anno I - Casa di spiritualità Mater Unitatis - Cottolengo

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lontani dal pericolo che si annuncia più o meno a breve termine. È difficile immaginare chepossano sopravvivere individui e società governati dalla ricerca del piacere, come o più ancoradalla fuga dal dolore” 13 .La persona sofferente, fonte della nostra umanizzazioneLa storia della vita sulla Terra mostra che l‟uomo è inserito nel flusso della vita e che non c‟è unaradicale rottura né nella struttura genetica né nel comportamento passando dai primati agli esseriumani 14 . Aristotele scrisse che tutto quello che è comune all‟uomo e all‟animale non è specificodell‟uomo. Con le scoperte della scienza, il dominio di ciò che è comune agli uomini e agli animaliè andato crescendo nel tempo. Minacciato nella sua identità, l‟essere umano cerca di stabilire unaseparazione tra se stesso e il resto degli esseri viventi definendosi, secondo Cartesio, come esserecapace di ragione. Come affermato da Damasio, definire l‟esistenza sulla base del pensiero ful‟errore di Cartesio: “Io penso, dunque sono”. Gli studi scientifici moderni ci hanno portati adasserire il contrario: “Io sono, dunque penso”. Tutto quello che noi siamo e il modo in cui noipensiamo e reagiamo al mondo circostante dipende dai nostri sentimenti e dalle nostre emozioni, frale quali svolgono un ruolo maggiore quelle che sono collegate al dolore e alla sofferenza. Laragione non è una entità autonoma separata dal nostro corpo. Può essere compresa solo entro ilcomplesso sistema di interazioni del nostro corpo con l‟ambiente.Giovanni Paolo II nel suo libro “Varcare la soglia della speranza” 15 critica in modo simile ilrazionalismo puro di Descartes “che ha, in un certo senso, separato il pensiero dall’esistenza vistanella sua integralità e lo ha identificato con la ragione stessa”. Giovanni Paolo II aggiunge:“Quanto è diverso da san Tommaso d’Aquino per il quale non è il pensiero che determinal’esistenza, ma al contrario è l’esistenza, il fatto di esserci, che determina il pensiero. Io pensocome penso perché sono ciò che sono”.Per scoprire chi egli è, l‟essere umano non dovrebbe temere di ricollocarsi nel flusso della vita ericonoscere la comune eredità che condivide con gli esseri viventi contemporanei. È nella misura incui riconosce le somiglianze che sarà in grado di identificare le sue specificità.Un grande numero di ricerche cerca oggi di valutare il ruolo della capacità altruistica nelfunzionamento delle società umane 16 . La maggior parte delle teorie proposte considerano labenevolenza nient‟altro che una forma mascherata di interesse personale. Qualunque siano lemotivazioni di questo comportamento altruistico, il riconoscimento del “prossimo”, nella suasofferenza o nella sua morte, come un altro “se stesso” può condurre al rifiuto dell‟altro, rifiuto cheaccentua il nostro isolamento aumentando la nostra paura dell‟altro. O può portarci ad accettarlocon le sue ferite, consentendoci così di trascendere la nostra sofferenza, di trascendere la morte.Trascendere la nostra paura del dolore, mentre accogliamo la persona sofferente e la poniamo nelcuore della nostra comunità, e trascendere la nostra paura della morte mentre coltiviamo il ricordodei nostri morti sono stati a mio parere i fattori più importanti della nostra umanizzazione. Ilconfronto con la sofferenza e con la morte, viste come specchi della propria sofferenza e dellapropria morte, obbliga l‟uomo a un superamento altruistico che diviene superamento metafisico,artistico, poetico. Questa è stata probabilmente l‟origine della metafisica, dell‟arte e della poesia,che ci danno la capacità di proiettarci oltre la realtà immediata delle difficoltà della nostra vita.13 DAMASIO ANTONIO, Descartes’ Error, Emotion, Reason and the Human Brain, G.P. Putnam‟s Sons, New York, 199414 DE WAAL FRANS, Our Inner Ape, Riverhead Books, New York15 GIOVANNI PAOLO II, Varcare la soglia della speranza, Mondadori, Milano, 199416 FLESCHER A.M. and WORTHEN D.L., The altruistic species, Templeton Foundation Press, Philadelphia11

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