad individuarechi fossero. Ci fermiamo e piazziamo due tendine per cinquepersone: sono tende che già servirono alla spedizione “Città diLecco” al Mount McKinley.Ci accingiamo a prendere sonno, ma questo avviene dopo parecchiotempo, perché i nostri pensieri corrono alla lotta dell’indomani,ed in particolare al responso che ci darà la vista dellaNordest quando la luce del giorno ci consentirà di vedere. Fuoriil cielo è sereno, il freddo intenso: questo ci conferma che il pericolodi scariche in parete potrà essere affrontabile.Al mattino, appena svegliati, constatiamo che perdura il bel tempo,e subito decidiamo di portarci all’attacco della nostra parete.Mentre spiantiamo le tende, giungono presso di noi i tre alpinistiche avevamo scorto nel salire il giorno prima. Riconosciamo inloro dei milanesi, volti conosciuti, e ci scambiamo le impressionisugli obiettivi reciproci: anch’essi puntavano alla Nordest.marathobmathletarcherbasketbadivincyclincrosscouallothefootbalclimbfencinnordiccombbmxgymnasticsequestriicehocbobsleighAi primi albori del giorno seguente, domenica ore 6,30’ – siamoai piedi dello spigolo Nord: scartiamo il materiale che ab-tennisfreestyleskiingbiamo in avanzo, e che sarà riportato indietro dai nostri com-snowboardinpagni.Iniziamo la salita percorrendo un tratto di nevaio lungo sailingben 200 metri; la sua pendenza non è molto sostenuta, e sul rugbybiathlontratto non eccessivamente impegnativo, ascendiamo disposti cyclingbobsleighcon Casimiro a capocordata, Aldo in centro ed io in chiusura,formazione che non cambieremo più. Siamo ora praticamente skeletonskyrunningsullo spigolo vero e proprio, e qui hanno inizio le difficoltà. A canoequesto punto ci sentiamo in collegamento radio con i nostri amicilecchesi rimasti sotto. Il tempo intanto volge al brutto.Proseguiamo senza mai doverci impegnare a fondo; la difficoltàpiù grossa consiste nell’individuare i chiodi che segnanowrestlilarugbclimbintrekkEra la mattina del 20 quando avevamo davanti ai nostri occhila maestosa parete, che non riuscivamo a dominare con lo footbafigureskatinsguardo, e davanti a tutto ciò che individuammo, per forti motivi…invernali, sebbene a malincuore, decidemmo di rimandare speedskatinquesto tentativo. Anche i tre milanesi alla vista delle difficoltosecondizioni indietreggiarono al bivacco invernale della capanna icehockeSasc Fura.handbaLa triste realtà dell’amarezza della rinuncia colpì sensibilmente ilnostro morale; una chimera lungamente vagheggiata rispondevanegativamente alle nostre ambizioni. Discutemmo un po’ sulshootinhockeyda farsi, e in perfetto accordo decidemmo di dare scalata allospigolo Nord del Badile, salita meno impegnativa, ma anch’es-badmintsoinvitto nel periodo invernale. Nessuno di noi aveva percorsotrekkingquesta via nella buona stagione, però conoscevamo il tratto terminale,per averlo percorso all’uscita della Nordest, tratto che lugeskijumpingormai tutti seguono.nordiccombinedRitratto di Aldo Anghileri (archivio Aldo Anghileri)basketbabadmintojogginathletiboxincanocrosscountryrugbcyclingdivingallothersvolleyballlugebiathlospeedskatingicehockeysnowboardinweightliftingwrestlinarcheryfigureskatclimbingbadmintonfreestyleskiingicehockeallotherstrekkingbiathlomtbalpineskiingcanobeachvolleybobsleighbobsleigclimbingcyclinnordiccombinedskeletofencingboxingrunningskeletonlugskyrunncanoetrekking29


