Acta Ordinis Fratrum Minorum - OFM

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228 AN. CXXIX – MAII-AUGUSTI 2010 – N. 221-27. 30, la verifica della ricezione della RFFe della RS e la loro applicazione nelle Entità(cf. Mandato 35) , nei corsi per formatori edi GPIC nella PUA, così come anche in altriCentri dell’Ordine, come Canterbury e Petropolis(cf. Mandato 41)… Anche se non è direttamenteprevisto dai mandati capitolari, vichiedo di iniziare uno studio a livello di Conferenzasugli abbandoni, in modo da offrirciun aiuto per l’attuazione del mandato capitolaren. 48.Una parola particolare merita il progettoEuropa approvato dal Capitolo generale 2009(cf. Mandato 26.27). Vi incoraggio e vi chiedodi continuare a mettere a disposizione le personeper i vari progetti, ad aprirvi e aprire igiovani a “pensare europeo”, ad essere di stimolopropositivo anche per le altre Conferenzed’Europa.Finalmente, per progredire nel senso di appartenenzaall’Ordine è importante assumereil “magistero” dell’Ordine, così come è statodelineato negli ultimi Capitoli generali e neidiversi Documenti pubblicati negli ultimi anni,adattando i programmi provinciali alla lineadi animazione e al cammino dell’Ordine.In questo contesto vi chiedo di assumere,oltre a quello sul Moratorium, il sussidioRipartire dal Vangelo, sempre elaboratodal Definitorio generale, come compagno diviaggio in questo sessennio. Quest’ultimo ciricorda come dobbiamo vivere il Vangelo (anni2010-2011), come donarlo agli altri (anni2012-2013), come rinnovare e ridimensionarele strutture per meglio vivere il Vangelo e permeglio donarlo agli altri (anni 2014-1015).Mentre ringrazio di quanto la Conferenzafa in questo senso, la invito a non ripiegarsisu se stessa per la diminuzione di vocazioni eil bisogno di mano d’opera nelle singole Entità.Aprirsi all’Ordine darà respiro anche atanti Frati, particolarmente giovani, per i qualii confini delle Province cominciano ad esseretroppo stretti.Dalla collaborazione all’interdipendenzaDa diversi anni nell’Ordine, attraverso iCapitoli e i suoi Ministri, si sta affermando lanecessità di crescere nella collaborazione interprovinciale.Così il Capitolo generale 2006,riprendendo un’affermazione del Consiglioplenario del 2001, affermava che «la collaborazioneinterprovinciale è il futuro dell’Ordine».Fr. Hermann Schalück, già nel 1992, invitavaa sviluppare una «cultura della solidarietàal servizio del futuro comune» e Fr. GiacomoBini giustamente faceva notare nel 2003: «seun fratello che vive isolato si trova oggettivamenteai margini della sua vocazione, così ancheuna Provincia che non si sente in comunionecon le altre e con l’Ordine intero, si trova aimargini della Fraternità universale». Dal 2004ad oggi io stesso ho richiamato ripetutamenteal bisogno della collaborazione «per realizzareaspetti importanti del nostro carisma e per esseresignum fraternitatis».Il Capitolo generale 2003 ha riaffermatol’urgenza di «tornare all’essenziale della nostraesperienza di fede e della nostra spiritualità»,per dare autenticità alla nostra sequela diCristo, per contribuire a «far sorgere una nuovaepoca», per «suscitare una nuova visione dellavita e delle relazioni» (Sdp 2). Ora le Prioritàci dicono che cosa è essenziale per noi oggi,sono una guida per vivere i valori peculiaridella nostra spiritualità, sono una “chiave” percomprendere e rispondere da Frati minori alleattese della Chiesa e del mondo.Non basta, però, conoscere cosa è essenzialeed individuare le sfide dell’ora presente. Èindispensabile creare le possibilità per viverel’essenziale e per offrire risposte secondo ilnostro carisma. Tra le varie scelte o “strategie”per rendere concrete tali possibilità, il Capitoloindica la “collaborazione interprovinciale”.Anzi, dice che da questa dipende il futurodell’Ordine (cf. Sdp Proposte, 16). In questosenso sono proprio le Priorità ad esigere lapratica convinta della collaborazione.Non si tratta di un’indicazione estemporanea.È la conseguenza di quanto è emerso nelCPO/2001, il quale, verificando l’attuale tipologiadelle nostre Province e del nostro Ordine,riconosceva che ci troviamo, in molti casi,in una situazione di precarietà.La “nuova cultura” di solidarietà e collaborazioneha prodotto i suoi frutti come hannoriconosciuto il Capitolo generale del 1997 (cf.Dalla memoria alla profezia 39) e il Consiglioplenario del 2001 (cf. Documento finale, pp.11-12), tuttavia deve trovare sempre più spazionelle Entità, nelle Conferenze e nella Fraternitàuniversale. Infatti, in un mondo diventatoun unico “villaggio”, il rischio di pensare,di progettare e di occuparsi e preoccuparsi dei“propri luoghi” è ancora molto forte.La cultura della collaborazione non è importantesoltanto, come dice il Capitolo generale,per avere la possibilità di realizzareaspetti essenziali del nostro carisma, ma per

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