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172dicembre 2003In dialogoVita della comunità di TagliunoParticolare di un dipinto di ArcabasNATALE:Dio si è messo in ogni uomo


SOMMARION. 172ANNO 2003RedazioneAlessandro BelottiEmiliano BelottiPaolo BelottiPaolo BertoliMariano CabidduDon Massimo PeracchiDon Pietro NataliElena FratusAnna GandossiSergio LochisEzio MariniSilvia PaganiIlaria PandiniGianmarco PiantoniLuca RavasioLorena RossiMassimo ScarabelliNatale:Dio si è messo in ogni uomo1 Sommario2 Editorialea cura di Don Pietro Natali3 Oratoriodi Don Massimo Peracchi5 Consumo criticodi Sergio Lochis8 Diario della comunitàautori vari20 Anagrafe parrocchialedi Don Pietro NataliGruppi:Parrocchia - Oratorio20 Gruppo Missionariosuor Giacomina Armici21 Consiglio Pastoraledi don Pietro Natali23 Corso fidanzatidi don Pietro Natali24 Gruppo sportivodi Cristian Modina25 Scuola Maternadi Sara e Stefano MalighettiNumeri UtiliParrocchia San Pietro ApostoloVia Sagrato 13 - Tagliuno24060 Castelli Calepio (BG)Tel. e Fax 035 - 847 026Cell. don Pietro 340 - 787 04 79E-mail: parrocchia.tagliuno@libero.itOratorio S. Luigi GonzagaVia XI febbraio 31 - Tagliuno24060 Castelli Calepio (BG)Tel. e Fax 035 - 847 119Cell. Oratorio 348 - 000 16 87Cell. don Massimo 339 - 261 82 80Scuola Materna S. B. CapitanioVia Benefattori 20 - Tagliuno24060 Castelli Calepio (BG)Tel. e Fax 035 - 847 181Per scrivere alla redazione:red_indialogo@yaoo.itOrari SS. Messe26 A.I.A.M.O.di Daniela PominelliRubriche27 Zio Barbadi Ezio Marini28 ‘N Dialetdi Ezio Marini- Feriali: ore 8,00 e 17,00- Prefestiva: ore 18,00- Domenica: ore 8,00 - 9,30 -11,00 - 18,00- Funerali pomeridiani: sostituiscono la S. Messa delle 17,00Stampato su carta riciclata al 100% senza l’utilizzo di sbiancanti e disinchiostranti1In Dialogo N. 172


EDITORIALEa cura di Don Pietro NataliSanto Natale 2003Natale: Dio entra nella storia e lo fa da uomo,da bambino, da membro di una famiglia, dapovero. Sarà un caso? Sarà un fatto insignificante?Non è pensabile in un Dio che ha organizzatocon cura il movimento degli astri incielo, la distribuzione dei fiori nei prati, lastruttura dell’atomo, che ha plasmato l’uomoe la donna a Sua immagine, che da sempre haprogettato un piano si salvezza, in un Dio cheè amore.E allora? Perché questa scelta strana?Non sarà che Dio si è innamorato dell’uomoche ha fatto, come capita del resto ai papà edalle mamme comuni di questo mondo?Innamorato al punto di voler essere Lui stessouomo per ricreare, risanare da dentro l’uomoche aveva creato in un atto d’amore.Del resto, diventato grande, questo Dio–uomonon dirà: “avevo fame e mi avete dato damangiare, ero forestiero e mi avete ospitato,malato e carcerato e mi avete visitato?” Alloraè proprio sicuro: Dio si è messo dentro ogniuomo. Ha voluto essere amato, onorato, servitoin ogni uomo, anche l’ultimo.Dio si è messo in un bambino, in una famigliaperché ogni famiglia e ogni bambino fosserol’immagine di Lui, del Suo amore e diventasserocosì il germe di un’umanità nuova. Dio siè messo in un povero perché l’uomo, fatto“povero in spirito”, cercasse solo in Dio ilpunto d’appoggio per il proprio riscatto, ilpunto di forza per la sua speranza, il compimentodella sua beatitudine: proprio come il“povero” della Bibbia.Facciamo il presepe, andiamo alla Messa dimezzanotte, ma poi non ci capiti di dimenticaredi cercare Dio là dove si è messo: in unafamiglia, in un bambino, in un povero, in ogniuomo.2A tutti voi un Natale Buono e un Sereno 2004In Dialogo N. 172


ORATORIOdi Don Massimo PeracchiI lavori fatti in Oratorioaver cura dell’attuale in vista di quello nuovoQuanto è importante aver curadei luoghi in cui viviamo!!!Tutti ci rendiamo conto dellamancata cura di un ambientequando, frequentandolo, ciaccorgiamo con fastidio e disagioche non è tenuto bene...Penso alla cura delle mammeper la loro casa, penso alla loro“disperazione” quando i figlinon sistemano le cose...Penso a quella grande “casa”che è la Chiesa. Penso ai sacrificidei nostri antenati cristianiche si son presi cura di “dotare”il paese di una “Casa” bellae accogliente per il Signore chechiama a raduno i suoi figli inessa! Dobbiamo ringraziare dicuore le persone che tutte lesettimane e quotidianamentelavorano per mantenerla bella,pulita e adorna.E L’ORATORIO ???Anche per esso valgono più omeno le stesse cose.Ma non si voleva costruire unnuovo oratorio? Tante personese lo chiedono ... e qualcunoha perso forse anche la speranza.Costruire una nuova“casa” per la grande famigliache è la Comunità di Tagliunonon è una cosa da poco.Occorre che sia “sentita” datutti. All’inizio, lo spirito che hafatto nascere l’idea di un nuovooratorio, era questo:LA COSTRUZIONE DELLANUOVA STRUTTURA E’ UNAGRANDE OPPORTUNITÀ PERCOSTRUIRE LA COMUNITÀ.Questo, pensiamo, è lo spiritoche deve animarci ancora nelrealizzare il progetto.Sono diverse le motivazioniche hanno prodotto il “ritardo”dell’inizio dell’opera:1- innanzitutto ci siamo resiconto che aver cura per unambiente nuovo, bello e accoglientesignifica aver AMOREper le persone che lo frequentano.Abbiamo pensato quindi che,prima dei muri, occorreva mettereenergia nell’EDUCARCI,come persone, a maturare nellacapacità di cercare la COMU-NIONE, la COLLABORAZIONE,il sentirci maggiormente educatorie corresponsabili dellavita dell’oratorio.Bisogna amare l’oratorio ... altrimenti... nuovi i muri ... vecchioil cuore, sarebbe un disastro!!!2- Inoltre prima di cominciare ilProgetto abbiamo voluto tentaretutte le possibili soluzioni,anche quella più audace.Abbiamo chiesto al Comune divalutare l’idea di dare all’oratoriotutta l’area della tenso-struttura,in cambio di alcuni metrilungo tutta la via Mazzoleni(dove sorge cioè l’attuale edificiodell’oratorio) per costruirenuovi parcheggi. La richiesta,dopo diverse valutazioni, non èstata accolta.3- Non nascondiamo poi unacerta preoccupazione per il fattoreeconomico. Per partireoccorre già avere una certasomma da investire e poi - cichiediamo - la gente corrisponderà?Alla fine pensiamodi sì... Probabilmente quandocomincerà a vedere qualcosadi concreto.Nell’attesa abbiamo pensatoche il modo migliore di educarciad avere cura di un ambientenuovo, fosse quello di renderecomunque bello e vivibilequello attuale. Ecco che da unanno a questa parte, grazieall’apporto di molte persone,abbiamo “sistemato” diversecose:- il vialetto tra l’ingresso e ilcampetto di sabbia per permettereai bambini di andarci pergiocare quando il campogrande è occupato dallaCastellese o è appena statoconcimato.- le panchine nuove per i giocatoridi calcio- la cucina nuova dove primac’era il piccolo magazzino dietroil bar. Ora è molto più igienicae funzionale.- la tettoia in fondo per avereun magazzino capace di conteneretutte le cose che siutilizzano saltuariamente (tavoli3In Dialogo N. 172


Oratorio- la messa a norma di tutti gliambienti per quanto riguardal’antiinfortunistica e l’antincendio.(Più di 5400 euro)- l’ultimo intervento importanteavvenuto è stato la sostituzionedella caldaia degli spogliatoiormai vecchia, fuori norma epericolosa, con una nuova, anorma, a metano, e riutilizzabilein una futura struttura (costo= più 5000 euro).- le trombe nuove per l’amplificazione.4per le feste, ombrelloni, ecc.) einoltre per sistemare il palcoche è stato realizzato gratuitamenteda diverse persone delpaese.- la piccola baracca per tutti gliarnesi del gruppo sportivo peril campo di calcio (dietro la tettoia).- il nuovo bancone del bar percollegarlo alla nuova cucina eperché fosse più accessibilealle persone, specialmentedurante l’estate, il cre, le feste.- l’innalzamento della rete lateraledel campetto in cementoper impedire al pallone di andaretroppo spesso nelle casevicine e così disturbarle dimeno.- i porta rifiuti nuovi, belli e solidi,sperando che questo invoglimaggiormente a utilizzarli, adaver rispetto e attenzione a nonsporcare.- l’area giochi per i bambini nelgiardino della casa del don,comprati grazie al lavoro dicoloro che hanno costruito evenduto icone e lavoretti e aquelli che li hanno compraticon questo scopo.- la sistemazione delle varieporte di calcio, grandi e piccole,per dar modo di giocare conpiù “gusto” ai ragazzi...Tutto questo per INFORMARE,rendere partecipi tutti dellecose fatte e sopratutto perringraziare le persone chehanno lavorato (qualcuno haspeso veramente ore e ore ): ilgruppo genitori, il gruppo sportivo,la Castellese, il gruppoanimazione e diversi altrivolontari, per ciò che hannofatto, tanto o poco che sia.Ciò che conta è che sia statofatto per amore del nostrooratorio.L’AUSPICIO è che tutti possiamoaccrescere questo amore,che innanzitutto dev’essere perLE PERSONE, rispettandole,accogliendole, educandole alrispetto, e quindi anche per lecose.Un ringraziamento particolareal gruppo delle pulizie. Quandoè appena pulito, l’oratorio è1000 volte più accogliente.Ci vorrebbero molte più personeper questo, ma almenosiamo educati ed educhiamo atenere pulito.Buon Natale a tutte lefamiglie...In Dialogo N. 172


