Linee Guida - Inea

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PRESENTAZIONENegli ultimi anni le questioni socio-ambientali sono diventate parte integrantedegli obiettivi della politica agricola. La sempre crescente richiesta di qualità,salubrità e genuinità dei prodotti alimentari, gli shock climatici ed energetici e leproblematiche sociali e ambientali riconducibili al tema dello sviluppo sostenibilehanno contribuito ad accelerare questo processo.Ci troviamo così di fronte ad un nuovo modello di sviluppo in cui la competitivitàdell’impresa agricola deriva anche dal suo impegno a garantire adeguatilivelli di sostenibilità economica, sociale e ambientale nel contesto territoriale incui opera.Ne consegue che il successo dell’agricoltura rispetto alle nuove attese dellasocietà risiede nella capacità dell’impresa agricola di produrre alimenti sani egenuini e concorrere allo stesso tempo alla protezione delle risorse naturali e allosviluppo equilibrato del territorio, creando occupazione e riservando maggioreattenzione alla qualità del lavoro.Oggi, il consumatore è sempre più attento ed orientato verso acquisti consapevoli,includendo nel concetto di qualità dei prodotti agroalimentari anchevalori quali la sostenibilità ambientale e sociale della produzione. L’agricolturaquindi, riserva grande attenzione a temi trasversali quali: sicurezza alimentare,tracciabilità delle produzioni, qualità dei prodotti, rispetto dell’ambiente e dellerisorse umane. Tali aspetti hanno contribuito a declinare il concetto di produzionein una dimensione più ampia di filiera e di territorio, affiancata dalla promozione edalla rintracciabilità delle produzioni agroalimentari e da forme di comunicazioneistituzionale volte a valorizzazione e a dare riconoscibilità alla qualità dei prodottiagroalimentari italiani, a creare la consapevolezza dell’evoluzione dell’agricolturatra tradizione e innovazione e a valorizzare il “made in Italy” quale stile di vita e diconsumo.Questi elementi hanno trovato ampia collocazione nelle presenti Lineeguida sulla responsabilità sociale per il sistema agroalimentare realizzatedall’INEA.La volontà di valorizzare il complesso di tematiche che ruota attorno al concettodi responsabilità sociale è alla base del lavoro che l’INEA sta portandoavanti con il progetto “Responsabilità sociale: implicazioni e applicazioni per leimprese del settore agroalimentare” finalizzato all’approfondimento, alla promozionee all’applicazione dei temi e delle metodologie di responsabilità sociale.L’Istituto, partecipando al dibattito sulla responsabilità sociale di impresa(RSI), che costituisce un tema di interesse crescente da parte delle aziende, delmondo associativo, delle istituzioni, dei consumatori e della società civile, negliultimi anni ha contribuito all’introduzione della RSI nel sistema agroalimentare ele linee guida costituiscono un primo passo per un’effettiva applicazione da parte3


delle imprese.Le Linee guida, infatti, rappresentano uno strumento operativo che l’INEAmette a disposizione delle imprese che intendono avviare e strutturare in modoorganico un percorso di responsabilità sociale nella propria realtà aziendale.Alcune imprese agricole ed agroalimentari stanno manifestando una crescenteattenzione e disponibilità a considerare, nell’ambito delle proprie strategie e attività,anche pratiche di responsabilità sociale – come testimonia il volume dei casistudio che accompagna la pubblicazione delle Linee guida. Nell’analisi dei casistudio emerge che una visione strutturale e strategica della responsabilità sociale,inserita nel contesto di specifici comportamenti aziendali, fa sì che le impreseaccrescano l’attenzione verso comportamenti e strumenti che promuovano ilrispetto dei diritti e della sicurezza dei lavoratori, dell’ambiente, della salute pubblicae della sicurezza delle produzioni. L’adozione di comportamenti socialmenteresponsabili è, dunque, uno stimolo verso l’ammodernamento del sistema produttivoe un contributo a realizzare uno sviluppo economico e sociale sostenibile.Il presente lavoro ha il merito di adottare una valutazione del percorso diresponsabilità sociale che tiene conto delle caratteristiche delle piccole e medieimprese, che costituiscono il tessuto produttivo italiano. A tale scopo è stato sceltoun approccio modulare, che consente alle imprese di avvicinarsi al tema dellaRSI con una logica di gradualità utilizzando la matrice di autovalutazione del percorsodi responsabilità sociale che si articola su due dimensioni: il grado di orientamentoalla RSI e il grado di orientamento alla rete. Al fine di agevolare l’avvio diun percorso di responsabilità sociale da parte delle imprese del settore, sonoriportati esempi di pratiche socialmente responsabili e di percorsi tratti dal mondodelle imprese agricole e agroalimentari. In questo modo, si è offerto un approccioempirico da trasferire con efficacia nelle singole realtà produttive.Le Linee guida, quindi, si inseriscono in modo sinergico in un insieme articolatodi strumenti finalizzati alla promozione della RSI nel sistema agricolo eagroalimentare (CD-ROM contenente appendice strumenti e glossario allegato alpresente lavoro; volume di casi aziendali; volume di approfondimenti tematici, sitointernet) come una strategia innovativa volta al recupero e al rafforzamento dialcuni elementi di coesione economica e sociale.La responsabilità sociale richiede un impegno continuo da parte di tutti glistakeholder al fine di contribuire allo sviluppo economico del settore e non puòtradursi semplicemente in uno standard di qualità da certificare. In tal senso, l’auspiciodell’INEA è quello di contribuire con la sua attività a promuovere una nuovaforma mentis e un nuovo modo di fare impresa secondo un approccio integrato(triple bottom line) che tenga conto di aspetti economici, ambientali e sociali.On. Lino Carlo Rava(Presidente INEA)4


1 Introduzione1.1 Presentazione del progetto*La Responsabilità Sociale di Impresa (RSI o Corporate SocialResponsibility, CSR) è un tema che, negli ultimi anni, ha attirato la crescenteattenzione da parte dei consumatori, delle imprese 1 , del mondo associativo, delleistituzioni e della società civile. Nel sistema agroalimentare la crescente sensibilitàper la salute e la sicurezza alimentare, l’ambiente e il territorio pone un forteaccento sui temi della RSI, con particolare riferimento al valore e alla qualitàdelle produzioni, al loro legame con il territorio, ai processi produttivi che ne stannoalla base, agli assetti di governo, alla definizione delle strategie aziendali e,non ultimo, alla capacità dell’impresa di veicolare un’immagine compatibile con ipropri valori e principi. Ciò si inserisce in una prospettiva che tende a promuoveresempre più una logica di rete - tra imprese, settori e territori - al fine di aggiungerevalore alle produzioni, rafforzare le economie locali e nazionali e affermare ilruolo che le imprese rivestono come motore di sviluppo.In questo contesto è auspicabile che si accresca l’attenzione delle impreseverso quei comportamenti e quegli strumenti che promuovono il rispetto dei dirittie della sicurezza dei lavoratori, dell’ambiente, della salute e della sicurezza delleproduzioni, oltre alla cooperazione con le comunità locali.È in questo ambito che l’INEA ha realizzato il progetto “Responsabilità sociale:implicazioni e applicazioni per le imprese agricole ed agroalimentari” finanziatodal Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e finalizzato all’approfondimento,alla promozione e all’applicazione dei temi e delle metodologie diRSI. Questi obiettivi, uniti alle specificità del settore, hanno spinto l’INEA a sviluppareun insieme articolato di strumenti a favore delle imprese e degli operatori delsettore. Le presenti Linee guida ne costituiscono il principale supporto operativo,volto a favorire l’adozione di procedure socialmente responsabili per le impresedel sistema agroalimentare, da intendersi come l’insieme delle imprese che operanosingolarmente o in maniera integrata per la produzione, la trasformazione ela commercializzazione dei prodotti agricoli, della pesca e delle foreste.L’elaborazione delle Linee guida ha tenuto conto della complessità del sistemaagroalimentare e, in particolare, della pluralità degli ambiti di intervento (areeprotette, aree urbane e periurbane, aree rurali, aree a forte specializzazione,distretti produttivi, ecc.), della tipologia produttiva, delle differenti classi dimensio-* Per convenzione nelle presenti Linee guida, per ciascun termine sottolineato si rimanda al glossario contenuto nelCd-Rom allegato.1 Nelle presenti Linee guida, i termini impresa e azienda sono usati come sinonimi.7


nali delle imprese (micro, piccola, media e grande) e dei diversi gradi di concentrazione(cooperative, consorzi, associazioni, ecc.). Pertanto è stata adottata unalogica di “gradualità” che consenta a ciascuno di utilizzare i concetti e gli strumentiproposti in base alle proprie specificità, allo scopo di promuovere un percorsoindividuale e coerente con il modello di orientamento alla RSI proposto.Gli attori del sistema agroalimentare possono quindi trovare all’interno delleLinee guida un quadro di riferimento comune per:• interpretare il concetto di responsabilità sociale;• assimilare i necessari orientamenti strategici;• adottare i possibili strumenti di RSI;• promuovere lo sviluppo di percorsi integrati a livello territoriale.Il primo e più diretto destinatario delle presenti Linee guida è l’imprenditoreagricolo e agroalimentare, inteso nella sua accezione più ampia quale “produttoredi beni” e quale “fornitore di servizi” ricreativi, culturali, sociali, che lo configuranocome principale custode delle tradizioni, delle identità e delle specificitàlocali.Al fine di una più efficace applicazione, le presenti Linee guida possonoessere diffuse attraverso soggetti “intermediari” pubblici e/o privati che hannorelazioni con le aziende agricole, forestali, della pesca e agroalimentari: organizzazionidei produttori, unioni e/o associazioni (agricole, artigiane, industriali, delcommercio o turismo), gruppi di azione locale (GAL), camere di commercio industriaartigianato e agricoltura, operatori della distribuzione, operatori assicurativi ebancari del settore, ordini professionali, organizzazioni sindacali, assessorati eagenzie regionali del settore, agenzie regionali di sviluppo e innovazione, entilocali e università.La collaborazione tra l’INEA e i soggetti intermediari rappresenta un’opportunitàche va oltre la diffusione delle Linee guida e potrà estendersi a interventi diformazione e sensibilizzazione e, portare in prospettiva, alla definizione di nuovefigure professionali in ambito agricolo ed agroalimentare 2 . Ciò detto, appareauspicabile una sinergia con le politiche di sviluppo rurale 2007/2013.1.2 La metodologia di lavoroLe Linee guida sono uno strumento finalizzato a fornire proposte operative,concrete e flessibili, che lascino a ciascuna impresa l’autonomia di scegliere ilpercorso di RSI ritenuto più adatto alla propria realtà aziendale, all’interno di unquadro di riferimento unitario, capace di cogliere le principali peculiarità del sistemaagroalimentare.Coerentemente a tali finalità la metodologia di lavoro si è basata su un per-2 Tra le figure professionali specifiche si annovera quella di “esperto di responsabilità sociale” definito CSR manager,presente soprattutto nelle imprese di grande dimensione.8


corso articolato in più fasi, che ha consentito l’approfondimento, la sperimentazione,la condivisione e la validazione dei risultati.L’articolazione del percorso è sintetizzata dalla tabella seguente.Tabella 1 - Le fasi della redazione delle Linee guidaFinalità Attività RisultatiApprofondimento1. Studio preliminare delle Linee guidaprodotte da istituzioni nazionali einternazionali in tema di responsabilitàsociale2. Analisi preliminare delle caratteristiche delsettore agricolo ed agroalimentare3. Interviste ai testimoni privilegiati4. Rielaborazione dei risultati delle intervisteDefinizione della metodologia di lavoro, deglielementi di continuità e di originalità rispetto alleesperienze esistentiDefinizione dei presupposti della RSI nel sistemaagroalimentareRicognizione delle diverse accezioni del concetto diRSI nel sistema agroalimentare e delle diverseesperienze rispetto a tale percorsoDeclinazione delle caratteristiche della RSI nelsistema agroalimentareSperimentazione e condivisione5. Definizione degli obiettivi e della strutturadelle Linee guida6. Focus group con imprese e istituzioni7. Redazione di una prima bozza delle Lineeguida8. Definizione di strumenti di supportocollegati alle Linee guidaElaborazione della traccia delle Linee guidaCondivisione della impostazione delle Linee guida,individuazione delle esigenze e recepimento disuggerimentiBozza del documentoIndividuazione di:- un volume di analisi teorica- un volume di casi studio sulle best practice- ulteriori materiali on line e su CD-ROM(appendici, glossario, normativa, ecc.)9. Test delle Linee guida Validazione del documento realizzatoValidazione10. Revisione delle Linee guida Versione finale del documento11. Divulgazione delle Linee guidaEvento divulgativo; diffusione informazioni tramitesito web; realizzazione di indagini sullo stato diattuazione.Sotto il profilo metodologico si intendono evidenziare alcuni aspetti particolarmenterilevanti:1. gruppo di lavoro interdisciplinare: tutte le attività sono state realizzateattraverso i contributi dei componenti del gruppo di lavoro attivato dall’INEA.Il gruppo di lavoro ha visto la partecipazione di soggetti con competenze edesperienze specifiche sia nel sistema agroalimentare sia in tema di responsabilitàsociale delle imprese, realizzando un mix di competenze particolarmenteproficuo e stimolante;2. approccio partecipato: i risultati intermedi e finali sono stati oggetto didiscussione con i principali attori del sistema agroalimentare, che hanno fornitocontributi essenziali per modulare i contenuti delle Linee guida sullabase delle esigenze avvertite dagli operatori e dalle istituzioni;9


3. criteri di selezione e ruolo dei testimoni esterni: i testimoni esterni sonostati individuati in modo da riflettere l’eterogeneità delle diverse componentidel sistema agroalimentare. Le indicazioni fornite dai testimoni esterni hannofatto emergere la necessità di dare una forte connotazione di “gradualità”alle indicazioni riportate nelle Linee guida. In altri termini, ogni impresa, allaluce delle proprie peculiarità interne ed esterne, deve avere la possibilità didar vita a un percorso originale e personalizzato di avvicinamento allaresponsabilità sociale, pur con una sostanziale coerenza metodologica conle altre realtà che caratterizzano il sistema agroalimentare;4. modalità di realizzazione dei focus group: la scelta del focus group comestrumento di indagine è stata dettata dalla necessità di integrare le informazionigià in possesso del gruppo di lavoro con il punto di vista delle impresee delle istituzioni e di coinvolgere al contempo tali soggetti in un percorso dianalisi delle possibili interazioni e sinergie nella fase di diffusione dei risultati.Sono stati realizzati, quindi, due focus distinti: uno per le imprese e uno per isoggetti istituzionali. Nel primo caso, è stato realizzato un focus con impreseagricole e agroalimentari, con attenzione alla presenza di realtà, di compartiproduttivi, di dimensioni e provenienza geografica differenti, in modo daavere un visione complessiva della situazione italiana. Per quanto riguarda ilfocus con i soggetti istituzionali, sono stati coinvolti alcuni rappresentanti diamministrazioni centrali dello Stato, delle Regioni, dei Comuni, del sistemacamerale, del credito agricolo, delle agenzie di sviluppo agricolo, delle associazioniche si occupano di imprese e di fattorie sociali;5. ricerca ed analisi su concrete realtà aziendali: nelle Linee guida (e neimateriali di approfondimento a esse collegati) sono stati ampiamente riportatiesperienze e casi aziendali con lo scopo di rintracciare percorsi comuninell’adozione di prassi di responsabilità sociale e di valutarne gli impatti sullaperformance aziendale. Con i casi studio sono state analizzate le motivazionidelle imprese, i loro percorsi, gli strumenti adottati, nonché l’impatto deicomportamenti sull’organizzazione e sui risultati aziendali.1.3 Una guida alla letturaLe presenti Linee guida rappresentano uno strumento di agevole consultazione,elaborato secondo un approccio modulare che consente a ciascuno dicostruire il proprio originale percorso di RSI, utilizzando le indicazioni contenutenel volume in relazione alle proprie specificità. Nonostante rappresenti una tappadi un percorso unitario, ciascun capitolo costituisce altresì un “modulo” singolarmenteconsultabile in relazione al livello di interesse e di conoscenza dell’argomento.Pertanto, sono state individuate alcune indicazioni operative, necessarieper evidenziare i numerosi percorsi e strumenti utilizzati e/o utilizzabili nell’ambitodella RSI nel sistema agroalimentare. Il concetto stesso di RSI non si presta a10


una rigida classificazione di strumenti e percorsi standard; ciò implica che, partendoda tali indicazioni, ogni “soggetto” possa intraprendere un proprio percorsodi RSI, diventando altresì promotore di un modello di condotta virtuoso nei confrontidei propri stakeholder.Il percorso di RSI di ciascuna impresa non può però prescindere dalla comprensionedi cosa è la RSI. A tale scopo le Linee guida includono un capitolo incui i concetti e i principi di RSI vengono spiegati in modo sintetico, per offrire unprimo spunto di riflessione a quanti si avvicinano per la prima volta al tema. Latrattazione ha cercato di realizzare un equilibrio tra semplicità espositiva e rigoreteorico, pur nella sua brevità, rinviando gli interessati ad un successivo approfondimentoprevisto in un apposito studio dell’INEA, che esamina le principali tematichedi RSI nel settore agricolo ed agroalimentare.Figura 1 - Mappa logica delle Linee guidaApprofondimenti esterni alle Lineeguida:Concetto e principidella RSI in generalee nel settore agricoloe agroalimentare(capitoli 2 e 3)- volume di casi azienda li- volume di appro fondimenti tematici- strumenti presenti sul sito web e suCd-Rom (appendice, glossario, ecc.)Obiettivi emetodologia delprogetto(capitolo 1)Auto-diagnosi edefinizione di unpercorso individualedi avvicinamento allaRSI (capitolo 5)Indicazioni operativeper il cambiamento(capitolo 4)Approfondimenti esterni alle Lineeguida:- volume di casi azienda li-v olume di approfondimenti tematici- strumenti presenti sul sito web e suCd-Rom (appendice, glossario, ecc.)La figura 1 riassume la struttura delle Linee guida, che risultano articolate inquattro moduli:• la metodologia adottata e gli obiettivi perseguiti (capitolo 1);• i concetti e i principi della RSI nel sistema agroalimentare (capitolo 2) e iprincipali ambiti di applicazione nel sistema (capitolo 3);11


