il carcere può cambiare musica sull'onda di ... - Carte Bollate

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il carcere può cambiare musica sull'onda di ... - Carte Bollate

Il Manifesto, 2 ottobre 2012Giustizia: il carcere può cambiare musica sull’onda di “Jailhouse Rock”di Patrizio Gonnella e Susanna MariettiDa Bollate e Rebibbia canzoni e “Gr” fatti dai detenuti. Ogni puntata su un musicista dietrole sbarre, da Jimi Hendrix alle Pussy Riot.“Jailhouse Rock ha dettato il nostro orologio con un ticchettio di note musicali che hannoscandito le nostre giornate, il nostro tempo, le nostre emozioni. Ci avete aiutato a farscorrere il tempo, perché l’appuntamento delle registrazioni era diventato uno spezzare lasettimana, il lavoro, le prove e la fine settimana insieme in studio a registrare le cover dainviarvi. siamo la voce del mondo detentivo”.Jailhouse Rock è una trasmissione - oltre che da qualche giorno anche un libro uscito perArcana edizioni - che va in onda su Radio Popolare tutte le domeniche dalle 21. Ha unsottotitolo emblematico, “Suoni, suonatori e suonati dal mondo delle prigioni”. Perchépurtroppo a volte qualcuno in carcere capita anche che venga suonato.Ogni puntata è dedicata a un musicista finito dietro le sbarre. Viene raccontata la suastoria. Vengono ascoltate le sue canzoni. La prima puntata, andata in onda domenicasera, era dedicata alle Pussy Riot, ancora ingiustamente rinchiuse in un carcere russo peravere cantato una preghiera punk in una chiesa ortodossa. Il virgolettato in apertura èinvece del gruppo di detenuti del carcere di Bollate a Milano, che tutte le settimane, senzasaltarne mai una, collaborano alla trasmissione con un contributo musicale. Alcuni di loroerano musicisti già prima di entrare in carcere, altri lo sono invece divenuti in galera: lì aBollate c’è uno studio di prova e registrazione. Hanno suonato di tutto: rock, punk, country,rap, soul. Da Jimi Hendrix a Roberto Murolo. Qualche mese fa gli si era rotto un mixer. Hasentito il loro disperato appello dalla radio Pino Insegno. E il mixer è arrivato. Se non cifosse un poliziotto dal grande cuore rock, Francesco Mondello, nulla sarebbe possibile.Tutte le settimane fa uscire dalla prigione i file audio e ce li manda.La trasmissione dà voce diretta ai detenuti. E non solo con chitarre e percussioni. Un’altragrandiosa collaborazione delle nostre carceri con Jailhouse rock è quella che dà vita alGrc, il Giornale radio dal carcere. Da Bollate, ma anche dal carcere romano di Rebibbia,altri due gruppi di detenuti organizzati in due redazioni curano con grande professionalità ilGrc. In piena autonomia e senza censure, scelgono le notizie, le elaborano e conduconoin prima persona il radiogiornale. Sono aiutati da Valentina Calderone, Maria Itri, TildeNapoleone e Susanna Ripamonti. Alcune puntate erano così belle che Radio Rai ha volutotrasmetterle. Ospiti fissi della trasmissione sono Carmelo Cantone, provveditore regionaledell’amministrazione penitenziaria in Toscana, don Sandro Spriano, cappellano aRebibbia, Lucia Pistella con le sue barzellette su guardie e carceri e Mirko Mazzali con isuoi consigli da avvocato.Bollate e Rebibbia non sono tuttavia realtà rappresentative del pianeta carcerario italiano.A Bollate i detenuti vivono in un regime aperto. La vita quotidiana è scandita da impegni eattività. Rebibbia, pur con tutti i gravi problemi di un grande carcere, è stato lo scenario diquello splendido film che è “Cesare deve morire” dei fratelli Taviani, ora anche candidatoall’Oscar. In buona parte delle galere italiane i detenuti sono costretti a oziare rinchiusinelle celle per venti ore al giorno. Non fanno vita comune. Non vanno a scuola. Nonlavorano. Non fanno nulla. Altro che giornale radio e cover. Eppure non è scritto in alcunanorma dell’ordinamento penitenziario che la detenzione debba avvenire in questo modo,fortemente lesivo della dignità umana nonché inutile rispetto a ogni ipotesi di


eintegrazione sociale. Il modello di carcere aperto di Bollate dovrebbe essere la norma,non l’eccezione.Quando recentemente l’amministrazione penitenziaria, per volontà di Giovanni Tamburinoe Luigi Pagano, ha diramato una circolare che andava in questa direzione, il Sappe(Sindacato autonomo della polizia penitenziaria) e il senatore Belisario dell’Idv hannogridato all’autogestione. Eppure era solo una circolare di buon senso, fatta nellaconsapevolezza che il sovraffollamento - 22mila persone in più rispetto ai posti lettoregolamentari - ha ulteriormente deteriorato le condizioni di vita dei detenuti.L’esperienza di Bollate deve moltiplicarsi. Nel nome del carcere della responsabilità controil carcere dell’umiliazione. Un obiettivo che sarà raggiunto quando vi sarà un’opinionepubblica sempre meno ruvida e vendicativa.

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