Vuoi vedere come è strutturato il codice? - La Tribuna

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Libro IDei reati in generaleTitolo IDella legge penale1. Reati e pene: disposizione espressa di legge. –Nessuno può essere punito (13 2 ) per un fatto che non siaespressamente preveduto come reato dalla legge (40, 42,85), né con pene che non siano da essa stabilite (199; 25Cost.) ( 1 ).( 1 ) L’art. 1, primo comma, della L. 24 novembre 1981, n. 689, in tema didepenalizzazione, stabilisce che nessuno può essere assoggettato a sanzioniamministrative se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima dellacommissione della violazione.SOMMARIO:a) Principio di legalità; a-1) Definizione di legalità dellapena; a-2) Pena illegalmente applicata;b) Principio di tassatività;c) Divieto di interpretazione analogica;d) Interpretazione estensiva;e) Riserva di legge; e-1) Legge regionale;f) Norma penale in bianco; f-1) Definizione; f-2) Rapporticon l’art. 25 Cost; f-3) Disposizioni integratrici dellalegge penale.a) Principio di legalità.a-1) Definizione di legalità della pena.l Il principio di legalità non va individuato nellepene stabilite con criterio generale per le singolefattispecie legali, ma anche in quelle risultanti dall’applicazionedelle varie disposizioni che incidonosul regime sanzionatorio, sì da identificarsi in quellovoluto dal legislatore, nella sua discrezionalità in corrispondenzadelle sue statuizioni concernente le ipotesiconsiderate delle disposizioni penali. (Applicazione delprincipio in tema di legittimità della continuazione frareati eterogenei). * Cass. pen., sez. II, 6 giugno 1986, n.5169 (ud. 22 gennaio 1986), Desiderio.l Il principio della legalità non costituisce più il criterioermeneutico per risolvere i problemi sorti in riferimentoal reato continuato con la novella del 1974, inquanto la pena legale non è quella prevista per la singolafattispecie criminosa, sebbene quella stabilita dall’art. 81c.p. che prevede un trattamento sanzionatorio ispiratoal favor rei. Ne consegue che è ammissibile la continuazionetra il reato più grave e quello meno grave anche seil primo è punito soltanto con la reclusione e gli altri conduplice pena, e cioè reclusione e multa. * Cass. pen., sez.II, 9 febbraio 1985, n. 1344 (ud. 26 ottobre 1984), Tripli.l La pena legale non è solo quella comminata dallesingole fattispecie penali, bensì anche quella risultantedall’applicazione delle varie disposizioni incidenti sultrattamento sanzionatorio; tra tali disposizioni va ricompresala normativa concernente il concorso formale direati e il reato continuato. * Cass. pen., sez. III, 12 giugno1984, n. 5503 (ud. 11 gennaio 1984), Paredi.l Il principio della legalità della pena, sancito legislativamentedall’art. 1 c.p. e costituzionalmente garantitodagli artt. 13 e 25 secondo comma Cost., non significal’intangibilità assoluta della pena edittale prevista perogni singolo reato, ma soltanto che le pene, come ireati, debbono essere in via generale prefiguratidalla legge. Ne consegue che pena legale non è soltantoquella stabilita per la singola fattispecie incriminatrice,ma quella risultante dall’applicazione delle variedisposizioni di legge che attraverso meccanismi diversi(quali, aumento o diminuzione o trasformazione di peneper il concorso di circostanze aggravanti od attenuanti;giudizio di comparazione tra circostanze di segno opposto,cumulo giuridico di pene) incidono sul trattamentosanzionatorio. * Cass. pen., sez. I, 25 febbraio 1983, n.1696 (ud. 3 dicembre 1982), Magni.l Il principio della legalità della pena, sancito legislativamentedall’art. 1 del c.p. e costituzionalmente garantitodagli artt. 12 e 25, secondo comma, della Costituzione,non significa l’intangibilità assoluta della penaedittale prevista per ogni singolo reato, ma soltanto chele pene — come i reati — debbono essere in via generaleprefigurate dalla legge. Pena legale non è soltantoquella prevista per le singole fattispecie penali, bensìquella risultante dall’applicazione delle varie disposizionidi legge, che attraverso meccanismi diversi — quali,aumento o diminuzione o trasformazione di pene per ilconcorso di circostanze attenuanti o aggravanti; giudiziodi comparazione tra circostanze di segno opposto;cumulo giuridico di pene — incidono sul trattamentosanzionatorio. * Cass. pen., sez. I, 30 luglio 1981, n. 7624(ud. 9 giugno 1981), Cerentino.l Il principio di legalità della pena (art. 1 c.p.) èviolato qualora venga applicata una pena non previstao diversa da quella prevista dalla legge per un determinatoreato. Rientra, tuttavia, nel concetto di legalitàanche la pena comminata dalle singole fattispeciepenali, nonché quella risultante dalle varie disposizioniincidenti sul trattamento sanzionatorio, nelle quali disposizioni,oltre le norme sulle circostanze (aggravantio attenuanti) va ricompresa la normativa concernenteil trattamento sanzionatorio previsto dall’art. 81 c.p. *Cass. pen., sez. un., 8 giugno 1981, n. 5690 (ud. 7 febbraio1981), Viola.a-2) Pena illegalmente applicata.l In materia di successione nel tempo di leggi penali,una volta individuata la disposizione complessivamentepiù favorevole, il giudice deve applicare questa nella suaintegralità, ma non può combinare un frammentonormativo di una legge e un frammento normativodell’altra legge secondo il criterio del favor rei perchéin tal modo verrebbe ad applicare una terza fattispeciedi carattere intertemporale non prevista dal legislatore,violando così il principio di legalità (da questepremesse, se ne è dedotto che l’applicabilità da partedel giudice ordinario, nella specie, dello strumentario


47 Titolo I – Legge penaleArt. 2ad essere, quindi, in essa incorporata. Ne discende che lanorma in bianco non è in contrasto con la riserva dilegge di cui all’art. 25 Cost. poiché, attraverso il suddettoprocedimento di integrazione, la fonte immediata dellanorma penale resta pur sempre la legge (in senso formaleo sostanziale), mentre la norma regolamentare o l’attodella pubblica amministrazione riveste il ruolo di completamentoed integrazione del precetto nei limiti e con ilcontenuto indicati con sufficiente specificazione dalla normaprimaria. (Nella specie tale rapporto di integrazione èstato individuato nell’art. 58 del regolamento di esecuzionedel T.U. delle leggi di P.S. e l’art. 221 del T.U. medesimo,definita norma penale in bianco). * Cass. pen., sez. un., 30giugno 1984, n. 6176 (ud. 24 marzo 1984), Romano.f-3) Disposizioni integratrici della legge penale.l L’obbligo del giudice di interpretare il diritto nazionaleconformemente al contenuto delle decisioni quadroadottate nell’ambito del titolo VI del Trattato sull’Unioneeuropea non può legittimare l’integrazione della normapenale interna quando una simile operazione si traducain una interpretazione in “malam partem”. (In applicazionedi tale principio, la Corte ha escluso che la disciplinain tema di confisca contenuta nella decisione-quadrodel Consiglio dell’Unione Europea 2005/212/GAI del24 febbraio 2005 possa essere utilizzata per estenderela confisca per equivalente di cui all’art. 322 ter primocomma c.p. anche al profitto del reato). * Cass. pen.,sez. un., 6 ottobre 2009, n. 38691 (c.c. 25 giugno 2009),Caruso. [RV244191]l L’atto amministrativo rimane tale anche quandointegra il precetto penale e, quindi, non è soggetto a giudiziodi legittimità costituzionale. (Fattispecie in tema dinorma penale in bianco). * Cass. pen., sez. III, 7 settembre1987, n. 9781 (ud. 8 giugno 1987), Gamboso.l In tema di norme penali in bianco, è legittima la leggeche, nel comminare una sanzione penale, si rimette,per la specificazione di singoli elementi della fattispecie,ad atti non dotati di valore di legge, quali anche gli attidella pubblica amministrazione. (Nella specie è statoaffermato che il codice della navigazione, che sia nell’art.1164 sia nell’art. 1174 irroga la pena alternativa dell’arrestofino a tre mesi o dell’ammenda sino a lire 400.000, èlegge dello Stato, sicché il principio di legalità della penaè soddisfatto, nulla importando che i contrassegni di fattosiano delineati da un atto normativo di grado inferiore— ordinanza della capitaneria di porto — e quest’ultimosia successivo e rivolto ad una generalità di soggetti).L’atto amministrativo rimane tale anche quando integrail precetto penale e, quindi, non è soggetto a giudizio dilegittimità costituzionale. (Fattispecie in tema di normapenale in bianco). * Cass. pen., sez. III, 7 settembre 1987,n. 9781 (ud. 8 giugno 1987), Gamboso.l Intanto la disposizione di un regolamento di esecuzione— cioè di un atto normativo del potere esecutivo,che presuppone una legge (o altro atto normativoavente tale forza) precedente alla quale si ricollega edella quale detta le norme particolari concernenti lasua esecuzione — può costituire fonte, mediata, dinorme penali (ovviamente per quel che concerne esclusivamentela determinazione degli elementi del fatto incriminato),in quanto la legge stessa — mediante unanorma «delegatrice» (detta anche «autorizzatrice») checostituisce l’esclusiva fonte della norma penale — abbiaconferito, in forma espressa e specifica, al governo ladelegazione della potestà regolamentare in quella determinatamateria, stabilendo essa stessa direttamente lamisura della sanzione o prefiggendo il massimo di penacon cui il potere esecutivo potrà sanzionare i precetticosì determinati. * Cass. pen., sez. I, 18 maggio 1983, n.4431 (ud. 5 novembre 1982), Maran.l Le norme di diritto civile, che disciplinano lostatus di imprenditore e l’obbligo correlativo dellatenuta dei libri e delle altre scritture contabili, sononorme integratrici della disposizione che incrimina labancarotta semplice e, pertanto, l’errore sulla qualità diimprenditore commerciale e sull’obbligo sopra indicatosi risolve nell’ignoranza della legge penale e non discrimina.