gennaio-febbraio - Carte Bollate

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gennaio-febbraio - Carte Bollate

carteBollatePeriodico di informazione della II Casa di reclusione di Milano-Bollategennaio - febbraio numero 1/2013il nuovoDOSSIERbollate a 2 velocitàEducati, ammaestrati o addomesticati?Carceridisumane p. 5Emergenzafemminicidio p. 7Elezioniregionali p. 10Caterpillara Bollate p. 25La corte Europeacondanna l’Italiadi Susanna RipamontiLa vergognadi essere maschiodi Michele De BiaseLucia Castellanoscende in campoLa RedazioneQuasi in direttasu Radio 2di Bianchi e Gardini


sommario gennaio - febbraio numero 1/2013in copertina: il domatore con le sue tigriforum su Bollate a due velocitàEditorialeUn’altra figuraccia per l’Italia p. 3GiustiziaLe speranze deluse dei detenuti italiani 4Strasburgo condanna l’Italia 5Marco Pannella, una voce per tutti 5È iniziato l’assalto ai granai 6La vergogna di essere maschio 7Un futuro di guerre e catastrofi 8Restare padre oltre il carcere 9AttualitàCastellano in campo 10Nobel per la pace alla Ue. Ma se lo merita proprio? 11Pietà Rondanini: fine pena 2014 12Il supplizio del legno di sandalo 12DossierFancazzisti e integrati, due modi di vivere il carcere13Non c’è nemmeno l’imbarazzo della scelta 16Chi fa cosa 17Educati, ammaestrati o addomesticati? 18Chi è in carcere non arriva dalla luna 21Rieducato ma non abbastanza 22È la peggiore delle vergogne 23Costrette a delegare la cura del nostro corpo 24CulturaQuasi in diretta su Radio 2 25Faccio un video dunque esisto 26Le note son finite, siamo arrivati al capolinea 26Piccole band crescono, anche in carcere 27Dove ti portereiDove ancora si sente il Conte Dracula 28Poesia 30Se Wagner diventa una sofferenza 31E i sorrisi aumentano 31Buon 2013 32912 24 28312 carteBollate


carceri – Violati i diritti di chi è ristretto: trattamento inumanoStrasburgo condanna l’ItaliaLa Corte europea dei diritti umaniha condannato il nostro Paesea risarcire sette carcerati chiusinelle prigioni di Busto Arsizio edi Piacenza, per un ammontare di 100mila euro per danni morali. Nella sentenzaanche l’invito a porre rimedioimmediatamente al sovraffollamento.La notizia arriva da Strasburgo e confermaquello che tutti sappiamo: l’Italiaviola i diritti dei detenuti tenendoliin celle dove hanno a disposizionemeno di 3 metri quadrati. I giudicihanno constatato che il problema delsovraffollamento carcerario in Italia èstrutturale e non riguarda solo i settericorrenti. Dopo il caso Sulejmanovichche costò al nostro Paese la primacondanna per violazione dei dirittidei detenuti, la Corte ha ricevuto piùdi 550 ricorsi da altri detenuti che sostengonodi essere tenuti in celle doveavrebbero non più di 3 metri quadratia disposizione. La richiesta europeaall’Italia è quindi anche quella di dotarsi,entro un anno, di un sistema diricorso interno che dia modo ai detenutidi rivolgersi ai tribunali italianiper denunciare le proprie condizionidi vita nelle prigioni e avere un risarcimentoper la violazione dei loro diritti.Questo significa che lo Stato Italiano,in tempi di spending review, rischia didover mettere a bilancio diverse migliaiadi euro per risarcire i detenutiche vinceranno i ricorsi.La nuova sentenza di Strasburgo arrivamentre sale il numero dei suicidi incarcere, l’ultimo drammatico episodiorisale al 6 gennaio scorso, nel penitenziariodi Borgo San Nicola a Lecce, èil secondo nel 2013. Lo scorso anno ilbilancio si era concluso con 60 personeche si sono tolte la vita.S.R.2013 – Un grazie e un augurio al leader dei detenutiMarco Pannellauna voce per tuttiIl 23 dicembre scorso è andata in onda la consueta trasmissionemusicale Jail Rock House, sulle onde medie di RadioPopolare (FM107.6) dove abbiamo uno spazio di circacinque minuti per un nostro giornale radio registrato quia Bollate. Il GR quella volta era rivolto al Natale e ai desideriletterine a Babbo Natale che avevamo raccolto ai Mercatini diNatale del 15 dicembre 2012, fra i visitatori, detenuti e operatoridel nostro istituto. L’opportunità che abbiamo con questostrumento che è la radio, è veramente grande e ci è sembratogiusto approfittarne per lanciare alla fine un messaggio di sostegnoa qualcuno che sta lottando ancora per noi detenuti.Lo ripetiamo spesso fra di noi che non ci sono più i detenutidi una volta, come le stagioni del resto! Il modo in cui veniamotrattati oggi, quarant’anni fa non avrebbe potuto durare alungo, perché ci sarebbero state rivolte a catena con gente suitetti. Ma oggi, nonostante la costrizione in celle sovraffollatee la scarsità di fornitura delle cose minime per vivere con dignità,non ci ribelliamo più. La normativa del “premio” ci hatolto la voglia di ribellione, magari non a parole, ma nei fatti si.E allora il GR è stata occasione per far giungere la nostra vocefuori. Far sapere senza gesti eclatanti, ma con incisività, cheanche noi approviamo quello che Marco Pannella sta facendoper tutti i detenuti, anche per quelli che verranno. Ecco cosaabbiamo lanciato nell’etere.“Tra due giorni è Natale. Anche qua dentro troveremo un mododi festeggiare… compatibilmente. Sarà una giornata intensacome succede fuori. Caro Marco Pannella hai sempre trovato iltempo per un pensiero rivolto a noi detenuti. Nelle carceri italianein tutte le lingue Pannella vuol dire attenzione ai nostridiritti. Anche a Natale non lo dimentichiamo.”Maurizio Bi a n c h icarteBollate5


AttualitàNUOVE POVERTà – Nella Milano del lusso 18 mense offrono pasti gratuitiÈ iniziatol’assalto ai granaiPer semplificare la questione soldi,qui a Bollate ci sono due tipologiedi abitatori: quelli con lagrana, perché lavorano (e guadagnanodai 300 ai 1.500 euro al mese),oppure che hanno i soldi in proprio, equelli che non hanno quattrini e si affidanoalla fornitura che passa il carcere(da ragazzino sentivo dire: quelloche passa il convento) che con i taglialla spesa pubblica è sempre meno. Gliacquisti dei “benestanti” (riferito allostandard interno, ovviamente) si orientanosu un certo tipo di prodotti: televisioneal plasma, computer, frigorifero,ventilatore, frullatore, Dvd stereo, casseper Dvd e televisione, Mp3, scarpeprofessionali per correre, vestiti firmati,sedie, materassi personali. I materassirichiedono una riflessione a parte: nonsi capisce perché come corredo ti propinanoun materasso sgangherato, allaconseguente lamentela/richiesta di avereun materasso decente ti rispondonoche non ne hanno. Tuttavia se spendicinquanta euro improvvisamente i materassisono disponibili. Ma questo è unaltro discorso e spero che qualcuno, ingrado di farlo, ce lo possa spiegare.Il pensiero degli “indigenti” è catturatodalle “esigenze” quotidiane di costringersie/o inventarsi di come chiedereagli altri: tabacco, cartine, caffè, zucchero,pasta, carta igienica, detersivi ealtre cose affini. La dignità ne risente.Questa premessa è introduttiva a undiscorso più ampio. Tuttavia è necessariopuntualizzare una cosa: là fuoriè una giungla senza regole, dove lestrade sono battute da ogni razza e tipodi predatori. Bollate è uno zoo dove lespecie sono protette (e tenute a bada,in cattività).Se ci affacciamo dalla finestra dellacella e dirottiamo lo sguardo verso l’agglomeratourbano immaginiamo i volontari(donne e uomini) silenziosi chedistribuiscono migliaia di pasti gratisal giorno a Milano, la capitale del lusso.Gli anziani (ultrasessantenni) hanno laprecedenza. Alcuni non riescono nemmenoa stare in piedi, tuttavia si costringonoad arrivare la mattina prestoalle 7,30 (il cancelletto è aperto alle 9)per prendere il posto. La maggior partehanno bisogno pure di abiti. Esiste anchequesto alla mensa dei poveri. Oltrealla distribuzione del vitto, quella delvestiario. La solidarietà laica e quella dimatrice cristiana dei volontari silenziosi,che svolgono un’opera di inestimabileimportanza, coprono spazi lasciativuoti dalle istituzioni, mostrano unacittà che subordina le “firme” di appartenenzaai fatti.L’iniziativa dei volontari silenziosi siimpone di aiutare i meno fortunati conlavori ingrati, turni massacranti, senzariconoscimenti pubblici, né medaglie.Pensionati con pensioni da fame dopouna vita di lavoro, disoccupate/i, madri,bimbi, nonne, si spingono nei centridi assistenza. Il Pane Quotidiano, laCaritas, le Opere San Francesco distribuisconomigliaia di pasti gratis algiorno. Ogni anno il volontariato milaneseregala oltre due milioni e mezzodi ore di lavoro gratuito per la città: èla seconda azienda milanese dopo il Comune.Don Mauro Inzoli, presidente del BancoAlimentare, sino allo scorso giugno,stima che i poveri (veri) a Milano sianocirca 100.000. Pier Maria Ferrario, assicuratoree presidente di Pane Quotidiano,si domanda che cosa stia succedendo.Secondo lui c’è qualcosa chenon quadra più. L’anno scorso tra vialeToscana e viale Monza, dove c’è unasuccursale, hanno dato conforto a oltre700.000 persone, più di duemila al giorno.Nel 1982 erano cento…. Le varieOpere San Francesco distribuisconosolo in corso Concordia, ai margini delcentro, 2.500 pasti al giorno.I volontari silenziosi hanno come armala gentilezza. Donano a tutti un sorriso,uno sguardo tenero che sdrammatizzal’imbarazzo di esseri poveri, o diventatipoveri e sembra voler dire: non è colpatua ma per fortuna ci siamo noi. E non èpoco. Pane Quotidiano ha distribuito il 6 carteBollate


ONU – La giornata internazionale contro la violenza sulle donneLa vergognadi essere maschioIn Italia il femminicidio è ormaiun’emergenza costante con 73 donneuccise da partner ed ex dall’iniziodell’anno, una strage che va fermataa ogni costo perché è una graveviolazione dei diritti umani, ammoniscel’Onu, che ha promosso la giornatainternazionale per l’eliminazione dellaviolenza sulle donne, il 25 novembre, inonore alle tre sorelle domenicane Mirabal,massacrate appunto il 25 novembre1960 dal regime di Rafael LeonidasTrujillo.Per l’Istat, sette milioni di donne inItalia hanno subito abusi, mentre nelmondo la cifra va centuplicata; una sutre dai 16 ai 70 anni nella sua vita è statacolpita dall’aggressività di un uomo;non solo, sottolinea l’Onu, per una suquattro l’inferno non si ferma neanchein gravidanza, il che comporta un altorischio d’aborto, appena il 5,3% denunciail proprio aguzzino, così continuanoa vivere nella paura.Sono in tanti oggi a chiedere ai politicie alle istituzioni di operare a favoredella prevenzione, finanziando da subitomisure concrete. Per Telefono Rosale violenze quest’anno hanno fatto segnareun aumento all’interno dei rapportidi coppia, con una quota dell’85%sul totale, il 3% in più rispetto al 2011.Fino a oggi le vittime che hanno subitoabusi sono 120, sfociate poi in macabriprimo pasto gratis nel febbraio del 1898,114 anni fa a Porta Monforte, da alloranon ha mai smesso di funzionare. AngeloQuirci è il responsabile dei volontari.Ha settantuno anni. Non è mai facile recuperarenove, dieci quintali di pane algiorno. Talvolta non basta la complicitàdelle aziende, la crisi non le favorisce.Può capitare che un partner essenzialecome Panem di Muggiò abbia grossiproblemi (i 122 dipendenti sono senzastipendio) e allora bisogna cercare dellealternative per far fronte all’emergenza.Ovunque ti giri, dice Ferrario, ovunquesi guardi, l’orizzonte milanese si fasempre più opaco. Negli ultimi cinquemesi 1.300 famiglie hanno chiesto aiutoal Comune, per la prima volta dal 2009,sono in maggioranza italiane. Il sindacoPisapia ha stanziato 24,4 milioni perfar fronte a questa emergenza sociale. IlBanco Alimentare, legato a Comunionee Liberazione, è nato nel 1989 su sollecitazionedell’industriale Danilo Fossati,presidente della Star. Ha connotati imprenditoriali,sebbene la sua attività siavincolata al non profit. Ebbene lo stessoBanco recupera in giro per l’Italia le eccedenzedelle grandi aziende alimentarie dei supermercati, e le ridistribuiscegratuitamente alle associazioni e aglienti caritativi. Oltre novemila, mille soloin Lombardia. La Caritas Ambrosianafa perno su 1.104 parrocchie milanesi,ha una commissione per i gravi emarginati,è il terminale organizzativo dioltre 600 enti non profit che mobilitano12.000 volontari.omicidi. Questo dato deve far rifletteretutte le persone di sesso maschile, chequando una donna dice no è no e nonci sono vie di mezzo; oggi ci sono leggia tutela della donna come la legge sullostalking, ma andrebbe riformata. Bisognaintervenire tempestivamente, findalla prima denuncia e non aspettaredozzine di segnalazioni da parte dellevittime, come è successo in molti casidi questa lunga lista di omicidi; moltedonne erano anni che segnalavano alleforze dell’ordine la loro situazione, masi è intervenutI solo dopo che la vittimaera deceduta.Le donne hanno qualche arma per laloro difesa, ma nella maggior parte deicasi di stupro, per paura o vergogna,non denunciano i loro aguzzini e il lorodolore le può portare a commettere attidi suicidio. Ora si sono mobilitati moltipersonaggi della televisione, con spotcontro la violenza sulle donne, dicendoloro di denunciare qualsiasi violenzaaffinché questa piaga possa rimarginarsi.È appena stata proposta una legge dalleparlamentari Mara Carfagna e GiuliaBongiorno, che prevede l’ergastolo perquesto tipo di reati, commessi sia dadonne sia da uomini. Non sappiamo sequesta sia la legge giusta per far smetterequesta carneficina, aggiungendodel male ad altro male, ma bisognerebbeinvestire risorse sull’educazione findai primi anni di scuola, spiegando ainostri figli che le donne non sono unoggetto e un piacere per l’uomo, educandolial senso di rispetto e di uguaglianza.E investire su centri antistupro,per sostenere la donna che subiscetali brutalità: pur rimanendo segnataper sempre, bisogna aiutarla a tornarealla vita, senza più paure. Gli uomininon sono tutti così.Mi c h e l e De Bi a s eTuttavia, nonostante tutte queste sinergie,il sistema è sotto stress.I bisognosi stanno crescendo esponenzialmente.La crescita vistosa della povertàinnesca pericolose spirali socialie psicologiche: l’impoverimento provocasgomento, rabbia, paura. Moltissimifanno fatica a dichiarare il proprio statodi povertà, lo vedono come un’ ammissionedi fallimento personale. Ancorpiù devastante in una città come Milanodove il successo è ragione di vita.La povertà avanza come un rullo compressore.Nella Milano del lusso vi sono18 mense per i poveri e occorrono piùposti-letto.E’ in atto l’assalto, per ora pacifico, aigranai.Alva r o Vi ta l icarteBollate7


