12.07.2015 Views

"I minatori dell'Alaska" di Emilio Salgari

"I minatori dell'Alaska" di Emilio Salgari

"I minatori dell'Alaska" di Emilio Salgari

SHOW MORE
SHOW LESS

Create successful ePaper yourself

Turn your PDF publications into a flip-book with our unique Google optimized e-Paper software.

INFORMAZIONIQuesto testo è stato scaricato dal sito stefanodurso.altervista.orged è <strong>di</strong>stribuito sotto licenza "Creative Commons Attribuzione -Non commerciale - Con<strong>di</strong>vi<strong>di</strong> allo stesso modo 2.5"E<strong>di</strong>zione <strong>di</strong> riferimento:Autore: <strong>Salgari</strong>, <strong>Emilio</strong>Titolo: I <strong>minatori</strong> dell'Alaska / <strong>Emilio</strong> <strong>Salgari</strong> ; illustrazioni <strong>di</strong>Aurelio CraffonaraPubblicazione: [Milano! : Fabbri, stampa 2003Descrizione fisica: 268 p., [4! c. <strong>di</strong> tav. : ill. ; 23 cm.Collezione: <strong>Emilio</strong> <strong>Salgari</strong> : l'opera completaVersione del testo: 1.0 del 3 giugno 2013Versione epub <strong>di</strong>: Stefano D'Urso2


EMILIO SALGARII MINATORI DELL'ALASKA3


IL FERITO– All'erta!...– Corna <strong>di</strong> bisonte!...– In pie<strong>di</strong>, Bennie!...– Brucia la prateria?– No!...– Fugge il bestiame?...Un clamore assordante, un misto <strong>di</strong> urla acute, <strong>di</strong> latrati e <strong>di</strong>muggiti echeggia improvvisamente in lontananza, rompendo <strong>di</strong>colpo il profondo silenzio che regna sull'immensa prateria, chedalle rive del Piccolo lago degli Schiavi si estende, quasi senzainterruzione, a quelle del fiume Athabasca ed ai pie<strong>di</strong> dellagigantesca catena delle Montagne Rocciose.Sono urla confuse d'uomini, abbaiamenti <strong>di</strong> cani, muggiti<strong>di</strong> buoi spaventati.– Bennie, che cosa sta per succedere?Colui che portava quel nome non rispose. Si erabruscamente alzato, sbarazzandosi della coperta <strong>di</strong> lana che locopriva, aveva raccolto la carabina a percussione centrale cheaveva trovato al proprio fianco, e si era slanciato fuoridell'enorme carro.Una oscurità profonda regnava sulla prateria, nonessendovi né luna, né stelle.Solamente qua e là si vedevano scintillare come a ondate,dei punti luminosi, i quali si abbassavano e s'alzavanocapricciosamente, tracciando delle linee d'argento o d'un verdepallido d'un effetto fantastico.Attorno al carro però, delle masse nere si erano alzate in4


gran numero, muggendo e nitrendo, e cercando un rifugioaddosso al monumentale rotabile, verso le cui pareti si urtavanoconfusamente.– By-God! – borbottò l'uomo che era uscito, mentre alzavarapidamente il fucile, come se avesse timore <strong>di</strong> venireimprovvisamente assalito. – Che cosa succede sulle rive delfiume?Uno sparo era echeggiato in quella <strong>di</strong>rezione. Era stata unadetonazione secca, ben <strong>di</strong>versa da quella delle carabine.– È stato un winchester, Bennie – <strong>di</strong>sse una voce <strong>di</strong>etro <strong>di</strong>lui.– Sì, Back.– L'arma a ripetizione adoperata dagli in<strong>di</strong>ani.– È vero.– Che quelle dannate pellirosse abbiano <strong>di</strong>ssotterrata l'ascia<strong>di</strong> guerra?...– Io non lo so, ma ti <strong>di</strong>co, Back, che sulle rive del lagosuccede qualche cosa <strong>di</strong> grave.– Che quei furfanti vogliano tentare un colpo <strong>di</strong> manocontro <strong>di</strong> noi?... Questi duecento capi <strong>di</strong> bestiame possono fargola a loro, Bennie.– Lo so.– Tanto più che non devono ignorare che noi siamo duesoli.– È vero, Back.– O<strong>di</strong>?...Le grida, che per alcuni istanti erano cessate, echeggiarono<strong>di</strong> nuovo verso il nord, ove si scorgeva confusamente una lineaassai oscura, qualche boscaglia forse, seguìte subito da alcunispari isolati, poi da un vero fuoco <strong>di</strong> fila.Si u<strong>di</strong>vano le detonazioni secche dei winchesters aripetizione, quelle più sonore dei rifles e quelle più brevi delle5


colle pellirosse poteva considerarsi amico, ma ora?... Orsù,Back, in sella. Incomincio a non sentirmi più sicuro. Hai la tuarivoltella?...– Anche il mio bowie-knife.– Benissimo.Colui che si chiamava Bennie mandò un fischio breve esonoro, mentre il suo compagno faceva altrettanto.In mezzo al bestiame, che si era raggruppato attorno alcarro monumentale, successe una viva confusione, che parevaprodotta da alcuni animali tendenti a forzare quelle fitte linee <strong>di</strong>buoi e <strong>di</strong> cavalli, poi due gran<strong>di</strong> ombre uscirono con fatica daquell'ammasso <strong>di</strong> corpi giganteschi e si slanciarono nellaprateria, caracollando e mandando dei nitriti sonori.Erano due splen<strong>di</strong><strong>di</strong> mustani, ossia due cavalli <strong>di</strong> prateria,animali d'origine spagnola, piccoli, vigorosi, colla testa leggera,le gambe sottili e nervose, la groppa larga e robusta e la codalunghissima che toccava quasi la terra.Questi animali, che sono ancora numerosi nelle vastepraterie dell'ovest americano, allo stato selvaggio, al pari <strong>di</strong>quelli che scorrazzano in gran<strong>di</strong> bande le pampas dellaPatagonia, sono degli impareggiabili corridori, nonostante laloro statura piuttosto piccola.Discendenti dei novantaquattro cavalli importati daglispagnoli in America, poco dopo la scoperta <strong>di</strong> quell'immensocontinente, si moltiplicarono talmente allo stato libero, che inquin<strong>di</strong>ci o venti anni si <strong>di</strong>sseminarono su tutta la superficie delNuovo Mondo, dai territori sottoposti al dominio inglese, allelontanissime praterie della Patagonia, sostituendo l'antica razzaequina americana, scomparsa misteriosamente, non si sa se peropera degl'in<strong>di</strong>ani, o in seguito a qualche <strong>di</strong>sastrosa epidemia.I due mustani, ormai completamente domati, andarono asoffregare i loro musi contro le spalle dei due uomini, mandando8


– Fra un'ora spunterà l'alba.– Non <strong>di</strong>co <strong>di</strong> no.– Se gl'in<strong>di</strong>ani non hanno approfittato delle tenebre per fareun colpo anche su <strong>di</strong> noi, non l'oseranno ora che gli astricominciano ad impalli<strong>di</strong>re. Non o<strong>di</strong> le urla dei grossi lupi grigi?– Sono le urla delle coyotes, Back.– Sono pericolose ed audaci anche quelle, quando sono ingran numero. Bennie!...– Back!...– An<strong>di</strong>amo?– Sì – <strong>di</strong>sse Bennie dopo alcuni istanti <strong>di</strong> esitazione. – Però,facciamo prima un giro attorno al bestiame. Io <strong>di</strong>ffido sempredelle pellirosse.– Facciamolo pure.Misero i cavalli al galoppo, descrivendo un ampio cerchioattorno al bestiame che si era raggruppato addosso al carro, lacui massa enorme giganteggiava fra le tenebre, colla sua grandetela spiegata ad arco. Respinsero i buoi ed i cavalli che si eranocoricati un po' al largo, poi batterono la prateria, descrivendoparecchi giri che sempre più si allontanavano.Persuasi che nessun in<strong>di</strong>ano si teneva nascosto fra le alteerbe, dopo d'aver lanciato un ultimo sguardo all'ingiro, spinseroi cavalli verso il nord, dove l'orizzonte si vedeva chiuso da unafascia assai oscura, da qualche bosco senza dubbio.Gli astri cominciavano ad impalli<strong>di</strong>re lentamente e versooriente una luce pallida saliva, <strong>di</strong>ffondendosi pel cielo.Qualche uccello s'alzava dalla prateria e saliva in altodescrivendo degli ampi giri, lanciando <strong>di</strong> quando in quando untrillo, il primo saluto all'astro <strong>di</strong>urno che stava per sorgere,mentre i grilli, nascosti sotto le grasse erbe, cominciavano a<strong>di</strong>nterrompere i loro monotoni concerti.Laggiù invece, verso le rive del fiume, echeggiavano11


sempre le urla tristi dei gran<strong>di</strong> lupi grigi ed i latrati insistentidelle coyotes, i veri lupi delle gran<strong>di</strong> praterie dell'Americasettentrionale.Bennie e Back, fermi in sella, colle gambe un po' allargateper essere pronti, al primo pericolo, a balzare a terra e collecarabine a percussione centrale gettate attraverso l'arcione,guardavano attentamente le alte erbe, che potevano nasconderequalche agguato.Galoppavano da venti minuti, senza aver scambiato unasola parola, tutti concentrati nelle loro osservazioni, temendosempre una sorpresa, quando Bennie rattenne violentemente ilsuo cavallo facendolo piegare sui garetti.– Che cos'hai?... – chiese Back, alzando rapidamente lacarabina.– Guarda laggiù, presso il margine del bosco che costeggiail fiume – <strong>di</strong>sse Bennie. – Non ve<strong>di</strong> nulla?– Ma... sì – rispose il compagno, dopo d'aver osservatoattentamente. – Si <strong>di</strong>rebbe che vi è un carro semirovesciato.– Ieri non vi era.– Lo credo. A mezzogiorno ho cacciato in quel bosco itacchini selvatici e non l'ho veduto.– Ciò significa Back, che non si tratta d'un falso allarmebensì d'un vero combattimento. Laggiù noi troveremo dei poveriemigranti orrendamente scotennati.– An<strong>di</strong>amo a vedere. Guarda, vi sono dei lupi raggruppatiattorno al carro.– Sì, per centomila corna <strong>di</strong> bisonte – <strong>di</strong>sse Bennieaggrottando la fronte. – Quei feroci predoni a quattro gambestanno spolpando qualche cadavere. Avanti, con prudenza, e nonabbandonare il fucile.Spronarono leggermente i cavalli e si spinsero innanzi,guardando attentamente ora il carro ed ora le alte erbe che12


giungevano fino al ventre degli animali. La luce che crescevarapidamente, permetteva <strong>di</strong> scorgere quasi <strong>di</strong>stintamente ciò chesi trovava presso il bosco costeggiarne l'Athabasca.Il carro era ormai completamente visibile. Era uno <strong>di</strong> queigran<strong>di</strong> e pesanti rotabili usati dagli emigranti delle regioniorientali, vere fortezze ambulanti, quasi a prova <strong>di</strong> palla e chevengono trascinati da sei e talvolta da otto paia <strong>di</strong> buoi o <strong>di</strong>cavalli.La grande tela che lo copriva era stata in parte atterrata esventrata ed il carro, sia che avesse perduto qualche ruota, o chesi fosse sprofondato in qualche canale od in qualche tratto <strong>di</strong>terreno melmoso, giaceva semirovesciato sul fianco destro.Sul <strong>di</strong>nanzi, coricati sulle erbe, si vedevano alcuni cavalliammucchiati alla rinfusa, sopra i quali volteggiavano,descrivendo degli ampi giri, parecchi avvoltoi neri.Più oltre si scorgevano delle casse sventrate, altri cavallimorti, qualche coperta <strong>di</strong> lana che il vento mattutino gonfiava esbatteva, poi un gruppo <strong>di</strong> quin<strong>di</strong>ci o venti animali somiglianti ainostri lupi, ma col muso <strong>di</strong> volpe, il pelame abbondante, <strong>di</strong> tintagiallognola a macchie rossastre, ed il corpo robusto, lungo daisessanta ai settanta centimetri e le gambe piuttosto alte.Era una banda <strong>di</strong> coyotes, ossia <strong>di</strong> lupi <strong>di</strong> praterie, occupatia spolpare dei cadaveri.Vedendo avvicinarsi i due cavalieri, i lupi si affrettarono a<strong>di</strong>sperdersi, mostrando i loro musi aguzzi lor<strong>di</strong> <strong>di</strong> sangue emandando dei latrati brevi.– Al <strong>di</strong>avolo, dannati mangia-morti – gridò Bennie, alzandominacciosamente il fucile, mentre il suo cavallo, spaventato daquei latrati, s'impennava.– Guarda!... – esclamò in quell'istante Back, che avevatrattenuto il suo corsiero.– Che cosa c'è?...13


– Un uomo scotennato!...Bennie si era rizzato sulle staffe, curvandosi innanzi.In mezzo alle erbe giaceva un uomo <strong>di</strong> alta statura, vestito<strong>di</strong> panno azzurro-cupo, stretto ai fianchi da una cartucciera pienaper metà <strong>di</strong> cartucce e coi pie<strong>di</strong> entro alti stivali <strong>di</strong> pelle nonconciata.Giaceva coricato sul fianco destro, colle mani stretteattorno al viso che era bruttato <strong>di</strong> sangue. La sua capigliatura,strappata assieme alla pelle del cranio dal coltello d'un in<strong>di</strong>ano,era scomparsa, e si vedeva invece una superficie rotonda,coperta qua e là da grumi <strong>di</strong> sangue coagulato, d'un aspettoraccapricciante.– Canaglie!... – mormorò Bennie, rabbrividendo. – Quelpovero <strong>di</strong>avolo è stato scotennato.– E vedo là due in<strong>di</strong>ani che sono caduti l'uno sull'altro –<strong>di</strong>sse Back. – Questo emigrante non si è lasciato scotennaresenza lotta. Allontaniamoci, Bennie: questa scena mi metteraccapriccio.Stavano per spingere innanzi i due cavalli, quando videroquel <strong>di</strong>sgraziato così atrocemente mutilato fare un lievemovimento con una mano, poi lo u<strong>di</strong>rono mormorare con vocesemispenta:– Da... bere...14


SCOTENNATO DALLE PELLIROSSELe immense praterie del nord-ovest americano, al pari <strong>di</strong>quelle non meno immense della Patagonia e della repubblicaargentina nell'America meri<strong>di</strong>onale, e dell'Australia, offronodelle risorse infinite ai gran<strong>di</strong> allevatori <strong>di</strong> bestiame.Quelle pianure sterminate, sparse <strong>di</strong> alte graminacee e <strong>di</strong>erbe succolenti chiamate buffalo-grass, sono il vero para<strong>di</strong>so deicavalli, dei buoi e dei bisonti che vi ingrassano rapidamente,quasi senza spesa pei loro proprietari.Essendo per lo più lontane dai centri abitati, e <strong>di</strong> proprietàesclusiva delle tribù in<strong>di</strong>ane che le considerano come i loroterritori <strong>di</strong> caccia, i gran<strong>di</strong> allevatori, per mandare colà quellenumerose mandrie, hanno imitato i loro compatriotidell'America del Sud, gli argentini.Questi affidano i loro cavalli ed i loro buoi ai gauchos, queicavalieri indomiti della pampa; gli americani del nord invecehanno creato i cow-boys.Gli uni valgono gli altri. Se i primi sono quasi dei selvaggi,dotati <strong>di</strong> temperamento violento e battagliero, sempre in armi,pronti a respingere gli assalti dei patagoni e degli araucani, icow-boys dell'America del Nord non sono né migliori, népeggiori, né meno audaci.Ricevuta in consegna una grossa partita <strong>di</strong> bestiame, ed uncarro contenente provviste per cinque o sei mesi, al pari <strong>di</strong> quellivanno ad accamparsi nelle gran<strong>di</strong> praterie, sui territori <strong>di</strong> cacciadegl'in<strong>di</strong>ani, senza occuparsi se faranno a questi <strong>di</strong>spiacere o no,e senza curarsi se la loro capigliatura in un tempo più o menolungo, andrà ad ornare la tenda, o la scure, od i calzoni <strong>di</strong>15


qualche guerriero rosso.Sono or<strong>di</strong>nariamente degli spostati, gente senza scrupoli esenza paure, pronti a tutto, risoluti a tutto.Vi sono dei cacciatori, degli scorridori <strong>di</strong> prateria, degliuomini che un giorno erano ricchi e che brillavano in qualchecittà americana, talvolta perfino dei professionisti, degliavvocati, dei me<strong>di</strong>ci venuti d'oltre Atlantico e caduti in miseria,e non mancano anche <strong>di</strong> quelli che hanno subìto delle condanne,dei reduci dalle galere.Comunque, sia sono dei coraggiosi che sfidanointrepidamente la morte e che <strong>di</strong>fenderanno strenuamente ilbestiame loro affidato, contro i lupi e gli orsi, e contro larapacità degl'in<strong>di</strong>ani.Sempre in sella, essendo tutti instancabili cavalieri, o<strong>di</strong>ventandolo ben presto, non hanno altra cura che d'impe<strong>di</strong>re albestiame <strong>di</strong> <strong>di</strong>sperdersi, poiché ogni capo che si allontana puòconsiderarsi come perduto. I lupi seguono con ostinazionequelle mandrie, per mesi e mesi, sempre pronti a piombaresull'animale che rimane in<strong>di</strong>etro, o che <strong>di</strong> notte si allontanadall'accampamento.I cow-boys si arrestano là dove le erbe sono migliori, el'acqua vicina. Un carro colossale serve loro <strong>di</strong> casa; due sassibastano per improvvisare il fornello su cui faranno friggere illardo e cucineranno le focacce impastate alla meglio, odarrostiranno qualche pezzo <strong>di</strong> selvaggina.Sono uomini frugali, che si accontentano <strong>di</strong> poco;d'altronde il proprietario della mandria non fornisce loro <strong>di</strong> più,forse vi aggiunge qualche sacco <strong>di</strong> legumi.Finché la stagione è buona, i cow-boys non abbandonano lepraterie. Continuano ad avanzarsi, <strong>di</strong> pianura in pianura,attraverso a territori quasi vergini, lottando coraggiosamentecontro tutti gli ostacoli, battendosi quasi costantemente contro16


gl'in<strong>di</strong>ani che non li vedono <strong>di</strong> buon occhio, e non ritornano senon quando le prime nevi cominciano a coprire la prateria.Ritornano!... Non tutti, siate certi. Molti hanno lasciato le lorospoglie sulla prateria, ed anche molte mandrie sono passate nellemani delle pellirosse, ma che importa? Sono semplici incidentiche non scoraggiano né gli altri cow-boys, né i proprietari delbestiame.Tanto per non essere da meno dei gauchos dell'Americameri<strong>di</strong>onale, quegli intrepi<strong>di</strong> vaccari, appena s'avvicinano aipaesi inciviliti, s'affrettano a consumare le loro paghe in orgesfrenate, ma al ritorno della buona stagione rimontano sui lorocavalli, riprendono le loro armi e se ne vanno nelle praterie.Sembra che quella vita libera, in<strong>di</strong>pendente, piena <strong>di</strong>emozioni, <strong>di</strong> lotte, <strong>di</strong> avventure, eserciti su <strong>di</strong> loro delleseduzioni irresistibili. Il cow-boys, anche <strong>di</strong>ventato ricco, il cheperò è un caso rarissimo, non lascia più il suo mestiere. Torneràsempre nella prateria finché vi lascerà la pelle o la capigliatura;tutt'al più <strong>di</strong>venterà un cacciatore <strong>di</strong> qualche compagnia <strong>di</strong>pellicce.Bennie e Back erano adunque due cow-boys. Il primo nonera già alle sue prime armi. Canadese d'origine, era stato primacacciatore <strong>di</strong> professione, poi minatore nelle miniere d'argentodel Colorado, quin<strong>di</strong>, perduti tutti i suoi risparmi, ed insofferentedella civiltà, era <strong>di</strong>ventato vaccaro.Bell'uomo quel Bennie, il vero tipo dello scorridore dellepraterie. Alto, muscoloso, dalle braccia poderose, il petto ampio,con una testa energica, coperta da una lunga capigliatura nera,inanellata, che cominciava già a brizzolarsi, con due occhipenetranti ed una barbetta tagliata a due punte.Non aveva ancora abbandonato il pittoresco costume deicacciatori della prateria. Invece del largo cappello usato daicow-boys, aveva conservato il suo berretto <strong>di</strong> pelle <strong>di</strong> raccoon,17


adorno della coda che gli pendeva su <strong>di</strong> una spalla; aveva ilpetto racchiuso entro una comoda giacca <strong>di</strong> panno grosso,azzurro-cupo, stretta alla cintura da una cartucciera e da un'altafascia sostenente uno <strong>di</strong> quei lunghi coltelli, chiamati dagliamericani bowie-knife; calzoni <strong>di</strong> pelle, adorni sui lati <strong>di</strong> piccolestrisce pure <strong>di</strong> pelle e alti stivali muniti <strong>di</strong> speroni messicani,dalla grande rotella.Il suo compagno Back, era invece tutto l'opposto. Eramolto più giovane, forse <strong>di</strong> <strong>di</strong>eci o do<strong>di</strong>ci anni, molto bruno,paffuto, dai baffettini appena nascenti, dagli occhi nerissimi,vero tipo ispano-americano.Messicano d'origine, avido <strong>di</strong> emozioni e d'avventure alpari dei suoi compatrioti, era emigrato, giovane assai, nelleregioni occidentali degli Stati Uniti, attiratovi dalla febbredell'argento.Dopo <strong>di</strong> aver fatto anche lui il minatore nelle riccheminiere argentifere della Nevada e del Colorado, ma con pocafortuna, in causa della sua giovinezza e della sua pocaesperienza, si era associato, o meglio si era aggrappato ai panni<strong>di</strong> Bennie, <strong>di</strong>videndo con lui i pericoli.Diventato il compagno cow-boy, non aveva trovato <strong>di</strong>meglio che <strong>di</strong>ventarlo anche lui, colla speranza <strong>di</strong> trovaremiglior fortuna e maggiori emozioni nelle gran<strong>di</strong> praterie.I due amici, <strong>di</strong>ventati inseparabili, avevano già esercitato illoro duro mestiere alle falde delle Montagne Rocciose, per duestagioni <strong>di</strong> seguito, alle <strong>di</strong>pendenze d'un grande proprietario <strong>di</strong>Lytton, poi erano passati ai servigi del signor Harris, uno dei piùgran<strong>di</strong> allevatori dell'Alberta.Partiti da Edmonton, piccola cittadella situata sulle rivedello Saskatchewan del Nord, assieme a due altri compagni,duecento buoi e ventiquattro cavalli, ai primi <strong>di</strong> marzo 1897,avevano già attraversato il fiume Athabasca, <strong>di</strong>rigendosi verso il18


Piccolo lago degli Schiavi, dove contavano <strong>di</strong> passare la buonastagione in quelle ubertose praterie.Durante il viaggio però, in uno scontro cogli in<strong>di</strong>ani,avevano perduto un compagno, mentre l'altro era stato costrettoa tornare più che in fretta, per curarsi una grave ferita.Alla metà dello stesso mese essi si accampavano presso lerive del lago, dove attualmente li abbiamo trovati.***Udendo quella voce fioca che chiedeva da bere, i due cowboysavevano prontamente trattenuti i loro cavalli guardando loscotennato che essi avevano creduto, in buona fede, e lo sicomprende, già morto da parecchie ore.– Corna <strong>di</strong> bisonte!... – esclamò Bennie, al colmo dellostupore. – Che i miei orecchi m'abbiano ingannato o che io sia inpreda a qualche sogno?... Un uomo che ha subìto quellaspaventevole mutilazione, dopo quattro ore dà ancora segno <strong>di</strong>vita!... Ecco un caso straor<strong>di</strong>nario!...– Ma che sia lui che ha parlato?... – chiese Back con vivaemozione.– Se l'hai u<strong>di</strong>to anche tu, ciò vuol <strong>di</strong>re che io non sonosordo. Tieni il mio cavallo, Back, e an<strong>di</strong>amo a vedere questomiracolo.Il canadese balzò a terra, senza però abbandonare il fucile,gettò un rapido sguardo all'intorno, poi s'avvicinò all'uomoscotennato e si curvò su <strong>di</strong> lui.Quel <strong>di</strong>sgraziato, dopo d'aver pronunciato quelle dueparole, e dopo d'aver fatto quel gesto, pareva che fosse morto, osvenuto.– Diavolo – mormorò il cow-boy. – Che sia spirato?...Estrasse il bowie-knife ed accostò la lama lucida sulle19


labbra dello scotennato. Un istante dopo la vide leggermenteappannarsi sotto il debole respiro del ferito.– Ebbene!... – chiese Back, con ansietà. – È vivo ancora?...– Ma sì – rispose Bennie. – Corna <strong>di</strong> bisonte!... Mi parevaimpossibile che un uomo così solido, e che pare non abbiaricevuto altre gravi ferite, fosse morto così presto. Back, amicomio, noi forse possiamo ancora salvarlo.– Lo cre<strong>di</strong>?...– Eh!... L'uomo è robusto.– Che cosa dobbiamo fare?...– Issarlo su uno dei nostri cavalli e condurlo al campo.– Forse vi sono degli altri feriti nel bosco.– Per ora occupiamoci <strong>di</strong> questo. Orsù, aiutami.Back balzò a terra, legò i due cavalli l'un l'altro collebriglie, poi s'affrettò ad accorrere in aiuto del camerata.Lo scotennato fu delicatamente alzato. Si vide allora cheera un uomo <strong>di</strong> costituzione robustissima, tale da dare dei puntiallo stesso canadese.Poteva avere quarant'anni. Aveva spalle larghe, membrapoderose, un volto ar<strong>di</strong>to, leggermente abbronzato, coperto ingran parte da una barba lunga, nerissima.Si poteva crederlo un ispano-americano, però poteva ancheessere qualche emigrante dei paesi meri<strong>di</strong>onali dell'Europa.Bennie o Back, riunendo le loro forze, lo sollevarono finoal cavallo più vicino e lo misero in sella, tenendolo però daambe le parti onde impe<strong>di</strong>rgli <strong>di</strong> accasciarsi su se stesso e <strong>di</strong>cadere.Lo scotennato non aveva dato segno <strong>di</strong> vita durantequell'operazione. Pallido, anzi livido, cogli occhi semichiusi,colla fronte increspata per lo spasimo, si era lasciato porre insella, senza fare il menomo gesto, e senza pronunciare una solaparola.20


– Presto, al campo – <strong>di</strong>sse Bennie. – Fortunatamente questopover'uomo non ha ricevuto né una palla, né un colpo <strong>di</strong> lancia.Il cavallo, ad un fischio <strong>di</strong> Back, si mise in marcia, ma alpasso, come se l'intelligente animale avesse compreso qualedelicato carico portava in sella.La traversata della prateria si compì senza incidenti e senzache il ferito fosse tornato in sé.Giunti al carro, levarono <strong>di</strong> sella il <strong>di</strong>sgraziato e con milleprecauzioni ve lo issarono, deponendolo su <strong>di</strong> un materassosituato sotto la grande tenda bianca.– Back, – <strong>di</strong>sse Bennie, – il signor Harris deve avercifornito degli antisettici, se non m'inganno.– Sì del cotone fenicato – rispose il giovane cow-boy.– Presto, dammelo. Hai anche una spugna?...– Ci deve essere.– Portamela dopo d'averla imbevuta d'acqua. Cercheremo<strong>di</strong> calmare l'infiammazione.Il giovine cow-boy in pochi istanti portò tutto ciò che gliera stato chiesto e parecchi pezzi <strong>di</strong> tela.Bennie passò delicatamente la spugna su quel poverocranio denudato, levando il sangue già coagulato che lo coprivae ripetendo più volte l'operazione.Alla quarta, lo scotennato mandò un lungo sospiro e provòun forte tremito, prodotto forse dallo spasimo.– Buono – <strong>di</strong>sse Bennie. – Il nostro uomo ha voglia <strong>di</strong>tornare in sé.Pulito il cranio, lo avviluppò con del cotone fenicato, poi lofasciò con mano abile. Non avendo a portata rime<strong>di</strong> migliori,non poteva far <strong>di</strong> più.Coricò, sempre con gran<strong>di</strong> precauzioni, il poveroscotennato, procurando che la sua testa rimanesse un po' alta,poi attese che rinvenisse.21


Non erano trascorsi due minuti, quando il ferito emise unsecondo sospiro, facendo contemporaneamente un gesto conambe le mani, come se avesse voluto allontanare qualcuno.– Ritorna in sé – <strong>di</strong>sse Bennie, che lo osservavaattentamente.– Disgraziato!... Chissà quali atroci dolori soffrirà.– Lo credo, ma guarirà, Back, te lo assicuro.In quell'istante dalle labbra del ferito uscì come un sordobrontolìo. Pareva che tentasse <strong>di</strong> far agire la lingua perpronunciare qualche parola.– Volete bere?... – gli chiese Bennie, curvandosi su <strong>di</strong> lui.Il ferito udendo quelle parole, dopo qualche sforzo aprì gliocchi, due bellissimi occhi neri, vivi<strong>di</strong>, e li fissò, con stupore,sul cow-boy.Lo guardò per alcuni istanti in silenzio, poi aprì le labbra,mormorando con voce rotta:– Da... bere!...Bennie prese una fiaschetta che Back gli porgeva,contenente dell'acqua mista a del whisky e gliela introdusse frale labbra.Il ferito bevette avidamente parecchi sorsi, poi sorrise aidue cow-boys, facendo con una mano un gesto come perringraziarli.– Potete parlare?... – gli chiese Bennie.Lo scotennato fece un cenno affermativo.– Sono stati gl'in<strong>di</strong>ani ad assalirvi?...– Sì – rispose il ferito.– Eravate in molti?...– Cinque.– Sono stati uccisi gli altri?Il ferito fece con una mano un gesto negativo assaienergico, poi pronunciò un nome.22


– Armando.– Che cos'è questo?... – chiese Bennie. – Un nome stranieroforse?...– Sì – confermò il ferito.– È stato ucciso colui che portava quel nome?...– No!... No!... – ripeté il ferito con suprema energia.– Forse fatto prigioniero dagl'in<strong>di</strong>ani?...– Sì!... Sì!...– Corna <strong>di</strong> bisonte!... – esclamò Bennie, aggrottando lafronte. – È un uomo questo Armando?...– Un ragazzo.– E gl'in<strong>di</strong>ani ve l'hanno rapito?...– Sì.– Furfanti!... Era stato ferito?...– No.– E gli altri vostri compagni, sono stati tutti uccisi?– Lo credo.– Back, – <strong>di</strong>sse il canadese, – bisogna che facciamo un'altracorsa sulle rive del lago. Forse vi sono degli altri feriti.– Sono pronto a seguirti, Bennie.Il canadese si curvò sul ferito, <strong>di</strong>cendogli:– Noi andremo nel bosco a vedere cosa è accaduto deivostri compagni. Non temete nulla; gl'in<strong>di</strong>ani, almeno per ora,non verranno qui, siatene certo. D'altronde la nostra assenza saràbreve.Il ferito fece un cenno d'assenso, poi mormorò con un tono<strong>di</strong> voce nel quale si sentiva vibrare una profonda angoscia:– Armando!...– Sì, vi comprendo, voi siete inquieto per lui, ma non loabbandoneremo ve lo prometto. La Nube Rossa mi conosce efors'anche mi teme.– Grazie – rispose il ferito.23


– Veni, Back – <strong>di</strong>sse il canadese. – Vedremo come finiràquesta triste avventura.24


CODA SCREZIATAI due cow-boys, lasciato il carro, salirono su due mustani,spinsero il bestiame, che s'era già sparso per la prateria, versol'accampamento, onde qualche capo non venisse assalito dailupi, poi ripartirono <strong>di</strong> galoppo in <strong>di</strong>rezione del bosco, volendoaccertarsi sulla sorte dei compagni dello scotennato.Bastarono quin<strong>di</strong>ci minuti a quei rapi<strong>di</strong> cavalli pertrasportarli presso il carro semirovesciato, il quale giacevaancora allo stesso posto, il che in<strong>di</strong>cava come gli in<strong>di</strong>ani nonfossero più tornati.I due cow-boys batterono le erbe per un largo trattosperando <strong>di</strong> trovare qualche altro ferito, e non vedendonealcuno, si cacciarono sotto il bosco formato da macchie <strong>di</strong>querce nere, <strong>di</strong> amelanci del Canadà, <strong>di</strong> pioppi e <strong>di</strong> ontani.S'arrestarono un momento sul margine, per tema <strong>di</strong> caderein qualche imboscata, poi rassicurati dal profondo silenzio cheregnava sotto quei vegetali, si spinsero lentamente innanzi, cogliocchi in guar<strong>di</strong>a, e le <strong>di</strong>ta sul grilletto dei fucili.Si erano appena inoltrati <strong>di</strong> trenta o quaranta passi, quandoscopersero subito le tracce della lotta.Dapprima fu il cadavere d'un in<strong>di</strong>ano, il cui viso era statogià <strong>di</strong>vorato dai lupi della prateria, poi alcune casse sventrate,quin<strong>di</strong> delle lance spezzate, poi un cavallo morto.– Si sono battuti anche nel bosco – <strong>di</strong>sse Bennie, cheguardava attentamente a destra ed a manca. – Temo però che ilupi abbiano completata l'opera degl'in<strong>di</strong>ani.– Cerchiamo – <strong>di</strong>sse Back. – Talvolta i lupi, lo sai meglio<strong>di</strong> me, non osano gettarsi su <strong>di</strong> un uomo ferito.25


– È vero, però non odo alcuna chiamata.– Se provassimo a chiamare noi?...– Sarebbe forse una imprudenza. Chi mi assicura che nonvi sia qualche in<strong>di</strong>ano nascosto?...– Lo cre<strong>di</strong>?...– Lo sospetto. Ehm!...– Che cos'hai?...– Il cadavere d'un uomo bianco.– Dove?...– Presso quel cespuglio <strong>di</strong> rose canine.Back era prontamente balzato <strong>di</strong> sella e si era avvicinatorapidamente al cadavere scoperto dal canadese.Era quello d'un uomo ancora giovane, grosso, robusto.Giaceva addossato al cespuglio <strong>di</strong> rose, colle mani raggrinzateattorno al viso.Al pari del suo compagno salvato dai cow-boys, era statoscotennato, e per <strong>di</strong> più aveva ricevuto due colpi <strong>di</strong> lancia inpieno petto ed una palla <strong>di</strong> fucile in viso.– Morto?... – chiese Bennie.– Freddo – rispose Back. – Di questo povero corpogl'in<strong>di</strong>ani hanno fatto un vero massacro.– Rimonta in sella e an<strong>di</strong>amo a cercare gli altri.– E lo lasceremo ai lupi?...– Se avremo tempo, torneremo a sotterrarlo, tuttavia dubito<strong>di</strong> sottrarlo ai denti dei predoni a quattro gambe.– E perché, Bennie?...– Hai <strong>di</strong>menticato il ragazzo?...– Quello che gl'in<strong>di</strong>ani hanno fatto prigioniero?...– Sì, Back.– Vuoi salvarlo?...– Almeno tentarlo. Orsù, in sella; riparleremo più tar<strong>di</strong> <strong>di</strong>ciò.26


Back s'affrettò ad obbe<strong>di</strong>re, e i due cow-boys ripresero latriste esplorazione, cacciandosi in mezzo a quelle gran<strong>di</strong>macchie.Venti passi più innanzi un altro in<strong>di</strong>ano morto fu scoperto,poi due altri cavalli, e un po' più oltre, presso un gruppo <strong>di</strong>rododendri rossi, trovarono i due altri compagni delloscotennato.Uno era stato semi<strong>di</strong>vorato dai lupi, l'altro non ancora, maentrambi avevano lasciate le loro capigliature nelle mani dellepellirosse, ed avevano ricevuto delle ferite mortali, prodotte daitomahawak, quelle formidabili scuri che portano i guerrieri rossidell'America settentrionale.I due cow-boys, ormai certi della triste sorte toccata aicompagni dello scotennato, stavano per ritornare nella prateria,quando u<strong>di</strong>rono echeggiare un grido che pareva come il lamentod'un bambino.– Che cos'è questo?... – chiese Back, stupito.– Pare il grido dell'uccello beffatore, – <strong>di</strong>sse il canadese, –potrebbe anche essere un segnale.– Di chi?...– Aspetta un po', amico, ed intanto non abbandonare ilfucile.Il canadese si rizzò sulle staffe e guardò attentamente fragli alberi. Dopo una lunga osservazione, riuscì a scorgere unuccello dalle penne grigie dalle zampe lunghe e nere, piuttostobrutte e somigliante un po' alle cutrettole.– Vi è fra i rami <strong>di</strong> quella quercia nera un uccello beffatore,un volatile che si <strong>di</strong>verte ad imitare tutti i canti degli altri uccellied anche i suoni che ode, ma mi parve che quel lamento venisseda terra.– Che cosa vuoi <strong>di</strong>re?...– Hum!... Non lo so nemmeno io. Ehiu!... Corna <strong>di</strong>27


isonte!...– Che cos'hai, Bennie?...– Non ve<strong>di</strong> agitarsi impercettibilmente i rami <strong>di</strong> quelcespuglio <strong>di</strong> sommachi?...– Sì, vedo oscillare le foglie.– Vi è laggiù qualcuno che cerca <strong>di</strong> andarsene, senza ilnostro permesso. Imbraccia il fucile e non muoverti.– Tengo la canna tesa verso quei cespugli.Il canadese era sceso <strong>di</strong> sella. Si fermò qualche istante, poisi <strong>di</strong>stese al suolo, appoggiando un orecchio contro terra.Stette in ascolto qualche minuto, poi, quando s'alzò, il suovolto, or<strong>di</strong>nariamente così calmo, <strong>di</strong>mostrava qualcheinquietu<strong>di</strong>ne.– Back – mormorò. – Non abbandonare il mio cavallo estai pronto a tutto. Qualcuno striscia laggiù.Il canadese, rotto a tutte le astuzie, pratico della prateria edei boschi, non doveva essersi ingannato. Il suo u<strong>di</strong>to acuto <strong>di</strong>vecchio scorridore e <strong>di</strong> cacciatore, aveva raccolto il rumoreleggero prodotto da un corpo strisciante sul terreno.Tenendosi curvo, per essere più pronto ad evitare qualcheimprovvisa scarica, non ignorando che un certo numerod'in<strong>di</strong>ani possedevano delle eccellenti armi da fuoco aripetizione, si <strong>di</strong>resse silenziosamente verso la macchia <strong>di</strong>sommachi, la quale occupava uno spazio considerevole.Back, sempre in sella, lo seguiva attentamente coglisguar<strong>di</strong>, tenendo il fucile puntato.Giunto presso i primi cespugli, il canadese si gettò a terra,mettendosi a strisciare lungo i margini, con infinite precauzioni,onde non tra<strong>di</strong>re la sua presenza, poi d'un tratto si rizzòpuntando il fucile in mezzo alla macchia.– Arren<strong>di</strong>ti, briccone, o ti caccio una palla nel cranio!... –gridò.28


Bennie aveva gettato sull'in<strong>di</strong>ano un rapido sguardo, pervedere <strong>di</strong> quali armi <strong>di</strong>sponeva quel pericoloso fratello, ma nongliene aveva veduta alcuna, né in mano, né indosso. Il corvoaveva sostenuto quell'esame senza fare un gesto, conservandoquell'aria grave, maestosa, che era particolare agli uomini dellasua tribù.– Ah!... – esclamò Bennie, affettando un vero stupore. –Come mai trovo nascosto qui mio fratello Coda Screziata?... Eramolto tempo che non lo vedevo, e lo credevo sul sentiero <strong>di</strong>guerra colla Nube Rossa per ven<strong>di</strong>care le ingiurie dei pie<strong>di</strong> neri.– Infatti è molto tempo che non vedo mio fratello il visopallido – rispose l'in<strong>di</strong>ano. – L'ho veduto l'ultima volta nellastagione delle foglie pendenti. 2– È vero – <strong>di</strong>sse Bennie, senza però abbassare il fucile. –Mio fratello Coda Screziata cercava forse qui le tracce dei pie<strong>di</strong>neri?...– No, l'ikkiskota 3 non ha ancora radunata la tribù.– Che cosa cercava adunque qui mio fratello?...– Aspettava i tacchini selvatici. Fra giorni dobbiamocelebrare la danza dei bisonti, e mio fratello sa che quest'anno lagrossa selvaggina è mancata.– Credevo invece che seguisse il sentiero <strong>di</strong> guerra – <strong>di</strong>sseBennie con ironia.– E perché mio fratello viso pallido credeva a ciò?...– Perché ho veduto dei cadaveri nella prateria, ed anchenon lungi da qui.L'in<strong>di</strong>ano guardò il cow-boy con due occhi chelampeggiavano, però quel lampo si spense subito, e riprese,senza abbandonare la sua calma:– Mio fratello viso pallido ha veduto dei cadaveri?... Allora2 Autunno.3 Fischietto formato con una tibia umana.30


isogna che mi affretti a tornare alla mia tribù per avvertire laNube Rossa. La Grande Madre dei bianchi 4 vuole che sirispettino i suoi sud<strong>di</strong>ti e noi ven<strong>di</strong>cheremo coloro che sono statiuccisi.– Conoscete chi sono stati gli assalitori?...– Saranno stati i pie<strong>di</strong> neri.Bennie aveva risposto con una risata.L'in<strong>di</strong>ano lo guardò con due occhi foschi, poi, incrociandole braccia sull'ampio petto, <strong>di</strong>sse, con tono ironico:– Mio fratello è allegro?... Si vede che nel suo carro haancora una bella provvista d'acqua <strong>di</strong> fuoco. 5– No – rispose Bennie. – Il fratello bianco non ne ha più dagran tempo, e stamane non ha bevuto che dell'acqua. Rideperché lo si crede troppo ingenuo.– Vuol <strong>di</strong>re?...– Che tuo fratello il viso pallido conosce gl'in<strong>di</strong>ani chehanno scotennato i proprietari del carro che si trova sul marginedel bosco.– Hug!... – fece l'in<strong>di</strong>ano senza perdere un atomo della suacalma. – Allora mio fratello me lo <strong>di</strong>ca!– Certo.– Chi sono adunque?– I gran<strong>di</strong> ventri.– Ah!... Caun! – urlò l'in<strong>di</strong>ano, facendo atto <strong>di</strong> abbassarsiper raccogliere qualche cosa che teneva nascosto fra i cespugli.Bennie, che stava in guar<strong>di</strong>a, s'era slanciato rapidamenteinnanzi e puntandogli il fucile sul petto, gli aveva gridato contono minaccioso.– Fermati o t'uccido!...L'in<strong>di</strong>ano, comprendendo che la sua vita era perduta al4 La Regina d'Inghilterra.5 Whisky.31


menomo atto <strong>di</strong> resistenza, si era raddrizzato, ed incrociando lebraccia aveva risposto colla solita calma, solo per un istanteabbandonata:– È la guerra che il fratello bianco desidera?... Non saadunque che Coda Screziata è un guerriero rispettato presso lasua tribù, e che la sua morte verrebbe ven<strong>di</strong>cata?...– Lo so, – rispose il cow-boy, – e non è la guerra coi gran<strong>di</strong>ventri che io desidero, né ho alcuna intenzione <strong>di</strong> uccidere miofratello rosso. Solo voglio che mi segua al campo e che rimangain ostaggio fino a che io avrò veduto e parlato colla Nube Rossa.– Io, prigioniero?...– Sì, mio caro, e ti avverto che se ti ostinassi a nonseguirmi, sarei costretto a cacciarti in corpo la palla del miofucile.– E cosa vuol fare <strong>di</strong> me, mio fratello?...– Assolutamente nulla. Mangerà alla mia tavola, fumeràquanto tabacco vorrà, berrà quel po' <strong>di</strong> whisky che ancorapossiedo e nient'altro. Mi hai capito?... Ospite mio o una pallanel cuore.– E quando potrò ritornare presso la mia tribù?– Molto presto, se la Nube Rossa sarà ragionevole.– Potrò portare con me le mie armi?...– Mio fratello le lasci dove si trovano; le riprenderà quandonon sarà più mio ospite. Il whisky può fargli qualche bruttogiuoco ed in un momento <strong>di</strong> malumore potrebbe indurlo astrapparmi la capigliatura, e per ora ci tengo ai miei capelliconsiderato che nella prateria le parrucche non spuntano sullecime dei buffalo-grass. Orsù, abbiamo chiacchierato abbastanza,per ora. Mio fratello l'uomo rosso venga a pranzare con noi.Dopo tutto, un bel pezzo <strong>di</strong> sanguinaccio <strong>di</strong> bisonte vale moltomeglio che una palla nello stomaco.L'in<strong>di</strong>ano lo guardò in silenzio per alcuni istanti con due32


occhi animati da una cupa fiamma che tra<strong>di</strong>va l'intenso desiderio<strong>di</strong> sbarazzarsi del fratello bianco, poi fece col capo un cennoaffermativo, <strong>di</strong>cendo brevemente:– Sia.– Ecco che la Coda Screziata <strong>di</strong>venta ragionevole – <strong>di</strong>sseBennie, ridendo. – Lascia i cespugli e cammina <strong>di</strong>nanzi ai nostricavalli: noi faremo da scorta d'onore.Il corvo, quantunque a malincuore, obbedì senza più osareabbassarsi per raccogliere le armi, che aveva lasciate cadere fra icespugli.Bennie lo seguì senza <strong>di</strong>sarmare il fucile, salì sul suomustano ed il piccolo drappello lasciò il bosco, inoltrandosinella prateria, in mezzo alla quale giganteggiava il carromonumentale circondato dai buoi a dai cavalli pascolanti.L'in<strong>di</strong>ano marciava <strong>di</strong>nanzi ai cavalli, con passo allungatoabituale alle pellirosse, le quali se sono i più abili i cavalierisono altresì i cam<strong>minatori</strong> più instancabili del continenteamericano, essendo capaci <strong>di</strong> attraversare delle <strong>di</strong>stanze <strong>di</strong> centochilometri in una sola notte.Non dava segno d'inquietu<strong>di</strong>ne, né <strong>di</strong> paura, non essendoquelli uomini suscettibili <strong>di</strong> provarne, anzi tutt'altro, però i suoiocchi scrutavano con particolare attenzione le erbe, e, fingendo<strong>di</strong> volgere <strong>di</strong>strattamente il capo, non perdeva <strong>di</strong> vista una solamossa dei due cavalieri, pronto ad approfittare del menomoaccidente, e della più piccola <strong>di</strong>strazione per prendere il largo.Bennie era però tale uomo da non lasciargli scampo. Sel'in<strong>di</strong>ano lo spiava, anche lui non staccava gli occhi dalprigioniero e non abbandonava il fucile; per <strong>di</strong> più Back, da veromessicano aveva sciolta una lunga corda <strong>di</strong> pelle intrecciata eterminante in un anello <strong>di</strong> ferro, il lazo adoperato per prendere acorsa i cavalli selvaggi ed i buoi, e che poteva servire benissimoanche contro il corvo, se questi avesse avuto l'intenzione <strong>di</strong>33


fuggirsene.Quando giunsero presso il carro, u<strong>di</strong>rono lo scotennatoesclamare con voce ancora fioca:– Siete voi, amici?...La Coda Screziata si era bruscamente arrestata, guardando idue cow-boys.– Chi avete in compagnia?... – chiese.– Una tua conoscenza – rispose Bennie, sorridendo.– Un viso pallido?...– Sì.– E che io conosco?...– Lo credo.Bennie era <strong>di</strong>sceso da cavallo, dopo d'aver fatto cenno aBack <strong>di</strong> vegliare sull'in<strong>di</strong>ano, ed era salito sul carro.Lo scotennato, vedendolo, si era alzato, sforzandosi <strong>di</strong>sorridergli. Cercò <strong>di</strong> aprire le labbra per parlare, ma il cow-boylo prevenne <strong>di</strong>cendogli:– Vi comprendo. Non abbiate timore; il ragazzo sarà prestosalvato.– L'avete veduto?...– No, però prima che il sole tramonti io avrò veduto laNube Rossa.– E ve lo cederà?– Lo spero, se gli premerà salvare la pelle della CodaScreziata. Abbiamo fatto una buona presa che vale il ragazzo.– Ah!– Lasciate fare a me, amico. Noi lo salveremo, ve loprometto.– Temo che lo uccidano prima che voi vi rechiate dallaNube Rossa.– Se si fosse trattato d'un uomo, non avrei dato a quest'orauna pipata <strong>di</strong> tabacco della sua pelle; ma si tratta fortunatamente34


d'un ragazzo, e gl'in<strong>di</strong>ani hanno la buona abitu<strong>di</strong>ne <strong>di</strong> adottarlianziché ucciderli. Riposate tranquillo, e se vi necessita qualchecosa chiamatemi.– Grazie – rispose lo scotennato, adagiandosi <strong>di</strong> nuovo.– Soffrite ancora molto?– Oh... sì, assai.– Vi credo, ma guarirete, non dubitate.Il cow-boy gli mise a fianco una fiasca d'acqua, mescolatacon un po' <strong>di</strong> whisky, gli fece cenno <strong>di</strong> non muoversi e ri<strong>di</strong>scesedal carro.35


ATTRAVERSO LA PRATERIAQuando Bennie ebbe raggiunti i cavalli, trovò CodaScreziata seduto al suolo, colle gambe ripiegate in modo da fargravare tutto il peso del corpo sui talloni, mentre Back stavaaccendendo il fuoco dentro una piccola buca scavata in un pezzo<strong>di</strong> terreno già prima accuratamente privato delle erbe, per evitareuno <strong>di</strong> quegli spaventevoli incen<strong>di</strong> che sono così frequenti inquelle immense praterie, e sono causa <strong>di</strong> veri <strong>di</strong>sastri,<strong>di</strong>struggendo non solo enormi quantità <strong>di</strong> selvaggina, ma anche<strong>di</strong> buoi e <strong>di</strong> cavalli, e talvolta perfino delle intere tribù d'in<strong>di</strong>ani,o dei convogli <strong>di</strong> emigranti.Bennie, visto che l'in<strong>di</strong>ano era <strong>di</strong>ventato tranquillo, comese si fosse rassegnato alla sua sorte, s'affrettò ad aiutare ilcompagno a preparare la colazione, tanto più che l'aria mattutinagli aveva stuzzicato straor<strong>di</strong>nariamente l'appetito.Allestì rapidamente le così dette flat-jacks, specie <strong>di</strong>focacce che s'impastano al momento, e che si cucinano entrouna buca scavata nel suolo, fece friggere alcuni pezzi <strong>di</strong>prosciutto salato e porre sui carboni alcuni sanguinacci <strong>di</strong>prateria, specie <strong>di</strong> salami formati con intestini grassi <strong>di</strong> bue, o <strong>di</strong>bisonte e riempiti <strong>di</strong> carne tagliuzzata e <strong>di</strong> sangue.Quando tutto fu pronto, i due cow-boys si sedettero <strong>di</strong>fronte all'in<strong>di</strong>ano, invitandolo a dare l'assalto alle tiepide focacceesalanti quel profumo delizioso particolare del pane caldo, alprosciutto ed agli appetitosi sanguinacci accuratamente rosolati.Coda Screziata non si fece pregare. Mai forse in vita suaaveva nuotato fra tanta abbondanza, essendo oggidì, i poveriguerrieri della prateria, quasi sempre in lotta colla fame, in causa36


della cresciuta scarsità <strong>di</strong> selvaggina, e soprattutto in causa dellaquasi totale sparizione delle immense mandrie <strong>di</strong> bisonti.Quantunque internamente si crucciasse assai <strong>di</strong> trovarsiprigioniero, fece molto onore al pasto, perfino troppo, e baciòpiù volte, con molta espansione, una bottiglia <strong>di</strong> whisky cheBennie aveva avuto il buon senso <strong>di</strong> andare a prendere nel carro.Il vecchio scorridore, che era <strong>di</strong>ventato <strong>di</strong> una amabilitàstraor<strong>di</strong>naria, si era guardato bene dal moderare l'entusiasmodell'in<strong>di</strong>ano per quella bottiglia, anzi avendone portate con sé unpaio <strong>di</strong> dozzine, per <strong>di</strong>strarsi durante le noiose guar<strong>di</strong>e notturne,era andato a prenderne una seconda. Non contento, aveva avutoperfino la gentilezza <strong>di</strong> offrire al guerriero rosso una pipa e deltabacco, non già che sperasse con ciò <strong>di</strong> ubriacarlo, essendoabituati gl'in<strong>di</strong>ani a fumare un tabacco fortissimo che usanospruzzare con dell'acquavite, ma per eccitarlo a bere <strong>di</strong> più,avendo il suo scopo.Coda Screziata ne approfittava. Fumava come un arabo ebeveva come un vero selvaggio, ingoiando delle sorsate da farstupire un lupo <strong>di</strong> mare.La prima bottiglia era già stata vuotata ed aveva assalitoanimosamente la seconda. Quel whisky, davvero eccellente,aveva sciolto la sua lingua, e da taciturno era <strong>di</strong>ventato d'unaloquacità pro<strong>di</strong>giosa, narrando le sue gesta, i combattimenti aiquali aveva assistito, le tremende lotte impegnate coi pie<strong>di</strong> neri,i nemici secolari dei corvi e delle tribù delle teste piatte, e letorture atroci fatte subire ai prigionieri <strong>di</strong> guerra.Udendolo parlare dell'attacco notturno contro il drappellodegli emigranti, Bennie lo aveva bruscamente interrotto,chiedendogli a bruciapelo.– Sono stati uccisi tutti quei poveri <strong>di</strong>avoli?...– Tutti meno uno – aveva risposto l'in<strong>di</strong>ano.– E perché ne avete risparmiato uno?...37


– Perché era un ragazzo incapace <strong>di</strong> <strong>di</strong>fendersi.– Lo avete forse serbato pel palo del supplizio?...– No, era troppo giovane per sopportare <strong>di</strong>gnitosamente letorture del palo.– Allora ne avrete fatto uno schiavo.– Sì, lo schiavo della Nube Rossa. Se sarà un valoroso ungiorno potrà venire promosso guerriero. Dei volti palli<strong>di</strong>, rapitigiovani cresciuti fra gl'in<strong>di</strong>ani, sono <strong>di</strong>ventati dei capi valenti.– Lo so – <strong>di</strong>sse Bennie. – Ne ho veduto qualcuno nelCanadà. Dunque tu cre<strong>di</strong> che sia ancora vivo.– Lo era ancora stamane.– Ha ricevuto delle ferite?...– Nessuna.– Ci terrà la Nube Rossa a possederlo?...– È probabile.– E tu cre<strong>di</strong> che non lo scambierebbe contro uno dei suoiguerrieri?...– Io lo ignoro.– È lontano il campo della Nube Rossa?– Si trova ora sulle rive occidentali del lago.– Ha molti guerrieri con sé?...– Cento e più. Aspettano colà l'arrivo dei bisonti chedevono scendere dal nord.– Ah!... Sono in caccia!– Sì.– E che cosa faceva la Coda Screziata nel bosco, cosìlontano dalla tribù?– Era stato incaricato <strong>di</strong> sorvegliare...– Continua – <strong>di</strong>sse Bennie, vedendo l'in<strong>di</strong>ano esitare.– Non mi ricordo più nulla – rispose il guerriero rosso, conaria imbarazzata.– Allora mio fratello beva un altro sorso d'acqua <strong>di</strong> fuoco –38


<strong>di</strong>sse il cow-boy. – Si rischiarerà la mente.La pellerossa afferrò avidamente la bottiglia e bevette alungo. L'aveva appena staccata dalle labbra, che caddebruscamente all'in<strong>di</strong>etro per rimanere lungo <strong>di</strong>steso eperfettamente immobile, come se fosse stato colto da sincope.– Altro che rischiarare la memoria!... – esclamò Back. –Gliel'hai annebbiata del tutto.– È quello che volevo – rispose Bennie, ridendo. – Orapossiamo agire liberamente, senza tema che questo ubriacone ci<strong>di</strong>a delle noie o che durante la nostra assenza accoppi il ferito.Amico Back, ne so abbastanza ormai e ti <strong>di</strong>co che qui non spirapiù buon'aria nemmeno per noi. La Coda Screziata sorvegliavanoi per sorprenderci, te lo <strong>di</strong>ce il vecchio scorridore dellaprateria.– Ah!... La Nube Rossa spera <strong>di</strong> farci la pelle!... Bah... Èdura la nostra, e in caso <strong>di</strong>sperato si prenderà quella del nostrobestiame, ma non <strong>di</strong> certo le nostre capigliature.– Pren<strong>di</strong> il lazo, Back e lega per bene questo ubriaco.– Sarebbe inutile, Bennie. Non aprirà gli occhi prima <strong>di</strong>ventiquattro ore.– È vero, tuttavia è meglio non fidarsi <strong>di</strong> questi <strong>di</strong>avolid'uomini. Lega, ed a doppi no<strong>di</strong>, gambe e braccia, mentre iovado ad avvertire lo scotennato <strong>di</strong> ciò che stiamo perintraprendere.Il ferito, udendo Bennie risalire sul carro, non ostante gliacuti dolori che doveva ancora provare, si era nuovamentesollevato. Forse il suo istinto gli aveva fatto capire che sitrattava del giovane prigioniero.– Voi state per lasciarmi, è vero?... – gli <strong>di</strong>sse, scorgendo ilcow-boy.– Sì, l'avete indovinato. Io vado dalla Nube Rossa.Un lampo <strong>di</strong> gioia brillò negli occhi dello scotennato.39


– Voi siete troppo buono – mormorò. – Come potrò iosdebitarmi <strong>di</strong> tanta amicizia.– Eh!... Signore, nella prateria vi è l'abitu<strong>di</strong>ne <strong>di</strong> soccorrersil'un l'altro contro le pellirosse. Tutti i volti bianchi <strong>di</strong>ventanofratelli.Il ferito lo guardò per alcuni istanti in silenzio, poi <strong>di</strong>sselentamente, come parlando fra sé:– Sì, vi è il paese dell'oro.– Che cosa <strong>di</strong>te, signore? – chiese il cow-boy, che era statocolpito da quelle parole, che risvegliavano in lui l'anticapassione del minatore. – Voi parlate d'oro?...– Sì – rispose il ferito.– Corna <strong>di</strong> bisonte!... Ecco una parola che solletica gliorecchi. Conoscete per caso qualche paese dove il preziosominerale abbonda?...– Silenzio, ora – mormorò lo scotennato. – Ne parleremopiù tar<strong>di</strong>. Forse vi preme <strong>di</strong> partire.– È vero, perché il campo della Nube Rossa non è vicino.– Quando tornerete?– Questa sera, non fidandomi dell'ospitalità delle pellirosse.– Mi lasciate solo?...– Ne aveva intenzione, ora ho cambiato idea. Se qualchein<strong>di</strong>ano si accorgesse che io e Back ci siamo allontanati,potrebbe approfittare della nostra assenza per uccidervi, e perliberare Coda Screziata, e, perduto l'ostaggio, sarebbe perdutaanche la speranza <strong>di</strong> salvare il giovane. Ad<strong>di</strong>o, vi lascio il miocompagno. Siate tranquillo e sperate sul buon esito del miotentativo.– Grazie – rispose lo scotennato.Quando Bennie ri<strong>di</strong>scese, il messicano aveva già sellato icavalli, appendendo agli arcioni anche alcuni sacchetticontenenti un po' <strong>di</strong> provviste, non potendosi assolutamente40


contare sempre sull'incontro <strong>di</strong> selvaggina, specialmente oggidì,dopo le continue stragi dei cacciatori delle gran<strong>di</strong> compagnieanglo-americane.Il cow-boy con un gesto trattenne il compagno, mentrequesti stava per salire in sella.– No, amico Back – gli <strong>di</strong>sse. – Noi stavamo percommettere una grossa bestialità partendo tutti e due.– E perché?... chiese il messicano.– Corna <strong>di</strong> bisonte!... Cre<strong>di</strong> tu che Coda Screziata fossesolo?... Io temo invece che si trovasse in compagnia d'altri, iquali, più fortunati, avranno potuto prendere il largo senza farsiscorgere da noi.– È vero, Bennie.– Se quei compagni della Coda Screziata ci spiassero?...– Vedendoci partire correrebbero qui a liberare l'in<strong>di</strong>ano.– Ve<strong>di</strong> bene che è necessario che tu resti. Hai paura arimanere solo?...– Non rimarrò precisamente solo, perché vi è anche il feritoe mi pare tale uomo da aiutarmi nel caso d'un assalto.– È vero.– Sei tu invece che hai molto da temere.– Back!... Non mi lascerò prendere, te lo assicuro. Il miomustano fila come una locomotiva, e non si lascerà raggiungeredai mustani in<strong>di</strong>ani. Orsù, parto. Se scorgi qualche cosa <strong>di</strong>sospetto barricati nel carro, e non risparmiare le munizioni;d'altronde fra do<strong>di</strong>ci o quin<strong>di</strong>ci ore spero <strong>di</strong> essere <strong>di</strong> ritorno.– Ad<strong>di</strong>o, Bennie, e sii prudente.Il cow-boy, da uomo che sa quanto può costare unaccidente anche il più insignificante, esaminò accuratamente lecinghie della sella e le briglie, poi la carabina, le munizioni,quin<strong>di</strong> balzò agilmente in sella, facendo a Back un gestod'ad<strong>di</strong>o.41


Il mustano, appena sentì allentare le briglie, partì <strong>di</strong>galoppo, slanciandosi sulla verde pianura che si estendeva, aper<strong>di</strong>ta <strong>di</strong> vista, verso l'ovest, con delle leggere ondulazioni epochi gruppi <strong>di</strong> piante.Bennie dopo d'aver messo il fucile <strong>di</strong>nanzi alla sella, sicacciò in bocca un grosso pezzo <strong>di</strong> tabacco, guardò se in unadelle fonde vi era la rivoltella, arma preziosa in uncombattimento corpo a corpo, poi osservò attentamente laprateria, scrutando specialmente le alte erbe, sotto le qualipoteva nascondersi qualche nemico.– Tutto va bene finora – mormorò, sod<strong>di</strong>sfatto daquell'esame. – Se il <strong>di</strong>avolo non ci mette la coda, fra quattro ocinque ore fumerò il calumet nel wigwan della Nube Rossa.Si piegò sulla sella e guardò in<strong>di</strong>etro.In mezzo al verde smeral<strong>di</strong>no della pianura, spiccavanettamente il carro gigantesco colla sua bianca tela, che il soleilluminava in pieno. Attorno, <strong>di</strong>spersi a gruppi, pascolavano ibuoi e i cavalli, ed in mezzo ad essi, ritto sulle staffe del suomustano morello, si <strong>di</strong>stingueva Back, il quale pareva cheseguisse attentamente cogli sguar<strong>di</strong> l'amico che s'allontanava.– Alla grazia <strong>di</strong> Dio – mormorò Bennie. – Se lascerò lacapigliatura nelle mani dei gran<strong>di</strong> ventri, vorrà <strong>di</strong>re che saràgiunta l'ora <strong>di</strong> andarmene.Il cavallo galoppava sempre allungando. Quel focoso figliodella prateria, dai garretti d'acciaio, dallo slancio impetuoso,balzava agilmente sopra le grasse ed alte erbe, colla criniera e lalunga coda al vento, come se fosse ritornato libero.Ogni qual tratto volgeva il capo verso il cavaliere, comeper vedere se era sod<strong>di</strong>sfatto <strong>di</strong> quel rapido galoppo, o perreclamare qualche carezza che non si faceva attendere, poiriprendeva novello slancio, facendo u<strong>di</strong>r un breve nitrito.La prateria non accennava a cambiare. Il terreno saliva e42


scendeva, sempre dolcemente, in forma <strong>di</strong> larghe ondate,coperto da erba alta assai e copiosa.Vi erano graminacee che raggiungevano l'altezza d'unuomo, erbe preferite dai bovini e dai bisonti; <strong>di</strong>stese <strong>di</strong> erbamentae d'assenzio che esalavano profumi acuti e vivificanti;larghe zone <strong>di</strong> saponacea, specie <strong>di</strong> yucca dalle ra<strong>di</strong>ci satured'acqua e le cui aste sottili, somiglianti a quelle dell'aloe,portano dei bei fiori variopinti d'un effetto sorprendente; tratti <strong>di</strong>opunzie nane armate <strong>di</strong> spine e <strong>di</strong> buffalo-grass, quelle piantesuccolenti così avidamente cercate dal bestiame grosso epiccolo.Di tratto in tratto, sul colmo <strong>di</strong> quelle ondulazioni, il rapidodestriero passava accanto a qualche ammasso <strong>di</strong> rododendri giàcarichi <strong>di</strong> fiori bianchi, rossi o violacei, od a qualche quercianera che cresceva isolata, come perduta fra quel mare <strong>di</strong> erbe, oda qualche piccolo gruppo <strong>di</strong> carubi o <strong>di</strong> cedri nani o <strong>di</strong> sacarte,specie <strong>di</strong> euforbie.Udendo avanzarsi il cavaliere, stormi <strong>di</strong> gazze e <strong>di</strong> corvi sialzavano fra quelle macchie, volteggiando <strong>di</strong>sor<strong>di</strong>natamente inaria, per poi ricalare al suolo appena il cavallo era passato; ofuggiva rapido come un lampo, qualche antilope dalle cornaforcute, bellissimo animale, grande quanto un vitello, <strong>di</strong> formeeleganti, slanciate, col pelame rossastro sul dorso e quasi biancosul ventre ed il grazioso capo armato <strong>di</strong> due corna sottili,pericoloso in uno scontro.Anche qualche lupo, che si teneva celato fra le erbe,spiando pazientemente qualche selvaggina, fuggiva sotto lezampe del cavallo, lanciando un breve latrato ed agitando lavillosa coda, arrestandosi poi venti o trenta metri lontano aguardare, con occhio ardente, il cavaliere che s'allontanava.Bennie guardava ogni cosa sempre attentamente, purcontinuando a masticare beatamente il suo tabacco. Da esperto43


cavaliere non abbandonava un solo istante le briglie, temendosempre qualche sorpresa e <strong>di</strong> tratto in tratto si rizzava sullestaffe per abbracciare maggior orizzonte.La prateria pareva tranquilla, ma non si fidava interamente<strong>di</strong> quella calma. Conosceva troppo bene l'astuzia delle pellirosseper abbandonarsi ad una completa sicurezza. Galoppava daun'ora, mantenendo una linea rigorosamente <strong>di</strong>ritta verso ilnord-ovest, quando scorse, agli estremi limiti della prateria, unalinea grigio-verdastra che pareva tagliasse buona partedell'orizzonte.– Benissimo – mormorò. – Fra venti minuti toccherò lesponde occidentali del lago.Guardò il sole per meglio orizzontarsi, senza esserecostretto a levare la bussola che teneva in un taschino della suacamicia <strong>di</strong> flanella, poi lanciò il mustano verso quella lineaoscura che doveva essere formata da qualche bosco, <strong>di</strong>cendo:– Su, Caribou, allunga il trotto. La via è ancora lunga.Il mustano ripreso un istante il respiro, partì <strong>di</strong> nuovo,filando sopra la prateria come una tromba. Pareva che fosseveramente instancabile perché non accennava a rallentare,quantunque avesse già percorso d'un solo tratto più <strong>di</strong> quin<strong>di</strong>cichilometri.Venti minuti dopo, come il cow-boy aveva detto, il boscoera raggiunto. Si componeva <strong>di</strong> macchie <strong>di</strong> cedri, <strong>di</strong> pinocchi,piante che producono delle pigne grossissime, lunghe un buonpiede, in forma <strong>di</strong> cono e che contengono gran numero <strong>di</strong>mandorle eccellenti; <strong>di</strong> gruppi <strong>di</strong> alberi del romice, carichi <strong>di</strong>fiori bianchi, e che contengono una piccola provvista d'acqua alpari dei nepentes che crescono nelle gran<strong>di</strong> isole della Malesia, e<strong>di</strong> salici.Bennie arrestò il cavallo, tese gli orecchi ascoltando perparecchi minuti, poi rassicurato dal silenzio che colà regnava, si44


inoltrò nel bosco, attraversandolo <strong>di</strong> galoppo.Giunto sul margine opposto si trovò <strong>di</strong>nanzi ad una vasta<strong>di</strong>stesa d'acqua, la quale si allargava verso il nord, scintillandosotto i raggi del sole. Quell'ampio bacino era il Piccolo lagodegli Schiavi, da non confondersi col Grande lago omonimo chesi trova molto più a settentrione, al <strong>di</strong> là del 160° <strong>di</strong> latitu<strong>di</strong>ne,nel territorio degli in<strong>di</strong>ani denè.Quantunque sia uno dei meno vasti, quello sulle cui riveera giunto il cow-boy, è sempre considerevole, misurando oltrecento chilometri <strong>di</strong> lunghezza su venticinque o trenta <strong>di</strong>larghezza.Formato da scoli naturali, si scarica nel fiume Athabasca acui è unito da una specie <strong>di</strong> canale navigabile per i canottiin<strong>di</strong>ani.Bennie, dopo d'aver guardate attentamente le rive, balzò aterra per accordare al cavallo un po' <strong>di</strong> riposo, e per occupare iltempo, si mise a frugar le macchie facendo raccolta <strong>di</strong> lamponi e<strong>di</strong> mortelle.Essendo certo <strong>di</strong> non fare cattivi incontri, non aveva avutola precauzione <strong>di</strong> staccare il fucile dall'arcione, contandod'altronde <strong>di</strong> non allontanarsi che <strong>di</strong> pochi passi.Si era cacciato in mezzo ad un fitto gruppo <strong>di</strong> cespuglidove aveva scorto numerosi lamponi, quando tutto d'un trattoudì <strong>di</strong>nanzi a sé un sordo grugnito, e vide apparire fra i rami unagrossa testa nera con un muso lungo, aguzzo, armato <strong>di</strong> dentican<strong>di</strong><strong>di</strong> e così robusti, da spaventare qualsiasi scorridore <strong>di</strong>prateria.– Corna <strong>di</strong> bisonte! – mormorò Bennie, che era <strong>di</strong>ventatoleggermente pallido. – Un baribal?...La grossa testa nera, coperta da un pelame corto, ispido elucentissimo, non si era mossa. Solamente i suoi occhi,nerissimi e mobilissimi, guardavano sospettosamente il cow-45


oy, ma più con inquietu<strong>di</strong>ne che minacciosamente.Quell'improvviso incontro aveva così sorpreso loscorridore, da non fargli pensare ad una pronta ritirata.Uomo ed animale si guardarono così per alcuni istanti,senza osare muoversi, poi il primo fece sollecitamente un passoin<strong>di</strong>etro, senza però staccare gli occhi dal suo avversario.Colla destra aveva cercato il bowie-knife, quel solidocoltello adoperato dagli americani, e che in certe occasioni sipreferisce ad una rivoltella, ed assicuratosi che l'aveva allacintola, aveva continuato a retrocedere: sforzandosi, collasinistra, <strong>di</strong> allontanare i rami che gl'impe<strong>di</strong>vano <strong>di</strong> lasciare lamacchia.Appena si sentì libero, fece un rapido voltafaccia ed in duesalti raggiunse il mustano, afferrando rapidamente il fucile.– Auff!... – esclamò, respirando liberamente. – Credo <strong>di</strong>averla scampata per miracolo. Mio caro orso, se vuoi provare ituoi artigli sulle mie carni, ti prometto <strong>di</strong> farti passare unpessimo quarto d'ora.Anche il mustano erasi accorto della vicinanza della fiera.Aveva rialzato il capo, interrompendo bruscamente il pascolo,ed aveva mandato un nitrito d'inquietu<strong>di</strong>ne.– Non temere, Caribou – <strong>di</strong>sse Bennie, accarezzandolo conuna mano. – Ci sono io a <strong>di</strong>fenderti. Ah!... Eccolo!...Fortunatamente non mi sembra <strong>di</strong> cattivo umore.46


NUBE ROSSAUn grosso orso nero, un baribal, come lo chiamano i nordamericani,lungo oltre due metri, con un pelame ispido, lucido enerissimo, ma che però vicino al muso <strong>di</strong>ventava leggermentefulvo, era comparso sull'orlo della macchia.Era un magnifico capo <strong>di</strong> selvaggina, che avrebbe potutosomministrare degli squisiti prosciutti non inferiori <strong>di</strong> certo aquelli dei cinghiali, essendo ben grasso, quantunque taliplantigra<strong>di</strong>, che hanno l'abitu<strong>di</strong>ne <strong>di</strong> passare l'intero invernosotto la neve, rannicchiati nel cavo d'un albero, o <strong>di</strong> qualcherupe, or<strong>di</strong>nariamente siano magri quando si risvegliano dal lorolungo torpore.I baribal, che chiamansi anche muskawa, sono tuttoranumerosi nel territorio britannico del Nord-Ovest, tenendosi perlo più celati nei boschi. Quell'incontro sulle rive del Piccolo lagodegli Schiavi non era adunque straor<strong>di</strong>nario.Quantunque Bennie sapesse che tali orsi sono <strong>di</strong>temperamento tranquillo, non assalendo l'uomo se nonallorquando sono feriti, si teneva in guar<strong>di</strong>a.Visto che non si muoveva, e che si accontentava <strong>di</strong>guardarlo, il cow-boy, che non voleva perdere tempo, con unrapido volteggio balzò sul mustano, allentando le briglie.Il cavallo spiccò un salto e partì <strong>di</strong> galoppo, ben contento<strong>di</strong> prendere il largo, essendo i baribal anche carnivori, e moltopericolosi, decimando sovente il bestiame dei cow-boys.L'orso, visto il cavaliere allontanarsi, credette forse cheavesse avuto paura e si mise a seguirlo correndo <strong>di</strong> buon trotto,malgrado le sue forme tozze e pesanti e la poco lunghezza delle47


sue zampacce, ma dovette ben presto convincersi che quellagara contro il mustano non poteva durare a lungo e dopo unquarto <strong>di</strong> miglio s'arrestò, cacciandosi entro una macchia.Bennie, sbarazzatosi <strong>di</strong> quell'ostinato, che d'altronde nontemeva più, spinse gli sguar<strong>di</strong> verso la costa occidentale dellago, sperando <strong>di</strong> scorgere qualche colonna <strong>di</strong> fumo chein<strong>di</strong>casse la presenza del capo in<strong>di</strong>ano, ma nulla vide alzarsisulla limpida linea dell'orizzonte.– Bah!... – mormorò. – Sono certo <strong>di</strong> trovare ugualmente laNube Rossa ed i suoi guerrieri.Il cavallo intanto continuava a galoppare sulle rive dellago, facendo fuggire bande <strong>di</strong> anitre selvatiche che si tenevanonascoste fra i canneti. Anche qualche superbo cigno s'alzava,battendo rumorosamente le ali per sostenere il suo corpaccio, esi allontanava facendo u<strong>di</strong>re un lungo fischio che somigliavaalla nota d'una trombetta, e a volte spiccava il volo qualche falcopescatore che stava appiattato fra le erbe acquatiche per dare lacaccia ai lucci ed alle trote, pesci che abbondanostraor<strong>di</strong>nariamente in tutti i laghi dell'America inglese.Le rive del vasto bacino erano però sempre <strong>di</strong>sabitate, enon si scorgeva in alcuna <strong>di</strong>rezione né una tenda in<strong>di</strong>ana, né lacapanna d'un cacciatore, essendo quei vasti territori pochissimoabitati, anzi si può <strong>di</strong>re che sono quasi deserti.Doveva essere mezzodì, quando Bennie credette <strong>di</strong>scorgere sulla riva del lago, <strong>di</strong>etro una foresta <strong>di</strong> pini e <strong>di</strong> abeti,una sottile colonna <strong>di</strong> fumo.– Sono laggiù le pellirosse – <strong>di</strong>sse. – Lasciamo che Caribourespiri un po', e con un'altra trottata andremo a trovare la NubeRossa. Non conviene stancare troppo questo cavallo che puòcolle sue gambe, salvare la mia capigliatura.Lasciò che il mustano prendesse il passo e guardòattentamente il sottile pennacchio <strong>di</strong> fumo che la brezza48


spingeva verso il lago. Si convinse ben presto che il campoin<strong>di</strong>ano doveva trovarsi <strong>di</strong>etro il bosco che tagliava la lineadell'orizzonte.– Sono a cinquanta chilometri dal mio campo – <strong>di</strong>sse. –Una bella <strong>di</strong>stanza davvero, ma che in una sola notte possonosuperare per piombarci addosso. Là, vedremo come la intenderàla Nube Rossa e poi, nel caso, prenderemo subito il largo. Sullerive orientali le erbe grasse non mancano e saremo più sicuri.Orsù, Caribou, un'altra trottata!...Il mustano, riposatosi alquanto, riprese la corsa con novellalena, scostandosi un po' dalle rive del lago, che tendevano a<strong>di</strong>ventare pantanose e facendo fuggire nuvoli <strong>di</strong> colombiselvatici; dopo una mezz'ora giungeva sul margine del bosco <strong>di</strong>pini.Bennie stava per frenarlo, temendo sempre una qualcheimboscata, quando vide staccarsi improvvisamente, dal grossotronco d'una spruce, ossia d'un pino gigante <strong>di</strong> Washington, unin<strong>di</strong>ano armato d'un winchester e d'una scure, il formidabiletomahawak, l'arma preferita dai guerrieri rossi.Era un uomo <strong>di</strong> statura assai elevata e <strong>di</strong> complessionerobustissima, e che indossava una grande pelle <strong>di</strong> bisonte,adorna <strong>di</strong> pitture bizzarre, che volevano rappresentare delle tested'orso e delle gambe <strong>di</strong> antilope.– Alto!... – esclamò l'in<strong>di</strong>ano, puntando il fucile.– Toh!... – esclamò Bennie, senza inquietarsi. – Se nonm'inganno questo è mio fratello Mato-o-kenko (Orso Vivo).– E tu sei il Gran Cacciatore, è vero?... È <strong>di</strong>verso tempoche non ti vedo. Dove va adunque il Gran Cacciatore?...– A trovare il gran sackem, la Nube Rossa.– Chi ha detto al Gran Cacciatore che il sackem si trovavaqui, piuttosto che altrove?... Hai incontrato qualche fratellorosso!... La Coda Screziata forse?...49


– No, – rispose Bennie, – non ho veduto alcuno.– Ah!... Credevo che l'avessi incontrata.– La Coda Screziata?– Sì; il Gran Cacciatore non l'ha veduta sulle rive dellago?...– Non ho veduto che un baribal.– Il fratello bianco non avrà la lingua forcuta? – chiesel'in<strong>di</strong>ano, guardandolo sospettosamente.– La mia lingua ha sempre detto la verità.– How!... How!... 6 Che cosa desidera il Gran Cacciatore?...– Fumare il calumet colla Nube Rossa.– Il Gran Cacciatore lo ha già fumato.– È vero, ma devo parlare col sackem.– Vuole avere con lui qualche pow-pow? 7– Lo hai detto.– Il Gran Cacciatore mi segua.L'in<strong>di</strong>ano si gettò ad armacollo il winchester e si miseincammino, precedendo il cavaliere, ma quantunque avessel'apparenza tranquilla, avendo le pellirosse una cura estrema nelnascondere le loro inquietu<strong>di</strong>ni, e specialmente non volendo maimostrarsi sospettosi, si stu<strong>di</strong>ava <strong>di</strong> tenersi un po' in parte pertenere d'occhio il fratello bianco.Attraversò con passo celere una parte del bosco, poi siarrestò <strong>di</strong>nanzi ad una vasta radura, <strong>di</strong>cendo:Bennie aveva trasalito, e con un gesto rapido aveva levatola rivoltella dalla fonda, nascondendosela sotto la fascia, nonavendo che una fiducia molto relativa del capo in<strong>di</strong>ano e deisuoi guerrieri, poi aveva appeso all'arcione il fucile, permostrare che voleva fare la sua entrata da vero amico.Attorno alla radura, <strong>di</strong>sposte in circolo, fra numerosi6 Bene!... Bene!...7 Conferenza.50


cavalli pascolanti in piena libertà, s'alzavano due dozzine <strong>di</strong> altetende, ossia <strong>di</strong> logge, o meglio ancora <strong>di</strong> wigwan.Erano composte da un certo numero <strong>di</strong> pertiche assailunghe ed affilate, che si restringevano verso l'estremità,formando dei coni, e coperte <strong>di</strong> pelli <strong>di</strong> bisonte con <strong>di</strong>pinti inrosso, raffiguranti teste <strong>di</strong> animali, corna <strong>di</strong> bisonte, serpenti,ecc., e da pezzi <strong>di</strong> tela cuciti alla meglio.In mezzo a quei wigwan, Bennie scorse subito un palopiantato nel suolo, a cui era attaccato solidamente un giovanottodalla pelle bianca, coi capelli e gli occhi neri.Quel <strong>di</strong>sgraziato, probabilmente il compagno delloscotennato, ignaro forse della tremenda sorte che lo attendeva,pareva tranquillo, e guardava più con curiosità che conapprensione alcuni guerrieri in<strong>di</strong>ani che gli si erano accoccolatiintorno, ridendo e chiacchierando.Vedendo il cacciatore, alzò vivamente il capo, osservandolocon viva attenzione, poi si lasciò sfuggire un grido <strong>di</strong> stupore, etentò <strong>di</strong> rompere le corde che lo trattenevano.Bennie finse <strong>di</strong> non vederlo, ed andò a fermarsi <strong>di</strong>nanzi aduna tenda, assai più vasta delle altre, sulla cui cima ondeggiavaun pezzo <strong>di</strong> pelle <strong>di</strong> castoro con sopra <strong>di</strong>pinto un uccellaccio,che voleva forse raffigurare un corvo. Era certamente il totemdella tribù, ossia lo stendardo.Trenta o quaranta in<strong>di</strong>ani si erano subito radunati attorno alcow-boy, esclamando:– Il Gran Cacciatore!...– Sì – rispose Bennie. – Il Gran Cacciatore che viene afumare il calumet <strong>di</strong> pace colla Nube Rossa.– Eccola – rispose una voce.Un in<strong>di</strong>ano <strong>di</strong> statura quasi gigantesca, era comparso sullimitare della tenda, sorreggente il totem della tribù.Era un uomo d'aspetto maestoso e dalla muscolatura51


potente, che doveva sviluppare una forza erculea. Poteva averequaranta anni, come poteva averne anche cinquanta, avendo giàdelle profonde rughe sulla fronte.Aveva i lineamenti angolosi, duri, la pelle rossa mattone,qua e là tatuata sulle gote, gli sguar<strong>di</strong> penetranti, dall'espressioneferoce, ed una capigliatura lunghissima ed ancora nera.Come capo tribù, indossava uno <strong>di</strong> quei superbi mantelli <strong>di</strong>lana <strong>di</strong> montone delle montagne, e <strong>di</strong> pelo <strong>di</strong> cane selvatico,stupendamente lavorato a maglia, con spago a più colori ed a<strong>di</strong>segni complicati ed adorno d'una frangia lunghissima; gran<strong>di</strong>uose pure ricamate e guernite ai lati <strong>di</strong> frange leggere, forseformate da capelli strappati dal cranio <strong>di</strong> qualche nemico, ecalzoni <strong>di</strong> pelle <strong>di</strong> daino stretti alle cosce.Sul capo invece portava un ciuffo <strong>di</strong> penne <strong>di</strong> tacchinoselvatico, il quale poi gli scendeva fino a mezzo dorso, dandoglil'aspetto d'un istrice.– A' hu!... 8 – esclamò il sackem, scorgendo Bennie. – Comemai mio fratello il Gran Cacciatore viene a trovare la NubeRossa? Forse la speranza <strong>di</strong> sottrarre al palo della tortura l'uomodella pelle bianca?... Se questo è il motivo che lo conduce, puòtornarsene sulle rive del lago.L'accoglienza non era <strong>di</strong> certo incoraggiante, ma il cowboyconosceva troppo bene gl'in<strong>di</strong>ani, per farvi caso.Scese tranquillamente dalla sella, legò il cavallo ad unapertica della tenda, volendo averlo vicino, poi <strong>di</strong>sse:– Il Gran Cacciatore saluta il gran sackem la Nube Rossa, edesidera fumare assieme il calumet <strong>di</strong> pace, prima <strong>di</strong> spiegare ilmotivo della sua venuta.– Il Gran Cacciatore sia il ben venuto. Farò radunare nellamia tenda il consiglio degli anziani, giacché vedo che si trattad'una pow-pow. Il fratello bianco mi segua senza timore.8 Modo <strong>di</strong> salutare delle pellirosse.52


Il cow-boy lanciò prima uno sguardo sugl'in<strong>di</strong>ani che locircondavano, un altro sul campo per assicurarsi che nessunamisura era stata presa per impe<strong>di</strong>rgli <strong>di</strong> prendere il largo in caso<strong>di</strong> pericolo, e seguì il sackem nell'interno della vasta tenda,passando per una stretta apertura mascherata da un pezzo <strong>di</strong>pelle appeso a due chio<strong>di</strong>.Il wigwan era pieno <strong>di</strong> fumo, avendo l'abitu<strong>di</strong>ne gl'in<strong>di</strong>ani<strong>di</strong> tenervi acceso il fuoco nel mezzo per cucinare le lorovivande, e per affumicare le carni che vogliono conservare.Bennie <strong>di</strong>stinse vagamente fra quelle ondate fumose chenon trovavano sfogo sufficiente dall'apertura situata in alto,delle pelli <strong>di</strong> bisonte che dovevano servire da letti, delle pentole<strong>di</strong> rame, delle valigie semischiacciate, delle casse sfondate, deiquarti <strong>di</strong> bisonte che si seccavano, delle vesti, delle armi, matutto ciò accumulato alla rinfusa, senza il menomo or<strong>di</strong>ne.La Nube Rossa con alcuni calci respinse gli oggetti chefacevano impe<strong>di</strong>mento, e si accoccolò <strong>di</strong>nanzi al fuoco, facendocenno al cow-boy d'imitarlo.Si erano appena accomodati, quando entrarono altri seiin<strong>di</strong>ani, quasi tutti vecchi, rugosi, coi volti tatuati e le bracciacoperte <strong>di</strong> numerose cicatrici, riportate forse nelle sanguinoselotte sostenute contro i pie<strong>di</strong> neri, i loro implacabili nemici.Salutarono il Gran Cacciatore con un A' hu prolungato, poisedettero tutti attorno al fuoco, mentre un giovane guerrieroportava il calumet, una pipa colla scodellina <strong>di</strong> terra dura e nera,e con una canna lunga oltre un piede, il tutto scolpito con figuregrossolane rappresentanti due uomini, un canotto e una scure.Nube Rossa la caricò con tabacco già precedentementebagnato con acquavite e quin<strong>di</strong> seccato, aspirò gravementealcune boccate sperdendo il fumo ai quattro lati dell'orizzonte epronunziando alcune parole misteriose, e la passò a Bennie, ilquale la fece circolare.53


Quando tutti ebbero fumato e che la pipa fu riportata nellatenda della me<strong>di</strong>cina, il cow-boy prese la parola fra il piùprofondo silenzio.– Mio fratello la Nube Rossa ha indovinato il motivo dellamia venuta nel suo campo; il Gran Cacciatore è venuto a fareappello ai sentimenti umani dei guerrieri rossi, alla promessa daloro fatta ai rappresentanti della Grande Madre <strong>di</strong> non piùuccidere gli uomini dalla pelle bianca e <strong>di</strong> sotterrare per semprel'ascia <strong>di</strong> guerra, promessa fatta e mantenuta anche dalle gran<strong>di</strong>tribù del sud, le quali ormai rispettano i voleri del Gran Padre. 9«Voi avete assalito una carovana <strong>di</strong> poveri uomini dal visopallido, che non erano vostri nemici, li avete uccisi a tra<strong>di</strong>mentoe scotennati, ed avete fatto prigioniero il più giovane persottoporlo alle orrende torture del palo.«Ebbene, io, il Gran Cacciatore, vengo a reclamare lalibertà <strong>di</strong> mio fratello bianco, in nome della Grande Madre.»Nube Rossa ed i suoi vecchi guerrieri avevano ascoltatoattentamente il cow-boy, senza fare un gesto, colla loro abitualeimpassibilità.Quand'ebbe terminato, il gran sackem dei corvi sputò interra due volte, poi lasciando cadere il suo splen<strong>di</strong>do mantello,<strong>di</strong>sse:– Il Gran Cacciatore ha la lingua sciolta e noi rispettiamo igran parlatori, ma egli si è ingannato. Egli ha detto che i corvihanno assassinato gli uomini bianchi che venivano dall'est, e ciòè vero, ma sa egli chi erano quei volti palli<strong>di</strong>?... Sa che cosavolevano?... Si guar<strong>di</strong> intorno: un tempo i corvi, le teste piatte, ipie<strong>di</strong> neri, i cuori <strong>di</strong> lesina, ed i serpenti, vivevano tranquilli suiloro territori <strong>di</strong> caccia, inseguendo il bisonte che costituiva illoro principale nutrimento e scorrazzando liberi e felici9 Il Presidente degli Stati Uniti.54


l'immensa prateria lasciata in ere<strong>di</strong>tà dai loro padri.«Sono venuti dai paesi ove il sole tramonta e dai paesi ovenasce, gli uomini dal volto pallido, e ci hanno <strong>di</strong>strutto lemandrie dei bisonti, togliendo al povero in<strong>di</strong>ano il mezzo <strong>di</strong>vivere. Che più?... Hanno inveito contro i legittimi proprietaridel suolo, li hanno costretti a forza a rinchiudersi nelle riservecostringendo i liberi figli della prateria a coltivare la terra comefossero schiavi.«Le terre del lago dello Schiavo appartengono alla nazionedei corvi. Gli uomini bianchi ora cominciano ad inoltrarsi anchequi per respingere l'uomo rosso, per togliergli gli alimenti, percercare <strong>di</strong> domarlo o <strong>di</strong> <strong>di</strong>struggerlo, e noi ci siamo <strong>di</strong>fesi perimpe<strong>di</strong>re agli altri <strong>di</strong> seguire le tracce dei primi pionieri. Forseche non siamo stati nel nostro <strong>di</strong>ritto?...»– Mio fratello il gran sackem ha parlato bene, ma a suavolta si è ingannato – <strong>di</strong>sse Bennie. – Gli uomini bianchi che ituoi guerrieri hanno assassinato, erano tranquilli emigranti chese ne andavano nei paesi dell'Ovest, sulle rive del gran bacinosalato. Essi erano amici degli uomini rossi, lo affermosolennemente.– Sì, amici al pari degli altri – <strong>di</strong>sse il sackem. – Il GranCacciatore ignora adunque tutto il male che ha fatto la razzabianca a quella rossa?... Non gli bastano forse le innumerevoliossa che coprono la grande prateria?... Quelle ossaappartenevano ai guerrieri in<strong>di</strong>ani ed ora servono <strong>di</strong> pascolo ailupi.«La razza bianca è stata fatale a noi, lo <strong>di</strong>ssi ai commissaridella Gran Madre, adunati nel forte Laramie, quando vi andaiassieme a Piede Nero, il gran sackem delle teste piatte ed aDente d'Orso. 10«La nostra nazione si <strong>di</strong>legua e sparisce come la neve sul10 Storico.55


pendìo delle montagne quando il sole è ardente, mentre ilpopolo dei volti palli<strong>di</strong> è numeroso come i fili d'erba dellaprateria all'approssimarsi dell'estate e cresce sempre, invadendole nostre terre e cacciandoci a colpi <strong>di</strong> fucile come fossimobestie feroci.«Dobbiamo noi assistere impassibili all'avanzarsi degliuomini della sua razza?... Noi rispetteremo il Gran Cacciatore,perché è stato sempre nostro amico, ma respingeremo gli altriche vengono a <strong>di</strong>struggere le mandrie dei nostri bisonti.«Tu hai parlato della Gran Madre: che cos'ha fatto essa pergli uomini rossi?... Non ci ha dato armi per cacciare, non ci haprotetti, non l'abbiamo mai veduta. Venga ad ascoltare i lamentidelle tribù in<strong>di</strong>ane, renda loro giustizia, e noi seppelliremo persempre l'ascia <strong>di</strong> guerra. Ho detto!...»La logica del capo in<strong>di</strong>ano era stringente, però Bennie nonsi era perduto d'animo. Contava sull'ostaggio, preziosa cartucciadell'ultimo momento.– Riconosco le ragioni del sackem Nube Rossa, – <strong>di</strong>sse, – enon posso dargli torto. Gli uomini bianchi non sono tutti amicidegli uomini rossi, lo so, ma quelli che sono stati assassinati daisuoi guerrieri erano amici del Gran Cacciatore. Tu, gran sackem,ti ostini a crederli tuoi nemici, e sia pure. Pensa però che iguerrieri della Gran Madre sono numerosi e che potrebberopiombare sul campo dei gran<strong>di</strong> ventri e ven<strong>di</strong>care i visi palli<strong>di</strong>scotennati.– Ebbene la Nube Rossa radunerà i suoi guerrieri e nonsfuggirà la lotta – rispose il capo. – I corvi sono coraggiosi edancora numerosi, e se sarà necessario morranno per la <strong>di</strong>fesa deiloro territori <strong>di</strong> caccia, ma prima avranno fatto sopportare milletorture al prigioniero e sospenderanno al totem della tribù, comesfida, la sua sanguinante capigliatura. Che cosa <strong>di</strong>ce Ish-ta-ska(Occhio Bianco) che è il più vecchio guerriero della tribù?...56


– Che il sackem Nube Rossa ha parlato bene – risposel'interrogato.– Il Gran Cacciatore ha u<strong>di</strong>to – <strong>di</strong>sse il capo. – Rechi larisposta dei corvi ai guerrieri della Gran Madre. Ho detto!...– Non ancora – rispose Bennie. – Giacché Nube Rossa nonvuole rilasciare il prigioniero, gli proporrò uno scambio checertamente accetterà.– E quale scambio!... – esclamò l'in<strong>di</strong>ano, guardandolo conattenzione, mentre la sua fronte si oscurava. – Che cosa intende<strong>di</strong>re il Gran Cacciatore?– Il gran sackem Nube Rossa non si è accorto della assenzatroppo prolungata d'uno dei suoi più valorosi guerrieri?...– Della Coda Screziata?... – chiese il capo con una certaapprensione, che invano aveva tentato <strong>di</strong> nascondere.– Sì – rispose Bennie.– Che cos'è accaduto del mio guerriero?... – urlò il sackemcon improvvisa esplosione <strong>di</strong> furore.– È nelle mani dei guerrieri della Grande Madre.57


LA DANZA DEI BISONTIUdendo quelle parole, Nube Rossa, l'Occhio Bianco e tuttigli altri si erano alzati con un scatto da belve, mettendo le manisulle formidabili scuri che portavano alla cintola, e gettando sulcoraggioso cow-boy degli sguar<strong>di</strong> feroci, che tra<strong>di</strong>vano unimminente scoppio <strong>di</strong> collera selvaggia.Bennie non si era mosso, però la sua destra era scivolatasotto la fascia dove teneva nascosta la rivoltella, onde esserepronto a tutto, mentre aveva lanciato un rapido sguardo versol'apertura della tenda per accertarsi che la ritirata non gli erastata chiusa e che il suo veloce mustano si trovava sempre legatoal palo.– Tu menti!... – esclamò ad un tratto la Nube Rossa. – LaCoda Screziata è troppo valoroso guerriero per lasciarsiprendere dagli uomini della Gran Madre. Bada che la tuacapigliatura corre un brutto pericolo.Un sorriso sdegnoso sfiorò le labbra del cow-boy, a quellaminaccia.– E che!... – esclamò. – Forse che i gran<strong>di</strong> ventri nonrispettano più gli ospiti che hanno fumato assieme a loro ilcalumet <strong>di</strong> pace?...Nube Rossa non rispose: guardava gli anziani come perchiedere loro un consiglio che poteva equivalere ad unasentenza <strong>di</strong> vita o <strong>di</strong> morte pel cow-boy. La sua manotormentava sempre il manico della scure, come fosse impaziente<strong>di</strong> scagliarsi alla lotta.Bennie in pie<strong>di</strong>, in un atteggiamento fiero, che <strong>di</strong>mostravacome non avesse paura, quantunque avesse perfettamente58


compreso che la sua vita era attaccata ad un semplice filo,attendeva la risposta dal sackem. Teneva però sempre impugnatala rivoltella sotto la fascia, risoluto ad aprire un fuoco <strong>di</strong> filacontro le pellirosse, ed aveva allargate le gambe per fare unfulmineo volteggio e slanciarsi fuori della tenda.Nube Rossa, dopo d'aver interrogato cogli sguar<strong>di</strong> tutti iguerrieri, si volse verso il cow-boy, <strong>di</strong>cendo:– No, i corvi non tra<strong>di</strong>ranno le leggi dell'ospitalità erispetteranno il Gran Cacciatore, il cui cuore è forte al pari <strong>di</strong>quello del grizzly (orso grigio).Bennie respirò, giacché ormai credeva giunto il momentod'impegnare una lotta suprema, con ben poche probabilità <strong>di</strong>salvare la capigliatura.– Sapevo, – <strong>di</strong>sse, – che Nube Rossa era leale; la provadella confidenza che avevo in lui, l'ho data venendo qui solo, inmezzo a duecento valorosi guerrieri.Il sackem, sensibile a quell'elogio, lasciò in pace il manicodella scure e tornò ad accoccolarsi accanto al fuoco, <strong>di</strong>cendo:– Il Gran Cacciatore si sieda e m'ascolti.– I miei orecchi sono aperti.– Dove si trova la Coda Screziata?...– Nelle mani dei guerrieri della Gran Madre.– Che cosa faranno del valoroso guerriero?...– Lo uccideranno, se non lascerai libero il prigioniero dallapelle bianca che sta legato al palo della tortura.– Coda Screziata è uno dei più valenti guerrieri della miatribù.– Lo so.– Io non voglio che muoia.– Libera il prigioniero e non morirà.– Chi me l'assicura?...– Io il Gran Cacciatore, amico degli uomini rossi.59