CONSUMOCRITICOdi Sergio LochisNon contate le teste,misurate i piedi“Affinché l’Inghilterra possavivere in relativo benessere,cento milioni di indiani devonovivere al limite della morteper fame: una condizioneperversa, alla quale si accondiscendeogni volta che sisale su un taxi o si mangia unpiatto di fragole con lapanna”.La geniale intuizione diGeorge Orwell, più di sessant’annifa, era destinata arestare inascoltata.Il benessere materiale di unaparte privilegiata della popolazionemondiale ha un prezzo:la miseria per un’altraparte della popolazione mondiale.Il nostro spensierato consumismoe l’idea che l’economiadebba crescere senza limiti staportando verso un collasso irrimediabilela Terra.Per capire la portata del problemaesiste un sistema chevaluta l’impatto degli individui edelle popolazioni sull’ambiente,messo a punto negli anniNovanta da MathisWackernagel, dirigente dell’istituto“Redifining Progress” negliStati Uniti e coordinatore delCentro Studi sulla sostenibilitàin Messico: è quello dell’improntaecologica.Si tratta di calcolare l’area diterra produttiva (campi coltivati,pascoli, foreste, sottosuolo)e di mare necessaria a sostenerei nostri consumi di materieprime e di energia e ad assorbirei nostri rifiuti. Come tutti imodelli è semplificato e certamentesottostima alcuni fattori(ad esempio l’impoverimentodella terra sottoposta acoltivazioni intensive), ma servea dare un’idea abbastanza realistica.I 6 COMPONENTI DELL’IM-PRONTA“L’impronta ecologica vienecalcolata prendendo in considerazionepiù di 50 risorsenaturali: carne, latticini, frutta,verdura, legumi, pesce, tabacco,grano, caffè, prodotti dellegno e così via”, spiegaGianfranco Bologna, presidentedel WWF Italia.“Per valutare i consumi di unpaese, si aggiungono alla produzioneinterna le importazionie si sottraggono le esportazioni.Per il bilancio energetico sitiene conto dell’energia generatalocalmente e di quellainglobata in più di 100 categoriedi prodotti commercializzati.L’impronta ecologica è datadalla somma di sei componenti:•la superficie di terra coltivatanecessaria per produrre glialimenti•l’area di pascolo necessariaper i prodotti animali•la superficie di foresta necessariaper produrre legno ecarta•la superficie marina necessariaper produrre pesci e “frutti”del mare•la superficie di terra edificata•la superficie forestale necessariaper assorbire le emissionidi anidride carbonica risultantidal consumo energetico”.Il risultato, diviso per il numerodi abitanti di un paese, forniscel’impronta ecologica media diquella popolazione, che vienepoi confrontata con la terraproduttiva pro-capite disponibilenel paese stesso.QUANTA TERRA CI SPETTA?Dei 51 miliardi di ettari disuperficie complessiva dellaterra solo 15 miliardi sono rappresentatidalle terre emerse ele aree modificate direttamenteda interventi umani (pascoli,campi, superfici edificate, stradeecc.) rappresentano circa il35% delle terre emerse.Dividendo la terra e il mare produttiviper il numero di esseriumani che abitano il pianeta,risulta che ciascuno di noi ha adisposizione 2,1 ettari.Ma è anche necessario considerarela superficie per le altrespecie, animali e vegetali, stimatain circa il 12% delle terreemerse. Sottratte le quali, pergli umani rimangono 1,8 ettari atesta (in realtà ne “usiamo” inmedia 2,3 a testa).Nel 2050, se raggiungeremo i9,3 miliardi di esseri umaniprevisti dalle proiezionidell’Onu, diventeranno meno di1,2 ettari pro-capite.La terra produttiva infatti siriduce costantemente, sia perl’inquinamento e il sovra-consumodi risorse (terreni fertili,acqua, legname, pesce, ecc.),che provoca desertificazioneed erosione, ma soprattutto perl’aumento degli abitanti dellaterra: agli inizi del secoloscorso, quando la popolazionemondiale stava raggiungendo idue miliardi, ogni individuoaveva a disposizione in media5,6 ettari.5In Dialogo N. 172


Consumo critico6I=PxAxTColpa di africani, indiani e cinesiche fanno troppi figli? Laquestione non è così semplice.C’è una formula che permettedi valutare l’impatto di unapopolazione sull’ambiente:I=PxAxT.“I” sta per Impatto uguale “P”Popolazione per “A” Affluenza(cioè consumo medio di risorseper persona) per “T”Tecnologie (cioè indice delladannosità ambientale delle tecnologieche forniscono i beniconsumati).E’ evidente che per il Sud delmondo il problema è ridurre leloro popolazioni, visto che nonsi può pretendere che riducanoi consumi o le tecnologie (anzi,dovrebbero aumentarli), contrariamentei paesi occidentalidovrebbero limitare proprioquesti ultimi due fattori.I PIU’ SPRECONI DI NATURAE’ quello che stiamo facendo?Evidentemente no: anzi, stiamofacendo proprio il contrario.Prendiamo gli statunitensi,indiscussi leader della classificamondiale dello spreco:hanno un’impronta ecologicamedia di 9,6 ettari e mezzo atesta, contro una disponibilitàdi terra produttiva, sul loro territorio,di 5,8 ettari. Un deficitnetto, dunque, di 3,8 ettari.Un americano medio produce730 chili di rifiuti l’anno, mangiacento chili di carne, consuma600 litri di acqua al giorno ebrucia energia quanto quattroitaliani, 160 tanzaniani e 1.100ruandesi.Inoltre il sistema di produzioneamericano è molto inefficiente,nel senso che spreca tantissimaenergia. Risultato: ogniamericano produce 27 voltepiù anidride carbonica dellaquota che è stata calcolatacome “sostenibile”: 20 tonnellateall’anno, contro le 7,4 di unitaliano e le 0,2 di un cittadinodei paesi poveri.DEBITI E CREDITINaturalmente ci sono diversità,legate al reddito, anche all’internodei paesi ricchi: è stimatoche il 20% più povero dellapopolazione canadese abbiaun’impronta ecologica mediaprocapite di meno di tre ettari atesta, mentre quella del 20%più ricco supera i 12 ettari.C’è da sottolineare poi chealcune popolazioni del Sud delmondo, come i cinesi, pur consumandomediamente moltopoco, sono in “deficit” a causadell’abbondanza di abitanti edella scarsità di terra produttiva(1,6 ettari contro una disponibilitàdi 1,1).In pareggio invece i pur numerosissimiindiani, grazie allamodestia dei consumi (0,7ettari).L’Australia ad esempio, puravendo un’impronta enorme(6,9 ettari), ha una densità dipopolazione così bassa da trovarsiin credito di terra produttiva(14,2 ettari).In generale tuttavia sono gliabitanti del Sud del mondo adavere i maggiori “crediti”,dovendosi accontentare inmedia di mezzo ettaro a testacontro i quasi due che gli spetterebbero,facendo i conti suscala globale; fino a estremicome quello del Bangladesh,con una misera impronta da0,07 ettari.STIAMO INTACCANDO ILCAPITALE TERRASecondo il rapporto del 2000del Living Planet, negli ultimi 30anni l’impronta ecologica globaledell’umanità è aumentatadel 50%; nello stesso periodo,il declino degli ecosistemi èstato stimato del 33%.In pratica, significa che neglianni Settanta abbiamo compiutoil sorpasso: il ritmo deiconsumi delle risorse naturali(acqua, terra fertile e così via)ha superato la loro capacità dirinnovarsi e oggi la nostraimpronta globale supera dialmeno il 30% la capacità biologicaproduttiva della terra.La terra, dunque, impiega 1,3anni per rigenerare ciò che l’umanitàconsuma in un anno evisto che il 20% più ricco dell’umanità(cioè noi dei paesioccidentali) consuma oltrel’80% delle risorse naturali,In Dialogo N. 172