* Cass. pen., sez. V, 10 novembre 1980, n. 11796(ud. 16 luglio 1980), Talamini.l È inefficace una norma penale in bianco che sirichiami ad un atto ad essa esterno, di qualsiasi natura,non soggetto ad alcuna forma di pubblicazione, essendola conoscenza delle norme penali, nella loro interezza,canone fondamentale per la loro applicabilità. * Cass.pen., sez. IV, 31 marzo 1969, n. 925, Bombana ed altro.2. Successione di leggi penali ( 1 ). – Nessuno può esserepunito per un fatto che, secondo la legge del tempo in cuifu commesso, non costituiva reato (25 Cost.).Nessuno può essere punito per un fatto che, secondouna legge posteriore, non costituisce reato; e, se vi è statacondanna, ne cessano la esecuzione e gli effetti penali.Se vi è stata condanna a pena detentiva e la legge posterioreprevede esclusivamente la pena pecuniaria, la penadetentiva inflitta si converte immediatamente nella corrispondentepena pecuniaria, ai sensi dell’articolo 135 ( 2 ).Se la legge del tempo in cui fu commesso il reato e leposteriori sono diverse, si applica quella le cui disposizionisono più favorevoli al reo, salvo che sia stata pronunciatasentenza irrevocabile (648 c.p.p.) ( 3 ).Se si tratta di leggi eccezionali o temporanee, non si applicanole disposizioni dei capoversi precedenti (14 prel.).Le disposizioni di questo articolo si applicano altresìnei casi di decadenza e di mancata ratifica di un decretoleggee nei casi di un decreto-legge convertito in legge conemendamenti (77 Cost.) ( 4 ).( 1 ) Si vedano gli artt. 10, 12 e 15 delle disposizioni sulla legge in generaledel codice civile.( 2 ) Questo comma è stato inserito dall’art. 14 della L. 24 febbraio 2006, n.85.L’art. 15 della medesima legge prevede inoltre che alle violazioni depenalizzatedalla stessa legge si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 101 e 102del D.L.vo 30 dicembre 1999, n. 507.( 3 ) L’art. 30, quarto comma, della L. 11 marzo 1953, n. 87, contenente normesul funzionamento della Corte costituzionale, stabilisce che, qualora in applicazionedi una norma dichiarata incostituzionale sia stata pronunciata sentenzairrevocabile di condanna, ne cessino l’esecuzione e tutti gli effetti penali.( 4 ) La Corte costituzionale con sentenza 19 febbraio 1985, n. 51 ha dichiaratol’illegittimità costituzionale di questo comma nella parte in cui rendeapplicabili alle ipotesi da esso previste, le disposizioni contenute nel secondo eterzo comma di questo articolo.SOMMARIO:a) Ambito di operatività;b) Abolitio criminis;c) Applicazione delle disposizioni più favorevoli alreo;d) Leggi eccezionali o temporanee;e) Disposizioni contenute in un decreto legge;f) In genere; f-1) Consumo di gruppo di stupefacenti; f-2) Circolazione stradale; f-3) Reati fallimentari; f-4) Reati


Art. 2Libro I – Dei reati48societari; f-5) Servizio militare; f-6) Reati in tema di paesaggio;f-7) Oltraggio a pubblico ufficiale; f-8) Reati edilizi;f-9) Ricettazione; f-10) Adesione della Romania allaU.E; f-11) Reati doganali; f-12) Falsità in valori di bollo.a) Ambito di operatività.l Il principio “tempus regit actum” riguarda solola successione nel tempo delle leggi processuali e nonanche delle interpretazioni giurisprudenziali di questeultime. * Cass. pen., sez. II, 25 maggio 2010, n. 19716(c.c. 6 maggio 2010), Merlo. [RV247114]l In caso di successione di disposizioni diverseconcernenti misure alternative alla detenzione, che nonattengono né alla cognizione del reato, né all’irrogazionedella pena, ma alle modalità esecutive di questa,non operano le regole dettate dall’art. 2 c.p., né ilprincipio costituzionale di irretroattività delle disposizioni“in peius”, ma quelle vigenti al momentodella loro applicazione. (Nella specie si è ritenuta correttala dichiarazione di inammissibilità, nella vigenzadel D.L. 23 febbraio 2009 n. 11, quando esso era in corsodi conversione, di un’istanza di affidamento in prova alservizio sociale presentata da condannato per delitto dicui all’art. 609-quater c.p., commesso prima dell’entratain vigore del predetto decreto-legge; ed è stata tuttaviaannullata con rinvio la decisione impugnata, sul rilievodi una modificazione “in melius” introdotta dalla successivalegge di conversione n. 38 del 2009 in ordine aipresupposti di concessione della misura). * Cass. pen.,sez. I, 3 settembre 2009, n. 33890 (c.c. 26 giugno 2009),Miglioranza. [RV244831]l In tema di successione di leggi nel tempo, il principiodi irretroattività della legge penale opera conriguardo alle norme incriminatrici e non anche allemisure di sicurezza, sicché la confisca obbligatoria delveicolo, con il quale sia stato commesso il reato di guidain stato di ebbrezza con accertamento di un tasso alcolemicosuperiore a g. 1,5 per litro, trova applicazioneanche relativamente ai fatti commessi prima dell’entratain vigore dell’art. 4 della L. n. 125 del 2008, che l’ha introdotta.* Cass. pen., sez. IV, 5 marzo 2009, n. 9986 (c.c.27 gennaio 2009), P.G. in proc. Fave’. [RV243297]l In tema di successione di leggi penali, la modificazionedella norma extrapenale richiamata dalla disposizioneincriminatrice esclude la punibilità del fattoprecedentemente commesso se tale norma è integratricedi quella penale oppure ha essa stessa efficaciaretroattiva. (Nella specie, la Corte ha ritenuto che l’adesionedella Romania all’Unione europea, con il conseguenteacquisto da parte dei rumeni della condizione dicittadini europei, non ha determinato la non punibilitàdel reato di ingiustificata inosservanza dell’ordine delquestore di allontanamento dal territorio dello Statocommesso dagli stessi prima del 1° gennaio 2007, datadi entrata in vigore del Trattato di adesione, in quantoquest’ultimo e la relativa legge di ratifica si sono limitatia modificare la situazione di fatto, facendo solo perdereai rumeni la condizione di stranieri, senza che tuttaviatale circostanza sia stata in grado di operare retroattivamentesul reato già commesso). * Cass. pen., sez. un.,16 gennaio 2008, n. 2451 (ud. 27 settembre 2007), P.G.in proc. Magera. Conforme, Cass. pen., sez. I, 6 marzo2008, n. 10265 (ud. 28 febbraio 2008), P.G. in proc. Cristofan.[RV238197]l La nuova formulazione delle norme che prevedonoi delitti di false comunicazioni sociali (artt.2621 e 2622), nel testo introdotto dall’art. 1 D.L.vo 11aprile 2002, n.61, non ha comportato l’abolizione totaledei reati precedentemente contemplati, ma si pone inrapporto di continuità normativa con la fattispecieprevigente, determinando una successione di leggi coneffetto parzialmente abrogativo in relazione a quei fatti,commessi prima dell’entrata in vigore del citato D.L.vo,che non siano riconducibili alle nuove fattispecie criminose.(Nella specie la Corte ha annullato con rinvio ladecisione dei giudici di merito che aveva assolto gli imputatidal reato ex art. 2621 c.c. perché il fatto non è prevedutodalla legge come reato anziché di procedere adaccertamento al fine di stabilire se l’originaria condottacontestata contenesse o meno tutti gli elementi richiestidalla nuova normativa). * Cass. pen., sez. V, 20 ottobre2004, n. 40823 (ud. 7 luglio 2004), P.M. in proc. Preatonied altro. [RV230258]l In tema di reati societari, il giudice penale cheaccerti l’avvenuta abolitio criminis del reato di impeditocontrollo della gestione sociale — originariamente previstodall’art. 2623, n. 3, c.c. — ad opera dell’art. 2625 c.c.,introdotto dal D.L.vo n. 61 del 2002, il quale prevede chela condotta di impedito controllo, quando non abbia cagionatodanno ai soci, sia punita con sanzione pecuniariaamministrativa — non ha l’obbligo di trasmettere gliatti alla autorità amministrativa competente ad applicarele sanzioni in ordine all’illecito depenalizzato,non sussistendo alcuna disposizione transitoria delD.L.vo n. 61 del 2002 che preveda un tale obbligo, mentreil legislatore, laddove ha ritenuto necessaria taletrasmissione, ha dettato un’espressa previsione (adesempio per gli illeciti valutari), posto che detto obbligosi pone in contrasto con il principio di irretroattivitàdella sanzione amministrativa sancita dall’art. 1 dellalegge n. 689 del 1981, che non può essere derogatose non nelle ipotesi tassativamente previste. Né sonoapplicabili — trattandosi di violazione antecedente l’entratain vigore del D.L.vo n. 61 del 2002 — le disposizionitransitorie di cui alla legge n. 689 del 1981, ovvero l’art.2, comma terzo, c.p., in quanto tale previsione disciplinal’ipotesi di successione di leggi penali e non quella in cuisopravvenga una legge che trasforma il fatto costituentereato in illecito amministrativo. Con la conseguenza chein nessun caso l’autorità amministrativa può applicarealla violazione dell’art. 2623 n. 3 c.c. una sanzione aisensi dell’art. 2625 c.c. come modificato. * Cass. pen.,sez. V, 5 maggio 2004, n. 21064 (ud. 5 marzo 2004), DeMattei. [RV229236]l La fattispecie previgente dell’art. 2631 c.c. che disciplinavail conflitto di interessi non è stata riprodotta,a seguito dell’introduzione del D.L.vo n. 61 del 2002, nelvigente art. 2631 c.c. che prevede la violazione amministrativadi omessa convocazione dell’assemblea, ed è soloin parte riprodotta dal vigente art. 2634 c.c. che disciplinal’infedeltà patrimoniale; ne consegue — nell’ipotesiin cui il reato contestato all’imputato sia quello previstodal previgente art. 2631 c.c. e non siano ravvisabili gliestremi della fattispecie criminosa di cui al vigente art.2634 c.c. — che il giudice ha il dovere di assolverel’imputato e non può ordinare la trasmissione degliatti all’Autorità amministrativa. * Cass. pen., sez. V, 26febbraio 2004, n. 8673 (ud. 11 dicembre 2003), Torrisi ealtro. [RV228744]l La disciplina relativa alla successione delle leggipenali (art. 2 c.p.) si applica qualora la disposizione richiamatada una «norma penale in bianco» sia modificatao abrogata, ovvero nell’ipotesi in cui venga modificata