skiingbinedhonspeedskatingeskiinguestrianeightliftingpingwboardingkatingskiingpingkiingrdingnghgngngngunningycsntonballlleygnoeclingncinggbyybinediinglonighingingingoeggfigureskatingicehockeyntryskiingijumpingcombinedyleskiingoardingbiathlonlugerunningyrunningarathonlothersboxingcanoeclingxtbvingncingotballckeyrowingootingtriathlonaterpolorestlingrugbyyskiingskeletonlimbingjoggingnningarathonhleticsonnoecyclingdivingwaterpolorestlingrugbyningatingianpenthathlonbiathlonskyrunningskiingbinedhonspeedskatingeskiinguestrianeightliftingpingwboardingkatingskiingpingkiingrdingnghgngngngunningycsntonballlleygnoeclingncinggbyybinediinglonighingingingoeggfigureskatingicehockeyntryskiingijumpingcombinedyleskiingoardingbiathlonlugerunningyrunningarathonlothersboxingcanoeclingxtbvingncingotballckeyrowingootingtriathlonaterpolorestlingrugbyyskiingskeletonlimbingjoggingnningarathonhleticsonnoecyclingdivingwaterpolorestlingrugbyningatingianpenthathlonbiathlonskyrunning30Pizzo Badile versante Nord veduta aerea(archivio Aldo Anghileri)


L e s o l i t a r i e a l l a N o r d e s t d e l B a d i l e :• prima – il 6 luglio 1952 – Hermann Buhl in 4 ore e 30 minuti• seconda – il 7 settembre 1956 – Gunter Nothdurft• terza – il 15 settembre 1961 – Elio Scarabelli• quarta – il 7 agosto 1962 – Dietmar Geyer• quinta – il 27 luglio 1964 – Aldo Anghileri• sesta – il 3 agosto 1969 – Cliff Phillips• settima – il 3 settembre 1970 – Hanspeter Kasper• ottava – nuovamente Cliff Phillips nel 1971• nona – il 4 agosto 1973 – Eric Jones• decima – il 5 agosto 1973 – Giuseppe Caneva• prima femminile – il 10 agosto 1993 – Alison Hargreaves• exploit - 21 agosto 1994 – Anacleto Cendali in 1 ora e 30minuti!via, perché sono coperti dal ghiaccio e dalla neve ghiacciata.Siamo ormai nel tardo pomeriggio e stiamo superando un fortestrapiombo che vinciamo con difficoltà. È necessario usarenumerosi cunei di legno, ed in queste lente manovre il freddoci combatte più insistentemente, rendendoci le mani rigide e leossa intirizzite. Superato questo tratto ed un altro piccolo strapiombo,giungiamo su un comodo posto di bivacco. Qui però,per poterci sistemare e piazzare una tendina da bivacco, dobbiamosgomberare molta neve con le piccozze. Mentre ci predisponiamoper la notte all’addiaccio, incomincia a cadere delfitto nevischio, che, adagiandosi, sulle nostre spalle, sembravavolesse schiacciare la nostra volontà.Dobbiamo passare la notte in luoghi dove, specialmente inquesto periodo, la natura ostacola ogni forma di vita, ma siamoquassù anche più vicini al creato ed a Dio. Impregnati di freddo,ci riscaldiamo assieme alla minestra che stava sul fornelletto,mentre il pensiero che il tempo peggiorando ulteriormente potesseeventualmente mettersi contro ci tormentava insistentemente.Il duro giaciglio di granito, col freddo che ci avviluppale ossa, ci fa passare una notte insonne. In bivacco la notte èinterminabile: sembra che il tempo si sia fermato, mentre nellaquiete assoluta non si avverte più nessuna sensazione. Provocon l’esperienza diretta il micidiale freddo di questa zona, nonparagonabile ai bivacchi che già affrontai in Dolomiti nel Civetta.Così nessuno dorme e nessuno parla, ci abbandoniamo ai nostripensieri, ma siamo sempre uniti moralmente uno all’altro.Pensavo che giù sotto la Capanna Sciora sarebbe stato l’angolopiù