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VeDo n.5 VEZ Biblioteca Villa Erizzo - SBU - Comune di Venezia

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05VEnezia DOcumentaSettore Servizi <strong>Biblioteca</strong>rie Multime<strong>di</strong>ali<strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong><strong>VEZ</strong>Una nuova bibliotecain città


L’abbiamo chiamata <strong>VEZ</strong>, con un <strong>di</strong>minutivoaffettuoso che ricorda un amico caro o una persona<strong>di</strong> famiglia: si tratta della nuova bibliotecacivica <strong>di</strong> Mestre, collocata nella storica sede <strong>di</strong>villa <strong>Erizzo</strong>.<strong>VEZ</strong> si inserisce in una delle realtà librarie edocumentarie, quella veneziana, che hannofatto la storia dell’umanità e che richiamanoogni anno dal mondo centinaia e centinaia <strong>di</strong>stu<strong>di</strong>osi: basti ricordare l’ere<strong>di</strong>tà <strong>di</strong> una interaciviltà, la greco-latina, raccolta alla <strong>Biblioteca</strong>Nazionale Marciana o la memoria della più chemillenaria Repubblica Serenissima conservataall’archivio <strong>di</strong> Stato ai Frari.Tuttavia quella <strong>di</strong> villa <strong>Erizzo</strong> era la bibliotecache mancava. Oggi le pubbliche amministrazionisono chiamate a rispondere a nuove esigenze<strong>di</strong> citta<strong>di</strong>nanza che vedono nelle biblioteche <strong>di</strong>pubblica lettura lo strumento per corrispondervi.Public Library le chiamano all’estero, luoghidove naturalmente si va per stu<strong>di</strong>are e consultarelibri, ma che si devono considerare come veree proprie piazze del sapere, luoghi <strong>di</strong> socialità,infrastrutture democratiche.Con queste finalità e’ stata realizzata la bibliotecacivica a villa <strong>Erizzo</strong>, nel cuore <strong>di</strong> Mestre, verticedel triangolo della cultura assieme al TeatroToniolo e al Centro Culturale Can<strong>di</strong>ani.<strong>VEZ</strong> e’ stata ottenuta mettendo insieme la recuperatabellezza storico-artistica della villa conparte consistente del patrimonio librario del <strong>Comune</strong><strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>, pari a 50.000 volumi; vi sonoriunite le classi <strong>di</strong> urbanistica, arti figurative, dellospettacolo, giochi, sport e tempo libero. Inoltre ifumetti, le letterature <strong>di</strong> tutti i Paesi, anche nelle<strong>di</strong>verse lingue originali, la geografia, i viaggi e lacultura locale.Vi è la sezione multime<strong>di</strong>ale con migliaia <strong>di</strong> titoli,l’emeroteca, e soprattutto la sezione on-line,con la possibilità <strong>di</strong> accedere a biblioteche e librielettronici; sono state realizzate specifiche applicazioniper <strong>VEZ</strong>, per farne una vera e propria biblioteca<strong>di</strong>gitale, 2.0 come si usa <strong>di</strong>re in gergo. Siconcretizza così una nuova idea <strong>di</strong> citta<strong>di</strong>nanzache passa attraverso la messa a <strong>di</strong>sposizione pertutti dei nuovi strumenti elettronici e telematici.<strong>VEZ</strong> non è infatti un luogo chiuso, autosufficientee autoreferenziale, ma è stata pensata comefulcro <strong>di</strong> un sistema che vede nella collaborazionecon la ricchissima realtà associazionisticalocale lo strumento per valorizzare la partecipazioneattiva e l’elaborazione culturale.Ha al suo fianco scrittori ed artisti, perché i librisono memoria del futuro e speranza del presente,come le carte <strong>di</strong> Pino Guzzonato, che hannorichiamato il senso della civiltà del libro, in unamostra appositamente allestita in occasione dellainaugurazione, avvenuta il 16 marzo scorso.Ringraziando tutti coloro che con noi hannocreduto e intensamente lavorato per offrireuna nuova biblioteca alla citta’, la affi<strong>di</strong>amo aisuoi utenti: saranno loro adesso a farla vivere,cercando le parole che aprono la prigione dellenostre esistenze.Tiziana AgostiniAssessora alle Attività Culturali e Bibliotechedel <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong><strong>VEZ</strong>, una nuova biblioteca in città, ma potremmo<strong>di</strong>re anche una nuova città per la presenza<strong>di</strong> una nuova biblioteca che, <strong>di</strong> fatto,profondamente contamina e cambia il centro<strong>di</strong> Mestre. La scelta <strong>di</strong> una biblioteca in posizionecentrale e strategica come <strong>di</strong>mostrano,a un mese <strong>di</strong> <strong>di</strong>stanza, gli ottimi dati sulla frequentazionee sul prestito <strong>di</strong> documenti, haconsentito la rivitalizzazione e la riappropriazione<strong>di</strong> uno spazio citta<strong>di</strong>no importante daparte dei suoi abitanti. Obiettivo <strong>di</strong> <strong>VEZ</strong> è <strong>di</strong><strong>di</strong>ventare, dentro e fuori <strong>di</strong> sé, luogo <strong>di</strong> incontro,luogo sentito proprio dalle persone, allostesso modo, consuetu<strong>di</strong>ne e bisogno, punto<strong>di</strong> riferimento, in cui trovare informazione, innovazione,intrattenimento, cultura e memoria.Nella convivenza necessaria, per ragioni <strong>di</strong>capienza e <strong>di</strong> spazi, con la sede <strong>di</strong> via Miranese,<strong>VEZ</strong> oggi offre circa 50.000 documentisu arte, architettura, cinema, musica, sport,tempo libero, letterature nelle <strong>di</strong>verse lingue,guide turistiche e letteratura <strong>di</strong> viaggio, unaselezione <strong>di</strong> circa 9.000 CD musicali e 6.200film in DVD, perio<strong>di</strong>ci e quoti<strong>di</strong>ani, garantiscel’accesso gratuito ai servizi internet attraverso20 postazioni <strong>di</strong> PC; consente ai citta<strong>di</strong>ni <strong>di</strong>fruire <strong>di</strong> servizi web come Me<strong>di</strong>aLibraryOnLine,l’APP Biblioteche <strong>Venezia</strong> per smartphone,e altri servizi legati alla <strong>Biblioteca</strong> civica e alleBiblioteche comunali. Innovazione, tecnologia,ma anche recupero del ruolo <strong>di</strong> bibliotecacivica, intesa come istituzione designataper testimoniare una comunità attraverso ilpatrimonio che la rappresenta. Per questo dacirca un anno, nella prospettiva <strong>di</strong> <strong>VEZ</strong> e <strong>di</strong>dare un nuovo volto della <strong>Biblioteca</strong> civica, siè intrapreso un lavoro <strong>di</strong> recupero dei fon<strong>di</strong>librari non catalogati e <strong>di</strong> valorizzazione delleraccolte grazie anche alla presenza, in <strong>VEZ</strong>,<strong>di</strong> un piccolo spazio espositivo e <strong>di</strong> una salapolifunzionale <strong>di</strong> 50 posti che potrà ospitareeventi proporzionati alla peculiarità del luogoe che verrà messa a <strong>di</strong>sposizione delle <strong>di</strong>verserealtà citta<strong>di</strong>ne in una prospettiva <strong>di</strong> lavoro,collaborazione e finalità comuni.Michele CasarinDirigente Settore servizi bibliotecarie multime<strong>di</strong>ali3


La <strong>Biblioteca</strong> dei Citta<strong>di</strong>niCenni storici *<strong>di</strong> Giuseppe Saccà* Si ringrazia la Fondazione Querini Stampalia per la <strong>di</strong>sponibilità<strong>di</strong>mostrata nell’accesso alla Archivio e Graziella Guglielmi,bibliotecaria della Civica per oltre trent’anni, per latestimonianza fornita.La <strong>Biblioteca</strong> civica <strong>di</strong> Mestre, con i suoi sessant’anni<strong>di</strong> attività continuativa, 1 è tra le piùantiche istituzioni culturali della città. Solol’Università Popolare può contare su un pe<strong>di</strong>greepiù blasonato. 2 Una storia lunga quin<strong>di</strong>,che si potrebbe ricostruire in molti mo<strong>di</strong>: partendoad esempio da quanto è già stato e<strong>di</strong>to,da fonti orali, dallo stu<strong>di</strong>o dei documentiamministrativi, o ancora seguendo il <strong>di</strong>battitopolitico grazie agli atti del Consiglio Comunalee della Giunta. In questo breve interventol’obiettivo è delineare la storia della bibliotecaattraverso il legame intenso che è sempreesistito con l’utenza, ossia con i citta<strong>di</strong>ni. Delresto una biblioteca <strong>di</strong> pubblica lettura è persua stessa natura pensata per rispondere alleesigenze <strong>di</strong> ampie categorie <strong>di</strong> lettori appartenentia fasce sociali e anagrafiche <strong>di</strong>verse.Un’istituzione simbiotica alla città, in cui i bisognie le domande dei citta<strong>di</strong>ni ne determinatocrescita, piuttosto che contrazione, nonchécaratteristiche dei servizi forniti. La storiadella biblioteca è quin<strong>di</strong> storia civica. Nel delinearlasi darà pertanto particolare spazio aidocumenti prodotti dai citta<strong>di</strong>ni (comitati piùo meno formali, associazioni, ecc.) che hannointerloquito con l’Amministrazione formulandospecifiche richieste. Solo quando non èstato possibile reperire questi materiali ci si èappoggiati alle fonti sopra ricordate, lette perònell’ottica <strong>di</strong> far emergere l’intervento e l’inte-1 Inaugurata l’11 ottobre 1953 è istituita il 14 novembre 1952.2 Solo l’Università popolare <strong>di</strong> Mestre può vantare un lignaggiopiù antico, si veda Mirto Andrighetti, Università Popolare Mestre:la storia, Milano, Genesidesign, 2010.resse della società civile per la sua biblioteca.L’imme<strong>di</strong>ato dopoguerra, verso laProvvederiaMestre nel secondo dopoguerra offre un panoramaculturale desolante. Una valutazionecon<strong>di</strong>visa nella sua crudezza dai contemporanei,come testimonia già nel maggio del 1946un documento sottoscritto da tutti i consigliericomunali eletti in terraferma, il ProgrammaMestre, nel quale si legge: “Ritengono [i consigliericomunali <strong>di</strong> Mestre] che la ricostruzionenon debba essere solo materiale e che i bisognidello spirito devono essere riconosciuti: eperciò che al centro dei quartieri nuovi o rinnovatisorga un centro sociale […] dove trovinoposto: una sala per spettacoli e conferenze,con cinematografo, sale <strong>di</strong> lettura e convegno,biblioteca, se<strong>di</strong> <strong>di</strong> società sportive, bagni e unLa proposta <strong>di</strong> ex-libris della <strong>Biblioteca</strong>.ristorante popolare”. 3 La richiesta quin<strong>di</strong> nonè focalizzata sull’avere una biblioteca pubblica,ma esprime la necessità <strong>di</strong> realizzare serviziculturali nell’accezione più ampia, a partire daun centro che ne eroghi un’articolata gamma.Tuttavia l’approvazione <strong>di</strong> questo programma,proposto dal primo Prosindaco della terrafermaArturo Valentini, non è assolutamentesufficiente per ottenere il risultato.A favore della biblioteca si muove in manieramolto più proficua, puntale e tenace la societàcivile. Il maggiore artefice è Serafino Riva, 4 ilquale nell’ottobre del 1948, nella sua veste <strong>di</strong>Presidente dell’Università Popolare, scrive 5 aManlio Dazzi, 6 allora <strong>di</strong>rettore della FondazioneQuerini Stampalia, per chiedergli <strong>di</strong> metterea <strong>di</strong>sposizione una parte <strong>di</strong> villa Querini,proprietà della Fondazione, allo scopo <strong>di</strong> “darinizio alla nostra «<strong>Biblioteca</strong> Civica»”. Dallalettera si evince come Riva cerchi <strong>di</strong> creare lecon<strong>di</strong>zioni per la nascita <strong>di</strong> una biblioteca, fa-3 Cit. in Sergio Barizza, “Introduzione”, in M. Andrighetti, op.cit., pp. 7-8.4 Serafino Riva (1882-1954): nato in provincia <strong>di</strong> Como si trasferiscein Veneto nel 1913, a Treviso, dove è docente <strong>di</strong> linguafrancese e poi inglese. Socialista, aderisce nel 1921 al neonatoPartito Comunista. Nel 1937 approda a Mestre e durante glianni del fascismo si de<strong>di</strong>ca alla ricerca. Nel 1946 riprende l’attivitàpolitica nelle fila del PCI, segretario della sezione mestrina,è eletto in Consiglio Comunale. Dal 1946 alla morte è Presidentedella Università Popolare <strong>di</strong> Mestre. Una scheda biografica <strong>di</strong>Serafino Riva si trova in M. Andrighetti, op. cit., pp. 109-111. IlFondo Serafino Riva è conservato presso l’ISTRESCO (Istitutoper la Storia della Resistenza e della Società Contemporaneadella Marca Trevigiana).5 AFQS, Corrispondenza, 1948.6 Cfr. la voce in Dizionario Biografico degli Italiani, XXXIII, Roma,Istituto dell’Enciclope<strong>di</strong>a Italiana, 1987, pp.189-191.cendosene promotore con <strong>di</strong>verse istituzionitra cui il Ministero della Pubblica Istruzione,dal quale ottiene una sovvenzione <strong>di</strong> ventimilalire per i primi acquisti 7 ed appunto la FondazioneQuerini. La risposta <strong>di</strong> Dazzi ha untono molto amichevole anche se subito chiarisceche solo: “Se hai da sborsare buoni sol<strong>di</strong>,si potrà prospettare una soluzione, che sarebbecertamente simpatica come quella che tuami”. Ma ci si arena sulle questioni economiche,esattamente come avviene qualche annodopo.Intanto però esiste il finanziamento del Ministeroe anche il <strong>Comune</strong> approva una delibera<strong>di</strong> venticinquemila lire per l’acquisto <strong>di</strong> libri 8 :queste somme vengono girate all’UniversitàPopolare che <strong>di</strong> fatto ospita così nei suoi localiin piazza Ferretto il primo nucleo della bibliotecacivica.L’archivio della Fondazione Querini permette<strong>di</strong> ricostruire un’altra tappa importante nellanascita della biblioteca. A farsene propugnatoreè questa volta un comitato <strong>di</strong> citta<strong>di</strong>ni cheinvia una lettera a più istituzioni, seguendo lostesso schema utilizzato nel 1948. Come si ricavainfatti dal verbale del consiglio <strong>di</strong> amministrazionedel 7 febbraio 1951, 9 il 25 settembredell’anno precedente viene recapitato allaFondazione un memoriale dei citta<strong>di</strong>ni <strong>di</strong> Me-7 Per la composizione del patrimonio librario della bibliotecasi veda Barbara Vanin, La formazione delle raccolte dalla <strong>Biblioteca</strong>civica <strong>di</strong> Mestre, in questo stesso numero <strong>di</strong> <strong>VeDo</strong>.8 AMV, 1948/1955 - IX/9/1.9 AFQS, Consiglio d’amministrazione, Verbali, 1951, Adunanzaor<strong>di</strong>naria 7 febbraio.4 5


stre “tendente a promuovere l’estensione allaterraferma del <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong> dell’attivitàdella Fondazione”. Purtroppo non è stato possibilereperire maggiori informazioni sul memorialee sui firmatari dello stesso, ma è facileimmaginare che tra questi ci sia Riva, che nondemorde nella sua azione e cerca <strong>di</strong> coagulareattorno all’idea della biblioteca un consensosempre maggiore. L’iniziativa ottiene l’appoggiodel <strong>Comune</strong> e l’avallo del Ministero PubblicaIstruzione, che tuttavia <strong>di</strong>chiara <strong>di</strong> nonpoterla sostenere economicamente. Come nel1948 il problema sono dunque i costi poiché“assumere come propria attività una bibliotecanel centro <strong>di</strong> Mestre 10 comporterebbe spese <strong>di</strong>sistemazione, incremento, personale, gestione,eventuale prestito <strong>di</strong> opere che esorbitanodalle possibilità economiche della Querini”.Arriviamo così al 1952 quando l’iniziativa èassunta nuovamente da un comitato, strutturatoall’interno dell’Associazione Civica <strong>di</strong>Mestre. “Il principale animatore è il docente<strong>di</strong> letteratura inglese prof. S. Riva” assieme adaltre personalità quali “il cav. A. Beccari, il dr.P. Fontanin, il dr. L. Morino (Prosindaco dellaterraferma), il cav. A. Marcolin, il dr. Settembrini,l’avv. A. Todesco e l’ing. A. Zecchin”, 11cui si aggiungono P. Fontanin, G. Bergamo. 12Nomi tra loro molto eterogenei per apparte-10 Anche in questo caso i locali in<strong>di</strong>viduati sono quelli <strong>di</strong> villaQuerini.11 Graziella Guglielmi, La biblioteca civica <strong>di</strong> Mestre: storia <strong>di</strong> unapiccola struttura bibliotecaria al servizio <strong>di</strong> una città, <strong>Venezia</strong>, [s.n.],1984, p.2.12 Questi ultimi due nomi si trovano in Provvisoria da 16 anni la<strong>Biblioteca</strong> <strong>di</strong> Mestre!, «<strong>Venezia</strong> Notte», 6 febbraio,1969.nenza politica; ciò testimonia quanto fossetrasversale e sentita l’esigenza <strong>di</strong> una bibliotecacivica. Vale la pena sottolineare la presenza<strong>di</strong> Serafino Riva, delle cui idee politicheabbiamo già detto, 13 <strong>di</strong> Luciano Morino,importante esponente della DC mestrina, 14e <strong>di</strong> Arnaldo Settembrini, 15 mecenate <strong>di</strong> ideeconservatrici. Questo comitato riesce nel suointento: il 14 novembre 1952 con la deliberan. 449668 è istituita la biblioteca civica. 16 Delresto l’esigenza <strong>di</strong> una biblioteca <strong>di</strong> pubblicalettura, già impellente nel 1946, è <strong>di</strong>ventataimprocrastinabile in una città che vede ipropri abitanti crescere con ritmi notevoli ecomunque superiori rispetto alle me<strong>di</strong>e provinciali:nel 1951 i residenti a Mestre sono96.966, la soglia dei centomila è superata <strong>di</strong>slancio nel 1952 grazie a fenomeni migratorimassicci dalle campagne e dalla laguna e alsaldo fortemente positivo tra morti e nati. 1713 Ve<strong>di</strong> nota n. 4.14 Luciano Morino (1924-1998): cattolico praticante impegnatofin da giovane nel mondo dell’associazionismo, iscritto allaDC, nel 1951 siede in Consiglio Comunale e come Prosindaco<strong>di</strong> Mestre è tra i fautori <strong>di</strong> molti lavori pubblici che hannol’obiettivo <strong>di</strong> rendere più moderna e salubre Mestre. Cfr. la vocein Omar Favaro, Giuseppe Saccà, Dizionario biografico dei politiciveneziani: profili <strong>di</strong> amministratori, 1946-1993, Mestre, FondazioneGianni Pellicani, 2011.15 Arnaldo Settembrini (?-1986): politicamente <strong>di</strong> idee conservatrici,è sempre attento alla crescita culturale della sua città primacon l’istituzione del premio letterario de<strong>di</strong>cato alla moglieLeonilde Castellani Settembrini e poi con la donazione <strong>di</strong> villaSettembrini alla Regione, una donazione vincolata a funzioni <strong>di</strong>carattere culturale.16 AMV, Rubrica del Protocollo.17 <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>, Ufficio Statistica.Mestre rappresentata in un volantino <strong>di</strong> protesta. Al centro la<strong>Biblioteca</strong>. Anni ‘50-’60.In coda per stu<strong>di</strong>are, verso via PiaveLa biblioteca inaugura l’11 ottobre 1953. Allestitanel cinquecentesco palazzo della Provvederia,sito in centro città, mette a <strong>di</strong>sposizione degliutenti una sala <strong>di</strong> 80 mq con 32 posti <strong>di</strong> lettura,destinando gli spazi del primo piano agli ufficie al deposito librario. Pur offrendo nelle primeore pomeri<strong>di</strong>ane un servizio <strong>di</strong> doposcuola, 18l’orario <strong>di</strong> apertura dalle 16.30 alle 20.00 si rivelafin da subito insufficiente rispetto alle esigen-18 Testimonianza orale <strong>di</strong> Graziella Guglielmi raccolta il 16marzo 2013.Mancanza <strong>di</strong> spazi in Provvederia.ze dei citta<strong>di</strong>ni. Parimenti inadeguate appaionoanche le <strong>di</strong>mensioni dei locali e l’ampiezza deiservizi offerti, tra cui spicca per assenza la possibilità<strong>di</strong> accedere al prestito. 19Partendo da questa base però le migliorie sonoprogressive e costanti: nel 1955, anche per venireincontro alla conformazione policentricadella terraferma, si apre una succursale a FavaroVeneto, poi è la volta <strong>di</strong> Marghera; si rendepiù modulare l’orario <strong>di</strong> apertura della sede19 ABCM, Nota presumibilmente del 1955 della <strong>di</strong>rettrice RosannaSaccardo, Per un migliore servizio bibliotecario – appunti.6 7


