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Giornate Mondialidi preghiera per leVocazioni 2006-2013Messaggi di Papa Benedetto XVI« La vocazione al servizio della Chiesa comunione»« Le vocazioni al servizio della Chiesa-missione»«La fiducia nell’iniziativa di Dio e la risposta umana.»«La testimonianza suscita vocazioni»«Proporre le vocazioni nella Chiesa locale»«Le vocazioni dono della Carità di Dio»«Le vocazioni segno della speranza fondata sulla fede»


Associazione Nuova CîteauxEdizione in forma digitale senza scopo di lucrosussidio per la meditazione e preghiera individuale© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana2


I«Vocazione nel mistero della Chiesa»7 MAGGIO 2006 - IV DOMENICA DI PASQUAXLIII GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONIVenerati Fratelli nell'Episcopato,Cari fratelli e sorelle!La celebrazione della prossima Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni mi offre l'occasione perinvitare tutto il Popolo di Dio a riflettere sul tema della Vocazione nel mistero della Chiesa. Scrive l'apostoloPaolo: «Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo ... In lui ci ha scelti prima della creazionedel mondo ... predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo» (Ef 1, 3-5). Prima dellacreazione del mondo, prima della nostra venuta all'esistenza, il Padre celeste ci ha scelti personalmente,per chiamarci ad entrare in relazione filiale con Lui, mediante Gesù, Verbo incarnato, sotto la guida delloSpirito Santo. Morendo per noi, Gesù ci ha introdotti nel mistero dell'amore del Padre, amore chetotalmente lo avvolge e che Egli offre a tutti noi. In questo modo, uniti a Gesù, che è il Capo, noi formiamoun solo corpo, la Chiesa.Il peso di due millenni di storia rende difficile percepire la novità del mistero affascinante dell'adozionedivina, che è al centro dell'insegnamento di san Paolo. Il Padre, ricorda l'Apostolo, «ci ha fatto conoscere ilmistero della sua volontà ..., il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose» (Ef 1, 9-10). Ed in un’altraLettera scrive, non senza entusiasmo: «Noi sappiamo che tutto concorre al bene di coloro che amano Dio,che sono stati chiamati secondo il suo disegno. Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto li ha anchepredestinati ad essere conformi all'immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli»(Rm 8, 28-29). La prospettiva è davvero affascinante: siamo chiamati a vivere da fratelli e sorelle di Gesù, asentirci ed essere in comunione con lui, vero Dio e vero uomo, partecipi della natura divina (cfr 2 Pt 1,4) -figli e figlie nel Figlio. È un dono che capovolge ogni idea e progetto esclusivamente umani. La confessionedella vera fede spalanca le menti e i cuori all'inesauribile mistero di Dio, che permea l'esistenza umana. Chedire allora della tentazione, molto forte ai nostri giorni, di sentirci autosufficienti fino a chiuderci almisterioso piano di Dio nei nostri confronti? L'amore del Padre, che si rivela nella persona di Cristo, ciinterpella.Per rispondere alla chiamata di Dio e mettersi in cammino, non è necessario essere già perfetti. Sappiamoche la consapevolezza del proprio peccato ha permesso al figliol prodigo di intraprendere la via del ritorno edi sperimentare così la gioia della riconciliazione con il Padre. Le fragilità e i limiti umani non rappresentanoun ostacolo, a condizione che contribuiscano a renderci sempre più consapevoli del fatto che abbiamobisogno della grazia redentrice di Cristo. È questa l'esperienza di san Paolo. Alla sua preghiera di essereliberato dagli schiaffi di satana riceve la risposta: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifestapienamente nella debolezza». Paolo, accettando questa decisione del Signore, dice: «Mi vanterò quindi benvolentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo» (2 Cor 12, 7.9). ‘Vantarsi delledebolezze’ significa accettare volentieri, di cuore, la propria situazione di debolezza: i limiti delle proprie3


forze, le sofferenze, sapendosi così vicini al Signore, vivendo fiduciosi nella sua potenza, nonostante lenostre debolezze. Nel mistero della Chiesa, Corpo mistico di Cristo, il potere divino dell'amore cambia ilcuore dell'uomo, rendendolo capace di comunicare l'amore di Dio ai fratelli. Nel corso dei secoli tantiuomini e donne, trasformati dall'amore divino, hanno consacrato le proprie esistenze alla causa del Regno.Già sulle rive del mare di Galilea, molti si sono lasciati conquistare da Gesù: erano alla ricerca dellaguarigione del corpo o dello spirito e sono stati toccati dalla potenza della sua grazia. Altri sono stati sceltipersonalmente da Lui e sono diventati suoi apostoli. Troviamo pure persone, come Maria Maddalena ealtre donne, che lo hanno seguito di propria iniziativa, semplicemente per amore, ma, al pari del discepoloGiovanni, hanno occupato esse pure un posto speciale nel suo cuore. Questi uomini e queste donne, chehanno conosciuto attraverso Cristo il mistero dell'amore del Padre, rappresentano la molteplicità dellevocazioni da sempre presenti nella Chiesa. Modello di chi è chiamato a testimoniare in maniera particolarel'amore di Dio è Maria, la Madre di Gesù, direttamente associata, nel suo pellegrinaggio di fede, al misterodell'Incarnazione e della Redenzione.In Cristo, Capo della Chiesa, che è il suo Corpo, tutti i cristiani formano «la stirpe eletta, il sacerdozio regale,la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui» (1 Pt 2, 9).La Chiesa è santa, anche se i suoi membri hanno bisogno di essere purificati, per far sì che la santità, donodi Dio, possa in loro risplendere fino al suo pieno fulgore. Il Concilio Vaticano II mette in luce l'universalechiamata alla santità, affermando che «i seguaci di Cristo, chiamati da Dio non secondo le loro opere, masecondo il disegno della sua grazia e giustificati in Gesù Signore, nel battesimo della fede sono stati fattiveramente figli di Dio e compartecipi della natura divina, e perciò realmente santi» (Lumen gentium, 40).Nel quadro di questa chiamata universale, Cristo, Sommo Sacerdote, nella sua sollecitudine per la Chiesachiama poi, in ogni generazione, persone che si prendano cura del suo popolo; in particolare, chiama alministero sacerdotale uomini che esercitino una funzione paterna, la cui sorgente è nella paternità stessa diDio (cfr Ef 3, 15). La missione del sacerdote nella Chiesa è insostituibile. Pertanto, anche se in alcune regionisi registra scarsità di clero, non deve mai venir meno la certezza che Cristo continua a suscitare uomini, iquali, come gli Apostoli, abbandonata ogni altra occupazione, si dedicano totalmente alla celebrazione deisacri misteri, alla predicazione del Vangelo e al ministero pastorale. Nell'Esortazione apostolica Pastoresdabo vobis, il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II ha scritto in proposito: «La relazione delsacerdote con Gesù Cristo e, in Lui, con la sua Chiesa si situa nell'essere stesso del sacerdote, in forza dellasua consacrazione-unzione sacramentale, e nel suo agire, ossia nella sua missione o ministero. Inparticolare, “il sacerdote ministro è servitore di Cristo presente nella Chiesa mistero, comunione e missione.Per il fatto di partecipare all'‘unzione’ e alla ‘missione’ di Cristo, egli può prolungare nella Chiesa la suapreghiera, la sua parola, il suo sacrificio, la sua azione salvifica. È dunque servitore della Chiesa misteroperché attua i segni ecclesiali e sacramentali della presenza di Cristo risorto”» (n. 16).Un'altra vocazione speciale, che occupa un posto d'onore nella Chiesa, è la chiamata alla vita consacrata.Sull'esempio di Maria di Betania, che «sedutasi ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola» (Lc 10, 39), moltiuomini e donne si consacrano ad una sequela totale ed esclusiva di Cristo. Essi, pur svolgendo diversi servizinel campo della formazione umana e della cura dei poveri, nell'insegnamento o nell'assistenza dei malati,non considerano queste attività come lo scopo principale della loro vita, poiché, come ben sottolinea ilCodice di Diritto Canonico, «primo e particolare dovere di tutti i religiosi deve essere la contemplazionedelle verità divine e la costante unione con Dio nell'orazione» (can. 663, § 1). E nell'Esortazione apostolicaVita consecrata Giovanni Paolo II annotava: «Nella tradizione della Chiesa la professione religiosa vieneconsiderata come un singolare e fecondo approfondimento della consacrazione battesimale in quanto, persuo mezzo, l'intima unione con Cristo, già inaugurata col Battesimo, si sviluppa nel dono di una4


conformazione più compiutamente espressa e realizzata, attraverso la professione dei consigli evangelici»(n. 30).Memori della raccomandazione di Gesù: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi! Pregate dunque ilpadrone della messe che mandi operai nella sua messe!» (Mt 9, 37), avvertiamo vivamente il bisogno dipregare per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Non sorprende che, laddove si prega confervore, fioriscano le vocazioni. La santità della Chiesa dipende essenzialmente dall'unione con Cristo edall'apertura al mistero della grazia che opera nel cuore dei credenti. Per questo vorrei invitare tutti i fedelia coltivare un'intima relazione con Cristo, Maestro e Pastore del suo popolo, imitando Maria, che custodivanell'animo i divini misteri e li meditava assiduamente (cfr Lc 2, 19). Insieme con Lei, che occupa un postocentrale nel mistero della Chiesa, preghiamo:O Padre, fa' sorgere fra i cristianinumerose e sante vocazioni al sacerdozio,che mantengano viva la fedee custodiscano la grata memoria del tuo Figlio Gesùmediante la predicazione della sua parolae l'amministrazione dei Sacramenti,con i quali tu rinnovi continuamente i tuoi fedeli.Donaci santi ministri del tuo altare,che siano attenti e fervorosi custodi dell'Eucaristia,sacramento del dono supremo di Cristoper la redenzione del mondo.Chiama ministri della tua misericordia,che, mediante il sacramento della Riconciliazione,diffondano la gioia del tuo perdono.Fa', o Padre, che la Chiesa accolga con gioiale numerose ispirazioni dello Spirito del Figlio tuoe, docile ai suoi insegnamenti,si curi delle vocazioni al ministero sacerdotalee alla vita consacrata.Sostieni i Vescovi, i sacerdoti, i diaconi,i consacrati e tutti i battezzatiin Cristo,affinché adempiano fedelmente la loro missioneal servizio del Vangelo.Te lo chiediamo per Cristo nostro Signore. Amen.Maria, Regina degli Apostoli, prega per noi!Dal Vaticano, 5 Marzo 20065


