Un'analisi dell'ipotesi di riduzione del sostegno al grano duro ... - Inea

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Osservatorio sulle Politiche Agricole dell’UEWorking Paper n.14UN'ANALISI DELL'IPOTESI DIRIDUZIONE DEL SOSTEGNO AL GRANODURO NELL'UNIONE EUROPEAE DEI SUOI EFFETTI IN ITALIAa cura di Piero ConfortiGiugno 2002Istituto Nazionale di Economia Agraria


ISTITUTO NAZIONALE DI ECONOMIA AGRARIAOSSERVATORIO SULLE POLITICHE AGRICOLEDELL’UNIONE EUROPEAWORKING PAPER N. 14UN’ANALISI DELL' IPOTESI DI RIDUZIONEDEL SOSTEGNO AL GRANODURO NELL’UNIONE EUROPEA,E DEI SUOI EFFETTI IN ITALIAa cura di Piero ConfortiGiugno 2002


Questo working paper rientra nelle attività dell’Osservatorio sulle politiche agricole dell’UnioneEuropea, coordinato da Margherita Scoppola, ed in particolare nell’ambito della ricerca intitolata“L’Italia e la riforma della Politica Agricola Comune: le OCM dei seminativi, del riso, del granoduro e del pomodoro da industria”svolta da un gruppo di lavoro composto da: Piero Conforti (coordinatore), Filippo Arfini, MarinaCarcea, Tatiana Castellotti, Fabrizio De Filippis, Michele Donati, Roberto Henke, GaetanaPetriccione, Maria Rosaria Pupo D’Andrea, Margherita Scoppola e Beatriz E. Velazquez.Il testo si deve a:Marina Carcea, dell’Istituto Nazionale di Ricerca sugli Alimenti e la Nutrizione, per ilparagrafo 3.4.1;Piero Conforti, dell’Istituto Nazionale di Economia Agraria, per i paragrafi 1, 4.1, 4.2.2 e 5;Maria Rosaria Pupo D’Andrea, dell’Istituto Nazionale di Economia Agraria, per i paragrafi2 e 3, ad eccezione del 3.4.1;Beatriz E. Velazquez, dell’Istituto Nazionale di Economia Agraria, per il paragrafo 4.2, adeccezione del 4.2.2.ii


IndiceSintesi.................................................................................................................................................ivLista delle abbreviazioni....................................................................................................................x1. Introduzione ...................................................................................................................................12. L’andamento di mercato del grano duro e il funzionamento dell’attuale OrganizzazioneComune di Mercato............................................................................................................................42.1 La produzione e il commercio....................................................................................................42.2 Il funzionamento dell’Organizzazione comune di mercato........................................................72.2.1 L’Organizzazione comune di mercato per i seminativi e la regolamentazione per il granoduro ......................................................................................................................................................72.2.2 La distribuzione dell’aiuto nei principali paesi produttori dell’Unione Europea.............122.2.3 Il regime degli scambi con i paesi terzi ............................................................................152.3.4 La spesa del FEOGA-Garanzia per il grano duro.............................................................173. Analisi delle prospettive di riforma del regime di sostegno al grano duro .............................283.1 Il grano duro nell’Organizzazione Comune di Mercato per i seminativi................................283.2 Il criterio di calcolo dell’aiuto supplementare ........................................................................303.4 Disaccoppiamento e qualità.....................................................................................................373.4.1 L’evoluzione della qualità del grano duro in Italia...........................................................384. Una valutazione dell’effetto per l’Italia della proposta di riduzione dell’aiutosupplementare ..................................................................................................................................454.1 Le caratteristiche della valutazione quantitativa....................................................................454.1.1. Il modello utilizzato .........................................................................................................454.1.2 L’aggregazione territoriale e i dati ...................................................................................484.1.3 Gli scenari simulati ...........................................................................................................494.2 I risultati...................................................................................................................................524.2.1 L’effetto sul volume dell’offerta e sul ricavo aziendale ...................................................534.2.1.1 Puglia.............................................................................................................................534.2.1.2 Basilicata.......................................................................................................................554.2.1.3 Sicilia............................................................................................................................574.2.1.4 Le altre regioni...............................................................................................................594.2.2 L’effetto sui margini lordi e sul prezzo ombra della terra................................................655. Conclusioni....................................................................................................................................74Bibliografia .......................................................................................................................................79APPENDICE.....................................................................................................................................82iii


