Acta Ordinis Fratrum Minorum - OFM

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210 AN. CXXIX – MAII-AUGUSTI 2010 – N. 2re la croce quotidiana dietro il suo Signore. Èla proposta di rovesciamento di mentalità e dicomportamento, fino ad affrontare, se necessario,la contrarietà e la persecuzione: “beativoi quando vi insulteranno e vi perseguiteranno”(Mt 5,11). Siamo disposti ad accettarel’umanesimo della croce, l’umanesimo diGesù?Il nostro Dio, il Dio rivelato dai profeti e daGesù stesso, non il dio costruito a nostra immaginee somiglianza, si presenta spesso nellanostra vita e nella vita dell’umanità come un“Dio nascosto”, un Dio che opera nelle piaghedella storia. Siamo disposti a riconoscere lasua presenza, anche sotto il velo dell’umiliazionee della sconfitta?La Sindone ci offre il volto di un uomo sofferente.Dalla rivelazione sappiamo bene cheDio non soltanto si rivela attraverso i segnidella vittoria, ma anche dove c’è il volto di unuomo debole, indifeso e sofferente. La contemplazionedel volto del Signore crocifissoci aiuta a cogliere nella figura di ogni uomoo donna sofferente un’immagine del volto diDio. Riusciamo noi a riconoscerlo nel voltodi ogni uomo, particolarmente nel volto di chisoffre?L’uomo della Sindone ha un volto sereno,fino al punto che non sembra morto, maaddormentato. Questo ci fa pensare a Gesù ilFiglio di Dio apparso nella debolezza dellacarne umana per esprimere in essa, pure neimomenti più oscuri, la fiducia e l’abbandonodel Figlio al Padre che è nei cieli. Tale mododi vivere di Gesù ci propone un’esistenzasegnata dalla gratuità, dal primato dell’amore,dal perdono. Stimolati dalla contemplazionedell’uomo della Sindone, e dalla vita del SignoreGesù ci domandiamo: la nostra esistenzaè segnata dalla gratuità, dall’amore, dal perdono?È precisamente questo il cammino chela contemplazione dell’uomo della Sindone ciaiuta a compiere. In questo modo il segno eil messaggio della Sindone diventano vita, diventanotestimonianza di Colui che amandoci,ci amò fino alla fine e diede la sua vita in riscattoper noi.Un silenzio che si fa presente tante volte nelnostro cammino. Immagine del Dio che ci hastrappato dalla morte. Gesù il Cristo, scrittacon il Sangue del SignoreFr. José Rodríguez Carballo, ofmMinistro generale3. Messaggio ai Maestri e Novizi dellaCOMPISALIRE, STARE, SCENDERERoma, 16 maggio 2010Carissimi fratelli Novizie Maestri dei Novizi della COMPI,il Signore vi dia pace!Sono veramente contento di sapere che dal20 al 26 maggio, preso il Santuario della Verna,vi incontrate per l’annuale Convegno deiNovizi della COMPI. Non potendo recarmialla Verna per incontravi personalmente, comeavrei desiderato, voglio farmi presente conquesto mio saluto.E prima di tutto voglio dirvi una parola diringraziamento e incoraggiamento a voi, carissimiMaestri dei Novizi. Il vostro servizio nonsempre è facile. Oltre a tante altre difficoltàche comporta la formazione in se stessa, il noviziatoha le sue proprie fatiche: questa tappadi formazione dura 365 giorni, il che esige unapresenza continua, e quando vi siete abituatia un gruppo, dovete re-iniziare con un altrinovizi e partire da zero. Tutto questo, non dirado, provoca tanta stanchezza. Anche io hosperimentato tutto questo nei dodici anni chela mia Provincia mi ha chiesto questo servizio.Ma partendo proprio dalla mia esperienza viposso anche dire che il vostro lavoro è moltobello e importantissimo per l’Ordine.Il vostro ministero è bello, prima di tutto pervoi stessi. Essere Maestri dei novizi vi obbligaa puntare sempre sull’essenziale della nostravita: la preghiera personale e comunitaria,la vita fraterna in comunità, e la formazionepermanente. Coscienti, poi, che nessuno puòaccompagnare se non è accompagnato, il vostroservizio di accompagnatori vi fa prenderecoscienza del bisogno di lasciarvi accompagnarespiritualmente e vocazionalmente, e diassumere questo impegno di essere accompagnaticome un compito importante nella vostravita e per la vostra missione come formatori.Il vostro servizio, in fine, vi porta a una strettacollaborazione con la Fraternità formativa, equindi, a un lavoro costante e assiduo per costruirela Fraternità, e di puntare senza stancarsiverso un ideale, che è quello di fare inmodo che le fraternità provinciali diventinoogni giorno più formative, e che tra formazioneiniziale e permanente non ci sia un abisso.Il vostro ministero è anche bello per i giovaniche il Signore e le Province vi hanno af-

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