II«La vocazione al servizio della Chiesacomunione»29 APRILE 2007 - IV DOMENICA DI PASQUAXLIV GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONIVenerati Fratelli nell'Episcopato,cari fratelli e sorelle!L'annuale Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni è un’opportuna occasione per porre in lucel'importanza delle vocazioni nella vita e nella missione della Chiesa, ed intensificare la nostra preghieraperché crescano in numero e qualità. Per la prossima ricorrenza vorrei proporre all'attenzione dell'interopopolo di Dio il seguente tema, quanto mai attuale: la vocazione al servizio della Chiesa comunione.Lo scorso anno, dando inizio a un nuovo ciclo di catechesi nelle Udienze generali del mercoledì, dedicato alrapporto tra Cristo e la Chiesa, feci notare che la prima comunità cristiana ebbe a costituirsi, nel suo nucleooriginario, quando alcuni pescatori di Galilea, incontrato Gesù, si lasciarono conquistare dal suo sguardo,dalla sua voce ed accolsero questo pressante suo invito: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini!»(Mc l, 17; cfr Mt 4,19). In verità, Dio ha sempre scelto alcune persone per collaborare in maniera più direttacon Lui alla realizzazione del suo disegno salvifico. Nell'Antico Testamento all'inizio chiamò Abramo performare «un grande popolo» (Gn 12,2), e in seguito Mosè per liberare Israele dalla schiavitù d'Egitto (cfr Es3, 10). Designò poi altri personaggi, specialmente i profeti, per difendere e tener viva l'alleanza con il suopopolo. Nel Nuovo Testamento, Gesù, il Messia promesso, invitò singolarmente gli Apostoli a stare con Lui(cfrMc 3,14) e a condividere la sua missione. Nell'Ultima Cena, affidando loro il compito di perpetuare ilmemoriale della sua morte e risurrezione sino al suo glorioso ritorno alla fine dei tempi, rivolse per essi alPadre questa accorata invocazione: «Io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere, perchél'amore con il qua1e mi hai amato sia in essi e io in loro» (Gv 17,26). La missione della Chiesa si fondapertanto su un'intima e fedele comunione con Dio.La Costituzione Lumen gentium del Concilio Vaticano II descrive la Chiesa come «un popolo radunatodall'unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" (n. 4), nel quale si rispecchia il mistero stesso di Dio. Ciòcomporta che in esso si rifletta l'amore trinitario e, grazie all'opera dello Spirito Santo, tutti i suoi membriformino «un solo corpo ed un solo spirito» in Cristo. Soprattutto quando si raduna per l'Eucaristia questopopolo, organicamente strutturato sotto la guida dei suoi Pastori, vive il mistero della comunione con Dio econ i fratelli. L'Eucaristia è la sorgente di quell'unità ecclesiale per la quale Gesù ha pregato alla vigilia dellasua passione: «Padre ... siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato"(Gv 17,2 1). Questa intensa comunione favorisce il fiorire di generose vocazioni al servizio della Chiesa: ilcuore del credente, ripieno di amore divino, è spinto a dedicarsi totalmente alla causa del Regno. Perpromuovere le vocazioni è dunque importante una pastorale attenta al mistero della Chiesa-comunione,perché chi vive in una comunità ecclesiale concorde, corresponsabile, premurosa, impara certamente piùfacilmente a discernere la chiamata del Signore. La cura delle vocazioni esige pertanto una costante6


"educazione" ad ascoltare la voce di Dio, come fece Eli che aiutò il giovane Samuele a capire quel che Dio glichiedeva e a realizzarlo prontamente (cfr 1 Sam 3,9). Ora l’ascolto docile e fedele non può avvenire che inun clima di intima comunione con Dio. E questo si realizza innanzitutto nella preghiera. Secondo l'esplicitocomando del Signore, noi dobbiamo implorare il dono delle vocazioni in primo luogo pregandoinstancabilmente e insieme il «padrone della messe». L'invito è al plurale: «Pregate dunque il padrone dellamesse perché mandi operai nella sua messe» (Mt 9,38). Questo invito del Signore ben corrisponde allo stiledel «Padre nostro" (Mt 6,9), preghiera che Egli ci ha insegnato e che costituisce una «sintesi di tutto ilVangelo», secondo la nota espressione di Tertulliano (cfr De Oratione, 1,6: CCL 1, 258). In questa chiave èilluminante anche un'altra espressione di Gesù: «Se due di voi sopra la terra si accorderanno perdomandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà» (Mt 18,19). Il buon Pastore ciinvita dunque a pregare il Padre celeste, a pregare uniti e con insistenza, perché Egli mandi vocazioni alservizio della Chiesa-comunione.Raccogliendo l'esperienza pastorale dei secoli passati, il Concilio Vaticano II ha posto in evidenzal'importanza di educare i futuri presbiteri a un'autentica comunione ecclesiale. Leggiamo in proposito nellaPresbyterorum ordinis: «Esercitando l'ufficio di Cristo Capo e Pastore per la parte di autorità che spettaloro, i presbiteri, in nome del Vescovo, riuniscono la famiglia di Dio come fraternità animata nell'unità, e permezzo di Cristo la conducono al Padre nello Spirito Santo» (n. 6). A questa affermazione del Concilio fa ecol'Esortazione apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis, la quale sottolinea che il sacerdote «è servitoredella Chiesa comunione perché - unito al Vescovo e in stretto rapporto con il presbiterio - costruisce l'unitàdella comunità ecclesiale nell'armonia delle diverse vocazioni, carismi e servizi” (n. 16). E' indispensabileche all'interno del popolo cristiano ogni ministero e carisma sia orientato alla piena comunione, ed ècompito del Vescovo e dei presbiteri favorirla in armonia con ogni altra vocazione e servizio ecclesiali.Anche la vita consacrata, ad esempio, nel suo proprium è al servizio di questa comunione, come viene postoin luce nell'Esortazione apostolica post-sinodale Vita consecrata dal mio venerato Predecessore GiovanniPaolo II: «La vita consacrata ha sicuramente il merito di aver efficacemente contribuito a tener viva nellaChiesa l'esigenza della fraternità come confessione della Trinità. Con la costante promozione dell'amorefraterno anche nella forma della vita comune, essa ha rivelato che la partecipazione alla comunionetrinitaria può cambiare i rapporti umani, creando un nuovo tipo di solidarietà” (n. 41).Al centro di ogni comunità cristiana c'è l'Eucaristia, fonte e culmine della vita della Chiesa. Chi si pone alservizio del Vangelo, se vive dell'Eucaristia, avanza nell'amore verso Dio e verso il prossimo e contribuiscecosì a costruire la Chiesa come comunione. Potremmo affermare che «l'amore eucaristico» motiva e fondal'attività vocazionale di tutta la Chiesa, perché, come ho scritto nell'Enciclica Deus caritas est, le vocazioni alsacerdozio e agli altri ministeri e servizi fioriscono all'interno del popolo di Dio laddove ci sono uomini neiquali Cristo traspare attraverso la sua Parola, nei sacramenti e specialmente nell'Eucaristia. E questo perché«nella liturgia della Chiesa, nella sua preghiera, nella comunità viva dei credenti, noi sperimentiamo l'amoredi Dio, percepiamo la sua presenza e impariamo in questo modo anche a riconoscerla nel quotidiano. Egliper primo ci ha amati e continua ad amarci per primo; per questo anche noi possiamo rispondere conl'amore» (n. 17).Ci rivolgiamo, infine, a Maria, che ha sorretto la prima comunità dove - «tutti erano concordi, e tutti siriunivano regolarmente per la preghiera» (cfr At 1, 14), perché aiuti la Chiesa ad essere nel mondo di oggiicona della Trinità, segno eloquente dell'amore divino per tutti gli uomini. La Vergine, che ha prontamenterisposto alla chiamata del Padre dicendo: «Eccomi, sono la serva del Signore» (Lc 1,38), interceda perchénon manchino all'interno del popolo cristiano i servitori della gioia divina: sacerdoti che, in comunione con iloro Vescovi, annunzino fedelmente il Vangelo e celebrino i sacramenti, si prendano cura del popolo di Dio,7


e siano pronti ad evangelizzare l'intera umanità. Faccia sì che anche in questo nostro tempo aumenti ilnumero delle persone consacrate, le quali vadano contro corrente, vivendo i consigli evangelici di povertà,castità e obbedienza, e testimonino in modo profetico Cristo e il suo liberante messaggio di salvezza. Carifratelli e sorelle che il Signore chiama a vocazioni particolari nella Chiesa, vorrei affidarvi in modo speciale aMaria, perché Lei, che più di tutti ha compreso il senso delle parole di Gesù: «Mia madre e i miei fratellisono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica» (Lc 8,2 1), vi insegni ad ascoltare il suodivin Figlio. Vi aiuti a dire con la vita: «Eccomi, o Dio, io vengo a fare la tua volontà (cfr Eb 10,7). Con questiauspici assicuro per ciascuno uno speciale ricordo nella preghiera e tutti di cuore vi benedico.Dal Vaticano, 10 Febbraio 20078


III«Le vocazioni al servizio della Chiesamissione»13 APRILE 2008 - IV DOMENICA DI PASQUAXLV GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONICari fratelli e sorelle!1. Per la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che sarà celebrata il 13 aprile 2008, ho scelto iltema: Le vocazioni al servizio della Chiesa-missione. Agli Apostoli Gesù risorto affidò il mandato: “Andatedunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”(Mt 28,19), assicurando: “Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). La Chiesa èmissionaria nel suo insieme e in ogni suo membro. Se in forza dei sacramenti del Battesimo e dellaConfermazione ogni cristiano è chiamato a testimoniare e ad annunciare il Vangelo, la dimensionemissionaria è specialmente e intimamente legata alla vocazione sacerdotale. Nell’alleanza con Israele, Dioaffidò a uomini prescelti, chiamati da Lui ed inviati al popolo in suo nome, la missione di essere profeti esacerdoti. Così fece, ad esempio, con Mosè: “Ora va’! - gli disse Jahvé - Io ti mando dal faraone. Fa’ usciredall’Egitto il mio popolo ... quando tu avrai fatto uscire il popolo dall’Egitto, servirete Dio su questo monte”(Es 3,10.12). Ugualmente avvenne con i profeti.2. Le promesse fatte ai padri si realizzarono appieno in Gesù Cristo. Afferma in proposito il ConcilioVaticano II: “È venuto quindi il Figlio, mandato dal Padre, il quale in Lui prima della fondazione del mondo ciha eletti e ci ha predestinati ad essere adottati come figli ... Perciò Cristo, per adempiere la volontà delPadre, ha inaugurato in terra il regno dei cieli e ce ne ha rivelato il mistero, e con la sua obbedienza haoperato la redenzione” (Cost. dogm. Lumen gentium, 3). E Gesù si scelse, come stretti collaboratori nelministero messianico, dei discepoli già nella vita pubblica, durante la predicazione in Galilea. Ad esempio, inoccasione della moltiplicazione dei pani, quando disse agli Apostoli: “Date loro voi stessi da mangiare” (Mt14,16), stimolandoli così a farsi carico del bisogno delle folle, a cui voleva offrire il cibo per sfamarsi, maanche rivelare il cibo “che dura per la vita eterna” (Gv 6,27). Era mosso a compassione verso la gente,perché mentre percorreva le città ed i villaggi, incontrava folle stanche e sfinite, “come pecore senzapastore” (cfrMt 9,36). Da questo sguardo di amore sgorgava il suo invito ai discepoli: “Pregate dunque ilpadrone della messe, perché mandi operai nella sua messe” (Mt 9,38), e inviò i Dodici prima “alle pecoreperdute della casa d’Israele”, con precise istruzioni. Se ci soffermiamo a meditare questa pagina delVangelo di Matteo, che viene solitamente chiamata “discorso missionario”, notiamo tutti quegli aspetti checaratterizzano l’attività missionaria di una comunità cristiana, che voglia restare fedele all’esempio eall’insegnamento di Gesù. Corrispondere alla chiamata del Signore comporta affrontare con prudenza esemplicità ogni pericolo e persino le persecuzioni, giacché “un discepolo non è da più del maestro, né unservo da più del suo padrone” (Mt 10,24). Diventati una cosa sola con il Maestro, i discepoli non sono piùsoli ad annunciare il Regno dei cieli, ma è lo stesso Gesù ad agire in essi: “Chi accoglie voi accoglie me, e chiaccoglie me accoglie colui che mi ha mandato” (Mt10,40). Ed inoltre, come veri testimoni, “rivestiti di9