• una serie di indicazioni operative per ciascuna tematica di interesse per ilsettore (capitolo 4);• una matrice di autodiagnosi per individuare e adottare un percorso personalizzatodi RSI (capitolo 5).Le Linee guida, con glossario e appendice allegati, costituiscono solo unodei mezzi di orientamento alla RSI, concepito tuttavia come elemento complementareagli altri strumenti individuati nell’ambito del progetto: sito web, casiaziendali e volume di approfondimento.12


2 La responsabilita' socialed'impresa (RSI): i concetti chiave2.1 Il concetto generale e le sue implicazioni per le impreseagricole e agroalimentariEssere socialmente responsabili significa non solo soddisfare pienamente gliobblighi giuridici legati all’attività di impresa, ma andare al di là, investendo di piùnel capitale umano, nell’ambiente e nei rapporti con i propri portatori di interesse(stakeholder) 3 .La responsabilità sociale dell’impresa si colloca quindi nell’ambito dellavolontarietà. L’impresa socialmente responsabile si muove nella direzione diadottare strategie che consentano un migliore soddisfacimento delle esigenzedei portatori di interesse, andando oltre gli standard definiti dagli obblighi dilegge. In questo senso, un’impresa socialmente responsabile è un’impresa capacedi interpretare le diverse istanze dei vari stakeholder coniugando le attese diremunerazione dell’imprenditore con quelle economiche, sociali e ambientalidegli altri soggetti coinvolti nella vita dell’impresa (risorse umane, consumatori,finanziatori, fornitori, comunità locale, ecc.).Box 1 - Chi sono gli stakeholder?Gli stakeholder o portatori di interesse rappresentano le “parti interessate”direttamente e indirettamente all’attività e al successo di un’impresa. Si trattadi tutte le parti, interne ed esterne, portatrici di legittimi interessi nell’impresa,ossia:- proprietari;- dipendenti/addetti/coadiuvanti familiari;- clienti a monte e a valle (fornitori di mezzi tecnici/industria di trasformazione,distribuzione/consumatori finali);- territorio/comunità locale/ambiente (investitori, istituzioni pubbliche eprivate, mondo imprenditoriale locale, residenti).Il concetto di responsabilità sociale è dunque intimamente connesso allecaratteristiche degli stakeholder che si relazionano con l’azienda. Dal momentoche ogni azienda ha i suoi stakeholder, la RSI non può essere un concetto univocoe assoluto, ma è inevitabilmente un concetto modulare che assume configurazionidiverse da impresa a impresa, da settore a settore, da periodo a periodo.3. Commissione europea, Libro verde, Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese,2001 - COM (2001) 366, BRUXELLES 18/07/200113


Come verrà illustrato nel capitolo 5, non esistono percorsi predefiniti e ottimalima solo esempi volti a improntare l’intera attività aziendale ai principi della RSI eal miglioramento graduale dell’attenzione verso gli stakeholder.In primo luogo, la responsabilità sociale delle imprese si caratterizza inmaniera differente a seconda della dimensione aziendale (micro, piccola, mediae grande). Per le grandi imprese, che hanno la possibilità di mettere in campodirettamente ingenti risorse e competenze avanzate, la RSI può quasi naturalmentecollocarsi al livello di orientamento strategico di fondo ed essere interpretatacome un “investimento” che consente all’azienda la salvaguardia e il miglioramentodella performance economica nel medio-lungo periodo, tramite unamigliore interazione con le parti interessate. Nel caso delle piccole e medieimprese, la minore disponibilità di risorse finanziarie e umane si accompagna aun più immediato contatto con gli stakeholder. Ne consegue che, soprattutto perqueste realtà, la RSI non può prescindere dalla realizzazione di un percorso integratocon le altre realtà dello stesso segmento produttivo o con quelle a monte ea valle della “catena del valore”. Allo stesso modo è necessario un raccordo conle azioni di promozione delle istituzioni e il supporto della comunità locale.Appare chiaro che la dimensione aziendale non è un fattore limitante per lo sviluppodella RSI; potrebbe anzi diventare una posizione di vantaggio se l’impresariuscisse a costruire un rapporto fiduciario con i propri stakeholder e a collocarsiin una logica di sistema.Inoltre, la responsabilità sociale si definisce in maniera diversa a secondadelle peculiarità del settore di riferimento. Il sistema agroalimentare riveste unruolo centrale per la collettività in quanto risponde ai bisogni primari dell’individuoe, quindi, assume un ruolo decisivo per lo sviluppo socio-economico di un territorio.Se, da un lato, la liberalizzazione dei mercati internazionali e la diffusionecapillare delle tecnologie dell’informazione hanno reso possibile una maggiorecircolazione delle merci e delle informazioni, ampliando in modo esponenziale lapossibilità di scelta dei consumatori, dall’altro, la crescita dell’interdipendenza tramercati difficilmente controllabili ha comportato talvolta esiti negativi sulla qualitàe sulla sicurezza degli alimenti.I problemi sanitari legati all’alimentazione hanno determinato un mutamentonel rapporto tra consumatore e sistema agroalimentare. Eventi congiunturalicome la BSE e la febbre aviaria hanno prodotto negli anni significative crisi difiducia nei consumatori, con l’effetto di accrescere l’attenzione dell’opinione pubblicaverso l’alimentazione e, di conseguenza, nei confronti delle politiche agricole.In particolare, il consumatore ha sviluppato una sempre maggiore sensibilitàverso tematiche quali la sicurezza alimentare, l’ambiente, il benessere animale ela biodiversità, ma anche verso i valori etici del consumo.Le imprese agricole, accanto alla funzione economico-produttiva, assolvonopiù o meno consapevolmente, in modo sempre più determinante, a funzioni disalvaguardia dell’ambiente, valorizzazione degli spazi rurali e delle tradizioni locali(come la pluriattività e la multifunzionalità attraverso cui l’imprenditore agricolo14


sintetizza il suo ruolo di attore dello sviluppo economico e sociale dei territori).Dal canto suo, l’impresa alimentare è diventata anch’essa fulcro di politichedi sviluppo sostenibili, attraverso processi produttivi sostenibili dal punto di vistaambientale, la produzione di alimenti sicuri e di “qualità”, nonché attraverso lavalorizzazione del prodotto locale, delle tradizioni e dei saperi a esso legati.Per il sistema agroalimentare la RSI costituisce un orientamento strategicodi fondo, alla luce del quale occorre ripensare i processi e i comportamenti aziendaliin un quadro unitario di “condivisione” di un percorso socialmente responsabilefra tutti i portatori di interesse. La RSI non costituisce, quindi, un singoloambito di azione per l’impresa, ma è un modo differente di pensare e fare impresa,tenendo conto del momento storico e delle vocazionalità delle singole aziendee delle specificità degli stakeholder.2.2 Le motivazioniCome evidenziato nel paragrafo precedente, il rapporto con gli stakeholdercostituisce l’elemento cruciale della responsabilità sociale d’impresa. Una correttarelazione con essi può determinare:- vantaggi interni all’impresa, in termini di miglioramento del clima di lavoro, dimaggiore capacità di reperire informazioni e di lavorare in gruppo, ecc.;- vantaggi esterni all’impresa, attraverso un rafforzamento della fidelizzazionedei clienti, una maggiore e più proficua collaborazione con l’autorità pubblica,la realizzazione di partnership con i fornitori e i canali distributivi, ecc.;- vantaggi di breve periodo, un’impresa socialmente responsabile può otteneredei vantaggi commerciali soprattutto in quei segmenti di mercato in cui ilgrado di sensibilità sociale del consumatore è più accentuato (es. lavorominorile, tutela del risparmio, ecc.);- vantaggi di lungo periodo, un’impresa socialmente responsabile sviluppauna maggiore capacità di individuazione dei rischi connessi alle attività dell’impresae di valorizzazione di nuove opportunità.La RSI può costituire una formidabile leva per far sì che le imprese adottinouna gestione aziendale più strutturata e bilanciata e formulino strategie sullabase di un’analisi dei propri stakeholder, del valore creato nel medio lungo periodo,della sostenibilità 4 e degli effetti connessi alle proprie scelte.Nel sistema agroalimentare l’adozione di un approccio di RSI può apportarebenefici indicati in modo esemplificativo nella seguente tabella.4. Per sostenibilità si intende la capacità di realizzare una strategia di «sviluppo che soddisfa le esigenze del presentesenza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le loro esigenze» (WCED,1987)15


Tabella 2 - I vantaggi della RSI per le imprese agricole e agroalimentari2.3 Le strategie di RSIUn’impresa che sceglie di adottare un percorso di RSI deve “ripensare se stessa”,le proprie strategie e le proprie azioni a partire dagli stakeholder, adottando laRSI come orientamento strategico. Poiché la RSI è un concetto dinamico, che mutanel tempo e nello spazio a seconda del settore di riferimento, del momento storico,della sensibilità dei consumatori verso aspetti etico-sociali, anche le specifiche strategiedi responsabilità sociale dipendono allo stesso modo dal momento storico edalla situazione di contesto in cui l’azienda si colloca.A livello generale è possibile distinguere le strategie di RSI in due grandidimensioni: quella interna e quella esterna all’impresa.La dimensione interna della RSI riguarda l’ambito aziendale interno e in particolare:16


- la gestione delle risorse umane, che consiste in tutte quelle azioni legate allavalorizzazione del capitale umano, come la formazione continua del personale,la definizione di un orario di lavoro flessibile o concordato con i lavoratori,la promozione delle pari opportunità e di pratiche non discriminatorie, lapromozione dell’inserimento sociale dei lavoratori immigrati;- la tutela della salute e della sicurezza nel lavoro, che si traduce nell’adozionedi misure volontarie per accrescere oltre gli obblighi di legge la salute e lasicurezza nel lavoro con l’obiettivo di promuovere in modo efficace una culturadella prevenzione;- l’adattamento alle trasformazioni e ristrutturazioni aziendali, riconducibile aquelle azioni indirizzate a favorire un maggiore coinvolgimento delle partiinteressate, a promuovere l’adozione di politiche di riconversione professionalee a favorire l’occupazione locale e/o l’inserimento sociale dei proprilavoratori.La dimensione esterna investe la molteplicità dei rapporti intrattenuti dall’impresacon l’esterno, in particolare con:- le comunità locali, si pensi alla creazione di partnership locali con impresee/o istituzioni al fine di realizzare progetti a favore della comunità o allo svolgimentodi attività e iniziative territoriali su tematiche a valenza sociale,ambientale e culturale;- i fornitori, i clienti e i consumatori finali; si fa riferimento alle azioni di promozionedella qualità, della sicurezza alimentare, del rispetto di criteri di eticitàe tutela ambientale, allo scopo di soddisfare quei consumatori più sensibilialle problematiche di natura sociale. Si pensi, inoltre, alla realizzazione diforme di partnership commerciali che promuovano l’adozione di comportamentisocialmente responsabili lungo tutta la catena produttiva;- l’ambiente, si pensi alle strategie di riduzione del consumo di risorse, diemissioni di inquinanti e di rifiuti, alle azioni di miglioramento delle prestazioniambientali lungo tutta la catena produttiva, all’attenzione per l’impattoambientale dei prodotti lungo tutto il loro ciclo di vita, all’adozione di sistemidi gestione ambientale (e alla loro eventuale certificazione).17


3 Le tematiche chiave per le impreseagricole e agroalimentariLa liberalizzazione dei mercati, il bisogno/aspettativa del consumatore di“valori aggiunti” al prodotto alimentare quali la sicurezza e la salubrità, la sostenibilitàambientale, il benessere animale, la tipicità, l’eticità delle produzioni, il bisognodi informazioni sulla provenienza e la trasparenza dei prezzi, pongono nonsolo la singola azienda ma tutto il sistema agroalimentare di fronte alla necessitàdi rafforzare la propria competitività e la propria immagine sui mercati nazionali einternazionali. A tal fine, è importante promuovere la “qualità” sia delle produzionisia dei rapporti tra le singole imprese e tra le singole componenti del sistemastesso, vale a dire attraverso l’integrazione e la creazione di reti di imprese.L’impresa agricola e agroalimentare non è, infatti, un’unità produttiva isolata,ma parte condizionante e condizionata di un sistema caratterizzato da interrelazioniverticali (tra produzione, trasformazione, distribuzione e servizi) e orizzontali(tra imprese di uno stesso comparto).L’efficacia di un’azione di RSI avviata da un’impresa agricola e agroalimentaredipende, quindi, ed è influenzata fortemente dal grado di condivisione e coinvolgimentonel comportamento socialmente responsabile delle aziende operantinella stessa filiera produttiva (dalla produzione ai servizi annessi alla distribuzione)o in filiere produttive differenti ma che, facendo sistema e instaurando unarete di rapporti, contribuiscono alla crescita e allo sviluppo socio-economico delterritorio nel quale operano. Il successo di politiche di RSI nel medio-lungo periododipende dalla misura in cui la visione e la missione della singola impresa trovanoeco e condivisione nel contesto complessivo in cui essa opera.Il rafforzamento delle relazioni tra le imprese è il presupposto indispensabiledi crescita delle aziende stesse, ove la crescita della singola azienda non puòprescindere dall’ampliamento della dimensione aziendale e dal raggiungimentodella massa critica, condizione indispensabile di sopravvivenza in un mercatoglobale. Quanto al rafforzamento dei rapporti tra le componenti del sistema, lafiliera, correttamente intesa, può essere considerata come sistema soltanto senon esiste conflittualità sugli obiettivi tra le varie fasi. E se esiste, per contro, condivisionesu obiettivi comuni o almeno non contraddittori. Negli ultimi anni, infatti,il processo di creazione del valore si è spostato in modo sempre più evidente avalle della filiera: la distribuzione ha finito col diventare elemento determinantedel posizionamento competitivo di tutta la filiera, pur rappresentandone soltantol’anello finale. La Grande Distribuzione Organizzata riveste, quindi, un ruolo semprepiù cruciale nel settore sistema agroalimentare: a tale scopo la creazione di19