51 Titolo I – Legge penaleArt. 2patteggiamento, il giudice aveva rigettato la richiesta delP.M. di confisca delle autovetture usate per commettereil reato di agevolazione dell’ingresso clandestino in Italiadi cittadini extracomunitari e la S.C., investita di ricorsosul punto, ha ritenuto legittima la statuizione sulla basedel diritto vigente all’epoca del fatto, pur disponendo, poi,direttamente essa stessa la misura di sicurezza, in forzadel sopravvenuto art. 2 del decreto legislativo n. 113 del1999, contemplante espressamente la confisca del mezzodi trasporto «anche nel caso di applicazione della pena surichiesta delle parti». * Cass. pen., sez. I, 7 luglio 1999, n.3717 (c.c. 19 maggio 1999), P.G. in proc. Musliu. Conforme,quanto al principio, Cass. pen., sez. I, 16 marzo 2006,n. 9269 (c.c. 1 marzo 2006), Colombari. [RV213941]l In tema di abuso di ufficio, a seguito della nuovaformulazione dell’art. 323 c.p. ad opera della legge 16luglio 1997, n. 234, occorre verificare, in base all’art. 2c.p., riguardante la successione delle leggi penali neltempo, se le condotte contestate all’imputato sulla basedella fattispecie previgente siano tali da integrare reatoanche in base al nuovo testo del predetto articolo; e ciòtenendo presente che la nuova fattispecie, al fine di realizzareuna maggiore tipicizzazione della condotta delpubblico ufficiale, richiede specificatamente che questiabbia agito intenzionalmente in violazione di leggio di regolamenti; che essa configura ora un reato dievento, postulando che il comportamento del pubblicoufficiale abbia determinato un ingiusto vantaggio patrimonialeper sé o per altri ovvero un danno ingiusto peraltri; che essa contempla la sussistenza del carattere patrimonialedel vantaggio ingiusto, mentre tale carattere,prima della novella, valeva solo a contraddistinguere laipotesi più grave di cui al comma secondo dell’art. 323c.p. previgente. * Cass. pen., sez. VI, 23 febbraio 1998,n. 2328 (ud. 14 gennaio 1998), Branciforte ed altro. Intermini, Cass. pen., sez. VI, 4 dicembre 1997, n. 11204,P.M. in proc. Vitarelli ed altri. [RV209781]l L’art. 2 c.p. che regola la successione nel tempodella legge penale, riguarda quelle norme che definisconola natura sostanziale e circostanziale del reato,comprese quelle norme extrapenali richiamate espressamentead integrazione della fattispecie incriminatricenonché le leggi costituenti indispensabile presuppostoo comunque concorrenti ad individuare il contenutosostanziale del precetto. Esula da tale normativa lasuccessione di atti o fatti amministrativi che, senzamodificare la norma incriminatrice o comunque su diessa influire, agiscano sugli elementi di fatto — modificandoli— sì da non renderli più sussumibili sottol’astratta fattispecie normativa. (Fattispecie in tema dirigetto di eccepita inapplicabilità dell’art. 468 c.p., allacontraffazione dei sigilli posti sulla calotta del contatoreelettrico per non essere più l’Enel, a seguito della leggen. 395 del 1992, ente pubblico economico). * Cass. pen.,sez. V, 8 maggio 1997, n. 4114 (ud. 25 febbraio 1997), DeLisi. [RV207479]l In virtù del combinato disposto degli artt. 199 e200 c.p. e dei principi affermati dall’art. 25 Cost., deveescludersi che in tema di applicazione delle misure disicurezza operi il principio di irretroattività dellalegge di cui all’art. 2 c.p., sicché le misure predettesono applicabili anche ai reati commessi nel tempo incui non erano legislativamente previste ovvero erano diversamentedisciplinate quanto a tipo, qualità e durata.(Fattispecie relativa all’applicazione della confisca previstadall’art. 12 sexies D.L. 8 giugno 1992 n. 306 — comeintrodotto all’art. 2 D.L. 20 giugno 1994 n. 399 — ad unreato di usura commesso precedentemente all’entratain vigore delle predette disposizioni). * Cass. pen., sez.II, 6 marzo 1997, n. 3651 (c.c. 3 ottobre 1996), Sibilia.[RV207140]l Quando la legge punisce condotte contrarie aprescrizioni poste con atto amministrativo, che influiscesu singoli casi, l’emanazione di nuovi atti, o ilmutamento del loro contenuto, non costituiscono novazionelegislativa rilevante ex art. 2 comma secondoc.p., in quanto non si prospetta alcuna modificazionedi regole generali di condotta. Invero tale atto amministrativo(che, nel caso in esame, prevedeva i limiti diaccettabilità degli scarichi valevoli per l’insediamentodell’imputato) integra il precetto penale in un elementonormativo della fattispecie; cioè l’atto amministrativo èil presupposto di fatto della legge penale incriminatrice,la quale ne sanziona la trasgressione. Ne deriva che ilmutamento dell’atto amministrativo non comportauna differente valutazione della fattispecie legale astratta,bensì determina la modifica del precetto e l’instaurazionedi una nuova fattispecie incriminatrice, sicché,regolando le due norme fatti storicamente diversi, nonsorge problema di successione di leggi. (Nella specie,relativa a rigetto di ricorso, era stata dedotta violazionedell’art. 2 c.p. per non avere la corte di merito ritenutoapplicabile la regola della retroattività della legge piùfavorevole; ciò in quanto il valore dei solventi organiciera conforme ai nuovi, e più permissivi, limiti fissati dalconsorzio interprovinciale successivamente alla commissionedel reato). * Cass. pen., sez. III, 18 ottobre 1996,n. 9163 (ud. 24 settembre 1996), Rizzi. [RV206419]l Il disposto dell’art. 200, comma 1, c.p. — secondocui le misure di sicurezza sono regolate dalla legge invigore al momento della loro applicazione — va interpretatonel senso che non potrà mai applicarsi unamisura di sicurezza per un fatto che, al momento dellasua commissione non costituiva reato, mentre è possibile,fermo quanto sopra in ordine al presupposto, lasuddetta applicazione per un fatto di reato per il qualeoriginariamente non era prevista la misura; deve inveroconsiderarsi che il principio di irretroattività dellalegge penale, di cui agli artt. 25, comma 2 della Costituzionee 2 comma 1, c.p., riguarda le norme incriminatrici,ossia le disposizioni in forza delle quali un fatto èprevisto come reato e non invece le misure di sicurezza.* Cass. pen., sez. VI, 6 novembre 1995, n. 3391 (c.c. 29settembre 1995), Trischitta ed altri. [RV203314]l Le misure alternative alla detenzione, eccezion fattaper la liberazione anticipata, possono essere concesseai condannati per delitti indicati nell’art. 4 bis della L.26 luglio 1975 n. 354 solo se risulti prestata attivitàdi collaborazione ex art. 58 ter della stessa legge. Ciòvale anche se la condanna è intervenuta prima dell’entratain vigore di tali restrizioni, introdotte con il D.L.n. 306 del 1992, convertito nella L. n. 356 del 1992, nonoperando in materia il principio dell’irretroattività dellalegge penale più sfavorevole, riferibile solo a leggipenali sostanziali, tra le quali non sono annoverabilile norme che attengono all’esecuzione della pena e allemisure a questa alternative, comprese le condizioni perla loro applicazione. * Cass. pen., sez. I, 11 ottobre 1995,n. 4421 (c.c. 20 settembre 1995), P.M. in proc. Molinas.[RV202514]l Le disposizioni della L. 24 luglio 1993 n. 256 chehanno modificato la L. 27 dicembre 1956 n. 1423 nel


Art. 2Libro I – Dei reati52senso che il proposto non può più essere allontanato dalluogo di residenza o di dimora abituale, si applicanoanche ai procedimenti di prevenzione in corso alladata della sua entrata in vigore. (Nella specie, nonessendosi tenuto conto di tale principio da parte delgiudice di merito, la S.C. ha annullato il provvedimentocon rinvio, stante la necessità di specifici accertamentiper l’individuazione esatta dei comuni di residenza e diabituale dimora). * Cass. pen., sez. I, 14 aprile 1994, n.1098 (c.c. 4 marzo 1994), Monni.l Le norme che disciplinano l’esecuzione della penae le misure alternative alla detenzione (ivi comprese lecondizioni richieste per la concessione di queste ultime),non possono essere ritenute di natura penalesostanziale, non prevedendo esse nuove ipotesi di reatoné modificando ipotesi di reato già esistenti. Dette norme,pertanto, non sono soggette al principio di irretroattivitàprevisto dall’art. 25 della Costituzione e dall’art.2 del codice penale. (Principio formulato in relazionealle modifiche, in senso restrittivo, alle disposizionidell’ordinamento penitenziario relative all’applicabilitàdi misure alternative, introdotte dal D.L. 8 giugno 1992n. 306, conv. con modif., in L. 7 agosto 1992 n. 356). *Cass. pen., sez. I, 17 marzo 1993, n. 108 (c.c. 14 gennaio1993), Primerano.l La legge con cui viene data esecuzione in Italia aduna convenzione internazionale in tema di deroga allagiurisdizione (nella specie la L. 15 ottobre 1977, n. 980con la quale è stata data esecuzione alla Convenzionedi Bruxelles sugli abbordaggi in mare del 10 maggio1962) non può essere considerata una legge penalee non consente, quindi, il giudizio di comparazione delmaggior favore previsto fra leggi penali dall’art. 2 c.p. *Cass. pen., sez. IV, 5 