– Tu dunque sei incaricato dello scambio?– Sì, Nube Rossa.– Ebbene sia; questa sera partirai scortato da venti dei mieiguerrieri.– Basteranno due.– E perché non venti?...– Tale è il desiderio degli uomini della Gran Madre perevitare possibili conflitti. Tu sai che fra i visi palli<strong>di</strong> e gli uominirossi non è mai regnata la concor<strong>di</strong>a.– Tu hai ragione: troppi rancori esistono fra le due razze.Però tu non potrai partire che dopo la danza dei bisonti, che sifarà questa sera, dopo il tramonto del sole, avendo io promessoche ci avrebbe assistito anche il prigioniero.Bennie aggrottò la fronte e fece un gesto d'inquietu<strong>di</strong>ne chenon isfuggì al sackem.– Oh!... Il Gran Cacciatore nulla deve temere; ha la paroladel capo delle tribù dei corvi e dei gran<strong>di</strong> ventri. Egli devesapere d'altronde che questa cerimonia non ha altro scopo chequello d'anticipare il passaggio delle mandrie dei bisonti. La miatribù non ha quasi più viveri, ha mangiato questo inverno quasitutti i cani che possedeva, se i bisonti non si affrettano a venire,dovrà soffrire la fame.– È vero, l'inverno è stato molto freddo quest'anno, – <strong>di</strong>sseBennie, sorridendo ironicamente, – ma dopo la danza i gran<strong>di</strong>animali accorreranno per cibare gli uomini rossi.– Il Gran Cacciatore si riposi intanto nella mia tenda edaccetti l'ospitalità della Nube Rossa.– Ed il prigioniero?...– Sarà liberato dal palo e gli verrà dato da mangiare.– Grazie, capo.Il sackem avvertì gli anziani che il consiglio era terminatoed uscì seguìto da loro, per sorvegliare i preparativi della festa60


Februar 1887. .STAHL UND EISEN." Nr. 2. 1391886 per Tonne ab Werk in Mark:Juni. Juli. August. September. October. Noyetnber. Dczember.41.00-43,0037.00-38,0050.00-52,0048,0045.00-46,0046.00-50,0048.00-48,5041.00-42,0037.00-38,0048.00-50,0046,0043.00-45,0045,50-48,0048.00-48,5039.00-41,0037.00-38,0048.00-50,0046,0043.00-45,0045,50-47.0048.00-48*5039.00-41,0037.00-38,0048.00-50,0046,0043.00-45,0045.00-45,5048,50-49,5040.00-42,0038.00-39,0045.0049.00-51,0047.0045.00-46,0045,50-47,0051.00-52,0040.00-42,0038.00-39,0049.00-51,0047.00-48,0046.00-47,0047,0051.00-52,0045.00-47,0043,5054.00-56,0051.00-52,0049.00-50,0042,00-43,00 42,00-43,00 42,00-43,00 43,00-43,60 43,60-45,60 43,60-45,60 46,0029,0092,00-96,0029,0090,00-95,0028.00-29,0090.00-95,0028,0090,00-95,00029.0090,00-95,00132.00-135,00125.00-128,00123.00-130,0098.0029.0090,00-95,0098.00100,00135.00-140,00130.00-135,00135.00-140,0098,00-105,00Einfuhr.Ausfuhr.Polirte, gefirnifste etc. Eisenplatten und -Bleche.1885 . . . . 2541 1885 . . . . 1 14911884 . . . . 1151 1884 . . . . 93711885 mehr 1391 1885 melir 2121In den ersten 10 Monaten.1886 . . . . 68 t 1886 . . . . 1 31411885 . . . . 2561 1885 . . . . 90211886 weniger 1881 1886 mehr 4121Eisen- und Stahldraht.1885 . . . . 2 8401 1885 . . . . 193 09311884 . . . . 3 630 t 1884 . . . . 212 78411885 weniger 7901 1885 weniger 19 691 tIn den ersten 10 Monaten.1886 . . . . 2 307 1 1886 . . . . 194 39811885 . . . . 22231 1885 . . . . 15256011886 mehr 8 4 1 1886 mehr 41 8381Ganz grobe Eisengufswaaren.1885 . . . . 5 231 1 1885 . . . . 24 93611884 . . . . 6 0841 1884 . . . . 18 760t1885 weniger 8531 1885 mehr 61761In den ersten 10 Monaten,1886 . . . . 31901 1886 . . . . 16 39911885 . . . . 4 4481 1885 . . . . 2085811886 weniger 1 2581 1886 weniger 4 4591Eisen, roli vorgeschmiedet etc.1885 . . . . 901 1885 . . . . 147811884 . . . . 1711 1884 . . . . 1 94511885 weniger 811 1885 weniger 4671In den ersten 10 Monaten.1886 . . . . 70t 1886 . . . . 587t1885 . . . . 7 4 1 1885 . . . . 134511886 weniger 4 1 1886 weniger 7581Eiserne Brueken etc.1885 . . . . 141 1885 . . . . 7505t1884 . . . . 5781 1884 . . . . 359411885 weniger 5641 1885 mehr 3 911 tEinfuhr.Ausfuhr,Anker und Kellen.1885 . . . . 1334 Ł 1885 . . . . 53411884 . . . . 12761 1884 . . . . 60011885 mehr . 581 1885 weniger 661In den ersten 10 Monaten.1886 . . . . 2 2121 1886 . . . . 45811885 . . . . 1 2021 1885 . . . . 45011886 mehr . 10101 1886 mehr . 8 1Drahtseile.1885 . . . . 861 1885 . . . . 1 50511884 . . . . 3181 1 8 8 4 ' . . . . 1 37511885 weniger 2321 188-5 mehr . 1301In den ersten 10 Monaten.1886 . . . . 361 1886 . . . . 1 15611885 . . . . 621 1885 . . . . 1 34311886 weniger 261 1886 weniger 1871Eisenbahnachsen, Eisenbahnrader etc.1885 . . . . 541 1 1885 . . . . 8 65011884 . . . . 387 t 1884 . . . . 10 15211885 mehr - 1541 1885 weniger 15021In den ersten 10 Monaten.1S80 . . . . 398 t 1886 . . . . 10 329 t1885 . . . . 389t 1885 . . . . 7166t1886 mehr . 9 l 1886 mehr . 3 1631Kanonenrohre, Ambossc, Schraubstocke etc.1885 . . . . 3891 1885 . . . . 3311 11884 . . . . 3681 1884 . . . . 4527t1885 mehr . 211 1885 weniger 1 2161In den ersten 10 Monaten.1886 . . . . 354t 1886 . . . . 3047t1885 . . . 321 t 1885 . . . . 2 76811886 mehr . 331 1886 mehr . 2791Rohren aus schmiedbarem Eisen,1884 . . . . 8671 1884 . . . . 1903611885 weniger 82 t 1885 weniger 1 9341In den ersten 10 Monaten.In den ersten 10 Monaten,}886 . . . . 2 5 t 1886 . . . . 7 608t 1886 . . . . 9771 1886 . . . . 157091*885 . . . . u t 1885 . . . . 6383t 1885 . . . . 642t 1885 . . . . 14543tJSW3 mehr l i t 1886 mehr 1 2251 1886 melir . 3351 1886 mehr . 1 1661


capo adorno <strong>di</strong> piume ed il petto <strong>di</strong> collane <strong>di</strong> denti d'orso, <strong>di</strong>ossa, <strong>di</strong> lucertole, <strong>di</strong> ranocchi, <strong>di</strong> code <strong>di</strong> lupi e <strong>di</strong> cani. Dovevaessere lo stregone della tribù ed in quel momento dovevarappresentare il primo uomo, una specie <strong>di</strong> Noè sfuggito al<strong>di</strong>luvio universale, poiché, per quanto sembri strano, anche lepellirosse, al pari <strong>di</strong> tante altre popolazioni selvagge, si sonotramandate, <strong>di</strong> tribù in tribù, il ricordo <strong>di</strong> quel grande cataclisma.Ad un tratto otto in<strong>di</strong>ani s'avanzarono, correndorapidamente, e <strong>di</strong>sponendosi l'un <strong>di</strong> fronte all'altro.Rappresentavano i bisonti, poiché portavano sul capo le corna <strong>di</strong>quei giganteschi bufali, avevano delle code sospese al dorso ealle caviglie avevano dei ciuffi <strong>di</strong> peli. Il corpo era nudo ebizzarramente <strong>di</strong>pinto: avevano la testa, il tronco e le braccia<strong>di</strong>pinte in rosso, in bianco e nero con dei cerchi concentrici chesegnavano le articolazioni delle mascelle, una faccia da bambino<strong>di</strong>segnata sul ventre e sulle spalle portavano un fastello <strong>di</strong> rami<strong>di</strong> salice.Gli otto danzatori, ad un segnale del capo, si misero acorrere all'ingiro tenendosi curvi, poi ripresero la loro primaposizione e si caricarono vicendevolmente, vibrandosi dellecornate e balzando ora a destra ed ora a sinistra con un'agilitàpro<strong>di</strong>giosa.Dopo d'aver danzato un quarto d'ora, al suono <strong>di</strong> quellamusica monotona, si coricarono fra le erbe, mentre irrompevanonel cerchio illuminato altri quin<strong>di</strong>ci o venti in<strong>di</strong>ani e una dozzina<strong>di</strong> ragazzi.I primi ed i secon<strong>di</strong> rappresentavano gli animali ed i rettilidella prateria. Vi erano i castori che portavano, appesa <strong>di</strong> <strong>di</strong>etrouna larga coda; i serpenti, tutti nu<strong>di</strong>, ma <strong>di</strong>pinti come i rettili, achiazze ed a cerchi; i daini, <strong>di</strong>pinti in giallo ed adorni <strong>di</strong> code, imontoni <strong>di</strong> montagna coperti <strong>di</strong> lunghi peli, e non mancavanogli orsi rappresentati da tre in<strong>di</strong>ani coperti da splen<strong>di</strong>de pellicce62


<strong>di</strong> baribal d'un nero lucente.Tutti quegl'in<strong>di</strong>ani si misero a danzare <strong>di</strong>sor<strong>di</strong>natamente,mentre i suonatori acceleravano la musica, e gli spettatoricantavano a piena gola.I bisonti si picchiavano fra <strong>di</strong> loro, gli orsi inseguivano leantilopi ed i montoni, e i serpenti strisciavano <strong>di</strong>etro ai castori,cercando <strong>di</strong> raggiungerli.Mentre il ballo era al colmo, ecco apparire un in<strong>di</strong>ano quasiinteramente nudo, non avendo che una coda <strong>di</strong> bisonte ed unafascia <strong>di</strong> pelo, tutto <strong>di</strong>pinto in nero con delle piccole macchiebianche, ed armato d'un bastone terminante in una palla.Era lo spirito del male, che cercava d'impadronirsi deibisonti per far soffrire la fame alle povere pellirosse.Un urlo <strong>di</strong> furore scoppia fra gli spettatori, alla vista <strong>di</strong> quelgenio malefico, mentre i cani lo accolgono con latrati acuti. Ledonne si precipitano incontro a lui coprendolo <strong>di</strong> ingiurie,gettandogli addosso manate <strong>di</strong> fango, e cercando <strong>di</strong> strappargli ilbastone.Tutti lo spingono, lo urtano, lo maltrattano a morsi ed acolpi d'unghia, minacciando <strong>di</strong> farlo a pezzi, ma l'in<strong>di</strong>ano resisteenergicamente, tentando <strong>di</strong> scagliarsi contro i bisonti.Nube Rossa ed i suoi pro<strong>di</strong> guerrieri, dal canto loro, lominacciano colle armi, mentre lo stregone si fa innanzi portandoil calumet, alla cui vista lo spirito del male si decide a battere inritirata, lasciando nelle mani d'una giovane il suo bastonespezzato in due.La sconfitta del genio malefico viene salutata da urla <strong>di</strong>gioia da parte <strong>di</strong> tutta la tribù, mentre le donne portano in trionfola ragazza che lo ha <strong>di</strong>sarmato, la quale, trovandosi ormai inpossesso della forza creatrice, aveva il <strong>di</strong>ritto <strong>di</strong> vita e <strong>di</strong> mortesu tutti, e che essendo ormai la Madre dei bisonti poteva a suoagio chiamarli od impe<strong>di</strong>re loro <strong>di</strong> venire.63


Mentre i danzatori si rinvigorivano con alcune bottiglie <strong>di</strong>whisky e le donne regalavano alla Madre dei bisonti la più bellaveste esistente presso la tribù, Nube Rossa si era avvicinato aBennie, il quale aveva assistito tranquillamente alle danze.– L'uomo bianco è libero – gli <strong>di</strong>sse. – Il Gran Cacciatorepuò condurlo con sé, <strong>di</strong>etro promessa <strong>di</strong> far rilasciare la CodaScreziata.– Dov'è?...– Attende il Gran Cacciatore fuori del campo, assieme alVitello Bianco ed al Corno Vuoto.– Tu hai la mia parola: ad<strong>di</strong>o Nube Rossa. Spero <strong>di</strong>rivederti ancora, prima che la neve copra la prateria.– Il Gran Cacciatore è l'amico degli uomini rossi e saràsempre il benvenuto.Bennie salì sul suo mustano, che gli era stato condotto daun in<strong>di</strong>ano, si assicurò che la carabina era ancora appesaall'arcione, salutò un'ultima volta Nube Rossa, poi uscì dalcampo seguendo un ragazzo che gli serviva <strong>di</strong> guida.Sul margine del bosco lo attendevano il prigionieroguardato dal Vitello Bianco e dal Corno Vuoto, due dei piùvalorosi guerrieri della tribù, armati <strong>di</strong> fucili, <strong>di</strong> lancia e <strong>di</strong> scure.Il giovane bianco era completamente libero e montava unbel cavallo nero prestatogli da Nube Rossa.Appena vide il cow-boy si levò il cappello, <strong>di</strong>cendogli incattivo inglese:– Grazie, signore, <strong>di</strong> quanto avete fatto per me.– Gli uomini della medesima razza devono aiutarsiscambievolmente, giovanotto – rispose Bennie. – Oggi è toccatoa me rendervi questo servigio e domani potrebbe toccare a voi.Affrettiamoci: qualcuno vi aspetta al mio campo.– Qualcuno!... – esclamò il prigioniero, con stupore misto agioia. – Forse che avete salvato qualche altro?64


– Sì, un uomo alto, bruno come voi, colla barba nera.– Mio zio!...– Io non so se sia vostro zio, vi <strong>di</strong>co però che quelbrav'uomo, quantunque sia stato scotennato, è non solo vivo, maanche in via <strong>di</strong> guarigione. La sua capigliatura non spunterà più,ma cosa importa?– Gran Dio!... Lo hanno scotennato?...– Cosa volete, giovanotto?... Gl'in<strong>di</strong>ani hanno ancora labrutta abitu<strong>di</strong>ne <strong>di</strong> ornarsi coi capelli dei vinti. Orsù, algaloppo!...I quattro cavalli partirono ventre a terra, seguendo la rivadel lago. Bennie, da uomo che non si fidava completamente deidue guerrieri <strong>di</strong> Nube Rossa, percorsi cinquanta passi, avevacominciato a trattenere il suo mustano, lasciandosi sorpassaredagli altri tre e mettendosi in coda.Gli premeva guardarsi le spalle e sorvegliarecontemporaneamente Corno Vuoto e Vitello Bianco, poiché nonsi fidava affatto dell'amicizia <strong>di</strong> Nube Rossa e delle sue proteste<strong>di</strong> affezione verso il Gran Cacciatore. Conosceva troppo benegl'in<strong>di</strong>ani per contare sulle loro parole, e per illudersi sulla lorogenerosità.Anzi, pur galoppando, continuava a volgersi in<strong>di</strong>etro eguardava specialmente il bosco, temendo <strong>di</strong> vedersi inseguito o<strong>di</strong> cadere in qualche imboscata abilmente preparata.– Hum! – mormorava, crollando il capo. – Se riesco agiungere al campo, senza perdere la capigliatura, domani miaffretterò ad andarmene molto lontano, assieme a Back ed albestiame. Qui non spira più buon'aria per noi e me lo saprà <strong>di</strong>represto la Coda Screziata.Fortunatamente le sue brutte previsioni, almeno pelmomento, non si avverarono. Il drappello poté attraversaretranquillamente tutta la parte boscosa della riva del lago senza65


fare cattivi incontri e giungere nella prateria.Sul margine dell'ultimo lembo della foresta, i cavalieriaccordarono ai mustani un breve riposo, poi verso la mezzanotteripartirono <strong>di</strong> buon trotto, inoltrandosi attraverso le alte erbe.Bennie cominciava a rassicurarsi, nulla avendo notato <strong>di</strong>sospetto nel contegno dei due in<strong>di</strong>ani. Se Nube Rossa non avevatentato il colpo fra le macchie, dove un'imboscata era facile, erada sperarsi che nulla accadesse nella prateria, tanto più che unasplen<strong>di</strong>da luna piena brillava in cielo, permettendo <strong>di</strong> scorgereun cavaliere a grande <strong>di</strong>stanza.Ormai tranquillo, Bennie si era messo alla testa e spronavail corsiero, impaziente <strong>di</strong> giungere all'accampamento.Doveva essere l'una, quando sulla sconfinata prateria<strong>di</strong>stinse la coperta del carro, la quale spiccava come una grandemacchia bianca sul verde cupo delle alte erbe. Un lungo respirogli uscì dal petto, un vero respiro <strong>di</strong> sollievo.– Finalmente!... – esclamò. – Speriamo che nulla siaaccaduto.Galoppò fino a un centinaio <strong>di</strong> passi dal carro, poi s'arrestò,<strong>di</strong>cendo ai due in<strong>di</strong>ani:– Voi aspetterete qui il ritorno della Coda Screziata. Laggiùvi sono gli uomini della Gran Madre e voi non dovete entrarenel loro campo.– Il Gran Cacciatore <strong>di</strong>ffida <strong>di</strong> noi?... – chiese CornoVuoto, non <strong>di</strong>ssimulando un gesto <strong>di</strong> malumore.– No, ma così è stato convenuto fra me e Nube Rossa.– Sia, però noi non affideremo il prigioniero al GranCacciatore se prima non giungerà qui la Coda Screziata – <strong>di</strong>sseil Vitello Bianco.– Ciò è giusto: aspettatemi.Bennie s'avanzò al passo verso il carro, attorno al quale siscorgevano, sdraiati confusamente, i buoi ed i cavalli.66


Non ne <strong>di</strong>stava che pochi metri, quando vide alzarsi fra leerbe una forma umana, la quale gli spianò contro un fucile,gridando.– Sono io, Back – rispose il cow-boy.– Tu, Bennie?– In carne ed ossa.– Ed il prigioniero?...– È salvo; dorme ancora Coda Screziata?– Lo credo.– Va' a svegliarlo e conducilo qui, e avverti lo scotennatoche gli conduco suo nipote.– Fra due minuti sarò da te.– Una parola ancora; hai notato nulla <strong>di</strong> sospetto?...– Assolutamente nulla, ma...– Ah!... V'è un ma?...– Io non so, tuttavia due ore or sono ho u<strong>di</strong>to dei lupi aurlare verso il bosco, poi ne ho veduti quin<strong>di</strong>ci o venti fuggireattraverso la prateria.– Diavolo!... – esclamò Bennie, aggrottando la fronte elanciando verso il nord un lungo sguardo. – Chi avrà spaventatiquei lupi?... Hum!... Che odore <strong>di</strong> tra<strong>di</strong>mento che si sente qui!...Back, affrettati; poi attacca i cavalli al carro e sveglia ilbestiame.– Vuoi partire?– Di corsa, mio caro, o lasceremo qui le nostre capigliature.Il messicano ne sapeva abbastanza. Si slanciò a tutte gambeverso il carro, tagliò le corde che imprigionavano la pellerossa elo svegliò con una brusca scossa, <strong>di</strong>cendogli:– Ehi, amico, in pie<strong>di</strong>; vi sono dei tuoi camerati che tiaspettano.L'in<strong>di</strong>ano, che era ancora mezzo addormentato, sistropicciò gli occhi, poi la fronte, si alzò lentamente in pie<strong>di</strong>67


senza manifestare né sorpresa, né gioia per quelle parole, escorgendo quel gruppo <strong>di</strong> cavalieri immobili fra le alte erbe, sene andò tranquillamente, limitandosi a <strong>di</strong>re:– A' hu!...Corno Vuoto e Vitello Bianco, vedendo avanzarsi CodaScreziata lasciarono andare il prigioniero dalla pelle bianca, ilquale si affrettò a scendere dal mustano e raggiungere Bennie.Coda Screziata passò <strong>di</strong>nanzi a loro, salì colla sua solitacalma sul mustano nero della Nube Rossa, poi volgendosi versoil cow-boy e tendendo verso <strong>di</strong> lui la destra, con un gesto pieno<strong>di</strong> minaccia, gli <strong>di</strong>sse:– Avrò la tua capigliatura.Poi allentò le briglie e s'allontanò a corsa sfrenata, seguìtodal Vitello Bianco e da Corno Vuoto, mentre Bennie alzava lespalle, <strong>di</strong>cendo:– Sì, se mi troverai!...68


LA FUGAQuando Bennie giunse al campo, Back aveva già fattoalzare il bestiame a gran colpi <strong>di</strong> frusta, e stava attaccando icavalli al carro monumentale, avendo l'abitu<strong>di</strong>ne <strong>di</strong> obbe<strong>di</strong>resempre prontamente al vecchio scorridore <strong>di</strong> prateria, chesapeva molto prudente e molto pratico in fatti <strong>di</strong> pericoli.Bennie lasciò che il giovane prigioniero si occupasse delloscotennato, e si mise ad aiutare febbrilmente il compagno,essendo ansioso <strong>di</strong> prendere il largo al più presto, presentendo,col suo infallibile istinto <strong>di</strong> cacciatore, una imminente sorpresa.La minaccia <strong>di</strong> Coda Screziata, la fuga dei lupi, e la rapaceavi<strong>di</strong>tà degl'in<strong>di</strong>ani, nonché il loro spirito ven<strong>di</strong>cativo, eranomotivi sufficienti per fargli sospettare un improvviso ritorno <strong>di</strong>Nube Rossa, il quale non doveva essersi così facilmenterassegnato a perdere il prigioniero che già aveva votato allamorte.A quei due uomini bastarono <strong>di</strong>eci minuti per attaccare icavalli e per radunare il bestiame. Stavano per dare il segnaledella partenza, quando il giovane prigioniero, che aveva avutoun colloquio collo scotennato, comparve <strong>di</strong>cendo:– Vedo che voi vi preparate a lasciare questo posto.– È vero – rispose Bennie. – Bisogna premunirsi contro unnuovo attacco da parte degl'in<strong>di</strong>ani.– Dove andate?– Sulle rive orientali del lago, per ora.– Passerete accanto al nostro carro?– Vi preme?...– Vi è colà una cassa che gl'in<strong>di</strong>ani non hanno forse potuta69


sfondare e che potrebbe più tar<strong>di</strong> essere per noi ed anche pervoi, d'immensa utilità, nel caso che vi decideste a seguirci.– Che cosa <strong>di</strong>avolo può contenere?... – chiese Bennie. – Hou<strong>di</strong>to vostro zio a parlare <strong>di</strong> tesori favolosi.– Che cosa vi sia entro io lo ignoro, ma mio zio vipregherebbe <strong>di</strong> non abbandonarla nella prateria.– Se lo desidera, passeremo vicino al carro e cercheremo <strong>di</strong>caricarla sul nostro. Come sta vostro zio?...– Si lamenta <strong>di</strong> acuti dolori, però è un uomo forte, d'unarobustezza eccezionale, e mi ha detto che in caso <strong>di</strong> pericolopotrete contare su <strong>di</strong> lui.– Ecco una promessa che giungerà forse in tempo,giovanotto.– Coniamo qualche pericolo?– Lo temo.– Disponete della mia vita.– No, giovanotto, cercheremo <strong>di</strong> risparmiarla – <strong>di</strong>sseBennie, ridendo. – Corna <strong>di</strong> bisonte!... Valeva forse la pena <strong>di</strong>aver giuocato così bene Nube Rossa e Coda Screziata per poifarvi riprendere e aggiungervi anche le nostre capigliature?...Salite a cassetta, giovanotto, e guidate i cavalli del carro, mentreio e Back ci occuperemo del bestiame, ma... <strong>di</strong>temi, come vichiamate?– Armando Falcone.– Benissimo, Armando, a posto e affrettiamoci a partire.Ad un fischio del cow-boy i sei cavalli si misero incammino trascinando il carro, mentre Back, armato d'un lungoscu<strong>di</strong>scio, la cui correggia non misurava meno <strong>di</strong> cinque metri,sferzava vigorosamente il bestiame cercando <strong>di</strong> spingerlo <strong>di</strong>etroal pesante rotabile.Bennie, quando vide tutti in movimento, passò alla testa egaloppò innanzi per parecchie centinaia <strong>di</strong> metri, onde esplorare70


le erbe della prateria, e per poter meglio evitare, al bisogno, ilpericolo che temeva.La luna era allora tramontata, ed una fitta oscurità erapiombata sull'immensa pianura. In cielo scintillavano solo lestelle, però la loro luce, velata da una leggera nebbia, non erasufficiente a rompere le tenebre. Bennie, cogli occhi bene apertie gli orecchi tesi, ascoltava attentamente e guardava dovunque,seguendo cogli sguar<strong>di</strong> le capricciose linee <strong>di</strong> fuoco dellelucciole, e porgendo ascolto alle strida monotone dei grilli infesta, alle lontane urla delle coyotes, ai muggiti del bestiame, ilquale pareva niente affatto contento <strong>di</strong> quella marciaimprovvisa, ed al cigolare delle ruote e delle sale del pesantefurgone.Come era sua abitu<strong>di</strong>ne, teneva sul <strong>di</strong>nanzi della sella ilrifle, anzi, non contento, aveva alzata la fascia per mettere alloscoperto la cartucciera, onde essere più pronto a ricaricarel'arma.Mentre egli esplorava il terreno, il carro, tirato dai seicavalli guidati dal giovane Armando, s'avanzava lentamenteattraverso la prateria, oscillando a destra ed a manca in causadell'ineguaglianza del terreno, e <strong>di</strong>etro vi camminavaconfusamente il bestiame, aizzato dalle frustate <strong>di</strong> Back.Di tratto in tratto qualche giovenca capricciosa, o qualchevitello, usciva dal gruppo mettendosi a correre fra le erbe, ma ilmessicano, che non li perdeva <strong>di</strong> vista, ben presto era loroaddosso, e con una frustata sapientemente somministrata, licostringeva a rientrare nelle file più che in fretta.Quando Bennie poté <strong>di</strong>stinguere il carro degli emigrantiche giaceva ancora allo stesso posto, tornò in<strong>di</strong>etro al galoppo,<strong>di</strong>cendo ad Armando:– Ci siamo; sarà pesante la cassa?...– Lo suppongo – rispose il giovanotto.71


– Credete che sia proprio necessaria a vostro zio? Mirincrescerebbe perdere del tempo, specialmente in questomomento.– Mi ha raccomandato <strong>di</strong> non abbandonarla.– Che contenga qualche tesoro?– Lo dubito; ma se mio zio ci tiene tanto a non lasciarlanella prateria, avrà le sue buone ragioni.– Così deve essere, ma... <strong>di</strong>temi, voi non siete americani.– No, signore.– Me ne accorgo dal modo con cui storpiate la linguainglese – <strong>di</strong>sse il cow-boy, ridendo.– Siamo emigranti italiani.– Ah!... Italiani?... E da dove venivate?...– Da Blattleford, dove mio zio Guglielmo era <strong>di</strong>rettored'una officina meccanica che poi fu <strong>di</strong>strutta da un incen<strong>di</strong>o.– E dove andavate?...– Nell'Alaska.– Corna <strong>di</strong> bisonte!... Avete detto?...– Nell'Alaska.– Quella regione è ben lontana, mio caro!... Cornad'antilope!... Voi avete avuto il coraggio d'intraprendere simileviaggio!... Non sapete che ci vogliono almeno due mesi e piùper giungere alle frontiere del territorio inglese?...– Lo sapevamo e contavamo <strong>di</strong> giungere colà verso la metàdel giugno, salvo accidenti imprevisti, ossia al principiare dellabuona stagione. Siamo ai primi d'aprile, dunque vedete...– Silenzio, giovanotto!...– Che cosa avete?...– Corna <strong>di</strong> bisonte!... Ecco un'altra banda <strong>di</strong> lupi chefugge!... Chi può aver spaventato quei predoni a quattro gambe?Hum!... Ecco un mistero che mi mette indosso delle serieinquietu<strong>di</strong>ni. Giovanotto, occupatevi della cassa e non72


<strong>di</strong>menticatevi, al primo sparo, <strong>di</strong> tagliare le corregge ai seicavalli del carro e d'inforcarne uno voi ed uno vostro zio.– Contate su <strong>di</strong> me.Bennie lanciò il mustano al galoppo, <strong>di</strong>rigendosi verso ilcarro degli emigranti, ed oltrepassatolo s'arrestò sul margine delbosco, mettendosi in ascolto. Rassicurato dal silenzio cheregnava colà, s'inoltrò lentamente scrutando le macchie vicine.Aveva appena fatti pochi passi, quando gli sembrò <strong>di</strong> u<strong>di</strong>re dellefoglie secche a scrosciare. S'arrestò <strong>di</strong> colpo puntando il fucile,però ogni rumore era cessato. Rimase alcuni istanti immobile,sapendo quanto gli in<strong>di</strong>ani sono pazienti all'agguato, ma senzaalcun risultato.– Forse sarà stato qualche tacchino selvatico – mormorò. –Bah!... Non commetterò l'imprudenza <strong>di</strong> avventurarmi in questobosco e mi terrò nella prateria finché spunta l'alba.Tornò in<strong>di</strong>etro e vide Back ed il giovane Armando che siaffaticavano a trascinare giù dal carro abbandonato una cassa <strong>di</strong>quercia lunga un metro, e che pareva pesante.– È quella? – chiese.– Sì – rispose Armando.– Potete portarla?– Il giovanotto è forte – rispose il messicano. – Sorveglia i<strong>di</strong>ntorni e lascia fare a noi.Mentre trasportavano la cassa, Bennie era tornato nelbosco, curioso <strong>di</strong> sapere se era stato un animale od un uomo afar scrosciare le foglie. Era assai inquieto e tanto più locrucciava l'assenza completa delle coyotes che aveva sempretrovate numerose in quel luogo.Spronato da quei timori, si era nuovamente avanzato sottogli alberi, guardando attentamente a destra ed a manca, efermandosi per ascoltare, quando gli sembrò <strong>di</strong> u<strong>di</strong>re, in<strong>di</strong>rezione del lago, un sordo rumore che pareva prodotto dal73


galoppo accelerato d'un grosso numero <strong>di</strong> animali forniti <strong>di</strong>zoccoli.– Toh!... – mormorò. – Che siano dei bisonti?...Balzò a terra, appoggiò un orecchio al suolo ed ascoltò,rattenendo il respiro.Stava per alzarsi, quando il suo mustano si mise a nitrire.– Sono cavalli!... – esclamò. – Caribou ha l'orecchio acuto,e li ha sentiti.Balzò in sella e spronò il mustano, mentre si guardava allespalle con ansietà. Ormai aveva compreso <strong>di</strong> che cosa sitrattava: i suoi timori si erano avverati.Attraversò la foresta come un fulmine, e appena vide icompagni, i quali stavano per riprendere la marcia, avendocaricata già la cassa, si mise a gridar loro:– Preparatevi a fuggire!... Tagliate le corregge e lasciate ilcarro!... Gl'in<strong>di</strong>ani stanno per piombarci addosso!...Back, udendo quei coman<strong>di</strong> si era precipitato verso i seicavalli, mentre il giovane Armando era lestamente scivolato nelcarro per avvertire suo zio del grave pericolo che correvano.Lo scotennato, non ostante i suoi dolori, si era affrettato alasciare il suo giaciglio, <strong>di</strong>cendo con voce ferma:– Datemi un fucile.– Potete montare a cavallo? – gli chiese Bennie, che era giàgiunto presso il carro.– Sì, lo potrò.– Back, un fucile ed una cartucciera al signore.– È fatto, Bennie.– E voi, Armando?...– Sono già armato – rispose il giovane.– Al galoppo, amici, se vi preme la capigliatura.– E la cassa? – chiese lo scotennato. – Sarà la vostrafortuna.74


– Ritorneremo a prenderla, se ne avremo il tempo – risposeBennie. – Su, via, e lasciate che i cavalli del carro galoppino aloro talento. Non ci abbandoneranno, state certi.I quattro cavalieri partirono ventre a terra, seguìti dagli altriquattro cavalli del carro che trascinavano ancora le bardaturetagliate.Bennie e Back, che montavano i migliori mustani, eranopassati alla retroguar<strong>di</strong>a per proteggere la ritirata, mentre ilbestiame, sorpreso <strong>di</strong> venire abbandonato, si <strong>di</strong>sperdeva per laprateria correndo all'impazzata, credendo forse <strong>di</strong> venire assalitoda qualche banda <strong>di</strong> lupi.– Vengono?... – chiese Back, che galoppava a fianco <strong>di</strong>Bennie.– Fra qualche minuto li avremo alle spalle.– Erano molti?...– Non ho potuto vederli, ma penso che Nube Rossa e CodaScreziata non saranno stati così sciocchi da lanciarci allecalcagna una dozzina <strong>di</strong> guerrieri.– Sicché cre<strong>di</strong> che saranno molti?– Certo, Back.– Speri <strong>di</strong> condurci in salvo?...– Tutto <strong>di</strong>pende dalla resistenza dei nostri cavalli e delloscotennato. Quell'uomo è un pro<strong>di</strong>gio <strong>di</strong> forza per resistere allescosse <strong>di</strong>sor<strong>di</strong>nate del suo mustano. Tuttavia se possiamogiungere sulle rive del lago, potremo riderci dei furori dellaNube Rossa.– E perché?...– Conosco un nascon<strong>di</strong>glio che ci metterà al coperto daisuoi attacchi.– Salveremo la pelle, ma perderemo il bestiame, Bennie.– Ciò riguarda il signor Harris. In quanto a noi seguiremoquesti emigranti che pare abbiano scoperta qualche pro<strong>di</strong>giosa75


miniera. Ah!... Eccoli!...Back si era bruscamente voltato in<strong>di</strong>etro. In mezzo alletenebre aveva scoperto quaranta o cinquanta cavalieri irromperedal bosco e lanciarsi sulla grande prateria con fantastica rapi<strong>di</strong>tà.I loro corsieri, vivamente eccitati, galoppavanofuriosamente attraverso alle erbe, su due file lunghissime,sfiorando appena il suolo.– Corna <strong>di</strong> bisonte!... – esclamò Bennie. – Sono troppi pernoi, pure i loro cavalli non devono essere più freschi dei nostri.Ehi, Back, gl'in<strong>di</strong>ani sono cattivi bersaglieri, però bada alla tuatesta.– Procurerò <strong>di</strong> tenermi fuori la portata dei loro winchesters.I loro ninnoli non mi fanno paura.– Ah!... Scherzi?... Buon segno, amico mio. Eh!... Caribou,allunga un po' il passo, se non vuoi ricevere una scarica nelventre. Là, benissimo!... Ehp!... Ehp!... In caccia, Nube Rossa!...Bennie e compagni ti faranno correre a lungo!...– E lo scotennato, potrà resistere a lungo, Bennie?– Corna <strong>di</strong> bisonte!... – esclamò il cow-boy, il cuientusiasmo era d'un colpo svanito. – Non avevo pensato a quelpovero uomo!... No, è assolutamente impossibile che possaresistere ad una lunga corsa, nelle con<strong>di</strong>zioni in cui si trova.– E così?...– E così siamo in un bell'imbarazzo, Back!... Corna del<strong>di</strong>avolo!... Non avevo pensato a lui.– Uno svenimento può coglierlo.– È vero. L'uomo è robusto, energico, senza dubbio, ma leforze possono venirgli meno!– Bennie!– Bisogna prendere una decisione estrema prima che spuntil'alba e che gl'in<strong>di</strong>ani si avvicinino.– Che cosa vuoi fare?...76


Il cow-boy invece <strong>di</strong> rispondere, si volse sulla sella eguardò <strong>di</strong>etro <strong>di</strong> sé. Gl'in<strong>di</strong>ani avevano allora formato un ampiosemicerchio ed acceleravano la corsa, trovandosi ancora anotevole <strong>di</strong>stanza, a circa un miglio. Guardò <strong>di</strong>nanzi a sé e vide,a circa cinquecento passi, elevarsi una piccola altura la quale siestendeva in <strong>di</strong>rezione dei boschi costeggiami il lago.– Possiamo approfittarne – mormorò.Poi, volgendosi verso Back:– Tu conosci bene le rive del lago, è vero?... – gli chiese.– Sì, Bennie.– Sai dove si trova l'insenatura delle Volpi?...– L'ho visitata due settimane or sono. Si trova <strong>di</strong>etro i pinigiganti.– Hai veduto quella washingtonia che s'innalza per ottantae più metri su <strong>di</strong> un isolotto, e che è tanto grossa da potercontenere nel suo interno quaranta o cinquanta persone?...– Ho ammirato quel colosso della vegetazione.– Sappi adunque che quella washingtonia è vuota alla suabase, e che verso il lago ha un'apertura prodotta dal tarlo, capace<strong>di</strong> lasciar passare comodamente un uomo.«Appena noi avremo attraversata quell'altura che per alcuniminuti ci toglierà alla vista degl'in<strong>di</strong>ani, tu e lo scotennato vigetterete nel bosco, vi spingerete sulle rive del lago ed andrete acercare un rifugio nella washingtonia.«Non sei tu che Nube Rossa vuol prendere, né loscotennato, che ormai non ha per gl'in<strong>di</strong>ani alcun valore,essendo stato già privato della capigliatura, quin<strong>di</strong> nessuno,molto probabilmente, si curerà <strong>di</strong> voi.«Mentre vi porrete in salvo, io ed Armando ci faremoinseguire per allontanare le pellirosse, riservandoci più tar<strong>di</strong> <strong>di</strong>venirvi a raggiungere.»– Potrete resistere a tanti uomini?...77


– I nostri mustani sono corridori infaticabili, e poi abbiamoquelli del carro che ci seguono sempre. Lascia a noi la cura <strong>di</strong>far correre Nube Rossa ed i suoi guerrieri.– Non oso lasciarti, Bennie – <strong>di</strong>sse Back con vocecommossa.– Vuoi lasciare nelle mani degl'in<strong>di</strong>ani lo scotennato?...Giacché lo abbiamo raccolto dobbiamo pensare a proteggerlo.Corna <strong>di</strong> bisonte!... Siamo uomini <strong>di</strong> cuore, noi. Ecco la collina:un'ultima galoppata in compagnia, poi separiamoci. Ehp!...Ehp!... Avanti Caribou!... Urrah!...78


L'AGGUATO DELLE PELLIROSSEI quattro mustani, seguìti sempre dagli altri quattro delcarro, che non avevano abbandonati i loro padroni, quantunquefossero completamente liberi, salirono la collinetta senzarallentare il passo, la superarono passando fra le macchie <strong>di</strong>cespugli che coprivano la cima, e scesero, come una volata <strong>di</strong>corvi, il versante opposto, slanciandosi nella prateria sottostante,la quale si stendeva verso il nord con leggere ondulazioni,formando la così detta rolling-prairie (prateria ondulata).Trovandosi i cavalieri al coperto dagli sguar<strong>di</strong> degl'in<strong>di</strong>ani,ed a breve <strong>di</strong>stanza dai boschi fiancheggianti le sponde orientalidel lago, decisero prontamente la separazione.– Spicciati, Back!... – gridò Bennie. – Se non approfittiamo<strong>di</strong> questo istante, ti tirerai addosso una partita d'in<strong>di</strong>ani. Orsù,piega a sinistra, cacciati nel bosco e va' ad aspettarci allawashingtonia. Se scorgi dei cavalieri presso al lago verrai araggiungerci e allora si farà quello che si potrà. SignorGuglielmo, potete resistere ancora una mezz'ora?...– Lo spero – rispose lo scotennato.– Seguìte il mio compagno adunque.– E mio nipote? – chiese il meccanico, con una certainquietu<strong>di</strong>ne.– Terrà compagnia a me, ma non temete per noi. Abbiamosei cavalli a nostra <strong>di</strong>sposizione, e con tante gambe avremo buongiuoco sui mustani delle pellirosse.– Grazie <strong>di</strong> aver pensato a me – <strong>di</strong>sse Armando. – È unaprova <strong>di</strong> fiducia che mi rende orgoglioso.– Presto, partite – gridò Bennie.79


– Dio vi protegga – risposero Back e lo scotennato,allontanandosi frettolosamente.– Avanti, giovanotto – <strong>di</strong>sse il cow-boy.I due cavalieri partirono <strong>di</strong> galoppo attraverso alla prateria,fiancheggiati dai quattro cavalli del carro, mentre Back eGuglielmo scomparivano nel bosco.Bennie e Armando avevano percorsi appena cinquecentopassi, quando u<strong>di</strong>rono alle spalle un forte schiamazzo.Volgendosi, videro gl'in<strong>di</strong>ani scendere il versante della collina ingruppo serrato.I rossi guerrieri, che <strong>di</strong>stavano ancora un buon chilometro,non dovevano essersi ancora accorti della scomparsa dei duecavalieri in causa della <strong>di</strong>stanza e dell'oscurità, e correvano<strong>di</strong>etro ai sei cavalli galoppanti nella prateria.Appena toccato il piano, Bennie, che non li perdeva <strong>di</strong>vista, li vide <strong>di</strong>stendersi ancora in forma <strong>di</strong> semicerchio,occupando uno spazio <strong>di</strong> almeno cinquecento metri e spingendomolto innanzi le ali estreme.– Ah!... Sperano <strong>di</strong> prenderci in mezzo – mormorò. –Bah!... La vedremo, miei cari.Poi, volgendosi verso Armando che cavalcava alla suasinistra tenendo in mano il fucile, gli chiese:– Voi non avete paura, è vero, giovanotto?...– Oh no!... – rispose questi, sorridendo. – Mio zio mi haabituato ai pericoli.– Sapete adoperare bene il fucile?...– Sono un buon rifleman, come voi <strong>di</strong>te. Prima <strong>di</strong> unirmi amio zio, ho servito due anni in qualità <strong>di</strong> cacciatore presso unin<strong>di</strong>an-agent 11 del forte Qu' Appelle, nell'Assiniboia.– Ora comprendo perché vi mantenete in sella così bene.11 Sono in<strong>di</strong>vidui che servono d'interme<strong>di</strong>ari fra gl'in<strong>di</strong>ani ed i bianchi. Perlo più sono vecchi scorridori <strong>di</strong> prateria.80


Nella prateria si fa buona scuola.– È vero, signor Bennie.– Ah!... – esclamò il cow-boy, che si era voltato perguardare gl'in<strong>di</strong>ani. – Cominciano a guadagnare su <strong>di</strong> noi.– Sproniamo?...– Non ancora, Armando; lasciamoli accostarsi e cerchiamo<strong>di</strong> fare un buon doppio colpo. D'altronde abbiamo quattrocavalli <strong>di</strong> ricambio.– Mi sorprende come quelli del carro ci seguano sempre.– Sono abituati a non lasciarmi, e non ci abbandonerannonemmeno quando cominceranno le fucilate. Tenete pronto ilrifle per quando spunterà l'alba.– Comincia già a sorgere.– Sì, e fra mezz'ora manderemo nostre nuove a Nube Rossaed a Coda Screziata.Mentre così chiacchieravano con piena tranquillità, comefacessero una semplice trottata per <strong>di</strong>porto, gl'in<strong>di</strong>ani forzavanoi loro mustani per guadagnare via. Erano però solamente quellidelle ali che si avvicinavano, non quelli del centro, i qualiinvece pareva che cercassero <strong>di</strong> non esaurire troppo presto leforze dei loro animali, per non trovarsi più tar<strong>di</strong>nell'impossibilità <strong>di</strong> continuare la caccia.Quei valenti cavalieri, cresciuti sul dorso dei rapi<strong>di</strong> cavalli<strong>di</strong> prateria, <strong>di</strong> gran lunga superiori ai più instancabili cow-boys,e che cavalcano delle giornate intere senza aver bisogno né <strong>di</strong>staffe, né <strong>di</strong> sella, né <strong>di</strong> speroni, conoscevano troppo bene laresistenza dei loro destrieri, per ridurli a mal partito prima deltempo.Pel momento il centro si accontentava <strong>di</strong> mantenere la<strong>di</strong>stanza, lasciando alle ali l'incarico <strong>di</strong> stringersi addosso aifuggiaschi.Bennie però, come aveva detto, aveva buon giuoco coi suoi81


cavalli <strong>di</strong> ricambio. Lasciava che gl'in<strong>di</strong>ani delle ali siaccostassero pronto non<strong>di</strong>meno ad abbandonare il suo Caribou,al primo in<strong>di</strong>zio <strong>di</strong> stanchezza, per lanciarsi in sella ad un altrocavallo fra quelli che lo seguivano caracollando ai suoi fianchi.L'alba intanto sorgeva, <strong>di</strong>radando le tenebre e <strong>di</strong>ffondendouna luce vivissima sulla vasta prateria. Il primo raggio <strong>di</strong> solenon doveva essere lontano.Ad un tratto Bennie udì un urlìo furioso risuonare fragl'in<strong>di</strong>ani.– Ah!... – esclamò. – Ora si sono accorti della scomparsa <strong>di</strong>Back!... Miei cari, a quest'ora è al sicuro, e vi sfido a trovarlo.– Credete che sia giunto al rifugio? – chiese Armando.– Scommetterei una buona carabina a ripetizione contro unpezzo <strong>di</strong> tabacco, che stanno facendo colazione col migliorappetito.– Non verranno scoperti?...– Non abbiate questo timore; nessuno sa <strong>di</strong> certo che quelcolosso della vegetazione, da me scoperto per caso, è vuoto.Siete pronto a fare un buon colpo?...– Non aspetto che il vostro comando.– Bravo, giovanotto.Arrestò violentemente Caribou, e si guardò alle spalle.I cavalieri dell'ala destra molto più innanzi <strong>di</strong> quelli dellasinistra, non si trovavano che a quattrocento metri, e aizzavanovivamente i loro mustani per guadagnare rapidamente via.– È un bel tiro, ma si può provare – mormorò. – A mel'in<strong>di</strong>ano che monta quel bellissimo cavallo bianco, e che sitrova <strong>di</strong>nanzi a tutti; a voi il secondo che monta quel morellodalla lunga coda.– Lo vedo – rispose il giovanotto.Volsero i mustani, e puntarono simultaneamente i fucili,mentre i cavalli del carro approfittavano <strong>di</strong> quella breve sosta82


per mangiare alcune foglie succolenti <strong>di</strong> buffalo-grass.Gl'in<strong>di</strong>ani, vedendosi presi <strong>di</strong> mira, impugnarono i lorowinchesters, ma furono prevenuti. Due spari rimbombarono, uno<strong>di</strong>etro l'altro.L'in<strong>di</strong>ano che montava il cavallo bianco, colpitodall'infallibile palla del Gran Cacciatore, aprì le braccia, poistramazzò pesantemente al suolo, lasciandosi sfuggire l'armache teneva in mano, mentre il cavallo morello, attraversato dallapalla <strong>di</strong> Armando, s'inalberava bruscamente, cadendo poi <strong>di</strong>quarto assieme al cavaliere.Urla <strong>di</strong> furore salutarono quel doppio colpo, mentre Bennieed il suo giovane compagno ripartivano <strong>di</strong> gran galoppo.Una scarica salutò la loro pronta ritirata, però le palle nongiunsero a segno, essendo quasi tutti gl'in<strong>di</strong>ani me<strong>di</strong>ocrissimibersaglieri, solamente uno dei quattro cavalli del carro parve chefosse stato sfiorato da qualche proiettile, poiché lo si videscartare bruscamente, quin<strong>di</strong> lanciarsi innanzi a tutta velocità,mandando un lungo nitrito.– Bravo giovanotto mio – esclamò Bennie, allegramente.– Ho mancato l'uomo – rispose Armando arrossendo.– Uccidendo il cavallo avete pure messo fuori <strong>di</strong>combattimento il cavaliere, il quale non potrà ora più seguire icompagni. Avete fatto un bel tiro, mio caro, ve lo <strong>di</strong>co io, un tiroche molti cow-boys vi invi<strong>di</strong>erebbero.– Ricominceremo?...– Più tar<strong>di</strong>, Armando. Cerchiamo per ora <strong>di</strong> stancarli.I mustani, eccitati vivamente, avevano ripresa la corsasalendo e scendendo le ondulazioni della prateria, però i duemontati, e specialmente quello <strong>di</strong> Bennie che aveva percorsoquel lunghissimo tratto lungo le rive del lago, cominciavano adare segni <strong>di</strong> stanchezza.Anche quelli degl'in<strong>di</strong>ani pareva che non si trovassero in83


con<strong>di</strong>zioni migliori.Quelli delle due ali, dopo aver fatto uno sforzo estremo perguadagnare terreno, a poco a poco rimanevano sempre piùin<strong>di</strong>etro, mentre si avvantaggiavano un po' quelli del centro, iquali ora si avanzavano in forma d'un immenso triangolo, il cuivertice era formato da un mustano bellissimo montato da CodaScreziata.La caccia all'uomo continuò una mezz'ora ancora, interrottada qualche colpo <strong>di</strong> winchester, che mai colpiva il segno incausa delle scosse <strong>di</strong>sor<strong>di</strong>nate dei cavalli.Bennie, che sentiva Caribou a sbuffare, stava per dare ilcomando <strong>di</strong> cambiare i cavalli, quando tutto d'un tratto il suodestriero cadde <strong>di</strong> peso, mandando un nitrito <strong>di</strong> dolore.Prima che il cavaliere avesse potuto prevederequell'improvvisa caduta, si sentì scagliare innanzi da quellabrusca fermata. Armando lo vide volteggiare due volte in aria,poi capitombolare, tre metri innanzi in mezzo alle alte erbe.– Signor Bennie!... – gridò, arrestando con una vigorosastrappata il proprio mustano.Stava per balzare <strong>di</strong> sella onde slanciarsi in aiuto del suocompagno, quando vide sorgere fra le alte erbe, due in<strong>di</strong>aniarmati <strong>di</strong> fucile.Pronto come il lampo, il giovanotto spianò la carabina alpiù vicino e fece fuoco. L'uomo cadde col cranio fracassato, mal'altro lo prendeva <strong>di</strong> mira alla <strong>di</strong>stanza <strong>di</strong> trenta passi.Mancandogli il tempo <strong>di</strong> prevenirlo, con una furiosasperonata fece impennare il mustano per coprirsi col corpodell'animale. Quell'abile manovra lo salvò da certa morte.L'in<strong>di</strong>ano aveva fatto fuoco, ma la palla, invece <strong>di</strong>abbattere il giovane cavaliere, aveva attraversato il cavallo daparte a parte, entrandogli nel petto e uscendogli <strong>di</strong>etro la groppa.L'animale, fulminato, cadde trascinando Armando.84


Il giovanotto quantunque stor<strong>di</strong>to per la caduta, stava perrialzarsi, quando <strong>di</strong>nanzi a lui echeggiò un terzo sparo, seguìtoda una voce che <strong>di</strong>ceva:– E due!... A furia <strong>di</strong> doppietti finiremo collo sbarazzarci daquesta torma <strong>di</strong> cani idrofobi!...– Bennie, siete voi? – chiese il giovanotto alzandosi.– Sì, Armando – rispose il cow-boy. – Mi sono levato intempo per ammirare il vostro coraggio e per mandare <strong>di</strong>ritto dalGrande Spirito quell'in<strong>di</strong>ano che si preparava a scotennarvi.– Siete ferito?...– Un po' fracassato, ma niente <strong>di</strong> guasto. A cavallo,giovanotto, o gli altri guadagneranno via.I quattro cavalli del carro si erano arrestati intorno aCaribou, il quale faceva sforzi <strong>di</strong>sperati per rialzarsi, senz'essereperò capace a riuscirvi.– Corna <strong>di</strong> bisonte!... – urlò Bennie, con accento <strong>di</strong> doloremisto a ira. – Il mio mustano s'è spezzata una gamba!... Ecco unanimale che rimpiangerò a lungo.Lo sbarazzò rapidamente della sella, bardò uno dei quattromustani del carro, mentre Armando faceva altrettanto con unaltro, poi salì in arcione gridando:– Badate!... Vi è una corda tesa <strong>di</strong>nanzi a noi!...– Dove? – chiese Armando.– Fra le erbe.Allargarono le gambe raccogliendo le briglie, e fecero fareai due mustani un bel salto che li portò al <strong>di</strong> là della corda, laquale era stata abilmente tesa dai due in<strong>di</strong>ani.– L'avete veduta? – chiese Bennie.– Sì.– I furfanti!... Senza la vostra presenza <strong>di</strong> spirito ed ilvostro colpo <strong>di</strong> fucile, qualcuno <strong>di</strong> noi avrebbe lasciata la suacapigliatura nelle mani degl'in<strong>di</strong>ani.85


– Che vi siano altri agguati?– Io non lo so; apriremo bene gli occhi e devieremo.– Come hanno fatto quelle due pellirosse a precederci?...Ciò mi sorprende.– Forse erano partiti molto prima degli altri. Ah!... Nonvedete i loro cavalli a fuggire attraverso la prateria?... Liavevano nascosti facendoli coricare fra le erbe. Orsù, spronatesenza riguardo ora, e procuriamo <strong>di</strong> prendere il largo piegandoverso le rive del lago.I due mustani che fino allora li avevano seguìti in pienalibertà, spronati vivamente, partirono ventre a terra,guadagnando in soli pochi minuti più <strong>di</strong> cinquecento passi suicavalli già esausti degli inseguitori.Gli altri due li seguivano sempre, pronti a sostituirli,correndo ora <strong>di</strong>nanzi ed ora ai fianchi dei due fuggiaschi.Percorso un altro miglio, Bennie si volse.Dei quaranta e più in<strong>di</strong>ani, solamente <strong>di</strong>eci o do<strong>di</strong>ciresistevano ancora; tutti gli altri avevano dovuto arrestarsi e sivedevano <strong>di</strong>spersi per la prateria, ad una <strong>di</strong>stanza tale da far loroperdere ogni speranza <strong>di</strong> poter dare la caccia alle duecapigliature degli uomini bianchi.– Benissimo!... – esclamò il cow-boy, allegramente. – Orasono una dozzina ancora, e fra un quarto d'ora saranno due o tresolamente, ed allora faremo parlare un'ultima volta i fucili. Sietestanco, giovanotto?– Un poco, lo confesso – rispose Armando.– Vi domando mezz'ora, poi vi riposerete, amico.– Guadagniamo sempre?...– Siamo già a mille metri.– Che bravi cavalli sono i vostri.– Sono stati scelti da me con grande cura. Diavolo! Nellaprateria dalle gambe d'un buon cavallo <strong>di</strong>pende la salvezza del86


cow-boy. Che <strong>di</strong>sgrazia aver perduto il mio Caribou! Era uncavallo impareggiabile che non potrò forse più mai surrogare.Orsù!... Al <strong>di</strong>avolo quei dannati in<strong>di</strong>ani!... Coda Screziata me lapagherà però, parola <strong>di</strong> Bennie Blight!...I quattro cavalli, eccitati dai due cavalieri, <strong>di</strong>voravanointanto lo spazio con lena crescente, salendo e scendendo leondulazioni della pianura.La prateria tendeva allora a cambiare. Alle alte graminacee,alle macchie <strong>di</strong> erba salvia, <strong>di</strong> assenzio, <strong>di</strong> semprevivi campestri,<strong>di</strong> opunzie nane, alle saponacee ed ai buffalo-grass,succedevano boschetti <strong>di</strong> nocciuoli selvatici, <strong>di</strong> girasolisplen<strong>di</strong><strong>di</strong> coi loro gran<strong>di</strong> fiori gialli volti al sole, <strong>di</strong> sommachi, <strong>di</strong>salici rossi e <strong>di</strong> pioppi bianchi del Canadà, chiamati dagliamericani cotton wood ossia alberi del cotone, perché le lorofoglie si coprono al <strong>di</strong> sotto d'una specie <strong>di</strong> lanugine, piantesomiglianti alle querce e la cui presenza in<strong>di</strong>ca quasi sempre lavicinanza <strong>di</strong> stagni o <strong>di</strong> fiumi.Qua e là si vedevano poi delle immense macchie nere priveaffatto d'ogni vegetazione, in<strong>di</strong>canti un incen<strong>di</strong>o recente,appiccato per lo più dall'imprevidenza degl'in<strong>di</strong>ani i quali pocosi curano che brucino venti miglia quadrate <strong>di</strong> prateria od unaforesta intera. È molto se risparmiano le <strong>di</strong>stese dei girasoli deicui semi oleosi si nutriscono, ed i boschetti <strong>di</strong> sommaco chefumano mescolato alla corteccia del salice rosso, quando nonpossono avere tabacco migliore.– Siamo vicini al lago – <strong>di</strong>sse Bennie. – Involontariamenteabbiamo descritto un ampio semicerchio che ci ha portati versole rive orientali del Piccolo lago.Si volse e guardò gl'in<strong>di</strong>ani. Non ce n'erano che tre; tutti glialtri erano rimasti in<strong>di</strong>etro e molto probabilmente avevanoraggiunto il grosso della banda, rinunciando alle duecapigliature dei bianchi.87


– Ah!... Ah!... – esclamò il cow-boy. – Si sono finalmentedecisi a tornarsene in<strong>di</strong>etro.– E quei tre? – chiese Armando.– Ora penseremo a loro, tanto più che vedo Coda Screziata.Quel dannato in<strong>di</strong>ano non rinuncerà alla sua vendetta, ne sonocerto, ma siamo abili tiratori, è vero, Armando?... Saliamo quelpoggio e li attenderemo nella pianura. Orsù, ancora uno sforzo,povere bestie.I quattro cavalli salirono una collinetta cosparsa <strong>di</strong>cespugli, poi <strong>di</strong>scesero il versante opposto, arrestandosi pressoun gruppo <strong>di</strong> querce nere che crescevano sulle rive d'un piccolostagno.Bennie e Armando balzarono a terra coi fucili in mano edattesero la comparsa degl'in<strong>di</strong>ani.– Devo abbattere gli uomini od i cavalli? – chieseArmando.– Gli uomini, giovanotto mio. Bisogna sopprimerli tutti etre o seguiranno più tar<strong>di</strong> le nostre tracce e verranno ad assalircinel nostro nascon<strong>di</strong>glio. Ah!... Eccoli!...Un in<strong>di</strong>ano era comparso sulla cima della collinetta,seguìto subito da Coda Screziata e da un altro. I loro cavalli,bianchi <strong>di</strong> schiuma, pareva che non fossero più capaci <strong>di</strong>reggersi poiché <strong>di</strong> tratto in tratto incespicavano col pericolo, incaso d'una caduta, <strong>di</strong> non più rialzarsi.Vedendo i due bianchi a terra, i tre in<strong>di</strong>ani mandarono grida<strong>di</strong> trionfo, credendo che fossero stati costretti ad arrestarsi per lastanchezza estrema dei mustani.Coda Screziata afferrò il winchester mentre gli altri due,che erano armati <strong>di</strong> lance e che pareva possedessero i miglioricavalli della tribù, si slanciavano giù dalla collina, sferzandofuriosamente i loro destrieri.Bennie era balzato fuori dal boschetto seguìto dal giovane88


Armando.Puntò rapidamente il fucile mirando il primo in<strong>di</strong>ano che sitrovava a soli trecento passi, poi fece fuoco.Cavallo e cavaliere, colpiti forse contemporaneamente,caddero, scomparendo fra le alte erbe. Un istante dopo il primos'alzò fuggendo a gran galoppo, lasciando a terra l'estintopadrone.– A voi, Armando!... – gridò Bennie.Il giovanotto mirava già il secondo in<strong>di</strong>ano che si eraarrestato a mezza via, titubante. Lo sparo fu seguìto da un urlo<strong>di</strong> dolore e l'uomo cadde.Coda Screziata fermò il proprio cavallo ed aprì un verofuoco <strong>di</strong> fila contro i due bianchi, ma al quinto sparo lo si videvacillare, poi cadere assieme alla cavalcatura.Bennie, che aveva introdotta una nuova cartuccia nelfucile, aveva fatto fuoco, e, come sempre, non aveva mancato alcolpo.– In sella, giovinotto!... – urlò. – Il lago è <strong>di</strong>etro queglialberi.Balzarono sui loro cavalli e s'allontanarono a spron battuto,senza u<strong>di</strong>re una voce minacciosa che gridava loro:– Avrò le vostre capigliature!...89


SULLE RIVE DEL PICCOLO SCHIAVOMezz'ora dopo quell'inseguimento ostinato, a cui eranosfuggiti per miracolo, Bennie ed il suo compagno giungevanosulle rive del lago, in un luogo riparato da gran<strong>di</strong> pini e da abetineri che lanciavano ar<strong>di</strong>tamente le loro punte a cinquanta eperfino a sessanta metri d'altezza.Essendo stanchi, decisero <strong>di</strong> arrestarsi qualche ora, ancheper lasciare tempo agl'in<strong>di</strong>ani <strong>di</strong> ritirarsi, temendo d'incontrarequalche altra banda sulle rive del lago.Bennie e Armando fecero raccolta <strong>di</strong> lamponi, si <strong>di</strong>viserofraternamente tre biscotti che fortunatamente avevano trovatinelle tasche, poi si coricarono in mezzo alle erbe, sorvegliando icavalli che si erano subito messi a pascolare.Il luogo pareva assolutamente deserto. Nessuna capanna,né alcun wigwan si vedeva alzarsi su quelle sponde, né alcuncanotto solcare le placide acque del lago. Anche la selvagginamancava. Solamente sugli alberi gracchiavano alcuni corvi e sivedevano volare su i rami alcuni colombi selvatici, mentrepresso i canneti si u<strong>di</strong>vano a strepitare alcune coppie d'uccelliacquatici.Bennie ed il suo giovane compagno sostarono unamezz'ora, porgendo attento ascolto per raccogliere i più piccolirumori che potevano annunciare un ritorno offensivodegl'in<strong>di</strong>ani, poi risalirono in sella, riprendendo la corsa.– An<strong>di</strong>amo a raggiungere i compagni – <strong>di</strong>sse il cow-boy adArmando. – Dovranno essere assai inquieti per la nostra assenzae chi sa, forse ci crederanno già uccisi e scotennati.– Credete che abbiano potuto giungere al rifugio?...90


– Non abbiamo u<strong>di</strong>ta alcuna detonazione echeggiare versoquelle rive, buon segno adunque. Ma...– Che cosa avete?...– Sapete che mi tormenta un pensiero?– E quale?...– Che ho avuto torto a non risalire il colle per vedere seCoda Screziata era stato proprio ucciso. Or<strong>di</strong>nariamente nonmanco mai ai miei colpi <strong>di</strong> fucile, però non sono interamenterassicurato sulla morte <strong>di</strong> quel furfante.– Anche se non l'aveste ucciso, credo che nessuna speranzagli rimarrebbe <strong>di</strong> riprendervi.– Eh!... Giovanotto mio, voi non sapete quanto gl'in<strong>di</strong>anisono cocciuti nelle loro vendette.– Volete un consiglio, signor Bennie?– Parlate.– Venite con noi nell'Alaska.– Tale viaggio non mi spaventa, ve lo assicuro, quantunquequella regione sia un po' troppo lontana, vorrei però sapere checosa andremo a fare colà.– Ve lo <strong>di</strong>rà mio zio.– Vedete, per me, vecchio scorridore delle praterie,cacciatore e cercatore d'oro, poco mi cale essere qua o a casa del<strong>di</strong>avolo, purché vi sia da guadagnare un po' <strong>di</strong> dollari od un po'<strong>di</strong> sterline e non mi rinchiudano in una città. Cosa volete?...Amo immensamente la vita libera e non vi rinuncerei a nessunacon<strong>di</strong>zione.– Nell'Alaska non vi sono città.– Tanto meglio.– Verrete con noi?...– E perché no?... Ormai il bestiame è perduto e se tornassiad Edmonton dovrei subire dei rabbuffi da parte del signorHarris, il quale, malgrado i suoi milioni e le sue mandrie91


sterminate, ci tiene molto ai suoi buoi ed ai suoi cavalli.– Credo che nulla avrete da perdere nel cambio, anzi tuttoda guadagnare. Si tratta <strong>di</strong> raccogliere oro a palate.– Corna <strong>di</strong> bisonte!... Ecco una parola che fa drizzare gliorecchi, specialmente ad un vecchio minatore. Siete certo <strong>di</strong>ciò?...– Udrete mio zio, signor Bennie.– Mi mettete in grande curiosità!... Eh!... Dorso Nero,allunga un po' il trotto, mio caro. Mi preme vedere il signorFalcone, se non lo sai.Il cavallo che montava, come se lo avesse compreso,accelerò la corsa, seguìto da quello <strong>di</strong> Armando e dagli altri duedel carro, galoppando sul margine della pineta, la quale siarrestava a trenta o quaranta passi da luogo.Quella seconda corsa durò una buona mezz'ora, senza chequegli impareggiabili mustani rallentassero un solo istante,sebbene galoppassero da <strong>di</strong>eci ore con poche interruzioni; ad untratto Bennie, che era <strong>di</strong>ventato silenzioso, concentrando la suaattenzione nello scrutare il bosco, esclamò improvvisamente:– Là!... Guardate, Armando.– Dove? – chiese il giovanotto.– Dinanzi a noi, presso la riva del lago, non vedetequell'isolotto <strong>di</strong>stante soli pochi passi dai canneti?...– Dove cresce quell'enorme pino?...– Precisamente, Armando; entro quel colosso sinascondono Back e vostro zio.– Speriamo <strong>di</strong> trovarli.– Non ne dubito. Forza, Dorso Nero, se vuoi riposare su <strong>di</strong>un buon letto <strong>di</strong> fresche graminacee e <strong>di</strong> buffalo-grasssuccolento.I due cavalieri ripresero la corsa, tenendo però in mano ifucili, non fidandosi completamente della tranquillità che92


egnava sulle rive del lago. Qualche animale cominciava adapparire sui margini della foresta e fuggiva frettolosamenteall'avvicinarsi dei cavalli. Per lo più erano coyotes, ma talvoltasi vedeva anche qualche grosso lupo grigio, fiere pericolose, sesono in numero, e che osano scagliarsi perfino contro gli uominiarmati.Il pino gigante intanto ingran<strong>di</strong>va a vista d'occhio. Era una<strong>di</strong> quelle piante enormi chiamate dagli americani sequoja e dainaturalisti pinus albertina che s'incontrano <strong>di</strong> frequente nelleparti occidentali dell'America del Nord, specialmente sulle faldedella Sierra Nevada, della Nuova California, su quelle dellaCatena delle Cascate e delle Montagne Rocciose.Questi colossi se non possono gareggiare coi famosieucalyptus amygdalina del continente australiano, i qualiraggiungono talvolta delle altezze incre<strong>di</strong>bili, perfino <strong>di</strong>quattrocento e ottanta pie<strong>di</strong> ossia <strong>di</strong> cento e ventisei metri, 12 lisuperano per circonferenza, la quale può talvolta superare quelladei più famosi baobab dell'Africa.Alla loro base sono così immensi, che quaranta uomini nonpotrebbero abbracciarli, anzi ne furono trovati <strong>di</strong> quelli cosìenormi da poter dare, nel loro interno, una festa da ballo <strong>di</strong> venticoppie!...Il pino entro cui dovevano aver trovato rifugio il messicanoe lo scotennato, non era dei più giganteschi, pure lanciava la suacima ad ottanta o novanta metri dal suolo, ed aveva alla baseuna tale circonferenza da poter riparare comodamente do<strong>di</strong>ciuomini ed altrettanti cavalli.Sorgeva su d'un isolotto lontano <strong>di</strong>eci o do<strong>di</strong>ci metri dallariva, occupandolo quasi tutto colla sua mole straor<strong>di</strong>naria.Bennie, giunto a circa duecento passi dalla riva, scorse due12 Quelli scoperti da Kleen e da Berwick sulle montagne dei fiumi Yorra eLatrobc.93


cavalli che pascolavano liberamente sul margine del bosco, esubito li riconobbe.– Sono quelli che montavano i nostri compagni – <strong>di</strong>sse. –Buon in<strong>di</strong>zio!...Aveva appena pronunciate quelle parole, quando videapparire sull'isolotto il messicano, il quale gli gridò con vocegiuliva:– Ben felice <strong>di</strong> rivederti!... Erano quattro ore che mistruggevo per l'ansietà. E gl'in<strong>di</strong>ani?...– Tutti rimasti in<strong>di</strong>etro.– E Coda Screziata?– Ucciso, almeno lo spero. È giunto nessuno <strong>di</strong> quegliidrofobi su queste rive?...– E mio zio? – gridò Armando.– Riposa tranquillamente su un bel fascio d'erbe fresche.Lasciate i cavalli e venite a riposarvi.Bennie ed Armando scesero <strong>di</strong> sella, liberarono gli animalidalle bardature, presero i fucili e le rivoltelle, e s'affrettarono adattraversare quel piccolo canale, dove l'acqua era così bassa danon toccare il mezzo metro.Il messicano <strong>di</strong>ede ad entrambi una vigorosa stretta <strong>di</strong>mano, poi li fece girare intorno al colossale albero, arrestandosi<strong>di</strong>nanzi ad un'apertura larga appena due pie<strong>di</strong>, ma alta assai eche pareva prodotta dall'opera lenta, ma continua, del tarlo.– Accomodatevi nella mia casa – <strong>di</strong>ss'egli, gaiamente.– La conosco – rispose Bennie, ridendo.Strisciò attraverso l'apertura e si trovò in una specie <strong>di</strong>caverna scavata entro il gigante, e tanto vasta, da contenerequin<strong>di</strong>ci persone. Il tarlo o qualche malattia aveva danneggiatoassai l'interno del pino ed il legno, roso, sminuzzato da chissàquanti secoli, era stato ridotto in polvere, la quale, si eraaccumulata alla base.94


In un angolo, comodamente sdraiato su un bel fascio d'erbefresche che rendevano più soffice la polvere legnosa, Benniescorse lo scotennato il quale, appena vedutolo, si sollevòtendendogli la mano.– Sono ben contento <strong>di</strong> rivedervi ancora vivo – <strong>di</strong>sse ilpoveruomo.– Ed io d'avervi ancora una volta salvato, signor Falcone –rispose il cow-boy.– Ed Armando?...– Eccomi, zio!... – gridò il giovanotto, balzandonell'interno e correndogli vicino.– Signore – <strong>di</strong>sse Bennie, rivolgendosi allo scotennato chesorrideva al nipote. – Potete essere orgoglioso <strong>di</strong> questo bravogiovanotto, ve lo <strong>di</strong>ce un vecchio scorridore <strong>di</strong> prateria. Corna <strong>di</strong>bisonte!... Con simile compagno andrei anche più lontanodell'Alaska, ve lo assicuro.– Oh!... Non esagerate, signor Bennie – rispose Armando.– State zitto, corna <strong>di</strong> montone!... I cow-boys non sono usiad esagerare né a mentire.– Lo so che mio nipote è ar<strong>di</strong>to – rispose lo scotennato,gettando uno sguardo d'orgoglio su Armando. – E gl'in<strong>di</strong>ani, sisono ritirati?...– Ritengo che Nube Rossa si sia ormai rassegnato alasciarci in pace. D'altronde lui che temeva la fame, ha fatto unabella razzia che lo consolerà del <strong>di</strong>spiacere <strong>di</strong> non aver potutoscotennarci. Diavolo!... Duecento capi <strong>di</strong> bestiame valgono benecento bisonti.– Quale rovina per voi, e tutto per salvarci.– Nulla abbiamo perduto noi, signore, e come <strong>di</strong>cevo pocofa a vostro nipote, il proprietario è tanto ricco da non accorarsitroppo per tale per<strong>di</strong>ta.– Mi rincresce per la cassa però.95


– Ancora!... – esclamò Bennie. – Vi è proprio necessariaper andare nell'Alaska?...– Sì.– Allora torneremo a prenderla. Suppongo che le pellirossenon l'avranno mangiata.– Nel nostro e pel vostro interesse, quella cassa ci sarà <strong>di</strong>immensa utilità nell'Alaska, se vorremo raccogliere molto oro emolto presto.– Dell'oro!... Inten<strong>di</strong> Back, il signore promette molto oro.Cos'hanno scoperto adunque nell'Alaska?...– Delle miniere favolose – rispose lo scotennato.– Ma... aspettate!... Mi pare d'aver u<strong>di</strong>to parlare aEdmonton <strong>di</strong> miniere che sarebbero state scoperte nel vecchioposse<strong>di</strong>mento dell'Impero russo, però nessuno voleva prestarvifede, ritenendo tali notizie inventate apposta per attirare colonisu quelle terre.– È vero – <strong>di</strong>sse Back.– No, amici – <strong>di</strong>sse lo scotennato. – Quelle notizie eranovere ed io ne ho avuta la conferma da un irlandese che avevoavuto la fortuna <strong>di</strong> salvare da certa morte. Quell'uomo ritornavadall'Alaska, dopo quattro mesi <strong>di</strong> viaggio, portando con sécentosessanta chilogrammi d'oro puro e mi <strong>di</strong>ceva ch'egli erastato il meno fortunato <strong>di</strong> tutti quelli che avevano lavorato inquei placers.– Corna <strong>di</strong> satana!... Centosessanta chilogrammi d'oro!... –esclamarono Bennie e Back.– Sì, e raccolti in soli quaranta giorni <strong>di</strong> lavoro.– E dove si trovano quei placers così immensamentericchi? – chiese Bennie.– Nelle vallate del Klondyke, un fiume che nasce suifianchi del monte Sant'Elia.– Non lo conosco, non avendo mai oltrepassato la frontiera96


dell'antica colonia russa, ma ho percorso i territori del Nord-Ovest e della Columbia britannica, e se quel fiume meravigliosoesiste... Corna <strong>di</strong> bisonte!... Noi lo troveremo!...– La sua esistenza non si può porre in dubbio essendo,dopo l'Yucon, uno dei più grossi corsi d'acqua dell'Alaska.– Allora noi vi andremo, signore. Io e Back ce neinten<strong>di</strong>amo <strong>di</strong> placers e <strong>di</strong> claims, avendo già lavorato insiemenelle miniere argentifere del Colorado; ed io ho cercato, perparecchio tempo, pagliuzze d'oro sul Fraser della Columbia.– Ecco due vali<strong>di</strong> aiuti trovati miracolosamente – <strong>di</strong>sse loscotennato. – Fra tre mesi noi potremo giungere nell'Alaska,ossia vi arriveremo nella stagione propizia e faremo raccoltad'oro; però mi è necessaria la cassa.– Ci <strong>di</strong>rete finalmente cosa contiene.– Degli oggetti che probabilmente non troveremo neicampi auriferi del Klondyke e che ci saranno <strong>di</strong> utilità immensa.Vi è uno sluice per la lavatura della sabbia, delle zappe, dellevanghe, dei picconi ed una considerevole quantità <strong>di</strong> mercurio,necessario per purificare prontamente il prezioso metallo.– Uno sluice e del mercurio!... Sono cose troppo utili perabbandonarle nella prateria, e che si devono assolutamentericuperare. Domani io e Back andremo a cercare il carro.– E gl'in<strong>di</strong>ani?– Bah!... Saranno ritornati ai loro wigwan per fare un'orgia<strong>di</strong> carne col bestiame del signor Harris.– Ed il carro, contate <strong>di</strong> condurlo con noi?...– Mi sembra che per un viaggio così lungo ci debba esserepiù d'impiccio che <strong>di</strong> utilità, e vi proporrei <strong>di</strong> adoperare i nostrianimali. Siete buon cavaliere voi?...– Sì, lo sono, però la mia ferita non è ancora rimarginata emi produce ancora dei dolori orribili.– Attenderemo la vostra guarigione, signore. Intanto97


occuperemo il tempo a cacciare, mancando <strong>di</strong> viveri, ed aseccare le carni.– Spero fra <strong>di</strong>eci giorni <strong>di</strong> poter essere in grado <strong>di</strong> tenermiin sella senza sofferenze.– Ve lo auguro, signore. Ehi, Back, hai niente da offrirci?...Io ed Armando moriamo <strong>di</strong> fame.– Non ho pel momento che una fiaschetta <strong>di</strong> whisky, alcunibiscotti e delle mandorle <strong>di</strong> pino.– Ci accontenteremo per ora, è vero, Armando?... Domanicercheremo <strong>di</strong> sorprendere qualche capo <strong>di</strong> selvaggina, dei topi<strong>di</strong> prateria per esempio, che sono numerosi in questi d'intorni.– Vi è qualche cosa <strong>di</strong> meglio, Bennie – <strong>di</strong>sse il messicano.– Cos'hai scoperto?...– Una tribù <strong>di</strong> castori.– Dove?– Alla foce d'un fiumicello che si scarica nel lago, unmiglio più al sud.– Benissimo!... Se si tratta <strong>di</strong> una <strong>di</strong>stanza così breve,questa sera spero <strong>di</strong> potervi offrire un arrosto <strong>di</strong> castoro. Verrete,Armando?– Disponete <strong>di</strong> me, signor Bennie.– Facciamo colazione, poi una dormita e prima deltramonto andremo a trovare quegli intelligenti animaletti.98


LA CACCIA AI CASTORIDue ore prima che l'astro <strong>di</strong>urno compisse il suo giro,Bennie ed Armando, che non si erano abbastanza saziati collemandorle del pino gigante, lasciavano l'isolotto colla speranza <strong>di</strong>regalarsi una cena ben più sostanziosa e più delicata.Avute da Back le in<strong>di</strong>cazioni necessarie per trovare il corsod'acqua, salirono sui loro mustani già ben pasciuti e ben riposati,<strong>di</strong>rigendosi verso il sud del lago. Tenendosi sempre sul marginedella pineta, per poter, in caso <strong>di</strong> pericolo, nascondervisi, inmeno <strong>di</strong> mezz'ora attraversarono la <strong>di</strong>stanza, giungendo sullimite <strong>di</strong> una vasta radura semicircondata da una prateriaubertosa, le cui graminacee avevano raggiunto <strong>di</strong>mensioniesagerate, probabilmente in causa dell'eccessiva ricchezza delsuolo.Il vecchio scorridore, nello scorgere la radura, avevasubito detto ad Armando:– Ecco le tracce del lavoro dei castori.Scesero <strong>di</strong> sella legando i due animali ad un ramo bassod'una quercia nera e si misero a costeggiare in silenzio le rive <strong>di</strong>quello stagno, procurando <strong>di</strong> tenersi celati <strong>di</strong>etro ai cespugli checrescevano numerosi.Quel bacino, poco profondo, aveva un circuito <strong>di</strong> un mezzomiglio e pareva abitato da soli volatili. Infatti non si vedeva chequalche superbo cigno nuotante tranquillamente in mezzoall'acqua, ad una tale <strong>di</strong>stanza da non poter venire raggiunto dauna palla o per lo meno molto <strong>di</strong>fficilmente; qualche coppia <strong>di</strong>avvoltoi, brutti uccellacci grossi come tacchini, colle pennegrigio-oscure, il becco bianco ed il collo color della carne e99


verrucoso, schifosi volatili che quando si vedono inseguiti oferiti vomitano addosso ai cacciatori il cibo che stanno<strong>di</strong>gerendo, e pochi trampolieri, grossi come allodole e collegambe lunghissime, squisitissimi però a mangiarsi.Bennie ed Armando, che procedevano sempre cauti,sapendo il primo quanto siano <strong>di</strong>ffidenti i castori, erano giàgiunti all'estremità opposta del bacino e stavano inoltrandosi inuna valletta che pareva conducesse a qualche corso d'acqua,quando u<strong>di</strong>rono un fragore assordante che pareva prodotto dallacaduta <strong>di</strong> un grosso albero entro uno stagno.– Gl'in<strong>di</strong>ani?... – chiese il giovinotto, armandoprecipitosamente il fucile.– No – rispose Bennie, sorridendo. – Sono stati i castori.– A produrre questo fracasso?...– Hanno fatto cadere qualche grosso pino.– I castori!... Quegli animali così piccoli? – chieseArmando, con stupore.– Vi sorprende?...– Non vi pare che vi sia da meravigliarsi?– Vi credo, perché voi non conoscete ancora i castori e nonavete mai veduto le <strong>di</strong>ghe che quei piccoli rosicanticostruiscono.– Delle <strong>di</strong>ghe?...– E che sembrano costruite dagli uomini, giovanotto mio.Quei meravigliosi costruttori, per ottenere dei bacini tranquilliche non vadano soggetti a delle piene, le quali non tarderebberoad inondare le casette della colonia e fors'anche <strong>di</strong>struggerle,erigono sui corsi d'acqua delle <strong>di</strong>ghe d'una soli<strong>di</strong>tà incre<strong>di</strong>bileche fanno argine alla corrente e che la costringono, se crescesse,a rovesciarsi altrove.– E con quali materiali?...– Cogli alberi che prima abbattono o meglio fanno cadere100


osicchiandoli alla base, e che poi spingono nel fiume.– È incre<strong>di</strong>bile ciò che mi raccontate, signor Bennie.– Può sembrarvi, più tar<strong>di</strong> vedrete che io non vi horaccontato delle frottole. Realmente, guardando quelle <strong>di</strong>ghe chetalvolta sono lunghissime, si stenterebbe a crederle opera <strong>di</strong>animali così piccoli, ma bisogna convincersi che gli uomini nonhanno mai preso parte a quelle costruzioni.«Voi non lo crederete, eppure i castori, specialmente inquesti territori e anche in quelli più settentrionali, coi loro arginihanno fatto subire al suolo primitivo delle trasformazionistraor<strong>di</strong>narie; hanno creato laghi e canali; hanno inondate foresteimmense facendo morire gli alberi; hanno mo<strong>di</strong>ficato il corso <strong>di</strong>numerosi fiumi ed hanno tramutato delle palu<strong>di</strong> in opulentipraterie.«Si calcola che questi animaletti abbiano sommerso colleloro barriere, metà del suolo nelle vicinanze della baia <strong>di</strong>Hudson.»– E sono lunghe quelle <strong>di</strong>ghe?...– Ve ne sono alcune che misurano perfino mezzo miglio.– Sommergendo tante terre i castori devono produrre deidanni rilevanti.– È vero, ma la loro razza, accanitamente cacciata, varapidamente scomparendo. La loro pelle è sempre ricercata, ed icacciatori della baia <strong>di</strong> Hudson e quelli della CompagniaAmericana dell'Alaska fanno ogni anno delle vere stragi.– Ditemi, signor Bennie, è vero che i castori sannofabbricarsi delle vere casette.– Verissimo e ve lo mostrerò fra poco. Sono <strong>di</strong> formarotonda, solidamente costruite con legni leggeri, per lo più <strong>di</strong>salice o d'ontano, e spalmate con una specie <strong>di</strong> stuccoimpermeabile.– E come fanno a spalmarle con quello stucco?...101


– Si servono della loro larga coda.– Come i muratori adoperano la cazzuola.– Precisamente, giovanotto. Ah!... Ci siamo!...Erano allora giunti all'estremità della valletta, la qualeterminava in un bacino del circuito <strong>di</strong> quattrocento metri,circondato da pioppi, da ontani, da salici e da abeti,comunicante, per mezzo d'un canale assai largo, con un piccolofiume, il quale pareva che andasse a scaricarsi nel lago.La prima cosa che Armando scorse, fu una solida <strong>di</strong>ga,costruita con tronchi d'albero piantati nel letto del bacino, lungaoltre sessanta metri, e <strong>di</strong>sposta in modo da sbarrare l'ingresso delcanale.– È stata costruita dai castori, è vero signor Bennie?... –chiese.– Sì e come vedete, impe<strong>di</strong>sce all'acqua che il canale ricevedal fiume, <strong>di</strong> riversarsi nel bacino.– Quella costruzione è meravigliosa.– Non vi <strong>di</strong>co <strong>di</strong> no.– Ed i castori dove sono?...– Là, guardate: non vedete sorgere dall'acqua quelle casetterotonde?... Sono almeno tre dozzine.– Sì, le scorgo.– Ed ecco i castori al lavoro; li vedete nuotare attorno aquel grosso ontano che galleggia in mezzo al bacino, e chelentamente viene spinto verso la <strong>di</strong>ga? Ha ancora i suoi ramiperché è stato appena abbattuto, ma i denti dei castori siporranno ben presto all'opera e li recideranno tutti.Armando guardò nella <strong>di</strong>rezione in<strong>di</strong>cata e vide un alberogalleggiare alla superficie del laghetto, circondato da uno stuolo<strong>di</strong> animaletti.– Ora mettiamoci in caccia – <strong>di</strong>sse Bennie. – Un arrosto lodesidero ardentemente.102


– E non temete che gl'in<strong>di</strong>ani odano lo sparo dei nostrifucili?...– Ormai saranno già giunti sulle rive occidentali del lago.– Si lasceranno avvicinare i castori?...– Venite, e vedrete che li sorprenderemo al lavoro;procuriamo però <strong>di</strong> tenerci sempre sottovento, e <strong>di</strong> non farrumore. Affrettiamoci, poiché non è prudente lasciare soli inostri cavalli sul margine della foresta. I baribal non mancanosulle rive del lago.Si cacciarono in mezzo agli alberi che si ergevanonumerosi intorno al bacino, e si avanzarono in silenzio,tenendosi sempre sottovento, onde le loro emanazioni nonallarmassero i piccoli lavoratori, i quali hanno l'olfattoacutissimo.Avevano già percorso duecento passi, quando Bennies'arrestò, mormorando ad Armando:– Credo che avremo un arrosto migliore e ben più grosso <strong>di</strong>un castoro.– Cosa avete veduto?...– Guardate <strong>di</strong>nanzi a noi, sulla riva del bacino.Armando guardò nella <strong>di</strong>rezione che il cow-boy gl'in<strong>di</strong>cava,e vide un animale, seduto sulle zampe posteriori, che parevaoccupato in una misteriosa faccenda.Essendosi alzata la luna, e brillando proprio <strong>di</strong> fronte aquell'animale, Armando poté osservarlo attentamente.Rassomigliava ad un piccolo orso, ed aveva anche qualchecosa del topo, d'un topo relativamente enorme, almeno nelmuso. Era lungo oltre mezzo metro, con una coda <strong>di</strong> venticinqueo trenta centimetri, ed aveva il pelame grigio giallognolo,screziato <strong>di</strong> nero.Completamente rassicurato dal silenzio che regnava nellaforesta, e nulla avendo da temere da parte dei castori, se ne stava103


placidamente seduto sul margine del bacino, cacciando <strong>di</strong>quando in quando le zampe posteriori nell'acqua per ritirarequalche cosa che poi manipolava per bene, collocandola poivicina a sé.– Che cosa fa? – chiese Armando, stupito. – Si <strong>di</strong>rebbe chequell'animale sta lavando o pescando.– Ed infatti il raccoon è occupato a lavare il suo cibo.– Eh!... Dite?...– Che prima <strong>di</strong> mettersi a cenare, da vero animale pulito,lava le sue castagne, o le larve, i pesci, i molluschi, ecc., checostituiscono il suo piatto or<strong>di</strong>nario.– Scherzate?...– No, Armando. Il raccoon, o procione, od orso lavatore, sevi piace meglio chiamarlo così, ha questa bella abitu<strong>di</strong>ne.Guardate con quanta serietà lava per bene il suo cibo, e loaccumula sulla riva per poi mangiarselo placidamente.– Vedo, signor Bennie; che <strong>di</strong>sgrazia essere così a corto <strong>di</strong>viveri.– Lo so, ma abbiamo fame e la carne del raccoon èeccellente.Puntò il fucile, mirando l'animale che continuavatranquillamente a lavare ad una <strong>di</strong>stanza <strong>di</strong> settanta od ottantapassi, poi premette il grilletto.La detonazione echeggiò nella foresta, facendo fuggire icastori, e rombando lungamente sotto i vegetali, seguìta poi daun sordo tonfo. Il povero raccoon,interrotto bruscamente nella sua operazione dalla brutalepalla del cacciatore, era capitombolato nel bacino.Bennie ed Armando si slanciarono sulla riva, es'affrettarono a pescarlo prima che l'acqua lo portasse al largo.– Povera bestia – <strong>di</strong>sse Armando. – Ucciso mentre sipreparava a cenare.104


– Servirà da cena a noi, giovanotto, ed anche da colazione,essendo ben grasso questo raccoon. Ritorniamo, giacchécomincio a u<strong>di</strong>re i latrati delle coyotes, e le urla dei lupi.Si caricò l'animale sulle spalle, e tutti e due si misero incammino, seguendo le rive del bacino.La notte era splen<strong>di</strong>da e tranquilla. La luna, in tutto il suosplendore, saliva in cielo, illuminando la prateria dei castori e laforesta come se fosse pieno giorno, e specchiandosi vagamentenelle acque del bacino, mentre le stelle scintillavano a milioni emilioni.Una fresca brezza carica degli acuti profumi dell'assenzio edell'erba menta della vicina prateria, soffiava ad intervalli,facendo stormire le foglie degli ontani, delle querce nere, deisalici e degli abeti.In lontananza si u<strong>di</strong>vano trillare i grossi grilli, edecheggiare <strong>di</strong> quando in quando l'ululato <strong>di</strong> qualche lupo grigiood il latrato <strong>di</strong> qualche coyote.Bennie ed Armando s'affrettavano, essendo un po' inquietipei loro cavalli che avevano lasciato al <strong>di</strong> là della valletta, legatial tronco d'un albero.Attraversata la piccola prateria dei castori, si cacciarono frale alture, e giunti all'altra estremità, u<strong>di</strong>rono i loro mustaninitrire in un certo modo che in<strong>di</strong>cava una vera inquietu<strong>di</strong>ne.Bennie, che temeva fossero stati assaliti da una torma <strong>di</strong>lupi o da qualche orso, scese rapidamente le ultime rocce dellavalletta, e con sua grande sorpresa vide i due mustanicompletamente liberi, che caracollavano sul margine del bosco.– Che cosa vuol <strong>di</strong>re ciò? – si chiese, afferrando il fucile. –Che abbiano avuta tanta forza da strappare le briglie?...Giovanotto mio, stiamo attenti e prepariamo le armi.Con un fischio chiamò i due mustani, i quali s'affrettaronoad accorrere, caracollando e nitrendo.105


– Ve<strong>di</strong>amo – <strong>di</strong>ss'egli, dopo d'aver gettato all'intorno unosguardo sospettoso.Prese le briglie e vide subito che erano state spezzate otagliate a metà.– Hum!... – mormorò. – Che mistero è questo?...– Sono state spezzate?...– No, Armando, recise con un colpo <strong>di</strong> coltello – rispose ilcow-boy, aggrottando la fronte.– E da chi?– Ecco il nodo della questione: da chi?... Che io sappia,nessun animale può recidere così nettamente delle corregge <strong>di</strong>questo spessore.– Siete ben certo <strong>di</strong> non ingannarvi?...– Oh!... Certissimo.– Allora qualcuno è venuto qui!– Così la penso anch'io.– E chi?...– Chi!... Chi?... Il <strong>di</strong>avolo mi porti se io lo so.– Qualche in<strong>di</strong>ano forse?...– È probabile.– E perché non li ha condotti con sé?...– Pel semplice motivo che gli sarà mancato il tempo.– Allora quell'uomo può essere poco lontano.– Certo, Armando, e forse sta spiandoci.– Che cosa contate <strong>di</strong> fare?– Salire subito a cavallo, ed allontanarci al galoppo perimpe<strong>di</strong>rgli <strong>di</strong> seguirci e <strong>di</strong> scoprire il nostro rifugio. Orsù,montate!...Salirono in sella. Bennie si mise <strong>di</strong>nanzi l'orso lavatore chenon voleva assolutamente abbandonare, e dopo d'aver guardataun'ultima volta la foresta, s'allontanarono a tutta velocità,spronando vivamente le loro cavalcature.106


Dopo mezz'ora <strong>di</strong> corsa velocissima giungevano sulle rivedel lago, <strong>di</strong> fronte al pino gigante, la cui cima pareva chetoccasse le stelle del firmamento.Attraversarono il braccio d'acqua e scesero <strong>di</strong>nanzi alnascon<strong>di</strong>glio, dove trovarono Back che stava legando gli altricavalli ad una ra<strong>di</strong>ce del colosso, non fidandosi <strong>di</strong> lasciarli liberisul margine della pineta.– Nulla <strong>di</strong> nuovo? – gli chiese Bennie.– Assolutamente nulla – rispose il messicano.– Non hai veduto nessun in<strong>di</strong>ano?...– No, ma perché questa domanda?... Mi sembri inquieto,Bennie.– Lo sono realmente, perché qualcuno cerca <strong>di</strong> scoprire ilnostro rifugio.– Di già?...– Bah!... Veglieremo attentamente, Back. Ecco intanto unbel raccoon che ci fornirà una deliziosa cena.– Sia il benvenuto: il fuoco lo aspetta.107


LE PIANTE DANZANTINulla essendo accaduto durante la notte che potessegiustificare i timori <strong>di</strong> Bennie, cioè che qualcuno cercasse <strong>di</strong>spiarli, l'indomani i due cow-boys decisero <strong>di</strong> fare una galoppatanella grande prateria per ritirare la cassa dello scotennato, cheormai anche essi tanto tenevano ad averla, e per vedere sepotevano ricuperare qualcuno degli oggetti lasciati nel carro.Raccomandato ad Armando <strong>di</strong> vegliare attentamente sulloscotennato durante la loro assenza, salirono sui mustani,slanciandosi attraverso il bosco che volevano visitare, temendoche colà si nascondesse l'in<strong>di</strong>ano che aveva tagliate le briglie.Quell'esplorazione non <strong>di</strong>ede alcun risultato, quantunqueBennie e Back avessero battuto accuratamente le macchie per unvasto tratto, facendo anche delle frequenti fermate per ascoltare.Convinti che nessuna spia ronzasse nei <strong>di</strong>ntorni del loronascon<strong>di</strong>glio, s'affrettarono a guadagnare la grande prateria cheera ri<strong>di</strong>ventata deserta, dopo la ritirata dei guerrieri <strong>di</strong> NubeRossa e <strong>di</strong> Coda Screziata.Fu cosa facile ritrovare la traccia lasciata da loro durante lacorsa notturna, non essendo per anco le alte erbe raddrizzate,dopo essere state calpestate da quella numerosa truppa <strong>di</strong> cavallilanciati a galoppo sfrenato.La presenza poi <strong>di</strong> numerosi lupi colà radunatisi perspolpare in<strong>di</strong>stintamente gli uomini ed i cavalli caduti durantequel furioso inseguimento, in<strong>di</strong>cava chiaramente che erano sullabuona via. D'altronde il grande carro non doveva tardare adapparire, elevandosi assai sulle erbe della pianura.Difatti mezz'ora dopo, verso il sud, scorsero la coperta108


ianca che il sole faceva vivamente spiccare fra la tinta verdecupa delle graminacee giganti e del buffalo-grass.– Temevo che gl'in<strong>di</strong>ani, <strong>di</strong>sponendo <strong>di</strong> tanti animali, loavessero condotto via – <strong>di</strong>sse Back.– Si sono più occupati delle bistecche che degli oggetticontenuti nel carro – rispose Bennie.– Allora troveremo ancora la cassa.– E qualche cosa d'altro, Back, almeno lo spero.Affrettarono la corsa, e poco dopo giungevano <strong>di</strong>nanzi alcarro, il quale si trovava ancora nel medesimo posto ove erastato abbandonato.Le pellirosse, come era d'aspettarsi l'avevano frugato, forsecolla speranza <strong>di</strong> trovare delle armi, delle munizioni, e delwhisky. Le casse erano state gettate a terra ed aperte, i barilicontenenti le provviste sfondati e semivuotati, la tela era stata inparte strappata.Bennie e Back trovarono però la cassa dello scotennatointatta. Gl'in<strong>di</strong>ani avevano <strong>di</strong> certo tentato <strong>di</strong> sforzarla, però legrosse tavole <strong>di</strong> quercia, guarnite <strong>di</strong> larghi chio<strong>di</strong>, avevanoresistito ai tomahawak dei guerrieri rossi.– Ecco una vera fortuna – <strong>di</strong>sse Bennie. – Mi sarebberincresciuto assai che l'avessero portata via.– E come faremo a portarla fino al rifugio?... È pesante, sai.– La trascineremo, poi <strong>di</strong>videremo gli oggetti in due oquattro cassette, onde poterle caricare sui due cavalli <strong>di</strong> riserva.Fortunatamente posse<strong>di</strong>amo ancora sei vigorosi animali.– E le nostre munizioni?... Che le abbiano trovate?...– Non lo credo.Il cow-boy entrò nel carro, sollevò una tavola che si trovavanella parte posteriore, e che celava un ripostiglio situato fra ledue ruote, e mandò un grido d'allegrezza.– Non sono stati furbi – <strong>di</strong>sse.109


