Osservatorio sulla dinamica economico - finanziaria delle ... - Acimit

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Osservatorio sulla dinamica economico - finanziaria delle ... - Acimit

OSSERVATORIOSecondo Rolfo - Giuseppe Calabrese - Fabrizio Erbetta - Daniela BoettiOsservatorio sulla dinamicaeconomico - finanziariadelle imprese meccanotessiliMarzo 2003EXECUTIVE SUMMARYITALIAN TEXTILE MACHINERY


OSSERVATORIOIndicePresentazione 2Introduzione 3Le dinamiche evolutive delle principali grandezze 5Le differenze fra i comparti 18Le differenze in base alla dimensione di impresa 19Le differenze in base all’assetto organizzativo 20


OSSERVATORIO SULLA DINAMICA ECONOMICO - FINANZIARIA DELLE IMPRESE MECCANOTESSILIPresentazioneL’Osservatorio ACIMIT sulla dinamica economico-finanziaria delle imprese meccanotessiliche qui presentiamo è giunto alla sua seconda edizione, a testimonianza del successoriscontrato.Lo studio, basato sull’analisi dei bilanci delle imprese italiane ed estere, si è immediatamenteproposto alle aziende meccanotessili quale utile strumento in grado di fornire terminidi confronto con i diretti concorrenti, sia nazionali sia esteri. Pur essendo stato ideatoe realizzato per soddisfare le esigenze delle imprese associate, l’Osservatorio offre unasintetica chiave di lettura del settore al fine di consentire al mondo esterno una maggiorecomprensione dell’industria italiana delle macchine tessili, che rappresenta un puntodi forza del più ampio comparto della meccanica strumentale ed un fondamentale anellodell’importante filiera tessile italiana.Confortata dall’apprezzamento espresso per la prima edizione, ACIMIT ha dunque mantenutofede all’impegno preso l’anno scorso, commissionando, anche nel 2002 al CERIS(Istituto di Ricerca sull’impresa e lo sviluppo) l’”Osservatorio sulla dinamica economicofinanziariadelle imprese meccanotessili”.Abbiamo ritenuto opportuno, al fine di fornire una maggiore completezza d’informazione,apportare alcune modifiche all’edizione precedente, pur mantenendo inalterata lastruttura dell’opera.Il quadro che emerge dall’analisi dei bilanci mostra una dinamica nel complesso positivaper l’industria meccanotessile italiana. Le nostre aziende hanno saputo fronteggiare lacongiuntura non facile del mercato con risultati migliori rispetto ai concorrenti esteri.Le ragioni dell’elevata competitività del meccanotessile italiano e del mantenimento diun’inequivocabile eccellenza tecnologica, anche a fronte di un diffuso ridimensionamentodegli investimenti nel settore tessile, sono indubbiamente da ascriversi alla capacità diinnovazione e di flessibilità espressa dalle singole aziende italiane nel corso degli anni.Tuttavia la posizione dominante che la nostra industria ha raggiunto in campo internazionaleè pure frutto di un costante accrescimento della cultura di impresa, processo alquale l’Associazione continuerà a fornire supporto anche attraverso la realizzazione distrumenti quali l’Osservatorio ACIMIT.Marzo 2003Alberto M. SacchiPresidente ACIMIT2


INTRODUZIONEIntroduzioneIl continuo processo di globalizzazione dei mercati e l’elevata esposizione del meccanotessileitaliano al commercio internazionale rendono sempre più pressante l’esigenza di monitorareattentamente le condizioni economiche delle imprese nazionali, anche in confrontoai principali competitori stranieri. L’accennato processo di globalizzazione è contemporaneamentecausa ed effetto della forte dipendenza dei consuntivi delle aziende dall’esportazioneall’estero e della continua riduzione degli ordini provenienti dal mercato interno.L’osservatorio si propone di analizzare il grado di sviluppo e le caratteristiche patrimoniali,finanziarie e reddituali delle imprese sulla base dei dati estratti dai bilanci relativiagli anni 1999, 2000 e 2001. Al fine di pervenire alla costituzione di un campione rappresentativodi imprese del settore, sono state utilizzate le banche-dati Aida e Amadeus, integrate,ove necessario, con un’altra fonte di bilanci: Cerved. La tecnica statistica di campionamentosi è basata sul criterio del campione chiuso, in modo da impedire nuoviingressi o uscite di imprese. Tale metodologia ha permesso di minimizzare l’effetto distorsivoattribuibile alla flessibilità del numero delle osservazioni lungo il periodo analizzato.Le imprese sono state successivamente suddivise in funzione dell’area geografica diappartenenza, sulla base di adeguati criteri di omogeneità 1 .Nel presente studio le variabili di bilancio sono state utilizzate al fine di costruire indicatorifinalizzati a fornire indicazioni in merito alla struttura patrimoniale e finanziaria,oltre che al livello di redditività delle aziende studiate. L’indagine condotta sugli indicatorieconomico-finanziari è stata integrata, limitatamente alle imprese italiane, utilizzandola metodologia EVA (Economic Value Added), la quale offre un utile supporto in meritoalla capacità di creare o distruggere valore.L’analisi del settore è articolata su tre fondamentali criteri di discriminazione. Il primo èrappresentato dal comparto produttivo, ovvero: filatura, maglieria, tessitura, finissaggio,tintoria (questi ultimi due, per quanto riguarda l’estero, raggruppati nella nobilitazione)ed altre macchine. Tale categoria residuale comprende essenzialmente imprese dedicatealla produzione di componenti ed accessori vari per macchine tessili. Con riferimento alsolo raggruppamento delle imprese estere, il comparto in oggetto comprende anche produttoridi macchine per la maglieria, a causa della loro scarsa numerosità. Il secondo criterioè rappresentato dalla dimensione, attraverso la suddivisione in imprese minori (conmeno di 15 dipendenti), piccole (da 16 a 50 dipendenti), medie (da 51 a 250 dipendenti),grandi (con più di 251 dipendenti). Infine, il terzo criterio è quello dell’appartenenza agruppi: imprese indipendenti e controllate. Il confronto tra Italia ed estero per ogni raggruppamentoesclude le imprese giapponesi. Tale scelta dipende dal fatto che questeultime hanno generato nel 2001 pesanti riduzioni di attività legate ad una congiunturaparticolarmente penalizzante. Data la dimensione delle corporation giapponesi tali risultatiavrebbero influenzato negativamente i valori aggregati delle imprese estere.I bilanci riclassificati riportano, nel caso dell’Italia, i dati rettificati dalle rivalutazioni deicespiti, iscritte in bilancio negli anni 2000 e 2001. L’Italia denota una struttura patrimonialecaratterizzata da una ridotta rigidità degli impieghi, specialmente in confronto ai produttorinipponici e a quelli dell’Europa Centrale. La parte circolante del capitale investito netto è1L'Europa Occidentale comprende Belgio, Francia, Gran Bretagna, Grecia, Olanda, Spagna e Svezia.L'Europa Centrale comprende Austria, Danimarca, Germania e Svizzera. L'Europa Orientale comprendePolonia, Repubblica Ceca e Romania.3OSSERVATORIO