maggio 1988, n. 5426 (ud. 6 ottobre1987), Laudato.b) Abolitio criminis.l In materia di successione di leggi penali, in caso dimodifica della norma incriminatrice, per accertare sericorra o meno “abolitio criminis” è sufficiente procedereal confronto strutturale tra le fattispecie legaliastratte che si succedono nel tempo, senza la necessitàdi ricercare conferme della eventuale continuità tra lestesse facendo ricorso ai criteri valutativi dei beni tutelatie delle modalità di offesa, atteso che tale confrontopermette in maniera autonoma di verificare se l’interventolegislativo posteriore assuma carattere demolitoriodi un elemento costitutivo del fatto tipico, alterando cosìradicalmente la figura di reato, ovvero, non incidendosulla struttura della stessa, consenta la sopravvivenza diun eventuale spazio comune alle suddette fattispecie. *Cass. pen., sez. un., 12 giugno 2009, n. 24468 (c.c. 26febbraio 2009), Rizzoli. [RV243585]l L’abrogazione dell’istituto dell’amministrazionecontrollata e la soppressione di ogni riferimento ad essocontenuto nella legge fallimentare (art. 147 D.L.vo n. 5del 2006) hanno determinato l’abolizione del reato dibancarotta societaria connessa alla suddetta proceduraconcorsuale (art. 236, comma secondo, R.D. n. 267 del1942). Conseguentemente, qualora sia intervenuta condannadefinitiva per tale reato, il giudice dell’esecuzioneè tenuto a revocare la relativa sentenza. * Cass. pen., sez.un., 12 giugno 2009, n. 24468 (c.c. 26 febbraio 2009),Rizzoli. [RV243586]l In caso di abrogazione di una norma incriminatrice,per accertare se le tipologie di fatti in essa compresesiano riconducibili ad altra disposizione generale preesistente,è necessario procedere al confronto strutturaletra le due fattispecie astratte, integrando all’occorrenzatale criterio attraverso una valutazione dei benigiuridici rispettivamente tutelati, al fine di verificarel’eventuale intenzione dell’intervento abrogativo di nonattribuire più rilievo al disvalore insito nella fattispecieincriminatrice soppressa. * Cass. pen., sez. un., 12giugno 2009, n. 24468 (c.c. 26 febbraio 2009), Rizzoli.[RV243587]l La questione concernente la «abolitio criminis» èpregiudiziale rispetto alla questione — esaminabile inassenza di cause di inammissibilità del ricorso per cassazione— relativa all’estinzione del reato per prescrizione.* Cass. pen., sez. un., 15 maggio 2008, n. 19601 (ud.28 febbraio 2008), Niccoli. [RV239400]l Al personale militare partecipante alla missione inIraq si applica anche per i reati commessi prima della suaentrata in vigore, a norma dell’art. 2 comma 4 c.p., sopravvenutae più favorevole disciplina dettata dal codicepenale militare di pace, secondo l’art. 2, comma 26 dellalegge 4 agosto 2006, n. 247 (fattispecie in materia di appropriazionedi cosa smarrita di cui all’art. 236 c.p.m.p.,commessa in data antecedente all’entrata in vigore dellacitata legge, per la quale è stata correttamente esclusal’applicabilità del più grave regime sanzionatorio stabilitodall’art. 47 del codice penale militare di guerra). *Cass. pen., sez. I, 14 luglio 2007, n. 25811 (ud. 6 giugno2007), X.l La sospensione della chiamata obbligatoria allaleva, introdotta con L. n. 331 del 2000 e successive integrazioni,non ha abolito il servizio di leva militare obbligatoria,ma ne ha limitato l’operatività a specifichesituazioni e a casi eccezionali riferiti anche al tempodi pace, sicchè il reato di rifiuto del servizio militare permotivi di coscienza non è stato abrogato, ma è stato modificatoil contenuto del precetto, che non ricomprendepiù la condotta penalmente sanzionata dalle precedentidisposizioni legislative, con la conseguenza che per ifatti anteriormente commessi, sempre che non sia statapronunciata sentenza di condanna irrevocabile, devefarsi applicazione delle nuove più favorevoli disposizioni,per le quali la condotta di rifiuto non è più reato. *Cass. pen., sez. I, 23 marzo 2007, n. 12363 (ud. 9 marzo2007), P.G. in proc. Ramundo. [RV236224]l La sospensione del servizio militare di leva, previstodall’art. 7 D.L.vo n. 215 del 2001, non ha determinato latotale abolizione del servizio militare obbligatorio, checontinua ad essere previsto in riferimento a specifiche situazionie a determinati casi eccezionali riferibili ancheal tempo di pace ai sensi dell’art. 2 L. 14 novembre 2000n. 331. Ne consegue, da un lato, la manifesta infondatezzadella questione di legittimità costituzionale delcitato art. 7 in relazione all’art. 52 Cost. e, dall’altro, chealla fattispecie di reato di mancata chiamata alle armi,di cui agli artt. 151 e 154 c.p.m.p., non essendo stataessa abolita, si applica il quarto e non il secondo commadell’art. 2, c.p., secondo cui «se la legge del tempo in cuifu commesso il reato e le posteriori sono diverse, si applicaquella le cui disposizioni sono più favorevoli al reo,salvo che sia stata pronunciata sentenza irrevocabile». *Cass. pen., sez. I, 11 maggio 2006, n. 16228 (ud. 2 maggio2006), Brusaferri. [RV233446]l A seguito dell’istituzione del servizio militare professionale,realizzata dalla L. 14 novembre 2000 n. 331,entrata definitivamente a regime il 31 ottobre 2005,deve ritenersi abolito il servizio militare obbligatorio


53 Titolo I – Legge penaleArt. 2in tempo di pace e, di conseguenza, abrogato il delittodi rifiuto di prestare lo stesso da parte dei cittadiniad esso tenuti per chiamata di leva, ai sensi dell’art. 14,comma secondo, L. n. 230 del 1998. Ne consegue che,ai sensi dell’art. 2, comma secondo, c.p., da un lato nonè punibile la condotta di chi in precedenza, quandodetto servizio era obbligatorio, ha rifiutato di prestarloe, dall’altro, vengono a cessare l’esecuzione e gli effettipenali della condanna eventualmente subita. (La Corte,nell’enunciare il principio, ha annullato senza rinvio lasentenza di condanna dell’imputato «perché il fatto nonè previsto dalla legge come reato»). * Cass. pen., sez.I, 2 marzo 2006, n. 7628 (ud. 24 gennaio 2006), Bova.[RV233445]l Non è nullo il provvedimento di revoca della sentenzadi condanna, per sopravvenuta « abolitio criminis»del reato, emesso dal giudice dell’esecuzione senzal’avviso alle parti civili dell’udienza camerale ex art. 666comma terzo c.p.p., in quanto i soggetti costituiti partecivile nel processo di cognizione non hanno interessea partecipare all’incidente di esecuzione dal qualenon potrebbe derivare alcun vantaggio o pregiudizioper le situazioni soggettive di cui essi sono titolari, dalmomento che il loro diritto al risarcimento permaneanche a seguito dell’abrogazione del reato, trovandoapplicazione non l’art. 2 comma secondo c.p., ma l’art.11 delle preleggi. * Cass. pen., sez. V, 29 luglio 2005, n.28701 (c.c. 24 maggio 2005), P.G. in proc. Romiti ed altri.[RV231866]l Non deve procedersi alla revoca delle sospensionicondizionali precedentemente concesse con riferimentoa condanne per fatti non piú previsti dalla legge comereato, in quanto l’abolitio criminis fa cessare l’esecuzionee gli effetti penali della condanna, tra i qualideve annoverarsi l’attitudine della medesima a costituireprecedente ostativo alla reiterazione della sospensionecondizionale della pena. (Fattispecie in cui il P.M. avevachiesto la revoca della sospensione condizionale riguardanteprecedenti condanne per fatti di emissione di assegnia vuoto, reato depenalizzato con il D.L.vo n. 507 del1999). * Cass. pen., sez. V, 29 luglio 2005, n. 28714 (c.c. 4luglio 2005), P.M. in proc. Savegnago. [RV231867]l Quando a seguito di successione di leggi penali, aisensi dell’art. 2 c.p., venga meno il fatto di reato postoa fondamento della misura cautelare, il giudicedell’impugnazione, anche nell’ambito incidentale delprocedimento cautelare e pur nel rispetto del principiotantum devolutum quantum appellatum, deve rilevare laeventuale sopravvenuta abrogatio criminis. * Cass. pen.,sez. III, 22 aprile 2004, n. 18697 (c.c. 11 marzo 2004),Patriarca, in Riv. pen. 2004, 848.l La sopravvenuta abolitio criminis, avendo efficaciaablatoria completa, comporta la cessazione di tutte leconseguenze giuridiche che si riconnettono alla condanna,ivi compresa l’attitudine di quest’ultima a costituireprecedente formalmente ostativo ad una nuovaconcessione della sospensione condizionale della pena.