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Dialoghi5-05p1-77 17-06-2005 16:53 Pagina 9ci non può che essere un soggetto composito, dove vi è chi lavora, madove si svolgono anche specifici servizi di interesse per la società – la curae l’educazione dei minori, il sostegno degli anziani, l’animazione dellacomunità di riferimento. Queste responsabilità fanno sì che la famigliacosì definita non sia da considerarsi solo un’aggregazione di soggetti “privati”,i cui diritti sono già contemplati nella legislazione corrente, ma unsoggetto a pieno titolo che svolge ruoli di tale importanza per la societàda mobilitare attenzioni legislative e risorse pubbliche a suo favore 2 .Infatti, mettere al mondo i cittadini – gli imprenditori e i lavoratori – delfuturo; tutelare i soggetti deboli (bambini, anziani, malati, disabili); crearecapitale umano e capitale sociale; filtrare e meditare le scelte di consumoe di lavoro 3 sono attività che stanno all’origine della vita della societàe che si sono dimostrate realizzabili in ambienti diversi dalla famiglia soloeccezionalmente, con estrema difficoltà, notevole dispendio di risorse erisultati molto meno che soddisfacenti.Ora, il fatto che, a fronte di questo ruolo così fondativo, ancor primache fondamentale della famiglia, non ci sia un suo adeguato riconoscimentoè uno fra i più emblematici segni di quanto il paradigma individualisticosia dominante: si arriva a privilegiare un assetto sociale ed economicoche esalta l’individuo anche a costo di indebolire quelle istituzionicome la famiglia che originano l’individuo stesso. Appare a questopunto chiaro che la diga che il cattolicesimo ha eretto contro lo sgretolamentodel concetto di famiglia e la sua relativizzazione non lavora solo abeneficio di coloro che comprendono i superiori versanti spirituali diun’unione feconda e stabile tra uomo e donna basata sull’amore, ma va abeneficio anche dell’intera società, che trova nella Chiesa chi è ancoracapace di credere nel suo futuro e di lavorare ogni giorno per costruirlo.Una volta, dunque, riaffermato il concetto di famiglia degna di specifichepolitiche pubbliche, va osservato che oggi il sostegno alla famiglianon può più essere confinato alle sole politiche di lotta alla povertà, madeve realizzarsi in una pluralità di interventi di cui tutte le famiglie abbisognano.Ne discuterò brevemente quattro.A seguito della rivoluzione industriale che ha spostato il lavoro cheproduce per il mercato fuori dalla casa si è venuta a determinare una dicotomiatra la fabbrica che produce e la famiglia che consuma 4 , con una sottovalutazionedi tutto ciò che ancora si produce in casa (che non vienecontabilizzato nel reddito nazionale). Si pensi all’insegnamento: quelloche si effettua nelle scuole è “produttivo” e registrato nel reddito nazionale;quello che avviene nelle case, dove i genitori aiutano i figli nei compitie nella generale preparazione alla vita, non viene valutato e gli stessigenitori finiscono per considerarlo una “perdita di tempo”, che potrebbeessere utilizzato per “far soldi” sul mercato del lavoro remunerato.VERA NEGRI ZAMAGNIdialoghi 2 - giugno 20059


Dialoghi5-05p1-77 17-06-2005 16:53 Pagina 10QUALI POLITICHE FAMILIARI OGGI?Duplice deve essere l’operazione di contrasto di questa visione delle cose.Da un lato occorre mettere in chiaro che non è lavoro solo quello remuneratoin danaro, ma dall’altro lato tutto il lavoro deve avere un “valore”riconosciuto 5 , se non attraverso una remunerazione 6 , certamente attraversol’esplicitazione di tale valore in modi adeguati sia dal punto di vistacontabile 7 , sia da quello del rispetto per tale lavoro. Ciò avrebbe unaduplice ricaduta: in primo luogo, se le