confortevole del mondo per passarvi la notte. Lì avremmopiacevolmente avuto la sensazione del calore al riparo delle intemperieed il meritato riposo per una dura fatica.Il mattino troviamo cinque centimetri di neve fresca che copreil ghiaccio vivo, ma il tempo era diventato sereno e ci permettela salita. Siamo ancora lontani dalla vetta, a quota 3308m, eL e p r i m e d i m e r i t o e l e r i p e t i z i o n i i n o r d i n e c r o n o l o g i c od e l l o S p i g o l o N o r d :• prima salita – Walter Risch e Alfred Zurcher nel 1923• seconda salita – Andrè Roch e Fortunato L’Orsa nel 1926• terza salita – Peter Castricum e Werner Weckert nel 1927• quarta salita – Herbert Kunigk e Karl Wien nel 1930• quinta salita e prima discesa – Hans Frei e Hans Graf nel 1932• prima solitaria – Hermann Schertel nel 1935• prima femminile – Clarli Wyss nel 1935• prima invernale – Casimiro Ferrari, Aldo Anghileri e Pino Negrinel 1965• prima solitaria invernale – Giorgio Anghileri, in giornata, nel1993marathobmathletarcherbasketbadivincyclincrosscouallothefootbalclimbfencinnordiccombbmxfootbafigureskatinspeedskatingymnasticsequestrihandbashootinhockeyicehocbadmintotrekkinglugeprevediamo che l’ascensione sarà esasperata dal disagio delfreddo e della neve accumulata sul ghiaccio nelle anfrattuosità skijumpingdella roccia, intasando gli appigli.nordiccombinedbobsleighAldo accusava dei dolori agli arti inferiori: erano le tossine della freestyleskiingfatica.tennissnowboardingMentre guadagniamo in altezza e le difficoltà dell’arrampicata sisailingattenuano, il rischio di essere colpiti da principi di congelamento rugbyci intimoriva e i nostri pensieri si dilatavano in forma sempre più biathloncyclingossessiva.bobsleighMalgrado i nostri sguardi fossero in quei momenti un po’ offuscatida ansie che non ci rivelavamo l’un l’altro, abbiamo modoskeletonskyrunningcanoedi vedere il Cengalo, la Costiera del gruppo delle Sciore, rischiaratida un debole sole: ma questi raggi non si posano a Norddove siamo noi.wrestliProseguiamo ed intravediamo il Colle di Cengalo. È da questaaltezza che abbiamo una conferma di quanto sia stata saggia lanostra decisione di non affrontare la Nordest: la parete erogava figureskatscariche verso il centro ad intervalli discontinui, noi l’avevamo climbingbadmintonsotto gli occhi.icehockeIl freddo gelido ci alterava il fisico e ci flagellava il volto segnato allotherstrekkingdalla fatica, le mani livide presentavano su di me e su quelle diAldo delle bollicine, sintomi lievi di congelamento. Continuiamo biathloa cambiare i guanti, acceleriamo i tempi: si deve arrivare in vettamtbprima della sera. Erano le cinque della sera del lunedì quando beachvolleycon sincronismo di voci eslamiamo: “Siamo in cima!”. L’obelisco in bobsleigvetta al Pizzo Badile si presenta arabescato di ghiaccio.Siamo felici, ma non c’è tempo per gli abbracci e le manifestazionidi gioia. Con uno sforzo mi riconduco alla realtà del mo-fencingskeletoboxingmento: dobbiamo scendere perché lo stato fisico in cui ci troviamoè veramente preoccupante. Dalla vetta vediamo il rifugiorunningGianetti, dove più tardi avremmo festeggiato la nostra scalata lugcanoebrindando, euforicamente contenti…rugbclimbintrekkbasketbabadmintoicehockejogginathletiboxincanocrosscountryrugbcyclingdivingallothersvolleyballlugebiathlospeedskatingicehockeysnowboardinweightliftingwrestlinarcheryfreestyleskiingalpineskiingcanobobsleighclimbingcyclinnordiccombinedskeletonskyrunntrekking31