* Cass. pen., sez. I, 26 marzo 2004, n. 14928 (c.c. 20 febbraio2004), P.M. in proc. Sampana, in Riv. pen. 2004,607.l L’abrogazione della norma incriminatrice fa cessarel’esecuzione e gli effetti penali della condanna, tra i qualiultimi deve annoverarsi l’attitudine della medesima a costituireprecedente formalmente ostativo alla reiterazionedella sospensione condizionale della pena. Tale effettosi produce indipendentemente dalla formale dichiarazionedi revoca della condanna, quale prevista dall’art.673 c.p.p., avendo tale dichiarazione natura meramentedichiarativa. Pertanto, non può essere disposta la revoca,ai sensi dell’art. 168, comma quarto, c.p., della sospensionecondizionale della pena che sia stata concessa unaterza volta, in apparente violazione dell’art. 164, commaquarto, stesso codice, a soggetto che ne aveva già fruitoin relazione a due precedenti condanne, quando queste,ancorché non sia per esse intervenuta la revoca ex art.673 c.p.p., risultino comunque pronunciate per fatti nonpiù costituenti reato (nella specie, emissione di assegni avuoto). * Cass. pen., sez. I, 23 febbraio 2004, n. 7652 (c.c.11 febbraio 2004), Cunsolo. [RV227192]l Il giudicato interno formatosi a seguito dell’annullamentoparziale della Corte di cassazione non prevalesull’abolitio criminis, la quale fa venir meno, primaancora che la validità e l’efficacia della norma penaleiscriminatrice, la sua stessa esistenza nell’ordinamentogiuridico, sicché il giudice, formalmente investito dellacognizione della fattispecie, oggetto di abrogazione,deve preliminarmente dichiarare che il fatto non èprevisto dalla legge come reato, in ossequio al precettodi cui all’art. 2 c.p. Ne consegue che, nell’ipotesi in cuiil fatto di reato, oggetto dell’abolitio criminis, sia statogiudicato come unito dal vincolo della continuazionecon altro reato, la sentenza, limitatamente a tale capo,va annullata senza rinvio e dalla pena, a suo tempo determinataa titolo di continuazione, deve essere scomputatol’aumento riferibile al reato abrogato. * Cass. pen.,sez. VI, 18 giugno 2003, n. 26112 (ud. 16 aprile 2003),Costa A. [RV226010]l Quando intervenga abolitio criminis dopo unasentenza assolutoria di primo grado, con la formula“perché il fatto non sussiste”, il giudice di appello, difronte alla non evidenza dell’innocenza dell’imputato,legittimamente pronuncia l’assoluzione con la formula“perché il fatto non è previsto dalla legge come reato”,non potendosi compiere ulteriori indagini in ordinead un fatto divenuto privo di rilevanza penale. * Cass.pen., sez. IV, 21 maggio 2003, n. 22334 (ud. 16 maggio2002), Giannangeli E. [RV224836]l Quando l’abolitio criminis viene dedotta in sedeesecutiva, al giudice è richiesta la valutazione in astrattodella fattispecie oggetto della sentenza rispetto al nuovoassetto del sistema penale, ciò anche se la norma incrimintricenon sia stata interamente abrogata, ma siastata riscritta con una riduzione del relativo ambito dioperatività. In tale ipotesi, il giudice dell’esecuzione,qualora non ritenga sufficiente l’analisi del capo diimputazione, può anche scendere all’esame degli attiprocessuali per verificare ed accertare, attraverso diessi, la consistenza ed i contorni della condotta, senzaperò valutare di nuovo il fatto, mediante un giudizio dimerito non consentito. (Fattispecie concernente il reatodi cui all’art. 323 c.p., commesso prima dell’entrata invigore della legge n. 234 del 1997). * Cass. pen., sez. VI,21 maggio 2003, n. 22539 (c.c. 10 marzo 2003), Di Nardo.[RV226196]l Sussiste l’abolitio criminis del reato di contrabbandodoganale (art. 282 D.P.R. n. 43 del 1973) consistentenell’omissione del pagamento del dazio ad valorem del6% gravante sull’alluminio in pani proveniente dallaRepubblica Federale Yugoslava in virtù della sopravvenienzadel regolamento comunitario n. 2007 del 2000,integrato e modificato dal regolamento n. 2563 del 2000che ha sottratto tale merce ai diritti di confine sulla stes-


Art. 2Libro I – Dei reati54sa gravanti, in quanto le norme impositive del daziocostituiscono norme extrapenali integratrici delprecetto penale ed, in quanto tali, rientranti nell’ambitodi applicazione dell’art. 2 c.p. * Cass. pen., sez. III,27 marzo 2003, n. 14329 (c.c. 4 febbraio 2003), Pertot.[RV224243]l In caso di abolitio criminis intervenuta dopo lasentenza assolutoria di primo grado o per insussistenzadel fatto, il giudice di appello prima di riformare ladecisione e dichiarare non doversi procedere a caricodell’imputato perché il fatto non è più previsto dallalegge come reato deve indicare le ragioni per le qualiil fatto deve ritenersi sussistente, atteso che tra le diversecause di non punibilità di cui all’art. 129 c.p.p. laformula «perché il fatto non sussiste» deve prevalere suqualsiasi altra formula, sia perché indicata prioritariamentenell’elencazione contenuta nel citato art. 129, siaperché preclusiva di eventuale azione civile. * Cass. pen.,sez. III, 21 dicembre 2001, n. 45562 (ud. 21 novembre2001), Raguseo V. [RV220740]l L’intervenuta abrogazione, per effetto dell’art. 18della legge 25 giugno 1999 n. 205, dell’art. 341 c.p. hadato luogo non ad una pura e semplice abolitio criminis,disciplinata dall’art. 2, comma secondo, c.p., ma ad unfenomeno di successione di leggi penali nel tempo,inquadrabile nelle previsioni di cui al successivo terzocomma dello stesso articolo; ciò in quanto la condotta giàqualificata come oltraggio a pubblico ufficiale dall’abrogatanorma incriminatrice sarebbe stata — ed è rimasta— punibile, sia pure meno severamente, in assenza didetta norma, a titolo di ingiuria o di minaccia aggravateai sensi dell’art. 61 n. 10 c.p. Ne consegue che, facendosiespressamente salvi, nella disciplina dettata dal terzocomma dell’art. 2 c.p., gli effetti del giudicato, non puòdarsi luogo a revoca, ai sensi dell’art. 673 c.p.p., dellasentenza di condanna per il reato di oltraggio a pubblicoufficiale divenuta esecutiva prima dell’intervento abrogativo.* Cass. pen., sez. I, 7 giugno 2000, n. 3137 (c.c.26 aprile 2000), P.M. in proc. Saoud A. In termini, Cass.pen., sez. I, 25 maggio 2000, n. 2744, Guerrini. Difformela massima che segue. [RV216096]l L’intervenuta abrogazione, per effetto dell’art. 18della legge 25 giugno 1999 n. 205, del reato di oltraggioa pubblico ufficiale, previsto dall’art. 341 c.p., non hadato luogo ad un fenomeno di successione di leggipenali nel tempo, quale disciplinato dall’art. 2, commaterzo, c.p., ma ad una vera e propria abolitio criminisrientrante, come tale, nelle previsioni di cui al secondocomma dello stesso articolo. Ne consegue che la permanenzanell’ordinamento penale dei reati di ingiuria e diminaccia, aggravati (se commessi in danno di un pubblicoufficiale), ai sensi dell’art. 61 n. 10 c.p. e rispettoai quali il reato di oltraggio si poneva in rapporto nondi specialità ma di assorbimento, non può costituirevalida ragione per negare la revoca, ai sensi dell’art. 673c.p.p., di una condanna per oltraggio inflitta con sentenzadivenuta esecutiva prima dell’intervento abrogativo.* Cass. pen., sez. I, 7 giugno 2000, n. 3165 (c.c. 27 aprile2000), Longo. [RV216098]l In caso di abolitio criminis, poiché tale evento favenire meno, ancor più che la validità e la efficacia dellanorma penale incriminatrice, la sua stessa esistenzanell’ordinamento, ogni giudice che sia formalmenteinvestito della cognizione sulla fattispecie oggetto diabrogazione ha il compito di dichiarare, ex art. 129,primo comma, c.p.p., che il fatto non è previsto dallalegge come reato, in ossequio al precetto di cui all’art.2, secondo comma, c.p., per il quale nessuno può esserepunito per un fatto che, secondo una legge posteriore,non costituisce reato. In altri termini, essendo venutomeno l’oggetto sostanziale del rapporto processualepenale, e cioè il nesso tra un fatto penalmente rilevantee l’accusato (imputazione-imputato), tale declaratoriaè necessariamente pregiudiziale rispetto ad ogni altroaccertamento (quale quello relativo alle cause di inammissibilitàdella impugnazione) che implichi, invece, laformale permanenza di una res judicanda; e ciò non diversamenteda quanto è imposto al giudice nella ipotesidi morte dell’imputato, ove pure — in questo caso per ilvenir meno della componente soggettiva — il rapportoprocessuale è risolto. (Fattispecie avente ad oggetto ilreato di cui all’art. 341 c.p., nella quale la Corte di cassazione,annullando senza rinvio la sentenza impugnata,ha dichiarato che il fatto non è previsto come reato, anorma dell’art. 18 della L. 25 giugno 1999, n. 205, purdando atto della inammissibilità dei motivi di ricorso).* Cass. pen., sez. VI, 14 gennaio 2000, n. 356 (ud. 15dicembre 1999), El Quaret. [RV215285]l Quando nell’imputazione recepita nel dispositivonon siano indicati con chiarezza gli elementi di illiceitàpenale sopravvissuti all’abolitio criminis può e deveessere analizzata la sentenza revocanda nel suo complessoanche motivazionale allo scopo di verificare qualiaccertamenti e valutazioni del fatto storico rilevanti sianocontenuti in motivazione. Ove, poi, anche gli elementidi fatto valutati e ritenuti per certi nella motivazionesiano o neutri o dubbi ovvero non rilevanti al fine di delinearela condotta (e la sua conseguente liceità o illiceitàa confronto col parametro normativo abolito o residuo),può il giudice dell’esecuzione passare all’esame degli attiprocessuali per verificare ed accertare attraverso di essila consistenza ed i contorni della condotta. (Fattispeciein materia di vendita di sostanze stupefacenti). * Cass.pen., sez. IV, 4 luglio 1996, n. 1397 (c.c. 29 maggio 1996),Baluì. [RV205415]l Gli effetti delle sentenze irrevocabili e dei decretiesecutivi, concernenti fatti rientranti nella previsionedella L. 28 dicembre 1993, n. 561 — che ha trasformato inilleciti amministrativi alcuni reati minori, tra cui quello,nella fattispecie, di cui all’art. 195 D.P.R. 29 marzo 1973,n. 156 (per avere l’imputato senza la preventiva autorizzazioneinstallato sulla propria autovettura un impiantoradioelettrico di telecomunicazione) — sono in generaleregolati dal principio, posto dall’art. 2, comma 2,c.p., dell’iperretroattività della decriminalizzazionesuccessiva al fatto, ad eccezione di quelli disciplinatidirettamente dalla stessa legge. (Nella specie la S.C. harevocato la sentenza pretorile nella parte relativa all’applicazionedella pena dell’arresto, ferma restando la confiscadisposta con la medesima sentenza; ha dichiaratocessata l’esecuzione della pena detentiva ed ha annullatol’ordine di carcerazione; ha dichiarato, altresì, cessati glieffetti penali della stessa sentenza). * Cass. pen., sez. III,1 giugno 1995, n. 1426 (c.c. 24 aprile 1995), P.M. in proc.Pischedda. [RV202378]l L’effetto abrogativo del D.P.R. 5 giugno 1993, n. 171— che ha concluso la procedura referendaria diretta all’abrogazionedi talune norme del testo unico in materiadi sostanze stupefacenti e psicotrope approvato con ilD.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309 — ha comportato, rispettoalla detenzione di sostanze stupefacenti e psicotropeper uso personale, una vera e propria abolitio criminis,


