acta ordinis fratrumminorum - OFM

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28 AN. CXXVIII – IANUARII-APRILIS 2009 – N. 1sia. Osare incontrare l’altro, il diverso come“possibile fratello”... In ogni persona c’è unpossibile discepolo e apostolo: si tratta di aiutarloa conoscersi per quello che è, un amatoda Dio, un “cercato” da Dio. Così la casadell’apostolo francescano sarà la strada (armonizzatacon il silenzio del ritiro); il suo sostegnola vicinanza dei fratelli (due a due); la suaforza la presenza dello Spirito che lo abita; lasua passione il Regno, l’annunzio della BuonaNovella.Il missionario non porta la salvezza, ma larivela; il suo servizio si esprime nell’ordinedella rivelazione e della “memoria” (= quelloche il Signore ha fatto). «L’attività missionariaha un unico fine: servire l’uomo rivelandoglil’amore di Dio, che si è manifestato in CristoGesù» (Redemptoris Missio 2). Quindi il cuoredella missione è la trasparenza (più che l’efficienza)nella “significatività”, cioè nel rimandareal Regno. Ciò comporta sempre questidue elementi: una trasformazione interiore delmessaggero, operata da questo incontro, e unrinvio alla Buona Novella, al Regno. Ecco perchéle condizioni e il comportamento esteriore(l’umiltà, il non portar nulla...) sono moltoimportanti; servono a far trasparire la carità diCristo più che la propria! A far emergere il Cristo.Importante è anche la visibilità, il tipo divisibilità che “significa”, che “rimanda”; unavisibilità “eloquente”, teocentrica, che parla...Non l’apparenza, l’esteriorità antropocentrica,la ricerca del successo...Ogni vocazione deve sentirsi stimolata versoquesta “spiritualità dell’incontro”, in ogniluogo e occasione, nel quotidiano della vita,come ha fatto Gesù. Non accontentarsi di una“spiritualità dell’attesa”, che spesso è indicedi “sedentarismo di comodo”, di poca fede, ditroppe paure, ma andare alla ricerca della pecoraperduta...La Missione come spiritualità del “pellegrinaggio”«I fratelli non si approprino di nulla,né casa,né luogo, né alcuna cosa. E come pellegrinie forestieri in questo mondo, servendo il Signorein povertà e umiltà, vadano per l’elemosinacon fiducia» (Rb 6). Queste parole dellaRegola tracciano lo schema della “spiritualitàdel pellegrinaggio”: una ricerca costante delvolto di Dio, un cammino libero e liberanteorientato costantemente verso il Signore,senza “distrazioni” o impedimenti, coscientiche su questa terra siamo “ospiti e pellegrini”,orientati verso il Padre. La scoperta dellapaternità di Dio si concretizza per Francesconella ricerca di una fraternità veramente universale,che si allarga a tutti gli uomini e ledonne del mondo intero. Il Poverello esprimela sua esperienza di Dio nella testimonianza diuna vita itinerante, semplice, espropriata e fraterna,e nell’annuncio disarmato e disarmantedel Vangelo ad ogni creatura per le strade delmondo.Inoltre la “spiritualità del pellegrinaggio” ècoscienza e invito a ritrovare i veri “santuari”,i veri “luoghi dello spirito”, che sono soprattuttoi luoghi di frontiera, i “lebbrosi” del nostrotempo, gli emarginati di ogni specie...Tuttala vita di Francesco è stata segnata da questi“pellegrinaggi”. La visita ai luoghi sacri, aisantuari, non dovrebbero distrarci da questapriorità,soprattutto non dovrebbero tranquillizzarela nostra coscienza, dimenticando i veripellegrinaggi!Questa spiritualità tipicamente francescanacomporta una dimensione fraterna, un andare“due a due”. (Francesco non manda mai unfratello solo per il mondo). La fraternità, lacomunione sono il cuore della missione francescana:si va insieme in vista di una riconciliazioneuniversale. Una fraternità evangelicache va al di là di se stessa. La missionarietànon è solo la conseguenza logica di una fraternitàanimata dallo Spirito, ma anche coscienzacarismatica del suo compito: andare sempre aldi là di se stessa, verso i più lontani, un esodoche non avrà mai fine. Francesco ci ha volutocome Fraternità “estatica”, con il centro fuorida noi: in Dio, e proiettati oltre i limiti delnostro mondo “locale” o auto-referenziale.Spesso le crisi più preoccupanti sono proprioquelle che nascono dalla mancanza di unaidentità teocentrica e da una visione profeticae missionaria che deriva «dall’esigenza profondadella vita di Dio in noi» (RedemptorisMissio 11) e che sostiene la nostra vocazionepersonale e fraterna. «La missione rafforzala vita consacrata, le dà nuovo entusiasmo enuove motivazioni, sollecita la sua fedeltà»(Vita Consecrata 78).La vita francescana per recuperare la veritàdi se stessa, la sua credibilità, ed esprimere ilsuo profetismo, deve ritrovare la sua mobilità,la sua leggerezza e semplicità quale espressionedi una profonda fiducia in Dio e negli altri.Appesantita da troppe “proprietà”, da troppedipendenze, da troppa attenzione su se stes-

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