AttualitàClima - Allarme acquaUn futuro di guerre e catastrofi,come cinquemila anni faIl nostro pianeta sta soffrendo: inquinamentoterrestre e atmosferico,surriscaldamento, animali che muoionoinspiegabilmente, inondazioni,siccità e terremoti. Ogni anno ci sono70 milioni di persone in più da sfamaree da circa un decennio ripetute siccitàcolpiscono aree fertili in Australia, India,Russia e Usa, intaccando produzionie scorte.Un altro grave problema mondiale incombe:l’acqua, che dovrebbe catturareal più presto l’attenzione non solodi ecologisti e scienziati, ma anche dipolitici. A questo proposito un meritova a Massimo Gaggia che sul Corrieredella Sera, nel suo “La battaglia dell’acqua”auspica per l’Expo Milanese del2015 una tavola rotonda sul problema.Risponde Formigoni e assicura che iltema centrale dell’Expo sarà la “battaglia”dell’acqua.La siccità non sta colpendo solo l’Europa,ma tutto il pianeta, in Americai raccolti di mais e soia sono crollati einevitabilmente ci sarà un aumentodei prezzi dei prodotti agricoli come oforse più che durante la crisi del 2008.L’America è intervenuta energicamentee il consumo d’acqua è calato rispettoa 30 anni fa, è stato aumentato il numerodelle centrali elettriche tecnologicamenteavanzate. Tecnologia che nontroviamo né in Africa, né in Asia dove lasiccità è ormai cronica.Il Nilo, fiume più lungo del mondo, nascedal lago Vittoria, lago poco profondo,solo 80 metri circa di profondità massima,il cui livello scende costantementementre alghe giganti le imputridiscono.Quel lago sta morendo conteso da Tanzania,Uganda, Kenya, Egitto e Sudan,tutti vantano diritti sulle sue acque, inevitabilile dispute politiche e militari.La Cina sembra aver limitato la portatadei fiumi che nascono nel Tibet e chebagnano Paesi dell’Asia Meridionale.I monsoni regolano la vita di circa 600milioni di contadini indiani e ora stannoabbandonando il Nord-Ovest lasciandoasciutta quella parte dell’India altamenteagricola riversandosi a Nord-Est.Il Gange è ormai ridotto allo stremo,questo fiume a monte attraversa il Pakistan,nemico storico dell’India, che ne8 carteBollatepuò modificare a piacimento la portata.Ora più che mai i monsoni sono di vitaleimportanza per l’India.Il Nilo come l’Eufrate, il Tigri e altri fiumiimportanti stanno diventando campidi battaglia. Il Pentagono avverte chesi avrà a che fare con vere guerre perl’idroegemonia e anche l’ONU lancia l’allarme.Gli Stati Uniti hanno registrato illuglio più caldo della loro storia mentrein Ucraina piove a dirotto.I cambiamenti climatici riducono le precipitazioniin zone dove normalmentesono sufficienti all’agricoltura, i ghiacciaistanno sparendo.Il nostro Po è alimentato da ghiacciaiche sciogliendosi rapidamente lo stannoriducendo a un fiumiciattolo che affliggel’agricoltura della Pianura Padana(che non ha acqua di falda) e non ce lafa più a irrigare le colture.Già tra il 1991 e il 2007 i ghiacciai lombardiavevano perduto il 24% della lorosuperficie e dei 119 Km quadrati inizialine erano rimasti solo 90. “In soli cinqueanni – spiega Luca Bonardi dell’Universitàdegli Studi di Milano – abbiamo perdutoquasi un quinto dei volumi glacialidella regione: una massa d’acqua superiorea quella del lago Trasimeno”.Queste tendenze sono purtroppo destinatead aggravarsi in futuro, questoandamento porterebbe alla scomparsapressoché totale del glacialismo regionaleentro il 2050 - 2060.La Terra produce costantemente acquapotabile però bisognerà impararea distribuirla senza sprecarla. Israeleha risolto il problema con l’irrigazione agoccia, trasformando una terra sassosae arida in una rigogliosa terra agricola.Correnti oceaniche, attività solare espostamento dell’asse terrestre hannodeterminato nella storia violente variazioniclimatiche che l’uomo non ha saputoaffrontare.Le città sumere nacquero 5000 annia.C. in risposta al continuo inaridirsidel clima locale provocato da variazioninell’orbita terrestre che impedì aicontadini di irrigare i campi contandosolo sulle piene dell’Eufrate, peraltrosempre più scarse. Le personalità amministrativegestivano la distribuzionedell’acqua per il tramite di una fitta retedi canali, tenendo nota dei tributi ricevutie delle razioni di cibo assegnate,usando una nuova invenzione: la scrittura.La siccità si aggravò collassando ilsistema e causando la fine delle prime


città del mondo delle quali ci rimangonosolo rovine. Brian Fagan, antropologodell’università della California, sultema delle scomparse di civiltà anticheha scritto La lunga estate; sorprendeuna sua affermazione: ”Insomma, tredelle principali invenzioni del passato,scrittura, irrigazione e città, nacqueroper far fronte a un cambiamento climatico”.Già nel 1966 lo storico Rhys Carpenterebbe la percezione di un nesso tra storiae cambiamenti climatici, ma non ebbemolto seguito per la difficoltà di determinarecon certezza il paleo clima.Le tecniche odierne ci permettono, conl’esame del polline nei sedimenti, la misuradegli anelli negli alberi, l’analisi dipolveri e gas nei ghiacciai di Groenlandiae Antartide, di trovare i legami trasvolte storiche e climatiche. Ad esempioè accertato che nel letto del Niloesistono diversi strati di terreno prividi polline e ricchi di cenere e carbonedovuti a incendi. 4200 anni fa si ebbe lacaduta di Ur e la fine dell’antico regnoegiziano. Negli strati del delta dl Nilo aun altro periodo di siccità (1200 a.C.),corrisponde la misteriosa scomparsadella civiltà micenea.Nel 900 ad esempio, in Europa ci fuun clima ideale ma grande siccità nelleAmeriche.Questo secondo millennio soffre di uncambiamento climatico, sembra che lastoria si ripeta. Oggi la tecnologia permettedi compensare i problemi climatici,non è dato di sapere con certezzafino a quando e a che punto.Fagan così conclude nel suo scritto:”Poche civiltà nel passato, i Chimu delPerù o il Giappone del XVII-XIX secolo,riuscirono a trovare un giusto equilibriofra uso e conservazione delle risorse,superando così periodi di clima ostili”.Lu c i a n o Ro s s e t t iSociale – Così lavora l’associazione BambinisenzasbarreRestare padri oltre il carcereÈsempre la solita storia: i migliorici rimettono sempre. Sono piùintelligenti, più sensibili, maanche più deboli, i bambini, checi guardano e ci giudicano. Dato chesono innocui e non ci riprendono suicomportamenti, li sottovalutiamo e litrascuriamo per cose più effimere. Lestrade sono piene di buffoni, cialtroni,trasformisti, furfanti, pasticcioni, squadroni…Frequentemente ci sentiamopiù furbi, pensiamo di avere a che farecon bifolchi, scemi del villaggio, bullidi campagna, marmaglia… Ma alcunisi travestono da artefici del destino,stagnai della realtà, piegano il futuroai loro scopi.L’anima vuota e priva di contrappesoè in balìa del primo che la persuada(Montaigne).Poi quando in un modo o nell’altro cifiniamo dentro: i soldi ce li succhia ilvizio, il cervello ce lo brucia la droga,i reggicalze con lustrini e le mutandineda bordello ci tirano in un’orgia dibiancheria intima. Strombazziamo sullestrade a velocità pazzesca tra strepitie boati con gli occhi fissi sul parabrezza.Per andare dove? Loro sono semprelì ad aspettarci. Ci colmano della loroumanità disinteressata, del loro compassionevolecandore, del franco sorriso,ci osservano con quegli occhi grandida bambino che non ci meritiamo.Perché di solito al “debole” si infliggonomortificazioni illimitatamente stupide.Ma nonostante tutto, loro stannosempre lì ad aspettarci. E ci aprono lebraccia dimentichi di tutto, ci regalanoil senso della vita che noi, “forti”, noncogliamo. Poi quando ci restringono,questi figli ci vengono in mente. E alloravogliamo recuperare il rapporto manon possiamo, siamo in gabbia e abbiamovergogna di spiegarglielo. Loro noncapirebbero!? Ma loro capiscono piùdi noi, capiscono che noi non capiamoche dobbiamo dirglielo. Però non siamocapaci di dirglielo, siamo incapacidi trattarli come esseri intelligenti.Ci facciamo degli scrupoli. Chiedono:papà ma tu non ci sei mai a casa, maci vuoi bene? E ti stroncano. Semplicirisposte che ti si fermano in gola. Vorrestipiangere con loro, stringerli alpetto. Ma non puoi farlo, rimani pietrificato,cerchi di respingere la commozioneche ti pervade, finché… Finchéun giorno, un’associazione spontanea,civica, di solidarietà, via via cresce:Bambinisenzasbarre. Nasce nel 2002col sostegno della fondazione Barnardva Leer, olandese, presente in 40 paesidal 1949,. È nel direttivo di Eurochips,con sede a Parigi, nell’ambito dellaquale rappresenta l’Italia. In dieci annidi attività ha maturato conoscenze edesperienze consolidando importantipartnership. Lavora col Ministero dellaGiustizia, l’Unesco, l’Istituto dei dirittiumani di Copenhagen e le più importantiUniversità di Milano: Statale, Bicoccae Cattolica, fa parte del GruppoCRC, coordinato da Save the Childrene collabora col Provveditorato dellecarceri della Lombardia, condividendola partecipazione a progetti pilota modellianche per l’Europa: l’ICAM, Istitutoa Custodia Attenuata per Mammecon bambini fino a tre anni, è un esempio.carteBollate9


Attualitàelezioni – Come si può votare anche in carcereCastellano in campoLucia Castellano la conosciamo tutti.Quando due anni fa decise dilasciare la guida di Bollate per andarea fare l’assessore nella giuntaPisapia, per questo carcere fu una giornatadi lutto: sapevamo chi perdevamoe il futuro sembrava incerto. Fortunatamenteil suo successore, Massimo Parisiha mantenuto le promesse fatte nel momentodel suo insediamento: ha consolidatoe rilanciato il progetto Bollate enon ci ha fatto rimpiangere “zia Lucia”, idetenuti l’hanno sempre chiamata così.Ora l’ex direttrice si prepara ad un altroimportante passaggio nella sua vita dilavoro perché, ci dice “insieme al sindacoGiuliano Pisapia, abbiamo deciso cheè giusto e opportuno che io mi candidi,al fianco di Ambrosoli, per portare inRegione Lombardia i valori e i principiche sostengono la giunta Pisapia”.I motivi di questa scelta li spiega lei stessa:“ci siamo resi conto che abbiamo bisognodi una Regione non solo ‘’amica’’ma anche impostata sugli stessi principiper i quali stiamo lavorando per il rinnovamentodi Milano”. È pertanto capolistadella lista civica con Ambrosoli.In Comune e come assessore non hadimenticato il carcere e si è impegnataIniziative: attività di accoglienza eascolto; attività di rete; attività editoriali;la prima ricerca europea sucarcere e bambini con progetti di formazione;la settimana europea dell’informazione.Riconoscimenti: Patrocinio e sostegnodel Ministero della Giustizia per ilprogetto di ricerca europeo 2009-2011sull’impatto della detenzione dei genitorinella vita dei bambini, in collaborazionecon l’Isituto Danese per i DirittiUmani e la rete europea Eurochips.Premio Amico della Famiglia indettodalla Presidenza del Consiglio, DipartimentoPolitiche per la Famiglia (26novembre 2009 a Roma). Menzionedi merito speciale per il video SpazioGiallo realizzato nell’ambito del programmaeuropeo Grundtvig (8 settembre2010 a Firenze). Patrocinio del Comitatoper le Celebrazioni dei 150 annidell’Unità d’Italia, per la pubblicazionedello studio Il carcere alla prova deibambini (2001).Da molti anni organizza incontri sulleconseguenze della separazione forzata10 carteBollatedai propri figli, problemi, soluzioni dacondividere, esperienze e strategie perla “sopravvivenza degli affetti”.Prima a San Vittore col primo grupponel 2003, fino a oggi, 2012. A Bollate dal2010, a Opera dal 2011. Primi nell’introdurrel’innovazione dello Spaziogiallo per i bambini in tutte le carceri.Il gruppo è formato da padri, con uno opiù figli, alcuni neo padri emozionati epreoccupati per non poter essere quotidianamentevicini alla propria compagnae al proprio bambino.Bambinisenzasbarre lavora da annisu questo tema coi genitori detenuti, intutte le fasi della detenzione: dal traumadell’arresto, lungo tutto il periododella carcerazione definitiva. Il focus èsempre l’incolpevole bambino e i suoibisogni nelle varie fasi della crescita edi un’evoluzione intellettuale che lo obbligaa diventare consapevole del suostato esistenziale. Capita che uno siaun fenomeno a far rapine, a delinquere,uno sbruffone, uno spaccamontagne, epoi diventa timido davanti a un bambino.Si blocca, non sa cosa dire e cosìper tutelate i diritti dei detenuti, in primoluogo il diritto alla casa, con l’assegnazionedei cosiddetti alloggi difficilianche a molti detenuti che possono usufruirnequando sono in permesso o nelperiodo che precede la scarcerazione.Con l’assessore Daniela Benelli ha apertol’anagrafe nel carcere di Bollate e conl’assessorato allo sviluppo si è impegnataper il rilancio dell’impresa in carcere.Anche in Regione manterrà il suo impegnoa tutela delle fasce sociali più debolie questo ci sembra un ottimo motivo perappoggiare la sua candidatura e per incoraggiarecomunque l’esercizio del votoanche in carcere.Negli istituti penitenziari normalmente,anche coloro che possono votare e nonhanno in sentenza nessuna interdizioneall’esercizio dei diritti civili, non esercitanoquesto diritto, per inerzia, perchédietro alle sbarre si fa fatica a sentirsiancora cittadini, perché non dispongonodi informazioni trasparenti relative allamodalità di voto.A Bollate esistono dallo scorso annol’anagrafe e uno sportello del segretariatosociale. È a questo servizio che dovràrivolgersi entro gennaio chi intende votare.Come spiega la responsabile, la dottoressaAnnamaria Arletti, “saremo poi noia interpellare i comuni di origine dellepersone che chiedono di votare per verificarese ne hanno diritto o se questo dirittoè stato revocato e per chiedere l’inviodel certificato elettorale”. Le elezioni siterranno il 24 e il 25 febbraio e all’internodel carcere verrà organizzato un seggio.La Re d a z i o n espreca il tempo.Il bambino diventa ragazzo e cosi via. Eniente cambia. Bambinisenzasbarreti dà una mano se tu collabori. Il bambinodeve capire chiaramente, senzaequivoci, che può contare su di te anchese sei in gabbia, che vuoi fare il padredavvero. Non puoi imbrogliare conloro perché lo capiscono e te li giochiper sempre. Pensaci. Pare che nessunoconsideri le implicazioni di vivere inun mondo dove tutti imbrogliano. Peresempio: compri cinquecento confezionidi profumo e dopo ti accorgi checontengono acqua nebulosa. Metà dellapartita riesci a scaricarla a un tizio checonosci. Tiri un sospiro di sollievo, masubito dopo ti accorgi che il tizio ti harifilato soldi falsi. Piazzi le banconotein cambio di quarantotto bottiglie divodka, che scopri in seguito contenereuna sostanza che assomiglia all’acquanebulosa dei profumi. Come la metti? Èquesta l’unica cosa che non si può farecon i bambini. Non si può imbrogliare.Non c’è verso.Alva r o Virgili