allpenthathlonlleyfigureskatingspeedskatingngScendiamo a 200 metri dalla vetta: sono le ore sei della sera, ilicehockey buio ci ha colto un’altra volta e dobbiamo piazzare inevitabilmenterowingeskiing la tenda in una cengietta. Si decide di dare dentro alle provvistentryskiing rimasteci, ma mentre siamo tutti intenti nei preparativi, inavvertitamentefacciamo fuoriuscire dal fornello il poco alcool che ci eragtriathlonrimasto: così dobbiamo mangiare tutto semifreddo e semicotto.Questo non è l’unico guaio che io e Aldo combinammo: infatti,ng mentre Casimiro dormiva ignaro nel sacco a piuma, causammolo scoppio della macchinetta ad alcool, che per poco, a quasi30° sotto zero, non mandò in fiamme la nostra povera tendina!noeaterpolo La notte mi sembrò ancora interminabile: mi sentivo battere iluge denti dal freddo e martellare le mani. Anche la fame rappresentavaun vero tormento. Dormire è impossibile: sento Aldo lamen-ijumpingcombinedyleskiing tarsi e allora lo chiamo per parlare di tante cose, di cose recentie passate che scopriamo in fondo alla nostra memoria, e pereightliftingritornare poi inevitabilmente nell’analisi dei recenti avvenimenti.oarding Al mattino riprendiamo la discesa, e verso mezzogiorno giungiamoal rifugio Gianetti, storditi ed esausti, con la speranza direstlingkatingbiathlontrovarvi aperto il bivacco invernale, che ci appare bello ed accoglienteai nostri occhi come non mai. Pensiamo che qui potremoclingunningating trovare qualcosa da mangiare, ma ahimè! tutto è chiuso. Nelfrattempo era arrivato il sole a riscaldarci, ma il congelamento ciboxing aveva colpiti e le mani ci battevano dolorosamente.skiing Troviamo semiaperta una finestra del rifugio e noi la sfondiamorunningighjoggingnningnoerugbynskiingncingclingghgbyarathonpingyxwboardingpingvingcslotherstbuestrianybinedcyclingskyrunninglonarathondivingingingskeletoncanoerugbyoeingyrunningggncinghongrdingotballkiingbinedntonlimbingonhleticsootingckeyngwaterpolorestlingbiathlonningianyskiingiing32Lo spigolo nord del Pizzo Badile in invernoph. © mario sertoridel tutto: vandali per fame! Se non avessimo potuto passaredalla finestra ci saremmo infilati dal camino. Mangiammo tuttoquello che trovammo al rifugio. A San Martino Val Masino passeremodal custode Fiorelli e spiegheremo l’accaduto.Riprendiamo la faticosa ed interminabile discesa, resa ancorpiù pesante dalla neve molle, scendendo di buona lena verso iBagni di Masino. Nella marcia verso valle ci imbattiamo nei nostriamici lecchesi che avevamo lasciato in Alta Val Bondasca aipiedi del Pizzo Badile, prima di darne inizio alla scalata.È un momento indescrivibile, tanto profonde sono le sensazionigenerate dall’incontro: è la calda eterogeneità degli alpinisti chesi manifesta. Scendiamo fino alle vetture ed alle ore 19 eravamoal tepore delle nostre case. Io e Aldo saremo poi ricoveratiall’ospedale per curare un principio di congelamento alle mani.Sullo Spigolo Nord del Badile abbiamo vissuto ore intense: sonoqueste sublimi impressioni sensitive che formano i ricordi piùbelli nella vita di ogni alpinista, e la soddisfazione di questi momentiripaga ampiamente di ogni fatica, sacrificio e sofferenza,affrontati per raggiungere la vetta.