attività di lavoro in famiglia hannoun “valore” riconosciuto, si potrebbe meglio confrontarle con le attività dilavoro fuori della famiglia per valutare i costi-opportunità di diverse combinazionifra i due set. In secondo luogo, se le attività di famiglia vengonoconsiderate un utile lavoro, vi si applicheranno le necessarie attenzioniper renderle efficienti ed efficaci. Scompariranno così inutili “manie”ereditate dal passato che fanno perdere tempo e si tenderà anche nelle attivitàdi famiglia a concentrarsi sull’essenziale 8 .In connessione a quanto detto sopra, emerge una seconda area diintervento, ancora più operativa. Se il lavoro erogato in famiglia ha unvalore, occorre che gli venga destinato un tempo adeguato. Ora, il paradossodei nostri giorni è che il mercato del lavoro tende a dicotomizzarsiin un modo inedito: chi ha scarse qualificazioni viene poco richiesto equindi ha molto tempo “libero” da attività di lavoro remunerato, ma scarsoreddito disponibile, mentre chi è molto qualificato tende ad esseretroppo richiesto e quindi è invogliato, e talora addirittura costretto, adoccupare il suo tempo in attività di lavoro remunerato, ottenendo moltoreddito disponibile, ma avanzando scarso tempo per usare tale reddito eper avere attività di famiglia 9 . Si arriverebbe così ad un altro paradosso:solo i “poveri” possono permettersi attività di famiglia! Si badi che questaè una tendenza che si applica a donne e uomini indifferentemente, ma chesi rivela particolarmente drammatica per le donne, le quali nella presentesocietà in cui ancora le cure della famiglia ricadono prevalentemente sulledonne sono costrette troppo spesso a scegliere fra una carriera attraente ela famiglia.Che fare? Occorre perseguire politiche di conciliazione tra tempi divita in famiglia e tempi di lavoro. Nelle società del Nord Europa(Danimarca, Svezia, Finlandia, Gran Bretagna) dove queste politiche sonoormai in atto se ne vedono gli effetti benefici sul tasso di attività delledonne e sul tasso di natalità, ambedue più elevati rispetto ai paesi dovequeste politiche sono ancora allo stadio iniziale. Gli schemi che si possonoapplicare sono molteplici: dal part-time agli orari di lavoro flessibili(con presenze fisse in certe fasce d’orario e completa flessibilità sull’orariorestante), dal telelavoro (gli uffici mobili, che oggi stanno diventandosempre più diffusi) ai nidi aziendali, dai career breaks ai posti di lavorocondivisi. Il tutto accompagnato da una pianificazione urbanistica e dei10dialoghi 2 - giugno 2005


Dialoghi5-05p1-77 17-06-2005 16:53 Pagina 11trasporti che minimizzi i tempi di trasferimento e renda più usufruibili gliorari dei servizi pubblici e di altri servizi.Una terza area di intervento ha a che vedere con gli ausili alla famiglia.È oggi impossibile (ma lo era in qualche misura anche nel passato) che lafamiglia possa fornire tutti i servizi di mantenimento, educazione, cura esocializzazione che sono necessari. Occorre quindi non solo che la societàmetta a disposizione tali servizi ma che abbatta i tempi necessari per illoro uso e permetta alla famiglia una vera possibilità di scelta coerente coni bisogni e le finalità della famiglia. Se queste due condizioni non sonoVERA NEGRI ZAMAGNIrispettate, possono nascere seri problemi che complicano la vita dellafamiglia, in particolare in relazione a due ambiti: educazione e sanità. Sela famiglia inserisce i propri figli in un ambiente scolastico che non solonon porta avanti, ma antagonizza i principi educativi che la famigliaintende perseguire, ci si ritrova con conflitti difficilmente governabili. Sel’ausilio sanitario necessario per affrontare malattie non passeggere e facilmenterecuperabili richiede eccessivi dispendi di tempo per essere individuato,attivato e sostenuto, si fa piombare la vita della famiglia, già colpitadalla malattia, in una emergenza continua. È quindi della più altapriorità permettere alle famiglie la scelta della scuola (sussidiarietà) e delleforme di assistenza più consone alle esigenze. A quest’ultimo scopo si possonoutilmente attivare con appropriati interventi legislativi forme didialoghi 2 - giugno 200511