eti di RSI che aiutino le imprese di piccola e media dimensione a stabilire rapportiproattivi con la distribuzione costituisce sempre più una leva competitiva difondamentale importanza.Le strategie di RSI possono costituire lo strumento idoneo per perseguireentrambi gli obiettivi di “qualità” produttiva e relazionale proprio perché si fondanosul principio di “soddisfare” le richieste e le aspettative di tutti gli stakeholder,interni ed esterni all’azienda, al comparto e al sistema agroalimentare.In tale ottica, gli orientamenti strategici di fondo di RSI per le imprese agricolee agroalimentari, delineati in breve nei paragrafi precedenti e individuati a partiredall’analisi degli stakeholder privilegiati e delle “vocazioni” delle stesse imprese,vengono in questo capitolo ricondotti e riaggregati in quattro macro-areestrategiche di RSI. Tali tematiche o ambiti di intervento di RSI sono fattori chiaveper il sistema agroalimentare, strettamente interrelati tra di loro, afferenti siaalla dimensione interna aziendale (prodotto e risorse umane) sia a quella esterna(territorio e ambiente).Si tratta di tematiche orizzontali a qualsiasi comparto produttivo o stadiodella filiera in cui l’impresa si trova ad operare.3.1 Le risorse umaneIl tema delle risorse umane nel sistema agroalimentare assume una dupliceimportanza, sia perché le ridotte dimensioni imprenditoriali del sistema releganospesso questa problematica in secondo piano e, sia perché le stesse caratteristichedell’organizzazione produttiva determinano condizioni di lavoro rispetto allequali l’adozione di comportamenti imprenditoriali improntati a principi di RSI risultadi rilevanza fondamentale, date le forti criticità sotto il profilo della qualità dellavoro che presenta il settore (basso livello di sicurezza, elevata stagionalità,ampio utilizzo di manodopera immigrata, lavoro irregolare).Pertanto, per le imprese del sistema agroalimentare che già rispettano irequisiti di legge in tema di lavoro, parlare di RSI orientata verso le risorseumane significa favorire:- la crescita di competenze dei lavoratori, da realizzarsi tramite l’aggiornamentoe la formazione del personale (in materia di sicurezza, ad esempio,responsabilizzando i lavoratori, che spesso vivono la sicurezza “come undovere dell’imprenditore e un diritto del lavoratore”, ma anche in materie dispecifico interesse per l’azienda, quali i sistemi di produzione, i corsi diaggiornamento, ecc.) e tramite l’organizzazione di un sistema articolato digestione del personale che ne favorisca la crescita professionale;- una politica di gestione delle risorse che favorisca i processi di responsabilizzazionee motivazione del personale rispetto agli obiettivi aziendali, daattuarsi, laddove le dimensioni lo consentano, tramite l’introduzione di20


modelli e sistemi di valutazione, gruppi di lavoro ecc., incentivi/premi legati alrisultato, modelli partecipativi in azienda, trasparenza e frequenza delleinformazioni;- la promozione di una politica di pari opportunità (di genere e non), tramite larealizzazione di interventi finalizzati a garantire uguali opportunità di accessoe crescita nel lavoro alle donne (ad esempio il part-time o altre formule diflessibilità oraria), ai soggetti disabili (inserimento attivo al lavoro), o ad altrisoggetti deboli come (ex) detenuti, ex tossicodipendenti, ecc. (specifici interventiformativi e di integrazione);- l’integrazione del lavoro immigrato, che rappresenta per il settore un aspettodi particolare rilevanza strategica, attraverso una tipologia di interventi moltoampia (alloggi, corsi di lingua, ecc.);- la promozione del benessere nel lavoro (il benessere oltre alla qualità), tramitel’organizzazione di specifiche attività come quelle sportive-ricreativedurante o fuori l’orario di lavoro, viaggi premio, ecc.3.2 Il prodottoParlare di “strategia di prodotto” nel settore agroalimentare significa concepireun approccio integrato al prodotto e alle sue dimensioni caratterizzanti: nonsolo genuinità, sicurezza, tipicità (caratteristiche intrinseche del prodotto) maanche gli elementi che conferiscono valore aggiunto quali l’identificabilità, la rintracciabilità,l’innovazione, la sostenibilità. Componenti ritenute centrali in unmercato che richiede sempre maggiore competitività e che trova consumatorisempre più attenti e consapevoli.Una strategia di prodotto ispirato alla responsabilità sociale deve tenereconto almeno di uno o più dei seguenti aspetti:- la qualità, vale a dire la sicurezza, la salubrità, la rispondenza a determinatecaratteristiche nutrizionali e organolettiche delle materie prime e dei procedimentiproduttivi. “Fare qualità” significa non limitarsi a mettere sul mercatoun prodotto che garantisca la sicurezza alimentare, ma andare oltre, offrendola genuinità, la naturalità, la tipicità del prodotto. Significa informare lacrescita e la filosofia aziendale attorno al concetto centrale di “qualità”: nonbisogna limitarsi a produrre un alimento di qualità superiore, ma occorre“essere” un’azienda di qualità, attraverso l’introduzione di pratiche, metodologiee procedure ispirate all’eccellenza e al miglioramento continuo.Significa dotarsi di un’organizzazione in grado di identificare i singoli passaggiproduttivi e le materie prime utilizzate;- la territorialità, ovvero la capacità del prodotto di simboleggiare il valore delterritorio di provenienza, esprimendone la tipicità, vale a dire quell’insieme di21


tradizioni, cultura, know how diffuso, che lo rendono un prodotto “unico” nelsuo genere. È una dimensione valorizzata dalla crescente diffusione di prodotticon marchio di origine: denominazione di origine controllata (doc),denominazione di origine controllata e garantita (docg), indicazione geograficatipica (igt), indicazione geografica protetta (igp), denominazione di origineprotetta (dop), di consorzi di tutela dei marchi. Le politiche di territorialità delprodotto si esplicano nel consolidarsi di consuetudini produttive quali l’utilizzodi materie prime che provengono dal territorio, il rispetto dei metodi produttivilegati alla tradizione o il recupero dei prodotti e delle ricette del passato.Tutti elementi che si affermano come un fattore di garanzia per la conservazionedel patrimonio agroalimentare ed enogastronomico delle tante realtàlocali italiane, e per la valorizzazione del comparto agro-zootecnico di riferimentodell’azienda.- la trasparenza delle informazioni relative al ciclo di vita e alla composizioneorganolettica del prodotto alimentare. L’informazione costituisce un valoreaggiunto imprescindibile che interessa sia le qualità specifiche del prodotto(composizione, origine, ecc.), sia lo stesso processo produttivo. In particolare,l’indicazione dell’origine e i tempi del pescato o della provenienza e ladata di macellazione per i prodotti da macello sono aspetti sempre più rilevantinelle scelte di acquisto dei consumatori, verso cui le aziende stannoprogressivamente indirizzando le loro strategie di produzione. Garantire latrasparenza delle informazioni sul prodotto alimentare significa andare oltrel’obbligo di legge sulla tracciabilità ed implementare politiche di tutela deldiritto di informazione del consumatore, fornendo tutte quelle informazioniaggiuntive che consentono al consumatore di monitorare il processo produttivo,l’origine delle materie prime, ecc.La qualità del prodotto è dunque legata alla qualità dell’organizzazioneaziendale e alla qualità del processo di produzione. Pertanto un’azienda che finalizzale strategie di impresa a una produzione di qualità pone in essere comportamentivirtuosi che facilitano la scelta di intraprendere un percorso socialmenteresponsabile.3.3 Il territorioLa stretta relazione che intercorre tra il sistema agroalimentare e il territoriopuò generare una catena di valore che va al di là della semplice realtà aziendale,per dispiegare i suoi effetti sull’insieme del contesto economico-sociale.Lo sviluppo di un rapporto positivo con il territorio permette alle imprese delsistema agroalimentare una migliore valorizzazione delle risorse turistiche e artigianali,consente di svolgere una funzione socio-ambientale attraverso la salvaguardiadel patrimonio naturalistico e culturale, la tutela delle tradizioni e le conoscenzeaccumulate negli spazi rurali. Inoltre, conduce a un maggiore radicamen-22


to dell’impresa sul territorio e a un rapporto privilegiato con il mercato locale, tramite:- la conservazione, la trasformazione e la trasmissione di valori culturali, lamemoria delle tradizioni locali, la conservazione della “cultura del saper fare”riscontrabile nei prodotti artigianali o nell’applicazione di particolari tecnichecolturali che determinano la tipicità delle produzioni e rappresentano il valoredel patrimonio di un territorio;- la tutela del paesaggio, l’impresa che pratica una gestione corretta dell’usodella terra, che salvaguarda il patrimonio culturale e paesaggistico, limitandol’uso di pesticidi, di elementi inquinanti e/o erosivi e i fenomeni di disboscamentoincontrollato, che valorizza e conserva gli spazi aperti, svolge unafunzione di tutela e di valorizzazione del paesaggio e dello spazio rurale,nonché di presidio del territorio;- la qualità della vita e la coesione sociale, l’azienda agricola è un elementoimprescindibile del territorio in cui opera. La sua funzione sociale si dispieganel contributo che può offrire al miglioramento della qualità della vita dellacomunità locale, attraverso sia l’erogazione di servizi fruibili dalla popolazionesia il mantenimento o la crescita dei livelli occupazionali locali.I vantaggi dell’adozione di una strategia di RSI nell’ambito del territorio sonomolteplici. In primo luogo, l’impresa agricola e agroalimentare valorizza le risorsetangibili (materie prime) e intangibili (conoscenze, valori, tradizioni) presenti sulterritorio. In secondo luogo, il territorio diventa una variabile strategica di competitivitàe assume un valore positivo in termini simbolici per l’opinione pubblica,una sorta di “denominazione di origine” che assicura un valore aggiunto ai prodotti.La scelta di un orientamento strategico di RSI consente all’impresa agricoladi sviluppare nel medio lungo periodo la sua natura multifunzionale, con lo sviluppodi rapporti sinergici e reciproci con il territorio. Investire nella relazione con ilterritorio consente di costruire un rapporto diretto e aperto con le realtà locali,indirizzando la competitività delle imprese agricole su un modello che valorizza lespecificità locali e regionali.In questo senso, è opportuno favorire la creazione di attività di RSI comuni,con la valorizzazione del ruolo del tessuto sociale attraverso la creazione di unarete di imprese.3.4 L’ambienteIl sistema agroalimentare può costituire, a seconda del tipo di pratiche agronomicheadottate, un fattore di forte pressione ambientale su tutte le componentidei sistemi naturali, causando processi di impoverimento delle risorse naturali.Per tale motivo, l’utilizzo sostenibile delle risorse naturali terra, aria, acqua edenergia, rappresenta un fattore strategico nell’orientare i comportamenti impren-23


ditoriali. D’altro canto, l’abbandono delle aree agricole e montane comportaanch’esso un degrado ambientale con conseguenti fenomeni di devegetazione,erosione e impoverimento di biodiversità. Ne deriva, pertanto, l’estrema importanzadi garantire il presidio dei territori rurali mediante la continuità delle praticheagroforestali e zootecniche con tecniche ecosostenibili.Alla luce di quanto affermato e considerata la limitata disponibilità delle risorsenaturali, le strategie ambientali socialmente responsabili sono numerose e differenziate:- tutela della biodiversità. Nell’ecosistema agroforestale si osserva la coesistenzadi fauna e flora selvatica, di risorse genetiche animali e vegetali, dimicrorganismi del suolo, elementi di biodiversità. L’imprenditore socialmenteresponsabile adotta politiche conservative di tutela, diversificate a secondadegli ambiti territoriali, delle caratteristiche e delle emergenze relative allabiodiversità;- riqualificazione ambientale. Gli stili di vita e di consumo e il progresso tecnicohanno un’elevata incidenza sull’ambiente poiché, se da un lato le innovazionitecnologiche tendono a ottimizzare i processi produttivi, dall’altro nonsempre gli effetti positivi della modernizzazione rendono possibile la rigenerazionedelle risorse naturali e lo smaltimento dei rifiuti. L’imprenditoresocialmente responsabile adotta tecniche produttive meno “invasive” neiconfronti della naturalità del territorio attraverso attività, ove necessarie, direcupero e riqualificazione ambientale, volte alla tutela delle risorse naturali;- sviluppo delle bioenergie. L’elevato prezzo dei combustibili fossili, la dipendenzadel nostro sistema economico da fonti energetiche estere e la fragilitàdel sistema di approvvigionamento rendono sempre più impellente una soluzionedella questione energetica. Le bioenergie rappresentano una validaalternativa alle fonti energetiche tradizionali. La biomassa di origine vegetaleper fini energetici ha origine da produzioni forestali e agricole, da coltureenergetiche o derivate dalla raccolta dei residui provenienti dalle coltureagrarie, dall’utilizzazione e dalla lavorazione forestale. L’impresa può contribuireallo sviluppo delle bioenergie mediante un’opportuna trasformazionedelle biomasse, solide e liquide, derivanti da colture arboree ed erbacee, dailiquami zootecnici e dai reflui. L’imprenditore socialmente responsabile chepartecipa alla filiera energetica contribuisce alla tutela dell’ambiente in cuiopera e individua fonti alternative di reddito e di energia particolarmente utilial sistema produttivo nazionale.I vantaggi per le imprese agricole e agroalimentari socialmente responsabilisono legati al miglioramento della qualità delle produzioni, al rispetto dell’ambientee agli effetti positivi che scaturiscono dalle condizioni pedoclimatiche del territorioin cui l’azienda opera, dal tipo di agricoltura intensiva o estensiva e dalletecniche di produzione adottate.24


4 Indicazioni operativeIn questo paragrafo vengono riportate le principali indicazioni operative e iriferimenti utili per sviluppare nelle aziende agricole e agroalimentari un orientamentoalla responsabilità sociale, così come definita e specificata nei precedentiparagrafi.Vista l’ampia eterogeneità delle condizioni di partenza che caratterizza lerealtà del settore agricolo e agroalimentare, l’approccio proposto è di tipo modulare,affinché ogni azienda possa costruire un “proprio” percorso originale di avvicinamentoalla responsabilità sociale in base al grado di maturazione che la culturadella responsabilità sociale ha raggiunto all’interno dell’organizzazione, delleiniziative già realizzate, dell’orientamento sistemico, ecc.L’approccio che l’INEA propone agli attori del sistema agroalimentare intenzionatia intraprendere un percorso di responsabilità sociale può essere schematizzatoin due linee di azione:1. comportamenti di responsabilità sociale, ovvero il complesso delle motivazioni,delle azioni e degli strumenti che sostanziano l’impegno dell’impresaad essere socialmente responsabile;2. il sistema, ovvero la capacità di fare “rete” con i diversi attori che compongonoo si relazionano con il sistema agroalimentare.Di seguito, si illustrano con maggiore dettaglio gli elementi costitutivi delledue linee di azione. Tali elementi saranno utilizzati, nel successivo paragrafo, perrealizzare una “griglia di auto-diagnosi” che permetta a ogni singola impresa dicostruire una propria strategia di orientamento alla responsabilità sociale 5 .Allo scopo di facilitare la lettura delle diverse realtà che caratterizzano ilsistema agroalimentare, vengono utilizzati gli esempi di soggetti che hanno realizzatoo si sono avviati su un percorso di RSI. I casi riportati nel presente lavoro,dunque, sono da considerarsi meramente esemplificativi e non esaustivi dellapluralità di situazioni presenti sul nostro territorio nazionale.4.1 Linee di azione legate ai comportamenti di RSICoerentemente agli scopi ed alla metodologia delle presenti Linee guida, ilragionamento sulla responsabilità sociale si sviluppa prendendo in considerazionele motivazioni e le modalità con cui vengono adottate le azioni e gli strumentidi RSI.È necessario fare cinque importanti precisazioni.1. L’approccio adottato si concentra sulle motivazioni e sui comportamentie non sugli strumenti: l’assunto alla base del lavoro è che si possa indi-5. Si veda la fig. 2 “Griglia di autodiagnosi” par.5.125


viduare una graduazione delle motivazioni e delle modalità con cui vengonoadottate le varie azioni ed i diversi strumenti di responsabilità sociale e non unagraduatoria di questi ultimi. In particolare, è stato individuato un percorso crescenteche presenta:- un livello di partenza costituito dall’assenza di orientamento, in cui non c’ènessuna motivazione specifica alla RSI;- un primo livello, in cui la motivazione principale, se non esclusiva, alla basedell’adozione degli strumenti di RSI è quella di beneficiare di un incentivoeconomico/fiscale piuttosto che un’effettiva assunzione di responsabilità daparte dell’imprenditore. A questo livello le modalità di attuazione sono ispirateda una logica strumentale ed opportunistica che in molti casi svuota disignificato le azioni e gli strumenti;- un secondo livello in cui, a differenza del caso precedente, non c’è incentivazionema neppure consapevolezza. È un caso piuttosto frequente nel sistemaagroalimentare dove, essendo molto diffusa la piccola dimensione, lemicro-imprese adottano, senza accorgersene, comportamenti socialmenteresponsabili (legame con il territorio, rapporto con i dipendenti, ecc.).L’assenza di consapevolezza può costituire un limite molto forte allo sviluppodi un più maturo percorso di responsabilità sociale;- un terzo e quarto livello in cui la motivazione alla RSI è consapevole ma lemodalità di attuazione delle azioni o degli strumenti non sono ancora tali daincidere sulla governance aziendale e, cioè, sulle modalità con cui vengonodefinite le politiche aziendali e prese le decisioni strategiche. In altri termini,a questi due livelli i comportamenti di RSI sono volontari ed autentici ma nonconformano ancora le scelte strategiche, né abbattono sostanzialmente illivello di auto-referenzialità dell’azienda. Il terzo ed il quarto livello si differenzianosolo in funzione della minore o maggiore ampiezza ed incisività deicomportamenti di RSI (al terzo livello si collocano i comportamenti che incidonosu una sola dimensione di RSI, al quarto quelli che incidono simultaneamentesu più dimensioni);- un quinto livello in cui la motivazione alla RSI è consapevole e le modalità diattuazione delle azioni o degli strumenti incidono direttamente sulla governanceaziendale. In questo caso la responsabilità sociale è interpretatacome una lungimirante strategia aziendale, come un’opportunità per ristabilireun corretto rapporto tra persone, impresa, ambiente e società. Si trae ilmassimo dagli strumenti di RSI e si abbatte l’auto-referenzialità aziendale.2. Gli strumenti di RSI sono il mezzo e non il fine: occorre non commetterel’errore – purtroppo comune – di pensare di essere socialmente responsabili per ilsolo fatto di avere adottato uno strumento di RSI. È come se qualcuno pensasse diessere un “buon imprenditore agricolo” per il solo fatto di aver acquistato un “buontrattore”. Allo stesso modo non basta aver ottenuto una certificazione ambientaleper essere consapevolmente rispettosi dell’ambiente, non basta avere un codice26