mette <strong>di</strong> accelerare i lavori nella nuova sede èil terremoto che colpisce il nordest del Paese il6 maggio 1976 e le continue scosse d’assestamentoche mettono in evidenza la necessità <strong>di</strong>limitare l’accesso alla Provvederia. 34 La nuovasede apre nell’ottobre del 1976, ma per tutto il1977 resta aperta anche la sede storica.“Una biblioteca per smuovere la realtàpaludosa in cui viviamo”, verso viaMiraneseLa sede <strong>di</strong> via Piave, sita nei locali dell’ex-dazio,nonostante l’orario continuato (9-19), sirivela fin da subito inadeguata e in quanto taleè oggetto <strong>di</strong> <strong>di</strong>verse rimostranze da parte degliutenti: ad un mese dall’apertura una petizione,con in calce 380 firme, ne denuncia in particolarei pochi posti <strong>di</strong>sponibili. Con una razionalizzazionedegli spazi si riesce a portarli da 70a 94, ma ancora non sono sufficienti rispettoalla domanda.Il 9 gennaio del 1981 un documento dal titoloesplicativo, Ma esiste una biblioteca civica?, 35afferma che “la situazione è <strong>di</strong>venuta insostenibile”,a causa <strong>di</strong> una dotazione <strong>di</strong> posti assolutamenteincongrua se si considera “un’affluenzame<strong>di</strong>a giornaliera <strong>di</strong> 400-450 persone(senza contare gli scoraggiati)”. Il ciclostiledescrive una quoti<strong>di</strong>anità in cui “si assiste perfinoall’assurdo dell’esposizione alla porta delcartello «ESAURITO» per fermare le decine <strong>di</strong>studenti me<strong>di</strong> e universitari che vorrebbero34 Testimonianza orale <strong>di</strong> Graziella Guglielmi raccolta il 16marzo 2013.35 Conservato nell’ABCM.stu<strong>di</strong>are in questa struttura (anche a ciò destinata)ristretta e male attrezzata”. La richiestaè dunque tanto semplice quanto chiara: “PERAVVIARE UNA SOLUZIONE AL PROBLE-MA DELLA BIBLIOTECA CIVICA E’ NE-CESSARIA UNA NUOVA SEDE”. Gli utentiavanzano proposte concrete in<strong>di</strong>viduando inprimis villa Querini, 36 in subor<strong>di</strong>ne un e<strong>di</strong>ficiomilitare nel centro <strong>di</strong> Mestre (le voci cheallora si rincorrono sono rivolte al <strong>di</strong>strettomilitare <strong>di</strong> via Poerio), ed anche una soluzioneponte, ossia l’impiego <strong>di</strong> alcuni spazi delcentro civico <strong>di</strong> Piazza Ferretto come sale <strong>di</strong>lettura. In<strong>di</strong>cativa l’ultima frase del ciclostile“se aspettiamo il «Beaubourg» arriva il 1990!”:il riferimento è evidentemente al centro culturale<strong>di</strong> cui si parla dal secondo dopoguerra chein quegli anni viene inserito nei documenti <strong>di</strong>programmazione del <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>. 37Proprio nel 1981 è acquistato il terreno dovesarà e<strong>di</strong>ficato, ma la struttura, intitolata a Luigi“Gigi” Can<strong>di</strong>ani, aprirà più <strong>di</strong> <strong>di</strong>eci anni dopo.Questo documento segna la nascita del “Collettivonuova biblioteca”. I nomi degli organizzatori,ai quali si affiancano anche dei <strong>di</strong>pendentidella biblioteca stessa, sono pressoché glistessi della fine degli anni Settanta. 38 Assiemedanno vita ad una serie <strong>di</strong> proposte sempre piùarticolate nelle quali il tema della biblioteca è36 <strong>Villa</strong> Querini nel 1981 non è più proprietà della FondazioneQuerini Stampalia ma del <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>, che ne detienetutt’ora la proprietà.37 Piano programma 1977-1980, <strong>Venezia</strong>, [s.n.], 1979.38 Testimonianza orale <strong>di</strong> Graziella Guglielmi raccolta il 16marzo 2013.Un’immagine della <strong>Biblioteca</strong> in via Piave.solo il pretesto per allargare lo sguardo alla situazionedella cultura a Mestre. 39 Il Collettivofa una <strong>di</strong>samina semplice ma puntuale dellarealtà <strong>di</strong> Mestre, caratterizzata da “assenza <strong>di</strong>strutture socio-culturali sia centrali che periferiche(esclusi i cinema, tutti <strong>di</strong> uno stesso privato);una struttura urbanistica che non invitaall’incontro (visto che piazze?), (...) un insieme<strong>di</strong> case senza identità, senza memoria, senzamomenti <strong>di</strong> aggregazione sociale, città da vitaprecaria”. In questo contesto si ritiene “chelottare solo per avere più posti-lettura avrebbesignificato tamponare temporaneamente unafalla, ma non affrontare il problema della bibliotecaalla ra<strong>di</strong>ce”.L’elemento <strong>di</strong> novità rispetto a considerazionisimili degli anni Settanta è che, accanto ad unanuova biblioteca, si cita la necessità <strong>di</strong> “un sistemabibliotecario più efficiente, un concetto39 Il titolo del documento è <strong>Biblioteca</strong> civica: riapriamo il <strong>di</strong>battitosulla cultura a Mestre, in ABCM. Il documento non è datato ma èpresumibilmente del secondo trimestre del 1981.<strong>di</strong>namico <strong>di</strong> biblioteca”. Un sistema non <strong>di</strong> solilibri “ma anche [<strong>di</strong>] luoghi in cui le persone sipossano incontrare per <strong>di</strong>scutere, confrontarsied elaborare programmi ed idee in una liberae democratica circolazione <strong>di</strong> opinioni”. Unavisione quin<strong>di</strong> che mette al centro “una bibliotecaintesa come pilastro <strong>di</strong> un centro culturaleche possa iniziare a smuovere la realtà paludosain cui viviamo in modo audace e tenaceinsieme”.Il documento fa quin<strong>di</strong> esplicito riferimento alSistema bibliotecario urbano cui si lavora dal1978. Primo tassello ne è lo stu<strong>di</strong>o Schema <strong>di</strong>progetto per la organizzazione <strong>di</strong> un sistema bibliotecariourbano a <strong>Venezia</strong> 40 con cui il <strong>Comune</strong> sipone nell’ottica <strong>di</strong> ottimizzare un servizio cheincluda non solo biblioteche <strong>di</strong> pubblica lettura,ma anche biblioteche specialistiche e scolastiche.Grazie anche ad un quadro normativofavorevole 41 e ad una maggiore possibilità <strong>di</strong>spesa per gli enti locali, 42 il Sistema nasce nel1980. Si tratta <strong>di</strong> un processo <strong>di</strong> ampio respiroche non si limita ad una razionalizzazionedelle risorse esistenti, ma prevede e realizzal’apertura <strong>di</strong> biblioteche in tutto il territoriocomunale, portando così il servizio della pubblicalettura anche nel centro storico venezianoe soprattutto nelle zone più periferiche, siainsulari (Murano e Burano) che <strong>di</strong> terraferma(Ca’ Savio, Pellestrina).40 Documento conservato in ABCM.41 Nel 1972 lo Stato demanda le competenze sul settore bibliotecarioalle Regioni e la Regione Veneto nel 1979 da autonomiain materia ai Comuni.42 Decreti Stammati del 1977 e 1978.10 11


A fronte <strong>di</strong> queste importanti innovazioni siregistra però lo scemare delle richieste e dellapartecipazione attiva degli utenti. Conseguenzaprobabilmente anche del mutato clima socialee culturale che caratterizza gli anni Ottanta,si possono registrare comunque alcunepetizioni, che tuttavia non hanno né la costanzané l’ampiezza <strong>di</strong> approfon<strong>di</strong>mento del passato.43Nonostante questo mutamento nell’atteggiamentodei citta<strong>di</strong>ni, rimane chiaro ed evidenteil problema dell’inadeguatezza della sede <strong>di</strong>via Piave, tanto che già dal 1983 si comincia aparlare della necessità <strong>di</strong> trovare un’altra strutturache possa accogliere la biblioteca. Vienein<strong>di</strong>viduata alla fine degli anni Ottanta nell’exfabbrica Cecchinato in via Miranese. L’iter deilavori prima e del trasloco poi è molto soffertoe si protrae per <strong>di</strong>versi anni tanto da essere definitala biblioteca “del Sior Intento”. 44Il ritorno al centro, verso villa <strong>Erizzo</strong>Con la sede <strong>di</strong> via Miranese, inaugurata il 13ottobre 1994, la <strong>Biblioteca</strong> trova un e<strong>di</strong>ficiomoderno, tuttora perfettamente funzionante:ben 1900 mq per oltre 200 posti a sedere<strong>di</strong>sposti su tre piani. Se quin<strong>di</strong> gli ultimivent’anni della biblioteca, trattandosi non <strong>di</strong>43 Ad esempio nel febbraio 1990 si registra una petizione permigliorare le con<strong>di</strong>zioni igieniche, “Biblioteche da Terzo Mondo.Regna solo la sporcizia”. Gravi denunia in una petizione firmata daun centinaio <strong>di</strong> ragazzi, «Il Gazzettino», 9 febbraio 1990. Similepetizione l’anno successivo: Letture senza respiro. Una lettere conun centinaio <strong>di</strong> firme <strong>di</strong> protesta sugli effluvi maleodoranti che escono daigabinetti, «La Nuova <strong>Venezia</strong>», 3, febbraio, 199044 Ecco la biblioteca del Sior Intento, «Il Gazzettino <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>», 15febbraio 1994.storia ma ancora <strong>di</strong> cronaca, non possono cheessere oggetto <strong>di</strong> una <strong>di</strong>samina molto veloce,vale comunque la pena ricordare che durantequesto periodo rimane costante il <strong>di</strong>alogo congli utenti, le cui istanze, ieri come oggi, aiutanoi bibliotecari a migliorare l’offerta.In particolare si ricordano due momenti, ilprimo una sottoscrizione <strong>di</strong> oltre 1.000 firmeraccolta nel settembre del 2007 dall’AssociazioneMestreFutura per avere la copertura wifi<strong>di</strong> tutta la biblioteca e l’accesso gratuito ad internet,una copertura che oggi esiste in BCMe <strong>VEZ</strong>. La seconda è legata alla nuova sede <strong>di</strong>villa <strong>Erizzo</strong>. Protagonista la stessa associazioneche critica il progetto presentato dal <strong>Comune</strong>e controbatte con un progetto alternativo,con lo slogan “non una nuova biblioteca, mauna biblioteca moderna”, presentato alla citta<strong>di</strong>nanzanel marzo del 2009 in un affollatoincontro al Centro Culturale Can<strong>di</strong>ani. 45Il progetto dell’amministrazione comunale,procede e si arriva, nel marzo <strong>di</strong> quest’anno,all’inaugurazione <strong>di</strong> <strong>VEZ</strong>. Una nuova bibliotecache, affiancando la sede <strong>di</strong> via Miranese,centra due risultati estremamente: da un latoriportare la biblioteca della città al centro dellastessa, dall’altro, grazie ai documenti che mettea <strong>di</strong>sposizione e ai servizi che offre, alcuniappositamente pensati per lei, rispondere alleesigenze <strong>di</strong> una moderna società civile.Nel frattempo, prima <strong>di</strong> arrivare a quest’ultimotassello della sua storia, assecondando45 Si ringraziano Dante e Giovanni Scibilia per aver fornito ladocumentazione sull’attività <strong>di</strong> MestreFutura che oggi è consultabilenell’ABCM.le evoluzioni sociali e culturali dei tempi, labiblioteca continua ad aggiornare la composizionedelle sue raccolte e ad incrementarei suoi servizi. Non più dunque unicamentemateriale a stampa, ma anche au<strong>di</strong>libri e documentimultime<strong>di</strong>ali per i quali, a partire dalmaggio del 2008 è possibile accedere al prestito.46 Il patrimonio librario ha intanto seguitol’evoluzione demografica: Mestre oggi contacirca il 14% 47 <strong>di</strong> residenti stranieri e così le collezioni48 in lingua non italiana contano più <strong>di</strong>5.000 unità in oltre 10 lingue. Non solo, i posti<strong>di</strong>sponibili in Provvederia nel 1953 sono 32,oggi <strong>VEZ</strong> e BCM <strong>di</strong>spongono insieme <strong>di</strong> oltre300 posti a sedere; il servizio prestito quandoè istituito nel 1960 raggiunge i 300 volumimensili, 49 nel 1980 poco meno <strong>di</strong> 900, 50 loscorso anno la me<strong>di</strong>a giornaliera è <strong>di</strong> 200 volumi,con l’apertura <strong>di</strong> <strong>VEZ</strong> in un solo mese la46 La sezione multime<strong>di</strong>ale, circa 15.000 documenti ossia il15% del patrimonio documentale, in pochi anni ha raggiuntoil 26% dei prestiti effettuati.47 <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>, Ufficio Statistica.48 La dotazione documentaria per materie è così sud<strong>di</strong>visa:27% letteratura; 25% arti e attività ricreativi (libri e multime<strong>di</strong>a);13% scienze sociali ; 11% storia e geografia; 6% tecnologia;5% filosofia e psicologia; 4% scienza; 4% informazioni e operegenerali; 3% religioni; 2% linguaggio.49 G. Guglielmi, op. cit., p. 25.50 G. Guglielmi, op. cit., p. 26.me<strong>di</strong>a quoti<strong>di</strong>ana è aumentata <strong>di</strong> quasi il 40%.Inoltre all’aumento dei servizi offerti, con laloro rispondenza ai bisogni della comunità, siaffiancano metodologie comunicative dei medesimivia via più attente e puntuali. 51Un percorso, tutt’altro che concluso, che hapermesso alla biblioteca <strong>di</strong> <strong>di</strong>ventare una realtàsempre più affermata nel panorama culturalemestrino anche come organizzatrice <strong>di</strong>eventi culturali come <strong>di</strong>mostrano in manierachiara e semplice i dati raccolti annualmenteda Agenda <strong>Venezia</strong> 52 che alimentano il rapportocurato dalla Fondazione <strong>Venezia</strong> 2000.Nel nono rapporto, l’ultimo <strong>di</strong>sponibile, cheraccoglie i dati del 2011, è la biblioteca che organizzaun numero <strong>di</strong> eventi più alto <strong>di</strong> tuttoil <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>, anche <strong>di</strong> più della <strong>Biblioteca</strong>Nazionale Marciana. 53 Se pren<strong>di</strong>amoin considerazione la graduatoria dei primi <strong>di</strong>eciluoghi per numero <strong>di</strong> eventi, la biblioteca èpresente 54 (in terraferma fanno meglio solo il51 In questo percorso ci si è dotati <strong>di</strong> una grafica coor<strong>di</strong>natache si basa su due loghi che identificano in maniera imme<strong>di</strong>atala sede <strong>di</strong> via Miranese (BCM) e la sede <strong>di</strong> villa <strong>Erizzo</strong> (<strong>VEZ</strong>).52 http://www.agendavenezia.org/53 Francesco Sbetti, Manuela Bertoldo (a cura <strong>di</strong>), La produzioneculturale a <strong>Venezia</strong>. Gi eventi, i produttori, i fruitori. Nono Rapporto,<strong>Venezia</strong>, 2012, p. 15.54 F. Sbetti, M. Bertoldo (a cura <strong>di</strong>), op. cit., p. 40.12 13


Centro Culturale Can<strong>di</strong>ani, il Teatro Tonioloe la libreria Feltrinelli). Non a caso dunque gliestensori dell’ultimo e<strong>di</strong>zione del Rapporto,incrociando i <strong>di</strong>versi in<strong>di</strong>catori qui sinteticamenterichiamati, hanno citato la bibliotecacome una realtà molto attiva in terraferma. 55Procedendo lungo la via della ricerca costantedei mezzi per sod<strong>di</strong>sfare le necessità dei citta<strong>di</strong>ni,la sfida più importante che le bibliotechedevono affrontare oggi è senza dubbioquella della rivoluzione <strong>di</strong>gitale. Non si trattasolamente <strong>di</strong> favorire l’accesso a internet achi è sprovvisto <strong>di</strong> mezzi e competenze, 56 ma<strong>di</strong> garantire a tutti la più ampia <strong>di</strong>sponibilitàpossibile dei dati contenuti nella rete. Il temadella democratizzazione dell’accesso al sapereè un terreno su cui le biblioteche vantano unacompetenza specifica in base alla quale devonoconfermarsi come un luogo <strong>di</strong> alfabetizzazionealla modernità. Gli utenti sono semprepiù remoti e sod<strong>di</strong>sfano le loro esigenze informativeattraverso fonti <strong>di</strong>verse, in questo contestola biblioteca può garantire la reperibilitàdei contenuti con sistemi rigorosi e strutturati<strong>di</strong> in<strong>di</strong>cizzazione, descrizione e metadatazione.Il percorso intrapreso per i prossimi anniprevede che gli stessi dati in possesso della bibliotecacivica, beni pubblici, siano facilmentefruibili per gli utenti e legati ad altri contenutidella rete. Un primissimo passo in questa <strong>di</strong>re-55 F. Sbetti, M. Bertoldo (a cura <strong>di</strong>), op. cit., p. 14.56 Oggi sono a <strong>di</strong>sposizione degli utenti 25 postazioni per accederead internet tra BCM e <strong>VEZ</strong>.zione è DoVe 57 un metacatalogo che permettela consultazione <strong>di</strong> più cataloghi <strong>di</strong> documenti<strong>di</strong> <strong>di</strong>versa natura e appartenenti a <strong>di</strong>verse istituzioni,continuamente implementati e aggiornati.DoVe, utilizzando lo standard DublinCore, permette una più facile interoperabilitàanche con i più comuni software utilizzati.In questo percorso altri due importanti strumentiattivati con l’apertura <strong>di</strong> <strong>VEZ</strong> sono la Me<strong>di</strong>alibraryOnLine(MLOL) e l’APP Biblioteche <strong>Venezia</strong>.La prima 58 permette agli utenti delle bibliotechecomunali veneziane <strong>di</strong> accedere gratuitamentead una grande me<strong>di</strong>ateca che comprende ebook,giornali, musica, video, au<strong>di</strong>olibri e banche dati,consultabile 24 ore su 24, sul proprio computero device mobile (tablet, ebook reader, smartphone).La seconda 59 è un’applicazione per smartphone,scaricabile gratuitamente, che permettela consultazione del catalogo del Sistema <strong>Biblioteca</strong>rioUrbano <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong> e <strong>di</strong> usufruire <strong>di</strong> alcuniservizi on line come prenotare i libri, scorrere levetrine delle novità, ecc.La biblioteca civica oggi è impegnata quin<strong>di</strong> nonsolo nel tempo della lettura in senso stretto, manel facilitare l’accesso ad un numero maggiore<strong>di</strong> banche dati e nell’interazione con gli utenti57http://sbuvenezia.comune.venezia.it/easyne2/LYT.aspx?IDLYT=3166&ST=SQL&amp;SQL=ID_Documento=1073&amp;CODE=BCVE58http://sbuvenezia.comune.venezia.it/easyne2/LYT.aspx?Code=BCVE&IDLYT=1211&ST=SQL&SQL=ID_Documento=145959http://sbuvenezia.comune.venezia.it/easyne2/LYT.aspx?Code=BCVE&IDLYT=1211&ST=SQL&SQL=ID_Documento=1450attraverso i social network. 60 Al centro <strong>di</strong> questavisione stanno le relazioni sociali nelle qualila biblioteca è tassello per una città informata,per una città viva, <strong>di</strong>namica e partecipata. Si statrasformando il mondo in cui viviamo, un sistemanel quale si assiepano attori sempre più eterogeneiche si muovono secondo criteri ine<strong>di</strong>tiche potrebbero rafforzare il tessuto civico dellanostra società, favorendo relazioni orizzontali ein questo quadro anche <strong>di</strong>fficile da interpretarela biblioteca si conferma come “un organismoche crese”. 61ARCHIVI CONSULTATIAFQS: archivio della Fondazione Querini StampaliaAMV: archivio storico del <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>ABCM: archivio della <strong>Biblioteca</strong> Civica Mestre.L’Archivio non è ancora rior<strong>di</strong>nato quin<strong>di</strong>i riferimenti ad esso non posso essere precisi.Il materiale è consultabile comunque su appuntamentonella sede <strong>di</strong> via Miranese.60 La biblioteca civica è attiva sia su facebook (https://www.facebook.com/bcm.mestre https://www.facebook.com/BCM.<strong>VEZ</strong> ) sia su twitter (https://twitter.com/<strong>VEZ</strong>BCM )61 Quinta legge <strong>di</strong> Shiyali Ramamrita Ranganathan.14 15


La formazione delle raccoltedella <strong>Biblioteca</strong> civica <strong>di</strong> Mestre *<strong>di</strong> Barbara Vanin* Per aver avuto la pazienza <strong>di</strong> leggere il mio scritto ringrazioSabrina Trovò e Isabella Fabi.IntroduzioneRipercorrere la storia <strong>di</strong> una biblioteca e delle sueraccolte è sempre interessante. In essa si rispecchianoaltre storie, <strong>di</strong> un luogo, <strong>di</strong> una comunità,<strong>di</strong> una società, <strong>di</strong> un particolare momento politico,culturale, storico. Sono questi elementi insiemeche determinano prima l’idea della biblioteca,poi la sua fisicità. Come per ogni organismovivo, lo sviluppo <strong>di</strong> una biblioteca è fortementecon<strong>di</strong>zionato dal contesto in cui vive e opera,<strong>di</strong>ventandone l’immagine, perché l’adattamentoall’ambiente è sua caratteristica. Questa storia,che ho cercato <strong>di</strong> ripercorrere con molte <strong>di</strong>fficoltàper la mancanza, spesso sconfortante, <strong>di</strong>documenti d’archivio e atti ufficiali, 1 ricostruiscecome nel tempo la <strong>Biblioteca</strong> civica <strong>di</strong> Mestreabbia incrementato il proprio patrimonio, nonattraverso gli acquisti che sono sempre stati conformiad una volontà <strong>di</strong> accrescimento delle raccoltecosì dette ‘correnti’, che offrono opere perogni classe <strong>di</strong> sapere, per ogni fascia <strong>di</strong> età, nonspecialistiche e destinate al rapido rinnovamento,allo scarto secondo i principi della biblioteca<strong>di</strong> pubblica lettura, ma attraverso le acquisizioniavvenute per dono, lascito, deposito, che hannoformato, formano e avrebbero potuto formare inmaniera <strong>di</strong>fferente la <strong>Biblioteca</strong> civica <strong>di</strong> Mestre.In modo del tutto inatteso è emerso un profilonuovo della <strong>Biblioteca</strong>, da valorizzare, proporre,sviluppare, potenziare, per offrire a Mestre qualcosa<strong>di</strong> ine<strong>di</strong>to. In realtà, l’indagine non fa checonfermare il fatto che anche la <strong>Biblioteca</strong> civica1 Alcuni documenti si trovano nell’Archivio della <strong>Biblioteca</strong>civica <strong>di</strong> Mestre (ABCM), altre fonti sono i Registri protocollo ei Registri d’ingresso dei libri.<strong>di</strong> Mestre, come la maggior parte della bibliotecheciviche italiane, non è solo una biblioteca<strong>di</strong> pubblica lettura, ma può essere promotrice ecatalizzatrice <strong>di</strong> memoria.La prima pietra ovvero il primo libroL’11 ottobre 1953 viene inaugurata la <strong>Biblioteca</strong>civica <strong>di</strong> Mestre, fortemente volutacome esigenza <strong>di</strong> una città in piena espansioneurbana e industriale, ancora povera dalpunto <strong>di</strong> vista della produzione e dell’offertaculturale, desiderosa <strong>di</strong> ottenere una propriapersonalità intellettuale. I lavori preparatoriper l’apertura sono affidati il 2 agostodel 1952 a Rosanna Saccardo. La sua figuraè determinante per l’avvio e l’impulso datoalla <strong>Biblioteca</strong>. Nata a Bologna il 6 novembre1917, laureata a Padova nel 1940 con LuigiFerrari nella Facoltà <strong>di</strong> Lettere e Filosofia, conuna tesi su la stampa perio<strong>di</strong>ca venezianafino alla caduta della Repubblica, 2 <strong>di</strong>plomatanel 1953 alla Scuola <strong>di</strong> paleografia e dottrinaarchivistica dell’Archivio <strong>di</strong> Stato <strong>di</strong> Padova,<strong>di</strong>plomata con lode alla Scuola <strong>di</strong> perfezionamentoin Biblioteconomia presso la Scuolastorico filologica delle Venezie dell’Università<strong>di</strong> Padova, istituisce la <strong>Biblioteca</strong> secondoi principi della public library <strong>di</strong> impronta anglosassonee organizza, negli anni, un sistema<strong>di</strong> biblioteche <strong>di</strong>ffuse nel territorio facenti2 Successivamente e<strong>di</strong>to per il R. Istituto Veneto <strong>di</strong> scienze,Opera della bibliografia veneziana <strong>di</strong>retta da Andrea Moschetti:Ro s a n n a Sa c c a r d o, La stampa perio<strong>di</strong>ca veneziana fino alla caduta dellaRepubblica, Padova, Tipografia del Seminario <strong>di</strong> Padova, 1942.capo alla <strong>Biblioteca</strong> civica. 3 Compie viaggi <strong>di</strong>stu<strong>di</strong>o per cogliere le migliori esperienze <strong>di</strong>biblioteche pubbliche italiane ed estere adottando,per prima nel Veneto, la modalità <strong>di</strong>consultazione a scaffale aperto.A Londra ho visto in questi giorni il pubblico affollarsinelle librerie dove i volumi sono <strong>di</strong>sposti su tavoli perchéfacilmente possano essere maneggiati. Lì non solo le botteghe<strong>di</strong> libri, ma anche le biblioteche sono concepite conlo stesso criterio dei magazzini popolari <strong>di</strong> ven<strong>di</strong>ta e cioèfacilmente accessibili, con le <strong>di</strong>visioni fra i reparti ridottial minimo. Esse offrono ad ogni categoria <strong>di</strong> pubblico,non esclusi i bambini, ogni facilità <strong>di</strong> servirsi largamente<strong>di</strong> letture, anzi lo attraggono con ogni industria. Anchein Italia, dove siamo prossimi a vedere un più largouso delle biblioteche, man mano che si approfon<strong>di</strong>scela stretta <strong>di</strong>pendenza fra democrazia e <strong>di</strong>ffusione dellacultura, occorre avvalersi per la propoganda <strong>di</strong> questa,dei meto<strong>di</strong> che più corrispondono alla psicologia del nostropopolo. 4Spesso chiamata lei stessa come consulente per laformazione <strong>di</strong> nuove biblioteche, cura particolarmentel’aggiornamento professionale per affinare3 Rosanna Saccardo smise il servizio nel 1981. La presenza deiservizi bibliotecari <strong>di</strong> base finì per coincidere con il sistema <strong>di</strong>governo comunale organizzato in quartieri, fino a contare 18biblioteche per 18 quartieri, nate tra il 1979 e il 1985, arrivandoa contare fino a 10 biblioteche a <strong>Venezia</strong> e 15 in Terraferma(18 biblioteche <strong>di</strong> quartiere, 2 punti <strong>di</strong> prestito, il serviziobibliotecario scolastico della Giudecca, la <strong>Biblioteca</strong> Civica <strong>di</strong>Mestre, la biblioteca psicopedagogica Bettini, l’emeroteca <strong>di</strong>Mestre, il Centro bibliotecario musicale).4 Ro s a n n a Sa c c a r d o, La sezione <strong>di</strong> opere tecniche della <strong>Biblioteca</strong>civica <strong>di</strong> Mestre, «Accademie e biblioteche d’Italia», XXVII, 1959,n. 5-6, pp. 532-3, a p. 533.le tecniche classificatorie <strong>di</strong> particolari materie, catalografichee <strong>di</strong> in<strong>di</strong>cizzazione semantica. La <strong>Biblioteca</strong>civica <strong>di</strong> Mestre, seppure nelle ristrettezze<strong>di</strong> spazi ed economiche e mai dotata <strong>di</strong> personaleprofessionalizzato, si propone come biblioteca‘per tutti’, 5 istituto <strong>di</strong> democrazia, in grado <strong>di</strong> sod<strong>di</strong>sfarei bisogni informativi, formativi e culturalidei citta<strong>di</strong>ni <strong>di</strong> ogni grado ed età.La funzione della <strong>Biblioteca</strong> civica del <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>con sede a Mestre è servire ed elevare il livello intellettualee la capacità tecnica della popolazione. Perciòl’Istituto cura le sezioni che corrispondono alle seguentispecialità: cultura umanistica, scienza <strong>di</strong>vulgativa, storialocale, letteratura per ragazzi, cultura tecnica. 6La <strong>Biblioteca</strong> deve perciò acquisire documentiche coprano le <strong>di</strong>verse classi del sapere, che sianofruibili da un’utenza generica. Oltre alla sezione<strong>di</strong> storia locale, che contestualizza la bibliotecapubblica nel territorio e nella storia culturaledella comunità che rappresenta, l’altra sezioneparticolarmente curata fin dall’istituzione della<strong>Biblioteca</strong> è quella <strong>di</strong> arte tecnica e <strong>di</strong> scienza5 Rosanna Saccardo, Criterio <strong>di</strong> acquisti della <strong>Biblioteca</strong>, ABCM,protocollo n. 180 del 10 aprile 1964: «Il criterio col quale sonofatti gli acquisti deriva dal carattere della <strong>Biblioteca</strong> che è deltipo ‘per tutti’ cioè non rivolta ad una determinata categoria <strong>di</strong>persone, ma considera suoi lettori possibili tutti i citta<strong>di</strong>ni <strong>di</strong>ogni livello culturale ed anche quelli <strong>di</strong> cultura elementare edanche i ragazzi. Il criterio degli acquisti anzitutto si uniformaa quello che è l’in<strong>di</strong>rizzo delle scuole esistenti a Mestre,considerando principalmente i tre Istituti più importanti: ilLiceo, l’Ist. Magistrale, l’Ist. Tecnico industriale […]. Il carattereindustriale della zona suggerisce d’altra parte <strong>di</strong> dare curaspeciale all’aggiornamento della raccolta su materie tecnicoscientifiche. […]».6 R. Sa c c a r d o, La sezione, a p. 532.16 17