Dialoghi5-05p1-77 17-06-2005 16:53 Pagina 12sanità integrativa che abbattano drasticamente i tempi d’uso della sanità epermettano anche di affrontare i gravi problemi degli anziani non autosufficienti10 .QUALI POLITICHE FAMILIARI OGGI?Veniamo infine alla questione fiscale. Non vi è alcun dubbio in un’analisicomparativa che il sistema di welfare italiano penalizzi fortementela famiglia nella concessione dei contributi sociali, come si può vederedalla tab.1 11 . In essa, emerge il divario Nord-Sud Europa già sopra richiamato12 , che è dovuto al permanere nel Sud di una mentalità “familistica”Tab. 1. Contributi sociali nell’Europa a 15 (2000)Totale Sanità Pensioni FamigliaEuro pro capite % del Pil % del Pil % del Pil % del PilBelgio 6097 25,3 6,1 8,5 2,2Danimarca 7426 28,4 5,7 10,8 3,7Germania 6603 28,6 8,1 11,6 3,0Grecia 3934 25,5 6,7 11,8 1,9Spagna 3725 19,7 5,8 8,5 0,5Francia 6657 28,3 8,2 10,7 2,7Irlanda 3557 13,6 5,6 2,6 1,9Italia 5577 24,3 6,1 12,8 0,9Lussemburgo 8809 19,5 5,0 7,2 3,2Olanda 6445 25,7 7,5 9,5 1,2Austria 7263 27,5 6,9 11,0 2,9Portogallo 3274 20,5 6,6 7,7 1,1Finlandia 5824 24,7 5,9 7,9 3,1Svezia 7475 30,2 8,2 11,3 2,8Regno Unito 6048 26,2 6,7 11,6 1,8Fonte: Eurostatbasata sull’assunzione di una larga disponibilità di lavoro “volontario” afavore della famiglia non solo da parte delle mogli-madri “casalinghe”, maanche dei nonni in pensione in discreta salute e della rete familiare piùvasta, un’assunzione sempre più lontana dalla realtà. All’interno di questicontributi sociali, oltre alle spese per i nidi e ai contributi una tantum perla nascita di figli oltre il primo, potrebbero trovare posto contributi alleimprese per fronteggiare congedi e schemi di risparmio premiato (i cosiddettibaby bond) per la formazione di gruzzoli in capo ai nuovi nati che12dialoghi 2 - giugno 2005


Dialoghi5-05p1-77 17-06-2005 16:53 Pagina 13permetta loro di effettuare investimenti (istruzione, abitazione) alla maggioreetà.Dall’altro lato, il sistema di prelievo fiscale italiano prevede detrazioniper familiari a carico di entità insufficiente, anche se l’Italia si colloca aquesto riguardo in una fascia intermedia insieme alla Francia, mentremolto meglio fanno la Gran Bretagna, l’Irlanda, la Germania, l’Austria, laSvizzera. La proposta che già da tempo è stata avanzata per rendere il fiscopiù benevolo nei confronti della famiglia è quella del quoziente familiare.Il monte-redditi di una famiglia viene diviso per il totale dei pesi assegnatiai componenti della famiglia, si calcola la tassazione su questa unità pesatadi reddito e si moltiplica l’imposta totale ottenuta per il totale dei pesi 13 .In questo modo si assegna a ciascuna unità pesata la medesima no tax areae le aliquote progressive vengono di molto addolcite.Non mancano dunque le idee e le proposte e neppure mancano imodelli e gli esempi da seguire. Mancano forse le disponibilità economiche?Se è vero che contributi sociali aggiuntivi e sgravi fiscali necessitanodi qualche maggiore risorsa, che potrebbe essere trovata abbandonandol’obiettivo di riduzioni generalizzate dell’imposta sui redditi, dovrebberisultare a questo punto chiaro che esiste un vasto campo legislativo i cuicosti sono soprattutto quelli di rompere con tradizioni consolidate. È