Sintesi1. IntroduzioneIl regime di sostegno per il grano duro prevede un aiuto diretto supplementare che si aggiunge a quelloerogato per gli altri seminativi ed alle oleoproteaginose, di cui possono beneficiare esclusivamente iproduttori agricoli collocati in specifiche zone geografiche, sulla base di superfici massime. Nel processo direvisione della PAC degli ultimi anni, il regime di sostegno al grano duro è stato oggetto di una valutazione,che ha giudicato eccessivo l’aiuto attualmente concesso ai produttori delle zone tradizionali, oltre adindicarne una possibile relazione negativa con la qualità del prodotto. Il presente lavoro ha a due finalità: inprimo luogo quella di analizzare le motivazioni che vengono portate a sostegno delle conclusioni formulatedal Rapporto ADE; in secondo luogo, quella di discutere le motivazioni offerte a sostegno dell’opportunità diridurre il pagamento supplementare concesso nelle zone tradizionali.2. L’andamento di mercato del grano duro e il funzionamento dell’attuale Organizzazione Comune diMercato2.1 La produzione e il commercioLa produzione mondiale di grano duro nella campagna 2001/02 si attesta intorno a 32 milioni di tonnellate,in leggero calo rispetto ai risultati della precedente campagna. L’UE è il principale produttore mondiale,seguita dalla Turchia, dal Canada e dalla Siria. Negli ultimi anni la produzione comunitaria si è mostrata increscita, mentre le superfici coltivate in Italia presentano una contrazione nelle aree semi-tradizionali diproduzione e un limitato aumento della superficie coltivata nelle regioni tradizionali. In Italia la coltura èpresente in poco più di 300.000 aziende che si caratterizzano soprattutto per la dimensione molto piccola.Dal punto di vista commerciale l’UE è importatrice netta di grano duro ed esportatrice netta di derivatidell’industria molitoria e della pasta; tale posizione deficitaria del prodotto di base è un fenomeno recente.L’Italia è strutturalmente deficitaria di grano duro; al paese afferisce l’80% delle importazioni comunitarie.2.2 Il funzionamento dell’Organizzazione Comune di Mercato2.2.1 L’Organizzazione Comune di Mercato per i seminativi e la regolamentazione per il grano duroLe regole di funzionamento della politica agricola comunitaria per il grano duro sono comprese nell’OCMseminativi, nel cui ambito il prodotto gode di una regolamentazione separata. L’attuale assetto è stato varatocon la riforma del 1997, e prevede la concessione di un aiuto supplementare, che si aggiunge all’aiuto adettaro ricevuto nell’ambito della più generale OCM seminativi, riservato alle aziende ricadenti nelle areestoriche di produzione, concesso a condizione che si utilizzino nella semina varietà certificate con requisitiminimi di qualità. L’aiuto supplementare è limitato ad una superficie massima nazionale (SMN) stabilita perogni Stato membro. La SMN è a sua volta distinta in aree tradizionali e aree al di fuori di quelle tradizionalima dove la coltivazione di grano duro è ben consolidata, che possiamo chiamare aree semi-tradizionali dicoltivazione. Alle prime è destinato un aiuto supplementare di 344,5 euro/ha, alle seconde un aiuto specificopari a 138,9 euro/ha. Qualora la superficie regionale per la quale viene richiesto l’aiuto superi quellamassima garantita viene attuata una riduzione proporzionale della superficie per la quale può esserecorrisposto il supplemento, dopo aver operato una compensazione con le regioni dello Stato membro che sisono mantenute al di sotto del limite garantito.2.2.2 La distribuzione dell’aiuto nei principali paesi produttori dell’Unione EuropeaAgli Stati membri è stata data facoltà di ripartire la superficie tradizionale assegnata tra le zone di produzioneindividuate. L’Italia ha distribuito la superficie assegnatale tra le 12 regioni Centro Meridionali definite daliv


