Acta Ordinis Fratrum Minorum - OFM

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AD CHRONICAM ORDINIS 313to cioè vuole comprendere e far comprendere,per quanto è possibile ad umana creatura, laverità della fede, in modo che la mente umananon trovi difficoltà insormontabili per aderirealla verità di Dio.Tra queste verità, l’Eucaristia è certamenteuna delle più difficili a comprendere: la trasformazionedel pane e del vino in corpo esangue di Cristo supera le capacità dell’intellettoumano. Ecco perché Duns Scoto, in questotrattato, ha voluto sviscerare in profonditàquesta trasformazione, ricorrendo alla filosofiaaristotelica della materia e della forma, dellasostanza e dell’accidente; indagando, inoltre,sulla possibilità o meno che un corpo possaessere contemporaneamente in più luoghi, sulpassaggio di un essere da una sostanza all’altra,sull’azione necessaria per realizzare talepassaggio, sulla possibilità che gli accidentipossano sussistere e agire senza la sostanza,ecc.La trattazione, quindi, più che soffermasisulle verità della fede, così come emergonodalle parole di Gesù, dalla testimonianza degliApostoli e degli Evangelisti e dalla prassiapostolica, subapostolica ed ecclesiale – veritàche Duns Scoto, come ogni altro credente accogliesenza riserve e con piena adesione –,si estende in modo assai ampio sull’indaginefilosofica: come cioè si può spiegare, capire eaccogliere – con la ragione umana – verità cosìdifficili e fuori dalla esperienza dell’uomo.Ecco allora il ricorso frequentissimo allafilosofia, particolarmente quella aristotelica:in nessun altro volume Aristotele è citato contanta frequenza come in questo. Si tratta dioltre 150 citazioni dirette, per non parlare diquelle indirette o sottaciute, ma pur presentinell’esposizione.È frequente anche l’esame delle opinioni diautori medievali, specialmente di S. Tommaso,Enrico de Gand, Egidio Romano, Goffredodi Fontaines, ecc.Spessissimo sono citati anche i giuristi,per tutto quello che riguarda le condizioni ela prassi da seguire nella celebrazione e nellarecezione dell’Eucaristia.Le tappe che Duns Scoto segue nella suaesposizione, si possono così delineare:Nella dist. 8, in primo luogo presenta e spiegala definizione dell’Eucaristia e l’eccellenzapredominante di questo sacramento rispettoagli altri.Passa poi a parlare della sua duplice formaconsacratoria, riguardante cioè il pane e il vino,distinguendo le parole che nella forma sonoessenziali, da quelle che non sono tali, masolo completive, ed evidenziando il loro valoreterminale. Si tratta, come dice Scoto, di unadiscussione «subtilis et logica» (d. 8 n. 141),sebbene per il teologo sia sufficiente ritenereche la forma è lo strumento istituito da Dio, ilquale la assiste perché al termine della prolazioneabbia la sua piena efficacia e verità: Dio,cioè, opera perché la forma all’atto del suo pronunciamentofinale abbia la verità che esprime.Segue l’esposizione delle condizioni e disposizioninecessarie per celebrare e riceveredegnamente e fruttuosamente l’Eucaristia.Nella dist. 9 Duns Scoto spiega la gravitàdel peccato che commette chi celebra e ricevel’Eucaristia indegnamente, cioè in peccatomortaleSegue la dist. 10, amplissima, suddivisa intre parti, in cui Duns Scoto esamina la veritàdell’Eucaristia, cercando di spiegare – perquanto è possibile – che essa non contrasta conla ragione umana, ma è in qualche modo comprensibileda essa: su alcuni principi filosoficiScoto non si sofferma più di tanto, in quantosi tratterebbe di una discussione troppo lunga:«quia nimia esset prolixitas» (d. 10 n. 25). Comunquecerca di illustrare come Cristo possaessere “quanto”, cioè avere quantità, senza ilmodo quantitativo; come ci possa essere presenzalocale contemporanea in più luoghi, incielo e in terra; con quali parti del suo essere econ quali azioni immanenti Cristo sia presentenell’Eucaristia; se Cristo nell’Eucaristia abbiamovimento corporale; se qualche intellettocreato o qualche senso possa percepire l’esistenzadi Cristo nell’Eucaristia.La dist. 11 è tutta dedicata al problemadella transustanziazione: alla sua possibilità,alla sua essenza, ai problemi connessi (comel’annihilamento, la corruzione o la permanenzadel pane e del vino), come possa esservitransustanziazione di un corpo in un altropre-esistente o se piuttosto si debba parlaredi transustanziazione «adductiva», in quanto«per ipsam adducitur terminus ut sit hic» (d.11 n. 166-173); se si debba usare pane azzimoo fermentato, vino d’uva o altro, ecc.Nella dist. 12 il discorso è concentrato sugliaccidenti nell’Eucaristia. Molta filosofia.La dist. 13 è dedicata all’azione divina nellaconfezione dell’Eucaristia: in essa cioè soloDio è l’agente principale, mentre come causastrumentale subentra il ministro o sacerdote, eciò per disposizione divina.

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