“Noi credevamo”, il film di Martone sul Risorgimento - Anpi

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“Noi credevamo”, il film di Martone sul Risorgimento - Anpi

CinemaPer capirlo bisogna “uscire” dalla storia spiegata a scuola“Noi credevamo”, il film diMartone sul Risorgimentodi Serena D’ArbelaLa locandina del film.Per capire il film di Mario Martone,la sua materia sanguigna, ricca diforza dirompente bisogna usciredalla Storia dei libri di scuola e dalle formuleconvenzionali. Il suo contenuto alternativonon si lascia imbrigliare dalledefinizioni atte a placare un coacervoproblematico di fatti e di posizioni contrastanti.Esprime soprattutto una fogaideale di liberazione e di giustizia socialeche conquista. Descrive i sognatori ecombattenti influenzati dalle idee repubblicanedi eredità rivoluzionaria francese,dal pensiero giacobino e dall’impulsomazziniano, che si sacrificarono fino infondo per un’Italia unita, indipendente eprogressista. Il film, di stile pittorico edespressivo, parte liberamente dal libroomonimo di Anna Banti (sceneggiaturadello stesso Martone e di Giancarlo DeCataldo) guarda all’insegnamento di RobertoRossellini ma anche alle atmosferedi Fiodor Dostojevski. Porta sullo schermo,uscendo dalle versioni risorgimentaliobsolete, brani di una storia non ufficiale,dal basso, dal tessuto vivo dei conflitti,dai pensatori ma anche dalla realtàdei contadini meridionali e dello strapoteredei latifondisti. Evocando la disponibilitàrinnovatriceinsita in tutte legiovani generazioni,tra speranze esconfitte, mostracome al di là deigiochi sottili e deicompromessi dellapolitica sabauda,molti entusiasti delnord e del sud che“credevano” si affratellarononellalotta per unificare lanazione e sottrarlaalla dominazionestraniera. Condizioneper la riuscita delprogetto nazionaleera il cambiamentodelle istituzioni el’abolizione dell’ingiustiziasociale.Le prime inquadra-ture di Martone sono dirette e crude: investonolo spettatore con la punizione diFrancesco I di Borbone re delle due Sicilie:le teste mozzate dei Capozzoli, capidi una rivolta nel Cilento, briganti cospiratorilegati alla Carboneria. I tre giovanissimiprotagonisti Domenico, Angeloe Salvatore fuggono dalla feroce repressionee a Torino aderiscono alla GiovineItalia di Mazzini con ardore dandosi animae corpo alla causa patriottica. Emigratiin Francia, si attivano secondo le direttivemazziniane. I tre di diversa estrazionesociale, ma uniti dagli stessi ideali,avranno destini diversi. Salvatore (LuigiPisani) di origini contadine, tornato alsuo paese, muore assassinato dall’amicoAngelo che lo crede una spia e terrà segretoil suo delitto. Quest’ultimo, di famiglianobile come Domenico continueràinsieme a lui l’attività segreta in Franciae finirà sotto la ghigliottina coinvoltonell’attentato a Napoleone III. Il registamette a fuoco gli adepti minori senza ladedizione dei quali non si attuano le teoriepolitiche. L’angolazione meridionaleè sottolineata dall’uso del dialetto localeche è funzionale alla “viva voce” ma richiederebbeuna traduzione parallela.Così, seguendo i microvissuti, ci imbattiamoin capitoli decisivi del grande ecomposito ordito risorgimentale. Ci appaionocome ritratti-lampo tratti dalbuio della clandestinità icone storichecontroverse. Giuseppe Mazzini (ToniServillo) il “padre della patria” ripresonel suo alone fideistico ma anche intentoa preparare l’oppio per addormentare leguardie, Francesco Crispi (Luca Zingaretti)che illustra il piano per il regicidiodi Napoleone III, Felice Orsini (GuidoCaprino) seguace di un radicalismoestremo. Questi uomini che tramanonell’oscurità dell’esilio con falsi nomi emuovono le azioni rivoluzionarie, sonopunti luce per i combattenti in campo.C’è anche Cristina di Belgioioso nobildonnaspeciale, col suo salotto pariginoche fomenta la rivoluzione democratica,abilissima nel reperire fondi per le impresemazziniane, nella convinzione che ilcompito del secolo è quello didistruggeree fecondare”. Troppo poco conosciuta è34 l patria indipendente l 19 dicembre 2010