etico per essere rispettosi dei valori umani, non basta un marchio d’area per promuovereun territorio. Gli strumenti di responsabilità sociale sono perciò semplicementeun “supporto” che facilita il raggiungimento di un fine – la responsabilitàsociale – che bisogna internalizzare e perseguire come orizzonte strategico.3. Sono le motivazioni e le modalità di attuazione che fanno usare bene omale gli strumenti: la sola valutazione degli strumenti adottati dice poco o nullasul livello di orientamento alla responsabilità sociale di un’impresa. Come altrovericordato ciò che conta sono le motivazioni e le modalità di attuazione degli strumenti.Uno stesso strumento di RSI (ad esempio la SA 8000 6 ) può essere adottato:a) solo perché ne è incentivata economicamente l’adozione; b) al di là dellapresenza di incentivi economici perché si intende migliorare la gestione delle risorseumane; c) come tassello nell’ambito di una più ampia revisione dei valori etici,delle scelte strategiche e di apertura e trasparenza verso l’esterno. Analogamenteun bilancio di sostenibilità 7 può essere adottato solo come strumento di comunicazioneoppure per mettere in relazione e far partecipare gli stakeholder alle scelteaziendali. Come si vede, a seconda delle diverse interpretazioni, cambia notevolmenteil livello di orientamento alla RSI. È evidente, inoltre, che non si può dire intermini assoluti (e cioè senza fare specifico riferimento all’azienda ed al contestoin cui opera) che uno strumento sia migliore di un altro. È anche vero però che ivari strumenti hanno caratteristiche e potenzialità diverse.4. Gli strumenti RSI non sono necessariamente tutte novità: molte aziende,con le diverse sfaccettature che caratterizzano il sistema agroalimentare,hanno già avviato al loro interno attività, iniziative ed esperienze che, anche senon espressamente etichettate come strumenti di RSI, di fatto ne riflettono alcunecaratteristiche tipiche. Gli esempi che si possono fare sono numerosi: dall’adozionedi tecniche e sistemi di utilizzo responsabile delle risorse (energetiche,idriche, del suolo) a quelle di valorizzazione del territorio, dal non utilizzo volontariodi sostanze controverse (OGM, promotori della crescita, ecc.) al miglioramentodel benessere animale, ecc.;5. Gli strumenti non finiscono mai: qualunque “lista” di strumenti non puòessere esaustiva ma solo esemplificativa. Dal momento che la responsabilitàsociale è un concetto a “geometria variabile” (dipende dalla collocazione geografica,sociale e settoriale delle aziende), gli strumenti non possono che esseremolto vari e numerosi. Inoltre, ne vengono proposti di nuovi continuamente. Èimpossibile e anche errato “imbrigliare” una realtà così dinamica.In queste Linee guida si propone quindi di “graduare” l’orientamento socialmenteresponsabile dell’impresa sulla base di una scala a livelli progressivi. Si vadalla totale assenza di comportamenti socialmente responsabili, all’adozione dicomportamenti incentivati (ovvero legati alla presenza di qualche forma di contributopubblico), all’adozione di pratiche non strutturate, fino all’adozione volonta-6 /7. Si veda l’appendice strumenti contenuta nel cd-rom allegato alle presenti Linee Guida27


ia di comportamenti di RSI (livelli successivi). A questo stadio l’orientamentosocialmente responsabile è in funzione della minore o maggiore ampiezza edincisività dei comportamenti di RSI. Al terzo livello si collocano i comportamentiche incidono su una sola dimensione di RSI (risorse umane, prodotto, territorio,ambiente); al quarto quelli che incidono simultaneamente su più dimensioni.All’ultimo livello si collocano quelle imprese i cui comportamenti incidono sullagovernance migliorando la qualità complessiva del disegno strategico e del dialogocon gli interlocutori sociali.Di seguito si riassumono i diversi comportamenti declinati secondo il livellopiù o meno intenso di orientamento alla RSI. Al fine di comprendere meglio lecaratteristiche e le potenzialità di applicazione alle varie realtà del sistema agroalimentaresi proporranno una serie di esempi specifici.4.1.1 Assenza di orientamentoIl punto di partenza, che è stato definito come “assenza di orientamentosocialmente responsabile”, è riassunto dalla frase del noto economista MiltonFriedman che individuò come unica responsabilità sociale dell’impresa quellarelativa al “rispetto della legge e al pagamento delle tasse”. Il sistema agroalimentareitaliano presenta al suo interno situazioni molto diverse ed è del tuttoevidente che per talune imprese non sia un risultato affatto scontato riuscire arispettare la molteplicità di norme che regolano quasi tutti gli aspetti dell’agireimprenditoriale e far fronte a livelli sostenuti di contribuzione fiscale. Tuttavia èbene chiarire che gli strumenti di responsabilità sociale, se correttamente adottati,sono un utile investimento per l’azienda e per la società. Naturalmente, bisognatener conto delle differenti situazioni di partenza, ed è per questo che leLinee guida sono state ispirate a una logica di “gradualità” e che di seguito (par.4.2) si insisterà molto sull’orientamento sistemico.4.1.2 Comportamenti di RSI incentivatiI comportamenti di responsabilità sociale “incentivati” sono tutti quelli la cuiadozione deriva unicamente o in maniera prevalente dalla volontà dell’impresa dibeneficiare di incentivi economici e/o fiscali a livello locale, nazionale o comunitario.È bene precisare che, nella logica proposta, il comportamento “incentivato” ètale non tanto per la presenza del beneficio economico in sé, ma per la capacitàche esso ha di “condizionare” la scelta ad adottarlo da parte dell’impresa. Solo afini esemplificativi si indica qui di seguito una lista di strumenti 8 la cui scelta puòessere condizionata dalla presenza di incentivi economici e/o fiscali ai diversilivelli istituzionali:• agricoltura biologica;• certificazioni di qualità ed ambientali 9 ;• altri strumenti di RSI (indicati nei paragrafi seguenti) incentivati da normative8. Per un approfondimento delle caratteristiche principali di tali strumenti si rinvia all’apposita “Appendice strumenti”contenuta nel CD-ROM allegato alle presenti Linee guida28


o promossi nell’ambito di iniziative locali o settoriali 10 .La lista non è né esaustiva né valida in termini assoluti poiché ogni impresasi pone differentemente di fronte alla scelta dello strumento.BOX 2 - AGRICOLTURA BIOLOGICAIl metodo di produzione biologico è un sistema di gestione della produzione agricola, vegetalee animale che consente l’attuazione di pratiche agricole rispettose della fertilità del suolo erisponde a nuovi bisogni espressi dai consumatori. L’agricoltura biologica utilizza l’ambientestesso per combattere i parassiti e le malattie degli animali e delle piante, contribuendo allasostenibilità dell’eco-sistema, evitando l’uso di fitofarmaci e fertilizzanti di sintesi, diserbanti,fitoregolatori, organismi geneticamente modificati, nonché l’uso zootecnico di antibiotici perla profilassi e ormoni. L’Italia si conferma leader in Europa per numero di aziende di produzionecon metodo biologico e per superficie interessata. Secondo i dati del Sistema diInformazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica (SINAB), nel 2005 la superficie interessata,in conversione o interamente convertita ad agricoltura biologica, era pari a 1.067.101 ettari.La normativa - L’agricoltura biologica è disciplinata dai regolamenti n. 2092/91/CEE e n.1804/99/CE e dai decreti del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali n.220/95 e n. 91436/2000.La produzione biologica è soggetta al controllo di enti privati autorizzati e controllati, a lorovolta, dal MiPAAF, spesso accreditati in base alle norme UNI EN ISO 45011. Con il D.M.9/1/06 è stato costituito il Comitato di valutazione degli organismi di controllo in agricolturabiologica; sono 21 gli organismi di controllo riconosciuti dal MIPAAF, di cui 16 sono accreditatia operare sull’intero territorio nazionale e 5 nella sola Provincia Autonoma di Bolzano. Icontrolli interessano tutte le fasi della filiera, incluso magazzinaggio, trasporto, trasformazione,nonché dettaglianti, punti vendita della GDO, grossisti e piattaforme di distribuzione, aeccezione della ristorazione collettiva.I prodotti con almeno il 95% degli ingredienti da agricoltura biologica possonoutilizzare il marchio di produzione con metodo biologico, riconosciuto in tutti iPaesi UE, che prevede la menzione “Agricoltura biologica - Regime di controlloCE” e indicazioni particolari sul contenuto del prodotto in etichetta. Ilregolamento (CE) n. 331/2000, inoltre, prevede un logo facoltativo da apporresulle confezioni.Gli strumenti - Il Piano d’azione europeo per l’agricoltura biologica e gli alimentibiologici (PAE), adottato nel 2004, delinea una visione strategica globale del contributo chel’agricoltura biologica può recare alla PAC. In Italia sono stati approvati il Piano pluriennaledi azione nazionale per l’agricoltura biologica e i prodotti biologici (PAN) e il Programma diazione nazionale per il 2005, con una dotazione di 5 milioni di euro prevista dalla finanziaria2005 (legge n. 311/04).Gli Assessorati all’ agricoltura delle Regioni adottano annualmente le linee di indirizzo,orientamento e priorità per la promozione dei prodotti agricoli, agro-alimentari, zootecnici ebiologici dei propri territori. Nel 2005, gli effetti della riforma della PAC sulle aziende biologicheche praticano la rotazione colturale sui seminativi e la riapertura, in alcune Regioni, deibandi del Piano di sviluppo rurale (PSR) per il biologico, hanno ridato slancio al settore.9. A livello nazionale, il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali concede contributi in relazione ainiziative dirette alla definizione di strumenti, studi e modelli operativi attinenti la tracciabilità, secondo il D.M. 3maggio 2004. Inoltre, diverse Regioni e Camere di commercio concedono contributi per l’attivazione di sistemi diqualità e ambientali.10. Questa categoria residuale è stata creata per tenere conto della specificità delle realtà locali. Infatti, certi strumentisono volontari in una data regione e incentivati in un’altra. Ad esempio, nella Regione Toscana la SA8000 èincentivata mentre nelle altre Regioni non è così.29


4.1.3 Buone pratiche non strutturateLe buone pratiche non strutturate sono tutte quelle azioni poste in esserespesso inconsapevolmente dall’impresa ma che generano comunque ricadutepositive in termini di sostenibilità (economica, sociale e ambientale). Esse segnalanouna responsabilità sociale ancora “embrionale”, che può evolversi e divenireorientamento strategico dell’impresa o svanire nel nulla. Anche in questo casonon si può riportare una lista “tassativa” di strumenti, in ragione di una grandissimavarietà di esperienze che rispecchia l’eterogeneità del settore agricolo eagroalimentare. A titolo esemplificativo si pensi alle iniziative legate a:• la tutela ambientale;• la sicurezza alimentare;• l’attenzione verso le risorse umane 11 ;• la salute e il benessere animale;• la qualità dei prodotti;• la valorizzazione del territorio;• la multifunzionalità/pluriattività 12 ;• l’ottimizzazione energetica;• l’agricoltura conservativa;• l’adozione di tecniche a basso impatto ambientale;• l’utilizzo di sostanze non nocive;• l’uso responsabile delle risorse acqua e suolo;• la sensibilizzazione sui temi di cui sopra e della responsabilità sociale in genere;• iniziative specifiche di sostegno all’integrazione di lavoratori immigrati o svantaggiati13 .11. Si pensi ad azioni volte a migliorare la qualità dell’ambiente in cui svolgono l’attività lavorativa; a promuovereiniziative formative ed informative rivolte ai dipendenti, ed attinenti tematiche diverse (dalla sicurezza sui luoghi dilavoro all’aggiornamento professionale); all’utilizzo di formule contrattuali che possano venire incontro alle esigenzedi conciliazione che esprimono molti lavoratori, in particolare le donne.12. Esempi di azioni specifiche: produzione di alimenti sicuri e sani; produzione di prodotti (tipici) locali; promozionee protezione dell’ambiente agricolo; agricoltura sociale; aiuto allo sviluppo sostenibile delle zone rurali; protezione epromozione della biodiversità (salvaguardia dell’habitat di alto valore naturale e della relativa biodiversità); estensivazioneagricola rispettosa dell’ambiente; gestione dei sistemi di pascolo a scarsa intensità; gestione integrata diaziende; tutela del paesaggio e di elementi caratteristici forgiati dal tempo quali siepi, fossi e boschi; imboschimentodi terreni agricoli; riduzione delle emissioni GHG (emissioni di ossido di azoto dal suolo ascrivibili all’utilizzo di concimiazotati, emissioni di metano dovute alle fermentazioni enteriche, emissioni di ossido di azoto e metano dovutealla gestione del letame); riduzione degli antiparassitari; tecniche integrate di gestione degli organismi nocivi ericonversione verso metodi di agricoltura biologica; sfruttamento responsabile delle acque e gestione integrata dellerisorse idriche; produzione/utilizzo di fonti energetiche rinnovabili, ecc.13. Si pensi ad iniziative come la realizzazione di corsi di lingua, il sostegno nella soluzione del problema abitativo,l’adozione di prassi che vengano incontro alle esigenze di conservazione dell’identità religiosa e culturale soprattuttodei lavoratori stranieri (prevedendo ad esempio specifiche interruzioni nel corso della giornata per le preghiere).30