OSSERVATORIO SULLA DINAMICA ECONOMICO - FINANZIARIA DELLE IMPRESE MECCANOTESSILIalimentata, in particolare, dalla dimensione dei crediti verso clienti. Più della metà dellefonti di finanziamento proviene da debiti a breve termine. Tale situazione ha determinatouna difficoltà nel far fronte agli impegni finanziari a breve attraverso le disponibilità di attivocircolante (liquidità differite e immediate). Il Giappone presenta la più elevata patrimonializzazione,mentre l’Europa Orientale si colloca al livello più basso. L’ingente indebitamentodei produttori dell’Est europeo è legato a forme di finanziamento a breve termine.L’Europa Centrale presenta la struttura di costo più onerosa: l’incidenza dei costi operativisui ricavi d’esercizio è pari a 96,9% (contro 91,1% per l’Italia). Tale situazione potrebbeessere determinata dalla maggiore remunerazione media al fattore lavoro. Italia, EuropaOccidentale e Giappone presentano risultati ante imposte positivi (rispettivamente 2,9%,3,1% e 5,5%), mentre l’Europa Centrale e Orientale mostrano risultati in perdita.Stato Patrimoniale riclassificato anno 2001 (confronto internazionale)I EO EC EE GTotale Immobilizz. Nette 26,1% 32,0% 44,0% 34,7% 53,9%Attivo Circolante 73,9% 68,0% 56,0% 65,3% 46,1%Rimanenze 22,0% 16,9% 18,8% 42,7% 8,8%Crediti v/ clienti 42,3% 30,8% 19,4% 13,6% 9,5%Altre attività circolanti 3,1% 5,4% 8,0% 4,4% 12,8%Disponibilità liquide 6,5% 15,0% 9,7% 4,7% 15,0%Totale Attivo 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%Capitale netto 28,8% 42,7% 41,1% 10,1% 72,0%Debiti a medio lungo 15,9% 17,9% 21,5% 17,4% 8,6%Debiti a breve 55,3% 39,4% 37,4% 72,5% 19,4%Totale passivo 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%Conto Economico riclassificato anno 2001 (confronto internazionale)I EO EC EE GRicavi netti di esercizio 100,0% 100,0% 100,0% 100,0% 100,0%Costi operativi 91,1% 92,8% 96,9% 89,3% 88,2%Margine operativo lordo 8,9% 7,2% 3,1% 10,7% 11,8%Ammortamenti e accanton. 4,9% 3,9% 3,1% 4,7% 5,7%Margine operativo netto 4,1% 3,3% 0,0% 6,0% 6,1%Saldo partite non operative 1,2% 0,2% 0,9% 13,3% 0,6%Risultato ante imposte 2,9% 3,1% -0,9% -7,3% 5,5%Imposte 1,8% 1,5% 0,1% 0,0% 2,6%.Risultato d'esercizio 1,1% 1,6% -1,0% -7,3% 2,9%.Legenda:I = ItaliaEO = Europa Occidentale (Belgio, Francia, Gran Bretagna, Grecia, Olanda, Spagna, Svezia)EC = Europa Centrale (Austria, Danimarca, Germania e Svizzera)EE = Europa Orientale (Polonia, Repubblica Ceca e Romania)G = Giappone4


LE DINAMICHE EVOLUTIVE DELLE PRINCIPALI GRANDEZZELe dinamiche evolutive delle principali grandezzeDagli indicatori di sviluppo si osserva come la ripresa, che ha caratterizzato il 2000, nonabbia trovato prosecuzione nel corso del 2001. Quest’ultimo anno si contraddistingue peruna spiccata criticità, con un tasso di crescita del fatturato in Italia, rispetto all’anno precedente,ridimensionato a 1,8 punti percentuali, rispetto al +22,3% del biennio 2000-1999, e con una contrazione del valore aggiunto pari a –2,4%.In confronto agli indici di fatturato di fonte ISTAT, la situazione del meccanotessile italianoappare positiva. Mentre si nota un sostanziale allineamento nel triennio con il macro settoredelle macchine per uso speciale (codice ATECO 29.5), sia il settore delle macchine utensileche quello manifatturiero in generale mostrano saggi di crescita più contenuti (rispettivamente+12,3% e +11,9%). Nel biennio di maggiore espansione del fatturato (2000-1999)le macchine strumentali per uso speciali hanno evidenziato una crescita del 15,0%, mentreil settore macchine utensili ha denotato un indicatore pari a + 9,7%. L’intero settore manifatturieroè stato caratterizzato, infine, da un incremento del fatturato pari a 11,1%.Il livello occupazionale, tuttavia, riflette solo parzialmente tale andamento, attestandosi su un+5%, di poco inferiore rispetto alla variazione percentuale relativa al biennio 2000-1999 (+7,3%).Infine, il dato relativo agli investimenti evidenzia una certa stabilità (-0,9%, tra 2001 e 2000, conriferimento alle immobilizzazioni tecniche nette). Questo dato è stato corretto dall’effetto distorsivolegato alla rivalutazione dei cespiti, consentita per legge, ed applicata negli anni 2000 e 2001.La tendenza descritta trova conferma nei dati desunti dal campione estero. Ovunque, ladebolezza congiunturale ha compromesso il volume delle vendite, in particolar modo peril Giappone, caratterizzato dalla maggiore dimensione media in termini di fatturato. Leimprese minori italiane registrano, invece, una dinamica che esula completamente dalcontesto congiunturale. I dati evidenziano un aumento delle vendite del 23,9%, un valoreaggiunto in crescita del 18,9%, una variazione del livello occupazionale pari a +24,8%ed, infine, una propensione all’investimento che ha portato il corrispondente indice delleimmobilizzazioni tecniche nette a salire di 3,7 punti percentuali. Tale fatto sarebbe legatoalla presenza delle suddette imprese in specifiche nicchie di mercato.La dinamica occupazionale italiana risulta la più sostenuta nel confronto internazionale.Gli altri raggruppamenti, infatti, hanno registrato riduzioni della forza lavoro oscillanti tra–0,1% dei Paesi dell’Europa Occidentale e –7,9% dell’Europa Orientale.Per quanto concerne i comparti produttivi, una nota positiva merita il comparto nazionaledella tessitura (+9,7%), il cui dato relativo al volume di vendite trova conferma anchenegli altri indicatori di crescita, ad esclusione della variazione delle immobilizzazioni tecnichenette rettificate. Anche nel confronto internazionale, le imprese italiane della tessituramostrano una performance soddisfacente.Infine, limitatamente all’ambito nazionale, l’appartenenza a gruppi industriali sembraaver fornito una protezione contro il rischio di stagnazione o contrazione delle vendite.Nell’ultimo biennio, il tasso di crescita delle imprese controllate si è, infatti, assestato suun valore pari a +15,3% per il fatturato e +5,5% per il valore aggiunto. Si può ipotizzareche la presenza di un adeguato sostegno finanziario abbia dotato queste aziende di piùsolidi strumenti per il presidio del mercato attraverso efficaci politiche di consegna edassistenza. Anche per queste imprese, tuttavia, la sottostante dinamica congiunturale si èmanifestata nella contrazione dell’occupazione (-1,3%) e in progetti di investimento insufficientia bilanciare il processo di ammortamento delle immobilizzazioni (-8,9%).5OSSERVATORIO