egolamento come tradizionali. Puglia e Sicilia occupano il 47% della superficie nazionale garantita,percentuale che sale al 60% se ad esse si aggiunge la Basilicata.L’ammontare complessivo di aiuti percepito dai produttori di grano duro dipende significativamente, oltreche dall’aiuto supplementare, dalla zona omogenea di appartenenza dell’azienda, vale a dire dalle resestoriche a cui viene commisurato l’aiuto ad ettaro per i tutti i seminativi. Nel caso italiano questo significache l’ammontare complessivo di aiuti percepito da un produttore di una zona tradizionale del Mezzogiornopuò essere paragonabile – se non inferiore in alcuni casi – rispetto a quanto percepito da un produttore di unazona semi-tradizionale, perché che la resa storica di riferimento per il calcolo dell’aiuto diretto ai seminativiè molto più basso per il primo che per il secondo.In Grecia l’aiuto medio ad ettaro di grano duro nelle zone tradizionali si presenta più omogeneo, mentre inSpagna, Portogallo e Francia la situazione è più simile a quella italiana.2.2.3 Il regime degli scambi con i paesi terziGli scambi di cereali sono regolati da tariffe alle importazioni, pari alla differenza tra il prezzo d’entrata e iprezzi mondiali rilevati al lordo dei costi di trasporto, e di restituzioni alle esportazioni. In seguitoall’Accordo GATT del 1994 l’UE si è impegnata a fissare il prezzo d’entrata ad un livello non superiore al155% del prezzo di intervento, a concedere quote di importazione a tariffa ridotta, e a limitare le esportazionicon sussidio. Per il grano duro il contingente a dazio zero è di 50.000 tonnellate, mentre non esistonoimpegni di riduzione delle esportazione con sussidio, anche se il Comitato di gestione dei cereali puòdecidere come gestire i sussidi tra i prodotti del gruppo “frumento e farine di frumento”. Di fatto, da più diun anno le esportazioni di semole e semolini non stanno più usufruendo di alcuna restituzione, mentre leimportazioni stanno entrando nella UE a dazi pressoché nulli.2.3.4 La spesa del FEOGA-Garanzia per il grano duroL’OCM seminativi riceve circa il 40% delle risorse destinate alla gestione dei mercati del FEOGA-Garanzia,e il grano duro riceve il 6% circa della spesa sostenuta per i seminativi al 2001. L’applicazione della riformadel 1997 non ha modificato il livello della spesa, sia a livello comunitario che a livello nazionale. Le risorsededicate al grano duro sono cresciute nell’ultimo decennio, e l’Italia è il principale beneficiario del regime,seguita dalla Spagna e dalla Grecia3. Analisi delle prospettive di riforma del regime di sostegno al grano duro3.1 Il grano duro nell’Organizzazione Comune di Mercato per i seminativiIl settore dei seminativi è quello che per primo ha sperimentato le nuove strategie di riforma disegnate daMac Sharry nel 1992 e proseguite con Agenda 2000. Il dibattito sugli aiuti diretti è stato assai intenso ed èproseguito anche negli anni successivi, anche se i motivi di discussione si sono spostati dalla opportunità diintrodurre negli aiuti una logica di disaccoppiamento, all’utilità di un approfondimento di tale approccio.Le questioni di bilancio, l’allargamento a Est, il negoziato agricolo in seno all’OMC, sono tutti elementi chespingono in questa direzione. È infatti attesa per il 2003 la revisione a medio termine, in cui verrannoprobabilmente decisi aggiustamenti dell’OCM seminativi.Nel 1999 la politica comunitaria del grano duro è stata oggetto di un rapporto di valutazione realizzato dallasocietà belga ADE. Le conclusioni più rilevanti sono:• che il supplemento di 344,5 euro/ha fornito ai produttori di grano duro è eccessivo, e che sarebbesufficiente un aiuto di 244 euro/ha;• che con l’entrata in vigore della riforma la qualità del grano duro nell’UE si è deteriorata.Questi due elementi vengono discussi nei paragrafi successivo.3.2 Il criterio di calcolo dell’aiuto supplementarev