potenza dall’alto” (Lc 24,49), essi predicano “la conversione e il perdono dei peccati” (Lc 24,47) a tutte legenti.3. Proprio perché inviati dal Signore, i Dodici prendono il nome di “apostoli”, destinati a percorrere le viedel mondo annunciando il Vangelo come testimoni della morte e risurrezione di Cristo. Scrive san Paolo aicristiani di Corinto: “Noi – cioè gli Apostoli – predichiamo Cristo crocifisso” (1 Cor1,23). Il Libro degli Attidegli Apostoli attribuisce un ruolo molto importante, in questo processo di evangelizzazione, anche ad altridiscepoli, la cui vocazione missionaria scaturisce da circostanze provvidenziali, talvolta dolorose, comel’espulsione dalla propria terra in quanto seguaci di Gesù (cfr 8,1-4). Lo Spirito Santo permette ditrasformare questa prova in occasione di grazia, e di trarne spunto perché il nome del Signore siaannunciato ad altre genti e si allarghi in tal modo il cerchio della Comunità cristiana. Si tratta di uomini edonne che, come scrive Luca nel Libro degli Atti, “hanno votato la loro vita al nome del Signore nostro GesùCristo” (15,26). Primo tra tutti, chiamato dal Signore stesso sì da essere un vero Apostolo, è senza dubbioPaolo di Tarso. La storia di Paolo, il più grande missionario di tutti i tempi, fa emergere, sotto molti punti divista, quale sia il nesso tra vocazione e missione. Accusato dai suoi avversari di non essere autorizzatoall’apostolato, egli fa appello ripetutamente proprio alla vocazione ricevuta direttamente dal Signore (cfrRm 1,1; Gal 1,11-12.15-17).4. All’inizio, come in seguito, a “spingere” gli Apostoli (cfr 2 Cor 5,14) è sempre “l’amore di Cristo”. Qualifedeli servitori della Chiesa, docili all’azione dello Spirito Santo, innumerevoli missionari, nel corso deisecoli, hanno seguito le orme dei primi discepoli. Osserva il Concilio Vaticano II: “Benché l'impegno didiffondere la fede cada su qualsiasi discepolo di Cristo in proporzione delle sue possibilità, Cristo Signorechiama sempre dalla moltitudine dei suoi discepoli quelli che egli vuole, perché siano con lui e per inviarli apredicare alle genti (cfr Mc 3,13-15)” (Decr. Ad gentes, 23). L’amore di Cristo, infatti, va comunicato aifratelli con gli esempi e le parole; con tutta la vita. “La vocazione speciale dei missionari ad vitam – ebbe ascrivere il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II - conserva tutta la sua validità: essa rappresenta ilparadigma dell'impegno missionario della Chiesa, che ha sempre bisogno di donazioni radicali e totali, diimpulsi nuovi e arditi” (Enc. Redemptoris missio, 66).5. Tra le persone che si dedicano totalmente al servizio del Vangelo vi sono in particolar modo sacerdotichiamati a dispensare la Parola di Dio, amministrare i sacramenti, specialmente l’Eucaristia e laRiconciliazione, votati al servizio dei più piccoli, dei malati, dei sofferenti, dei poveri e di quanti attraversanomomenti difficili in regioni della terra dove vi sono, talora, moltitudini che ancora oggi non hanno avuto unvero incontro con Gesù Cristo. Ad esse i missionari recano il primo annuncio del suo amore redentivo. Lestatistiche testimoniano che il numero dei battezzati aumenta ogni anno grazie all’azione pastorale diquesti sacerdoti, interamente consacrati alla salvezza dei fratelli. In questo contesto, speciale riconoscenzava data “ai presbiteri fidei donum, che con competenza e generosa dedizione edificano la comunitàannunciandole la Parola di Dio e spezzando il Pane della vita, senza risparmiare energie nel servizio allamissione della Chiesa. Occorre ringraziare Dio per i tanti sacerdoti che hanno sofferto fino al sacrificio dellavita per servire Cristo … Si tratta di testimonianze commoventi che possono ispirare tanti giovani a seguirea loro volta Cristo e a spendere la loro vita per gli altri, trovando proprio così la vita vera” (Esort. ap.Sacramentum caritatis, 26). Attraverso i suoi sacerdoti, Gesù dunque si rende presente fra gli uomini dioggi, sino agli angoli più remoti della terra.6. Da sempre nella Chiesa ci sono poi non pochi uomini e donne che, mossi dall'azione dello Spirito Santo,scelgono di vivere il Vangelo in modo radicale, professando i voti di castità, povertà ed obbedienza. Questaschiera di religiosi e di religiose, appartenenti a innumerevoli Istituti di vita contemplativa ed attiva, ha10


“tuttora una parte importantissima nell’evangelizzazione del mondo” (Decr. Ad gentes, 40). Con la loropreghiera continua e comunitaria, i religiosi di vita contemplativa intercedono incessantemente per tuttal’umanità; quelli di vita attiva, con la loro multiforme azione caritativa, recano a tutti la testimonianza vivadell’amore e della misericordia di Dio. Quanto a questi apostoli del nostro tempo, il Servo di Dio Paolo VIebbe a dire: “Grazie alla loro consacrazione religiosa, essi sono per eccellenza volontari e liberi per lasciaretutto e per andare ad annunziare il Vangelo fino ai confini del mondo. Essi sono intraprendenti, e il loroapostolato è spesso contrassegnato da una originalità, una genialità che costringono all’ammirazione. Sonogenerosi: li si trova spesso agli avamposti della missione, ed assumono i più grandi rischi per la loro salute eper la loro stessa vita. Sì, veramente, la Chiesa deve molto a loro” (Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 69).7. Inoltre, perché la Chiesa possa continuare a svolgere la missione affidatale da Cristo e non manchino glievangelizzatori di cui il mondo ha bisogno, è necessario che nelle comunità cristiane non venga mai menouna costante educazione alla fede dei fanciulli e degli adulti; è necessario mantenere vivo nei fedeli unattivo senso di responsabilità missionaria e di partecipazione solidale con i popoli della terra. Il dono dellafede chiama tutti i cristiani a cooperare all’evangelizzazione. Questa consapevolezza va alimentataattraverso la predicazione e la catechesi, la liturgia e una costante formazione alla preghiera; vaincrementata con l’esercizio dell’accoglienza, della carità, dell’accompagnamento spirituale, dellariflessione e del discernimento, come pure con una progettazione pastorale, di cui parte integrante sial’attenzione alle vocazioni.8. Solo in un terreno spiritualmente ben coltivato fioriscono le vocazioni al sacerdozio ministeriale ed allavita consacrata. Infatti, le comunità cristiane, che vivono intensamente la dimensione missionaria delmistero della Chiesa, mai saranno portate a ripiegarsi su se stesse. La missione, come testimonianzadell’amore divino, diviene particolarmente efficace quando è condivisa in modo comunitario, “perché ilmondo creda” (cfr Gv 17,21). Quello delle vocazioni è il dono che la Chiesa invoca ogni giorno dallo SpiritoSanto. Come ai suoi inizi, raccolta attorno alla Vergine Maria, Regina degli Apostoli, la Comunità ecclesialeapprende da lei ad implorare dal Signore la fioritura di nuovi apostoli che sappiano vivere in sé quella fedee quell’amore che sono necessari per la missione.9. Mentre affido questariflessione a tutte le Comunitàecclesiali, affinché le faccianoproprie e soprattutto netraggano spunto per lapreghiera, incoraggio l’impegnodi quanti operano con fede egenerosità al servizio dellevocazioni e di cuore invio aiformatori, ai catechisti e a tutti,specialmente ai giovani incammino vocazionale, unaspeciale Benedizione Apostolica.Dal Vaticano, 3 dicembre 200711