OSSERVATORIO SULLA DINAMICA ECONOMICO - FINANZIARIA DELLE IMPRESE MECCANOTESSILIVariazioni percentuali delle principali grandezze economiche per area geograficaFatturato Valore aggiunto Occupazione Imm. nette rettificateD01-00 D00-99 D01-00 D00-99 D01-00 D00-99 D01-00 D00-99Italia 1,8% 22,3% -2,4% 18,9% 5,0% 7,3% -0,9% -3,4%Europa Occ. 0,2% 20,6% 2,0% 11,5% -0,1% -1,0% 3,0% 8,9%Europa Centr. 2,5% 39,1% -17,7% 53,5% -3,3% 19,0% -5,1% 45,2%Europa Est 8,6% 57,4% 20,0% 24,0% -7,9% -3,9% -7,8% 50,0%Giappone -24,1% 10,3% -34,3% 21,5% -1,0% 2,0% -17,3% -1,5%Variazioni percentuali delle principali grandezze economiche per compartoFatturato Valore aggiunto Occupazione Imm. nette rettificateD01-00 D00-99 D01-00 D00-99 D01-00 D00-99 D01-00 D00-99Tessitura Italia 9,7% 31,2% 11,0% 28,1% 7,1% -2,6% -11,7% -22,6%Estero 3,6% 15,7% 1,6% 21,1% 1,6% -2,6% 14,8% -0,9%Filatura Italia 0,1% 23,0% -4,3% 21,2% -1,1% 2,4% -3,8% -0,9%Estero 5,1% 47,3% -13,1% 54,2% -1,2% 20,6% -7,7% 50,8%Finissaggio Italia 0,0% 19,4% 2,8% 14,0% 12,2% 9,2% -8,9% 22,0%Tintoria Italia -0,7% 20,6% -9,4% 19,9% 15,2% 13,2% -3,5% -3,7%Nobilitazione Estero -12,2% 29,2% -21,6% 23,7% -11,7% 12,8% 7,1% 13,3%Maglieria Italia -2,7% 16,0% -7,5% 18,1% 5,0% 17,8% 16,8% -0,2%Altre Italia 0,4% 18,8% -5,0% 13,0% 4,3% 8,4% 4,5% -4,2%Estero -3,6% 9,8% -14,7% -14,4% -7,5% -0,4% 0,3% 12,4%Variazioni percentuali delle principali grandezze economiche per dimensioneFatturato Valore aggiunto Occupazione Imm. nette rettificateD01-00 D00-99 D01-00 D00-99 D01-00 D00-99 D01-00 D00-99Minori Italia 23,9% -1,3% 18,9% 3,2% 24,8% 1,1% 3,7% -9,4%Estero -3,1% -1,4% -1,1% 2,8% -1,5% -4,6% -11,0% -12,5%Piccole Italia 1,4% 19,1% 2,5% 10,3% 8,0% 9,0% -8,3% 17,3%Estero -4,6% 5,7% -6,7% 9,7% -0,8% -6,2% 3,0% 3,6%Medie Italia -2,9% 22,6% -6,9% 20,6% 8,4% 7,0% 2,1% -4,2%Estero -2,3% 11,9% 4,1% -1,5% -5,5% -0,3% -0,2% 17,5%Grandi Italia 6,8% 23,3% 1,6% 20,2% -2,2% 7,0% -1,4% -9,6%Estero 2,7% 39,5% -14,4% 47,0% -2,8% 18,2% -4,5% 42,1%Variazioni percentuali delle principali grandezze economiche per appartenenza a gruppoFatturato Valore aggiunto Occupazione Imm. nette rettificateD01-00 D00-9 D01-00 D00-99 D01-00 D00-99 D01-00 D00-99Indipendenti Italia -4,1% 19,2% -5,4% 17,5% 7,4% 10,0% 1,9% 1,2%Estero 0,1% 9,5% 0,8% 2,2% -3,0% -0,7% 0,6% 22,9%Controllate Italia 15,3% 29,8% 5,5% 22,7% -1,3% 0,6% -8,9% -14,5%Estero 2,6% 43,9% -14,0% 45,6% -3,1% 19,8% -4,5% 40,8%6


LE DINAMICHE EVOLUTIVE DELLE PRINCIPALI GRANDEZZEIndicatori di produttività e costo del lavoroIl dato aggregato mostra una minore onerosità del costo del lavoro delle imprese italianerispetto ai concorrenti dell’Europa Occidentale e Centrale. In termini di variazione neltriennio i risultati sono piuttosto eterogenei. Il costo del lavoro per dipendente in Italia èdiminuito del 2,4%, mentre ha avuto un incremento notevole nei Paesi dell’EuropaCentrale (+11,4%) e dell’Est Europa (+46,9%). Numerose possono essere le chiavi interpretativedi questo risultato. La riduzione della remunerazione unitaria del fattore lavoro, inItalia, specialmente tra 2000 e 2001, potrebbe essere legata ad un maggior ricorso amanodopera non specializzata, o a contratti di lavoro part-time o atipici. Ciò si giustificacon la ricerca di una maggiore flessibilità sul mercato del lavoro, in accordo con la situazionestagnante della domanda, e dal tentativo di salvaguardare i margini economici.Solo le imprese nazionali di grande dimensione hanno sperimentato una crescita (+4,4%)dei livelli medi salariali. I rimanenti raggruppamenti dimensionali, invece, si sono mantenuticonformi alla dinamica interna, con una riduzione pari a –7,4% per le imprese minori.Per quanto riguarda il nostro Paese, la produttività del lavoro, indicata dal valore aggiuntoper dipendente, ha avuto un incremento del 3% nel triennio, nonostante la brusca riduzionesubita nel 2001. La spiegazione di tale fenomeno risiede nel forte rallentamento dellevendite e del valore aggiunto rispetto ad un livello occupazionale, ancora in crescita del 5%.Tale tendenza è rafforzata dal confronto internazionale. Emergono, infatti, peggioramentidell’indicatore pari a –1,4% per l’Europa Centrale e -21,3% per il Giappone. Al contrario, ilmantenimento di un elevato standard di crescita del valore aggiunto ha permesso alleimprese dell’Est europeo di beneficiare di un incremento dell’indicatore in oggetto (+68,3%).Con riferimento alla dimensione produttiva, in Italia, solo le grandi imprese hanno realizzatouna performance positiva (+16,7%). All’estero la situazione appare alquanto diversa:le grandi imprese crescono solo del 3%, le minori e le medie imprese guadagnanorispettivamente il 10,4% e il 12,2%.Costo unitario e produttività del lavoro mostrano, con riferimento al nostro Paese, unadinamica congiunta di tipo lineare riportata nel grafico successivo dalla retta tratteggiata.Ciò testimonia una propensione a premiare l’incremento di produttività attraverso piùalte remunerazioni. Si evince che, nel processo di redistribuzione del valore aggiunto, ilfattore lavoro assume un ruolo significativo. Il grafico mostra la posizione dei vari raggruppamentiindividuati rispetto alle variazioni medie tra 2001 e 2000 del settore italianodel meccanotessile. I raggruppamenti rientranti nel primo quadrante in alto a destradenotano incrementi di produttività e costo del lavoro superiori alla media del settore.L’analisi della produttività del capitale (intesa come valore aggiunto su immobilizzazioni tecnichenette rettificate dall’effetto di rivalutazione) offre conclusioni parzialmente differenti rispettoalla produttività del fattore lavoro. L’Italia presenta un rilevante guadagno, pari a 21,2%, chela posiziona al primo posto nel confronto internazionale. La dinamica temporale evidenzia,tuttavia, un andamento discontinuo, caratterizzato da una crescita nel primo biennio (+23,1%)e una perdita di produttività nel secondo (-1,5%). Pare utile, pertanto, concentrare l’attenzionesugli anni critici 2001 e 2000. Se si tiene conto della performance dei concorrenti stranieri, ilgiudizio negativo in merito alla produttività del capitale fisico deve essere ridimensionato. Ineffetti, l’Italia si colloca in una posizione intermedia, a fronte di un incremento di produttivitàdel 30,8% per i Paesi dell’Est europeo, legato alla solida dinamica del valore aggiunto, e di riduzionipari a –13,2% per le imprese dell’Europa Centrale e –20,4% per il Giappone.La dimensione non sembra esercitare una significativa forza discriminante per quanto7OSSERVATORIO


