acta ordinis fratrumminorum - OFM

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CAPITULUM SESTORIORUM 15OFM, OFMConv e OFMCap, in ginocchiodavanti al Papa, hanno rinnovato l’impegnoa vivere secondo la Regola di san Francescoa nome di tutti i Frati sparsi nel mondo;• con il Presidente della Repubblica italiana,Giorgio Napolitano, che per questa particolarecircostanza ha invitato nella sua residenzaestiva di Castel Porziano una delegazionedi Capitolari guidata dai Ministrigenerali.ConclusioneSono stati quattro giorni di intensa gioia eprofonda commozione. Insieme abbiamo celebratouna data storica. Insieme abbiamo vissutoun momento di grazia particolare: la riunionedella grande Famiglia Francescana, cheha voluto rimettere al centro il Vangelo, cuoredell’insegnamento e dell’esperienza del nostroserafico padre, Francesco di Assisi!4. OmelieFr. Lu i g i Pe r u g i n i1. Omelia di Mons. Domenico Sorrentinonell’Eucaristia del 1° giornoAssisi, Basilica di S. Maria degli Angeli,15 aprile 2009NON POSSIEDO NÉ ARGENTO NÉ ORO,MA QUELLO CHE HO TE LO DO:NEL NOME DI GESÚ CRISTO,IL NAZARENO, CAMMINAQueste parole con cui Pietro compie il miracolodella Porta Bella disegnano la figura diuna Chiesa povera. Nei primi tempi questo eravero letteralmente, al punto che Pietro e Giovanninon hanno nemmeno il denaro di un’elemosina.Una Chiesa povera, ma ricca di Gesù. Laricchezza della Chiesa non può essere né l’oroné l’argento né qualsiasi altra forma di potenzaumana. La Chiesa è Cristo che vive ed operain noi. Pietro parla in suo nome e con la forzadel suo nome . «Nel nome di Gesù Cristo, ilNazareno, cammina». Ciò che il Maestro avevafatto nella sua vita storica per i paralitici, iciechi, i morti stessi, ora avviene attraverso idiscepoli. Cammina! Un miracolo che avvienenon con la freddezza di un potere distante, maattraverso il calore di una mano tesa: «Presoloper la mano destra, lo sollevò». Facendo questo,Pietro imitava forse ciò che Gesù avevafatto nella sua casa, quando aveva guarito dallafebbre la suocera appunto «prendendola permano» (Mc 1,31). La forza del miracolo vienedall’alto, ma la via del miracolo è il gesto dellacondivisione fraterna.Come non vedere in questa icona quantoFrancesco stesso ha rappresentato nella storiadella Chiesa? Egli è stato chiamato a viverela povertà originaria. Come i primi discepoli,egli può dire: «non ho oro né argento». La regoladi povertà che diede ai suoi frati era stataper lui l’esperienza gioiosa di una liberazione.I beni materiali restino pure a Pietro di Bernardone.Egli vuol essere nudo col Dio nudo, totalmenteconfigurato a Cristo. E tutto ciò nonper amore della privazione, ma per amore deldono. Povertà e carità, contemplazione e servizioai poveri, Cristo nell’eucaristia e Cristonei lebbrosi, sono in lui due facce di una stessamedaglia. Tutto questo riversò nella regola divita che ottocento anni fa fu approvata oralmenteda Innocenzo III. Era il vivere secondola «forma del santo vangelo», regola dei frati,e insieme indicazione evangelica per tutta laChiesa. Siamo qui oggi a lasciarci riconsegnarequesto grande messaggio.Il Vangelo ci offre un’altra prospettiva, perrileggere l’avventura del Poverello, nel contestodell’attuale situazione ecclesiale. La società cheper due millenni ha accolto l’annuncio e i valoricristiani, oggi si allontana sempre più dalle sueradici. Quella di Francesco, pur con tutte le suecontraddizioni, era la società “cristiana”. La nostraè la società sempre più secolarizzata. Siamochiamati a un nuovo slancio missionario. Anchela nostra Chiesa di Assisi ne ha viva coscienza,e proprio stimolata dall’anniversario che stiamocelebrando, si è data l’impegno speciale di unBiennio della Missione.Occorre tornare ad annunciare Cristo conforza.Ma come farlo, quando tutto intorno sembraremare contro?A questa domanda dà risposta il Vangelodei discepoli di Emmaus.Avevano vissuto gli anni del ministero pubblicodi Gesù cullati dall’illusione della gloria.Ora tutto è crollato... Siamo forse tentatidi avere la stessa reazione di scoraggiamento,quando guardiamo ai due millenni di storiadella Chiesa, dal punto di vista dei fattori dicrisi che insidiano la tenuta della fede nel nostrotempo.I due discepoli di Emmaus ci invitano adascoltare la lezione del divino Viandante che

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