IV«La fiducia nell’iniziativa di Dio e larisposta umana.»3 MAGGIO 2009 - IV DOMENICA DI PASQUAXLVI GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONIVenerati Fratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio, cari fratelli e sorelle!In occasione della prossima Giornata Mondiale di preghiera per le vocazioni al sacerdozio ed alla vitaconsacrata, che sarà celebrata il 3 maggio 2009, Quarta Domenica di Pasqua, mi è gradito invitare l’interoPopolo di Dio a riflettere sul tema: La fiducia nell’iniziativa di Dio e la risposta umana. Risuona perennenella Chiesa l’esortazione di Gesù ai suoi discepoli: “Pregate dunque il Signore della messe, perché mandioperai nella sua messe!” (Mt 9,38). Pregate! Il pressante appello del Signore sottolinea come la preghieraper le vocazioni debba essere ininterrotta e fiduciosa. Solamente se animata dalla preghiera infatti, lacomunità cristiana può effettivamente “avere maggiore fede e speranza nella iniziativa divina” (Esort. ap.postsinodale Sacramentum caritatis, 26).La vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata costituisce uno speciale dono divino, che si inserisce nelvasto progetto d’amore e di salvezza che Iddio ha su ogni uomo e per l’intera umanità. L’apostolo Paolo,che ricordiamo in modo speciale durante quest’Anno Paolino nel bimillenario della sua nascita, scrivendoagli Efesini afferma: “Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizionespirituale nei cieli in Cristo, in lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolatidi fronte a lui nella carità” (Ef 1,3-4). Nell’universale chiamata alla santità risalta la peculiare iniziativa diDio, con cui sceglie alcuni perché seguano più da vicino il suo Figlio Gesù Cristo, e di lui siano ministri etestimoni privilegiati. Il divino Maestro chiamò personalmente gli Apostoli “perché stessero con lui e permandarli a predicare con il potere di scacciare i demoni” (Mc 3,14-15); essi, a loro volta, si sono associatialtri discepoli, fedeli collaboratori nel ministero missionario. E così, rispondendo alla chiamata del Signore edocili all’azione dello Spirito Santo, schiere innumerevoli di presbiteri e di persone consacrate, nel corso deisecoli, si sono poste nella Chiesa a totale servizio del Vangelo. Rendiamo grazie al Signore che anche oggicontinua a convocare operai per la sua vigna. Se è pur vero che in talune regioni della terra si registra unapreoccupante carenza di presbiteri, e che difficoltà e ostacoli accompagnano il cammino della Chiesa, cisorregge l’incrollabile certezza che a guidarla saldamente nei sentieri del tempo verso il compimentodefinitivo del Regno è Lui, il Signore, che liberamente sceglie e invita alla sua sequela persone di ognicultura e di ogni età, secondo gli imperscrutabili disegni del suo amore misericordioso.Nostro primo dovere è pertanto di mantenere viva, con preghiera incessante, questa invocazionedell’iniziativa divina nelle famiglie e nelle parrocchie, nei movimenti e nelle associazioni impegnatinell’apostolato, nelle comunità religiose e in tutte le articolazioni della vita diocesana. Dobbiamo pregareperché l’intero popolo cristiano cresca nella fiducia in Dio, persuaso che il “padrone della messe” non cessa12


di chiedere ad alcuni di impegnare liberamente la loro esistenza per collaborare con lui più strettamentenell’opera della salvezza. E da parte di quanti sono chiamati si esige attento ascolto e prudentediscernimento, generosa e pronta adesione al progetto divino, serio approfondimento di ciò che è propriodella vocazione sacerdotale e religiosa per corrispondervi in modo responsabile e convinto. Il Catechismodella Chiesa Cattolica ricorda opportunamente che la libera iniziativa di Dio richiede la libera rispostadell’uomo. Una risposta positiva che presuppone sempre l’accettazione e la condivisione del progetto cheDio ha su ciascuno; una risposta che accolga l’iniziativa d’amore del Signore e diventi per chi è chiamatoun’esigenza morale vincolante, un riconoscente omaggio a Dio e una totale cooperazione al piano che Eglipersegue nella storia (cfrn. 2062).Contemplando il mistero eucaristico, che esprime in modo sommo il libero dono fatto dal Padre nellaPersona del Figlio Unigenito per la salvezza degli uomini, e la piena e docile disponibilità di Cristo nel berefino in fondo il “calice” della volontà di Dio (cfr Mt 26,39), comprendiamo meglio come “la fiducianell’iniziativa di Dio” modelli e dia valore alla “risposta umana”.Nell’Eucaristia, il dono perfetto che realizzail progetto d’amore per la redenzione del mondo, Gesù si immola liberamente per la salvezza dell’umanità.“La Chiesa - ha scritto il mio amato predecessore Giovanni Paolo II - ha ricevuto l’Eucaristia da Cristo suoSignore non come un dono, pur prezioso fra tanti altri, ma come il dono per eccellenza, perché dono di sestesso, della sua persona nella sua santa umanità, nonché della sua opera di salvezza” (Enc. Ecclesia deEucharistia, 11).A perpetuare questo mistero salvifico nei secoli, sino al ritorno glorioso del Signore, sono destinati ipresbiteri, che proprio in Cristo eucaristico possono contemplare il modello esimio di un “dialogovocazionale” tra la libera iniziativa del Padre e la fiduciosa risposta del Cristo. Nella celebrazione eucaristicaè Cristo stesso che agisce in coloro che Egli sceglie come suoi ministri; li sostiene perché la loro risposta sisviluppi in una dimensione di fiducia e di gratitudine che dirada ogni paura, anche quando si fa più fortel’esperienza della propria debolezza (cfr Rm 8,26-30), o si fa più aspro il contesto di incomprensione oaddirittura di persecuzione (cfr Rm 8,35-39).La consapevolezza di essere salvati dall’amore di Cristo, che ogni Santa Messa alimenta nei credenti especialmente nei sacerdoti, non può non suscitare in essi un fiducioso abbandono in Cristo che ha dato lavita per noi. Credere nel Signore ed accettare il suo dono, porta dunque ad affidarsi a Lui con animo gratoaderendo al suo progetto salvifico. Se questo avviene, il “chiamato” abbandona volentieri tutto e si ponealla scuola del divino Maestro; ha inizio allora un fecondo dialogo tra Dio e l’uomo, un misterioso incontrotra l’amore del Signore che chiama e la libertà dell’uomo che nell’amore gli risponde, sentendo risuonarenel suo animo le parole di Gesù: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perchéandiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga” (Gv 15,16).Questo intreccio d’amore tra l’iniziativa divina e la risposta umana è presente pure, in maniera mirabile,nella vocazione alla vita consacrata. Ricorda il Concilio Vaticano II: “I consigli evangelici della castitàconsacrata a Dio, della povertà e dell’obbedienza, essendo fondati sulle parole e sugli esempi del Signore, eraccomandati dagli Apostoli, dai Padri, dai dottori e dai pastori della Chiesa, sono un dono divino, che laChiesa ha ricevuto dal suo Signore e con la sua grazia sempre conserva” (Cost. Lumen gentium, 43). Ancorauna volta, è Gesù il modello esemplare di totale e fiduciosa adesione alla volontà del Padre, a cui ognipersona consacrata deve guardare. Attratti da lui, fin dai primi secoli del cristianesimo, molti uomini edonne hanno abbandonato famiglia, possedimenti, ricchezze materiali e tutto quello che umanamente èdesiderabile, per seguire generosamente il Cristo e vivere senza compromessi il suo Vangelo, diventato peressi scuola di radicale santità. Anche oggi molti percorrono questo stesso esigente itinerario di perfezione13


evangelica, e realizzano la loro vocazione con la professione dei consigli evangelici. La testimonianza diquesti nostri fratelli e sorelle, nei monasteri di vita contemplativa come negli istituti e nelle congregazioni divita apostolica, ricorda al popolo di Dio “quel mistero del Regno di Dio che già opera nella storia, maattende la sua piena attuazione nei cieli” (Esort. ap. postsinodale Vita consecrata, 1).Chi può ritenersi degno di accedere al ministero sacerdotale? Chi può abbracciare la vita consacratacontando solo sulle sue umane risorse? Ancora una volta, è utile ribadire che la risposta dell’uomo allachiamata divina, quando si è consapevoli che è Dio a prendere l’iniziativa ed è ancora lui a portare atermine il suo progetto salvifico, non si riveste mai del calcolo timoroso del servo pigro che per pauranascose sotto terra il talento affidatogli (cfr Mt 25,14-30), ma si esprime in una pronta adesione all’invitodel Signore, come fece Pietro quando non esitò a gettare nuovamente le reti pur avendo faticato tutta lanotte senza prendere nulla, fidandosi della sua parola (cfr Lc 5,5). Senza abdicare affatto alla responsabilitàpersonale, la libera risposta dell’uomo a Dio diviene così “corresponsabilità”, responsabilità in e con Cristo,in forza dell’azione del suo Santo Spirito; diventa comunione con Colui che ci rende capaci di portare moltofrutto (cfr Gv 15,5).Emblematica risposta umana, colma di fiducia nell’iniziativa di Dio, è l’“Amen” generoso e pieno dellaVergine di Nazaret, pronunciato con umile e decisa adesione ai disegni dell’Altissimo, a Lei comunicati dalmesso celeste (cfr Lc 1,38). Il suo pronto “si” permise a Lei di diventare la Madre di Dio, la Madre del nostroSalvatore. Maria, dopo questo primo “fiat”, tante altre volte dovette ripeterlo, sino al momento culminantedella crocifissione di Gesù, quando “stava presso la croce”, come annota l’evangelista Giovanni,compartecipe dell’atroce dolore del suo Figlio innocente. E proprio dalla croce, Gesù morente ce l’ha datacome Madre ed a Lei ci ha affidati come figli (cfrGv 19,26-27), Madre specialmente dei sacerdoti e dellepersone consacrate. A Lei vorrei affidare quanti avvertono la chiamata di Dio a porsi in cammino nella viadel sacerdozio ministeriale o nella vita consacrata.Dal Vaticano, 20 Gennaio 200914Cari amici, non scoraggiatevi difronte alle difficoltà e ai dubbi;fidatevi di Dio e seguitefedelmente Gesù e sarete itestimoni della gioia chescaturisce dall’unione intimacon lui. Ad imitazione dellaVergine Maria, che legenerazioni proclamano beataperché ha creduto (cfr Lc 1,48),impegnatevi con ogni energiaspirituale a realizzare ilprogetto salvifico del Padreceleste, coltivando nel vostrocuore, come Lei, la capacità distupirvi e di adorare Colui cheha il potere di fare “grandicose” perché Santo è il suonome (cfr ibid., 1,49).