BOX 3 – L’AGRICOLTURA CONSERVATIVAL’agricoltura conservativa comprende una serie di pratiche agronomiche e di sistemi digestione del suolo con finalità produttive e di tutela dell’ambiente. Il sistema di gestione dell’agricolturaconservativa dovrebbe alterare il meno possibile la composizione del suolo(sostanza organica, fertilità), la struttura e la biodiversità naturale. L’agricoltura conservativainclude la semina diretta/senza lavorazione, la lavorazione ridotta/minima, l’interramentosuperficiale dei residui colturali e l’adozione di sistemi colturali di copertura annuale e/operenne. Questi percorsi produttivi permettono un uso del suolo più adeguato, che neltempo può migliorare la fertilità agronomica e la capacità di ritenzione idrica. Secondo i datidell’European Conservation Agriculture Federation le tecniche dell’agricoltura conservativanon sono ancora molto diffuse in Italia rispetto ad altri grandi Paesi europei.Di seguito si riassumono le azioni principali dell’agricoltura conservativa e gli effettiche esse possono generare sulla produzione agricola e sull’ambienteAZIONI• riduzione o limitazione delle operazioni di lavorazionedel terreno, usando aratura conservativao non-aratura• impiego di attrezzature e strumenti specializzati• interramento superficiale dei residui colturali:copertura del suolo• avvicendamenti colturali• appropriata gestione dei fertilizzanti• gestione integrata dei parassiti e della florainfestante• integrazione di sistemi colturali erbacei/zootecniaEFFETTI SULLA PRODUZIONE AGRICOLA• riduzione del tempo di lavoro nella preparazione delterreno• incremento della flessibilità nelle operazioni agricole,specialmente nel periodo di coltivazione• miglioramento della struttura del suolo• miglioramento della capacità di conservazione dellesostanze nutritive• riduzione dei deflussi superficiali e dell'erosione• incremento dell'infiltrazione e della capacità di conservazionedell'umidità del terreno• aumento del reddito netto• riduzione del consumo di combustibileEFFETTI SULL'AMBIENTE• indice d'inondazione inferiore• riempimento della falda freatica• riduzione dei danni esterni all'attività agricola attraversoil rischio d'inondazione e conseguente riduzionedei costi• miglioramento della qualità della falda freatica esuperficiale• riduzione dei costi di trattamento dell'acqua• applicazione ridotta di erbicidi e pesticidi• biodiversità crescente sopra e sotto la superficie delsuolo anche a livello della microflora e della microfauna• emissioni ridotte di CO 2 nell'atmosfera• isolamento del carbonio negli strati sottosuperficialidel suoloFonte: Nostra nostra elaborazione dal sito http://www.aigacos.it (Associazione italiana per la gestione agronomica econservativa del suolo)4.1.4 Comportamenti volontari di RSI: una dimensioneSi caratterizzano per una scelta consapevole e convinta (non condizionatacioè dalla presenza di incentivi). Questi comportamenti evidenziano che l’azienda31


ha compiuto il passo di interpretare la responsabilità sociale come orientamentoconsapevole. Tra questi il livello di base è costituito da tutti quei comportamentied azioni che incidono su una sola delle dimensioni della RSI (prodotto, territorio,ambiente, risorse umane).In quest’ambito gli strumenti più spesso utilizzati sono:- certificazione di prodotto regolamentato (DOP, IGP, DOC, DOCG, ecc.);- tutti gli strumenti di certificazione non incentivati 14 ;- partecipazione a marchi collettivi 15 ;- partecipazione a programmi di sviluppo locale 16 ;- tutte le buone prassi, già citate, adottate consapevolmente dalle aziende.Vale sempre la raccomandazione di non interpretare la lista degli strumenticome esaustiva o valida in termini assoluti in quanto ogni strumento può essereadottato con finalità e secondo modalità anche radicalmente differenti.BOX 4 - LE CERTIFICAZIONI DI PRODOTTO REGOLAMENTATO(DOP E IGP)Per proteggere la tipicità di alcuni prodotti alimentari, l’Unione Europea europea ha varatouna precisa normativa, stabilendo due livelli di riconoscimento: DOP e IGP.La sigla DOP (Denominazione d’Origine Protetta) designa un prodotto originariodi una regione e di un paese le cui qualità e caratteristiche sianoessenzialmente, o esclusivamente, dovute all’ambiente geografico (termineche comprende i fattori naturali e quelli umani). Tutta la produzione, latrasformazione e l’elaborazione del prodotto devono avvenire nell’areadelimitata.La sigla IGP (Indicazione Geografica Protetta) introduce un nuovo livellodi tutela qualitativa che tiene conto dello sviluppo industriale del settore,dando più peso alle tecniche di produzione rispetto al vincolo territoriale.Quindi la sigla identifica un prodotto originario di una regione e di unpaese le cui qualità, reputazione e caratteristiche si possono ricondurre14. Si pensi, ad esempio, a certificazioni quali: Prodotto agroalimentare, Filiera controllata, RintracciabilitàInteraziendale, Eurepgap, Disegno igienico, Biologico di fattoria. Si pensi, inoltre, ai protocolli BRC e IFS.15. Possibili esempi sono: il marchio regionale (per produzioni agricole locali o per prodotti ottenuti da “Agricolturaintegrata”); il marchio comunale De.CO (per produzioni agricole locali); il marchio collettivo (marchio ombrello, marchiodi consorzio, marchio di consorzio d'area/GAL/distretto rurale o agroalimentare di qualità ecc.); il marchio diqualità alimentare/marchio di qualità superiore (marca commerciale della GDO di percorso/filiera controllata); lacertificazione di qualità marchio “Agriturist Qualità” per le aziende agrituristiche (accoglienza, rispetto per l'ambiente,formazione del personale, qualità del prodotto offerto); il marchio agricoltura etica, monitorato dal SocialAccountability Watch.16. Inserimento azienda/prodotti nei programmi di valorizzazione regolamentati e promossi da Governo, Regionied Enti locali (percorsi/itinerari enogastronomici e turistici, strade del vino, strade dell'olio ecc..); inserimento azienda/prodottinei programmi di promozione verso i mercati esteri promossi da Buonitalia, Unioncamere, MIPAAF,ISMEA, ICE; inserimento azienda/prodotti nei programmi di valorizzazione promossi da privati (es.: Arca e Presididel gusto Slowfood); inserimento prodotti nel circuito gastronomico internazionale “Marchio di qualità Ristorante italianonel mondo” promosso da MIPAAF/Buonitalia; inserimento prodotti da agricoltura biologica, tipici e tradizionalinonché prodotti a denominazione protetta, nelle scuole e negli ospedali (Legge n. 488/99 art. 59) e nella ristorazionecollettiva (leggi regionali); inserimento impresa nel circuito Fattorie didattiche e sociali nazionale e/o regionale;inserimento impresa/prodotti nel circuito “Commercio equo e solidale”.32


all’origine geografica e di cui almeno una fase della produzione, trasformazione ed elaborazioneavvenga nell’area delimitata. Entrambi questi riconoscimenti comunitari costituisconouna valida garanzia per il consumatore, che sa così di acquistare alimenti di qualità chedevono rispondere a determinati requisiti e sono prodotti nel rispetto di precisi disciplinari.Costituiscono, inoltre, una tutela anche per gli stessi produttori nei confronti di eventualiimitazioni e concorrenza sleale.Le certificazioni DOP e IGP nel caso del salumificio Fratelli VeroniVeroni, offre i numerosi prodotti che hanno ottenuto riconoscimento DOP e IGP, tra i quali ilProsciutto crudo di Parma DOP, la Mortadella di Bologna IGP, il Cotechino di Modena IGP,lo Zampone di Modena IGP, il Prosciutto crudo di San Daniele DOP. La scelta di offrire prodottiDOP e IGP rappresenta un preciso impegno da parte dell’impresa verso l’eccellenzadei prodotti: l’impresa Veroni opera per tutelare la tradizione agroalimentare e della salumeriaitaliana. Per raggiungere tale finalità, ha contribuito alla costituzione dell’Istituto SalumiItaliani Tutelati (ISIT), nato nel giugno 1999, con una funzione di coordinamento strategico eoperativo tra i Consorzi di tutela della salumeria italiana aderenti e di promozione del riconoscimentodi nuovi salumi DOP e IGP. Ad oggi, all’ISIT appartengono 11 Consorzi di tuteladi salumi DOP e IGP che raccogliendo 14 delle 28 DOP e IGP italiane, costituiscono uncampione rappresentativo del comparto delle carni trasformate. L’ISIT si occupa di valorizzarei prodotti DOP e IGP, di curare il rapporto con la distribuzione, di promuovere la vigilanzacollettiva contro l’agropirateria, e svolge iniziative di promozione e comunicazione comela partecipazione al Salone del Gusto di Torino.Fonte: Salumificio Fratelli VeroniBOX 5 – SVILUPPO SOSTENIBILE: IL PROGETTO“DALLA TERRA ALLA LUCE” DI CONFAGRICOLTURALa produzione di energia elettrica da parte dei singoli agricoltori rappresenta, oltre cheun’opportunità di crescita del settore in termini di redditi e occupazione, un modo concretoper accrescere la qualità ambientale. La microgenerazione di energia elettrica, infatti, consentedi valorizzare il ruolo di autotrasformatori degli agricoltori, rispondendo ai principi diefficienza energetica, sviluppa attività integrate nei territori rurali, diversifica le fonti energeticheadattandosi con più duttilità agli ambienti produttivi.Il progetto Dalla Terra alla Luce di Confagricoltura per un contratto di programma sulla bioenergiasi inserisce nella strategia di Confagricoltura sull’energia, che attraverso scelte equilibratevuole realizzare uno sviluppo sostenibile dell’agricoltura nel territorio nel rispetto degliobiettivi ambientali e con la condivisione delle popolazioni locali, attraverso due interventiprioritari:- realizzare piccoli impianti di microgenerazione ubicati nelle stesse aziende agricole;- creare un rapporto diretto tra energia prodotta localmente e coltivazioni del territorio.Il progetto prevede la movimentazione di investimenti per 180 milioni e porterà alla realizzazionedi 30 impianti alimentati con fonti rinnovabili di origine agricola, biogas, olio vegetalee biomasse agroforestali, con una produzione elettrica complessiva di 53 Mw elettrici e20 Mw termici.Fonte: Confagricoltura33


BOX 6 – RISORSE UMANE: IL CASO DELL’AZIENDA AGRICOLA PAOLO BEAL’azienda vinicola Bea, con sede a Montefalco (PG), ha da sempre posto attenzione altema della sensibilizzazione e della formazione del personale. L’azienda si propone di raggiungerel’obiettivo di produrre un vino di alta qualità “recuperando il miglior equilibrio tra l’azionedell’uomo e i cicli della natura”. A tal fine, ha realizzato azioni di coinvolgimento e diresponsabilizzazione dei dipendenti, volte alla condivisione della filosofia produttiva, che sisono concretizzate in corsi di formazione e nell’elaborazione di codici di condotta per le procedureoperative delle certificazioni. Ciò nell’intento di migliorarne le motivazioni sul lavoro,consentendo di accrescerne la produttività. L’azienda, a base familiare, preferisce impiegaremanodopera giovane, in grado di recepire meglio la filosofia aziendale e di essere fidelizzataa questo sistema di valori.La comunicazione interna riveste un ruolo centrale e viene realizzata tramite riunioni informalicon il personale, nelle quali si definiscono i criteri da seguire nelle procedure da metterein atto per orientare la produzione ai canoni finalizzati al mantenimento della naturalitàdel prodotto.In un’azienda familiare come Bea, in cui il diaframma tra imprenditore - proprietario e lavoratorisi riduce fortemente, si avverte la necessità di una maggiore sintonia tra la direzioneaziendale e le risorse umane impiegate. In questo senso l’azienda indica nella difficoltà direclutare manodopera italiana un freno al processo di sensibilizzazione dei lavoratori aivalori che si intende sviluppare. Per questo ha attivato azioni concrete per favorire l’integrazionedei lavoratori extracomunitari in azienda e nella comunità locale in cui vivono, tramitela messa a disposizione di alloggi e la creazione di un clima di familiarità.Fonte: Azienda Agricola Paolo Bea4.1.5 Comportamenti volontari di RSI: più dimensioniUn livello più evoluto di orientamento socialmente responsabile si riscontrain quelle aziende che adottano comportamenti che incidono su più dimensionidella RSI. Anche in questo caso non si può fare una lista tassativa degli strumentiperché molto dipende dalle modalità con cui vengono adottati e dalla capacitàdi coglierne tutte le potenzialità. A titolo esemplificativo è utile distinguere tra:1. l’adozione di strumenti che intrinsecamente incorporano più dimensioni:- il bilancio sociale,- il bilancio ambientale,- il bilancio di sostenibilità,- le certificazioni etico-sociali (SA 8000), ecc.2. l’adozione di un set integrato di strumenti che incidono su una soladimensione (gli esempi sono quelli già indicati nel paragrafo precedente).34


BOX 7 - IL BILANCIO DI SOSTENIBILITÀIl bilancio di sostenibilità è uno strumento di controllo strategico e di rendicontazione esternache analizza la gestione aziendale verificandone la capacità di produrre valore in modosostenibile e rappresentandone gli effetti prodotti sull’ambiente e sull’insieme degli stakeholder.In particolare, la gestione viene valutata secondo un triplice approccio (triple bottom line): diefficienza economica, di tutela ambientale e di sostenibilità sociale.Il bilancio di sostenibilità può consentire di:• esplicitare meglio le strategie,• integrare la sostenibilità nelle azioni dell’azienda,• promuovere la partecipazione degli stakeholder, poiché offre una modalità di comunicazionetrasparente mirata alla performance di sostenibilità e alle possibilità di miglioramento;• migliorare l’efficienza operativa poiché, grazie alla raccolta dati, stimola un’analisi sistematicadelle performance e comporta spesso modifiche significative ai processi interni;• aumentare la consapevolezza ambientale e sociale dei dipendenti e degli attori a montee a valle nella filiera;• individuare un terreno comune di confronto tra enti pubblici e imprese;• migliorare l’immagine e la reputazione aziendali.Il bilancio di sostenibilità è uno strumento che si adatta molto bene alle aziende del settoreagroalimentare, mentre potrebbe essere di difficile applicazione in ambito agricolo dove ilsettore è eccessivamente frammentato.Il bilancio di sostenibilità di GranaroloIl gruppo Granarolo redige dal 2001 il bilancio di sostenibilità, inteso come strumento di definizionee implementazione di una strategia di sviluppo sostenibile, patrimonio di conoscenzaper il management e per i soggetti che si relazionano stabilmente con l’azienda, oltre cheuna leva di affermazione delle politiche di medio termine del Gruppogruppo. Il modello diaccounting è stato ancorato agli standard di riferimento riconosciuti a livello nazionale einternazionale, per disporre indicatori e dati confrontabili che stimolino il miglioramento continuo.Il bilancio di sostenibilità – derivante dall’evoluzione della reportistica socio-ambientaleintrodotta da Granarolo sin dal 1999 – ha conosciuto in questi anni una progressiva raffinazionemetodologica.Sotto il profilo dei contenuti il bilancio di sostenibilità si compone di tre parti principali:• Parte prima - Identità, visione e strategia• Parte seconda - Performance di sostenibilità economica• Parte terza - Performance di sostenibilità socio-ambientale- Granarolo e l’ambiente- Granarolo e gli stakeholder- Stakeholder engagement.Fonte: Granarolo35


4.1.6 Comportamenti volontari di RSI: governanceSono quelli che incidono sulle modalità di composizione degli interessi e suimeccanismi decisionali. Essi segnalano lo stadio di maturazione più elevatorispetto al concetto di responsabilità sociale che è stato assunto a fondamento diqueste Linee guida. Adottare questi comportamenti vuol dire “mettersi in gioco”,aprirsi all’esterno, ridurre l’autoreferenzialità e metabolizzare all’interno l’insiemedei valori etici della propria comunità di riferimento, accettando i suggerimentipositivi ma anche le critiche che gli stakeholder possano sollevare. I possibili strumentisono i medesimi del paragrafo precedente ma ulteriormente qualificati da:• l’esplicitazione, condivisione ed attuazione dei valori etici;• il dialogo e coinvolgimento attivo degli stakeholder;• meccanismi di verifica da parte di soggetti terzi ed indipendenti.Box 8 - La carta dei valoriLa carta dei valori è uno strumento che dichiara le regole comportamentali di un soggettopubblico o privato che il datore di lavoro impartisce ai propri dipendenti e alle quali devonoattenersi, e pone le sue basi fondamentali su principi etici a cui riconoscere il valore dimigliorare i rapporti interni ed esterni all’azienda.L’obiettivo della carta dei valori è quello di promuovere e diffondere i principi e i valori di unacultura aziendale etica e responsabile, guidando il comportamento delle imprese mediantel’identificazione dei doveri e delle responsabilità nei rapporti fra l’impresa e i suoi interlocutori.In particolare, lo strumento coniuga il perseguimento del profitto e la costruzione di unmodello di gestione responsabile, improntato al rispetto dei valori, dei diritti e della dignitàdell’individuo, dell’impatto ambientale, della collettività, della correttezza e trasparenza nellerelazioni. Ciò implica una performance migliore dell’impresa mediante la reciproca soddisfazionedelle aspettative e pretese legittime dei diversi stakeholder. L’impegno nel processo diidentificazione, comunicazione e attuazione dei valori deve essere esplicito e duraturo enon può essere assoggettato a contingenze.La carta dei valori del Movimento Giovanile di ColdirettiIl Movimento Giovanile di Coldiretti è costituito da giovani tra i 16 e i 28 anni,soci di Coldiretti o familiari di un socio. Ha come scopo la formazione, l’accompagnamentoe la crescita dei giovani in agricoltura e lo sviluppo dellegiovani imprese. La carta dei valori del Movimento Giovanile di Coldiretti siispira ai principi di valorizzazione dell’agricoltura sanciti dallo statuto confederale,tra cui si segnalano:- rigenerazione cioè l’impegno delle imprese di riconsiderare, in una prospettiva di svilupposostenibile e durevole, le tecnologie impiegate, il lavoro di chi opera, il significato di qualitàdei prodotti e dei processi produttivi, il legame con il territorio, i modi di commercializzare,al fine di rendere le imprese agricole più competitive nel rispondere ai bisogni che ilconsumatore esprime.- multifunzionalità, vale a dire la riscoperta, in chiave moderna, della molteplicità dell’offertadi beni e servizi da parte dell’impresa agricola.Fonte: Nostra nostra elaborazione del documento “I nostri valori, i nostri principi” del Movimento GiovanileColdiretti, pubblicato sul sito internet www.coldiretti.it.36