Nel rapporto dell’ADE si considerano due possibili approcci per calcolare la compensazione accordata dallaCommissione ai produttori di grano duro: quello che compensa i produttori per la perdita di redditopotenziale che essi subiscono a seguito della riduzione dei prezzi istituzionali, e quello che li compensa perla perdita di reddito effettiva. Seguendo la prima opzione si determina il pagamento supplementare erogatonelle zone tradizionali fissato con la riforma Mac Sharry, mentre per compensare la perdita di redditoeffettiva è sufficiente un aiuto più basso di 100 euro del supplemento attualmente concesso. In questaseconda ipotesi non si tiene conto della variazione dei prezzi istituzionali, ma della variazione dei prezzimedi di mercato, desunti dalla Banca Dati RICA, in un periodo di riferimento (1990-92 e 1994-96) per iquattro paesi produttori della UE. L’ADE ritiene che questa seconda opzione sia quella meglio giustificata,in quanto i prezzi con cui si sono confrontati i produttori non sono mai scesi a livello dei prezzi di intervento.Ci sono, tuttavia, diversi motivi per ritenere non corretta questa scelta. Primo, l’obiettivo degli aiuti diretti èapertamente quello di compensare i produttori per la riduzione dei prezzi istituzionali, sia con la riforma del1992 che con quella del 1999. Con Agenda 2000, inoltre, si compensano gli agricoltori per la riduzione delprezzo di intervento, che è espressamente considerato solo una “rete di sicurezza”. Con ciò non si vuolenegare l’esistenza di un problema di sovracompensazione insito nello strumento degli aiuti diretti. Ma èchiaro che qualunque aggiustamento nella direzione menzionata dovrebbe essere complessivo, e riguardaretutti i seminativi, se non, in generale, tutti i pagamenti diretti della PAC.L’ipotesi di riduzione di 100 euro dell’aiuto supplementare al grano duro avrebbe un forte impatto sulbilancio comunitario. Data la distribuzione della superficie garantita tra i paesi membri produttori, oltre il50% del risparmio si localizzerebbe in Italia; che ne sarebbe penalizzata insieme con Francia e Grecia. Nelnostro paese si avrebbe, inoltre, un aggravamento dello squilibrio tra l’aiuto complessivo percepito daiproduttori delle aree tradizionali e semi-tradizionali.Inoltre, confrontando attraverso il Producer Support Estimate (PSE) il sostegno percepito dal grano durorispetto a quello ricevuto dagli altri cereali, se da un lato si nota che i pagamenti per superficie assumonosempre più rilevanza - poco meno del 90% nel 1999 e 101% nel 2000 – dall’altro si osserva che ciòcompensa una quota di sostegno attraverso il prezzo pari al 4% nel 1999, e a –11% nel 2000. In pratica, lascomposizione del PSE nelle sue componenti evidenzia come l’elevato peso assunto dai pagamenti diretticompensi un sostegno molto esiguo, addirittura segno negativo in termini di prezzo di mercato.3.4 Disaccoppiamento e qualitàSecondo l’ADE, i produttori di grano duro sarebbero stati guidati nelle loro scelte produttive solo dal prezzodi mercato. Avendo questo subito negli ultimi anni pesanti ribassi relativamente ai fattori produttivi, sisarebbe avuta una riduzione dei consumi intermedi e delle pratiche colturali e un conseguente deterioramentodella qualità.L’affermazione dell’ADE si presta a due critiche. In primo luogo, è probabile l’effetto degli aiuti diretti siastato quello di rendere il sostegno più indipendente dalla produzione, tanto vero che questo è stato l’intentodei policy maker, ma non è chiaro perché ciò implichi, come sostiene l’ADE, che i produttori riducono illivello della qualità: i produttori continueranno a produrre il livello qualitativo più conveniente secondo ilrapporto fra i prezzi dell’output ed i prezzi, a margine, degli input, soprattutto se guardano al mercato e nonagli aiuti diretti. Se la qualità è scadente, evidentemente il mercato non remunera sufficientemente la qualità:ed è questo un problema che rimanda all’organizzazione della filiera.In secondo luogo, non è detto che la qualità del grano duro sia diminuita negli ultimi anni, come mostra ilparagrafo successivo.3.4.1 L’evoluzione della qualità del grano duro in ItaliaI diversi attori della filiera grano duro esprimono ciascuno un differente concetto di qualità, riferito a diversiparametri. Nel 1996 un gruppo di scienziati e operatori, sulla base dell’esperienza e dei dati riportati inletteratura stabilì i parametri più importanti ai fini della pastificazione, ed il loro peso relativo nell’“indiceglobale”, che venne utilizzato per la classificazione delle varietà di grano duro ai fini della concessionedell’aiuto supplementare.vi