V«La testimonianza suscita vocazioni»25 APRILE 2010 - IV DOMENICA DI PASQUAXLVII GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONIVenerati Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio, cari fratelli e sorelle!La 47 a Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che si celebrerà la IV domenica di Pasqua -domenica del “Buon Pastore” - il 25 aprile 2010, mi offre l'opportunità di proporre alla vostra riflessione untema che ben si intona con l'Anno Sacerdotale: La testimonianza suscita vocazioni.La fecondità dellaproposta vocazionale, infatti, dipende primariamente dall'azione gratuita di Dio, ma, come confermal'esperienza pastorale, è favorita anche dalla qualità e dalla ricchezza della testimonianza personale ecomunitaria di quanti hanno già risposto alla chiamata del Signore nel ministero sacerdotale e nella vitaconsacrata, poiché la loro testimonianza può suscitare in altri il desiderio di corrispondere, a loro volta, congenerosità all'appello di Cristo. Questo tema è dunque strettamente legato alla vita e alla missione deisacerdoti e dei consacrati. Pertanto, vorrei invitare tutti coloro che il Signore ha chiamato a lavorare nellasua vigna a rinnovare la loro fedele risposta, soprattutto in quest'Anno Sacerdotale, che ho indetto inoccasione del 150° anniversario della morte di san Giovanni Maria Vianney, il Curato d'Ars, modello sempreattuale di presbitero e di parroco.Già nell'Antico Testamento i profeti erano consapevoli di essere chiamati con la loro esistenza atestimoniare ciò che annunciavano, pronti ad affrontare anche l'incomprensione, il rifiuto, la persecuzione.Il compito affidato loro da Dio li coinvolgeva completamente, come un “fuoco ardente” nel cuore, che nonsi può contenere (cfr Ger 20,9), e perciò erano pronti a consegnare al Signore non solo la voce, ma ognielemento della loro esistenza. Nella pienezza dei tempi, sarà Gesù, l'inviato del Padre (cfr Gv 5,36), atestimoniare con la sua missione l'amore di Dio verso tutti gli uomini, senza distinzione, con particolareattenzione agli ultimi, ai peccatori, agli emarginati, ai poveri. Egli è il sommo Testimone di Dio e del suoanelito per la salvezza di tutti. All'alba dei tempi nuovi, Giovanni Battista, con una vita interamente spesaper preparare la strada a Cristo, testimonia che nel Figlio di Maria di Nazaret si adempiono le promesse diDio. Quando lo vede venire al fiume Giordano, dove stava battezzando, lo indica ai suoi discepoli come“l'agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo” (Gv 1,29). La sua testimonianza è tanto feconda, chedue dei suoi discepoli “sentendolo parlare così, seguirono Gesù” (Gv 1,37).Anche la vocazione di Pietro, secondo quanto scrive l'evangelista Giovanni, passa attraverso latestimonianza del fratello Andrea, il quale, dopo aver incontrato il Maestro e aver risposto al suo invito arimanere con Lui, sente il bisogno di comunicargli subito ciò che ha scoperto nel suo “dimorare” con ilSignore: “Abbiamo trovato il Messia - che si traduce Cristo - e lo condusse da Gesù” (Gv 1,41-42). Cosìavvenne per Natanaele, Bartolomeo, grazie alla testimonianza di un altro discepolo, Filippo, il quale glicomunica con gioia la sua grande scoperta: “Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nellaLegge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nazaret” (Gv1,45). L'iniziativa libera e gratuita di Dio15


incontra e interpella la responsabilità umana di quanti accolgono il suo invito a diventare strumenti, con lapropria testimonianza, della chiamata divina. Questo accade anche oggi nella Chiesa: Iddio si serve dellatestimonianza di sacerdoti, fedeli alla loro missione, per suscitare nuove vocazioni sacerdotali e religiose alservizio del Popolo di Dio. Per questa ragione desidero richiamare tre aspetti della vita del presbitero, chemi sembrano essenziali per un'efficace testimonianza sacerdotale.Elemento fondamentale e riconoscibile di ogni vocazione al sacerdozio e alla consacrazione è l'amicizia conCristo. Gesù viveva in costante unione con il Padre, ed è questo che suscitava nei discepoli il desiderio divivere la stessa esperienza, imparando da Lui la comunione e il dialogo incessante con Dio. Se il sacerdote èl' “uomo di Dio”, che appartiene a Dio e che aiuta a conoscerlo e ad amarlo, non può non coltivare unaprofonda intimità con Lui, rimanere nel suo amore, dando spazio all'ascolto della sua Parola. La preghiera èla prima testimonianza che suscita vocazioni. Come l'apostolo Andrea, che comunica al fratello di averconosciuto il Maestro, ugualmente chi vuol essere discepolo e testimone di Cristo deve averlo "visto"personalmente, deve averlo conosciuto, deve aver imparato ad amarlo e a stare con Lui.Altro aspetto della consacrazione sacerdotale e della vita religiosa è il dono totale di sé a Dio. Scrivel'apostolo Giovanni: “In questo abbiamo conosciuto l'amore, nel fatto che egli ha dato la sua vita per noi;quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli” (1 Gv 3,16). Con queste parole, egli invita i discepoli adentrare nella stessa logica di Gesù che, in tutta la sua esistenza, ha compiuto la volontà del Padre fino aldono supremo di sé sulla croce. Si manifesta qui la misericordia di Dio in tutta la sua pienezza; amoremisericordioso che ha sconfitto le tenebre del male, del peccato e della morte. L'immagine di Gesù chenell'Ultima Cena si alza da tavola, depone le vesti, prende un asciugamano, se lo cinge ai fianchi e si china alavare i piedi agli Apostoli, esprime il senso del servizio e del dono manifestati nell'intera sua esistenza, inobbedienza alla volontà del Padre (cfr Gv13,3-15). Alla sequela di Gesù, ogni chiamato alla vita di specialeconsacrazione deve sforzarsi di testimoniare il dono totale di sé a Dio. Da qui scaturisce la capacità di darsipoi a coloro che la Provvidenza gli affida nel ministero pastorale, con dedizione piena, continua e fedele, econ la gioia di farsi compagno di viaggio di tanti fratelli, affinché si aprano all'incontro con Cristo e la suaParola divenga luce per il loro cammino. La storia di ogni vocazione si intreccia quasi sempre con latestimonianza di un sacerdote che vive con gioia il dono di se stesso ai fratelli per il Regno dei Cieli. Questoperché la vicinanza e la parola di un prete sono capaci di far sorgere interrogativi e di condurre a decisionianche definitive (cfr Giovanni Paolo II, Esort. ap. post-sinod. Pastores dabo vobis, 39).Infine, un terzo aspetto che non può non caratterizzare il sacerdote e la persona consacrata è il vivere lacomunione. Gesù ha indicato come segno distintivo di chi vuol essere suo discepolo la profonda comunionenell'amore: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri” (Gv13,35). In modo particolare, il sacerdote dev'essere uomo di comunione, aperto a tutti, capace di farcamminare unito l'intero gregge che la bontà del Signore gli ha affidato, aiutando a superare divisioni, aricucire strappi, ad appianare contrasti e incomprensioni, a perdonare le offese. Nel luglio 2005,incontrando il Clero di Aosta, ebbi a dire che se i giovani vedono sacerdoti isolati e tristi, non si sentonocerto incoraggiati a seguirne l'esempio. Essi restano dubbiosi se sono condotti a considerare che questo è ilfuturo di un prete. È importante invece realizzare la comunione di vita, che mostri loro la bellezzadell'essere sacerdote. Allora, il giovane dirà: “questo può essere un futuro anche per me, così si può vivere”(Insegnamenti I, [2005], 354). Il Concilio Vaticano II, riferendosi alla testimonianza che suscita vocazioni,sottolinea l'esempio di carità e di fraterna collaborazione che devono offrire i sacerdoti (cfr DecretoOptatam totius, 2).16


Mi piace ricordare quanto scrisse il mio venerato Predecessore Giovanni Paolo II: “La vita stessa deipresbiteri, la loro dedizione incondizionata al gregge di Dio, la loro testimonianza di amorevole servizio alSignore e alla sua Chiesa - una testimonianza segnata dalla scelta della croce accolta nella speranza e nellagioia pasquale -, la loro concordia fraterna e il loro zelo per l'evangelizzazione del mondo sono il primo e ilpiù persuasivo fattore di fecondità vocazionale” (Pastores dabo vobis,41). Si potrebbe dire che le vocazionisacerdotali nascono dal contatto con i sacerdoti, quasi come un prezioso patrimonio comunicato con laparola, con l'esempio e con l'intera esistenza.Questo vale anche per la vita consacrata. L'esistenza stessa dei religiosi e delle religiose parla dell'amore diCristo, quando essi lo seguono in piena fedeltà al Vangelo e con gioia ne assumono i criteri di giudizio e dicomportamento. Diventano "segno di contraddizione" per il mondo, la cui logica spesso è ispirata dalmaterialismo, dall'egoismo e dall'individualismo. La loro fedeltà e la forza della loro testimonianza, poichési lasciano conquistare da Dio rinunciando a se stessi, continuano a suscitare nell'animo di molti giovani ildesiderio di seguire, a loro volta, Cristo per sempre, in modo generoso e totale. Imitare Cristo casto, poveroe obbediente, e identificarsi con Lui: ecco l'ideale della vita consacrata, testimonianza del primato assolutodi Dio nella vita e nella storia degli uomini.Ogni presbitero, ogni consacrato e ogni consacrata, fedeli alla loro vocazione, trasmettono la gioia di servireCristo, e invitano tutti i cristiani a rispondere all'universale chiamata alla santità. Pertanto, per promuoverele vocazioni specifiche al ministero sacerdotale ed alla vita consacrata, per rendere più forte e incisivol'annuncio vocazionale, è indispensabile l'esempio di quanti hanno già detto il proprio “si” a Dio e alprogetto di vita che Egli ha su ciascuno. La testimonianza personale, fatta di scelte esistenziali e concrete,incoraggerà i giovani a prendere decisioni impegnative, a loro volta, che investono il proprio futuro. Peraiutarli è necessaria quell'arte dell'incontro e del dialogo capace di illuminarli e accompagnarli, attraversosoprattutto quell'esemplarità dell'esistenza vissutacome vocazione. Così ha fatto il Santo Curatod'Ars, il quale, sempre a contatto con i suoiparrocchiani, “insegnava soprattutto con latestimonianza di vita. Dal suo esempio, i fedeliimparavano a pregare” (Lettera per l'Indizionedell'Anno Sacerdotale, 16 giugno 2009).Possa ancora una volta questa Giornata Mondialeoffrire una preziosa occasione a molti giovani perriflettere sulla propria vocazione, aderendovi consemplicità, fiducia e piena disponibilità. La VergineMaria, Madre della Chiesa, custodisca ogni piùpiccolo germe di vocazione nel cuore di coloro cheil Signore chiama a seguirlo più da vicino; faccia sìche diventi albero rigoglioso, carico di frutti per ilbene della Chiesa e dell'intera umanità. Per questoprego, mentre imparto a tutti la BenedizioneApostolica.Dal Vaticano, 13 novembre 200917