Ad esempio si può pensare alla realizzazione di un codice etico (magari partecipatocon i dipendenti) o alla realizzazione di forme di coinvolgimento deglistakeholder che integrino e/o qualifichino le altre iniziative già adottate.Si può, inoltre, adottare un bilancio sociale o di sostenibilità affiancandolocon un forte impegno nel coinvolgimento degli stakeholder.Box 9 - Il bilancio di sostenibilità con il forte coinvolgimentodegli stakeholderGranarolo assegna una fondamentale rilevanza al pensiero e al giudizio dei propristakeholder, tanto che a partire dal 2002 ha significativamente integrato il ventaglio di strumentiche alimenta in maniera sistematica il coinvolgimento degli stakeholder sulle propriepolitiche di sviluppo sostenibile. Ad oggi le attività di stakeholder engagement contemplano3 principali fronti d’azione. Il primo è rappresentato dall’indagine di clima interno. Il suoobiettivo consiste nel far emergere in che misura il sistema dei valori elaborato dall’interacomunità aziendale ispiri di fatto le modalità di lavoro e di relazione a livello quotidiano.L’indagine viene realizzata attraverso la compilazione di un questionario auto-somministratoe redatto ad hoc, concepito in maniera tale da sollecitare i dipendenti ad esprimere le lorovalutazioni sia in merito al grado generale di applicazione dei valori, sia in relazione ai comportamentie agli atteggiamenti che fungono da indicatori. Il secondo fronte d’azione riguardagli stakeholder esterni, di cui viene assicurato il contributo attraverso 2 strumenti: un’aindagine e un workshop. L’indagine è finalizzata ad acquisire - presso rappresentanti delleassociazioni dei consumatori, amministrazioni locali, associazioni ambientaliste, enti nonprofit, fornitori, clienti, comunità finanziaria, comunità scientifica, mass media - il percepitodella reputazione di Granarolo, la congruità tra impegni assunti e attività espresse, il livellodi consenso raggiunto rispetto alle politiche di sostenibilità attuate. La filosofia del workshop– che viene organizzato biennalmente e impegna i partecipanti (rappresentanti di alto poteredecisionale delle rispettive organizzazioni) per circa 4 ore – è invece quella di valutare(ognuno facendosi portatore delle proprie istanze e sensibilità) la corporate sustainability diGranarolo - così come emerge dal Bilancio di Sostenibilità - e di offrire spunti di miglioramentoriguardo a tali iniziative. In quanto processo partecipativo di alcuni rappresentantichiave degli attori sociali con cui l’azienda è in contatto, il workshop ha consentito di individuarescenari comuni d’intervento, grazie ad approcci diversi garantiti dalle differenti istanzedi cui si fanno portatori i partecipanti.4.2 Linee di azione legate all’orientamento sistemicoUn’impresa, soprattutto se di piccole e piccolissime dimensioni, può avviareun percorso di responsabilità sociale anche “facendo rete” con altre imprese osoggetti che operano sullo stesso territorio o che partecipano al processo produttivodell’azienda in qualità di produttori, fornitori, destinatari, controllori, o che -per ragioni di altro tipo - sono interessati a tali processi.Lo “stare in rete” con altre imprese e soggetti rappresenta per le aziende delsistema agroalimentare un fattore di indubbia forza, che consente di superare ilimiti e i problemi che impediscono l’adozione di comportamenti socialmenteresponsabili (le ridotte dimensioni dell’azienda, la diffusa sottocapitalizzazione, ladebole cultura imprenditoriale), producendo effetti positivi sull’intero sistema37


agroalimentare ed economico.Diversi sono i soggetti con cui l’azienda può fare rete sul territorio o nellafiliera: con altre imprese, tramite la costituzione di cooperative o di consorzi, diorganizzazioni di produttori, o - secondo modalità più informali - con le associazionidi categoria e le parti sociali, gli organi istituzionali, le università, i centri diricerca, le associazioni ambientaliste e dei consumatori.Altrettanto diverse sono le modalità di comportamento che l’imprenditorepuò stabilire con questi soggetti, per avviare percorsi virtuosi di responsabilizzazionesociale. In un’ipotetica scala che misuri l’orientamento dell’impresa a farerete, si possono distinguere almeno tre livelli di networking a seconda dellemodalità di comportamento degli imprenditori.4.2.1 Relazioni incentivateIl primo livello delle “relazioni incentivate” indica l’insieme dei rapporti conimprese e soggetti che le aziende pongono in essere spinte e/o condizionate dall’esistenzadi incentivi (di carattere economico e non), a prescindere dal fatto chequesti risultino determinanti nella decisione dell’imprenditore di cooperare conaltri soggetti.Rientrano in questo tipo di comportamenti la sottoscrizione da parte delleimprese di patti territoriali, contratti d’area, accordi di programma, partenariatirurali: strumenti di programmazione negoziata cui le imprese aderiscono con l’obiettivodi accrescere le capacità di sviluppo del territorio in cui operano e, conseguentemente,la loro stessa attività.Box 10 - Il parternariato ruraleI partenariati rurali sono basati sul principio di integrazione fra settori, risorse e strumenti diprogrammazione nonché sul principio di concentrazione territoriale e di tematizzazione degliinterventi da mettere in campo. L’azione di partenariato rurale mira a sviluppare sinergie sulterritorio, facendo convergere gli interventi programmati su obiettivi di sviluppo locale integrato.Un primo esempio si è avuto con l’avvio dell’iniziativa comunitaria LEADER, che ha propostouna visione della programmazione dello sviluppo caratterizzata dalla partnership trasoggetti diversi come luogo in cui si creano e si accumulano nuove forme di cooperazionefra i soggetti nello svolgimento di azioni finalizzate al raggiungimento di obiettivi comuni.L’Unione europea con il regolamento (CE) n. 1783/03 ha introdotto i partenariati nella programmazionedei fondi strutturali, in particolare nella politica di sviluppo rurale quale modalitàorganizzativa dell’intervento pubblico per la gestione di strategie integrate di svilupporurale.La finalità dei partenariati rurali è quella di coadiuvare gli interventi per lo sviluppo socioeconomicodelle aree rurali che nascono dalle esigenze dei soggetti locali e del territorio eche mettono in rete gli attori istituzionali ed economici. Gli elementi distintivi del partenariatorurale sono: la rappresentatività del territorio mediante la partecipazione di soggetti istituzionalie privati; la coerenza con il tema strategico prescelto; la partecipazione mediante uneffettivo e attivo ruolo dei diversi soggetti coinvolti; l’operatività per costruire un organismodi governance locale.38


Box 11 - La certificazione di rintracciabilità di filieraLa rintracciabilità del prodotto all’interno di una specifica filiera è un presupposto essenzialeper l’efficiente gestione della produzione e per la gestione di eventuali problemi di sicurezzaalimentare.La rintracciabilità è un aspetto chiave sia della legislazione che regola il settore agroalimentare,come il regolamento (CE) n. 178/2002, sia delle norme volontarie per la sicurezzaagroalimentare adottate dalle aziende, come gli standard ISO.In base al regolamento (CE) n. 178/2002, le imprese del settore agroalimentare devonorendere visibile proprie filiere, rendendo trasparente ogni passaggio della produzione edistribuzione, fornendo informazioni precise sulle origini delle materie prime, sui luoghi dilavorazione e sulle tecniche utilizzate.L’ISO (International Standardization Organisation) e la versione italiana UNI (EnteNazionale Italiano di Unificazione) hanno pubblicato norme sui sistemi di rintracciabilità:ISO 22005, rintracciabilità nell’ambito della filiera agroalimentare e della filiera per la produzionedi mangimi. Principi generali e requisiti base per la progettazione e l’implementazionedei sistemi di controlloUNI 10939, sistema di rintracciabilità nelle filiere agroalimentari. Principi generali per la progettazionee l’attuazione;UNI 11020, sistema di rintracciabilità nelle aziende agroalimentari. Principi e requisiti perl’attuazioneLa norma UNI 10939:2001 definisce i principi per la realizzazione di un sistema di rintracciabilitàper l’intera filiera. Con l’impiego della norma si è in grado di:documentare la storia del prodotto;documentare le responsabilità coinvolte;identificare e registrare i flussi materiali e le organizzazioni che fanno parte della filiera.La filiera agroalimentare deve individuare tutte le attività e i flussi (comprese le organizzazioni)che hanno rilevanza critica per le caratteristiche del prodotto.Per la certificazione della filiera occorre quindi:individuare il campo di applicazione della filiera;individuare il sistema di registrazione della rintracciabilità;stabilire l’organizzazione della filiera.La Certificazione di rintracciabilità di filiera costituisce uno strumento importante per la valorizzazionedelle attività svolte in sinergia con altre organizzazioni e costituisce, inoltre, unsupporto essenziale per la credibilità della certificazione di prodotto, soprattutto quando lecaratteristiche da valorizzare sono fortemente correlate a una efficace gestione di filiera (ades. prodotti non OGM).Anche l’iscrizione alle organizzazioni di produttori è un indicatore dell’orientamentodegli imprenditori a fare rete inserendosi, con modalità e forme diverse,all’interno di una comunità professionale che condivide valori e obiettivi.Ma è guardando ad alcuni strumenti specifici di settore che appare evidentecome fare rete con altri soggetti, accettando di condividere progetti, impegni, comportamenti(anche condizionati dall’esistenza di specifici incentivi economici), rappresentiun tassello centrale nello sviluppo dell’orientamento alla responsabilitàsociale. Si pensi, da questo punto di vista, al contratto di filiera o alla certificazionedi rintracciabilità di filiera, che documenta e garantisce la rintracciabilità del prodottolungo tutte le fasi daella sua elaborazioneproduzione alla distribuzione. Inquesto caso, l’azienda che beneficia di un vantaggio sotto il profilo economico è39


legata agli altri partecipanti alla filiera da vincoli contrattuali sia per la condivisionedegli obiettivi comuni sia per la determinazione di un protocollo che indichi leresponsabilità reciproche, gli accordi che intercorrono tra le parti e le modalità digestione e di controllo del sistema di rintracciabilità. In termini di responsabilitàsociale, tale strumento esercita un impatto rilevante poiché contribuisce a innalzarei livelli di qualità e sicurezza dei prodotti agroalimentari, accrescendo i meccanismidi cooperazione tra le imprese, improntando l’attività d’impresa a logiche fiduciariee di trasparenza, migliorando i rapporti tra fornitori e intermediari e innalzando,infine, il livello di responsabilizzazione dei singoli produttori.4.2.2 Relazioni volontarie non formalizzateA un secondo livello, l’orientamento sistemico delle imprese si esprime intutte quelle modalità di relazioni con soggetti del territorio che le imprese pongonoin essere a un livello meramente informale, volontariamente e in assenza diincentivi di carattere economico. È difficile individuare una casistica di comportamentidefinibili in questa dimensione, trattandosi per lo più di consuetudini noncodificate e non riconducibili all’adozione di specifici strumenti (codici, certificazioni,marchi, ecc.).Si tratta di relazioni che si basano fondamentalmente su una logica di implementazionedei rapporti fiduciari, che ad esempio possono consistere - nel casodi imprese che operano nello stesso settore o nella stessa area - nella stabilizzazionedei rapporti di committenza e subfornitura, nello scambio di informazioniper concordare strategie di miglioramento del prodotto, nella realizzazione diinterventi comuni che producano ricadute positive sul territorio e sulla comunità,come nel caso di agricoltori che chiedono il riconoscimento della DOCG, concordanoinformalmente interventi di salvaguardia ambientale o sponsorizzano il territoriotramite iniziative commerciali comuni (partecipazione a fiere, sagre, ecc.).La stessa logica governa quelle relazioni informali, fondate su base volontaristica,che nascono sul territorio con altri soggetti differenti dalle imprese. Anchein questo caso le tipologie di comportamento possono essere molto varie: sonole imprese che ricorrono a ricercatori per avviare sperimentazioni o studi sui prodotti,per ricostruire “la storia” dei processi produttivi (dei metodi di vinificazione,di produzione dei prodotti tipici, ecc.), che si fanno promotrici presso le istituzionilocali di iniziative di marketing territoriale finalizzate al recupero delle tradizioni(mostre, sagre, ecc.), che aderiscono o sponsorizzano iniziative ambientaliste sulterritorio, oppure partecipano a progetti locali per l’inserimento al lavoro e ilmiglioramento delle condizioni di vita di immigrati o lavoratori svantaggiati.4.2.3 Relazioni volontarie formalizzateIl più alto livello di manifestazione dell’orientamento delle imprese a fare retesul territorio si esprime nell’esistenza di relazioni fondate su base volontaria e40


formalizzate, a relazioni codificate che comportano da parte dell’impresa l’adesionea protocolli e accordi di intesa o l’adozione di specifici strumenti (contratti,marchi, ecc.) che definiscono e regolano le modalità di interazione tra le parti.In questa ottica lo strumento più importante per il settore è quello cooperativo:cooperative e consorzi infatti, rappresentano nel sistema agroalimentare laprincipale formula di aggregazione che consente alle imprese aderenti di progettarecon maggiore concretezza un proprio percorso di crescita in responsabilitàsociale, superando i vincoli che penalizzano le piccole imprese di settore.Consorzi per la promozione di produzioni locali, di salvaguardia delle produzionitradizionali, per la tutela dei marchi sono del resto strumenti che stanno acquisendoun peso sempre più centrale nell’organizzazione di un sistema di responsabilitàsociale diffusa, che trova nel territorio il suo baricentro e che consenteanche alle piccole imprese di rivestire un ruolo strategico nella promozione delletradizioni e dei valori della propria comunità, nella salvaguardia del patrimonioenogastronomico delle realtà locali italiane, nella protezione della qualità dellenostre produzioni.Alla creazione di consorzi segue spesso la costituzione di marchi d’area,che hanno la funzione di certificare le caratteristiche specifiche del/i prodotto/iprovenienti da una determinata area, vincolando i produttori che intendano aderireal marchio al rispetto dei disciplinari che regolano la produzione.Box 12 - Il consorzio Vino Chianti ClassicoIl Consorzio Vino Chianti Classico rappresenta un validoesempio di come attraverso l’aggregazione di imprese alivello locale sia possibile far emergere e rendere operatival’intrinseca e spesso inconsapevole responsabilità sociale che caratterizza molte realtàdel sistema agroalimentare. Attraverso la forma consortile le imprese vinicole hanno potutotrovare la “dimensione ottimale” per affiancare alla propria attività quotidiana azioni specifichevolte a consolidare i rapporti con la comunità (cittadini, Enti locali, Stato, associazioni),rispettare l’ambiente e il patrimonio artistico e paesaggistico (anche tramite l’operato dellaFondazione per la Tutela del Territorio del Chianti Classico ONLUS) e promuovere la “qualità”della vita in ogni sua dimensione.Il Consorzio Vino Chianti Classico si caratterizza per il forte legame con il territorio di riferimento,inteso nella macro accezione di comunità: territorio, ambiente, società. Il forte legamesociale e culturale con la propria comunità di riferimento, infatti, è alla base dell’azionedi promozione su scala internazionale del “Gallo Nero”, simbolo del territorio del Chianti intutto il mondo.L’attenzione alla comunità, il valore di scambio dell’autenticità (di un territorio, dei suoi prodottie della sua cultura) e la tutela della qualità della vita, inoltre, sono aspetti molto sentitidal Consorzio, come testimonia la costante presenza sul territorio e l’impegno diretto in iniziativesocioculturali e di tutela dell’ambiente (ad esempio, l’investimento nella cultura coneventi e manifestazioni, sponsorizzazioni a carattere culturale, ricerca, tutela della salutetramite gli attenti controlli sulla qualità del vino e dell’olio, iniziative di solidarietà).Fonte: Nostra nostra elaborazione da Chianti Classico Magazine 27/2006 (disponibile su41