55 Titolo I – Legge penaleArt. 2quale prevista dall’art. 2, comma 2, c.p. e rilevante aisensi dell’art. 673 c.p.p., una norma che opera non soltantoquando una fattispecie legale criminosa nel suocomplesso sia eliminata dal sistema penale, ma anchequando venga resa inapplicabile la norma incriminatricein uno dei casi che, in precedenza, rientravanonell’area dei fatti penalmente sanzionati come reati.Ove, dunque, ci si trovi in presenza di una condannadefinitiva, la procedura prevista dall’art. 673 c.p.p. nonpuò essere assimilata ad una impugnazione, per cui èda intendere precluso qualsiasi nuovo esame delleprove e degli elementi raccolti emersi nella precedentefase di cognizione, ormai del tutto esaurita; compitodel giudice dell’esecuzione è, infatti, quello di interpretareil giudicato e di renderne esplicito il contenutoed i limiti, ricavando dalla decisione irrevocabile tuttigli elementi, ancorché non chiaramente espressi, che sirendano necessari ai fini della disciplina prevista dal piùvolte ricordato art. 673. Quindi, pur dovendosi tenerefermo il principio che il giudicato si è formato in corrispondenzadelle statuizioni racchiuse nel dispositivodella sentenza, qualora non sia possibile individuaregià dal capo di imputazione contestato la finalità per laquale la sostanza stupefacente era detenuta, al fine diescludere la ipotesi della detenzione per uso personale,ben può essere utilizzata la motivazione della decisione,quando si tratti, non di modificare il dispositivo, ma distabilire il significato e la portata di esso, nell’indiscussopresupposto che il rapporto tra parte motiva e parte dispositivadella sentenza non può che essere di integrazione.* Cass. pen., sez. VI, 20 agosto 1994, n. 1542 (c.c.13 aprile 1994), Rosati.l Per aversi abolitio criminis a seguito di successionedi legge penale nel tempo, ai fini dell’art. 2 commaterzo c.p. e dell’art. 673 comma primo c.p.p., è necessarial’eliminazione, oltre che del titolo del reato, anchedell’intera fattispecie di rilievo penale. Non è invecerilevante, a tal fine, la modifica, l’introduzione o l’eliminazionedi elementi accidentali o accessori del reato,quali sono le circostanze. (Nella fattispecie la Corte dicassazione ha rigettato il ricorso avverso ordinanza cheaveva respinto l’istanza diretta al giudice dell’esecuzionevolta a rideterminare la pena inflitta per i delitti di cuiagli artt. 71 e 74 legge n. 685/1975, previa concessionedell’attenuante di cui all’art. 73 comma settimo D.P.R.n. 309/90, introdotta con legge successiva al passaggioin giudicato della sentenza di condanna). * Cass. pen.,sez. VI, 17 giugno 1994, n. 1490 (c.c. 8 aprile 1994), DeAngelis.l La successione di norme giuridiche integrative diuna norma penale in bianco o anche soltanto di unelemento normativo della norma penale di per sé non dàluogo ad una successione di leggi penali e tanto menodetermina una ipotesi di abolitio criminis, occorrendoaccertare se tale successione comporti o meno, rispettoal «fatto», quella effettiva immutatio legis, che è la ratiogiustificatrice del principio di retroattività della leggepiù favorevole sancito dall’art. 2, comma 2, c.p. (Fattispeciein tema di pubblicazione arbitraria di atti di unprocedimento penale — art. 684 c.p. — in cui la Cortedi cassazione, sulla base del principio di diritto di cui inmassima, ha annullato la sentenza di merito che avevaescluso la configurabilità del reato sul rilievo che l’art.114 del nuovo c.p.p., a differenza dell’art. 164 c.p.p.1930, non contempla più tra gli atti protetti dal divietodi pubblicazione quello conclusivo della fase processualeantecedente al dibattimento, che sostituiscel’ordinanza di rinvio a giudizio del giudice istruttore). *Cass. pen., sez. VI, 14 giugno 1994, n. 6864 (ud. 9 marzo1994), P.G. c. Paris.l In base all’art. 2, secondo comma, c.p. — richiamatoanche dall’art. 1, L. 21 ottobre 1988, n. 455 («depenalizzazionedegli illeciti valutari») — l’intervenuta abolitiocriminis determina la cessazione dell’esecuzione e deglieffetti penali della condanna. Dalla dizione della normasi evince argomentando a contrario che le obbligazionicivili nascenti dal reato non «cessano» e sono quindisoggette ad esecuzione. Nella nozione di obbligazionicivili vanno annoverate quelle verso lo Stato al pagamentodelle spese processuali. Tra queste ultime vannocomprese, oltre quelle anticipate per la celebrazione delprocesso e di eventuale custodia cautelare, anche quelleper l’iscrizione ipotecaria eventualmente disposta nelcontesto dell’originario processo. * Cass. pen., sez. III,29 maggio 1993, n. 1029 (ud. 30 aprile 1993), Vago. Conforme,Cass. pen., sez. V, 2 febbraio 2006, n. 4266 (c.c. 20dicembre 2005), Colacito.l Poiché l’abolitio criminis spiega efficacia anche per ifatti commessi prima dell’entrata in vigore della normaabrogativa, non è possibile dichiarare l’avvenutaestinzione di un fatto il quale, per effetto della depenalizzazione,abbia perduto qualsiasi connotazione criminosache possa giustificare tale pronuncia di estinzione.(Fattispecie relativa a ricorso per cassazione avversosentenza assolutoria per abolitio criminis da illeciti valutari,con esclusione della trasmissione degli atti all’Utc,proposto per sollecitare la declaratoria di estinzione delfatto per intervenuta prescrizione, con ogni conseguenzain ordine alla salvaguardia degli interessi civili). *Cass. pen., sez. IV, 8 aprile 1993, n. 3510 (ud. 22 febbraio1993), Nanni.l Qualora un fatto perda il carattere di illecitopenale a seguito di una modifica legislativa intervenutasuccessivamente che concerna la disciplina normativaextra penale di riferimento per attribuire la qualità disoggetto attivo di un reato proprio si applica il principiodi retroattività della legge più favorevole affermatodall’art. 2 c.p. perché per legge incriminatrice deve intendersiil complesso di tutti gli elementi rilevanti aifini della descrizione del fatto tra cui, nei reati propriè indubbiamente compresa la qualità del soggetto attivo.(Nella fattispecie è stata ritenuta non più ravvisabilel’ipotesi del reato di peculato nella condotta di un dipendentedi una Cassa di risparmio perché è stata esclusa,a seguito di novatio legis, l’attribuibilità allo stesso dellaqualifica di pubblico ufficiale). * Cass. pen., sez. un., 16luglio 1987, n. 8342 (ud. 23 maggio 1987), Tuzet.c) Applicazione delle disposizioni più favorevoli alreo.l In presenza di una successione di leggi che comportila depenalizzazione di una fattispecie in precedenzaprevista come reato, le sanzioni amministrative trovanoimmediata applicazione nel caso in cui il giudiziopenale instaurato nella vigenza della legislazioneprecedente non risulti concluso alla data di entratain vigore della legge di depenalizzazione. * Cass. pen.,sez. F, 7 novembre 2011, n. 40146 (ud. 23 agosto 2011),Zhu. [RV251659]l In tema di successione di leggi processuali neltempo, il principio secondo il quale, se la legge penalein vigore al momento della perpetrazione del reato e leleggi penali posteriori adottate prima della pronunzia


Art. 2Libro I – Dei reati56di una sentenza definitiva sono diverse, il giudice deveapplicare quella le cui disposizioni sono più favorevoliall’imputato, non costituisce un principio dell’ordinamentoprocessuale, nemmeno nell’ambito delle misurecautelari, poiché non esistono principi di diritto intertemporalepropri della legalità penale che possano esserepedissequamente trasferiti nell’ordinamento processuale.* Cass. pen., sez. un., 14 luglio 2011, n. 27919 (c.c.31 marzo 2011), P.G. in proc. Ambrogio. [RV250196]l Il principio di retroattività della legge più favorevolenon trova applicazione in riferimento alla successionedi leggi amministrative che abbiamo a regolare le procedureper lo svolgimento di attività, il cui caratterecriminoso dipenda dall’assenza di autorizzazioni.(Nella specie, l’attività di recupero di rifiuti non pericolosiera stata avviata dall’imputato previa comunicazionedi inizio attività inviata alla competente Provincia ma indifetto del nulla osta comunale, necessario all’epoca deifatti, e non più richiesto a seguito dell’entrata in vigoredella Legge Reg. Lombardia n. 8 del 2007). * Cass. pen.,sez. III, 22 giugno 2011, n. 25035 (ud. 25 maggio 2011),Pasinetti e altro. [RV250616]l Il criterio di ragguaglio di euro 250 di penapecuniaria per un giorno di pena detentiva di cuiall’art. 135 c.p. come modificato per effetto dell’art. 3,comma sessantaduesimo, della L. n. 94 del 2009, non siapplica, ai fini della sostituzione “ex” art. 53 L. n. 689 del1981, ai fatti commessi prima dell’entrata in vigore dellapredetta modifica in quanto norma meno favorevolerispetto alla disciplina pregressa. * Cass. pen., sez. III,19 maggio 2011, n. 19725 (ud. 14 aprile 2011), Proia.[RV250333]l In tema di successione di leggi penali nel tempo,la norma posteriore che abbia sostituito l’originariacomminatoria di pena detentiva congiunta a penapecuniaria con quella della sola pena pecuniaria, deveessere sempre considerata più favorevole ai fini dell’art.2, comma quarto, c.p. (Fattispecie riguardante il reato dicui all’art. 186 c.s., così come modificato dalla L. n. 160del 2007, la cui formulazione è stata ritenuta, nei casi incui prevede l’applicazione della sola sanzione pecuniaria,più favorevole rispetto a quella in precedenza introdottadalla legge n. 214 del 2003, non rilevando in senso contrariola convertibilità della sanzione detentiva originariamenteprevista ovvero la sopravvenuta limitazione delregime dell’impugnazione conseguente al mutamentodel tipo di sanzione o, infine, l’eventualità che la nuovadisposizione incriminatrice preveda sanzioni amministrativeaccessorie più severe rispetto a quelle contemplatedalla norma previgente). * Cass. pen., sez. IV, 12agosto 2008, n. 33397 (ud. 14 luglio 2008), De Brida.