EUROPA – Dov’era durante i conflitti a Gaza, in Asia o nella ex Yugoslavia?Nobel per la pace alla UeMa se lo merita proprio?L’UnioneEuropea, in un momentodi grave crisi economica e diidentità politica, si vede assegnareil premio Nobel per la Pace. Inbreve le motivazioni: ”L’Unione Europeae i suoi membri per oltre sei decennihanno contribuito al progresso dellapace e della riconciliazione, della democraziae dei diritti umani in Europa. Lasofferenza terribile patita durante la secondaguerra mondiale ha dimostrato lanecessità di una nuova Europa. Oggi unconflitto tra Berlino e Parigi è impensabile.La caduta del Muro di Berlinoha reso possibile l’ingresso a numerosiPaesi dell’Europa orientale. L’Ue sta affrontandouna difficile crisi economicae forti tensioni sociali. Il Comitato per ilNobel vuole concentrarsi su quello checonsidera il più importante risultatodell’Ue: l’impegno coronato da successoper la pace, la riconciliazione e per lademocrazia e i diritti umani. Il ruolo distabilità giocato dall’Unione ha aiutatoa trasformare la gran parte d’Europa daun continente di guerra a un continentedi pace” .Il presidente del comitato del Nobel, ilnorvegese Thorbjörn Jagland, ha spiegatoche la sua istituzione norvegese (laNorvegia non fa parte della Ue) intendeevidenziare “ il successo nello sforzoper la pace e la riconciliazione per lademocrazia e i diritti umani”.Sorge il problema su chi dovrà ritirare ilpremio a Oslo il 10 dicembre prossimo,il candidato o i candidati dovranno rappresentare500 milioni di cittadini.Il tedesco Martin Schulz, presidentedell’Europarlamento, unica istituzioneeletta direttamente dal popolo, si è subitocandidato commentando che i principie il modello di riconciliazione dellaUe possono essere una fonte d’ispirazioneper altre regioni nel mondo, “la Ue èun faro di democrazia e libertà”.Il belga Herman Van Rompuy e il portogheseJosé Manuel Barroso, presidentidel consiglio dei governi e della Commissioneeuropea, hanno detto che ilpremio non va solo al progetto europeo,ma ai 500 milioni di cittadini.Grande soddisfazione anche in Italiaespresse sia da Napolitano che da Monti,ex commissari Ue.L’Unione europea sembra trovare conquesto riconoscimento più coesionee solidarietà verso il resto del mondo,scettica rimane l’Inghilterra.In agosto Napolitano parlando ai giovanidisse:” Non fatevi condizionare daquel che si è sedimentato in meno didue decenni: chiusure, arroccamenti,faziosità, obbiettivi di potere, personalismidilaganti... Stare insieme in unacomunità che non sembra disposta adaprirsi all’incontro con ‘portatori di altree diverse radici culturali’... Questo è illascito che ci ha consegnato la modernità:superare noi stessi, non aggrapparsialla sicurezza identitaria. Purtroppo inItalia e in Europa lo spirito di oggi prevalenteè invece quello di aggrapparsialle proprie identità”.Ma dov’era questa Europa pacifistaquando scoppiò la “guerra nella ex Yugoslavia”,o dov’è finita questo “esserepacifista” davanti alle lotte fratricideasiatiche o all’attuale problema israeliano?È facile voltare la faccia e l’Europasembra essere brava in questo o perlomenoaggirare il problema e far finta diniente.Ma cerchiamo di essere ottimisti o almenosperare in una politica più mondialee non asserragliarci in equivochedisquisizioni intellettualistiche.Di certo nessuno è perfetto; meno chemeno può considerarsi perfetto un insiemedi Nazioni tanto diverse tra diloro che per la prima volta nella storia(circa tremila anni) hanno cercato tramille difficoltà ed errori di comporredissidi, di sopire desideri di rivalsa e supremazia,di tentare un pensiero nuovoper vivere insieme. Certo la Yugoslaviae tanto altro. Ma l’Europa non è unoStato federale con un’unica politica. Equesto è il suo grave limite che si è rivelatomolto pesante nella crisi mondialeche ha colpito tutti.Forse sarà difficile o impossibile arrivarea un federalismo, ma è l’unico modoper crescere, come un bambino, unadolescente che deve imparare, deveemanciparsi, evolversi.Aver assegnato il Nobel per la Pacepotrebbe essere un segno di fiducia,sopratutto per noi milioni di europei,cittadini liberi e pensanti che in qualchemodo, con il voto, manifestazioni,pressioni hanno fatto sì che comunquela pace, almeno nel nostro confine, durasse.Ora la sfida è per le nuove generazioni,che dovranno costruire dalle ceneridella crisi una nuova società e una nuovaEuropa.Pa o l o So r r e n t i n ocarteBollate11


CulturaArte – Anche le sculture vanno in galeraPietà Rondanini: fine pena 2014Il 20 novembre 2012 il Consiglio comunalemilanese ha preso la decisionedi trasferire la Pietà Rondanini diMichelangelo dal carcere di San Vittore(in attesa di riportarla al CastelloSforzesco sua sede naturale) nella cappellacentrale del Panottico, la rotonda.Nell’intervista al Corriere della Sera ilsindaco Giuliano Pisapia dice: “la PietàRondanini avrà un luogo dedicato chepermetterà a tutti di ammirare questascultura purtroppo da tempo in ombra.Anche nelle sue collocazioni temporanee,San Vittore e Tribunale, l’operasarà esaltata nel suo valore simbolico”.Si può trovare un simbolismo con questomettere in carcere la Pietà Rondanini?O forse si spera che questa statuametta in risalto i gravi problemi carcerari,prima di tutti il sovraffollamento?Credo proprio che di pietà non ne abbiamobisogno noi detenuti, a noi serveessere considerati, al di fuori dei reati,come persone e trattate con civiltà erispetto e non stare chiusi, come succedepurtroppo nella maggior parte dellecarceri, 22 ore nell’inattività assoluta.La Pietà Rondanini, acquistata per 135milioni di lire nel 1952 dal Comune diMilano grazie a una raccolta popolaredi fondi lanciata dall’allora sindacoFerrari, era stata collocata nel CastelloSforzesco in una piccola stanza seminascosta e impedita ai disabili in carrozzella.Si pensa che entro il 2014 lanuova sala di 600 metri quadri saràpronta a ospitarla degnamente.Michelangelo Buonarroti, pittore, scultore,poeta e architetto, nacque ad Arezzonel 1475 e morì a Roma nel 1564; dilui abbiamo un ritratto del Vasari conservatonel palazzo della Cancelleria aRoma. Figlio del podestà di Caprese,fin da piccolo incominciò a lavorare in“bottega”, si ricordano le opere marmoreecome il Davide, il Mosé, il Cupidoe l’affresco della Cappella Sistina delGiudizio universale. La Pietà Rondanini,Opera tarda, e unica a essere statafirmata ,è un’opera decisamente anticlassicae testimonia l’emergere di nuovetendenze che prenderanno formacol manierismo (corrente artistica deltardo Rinascimento basata sull’imitazionedi un modello, sia in arte che inletteratura).Pa.S.IL LIBRO – L’opera di Mo Yan, cinese, premio Nobel per la letteratura 2012Il supplizio del legno di sandalo,un romanzo duro e poeticoIl supplizio del legno di sandalo di Mo Yan, cinese,premio Nobel per la letteratura 2012, è un libro duro, cheracconta vicende risalenti ai primi del ‘900, in Europamisconosciute e dimenticate. La rivolta dei Boxer controgli europei che volevano colonizzare la Cina; lo scontro tradue civiltà che nulla avevano in comune, orgogliose e fortientrambe. La storia si svolge nella campagna, in cittadinelontane da Pechino e dalla costa, è descritto un popolo legatoalle tradizioni in modo molto forte, ancora medievale, in cuii funzionari sono espressione della Corte centrale, a essa rispondonoe da essa dipendono, non certamente dal popolo. Lavita è un bene come un altro, si può avere e perdere. La penadi morte e i supplizi sono prassi comuni. Gli europei si inserisconoin questo contesto con la loro arroganza, tracotanzae indifferenza, considerandosi gli unici depositari del bene edel sapere, agiscono di conseguenza e con violenza. In questocontesto la storia di due anziani, Sun Bing e Zhao Jia, artistinel loro campo, che si affrontano dando il meglio di sé.Il primo, contadino, è artista di strada dell’Opera dei Gatti; ilsecondo è un boia che ha lavorato per il Ministero per moltianni raffinando via via il suo lavoro fino a farlo divenire unamacabra arte. Sono consuoceri e non si amano, ma sono parentie il vincolo familiare è tale che il boia preparerà all’artistail supplizio e la morte più onorevoli possibili. Così che ilpatibolo diventa un palcoscenico e la morte una rappresentazione,sacra, dell’Opera dei Gatti. La crudezza delle descrizioni,la violenza di un mondo passato sono raccontati in modorealistico, ma anche poetico; spesso viene usata la tecnica delfeed-back, dei ricordi, per strutturare la personalità di personaggi.Lo scrittore ci porta con decisione dentro un mondoe una storia che inizialmente vorremmo evitare, ma che allafine ci prende e ci affascina.Mo Yan è nato in Cina, nella provincia dello Shandong, da unafamiglia di contadini, nel 1955. Per molti anni ha lavorato alDipartimento culturale delle Forze armate. Fra le sue numeroseopere narrative, Einaudi ha finora pubblicato Sorgo rosso,L’uomo che allevava i gatti (entrambe nel 1997), Grandeseno, fianchi larghi (2002) e Le sei reincarnazioni diXimen Nao (2009). Nel 2005 ha vinto il Premio Nonino. Nel2012 gli è stato assegnato il Premio Nobel per la letteratura.(biografia tratta dall’edizione Feltrinelli) Pa. S.12 carteBollate


DOSSIERbollate a 2 velocitàfotografie di federica neeffInchiesta tra quelli che non fanno niente tutto il giorno, per scelta o per rabbiaFancazzisti e integrati,due modi di vivere il carcereCi sono gli iperattivi, quelli chelavorano, studiano, frequentanole attività di gruppo, passanoin cella il tempo strettamentenecessario e poi, dalla mattinaalla sera sono in giro, impegnati in tuttele attività che il carcere propone. Questipotremmo definirli gli “integrati”, quelliche hanno deciso di sfruttare tutte leoccasioni che Bollate offre, disposti inmolti casi a mettersi in gioco o almenoa provarci. Poi ci sono i simulatori, quelliche sulla carta sono occupati in qualcheattività, ma che sostanzialmente fannofinta di impegnarsi per cercare di prendereun bel voto nel momento in cuil’educatore dovrà chiudere la loro sintesi.In genere il bluff non funziona, maqualche volta sì, quanto basta perché lafinzione continui. La loro partecipazioneè solo un dato statistico, che gonfia lapercentuale dei detenuti attivi. Infine cisono i fancazzisti, quelli che per scelta oper mancanza di opportunità non fannoniente o quasi, passano in cella la maggiorparte della giornata, giocano a cartee si lasciano vivere. Generalmente sonoanche i più arrabbiati, gli esclusi cronici,quelli che non sono disposti a scendere apatti con il carcere, oppure i più anziani,che anche come detenuti reclamano unmeritato pensionamento. Qui ci occupiamodi questa maggioranza silenziosa,siamo andati a stanarli reparto per repartoe abbiamo provato a intervistarliper capire i motivi della loro inerzia.Impegno sima solo a pagamentoIl Secondo reparto, meno ghettizzatorispetto al passato, non più abitato soloda tossicodipendenti (che restano comunquemaggioritari), è quello in cuisi riscontra una minore adesione al progettoBollate e una passività abbastanzadiffusa. I molti che non fanno nulladicono che vorrebbero lavorare perchéhanno bisogno di guadagnare, ma nonsono disposti a impegnarsi gratuitamente.Le varie attività di gruppo li annoianoperché non hanno voglia di “vederesempre le stesse facce e sentire le solitecazzate” e hanno un modo individualisticodi vivere il carcere: “Non partecipoa nessun gruppo. Non sono interessato asentire i fatti degli altri perché ciascunosi deve fare la galera senza rompere lepalle agli altri con i suoi problemi”. Il nonfar niente è anche una silenziosa formadi protesta, esprime rabbia, sentimentodi esclusione e rifiuto: “Sono incazzatoperché n o n mi fanno lavorare e avreicarteBollate13