OSSERVATORIO SULLA DINAMICA ECONOMICO - FINANZIARIA DELLE IMPRESE MECCANOTESSILIattiene alla produttività del capitale. Sia le imprese minori italiane che quelle di grandedimensione, hanno mostrato le migliori performances. Ciò che differenzia i due gruppi èla dinamica temporale. Mentre le imprese minori italiane hanno mostrato un trend dimiglioramento costante, nonostante la fase di contrazione del mercato (+14% tra 2000 e1999 e +14,7% tra 2001 e 2000), le grandi imprese hanno subito un rallentamento dellacrescita nel secondo biennio (da +33% a +3%). Parimenti interessante è il dato delle piccoleimprese, in crescita tra 2001 e 2000 (+11,7%). A livello internazionale sono ancora leimprese di minore dimensione a dominare (+30,5% nel triennio), mentre i rimanenti raggruppamentimostrano segni negativi.Variazioni del costo e della produttività del lavoro delle imprese italiane tra 2001 e 2000Indicatori di attività industriale per area geograficaCosto del lavoro Produttività del lavoro Produttività del capitale tecnico(000 Euro) (000 Euro) (000 Euro)2001 2000 1999 D01/99 2001 2000 1999 D01/99 2001 2000 1999 D01/99Italia 32,5 33,6 33,3 -2,4% 48,2 51,8 46,8 3,0% 1,8 1,8 1,5 21,2%Europa Occ. 42,5 41,6 39,1 8,6% 59,0 57,7 50,6 16,7% 2,7 2,7 2,6 5,6%Europa Centr. 51,1 47,0 45,9 11,4% 53,7 64,2 54,5 -1,4% 1,0 1,2 1,1 -8,2%Europa Est 4,7 3,9 3,2 46,9% 8,5 6,4 5,0 68,3% 0,9 0,7 0,8 1,5%Giappone 19,1 19,2 18,9 1,2% 59,9 90,2 76,1 -21.0% 0,7 0,8 0,7 -2,9%8


LE DINAMICHE EVOLUTIVE DELLE PRINCIPALI GRANDEZZEIndicatori di attività industriale per compartoCosto del lavoro Produttività del lavoro Produttività del capitale tecnico(000 Euro) (000 Euro) (000 Euro)2001 2000 1999 D01/99 2001 2000 1999 D01/99 2001 2000 1999 D01/99Tessitura Italia 38,0 37,8 34,1 11,3% 63,0 60,7 46,2 36,5% 2,0 1,6 0,9 108,0%Estero 41,2 39,7 36,1 14,0% 64,8 64,1 50,1 29,4% 3,1 3,5 2,9 8,1%Filatura Italia 33,5 33,2 32,2 4,0% 48,2 49,8 42,1 14,6% 1,7 1,8 1,4 21,7%Estero 47,9 44,6 42,7 12,2% 51,7 60,0 49,0 5,6% 1,1 1,2 1,1 -3,9%Finissaggio Italia 30,8 34,7 34,7 -11,3% 45,1 49,3 47,2 -4,3% 1,7 1,5 1,6 5,5%Tintoria Italia 31,4 35,7 37,1 -15,3% 43,1 54,8 51,7 -16,7% 2,5 2,7 2,1 17,0%Nobilitazione Estero 48,1 42,2 39,8 20,8% 51,4 57,3 53,3 -3,6% 1,2 1,7 1,5 -18,7%Maglieria Italia 32,5 33,6 36,9 -10,5% 47,4 53,8 53,6 -11,6% 1,9 2,4 2,0 -6,3%Altre Italia 29,7 30,4 29,7 -0,1% 43,9 48,2 46,2 -4,9% 1,6 1,7 1,5 7,3%Estero 14,3 15,9 16,0 -10,6% 14,5 16,5 19,2 -24,5% 1,3 1,6 2,0 -35,2%Indicatori di attività industriale per dimensioneCosto del lavoro Produttività del lavoro Produttività del capitale tecnico(000 Euro) (000 Euro) (000 Euro)2001 2000 1999 D01/99 2001 2000 1999 D01/99 2001 2000 1999 D01/99Minori Italia 33,3 36,8 36,0 -7,4% 46,7 48,9 47,9 -2,7% 1,9 1,7 1,5 30,7%Estero 10,9 10,2 9,6 12,7% 7,7 7,6 6,9 10,4% 2,5 2,3 1,9 30,5%Piccole Italia 29,5 31,7 31,4 -6,3% 42,4 44,6 44,1 -3,9% 1,5 1,4 1,5 5,2%Estero 33,3 32,7 32,9 1,2% 35,6 39,5 35,9 -0,8% 4,3 4,9 5,2 -18,0%Medie Italia 30,9 33,1 32,5 -4,9% 43,1 50,2 44,5 -3,2% 1,8 2,0 1,6 14,7%Estero 23,7 22,4 21,0 12,7% 31,4 28,1 28,0 12,2% 1,6 1,5 1,7 -6,9%Grandi Italia 37,1 35,3 35,5 4,4% 60,3 58,0 51,6 16,7% 1,8 1,8 1,3 37,0%Estero 50,0 46,5 44,7 11,7% 55,8 64,3 54,1 3,0% 1,2 1,3 1,3 -7,3%Indicatori di attività industriale per appartenenza a gruppoCosto del lavoro Produttività del lavoro Produttività del capitale tecnico(000 Euro) (000 Euro) (000 Euro)2001 2000 1999 D01/99 2001 2000 1999 D01/99 2001 2000 1999 D01/99Indipendenti Italia 31,5 33,2 33,8 -6,7% 45,6 51,8 48,4 -5,9% 1,7 1,8 1,5 7,8%Estero 24,4 23,2 21,8 12,0% 28,4 26,7 25,7 10,9% 1,8 1,7 2,1 -14,0%Controllate Italia 35,5 34,7 32,2 10,1% 55,7 52,1 42,7 30,4% 2,2 1,9 1,3 66,1%Estero 49,3 45,7 43,7 12,6% 55,1 63,1 53,1 3,7% 1,2 1,3 1,3 -6,8%9OSSERVATORIO


OSSERVATORIO SULLA DINAMICA ECONOMICO - FINANZIARIA DELLE IMPRESE MECCANOTESSILIIndicatori di redditivitàIndicatori ROS e ROT delle imprese italiane (anno 2001)L’analisi degli indicatori di redditività (ROE e ROI Industriale, entrambi rettificati dall’effetto della rivalutazione)evidenzia, per l’Italia, una sostanziale stabilità, almeno nell’ultimo biennio. Il ROE si collocaa circa il 5% sia nel 2000 che nel 2001, mentre il ROI Industriale è sceso di 1,2 punti percentuali, mantenendosi,tuttavia, su un soddisfacente 10,6%. Un’interessante chiave interpretativa della dinamicadella redditività operativa, la quale rappresenta una fondamentale determinante della redditività delcapitale proprio, trae spunto dall’analisi degli indicatori di rotazione (ROT) e del margine sulle vendite(ROS). La contenuta riduzione del ROS tra 2000 e 2001 (da 5,5% a 4,8%), considerato il contesto congiunturalenon favorevole, evidenzia come le imprese italiane non siano state colte impreparate dallacontrazione del mercato, ma abbiano agito sui costi operativi al fine di salvaguardare i margini economici.In sostanza, le imprese italiane hanno operato secondo una logica di efficienza. Poco significativoappare, invece, l’impatto del ROT, il cui valore risulta sostanzialmente stabile.I valori statici del ROS e del ROT riferiti all’anno 2001 sono contenuti nel grafico seguente. La linea spezzatarappresenta il ROI medio italiano, determinato dalla combinazione di ROS e ROT, mentre i valorimedi per ciascun indicatore sono rappresentati dagli assi cartesiani. I raggruppamenti posizionati nelprimo quadrante in alto a destra denotano margini sulle vendite e tassi di rotazione superiori allemedie nazionali. I vari raggruppamenti evidenziano una certa dispersione per quanto riguarda l’indicedi rotazione. Il margine sulle vendite appare, invece, molto più concentrato intorno al valor medio(tra il 4,4 e il 5,4%). Rispetto agli altri raggruppamenti geografici, gli indicatori di redditività delle aziendenazionali appaiono soddisfacenti. Per quanto concerne il ROE, solo l’Europa Occidentale ha fattomeglio delle imprese italiane nel 2001, mentre queste ultime mostrano la performance migliore conriferimento al ROI. Le imprese italiane appartenenti a gruppi e quelle di piccola dimensione, limitatamenteall’ultimo anno, hanno mostrato la migliore performance reddituale.10