VI«Proporre le vocazioni nella Chiesalocale»15 MAGGIO 2011 - IV DOMENICA DI PASQUAXLVIII GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONICari fratelli e sorelle!La XLVIII Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che sarà celebrata il 15 maggio 2011, quartaDomenica di Pasqua, ci invita a riflettere sul tema: “Proporre le vocazioni nella Chiesa locale”. Settant’annifa, il Venerabile Pio XII istituì la Pontifìcia Opera per le Vocazioni Sacerdotali. In seguito, opere simili sonostate fondate dai Vescovi in molte diocesi, animate da sacerdoti e da laici, in risposta all'invito del BuonPastore, il quale, “vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore chenon hanno pastore”, e disse: “La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai. Pregate, dunque, il Signoredella messe perché mandi operai nella sua messe!” (Mt 9,36-38).L’arte di promuovere e di curare levocazioni trova un luminoso punto di riferimento nelle pagine del Vangelo in cui Gesù chiama i suoidiscepoli a seguirlo e li educa con amore e premura. Oggetto particolare della nostra attenzione è il modoin cui Gesù ha chiamato i suoi più stretti collaboratori ad annunciare il Regno di Dio (cfr Lc 10,9).Innanzitutto, appare chiaro che il primo atto è stata la preghiera per loro: prima di chiamarli, Gesù passò lanotte da solo, in orazione ed in ascolto della volontà del Padre (cfr Lc 6,12), in un’ascesa interiore al disopra delle cose di tutti i giorni. La vocazione dei discepoli nasce proprio nel colloquio intimo di Gesù con ilPadre. Le vocazioni al ministero sacerdotale e alla vita consacrata sono primariamente frutto di un costantecontatto con il Dio vivente e di un'insistente preghiera che si eleva al “Padrone della messe” sia nellecomunità parrocchiali, sia nelle famiglie cristiane, sia nei cenacoli vocazionali.Il Signore, all’inizio della suavita pubblica, ha chiamato alcuni pescatori, intenti a lavorare sulle rive del lago di Galilea: “Venite dietro ame, vi farò pescatori di uomini” (Mt 4,19). Ha mostrato loro la sua missione messianica con numerosi“segni” che indicavano il suo amore per gli uomini e il dono della misericordia del Padre; li ha educati con laparola e con la vita affinché fossero pronti ad essere continuatori della sua opera di salvezza; infine,“sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre” (Gv 13,1), ha affidato loro ilmemoriale della sua morte e risurrezione, e prima di essere elevato al Cielo li ha inviati in tutto il mondocon il comando: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli” (Mt 28,19).È una proposta, impegnativa edesaltante, quella che Gesù fa a coloro a cui dice “Seguimi!”: li invita ad entrare nella sua amicizia, adascoltare da vicino la sua Parola e a vivere con Lui; insegna loro la dedizione totale a Dio e alla diffusione delsuo Regno secondo la legge del Vangelo: “Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; seinvece muore, produce molto frutto” (Gv 12,24); li invita ad uscire dalla loro volontà chiusa, dalla loro ideadi autorealizzazione, per immergersi in un’altra volontà, quella di Dio e lasciarsi guidare da essa; fa vivereloro una fraternità, che nasce da questa disponibilità totale a Dio (cfr Mt 12,49-50), e che diventa il trattodistintivo della comunità di Gesù: “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avete amore gli uni18


per gli altri” (Gv13,35).Anche oggi, la sequela di Cristo è impegnativa; vuol dire imparare a tenere losguardo su Gesù, a conoscerlo intimamente, ad ascoltarlo nella Parola e a incontrarlo nei Sacramenti; vuoldire imparare a conformare la propria volontà alla Sua. Si tratta di una vera e propria scuola di formazioneper quanti si preparano al ministero sacerdotale ed alla vita consacrata, sotto la guida delle competentiautorità ecclesiali. Il Signore non manca di chiamare, in tutte le stagioni della vita, a condividere la suamissione e a servire la Chiesa nel ministero ordinato e nella vita consacrata, e la Chiesa “è chiamata acustodire questo dono, a stimarlo e ad amarlo: essa è responsabile della nascita e della maturazione dellevocazioni sacerdotali” (Giovanni Paolo II, Esort. ap. postsinodale Pastores dabo vobis, 41). Specialmente inquesto nostro tempo in cui la voce del Signore sembra soffocata da “altre voci” e la proposta di seguirlodonando la propria vita può apparire troppo difficile, ogni comunità cristiana, ogni fedele, dovrebbeassumere con consapevolezza l’impegno di promuovere le vocazioni. È importante incoraggiare e sostenerecoloro che mostrano chiari segni della chiamata alla vita sacerdotale e alla consacrazione religiosa, perchésentano il calore dell’intera comunità nel dire il loro “sì” a Dio e alla Chiesa. Io stesso li incoraggio come hofatto con coloro che si sono decisi ad entrare in Seminario e ai quali ho scritto: “Avete fatto bene a farlo.Perché gli uomini avranno sempre bisogno di Dio, anche nell’epoca del dominio tecnico del mondo e dellaglobalizzazione: del Dio che ci si è mostrato in Gesù Cristo e che ci raduna nella Chiesa universale, perimparare con Lui e per mezzo di Lui la vera vita e per tenere presenti e rendere efficaci i criteri della veraumanità” (Lettera ai Seminaristi, 18 ottobre 2010).Occorre che ogni Chiesa locale si renda sempre più sensibile e attenta alla pastorale vocazionale, educandoai vari livelli, familiare, parrocchiale, associativo, soprattutto i ragazzi, le ragazze e i giovani - come Gesùfece con i discepoli – a maturare una genuina e affettuosa amicizia con il Signore, coltivata nella preghierapersonale e liturgica; ad imparare l’ascolto attento e fruttuoso della Parola di Dio, mediante una crescentefamiliarità con le Sacre Scritture; a comprendere che entrare nella volontà di Dio non annienta e nondistrugge la persona, ma permette di scoprire e seguire la verità più profonda su se stessi; a vivere lagratuità e la fraternità nei rapporti con gli altri, perché è solo aprendosi all’amore di Dio che si trova la veragioia e la piena realizzazione delle proprie aspirazioni. “Proporre le vocazioni nella Chiesa locale”, significaavere il coraggio di indicare, attraverso una pastorale vocazionale attenta e adeguata, questa viaimpegnativa della sequela di Cristo, che, in quanto ricca di senso, è capace di coinvolgere tutta la vita.Mi rivolgo particolarmente a voi, cari Confratelli nell’Episcopato. Per dare continuità e diffusione alla vostramissione di salvezza in Cristo, è importante “incrementare il più che sia possibile le vocazioni sacerdotali ereligiose, e in modo particolare quelle missionarie” (Decr. Christus Dominus, 15). Il Signore ha bisogno dellavostra collaborazione perché le sue chiamate possano raggiungere i cuori di chi ha scelto. Abbiate curanella scelta degli operatori per il Centro Diocesano Vocazioni, strumento prezioso di promozione eorganizzazione della pastorale vocazionale e della preghiera che la sostiene e ne garantisce l’efficacia.Vorrei anche ricordarvi, cari Confratelli Vescovi, la sollecitudine della Chiesa universale per un’equadistribuzione dei sacerdoti nel mondo. La vostra disponibilità verso diocesi con scarsità di vocazioni, diventauna benedizione di Dio per le vostre comunità ed è per i fedeli la testimonianza di un servizio sacerdotaleche si apre generosamente alle necessità dell’intera Chiesa.Il Concilio Vaticano II ha ricordato esplicitamente che “il dovere di dare incremento alle vocazionisacerdotali spetta a tutta la comunità cristiana, che è tenuta ad assolvere questo compito anzitutto con unavita perfettamente cristiana” (Decr. Optatam totius, 2). Desidero indirizzare quindi un fraterno e specialesaluto ed incoraggiamento a quanti collaborano in vario modo nelle parrocchie con i sacerdoti. Inparticolare, mi rivolgo a coloro che possono offrire il proprio contributo alla pastorale delle vocazioni: isacerdoti, le famiglie, i catechisti, gli animatori. Ai sacerdoti raccomando di essere capaci di dare una19


testimonianza di comunione con il Vescovo e con gli altri confratelli, per garantire l’humus vitale ai nuovigermogli di vocazioni sacerdotali. Le famiglie siano “animate da spirito di fede, di carità e di pietà” (ibid.),capaci di aiutare i figli e le fìglie ad accogliere con generosità la chiamata al sacerdozio ed alla vitaconsacrata. I catechisti e gli animatori delle associazioni cattoliche e dei movimenti ecclesiali, convinti dellaloro missione educativa, cerchino “di coltivare gli adolescenti a loro affidati in maniera di essere in grado discoprire la vocazione divina e di seguirla di buon grado” (ibid.).Cari fratelli e sorelle, il vostro impegno nella promozione e nella cura delle vocazioni acquista pienezza disenso e di efficacia pastorale quando si realizza nell’unità della Chiesa ed è indirizzato al servizio dellacomunione. È per questo che ogni momento della vita della comunità ecclesiale - la catechesi, gli incontri diformazione, la preghiera liturgica, i pellegrinaggi ai santuari - è una preziosa opportunità per suscitare nelPopolo di Dio, in particolare nei più piccoli e nei giovani, il senso di appartenenza alla Chiesa e laresponsabilità della risposta alla chiamata al sacerdozio ed alla vita consacrata, compiuta con libera econsapevole scelta.La capacità di coltivare le vocazioni è segno caratteristico della vitalità di una Chiesa locale. Invochiamo confiducia ed insistenza l’aiuto della Vergine Maria, perché, con l’esempio della sua accoglienza del pianodivino della salvezza e con la sua efficace intercessione, si possa diffondere all’interno di ogni comunità ladisponibilità a dire “sì” al Signore, che chiama sempre nuovi operai per la sua messe. Con questo auspicio,imparto di cuore a tutti la mia Apostolica Benedizione.Dal Vaticano, 15 novembre 201020


VII«Le vocazioni dono della Carità di Dio»29 APRILE 2012 - IV DOMENICA DI PASQUAXLIX GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONICari fratelli e sorelle!la XLIX Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che sarà celebrata il 29 aprile 2012, quartadomenica di Pasqua, ci invita a riflettere sul tema: Le vocazioni dono della Carità di Dio.La fonte di ogni dono perfetto è Dio Amore - Deus caritas est -: «chi rimane nell’amore rimane in Dio e Diorimane in lui» (1 Gv 4,16). La Sacra Scrittura narra la storia di questo legame originario tra Dio e l’umanità,che precede la stessa creazione. San Paolo, scrivendo ai cristiani della città di Efeso, eleva un inno digratitudine e lode al Padre, il quale con infinita benevolenza dispone lungo i secoli l’attuarsi del suouniversale disegno di salvezza, che è disegno d’amore. Nel Figlio Gesù - afferma l’Apostolo - Egli «ci ha sceltiprima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità» (Ef 1,4). Noisiamo amati da Dio “prima” ancora di venire all’esistenza! Mosso esclusivamente dal suo amoreincondizionato, Egli ci ha “creati dal nulla” (cfr 2Mac 7,28) per condurci alla piena comunione con Sé.Preso da grande stupore davanti all’opera della provvidenza di Dio, il Salmista esclama: “Quando vedo i tuoicieli, opera delle tue dita, la luna e le stelle che tu hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, ilfiglio dell’uomo, perché te ne curi?” (Sal 8,4-5). La verità profonda della nostra esistenza è, dunque,racchiusa in questo sorprendente mistero: ogni creatura, in particolare ogni persona umana, è frutto di unpensiero e di un atto di amore di Dio, amore immenso, fedele, eterno (cfr Ger 31,3). La scoperta di questarealtà è ciò che cambia veramente la nostra vita nel profondo. In una celebre pagina delle Confessioni,sant’Agostino esprime con grande intensità la sua scoperta di Dio somma bellezza e sommo amore, un Dioche gli era stato sempre vicino, ma al quale finalmente apriva la mente e il cuore per essere trasformato:“Tardi ti amai, bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai. Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori. Lì ticercavo. Deforme, mi gettavo sulle belle forme delle tue creature. Eri con me, e non ero con te. Mitenevano lontano da te le tue creature, inesistenti se non esistessero in te. Mi chiamasti, e il tuo gridosfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la tua fragranza, erespirai e anelo verso di te, gustai e ho fame e sete; mi toccasti, e arsi di desiderio della tua pace” (X,27.38). Con queste immagini, il Santo di Ippona cerca di descrivere il mistero ineffabile dell’incontro conDio, con il Suo amore che trasforma tutta l’esistenza.Si tratta di un amore senza riserve che ci precede, ci sostiene e ci chiama lungo il cammino della vita e ha lasua radice nell’assoluta gratuità di Dio. Riferendosi in particolare al ministero sacerdotale, il miopredecessore, il Beato Giovanni Paolo II, affermava che «ogni gesto ministeriale, mentre conduce ad amaree a servire la Chiesa, spinge a maturare sempre più nell’amore e nel servizio a Gesù Cristo Capo, Pastore eSposo della Chiesa, un amore che si configura sempre come risposta a quello preveniente, libero e gratuito21