– Vi sono ancora le munizioni?– Sì, Back. Abbiamo qui cinquecento cartucce per fucile, eduecento per le nostre rivoltelle, oltre quelle che portiamo.Raccogliamo tuttociò che può esserci utile, poi affrettiamoci aritornare al pino.Frugando in mezzo alle casse ed ai barili sfondati,trovarono parecchi oggetti che erano sfuggiti alla rapacitàdegl'in<strong>di</strong>ani: due pentole <strong>di</strong> ferro, un po' <strong>di</strong> gallette che eranostate <strong>di</strong>sperse fra le erbe, alcune scatole <strong>di</strong> conserve alimentari,un po' <strong>di</strong> lardo, del thè, e alcuni indumenti molto preziosi perloro, delle giubbe, delle scarpe ed alcune coperte.Raccolsero tutto con gran cura, levarono anche la tela delcarro che poteva servire da tenda, essendo formata d'un tessutoassai grosso, impenetrabile all'acqua, misero ogni cosa in alcunecasse che sospesero alle selle dei cavalli, poi legarono con unasolida fune la cassa dello scotennato per trascinarla fino al lororifugio.Poco prima del mezzodì, carichi dei loro preziosi oggetti,lasciavano non senza un po' <strong>di</strong> rammarico il grande carro cheper tanto tempo li aveva ricoverati, e si mettevano in marcia perraggiungere le rive del lago.Il ritorno si compì senza cattivi incontri, ma richiese nonmeno <strong>di</strong> tre ore in causa della pesante cassa che i cavalli eranocostretti a trascinare, e gli uomini a sollevare <strong>di</strong> frequente,specialmente nella traversata della foresta.Durante la loro assenza, Armando, che avevacostantemente vegliato sulla riva dell'isolotto, nulla avevaveduto <strong>di</strong> sospetto, rassicurando così completamente i timori <strong>di</strong>Bennie, il quale temeva ancora che qualche in<strong>di</strong>ano ronzasse nei<strong>di</strong>ntorni per scoprire il rifugio.Durante la giornata però i cow-boys fecero una nuovaescursione, spingendosi fino sul prato dei castori, e sempre con110


esito negativo. Pareva che gl'in<strong>di</strong>ani si fossero definitivamenteritirati nei loro villaggi situati sulle rive occidentali del lago, eche avessero rinunciato alle loro idee <strong>di</strong> vendetta, persuasi forseche il Gran Cacciatore avesse abbandonata la prateria,ripassando l'Athabasca.L'indomani e nei giorni seguenti, i due cow-boys edArmando s'occuparono dei preparativi della partenza, essendoormai tutti ansiosi <strong>di</strong> giungere nei favolosi placers dell'Alaska.Lo scotennato guariva a vista d'occhio, favorito dalla bellastagione e da un riposo assoluto. L'enorme piaga del capocominciava a cicatrizzarsi, e la pelle, brutalmente strappata dalcoltello degli in<strong>di</strong>ani, si rinnovava, non più liscia come prima, eper <strong>di</strong> più senza capelli, i quali non dovevano ormai più spuntaresu quel cranio mutilato.In pochi giorni il meccanico poteva essere in grado <strong>di</strong>affrontare i <strong>di</strong>sagi <strong>di</strong> quella lunga corsa, attraverso i semidesertiterritori dei posse<strong>di</strong>menti inglesi del Nord-Ovest.La grande cassa era stata sfondata, non potendo veniretrasportata a dorso <strong>di</strong> cavallo, in causa delle sue <strong>di</strong>mensioni e delsuo peso.I due cow-boys avevano levati i picconi, le zappe, i ba<strong>di</strong>li,lo sluice e la provvista <strong>di</strong> mercurio, e avevano <strong>di</strong>viso il tutto inquattro cassette facilmente caricabili; avevano quin<strong>di</strong>, collacoperta del carro, tagliata una comoda tenda per ripararsidurante la notte, e seccata una certa quantità <strong>di</strong> carne, avendoavuto la fortuna <strong>di</strong> abbattere un altro raccoon, alcuni castori edanche un grosso cigno del peso <strong>di</strong> trentacinque libbre.Il 18 aprile, ossia quattor<strong>di</strong>ci giorni dopo la per<strong>di</strong>ta delbestiame, i due cow-boys, Armando e l'antico <strong>di</strong>rettoredell'officina meccanica <strong>di</strong> Blattleford, ormai quasicompletamente guarito, <strong>di</strong> buon mattino lasciavano il pinogigante, risoluti a raggiungere i lontani placers del Klondyke.111


La giornata prometteva <strong>di</strong> essere bellissima, senza esseretroppo calda, ed i cavalli ben pasciuti e ben riposati facevanosperare una lunga e tranquilla marcia.Bennie ed Armando, <strong>di</strong>ventati ormai in<strong>di</strong>visibili compagni,e che si erano assunti l'incarico <strong>di</strong> provvedere la piccolacarovana <strong>di</strong> carne fresca, aprivano la marcia; <strong>di</strong>etro venivano idue cavalli carichi delle casse, dei viveri, delle munizioni, eultimi Back e lo scotennato.Lasciato il rifugio, si misero a costeggiare le rive orientalidel lago, per piegare più tar<strong>di</strong> verso il nord-ovest onde accostarsialla grande catena delle Montagne Rocciose, che dovevaguidarli fino alla frontiera del posse<strong>di</strong>mento americanodell'Alaska.Erano tutti <strong>di</strong> umore allegro, i due cow-boys soprattutto, iquali contavano già <strong>di</strong> raccogliere oro a piene mani nelle terredel Klondyke. Degl'in<strong>di</strong>ani non si occupavano ormai più,essendo convinti che Nube Rossa ed i suoi guerrieri nonpensassero più a loro, e che Coda Screziata fosse stato già<strong>di</strong>vorato dai lupi.Disgraziatamente un avvenimento inatteso fece lorocomprendere che tutto non era ancora terminato, coi rossiguerrieri <strong>di</strong> Nube Rossa.Avevano appena percorse due miglia e si preparavano agirare l'ultimo angolo del lago per piegare poi verso occidente,quando Bennie, che cavalcava sempre <strong>di</strong>nanzi con Armando,vide sventolare, sul margine del bosco, una specie <strong>di</strong> ban<strong>di</strong>erache pareva fatta con un pezzo <strong>di</strong> pelle.– Che segnale sarà quello? – si chiese, stupito. – Chequalche cacciatore abbia ucciso un animale e che abbia messa lapelle a seccare all'estremità <strong>di</strong> quel ramo?...– Ne vengono talvolta qui? – chiese Armando.– Sì, durante la buona stagione, ma ora è troppo presto.112


– Ehi!... Bennie!... – gridò in quell'istante Back. – Sai a checosa rassomiglia quella strana ban<strong>di</strong>era?...– A che cosa?...– Al totem degl'in<strong>di</strong>ani.– Corna <strong>di</strong> bisonte!... Tu hai ragione, Back.Spronò il mustano e si spinse verso quell'inesplicabileban<strong>di</strong>era che pendeva all'estremità d'un ramo <strong>di</strong> quercia nera, macollocata in modo da non isfuggire ad una persona che avessecosteggiato le rive settentrionali del Piccolo lago degli Schiavi.Bennie ed Armando videro che si trattava d'una pelle <strong>di</strong>castoro non ancora completamente seccata, e che sul rovescioportava <strong>di</strong>pinta una coda a vari colori.– Per centomila orsi!... – esclamò il cow-boy, che era<strong>di</strong>ventato pallido. – Sarebbe ancora vivo quel dannatobriccone?...– Chi?...– La Coda Screziata.– Da che cosa arguite ciò?...– Perché questo è il totem della sua piccola tribù, ossia lasua ban<strong>di</strong>era. Non vedete che vi è <strong>di</strong>pinta una coda screziata apiù colori.– È vero, signor Bennie.– Carramba!... – esclamò Back, che li aveva raggiunti. –Non mi ero ingannato!... Ciò vuol <strong>di</strong>re che il nostro nemico èancora vivo e che presto o tar<strong>di</strong> lo avremo alle spalle perscotennarci.– Ecco un uomo che ci darà delle noie – <strong>di</strong>sse Bennie.– Cre<strong>di</strong> che sia seguìto da alcuni della sua tribù?– Chi può <strong>di</strong>rlo, Back?...– Bennie, bisogna prendere il largo e presto.– Sì, e passare il Peace – <strong>di</strong>sse lo scotennato. – Attraversatoquel fiume, non avremo più a temere la Coda Screziata.113


– Così la penso anch'io, signore – rispose il vecchioscorridore. – Lasciamo le rive del lago e marciamo verso il nord,per giungere più presto che possiamo al fiume. Al <strong>di</strong> là vi è ilterritorio delle teste piatte ed i gran<strong>di</strong> ventri non possonoviolare, senza una <strong>di</strong>chiarazione <strong>di</strong> guerra, i territori <strong>di</strong> cacciadelle altre tribù.– Chi sono queste teste piatte?... – chiese Armando.– In<strong>di</strong>ani, non però così cattivi come i gran<strong>di</strong> ventri, e checi daranno, lo spero, buona accoglienza. Sproniamo e cerchiamo<strong>di</strong> guadagnare via.Le coste del Piccolo lago degli Schiavi furono tostoabbandonate ed il drappello si spinse risolutamente verso ilnord, riservandosi più tar<strong>di</strong> <strong>di</strong> piegare all'ovest, dopooltrepassato il Peace.Il paese che allora attraversavano cambiava. Ai boschi checircondavano il lago ed alla grande prateria che si <strong>di</strong>stendevaverso oriente in <strong>di</strong>rezione del lago del Buffalo, succedevano deiterreni assai ondulati che accennavano ad innalzarsi, ora copertida alte erbe che potevano fare ancora la fortuna <strong>di</strong> qualcheallevatore <strong>di</strong> bestiame, ed ora <strong>di</strong> boschetti minuscoli formati damacchie <strong>di</strong> pini bianchi, spesse volte grossissimi, misurando unacirconferenza <strong>di</strong> due metri e mezzo ed un'altezza <strong>di</strong> trenta atrentacinque metri; <strong>di</strong> salici dalle cui ra<strong>di</strong>ci gl'in<strong>di</strong>ani estraggonouna bella tinta rossa che adoperano nelle loro tolette <strong>di</strong> guerra;<strong>di</strong> ciliegi selvatici, <strong>di</strong> prugne, <strong>di</strong> cespugli <strong>di</strong> ribes già in fiore.Non pochi volatili si scorgevano, specialmente là dove sierano radunate le acque, formando degli stagni abbastanza vastie probabilmente non privi <strong>di</strong> pesci.Si vedevano <strong>di</strong> frequente dei grossi allocchi appollaiatisugli alberi, uccelli che s'incontrano <strong>di</strong> frequente in quelleregioni e che insi<strong>di</strong>ano i topi muschiati; poi dei grossi falconipescatori che per prendere i poveri abitanti delle acque pare che114


gettino fuori una specie d'olio, il quale ha forse la proprietà <strong>di</strong>instupi<strong>di</strong>rli o <strong>di</strong> accecarli; delle grosse gru con dei becchi luoghioltre venti centimetri, e delle anitre fischianti dalle penne piùbrillanti <strong>di</strong> quelle europee, <strong>di</strong>fficilissime a lasciarsi avvicinare.Di tratto in tratto fra i cespugli si u<strong>di</strong>va echeggiare il cantoacutissimo, che si ode a tre e perfino quattro miglia <strong>di</strong> <strong>di</strong>stanza,dei tetraoni o galli dal collare, volatili assai squisiti, e cheBennie non avrebbe <strong>di</strong> certo lasciati tranquilli se non avesseavuto tanta fretta. A mezzodì, dopo una marcia rapi<strong>di</strong>ssima equasi continua, il drappello si accampava sulle pen<strong>di</strong>ci d'unacollina, sulla quale si vedevano crescere, fra le alte erbe, dellepiante assai strane, specie <strong>di</strong> palloni grossissimi che avevanouna circonferenza <strong>di</strong> oltre due metri, e che si reggevanoall'estremità d'un fusto assai esile in proporzione alla massa.Essendosi levato un vento molto forte e freddo che venivadal nord, Bennie fece rizzare la tenda per mettere al coperto ilsignor Falcone il quale soffriva ancora dei dolori acuti.Acceso il fuoco, si allestirono una parca colazionecomposta <strong>di</strong> un po' <strong>di</strong> gallette e <strong>di</strong> un pezzo <strong>di</strong> lardo arrostito,una vera colazione da <strong>minatori</strong>. Siccome però l'appetito nonfaceva <strong>di</strong>fetto ad alcuno, tutti fecero onore al pasto.Stavano per accendere le pipe, quando al <strong>di</strong> fuori si u<strong>di</strong>ronoi cavalli a nitrire ed a scalpitare, come se fossero in preda a vivainquietu<strong>di</strong>ne.– O<strong>di</strong>, Back? – chiese Bennie. – Che i mustani abbianoscorto qualche orso grigio?... Tali animalacci sono ancoranumerosi in questa regione.– Sarebbe il benvenuto – <strong>di</strong>sse Armando. – Si <strong>di</strong>ce che laloro carne sia squisita.– Sì, però sanno <strong>di</strong>fenderla così bene da mettere in guar<strong>di</strong>ai più ar<strong>di</strong>ti cacciatori. Se...Stava per finire la frase, quando una massa pesante cadde115


con grand'impeto addosso alla tenda schiantandola <strong>di</strong> colpo, emandando a gambe all'aria Armando ed il messicano che sierano già alzati per uscire.– Corna <strong>di</strong> bisonte!... – urlò Bennie, che era statorovesciato dal messicano.– Chi ci accoppa?...– Carrai!... – strillò Back. – Ci è piombato addosso unbisonte?...I due cow-boys, sbarazzatisi prontamente dalla tenda che liaveva coperti, s'affrettarono a strisciare all'aperto portando conloro i fucili, seguìti subito dopo da Armando e da suo zio.Uno spettacolo strano, non nuovo pei cow-boys, macertamente per i due italiani, si offerse ai loro occhi.Dalla collina scendevano, rotolando e rimbalzando<strong>di</strong>sor<strong>di</strong>natamente, centinaia e centinaia <strong>di</strong> quelle palle vegetaliche prima avevano scorte sulla cima dell'altura.Quelle masse, che dovevano essere piuttosto pesanti,avendo una circonferenza <strong>di</strong> un metro e mezzo, ed anche due,capitombolavano in gran numero giù per la china eproseguivano, anche al piano, la loro corsa in<strong>di</strong>avolata, sospintedal vento che soffiava allora impetuoso.Una delle più grosse era caduta addosso alla tendaatterrandola <strong>di</strong> colpo, ed altre, seguendo la medesima <strong>di</strong>rezione,stavano per irrompere addosso ai cow-boys ed ai loro compagni.– A terra!... – gridò Bennie.I quattro uomini si lasciarono cadere al suolo, imitati daicavalli.Le grosse palle giungevano facendo dei balzi <strong>di</strong> sei edanche sette pie<strong>di</strong>, specialmente quando trovavano qualcheostacolo.Passarono come un uragano sopra i cavalli, malmenandonon poco quelle povere bestie, piombarono addosso agli uomini116


urtandoli, spingendoli, pestandoli malamente e minacciando <strong>di</strong>trascinarli nella loro corsa vertiginosa.Lo scotennato, colpito in pieno, era andato a finire inmezzo ad un folto cespuglio, il quale lo aveva fortunatamentetrattenuto; Bennie entro un crepaccio e Back ed Armando,trascinati giù pel pendìo, erano stati spinti contro una macchia <strong>di</strong>piccole querce che cresceva a trecento passi dalla tenda.Quando poterono alzarsi, tutti più o meno contusi, videroquegli stravaganti vegetali correre sfrenatamente per la pianuradanzando <strong>di</strong>sor<strong>di</strong>natamente, e poi perdersi in mezzo ai boschettiche crescevano nelle bassure.– Corna <strong>di</strong> cervo!... – esclamò Bennie che rideva acrepapelle, non ostante fosse tutto ammaccato. – Se la duravaancora un po' ci malmenavano per bene. Al <strong>di</strong>avolo anche lepiante danzanti!...– Piante danzanti!... – <strong>di</strong>sse Armando. – Potete chiamarlebombe!... Che specie <strong>di</strong> vegetali sono adunque?...– Si chiamano cyclotoma phatyphylum – <strong>di</strong>sse loscotennato.– Un nome che fa sternutare i cani – rispose Bennie. – Noipreferiamo chiamarle piante danzanti. Come avete veduto, sonodelle palle mostruose formate da un agglomeramento <strong>di</strong> filivegetali, e che le fa rassomigliare a dei fasci <strong>di</strong> fieno abilmentelegati ed arrotondati. Se ne trovano molte in questa regione, edanche più al sud, specialmente nelle pianure dell'Arkansas.– È stato il vento a staccarle dal loro gambo? – chieseArmando.– Sì, giovanotto. Probabilmente un freddo repentino hafatto morire i gambi che sono molto sottili e le palle, staccatefacilmente dal ventaccio che ora soffia, sono rotolate via.– È stata una vera valanga.– Che poteva <strong>di</strong>ventare pericolosa se fosse durata, amico117


mio. Degli uomini sorpresi da una simile valanga hanno lasciatala vita in fondo ai burroni. Si racconta anzi una curiosa istoriatoccata ad alcuni cacciatori <strong>di</strong> bisonti.– E quale, signor Bennie?...– Un giorno, alcuni uomini percorrevano la prateria percacciare i grossi bufali. Stavano salendo un'erta molto ripida,quando videro apparire, fra una nuvola <strong>di</strong> polvere, delle enormimasse che scendevano a precipizio.«Credendo che fossero gli attesi bisonti, i cacciatori si<strong>di</strong>sposero in catena ricevendo quelle masse con un vero fuoco <strong>di</strong>fila.«Con loro grande sorpresa non vedono cadere alcuno deisupposti animali, quantunque avessero ben mirato, anziscorgono la torma continuare più che mai la corsa in<strong>di</strong>avolata,minacciando d'investirli.«Spaventati, tentano <strong>di</strong> raggiungere i loro cavalli per nonfarsi sventrare dalle poderose corna dei ruminanti o schiacciaredai robusti zoccoli, ma ad un tratto si vedono investiti dalpolverone, poi vengono urtati, rotolati, pestati per bene.«Invece che bisonti erano piante danzanti <strong>di</strong> <strong>di</strong>mensionigrossissime, le quali poi continuarono, sospinte dal vento, laloro corsa in<strong>di</strong>avolata, lasciando i poveri cacciatori contusi,stor<strong>di</strong>ti, e con tanto <strong>di</strong> naso.»– Per caso c'eri anche tu?... – chiese Back.– Non me lo ricordo – rispose il cow-boy, ridendo. – Misono toccate tante avventure durante la mia vita errabonda, chepuò essere avvenuto anche a me qualche cosa <strong>di</strong> simile.118


BATTAGLIA DI VOLATILIIl giorno seguente, verso il tramonto, dopo d'averattraversata una lunga catena <strong>di</strong> colline boscose, il drappellogiungeva sulle rive del Peace, uno dei più considerevoli fiumidella Columbia britannica, che ha le sue sorgenti fra la grandecatena delle Montagne Rocciose, e che dopo un lunghissimo etortuoso percorso, attraverso le pianure del territoriod'Athabasca, va a scaricarsi nel lago che porta l'egual nome dellaregione che attraversa.Essendo le acque ancora basse, per non essere ancoracominciato lo scioglimento delle nevi delle Montagne Rocciose,il piccolo drappello poté facilmente trovare un guado eraggiungere la riva opposta, accampandosi sul margine d'unaforesta <strong>di</strong> pini rossi e <strong>di</strong> abeti.Trovandosi sul territorio <strong>di</strong> caccia dei pie<strong>di</strong> neri e delleteste piatte, tribù avversarie fra <strong>di</strong> loro, ma anche dei gran<strong>di</strong>ventri, fuori quin<strong>di</strong> dalle terre <strong>di</strong> Nube Rossa, decisero <strong>di</strong>fermarsi qualche giorno per accordare un po' <strong>di</strong> riposo al signorFalcone, la cui ferita, non essendo del tutto rimarginata, lofaceva ancora soffrire non poco, ed anche per cacciare, nonvolendo consumare tutte le poche provviste che avevano portatecon loro.Bennie, che conosceva la regione, era certo <strong>di</strong> poter faredelle belle battute, e <strong>di</strong> sorprendere dei daini, dei tacchiniselvatici e fors'anche qualche grossa alce e qualche vero wapiti.Avevano appena terminato <strong>di</strong> cenare, quando il vecchioscorridore, che aveva l'u<strong>di</strong>to assai acuto, fece cenno ad Armando<strong>di</strong> prendere il fucile e <strong>di</strong> seguirlo.119


– La luna si alza splen<strong>di</strong>da, – gli <strong>di</strong>sse, – ed i tetraoni sisono già fatti u<strong>di</strong>re. Questa notte terranno qualche meetingmolto rumoroso con intervento <strong>di</strong> numerosi oratori, e quin<strong>di</strong>danza guerresca.– Questi tetraoni sono forse in<strong>di</strong>ani – chiese Armando.– Sì, con gambe ed ali – rispose il cow-boy, ridendo.– Sono galli del collare, Armando – <strong>di</strong>sse lo scotennato.– Come?... Dei galli che tengono delle sedute, che hannodegli oratori e che eseguiscono danze guerresche?... Voletescherzare, signor Bennie.– No, giovanotto, e se mi seguirete vi mostrerò unospettacolo curioso. Ehiu!... U<strong>di</strong>te? Cominciano a salutare la lunache sta alzandosi <strong>di</strong>etro la cresta <strong>di</strong> quei monti e si chiamano perla seduta.In mezzo al fitto bosco era echeggiato un grido acutissimoche rassomigliava al canto del gallo, infinitamente più potente,ed altre grida simili, che partivano da <strong>di</strong>verse parti, vi avevanorisposto.– Ci sono vicini – <strong>di</strong>sse Armando.– Io credo il contrario – rispose Bennie. – Forse dovremopercorrere due o tre miglia prima <strong>di</strong> giungere al loro scratkingplace,ossia «campo d'onore». Il loro grido è così forte che lo siode perfino a quattro miglia <strong>di</strong> <strong>di</strong>stanza.– An<strong>di</strong>amo, signor Bennie. Sono curioso <strong>di</strong> assistere aquesto spettacolo.– Che ci fornirà una squisita colazione – aggiunse il cowboy.– La carne dei tetraoni vale quella dei tacchini selvatici.Raccomandarono a Back ed allo scotennato <strong>di</strong> fare buonaguar<strong>di</strong>a, presero i fucili e si cacciarono nel bosco, <strong>di</strong>rigendosi làdove u<strong>di</strong>vano echeggiare le grida dei volatili.Il bosco era folto, formato da gran<strong>di</strong>ssimi pini e da betulle,i cui tronchi mostruosi crescevano gli uni vicini agli altri, e da120


ammassi <strong>di</strong> cespugli; però brillando in cielo una lunasplen<strong>di</strong><strong>di</strong>ssima, i due cacciatori potevano marciarecomodamente, trovando senza fatica i più como<strong>di</strong> passaggi.Bennie precedeva il compagno, guardando <strong>di</strong> frequente aterra per tema <strong>di</strong> mettere i pie<strong>di</strong> su qualche pericolosissimoserpente a sonagli, rettili che abbondano anche nell'Athabasca, ela cui morsicatura è senza rime<strong>di</strong>o, uccidendo in pochi istantil'uomo più robusto.Guardava anche per tema <strong>di</strong> fare una improvvisa caduta,poiché il terreno, formato <strong>di</strong> frutta <strong>di</strong> pino da secoli e secoliammontichiatisi, rimbalzava stranamente come se sotto sitrovasse del vuoto. Poteva darsi che celasse dei burroncelli odelle buche, e che gli strati cedessero improvvisamente sotto ilpeso dei due cacciatori.Procedendo con passo lesto, il cow-boy ed il suo compagnogiunsero, dopo una mezz'ora, sulla cima d'una collinettaboscosa, dove si u<strong>di</strong>vano echeggiare più frequenti e più acute legrida dei tetraoni. Pareva che lassù i graziosi e battaglierivolatili si fossero radunati in buon numero per tenere il loromeeting.– Avanziamoci con precauzione e senza rumore – <strong>di</strong>sseBennie. – Fra poco giungeremo allo scratking-place dei galli.– Sono <strong>di</strong>ffidenti?...– Assai, Armando, e le loro sedute non le tengono che inluoghi assolutamente deserti.Si misero a salire l'ultimo dorso della collina, passando frapini, abeti, querce nere ed aceri, guidati dalle grida dei volatiliche risuonavano sempre più vicine, poi Bennie si arrestò <strong>di</strong>etroun folto cespuglio <strong>di</strong> cornioli, <strong>di</strong>cendo:– Ci siamo.Erano allora giunti presso uno spazio scoperto eperfettamente piano, una bella radura vasta, circondata da alti121


pini, e che la luna illuminava splen<strong>di</strong>damente.Armando che si era spinto più innanzi, scorse un grossonumero <strong>di</strong> volatili bellissimi, alti quasi due pie<strong>di</strong>, col collofornito d'una specie <strong>di</strong> tasca rilasciata e rugosa, <strong>di</strong> colorearancio, che si gonfiava quando quei galli emettevano le loronote potenti.Cosa davvero singolare: quei volatili avevano quattro aliinvece <strong>di</strong> due, avendone un paio situate alla base del collo, piùpiccole però, e che sono or<strong>di</strong>nariamente formate da <strong>di</strong>ciottopenne, metà brune e metà nere.Quei bellissimi galli, che dovevano pesare almeno un paio<strong>di</strong> chilogrammi, stavano correndo all'ingiro starnazzandovivamente le ali ed arruffando le loro penne rossicce a macchiee liste bianche, nere e brune sul dorso e giallo-pallide sotto lagola.Pareva che prima <strong>di</strong> cominciare la seduta notturna e poi labattaglia, volessero assicurarsi della buona qualità del terrenodel loro «campo d'onore».– Sono belli? – chiese Bennie ad Armando.– Superbi – rispose Armando. – Ve ne sono almenoduecento.– Si sono radunati tutti quelli del <strong>di</strong>stretto.– Hanno un <strong>di</strong>stretto anche i tetraoni?– Pare.– Singolari volatili!– Ecco che cominciano.– La seduta?– Sì, e vedrete con quanta serietà, gli oratori pronuncerannoi loro <strong>di</strong>scorsi.– Peccato che non si possano comprendere.– Assaggeremo però la carne degli oratori e giu<strong>di</strong>cheremola loro valentìa dalla loro squisitezza.122


I tetraoni, maschi e femmine, si erano <strong>di</strong>sposti all'ingiro,formando un vasto circolo, ed un profondo silenzio era successoalle strepitose grida <strong>di</strong> tutti quei chiacchieroni incorreggibili. Ilpresidente voleva senza dubbio che nessuno fiatasse, prima <strong>di</strong>aprire la importantissima seduta al chiaro <strong>di</strong> luna.Per alcuni istanti tutti quei galli rimasero silenziosi eraccolti poi un bellissimo maschio, alto quasi due pie<strong>di</strong> e mezzosi fece innanzi con comica gravità, ispezionandosospettosamente il terreno e guardando la luna con quei suoiocchietti neri circondati da una fascia color arancio, quin<strong>di</strong> simise nel centro del campo e cominciò a strepitare su tutti i toni,gonfiando enormemente il sacco che gli pendeva sotto la gola erompendo <strong>di</strong> frequente in veri scrosci <strong>di</strong> risa, che nulla avevanoda invi<strong>di</strong>are a quelli d'un negro ubriaco o delirante.L'assemblea lo ascoltava senza interromperlo, conservandouna immobilità quasi assoluta. Era molto se qualcuno <strong>di</strong> queigravi galli alzava la testa per fare probabilmente qualche cenno<strong>di</strong> approvazione.– È ri<strong>di</strong>cola questa scena – mormorò Armando, volgendosiverso Bennie. – Che cosa <strong>di</strong>rà quel chiacchierone?– Probabilmente vanterà la robustezza del suo becco e deisuoi speroni e la bellezza delle sue penne.– O la delicatezza delle sue carni, prevedendo la nostravicinanza?– Sì, burlone – rispose Bennie, ridendo.Terminato il suo <strong>di</strong>scorso, durato fortunatamente pochiminuti, un altro oratore si fece innanzi, poi un terzo, un quarto,tutti facendo sfoggio <strong>di</strong> note, le une più acute delle altre.Quando tutti i maschi ebbero terminata la lorochiacchierata, gli oratori si <strong>di</strong>visero in due drappelli e sischierarono l'uno <strong>di</strong> fronte all'altro curvando il collo, gonfiando iloro gozzi e rizzando a ventaglio le penne delle loro code.123


– Che cosa fanno ora? – chiese Armando.– La danza <strong>di</strong> guerra – rispose Bennie.– Assisteremo poi anche a qualche battaglia?– Sì, giovanotto e sarà allora che noi entreremo in campo.I galli intanto incominciarono la loro danza: s'avanzavanodondolandosi comicamente, battendo forte le ali e gridando apiena gola, poi retrocedevano saltellando, tornando quin<strong>di</strong> acorrersi incontro, provocandosi.Ad un tratto le due falangi si scagliarono l'una addossoall'altra, spiccando salti <strong>di</strong> due o tre pie<strong>di</strong> d'altezza, eprorompendo in veri scoppi <strong>di</strong> risa s'azzuffarono ferocemente,colpendosi col becco e cogli speroni.Era il momento atteso da Bennie. Spezzati due rami edatone uno ad Armando, si precipitò in mezzo ai combattenti,bastonando senza misericor<strong>di</strong>a a destra ed a manca, bravamenteimitato dal compagno.I galli erano talmente occupati nel battagliare, che subitonon si accorsero della presenza <strong>di</strong> quei formidabili avversari.Quando però videro cadere parecchi compagni e sentironogran<strong>di</strong>nare le legnate, si <strong>di</strong>spersero rapidamente, fuggendo intutte le <strong>di</strong>rezioni già preceduti dagli spettatori.Sul campo d'onore erano però rimasti un<strong>di</strong>ci morti e seistorpiati che Bennie raccoglieva, aiutato da Armando, il quales'affrettava a finire i feriti per tema che prendessero il largo.– Facciamo l'ufficio <strong>di</strong> becchini, ma che succolentacolazione ci forniranno questi morti – <strong>di</strong>sse il cow-boy. – Sonodeliziosi, ve lo assicuro e molto ricercati, anzi nelle città sipagano carissimi.– Anche quelli? – chiese Armando, che aveva fatto un saltoin<strong>di</strong>etro, lasciando cadere bruscamente i volatili che teneva inmano.– Chi?124


– Guardate!...– Corna <strong>di</strong> bisonte!... – esclamò Bennie, retrocedendo. –Una famiglia <strong>di</strong> glèzè!... Armando, ai fucili!...Sull'orlo della radura, fra due enormi pini, era comparsabruscamente una truppa d'orsi, composta probabilmente d'unmaschio, d'una femmina e <strong>di</strong> due figliuoli.I due primi erano <strong>di</strong> statura quasi enorme, <strong>di</strong> poco inferiorea quella degli orsi grigi, che sono i più gran<strong>di</strong> della specie; glialtri due invece erano un po' più grossi <strong>di</strong> un montone.Bennie non si era ingannato: era una vera famiglia <strong>di</strong> glèzèo, come vengono anche chiamati, orsi delle pianure, oppure, orsigialli, avendo la loro pelle delle sfumature giallastre, animali adogni modo pericolosi, dotati d'una forza muscolare pro<strong>di</strong>giosa eche son ben più temibili degli orsi neri, i quali sono d'un umorepiù tranquillo, sovente anzi scherzevoli.Bennie ed Armando, attraversata rapidamente la pianura,avevano guadagnata la loro macchia, presso la quale avevanolasciati i loro fucili e si erano messi sulla <strong>di</strong>fensiva prevedendoun imminente attacco.I quattro orsi però pareva che non avessero alcuna fretta <strong>di</strong>far conoscenza coi due cacciatori, anzi sembravano più sorpresi<strong>di</strong> quell'incontro che irritati.Si erano arrestati sull'orlo della radura: il maschio,riconoscibile per la sua mole, innanzi a tutti, e <strong>di</strong>etro <strong>di</strong> lui lafemmina con ai fianchi i due orsacchiotti.Pel momento si limitavano a guardare ora i due cacciatoried ora i galli del collare che giacevano in mezzo al campod'onore.– Pare che abbiano paura – <strong>di</strong>sse Armando a Bennie.– Paura i glèzè?... Hum!... Non fidatevi della loro calma,giovanotto mio. Non valgono i grizzly, pure non sono cosìpacifici come vi sembrano, e vi assicuro che ben presto il125


maschio verrà a visitarci.– Abbiamo i nostri fucili.– È vero, però quei corpacci sopportano più palle senzacadere. È un brutto incontro, ve lo <strong>di</strong>co io.– Che cosa decidete <strong>di</strong> fare?...– Attendere, per ora.– Se fuggissimo verso il campo?...– Ci seguirebbero, e siccome galoppano bene nontarderebbero a raggiungerci.– Diavolo!... Venire a cacciare i galli e trovare poi quattroorsi!...– Che non si faranno forse scrupolo alcuno <strong>di</strong> mangiarcil'arrosto. Eh!... In guar<strong>di</strong>a, giovanotto!...Il maschio, stizzito forse per l'immobilità dei duecacciatori, aveva fatto alcuni passi innanzi, mandando unaspecie <strong>di</strong> grugnito sordo e roco rassicurante, poi si eranuovamente arrestato guardando la femmina che lo avevaseguìto lasciando i due piccoli sul margine del bosco.Certo <strong>di</strong> essere spalleggiato, l'orso, preso da un improvvisoaccesso <strong>di</strong> furore, attraversò <strong>di</strong> galoppo la radura, scagliandosiimpetuosamente verso il cespuglio che riparava i cacciatori.In quel momento quel mostro, dotato d'una forza muscolarestraor<strong>di</strong>naria, faceva paura. Colla bocca sbarrata, armata <strong>di</strong>lunghi denti bianchi, col pelo irto e gli occhi ardenti, s'avanzava,pronto a mettere alla prova le sue potenti unghie.Bennie, vedendolo a <strong>di</strong>eci metri da sé, aveva puntatorapidamente il fucile, <strong>di</strong>cendo precipitosamente ad Armando:– Non fate fuoco!...La raccomandazione, sfortunatamente, giungeva troppotar<strong>di</strong>. Il giovanotto vedendo slanciarsi anche la femmina avevapure alzato il fucile e le due detonazioni echeggiarono quasicontemporaneamente, formando una sola.126


Quando il fumo si <strong>di</strong>ssipò, i due cacciatori videro, con veroterrore, il maschio ritto sulle zampe posteriori ed alla <strong>di</strong>stanza <strong>di</strong>pochi passi, mentre la femmina, dopo d'esser caduta su <strong>di</strong> unfianco, stava rialzandosi.Non avendo il tempo <strong>di</strong> cacciare nei fucili nuove cartucce,Bennie ed Armando si precipitarono verso una grossa querciache si trovava <strong>di</strong>etro <strong>di</strong> loro, aggrappandosi <strong>di</strong> comune accordoad un ramo basso ed issandovisi sopra con rapi<strong>di</strong>tà ed agilitàpro<strong>di</strong>giosa.Disgraziatamente nel fare quel salto avevano dovutolasciare andare i due fucili, i quali erano caduti alla base dellapianta, l'uno sull'altro.– Corna <strong>di</strong> bisonte!... – urlò Bennie che si era accorto, matroppo tar<strong>di</strong> ormai, dell'imprudenza commessa.Vedendo l'orso scagliarsi contro la quercia, i due cacciatori,premurosi <strong>di</strong> mettere in salvo i loro polpacci, s'affrettarono aguadagnare il tronco e <strong>di</strong> là i rami superiori, mettendosi acavalcioni d'uno dei più grossi che si trovava a trenta pie<strong>di</strong> dalsuolo.Il glèzè, furibondo <strong>di</strong> aver veduto sparire le preda, avevamandato un urlo feroce e non sapendo con chi prendersela, si eragettato contro il tronco, strappando, coi poderosi unghioni,larghe strisce <strong>di</strong> corteccia.La femmina intanto lo aveva raggiunto zoppicando erigando il suolo <strong>di</strong> sangue. Pareva che la palla <strong>di</strong> Armando leavesse fracassata una zampa, ma anche il maschio doveva esserestato ferito, poiché sotto <strong>di</strong> lui si era formata subito una pozza <strong>di</strong>sangue.– Eccoci in brutto impiccio – <strong>di</strong>sse Bennie. – Senza fucili, econ due belve furiose ed ancora in gambe.– Che si preparino ad asse<strong>di</strong>arci? – chiese Armando, chenon manifestava alcuna apprensione.127


– Sono certo che non ci lasceranno tanto presto. Questianimalacci sono testar<strong>di</strong>.– Possono arrampicarsi?– Non lo credo, essendo il tronco troppo liscio.– Ci <strong>di</strong>fenderemo se lo tenteranno.– Non posse<strong>di</strong>amo che i nostri coltelli da caccia, armi chenon valgono molto contro quei bestioni.L'orso intanto, sempre più inferocito, forse in causa deidolori causatigli dalla ferita, faceva rintronare la foresta coi suoiurli e s'accaniva contro l'albero sforzandosi per raggiungere iprimi rami che non erano molto alti, ma che non riusciva adafferrare, mentre la femmina ed i due orsacchiotti correvanoall'ingiro come fossero stati colti da un improvviso accesso <strong>di</strong>pazzia.Bennie ed Armando, coi coltelli da caccia in pugno sitenevano in guar<strong>di</strong>a sul robusto ramo, pronti a salire più in alto,se l'orso fosse riuscito ad arrampicarsi.Cominciavano a <strong>di</strong>ventare inquieti ed a temere <strong>di</strong> doverpresto o tar<strong>di</strong> venire a contatto con quell'animalaccio, chepareva così risoluto ad andarli a scovare anche lassù.Per buona ventura la belva, dopo d'aver fatto quattro ocinque capitomboli, e <strong>di</strong> avere strappata quasi tutta la cortecciadella quercia fino all'altezza <strong>di</strong> due metri e più, convinta forsedell'inutilità dei suoi sforzi, si decise ad abbandonare la partita.Dopo un ultimo e più furioso assalto, parve che sitranquillizzasse, e dopo <strong>di</strong> aver lanciato su i due cacciatori unosguardo minaccioso, si decise a ritirarsi.Brontolando sempre andò ad accovacciarsi alla base d'unpino che cresceva poco lontano, mettendosi a leccare il petto cheera lordo pel sangue uscito dalla ferita prodottagli dalla palla delcow-boy.La femmina non tardò a raggiungerlo, coricandosi accanto128


a lui e leccandosi la zampa fracassata, mentre i due orsacchiotti,niente affatto preoccupati delle sofferenze dei genitori, siruzzolavano in mezzo ad un cespuglio giuocando e mordendosicome due giovani gatti.– Giovanotto mio, – <strong>di</strong>sse Bennie, – eccoci asse<strong>di</strong>ati.– Lo vedo – rispose Armando.– Passeremo una brutta notte.– E domani?...– Domani probabilmente ci troveremo nelle stessecon<strong>di</strong>zioni.– Credete proprio che non se ne vadano all'alba?– Ho poca fiducia.– Suppongo però, signor Bennie, che non rimarranno quiuna settimana a guardare le nostre bistecche senza poterlemangiare. La fame, presto o tar<strong>di</strong>, li costringerà ad andarsene.– Si daranno il cambio, e poi sono animali che siaccontentano <strong>di</strong> bacche e <strong>di</strong> frutta <strong>di</strong> pino, e questo boscoabbonda delle une e degli altri.– Brutta prospettiva per noi che non posse<strong>di</strong>amo un solobiscotto. Avessimo almeno portato con noi qualche gallo!... Chesiamo proprio costretti a soffrire un lungo <strong>di</strong>giuno?– Senza dubbio, se nessuno viene in nostro soccorso.– Back e mio zio verranno a cercarci.– Lo spero, Armando. Non vedendoci ritornares'immagineranno che a noi sia toccata qualche <strong>di</strong>sgrazia.– Siamo lontani dall'accampamento?...– Almeno quattro miglia.– Una <strong>di</strong>stanza breve, come ben vedete!– Bisognerà però prima che affrontino gli orsi. Ah!... Sepotessi pescare i nostri fucili!...– Non avete alcuna corda?...– Sì, la mia cintola <strong>di</strong> pelle, Armando.129


– Tagliamola e cerchiamo <strong>di</strong> prendere un fucile.– L'idea non è cattiva: proviamo, Armando.130


ASSEDIATI DA UNA FAMIGLIA DI ORSIIl cow-boy, che cominciava ad averne abbastanza <strong>di</strong>quell'asse<strong>di</strong>o, e che temeva, con quell'assenza prolungata,d'inquietare Back e lo scotennato, si mise subito all'opera,quantunque non avesse troppa fiducia nella riuscita del progetto,in causa degli sterpi e delle erbe che ingombravano il terreno eche dovevano rendere assai malagevole il getto d'un laccio.Si levò la larga fascia <strong>di</strong> pelle <strong>di</strong> montone che gli cingeva ifianchi e col bowie-knife la tagliò con molta destrezza insottilissime liste che poi intrecciò assai strettamente per dare allacorda, una certa consistenza assolutamente necessaria perlanciarla a mo' dei lazos.Fatto un nodo scorsoio, si portò alla biforcazione d'ungrosso ramo che si estendeva molto innanzi e <strong>di</strong> là esaminòattentamente i due fucili, i quali si trovavano a quattro passil'uno dall'altro, adagiati in mezzo a sterpi tanto alti da coprirliquasi interamente.– Hum!... – borbottò Bennie. – Credo che sia tempoperduto. Nemmeno Back, che è abilissimo nel getto del lazo,riuscirebbe.Fece fischiare due o tre volte in aria la correggia e lalanciò, ma come aveva previsto, senza alcun successo.Ritentò la prova sette od otto volte senza aver migliorfortuna; gli sterpi arrestavano il laccio ed impe<strong>di</strong>vanoassolutamente il colpo.– Orsù – <strong>di</strong>sse Bennie, stizzito. – Non se ne farà nulla.– Forse!... – rispose Armando.– Forse!... Avete qualche speranza?...131


– E perché no?... Ditemi, signor Bennie, è solida la vostracorda?...– È <strong>di</strong> pelle e della migliore.– Credete che possa sopportare il peso d'un uomo?...– Non ne dubito.– Allora possiamo provare.– Che cosa volete <strong>di</strong>re, Armando?...– Che voi terrete la corda e che io cercherò <strong>di</strong> scendere perprendere almeno uno dei due fucili.– Siete pazzo!... E gli orsi?...Se si muovono voi vi affretterete a tirarmi su, ed io dalcanto mio, cercherò <strong>di</strong> aiutarmi meglio che potrò. Voi sieterobustissimo ed io non peso troppo.– Io ammiro il vostro coraggio, giovanotto, però viesporrete ad un grave pericolo senza poter giungere fino aifucili.– Si può provare – <strong>di</strong>sse Armando. – Volete rimanere quitutta la notte?... La collina è boscosa, il campo lontano e chissàquando mio zio e Back riusciranno a trovarci.– È vero, però gli orsi possono azzannarvi le gambe.Guardate: il vecchio glèzè non ci perde <strong>di</strong> vista un solo istante eanche la femmina sta in guar<strong>di</strong>a.– Sono agile, signor Bennie, ed i rami non mancano peraggrapparmi. Orsù, lasciatemi provare.– Sia – <strong>di</strong>sse il vecchio scorridore <strong>di</strong> prateria, dopo unabreve esitazione. – Vi avverto però, che se vi vedo in pericololascio andare la corda e balzo a terra anch'io col coltello inpugno.– Farete ciò che crederete opportuno. Là, guardate! Ilmaschio ha chiuso gli occhi e pare che abbia voglia <strong>di</strong>schiacciare un sonnellino.– Hum!... Fidatevi <strong>di</strong> quel briccone!... Non <strong>di</strong>menticate il132


coltello.– L'ho nella fascia.– Non avete proprio paura?...– No – rispose Armando con voce ferma.– Bravo giovanotto.Bennie aveva legata la corda attorno al ramo ed avevalasciata cadere l'altra estremità.Armando guardò dapprima la famiglia degli orsi. Ilmaschio si era accoccolato alla base d'un acero che si trovava<strong>di</strong>eci passi lontano e pareva che sonnecchiasse; la femmina s'eracoricata presso un cespuglio e si leccava la zampa ferita, mentrei due piccoli giuocavano attorno ad essa inseguendosi,mordendosi e graffiandosi.Il giovanotto misurò la <strong>di</strong>stanza che lo separava dai fucili,poi si appese risolutamente alla corda e si mise a scendere.Già non <strong>di</strong>stava dal suolo che due metri e stava per lasciarsicadere, quando Bennie mandò un grido:– Risalite!... Risalite!Contemporaneamente afferrava la corda sforzandosi <strong>di</strong>issare il giovanotto, quantunque trovandosi a cavalcioni delramo, ossia in una posizione tutt'altro che comoda, si esponesseal pericolo <strong>di</strong> fare un brutto capitombolo.L'orso, che forse fingeva <strong>di</strong> dormire, per meglio ingannare idue asse<strong>di</strong>ati, vedendo il giovanotto scendere, si era rizzato conun balzo improvviso, avventandosi furiosamente contro l'alberomentre la femmina s'era messa a correre all'intorno.– Aggrappatevi ad un ramo!... – urlò Bennie, che si eraaccorto <strong>di</strong> non poter reggere un peso simile.Armando non aveva perduta la testa. Vedendo i due orsiscagliargli addosso, ritti sulle zampe posteriori, aveva cercato <strong>di</strong>risalire, ma, calcolando che gli sarebbe mancato il tempo, prontocome un lampo si era aggrappato ad un ramo che aveva trovato133


sotto mano, ritirando prontamente le gambe.Il maschio, che gli era già addosso, alzandosi quanto eralungo, gli avventò un colpo <strong>di</strong> zampa afferrandogli un piede.– Bennie! – urlò il <strong>di</strong>sgraziato, che si sentiva tirar giù.Il cow-boy non aveva perduto il suo tempo. Rompere conuno sforzo erculeo un grosso ramo secco e scendere sul tronco,fu l'affare d'un solo istante.Il grosso randello piombo sul muso del glèzè una, due, trevolte con vigore raddoppiato, costringendo quell'animalaccio alasciare la preda.Armando, appena si sentì libero, si issò rapidamente sulramo, raggiungendo Bennie, il quale, vociando a piena golaminacciava i due orsi, allungandosi quanto poteva per avventaresu <strong>di</strong> loro qualche poderosa legnata.– Siete ferito, amico mio? – gli chiese il cow-boy quando lovide in salvo.– No – rispose Armando che era <strong>di</strong>ventato pallido assai. –Fortunatamente la grossa pelle delle mie uose ha resistito aquelle unghie.– Corna <strong>di</strong> bufalo!... Un momento <strong>di</strong> ritardo ed il glèzè vistrappava dal ramo!... Io non ho mai avuto paura, pure viconfesso che ho sentito il sangue gelarmisi nelle vene.– Grazie del vostro aiuto, signor Bennie.– Tuoni! Mettete a repentaglio la vostra vita per darmi unfucile e mi ringraziate!... Giovanotto mio, siete un coraggioso,ve lo <strong>di</strong>ce il vecchio scorridore della prateria. Ah! Questiitaliani!... Quanti ne ho conosciuti <strong>di</strong> così bravi e valorosicompagni, laggiù nelle miniere argentifere del Colorado.– Sono orgoglioso del titolo che mi date e delle parole cheavete or ora pronunziate all'in<strong>di</strong>rizzo dei miei compatrioti,eppure con tuttociò non sono riuscito a far niente <strong>di</strong> buono.– Che cosa volete <strong>di</strong>re?134


– Che i nostri fucili sono ancora a terra e che l'asse<strong>di</strong>ocontinua.– Ci armeremo <strong>di</strong> pazienza ed aspetteremo che i compagnivengano a liberarci.– Che non si decidano ad andarsene questi dannati orsi?...– Sono testar<strong>di</strong>, amico mio.– Sapete che siamo quassù da tre ore?– Lo SO.– E che rosicchierei un crostino.– Il pericolo vi mette adunque appetito? – chiese Bennieridendo.– Sarà l'aria fresca della notte.– Ebbene per ora accontentatevi <strong>di</strong> guardare le stelle.– Preferisco guardare gli orsi.– Li guarderemo insieme e tenderemo gli orecchi perraccogliere il sospirato colpo <strong>di</strong> fucile che annunzi la nostraprossima liberazione.Si accomodarono meglio che poterono fra i rami dell'alberoed armatisi <strong>di</strong> pazienza attesero l'alba, sperando che colla lucegiungessero anche Back e il meccanico.Gli orsi intanto, visto che la preda non si decideva ascendere, avevano ripreso il loro posto, senza staccare gli occhidalla quercia per tema d'un nuovo tentativo. Pareva che sifossero accorti che i due uomini miravano ad impossessarsidelle armi da fuoco, poiché il maschio <strong>di</strong> quando in quandolasciava il suo covo provvisorio e si recava sotto la quercia afiutarle e spingerle ora da una parte ed ora dall'altra.I duo piccoli invece continuavano i loro giuochi senza darsialcun pensiero, fidando nella vigilanza dei genitori.Le ore passavano e la situazione non accennava acambiare. Anche Armando cominciava a trovare quell'asse<strong>di</strong>otroppo lungo e la loro posizione tutt'altro che <strong>di</strong>vertente.135


All'alba nulla <strong>di</strong> nuovo era ancora accaduto, né alcunadetonazione erasi u<strong>di</strong>ta echeggiare né sulla collina, né nellavallata sottostante. Che cos'era adunque avvenuto <strong>di</strong> Back e delmeccanico?... Era impossibile il credere che non si fossero messiin cerca dei loro compagni.Bennie cominciava ad impensierirsi.– Che sia accaduta qualche <strong>di</strong>sgrazia al campo? – si chiese.– Sono do<strong>di</strong>ci ore che ci troviamo qui e nessuno è ancoracomparso.– Che abbiano <strong>di</strong>rette le ricerche altrove? – chieseArmando.– Devono però aver u<strong>di</strong>to i due spari ieri sera.– Che si siano smarriti?...– Non lo credo; Back è uomo da ritrovare la <strong>di</strong>rezione.– Ed allora?... Che cosa temete?...– Non lo so, ma vi <strong>di</strong>co che qualche cosa è accaduto alcampo.– Che sia stato assalito dagli in<strong>di</strong>ani?...– Le tribù delle teste piatte non sono in guerra cogli uominibianchi, anzi sono sempre state amiche.– Che siano stati assaliti da qualche animale?– Avrebbero fatto fuoco ed io non ho u<strong>di</strong>to invece alcunosparo.– Siete inquieto?...– Assai, Armando, e vorrei andarmene presto.– E questi orsi testar<strong>di</strong> non si muovono.– Sì, Armando, guardate, la femmina ed i piccini vanno afare un giro nella foresta per cercarsi la colazione.– Invitassero anche noi!...– Se poi offrite i vostri polpacci in compenso!– Ci tengo ancora alle mie gambe, signor Bennie.– Allora stringete la cintola dei calzoni, se avete fame.136


– Signor Bennie!...– Armando.– La femmina è scomparsa.– Il <strong>di</strong>avolo se la porti via.– Se ritentassimo il colpo?...– Non vedete che l'orso è già in pie<strong>di</strong> per esser pronto asaltarvi addosso.– Se tentassimo una lotta <strong>di</strong>sperata?...– Coi nostri coltelli?... E la femmina?... Credete che si siamolto allontanata?... Alla prima chiamata del maschio l'avremoaddosso.– Eh!...– Corna...Uno sparo era improvvisamente echeggiato nel bosco, adue o trecento passi dalla radura dei tetraoni.L'orso che si teneva presso la quercia, udendolo, erabalzato lestamente in pie<strong>di</strong>, mandando un urlo rauco che tra<strong>di</strong>vaun nuovo accesso <strong>di</strong> furore.– I compagni!... – gridò Armando, preparandosi a balzare aterra.– Aspettate – <strong>di</strong>sse Bennie arrestandolo.In quell'istante si udì echeggiare una seconda fucilata unpo' più lontana, seguìta da un urlo che rintronò a lungo in mezzoagli alberi.– L'orsa è stata colpita!... – gridò il cow-boy.Il glèzè, udendo il grido <strong>di</strong> morte della compagna, si eraalzato sulle gambe posteriori poi, senza più occuparsi degliasse<strong>di</strong>ati, si era scagliato attraverso la foresta, urlandoferocemente.– A terra!... – comandò Bennie.I due asse<strong>di</strong>ati si lasciarono cadere giù con un ammirabileaccordo. Balzare sui loro fucili, cacciarvi dentro un paio <strong>di</strong>137


cartucce e prendere rapidamente il largo, fu l'affare <strong>di</strong> unmomento.Attraversarono correndo la spianata dei tetraoni,raccogliendo precipitosamente i volatili che gli orsi avevanoavuto il buon senso <strong>di</strong> non toccare, e giunti dall'altra parte siarrestarono per vedere se Back ed il meccanico si mostravano.Quale fu la loro sorpresa nel vedere, invece dei lorocompagni, ritornare il feroce glèzè.Il vecchio maschio, che era in preda ad uno spaventevoleaccesso <strong>di</strong> furore, accortosi della fuga dei due uomini ecredendo forse che fossero stati loro a uccidergli la compagna, sipreparava a ven<strong>di</strong>carla.Scorgendo Bennie ed Armando fermi <strong>di</strong>nanzi ad un abete,si <strong>di</strong>resse verso <strong>di</strong> loro al galoppo, col pelo irto e la boccaaperta.– Giovanotto – <strong>di</strong>sse il cow-boy. – Mirate giusto o siamoperduti.– A me il primo colpo – gridò Armando alzando il fucile.– A me il secondo – rispose Bennie.L'orso non era allora che a venti passi e si era alzato sullezampe posteriori per piombare più facilmente addosso agliavversari e stritolarli con una stretta formidabile.Armando fece un passo innanzi, mirò un istante, poi fecefuoco.Il glèzè, colpito in pieno petto, girò su se stesso e cadde, maquasi subito si rialzò avventandosi furiosamente contro Bennieche s'era gettato <strong>di</strong>nanzi ad Armando.– Alto là!... – gridò il cow-boy, puntando rapidamentel'arma.La detonazione rimbombò seguìta tosto da un urlo feroce.L'orso, nuovamente colpito in petto, era caduto al suolo<strong>di</strong>battendosi furiosamente e cercando, ma invano, <strong>di</strong> rimettersi138


in pie<strong>di</strong>.– Lasciamolo che crepi a suo comodo – <strong>di</strong>sse Bennie. –Presto, raggiungiamo i compagni.Cacciarono due nuove cartucce nei fucili e si slanciarononel bosco, <strong>di</strong>rigendosi là dove avevano u<strong>di</strong>ti i due spari, mentreil glèzè continuava a far rintronare la radura <strong>di</strong> urla feroci, che apoco a poco s'affievolivano.Attraversando una macchia <strong>di</strong> pini, Bennie ed Armandoscorsero delle tracce <strong>di</strong> sangue lasciate probabilmente dall'orsa.– Dev'essere caduta qui presso – <strong>di</strong>sse il primo.– Ed io non odo i nostri compagni – <strong>di</strong>sse Armando.– Saranno occupati a scuoiare la grossa preda.– Seguiamo queste tracce sanguinose?– Sì, Armando. Ehm!...– Che cosa avete?– Guardate là, presso quel gruppo <strong>di</strong> betulle.– I due orsacchiotti?– E la loro madre coricata.– Morta?– Mi sembra.– Fulmini!...– Dite?– Guardate!... Non vedete i due orsacchiotti che bevono ilsangue che sgorga dalle ferite della loro madre?– Vi sorprende? Corna <strong>di</strong> bisonte!... Ma dove sono vostrozio e Back?...Il cow-boy in quattro salti attraversò la macchia mettendoin fuga i due orsacchiotti e giunse presso l'orsa, ma non videalcuno.– Che si siano già allontanati? – si chiese.– Dovrebbero aver u<strong>di</strong>ti i nostri spari, Bennie.– Senza dubbio, non vedo però né Back, né vostro zio.139


– È strano!...– È un mistero inesplicabile, Armando.– Che sia stato qualche cacciatore?...– Non avrebbe abbandonata la preda.– Avete ragione.– Proviamo a fare dei segnali.– Sì, proviamo. Tre colpi <strong>di</strong> fucile, sparati ad intervalliregolari, sono segno d'allarme nella prateria.Il cow-boy alzò il fucile e sparò un primo colpo. Attesemezzo minuto ascoltando attentamente, poi ne sparò unsecondo, quin<strong>di</strong> un po' più tar<strong>di</strong> un terzo.Non erano trascorsi cinque minuti quando in lontananzaverso la base della collina si u<strong>di</strong>rono echeggiare, una dopol'altra, tre detonazioni.– È Back che risponde – <strong>di</strong>sse Bennie, il cui viso sirasserenava.– Sono lontani?...– Un miglio almeno.– Allora non sono stati essi ad abbattere l'orsa.– Sarebbero stati vicini.– Dove è fuggito adunque quel cacciatore?...– Non lo so, ma ho dei sospetti.– E quali?– Che cosa volete, sarà una fissazione, ma io temo chequalcuno ci segua.– E chi?– Aspettate.Bennie s'avvicinò all'orsa e la esaminò con particolareattenzione.La povera bestia aveva ricevuta una nuova ferita inprossimità del muso e la palla doveva esserle penetrata nelcranio toccandole il cervello.140


Bennie guardò accuratamente il buco prodotto dalproiettile, poi si mise a battere le erbe circostanti, allargandosempre più le ricerche. Un grido <strong>di</strong> trionfo annunziò adArmando che aveva trovato quello che cercava.– Guardate questo bossolo – <strong>di</strong>sse il cow-boy.– Una cartuccia già adoperata?...– Sì, e d'un winchester.– Che cosa volete concludere?...– Che quel cacciatore deve essere stato un in<strong>di</strong>ano, giacchéi bianchi adoperano altre armi, quando devono affrontare igrossi animali della prateria. Giovanotto mio, apriamo bene gliocchi, posso ingannarmi, ma il mio istinto mi <strong>di</strong>ce che CodaScreziata non è stato rosicchiato dai lupi della prateria e che cisegue.– Ancora?...– An<strong>di</strong>amo, Armando. Sono impaziente <strong>di</strong> raggiungere icompagni.141


ANCORA CODA SCREZIATAMezz'ora dopo, Bennie ed Armando, a metà collinaritrovavano lo scotennato e Back, i quali, avendo notata la<strong>di</strong>rezione delle detonazioni, si erano affrettati a salire attraversoi boschi.Vivamente preoccupati dalla prolungata assenza dei duecacciatori, avevano vegliato buona parte della notte, poi si eranomessi in cerca <strong>di</strong> loro, ma una detonazione che avevano u<strong>di</strong>tarombare verso la cima d'un'alta collina l'aveva messi sulla falsavia, <strong>di</strong>rigendo i loro passi da quella parte.Probabilmente quel colpo <strong>di</strong> fucile era stato sparato dalmisterioso cacciatore che più tar<strong>di</strong> aveva uccisa l'orsa, da CodaScreziata, se i sospetti <strong>di</strong> Bennie non erano infondati, e forsecollo scopo d'impe<strong>di</strong>re al messicano ed al meccanico <strong>di</strong> portaresoccorso agli asse<strong>di</strong>ati e <strong>di</strong> metterli su una falsa via.Non essendo tranquilli per la possibile vicinanza <strong>di</strong> quelpericoloso avversario, i futuri cercatori d'oro decisero <strong>di</strong>prendere subito il largo e <strong>di</strong> raggiungere al più presto la grandecatena delle Montagne Rocciose, certi che Coda Screziata non liavrebbe seguìti fino là!Avrebbero bensì desiderato fermarsi alcuni giorni perscuoiare i due orsi e seccare un po' <strong>di</strong> quella carne che èeccellente, però il timore <strong>di</strong> qualche sgradevole sorpresa licostrinse ad affrettare la partenza, ed a sgombrare il territorio <strong>di</strong>caccia delle teste piatte.Alle <strong>di</strong>eci del mattino dopo una squisita colazione <strong>di</strong>tetraoni sapientemente allestita dal vecchio scorridore <strong>di</strong>prateria, si rimettevano in sella, piegando definitivamente verso142


l'ovest per giungere ai primi contrafforti della gigantesca catenadelle Montagne Rocciose.Oltrepassate le collinette, il paese era ritornato piano, conpoche ondulazioni. Era un succedersi continuo <strong>di</strong> piccolepraterie interrotte da boschetti <strong>di</strong> betulle, <strong>di</strong> pini, <strong>di</strong> abeti e <strong>di</strong>frassini rossi e neri, popolati da miria<strong>di</strong> <strong>di</strong> piccioni selvatici, iquali si alzavano in stormi immensi, volteggiando <strong>di</strong> pianura inpianura.Dei grossi torrenti, tutti affluenti del Peace, solcavano queiterreni lussureggianti, scorrendo, come immensi nastri d'argento,verso mezzogiorno; corsi molto probabilmente ricchi <strong>di</strong> pesci,poiché in quelle regioni le grosse trote bianche che raggiungonosovente il peso <strong>di</strong> trenta e più libbre, le trote <strong>di</strong> montagnasquisitissime, le trote color del salmone, i lucci, i barbi ed i pescia crine <strong>di</strong> cavallo od horse-hair-fish come vengono chiamati,sono comunissimi, e forniscono un abbondante nutrimento alletribù in<strong>di</strong>ane che scorrazzano quei vasti e così poco popolatiterritori, limitati all'est dalla regione dei Laghi, ed all'ovest, dallamaestosa catena delle Montagne Rocciose.La selvaggina invece pel momento pareva chescarseggiasse, quantunque la buona stagione fosse tornata. Nonsi vedeva ancora alcun bisonte, né alcuna alce, né daini;abbondavano però i così detti cani <strong>di</strong> prateria, e come vengonochiamati dai naturalisti, i cygnomis luduvicianus.Sui rialzi del suolo, in vedetta <strong>di</strong>nanzi alle loro tane, siscorgevano in gran numero, e si u<strong>di</strong>vano dappertutto i loroguaiti che parevano mandati da bande <strong>di</strong> cagnolini.Quegli animaletti, che i cacciatori della prateria chiamanoanche scoiattoli abbaianti, somigliano più alle marmotte, che aicani ed agli scoiattoli, essendo piuttosto tozzi, <strong>di</strong> colore brunorossastro con peli bianchi e neri. La loro coda somiglia invece aquelle dei sorci e la tengono or<strong>di</strong>nariamente <strong>di</strong>ritta.143


Vivono in tane assai profonde che scavano destramente,ammonticchiando al <strong>di</strong> fuori la terra e siccome amano vivere insocietà assai numerose, non è raro trovarne delle migliaia in untratto <strong>di</strong> terreno relativamente ristretto.Le praterie, che i cavalieri attraversavano, dovevanocontenere delle colonie numerosissime, poiché il suolo apparivaovunque cosparso <strong>di</strong> piccoli monticelli ed oscillava come sefosse tutto scavato. Al rumore prodotto dalle zampe dei cavalli,si u<strong>di</strong>vano sotto le erbe risuonare continuamente dei guaiti sor<strong>di</strong>,mandati dagli abitanti fuggenti attraverso le loro gallerie.– Pare <strong>di</strong> trottare sopra un immenso canile – <strong>di</strong>sse Armandoa Bennie. – Saranno spaventati.– Sì, ma guardate come ci spiano – rispose il cow-boy. –Non vedete le sentinelle nascoste <strong>di</strong>etro quei monticelli seguirciansiosamente cogli sguar<strong>di</strong>?... Guardate: appena s'accorgono chenoi le guar<strong>di</strong>amo s'affrettano a sparire.– Sono buoni a mangiarsi?...– Assai delicati, ma <strong>di</strong>fficili a prendersi. Avendo le lorotane due ingressi molto lontani l'uno dall'altro, riescono soventea fuggire lasciando i cacciatori con un palmo <strong>di</strong> naso.– Sono furbi.– Non solo, ma anche coraggiosi e d'una amicizia a tuttaprova.– Che cosa volete <strong>di</strong>re?...– Che anche uccidendone uno, non sempre si è certi <strong>di</strong>poterlo raccogliere.– E perché?...– Perché i compagni accorrono, si slanciano sul cadavere elo trascinano nella tana per sottrarlo al cacciatore.– È incre<strong>di</strong>bile.– È vero, Armando. Aggiungete poi che sono dotati d'unavitalità straor<strong>di</strong>naria, quantunque siano così piccoli, e che anche144


gravemente feriti, riescono quasi sempre a trascinarsi nelle lorotane dalle quali è ben <strong>di</strong>fficile poi levarli, essendo assaiprofonde e lunghissime.– Ditemi, signor Bennie, è vero che i cani <strong>di</strong> prateriavivono insieme alle civette ed ai serpenti a sonagli?...– Così si racconta dai cacciatori, però io non vi credoaffatto. È una vecchia leggenda probabilmente inventatadagl'in<strong>di</strong>ani. Avanti, amici: vedo laggiù un boschetto, doveconto <strong>di</strong> accamparmi e <strong>di</strong> farvi bere un buon bicchiere d'acquadolcissima.– Vi è forse una fonte zuccherata?... – chiese Armando.– Qualche cosa <strong>di</strong> meglio – rispose suo zio, che gli si eracollocato a fianco e che già aveva osservato il boschetto. – Visarebbe forse laggiù una <strong>di</strong>screta fortuna da raccogliere.Spronati i mustani, i quattro cavalieri, sempre seguìti daglialtri due cavalli che portavano gli attrezzi da <strong>minatori</strong>,attraversarono una prateria assai ondulata e giunsero sul margined'un bosco formato da grosse piante, la cui corteccia aveva unabella tinta rossastra.Bennie scese da cavallo, facendo segno ai suoi compagni <strong>di</strong>imitarlo, poi, mentre Back s'incaricava <strong>di</strong> accendere il fuoco e <strong>di</strong>rizzare la tenda, avendo deciso <strong>di</strong> fermarsi colà fino al domani,s'inoltrò nel bosco seguìto da Armando e dal meccanico.– È qui che c'è la fontana dalle acque dolci?... – chieseArmando.– Sì – risposero il meccanico e Bennie ridendo.– E dove si trova?– È nascosta nel tronco <strong>di</strong> questi alberi – <strong>di</strong>sse il cow-boy.– Volete scherzare?...– Niente affatto, me ne appello a vostro zio.– Bennie <strong>di</strong>ce la verità – rispose il meccanico.– Oh!... Sarebbe curiosa!...145


– Aspettate che costruisca alcuni recipienti, poi ve la faròassaggiare l'acqua zuccherata.– E dove troverete dei recipienti?... Io cado <strong>di</strong> sorpresa insorpresa.– Gl'in<strong>di</strong>ani trovano qui l'occorrente per la raccolta delliquido. Guardate: ecco una bella betulla che fa per noi.Il cow-boy si avvicinò ad un albero, una betulla alta egrossa, prese il coltello e staccò alcune larghe strisce <strong>di</strong>corteccia solida, e contemporaneamente assai pieghevole, ed inpochi istanti fabbricò una specie d'imbuto che poteva contenerecomodamente quattro galloni <strong>di</strong> liquido.– Vedete che è cosa facile – <strong>di</strong>sse il cow-boy, continuando astrappare altri pezzi <strong>di</strong> corteccia. – Da queste betulle gl'in<strong>di</strong>anisanno ricavare perfino dei leggeri canotti capaci <strong>di</strong> portarequattro o cinque persone, e coi quali osano sfidare le cascate deigrossi fiumi. Io mi accontenterò <strong>di</strong> ottenere tre o quattrorecipienti ed alcuni canaletti che mi serviranno da grondaie.– E per cosa farne?...– Oh!... Il curioso!... Ora lo saprete.Costruiti i quattro imbuti e piegati alcuni pezzi <strong>di</strong> cortecciain forma semirotonda, si avvicinò ad un grosso albero dallacorteccia rossastra, e col coltello lo incise profondamente informa d'un V.Ciò fatto, cacciò nella ferita la sua grondaia, vi appese sottouno dei suoi recipienti e rinnovò la strana operazione su altre trepiante.– La stagione è propizia – <strong>di</strong>sse, quand'ebbe finito. – Ènella primavera che gl'in<strong>di</strong>ani vengono a fare le loro raccolte <strong>di</strong>zucchero e più le giornate sono calde, più ne ottengono, poichéil calore aumenta il flusso della linfa. Guardate, Armando!...Il giovanotto si accostò con curiosità ad una <strong>di</strong> quellepiante e vide uscire dal canaletto che il cow-boy vi aveva146


innestato, un getto liquido, il quale si raccoglieva nel recipientesottostante con sufficiente rapi<strong>di</strong>tà.Bennie immerse la sua tazza <strong>di</strong> pelle e riempitala <strong>di</strong> quellalinfa la porse ad Armando, <strong>di</strong>cendogli:– Bevete senza economia. Prima <strong>di</strong> domani questa pianta ciavrà dato circa tre galloni <strong>di</strong> liquido.Armando l'assaggiò, poi la bevette avidamente con vivasod<strong>di</strong>sfazione, <strong>di</strong>cendo:– Sembra acqua col miele.– Eccellente adunque?...– Deliziosa, signor Bennie.– Sapete come si chiamano questi alberi?...– No davvero.– Sono aceri.– Ah!... Io ho u<strong>di</strong>to ancora parlare degli aceri.– E avrete anche usato dello zucchero ricavato da questepiante, credendolo estratto da vere canne da zucchero. Se ne faancora un buon consumo in queste regioni. La produzione untempo era straor<strong>di</strong>naria, e da queste piante si ricavavano dellebelle migliaia <strong>di</strong> dollari, è vero, signor Falcone?– Potete <strong>di</strong>re dei milioni – rispose il meccanico. – IlCanadà ne esportava delle centinaia e centinaia <strong>di</strong> tonnellate.Ora questa industria non viene esercitata che dalle tribù in<strong>di</strong>ane.– Ogni pianta produce molto succo, signor Bennie? –chiese Armando.– Un buono acero dà in me<strong>di</strong>a circa venti galloni <strong>di</strong> succo.– E quanto succo occorre per ricavare un chilogrammo <strong>di</strong>zucchero?...– Otto o nove galloni.– E la per<strong>di</strong>ta <strong>di</strong> tanta linfa non nuoce alla pianta?...– No, poiché continua a darne anche negli anni seguenti econ eguale abbondanza.147


– Una bella fortuna per gl'in<strong>di</strong>ani!...– Pensate che ogni in<strong>di</strong>ano, aiutato dalla famiglia, durantela primavera non raccoglie meno <strong>di</strong> seicento libbre <strong>di</strong> zucchero.– E come si estrae?– Facendo bollire il succo e lasciandolo poi raffreddare.Domani ve lo farò assaggiare poiché ci fermeremo qui qualchegiorno, per farne una <strong>di</strong>screta raccolta. Siamo molto scarsi <strong>di</strong>zucchero ed il thè amaro non mi garba troppo. Lasciamo che glialberi funzionino ed an<strong>di</strong>amo a fare colazione. Più tar<strong>di</strong> faremoaltri recipienti e metteremo in opera le pentole.Fecero ritorno al campo dove ebbero la grata sorpresa <strong>di</strong>trovare la colazione pronta, essendo abituato il messicano a farele cose per bene, ed alla lesta.Divorarono con molto appetito l'ultimo tetraone;unitamente ad un cane <strong>di</strong> prateria che avevano avuto la fortuna<strong>di</strong> abbattere al mattino, gustando assai la delicatissima carne cherassomigliava a quella d'un vitellino da latte, poi si sdraiaronocomodamente sotto la fresca ombra d'un gruppo d'alberi perfumare una pipata <strong>di</strong> tabacco e fare quattro chiacchiere sullefuture raccolte d'oro.Armando però, che non poteva star fermo, aveva inveceapprofittato <strong>di</strong> quel po' <strong>di</strong> riposo per visitare il margine dellaforesta, avendo rilevato non poche tracce <strong>di</strong> daini mooses, ossia,mangiatori <strong>di</strong> legno, così chiamati dagli scorridori della prateriaperché quegli animali hanno l'abitu<strong>di</strong>ne <strong>di</strong> mangiare i giovanirami dei salici e degli aceri rigati.Sperando <strong>di</strong> sorprenderne qualcuno, si cacciò nella forestaper fare uno splen<strong>di</strong>do regalo al suo amico Bennie, avendoquesti più volte vantato la squisitezza delle carni <strong>di</strong> tali animali.Passando con precauzione <strong>di</strong> acero in acero, e fermandosi<strong>di</strong> frequente ad ascoltare, si era già allontanato dal campo circamezzo miglio, quando credette <strong>di</strong> u<strong>di</strong>re, verso le rive d'un148


piccolo lago, o meglio d'uno stagno, dei rami a muoversi.Essendo colà i rami assai folti, ed abbondando i salici ed icespugli, non poté subito vedere <strong>di</strong> che cosa si trattasse, e stettefermo ad ascoltare.Rimase immobile alcuni minuti col <strong>di</strong>to sul grilletto delfucile, pronto a far fuoco, poi non udendo più nulla, si mise astrisciare in <strong>di</strong>rezione dello stagno, convinto ormai che fra icespugli si celava qualche capo <strong>di</strong> selvaggina. Già non <strong>di</strong>stavadalla riva più <strong>di</strong> cinquanta passi, quando vide dei rami adagitarsi.– Sta nascosto là sotto – mormorò.Alzò lentamente il fucile, e credendo <strong>di</strong> scorgere fra ilfogliame un'ombra, fece sollecitamente fuoco.La detonazione era appena cessata, quando udì echeggiareun grido che pareva avesse qualche cosa <strong>di</strong> umano poi vide lealte cime agitarsi rapidamente come se qualcuno cercasse <strong>di</strong>aprirsi impetuosamente il passo, poi più nulla.– Mille merluzzi!... – esclamò il giovanotto, che era<strong>di</strong>ventato pallido. – Che abbia ucciso qualche pellerossa?... Quelgrido era umano.Stette qualche istante indeciso, temendo <strong>di</strong> cadere inqualche agguato, poi, non udendo più rumore alcuno, e nonvedendo agitarsi i cespugli, introdusse nel fucile una nuovacartuccia, quin<strong>di</strong> si <strong>di</strong>resse là dove aveva veduto, o creduto <strong>di</strong>scorgere quella forma in<strong>di</strong>stinta.Scostando con precauzione i cespugli, si trovò ben prestopresso un giovane salice, il cui tronco era stato spezzatonettamente all'altezza d'un uomo.– È stato reciso dalla mia palla – mormorò.Si guardò d'intorno, e scorse fra le erbe alcune stille <strong>di</strong>sangue non per anco coagulate.– Qualcuno è stato colpito – <strong>di</strong>sse. – Era un uomo od un149


animale?... Non vorrei avere ucciso qualche povera testa piattainoffensiva.Vedendo innanzi a sé aperto come un largo solco fra icespugli ed i rami dei salici, vi si cacciò dentro per continuare lericerche e ritrovò più oltre gocce <strong>di</strong> sangue, poi seminascosta frale erbe una <strong>di</strong> quelle formidabili scuri <strong>di</strong> guerra usatedagl'in<strong>di</strong>ani, lasciata certamente cadere dal ferito.– Non vi è più alcun dubbio – <strong>di</strong>sse Armando, mortificato.– Credendo <strong>di</strong> far fuoco contro un daino, ho colpito un in<strong>di</strong>ano.Che questa avventura <strong>di</strong>sgraziata ci attiri addosso qualche bruttomalanno?... Animo, torniamo al campo!...Raccolse la scure, girò all'intorno uno sguardo inquieto, pois'allontanò rapidamente attraverso la foresta degli aceri,premuroso <strong>di</strong> raggiungere i compagni.Già non <strong>di</strong>stava dal campo che poche centinaia <strong>di</strong> passi,quando udì sulla sua destra dei formidabili: «Corna <strong>di</strong> bisonte»accompagnati da una filza d'imprecazioni.– È l'amico Bennie!... – esclamò. – Pare che sia infuriato.Si <strong>di</strong>resse a quella vôlta e scorse il cow-boy occupato ascaraventare a destra ed a sinistra, con vero furore i gran<strong>di</strong>imbuti che aveva appesi agli aceri per raccogliere il dolce succo.– Ehi!... Signor Bennie, cosa fate?... – chiese Armando, constupore.– Corna <strong>di</strong> bisonte!... – urlò il cow-boy. – Vorrei sapere chiè stato quel furfante che ci ha fatto questo brutto giuoco!...– Che cos'è successo?...– M'hanno rovesciati i recipienti che a quest'ora dovevanoessere già pieni.– E chi?...– Chi?... Chi?... Lo so io?...– Qualche animale forse?...– Sì, a due gambe però. Corna <strong>di</strong> cervo!... Deve essere stato150


lui!...– Coda Screziata forse?...– Sì, quel cane che si ostina a seguirci – urlò il cow-boy,sempre più incollerito. – Bisognerà che mi decida a stanarlo, onon ci lascerà più mai tranquilli.– Possibile che ci segua ancora?...– Ne ho la convinzione, Armando. Chi volete che si fossepresa la briga <strong>di</strong> usarci questo <strong>di</strong>spetto?...– Mille merluzzi!... Che io abbia fatto fuoco su <strong>di</strong> lui?...– Ehm!... Dite?... – chiese Bennie, guardandolo. – Voiavete fatto fuoco su <strong>di</strong> lui?...– Sì, signor Bennie. Credendo <strong>di</strong> abbattere un daino, hoferito un in<strong>di</strong>ano che fuggiva.– Ah!... Ferito solamente?...– Sì, poiché non sono stato capace <strong>di</strong> scoprirlo.– Siete certo che fosse un in<strong>di</strong>ano?...– Ho raccolto il suo tomahawak.– Datemelo!... – esclamò vivamente il cow-boy.Armando s'affrettò a raggiungere lo scorridore, e gli porsela scure che aveva trovata nella macchia.– Corna <strong>di</strong> bufalo!... – esclamò Bennie. – È il tomahawak<strong>di</strong> Coda Screziata!...– Come lo sapete voi?...– Guardate, amico: ecco qui, sul manico, <strong>di</strong>pinta una coda apiù colori.– È vero, signor Bennie; quel furfante ci segue ancora.– Armando, bisogna sbarazzarci <strong>di</strong> quell'uomo o perderlo,poiché può, quando meno ce l'aspettiamo, piombarci addosso escotennarci a tra<strong>di</strong>mento.– Cosa volete fare?... Andarlo a cercare?...– Perderemmo un tempo troppo lungo e forse inutilmente,essendovi in questa regione troppi boschi. Noi lanceremo i151


cavalli a gran galoppo e cercheremo <strong>di</strong> perderlo.– Partiamo subito?...– Lo credo il miglior partito.– Ed il nostro zucchero?...– Ne faremo senza, se non ne troveremo fra le teste piatte.Orsù, a cavallo, giovanotto; conto <strong>di</strong> farvi fare una lungagaloppata.152


LA CACCIA AI BISONTIAlle tre pomeri<strong>di</strong>ane, il piccolo drappello, premuroso <strong>di</strong>lasciarsi in<strong>di</strong>etro l'ostinato pellerossa, si rimetteva in marciaattraverso il territorio <strong>di</strong> caccia delle teste piatte.Percorreva allora quella regione quasi deserta che siestende dalle rive del Peace a quelle del Black e del Liard,questi ultimi due fiumi dal corso lunghissimo, il primo tributariodel secondo, e questo a sua volta affluente del Makenzie, nellecui acque si scarica in prossimità del forte Simpson.Quell'ampio tratto <strong>di</strong> terra è quasi del tutto piano, nonavendo che all'ovest la gran catena delle Montagne Rocciose,interrotto solo da splen<strong>di</strong>de foreste <strong>di</strong> ciliegi selvatici, <strong>di</strong> cicutalegno, <strong>di</strong> aceri d'ogni specie, <strong>di</strong> salici rossi, <strong>di</strong> legni <strong>di</strong> renna,colle fibre dei quali si fanno delle ottime corde, <strong>di</strong> abeti neri ebianchi, <strong>di</strong> pini e <strong>di</strong> mirti coniferi, dai cui rami si estrae una ceraverde che si adopera nella fabbricazione <strong>di</strong> certe specie <strong>di</strong>candele.Le terre coltivate assolutamente mancano, poiché gl'in<strong>di</strong>anicrederebbero <strong>di</strong> perdere i loro quarti <strong>di</strong> nobiltà chiedendosostentamento al suolo. Preferiscono inseguire gli animaliselvaggi che sono ancora abbondanti in quelle vaste regioni,piuttosto che chinarsi a zappare un palmo <strong>di</strong> terra.È già molto se le loro donne, costrette dalla fame, sidegnano durante la buona stagione, <strong>di</strong> seminare un po' <strong>di</strong> fave,che poi mangiano bollite con grasso d'orso, o un po' <strong>di</strong> cetriuoli,piante che crescono molto bene e che producono delle fruttaenormi che arrivano a pesare perfino sessanta chilogrammi.Il drappello, che si avanzava al galoppo, volendo153


guadagnare prontamente via, continuò la rapida marcia fino altramonto del sole, passando successivamente attraverso apraterie ed a foreste, e senza aver incontrato alcun esserevivente; poi fece alto in una specie <strong>di</strong> gola boscosa aperta fradue collinette coperte <strong>di</strong> superbi pini <strong>di</strong> Columbia, chespingevano le loro cime a trecento pie<strong>di</strong> dal suolo, ossia a circacento metri.Sembrando quel luogo assolutamente tranquillo, rizzaronola tenda nel mezzo alla gola, certi <strong>di</strong> poter passare una nottetranquilla, e <strong>di</strong> riprendere ai primi albori, quella corsain<strong>di</strong>avolata.Divorata la cena e fumato un po' <strong>di</strong> tabacco, legarono icavalli ad un piuolo conficcato in terra, poi si cacciarono sotto latenda, avendo però la precauzione <strong>di</strong> mettersi le armi accanto.Dormivano da parecchie ore, sognando <strong>di</strong> essere già giuntinelle miniere dell'Alaska, e <strong>di</strong> raccogliere oro a piene mani,quando Bennie che dormiva, per vecchia abitu<strong>di</strong>ne <strong>di</strong> scorridore,con un solo occhio, come si suol <strong>di</strong>re, fu bruscamente svegliatoda alcune urla lugubri che pareva rintronassero verso l'estremitàdella gola, seguìte subito dai nitriti dei cavalli.– Al <strong>di</strong>avolo quei predoni a quattro gambe!... – esclamò. –Era già un po' <strong>di</strong> tempo che i lupi non ci facevano serenate.Sapendo quanto sono audaci i grossi lupi <strong>di</strong> prateria, benpiù alti e più robusti delle coyotes, si sbarazzò della coperta <strong>di</strong>lana che lo avvolgeva, prese il fucile e sgusciò fuori dalla tenda.Essendo la luna già tramontata, faceva assai oscuro infondo a quella gola boscosa, tanto da non potersi <strong>di</strong>stinguere unoggetto od un animale a <strong>di</strong>eci passi <strong>di</strong> <strong>di</strong>stanza. Per <strong>di</strong> più, unvento freddo del settentrione, soffiando con forza entro quellastretta, agitava fortemente le piante, impedendo <strong>di</strong> <strong>di</strong>stinguerecon precisione l'avanzarsi dei predoni a quattro gambe.– Una vera nottata per loro – <strong>di</strong>sse Bennie. – Possono154


portarci via un cavallo senza che ce n'accorgiamo.Radunò i tizzoni del focolare che erano quasi spenti, liravvivò gettandovi sopra alcuni rami secchi, poi si <strong>di</strong>resse versoi cavalli.I mustani erano ancora legati al palo, ma <strong>di</strong>mostravano unavera eccitazione. Scalpitavano, nitrivano e tendevano le cordecercando <strong>di</strong> spezzarle.– Che cosa vuol <strong>di</strong>re ciò? – si chiese il cow-boy, coninquietu<strong>di</strong>ne. – I nostri cavalli non possono spaventarsi per lapresenza <strong>di</strong> alcuni lupi che sanno tenere a <strong>di</strong>stanza con deisapienti colpi <strong>di</strong> zoccolo.Guardò verso le due uscite della gola, ma nulla vide chepotesse giustificare il timore degli animali. Si u<strong>di</strong>vano bensì,verso la cima d'un colle, echeggiare sempre le monotone elugubri urla d'alcuni lupi probabilmente assai grossi a giu<strong>di</strong>carlidalla potenza dei loro polmoni, però non dovevano essere checinque o sei.– Che vi sia invece qualche grizzly?... – mormorò Bennie. –Quegli orsi giganteschi non sono rari in questo paese, anzi!...Non osando allontanarsi con quella profonda oscurità cheregnava nella gola, andò a prendersi la coperta <strong>di</strong> lana, essendola notte fredda, si avvolse alla meglio e si sedette a breve<strong>di</strong>stanza dal fuoco, tenendo il fucile fra le ginocchia.I cavalli, veduto che il padrone vigilava, si erano calmati,però guardavano sempre verso l'uscita della gola che sboccava asettentrione, come se il loro istinto li avvertisse che il pericolostava da quella parte.Il cow-boy, rannicchiato <strong>di</strong>etro la tenda, la cui tela sbattevacome la gran gabbia d'un veliero, apriva per bene gli occhi etendeva gli orecchi, ascoltando attentamente le urla dei grossilupi, gli ululati del vento gelato che soffiava con forza entro latenebrosa gola, lo scricchiolare dei rami, e lo stormire del155


fogliame.I notturni carnivori erano già fuori dalla gola, ma altri se neu<strong>di</strong>vano più lontani, e quelle urla tetre, paurose, oras'allontanavano in una <strong>di</strong>rezione, ora in un'altra, come se queipredoni corressero capricciosamente o si inseguissero attraversoi boschi e le praterie.– Devono essere in caccia – mormorò Bennie, cheascoltava con attenzione crescente.Ad un tratto quegli ululati, che <strong>di</strong>ventavano sempre piùacuti, si avvicinarono rapidamente in <strong>di</strong>rezione della gola, comese quella banda <strong>di</strong> predoni si preparasse a cacciarsi fra le duecolline e ad irrompere verso l'accampamento.Bennie, udendoli così vicini, si era sbarazzato della copertaed era balzato in pie<strong>di</strong>. Stava per riattizzare il fuoco, quando udìArmando a chiedere:– Che cos'è questo fracasso, signor Bennie?... Corriamoqualche pericolo, che vi vedo <strong>di</strong> guar<strong>di</strong>a?...– Siete voi, giovanotto?... – rispose il cow-boy. – Venite atenermi compagnia, e prendetevi la coperta, perché la notte èpiuttosto fredda. Soffia un ventaccio <strong>di</strong> tramontana che leva lapelle.Armando si affrettò ad obbe<strong>di</strong>rlo, e strisciò all'aperto,portando con sé il fucile.– È un concerto <strong>di</strong> lupi, questo – <strong>di</strong>sse.– Sì, e non sono semplici coyotes; sono lupi grigi, bruttebestie, giovanotto mio, e assai pericolosi se si radunano.– Minacciano il campo?...– No, pel momento; credo anzi che siano occupati acacciare.– Qualche grosso animale?...– Forse qualche bisonte isolato o qualche wapiti.– Come sarei contento <strong>di</strong> portarglielo via, se si trattasse156


d'un superbo bisonte!– Se lo cacciano da questa parte, faremo il possibile perprendercelo. U<strong>di</strong>te?... Gli ululati si avvicinano.Un ululìo prolungato, in<strong>di</strong>avolato, rintronò nella selvaggiagola. Pareva che cento lupi si fossero precipitati fra le due altecolline rocciose, e corressero furiosamente attraverso i cespugli.Back ed il meccanico, svegliati bruscamente da quelfracasso, si erano precipitati all'aperto, mentre i cavalli,spaventati, s'impennavano nitrendo.– Siamo assaliti dai lupi? – chiese il signor Falcone,balzando verso Bennie.– Non lo so ancora – rispose questi. – Tenetevi tutti <strong>di</strong>etroal fuoco, e non per<strong>di</strong>amo <strong>di</strong> vista i cavalli.Le urla continuavano ad avvicinarsi. Pareva che quegliaudaci predoni inseguissero accanitamente qualche grossapreda, e che celebrassero, con quell'in<strong>di</strong>avolato concerto, laprossima vittoria.Non dovevano essere più <strong>di</strong> due dozzine, ma essendo lagola ristretta, pareva che fossero sei volte più numerosi.– Badate!... – gridò ad un tratto Bennie, che si trovava<strong>di</strong>nanzi a tutti.Una massa nera, <strong>di</strong> proporzioni gigantesche, scendeva algaloppo la gola, muggendo <strong>di</strong>speratamente, seguìta da vicino dauna banda <strong>di</strong> lupi che gli saltellava ai fianchi assordandola conululati paurosi.– Corna <strong>di</strong> cervo!... – esclamò Bennie.– Che cos'è quell'animalaccio?... – chiese Armando.– Giovanotto mio, domani faremo una scorpacciata <strong>di</strong>bistecche. In guar<strong>di</strong>a o verremo schiacciati!...L'enorme massa, che non si poteva ancora ben <strong>di</strong>stinguerein causa dell'oscurità muoveva <strong>di</strong>ritta verso la tenda, galoppandosfrenatamente, colla speranza <strong>di</strong> sottrarsi all'imminente assalto157


dei famelici nemici.– È un bisonte!... – urlò Bennie. – Back, bada ai cavalli!...Si slanciò al <strong>di</strong> là del fuoco seguìto da Armando e dalmeccanico, e puntato rapidamente il fucile, fece fuoco alla<strong>di</strong>stanza <strong>di</strong> cinquanta passi.Il gigantesco animale, colpito <strong>di</strong> certo dalla infallibile palladel cacciatore, mandò un lungo muggito, e continuò la corsa.– Fuoco!... – gridò il cow-boy.Armando ed il meccanico scaricarono quasisimultaneamente i loro fucili.Il bisonte mandò un secondo e più prolungato muggito,s'avanzò ancora <strong>di</strong> quin<strong>di</strong>ci o venti passi, più trasportato dalloslancio che per propria volontà, poi stramazzò pesantemente alsuolo, proprio <strong>di</strong>nanzi al fuoco, rimanendo immobile.– Morto!... – esclamò Armando.– Sì, ma vi sono ancora dei vivi, – rispose Bennie, – e pareche non vogliano così facilmente rassegnarsi a perdere la loropreda.Infatti i lupi, da veri cacciatori che non intendono <strong>di</strong>lasciarsi defraudare della selvaggina stanata ed inseguita,quantunque avessero u<strong>di</strong>to quei tre spari, non si eranoallontanati, anzi tutt'altro. Vedendo cadere il bisonte, ecomprendendo che stavano per perdere le succulenti bistecche,si erano radunati a breve <strong>di</strong>stanza, mandando degli ululatiminacciosi.Erano quin<strong>di</strong>ci o venti lupi grigi, <strong>di</strong> statura alta, dallegambe secche e nervose, e dalle mascelle formidabilmentearmate <strong>di</strong> lunghi e aguzzi denti.Avevano formato, fuori dalla luce proiettata dal fuoco, unsemicerchio e ululavano a piena gola, mentre i loro occhi ardentiscintillavano come carboni, fra la cupa ombra proiettata dallealte rocce e dalle piante.158


– Pretenderebbero assalirci? – chiese Armando, che avevaintrodotta una nuova cartuccia nel fucile.– Se non assalirci, almeno rifarsi della preda perduta, conuno dei nostri cavalli – rispose Bennie. – Se non ardesse ilfuoco, non vi sarebbe però da stupirci se tentassero balzarciaddosso. Sono audaci, quei bricconi.– Cominciamo a fucilarli per calmare un po' la loro collera.– State zitto.Bennie si era curvato innanzi, e si era messo in ascolto. Inlontananza si u<strong>di</strong>va <strong>di</strong>stendersi un cupo fragore, cherassomigliava un po' all'irrompere furioso d'un grande fiume, odal frangersi delle onde marine contro una spiaggia rocciosa.– O<strong>di</strong>, Back? – chiese Bennie.– Sì – rispose il messicano.– Sono bisonti in marcia.– Lo credo anch'io, Bennie.– Ora comprendo la presenza <strong>di</strong> questi grossi lupi. Ibricconi erano riusciti ad isolare questo bisonte per poi ucciderloa loro agio.– Saranno molti quei grossi animali?... – chiese ilmeccanico.– Delle centinaia e forse delle migliaia, signore.– Che si <strong>di</strong>rigano da questa parte?...– La gola è propizia per una bella imboscata.– Volete <strong>di</strong>re?...– Che gl'in<strong>di</strong>ani cercheranno sicuramente <strong>di</strong> spingerli daquesta parte.– Gl'in<strong>di</strong>ani?...– Sì, signor Falcone.– Credete che stiano già cacciandoli?...– Li seguiranno <strong>di</strong> certo; dove vi sono i bisonti si trovasempre l'in<strong>di</strong>ano.159


– Speriamo <strong>di</strong> non incontrare i gran<strong>di</strong> ventri.– Non abbiate questo timore, poiché ci troviamo sulterritorio <strong>di</strong> caccia delle teste piatte.– An<strong>di</strong>amo a cacciare anche noi i bisonti, signor Bennie? –chiese Armando che non istava più fermo.– Non voglio farvi perdere una così bella occasione,giovanotto, ma dobbiamo aspettare l'alba, e poi vi sono i lupiche ci chiudono il passo.– Gli ostinati!...– Se ne andranno presto, ve lo assicuro. Sanno che coibisonti hanno più da guadagnare che prendendosela colle nostregambe. Ehi, Back, bada che i cavalli siano pronti a partire e noileviamo la tenda.Senza più occuparsi dei lupi, i quali d'altronde silimitavano a urlare, senza osare avvicinarsi al fuoco, i due cowboyed i loro compagni misero le selle ai cavalli, stringendoaccuratamente le cinghie, caricarono le casse e le pocheprovviste che ancora possedevano, poi piegarono la tenda.Intanto il fragore <strong>di</strong>ventava più <strong>di</strong>stinto, come se i bisontis'avvicinassero alla gola. Al <strong>di</strong> là delle colline si u<strong>di</strong>vanorisuonare muggiti sor<strong>di</strong>, poi dei cupi boati e dei sor<strong>di</strong> rumori chesembravano prodotti dall'urtare <strong>di</strong> centinaia e centinaia <strong>di</strong> corna.In mezzo a quel fracasso si u<strong>di</strong>vano pure le urla acute deilupi, animali che seguono sempre i bisonti, nelle loroemigrazioni, pronti a piombare addosso a coloro che perstanchezza o per vecchiaia, od in causa <strong>di</strong> qualche ferita,rimangono in<strong>di</strong>etro, ed a <strong>di</strong>laniarli ferocemente, od a rapire allefemmine i giovani vitelli.I lupi che s'erano schierati nella gola, udendo gli ululati deiloro compagni, non tardarono a volgere le code ed a ritornarenella prateria, con grande sod<strong>di</strong>sfazione <strong>di</strong> Armando che nonamava quei vicini.160


Dovevano essere già le tre del mattino, quando in mezzo aquei crescenti fragori, si udì rombare <strong>di</strong>stintamente un colpo <strong>di</strong>fucile.– Gli in<strong>di</strong>ani!... – esclamò Bennie.– Che si preparino a piombare addosso ai bisonti?... –chiese il meccanico.– Certamente.– Saranno molti?...– Tutti i guerrieri della tribù. In sella, amici!... An<strong>di</strong>amo aprendere parte alla battaglia!...Tutti balzarono in arcione, e quantunque la gola fosseancora oscura, si misero in marcia attraverso i cespugli ed imacigni che ingombravano il suolo.A quel primo sparo era tenuto <strong>di</strong>etro un secondo, poi unterzo, quin<strong>di</strong> era rintronata una scarica generale.Fra i muggiti dei grossi animali, i quali dovevano ormaiessere in preda ad un vero panico, non avendo sempre, queigiganteschi ruminanti, una esatta conoscenza del loro vigorestraor<strong>di</strong>nario, si u<strong>di</strong>vano confusamente delle voci umane e deinitriti <strong>di</strong> cavalli.Bennie si era messo alla testa del drappello e cercava <strong>di</strong>affrettare la marcia. Il terreno era pessimo, tutto buche, rocce ecespugli fitti, e la gola pareva assai lunga. Udendo quegli spariche crescevano d'intensità e quelle grida, il vecchio cacciatorenon poteva stare più fermo, e tormentava la batteria della suafedele arma.Già non dovevano <strong>di</strong>stare che poche centinaia <strong>di</strong> passidall'uscita della gola, quando i cavalieri u<strong>di</strong>rono <strong>di</strong>nanzi a loroun fracasso spaventevole. Pareva che un uragano devastatores'inoltrasse fra le due colline, tutto abbattendo sul suo passaggio.Bennie aveva trattenuto vivamente il suo cavallo.– I bisonti si sono precipitati nella gola!... – urlò. –161


Salvatevi!...I cavalli, spaventati, avevano fatto un rapido frontein<strong>di</strong>etro, fuggendo sfrenatamente attraverso i rovi ed i macigni,mentre all'estremità della gola si vedevano avanzarsi, con unclamore spaventevole, i primi battaglioni dei bisonti.Bennie, con quattro vigorose speronate si era portato allatesta del drappello, e pur fuggendo, cercava un posto qualunqueove rifugiarsi.Scorgendo una fen<strong>di</strong>tura che conduceva sulla cima d'unaroccia, la quale, dal lato della gola, cadeva a picco, lanciò inquella <strong>di</strong>rezione il suo mustano, la salì speronando furiosamente,e s'arrestò lassù.I suoi compagni, urlando e sferzando, lo avevano seguìto,ed i sei cavalli si erano trovati tutti uniti sulla cima <strong>di</strong> quellaroccia, la quale aveva una superficie così ristretta da contenerli amalapena tutti.– A terra e pronti a far fuoco!... – gridò Bennie. – Vedremoun terribile spettacolo!...162


