Acta Ordinis Fratrum Minorum - OFM

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242 AN. CXXIX – MAII-AUGUSTI 2010 – N. 2traverso un processo lungo, lento e faticoso.Si prega per essere alla presenza del Signore,per imparare a vivere alla sua presenza, apertisempre a quanto il Signore nella preghieraci vuole dare: l’essenza della vita. In questomodo, pian piano, ponendo la Parola e l’Eucaristiaal centro della nostra giornata, il Signoreci trasformerà profondamente fino a diventarenoi stessi icone del Signore, lettere di Cristoper quanti ci vedono, segni e memorie viventidella dimensione trascendentale che esiste nelcuore di ogni essere umano.Soltanto se la nostra vita è centrata in Diosaremo docili allo Spirito, che ci spinge versoil futuro, per fare grandi cose con noi (cf. VC110), ritrovando nel Consolatore l’ardore missionarioche talvolta sembra venir meno (cf.PdV 20). In questo senso dobbiamo ribadire,ancora una volta, che la preghiera non è un sovrappiùalla nostra attività. La preghiera, comeripete costantemente il Papa Benedetto XVI, èla prima attività di chi ha ricevuto la missionedi far conoscere Colui che per noi è cammino,verità e vita. Non ci fa dei religiosi, né dei FratiMinori, ciò che facciamo, ma come lo facciamoe per chi lo facciamo.Quanto detto è necessario, ne sono moltoconvinto, ridircelo tutti assieme, anche se viviamoed operiamo in ambienti di per se stessireligiosi, come possono essere i santuari. Nonbasta essere in un santuario per essere uominidi preghiera o uomini di fede che centrano laloro vita in Dio. Anche qui, e forse più che inaltri ambienti, la routine può essere la nostragrande nemica.Alla luce di quanto detto vi chiedo di domandarvi:sono veramente credente? Si puòdire di noi che siamo cristiani nel senso concui lo diceva Francesco di Chiara?La comunione di vita in FraternitàLa Fraternità è per noi un elemento costitutivoche, con lo spirito di orazione e devozione,con la minorità e la missione evangelizzatrice,ci identifica come Frati Minori. Nonpossiamo dirci tali senza tentare seriamente divivere queste dimensioni. D’altra parte, oggiè una convinzione acquisita che il presente eil futuro della vita consacrata passano necessariamenteper la vita fraterna, essendo ancheuna condizione per raggiungere l’autorealizzazione,come afferma il documento Vita fraternain comunità (cf. Vfc 25). Cercare il pienosviluppo umano, la piena maturità spirituale,fuori dell’ambito della comunità umana, è pretenderel’impossibile. Per tutti, ma particolarmenteper noi, sono valide le parole della Gaudiumet spes: nessuno «può trovare la sua propriapienezza se non nella consegna sincera dise stesso agli altri» (GS 24). Cercare di essereFrati Minori senza la vita fraterna in comunitàè tentare l’impossibile. Per noi, seguire Cristo,non si può fare da solo, ma comporta esserein comunione con i fratelli; ascoltare Cristo richiede,tra le altre mediazioni, quella di ascoltarlonei fratelli; contemplare il volto del Signoreesige, anche, contemplarlo nel volto deifratelli; accogliere Cristo significa accoglieregli altri come dono del Signore (cf. Test 14).Nella vita fraterna ci giochiamo tante cosea livello umano: la piena maturità umana;cristiano: maturità cristiana; francescano:maturità religiosa (cf. CCGG 39). NellaFraternità si cresce, si matura, si raggiungela pienezza. Nella Fraternità si radicano lanostra vita e missione. È, infatti, la Fraternitàche evangelizza, «essendo la comunionefraterna, sorretta dalla preghiera e dalla penitenza,la prima e la più luminosa testimonianzadel Vangelo», come affermano le nostreCostituzioni (CCGG 89, 2). Per questo sitratta di una vera sfida nella nostra vita. Eccoperché il Capitolo generale 2009, coscientedell’importanza e centralità della Fraternitànella nostra vita e missione, ha chiesto atutti di «coltivare una particolare attenzionela qualità della vita fraterna». Tale cura, cheimplica nutrire tra di noi uno spirito di familiarità,vivere certe virtù come la reciprocaamicizia, la cortesia, la gioia del cuore (cf.CCGG 39), coltivare la «fede orizzontale»,la fiducia reciproca (cf. Spc 5), è «una parteimportante del ministero dei ministri e guardiani»,che si devono impegnare nella ricerca«dei mezzi per ricreare comunione, mutuacomunicazione, calore e verità nelle relazionireciproche» (PdV 27). Così come la fedeè condizione sine qua non per accogliere glialtri e per andare incontro agli altri, di coloroche sono diversi (cf. Spc 22), il dialogo ela comunione profonda sono il nutrimentoumano della vita fraterna (cf. Spc 50). Eccoallora che «il bisogno di coltivare momenti diintercambio mutuo, momenti per condivideree celebrare la vita in tutte le sue dimensioni»(Spc 32), diventa una vera sfida. La metodologiadi Emmaus, che ci ha suggerito il Capitologenerale 2006 (cf. Spc 39ss), si è rivelatauno strumento molto adeguato per la costruzionedella Fraternità

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