di Dio in Cristo» (Esort. ap. Pastores dabo vobis, 25). Ogni specifica vocazione nasce, infatti, dall’iniziativa diDio, è dono della Carità di Dio! È Lui a compiere il “primo passo” e non a motivo di una particolare bontàriscontrata in noi, bensì in virtù della presenza del suo stesso amore «riversato nei nostri cuori per mezzodello Spirito Santo» (Rm5,5).In ogni tempo, alla sorgente della chiamata divina c’è l’iniziativa dell’amore infinito di Dio, che si manifestapienamente in Gesù Cristo. Come ho scritto nella mia prima Enciclica Deus caritas est,«di fatto esiste unamolteplice visibilità di Dio. Nella storia d’amore che la Bibbia ci racconta, Egli ci viene incontro, cerca diconquistarci - fino all’Ultima Cena, fino al Cuore trafitto sulla croce, fino alle apparizioni del Risorto e allegrandi opere mediante le quali Egli, attraverso l’azione degli Apostoli, ha guidato il cammino della Chiesanascente. Anche nella successiva storia della Chiesa il Signore non è rimasto assente: sempre di nuovo civiene incontro - attraverso uomini nei quali Egli traspare; attraverso la sua Parola, nei Sacramenti,specialmente nell’Eucaristia» (n. 17).L’amore di Dio rimane per sempre, è fedele a se stesso, alla «parola data per mille generazioni» (Sal 105,8).Occorre, pertanto, riannunciare, specialmente alle nuove generazioni, la bellezza invitante di questo amoredivino, che precede e accompagna: esso è la molla segreta, è la motivazione che non viene meno, anchenelle circostanze più difficili.Cari fratelli e sorelle, è a questo amore che dobbiamo aprire la nostra vita, ed è alla perfezione dell’amoredel Padre (cfr Mt 5,48) che ci chiama Gesù Cristo ogni giorno! La misura alta della vita cristiana consisteinfatti nell’amare “come” Dio; si tratta di un amore che si manifesta nel dono totale di sé fedele e fecondo.Alla priora del monastero di Segovia, in pena per la drammatica situazione di sospensione in cui egli sitrovava in quegli anni, San Giovanni della Croce risponde invitandola ad agire secondo Dio: «Non pensi adaltro se non che tutto è disposto da Dio; e dove non c’è amore, metta amore e raccoglierà amore»(Epistolario, 26).Su questo terreno oblativo, nell’apertura all’amore di Dio e come frutto di questo amore, nascono ecrescono tutte le vocazioni. Ed è attingendo a questa sorgente nella preghiera, con l’assidua frequentazionedella Parola e dei Sacramenti, in particolar modo dell’Eucaristia, che è possibile vivere l’amore verso ilprossimo nel quale si impara a scorgere il volto di Cristo Signore (cfr Mt25,31-46). Per esprimere il legameinscindibile che intercorre tra questi “due amori” – l’amore verso Dio e quello verso il prossimo - scaturitidalla medesima sorgente divina e ad essa orientati, il Papa San Gregorio Magno usa l’esempio dellapianticella: «Nel terreno del nostro cuore [Dio] ha piantato prima la radice dell’amore verso di Lui e poi si èsviluppato, come chioma, l’amore fraterno» (Moralium Libri, sive expositio in Librum B. Job, Lib. VII, cap. 24,28; PL 75, 780D).Queste due espressioni dell’unico amore divino, devono essere vissute con particolare intensità e purezzadi cuore da coloro che hanno deciso di intraprendere un cammino di discernimento vocazionale verso ilministero sacerdotale e la vita consacrata; ne costituiscono l’elemento qualificante. Infatti, l’amore per Dio,di cui i presbiteri e i religiosi diventano immagini visibili - seppure sempre imperfette - è la motivazionedella risposta alla chiamata di speciale consacrazione al Signore attraverso l’Ordinazione presbiterale o laprofessione dei consigli evangelici. Il vigore della risposta di san Pietro al divino Maestro: «Tu lo sai che tivoglio bene» (Gv 21,15), è il segreto di una esistenza donata e vissuta in pienezza, e per questo ricolma diprofonda gioia.L’altra espressione concreta dell’amore, quello verso il prossimo, soprattutto verso i più bisognosi esofferenti, è la spinta decisiva che fa del sacerdote e della persona consacrata un suscitatore di comunione22


tra la gente e un seminatore di speranza. Il rapporto dei consacrati, specialmente del sacerdote, con lacomunità cristiana è vitale e diventa anche parte fondamentale del loro orizzonte affettivo. Al riguardo, ilSanto Curato d’Ars amava ripetere: «Il prete non è prete per sé; lo è per voi» (Le curé d’Ars. Sa pensée – Soncœur, Foi Vivante, 1966, p. 100).Cari Fratelli nell’episcopato, cari presbiteri, diaconi, consacrati e consacrate, catechisti, operatori pastorali evoi tutti impegnati nel campo dell’educazione delle nuove generazioni, vi esorto con viva sollecitudine aporvi in attento ascolto di quanti all’interno delle comunità parrocchiali, delle associazioni e dei movimentiavvertono il manifestarsi dei segni di una chiamata al sacerdozio o ad una speciale consacrazione. Èimportante che nella Chiesa si creino le condizioni favorevoli affinché possano sbocciare tanti “sì”, qualigenerose risposte alla chiamata di amore di Dio.Sarà compito della pastorale vocazionale offrire i punti di orientamento per un fruttuoso percorso.Elemento centrale sarà l’amore alla Parola di Dio, coltivando una familiarità crescente con la Sacra Scritturae una preghiera personale e comunitaria attenta e costante, per essere capaci di sentire la chiamata divinain mezzo a tante voci che riempiono la vita quotidiana. Ma soprattutto l’Eucaristia sia il “centro vitale” diogni cammino vocazionale: è qui che l’amore di Dio ci tocca nel sacrificio di Cristo, espressione perfetta diamore, ed è qui che impariamo sempre di nuovo a vivere la “misura alta” dell’amore di Dio. Parola,preghiera ed Eucaristia sono il tesoro prezioso per comprendere la bellezza di una vita totalmente spesaper il Regno.Auspico che le Chiese locali, nelle loro varie componenti, si facciano “luogo” di attento discernimento e diprofonda verifica vocazionale, offrendo ai giovani e alle giovani un saggio e vigoroso accompagnamentospirituale. In questo modo la comunità cristiana diventa essa stessa manifestazione della Carità di Dio checustodisce in sé ogni chiamata. Tale dinamica, che risponde alle istanze del comandamento nuovo di Gesù,può trovare eloquente e singolare attuazione nelle famiglie cristiane, il cui amore è espressione dell’amoredi Cristo che ha dato se stesso per la sua Chiesa (cfr Ef 5,32). Nelle famiglie, «comunità di vita e di amore»(Gaudium et spes, 48), le nuove generazioni possono fare mirabile esperienza di questo amore oblativo.Esse, infatti, non solo sono il luogo privilegiato della formazione umana e cristiana, ma possonorappresentare «il primo e il miglior seminario della vocazione alla vita di consacrazione al Regno di Dio»(Giovanni Paolo II, Esort. ap. Familiaris consortio, 53), facendo riscoprire, proprio all’interno della famiglia,la bellezza e l’importanza del sacerdozio e della vita consacrata. I Pastori e tutti i fedeli laici sappianosempre collaborare affinché nella Chiesa si moltiplichino queste «case e scuole di comunione» sul modellodella Santa Famiglia di Nazareth, riflesso armonico sulla terra della vita della Santissima Trinità.Con questi auspici, imparto di cuore la Benedizione Apostolica a voi, Venerati Fratelli nell’episcopato, aisacerdoti, ai diaconi, ai religiosi, alle religiose e a tutti i fedeli laici, in particolare ai giovani e alle giovani checon cuore docile si pongono in ascolto della voce di Dio, pronti ad accoglierla con adesione generosa efedele.Dal Vaticano, 18 ottobre 201123