applicata all’industria. La nuova realtà citta<strong>di</strong>nae post bellica vede raccogliersi attorno al poloindustriale <strong>di</strong> Marghera tecnici, professionisti,studenti che richiedono determinati servizi.<strong>Venezia</strong>, rispetto ad altre città, ha il vantaggio <strong>di</strong> riunirein una unica zona, il Porto industriale <strong>di</strong> Marghera, tuttio quasi gli stabilimenti industriali. Fra questi i principalihanno la loro biblioteca interna con le opere che servonoper la fabbrica dei loro specifici prodotti. Mancano però<strong>di</strong> solito a queste raccolte le opere <strong>di</strong> argomento generaleo particolare non specifico <strong>di</strong> quell’industria, mapur spesso necessarie per risolvere eventuali problemi<strong>di</strong> fabbricazione. Tali biblioteche non sempre sono beneamministrate secondo i criteri della biblioteconomia. Glioperai o comunque il personale non <strong>di</strong>rigente non vi haaccesso, né le biblioteche aziendali possiedono or<strong>di</strong>nariamenteopere <strong>di</strong> carattere tecnico perché curano solola letteratura ricreativa. Per questi motivi e per favorireanche gli studenti del ramo industriale, fin dalle originidella <strong>Biblioteca</strong> <strong>di</strong> Mestre si è pensato <strong>di</strong> dare sviluppoalla sezione tecnica.Il proposito venne attuato grazie specialmente al donoda parte del Ministero della P(ubblica) I(istruzione), tramitela Sovrintendenza Bibliografica, <strong>di</strong> opere tecniche<strong>di</strong> e<strong>di</strong>zioni Hoepli. A questo si aggiunsero i doni <strong>di</strong> molteindustrie <strong>di</strong> Marghera, per cui al primo nucleo <strong>di</strong> operese ne aggiunsero altre <strong>di</strong> e<strong>di</strong>zione straniera ed opere italianeper le maestranze minori. 7Olivetti, Società del Gres Sala e Co. <strong>di</strong> Milano,ENI, Shell, Ansaldo, Centro <strong>di</strong> formazione delnikel, Cementir, Sipra, Finmare, Arzimont, Associazionedegli industriali, Società del linoleum,7 Ea d., a p. 532.Ferrania, Pirelli, Camera <strong>di</strong> Commercio, Centronazionale <strong>di</strong> stu<strong>di</strong> vetrai e altri enti ancora, trail ‘53 e il ‘60, donano alla <strong>Biblioteca</strong> volumi <strong>di</strong>argomento specialistico. 8<strong>Biblioteca</strong> per tutti, collezioni sviluppate secondoi criteri della pubblica lettura, acquisti voltiad incrementare le raccolte adeguandole ai tempie ai bisogni informativi <strong>di</strong> una città che nel1960 contava circa 150 mila abitanti. La volontà<strong>di</strong>chiarata <strong>di</strong> essere solo biblioteca <strong>di</strong> pubblicalettura ha tuttavia negato la natura poliedrica <strong>di</strong>una <strong>Biblioteca</strong> che invece fin dal suo esor<strong>di</strong>o havisto formare le proprie raccolte attraverso lasciti,donazioni, depositi <strong>di</strong> documenti <strong>di</strong> variaprovenienza che ne hanno <strong>di</strong> fatto mutato la natura:una natura mai riconosciuta o assecondatae sempre negata. Certo, la <strong>Biblioteca</strong> rispondead una propria missione, persegue determinatefinalità, ma è anche un organismo vivo, in pienaosmosi con il contesto in cui si colloca, con lacomunità che rappresenta e vuole essere da essarappresentata.Da un’analisi più attenta della formazione delleraccolte si intuisce che fin dalla nascita si sarebbepotuto dare respiro e possibilità <strong>di</strong> sviluppo anchead altre tipologie <strong>di</strong> collezioni, <strong>di</strong> documenti,che pur erano presenti e che avrebbero potutocatalizzare nuovi interessi e offrire, anche allaTerraferma, una <strong>di</strong>versa prospettiva culturale.Il nucleo primitivo della <strong>Biblioteca</strong> civica è <strong>di</strong> fattocostituito da doni provenienti da privati e altreistituzioni citta<strong>di</strong>ne, sollecitate a cedere qualcosa8 Della sezione, per cui si usarono sistemi classificatori speciali,fu redatto il Catalogo della sezione tecnica, a cura <strong>di</strong> RosannaSaccardo, Mestre, s. e., 1959.delle proprie collezioni che potesse essere pertinentea una biblioteca <strong>di</strong> pubblica lettura.I primi numeri del registro <strong>di</strong> ingresso dei libricoincidono con il lascito <strong>di</strong> Elisa Toniolo <strong>di</strong> 362volumi e 569 opuscoli appartenuti al marito LuigiFerrari, 9 normalista, <strong>di</strong>rettore della <strong>Biblioteca</strong>nazionale Marciana dal 1920 al 1947, professore<strong>di</strong> bibliografia e bibliotecnica all’Università<strong>di</strong> Padova, relatore <strong>di</strong> tesi <strong>di</strong> laurea <strong>di</strong> RosannaSaccardo. Stu<strong>di</strong>oso, incline alla ricerca storicobibliografica,Ferrari si <strong>di</strong>stinse per l’in<strong>di</strong>viduazionedel testamento del 1472 <strong>di</strong> Leon BattistaAlberti tra gli statuti manoscritti della <strong>Biblioteca</strong>del Senato e soprattutto per l’Onomasticon, 10 imponenteopera compilativa <strong>di</strong> oltre 50 mila vocirecensite in 387 repertori che gli valse il premioministeriale per le scienze paleografiche e bibliografiche,consegnato dall’Accademia dei Linceinel 1948. Il lascito comprende documenti <strong>di</strong><strong>di</strong>versi ambiti che rispecchiano gli interessi delbibliografo. Molto presente è la materia veneziana,anche istriana e irredentista, troviamo storiaitaliana, letterature, poesia, teatro, arte, pubblica-9 Sull’attività e la figura <strong>di</strong> Ferrari (Padova 1878 – <strong>Venezia</strong> 1949)cfr. la voce Ferrari, Luigi curata da Giovanni Cirone nel Dizionariobiografico degli italiani, XLVI, Roma, Istituto della Enciclope<strong>di</strong>aitaliana, 1996, pp. 637-39 e la stessa curata da Stefano Trovatonel Dizionario biografico dei soprintendenti bibliografici (1919-1972),Bologna, Bononia University Press, 2011, pp. 277-97, cui sirimanda per l’esaustiva bibliografia. Ringrazio Stefano Trovatoper le segnalazioni e i preziosi suggerimenti. L’elenco dei libridonati dalla vedova Ferrari e inviati dalla Soprintendenzabibliografica per le <strong>Venezia</strong> presso la <strong>Biblioteca</strong> NazionaleMarciana è conservato in Archivio BCM, protocollo n. 21 del13.9.1952. Un secondo invio trasmesso con elenco è registratoal n. 24 del 11.3.1953.10 Lu i g i Fe r r a r i, Onomasticon. Repertorio bibliografico degli scrittoriitaliani dal 1501 al 1850, Milano, U. Hoepli, 1943.zioni d’occasione, riviste, alcune <strong>di</strong> bibliografia.La raccolta, in particolare gli opuscoli, è moltoselezionata e affatto adatta a una biblioteca <strong>di</strong>pubblica lettura: è, come <strong>di</strong> fatto lo è stata, labiblioteca <strong>di</strong> uno stu<strong>di</strong>oso che raccoglie ciò chela ricerca lo ha portato a considerare. Molte e<strong>di</strong>zionisono ottocentesche, alcune del Settecento;in particolare gli opuscoli e i libretti d’occasionecostituiscono, in genere, rarità bibliografiche.Nel 1953 la <strong>Biblioteca</strong> riceve dal Ministero dellaPubblica Istruzione la raccolta <strong>di</strong> leggi e costituzionie opere <strong>di</strong> <strong>di</strong>verse materie; un importanteacquisto dota la <strong>Biblioteca</strong> dei classici e della letteraturaitaliana. Iniziano ad affluire i doni della<strong>Biblioteca</strong> della Fondazione Scientifica QueriniStampalia (855 volumi, 910 opuscoli) e i depositidalla <strong>Biblioteca</strong> del Museo Correr (circa 1.300volumi) e dal Museo vetrario <strong>di</strong> Murano, 11 chefra loro colmano le lacune <strong>di</strong> alcune riviste comeAteneo Veneto, Emporium, La lettura. Le <strong>di</strong>verse istituzionicitta<strong>di</strong>ne sono tutte coinvolte nell’impresadella biblioteca <strong>di</strong> Terraferma e invitate acedere ciò che poteva essere pertinente ad unabiblioteca pubblica con il particolare interesseper le opere tecniche. In verità la <strong>Biblioteca</strong> rice-11 Ro s a n n a Sa c c a r d o, Notizie sulla <strong>Biblioteca</strong> civica <strong>di</strong> Mestre, «Letterevenete», I, gennaio-marzo 1961, pp. 27-9, a p. 28, notizia ripresada St e fa n i a Rossi Minutelli, Le Biblioteche, in Storia <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>.L’Ottocento e il Novecento, III, Roma, Istituto dell’Enciclope<strong>di</strong>aTreccani, 2002, pp. 1795-828, a pp. 1810-11. Elenchi dei donatorie dei doni ricevuti da varie Istituzioni sono in ABCM, busta Donie depositi (U.S.I.S, Luigi Ferrari, Fondazione Querini Stampalia,Ministero della Pubblica Istruzione, Ida D’Este, Paola Di RosaSettembrini [1956], Dazzi, Museo civico <strong>di</strong> Murano, Museocivico Correr, degli anni 1952-1957) e busta Elenchi (Museo civico<strong>di</strong> Murano, Museo civico Correr, don Luigi Gallo con vertenzasull’acquisto mancato della sua biblioteca [1952-6], elenco deivolumi della <strong>Biblioteca</strong> <strong>di</strong> statistica).18 19


ve i così detti ‘doppi’, ossia le opere presenti indoppia copia nelle altre biblioteche. Ciò giustificada un lato la casualità e la poca pertinenzadei volumi ricevuti con le raccolte <strong>di</strong> pubblicalettura, dall’altro la presenza <strong>di</strong> particolarità bibliograficheche oggi conferiscono valore allecollezioni. Sta <strong>di</strong> fatto che le opere depositatesono in gran parte del Settecento e dell’Ottocento,con eccezionalità. Per dar lustro allanuova istituzione, furono inviati anche libriantichi e <strong>di</strong> pregio. Dal Museo vetrario <strong>di</strong> Muranoproviene l’incunabolo in folio del 1498 <strong>di</strong>Tito Livio, 12 esemplare completo appartenutoa Lorenzo Antonio da Ponte, 13 come si evincedallo stemma sulla controguar<strong>di</strong>a anteriore, e12 Ti t u s Livius, Titi Livii Deca<strong>di</strong>s, Venetiis per Bartholomaeum deZanis de Portesio: summa cura & <strong>di</strong>ligenti stu<strong>di</strong>o. Impressae.Anno ab Incarnatione domini. 1498. <strong>di</strong>e.20.Iunii; a cc. c1r-c4v M.Antonii Sabellici brevissimae in Livium annotationes. Repertori:Goff L248; HC (Add) 10142; Pell Ms 7217 (7158); CIBN L-187;Arnoult 967; Polain (B) 2500; IDL 2977; IGI 5781; IBE 3533; IBP3432; Kotvan 765; Sajó-Soltész 2080; Gspan-Badali 415; IB Port1095; Hubay (Augsburg) 1318; Sack (Freiburg) 2257; Walsh 2262,2263; Bod-inc L-125; Sheppard 4174; Pr 5340; GW M18498.13 Si tratta <strong>di</strong> Lorenzo Antonio Da Ponte, patrizio veneziano(1758-1821), la cui cospicua biblioteca fu comprata dal libraioAdolfo Cesare (cfr. E<strong>di</strong>tori italiani dell’Ottocento. Repertorio,Milano, Angeli, 2004, p. 271), che la vendette all’abate DanieleFrancesconi, professore a Padova. Una parte della biblioteca DaPonte passò a Leopold von Ranke e fu acquistata nel 1887 dallaSyracuse University (cfr. Ed w a r d Mu ir, The Leopold von RankeManuscript Collection of Syracuse University, Syracuse, SycaruseUniversity press, 1983). Il catalogo della biblioteca Da Ponte furedatto nel 1817 da Pietro Bettio (1769-1846), bibliotecario della<strong>Biblioteca</strong> Marciana (su <strong>di</strong> lui cfr. la voce Bettio, Pietro curatada Giorgio E. Ferrari nel Dizionario biografico degli italiani,IX, Roma, Istituto della Enciclope<strong>di</strong>a italiana, 1967, pp. 757-60). Sulla biblioteca Da Ponte cfr. Ag o s t i n o Fa pa n n i, Bibliotechepubbliche e private, antiche e moderne in <strong>Venezia</strong> e nelle Isole, con cennisu gli Istitutori, e su quelli che le arricchirono ed illustrarono, 1891, Marc.it. VII, 2148 (=9116), pp. 151-2.Ortus sanitatis, impresso a <strong>Venezia</strong> nel 1511 da Bernar<strong>di</strong>no Benali e GiovanniTacuinoJOHANNES ENGEL, Astrolabij quo primi mobilis motus deprehendunturCanones, Instrumentum Astrolabii etiam Impressum est Venetiis in officinaPetri Liechtenstein Coloniensis Germani anno 1512l’Hortus sanitatis, 14 in folio stampato a <strong>Venezia</strong>per Bernar<strong>di</strong>no Benali e Giovanni Tacuino nel1511, con note a margine manoscritte in alfabetogreco. Ancora da Murano provengonoalcune cinquecentine come le Eleganze <strong>di</strong> AldoManuzio per i tipi <strong>di</strong> Giovan Battista Porta, <strong>Venezia</strong>.Dall’Ateneo Veneto 15 proviene l’Astrolabio16 <strong>di</strong> Johannes Engel (1463-1512), librettod’uso e <strong>di</strong> stu<strong>di</strong>o, in 4°, fittamente annotatoda mano coeva che in molti punti corregge eintegra il testo e verifica con calcoli matematicila parte illustrata.Dalla <strong>Biblioteca</strong> del Museo Correr riceve i ‘doppi’e molti libri <strong>di</strong> architettura e parti <strong>di</strong> riviste tecnichee <strong>di</strong> arredamento, a loro volta lascito testamentario<strong>di</strong> Guido Sullam (<strong>Venezia</strong> 1873-1949)noto architetto liberty veneziano della primametà del Novecento. Per l’alta frequentazionedelle sale <strong>di</strong> lettura degli studenti dello IUAV <strong>di</strong><strong>Venezia</strong>, la <strong>Biblioteca</strong> ha sempre curato l’aggior-14 Esemplare acefalo <strong>di</strong> 6 carte e mutilo <strong>di</strong> 7 carte in fine conper<strong>di</strong>ta del colophon, cadute parecchie carte dal fascicolo E,errori nel riassemblaggio dei fascicoli in sede <strong>di</strong> restauro. Si trattasicuramente dell’Ortus sanitatis. De herbis & plantis. De animalibus& reptilibus. De auibus & volatilibus. De piscibus & natatilibus. Delapi<strong>di</strong>bus & in terre venis nascentibus. De urinis & earum speciebus.De facile acquisibilibus. Tabula me<strong>di</strong>cinalis cum <strong>di</strong>rectorio generali peromnes tractatus, impresso a <strong>Venezia</strong> nel 1511 da Bernar<strong>di</strong>nusBenalius e Joannes Tacuinus de Cereto de Tri<strong>di</strong>no aliasTacuinum, come <strong>di</strong>mostrano l’esatta composizione dei fascicolie le partizioni del testo. Fu la prima stampa italiana dell’Hortusnella versione latina. Si segnala a c. u8vB «Impressum Venetijsper Bernar<strong>di</strong>num Benalium».15 Il volume riporta il cartellino dell’Ateneo veneto con lacollocazione «11a», fu ceduto perché probabilmente doppio:un’altra copia dell’Astrolabio risulta ancora in Ateneo.16 Jo h a n n e s En g e l, Astrolabij quo primi mobilis motus deprehendunturCanones, Instrumentum Astrolabii etiam Impressum est Venetiisin officina Petri Liechtenstein Coloniensis Germani anno 1512.namento delle proprie collezioni <strong>di</strong> architettura.I doni dal Museo Correr e dal Museo <strong>di</strong> Muranosono ingressati fino ai primi anni ‘60. Sempre nel1953 importante fu l’acquisto dell’Enciclope<strong>di</strong>aTreccani, dei classici latini e greci, dei 345 volumi<strong>di</strong> Guido Bergamo <strong>di</strong> opere storiche, letterarie eme<strong>di</strong>che, nonché l’importante dono dell’USIS 17<strong>di</strong> opere tecniche e <strong>di</strong> opere volte alla <strong>di</strong>ffusionee alla promozione della cultura statunitense,molte delle quali in inglese (corsi <strong>di</strong> lingua, storiaamericana e letteratura, economia, cooperazione,cooperazione per la pace).Rosanna Saccardo si impegna molto in unlavoro <strong>di</strong> relazione per reperire finanziamentie ricevere in dono per la <strong>Biblioteca</strong>opere da e<strong>di</strong>tori, istituzioni, enti, altre biblioteche.Intraprende una politica <strong>di</strong> acquisti<strong>di</strong> opere tecniche, <strong>di</strong> argomento generalee per ogni classe <strong>di</strong> sapere, rifornendosi<strong>di</strong>rettamente dalle case e<strong>di</strong>trici o dallelibrerie citta<strong>di</strong>ne come la Libreria Moderna,la libreria delle Suore <strong>di</strong> san Paolo, le librerieAurora e Mengato.Nel 1954 anche la <strong>Biblioteca</strong> Lorenzo Bettinicede alla Civica i volumi che risultanoessere meno congruenti con la propria specializzazionein psicopedagogia, mentrel’Università popolare <strong>di</strong> Mestre dona opere<strong>di</strong> politica, educazione civica, <strong>di</strong>ritti umanie letteratura. Nell’ottobre dello stesso annosi annuncia l’arrivo dei volumi ‘doppi’ delleopere giacenti presso la <strong>Biblioteca</strong> del Cen-17 United States Information Service attivo dal 1943 al 1953,organizzazione internazionale operante anche in Italia per la<strong>di</strong>ffusione dello stile <strong>di</strong> vita e della cultura americana.20 21