DOSSIER14 carteBollatebisogno di soldi. Fanno lavorare solo iraccomandati. Non vado ai gruppi perchémi stufo, ma se ci fosse un lavorofisso lo farei”. “Non me ne frega nientedelle stronzate che dicono ai gruppi.Preferisco fare i fatti miei qui in reparto.Tanto il lavoro non me lo danno perchésono vecchio secondo loro. Quindivadano tutti affanculo”.L’idea è che le attività di gruppo sianoinutili e non remunerative, che il lavorosia riservato ai raccomandati e a chiha un atteggiamento servile e il fattodi non ottenerlo è alla base di questoatteggiamento di chiusura: “Non faccionessuna attività, né vado a qualchegruppo perché mi sembrano inutili.Non servono a niente. Sarebbe più utilelavorare per guadagnare, ma dopo parecchiedomande non mi hanno ancorachiamato. Quindi sono incazzato enon faccio niente”. E poi partecipare aigruppi significa impegnarsi in qualcosa,mettersi in discussione, meglio lasciarperdere: “Mi rompo le palle di parteciparea qualsiasi gruppo e via dicendo.Lo trovo monotono e poco interessante.Non mi sono mai interessato. Mi sonoiscritto a scuola ma dopo le prime due/tre lezioni ho mollato perché arrivavosempre tardi e poi mi ero stufato.Preferisco cazzeggiare, fare palestra eandare a prendere il sole (d’estate). Semi facessero lavorare a stipendio perguadagnare qualche cosa ed essere indipendenteci andrei subito”.Partecipare significa anche scendere apatti con l’istituzione carcere, strategiache i “duri e puri” rifiutano rivelandoun modo tradizionale di intendere ladetenzione: “Ho visto che ai vari gruppici sono sempre i soliti leccaculo. Non miva. Poi secondo me è anche difficile entrarciperché da quello che ho sentito siva per raccomandazione. Il lavoro se melo dessero lo farei per guadagnare, peròmi sembra che anche quello sia come igruppi. Lo danno ai raccomandati”.Molti non conoscono le attività che sisvolgono all’interno dell’istituto oppurearrivano da carceri chiuse e la “troppalibertà” li spaventa. “È da poco che sonoqui e mi devo ancora ambientare”. Oppuresi sentono a disagio, non sono abituatia parlare in pubblico, hanno tentatoqualche approccio ma si sono arresialla prima risposta negativa. “Non socosa fare perché sono poco informato.Tuttavia ho fatto varie domande di lavoroperché mi servono i quattrini”.AlSecondo normalmente i periodi di detenzionesono più brevi e la prospettivaè quella di uscire per andare in comunità.Questo trasforma la detenzionein una specie di limbo: “Lavorano soloquelli che hanno il fine pena alto. Quindiaspetto di uscire”. “Avendo il finepena nel 2013 non mi fanno fare nientecome lavoro. I gruppi non mi servono”.Quelli del “geriatrico”Il Primo è affettuosamente consideratoil reparto geriatrico del carceredi Bollate perché ci stanno prevalentementei detenuti più anziani. Qui èproprio l’età il fattore escludente e ilnon far niente dipende da stanchezzae acciacchi o da un modo tradizionale,da vecchio detenuto, di intendere ilcarcere, ma sono meno evidenti atteggiamentidi protesta e rifiuto.“Ho 55 anni, ho qualche problema fisicoe certi lavori non li posso fare. Epoi spero che finisca presto la carcerazione,forse l’anno prossimo, quindiè inutile pensare anche ad andare ascuola”.“Ho una certa età, non ho voglia distudiare, certi lavori non me la sentodi farli e quelli più continuativi non mivengono offerti”. Qualcuno sarebbe interessatoal lavoro, ma se non c’è si rassegnaall’inattività: “Sono sessantennee mi interessa solo lavorare, ma finoa ora non mi hanno offerto un lavorostabile e non sono tipo da andare a elemosinareun posto di lavoro”.Persone che hanno un fine pena abbastanzaravvicinato dicono: “Sonopensionato, non ho un passato di delinquenzae mi basta passare la giornatacon quei pochi impegni. Le giornateper il resto le passo a giocare a carteo all’aria. E poi spero che finisca prestola carcerazione”.In linea di massimativù e carte bastano a riempire lagiornata, qualcuno passa il tempo acucinare e si attende la scarcerazionesenza investire su altri progetti.L’esclusione degli stranieriLa maggior parte degli stranieri verràespulsa a fine pena e all’uscita dal carceretroverà ad attenderli un’auto dellaQuestura, destinazione Cie. Per questosi ritiene che nel loro caso sia maggioreil pericolo di fuga e la magistraturatende a non concedere permessi. Daparte loro però, questa scelta di fattoè vissuta come una discriminazione: “Io non posso uscire e tanti altri escono”.Consapevoli di non avere nessunapossibilità di reinserimento neppure altermine della carcerazione, dato cheavendo commesso reati in Italia sarannoespulsi, spesso si autoescludono perchési sentono esclusi. La galera diventaquindi rassegnazione e attesa: “non houn lavoro fisso, non ho soldi, mi aiutanoi paesani miei e siccome mi faccio tuttala galera dentro perché non ho parentie famiglia in Italia perché dovrei farescuola o altro? Tanto non mi devo farevedere da nessuno e mi hanno chiuso lasintesi che non mi serve a nulla, perchédevo fare e cosa e per chi? Vorrei uscirealmeno per qualche iniziativa esterna.Come quelle che si fanno per le scuole,ma ci vanno sempre gli stessi e io nonho neanche quello perché non vado ascuola e forse non sono tanto intelligente.Allora faccio palestra, calcio eguardo la tv e i film. Quando esco tornoal mio Paese”.Il fare è condizionato all’avere qualcosain cambio: “Non faccio più nulla finchénon mi danno qualcosa, sono noveanni che sono dentro, ho fatto di tuttoe di 21 non se ne parla. Permessi nientee quindi non ho più voglia di niente,non vedo l’ora di uscire da qui dentroe andarmene al mio Paese, dimenticaretutti gli sbagli che ho fatto, rifarmi unavita e mettere una pietra sulla speranzadi avere delle opportunità e un po’ difiducia anche io. Le borse lavoro le dannoa chi vogliono, i 21 interni ed esterniidem, quindi non faccio del male a nessuno,ringraziando i miei non mi mancanulla, ho quello che mi serve e non hopiù intenzione di andare in depressioneperché mi hanno detto per mesi ‘a brevesi sblocca’ e sono ancora qui ad aspettare.Per mesi mi hanno fatto stare malee illuso. Se lo avessi saputo non avreifatto neanche quello che ho fatto”.L’attesa delusa di un lavoro esterno sitraduce a volte in senso di abbandono:“Sto aspettando da tanto il lavoro esternoche mi ero trovato io, ma sembra chenon vada mai bene niente, sono sotto idue anni e sono ancora qui, tutti i lavo-


i che ho chiesto anche di 21 interno lihanno dati ai soliti amici degli amici eallora mi faccio bastare quello che hoe aspetto che qualcuno si accorga checi sono anche io, poi non diciamo che cisono le carceri piene, se quando si deveuscire inventano di tutto per farti staredentro. Se esco a fine pena e faccioancora reati cosa è cambiato? Se sonostupido adesso sono stupido anche fra 2anni, allora datemi fiducia e poi se sbaglioè solamente colpa mia”.Il non far niente è anche un modo peresprimere delusione o malessere soprattuttoda parte di chi, venendo aBollate, era convinto di aver imboccatola strada principale per accedere aibenefici. Il fatto di non ottenere rapidamentepermessi premio o l’accessoal lavoro esterno determina una speciedi sciopero silenzioso, un’astensioneda tutte le attività. In altre carceri laprotesta viene espressa in modi eclatanti,con scioperi della fame o atti diautolesionismo. A Bollate ci si chiudein cella e si rifiuta qualunque forma dipartecipazione o ci si limita a fare calcioe palestra: “Prima facevo delle cosema adesso non ho più voglia perché èda tanto tempo che posso andare in art21 e invece ci vanno solo i più ruffiani.Non mi arrabbio e sto tranquillo, a SanVittore mi sono tagliato, qui almeno stomeglio e sto zitto tanto non cambia nulla.Anche qui va tutto a simpatia”.L’equivoco Bollate uguale benefici riguardaanche gli italiani, che spessosono convinti che la possibilità di andarein permesso o di accedere al lavoroesterno sia un diritto acquisito,determinato da automatismi e scattidi anzianità. Per queste persone l’impegnoin varie attività è palesementestrumentale, una finzione finalizzataall’ottenimento di un po’ di libertà inprestito. Ottenuto il primo permessosi può gettare la maschera: “Non vogliofare più niente, mi mancano otto mesie ho appena iniziato i permessi dopotanti anni, mi stanno facendo fare tuttala galera e se non parlavo io con il magistratoe non gli chiedevo io di darmifiducia che non si sarebbe pentita nonsi sarebbe sbloccato niente, siamo conuna sola educatrice e ultimamente abbastanzadimenticati, penso che qui sista bene, ma sul fatto di uscire primadegli altri carceri sono solo balle pazzesche”.A volte ci si impegna solo perché “senon mi faccio vedere che sono attivo hopaura di farmi tutta la carcerazione” el’impegno è subordinato all’aspettativadi ottenere qualcosa in cambio: “Nonmi posso fermare, perché se no ti fannole menate, fino a oggi non mi hannoancora dato niente e se la cosa duraancora non so fino a che punto riescoa sopportare, vorrei tanto fare cometanti, non fare nulla, capisco quelli chenon fanno niente e in tanti casi sonod’accordo con loro”.Per questa categoria di detenuti Bollatenon è un carcere che dà delle opportunità,è solo un carcere dove si sta meglio:“Tutto sommato sono fortunato,mi sono fatto tre carceri prima di venirequi e giù non puoi neanche guardare gliagenti in faccia se no le prendi, qui almenosto tranquillo, ma vorrei mettereil naso fuori. Ho tanta voglia di spegnerei pensieri e non pensare più a nientefinché non esco, a volte mi dà fastidioqualsiasi rumore del carcere”.Solo una parte dei detenuti vive ilParteciparesignificaanchescenderea patti conl’istituzionecarcere,strategia chei “duri e puri”rifiutanorivelandoun modotradizionaledi intenderela detenzionecarcere come percorso, che dovrebbeportare a un cambiamento e a unreinserimento sociale. Molti si sentonoesclusi da questa possibilità, per sceltapersonale, per opportunismo o perchénon riescono a dare un senso a questasosta forzata. “Non faccio niente oltreal lavoro perché tanto so che non avrònient’altro. Se non avessi una figlia fuorinon farei neanche il lavoro. Cosa nonmi va? Che anche a Bollate non siamotutti uguali”.L’idea che questo carcere viaggi a duevelocità si fa strada tra gli esclusi, chepreferirebbero un modo tradizionaledi fare pena e a Bollate non ci voglionopiù stare: “Non faccio niente perchénon riesco a farmi trasferire, perchého problemi e l’infermeria non funziona,perché non ho più voglia di far casino,tanto non cambia nulla, a Bollatec’è chi va sulla strada d’oro e chi pestamerda tutti i giorni, è come fuori se haiqualcuno che ti spinge o rompi le palletutti i giorni prima o poi ti mollano seno perdi le speranze e allora èmegliofarsi i cavoli propri e campi 100 anni.Tutto quello che pensavo funzionassenon funziona: guardate quante personesono pronte per articolo 21 e permessima escono sempre i soliti noti”.Dare un senso alla carcerazione in tuttiquesti casi non è facile espesso diventa,come dice qualcuno, “il tempo del nientee del nulla”.A cura diMi c h e l e De Bi a s e, Alva r o Virgili,Maurizio Bi a n c h i, Pa o l o So r r e n t i n o,Do m e n i c o Vo t ta r i, Ca r l o BussetticarteBollate15


DOSSIERAL FEMMINILE - Poche le attività accessibili, non si viene stimolati a mettersi in giocoNon c’è nemmenol’imbarazzo della sceltaAll’interno del reparto femminilele attività e le occasionilavorative rispetto a quelleproposte ai detenuti maschisono molto ridotte. Numericamente inferiori,le donne della Casa di Reclusionedi Bollate rappresentano una minoranza,condizione spesso penalizzantee all’origine, nel caso specifico, dellascarsa disponibilità e varietà di attivitàoccupazionali; siano esse di volontariatoo retribuite.In una Casa di Reclusione con un ordinamentodi tipo trattamentale, il lavoroè la colonna portante dei programmireintegrativi, e quindi è imprescindibilela presenza di molteplici laboratori dasottoporre alle detenute. L’acquisizionedi capacità lavorative diversificate traloro diventano dei facilitatori utili allaprospettiva di un inserimento socialedifficoltoso in una società escludente.È chiaro che la congiuntura economicache il Paese attraversa ostacola l’aumentodelle attività produttive presentiin istituto; in effetti l’offerta di lavoro,oltre quelle proposte dall’amministrazionepenitenziaria, non corrispondealla necessità di autosostentamentodelle detenute, molte delle quali nondispongono di mezzi economici esterni,ossia non dispongono di una rete parentaleatta a garantire un lungo tempodi inoperosità, e nel caso di detenutestraniere la situazione negativa si amplifica.Queste causali sono davvero deideterrenti importanti, ma ci piace portarein evidenza anche un’altra variantecomportamentale delle ospiti della sezionefemminile.Abbiamo provato a guardarci intornoper scoprire come si vivono i tempidedicati al volontariato o alle attivitàludiche e artigianali. In effetti anchequeste sono importantissime, perchél’arteterapia o le manualità servono a ritrovarese stesse e a sentirsi importantiin seno a un gruppo: in poche parole,aumentare l’autostima di sé, più o meno“Se mi amo, amo gli altri”.Abbiamo cercato di fare un sondaggiotra le 93 donne ospiti della sezione femminiledi Bollate e siamo andate cellaper cella a intervistarle chiedendo seconoscono tutte le attività che ci sono16 carteBollatein questo istituto e in particolare nelreparto femminile, quali frequentanoe perché. Oppure per quale motivo nonpartecipano a nulla. Una buona metà èinattiva e possiamo riassumere comesegue i motivi della loro scelta:Non mi gratifica, non ne vale la pena 15%Non ho voglia 25%Sono pigra e lo ero anche fuori 5%Non ho voglia di pensare 5%Non voglio responsabilità 30%Lascio passare il tempo 20%Vediamo invece in modo più articolatoquali sono le valutazioni che alcuneintervistate danno delle attività che sisvolgono a Bollate:Maria, 50 anni: “Sono a Bollate da 2anni, devo scontarne altri 4, ma nonperdo coraggio. Conosco sommariamentele attività del femminile, poichéper quanto riguarda l’istituto in generalenon filtra niente del reale. Nelle attività,scarse peraltro, c’è una selezionenon dipendente da noi detenute, percui sono sempre le stesse quelle sceltee su questo stendiamo un velo pietoso.Mi piacerebbe frequentare un corsodi fotografia e informatica, ma non c’èsperanza che lo propongano, almenoper ora”.Bruna, 47 anni: “Sono a Bollate da 5mesi e spero di essere ammessa ai permessipremio e al beneficio dell’Art. 21quanto prima. A Bollate mi trovo bene,ma per quanto riguarda le attività, nonho mai potuto avere la fortuna di praticarneuna. Infatti, amo il teatro e houna buona preparazione nel merito: hoanche un encomio di altro istituto perl’interpretazione teatrale. Ho provatoa inserirmi, ma sono attività a numerochiuso e solo chi è nel favore degli deipuò parteciparvi. Sono molto delusa suquesto e ho deciso di non parteciparepiù a nulla. Ora lavoro e spero presto diessere fuori”.Rebecca, 30 anni: “Sono a Bollate da4 mesi e mi trovo molto bene. Conoscosommariamente le attività del femminilee del maschile non so molto. Leritengo adeguate alle potenzialità dellasezione, ma mi è sembrato che nonci sia molta voglia di frequentarle. Iopersonalmente ne frequento solo una enon m’interessa fare altro”.Serena, 38 anni: “Sono arrivata nel2011 e posso dire di aver scelto questastruttura per scontare il mio debito conla società. Prima di decidere mi sonoinformata a lungo anche con ricerchein internet; Bollate viene definito come