[RV240966]l In tema di successione di leggi penali, deve applicarsiquella che prevede il trattamento sanzionatorioritenuto più favorevole al reo, anche quando la leggeposteriore, che l’ha modificata, abbia ripristinato le penepiù severe previste da altra legge anteriore che la stessaaveva a sua volta modificato. (Fattispecie in tema di guidain stato di ebbrezza consumata prima dell’entrata invigore del D.L.vo n. 274 del 2000, che aveva attribuitoalla competenza del giudice di pace il reato, ma giudicatodopo l’entrata in vigore del D.L. n. 151 del 2003convertito nella L. n. 214 del 2003, che ha invece ripristinatol’originaria competenza del giudice ordinario).* Cass. pen., sez. IV, 18 ottobre 2007, n. 38548 (ud. 21settembre 2007), De Bernardin. Conforme, Cass. pen.,sez. II, 9 settembre 2009, n. 35079 (ud. 7 luglio 2009),Sylla. [RV237653]l L’art. 6, comma secondo, del Trattato istitutivodell’Unione Europea assicura il rispetto, in quantoprincipio generale del diritto comunitario, dei dirittifondamentali dell’uomo garantiti dalle tradizionicostituzionali comuni degli Stati membri; tra essi, nonrientra, peraltro, la retroattività della legge penale piùfavorevole, poiché il valore da essa tutelato può esseresacrificato da una legge ordinaria in favore di interessidi analogo rilievo (quali, ad esempio, quelli dell’efficienzadel processo e della salvaguardia dei diritti deisoggetti che in vario modo sono destinatari della funzionegiurisdizionale, e quelli che coinvolgono interessi odesigenze dell’intera collettività nazionale connessi a valoricostituzionali di rilievo primario). (In applicazionedel principio, la S.C. ha rigettato una richiesta «ex»art. 234 Trattato UE, di rimessione della questione allaCorte di Giustizia dell’Unione Europea). (Conf. Cortecost. n. 393 del 2006). * Cass. pen., sez. II, 21 settembre2007, n. 35257 (ud. 16 maggio 2007), Felicetti e altro.[RV237909]l È legittimo il provvedimento con cui il Tribunale disorveglianza rigetta l’istanza di affidamento in prova alservizio sociale — proposta da un condannato al qualesia stata applicata la recidiva reiterata di cui all’art.99, comma quarto, c.p., con sentenza passata in giudicatoprima dell’entrata in vigore della legge n. 251 del 2005che all’art. 7 limita la concessione dei benefici penitenziariai recidivi — considerato che le norme che disciplinanole misure alternative alla detenzione, riguardandole modalità esecutive della pena, non hanno naturadi norme penali sostanziali e, quindi, non sono ad esseriferibili le previsioni di cui all’art. 2 c.p. e 25 Cost., conla conseguenza che sono, in virtù del principio tempusregit actum immediatamente applicabili. * Cass. pen.,sez. I, 11 ottobre 2006, n. 34040 (c.c. 22 settembre 2006),Helt. [RV235189]l L’art. 5 della legge 24 febbraio 2006 n. 85 ha modificatol’art. 292 c.p., prevedendo per l’ipotesi aggravatadi vilipendio alla bandiera una pena più mite,sicché, attesa la sostanziale continuità strutturaledelle fattispecie criminose disciplinate dalle leggipenali succedutesi nel tempo, il più favorevole regimesanzionatorio è applicabile ai sensi dell’art. 2, commaquarto, c.p. nei processi pendenti in relazione a fatticommessi nel vigore della precedente normativa. * Cass.pen., sez. I, 3 luglio 2006, n. 22891 (ud. 6 giugno 2006),Di Costanzo. [RV234279]l In caso di successione nel tempo di norme extrapenaliintegratrici del precetto penale, deve ritenersi inapplicabileil principio previsto dall’articolo 2, commaterzo, c.p. qualora si tratti di modifiche della disciplinaintegratrice della fattispecie penale che non incidanosulla struttura essenziale del reato, ma comportinoesclusivamente una variazione del contenuto delprecetto delineando la portata del comando; ciò si verifica,in particolare, allorquando la nuova disciplinanon abbia inteso far venir meno il disvalore sociale dellacondotta, e quindi l’illiceità penale della stessa, ma si sialimitata a modificare i presupposti per l’applicazionedella norma incriminatrice penale. (Il principio è statoaffermato dalla S.C. in una vicenda relativa al trattamentoda riservare alla sostanza «norefredina» o «fenilpropanolamina»che, successivamente alla commissionedei fatti sub iudice relativamente ai quali era stato


57 Titolo I – Legge penaleArt. 2contestato il reato di cui all’articolo 73 D.P.R. 9 ottobre1990 n. 309, era stata ricompresa tra i «precursori» ossiatra le sostanze suscettibili di impiego per la produzionedi sostanze stupefacenti o psicotrope. Secondo la difesa,da ciò sarebbe dovuto derivare, in ossequio al dispostodell’articolo 2, comma terzo, c.p., che la disciplina applicabileavrebbe dovuto essere quella, più favorevole, dicui all’articolo 70 dello stesso D.P.R.; la Corte ha invecerigettato la doglianza con le argomentazioni di cui sopra,evidenziando, peraltro, che del principio espressodall’articolo 2, comma terzo, c.p. si sarebbe dovutosemmai fare applicazione solo nella diversa ipotesi incui la nuova disciplina, anziché limitarsi a regolamentarediversamente i presupposti per l’applicazione dellanorma penale, avesse esclusa l’illiceità oggettiva dellacondotta: ad esempio, nel caso di una modifica tabellareche avesse portato ad escludere la natura stupefacentedi una determinata sostanza). * Cass. pen., sez. IV, 18maggio 2006, n. 17230 (c.c. 22 febbraio 2006), Sepe edaltri. Conforme, Cass. pen., sez. III, 18 aprile 2011, n.15481, Guttà e altro. [RV234029]l In tema di sospensione condizionale della penanei confronti di persona che ne abbia già usufruito, ladisposizione dell’art. 165, comma secondo, c.p.p., introdottadall’art. 2, comma primo lett. a) L. 11 giugno2004 n. 145, può, nonostante la sua natura sostanziale,essere applicata retroattivamente, ai sensi dell’art. 2,comma terzo, c.p., anche in relazione a fatti commessianteriormente all’entrata in vigore della nuova disciplina,siccome previsione più favorevole per l’imputato,il quale, a differenza che in passato, può scegliereche il beneficio sia subordinato ad una condizioneda lui ritenuta meno gravosa di ciascuna di quelleche il giudice, ai sensi della legge previgente, avrebbedovuto altrimenti obbligatoriamente applicare. (Fattispeciein tema di nuova concessione, ai sensi dell’art.165, comma secondo, c.p.p., come modificato dall’art. 2,comma primo lett. a) L. n. 145 del 2004, della sospensionecondizionale della pena, già in precedenza applicata,subordinata alla prestazione di attività non retribuita infavore della collettività per un periodo di tempo determinato,per fatti commessi anteriormente all’entrata invigore della L. n. 145 del 2004). * Cass. pen., sez. I, 29dicembre 2005, n. 47291 (c.c. 30 novembre 2005), DeFilippo. [RV234093]l Poichè le sanzioni sostitutive di pene detentive brevipreviste dall’art. 53 legge 24 novembre 1981 n. 689hanno natura di vere e proprie pene, le norme che ledisciplinano hanno natura sostanziale e, in caso disuccessione di leggi nel tempo, sono soggette alla disciplinadi cui all’art. 2, comma terzo, c.p.. Ne consegue chela legge sopravvenuta piú favorevole (nel caso di specie,legge 12 giugno 2003 n. 134) non può essere applicatadal giudice dell’esecuzione, non potendo estendersianalogicamente il potere riconosciuto al giudice dell’esecuzionedall’art. 671 c.p.p. ai casi previsti dall’art.673 c.p.p. * Cass. pen., sez. I, 4 luglio 2005, n. 24652 (c.c.25 maggio 2005), Silvestro. [RV231669]l Nel novero delle norme integratrici della leggepenale, cui è applicabile il principio di retroattivitàdella legge più favorevole, ai sensi dell’art. 2, comma terzo,c.p., debbono ricomprendersi tutte quelle che intervenganonell’area di rilevanza penale di un fatto umano,escludendola, riducendola o comunque modificandolain senso migliorativo per l’agente; e ciò quand’anche lanuova norma non rechi testuale statuizione in tal sensoma, comunque, regoli significativamente il fatto intermini incompatibili con la precedente disciplinapenalistica ovvero incidenti, per il nuovo caso regolato,nella struttura della norma incriminatrice o, quantomeno, sul giudizio di disvalore in essa espresso. (Nellaspecie, in applicazione di tale principio, la Corte ha ritenutoche potesse valere ad escludere la configurabilitàdel reato di violazione di domicilio — addebitato ad unesponente di un’associazione per la tutela degli animaliper essersi egli introdotto e trattenuto, per dichiarate finalitàispettive, contro la volontà del proprietario, in unlocale privato adibito a canile — la sopravvenuta emanazionedi una norma regionale che imponeva ai gestori distrutture di ricovero per animali di consentire l’accesso,senza bisogno di speciali procedure o autorizzazioni, airesponsabili locali delle associazioni protezionistiche oanimalistiche). * Cass. pen., sez. V, 2 marzo 2005, n. 8045(ud. 4 febbraio 2005), Battaglia ed altri. [RV230567]l In virtù del principio del favor rei stabilito nell’art.2, comma terzo, c.p., il trattamento sanzionatorioin concreto più favorevole, con riguardo al reato di guidain stato di ebbrezza (art. 186, comma