Acta Ordinis Fratrum Minorum - OFM

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196 AN. CXXIX – MAII-AUGUSTI 2010 – N. 2per mezzo di Lui, di essere colmata di grazia,e dare lode e gloria a Dio nell’eternità. DunsScoto, pur consapevole che, in realtà, a causadel peccato originale, Cristo ci ha redenti conla sua Passione, Morte e Risurrezione, ribadisceche l’Incarnazione è l’opera più grande epiù bella di tutta la storia della salvezza, e cheessa non è condizionata da nessun fatto contingente,ma è l’idea originale di Dio di unirefinalmente tutto il creato con se stesso nellapersona e nella carne del Figlio.Fedele discepolo di san Francesco, DunsScoto amava contemplare e predicare il Misterodella Passione salvifica di Cristo, espressionedell’amore immenso di Dio, il Quale comunicacon grandissima generosità al di fuoridi sé i raggi della Sua bontà e del Suo amore(cfr Tractatus de primo principio, c. 4). E questoamore non si rivela solo sul Calvario, maanche nella Santissima Eucaristia, della qualeDuns Scoto era devotissimo e che vedeva comeil Sacramento della presenza reale di Gesùe come il Sacramento dell’unità e della comunioneche induce ad amarci gli uni gli altri ead amare Dio come il Sommo Bene comune(cfr Reportata Parisiensia, in IV Sent., d. 8, q.1, n. 3).Cari fratelli e sorelle, questa visione teologica,fortemente “cristocentrica”, ci apre allacontemplazione, allo stupore e alla gratitudine:Cristo è il centro della storia e del cosmo, èColui che dà senso, dignità e valore alla nostravita! Come a Manila il Papa Paolo VI, anch’iooggi vorrei gridare al mondo: «[Cristo] è ilrivelatore del Dio invisibile, è il primogenitodi ogni creatura, è il fondamento di ogni cosa;Egli è il Maestro dell’umanità, è il Redentore;Egli è nato, è morto, è risorto per noi; Egli è ilcentro della storia e del mondo; Egli è Coluiche ci conosce e che ci ama; Egli è il compagnoe l’amico della nostra vita… Io non finireipiù di parlare di Lui» (Omelia, 29 novembre1970).Non solo il ruolo di Cristo nella storia dellasalvezza, ma anche quello di Maria è oggettodella riflessione del Doctor subtilis. Ai tempidi Duns Scoto la maggior parte dei teologi opponevaun’obiezione, che sembrava insormontabile,alla dottrina secondo cui Maria Santissimafu esente dal peccato originale sin dalprimo istante del suo concepimento: di fatto,l’universalità della Redenzione operata da Cristo,a prima vista, poteva apparire compromessada una simile affermazione, come se Marianon avesse avuto bisogno di Cristo e della suaredenzione. Perciò i teologi si opponevano aquesta tesi. Duns Scoto, allora, per far capirequesta preservazione dal peccato originale,sviluppò un argomento che verrà poi adottatoanche dal beato Papa Pio IX nel 1854, quandodefinì solennemente il dogma dell’ImmacolataConcezione di Maria. E questo argomento èquello della “Redenzione preventiva”, secondocui l’Immacolata Concezione rappresentail capolavoro della Redenzione operata da Cristo,perché proprio la potenza del suo amore edella sua mediazione ha ottenuto che la Madrefosse preservata dal peccato originale. QuindiMaria è totalmente redenta da Cristo, ma giàprima della concezione. I Francescani, suoiconfratelli, accolsero e diffusero con entusiasmoquesta dottrina, e altri teologi – spessocon solenne giuramento – si impegnarono adifenderla e a perfezionarla.A questo riguardo, vorrei mettere in evidenzaun dato, che mi pare importante. Teologidi valore, come Duns Scoto circa la dottrinasull’Immacolata Concezione, hanno arricchitocon il loro specifico contributo di pensiero ciòche il Popolo di Dio credeva già spontaneamentesulla Beata Vergine, e manifestava negliatti di pietà, nelle espressioni dell’arte e, ingenere, nel vissuto cristiano. Così la fede sianell’Immacolata Concezione, sia nell’Assunzionecorporale della Vergine era già presentenel Popolo di Dio, mentre la teologia non avevaancora trovato la chiave per interpretarlanella totalità della dottrina della fede. Quindiil Popolo di Dio precede i teologi e tutto questograzie a quel soprannaturale sensus fidei, cioèa quella capacità infusa dallo Spirito Santo,che abilita ad abbracciare la realtà della fede,con l’umiltà del cuore e della mente. In questosenso, il Popolo di Dio è “magistero che precede”,e che poi deve essere approfondito e intellettualmenteaccolto dalla teologia. Possanosempre i teologi mettersi in ascolto di questasorgente della fede e conservare l’umiltà e lasemplicità dei piccoli! L’avevo ricordato qualchemese fa dicendo: «Ci sono grandi dotti,grandi specialisti, grandi teologi, maestri dellafede, che ci hanno insegnato molte cose. Sonopenetrati nei dettagli della Sacra Scrittura…ma non hanno potuto vedere il mistero stesso,il vero nucleo… L’essenziale è rimasto nascosto!Invece, ci sono anche nel nostro tempoi piccoli che hanno conosciuto tale mistero.Pensiamo a santa Bernardette Soubirous; asanta Teresa di Lisieux, con la sua nuova letturadella Bibbia ‘non scientifica’, ma che entra

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