un’isola felice nell’oceano del dolorecarcerario italiano. Ora che vivo questarealtà mi accorgo delle difficoltà chespesso si incontrano nel frequentare glispazi sociali dell’istituto. Del maschilenon si sa nulla e al femminile le pocheattività non danno una grande sceltadi varietà. Posso dire che le personenon hanno voglia di mettersi in gioco equelle che hanno il coraggio di farlo devonoscontrarsi con un livellamento dipregiudizi e invidie: situazioni esistentianche nel mondo esterno, ma qui amplificatedalla condizione detentiva”.Maria, 23 anni: “Sono a Bollate da 3anni, mi trovo discretamente. Per quantoriguarda le attività, c’è poca informazionee sono tutte attività di volontariato.Devi iscriverti per partecipare, peròper iscriverti passa molto tempo e poidecidono sempre per i soliti nominativi,adducendo varie scuse per il rifiutodella tua persona in quella o questa attività.Ci sono anche momenti nei qualialcune persone vogliono uscire dalle attivitàintraprese, ma non rimpiazzano inominativi. Prima c’erano molti più volontariesterni che si prendevano la responsabilitàdelle attività, ora, invece,anche i volontari sono scarsi e comunquenon si viene stimolati a scendere emettersi in gioco”.Sandra, 52 anni: “Sono a Bollate da4 anni, devo dire con tutta onestà chesento la mancanza della dottoressa Castellanoche era sempre presente e erail trait d’union tra i volontari e le varieattività che si svolgevano. Si pensi cheora noi del femminile, non abbiamopiù nemmeno la biblioteca. Quest’ultimaera piccola, ma curata, beh, ora èsparita. Così che se una vuole leggereun libro non sa dove andare. Le attivitàsono ristrette a poche e non c’è comunicazionecon l’esterno; io lo trovodeprimente e non mi va di parteciparepiù a nulla”.Da n i e l a Gi a c o n i e Ma r i n a Pu g n a s c h iCHI FA COSA - Censimento delle attività reparto per repartoAbbiamo chiesto reparto per reparto e presso l’area trattamentalequali attività vengono svolte dai detenuti,per quante ore settimanali e con quanti partecipanti. Nellatabella tutti i gruppi che abbiamo censito sono gestiti davolontari o basati su specifici progetti. La media statistica cidice che i 1000 di Bollate sono impegnati circa due ore emezzo a settimana nelle varie attività di gruppo e nei laboratori,ma si tratta di un dato molto approssimativo perchéla partecipazione ai vari gruppi in molti casi è decisamenteinferiore al numero degli iscritti. Inoltre quelli che svolgonoattività tendono ad accumularle, quindi ci possono esserepersone quotidianamente attive in più gruppi e altre chenon fanno nulla perché per le statistiche, come diceva Trilussa,se tu mangi un pollo e io ti sto a guardare ne abbiamomangiato mezzo a testa. Questo censimento ci serve soprattuttoa valutare l’offerta e la sua diversificazione, diciamoquindi che a Bollate, ogni settimana e in ogni reparto, cisono almeno cinque attività di gruppo disponibili, seguirle omeno è una scelta personale. Non si può invece scegliereil lavoro, che in carcere come fuori scarseggia. Quasi tuttii detenuti lo vorrebbero, ma gli occupati sono meno dellametà, nella maggior parte dei casi con lavori part-time osoggetti a turnazioni. Infine sono 250 gli studenti, dai corsi dialfabetizzazione all’università.Attività partecipanti descrizione ore x presenzesport 350 palestra,tennis, pallavolo, yoga 900musica 40 sale musica, ascolto musicale 100gruppi lettura 40 letteratura italiana, inglese, francese 70manualità 110 lab. artigianali, pittura, corso cosmetici, sartoria, orto 300religione 70 catechesi, coro liturgico,cultura biblica, geova 60crescere dentro 15 30gr. meditazione 40 30secchio bucato 30 60prove di cambiamento 20 40gr. trasgressione 40 40dipendenze 36 gruppo Sert, alcolisti anonimi 110affettività 58 gruppo affettività, genitorialità,bambini senzaa sbarre 102gr. giornale 31 31scrittura/informazione 36 carteBollate, radio, salute ingrata, laboratorio poesia 360teatro 21 140proiezione film 12 24gruppo migranti 40 40sportello giuridico 7 100sportello salute 5 50sportello sociale 7 50comm riunite 55 165comm cultura 31 60gruppo libero 34 90totale 1128 2952carteBollate17


DOSSIERforum - Tavola rotonda in redazione sul senso di un percorso rieducativoEducati, ammaestratio addomesticati?Che senso ha, oggi, la rieducazione anche in un carcere come Bollate? Le redattrici e i redattori dicarteBollate hanno discusso di questo argomento con Susanna Magistretti, presidente della cooperativaCascina Bollate e con un gruppo di educatori. Non sono certo mancati gli interventi. E le domande…Anna Viola, agente di rete, si occupa di stranieri detenutie coordina il Gruppo MigrantiGià “trattamento” è una parola orribile, una roba fisica, legataagli oggetti. Il mio ruolo è far sperimentare ai detenutirelazioni diverse da quelle precedenti, meno manipolatoriee più pulite, soprattutto con l’aiuto degli educatori. È un po’difficile in carcere, perché i comportamenti sono sempreminati dal rapporto di valutazione. Diciamo che sarebbegià un buon risultato se riuscissimo a offrire loro, una voltaliberi, la possibilità di una vita differente, ma senza obbligarli,mostrandogli solo delle scelte, scelte che comportanoregole e sacrifici.Alvaro Virgili, redattoreMa se uno non ha un mestiere quando esce cosa fa? Il lavoroè un gettone da spendere all’esterno. Se ci fosse una preparazioneprofessionale per quando si esce…AnnaL’obiettivo finale è dare una possibilità di scelta, e questarichiede un gran lavoro su di sé e il proprio modo di relazionarsicon gli altri, imparare a stare nelle regole del lavoro,con qualunque tipo di datore di lavoro, al di là delle competenzespecifiche.AlvaroSì, ma se uno non sa far niente o se manca il lavoro… Unodopo dieci anni perde il contatto con la realtà esterna, poiesce di qui pieno di teoria, servirebbe di più imparare qualcosadi pratico che poi fuori viene richiesto. Servirebbe unascuola di arti e mestieri.Alberto Portalupi, agente di rete, si occupa dell’areadimittendiSe la premessa è imparare a fare delle scelte, il presuppostopuò essere proprio la causa per cui si è dentro, cioè unascelta sbagliata, rispetto alla quale non sempre ci si vuolemettere in discussione.AlvaroNon tutti sono disposti a rimettersi in discussione, lo abbiamovisto intervistando i nostri compagni che non partecipanoa nessuna attività. Ma gli educatori cosa fanno perstanare i fancazzisti?Susanna Ripamonti, direttrice carteBollateBella domanda, facendo l’inchiesta che pubblichiamo suquesto numero del giornale abbiamo visto che l’atteggiamentodel detenuto astensionista è un po’ questo: se possolavorare bene, altrimenti non m’interessa. Oppure c’è l’atteggiamentosimulatorio di chi si mostra interessato alleattività solo per avere una buona sintesi, con i benefici chene conseguono, indipendentemente dal mettersi in discussione.Anche questa è rieducazione?Francesco, redattoreRieducare è portare su una strada normale, ma se uno lasua scelta l’ha già fatta bisogna stimolarlo per farlo usciredal guscio, facendogli fare cose che interessano a lui e non achi gliele propone…Enrico, redattorePiù di una volta i compagni mi hanno detto: vorrei fare uncerto tipo di lavoro ma non ho gli strumenti. Dei corsi professionalieffettivamente darebbero la professionalità chemanca.AnnaÈ limitativo pensare solo in termini di lavoro: tanti detenutiun lavoro lo avevano già. Il problema è cambiare mentalità,non solo imparare un mestiere spendibile.EnricoLa strada principale dovrebbe essere quella di avviare unpercorso interiore che ti aiuti a riflettere e a cambiare. Iodopo tante litigate ho ottenuto di essere seguito da uno psicologoe questo mi è servito, ma per gli altri sarà sempre piùdifficile. Oggi le psicologhe sono ultraimpegnate nel settimoreparto (sex offender, ndr), con detenuti che hanno unanno di osservazione obbligatoria, un vero percorso formativoper tutti è impossibile e il lavoro diventa un po’ la curaper tutti i mali.Susanna Magistretti, responsabile di Cascina BollateSembra che il lavoro sia il motore del reinserimento in sensolato ma non è affatto così. Il lavoro è un diritto, però è ancheun modo per rimettersi in gioco e sperimentare la propriacapacità di relazionarsi con gli altri, di rispettare tempi,produttività, disciplina, cosa che il carcere rende possibile,comunque anche il poco lavoro che c’è qui dentro aiuta,in assenza di psicologi. Sicuramente lavorare alle serre puòaiutare a reggere le frustrazioni sperimentando nuove relazioni,e regole, come fuori, con la differenza che dentro lerelazioni sono molto più difficili. Qual è l’educazione a Bollate?Il problema è usare questo periodo nella maniera piùproduttiva possibile per la persona. Il canale del lavoro è ilpiù facile e il più sponsorizzato, ma non va confuso con ilfornire gli strumenti per mettere in gioco quelle cose chehanno provocato l’incarceramento.Antonella, redattriceQuesta è la mia prima volta in carcere, sono arrivata inespertae mi accorgo che questa esperienza mi sta incattivendo,l’istituzione mi sta facendo male, non mi sta rieducando,mi sta rendendo peggiore. Fuori avevo un lavoro e ora nonl’ho più. Cosa troverò una volta uscita?Elena, redattriceQuando mi hanno arrestata mi sono portata dentro i mieivalori, la mia educazione e quelli sono qui, dentro di me.Sto pagando nel modo più dignitoso possibile per il reatoche ho commesso, con la carcerazione ho perso tutto, lavoro,relazioni… Quando uscirò mi rimboccherò le maniche ericomincerò da capo.Daniela, redattrice18 carteBollate