tro <strong>di</strong> Stu<strong>di</strong> goldoniani <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>, 18 istituitanel 1953 con il Museo <strong>di</strong> casa Goldoni,e tutte le opere <strong>di</strong> Carlo Goldoni 19 nell’e<strong>di</strong>zionesottoscritta dalla Giunta Grimani percelebrare il bicentenario della nascita. Continuanogli importanti doni provenienti dalMuseo Correr, altre 13 casse <strong>di</strong> ‘doppi’, 20dal Ministero della Pubblica Istruzione,dalla Soprintendenza bibliografica, dallaCamera dei Deputati, nel 1955 giungonoaltri volumi dal Museo <strong>di</strong> Murano. 21 Nel1956 e nel 1960 si registrano doni <strong>di</strong> personalitàcome Ida D’Este 22 e Giovanni Ponti23 che lasciano soprattutto atti dei lavori18 Notizia tratta dal Registro protocollo n. 667 del 30.10.1954richiamata al n. 738 del 16.11.1954.19 Opere complete <strong>di</strong> Carlo Goldoni e<strong>di</strong>te dal Municipio <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong> nelII centenario della nascita, <strong>Venezia</strong>, 1907-1952.20 Registro protocollo n. 434 del 22.6.1955 e n. 436 del14.7.1955 in cui si trova notizia dell’invito da parte del MuseoCorrer a ritirare 13 casse <strong>di</strong> doppi. L’elenco dei volumi Correringressati è registrato al n. 302 del 16.7.1956.21 Registro protocollo n. 675 del 16.11.1955, consegna deivolumi per deposito alla <strong>Biblioteca</strong> civica.22 Ida D’Este (1917-1976), partigiana, parlamentare dal 1953,cfr. Lu i s a Bellina, Una Giovanna d’Arco veneziana. Ida d’Estedall’impegno nella Resistenza alla politica, in Tra la città <strong>di</strong> Dio e la cittàdell’uomo. Donne cattoliche nella Resistenza veneta, a cura <strong>di</strong> LuisaBellina e Maria Teresa Sega, Treviso, Iveser Istresco, 2004, pp.61-98; e a d., Ida e le sue sorelle. Ragazze cattoliche nella Resistenzaveneta, in Eravamo fatte <strong>di</strong> stoffa buona. Donne e Resistenzain Veneto, a cura <strong>di</strong> Maria Teresa Sega, Portogruaro, NuovaDimensione, 2008, pp. 39-68; Lu i s a Bellina, Ida d’Este. I <strong>di</strong>rittidella donna/persona, dalle aule parlamentari alle case <strong>di</strong> patronato, inPer l’Italia. 150 anni <strong>di</strong> citta<strong>di</strong>nanze attive, a cura <strong>di</strong> Guido Turus eLorenzo Capalbo, Padova, Esedra E<strong>di</strong>trice, 2011, pp. 265-91.23 Giovanni Ponti (<strong>Venezia</strong> 1896 – Padova 1961) senatore, primosindaco <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong> dopo la Liberazione, cfr. Silvio Tr a m o n t i n,Giovanni Ponti (1896-1961). Una vita per la democrazia e per<strong>Venezia</strong>, <strong>Venezia</strong>, <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>-Ufficio affari istituzionali,Associazioni partigiane <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>, 1983.Giuseppe Ortolani a casa Goldoni (per gentile concessione della <strong>Biblioteca</strong><strong>di</strong> Casa Goldoni, <strong>Venezia</strong>)parlamentari, atti delle commissioni, leggi,approfon<strong>di</strong>menti politici, opere <strong>di</strong> amministrazionedello Stato. Sempre dal 1956l’Ente Nazionale per le biblioteche Popolarie Scolastiche invia opere <strong>di</strong> letteratura perl’infanzia <strong>di</strong> vari e<strong>di</strong>tori e soprattutto dellacollezione Bemporad Marzocco.Al termine del 1963, a <strong>di</strong>eci anni dall’inaugurazione,il registro d’ingresso arriva acontare circa 15 mila volumi, molti deiquali risultano scartati negli anni successivi.Non tutti i volumi donati alla <strong>Biblioteca</strong>sono ingressati e inventariati, ma spessotenuti in depositi esterni, scartati o ceduti:molti alimentano ancora oggi quel gruppo<strong>di</strong> ‘non catalogati’ cui si deve al più prestoprestare cura per sottrarli alla <strong>di</strong>spersione,al deperimento e per valutarne a pieno lararità.Ciò che caratterizza i primi anni <strong>di</strong> formazionedelle raccolte è proprio l’affluenzamassiccia <strong>di</strong> doni e depositi <strong>di</strong> documentiaffatto pertinenti alle finalità <strong>di</strong> una publiclibrary. La conseguenza fu che tali lascitifurono considerati un bacino bibliograficocui attingere per integrare le <strong>di</strong>versecollezioni e non come un patrimonio cheavrebbe potuto connaturare la <strong>Biblioteca</strong><strong>di</strong>versamente e che comunque avrebbe dovutoessere tutelato e reso fruibile. L’ideaha prevalso sulla fisicità dei documenti etale prospettiva si è perpetuata nel tempoanche <strong>di</strong> fronte ad ulteriori importanti lasciti.La biblioteca <strong>di</strong> Giuseppe OrtolaniÈ del 1963 l’arrivo <strong>di</strong> un importante acquisto24 fatto nel 1960 dal <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>della biblioteca del professor GiuseppeOrtolani, morto a Feltre nel 1958. Giusep-24 Acquisizione della <strong>Biblioteca</strong> Ortolani, delibera n.25735/B.B.A.A. del 1.6.1960, esecutiva G.A.P. il 26.7.1960, notiziatratta dai registri <strong>di</strong> ingresso della <strong>Biblioteca</strong> <strong>di</strong> Casa Goldoni.pe Ortolani, 25 laureato a Padova, è a lungoprofessore in Istituti Superiori <strong>di</strong> Feltre eBologna, dove rimane per circa vent’anni.È uno dei più importanti stu<strong>di</strong>osi italiani <strong>di</strong>cose teatrali. In particolare al Settecento e aGoldoni de<strong>di</strong>ca anni e le migliori ricerche,raggiungendo livelli altissimi <strong>di</strong> critica letteraria,tanto da essere considerato in tuttoil mondo il più autorevole stu<strong>di</strong>oso <strong>di</strong> Goldoni.Innumerevoli sono i suoi lavori e lecollaborazioni con riviste e quoti<strong>di</strong>ani: loricor<strong>di</strong>amo con il lavoro d’esor<strong>di</strong>o Settecento.Per una lettera dell’abate Chiari del 1905,ma soprattutto per aver magistralmente curatol’e<strong>di</strong>zione delle Opere <strong>di</strong> Goldoni, volutadal <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong> per le celebrazionidel bicentenario. 26 È fuor <strong>di</strong> dubbiola sua opera più importante, monumentalepunto <strong>di</strong> partenza per ogni lavoro <strong>di</strong> criti-25 Giuseppe Ortolani (Feltre 1872-1958). Su <strong>di</strong> lui cfr. Ga s t o n eGe r o n, Mezzo secolo goldoniano <strong>di</strong> Giuseppe Ortolani, «Teatroscenario», XIX, n. 9, settembre 1955; e le commemorazioni <strong>di</strong>Achille Bosisio, Una lunga vita a servir Goldoni, «Il Gazzettino»,14 luglio 1958; Al b e rt o Be r t o l i n i, Una vita per Goldoni, «Sipario»,XIII, nn. 148-9, settembre 1958; Ni c ol a Ma n g i n i, Giuseppe Ortolani,in «Giornale storico della letteratura italiana», CXXXV, fasc. 412,1958, senza pp.; P.Z., Giuseppe Ortolani. In menoria, «Bollettino deimusei civici veneziani», n. 3, 1958, pp. 1-2; Ni c ol a Ma n g i n i, Ricordo<strong>di</strong> Giuseppe Ortolani, in «Accademie e biblioteche d’Italia», XL, n.3, 1972, pp. 229-36; Giuseppe Bi a s uz, Ricordo <strong>di</strong> Giuseppe Ortolaninel centenario della nascita, «Padova», aprile 1973, pp. 3-9. RingrazioAnna Bogo, bibliotecaria <strong>di</strong> Casa Goldoni per la <strong>di</strong>sponibilità e perl’aiuto nel reperire notizie sulla figura <strong>di</strong> Ortolani.26 Opere complete <strong>di</strong> Carlo Goldoni e<strong>di</strong>te dal Municipio <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>nel II centenario della nascita, <strong>Venezia</strong>, Municipio <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>,1907-1952. Sull’impresa del bicentenario cfr. l’articolo <strong>di</strong> Ni n oAm a d o r i apparso su «Il Gazzettino», sabato 5 marzo 1957.Per la bibliografia completa <strong>di</strong> Ortolani e su Ortolani stu<strong>di</strong>osocfr. Ni c ol a Ma n g i n i, Bibliografia degli scritti <strong>di</strong> Giuseppe Ortolani,s.l., Istituto per la collaborazione culturale <strong>Venezia</strong>-Roma, s.d.(stampa Firenze, L’impronta).22 23


ca goldoniana. Cura poi e<strong>di</strong>zioni goldonianeminori, per la collana dei Classici Mondadori 27e dei Classici italiani <strong>di</strong> UTET. 28 Messo a riposocome professore, nel 1937 viene nominato conservatore<strong>di</strong> Casa Goldoni, restaurata ed a<strong>di</strong>bitadal <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong> a Museo goldoniano e aCentro <strong>di</strong> stu<strong>di</strong> teatrali, <strong>di</strong> cui Ortolani sa essereartefice, stimolando e accrescendo a livello internazionalegli stu<strong>di</strong> sul teatro veneziano. Dopol’acquisto, la ricchissima biblioteca <strong>di</strong> Ortolani,che molto aveva già donato in vita alla propriaistituzione, fu destinata alla <strong>Biblioteca</strong> <strong>di</strong> CasaGoldoni, 29 che però trattenne solo 2.300 volumi,un’accurata selezione, molto probabilmenteper problemi <strong>di</strong> spazio. La delibera <strong>di</strong> Consigliodel <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong> <strong>di</strong> acquisto del 1 giugno1960 definisce per sommi capi la natura dellacollezione. che la raccolta, <strong>di</strong> circa 9.500 volumi,documenta organicamente il Settecento veneziano edeuropeo, con larga presenza <strong>di</strong> testi teatrali dell’epocae <strong>di</strong> opere critiche, antiche e recenti sul medesimoperiodo; che appaiono <strong>di</strong> particolare pregio molte e<strong>di</strong>zionidel Teatro goldoniano dei secoli XVIII e XIX, <strong>di</strong>cui alcune in rilegature originali, nonché opere storichee letterarie non facilmente reperibili, opuscoli vari27 Ca r l o Go l d o n i, Tutte le opere, a cura <strong>di</strong> Giuseppe Ortolani,Milano, Mondadori, 1935-1956.28 Ca r l o Go l d o n i, Comme<strong>di</strong>e scelte, a cura <strong>di</strong> Giuseppe Ortolani,Torino, Unione tipografico e<strong>di</strong>trice torinese, 1948-1949.29 I volumi <strong>di</strong> provenienza Ortolani (testi settecenteschi fra cuimolti rari), costituirono il nucleo portante della <strong>Biblioteca</strong> <strong>di</strong>Casa Goldoni, che fu costantemente incrementato con acquisti,donazioni e scambi. È interamente accessibile, valorizzato nellamaniera più appropriata e catalogato, in parte anche nel Servizio<strong>Biblioteca</strong>rio Nazionale.e annate <strong>di</strong> riviste specializzate; che il Prof. Papò,Soprintendente Bibliografico per il veneto Orientalee la <strong>Venezia</strong> Giulia, interpellato circa lo stato dellaraccolta e il suo valore, ha tenuto ad esprimerequanto segue: «È mio parere che l’acquisto globaledella <strong>Biblioteca</strong> Ortolani sia <strong>di</strong> indubbia utilità peril completamento e l’arricchimento delle collezioni librariedella Casa Goldoni, e la valutazione per unacquisto globale, cioè inferiore a quella che normalmentesi farebbe negli acquisti parziali e con riguardoai singoli volumi desiderati, è da ritenersi nella misura<strong>di</strong> L. 3.500.000, cioè <strong>di</strong> L. 500.000 in meno dellarichiesta degli ere<strong>di</strong> Ortolani » […] […] <strong>di</strong> autorizzare, per ciò stesso, l’acquisto ‘in toto’[…] volendo la Amministrazione Comunale significarecon questo gesto un implicito deferente omaggioalla memoria del più illustre stu<strong>di</strong>oso del più famosocomme<strong>di</strong>ografo al mondo. 30Il rimanente e più consistente nucleo viene cedutoalla <strong>Biblioteca</strong> civica <strong>di</strong> Mestre. Il giorno23 <strong>di</strong>cembre 1963 a Casa Goldoni, presenti ilconservatore Nicola Mangini e Rosanna Saccardo,si procede alla consegna delle operegià facenti parte della biblioteca Ortolani collocataa Casa Goldoni. Le opere consegnatesono 7.340, riviste comprese, come risulta dairegistri <strong>di</strong> casa Goldoni dove sono elencatigli esatti 9.108 volumi dell’acquisto Ortolani.Le rimanenti 1.768 opere, riguardanti perla maggior parte Goldoni e il teatro italiano estraniero, sono state prescelte e trattenute indotazione per la <strong>Biblioteca</strong> <strong>di</strong> Casa Goldo-30 Ringrazio Andrea Nor<strong>di</strong>o dell’Archivio storico comunaledella Celestia per la trasmissione della delibera.Cassibile, 1943. Primo da destra è Franco Montanari.ni. 31 Il trasporto dei libri in verità inizia prima,come attesta la lettera <strong>di</strong> Saccardo all’Ufficioeconomato del 20 novembre, 32 dove sollecitala «prosecuzione» del trasporto dei libri daCasa Goldoni verso un deposito della Civicain via San Michele a Mestre 33 . Queste furonoingressate in minima parte: ancora oggi sonoprecariamente conservate in scatoloni in attesa<strong>di</strong> un prossimo lavoro <strong>di</strong> rior<strong>di</strong>no. Nel registrodei volumi <strong>di</strong> ingresso, l’acquisto Ortolanicompare dal 16 gennaio 1964 con il volume14.984 a seguire: opere teatrali, teatro classico,classici greci e latini della letteratura, opere <strong>di</strong>filosofia, molta letteratura e saggistica in lingua31 Verbale <strong>di</strong> consegna in ABCM, protocollo n. 508 del23.12.1963, n. 458 del 20.11.1963.32 lettera <strong>di</strong> Rosanna Saccardo in ABCM, protocollo n. 458 del20.11.1963.33 Nel 1966 il deposito <strong>di</strong> via San Michele conteneva 10.000volumi cfr. ABCM, protocollo n. 190 del 26.4.1966. Ancoranel 1968 Saccardo lamenta l’impossibilità <strong>di</strong> catalogare i libriOrtolani per mancanza <strong>di</strong> personale che ne abbia le capacità cfr.ABCM, protocollo n. 375 del 24.6.1968.francese, ma sono un numero assai esiguo. 34I volumi <strong>di</strong> provenienza Ortolani sono facilmen-34 Non mi è possibile essere precisa sull’esatta attuale consistenzadel Fondo, che stimo sui 6-7 mila volumi, né sull’effettiva suacomposizione. Tutt’ora ciò che rimane del lascito Ortolaniè risposto in scatoloni in un locale dal soffitto basso e pocoagevole per un lavoro <strong>di</strong> indagine più approfon<strong>di</strong>to. La suaricchezza è comunque intuibile se corrispondente al piccolosaggio dei volumi contenuti nello scatolone più accessibile.Uno degli ex libris del Fondo Montanari.te riconoscibili perché tutti con nota <strong>di</strong> possessoautografa, spesso con luogo e data, probabilmente<strong>di</strong> acquisto o <strong>di</strong> avvenuta lettura. Moltilibri sono del Settecento e dell’Ottocento, conannotazioni e segni <strong>di</strong> lettura, si ha notizia dellapresenza <strong>di</strong> qualche legatura in osso. La bibliotecaOrtolani denota non solo la cultura delpossessore, ma la raffinatezza del raccoglitore.La valorizzazione <strong>di</strong> una raccolta <strong>di</strong> tale porta-24 25


Rudyard Kipling, The jungle book, illustrations in color by Maurice andEdward Detmold, New York, The century Co., 1913. Fondo Montanari,4 MONT 190.ta, importante non solo per la qualità dei volumi,ma perché appartenuta ad una persona, adun intellettuale, che si era <strong>di</strong>stinto come critico,come filologo, come <strong>di</strong>rettore <strong>di</strong> un’istituzionecitta<strong>di</strong>na; la valorizzazione <strong>di</strong> una simile collezioneavrebbe potuto orientare la politica culturaledella <strong>Biblioteca</strong> e svolgere un’azione attrattivaper simili patrimoni <strong>di</strong> cui la città <strong>di</strong> Terrafermaè tutt’ora priva. Da un punto <strong>di</strong> vista gestionale,l’omogeneità della raccolta avrebbe preteso lacreazione <strong>di</strong> un fondo autonomo e specialisticoda tutelare e da rendere fruibile. Libri Ortolanisono ingressati fino al 1974, con inevitabile per<strong>di</strong>tadell’unitarietà della raccolta.La biblioteca <strong>di</strong> Sergio BolognesiStessa sorte subisce il lascito del 1964 dellabiblioteca <strong>di</strong> Sergio Bolognesi. 35 Volontarioa 17 anni nella prima guerra mon<strong>di</strong>ale, Bolognesiinizia a lavorare come giornalista ne LaGazzeta <strong>di</strong> Ferrara, frequentando gli ambienticulturali ferraresi. Nel 1920 interrompel’Università, prende il <strong>di</strong>ploma <strong>di</strong> ragionieree, superato il patrocinio legale, si trasferiscea Mestre dove avvia il suo stu<strong>di</strong>o (<strong>di</strong>perito commerciale, curatore fallimentare epatrocinatore legale) e stabilisce la propriaresidenza con la moglie Rosa e i suoi tre figli.Massone, <strong>di</strong> spirito liberale, antifascista,nel ‘44 è arrestato per aver <strong>di</strong>ffuso clandestinamenteil bollettino della Loggia venetae carcerato a Santa Maria Maggiore: riescea fuggire e a vivere in clandestinità a Ferrarafino alla Liberazione. «Bibliofilo, letteratoe scrittore, fonda uno Stu<strong>di</strong>o per Libri RariAntichi e Moderni, raccoglie oltre 22.000volumi in campo letterario, filosofico, storicoe politico, trasmessi per volontà dei figli35 Sergio Bolognesi (Bondeno [Ferrara] 1897 - Mestre 1963).Ringrazio Mirto Andrighetti per l’in<strong>di</strong>cazione bibliografica suBolognesi in Mi r t o An d r i g he t t i, Università popolare Mestre: lastoria, introduzione <strong>di</strong> Sergio Barizza, Milano, Genesidesign,2010. Ringrazio Giano Giorgio Bolognesi, unico dei fratelliBolognesi, per le preziose in<strong>di</strong>cazioni sulla biblioteca paterna.al <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>». 36Il registro della <strong>Biblioteca</strong> ingressa i libri <strong>di</strong> provenienzaBolognesi, dal n. 16.058, tra il 17 novembredel 1964 fino al 1968, alla spicciolata,per un totale <strong>di</strong> qualche centinaio <strong>di</strong> volumi.Giano Giorgio Bolognesi, figlio <strong>di</strong> Sergio, recentementesentito al telefono, racconta la passionepaterna per i libri e le antiche pergamene, cheil padre collezionava e raccoglieva in quattrostanze, esclusivamente de<strong>di</strong>cate, nella casa veneziana<strong>di</strong> Castello, dove Bolognesi aveva istituitoil suo Stu<strong>di</strong>o per i Libri Rari Antichi e Moderni.Da buon collezionista, Bolognesi teneva unafitta rete <strong>di</strong> relazioni con bibliofili, collezionisti,antiquari <strong>di</strong> tutto il mondo. Nella casa venezianaerano il suo epistolario, i libri, la stanza dellepergamene, il mobile <strong>di</strong> legno nero con lo schedariodella biblioteca. Tutto ciò, racconta, feceparte del lascito al <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>, perchégli ere<strong>di</strong> non avrebbero potuto gestire, tutelare econservare una quantità così importante <strong>di</strong> libri:una collezione che avrebbe richiesto un appartamentointero per essere adeguatamente conservatae personale specializzato per permetterne lafruizione. Inoltre la casa <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong> era soggettaalle acque alte e più volte i documenti subironodanno, da dover essere trasferiti ai piani superioridallo stesso Sergio. La raccolta fu prelevatain gran<strong>di</strong> casse, dopo <strong>di</strong> che, Giano Giorgio non36 M. An d r i g he t t i, op. cit., p. 113. Registro protocollo n. 342del 3.8.1964 Regala la raccolta del padre al <strong>Comune</strong> per la<strong>Biblioteca</strong> Civica. Da Bolognesi Raffaello, viaAlear<strong>di</strong> 64 Mestre. Registro protocollo n. 346 del 22.8.1964Ufficio della Pubblica Istruzione incarica l’ufficio Economato <strong>di</strong>provvedere al trasporto dei libri <strong>di</strong> Bolognesi (nelle sale degliartigiani: sono forse queste le sale che ricorda Giano, nei pressi<strong>di</strong> piazza Ferretto?).ebbe più modo <strong>di</strong> seguire le sorti della donazione,che ricorda <strong>di</strong> aver visto, per l’ultima volta,depositata in casse in una grande stanza neipressi <strong>di</strong> piazza Ferretto.I documenti d’archivio a partire dal primo agosto1964 attestano la volontà <strong>di</strong> Raffaello Bolognesi,unico degli ere<strong>di</strong> a risiedere a Mestre, <strong>di</strong> donarela biblioteca del padre alla <strong>Biblioteca</strong> civica: inuna lettera, seguito <strong>di</strong> una precedente conversazionetelefonica, Saccardo invita Bolognesia proporre il dono al Sindaco <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong> e, peruna pronta collocazione dei volumi, suggerisce<strong>di</strong> donare anche gli arma<strong>di</strong> in cui i volumi venivanoconservati. 37 Segue la lettera del 3 agosto <strong>di</strong>Raffaello Bolognesi al Sindaco in cui propone ildono <strong>di</strong> biblioteca e scaffali del padre defunto,chiedendo solo che nella sala in cui fossero statisistemati i libri fosse esposta una lapide a memoria<strong>di</strong> Sergio Bolognesi, apprezzato stu<strong>di</strong>osoe scrittore. 38 Lettera del 5 agosto <strong>di</strong> Saccardo allaRipartizione Pubblica istruzione: si propone lasala degli Artigiani <strong>di</strong> via Torre Belfredo per sistemareprovvisoriamente i libri Bolognesi, si tratta<strong>di</strong> circa 2.000 volumi e arma<strong>di</strong> da trasportare (dadove?) entro la fine <strong>di</strong> agosto, con un imballaggiope<strong>di</strong>sposto con cura per non alterare l’or<strong>di</strong>nedei libri. 39 Duemila volumi, non ventidue milacome riporta Andrighetti e assai meno <strong>di</strong> quantoricor<strong>di</strong> Giano Giorgio essere stati in casa del37 Lettera <strong>di</strong> Rosanna Saccardo a Rolando Bolognesi, ABCM,protocollo n. 336 del 1.8.1964.38 Lettera <strong>di</strong> Raffaello Bolognesi al Sindaco <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>, ArchivioBCM, protocollo n. 342 del 3.8.1964.39 Lettera <strong>di</strong> Rosanna saccardo alla Ripartizione PubblicaIstruzione, ABCM, protocollo n. 346 del 5.8.1964.26 27