secondo, c.s.),commesso prima dell’entrata in vigore del D.L.vo n. 274del 2000 che attribuisce detto reato alla competenza delgiudice di pace, è quello previsto dall’art. 52, commasecondo, lett. c) del citato D.L.vo n. 274 del 2000, il qualedeve essere applicato nella sua integralità, anchese il reato sia stato giudicato da un giudice diverso daquello di pace. Ne deriva che, in tal caso, è illegittimal’applicazione della previsione sanzionatoria originariadel codice della strada, in quanto la pena detentiva, adessa connessa, è, in ogni caso, meno favorevole di quellapecuniaria, anche se applicata unitamente al beneficiodella sospensione condizionale della pena, la quale,peraltro, una volta individuata la disposizione più favorevolenell’art. 52 citato, non può trovare applicazione,giusta l’espressa previsione di cui all’art. 60 D.L.vo n. 274del 2000. * Cass. pen., sez. IV, 6 ottobre 2004, n. 39069(ud. 3 giugno 2004), P.G. in proc. Basville. [RV230619]l In materia di successione nel tempo di leggi penali,è incontroverso che, una volta individuata la disposizionecomplessivamente più favorevole, il giudicedeve applicare questa nella sua integralità, senza potercombinare un frammento normativo di una legge e unframmento normativo dell’altra legge secondo il criteriodel favor rei, perché in tal modo verrebbe ad applicareuna terza fattispecie di carattere intertemporale nonprevista dal legislatore, violando così il principio di legalità.(Nella specie, la Corte ha annullato senza rinvio lasentenza del Tribunale che, giudicando del reato di guidain stato di ebbrezza ex art. 186, comma secondo, c.s.,in epoca successiva all’entrata in vigore del D.L.vo 2000,n. 274 — e prima della legge 1 agosto 2003, n. 214 —, purapplicando il trattamento sanzionatorio più favorevoleprevisto per i reati divenuti di competenza del giudicedi pace, aveva tuttavia ritenuto di applicare il beneficiodella sospensione condizionale della pena, nonostante ilrelativo divieto). * Cass. pen., sez. IV, 17 settembre 2004,n. 36757 (ud. 4 giugno 2004), Perino. Conformi: Cass.pen., sez. IV, 26 ottobre 2004, n. 41702, Nuciforo; Cass.pen., sez. IV, 30 dicembre 2005, n. 47339 (ud. 28 giugno2005), P.G. in proc. Bourzama. [RV229687]l In tema di diffamazione addebitata al parlamentare,la previsione di cui all’art. 3, comma quarto, dellalegge n. 140 del 2003 (Disposizioni per l’attuazione dell’art.68 Cost.) — attribuendo alle Camere la competenza


Art. 2Libro I – Dei reati58a valutare se i comportamenti posti in essere dai loromembri rientrino o meno nell’esercizio delle funzioniparlamentari e siano, quindi, coperti dall’insindacabilità— implica che tale valutazione rivesta caratterepregiudiziale e che il giudice non abbia, al riguardo,alcun potere discrezionale. Ne deriva che egli deveprovvedere, qualora vi sia esplicita eccezione di parte,alla acquisizione della deliberazione della Camera cuiappartiene il parlamentare, sospendendo il processoe inviando gli atti alla Camera di appartenenza ai finidella risoluzione della pregiudiziale costituzionale; taleprevisione, costituendo norma penale più favorevole, èapplicabile all’imputato, anche se sopravvenuta, in virtùdell’art. 2, comma secondo, c.p. * Cass. pen., sez. V, 23luglio 2004, n. 32354 (ud. 12 luglio 2004), P.G. in proc.Siciliani. [RV229338]l In base al principio dell’applicazione della legge sopravvenutapiú favorevole (art. 2, comma terzo, c.p.), nelcaso di reati attribuiti, in assenza di aggravanti, allacompetenza del giudice di pace, ai sensi dell’art. 4 delD.L.vo 28 agosto 2000 n. 274, qualora gli stessi siano staticommessi prima dell’entrata in vigore di detto D.L.voe, pur essendo aggravati, l’effetto delle aggravanti siastato neutralizzato dall’avvenuto riconoscimento dicircostanze attenuanti, la sanzione applicabile dev’esserequella, piú favorevole, prevista dalla normativa sopravvenuta(principio affermato in tema di diffamazione).* Cass. pen., sez. V, 22 giugno 2004, n. 28006 (ud. 18maggio 2004), Bartoccelli. [RV228712]l In materia di successione di leggi penali, l’art. 2comma terzo c.p. prende in considerazione tutti i mutamentilegislativi intervenuti, stabilendo che deve applicarsila legge le cui disposizioni sono piú favorevolial reo; pertanto una volta che sia entrata in vigore unalegge piú favorevole, questa deve essere sempre applicataanche se, successivamente, il legislatore ritengadi modificarla in senso meno favorevole. (Principioapplicato dalla Corte in una fattispecie relativa al reatodi guida in stato di ebbrezza, previsto dall’art. 186comma secondo cod. strad., commesso prima dell’entratain vigore del D.L.vo 28 agosto 2000, n. 274, cheha attribuito tale contravvenzione al giudice di pace,con conseguente applicazione delle nuove sanzioni paradetentivedella permanenza domiciliare e del lavorodi pubblica utilità, e giudicato dal tribunale dopo lemodifiche apportate dal D.L. 27 giugno 2003, n. 151,convertito nella Legge 1 agosto 2003, n. 214, con cui èstata ripristinata la competenza del giudice ordinario,con la previsione della pena dell’arresto). * Cass. pen.,sez. IV, 20 maggio 2004, n. 23613 (c.c. 18 marzo 2004),P.G. in proc. Vilhar. [RV228786]l In tema di successione di leggi penali, ai fini dell’individuazionedella normativa di favore per il reo, nonsi può procedere a una combinazione delle disposizionipiú favorevoli della nuova legge con quelle piú favorevolidella vecchia, in quanto ciò comporterebbe la creazionedi una terza legge, diversa sia da quella abrogata,sia da quella in vigore, ma occorre applicare integralmentequella delle due che, nel suo complesso, risulti,in relazione alla vicenda concreta oggetto di giudizio,piú vantaggiosa al reo. (Fattispecie relativa ai delittiprevisti dall’art. 4, comma primo, lett. d) della legge 7agosto 1982 n. 516 e dall’art. 2 D.L.vo 3 ottobre 2000n. 74 in tema di dichiarazioni fraudolente mediante usodi fatture inesistenti, in relazione alla quale la Corte haritenuto piú favorevole la normativa abrogata, in quantodalla sua applicazione integrale discendeva l’intervenutaprescrizione del reato). * Cass. pen., sez. III, 19 maggio2004, n. 23274 (ud. 10 febbraio 2004), Wanderling.[RV228728]l Per i reati attribuiti alla cognizione del giudicedi pace, commessi prima della data di entrata in vigoredel D.L.vo 28 agosto 2000, n. 274 e giudicati dal giudicetogato, devono applicarsi, in base alla disciplina transitoriaprevista dal combinato disposto degli artt. 64 e63 comma primo del citato D.L.vo, le nuove sanzioniindicate dall’art. 52 dello stesso D.L.vo, in quanto piùfavorevoli ai sensi dell’art. 2 comma terzo c.p. (nellaspecie si trattava della contravvenzione di guida in statodi ebbrezza e la Corte ha individuato la disciplina piùfavorevole nella pena pecuniaria prevista dall’art. 52D.L.vo 274/2000, precisando che nel raffronto tra i duediversi sistemi sanzionatori non può darsi rilievo allapossibilità di sostituzione della pena detentiva ex art. 53legge n. 689/1981, tenuto conto che la sua applicazioneè rimessa ad una valutazione discrezionale del giudice e,inoltre, che la stessa sostituzione può essere oggetto disuccessiva revoca). * Cass. pen., sez. IV, 29 aprile 2004,n. 20156 (c.c. 9 dicembre 2003), P.M. in proc. Bukavec.[RV228343]l In tema di assegni bancari, la nuova disciplinarelativa all’inosservanza delle sanzioni amministrativeaccessorie, introdotta dal D.L.vo 30 dicembre 1999, n.507, non ha depenalizzato le violazioni dei divieticommesse nella vigenza della normativa antecedente,atteso che l’art. 7 della L. 15 dicembre 1990, n. 386,come sostituito dall’art. 32 del citato D.L.vo, conservaimmutata la sua ratio in relazione al permanere dellaprevisione di illiceità penale della medesima condotta,consistente nella inottemperanza al divieto temporaneodi emettere assegni; pertanto, con riferimento alle condottetrasgressive del divieto di emettere assegni, postein essere in epoca antecedente all’entrata in vigore dellanuova disciplina di cui al D.L.vo 507 del 1999, trova applicazioneil delitto previsto dall’art. 389 c.p., in luogo diquello punito più gravemente dall’art. 7 della L. n. 386del 1990 e ciò in forza del principio del favor rei di cuiall’art. 2 terzo comma c.p. * Cass. pen., sez. VI, 20 novembre2003, n. 44733 (ud. 24 settembre 2003), Nigro.[RV226903]l L’individuazione, tra una pluralità di disposizionisuccedutesi nel tempo, di quella più favorevole al reo,va eseguita non in astratto, sulla base della loro meracomparazione, bensì in concreto, mediante il confrontodei risultati che deriverebbero dall’effettiva applicazionedi ciascuna di esse alla fattispecie sottoposta all’esamedel giudice. (Nella specie, relativa al reato di violazionedel divieto di accesso ai luoghi in cui si svolgono manifestazionisportive — qualificato come contravvenzionee punito con pena esclusivamente detentiva dall’art.6 della L. n. 401 del 1989 nel suo testo originario, maconfigurato come delitto punito con pena detentivadella stessa durata, alternativa a quella pecuniaria, nellaversione di tale articolo modificata dal D.L. n. 336 del2001, convertito con modificazioni nella L. n. 377 del2001 —, la Corte ha giudicato corretto l’operato del giudicedi merito che aveva ritenuto in concreto più favorevoleal reo l’applicazione della precedente normativa,la quale configurava il reato come contravvenzione, masenza prevedere la pena pecuniaria alternativa a quelladetentiva). * Cass. pen., sez. I, 28 ottobre 2003, n. 40915(c.c. 2 ottobre 2003), Fittipaldi. [RV226475]

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