DOSSIERre la recidività dei delinquenti se non sicreano i presupposti per ridurre drasticamentequesto rischio. E l’unica via èquella di fornire occasioni di maggior lavoroa tutti i detenuti, possibilità di ricorrereai benefici dell’art. 21 O.P., maggioredisponibilità dei giudici a concederemisure alternative come l’affidamento aiservizi sociali. Ma in un periodo di scarsolavoro come questo dove non si intravedeuna soluzione a breve della crisieconomica, come è possibile pretenderemaggior lavoro per i detenuti?Ci siamo quasi stancati di dirlo alle orecchiesorde dei politici: amnistia e indultoper riportare a un livello normale lapopolazione carceraria, ricorrere allemisure alternative in maniera più incisivadel decreto Severino, cancellareleggi come la ex Cirielli e la Bossi-Fini,modernizzare il sistema informativo deitribunali, semplificare le procedure deiprocessi e renderli tempestivi, inseriredegli automatismi che non pesino sullespalle dei giudici ai quali oggi viene datatroppa discrezionalità nell’applicare lenorme penali. Insomma, sburocratizzareil sistema giudiziario.Lo sappiamo che non è semplice, mabisogna incominciare a fare qualcosa.L’aspetto più difficile è cambiare lamentalità delle persone: giudici e magistrati,politici e opinione pubblica. Ilresto verrà da sé. Oggi il mondo carcerariocomunica poco e male con ilmondo civile, ma sono due mondi chenon devono restare separati perché chiè in carcere non arriva dalla luna, madal mondo dei liberi e non deve essereconsiderato un rifiuto. Anche i rifiuti siriciclano e tornano a essere utili per lavita di tutti. Bisogna dare un senso allarieducazione del detenuto che porti alvero reinserimento nella società perchévenga recuperata almeno una parte diciò che la società ha perso.Altrimenti, rieducare è solo illusione epura demagogia, un costo inutile per icittadini.Maurizio Bi a n c h iTestimonianza – Un problema da non chiudere in cellaRieducato, ma non abbastanza22 carteBollateLa legge italiana mi ha condannatoa 30 anni di reclusione, ritenendomicolpevole di un reato dame commesso, nulla da eccepiresul verdetto, anche se secondo meè stata molto elevata la condanna. Inquesti anni di carcere ho verificato chela legge non è uguale per tutti, moltissimealtre persone hanno commesso ilmio stesso reato e hanno preso la metàdella condanna che sto pagando. Questomi fa pensare che la scritta che sitrova in ogni aula di tribunale, “La leggeè uguale per tutti” andrebbe tolta, sostituendolacon “la legge è a libero convincimentodel giudice”o “chi ha i soldiprende meno”. Allora potrei accettarequesta condanna più serenamente essendocolpevole.Estinto il mio debito tornerò in libertàe l’ordinamento penitenziario dice cheun detenuto deve essere rieducato, perpotersi reinserire nella società civile.In questi anni ho potuto capire tantecose, ho continuamente sentito parlaredi “rieducazione del detenuto” e michiedo in cosa consista. Sono educatoperché alzandomi la mattina dò il buongiorno a chiunque incontri, perché partecipoalle attività che si svolgono all’internodell’istituto. Per chi ha fortuna larieducazione passa attraverso un lavoroe magari l’apprendimento di un mestierespendibile all’esterno.Rieducazione significa avere il supportodi un educatore, uno psicologo e unassistente sociale, appena entri in istituto,la prassi è che racconti tutta la tuavita a questi esperti, cosi loro possonovalutare il tuo percorso di reinserimento,se hai la fortuna di rimanere nellostesso istituto puoi raccontare la tuavita una volta sola, se invece vieni sballottatoin giro per altre carceri dovrairaccontare il tuo vissuto tante altre voltead altri, così che loro possono aprirtiuna sintesi per valutare il tuo percorsoe non è facile ogni volta aprirti e creareun rapporto d’intesa con la persona cheti trovi davanti, specialmente se nellatua carcerazione ne hai cambiati unadecina e ogni volta devi ricominciare iltutto.Ora che ho scontato più di 2 terzi dellamia pena, tra liberazione anticipata eindulto, sono arrivato a venti anni e seimesi di pena scontata, perdendo soloun semestre di liberazione anticipataper un rapporto disciplinare che mi ècostato moltissimo: tutta la mia rieducazioneè stata buttata nella spazzaturae ora mi tocca ricominciare di nuovo,avendo la sintesi chiusa solo con unpossibile articolo 21, che vuol dire possibilitàdi accedere al lavoro esterno.Peccato che il lavoro non ci sia, né dentroné fuori e dunque questa possibilitàresta solo sulla carta. Non posso averepermessi premio, cosa che mi darebbela possibilità di trovarmi da solo unlavoro, vista la crisi economica che siè abbattuta come una mannaia anchequi dentro, ma purtroppo non sono abbastanzarieducato per accedere a talebeneficio.Ho passato in galera più di vent’anni, nedovrò fare altri 9 e ho fatto abbastanzastrada per capire che il carcere non puòessere solo attesa del fine pena. In questianni ho studiato e ho preso un diploma,ho lavorato fino a quando mi hanno datoun lavoro, partecipo alle attività di gruppocon impegno, ma adesso non ho piùprospettive. Qualcuno può dirmi in cosadovrà consistere la mia rieducazione neinove anni che mi stanno davanti?Mi c h e l e De Bi a s e


INCHIESTA – Agenti e detenute parlano dell’omofobiaÈ la peggioredelle vergogneLa parola fobia deriva dal greco anticoe vuol dire paura, tanto percapirci c’è la claustrofobia che èla paura degli spazi chiusi; l’agorafobia,cioè l’esatto contrario quindila paura degli spazi aperti, ma c’è anchel’omofobia, che con la paura non haniente a che fare, poiché chi soffre delleprime due accusa crisi di panico, ansia,una vera e propria sensazione di terrore,quasi di morte imminente, l’omofobonon ha nessuno di questi sintomi: è soloun ignorante, con l’incapacità di capiree accettare ciò che non si conosce,e che può sembrare strano o diverso.La nostra società, per la maggior parteeterosessuale, sta pian piano imparandoa capire, se non proprio ad accettare,gli omosessuali. È anche vero chenon ci si può imporre, in un certo sensoè bene passare dalla porta di servizio,senza per questo sminuirsi: non è correttovoler sradicare delle convinzioniancestrali con la forza, e la speranza èche arrivi presto il giorno in cui tutti gliomosessuali potranno dire di far parteintegrante della società.Qualche giorno fa si è sentita in tv unanotizia sconcertante, considerando checerti episodi non si verificavano da tempo:due giovani gay, all’uscita di un localea Firenze, mano nella mano si sonoscambiati un bacio. Nel giro di pochiminuti si sono visti accerchiati da unabanda di poco più che ventenni, cheli hanno insultati e riempiti di botte,risultato: mandibole fratturate, settinasali rotti, costole fratturate. Pochigiorni dopo un episodio analogo si è verificatoa Roma, stessa modalità, primagli insulti e poi le botte e pure tante!Vergogna. E non è di tanto tempo fal’episodio sconcertante di quel poveroragazzino sedicenne, che per quel suoessere un po’ troppo effeminato, venivaschernito dai compagni di scuola. Dopotanto soffrire, la decisione finale: si èimpiccato davanti al fratellino di cinqueanni, che non è riuscito a far nullaper salvarlo.Si può solo provare vergogna per questiepisodi, soprattutto se ci confrontiamocon altri Paesi d’Europa che hanno approvatoil matrimonio tra coppie omosessualie pure molti Stati americani,grazie a Obama, hannofinalmente capitolato.L’arretratezza dell’Italiaper quanto riguarda laregolamentazione dei matrimonigay dipende dallapresenza del Vaticano? Mail Vaticano è uno Stato esteroche si trova in territorioitaliano e che sovrintende alla cristianitàdi tutto il mondo, quindi se si èadeguata la cattolicissima Spagna cosablocca l’Italia? Certo è difficile parlaredi matrimoni gay se non esiste ancoraneppure il reato di omofobia, che sussistesolo per le percosse e per i dannifisici e morali che provoca, ma non perl’umiliazione, l’insulto o la discriminazioneprodotti dall’omofobia.Noi croniste di carteBollate, pur avendoun raggio d’azione limitato, abbiamoprovato a interrogare compagne detenutee qualche agente disponibile sultema dell’omofobia. Ecco domande erisposte.Parla P, detenuta.Sai cosa vuol dire omofobia?“Credo di averne una vaga idea, non misembra una cosa bella, è peggio quasidel razzismo”.Secondo te in carcere si verificanoeventi simili?“Non mi risulta per fortuna, sarebbeuna vergogna troppo grande per unposto come il carcere dove le persone,tutte, hanno diritto al rispetto e allaprotezione”.V, detenuta.Se tu fossi omosessuale, e ti trovassivittima di atteggiamenti omofobicida parte di altre tue compagne oaddirittura di qualche agente, cosafaresti?“Mi arrabbierei a morte, spero tantoche fatti simili non accadano o sarebbeuna vergogna totale”.Questi sono i pareri di alcune detenute,diremmo piuttosto esaustivi, ma non cisiamo fermati a loro, abbiamo chiesto adue agenti.Agente X.È inutile che le chiediamo cosa vuoldire omofobia, ma cosa pensa di chicompie atti simili, magari in carcere,sia esso un detenuto o magari anche qualche suo collega?“Il nostro regolamento ci impone uncontrollo e un contenimento dell’affettività,qualora questa si manifesti pubblicamente,con atti di libidine scandalosie che offendono la sensibilità di chivi assiste, ma se una detenuta dà unbacio sulla guancia a un’amica, anchese l’episodio si ripete spesso, ma dettatosolo dall’amicizia che lega le duedetenute, allora non ci trovo niente dimale, specie se il tutto succede allaluce del sole, un po’ come dire che nonsi ha niente da nascondere, una buonaamicizia, se vera, in carcere non puòche giovare.”Agente Y.In che misura si può dire che un attoomofobico sia tale o meno, ovveroqual è il limite tra il lecito e l’illecitoe quando l’agente deve far valere lasua autorità?“L’omofobia è la peggiore delle vergogne,ovunque essa si manifesti. Gliomosessuali ci sono sempre stati findall’inizio dei tempi, non sono spuntaticome funghi ora nel terzo millennio, eora ci si accorge che danno fastidio allasensibilità malata di qualcuno. È intollerabile,davvero vergognoso: chiunquesia omofobo, uomo libero, detenuto,agente, chiunque, ritengo abbia seriproblemi mentali”.Per finire alcuni dati importanti: solonel 2010 in Italia sono stati quasi ridottiin fin di vita 38 omosessuali e ne sonostati uccisi 12.In America nel 2011 si sono verificatisvariati casi di omofobia, ripresi anchedalle telecamere sparse in ogni via diNew York. È arrivata l’ora di parlarneseriamente perché non accadano piùcose terribili e incivili in una societàche si definisce moderna perché davverol’omofobia è la peggiore delle vergogne.El e n a Ca s u l acarteBollate23


SANITà – Le testimonianze di alcune donne del reparto femminileNoi detenute, costrette adelegare la cura del nostro corpoParliamo ancora di sanità. Il dossierdel numero precedente eradedicato proprio a questo problemae allora perché dobbiamocontinuare a parlarne? Abbiamoraccolto commenti e ci siamo resi contoche il discorso non è esaurito e chetante nostre compagne hanno vogliadi dire la loro in proposito.Questa volta ci siamo avvalsi di unapiccola inchiesta per avere un quadrodella situazione il più corrispondentepossibile alla realtà. A Bollate, in particolareal femminile, le lamentele sisprecano ed è per questo che abbiamointervistato alcune detenute.G, 42 anni“Io sono cardiopatica, prendo la terapiaappositamente per questo, è chiaroche ho bisogno di un occhio attento inpiù rispetto a chi è sano, o comunquenon ha il mio problema, inoltre sonoNon pensavochein un carcerenon esistesseuna corsiapreferenziale,dovrebbeesserciper legge.24 carteBollatediabetica, ho dovuto aspettare duemesi prima che verificassero quale eratutta la mia terapia, mi è stata somministratauna terapia errata, nel sensoche avrei dovuto prendere una compressadi dosaggio superiore a quellache mi hanno dato, il risultato è statodeleterio ho avuto la glicemia altaper quattro giorni, considerando tutti iproblemi che questo comporta”.B. 52 anni“Mi è successa una cosa davvero assurda,ero a fare il mio colloquio settimanale,alla fine del quale un’agente mi hachiamata per andare a fare una visitadella quale, sinceramente non sapevonulla, mi sono preparata, ho dovuto attenderequasi un’ora, per poi sentirmidire che la visita era stata rinviata. Misono preoccupata di chiedere al medicodi reparto di che visita si trattasse,mi è stato detto che l’ospedale, all’ultimomomento, ha rinviato la visita, eancora non so di che visita si tratti”.F. 35 anni“Sono sconcertata, non pensavo chein un carcere non esistesse una corsiapreferenziale, dovrebbe esserci perlegge.Mi sono rotta il braccio in più punti,mi è stato posizionato un apparecchiogessato, con quattro rampini in titanioper limitare i danni della frattura inpiù parti scomposta; dopo il posizionamentodi tale marchingegno, mi è statodetto di tornare dopo un mese peril controllo, ne sono passati due, pochipenserete voi, ma lo so io il dolore e ilfastidio che ho provato. Avrei dovutotoglierlo dopo circa tre mesi e 15 giorni,ne sono passati quattro e mezzo, masolo dopo che sono andata dall’ispettorea porgergli le mie lamentele, soloallora la situazione si è sbloccata e,finalmente, risolta. Ora mi domando:dove andremo a finire, considerando ilfatto che sto ancora aspettando il controlloper stabilire le date e le modalitàdella fisioterapia, adesso dimmi tu se ègiusto o no che ci incavoliamo un pochino?Così non si può andare avanti,anche perché, nonostante sia passatoun bel po’ di tempo, mi sento ancoramolto impedita nei movimenti”.Èchiaro che certi problemi non si verificanosolo a Bollate, ma tutta la sanitàitaliana è terribilmente in crisi e nonè un problema di pochi mesi o pochianni, questi disagi sono ormai cronicie non dipendono da un governo, più omeno tecnico. Ma sarebbe davvero unbel regalo di Natale se sotto l’alberoci fossero un paio di infermieri in più,qualche medico solerte che dia unamano al personale scarsissimo chetutto deve risolvere, manco tra loro cifosse Padre Pio.Inoltre un bel controllo accurato ai detenuti,non solo in quanto pazienti, maprima ancora come persone che hannouna specificità rispetto agli altri cittadini:non sono liberi di scegliersi medici,cure, terapie ma devono delegareall’istituzione carceraria la cura delproprio corpo. In altri termini, sonopiù indifesi.An t o n e l l a Co r r i a s