padre; neppure così tanti da far richiedere a Saccardo,nei mesi successivi ai <strong>di</strong>versi uffici, spaziper depositare i lasciti Ortolani e Bolognesi che,per consistenza, non sapevano trovar né collocazionené personale in grado <strong>di</strong> catalogarli. 40Ho ritrovato, in maniera ancora inconsapevole,l’inventario delle pergamene <strong>di</strong> Bolognesi dueanni fa in una delle casse attualmente giacentiin un deposito del Servizio economale: gran<strong>di</strong>casse da stiva <strong>di</strong> nave, contenenti sacchi <strong>di</strong> iutain cui sono riversati alla rinfusa libri <strong>di</strong> <strong>di</strong>versogenere, in pessimo stato <strong>di</strong> conservazione, moltidei quali con danni da acqua (le acque alte <strong>di</strong>cui parla Giano?), non valutabili se non con unimportante lavoro <strong>di</strong> recupero. Sottratto all’incuriaquasi per precauzione, da una delle casse èstato tolto un inventario 41 che poi si rivelò esserel’inventario delle pergamene, degli autografi,dei manoscritti, della raccolta <strong>di</strong> aral<strong>di</strong>ca e filatelica,degli incunaboli <strong>di</strong> Bolognesi. L’elenco èdel 1945, un piano <strong>di</strong> rior<strong>di</strong>no <strong>di</strong> un archivio <strong>di</strong>15.0000 pezzi. Bolognesi sembra abbia condottoun secondo rior<strong>di</strong>no, in cartelle e cassettiere,nel 1953 (nell’inventario cfr. le note manoscrittein verde). Si contano oltre il migliaio <strong>di</strong> pergamenedatate a partire dall’XI secolo, <strong>di</strong> ambitoferrarese, <strong>di</strong> e su famiglie estensi (Estensi, Ariosto,Tolomei), <strong>di</strong> politica ferrarese, lettere autografe,manoscritti, incunaboli, rarità bibliografiche.Non mi è ancora ben chiaro dove sia oraquesta collezione pregiata che secondo l’eredesembra essere stata donata per intero al Comu-40 cfr. Archivio BCM, protocollo n. 376 del 5 settembre 1964 et al.41 Conservato in <strong>Biblioteca</strong> civica.ne <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>. È realmente giunta al <strong>Comune</strong> <strong>di</strong><strong>Venezia</strong>? Parte della raccolta, i libri suppongo,potrebbe essere nelle casse ritrovate? Potrebbela parte antica essere stata stata <strong>di</strong>rottata versoaltre istituzioni citta<strong>di</strong>ne? 42 Nel qual caso, nonè dato sapere perché gli inventari non hanno seguitola raccolta.La biblioteca dei ragazzi Maria PezzèPascolatoUn altro gruppo <strong>di</strong> documenti è entrato in<strong>Biblioteca</strong> civica nel 1970. Si tratta <strong>di</strong> circa800 volumi provenienti dalla <strong>Biblioteca</strong> dei ragazziMaria Pezzè Pascolato, 43 la prima bibliotecaper ragazzi d’Italia, interamente pensatae realizzata a misura <strong>di</strong> bambino, attiva a<strong>Venezia</strong> dal 1926 al 1938. Istituita da MariaPezzè Pascolato, cui fu intitolata dopo lamorte nel 1933, la <strong>Biblioteca</strong> dei ragazzi lasciòprofondamente il segno a <strong>Venezia</strong>, non soloin quanto fu una biblioteca modello, caso <strong>di</strong>stu<strong>di</strong>o ed esempio imitato in Italia e all’estero,ma perché fu al servizio dell’infanzia più<strong>di</strong>sagiata, cui si rivolgeva con intenti educativi,sociali, filantropici. Contava in originecirca 2.000 volumi che, per alterne e sfortunatevicende, fra cui il secondo conflittomon<strong>di</strong>ale, subirono una inevitabile <strong>di</strong>sper-42 Da un prima veloce indagine, sembra che il lascito nonsia giunto alla <strong>Biblioteca</strong> del Museo Correr, la <strong>Biblioteca</strong> <strong>di</strong>conservazione del <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>.43 Sulla <strong>Biblioteca</strong> dei ragazzi e sulla figura <strong>di</strong> Maria Pezzè Pascolatosi rinvia a <strong>VeDo</strong>. La biblioteca dei ragazzi Maria Pezzé Pascolato, n. 3,2012. In Archivio BCM, protocollo 487 del 16.11.1970, carteggiotra Saccardo e Fiorenzo Gagliar<strong>di</strong> che richiede informazioni sullebiblioteche ragazzi e sulla biblioteca Pascolato.sione. 44 Una parte della <strong>Biblioteca</strong> si salvò incasse, custo<strong>di</strong>te dapprima dall’Intendenza<strong>di</strong> finanza <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong> e poi dalla Soprintendenzabibliografica.Dal 1938 si arriva al 1970, anno in cui laSoprintendenza, 45 che con proprie risorse e permancanza <strong>di</strong> spazi adeguati non era riuscitanell’intento <strong>di</strong> ricostituirla, decise <strong>di</strong> concederela raccolta in deposito permanente alla <strong>Biblioteca</strong>civica <strong>di</strong> Mestre. La scelta sulla <strong>Biblioteca</strong>civica ricadde perché nel 1970 era l’unica biblioteca,a capo <strong>di</strong> un sistema bibliotecario inespansione, che avesse e garantisse un serviziobibliotecario per ragazzi, con spazi e libri ad esside<strong>di</strong>cati all’interno delle biblioteche <strong>di</strong> quartiere.Forse perché il libro più recente della raccolta eradatato 1938, forse perché la raccolta era ormai<strong>di</strong>ventata storica e da conservare, quin<strong>di</strong> nonadatta a una biblioteca <strong>di</strong> pubblica lettura, i circa800 volumi, che oggi sono 633, rimasero ancorain casse, <strong>di</strong>menticati in depositi esterni alla <strong>Biblioteca</strong>.Fino al 2012, quando un importante lavoro<strong>di</strong> recupero, catalogazione, stu<strong>di</strong>o, ha reso<strong>di</strong>sponibile e fruibile all’utenza quel che restadella <strong>Biblioteca</strong> dei ragazzi <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>: libri destinatia bambini tra i 6 e i 16 anni, per la maggiorparte illustrati, dal contenuto più vario, letteraturaper ragazzi italiana e straniera, racconti <strong>di</strong>44 Le vicende della <strong>Biblioteca</strong> sono descritte in Ba r b a r a Va n i n,La <strong>Biblioteca</strong> dei ragazzi «Maria Pezzè Pascolato», in Bibliotecheeffimere. Biblioteche circolanti a <strong>Venezia</strong> (XIX-XX secolo), a cura <strong>di</strong>Dorit Raines, <strong>Venezia</strong>, E<strong>di</strong>zioni Ca’ Foscari-Regione del Veneto,2012, pp. 105-74.45 Per il passaggio <strong>di</strong> competenze in materia <strong>di</strong> tutela dei benilibrari tra Stato e Regioni, ora la proprietà del fondo è dellaRegione del Veneto che ha concesso nel 2011 il contributo peril con<strong>di</strong>zionamento e la catalogazione della raccolta.avventura, fiabe, poesia, teatro, cultura generale,<strong>di</strong>vulgazione scientifica e avviamento ai mestieri,libri gioco per i bambini più piccoli, perio<strong>di</strong>ciper ragazzi, libri <strong>di</strong> propaganda fascista, <strong>di</strong>segniacquerellati. Il fondo oggi denominato Fondo<strong>Biblioteca</strong> dei ragazzi Maria Pezzè Pascolato èun’importante testimonianza della storia e dellacultura della città <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong> e rappresenta unachicca della produzione <strong>di</strong> libri per bambini degliinizi del Novecento, interessante per la storiadella letteratura, dell’illustrazione, dell’e<strong>di</strong>toriaper l’infanzia, nonché per la bibliologia e la storiadelle biblioteche.La biblioteca <strong>di</strong> Franco MontanariProbabilmente grazie all’interessamento <strong>di</strong>rettodei donatori, che si fecero carico dei lavori<strong>di</strong> precatalogazione e curarono la scelta <strong>di</strong> unex libris che identificasse e tenesse compatta laraccolta, destino <strong>di</strong>verso ebbe la donazione <strong>di</strong>parte della biblioteca che fu <strong>di</strong> Franco Montanari.46 Moncalvese, figlio <strong>di</strong> Carlo Montanariumanista, <strong>di</strong>plomatico, generale morto sulla lineadell’Isonzo nel 1915 e <strong>di</strong> Helen Day <strong>di</strong> Boston,dopo la morte del padre cresce con i fratellinegli Stati Uniti. Laureato ad Harvard nel 1927,raffinato uomo <strong>di</strong> cultura, amante delle lettere edell’arte, decide <strong>di</strong> dar voce alla sua metà italianae <strong>di</strong> tornare in Italia per iscriversi alla Facoltà<strong>di</strong> Scienze politiche <strong>di</strong> Perugia dove si laurea nel46 Franco Montanari (Moncalvo 1905 - <strong>Venezia</strong> 1973). Ringrazioil dott. Antonio Barbato, responsabile della <strong>Biblioteca</strong> civica«Franco Montanari» <strong>di</strong> Moncalvo per l’invio <strong>di</strong> Gi o va n n i Bo a n o,Mir a n d a Varvelli, Franco Montanari. Biografia, Asti, <strong>Comune</strong> <strong>di</strong>Moncalvo, 1995 (Stampa Espansione Grafica), cui si rimanda perla vita <strong>di</strong> Franco Montanari.28 29


1932, passando poi alle <strong>di</strong>pendenze del Ministerodegli Affari Esteri. Dal 1936 inizia il suo servizio<strong>di</strong>plomatico come vice console a Gibuti (Somaliafrancese) nel periodo dell’invasione delle armateitaliane in Etiopia; nel ‘38 è console a Honolulu, dacui è richiamato in Italia il giorno seguente a PearlHarbor, l’8 <strong>di</strong>cembre del 1941. Nel 1943 è uno degliartefici e protagonisti, con il generale GiovanniCastellano, della trattativa segreta con il comandoanglo-americano per l’armistizio, prima a Madrid,poi a Lisbona per riceverne i termini, fino alla firmaa Cassibile, fu usata la stilografica <strong>di</strong> Montanari,del documento <strong>di</strong> armistizio del 3 settembre1943, Castellano per Badoglio e Badell Smith perEisenhower. 47 Dopo la guerra Montanari riprendel’attività <strong>di</strong>plomatica: nel 1947 è a Londra, nel ‘51 aTeheran, nel ‘53 a Tokyo, nel ‘57 a Monrovia, poi aFreetown, a Conakry in Guinea. Desideroso <strong>di</strong> unluogo tranquillo dove raccogliere la sue cose, nel1963 acquista <strong>Villa</strong> San Giovanni, che lui chiamerà<strong>Villa</strong> Solitaria, a Torcello, che restaura e scegliecon la moglie come <strong>di</strong>mora, mondo <strong>di</strong> «affetti ebellezza». 48 Alla Solitaria Montanari riunisce le collezionid’arte, frutto dei viaggi, delle relazioni, degliincontri con artisti e letterati, del gusto raffinato edella passione del collezionista. Montanari ama<strong>Venezia</strong>, alla città aveva in animo <strong>di</strong> donare la collezioned’arte se, l’improvvisa grave malattia che locolpisce nel 1968, non l’avesse costretto a <strong>di</strong>mettersidal servizio e, per problemi economici, a cederela Solitaria, ritirandosi a <strong>Venezia</strong>. Gli rimane la casa<strong>di</strong> famiglia <strong>di</strong> Moncalvo e l’idea <strong>di</strong> farne la sede <strong>di</strong>47 G. Bo a n o-M. Varvelli, op. cit., capp. v-v i.48 G. Bo a n o-M. Varvelli, op. cit., p. 60.Museo citta<strong>di</strong>no legato al nome della sua famigliae Moncalvo favorisce con calorosa accoglienza.Montanari muore a <strong>Venezia</strong> il 4 maggio del 1973:nella casa <strong>di</strong> Moncalvo si aprirà la <strong>Biblioteca</strong> (1974)a lui intitolata e il museo con la galleria delle opereprovenienti dalla sua collezione (1978).Nel 1968, forse per la malattia e per la necessità <strong>di</strong><strong>di</strong>staccarsi dalla Solitaria, Montanari decide <strong>di</strong> donarealla <strong>Biblioteca</strong> civica <strong>di</strong> Mestre tutti i libri presentinella casa <strong>di</strong> Torcello. 49Il dott. Franco Montanari, già ambasciatore del C(orpo)D(iplomatico) italiano, ha regalato circa 2.100 volumi, tuttiquelli che aveva a Torcello, alla <strong>Biblioteca</strong> Civica <strong>di</strong> Mestre.Per riconoscenza al donatore e perché serva <strong>di</strong> incentivo adaltri, si vuol segnare con un ex libris ogni singolo volume.Il dott. Montanari si è reso benemerito per aver restauratola foresteria (tutto quanto resta) dell’antico convento <strong>di</strong> S.Giovanni <strong>di</strong> Torcello e per aver iniziato gli scavi della parte<strong>di</strong>strutta. Avrebbe fatto <strong>di</strong> più se non fosse stato costretto, permalattia, ad abbandonare la casa <strong>di</strong> Torcello che in questigiorni è stata venduta […]. 50La comunicazione del dono avviene per il tramitedella sorella Emma Gibbs Montanari con letteradell’ottobre del 1968: «Il Dottor Montanari sperache questi libri, suoi compagni per molti anni,possano ora rendere ai citta<strong>di</strong>ni <strong>di</strong> Mestre le vive49 L’atto del consiglio comunale <strong>di</strong> accettazione del donoavviene tra il 1970 (cfr. Fascicolo della donazione Montanari,lettera <strong>di</strong> Giovanna Saccardo a Franco Montanari del 30 maggio1970, dove lo invita ad elencare le opere che desidera ancoratrattenere) e il 1973 (cfr. registro <strong>di</strong> ingresso, primo numero <strong>di</strong>inventario Montanari è il 2651 del 15.1.1973).50 ABCM, busta Donazione Montanari, lettera <strong>di</strong> RosannaSaccardo a Remo Wolf del 28 febbraio 1969.e ricche sod<strong>di</strong>sfazioni del mondo letterario da luigodute». 51 E per legare la donazione al donatore,cura da collezionista <strong>di</strong> spirito anglosassone,commissiona a proprie spese gli ex libris, secondola tecnica della silografia e dell’acquaforte e <strong>di</strong>vario formato, all’artista incisore Remo Wolf <strong>di</strong>Trento. È sempre Emma che tiene i rapporti conRosanna Saccardo e con l’incisore: il soggettodegli ex libris avrebbe dovuto essere Torcello ela Solitaria.[…] Ho fatto far copie delle due fotografie che dannouna buona idea delle finestre ogivali dell’abitazionedel dott. Montanari a Torcello, viste dal fuori,e dall’interiore con veduta delle case e paesaggioin <strong>di</strong>stanza. L’edera nei vasi ora non copre più lacolonna centrale. È stata spostata e si arrampica aidue lati, ma questo fatto non ha grande importanza.L’importante ci pare che sia la forma delle finestree forse anche la vista dal dentro. L’idea <strong>di</strong> un exlibris, con <strong>di</strong>segno <strong>di</strong> queste caratteristiche finestre,per la donazione da parte del Dottore è una propostache come lei <strong>di</strong>ce potrebbe incoraggiare altrial pensiero <strong>di</strong> donare i loro libri. Un buon libro puòessere una vera finestra sul mondo per una menteaperta […]. 52I Montanari donarono l’ex libris, pagarono illavoro <strong>di</strong> incollatura degli stessi su ogni volumee <strong>di</strong> compilazione <strong>di</strong> un elenco sommario51 ABCM, busta Donazione Montanari, lettera <strong>di</strong> Emma GibbsMontanari alla <strong>Biblioteca</strong> civica del 31 ottobre 1968.52 ABCM, busta Donazione Montanari, lettera <strong>di</strong> Emma GibbsMontanari a Rosanna Saccardo del 31 <strong>di</strong>cembre 1968.Manoscritto musicale nel Fondo Banda municipale.dei libri. 53 La raccolta presenta molti libri <strong>di</strong>letteratura, in lingua italiana, inglese e francese,d’arte e <strong>di</strong> viaggi, cataloghi d’asta comeil Sotheby Catalouge of old Master Paintings del1963-1965, mappe IGM soprattutto dell’Africae guide turistiche.La raccolta non è più importante <strong>di</strong> quelle acquisiteprecedentemente, né per antichità dei53 ABCM, busta Donazione Montanari, inventario dei libri. InArchivio BCM compaiono atti riguardanti Montanari dal protocollon. 138 del 11.3.1969 lettera <strong>di</strong> Saccardo a MontanariGibbs per la scelta degli ex libris e seguenti.30 31


testi, né per rarità o pregio dei volumi, né perchépiù adatta, per contenuti, ad una bibliotecapubblica. La raccolta, omogenea, è stata tenutainsieme da un punto <strong>di</strong> vista fisico 54 e denominataFondo Montanari. Ciò è avvenuto non perchéla <strong>Biblioteca</strong> abbia seguito una propria ‘politicadelle acquisizioni’, ma per casualità, solo perl’interessamento dei donatori cui si <strong>di</strong>ede seguito.Il trattamento tecnico e biblioteconomico<strong>di</strong> questa raccolta è invece esempio <strong>di</strong> come lebiblioteche <strong>di</strong> persona, <strong>di</strong> personalità che ebberoun ruolo in <strong>di</strong>versi ambiti nel Novecento, inquesto caso un ambasciatore, un collezionista,un intellettuale, possano essere valorizzate e valorizzareuna biblioteca. Memoria delle vicendeMontanari si è comunque persa, da un punto<strong>di</strong> vista catalografico il Fondo necessita <strong>di</strong> unarevisione in quanto, attualmente, è pressochéimpossibile il recupero a catalogo dell’intera raccoltaattraverso adeguati strumenti <strong>di</strong> accesso daparte degli utenti.Il Fondo Banda municipaleAltro gruppo <strong>di</strong> documenti che per sua naturanon poteva essere integrato alla bisogna alle collezioniè quello denominato Fondo Banda municipale.Raccoglie quanto prodotto dalla Banda citta<strong>di</strong>na<strong>di</strong> <strong>Venezia</strong> durante la sua attività musicale. Comprendepartiture stese tra il 1866 e il 1975 circa:le più antiche, dal 1866 al 1871, fra cui sono 36manoscritti alcuni uniche trascrizioni esistenti delbrano musicale, corrispondono al periodo <strong>di</strong> attivitàdella Banda della Guar<strong>di</strong>a Nazionale, da cui54 Le collocazioni del Fondo Montanari sono numero MONTnumero.la Banda citta<strong>di</strong>na deriva. Molte parti manoscrittefurono scartate, per usura, per cambiamento deigusti musicali, per cambio <strong>di</strong> repertorio; oggi ilfondo consta <strong>di</strong> 805 unità catalografiche per untotale <strong>di</strong> circa 1.000 titoli: i brani originali sonocirca il 30% (marce, inni, brani descrittivi e qualchecomposizione per banda e strumento solista)<strong>di</strong> importanti <strong>di</strong>rettori quali Marco Enrico Bossi,Ermanno Wolf Ferrari, Mezio Agostini, GabrieleBianchi, Ugo Bassani; il rimanente sono trascrizioniin gran parte dal repertorio lirico-sinfonico.Le stampe più antiche sono databili a partire dallaseconda metà dell’Ottocento. Il fondo può essereconsiderato interessante per gli stu<strong>di</strong> organologici,per la storia della strumentazione per banda, perla storia musicale della città <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong> e il repertoriomusicale italiano per banda tra fine Ottocentoe metà Novecento. La Banda del <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>,molto amata in città, fu sciolta nel 1983 55dalla Giunta comunale; già dal ‘75 non aveva più<strong>di</strong>rettore e per carenza <strong>di</strong> organico non poteva piùgarantire i consueti 100 concerti l’anno. In suavece si costituì, alcuni anni più tar<strong>di</strong>, il Centro <strong>Biblioteca</strong>rioMusicale, in alcuni locali sovrastanti ilcinema <strong>di</strong> viale San Marco a Mestre, 56 il cui obiettivoprincipale era conservare e rendere <strong>di</strong>sponibileall’uso pubblico il patrimonio dei manoscritti55 Delibera 2653 del 5 luglio 1983 in cui la Giunta ritennela banda un mezzo obsoleto <strong>di</strong> <strong>di</strong>ffusione musicale, per cuiconsiderava venuta meno la sua funzione.56 ABCM Rapporto del febbraio 1986 sul Centro <strong>Biblioteca</strong>rioMusicale: il fondo era stato valutato, a prezzo <strong>di</strong> semplicecopiatura, intorno ai 2 miliar<strong>di</strong> <strong>di</strong> lire. La sede era considerataprovvisoria in quanto la delibera istitutiva (la medesima n. 2635 del1983) prevedeva la collocazione del Centro nella sala prove dellaBanda Ver<strong>di</strong>-Magellano in via Magellano (recentemente abbattuta),posizione centrale e più idonea ad un servizio citta<strong>di</strong>no.musicali della Banda e creare una biblioteca specialisticacon pubblicazioni a stampa e sonore <strong>di</strong>carattere musicale (la fonoteca), in cui potesseroproficuamente essere impiegati parte dei ban<strong>di</strong>sti.Dal Centro deriva una parte della collezione <strong>di</strong><strong>di</strong>schi in vinile oggi in <strong>Biblioteca</strong> civica. Il Centroebbe vita breve, chiuse nel ‘93 in concomitanzacon l’inaugurazione, nel 1994, della nuova sededella <strong>Biblioteca</strong> civica in via Miranese, che ne assorbìil personale e le collezioni.Un importante lavoro <strong>di</strong> stu<strong>di</strong>o e <strong>di</strong> catalogazionedell’intero Fondo è stato curato da MariaVittoria Prospero e Alessandra Bonomo, irisultati sono consultabili via web all’in<strong>di</strong>rizzohttp://194.243.104.179:8082/.Una biblioteca d’autore: riconoscimento,gestione e valorizzazioneLe donazioni alla <strong>Biblioteca</strong> continuano anchedopo gli anni ‘80. La politica della <strong>Biblioteca</strong> è <strong>di</strong>apertura verso le donazioni importanti per poterattingere da un bacino <strong>di</strong> volumi che possaintegrare, secondo gli spazi e le necessità, le raccolte.Tutt’ora, nel momento in cui si riceve unadonazione, ogni volume viene valutato. È tenutose manca alla <strong>Biblioteca</strong>, se pertinente con leraccolte, se è necessario possedere una doppiacopia dell’opera, se il volume donato è in unostato <strong>di</strong> conservazione migliore rispetto al volumeposseduto, nel qual caso avviene la sostituzione.Se non sod<strong>di</strong>sfa queste requisiti il libronon viene ingressato, ma destinato al macero oalla ven<strong>di</strong>ta, più raramente è destinato ad altrebiblioteche del Sistema bibliotecario. Questotipo <strong>di</strong> trattamento è necessario in presenza <strong>di</strong>donazioni <strong>di</strong> piccole biblioteche, non caratterizzate,non specialistiche, ma generiche per contenutie non <strong>di</strong> pregio per qualità dei volumi.Tutt’altro trattamento dovrebbe essere riservatoalle raccolte <strong>di</strong> libri provenienti da persone chein vari mo<strong>di</strong> si sono <strong>di</strong>stinte nella comunità culturalein ambiti <strong>di</strong>versi a <strong>di</strong>versi livelli. Uno deicompiti della biblioteca è la documentazionedella comunità locale, della storia locale, poichéspesso è l’unica istituzione in grado <strong>di</strong> preservarel’identità citta<strong>di</strong>na, considerata come valore,e le sue trasformazioni nel tempo. Sempre piùsono le biblioteche civiche ad essere luoghi <strong>di</strong>conservazione della memoria effimera, grigia delNovecento e ad accogliere le biblioteche d’autore,<strong>di</strong>mostrando una sensibilità attenta e unacapacità <strong>di</strong> gestire e valorizzare questo tipo <strong>di</strong>raccolte, spesso composte da libri e documentid’archivio, appartenute a protagonisti del secolopassato. La biblioteca privata testimonia l’attivitàintellettuale, le passioni, la formazione, il contestostorico-culturale, il gusto e gli interessi <strong>di</strong> chil’ha posseduta. 57 Sono dunque raccolte ibride, visi trovano libri, riviste, ritagli <strong>di</strong> giornale, librettid’occasione, documenti privati, spesso lettere,foto, magari conservati in cartelle separateo dentro i libri stessi; rappresentano il mondo<strong>di</strong> chi ha costruito la collezione, che spesso si<strong>di</strong>mostra omogenea quando ogni suo pezzo èorganicamente collegato all’insieme. Se riconosciutae trattata, da un punto <strong>di</strong> vista biblioteco-57 Sul <strong>di</strong>battito e la questione delle biblioteche d’autore cfr. ilavori del gruppo <strong>di</strong> stu<strong>di</strong>o AIB e, per esempio, Collezioni specialidel Novecento. Le biblioteche d’autore. Atti della giornata <strong>di</strong> stu<strong>di</strong>o.Firenze, palazzo Strozzi, 21 maggio 2008, «Antologia Viesseux»,n.s. XIV, n. 41-2, 2008.32 33