Box 13 - Il marchio Agricoltura EticaIl marchio Agricoltura Etica è stato ideato e promosso dal Centro perl’Innovazione e lo Sviluppo Economico (CISE) della Camera di Commerciodi Forlì e Cesena e dalla Federazione Provinciale Coltivatori Diretti ForlìCesena. Si tratta di un marchio rivolto agli agricoltori locali, che richiede ilrispetto di standard “etici” su cinque dimensioni (lavoro, ambiente, interessidel consumatore, aspetti economici, impegno dell’agricoltore). La concessionedel marchio Agricoltura Etica, per un periodo annuale e soggetto arinnovo, è subordinata al monitoraggio delle imprese appartenenti ad‘Agricoltura Etica’ attraverso l’Osservatorio sulla Responsabilità Sociale SAW, che rappresentaun nodo di convergenza di informazioni provenienti dai portatori di interesse (adesempio, autorità competenti, istituzioni, associazioni di categoria, imprenditori, lavoratori,ONG). L’adesione all’Osservatorio richiede l’attivazione di 5 Monitori appartenenti alle diverseparti interessate. Tale procedura ha il vantaggio di presentare un basso costo di monitoraggio,adattandosi alla realtà delle piccole e medie imprese 17 .Fonte: Nostra nostra elaborazione dalla documentazione disponibile sul sito internet: www.sawnet.infoBox 14 - L’impatto sociale dei marchi di qualità - Il caso del bue rossoIl bue rosso è un bovino tipico dell’area oristanese, un altopiano a pascolo brado. Nel 2004,su iniziativa delle organizzazioni agricole dell’area, sono stati istituiti il marchio a tutela dellaproduzione e relativo consorzio di tutela del marchio, con elaborazione degli specifici disciplinaridi produzione. Successivamente il consorzio ha realizzato 5 accordi commerciali conmacellerie convenzionate (vendono solo carne di bue rosso). Ciò ha permesso non solo ditutelare una produzione tipica locale in via di estinzione, ma soprattutto di stabilizzare l’occupazionedi 50 allevatori che avevano difficoltà a vendere un prodotto caro e con pocomercato.Se i consorzi e i marchi sono strumenti tipici del settore, in altri casi l’impresapuò invece decidere di formalizzare alcuni comportamenti di collaborazione (siveda quanto descritto nel precedente capitolo) attraverso la predisposizione diaccordi, programmi, protocolli di intesa con diversi soggetti – imprese, università,scuole, centri di ricerca, Comuni, Comunità montane, Province, Camere diCommercio, Enti fiera, Apt, associazioni ambientaliste, di volontariato, culturali,sindacali, ecc. – al fine di programmare e rendere operativi comportamentisuscettibili di avere ricadute in termini di responsabilità sociale sulla qualità dell’ambiente,il benessere degli animali, la sicurezza dei prodotti alimentari, la valorizzazionedelle risorse del territorio, la qualità del lavoro dei propri dipendenti, letutele e garanzie per i consumatori.17 Nel 2006, il CISE ha avviato in campo agroalimentare lo standard Sicurezza Alimentare, volto a garantire prestazioniadeguate lungo tutte le fasi del ciclo produttivo in ambito di sicurezza alimentare ed il loro costante miglioramento42


Box 15 - Il protocollo d’intesa tra Confagricoltura e Assoelettrica:la valorizzazione delle biomasseConfagricoltura e l’Associazione nazionale delle imprese elettriche per la valorizzazioneenergetica delle biomasse hanno siglato un protocollo di intesa, in occasionedell’Assemblea di Assoelettrica il 14 giugno 2006, presso l’Auditorium della Tecnica aRoma. L’intesa ha come obiettivo lo sviluppo di sinergie fra il sistema elettrico e quello agricolo,allo scopo di creare un sistema per garantire l’approvvigionamento di biomasseagroforestali nazionali alle centrali elettriche”.Nel rispetto degli obiettivi del Protocollo di Kyoto, il Protocollo di intesa si propone di favorireuno sviluppo rapido e diffuso delle fonti rinnovabili, allo scopo di riequilibrare la composizionedelle fonti primarie utilizzate per la produzione elettrica e ridurre le emissioni inquinanti, igas a effetto serra e le importazioni di combustibili fossili. Le biomasse sono così concepitecome un elemento di cruciale importanza per una strategia di sviluppo delle fonti rinnovabili,che consenta di realizzare sistemi integrati che coniughino il rispetto ambientale con la valorizzazionedelle potenzialità del territorio italiano. Con il protocollo d’intesa viene definito unprogramma nazionale per l’avvio di coltivazioni di biomassa agricola su grande scala da utilizzarein impianti termoelettrici, e per la riforma normativa necessaria a utilizzare appienoanche in Italia il potenziale energetico della produzione agricola.Box 16 - Il progetto campagna amicail protocollo d’intesa tra Coldiretti Lazio e Ufficio scolasticodella Regione LazioCampagna amica è il progetto di Coldiretti “per un’agricoltura impegnata a sviluppare undialogo aperto e intenso con il cittadino consumatore”.Il progetto si propone di:• favorire lo sviluppo locale, valorizzando le risorse territoriali disponibili per tutelare l’ambiente,curare il paesaggio e migliorare la qualità della vita in campagna;• aprire le aziende ai consumatori e avvicinare la città alla campagna, attraverso iniziativeche coinvolgano le scuole, gli istituti di formazione, il mondo della cultura;• tutelare la qualità dei prodotti, favorendo le iniziative a garanzia del consumatore (trasparenzadelle etichettature, garanzie sull’origine dei cibi, vigilanza sulla pubblicità deiprodotti agroalimentari).Nel 2003 l’Ufficio scolastico regionale del Lazio e la Coldiretti Lazio, insieme alle ColdirettiProvinciali, hanno stipulato un protocollo di intesa, allo scopo di instaurare un rapporto stabiledi collaborazione per la realizzazione di iniziative dirette al raggiungimento degli obiettiviprevisti nel progetto di Educazione alla Campagna Amica. Gli obiettivi specifici del protocollodi intesa sono:• educare gli studenti al rispetto dell’ambiente, alla conoscenza delle tradizioni legate allacultura contadina, tra cui quelle gastronomiche;• promuovere le vocazioni produttive del territorio, la tutela delle produzioni di qualità, e lariscoperta della cultura e professionalità agricola;• promuovere processi di valorizzazione della tipicità dei prodotti (DOP, IGT IGP) aderential Consorzio Campagna Romana;• realizzare percorsi di istruzione e formazione funzionali all’acquisizione di competenzecertificate come crediti formativi riconosciuti da entrambi i sistemi (impresa/scuola);Fonte: Nostra nostra elaborazione dal sito internet www.coldirettilazio.it.43


Rientrano tra questi strumenti l’adesione agli accordi interprofessionali inmateria agroalimentare, che sono delle convenzioni quadro stipulate a livellointerprofessionale dai rappresentanti dei produttori agricoli e dalle imprese di trasformazionee commercializzazione, al fine di dare luogo a una vera e propriaintegrazione verticale delle filiere produttive (produzione – industria – distribuzione)stabilendo le strategie di miglioramento delle produzioni, i criteri e le condizionidi produzione e di vendita dei servizi, le quantità e i prezzi delle produzioniagricole.44


5 Come utilizzare le linee guida perpromuovere la responsabilita' sociale inagricoltura: una griglia di auto-diagnosi5.1 Un approccio modulare alla RSISebbene molte imprese agricole e agroalimentari si siano cimentate già conlogiche e strumenti di responsabilità sociale, in molti casi non si riscontra ancoraun orientamento strategico alla responsabilità sociale, ma solo azioni isolate escollegate dal più ampio processo di formulazione delle politiche aziendali. Comepiù volte ricordato in queste Linee guida, un percorso di RSI deve invece condurrel’impresa a riconoscere interamente le proprie politiche aziendali alla luce dellaresponsabilità sociale, che deve divenire orientamento strategico di fondo dell’impresa.Scopo del presente capitolo è quello di offrire una “griglia concettuale” cheaiuti le imprese agricole e agroalimentari a compiere questo percorso.Naturalmente occorre tenere in considerazione – e anzi valorizzare – lepeculiarità e il patrimonio di esperienze di ogni singola impresa: a tal fine quelloproposto è un “approccio modulare” che traccia il percorso di sviluppo diazioni di RSI da parte di una singola azienda secondo una logica di gradualità.L’obiettivo è di far maturare progressivamente nel sistema agroalimentare la“cultura della responsabilità sociale” lambendo prima e permeando poi l’interagovernance aziendale. In questa ottica, la RSI favorisce il determinarsi di unagovernance “allargata”, in grado di ottemperare alle esigenze degli stakeholderaziendali e di orientare l’intera attività di impresa – e non solo singole iniziative –al rispetto dei principi della RSI.La griglia di auto-diagnosi rappresentata nella figura 2 è stata ideata conlo scopo di identificare i passi operativi che ogni singola azienda può compiereper migliorare il proprio orientamento alla responsabilità sociale secondo unalogica di “gradualità”, tenendo in debita considerazione il proprio livello di partenza.Inoltre, la griglia di auto-diagnosi consente sia di avere un’interpretazionedinamica dei percorsi di orientamento alla responsabilità sociale compiuti dalleaziende che sono state oggetto di casi studio sia di focalizzare l’attenzione suquelle sezioni delle Linee guida e dei materiali di supporto alle quali si è direttamenteinteressati.45


Figura 2 - La griglia di “autodiagnosi” 18Lo schema 19 proposto presenta almeno due vantaggi:a) consente di individuare dei criteri non troppo stringenti, ma “a maglie larghe”,che rispondono più efficacemente alle caratteristiche di un sistema molto articolatoe disomogeneo; questa è forse la principale ragione per cui criterianche più oggettivi – dimensioni dell’impresa, settore di appartenenza, ecc. -risultano a tali fini poco efficaci;b) permette di fotografare quella componente di responsabilità sociale sommersa– le buone pratiche non formalizzate – che rappresenta un elemento fortementecaratterizzante il sistema agroalimentare.18. Non è un caso che nella figura 2 compaia una “freccetta circolare” all'interno di ogni cerchietto che compone ilquadro “orientamento alla RSI”. Tale notazione è stata inserita proprio per ricordare che anche quelle aziende chesi sono dotate di strumenti di responsabilità sociale devono innanzitutto verificare che lo strumento adottato siastato “correttamente adottato” e cioè collocato all'interno di una cornice strategica coerente con un'”autentica”responsabilità sociale.19. La valutazione di percorsi specifici e separati per aziende agricole ed agroalimentari è stato oggetto di esamenegli studi preparatori alla redazione delle Linee guida. Si è ritenuto preferibile la creazione di un'unica griglia diautodiagnosi, concepita “a maglie larghe” per essere adattabile alle esperienze individuali, sia per imprese agricoleche agroalimentari, quale primo strumento di autovalutazione da parte delle singole imprese alla luce degli aspetticomuni del percorso di RSI. L'analisi di percorsi distinti tra imprese agricole ed agroalimentare è oggetto diapprofondimento in uno specifico capitolo del volume teorico di prossima pubblicazione.46


5.2 Il processo di auto-diagnosiPrima di delineare i possibili percorsi che un’azienda può seguire e gli strumentidi cui può dotarsi per accrescere il proprio orientamento alla responsabilitàsociale, occorre individuare il proprio posizionamento. Pertanto, un’azienda chevoglia intraprendere un percorso di orientamento alla responsabilità sociale o unintermediario che voglia sensibilizzare alcune aziende del territorio o del settorein cui opera a divenire socialmente responsabili non può che iniziare dal porsiuna semplice domanda: in quale casella della matrice si colloca la mia impresa?In altri termini occorre realizzare una vera e propria autodiagnosi.Figura 3 - L’autodiagnosiQuello che segue è pertanto un breve percorso di auto-valutazione che,strutturato nella forma di diagramma di flusso, consente ai fruitori di queste Lineeguida di individuare la posizione dell’azienda.47


5.3 I possibili percorsiUna volta identificata la situazione di partenza si possono delineare i possibilipercorsi di sviluppo per un’impresa che scelga di orientarsi alla responsabilitàsociale. Per ciascuna direzione viene individuato un percorso di responsabilitàsociale, illustrato attraverso le esperienze concrete di imprese operanti nel settoreagroalimentare. Tale scelta è motivata dalla convinzione che esempi concretiforniscano un supporto utile al processo di auto-diagnosi di ciascuna impresache affronti il tema della RSI.In linea del tutto generale si può anticipare che il percorso di RSI che l’impresadel sistema agroalimentare può seguire è articolato in quattroalternative:1. azione di consolidamento: l’impresa “sfrutta” al massimo lepotenzialità delle azioni e degli strumenti di RSI già attivati2. progressione orizzontale: l’impresa cresce in responsabilitàsociale, adottando progressivamente azioni, comportamentie strumenti sempre più articolati e formalizzati3. progressione verticale: l’impresa cresce in responsabilitàsociale facendo “rete” con altre imprese sul territorio4. progressione diagonale o mista: l’impresa cresce in responsabilitàsociale adottando congiuntamente logiche di “rete” e comportamentisocialmente responsabiliI percorsi di orientamento alla RSI qui di seguito delineati partono dall’ipotesiche, successivamente al processo di auto-valutazione illustrato nel paragrafoprecedente, le imprese si trovano in situazioni di partenza profondamente diverse.49


5.3.1 I primi passi verso la responsabilità socialeL’impresa agricola o agroalimentare può trovarsi a un “punto zero”, ovvero inuna situazione di completa assenza di orientamento: essa non adotta alcun comportamentodi responsabilità sociale (asse orizzontale) né si trova in rete con lealtre imprese e/o istituzioni (asse verticale). L’impresa si colloca, cioè, nellacasella in basso a sinistra della matrice di autodiagnosi (figura 4).Figura 4 - I primi passi verso la responsabilità socialeL’impresa è quindi libera di scegliere di adottare azioni in ogni direzione. Inprimo luogo dovrà valutare le istanze dei propri stakeholder 20 e iniziare a sceglierela dimensione sulla quale operare i primi passi.Ad esempio, se la richiesta degli stakeholder si concentra sul tema delmiglioramento qualitativo dei prodotti, l’impresa agricola può decidere di realizzareuna progressione orizzontale e scegliere di dotarsi di una certificazione di qualitàsoprattutto se l’iniziale perplessità sui costi che sarà necessario sostenereper dotarsi dello strumento viene mitigata dalla presenza di incentivi econo-20 Il consumatore finale di un prodotto agricolo ed agroalimentare è l'esempio più immediato di stakeholder.Tuttavia si osservi che gli stakeholder non si riducono unicamente al consumatore finale, ma includono i fornitoridell'impresa, i propri dipendenti, ma anche gli abitanti della comunità locale in cui l'azienda opera. Per un chiarimentodella nozione di stakeholder si veda il box 1 pag. 11.50


mico/fiscali a livello regionale, nazionale o comunitario. Molte imprese agricole eagroalimentari toscane hanno deciso di rispondere positivamente alle istanzedegli stakeholder in termini di un maggior impegno etico-sociale nei confronti deilavoratori, sfruttando gli incentivi della Regione a favore della certificazione SA8000.In questo caso, si compie una prima progressione orizzontale attraverso l’adozionedi nuovi strumenti di RSI facilitata - in questa fase di avvio - dalla presenza diincentivi.Box 16 – Un caso aziendale:l’adozione di pratiche di responsabilità sociale nel GAL COSVELIl GAL COSVEL è una società consortile mista a responsabilità limitata, un Gruppodi azione locale per il partenariato che nasce nel 1995 per rispondere ai requisiti previstidal PIC Leader II (1994-1999) e con l’obiettivo di generare percorsi di sviluppo locale integratie innovativi sul territorio del Basso Sinni. Nella fase attuale del Leader+ (2000-2006) ilGAL COSVEL ha l’introdotto il tema della responsabilità sociale nel proprio territorio di riferimento.In particolare, è stato messo a punto un progetto di “Tutela ambientale e svilupposociale sostenibile” che, partendo da una profonda azione di ricerca sul territorio e di sensibilizzazionedelle imprese, ha proposto alle stesse l’adozione di alcuni strumenti di rendicontazionesociale e di certificazione etica e ambientale.Si può compiere un’ulteriore progressione orizzontale decidendo di investiresulla responsabilità sociale a prescindere dalla presenza o meno di incentivi specifici;ad esempio, riconoscendo la crescente sensibilità dei consumatori verso lasicurezza alimentare e la qualità, l’impresa agricola può scegliere di selezionaresementi di qualità superiore o adottare tecniche agronomiche più avanzate, orivedere le proprie pratiche di selezione delle materie prime, aumentando i requisitiigienico-sanitari o di qualità richiesti ai fornitori. Si tratta, in questo caso, dibuone pratiche ancora non formalizzate, ma che testimoniano comunque unapresa di coscienza sul tema della RSI (Fig.5).L’impresa, in considerazione del fatto che la sua dimensione aziendale precludela possibilità di realizzare il livello di investimenti necessari a dotarsi diappositi strumenti di RSI o che la propria collocazione nella filiera renderebbevano ogni sforzo isolato, può adottare logiche di “sistema” (progressione verticale),rafforzando i propri legami con le altre imprese a monte e/o a valle della filiera,con le imprese operanti nello stesso territorio o con le istituzioni. Anche inquesto caso, la presenza di incentivi specifici che riescano a rompere l’iniziale“barriera psicologica” a intraprendere un percorso di cambiamento può facilitarnel’avvio (Fig. 6).L’impresa agricola o agroalimentare può, come primo passo, aderire al contrattodi filiera. Poiché molti degli strumenti di sistema incentivati sono particolarmentediffusi tra le imprese operanti nel sistema agroalimentare, l’impresa puòscegliere di muovere i primi passi sviluppando relazioni stabili di tipo fiduciario51


con altre imprese del territorio (ad esempio, sviluppando rapporti di fornitura stabile)e cercando di realizzare iniziative comuni (ad esempio, con la partecipazionea iniziative sul territorio).Figura 5 - L’adozione di buone pratiche formalizzateUn caso aziendale: le buone pratiche dell’azienda agricola Palmieri (TenutaVannullo)L’azienda agricola Palmieri, ubicata nella piana di Paestum, opera da oltre un secolo nelcomparto lattiero-caseario. L’intera attività imprenditoriale, dall’allevamento delle bufale allatrasformazione del latte, dalla coltivazione del terreno all’allestimento di servizi in azienda, ècondotta in modo tale da coniugare alimentazione, salute, occupazione e ambiente.Attualmente i processi in atto in azienda mirano anche a incrementare la cultura del biologico.Il raggiungimento degli attuali equilibri e della coesione tra dipendenti deriva da un percorsodi innovazione che, in pochi anni, ha accresciuto la soddisfazione del personale, hacontribuito a creare un’immagine positiva dell’azienda agli occhi dei consumatori e ha valorizzatol’ambiente circostante.Gli strumenti di RSI riconosciuti come la certificazione biologica per l’allevamento e per lamozzarella di bufala, e altri “inconsapevoli” come la salvaguardia e l’accrescimento delbenessere degli animali, la tutela e la crescita professionale dei dipendenti, il rispetto dellecaratteristiche architettoniche e decorative locali nella realizzazione di manufatti e strutturedi lavorazione, hanno contribuito a rendere l’azienda un’organizzazione avanzata e diversificata,in ossequio al ruolo multifunzionale dell’agroalimentare, sensibile alle richieste delmercato e dei consumatori52