Consumo criticoquesto significa che la popolazionedei paesi “sviluppati”supera da sola la capacità dicarico del pianeta.ECOLOGIA QUOTIDIANACambiare i comportamentiindividuali è il primo, indispensabilepasso.Cosa significa? Anzitutto ridimensionarei consumi, a tutti ilivelli. La parola d’ordine,insomma, è limitarsi il più possibile,con un occhio all’efficienza.“Risparmiare” può esserestimolante e persino divertente.“Possedere di meno noncomporta necessariamenteuna privazione”, osservaWackernagel, “al contrario: puòessere una liberazione.Migliaia di persone in Europastanno scoprendo quantivantaggi personali possonoricavare dal ridimensionarsi:vivere senza debiti, avere piùtempo per sé e per gli altri, peri propri interessi e per lerelazioni.La riduzione dei desideri materialici aiuta a liberarci dallacompetizione e dal vortice dell’ansia.La liberazione derivadal capire che il vero appagamento,la vera libertà dipendenon dall’avere di più, comevogliono farci credere, madall’avere meno necessità”.IMPARARE DAGLI INDIANID’AMERICASecondo vari studi, nei paesiindustrializzati bisognerebberidurre da quattro a dieci voltel’intensità di uso di materia edenergia. Ma la vera necessariarivoluzione sarà passare dallamentalità del possesso allamentalità dell’uso: cioè impararea utilizzare più intensamentee collettivamente strumentie infrastrutture.Dicevano gli Indiani d’America:“Sotto la terra che calpestiamoci sono gli occhi di sette generazioniche ci guardano, prontea venire al mondo. Per questo inostri passi devono essere leggeri”.Da quegli antichi indianiprobabilmente abbiamo qualcosada imparare.L’IMPRONTA ITALICAL’impronta ecologica mediadegli italiani è di 3,8 ettari (purcon notevoli differenze trazona e zona, come hannodimostrato i calcoli del WWF),contro una disponibilità di terraproduttiva sul territorio nazionaledi 1,3 ettari.Consumiamo dunque circa iltriplo di quello che ci spetterebbe,e il deficit(come tutti ipaesi ricchi) locolmiamo ingran parteimportandorisorse a bassocosto dal Terzomondo (eccoperché è cosìutile costringerloa stare sulmercato mondialemantenendoloperò nellamiseria, intrappolatodal debitoe privo diqualsiasi poterecontrattuale).Come se nonbastasse, inostri consumisono in crescita: un italianomedio produce 398 chili dirifiuti all’anno e quasi il doppiodi CO2 rispetto alla mediamondiale (10 volte più di unindiano), consuma 150 chili dicarta all’anno (quattro volte piùdella media mondiale, 75 voltepiù di un indiano), tre volte piùcombustibili fossili rispetto allamedia mondiale e 23 volte piùdi un indiano.Possediamo un’auto ogni dueindividui (una ogni dieci lamedia mondiale, una ogni 500quella indiana). Per diventareecologicamente sostenibili - eun po’ più equi - dovremmoridurre i nostri consumi del75%.Per ogni persona che, comenoi italiani, consuma tre voltepiù di quel che le spetta c’èqualcuno, magari dall’altraparte del mondo, che deveaccontentarsi di un terzo.7In Dialogo N. 172


DIARIO DELLACOMUNITÀa cura di Adele PaganiPellegrinaggio a Roma8Roma città eterna, grande epotente che da sempre conducia te migliaia di personeper visitare e ammirare la tuastorica bellezza. In diverseoccasioni ti ho visitata, maquesta volta ci sono ritornataassieme a tanti miei compaesaniper un grande evento, unnostro giovane tagliunesediventa prete.Mi riesce difficile esprimere isentimenti vissuti la mattinadel 25 ottobre, quando nellasemplice chiesa dei monfortani,faceva il suo ingressoPadre Domenico per essereordinato sacerdote religioso.Tutta la celebrazione si è svoltain un’atmosfera carica difede e semplicità e tutti noiabbiamo vissuto e capito almeglio i vari momenti dellaSanta Messa. Toccante perme è stato assistereall’Angelus del Papa in SanPietro. Vedere quest’uomoprovato dalla sofferenza fisica,ma tanto forte nel testimoniareal mondo la fede e il suoamore per Cristo Risorto, miha dato coraggio. Avrei tantoda raccontare, dico grazie achi ha reso possibile tuttoquesto, grazie agli allegri esimpatici compagni di viaggioe ad essi ora cedo la parola.Quando sono partita non pensavodi provare un’emozionecosì forte assistendo all’ordinazionedi Padre Domenico.Lo ringrazio per quello che hoprovato. Per il resto del viaggioè stato cultura e compagniapiacevole. Mi è piaciuto tuttodel viaggio, più di tutto l’arrivoin Piazza San Pietro di ungruppo di peruviani per riceverela benedizione del SantoPadre.SandraIn Dialogo N. 172


Pellegrinaggio a RomaEmozione fortissima è statal’ordinazione sacerdotale diPadre Domenico. Roma poi èuna città che merita di esserevisitata, soprattutto la basilicadi San Pietro e i monumenti.Fortissima emozione domenicaall’Angelus del Santo Padreche ha toccato il cuore di tuttinoi. In conclusione il pellegrinaggioè stato una bella esperienza.Grazie a tutti, soprattutto allesuore e al parroco. Il pellegrinaggioè stato molto bello,quello che mi ha emozionato èstata l’ordinazione di PadreDomenico. Ho ammirato labellezza della basilica di SanPaolo fuori le mura, di SanPietro, la Fontana di Trevi ed èstata piacevole la compagniadi tutti i partecipanti. Ho partecipatocon gioia a questo viaggio.L’emozione provata durantel’ordinazione di PadreDomenica è stata forte, cosìcome in San Pietro, quando ilPapa sofferente, ma con tantavoglia di testimoniare Cristo,ha benedetto i fedeli: ho pianto.Grazie di tutto.AldinaHo trascorso tre giorni moltobelli e intensi. Mi ha commossol’ordinazione sacerdotale diPadre Domenico, la benedizionedel Santo Padre in piazzaSan Pietro. Ringrazio moltissimodon Pietro che haorganizzato questa gita benriuscita, anche se le lunghecamminate per Roma mihanno un po’ stancata, ne èvalsa la pena.Lucia9In Dialogo N. 172


Pellegrinaggio a RomaMi ha colpito particolarmentel’umiltà di Padre Domenico, ladebolezza del Santo Padre,uniti entrambi da uno spiritocristiano.Maria B.Di questo pellegrinaggio nonposso fare altro che ricordaretutte le gioie, tutte le emozioniche ho vissuto, di quantosono stata fortunata ad essernepartecipe. E’ durato che unistante, ma nei miei ricordisarà eterno.PaolaAbbiamo partecipato conentusiasmo e commozione aquesto pellegrinaggio per l’ordinazionedi Padre Domenico.Preghiamo il Signore perchélo accompagni nella sua missione.Grazie di cuore.movente, come pure sentire lavoce affaticata, ma ricca diamore e di fede del Papa inPiazza San Pietro.Monsignor Pansa ci ha fattovisitare le parti più belle diRoma, ci ha colpito particolarmentela tomba di PapaGiovanni XXIII. Ci siamo trovatemolto bene con il gruppo diTagliuno, molto allegro e dicompagnia.Angela e Mariarosa di VillongoQuesto pellegrinaggio per noi èstato piacevole, sia per la bellezzadi Roma, sia per imomenti di gioia: l’ordinazionedi Padre Domenico e la benedizionedel Papa.Un grazie a don Pietro e a suorVincenza.Giusi e Luigisa si sono arricchite di unnuovo sacerdote.Mi è dispiaciuto vedere il Papacosì sofferente e nello stessotempo sono stata contenta divederlo per la prima volta.Claudia (la mascotte del gruppo)La mia impressione riguardo aquesto viaggio è molto positivae commovente.L’emozione provata durantequesto pellegrinaggio è statagrande. Commovente è statal’ordinazione di PadreDomenico e la benedizionedel Santo Padre.Abbiamo visitato la Roma artisticae, se un po’ stanchi per iltanto camminare, siamo tornatia Tagliuno molto contenti.Grazie.Coniugi Sana10CelestinoQuesti giorni trascorsi a Romaci hanno permesso di viveredue grandi emozioni: l’ordinazionedi Padre Domenico e labenedizione del Santo Padre.Il ricordo di tutto questo saràcustodito nel nostro cuore.Vanna e SilvanaSicuramente questo viaggiomi ha fatto vivere un’esperienzaindimenticabile, riassuntain due momenti: l’ordinazionedi Padre Domenico e la benedizionedel Papa.LucianaL’ordinazione di PadreDomenico è stata molto com-L’ordinazione di PadreDomenico ci ha emozionatotanto, la semplicità e l’umiltà diquesto giovane ci hanno toccatoil cuore. La benedizionedel Papa è stata commovente.Con una guida romana “diadozione” Monsignor Pansa,abbiamo visitato Roma. Ilnostro è stato un pellegrinaggioricco di risate e di allegria,eravamo un gruppo moltounito. Grazie.Lina, Agostina e GiuseppinaE’ stato commovente assistereall’ordinazione sacerdotaledi Padre Domenico.Ero felice anche perché lacomunità di Tagliuno e la chie-… di solito prima si conosceun prete e poi può diventareun amico… per me un amicoè diventato prete. E’ difficileper me spiegare questi sentimenti.Io ho condiviso conDomenico le prime esperienzeadolescenziali in oratorio condon Sandro, i campeggi, legite, i Crest, la Catechesi. Orain questi giorni a RomaDomenico è diventato PadreDomenico. Sabato la cerimoniaè stata molto toccante evedere Padre Domenico prostratoa terra mentre i celebrantie l’assemblea pregavano…sono cose che nondimenticherò mai. Come nondimenticherò mai il sorriso diPadre Domenico quando si èunito ai celebranti. Di RomaIn Dialogo N. 172