Radio – Caterpillar a BollateQuasi in diretta su Radio 2SpettacoliUn’ottantina di spettatori sullegradinate, operatori indaffaratiattorno a cavi, microfoni e altoparlanti,i componenti dellanostra Basement Sounds Band che sidannavano a emettere suoni assordanticon i loro strumenti per trovare i giustivolumi. Operatori della RAI e i conduttoridella trasmissione che giravano trafrastornati educatori e agenti di polizia.Questa era la visione entrando nel nostroteatro lo scorso venerdì 23 novembre.Radio 2 RAI è entrata nel carceredi Bollate per registrare una puntata diCaterpillar, trasmissione che da più diquindici anni intrattiene un pubblico dilavoratori che rientra a casa in auto dopouna giornata di lavoro e fedelissimi fansin tutta Italia.I tre conduttori Massimo Cirri, Sara Zambottie Paolo Maggioni hanno condottocon professionalità la puntata, con piglioincalzante e apparentemente improvvisato.Ma la linea della trasmissione era inprecedenza già tracciata, con intervisteal direttore Massimo Parisi, l’educatriceCatia Bianchi, i volontari Renato Mele eGrazia Sacchi, l’imprenditrice SusannaMagistretti e l’agente della polizia penitenziariaFrancesco Mondello.Ascoltati anche tanti detenuti presentifra il pubblico che hanno raccontato laloro giornata-tipo.Anche noi di carteBollate abbiamo avutoil nostro momento di gloria leggendo ungiornale radio in diretta. Argomento, leprimarie del PD che si sarebbero tenutela domenica successiva. Infatti, avevamoletto i programmi elettorali dei cinquecandidati e verificato chi di loro avevaincluso le problematiche delle carceri.Fra tutti solo Nichi Vendola eccellevapuntando il dito sulle condizioni disumanedei penitenziari, auspicando unamaggiore apertura verso le misure alternativeda parte di giudici e magistrati.Sappiamo poi com’è andata, ma speriamoche Vendola, attaccandosi al carrodel vincitore, potrà in qualche modocontribuire ad aiutare a cambiare la condizionecarceraria.Noi che ci siamo trovati dentro questaesperienza anche come protagonisti,abbiamo avuto tuttavia la sensazioneche sia passato il solito messaggio che èormai lo stereotipo dell’immagine nazionaledi Bollate. Il “villaggio vacanze” deidetenuti: niente affollamento delle celle,lavoro quasi per tutti, scuola, meditazione,musica. Ma qui non si torna a casadopo una settimana o due. La sera siamochiusi nelle celle e, per la stragrandemaggioranza di noi, questo si ripeteper anni. Nessuno degli intervistati haevidenziato la fatica di stare a Bollate.Negli istituti a regime chiuso si sta malefisicamente per lo spazio che manca, peril lavoro che non c’è, per le attività scarseo assenti. Situazione che a Bollate nonviviamo, almeno in parte. Ma in questopenitenziario avere una responsabilitàda portare addosso, che è quella di rispettareun impegno preso per il lavoro,per lo studio, per le attività di volontariato,comporta una fatica psicologica. Nelperiodo di osservazione da parte deglioperatori carcerari viene consideratonon solo se sei stato buono e educato onon ti sei picchiato con qualcuno, ma cheattività hai intrapreso e quali risultati haiottenuto, se hai rotto la fiducia data o sel’hai rispettata. Per persone per le qualila trasgressione era la quotidianità, trovarsia rispettare in ogni singola giornataorari, appuntamenti, impegnarsi per leopportunità offerte e che si è accettatodi fare, è una grande fatica, una fatica interiore,di testa. Per questo crediamo diaver perso l’occasione di farlo sapere alpubblico di Caterpillar.Ma torniamo alla nostra giornata radiofonica,che non è terminata per noi conla chiusura della registrazione della puntata,ma con un appuntamento convivialeofferto dai detenuti del 4° reparto. Latroupe RAI è stata infatti invitata, conalcuni educatori e volontari di carteBollate,a un pranzo preparato e impiattatocon maestria da Davide, cuoco applauditoda tutti per la bontà e originalità delmenu.Unica pecca, la mancanza di abbinamentoa una gagliarda bottiglia di vino,sostituita, ahi noi, da acqua naturale egassata. Giusto e sottile particolare perricordare agli invitati, estasiati dal cibo,che non erano al Gambero Rosso, ma inun carcere.Maurizio Bi a n c h i e Gi a n c a r l o Ga r d i n ifotografie di federica neeffcarteBollate25


SpettacoliFORMAZIONE – I corsi di e.s.t.i.a per la realizzazione di cortometraggiFaccio un video, dunque esistoDal 2007 e.s.t.i.a., cooperativa socialeonlus, partecipa a un progettodi formazione per adulti,sostenuto dal’agenzia europeaGrundtvig: “frontiere dentro/fuori” laboratoriodi creazione condivisa.Professionisti del video e cineasti accompagnanogruppi di detenuti, studenti enon-professionisti nella realizzazione dicortometraggi fatti unicamente con immaginid’archivio. Partners del progettoLieux Fictif (Francia), Westerdal Scoolof comunication (Norvegia), Trasformas(Spagna). Gli archivi sono messi a disposizionedall’Istituto Nazionale Audiovisividi Francia, Fondazione Cineteca Italiana eCIMIR cineteca catalana. (Fonte: GabrieleRaimondi).Il gruppo italiano, molto unito, è compostoda cinque compagni detenuti chehanno lavorato e studiato con impegno,seguiti e coadiuvati da personale specializzatoe studenti universitari.Un compagno detenuto corsista si è prestatoa rispondere ad alcune domande.Qual è il tuo ruolo in questo contesto?Sono un tecnico video montatore.Hai fatto un corso preparativo e a che livello?Ho fatto un corso di tre mesi a livello universitariopresso la struttura finanziatocon dote dalla Regione.A cosa sono serviti questi due giorni di incontricon esponenti stranieri?È stato un incontro tra varie nazioni, varieidee e creatività diverse con confrontiserrati nonostante le difficoltà della lingua.Che cosa avete fatto di concreto?Abbiamo visionato filmati e montato dellevideo-lettere in risposta ad altri Istitutistranieri che, a loro volta, ci hanno inviatole loro video-lettere.Che esperienza ne hai tratto?Questi scambi di idee mentalmente apertiti lasciano sempre piacevoli ricordi ele creazioni fatte rimarranno nel tempocome esperienza di vita.Pensi che si ripeteranno questi incontri di duegiorni?Non credo perché il 2013 vedrà la finedi questo progetto che culminerà con lamostra a Marsiglia.I video realizzati saranno in mostra a giugnodi quest’anno, che effetto ti fa essere protagonistadi questa avventura europea?Mi fa sentire cittadino del mondo e un po’meno ristretto... almeno mentalmente.Pensi che questi studi e questi incontri ti possanoservire per il futuro fuori da queste mura?Sicuramente, specialmente a livello tecnicoe creativo.Cosa puoi ancora dire ai tuoi compagni?Usate il vostro tempo libero in carcereper approfondire la vostra conoscenza eampliare i vostri orizzonti, questo è l’unicomodo per essere veramente liberi.È già iniziato un nuovo corso, compostosempre da cinque compagni detenuti ecinque persone esterne, fra istruttori euniversitari, e in più sarà ancora seguitodai corsisti anziani. Il corso si svolge nellaboratorio adiacente al teatro dell’Istitutodove sono state approntate quattropostazioni di computer.Pa o l o So r r e n t i n oMUSICA1 – Tra business e plagi niente di nuovo sulla scena rockLe note son finite,siamo arrivati al capolineaSiamo arrivati al capolinea, non c’è più niente di nuovo,nessun genere si è affacciato negli ultimi anni nel panoramamusicale, solo miscugli di sonorità anni 70/80con influenze rock pop/elettronico e disco.Ma perché le note son finite? Perché sono sette, il quinto rigopensate che è stato inventato nel X secolo, anzi precisamenteGuido d’Arezzo sviluppò il diagramma a quattro righe, peril canto gregoriano e da questo derivò infine il pentagramma.Se andiamo indietro nel tempo vi sono degli isolati esempiin scrittura cuneiforme di musica ittita del II millennio a.C.,ma la più antica musica europea nota è quella dei Greci e deiRomani, fiorita tra il 500 a.C. e il 300 d.C. Chi non si ricordadella lira di Nerone?Tornando ai nostri giorni le note sono state sfruttate all’inverosimile,le si può girare in qualsiasi modo ma ormai abbiamoraschiato il fondo. Provate ad ascoltare una canzone per radio,fate mente locale e sicuramente vedrete che una strofao il ritornello assomigliano a qualche canzone già sentita.Le prime avvisaglie le abbiamo avute una quindicina dianni fa quando Michael Jackson fu accusato di plagio da AlBano…ma ve lo vedete il grande Michael che copia un canzonedel Carrisi? Come se Elvis Presley ai tempi, avesse copiatole canzoni a Bobby Solo….. Mi viene da dire: “Ragazzi,26 carteBollate


non stiamo mica qui a smacchiare i giaguari!”.L’unica possibilità per fare qualcosa di nuovo è sperare inun nuovo genere musicale, negli anni 70/80 gruppi straniericome i Genesis, Pink Floyd, Deep Purple, Dik Dik, o in Italiai Camaleonti, hanno buttato le basi per nuove sonorità e influenzemusicali, facendo la storia del rock con centinaia diband e solisti che vanno da Jimmy Hendriks ai Van Hallen,da Janis Joplin ai Muse, ACDC eccetera. Le loro influenzein tutti i generi, fino ai Nirvana, le abbiamo sentite per circa30 anni.Poi si è passati a band che hanno ridato nuovo lustro al rockche stava diventando inflazionato, diventando vere e propriemacchine da soldi e hanno portato la musica nel tempio del“business a 7 note”.Un esempio su tutti i Kiss, prima band a fare concerti conbotti, laser ed effetti scenici, prima band a fare un film,“Phantom in the park” e anche i primi a fare un concerto in3D. Pazzesco! 120mila persone che hanno assistito nel 2000al tour mondiale con biglietto e occhialini in dotazione pervedere un concerto come al cinema. La spettacolarizzazionedegli show la fa da padrone anche negli anni 80: gruppi comei Rockets, pitturati d’oro e con chitarre a forma di svasticafacevano parlare di loro in tutto il mondo, i Sex Pistols chesfasciavano il palco alla fine dello show. Veri e propri maghidella comunicazione audiovisiva fanno parte dello staff dellepiù grandi band e major discografiche, la musica è ormai unamacchina per fabbricare soldi a palate.In Italia abbiamo perso il treno anche in questo, preferiamoorganizzare live per band d’oltre oceano.Però un piccolo rimpianto ce l’ho… rimpiango il “tempo dellemele”, quando ci sudavano le mani e il cuore ci battevaa mille durante quei lenti che tutti aspettavamo quando siandava in discoteca per invitare le ragazze della compagnia,la vecchia buona disco music, i Righeira, vamos a la playa…iprimi cocktail, il Cointreau col ghiaccio e ti girava la testa…ragazzi che tempi! Adesso se non cali un “pasta “ non capiscila musica… cribbio li capisco ‘sti ragazzi! Come si fa a ballaremusica a 220 battute al minuto da sani? È come dire diballare “Romagna mia” al triplo della velocità, ci vorrebberodue bottiglioni di lambrusco…Ma r c o Ca b o n i(Officine Musicali Freedom Sounds)MUSICA 2 – Evasioni sonorePiccole band crescono,anche in carcereEssendo Bollate un carcere a custodiaattenuata, nonché trattamentaleavanzato, i detenutihanno la possibilità di integrarsisia dal punto di vista lavorativo che daquello ricreativo. Questo permette untrattamento riabilitativo e rieducativocosì com’era stato concepito da chi hafortemente voluto un carcere unico nelsuo genere.Tra le molteplici attività che vengonoproposte a uso e consumo della comunitàcarceraria dall’amministrazione,l’aspetto musicale occupa un posto predominante.In diversi reparti maschili ci sono gruppimusicali, ai quali sono destinate appositesale prove insonorizzate. Ci è sembratoben assemblato il complesso delquarto reparto, composto da batteristi,chitarristi, bassisti, tastieristi, compositorie arrangiatori.Tutti i membri del gruppo, che si chiamaBasament Sound, cantano, e tra i complessimusicali presenti in altri reparti èl’unico che si avvale anche di una vocefemminile, la mia.Durante lo svolgimento di eventi importanticome incontri culturali, spettacoliteatrali o altro genere di intrattenimentoall’interno del teatro, i gruppi musicalisi esibiscono.I Basament Sound hanno già elaboratoun cd e stanno preparando un videomusicale che sarà diffuso via Internet.Il coinvolgimento del femminile con ilmaschile è molto importante, perchéchi fa parte di questi gruppi musicali hala possibilità di sentirsi utile, capisce diessersi guadagnato la fiducia da parte ditutta l’istituzione, si respira aria di libertàe si è molto più indipendenti.Inoltre, musica e canto oltre a esserevere e proprie passioni funzionano anchecome valvole di sfogo.Questo è sicuramente un modo razionaledi far capire a chi sta fuori che nellecarceri oltre a pena ed espiazione c’èvoglia di rimettersi in gioco svolgendoattività costruttive.L’immaginario collettivo ignora le molteplicisfaccettature che un luogo di reclusionepuò offrire, e questo è uno deitanti passi verso la riabilitazione.I tipi di relazioni che si sviluppano inquesto contesto - quando si parla di interagiretra maschile e femminile - possonodivenire motivo di scambio culturalee lavorativo. A maggior ragione secome attività ci viene concessa la musica,strumento di sfogo, passione chesi può coltivare anche dentro quattromura e incentivo giusto per far vedereche abbiamo capacità che vanno benoltre l’etichetta che ci è stata affibbiata.I valori che vivono in noi li esprimiamocantando una canzone, suonandola dalvivo, trasmettendo ogni pensiero, idee,emozioni e sensazioni irripetibili.Questo, per noi, diventa un’evasionementale e psicologica da coltivare e approfondire,non solo come attività terapeutica,ma come evasione. La musicaè libertà, per noi reclusi diventa liberatoria.Ci sono molti talenti all’interno di Bollate,talenti che potrebbero avere unfuturo se solo avessimo l’opportunità diessere ascoltati da persone competentiin questo campo. Ci sarebbero milleidee, tante proposte e progetti, se soloci fosse la disponibilità di alcuni personaggidel mondo della musica, vedrebberoe capirebbero che, anche in questicontesti, nulla è perduto.Giulia Fi or icarteBollate27