Naturalmente sono possibili percorsi diagonali o misti in cui, ad esempio, l’adesioneal contratto di filiera comporta, contemporaneamente, anche una certificazionedi prodotto (vedi Fig. 6)Figura 6 - L’adesione a rapporti di rete incentivatiUn caso aziendale: la certificazione di rintracciabilità di filiera agroalimentarenel salumificio Fratelli VeroniIl salumificio Fratelli Veroni, fondato nel 1925, costituisce un’impresa di riferimento operante nellafase di trasformazione e successiva lavorazione nella filiera della carne suina, con una produzionesalumiera di alta qualità. L’attività aziendale si sviluppa in sette unità produttive localizzate inEmilia Romagna.La politica di qualità adottata dalla Veroni interessa tutte le fasi del processo produttivo. Si è scelto,quindi, di adottare numerosi programmi di controllo della qualità tra cui, in particolare, la certificazionedi Rintracciabilità di filiera agroalimentare secondo la norma UNI 10939:2001, che interessaalcune tipologie di mortadella. Tale certificazione consente di ricostruire la storia di un prodottoattraverso l’identificazione e la documentazione di tutte le fasi della produzione sino allavendita al consumatore finale. La filiera oggetto di certificazione inizia con l’allevamento dei suinie termina con il prodotto finito, la mortadella dell’azienda Veroni. Il sistema di rintracciabilità siapplica a tutte le imprese coinvolte nella fornitura di materia prima carnea suina. Per ottenere talecertificazione, Veroni ha predisposto delle apposite regole (interne ed esterne) di produzione, chedefiniscono le caratteristiche del prodotto, le modalità operative dei controlli e disciplinano l’attivitàdelle imprese fornitrici attraverso due specifici disciplinari - il “Disciplinare allevamento suini” e il“Disciplinare fornitori materie prime carnee” - rivolti alle imprese operanti nella filiera.53


5.3.2. Un passo ulteriore: la formalizzazione delle buone prassiNel sistema agroalimentare molte imprese hanno già compiuto alcuni passiverso la RSI, data la presenza di una molteplicità di incentivi tanto all’adozione distrumenti di RSI quanto all’adozione di logiche di sistema. Il passo ulteriore èrappresentato dal consolidamento delle buone prassi già adottate. In altri termini,l’impresa può dirigersi verso l’incorporazione consapevole della RSI nelle propriestrategie aziendali (Fig. 7).Figura 7 - Il consolidamento delle buone prassi già attuateUn caso aziendale: il percorso di consolidamento intrapreso dal gruppo VeroniLa ricerca della qualità quale elemento fondante del percorso socialmente responsabile del salumificioFratelli Veroni è stata sviluppata in modo organico - e ciò segna appunto il consolidamentodi una buona prassi - ricorrendo ad appositi strumenti previsti dalla legge o adottati su basevolontaria:- certificazioni di qualità: ISO 9001, standard internazionali British Retail Consortium (BRC) eInternational Food Standard (IFS);- certificazioni ambientali (ISO 14001, EMAS);- certificazione di rintracciabilità di filiera agroalimentare (UNI 10939);- certificazioni di prodotto regolamentato (DOP e IGP).L’esempio del gruppo Veroni dimostra come l’attenzione alla qualità del prodotto, alla tutela delpatrimonio naturale e delle tradizioni possa evolvere da mera intuizione imprenditoriale a orientamentoconsapevole di tutti le componenti aziendali (management, dipendenti, fornitori ecc.).54


5.3.3 Orientarsi alla RSI: la progressione sul fronte dei comportamentisocialmente responsabiliUna volta deciso di intraprendere un percorso consapevole di RSI, l’impresapuò scegliere di adottare strumenti orientati alla RSI sempre più raffinati, ossiapuò scegliere di effettuare una ulteriore progressione orizzontale lungo la matricedi auto-diagnosi (fig. 8).Figura 8 - La progressione orizzontale sul fronte dei comportamentisocialmente responsabiliUn caso aziendale: il percorso di progressione orizzontale compiuto da IlMelograno srlIl Melograno srl, azienda localizzata a Santarcangelo di Romagna, tratta prodotti ortofrutticoli freschipronti al consumo, confezionati entro pratici e sicuri contenitori, e una numerosa gamma dimix di frutta e succhi di arancia, in vendita nei banchi frigorifero di supermercati e della grandedistribuzione. Nel 2005, l’azienda Il Melograno ottiene l’accreditamento alla norma SA8000 dall’organismodi certificazione BVQ&I. L’orientamento strategico di fondo considera risultati economicianche di lungo periodo e si ispira ad un preciso sistema di valori che guida l’azienda nell’impostazionedelle relazioni con i propri stakeholders. La mission aziendale è quella di creare valoreper gli attori del processo di filiera:1 – soddisfazione del cliente: dialogo e qualità del servizio;2 – soddisfazione del consumatore: prodotti salubri, genuini;3 – soddisfazione del produttore-socio: produzioni di qualità;4 – soddisfazione del personale: riconoscimento competenze;5 – Soddisfazione dell’azionista: aumento del valore del capitale investitoLa Direzione Aziendale ha anche implementato un sSistema iIntegrato Qualità etica conforme allenorme UNI En ISO 9001 e SA8000 nell’obiettivo primario di migliorare continuativamente le proprieprestazioni. I risultati sono esplicitati mediante indicatori e diffusi tramite il sistema informaticoaziendale.55


L’impresa agricola e agroalimentare può scegliere, in primo luogo, di adottarecomportamenti volontari non incentivati su una o più aree di interesse deglistakeholder: può scegliere di sviluppare azioni legate al prodotto, accrescendo illivello di qualità (certificazioni di prodotto volontarie) oppure migliorare il proprioimpatto ambientale (certificazioni ambientali volontarie). Può scegliere di operaresu più livelli, e quindi adottare due o più certificazioni non incentivate, o parteciparea marchi d’area oppure adottare uno strumento, quale il bilancio sociale,che le consenta di fare il punto della situazione sui risultati ottenuti lungo il percorsodi RSI intrapreso.Da ultimo, l’azienda può scegliere di dotarsi di strumenti di governo orientatialla RSI come strategie di fondo. In questo caso, l’impresa agricola può adottareun codice etico oppure una carta dei valori, che spieghino anche in modo chiaroil set valoriale a cui l’impresa e i suoi dipendenti devono ispirarsi. Oppure puòcercare di coinvolgere in modo attivo e strutturato i propri stakeholder, dando lorola possibilità di esprimere le proprie esigenze, proponendo in un secondo tempola realizzazione di progetti comuni (Fig. 8).5.3.4 Orientarsi al sistema: lo sviluppo in direzione verticaleNell’affrontare il percorso di RSI, ciascuna impresa può scegliere di allargareil proprio raggio di azione attraverso l’adozione dei cosiddetti strumenti disistema, ossia quelle azioni che le consentano di superare i propri limiti dimensionalifacendo rete con altre imprese operanti nel sistema agroalimentare. Nellamatrice di autodiagnosi, l’impresa sceglie di crescere in direzione verticale.L’impresa può iniziare a stabilire rapporti strutturati con altre imprese delsistema agroalimentare aderendo a iniziative di consorzi volti alla tutela dellaqualità, delle tradizioni locali, oppure adottando un marchio d’area che la metta inrete con tutte le altre imprese che hanno già aderito. L’impresa può sviluppareaccordi con le facoltà di agraria o, comunque, con università e centri di ricercaper sviluppare progetti di ricerca e sperimentazione che non sarebbe altrimenti ingrado di realizzare.56


Figura 9 - La progressione verticale nella logica di sistemaUn caso aziendale: il percorso di progressione verticale compiuto daAgribosco srlAgribosco srl è un’azienda umbra che opera nel biologico dal 1989, realizzando un paniere diprodotti - agricoli e di trasformazione - di altissima qualità. Agribosco si è imposta fin dalle originicome punto di riferimento per tutti i produttori localizzati nella zona, incentivando e promuovendoprocessi di riconversione al biologico di numerose realtà agricole locali. A partire dal 2000, anchein virtù di condizioni di mercato favorevoli, si è determinata una decisa crescita delle vendite cheha richiesto un ampliamento delle aziende agricole e delle superfici coltivate. Ciò ha posto nuovie decisivi problemi organizzativi.Per rispondere a queste nuove sfide, nel 2003 è stato costituito il Consorzio AgroBiologicoAgribosco dove sono state riunite le aziende agricole produttrici sotto precise regole etico-comportamentali,disciplinari di produzione e piani di coltivazione. Ad oggi, fanno parte del ConsorzioAgroBiologico Agribosco 87 soci che coltivano circa 5000 ettari di terreno secondo i metodi dell’agricolturabiologica.Attraverso la costituzione del Consorzio Agribosco è stato possibile promuovere con maggioreefficacia gli strumenti di responsabilità sociale. L’accettazione di controlli stretti sulla catena diproduzione rappresenta per le imprese conferenti una garanzia sulla qualità della produzionefinale e, quindi, sulla permanenza del prodotto in una fascia di mercato “alta”.Si tratta dunque di un percorso di progressione verticale che ha portato l’azienda Agribosco e ilConsorzio a crescere in responsabilità sociale. Dapprima, tramite la scelta imprenditoriale di unimprenditore (della Agribosco srl) che è stata immediatamente formalizzata tramite l’adozione diuna certificazione di prodotto biologico; poi, attraverso un processo di integrazione di sistema,che ha visto via via crescere il numero delle imprese che hanno deciso di adottare una filosofianuova di produzione, culminata nella costituzione del Consorzio e successivamente nella certificazionedi filiera.57


5.3.5 La progressione mistaNell’affrontare il percorso di RSI, ciascuna impresa può scegliere di crescerein responsabilità sociale in entrambe le linee di azione, ossia adottando congiuntamentelogiche di “rete” e comportamenti di RSI. In termini grafici, l’impresa simuove in direzione trasversale, ossia compiendo contemporaneamente spostamentisia in direzione orizzontale che verticale.Figura 10 - La progressione mistaUn caso aziendale: il percorso di progressione mista compiuto da Palm spaCostituita nel 1980 e localizzata a Viadana (MN), Palm spa opera nel campo della progettazione,produzione e vendita di pallet ed imballaggi di trasporto in legno. La Palm spa ha intrapreso unpercorso di crescita verso la responsabilità sociale d’impresa, creando la label “Trasportato supallet ecosostenibile” e, successivamente, ha creato il network “Imprese amiche dell’ambiente”. Inquesto ambito si scambiano “buone pratiche” e si formulano strategie per coinvolgere tutti glistakeholder sul tema della Responsabilità Ambientale e Sociale. L’azienda sta realizzando il progetto“Pallet a km 0” prodotto con legname locale, il più vicino possibile al luogo di utilizzo; essoviene consegnato, riutilizzato e riciclato localmente al fine di favorire una logistica sostenibile inprospettiva di una riduzione di costi con minore emissione inquinante. Nel suo percorso diresponsabilità sociale, infine, Palm spa ha adottato il codice etico ed ha favorito l’attività dellaPalm Work & Project Coop. Soc. ONLUS, che inserisce persone diversamente abili anche conprogrammi di educazione ambientale per le scuole e per le imprese del territorio.58


5.3.6 Consolidare ciascun passoCiascuna impresa che si orienta alla RSI può migliorare il proprio percorsoconsolidando la posizione raggiunta, ad esempio cercando di sfruttare tutte lepotenzialità degli strumenti già in uso. In termini grafici, l’impresa cresce all’internodi ogni cella della matrice di autodiagnosi.Figura 11 - Il consolidamento di quanto già fattoUn caso aziendale: il percorso di GranaroloNata nel 1959, Granarolo è un gruppo strutturato in due realtà distinte e sinergiche: GranLatte, lacooperativa di produttori di latte che opera nel settore agricolo e produce la materia prima, eGranarolo, che si occupa della trasformazione e della commercializzazione di prodotti a largoconsumo. Granarolo è uno dei più importanti operatori dell’industria alimentare in Italia. Il Gruppoconta attualmente 13 stabilimenti con oltre 2000 dipendenti e circa 890 milioni di euro di fatturato.Nel 2005 ha conquistato il terzo posto nella graduatoria delle principali imprese del settore agroalimentare.Il percorso di RSI di Granarolo è suddiviso in tre fasi principali.Nella prima fase, dai primi anni novanta al 2000, lo strumento di RSI è stata l’introduzione disistemi di gestione certificati in ambito qualità e ambiente. Il processo di introduzione della certificazionedi qualità è stato avviato e completato nel 2004 con la certificazione Vision 2000 in tuttigli stabilimenti del gruppo. Parallelamente, Granarolo ha avviato un processo di estensione deisistemi di gestione ambientale negli stabilimenti, ora quasi completato. Granarolo si è dotato dicertificazione SA 8000, di certificazione di rintracciabilità di filiera e di controllo di filiera due anni emezzo prima dell’obbligo di legge. Inoltre, il management ha scelto di intraprendere un percorsodi rifondazione dei valori che ha condotto alla costruzione dell’attuale mappa dei valori diGranarolo, costruita attraverso la partecipazione consapevole di tutti i soggetti della comunitàaziendale.59


Nella seconda fase, tra il 2000 e il 2005, Granarolo ha scelto di dare sistematicità e organicità alpercorso di RSI con la predisposizione di strumenti volti a valutare l’andamento e i risultati delleattività di RSI. Dal 1998 Granarolo ha iniziato a predisporre il bilancio sociale e il bilancio ambientale.Dal 2001 Granarolo predispone il bilancio di sostenibilità, fondendo i contenuti del bilanciosociale e ambientale con quelli economici. Negli ultimi anni, Granarolo si è dotata di strumenti diascolto strutturato, quali un’indagine di clima interno, un panel e un workshop di stakeholder.La terza fase del percorso di RSI di Granarolo, iniziato a partire dal 2005, ha come obiettivo renderela RSI un costume manageriale e una metodologia aziendale. I fronti di sfida sui qualiGranarolo intende operare sono l’affinamento degli strumenti di ascolto strutturato degli stakeholder,e l’introduzione di un piano strategico di sostenibilità triennale. Uno degli strumenti adottatigrazie a tale metodo partecipativo è il Codice di benessere animale. Granarolo, infine, affrontaprogetti afferenti il core business aziendale in partnership sia con l’università sia con una serie diistituzioni, tra cui l’Arpa della Regione Emilia Romagna, per la realizzazione della certificazioneambientale di prodotto, legata al ciclo di vita di un singolo prodotto (latte di alta qualità in bottigliadi plastica da un litro).Come si nota, anche il raggiungimento dell’angolo in alto a destra dellamatrice non esaurisce gli sforzi verso la RSI. Certamente si tratta di una posizionedi eccellenza ma è pur sempre migliorabile, se non altro perché gli stakeholderaziendali e le attese di cui essi sono portatori non sono fissi ma mutevoli e,quindi, occorre rafforzare, raffinare e a volte ripensare il percorso già compiuto.60


CD-ROM allegatoIl CD-ROM allegato al presente volume contiene i seguenti documenti:• glossario• appendice degli strumenti di RSI


NOTE:


finito di stampare nel mese di dicembre 2007da ASM s.r.l. Tivoli (RM)

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