LE TESTE PIATTEI bisonti, incalzati dagl'in<strong>di</strong>ani e spaventati da quegli spariche rimbombavano senza posa, facendo certamente numerosevittime, fuggivano all'impazzata in una orribile confusione,urtandosi, schiacciandosi, calpestandosi.Trovata <strong>di</strong>nanzi a loro la gola, quei mostruosi ruminanti visi erano rovesciati dentro a corsa sfrenata, schiantando conimpeto irresistibile i giovani alberi, e sventrando, coll'impetodelle loro masse poderose, i cespugli che ingombravano ilpassaggio.Ai primi bagliori dell'alba, che tingevano il cielo <strong>di</strong> roseiriflessi, si vedevano confusamente dei maschi <strong>di</strong> staturacolossale, dalla testa gran<strong>di</strong>ssima e d'aspetto pauroso, con quellepotenti corna piantate su quelle ossa frontali che sono cosìrobuste da respingere una palla da fucile, e con quelle foltecriniere che si prolungano lungo il dorso, e delle femmine un po'meno grosse e d'aspetto meno minaccioso, che s'affannavano aproteggere, ma invano, loro giovani vitelli.Erano almeno cinquecento capi, e tutti si affannavano agiungere in testa per sottrarsi alle strette dei vicini, ed alle palleed ai colpi <strong>di</strong> lancia degl'in<strong>di</strong>ani.I primi, più fortunati, giunsero in breve sotto la rupe, tuttosconvolgendo sul loro passaggio, e scomparvero dall'altra partedella gola. Uno però, un vecchio maschio, armato <strong>di</strong> due lunghecorna, trovato il sentiero poco prima percorso dai cavalli, lo salìal galoppo senza nemmeno accorgersi della presenza degliuomini.Vedendolo, Bennie era balzato innanzi, gridando:163


– A me, amici, o siamo perduti!...Back, il meccanico ed Armando avevano puntati i fucilicontro il colosso. Tre spari rimbombarono l'uno <strong>di</strong>etro l'altro,coprendo i muggiti formidabili dei secon<strong>di</strong> ranghi che a lorovolta irrompevano nella gola.Il vecchio maschio, colpito forse nel cranio, non s'arrestò,anzi doppiamente spaventato ed irritato, continuò a salire ilcrepaccio, minacciando <strong>di</strong> piombare in mezzo alla rupe e <strong>di</strong>rovesciare nella gola sottostante uomini e cavalli.Fortunatamente Bennie non aveva ancora fatto uso delfucile. Lesto come un daino balzò fra la spaccatura <strong>di</strong> una rocciaper poter, in caso <strong>di</strong> pericolo, sottrarsi all'incontro, poi fecefuoco quasi a bruciapelo.L'effetto <strong>di</strong> quella scarica fu fulminante. Il bisonte, colpitoin un occhio, cadde sulle ginocchia mandando un muggitofurioso, poi la massa si piegò su <strong>di</strong> un fianco, quin<strong>di</strong> rotolò giùpel pendìo, schiacciando coll'enorme peso un povero vitello chesi era impegnato nella spaccatura per salvarsi dall'onda deicompagni.– Bel colpo!... – gridarono Armando ed il meccanico.– Amici!... – urlò il cow-boy. – Fuoco a volontà.Il grosso della mandria si era allora cacciato nella gola,spinto innanzi dai colpi <strong>di</strong> fucile degl'in<strong>di</strong>ani.Bennie, Armando ed i loro compagni stavano percominciare il fuoco, quando all'estremità della gola viderocomparire trenta o quaranta cavalieri seminu<strong>di</strong>, adorni <strong>di</strong> pennevariopinte e <strong>di</strong> code <strong>di</strong> cavallo e <strong>di</strong> lupo, ed armati <strong>di</strong> lance e <strong>di</strong>fucili.– Le teste piatte!... – gridò Bennie. – Non fate fuoco, ouccideremo qualche cacciatore.Alcuni <strong>di</strong> quei selvaggi cacciatori, scorgendo il gruppoformato dai quattro bianchi, li salutarono con alte grida agitando164


le armi poi lanciarono i loro indemoniati mustani <strong>di</strong>etro gliultimi ranghi dei bisonti, facendo un vero macello <strong>di</strong> coloro cherimanevano separati e che cercavano <strong>di</strong> fuggire fra le rupi.Bennie ed Armando, voltatisi per non far fuoco contro icacciatori, si erano messi a sparare addosso agli animali chepassavano sotto la rupe, gettandone a terra <strong>di</strong>versi, ma quellafucilata fu <strong>di</strong> breve durata.I giganteschi ruminanti in breve sparvero alle svolte dellagola inseguiti dai rossi cavalieri, lasciando fra gli sterpi ed icespugli devastati parecchi cadaveri e buon numero <strong>di</strong>agonizzanti.Alcuni in<strong>di</strong>ani però, che venivano ultimi, si erano arrestatiper finire a gran<strong>di</strong> colpi <strong>di</strong> tomahawak i moribon<strong>di</strong> ed i feriti,mentre altri, balzati a terra, si erano subito messi a tagliare lecode agitandole poi trionfalmente.Un inseguimento continuato <strong>di</strong>ventava ormai inutile,poiché nella sola gola vi era già tanta carne da nutrire millepersone per tre settimane. Se alcuni non avevano ancorarinunciato alla caccia era per pura passione, o meglio per meroistinto <strong>di</strong> <strong>di</strong>struzione.Un capo in<strong>di</strong>ano, che calzava mocassini <strong>di</strong> pelle gialla aricami, ed adorni <strong>di</strong> capigliature, e che indossava una casacca <strong>di</strong>pelle <strong>di</strong> daino verniciato, stretta da una cintura a cui stavanoappesi due sacchetti detti della me<strong>di</strong>cina, perché racchiudonodegli amuleti, si avanzò verso gli uomini bianchi, portando consé una lingua <strong>di</strong> bisonte.I cacciatori dal volto pallido ricevettero da Dorso Bruciato,capo delle teste piatte, quel regalo come segno <strong>di</strong> amicizia, inattesa <strong>di</strong> fumare insieme il calumet <strong>di</strong> pace.– Grazie, sackem Dorso Bruciato – rispose Bennie,ricevendo il regalo con cortesia.– La carne <strong>di</strong> bisonte abbonda laggiù – continuò l'in<strong>di</strong>ano.165


– Miei fratelli i visi palli<strong>di</strong> avranno la loro parte.– E noi l'accetteremo <strong>di</strong> cuore.– Al <strong>di</strong> là <strong>di</strong> questa gola, oltre la prateria, si alzano i nostriwigwan ben riparati dal vento del settentrione: i cacciatori dalvolto pallido avranno la loro tenda e larga ospitalità come siconviene ad amici stimati e valorosi.– Noi verremo, capo – <strong>di</strong>sse Bennie. – L'ospitalità delletribù delle teste piatte l'ho già provata più volte e non ho maiavuto da dolermi.Il sackem fece un saluto colla mano e ri<strong>di</strong>scese nella goladove già si erano radunati altri cento e più in<strong>di</strong>ani per procederealla raccolta <strong>di</strong> tutta quella carne, operazione non facile, poichénon tutti sono capaci <strong>di</strong> sezionare quei giganteschi ruminanti. Si<strong>di</strong>ce anzi nella prateria, che un cacciatore novellino correrebbe ilpericolo <strong>di</strong> morire <strong>di</strong> fame a fianco d'un bisonte da lui abbattuto.Gli in<strong>di</strong>ani però, maestri in simili lavori, si erano messialacremente all'opera con una rapi<strong>di</strong>tà veramente pro<strong>di</strong>giosa.Coi loro aguzzi coltelli levavano le pelli senzadanneggiarle, per trarre poi maggiori guadagni dagli agenti dellecompagnie delle pellicce, poi immergevano le lame <strong>di</strong>etro lespalle <strong>di</strong> quei mostruosi animali, tagliando la spina dorsale eseparando, con un'abilità impareggiabile, le grosse costole.Aperte quelle masse, si cacciavano animosamente dentro quellemontagne sanguinanti per strappare gli intestini che mettevanoda parte, essendo destinati alla lavorazione dei salsicciotti <strong>di</strong>prateria, quin<strong>di</strong> colle scuri sezionavano i quarti formando degliammassi <strong>di</strong> carne, che altri in<strong>di</strong>ani caricavano sui numerosicavalli già raggruppati appositamente all'estremità della gola.Bennie, Armando ed i loro compagni erano scesi perassistere a quell'enorme macello.– Che destrezza!... – esclamava il giovanotto. – I nostrimacellai sono poltroni nel confronto.166


– Nessun cacciatore <strong>di</strong> prateria è mai giunto ad eguagliarli– rispondeva Bennie. – Se sono lavoratori sono però anchegran<strong>di</strong> <strong>di</strong>voratori e vedrete questa sera che orgia <strong>di</strong> carnefaranno questi uomini.– Ditemi un po', signor Bennie – chiese ad un trattoArmando, dopo essere rimasto alcuni minuti in silenzio. –Hanno veramente la testa piatta quest'in<strong>di</strong>ani? Le penne cheportano m'impe<strong>di</strong>scono <strong>di</strong> verificarlo.– Sono realmente piatte, amico mio.– Ed in quale modo ottengono ciò?– Con un sistema che non deve essere troppo comodo peipoveri piccini.– Forse che fanno come i cinesi per impe<strong>di</strong>re ai pie<strong>di</strong> delleragazze <strong>di</strong> crescere? – chiese il signor Falcone.– Qualche cosa <strong>di</strong> simile, signore. Quando il piccoloin<strong>di</strong>ano è nato, la madre si affretta ad applicargli sulla fronte unaspecie <strong>di</strong> cuscino <strong>di</strong> scorza, che trattiene me<strong>di</strong>ante cordonipassati nella culla, e che non leva per un anno.– Deve essere un vero martirio.– Certo – rispose Bennie. – Io ho veduto parecchi bambinicolla fronte così imprigionata, ed i loro volti manifestavano unacontinua pena. Avevano gli occhi schizzanti dalle orbite, imuscoli gonfi, le gote infuocate e le labbra contratte. Si <strong>di</strong>ce chesoffrano dei dolori leggeri, ma io non credo che si tratti <strong>di</strong> cosacosì lieve come vorrebbero darla ad intendere gl'in<strong>di</strong>ani.– E dopo un anno la fronte è proprio piana?...– Sì signore e la testa non ritorna mai più rotonda comeprima.– E perché si deformano in tal modo?– Perché credono <strong>di</strong> <strong>di</strong>ventare più belli, <strong>di</strong>cono alcuni; altriinvece mi <strong>di</strong>ssero che si spianavano la fronte per meglio<strong>di</strong>stinguersi dalle altre tribù.167


– Sono numerose le teste piatte?...– Lo sono ancora, e le loro tribù si trovano perfino nellevicinanze <strong>di</strong> Vancouver, ossia sul confine dei posse<strong>di</strong>mentibritannici col territorio <strong>di</strong> Washington degli Stati Uniti.– Dunque non è vero che le pellirosse scomparisconorapidamente – <strong>di</strong>sse Armando.– Nei territori dei posse<strong>di</strong>menti britannici, le tribù in<strong>di</strong>anesono ancora numerose, avendo a loro <strong>di</strong>sposizione immensesuperficie <strong>di</strong> terreno dove possono cacciare, negli Stati Uniti èaltra cosa. Scemano anche qui, siatene certo, in causa dellecontinue guerre che si fanno fra tribù e tribù, e per l'abuso dellebevande alcooliche, dell'acqua del <strong>di</strong>avolo specialmente, comechiamano il whisky che comperano dai cacciatori delleCompagnie, ma negli Stati Uniti tendono a sparire con rapi<strong>di</strong>tàspaventevole.– È vero, Bennie – <strong>di</strong>sse il signor Falcone. – Nel 1866,secondo un quadro compilato dal commissario degli affariin<strong>di</strong>ani <strong>di</strong> Washington, il numero delle pellirosse trovantesi neiterritorii degli Stati dell'Unione ascendeva a circatrecentoseimila, nel 1870 era <strong>di</strong>sceso a duecentottantasettemilaed oggi è molto se tocca i duecentomila.– Che calata spaventevole!... – esclamò Armando.– È un fenomeno che si è sempre verificato, dacché gliuomini bianchi si sono trovati a contatto colla razza rossa –proseguì il meccanico. – Un gran numero <strong>di</strong> tribù, un giornopotenti, sono totalmente scomparse dopo il loro contatto collenostre razze d'Europa.«I delaware, per esempio, che ancora qualche secolo fapotevano mettere in campo dei veri eserciti, sono ridotti, a pochiin<strong>di</strong>vidui; i mandani, i mohicani, ed i crehek, le cui tribù siestendevano dalla foce del Mississippi fino ai gran<strong>di</strong> laghi, sonospariti, <strong>di</strong>strutti completamente dal vaiuolo.168


«Dove sono le tribù dei seminoli, quei valorosi <strong>di</strong>fensoridella Florida contro l'invasione degli americani condotti dalgenerale Jackson?... Chissà se ne esiste ancora qualcuno!«E le sei nazioni dei laghi del Canadà?... Andate a contarequanti uomini contano oggi le tribù degli irochesi e deglialgonquini che combatterono valorosamente a fianco deifrancesi contro gli inglesi invadenti il Canadà? E delle tribù deinatchez che cosa è accaduto?... Gli ultimi superstiti <strong>di</strong> quellagrande nazione vendono erbaggi sui mercati <strong>di</strong> Nuova Orleans,come gli ultimi irochesi si guadagnano stentatamente da viverefacendo i canottieri sulle cascate del San Lorenzo.«È così, caro Armando; la nostra razza è sempre stata fatalealle altre, e finirà col <strong>di</strong>struggerle tutte meno una, la gialla.»– La colpa è un po' degl'in<strong>di</strong>ani – <strong>di</strong>sse Bennie.– Non <strong>di</strong>co <strong>di</strong> no. Se si fossero piegati, se avessero dato unad<strong>di</strong>o alla caccia in quei territori ove cominciava a mancare eavessero chiesto sostentamento al suolo, sarebbero ancoranumerosi.«Alcune tribù infatti, che si sono de<strong>di</strong>cate all'agricoltura,prosperano. I cuori <strong>di</strong> lesina, per esempio, formano una specie <strong>di</strong>repubblica agricola molto florida; così pure i ceroki i qualihanno perfino fondato un giornale, la Fenice dei Ceroki eposseggono anche una biblioteca, i cickasom, i ciaktak ed alcunialtri. Non credete però, con tutto questo, che anche gl'in<strong>di</strong>aniconfinati nelle riserve aumentino <strong>di</strong> numero; tutt'altro.«È stata una pura speranza, poiché in sessanta e più anni gliin<strong>di</strong>ani accantonati, da centomila che erano, è molto se oggisono cinquantamila.«Alcuni filantropi avevano perfino sognato <strong>di</strong> radunare tuttigl'in<strong>di</strong>ani sparsi negli Stati Uniti in un solo territorio e formareuna federazione degli uomini rossi, ma hanno dovutorinunciarvi, poiché le tribù più numerose si sono affrettate a far169


capire che non si sarebbero mai fuse colle altre, né sottomesse."Noi vogliamo vivere come siamo stati allevati," <strong>di</strong>cevano tutti isackem con un accordo ammirabile, "non ci parlate dunque né <strong>di</strong>riserve, né <strong>di</strong> federazioni, né <strong>di</strong> coltivazioni.«"Lasciateci andare dove va il bisonte, e mandate i vostriuomini dalla pelle bianca a coltivare la terra.«"Noi corriamo attraverso le praterie cacciando il daino,l'orso ed il bufalo: non amiamo altro."»– E non credete zio, che la razza rossa si possa, col tempo,fondere colla bianca?...– Si era sperato ciò, un tempo, ma i fatti hanno <strong>di</strong>mostratoil contrario. Sono tre secoli che pellirosse e uomini bianchi sitrovano a contatto, e quante unioni sono avvenute?... Il guerrieroin<strong>di</strong>ano prova per la razza bianca una repulsione invincibile equesta lo contraccambia a usura.«Una legge fatale, che nessuno può arrestare, pesa sugliuomini rossi; la loro <strong>di</strong>struzione è questione <strong>di</strong> qualche secolo.Gl'in<strong>di</strong>ani lo sanno, ma che importa loro? Vi si rassegnano conun fatalismo da dare dei punti agli orientali, senza il minimorimpianto.»In quell'istante Dorso Bruciato venne ad interrompere laloro conversazione.– Gli uomini bianchi mi seguano – <strong>di</strong>sse. – La raccolta èterminata e le donne della tribù attendono il nostro ritornoaccanto ai fuochi.– An<strong>di</strong>amo – <strong>di</strong>sse Bennie. – Troveremo un pranzosquisito.Le teste piatte si erano già messe in via, camminando afianco dei cavalli carichi <strong>di</strong> enormi pezzi <strong>di</strong> carne, ancoragocciolanti sangue e <strong>di</strong> pelli superbe accuratamente arrotolate, lequali però prima <strong>di</strong> venir messe in opera dovevano subire unapreparazione speciale, per renderle più morbide e per170


conservarle a lungo.Uomini ed animali erano orrendamente imbrattati <strong>di</strong>sangue. Penne, mocassini, casacche, armi, criniere e code, eranotinte <strong>di</strong> rosso come se gli uni e gli altri si fossero avvoltolati inmezzo ad una ecatombe <strong>di</strong> scannati.Bennie ed i suoi amici avevano seguìto il capo, il qualeaveva ornato il suo mustano <strong>di</strong> code <strong>di</strong> bisonte e <strong>di</strong> lingueenormi, ed in pochi istanti erano sbucati in una vasta prateria,ove altri in<strong>di</strong>ani erano occupati a scuoiare ed a fare a pezzi altrianimali colà caduti sotto il fuoco dei fucili e sotto le lance,mentre altri ancora guidavano dei gran<strong>di</strong> carri già ricolmi <strong>di</strong>spoglie sanguinolenti e <strong>di</strong> montagne <strong>di</strong> carne. Attraversarono <strong>di</strong>galoppo la pianura e si cacciarono in mezzo ad alcuni poggiboscosi, sopra i cui alberi si vedevano innalzarsi colonne <strong>di</strong>fumo.In lontananza si u<strong>di</strong>vano già grida <strong>di</strong> donne, strilli <strong>di</strong>bambini e latrati <strong>di</strong> cani annuncianti l'accampamento in<strong>di</strong>ano.Il sackem, seguìto da una mezza dozzina dei suoi guerrieri,i cui mustani erano pure adorni <strong>di</strong> lingue e <strong>di</strong> code <strong>di</strong> bisonte,scese una valle innaffiata da numerosi torrenti e sulle cui alturesi vedevano caracollare dei cavalieri incaricati <strong>di</strong> vegliare sullasicurezza comune, poi volgendosi verso Bennie ed in<strong>di</strong>candogliuna specie <strong>di</strong> gola che pareva si addentrasse fra due enormimasse rocciose, gli <strong>di</strong>sse:– Il campo.171


UN PERICOLO SCONOSCIUTOL'accampamento delle teste piatte o tilat heando, comevengono chiamati questi in<strong>di</strong>ani, i quali si sud<strong>di</strong>vidono inparecchie tribù che portano i nomi <strong>di</strong> sciohunnissi, skilluti,esceluti, multnomathi e <strong>di</strong> clatropi, era situato all'estremità d'uncupo vallone che giganteschi pini della Columbia rendevanoquanto mai selvaggio e tetro. Si componeva <strong>di</strong> un centinaio <strong>di</strong>wigwan <strong>di</strong> forma conica e costruiti con pertiche e pelli <strong>di</strong> bisontee <strong>di</strong> altrettante famiglie le quali formavano un totale <strong>di</strong> sei osettecento persone, numero considerevole, tenuto conto dellascarsità delle tribù in<strong>di</strong>ane, specialmente al giorno d'oggi.Vedendo giungere il capo seguìto dagli uomini bianchi, edai principali guerrieri recanti i primi trofei della grande caccia,urla <strong>di</strong> gioia indescrivibili scoppiarono in tutto il campo euomini, donne, fanciulli e perfino i cani si precipitarono intornoai cavalieri, <strong>di</strong>sputandosi le code e le lingue che in un momentoandarono a finire sui giganteschi fuochi, accesi tutto intorno alcampo.Il sackem, sceso da cavallo, condusse gli uomini bianchi<strong>di</strong>nanzi alla sua tenda che era la più bella e la più vasta <strong>di</strong> tutte,facendoli sedere <strong>di</strong>nanzi ad un gran fuoco sul quale giàarrostivano, crepitando, sanguinacci <strong>di</strong> prateria ed interi quarti <strong>di</strong>bisonte.Gli anziani della tribù, sette od otto vecchi in<strong>di</strong>ani che perla loro tarda età e per le ferite contratte nelle lunghe guerre coipie<strong>di</strong> neri non avevano potuto prendere parte alla scorreria, sierano già radunati, sorvegliando attentamente la cottura <strong>di</strong> quelgigantesco arrosto che esalava profumi appetitosi.172


Il sackem fece <strong>di</strong>spensare agli uomini bianchi dei piatti <strong>di</strong>ferro acquistati <strong>di</strong> certo dai cacciatori delle Compagnie, od alforte Vermillon, poi servì loro i fumanti flat-jaches, ed in taleabbondanza che <strong>di</strong>eci uomini non sarebbero stati <strong>di</strong> certo capaci<strong>di</strong> consumarli.Bennie ed i suoi compagni, già messi in appetito da queiprofumi, incoraggiati dall'esempio del capo e degli anziani,assalirono animosamente quegli squisiti salsicciotti che sonoformati <strong>di</strong> gobba, <strong>di</strong> filetto e <strong>di</strong> lingua <strong>di</strong> bisonte ben triturati e<strong>di</strong>nsaccati entro gli intestini <strong>di</strong> quei grossi ruminanti, ma primarivoltati, onde la materia grassa che li riveste rimanganell'interno.Dopo quella prima portata, il capo fece servire una gobbacucinata intera, una vera montagnola <strong>di</strong> carne, delle linguearrostite, delle focacce <strong>di</strong> maiz e per ultimo fece portare deifiaschi <strong>di</strong> acqua del <strong>di</strong>avolo, un whisky detestabile composto perla maggior parte <strong>di</strong> vetriolo, eppure molto apprezzato, a quantosembrava, da quegli in<strong>di</strong>ani.Terminato il pasto e fatto circolare il calumet <strong>di</strong> pace persuggellare l'amicizia fra gli uomini bianchi e le pellirosse, ilsackem che aveva <strong>di</strong>vorato a crepapelle, come un selvaggioaustraliano, si <strong>di</strong>stese placidamente fra le erbe per <strong>di</strong>gerire ilcopioso pasto, <strong>di</strong>cendo agli ospiti <strong>di</strong> imitarlo onde preparare ilcorpo ad una seconda insaccatura.– Lasciamolo riposare a suo comodo – <strong>di</strong>sse Bennie. – Nonsiamo già venuti qui per fare una in<strong>di</strong>gestione <strong>di</strong> carne <strong>di</strong> bisontee rimpinzarci come bruti.– Appena svegliato ricomincierà a <strong>di</strong>vorare?... – chieseArmando.– Finché vi sarà carne fresca, quest'in<strong>di</strong>ani continueranno a<strong>di</strong>vorare con avi<strong>di</strong>tà bestiale, a rischio <strong>di</strong> scoppiare.– E non ne mettono in serbo?...173


– Una parte la seccheranno per ridurla poi in pemmican maallora queste montagne <strong>di</strong> carne saranno ben scemate.– Sono adunque imprevidenti.– Non si occupano troppo dell'indomani, amico mio.D'altronde pensate che buona parte dell'anno sono in lotta con lafame, mancando o scarseggiando molto spesso la selvaggina.In quell'istante un rullìo assordante, accompagnato da unvociare monotono e triste, si fece u<strong>di</strong>re all'estremità del campo,entro un wigwan le cui pelli <strong>di</strong> bisonte erano bizzarramente<strong>di</strong>pinte in rosso e nero.– Che cosa succede laggiù?... – chiese Back. –Improvvisano qualche danza?...– No – <strong>di</strong>sse Bennie. – Non vedete il mago della tribù chesi <strong>di</strong>rige verso quella tenda?...– Un mago!... – esclamò Armando. – Lo <strong>di</strong>rei un orso!...– Infatti gli rassomiglia – rispose il cow-boy, ridendo.Un in<strong>di</strong>ano coperto da una grande pelle d'orso grigio, il cuimuso gli copriva il capo e buona parte del volto, e adorno <strong>di</strong>rospi, <strong>di</strong> serpenti, <strong>di</strong> code <strong>di</strong> cani <strong>di</strong> prateria, <strong>di</strong> raccoon e <strong>di</strong>bisonti, si <strong>di</strong>rigeva frettolosamente verso il wigwan seguìto dauna dozzina <strong>di</strong> donne urlanti e da alcuni schiavi chepercuotevano furiosamente alcuni tamburelli.– Laggiù vi è un moribondo, – <strong>di</strong>sse Bennie, –probabilmente qualche cavaliere ferito dai bisonti.– Sarà capace <strong>di</strong> guarirlo quello stregone? – chieseArmando.– Tra pochi minuti quel <strong>di</strong>sgraziato sarà morto, ve loassicuro.– E perché? – chiese il meccanico.– Perché questi stregoni hanno un metodo <strong>di</strong> cura damandare all'altro mondo anche un uomo sano come un pesce.– Forse che li bastonano?...174


– Poco meno, Armando. Tutta l'abilità <strong>di</strong> quei pretesime<strong>di</strong>ci consiste nell'introdurre destramente nella bocca delmoribondo un sassolino bianco, e nel comprimere brutalmentele costole ed il petto del <strong>di</strong>sgraziato, e quin<strong>di</strong> <strong>di</strong>cendo,nell'estrarglielo, che quella pietruzza era lo spirito del male chelo voleva far morire.– Alla larga da simili me<strong>di</strong>ci!... – <strong>di</strong>sse Back.– E se anche dopo levata la pietruzza il malato morisse? –chiese il meccanico.– Tanto peggio per lui. Lo stregone non si lascia d'altrondecogliere in fallo, poiché si affretta a <strong>di</strong>re che qualche altro spiritodel male gli si era introdotto <strong>di</strong> nascosto.– I buffoni!... – esclamò Armando.– Un altro modo per fugare il male consiste nel mandarequalcuno sulla cima del wigwan, incaricandolo <strong>di</strong> urlare asquarciagola e <strong>di</strong> battere furiosamente il tamburello. Le testepiatte credono, in buona fede, che quel fracasso spaventi lospirito maligno e lo costringa a fuggirsene.– E dopo la morte, sperano in una vita migliore? – chiese ilmeccanico.– Sì – rispose Bennie. – I bravi ed i coraggiosi e che nonhanno perduto la loro capigliatura, vanno <strong>di</strong>ritti nelle opulentipraterie del Grande Spirito, pullulanti <strong>di</strong> bisonti e <strong>di</strong> selvagginad'ogni specie; i cattivi sono invece condannati ad abitare per uncerto tempo deserte pianure nevose ed a soffrire la fame ed ilfreddo. Espiata però la pena per un certo numero <strong>di</strong> anni, e dopo<strong>di</strong> essere stati tramutati in animali per un altro periodo <strong>di</strong> tempo,sarà concesso anche a loro <strong>di</strong> andarsi a riposare nelle praterie delbuon Manitou.– Credono adunque alla trasmigrazione delle anime?...– Così sembra, signore, poiché io so che le teste piatterispettano i castori.175


– E per quale motivo?– Perché credono che quegli animali siano in<strong>di</strong>anicondannati a essere tali in seguito a non so quali malvagità, cheavrebbero commesse molti secoli or sono.– E gli scotennati non sono ricevuti nelle gran<strong>di</strong> praterie? –chiese Armando.– Mai più – rispose Bennie. – Il Grande Spiritorespingerebbe con <strong>di</strong>sprezzo il guerriero che si presentasse senzala capigliatura a menoché non possa offrire quella del nemicoche lo ha scotennato.– Zio mio, – <strong>di</strong>sse Armando, – per te il para<strong>di</strong>so dellepellirosse è chiuso per sempre.– Sì – rispose il meccanico, ridendo. – Fortunatamentesono un uomo <strong>di</strong> razza bianca e non ho nulla da fare col severoManitou degli uomini rossi.Mentre <strong>di</strong>gerivano il copioso pasto chiacchierando,gl'in<strong>di</strong>ani, sod<strong>di</strong>sfatto l'appetito, avevano formato dei gran<strong>di</strong>circoli e <strong>di</strong>scutevano con gran calore fumando le loro piperipiene <strong>di</strong> ottimo tabacco e vuotando numerose bottiglie <strong>di</strong>acqua del <strong>di</strong>avolo, mentre le loro donne, aiutate dai fanciulli,continuavano ad arrostire giganteschi quarti <strong>di</strong> bisonte,mettendoli a <strong>di</strong>sposizione <strong>di</strong> tutti, essendo ban<strong>di</strong>ta, in quelleoccasioni, ogni economia.Alcuni però, invece <strong>di</strong> chiacchierare, avevano organizzatauna specie <strong>di</strong> festa da ballo ed al suono <strong>di</strong> alcuni tamburelli,eseguivano delle scene coreografiche <strong>di</strong> soggetto guerresco.Erano combattimenti a corpo a corpo, assalti furiosi, sorprese,corse in<strong>di</strong>avolate, e balzi <strong>di</strong>sor<strong>di</strong>nati seguìti da grande spreco <strong>di</strong>polvere.Essendo però stata annunciata pel pomeriggio la danza delcane, una delle più importanti e delle più apprezzate fra le tribùdelle teste piatte, i più valenti guerrieri si riservavano per176


quell'occasione, non potendovi prendere parte se non coloro cheavevano già dato prove <strong>di</strong> valore e <strong>di</strong> cameratismo<strong>di</strong>sinteressato.I due cow-boys ed i loro compagni, vedendo che il sackeme gli anziani continuavano a russare beatamente, andarono avisitare i <strong>di</strong>versi circoli, accolti dovunque con franca ospitalità edeferenza, sapendo che erano sotto la protezione del totem dellatribù e non rifiutando, per tema <strong>di</strong> offendere quegli uominimolto suscettibili, <strong>di</strong> vuotare qualche bicchiere <strong>di</strong> quella miscelaardente che rovinava la gola perfino al vecchio scorridore dellaprateria.Verso le tre, svegliatisi il sackem e gli anziani, tutti i circolicome se obbe<strong>di</strong>ssero ad una parola d'or<strong>di</strong>ne si sciolsero,portandosi in massa verso un ampio steccato in mezzo al qualesorgeva un palo assai aguzzo, alto quanto l'or<strong>di</strong>naria altezza d'unuomo.I guerrieri più famosi della tribù, adorni <strong>di</strong> penne <strong>di</strong>tacchino selvatico, <strong>di</strong> code <strong>di</strong> bisonte, <strong>di</strong> braccialetti <strong>di</strong> rame ed'argento, con casacche <strong>di</strong> pelle <strong>di</strong> daino <strong>di</strong>pinte <strong>di</strong> giallo emocassini frangiati e ricamati, si erano già radunati attorno alpalo, portando con loro le armi, coltelli, scuri, lance e fucili <strong>di</strong>vari modelli e calibri, per la maggior parte a retrocarica.Otto suonatori <strong>di</strong> tamburello avevano già cominciato aintonare una marcia veramente poco allegra e molto lenta daprincipio, che più tar<strong>di</strong> doveva <strong>di</strong>ventare vertiginosa.– È la promessa danza del cane?– chiese Armando aBennie.– Sì – rispose questi. – È una cerimonia molto importantepoiché i danzatori devono giurare <strong>di</strong> aiutarsi reciprocamente neicombattimenti e <strong>di</strong> essere fedeli amici.– E che cosa c'entra il cane?...– Forse questo animale non è il simbolo della fedeltà!177


– È vero, signor Bennie.– Vedrete poi che anche i cani avranno la loro parte.– Prenderanno parte al ballo?...– Sì, ma una parte poco invi<strong>di</strong>abile – rispose il cow-boy,ridendo. – I poveri animali sarebbero più contenti se i loropadroni li escludessero dalla danza.I guerrieri, ad un comando del sackem, il quale si eraaccomodato sul cranio d'un bisonte, avendo ai fianchi i duestregoni della tribù, si or<strong>di</strong>narono su quattro colonne, poicominciarono le loro evoluzioni coreografiche, saltando ecantando attorno al palo.Era una serie <strong>di</strong> marce e <strong>di</strong> contromarce, niente affattoor<strong>di</strong>nate; ben presto però tutti i guerrieri, come fossero statiassaliti da un improvviso accesso <strong>di</strong> furore, si <strong>di</strong>visero in duegruppi e si scagliarono gli uni contro gli altri, urlando a pienagola e agitando freneticamente le armi, mentre i tamburelliaffrettavano la musica.S'insultavano, si minacciavano, si assalivanoimpetuosamente per poi retrocedere con pari rapi<strong>di</strong>tà,scaricavano le armi con grande pericolo <strong>di</strong> acciecarsi, si tiravanocolpi <strong>di</strong> lancia e si misuravano colpi <strong>di</strong> scure evitandoli però conun'agilità straor<strong>di</strong>naria.Il pubblico, entusiasmato, non poteva più tenersi fermo.Uomini, donne e ragazzi urlavano pure e si <strong>di</strong>menavanovivamente; perfino il capo era balzato in pie<strong>di</strong> tenendo in pugnoil suo tomahawak e pareva che fosse lì lì per scagliarsi nellamischia.I combattenti erano giunti a tale stato <strong>di</strong> parossismo che,<strong>di</strong>menticando ogni prudenza, avevano già cominciato a ferirsi.Due o tre, colpiti dai tomahawak, erano caduti sanguinanti ederano stati portati fuori dallo steccato malamente conciati.Il sackem però, accortosi a tempo che i suoi guerrieri178


cominciavano a picchiarsi davvero, fece cessare la musica congrande <strong>di</strong>spiacere <strong>di</strong> tutti.Rinvigoriti i combattenti con alcune bottiglie d'acqua del<strong>di</strong>avolo, fu portato nel recinto un grosso cane dal mantellovilloso. Il povero animale, indovinando certamente la sua tristefine, guaiva dolorosamente o cercava opporre resistenza. I duestregoni in un baleno gli furono addosso, lo ammazzarono condue poderosi colpi <strong>di</strong> tomahawak, lo sventrarono e levatogli ilcuore andarono a piantarlo, fumante ancora, sulla puntadell'aguzzo palo.I guerrieri si erano intanto schierati, mentre i musicantiavevano ricominciato a battere i loro tamburelli, traendo deisuoni sempre più aspri e più monotoni.Dopo un breve <strong>di</strong>scorso pronunciato dal sackem intorno aidoveri dell'amicizia, i guerrieri ripresero la danza correndointorno al palo sulla cui punta palpitava ancora il cuore delpovero cane.Passandovi accanto, i danzatori lo fiutavano, lo leccavano,mostrando un grande desiderio <strong>di</strong> piantare i denti su quel pezzo<strong>di</strong> carne cruda, poi riprendevano la corsa urlando ed agitando learmi.Ad un tratto, uno <strong>di</strong> loro, forse il più famoso guerriero dellatribù, si precipitò addosso al palo, addentò ferocemente unpezzetto <strong>di</strong> cuore, poi balzò in<strong>di</strong>etro e lo inghiottì manifestandoil più grande piacere.Subito un secondo strappò un altro pezzetto, poi tutti glialtri finché non ne rimase più.– Puah! – fece Armando. – Mangiare il cuore d'un cane!– Oh! Più tar<strong>di</strong> mangeranno anche il corpo, ve lo assicuro.Quando gl'in<strong>di</strong>ani cominciano a essere a corto <strong>di</strong> viveri, gettanonelle pentole i loro cani e se li <strong>di</strong>vorano senza manifestareripugnanza.179


– È finita la danza? – chiese il meccanico.– C'è del tempo ed altri cani verranno sventrati, ma... dov'èil sackem che non lo vedo più?...– Sarà andato a mangiare un bel pezzo <strong>di</strong> bisonte – risposeBack. – Lo preferirà alla carne coriacea e selvatica del fedelecompagno degli uomini.– Poteva invitarci – <strong>di</strong>sse Bennie. – Lasciamo che questidanzatori si <strong>di</strong>vertano a loro capriccio e an<strong>di</strong>amo a cenare.Stava per farsi largo fra gl'in<strong>di</strong>ani che lo circondavano,quando tutto d'un tratto si sentì afferrare da mani robuste edatterrare.– Oh!... Che cosa significa ciò?... – si mise ad urlare.Dieci o do<strong>di</strong>ci dei più robusti in<strong>di</strong>ani si erano gettati suiquattro uomini bianchi, riducendoli all'impotenza, prima ancorache avessero potuto far uso delle armi.Bennie, volgendosi in<strong>di</strong>etro, aveva veduto cadere anche isuoi compagni.– Corna <strong>di</strong> bisonte!... – gridò. – Che cosa vuol <strong>di</strong>r questotra<strong>di</strong>mento!... Giù le zampe, bricconi!...– Signor Bennie!... – urlò Armando, il quale cercava,invano, <strong>di</strong> opporre resistenza. – Siamo tra<strong>di</strong>ti!La danza era stata bruscamente interrotta daquell'avvenimento inaspettato.Pubblico e danzatori si erano slanciati verso i do<strong>di</strong>ci in<strong>di</strong>anii quali stavano legando solidamente i quattro bianchi,adoperando i lazos usati per prendere e domare i mustani <strong>di</strong>prateria.Se Bennie ed i suoi compagni erano stupiti per quellarepentina aggressione, anche i guerrieri che avevano preso partealla danza non lo sembravano meno, poiché si chiedevano l'unl'altro quale poteva essere il motivo per imprigionare quegliuomini che erano stati, fino a pochi minuti prima, ospiti180


ispettati del capo.I do<strong>di</strong>ci in<strong>di</strong>ani, che dovevano aver obbe<strong>di</strong>to ad un or<strong>di</strong>nedel sackem, senza rispondere né agli uni né agli altri, presero iquattro prigionieri, e attraversato <strong>di</strong> corsa il campo, andarono adeporli nel gran wigwan, mettendosi in sentinella al <strong>di</strong> fuori,onde impe<strong>di</strong>re che nessuno entrasse.– Corna <strong>di</strong> bisonte! – esclamò Bennie, non ancorarimessosi dalla sorpresa. – Che il capo sia <strong>di</strong>ventato pazzo? Checosa significa questa brutale aggressione?– Che abbiamo offeso involontariamente il sackem? –chiese il meccanico. – Non saprei a che cosa attribuire questocolpo <strong>di</strong> testa.– Non è possibile!...– Che vogliano derubarci delle armi? – chiese Back.– Non lo posso credere – rispose Bennie. – Le teste piattesono sempre state leali, e mai hanno tra<strong>di</strong>to i doveridell'ospitalità!– Che ci abbiano creduti nemici?...– No, Armando, poiché mai questi in<strong>di</strong>ani, sono stati inguerra cogli uomini bianchi, anzi sono stati sempre in ottimirapporti coi cacciatori dei forti <strong>di</strong> Vermillon, <strong>di</strong> Wrangel e <strong>di</strong>Provvidenza. Corna...– Che cosa avete, signor Bennie? – chiese Armando.– Mi viene un sospetto.– E quale? – chiesero tutti.– Avete <strong>di</strong>menticato Coda Screziata?...– L'ostinato in<strong>di</strong>ano?...– Sì, amici, lui!... Posso ingannarmi, eppure io credo chequell'in<strong>di</strong>avolato in<strong>di</strong>ano centri per qualche cosa.– Volete che ci abbia già raggiunti? – chiese il meccanico.– Non sarei sorpreso se fosse giunto qui.– I gran<strong>di</strong> ventri sono amici delle teste piatte?...181


– Sono alleati, signore.– E voi credete che quel furfante sia qui venuto per farciprendere dal sackem delle teste piatte?– Lo sospetto.– E il sackem si presterà a tale tra<strong>di</strong>mento?– Lo si vedrà, signore. Noi non siamo uomini da lasciarciscotennare tranquillamente.– Corna <strong>di</strong> bisonte! Se riacquisto la libertà, puoiraccomandarti l'anima, Coda Screziata!...– Purché il sackem ci lasci liberi – <strong>di</strong>sse Armando.– Quando saprà <strong>di</strong> che cosa si tratta e chi è Coda Screziataci renderà giustizia. Gl'in<strong>di</strong>ani, checché se ne <strong>di</strong>ca sul loroconto, sono in fondo leali, e l'ospitalità l'hanno semprerispettata.– Ah! Ecco il sackem!... Sia il benvenuto.Il capo delle teste piatte aveva allora alzato un lembo dellatenda ed era entrato, seguìto dai sette anziani della tribù e da unodei suoi maghi.Il volto dell'in<strong>di</strong>ano era molto oscuro ed i suoi occhitra<strong>di</strong>vano una non lontana minaccia.Egli si sedette sulle calcagna, quasi <strong>di</strong> fronte a Bennie,mentre i suoi compagni si sedevano in circolo, poi dopo d'averguardato per alcuni istanti i prigionieri, <strong>di</strong>sse con voce grave:– Miei fratelli, gli uomini dal viso pallido hanno fumatocolle teste piatte il calumet <strong>di</strong> pace, ma Dorso Bruciato è statoingannato e se lo avesse previsto prima, avrebbe infrantapiuttosto la pipa, che da secoli e secoli si conservava nella miatribù, ed avrebbe <strong>di</strong>sperso al vento tutto il tabacco.– Adagio, capo – <strong>di</strong>sse Bennie. – Spiegami, innanzi tuttoperché ti abbiamo ingannato. Noi fino a pochi minuti faeravamo tuoi ospiti; quale improvviso motivo ti ha spinto atrattare come nemici, noi, che siamo sempre stati amici degli182


uomini rossi?...– Tu hai mentito – rispose il sackem. – Un uomo che èvenuto dai paesi del sud, dalle rive del Piccolo Schiavo, haportato qui la notizia che voi siete nemici delle teste piatte e cheavete fumato, poche settimane or sono, il calumet <strong>di</strong> pace coipie<strong>di</strong> neri i nostri mortali e secolari avversari.– Ah!... – esclamò Bennie, senza perdere la sua calma. – Si<strong>di</strong>ce questo? Ebbene, che Dorso Bruciato e gli anziani dellatribù mi ascoltino e farò apprendere loro come siano statiindegnamente ingannati da quell'uomo che io so essere la CodaScreziata, guerriero <strong>di</strong> Nube Rossa, il gran sackem dei gran<strong>di</strong>ventri.183


UN TERRIBILE DUELLOUdendo quelle parole pronunciate con molta gravità, nonesente però da una leggera punta d'ironia, Dorso Bruciato e glianziani avevano mandato un «A ha!...» che poteva, fino ad uncerto punto passare per un segno <strong>di</strong> approvazione ed anche <strong>di</strong>sorpresa.Forse si erano meravigliati udendo l'uomo bianco parlare <strong>di</strong>Coda Screziata, mentre avrebbe dovuto ignorare il nomedell'in<strong>di</strong>ano venuto dai paesi del sud, non avendo potuto vederlofino allora.Bennie lasciò che quell'istante <strong>di</strong> sorpresa passasse, poiriprese:– Io ed i miei compagni siamo qui venuti come leali amici,accettando l'ospitalità offertaci dal sackem Dorso Bruciato,perché sapevamo che le teste piatte non erano mai state inguerra coi cacciatori della prateria. È vero?...– Sì – risposero in coro gl'in<strong>di</strong>ani.– Coda Screziata ci ha accusati ora <strong>di</strong> essere noi amici deipie<strong>di</strong> neri e <strong>di</strong> aver fumato il calumet <strong>di</strong> pace coi vostri eterninemici. Io mi meraviglio come Dorso Bruciato ed i suoiconsiglieri, che godono fama <strong>di</strong> essere i guerrieri più espertidella tribù, abbiano potuto credere che degli uomini bianchiavessero avuto l'audacia <strong>di</strong> mettersi nelle mani dei loro nemici,mentre avrebbero potuto rifiutare l'ospitalità offerta e prendere illargo.«E poi, quando un bianco ha osato entrare in relazionecolle tribù dei pie<strong>di</strong> neri, senza aver lasciata la capigliatura nellemani <strong>di</strong> quei feroci in<strong>di</strong>ani?...184


«No, Dorso Bruciato!... No, vecchi della tribù!... Voi sietestati giuocati da quel ven<strong>di</strong>cativo in<strong>di</strong>ano, che da quin<strong>di</strong>ci giornici segue ostinatamente, e cioè dalle rive del Piccolo lago degliSchiavi fin qui.«Nessuno <strong>di</strong> noi conosce i pie<strong>di</strong> neri, nessuno <strong>di</strong> noi hafumato con loro il calumet <strong>di</strong> pace, come nessuno <strong>di</strong> noi ha maiposto il piede sul loro territorio <strong>di</strong> caccia.«Noi siamo uomini del sud che mai hanno visitato i paesidel nord.»– Bene – <strong>di</strong>sse il capo, dopo d'aver guardato gli anzianicome per vedere se lo approvavano. – Mio fratello bianco èbuon parlatore e lo credo anche leale, ma mi <strong>di</strong>rà perché ilguerriero del nostro alleato Nube Rossa lo ha ostinatamenteseguìto e perché lo o<strong>di</strong>a.– Perché Coda Screziata è stato mio prigioniero.«Guarda quest'uomo e questo giovanotto, capo: essivenivano dai lontani paesi ove il sole nasce, al <strong>di</strong> là del grandeLago Salato, per recarsi nei paesi del nord ove sono attesi.«Mai avevano, prima <strong>di</strong> allora, veduti uomini rossi, quin<strong>di</strong>non potevano essere loro nemici. Ebbene, una notte i guerrieri <strong>di</strong>Nube Rossa piombano a tra<strong>di</strong>mento su questi <strong>di</strong>sgraziati,uccidono i loro compagni, rubano i loro cavalli e saccheggianoil loro carro. Vuoi una prova della malvagità dei gran<strong>di</strong> ventri?...Guarda!...»Bennie con un rapido gesto levò il berretto <strong>di</strong> pelle <strong>di</strong>raccoon che copriva il capo del meccanico e fece vedere alsackem ed agli anziani quel povero cranio, orribilmente privatodella capigliatura, e coperto ancora da piaghe noncompletamente rimarginate.– Ve<strong>di</strong>?... – gli <strong>di</strong>sse.– È vero – rispose il sackem. – Quest'uomo è statoscotennato, quantunque la Gran Madre dei bianchi abbia185


proibito ai guerrieri rossi <strong>di</strong> mutilare in tale modo i suoi sud<strong>di</strong>ti.Nube Rossa ha mancato alle sue promesse ed ha fatto male.– A' hu! – esclamarono in coro gli anziani, approvando intal modo le parole del capo.– In<strong>di</strong>gnato per tale fatto, io ho preso le <strong>di</strong>fese dei mieifratelli bianchi ed ho impegnata una lotta <strong>di</strong>sperata per salvarli,aiutato dal mio compagno qui presente, ma ho dovuto fuggire,dopo d'aver perduto oltre duecento capi <strong>di</strong> bestiame affidatimida un ricco allevatore <strong>di</strong> Edmonton.– E Coda Screziata, perché ti ha seguìto?...– Perché aveva giurato <strong>di</strong> scotennarmi, essendo stato mioprigioniero per ventiquattro ore.– Comprendo – rispose il capo.– Cre<strong>di</strong> ora che io sia l'amico dei pie<strong>di</strong> neri?– No e ne avevamo anche prima il dubbio, o<strong>di</strong>ando quegliin<strong>di</strong>ani anche gli uomini bianchi.– Ci lascerai adunque liberi?– Sì, ma... e Coda Screziata?– Caccialo dal tuo campo.– Ritornerà presso la sua tribù e <strong>di</strong>rà a Nube Rossa che noisiamo dei pessimi alleati e tu sai che i gran<strong>di</strong> ventri sono ben piùpotenti <strong>di</strong> noi.– È per questo che t'inquieti?... sackem, fra me e CodaScreziata esiste un profondo rancore che non possiamocancellare se non con la morte o dell'uno o dell'altro.– Bennie, che cosa volete fare? – chiese il meccanico.– Lasciatemi <strong>di</strong>re, signore. Se non ci sbarazziamo <strong>di</strong> quelfurfante, qualcuno <strong>di</strong> noi finirà col perdere la capigliatura.– Volete sfidare Coda Screziata?– Sì, signor Falcone.– E se vi uccidesse?...– Oh!... Non temete, signore!... Sarò io che ucciderò quel186


furfante.– E poi io sarò pronto a ven<strong>di</strong>carlo – <strong>di</strong>sse Back.– Ed anch'io – <strong>di</strong>sse Armando.– Spero <strong>di</strong> non averne bisogno, amici. Conto sulla miainfallibile carabina.Poi, volgendosi verso il sackem, il cow-boy continuò:– Dirai a Coda Screziata che io lo sfido a combattimento,in piena prateria, a colpi <strong>di</strong> fucile e <strong>di</strong> coltello.– Tu sei un valoroso, – rispose il capo, – ed io amo icoraggiosi. Sì, tu ti batterai col guerriero della Nube Rossa, equalunque cosa succeda, noi, quantunque alleati dei gran<strong>di</strong>ventri, non ti importuneremo. Ho detto!...L'in<strong>di</strong>ano si era alzato e si era affrettato ad uscire, seguìtodagli anziani, i quali parevano tutti sod<strong>di</strong>sfatti <strong>di</strong> quelloscioglimento che prometteva un bellissimo spettacolo, assaiapprezzato da quegli indomiti guerrieri.– Bennie – <strong>di</strong>sse il meccanico, quando furono soli. – Voleteproprio giuocare la vostra vita contro Coda Screziata?...– È l'unico mezzo per sbarazzarci <strong>di</strong> lui. Pensate che igran<strong>di</strong> ventri sono alleati <strong>di</strong> numerose tribù e che potremo, ungiorno o l'altro, venire assaliti <strong>di</strong> sorpresa e scotennati. Le testepiatte non sono mai state nemiche degli uomini bianchi; cosìnon si può <strong>di</strong>re <strong>di</strong> altri in<strong>di</strong>ani sui cui territori <strong>di</strong> caccia saremocostretti a passare.– Ascoltatemi, Bennie. Lo scotennato sono stato io, hoquin<strong>di</strong> maggior ragione <strong>di</strong> voi per misurarmi con CodaScreziata; lasciate perciò a me la cura <strong>di</strong> sbrigarmela con lui.Sono un buon bersagliere, anzi un vero bersagliere, essendostato sott'ufficiale in uno <strong>di</strong> quei reggimenti che sono cosìpopolari nel mio paese, e battermi è cosa che non mi fa paura.– No, signore – rispose il cow-boy, con incrollabilefermezza. – Voi siete il capo della spe<strong>di</strong>zione e non potete187


cimentare la vostra vita contro quel birbante. D'altronde voi nonconoscete tutte le astuzie degl'in<strong>di</strong>ani, e perdereste qualunquevantaggio.– È vero, signore – confermò Back.– Lasciate adunque fare a me, e vedrete che la mia palla, sel'altra volta non è giunta a destinazione, oggi non mancherà.Quella gara generosa che minacciava <strong>di</strong> <strong>di</strong>ventareinterminabile, fu interrotta dal ritorno del sackem.– Seguitemi – <strong>di</strong>sse, dopo d'aver tagliati i legami che litenevano prigionieri. – Coda Screziata mi ha detto che attende ilGrande Cacciatore.– Avete u<strong>di</strong>to – <strong>di</strong>sse Bennie al meccanico. – È me cheaspetta.Al <strong>di</strong> fuori li attendevano i loro mustani, alle cui selle eranoancora appesi i fucili, ed una scorta composta <strong>di</strong> cinquantain<strong>di</strong>ani in pieno assetto <strong>di</strong> guerra.In mezzo a loro Bennie scorse Coda Screziata, armato d'unfucile a retrocarica, <strong>di</strong> tomahawak e <strong>di</strong> coltello, e montato su <strong>di</strong>un bellissimo cavallo bianco datogli certamente dal capo.Vedendo il suo mortale nemico, l'in<strong>di</strong>ano lo guardò con dueocchi che mandavano fiamme, poi alzando il tomahawak, gridò:– Avrò la tua capigliatura, Gran Cacciatore!...Il cow-boy alzò le spalle e non si degnò <strong>di</strong> rispondergli.Ad un cenno del sackem la colonna si mise al galoppo,<strong>di</strong>rigendosi verso l'estremità della valle per giungere nellaprateria dove era avvenuto il primo massacro dei bisonti.Bennie, abituato da lunga pezza a giuocare la propria pellecontro gl'in<strong>di</strong>ani, ed anche contro gli animali, era così tranquillocome se non si fosse trattato <strong>di</strong> lui. Chiacchierava coi suoicompagni, scherzando e masticando un grosso pezzo <strong>di</strong> tabacco,senza nemmeno degnarsi <strong>di</strong> guardare Coda Screziata il quale,dal canto suo, non lo perdeva <strong>di</strong> vista un solo istante, come se188


avesse temuto <strong>di</strong> vederlo fuggire.Giunti all'estremità della valle, la truppa s'incontròcoll'intera tribù. Vecchi, donne e fanciulli, avvertiti delcombattimento che stava per succedere fra il guerriero <strong>di</strong> NubeRossa e l'uomo bianco, si erano rovesciati in massa verso laprateria, onde non perdere il sanguinoso spettacolo.Vedendo avanzarsi i due combattenti, proruppero inacclamazioni assordanti, senza però manifestare più simpatia perl'uno che per l'altro, quantunque la lotta dovesse decidersi fra unuomo della loro razza e uno dalla pelle bianca, ossia uno dellarazza dei conquistatori.La prateria scelta per la lotta era una bella pianura erbosa,senza essere ondulata, avente una superficie <strong>di</strong> un buon miglioquadrato, e rinchiusa da superbi boschi <strong>di</strong> pini e <strong>di</strong> betulle.La tribù occupò uno dei lati, accampandosi sul margine delbosco, mentre la scorta si <strong>di</strong>sponeva all'ingiro onde impe<strong>di</strong>re lafuga <strong>di</strong> uno o dell'altro dei combattenti o qualche sorpresa daparte <strong>di</strong> partigiani o <strong>di</strong> amici, poi il capo, volgendosi verso CodaScreziata ed a Bennie, <strong>di</strong>sse:– Il campo è vostro!...Il cow-boy andò a stringere la mano ai suoi compagni,<strong>di</strong>cendo loro <strong>di</strong> conservare, durante la lotta, la più strettaneutralità onde non attirarsi addosso l'ira <strong>di</strong> tutta la tribù,esaminò accuratamente le cinghie della sua sella e le briglie, poispronò risolutamente il mustano, prendendo il largo.– Io tremo per lui – <strong>di</strong>sse il meccanico a Back. – So che ècoraggioso e valente, ma quell'in<strong>di</strong>ano è capace <strong>di</strong> tutto.– Non temete per Bennie – rispose il messicano,sorridendo. – Non è la prima volta che sfida dei capi in<strong>di</strong>ani d'unvalore provato, e che li vince. Coda Screziata d'altrondecombatterà lealmente, almeno ora ve lo accerto, poiché le testepiatte non permetterebbero <strong>di</strong> ricorrere ad un tranello per189


sbarazzarsi dell'avversario.– E se Bennie restasse ucciso?...– Più tar<strong>di</strong> lo ven<strong>di</strong>cheremo, non temete, Bennie ci tienealla sua capigliatura e la <strong>di</strong>fenderà per bene.Mentre il cow-boy prendeva campo, galoppando verso ilsud, Coda Screziata si era <strong>di</strong>retto verso il nord, facendocaracollare con stu<strong>di</strong>ata spavalderia, il suo bianco mustano.Se il primo sembrava calmo e risoluto, nemmeno l'in<strong>di</strong>anopareva preoccupato, anzi, forse non contava tanto sul suo fucileessendo in generale le pellirosse cattivi bersaglieri, bensì moltosul suo tomahawak <strong>di</strong> guerra, arma formidabile che sannolanciare, ad una <strong>di</strong>stanza <strong>di</strong> trenta ed anche quaranta passi, esenza mai mancare al colpo.In questo getto non sono meno famosi dei loro confratellidell'estrema punta dell'America del Sud, dei patagoni, <strong>di</strong>ventatiormai famosi nel lancio delle loro grosse palle <strong>di</strong> pietra o <strong>di</strong>ferro chiamate bolas.Giunti presso i margini dei boschi, il cow-boy e l'in<strong>di</strong>anoavevano fatto un rapido <strong>di</strong>etro-fronte, impugnando i fucili.Si guardarono alcuni istanti, misurando la <strong>di</strong>stanza, poispronarono le loro cavalcature, muovendo l'uno verso l'altro, agran galoppo.Novecento o mille metri li <strong>di</strong>videvano l'uno dall'altro, peròquella <strong>di</strong>stanza doveva sparire in pochi istanti con quei rapi<strong>di</strong>cavalli.Ai clamori assordanti della tribù era successo un profondosilenzio: tutti gli occhi seguivano i due combattenti, i quali sicorrevano addosso, curvi in groppa e stringendo i fucili.Il meccanico ed Armando non respiravano quasi più; Backinvece fumava tranquillamente una sigaretta.A trecento passi, Bennie ruppe improvvisamente la linealanciando il mustano attraverso la prateria. Il furbo cacciatore,190


volendo essere sicuro del suo colpo, e temendo, se facea fuoco<strong>di</strong> fronte <strong>di</strong> colpire invece la testa del bianco mustano, <strong>di</strong>etro laquale si teneva celato l'in<strong>di</strong>ano, voleva tirare <strong>di</strong> fianco.Coda Screziata, vedendoselo passare a destra, alzòprontamente il fucile e lo scaricò alla <strong>di</strong>stanza <strong>di</strong>duecentocinquanta passi.Un urlo <strong>di</strong> trionfo mandato dal cow-boy, lo avvertì che lapalla si era perduta altrove.– Ah!... Ah!... – fece Back, gettando via la sigaretta. – Losapevo che l'in<strong>di</strong>ano non avrebbe colpito nel segno.Bennie, sfuggito miracolosamente alla palla, si era subitoraddrizzato in sella, mirando l'in<strong>di</strong>ano che gli passava <strong>di</strong>nanzi agaloppo sfrenato.Il suo fucile stette un momento immobile, poi il colpo partì.– Fulmini!... – esclamò Back, impallidendo. – Mancato!Era proprio vero: l'infallibile cacciatore, in quel supremomomento, non aveva colpito l'avversario. Questi, vedendosipreso <strong>di</strong> mira, con una manovra pro<strong>di</strong>giosa, famigliare agliuomini della sua razza, si era lasciato cadere sull'opposto fiancodel cavallo, tenendosi aggrappato alla criniera con una solamano ed era sfuggito alla palla nel momento, probabilmente, incui essa passava sopra la sella.– Mancato!... – avevano esclamato alla loro volta ilmeccanico ed Armando, non potendo credere ai loro occhi.– Sì – rispose Back. – Doveva aspettarsi quel tiro da quelfurfante <strong>di</strong> Coda Screziata.– Mi sembra però che Bennie non sia sgomentato.– Hanno delle altre palle, signor Armando – <strong>di</strong>sse ilmessicano. – Se Coda Screziata è ancora vivo, poco haguadagnato.– Purché non ripeta il giuoco.– Bennie starà in guar<strong>di</strong>a.191


I due cavalieri, sparati senza successo i due primi colpi,avevano continuata la corsa per alcuni minuti, ma ben prestotornarono in<strong>di</strong>etro dopo d'aver ricaricate le armi.Bennie questa volta non si era slanciato incontroall'avversario colla foga primiera. Frenava <strong>di</strong> frequente ilmustano, e pareva che attendesse il momento propizio per farequalche colpo maestro.Anche Coda Screziata era <strong>di</strong>ventato più prudente. L'astutoselvaggio si era raggomitolato così bene <strong>di</strong>etro il collo e la testadel proprio cavallo, da non esporre un briciolo della sua persona,e procurava <strong>di</strong> mantenersi esattamente <strong>di</strong> fronte all'avversarioper non farsi fucilare <strong>di</strong> traverso.Vedendo Bennie rompere <strong>di</strong> nuovo, l'impareggiabilecavaliere si gettò prontamente <strong>di</strong> sella, aggrappandosi ancoraalla criniera e tenendosi sospeso per una sola gamba, deciso <strong>di</strong>non lasciarsi cogliere, poi quando vide l'avversario sorpassarlo,rimontò rapidamente in arcione, alzando il fucile.La vittoria doveva essere sua, però non aveva contatosull'abilità del cow-boy, un cavaliere capace <strong>di</strong> dargli dei punti.Questi rattenne con una strappata irresistibile il cavallo,facendolo piegare quasi fino a terra, poi con una furiosasperonata lo inalberò, costringendolo a volgersi sulle sole zampeposteriori.Quella manovra pro<strong>di</strong>giosa, non meno <strong>di</strong> quelladell'in<strong>di</strong>ano, fu la salvezza dell'uomo bianco.Nel momento in cui il cavallo, pazzo dal dolore per queidue colpi <strong>di</strong> sperone, s'alzava quanto era lungo, l'in<strong>di</strong>ano avevafatto fuoco.Il povero animale, colpito in pieno petto, mandò un nitrito<strong>di</strong> dolore e cadde <strong>di</strong> quarto.Tutti avevano creduto che anche il cow-boy fosse statocolpito dalla stessa palla, ma s'erano ingannati.192


Bennie, con un volteggio ammirabile, prima ancora che ilcavallo stramazzasse, era balzato a terra tenendo sempre strettoil fucile.Rimettersi in equilibrio, puntare l'arma e fare fuoco, fu unsolo istante.Coda Screziata passava allora <strong>di</strong>nanzi a lui ad una <strong>di</strong>stanza<strong>di</strong> soli centoventi passi, galoppando furiosamente.La detonazione fu seguìta da un urlo a cui fece eco unurrah fragoroso, mandato da Back.L'in<strong>di</strong>ano, colpito in fronte, si era accasciato sul propriocavallo, tenendosi stretto al collo <strong>di</strong> lui, mentre spruzzava leerbe <strong>di</strong> sangue.Si tenne così in sella per <strong>di</strong>eci o do<strong>di</strong>ci passi, poi allargò lebraccia con un gesto <strong>di</strong>sperato e piombò sconciamente a terra,rimanendo immobile.Il sackem, Back ed i due italiani si erano slanciatiattraverso la prateria, raggiungendo Bennie, il quale pareva piùpreoccupato della morte del suo bravo cavallo che del suomortale nemico.– Sei un valoroso – gli <strong>di</strong>sse il capo.– Grazie – rispose il cow-boy.– La sua capigliatura ti appartiene.– Non so cosa farne.– Potrà servire pel tuo compagno che l'ha lasciata nellemani dei gran<strong>di</strong> ventri. Il Grande Spirito la riceverà con piacerenelle gran<strong>di</strong> praterie del cielo.– Il nostro Grande Spirito non desidera capelli.– Allora sarà mia.Il sackem estrasse il coltello, s'avvicinò flemmaticamente aCoda Screziata, tracciò attorno al suo cranio un'incisione tantoprofonda da tagliare la pelle, poi passando la lama sotto lacotenna, afferrò i lunghi capelli e tirò a sé violentemente.193


Alzò il ributtante trofeo sgocciolante sangue, lo guardò peralcuni istanti con compiacenza, poi se ne andò, mormorando:– Servirà ad ornare i mocassini che mia figlia staricamando!...194


IL WAPITIL'indomani Bennie ed i suoi compagni, ormai sbarazzatisidell'ostinato e ven<strong>di</strong>cativo in<strong>di</strong>ano, lasciavano la tribù delle testepiatte, impazienti <strong>di</strong> giungere alla grande catena delle MontagneRocciose.Dorso Bruciato, contento <strong>di</strong> aver guadagnata la superbacapigliatura del guerriero <strong>di</strong> Nube Rossa, ed anche per<strong>di</strong>mostrare la sua ammirazione per la bravura del cow-boy,aveva fornito il drappello <strong>di</strong> viveri abbondanti, soprattutto <strong>di</strong>carne secca e <strong>di</strong> pemmican, ed aveva regalato al vincitore ilbianco mustano uscito illeso dal combattimento, un magnifico evigoroso animale che poteva surrogare vantaggiosamente quellorimasto ucciso.Usciti dalla vallata, i quattro cavalieri, sempre seguìti daidue mustani che portavano le provviste e gli attrezzi da<strong>minatori</strong>, piegarono definitivamente verso l'est, attraversando lagrande pianura racchiusa fra il Black e le sorgenti del Peace.La traversata fu compiuta in quattro giorni senza cattiviincontri, ed il quinto giungevano ai primi contrafforti delleMontagne Rocciose, le cui alte vette, ancora coperte <strong>di</strong> neve, sistendevano a per<strong>di</strong>ta d'occhio verso il nord e verso il sud.Quella gigantesca catena, la più imponente dell'Americadel Nord, e fors'anche la più smisurata <strong>di</strong> tutte quelle che sitrovano nel vecchio mondo, si collega con quella delleCor<strong>di</strong>gliere, ed ha il suo principio nell'Alaska, ossia nella cosìdetta America russa.Lassù è però piuttosto esigua, e più che una vera catena <strong>di</strong>montagne, è una serie ininterrotta <strong>di</strong> colline, non<strong>di</strong>meno <strong>di</strong> passo195


in passo che scende verso il sud, prende rapidamente delleproporzioni gigantesche.Sotto il nome <strong>di</strong> catena dell'Alaska s'avvicina al mare doveforma l'imponente gruppo del Sant'Elia, la cui vetta principale,alta ben 5980 metri, malgrado i numerosi tentativi fatti daaudaci alpinisti americani ed inglesi, non fu raggiunta chenell'estate del 1897 da S. A. R. il giovane Duca degli Abruzzi eda alcuni soci del Club Alpino Italiano.Di là scende attraverso la Columbia inglese, con gran<strong>di</strong><strong>di</strong>ramazioni che si spingono verso la costa dell'Oceano Pacifico,ove forma la catena delle Cascate, taglia l'Alberta ove lancia unodei suoi più alti picchi, il Brown che misura 4880 metri, entranegli Stati dell'Unione e prosegue verso il sud, correndo alevante del gran Lago Salato e va a formare il pianoro delMessico e la Sierra Madre, così ricchi <strong>di</strong> picchi enormi e <strong>di</strong>vulcani.Non si può <strong>di</strong>re che nemmeno là le Montagne Rocciose siarrestino. La gigantesca catena, che forma l'ossatura principaledell'America del Nord, si assottiglia e si abbassa bensì, ma correattraverso l'America centrale e va a formare la meravigliosacatena delle Cor<strong>di</strong>gliere, la più enorme e la più imponente, conpicchi giganteschi, quali il Sorata che tocca i 23,688 pie<strong>di</strong>, ilNevada d'Illimani che spinge la sua vetta a 19,805, il mostruosoChimborazo che ne misura 20,100, il vulcano Cotopasci che neha 17,700, quello d'Antisana e parecchi altri minori.I nostri amici, stanchi <strong>di</strong> quella corsa durata quattro giorni,non volendo stremare i cavalli sui quali molto contavano perattraversare rapidamente la <strong>di</strong>stanza, ancora assai considerevole,che li <strong>di</strong>videva dalla frontiera anglo-americana, decisero <strong>di</strong>riposarsi qualche giorno, desiderando anche <strong>di</strong> provvedersi <strong>di</strong> unpo' <strong>di</strong> carne fresca.Per luogo d'accampamento scelsero l'estremità d'un196


ellissimo vallone che s'inoltrava, serpeggiando, fra le alte vettedella grande catena, un vallone ricco <strong>di</strong> acque e <strong>di</strong> boscaglie, eche prometteva essere anche non sprovvisto <strong>di</strong> selvagginapiccola e grossa.Dopo il pasto del mezzodì, Bennie ed il suo inseparabileamico, il giovane Armando, provvedutisi abbondantemente <strong>di</strong>munizioni lasciarono l'accampamento, affidandone la guar<strong>di</strong>a almeccanico ed al messicano e s'inoltrarono nel vallone, decisi anon tornarsene a mani vuote.Avendo trovato un corso d'acqua, forse qualche affluentedel Black, decisero <strong>di</strong> risalirne la sponda destra colla speranza <strong>di</strong>abbattere qualche grosso cigno o qualche aquila dalla testabianca, nel caso che non avessero potuto trovare qualche capo <strong>di</strong>selvaggina da pelo.Le due rive del fiume erano boscose assai, ma le piante nonerano così fitte da rendere malagevole la marcia. Si vedevanocrescere, specialmente nei terreni bassi e umi<strong>di</strong>, i frassini neri,piante che amano assai la vicinanza dei corsi d'acqua, e grannumero <strong>di</strong> salici; più oltre però si elevavano i maestosi olmiamericani, veri giganti della vegetazione, innalzandosi cento epiù pie<strong>di</strong> con un tronco che alla base ne misura sovente <strong>di</strong>ciottoe perfino venti.Non mancavano anche i lauri semprever<strong>di</strong>, gli ippocastani,i sicomori e i frassini bianchi, mentre sui pendìi si vedevanogiganteggiare, come colossali pilastri, infiniti cedri e abeti <strong>di</strong>varie specie.I due cacciatori camminavano in silenzio da un'ora, girandocon precauzione attorno ai tronchi per non allarmare laselvaggina, quando u<strong>di</strong>rono echeggiare, verso il fondo dellavalle, dei lunghi ululati, i quali parevano che cambiassero <strong>di</strong>frequente <strong>di</strong>rezione.– I lupi!... – esclamò Armando. – Cattiva selvaggina che197


non fa per noi, è vero, signor Bennie?...– No, ma farebbero per noi le costolette della selvagginache inseguono – rispose il cow-boy, dopo d'aver ascoltato peralcuni istanti.– Credete che caccino qualche animale?...– Non urlerebbero in questo modo in pieno giorno. Nonu<strong>di</strong>te come i loro ululati ora si avvicinano ed ora siallontanano?...– È vero; che inseguano qualche bisonte?...– Oh!... Qui i bisonti!... Non lasciano le gran<strong>di</strong> praterie.– Qualche daino o qualche montone <strong>di</strong> montagna?...– Credo che si tratti d'altro – <strong>di</strong>sse Bennie, che da qualcheistante osservava attentamente alcuni salici.– Di qualche animale più grosso?...– D'un wapiti.– Che specie <strong>di</strong> bestia è?...– Un cervo assai più grande <strong>di</strong> quelli comuni.– E da che cosa lo arguite?...– Da quei rami <strong>di</strong> salice che hanno perduto le loro giovanigemme e da sole poche ore, perché la linfa cola ancora.– Si nutrono <strong>di</strong> quelle gemme?...– Sì, Armando... Ehiu!... Gli ululati si approssimano a noi;forse il wapiti si <strong>di</strong>rige da questa parte per salvarsi a nuoto.– Sono abili nuotatori?...– Possono attraversare i più larghi fiumi senza correre ilpericolo <strong>di</strong> annegarsi.– Ed i lupi non lo seguiranno?...– Hum!... Ci pensano poco a prendere un bagno. Toh!...U<strong>di</strong>te come gli ululati s'accostano sempre!...– Saranno molti i lupi?...– Qualche dozzina.– Allora non sono da temersi.198


– Lo spero. Imboschiamoci in mezzo a questi nocciuoliselvatici e ve<strong>di</strong>amo se si tratta veramente d'un wapiti o d'undaino mangiatore <strong>di</strong> legno.– Un altro animale che non conosco.– Ne troveremo dei branchi più a settentrione. Ascoltate?...I lupi urlano più forte che mai e ciò significa che la preda sta peresser raggiunta.Si cacciarono sollecitamente in mezzo alla macchia <strong>di</strong>nocciuoli che s'alzava intorno ad un gigantesco olmo ed atteserola comparsa dell'animale cacciato dai feroci carnivori, tenendo il<strong>di</strong>to sul grilletto dei fucili.Gli ululati dei lupi s'avvicinavano sempre, echeggiando orain una <strong>di</strong>rezione ed ora in un'altra. Certamente il povero cervo odaino che fosse, invece <strong>di</strong> mantenere una <strong>di</strong>rezione costante,rompeva <strong>di</strong> frequente per guadagnare qualche passo sui suoiinseguitori o cercava una traccia a lui nota che lo guidasse alfiume, il solo asilo per sfuggire ai denti dei suoi ostinaticacciatori.Non erano trascorsi quin<strong>di</strong>ci minuti, quando Bennie udì inmezzo alla foresta un galoppo furioso, accompagnato da unrompersi <strong>di</strong> rami e da un fruscìo <strong>di</strong> foglie.– Eccolo!... – esclamò, alzandosi rapidamente.Un bellissimo animale, dalle forme eleganti e slanciate,rassomigliante ai cervi d'Europa, molto più alto, dal pelamebruno rossiccio ed assai fitto ed il capo adorno <strong>di</strong> corna ramose,d'una tinta grigiastra che aveva i riflessi del velluto e cheparevano composte d'una materia membranosa piuttosto che <strong>di</strong>osso, si era slanciato, con una agilità ed una grazia straor<strong>di</strong>nariee con leggerezza da capriuolo, fuori da un folto cespuglio,balzando in mezzo ad una piccola radura erbosa.Il <strong>di</strong>sgraziato animale pareva però che in quell'ultimo saltoavesse esaurito tutta la sua forza, essendosi subito fermato colla199


testa bassa e le corna tese.Era grondante <strong>di</strong> sudore e coperto <strong>di</strong> bava sanguigna; avevagli occhi <strong>di</strong>latati per lo spavento della prossima morte e ansavafortemente, mentre le sue gambe tremavano come se fossero perpiegarsi da un istante all'altro.Era appena giunto colà, quando si vide sbucare un grossolupo grigio dal pelo irto e le fauci aperte che mostravano ilunghi e acuti denti.Senza spaventarsi per l'attitu<strong>di</strong>ne minacciosa del poverocervo, gli si scagliò contro con un grande balzo, mandando unululato <strong>di</strong> trionfo e lo azzannò ferocemente alla gola.– Ah!... Canaglia!... – urlo Bennie, levandosi furioso.Un colpo <strong>di</strong> fucile echeggiò in mezzo ai cespugli ed il lupo,colpito nel cranio dalla palla dell'abile cacciatore, ruzzolò a terrafulminato.Disgraziatamente pel wapiti quell'aiuto era troppo tar<strong>di</strong>vo.Assalito in quel modo, era pure caduto al suolo mandandobramiti lamentevoli, mentre dalla gola aperta da quei formidabilidenti, il sangue sfuggiva a fiotti.D'altronde gli altri lupi erano vicini. Senza preoccuparsidella morte del loro compagno e senza spaventarsi per quelladetonazione, si scagliarono rabbiosamente sul cervo,azzannandolo da tutte le parti e coprendolo colla massa dei lorocorpi.Armando e Bennie erano balzati fuori dai cespugli. Condue spari abbatterono altri due predoni, poi piombaronoaudacemente sull'orda affamata, picchiando a destra ed a mancacoi calci dei fucili.I lupi, accortisi finalmente della presenza dei duecacciatori, i quali battevano con un vigore tale da fracassareteste e costole, presero frettolosamente il largo, ringhiando emostrando i denti. Un <strong>di</strong> essi, il più grosso, non volle andarsene200


senza protestare e si volse contro il cow-boy tentando <strong>di</strong>balzargli alla gola, ma s'ebbe tale mazzata da cadere <strong>di</strong>eci passilontano colla groppa sfracellata.– Ah! Luri<strong>di</strong> ghiottoni!... – urlò Bennie. – Osate mostrare identi a me?... Ho piombo per voi, canaglie!... A voi, prendete!...Cinque colpi <strong>di</strong> rivoltella sparati l'un <strong>di</strong>etro l'altro e chefecero cadere altri due animali, decisero gli altri a prendere illargo colla coda fra le gambe e più presto <strong>di</strong> quanto lo si avrebbecreduto.– Povero animale – <strong>di</strong>sse Armando, che si era curvato sulcervo. – È stato scannato <strong>di</strong> colpo. Hanno denti d'acciaio queighiottoni. Perché questo wapiti non si è <strong>di</strong>feso a colpi <strong>di</strong> corna?– Perché correva il pericolo <strong>di</strong> farsi più male che <strong>di</strong> ferire ilupi.– In realtà si <strong>di</strong>rebbero <strong>di</strong> velluto grigio attraversato davene rossicce.– Son corna membranose, attraverso le quali scorrono deivasi sanguigni e che spesso costituiscono, anziché una buona<strong>di</strong>fesa, un vero pericolo pel povero cervo. Percuotendolo con ungrosso bastone, si può causargli tali ferite da ucciderlo.– Sono adunque puri ornamenti?– No, Armando. In autunno queste membrane cadono el'interno acquista allora una tale durezza da sfidare l'osso, ma nelgennaio e febbraio si staccano ed il wapiti rimane allora inermein piena balìa dei lupi e delle altre fiere. In autunno però fa usodelle sue armi e si <strong>di</strong>fende con molto vigore, anzi in quell'epocai maschi impegnano fra <strong>di</strong> loro dei mortali combattimenti.– È buona la loro carne?...– Hum!... È un po' coriacea, però molto nutritiva. Noi, chenon abbiamo proprio bisogno <strong>di</strong> viveri, ci accontenteremo dellalingua che costituisce la parte migliore; il resto lasciamolo pureai lupi.201


– Attendono il cadavere, signor Bennie. Non vedete che cispiano?...– Ah sì!... Ebbene noi gliela faremo guadagnare questacarne.– In qual modo?...– Lo vedrete – rispose il cow-boy, ridendo.Impugnò il bowie-knife e con un colpo maestro scucì ilventre del povero cervo, facendo un'apertura così ampia da faruscire gli intestini.– Andate a lavarli in quella pozza d'acqua – <strong>di</strong>sse adArmando.– Volete mangiarli?...– Non ne abbiamo bisogno – rispose il cacciatore. –Serviranno a spaventare i lupi.– Volete scherzare, Bennie?...– Obbe<strong>di</strong>te e poi vedrete.Il giovanotto prese quell'ammasso <strong>di</strong> budella e le trascinòfino ad un piccolo stagno facendo entrare acqua in abbondanzaattraverso l'orifizio.Intanto il cacciatore si era accostato ad una pianta ed avevareciso un ramo.Colla bacchetta del fucile forzò la midolla ad uscire, cosafacilissima essendo quasi spugnosa, ed ottenuta una piccolacanna, chiamò Armando il quale aveva già terminata la pulituradegli intestini.– Chiudete uno degli orifizi con qualche pezzo <strong>di</strong> corda –gli <strong>di</strong>sse Bennie.– È fatto – rispose Armando.– Benissimo: preparatevi a turare anche l'altro quando vifarò segno.Ciò detto introdusse il bocchino nell'orifizio rimasto apertoe si mise a soffiarvi dentro con tutta la forza dei suoi polmoni.202


Le budella si gonfiarono rapidamente contorcendosi, maBennie continuò fino a quando le vide così piene d'aria dacorrere il pericolo <strong>di</strong> scoppiare.Ad un suo cenno Armando strinse anche quel secondoorifizio legandolo per bene.– Ecco un bellissimo spauracchio pei lupi – <strong>di</strong>sse ilcacciatore, ridendo.Prese gl'intestini e andò ad appenderli ad un ramo basso, ilquale si stendeva sopra il cadavere del cervo.Soffiando una leggera brezza, le budella si misero adondolare, brillando sotto i raggi del sole.I lupi, che si trovavano sempre a breve <strong>di</strong>stanza, aspettandoche gli uomini si fossero allontanati, per gettarsi ingordamentesulla grossa preda, si misero a ringhiare e ad urlare ferocemente.– Hanno paura – <strong>di</strong>sse Bennie.– Di quel budello? – chiese Armando, con stupore.– Ve lo assicuro, e non oseranno accostarsi al cervo permolto tempo. Quando noi cacciatori vogliamo salvare la nostraselvaggina dai denti <strong>di</strong> quei bricconi, facciamo così e siamosempre certi <strong>di</strong> ritrovarla intatta anche dopo molte ore. Ed ora,mio caro Armando, torniamo all'accampamento a far colazione.Con pochi colpi <strong>di</strong> coltello spaccò la gola del cervo,s'impadronì della lingua, l'appese alla canna del fucile e <strong>di</strong>ede ilsegnale della partenza.Desiderando esplorare i <strong>di</strong>ntorni, invece <strong>di</strong> seguire lamedesima via, i due cacciatori si misero a rimontare un altrovallone, il quale doveva, secondo i loro calcoli, condurliegualmente all'accampamento.Quella seconda vallata, che si addentrava serpeggiando frale Montagne Rocciose, era più selvaggia dell'altra ed anche piùmalagevole.Si poteva chiamarla una gola, avendo le pareti tagliate203


quasi a picco e così alte da rendere <strong>di</strong>fficile l'accesso alla lucesolare.In fondo, crescevano giganteschi abeti e pini, lanciando leloro cime a cinquanta e più metri in alto. Le loro basi però nonerano visibili, essendovi intorno degli ammassi <strong>di</strong> cespugli assaifitti, ottimi rifugi per la selvaggina.Bennie, temendo che si trovasse colà anche qualcheanimale pericoloso, qualche orso grigio, aveva staccata la linguaappendendosela alla cintura onde avere il fucile libero.– Non si sa mai chi si può incontrare – <strong>di</strong>sse ad Armando. –Le Montagne Rocciose sono preferite dagli orsi grigi.– Non si spingono fino qui i cacciatori <strong>di</strong> prateria? – chieseil giovanotto.– Hum!... Le pelli dei grizzly valgono molto meno <strong>di</strong> quelledel bufali e perciò non si arrischiano a venire qui; e poi noncalcolate i pericoli? I bisonti si lasciano uccidere colla migliorbuona grazia, senza protestare, mentre gli orsi grigi si <strong>di</strong>fendonoed in qual modo!... Lo so io, che un giorno per poco non lasciaila mia pelle fra le zampe d'uno <strong>di</strong> quei pericolosi animali.– In quale modo?...– Ora ve lo racconterò – <strong>di</strong>sse Bennie, arrestandosi peraccendere la pipa. – Chiacchierando, la strada ci sembrerà piùbreve.«Ero allora alle mie prime armi, ed abitavo, in un villaggiosituato alle falde del monte Brown, uno dei più alti delleMontagne Rocciose.«Alcuni orsacci avevano scelto per loro domicilio una fittaforesta <strong>di</strong> pini che si trovava a due ore <strong>di</strong> marcia dal villaggio.«Dapprima quei bestioni s'erano accontentati <strong>di</strong> cibarsi <strong>di</strong>frutta e d'insetti; e poi, resi più audaci e fors'anche spinti dallafame, poiché la neve era caduta in abbondanza sulla montagna,si erano mostrati a più riprese nelle vicinanze d'un gruppo <strong>di</strong>204


casolari abitato da alcune famiglie <strong>di</strong> <strong>minatori</strong>.«Anzi una sera avevano perfino osato <strong>di</strong> scalare un recinto,per entrare in un porcile ed erano fuggiti solamente quando icani si erano messi a abbaiare con furore.»– Erano ben audaci – osservò Armando.– Quando hanno fame non temono nemmeno gli uomini –rispose Bennie. – Continuo.– Avanti; v'ascolto.– L'indomani furono scoperte le loro tracce, sicché i<strong>minatori</strong> decisero <strong>di</strong> sbarazzarsi <strong>di</strong> quei vicini così pericolosi chepotevano, un giorno o l'altro, sorprendere i ragazzi e <strong>di</strong>vorarli.John Randolp e Harry Makperson, due vecchi cacciatori <strong>di</strong>prateria, che avevano uccisi non so quanti bisonti ed orsi, unmattino lasciavano i casolari, inerpicandosi su pei fianchi<strong>di</strong>rupati del monte Brown. Io mi era unito a loro, essendo unbuon bersagliere ed anche un abile cacciatore, quantunque nonavessi allora più <strong>di</strong> se<strong>di</strong>ci anni. Faceva un freddo assai acuto e laneve cadeva, <strong>di</strong> tratto in tratto, a larghe falde, coprendo i gran<strong>di</strong>pini, gli aceri ed i cespugli spinosi.«Noi, preceduti da Top, un grosso e robusto cane che avevagià altre volte affrontato coraggiosamente i grossi animali dellaprateria, salivamo sempre, seguendo le tracce dei grizzly, cheerano rimaste profondamente impresse sul can<strong>di</strong>do manto.«Verso mezzodì eravamo giunti alla folta pineta, soggiornopreferito dai fieri animali. Ci rinforzammo con una sorsata <strong>di</strong>eccellente whisky, armammo i fucili, ci assicurammo che icoltelli scorrevano facilmente nelle loro guaine e poi ciaddentrammo coraggiosamente nella foresta, procedendo conprecauzione, poiché gli orsi grigi, se ci vedono male, hannol'u<strong>di</strong>to e l'odorato finissimi e s'accorgono della presenzadell'uomo anche quando si trovano a considerevole <strong>di</strong>stanza.Avevamo percorso circa un chilometro, girando con205


circospezione i cespugli e gli enormi tronchi dei pini, taluni deiquali misuravano perfino venti metri <strong>di</strong> circonferenza, quando ilcane si arrestò mandando un sordo ringhio.«"Adagio, amici" <strong>di</strong>sse Randolp. "O m'inganno assai oqualche orso ci è vicino."«"L'avete veduto?..." chiesi, mentre un certo brivido micorreva per le ossa.«"No, però Top ha fiutato" mi rispose il vecchio cacciatore.Poi guardandomi e sorridendo maliziosamente, soggiunse:«"Spero che non avrai paura, Bennie?".«"Oh!... No, compare John" risposi.«"Guardate" <strong>di</strong>sse in quel momento Harry. "Non vedetedove finiscono le tracce?..."«"Che qualche orso sia nascosto entro quella macchia?" sichiese Randolp. "State in guar<strong>di</strong>a, poiché quei bestioni nontemono l'uomo. Rimanete qui mentre io vado a frugar lamacchia."«Il vecchio cacciatore si gettò a terra e strisciò lentamenteverso i cespugli seguito da Top, il quale continuava a ringhiaresordamente. Io ed Harry restammo a <strong>di</strong>eci passi dalla macchia,coi fucili puntati ed i coltelli fra i denti, pronti ad accorrere allaprima chiamata del nostro compagno.«Benché sapessi <strong>di</strong> essere un buon bersagliere, ed avessigià abbattuto non pochi daini ed anche qualche bisonte, viconfesso che in quel momento i miei denti battevano, e che lapaura mi faceva tremare le membra. Diavolo!... Non mi ero maitrovato <strong>di</strong>nanzi a quei pericolosi bestioni.«La pineta, dopo la scomparsa del vecchio cacciatore, era<strong>di</strong>ventata silenziosa. Non u<strong>di</strong>vo altro che lo stormire dellefronde agitate da un rigido ventaccio che scendeva dalle nevosevette del Brown e qualche raro e lontano urlo <strong>di</strong> qualche lupoaffamato.206


«D'improvviso io ed Harry u<strong>di</strong>mmo Top abbaiare confurore, e poco dopo un grugnito così forte che pareva fossepartito a due soli passi da noi. Temendo che il vecchio Johncorresse un grave pericolo, ci slanciammo innanzi e citrovammo quasi subito <strong>di</strong>nanzi ad un orso <strong>di</strong> statura gigantesca,ad un vero grizzly.«Faceva paura a vederlo, tanto era grande, essendosi inquel momento rizzato sulle zampe deretane, e pareva grossoenormemente, avendo il pelo arruffato per la collera.«Egli marciò incontro a noi colla bocca aperta, mostrandole sue terribili zanne lunghe parecchi pollici.«In quel momento supremo, invece <strong>di</strong> conservare il sanguefreddo necessario per una tale lotta, io perdei la testa. Puntaimacchinalmente il fucile e feci fuoco senza mirare, a casaccio,poi mi <strong>di</strong>e<strong>di</strong> alla fuga.«L'orso era stato colpito in pieno petto dalla mia palla, nonperò così gravemente da abbatterlo. Per quei bestioni non bastaun solo proiettile ad arrestarli, sicché si precipitò <strong>di</strong>etro a mebalzando come un cavallo.«Harry pure aveva fatto fuoco causandogli una secondaferita, ma anche quella non bastava. Il dannato animale in unbatter d'occhio mi raggiunse e mi sentii stringere fra quellevillose zampacce con tale forza, che mi parve che tutte le miecostole si fossero spezzate <strong>di</strong> colpo.«Fortunatamente i due vecchi cacciatori si erano slanciatiin mio soccorso.«"Non temere, Bennie!..." gridò John.«Due spari rimbombarono, uno a destra ed uno a sinistra,quasi a bruciapelo, e l'orso cadde trascinandomi con lui.«Era morto, ed io ero svenuto sotto quella terribile stretta.«Quando tornai in me, mi trovavo al villaggio dei <strong>minatori</strong>,in un comodo letto. Avevo due costole spezzate e...»207


– E poi? – chiese Armando, che aveva ascoltato con vivointeresse il cacciatore.Bennie non rispose. Si era bruscamente arrestato, fissandogli sguar<strong>di</strong> su <strong>di</strong> una fitta macchia <strong>di</strong> pini e <strong>di</strong> cespugli spinosi,ed abbassando il fucile che teneva in mano.– Che cosa avete veduto? – chiese il giovanotto con unacerta apprensione.– Ascoltate – rispose Bennie, a voce bassa. – Che questaistoria d'orsi abbia attirato qualche grizzly?Armando tacque e involontariamente rabbrividì!208


L'ASSALTO DELL'ORSO GRIGIOBennie ed il suo giovane amico si trovavano allora nellaparte più selvaggia <strong>di</strong> quello stretto vallone, o meglio <strong>di</strong> quellalunga gola.Quantunque dovesse essere appena mezzogiorno, una lucescialba, tetra, scendeva fra le due alte pareti rocciose checalavano quasi a picco, rivestite <strong>di</strong> piante arrampicanti, <strong>di</strong>muschi e <strong>di</strong> cespugli spinosi inzuppati <strong>di</strong> umi<strong>di</strong>tà.A destra ed a manca dei due cacciatori, sotto l'orlo dellepareti, ammassi <strong>di</strong> piante si estendevano formando dellemacchie fittissime e tenebrose. Querce, pini e betulle secolari,dai tronchi nodosi o quasi lisci e rivestiti <strong>di</strong> muschi ammuffitiper l'umi<strong>di</strong>tà, si rizzavano, rendendo colla loro ombramaggiormente cupa la gola.Non si u<strong>di</strong>va alcun cinguettìo d'uccelli, né gri<strong>di</strong> <strong>di</strong> falchi,né <strong>di</strong> avvoltoi; solamente in <strong>di</strong>stanza un rombo sordo e continuoannunciava una cascata d'acqua, precipitante forse nel marginesuperiore della parete rocciosa.Bennie ed Armando, coi fucili puntati, ascoltavano,trattenendo il respiro.Una vaga inquietu<strong>di</strong>ne, causata fors'anche dalla selvaggiamaestà <strong>di</strong> quella brutta gola e dalla solitu<strong>di</strong>ne, si manifestava suiloro volti or<strong>di</strong>nariamente così calmi anche <strong>di</strong> fronte al pericolo.Alla loro destra, in mezzo ad un macchione <strong>di</strong> pini gigantiche lanciavano le loro cime a sessanta metri, ad intervalli siu<strong>di</strong>vano scrosciare delle foglie secche, come se un animale odun essere umano cercasse <strong>di</strong> avanzarsi con precauzione.– Che cosa sarà? – chiese Armando, dopo alcuni istanti <strong>di</strong>209


silenzio.– Non vedo nulla – rispose il canadese.– Pure qualcuno si avvicina.– E cerca anche <strong>di</strong> non fare troppo rumore – aggiunseBennie.– Qualche animale forse?– È probabile.– Non vi sono in<strong>di</strong>ani in questa regione?– Sì, però sono rari; preferiscono le pianure settentrionali.Eh!...– Che cosa avete, Bennie?– Giurerei d'aver u<strong>di</strong>to un sordo grugnito.– Allora vi è un orso laggiù.– Può essere anche un carcajù; simili animali sononumerosi nelle gole delle Montagne Rocciose.– Che bestie sono?– Dei veri predoni, voracissimi, sanguinari, però non sonoda temersi, quantunque si <strong>di</strong>ca che possano lottarevantaggiosamente contro gli orsi neri, ciò che io non credo però.– Volete che ci cacciamo in quella macchia?...– A quale scopo?... Non ho nessuna voglia <strong>di</strong> gettarmi fra lezanne <strong>di</strong> qualche pericoloso animalaccio. U<strong>di</strong>te più nulla,Armando?– No – rispose il giovanotto.– E nemmeno io.– Che la bestia ci spii?– È probabile – rispose Bennie. – Giacché non si decide amostrarsi, lasciamo che si <strong>di</strong>verta a suo comodo; noiripren<strong>di</strong>amo la marcia.Dopo essersi ben rassicurati che nessun altro rumore siu<strong>di</strong>va, i due cacciatori si misero in cammino, voltandosi però <strong>di</strong>frequente per vedere se erano seguìti.210


La gola cominciava in quel punto ad allargarsi un po', edanche le due pareti <strong>di</strong> granito raddolcivano a poco a poco la lorochina.Degli olmi, splen<strong>di</strong>de piante che in quelle regioniacquistano quasi sempre un'altezza <strong>di</strong> cento e più pie<strong>di</strong> ed unacirconferenza <strong>di</strong> quin<strong>di</strong>ci a venti, apparivano ai due lati dellavalle, frammischiati a dei frassini bianchi, a dei lauri ver<strong>di</strong>, adegli ippocastani ed a macchioni <strong>di</strong> cornioli e <strong>di</strong> mortelle.Il terreno <strong>di</strong>ventava umi<strong>di</strong>ssimo ed ai due lati delle paretirocciose si u<strong>di</strong>vano scorrere, mormorando, dei torrentelli, i qualiserpeggiavano sotto quegli ammassi <strong>di</strong> verzura.Il canadese e l'italiano avevano ripresa la loroconversazione, quando il primo la interruppe nuovamente,esclamando:– Che io sia dannato se m'inganno!...– Che cosa avete, Bennie? – chiese Armando.– Sapete che la cosa comincia a <strong>di</strong>ventare noiosa!...– Non vi comprendo.– Vi è qualcuno che ci segue ostinatamente.– E dove?– È la terza volta che in trenta passi ho u<strong>di</strong>to scrosciare lefoglie.– Dove? – chiese Armando.– Alla nostra destra.– Ancora? Che sia l'animale che ha mandato quel grugnito?– Sì, Armando, deve essere lui, e se ci segue significa chenon ha delle buone intenzioni a nostro riguardo. Cerca <strong>di</strong>sorprenderci ne sono certo.– Che cosa avete intenzione <strong>di</strong> fare, Bennie?– Cercare un rifugio ed aspettare che l'animale si mostri.Là!... Guardate, Armando, vi è un crepaccio che fa per noi.A quin<strong>di</strong>ci passi da loro, alla base della parete rocciosa, si211


apriva una larga apertura, la quale pareva che si addentrasseprofondamente nel fianco della montagna. Poteva essere unottimo rifugio, però poteva anche essere la tana <strong>di</strong> qualcheanimale.Il canadese, senza pensare a quest'ultima supposizione, sislanciò da quella parte scostando i rami dei cornioli e dellemortelle, e fece atto <strong>di</strong> entrare.Un rauco brontolìo che veniva dall'interno lo arrestò <strong>di</strong>colpo.– Diavolo!... – esclamò, facendo subito un salto in<strong>di</strong>etro. –Andavo a gettarmi fra le unghie <strong>di</strong> qualche pericolosoabitante!... Benissimo!... Eccoci fra due animali: quale sarà ilmeno feroce?Si curvò per vedere che cosa poteva nascondere quellaspecie <strong>di</strong> caverna, e vide due occhi scintillare nell'oscurità.– Armando è pronto il vostro fucile? – chiese.– Sì – rispose il giovanotto.– Guardatemi alle spalle.– E voi?– Io cercherò <strong>di</strong> scovare questa bestia. Il suo alloggio ci ènecessario.– Non commettete imprudenze, Bennie.– Anzi, cerco <strong>di</strong> salvarci. L'animale che ci segue deveessere più pericoloso <strong>di</strong> questo poltrone, che non si decide amostrare il suo muso. Scrosciano sempre le foglie?– Vedo dei rami agitarsi.– Avremo forse da sostenere un doppio assalto. Sanguefreddo e mirate bene.Il canadese, che ormai sapeva forse con quale nemicoaveva da fare, spezzò un grosso ramo e lo introdussenell'apertura, agitandolo fortemente.Il proprietario della oscura <strong>di</strong>mora rinculò, mandando dei212


sor<strong>di</strong> brontolìi.– Ora so chi è l'inquilino, – <strong>di</strong>sse Bennie, – voi sietecurioso <strong>di</strong> vedere un carcajù, è vero?– In questo momento rinuncerei al mio desiderio, Bennie.Sapete chi è l'animale che ci perseguita?...– No davvero.– È un orso.– Grigio? – chiese il canadese, con apprensione.– Un vero grizzly.– Corna <strong>di</strong> bisonte!... Allora la tana ci è necessaria overremo fatti a brani.Senza attendere altro, introdusse rapidamente la canna delfucile entro il crepaccio. L'animale che lo abitava vi si avventòcontro stringendola fra i denti e tentando <strong>di</strong> stritolarla.Era quanto attendeva il canadese.Uno sparo sordo rintronò riempiendo la caverna <strong>di</strong> fumo,seguìta da un rantolo.– Bennie, ecco l'orso che si avanza!... – gridò in quelmomento Armando.– Seguitemi, senza perdere tempo – rispose il canadese.Senza occuparsi <strong>di</strong> sapere se l'animale che aveva inghiottitola scarica del suo fucile era vivo o morto, si gettò risolutamenteentro la caverna, seguìto subito da Armando.I suoi pie<strong>di</strong> urtarono in un corpo villoso che si <strong>di</strong>battevaancora al suolo, scosso dalle ultime convulsioni dell'agonia, ecadde innanzi.– Vattene al <strong>di</strong>avolo! – esclamò, rialzandosi prontamente, evolgendosi verso l'apertura per vedere se l'orso li aveva seguìti.Guardò al <strong>di</strong> fuori e non vide nulla. Che cosa era avvenutodel grizzly? Si era rintanato, o si era nascosto <strong>di</strong>etro alle rocceper avventarsi sui due cacciatori appena si mostrasseroall'apertura della caverna?213


