Acta Ordinis Fratrum Minorum - OFM

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248 AN. CXXIX – MAII-AUGUSTI 2010 – N. 2condizione di peccato, nella loro condizione dinemici di Dio (cf. Rm 5,8-11). E questo eventoè segnato dall’amore e dalla gratuità di Dio, ilche significa che il dono del Figlio all’umanitàè anche, e contemporaneamente, perdono.Perdono, remissione dei peccati. Perdono,rimozione degli ostacoli che si frappongonoall’unione intima con Dio, con gli altri e con lacreazione, in modo tale di farci sentire la graziadella riconciliazione, e, quindi, della comunioneprofonda che per il peccato era venutameno tra noi e Dio, tra noi agli altri, tra noie la creazione. E questo avviene non in virtù diun rapporto giuridico tra Dio che riceve l’offesae l’uomo che pecca, ma grazie a quel darein-piùche si traduce in un rapporto di grazia.In altre parole, il nostro pentimento, come nelcaso del pentimento del figlio prodigo (cf. Lc15,11-32), potrà iniziare soltanto dal momentoin cui ci rendiamo conto dell’amore fedeledel Padre, che non ha cessato di amarci mentreeravamo lontani da lui per il peccato. Ciòche noi diciamo perdono, in realtà agli occhidel Padre non è che un amore che non ha maismentito se stesso. Il perdono, allora, è comprensibilesoltanto nello spazio della libertàdell’amore, solo nello spazio e nella logica deldono che nel Figlio si fa totale e totalmentegratuito.Riflesso dell’amore trinitario di Dio, il perdonoè partecipazione alla vittoria di Cristosulla morte: se la risurrezione dice che la mortenon ha l’ultima parola, il perdono dice chela morte non ha l’ultima parola, che il peccatonon è l’ultima verità dell’uomo. L’ultima parolanella vita dell’uomo, l’ultima sua verità èsempre l’amore di Dio. L’uomo è prima di tutto,l’amato del Padre che non dubita di donareil Figlio, affinché l’umanità ritorni alla pienacomunione con Dio, con gli altri e con la creazionestessa, voluta dal Creatore fin dagli inizi.In questo modo possiamo dire che «la chiesa èuna comunità di peccatori convertiti, che vivonola grazia del perdono, trasmettendola a lorovolta agli altri» (Joseph Ratzinger).Il perdono di cui sentiamo il bisogno ciarriva oggi attraverso l’Indulgenza della Porziuncolaottenuta da Francesco direttamentedal Papa per mandarci tutti in Paradiso. Francesco,che aveva sperimentato nella sua vitala misericordia del Signore, come lui stessoconfessa nel suo Testamento, vuole che tuttifacciano questa stessa esperienza. Lo specificodi questa Indulgenza è la sua gratuità. Contrariamentea quanto avveniva con altre Indulgenze,questa è gratuita. Per questo possiamodire che è l’Indulgenza dei poveri, di chi nonpiù andare a Gerusalemme o San Giacomo diCompostela. Il cuore grande di Francesco nonvuole lasciare nessuno senza la possibilità diandare in paradiso, senza la possibilità di essereperdonati.Cari fratelli e sorelle, convocati per gustaree celebrare la grazia del perdono siamougualmente chiamati a riscoprire l’amore diDio e condividere questo amore/perdono congli altri. Questi sono, infatti, gli atteggiamentinecessari per partecipare pienamente alla festadel perdono. Il primo come condizione per gustareil perdono, il secondo come conseguenzadi sentirsi perdonati.Chi non è cosciente che Dio lo ama, comepotrà celebrare e fare festa per il perdono? Maneppure potrà mai sentire cosa significa il peccato.Sono i santi, come Francesco, che, perchési sentono realmente amati, si sentono ancheperdonati e sentono l’urgenza di romperecon qualunque situazione di peccato, per piccolache sia. Quando Francesco sul monte dellaVerna grida: l’amore non è amato, l’amorenon è amato, lo fa perché ha esperimentato ilgrande amore che Dio ha per l’umanità e l’insormontabiledistanza tra l’amore di Dio el’amore dell’uomo. E se afferma nel suo Testamentoquando ero nei peccati, non lo fa perumiltà, ma perché lo sente vero. È vero, perchésa che l’amore di Dio per lui è senza limiti.D’altra parte sentirci perdonati ci mette davantia un’esigenza di perdonare senza limiti:«settanta volte sette» (Mt 18,22). Ecco perchéil Signore, nella versione che Luca ci offre delPadre Nostro, ci insegna a pregare così: «perdonacicome noi già abbiamo perdonato». Chisi sente perdonato diventa necessariamenteapostolo del perdono e della riconciliazione.Ce lo insegna Francesco nel suo impegno diriconciliare il vescovo e il podestà di Assisi, illupo e la città di Gubbio.Fratelli e sorelle, amici tutti, celebrando lasolennità di Santa Maria, Regina degli Angeli,celebriamo Colei alla quale la liturgia applical’elogio che il libro del Siracide, ascoltatonella prima lettura, fa della Sapienza. Guidatida questa attualizzazione liturgica Maria è lamadre del bell’amore e del timore, della cognizionee della santa speranza, in Lei è ognigrazia di via e di verità, ogni speranza di vitae di virtù. Lei è la piena di grazia, come lachiama l’Angelo, la cui memoria rimarrà pertutti i secoli (cf. Sir 24,27). Lei è la donna dal-

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