Pellegrinaggio a Romaabbiamo visto e visitato molteopere d’arte di architettura, diricchezza, ma nulla è paragonabilealla semplicità e allaserenità che Padre Domenicoci ha donato sabato mattina.FrancescoQuesto viaggio è stato moltocommovente ed emozionante.Per me è stata un’esperienzaindimenticabile, sia dalpunto di vista culturale, lavisita alle varie chiese e monumenti,sia dal punto di vistadell’unione del gruppo. Quelloche mi ha colpito di più, èstata l’ordinazione di PadreDomenico, mi ha commosso edifficilmente dimenticherò.Mariache ha ancora la forza di lottare.Immensa è stata la nostrastanchezza, i chilometri percorsi,la nostra curiosità, lagioia di scoprire cose nuove.Tre giorni sono stati pochi, masono bastati per farci capireche anche la storia ha ungrandissimo valore, senzaquesta, non conosceremmo lenostre origini, la nostra identitàcome uomini e come cristiani.E’ stata un’esperienzacoinvolgente partecipareall’ordinazione di PadreDomenico, rimarrà dolcementeimpressa nel nostro cuore.Siamo convinti che sarà attivotestimone della Parola di Dio.Vai Domenico.. non puoisapere come tutti ti stimiamo!Laura e DomenicoSono partita per questo viaggiosapendo che mi sareiarricchita spiritualmente.Domenica 26 ottobre speravodi assistere alla benedizionesolenne del Papa, e così èstato. Il fatto di trovarmi sola,senza famiglia, mi ha aiutata ameditare e riflettere.Roma: immensa! Abbiamoprovato come ci si senteminuscoli di fronte alla grandezzadi tutto ciò che ha unastoria profonda e alle testimonianzetramandate nel corsodei secoli. Piccoli di fronte astatue enormi, ricchissimimosaici, colonne romane earcate altissime, ma piccoli difronte alle testimonianze dellesofferenze e delle persecuzionidei primi cristiani. Piccoli difronte a un Papa sofferente11In Dialogo N. 172


DIARIO DELLACOMUNITÀdi Bruno PezzottaUna Domenica di festaper la nostra comunità12Bisogna risalire indietro di quasitrent’anni per ritrovare unamedesima liturgia come quellacelebrata nella nostra chiesaparrocchiale la mattina didomenica 9 novembre scorso.L’occasione, di quelle ormaiestremamente rare, era laprima Santa Messa nel paesed’origine di Padre DomenicoPedullà, religioso monfortanoche dalle mani dell’arcivescovoPittau aveva ricevuto a Romasabato 25 ottobre il sacramentodell’ordinazione sacerdotale.Solo recuperando i sentimentiche accompagnano in generele celebrazioni della Madonnadelle Vigne, si può trovare nellarecente storia religiosa diTagliuno un avvenimento dicosì largo “concorso dipopolo” (come recitavano lecronache di un tempo).La comunità si era preparata aquesta giornata con un pellegrinaggioa Roma, di cui siparla in altra parte di questonumero, per assistere all’ordinazionesacerdotale. Per moltianche in questo caso, avvenimentounico oltre che particolarmente“forte” quanto a significatoreligioso.Sembrava troppo limitativoconcentrare poi tutto nella solagiornata della prima SantaMessa.E’ nato così, per volere di donPietro, supportato nella decisioneanche dal gruppoliturgico, un “percorso vocazionale”che nelle sere di giovedì,venerdì e sabato ha precedutola cerimonia liturgica piùsignificativa.Nelle prime due sere un sacer-In Dialogo N. 172


diario della Comunitàdote ed una religiosa hanno portatola loro esperienza di vocazione,il loro “caso” personale.Non molto numerosa la partecipazione,ma era probabilmentequanto si sperava divedere, mentre il sabato adascoltare Padre Domenico, iparrocchiani erano molti di più(anche la curiosità, quella sana,deve avere avuto buon gioco),tutti a conoscerlo per la primavolta in quel contesto e conquel ruolo.E chi c’era sa che ha colpitoprofondamente per il suo tono,per i contenuti, per la semplicitànell’affermare la Parola, perla scelta di parlare poco di sè etanto di Dio, presente semprenella vita degli uomini, chesovente non Lo vedono o nonLo ascoltano.Grazie ad una giornata indulgente,dopo giorni di pioggia(un dono di Qualcuno?), graziead un’evidente e sentita preparazioneesteriore (quello cheoggi si chiama look), grazie alsentimento di festa che lastessa illuminazione serale delcampanile aveva già evidenziato,grazie alla volontà di chi si èdedicato all’addobbo internodella Chiesa ed alla predisposizionedella liturgia, la corniceche ne è scaturita è statadegna dell’avvenimento.Altri erano però i “contenuti” diquesta festa, di questa giornata.La tela, visto che di cornice si èparlato, era il significato squisitamentereligioso della giornataed è probabile che molti deitanti tagliunesi presenti inchiesa lo abbiano assorbito.Si è dato spazio alla festa, ma ilprotagonista, anzi la protagonistaera e doveva essere, cosìcom’e stata, la vocazionereligiosa di Padre Domenico,richiamata in più d’una occasionenel corso della SantaMessa: da don Pietro nel discorsodi benvenuto e di augurio,dall’omelia di don Sandroche ha sottolineato soprattuttole difficoltà che incontra unsacerdote (quasi a prepararePadre Domenico a climi diversidalla giornata che stava vivendo),dalla preghiera formulatadopo la comunione per altrevocazioni nella nostra comunità,dalle parole finali di padreMarco del collegio monfortanodi Roma, a quelle dello stessoPadre Domenico.Tutto in fondo è stato ricondottoa questa chiamata, tutto èstato convogliato nel significatodi questa scelta, silenziosa,schiva, a qualcuno sembrataaddirittura nascosta se è veroche molti sino ad un anno fa,quando fu ufficializzata in settembrela professione dei votiperpetui di Padre Domenico,non lo conoscevano neppure,nonostante fosse stato saldamenteinserito nella comunità,come chierichetto, come assi-13In Dialogo N. 172


diario della Comunitàstente alla catechesi e che daotto anni si preparasse alsacerdozio.Ed è più che probabile che moltidei tagliunesi, alla prima SantaMessa, abbiano incontrato personalmentePadre Domenicoper la prima volta, sia in sensofisico che spirituale.E dunque occasione tanto piùpreziosa per assistere allaSanta Messa, a quella SantaMessa.Chi lo conosce, e lo conoscebene, sa quanto sia parco(ma non povero) di parole, saquanto la sua riservatezza, lasua serietà, la sua mitezzacolpiscano. Sentirlo parlare diFEDE, di DIO, di SCELTA, con i“grazie” che ha ripetuto quasiall’infinito per quello che havoluto essere e diventare, èstato piacevole.Non è difficile aggiungere chein fondo tutti si sono sentiti inquesta occasione un po’ affascinatidalla sua figura (se leggeràqueste righe sarà al contempoimbarazzato ed allaprima occasione, prima ringraziandoe poi rimproverando, lofarà capire all’autore), aiutati inquesto anche dalla solennitàdella cerimonia della primaSanta Messa.La sua comunità gli ribadiscegli auguri per un camminopastorale felice.La Parrocchia ha offerto a Padre Domenico per le opere missionarie del suo Istituto lasomma di Euro 3.386 frutto dei doni del Gruppo Missionario, dell’Associazione Alpini,di offerte personali e delle offerte raccolte durante le Messe di Domenica 9 novembre.Un grazie a tutti coloro che hanno fatto questo gesto e a tutte le persone che hannocollaborato alla riuscita di questa festa..14In Dialogo N. 172


