Acta Ordinis Fratrum Minorum - OFM

ofm.org

Acta Ordinis Fratrum Minorum - OFM

326 AN. CXXIX – MAII-AUGUSTI 2010 – N. 2cono le donne al mattino di pasqua: «Chi cirotolerà via il masso dall’ingresso del sepolcro?».Non sapevano ancora che di lì a pocoavrebbero incontrato l’Amato, che si mostravain tal modo più forte del male, del peccato edella morte. Questa domanda delle donne, cosìamorevole, si riferisce al fatto unico e singolaredella morte e risurrezione di Cristo, ma dialogapotentemente con ciascuno di noi oggi.Pensando alla morte cruenta di Mons. Padoveseabbiamo sentito anche noi come unapietra posarsi sulle nostre labbra, siamo comeammutoliti, increduli di fronte ad un dolorecosì grande e inaspettato. Nessuno voleva crederea queste notizie che iniziavano a trapelarenel primo pomeriggio del 3 giugno. Lo avevamovisto in tanti proprio nei giorni precedenti.Era passato da Roma per partecipare comePresidente della Conferenza episcopale turcaall’assemblea della Cei; avevamo concordatoinsieme le ultime cose per il simposio cheavrebbe dovuto celebrarsi proprio in Cilicia ein Cappadocia la prossima settimana.Anche noi nei giorni successivi ci siamodomandati: chi potrà togliere questo massodalle nostre labbra e dal nostro cuore per unaperdita così grave? L’abbiamo conosciuto comefratello, sacerdote, vescovo, docente, cosìvivo che ci è parsa incredibile la notizia dellasua morte. Che senso avrebbe la morte, unamorte così violenta e crudele, data ad un uomoche tutti abbiamo conosciuto come mite, unuomo di dialogo, di confronto, di appassionataricerca? Un uomo di speranza, che sapevatrovare sempre la possibilità di un nuovo inizio.Davanti a quanto è successo in Turchia possiamofermarci a piangere una persona cara,la perdita di un uomo di cultura, di un grandeappassionato delle origini cristiane. Ma sarebbetroppo poco. Noi non possiamo fermarciall’assurdo di una violenza senza senso.È il mistero pasquale a donarci una luce sulmistero della morte e della uccisione del nostrocaro Vescovo Luigi.Dalla consacrazione battesimale alla consacrazioneepiscopale Luigi sapeva che la vocazionecristiana chiede tutto perché sa che Cristoè tutto, è colui per il quale vale la pena spenderel’esistenza. Allora la sua morte ultimamente sitrova afferrata, attratta e avvolta all’interno diquel dono di sé che Cristo, vero agnello immolato,ha realizzato una volta per tutte per liberaretutti gli uomini dalla paura della morte e dallamenzogna del peccato e della violenza.Il mistero pasquale, mistero di morte e dirisurrezione, è il senso ultimo dell’esistenza diquesto confratello che ha servito Cristo, la servitola Chiesa, ha servito l’umano.E allora possiamo dire anche noi come sanPaolo – quel Paolo di Tarso che Mons. Padoveseha tanto amato e studiato: Chi ci separeràdunque dall’amore di Cristo? Forse la tribulazione,l’angoscia, la persecuzione, la fame,la nudità, il pericolo, la spada? In tutte questecose noi siamo più che vincitori per virtù dicolui che ci ha amati. Io sono infatti persuasoche né morte né vita, né angeli né principati,né presente né avvenire, né potenze, né altezzané profondità, né alcuna altra creatura potràmai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù,nostro Signore.In questa certezza che ci viene dall’amoredi Cristo, crocifisso e risorto, allora non solole nostre labbra si aprono, possono tornare aparlare; ma possono arrivare a dire “grazie”,a ringraziare. Eucaristia: rendimento di grazieper la sua vita donata. E’ proprio intornoall’altare del Signore, nel rendimento di grazieche il nostro dolore inizia sciogliersi e il nostrosmarrimento trova una parola sicura.Grazie, Signore, innanzitutto per il donodella sua vita, per fr. Luigi, per la sua testimonianzadi religioso sulle orme di Francescod’Assisi nella famiglia cappuccina. Chilo ha conosciuto come giovane frate ricordala gioia che trasmetteva per la scelta di consacrazioneche aveva compiuto. Erano tempidifficili quella della sua formazione iniziale;erano gli anni del cosiddetto 1968, della contestazioneglobale. Lo si poteva incontrarefrequentemente tra i giovani, soprattutto nellasua parrocchia nel centro di Milano. Parlavasenza timore con tutti. Chi lo ha conosciutofin dall’ora ne apprezzava la capacità didialogo, la sua profonda onestà intellettuale.Nell’accogliere le discussioni e le critiche, sapevasempre valorizzare qualche cosa del suointerlocutore.Noi oggi, giustamente, lo ricordiamo comeuomo del dialogo, nelle grandi prospettivedell’incontro tra culture e religioni diverse.Ma questa era un’attitudine che aveva già manifestatonella sua gioventù e che nel tempo ècresciuta fino a maturità.Ringraziamo il Signore anche per il suo ministerosacerdotale che ha vissuto con fedeltàe dedizione. Quanti potrebbero testimoniare lasua delicatezza d’animo, la sua attenta capacitàd’ascolto, la sua attitudine ad accompagnare

More magazines by this user
Similar magazines