acta ordinis fratrumminorum - OFM

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30 AN. CXXVIII – IANUARII-APRILIS 2009 – N. 1colse quella del Vescovo dicendo: «Dal signorvescovo ci verrò, poiché egli è padre e signoredelle anime»(3Comp 19).Si potrebbe richiamare una lunga serie di testiper rendere evidente l’amore e l’obbedienzadi Francesco alla Chiesa; ma questo non è unconvegno di studio, e il programma di questoCapitolo vuole che la giornata di oggi sia fattadi “testimonianze”.In questa mia riflessione (non oso chiamarla“testimonianza”), punterò l’attenzione dapprimasui destinatari della fedeltà e sottomissionesollecitata da Francesco nel Testamentodi Siena, e quindi su questo stesso duplice atteggiamento,espresso appunto con le parolefedeltà e sottomissione.1. I prelati e chierici della santa madre ChiesaÈ a costoro che si deve fedeltà e sottomissione.Evidentemente il riferimento di Francescoè a quanti nella Chiesa svolgono compitiistituzionali o di governo ed esercitano il ministeroconnesso con il sacramento dell’Ordine.Potremmo dire: alto e basso clero; membridella Gerarchia (papa e vescovi), ma anchesemplici sacerdoti.Guardando all’esperienza di Francesco, mipare di capire che la fedeltà e la sottomissionesono dovute ad essi non semplicemente peril fatto che prelati e chierici sono costituiti, inqualche maniera, in autorità; neppure per unasemplice ragione di disciplina ecclesiastica;meno che meno per non avere “noie” dall’alto(forse ieri come oggi Roma poteva essere percepitacome inquisitrice), oppure per ottenerebenefici. Francesco non è uno preoccupato dievitare “fastidi” da parte dei superiori, poiché,quando si tratta di rimanere fedeli a ciò cheil vangelo chiede, non teme neppure di essereda loro perseguitato, come si deduce dalla suaterza Ammonizione (Am 3,8), che riprenderòpiù avanti. E nemmeno la sottomissione da luisollecitata è una forma di compiacente cortigianeria:stile ben lontano da Francesco, uomoschietto, il quale, anzi, mette in guardia dalchiedere favori alla Curia romana (2Test 25).Mi sembra importante sgomberare il campoda queste ragioni opportunistiche o “diplomatiche”dell’obbedienza o della sottomissionealla Chiesa gerarchica e ai suoi ministri.A me pare che la vera ragione della fedeltàe sottomissione di cui stiamo parlando siadovuta al fatto che si tratta dei “prelati e chiericidella santa madre Chiesa”. La fedeltà e lasottomissione si spiegano dunque con la percezioneche Francesco ha della Chiesa: essaè madre. Infatti è dalla Chiesa che noi siamogenerati alla fede; e grazie alla Chiesa possiamovivere una relazione reale, perché sacramentale,con il Signore, come fa ben capireFrancesco quando spiega le ragione della suavenerazione per i sacerdoti, anche se indegni(cf l’episodio riferito in Borbone 1).Il punto determinante è dunque il fatto chela Chiesa è la santa madre Chiesa: anche sela sua santità può essere offuscata – come bensappiamo – dal peccato, e anche se della suamaternità non sempre sono evidenti la forzageneratrice e la tenerezza. Eppure senza madrenon vi è generazione.A me pare che talora si faccia troppo riduttivamentecoincidere l’appartenenza alla Chiesa,o l’essere dentro la Chiesa, con il rimaneredentro i confini dell’ortodossia, della correttadottrina cattolica. Preoccupazione questa benpresente anche in Francesco, visto che egli ponela condizione della cattolicità come il primorequisito per chi entra nell’Ordine (Rb 2,2). Maio sono portato a pensare che si possa applicareall’atteggiamento di Francesco una simpaticaespressione dettami da un amico religiosoche considero dotato di molta sapienza: «L’ortodossia?Niente di più necessario e niente dipiù insufficiente». La Chiesa, mediante i suoiministri, non produce anzitutto dottrina, veritàda credere: produce grazia, presenza amorosae sanante del Signore; genera la vita nuova inCristo, rende efficace il dono del mistero pasqualedel Signore. Io credo che l’attaccamentodi Francesco alla Chiesa e ai suoi ministrinasca soprattutto da qui. E così credo debbaessere per noi.L’esortazione di Francesco su cui stiamoriflettendo riguarda, in sostanza, l’obbedienzaalla Chiesa e ai suoi rappresentanti: “obbedienza”è un altro modo per dire fedeltà esottomissione. Permettetemi allora di dire cheho trovato perfettamente espresso in Francescoquanto ha proposto ai religiosi la recenteIstruzione su autorità e obbedienza, prodottadal Dicastero della Santa Sede nel quale prestola mia opera.Ne accenno – credetemi – in termini diesperienza, anche personale, e non per il gustodi accostamenti teorici. Il documento a cuimi riferisco dice in sostanza: per conoscere lavolontà di Dio e obbedirvi (perché è Lui l’oggettodecisivo della nostra obbedienza), abbiamobisogno di varie mediazioni: certamente

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