Benché il canadese fosse coraggioso, a quest'ultimopensiero si sentì bagnare la fronte da alcune stille <strong>di</strong> sudorefreddo.– Io comincio a credere che noi siamo entrati in una veratrappola – mormorò.Si volse verso Armando. Il giovanotto, inconscio del gravepericolo, stava osservando l'animale ucciso dal canadese.– Lasciate i morti e pensiamo ai vivi – <strong>di</strong>sse il canadese.– Che cosa desiderate, Bennie?– Sapete che non vedo più il grizzly?– Meglio per noi, Bennie.– Io <strong>di</strong>co: peggio.– E perché, mio bravo cacciatore?– Il furbo deve essersi nascosto <strong>di</strong>etro la parete esternacolle zampe alzate, pronto a piombarci addosso appena cimostriamo. Avrei preferito un assalto <strong>di</strong> fronte.– Lasciamo che aspetti.– Corna <strong>di</strong> bisonte!... – gridò Bennie. – Volete rimanere quiin questa lurida tana, dei giorni?– Si stancherà <strong>di</strong> aspettarci.– Ah!... Ecco, voi non conoscete la cocciutaggine <strong>di</strong> queibestioni.– Avete <strong>di</strong>menticato che abbiamo due fucili ed unarivoltella oltre i nostri bowie-knife?...– I fucili!... Hum!... Ci vorrebbe il cannone per demolirequelle masse.– E così? – chiese Armando, con voce tranquilla.– Siamo presi, giovanotto mio.– Cioè bloccati – corresse l'italiano.– Sia come si vuole, non possiamo uscire senza cadere frale unghie del dannato animale. Quanto durerà quest'asse<strong>di</strong>o?Ecco il quesito.214


– I viveri non ci mancano, Bennie.– Sì, abbiamo la lingua del cervo.– E poi quest'animale.– Puah!... Mangiare un carcajù?... Il <strong>di</strong>avolo mi porti se iotoccherò questa carne puzzolente, giovanotto mio. Nemmeno gliin<strong>di</strong>ani, che sono pure così poco schizzinosi in fatto d'alimentioserebbero tanto.– Bennie, che cosa facciamo?– Nulla per ora; si aspetta che il mostro si degni <strong>di</strong> mostrareil muso per mandargli una palla nel cranio.– State voi a guar<strong>di</strong>a dell'apertura?– Sì, Armando.– Allora approfitterò per conoscere un po' meglio questoanimale che avete accoppato così opportunamente.Il canadese alzò le spalle e sorrise, ammirando forse ilsangue freddo, davvero superbo, del suo giovane compagno.Armando, senza più preoccuparsi del terribile grizzly,accese un pezzo d'esca e si curvò sul carcajù, osservandolo conviva curiosità.Quell'animale, che dai cacciatori <strong>di</strong> prateria viene chiamatoanche wolverene, aveva il corpo massiccio, mal tagliato a primavista, coperto da un pelame foltissimo, arruffato, che gli dava unaspetto tutt'altro che attraente.La palla del canadese lo aveva colpito in boccafracassandogli la testa in così orribile modo, da non essere piùriconoscibile.I carcajù sono piuttosto comuni nelle regioni settentrionalidei posse<strong>di</strong>menti inglesi, specialmente nei territori del Nord-Ovest ed anche più sopra, poiché non è raro incontrarli anchenell'America cosidetta russa, sulle rive dell'Yucon ed anche delPorcupine.I danni che cagionano questi animali sono immensi e215


perciò vengono attivamente cacciati sia dagli scorridori <strong>di</strong>prateria, che dagli in<strong>di</strong>ani, quantunque la loro pelle valga benpoco e la loro carne venga sdegnata.Sono dei tremen<strong>di</strong> <strong>di</strong>struttori. Piombano sui cavalli degliin<strong>di</strong>ani slanciandosi dai rami degli alberi e li sgozzano, bevendoil sangue che esce dalle ferite; danno addosso ai lupiimpegnando con loro aspri combattimenti, dai quali esconosempre vincitori, e se la prendono perfino coi grossi cervi e collealci, e sempre con buona fortuna.Armando, sod<strong>di</strong>sfatta la sua curiosità, s'era avvicinatonuovamente a Bennie, il quale pareva che fosse occupato adascoltare attentamente i rumori che venivano dal <strong>di</strong> fuori.– Nulla? – gli chiese.– Sì – rispose il cacciatore, a voce bassa.– È vicino adunque il grizzly?– È nascosto presso l'uscita <strong>di</strong> questa caverna. Ho u<strong>di</strong>to orora la sua respirazione.– Non c'è modo <strong>di</strong> sloggiarlo?– Come fare? Appena uno <strong>di</strong> noi mette fuori la testa, l'orsosi slancia. Aspettiamo questa sera.– Ed i nostri compagni, Bennie?– Ci aspetteranno al campo.– Saranno inquieti per la nostra assenza.– Oibò!... Back sa che io non sono uomo da farmi <strong>di</strong>vorarecome una bistecca. Corichiamoci, tenendo i fucili pronti, edarmiamoci <strong>di</strong> pazienza, giovanotto mio.Si sdraiarono sul corpo ancor tepido del carcajù persottrarsi all'umi<strong>di</strong>tà <strong>di</strong> quella tana, ed attesero che un incidentequalunque decidesse l'orso a forzare il passaggio.Vane speranze. Il grizzly, sicuro del suo conto e nientefrettoloso <strong>di</strong> guadagnare quelle bistecche umane, non si fecevivo. I due cacciatori però erano più che certi che si teneva in216


agguato, poiché <strong>di</strong> tratto in tratto lo u<strong>di</strong>vano brontolare esoffiare. Certamente anche il mostro trovava che la cosa andavaun po' troppo a rilento.Molte ore, lunghe come secoli pei due cacciatori,trascorsero, e le tenebre piombarono nella stretta valle. Bennieed Armando aprirono maggiormente gli occhi, temendo che ilgrizzly approfittasse dell'oscurità per tentare un improvvisoassalto.– Che notte eterna che ci si prepara! – <strong>di</strong>sse Armando,sba<strong>di</strong>gliando.– E senza poter riposare un solo istante – aggiunse Bennie.– Chi oserebbe chiudere gli occhi con un vicino così feroce?...– Situazione poco invi<strong>di</strong>abile, Bennie.– Cattivissima, Armando.– Eppure bisogna fare qualche cosa.– Insegnatemi il come.– U<strong>di</strong>amo Bennie; siete proprio certo che il grizzly siasempre in agguato?– Lo sospetto.– Costringiamolo a muoversi.– In qual modo?– Credo d'averlo trovato.– Orsù parlate; volete farmi morire d'impazienza, tiranno?– Il mezzo è semplicissimo.– Continuate.– Mi levo la giacca, la metto sulla canna del mio fucile e lasporgo fuori dalla tana. Se l'orso si trova ancora imboscato, vi sigetterà sopra senza esitare, e voi approfittate per mandargli unapalla nel cervello.Il canadese guardò il giovanotto con sorpresa.– Corna <strong>di</strong> bufalo!... – esclamò. – Ecco un'idea splen<strong>di</strong>dache mai mi sarebbe venuta, ve lo assicuro. Giovanotto, siete217


furbo e farete molta strada, ve lo <strong>di</strong>ce un vecchio cacciatore <strong>di</strong>prateria.– Allora non per<strong>di</strong>amo tempo.Armando si spogliò rapidamente della giacca e la appeseall'estremità della canna del fucile, mentre il canadese, dopo <strong>di</strong>essersi messo <strong>di</strong>nanzi il coltello e la rivoltella, si inginocchiavatenendosi pronto a far fuoco sul feroce grizzly.– Siete pronto, Bennie? – chiese Armando.– Ho il <strong>di</strong>to sul grilletto del fucile.Il giovanotto strisciò verso l'apertura, e reggendo l'armacolla destra, la sporse al <strong>di</strong> fuori, agitando vivamente la giaccada destra a sinistra.Il canadese si aspettava <strong>di</strong> vedere l'orso gettarsi su quellastoffa, mettendo in opera le lunghe unghie ed i denti, invece, consua grande sorpresa, la bestia non si mosse.– Oh!... Diavolo!... – mormorò. – Che il grizzly se ne siaandato? Se si trovasse in agguato, non avrebbe esitato aslanciarsi.– Che cosa vuol <strong>di</strong>re ciò?– Giovanotto mio, ritirate il fucile e rimettetevi la giacca,prima che vi colga una costipazione – suggerì il canadese. –Presto, an<strong>di</strong>amocene da questa lurida tana.– E l'orso?– Il <strong>di</strong>avolo se lo sarà portato via.Armando ritirò l'arme, indossò la giacca, poi si alzò.I due cacciatori rimasero alcuni istanti immobili, trattenutida un po' <strong>di</strong> <strong>di</strong>ffidenza, poi Bennie si spinse risolutamenteinnanzi, tenendo un <strong>di</strong>to sul grilletto del fucile.Con un ultimo salto si slanciò all'aperto, gettando un rapidosguardo a destra ed a manca.– Nulla – <strong>di</strong>sse, respirando liberamente.Armando lo aveva subito raggiunto, pronto ad aiutarlo in218


caso <strong>di</strong> pericolo.– E l'orso? – chiese.– Scomparso – rispose Bennie.– E forse sono parecchie ore che se n'è andato.– Chi può <strong>di</strong>rlo?– Quante angosce ci avrebbe risparmiate!– Confessate d'aver passato delle brutte ore? – chieseBennie ridendo.– Ora sì.– Ed anch'io, Armando. Si può essere coraggiosi ed ancheprovare dei brivi<strong>di</strong> <strong>di</strong> paura.– E dove sarà andato quel dannato animale? – chiese ilgiovanotto che lanciava degli sguar<strong>di</strong> inquieti sulle macchievicine.– Forse a <strong>di</strong>ssetarsi.– Che cosa facciamo, Bennie?– E me lo chiedete? Si giuoca <strong>di</strong> gambe, giovanotto mio.– Non chiedo <strong>di</strong> meglio.– An<strong>di</strong>amocene e lestamente.I due cacciatori, dopo <strong>di</strong> aver dato un nuovo sguardo suimacchioni, si gettarono in mezzo alla valletta, a passo <strong>di</strong> corsa.La luna era allora sorta a mostrare la sua roton<strong>di</strong>tà sullacima <strong>di</strong> un'alta montagna tagliata a cono. I suoi raggi, d'unalimpidezza sconosciuta nelle nostre regioni, cadevano quasi apiombo entro la cupa e selvaggia gola, proiettando sul terrenoineguale delle larghe chiazze biancastre, e facendo scintillare,come rivoletti d'argento fuso, i torrentelli che scorrevano,mormorando lungo i pendìi.Un silenzio profondo regnava entro quel passaggio, rottosolo dall'eterno rombo della cascata che precipitava all'estremitàdella valletta.Bennie ed Armando, tenendosi celati sotto la tetra ombra219


dei pini, delle betulle e dei gran<strong>di</strong> olmi, procedevano con passosempre più rapido, ansiosi <strong>di</strong> lasciare quel brutto luogo e <strong>di</strong>giungere all'accampamento.Di tratto in tratto però si arrestavano per riprendere lena eper ascoltare, temendo <strong>di</strong> essere sempre seguìti dal ferocegrizzly.Già non <strong>di</strong>stavano più <strong>di</strong> trecento passi dal luogo ove sivedeva precipitarsi, con un salto immenso, come se fosse unamassa <strong>di</strong> metallo fuso, la cascata, quando ai loro orecchi giunseimprovvisamente un grido che pareva umano.– Corna <strong>di</strong> bisonte! – esclamò Bennie, arrestandosi.– Un grido? – chiese Armando.– E umano – rispose il canadese.– Siete certo <strong>di</strong> non esservi ingannato?– No, Armando.– Che sia Back che viene in nostro soccorso?– No: conosco troppo bene la sua voce per ingannarmi.– Ascoltiamo, Bennie.Tesero gli orecchi, sperando <strong>di</strong> u<strong>di</strong>re qualche altro grido,ma tutto era ritornato in silenzio; solamente la cascatarumoreggiava sempre con crescente fracasso.– È strano – <strong>di</strong>sse Bennie, dopo alcuni istanti <strong>di</strong> silenzio. –Chi può aver mandato quel grido?– Tacete!... – esclamò Armando.Un urlo acuto, un urlo <strong>di</strong> spavento certamente, era <strong>di</strong> nuovoecheggiato verso l'estremità della gola, seguìto subito da duedetonazioni.– Avanti! – gridò Bennie. – Qualcuno è stato assalitolaggiù.I due cacciatori si misero a correre, salendo la rapida chinadella gola. Il terreno era assai malagevole, ineguale, interrotto dacrepacci, da ra<strong>di</strong>ci e da cespugli, pure i due bravi cacciatori220


guadagnavano rapidamente via, saltando agilmente gli ostacoli.Ad un tratto sulla cima d'una roccia videro <strong>di</strong>segnarsi unaforma gigantesca.Un orso enorme, alto più <strong>di</strong> due metri e mezzo, perché siteneva ritto sulle zampe deretane, cercava <strong>di</strong> arrampicarsi su peifianchi <strong>di</strong>rupati della gola.Doveva essere furibondo. Il suo pelame grigiastro, era irto,i suoi occhi brillavano come due carboni accesi, e dalla golalasciava sfuggire dei sor<strong>di</strong> grugniti.– Il grizzly!... – aveva esclamato Bennie, arrestandosi.L'orso, il cui u<strong>di</strong>to doveva essere acutissimo, udì la voceumana e si volse rapidamente.Vedendo i due cacciatori, con un salto straor<strong>di</strong>nario si gettògiù dalla rupe, si rizzò sulle zampe posteriori, e marciò addossoa loro, con una rapi<strong>di</strong>tà che non si sarebbe mai supposta in uncorpo così massiccio.Quell'animale faceva paura. Le sue zampe anteriori siagitavano nel vuoto, mostrando degli artigli tremen<strong>di</strong> e la suabocca, larga quanto quella d'una grossa tigre, era lorda <strong>di</strong>schiuma sanguigna.– Attenzione, Armando!... – gridò Bennie. – Fate fuocodopo <strong>di</strong> me.Puntò risolutamente il fucile, e dopo d'aver mirato unminuto secondo, lasciò partire il colpo.Il grizzly ricevette la palla in pieno petto. Fece subito unbalzo in<strong>di</strong>etro, <strong>di</strong>grignando i denti e mandando un urlo <strong>di</strong> rabbiae <strong>di</strong> dolore, ma non cadde, anzi precipitò la corsa per gettarsi sultemerario cacciatore.Armando a sua volta fece fuoco, mirandolo alla testa.Quella seconda ferita non bastava per quel gigante.Ai due cacciatori mancava il tempo d'introdurre una nuovacartuccia, essendo ormai l'orso a soli cinque passi.221


– Fuggite!... – gridò Bennie.Entrambi si slanciarono a precipizio giù per la china,cercando un rifugio e tentando <strong>di</strong> ricaricare le armi.Il grizzly, reso doppiamente feroce dal dolore che glicausavano quelle due ferite, si era precipitato <strong>di</strong>etro <strong>di</strong> loro,facendo rintronare la valletta delle sue urla tremende e rigando ilsuolo <strong>di</strong> sangue.Dopo quin<strong>di</strong>ci passi il canadese si volse e puntònuovamente l'arme.– Pren<strong>di</strong>, canaglia!... – gridò.Un terzo sparo rintronò, seguìto subito da un quarto.Questa volta l'orso cadde, agitando pazzamente le zampe.Credendolo ormai mortalmente ferito, Bennie gli si eraavvicinato stringendo la rivoltella.Tutto d'un tratto il grizzly, con una mossa fulminea, si rizzòed agguantò l'imprudente con una zampa, cercando <strong>di</strong> tirarselosul petto e <strong>di</strong> fracassargli le costole con una stretta irresistibile.Armando aveva mandato un grido <strong>di</strong> terrore e s'eracoraggiosamente slanciato in aiuto del compagno.Il canadese non aveva perduta la testa. Invece <strong>di</strong> opporreresistenza allo strappo <strong>di</strong> quella tremenda zampa, le cui unghiesi erano infisse fra la cintura e la cartucciera, si lasciò trascinare,però appena si sentì addosso al petto villoso del mostro puntò lagrossa rivoltella e scaricò, uno <strong>di</strong>etro l'altro, i sei colpi, quasi abruciapelo.Il grizzly, crivellato da quelle scariche, allargò le zampe,mandò un ultimo urlo più spaventevole degli altri, che risuonòlungamente nella gola destando l'eco, poi stramazzòpesantemente all'in<strong>di</strong>etro.– Morto?... – <strong>di</strong>sse Armando, che aveva impugnato ilbowie-knife.– Il <strong>di</strong>avolo s'è portata via la sua anima – rispose il222


canadese, tergendosi il freddo sudore che gli bagnava la fronte.– Corna <strong>di</strong> bisonte! Credevo <strong>di</strong> andarmene <strong>di</strong>ritto all'altromondo!...223


LE MONTAGNE ROCCIOSESe le tigri ed i giaguari godono fama <strong>di</strong> essere gli animalipiù sanguinari della creazione, gli orsi grigi, senza essereveramente feroci, sono i più pericolosi, e forse anche assai piùcoraggiosi delle prime e dei secon<strong>di</strong>.Or<strong>di</strong>nariamente le belve feroci, se non sono spinte dallafame, o se prima non sono state irritate da qualche ferita,sfuggono l'uomo, soprattutto l'europeo; l'orso grigio al pari deirinoceronti, generalmente, non teme l'uomo, sia bianco o rosso ese lo trovano sulla loro via, non esitano ad assalirlo ed ametterlo a pezzi.Sono d'indole eccessivamente selvaggia, <strong>di</strong> umore quasisempre nero, intrattabile, e sfuggono per lo più i luoghi abitati.I loro luoghi preferiti sono le gole delle MontagneRocciose. Si cercano una caverna, un crepaccio, e prendonotranquillamente possesso della valletta che hanno scelto, certi <strong>di</strong>non venire quasi mai <strong>di</strong>sturbati, essendo rarissimi i cacciatoriche osano cacciarsi fra quei selvaggi ed aspri picchi.Non è raro però incontrarli anche negli Stati Unitidell'Ovest e nel Messico, ed anche nella fredda Alaska sonoancora abbondanti, non ostante la Compagnia <strong>di</strong> pellicce, i cuicacciatori sono numerosi e destri.Fra tutte le varie specie <strong>di</strong> orsi il grizzly-bear, od orsogrigio, od anche ursus ferox, come viene chiamato dainaturalisti, tiene il primato, poiché ha una mole superiore aibianchi ed ai neri, ed una forza assolutamente pro<strong>di</strong>giosa.La sua statura è veramente gigantesca, la sua muscolaturapotente, tanto anzi che stritola con un sol colpo l'uomo più224


obusto, e le sue unghie sono così solide da sventrare un bufalocolla massima facilità, o da spezzare le reni ad un'alce.Come si <strong>di</strong>sse, è d'indole selvaggia e vive quasi sempresolo, rintanato fra le macchie o nella caverna che ha scelto persua <strong>di</strong>mora, non uscendo che <strong>di</strong> notte.Malgrado la sua mole e la sua ferocia, ha un regimefrugivoro ed insettivoro, al par degli altri orsi, escluso quellopolare che è assolutamente carnivoro.Il suo nutrimento or<strong>di</strong>nario si compone <strong>di</strong> bacche, <strong>di</strong> frutta<strong>di</strong> pinon, d'insetti che va cercando nei cavi degli alberi vecchi osotto le pietre. Quando però assaggia la carne, allora <strong>di</strong>ventafacilmente carnivoro, e s'attacca ai grossi animali.Spinto da una insaziabile sete <strong>di</strong> sangue, gareggia alloracolle tigri e coi giaguari. Lascia le gole delle MontagneRocciose, dove non potrebbe trovare che rara selvaggina escende nella pianura o sugli altipiani erbosi, inseguendo le alci, ibisonti, i montoni <strong>di</strong> montagna, e gettandosi anche sui cavalli esui buoi.Guai se può sorprendere qualche mandria!... L'orso,<strong>di</strong>ventato sanguinario, non risparmia alcuno!Qualche volta spinge la sua audacia fino ad accostarsi alleborgate per cercare d'impadronirsi <strong>di</strong> qualche maiale. Egli hauna passione spiccata per le succolenti costolette <strong>di</strong> quei<strong>di</strong>sgraziati compagni <strong>di</strong> Sant'Antonio, e da raffinato ghiottone,ama <strong>di</strong>vorarli vivi, senza commuoversi per le urla straziantidelle vittime.Si noti poi, che fra lo zampone d'orso e quello <strong>di</strong> maiale la<strong>di</strong>fferenza è così piccola, che tanti buongustai non saprebbero aquale dare la preferenza, essendo entrambi gustosissimi!...Come si può ben immaginare, gli americani, specialmentequelli che abitano le falde delle Montagne Rocciose, dànno unacaccia attiva a quei predoni: esponendosi a dei pericoli225


grossissimi. Ed è infatti da tutti saputo che <strong>di</strong>fficilmente bastauna sola palla ad atterrare quei bestioni. Talvolta ce ne voglionosei ed anche più, prima <strong>di</strong> farli cadere per non più rialzarsi.Bennie ed Armando, dopo d'aver ricaricate le armi, s'eranoaccostati alla fiera gigante, osservandola con un misto <strong>di</strong>curiosità e <strong>di</strong> terrore. Anche morto, quell'animalaccio facevapaura con quel suo pelo arruffato, quella bocca enorme armata<strong>di</strong> lunghi denti gialli, e quelle unghie a prova <strong>di</strong> ferro.– Che bestione!... – esclamò Armando. – Mi sembra quasiimpossibile che noi siamo riusciti ad abbatterlo.– Una vera fortuna, ve lo <strong>di</strong>co io, Armando.– Siete ferito?...– No, giovinotto mio. Però se nel momento in cuiallungava la zampa era un po' più vicino, invece per afferrarmiper le cinghie mi apriva la testa.– Avete avuto dell'audacia, Bennie.– Sfido io, si trattava <strong>di</strong> salvare la pelle!...– E l'uomo che ha sparato quei due colpi <strong>di</strong> fucile, dovesarà andato?– Quei due colpi <strong>di</strong> pistola, volete <strong>di</strong>re.– Mi parvero detonazioni <strong>di</strong> fucile.– V'ingannate, Armando.– Sia pure, ma quell'uomo?– Avrà avuto paura e sarà fuggito – <strong>di</strong>sse il canadesealzando le spalle.– O che sia stato ucciso dal grizzly invece?– Io vi assicuro che è più vivo <strong>di</strong> prima.– E perché, Bennie?– L'orso non avrebbe lasciata la preda così presto,Armando. Tuttavia an<strong>di</strong>amo a cercare.Si <strong>di</strong>ressero verso la roccia sulla quale avevano primaveduto il grizzly e frugarono le macchie <strong>di</strong> cespugli che la226


circondavano, senza nulla trovare.Osservando più sopra, là dove la rupe si appoggiava allaparete rocciosa della gola, scopersero dei cespugli in partestrappati, e più in alto delle ra<strong>di</strong>ci spezzate che lasciavanoancora colare la linfa.– L'uomo è fuggito scalando la parete – <strong>di</strong>sse Bennie. –Corna <strong>di</strong> bisonte!... Doveva avere dei muscoli d'acciaio, epossedere una agilità da far invi<strong>di</strong>a alle scimmie. Un cacciatorebianco non sarebbe riuscito in simile impresa.– Che quell'uomo fosse un in<strong>di</strong>ano? – chiese Armando.– Lo suppongo – rispose il canadese.– Lo cercheremo?– A quale scopo?... Siamo in una regione dove l'incontrod'un uomo è più pericoloso che utile. Lasciamo che quellapellerossa corra e an<strong>di</strong>amo a tagliare un zampone all'orso.– Si <strong>di</strong>ce che sia eccellente la carne dei grizzly; è vero,Bennie?– Non ha nulla da invi<strong>di</strong>are a quella dei maiali, vel'assicuro. Corbezzoli!... Lingua <strong>di</strong> cervo e prosciutto d'orso!...Back ed anche vostro zio faranno onore alla colazione od allacena, se giungeremo in tempo all'accampamento.Il canadese afferrò il bowie-knife e lavorando con granlena, dopo non poca fatica, riuscì a staccare una delle zampeposteriori del grizzly.– An<strong>di</strong>amo – <strong>di</strong>sse, curvandosi sotto quel peso non lieve. –Se i miei calcoli non errano, non dobbiamo trovarci lontani.Salirono l'ultimo tratto <strong>di</strong> gola e poco dopo sbucavano suun vasto altipiano, in parte fiancheggiato da alti picchi assai<strong>di</strong>rupati.Verso l'est, quella pianura scendeva dolcemente, coperta daforeste <strong>di</strong> pini, <strong>di</strong> abeti e <strong>di</strong> frassini bianchi e neri.Guardando verso il piano, Bennie e Armando scopersero un227


punto luminoso il quale brillava vivamente fra due giganteschipini.– Ecco l'accampamento – <strong>di</strong>sse Bennie. – Fra un'orapossiamo giungervi.Alzò in alto il fucile e lo scaricò, poi ad intervalli d'unminuto, fece due altre scariche.Poco dopo una lontana detonazione rimbombava sullapianura.– È Back che risponde – <strong>di</strong>sse Bennie. – Ormai egli sa chenoi siamo salvi, e che non corriamo alcun pericolo. Scen<strong>di</strong>amoArmando.Abbandonarono l'altipiano e si avventurarono sotto iboschi, procedendo con precauzione onde non fare qualche altrocattivo incontro.Quei declivi delle Montagne Rocciose parevanoassolutamente ancora vergini. Abeti, cedri colossali e olmienormi, si slanciavano in alto come i pilastri d'una cattedraleimmensa, però senza regolarità, essendo talora ra<strong>di</strong>, e tal'altraraggruppati in una confusione indescrivibile.In mezzo a quei colossi che s'ergevano superbamente,sfidando i secoli, altri erano caduti o per decrepitezza odabbattuti dal fulmine, schiacciando sotto l'immane peso dei lorotronchi mostruosi, un infinito numero <strong>di</strong> piante minori. Queicolossi, già in piena <strong>di</strong>ssoluzione, ridotti ormai in terriccioricoperto <strong>di</strong> muschi, mezzo sepolti nel suolo, formavano dellebarriere che impe<strong>di</strong>vano il passaggio.Oltre poi a quei giganti, cespugli e giovani albericrescevano confusamente formando una seconda foresta,infinitamente più intricata, la quale ostacolava assai la marcia.Bennie ed Armando, l'uno sagrando e l'altro tagliando, siavanzavano penosamente, cercando <strong>di</strong> mantenersi sulla buonavia, essendo cosa facilissima lo smarrirsi nelle foreste vergini.228


Fortunatamente non avevano che da seguire il pendìo per esserecerti <strong>di</strong> giungere, presto o tar<strong>di</strong>, nella sottostante vallata.Finalmente verso mezzanotte attraversavano l'ultimo lembodella foresta e scendevano nella valle, guidati dal fuoco cheardeva nell'accampamento.Back si era già mosso per andare incontro a loro.– Carramba!... – esclamò. – Che cosa vi è adunqueaccaduto per tornare a quest'ora?– Delle avventure che vi faranno drizzare i capelli – risposeBennie. – Avete già cenato?– Da tre ore.– Allora serberemo lo zampone d'orso per domani.Il signor Falcone, in preda a vive inquietu<strong>di</strong>ni, li aspettava.Subito volle essere informato delle avventure toccate ai duecacciatori.– Non dovevate allontanarvi troppo – <strong>di</strong>sse, quando Bennieebbe terminato il racconto.– Bah!... – rispose il canadese. – Io e vostro nipotepossiamo ormai affrontare tutti i grizzly delle MontagneRocciose. Signor Falcone, potete andare superbo <strong>di</strong> Armando.Corna <strong>di</strong> bisonte!... Vale più d'un vecchio scorridore <strong>di</strong> prateria,ve lo <strong>di</strong>co io!...Dieci minuti dopo, il bravo canadese ed Armandodormivano placidamente, sotto la guar<strong>di</strong>a <strong>di</strong> Back che s'eraincaricato <strong>di</strong> fare anche il loro quarto.All'indomani, appena spuntato il sole, Bennie offriva aicompagni lo zampone del grizzly, arrostito a perfezione.Fu <strong>di</strong>chiarato da tutti squisito, migliore forse del prosciutto<strong>di</strong> maiale.Durante quella seconda giornata, il signor Falcone ed i suoicompagni non abbandonarono l'accampamento, avendo giàviveri per parecchi giorni. La occuparono a rassettarsi le vesti, le229


quali ne avevano proprio bisogno, ed a mettere un po' in or<strong>di</strong>nele casse che minacciavano <strong>di</strong> sfasciarsi.Il terzo giorno però, dopo una abbondante colazione <strong>di</strong>zampone e <strong>di</strong> lingua <strong>di</strong> cervo, si mettevano in viaggio, ansiosi <strong>di</strong>giungere al confine dei posse<strong>di</strong>menti inglesi, e <strong>di</strong> porre i pie<strong>di</strong>nel territorio dell'antica colonia russa, nel paese che celava tantericchezze.Volendo evitare possibilmente le salite <strong>di</strong>fficili per nonstremare i cavalli, cercarono dapprima <strong>di</strong> tenersi un po' lontanidalla grande catena delle Montagne Rocciose, riservandosi piùtar<strong>di</strong> <strong>di</strong> attraversarla all'altezza del Dease, corso d'acqua che alpari del Black va a scaricarsi nel Liard, uno degli affluenti delMakenzie.Per tre giorni infatti poterono trovare dei passaggiattraverso i contrafforti della catena, riuscendo a percorrerefelicemente oltre centoventi miglia, però al quarto furonocostretti ad addentrarsi in mezzo a quelle gigantesche muragliegranitiche, onde raggiungere la regione dei Laghi, ovesperavano <strong>di</strong> trovare un terreno meno accidentato.La temperatura era <strong>di</strong>ventata bruscamente fredda. Sullecime dei monti la neve era alta ancora, e da quelle sommitàscendevano folate <strong>di</strong> vento rigi<strong>di</strong>ssimo, misto a nevischio.I poveri animali, non ancora abituati a quel clima,soffrivano assai ed anche Back cominciava a trovarsi poco bene,non essendosi mai spinto tanto verso il nord.Il signor Falcone ed Armando trovavano invece quel climanaturalissimo; Bennie poi, da buon canadese, se ne infischiavaed asseriva che quell'aria frizzante gli stuzzicavastraor<strong>di</strong>nariamente l'appetito.Quella marcia <strong>di</strong>fficilissima e penosa, durava già daquarant'otto ore, quando una nevicata abbondante e<strong>di</strong>mprovvisa, accompagnata da raffiche impetuose, li costrinse a230


mettersi in cerca d'un rifugio onde non correre il pericolo <strong>di</strong>perdere gli animali.Dopo lunghe ricerche, Bennie e Back riuscirono a scoprirel'entrata d'una caverna, la quale prometteva <strong>di</strong> essere tanto vastada contenere comodamente uomini e animali.Prima <strong>di</strong> entrarvi armarono i fucili, temendo che quell'antroservisse <strong>di</strong> rifugio a qualche grizzly, poi s'avanzarono conprecauzione, tenendo in mano alcuni rami <strong>di</strong> pino accesi.Come avevano sospettato, quella caverna era vasta assai ealta parecchi metri e all'estremità confinava con una specie <strong>di</strong>corridoio assai basso, entro cui la temperatura si mantenevamolto bassa, una vera ghiacciaia.Bennie, volendo accertarsi che non nascondesse qualcheanimale pericoloso, volle entrarvi assieme ad Armando, il suocompagno inseparabile.Erano giunti quasi all'estremità, quando alla fumosa lucedelle torce videro, sparsi al suolo, degli ossami che nonsembravano appartenere ad alcuna bestia.Un teschio, quasi rotondo, simile ad un cranio umano, eche portava le tracce d'una profonda ferita, specialmente li colpì.– Corna <strong>di</strong> bisonte!... – esclamò il canadese, che era<strong>di</strong>ventato pallido. – Che cos'è questo?– Si <strong>di</strong>rebbe un cranio umano – <strong>di</strong>sse Armando,arrestandosi.– E quelle ossa sono delle costole e delle tibie che devonoaver appartenuto ad un uomo – aggiunse Bennie. – Qui è statoucciso e <strong>di</strong>vorato qualcuno!...Il signor Falcone, udendo quelle esclamazioni, si eraaffrettato a raggiungerli.– Degli avanzi umani!... – <strong>di</strong>sse, con stupore. – Che cosa èavvenuto qui?S'impadronì del cranio e lo osservò attentamente per231


parecchi minuti, manifestando un profondo ribrezzo.– Si tratta d'un assassinio – <strong>di</strong>sse. – Questa spaventevoleferita che ha fracassato l'osso frontale, è stata prodotta da unpoderoso colpo <strong>di</strong> scure. Ecco qua una scheggia d'acciaio che èrimasta ancora infissa.– Per centomila bufali!... – brontolò Bennie. – Che inquesta caverna si sia rifugiato qualcuno <strong>di</strong> quegli immon<strong>di</strong>antropofaghi?– Di quali antropofaghi intendete parlare, Bennie?... –chiese il signor Falcone, guardandolo con sorpresa. – Qui nonsiamo sulle isole dell'Oceano Pacifico.– E cosa volete <strong>di</strong>re, signore? – chiese il canadese.– Che nell'America del Nord l'antropofagia deve esseresconosciuta.– Ah?... Lo credete, signor Falcone!... Voi adunque nonavete mai u<strong>di</strong>to parlare dei mangiatori <strong>di</strong> carne umana delleMontagne Rocciose?– No davvero, e non crederei...– Accen<strong>di</strong>amo il fuoco, e poi vi racconterò delle storie chevi faranno venire la pelle d'oca, e storie autentiche ve loassicuro.Ritornarono nella prima caverna, dove Back aveva giàportato alcuni fastelli <strong>di</strong> legna resinosa e secca, raccolti nellavicina pineta, accesero un allegro fuoco e misero a bollire lapentola, gettandovi dentro un bel pezzo <strong>di</strong> carne <strong>di</strong> bisonte seccaed alcune manate <strong>di</strong> fagiuoli. Back intanto, da vero minatore,aveva impastate delle focacce per friggerle nel grasso.Mentre la colazione si cucinava, Bennie, voltosi verso ilsignor Falcone, gli <strong>di</strong>sse:– A voi sembreranno forse storie inverosimili, eppure viassicuro che l'antropofagia non è una cosa tanto rara fra questeregioni. Aggiungerò anzi che ho conosciuto alcune persone note232


per la loro passione per la carne umana, e che ne ho vedutealcune appiccate.– Voi mi fate stupire, Bennie.– Vi credo, eppure sono storie vere e sembra che gliin<strong>di</strong>vidui che hanno cominciato a gustare la carne umana, nonrinuncino così facilmente ai loro mostruosi appetiti.«Fra le tribù in<strong>di</strong>ane, specialmente fra i denè che abitanoqueste regioni, ed anche fra i crès, i casi <strong>di</strong> antropofagia nonsono rari, anzi. Io ho conosciuto due donne, l'una cheapparteneva alla tribù del lago Grenoville e l'altra a quella dellago Poul d'Eau che erano <strong>di</strong>ventate win<strong>di</strong>kak, ossiaantropofaghe.»– È incre<strong>di</strong>bile, Bennie.– Oh!... Ma questo è nulla – continuò Bennie. – Io hoveduto giustiziare un in<strong>di</strong>ano che aveva uccisi e <strong>di</strong>vorati, unodopo l'altro, sua moglie ed i suoi figli.– Bennie, che cosa mi narrate?– Delle cose vere, signore. Era il 1879 ed io mi trovavoallora fra i cacciatori del forte Saskatchewan, quando fucondotto un in<strong>di</strong>ano chiamato Kahusi-Kutsciu, arrestato sottol'imputazione <strong>di</strong> antropofagia continuata.«Quel miserabile, messo alle strette, confessò al capitanoGagnor, comandante del forte, in presenza mia e <strong>di</strong> altri settecacciatori, <strong>di</strong> aver <strong>di</strong>vorato la propria moglie ed i figli.«Quell'in<strong>di</strong>ano aveva lasciato i <strong>di</strong>ntorni del forte sette mesiprima per recarsi alla caccia. Era accompagnato dalla moglie, datre figlie, da tre figli e dal cognato.«Caduto ammalato sulle rive dell'Athabasca, non avevanopotuto approfittare del passaggio della selvaggina, sicché aiprimi fred<strong>di</strong> s'erano trovati senza viveri.«Quei <strong>di</strong>sgraziati, dapprima <strong>di</strong>vorarono tutti i loroindumenti <strong>di</strong> pelle, le corregge, i legacci delle uose e perfino le233


suole delle scarpe, poi la moglie lo lasciò assieme al cognato perandare in cerca <strong>di</strong> viveri.«Quando Kahusi-Kutsciu si trovò solo coi figli, fu assalitoda un'idea infernale: <strong>di</strong> cibarsi <strong>di</strong> quelle giovani carni, sanguedel suo sangue.«Un mattino, pazzo per la fame, con un colpo <strong>di</strong> fucilesparato a tra<strong>di</strong>mento, assassinava il figlio maggiore, e siccomequesti respirava ancora, lo finiva a coltellate e a bastonate.«Quell'infelice ragazzo fu fatto a pezzi, messo a bollire emangiato in pochi giorni.»– Miserabile padre! – esclamò Armando. – Aveva un cuoremeno sensibile <strong>di</strong> quello d'una tigre.– La fame non ragiona, amico – <strong>di</strong>sse Bennie.– Continuate – <strong>di</strong>sse il signor Falcone.– Alcuni giorni dopo, l'in<strong>di</strong>ano incontrava la moglie ed ilfratello. Quei miseri indovinarono subito ciò che era accaduto, etemendo per la propria vita, pensarono <strong>di</strong> abbandonare quelmostro.«Kahusi-Kutsciu se ne accorse, e per impe<strong>di</strong>re loro <strong>di</strong>denunciarlo il mattino dopo, pazzo <strong>di</strong> furore, con una fucilata abruciapelo assassinava la moglie, con tre colpi <strong>di</strong> scure uccidevadue figlie ed un figlio, e colle mani strozzava la bambinalattante.«Suo fratello, spaventato, era riuscito a fuggire, macoll'antropofago era rimasto l'ultimo figlio, un ragazzetto <strong>di</strong> setteanni.«Kahusi-Kutsciu trascorse l'intiero inverno cibandosi <strong>di</strong>quelle carni, poi alla primavera abbandonò quell'accampamento,e fuggì sulle rive del lago delle Uova. Fu colà che uccise anchel'ultimo figlio, fracassandogli la nuca a tra<strong>di</strong>mento, e lo <strong>di</strong>vorò,quantunque non fosse più a corto <strong>di</strong> viveri, avendo già abbattutanon poca selvaggina.234


«Qualche mese dopo, quel miserabile, denunciato da suofratello, veniva preso ed appiccato nel forte <strong>di</strong> Saskatchewan.»– E voi mi assicurate che simili delitti sono tutt'altro cherari fra gl'in<strong>di</strong>ani denè? – chiese il signor Falcone.– Oh!... Non parlo solamente degli in<strong>di</strong>ani – <strong>di</strong>sse Bennie.– Qui, fra queste montagne, si ricordano ancora <strong>di</strong> certo i nomi<strong>di</strong> Palker e Wilson Bell, due cercatori d'oro <strong>di</strong>ventatiantropofaghi.– Ed erano bianchi?– Yankees, signor Falcone.– Chi ve lo ha detto?– È una storia conosciuta da tutti i cacciatori <strong>di</strong> praterie, edaggiungerò che io aveva lavorato assieme ad uno dei lorocompagni nelle miniere argentifere del Colorado.«Il fatto rimonta al 1874, ma Palker non fu condannato chenel 1886, ossia <strong>di</strong>eci anni or sono, e credo che viva ancora.«Quei due bricconi si erano uniti ad altri tre <strong>minatori</strong> perandare a cercare l'oro fra le Montagne Rocciose. Smarrita la via,perduti in mezzo al caos dei picchi nevosi, e ridotti senza più unpezzo <strong>di</strong> pane, s'erano rifugiati in una caverna attendendo lamorte.«Palker, più gagliardo <strong>di</strong> tutti, prima <strong>di</strong> rassegnarsi amorire, era uscito colla speranza <strong>di</strong> trovare della selvaggina.Tornato due giorni dopo, aveva trovato Bell occupato a cucinaredella carne.«Appena accortosi della presenza del compagno, senzapronunciare una parola, Bell s'era scagliato contro <strong>di</strong> lui armato<strong>di</strong> scure.«Palker, quantunque sorpreso da quell'inesplicabile assalto,aveva avuto la presenza <strong>di</strong> spirito <strong>di</strong> evitare il colpo mici<strong>di</strong>ale e<strong>di</strong> armare il fucile che portava sulle spalle. Credendo che Bellfosse impazzito e ritentasse l'attacco, fece fuoco, abbattendolo.235


«Solamente allora poté indovinare l'atroce dramma svoltosinella caverna durante la sua assenza. Bell, roso dalla fame,aveva assassinati i suoi tre compagni ed aveva messo a bollirealcuni pezzi delle loro carni.«Inorri<strong>di</strong>to il minatore dapprima fuggì, però la fame che glitravagliava gl'intestini ben presto lo ricondusse nella caverna e,orribile a <strong>di</strong>rsi, <strong>di</strong>vorò quella carne umana che bolliva nellapentola.«Ebbene, lo credereste?... Quel miserabile trascorsel'intiero inverno pascendosi degli avanzi dei suoi quattrocompagni!...«Giunta la primavera, abbandonò le montagne senzaprendersi la briga <strong>di</strong> seppellire gli scheletri, e scese nellapianura. Scoperti quegli avanzi umani, e la pentola, nella qualeerano state trovate ancora le ossa d'una mano, alcuni cacciatoriinseguirono l'antropofago e lo catturarono.«Condotto nella caverna, Palker riuscì a fuggire, e per <strong>di</strong>ecianni più nulla si poté sapere <strong>di</strong> lui. Arrestato nel 1886 a Pueblo,fu condotto a Gunnisson e condannato, il 5 agosto, aquarant'anni <strong>di</strong> prigionia.«Signori! – concluse Bennie. – Lasciamo gli antropofaghi,e <strong>di</strong>voriamoci la colazione. Vi assicuro che nella nostra pentolanon ha bollito mai carne umana.»236


LA CACCIA AI MANGIATORI DI LEGNOQuattro lunghi giorni trascorsero, senza che i futuri<strong>minatori</strong> potessero mettere la punta del naso fuori dalla caverna,in causa della bufera <strong>di</strong> neve che non cessò un solo istantedall'imperversare.Un vento furioso, irresistibile ed eccessivamente rigido,soffiò senza interruzione, con tremen<strong>di</strong> ruggiti, cacciandosiinnanzi nembi <strong>di</strong> nevischio e <strong>di</strong> ghiacciuoli, e facendoprecipitare, dagli alti picchi, delle valanghe enormi cheandavano a sfasciarsi in fondo agli abissi.Durante quel lungo tempo, il signor Falcone ed i suoicompagni mantennero costantemente acceso il fuoco, avendoavuta la precauzione <strong>di</strong> fare prima un'ampia provvista nellavicina pineta.Il quinto giorno, calmatasi la tormenta, abbandonarono illoro ricovero per calare nella regione dei Laghi, e <strong>di</strong> làguadagnare rapidamente la frontiera dell'Alaska, per poi risalireil Tanana fino all'Yucon.Essendo la neve caduta in abbondanza straor<strong>di</strong>naria suglialtipiani, la marcia non fu così facile come avevano sperato.Parecchie volte si videro costretti ad aprire le casse, prenderevanghe e picconi e rompere il ghiaccio onde evitare che i cavallisi spezzassero le gambe, o ad aprirsi il passo attraverso avanzi <strong>di</strong>valanghe.Dovettero impiegare una intera giornata per abbassarsi <strong>di</strong>cinque o seicento metri, però finirono col trovare un'ampiavallata che si <strong>di</strong>rigeva verso il nord-nord-ovest, e cheprobabilmente sboccava nella regione dei Laghi del Lewes.237


Il 24 maggio, dopo una marcia rapi<strong>di</strong>ssima ed assai asprafra folte foreste <strong>di</strong> pini, <strong>di</strong> abeti neri e <strong>di</strong> betulle, giungevanofinalmente sulle rive del Lewes, fiume che viene formato da duelaghi piuttosto vasti, e che dopo un corso abbastanza tortuoso vaa scaricarsi nel Pelly nei pressi del forte Scelkirk.Avendo esaurite quasi tutte le loro provviste, raggiunsero lerive del lago meri<strong>di</strong>onale, certi <strong>di</strong> trovare colà della selvagginaabbondante, essendo la stagione propizia per la caccia.– Troveremo dei castori, dei daini mooses, e volatili inabbondanza – <strong>di</strong>sse Bennie ad Armando.– E orsi? – chiese il giovanotto.– Non mancheranno, ve lo accerto.– Allora mettiamoci in caccia, mentre Back e mio ziorizzano la tenda e preparano la colazione.– Che mangeranno probabilmente loro – <strong>di</strong>sse Bennie. –Quando si va in cerca <strong>di</strong> selvaggina, non si sa quando si ritorna.– Faremo colazione sul luogo della caccia – riposeArmando, mettendosi in tasca alcuni biscotti.Raccomandarono al signor Falcone ed al messicano <strong>di</strong> farebuona guar<strong>di</strong>a, trovandosi in una regione percorsa da tribùin<strong>di</strong>ane <strong>di</strong> pessima fama, e saliti sui loro cavalli si allontanarono<strong>di</strong> galoppo costeggiando il lago.Quel bacino aveva una lunghezza considerevole, forsetrentacinque o quaranta miglia, però non doveva essere largo più<strong>di</strong> <strong>di</strong>eci o do<strong>di</strong>ci.Le sue rive erano coperte da una vegetazione relativamentefitta. Abbondavano soprattutto le betulle, i salici, i pioppi,altissimi, slanciati, che incurvano quasi sempre le loro esili cimeformando una specie d'arco, gli abeti neri, i pini bianchi, altioltre trenta metri, con una circonferenza <strong>di</strong> due o tre, ed aceriricciuti o ad occhio d'uccello, che dànno un legno bellissimosomigliante al mogano.238


Certe radure, che si trovavano fra le macchie, erano invececoperte <strong>di</strong> boschetti <strong>di</strong> ribes rosso, d'uva spina, <strong>di</strong> rose canineselvatiche già prossime a fiorire, <strong>di</strong> campanule e <strong>di</strong> cespi <strong>di</strong>bellissime sassifraghe.Dopo una cavalcata <strong>di</strong> una mezza dozzina <strong>di</strong> chilometri,Bennie si arrestò sulla riva del lago, presso il margine d'ungruppo gigantesco <strong>di</strong> pini e <strong>di</strong> abeti.Colà, il lago descriveva una curva assai rientrante,formando una specie <strong>di</strong> baia coperta <strong>di</strong> piante palustri, luogopreferito dagli uccelli acquatici, e soprattutto dai cigni.Legarono i cavalli ad una giovane betulla e si spinseroverso la riva, tenendosi celati <strong>di</strong>etro ad alcuni cespugli <strong>di</strong> ribes e<strong>di</strong> salici nani.– I cigni non devono mancare – <strong>di</strong>sse Bennie, gettando unosguardo investigatore fra i canneti. – Sono volatili che meritanoun colpo <strong>di</strong> fucile, quantunque la loro carne sia inferiore a quelladelle anitre.– Trovano da pescare in queste acque? – chiese Armando.– Tutti i laghi <strong>di</strong> questa regione ed anche i fiumidell'Alaska, sono ricchissimi <strong>di</strong> pesci. Vi sono delle trotebianche squisitissime che raggiungono un peso <strong>di</strong> oltre trentalibbre, poi trote <strong>di</strong> montagna, assai più piccole, però delicate,delle trote color salmone, del pari eccellenti, pesci persici, barbigrossissimi, lucci e pesci chiamati crine <strong>di</strong> cavallo o, come<strong>di</strong>cono gl'inglesi, horse-hair-fish. Quando giungeremo fra gliin<strong>di</strong>ani tanana ve ne farò assaggiare.In quell'istante un suono simile allo squillo d'una trombetta,seguìto poco dopo da un lungo fischio, s'udì alzarsi fra i canneti.– Ecco un cigno che si fa u<strong>di</strong>re – <strong>di</strong>sse Bennie alzando ilfucile. – Non sarà solo, ne sono certo. Armando, raccogliete queisassi e lanciateli in mezzo a quelle piante acquatiche.Il giovanotto ubbidì, e scagliò, con quanta forza aveva, un239


grosso ciottolo.Subito una vera nuvola <strong>di</strong> volatili s'alzò rumorosamente,gridando, fischiando e trombettando.Aironi e anitre, in numero straor<strong>di</strong>nario, furono i primi amostrarsi; poi si levarono, battendo vivamente le can<strong>di</strong>de ali,sette od otto superbi cigni.Mentre i primi, più lesti e meglio conformati al volo,filavano vertiginosamente in mezzo al lago, i secon<strong>di</strong>, piùpesanti e meno astuti, piegarono verso la riva, facendo u<strong>di</strong>re illoro acuto fischio.Bennie ed Armando erano balzati prontamente in pie<strong>di</strong>, coifucili in alto. Vedendo quei grossi volatili passare a trenta metri,lasciarono partire i due colpi.Un superbo cigno, il capo-fila, colpito mortalmente da unapalla, volteggiò parecchie volte nell'aria, agitando pazzamente leali, e venne a cadere a venti passi dal canadese.– Bel colpo, in fede mia!... – esclamò questi, precipitandosisulla preda ed afferrandola. – Qui vi sono almeno trenta libbre <strong>di</strong>carne.– Un arrosto colossale che farà una splen<strong>di</strong>da figura a cena– <strong>di</strong>sse Armando. – Ne abbatteremo degli altri, Bennie?– Hum!... I cigni sono troppo <strong>di</strong>ffidenti per esporsi duevolte al fuoco dei cacciatori.– Che cosa andremo a uccidere ora?– Diavolo!... Siete ben esigente, giovanotto mio. Abbiamoappena scaricati i nostri fucili che già chiedete <strong>di</strong> massacrarequalche altro volatile o qualche animale. Ah!... Che siatefortunato, Armando?– E perché, Bennie?– Toh!... Sono dalle vere tracce queste! – <strong>di</strong>sse il canadese,curvandosi al suolo ed osservando certe buche fatte sul terrenopantanoso. – Sì, non m'inganno: per <strong>di</strong> qua è passato un240


mangiatore <strong>di</strong> legno.– Dite?– Un moose.– Non giungo a comprendervi, Bennie.– Una specie <strong>di</strong> daino che può anche somigliare ad unpiccolo asino – <strong>di</strong>sse il canadese.– E perché lo chiamate un mangiatore <strong>di</strong> legno? – chieseArmando.– Perché si nutre <strong>di</strong> preferenza con rami <strong>di</strong> acero rigato,alle cui piante i cacciatori hanno dato appositamente il nome <strong>di</strong>legno <strong>di</strong> moose.– Sono <strong>di</strong>fficili ad uccidersi?– Talvolta, mio caro, fanno sudare freddo.– Forse che sono armati <strong>di</strong> artigli come gli orsi?– No, Armando, hanno solamente delle corna e così aguzzeda passare da parte a parte un uomo come se si trattasse d'unpupattolo.– Ci terremo in guar<strong>di</strong>a, Bennie.– Venite, Armando.Appese il cigno al ramo d'un albero per esser certo <strong>di</strong>ritrovarlo più tar<strong>di</strong>, gettò ai cavalli un fascio <strong>di</strong> foglie e <strong>di</strong> erbe,poi si mise a seguire le tracce, le quali si addentravano nellaforesta.Sapendo per esperienza che i mooses <strong>di</strong>fficilmente siallontanano dalle rive dei corsi d'acqua o dei laghi, essendoavi<strong>di</strong>ssimi dei fiori delle ninfee, non credette opportunocacciarsi molto in mezzo a quel caos <strong>di</strong> vegetali.– Lo troveremo presso le rive – <strong>di</strong>sse ad Armando che lointerrogava.La pista era stata abbandonata, non desiderando Bennie <strong>di</strong>fare dei giri lunghi e capricciosi ed essendo certo <strong>di</strong> ritrovarlapiù innanzi. Invece <strong>di</strong> guardare il suolo, egli osservava gli alberi,241


<strong>di</strong>rigendosi specialmente là dove vedeva ergersi qualche acerorigato o qualche gruppo <strong>di</strong> salici.Avevano già percorso quasi un chilometro, quandol'attenzione del canadese fu attirata dai giri concentrici chedescriveva un'aquila dalla testa bianca.– Che cosa sta osservando quel rapace volatile? – si chiese,arrestandosi. – Di certo spia qualche preda.Guardò attentamente le piante sulle quali si librava ilgrosso volatile, e si <strong>di</strong>resse lestamente a quella volta,procurando <strong>di</strong> non far rumore e <strong>di</strong> tenersi nascosto <strong>di</strong>etro icespugli ed i tronchi degli alberi. Armando lo seguiva da vicino,tenendo un <strong>di</strong>to sul grilletto del fucile.In breve i due cacciatori si trovarono presso una raduraerbosa, in mezzo alla quale si trovava una macchia <strong>di</strong> cornioliassai fitta. Alzando gli sguar<strong>di</strong>, il canadese s'accorse che l'aquilamirava a calare precisamente su quel minuscolo boschetto.– Vi è qualche preda là dentro – mormorò. – Armando,state attento.Dopo d'aver osservato, senza però nulla vedere, se potevascoprire l'animale che si trovava colà nascosto, si slanciòrisolutamente nella piccola radura.Vedendo comparire il cacciatore, l'aquila si rialzòrapidamente, facendo u<strong>di</strong>re un grido <strong>di</strong> collera, mentre dallamacchia si slanciavano fuori, a precipizio, due piccoli animali lecui forme ricordavano quelle dei daini.– Ah!... Ah!... – esclamò Bennie. – Il covo dei mooses.Puntò il fucile e lasciò partire il colpo.Uno dei due giovani mooses fece un brusco scarto, e caddemandando un bramito <strong>di</strong> dolore, mentre l'altro si precipitava inmezzo ai larici ed alle betulle che circondavano la radura.Bennie ed Armando stavano per precipitarsi sulla preda, quandoun animale si scagliò fuori da un gruppo <strong>di</strong> aceri rigati,242


caricando i due cacciatori a testa bassa, e minacciando <strong>di</strong>passarli da parte a parte colle sue lunghe e aguzze corna.Era un vecchio moose, grande quasi quanto un cervod'Europa, cogli orecchi somiglianti a quelli degli asini, collelabbra assai lunghe e cascanti, il collo corto e grosso, e copertoda una fitta criniera nerastra.Niente spaventato da quel primo sparo, il coraggiosoanimale si slanciava innanzi, risoluto a ven<strong>di</strong>care la sua prole.– Armando!... – gridò Bennie. – Guardatevene!...Il giovanotto, invece <strong>di</strong> gettarsi <strong>di</strong>etro a qualche tronco <strong>di</strong>albero, per evitare il pericolo <strong>di</strong> farsi infilare da quel paio <strong>di</strong>corna acutissime, puntò bravamente il fucile, mirando l'animale.Stava per far scattare il grilletto, quando il terreno glimancò improvvisamente sotto i pie<strong>di</strong>, precipitando entro unaescavazione profonda poco più d'un metro.– Bennie!... – gridò, mentre la scarica partiva in alto.Il moose non era allora che a cinque o sei passi, e caricavaalla <strong>di</strong>sperata, colla testa bassa. Un momento <strong>di</strong> ritardo e leaguzze corna dell'inferocito animale si sarebbero cacciate comedue spade nel petto del bravo giovanotto.Fortunatamente Armando non aveva perduta la sua calma.Comprendendo che gli sarebbe mancato il tempo per uscire daquella trappola – forse una trappola per prendere i lupi ed icarcajù – si abbassò bruscamente, rannicchiandosi.Il moose, che forse non si era nemmeno accorto dellascomparsa del suo avversario, tanto doveva essere cieco per lacollera, continuò la sua corsa balzando sopra la buca e non siarrestò che venti metri più innanzi, guardando intorno a sé,stupito probabilmente <strong>di</strong> non aver atterrato il cacciatore.Intanto Bennie aveva ricaricato precipitosamente l'arma.Vedendo Armando cadere in quella buca, apertasi in così buonpunto sotto i suoi pie<strong>di</strong>, s'era prontamente rassicurato, sapendo243


<strong>di</strong> che cosa si trattava.– Non temete, amico!... – gridò.Poi si slanciò incontro al moose. Questi, scorgendo quelsecondo avversario, non esitò più. Riabbassò la testa e riprese lacarica, mandando un bramito soffocato.Il canadese lo attese intrepidamente, poi quando se lo videa quin<strong>di</strong>ci passi, lasciò partire il colpo.Il moose, colpito <strong>di</strong> certo, s'impennò, rizzandosi sui pie<strong>di</strong>posteriori, poi scosse violentemente la testa, facendo cadere alsuolo una delle sue corna.– Morte e dannazione!... – urlò il canadese, volgendoprecipitosamente il dorso, e fuggendo a precipizio nella foresta.La palla, per una rara combinazione, invece <strong>di</strong> cacciarsi nelcranio del moose, aveva colpito un corno, spezzandolo <strong>di</strong> colpo,ma salvando l'animale.Reso più furioso per quella per<strong>di</strong>ta, l'indemoniatomangiatore <strong>di</strong> legno si scagliò <strong>di</strong>etro al cacciatore, stringendosicosì da vicino, da impe<strong>di</strong>rgli <strong>di</strong> ricaricare il fucile.Armando non aveva avuto il tempo <strong>di</strong> accorrere in aiuto delcompagno, tanto si era svolta rapidamente quella scena.Quando poté uscire dalla trappola, daino e cacciatore eranoscomparsi in mezzo alla foresta. Caricò prontamente il fucile esi gettò in mezzo alle piante, gridando a piena gola:– Bennie!... Bennie!...Nessuna voce rispondeva alla sua, e nessuno rumore siu<strong>di</strong>va nella foresta. Che cos'era dunque accaduto del compagnoe del suo inseguitore?...Continuò a correre per una buona mezz'ora, avanzandosi acasaccio, girando e rigirando in mezzo a quel caos <strong>di</strong> tronchi e<strong>di</strong> cespugli, e sprofondando talora in mezzo ad ammassipolverosi <strong>di</strong> vecchie piante cadute ed imputri<strong>di</strong>te; poi stanco,affamato, si arrestò.244


Dove l'aveva condotto quella corsa? Si trovava presso illago, presso l'accampamento, o molto lontano da entrambi?... E<strong>di</strong> Bennie che cosa era accaduto?... Era riuscito a sbarazzarsi delsuo nemico o era stato raggiunto e ucciso da quel tremendocorno?...Stava rivolgendosi quelle domande, quando in <strong>di</strong>stanza udìun colpo <strong>di</strong> fucile che l'eco della foresta ripercosse lungamente.– Buono!... – mormorò. – È l'arma del canadese, non possoingannarmi. Il brav'uomo si sarà liberato dal moose. Cerchiamo<strong>di</strong> raggiungerlo.Ormai rassicurato sulla sorte del suo bravo e coraggiosocompagno, Armando, dopo essersi <strong>di</strong>ssetato in una pozzad'acqua limpida, si rimise in cammino, credendo <strong>di</strong> uscirefacilmente da quella foresta, però non doveva tardare a perderele sue illusioni.Nulla è più <strong>di</strong>fficile che l'orientarsi in mezzo ad una forestavergine. Si crede <strong>di</strong> mantenere una via <strong>di</strong>ritta ed invece siripiega sempre od a destra od a sinistra, descrivendo dei circolipiù o meno gran<strong>di</strong> che riconducono, a poco a poco, o almedesimo punto o nelle vicinanze.Non potendo avere alcun punto <strong>di</strong> confronto, né riuscendoa scorgere sempre il sole, l'uomo si trova come un marinaioabbandonato in pieno oceano, anzi peggio ancora, poiché<strong>di</strong>fficilmente può orizzontarsi col sole o colle stelle.Armando doveva in breve fare una triste esperienza. Dopod'aver camminato per più <strong>di</strong> un'ora, con sua grande sorpresas'accorse <strong>di</strong> trovarsi nel medesimo luogo che aveva giàattraversato e notato tre quarti d'ora prima.– Questa è strana!... – esclamò. – Ho sempre camminato<strong>di</strong>ritto, o almeno l'ho creduto, ed ora rivedo ancora questa pozzad'acqua che conserva le tracce delle mie scarpe. Ciò vuol <strong>di</strong>reche io sono tornato in<strong>di</strong>etro, invece d'andare innanzi. Come va245


questa faccenda?... Che io mi sia smarrito?...Si arrestò alcuni minuti, indeciso sulla via da prendere e<strong>di</strong>n preda a vive inquietu<strong>di</strong>ni, poi si rimise animosamente incammino, cercando <strong>di</strong> <strong>di</strong>rigersi verso le rive del lago. Seriusciva a giungere colà, seguendo quelle coste, era certo <strong>di</strong>poter ritrovare i cavalli o l'accampamento.In quella nuova <strong>di</strong>rezione, la foresta, invece <strong>di</strong> <strong>di</strong>radarsi,tendeva a <strong>di</strong>ventare sempre più fitta.Pini smisurati, della specie dei lambertina, alti perfinoottanta metri, carichi <strong>di</strong> frutta coniche, lunghe oltre un piede emezzo e ripiene <strong>di</strong> mandorle eccellenti, si rizzavano per ognidove in mezzo ad un caos <strong>di</strong> betulle, <strong>di</strong> cedri superbi, <strong>di</strong>stumprel o <strong>di</strong> chicoti come vengono chiamati dai canadesi,piante dal tronco tozzo e rugoso; <strong>di</strong> abeti bianchi e neri, e <strong>di</strong>ammassi <strong>di</strong> cornioli e <strong>di</strong> piante spinose.Animali non se ne vedevano, gli uccelli però nonmancavano. Di tratto in tratto Armando vedeva volare fra i ramidegli alberi, nubi <strong>di</strong> cornacchie, <strong>di</strong> corvi, <strong>di</strong> aironi, provenientiquesti dal lago e <strong>di</strong> falchi, ed anche scorgeva qualche grossobarbagianni che lo guardava stupidamente col suoi gran<strong>di</strong> occhiroton<strong>di</strong> e scintillanti. Doveva essere qualche nyceta, volatile chesi trova anche nelle terre polari e che d'inverno cambia le pennecoprendosi d'una splen<strong>di</strong>da piuma, bianca come la neve.Armando camminò con lena <strong>di</strong>sperata tre lunghe ore, poistanco, affamato ed anche assetato, tornò a fermarsi alla based'un pino enorme, che lanciava la sua vetta a ottanta e più metridal suolo.– Mi sono smarrito – <strong>di</strong>sse. – È impossibile che da sololasci questa dannata foresta.Non avendo mangiato dal mattino, si sedette sul troncod'un pino atterrato, levò dalla tasca due biscotti e si mise amangiarli con grande appetito. Avrebbe preferito un bel pezzo <strong>di</strong>246


cigno arrosto o <strong>di</strong> moose, ma pel momento si rassegnò.Avendo veduto, poco <strong>di</strong>scosto, uno stagno, si <strong>di</strong>resse aquella volta per <strong>di</strong>ssetarsi. Già cominciava ad intravederloattraverso i macchioni ed i tronchi colossali dei pini, quando sisentì piombare addosso una massa pesante che per poco non loatterrò e che gli confisse delle unghie nelle spalle.Con una rapida mossa si gettò da un lato, chinandosibruscamente, e si sbarazzò <strong>di</strong> quell'animale cadutogli addosso.A tre passi da lui vide una massa pelosa agitarsi al suolo,poi rizzarsi sulle zampe, mandando una specie <strong>di</strong> grugnito nienterassicurante.Quell'animale, che lo aveva assalito così audacementecome si fosse trattato d'un semplice capriuolo inoffensivo,slanciandosi dai rami d'un acero ricciuto, era <strong>di</strong> forme assaitozze, robuste, lungo forse un metro e alto mezzo, a misurarlodalla spalla, col collo corto, le zampe basse, ed una coda lungamezzo piede.Il suo pelame lungo e ispido era d'un bruno castagno, conuna specie <strong>di</strong> gualdrappa dorsale un po' più oscura ed orlatad'una striscia molto più chiara.Trovandosi <strong>di</strong>nanzi al giovanotto, parve sorpreso della suastessa audacia, ed invece <strong>di</strong> assalirlo subito, si mise a<strong>di</strong>n<strong>di</strong>etreggiare, soffiando come un gatto in collera e mostrando isuoi lunghi ed acuti denti bianchi.– O m'inganno assai, o questo deve essere un ghiottone –<strong>di</strong>sse Armando, prendendo sollecitamente il fucile. – Veramentenon ho mai u<strong>di</strong>to raccontare che simili animali osino assalirel'uomo. Che mi abbia scambiato per un daino? O che mi siacaduto addosso senza volerlo?Il ghiottone, poiché si trattava veramente d'uno <strong>di</strong> queglianimali, continuava ad in<strong>di</strong>etreggiare, mostrando sempre i dentie soffiando, mentre Armando lo minacciava colla canna del247


fucile, cercando <strong>di</strong> mirarlo in un punto mortale.Tutto d'un tratto la fiera, comprendendo <strong>di</strong> essere perduta,con una mossa che mai si sarebbe sospettata in un corpo cosìmale conformato, si rizzò sulle zampe posteriori e si scagliòrisolutamente sul cacciatore, aprendo i lunghi e robusti artigli.Quell'attacco fu così inaspettato che Armando non ebbe iltempo <strong>di</strong> prenderlo <strong>di</strong> mira. Puntò a casaccio il fucile e sparòprecipitosamente, mancando naturalmente al bersaglio.– Ah!... Furfante!... – gridò, balzando in<strong>di</strong>etro per sottrarsia quegli artigli.Afferrò il fucile per la canna, non avendo il temponecessario per ricaricarlo, e servendosene a guisa <strong>di</strong> mazza,percosse con tutte le sue forze il muso dell'assalitore.Quantunque perdesse sangue in abbondanza dalle mascellesemifracassate, il ghiottone, pazzo <strong>di</strong> dolore e <strong>di</strong> rabbia,s'aggrappò alle gambe del giovanotto, tentando <strong>di</strong> lacerargli leuose <strong>di</strong> cuoio.Una seconda mazzata, più aggiustata della prima, che locolpì proprio in mezzo al cranio, lo fece finalmente cadere.Non era però ancora morto, tutt'altro: si <strong>di</strong>batteva<strong>di</strong>speratamente tentando <strong>di</strong> rimettersi in pie<strong>di</strong>, agitandopazzamente le tozze gambe e mandando sor<strong>di</strong> grugniti.Un colpo <strong>di</strong> fucile sparatogli a bruciapelo in un orecchio,pose termine alla sua agonia.– Non avrei mai creduto che un animale così poco grossomi saltasse addosso – <strong>di</strong>sse Armando, avvicinandoglisi edosservandolo curiosamente. – M'hanno bensì detto che sono cosìaudaci da assalire perfino le renne, però non u<strong>di</strong>i mai raccontare<strong>di</strong> uomini assaliti e <strong>di</strong>vorati dai ghiottoni.Armando non si era sbagliato. I ghiottoni, animali cheabbondano nelle regioni settentrionali dell'America,specialmente nell'Alaska e nei territori inglesi del Nord-Ovest,248


quantunque siano dotati d'una forza veramente straor<strong>di</strong>naria inrelazione alla loro mole, non osano assalire l'uomo.Se però risparmiano l'in<strong>di</strong>ano e l'uomo bianco, nonin<strong>di</strong>etreggiano <strong>di</strong>nanzi ai grossi animali. Sembrerà incre<strong>di</strong>bile,eppure osano assalire le alci e le renne, vincendole. Per ottenereuna più facile vittoria, si arrampicano su <strong>di</strong> un albero, sinascondono fra i rami, e quando la preda passa a breve <strong>di</strong>stanza,si lasciano cadere addosso ad essa, lacerandole le vene del collocon una rapi<strong>di</strong>tà pro<strong>di</strong>giosa.Essendo dotati d'un appetito fenomenale, <strong>di</strong>struggono unaquantità enorme <strong>di</strong> selvaggina, non in<strong>di</strong>etreggiano <strong>di</strong>nanzi adalcun pericolo, pur <strong>di</strong> riempirsi il ventre fino quasi da scoppiare.Affamati, osano perfino entrare nelle capanne degli in<strong>di</strong>anitanana o dei co-yuconi per saccheggiarle. Con tuttociò sonoanche prudenti e <strong>di</strong>fficilmente si lasciano cogliere nelle trappoleche i cacciatori scavano in gran numero onde impadronirsi dellapelliccia <strong>di</strong> quegli animali, la quale si paga or<strong>di</strong>nariamente sinoa do<strong>di</strong>ci dollari.Armando, non ignorando che la carne dei ghiottoni èsdegnata perfino dagli in<strong>di</strong>ani, quantunque avesse molto gra<strong>di</strong>toun pezzo d'arrosto, non volle servirsene, però non abbandonò lapelle, che gli poteva tornare utile durante la notte.Con pochi colpi <strong>di</strong> coltello privò l'animale della suaspoglia, se la gettò sulle spalle e riprese la marcia, collasperanza <strong>di</strong> poter finalmente lasciare quella interminabileforesta.Dissetatosi nello stagno, cercò <strong>di</strong> <strong>di</strong>rigersi nuovamenteverso l'est, per giungere sulle rive del lago, ma dovette in breveconvenire che avrebbe sprecato inutilmente le sue forze.Stava per calare il sole quando s'accorse <strong>di</strong> ritrovarsiancora fra gruppi <strong>di</strong> pini che aveva già osservati cinque oreprima. Quella lunga e faticosa marcia non gli aveva servito che249


per descrivere un altro circolo attorno al medesimo punto.– Orsù – <strong>di</strong>sse con rassegnazione. – Bisognerà passare lanotte nella foresta.Si arrestò <strong>di</strong>nanzi ad un grosso acero ricciuto per ricaricareil fucile, essendosene <strong>di</strong>menticato, ma subito impallidì. Lacartucciera, che al mattino aveva quasi riempita, era vuota.Solamente allora si ricordò che nel momento in cui cadeva<strong>di</strong>nanzi al moose, sprofondando in quella trappola da lupi o davolpi, un certo numero <strong>di</strong> cartucce, pel colpo, erano balzatefuori. Quella scoperta lo spaventò.– Che cosa farei se incontrassi qualche orso?... – si chiese.Si frugò nelle tasche, avendo l'abitu<strong>di</strong>ne <strong>di</strong> metternequalcuna carica a pallettoni per la piccola selvaggina e ne trovòdue.– A qualche cosa mi serviranno – <strong>di</strong>sse. – Cerchiamo <strong>di</strong>economizzare i miei due ultimi colpi, poi domani tenterò <strong>di</strong>giungere là dove il moose ci ha assaliti.Non osando coricarsi a terra, si arrampicò, dopo reiteratisforzi, sul grosso tronco dell'acero e si accomodò, fra labiforcazione dei rami, per passare colà la notte.La fame però che lo tormentava, non avendo mangiato chedue soli biscotti, gl'impe<strong>di</strong>va <strong>di</strong> chiudere gli occhi.– Rimpiango il ghiottone – <strong>di</strong>sse, stringendosi la cintola. –In mancanza <strong>di</strong> meglio quelle costolette, fossero pure statecoriacee ed impregnate <strong>di</strong> selvatico, avrebbero servito. Domaniandrò a cercarlo, se i lupi non l'avranno <strong>di</strong>vorato.250


UNO STREGONE MITRAGLIATOScomparso l'ultimo raggio <strong>di</strong> sole, la foresta era subito<strong>di</strong>ventata così tenebrosa, da non potersi <strong>di</strong>stinguere un troncod'un albero alla <strong>di</strong>stanza <strong>di</strong> <strong>di</strong>eci passi.Al profondo silenzio che era regnato durante il giorno,s'erano succeduti dei rumori dapprima in<strong>di</strong>stinti, poi più precisi,più acuti. Delle urla sinistre quasi lamentevoli, echeggiavano <strong>di</strong>tratto in tratto in lontananza, mandate da una banda <strong>di</strong> lupi incerca <strong>di</strong> preda; poi succedeva un breve silenzio, quin<strong>di</strong> in alto siu<strong>di</strong>vano dei pigolìi o dei fischi assai forti che crescevanorapidamente per poi estinguersi del pari velocemente.Dovevano essere uccelli <strong>di</strong>retti verso il lago, anitre,cornacchie, trampolieri <strong>di</strong> varie specie e cigni.Qualche volta invece erano i cespugli che si agitavanorumorosamente come se lasciassero il passo a qualche grossoanimale ed Armando u<strong>di</strong>va dei soffi, o dei sor<strong>di</strong> mugolìi, o deinitriti soffocati, ed intravedeva confusamente qualche ombra cheperò si <strong>di</strong>leguava presto, senza arrestarsi.Il giovanotto, accovacciato fra i rami, col fucile in mano e<strong>di</strong>l coltello nella cintola, ascoltava quei <strong>di</strong>versi rumori senzamuoversi, sperando <strong>di</strong> u<strong>di</strong>re anche qualche lontano colpo <strong>di</strong>fucile che gli annunciasse l'avvicinarsi dei suoi compagni; senzaperò alcun risultato. Certamente lo cercavano, ma da qualparte?... Quella immensa foresta non si prestava a tale impresa.– Forse mi sono assai allontanato verso il sud, credendo <strong>di</strong><strong>di</strong>rigermi verso il nord – mormorava il <strong>di</strong>sgraziato. – Quanteangosce per mio zio e per Bennie!... Forse mi crederannoperduto o <strong>di</strong>vorato da qualche orso.251


Era a tale punto delle sue riflessioni, quando sotto <strong>di</strong> sé, apochi passi dall'acero che gli serviva <strong>di</strong> rifugio, credette <strong>di</strong>scorgere una massa gigantesca. Non sapendo <strong>di</strong> che cosa sitrattasse, trattenne il respiro e si curvò per cercare <strong>di</strong> <strong>di</strong>stinguerlameglio.– Si <strong>di</strong>rebbe un cavallo od un mulo – mormorò. – Che cosapuò essere?Quella massa indecisa si era arrestata quasi alla basedell'acero e pareva che si fosse messa a pascolare. U<strong>di</strong>va lefoglie secche scricchiolare, i rami dei cespugli agitarsi estrappare violentemente l'erba che cresceva fra le piante.Non vi era da ingannarsi: un animale pascolavatranquillamente sotto l'acero.Spinto dalla curiosità, Armando si era avventurato su <strong>di</strong> unramo, sospettando che si trattasse d'uno dei cavalli lasciatipresso le rive del lago. Stava intento ad osservare quell'animale,quando ad un tratto il ramo che lo sorreggeva si spezzò <strong>di</strong> colpoe si sentì precipitare nel vuoto.Già credeva <strong>di</strong> capitombolare in mezzo ai cespugli, quandosi sentì invece cadere addosso ad un robusto dorso che non sipiegò nemmeno sotto il peso. Allungò istintivamente una mano,avendo l'altra impe<strong>di</strong>ta dal fucile che non aveva abbandonato, esentì sottomano una specie <strong>di</strong> criniera assai ruvida alla quales'aggrappò <strong>di</strong>speratamente. Solamente allora s'accorse <strong>di</strong> esserecaduto a cavalcione dell'animale che stava pascolando sottol'acero.Prima che potesse rendersi conto <strong>di</strong> quel fortunatocapitombolo, si sentì trasportare attraverso la foresta in unacorsa <strong>di</strong>sor<strong>di</strong>nata e vertiginosa.L'animale, spaventato <strong>di</strong> sentirsi addosso quel cavaliere chescambiava probabilmente con qualche fiera, forse con uncarcajù, s'era dato ad una fuga indemoniata, balzando sopra i252


tronchi degli alberi atterrati e scagliandosi all'impazzata inmezzo ai cespugli.Armando, quantunque ancora stor<strong>di</strong>to, si guardava benedall'abbandonarlo per non sfracellarsi il cranio contro qualchetronco d'albero. In qualche luogo quel galoppatore si sarebbecertamente fermato e forse fuori da quella grande foresta.Però la situazione del giovanotto non era una delle piùcomode, poiché l'animale correva all'impazzata, senza alcuna<strong>di</strong>rezione e senza curarsi del cavaliere, filando come una frecciain mezzo agli alberi, cacciandosi in mezzo ai cespugli, saltandoostacoli e precipitandosi negli stagni che incontrava come seavesse cercato <strong>di</strong> prendere maggior lena con quei bagni quasi<strong>di</strong>acciati.Armando, sentendosi frustare il viso dai rami e dalle foglie,s'era curvato in modo da appoggiare la testa sul collo delcorridore, temendo <strong>di</strong> spaccarsi la fronte contro qualche ramobasso e resistente.Paventando una caduta, la quale avrebbe avuto forse delleconseguenze gravissime con quella velocità, stringeva<strong>di</strong>speratamente le gambe e la breve criniera della cavalcatura permeglio resistere a quei trabalzi <strong>di</strong>sor<strong>di</strong>nati. Un cavaliere pocoabile non avrebbe certamente resistito a quelle scosse che<strong>di</strong>ventavano sempre più violente.Il povero animale a poco a poco perdeva la lena. I suoifianchi battevano affannosamente, dalla gola gli usciva un raucorespiro che <strong>di</strong>ventava <strong>di</strong> minuto in minuto più rapido, e le suezampe faticavano a saltare i centomila ostacoli della foresta.– Prepariamoci al capitombolo – mormorò Armando. – Frapoco questo indemoniato animale cadrà.In quel momento s'accorse che le piante <strong>di</strong>ventavanorapidamente meno fitte, e che la profonda oscurità tendeva asparire.253


Ebbe un lampo <strong>di</strong> speranza.– Che la foresta sia stata attraversata? – si chiese. – Animo,mio bravo corridore: uno sforzo ancora e poi ti lascerò libero.Vedremo finalmente su che razza <strong>di</strong> animale sono caduto.Gli alberi continuavano a <strong>di</strong>radarsi ed i cespugli sparivano,mentre il terreno cominciava a spianarsi. La pianura non dovevaesser lontana. L'animale con un ultimo slancio uscì finalmenteda quel caos <strong>di</strong> tronchi giganteschi, e si slanciò su <strong>di</strong> unaverdeggiante prateria, pallidamente illuminata dalla luna giuntaal suo ultimo quarto.Solo allora Armando poté sapere su quale animale avevafatto quella fantastica corsa. Come già s'era immaginato, sitrattava <strong>di</strong> una grossa alce, una bestia che somiglia alla rennaavendo le stesse forme, ma più alta, più robusta, colla testaadorna <strong>di</strong> corna larghe e massicce, <strong>di</strong>sposte come due ventaglialla sommità del cranio e con una breve criniera che gli pendesotto la gola.Sono alte quanto un giovane mulo, a cui un po'rassomigliano, hanno gambe robuste, terminanti in uno zoccolo,nervose, secche, vere gambe da corsa.Il povero animale, sempre più spaventato, non sapendoquale specie <strong>di</strong> fiera portava in groppa, vedendo stendersi<strong>di</strong>nanzi a sé la prateria, radunò le proprie forze e si scagliòrisolutamente innanzi, alzando ed abbassando la testa escuotendo <strong>di</strong>speratamente le larghe corna.Armando, che non temeva ormai più una caduta, né che irami della foresta gli fracassassero la fronte, si era alzato,gridando lietamente.– Avanti!... Di galoppo!... Poi ti lascerò riposare e ti faròanche dono della vita!...L'alce non aveva certamente bisogno <strong>di</strong> essereincoraggiata. Continuava a correre, non più però in linea retta,254


ensì a zigzag, tentando <strong>di</strong> tratto in tratto, con dei bruschisoprassalti, <strong>di</strong> sbarazzarsi <strong>di</strong> quell'importuno cavaliere.Vedendo rizzarsi un gruppo d'alberi, si <strong>di</strong>resse da quellaparte, sperando forse <strong>di</strong> trovare qualche altro stagno che lepermettesse <strong>di</strong> tuffarsi, essendo tali animali bravissimi nuotatori.In pochi istanti giunse presso quelle piante, ma invece <strong>di</strong>precipitarvisi in mezzo, fece uno scarto così brusco, da mandareall'aria il cavaliere.– Corna <strong>di</strong> bi... – ebbe appena il tempo d'esclamare ilgiovanotto.Proiettato innanzi come una palla, volteggiò due voltenell'aria e andò a cadere, per sua fortuna, in mezzo ad un foltocespuglio, i cui rami lo salvarono dall'urto.Mentre cadeva, uno scoppio <strong>di</strong> urla era rimbombato inmezzo a quel gruppo d'alberi, ed alcune forme umane eranobalzate fuori.Il giovanotto udì un sibilo, poi vide l'alce impennarsibruscamente, quin<strong>di</strong> ricadere al suolo sparando calci in tutte le<strong>di</strong>rezioni.– Canaglie!... – gridò Armando, che si era subito rimesso inpie<strong>di</strong>. – Chi assassina la mia cavalcatura?Aveva raccolto rapidamente il fucile cadutogli durantequell'improvviso capitombolo e si era slanciato verso l'alce.Il povero animale, con un fianco trafitto da una cortalancia, da una specie <strong>di</strong> fiocina, stava esalando l'ultimo respiro.Cinque uomini erano allora usciti dalla macchia, brandendominacciosamente delle lance e delle pesanti scuri, però vedendoil giovanotto si erano arrestati guardandolo con stupore e forsecon <strong>di</strong>ffidenza.Quegli uomini dovevano essere in<strong>di</strong>ani appartenenti allatribù dei tanana, a giu<strong>di</strong>carli dai loro bizzarri vestiti e dalle loropitture.255


Erano tutti <strong>di</strong> statura piuttosto bassa e <strong>di</strong> costituzionerobusta, colla testa piuttosto grossa, il collo poderoso, il pettoampio e le spalle larghe. Avevano il volto <strong>di</strong>pinto a vivaci colori,rosso, giallo e turchino, la capigliatura lunga, nera e grossolana,abbellita da penne <strong>di</strong> galli <strong>di</strong> montagna e <strong>di</strong> falchi pescatori e frale cartilagini del naso portavano un bastoncino od un pezzod'osso che dava loro un aspetto tutt'altro che piacevole.Le loro vesti consistevano in casacche <strong>di</strong> pelle <strong>di</strong> renna,adorne <strong>di</strong> frange <strong>di</strong> peli d'animali, <strong>di</strong> perle e <strong>di</strong> stracci <strong>di</strong> garzatrattenuti da pallottole <strong>di</strong> argilla <strong>di</strong>sseccata, ed in calzonipiuttosto larghi, chiusi entro mocassini <strong>di</strong> pelle pure frangiati e<strong>di</strong>pinti, e scarpe <strong>di</strong> pelle <strong>di</strong> foca o <strong>di</strong> morsa. Tutti poi alla cintolaportavano il sacco in<strong>di</strong>ano, una specie <strong>di</strong> borsa assai lunga,terminante in un grosso ciuffo <strong>di</strong> peli e che or<strong>di</strong>nariamentecontiene la pipa, l'acciarino, un pugnale e degli amuleticonsistenti in pietre <strong>di</strong> vari colori ed in conchigliette dentaliumchiamate anche hy-a-qua.Uno <strong>di</strong> essi però, forse il capo o qualche stregone, oltrequel costume indossava un'ampia pelliccia <strong>di</strong> orso bianco mezzaspelata e adorna <strong>di</strong> campanelluzzi <strong>di</strong> ottone, <strong>di</strong> denti <strong>di</strong> lupo e <strong>di</strong>ghiottone, <strong>di</strong> pallottole d'argilla, <strong>di</strong> <strong>di</strong>schi <strong>di</strong> rame ed al colloportava una scatola <strong>di</strong> latta ben lucidata, un recipiente chedoveva aver contenuto o del tonno o delle sar<strong>di</strong>ne.Quei cinque stettero alcuni istanti silenziosi, guardandocuriosamente Armando.Questi, dal canto suo, non avendo nessuna fiducia in quegliuomini, con un'abile mossa si era trincerato <strong>di</strong>etro il cadaveredell'alce, tenendo in mano il fucile.Il capo, o stregone che fosse, <strong>di</strong> quella minuscola banda,sod<strong>di</strong>sfatta la sua curiosità, fece due passi innanzi e brandendominacciosamente la sua pesante scure, rivolse al giovanottoalcune parole affatto incomprensibili. S'indovinava però, dal256


gesto, che l'in<strong>di</strong>ano esigeva qualche cosa e senza frapporreritardo.– Favorite spiegarvi meglio perché non ho capito nulla –<strong>di</strong>sse Armando in inglese.Il capo mandò un ha prolungato, e subito rispose nell'eguallingua, massacrando però spietatamente le parole:– L'uomo bianco se ne vada e subito.– Adagio, mio caro – <strong>di</strong>sse Armando. – L'alce è mia e nonintendo <strong>di</strong> lasciarvela senza avere un pezzo <strong>di</strong> carne per me. Iomuoio <strong>di</strong> fame e non me ne andrò senza aver riempito il miostomaco.– Vattene!... – <strong>di</strong>sse il capo, con aria minacciosa.– No, mio caro.– Il giovane uomo bianco si rifiuta.– Precisamente.– Egli non conosce adunque Koctch-a-Kutchin?– Non so chi sia.– È lo stregone, l'angekok della tribù dei tanana tatanckok.– Non m'importa affatto: <strong>di</strong>co che io ho fame, che l'alce miapparteneva e che voglio mangiare – rispose Armando conaccento risoluto.– La pazienza non è il forte <strong>di</strong> Koctch-a-Kutchin – <strong>di</strong>ssel'in<strong>di</strong>ano.– E nemmeno <strong>di</strong> Armando Falcone, mio caro muso <strong>di</strong>pinto.– L'alce l'ho uccisa io colla mia lancia e l'avrò.– Ed io ti <strong>di</strong>co che l'alce era montata da me, e che quin<strong>di</strong> tunon avevi il <strong>di</strong>ritto <strong>di</strong> ucciderla.– L'alce non è un animale che si lascia comandare dalpadrone; è libera, vive nei boschi, quin<strong>di</strong> appartiene a chi lauccide. Il giovane uomo bianco se ne vada, se ci tiene alla vita.– Ti ripeto che ho fame.– I tanana non hanno cibi per l'uomo bianco.257


– Ebbene, vieni a prenderti l'alce, se l'osi, avaraccioprepotente – <strong>di</strong>sse il giovane, spianando il fucile.Dinanzi a quella minaccia, lo stregone esitò, conoscendosenza dubbio le armi da fuoco, poi <strong>di</strong>sse:– Giacché tu hai avuto l'audacia <strong>di</strong> minacciare me, stregonedella tribù dei bellicosi tanana, mi darai quell'arme.– Vuoi anche il mio coltello?– Mi darai anche quello.– Cialtrone!... Io non ho paura <strong>di</strong> te!...– Lo vedremo!...Il tanana, senza nemmeno chiedere l'aiuto dei suoi uomini,alzò la pesante scure, e si scagliò impetuosamente contro ilgiovanotto, credendo <strong>di</strong> vincerlo facilmente.Armando gli puntò il fucile sul petto, gridando:– Bada!... Ti uccido!...Il tanana per tutta risposta gli menò un furioso colpo <strong>di</strong>scure, che avrebbe spaccato una rupe, mentre i suoi uominiimpugnavano le fiocine, preparandosi a scagliarle.Un momento <strong>di</strong> esitazione e Armando era perduto. Con unsalto in<strong>di</strong>etro evitò quel colpo mortale, poi fece fuoco.Lo stregone, mitragliato dalla scarica, lasciò cadere l'arma,mandando un urlo <strong>di</strong> dolore, si portò le mani al petto come seavesse voluto arrestare il sangue che gli usciva dalla terribileferita, poi si <strong>di</strong>ede ad una pazza corsa attraverso la prateriaseguìto dai suoi uomini.Armando dal canto suo si era pure dato alla fuga, senza piùcurarsi dell'alce, causa principale <strong>di</strong> quella lotta.Aveva già percorso cinque o seicento passi, quando verso ilmargine della foresta udì rimbombare alcuni spari.Credendo <strong>di</strong> venire assalito da nuovi nemici, si era voltatoda quella parte, risoluto a bruciare la sua ultima cartuccia. Ungrido <strong>di</strong> gioia irrefrenabile gli uscì dalle labbra.258


Bennie ed il signor Falcone gli venivano incontro algaloppo, spronando e sferzando vigorosamente i loro cavalli.– Ehi!... Armando!... – gridò il signor Falcone. – Da dovevieni adunque?...– Zio mio!... – rispose il giovanotto, correndogli incontro.– Corna <strong>di</strong> bisonte!... – urlò Bennie. – Sono do<strong>di</strong>ci ore chevi cerchiamo per la foresta.– Ed io quin<strong>di</strong>ci – rispose Armando.– Per mille corna <strong>di</strong> bufalo!... Dove siete stato?...– Mi sono smarrito, Bennie.– Nella foresta?...– Sì.– Lo avevo sospettato.– Sono ben felice <strong>di</strong> vedervi salvo, Bennie. Avete uccisoquel dannato moose?...– Abbiamo assaggiato ieri sera le sue costolette e viassicuro che erano eccellenti.– Farò onore ad un bel pezzo d'arrosto poiché io sonomorente <strong>di</strong> fame.– Povero Armando – <strong>di</strong>sse il signor Falcone. – Che bruttanotte avrai passata.– Non cattiva, zio mio, però poco è mancato che venissiucciso.– Da chi?– Dagl'in<strong>di</strong>ani.– Corna <strong>di</strong> bufalo!... – gridò Bennie. – Quel colpo <strong>di</strong> fucileche abbiamo u<strong>di</strong>to pochi minuti fa, l'avete sparato contro degliin<strong>di</strong>ani?– Sì, Bennie.– Avete ucciso qualcuno?– Lo temo.– Un furfante <strong>di</strong> meno: narrate Armando.259


Il giovanotto in poche parole lo informò <strong>di</strong> quanto gli eratoccato. Quand'ebbe finito, vide il canadese fare una smorfia.– Diavolo!... – mormorò il bravo cacciatore. – Voi aveteferito od ucciso uno stregone dei tanana?... Questa faccenda puòavere tristi conseguenze, Armando.– Lo credete? – chiese il signor Falcone.– I tanana sono coraggiosi e ven<strong>di</strong>cativi, e non lascerannoimpunita la morte del loro stregone.– Voleva uccidermi – <strong>di</strong>sse Armando.– Voi avete avuto ragione a <strong>di</strong>fendervi, non <strong>di</strong>co <strong>di</strong> no, e<strong>di</strong>o avrei fatto altrettanto se non <strong>di</strong> peggio, però non vi nascondoche comincio ad essere inquieto, tanto più che fra poco dovremoattraversare il territorio dei tanana. Bah!... – <strong>di</strong>sse poi, alzando lespalle. – Se vorranno importunarci, li prenderemo a fucilatecome quei cani d'in<strong>di</strong>ani del Piccolo lago degli Schiavi.An<strong>di</strong>amo a tagliare un pezzo d'alce, prima che i lupi faccianosparire anche le ossa, e torniamo all'accampamento.Si <strong>di</strong>ressero verso il grosso animale che giaceva presso lamacchia, staccarono alcuni pezzi <strong>di</strong> carne, essendo assaidelicata, molto superiore a quella <strong>di</strong> renna, non <strong>di</strong>menticando ilmuso che è un boccone scelto, specialmente cucinato fricassato,quin<strong>di</strong> partirono al galoppo. Armando era salito <strong>di</strong>etro alcanadese, essendo il cavallo <strong>di</strong> questi il più robusto.Il ritorno si compì felicemente, senza incidenti, e un'oradopo Armando poté gustare un paio <strong>di</strong> bistecche <strong>di</strong> moose<strong>di</strong>chiarate eccellenti.La loro fermata sulle rive del lago fu brevissima, temendoun ritorno dei tanana. Caricarono le loro casse, imballarono leprovviste, il cigno compreso, non avendolo Bennie <strong>di</strong>menticato,poi si misero in marcia verso il nord-ovest, volendo passare lafrontiera dell'Alaska in prossimità <strong>di</strong> quell'enormeaccatastamento <strong>di</strong> montagne formato dal gigantesco picco del260


Sant'Elia, dal Cook, dal Vancouver e dal Fairweather, prima <strong>di</strong>raggiungere il lago Hootalinkwa od il fiume omonimo.La nuova via scelta dal canadese e dal signor Falcone, limetteva forse fuori <strong>di</strong> portata da un inseguimento da parte deiven<strong>di</strong>cativi tanana, però era estremamente <strong>di</strong>fficile, dovendosuperare i contrafforti <strong>di</strong> quella mostruosa catena <strong>di</strong> montagneche forma, si può <strong>di</strong>re, l'ossatura principale delle Rocciose.Difatti le <strong>di</strong>fficoltà in breve cominciarono. Quella regione<strong>di</strong>ventava eccessivamente selvaggia, mentre il suolo si alzavarapidamente, interrotto <strong>di</strong> frequente da abissi spaventevoli, dagole senza fine, da picchi aguzzi, da rocce colossali che i cavallinon riuscivano a superare.Una settimana intera fu perduta fra quei contrafforti, unasettimana lunga quanto un mese e orribilmente penosa.Più <strong>di</strong> cento volte i futuri <strong>minatori</strong> furono costretti ascaricare i cavalli e guidarli, uno ad uno, attraverso a passaggi<strong>di</strong>fficilissimi, spingendoli in alto, quasi portandoli. Uno deglianimali fu perduto, essendo precipitato in fondo ad un baratro.Quali incomparabili panorami però!... Quei picchi enormiformati dal Sant'Elia, il più alto colosso dell'America del Nord,vinto solamente dal giovane Duca degli Abruzzi, dopo fatichesenza nome, alto ben cinquemilacinquecento e venti metri; ilCook che lancia la sua vetta a quattromila e novecento metri; ilVancouver a quattromila ed il Fairweather a quattromila esettecento, offrivano degli spettacoli impossibili a descriversi.Le loro can<strong>di</strong>de cime, coperte <strong>di</strong> neve anche all'estate,pareva che dovessero toccare il cielo, tanto sembravano alte,mentre sui loro mostruosi fianchi, gli eterni ghiacciai,specialmente quelli chiamati <strong>di</strong> Malaspina dal Duca degliAbruzzi, scintillavano come mari <strong>di</strong> fuoco sotto gli ultimi raggidel sole tramontante.L'ottavo giorno, sfiniti, quasi a secco <strong>di</strong> provviste, coi261


cavalli rattrappiti da tante marce faticose, essi si accampavanosul confine dell'antica America russa, nella regione dellefavolose miniere d'oro.262