LE DINAMICHE EVOLUTIVE DELLE PRINCIPALI GRANDEZZEIndicatori di redditività per area geograficaROEROI Industriale2001 2000 1999 2001 2000 1999Italia 5,1% 5,0% 3,8% 10,6% 11,8% 7,1%Europa Occ. 8,7% 8,4% 3,0% 7,2% 6,6% 3,6%Europa Centr. -4,7% 14,7% 0,6% 0,0% 10,3% 2,9%Europa Est -5,4% -4,1% -0,9% 8,1% 7,3% 0,5%Giappone 2,1% 2,0% 3,7% 9,1% 22,4% 12,4%Indicatori di redditività per compartoROEROI Industriale2001 2000 1999 2001 2000 1999Tessitura Italia 4,1% 1,3% 3,6% 11,6% 7,6% 0,4%Estero 16,3% 18,8% 5,8% 17,1% 16,8% 8,5%Filatura Italia 0,3% 3,7% -2,6% 10,3% 11,2% 5,1%Estero -1,4% 11,9% -1,9% 1,0% 8,7% 1,2%Finissaggio Italia 5,7% 2,8% 4,7% 16,9% 14,3% 11,1%Tintoria Italia 6,9% 11,6% 7,8% 12,9% 21,0% 16,5%Nobilitazione Estero -10,2% 12,5% 9,5% -4,8% 10,1% 8,2%Maglieria Italia 8,4% 5,6% 5,0% 6,4% 10,5% 5,7%Altre Italia 6,9% 10,3% 11,3% 10,1% 14,9% 13,7%Estero -5,7% -3,3% 8,5% -1,9% -1,4% 8,9%Indicatori di redditività per dimensioneROEROI Industriale2001 2000 1999 2001 2000 1999Minori Italia 8,8% 7,8% 2,7% 9,5% 8,4% 10,0%Estero 1,5% 3,4% 2,6% -0,6% 2,0% 0,5%Piccole Italia 9,8% 2,6% 5,6% 14,6% 12,0% 13,7%Estero -7,2% 4,3% -0,7% -4,0% 4,2% -1,1%Medie Italia 2,5% 8,7% 3,1% 9,5% 13,9% 7,7%Estero 5,6% 4,2% 11,6% 7,0% 5,1% 8,1%Grandi Italia 6,5% 2,1% 4,2% 10,9% 9,3% 4,4%Estero -1,6% 14,0% 0,2% 1,3% 9,8% 2,7%Indicatori di redditività per appartenenza a gruppoROEROI Industriale2001 2000 1999 2001 2000 1999Indipendenti Italia 4,4% 4,0% 4,2% 9,6% 12,3% 9,4%Estero 5,5% 5,6% 6,1% 5,5% 5,8% 6,8%Controllate Italia 6,9% 7,8% 2,8% 12,7% 10,8% 3,1%Estero -1,5% 13,4% 1,0% 1,4% 9,7% 2,8%11OSSERVATORIO


OSSERVATORIO SULLA DINAMICA ECONOMICO - FINANZIARIA DELLE IMPRESE MECCANOTESSILIStruttura finanziariaIndicatori di struttura finanziaria per area geograficaLa struttura delle fonti di finanziamento è stata analizzata attraverso gli indicatori di dipendenzafinanziaria (mezzi di terzi su capitale investito netto) e di leverage (debiti finanziari supatrimonio netto). Anche in tal caso le variabili di bilancio utilizzate sono state depurate dall’effettodistorsivo legato alla presenza di rivalutazioni monetarie dei cespiti.L’elemento di maggiore interesse consiste nella maggiore dipendenza finanziaria delle imprese italianerispetto alle imprese straniere: l’indicatore è di poco superiore a 70%. Ciò significa che pocopiù dei due terzi delle attività complessivamente investite sono finanziate attraverso mezzi di terzi.L’indicatore è in progressivo calo, anche se tale dinamica non sembra incidere in modo significativo.Le imprese italiane paiono, quindi, meno patrimonializzate rispetto ai concorrenti esteri. Solole aziende dell’Est europeo mostrano valori superiori (tra l’80 e il 90%), probabilmente a causa deibassi tassi di interesse richiesti dalle istituzioni finanziarie locali. I produttori dell’Europa Centralee Occidentale si collocano su valori compresi tra il 50 e il 60%. Il Giappone, infine, mostra unadipendenza verso il capitale di debito pari a circa il 30%, a testimonianza della notevole patrimonializzazionedelle imprese nipponiche. Si tratta, in effetti, di grandi corporation dotate di ingentirisorse finanziarie interne, e, pertanto, il risultato pare giustificabile.Più precise indicazioni in merito alla struttura finanziaria provengono dall’indicatore dileverage, il quale coglie la composizione delle fonti di finanziamento rappresentate dapatrimonio netto e debiti finanziari. In Italia, il rapporto tra le due grandezze passa da125,4% a 99,3%. Il calo può essere spiegato ipotizzando una crescita progressiva del pesodel patrimonio netto. L’alto valore assunto dall’indice di dipendenza finanziaria e la suasostanziale stabilità sembrano, di conseguenza, dovuti alla notevole consistenza dei debiticommerciali, legati ai rapporti di fornitura di materiali e servizi.I dati che emergono dal confronto internazionale testimoniano ulteriormente la tendenzadelle imprese giapponesi alla limitata esposizione finanziaria, e confermano l’accentuatolivello di indebitamento oneroso delle imprese dell’Europa Orientale.Nell’ultimo biennio anche le imprese dell’Europa Centrale hanno raggiunto un valore aggregatodi debiti finanziari superiore al patrimonio netto (119,5% nel 2001 e 117,2% nel 2000).La dimensione aziendale, specialmente per quanto concerne l’Italia, pare una variabilepoco significativa nel discriminare la propensione al ricorso a mezzi di terzi. Solo le grandiimprese mostrano un andamento costantemente decrescente dell’indicatore di dipendenza,confermato dal rapporto di leverage. La discesa di quest’ultimo indice ha, comunque,riguardato anche le imprese di minore e media dimensione.L’appartenenza a gruppi svolge un ruolo significativo solo se si osserva l’indicatore di leverage.Contrariamente alle aspettative, sono le imprese indipendenti, sia italiane sia estere,a mostrare il maggiore livello relativo di patrimonializzazione.Dipendenza finanziariaLeverage2001 2000 1999 2001 2000 1999Italia 71,2% 74,0% 74,8% 99,3% 106,1% 125,4%Europa Occ. 56,4% 59,5% 59,7% 94,5% 100,2% 113,1%Europa Centr. 58,9% 59,1% 53,7% 119,5% 117,2% 94,1%Europa Est 89,8% 81,8% 88,6% 775,9% 385,3% 554,5%Giappone 28,0% 33,0% 27,2% 19,4% 21,4% 15,0%12