nomico e bibliografico, nella maniera adeguata,la biblioteca d’autore, sia esso uno scrittore, unostu<strong>di</strong>oso, un artista, un critico o altro, è un imprescin<strong>di</strong>bilepunto <strong>di</strong> partenza per lo stu<strong>di</strong>oso,per il ricercatore che solo ricomponendo tutte le<strong>di</strong>verse parti, a complemento delle espressionipiù convenzionali e più note, può conoscere einterpretare a tutto tondo una personalità. I libriche formano le biblioteche <strong>di</strong> persona si caratterizzanoper note <strong>di</strong> possesso, de<strong>di</strong>che, notea margine, inserti, date <strong>di</strong> acquisto o <strong>di</strong> lettura,commenti, biglietti da visita, inviti, manifesti,una ripiegatura del foglio, portano i segni, le traccedel possessore, anche più d’uno, che rendonol’esemplare unico, non sostituibile, in<strong>di</strong>visibile eincomprensibile se non rapportato all’insieme.Proprio per questa sorta <strong>di</strong> metadati ipertestuali,il trattamento catalografico delle biblioteche <strong>di</strong>persona deve essere maggiormente curato nelladescrizione delle caratteristiche dell’esemplare,non solo per il significante, l’aspetto tipograficoe<strong>di</strong>toriale,piuttosto per il significato, il valore aggiuntodato all’item per il fatto <strong>di</strong> far parte <strong>di</strong> unacollezione. Una cura catalografica che riguardasoprattutto il materiale ibrido: documenti <strong>di</strong> tipoarchivistico, lettere, foto, materiale grigio che,se estrapolati, devono essere contestualizzati ericondotti all’unitarietà dell’insieme e alla provenienza.E così la ricerca <strong>di</strong> un singolo elementoche costituisce la raccolta deve restituire tutte lerelazioni esistenti tra le sue parti.Il riconoscimento <strong>di</strong> una biblioteca d’autore èattività estremamente relativa al contesto in cuiopera la biblioteca che la riceve: la bibliotecaMontanari è stata valorizzata poco a Mestre,molto a Moncalvo. Sebbene Montanari avessescelto <strong>Venezia</strong> come città in cui vivere e morire,è Moncalvo che gli <strong>di</strong>ede i natali e lustro, considerandolotra i più illustri citta<strong>di</strong>ni. Così forseFeltre avrebbe valorizzato in maniera <strong>di</strong>versa labiblioteca <strong>di</strong> Ortolani, sebbene Ortolani è a <strong>Venezia</strong>che guardò tutta la vita e che gli <strong>di</strong>ede lepiù gran<strong>di</strong> sod<strong>di</strong>sfazioni. Relativismo delle collezioni?Assoluto.Ogni acquisizione della <strong>Biblioteca</strong> civica ha unsuo perché, per scelta del donatore, per causao merito delle altre istituzioni veneziane che nehanno <strong>di</strong>rottato il corso. Sta <strong>di</strong> fatto che una gestioneplasmata sulla morfologia delle raccolteavrebbe potuto attrarre una <strong>di</strong>versa e determinatatipologia <strong>di</strong> nuove acquisizioni.La biblioteca TurollaUna <strong>di</strong> queste è la cospicua donazione, avvenutanel 2007, della biblioteca appartenuta a VincenzoTurolla e alla moglie Mattea Sambo 58 da partedegli ere<strong>di</strong> Giovanni Turolla, fratello <strong>di</strong> Vincenzoe suo unico successore 59 e, per la restante parte,da Adriana e Gabriella Sambo, sorelle <strong>di</strong> Mattea.La donazione della biblioteca, esistente nellacasa dei Turolla a <strong>Venezia</strong>, Dorsoduro 1164, avvienesenza particolari vincoli imposti, per circa6.500 volumi, in ottimo stato <strong>di</strong> conservazione.La biblioteca dei Turolla si presenta molto omogeneaper contenuti e tipologia libraria: può esseredefinibile una raccolta specialistica in letteratura,italianistica, classicistica, critica letteraria,58 Vincenzo muore nel settembre 2006, Mattea solo due mesi dopo.59 Testamento n. 83848, pubbl. 6.10.2006.filosofia. Essa rispecchia i gusti e gli interessi <strong>di</strong>stu<strong>di</strong>o, la professione <strong>di</strong> chi nel tempo l’ha formata,l’ha fatta crescere e conservata nella suaorganicità. Si possono infatti chiaramente riconoscerele <strong>di</strong>verse fasi delle varie acquisizionisulla base <strong>di</strong> note <strong>di</strong> possesso, postille, titoli, e<strong>di</strong>torie anni <strong>di</strong> pubblicazione.Il lascito proviene da Vincenzo (Enzo) e Mattea(Tea) Turolla, 60 ma la raccolta conserva anchelibri provenienti da Enrico Turolla, zio <strong>di</strong> Enzoe fratello <strong>di</strong> Giacomo Turolla (nato nel 1897 emorto nel secondo conflitto mon<strong>di</strong>ale).Enrico Turolla 61 (<strong>Venezia</strong> 1896-1985), allievo <strong>di</strong>Ermenegildo Pistelli nel solco della corrente culturaleclassicista <strong>di</strong> Ferrai, insegna latino e greconegli anni Trenta e Quaranta al Liceo «Marco Foscarini»<strong>di</strong> <strong>Venezia</strong> e al «Marco Polo»; ottiene unincarico universitario per la Letteratura latina aCa’ Foscari, dal 1954 ricopre la cattedra <strong>di</strong> Letteraturabizantina a Catania e dal 1961 è or<strong>di</strong>nario<strong>di</strong> Letteratura greca a Genova. Figura poliedrica,cultore della poesia e poeta egli stesso, appassionato<strong>di</strong> musica, <strong>di</strong> astronomia, <strong>di</strong> entomologia,classicista <strong>di</strong> stampo ottocentesco, nella suacasa veneziana tiene cenacoli <strong>di</strong> musica, poesiae filosofia, specialmente platonica. Lavora assiduamentecome traduttore e commentatore deiclassici latini e greci, in particolare ama e appro-60 Ogni singolo volume al suo ingresso in <strong>Biblioteca</strong> civica èstato timbrato «Donazione Enzo e Tea Turolla».61 Un profilo <strong>di</strong> Enrico Turolla in Giuseppe Frasson, Enrico Turolla(1896-1985): una vita per la poesia, in «Ateneo Veneto», n.s. 25, n. 1-2,1987, pp. 125-60. Su <strong>di</strong> lui cfr. Bibliografia <strong>di</strong> E. Turolla, in «Tetraonyma.Miscellanea Graeco-Romana», 25, 1966, pp. 27-31 e F. della Co r t e- C. Ga l im b e r t i, Enrico Turolla (1896-1985), in «Ateneo Veneto», 24,1986, pp. 361-6, rassegna degli stu<strong>di</strong> e delle opere <strong>di</strong> Turolla.fon<strong>di</strong>sce gli stu<strong>di</strong> <strong>di</strong> poesia, trage<strong>di</strong>a e filosofia<strong>di</strong> età classica: saggista per la collana crocianolaterziana<strong>Biblioteca</strong> <strong>di</strong> cultura, autore nella collanaProfili <strong>di</strong> Formiggini, lavora su Pascoli, Catullo,Virgilio, Orazio con un saggio critico per LeMonnier, Lucrezio. Traduttore <strong>di</strong> Platone perRizzoli, sulla poesia <strong>di</strong> Omero e Sofocle compiegli stu<strong>di</strong> e le opere <strong>di</strong> maggior impegno. Apprezzatodagli specialisti e dal pubblico dei lettori,avverso alla filologia tedesca, scientifica, lasua critica riconosce l’importanza dell’indaginedell’aspetto psicologico, del cuore, della ricercadella storia interiore per arrivare a comprenderea pieno l’opera e l’autore. Nel 1947 gli viene affidatadalla Casa E<strong>di</strong>trice Garzanti <strong>di</strong> Milano, perla serie Classici Greci, la cura del volume L’Atlantide<strong>di</strong> Platone: letture scelte dal Timeo e dal Crizia, da luiinterpretate e commentate. La biblioteca è ricca<strong>di</strong> e<strong>di</strong>zioni <strong>di</strong> classici latini, greci e tardo antichi.Tra i suoi libri si trova anche un gruppetto <strong>di</strong> volumidel primo Novecento, probabilmente testiuniversitari <strong>di</strong> Enrico, alcuni <strong>di</strong> letteratura francese,in pessimo stato <strong>di</strong> conservazione perchésfascicolati e stampati su carta molto fragile, elibretti devozionali, probabilmente doni ricevutida bambino. Alcuni volumetti si <strong>di</strong>stinguonoper la ricchezza <strong>di</strong> postille e note autografe, altrihanno allegate lettere <strong>di</strong> amici, spe<strong>di</strong>te all’in<strong>di</strong>rizzoSanta Croce 2180, dove attualmente è la<strong>di</strong>tta Canal & Stamperia E<strong>di</strong>trice srl. Inserite tra lepagine sono foto ritratto e fotografie <strong>di</strong> gite inmontagna. La montagna doveva essere una passione<strong>di</strong> Enrico, alcuni libri, compagni <strong>di</strong> viaggio,recano il timbro del rifugio alpino in cui soggiornava;alcuni contengono ancora una stella alpina34 35


seccata. Enrico giovane fu soldato nella Grandeguerra.Nell’estate del 1916 il piroscafo italiano «Principe Umberto»partiva da Valona per trasferire d’urgenza dal frontealbanese all’Altopiano <strong>di</strong> Asiago parte del nostro corpo <strong>di</strong>spe<strong>di</strong>zione che doveva far fronte all’offensiva in corso inquesta zona da parte delle truppe austriache impegnate«Strafexpe<strong>di</strong>tion». Era già stata segnalata la presenza nelMe<strong>di</strong>terraneo orientale <strong>di</strong> sottomarini nemici e quin<strong>di</strong> si sapevadel pericolo che correva quel trasporto affollato <strong>di</strong> militari.Ma il bisogno sul fronte prealpino era impellente e nessunaprudenza, nessun ritardo si ritenne <strong>di</strong> usare per farlopartire. La notte era appena iniziata, quando nel mezzodel mare un siluro colpì in pieno il «Principe Umberto», cherapidamente affondò con tutto il suo carico <strong>di</strong> vite umane.Era l’ora dei giochi, dei canti e degli scherzi e quasi tutti stavanotrascorrendo la ricreazione spensieratamente. AncheEnrico Turolla era tra loro, ma egli non amava il gioco e loscherzo e se n’era andato in coperta da solo ad osservare,a contemplare, come era solito, il cielo stellato. Fu quella lasua salvezza. Gli fu facile aggrapparsi ad un salvagente erimanere a galla sul mare. Era solo. Quasi nessun superstite.Solo dopo molte ore, quando ormai era sfinito e stavaper cedere ai flutti travolgenti del mare, fu, quasi per caso,avvistato e portato a riva. Si ammalò gravemente, ma lasua forte fibra prevalse, tanto che fu mandato nuovamenteal fronte, e ancora in prima linea, ma non sull’Altopiano <strong>di</strong>Asiago, ma a Gorizia, dove fu anche ferito. 62È fra i libri <strong>di</strong> Enrico un ‘dantino’ minuscolo hoepliano(Da n t e Alighieri, La Divina Comme<strong>di</strong>a, a cura<strong>di</strong> R. Fornaciari, Milano, Hoepli 1916) dove tra i62 Frasson, op. cit., pp. 125-6.fogli inserisce una stella alpina, donatogli dalla madre,Bianca Cenci, il 29 settembre 1917. Acquistatopresso la libreria Zanetti <strong>di</strong> San Marco, Bianca inviail Dante al figlio in trincea, nel terzo anno <strong>di</strong> guerra.Sono pagine che Enrico avrebbe potuto leggerenelle «lunghe piovose e snervanti ore <strong>di</strong> trincea»,scrive la madre «le leggerai nei brevi giorni <strong>di</strong> riposo. solleverà il tuo spirito e terrà vivo inte l’amore per le cose buone e belle. Nel tumulto enelle stragi crudeli della guerra troverai conforto».Nei libri ritroviamo il suo attaccamento alla casa,a <strong>Venezia</strong>, alla madre. Enrico è solito postillare fittamentei libri che ama, li commenta a margine enel Dante segna più volte il passo Par. XVIII 8-9«e quale io allor vi<strong>di</strong> negli occhi santi amor, quil’abbandono», annotando <strong>di</strong> suo pugno «Animamia».In un altro Dante del 1798, in tre volumi per i tipi<strong>di</strong> Sebastian Valle, sulle carte <strong>di</strong> guar<strong>di</strong>a comparela nota autografa <strong>di</strong> Enrico «Vincenzo Turolla fuCostante (?), Enrico Turolla fu Vincenzo, VincenzoTurolla <strong>di</strong> Enrico, Luigi Turolla <strong>di</strong> Enrico, EnnioTurolla <strong>di</strong> Vincenzo / Seminario Patriarcale dellaSalute», nomi che ritroviamo in note <strong>di</strong> possessoo <strong>di</strong> de<strong>di</strong>ca, libri <strong>di</strong> famiglia. Molti volumi, tra i piùdatati, recano sul dorso un cartellino con un’anticacollocazione e all’interno il timbro della <strong>Biblioteca</strong>Associazione generale impiegati civici <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>, da cuiprovengono. Sicuramente proveniente da Enrico èla cinquecentina, con nota autografa sul recto dellaguar<strong>di</strong>a anteriore: «Pietro Bembo nato a <strong>Venezia</strong>il 1470, descrisse la storia veneta dal 1487 al 1513prima in latino poscia in italiano, con uno stile <strong>di</strong>sinvolto,ma con poca dottezza. Morì a Roma nel1547 in età <strong>di</strong> anni 77». Si tratta dell’opera Dellahistoria vinitiana <strong>di</strong> Pietro Bembo, nell’e<strong>di</strong>zione venezianadel 1552 per i tipi <strong>di</strong> Gualtiero Scoto, postillatada tre mani coeve.Non annotati e privi <strong>di</strong> note <strong>di</strong> possesso sono invecei libri provenienti da Enzo Turolla, anzi si può <strong>di</strong>reche molti siano intonsi. La sua parte <strong>di</strong> raccolta, ilnumero indubbiamente è il più cospicuo, riflette gliinteressi dell’italianista stu<strong>di</strong>oso <strong>di</strong> Ariosto, Leopar<strong>di</strong>,traduttore del Nietzche <strong>di</strong> Klossowski. Tutti i librihanno impresso il timbro o incollato il cartellino«Donazione Enzo e Tea Turolla», apposto dopo lamorte <strong>di</strong> Tea dalle sorelle Adriana e Gabriella Sambo.Ciò che unisce Enzo e Tea da un punto <strong>di</strong> vistaprofessionale è l’attività scientifica, lui docente <strong>di</strong>storia della critica letteraria all’Università <strong>di</strong> Padova,lei traduttrice, e la collaborazione con la casa e<strong>di</strong>triceAdelphi. Enzo lavora per Adelphi su D’Arzio,Tea traduce dal francese Simenon, Sachs, Cioran,Jouve, Caraco. È certo per il rapporto con la casae<strong>di</strong>trice che la raccolta comprende innumerevolivolumi Adelphi, probabilmente serie complete <strong>di</strong>collane <strong>di</strong> letteratura e saggistica. Enzo era infattiamico d’infanzia <strong>di</strong> Alberto Calasso, <strong>di</strong>rettore e<strong>di</strong>torialee amministratore della casa e<strong>di</strong>trice, comegià il padre Giacomo era caro amico del padre <strong>di</strong>lui, Francesco Calasso, noto giurista docente allaSapienza; amicizia che si protrasse per tutta la vita,fatta <strong>di</strong> frequentazioni, intesa intellettuale, conviviletterari. Ciò che caratterizza la raccolta è la qualitàdelle e<strong>di</strong>zioni (Laterza, Ricciar<strong>di</strong>, Einau<strong>di</strong>, Il Mulino,Antenore, Utet, Sansoni, Mondadori, Belles Lettres,Gallimard) e degli argomenti: letteratura grecae latina, autori tardo antichi, padri della chiesa,letteratura romanza e umanistica, classici italiani,francesi, russi e inglesi, più raramente in lingua originale.Molte sono le opere <strong>di</strong> filosofia, me<strong>di</strong>evalema soprattutto del Novecento (Nietzche, Schmitt,Adorno, Arendt, Weil, Benjamin…), mentre manca,se non per una decina <strong>di</strong> volumi <strong>di</strong> più grandeformato, la storia e la critica d’arte, la cui scelta l’atto<strong>di</strong> donazione riservava a Giovanni Turolla.La biblioteca Turolla, che comprende anche alcunesettecentine e ottocentine <strong>di</strong> non trascurabilepregio, omogenea da un punto <strong>di</strong> vista fisico e percontenuto specialistico, nonché con una propriacoerenza interna dovuta alle vicende familiari chel’hanno costituita, potrebbe essere un esempio <strong>di</strong>biblioteca familiare e <strong>di</strong> persona che meriterebbeun trattamento catalografico e gestionale particolare.Attualmente dei 6.438 volumi della bibliotecaTurolla, sono inventariati e catalogati solo 641volumi della collana Adelphi, utilizzati per integrarele raccolte della <strong>Biblioteca</strong> civica. Di fatto, unosmembramento fisico della raccolta potrebbe nonconsentire più il colpo d’occhio complessivo e ilriconoscimento delle <strong>di</strong>verse se<strong>di</strong>mentazioni <strong>di</strong>documenti.Gli ultimi lascitiIl lascito <strong>di</strong> biblioteche appartenute a personalitàveneziane e mestrine, <strong>di</strong>rettamente donate alla<strong>Biblioteca</strong> civica o in<strong>di</strong>rettamente da parte <strong>di</strong> altreistituzioni, continua negli anni Duemila.Tra il 2007 e il 2008 entra in biblioteca il dono <strong>di</strong>circa 1.570 volumi <strong>di</strong> Sergio Durigato (Portogruaro21.07.1922-Mestre 16.10.2007), 63 illustre pneumologo,<strong>di</strong>rettore della cattedra <strong>di</strong> Tisiologia e Malattiedell’Apparato Respiratorio dal 1983 al 1990 presso63 Sergio Durigato (Portogruaro 21.07.1922- Mestre16.10.2007), autore <strong>di</strong> testi <strong>di</strong> me<strong>di</strong>cina polmonare.36 37