L'ELDORADO DELL'ALASKAL'Alaska, questa regione che fino a qualche anno fa era, sipuò <strong>di</strong>re, appena conosciuta, ed il cui solo nome fa ora palpitareil cuore degli antichi <strong>minatori</strong> della California e dell'Australia,in causa della recente scoperta dei suoi favolosi filoni d'oro, èuna delle più inospitali regioni delle due Americhe.Essa forma l'estremo limite dell'America del Nord ed èseparata dal continente asiatico solamente da uno stretto cheanche le piccole scialuppe possono attraversare e che d'inverno,quando il mare gela, si può superare anche a pie<strong>di</strong>, ossia dallostretto <strong>di</strong> Behring.La sua superficie si calcola che ammonti ad un milione etrecentotrentamila chilometri quadrati, con una popolazionescarsa e che fino a pochi anni or sono si stimava inferiore aicinquantamila abitanti fra in<strong>di</strong>ani, messicani e russi.Dobbiamo però <strong>di</strong>re che in soli pochi mesi è ormaitriplicata e che in breve sarà sestuplicata, in causa del continuoaccorrere dei <strong>minatori</strong> americani, avi<strong>di</strong> <strong>di</strong> mettere le mani suitesori nascosti fra i terreni del Klondyke e dei suoi piccoliaffluenti.Si può <strong>di</strong>re che fino al principio del corrente secolo,nessuno aveva mai pensato <strong>di</strong> occupare questi territori e tantomeno <strong>di</strong> esplorarli. I russi furono i primi a gettarvi sopra gliocchi e li invasero a puro scopo commerciale, avendo notato chequel freddo paese era ricco <strong>di</strong> selvaggina dal morbido pelo.Incontratisi coi cacciatori della compagnia della Baia <strong>di</strong> Hudson,col trattato del 1825 stabilivano i confini col vicinoposse<strong>di</strong>mento inglese, godendosi in pace, per un quarto e più <strong>di</strong>263


secolo, quella nuova colonia.Costruiti alcuni forti, fra i quali quello <strong>di</strong> Nutalo,sull'Yucon, uno dei più importanti, crearono una Compagnia <strong>di</strong>pellicce, che <strong>di</strong>ede ottimi risultati, esportando annualmente<strong>di</strong>ecimila pelli <strong>di</strong> foche, mille <strong>di</strong> lontre marine, do<strong>di</strong>cimila <strong>di</strong>castori e ventimila <strong>di</strong> volpi.Nel 1867 però, stanca <strong>di</strong> dover pensare a quel lontanoposse<strong>di</strong>mento e <strong>di</strong> dover sostenere lotte continue cogli indomitico-yucon e coi tanana che minacciavano <strong>di</strong> frequente i suoi forti,lo cedeva agli Stati Uniti <strong>di</strong>etro il misero compenso <strong>di</strong> trentaseimilioni <strong>di</strong> lire.In realtà l'Alaska pareva che non dovesse valere <strong>di</strong> più,poiché la tentata colonizzazione <strong>di</strong> quel gigantesco territorio nonaveva dato tali frutti da incoraggiare.Il clima è fred<strong>di</strong>ssimo d'inverno, toccando talvolta perfino icinquanta gra<strong>di</strong> sotto lo zero, mentre durante il breve estate<strong>di</strong>venta cal<strong>di</strong>ssimo; i suoi fiumi, gelati otto mesi dell'anno,rendevano estremamente <strong>di</strong>fficile la navigazione; i suoi porti,eccettuato quelli <strong>di</strong> Nuovo Arkangelo, non si potevanoutilizzare, e le popolazioni non volevano sopportare il giogo deirussi.Giunti gl'intraprendenti americani, l'Alaska miglioròrapidamente. Alcune città sorsero come per incanto alla focedell'Yucon ed anche più oltre, una Compagnia <strong>di</strong> navigazione, laNorth American Transportation fu fondata unitamenteall'Alaska Commercial Company, delle miniere <strong>di</strong> carbon fossilee <strong>di</strong> rame vennero scoperte e lavorate, e delle accurateesplorazioni tentate.A poco a poco si comprese che quella regione non era poicosì infelice come avevano creduti i russi. Vasti fiumi lapercorrevano quali l'Yucon, il più importante, ricco <strong>di</strong> affluential nord ed al sud, l'Irland ed il Kuskewine; aveva imponenti264


catene <strong>di</strong> montagne, ricche foreste, laghi e laghetti in buonnumero abitati da grosse quantità <strong>di</strong> pesci eccellenti, moltaselvaggina piccola e grossa e molte isole suscettibili <strong>di</strong> venirecoltivate ed abitate, come quelle dell'arcipelago Aleutino, <strong>di</strong>Baranone, <strong>di</strong> Aciagow e quelle del Principe <strong>di</strong> Galles.Per <strong>di</strong> più si era constatata la presenza <strong>di</strong> filoni d'oro.Non<strong>di</strong>meno per molti anni ancora l'Alaska rimase quasisconosciuta e non attirò che pochi cacciatori e pochicommercianti. Nessuno ancora aveva pensato a scrutare i tesoriche la terra celava sotto la sua crosta <strong>di</strong> ghiaccio e <strong>di</strong> sabbie.La voce sparsasi nel 1858 che nella Columbia, fra le sabbiedel Fraser, eransi scoperti dei ricchi giacimenti d'oro, fu laprincipale fortuna dell'Alaska.Oltre trentamila <strong>minatori</strong> californiani, invasi dalla febbredell'oro, si rovesciavano sulla Columbia, mettendo in seriopericolo la prosperità <strong>di</strong> San Francisco, la capitale dellaCalifornia.Constatata la scarsità dell'oro <strong>di</strong> quelle miniere, gran parte<strong>di</strong> quegli emigranti ritornarono <strong>di</strong>sillusi in California, peròqualche migliaio dei più ar<strong>di</strong>ti, continuò la sua marcia verso leregioni più ricche <strong>di</strong> giacimenti auriferi.Avanzandosi a piccole tappe, esplorando incessantemente iterreni dove supponevano <strong>di</strong> trovare il prezioso metallo, quegliar<strong>di</strong>ti pionieri a poco a poco si spinsero nell'Alaska, superandol'enorme <strong>di</strong>stanza che li separava dalla Columbia.Quanto tempo impiegarono a giungere fino sulle rivedell'Yucon? Quanti <strong>di</strong> essi poterono posare i pie<strong>di</strong> su quel suolosaturo d'oro? Quanti lasciarono le loro ossa, spolpate dai lupi, suquelle terre desolate, coperte <strong>di</strong> nevi e <strong>di</strong> ghiaccio la maggiorparte dell'anno?Comunque sia, quei pochi fortunati che poteronoraggiungere gli affluenti settentrionali del gran fiume alaschino,265


si accorsero <strong>di</strong> aver finalmente scoperto quell'Eldorado che datanti anni e con tanta pazienza cercavano.Sembra che la prima miniera lavorata fosse quella chiamata<strong>di</strong> Cassiar Bar, situata in una regione desolatissima, verso ilcorso superiore dell'Yucon, fra montagne quasi inaccessibili.Non occorrevano meno <strong>di</strong> sei mesi perché un corriere giungessein quei lontani luoghi.Quei primi <strong>minatori</strong> si guardarono bene dal propalare lascoperta, per non attirare altre persone, però verso il 1885qualche notizia cominciò a trapelare. Si sapeva che queicercatori d'oro riuscivano a guadagnarsi giornalmente cinque oseicento lire e che le sabbie aurifere del fiume Stewart davanoanche <strong>di</strong> più.Con tuttociò rarissimi avventurieri osarono recarsi su queiluoghi in causa delle <strong>di</strong>fficoltà del viaggio, della mancanza quasiassoluta <strong>di</strong> comunicazioni, dei fred<strong>di</strong>, dei pericoli e delle speseingenti che esigevano quelle imprese temerarie.Nel 1892 però, altre notizie più precise cominciarono agiungere. Si <strong>di</strong>ceva che dei filoni d'una ricchezza favolosa eranostati scoperti sulle rive del Klondyke e che alcuni <strong>minatori</strong>, in unsolo piatto <strong>di</strong> sabbia aurifera trovavano in me<strong>di</strong>a oltre quin<strong>di</strong>cilire d'oro puro.Quelle nuove scossero i più increduli e l'emigrazionecominciò dapprima lenta, poi più animata. Avventurieri d'ognispecie salparono dai porti dello Statodell'Unione o della Columbia, risalendo l'Yucon fino aDawson e slanciandosi animosamente attraverso a quellesolitu<strong>di</strong>ni nevose, mentre i cacciatori canadesi accorrevano dallerive del Makenzie o dal Lago dello Schiavo.Molti, sfiniti dalle privazioni e dalle fatiche, vi lasciaronomiseramente la vita, ed i loro cadaveri servirono <strong>di</strong> pasto aifamelici lupi, ma i più forti, od i più fortunati giunsero alla mèta266


sospirata.L'oro abbondava negli affluenti dell'Yucon, forse più chesui famosi terreni della California. Fortune rapide, enormi,furono fatte; però molte altrettanto rapidamente scomparvero neibar <strong>di</strong> Dawson e attorno ai tavolini da giuoco, fra i colpi <strong>di</strong>coltello e <strong>di</strong> rivoltella.Gli americani, da gente pratica, fondarono subito una cittàfra i pantani dell'Yucon e del Klondyke, alla quale imposero ilnome <strong>di</strong> Dawson, aprendo alberghi e bar in buon numero,alberghi e case da giuoco che consistevano in cattive capanne auno o due piani, con una stanza pei viaggiatori, ascompartimenti, <strong>di</strong>visi da tende <strong>di</strong> cotone. Non mancaronoanche <strong>di</strong> fondare un giornale, il Klondyke News il quale peròebbe vita breve, avendo preferito i tipografi <strong>di</strong> lasciare icaratteri, per la più pesante, ma anche più fortunata zappa dei<strong>minatori</strong>.Sul finire del 1896, già più <strong>di</strong> ottanta milioni d'oro eranostati estratti e nel '97 più <strong>di</strong> cento. Non cre<strong>di</strong>ate però che questaproduzione si arresti a queste cifre.Altri filoni si sono scoperti, ancora più ricchi, ed altri sicontinuano a scoprire verso il sud, nei valloni del Sant'Elia.Sembra anzi che i maggiori debbano trovarsi sepolti neifianchi <strong>di</strong> quell'enorme accatastamento <strong>di</strong> montagne, poiché lelunghe ed ampie morene del nord attestano che l'oro provienedal sud, da vene quarzose spaccate dai ghiacci e <strong>di</strong>sgregate daitorrenti, e trasportate abbasso dalle acque.Gli scienziati che hanno stu<strong>di</strong>ato quelle regioni, sonoconvinti che il Sant'Elia nasconda ben altri tesori che quelli delKlondyke e dello stesso parere sono i <strong>minatori</strong> anzi vanno piùoltre poiché affermano che lassù sia possibile trovare delle rocceintere formate del prezioso metallo!... Sarà vero?... Il tempo celo <strong>di</strong>rà e forse molto presto.267


***Il signor Falcone ed i suoi compagni avevano situato il loroaccampamento all'estremità d'un vallone ancora semicoperto <strong>di</strong>neve e reso selvaggio da altissimi pini, da abeti, da larici e dabetulle.Un corso d'acqua, che si <strong>di</strong>rigeva verso settentrione,formando <strong>di</strong> tratto in tratto dei laghetti minuscoli, scorreva abreve <strong>di</strong>stanza, promettendo dei pesci eccellenti e degli uccelliacquatici.Delle loro provviste non rimanevano che poche libbre <strong>di</strong>farina, un sacchetto <strong>di</strong> pemmican del peso <strong>di</strong> due libbre, cheavevano conservato gelosamente ed un po' <strong>di</strong> thè conpochissimo zucchero. Tutto il resto era stato consumato durantequella lunga ed aspra traversata delle montagne.– Armando, amico mio – <strong>di</strong>sse Bennie, quando si furiscaldato con una tazza <strong>di</strong> thè. – Se non rinnoviamo le nostreprovviste, fra pochi giorni saremo costretti a metterci a razione.– Non vedo nemmeno un volatile, Bennie – rispose ilgiovanotto. – Mi pare che questo vallone non sia molto propizioper la caccia.– Giovane impaziente!... Credete voi che la selvagginacorra a baciarvi le mani in attesa che voi l'ammazziate, percacciarla nella pentola?– Non chiedo tanto, Bennie, mi sembra solo che questoluogo sia privo d'animali.– Se non troveremo selvaggina da pelo e da piuma, cirivolgeremo agli stagni. Forse che sdegnereste un bel paio <strong>di</strong>trote bianche?– Non <strong>di</strong>co <strong>di</strong> no.– Andremo quin<strong>di</strong> prima a visitare quegli stagni.268


– Verrò anch'io – <strong>di</strong>sse il signor Falcone. – Back basterà asorvegliare il nostro campo.– Venite pure, signore – <strong>di</strong>sse Bennie.– E come pescheremo? – chiese Armando.– Faremo delle fiocine coi nostri bowie-knife – rispose ilcanadese. – I pesci sono grossi, e non sarà <strong>di</strong>fficile colpirli. Colmio coltello attaccato ad un bastone, ho preso dei bei lucci edelle grosse trote nel Piccolo lago degli Schiavi, ed anche inquello del Buffalo e dei salmoni nel Fraser.– Allora an<strong>di</strong>amo.Raccomandarono a Back <strong>di</strong> vegliare attentamente e <strong>di</strong>legare i cavalli per tema che si allontanassero, poi si <strong>di</strong>resseroverso l'estremità del vallone, dove scorsero un bacino moltovasto, una specie <strong>di</strong> laghetto d'un mezzo miglio <strong>di</strong> circuito,alimentato da un fiumicello.Un'ora dopo si trovavano su quelle rive.Quel laghetto pareva che non avesse acque molto profonde,scorgendosi anche in mezzo dei gruppi <strong>di</strong> piante acquatiche, suiquali volteggiavano alcune coppie <strong>di</strong> anitre e <strong>di</strong> aironi.Non<strong>di</strong>meno doveva essere egualmente ricco <strong>di</strong> pesci, poiché allasua superficie si vedevano numerose bollicine d'aria.Bennie stava per cacciarsi sotto un boschetto per tagliaredei lunghi rami onde improvvisare delle fiocine, quando la suaattenzione fu attirata da un oggetto nerastro che si vedevaondeggiare all'estremità d'una piccola insenatura.– Oh!... Oh!... – esclamò. – Che cosa si trova laggiù?– Mi sembra un canotto – <strong>di</strong>sse il meccanico che avevaosservato in quella <strong>di</strong>rezione.– An<strong>di</strong>amo a vedere – <strong>di</strong>sse Bennie. – Se è veramente unabarchetta, vi prometto una bella pesca.Si <strong>di</strong>ressero verso quella piccola cala che era seminascostada alcune macchie <strong>di</strong> salici e <strong>di</strong> betulle nane, e videro <strong>di</strong> non269


essersi ingannati.Legato ad una striscia <strong>di</strong> pelle, si trovava un canottoin<strong>di</strong>ano in ottimo stato e capace <strong>di</strong> portarli tutti.Quei galleggianti, che gl'in<strong>di</strong>ani sanno costruire con moltaabilità e con materiali che trovano lungo le rive dei loro fiumi edei loro laghi, non sono fatti con tronchi d'albero scavati, comeusano tutti gli altri in<strong>di</strong>geni delle due Americhe.Si compongono d'una solida armatura <strong>di</strong> salice, coperta conlarghi pezzi <strong>di</strong> corteccia <strong>di</strong> betulla, uniti insieme per mezzo <strong>di</strong>sottilissime ra<strong>di</strong>ci <strong>di</strong> abete e calafate con resina.Sono or<strong>di</strong>nariamente lunghi <strong>di</strong>eci pie<strong>di</strong>, però ve ne sonoanche da se<strong>di</strong>ci, e questi possono portare comodamente trepersone.Malgrado la loro estrema leggerezza, possono affrontare lecorrenti più rapide, ed anche delle ondate, senza correre ilpericolo <strong>di</strong> rompersi o <strong>di</strong> rovesciarsi.Il canotto scoperto da Bennie aveva a bordo due leggerefiocine, una provvista <strong>di</strong> resina ed un paio <strong>di</strong> corte pagaie collapala assai larga.– Faremo una corsa sul laghetto, – <strong>di</strong>sse il canadese, – eandremo ad arpionare le trote, al largo.– Io credo che non ve ne sia bisogno – <strong>di</strong>sse il signorFalcone, che da qualche istante osservava alcuni pali sporgentidalle acque, a circa cinquecento metri dalla riva. – O m'ingannoassai, o laggiù vi sono <strong>di</strong> quei panieri da pesca usati da questiin<strong>di</strong>geni.– È vero, signore – <strong>di</strong>sse Bennie, dopo d'aver osservatoattentamente quelle pertiche. – An<strong>di</strong>amo a visitarli.Entrati nel canotto, Armando si mise a prora, il signorFalcone a poppa, per meglio equilibrarlo, e Bennie nel centrocoi remi.Il leggero galleggiante, spinto vigorosamente innanzi, uscì270


dall'insenatura, dondolandosi graziosamente, e si <strong>di</strong>resserapidamente verso quei panieri da pesca.Armando, curvo sulla prora, esplorava intanto le acquetrasparenti per vedere se erano ricche <strong>di</strong> pesci, e dovette prestoconvincersi che quel laghetto era straor<strong>di</strong>nariamente popolato.Pesci d'ogni specie, per lo più grossi, guizzavano in fondoal bacino, rifugiandosi in mezzo alle piante acquatiche, alcunineri come carboni, altri bianchi a riflessi argentei, ed altri ancorad'una bella tinta azzurra. Ve n'erano tanti che una rete sarebbestata subito riempita.Bennie, pur continuando a remare, guardava, e quando nescorgeva qualcuno, s'affrettava a nominarli.– Un nalina... poco buono... buono pei cani... Una trotabianca... eccellente!... Eccellente!... Un pesce a crine <strong>di</strong>cavallo... passabile... Un luccio... buono... Un barbio...squisito!...Arrancando con maggior lena, il canotto giunse finalmentelà dove erano stati immersi i canestri in<strong>di</strong>ani.I co-yuconi ed i tanana, non conoscono l'uso delle reti, purehanno trovato il modo d'impadronirsi dei pesci che popolanoabbondantemente i loro corsi d'acqua ed i loro laghi, adoperandocerti panieri foggiati ad imbuto, fabbricati con viminisottilissimi. Quando comincia l'inverno, essi piantano dei palinei fiumi o nei bacini, vi appendono gli imbuti e lasciano che ilfreddo formi il ghiaccio avendo però la precauzione <strong>di</strong>mantenere aperto un buco.I pesci vedendo quel barlume <strong>di</strong> luce si cacciano dentroagli imbuti e rimangono prigionieri in gran numero.Bennie che conosceva quel sistema <strong>di</strong> pesca, si affrettò adalzare i panieri, certo <strong>di</strong> trovarli pieni, però, con sua grandesorpresa, non trovò in tutti tre che quattro grossi lucci del pesocomplessivo <strong>di</strong> quin<strong>di</strong>ci o venti chilogrammi.271


– I bricconi hanno <strong>di</strong>strutti tutti gli altri – <strong>di</strong>sse.In quel momento udì in aria un lungo fischio, e vide calaresul laghetto, a circa trecento metri, un bellissimo cigno dallecan<strong>di</strong>de penne.– A voi, Armando – <strong>di</strong>sse. – Quel volatile vale meglio <strong>di</strong>questi pescicani d'acqua dolce.Il giovanotto si era alzato col fucile in mano per mirarequel cigno, quando vide il grazioso volatile battere<strong>di</strong>speratamente le ali, e fare degli sforzi infruttuosi per rialzarsi.– Che cosa succede laggiù?... – si chiese il giovanotto,stupito. – Pare che quel povero cigno sia alle prese conqualcuno.– Che si sia imbrogliato fra le piante acquatiche? – chiese ilsignor Falcone.– Non posso crederlo – <strong>di</strong>sse il canadese. – A me sembrache sia stato afferrato da qualche abitante del lago. Non vedeteche ha la testa sott'acqua, e che non può liberarla.– Suppongo che non vi siano coccodrilli qui – <strong>di</strong>sseArmando.– No, giovanotto – rispose Bennie.– Io credo d'indovinare <strong>di</strong> che cosa si tratta – <strong>di</strong>sse il signorFalcone, il quale osservava attentamente gli sforzi che faceva ilvolatile.– Spiegati, zio – <strong>di</strong>sse Armando.– Quel cigno è stato afferrato da qualche luccio.– Oh!... Zio!...– Non cre<strong>di</strong>?– Un luccio prendersela con un cigno?– Ti stupisce?– Mi sembra una assur<strong>di</strong>tà.– Bennie, amico mio, an<strong>di</strong>amo un po' a vedere – <strong>di</strong>sse ilsignor Falcone.272


Il canadese riprese i remi e spinse il canotto al largo.Intanto il povero cigno continuava a <strong>di</strong>battersi<strong>di</strong>speratamente per liberare la testa che rimaneva ostinatamentesott'acqua. Le sue larghe ali, assai poderose, si agitavanofuriosamente, facendo spruzzare nembi <strong>di</strong> spuma, senza peròriuscire a sollevare il corpo.Dei fischi soffocati giungevano talora agli orecchi delcanadese e dei suoi compagni, interrotti da una serie <strong>di</strong> suonistrani che parevano prodotti da una trombetta.Ad un tratto il povero cigno, vinto da quel nemicosubacqueo, <strong>di</strong>stese un'ultima volta le ali, arruffò le sue bellepenne, poi si abbandonò sull'acqua senza vita, mezzo affondato.– È morto – <strong>di</strong>sse Armando.Bennie, temendo che il vincitore se lo trascinassesott'acqua, con quattro vigorosi colpi <strong>di</strong> remo raggiunse ilvolatile. Armando ed il signor Falcone si curvarono o lo trasseroa bordo, ma non solo.Un grosso pesce, che fu subito riconosciuto per un luccio,vi era appeso. Quel piccolo squalo d'acqua dolce, come avevagià indovinato il signor Falcone, aveva afferrato il volatile per latesta, credendo d'inghiottire la preda gigante, come se si fossetrattato d'un semplice pesce <strong>di</strong> qualche libbra, e non potendoriuscire nel suo intento, l'aveva soffocata.Il ghiottone però, che aveva già ingollata quella testa, eradel pari rimasto asfissiato, restando appeso alla preda.Quel luccio era uno dei più grossi, pesante circa ottochilogrammi e provvisto d'una bocca abbastanza capace percontenere la testa del volatile, ed armata <strong>di</strong> numerosi e robustidenti.– Se si raccontasse che uno <strong>di</strong> questi pesci è stato sorpresomentre cercava d'impadronirsi d'un cigno, ci riderebbero in viso– <strong>di</strong>sse Armando, il cui stupore non aveva più limiti.273


– Chi conosce la voracità dei lucci, non si sorprenderebbe –<strong>di</strong>sse il signor Falcone. – Questo caso non è nuovo, Armando.– Così audaci sono adunque questi pesci?– Sono i più battaglieri ed i più voraci abitanti delle acquedolci, e non a torto vennero chiamati lupi <strong>di</strong> fiume. Tu non puoiimmaginare le stragi che fanno. Come ve<strong>di</strong> non sono gran<strong>di</strong>,pure si gettano contro tutti, con coraggio <strong>di</strong>sperato, riuscendoquasi sempre vincitori. Se ne sono veduti alcuni scagliarsicontro i cani.– Sembrerebbe impossibile.– Anche le lontre talvolta devono sostenere dei vericombattimenti. Si narra che un giorno un luccio vedendo uno <strong>di</strong>quegli animali impadronirsi d'un carpione, si slanciò incontro alui per derubarlo della preda, impegnando una terribile lotta cheterminò però colla peggio del ladrone.– Devono fare delle vere stragi nei bacini o nei fiumi daloro abitati – <strong>di</strong>sse Bennie.– Dei vari massacri – rispose il signor Falcone. – Ungiorno, un certo Cholmondeley, proprietario d'un ricco vivaio <strong>di</strong>pesci, ebbe la malaugurata idea <strong>di</strong> mettervi dentro un lucciod'una trentina <strong>di</strong> libbre, perché s'ingrossasse un po'.Dopo un anno quel ghiottone aveva <strong>di</strong>strutti tutti gliabitanti del vivaio, non risparmiando che un grosso carpione,ridotto però anche lui in uno stato miserando, in causa dellenumerose ferite riportate in quei <strong>di</strong>urni combattimenti.– Che voracità!... – esclamò Armando. – Sono deiconsumatori tremen<strong>di</strong>.– Pensa, nipote mio, che in due soli giorni consumano tantonutrimento da superare il proprio peso.– Allora cresceranno rapidamente.– Pro<strong>di</strong>giosamente, più <strong>di</strong> tutti i pesci.– Ditemi, zio, è vero che nel corpo dei lucci si sono trovati274


degli oggetti preziosi?– È verissimo, Armando. In Inghilterra ne fu pescato unodel peso <strong>di</strong> <strong>di</strong>eci chilogrammi, che aveva nello stomaco unorologio appeso ad un nastro, e due sigilli.– E come aveva fatto ad inghiottirli?– Doveva averli mandati giù assieme a dei brandelli <strong>di</strong>carne appartenenti al proprietario <strong>di</strong> quegli oggetti, un poverogarzone che si era annegato nell'Ouse pochi giorni prima.«Si sono trovati nei loro intestini anche delle <strong>di</strong>ta umane,che avevano degli anelli e perfino dei pezzi <strong>di</strong> piomboappartenenti alle reti dei pescatori. Pare però che i lucci, per unacausa ancora non bene spiegata, ingoino appositamente deglioggetti pesanti che poi rimangono nel loro corpo, non potendoin modo alcuno espellerli.»Mentre il signor Falcone e suo nipote chiacchieravano,Bennie non aveva cessato dal remare per condurli alla spiaggia,giu<strong>di</strong>cando sufficienti, pel momento, le prede che si eranoprocurate quasi senza fatica.Tornati nell'insenatura, legarono il canotto, contando <strong>di</strong>servirsene più tar<strong>di</strong>, e presero la via dell'accampamento, ondeprepararsi una abbondante colazione.Credendo <strong>di</strong> abbreviare la via, si erano cacciati in mezzo aduna pineta, la quale descriveva una grande curva, occupandoquasi tutta l'intera larghezza del vallone, quando tutto d'un trattosi videro precipitare addosso cinque enormi lupi grigi.Armando stava per caricarli col calcio della carabina,credendo <strong>di</strong> metterli facilmente in fuga, quando vide Bennieslanciarsi precipitosamente verso il tronco d'un albero edappoggiarvisi contro come per impe<strong>di</strong>re <strong>di</strong> venire assalito allespalle.– Seguitemi!... – aveva gridato il canadese, con accentospaventato. – I lupi sono idrofobi!...275


I LUPI IDROFOBIIl signor Falcone ed Armando, vedendo il vecchiocacciatore retrocedere, mentre invece erano abituati a nonvederlo esitare mai <strong>di</strong>nanzi ad un pericolo, lo avevano seguìtosollecitamente, appoggiandosi al tronco della pianta.I cinque lupi, vedendo i tre uomini lasciare il campo libero,si erano arrestati, come se fossero indecisi sul da farsi.Quei feroci scorridori delle praterie e dei deserti <strong>di</strong> neve,come si <strong>di</strong>sse, erano <strong>di</strong> statura straor<strong>di</strong>naria, alti quasi come icani <strong>di</strong> Terranuova, però spaventosamente magri.Il loro aspetto era poco rassicurante. Avevano il pelameirto, gli occhi sbarrati che rilucevano stranamente e le mascelle,armate <strong>di</strong> lunghi ed acuti denti, aperte come se già sipreparassero a mordere ed imbrattate <strong>di</strong> bava.– Non lasciatevi toccare o siete perduti – aveva dettoBennie quando vide i suoi compagni stringersi addossoall'albero, un abete altissimo, dal tronco liscio e non moltogrosso. – Quei lupi sono idrofobi!...– Idrofobi!... – avevano esclamato il signor Falcone edArmando, mentre si sentivano correre per le ossa un brivido <strong>di</strong>terrore.– Tenetevi in guar<strong>di</strong>a e se si avvicinano picchiate senzamisericor<strong>di</strong>a.– Facciamo una scarica, Bennie – <strong>di</strong>sse Armando.– Non ancora, Armando. Se sbagliamo, qualcuno cipiomberà addosso, prima <strong>di</strong> aver avuto il tempo <strong>di</strong> prepararci arespingerlo. Il calcio del fucile è forse più sicuro contro queimaledetti animali.276


Mentre si scambiavano quelle parole, i cinque lupi grigi,quantunque dovessero essere invasi da una brama irresistibile <strong>di</strong>stritolare le ossa dei cacciatori sotto i loro denti d'acciaio, sierano messi a girare e rigirare attorno all'albero, mandando degliululati sor<strong>di</strong> e non staccando gli sguar<strong>di</strong> dalle prede.Tenevano la coda bassa, spazzando la neve che si trovavaaccumulata sotto l'ombra delle piante, e s'avanzavano l'uno<strong>di</strong>etro l'altro, descrivendo un circolo quasi perfetto.I tre cacciatori, col fucile in alto, stretto per la canna, sitenevano pronti a respingerli a mazzate.Quella manovra dei feroci animali durò alcuni minuti, poicominciarono ad allargare il cerchio, guatando sempre la predaumana finché si decisero ad andarsene, precipitandosi in mezzoad una macchia assai fitta.– Hanno avuto paura? – chiese Armando, che cominciava arespirare liberamente.– Non abbandoniamo quest'albero – risposero Bennie. –Possono essersi nascosti per piombarci nuovamente addosso.Senza questa pianta saremmo stati subito circondati, e qualcunoavrebbe ricevuto <strong>di</strong> certo qualche morso.– E voi <strong>di</strong>te che erano idrofobi?... – chiese il signorFalcone.– Sono certo <strong>di</strong> non essermi ingannato.– Non avevo mai saputo che anche i lupi <strong>di</strong>ventasseroarrabbiati.– Eppure, signore, tutti gli abitanti <strong>di</strong> queste regioni non loignorano. Vi <strong>di</strong>rò anzi che si ricordano le epoche in cui i lupifurono presi dall'idrofobia: nel 1865, nel 1872, nel 1879 e nel1886.– Sicché parrebbe che la rabbia pei lupi debba ripetersiogni sette anni.– La vostra osservazione è giusta, signor Falcone.277


– E da che cosa proviene?– Ecco quello che ancora s'ignora.– E l'uomo morsicato dai lupi idrofobi muore?– Sempre, signore.– E da che cosa vi siete accorto che quei cinque animalierano arrabbiati.– Dal loro aspetto innanzi tutto, e poi dal loro coraggio.Come sapete, i lupi non sono coraggiosi se non sono in ungrande numero. Quando però sono invasi dalla rabbia, perdonola loro codar<strong>di</strong>a, si scagliano contro chiunque, e anche controuna carovana intera. Cercano soprattutto i cani, e per andarli a<strong>di</strong>laniare si avvicinano agli accampamenti, non badando allapresenza degli uomini.– Che se ne siano andati quei cinque bestioni? – chieseArmando. – Non odo più nulla.– Non lo credo – rispose Bennie. – Vedrete che ciseguiranno e forse per dei giorni continui, aspettando ilmomento opportuno per sorprenderci.– Cercheremo <strong>di</strong> sbarazzarci <strong>di</strong> loro a colpi <strong>di</strong> fucile.– È quello che faremo, giovanotto mio. An<strong>di</strong>amo, signorFalcone; mi pare che per ora il pericolo sia cessato.Lasciarono l'albero protettore e si misero in camminotenendo i fucili pronti e guardandosi a destra, a manca ed allespalle per non venire sorpresi.Avevano già percorsa mezza via, e stavano per uscire dalbosco, quando videro riapparire i cinque lupi alla <strong>di</strong>stanza <strong>di</strong>cinquanta o sessanta metri. Quei ributtanti animali li avevanoseguìti passo passo, tenendosi celati <strong>di</strong>etro ai cespugli ed aitronchi degli alberi, e vedendoli in procinto <strong>di</strong> lasciare la foresta,si erano nuovamente mostrati.Bennie ed i suoi compagni credevano che si preparasseroad assalirli: invece si accontentarono <strong>di</strong> aprire le loro mascelle,278


mandando dei lugubri ululati che risuonarono sinistramentenella foresta.– Ah!... – esclamò il canadese, con collera. – Non voletefinirla? Ebbene, prendete, canaglie!...Puntò il fucile, mirando il più grosso, mentre Armando loimitava, scegliendo il più magro. I due spari formarono unadetonazione sola.I due lupi caddero insieme, l'uno a destra e l'altro a sinistra,mentre gli altri tre si davano alla fuga, ululando a tutta forza.– Il <strong>di</strong>avolo vi porti! – urlò Bennie. – Se ritornate, avreteanche voi il vostro conto.Certi <strong>di</strong> non venire <strong>di</strong>sturbati, affrettarono il passo, ed inmeno <strong>di</strong> mezz'ora giunsero all'accampamento, dove Back liattendeva con non poca ansietà.Nessun uomo si era mostrato in quei paraggi, però anche ilmessicano aveva dovuto respingere un assalto <strong>di</strong> lupi, e per pocoun cavallo non era stato <strong>di</strong>vorato da quegli affamati.– Sgombreremo presto – <strong>di</strong>sse Bennie. – Se questo vallonepullula <strong>di</strong> lupi, non è prudente fermarci.Durante la giornata, i futuri <strong>minatori</strong> si occuparono adaffumicare la carne del cigno, una trentina <strong>di</strong> chilogrammi circa,ed un grosso numero <strong>di</strong> pesci che avevano avuto la fortuna <strong>di</strong>pescare in uno stagno vicino.Volendo partire all'indomani e non essendo quelle carniancora tanto asciutte da potersi conservare per qualche tempo,accesero intorno al campo parecchi fuochi per continuarel'affumicazione anche durante la notte.Temendo però che i lupi facessero qualche irruzioneimprovvisa per impadronirsi <strong>di</strong> quelle provviste che erano stateappese a delle corde, decisero <strong>di</strong> vegliare per turno, due pervolta.Back ed Armando furono incaricati del primo quarto,279


Bennie ed il signor Falcone del secondo.Terminata la cena e vuotata una tazza <strong>di</strong> thè, il giovanottoed il messicano legarono i cavalli intorno ad una pertica piantatapresso una tenda, entro la doppia linea <strong>di</strong> fuochi, poi sisdraiarono su un soffice strato <strong>di</strong> muschio, tenendo i fucili aportata delle mani.Vegliavano da un paio d'ore, alzandosi <strong>di</strong> quando in quandoper aumentare i falò e per voltare i pezzi del cigno ed i pesci,quando verso i macchioni, che si estendevano lungo i marginidel vallone, u<strong>di</strong>rono un ululato assai prolungato, triste, pauroso.– È qualche affamato che chiama i compagni – <strong>di</strong>sse Backad Armando. – Fra poco udremo un concerto da far venire ibrivi<strong>di</strong>.Udendo quell'ululato, i cavalli si erano messi a tremare,stringendosi gli uni addosso agli altri, e mandando qualchenitrito soffocato.Dopo quel primo urlo successe un breve silenzio, quin<strong>di</strong> unsecondo ululato echeggiò dalla parte opposta del vallone, versola foresta che Bennie ed i suoi due compagni avevanoattraversata al mattino.– Si chiamano – <strong>di</strong>sse Armando. – Credete che ciassalgano, Back?– Non è improbabile, specialmente se sono idrofobi.– Però mi hanno detto che hanno paura del fuoco.– Questo è vero.– Allora possiamo rimanere tranquillamente sdraiati,amico.– Eh!... Carramba!... U<strong>di</strong>te?In lontananza, verso la sommità meri<strong>di</strong>onale del vallone, siu<strong>di</strong>vano in quel momento degli ululati che andavanoavvicinandosi rapidamente.Pareva che una immensa banda <strong>di</strong> quei feroci animali280


scendesse a precipizio attraverso i boschi per rovesciarsi infondo a quei declivii e scagliarsi verso l'accampamento.– Diavolo!... – mormorò Armando, alzandosi. – Si <strong>di</strong>rebbeche sono per lo meno cento.– E forse <strong>di</strong> più – rispose Back.– Che cosa dobbiamo fare?– Riattizzare i fuochi, per ora; se il pericolo aumenterà,sveglieremo i nostri compagni.Avendo fatta una grossa provvista <strong>di</strong> legna secca, gettaronosulle fiamme parecchi fastelli, poi cogli altri formarono attornoalla tenda una specie <strong>di</strong> barricata. Temendo però che le loroprovviste corressero il pericolo <strong>di</strong> venire <strong>di</strong>vorate dagliassalitori, credettero opportuno staccarle dalle corde edaccumularle <strong>di</strong>etro la cinta improvvisata.Intanto gli ululati aumentavano sempre. Il vento chesoffiava dal sud, li portava <strong>di</strong>stintamente agli orecchi delmessicano e <strong>di</strong> Armando, ora però acutissimi ed ora deboli.Forse i feroci animali non seguivano una <strong>di</strong>rezione costante,descrivendo delle lunghe curve sui banchi del vallone.Ad un tratto quegli ululati <strong>di</strong>ventarono assordanti. Lacolonna dei predoni era scesa, e si slanciava, a tutta corsa, versol'accampamento.Ai palli<strong>di</strong> raggi della luna, che sfuggivano attraverso unostrappo dei vapori, Armando e Back scorsero una massa <strong>di</strong> puntineri correre con vertiginosa velocità, attraverso il fondo delvallone.– Eccoli!... – esclamò il messicano, con un leggero tremitonella voce. – I bricconi sono numerosi e si credono certidell'esito.In quel momento Bennie alzò un lembo della tenda ecomparve col fucile in mano; <strong>di</strong>etro <strong>di</strong> lui si vedeva il signorFalcone.281


– I lupi? – chiese il canadese.– Sì e molti – rispose Armando.– Da dove vengono?– Dal sud.– Dagli altipiani del Sant'Elia?– Lo credo.– Verranno a farci passare una brutta notte. Sono al sicuro icavalli?– Sono tutti legati – rispose Back.– Bisogna ritirare i nostri pesci.– Tutte le provviste sono in salvo.– Benissimo: faremo cantare i fucili, ed alle urla <strong>di</strong> quegliaffamati risponderemo con del piombo. Chi ha cartucce amitraglia non faccia economia.I primi lupi erano già arrivati. Trasportati dal proprioslancio, parecchi <strong>di</strong> loro andarono a ruzzolare in mezzo aitizzoni accesi abbruciacchiandosi le zampe ed i musi, mentre glialtri si arrestavano a pochi passi, mostrando le loro mascellerobuste, armate <strong>di</strong> aguzzi denti e mandando, dai loro occhi,bagliori fosforescenti.Scorgendo i quattro cacciatori coi fucili puntati,s'affrettarono a retrocedere ululando spaventosamente eripiegandosi sul grosso della truppa.Quei sanguinari predoni delle praterie e delle vallate, eranoalmeno otto dozzine.Per lo più erano lupi grigi, però se ne vedevano in mezzo aloro anche alcuni <strong>di</strong> color nero, animali non meno pericolosi deiprimi, essendo del pari robusti e feroci.Il fuoco li aveva arrestati, ma non vinti.Comprendendo che non sarebbero riusciti a varcare quellalinea fiammeggiante, avevano formato attornoall'accampamento un vasto circolo e s'erano seduti sulle zampe282


deretane, aspettando forse che quei falò si spegnessero perrovesciarsi, con impeto irresistibile, addosso agli uomini ed aicavalli.L'aspetto <strong>di</strong> quei novanta o cento carnivori, alla luce dellefiammate crepitanti, in attesa del momento propizio percominciare la strage, era tale da far rabbrivi<strong>di</strong>re anche l'uomopiù coraggioso delle due Americhe. Era un cerchio <strong>di</strong> denti e <strong>di</strong>man<strong>di</strong>bole, pronte a mettersi in opera, e <strong>di</strong> occhi che non sistaccavano un solo momento dagli uomini, spiando le menomemosse.Bennie, nonostante il suo provato coraggio, pareva assaipreoccupato ed esitava a cominciare il fuoco temendo che queglianimali, spinti dalla rabbia, varcassero i fuochi ed irrompesseronell'accampamento.– Corna <strong>di</strong> bisonte!... – esclamava. – La faccenda <strong>di</strong>ventaseria, più grave <strong>di</strong> quello che credevo.– Dobbiamo cominciare? – chiese ad un tratto Armando,impaziente <strong>di</strong> aprire il fuoco.– No, per centomila corna d'antilope! – rispose il canadese.– Cerchiamo <strong>di</strong> non irritarli.– Se la legna non viene meno, forse si decideranno adandarsene – <strong>di</strong>sse il signor Falcone. – Or<strong>di</strong>nariamente all'alba siritirano.– Sì, quando non sono troppo affamati – <strong>di</strong>sse Bennie.– Il fuoco lo temono, è vero?– Verissimo, signor Falcone.– Proviamo a spaventarli.– E come?– Gettando in mezzo a loro dei tizzoni.– Il consiglio non mi sembra cattivo, signor Falcone. Temoperò che li faremo solamente retrocedere.– Proviamo?283


– Sia – rispose il canadese.Deposero i fucili, tenendoli però a portata <strong>di</strong> mano, edafferrati dei tizzoni accesi, cominciarono a scagliarli in tutte le<strong>di</strong>rezioni.I lupi, vedendosi cadere addosso quella pioggia <strong>di</strong> fuoco,rincularono precipitosamente, ululando ferocemente eringhiando, però il cerchio non fu rotto. Si allargò bensì tanto damettersi fuori <strong>di</strong> portata dai tizzoni, ma nulla <strong>di</strong> più.– Sono più furbi <strong>di</strong> quello che supponevo – <strong>di</strong>sse il signorFalcone. – Non ci rimane che <strong>di</strong> prenderli a fucilate.– E noi apriremo il fuoco – <strong>di</strong>sse Bennie. – Spareremo duealla volta, onde non consumare troppe cartucce. Siete prontoArmando?– Ho già scelto il mio lupo – rispose il giovanotto.Mentre i carnivori ricominciavano ad avanzarsi perrestringere il cerchio, i due cacciatori fecero fuoco con cartuccea mitraglia.Cinque o sei animali, colpiti dal piombo, si rovesciarono alsuolo, <strong>di</strong>battendosi <strong>di</strong>speratamente e mandando ululati <strong>di</strong> rabbiae <strong>di</strong> dolore. Erano appena caduti che tutti gli altri siprecipitarono addosso a loro, azzannandoli ferocemente e<strong>di</strong>laniandoli ancora vivi. In un momento si vide un vero cumulo<strong>di</strong> dorsi, <strong>di</strong> teste e <strong>di</strong> code che ondeggiavano burrascosamente. Iferoci predoni delle praterie si <strong>di</strong>sputavano accanitamente i branidei loro compagni, ringhiando e ululando e smentendo l'anticoproverbio che il lupo non mangia carne <strong>di</strong> lupo.Bennie ed Armando avevano ricaricate prontamente learmi, ed il primo aveva gridato:– Fuoco là in mezzo!...Quattro spari rimbombarono e la mitraglia cominciò a farstrage fra quell'ammasso <strong>di</strong> corpi, forando e fracassando.Ululati spaventosi accolsero quella scarica. Altri lupi erano284


caduti ed i loro compagni si erano precipitati su quelle nuovevittime, <strong>di</strong>vorandole ferocemente.I quattro futuri <strong>minatori</strong>, vedendo che il gruppo non siscioglieva, continuarono il fuoco raddoppiando la strage edalternando palle e cartucce a mitraglia, le quali facevano deigran<strong>di</strong> vuoti.Quattro volte le loro armi tuonarono, ma alla quinta scaricai lupi, comprendendo finalmente che correvano il pericolo <strong>di</strong>farsi <strong>di</strong>struggere, si sciolsero ed alcuni dei più audaci, balzandosopra un falò che cominciava a spegnersi, irrupperofuriosamente nell'accampamento.– Badate!... – gridò Bennie. – Armando, signor Falcone,continuate il fuoco voi!... A me Back!...Quattro lupi si erano precipitati verso la tenda per gettarsiaddosso ai cavalli.Il messicano, che si trovava vicino ai quadrupe<strong>di</strong>, affrontòcoraggiosamente gli aggressori impugnando il fucile per lacanna.Con due mazzate ben assestate mandò i due primi a gambein aria e col cranio fracassato, però il terzo gli balzò addossocercando <strong>di</strong> azzannarlo per la gola, mentre il quarto si scagliavaaddosso ai cavalli.Il messicano non si perdette d'animo. Lasciò andare ilfucile, afferrò l'aggressore pel collo e stringendolo con tutte lesue forze lo slanciò in mezzo ad una vicina catasta, ad arrostireil muso fra i tizzoni ardenti.Intanto i cavalli sentendosi assalire avevano cominciato asparare calci in tutte le <strong>di</strong>rezioni con una rapi<strong>di</strong>tà vertiginosa, edanche il quarto lupo, colpito nel cranio, andò all'aria, ricadendoal suolo pesto e sanguinante.Altri tre però, e dei grossi, avevano pure varcata la lineafiammeggiante, slanciandosi addosso al canadese. Questi non285


fece altro che levarsi dalla cintura la rivoltella, aprendo contro <strong>di</strong>loro un fuoco <strong>di</strong> fila.Due, colpiti dalle palle, caddero ed il terzo ricevette daBack un tizzone acceso sul muso, costringendolo a fuggire atutte gambe. Gli altri, già assai decimati dalle precedentiscariche e colpiti in pieno dalle incessanti mitragliate <strong>di</strong>Armando e del signor Falcone, non si peritarono a seguirel'esempio dei loro compagni che avevano avuto una così tristeaccoglienza. Cominciarono dapprima ad allargare il cerchio, poivedendo che il fuoco non cessava, menando continua strage frale loro file già assai assottigliate, si decisero finalmente adandarsene, fuggendo colla coda fra le gambe.– Ecco una lezione che ricorderanno per un poco – <strong>di</strong>sseBennie. – Il <strong>di</strong>avolo si porti all'inferno tutti i lupi dell'America.– Abbiamo fatta una vera strage – <strong>di</strong>sse Armando.– Una trentina sono rimasti sul terreno.– Cioè erano rimasti, poiché non ne vedo che sette od ottoal <strong>di</strong> là dei nostri fuochi.– È vero – <strong>di</strong>sse Bennie, ridendo. – Gli altri sono statimangiati. Andate a riposare; veglieremo io ed il signor Falcone.– Non ritorneranno?– Bah!... U<strong>di</strong>te? Gli ululati <strong>di</strong>ventano sempre più fiochi.– Continuano la fuga. Buona guar<strong>di</strong>a, Bennie.– Non temete, giovanotto.Armando e Back scivolarono sotto la tenda, stendendosi sulsoffice strato <strong>di</strong> muschio, mentre il canadese ed il signorFalcone spogliavano i lupi delle loro pelli, avendo intenzione <strong>di</strong>farsi delle calde coperte per la notte.Nessun altro avvenimento venne a turbare il silenzio delvallone, e uomini e cavalli poterono riposare tranquillamentefino alle sei del mattino.Dopo una abbondante colazione, il piccolo drappello286


iprendeva le mosse verso il nord per raggiungere l'Yucon.La loro intenzione era quella <strong>di</strong> <strong>di</strong>scendere il fiume fino aDawson, con qualche scialuppa del forte Scelkirk o con deicanotti tanana, onde evitare un viaggio lunghissimo attraverso aquelle regioni quasi sconosciute, ed interrotte da aspremontagne.Ormai l'Yucon doveva essere già libero alla navigazione,non essendo stato l'inverno molto freddo a giu<strong>di</strong>carlo dalla pocaquantità <strong>di</strong> neve che si incontrava, quin<strong>di</strong> la cosa non pareva chedovesse offrire inconvenienti.La <strong>di</strong>stanza che li separava da quel grande corso d'acquaera ancora considerevole, però s'accinsero animosamenteall'ardua impresa, decisi a rovinare i cavalli pur <strong>di</strong> giungerepresto, tanto più che avrebbero dovuto sbarazzarsi per forza <strong>di</strong>quei quadrupe<strong>di</strong>, non potendo imbarcarli.Facendo delle fermate assai brevi, e spingendo gli animaliquasi sempre al galoppo, quattro giorni dopo aver attraversateparecchie catene <strong>di</strong> montagne, ancora coperte per la maggiorparte <strong>di</strong> neve, costeggiati numerosi laghi e selve <strong>di</strong> pini, <strong>di</strong> abetie <strong>di</strong> betulle, giungevano finalmente in vista del fiume gigante, lacui imponente massa d'acqua si apriva il passo fra due altesponde.Non sapendo dove si trovavano, il signor Falcone attese ilmezzodì per fare il punto e <strong>di</strong>ede ai compagni la lieta novellache <strong>di</strong>stavano solamente ottanta miglia dal forte Scelkirk.– Se troveremo da imbarcarci, – <strong>di</strong>ss'egli, – fra tresettimane noi potremo giungere a Dawson e fra quattro sullerive del Klondyke.– A raccogliere palate d'oro – aggiunse Bennie, conentusiasmo. – Se la fortuna ci aiuta, potremo finalmente<strong>di</strong>ventare ricchi anche noi e comprare tutte le mandrie del mioex-principale. Che cosa <strong>di</strong>ci, Back?287


Il messicano lanciò in aria i tre buffi <strong>di</strong> fumo, poi levandosidalle labbra la sigaretta, rispose:– Penso che se <strong>di</strong>ventassi ricco manderei al <strong>di</strong>avolo laprateria, le pellirosse, e anche tutti i cow-boys del mondo.– Lo cre<strong>di</strong>?– Sì, Bennie.– Ed io niente affatto, mio caro. L'uomo che ha provato lavita libera della prateria, non vi rinuncia così facilmente. Chivivrà vedrà.288


IL TRADIMENTO DEI TANANAL'Yucon è il più grande fiume dell'Antica America russa,un'arteria immensa che solca in tutta la sua lunghezza l'Alaska, eche potrebbe essere d'immensa utilità, se il freddo non lochiudesse alla navigazione per sette e talvolta otto lunghi mesidell'anno.Nasce nei territori inglesi del Nord-Ovest, ingrossandosiprima nel lago <strong>di</strong> Hootalinkwa, e scorre dapprima verso il nord,con dei vastissimi serpeggiamenti, raccogliendo, sulla sua destraspecialmente, numerosi affluenti, quali il Salmon, il Pelly, chegli <strong>di</strong>ede per molto tempo il suo nome, il Mac-Millan, lo Stewarted il Klondyke dalle sabbie aurifere, e quin<strong>di</strong> il Cajueuk che è ilpiù importante. Sulla sinistra non riceve che le acque delTanana, un fiume molto importante che ha le sue sorgenti fra icontrafforti dell'enorme catena del Sant'Elia.Giunto all'altezza del forte Yucon, il fiume gigante piegadecisamente verso l'ovest e va a scaricarsi, dopo un altrolunghissimo corso, nel mare <strong>di</strong> Behring, per una foce larga benventi leghe, dove forma parecchi bracci, il più importante deiquali è l'Aphum, o come lo chiamano gl'in<strong>di</strong>ani, il Kwif-pak.Nel suo corso superiore, l'Yucon non ha che pochi forti:quello <strong>di</strong> Lerves, <strong>di</strong> Scelkirk e d'Yucon, quest'ultimo il piùimportante, essendo il centro della Compagnia delle pellicce; nelsuo corso inferiore ha invece numerosi villaggi o piccolecittadelle, migliorate recentemente dagli americani: Dawson,centro della regione aurifera, Nulato, uno dei più importanti forti<strong>di</strong> tutta l'Alaska, che ha un vivo commercio <strong>di</strong> pellicce, Auvik edAndrejevsk presso la foce.289


L'Yucon è ricchissimo <strong>di</strong> pesci, è fiancheggiato dasplen<strong>di</strong>de foreste, ha sulle rive numerose miniere <strong>di</strong> rame, e sipuò <strong>di</strong>re che tutti gli abitanti dell'Alaska vivono nelle suevicinanze o presso i suoi affluenti.Il luogo ove erano giunti il signor Falcone ed i suoicompagni era pittoresco, ed assolutamente deserto.Colà il fiume formava una specie d'insenatura, assai vasta,fiancheggiata da gruppi <strong>di</strong> salici, <strong>di</strong> betulle nane, <strong>di</strong> pini bianchie neri, altissimi e colle punte curve verso l'acqua, e da macchie<strong>di</strong> cornioli, <strong>di</strong> ribes, <strong>di</strong> cespi <strong>di</strong> rose canine e <strong>di</strong> papaveri cherizzavano i loro bellissimi fiori d'un giallo d'oro, in mezzo aimuschi.Pochi uccelli si vedevano volare fra i rami: qualchesmergo, qualche corvo ed una coppia <strong>di</strong> splen<strong>di</strong><strong>di</strong> galli <strong>di</strong>montagna. Di selvaggina, fino a quel momento, nessuna traccia.Bennie era sceso da cavallo, e guardava attentamente lariva opposta, lontana circa seicento metri, per vedere se riuscivaa scoprire qualche villaggio in<strong>di</strong>ano o qualche canotto, peròsenza risultato.– Non monta – <strong>di</strong>sse ad Armando che lo interrogava. – Ciarresteremo qui per oggi e domani riprenderemo la marcia pergiungere al forte Scelkirk.– Siamo però assai scarsi <strong>di</strong> viveri, Bennie – rispose ilgiovanotto. – Le lunghe marce ed il freddo che domina ancora inqueste regioni, ci fanno consumare presto le provviste!– Batteremo i <strong>di</strong>ntorni.– Sperate <strong>di</strong> uccidere qualche capo <strong>di</strong> selvaggina?– Se non degli orsi o delle alci, almeno dei cigni. Guardate:vedo laggiù parecchi <strong>di</strong> quei grossi volatili <strong>di</strong>rigersi verso lariva.– Andremo a caccia?Il canadese non rispose. I suoi occhi seguivano290


attentamente i voli dei cigni.– Armando – <strong>di</strong>sse ad un tratto. – Gra<strong>di</strong>reste una frittata?Abbiamo ancora un po' <strong>di</strong> grasso che ci servirà da burro.– Una frittata? E me lo domandate?– Allora fra poco avrò il piacere <strong>di</strong> offrirvela.– Avete scoperto qualche pollaio, amico Bennie?– Se non sarà un pollaio, saranno dei ni<strong>di</strong> contenenti delleuova e assai più grosse <strong>di</strong> quelle che dànno le galline.– An<strong>di</strong>amo a prenderle.– Seguitemi.Or<strong>di</strong>nò a Back <strong>di</strong> accendere il fuoco, <strong>di</strong> pulire per bene lapadella <strong>di</strong> ferro, e s'allontanò con Armando.Il cacciatore seguì per qualche tratto la riva dell'Yucon,rimontando la corrente, poi deviò cacciandosi in mezzo ai salici,alle betulle ed ai pini che formavano dei boschi piuttosto fitti,interrotti però, <strong>di</strong> quando in quando, da piccoli prati formati damuschi d'uno splen<strong>di</strong>do color smeraldo.In mezzo a quelle graziose pianure, le pianticelle articheerano spuntate in gran numero, essendo la neve sparita già daqualche mese. Si vedevano minuscole aiuole <strong>di</strong> ranuncoli gialli,<strong>di</strong> sassifraghe stellate, <strong>di</strong> papaveri bianchi d'un candorealabastrino, <strong>di</strong> papaveri dorati e praticelli rossi, formatiunicamente da sassifraghe appositifoglie.Talvolta invece quelle radure erano coperte da <strong>di</strong>stese <strong>di</strong>lichene pietroso, tenacissimo, somigliante ai funghi secchi, assaigrossi, o da muschi alti, nerissimi, pregni <strong>di</strong> umi<strong>di</strong>tà e che sistaccavano sotto la semplice pressione dei pie<strong>di</strong>.Bennie ed Armando, dopo d'aver percorso circa un miglio,piegarono bruscamente verso il fiume.Verso la riva si u<strong>di</strong>vano echeggiare fischi acuti, i qualiin<strong>di</strong>cavano la presenza dei cigni.– An<strong>di</strong>amo adagio – <strong>di</strong>sse il canadese. – Oltre la frittata291


possiamo guadagnare anche l'arrosto.– I cigni fuggiranno, Bennie.– Non sempre, Armando. Difendono anzi accanitamente iloro ni<strong>di</strong>.– Anche contro gli uomini?– Talvolta sì. Sono volatili coraggiosi che tengono testaperfino alle aquile bianche, le quali sovente hanno la peggio.– Pure i cigni non hanno un becco atto a produrre ferite –osservò Armando.– La loro forza sta nelle ali, armi robuste che percuotonofortemente. Un giorno io ho veduto un cigno slanciarsi controuna volpe che cercava <strong>di</strong> avvicinarsi ad un nido persaccheggiarlo, ed ucciderla con un solo colpo d'ala. Ehiu!... Cisiamo, giovanotto.Erano giunti sul margine della foresta. Procedendocautamente e tenendosi nascosti <strong>di</strong>etro gli ultimi tronchi, siavvicinarono alla riva, la quale formava anche colà un piccoloseno.Una <strong>di</strong>ecina <strong>di</strong> splen<strong>di</strong><strong>di</strong> cigni stavano facendo la lorotoletta, allineati sulla riva. Sbattevano le ali, si lisciavano lepenne, si sbarazzavano dagli insetti importuni, poi si tuffavanoin acqua, quin<strong>di</strong> risalivano a terra tornando a ravviarsi lecan<strong>di</strong>de piume.A breve <strong>di</strong>stanza, alcune femmine stavano accovacciate sudelle buche circondate da erbe e da cespi <strong>di</strong> muschio secco, epareva che fossero occupate a covare le uova.Bennie ad<strong>di</strong>tò ad Armando i maschi, poi entrambi fecerofuoco.Due cigni caddero; gli altri, spaventati dalle detonazioni,volarono verso il fiume, levandosi a grande altezza.Le femmine si erano levate <strong>di</strong> colpo, ed invece <strong>di</strong> prendereil largo, marciarono là dove vedevano ondeggiare il fumo292


sbattendo furiosamente le ali e mandando fischi stridenti.Bennie ed il canadese uscirono dal loro nascon<strong>di</strong>glioimpugnando i fucili per la canna, pronti ad aggiungere nuoveprede a quelle già abbattute. Le povere femmine, vedendocomparire i due cacciatori, rimasero un istante indecise, nonvolendo abbandonare i loro ni<strong>di</strong>, poi comprendendo che la loro<strong>di</strong>fesa sarebbe stata inutile, s'alzarono bruscamente, fuggendopure verso il fiume.Bennie che ci teneva ad aumentare le provviste, ricaricòprontamente il fucile e sparò, ma ormai erano troppo lontane.– Non importa – <strong>di</strong>sse. – Abbiamo la frittata e l'arrosto.Si avvicinarono a quelle buche che servivano da ni<strong>di</strong> aipoveri volatili, e videro che ognuna conteneva sei uova, assaipiù grosse <strong>di</strong> quelle dei tacchini, e col guscio bianco verdognolo.Nell'ultima invece ne trovarono otto.– Che siano troppo vecchie? – chiese Armando che si eraaffrettato a riempirsi le tasche.– Anzi sono freschissime – rispose il canadese. – Nondevono avere più <strong>di</strong> tre o quattro giorni.Raccolte le uova, si caricarono dei due cigni, e ripartironoper l'accampamento, ansiosi <strong>di</strong> prepararsi una frittata colossale.Già non <strong>di</strong>stavano che cinque o seicento passi, quandou<strong>di</strong>rono in <strong>di</strong>rezione del loro campo un sordo rullìo che parevaprodotto da qualche tamburo. Si arrestarono, entrambi sorpresi,guardandosi in viso con un po' d'inquietu<strong>di</strong>ne.– Che cosa significa questo suono? – si chiese Bennie.– Che Back abbia costruito qualche tamburo? – <strong>di</strong>sseArmando.– Lui!... Non ho mai saputo che sia amante della musica. Epoi, per che cosa farne <strong>di</strong> quell'istrumento? Temo invece chesiano giunti degl'in<strong>di</strong>ani.– An<strong>di</strong>amo a vedere che cosa vogliono, Bennie.293


Allungarono il passo e giunsero all'accampamentonell'istesso momento in cui entravano pure due in<strong>di</strong>ani, che dalleloro vesti e dalle loro pitture sembravano appartenere a qualchetribù <strong>di</strong> tanana.Il signor Falcone e Back erano corsi incontro a quei nuovivenuti, impegnando con loro una animata conversazione, senzaperò comprendersi né da una parte né dall'altra.Bennie si fece innanzi, chiedendo al signor Falcone checosa desideravano.– È impossibile comprenderli – rispose l'interrogato. –Sembra che non conoscano l'inglese, salvo qualche parola.– Forse io avrò miglior fortuna – <strong>di</strong>sse Bennie.Si volse verso i due in<strong>di</strong>ani, chiedendo in una lingua assaibizzarra, che sembrava formata in parte <strong>di</strong> parole francesi e<strong>di</strong>nglesi, che cosa desideravano.Il vecchio cacciatore conosceva perfettamente lo scinuk,una lingua che è parlata e compresa da tutte le tribù in<strong>di</strong>anedell'Alaska e dei territori inglesi del Nord-Ovest, composta <strong>di</strong>termini in<strong>di</strong>geni, francesi, inglesi e perfino russi, e che vieneusata per gli scambi delle pellicce.Uno dei due in<strong>di</strong>ani, appena ebbe u<strong>di</strong>ta la domanda, risposeprontamente nell'istesso i<strong>di</strong>oma:– Avendo scorto l'accampamento degli uomini bianchi, noisiamo qui venuti per chiedere la loro opera, onde guariscano ilcapo della nostra tribù.– La tua tribù non ha uno stregone adunque? – chieseBennie, con malumore.– Due, ma il più valente è andato molto lontano, ed il piùgiovane non riesce a guarire il capo.– È stato ferito forse?– No.– Che cos'ha?294


– È stato invaso dallo spirito maligno.– Noi non abbiamo relazione collo spirito maligno, quin<strong>di</strong>la nostra assistenza non sarebbe d'alcun giovamento. Ritorna altuo campo e manda a cercare il secondo stregone.L'in<strong>di</strong>ano invece d'andarsene incrociò le braccia sul petto,<strong>di</strong>cendo:– Io ho ricevuto l'or<strong>di</strong>ne <strong>di</strong> condurre i bianchi al nostrocampo, e me ne andrò solamente quando verranno anche essi.– Ti <strong>di</strong>co che noi non conosciamo lo spirito maligno.– I bianchi sono bravi e sanno fare mille cose meravigliose.– Ti ripeto <strong>di</strong> andartene al <strong>di</strong>avolo e <strong>di</strong> lasciarci tranquilli.– Tu non conosci i tanana adunque? – chiese l'in<strong>di</strong>anoassumendo un'aria minacciosa. – La mia tribù è potente epotrebbe far pagare caro il rifiuto degli uomini bianchi.Bennie li conosceva anche troppo, essendo stato, nella suagioventù, cacciatore della Compagnia delle pellicce del Nord-Ovest, e sapeva quanto erano audaci e risoluti. Comprese subitoche mai sarebbe riuscito a persuadere quei due testar<strong>di</strong>dell'assoluta inefficacia dei loro mezzi contro lo spirito maligno,e dopo un breve consiglio col signor Falcone, decise <strong>di</strong> seguirli.Sperava con qualche stregoneria <strong>di</strong> cavarsela e <strong>di</strong> fareprontamente ritorno sulle rive dell'Yucon.Non volendo però rinunciare alla frittata, pregò i duein<strong>di</strong>ani <strong>di</strong> aspettare qualche ora, anzi credette opportunod'invitarli a colazione.Divorato il pasto alla lesta, caricarono le casse e la tendasui cavalli, salirono in arcione e seguirono i due in<strong>di</strong>ani, i qualisi <strong>di</strong>rigevano verso la foresta, battendo una specie <strong>di</strong> tamburelloformato <strong>di</strong> legno <strong>di</strong> salice coperto da un pezzo <strong>di</strong> pelle <strong>di</strong> renna.Un'ora dopo il drappello giungeva sulle rive d'un largoaffluente dell'Yucon, dove si vedevano galleggiare numerosicanotti ed anche alcuni baidarri, battelli formati con pelli d'alce295


o <strong>di</strong> renna tese su <strong>di</strong> una ossatura <strong>di</strong> cedro, terminanti con duepunte assai rialzate, e che possono portare anche quattropersone.A breve <strong>di</strong>stanza, intorno ad una piccola baia, sorgeva ilvillaggio in<strong>di</strong>ano, formato da una cinquantina <strong>di</strong> tende <strong>di</strong> pelle,<strong>di</strong> forma conica, <strong>di</strong>pinte grossolanamente e <strong>di</strong> alcune capanneestive coperte <strong>di</strong> ramoscelli ver<strong>di</strong>, <strong>di</strong> strisce <strong>di</strong> corteccia <strong>di</strong>betulla e <strong>di</strong> lembi <strong>di</strong> pellicce cuciti malamente.Vedendo comparire i quattro bianchi, l'intera popolazioneandò loro incontro danzando ed urlando, fra un furioso abbaiare<strong>di</strong> cani. Vi erano anche numerose donne, coperte <strong>di</strong> pelli tinte avivaci colori, adorne <strong>di</strong> collane, <strong>di</strong> conchigliette e <strong>di</strong> perle.Alcune portavano i loro bambini chiusi entro una specie <strong>di</strong>seggioletta <strong>di</strong> corteccia <strong>di</strong> betulla, como<strong>di</strong>ssime se non avesseroavuto sul <strong>di</strong>nanzi un pezzo <strong>di</strong> legno che si alzava fino al ventredei piccini per impe<strong>di</strong>re che le loro gambe prendessero delleforme <strong>di</strong>fettose. Sono accuratamente foderate <strong>di</strong> sofficemuschio, e così leggere che le madri se le appendono al dorsoquando sono in marcia.Dinanzi alla folla veniva lo stregone, un pezzo d'uomo altoquanto un granatiere, <strong>di</strong> statura eccezionale pei tanana, che sonoor<strong>di</strong>nariamente <strong>di</strong> statura piuttosto bassa. Quell'importantepersonaggio aveva due pezzi d'osso, lunghi un buon piede,passati fra le cartilagini del naso, che gli davano un aspettobuffo; il viso era pitturato <strong>di</strong> rosso, gli orecchi invece <strong>di</strong> nero, e<strong>di</strong> capelli <strong>di</strong> giallo.Indossava una grande pelliccia d'orso bianco d'una tintaquasi sulfurea, carica <strong>di</strong> ornamenti d'ogni specie, tutti amuletipreziosissimi senza dubbio, che dovevano preservare dacentomila malattie, prolungare la vita, scacciare lo spiritomaligno, mettere in fuga gli animali feroci, fulminare i nemici,ecc.296


Lo stregone si avanzò verso gli uomini bianchi e <strong>di</strong>edeloro, a nome dell'intera tribù, il benvenuto tra<strong>di</strong>zionale.I quattro bianchi furono quin<strong>di</strong> condotti in un'ampiacapanna, costruita con tronchi <strong>di</strong> pino, soli<strong>di</strong>ssima, e che parevadovesse essere il magazzino dei cacciatori della tribù, poiché sivedevano <strong>di</strong>sposte all'ingiro od inchiodate alle pareti, numerosepelli d'orsi grigi e neri, <strong>di</strong> alci, <strong>di</strong> renne, <strong>di</strong> castori, <strong>di</strong> dainimooses, <strong>di</strong> raccoon o d'orsi lavatori, e non poche <strong>di</strong> lontre <strong>di</strong>fiume.Lo stregone con un cenno congedò la tribù, poi seguì gliuomini bianchi, chiudendo la porta. Essendo il locale assaioscuro, non avendo finestre, lo stregone andò in un angolo,prese un oggetto non ancora ben definibile, e lo porse a Bennie,invitandolo ad accenderlo.Il canadese non si fece pregare, e coll'acciarino e l'esca<strong>di</strong>ede fuoco a quella specie <strong>di</strong> candela, la quale subito si accesespandendo all'intorno una luce assai brillante.Armando ed il signor Falcone non avevano potutotrattenere una esclamazione <strong>di</strong> meraviglia, nel riconoscere inquella torcia... un pesce, acceso per la coda!...Quegli strani abitanti delle acque, servono da fiaccole agliabitanti dell'Alaska.Vengono chiamati celikon, ossia pesci candela. Sono lunghitrenta o trentadue centimetri, abbastanza roton<strong>di</strong>, ed hanno lapelle argentea.Sono i pesci più grassi finora conosciuti, e dànno un oliosuperiore a quello che si ricava perfino dalle olive. Si accendonosempre per la coda, e per un paio d'ore forniscono una lucechiara, brillante, che nulla ha da invi<strong>di</strong>are alle migliori candele.Quei pesci si trovano per lo più in una baia chiamata Kitlakt-a-laks,e vengono pescati in gran numero per venire poismerciati alle tribù dell'interno. La stagione non dura che tre297


settimane, ma ne vengono presi tanti, da servire per tuttal'annata.Lo stregone, che era molto amabile, offrì agli uominibianchi una bottiglia <strong>di</strong> gin, che aveva ricevuto <strong>di</strong> certo daicacciatori del forte Scelkirk, in cambio <strong>di</strong> qualche pelliccia: poili informò del pessimo stato in cui si trovava il capo della tribù.Egli aveva cercato tutti i mo<strong>di</strong> per scacciargli lo spiritomaligno, senza però riuscirvi. Aveva fatto sospendere al palo delvillaggio numerosi regali per placare quell'indemoniato spirito,aveva sostenuto con lui delle lunghe lotte, cercando invano <strong>di</strong>afferrarlo e <strong>di</strong> gettarlo nel fuoco; aveva fatto urlare tutta lapopolazione per delle ore intere, aveva cercato <strong>di</strong> persuadere ilcapo che ormai era guarito, senza nulla ottenere.Temendo che la popolazione gli si rivoltasse contro e chelo uccidesse, pregava i bianchi <strong>di</strong> voler tentare <strong>di</strong> guarire ilmalato. Ormai tutta la popolazione era certa che vi sarebberoriusciti, lui pel primo, non dubitava dell'esito.– Questo stregone è un furbo matricolato – <strong>di</strong>sse Bennie,rivolgendosi verso i suoi amici. – Per salvare la propria pellecerca <strong>di</strong> mettere in pericolo la nostra, però vedremo se viriuscirà.– Che cosa avete intenzione <strong>di</strong> fare?... – gli chiese il signorFalcone.– Ormai non possiamo rifiutarci <strong>di</strong> visitare l'ammalato. Senon lo facciamo i tanana <strong>di</strong>verrebbero furiosi e prenderebbero learmi. An<strong>di</strong>amo a vedere che cos'ha quel dannato tisicuzzo <strong>di</strong>capo.Guidati dallo stregone, uscirono dalla capanna, sfilando inmezzo alla popolazione silenziosa, ed entrarono in un'ampiatenda <strong>di</strong> pelle d'alce che si rizzava nel centro del villaggio,guardata da otto in<strong>di</strong>ani armati <strong>di</strong> lance e <strong>di</strong> scuri.Di tratto in tratto quei valorosi si scagliavano in tutte le298


<strong>di</strong>rezioni, maneggiando le scuri con vigore sovrumano, emandando urla spaventevoli, con quanto piacere del poveromalato lo si può immaginare. Così facendo, erano però certid'impe<strong>di</strong>re il ritorno dello spirito maligno.Sotto quella tenda, steso su <strong>di</strong> un ammasso <strong>di</strong> pellicce ecircondato da un infinito numero <strong>di</strong> amuleti, consistenti per lopiù in collane <strong>di</strong> conchigliette e <strong>di</strong> denti d'orso, o d'artigli <strong>di</strong> altrefiere, giaceva il capo.Quel povero <strong>di</strong>avolo poteva avere ottant'anni. Era magro,sparuto, coperto <strong>di</strong> rughe profonde, colla pelle quasiincartapecorita, gli occhi infossati e quasi spenti.Furiosi colpi <strong>di</strong> tosse <strong>di</strong> quando in quando lo assalivano,facendolo trabalzare sul suo letto <strong>di</strong> pelli.– Che cosa <strong>di</strong>te? – chiese Bennie, volgendosi verso ilsignor Falcone, che s'era curvato sul malato.– Che quest'uomo è finito – rispose l'italiano. – È vecchioquasi quanto Noè, e s'è buscata una polmonite che lo manderà<strong>di</strong>ritto all'altro mondo.– Non vi è speranza <strong>di</strong> rimetterlo in gambe, almeno perventiquattro ore, il tempo sufficiente per andarcene?...– Nessuna, Bennie; domani quest'uomo sarà morto, e forseprima che cali il sole.– Briccone d'un mago!... E crede che noi mettiamo le manisu questo moribondo, per poi gettare su <strong>di</strong> noi la responsabilità.Eh!... Mio caro volpone, non siamo così sciocchi.Si volse verso lo stregone che lo osservava con ansietà,<strong>di</strong>cendogli:– Il capo sta assai male.– Lo so, uomo bianco, ma tu lo guarirai.– Sì, però mi occorre una me<strong>di</strong>cina potente che io qui nonpossiedo.– E dove si può trovare?299


– Al forte Scelkirk.– È lontano – <strong>di</strong>sse lo stregone.– Coi nostri cavalli, che corrono come il vento, vi possiamogiungere in sole quattro ore.– È impossibile!...– Tu non conosci le nostre bestie.– È vero.– Lasciaci andare al forte Scelkirk, ed io rispondo della vitadel capo.– E se non torni più?... Non si potrebbe mandare alcuni deinostri uomini?...– Il comandante del forte non darebbe loro la me<strong>di</strong>cina chemi occorre e poi non sanno montare i nostri animali.– Manda uno dei tuoi compagni – <strong>di</strong>sse lo stregone il quale<strong>di</strong>ffidava.– È necessaria la presenza <strong>di</strong> tutti noi od il comandante nonci darà nulla. Orsù, o lasciarci andare al forte od il capo muore.– Lasciate che venga anch'io con voi.– Nessuno te lo impe<strong>di</strong>sce.– Allora partiamo.– Sì, partiamo – mormorò l'astuto canadese, sorridendo. –Aspetta che siamo un po' lontani dal villaggio e vedrai checapitombolo ti farò fare, briccone. Sarà un vero miracolo se nonti romperai il collo.Erano appena usciti e stavano <strong>di</strong>rigendosi verso la capannaper prendere le loro coperte e le provviste che avevano colàdepositate, quando videro irrompere nel villaggio cinque in<strong>di</strong>aniarmati <strong>di</strong> lance, <strong>di</strong> scuri e <strong>di</strong> fiocine.Parecchie donne e parecchi guerrieri del villaggio liseguivano gridando, piangendo e percuotendosi il corpo coipugni. Parevano tutti in preda ad una violenta <strong>di</strong>sperazione.– Che cosa succede? – chiese il signor Falcone a Bennie, il300


quale si era arrestato.– Ma... non so... pare che sia morto qualche stregone.– Il famoso forse, quello che era partito per un viaggioverso sud.– Sembra – rispose Bennie.Ad un tratto vide quei cinque uomini avventarsifuriosamente verso Armando, afferrandolo brutalmente per lebraccia e minacciandolo colle scuri e colle fiocine.Poi uno <strong>di</strong> quegli indemoniati si volse verso lapopolazione, gridando con voce strozzata per l'ira:– Ecco l'uccisore dello stregone!...– Corna <strong>di</strong> bisonte!... – esclamò Bennie, impallidendo. –Che brutta frittata!...Poi, prima che i suoi compagni potessero comprendere <strong>di</strong>che cosa si trattava e prima che la popolazione si precipitasseinnanzi, si gettò contro quei cinque guerrieri tempestandoli <strong>di</strong>busse e mandandoli a gambe levate, prontamente aiutato daBack.– Venite!... – gridò, slanciandosi verso la capanna. – Veniteo siete perduti!...301


LA FUGAIl canadese aveva compreso il gravissimo pericolo chestava per piombare addosso a loro.Non era necessario avere troppo buona memoria perricordarsi dello stregone che Armando aveva mitragliato pressol'alce per <strong>di</strong>fendersi da una certa morte. Il caso aveva voluto chei compagni del morto comparissero proprio nel momento in cuigli uomini bianchi stavano per ingannare il secondo stregone efuggirsene al forte Scelkirk.Anche Armando aveva riconosciuto in quei cinqueguerrieri i compagni del prepotente mago e gran sacerdote dellatribù e si era slanciato <strong>di</strong>etro a Bennie, trascinando con sé suozio. Back, vedendo che tutti fuggivano, aveva stimato prudentecosa il seguirli più che in fretta.Gl'in<strong>di</strong>ani non s'erano ancora rimessi dal loro stupore, chegià i futuri <strong>minatori</strong> si trovavano nella grande capanna o meglionel magazzino delle pellicce, colle armi in mano; pronti a<strong>di</strong>mpegnare risolutamente la lotta entro quella specie <strong>di</strong> fortino <strong>di</strong>tronchi d'albero.Vedendoli rifugiarsi colà, i tanana erano rimasti dapprimaindecisi, poi erano entrati nelle loro tende per armarsi e si eranoprecipitati verso il magazzino; ululando come una banda <strong>di</strong> lupied agitando minacciosamente le loro lance e le loro pesantiscuri.Lo stregone, <strong>di</strong>ventato <strong>di</strong> punto in bianco il più ferocenemico degli uomini bianchi, perché nella loro morte vedevaormai la propria salvezza, non essendo <strong>di</strong>fficile scagliare su <strong>di</strong>loro l'accusa <strong>di</strong> aver cacciato in corpo al moribondo capo lo302


spirito maligno, capitanava quell'orda furibonda.– Corna <strong>di</strong> bisonte!... – esclamò il canadese, che si eraaffacciato alla porta. – Non so chi mi tenga dal mandare a casadel <strong>di</strong>avolo quel furfante <strong>di</strong> stregone!... Sarà però ben bravo sepiù tar<strong>di</strong> salverà la sua pellaccia!...– Mi sembra però che la faccenda assuma una pessimapiega – <strong>di</strong>sse il signor Falcone. – Sono almeno in cento.– E noi abbiamo quattro o cinquecento cartucce da bruciare– rispose Bennie. – Se credono <strong>di</strong> prenderci, s'ingannano assai, èvero Armando?– Sono pronto ad aprire il fuoco – <strong>di</strong>sse il giovanotto.– Aspettiamo.– Che cosa?– Forse <strong>di</strong>verranno più ragionevoli. Ah!... Ecco quelfurfante <strong>di</strong> stregone che si avanza solo!... Se desideraparlamentare sia il benvenuto, per ora.Lo stregone aveva trattenuto lo slancio dei tanana e s'era<strong>di</strong>retto verso la capanna accennando a voler parlare.Bennie si mise la rivoltella nella cintura, impugnò il fucileed uscì, mentre i suoi compagni <strong>di</strong>rigevano le armi contro ilgrosso della banda, per impe<strong>di</strong>re qualsiasi sorpresa.– L'uomo bianco mi ascolti – <strong>di</strong>sse lo stregone.– Sono tutto orecchi – rispose Bennie.– Un grave delitto è stato commesso da parte d'uno dei tuoicompagni, del più giovane.– E così?– Il giovane uomo bianco ha ucciso il grande stregone dellatribù.– Lo so, ma sai tu perché lo ha ucciso? Ignori che lostregone tuo fratello voleva uccidere il giovane uomo biancoperché non voleva cedergli un'alce che non apparteneva aitanana?303


– Io non lo so.– Allora te lo <strong>di</strong>co io.– Sarà come tu <strong>di</strong>ci, però il giovane uomo bianco avendoucciso uno stregone deve morire.– Minchione!... – gridò Bennie. – E tu cre<strong>di</strong> che noi siamocosì sciocchi da lasciare che i tuoi uomini lo uccidano? Ilgiovane uomo bianco ha ucciso lo stregone per <strong>di</strong>fendersi e se tued i tuoi vorrete ven<strong>di</strong>care quel birbante, sappiate che noi ciopporremo a colpi <strong>di</strong> fucile. Ho detto!... Riferisci la mia rispostaai tanana.– L'uomo bianco parla come un fanciullo.– No, come un vecchio cacciatore abituato alle battagliecontro gl'in<strong>di</strong>ani.– Noi siamo molti.– E noi pochi, ma risoluti ed armati <strong>di</strong> fucili.– Tu adunque vuoi la guerra?– Non è la lotta che noi cerchiamo; non desideriamo che <strong>di</strong>andarcene.– Ciò è impossibile, però...– Ah!... Vi è un però – <strong>di</strong>sse Bennie, ironicamente.– Si può evitare uno spargimento <strong>di</strong> sangue.– Insegnami il modo.– Guarite il nostro capo e noi vi lasceremo andare senzatoccarvi un capello.– Amico mio, devo <strong>di</strong>rti che il tuo capo è un uomo morto eche non lo guarirebbero tutte le me<strong>di</strong>cine del mondo. Che cosavuoi? È vecchio come babbo Noè... cioè come Manitou, come ilGrande Spirito, poiché non credo che tu conosca il papà delvino, e poi ha i polmoni in <strong>di</strong>sor<strong>di</strong>ne.– Tu però mi avevi detto che al forte Scelkirk v'era uname<strong>di</strong>cina che lo avrebbe guarito. Forse che l'uomo biancovoleva ingannarmi?304


– Niente affatto; volevo semplicemente torcerti il collo.– Che cosa vuol <strong>di</strong>re l'uomo bianco?... – chiese lo stregonecoi denti stretti.– Che tu sei un briccone peggio dell'altro e che se non cifarai liberare più che presto, ti manderò a raggiungere il tuocompare. Orsù, vattene o ti pianto una palla nel tuo cranio <strong>di</strong>orso grigio.Lo stregone, che ci teneva alla pelle e che non ignorava lapotenza delle armi da fuoco, girò sollecitamente sui talloni eraggiunse i tanana per informarli del cattivo risultato <strong>di</strong> quelcolloquio.Gl'in<strong>di</strong>ani, apprendendo le risposte dell'uomo bianco,parvero <strong>di</strong>ventare furiosi. Urlavano come una banda <strong>di</strong> lupiaffamati e saltavano in tutte le <strong>di</strong>rezioni come per eccitarsi alcombattimento.Quando si credettero sufficientemente inferociti, i piùaudaci si precipitarono verso la capanna. I bianchi non volendoessere i primi a cominciare le ostilità, fecero una scarica in aria.Udendo quelli spari, gl'in<strong>di</strong>ani arrestarono il loro slancio,poi udendo fischiare le palle sopra le loro teste, se la <strong>di</strong>edero agambe sgombrando precipitosamente la piazza.– Non mi sembrano molto coraggiosi – <strong>di</strong>sse Armando.– Non <strong>di</strong>telo così presto – rispose Bennie. – I tananagodono fama <strong>di</strong> essere audaci e lo seppero i russi i quali furonocostretti a subire molti combattimenti riportando gravissimeper<strong>di</strong>te. Io temo che abbiano mo<strong>di</strong>ficato il loro piano.– Volete <strong>di</strong>re?...– Che abbiano intenzione <strong>di</strong> asse<strong>di</strong>arci.– Lo credete?...– Guardate quei furfanti!... Si sono nascosti <strong>di</strong>etro le tendee non ci perdono <strong>di</strong> vista.– Se tentassimo una vigorosa sortita?...305


– Non la consiglierei, giovanotto. Sono più <strong>di</strong> cento e se sigettano tutti addosso a noi, non avremo <strong>di</strong> certo la vittoria.– Che cosa volete fare? – chiese il signor Falcone.– Attendere la notte e uscire <strong>di</strong> sorpresa.– Mi affido interamente a voi, Bennie.– E poi, ho un certo progetto che mi frulla pel capo –aggiunse il canadese, guardando l'ammasso <strong>di</strong> pelli cheingombrava la capanna.– Quale?...– Ve lo <strong>di</strong>rò più tar<strong>di</strong>, signor Falcone. Lasciamo che itanana ci sorveglino a loro comodo.Chiusero la porta, assicurandola internamente con grossepertiche che avevano trovate nella capanna, vi accumularono<strong>di</strong>etro degli ammassi <strong>di</strong> pelli ed apersero invece due pertugi perpassarvi i fucili e per sorvegliare i tanana.Avendo trovato in un angolo una grossa provvista <strong>di</strong> pescicandela, ne accesero parecchi, non amando l'oscurità.Avevano appena terminati quei preparativi e stavanocercando il modo <strong>di</strong> accendere anche un po' <strong>di</strong> fuoco ondeallestirsi la cena, avendo con loro le provviste, quando al <strong>di</strong>fuori u<strong>di</strong>rono urla assordanti.Credendo che gli in<strong>di</strong>ani cominciassero l'attacco, siprecipitarono verso i due pertugi e si convinsero che si trattavaben d'altro.Tutto quel pandemonio era causato dallo stregone. Eglistava facendo un ultimo tentativo per scacciare lo spiritomaligno che aveva invaso il povero capo della tribù.Degli straor<strong>di</strong>nari preparativi erano stati fatti a tale scopo.Sulla piazza, <strong>di</strong>nanzi alla tenda dell'ammalato, erano stati accesiquattro falò giganteschi per gettarvi sopra quell'ostinato spiritomaligno e bruciarlo ed erano stati rizzati parecchi pali ornandoli<strong>di</strong> stracci <strong>di</strong> tutte le tinte e <strong>di</strong> regali consistenti in monili <strong>di</strong>306


conchiglie, <strong>di</strong> perline <strong>di</strong> vetro, <strong>di</strong> denti <strong>di</strong> orso grigio, <strong>di</strong> lupo e<strong>di</strong> volpe e <strong>di</strong> corna d'alce e <strong>di</strong> renna.Il capo era stato già portato in mezzo ai quattro fuochi eadagiato su <strong>di</strong> una grande pelle d'alce. Il povero <strong>di</strong>avolo parevaproprio agli estremi e tossiva convulsivamente, in modo tale dasquarciarsi i polmoni.Gl'in<strong>di</strong>ani avevano formato un ampio circolo ed avevanointonato un coro a voce bassa, senza dubbio qualcheinvocazione.Lo stregone, collocatosi presso il malato, pareva spiasse ilmomento opportuno per cominciare la lotta contro lo spiritomaligno.Per la circostanza aveva indossato una nuova pelle d'orsogrigio, col pelame chiazzato <strong>di</strong> rosso, <strong>di</strong> nero e <strong>di</strong> azzurro cupo esi era appeso al collo, alle braccia ed alle gambe un numeroinfinito <strong>di</strong> amuleti portentosi, d'una efficacia straor<strong>di</strong>naria,infallibile.Attese che gl'in<strong>di</strong>ani finissero il coro, poi si curvò sulmalato e parve che afferrasse qualche cosa, quin<strong>di</strong> si mise aspiccare salti in<strong>di</strong>avolati, agitando pazzamente le braccia,vibrando colpi in tutte le <strong>di</strong>rezioni e calci senza numero.Il brav'uomo aveva afferrato lo spirito maligno, però questigli era fuggito <strong>di</strong> mano e doveva ronzare attorno al malato perpiombargli nuovamente addosso.Fortunatamente il mago vegliava e lo vedeva, lui solo però,poiché gli altri non vedevano assolutamente nulla, nemmenoBennie che pure aveva dei buoni occhi.Una lotta <strong>di</strong>sperata s'impegnò allora fra il mago el'invisibile spirito. Quel buffone <strong>di</strong> me<strong>di</strong>co fingeva <strong>di</strong> stringerlofra le braccia, <strong>di</strong> tempestarlo <strong>di</strong> pugni e <strong>di</strong> calci e <strong>di</strong> trascinarloverso il fuoco per bruciarlo.Le sue forze non dovevano però bastare per quella faticosa307


lotta, perché tutto d'un tratto lo si vide correre come unindemoniato, manifestando il più profondo spavento.Vi pare!... Il poveretto era stato invaso dallo spiritomaligno che egli aveva saputo trarre, con tanta arte, dal petto delmoribondo capo. Per sbarazzarsene saltava, sbuffava, urlava,<strong>di</strong>grignava i denti, si gettava a terra rotolandosi nel fango comeun maiale ed aveva la spuma alla bocca, mentre gli occhiparevano volessero uscirgli dalle orbite.Gl'in<strong>di</strong>ani intanto avevano intonato il loro coro, alzandogradatamente la voce e s'erano pure messi a correre in circolo,saltando e ballando come una banda <strong>di</strong> pazzi.Tutto quel pandemonio finalmente cessò. Il mago erariuscito a sbarazzarsi dallo spirito maligno ed a gettarlo sulfuoco.Un immenso urlo <strong>di</strong> gioia avvertì i prigionieri che lavittoria ormai era assicurata e che il capo doveva essere guarito.Due in<strong>di</strong>ani, certamente due alti <strong>di</strong>gnitari, si avvicinaronoal capo e presolo sotto le ascelle lo sollevarono, invitandolo acamminare ed assicurandolo che era perfettamente sano.Il povero uomo, quantunque avesse una illimitata fiducianello stregone della tribù, si provò a fare qualche passo, poi tuttod'un tratto lo si vide vacillare, quin<strong>di</strong> stramazzare pesantementeal suolo, rimanendo immobile.Non ostante la vittoria dello stregone, il misero eramorto!...Gl'in<strong>di</strong>ani, atterriti, si misero a urlare, mentre lo stregone,prevedendo una grossa burrasca, fuggiva con tutta la sveltezzadelle sue gambe abbandonando, e forse per sempre, il morto edanche i vivi.– Ah!... Il birbante!... – esclamò Bennie. – Cerca <strong>di</strong> salvarela sua pelle!... Se ti ritrovo ti caccerò io in corpo lo spiritomaligno!...308


– Che cosa succederà ora? – chiese il signor Falcone.– Si seppellirà il morto e si nominerà un altro capo –rispose il canadese.– E noi?– Saremo forse più sorvegliati che mai.– Che cosa ci entriamo nella morte del capo?– Chi andrà a levare dal cervello <strong>di</strong> quegl'in<strong>di</strong>ani il sospettoche siamo stati noi a far morire il loro signore?... Sono capaci <strong>di</strong>accusarci anche <strong>di</strong> questo per sacrificarci sulla sua tomba.– Forse che uccidono delle persone sulla tomba dei capi? –chiese Armando.– Talvolta sì. Gl'in<strong>di</strong>ani delle isole, specialmente, quelli <strong>di</strong>Khutsnoo, per esempio, usano uccidere alcuni schiavi e dellevecchie donne perché tengano compagnia ai loro capi nel lungoviaggio dell'altro mondo.– Che ci debba toccare anche a noi una simile sorte?– Non abbiate questo timore, Armando – <strong>di</strong>sse Bennie, conun risolino misterioso. – Questa sera, quando faranno i funeralial capo, preparerò loro una brutta sorpresa. Vi è però una cosache m'inquieta.– E quale?– Sapete dove hanno messi i nostri cavalli?– Lo so io – <strong>di</strong>sse Back. – Sono stati rinchiusi in un recintoche trovasi all'estremità del villaggio.– Benissimo. Prepariamoci la cena e non occupiamoci perora degl'in<strong>di</strong>ani.Non essendovi della legna, Bennie e Back si provvidero <strong>di</strong>pesci candela, ne ammucchiarono parecchi in mezzo allacapanna, improvvisarono una graticola con alcuni pezzi <strong>di</strong> ferrotrovati in un angolo e misero ad arrostire un bel pezzo <strong>di</strong> cigno.Avrebbero gra<strong>di</strong>to meglio cucinarlo nella pentola, peròmancavano d'acqua, quin<strong>di</strong> dovettero rinunciare al brodo.309


Mentre si occupavano della cucina, il signor Falcone edArmando vegliavano <strong>di</strong>etro i due pertugi.Gl'in<strong>di</strong>ani avevano fatto sollecitamente i preparativi pelfunerale, d'altronde semplicissimi.Avevano rizzato <strong>di</strong>nanzi alla tenda del morto ungrand'albero, <strong>di</strong>pinto a vivaci colori, appendendovi ghirlande <strong>di</strong>perle, pelli <strong>di</strong> lupo, <strong>di</strong> lontre, <strong>di</strong> martore o <strong>di</strong> ghiottoni, deicoltelli, delle scuri e dei vestiti da <strong>di</strong>vidersi fra i parenti del capoed i più cospicui personaggi della tribù.In mezzo alla piazza avevano poi collocato il feretro, unaspecie <strong>di</strong> canotto <strong>di</strong> corteccia <strong>di</strong> betulla, capace <strong>di</strong> contenere ilcadavere e le armi che aveva usate e che poi si dovevatrasportare nella vicina foresta e sospendere a due metri dalsuolo su quattro piuoli.Numerosi fuochi intanto erano stati accesi, mettendo adarrostire interi quarti d'orso, ed un gran numero <strong>di</strong> grossi pesci, iquali dovevano servire per gl'invitati, usando quei popolimangiare a crepapelle prima <strong>di</strong> condurre i morti alla loro ultima<strong>di</strong>mora.Già le tenebre cominciavano a calare e gl'in<strong>di</strong>ani sipreparavano a radunarsi, urlando e saltando, quando Benniechiamò presso <strong>di</strong> sé i suoi compagni, <strong>di</strong>cendo:– Bisogna approfittare del momento, se vogliamo prendereil largo.– Che cosa avete intenzione <strong>di</strong> fare? – chiese il signorFalcone.– Preparare una mascherata che farà drizzare i cappelli aitanana.Il signor Falcone ed Armando guardarono il canadese constupore, mentre Back che doveva ormai aver compreso <strong>di</strong> checosa si trattava, si metteva a ridere.– Non vi comprendo, Bennie – <strong>di</strong>sse il signor Falcone.310


– Seguitemi – rispose il canadese.Si <strong>di</strong>resse verso un angolo della capanna, dove si trovavaun ammasso gigantesco <strong>di</strong> pellicce e dopo d'averlo rovesciato,prese quattro pelli d'orso grigio, <strong>di</strong> taglia enorme e conservatecon grande cura. Ne levò una, si accomodò per bene la testa inmodo da coprirsi il viso, si infagottò nella pelle, poi si gettò alsuolo mettendosi a galoppare coi pie<strong>di</strong> e con le mani.– Ditemi, signor Falcone – <strong>di</strong>sse. – Non vi sembro un orso?– Sì, Bennie. Un po' basso, se devo <strong>di</strong>re il vero, però potetepassare per un grizzly.– Specialmente <strong>di</strong> notte – aggiunse Back.– Ebbene, signori miei, vi assicuro, la mascherata produrràun effetto superbo. – Volete spaventare i tanana?– Spaventarli!... Li metteremo in fuga, signore. Chipotrebbe resistere all'improvviso attacco <strong>di</strong> quattro grizzly?– Specialmente se appoggiati da colpi <strong>di</strong> fucile – aggiunseBack.Il signor Falcone ed Armando non poterono frenare unarisata.– Orsù, non per<strong>di</strong>amo tempo – proseguì il canadese. – Gliin<strong>di</strong>ani pel momento non si occupano <strong>di</strong> noi, e abbiamo ancorada lavorare. Bisogna, innanzi tutto, aprire un passaggio <strong>di</strong>etro lacapanna, non essendo prudente uscire dalla porta.– Siamo ai vostri or<strong>di</strong>ni – <strong>di</strong>sse il signor Falcone.Bennie, prima <strong>di</strong> mettersi al lavoro, andò ad osservaregl'in<strong>di</strong>ani. Pareva che si fossero <strong>di</strong>menticati dei prigionieri,poiché si erano tutti radunati sulla piazza, uomini, donne ebambini, urlando e danzando attorno al feretro del capo.Il momento per agire non poteva essere più opportuno.Il canadese, aiutato da Armando e da Back, adoperando ilsuo bowie-knife, riuscì a strappare un palo, poi un secondo,quin<strong>di</strong> un terzo, ottenendo un passaggio sufficiente per tutti.311


Si gettarono a tracolla i fucili, dopo d'averli ricaricati connuove cartucce, onde essere sicuri dei loro colpi, si avvolseronelle pellicce dei grizzly, accomodandosele indosso meglio chepotevano affinché l'illusione fosse più perfetta, poi uscirono perl'apertura.In quel momento i tanana urlavano come ossessi, edanzavano vertiginosamente attorno al feretro del capo, mentresui falò le carni crepitavano ed arrostivano.I quattro orsi fecero il giro della capanna, poi giunti pressoalcune macchie <strong>di</strong> ribes che crescevano a breve <strong>di</strong>stanza, sialzarono in pie<strong>di</strong>, cercando d'imitare le rauche urla <strong>di</strong> queiterribili plantigra<strong>di</strong>.312


L'INSEGUIMENTO DEI TANANAGl'in<strong>di</strong>ani, occupati a danzare e ad urlare, dapprima non siaccorsero della presenza <strong>di</strong> quei quattro animalacci, quando peròquesti comparvero nel campo illuminato dai falò, un grido <strong>di</strong>terrore si fece u<strong>di</strong>re.Uomini, donne e fanciulli, in preda ad uno spaventoimpossibile a descriversi, si riversarono all'impazzata attraversole tende, abbattendole, poi si <strong>di</strong>spersero in tutte le <strong>di</strong>rezioni,urtandosi, atterrandosi e calpestandosi, senza più occuparsi nédel morto, né delle carni che terminavano <strong>di</strong> abbrustolirsi suicarboni.Nessuno aveva pensato <strong>di</strong> afferrare le armi, tanta era statala paura che li aveva invasi alla vista dei quattro mostruosianimali.Bennie ed i suoi compagni, rimasti padroni del campo, si<strong>di</strong>ressero verso il recinto che racchiudeva i cavalli, e che sitrovava a breve <strong>di</strong>stanza.Sbarazzarsi delle pelli, caricare le casse sugli animali, esalire in arcione, fu l'affare <strong>di</strong> pochi minuti. Stavano per partire,quando videro i tanana ritornare a corsa sfrenata, urlando e<strong>di</strong>mprecando.Accortisi dell'inganno, erano corsi ad armarsi, ed ora sipreparavano a dare addosso ai fuggiaschi, furiosi <strong>di</strong> essere staticosì ingenuamente corbellati.Tre o quattro dei più lesti s'avventarono contro il canadese,alzando contro <strong>di</strong> lui le fiocine, mentre un altro gli afferrava lebriglie del cavallo.Bennie non esitò più. Comprendendo che un ritardo <strong>di</strong> solo313


mezzo minuto poteva costare la vita a sé ed ai suoi compagni,levò rapidamente la rivoltella e la scaricò contro gli assalitori,mentre obbligava il cavallo ad impennarsi.Due in<strong>di</strong>ani caddero, morti o feriti. Gli altri si scostaronoprecipitosamente, ripiegandosi sul grosso della banda.– Al galoppo!... – urlo il canadese, bruciando la sua ultimacartuccia.I cavalli, punzecchiati coi coltelli, partirono ventre a terranitrendo dolorosamente.I tanana non per questo rinunciarono all'inseguimento.Essendo tutti gl'in<strong>di</strong>ani veloci corridori, si slanciaronoanimosamente <strong>di</strong>etro ai cavalli, raddoppiando le urla e leminacce.Bennie ed i suoi compagni, certi delle gambe dei lorocorrieri, non si preoccupavano. Però, volendo spaventare quegliostinati inseguitori, <strong>di</strong> quando in quando si volgevano persparare qualche colpo <strong>di</strong> fucile, a casaccio, essendo ormail'oscurità assai fitta.I cavalli, spinti sempre al galoppo, in pochi minuti giunseroalla foresta, e vi si cacciarono dentro, filando come meteore fra igiganteschi tronchi dei pini e degli abeti, i quali fortunatamente,lasciavano dei larghi passaggi.Le grida dei tanana a poco a poco <strong>di</strong>ventavano sempre piùfievoli. Le loro gambe, per quanto robuste ed agili, nonpotevano certamente gareggiare con quelle dei mustani <strong>di</strong>prateria.Dopo mezz'ora <strong>di</strong> galoppo furioso, le urla degli inseguitori,non si u<strong>di</strong>vano più.– Saranno tornati in<strong>di</strong>etro – <strong>di</strong>sse il canadese, moderando lacorsa del suo cavallo, per accordare un po' <strong>di</strong> respiro alla poverabestia. – Il <strong>di</strong>avolo se li porti tutti nell'Yucon, assieme all'anima<strong>di</strong> quel vecchio catarroso. Pezzi <strong>di</strong> canaglie! Credevano <strong>di</strong> aver314


da fare con dei novellini o con dei polli?– Dove ci <strong>di</strong>rigiamo, Bennie? – chiese il signor Falcone.– Sempre verso il nord, per ora. Quando saremo giuntisulle rive dell'Yucon, piegheremo all'ovest per giungere al forte.– Non avremo più molestie da parte dei tanana?– Io non lo credo. Saranno tornati per seppellire il capo eprendere parte al banchetto funebre.– Ci fermeremo questa notte?– Sarà necessario, signore. I nostri cavalli non potrannoresistere molto, e poi con questa oscurità possiamo precipitare inqualche palude. Rallentiamo un po' la corsa e continuiamo afuggire per frapporre una buona <strong>di</strong>stanza fra noi ed il villaggiodei tanana.Accordato un po' <strong>di</strong> riposo agli animali, <strong>di</strong>eci minuti doporipartivano al piccolo trotto, inoltrandosi sempre più nellaforesta.Quella seconda corsa fra i gran<strong>di</strong> vegetali durò un'ora, poifu interrotta dall'incontro d'un largo corso d'acqua che correvadal sud al nord-ovest, certamente un affluente dell'Yucon.Non osando avventurarsi su quelle acque che correvanorapi<strong>di</strong>ssime, formando qua e là numerosi gorghi, i fuggiaschidecisero <strong>di</strong> arrestarsi per attendere l'alba. Forse esisteva qualcheguado o qualche passaggio, ma con quell'oscurità non erapossibile scoprire né l'uno né l'altro.Scesero d'arcione senza però liberare i cavalli dalle selle edalle casse, per essere pronti a ripartire in caso d'un nuovoattacco e stese al suolo le coperte, si sdraiarono l'uno accantoall'altro per rimanere più cal<strong>di</strong>, essendo la notte piuttosto fredda.Avrebbero desiderato accendere un bel fuoco, abbondandoin quel luogo la legna resinosa, però non l'osarono, per nonattirare l'attenzione dei loro nemici, dato che qualcuno avessecontinuato l'inseguimento.315