LE DINAMICHE EVOLUTIVE DELLE PRINCIPALI GRANDEZZEIndicatori di struttura finanziaria per compartoDipendenza finanziariaLeverage2001 2000 1999 2001 2000 1999Tessitura Italia 68,1% 74,5% 81,0% 80,4% 118,3% 136,9%Estero 58,9% 62,8% 63,3% 94,7% 105,9% 112,6%Filatura Italia 77,3% 78,6% 76,4% 128,3% 136,0% 129,7%Estero 60,7% 62,0% 56,7% 132,8% 136,1% 110,1%Finissaggio Italia 80,0% 78,4% 78,2% 173,4% 147,5% 151,3%Tintoria Italia 72,4% 73,8% 72,4% 79,7% 71,7% 65,3%Nobilitazione Estero 49,5% 45,3% 46,6% 84,6% 65,7% 67,9%Maglieria Italia 66,0% 67,4% 68,5% 92,7% 62,8% 122,2%Altre Italia 66,8% 71,4% 71,2% 77,0% 113,2% 121,0%Estero 61,0% 60,2% 65,0% 102,2% 92,5% 91,7%Indicatori di struttura finanziaria per dimensioneDipendenza finanziariaLeverage2001 2000 1999 2001 2000 1999Minori Italia 72,5% 76,0% 75,5% 167,3% 177,1% 182,1%Estero 49,4% 48,7% 49,4% 69,3% 67,4% 71,9%Piccole Italia 73,5% 74,2% 73,3% 95,6% 84,2% 86,1%Estero 65,1% 61,9% 60,2% 216,2% 168,1% 165,0%Medie Italia 72,3% 74,3% 73,8% 103,7% 117,8% 122,7%Estero 57,9% 55,1% 60,0% 108,0% 91,6% 106,7%Grandi Italia 69,7% 73,6% 76,3% 95,7% 98,6% 137,5%Estero 58,8% 60,1% 55,8% 117,4% 118,9% 100,3%Indicatori di struttura finanziaria per appartenenza a gruppoDipendenza finanziariaLeverage2001 2000 1999 2001 2000 1999Indipendenti Italia 70,0% 73,5% 74,4% 89,6% 97,6% 118,4%Estero 54,0% 53,1% 58,7% 86,2% 78,5% 94,9%Controllate Italia 73,7% 75,2% 76,0% 121,4% 126,7% 143,1%Estero 59,2% 60,2% 56,1% 119,8% 119,7% 102,0%Equilibrio patrimoniale e finanziarioIl giudizio in merito all’equilibrio patrimoniale e finanziario si basa sulle interrelazioni tra le vocidell’attivo e del passivo di bilancio. In particolare l’analisi combinata dell’indice di copertura delleimmobilizzazioni (patrimonio netto + debiti finanziari/immobilizzazioni nette) e dell’indice di liquidità(liquidità differite + immediate/passività correnti) permette di esprimere una valutazione inmerito alle caratteristiche di solidità della struttura patrimoniale.Con riferimento all’Italia, le imprese squilibrate si sono progressivamente ridotte ad un tasso pari al2% annuo, tuttavia, è aumentata l’incidenza della categoria di imprese instabili. Il biennio 2001-2000 è stato caratterizzato da un recupero delle aziende equilibrate, in misura pari al 2%. Il rag-13OSSERVATORIO


OSSERVATORIO SULLA DINAMICA ECONOMICO - FINANZIARIA DELLE IMPRESE MECCANOTESSILIgruppamento geografico dell’Europa Centrale ha sperimentato una netta convergenza verso strutturepatrimoniali equilibrate, mentre le imprese dell’Est europeo hanno evidenziato una parallela riduzionedelle due categorie estreme, a favore di una maggiore instabilità. Per quanto riguarda il Giappone, le variazionisi sono verificate nel biennio 2000-1999. Il 12% delle imprese che hanno perso la loro caratteristicadi equilibrio patrimoniale si sono trasformate in imprese instabili.Le imprese minori italiane mostrano una progressione positiva costante verso un migliore equilibrio patrimoniale,mentre le grandi imprese evidenziano un incremento solo nell’ultimo biennio. La distribuzionepercentuale per queste ultime, inoltre, evidenzia una maggiore concentrazione verso la categoria delleimprese equilibrate (70-80%) rispetto alle altre categorie. La situazione positiva che riguarda i grandi produttoriitaliani non è, tuttavia, limitata entro i confini nazionali. La grande dimensione sembra, dunque,beneficiare di strutture adeguate sia per le voci patrimoniali a lungo termine sia per quelle a breve.Distribuzione delle imprese secondo la situazione finanziaria e patrimoniale per area geografica (valori %)E. I. S. TOTALEItalia 2001 57 25 18 1002000 55 25 20 1001999 59 19 22 100Europa Centr. 2001 100 0 0 1002000 74 13 13 1001999 81 13 6 100Europa Est 2001 20 40 40 1002000 40 0 60 1001999 39 15 46 100Europa Occ. 2001 64 19 17 1002000 62 17 21 1001999 67 20 13 100Giappone 2001 62 25 13 1002000 62 25 13 1001999 74 13 13 100Legenda: E. = equilibrate; I. = instabili; S. = squilibrateDistribuzione delle imprese secondo la situazione finanziaria e patrimoniale per comparti (valori %)2001 2000 1999E. I. S. Tot. E. I. S. Tot. E. I. S. Tot.Tessitura Italia 54 38 8 100 39 38 23 100 47 15 38 100Estero 67 33 0 100 67 25 8 100 86 7 7 100Filatura Italia 47 29 24 100 43 26 31 100 47 24 29 100Estero 70 6 24 100 47 18 35 100 63 20 17 100Finissaggio Italia 57 26 17 100 60 23 17 100 66 14 20 100Tintoria Italia 55 28 17 100 56 22 22 100 56 33 11 100Nobilitazione Estero 65 29 6 100 76 12 12 100 55 30 15 100Maglieria Italia 73 7 20 100 73 7 20 100 66 7 27 100Altre Italia 64 21 15 100 65 26 9 100 70 18 12 100Estero 60 7 33 100 60 7 33 100 61 11 28 100Legenda: E. = equilibrate; I. = instabili; S. = squilibrate14


LE DINAMICHE EVOLUTIVE DELLE PRINCIPALI GRANDEZZEDistribuzione delle imprese secondo la situazione finanziaria e patrimoniale per dimensione aziendale (valori %)2001 2000 1999E. I. S. Tot E. I. S. Tot E. I. S. TotMinori Italia 60 20 20 100 50 30 20 100 40 40 20 100Estero 60 10 30 100 60 10 30 100 56 11 33 100Piccole Italia 51 32 17 100 47 26 27 100 58 18 24 100Estero 46 54 0 100 61 31 8 100 62 25 13 100Medie Italia 59 21 20 100 62 24 14 100 62 18 20 100Estero 70 4 26 100 61 9 30 100 59 19 22 100Grandi Italia 80 10 10 100 70 10 20 100 70 10 20 100Estero 92 8 0 100 75 17 8 100 94 6 0 100Legenda: E. = equilibrate; I. = instabili; S. = squilibrateDistribuzione delle imprese secondo la situazione finanziaria e patrimoniale per appartenenza a gruppo (valori %)2001 2000 1999E. I. S. Tot E. I. S. Tot E. I. S. TotIndipendenti Italia 57 26 17 100 54 25 21 100 59 20 21 100Estero 61 22 17 100 63 17 20 100 56 23 21 100Controllate Italia 61 17 22 100 66 17 17 100 61 13 26 100Estero 75 10 15 100 60 10 30 100 80 10 10 100Legenda: E. = equilibrate; I. = instabili; S. = squilibrateEconomic Value AddedLa metodologia EVA (Economic Value Added) offre un’utile integrazione agli indicatori dibilancio, permettendo di calcolare la distribuzione delle imprese in funzione della lorocapacità di creare o distruggere valore 2 . L’analisi della distribuzione percentuale delleimprese, limitatamente al caso italiano, offre importanti spunti di discussione. Come sipuò osservare, il 2000 è stato accompagnato da un significativo miglioramento della capacitàdi creazione di valore economico (+17%). Tale tendenza non si è tuttavia consolidatanel 2001, anno di contrazione del mercato. Ciò ha determinato una variazione negativa(-18%) nella percentuale di imprese con EVA maggiore di zero. L’analisi di tale indicatoreaggrava il giudizio sulle condizioni di redditività operativa.2Questa grandezza si basa sul confronto tra il tasso di rendimento ROI ed il costo medio ponderato delcapitale (WACC, Weighted Average Cost of Capital). Quest'ultima variabile rappresenta il saggio di rendimentomediamente richiesto dai portatori di risorse finanziarie, sia a titolo di rischio pieno (capitaleproprio) sia a titolo di rischio limitato (debiti finanziari). I valori di WACC utilizzati sono di fonteMediobanca, calcolati aumentando il rendimento dei titoli di stato a media-lunga scadenza di un premioal rischio di 3,5 punti, ed assumono nei tre anni i seguenti valori: 7,1% nel 1999, 7,9% nel 2000 e8,0% nel 2001. Il ROI utilizzato nel calcolo dell'EVA è ottenuto come rapporto tra reddito corrente anteoneri finanziari e capitale investito netto nel'attività operativa ed atipica.15OSSERVATORIO


