Acta Ordinis Fratrum Minorum - OFM

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EX ACTIS MINISTRI GENERALIS 247fonte d’immensa felicità per i suoi. Le apparizionidel Risorto nel giorno di Pasqua lo sottolineanochiaramente. Il contrasto tra il piantodella Maddalena per il supposto furto del corpodi Gesù e l’abbraccio indescrivibile al Maestronel momento in cui lo riconobbe, ce lo faintuire con eloquenza. Così anche l’antitesi trala paura degli ebrei da parte dei discepoli e laloro gioia nel vedere il Signore, lo mostra conchiarezza.Credente nell’Evangelo, nella buona notiziadella risurrezione, il cristiano risponde conla gioia all’evento della salvezza portata daGesù Cristo. La gioia è dunque co-estensivaalla fede cristiana. Non è una possibilità, ma èuna responsabilità. Responsabilità che discendedall’evento pasquale con cui Dio ha resuscitatoGesù Cristo e dischiuso agli uomini lasperanza della resurrezione. Tutto il Vangeloè racchiuso fra l’annuncio della grande gioiadella nascita del Salvatore a Betlemme (cf. Lc2,10-11) e la gioia esplosa all’alba del primogiorno dopo il sabato, il giorno della risurrezione(cf. Mt 28, 8).Questa gioia, la gioia indicibile e gloriosa(cf. 1Pt 1,8-9) di chi ama Cristo e vive conlui nel segreto della fede; la gioia del risorto èquella che deve apparire nei nostri volti e chenon viene meno pur nelle situazioni di sofferenzae di dolore, «gioia anche nelle tribolazioni»(2Cor 7,4). Il mondo d’oggi ha bisogno di questatestimonianza da parte dei cristiani e, particolarmente,da parte di noi consacrati. Comeintuiranno che Cristo è risorto se ci vedono conun volto da “venerdì santo”? Come susciteremoentusiasmo per la vita, se noi, che diciamodi credere alla Vita, non mostriamo la bellezzadi seguire Colui del quale proclamiamo che èla Via, la Verità e la Vita? La gioia che Cristorisorto ci dona deve essere una chiara testimonianzadella nostra fede nella risurrezione.La gioia della Pasqua deve riempire tutta lanostra vita. E perchè la gioia è una responsabilità,non possiamo privare il mondo della testimonianzadella gioia sgorgata dalla fede. È lagioia dei credenti, infatti, che narra al mondola gloria di Dio!Chi crede veramente nel Signore risortonon può essere dominato da uno stato di tristezza,di paura, di angoscia. Momenti di provae di desolazione possono cadere sul credente,esperienze di dolore e pianto non mancheranno…,ma il sole della Pasqua illuminerà lavita del credente e porterà al suo cuore fiducia,gioia e pace.«È risorto», e noi, che lo abbiamo sperimentatosiamo inviati a comunicare questabuona notizia a tutti. La comunità dei discepoliesiste per la missione: apostoli, missionaridella pace e della gioia di Cristo risorto. Esistiamoper questo. Gesù risorto ci manda nelmondo intero, come il Padre ha mandato Lui.Tutti noi siamo degli apostoli (= inviati) delCristo. Tutti noi siamo chiamati a metterci incammino per annunciare ciò di cui siamo statitestimoni. Ce lo insegna in questo luogo Pietro,Giovanni, Maria Maddalena e tanti altri.Non si può vivere l’incontro con Cristo risortosenza comunicare questa bella e grande notiziaa tutti.«Vedere», «andare», «correre», «gioire»sono i verbi del cammino pasquale che manifestanol’esperienza cristiana della risurrezionedel Signore. «Vedere», «andare», «correre»,«gioire» sono i verbi che manifestano gliatteggiamenti propri di un cammino verso unmondo nuovo: il mondo inaugurato da Cristocon la sua risurrezione, il mondo che noi cristianisiamo chiamati a costruire essendo arteficidi pace, lasciandoci abitare da Colui che èla nostra felicità. Cari fratelli, mettiamoci incammino annunciando a tutti la ragione ultimadella nostra gioia, della nostra fede, della nostrasperanza: «non è qui, è risorto!».Fr. José Rodríguez Carballo, ofmMinistro generale14. Omelia in occasione della festa del perdono di AssisiS. Maria degli Angeli, 1 agosto 2010CELEBRARELA GRAZIA DEL PERDONOSi, 24,1-4.22-31; Sal 33; Gal 4, 3-7; Lc 1,26-33Cari fratelli e sorelle,il Signore vi dia la sua pace!Con grande gioia siamo arrivati alla Porziuncolaper gustare e celebrare la grazia delperdono; per gustare e celebrare la bontà delSignore che essendo Amore (1Gv 4,8), ci amae ci perdona, preparando per noi non un banchettoqualunque, ma il banchetto nel qualeLui stesso diventa nostro cibo e bevanda.L’evento della rivelazione di Dio in GesùCristo crocifisso, che costituisce il cuore delcristianesimo, viene letto da Paolo come eventodell’amore di Dio per gli uomini nella loro

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