l’Università <strong>di</strong> Padova, con la passione per le lettere,come <strong>di</strong>mostrano alcune sue prove letterarie 64e la natura stessa della raccolta, per lo più compostada opere <strong>di</strong> narrativa, qualche libro <strong>di</strong> storiadell’arte, con poca saggistica e scienze me<strong>di</strong>che. Ivolumi presentano note <strong>di</strong> possesso, tra le pagine<strong>di</strong> alcuni sono state rinvenute cartoline e note <strong>di</strong>acquisto <strong>di</strong> libri che riportano più varianti del cognome,a volte Durigatto («dott. Sergio DurigattoSan Donà <strong>di</strong> Piave 1951»), a volte Dorigotti («PieraDorigotti via Tasso Mestre», «Oliviero Dorigotti»).La raccolta è formata prevalentemente da opere <strong>di</strong>narrativa <strong>di</strong> autori italiani e stranieri in e<strong>di</strong>zioni perlo più economiche, Oscar Mondadori, Einau<strong>di</strong>,Garzanti, Rizzoli, Bombiani, Adelphi (pochi), tascabilie per la maggior parte con copertina floscia.Vi è poi un gruppo <strong>di</strong> e<strong>di</strong>zioni, stimabili in circa il25-30% dell’Ottocento e del primo Novecento,alcune settecentine, in italiano, tedesco, francese,dotate <strong>di</strong> belle legature in tela o in pelle impressaa secco e in oro, con cornici e fregi ornamentali.Sono e<strong>di</strong>zioni Tallan<strong>di</strong>er, Everyman’s Libary <strong>di</strong>Ernest Rhys, Williams and Norgate, Gustave Fischer,Faber & Faber, Alfred Kröner, Le Monnier,Cotta’schen Buchhandlung <strong>di</strong> Stoccarda, AlbertLangen, Clarendon Press, William Hodge & CompanyLimited, Vanguard Press etc., in cui troviamoex libris (come «Dopesca», o «From the British WarRelief Society Inc.») e note <strong>di</strong> possesso (Fullini, Ciminottie altre) che attestano l’acquisto dei volumisul mercato antiquario, come se chi ha formato laraccolta avesse voluto dotare la propria biblioteca64 Se r g i o Du r i g at o, La pipa si spegne, Padova, Liviana, 1968;e a d., L’ orologio fermo..., Padova, Liviana 1968; e a d., Rue derive, [Padova], Liviana, 1973.anche <strong>di</strong> qualche bel libro. Tali documenti recanouna numerazione a penna, cui talvolta si aggiungeuna posteriore numerazione a matita, della stessamano della nota autografa «Oliviero Dorigotti». Lanumerazione a penna conta quasi tremila volumi,ma si stima che i libri provengano dall’acquisto <strong>di</strong>un’unica biblioteca che poteva contare 4 o 5 milaunità. Attualmente il gruppo <strong>di</strong> documenti Durigatonon è inventariato né catalogato.Altri gruppi <strong>di</strong> documenti, con provenienza identificabile,sono i volumi appartenuti a Sergio Cozzi 65e a Umberto Conte. 66 Di entrambi i personaggi,l’Istituto <strong>Venezia</strong>no per la Storia della Resistenza65 «Sergio Cozzi (1924-2006) attorno ai venti anni aderisce allaResistenza entrando, con il nome <strong>di</strong> battaglia Furio, a far partedei Gap che operavano a <strong>Venezia</strong>. Nel dopoguerra milita attivamentenel Fronte della Gioventù e nel Pci, al quale si era iscrittodurante il periodo clandestino, <strong>di</strong>ventando <strong>di</strong>rigente provincialee segretario mandamentale <strong>di</strong> Mestre; lasciò il lavoro <strong>di</strong> partito aseguito del <strong>di</strong>battito che si era aperto sui fatti cinesi e che vide ilPci schierarsi sulle posizioni sovietiche. Impiegato presso un istitutobancario ricoprì importanti ruoli (segretario provinciale, regionalee nazionale) nel sindacato dei lavoratori del cre<strong>di</strong>to Fisac»(tratto dalla nota <strong>di</strong> Marco Borghi del 2008 http://iveser.it/index.php?option=com_content&task=view&id=242&Itemid=62).66 «Umberto Conte (1922-1998), assunto al cantiere navale Breda<strong>di</strong> Marghera come <strong>di</strong>segnatore, subito dopo la Liberazioneaderisce al Pci e entra nella Cgil. È stato segretario della Fiomveneziana, segretario generale della Camera del lavoro <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>e Segretario della Cgil regionale veneta. Negli anni 1965-1970 èstato consigliere comunale a <strong>Venezia</strong>. Lasciato il lavoro sindacaleè stato eletto per una legislatura consigliere regionale nelle liste delPci. La documentazione <strong>di</strong> Umberto Conte, esponente <strong>di</strong> spiccodel sindacalismo veneziano, è stata donata dalla famiglia all’Istitutoveneziano per la storia della Resistenza e della società contemporaneanel 1999. L’archivio si caratterizza prevalentementeper la documentazione <strong>di</strong> carattere sindacale e del mondo dellavoro (relazioni, documenti <strong>di</strong> politica sindacale, comunicazioni,relazioni, documenti politici del Pci, ritagli <strong>di</strong> giornale, lettere,statuti, note, interventi, numeri <strong>di</strong> perio<strong>di</strong>ci)». Il fondo, or<strong>di</strong>nato edescritto da Cesco Chinello nel 2000, è consultabile; l’inventarioè stato informatizzato (tratto dalla nota <strong>di</strong> Cesco Chinello sul sitodell’IVESER (http://iveser.it/index.php?option=com_content&task=view&id=227&Itemid=62).(IVESER) <strong>di</strong> <strong>Villa</strong> Heriott alla Giudecca, che raccogliei lasciti bibliografici e documentali <strong>di</strong> personalitàche hanno operato nella Resistenza, nelcampo politico, culturale, sindacale citta<strong>di</strong>no enazionale, possiede l’archivio personale. Di Cozzil’IVESER conserva tre buste contenenti 30 fascicolicon documenti degli anni 1945-1970, donate dallafamiglia nel 2007 assieme a una parte della sua bibliotecaformata da materiali relativi alla sua attivitàpolitica (Fronte della Gioventù e Pci) e sindacale. Laparte più ‘lu<strong>di</strong>ca’ della <strong>Biblioteca</strong>, circa 409 volumicon timbro «<strong>Biblioteca</strong> Sergio Cozzi» posto sulleguar<strong>di</strong>e anteriori, è arrivata in <strong>Biblioteca</strong> civica: romanzi,per lo più in e<strong>di</strong>zione economica, molti libri<strong>di</strong> storia italiana, russa, delle religioni, della Chiesa,<strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>, sulla rivoluzione sovietica, alcune monografiesu personaggi storici, scritti <strong>di</strong> Mao, Stalin,volumi della collana Orientamenti <strong>di</strong> Mondadori.I volumi appartenuti a Umberto Conte sono invece235; l’archivio dell’IVESER conta 8 buste <strong>di</strong> 15fascicoli, <strong>di</strong> documenti raccolti tra il 1951 e il 1978;il lascito alla Civica consiste per lo più in romanziin e<strong>di</strong>zione economica.Particolare, più simile ad un archivio che ad unabiblioteca, è il lascito proveniente da UmbertoBor<strong>di</strong>gnon, 67 atleta degli anni Cinquanta, campioneitaliano assoluto <strong>di</strong> decatlon nel ‘55 e nel‘56. Sebbene un incidente giovanile lo costringesu una se<strong>di</strong>a a rotelle interrompendone la carrieraatletica, <strong>di</strong>venta stu<strong>di</strong>oso <strong>di</strong> preparazioneatletica, 68 tecnico e preparatore atletico egli stes-67 Umberto Bor<strong>di</strong>gnon (1930 - Mogliano Veneto 2006).68 Um b e r t o Bo r d i g n o n, Aspetti metodologici <strong>di</strong> ricerca e <strong>di</strong>programmazione con i test <strong>di</strong> Bosco, Treviso, Grafiche Zoppelli,2005.so per l’atletica leggera, il basket mestrino <strong>di</strong> A1e A2, il <strong>Venezia</strong> calcio, il rugby <strong>Venezia</strong>-Mestre,la scherma delle medaglie olimpiche del Circolo<strong>di</strong> Schema Mestre. 69 Bor<strong>di</strong>gnon raccoglie una bibliotecaprofessionale e specialistica sullo sport,formata da riviste, monografie, ritagli <strong>di</strong> giornale,rassegne stampa, utili all’attività professionale <strong>di</strong>uomo <strong>di</strong> scienza. È a metà tra la biblioteca e l’archivio<strong>di</strong> persona, conservato in scatole e raccoglitoriper circa 19 metri <strong>di</strong> scaffalature. Si trovanoriviste quali Atletica, Veneto sport, Newton RivistaScientifica, Sport e Me<strong>di</strong>cina, La Gazzetta dello sport,monografie <strong>di</strong> testi scientifici e curiosità quali Losport nel libro antico, Roma, C.S.R. 2005. I ritagli<strong>di</strong> giornale e le rassegne stampa sono <strong>di</strong>spostiin raccoglitori ad anelli, sud<strong>di</strong>visi per argomento.Il fondo è in perfetto stato <strong>di</strong> conservazione,dovuto anche alla cura con cui il raccoglitoreha organizzato il proprio materiale: ogni scatoloneha all’interno un elenco dettagliato <strong>di</strong> ciòche contiene, così come un cartellino incollatoall’esterno.Siamo <strong>di</strong> fronte alla biblioteca <strong>di</strong> un uomo protagonistadell’attività sportiva nazionale, profondamentee rappresentativamente legato allacittà <strong>di</strong> Mestre, un ‘personaggio illustre’ perl’ambiente sportivo citta<strong>di</strong>no. Con la propriaattività ha contribuito a fondare, far conosceree far crescere lo sport: impegnato nell’associazionismo,fu insignito del premio Una vita perlo sport dal Panathon International Club, vivaceassociazione sportiva che annovera Bor<strong>di</strong>gnon69 Panathlon International, Club <strong>di</strong> Mestre. 1984-2004 vent’anni perlo sport nella città <strong>di</strong> Mestre, a cura <strong>di</strong> Sergio Barizza, [Mestre],Panathlon, [2004], p. 31.38 39


tra i suoi membri fondatori. A conferma <strong>di</strong> ciò,è la volontà <strong>di</strong> Bor<strong>di</strong>gnon e dei suoi familiari alegare il nome e la biblioteca personale alla città<strong>di</strong> Mestre, donandola alla <strong>Biblioteca</strong> civica e nonad altra istituzione.Ultimo in or<strong>di</strong>ne <strong>di</strong> tempo è il lascito del 2010 <strong>di</strong>circa 12 mila volumi proveniente dalla biblioteca<strong>di</strong> Giuseppe Cosentino, proprietario della libreriaIl Fontego, ai pie<strong>di</strong> del ponte <strong>di</strong> Rialto, luogostorico <strong>di</strong> ritrovo degli intellettuali veneziani. 70Non ancora ingressato, è in attesa <strong>di</strong> trattamentonei locali dell’Archivio generale <strong>di</strong> rione Pertini.Le raccolte non bibliograficheLa <strong>Biblioteca</strong> civica <strong>di</strong> Mestre possiede o ha competenzasu alcune raccolte non bibliografiche:sono la collezione Verifica 8+1, l’Archivio fotograficoPasquali, l’Archivio Giacomelli.Il Fondo Verifica 8+1 71 deriva dalla donazione effettuatadall’Associazione omonima nel 2008.Verifica 8+1 nasce nel 1978 a Mestre per offrirealla città, dal tessuto culturale tutto da costruire,un centro <strong>di</strong> documentazione sulla ricerca artisticastrutturale astratto-concreta. Riunisce attornoa sé gli artisti locali, organizza eventi espositivi,si propone come centro sperimentale e <strong>di</strong>datticonella convinzione che l’esperienza artistica, privatadalle consuetu<strong>di</strong>ni tra<strong>di</strong>zionali, possa essere70 Il lascito è l’esito <strong>di</strong> un accordo fatto alla fine del 1999 tra GiuseppeCosentino e il <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>, con l’allora sindaco MassimoCacciari: il libraio avrebbe lasciato al <strong>Comune</strong> la cospicuabiblioteca in cambio <strong>di</strong> un affitto calmierato in un allogio comunalealla Giudecca, cfr. Archivio <strong>Biblioteca</strong> civica <strong>di</strong> Mestre, fasc.donazione Cosentino.71 Su Verifica 8+1 cfr. il primo numero, interamente de<strong>di</strong>cato, <strong>di</strong><strong>VeDo</strong>.uno strumento critico e <strong>di</strong> analisi, con valenzasociale, <strong>di</strong> educazione estetica e civile. L’associazioneraccoglie nei suoi 30 anni <strong>di</strong> attività unaselezione <strong>di</strong> opere esposte nelle <strong>di</strong>verse mostree donate dagli artisti e dai soci, con l’obiettivo <strong>di</strong>una pubblica fruizione. Proprio l’obiettivo <strong>di</strong>datticoeducativo, la forte caratterizzazione localee mestrina, la volontà del go<strong>di</strong>mento pubblico,portano l’Associazione, all’atto del suo scioglimento,a in<strong>di</strong>care il <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong> e la <strong>Biblioteca</strong>civica come luogo adatto ad accoglierela raccolta d’arte contemporanea e sperimentale.Il lascito si compone <strong>di</strong> 447 opere <strong>di</strong> pittura, scultura,oggettistica oltre che <strong>di</strong> un piccolo fondolibrario <strong>di</strong> 232 documenti formato per lo più daicataloghi degli artisti che nel periodo <strong>di</strong> attivitàdell’Associazione hanno esposto nella galleria <strong>di</strong>via Mazzini. Il fondo librario è interamente catalogatoe accessibile on line nel catalogo <strong>SBU</strong>,le opere sono esposte virtualmente in Album <strong>di</strong><strong>Venezia</strong> (www.album<strong>di</strong>venezia.it).Il lascito dell’Archivio fotografico dell’ing. G. Pasquali,titolare dell’impresa Ing. G. Pasquali - Cementiarmati e costruzioni, consiste in autochromedegli anni ‘40 e <strong>di</strong>apositive <strong>di</strong> epoca posterioreconservate in scatole <strong>di</strong> riuso. Sono in tutto 6.248,numerate e accessibili grazie a un inventario manoscrittoin 9 fascicoli. L’inventario è piuttostoarticolato: descrive sommariamente l’immagine,riporta la data dello scatto, il tipo <strong>di</strong> pellicola utilizzata,aggiunge brevi note. Le autocromie sono<strong>di</strong>vise per argomenti e per luoghi: molte sono leimmagini <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>, dell’entroterra veneziano,del litorale, <strong>di</strong> zone montane, laghi, fiumi, fiori,ma anche <strong>di</strong> luoghi fuori dal Veneto e dall’Italia.Sono scatti legati all’attività lavorativa <strong>di</strong> Pasqualie <strong>di</strong> vacanze, gite e soggetti vari ritratti da unappassionato <strong>di</strong> fotografia. Non ho potuto approfon<strong>di</strong>rele vicende legate alla donazione permancanza <strong>di</strong> documenti d’archivio.Il Fondo fotografico Reale fotografia Giacomelli èstato prodotto dalla famosa <strong>di</strong>tta fotografica venezianatra gli anni Venti e i Settanta del Novecento,e ne documenta la vita, l’attività, gli eventi,le gran<strong>di</strong> trasformazioni urbanistiche, socialie culturali <strong>di</strong> Mestre e <strong>Venezia</strong>. Fu spesso impiegatada istituzioni pubbliche e private comeagenzia fotografica per importanti campagnefotografiche a testimonianza <strong>di</strong> lavori che avrebberoinciso sulla mo<strong>di</strong>fica del territorio. Consta<strong>di</strong> circa 180.000 tra lastre e negativi, un archiviounico e importante a livello internazionale. Unapiccola parte dell’archivio è consultabile in Album<strong>di</strong> <strong>Venezia</strong> e dal metasearch DoVe; la schedatura ela <strong>di</strong>gitalizzazione dell’archivio sono tutt’ora incorso. L’Archivio è depositato presso l’Archiviostorico della Celestia <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>, non gode <strong>di</strong>ottima salute dal punto <strong>di</strong> vista conservativo egli interventi sono urgenti, la <strong>di</strong>gitalizzazione ela schedatura sono curati dall’Archivio della comunicazione.La <strong>Biblioteca</strong> civica <strong>di</strong> Mestre ha ilcompito <strong>di</strong> garantirne la promozione e la valorizzazione.Alla luce delle nuove tendenze culturali <strong>di</strong> conservazionee valorizzazione dei documenti edella cultura del Novecento, la <strong>Biblioteca</strong> civica<strong>di</strong> Mestre può e deve ritrovare il proprio ruolo.L’occasione è data dalla nuova sede, <strong>VEZ</strong>, improntatasull’innovazione e sulla vicinanza alcitta<strong>di</strong>no: la funzione <strong>di</strong> biblioteca <strong>di</strong> pubblicalettura è essenziale per trovare le risorse e glistrumenti adatti alla <strong>di</strong>ffusione <strong>di</strong> una sensibilitàculturale ed educare alla ricerca dell’informazionee alla conoscenza attraverso <strong>di</strong>versi strumenti,linguaggi, tipologie <strong>di</strong> documenti. In questomodo <strong>VEZ</strong> potrà davvero <strong>di</strong>stinguersi dalle altrebiblioteche <strong>di</strong> Terraferma e <strong>di</strong> altri comuni, solocosì potrà gettare quel ponte verso le Istituzionibibliotecarie veneziane: aprirsi alla ricerca, alla<strong>di</strong>dattica permanente, alle scuole, valorizzare ilproprio patrimonio, catalizzare e far convergerela cultura locale, essere porta <strong>di</strong> accesso del patrimonioculturale veneziano, perché possa essereuna <strong>Biblioteca</strong> civica e <strong>di</strong> pubblica lettura.40 41


<strong>Villa</strong> <strong>Erizzo</strong>,una storia da riscoprire *<strong>di</strong> Valentina Dal Fabbro*Questo testo rappresenta il tentativo <strong>di</strong> tracciare la storia <strong>di</strong> villa <strong>Erizzo</strong>attraverso il succedersi nei secoli dei suoi proprietari e l’analisi dell’evoluzionedegli elementi essenziali che ne hanno caratterizzato le funzioni.Tutte le notizie riportate nel testo sono state tratte dai documenti raccoltipresso la <strong>Biblioteca</strong> civica <strong>di</strong> Mestre, con la speranza che possano suscitareinteresse per ulteriori e più approfon<strong>di</strong>ti stu<strong>di</strong>.<strong>Villa</strong> <strong>Erizzo</strong> ha partecipato alle vicende storichecitta<strong>di</strong>ne con un ruolo importante determinatodalla notorietà e dal potere politico edeconomico delle famiglie che la hanno abitata.Anche la posizione territoriale, centrale rispettoall’attuale tessuto urbano <strong>di</strong> Mestre, hareso la villa protagonista delle trasformazioniurbanistiche dall’Ottocento ad oggi. Come sievince dalla mappa del centro <strong>di</strong> Mestre dellaseconda metà dell’Ottocento e dalle successiveimmagini della villa risalenti a inizio Novecento1 , il contesto ambientale in cui è nataera molto <strong>di</strong>verso da quello che oggi abbiamoere<strong>di</strong>tato. <strong>Villa</strong> <strong>Erizzo</strong> era una villa interconnessacon il vasto territorio agricolo con cuiconfinava il centro abitato.Dalla fine del Quattrocento per circa tre secoli,le famiglie nobili veneziane proprietarie deifon<strong>di</strong> agricoli cominciarono a costruire nuove<strong>di</strong>more dando origine alla grande <strong>di</strong>ffusionedelle ville venete. Esse avevano una funzionesia <strong>di</strong> rappresentanza e <strong>di</strong> svago sia <strong>di</strong> centroproduttivo; ‹‹col tempo, da ‘case <strong>di</strong> villeggiatura’sarebbero <strong>di</strong>venute ville <strong>di</strong> stabile residenza,sempre assai <strong>di</strong>staccate dal contestocitta<strong>di</strong>no››. 2è possibile far risalire la realizzazione <strong>di</strong> villa<strong>Erizzo</strong> alla seconda metà del Settecento su volontàdella famiglia <strong>Erizzo</strong> che ne mantenneil possesso fino al 1826, anno in cui tutta latenuta <strong>di</strong>venne della famiglia Bianchini. 3 Le1 Se r g i o Ba r i z z a, Storia <strong>di</strong> Mestre. La prima età della città contemporanea,Padova, Il poligrafo, 2003, pp. 230-232.2 S. Ba r i z z a, op. cit., p. 71.3 Cfr. S. Ba r i z z a, op. cit., p. 387.trasformazioni della veste architettonica e delpodere circostante cui la villa è stata soggettafino ai giorni nostri sono strettamente legatealla storia dei proprietari che la hanno e<strong>di</strong>ficata,abitata, venduta e infine trasformata a secondadella funzione che essa ricopriva e delcambiamento dei tempi.Gli <strong>Erizzo</strong> erano un’antica famiglia veneziana lecui origini sono rintracciabili a Capo<strong>di</strong>stria nelX secolo 4 e i cui membri, de<strong>di</strong>ti principalmenteal commercio, hanno anche ricoperto carichepolitiche e militari. Basti pensare a Paolo <strong>Erizzo</strong>,coraggioso e sventurato <strong>di</strong>fensore <strong>di</strong> Negroponteucciso dai Turchi nel 1470, 5 oppure a Francesco<strong>Erizzo</strong>, doge dal 1631 al 1646, le cui impresesono state rappresentate in una sala <strong>di</strong> PalazzoDucale a <strong>Venezia</strong>. 6La famiglia aveva <strong>di</strong>versi posse<strong>di</strong>menti a Mestretra cui l’appezzamento che si trovava alla finedell’antico borgo della Rosa dove iniziava la stradaper la campagna padovana, l’attuale via Miranese.Qui fece erigere la propria residenza <strong>di</strong>campagna per opera <strong>di</strong> un architetto <strong>di</strong> cui nonè noto il nome. La costruzione della villa risale alperiodo tra il 1770 e il 1780 7 ma, probabilmente,in quell’area già esisteva una qualche struttura4 Cfr. la voce <strong>Erizzo</strong> in Enciclope<strong>di</strong>a Italiana <strong>di</strong> scienze, lettere e arti, XIV,Roma, Istituto della Enciclope<strong>di</strong>a Italiana, 1950, p. 237.5 Cfr. la voce <strong>Erizzo</strong>, Paolo curata da Giuseppe Gullino in: DizionarioBiografico degli italiani, XV, Roma, Istituto della Enciclope<strong>di</strong>aItaliana, 1993, pp. 194-197.6 Cfr. la voce <strong>Erizzo</strong>, Francesco curata da Giuseppe Gullino in:Dizionario Biografico degli italiani, XV, Roma, Istituto della Enciclope<strong>di</strong>aItaliana, 1993, pp. 162-167.7 Cfr. Ma r i c a Fa b e n, An d r e a Sasso, La biblioteca della città, ‹‹Mestre.Idee per una città possibile››, I/2000, p. 6.architettonica. Infatti, l’oratorio annesso alla villaè a essa preesistente essendo stato consacratonel 1686 a opera <strong>di</strong> Andrea <strong>Erizzo</strong>, come attestal’iscrizione presente nella lapide posta soprala porta nel suo interno, ‹‹Deo Deiparae VirginiAndreas Ericcius sacravit MDCLXXXVI››. 8L’assetto architettonico delle ville venete può<strong>di</strong>fferire per forma e <strong>di</strong>mensione; la varietà è legataall’evoluzione cronologica della villa, allasua posizione nel contesto ambientale, oltreche alle possibilità economiche e al gusto delproprietario. Le funzioni degli spazi e<strong>di</strong>ficati ela loro <strong>di</strong>sposizione all’interno del podere sonocomunque rintracciabili in tutte le ville: la <strong>di</strong>moradel proprietario si trovava in una posizionepreminente rispetto al fondo e intorno si collocavanole case dei braccianti, le stalle, l’oratorio.Gli spazi esterni seguivano anch’essi una chiaraorganizzazione: il giar<strong>di</strong>no davanti all’e<strong>di</strong>ficioprincipale, l’orto, l’aia tra gli e<strong>di</strong>fici rustici, il brolocostituito da frutteto e giar<strong>di</strong>ni insieme, e ilterreno agricolo.Il fronte principale <strong>di</strong> villa <strong>Erizzo</strong> è volto a nordverso l’attuale piazzale Donatori <strong>di</strong> sangue ed èformato da un corpo centrale che si estende lateralmentecon ali a terrazza.La struttura centrale è compatta e si sviluppa inun piano interrato, un piano rialzato e un secondopiano. La facciata è sud<strong>di</strong>visa in due livelliche corrispondono al piano nobile rialzato e alprimo piano attraverso una fascia intonacata chene marca esternamente la separazione interna;a coronamento del prospetto vi è una cornice8 Cfr. Fr a n c e s c o Scipione Fa pa n n i, Mestre - il 24°, a cura <strong>di</strong> LuigiBrunello, Mestre, Centro stu<strong>di</strong> storici, 1975, p. 82.aggettante. Per dare movimento alla ripartizionesu asse verticale delle aperture della facciata,le finestre del piano nobile sono sormontate dapiccoli timpani sporgenti. Fa eccezione la triforacentrale, costituita da un portale d’ingressocircondato da due finestre ad arco, cui si accededalla scalinata in pietra larga quanto le treaperture. Sopra al portale, all’altezza della fasciamarcapiano, è posizionato un timpano trabeatoaggettante ripreso, con maggiori <strong>di</strong>mensioni, alpiano superiore a compimento della facciata. Ledue terrazze laterali sono delimitate alla base dauna cornice sporgente.Le due strutture più basse che chiudono lateralmenteil fronte principale sono costituite da serlianesud<strong>di</strong>vise da quattro paraste sopra le qualivi è una balaustra lapidea. Esse, al centro, presentanoun arco che fungeva da ingresso <strong>di</strong> servizioal giar<strong>di</strong>no interno e, nelle campate laterali,offrono due aperture, una rettangolare inferioree una quadrata superiore. 9Un elemento caratteristico del prospetto dell’e<strong>di</strong>ficiosono le due torrette circolari, simmetriche econ tetto a cupola, leggermente arretrate ai lati.Questa componente architettonica sembra fosseun tratto <strong>di</strong>stintivo particolarmente amato dallafamiglia <strong>Erizzo</strong> presente anche nel loro palazzoveneziano <strong>di</strong> San Canciano, ora <strong>di</strong>strutto. 10All’interno della struttura principale, dalla scalinataesterna si accedeva al salone centrale9 Cfr. Alberto Torsello, Letizia Caselli, Ville venete. La provincia <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>,<strong>Venezia</strong>, Istituto regionale per le ville venete, 2005, pp. 439-441.10 Cfr. An n a Ma r i a Zi z z i, <strong>Villa</strong> <strong>Erizzo</strong>. Progetto definitivo dellabiblioteca civica comunale. A2 Relazione Storica, Mestre-<strong>Venezia</strong>,<strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>, 2008, p. 3.42 43