Quella notte, passata sotto la cupa ombra dei vegetaligiganti, senza fuoco e con un freddo che <strong>di</strong>ventava sempre piùintenso, <strong>di</strong> ora in ora, fu tutt'altro che buona. SpecialmenteBack, non ancora abituato a quel clima, si lamentò parecchievolte e batté i denti senza interruzione.Quando cominciò a spuntare l'alba, Bennie, aiutato daArmando, accese un po' <strong>di</strong> fuoco onde preparare un po' <strong>di</strong> thècal<strong>di</strong>ssimo. Già la deliziosa bevanda era pronta, quando i cavallisi misero a nitrire ed a scalpitare, dando segni d'inquietu<strong>di</strong>ne.Il canadese sapendo che i mustani <strong>di</strong> prateria sentono dalontano l'avvicinarsi d'un nemico, sia uomo od animale, s'alzòprontamente lanciando uno sguardo sospettoso sotto gli alberi.– Che cosa avete, Bennie? – chiese Armando.– I mustani hanno sentito un nemico.– Che vi sia qualche orso in questi <strong>di</strong>ntorni.– Od i tanana?– Gl'in<strong>di</strong>ani qui?– Possono aver seguìte le nostre tracce, Armando. Servite ilthè, e non occupatevi <strong>di</strong> me, per ora.Prese il fucile e si cacciò sotto gli alberi. Una nebbiapiuttosto densa si era accumulata nella foresta, ondeggiando inmezzo ai rossi tronchi ed ai rami, però il canadese non era uomoda smarrirsi.Si <strong>di</strong>resse verso il sud a passi rapi<strong>di</strong>, poi si <strong>di</strong>leguò fra ivapori.Armando, il messicano ed il signor Falcone, bevutofrettolosamente il thè, visitarono le bardature dei cavalli,assicurarono per bene le casse premendo loro <strong>di</strong> non perderle,poi si tennero pronti a balzare in sella.L'assenza del canadese non durò che <strong>di</strong>eci minuti. I suoicompagni lo videro tornare correndo, col fucile in mano, colviso sconvolto.316


– Presto, in arcione! – <strong>di</strong>sse.– I tanana? – chiese il signor Falcone.– Stanno per giungere.I quattro uomini balzarono lestamente in sella, poipartirono al galoppo, seguìti dal quinto cavallo, il quale portavala grande cassa.In pochi minuti giunsero sulle rive del fiume. Colàs'accorsero che non era possibile affrontare la corrente, essendoassai rapida, interrotta da gorghi pericolosi, e probabilmenteassai profon<strong>di</strong>.– Seguiamo la riva – <strong>di</strong>sse Bennie. – In qualche luogotroveremo certamente un passaggio.I cavalli, vivamente eccitati, piegarono a sinistra,raddoppiando la corsa. La riva però <strong>di</strong>ventava sempre più aspra,elevandosi continuamente.Il fiume si restringeva, precipitandosi impetuosamente fradue pareti rocciose, tagliate quasi a picco, impossibili a<strong>di</strong>scendersi. Colà gua<strong>di</strong> non se ne trovavano <strong>di</strong> certo, e tantomeno dei passaggi.Bennie cominciava a <strong>di</strong>ventare inquieto, vedendo che lasperanza <strong>di</strong> frapporre il fiume fra sé e gl'in<strong>di</strong>ani, sempre più si<strong>di</strong>leguava.– Che siamo costretti a continuare la corsa fino all'Yucon?– si chiedeva. – Se avessimo dei buoni cavalli e non tantocarichi, la cosa non presenterebbe alcun pericolo:<strong>di</strong>sgraziatamente i nostri animali sono slombati e stanchissimi.Temendo <strong>di</strong> veder sbucare da un momento all'altro i tanana,si volgeva <strong>di</strong> frequente, però fino a quel momento non siscorgevano.Galoppavano da una mezz'ora, seguendo sempre la riva,<strong>di</strong>ventata ormai altissima, quando aguzzando gli sguar<strong>di</strong> ilcanadese scorse una sottile linea nera gettata sopra il fiume.317


– Che vi sia un ponte? – si chiese. – Quale fortuna per noi,se non m'ingannassi.– Bennie – <strong>di</strong>sse in quell'istante Armando. – Vedo qualchecosa gettata fra le due rive.– L'ho notato – rispose il canadese. – Se deve...La frase gli fu troncata da un urlìo assordante che erascoppiato verso l'alto corso del fiume. I fuggiaschi si volsero evidero una banda <strong>di</strong> tanana correre lungo la riva, agitandominacciosamente le scuri e le lance.Gl'in<strong>di</strong>ani, usciti dalla foresta, avevano scorto i fuggiaschi,e si preparavano ad inseguirli animosamente per impe<strong>di</strong>re loro ilpassaggio del fiume. Fortunatamente erano ancora lontani,mentre la linea nera che attraversava il fiume non <strong>di</strong>stava più <strong>di</strong>poche <strong>di</strong>ecine <strong>di</strong> metri.– Un ultimo sforzo! – gridò Bennie.I cavalli percossi e punzecchiati coi coltelli, ripartirono connovella lena, sbuffando e nitrendo.Un passaggio era stato gettato attraverso al fiume. Non sitrattava d'un vero ponte, bensì <strong>di</strong> tre lunghi tronchi <strong>di</strong> giovanipini, situati l'uno accanto all'altro e privi <strong>di</strong> parapetto.Far passare dei cavalli su quel pontile, non doveva essereuna impresa facile, però non era il momento <strong>di</strong> esitare.– Quando saremo giunti sulla riva opposta taglieremo itronchi – <strong>di</strong>sse Bennie. – Avanti, uno sforzo ancora, e saremosalvi.I cavalli salirono la riva al galoppo, e s'arrestarono, ansanti,sudati e coperti <strong>di</strong> schiuma sanguigna, presso il ponte.I cavalieri scesero <strong>di</strong> sella, poi Back pel primo afferròstrettamente le briglie del mustano che portava la grande cassa,e si avventurò risolutamente su quei tre tronchi <strong>di</strong> pino cheparevano già semifra<strong>di</strong>ci.L'animale, vedendo scorrere sotto l'acqua turbinando e318


spumeggiando, dapprima arretrò nitrendo <strong>di</strong> spavento, poiudendo la voce del padrone, si spinse innanzi, tremando escuotendo pazzamente la testa.I tronchi, già assai vecchi, oscillavano e crepitavano sotto ilpeso dell'uomo e dell'animale, minacciando <strong>di</strong> spezzarsi, e <strong>di</strong>rovesciare gli audaci che passavano sopra. Per <strong>di</strong> più l'umi<strong>di</strong>tà liaveva resi visci<strong>di</strong>, facendo scivolare il mustano.Quella prima traversata però si compì felicemente, senzache accadessero <strong>di</strong>sgrazie.Back tornò in<strong>di</strong>etro, e anche il secondo cavallo passò, poigli altri, guidati da Armando e dal signor Falcone.Bennie era rimasto ultimo per far fronte agl'in<strong>di</strong>ani.Quegli ostinati, vedendo sfuggirsi la preda, raddoppiavanola corsa e le urla.Già non <strong>di</strong>stavano che centocinquanta metri, quando ilcanadese si decise a slanciarsi sul ponte.– Preparatevi a tagliarlo – gridò ad Armando, che si era giàarmato d'una scure.Procedendo lestamente, il canadese era già giunto a metàdel ponte, quando <strong>di</strong>etro <strong>di</strong> sé udì un grido, poi una voce bennota che <strong>di</strong>ceva:– Muori, cane!...Si volse rapidamente, e vide un uomo slanciarsi giù da unaroccia, tenendo in pugno una scure.Lo riconobbe subito: era lo stregone della tribù!...– Uccidetelo!... – urlò, mentre cercava <strong>di</strong> affrettare il passo.Prima che Back ed il signor Falcone avessero il tempo <strong>di</strong>afferrare le armi, risuonò un colpo secco ed il ponte trabalzòspaventosamente.Bennie si era lasciato cadere, stringendo con supremaenergia i tronchi <strong>di</strong> pino.– Uccidetelo!... – ripeté, chiudendo gli occhi.319


Un secondo colpo risuonò seguìto da uno schianto, ed ilponte troncato da una furiosa mazzata, precipitò nell'acqua,assieme al <strong>di</strong>sgraziato canadese.Nel medesimo istante echeggiavano due spari. Lo stregonenon ebbe il tempo <strong>di</strong> vedere il suo avversario piombare fra igorghi del fiume.Colpito dalle due palle s'alzò <strong>di</strong> scatto, aprì le braccialasciando cadere la scure, poi a sua volta rotolò fra lespumeggianti acque del fiume.– Bennie!... – gridano Armando, Back ed il signor Falcone,precipitandosi verso la riva. – Bennie!...Una voce lontana rispose:– Tengo il ponte!... Fuggite!– Ah!... Bravo camerata!... – esclamò Armando, che avevale lagrime agli occhi.In quel momento i tanana giungevano sull'opposta riva delfiume. Non potendo più attraversarlo, si misero a lanciare le lorofiocine, urlando ferocemente.Il messicano ed i suoi compagni non si degnarononemmeno <strong>di</strong> rispondere.Saliti a cavallo s'erano messi a galoppare sulla riva perraggiungere il loro compagno che la corrente, rapi<strong>di</strong>ssima,trasportava lontano.Sulla spumeggiante superficie del fiume <strong>di</strong> tratto in tratto sivedevano volteggiare, immergersi, poi tornare a galla consubitaneo slancio i tre tronchi del pino, tenuti uniti da alcunestrisce <strong>di</strong> pelle ed aggrappato a loro si vedeva il canadese.Il bravo cacciatore, anche nella caduta, non avevaabbandonato il suo fedele fucile. Dopo lunghi sforzi era riuscitoa gettarselo in ispalla, ed ora lavorava <strong>di</strong> braccia e <strong>di</strong> gambe perspingere i pini verso la riva.Gl'in<strong>di</strong>ani, accortisi della caduta del loro nemico, si erano320


pure messi a correre lungo la riva, sperando che la corrente lospingesse dalla loro parte per massacrarlo prima che approdasse.Back ed i suoi compagni, spingendo i cavalli a corsasfrenata, in breve giunsero là dove si <strong>di</strong>batteva il canadese.– Coraggio!... – gridò il signor Falcone.– Gettatemi una corda – rispose il canadese. – La correntemi trascina e non riesco a vincerla.Back si era slanciato giù da cavallo. Si aprì la casacca esnodò una lunga corda <strong>di</strong> pelle intrecciata, terminante in unanello <strong>di</strong> ferro, che portava stretta alla cintura.Era un lazo.Il messicano, che sapeva maneggiarlo con abilitàsorprendente, essendo usato assai nel Messico, si avanzò versola riva, attese che Bennie passasse, poi fece girare tre o quattrovolte il nodo scorsoio, imprimendogli una velocità crescente.La corda cadde nel fiume e andò a stringersi attorno unbraccio del nuotatore.– Aiutatemi – <strong>di</strong>sse il messicano, volgendosi versoArmando.Il canadese, sapendo ormai <strong>di</strong> non aver più nulla da temere,aveva lasciati andare i pini e si era aggrappato al lazo con ambele mani, mentre coi pie<strong>di</strong> si manteneva a galla.Back ed Armando ritirarono lestamente la corda, issandol'uomo che vi era appeso.– Corna <strong>di</strong> bisonte!... – esclamò Bennie, quando si ritrovòsulla riva. – Sono gelato!... Furfante <strong>di</strong> stregone!...Il signor Falcone aveva aperta una cassa, ed estratta unabottiglia l'aveva sporta al canadese, <strong>di</strong>cendogli:– Bevete, povero amico. È del vecchio gin che serbavo perle gran<strong>di</strong> occasioni.Il cacciatore mandò giù quattro o cinque sorsi, balbettando:– Grazie... signore!...321


I tanana erano giunti in quel momento sulla riva opposta edessendo in quel punto il fiume assai ristretto, si erano messi alanciare le loro fiocine. Una andò a cadere in mezzo aifuggiaschi sfiorando il messicano.– Oh!... Canaglie!... – gridò Armando. – Non l'avete ancorafinita? Prendete!...Con un colpo <strong>di</strong> fucile abbatté il più vicino della banda. Glialtri, spaventati dalla matematica precisione <strong>di</strong> quella palla, ecomprendendo ormai che nulla avrebbero avuto da guadagnarein una lotta, fuggirono precipitosamente, salvandosi nel vicinobosco.– A cavallo – <strong>di</strong>sse Bennie.– Siete mezzo gelato, amico – osservò il signor Falcone. –Vi buscherete qualche malanno.– Bah!... Ho la pelle corazzata – rispose il cacciatore,ridendo. – Sono abituato ai bagni fred<strong>di</strong>. Cerchiamo un buonposto per accamparci, poi mi rasciugherò.Risalirono in arcione, e si <strong>di</strong>ressero verso la foresta che siprolungava a settentrione. Trovata una piccola radura aperta fraun cerchio <strong>di</strong> pini giganti, si arrestarono per accamparsi.Il luogo era propizio per una fermata, potendo <strong>di</strong> làdominare un lungo tratto della riva opposta del fiume, essendo ilterreno un po' elevato.La tenda fu prontamente rizzata, quin<strong>di</strong> fu acceso un fuocogigantesco, capace <strong>di</strong> arrostire un bue. Bennie fu spogliato,coperto con una coltre <strong>di</strong> grossa lana, strofinato per bene conuno straccio imbevuto nel gin per riattivargli la circolazione delsangue, poi fu lasciato accostarsi al falò.Mentre Armando torceva le vesti del cacciatore e lemetteva ad asciugare, Back ed il signor Falcone preparavano lacena dando il sacco alle loro ultime provviste, non avendo avutoil tempo <strong>di</strong> portare con loro gli avanzi dei due cigni.322


Divorato il pasto, composto <strong>di</strong> un po' <strong>di</strong> pemmican conpochi fagioli, e frittelle <strong>di</strong> farina cucinate nel grasso, i futuri<strong>minatori</strong> si cacciarono sotto la tenda, mentre Back vegliava ilprimo quarto.La notte però fu senza allarmi. I tanana, certi ormai <strong>di</strong> nonpoter più raggiungere i fuggiaschi, dopo la caduta del ponte, nonsi fecero più vedere, ed anche gli animali feroci non<strong>di</strong>sturbarono il sonno dei cacciatori.Ai primi albori, ben riposati da quella dormita, ripartivanoverso l'est, ansiosi <strong>di</strong> giungere al forte <strong>di</strong> Scelkirk.Erano senza provviste, e quel paese pareva che fosse privo<strong>di</strong> selvaggina. Mancavano perfino i lupi, quegli animali ches'incontrano dovunque nell'Alaska e nelle regioni vicine.A mezzodì, dopo una lunga corsa, ripassavano l'affluentedell'Yucon presso la sua foce, servendosi d'un ponte costruitopure con alcuni tronchi <strong>di</strong> pino, ed all'una galoppavano sulla rivadel fiume gigante.Un'anitra selvatica, uccisa assai destramente da Armando,ed una dozzina <strong>di</strong> uova <strong>di</strong> cigno trovate in due ni<strong>di</strong> abbandonati,fornirono il pranzo e la cena.Il secondo giorno, poco dopo il tramonto, i futuri <strong>minatori</strong>giungevano finalmente al forte Scelkirk.323


ATTRAVERSO L'ALASKAIl forte Scelkirk, fondato parecchi lustri or sono, si trovasulla riva sinistra dell'Yucon, a poche miglia dal Mac-Millan,uno dei più ragguardevoli affluenti del fiume gigante.Al pari <strong>di</strong> tutti gli altri che si trovano <strong>di</strong>sseminati a gran<strong>di</strong><strong>di</strong>stanze nell'Alaska e nei territori inglesi del Nord-Ovest, ècostruito con tronchi d'albero grossolanamente spianati, peròassai alti e piantati profondamente nel suolo, onde poter, in caso<strong>di</strong> pericolo, resistere agli assalti delle bellicose tribù in<strong>di</strong>ane.L'interno si compone <strong>di</strong> alcuni fabbricati, pure <strong>di</strong> legno, coitetti <strong>di</strong> zinco o <strong>di</strong> rame, alcuni usati come magazzini per glioggetti <strong>di</strong> scambio o per le pelli acquistate dagl'in<strong>di</strong>ani; altriservono <strong>di</strong> stanza ai cacciatori della compagnia americana ed alloro comandante.Bennie ed i suoi compagni furono affabilmente accolti daquei bravi cacciatori, ed ebbero premurose cure da parte <strong>di</strong> tutti.Primo pensiero del canadese fu quello <strong>di</strong> chiedere seavessero avuto qualche buona scialuppa da cedere, avendointenzione <strong>di</strong> scendere l'Yucon fino a Dawson, ma ebbe il<strong>di</strong>spiacere <strong>di</strong> ricevere un rifiuto. Il forte non possedeva che unasola baleniera, ed il comandante non poteva assolutamentecederla, dovendo servire <strong>di</strong> passo attraverso il fiume.Fu quin<strong>di</strong> deciso <strong>di</strong> arrestarsi alcuni giorni al forte perriposare i cavalli, poi <strong>di</strong> farsi trasportare sulla riva opposta,volendo evitare l'immensa curva che l'Yucon descrive dalla focedel Mac-Millan a quella dello Stewart.Il comandante d'altronde li aveva consigliati <strong>di</strong> serbare icavalli, essendo ricercatissimi a Dawson, dove i più malandati si324


vendevano perfino duemilacinquecento lire l'uno.Le notizie poi giunte dalle miniere, erano semprestrabilianti, tali da incoraggiare più che mai le speranze deifuturi <strong>minatori</strong>. Si <strong>di</strong>ceva che nuovi filoni, d'una ricchezzafavolosa, erano stati scoperti sulle rive del Klondyke, e che deicercatori d'oro in poche settimane <strong>di</strong> lavoro avevano realizzatodelle fortune straor<strong>di</strong>narie.Anzi quelle liete novelle avevano tanto accesa la fantasiadei cacciatori del forte, che per la maggior parte erano fuggitionde prendere parte a quella caccia del prezioso metallo. Diventotto che pochi mesi avanti ne aveva il fortino, <strong>di</strong>ciassetteerano partiti pel Klondyke, ed il povero governatore temeva cheanche gli ultimi un giorno o l'altro se ne andassero, lasciandolosolo.Il signor Falcone ed i suoi compagni rimasero quattrogiorni al forte, poi il quinto, fatto acquisto <strong>di</strong> altre vanghe, <strong>di</strong>zappe, <strong>di</strong> provviste <strong>di</strong> polvere e <strong>di</strong> palle, essendo a corto <strong>di</strong>munizioni e <strong>di</strong> nuove vesti e coperte, si facevano trasportaresull'opposta riva assieme ai cavalli.La marcia fu subito ripresa verso l'ovest, attraverso i terreni<strong>di</strong>fficili, in parte paludosi, cosparsi però qua e là <strong>di</strong> piccolepianure irregolari, irte <strong>di</strong> gibbosità argillose e <strong>di</strong>vise da varifiumicelli <strong>di</strong> fango. La vegetazione era scarsissima su quelleterre che ricordavano le toundras.Solamente <strong>di</strong> tratto in tratto si scorgeva qualche gruppo <strong>di</strong>conifere, o <strong>di</strong> cedri dalla corteccia giallastra o qualche macchia<strong>di</strong> cornioli.Anche la selvaggina era rarissima. Per lo più non si vedevafuggire che qualche moffetta o skunk, come quegli animalettivengono chiamati dagl'in<strong>di</strong>ani, lunghi circa quaranta centimetricon una coda <strong>di</strong> lunghezza quasi eguale, il pelame luci<strong>di</strong>ssimo,nero, attraversato sul dorso da una striscia biancastra.325


Non sono pericolosi; però se inseguiti, da alcune glandolespruzzano un liquido oleoso che tramanda un odore cosìnauseante da far vomitare uomini ed animali, e da farne loroprovare il <strong>di</strong>sgusto per parecchie settimane. Nemmeno i canipossono sopportarlo, e fuggono urlando <strong>di</strong>speratamente.Marciavano da due giorni, allontanandosi sempre piùdall'Yucon per evitare la grande curva che, come fu detto, siestende dalla foce del Mac-Millan a quella dello Stewart,quando si trovarono in una vallata rinchiusa fra aspre montagne,tagliate quasi a picco dove si vedevano biancheggiare,all'estremità d'una specie <strong>di</strong> gola delle masse enormi che non sipotevano ancora ben <strong>di</strong>stinguere.– Che cosa si trova laggiù? – si chiese Bennie, trattenendoil proprio cavallo. – Guardate, signor Falcone.– Si <strong>di</strong>rebbe che è precipitata una foresta <strong>di</strong> alberi bianchi –<strong>di</strong>sse il meccanico.– Che siano piante pietrificate? – chiese Armando. – Tu sai,zio, che se ne sono scoperte nell'Arizona.– Ma no, non devono essere alberi – <strong>di</strong>sse Bennie.– Si <strong>di</strong>rebbero ossa gigantesche – <strong>di</strong>sse Back.– Sì, delle ossa, forse – mormorò il canadese. – Che laleggenda, <strong>di</strong> Giorgio Hughes fosse invece vera?– Chi era quell'Hughes? – chiese il signor Falcone.– Ve lo narrerò poi; an<strong>di</strong>amo a vedere, innanzi a tutto, sesono piante o scheletri d'animali mastodontici.Lanciarono i cavalli al galoppo, e quin<strong>di</strong>ci minuti dopogiungevano all'entrata della gola. Colà uno spettacolo strano siofferse ai loro sguar<strong>di</strong> stupiti.In mezzo ad una specie d'imbuto gigantesco, formato da uncircolo <strong>di</strong> rocce altissime, si trovavano ammucchiati centinaia ecentinaia <strong>di</strong> scheletri mostruosi. Era un caos <strong>di</strong> costole, <strong>di</strong> dentismisurati, alcuni <strong>di</strong>ritti, altri ricurvi e d'un avorio più can<strong>di</strong>do <strong>di</strong>326


quello degli elefanti, <strong>di</strong> stinchi, <strong>di</strong> crani, <strong>di</strong> spine dorsali, <strong>di</strong>zampe d'ogni forma e <strong>di</strong>mensione.Pareva che delle centinaia <strong>di</strong> esseri anti<strong>di</strong>luviani, chissà perquale singolare capriccio, si fossero trascinati in quell'imbutoper morire in compagnia.Il signor Falcone, in mezzo a quell'ossario, poté benissimo<strong>di</strong>stinguere parecchi scheletri <strong>di</strong> cervi-elefanti, o meglio <strong>di</strong>sivatherium, animali appartenenti ad una razza scomparsa daparecchie migliaia <strong>di</strong> secoli forse, somiglianti alle alci nelleforme, però grossi come gli elefanti, colla testa ornata da quattrocorna immense, fantastiche, e col collo grosso quanto un troncod'albero; <strong>di</strong> mastodonti, altri animali <strong>di</strong> grandezza favolosa,della famiglia dei pachidermi, sprovvisti però <strong>di</strong> proboscide e <strong>di</strong>zanne; <strong>di</strong> megaterii alti cinque metri e lunghi sette, con dellezampe della circonferenza <strong>di</strong> due metri e mezzo ciascuno, ed ilcorpo <strong>di</strong>feso da grosse piastre ossee.Si scorgevano però anche degli scheletri, bene conservati,<strong>di</strong> <strong>di</strong>noteri, specie affine ai mastodonti, con due enormi zannevolte in basso come si vedono nei trichechi, d'una lunghezzaperò esagerata, e non pochi <strong>di</strong> mammouth, specie d'elefanti lacui mole era tre volte maggiore <strong>di</strong> quella degli attuali, animaliche si trovano <strong>di</strong> frequente anche nelle toundras della Siberia.– Quante ricchezze perdute – <strong>di</strong>sse il signor Falcone,guardando quei denti smisurati che uscivano da quell'ammasso<strong>di</strong> scheletri e <strong>di</strong> ossami. – Qui vi sarebbe tanto avorio da<strong>di</strong>ventare milionari, senza bisogno <strong>di</strong> ricorrere alle miniere delKlondyke.– È vero, signore – <strong>di</strong>sse Bennie. – Disgraziatamente cisarebbero necessarie delle centinaia <strong>di</strong> cavalli e <strong>di</strong> carri pertrasportarlo, e non ne posse<strong>di</strong>amo.– E dei battelli a vapore – aggiunse Armando.– Deve essere qui che Hughes ha fatto la sua fortuna –327


proseguì Bennie. – Credevo che fosse una leggenda, ed ora miaccorgo che si tratta <strong>di</strong> una cosa vera.– E chi era quell'Hughes? – chiese il signor Falcone. – Sipuò finalmente saperlo?– Un cercatore d'oro che era stato raccolto, quasimoribondo, da alcuni in<strong>di</strong>ani ed adottato dalla tribù. Quelfortunato uomo, avendo chiesto ai suoi protettori se vi eranodelle ricchezze nell'Alaska, invece <strong>di</strong> condurlo alle miniere cheallora non si conoscevano, venne guidato in un cimitero <strong>di</strong>animali anti<strong>di</strong>luviani.«Aiutato dalla tribù, fece raccolta d'avorio, e dopo pazientisforzi, riuscì a portare il suo carico alla costa ed imbarcarlo. Si<strong>di</strong>ce che in tale modo guadagnasse dei milioni in grandenumero, vendendo quell'avorio negli Stati Uniti.»– Noi però non troveremmo mai una tribù che siaddossasse tale incarico – <strong>di</strong>sse il signor Falcone.– Anzi, tutt'altro, signore. Avete veduto quale fortunaabbiamo avuto presso i tanana. Lasciamo quest'avorio ad altrimeno frettolosi <strong>di</strong> noi, e mettiamoci in marcia pel paese dell'oro.Lasciarono, non senza un certo rammarico, quella goladove forse avrebbero potuto realizzare maggiori ricchezze <strong>di</strong>quelle che andavano a cercare sulle rive del Klondyke, eripresero la loro corsa verso l'ovest.Tre giorni dopo giungevano allo Stewart, tagliandolo aquin<strong>di</strong>ci miglia dalla foce. Ivi fecero una fermata per dare un po'<strong>di</strong> riposo al cavalli.Esplorando i <strong>di</strong>ntorni per cercare della selvaggina, Bennieed il signor Falcone trovarono, in una piccola pianura, parecchipozzi o claims, stati scavati da qualche banda <strong>di</strong> cercatori d'oro.Esaminando le sabbie scavate, rinvennero parecchie pagliuzzedel prezioso metallo, in così scarsa quantità però, da non valerela pena <strong>di</strong> raccoglierlo. Quella scoperta tuttavia li rianimò.328


– Cominciamo a essere sui terreni auriferi – <strong>di</strong>sse Bennie. –Io non so che cosa sia, pure comincio a provare quell'emozioneche fu giustamente chiamata, con una parola energica, la febbredell'oro. Chissà quanti tesori e quante pepite sono nascoste sottoquesti terreni quasi ancora vergini.– Forse delle fortune colossali – <strong>di</strong>sse il signor Falcone. –Si <strong>di</strong>rebbe che la terra americana è impastata d'oro e d'argento, agiu<strong>di</strong>care dalla quantità <strong>di</strong> metallo che ha data dal giorno dellasua scoperta.– Deve essere stata immensa, signore.– Tale da far girare la testa all'uomo più calmo del mondo.Si può <strong>di</strong>re senza tema d'esagerazione, che prima dello sbarcodegli europei, un gran numero <strong>di</strong> regioni, come il Perù, ilBrasile, il Venezuela, il Messico e la Nuova California, eranoformate da un impasto d'argento e d'oro.«Il Potosi, per esempio, per tre secoli ha arricchito ilmondo col suo argento che si raccoglieva quasi a fior <strong>di</strong> terra, econtinua a produrne in grande abbondanza. Colle piastre fusecolà, nel se<strong>di</strong>cesimo secolo, si poteva, <strong>di</strong>cono gli storicispagnoli, coprire uno spazio <strong>di</strong> terreno <strong>di</strong> sessanta leghequadrate.«Nella provincia <strong>di</strong> Carangas, a settanta leghe ad occidentedel Plata, per lungo tempo si raccolsero nella sabbia delle masse<strong>di</strong> argento chiamato papas dagl'in<strong>di</strong>ani, ed a Puna, nel Chili, sitagliò l'argento <strong>di</strong> quelle miniere colle forbici, trovandosi colàdei veri lastroni del prezioso metallo, e che parevano fusi adarte.«Anche quelle <strong>di</strong> Real Catorces, località ormai perduta mache si trovava nella intendenza <strong>di</strong> San Luigi <strong>di</strong> Potosi, per moltilustri <strong>di</strong>edero argento in gran copia, circa venti milioni all'anno.«Si calcola che per due secoli l'America abbia da solafornito i nove decimi d'oro e d'argento prodotto da tutto il329


mondo.»– Corna <strong>di</strong> bisonte!... Che ricchezza <strong>di</strong> miniere!... –esclamò Bennie. – Tanta abbondanza <strong>di</strong> metallo deve averprodotto un grave perturbamento sul valore dei metalli preziosi.– Straor<strong>di</strong>nario, Bennie!... E continua, deprezzando semprepiù l'oro e l'argento, segnatamente quest'ultimo.– Ditemi, signor Falcone, anticamente era molto scarsol'oro e l'argento?– Ecco: al tempo dei Romani non scarseggiava, poiché sicalcola che quel popolo conquistatore ne possedesse un miliardo<strong>di</strong> dollari <strong>di</strong> più <strong>di</strong> quanto ne esisteva nel me<strong>di</strong>o evo. Dopo leguerre del me<strong>di</strong>o evo, si <strong>di</strong>ce che il prezioso metallo fosse<strong>di</strong>ventato molto scarso, essendone andato perduto moltissimo,fors'anche perché non si era ivi più coltivato le miniere.«Dopo la scoperta dell'America, l'oro, e l'argentoricominciarono ad abbondare con un crescendo enorme. Già nel1840 la massa metallica era aumentata da 170.000 milioni <strong>di</strong>dollari ad un miliardo ed ottocentocinquanta milioni,quantunque l'oriente ne avesse fatta sparire una buona parte. Nel1850 l'intera produzione dell'oro in causa della scoperta delleminiere della California e <strong>di</strong> altre ancora nell'Americameri<strong>di</strong>onale, si stimava a circa, 4.752.070 chilogrammi quelladell'oro, ed a 149.026.790 chilogrammi quella dell'argento.»– Le miniere della California, del Colorado e dell'Australia,devono però aver aumentato considerevolmente la massaaurifera ed argentifera.– Enormemente, Bennie – <strong>di</strong>sse il signor Falcone. – Se lamemoria non m'inganna, la produzione metallifera in oro edargento, dal 1870 al 1885 deve essere stata annualmente <strong>di</strong> circa110.000.000 <strong>di</strong> dollari.«Poi vennero le miniere dell'Africa australe ad arricchirlamaggiormente, specialmente quella del Witwatersrand.330


«Infatti, nel 1890 la produzione si elevò a 118 milioni <strong>di</strong>dollari, nel 1891 a 130, nel 1892 a 146 e nel 1896 a 206 milioni,ossia a un miliardo e trenta milioni <strong>di</strong> lire.»– E le miniere dell'Alaska?– Non si sa ancora precisamente quanto possano rendere,ma ritengo che fruttino un numero ingente <strong>di</strong> milioni <strong>di</strong> dollari, eche sempre più ne daranno.– Quale fortuna se potessimo scoprirne una buona anchenoi, signor Falcone!– Se l'oro non scarseggia per gli altri, troveremo anche noiqualche ricco filone, specialmente coi mezzi che posse<strong>di</strong>amo.– E quali mezzi?– Aspettate che siamo sul luogo e vedrete che dalla grandecassa balzerà fuori un istrumento che gli altri <strong>minatori</strong>probabilmente non possederanno. Bennie, torniamo al campo; laselvaggina qui non si fa vedere.– Fortunatamente abbiamo bastanti provviste per giungerea Dawson.– È vero, Bennie.Quella notte il canadese non sognò che monti d'oro eclaims d'una ricchezza favolosa. Si credeva ormai <strong>di</strong> essere sullerive del Klondyke e <strong>di</strong> scavare, ad ogni colpo <strong>di</strong> zappa, dellepepite enormi, del peso <strong>di</strong> parecchi chilogrammi; dei veri massiauriferi.L'indomani i futuri <strong>minatori</strong> partivano pel <strong>di</strong>stretto <strong>di</strong>Klondyke. Se avessero voluto, avrebbero potuto risparmiare viarisalendo verso il nord, però non volevano slanciarsi nellaregione aurifera, senza prima aver fatte nuove provviste aDawson, anche per avere notizie sulla regione più ricca.Passato a guado il fiume In<strong>di</strong>ano, affluente <strong>di</strong> destradell'Yucon, rimontarono la riva del fiume gigante, tagliando ilKlondyke presso la sua foce, e l'indomani, prima del mezzodì,331


scorgevano le prime case <strong>di</strong> Dawson, varcando la frontieradell'Alaska.332


UN DUELLO FRA MINATORIDawson è situata quasi a cavalcioni del confine dell'Alaskae dei posse<strong>di</strong>menti inglesi del Nord-Ovest.È una città fondata <strong>di</strong> recente, anzi nata ieri, poiché primadel 1896, sul terreno che ora occupa, non esisteva la più miseracapanna. Solamente qualche orso o qualche lupo si mostravano<strong>di</strong> quando in quando.Nel 1897 contava però tre o quattro capanne costruite contronchi d'albero appena squadrati, ma la scoperta dell'oro ed ilcontinuo accorrere dei <strong>minatori</strong>, in pochi mesi la ingran<strong>di</strong>rono.Nel luglio dello stesso anno aveva più <strong>di</strong> seicento baraccamenti,rizzati alla meglio, parecchie centinaia <strong>di</strong> tende, un ufficiopostale, numerose case da giuoco o bar, degli alberghi ed unapopolazione <strong>di</strong> tremilacinquecento anime. Volete <strong>di</strong> più?Contava perfino un giornale, il Klondyke News, che ebbe peròvita corta, avendo preferito i suoi compositori ed i suoi redattori,colà condotti con enormi sacrifici da un intraprendente e<strong>di</strong>tore,andar a maneggiare il piccone sui terreni auriferi.Come si vede, la città prosperò subito ed i suoi abitantitrovarono presto il modo <strong>di</strong> passarsela bene, spennacchiando adovere i ricchi <strong>minatori</strong> che tornavano dai placers carichi <strong>di</strong>polvere d'oro o <strong>di</strong> belle pepite. Solamente gli albergatoriandarono all'aria, quantunque quelle brave persone avesserotrovato il modo <strong>di</strong> dare ai loro clienti due uova per otto lire, unabistecca coriacea, non si sa se <strong>di</strong> lupo o <strong>di</strong> orso o <strong>di</strong> volpe perdo<strong>di</strong>ci lire, una minestra <strong>di</strong> fave per tre<strong>di</strong>ci!...Un po' più tar<strong>di</strong> gli americani aggiunsero alle miserebaracche guazzanti in mezzo al fango ed all'acqua stagnante e333


puzzolente, anche un piccolo teatro, un ospedale e dei magazziniper l'Alaska Commercial Company e per la North AmericanTrasportation and Tra<strong>di</strong>ng Company.Queste due compagnie <strong>di</strong> navigazione posseggono ora settevapori, i quali viaggiano sull'Yucon, quando questo fiume lopermette, essendo gelato otto mesi dell'anno, fornendo <strong>di</strong> viverila città e trasportando continuamente nuovi emigranti attrattidalla febbre dell'oro. Sembra però che i loro viaggi non sianosempre felici e sovente toccò ai poveri <strong>di</strong>avoli che s'eranoimbarcati su quei vapori, <strong>di</strong> correre il pericolo <strong>di</strong> morire <strong>di</strong> fame,come quelli del piroscafo Bella, rimasto prigioniero dei ghiaccitre<strong>di</strong>ci giorni, con scarsissime provviste a bordo.Il signor Falcone ed i suoi compagni, attraversata la città,pensarono <strong>di</strong> allogarsi in un albergo, volendo riposare alcunigiorni e rifare le loro provviste, prima <strong>di</strong> partire per Klondyke.Tutti insieme possedevano un paio <strong>di</strong> migliaia <strong>di</strong> dollari, epoi contavano <strong>di</strong> sbarazzarsi <strong>di</strong> tre cavalli ricavandone qualchealtro migliaio.L'albergo scelto, uno dei migliori, affermavano gli abitanti,consisteva in una lurida capanna ad un solo piano, costruita contronchi d'albero, con una stanza per dormire, una sola che peròsi poteva <strong>di</strong>videre in parecchie cabine appena sufficienti acontenere una persona, me<strong>di</strong>ante delle portiere <strong>di</strong> tela.Fu fissato il prezzo <strong>di</strong> due dollari ciascuno, senza il vitto,già si comprende, poi si or<strong>di</strong>narono una modesta colazioneconsistente in una zuppa <strong>di</strong> fagiuoli, in un'anitra arrostita, un po'<strong>di</strong> formaggio ed in una bottiglia <strong>di</strong> whisky. Totale: centoquarantalire!...– Corna <strong>di</strong> bisonte!... – esclamò Bennie. – Quest'albergo èuna rovina!... Se dovessimo restare qui un paio <strong>di</strong> settimane,rimarremmo senza un dollaro.– Ci rifaremo alle miniere – rispose il signor Falcone,334


idendo.– Bisogna però sbrigarci ad andarcene, signore.– Fra tre giorni ci metteremo in viaggio.Volendo prima sbarazzarsi <strong>di</strong> tre cavalli, avvertironol'albergatore della loro intenzione. Il brav'uomo, un yankee purosangue, si offerse <strong>di</strong> acquistarli al prezzo <strong>di</strong> duemila lireciascuno, pensando forse che sull'affare avrebbe trovato modo <strong>di</strong>guadagnare qualche centinaio e più <strong>di</strong> dollari.Accettato il contratto, pagò in polvere d'oro, essendoviscarsità <strong>di</strong> dollari e <strong>di</strong> sterline, e regalò una bottiglia <strong>di</strong> birra, cheassicurava costargli tre dollari, la bagattella <strong>di</strong> quin<strong>di</strong>ci lire.Intascato il prezzo, e consegnati i tre cavalli, il signorFalcone ed i suoi compagni si misero in moto per fare le loroprovviste, e per avere informazioni sui migliori terreni auriferi.Innanzi tutto andarono a radersi le barbe ed accorciarsi icapelli, pagando due dollari ciascuno, e fecero ferrare uno deiloro cavalli che era rimasto quasi senza durante quellunghissimo viaggio, pagando al magnano cento lire.– Che paese <strong>di</strong> ladri!... – esclamò Bennie, lanciando unafuriosa occhiata sul fabbro. – Finiremo col lasciare qui la nostraborsa.Sbrigate quelle prime faccende, cominciarono gli acquisti,provvedendosi <strong>di</strong> cinquecento libbre <strong>di</strong> farina, cento <strong>di</strong> fagiuoli,centocinquanta <strong>di</strong> maiale salato, venti <strong>di</strong> thè, cento <strong>di</strong> zucchero,trenta <strong>di</strong> caffè, cinquanta <strong>di</strong> lardo, centocinquanta <strong>di</strong> conserve,poi, sale, pepe, polvere, piombo, spendendo circa un migliaio <strong>di</strong>dollari.Fortunatamente possedevano i due cavalli, <strong>di</strong>versamenteavrebbero dovuto ricorrere ai portatori per farsi trasportare alleminiere quei viveri, ciò che sarebbe stata una vera rovina. Sipensi che il trasporto d'una sola valigia costa cinquanta lire perogni otto miglia, e che un portatore, sia in<strong>di</strong>ano o negro, non si335


può ottenere per meno <strong>di</strong> settantacinque lire al giorno, e non sicarica più <strong>di</strong> cento libbre.D'altronde tutto costa carissimo, e tutti si fanno pagarebene. Un operaio, a Dawson, non lavora per meno <strong>di</strong> cento lireal giorno; un me<strong>di</strong>co non si muove per una visita se non riceveprima ottanta lire. Guai poi se il malato dovesse trovarsi alleminiere!... Allora l'esculapio esige cinquecento lire, e se èlontano perfino duemilacinquecento!...Anche i viveri e le cose <strong>di</strong> prima necessità hanno raggiuntonell'Alaska dei prezzi straor<strong>di</strong>nari.Una stufa, per esempio, non si paga meno <strong>di</strong> duecento lire;un paio <strong>di</strong> stivali perfino duecentocinquanta; un mantello <strong>di</strong>pelo, una parka, come viene chiamata dagl'in<strong>di</strong>ani, fornita <strong>di</strong>cappuccio non si può avere che con cinquecento lire; un vetrod'orologio costa otto lire; una coperta <strong>di</strong> lana ottanta o cento; unvestito <strong>di</strong> pelle sette od ottocento.Quei <strong>di</strong>versi acquisti occuparono l'intera giornata ai futuri<strong>minatori</strong>. Pranzato all'albergo, decisero <strong>di</strong> recarsi in una delletante case da giuoco dove si raccoglievano i cercatori d'oro, perinterrogarli sulla via da prendersi e sulla ricchezza dei variplacers <strong>di</strong>sseminati sulle rive del Klondyke.Sapendo però che in quelle bische le risse erano frequenti,ed abbondanti i ladri, si armarono prudentemente delle lororivoltelle e dei loro bowie-knife.– Non si sa mai quello che può succedere – <strong>di</strong>sse Bennie aisuoi compagni. – Anche nel Colorado, quantunque la poliziaamericana tenesse gli occhi bene aperti, accadevano delle risseferoci, che terminavano a colpi <strong>di</strong> rivoltella. Qui, che la polizianon esiste, sarà peggio.Dei bar ove si giuocava sfrenatamente ve n'erano parecchi,però i nostri <strong>minatori</strong> decisero <strong>di</strong> entrare nel più vasto, cheportava per insegna il titolo attraentissimo <strong>di</strong> Fiume d'oro.336


Quella bottega <strong>di</strong> liquorista, dove si spacciavano tutte lebibite possibili ed immaginabili a base <strong>di</strong> vetriolo e <strong>di</strong> essenze,non era altro che una vasta tenda conica, sostenuta da un palo <strong>di</strong><strong>di</strong>mensioni gigantesche, <strong>di</strong>pinto coi colori della ban<strong>di</strong>era degliStati Uniti.Numerosi tavoli fabbricati rozzamente, erano stati collocatiall'intorno, assieme a degli sgabelli improvvisati con ramid'albero o con vecchie casse <strong>di</strong> petrolio o con barilotti segati ametà. Da un lato invece giganteggiava il banco del liquorista,zeppo <strong>di</strong> rispettabili fiasconi e <strong>di</strong> bottiglie che portavano deicartelli variopinti, dove si leggevano i più <strong>di</strong>sparati nomi:Whisky, Gin del 1850, Brandy del 1882, Pale-ale, Ginepro <strong>di</strong>Germania, Bordeaux <strong>di</strong> Francia, Vermouth <strong>di</strong> Torino, Maderadel 1830!!!...Il liquorista, un pezzo <strong>di</strong> uomo da far invi<strong>di</strong>a ad ungranatiere <strong>di</strong> Pomerania, forte come un ercole, con una barbarossa che gli giungeva fino al petto, e la cintura armata <strong>di</strong> duegrosse rivoltelle della cavalleria americana, troneggiava su <strong>di</strong> unalto sgabello, sorvegliando attentamente i bevitori, mentre duenegri, del pari giganteschi, con un grembiule che un tempodoveva essere stato bianco, versavano senza posa quei liquoriscelti, fabbricati probabilmente dal loro padrone con chissà qualimiscele velenose e mordenti.Una trentina <strong>di</strong> <strong>minatori</strong> avevano occupati i tavoli. Eranomagri, sparuti, con barbe e capelli lunghi, che davano loro unaspetto selvaggio, colle vesti stracciate, gli stivali sfondati, macolle cinture gonfie <strong>di</strong> polvere d'oro e <strong>di</strong> pepite.Quegli straccioni portavano forse indosso delle fortunefavolose.Nessuno era inerme. Alla cintura avevano rivoltelle,pistole, coltelli e qualcuno persino una scure per essere pronto aspaccare il cranio al ladro, che avesse osato allungare la mano337


verso la cintura piena d'oro od uccidere colui che avesse baratoal giuoco.Tutti bevevano smodatamente, alternando gran<strong>di</strong> bicchieri<strong>di</strong> grog, tazze <strong>di</strong> whisky, <strong>di</strong> gin, <strong>di</strong> brandy e punchfiammeggianti, che spandevano all'intorno dei profumi alcooliciforse mai prima da alcuno fiutati. Chissà quali droghe infernalimesceva quel bravo liquorista per mordere bene le gole, ormaicorazzate, <strong>di</strong> quei bevitori.Intorno ad un tavolo otto o <strong>di</strong>eci <strong>minatori</strong>, non menostracciati degli altri, giuocavano ai da<strong>di</strong>. Dinanzi ad ognunostava un mucchio d'oro in polvere od in granelli più o menogrossi, ed accanto a quelle ricchezze si vedevano delle rivoltellee dei bowie-knife.Già esaltati dalle bevande spiritose somministrate senzaposa da due negri del bar, cogli occhi ardenti per l'ansietà e lafebbre delle vincite, con quelle lunghe barbe arruffate, con queilineamenti alterati dall'emozione, più che <strong>minatori</strong> parevanoban<strong>di</strong>ti pronti a scannarsi alla minima contestazione.Nel momento in cui il signor Falcone ed i suoi compagni,dopo bevuti dei grog, s'avvicinavano al tavolo da giuoco, lafortuna pareva che arridesse pro<strong>di</strong>giosamente ad un giovaneminatore <strong>di</strong> venticinque anni.Quel preferito dalla sorte, spiccava stranamente fra tutti glialtri. Era un bel giovane, dai lineamenti energici, dagli occhineri e vellutati, dalla carnagione un po' abbronzata, e <strong>di</strong> formeeleganti e slanciate.Pareva un ispano-americano, forse un compatriota <strong>di</strong> Back,avendo in capo un ampio sombrero <strong>di</strong> feltro, adorno ancora <strong>di</strong>un gallone d'oro, una manga <strong>di</strong> velluto a grossi bottoni <strong>di</strong>metallo, stretta da un'altra cintura <strong>di</strong> pelle, e calzoni larghi allabase.Mentre i lineamenti dei suoi compagni erano alterati, i suoi338


conservavano una impassibilità straor<strong>di</strong>naria. Fumavatranquillamente la sua sigaretta, aspirando il fumo ad intervallimisurati, e ritirava, senza che un muscolo del suo volto bronzinomanifestasse alcuna compiacenza, l'oro che vinceva.– Ecco un uomo fortunato – <strong>di</strong>sse Bennie, gettando unosguardo ardente sul mucchio d'oro che si trovava <strong>di</strong>nanzi algiocatore. – A quest'ora deve aver vinto sei o settemila dollari.Il messicano, udendolo, si volse verso il canadese; poi gli<strong>di</strong>sse sorridendo:– Ottomila e quattrocento, caballero.– Una bella somma in fede mia, signore.– Che forse mi costerà cara – rispose il messicano,guardando sott'occhi i suoi compagni <strong>di</strong> giuoco, i cui voltiavevano assunto una selvaggia espressione.– La fortuna è talvolta pericolosa nell'Alaska.Uno dei giuocatori, un uomo basso, tarchiato, con un dorsoda bufalo ed una foresta <strong>di</strong> capelli rossi, alzò vivamente il capo egettò sul fortunato vincitore uno sguardo bestiale, <strong>di</strong>cendo convoce rauca, sibilante:– Che cosa volete <strong>di</strong>re, gentleman?– Io? Nulla – rispose il messicano.– By-God!... Mi sembra che oltre derubarci, ci pren<strong>di</strong>ate unpo' a gabbo.Udendo quelle parole il messicano impallidì, allungandorapidamente una mano sul bowie-knife che teneva <strong>di</strong>nanzi, poi<strong>di</strong>sse:– Voi avete detto derubarvi, è vero?– Sfido chiunque a provare il contrario.– Voi mentite, furfante!...– Mi appello a tutti i giuocatori.– Che parlino adunque!...I <strong>minatori</strong> si limitarono a rispondere con un grugnito, che339


non era né una affermazione, né una smentita. Uno però scosseil capo, negando e <strong>di</strong>cendo seccamente:– No.– Io ho guadagnato onestamente – <strong>di</strong>sse il messicano. – Seè la collera <strong>di</strong> aver perduto che vi fa girare la testa, riprendete ilvostro oro, buffone!...Il californiano, doveva essere tale il suo avversario, agiu<strong>di</strong>carlo dall'accento, alzò sdegnosamente le spalle, <strong>di</strong>cendo:– Non è l'oro che io rimpiango: <strong>di</strong>co solamente che voisiete un ladro!...Bennie, che si trovava presso il messicano, appoggiò lemani sulla tavola, <strong>di</strong>cendo:– Io <strong>di</strong>co, gentleman, che voi v'ingannate. È un quarto d'orache io ed i miei compagni assistiamo al giuoco, e affermo chequesto giovanotto ha giuocato lealmente.Il californiano gettò sul canadese uno sguardo feroce,<strong>di</strong>cendo:– Di che cosa vi immischiate, voi che non avete ancoragiuocato un dollaro? Gli spiantati non hanno parola ad unatavola da giuoco.– Ehi, mio caro orso, bada a non prendere un tono troppoalto con me o ti demolisco come un cavallo <strong>di</strong> legno – gridòBennie.Il giovane messicano s'intromise:– Caballero, grazie del vostro intervento – <strong>di</strong>sse, ritirandol'oro che aveva <strong>di</strong>nanzi e versandolo in un sacco <strong>di</strong> pelle. –Lasciate a me la cura <strong>di</strong> dare una lezione a quel gradasso.– A me gradasso!... – urlò il californiano, facendotrabalzare la tavola sotto un pugno formidabile. – Vi uccidocome un ladro!...Ciò detto impugnò la rivoltella che teneva <strong>di</strong>nanzi a sé,puntandola risolutamente sul messicano; però gli mancò il340


tempo <strong>di</strong> mettere in esecuzione la minaccia.L'erculeo liquorista, prevedendo un alterco, avevaabbandonato precipitosamente il suo banco, e allungandoprontamente la destra aveva afferrato il polso del californiano,stringendolo con tale forza da far cadere l'arma.Furibondo per quell'intervento inaspettato, il minatore sivolse, <strong>di</strong>grignando i denti come una fiera.Il liquorista non gli lasciò il tempo <strong>di</strong> pronunciare una solaparola. L'afferrò pel colletto come si fosse trattato d'unbamboccio, e scuotendolo ruvidamente gli <strong>di</strong>sse:– Battersi sì; assassinare no, nel mio bar, gentleman. Oagite da galantuomo, o vi scaravento fuori con una pedatamagistrale.– Voglio il suo sangue!... – urlò il californiano, rosso per larabbia.– Caballero, lasciate andare quel coccodrillo sdentato –<strong>di</strong>sse il messicano. – Se desidera una lezione, sono pronto adargliela.– A me una lezione!... – vociò il minatore.– A te, buffone.– Ti farò in pezzi con due coltellate!...– Ti aspetto.– Ah!... Mi sfi<strong>di</strong>?...– Certamente!...– Il mio bowie-knife...Un minatore suo compatriota fu pronto a porgerglielo.Il messicano dal canto suo aveva fatto tre passi in<strong>di</strong>etro,spostando i tavoli per farsi un po' <strong>di</strong> largo.Back, vedendo che impugnava un bowie-knife, si levò dallacintola la navaja, un solido coltello dalla lama acuta e lunga unbuon piede, l'aprì con un colpo secco, e glielo porse, <strong>di</strong>cendogli:– Questo vale meglio dell'altro, per noi messicani.341


– Grazie, caballero – rispose il giovane con un sorriso. –La navaja, è migliore.Aveva appena impugnata l'arma, quando tre o quattro sparirimbombarono bruscamente.Il californiano, fingendo <strong>di</strong> curvarsi per raccogliere qualchecosa, aveva impugnata rapidamente la rivoltella caduta a terra,ed aveva fatto fuoco sul suo avversario.Fortunatamente nella sua precipitazione non aveva mirato,e le palle erano andate a colpire due fiaschi <strong>di</strong> brandy,spezzandoli <strong>di</strong> colpo.Il messicano, sfuggito miracolosamente a quella scarica, siera scagliato sopra la tavola da giuoco, brandendo la navaja, maormai il californiano era sparito assieme ad alcuni suoi amici,che gli avevano protetta la ritirata, mandando all'aria parecchietavole.– Canaglia!... – gridò il messicano. – Ti ritroverò!...– Lasciate che vada a farsi appiccare altrove, caballero –gli <strong>di</strong>sse Bennie. – Badate invece che non vi tenda un agguatoper derubarvi dell'oro che avete guadagnato.– Di questo sono certo, camerata – rispose il giovane, conuna certa apprensione.– Fortunatamente noi apriremo gli occhi.– Volete farvi uccidere in vece mia?– Bah!... Non siamo uomini da perdere la pelle cosìfacilmente, caballero.– Perdonate, señor, siete minatore?– Non ancora.– Siete giunti da poco?– Stamane.– Col piroscafo della North American?– No, veniamo dall'Alberta.– Carrai!... A cavallo?342


– Sì, caballero.– Un viaggio immenso.– E pericoloso, soprattutto.– E siete venuti a cercare l'oro?– Tale è il nostro progetto.– Avete lavorato già nelle miniere?– Io ed il mio compagno Back siamo vecchi <strong>minatori</strong>.– E non conoscete ancora il Klondyke?– No, caballero.– Allora spero <strong>di</strong> farvelo conoscere io, signori; offro unpunch. Non mi darete il <strong>di</strong>spiacere <strong>di</strong> rifiutarlo.Pochi minuti dopo, Bennie, i due messicani ed i due italianisi trovavano seduti attorno ad un fiammeggiante punch,facendosi le loro confidenze.Quel giovane messicano, don Pablo Carrea, nativo <strong>di</strong>Mazatlan, era giunto nell'Alaska un<strong>di</strong>ci mesi prima, lavorandonei placers della Bonanza e del Barea, affluenti del Klondyke,assieme ad alcuni tedeschi ed inglesi, e guadagnando assai.Ammalatosi in causa delle continue fatiche e delleprivazioni, era stato costretto ad abbandonare le miniere ed aritornare a Dawson, quando già la fortuna cominciavalargamente a compensare la società.Quella malattia, e soprattutto il me<strong>di</strong>co, avevano <strong>di</strong>voratola maggior parte dell'oro, che con tanta fatica aveva strappatoalla terra, ed ora, completamente guarito, aspettava la partenza<strong>di</strong> qualche gruppo <strong>di</strong> <strong>minatori</strong> per tornarsene al Klondyke.– Se riesco ad andare lassù, fra quei terreni auriferi, torneròricco come un creso – concluse il giovanotto.– Sapete dove si trova qualche ricco filone? – chiese ilsignor Falcone.– Sì – rispose il messicano, con un filo <strong>di</strong> voce.Si guardò intorno per vedere se qualcuno dei bevitori343


ascoltava le sue parole, poi curvandosi verso i suoi amici, <strong>di</strong>sse:– Da un minatore canadese, a cui una sera salvai la vita, eche ora è morto, ucciso in una rissa, mi è stato in<strong>di</strong>cato un luogoove l'oro si trova quasi a fior <strong>di</strong> terra, in pepite grossissime. Noiandremo a sfruttare quel placer, se volete unirvi a me.– È molto lontano quel luogo? – chiese il signor Falcone.– Si trova presso le sorgenti del Barem, sui primicontrafforti del monte omonimo. La località mi è stata descrittacosì minutamente, da non poterci ingannare. Due cascate, trepicchi aguzzi, e la sorgente nel mezzo.– Noi siamo pronti a seguirvi – <strong>di</strong>sse l'italiano.– Ed io accetto la vostra compagnia – rispose il messicano.– In questi pochi minuti ho avuto il tempo <strong>di</strong> apprezzarvi,caballeros, e sarò lieto <strong>di</strong> <strong>di</strong>videre con voi quei tesori. Dovesiete alloggiati?...– Da un certo mastro Calkraff – <strong>di</strong>sse Bennie.– Lo conosco. Avete fatto i vostri preparativi?– Tutto è pronto; non ci manca che <strong>di</strong> caricare i due cavalli.– Ah!... Voi avete due cavalli? Ci saranno d'immensautilità; anch'io ne ho comperati due, essendo il Barem un po'lontano.– E posse<strong>di</strong>amo anche uno sluice – <strong>di</strong>sse il signor Falcone.– Uno sluice!... – esclamò il messicano, con gioia. – Allorain due mesi noi saremo ricchi come nababbi. Caballeros,partiamo, e domani all'alba lasceremo Dawson.– Un momento, signor Pablo – <strong>di</strong>sse Bennie. – Volete unconsiglio?– Parlate.– Venite a dormire con noi: quel californiano è capace <strong>di</strong>attendervi in qualche luogo e d'uccidervi a tra<strong>di</strong>mento.– È vero – <strong>di</strong>sse il messicano, ridendo. – Quel furfante <strong>di</strong>James Korthan non aspetta che una occasione per mandarmi344


all'altro mondo.– Lo conoscete?– È un briccone della peggiore specie, che mi o<strong>di</strong>aferocemente, e che cerca tutti i mo<strong>di</strong> per ven<strong>di</strong>carsi.– E <strong>di</strong> che cosa?– Del rifiuto <strong>di</strong> averlo come compagno. Una sera hocommesso l'imprudenza <strong>di</strong> raccontargli che io conoscevo unricchissimo placer situato sul Barem. Mi propose <strong>di</strong> associarlo,io invece rifiutai, conoscendolo per una persona pericolosissima.Da quel momento <strong>di</strong>venne il mio più mortale nemico.– Bisogna guardarsi da quell'uomo – <strong>di</strong>sse Bennie. – Ècapace <strong>di</strong> seguirci fino alle sorgenti del Barem, per farci qualchepessimo giuoco.– Lo temo anch'io, caballeros.– Partiremo <strong>di</strong> notte, e cercheremo <strong>di</strong> nascondere a tutti lanostra <strong>di</strong>rezione esatta. An<strong>di</strong>amo e teniamo pronte le rivoltelle.Il messicano pagò il punch, si mise nella cintura l'oroguadagnato, poi uscirono tutti e cinque, tenendo nella destra learmi da fuoco.345


IL PAESE DELL'ORONon essendovi in quell'epoca fanali a Dawson, ed essendoquella pianura umida fangosa sovente invasa da nebbia che saledall'Yucon, non sarebbe stata cosa facile per Bennie ed i suoicompagni <strong>di</strong> far ritorno all'albergo.Fortunatamente il giovane messicano conosceva la città amena<strong>di</strong>to, e sapeva <strong>di</strong>rigersi in qualunque punto anche in mezzoalle tenebre.Si orientò sulla <strong>di</strong>rezione delle casupole e delle meschinetende dei <strong>minatori</strong>, poi si mise rapidamente in camminotenendosi però in mezzo alla via, onde non farsi sorprendere suqualche angolo dal suo avversario e dagli amici <strong>di</strong> lui.Tenendosi l'uno vicino all'altro, e stringendo sempre lerivoltelle, i cinque uomini percorsero due vie senza averincontrato nemmeno un cane, stavano per piegare a sinistra,seguendo una linea <strong>di</strong> catapecchie appena visibili fra il nebbioneche allora scendeva più fitto, quando scorsero bruscamentealcune forme umane che si agitavano fra quella pesante umi<strong>di</strong>tà.Non sapendo se quegli uomini erano <strong>minatori</strong> checercavano <strong>di</strong> ritornare alle loro tende, od il californiano ed i suoiamici, Bennie puntò la rivoltella, gridando:– Chi vive?Una voce ormai ben nota, si udì:– Sono essi!...– A terra! – esclamò prontamente il canadese.I due messicani, Armando ed il signor Falcone siabbassarono precipitosamente. Quasi nel medesimo istante unascarica <strong>di</strong> rivoltelle rintronò fra il nebbione, e parecchie palle346


fischiarono sopra le teste dei futuri <strong>minatori</strong>.– Pren<strong>di</strong>, furfante!... – gridò Bennie, bruciando, l'una <strong>di</strong>etrol'altra, le sei cariche della sua arma.Don Pablo ed i suoi amici fecero eco colle loro rivoltelle.Le ombre umane si <strong>di</strong>leguarono, scomparendo fra lanebbia, non però così presto, che Bennie non u<strong>di</strong>sse una vocegridare con tono lamentevole:– Sono morto!...– Gambe, signori! – esclamò il canadese.Si slanciarono tutti in mezzo ad una viuzza formata da unadoppia linea <strong>di</strong> casupole, e pochi minuti dopo si trovavano<strong>di</strong>nanzi l'albergo <strong>di</strong> mastro Calkraff.L'albergatore era ancora alzato, e li condusse nella lorostanza, mettendo a <strong>di</strong>sposizione del giovane messicano unlettuccio formato da due tavole coperte con una pelle d'orso, alprezzo d'un dollaro.– Alle quattro farete il favore <strong>di</strong> svegliarci – gli <strong>di</strong>sse donPablo.– Come, partite così presto? – chiese l'onesto albergatore,non <strong>di</strong>ssimulando il suo <strong>di</strong>spiacere per quella improvvisapartenza, che gl'impe<strong>di</strong>va <strong>di</strong> spogliare a suo comodo i <strong>minatori</strong>.– La stagione non è ancora propizia per andare alle miniere.– Siamo aspettati.– Andate al Klondyke?– An<strong>di</strong>amo a monte Quarz – <strong>di</strong>sse don Pablo. – Anzi, severrà qualcuno a chiedere <strong>di</strong> noi, <strong>di</strong>rete che ci siamo <strong>di</strong>retti versoquella lontana località.– Lo <strong>di</strong>rò: buona notte, signori.– Siate prudente, don Pablo – <strong>di</strong>sse il signor Falcone algiovane messicano.– Il californiano verrà certamente a cercarci, ne sono certo.Se andrà al monte Quarz, non lo troveremo più sul nostro347


cammino. Signori, alle tre.Si avvolsero nelle loro coperte, e poco dopo russavanosonoramente, sognando placers pieni <strong>di</strong> polvere d'oro e pepitepesanti dei chilogrammi.Due ore prima dell'alba, Bennie, il giovane messicano ed iloro compagni erano già in pie<strong>di</strong>.Vuotarono alcune tazze <strong>di</strong> thè, fecero alcuni acquistidall'albergatore, soprattutto <strong>di</strong> gin e <strong>di</strong> whisky, caricarono icavalli, poi uscirono, premurosi <strong>di</strong> lasciare Dawson prima dellospuntare del sole, onde non farsi scorgere dal californiano.Attraversata la città, il messicano s'arrestò <strong>di</strong>nanzi ad unacapanna che doveva essere un bar a giu<strong>di</strong>carlo da un fiascomonumentale sospeso sopra la porta.Con due calci vigorosamente applicati, si fece aprire, efattosi condurre in una vicina tettoia cinta da una graticciata <strong>di</strong>filo <strong>di</strong> ferro, mostrò ai suoi nuovi amici due robusti cavallini dalpelame fitto ed assai lungo, e parecchie casse contenenti viveried attrezzi da minatore.– La mia fortuna – <strong>di</strong>sse, ridendo. – Coi miei due cavalli ecoi vostri, vi prometto <strong>di</strong> condurvi presto al Dom.Caricarono le casse, assicurandole solidamente, poilasciarono il bar, marciando rapidamente verso il sud-est pergiungere alla foce del Klondyke.La nebbia non si era ancora alzata, anzi era <strong>di</strong>ventata piùfitta, però doveva sciogliersi ai primi raggi del sole.Il giovane messicano, pratico della via, si mise alla testadel piccolo drappello, prendendo un sentieruzzo che costeggiaval'Yucon, fiancheggiato da enormi tronchi d'albero, forse dei pinie degli abeti. Il signor Falcone s'era messo accanto a lui tenendoin mano la bussola.Armando, Bennie e Back guidavano invece i cavalli,procurando <strong>di</strong> tenerli uniti.348


Faceva molto freddo quella mattina. Dal settentrionescendevano, ad intervalli, folate d'aria gelida, le quali laceravanovolta a volta il nebbione, o facevano gemere i rami dei gran<strong>di</strong>alberi, alzantisi sulle rive dell'Yucon.Dal fiume gigante invece continue masse <strong>di</strong> vapore silevavano, inzuppando le vesti dei <strong>minatori</strong>, e depositandosi sulpelame dei cavalli.– Che brutto paese – <strong>di</strong>sse il signor Falcone al messicano.– Siamo in pianura – rispose questi. – Dawson ed i suoi<strong>di</strong>ntorni non sono molto attraenti, e poi la buona stagione non èveramente ancora cominciata.– Mi hanno detto che nelle miniere non si lavora più <strong>di</strong> treo quattro mesi all'anno.– Talvolta anche due solamente, signore – <strong>di</strong>sse ilmessicano. – Sono però mesi <strong>di</strong> tribolazioni inenarrabili e <strong>di</strong>fatiche enormi, che logorano gli uomini più robusti.– Sarà il lavoro dei claims, il più faticoso.– È tremendo, signore, poiché la terra è sempre gelata aduna certa profon<strong>di</strong>tà. Immaginatevi che alla notte bisogna tenereil fuoco acceso in fondo ai pozzi <strong>di</strong> scavo.– Però la ricchezza dei filoni d'oro compensa le fatiche –<strong>di</strong>sse il meccanico.– Ciò è vero, signore. Io ho veduto dei <strong>minatori</strong>, con unsolo colpo <strong>di</strong> zappa, guadagnarsi cento ed anche duecentodollari, ossia mille lire. Ho conosciuto un canadese, che hamesso allo scoperto una pepita <strong>di</strong> quattor<strong>di</strong>ci libbre.– Una vera fortuna.– E guadagnata in cinque soli minuti. Spero però <strong>di</strong> trovareanch'io <strong>di</strong> quelle pepite.– Al Klondyke?– Alla sorgente del Barem. Il minatore che mi ha in<strong>di</strong>cataquella località, in tre sole settimane <strong>di</strong> lavoro aveva349


aggranellato novanta chilogrammi d'oro.– Una raccolta favolosa!...– E sembra che <strong>di</strong> più se ne possa trovare in fondo allecateratte. Collo sluice che voi possedete e col mercurio, noiammasseremo oro in quantità pro<strong>di</strong>giosa ed in pochissimotempo.– Purché non veniamo <strong>di</strong>sturbati – <strong>di</strong>sse il signor Falcone.– E da chi?– Avete <strong>di</strong>menticato il californiano?– Sì, quell'uomo ci seguirà – <strong>di</strong>sse don Pablo, comeparlando fra sé. – Appena si accorgerà della mia scomparsa daDawson, si metterà in cerca <strong>di</strong> me, perché sa che io conosco lavallata dell'oro, però cercheremo d'ingannarlo.– In qual modo?– Prendendo le vie meno frequentate.– Faticheremo <strong>di</strong> più.– Però avremo anche un notevole vantaggio.– E quale?– Di evitare l'incontro delle bande dei bushrangers.– Anche qui sono comparsi quei briganti? – chiese il signorFalcone con stupore.– In tutte le regioni ricche d'oro si sono sempre organizzatequelle bande pericolose. In California vi erano i salteadores, quivi sono i bushrangers. Comprenderete che è più comodoalleggerire i poveri <strong>minatori</strong> del loro oro, che andare a cercare ilprezioso metallo nelle viscere della terra.– E non dànno la caccia a quei ban<strong>di</strong>ti?– Di quando in quando i <strong>minatori</strong>, esasperati, organizzanodelle battute nei boschi, e ne prendono qualcuno, ma nonscemano. Appiccato uno, un altro lo sostituisce.– E ve ne sono molti <strong>di</strong> quei bushrangers?– Mi hanno detto che quest'anno abbondano specialmente350


presso i gua<strong>di</strong> del Klondyke.– Staremo in guar<strong>di</strong>a – <strong>di</strong>sse il signor Falcone.– Dovremo vegliare attentamente, signore. I nostri cavallisono più preziosi dell'oro per quei briganti, e se ci incontranotenteranno <strong>di</strong> portarceli via.– Fortunatamente siamo bene armati, e buoni bersaglieri,specialmente Bennie e mio nipote. Se vorranno assalirci,avranno una lezione che se la ricorderanno per non poco tempo.Chiacchierando erano giunti, verso le <strong>di</strong>eci del mattino, allafoce del Klondyke.La nebbia si era allora <strong>di</strong>leguata completamente ed il solesi era mostrato, illuminando le rive dell'Yucon e del suoaffluente.Il paesaggio offriva degli splen<strong>di</strong><strong>di</strong> panorami. A destra ed asinistra del fiume gigante, maestosi pini, cedri gialli, betulle,salici ed i cicuta legno s'alzavano, verdeggianti, indorati dalsole, mentre sulle rive del Klondyke dalle sabbie aurifere siestendevano, a per<strong>di</strong>ta d'occhio, delle praterie <strong>di</strong> muschi, <strong>di</strong>papaveri gialli e bianchi, <strong>di</strong> ranuncoli, <strong>di</strong> sassifraghe, interrottequa e là da cespi <strong>di</strong> rose canine già in fiore e da boschetti <strong>di</strong>ribes.Alcuni canotti, montati da in<strong>di</strong>geni, percorrevano la grandefiumana, recando forse pelli o selvaggina a Dawson, mentresull'opposta riva si vedevano alzarsi numerose colonne <strong>di</strong> fumoin<strong>di</strong>canti la presenza <strong>di</strong> qualche banda <strong>di</strong> co-yuconi.Aquile dalla testa bianca, falchi pescatori, anitre selvatichee grossi cigni, volteggiavano sul fiume, precipitandosi <strong>di</strong> quandoin quando in acqua per dare la caccia ai pesci, assai numerosi inquei corsi d'acqua, mentre sulle più alte cime degli alberi siu<strong>di</strong>vano trillare gli uccelli da neve, una specie <strong>di</strong> ortolani o sivedevano volare coppie <strong>di</strong> gru dal becco lunghissimo.I cercatori d'oro, dopo d'aver fatta una breve fermata sulle351


ive dell'Yucon, in mezzo alla graziosa prateria tempestata <strong>di</strong>ericacee, <strong>di</strong> campanule e <strong>di</strong> papaveri dalla tinta d'oro,attraversarono la foce del Klondyke su <strong>di</strong> una chiatta guidata daun vecchio in<strong>di</strong>ano, poi ripresero animosamente la marcia versol'ovest, seguendo la vallata dell'affluente.Il Klondyke, che pochi dì prima era ancora ignoto, e cheora è <strong>di</strong>ventato popolare in quasi tutto il mondo, in causa deisuoi filoni d'oro e delle sue sabbie aurifere, è un fiume che nonha un grande corso, in paragone all'Yucon. Anzi si può <strong>di</strong>re cheè uno dei più piccoli affluenti del fiume gigante.Sembra che abbia le sue sorgenti sulle falde del Quay, unamontagna quasi isolata che si trova verso l'est, sul territorioinglese del Nord-Ovest, in una regione assolutamente deserta eforse non ancora percorsa da alcun uomo bianco.Di là corre quasi sempre verso occidente, aprendosi ilpasso fra fitte foreste <strong>di</strong> pini e <strong>di</strong> cedri, e terre semigelate,raccogliendo sulla sua sinistra tre affluenti: il Sachluotit, che è ilmaggiore, il Barem e la Bonanza, sboccando poi a breve<strong>di</strong>stanza da Dawson.Avendo una corrente piuttosto impetuosa, ed essendo lamaggior parte dell'anno ingombro <strong>di</strong> ghiacci, non è navigabileche qualche mese e solamente pei canotti in<strong>di</strong>ani. Se però nonpuò servire come via, in compenso è ricco d'oro.Le sue sabbie sono frammischiate a pagliuzze d'oro, cheperò non vengono raccolte, trovando i <strong>minatori</strong> maggiorinteresse a scavare i claims per porre le mani sulle pepite, lequali sono nascoste fra le rocce. Sembra che quell'oro provengadalle falde del Quay, del Dom e del Sold Quay, tre gruppetti <strong>di</strong>montagne che si trovano uno all'est, l'altro al sud, ed il terzo alnord.Forse non è il solo fiume ricco d'oro, e probabilmenteanche l'In<strong>di</strong>ano, un corso d'acqua che si getta nell'Yucon un po'352


più al sud, attraversa terreni auriferi, però finora i <strong>minatori</strong>hanno limitato le loro ricerche alla vallata del Klondyke.Il giovane messicano, volendo ingannare il californiano,nel caso che questi ed i suoi amici si fossero lanciati <strong>di</strong>etro letracce del drappello, invece <strong>di</strong> seguire la via battuta dai <strong>minatori</strong>,la quale costeggia il fiume, deviò verso il sud per guadare piùtar<strong>di</strong> la Bonanza a parecchie miglia dalla sua foce.Però <strong>di</strong> passo in passo che s'allontanavano dal Klondyke, lavia <strong>di</strong>ventava sempre più aspra, più pericolosa, mettendo a duraprova le gambe dei cavalli e degli uomini.Il terreno <strong>di</strong>ventato roccioso, si prestava malissimo per unarapida marcia. Rupi enormi, in gran parte franate, coperte <strong>di</strong>muschi pregni d'umi<strong>di</strong>tà, che facevano scivolare i cavalli,sbarravano ad ogni istante la via, costringendo il drappello a faredei lunghi giri per trovare dei passaggi meno pericolosi. Orainvece si incontravano degli avvallamenti, o dei burroni, o dellefitte foreste <strong>di</strong> abeti e <strong>di</strong> cedri, o macchie inestricabili <strong>di</strong> betullee <strong>di</strong> salici, o dei corsi d'acqua, dei torrentelli impetuosi chetalvolta minacciavano <strong>di</strong> trascinare nella corsa sfrenata <strong>di</strong>animali.Quella regione appariva assolutamente deserta, selvaggia.Non si vedevano capanne, non in<strong>di</strong>ani, non cercatori d'oro;perfino gli animali mancavano. Era molto se a lunghi intervallis'u<strong>di</strong>va il triste e minaccioso ululato <strong>di</strong> qualche lupo, od il gridolugubre <strong>di</strong> qualche grossa civetta nivea nascosta nel cavo <strong>di</strong>qualche vecchio albero.Girando e rigirando in mezzo a tutti quegli ostacoli, escaricando <strong>di</strong> frequente i cavalli delle loro casse, per permettereloro <strong>di</strong> valicare passi <strong>di</strong>fficili, verso sera i cercatori d'orogiungevano alle falde d'una piccola catena <strong>di</strong> montagne copertada forti pini e da cedri <strong>di</strong> altezza e grossezza pro<strong>di</strong>giosa.Faceva assai freddo. Dalle cime ancora coperte <strong>di</strong> neve,353


scendevano raffiche d'aria gelida, mentre sopra le boscaglietenebrose s'alzavano masse <strong>di</strong> vapori assai densi. Degli ululatiecheggiavano <strong>di</strong> quando in quando sotto i pini, facendoimpennare e rabbrivi<strong>di</strong>re i cavalli.I <strong>minatori</strong>, esausti da quella lunghissima marcia e dallefatiche sopportate durante la giornata, s'affrettarono a fareun'ampia raccolta <strong>di</strong> rami secchi, e ad accendere due falògiganteschi.Rizzata la tenda, si prepararono la cena, consistente inmaiale salato bollito con fagiuoli, in frittelle <strong>di</strong> farina cucinatenel lardo, ed in un po' <strong>di</strong> thè bollente.Mentre mangiavano attorno al falò maggiore, il giovanemessicano narrava che quei luoghi, pochi mesi ad<strong>di</strong>etro, eranoinfestati da una banda <strong>di</strong> bushrangers che s'erano creati unafama tristissima.Delle intere truppe <strong>di</strong> <strong>minatori</strong>, <strong>di</strong> ritorno dai placers dellaBonanza, erano state massacrate e depredate. Organizzate peròalcune colonne <strong>di</strong> cercatori d'oro, risoluti a purgare quelle selveda quei feroci predoni, dopo una campagna durata due mesi,quei miserabili erano stati per la maggior parte presi ed appiccatiagli alberi più alti.– Non mi stupirei se trovassimo ancora degli scheletriappesi – concluse don Pablo. – Mi fu raccontato che oltre trentaban<strong>di</strong>ti vennero condannati a danzare l'ultimo fandango 13all'estremità delle piante.– Che ve ne siano ancora <strong>di</strong> quei bricconi? – chieseArmando.– È probabile, quantunque i placers della Bonanza sianostati ormai sfruttati. Pochi <strong>minatori</strong> devono ancora lavorare sullerive <strong>di</strong> quel fiume. Vi raccomando però <strong>di</strong> vegliare attentamenteattorno al campo, onde non farci rubare i cavalli e le provviste.13 Ballo messicano.354


– Se ne vedo apparire uno, lo fucilo come un cane – <strong>di</strong>sseBennie.Terminata la cena e bruciata una pipata <strong>di</strong> tabacco, i<strong>minatori</strong> si cacciarono sotto la tenda, mentre Back ed Armandomontavano il primo quarto <strong>di</strong> guar<strong>di</strong>a, fra i falò, onde nonperdere <strong>di</strong> vista i cavalli che erano stati legati al tronco d'ungiovane pino.355


L'ATTACCO DEL BUSHRANGERContrariamente ai loro timori, la notte fu calma. Solamentealcuni lupi, spinti dalla fame, osarono mostrarsi in vicinanzadell'accampamento, assordando gli uomini <strong>di</strong> guar<strong>di</strong>a coi loroululati. Un colpo <strong>di</strong> fucile che abbatté il più ar<strong>di</strong>to, bastò però aricacciarli sulle montagne dalle quali erano scesi.Dopo un'abbondante colazione, quantunque poco variata, ildrappello riprendeva le mosse, inoltrandosi in mezzo ad unagigantesca foresta che pareva dovesse estendersi, senzainterruzione, fino sulle rive della Bonanza.Essendo il terreno meno accidentato del giorno precedente,la marcia dapprima fu rapida, però ben presto fu rallentata incausa dei macchioni che crescevano fra gli enormi tronchi deipini bianchi e neri, degli abeti, e dei cedri selvatici.Sospettando che la selvaggina abbondasse in mezzo a queigiganteschi vegetali ed a quei cespugli, Bennie ed Armandonominati provve<strong>di</strong>tori della carovana, si erano messiall'avanguar<strong>di</strong>a, tenendo i fucili in mano.Le orme non mancavano sul terreno umido. Di tratto intratto si vedevano delle tracce <strong>di</strong> alci, <strong>di</strong> lupi, <strong>di</strong> raccoon, <strong>di</strong>carcajù, ed anche <strong>di</strong> ovibos, specie <strong>di</strong> buoi selvatici, <strong>di</strong> staturapiuttosto bassa e con delle corna formidabili.Già avevano percorso una <strong>di</strong>ecina <strong>di</strong> miglia, sempreinoltrandosi in quella grande foresta, quando Bennie mostrò adArmando numerosissime impronte.Pareva che un grosso branco <strong>di</strong> animali forniti <strong>di</strong> zoccoli, sifosse fermato colà poco prima.– Sì – <strong>di</strong>sse il canadese, osservando i muschi che coprivano356


il suolo della foresta. – Quegli animali hanno pascolato <strong>di</strong>recente forse da qualche ora.– Che cosa sono? – chiese Armando.– Saranno degli ovibos.– Animali che valgono un colpo <strong>di</strong> fucile?– Anche due, Armando.– Cerchiamo <strong>di</strong> scovarli, Bennie.– Non domando <strong>di</strong> più, amico. Lasciamo che i nostricompagni continuino la via, e noi <strong>di</strong>scostiamoci un po' eseguiamo queste tracce.– Non ci smarriremo?– Bah!... Un vecchio cacciatore!...– Allora an<strong>di</strong>amo.Avvertirono i compagni, promettendo loro <strong>di</strong> raggiungerlipresto, e si cacciarono sotto gli alberi giganteschi, seguendo leorme lasciate dal branco.Percorsi cinque o seicento metri, il canadese rallentò ilpasso, invitando il compagno a fare altrettanto.Sapendo quanto quei ruminanti sono <strong>di</strong>fficili adavvicinarsi, non voleva allarmarli colla sua improvvisacomparsa. Sarebbe bastato anche il più lieve rumore a metterliin guar<strong>di</strong>a od a farli fuggire, ed essendo agilissimi, uninseguimento non avrebbe dato alcun risultato.Le orme, continuamente esaminate da Bennie, <strong>di</strong>ventavanosempre più <strong>di</strong>stinte, tendendo il suolo della grande foresta a<strong>di</strong>ventare umi<strong>di</strong>ssimo. Ormai si scoprivano chiaramente i luoghidove quegli animali avevano fatte le loro fermate.– Adagio, Armando – <strong>di</strong>sse ad un tratto Bennie, fermandosi<strong>di</strong>etro al tronco d'un cedro colossale. – Non u<strong>di</strong>te nulla, voi?– Sì, dei lontani muggiti.– Sono i nostri buoi muschiati.– Devono essere nascosti in mezzo a quelle macchie, amico357


Bennie.– Sì, <strong>di</strong> certo. Avanti senza far rumore.Passando da un tronco all'altro, cogli occhi bene aperti, ecol <strong>di</strong>to sul grilletto dei fucili, i due cacciatori s'inoltrarono percirca duecento metri, camminando sulla punta dei pie<strong>di</strong> per nonfar scrosciare le foglie secche.Stavano per girare un vecchio pino, quando a sessanta odottanta metri videro sbucare da un fitto cespuglio due animali.A prima vista sembravano due grossissimi montoni,segnando i buoi muschiati, od ovibos come si vuole chiamarli,un passaggio fra le pecore ed i bovini.Quei buoi sono infatti <strong>di</strong> statura molto più piccola dei lorocongeneri delle praterie degli Stati Uniti e <strong>di</strong> quelli d'Europa.Hanno le zampe corte, il muso peloso, breve, ottuso, dalla boccastretta, somigliante a quella dei montoni, colla testa però armata<strong>di</strong> due corna formidabili che s'incurvano in avanti, e che allabase formano due masse ossee <strong>di</strong> grande spessore e moltorialzate.Il loro pelame è bellissimo, lungo, sottile, con i riflessidella seta, bruno oscuro, che in fondo <strong>di</strong>venta bianco, e chescende quasi fino al suolo, coprendo tutte le zampe.Un tempo questi animali erano numerosi nell'Alaska e sullecoste dell'America Polare, dove si vedevano galoppare inbranchi numerosissimi <strong>di</strong> settanta od ottanta in<strong>di</strong>vidui.Gli esquimesi li hanno ora quasi totalmente <strong>di</strong>strutti, e nonsi trovano ormai che nelle isole più settentrionali, specialmentenella Terra del Re Guglielmo, <strong>di</strong> Wollaskon e <strong>di</strong> Vittoria.Non<strong>di</strong>meno alcuni si vedono ancora nelle foreste più fitte,specialmente dell'Alaska e delle terre dell'Innui occidentale,però si prevede che non tarderanno a scomparire, essendoaccanitamente cacciati.Non si creda che la loro carne sia così squisita come quella358


degli altri buoi. È anzi detestabile per un europeo, essendofortemente impregnata <strong>di</strong> muschio. Tuttavia esponendola per uncerto tempo all'aria, perde quel profumo, ed allora <strong>di</strong>ventapassabile.I due buoi muschiati, forse gli ultimi della banda, avevanosubito scorto i due cacciatori.Prima che Bennie ed Armando avessero avuto il tempod'imbracciare i fucili e <strong>di</strong> mirare, avevano fatto un fulmineo giroattorno alla macchia, fuggendo a precipizio.– Corna <strong>di</strong> bisonte!... – urlò il canadese. – Gambe,Armando, gambe!...I due cacciatori si slanciarono <strong>di</strong> comune accordo <strong>di</strong>etro aifuggiaschi, urlando a piena gola per far accorrere i compagni, iquali non dovevano trovarsi molto <strong>di</strong>scosti.Per sette od otto minuti tennero <strong>di</strong>etro ai due buoi, poi liperdettero <strong>di</strong> vista.Malgrado le loro forme pesanti, quegli animali avevanopreso un galoppo talmente rapido da sfidare i cavalli.– Al <strong>di</strong>avolo!... – esclamò Bennie, arrestandosi. – Le nostregambe non possono competere con le loro. Non mi sarei maiimmaginato che corressero tanto.– Abbiamo sprecato inutilmente il nostro tempo – <strong>di</strong>sseArmando.– Ci rifaremo un'altra volta.– Raggiungiamo i compagni?– Sì, Armando.Si gettarono i fucili in ispalla e piegarono verso il sud perincrociare il drappello che aveva continuato la sua marcia versol'est.Già cominciavano ad u<strong>di</strong>re il nitrito dei cavalli quando,mentre stavano girando attorno ad un pino caduto perdecrepitezza, u<strong>di</strong>rono una voce a gridare:359


– Ehi!... Gentlemen!... Stop!...Bennie ed Armando, sorpresi per quell'improvvisaintimazione, girarono intorno gli sguar<strong>di</strong> per vedere con chiavevano da fare.Quella parte della foresta era molto fitta e selvaggia.All'intorno s'alzavano enormi pini e cedri, vecchi <strong>di</strong> parecchisecoli <strong>di</strong> certo e sotto quei colossi crescevano in gran numerodei cespuglioni, coronando i margini <strong>di</strong> alcune rocce formantiuna lunga barriera serpeggiante in mezzo alla foresta.Non vedendo l'autore <strong>di</strong> quella intimazione, fecero alcunipassi innanzi per scostarsi da quel pino che impe<strong>di</strong>va loro <strong>di</strong>vedere interamente le rocce. La voce <strong>di</strong> prima, più secca, piùimperiosa, si fece nuovamente u<strong>di</strong>re.– Stop, gentlemen o faccio fuoco!...– Il <strong>di</strong>avolo vi porti!... – esclamò Bennie, che cominciava aperdere la pazienza. – Dove siete, signor mio? Abbiate lacompiacenza <strong>di</strong> mostrare un pezzetto del vostro naso.– Sono qui, al sicuro, gentleman.– Non vi vedo.– Non importa, gentleman.– A noi invece preme <strong>di</strong> vedervi per sapere chi siete e checosa desiderate.– Non domando che una cosa sola.– Dite.– Che deponiate il vostro oro sul tronco <strong>di</strong> quel pino.Bennie ed Armando, udendo quell'intimazione,scoppiarono in una risata.– Il nostro oro! – esclamò il canadese. – Siete pazzo, signorladrone?– Ladrone !... – gridò lo sconosciuto.– Corna <strong>di</strong> bisonte!... Se ci intimate <strong>di</strong> consegnarvi la borsavuol <strong>di</strong>re che non siete un galantuomo. Vi prevengo però che oro360


non ne avrete pel semplice motivo che non abbiamo ancoravisitati i placers.– Allora depositerete le vostre armi.– Con tutto il piacere, purché veniate a prendervele.Poi, volgendosi verso Armando, gli <strong>di</strong>sse rapidamente:– In guar<strong>di</strong>a, giovanotto mio, abbiamo fatto l'incontro d'unbushranger.– Sono pronto, Bennie.– Gettiamoci <strong>di</strong>etro questo tronco che può servirci <strong>di</strong>barricata.Intanto il ban<strong>di</strong>to aveva replicata l'intimazione <strong>di</strong> deporre learmi, minacciando, in caso <strong>di</strong> rifiuto, <strong>di</strong> far fuoco.I due cacciatori, invece d'obbe<strong>di</strong>re, con una mossasimultanea si gettarono <strong>di</strong>etro l'enorme tronco del pino,impugnando i fucili.Vi si erano appena nascosti, quando uno sparo rintronò, eduna palla ben <strong>di</strong>retta passò fischiando sopra le loro teste. Bennie,a rischio <strong>di</strong> riceverne un'altra nel cranio, si rizzò in pie<strong>di</strong> escorse una nuvoletta <strong>di</strong> fumo ondeggiare sul margine <strong>di</strong> quellaspecie <strong>di</strong> barriera rocciosa, <strong>di</strong>etro ad un fitto cespuglio.– Il ban<strong>di</strong>to è nascosto là – <strong>di</strong>sse.Alzò rapidamente il fucile è lo scaricò in mezzo a quellepiante, senza però colpire il bushranger, non avendo u<strong>di</strong>to alcungrido.– Corna <strong>di</strong> bisonte – mormorò. – Che si tenga celato <strong>di</strong>etrole rocce?– L'avete veduto, Bennie? – chiese Armando.– No.– Che cosa facciamo?– Tacete!...Si volse rapidamente e vide dei cespugli che si agitavano abreve <strong>di</strong>stanza, <strong>di</strong>etro le loro spalle. Contemporaneamente udì361


delle voci che partivano dalla barriera rocciosa.– Che stiamo per venire circondati? – si chiese, coninquietu<strong>di</strong>ne.– Abbiamo dei bushrangers anche alle spalle? – domandòArmando.– Lo temo e... Oh!...– Che cosa avete?– Guardate.Armando si volse, e vide uscire dai cespugli che sitrovavano <strong>di</strong>etro al tronco, don Pablo e Back.I due bravi cercatori d'oro, si avanzavano strisciandosilenziosamente, tenendo in mano le rivoltelle. In pochi istantiraggiunsero i due cacciatori, nascondendosi rapidamente <strong>di</strong>etroil pino.– I bushrangers? – chiese il giovane messicano.– Sì – rispose il canadese.– Lo avevo sospettato. Quanti sono?– Non lo sappiamo.– Sono <strong>di</strong>nanzi a noi?– Sì, don Pablo. E dov'è il signor Falcone?– È a poche <strong>di</strong>ecine <strong>di</strong> passi da noi coi cavalli.In quel momento si udì il bushranger a gridare:– Dunque, gentleman?– Desiderate?... – chiese Bennie.– Vi arrendete sì o no?– Non ne ho proprio alcuna voglia.– Allora vi fucileremo.– Quando vorrete cominciare sono pronto.– Siamo in sette.– Me ne infischio, gentleman ladrone.Non aveva ancora terminate quelle parole, cheun'improvvisa scarica partì dalle rocce. Cinque o sei fucili362


avevano fatto fuoco simultaneamente, però le palle non avevanoavuto altro risultato che quello <strong>di</strong> cacciarsi nel legno del vecchiotronco.Bennie si era nuovamente alzato pronto a rispondere. Ilgiovane messicano, che si trovava accanto al canadese, fu lesto atirarlo in<strong>di</strong>etro, <strong>di</strong>cendo:– Lasciate che si mostrino.Dopo quella scarica affatto inoffensiva, i ban<strong>di</strong>ti non sierano più fatti vivi. Sia che si fossero allontanati, o cheaspettassero che i cercatori d'oro si muovessero per aprire ilfuoco, non si u<strong>di</strong>vano più.Bennie ed il messicano, temendo che si avvicinasserostrisciando, o che tentassero <strong>di</strong> girare la trincea costituitadall'enorme tronco del pino, si alzarono guardando <strong>di</strong>nanzi, adestra ed a manca, senza un buon risultato.Una vaga inquietu<strong>di</strong>ne cominciò ad impadronirsi <strong>di</strong> loro.Che cosa stavano per tentare quei furfanti? Non era dacredere che avessero abbandonata così presto la partita.– Non possiamo rimanere qui una settimana – <strong>di</strong>sseBennie, il quale perdeva la pazienza. – Se cercassimo <strong>di</strong>attaccarli?Il giovane messicano invece <strong>di</strong> rispondere si levò l'ampiosombrero, lo mise sulla canna del fucile e l'alzò al livello deltronco <strong>di</strong> pino. Quasi subito quattro spari, tirati uno <strong>di</strong>etro l'altrorintronarono, ed il cappello colpito da una palla, volò al suolo.– Gentleman, ne avete abbastanza? – chiese il ban<strong>di</strong>to.Bennie stava per rispondere, ma don Pablo gli chiuse labocca, mormorandogli all'orecchio:– Costringiamolo a mostrarsi.Trascorsero alcuni istanti, poi il bushranger riprese:– Siete morto, adunque, che non rispondete più? In tal casovi prenderò il fucile, le vesti e quanto avrete nelle tasche!363


Verso la cresta rocciosa si u<strong>di</strong>rono i cespugli ad agitarsi. Ilcanadese, Armando e don Pablo, trascinatisi all'estremità deltronco, si nascosero <strong>di</strong>etro le ra<strong>di</strong>ci del colosso, mentre Backvegliava dalla parte dalla foresta.Un uomo sulla quarantina, stracciato, magro come unmerluzzo, con una lunga barba incolta, ed i capelli arruffati chegli piovevano sulle spalle, balzò giù dalla cresta rocciosa,tenendo in mano un fucile a ripetizione, uno splen<strong>di</strong>dowinchester a do<strong>di</strong>ci colpi.Sia che in quel momento, attraverso le ra<strong>di</strong>ci del pinoavesse scorti i tre cercatori d'oro, o che un dubbio repentino loavesse assalito, invece <strong>di</strong> farsi innanzi girò rapidamente suitalloni, cercando <strong>di</strong> precipitarsi in mezzo ad una vicina macchia.Bennie erasi slanciato all'aperto con un salto da far invi<strong>di</strong>aad un capriolo.Uno sparo rimbombò, seguìto da un urlo.– Ti ho colto, canaglia!... – urlò il canadese.Senza attendere i compagni si gettò verso la macchiaimpugnando la rivoltella, ma quando giunse colà il bushrangerera scomparso.– Corna <strong>di</strong> bisonte!... – esclamò. – Dov'è fuggito quelfurfante?– Là!... Là!... – gridò Armando.– Fuoco?... – comandò don Pablo.Il bushranger strisciando attraverso i cespugli avevaraggiunta la barriera <strong>di</strong> rocce, e stava per rintanarsi nella foresta.Armando ed il giovane messicano avevano scaricatiprecipitosamente i loro fucili.Il ban<strong>di</strong>to vacillò come se fosse stato nuovamente colpito,poi, appostatosi <strong>di</strong>etro il tronco d'un cedro, scaricò, uno <strong>di</strong>etrol'altro, i do<strong>di</strong>ci colpi del suo winchester, spazzando il terreno<strong>di</strong>nanzi a sé.364


Fortunatamente Bennie ed i suoi compagni avevano avutoil tempo <strong>di</strong> ripararsi <strong>di</strong>etro al tronco del pino. Quando s'alzaronoil bushranger era scomparso.– Lasciate che vada a farsi appiccare altrove – <strong>di</strong>sse donPablo, fermando il canadese il quale stava per slanciarsi allaricerca del briccone. – Forse non è solo, ed i suoi compagnipossono piombarci addosso.– Il <strong>di</strong>avolo se lo porti!... Se avessi saputo che non avevacompagnia, a quest'ora non sarebbe più vivo – rispose Bennie. –Quella canaglia parlava a destra ed a manca come se avesseavuto una banda presso <strong>di</strong> sé.– Vecchie astuzie dei bushrangers – <strong>di</strong>sse il giovanemessicano. – An<strong>di</strong>amo, signori: partiamo.365