DIARIO DELLACOMUNITÀdi Padre Domenico Pedulà“Tu Dio che conosci il nome mio...”C’è un canto molto vero emolto bello, “VOCAZIONE”,che faccio mio perché capacedi esprimere i sentimenti cheprovo in questo momento.Questo canto contiene unapreghiera bellissima, che è pertutti e che ciascuno in cuor suopuò pregare:“Tu Dio che conosci il nomemio, fa che, ascoltando la tuavoce, io ricordi dove porta lamia strada nella vita all’incontrocon te”.Sì, Signore, fa che io ricordi,riconosca, comprenda che lamia vita è direttaall’incontrocon te. E’ questala vocazionedi ciascuno,Siamo tuttichiamati all’incontrocon ilSignore.Possono cambiarele modalitàdi questachiamata: chiattraverso ilsacerdozio, chiattraverso lavita consacrata,chi attraverso ilmatrimonio ocomunque lavita laicaleimpegnata, maunica è la finalità:incontrare ecamminare conil Cristo crocifissoe risorto finoalle nozze eternecon lui nellaGerusalemmenel cielo. Non cisono altre stradeed è inutilecercarle, perderemmo il nostrotempo.“Io sono la via, la verità e lavita”dice il Signore.Mi è stato chiesto di dare latestimonianza sulla mia vocazione,e lo faccio volentieri, bensapendo che queste mie parolepasseranno e che è moltopiù importante mettersi inascolto della Parola di Dio.Per questo desidero legarequesta mia testimonianza adun brano del Vangelo, quellodelle “Nozze di Cana” (Gv 2,1-11), che ho scelto per tantimotivi, che ci coinvolgono tutti.Anzitutto perché è il Vangeloche leggiamo nella festa della“Madonna delle Vigne”, allaquale siamo stati tutti consacratifin dalla più tenera età; mapoi perché siamo chiamati allafesta delle nozze eterne conCristo; da ultimo perché ci èdato di vivere in questi giorni inun particolare contesto di festaper la mia ordinazione sacerdotale.“Tre giorni dopo ci fu unosposalizio a Cana di Galilea ec’era la Madre di Gesù. Fu invitatoalle nozze anche Gesù coni suoi discepoli” (Gv 2,1-2).Sembra che a queste nozze diCana Gesù assuma un ruolosecondario. Si dice, infatti, chefu invitato “anche “ Gesù. Ilruolo centrale, invece, parrebbeessere quello dello sposo (èlo sposo!), ma non è così.Questi viene solo menzionatodi passaggio quando il maestrodi tavola dopo aver assaggiatol’acqua divenuta vino, esclamarivolgendosi allo sposo : “ Tuttiservono da principio il vinobuono e, quando sono un pòbrilli, quello meno buono; Tuinvece hai conservato fino adora il vino buono “(Gv 2,10).Al centro dell’attenzione c’è,dunque, Gesù. E’ lui che cambial’acqua in vino manifestandola sua gloria, così che i suoidiscepoli possano credere conpiù decisione in lui (c.f. Gv2,11).Voglia il Signore che dopo questigiorni di festa in cui io (losposo?) sono posto al centroabbia a diminuire e lui a crescerenei vostri cuori e nella vostravita. Carissimi, Carissime, se ci15In Dialogo N. 172


diario della Comunità16sentiamo coinvolte in questigiorni di festa non è solo peraffetto o curiosità, ma perchéchiamati e convocati che è presentenella nostra storia.Mentalmente ciò non lo percepiamoma il nostro cuore si. Ilnostro cuore in fondo in fondocerca Dio: ce lo abbiamo scrittodentro, perché creati a suaimmagine e somiglianza.Così, anche se non ce ne rendiamoconto, il disagio chequotidianamente avvertiamo èindice di tutto ciò. Sentiamoche ci manca qualcosa, che lafelicità non è mai piena, ma nonsappiamo darne una giustificazioneconvincente.Anche a Cana di Galilea Mariasi rese conto che mancavaqualcosa:“Nel frattempo, venuto a mancareil vino, la Madre di Gesùgli disse: “Non hanno piùvino“”(Gv 2,3).Non hanno più vino... Con questamia testimonianza nonvoglio certo annoiarvi raccontandovidella mia vita: deglianni vissuti all’asilo, alla scuola,all’oratorio, del servizio militare,del mio lavoro, degli anni vissuticon i missionari Monfortani...,tutte cose che interessanopoco. Desidero piuttosto soffermarmisu queste parole:“ Non hanno più vino”La Madre di Gesù attenta acome si svolge la festa.S’accorge che senza vino lafesta non è più festa, che il vinoè l’elemento capace di daregioia e allegria, che senza di luimanca qualcosa di determinanteedinsostituibile,Per noiche veneriamola“Madonnadelle Vigne “ben sappiamocheaddirittura ilvino erafonte di vita.Io non soquanto laVergine santissimaabbia intercedutoperme, quelloche però so, è che continua afarlo per me e per voi, ripetendoa suo figlio: “Non hanno piùvino“, hanno bisogno di teGesù, hanno bisogno che turiempia di senso e di speranzala loro vita. Si, c’è un momentoin cui ti rendi conto che nonhai più “vino” , che la festa finisce,si spengono le luci, gliamici se ne vanno, ti senti soloe smarrito, cresce l’angoscia,lo studio non ti basta più, illavoro nemmeno, ti mancaqualcosa ma non sai che cosa.Ti senti inutile e impotente...,tanti interrogativi ti assalgono:perché la morte? perché lasofferenza? perché l’ingiustizia?perché tante vittime innocenti?La vita ha un senso? Sio no? E cosa posso fare io, chesono una goccia nell’oceano?.Sono domande che ti laceranodentro e che si trasformanodavanti a Dio in preghiera: cosadevo fare Signore della maivita? Cosa vuoi che faccia?Dove sei Gesù? Perché nonrispondi? Perché non ti mostri?Perché non intervieni?A Cana di Galilea Gesù risposecosì alle richieste della Madre:“Che ho da fare con te, odonna?In Dialogo N. 172


diario della ComunitàNon è ancora giunta la mia ora”Non è ancora giunta l’ora...l’ora in cui il Signore intervienenella tua vita non la decidi tu.Quell’ora giunge quando menote lo aspetti...Dice il canto “ vocazione”:“Era un giorno come tanti altri,e quel giorno lui passò...Era l’alba triste esenza vita,e qualcuno mi chiamò...”Mi chiamò...quandodentro di te avrestisolo voglia di dire:“Allontanati da meperché sono unpeccatore” (Lc 5,8).E invece no, sentiche dentro di tecresce il bisogno dipregare e si silenzio,il bisogno diuscire da te stesso,di giocare la tuavita, di essere undono per l’altro, diportare amore esperanza. Senti chetutto passa insecondo piano eche emerge forte ildesiderio di Dio e diappartenere a luisolo.Cosa fare? Comerispondere a questachiamata che sentodentro? Devolasciare il lavoro, lostudio, la famiglia ele sicurezze per inseguire unsogno? Per dare credito all’impulsodel cuore?Che indecisione..., quantedomande, quanti se... ma...però... che fare? Sarò felice?Sarà questa del sacerdozio odella vita consacrata religiosauna vita sacrificata? Ne varràveramente la pena?Quante domande inutili miponevo e ci poniamo a volte...se solo comprendessimo chela vita è un dono ricevuto e cheper natura sua va spesa tuttadando il massimo per poteressere felici, allora certedomande non ce le porremmopiù, sapremmo rispondere congioia alla chiamata del Signoree non ostacoleremmo chi lovuole fare.Ringrazio per questo i mieigenitori, perché non hanno maiostacolato la mia decisione, mami hanno sempre sostenuto.Che fare, dunque, di fronte allachiamata del Signore?A Cana di Galilea la Madre diceai servi:“ Fate quello che vi dirà” ( Gv2,5).C’è stato veramente nella miavita un momento in cui hoavvertito la necessità di mettermitotalmente nelle mani delSignore per lasciare che fosselui a guidare i miei passi. Sefino ad allora ero io che avevoprogrammato tuttonella mia vita, orami sono abbandonatocompletamentenelle sue manisperimentandoquesta verità:“La mente dell’uomopensa moltoalla sua via, ma ilSignore dirige i suoipassi” (Pr 16,9).Carissimi,Carissime, nonabbiate paura dimettermi nelle manidel Signore; Egli sabene quel che fa,noi no, ma lui si.Non abbiate pauradi rischiare qualcosaper lui, dateglispazio, lasciatelofare, Egli vuol faredi noi dei Santi, e isanti ce lo insegnano.S. Luigi MariaGrignon daMontfort ( 1673-1716), fondatoredella congregazionedei missionarimonfortani, dellaquale io faccioparte, diceva proprio cosi:“Se non si rischia qualcosa perDio non si fa nulla di grande perlui”.Lui lo ha fatto e invita tutti afarlo.Una sera a Dinan ( Nord ovestdella Francia) ritornando versocasa, incontrò un povero tutto17In Dialogo N. 172


diario della Comunitàpiagato e infreddolito, chestava raggomitolato per terra inun angolo buio della strada.Luigi se lo caricò sulle spalle elo portò a casa sua per prendersenecura.Bussando forte alla porta chetrovò chiusa esclamò:“ Aprite a Gesù Cristo”Anche come me, Gesù si è presentatoalla porta nelle vesti deipoveri dell’ America Latina,dell’Africa e dell’Italia.Gesù bussa continuamente alleporte della nostra vita per poterentrare e fare festa con noi ( cf.Ap 3,20), ma spesso si presentain modo camuffato e noistentiamo a riconoscerlo.L’importante, allora, è lasciarloentrare, lasciarlo parlare edagire.Per questo occorre una intensavita di preghiera, perché ènella preghiera e nel silenzioche i nostri cuori si fondono colsuo, così da riconoscerlo,comprendere quel che dice efare quello che lui ci chiede peril bene nostro e del mondointero.Ma per rispondere all’invitoche Maria a Cana rivolse aiservi: “Fate quello che vi dirà”è necessaria la fede, che non ècieca, anzi dona occhi nuoviper comprendere e vedere piùa fondo. E’ la luce della fedeche ci permette di fare il salto,il passo decisivo verso ilSignore, dandogli fiduciaanche quando la sua richiestaci pare assurda e sproporzionataalle nostre capacità.A Cana di Galilea Gesù disse aisuoi servi:“Riempite d’acqua le giare.Attingete e portatene al maestrodi tavola!” (Gv 2,7-8).Ma come, avrebbero potutodire quei servi, qui manca ilvino e tu ci fai portare dell’acqua?Ma essi ebbero fiducia, attinseroe portarono. E l’acqua divennevino.Si, il Signore si serve del nostropoco per trasformarlo in vinobuono e abbondante per tutti.Questo vino buono è lui stesso,che si fa Pane spezzato e Vinoversato che riempie e rinnovala nostra vita. Il vino buono chepuò riaccendere, rivitalizzare,riempire e cambiare la nostravita viene solo da Gesù Cristoche è Dio; con lui è possibileportare la croce fino sul calvariocon serenità; con lui la festaricomincia, si riaccendono leluci, tornano gli amici, la gioia ela pace, più intense di prima.È questo che ho sperimentatonella mia vita!18In Dialogo N. 172