VIII«Le vocazioni segno della speranzafondata sulla fede»21 APRILE 2013 - IV DOMENICA DI PASQUAL GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONICari fratelli e sorelle!Nella 50ª Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che si celebrerà il 21 aprile 2013, quartadomenica di Pasqua, vorrei invitarvi a riflettere sul tema: «Le vocazioni segno della speranza fondata sullafede», che ben si inscrive nel contesto dell’Anno della fede e nel 50° anniversario dell’apertura del ConcilioEcumenico Vaticano II. Il Servo di Dio Paolo VI, durante l’Assise conciliare, istituì questa Giornata diinvocazione corale a Dio Padre affinché continui a mandare operai per la sua Chiesa (cfr Mt 9,38). «Ilproblema del numero sufficiente dei sacerdoti - sottolineò allora il Pontefice - tocca da vicino tutti i fedeli:non solo perché ne dipende l’avvenire religioso della società cristiana, ma anche perché questo problema èil preciso e inesorabile indice della vitalità di fede e di amore delle singole comunità parrocchiali ediocesane, e testimonianza della sanità morale delle famiglie cristiane. Ove numerose sbocciano levocazioni allo stato ecclesiastico e religioso, là si vive generosamente secondo il Vangelo» (Paolo VI,Radiomessaggio, 11 aprile 1964).In questi decenni, le diverse comunità ecclesiali sparse in tutto il mondo si sono ritrovate spiritualmenteunite ogni anno, nella quarta domenica di Pasqua, per implorare da Dio il dono di sante vocazioni e perriproporre alla comune riflessione l’urgenza della risposta alla chiamata divina. Questo significativoappuntamento annuale ha favorito, infatti, un forte impegno a porre sempre più al centro della spiritualità,dell’azione pastorale e della preghiera dei fedeli l’importanza delle vocazioni al sacerdozio e alla vitaconsacrata.La speranza è attesa di qualcosa di positivo per il futuro, ma che al tempo stesso deve sostenere il nostropresente, segnato non di rado da insoddisfazioni e insuccessi. Dove si fonda la nostra speranza? Guardandoalla storia del popolo di Israele narrata nell’Antico Testamento, vediamo emergere, anche nei momenti dimaggiore difficoltà come quelli dell’esilio, un elemento costante, richiamato in particolare dai profeti: lamemoria delle promesse fatte da Dio ai Patriarchi; memoria che chiede di imitare l’atteggiamentoesemplare di Abramo, il quale, ricorda l’Apostolo Paolo, «credette, saldo nella speranza contro ognisperanza, e così divenne padre di molti popoli, come gli era stato detto: così sarà la tua discendenza» (Rm4,18). Una verità consolante e illuminante che emerge da tutta la storia della salvezza è allora la fedeltà diDio all’alleanza, alla quale si è impegnato e che ha rinnovato ogniqualvolta l’uomo l’ha infranta conl’infedeltà, con il peccato, dal tempo del diluvio (cfr Gen 8,21-22), a quello dell’esodo e del cammino neldeserto (cfr Dt 9,7); fedeltà di Dio che è giunta a sigillare la nuova ed eterna alleanza con l’uomo, attraversoil sangue del suo Figlio, morto e risorto per la nostra salvezza.25


In ogni momento, soprattutto in quelli più difficili, è sempre la fedeltà del Signore, autentica forza motricedella storia della salvezza, a far vibrare i cuori degli uomini e delle donne e a confermarli nella speranza digiungere un giorno alla «Terra promessa». Qui sta il fondamento sicuro di ogni speranza: Dio non ci lasciamai soli ed è fedele alla parola data. Per questo motivo, in ogni situazione felice o sfavorevole, possiamonutrire una solida speranza e pregare con il salmista: «Solo in Dio riposa l’anima mia: da lui la miasperanza» (Sal 62,6). Avere speranza equivale, dunque, a confidare nel Dio fedele, che mantiene lepromesse dell’alleanza. Fede e speranza sono pertanto strettamente unite. « “Speranza”, di fatto, è unaparola centrale della fede biblica, al punto che in diversi passi le parole “fede” e “speranza” sembranointerscambiabili. Così la Lettera agli Ebreilega strettamente alla “pienezza della fede” (10,22) la “immutabileprofessione della speranza” (10,23). Anche quando la Prima Lettera di Pietro esorta i cristiani ad esseresempre pronti a dare una risposta circa il logos - il senso e la ragione - della loro speranza (cfr 3,15),“speranza” è l'equivalente di “fede”» (Enc. Spe salvi, 2).Cari fratelli e sorelle, in che cosa consiste la fedeltà di Dio alla quale affidarci con ferma speranza? Nel suoamore. Egli, che è Padre, riversa nel nostro io più profondo, mediante lo Spirito Santo, il suo amore (cfr Rm5,5). E proprio questo amore, manifestatosi pienamente in Gesù Cristo, interpella la nostra esistenza,chiede una risposta su ciò che ciascuno vuole fare della propria vita, su quanto è disposto a mettere ingioco per realizzarla pienamente. L’amore di Dio segue a volte percorsi impensabili, ma raggiunge semprecoloro che si lasciano trovare. La speranza si nutre, dunque, di questa certezza: « Noi abbiamo conosciuto ecreduto l’amore che Dio ha in noi» (1 Gv4,16). E questo amore esigente, profondo, che va oltre lasuperficialità, ci dà coraggio, ci fa sperare nel cammino della vita e nel futuro, ci fa avere fiducia in noistessi, nella storia e negli altri. Vorrei rivolgermi in modo particolare a voi giovani e ripetervi: «Che cosasarebbe la vostra vita senza questo amore? Dio si prende cura dell’uomo dalla creazione fino alla fine deitempi, quando porterà a compimento il suo progetto di salvezza. Nel Signore Risorto abbiamo la certezzadella nostra speranza» (Discorso ai giovani della diocesi di San Marino-Montefeltro, 19 giugno 2011).Come avvenne nel corso della sua esistenza terrena, anche oggi Gesù, il Risorto, passa lungo le strade dellanostra vita, e ci vede immersi nelle nostre attività, con i nostri desideri e i nostri bisogni. Proprio nelquotidiano continua a rivolgerci la sua parola; ci chiama a realizzare la nostra vita con Lui, il solo capace diappagare la nostra sete di speranza. Egli, Vivente nella comunità di discepoli che è la Chiesa, anche oggichiama a seguirlo. E questo appello può giungere in qualsiasi momento. Anche oggi Gesù ripete: «Vieni!Seguimi!» (Mc 10,21). Per accogliere questo invito, occorre non scegliere più da sé il proprio cammino.Seguirlo significa immergere la propria volontà nella volontà di Gesù, dargli davvero la precedenza,metterlo al primo posto rispetto a tutto ciò che fa parte della nostra vita: alla famiglia, al lavoro, agliinteressi personali, a se stessi. Significa consegnare la propria vita a Lui, vivere con Lui in profonda intimità,entrare attraverso di Lui in comunione col Padre nello Spirito Santo e, di conseguenza, con i fratelli e lesorelle. E questa comunione di vita con Gesù il «luogo» privilegiato dove sperimentare la speranza e dove lavita sarà libera e piena!Le vocazioni sacerdotali e religiose nascono dall’esperienza dell’incontro personale con Cristo, dal dialogosincero e confidente con Lui, per entrare nella sua volontà. È necessario, quindi, crescere nell’esperienza difede, intesa come relazione profonda con Gesù, come ascolto interiore della sua voce, che risuona dentrodi noi. Questo itinerario, che rende capaci di accogliere la chiamata di Dio, può avvenire all’interno dicomunità cristiane che vivono un intenso clima di fede, una generosa testimonianza di adesione al Vangelo,una passione missionaria che induca al dono totale di sé per il Regno di Dio, alimentato dall’accostamentoai Sacramenti, in particolare all’Eucaristia, e da una fervida vita di preghiera. Quest’ultima «deve, da unaparte, essere molto personale, un confronto del mio io con Dio, con il Dio vivente. Dall’altra, tuttavia, essa26


deve essere sempre di nuovo guidata e illuminata dalle grandi preghiere della Chiesa e dei santi, dallapreghiera liturgica, nella quale il Signore ci insegna continuamente a pregare nel modo giusto» (Enc. Spesalvi, 34).La preghiera costante e profonda fa crescere la fede della comunità cristiana, nella certezza semprerinnovata che Dio mai abbandona il suo popolo e che lo sostiene suscitando vocazioni speciali, al sacerdozioe alla vita consacrata, perché siano segni di speranza per il mondo. I presbiteri e i religiosi, infatti, sonochiamati a donarsi in modo incondizionato al Popolo di Dio, in un servizio di amore al Vangelo e alla Chiesa,un servizio a quella salda speranza che solo l’apertura all’orizzonte di Dio può donare. Pertanto essi, con latestimonianza della loro fede e con il loro fervore apostolico, possono trasmettere, in particolare alle nuovegenerazioni, il vivo desiderio di rispondere generosamente e prontamente a Cristo che chiama a seguirlopiù da vicino. Quando un discepolo di Gesù accoglie la divina chiamata per dedicarsi al ministerosacerdotale o alla vita consacrata, si manifesta uno dei frutti più maturi della comunità cristiana, che aiuta aguardare con particolare fiducia e speranza al futuro della Chiesa e al suo impegno di evangelizzazione. Essoinfatti necessita sempre di nuovi operai per la predicazione del Vangelo, per la celebrazione dell’Eucaristia,per il Sacramento della Riconciliazione. Non manchino perciò sacerdoti zelanti, che sappiano accompagnarei giovani quali «compagni di viaggio» per aiutarli a riconoscere, nel cammino a volte tortuoso e oscuro dellavita, il Cristo, Via, Verità e Vita (cfr Gv 14,6); per proporre loro, con coraggio evangelico, la bellezza delservizio a Dio, alla comunità cristiana, ai fratelli. Sacerdoti che mostrino la fecondità di un impegnoentusiasmante, che conferisce un senso di pienezza alla propria esistenza, perché fondato sulla fede inColui che ci ha amati per primo (cfr 1 Gv 4,19). Ugualmente, auspico che i giovani, in mezzo a tanteproposte superficiali ed effimere, sappiano coltivare l’attrazione verso i valori, le mete alte, le scelteradicali, per un servizio agli altri sulle orme di Gesù. Cari giovani, non abbiate paura di seguirlo e dipercorrere le vie esigenti e coraggiose della carità e dell’impegno generoso! Così sarete felici di servire,sarete testimoni di quella gioia che il mondo non può dare, sarete fiamme vive di un amore infinito edeterno, imparerete a «rendere ragione della speranza che è in voi» (1 Pt 3,15)!Dal Vaticano, 6 ottobre 201227


SommarioI «Vocazione nel mistero della Chiesa» ............................................................................ 37 MAGGIO 2006 - IV DOMENICA DI PASQUAXLIII GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONIII «La vocazione al servizio della Chiesa comunione» ....................................................... 629 APRILE 2007 - IV DOMENICA DI PASQUAXLIV GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONIIII «Le vocazioni al servizio della Chiesa-missione» .......................................................... 913 APRILE 2008 - IV DOMENICA DI PASQUAXLV GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONIIV «La fiducia nell’iniziativa di Dio e la risposta umana.» ............................................... 123 MAGGIO 2009 - IV DOMENICA DI PASQUAXLVI GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONIV «La testimonianza suscita vocazioni» ......................................................................... 1525 APRILE 2010 - IV DOMENICA DI PASQUAXLVII GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONIVI «Proporre le vocazioni nella Chiesa locale» ............................................................... 1815 MAGGIO 2011 - IV DOMENICA DI PASQUAXLVIII GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONIVII «Le vocazioni dono della Carità di Dio» .................................................................... 2129 APRILE 2012 - IV DOMENICA DI PASQUAXLIX GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONIVIII «Le vocazioni segno della speranza fondata sulla fede» .......................................... 2521 APRILE 2013 - IV DOMENICA DI PASQUAL GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI29

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