L'AUDACIA DI DUE BRICCONIPer quattro giorni ancora i cercatori d'oro marciarono fraquel selvaggio territorio che s'estende fra la riva destra delYucon, la riva sinistra della Bonanza, procedendo attraverso aforeste vecchie quasi quanto la creazione del mondo, fraammassi <strong>di</strong> rocce <strong>di</strong>fficilissime a scalarsi ed a torrenti, mettendoa ben dura prova le gambe dei poveri cavalli.Il quinto avevano deciso <strong>di</strong> riposarsi per cercare anchequalche pezzo <strong>di</strong> selvaggina fresca, quando si trovarono <strong>di</strong>nanziad un vasto placer già popolato da due centinaia <strong>di</strong> <strong>minatori</strong>, fraamericani, inglesi, tedeschi e messicani.Quel campo d'oro, scoperto <strong>di</strong> recente, e già subito invaso,si trovava a qualche miglio della Bonanza ed a venticinque dallariva sinistra del Klondyke, su d'una specie <strong>di</strong> altipiano roccioso,circondato da foreste <strong>di</strong> pini, <strong>di</strong> cedri e <strong>di</strong> abeti, riparato, dal sud,da un gruppo <strong>di</strong> picchi aguzzi, ancora coperti <strong>di</strong> neve.Una quarantina <strong>di</strong> miserabili tuguri, parte luride tenderattoppate, sbrindellate, scolorite, e parte capannucce <strong>di</strong> tronchie <strong>di</strong> rami d'alberi, male riparate, esposte al freddo soffio deiventi del circolo polare, si trovavano sparse lungo i torrenti chescendevano dalle montagne.Quale miserando spettacolo offrivano quei cercatorid'oro!... Forse ve n'erano già taluni che avevano accumulatodelle ricchezze considerevoli; ma chi li avrebbe credutipossessori <strong>di</strong> polvere d'oro e <strong>di</strong> pepite? Più che esseri umaniparevano bestie abbrutite dal duro lavoro dei claims e dalleprivazioni.Erano tutti cenciosi, luri<strong>di</strong>, colle camicie annerite dal fumo366


degli accampamenti o lorde del fango dei pozzi, coi calzoni incento luoghi rattoppati, cogli stivali sfondati che lasciavanouscire le <strong>di</strong>ta, con dei cappelli impossibili a descriversi o con deicappucci che ormai avevano perduto il pelo, però con le cinturearmate <strong>di</strong> rivoltelle e <strong>di</strong> bowie-knife luccicanti.Il <strong>di</strong>gging, ossia il campo d'oro, era in piena attività,quantunque un freddo vento soffiasse dal settentrione, e le acquedei torrentelli trascinassero ancora, nella loro corsa impazzata,dei pezzi <strong>di</strong> ghiaccio.Un gran numero <strong>di</strong> pozzi erano stati scavati in ogni luogospecialmente presso i piccoli corsi d'acqua, non trovandosi colàl'oro nascosto nei quarzi, bensì su <strong>di</strong> un letto fangoso misto adargilla e ghiaia. Il pay-<strong>di</strong>n, ossia il fango dorato, bisognavacercarlo in fondo ai pozzi, issarlo alla superficie e lavarlo nellegelate acque dei torrenti.Quel lavoro, eseguito con quel freddo, doveva essereoltremodo faticoso, non forse per gli uomini che si trovavanonei claims, ma per quelli che dovevano eseguire il lavaggio perpurgare il prezioso metallo dalle pietruzze e dal fango.Quei <strong>di</strong>sgraziati, per poter raccogliere l'oro, non essendoprovvisti <strong>di</strong> sluice, dovevano immergersi fino alla cintola nelleacque dei torrenti e rimanervi per alcuni minuti, onde farcircolare la battée.Per poter ottenere l'oro quasi puro, adoperavano l'anticopiatto <strong>di</strong> legno duro, la battée, un recipiente capace <strong>di</strong> contenerecirca <strong>di</strong>eci chilogrammi <strong>di</strong> pay-<strong>di</strong>n, largo circa mezzo metro eprofondo otto o <strong>di</strong>eci centimetri.È necessario che il minatore prima sbarazzi il fango deigrossi frammenti ghiaiosi, poi che immerga il piatto nellacorrente imprimendogli dei movimenti circolari ed insiemeondulatori.L'acqua a poco a poco porta via il fango ed i pezzi <strong>di</strong>367


ghiaia, e l'oro, essendo più pesante, rimane, concentrandosi nelfondo.Un secondo lavaggio, più rapido del primo, terminante inuna vigorosa battuta sul fondo esterno del piatto, fa sparire gliultimi avanzi fangosi, ed allora l'oro appare. Non si creda peròche sia una operazione facile, quanto sembrerebbe a prima vista.Richiede un certo colpo <strong>di</strong> mano che il minatore acquista solodopo una lunga pratica.I poveri <strong>di</strong>avoli, ai quali per turno toccava <strong>di</strong> lavare il fangodorato, tornavano a riva in uno stato compassionevole, dopoquella immersione nell'acqua gelata. Qualcuno, meno robusto,cadeva al suolo appena consegnato il piatto a qualche compagnoe doveva venire portato sotto la tenda, <strong>di</strong>nanzi al fuoco, perrimetterlo in gambe, e fargli cessare i tremiti che minacciavanoun principio <strong>di</strong> congelazione.In compenso però quei <strong>minatori</strong> facevano talvolta delleraccolte pro<strong>di</strong>giose, poiché quel pay-<strong>di</strong>n era eccessivamentericco del prezioso metallo. Non era raro che in fondo alla battéetrovassero parecchie once d'oro ed anche qualche bella pepitadel valore <strong>di</strong> centocinquanta o duecento lire.– Questo fango è ricchissimo d'oro – <strong>di</strong>sse Bennie, cheassieme ai compagni assisteva alle battute <strong>di</strong> alcuni <strong>minatori</strong>. –Questi uomini sono capaci <strong>di</strong> guadagnarsi cinquecento lire algiorno per ciascuno.– È vero – <strong>di</strong>sse Pablo. – Se non sapessi che alle sorgentidel Barem esistono dei <strong>di</strong>ggings d'una ricchezza favolosa, vi<strong>di</strong>rei <strong>di</strong> fermarci qui.Verso sera, essendo calato un fitto nebbione sul campod'oro, si ritirarono nella loro tenda, rinunciando a visitare il bar,essendo sorto anche là uno spaccio <strong>di</strong> liquori che serviva ancheda casa <strong>di</strong> giuoco.Temendo però che qualche minatore poco scrupoloso368


approfittasse del nebbione per derubarli dei cavalli, legarono glianimali ad uno dei piuoli della tenda ed accesero ancheall'esterno un fuoco.Durante il pasto serale, si guardarono bene dal parlare dellesorgenti del Barem. La loro comparsa in quel campo senzaintraprendere alcun lavoro <strong>di</strong> scavo, aveva forse eccitati deisospetti fra i <strong>minatori</strong> e non era improbabile che qualcunotentasse <strong>di</strong> ascoltare i loro <strong>di</strong>scorsi.Già Armando, che si era incaricato <strong>di</strong> vegliare sui cavalli,aveva scorto qualche ombra umana ronzare nei pressi dellatenda, fingendosi smarrita nella nebbia. Era qualche spione, nonvi era da ingannarsi.– Quando ce ne andremo, prenderemo le nostre precauzioniper non venire seguìti – <strong>di</strong>sse il giovane messicano. –Quantunque l'oro qui abbon<strong>di</strong>, vi saranno taluni che vorrannotenerci <strong>di</strong>etro, colla speranza <strong>di</strong> farsi condurre a dei placers piùricchi. Ciò succede assai <strong>di</strong> frequente.– E questo succedeva anche nel Colorado – <strong>di</strong>sse Bennie. –Bastava che qualche gruppo <strong>di</strong> <strong>minatori</strong> si allontanasse, perchédei curiosi lo seguissero con accanimento, credendo che sirecasse a lavorare qualche giacimento argentifero, più ricco.Stabiliti i quarti <strong>di</strong> guar<strong>di</strong>a, Bennie, il signor Falcone ed ilgiovane messicano si avvolsero nelle loro coperte, coi pie<strong>di</strong> voltiverso il braciere che ardeva lentamente sotto la tenda, mentreBack ed Armando si coricavano presso il falò che ardevaall'aperto.Nessun avvenimento venne ad interrompere il sonno dei<strong>minatori</strong>. Però verso la mezzanotte, Bennie e Pablo, che eranosubentrati nella guar<strong>di</strong>a, dovettero alzarsi ed esplorare i <strong>di</strong>ntorni,avendo veduto, per due volte, una forma umana aggirarsi abreve <strong>di</strong>stanza dalla tenda.L'indomani, mentre il signor Falcone ed il messicano369


tornavano al <strong>di</strong>gging, Armando e Bennie si recarono nellaforesta colla speranza <strong>di</strong> sorprendere qualche capo <strong>di</strong>selvaggina, volendo risparmiare le provviste, anzi piuttostoaumentarle.Quella gita fra gli abeti fu faticosa ed infruttifera, nonavendo veduto che qualche grossa civetta e due o tre nycetenivee, specie <strong>di</strong> barbagianni assai grossi, colle piumebianchissime. Tuttavia essendosi spinti fino sulle rive dellaBonanza, riuscirono ad abbattere due lontre, animali che nonsono da <strong>di</strong>sprezzarsi, sebbene piccoli <strong>di</strong> statura e più pregiati perla loro pelle che per la loro carne.Stavano per attraversare il <strong>di</strong>gging onde far ritorno allatenda, quando la loro attenzione fu attratta da clamori assordantiche uscivano dal bar. Pareva che una zuffa fosse scoppiata sottola vasta tenda conica del liquorista.Non volendo impicciarsi nelle faccende altrui, stavano perproseguire la loro via, quando parve a loro <strong>di</strong> u<strong>di</strong>re la voce <strong>di</strong>don Pablo.– Corna <strong>di</strong> bisonte!... – esclamò Bennie, arrestandosi <strong>di</strong>colpo. – Che il nostro giovanotto abbia impegnata qualche rissa?Parecchi <strong>minatori</strong>, udendo quelle grida, abbandonavano iclaims e si affrettavano a <strong>di</strong>rigersi verso il bar, tenendo le manisui calci delle loro rivoltelle o sulle impugnature dei loro bowieknife.– Venite, Armando – <strong>di</strong>sse il canadese. – Forse i nostriamici corrono qualche grave pericolo.– Vi seguo, Bennie.– È carico il vostro fucile?– Sì.– Tenetevi pronto a tutto, anche a far fuoco. Si puòaspettarci qualunque sorpresa da questi cercatori d'oro.In pochi slanci attraversarono la <strong>di</strong>stanza e andarono ad370


urtare contro i <strong>minatori</strong> che si affollavano <strong>di</strong>nanzi alla tenda. Inmezzo ad un gridìo assordante, s'u<strong>di</strong>va <strong>di</strong>stintamente la vocestrascicante del giovane messicano.– Io assassino!... Tu menti, ladro da strada – urlava donPablo.Il canadese con una spinta furiosa respinse i vicini,tuonando con accento minaccioso:– Largo!... Largo!...Trenta o quaranta <strong>minatori</strong> si erano <strong>di</strong> già riuniti nella tendaformando cerchio attorno a Pablo, al signor Falcone e ad unaltro in<strong>di</strong>viduo che a prima vista né Bennie, né Armando,riconobbero.Quell'uomo poteva avere quarant'anni. Era alto, magrocome un merluzzo, con una barba lunghissima e nera, con unnaso che somigliava ad un becco <strong>di</strong> pappagallo, due occhi falsi,grigiastri, duri ed una capigliatura arruffata.Aveva una giacca sbrindellata e scolorita, pantaloni <strong>di</strong> pelle<strong>di</strong> foca e lunghi stivali sdruciti ed infangati; alla cintura peròaveva un lungo coltello, e a bandoliera teneva uno splen<strong>di</strong>dowinchester a do<strong>di</strong>ci colpi.Quel tipo poco attraente, urlava come un ossesso, ripetendosu tutti i toni:– Vi giuro, signori, che quest'uomo ha cercato <strong>di</strong>assassinarmi e <strong>di</strong> derubarmi in piena foresta. La sua palla latengo ancora in corpo.Bennie ed Armando con due spinte ruppero il cerchioformato dai <strong>minatori</strong> e si misero ai fianchi del messicano e delsignor Falcone, armando risolutamente i fucili.Appena ebbero guardato in volto quell'uomo, un gridosfuggì ad entrambi.– Il bushranger del bosco!...L'uomo magro, senza scombussolarsi per quell'accusa, tese371


una mano verso i due cacciatori, urlando:– Ecco i loro compagni!... Ban<strong>di</strong>ti!... Ora non sfuggiretepiù alla giustizia!... Signori, applicheremo a questi furfanti lalegge <strong>di</strong> Lynch!...Udendo quelle parole, il canadese si era scagliato verso ilban<strong>di</strong>to, gridando:– Canaglia!... Sarà la tua zucca, che io manderò in aria!...Pren<strong>di</strong>, ladrone!...Senza attendere altro aveva abbassato bruscamente ilfucile, deciso a mandare all'altro mondo il briccone, ma parecchi<strong>minatori</strong> si gettarono verso <strong>di</strong> lui, alzandogli l'arma.– Gentleman – <strong>di</strong>sse uno <strong>di</strong> loro. – Non vi permetteremo <strong>di</strong>assassinare un uomo sotto i nostri occhi.– Vi <strong>di</strong>co che quell'uomo è un bushranger.– Benissimo, però egli accusa voi <strong>di</strong> averlo assalito.– Mente!...– Vogliamo credervi, non<strong>di</strong>meno noi desideriamo chiarirequesta faccenda. Nei <strong>di</strong>ggings non vi sono né policemen nésceriffi, ma la legge <strong>di</strong> Lynch permette a tutti gli uomini <strong>di</strong><strong>di</strong>ventare giu<strong>di</strong>ci. Noi faremo un giurì, vi giu<strong>di</strong>cheremo tutti equattro ed appiccheremo il colpevole od i colpevoli al più grossoalbero della foresta.– Sì, sì!... – esclamarono tutti i <strong>minatori</strong>. – La legge <strong>di</strong>Lynch!... La legge <strong>di</strong> Lynch!...– Io l'accetto – gridò il bushranger. – Io fornirò al giurì untestimonio il quale affermerà, al pari <strong>di</strong> me, che quel messicanoè un briccone che spoglia gli onesti viaggiatori.– Tu menti, cane!... – urlò don Pablo, rosso <strong>di</strong> collera.– V'ingannate, signor mio – <strong>di</strong>sse una voce ironica.Il giovane messicano, Bennie, Armando ed il signorFalcone si volsero e videro farsi innanzi un uomo che subitoriconobbero. Quell'alleato del bushranger era il californiano che372


essi credevano <strong>di</strong> aver lasciato a Dawson.Il briccone si fece innanzi e giunto in mezzo alla tenda,<strong>di</strong>sse:– Io accuso questi signori <strong>di</strong> essere ladri. Essi mi hannoassalito presso l'Yucon e derubato <strong>di</strong> centoventi once d'oro.Un urlo <strong>di</strong> furore scoppiò fra i quattro <strong>minatori</strong>.– Canaglia!... Miserabile!...Bennie e Pablo si erano scagliati contro <strong>di</strong> lui; i cercatorid'oro furono però lesti ad arrestarli, mentre colui che aveva pelprimo invocata la legge <strong>di</strong> Lynch, <strong>di</strong>ceva con voce sonora:– Fermi, signori o ci costringerete a far uso delle nostrearmi. Nel vostro interesse calmatevi ed abbiate fiducia neigiu<strong>di</strong>ci popolari.– Quell'uomo è un compagno del bushranger!... – urlòPablo in<strong>di</strong>cando il californiano. – Egli ha cercato <strong>di</strong> assassinarcinelle vie <strong>di</strong> Dawson, poche notti or sono!...– Il giurì deciderà.Il signor Falcone si fece innanzi e mettendosi una mano sulpetto, <strong>di</strong>sse con voce solenne:– Io giuro sul mio onore che quanto hanno affermato i mieicompagni è vero.I <strong>minatori</strong>, colpiti dall'accento e dall'aspetto leale delmeccanico, volsero i loro sguar<strong>di</strong> verso il bushranger, il cuivolto era <strong>di</strong>ventato pallido e verso il californiano checominciava a trovarsi forse a <strong>di</strong>sagio.L'uomo che aveva parlato pei cercatori d'oro, si avvicinò alsignor Falcone e curvandosi verso <strong>di</strong> lui, gli mormorò in unorecchio:– Abbiate fiducia in me, gentleman. Vedrete come finiràquesta faccenda.Poi alzando la voce:– Do<strong>di</strong>ci giu<strong>di</strong>ci con me: qui si giu<strong>di</strong>cherà e qui si373


applicherà la legge <strong>di</strong> Lynch in tutta la sua severità!Quantunque il liquorista avesse cercato <strong>di</strong> opporsi temendoche il palo centrale della sua tenda si tramutasse in una forca,ciò che non era improbabile, i <strong>minatori</strong> in pochi minuti scelsero ido<strong>di</strong>ci uomini incaricati <strong>di</strong> pronunciare il giu<strong>di</strong>zio. Iltre<strong>di</strong>cesimo, ossia colui che aveva invocata la legge <strong>di</strong> Lynch eche pareva una persona colta ed educata, ad unanimità fuproclamato, lì per lì, presidente.Un tavolo fu collocato in mezzo alla tenda, attorno al qualepresero posto i giu<strong>di</strong>ci, dopo però <strong>di</strong> aver comandato alliquorista un fiasco <strong>di</strong> gin per sciogliere meglio le lingue e<strong>di</strong>lluminare gli spiriti. Gli altri si misero a sedere sugli altri tavoli,tenendo in mano le rivoltelle onde impe<strong>di</strong>re la fuga ai colpevoli.La legge <strong>di</strong> Lynch, messa in vigore per la prima volta neiplacers della California per mettere un freno ai numerosiassassinii che si commettevano anche in pieno giorno a scopo <strong>di</strong>furto, è spiccia.Dopo un breve interrogatorio, i giu<strong>di</strong>ci popolaripronunciano la sentenza la quale è sempre inappellabile. Di penenon ve n'è che una sola, la quale si applica senza ritar<strong>di</strong>: la forca.Questa legge, adottata più tar<strong>di</strong> anche nelle miniere d'orodell'Australia e nei <strong>di</strong>ggings <strong>di</strong>amantiferi dell'Africa del Sud epoi nei campi d'oro dell'Alaska, là insomma dove non esistononé giu<strong>di</strong>ci, né guar<strong>di</strong>e <strong>di</strong> pubblica sicurezza, né gendarmi, hadato sempre degli splen<strong>di</strong><strong>di</strong> risultati. È bensì vero che più <strong>di</strong> unpovero <strong>di</strong>avolo è stato appiccato innocentemente con quelsistema troppo spiccio, però quanti furfanti furono mandatiall'altro mondo e giustamente, purgando i campi d'oro da queipericolosi e sfrontati malfattori che li infestavano.Il signor Falcone ed i suoi compagni furono invitati asedere all'estremità della tavola; il bushranger, ed il californianofurono collocati dall'altra parte, venne offerto a tutti un bicchiere374


<strong>di</strong> gin, poi il presidente prese subito la parola:– I giu<strong>di</strong>ci popolari qui riuniti mi ascoltino – <strong>di</strong>sse. –Questi uomini si accusano reciprocamente <strong>di</strong> esserebushrangers, ma finora nessuno ha presentato dei testimoni chepossano chiarire quali sono i veri colpevoli. Vi è qualcuno fravoi che abbia subìto qualche depredazione da parte <strong>di</strong> costoro?Nessuno rispose.Il presidente attese qualche minuto, poi riprese:– Non essendo i colpevoli da noi conosciuti, udremo le lororagioni, poi giu<strong>di</strong>cheremo ed i colpevoli pagheranno. A voigentleman – <strong>di</strong>sse volgendosi verso il signor Falcone.– Io ripeto che noi siamo gente onesta, che quell'uomo dalnaso da pappagallo, ci ha assaliti in pieno bosco, a trenta migliadalla Bonanza e che il suo compagno ha cercato <strong>di</strong> assassinarcila sera innanzi che noi lasciassimo Dawson. Lo giuro su Dio esul mio onore.– Voi mentite!... – urlò il californiano.– Silenzio – tuonò il presidente. – Non vi abbiamo ancorainterrogato.– Ripeto che quel ladrone mente!... – replicò ilcaliforniano. – Io non ho mai assassinato o cercato <strong>di</strong>assassinare nessuno e tanto meno a Dawson, non essendo statoancora in quella città.– E dove siete stato adunque finora? – chiese il presidente.– Nei placers del Klondyke.Il presidente si volse vivamente verso i <strong>minatori</strong> che sierano affollati sotto la tenda, <strong>di</strong>cendo:– Voi tutti venite dai placers del Klondyke. Chi ha vedutoquest'uomo?– Nessuno – risposero tutti ad una voce.– Allora voi mentite – <strong>di</strong>sse il presidente.– Ho lavorato lontano.375


– Sì, assai lontano – <strong>di</strong>sse improvvisamente una voce.Tutti si volsero e videro un minatore entrare nella tenda edaccostarsi al tavolo.– Quest'uomo io lo conosco – <strong>di</strong>sse, in<strong>di</strong>cando ilcaliforniano. – Egli è James Korthan, un briccone della peggiorspecie, che mi ha derubato <strong>di</strong> trenta once d'oro in una bisca <strong>di</strong>Dawson.– Canaglia!... – urlò il californiano pallido come un cenciolavato. – Io non ti ho mai veduto.– Ed io <strong>di</strong>chiaro che quest'uomo è James Korthan – ribattéil minatore, con maggior energia. – Nega <strong>di</strong> avermi derubato sel'osi!...– Non può negarlo poiché è veramente il suo nome – <strong>di</strong>ssedon Pablo. – Egli ha lavorato con me nei placers della Bonanzae lo conosco benissimo.Poi volgendosi verso il minatore:– Grazie del vostro intervento, gentleman. La vostratestimonianza credo che basterà per appiccare quel furfante.– Appiccare me!... – urlò il californiano. – Pren<strong>di</strong>!...Prima che i giu<strong>di</strong>ci ed i <strong>minatori</strong> avessero avuto il tempo <strong>di</strong>gettarsi su <strong>di</strong> lui e <strong>di</strong>sarmarlo, il californiano aveva estratta larivoltella, facendo fuoco su don Pablo.Il messicano, con uno slancio da giaguaro si era gettato<strong>di</strong>etro ad un tavolo, evitando la palla.Bennie ed Armando spianarono il fucile, però non poteronoservirsene, poiché il bushranger con una scossa poderosa avevaatterrato il palo centrale della tenda, facendo crollare l'interocono <strong>di</strong> tela.Fra le grida dei <strong>minatori</strong> e dei giu<strong>di</strong>ci si u<strong>di</strong>rono al <strong>di</strong> fuoridei colpi <strong>di</strong> rivoltella.Bennie, il giovane messicano ed Armando, sventrata latenda con pochi colpi <strong>di</strong> coltello, si slanciarono all'aperto per376


impe<strong>di</strong>re al bushranger ed al suo degno compagno <strong>di</strong> prendere illargo.Quando si trovarono fuori era troppo tar<strong>di</strong>. I due furfanti,approfittando della confusione, si erano posti in salvo,rifugiandosi nella foresta.377


UN MOMENTO TERRIBILELa sera istessa, approfittando della nebbia che era tornata ascendere sul campo d'oro don Pablo ed i suoi compagniabbandonavano silenziosamente l'accampamento, per <strong>di</strong>rigersiverso le sorgenti del Barem.Guidandosi colla bussola, essi marciarono l'intera notteverso l'est, premendo loro <strong>di</strong> non venire seguìti dai <strong>minatori</strong> especialmente dal californiano che fino allora non aveva perdutele loro tracce.Quando spuntò il sole, si trovavano a trentadue miglia dallaBonanza, in mezzo ai gran<strong>di</strong> boschi <strong>di</strong> pini e <strong>di</strong> cedri.Fatta una breve fermata per allestirsi la colazione e perconcedere un po' <strong>di</strong> riposo ai cavalli che erano soverchiamentecarichi, riprendevano le mosse due ore dopo; decisi a nonaccamparsi che sulle rive del Barem.Quella seconda marcia fu forse la più faticosa <strong>di</strong> tuttequelle che avevano fatto dalla loro partenza dal Piccolo lagodegli Schiavi, avendo dovuto attraversare terreni pantanosi,boschi fittissimi, corsi d'acqua eccessivamente fred<strong>di</strong>, e burroniprofon<strong>di</strong> con certe salite tagliate quasi a picco.Quando si accamparono, uomini ed animali erano sfiniti.– Ancora un'ora ed io avrei mandato a casa del <strong>di</strong>avolo tuttii tesori dell'Alaska – <strong>di</strong>sse Bennie. – È stata una marcia dagaleotti.– Necessaria però – <strong>di</strong>sse don Pablo. – Se non avessimocamminato così lestamente, saremmo stati raggiunti da qualchebanda <strong>di</strong> <strong>minatori</strong>.– E fors'anche dal californiano – aggiunse Armando.378


– Che ci abbia seguìti ancora? – chiese Bennie.– È probabile – rispose il giovane messicano.– Sangue <strong>di</strong> bisonte!... È una mignatta quell'uomo?– Lo credo peggio.– Vuole ven<strong>di</strong>carsi <strong>di</strong> voi o prendere parte alla raccoltadell'oro.– L'uno e l'altro, anzi vi consiglio <strong>di</strong> tenervi in guar<strong>di</strong>a, orache si è unito a quel bushranger.– Che riesca a scoprirci?– Ci ha seguìti così bene da Dawson alla Bonanza,malgrado tutte le nostre precauzioni, da temere che ci troviancora.– Lo desidererei per appiccarlo, don Pablo.– Purché invece non ci giuochi qualche brutta sorpresa!Quel furfante è capace <strong>di</strong> tutto.– Terremo aperti gli occhi.– E dormiremo con uno solo chiuso – aggiunse Armando.– In guar<strong>di</strong>a sempre, amici, anche <strong>di</strong> notte.– Conserveremo i nostri quarti – <strong>di</strong>sse Bennie. – Quanto<strong>di</strong>stiamo ancora dalle sorgenti del Barem?– Fra tre giorni vi saremo.– E raccoglieremo oro a palate?– Se non a palate certo a manate – <strong>di</strong>sse don Pablo.– Vi ricordate esattamente il luogo?– Il mio amico me lo ha descritto così minutamente da nonpotermi ingannare: tre montagne, sormontate dal Dom e duecateratte che si precipitano ai due lati della valle.– Allora domani attraverseremo il Barem e continueremo amarciare finché avremo forze nelle gambe – <strong>di</strong>sse il signorFalcone. – La buona stagione è brevissima qui e faremo bene adaffrettarci.In quel momento i cavalli fecero u<strong>di</strong>re dei nitriti e379


cominciarono a tendere le corde, dando segni d'inquietu<strong>di</strong>ne.– Che cosa c'è? – chiese Bennie.– Che abbiano fiutato qualche nemico? – chiese Armando.– I nostri mustani non sono animali da inquietarsi per unnonnulla.Don Pablo si era alzato tenendo in mano il suo fucile edaveva fatti alcuni passi innanzi scrutando le macchie deicornioli, e guardando in mezzo ai tronchi dei cedri e dei pini.– Nulla? – chiesero Armando e Bennie, raggiungendolo.– Mi sembra che la foresta sia deserta – <strong>di</strong>sse il messicano.– Non è sotto gli alberi che si nasconde qualche pericolo –grido Back. – I cavalli tendono gli orecchi verso il fiume.– An<strong>di</strong>amo a vedere – <strong>di</strong>sse Bennie risolutamente. – Fatebuona guar<strong>di</strong>a voi.Mentre il signor Falcone e Back facevano il giro dellatenda esplorando le macchie vicine, il messicano ed i duecacciatori si spinsero verso il Barem, guardando attentamentesotto i giganti della foresta.Nessun rumore sospetto giungeva ai loro orecchi.Solamente si u<strong>di</strong>vano le acque del fiume rompersi sulle ghiaiedelle rive ed in alto gemere le punte dei pini scosse dal gelidovento del settentrione.Giunti al Barem, i tre esploratori si curvarono sulla spondascrutando le acque, però l'oscurità era così fitta, in causadell'ombra cupa proiettata dai gran<strong>di</strong> alberi, da non poter<strong>di</strong>stinguere quasi nulla.– Che i nostri cavalli si siano ingannati? – chiese il giovanemessicano.– I vostri forse sì, non i mustani che abbiamo condotti dallepraterie del sud – rispose il canadese. – Quei figli delle immensepianure erbose sono abituati a fiutare il pericolo ed a segnalarlo.– Eppure non si vede nulla <strong>di</strong> sospetto qui.380


– Tacete!... – <strong>di</strong>sse Armando.Tutti tacquero tendendo gli orecchi e u<strong>di</strong>rono, a quaranta ocinquanta passi sopra la corrente, un sordo tonfo che parevaprodotto dalla caduta d'un corpo pesantissimo.– Qualcuno si è gettato nel fiume – <strong>di</strong>sse Bennie.Si slanciarono verso quella <strong>di</strong>rezione tenendo i fuciliimbracciati per essere più pronti a far fuoco, e giunti là doveavevano u<strong>di</strong>to il tonfo, scesero la riva.– Nulla – <strong>di</strong>sse Armando.– Eppure qualcuno s'è tuffato – <strong>di</strong>sse Bennie.– Che sia stato qualche animale?– Lo suppongo.– E perché non un uomo? – chiese don Pablo.– Qualche in<strong>di</strong>ano?– No, Bennie, il nostro nemico.– Il californiano!... Corna <strong>di</strong> bufalo!... Volete che sia giuntoqui? È impossibile che abbia scoperte le nostre tracce!...– Lo voglio credere, però io dubito. Quell'uomo è capace <strong>di</strong>averci seguìti.– Allora che si affoghi.– Che cosa facciamo? – chiese Armando.– Torniamo al campo e vegliamo attentamente – rispose ilmessicano. – Forse si trattava d'un animale.– Lo preferisco – <strong>di</strong>sse Bennie.Esplorarono la riva per tre o quattrocento metri, sempreinfruttuosamente, poi fecero ritorno alla tenda.Non essendo certi con quale nemico avevano da fare,accesero altri due fuochi per illuminare il campo da tutti i lati,quin<strong>di</strong> incaricarono Armando e Back del primo quarto <strong>di</strong>guar<strong>di</strong>a.Il cow-boy ed il giovanotto accesero le loro pipe, siavvolsero nelle loro coperte, essendo la notte fred<strong>di</strong>ssima, e si381


sedettero l'uno <strong>di</strong>nanzi all'altro, per sorvegliare.I cavalli si erano tranquillizzati dopo l'esplorazione dei loropadroni e si erano sdraiati presso la tenda; quello <strong>di</strong> Bennie peròera rimasto in pie<strong>di</strong>, da vero cavallo della prateria.Nessun rumore sospetto si u<strong>di</strong>va nella foresta. Perfino ilvento si era calmato, lasciando tranquille le alte cime dei cedri edei pini.Erano già trascorse due ore senza che nulla <strong>di</strong> nuovo fosseaccaduto, quando Back vide il cavallo <strong>di</strong> Bennie alzarevivamente la testa, poi curvare a più riprese gli orecchi come secercasse <strong>di</strong> raccogliere qualche vago rumore.– Vi è qualche cosa <strong>di</strong> nuovo – mormorò il messicano,sbarazzandosi della coperta. – Chi può aggirarsi nel bosco conquesto freddo intenso ed a quest'ora?...Il cavallo in quel momento mandò un leggero nitrito e simise a tendere la corda che lo teneva legato al palo della tenda.Armando, che vegliava <strong>di</strong>etro la tenda, si era alzato.– Back, – <strong>di</strong>sse – il cavallo è inquieto.– Ed anche gli altri cominciano a dare segni d'agitazione –rispose il messicano.– Che qualcuno si avvicini?...– Lo credo.– Chi può essere quel seccatore che cerca d'accostarsiancora al campo?...– Sara un po' <strong>di</strong>fficile a saperlo.– E perché, Back?– La nebbia è calata nel bosco.– È vero. Volete che svegliamo Bennie?– Aspettiamo, Armando.Entrambi si erano allontanati <strong>di</strong> alcuni passi dalla tenda ecercavano <strong>di</strong> <strong>di</strong>scernere ciò che aveva prodotto quell'allarme.Disgraziatamente durante quelle due ore la nebbia era382


nuovamente scesa e così fitta da impe<strong>di</strong>re <strong>di</strong> scorgere i tronchidegli alberi ad una <strong>di</strong>stanza <strong>di</strong> sei o sette passi.– Non si potrà vedere assolutamente nulla – <strong>di</strong>sse Back. –Sempre nebbia in questo brutto paese.– U<strong>di</strong>te nulla?...– Solamente il rompersi della corrente.– Eh!...– Carramba!...– Un urlo d'orso grigio, Back.– Sì, Armando.– Che quel bestione cerchi <strong>di</strong> sorprenderci?– Ripieghiamo sul campo e svegliamo i compagni. Nonsaremo mai troppi per quei bestioni.Era inutile svegliarli. Il canadese aveva ormai u<strong>di</strong>to l'urlodel feroce animale ed era balzato fuori dopo d'aver fatti alzaredon Pablo ed il signor Falcone.– Un grizzly, è vero, Armando? – chiese.– Sì, Bennie – rispose il giovanotto.– Lo preferisco al californiano. Dov'è?...– Passeggia fra la nebbia.– Al <strong>di</strong>avolo la nebbia!...– Guardate!... – gridò Back.In mezzo all'umida cortina si era veduta confusamente unaforma gigantesca, la quale pareva che cercasse <strong>di</strong> <strong>di</strong>rigersi versoi fuochi dell'accampamento.Bennie ed il giovane messicano, che si trovavano piùvicini, puntarono precipitosamente i fucili e fecero fuoco.In mezzo al nebbione si udì echeggiare un urlo acuto,feroce, poi più nulla.– È caduto?... – chiese il canadese.– Io non l'ho potuto vedere – rispose Back.– Se non fosse stato ucciso ci sarebbe piombato addosso –383


osservò Armando.– An<strong>di</strong>amo a vedere – <strong>di</strong>sse Bennie.Seguìto da Armando e da Pablo si slanciò verso il luogoove aveva veduto apparire l'ombra gigantesca, però giunto colànon vide nulla.– Cerchiamo – <strong>di</strong>sse.– Siate prudente – consigliò il giovane messicano. – Questianimali sono astuti.Il canadese si era messo a girare attorno ad un enormetronco <strong>di</strong> pino, mentre i suoi due compagni giravano unamacchia <strong>di</strong> cornioli.Aveva già compiuto il giro senza aver trovato nulla,quando tutto d'un tratto sentì due zampacce piombargli sullespalle.Con una rapida mossa tentò <strong>di</strong> sottrarsi a quel brutaleabbraccio per voltarsi e puntare il fucile. Il colpo gli mancò,poiché quelle due zampe, gravitando con forza irresistibile, inun lampo lo piegarono al suolo.– Aiuto, Armando!... – urlò il povero cacciatore.Il giovanotto ed il messicano si slanciarono verso <strong>di</strong> lui e sitrovarono <strong>di</strong> fronte ad un orso grigio <strong>di</strong> statura gigantesca. Ilferoce animale si era rizzato sulle zampe posteriori per piombarloro addosso.I due cacciatori, sorpresi da quell'improvvisa apparizione,scaricarono a casaccio i fucili, poi vedendo che l'animale nonera caduto, ripiegarono rapidamente verso l'accampamento,chiamando in loro aiuto Back ed il signor Falcone.Bennie intanto aveva approfittato <strong>di</strong> quel momento. Nonavendo riportata alcuna ferita, si era subito alzato ed avevaseguìto i suoi amici; però il fucile era rimasto sul terreno,essendogli mancato il tempo <strong>di</strong> raccoglierlo.I cinque uomini si radunarono attorno al primo fuoco,384


quattro armati <strong>di</strong> fucile ed il canadese <strong>di</strong> rivoltella, pronti a<strong>di</strong>mpegnare la lotta.Contrariamente ai suoi istinti bellicosi, il grizzly parve chenon avesse, almeno pel momento, alcun desiderio <strong>di</strong> ritentarel'assalto. Lo si u<strong>di</strong>va però grugnire a breve <strong>di</strong>stanza e talvolta frala nebbia si mostrava confusamente, scomparendo subito <strong>di</strong>etro itronchi dei pini.– Siete ferito, Bennie? – chiesero premurosamenteArmando e suo zio.– No – rispose il canadese. – Gli artigli del bestione mihanno lacerato solamente la giacca. Aspetto però l'occasionepropizia per ven<strong>di</strong>carmi del brutto momento che mi ha fattopassare.– Sembra che non abbia premura <strong>di</strong> accontentarti – <strong>di</strong>sseBack.– Lo vedo.– Anzi mi pare che si sia già allontanato – soggiunse donPablo. – Non l'odo più.– Ne avrà avute abbastanza.– Non lo credo, Bennie – <strong>di</strong>sse Armando. – Abbiamo fattofuoco precipitosamente, senza mirare e forse non lo abbiamocolpito.– Tacete, Armando.Il canadese, tenendo in pugno la rivoltella, si spinseinnanzi alcuni passi, tendendo gli orecchi e udì un tonfo.– Si è gettato nel fiume – <strong>di</strong>sse, tornando presso icompagni.– Che abbia varcato il Barem? – chiese il signor Falcone.– Lo suppongo.– Allora possiamo dormire.– Con un occhio solo però.– Ed il vostro fucile?... – chiese Armando.385


– Lo raccoglieremo domani; non è un boccone pregiato pergli orsi.Certi ormai <strong>di</strong> non venire più inquietati daquell'animalaccio, Bennie, Pablo ed il signor Falcone sisdraiarono sotto la tenda, mentre Armando e Back riprendevanoi loro posti accanto ai fuochi, non essendo ancora finito il loroquarto <strong>di</strong> guar<strong>di</strong>a.La notte trascorse senz'altri allarmi, segno evidente chel'orso aveva attraversato il Barem, abbandonandodefinitivamente la partita. Forse le palle <strong>di</strong> Armando e <strong>di</strong> donPablo lo avevano colpito e si era ritirato nel suo covo in attesadella guarigione.Spuntato il giorno, dopo alcune tazze <strong>di</strong> thè, il drappello simosse per cercare un guado, volendo passare sulla riva oppostadel Barem.Temendo che l'orso avesse il suo covo in quei <strong>di</strong>ntorni, ilgiovane messicano rimontò la riva per un cinque o seicentometri; poi avendo trovato un punto ove l'acqua non era profondapiù d'un metro, comandò a tutti <strong>di</strong> salire sui cavalli per evitareun bagno.I poveri animali, quantunque gravemente carichi, entraronoanimosamente nelle acque gelate della fiumana e guadagnaronola riva opposta felicemente, prendendo terra in un luogo ovecrescevano numerosi cespugli incassati fra i grossi tronchi <strong>di</strong>alcuni vecchi pini.Il giovane messicano, che era <strong>di</strong>nanzi a tutti, cercò <strong>di</strong>costringere il cavallo a cacciarsi fra quelle piante. Invece <strong>di</strong>obbe<strong>di</strong>re, l'animale si piantò sulle zampe deretane e tentò <strong>di</strong> fareun rapido volteggio per rientrare nel fiume.– Ohe!... Don Pablo!... – gridò Bennie. – È impazzito ilvostro destriero?Il messicano stava per rispondere, quando una massa386


enorme, sorta improvvisamente <strong>di</strong>etro un tronco atterrato, sigettò su <strong>di</strong> lui mandandolo a gambe levate assieme allacavalcatura.– Corna <strong>di</strong> bisonte!... – urlò il canadese. – Il grizzly!...L'animale che aveva atterrato il messicano, era l'orso grigioche li aveva assaliti durante la notte.Il bestione li aveva certamente spiati e vedendoliattraversare il fiume erasi imboscato in quel luogo per piombaresu <strong>di</strong> loro a tra<strong>di</strong>mento.Vedendo il messicano a terra, invece <strong>di</strong> gettarsi su <strong>di</strong> lui osul cavallo, con un balzo enorme attraversò la macchia erizzatosi sulle zampe posteriori, si precipitò giù dalla rivagettandosi in mezzo al drappello.L'assalto fu così repentino, che i <strong>minatori</strong> non ebbero iltempo <strong>di</strong> afferrare i fucili.Per maggior <strong>di</strong>sgrazia, i cavalli, pazzi <strong>di</strong> terrore, siscagliarono confusamente nel fiume e scivolando sul fondomelmoso caddero l'uno sull'altro, gettando i cavalieri nell'acqua.Il momento era terribile. Il feroce grizzly, ritto sulla riva, siera arrestato, come se fosse indeciso sulla scelta della vittima.Un istante ancora e qualcuno avrebbe provato le zanne durecome l'acciaio ed i lunghi artigli del mostro.Bennie ed Armando, caduti in acqua, l'uno a destra e l'altroa sinistra, si erano prontamente rimessi in pie<strong>di</strong>: Back invece erastato gettato in un luogo ove la corrente era profonda e rapida,costringendolo a mettersi a nuotare; il signor Falcone, menofortunato, era caduto sulla riva ed era rimasto sotto il cavallo chemontava.– A me, Armando!... – gridò il canadese.Aveva impugnato il bowie-knife e la rivoltella e si eraslanciato coraggiosamente, a corpo perduto, addosso alla fiera.– Eccomi!... – rispose Armando, strappando un'ascia che387


pendeva alla sella d'un cavallo.Il canadese puntò risolutamente la rivoltella, però lecartucce, bagnate, non presero fuoco.Stava per iscagliarsi contro il grizzly col coltello in pugno,quando rimbombò uno sparo.Il giovane messicano, liberatosi dal cavallo che gli erapure caduto addosso, aveva raccolto il fucile ed aveva fattofuoco, colpendo l'orso nel cranio.Quella palla non bastava per quel gigantesco animale.Quantunque ferito, si volse verso il messicano e lo caricò<strong>di</strong>speratamente.– Fuggite!... – gridò Bennie.Don Pablo non aveva atteso quel consiglio. Con due salti siera gettato <strong>di</strong>etro il tronco d'un enorme pino e si era messo acorrere all'intorno, cercando contemporaneamente <strong>di</strong> ricaricarel'arma.Il grizzly, reso furioso per la ferita che gli insanguinava ilmuso, s'era messo ad inseguirlo, sperando <strong>di</strong> raggiungerlo.Girava rapidamente attorno al pino, avventando colpi <strong>di</strong> zampache strappavano pezzi <strong>di</strong> corteccia, ed urlando spaventosamente.Don Pablo però, lesto come uno scoiattolo, si sottraeva aquegli attacchi, correndo con maggior lena.Bennie, Armando ed i loro compagni, avevano intantocambiate rapidamente le cartucce ai loro fucili.– Badate, Pablo!... – gridò il canadese.Avevano puntate le armi, però non osavano far fuoco.L'orso ed il messicano giravano così vertiginosamente attornoall'albero, che quando il primo scompariva, il secondo subito simostrava. Un momento <strong>di</strong> ritardo bastava per colpire l'uomoinvece dell'animale.– Pablo, scostatevi!... – gridò Bennie.– No – rispose il messicano.388


– Non possiamo far fuoco!...– Lo farò io.– Avete caricata l'arma?– Sì.– Fuoco adunque!...Il messicano in quell'istante si volse. L'orso non era che atre passi e stava per afferrarlo.Puntò il fucile appoggiandolo al petto dell'avversario e fecefuoco precipitosamente, poi balzò in<strong>di</strong>etro, girando attorno altronco.Il gigantesco animale, colpito forse mortalmente, s'arrestòun istante. Subito quattro altri spari echeggiarono.Il grizzly vacillò, tentò <strong>di</strong> rimettersi aggrappandosi altronco coi poderosi unghioni, poi stramazzò al suolo mandandoun ultimo e più pauroso urlo.– Ecco una colazione ben guadagnata – <strong>di</strong>sse Bennie. –Signori miei, vi offro due prosciutti che nulla avranno dainvi<strong>di</strong>are a quelli dei più grassi maiali.389


LA FEBBRE DELL'OROTre giorni dopo il drappello, attraversate nuove e più folteforeste, nuovi pantani e burroni <strong>di</strong>fficilissimi, giungeva presso lafoce del Barem, in una valle profonda fiancheggiata da duecateratte e fronteggiata dall'aspra catena del Dom.Quel luogo, forse mai visto nemmeno dagl'in<strong>di</strong>ani, i qualid'altronde si tengono solamente sulle rive dei gran<strong>di</strong> fiumi,essendo più pescatori che cacciatori, era selvaggio ed insiemeanche bello.Pini maestosi coprivano i fianchi della vallata, lanciando leloro cime a sessanta e più metri dal suolo, proiettando una fitta etetra ombra sui pen<strong>di</strong>i, mentre delle vere foreste <strong>di</strong> cedri e <strong>di</strong>abeti si estendevano sui monti.Il Dom giganteggiava all'estremità della vallata, col suococuzzolo coperto ancora <strong>di</strong> can<strong>di</strong>da neve, mentre ai suoi lati sistaccavano due piccole catene che si ripiegavano in semicerchio,abbassandosi gradatamente a destra ed a manca del Barem.Il fiume, formato dalle acque delle due cascate, scorrevafuriosamente, muggendo e spumeggiando, balzando <strong>di</strong> roccia inroccia o serpeggiando in mille guise. Le sue acque gelate,frammiste a ghiacciuoli, turbinavano talora entro certi bacini chedovevano essere profon<strong>di</strong>ssimi, trascinando nella sua corsa dellerocce <strong>di</strong> gran<strong>di</strong> <strong>di</strong>mensioni.Il fragore prodotto dal salto delle due colonne d'acqua e dalBarem era tale, che la vallata rintronava tutta, con un romboassordante, pauroso, come se una battaglia furiosa si fosseimpegnata sulle falde delle montagne.Il signor Falcone ed i suoi compagni si erano arrestati,390


guardando con un misto <strong>di</strong> ammirazione e <strong>di</strong> timore quel cupovallone.– È qui, sotto i nostri pie<strong>di</strong>, l'oro? – chiese finalmenteBennie, mentre i suoi occhi percorrevano senza posa le roccedella valle come se avesse cercato <strong>di</strong> scoprire il prezioso metalloche rinserravano.– Sì – rispose don Pablo. – La montagna <strong>di</strong> fronte, le duecateratte, il Barem in mezzo: il minatore non ha mentito.– Mano alle zappe!... – gridò il canadese. – Voglio vederl'oro!...– Calmatevi, Bennie – <strong>di</strong>sse il signor Falcone, ridendo. –Nessuno ce lo porterà via il nostro oro.– Mi sento bruciare i pie<strong>di</strong>, signor Falcone.– Vi credo, però non dobbiamo prendercela con tanta furia.Innanzi a tutto noi non sappiamo ancora quale sia il luogo ove sisvolge, il filone aurifero.– È vero – <strong>di</strong>sse Pablo. – Bisognerà prima fare degliassaggi.– E montare lo sluice – aggiunse Armando.– E mettere a bollire le pentole – <strong>di</strong>sse Back. – Nonabbiamo ancora fatto colazione.– Al <strong>di</strong>avolo la colazione!... – esclamò Bennie. – Chi avràvoglia <strong>di</strong> mangiare pensando che sotto <strong>di</strong> noi vi sono forse deimilioni da raccogliere?I <strong>minatori</strong> scoppiarono in una risata.– Ridete!... – esclamò Bennie. – Oh!... I flemmatici!... Nonprovate voi adunque la febbre dell'oro?– Forse più tar<strong>di</strong> – <strong>di</strong>sse il signor Falcone. – Orsù,prepariamo il nostro campo innanzi a tutto e poi la colazione.Dovendo fermarsi colà fino al termine della buonastagione, ossia un paio <strong>di</strong> mesi e fors'anche più, cercarono unposto comodo che li mettesse anche al coperto dai venti391


fred<strong>di</strong>ssimi della regione artica e che, in caso d'attacco da parte<strong>di</strong> qualche banda d'in<strong>di</strong>ani o <strong>di</strong> bushrangers, permettesse <strong>di</strong>resistere.Avendo scoperta una roccia scavata, che aveva anchenumerose fessure che parevano fatte appositamente per servire<strong>di</strong> nascon<strong>di</strong>glio, fu scelta per l'accampamento. Si trovava abreve <strong>di</strong>stanza dalla riva sinistra del Barem, sicché potevanoanche sorvegliare lo sluice, contando <strong>di</strong> collocarlo in quel luogo.La tenda fu rizzata sul <strong>di</strong>nanzi della caverna la quale fudestinata ai cavalli, premendo loro <strong>di</strong> conservarli pel ritorno.Per quel giorno nessuna esplorazione fu tentata, avendolooccupato interamente a prepararsi l'alloggio, a far grosseprovviste <strong>di</strong> muschi che dovevano servire da letto, <strong>di</strong> legna perla cucina ed a collocare al coperto le casse.L'indomani invece fu occupato a montare lo sluice, quelprezioso strumento che con tante fatiche avevano condotto dallepraterie degli Stati Uniti.Lo sluice non è altro che una specie <strong>di</strong> cassa, circolareor<strong>di</strong>nariamente, che viene montato su due soli<strong>di</strong> pali per mezzo<strong>di</strong> robusti arpioni <strong>di</strong> ferro fuso.Internamente è <strong>di</strong>viso in parecchi scompartimenti, otto,<strong>di</strong>eci e perfino do<strong>di</strong>ci. Il primo, il più ampio, riceve la terraframmista a pezzi <strong>di</strong> roccia, che viene levata dal claim ossia dalpozzo aurifero.L'acqua che passa sullo sluice, dovendosi collocarel'istrumento presso le rive d'un torrente o d'un fiume, <strong>di</strong>sgregarapidamente la terra. I pezzi <strong>di</strong> roccia vengono portati via dallacorrente, ma la sabbia e l'oro passano attraverso ad una lattabucherellata e precipitano nel secondo scompartimento.Un'altra latta bucherellata più minutamente permette ilpassaggio all'oro ed ai frammenti più piccoli. Qui però si trovagià una certa quantità <strong>di</strong> mercurio il quale assorbe subito il392


metallo prezioso, impedendogli <strong>di</strong> venire portato via dall'acqua.Il passaggio così continua finché l'oro si raccoglie, quasipuro, nell'ultimo scompartimento dove si trovano parecchiescanalature, piene <strong>di</strong> mercurio, della profon<strong>di</strong>tà <strong>di</strong> ottomillimetri.Con questo sistema si può essere certi che nemmeno unatomo <strong>di</strong> metallo sfugge, mentre coll'antico sistema della ciotola<strong>di</strong> legno, buona parte delle pagliuzze se ne andavano coll'acqua.Non fu che al terzo giorno che i <strong>minatori</strong> si misero all'operaper fare gli assaggi, onde accertarsi della maggiore o minorericchezza dei filoni d'oro che dovevano <strong>di</strong>stendersi sotto il suolodella valle.Questo lavoro, detto <strong>di</strong> prospection, è il più <strong>di</strong>fficile e<strong>di</strong>nsieme il più faticoso.Per formarsi un'idea quasi esatta della <strong>di</strong>rezione dei filoni,è necessario scavare a casaccio numerose buche che siaffondano fino all'incontro dello strato aurifero, in<strong>di</strong>cato per lopiù dalla presenza d'una sabbia bigiastra o rossastra.I <strong>minatori</strong>, ansiosi <strong>di</strong> conoscere la ricchezza del sottosuolo<strong>di</strong> quella selvaggia vallata, si misero animosamente all'opera,scavando una prima buca in prossimità del fiume.L'incontro dello strato sabbioso non si fece attenderemolto. A due metri <strong>di</strong> profon<strong>di</strong>tà Bennie ed il giovane messicanoscoprirono un largo filone <strong>di</strong> sabbia grigiastra amalgamata adalcune pagliuzze d'oro.Un urrah fragoroso avvertì il signor Falcone, Armando eBack che il giacimento aurifero era stato subito trovato.Sei secchie <strong>di</strong> quella terra furono subito issate e portatenello sluice. Tutti i <strong>minatori</strong> erano accorsi, ansiosi <strong>di</strong> conoscerela ricchezza <strong>di</strong> quelle sabbie aurifere.L'acqua non ebbe fatica a <strong>di</strong>sgregare le sabbie, portando viai frammenti <strong>di</strong> roccia e la materia rimasta precipitò, <strong>di</strong> crivello in393


crivello, fino all'ultima cassa, contenente le scanalature ripiene<strong>di</strong> mercurio.– Attenzione, signori!... – gridò Bennie. – Fra pochi istantinoi conosceremo la ricchezza del filone che abbiamo scoperto.– Io non so se sia la febbre dell'oro che comincia ainvadermi, ma sento che il mio cuore batte forte – <strong>di</strong>sseArmando.– È l'emozione che prova il giuocatore quando tenta unagrossa, fortuna – <strong>di</strong>sse don Pablo.Back ed il signor Falcone avevano intanto chiuso ilpassaggio d'acqua, e levate le lastre traforate, spazzolandoleaccuratamente per far cadere nell'ultimo scompartimento legoccioline <strong>di</strong> mercurio che si trovavano sospese, e che dovevanocontenere pure delle particelle d'oro.Levata la cassa, si vide ondeggiare il mercurio amalgamatoal prezioso metallo mescolato però con alcuni piccoli frammenti<strong>di</strong> ghiaia rimasti galleggianti.Bennie ed il giovane messicano, i più abili in similioperazioni, versarono quell'amalgama in un piatto <strong>di</strong> legno, lasbarazzarono del corpi estranei, poi lo versarono entro unaspecie <strong>di</strong> sacchetto fatto con tela assai grossa e ruvida.– Perché la mettete lì dentro? – chiese Armando, cheseguiva attentamente quelle <strong>di</strong>verse operazioni.– Per sbarazzare l'oro dal mercurio – rispose Bennie.– E vedremo poi l'oro?– Non ancora, Back è pronta la padella?– Sì – rispose il messicano.Il canadese prese a due mani il sacchetto, lo mise sopra ilpiatto <strong>di</strong> legno, e cominciò a torcere la tela a tutta forza.Il mercurio, così compresso, sfuggì da tutti i pori cadendo,come una pioggia d'argento liquido nel recipiente.Quando Bennie aprì il sacco, mostrò ai compagni stupiti un394


locco pesante un mezzo chilogrammo, e fors'anche <strong>di</strong> più, mache pareva d'argento, anziché d'oro.– Corna <strong>di</strong> bisonte!... – esclamò il canadese facendo unsalto.– Carramba! – esclamò don Pablo.– Il filone è d'una ricchezza pro<strong>di</strong>giosa!...– Sì, Bennie!...– Il minatore non vi ha ingannato!...– No!... No!... Canarios!... Noi <strong>di</strong>verremo ricchi comecresi.– È tutto oro quello? – chiese Armando. – Un mezzochilogrammo d'oro con poche secchie <strong>di</strong> terra!...– Abbi pazienza un momento – <strong>di</strong>sse il signor Falcone. –Non è tutto oro essendo ancora amalgamato a del mercurio; peròti <strong>di</strong>co che il filone da noi scoperto è d'una ricchezzastraor<strong>di</strong>naria, inverosimile. Se contiene il 25 od il 30 per cento<strong>di</strong> mercurio, possiamo <strong>di</strong>re d'aver messo le mani su <strong>di</strong> unaminiera favolosa.Back aveva accesi rapidamente alcuni rami resinosi edaveva messo sopra la fiamma una padella <strong>di</strong> ferro. Bennie preseil prezioso blocco e lo lasciò cadere. Il mercurio in pochi minutisi volatizzò, e nel fondo del recipiente apparve l'oro raccoltodallo sluice, d'una splen<strong>di</strong>da tinta fulva.Un grido <strong>di</strong> meraviglia e <strong>di</strong> gioia sfuggì a tutti i petti:– L'oro!... L'oro!... Quanto oro!...E realmente la quantità <strong>di</strong> metallo prezioso trovata nellapadella dopo l'evaporizzazione del mercurio era veramentepro<strong>di</strong>giosa. Né Bennie, né Back, né don Pablo avevano maiveduto, in una sola battuta, ricavare quasi un mezzochilogrammo d'oro con sole sei secchie <strong>di</strong> sabbia aurifera. Sipoteva ormai credere che il terreno <strong>di</strong> quel vallone fosse un veroimpasto <strong>di</strong> terriccio e <strong>di</strong> minerale.395


– Amici, signor Falcone, Armando, noi <strong>di</strong>verremo ricchicome nababbi, tanto ricchi da comperar bastimenti, case,campagne... ma che case!... Delle città intere!...– Se tutte le battute rendessero tanto, si potrebbe credervi,Bennie – <strong>di</strong>sse il signor Falcone. – La ricchezza mineraria <strong>di</strong>questa valle supera tutte quelle della California, dell'Australia edell'Africa meri<strong>di</strong>onale. Vedremo se il filone continuerà.– Ne troveremo degli altri, per centomila corna <strong>di</strong> bisonte!Amici, lavoriamo, o io mi metto a danzare una giga così furiosada rompermi le gambe. Bisogna che mi muova, che zappi, chegri<strong>di</strong>, che balli!...– Calma, Bennie – <strong>di</strong>sse Armando, ridendo. – Finora nonabbiamo guadagnato che un paio <strong>di</strong> biglietti da mille.– Sotto questa terra vi sono dei milioni.– Li raccoglieremo; senza però <strong>di</strong>ventare pazzi.– Al lavoro – <strong>di</strong>sse il signor Falcone.Bennie e Back ri<strong>di</strong>scesero nel claim, mentre Armando ePablo s'incaricavano <strong>di</strong> ritirare le secchie ripiene <strong>di</strong> sabbiaaurifera. Il signor Falcone fu invece destinato alla <strong>di</strong>rezionedello sluice, lavoro meno faticoso e meglio adatto alla suapratica meccanica.Durante l'intera giornata i cinque <strong>minatori</strong> non posarono néba<strong>di</strong>li, né i picconi, né le secchie, lavorando febbrilmente perstrappare alla terra i tesori che teneva sepolti.Alla sera l'oro fu versato nelle padelle, sbarazzato degliultimi residui <strong>di</strong> mercurio, e quin<strong>di</strong> pesato con una bilancia cheil signor Falcone aveva portato con sé.In quelle <strong>di</strong>eci ore <strong>di</strong> lavoro avevano ricavato do<strong>di</strong>cichilogrammi d'oro, quasi puro, guadagnando l'ingente cifra <strong>di</strong>trentaseimila lire!...Quella sera al campo vi fu un po' <strong>di</strong> baldoria perfesteggiare il lieto avvenimento. L'ultimo prosciutto d'orso fu396


<strong>di</strong>vorato assieme ad una deliziosa zuppa <strong>di</strong> fagiuoli, e poi vennedata la stura ad una delle sei bottiglie <strong>di</strong> whisky, che avevanoportato con loro.397


UN NEMICO MISTERIOSOPer quattor<strong>di</strong>ci giorni i <strong>minatori</strong> continuarono a scavare ilsuolo, seguendo il filone aurifero ed accumulando l'oro ingrande quantità; al quin<strong>di</strong>cesimo quel lavoro febbrile,faticosissimo, cessò improvvisamente.Dopo d'aver trovato parecchie tasche, ossia delle bucheripiene <strong>di</strong> pepite <strong>di</strong> <strong>di</strong>verse <strong>di</strong>mensioni che variavano dallagrossezza d'una fava a quella d'un piccolo pisello, si trovarono<strong>di</strong>nanzi ad un enorme blocco <strong>di</strong> quarzo durissimo, assolutamenteinattaccabile!Quella massa rocciosa si <strong>di</strong>stendeva in <strong>di</strong>rezione d'unprofondo burrone confinante con una delle due cascate, ed eracosì grossa e così solida da sfidare non solo i picconi, ma anchele mine.Dopo d'aver cercato a più riprese <strong>di</strong> scavare il suolo aparecchie profon<strong>di</strong>tà colla speranza <strong>di</strong> trovare più sotto lacontinuazione del filone, dovettero convincersi dell'inutilità deiloro sforzi.Ritornarono al principio del claim facendo <strong>di</strong>versi assaggi,onde trovare da quella parte la continuazione del filone, e doponumerose buche riuscirono a trovare ancora la sabbia aurifera.S'accorsero però ben presto che non aveva la ricchezza dellostrato aurifero fino allora seguìto, poiché lo sluice, in duegiornate <strong>di</strong> lavoro non <strong>di</strong>ede che due chilogrammi d'oro, ossiacirca tremila lire per giorno.– Corna <strong>di</strong> bisonte!... – esclamò Bennie. – Tre biglietti damille lire sono molti, ne convengo, e certo i claims dellaCalifornia più ricchi, non producevano <strong>di</strong> più, tuttavia sono398


pochi per noi. Continuando così non <strong>di</strong>verremo mai milionari.– Possiamo accontentarci <strong>di</strong> guadagnare seicento lire algiorno per ciascuno, amico Bennie – <strong>di</strong>sse Armando. – Voi<strong>di</strong>ventate estremamente esigente.– Sono poche, Armando.– Trovatemi voi adunque un paese dove uno zappatorepossa guadagnare tanto.– Voi avete ragione, però eravamo abituati a guadagnaretroppo per accontentarci <strong>di</strong> queste miserie.– Le chiamate miserie!... Oh!... Il milionario!...– Per noi, sì, signor Falcone; a quanto ammonta l'oro cheabbiamo estratto in questi giorni?– A centosessanta chilogrammi – rispose il meccanico.– A quattrocent'ottanta mila lire.– Ad<strong>di</strong>o milioni!– Abbiamo appena cominciato, Bennie.– Sono <strong>di</strong>ciassette giorni che lavoriamo, signore.– E non siete contento? Pensare che avete in tasca quasicentomila lire, ossia ventimila dollari.– Non si compera una città con questa somma.– Allora cercate un claim più ricco.– Credo che non si debba faticare molto a cercarlo, amicimiei.Un «oh!...» <strong>di</strong> stupore accolse quelle parole.– Parlate, Bennie!... – <strong>di</strong>ssero tutti.– Una domanda prima: credete, signor Falcone, che nelBarem si trovi dell'oro.– Certamente: ho esaminato l'altro giorno le sue sabbie, edho trovato delle pagliuzze d'oro.– Da dove credete che provenga il prezioso metallo?– Dal fianchi del Dom.– Avete osservato la cateratta più grande?399


– Sì.– Alla sua base s'è formata come una immensa vasca,probabilmente assai profonda.– È vero, Bennie.– Ebbene, signore, sapete che cosa penso?...– No, <strong>di</strong> certo, giacché non sono un indovino.– Che entro quella vasca debba trovarsi accumulato l'orotrascinato dalla cascata.Il signor Falcone guardò il canadese fisso fisso; era statovivamente colpito da quella riflessione.– Ma... sì... può essere... anzi così deve essere – <strong>di</strong>sse poi.– E perché allora non andremo a pescare quelle ricchezze?– Carramba!... – esclamò don Pablo. – Forse vi sono deitesori immensi in quel bacino, accumulatisi da secoli e secoli.– An<strong>di</strong>amoli a prendere – <strong>di</strong>sse Back.– Adagio, amico – rispose il signor Falcone. – Bisogneràprima vedere se potremo mettere le mani su quei tesori. Nonavete pensato alla cateratta.– La devieremo – <strong>di</strong>sse Bennie.– E poi?– E vuoteremo il bacino.– Ci vorranno dei mesi. Però an<strong>di</strong>amo prima a vedere se viè la possibilità, me<strong>di</strong>ante qualche mina, <strong>di</strong> ottenere il nostroscopo. Quanta polvere posse<strong>di</strong>amo?– Do<strong>di</strong>ci chilogrammi senza contare le ottocento cartuccedei nostri fucili – rispose Bennie.– Venite, amici.Si <strong>di</strong>ressero verso la cascata che rimbombava a destra dellavallata, e giunti sul margine del salto, si misero ad osservarlaattentamente per vedere se vi era la possibilità <strong>di</strong> tentare illavoro progettato.Il fiume, che scendeva dalla montagna, e che dovevasi400


considerare come il braccio principale del Barem, essendo il piùricco d'acque, giunto in quel luogo, si precipitava nel bacinoinferiore da un'altezza <strong>di</strong> ben settanta metri, con un romboassordante.La grande colonna d'acqua andava a raccogliersi inun'ampia vasca circolare, irta <strong>di</strong> punte rocciose, assai profonda aquanto pareva, quin<strong>di</strong> sfuggiva attraverso ad un numero infinito<strong>di</strong> canaletti i quali passavano sotto una roccia enorme, per poiraccogliersi tre o quattrocento metri più innanzi al <strong>di</strong> là <strong>di</strong>quell'ostacolo.Quel serbatoio aveva quasi la forma d'un imbuto, però lesue sponde erano così ripide che nessuno avrebbe potutoscenderle, senza l'aiuto d'una scala o d'una fune.Il signor Falcone, dopo un attento esame, vide che v'era lapossibilità <strong>di</strong> intraprendere, con buona fortuna, il lavoro ideatodal canadese.– Sì – <strong>di</strong>sse, dopo d'aver riflettuto. – Scavando una minaalla base <strong>di</strong> quella grande roccia che ostacola il libero passaggiodelle acque, si potrebbe vuotare rapidamente il bacino.Quell'ostacolo, già roso dall'acqua, non deve offrire moltaresistenza e deve cedere sotto l'urto d'una grossa carica <strong>di</strong>polvere. L'unica <strong>di</strong>fficoltà consiste nel deviare la cateratta.– Vi sembra impossibile ottenere ciò? – chiese Pablo.– Forse con un'altra mina si potrebbe riuscire.– Tentiamo, signore.– Inonderemo però la vallata.– Che cosa c'importa? Le acque s'apriranno ben presto unanuova strada per rigettarsi nel Barem.– Seguitemi.Il signor Falcone risalì la riva del fiume per due o trecentopassi, cercando un posto propizio per aprire un nuovo varco alleacque.401


In quel luogo il fiume scorreva fra due sponde rocciose,che lo rinserravano come in una morsa.Esaminò a lungo il corso, rimontando sempre la corrente,poi s'arresto là dove il fiume descriveva una brusca curva.Essendo il pendìo del letto molto accentuato, le acque andavanoa urtare contro la riva sinistra con tanta furia, da far tremareperfino le rocce che le costringevano a deviare.– Là – <strong>di</strong>sse il signor Falcone, in<strong>di</strong>cando la curva. – Se inquel luogo si aprisse un passaggio, la corrente si precipiterebbeattraverso l'apertura, abbandonando definitamente la cascata.– Basterà una mina? – chiese Bennie.– Ne faremo esplodere parecchie in un colpo solo.– Se riusciremo <strong>di</strong>verremo milionari, signor Falcone. Iosono certo che in fondo alla cascata v'è la cassaforte dellamontagna.– Che noi saccheggeremo – <strong>di</strong>sse il messicano, ridendo.– Senza scrupoli, signore.– An<strong>di</strong>amo a esaminare la riva opposta, amici.Essendo la corrente rapi<strong>di</strong>ssima e profonda e le acquetroppo gelate per affrontarle impunemente, furono costretti a<strong>di</strong>mprovvisare un ponte servendosi <strong>di</strong> due giovani pini, i cuitronchi bastavano per attraversare il fiume.Raggiunta la riva sinistra, esaminarono le rocce chedovevano far saltare. L'impeto della corrente le aveva già assaiindebolite ed in parte <strong>di</strong>sgregate, quin<strong>di</strong> non dovevano offrireuna grande resistenza.Anche senza le mine, un giorno o l'altro avrebbero dovutoegualmente cadere sotto l'urto costante e furioso della massad'acqua.I cinque <strong>minatori</strong>, sod<strong>di</strong>sfatti del loro esame, si miseroalacremente all'opera.Sei mine furono aperte <strong>di</strong>etro l'argine roccioso, assai402


profonde, onde aprire un grande varco, e caricate ognuna d'unchilogrammo <strong>di</strong> polvere, poi furono preparate le micce.Verso sera, avendo dovuto impiegare l'intera giornata inquel lavoro, furono accese, poi i cinque <strong>minatori</strong> ripassaronorapidamente il fiume onde non venire travolti dall'acquairrompente attraverso la squarciatura.Le esplosioni non si fecero molto attendere. I seichilogrammi <strong>di</strong> polvere s'accesero quasi simultaneamente, conun rimbombo assordante che si ripercosse lungamente nellavallata e nei boschi della montagna.L'argine, sventrato dalla forza dell'esplosione, cedette perun tratto <strong>di</strong> sessanta metri, lasciando un varco assai più profondodel letto del fiume.Le acque, trovando uno sfogo pronto, si rovesciaronofuriosamente attraverso la squarciatura e si precipitarono giù perla china, tutto abbattendo nella loro corsa, e stendendosi per lapianura.– Urrah!... Urrah!... – gridarono i <strong>minatori</strong>, che dalla rivaopposta avevano assistito allo scoppio.– L'oro è nostro!... – esclamò Bennie, gettando in aria ilsuo cappello. – Fra pochi giorni scenderemo nella cassafortedella montagna!...Poco dopo il fragore assordante della cascata cessavabruscamente. Il fiume ormai aveva abbandonato il vecchio lettoe seguiva il nuovo, incanalandosi fra le rocce della vallata, eraggiungendo il Barem seicento metri più innanzi.– Alla cascata!... – gridò il signor Falcone.I cinque <strong>minatori</strong> si <strong>di</strong>ressero verso quella specie d'imbutogigantesco, e videro che l'acqua era quasi del tutto scomparsa.Solamente qualche rigagnoletto, <strong>di</strong> nessuna importanza,scendeva ancora, lambendo le nere rocce del salto.L'acqua del fondo era pure fuggita, però alla base delle403


occe rimaneva un bacino largo quaranta e più metri, e lungoquasi altrettanto, e probabilmente assai profondo.– Domani scenderemo, e faremo sparire anche quell'acqua– <strong>di</strong>sse il signor Falcone. – Con una poderosa mina apriremo unvarco attraverso la rupe.– E domani sera saremo milionari!... – esclamò Bennie, conentusiasmo.– Voi correte troppo, mio bravo canadese.– Come!... Voi dubitate?– Certamente no, però desidero prima vedere il fondo delbacino per accertarmi.– Vi <strong>di</strong>co che troveremo delle masse d'oro, signor Falcone.– Delle rocce formate tutte <strong>di</strong> minerale giallo – <strong>di</strong>sse ilmeccanico, ridendo. – Che furia, Bennie!...– È la febbre dell'oro, signore – rispose il canadese, pureridendo. – Che cosa volete? Fa girare la testa!...Essendo tutti stanchissimi, si ritirarono sotto la tenda, edopo una parca cena si sdraiarono sulle loro coperte, senzaprendersi la cura <strong>di</strong> destinare gli uomini per la guar<strong>di</strong>a notturna.Non avendo scorto nessun animale pericoloso e nessuna tracciaumana, già da qualche sera avevano rinunciato, a quelle veglienoiose, ritenendole affatto inutili.Dormivano da parecchie ore, sognando fiumi d'oro emilioni in numero favoloso, quando gli orecchi acuti delcanadese furono colpiti da alcuni nitriti.Avendo l'abitu<strong>di</strong>ne <strong>di</strong> dormire con un solo occhio, come sisuol <strong>di</strong>re, fu lesto ad alzarsi in pie<strong>di</strong>, mettendo le mani sul fucileche teneva sempre al fianco.– Se i cavalli della prateria hanno nitrito, devono aver u<strong>di</strong>toqualcosa – mormorò.Non volendo allarmare i compagni, non svegliò nessuno, euscì adagio adagio da quella specie <strong>di</strong> caverna.404


La notte era tutt'altro che limpida, non essendovi né luna,né stelle, però si poteva scorgere qualche cosa ad una <strong>di</strong>stanza <strong>di</strong>trenta o <strong>di</strong> quaranta passi.Guardò sotto la tettoia, e vide che i quattro cavalli eranoalzati.– Che qualche orso sia venuto a ronzare in questi <strong>di</strong>ntorni?– si chiese il canadese. – Finora non abbiamo scorta alcunatraccia <strong>di</strong> quei poderosi plantigra<strong>di</strong>. Tuttavia sarebbe ilbenvenuto, ed aumenterebbe considerevolmente le nostreprovviste.Tenendo un <strong>di</strong>to sul grilletto, fece il giro della tettoia, senzaperò scorgere alcuno. Un po' rassicurato, stava per rientrarenella tenda, credendo che fosse stato un falso allarme, quandoudì il suo mustano nitrire nuovamente.– Per mille corna <strong>di</strong> bisonte!... – esclamò il canadese. – Ilmio cavallo deve avere un motivo per essere inquieto.Passò sotto la tettoia, e con suo grande stupore urtò controalcuni fasci <strong>di</strong> legna, accatastati in un angolo e che era ben certo<strong>di</strong> non averli mai veduti.– Mille demoni!... – esclamò, lanciando all'intorno unosguardo inquisitore.– Chi ha messi qui questi fasci? A che cosa dovevanoservire? Corna <strong>di</strong> bufalo!... Questo mistero mi fa bollire ilsangue!...Si slanciò verso la tenda, gridando:– Armando!... Signor Falcone!...I suoi compagni, svegliati <strong>di</strong> soprassalto da quelle grida,furono lesti a balzare fuori, portando con loro le armi.– Che cosa succede, Bennie? – chiese il signor Falcone.– Delle cose per me inesplicabili – rispose il canadese.– Che cosa volete <strong>di</strong>re?– Qualcuno <strong>di</strong> voi ha portato dei fasci <strong>di</strong> legna sotto la405


tettoia?...– No – risposero tutti ad una voce.– Siete certi <strong>di</strong> ciò che <strong>di</strong>te?...– Certissimi.– Ebbene, qualcuno ha cercato <strong>di</strong> dar fuoco alla tettoia.– Qualcuno!... E chi?... – chiese il meccanico.– Io non lo so.– Qualche in<strong>di</strong>ano, forse?...– Hum!... – fece Bennie, crollando il capo. – A qualescopo?– Per rovinarci i cavalli e forse arrostire anche noi.– E derubarci dell'oro – soggiunse Armando.– È impossibile, signori – <strong>di</strong>sse don Pablo. – Gl'in<strong>di</strong>ani <strong>di</strong>queste regioni non apprezzano ancora l'oro.– E chi volete che sia stato?...– Qualche minatore che ci ha seguìti, spiati e che cercava<strong>di</strong> immobilizzarci <strong>di</strong>struggendo i nostri viveri, e rovinandocianche i cavalli per impe<strong>di</strong>rci d'inseguirlo.– E dove si sarà nascosto quel cane? – gridò Bennie.– Vi sarà sfuggito.– È probabile, con questa notte oscura.– Signori miei, bisogna vegliare anche alla notte – <strong>di</strong>sse ilmessicano.– E domani batteremo i <strong>di</strong>ntorni – aggiunse il signorFalcone.– Frugheremo tutti i boschi – <strong>di</strong>sse Bennie. – Se troveremoqualche furfante, vi giuro che gli mando sessanta grammi <strong>di</strong>piombo nel cranio.Dopo d'aver fatto il giro delle rocce e <strong>di</strong> essersi spinti finoalla cascata, senza aver nulla trovato, i <strong>minatori</strong> fecero ritornoalla tenda, però due <strong>di</strong> loro rimasero a guar<strong>di</strong>a della tettoia, collasperanza <strong>di</strong> sorprendere il briccone.406


FRA L'ORO E LA MORTEL'indomani, quantunque fossero <strong>di</strong>vorati dal desiderio <strong>di</strong>vuotare la vasca della cascata, Bennie ed Armando, Back e donPablo si mettevano in marcia per esplorare i boschi, essendorisoluti a sbarazzarsi <strong>di</strong> quel pericoloso in<strong>di</strong>viduo che attentavaalla loro vita ed alle loro ricchezze.Il signor Falcone invece rimase a guar<strong>di</strong>a della caverna edei cavalli.Mentre i due messicani si <strong>di</strong>rigevano verso le montagne, ilcanadese ed il suo giovane amico, si misero a perlustrare lavallata, visitando i boschi <strong>di</strong> pini, <strong>di</strong> cedri e <strong>di</strong> abeti checrescevano d'ambe le parti.Dopo d'aver esaminati i <strong>di</strong>ntorni, colla speranza <strong>di</strong> trovarequalche traccia, cosa assai <strong>di</strong>fficile essendo colà il suoloroccioso, si spinsero sotto i boschi che fiancheggiavano la partemeri<strong>di</strong>onale della valle.Si rimisero in caccia <strong>di</strong>etro la selvaggina umana,procedendo però con gran<strong>di</strong> precauzioni, onde non veniresorpresi ed accolti a colpi <strong>di</strong> fucile.Attraversata la radura, si gettarono nella foresta, ed essendocolà il suolo umi<strong>di</strong>ssimo, scopersero due tracce e così <strong>di</strong>stinte danon potersi ingannare sulla loro qualità.– Sono le orme <strong>di</strong> due europei – <strong>di</strong>sse Bennie.– Che siano del californiano e del suo amico, ilbushranger? – chiese Armando.– Corna <strong>di</strong> bufalo!... Se li troviamo, li fucileremo senzaesitare giovanotto mio.Erano allora giunti presso il margine della vallata, <strong>di</strong>nanzi407


ad un accatastamento <strong>di</strong> rupi gigantesche, le quali s'alzavanoverso le montagne. Colà gli alberi <strong>di</strong>ventavano ra<strong>di</strong>, e non sivedevano che dei magri cespugli <strong>di</strong> cornioli, <strong>di</strong> ribes, e <strong>di</strong> rosecanine.I due cacciatori s'erano arrestati <strong>di</strong>etro il tronco d'un cedro,guardando attentamente quelle rocce, per tema <strong>di</strong> cadere inqualche agguato. Le orme cessavano <strong>di</strong>nanzi ad una rupe, laquale mostrava numerose fen<strong>di</strong>ture che permettevano <strong>di</strong> salirla.Guardando verso la cima, Bennie, scorse una spaccaturaabbastanza larga da permettere il passaggio ad un uomo, e chepareva si addentrasse nel macigno, formando una specie <strong>di</strong>caverna od una galleria.– Che sia il loro rifugio?... – si chiese.Bennie stava per proporre ad Armando <strong>di</strong> dare la scalataalla rupe, quando dalla spaccatura vide uscire una leggeracolonna <strong>di</strong> fumo.– Ah!... – esclamò. – Non mi ero ingannato, giovanottomio.– Sì, sono là dentro – mormorò Armando.– E non hanno sospettata la nostra presenza.– Così deve essere, poiché si sarebbero ben guardatidall'accendere il fuoco.– An<strong>di</strong>amo a sorprenderli, Armando.– Sì, an<strong>di</strong>amo, Bennie.I due cacciatori cambiarono le cartucce ai fucili per esserepiù certi dei loro colpi, e si misero a strisciare innanzi,nascondendosi prontamente <strong>di</strong>etro le rocce.Il fumo continuava ad uscire però sempre leggero, anziaccennava a scemare, e nessun rumore si u<strong>di</strong>va uscire dalcrepaccio.Bennie ed il suo compagno, strisciando ed arrampicandosicon precauzione, onde non far rotolare giù qualche pezzo <strong>di</strong>408


occia, in breve giunsero <strong>di</strong>nanzi alla spaccatura. Balzare inpie<strong>di</strong> coi fucili imbracciati, pronti a far fuoco e slanciarsi dentro,fu cosa d'un solo istante:– Fermi o vi uccido!... – urlò il canadese.Nessuno rispose a quell'intimazione minacciosa.I due cacciatori si trovarono in una spaziosa cavernacircolare, illuminata da alcuni tizzoni che bruciavano in mezzo aquell'antro.Con loro vivo stupore non videro nessuna creatura umana.Se mancavano gli uomini, si trovavano però colà numerosioggetti che in<strong>di</strong>cavano chiaramente come quella caverna fossestata abitata.Appese alle pareti vi erano delle fiocine, dei ramponi,qualche coltello col manico d'avorio, delle reti; poi sparsi alsuolo si vedevano dei sandali da neve usati dagl'in<strong>di</strong>ani, deisacchi <strong>di</strong> pelle contenenti o dei vestiti o delle provviste, delpesce secco od affumicato, e delle pelli d'orso nero, <strong>di</strong> volpe, <strong>di</strong>ghiottoni e <strong>di</strong> lupi.Un grido <strong>di</strong> stupore ed insieme <strong>di</strong> delusione sfuggì dallelabbra del canadese.– Per centomila corna <strong>di</strong> bufali!... – esclamò. – Noiabbiamo preso un granchio colossale!...– Voi volete <strong>di</strong>re che questa caverna non ha servito <strong>di</strong><strong>di</strong>mora a degli uomini appartenenti alla nostra razza – <strong>di</strong>sseArmando.– Questa è un'abitazione d'in<strong>di</strong>ani, Armando.– Allora noi ci siamo ingannati.– Completamente e grossolanamente.– E dove saranno andati gli abitanti?– Forse a caccia.– E quelle orme?– Sono state lasciate dagl'in<strong>di</strong>ani.409


– Erano <strong>di</strong> stivali forniti <strong>di</strong> chio<strong>di</strong>, Bennie.– Forse le pellirosse <strong>di</strong> queste regioni avranno compresoche le nostre calzature sono più comode. Sono contento <strong>di</strong>questa scoperta, perché mi libera da un grosso peso che migravava sullo stomaco. Dagl'in<strong>di</strong>ani non possiamo temere unbrutto giuoco.– Aspetteremo il loro ritorno?– Perderemmo un tempo prezioso, amico Armando.Lasciamo che queste pellirosse si godano in pace la lorocaverna.– Rimane però una cosa da spiegare.– E quale?– E quei fastelli <strong>di</strong> legna trovati sotto la tettoia?– Possono essere stati colà abbandonati da qualche in<strong>di</strong>anovenuto forse a spiarci senza avere cattive intenzioni. Gli abitanti<strong>di</strong> queste regioni non sono cattivi, Armando, anzi rispettanol'uomo bianco. Ritorniamo ed an<strong>di</strong>amo a vuotare il bacino dellacascata.Ormai rassicurati delle loro inquietu<strong>di</strong>ni, lasciarono lacaverna e fecero ritorno all'accampamento, informando dellascoperta il signor Falcone, Back e don Pablo, già ritornati dallaloro escursione, senza aver nulla veduto e nulla incontrato.Essendo tutti del parere <strong>di</strong> non doversi occupare <strong>di</strong> quegliin<strong>di</strong>ani, decisero <strong>di</strong> riprendere i loro lavori per vuotare la vascadella cascata.Pranzarono alla lesta, poi munitisi d'una solida fune a no<strong>di</strong>,si recarono sul margine del salto d'acqua per <strong>di</strong>scendere nelforno <strong>di</strong> quella specie <strong>di</strong> burrone.Per prudenza avevano portate con loro le armi, più tutta lapolvere che possedevano, onde preparare la mina.Legarono la fune al tronco d'un pino che cresceva a breve<strong>di</strong>stanza dalle rocce, poi Bennie si calò nell'abisso. Gli altri410


furono lesti a seguirlo, portando i picconi ed una lunga miccia.Il bacino, che doveva contenere tutte le ricchezze dei filonid'oro della montagna, misurava almeno novanta metri <strong>di</strong>circuito, ed era molto profondo.Per squarciarlo, fu deliberato <strong>di</strong> scavare una mina dellaprofon<strong>di</strong>tà <strong>di</strong> tre metri, onde essere più sicuri dell'esito. Un'altrainvece doveva collocarsi sotto l'enorme roccia che <strong>di</strong>videval'abisso dal Barem, onde l'acqua fuggisse meglio.I cinque <strong>minatori</strong> si misero subito alacremente al lavoro,desiderando, prima <strong>di</strong> sera, <strong>di</strong> mettere le mani sui suppostitesori.Per tre ore essi percossero con lena febbrile le rocce,maneggiando furiosamente i picconi, ed alle quattropomeri<strong>di</strong>ane le due mine erano pronte.– Prepariamoci a risalire – <strong>di</strong>sse il signor Falcone. –L'esplosione sarà tremenda e forse dei pezzi <strong>di</strong> rocciacrolleranno.In quell'istante giunse fino al loro orecchi il nitrito delmustano <strong>di</strong> Bennie.– Oh!... – esclamò il canadese. – Che cos'ha il mio cavalloper essere inquieto?– Che qualche in<strong>di</strong>ano si avvicini?... – chiese Armando.– S'accomo<strong>di</strong> pure – rispose Bennie. – Abbiamo bell'altroda fare ora che occuparci <strong>di</strong> lui.– Fuoco alle mine, amici, e poi fuggiamo – <strong>di</strong>sse il signorFalcone.– Sono così lunghe le micce che avremo tutto il temponecessario per allontanarci – <strong>di</strong>sse Back. – Bruceranno percinque minuti.Il canadese ed il giovane messicano ad un cenno delmeccanico, <strong>di</strong>edero fuoco alle micce, poi tutti si slanciaronoverso la fune.411


Armando fu il primo a salire, ma invece <strong>di</strong> arrampicarsifino al margine superiore dell'abisso, si fermò a metà, su <strong>di</strong> unaspecie <strong>di</strong> piattaforma alta sette metri, onde meglio aiutare icompagni.Già tutti lo avevano raggiunto e stavano per scalare ilsecondo tratto, alto oltre sette metri, quando tutto d'un colpo lafune, troncata verso la cima da una mano tra<strong>di</strong>trice, caddenell'abisso, prima ancora che qualcuno dei <strong>minatori</strong> avessepensato ad afferrarla.Un urlo <strong>di</strong> furore e d'angoscia era sfuggito da tutti i petti.– Hanno tagliata la fune?... – aveva urlato Back,precipitando in mezzo ai compagni, essendosi issato per qualchemetro.– Tra<strong>di</strong>mento!... – aveva urlato Bennie.Don Pablo, pronto come un lampo, s'era slanciato verso lafune per riprenderla, ma era giunto troppo tar<strong>di</strong>. Quel pezzo <strong>di</strong>corda era caduto nel bacino, scomparendo sotto le acque.– Miserabili!... – tuonò il canadese. – Gettate un'altra funeo vi ucci<strong>di</strong>amo tutti!...Un riso sardonico fu la risposta. Udendolo, don Pablo era<strong>di</strong>ventato pallido come un morto.– Il riso del californiano!... – aveva esclamato. – Siamoperduti!...Bennie ed Armando si erano slanciati verso la pareterocciosa colla speranza <strong>di</strong> aggrapparsi alle sporgenze, d'issarsifino al margine superiore e <strong>di</strong> scagliarsi sul miserabile.S'accorsero subito che mai sarebbero riusciti a compiere simileimpresa.– Canaglia!... Lancia una fune o ti appiccheremo!... – urlòil canadese.In lontananza si udì il miserabile gridare:– Saltate tutti assieme alla mina!... Buona notte!...412


Solo allora i cinque <strong>di</strong>sgraziati <strong>minatori</strong> s'accorsero deltremendo pericolo che li minacciava. Sotto <strong>di</strong> loro, alla <strong>di</strong>stanza<strong>di</strong> pochi metri, le due micce fumavano, accostando la fiammaalle due cariche <strong>di</strong> polvere.Due o tre minuti ancora ed era finita per loro.– Siamo perduti!... – aveva ripetuto don Pablo, tergendosialcune stille <strong>di</strong> freddo sudore che gl'imperlavano la fronte. – Frapoco noi verremo lanciati in aria.– E quel furfante è fuggito!... – ruggì Bennie.– E col nostro oro!... – aggiunse il signor Falcone.– Signore, tentiamo qualche cosa – <strong>di</strong>sse Back almeccanico. – Noi non dobbiamo attendere la morte senza nullaintraprendere.– Non v'è nulla da fare – <strong>di</strong>sse don Pablo. – Questa roccianon la si può scalare.– Cerchiamo almeno <strong>di</strong> spegnere le mine – <strong>di</strong>sse Bennie.– Bisognerebbe scendere, mentre la parete è <strong>di</strong>ritta, senzacrepacci, senza sporgenze.– Se provassi a saltare?...– Vi uccidereste – <strong>di</strong>sse il signor Falcone. – Vi sono sette opiù metri d'altezza e sotto si trovano delle punte rocciose che vifracasseranno le gambe.– Allora noi siamo condannati a morire!...Il signor Falcone non rispose: non sapeva che cosa <strong>di</strong>re.Ormai la morte gli sembrava inevitabile, ora che la fune non sipoteva più riprendere.Un breve silenzio seguì quell'esplosione <strong>di</strong> impotentefurore. I cinque <strong>di</strong>sgraziati, stretti contro la roccia, guardavanocon terrore i due fili <strong>di</strong> fumo che sfuggivano dai fori delle mine.Ogni secondo che passava sembrava loro lungo comeun'ora.Già ormai cominciavano a rassegnarsi alla loro terribile413


sorte, quando una voce umana echeggiò sull'orlo superioredell'abisso.Bennie all'u<strong>di</strong>re tale voce mandò un urlo da belva puntandosubito il fucile in alto, credendo che il californiano fosse tornatoper assistere alla loro agonia.Cieco d'ira, stava per far fuoco, quando udì il signorFalcone a gridare:– Degl'in<strong>di</strong>ani!... Amici!... Bennie!... Forse siamo salvi!...Quattro in<strong>di</strong>ani erano comparsi sull'orlo dell'abisso eguardavano con curiosità quegli uomini radunati su quellapiattaforma.– Una corda!... Gettate una corda!... – urlò Bennie. – Fatepresto o siamo perduti!...Fu compreso, uno <strong>di</strong> quegli in<strong>di</strong>ani si tolse dai fianchi unalunga e solida correggia e la lasciò pendere, mentre i suoicompagni tenevano robustamente l'estremità.– Su, lesti!... – gridò il signor Falcone.– A voi Armando!... – <strong>di</strong>sse Bennie. – Non perdete unistante!...Il giovanotto si aggrappò alla corda e si sentì sollevarerapidamente in aria.Senza badare, anzi ringraziare quei bravi in<strong>di</strong>ani, giunti incosì buon punto per salvarli da una spaventevole morte, sislanciò verso la caverna, vi entrò precipitosamente e andò avisitare i crepacci che dovevano contenere l'oro.Il prezioso metallo era tutto sparito!...Si precipitò fuori gridando:– Siamo stati derubati!...Bennie ed i suoi compagni giungevano correndo.– Canaglie!... – urlò il canadese. – Ce la pagheranno.Si guardò intorno. Il suo cavallo, quello <strong>di</strong> Back e quello <strong>di</strong>don Pablo galoppavano incontro ai padroni; il quarto invece era414


scomparso.I tre primi erano forse riusciti a fuggire, ma l'ultimo erastato preso e probabilmente condotto via dal californiano.– A cavallo!... – gridò Bennie. – A me Armando!... Venitedon Pablo!... Signor Falcone, Back, seguiteci come potete!...Il canadese, il giovane messicano ed il nipote delmeccanico balzarono in arcione e partirono al galoppo, mentre iloro due compagni, dopo un breve consiglio, si arrestarono persorvegliare i viveri che si trovavano nella caverna.I tre cavalli, spinti a corsa sfrenata, in pochi minutiattraversarono la valle in tutta la sua lunghezza e giunsero sulmargine dei gran<strong>di</strong> boschi.– Eccoli!... – gridò Bennie che era <strong>di</strong>nanzi a tutti. – Algaloppo!... Al galoppo!...A sei o settecento metri da loro, in mezzo ad una prateria <strong>di</strong>muschio, tre cavalli galoppavano faticosamente. I due primierano montati da due uomini che furono subito riconosciuti pelcaliforniano e pel bushranger, il terzo invece era carico <strong>di</strong> unsacco assai voluminoso ed a quanto pareva, molto pesante.Udendo il grido <strong>di</strong> Bennie, i due furfanti s'erano voltati, poisi erano messi a percuotere spietatamente le loro cavalcature perfar loro affrettare il passo e guadagnare il margine della foresta.– Fermatevi o facciamo fuoco!... – aveva gridato ilcanadese.Due bestemmie furono la risposta.– Ah!... Non volete arrendervi!... – gridò Bennie. – Alloravi uccideremo!...Con un ammirabile volteggio balzò a terra, lasciando chel'animale, trasportato, dal proprio slancio, continuasse la corsa es'inginocchiò mirando attentamente il californiano.I due ban<strong>di</strong>ti, credendo <strong>di</strong> non essere a tiro <strong>di</strong> fucile,bastonavano sempre le loro cavalcature per gettarsi nel bosco,415


ma il terzo animale, che portava il carico d'oro, faticava assai aseguirli.Ad un tratto s'udì uno sparo.Il californiano, colpito nel cranio dall'infallibile palla delvecchio cacciatore <strong>di</strong> prateria, aprì la braccia, poi precipitò dallasella, mandando un urlo <strong>di</strong> dolore.Il suo compagno, spaventato, lasciò andare il cavallo cheportava il sacco d'oro e si mise a spronare furiosamente quelloche montava.Fortunatamente don Pablo ed Armando non erano scesid'arcione. Vedendo il furfante fuggire, lanciarono i loro animalial galoppo, guadagnando rapidamente via.– Arren<strong>di</strong>ti!... – gli gridò Armando.– No, – rispose il ban<strong>di</strong>to.– Ti uccideremo!...– Provatevi!...Era allora giunto presso una roccia che si alzava isolata suquella piccola pianura. Con un volteggio fu a terra tenendo nelladestra il winchester e nella sinistra un lungo coltello.Prima che il suo cavallo fuggisse, con due coltellate lo fececadere, poi si nascose <strong>di</strong>etro il corpo del povero animale,sdraiandosi al suolo.– Adagio, Armando!... – gridò don Pablo. – Quel birbanteha do<strong>di</strong>ci palle nel suo fucile!...In quel momento si udì Bennie gridare:– Muori, cane!...Poi rimbombarono alcuni colpi <strong>di</strong> rivoltella.Il messicano ed Armando si volsero e videro il canadesecorrere verso <strong>di</strong> loro, tenendo in pugno l'arma ancora fumante.– Bennie!... – gridò Armando.– Quel gaglioffo è morto – risposo il canadese. – All'altro,ora!...416


– Armando!... A destra!... – comandò don Pablo. –Guardatevi!...Uno sparo rintronò, poi un secondo. Il giovane italiano udìdue palle fischiare a breve <strong>di</strong>stanza.Balzò <strong>di</strong> sella e si gettò <strong>di</strong>etro ad un macigno che si trovavaa breve <strong>di</strong>stanza.Don Pablo lo aveva già imitato, nascondendosi in unadepressione del suolo.Il bushranger dopo quei due colpi <strong>di</strong> fucile andati a vuoto,era tornato a celarsi <strong>di</strong>etro al cavallo, non lasciando vederenemmeno la cima del suo berretto <strong>di</strong> pelle <strong>di</strong> raccoon.– Crede <strong>di</strong> fucilarci come oche, quel brigante!... – <strong>di</strong>sseBennie, che si avvicinava ai suoi amici, strisciando al suolo. –Fra poco lo manderemo a tener compagnia al californiano.– L'avete ucciso? – chiese Armando.– Colla prima palla l'avevo solamente ferito, la rivoltella hafatto il resto. Il miserabile è spirato senza poter <strong>di</strong>re amen.Amici miei, giacché il terreno è favorevole, cerchiamo <strong>di</strong>circondare il bushranger, costringendolo a mostrarsi.I tre <strong>minatori</strong>, approfittando delle depressioni del suolo, si<strong>di</strong>visero, strisciando in tre <strong>di</strong>verse <strong>di</strong>rezioni. Una raucaimprecazione li avvertì che il bushranger si era accorto del loroprogetto.Allora, abbandonando ogni prudenza, balzò in pie<strong>di</strong> ed aprìun vero fuoco <strong>di</strong> fila, sparando ora contro Bennie, ora controArmando e verso il messicano.– Fuoco!... – gridò il canadese.Tre colpi <strong>di</strong> fucile risposero agli spari del winchester.Il brigante, colpito da uno o più proiettili, fece un saltoinnanzi mandando un urlo feroce, scaricò ancora un colpo acasaccio, poi piombò al suolo, con il viso contro terra.– Il colpo <strong>di</strong> grazia!... – gridò Bennie, sparando un'altra417


volta.Quell'ultima palla era inutile: il bushranger era caduto pernon più rialzarsi!...418


CONCLUSIONEQuando i tre <strong>minatori</strong> tornarono al campo, conducendo conloro il cavallo che portava il sacco d'oro, trovarono il signorFalcone e Back sull'orlo della cascata.Le due mine erano scoppiate con immenso frastuono,sventrando completamente la vasca ed aprendo una larga breccianella grande roccia che serviva <strong>di</strong> scolo all'acqua della cascata.Gl'in<strong>di</strong>ani, spaventati da quelle esplosioni, erano fuggiti,urlando <strong>di</strong>speratamente, nonostante le chiamate e leassicurazioni <strong>di</strong> Back e del meccanico.Nascosto il sacco d'oro rubato dai due furfanti e legati icavalli sotto la tettoia, i cinque <strong>minatori</strong>, impazienti <strong>di</strong> conoscerele ricchezze del bacino, si affrettarono a calarsi nell'abisso.Le loro previsioni erano state esatte; le loro speranze anzisuperate.Il fondo dell'abisso, squarciato dalle mine, era tuttocosparso <strong>di</strong> pezzi d'oro, da secoli e secoli accumulatisi nelbacino della cascata. Vi erano pepite <strong>di</strong> tutte le <strong>di</strong>mensioni eperfino dei blocchi d'oro del peso <strong>di</strong> mezzo chilogrammo.La raccolta fu pro<strong>di</strong>giosa, tale da far quasi impazzireBennie. Trecentoquaranta chilogrammi del prezioso metalloequivalenti a circa un milione e ventimila lire, furono tratti daquell'abisso e nascosti nella caverna.Felici <strong>di</strong> quell'insperato risultato, si arrestarono altriquin<strong>di</strong>ci giorni nella valle dell'oro, raccogliendo altro oro nellaseconda cascata, in quantità però meno notevole, non avendopotuto deviare interamente la corrente in causa della scarsità <strong>di</strong>polvere che non permetteva <strong>di</strong> far scoppiare grosse mine.419


Un mese dopo il loro arrivo in quel vallone, i <strong>minatori</strong>,carichi del prezioso metallo, facevano ritorno a Dawson.Quel viaggio si compì felicemente, senza cattivi incontri.Cambiato una parte del loro oro in tratte, verso la finedell'agosto, i cinque fortunati <strong>minatori</strong> s'imbarcarono su unpiroscafo della North American Transportation and Tra<strong>di</strong>ngCompany, scendendo l'Yucon fino alla foce.Fu a Seattle, una citta<strong>di</strong>na sorta quasi ieri, ma che ora siallarga pro<strong>di</strong>giosamente e che si popola rapidamente,minacciando <strong>di</strong> lasciarsi molto in<strong>di</strong>etro Vancouver, Taconia eVittoria, che i <strong>minatori</strong> fecero le loro <strong>di</strong>visioni. Non eranoancora milionari, però ognuno portava con sé oltreottocentomila lire, una bella somma guadagnata in un solo mese<strong>di</strong> lavoro.A San Francisco <strong>di</strong> California i cinque amici si separarono.I due messicani fecero ritorno al loro paese, Bennie prese iltreno della linea del Pacifico per andarsi a godere dei suoidollari nel Canadà, ed il signor Falcone e suo nipote sistabilirono nella capitale della California.Oggi il meccanico e suo nipote, mercé quell'oro raccoltonelle lontane regioni dell'Alaska, sono proprietari d'una delle piùgran<strong>di</strong> segherie a vapore <strong>di</strong> San Francisco ed accumulanorapidamente una vistosa fortuna.420

Hooray! Your file is uploaded and ready to be published.

Saved successfully!

Ooh no, something went wrong!