dai nostri testimonials:IRENE CURTONIPer la seconda volta assoluta, Irene Curtoni si è laureata campionessaitaliana di slalom, ad inizio Marzo. Una grande gioiaper l’atleta valtellinese, l’ennesima di un’ottima stagione, vistoche pochi giorni prima, il 2 marzo 2012, Irene ha ottenuto il primopodio in Coppa del Mondo, giungendo terza nel gigante diOfterschwang (Germania), alle spalle dell’atleta di casa ViktoriaRebensburg e della slovena Tina Maze..Irene ha 26 anni, e negli anni precedenti era stata un po’ frenatadagli infortuni.“E’ una giornata indimenticabile, non avrei mai neanche immaginatodi riuscire a salire su un podio di Coppa del mondo” - dice Irene- “Onestamente sarei stata contenta anche di un bel piazzamento,ma quello che è arrivato è molto meglio. E’ una bella soddisfazioneper quelli che hanno creduto in me ed è una gran soddisfazionesoprattutto dopo tutti i problemi di asma di cui ho sofferto. Ho datola dimostrazione che posso essere con le più brave e questo mi dàgrande energia: è una gran gioia. Mi spiace sinceramente per le miecompagne che meritavano risultati più importanti e sono contentaper Nadia Fanchini che ha fatto una gran gara: però, mi sarà concesso,oggi penso soprattutto a me stessa e mi godo questa giornatameravigliosa”.marathobmathletarcherbasketbadivincyclincrosscouallothefootbalclimbfencinnordiccombbmxfootbafigureskatinspeedskatingymnasticsrugbclimbintrekkbasketbaequestribadmintoicehockejogginhandbaathletiboxinshootinhockeyicehoccanobadmintocrosscountryrugbtrekkinglugecyclingskijumpingnordiccombinedbobsleighfreestyleskiingdivingtennissnowboardingallotherssailingrugbybiathloncyclingbobsleighvolleyballskeletonskyrunningcanoelugebiathlospeedskatingicehockeywrestlisnowboardinweightliftingwrestlinarcheryfigureskatclimbingbadmintonfreestyleskiingicehockeallotherstrekkingbiathlomtbalpineskiingcanobeachvolleybobsleighbobsleigclimbingcyclinnordiccombinedskeletofencingboxingrunningskeletonlugskyrunncanoetrekking33


allpenthathlonlleyfigureskatingspeedskatingighngicehockeyrowingeskiingntryskiinggtriathlonjoggingnningnoerugbyngnoeaterpololugeijumpingcombinedyleskiingeightliftingkatingclingunningatingskiingnskiingncingclingghgbyarathonpingyxwboardingpingvingcslotherstbuestrianybinedcyclingskyrunninglonarathondivingoardingrestlingbiathlonboxingingingrunningskeletoncanoerugbyoeingyrunningggncinghongrdingotballkiingbinedntonlimbingonhleticsootingckeyngwaterpolorestlingbiathlonningianyskiingiingdai nostri testimonials:monica casiraghiIl prossimo 22 Aprile Monica Casiraghi, già campionessamondiale della 100 km, ci riproverà. In quelgiorno, infatti, ci sarà proprio il campionato mondiale,su un percorso di venti chilometri per le viedi Seregno e attraverso i paesi di Cabiate, CarateBrianza, Verano Brianza e Giussano, da ripeterecinque volte per un totale di cento chilometri. Lafortissima brianzola di Missaglia, 42 anni e una vitadi vittorie alle spalle, è preparatissimaForte dei suoi durissimi allenamenti quotidiani, tenteràancora una volta di stupire tutti. Forza Monica!34


dai nostri testimonials:marco anghileriMarco Anghileri e la sua salita solitaria, invernale, della Via dei Bellunesi(1350m, VI e A2) sul Pilastro sud-ovest dello Spiz di Lagunàz (Paledi San Lucano, Dolomiti): una notizia che ha fatto il giro di tutti i sitiweb. Dal suo racconto, questo passo che dà la dimensione della suagrande avventuraNel pomeriggio, dopo aver lasciato per ultimo in base alle sensazioni(dev’essere una mia caratteristica in certe cose) la “difficile”decisione di quali calzature indossare da cui avrebbe dipesoanche la discesa, son partito per il lungo zoccolo con il sacconedi 21 kg, carico di ben 7 lt di beveraggi vari, ma comunque leggero,perché gran parte del materiale l’avevo lasciato alla grottadi bivacco la volta precedente. Ci arrivo in meno di due ore,sorpreso di come abbia