OSSERVATORIO SULLA DINAMICA ECONOMICO - FINANZIARIA DELLE IMPRESE MECCANOTESSILILe difficoltà legate alle vendite si sono pesantemente riflesse sulle condizioni reddituali, con crescentedifficoltà a remunerare in modo congruo le aspettative dei finanziatori, sia interni che esterniall’impresa.Tutti i comparti mostrano, tra 2001 e 2000, una minore capacità di creazione di valore. In generale, siosserva un ritorno alle condizioni vigenti nel 1999, o addirittura un peggioramento.L’unico raggruppamento dimensionale che non ha mostrato un peggioramento in termini di valutazionedel valore creato è quello delle imprese minori (60% in entrambi gli anni). Inoltre, si osservicome le grandi imprese manifestino un vantaggio rispetto alle altre, con valori che arrivano ancheall’80% (nel 2000).Infine, il positivo ciclo congiunturale nel 2000 ha avvantaggiato maggiormente le imprese indipendenti.Entrambi i raggruppamenti evidenziano, comunque, una brusco calo nell’ultimo biennio.Distribuzione delle Imprese italiane secondo la Capacità di Creazione di valore (valori %)2001 2000 1999Italia Creazione 48 66 49Distruzione 52 34 51Distribuzione delle Imprese italiane secondo la Capacità di Creazione di Valore, per comparto (valori %)2001 2000 1999Creazione Distruzione Creazione Distruzione Creazione DistruzioneTessitura 50 50 58 42 50 50Filatura 42 58 67 33 42 58Finissaggio 56 44 75 25 53 47Tintoria 43 57 71 29 57 43Maglieria 38 62 62 38 62 38Altre 52 48 59 41 41 59Distribuzione delle Imprese italiane secondo la Capacità di Creazione di Valore, per dimensione aziendale (valori %)2001 2000 1999Creazione Distruzione Creazione Distruzione Creazione DistruzioneMinori 60 40 60 40 40 60Piccole 47 53 66 34 51 49Medie 44 56 65 35 46 54Grandi 70 30 80 20 60 40Distribuzione delle Imprese italiane secondo la Capacità di Creazione di Valore, per appartenenza a gruppo (valori %)2001 2000 1999Creazione Distruzione Creazione Distruzione Creazione DistruzioneIndipendenti 49 51 67 33 50 50Controllate 40 60 60 40 60 4016


LE DINAMICHE EVOLUTIVE DELLE PRINCIPALI GRANDEZZEÈ particolarmente interessante incrociare la capacità di creazione di valore con il giudiziorelativo all’equilibrio patrimoniale e finanziario. Tale analisi permette di affermare che leimprese che creano o distruggono valore si distribuiscono in modo omogeneo lungo lediverse categorie di struttura patrimoniale, almeno con riferimento agli anni 2000 e 2001.I due caratteri in questione, pertanto, sembrano essere non correlati. Ciò significa, adesempio, che esistono numerose imprese del settore che, pur distruggendo valore economico,hanno un impianto patrimoniale equilibrato (58 e 54% rispettivamente nei dueanni). Analogamente, il fatto di avere un indicatore EVA positivo non corrisponde ad unapiù ridotta percentuale di imprese squilibrate.Distribuzione delle imprese secondo la situazione finanziaria e patrimoniale e secondo la capacità di creare valore (valori %)2001 2000 1999E. I. S. Tot E. I. S. Tot E. I. S. TotCreazione 62 22 16 100 58 27 15 100 75 12 12 100Distruzione 54 31 15 100 58 24 18 100 48 28 24 100Legenda: E. = equilibrate; I. = instabili; S. = squilibrateRapportando la misura di valore, creato o distrutto, al valore aggiunto aziendale, si pervienead indicatori pari a -7,9% nel 2001, -4,5% nel 2000 e -12,3% nel 1999. Il grafico successivoconferma pertanto la perdurante situazione di distruzione di valore economico: laredditività operativa non è sufficiente a garantire la remunerazione delle fonti di finanziamento,in quanto inferiore al costo medio del capitale.Il 2001, anno di rallentamento congiunturale, sembra avere condizionato i risultati economici,rendendo più debole la capacità di remunerazione dei fattori (comprendendo traessi anche il rendimento implicito del capitale proprio), rispetto all’esercizio precedente.Dal grafico è, inoltre, possibile osservare come la maggior parte del valore aggiunto siaassorbito dal costo del lavoro, con valori che mediamente stazionano tra il 60 e il 70%.Economic Value Added su valore aggiunto per le imprese italiane17OSSERVATORIO


OSSERVATORIO SULLA DINAMICA ECONOMICO - FINANZIARIA DELLE IMPRESE MECCANOTESSILILe differenze tra i compartiNell’ambito dello studio del settore meccanotessile italiano, pare utile offrire alcune indicazioniin merito al comportamento dei differenti comparti produttivi.I risultati mostrano un migliore posizionamento del comparto tessitura per quanto riguardagli indicatori di crescita, con particolare riferimento al fatturato ed al valore aggiunto.Tale tendenza non è confermata dal livello di investimenti: l’indicatore corrispondente,infatti, scende sensibilmente tra il 1999 e il 2001. Le più alte variazioni relative al numerodi dipendenti e alle immobilizzazioni tecniche nette appartengono rispettivamente allatintoria e alla maglieria.Il comparto tessitura presenta, inoltre, un’ottima performance relativa al fattore lavoro in terminidi produttività per dipendente. Quest’ultima grandezza è spiegata dalla consistente crescitadel valore aggiunto (specialmente tra 2000 e 2001) accompagnata da un contenuto sviluppodel livello occupazionale. Il fattore lavoro ha potuto partecipare ai benefici indotti dall’elevataproduttività attraverso più elevati salari: il costo del lavoro del comparto in oggetto,nel 2001, è il più elevato in confronto agli altri raggruppamenti produttivi. La principale accelerazionesi è avuta nel primo biennio, unitamente a un incremento consistente di produttività.Passando ad analizzare la produttività del capitale tecnico, il migliore risultato spetta alcomparto tintoria. In termini di variazioni lungo il triennio, la performance più significativaappartiene alla tessitura, per la quale il valore di produttività risulta più che raddoppiato.La più elevata capacità di remunerazione del capitale proprio (ROE) nell’ultimo anno,appartiene al comparto maglieria. Tale risultato deriva da un processo di crescita costantenel tempo. Ciò ha permesso di consolidare la posizione della maglieria, nell’anno dimaggiori difficoltà congiunturali per il settore, anche rispetto a comparti produttivi estremamentevirtuosi negli anni precedenti, come la tintoria (11,6% nel 2000) e l’accessoristica(10,3% nel 2000). Per quanto concerne la redditività operativa (ROI), il migliore risultatoappartiene al segmento del finissaggio. Altri comparti, tuttavia, hanno mostrato performancereddituali molto soddisfacenti, come l’accessoristica, la tintoria e la tessitura.Proprio quest’ultima ha evidenziato una crescita significativa (+3,9%) nell’ultimo biennio,nonostante il rallentamento della domanda.La più contenuta esposizione verso il capitale di terzi, nel 2001, appartiene al compartomaglieria, con valori di dipendenza finanziaria compresi tra il 65 e il 70%. Il risultato èconsolidato dall’osservazione della serie storica, lungo la quale il comparto in oggetto sipresenta sempre al primo posto per indipendenza finanziaria. Nel triennio la più bassaincidenza dei debiti finanziari rispetto al patrimonio netto è associata al segmento tintoria.Anche in tal caso, l’osservazione dell’indicatore lungo il triennio consolida il giudiziorelativo all’ultimo anno. Ciò significa che i produttori di macchine per la tintoria hannolimitato considerevolmente l’apporto di risorse finanziarie da banche ed altre istituzionifinanziarie, cercando forme di finanziamento indirette attraverso dilazioni di pagamentisull’acquisto di materiali e servizi dall’esterno.Le imprese del comparto della maglieria si caratterizzano, mediamente, per strutturepatrimoniali equilibrate: il miglioramento della configurazione patrimoniale è miglioratocostantemente nel triennio. Infine, la più elevata concentrazione di imprese a valoreeconomico positivo appartiene al comparto finissaggio. Tale caratteristica, tuttavia, si èassottigliata tra 2000 e 2001, in seguito al processo di rallentamento dell’attività economica,la quale ha condizionato i risultati operativi e la capacità di remunerazione dellefonti di finanziamento sulla base delle aspettative del mercato.18


