acta ordinis fratrumminorum - OFM

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CAPITULUM SESTORIORUM 19ter portare davvero la pace dobbiamo impararea morire a noi stessi, dobbiamo imparare la fedeltàevangelica, fatta di sacrificio, di abnegazione,sapendo che chi è fedele nel poco, saràfedele anche nel molto (Lc 16,10). Abbiamoricordato pochi giorni fa la testimonianza delservo fedele Giovanni Paolo II, che si è spesosenza risparmio, che si è consumato, si è datotutto senza tenere nulla per sé.Nella splendida Basilica dedicata a Francescoin Assisi, l’arte dà forma a questo evangelicoparadosso: “Francesco povero e umileentra ricco nel regno dei cieli”. Colui che hasaputo farsi piccolo è davvero grande, coluiche ha perso la sua vita l’ha trovata. Non è ilbenessere, spirituale o psicologico – egoismo,personale o comunitario – a decidere la veraqualità della vita consacrata, ma lo spendersiogni giorno, il perseverare nella prova, il darsicon amore. Francesco, chicco di grano seminatonella terra, ha portato e continua a portaremolto frutto, fino ad oggi, per la gloria Dio.Ca r d i n a l e Fr a n c Ro d é, C.M.Prefetto della Congregazioneper gli Istituti di vita consacratae le Società di vita apostolica3. Omelia del Card. Cláudio Hummesnell’Eucaristia del 3° giornoAssisi, Piazzale della Basilica Inferiore,17 aprile 2009Carissimi Confratelli!Il Capitolo “delle Stuoie”, indetto dai MinistriGenerali del Primo Ordine Francescanoe del Terzo Ordine Regolare, riunito qui adAssisi in questi giorni, rappresenta senza dubbioun dono di Dio e una opportunità unica dirinnovamento alla luce delle origini. Lodatosia il Signore! Lodato sia il Signore per tuttii frati francescani, ovunque dispersi nel mondo!Lodato sia il Signore per avere concessoalla Chiesa l’eccelso e serafico San Francesco,con il suo straordinario carisma evangelico,vissuto nella povertà autentica, nella fraternitàgioiosa, universale e coerente, nell’umiltàprofonda e nell’amore senza riserve al SignoreGesù crocifisso, fino all’esperienza delle sacrestigmate. Che grande, bella e significativaeredità noi, frati francescani, abbiamo ricevuto!Che doverosa e amorosa responsabilitàdi farla fruttificare in questo nostro tempo! Intale contesto, è necessaria la vera penitenza el’approfondimento della nostra conversione,dall’esempio del serafico Padre, che testimoniò:“Il Signore concesse a me, frate Francesco,d’incominciare così a far penitenza” (Testamento).In questa omelia, vorrei soffermarmi soltantosu quattro punti del carisma francescano,importanti per la Chiesa e per il mondo di oggi.Il primo punto è il rinnovamento, in ognunodi noi, dell’essere discepolo di Gesù. Tuttocomincia con il necessario incontro personalee comunitario con Gesù Cristo. Ciò vale perogni cristiano, tanto più per noi che, seguendoSan Francesco d’Assisi, abbiamo promessocome Regola di vita l’osservanza del Vangelodel Signore nostro Gesù Cristo. Francesco hafatto questo incontro forte e personale con GesùCristo, crocifisso e risorto, lo ha rinnovatoe approfondito durante tutta la sua vita, finoall’esperienza straordinaria delle stigmate.Anche noi dobbiamo fare, o ri-fare, un vero incontropersonale e forte con Gesù, se vogliamoessere veri discepoli suoi, un incontro che sarà,poi, anche comunitario, nella comunità deidiscepoli. Il discepolo nasce in questo incontro.Un incontro come quello che ogni singolodiscepolo di Gesù ha avuto con Lui, secondo iltesto dei Vangeli. In quell’incontro la personache fosse aperta a Dio, si sentiva profondamentecoinvolta con la persona di Gesù, aderiva aLui incondizionatamente, si affidava a Lui totalmente,si disponeva ad investire tutta la suavita in Lui e a seguirLo ovunque la conducesse.Da quell’incontro nasceva la fede concretain Gesù e la persona usciva come nuovo discepolosuo, entusiasta, trasformata, illuminata epronta a portare al mondo la grande Novelladell’amore redentore di Dio verso l’umanitàe verso ogni singolo essere umano. Così deveiniziare la conversione di ogni cristiano. Il discepolatoè, in questo modo, la fondamentalestrada della santificazione personale e comunitaria.San Francesco ha percorso questa stradacon immenso amore e disponibilità. Anchenoi siamo invitati a farlo.Il secondo punto che vorrei sottolineare èl’apostolica missionarietà dei frati. Nel Vangeloletto poc’anzi, dopo gli avvenimenti dellamorte e risurrezione di Gesù, vediamo il gruppodegli apostoli insieme con Pietro, che disseloro: “Io vado a pescare”. Gli dissero: “Veniamoanche noi con te”. Allora uscirono e salironosulla barca; ma in quella notte non preseronulla. Quando già era l’alba, Gesù si presentò

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