diario della Comunitàscono. E’ questo che è successoin questi giorni di festa:gioiamo per il dono del sacerdozioche il Signore ha volutoconcedere a me e a tutta lacomunità parrocchiale.Mi sento allora di ripetereancora una volta:“Non hanno più vino!”, sperimentiamoche ci manca qualcosa“Aprite a Gesù Cristo”,scopriamo che lui solo riempiedi senso e di speranza la nostravita “Fate quello che vi dirà”,riconosciamo che il miracolo osegno che Gesù ha compiuto aCana di Galilea può compiersinella vita di ciascuno, perchéquesta possa fiorire e sbocciarein tutta la sua pienezzesecondo la vocazione che ci èstata data.E’ questo che desidera ilSignore per ciascuno di noi, èquesto che ha desiderato perme. La mia presenza in mezzoa voi in questi giorni di festa èproprio per ringraziarlo di tuttoquello che mi ha voluto donare,anche attraverso voi, ben conscioche tutto viene da Lui eche la sua grazia passa attraversole mediazioni umane.Se, dunque, prima dicevo:“Non ho più vino!”, ora possodire che ho tutto non mi mancanulla, perché ho lui.Infatti , avere tutto e non averelui, è non avere nulla.Possa essere questa mia testimonianzae presenza in mezzoa voi un piccolo segno vivo ditutto questo e favorire l’incontrocol Signore della vita, checontinuamente chiama tutti aseguirlo.Facciamo allora riecheggiarenel cuore ancora una voltaquesta preghiera:“Tu Dio, che conosci il nomemio fa che ascoltando la tuavoce, io ricordi dove porta lamia strada nella vita all’incontrocon te”UN SALUTO E UN RINGRA-ZIAMENTONoi siamo il tempio di Dio,siamo le pietre vive di questotempio, dove ciascuna pietra èugualmente importante e preziosa,perché ciascuno/a di noiè ugualmente importante eprezioso/a agli occhi di Dio.Noi siamo il corpo di Cristo,dove lui è il capo e noi le membra.Quando una delle membrasoffre tutte le membra soffrono.Quando una delle membragioisce tutte le membra gioi-Di questo abbiamo reso graziea Dio nella celebrazione eucaristica,ma voglio anche diregrazie a voi tutti/e:per la preghiera, l’accoglienzacalorosa, i preparativi cheavete fatto perché questa festauscisse bene, per l’animazionein chiesa e in teatro, per quantiavete partecipato e per quantinon hanno potuto farlo perchémalati o impegnati.Grazie di cuore a tutta lacomunità parrocchiale, è quiche sono nato, vissuto, cresciutospiritualmente grazie atutti i sacerdoti e alle suore,che hanno contribuito a faregermogliare la mia vocazione.Un grazie particolare ai Padrimonfortani che mi hannoaccolto rendendo possibile losbocciare e il maturare dellamia vocazione.Grazie, infine, ai miei genitori eai miei famigliari per il donodella vita e della fede.Continuate a pregare per i bisognidella parrocchia, per levocazioni sacerdotali e religiose.Siate pietre vive.Un fiore nasce e fiorisce graziead un terreno fertile e all’acquache lo irriga.Questo terreno fertile è lacomunità parrocchiale, quest’acquaè la preghiera.Il Signore vi ricompensi ebenedica tutti/e.19In Dialogo N. 172


ANAGRAFEPARROCCHIALEdi Don Pietro NataliPreghiera per un bimboSignore,ti preghiamo per nostro figlio.È nato nuovo comeuna pagina tutta bianca.Nessuno vi scarabocchi sopra:non i compagni, non la scuola,non la televisione.E’ nato col viso pieno d’anima.Nessuno gli rubi il sorriso.E’ nato originale, unico,irrepetibile.Conservi sempre la sua menteper pensare,il suo cuore per amare.E’ nato pieno di voglia di vivere.Mai perda la grinta perattaccare la vita e non subirla.E’ nato aperto a te.Nessuno gli sbarri la stradaNessuno gli rubi la bussola.E’ nato prezioso.Perché più figlio tuoche figlio nostro.Custodiscilo Signore e amalocome sai amare tu,padre suo e padre nostro.Amen.Battesimi14/12/2003Modina Ivanadi Marino e di Bezzi Nicolettavic. Tintoretto 8Gioachin Isabelladi Romano e di Camotti Oriettavia Cerche 27Bertoli Lauradi Giovanni Battistae di Carrara Lucianavia dei Mille 92Oldrati Giuliadi Engardo e di Ravelli Robertavia A. Rizzi 425 /12/2003Bettoni Noemidi Giovanni e di Pische Caterinavia Dott. Ferri 16Novali Marcodi Renato e di Caldara Ivanavia Madonna delle Vigne 10Calissi CamillaGiuseppe e di Curnis MariaGraziavia Navezzo 18DefuntiNelle tue mani,o Padre clementissimo,consegniamo i nostrifratelli defunti,sorretti dalla certa speranzache, insiemecon tutti i morti in Cristo,risorgeranno nell’ultimo giorno.Sono stati per noi segnodella tua bontà.Si muova dunque alle nostrepreghiere la tuapaterna misericordia,o Signore,perché siano aperteai tuoi fedeli le portedel Paradiso.22/11/2003Modina Battista di anni 80via Cesare Battisti 830/11/2003Stamati Maricadi Giuseppe e di Adduci Mariavia Giusti 17d28/12/2003Viscardi Alessiodi Omar e di Armici Annalisavic. Garibaldi 3GRUPPOMISSIONARIOGesù è nato per noi, venite, adoriamo!20Carissimi compaesani,che la tenerezza di Gesù, che ciama infinitamente, e nel SantoNatale viene al nostro incontro,avvolga ciascuno di voi in unclima di pace e di amore.Ogni anno la liturgia ci fa riviverequesta allegria, come ci ricorda ilSanto Padre nella carta apostolicasul Rosario: “Piena di allegriaè la scena di Betlemme,nella quale la nascita di Dio-Bambino, il Salvatore delmondo, è cantata dagli angeli eannunciata ai pastori precisamentecome “una grande allegria”(Lc. 2,10).Allegria che scaturisce dal fattodi un incontro sublime: Dio, ilcreatore, il Signore, il Salvatore,che si incontra con la sua creaturae d’altra parte noi che ciincontriamo con Lui, l’unico cheriempie tutti i vuoti del nostrocuore e risponde a tutte lenostre domande.E come sarà con le persone chenon celebrano il Natale perchénon conoscono Gesù?Preghiamo sempre per loro,affinché al più presto, possagiungere a tutti la buona notiziadel Vangelo di Gesù.Grazie delle vostre preghiere perme e la mia missione.Continuiamo uniti in Gesù e laMadonna.Buon Natale e un felice AnnoNuovo!Suor Giacomina ArmiciIn Dialogo N. 172