inquesto campo che si misurerà la volontà di Stato, imprenditoria e sindacatodi far fronte al sostegno della famiglia, se non per la condivisione delsuo valore intrinseco almeno per limitare gli effetti più negativi del suoindebolimento: la crisi delle nascite, le carenze educative e i costi in crescitaesplosiva dell’assistenza agli anziani. Sta ai cittadini che hanno consapevolezzadi quanto brevemente richiamato in questo saggio organizzarsiperché la loro voce venga ascoltata.VERA NEGRI ZAMAGNINote1 Giovanni Paolo II, Familiaris Consortio, (1981) 86. Nel ritornare sopra la suaesortazione apostolica venti anni dopo, Giovanni Paolo II ribadiva che «dallafamiglia dipende il destino dell’uomo, la sua felicità, la capacità di dare senso allasua esistenza». Lettera al card. Ruini in occasione di un convegno sulla famiglia,15 ottobre 2001.2 Su questo tema di “cittadinanza” della famiglia, si veda AA.VV., Cittadinanzadella famiglia in Italia, Città Nuova, Roma 1995. Sul protagonismo anche politicodella famiglia, si veda L. Campiglio, Prima le donne e i bambini. Chi rappresentai minorenni?, Il Mulino, Bologna 2005.dialoghi 2 - giugno 200513


Dialoghi5-05p1-77 17-06-2005 16:53 Pagina 14QUALI POLITICHE FAMILIARI OGGI?3 Si veda S. Zamagni, La famiglia come soggetto economico: argomenti per una politicadella famiglia, in L. Santolini e V. Sozzi, (a cura di), La famiglia soggetto sociale.Radici, sfide, progetti, Città Nuova, Roma 2002.4 Si noti che in quelle aree dove ha resistito la piccola impresa è ancora presente ilprototipo della famiglia che produce.5 Si veda P. Colucca, Il tempo… non è denaro. Riflessioni sui sistemi di scambio localenon monetario e sulle banche del tempo, BFS, Pisa 2003.6 Come è noto, c’è chi propone di dare un salario alle casalinghe. Ma questoandrebbe nella direzione di ammettere che è lavoro solo ciò che è remunerato indanaro, il che non è accettabile. Inoltre, ritarderebbe l’inevitabile presa d’atto cheoggi non c’è abbastanza lavoro in casa per riempire la vita di una donna con unoduefigli.7 L’Undp sta facendo dei tentativi di calcolare il valore del lavoro non monetarizzato,che non comprende solo il lavoro erogato in famiglia, ma per esempio anchequello delle associazioni di volontariato. Il tema ambientale è un’altra dimensioneche sfugge in larga misura alla contabilità nazionale, soprattutto nei suoi aspetti“distruttivi” di valore.8 Va da sé che “l’essenziale” della vita di famiglia è assai diverso dall’“essenziale” diun processo produttivo di beni materiali!9 Su questa dilatazione dei tempi di lavoro, specialmente negli Usa e in Giappone,si veda A. R. Hochschild, The time bind. When work becomes home and home becomeswork, New York 1997.10 Si veda C. Ranci (a cura di), L’assistenza agli anziani in Italia e in Europa. Versola costruzione di un mercato sociale dei servizi, Franco Angeli, Milano 2000.11 Si noti che il disallineamento del welfare italiano rispetto a quello degli altripaesi dell’Europa a 15 si verifica solo nelle politiche familiari.12 A questo proposito, si veda anche M. Naldini, Le politiche familiari in Europa,in Osservatorio nazionale sulle famiglie e le politiche locali di sostegno alleresponsabilità familiari, Famiglie: mutamenti e politiche sociali, v. I, Il Mulino,Bologna 2002.13 Per esempio, in una famiglia formata da due coniugi e due figli, se si assegnapeso 1 a ciascuno dei due coniugi e ? a ciascuno dei due figli, ottenendo pesi 3, sidivide il reddito totale per 3, si calcola l’imposta sull’unità di reddito così ottenutae poi si moltiplica tale imposta per 3 per ottenere l’imposta totale da versare.14dialoghi 2 - giugno 2005

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