Dove ti portereiromania – Montagne, leggende, animali selvaticiDove ancora si senteil Conte DraculaQuesta volta cari lettori viaggiamoper un attimo in Romania,e vediamo i suoi beipaesaggi, andiamo a vederele città delle montagne come Maramures,Brasov, Fagaras e la famosa Transilvania.Tutti la conoscono come lazona dove viveva il famoso Vlad Tepes,ovvero il conte Dracula e tantissimi turistivanno a vederla, ma specifichiamoanche, che al così definito Castello diDracula non ci si può avvicinare per 1,5km, per le leggende che si raccontanoma non solo: le persone che abitanonelle vicinanze anche adesso sentonostrani rumori tenebrosi, e questo fa ancorapaura. Nei libri di storia si dice cheun imperatore romano circa 150 anni fagovernava la Transilvania in modo moltosevero, mentre Vlad Tepes, dopo averavuto una lunga guerra con la Russia finalmenteera riuscito a coalizzare la Romaniaintera tranne la Moldavia, ancorasotto il controllo della Russia. Essendosevero ma allo stesso tempo giusto, si rifugiòsopra a una montagna insieme allepersone d’onore, costruendosi un castellosenza che il nemico lo scoprisse.Come è arrivato il nome di Dracula, chesignifica diavolo, all’Imperatore VladTepes? È semplice: ogni volta che prendevaun nemico o un ladro, lo inforcavasu un grosso legno e lo lasciava li a morire.Intorno al suo castello aveva cosicreato un cimitero dei morti viventi “lichiamiamo morti viventi perché questoImperatore era proprio lui a guardare lasofferenza dei suoi nemici che pregavanodi non essere uccisi”. Un bel giornol’Imperatore venne sconfitto e buttatofuori dalla finestra del suo castello, masopravvisse a questo incidente e si misein salvo senza essere visto da nessuno.Chi all’epoca lo vide diede notizia chenon era più umano e che aveva presole sembianze di un diavolo. Il castello fuabbandonato e lui rimase a governareda solo cercando vendetta.Dopo la Transilvania spostiamoci aMaramures a vedere i monti CarpatiOrientali che come si sa “provengono”dalla Germania e sono divisi in due. AMaramures troviamo musei di ogni categoria,ristoranti di cucina di animaliselvatici come orsi, mufloni, maiali, tradizioneche la distingue dalle altre cittàe laghi bellissimi dalle acque miracolose,come Lacul Rosu e Lacul Firiza sullemontagne più alte. Sul monte Gutin c’èsepolto un altro grande storico Imperatoredella Romania che ha combattutocontro la Russia per conquistare la Moldavia,dopo la morte di Dracula, MihaiViteazu. Si racconta di una vecchia cheha attraversato le montagne fino ad arrivarein cima con 9 montoni, chiamaticamicie, ogni volta che si fermava buttavaun montone per ritrovare la stradadel ritorno ma una volta arrivata in cimaè morta per il freddo. Ora dove questasignora è morta si è creato un lago conuna cascata, e vicino c’è un monasterocon il suo nome: Baba Dochia.Gli animali selvatici sono addomesticatinelle case e l’accoglienza che le personefanno trasmette una buona impressione.Maramures non è conosciuta soloper le belle favole ma per le bellissimericchezze naturali che ha.Scendendo un po’ più giù troviamo Fagaras,le montagne più robuste della Romania.Fagaras non è conosciuta per lefavole o racconti, ma per grotte di pietracon scritte antiche dei nostri antenatiche non sono ancora state decifrate,”geroglifici”. Piatti specifici tradizionalie semplicità sono le cose più belle che28 carteBollate


puoi trovare a Fagaras, con la tranquillitàe l’aria più fresca che puoi desiderare.La città si trova in mezzo alle montagnecome Brasov, che definiamo la città delturismo, moderna e un esempio per lealtre. Le montagne che circondano Brasovsono i Carpati Meridionali, con piùdifficoltà di attraversamento. Brasov èconosciuta anche per il commercio eper gli hotel all’ultima moda, il buon gustoe l’intellettualità e negli ultimi tempisi è fatta apprezzare per ciò che i cittadinihanno costruito. A volte ci sonodei piccoli imprevisti come gli animaliselvatici che circolano tranquillamentesulle strade, ma se non sono disturbatinon disturbano nemmeno loro. Qui nonserve andare allo zoo e pagare bigliettod’entrata, perchè li puoi vedere dalla tuaauto, casa, o albergo. A Brasov si tengonoi concerti più importanti della Romania.Ma non si deve dimenticare cheBrasov è la città di Dracula, dove il conteprendeva le sue più modeste vittime.La Romania ha tanti bellissimi luoghi ele montagne più belle. Prendiamoci unapiccola vacanza e facciamoci trasportare.Insieme troveremo tante meravigliee misteri nascosti.Lo r e d a n a Ro g o j i n ar ula ricetta 1JamnieIngredienti per 5 persone:1kg fagiolipassato di pomodoropanna da cucinaun cucchiaio di sale200 g pancetta2 cipolle (grandi)1 spicchio d’aglioprezzemolo2 dadi, 2 caroteun pizzico di pepe neroPreparazione:si fanno bollire i fagioli in una pentola.In un tegame a parte si frigge la pancettacon le cipolle, il prezzemolo, le carotee l’aglio. Si aggiungono il passatodi pomodoro e la panna da cucina. Siunisce il tutto ai fagioli e si stende suuna teglia unta con olio. Si inforna percirca 20 min a 180°. Buon appetito!la ricetta 2HrenzaliIngredienti per 5 persone:2 kg patate3 uova1 dadoun pizzico di saleun pizzico di pepe nero1 spicchio d’agliofarina… a occhio(o 1 bicchiere)carne a piacerema non è necessario olioPreparazione:si grattugiano le patate, dopo di chesi aggiungono le uova, il dado, sale, ilpepe nero e l’aglio.Fatto questo si aggiungono la farina ela carne (se la usate).Si fanno con le mani dei piccoli krapfenche si friggono nell’ olio.Buon appetito!pagina accanto:a sinistra, il castello di peles a sinaia,a destra le montagne Bucegi a busteni,qui sopra la città di brasov,sotto maramures,a destra il lago snagovcarteBollate29


poesia ✍ poesia ✍ poesia ✍ poesia ✍ poesia ✍ poesia ✍ poesiaLA VITA E’ UN PONTELa vita non è affatto una stazione d’arrivoè un ponte tra l’inizio e la fine di un tragittoun ponte immenso, difficile da sommarei contenuti,nonostante la grandezza, finirà.È molto scarso di significatoo ci porta all’inferno o al paradiso,ogni azione compiutaè solamente l’inizio della nostra fine.Le nostre vite in questo ponte sono sceltefatte da noidecideranno la nostra fine e disegnerannoogni dettaglioma cosa scegliamo in questo pontedi spine e fiori?BLU30 carteBollateNajib El HaddaouiNon c’è niente che possa calmareil mare che ho dentro,quel blu che riempie l’animaintenso e così profondoda farmi respiraresolo nel tuo respiro.Gualtiero LeoniUN GIORNO D’ESTATESei nata da un’onda del mare.hai una lunga chioma un corpo da deache fa ammutoliree gli occhi blu e sguardi tempestosi.È questa tempesta che mi travolgepoiché quando esci dall’acquaentri nei miei pensieri.Vorrei parlarti, ma non ho vocefermare lo sguardo su di te,ma mi abbagli.Ritorno spesso in quei luoghianche se l’estate per me è inverno,tocco la sabbiache ha sentito il tuo corpo,cerco invano quel raggiodi soleche ha riscaldato il tuocuore.Poter rubare il tempo poter tornareindietro.Lo farei.Giuseppe BottoneL’INVISIBILEL’amore vede ciòche è invisibile.Pochissimi sono gli spiritia cui è dato scoprireche le cose e gli esseriesistono perchénon dominanoe non si lasciano dominareL’umiltà è soprattuttouna qualità dell’attenzione.Sabina NegutFERMATA PROVVISORIASono in bolla, nella felicità.Ora riparte il treno della libertà,quel treno che già presi tempo fa.Questa è soltanto una fermata,si usa per il controllo qualitàpoi si riparte, non ci si ferma più,perché il tempo è importante,va utilizzato al meglio.Tu, bambina dello spazio, continuala tua corsa.Qualche volta girati e guardase arrivo.UNA VITAVita passata in frettafatta di tessere come i mosaici,salita su per scalini stretti,vita rotonda, circolarecoperta di vuoto,permanenza breve,soggiorno senza accesso,oggi parole, fatti,emozioni scritte, ricordi,domani decesso.Vincenzo TucciOvunque vadaci sono processi, sbarre di ferro:portano un misteroscalini di vitanel buio chiaroriempiono il mondo intero.Mejri FaouziRUBONEI muri scrostati,intorno il color del mattone,fra sterpi e rovetila torre senza campane.È rimasta la vecchia fontanache sputa una ruggine amara,un rastrello spezzatoappoggiato al portonee un altare sconsacrato.Solo questo ora è Rubone.Vittorio MantovaniNO TAVOR NO PARTYSono le 23, io guardo la tele,sono convinta di essere sveglia,no, tutte, tutte allucinazioni.Due volte cado dal letto, e passaIntanto la terapia: io mi dico“Iris, sveglia, la terapia!”,e domando all’agente:‹‹ Perché dovrei sposare,perché mi devo rovinare la vita con iltavor,addirittura sposarmi con lui?››.Poi una svolta, il risveglio: no tavor noparty.Iris AlicicTI HO SOGNATA COMEUN ANGELOTi ho sognata come un angeloE sei scesa come un lampoIn una notte illuminataDa quella stella oramaiInnamorata.Michele CesaranoI testi sono tratti dall’antologia poeticaSono i miei occhi (Ed. La Vita Felice)Laboratorio di Poesiadella Casa di Reclusione di BollatePresentazione di Giuliano PisapiaA cura di Anna Maria Carpi eMaddalena Capalbi


LA SCALA – Bella l’Opera, ma non andiamoci a digiunoIn breveSe Wagner diventa una sofferenzaNoi che lavoriamo in carcerecome volontari, educatori, poliziotti,direttori ecc. a voltesenza volerlo e anzi, convintidi fare cosa buona e giusta, infliggiamoai detenuti che si fidano di noi e dellenostre buone intenzioni, pene aggiuntivedel tutto immeritate. Prendiamo adesempio il Lohengrin di Wagner, splendidaopera romantica del musicista tedesco,che racconta di accuse infondate,giudizi divini e giustizia terrestre, complottidi corte e miracolosi salvataggi.Tutte cose che in un carcere si possonocapire benissimo, basta spiegarle. Se invece130 detenuti, selezionati su 1150,arrivano in teatro convinti di aver vintouna serata speciale e si trovano di fronte,senza preavviso, una scena cupa, unamusica difficile, piena di recitativi in tedescoe tutt’altro che orecchiabile, beh,è comprensibile che abbiano un momentodi sconforto. Il malessere si è avvertitopochi minuti dopo che si è alzatoil sipario sul grande schermo allestitoin teatro. Il brusio in platea è diventatorapidamente un borbottio scomposto, inlingue differenti, ben riconoscibili l’araboe la lingua dei rom, ma anche i diversiidiomi delle regioni italiane. Per fortunadopo la prima mezzora di palpabilesofferenza un poliziotto ha eroicamentepreso in mano la situazione e a scenaaperta ha acceso la luce. Si è rivolto alpubblico con poche parole ma chiare:“Va avanti così per quattro ore, tutto intedesco. Chi vuole tornare in cella escaadesso o mai più”.Effetto indulto: il teatro si è svuotato eun centinaio di detenuti sono scesi daglispalti, correndo felici verso la libertà.In platea sono rimasti in 36 e solo 13sono sopravvissuti fino alla fine.Proposta: è splendida l’idea di consentireagli ospiti di questo istituto di assisterealla prima della Scala sul maxischermodel teatro. Lo scorso anno conDon Giovanni fu un grande successo,quest’anno è stato un trionfo tra il pubblicoscaligero, ma un fiasco senza mezzitermini tra i nostri detenuti, il prossimoanno potrebbe andare benissimo, datoche è prevista Traviata, un’opera cheva dritta al cuore. Sarebbe bello peròse con largo anticipo sul 7 dicembre siorganizzasse un incontro con qualchemusicista che venga in carcere a raccontarla,magari facendone ascoltarealcuni brani per preparare il pubblicoall’ascolto. Tenendo conto che a Bollatecome in tutte le carceri italiane cisono molti stranieri, non sarebbe maledistribuire un programma di sala con latrama dell’opera o addirittura il libretto.Noi di carteBollate ci impegniamoa stamparlo.Su s a n n a Ri pa m o n t iPUPAZZETTI… E i sorrisi aumentanoCari amici, che seguite le attivitàdella nostra AssociazioneGli amici di Zaccheo-LombardiaOnlus, desideriamo,con un breve messaggio, informarvi compiutamentee correttamente dell’iniziativa“Dona un Sorriso” attiva nella 2° C.R.Milano-Bollate per regalare un sorriso adetenuti e detenute meno fortunati.I pupazzetti di cartapesta colorati sonoprodotti da tre laboratori all’internodell’istituto, uno al femminile e due almaschile dove prestano, con grande impegno,la loro opera volontaria compagnie compagne detenuti per sostenerela progettualità solidaristica che è stataavviata ed è sostenuta dalla nostra associazione.I pupazzetti, graziosi nelle forme e nelleidee, riproducono fattezze di calciatori,maschere popolari e in questo periodopersonaggi della tradizione natalizia.I manufatti, curati nei particolari, vengonodonati a chi li richiede e le libereofferte integralmente versate sul fondoodontoiatrico creato dall’associazioneper sostenere le parcelle mediche chevengono esposte dall’odontoiatra privataa copertura di ogni singolo interventoprotesico ai compagni bisognosi.Tutti i costi per strumenti, materiali,confezionamento ed eventi promozionalidell’iniziativa sono a carico dei volontaridell’associazione.Siamo felici dicomunicarvi che a protesi si aggiungonoprotesi e che i sorrisi aumentano!Grazie di cuore per la vostra costantegenerosità.Viviana Br i n k m a n nPresidente Ass.ne Gli amici di ZaccheocarteBollate31


Buon 2013 dalla redazioneGennaioFebbraioMarzoAprilesab 5 12 19 26dom 6 13 20 27lun 7 14 21 28mar 1 8 15 22 29mer 2 9 16 23 30gio 3 10 17 24 31ven 4 11 18 25sab 2 9 16 23dom 3 10 17 24lun 4 11 18 25mar 5 12 19 26mer 6 13 20 27gio 7 14 21 28ven 1 8 15 22sab 2 9 16 23 30dom 3 10 17 24 31lun 4 11 18 25mar 5 12 19 26mer 6 13 20 27gio 7 14 21 28ven 1 8 15 22 29sab 6 13 20 27dom 7 14 21 28lun 1 8 15 22 29mar 2 9 16 23 30mer 3 10 17 24gio 4 11 18 25ven 5 12 19 26Maggio Giugno LuglioAgostosab 4 11 18 25dom 5 12 19 26lun 6 13 20 27mar 7 14 21 28mer 1 8 15 22 29gio 2 9 16 23 30ven 3 10 17 24 31sab 1 8 15 22 29dom 2 9 16 23 30lun 3 10 17 24mar 4 11 18 25mer 5 12 19 26gio 6 13 20 27ven 7 14 21 28sab 6 13 20 27dom 7 14 21 28lun 1 8 15 22 29mar 2 9 16 23 30mer 3 10 17 24 31gio 4 11 18 25ven 5 12 19 26sab 3 10 17 24 31dom 4 11 18 25lun 5 12 19 26mar 6 13 20 27mer 7 14 21 28gio 1 8 15 22 29ven 2 9 16 23 30Settembresab 7 14 21 28dom 1 8 15 22 29lun 2 9 16 23 30mar 3 10 17 24mer 4 11 18 25gio 5 12 19 26ven 6 13 20 27Ottobresab 5 12 19 26dom 6 13 20 27lun 7 14 21 28mar 1 8 15 22 29mer 2 9 16 23 30gio 3 10 17 24 31ven 4 11 18 25Novembresab 2 9 16 23 30dom 3 10 17 24lun 4 11 18 25mar 5 12 19 26mer 6 13 20 27gio 7 14 21 28ven 1 8 15 22 29Dicembresab 7 14 21 28dom 1 8 15 22 29lun 2 9 16 23 30mar 3 10 17 24 31mer 4 11 18 25gio 5 12 19 26ven 6 13 20 27

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