CONSIGLIOPASTORALEdi Don Pietro NataliProssima la formazione del consiglioPastorale ParrocchialeSono passati ormai più di treanni da quando sono arrivato aTagliuno ed è giunto il momentodi dotare anche la nostraParrocchia del suo ConsiglioPastorale Parrocchiale. Si trattadell’organo parrocchiale piùimportante perché rappresentaed esprime la realtà e le esigenzedella Comunità e, nellostesso tempo, partecipa direttamentealla programmazionedi quelle iniziative pastorali chesi ritengono più opportune edefficaci per il bene dellaParrocchia.Cos’ è ?Il CPP attinge le sue originidalla missione dei laici in quantoincorporati in Cristo permezzo del Battesimo e impegnatia cooperare, con i sacerdotie con tutta la Comunità cristiana,all’edificazione delRegno di Dio in mezzo agliuomini.Cosa fa ?Il CPP è un organo consultivo,chiamato a collaborare con ilparroco nelle iniziative pastoralidella parrocchia con il progettare,approfondire, programmare,coordinare e verificare larealizzazione delle stesse.Da chi è formato ?Si richiede che i membri delCPP siano- in comunione con la Chiesa- aperti e disponibili al serviziodei fratelli- coerenti nel condurre una vitacristianaSono chiamati a far parte delCPP :Per diritto:- Il Parroco- Il Curato- La superiora della Comunitàdelle suore- Un rappresentante delGruppo di coordinamento (elettodal gr. di coord. stesso)Per scelta da parte dei sacerdoti:- Quattro personePer elezione (devono esserealmeno il 50% + uno dei membri):- 6 persone elette dai gruppi:uno della Redazione In dialogo,un Catechista,uno del Gruppo Liturgico,un Animatore degli adolescenti,uno del Gruppo Sportivo,uno tra tutti gli altri gruppi- 6 persone elette dalla gente enon facenti parte di nessungruppo:un giovane (18-30 anni),un adulto (31-60 anni),un anziano (oltre 61 anni),un lavoratore dipendente,un imprenditore,una casalingaQuanto rimane in carica ?Il CPP dura in carica tre anniPROCEDURA PER LA COSTI-TUZIONE DEL CPPIl Parroco fissa la data delleelezioni (che verrà annunciatatramite gli avvisi settimanali) edesigna i membri dellaCommissione elettorale, tra iquali si designa un presidenteLa Commissione elettorale ècomposta di quattro membri.Nessuno dei membri dellaCommissione può essere candidatoalle elezioni.Il Parroco rende noti (sempretramite gli avvisi settimanali) inomi dei membri dellaCommissione elettorale.La Commissione elettorale ha ilcompito di amministrare eseguire tutte le fasi delle votazioni:- raccolta dei nomi per la listadei candidati dei gruppi (entro il25 gennaio 2004)- raccolta dei nomi per la lista“aperta” (entro il 25 gennaio2004)- stampa delle schede- scelta del luogo dei seggi- apertura dei seggi- spoglio dei voti- comunicazione dei risultatiNell’ambito del ConsiglioPastorale non possono essereeletti due membri della stessafamiglia.Entro 21 giorni prima delle elezioni,saranno presentati i nomidei candidati delle due liste.La Commissione elettorale procedealla compilazione delleschede elettorali, con tutti i datirelativi ai candidati: cognome,nome, data di nascita, indirizzo,professione. Le schededevono portare il timbro dellaparrocchia e la firma del presidente.Le votazioni si svolgeranno inun solo fine settimana (sabatosera e domenica) e in orarideterminati.21In Dialogo N. 172


Consiglio PastoraleTutti i cristiani residenti , purchéabbiano compiuto diciotto annidi età, possono votare nel seggioinsediato ritirando la schedae rilasciando la propria firmae i propri dati.Ogni elettore può votare unsolo candidato per ogni categoriadi persone.Ogni elettore è libero di votaresolo alcune categorie di persone.La scheda verrà consideratanulla se- recherà più di dodici crocettein totale- recherà più di una crocetta inuna singola categoria di persone- recherà altri segni che nonc’entrano con la votazioneRisulta eletto ogni candidatoche nella sua categoria avràricevuto il maggior numero divoti. A parità di voti risulta elettoil più giovane di età.Alla proclamazione dei risultatiil parroco rende noti anche inomi dei quattro nominati perscelta dei sacerdoti.Il nuovo Consiglio PastoraleParrocchiale si riunirà entroventi giorni dalla proclamazionedei risultati.Chi fosse interessato a candidarsipuò segnalarsi a donPietro o a don Massimo e glisarà richiesto un colloquio conil parroco per sincerarne l’idoneità.La scheda si presenterà più omeno in questa forma:22In Dialogo N. 172


CORSOFIDANZATIdi don Pietro NataliCorso di preparazione al Matrimonio CristianoGennaio-Febbraio 2004Le coppie di fidanzati cheintendono sposarsi religiosamentenel 2004 o in un futuroprossimo, devono partecipareal Corso di preparazione organizzatodalla Parrocchia.Questo Corso è unico e haluogo all’inizio dell’anno in casaparrocchiale. Le coppie interessatesono vivamente invitatea iscriversi entro e non oltre il31 dicembre prossimo ancheper telefono, con l’impegno dipassare dal Parroco prima dell’iniziodel Corso per un colloquiodi presentazione e per stabilirela data del matrimonio einformarsi sulle pratiche da fare.Ecco il calendario del Corso con le date, gli argomenti e i relatoriDomenica 11 gennaio ore 15.00 Apertura del Corso Prematrimoniale:Ritrovo di tutte le coppie in casa parrocchiale.Ore 15.30 tutti in Chiesina, compresi i genitoridei futuri sposi, preghiera e benedizione.(don Pietro)Martedì 13 gennaio ore 20.45 La coppia fondamento della famiglia(Nanda Ghisi)Giovedì 15 gennaio ore 20.45 I gesti della tenerezza: la dimensione etica delbene e del male circa l’amare.(don Mario Della Giovanna)Martedì 20 gennaio ore 20.45 Di che cosa si nutre la coppia per favorire lasua stabilità.(don Giuliano Volpi)Giovedì 22 gennaio ore 20.45 La responsabilità dei genitori quando i figli sisposano. (per i genitori degli sposi)(don Giuliano Volpi)Martedì 27 gennaio ore 20.45 La comunicazione nella coppia:quando costruisce e quando demolisce.(don G. Volpi)Giovedì 29 gennaio ore 20.45 La vita di coppia: testimonianza.(Coniugi Buelli)Martedì 3 febbraio ore 20.45 Sposarsi in Chiesa: una tradizione o una scelta?(don Pietro)23In Dialogo N. 172


GRUPPOSPORTIVOdi Cristian ModinaPianeta Volley3 2 1 pronti, partenza, via!24È iniziata la nuova stagionepallavolo C.S.I. e noi, OratorioTagliuno, abbiamo schierato unbel gruppo di squadre checoinvolgono ragazzi, ragazze,giovani e meno giovani dellanostra comunità.Mi fa particolarmente piacereche rispetto allo scorso annoc’è stato un incremento diadesioni a dimostrazione chequesta disciplina piace sempredi più nonostante non abbiaspazio sulla stampa e in TV, omeglio sui mezzi di comunicazionearriva solo quando lesquadre nazionali ottengonorisultati eccezionali.La pallavolo è sicuramente, tragli sport di squadra, il piùadatto ad esprimere tutte lepotenzialità tecniche e agonistichedei giocatori, consentendodi esprimere anche ilmassimo dell’aggregazione edella condivisione di unprogetto di sport semplice esereno, praticabile anchesenza grandi mezzi economici.Parlando di mezzi economicivorrei ringraziare tutti i nostrisponsor che anche questoanno ci hanno fornito materialesportivo e contribuitofinanziariamente.Un ringraziamento particolareanche al Comune che sostienee condivide i nostri sforzimettendo a disposizione lapalestra per gli allenamenti eper le partite.Grazie anche all’infaticabileGianni che ci sopporta e ci fatrovare la palestra pulita.Grazie ai nostri allenatoriallenatrici e accompagnatoriche danno il loro tempo liberoper i nostri ragazzi, e infinegrazie anche al nostro pubblicoche ci segue nelle gare casalinghee anche in trasferta, nellasperanza che diventi semprenumeroso.Concludo ricordando a tuttiche le nostre squadre in casagiocano il venerdì sera alle ore21 e il sabato pomeriggio alle15.30.A nome di tutti i collaboratori egiocatori il gruppo pallavolo viaugura UN BUON NATALE EUN FELICE ANNO NUOVOIn Dialogo N. 172


SCUOLAMATERNAdi Sara e Stefano MalighettiNel giardino delle emozioniLe emozioni dei nostri bambinisono state l’argomento dei dueincontri rivolti a noi genitori,tenutisi presso la ScuolaMaterna S. Capitanio diTagliuno.Relatore la Dott.ssa MariaFrancesca Napoli, psicologadell’età evolutiva.L’intento di questi due incontriera quello di stimolare i genitoria valutare l’importanza delleemozioni che i bambini vivonogiorno per giorno.L’attenzione del genitore versoquesto mondo emozionale cheil bambino cerca di capire ecomunicare è fattore fondamentaleche aiuta a seguire ilbambino nello sviluppo di unafacoltà ritenuta molto importanteda recenti studi inerenti lapsicologia infantile: l’intelligenzaemotiva.Intelligenza emotiva è la capacitàdi individuare, capire, elaboraree controllare le emozioni,consente di misurarsi con lediverse situazioni propostedalla vita di tutti i giorni e diaffrontare e risolvere i problemieventualmente connessi.L’intelligenza emotiva comprendediversi aspetti: la consapevolezzadelle nostre emozioni,l’autocontrollo, che è lacapacità di dominare le proprieemozioni e di esprimerle informe socialmente accettabili;la capacità di motivazionesostenuta dalla giusta dose diottimismo e da spirito di iniziativa.E’ quindi importante cheun bambino sviluppi nella suacrescita queste capacità:riuscendo a vivere le proprieemozioni, a comunicarle e condividerle,a dominarle sarà piùsemplice per lui rapportarsi almondo esterno, agli altri esoprattutto avrà scopi, principi,motivazioni nell’affrontare lavita giorno per giorno.I genitori possono contribuire aquesta crescita se aiuteranno ilbambino a scoprire, a capire eda gestire il mondo delle emozioni.Alcuni suggerimenti in talsenso.Impariamo ad ascoltare i bambini,cercando di immedesimarciin loro: la prima cosa èriconoscere un’emozione, ilbambino deve dare un nome aciò che sta provando….. e quelmare tumultuoso si calmeràimmediatamente.Facciamo capire al bambinoche ci sono dei limiti al suocomportamento, ma non allesue emozioni.Chiediamo al bambino comemai sta provando quell’emozione.Incoraggiamo il bambino a trovaresoluzioni possibili.Valutiamole insieme o lui equindi Aiutiamolo a scegliere lasoluzione più opportuna.Evitiamo le criticheeccessive,e incoraggiamolo,sosteniamoload accrescerela propria sicurezzaelogiandolo.Facciamo sentireal bambinoche comprendiamol’importanzadei suoidesideri anchese non possiamorealizzarli.Ricordandoci anche che spessoun abbraccio silenzioso èpiù efficace di tante parole.Tutto ciò ci aiuterà ad avvicinarciai nostri figli, creando lebasi per un rapporto di reciprocafiducia e comprensione partendodall’infanzia, al difficilemomento dell’adolescenzasino all’età adulta.BIBLIOGRAFIA:John Gottman con Joan deClaire - Intelligenza emotivaper un figlio- Ed. RizzoliDaniel Goleman - Intelligenzaemotiva- Ed. RizzoliDorothy G. Singer e Jerome L.Singer - Laboratorio del farfinta- Ed. EricksonRoberto Verità - Con la testafra le favole - Ed. EricksonRoberta Giudetti e MichelaEccli - Sempre capricci !?- Ed. Erickson25In Dialogo N. 172