Il processo alla banda Orsini nel film di Martone.ancor oggi la sua attività riformatricea favore dei diritti della donnae dell’istruzione popolare.Il film fotografa le conflittualità trale diverse anime in campo, repubblicane,monarchiche, moderate eradicali. Un periodo complesso,mai divulgato a fondo in tutte lesue pieghe viene illuminato perflash, facendo emergere soprattuttoi nodi irrisolti dell’unità d’Italia,che ancora ci trasciniamo dietro eche sono attualissimi. Primo fratutti la disparità tra nord e sud, ladisarmonica sutura fra un settentrioneeconomicamente soverchiantee un meridione impoveritoche ne paga le spese degradandosi.La Questione meridionale, agitatafino all’avvento del fascismo daLucio Villari, Gaetano Salvemini,Francesco Saverio Nitti e poi daAntonio Gramsci, si congelò sottol’imperio mussoliniano, annullatadalla volontà agiografica e colonialedel regime. Lo stesso fenomenodel brigantaggio, torbido e intricatoma di evidenti radici economichee politiche, fu liquidato comeun semplice cancro del Sud e strumentalizzatoall’occorrenza.Certo i tagli della versione filmicaoriginale di Martone e la mancanzadi didascalie offuscano a volte lacomprensione dell’ordine dei fatti.I ruoli di personaggi chiave e le ragionidi certi eventi si danno perscontate come la conoscenza storica.Ad esempio, le circostanze dellafallita rivolta in Savoia. I motimazziniani savoiardi del 1834,ispirati ad un’ideologia repubblicanae considerati sovversivi, furonoperseguiti da tutte le monarchieitaliane dell’epoca. Per i governipreunitari, i mazziniani eranosinonimo di terroristi e cometali furono sempre condannati.Dopo il fallimento dell’insurrezionein Savoia la polizia sabauda arrestòmolti dei congiurati, fra cuiGiovanni e Jacopo Ruffini, amicopersonale di Mazzini e capo dellaGiovine Italia di Genova, che siuccise in carcere per non tradire.L’attentato di Felice Orsini a NapoleoneIII nel 1858 ci appare quisoprattutto come azione cinematografica.Le tre bombe lanciatecontro la carrozza dell’imperatorementre si recava a teatro lo lascia-Un’altra scena del film: la preparazione in attesa dell’esecuzione.rono indenne, ma causarono mortie feriti tra la gente. L’atto sconsideratodel gruppo radicale mazzinianorischiò di comprometterela sottile politica diplomatica diCavour tesa ad accattivarsi la Franciaa scapito dell’Austria. Gli interrogatoridi Orsini, Rudio e Gomeze del dinamitardo Carmine Cammarota(Peppino Mazzotta), personaggiodi fantasia, durante ilprocesso agli attentatori, rievocanonel film atteggiamenti irriducibili,pragmatici o ambigui che si ripresenterannoai tempi nostri neglianni del terrorismo. Le scenedelle torture e della ghigliottinaevidenziano però anche il prezzodi sangue pagato fino in fondo dagliaffiliati.La pagina nera della battaglia dell’Aspromonteavrebbe richiestoqualche spiegazione preliminare.Le immagini degli scontri che ebberoluogo il 29 agosto 1862 dipingonolo sconcerto delle camicierosse colte di sorpresa dal “fuocoamico”. L’attacco da parte delletruppe piemontesi contro i volontarigaribaldini in marcia dalla Siciliaverso Roma per liberarla daldominio papale, si presentò infattiinaspettato. Drammatiche le fucilazionidei disertori passati allacausa di Garibaldi e dei paesani, daparte dei soldati sabaudi. La vistadegli eccidi effettuati dai bersaglierioffre spunti di riflessione su anticheferite.Le incisive scene finali mostrano loscoramento e la disillusione di chipatria indipendente l 19 dicembre 2010 l 35


La fucilazione della banda Capozzoli.dopo tante speranze e sperpero diforze assiste al ripristino dei vecchiprivilegi delle classi conservatrici.A Torino nel 1862, nel parlamentovuoto del Regno unito, Domenicoche ha conosciuto per il suoimpegno militante la galera, senteil discorso di Crispi divenuto monarchicoe trasformato in portavocedell’autoritarismo borghese. Lavoce della restaurazione spegne ilfuoco riformatore e le speranzeprogressiste. Quella delusione richiamaaltre delusioni. Viene dapensare a un certo legame fra l’involuzionepost-risorgimentale e ilcompletamento mancato della democraziaconquistata dalla Resistenza,giustamente definita per isuoi connotati popolari SecondoRisorgimento. Il tema della difesadella Costituzione nella pellicolacome quello dei diritti delle classilavoratrici, come le istanze ancoraaperte del Mezzogiorno sono elementidi dialogo sotteso tra passatoe presente, l’aggancio pungolantetra l’800 e il ’900 su cui meditare.La narrazione di Martone è riccaSaverio (Michele Riondino) e alle sue spalle Domenico (Luigi Lo Cascio), due dei bravi interpretidel film.di carica gestuale ed emozionale.Ci trasmette grazie anche all’ausiliodella musica operistica di fondo,i concitati sentimenti dell’epoca,la passione civile e i sospetti fragli esuli, le impazienze insurrezionalie i fallimenti, la diffidenza deicongiurati verso le chiacchiere deisalotti aristocratici che pure finanzianole società segrete contro itentennamenti monarchici.Spicca nelle carceri dei Borboni, lacoerenza morale dei patrioti cospiratoriinflessibili nel rinunciare allagrazia del re. Tra di essi l’immaginedignitosa di Carlo Poerio (RenatoCarpentieri). Gli attori sonoall’altezza delle loro parti, ma risaltasu tutti Luigi Lo Cascio, profondamentecoinvolto nel personaggiodi Domenico che si rifà, arricchitodalla sua vena siciliana aquello del libro della Banti. Convincentila Cristina di Belgioiosomatura, nell’interpretazione diAnna Bonaiuto che ne evidenzia ilfervore e l’amarezza finale e GuidoCaprino nel ruolo di Orsini.Valerio Binasco rende bene il fanatismodelirante di Angelo, figuradostojevskiana intransigente e tormentata.Il film è da vedere per l’innegabilevalore stimolante. Speriamo in unasua programmazione televisiva apuntate.36 l patria indipendente l 19 dicembre 2010

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