piacevolmente goduto della salita nonostanteil peso del sacco; il bivacco con la luce ed il caldopomeridiano è un paradiso.Poco dopo, in pieno stato di ebbrezza, mi ritrovo a salire in assolutalibertà, ed ancora in scarpe da ginnastica, ma con: imbrago,moschettone, reverso, 60 mt di corda del 9,4 ed altrettantidi cordino del 6, i primi 100 mt della via godendo come unmatto! Fatto ciò, in breve le due doppie su capo singolo (da nonemulare quella su cordino del 6!) mi depositano alla base e trascorrola prima delle tre notti in un posto da bivacco fantastico!nordicskiingmarathobmathletarcherbasketbadivincyclincrosscouallothefootbalclimbfencinnordiccombbmxfootbafigureskatinspeedskatingymnasticsrugbclimbintrekkbasketbaequestribadmintoicehockejogginhandbaathletiboxinshootinhockeyicehoccanobadmintocrosscountryrugbtrekkinglugecyclingskijumpingnordiccombinedbobsleighfreestyleskiingdivingtennissnowboardingallotherssailingrugbybiathloncyclingbobsleighvolleyballskeletonskyrunningcanoelugebiathlospeedskatingicehockeywrestlisnowboardinweightliftingwrestlinarcheryfigureskatclimbingbadmintonfreestyleskiingicehockeallotherstrekkingbiathlomtbalpineskiingcanobeachvolleybobsleighbobsleigclimbingcyclinnordiccombinedskeletofencingboxingrunningskeletonlugskyrunncanoetrekking35


penthathlongureskating icehockeyetballmbinedbmxrugbybadmintonsnowboardingskijumpingckeyarathondivingcrosscountryskiingvolley boxingineskiing waterpoloogging canoetryskiingeighimbingskyrunningrowingspeedskatingfreestyleskiingtrekkingfreestyleskiingicehockeybasketballnowboardingBrugherio (MB) - Centro Comm. allothersBrugherio - Via Lombardia, 264xcycling biathlonPiacenza - Via Emilia Parmense - tel. 0523.594471Mapello (BG) - Centro Commerciale Il Continenteicehockey- Via Stradaskeletonureskating alpineskiingRegiaimbing marathonrugby weightliftingfootball bmxskijumpingcyclingrdiccombined mtbDA DF SPORT SPECIALISTPIU’ SOMMI PIU’ SEIbiathloneskiingPREMIATO.fencingbadmintonbeachvolleySCONTI E PROMOZIONI climbing NEIathleticingyleswaterpolotrekking speedskatingballboardingfootballwrestlingbiathlonmarathonfencingboxing lugesnowboardingspeedskatingrunning boxingcyclingshootingscountryskiingbadmintonrunningcanoerunningfootballclimbingathleticsathleticsfigureskatingcyclingallotherslugetriathlondivingcanoeskeletonbiathlonallothersbobsleighskeletonhockeyrugbyequestriantrekkingskijumpinglugemtbjoggingcyclingrunningnordiccombinedfreestyleskiingsnowboardingwrestlingbiathlonbobsleighfencingclimbingfencing handballMilano - Via Palmanova, 65 (Ampio parcheggio - Fermate MM2 UDINE/CIMIANO) - Tel. 02.28970877Lissone (MB) - Centro Multisala UCI - Via Nuova Valassina - Tel. 039.2454390Bellinzago Lombardo (MI) - Centro Commerciale La Corte Lombarda - Tel. 02.95384192Sirtori (LC) - Provinciale Villasanta Oggiono - Loc. Bevera - Tel. 039.9217591Orio al Serio (BG) - Via Portico, 14-16 - Tel. 035.533843 - 035.530729archeryCremona - Centro Commerciale Cremona Po - Via Castelleone, 108 - Tel. 0372.458252Desenzano del Garda (BS) - Complesso Comm. Le Vele - Località Viadotto - Tel. 030.9911845runningS. Rocco al Porto (LO) - Complesso Polifunzionale - P.zza Ottobre 2000, 1 - Tel. 0377.56145Como - Via Milano, 62 - Tel. 031.271380TesseraVANTAGGIwww.df-sportspecialist.itequestrianTROVI DF SPORT SPECIALIST A:unningNOSTRI NEGOZIcanoemarathonnordiccomtennissailingGrancia, Lugano (Svizzera) - Parco Comm. Grancia - Via Cantonale - Tel. (+41) 091.9944030allothersOlgiate Olona (VA) - Via Sant’Anna, al fianco di Esselunga e Brico - Tel. 0331.679966Outlet by Df Sport Specialist Meda (MB) - Via Indipendenza, 97 - Tel. 0362.344954www.df-sportspecialist.itbiathlonbobsleighbobslskyrunnbiathlarcheryrunningboxingcanoeskeletoninfo@df-sportspecialist.it | sede tel: 039.921551divingboxingcanoerugbycyclingdivinghockeyicehockeyclimbing

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