LE DIFFERENZE IN BASE ALLA DIMENSIONE D’IMPRESALe differenze in base alla dimensione d’impresaLe imprese italiane che crescono di più sono quelle aventi dimensione contenuta (minorio piccole), se si esclude la dinamica del fatturato, la quale premia le imprese di maggioredimensione. Analizzando i dati in modo più puntuale si osserva, tuttavia, che leimprese piccole e minori hanno mostrato performances estremamente virtuose anchecon riferimento al volume di vendite.La grande dimensione mostra la migliore performance nell’ambito della gestione del fattorelavoro. La produttività del lavoro è massima rispetto agli altri raggruppamenti, cosìcome il costo per dipendente. Occorre certamente tenere presente che l’incremento di difficoltàconnesso al crescere della dimensione aziendale rende inevitabile una più articolataorganizzazione gerarchica interna attraverso il moltiplicarsi di ruoli managerialiintermedi soggetti a più onerosi regimi di retribuzione.Le piccole imprese prevalgono nettamente in termini di redditività. La flessibilità di cuitali strutture sono dotate ha permesso di ottenere vantaggi in termini di efficienza operativa(misurata dal ROS) e di efficiente utilizzo del capitale tecnico (misurata dal ROT),nonostante si osservi, per quest’ultimo indicatore, una migliore performance delle grandiimprese.Lo studio della struttura finanziaria non offre indicazioni univoche. Le grandi impresemostrano, in termini generali, una minore dipendenza finanziaria. Tuttavia, le imprese dipiccola dimensione evidenziano un rapporto ridotto tra debiti finanziari e patrimonionetto, forse legato a maggiori difficoltà nell’accesso al credito presso i mercati finanziari.Infine, le grandi imprese si caratterizzano per una più equilibrata struttura patrimonialee per una più incisiva capacità di generare valore economico. Per quanto concerne ilprimo aspetto, si può affermare che una maggiore scala operativa consente una piùampia flessibilità nell’accesso alle fonti di finanziamento e, di conseguenza, una modulazionedei finanziamenti a lungo e a breve termine, tenuto conto della struttura degliimpieghi. Inoltre, pare naturale che le imprese maggiori godano di un più ampio poterecontrattuale nei confronti dei fornitori, in modo da minimizzare potenziali tensioni ditesoreria. Il secondo aspetto è giustificato se si considera che l’EVA è calcolata a partire dauna misura finanziaria del ROI (reddito corrente ante oneri finanziari/capitale investitonetto nell’attività operativa ed atipica). La presenza di consistenti proventi di natura finanziariapotrebbe avere innalzato il valore del ROI delle grandi imprese, ribaltando il giudiziodesunto dall’analisi del ROI industriale.19OSSERVATORIO


OSSERVATORIO SULLA DINAMICA ECONOMICO - FINANZIARIA DELLE IMPRESE MECCANOTESSILILe differenze in base all’assetto organizzativoLe imprese controllate italiane mostrano, ad una prima analisi, condizioni di performancemigliori rispetto alle imprese indipendenti. L’appartenenza a gruppi ha premiato, ineffetti, in termini di crescita di fatturato e di valore aggiunto, di produttività del lavoro(accompagnata da una più elevata remunerazione unitaria), di produttività del capitale edi redditività. Le imprese indipendenti si sono, invece, mostrate più caute nell’esposizioneal capitale di terzi. Il giudizio è confermato anche dall’indicatore di leverage.Le imprese controllate hanno assunto configurazioni patrimoniali più equilibrate perquanto riguarda la copertura degli impieghi a lungo termine e l’indice di liquidità.Infine, l’appartenenza a gruppi ha permesso di raggiungere una maggiore capacità dicreazione di valore. Si tratta di un giudizio non conflittuale con le conclusioni relative alROI industriale. Anche in tal caso occorre sottolineare che la presenza di componenti positivedi reddito extra-operative (finanziarie e/o atipiche) può avere inciso nella determinazionedell’EVA.Il confronto con il settore estero evidenzia numerosi punti di interesse. Complessivamentel’Italia riveste una posizione significativa nell’ambito degli indicatori di crescita. Le impreseitaliane appartenenti a gruppi mostrano una più elevata crescita del fatturato inentrambi i bienni. La dinamica dell’occupazione rivela, invece, incrementi più elevati perle imprese nazionali indipendenti. Le differenze dei tassi di sviluppo appaiono significativee si attestano a circa 10 punti percentuali.La produttività del lavoro delle imprese italiane indipendenti è sempre maggiore rispettoalle corrispondenti imprese estere, mentre, per quanto concerne la produttività del capitaletecnico, la performance migliore appartiene alle imprese nazionali soggette a controllodi gruppi. Il divario dell’indicatore si accentua, inoltre, nel corso del triennio.La remunerazione del fattore lavoro rispecchia la variabile di produttività: le imprese italianeindipendenti mostrano remunerazioni medie maggiori. Se si considerano, invece, leimprese appartenenti a gruppi, l’onerosità del fattore lavoro è più alta per le imprese estere,come osservato a livello complessivo.Gli indicatori di redditività conducono a conclusioni non univoche. Le imprese nazionalisia indipendenti che controllate mostrano sempre un ROI industriale maggiore rispettoalle straniere, confermando l’ottima performance complessiva. Per quanto riguarda ilROE, il risultato non è altrettanto soddisfacente, dal momento che entrambe le categorie(indipendenti e controllate) estere mostrano migliori indicatori di redditività sul patrimonionetto.Le imprese italiane si confermano le più esposte finanziariamente, rispetto alle unità straniere,a prescindere dall’assetto organizzativo. Ciò trova conferma nell’indicatore di leverage.Il divario maggiore è osservato nel 1999 e si riduce nel corso del triennio, specialmentecon riferimento alle imprese indipendenti.20


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