ASSOCIAZIONIdi Daniela PominelliA.I.A.M.O. ITALIA...ultime notizieLa nuova sede dell’A.I.A.M.O.ITALIA è a TAGLIUNOL’ Assemblea Generale deisoci A.I.A.M.O. ITALIA , riunitasivenerdì 24 ottobre, havotato il trasferimento dellasede legale e operativa dell’Associazione a Tagliuno diCastelli Calepio, in via deiMille n. 68., presso un localereso disponibile gratuitamenteda un socio.Fondata nel 1997 a Milano, l’Associazione ha ormai un’animaed una vita squisitamentebergamasca che ruotanoattorno ai due paesi con ilmaggior numero di soci:Tagliuno e Azzano San Paolo.A Tagliuno è stato sceltoanche il nuovo presidentedell’ A.I.A.M.O., per cuila comunità è ben rappresentata.Tutto ciò, da un lato premia ladeterminazione espressa dainostri soci negli ultimi anni e,dall’altro, ci rende particolarmenteresponsabili nei confrontidei progetti futuri chedovranno garantire concretezzae continuità agli obiettiviprevisti dallo StatutoAssociativo.Siamo consapevoli che, afronte di bisogni “infiniti” erisorse comunque “limitate”,sia necessario costruire progettiadeguati alle possibilitàreali, valorizzando innanzituttoil patrimonio culturale edumano che nasce dall’incontrotra cultura diverse.Vendita torteSabato 15 e domenica 16novembre, sul sagrato dellaChiesa Parrocchiale diTagliuno, l’AssociazioneA.I.A.M.O. Italia ha organizzato,per il terzo anno consecutivo,una vendita di torte rigorosamente“fatte in casa”, alloscopo di raccogliere fondi perrealizzare i progetti di aiuto aibambini degli orfanotrofi dellacittà e regione di Tambov(Federazione Russa).Ancora una volta l’iniziativaha avuto molto successo,grazie alla generosità di chi hapreparato le torte (alcunemamme hanno superato le 8-10 torte!!!) e la magnanimità dichi le ha comprate, dimenticandoper un giorno qualsiasiinvito alla “dieta”.Sono stati raccolti circa 4.000euro, che verranno utilizzatiper completare l’acquisto dilettini nuovi e la ristrutturazionedei bagni presso l’Istituton. 7 di Tambov, dove vivono ibambini che durante l’estatevengono ospitati a Tagliuno.E’ noto che l’impegno dei sociA.I.A.M.O. non si esauriscecon il progetto estivo, macontinua soprattutto “adistanza” attraverso le iniziativeche l’associazione permigliorare le condizioni di vitanegli Istituti ed aiutare anche ibambini che non hanno lapossibilità di trascorrere ilsoggiorno estivo in Italia.Tutto questo non sarebbepossibile senza la solidarietàdi coloro che, condividendo inostri progetti, ci aiutano concretamente.GRAZIE A TUTTI!!!!26In Dialogo N. 172


RUBRICHEZIO BARBA di Ezio MariniLa Teresì e il presepio di febbraioCorro da lei, la Teresì, che belnome di mamma! Corro da leiper sfuggire all’aria di peste ealla via d’inferno che mi vengonoincontro con i fari delle autopuntati su pioggia e pozzanghere.Dalla finestra della sua cucinala Teresì Rossi, classe 1912,scruta uno scorcio di trafficoritagliato tra le case prospicienti.Appena entrato, perdo ognipaura. Respiro la fresca stanzae mi rifugio nel sorriso cheapre per largo e per lungo quelfigurino corto e stretto. Quelsorriso è il suo unico vizio, senon contiamo il dessert a basedi pane inzuppato nel bicchieredi vino che si concede dopo ipasti, con assoluta salutareregolarità: uno a pranzo, uno acena. Un po’ come i suoi rosariquotidiani: uno di giorno,sgranando cinquanta AveMaria, e uno di notte, sostituendolecon altrettanti Padrenostro.E non diciamo che qui il temposi è fermato. Fermo sarà piuttostoil tempo delle auto ingorgatea cento metri da questalinda cucina, dove le ore inveceprocedono snelle e serene alrintocco di tre sveglie e sotto labenedizione di due Madonnedelle vigne. ‘Hó almeno deergü’, commenta la Teresìguardandosi d’attorno compiaciutaper la compagnia dei figli.Poi guarda un po’ più lontano.Vede il cortile di via Marconi,dove col marito, mahér dellafamiglia Gualandris, imparavaa mungere con qualche difficoltàe un secchio di latte versato(‘öna àca la ma dacc önapehàda...’). Vede gli undici anniin fabbrica a scottarsi per tirarsu fili di seta e a prender bacchettateper chi, à la htòfa ,commetteva qualche umanasvista, cioè chèi che fàa mìapulito. Vede i chilometri percorsidi casa in casa a raccoglierele offerte per la chiesa diTagliuno, ovvero hercà hö perla césa, senza mai poter ricordareun solo disaccordo connessuno. Già, tutto merito diquel benedetto vizio del sorrisoin un mondo di grandi musoni:ó tacàt béga con nigü.Su quel visino il suo sorriso ècosì immenso che non ci mettegranchè a sfiorare di qua e di làgli orecchini mai più tolti daivent’anni lontani: ‘i ó meticcdét quando hére zùena’. Ma lagioventù non è poi del tuttosparita da quel corpicino senzapaure, nemmeno quella dimorire. E’ stata all’ospedalesoltanto due volte. Per farcinascere Pierangelo, e per unaregolatina al cuore dopo quellanotte in cui aveva bussato allacamera dei figli semplicementeperchè ‘hére dré a mör’.27In Dialogo N. 172


RubricheEd eccola qui ritta e viva, altroche ospedale! Certo, non marciain paese in pieno inverno onella folle calura di luglio, e allafedele frequenza in chiesa oradeve rinunciare. Rimpiange irosari che guidava dai banchi:’Hignùr ta mé cahtigàt, me laprendo con te perchè nonposso più fare le devozioni fuoridi casa!’, sospira Teresì senzaperò smarrire il suo buonumore. E come lamentarsi sulserio, poi? Con quel fisicoasciutto, con quella vista chele permette di leggere ognigiorno l’Eco di Bergamo aocchi nudi, e soprattutto con laserenità dello spirito ridenteche fa fumare di quieta leggerezzaquesta tazzina di caffèofferta a tutte le mie malinconie.Me lo sorseggio come in famiglia,secondo il detto che hosempre nel cuore: il caffèdev’essere bevuto sedente,bollente e per niente. Di fronte,la parete attende di essere interamenteoccupata dal presepioche troneggerà in cucina quandola pioggia si farà neve e Diosi farà uomo: un presepio speciale,a cui la famiglia dellaTeresì tiene con amore.Si comincia a preparare l’ottodicembre, il venti dicembreriluccicherà di stelle, e quelfalegname che continuerà asegare lo stesso tronco senzamai tagliarlo del tutto ci darà l’ideadell’eternità, da prolungareil più a lungo possibile.Magari lasciando che il presepioresti in piedi fino a febbraio,in modo che anche questopovero mese abbia il suosplendore. Un presepio di febbraio,grande come la cucinadella Teresì e lungo come l’inverno:‘qui lo troverai fino afebbraio’, mi conferma laTeresì. Quasi per darmi unappuntamento all’infinito.RUBRICHE‘ndialèt di Ezio MariniHuertèraIl serissimo indovinello proposto nel numero scorso si risolvenella parola dialettale ‘huertèra’,che esprime una situazione intraducibile in italiano: sarebbe‘sopraterra’, cioè quei due o tre giorni in cui la salma di undefunto resta ancora un po’ tra noi in attesa di essere sepolta.Huertèra esprime dunque una importante esperienza che tuttifacciamo tra la vita e la morte:sono le ore dell’ultima silenziosa sosta sopraterra prima dellasosta sottoterra.Quanto al viaggio seguente, Dio ‘l hà come ‘l harà...28In Dialogo N. 172

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