che, originariamente, si sviluppava a doppiaaltezza e presentava un ballatoio lungo il proprioperimetro all’altezza del secondo piano.Le stanze <strong>di</strong> abitazione e <strong>di</strong> servizio si estendevanoai lati del salone centrale. A sinistra vierano due stanze mentre a destra lo spazio erapiù articolato, <strong>di</strong>viso in tre stanze minori dacui si accedeva al piano superiore tramite lascala nella torretta. Al secondo piano, dovevi era la zona notte, le due ali erano collegatedal ballatoio centrale del salone. L’e<strong>di</strong>ficio siconcludeva in altezza con le due terrazze laterali.11La sala centrale era illusionisticamente ampliatada due prospettive <strong>di</strong> giar<strong>di</strong>ni rinascimentaliaffrescate sulle pareti a est e ovest. Gli affreschitrompe-l’œil all’interno <strong>di</strong> villa <strong>Erizzo</strong> sonostati attribuiti con sicurezza a Andrea Urbani(1711-1798) la cui presenza nella villa è statain<strong>di</strong>viduata tra il 1775 e il 1780. 12 AndreaUrbani, seppur ancor oggi poco noto, lavoròin Veneto come paesaggista, pittore prospetticoe scenografo per tutti i principali teatriveneziani, oltre a essere stato incaricato delladecorazione del Palazzo d’Inverno a San Pietroburgo.Egli fu un artista originale del rococòveneto, un pittore principalmente <strong>di</strong> paesaggioe vedute prospettiche illusorie; i suoi lavorisono rintracciabili in numerose ville venete e si<strong>di</strong>stinguono per la grande capacità inventiva.Le sale delle ville venete venivano impreziositeal loro interno da affreschi le cui tematiche,11 Cfr. M. Fa b e n, A. Sasso, op. cit., p. 7.12 Cfr. A. Torsello, L. Caselli, op. cit., p. 440.principalmente <strong>di</strong> carattere eroico, dalla metàdel Settecento acquisirono nuovi spunti legatialla paesaggistica, ambito in cui Urbani eccelleva.13Tra le strutture all’interno del cortile della villa,vi era un grande e<strong>di</strong>ficio a uso foresteria collegato,attraverso un corridoio esterno coperto,al palazzo principale come una sorta <strong>di</strong> continuazionedel complesso abitativo.L’oratorio era posizionato a est del fronte principaledella villa, quin<strong>di</strong> all’esterno dell’areadestinata esclusivamente ad uso privato. NelSettecento vi è stata la maggiore <strong>di</strong>ffusionedegli oratori annessi a e<strong>di</strong>fici privati. Essi potevanoessere semipubblici, cioè aperti esclusivamenteper particolari occasioni, oppureprivati, cioè de<strong>di</strong>cati a funzioni riservate ai familiaridel proprietario e posti all’interno dellaresidenza. 14 In questo caso si tratta <strong>di</strong> un oratorioaperto anche al pubblico poiché è statocostruito con l’ingresso verso l’esterno dellavilla. L’oratorio presenta una facciata con untimpano ornato da statue e un portale sopra ilquale è posizionata una grata a lunetta. L’internocusto<strong>di</strong>sce una pala d’altare che rappresentala Vergine con san Francesco d’Assisi e unabate benedettino o camaldolese.L’oratorio <strong>di</strong> villa <strong>Erizzo</strong> ha accolto una visitaillustre: papa Pio VI. Durante il viaggio chelo conduceva a Vienna per un confronto con13 Cfr. Ro d o l f o Pa l l u c c h i n i, La pittura nel Veneto. Il Settecento. Tomosecondo, Milano, Regione del Veneto-Electa, 1995, pp. 356-363.14 Cfr. Massimo Ta m b l è , L’Oratorio della villa veneta. Un catalogoletterario con itinerari <strong>di</strong> visitazione nella Riviera del Brenta, Padova,Regione del Veneto, [2000], pp. 10-12.l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe inmerito alle riforme che stava attuando in ambitoecclesiastico, dopo essere giunto a Fusina,papa Pio VI passò a Marghera e con unacarrozza venne accompagnato a Mestre. Eral’11 marzo 1782. Prima <strong>di</strong> ripartire per Treviso,il papa alloggiò in villa <strong>Erizzo</strong> accolto da unaschiera <strong>di</strong> autorità religiose e civili. 15La famiglia <strong>Erizzo</strong> vendette la villa nel 1826ai conti Bianchini. Anche la toponomastica <strong>di</strong>Mestre ha registrato, come d’uso, tale passaggio<strong>di</strong> proprietà: ‹‹la strada che congiungeva illoro oratorio con la chiesa dei Cappuccini […]venne chiamata ‘via ca’ <strong>Erizzo</strong> – Bianchini’, perpoi col tempo <strong>di</strong>venire solo ‘ca’ Bianchini’››. 16La vasta proprietà terriera, quasi inimmaginabileosservando lo spazio occupato dall’e<strong>di</strong>ficiooggi, era delimitata a nord da via Carducci,a est da via Cappuccina, a sud dal viale dellastazione ferroviaria e a ovest proseguiva oltrel’attuale via Piave. Davanti all’e<strong>di</strong>ficio principaledella villa, al posto dell’o<strong>di</strong>erno piazzaleDonatori <strong>di</strong> sangue, vi era un terreno definito‘ortaglia’, cioè un terreno coltivato a orto. Sitrattava <strong>di</strong> un’area rettangolare circondata sutre lati da fossi e sul quarto da via Rosa; lo spazioera occupato da un prato con gelsi, viti ealte siepi che ne delimitavano il confine. 17 Maben presto quest’area acquisì nuove funzioni.In almeno due occasioni, nell’ambito <strong>di</strong> piani<strong>di</strong> riorganizzazione degli spazi urbani, i ruo-15 Cfr. F. S. Fa pa n n i, op. cit., pp. 82-85.16 S. Ba r i z z a, op. cit., p.413.17 Cfr. M. Fa b e n, A. Sasso, op. cit, p. 6.li e le destinazioni d’uso <strong>di</strong> piazza Ferretto,all’epoca piazza Maggiore, e dell’attuale piazzaleDonatori <strong>di</strong> sangue, furono messi in <strong>di</strong>scussionee confrontati. Una prima occasionerisale al 1869. Il mercato dei buoi che si svolgevain piazza Maggiore, a causa della ristrettezza<strong>di</strong> spazio e delle già numerose attivitàeconomiche che si esercitavano in quell’area,richiedeva una nuova collocazione. Nel 1869il conte Giuseppe Bianchini (1831-1884) 18vendette l’appezzamento <strong>di</strong> terra <strong>di</strong> fronte avilla <strong>Erizzo</strong> e nello stesso anno fu inaugurato ilnuovo mercato, il nuovo Foro Boario: al postodell’‘ortaglia’ furono piantati alberi per delineareil perimetro, i viali principali e i settoridei compartimenti per <strong>di</strong>videre bovini e ovini.Questa soluzione alla fine dell’Ottocento nonera più adatta: il mercato dei bovini non ottenevapiù gran<strong>di</strong> riscontri, il Foro Boario perseparte della sua funzione originaria e la piazza<strong>di</strong>venne uno spazio multiuso. 19La figlia del conte Bianchini, Beatrice, sposònel 1894 il <strong>di</strong>plomatico milanese Ettore DiRosa Luraghi (1856-1925) 20 e si inse<strong>di</strong>arono avilla <strong>Erizzo</strong>. Grazie alla lungimiranza <strong>di</strong> EttoreDi Rosa, che seppe sfruttare a proprio vantaggiol’espansione economica e lo sviluppourbano <strong>di</strong> Mestre, il patrimonio della famiglia<strong>di</strong>ventò sempre più ingente.Oltre a occuparsi dei propri investimenti egliassunse anche il ruolo <strong>di</strong> mecenate della città;18 Cfr. S. Ba r i z z a, op. cit., pp. 387-388.19 Cfr. S. Ba r i z z a, op. cit., pp. 227-234.20 Cfr. S. Ba r i z z a, op. cit., pp. 387-388.44 45


nel 1923 acquistò il teatro Toniolo nel tentativo<strong>di</strong> risollevarlo dalla fallimentare gestioneprecedente e villa <strong>Erizzo</strong> rappresentava illuogo ideale per ospitare personaggi <strong>di</strong> spiccocome il maestro Pietro Mascagni. 21Di Rosa partecipava attivamente ai <strong>di</strong>battitipubblici sul futuro <strong>di</strong> Mestre quando, dopo laprima guerra mon<strong>di</strong>ale e con la ripresa demografica,emerse il desiderio <strong>di</strong> Mestre <strong>di</strong> esserericonosciuta come Città, titolo ottenuto nel1923. 22 Si cercò <strong>di</strong> in<strong>di</strong>viduare un centro chepotesse rappresentarla al meglio, non ritenendopiazza Maggiore sufficientemente autorevole.Di Rosa propose <strong>di</strong> trasformare la piazzaantistante la villa in una nuova piazza centraleadeguata a ospitare i palazzi delle funzionipolitico-amministrative <strong>di</strong> Mestre.Il Foro Boario era un luogo ancora privo <strong>di</strong>fognature e <strong>di</strong> illuminazione e una tale trasformazioneavrebbe rappresentato un’importanteoperazione <strong>di</strong> sviluppo urbanistico cuil’Amministrazione non era economicamentein grado <strong>di</strong> far fronte. Per questo motivo allamorte <strong>di</strong> Ettore Di Rosa nel 1925 il progettonon ebbe seguito. La moglie Beatrice Bianchinipreferì vendere al <strong>Comune</strong> l’appezzamento<strong>di</strong> terra che costeggiava la piazza che sarebbe<strong>di</strong>ventato nel 1938 l’ufficio centrale delle Postee Telecomunicazioni. Nel 1929 vendette ilterreno d’angolo con via Carducci dove fu costruitala Telve, poi Sip, ora Telecom. La piazzafu circondata da e<strong>di</strong>fici pubblici importanti21 Cfr. S. Ba r i z z a, op. cit, p. 390.22 Cfr. S. Ba r i z z a, op. cit., p. 32 e p.39.ma, dopo l’annessione <strong>di</strong> Mestre al <strong>Comune</strong><strong>di</strong> <strong>Venezia</strong> nel 1926, erano decaduti gli interessirelativi alla centralità della piazza. 23Per comprendere lo sviluppo urbanisticodell’area occupata dal podere della villa bisognaconsiderare quanta importanza i gran<strong>di</strong>interventi <strong>di</strong> viabilità, sia ferroviari che automobilistici,connessi con l’epoca dell’industrializzazione,abbiano avuto sui fenomeni <strong>di</strong>inse<strong>di</strong>amento <strong>di</strong> Mestre. Tra questi, quello chepiù ha interessato le sorti <strong>di</strong> villa <strong>Erizzo</strong> è statol’inaugurazione della nuova ferrovia nel 1842,sotto la dominazione austriaca, con il primotratto Marghera-Padova della linea <strong>Venezia</strong>-Milano. La stazione, che risale al 1858-59, erasituata a circa un chilometro dal centro immersanella campagna poiché non prevedevaMestre come nodo ferroviario. La <strong>di</strong>stanza trala stazione e l’antico borgo ha in<strong>di</strong>rizzato lanascita <strong>di</strong> nuovi quartieri: l’area a nord dellaferrovia è <strong>di</strong>ventata l’inse<strong>di</strong>amento <strong>di</strong> viaCappuccina, le strade che prima erano strade<strong>di</strong> collegamento con il territorio circostante<strong>di</strong>vennero strade urbane, come ad esempioaccadde a via Miranese. <strong>Villa</strong> <strong>Erizzo</strong> si trovòal centro <strong>di</strong> questa nuova urbanizzazione<strong>di</strong> inizio Novecento tra la ferrovia e l’anticoborgo <strong>di</strong> Mestre, perdendo completamente lasua identità <strong>di</strong> villa suburbana e fungendo daspunto per i nuovi inse<strong>di</strong>amenti attraverso isegni che essa ‘<strong>di</strong>segnava’ sul territorio.Il suo sistema <strong>di</strong> frazionamento del terrenocoltivato con piantumazioni a filari <strong>di</strong> alberi23 Cfr. M. Fa b e n, A. Sasso, op. cit., pp. 6-7.regolari, paralleli al canale Brentella, fu presocome punto <strong>di</strong> partenza per l’organizzazionedel nuovo centro abitato. Cominciò così unalottizzazione del territorio che si concluse, nelsecondo dopoguerra, con la <strong>di</strong>struzione <strong>di</strong>tutta l’area verde. 24 Per l’apertura <strong>di</strong> via Piavenel 1922 25 furono espropriati circa mille metriquadrati <strong>di</strong> proprietà della famiglia Bianchini ele case dei ferrovieri in via Piave corrispondevanoal tracciato poderale della villa.La contessa Beatrice Bianchini dal 1937 trasferìla sua residenza in Svizzera e l’anno successivovilla <strong>Erizzo</strong> subì la stessa sorte del territoriocircostante: gli e<strong>di</strong>fici e il parco vennerovenduti alla società immobiliare Adriatica chevi collocò la sede della Cellina, azienda <strong>di</strong> <strong>di</strong>stribuzionedella Sade 26 del conte GiuseppeVolpi <strong>di</strong> Misurata (1877-1947). 27 Le più gravitrasformazioni della struttura <strong>di</strong> villa <strong>Erizzo</strong> edel suo contesto furono proprio quelle novecentesche,quando la sua funzione <strong>di</strong> residenzae <strong>di</strong> villa signorile venne meno. Lo spaziointerno non era più adatto alla <strong>di</strong>stribuzioneinterna dei nuovi uffici della Sade e venne ‘aggiornato’alla nuova destinazione.Gli interventi interni alla villa voluti dal nuovoproprietario hanno fortemente mo<strong>di</strong>ficato lastruttura e l’articolazione interna della villa. Fu24 Cfr. Cl a u d i o La m a n n a, intervento in Conosci la tua città. Itinerario<strong>di</strong> conoscenza e cultura sugli aspetti vecchi e nuovi <strong>di</strong> Mestre. Atti degliincontri, Mestre, Associazione Olof Palme, 1990, pp. 11-18.25 Cfr. S. Ba r i z z a, op. cit, p. 36.26 Cfr. A. M. Zizzi, op. cit., p. 6.27 Cfr. la voce Volpi, Giuseppe in Enciclope<strong>di</strong>a Italiana <strong>di</strong> scienze,lettere e arti, XXXV, Roma, Istituto della Enciclope<strong>di</strong>a italiana,1950, p. 564.l’ingegnere Carlo Barcelloni a occuparsi dellaristrutturazione e ottenne dalla Soprintendenzail parere positivo sui progetti presentati, nonostantestravolgessero la veste originale dellavilla.Con il primo intervento del 1938 l’e<strong>di</strong>ficiomantenne la stessa larghezza del prospetto mala struttura venne mo<strong>di</strong>ficata raddoppiandonela profon<strong>di</strong>tà verso sud, cioè nel lato oppostoalla facciata. Insieme a questo nuovo spaziofu costruito un nuovo vano scale. Il salonecentrale è stato <strong>di</strong>viso in due ambienti sovrapposti,ottenuti con la costruzione <strong>di</strong> un solaiointerme<strong>di</strong>o al posto del precedente ballatoio.Le decorazioni delle pareti del salone principalesono state rimosse e riposizionate lungolo scalone che conduce al piano superiore,mentre è stata mantenuta la decorazione inmonocromo grigio e oro della parte superioree del soffitto inglobata nella nuova sala alsecondo piano. I muri laterali del salone delpiano nobile sono stati aperti e sostituiti dacolonne per rendere più ampio lo spazio destinatoa ricevere gli utenti della Sade. Un secondointervento risale al 1950 e con esso vi fuun ulteriore ampliamento con la costruzione<strong>di</strong> un e<strong>di</strong>ficio a due piani a est della strutturaprincipale da a<strong>di</strong>bire a uffici. Nel 1959 anchele terrazze furono mo<strong>di</strong>ficate e una parte dellaloro superficie fu utilizzata per ricavare duelocali che risultano addossati alle torrette conla conseguente alterazione del prospetto originale.Nel 1960 al lato ovest della villa sonostati aggiunti due ambienti a piano terra, unmagazzino e una autorimessa, e un locale al46 47


primo piano per incrementare gli uffici dellaSocietà.Sul lato est della facciata l’oratorio non è statomo<strong>di</strong>ficato e mantiene tutt’oggi l’aspetto originario,in attesa <strong>di</strong> un restauro. 28Sebbene il piano regolatore <strong>di</strong> quegli anni prevedesseche il parco venisse mantenuto conla sua conformazione originaria come oasi <strong>di</strong>verde per la città, nel dopoguerra tale piano fueluso poiché non era più compatibile con losviluppo urbanistico. Tutti gli spazi ver<strong>di</strong> venneroresi accessibili all’e<strong>di</strong>ficazione e il parcofu un po’ alla volta frazionato fino alla completa<strong>di</strong>struzione.Del giar<strong>di</strong>no, vasto e <strong>di</strong>sseminato <strong>di</strong> statue,oggi non rimane nulla; gli arre<strong>di</strong> sono andati<strong>di</strong>spersi e unica sopravvissuta è una magnoliagran<strong>di</strong>flora, esempio <strong>di</strong> una delle nuove specieche si erano <strong>di</strong>ffuse con il giar<strong>di</strong>no settecentescoall’inglese. Alcune statue, il cui significatoespressivo è stato snaturato con la per<strong>di</strong>tadel proprio contesto, la circondano nel cortileasfaltato vicino alla foresteria. Quest’ultima èoggi isolata dal resto della struttura e mostra <strong>di</strong>essere stata molto rimaneggiata oltre a esserestata ridotta <strong>di</strong> volume; le scuderie, la rimessae i magazzini sono stati invece completamente<strong>di</strong>strutti per realizzare nel 1947 via Querini. 29La villa è stata acquisita dal <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>nel 2008 nell’ambito <strong>di</strong> un percorso <strong>di</strong>riqualificazione urbana con lo scopo <strong>di</strong> restituirealla città e<strong>di</strong>fici che hanno segnato la storia<strong>di</strong> Mestre. Il restauro ha comportato interventi<strong>di</strong> consolidamento per preservare l’e<strong>di</strong>ficio alfine della riconversione funzionale della villa abiblioteca pubblica. Da un lato i lavori hannoprevisto il ripristino <strong>di</strong> parte delle strutture originarieattraverso l’eliminazione dei tramezziche avevano snaturato la struttura interna, ilrestauro dei pavimenti lignei pregiati, il recuperodei <strong>di</strong>pinti, la sistemazione del tetto;dall’altro l’adeguamento statico e impiantisticoe tutte le opere necessarie alla messa anorma dell’e<strong>di</strong>ficio per uso pubblico. In futuroè stato previsto il recupero funzionale della foresteriaper un primo ampliamento degli spazidella biblioteca civica.28 Cfr. A. M. Zizzi, op. cit., pp.7-8.29 Cfr. M. Fa b e n, A. Sasso, op. cit., p. 7.48 49


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Bibliografiaa cura <strong>di</strong> Valentina Dal FabbroBreve bibliografia storico-artistica <strong>di</strong>villa <strong>Erizzo</strong> presente nella <strong>Biblioteca</strong>Civica <strong>di</strong> MestreJo e l e Al d i g h ie r i, Le ville del mestrino. <strong>Villa</strong> <strong>Erizzo</strong>,‹‹Quaderno <strong>di</strong> stu<strong>di</strong> e notizie. Quarantennale1962-2002››, 9, [2002], pp. 58-64Se r g i o Ba r i z z a, Storia <strong>di</strong> Mestre. La prima etàdella città contemporanea, Padova, Il poligrafo,2003Se r g i o Ba r i z z a, Mestre e la sua Piazza. Immaginie documenti tra Otto e Novecento, <strong>Venezia</strong>, IlCardo, 1992Pi e r o Be r g a m o , Luigi Brunello, Mestre. Vecchieimmagini con la storia della città, Mestre, F.lliLiberalato, 1981Marzia Boer, Guida alle ville venete. Sei itinerarinel <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>, Mestre, Arti GraficheCarrer, 2001Lu i g i Brunello, Mestre. Il centro storico, <strong>Venezia</strong>,Tip. Liberalato, 1995Lu i g i Brunello, Uomini, cose e fatti <strong>di</strong> Mestre,E<strong>di</strong>zioni Mestre, [1977]Iv o n e Ca c c i av il l a n i, La legge comunale veneziana(1781), Limena, Signum, 1986Ma r i c a Fa b e n, Andrea Sasso, La biblioteca dellacittà, ‹‹Mestre. Idee per una città possibile››, I/2000Fr a n c e s c o Scipione Fa pa n n i, Mestre – il 24°,a cura <strong>di</strong> Luigi Brunello, Mestre, Centro <strong>di</strong>Stu<strong>di</strong> Storici <strong>di</strong> Mestre, 1975Ad r i a n a Gusso, Mestre. Le ra<strong>di</strong>ci identità <strong>di</strong> unacittà, Padova, La linea E<strong>di</strong>trice, 1986Cl a u d i o La m a n n a, intervento in Conosci la tuacittà. Itinerario <strong>di</strong> conoscenza e cultura sugli aspettivecchi e nuovi <strong>di</strong> Mestre. Atti degli incontri, Mestre,Associazione Olof Palme, 1990, pp. 11-18Giuseppe Ma z z o t t i, Le ville venete, Treviso,E<strong>di</strong>zioni Canova, 1987 - ristampa anastaticadella terza e<strong>di</strong>zione del 1954Ro d o l f o Pa l l u c c h i n i, La pittura nel Veneto. IlSettecento. Tomo secondo, Milano, Regione delVeneto, Electa, 1995Mercedes Pr e c e r u t t i Ga r b e r i, Affreschi settecenteschidelle Ville venete, Milano, Silvana E<strong>di</strong>toriale,1975Se r g i o Ro m a n o , Giuseppe Volpi, <strong>Venezia</strong>,Marsilio, 1997Gi a nf r a n c o Sc a r pa r i, Le ville venete, Roma,Newton Compton e<strong>di</strong>tori, 2007Massimo Ta m b l è , L’Oratorio della villa veneta.Un catalogo letterario con itinerari <strong>di</strong> visitazionenella Riviera del Brenta, Padova, Regione delVeneto, [2000]Ca r m e l a Ta r a n t i n o, <strong>Villa</strong> <strong>Erizzo</strong>. Il futuro partedalla nostra storia, <strong>Venezia</strong>, <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>,Municipalità <strong>di</strong> Mestre-Carpenedo,[2006]Al b e r t o Torsello, Letizia Caselli, Ville venete. Laprovincia <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>, <strong>Venezia</strong>, Istituto regionaleper le ville venete, 2005An n a Ma r i a Zi z z i, <strong>Villa</strong> <strong>Erizzo</strong>. Progetto definitivodella biblioteca civica comunale. A2 RelazioneStorica, Mestre-<strong>Venezia</strong>, <strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>,2008Eu g e n i o Vi t t o r i a, Storia <strong>di</strong> Mestre con illustrazionie immagini <strong>di</strong> un tempo, <strong>Venezia</strong>, E<strong>di</strong>trice Evi,197790 91


Numero 05Marzo 2013VILLA ERIZZOTestiGiuseppa SaccàBarbara VaninValentina Dal FabbroFotografieGiorgio BombieriQuesta pubblicazione è <strong>di</strong>stribuita con licenza Creative CommonsAttribuzione - Non commerciale 2.5 Italia.CCIn copertinaParticolare dell’affresco delle scale93


Assessorato alle Attività CulturaliSettore Servizi <strong>Biblioteca</strong>rie Multime<strong>di</strong>aliArchivio della Comunicazione<strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>Osservatorio Fotograficosulle trasformazioni del territorio,del paesaggio, della società<strong>Biblioteca</strong> Civica Mestre <strong>Villa</strong> <strong>Erizzo</strong><strong>Comune</strong> <strong>di</strong> <strong>Venezia</strong>Redazione <strong>VeDo</strong>Giorgio BombieriValentina Dal FabbroGiuseppe SaccàBarbara VaninSilvano Veniervedo@comune.venezia.itDirettricePaola CaporossiProgetto graficoGiorgio BombieriISSN 2281-6054 - <strong>VeDo</strong> [online]

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