Sulla base degli andamenti assunti da tali parametri – monitorati sistematicamente dall’Unità di Studi suiCereali dell’INRAN - si può affermare che la qualità della produzione italiana non è diminuita nel periodoseguente la riforma Mac Sharry.Il peso ettolitrico, infatti, si mantiene su un livello costante. Il contenuto proteico non mostra una tendenzaalla diminuzione, quanto piuttosto una oscillazione intorno ad un valore medio generale di circa il 13%. Laqualità del glutine indica solo una leggera tendenza alla diminuzione della tenacità che non destapreoccupazioni, dati i moderni processi di pastificazione. Il colore, infine, si mantiene sostanzialmentestabile intorno a buoni valori.4. Una valutazione dell’effetto per l’Italia della proposta di riduzione dell’aiuto supplementare4.1 Le caratteristiche della valutazione quantitativa4.1.1. Il modello utilizzatoIl modello utilizzato è quello di PMP, che deriva dalla PL, ma ne sostituisce l’approccio normativo con unopositivo: esso ipotizza che il comportamento osservato degli imprenditori agricoli sia ottimizzante, e neriproduce le caratteristiche in risposta a modifiche di scenario. Fra i principali pregi della PMP vamenzionata la possibilità di valutare l’effetto delle misure di politica agraria con riferimento a specifiche areeterritoriali.4.1.2 L’aggregazione territoriale e i datiLa valutazione dell’effetto della riduzione di 100 euro nel pagamento supplementare per il grano duro è statacondotta a livello provinciale, utilizzando i dati della RICA al 1999, ultimo anno per il quale è disponibilel’intera banca dati, e con riferimento alle sole aziende specializzate. Complessivamente l’analisi si basa sulleinformazioni relative ad oltre 2.300 aziende specializzate nella coltivazione dei seminativi (OTE 12) in cuirisulta attivo il processo grano duro.4.1.3 Gli scenari simulatiL’ipotesi di cambiamento dell’OCM è stata simulata con due differenti criteri: in primo luogo misurandol’effetto per differenza con la situazione riportata dalla RICA al 1999, ed in secondo luogo, su un baselineriferito al 2003, in cui è applicata la riforma di Agenda 2000. Quest’ultimo è riferito al 2003 esclusivamentedal punto di vista della variazione delle politiche, in particolare per quanto riguarda la riduzione dei prezzi dimercato a seguito della riduzione dei prezzi di intervento del 15%, l’aumento e l’unificazione dei pagamentidiretti per le colture COP, e l’unificazione delle rese di riferimento per il mais. La misura in cui i prezzi dimercato si riducono a seguito della riduzione dei prezzi di intervento del 15% promossa con Agenda 2000 èstata determinata facendo ricorso ai risultati di AGLINK, il modello settoriale dell’OCSE.4.2 I risultati4.2.1 L’effetto sul volume dell’offerta e sul ricavo aziendale4.2.1.1 PugliaIl modello mette in evidenzia una rigididi risposta, che rimandano all’assenza di alternative colturali,almeno nel breve periodo. La variazione dell’offerta è relativamente modesta in provincia di Foggia, emaggiore in quelle di Bari e di Lecce. In quest’ultima area si evidenzia come il cambiamento introdotto conAgenda 2000 riduce in misura tanto significativa la convenienza relativa delle colture alternative al granoduro da far aumentare le superfici investite rispetto alla condizione attuale. Il complesso dei ricavi reagiscealla riduzione dell’aiuto supplementare in misura assai maggiore – circa doppia – rispetto all’offerta. Lariduzione è forte soprattutto nella provincia di Bari.4.2.1.2 Basilicatavii


La riduzione del pagamento supplementare determina una reazione apprezzabile dell’offerta, differenziatafra le due province: minore a Matera e più forte a Potenza. Nel primo caso il ricavo aziendale risente dellariduzione del pagamento supplementare in misura simile all’output, mentre nel caso di Potenza si osservanoriduzioni molto più ampie, anche dell’offerta. Molto del comportamento delle aziende lucane appare spiegatodal grado di specializzazione.4.2.13 SiciliaA seguito della riduzione dell’aiuto supplementare la produzione di grano duro si contrae in tutte le provinciesiciliane, con le eccezioni di Catania e Ragusa. Anche in questo caso è la mancanza di alternative adeterminare la rigididell’offerta. Particolarmente forte è anche l’effetto sui ricavi aziendali, soprattutto sesi considerano simultaneamente la riduzione del pagamento supplementare e la piena applicazione di Agenda2000.4.2.1.4 Le altre regioniPer quanto riguarda la Toscana, l’offerta di grano duro diminuisce in tutte le provincie a seguito allariduzione dell’aiuto supplementare, con effetti forti soprattutto nelle aziende di Pistoia e Firenze.Considerando insieme Agenda 2000 e la riduzione del pagamento supplementare, assumono maggiorimportanza le colture che non usufruiscono di aiuti diretti.Nelle province marchigiane la risposta del modello alla riduzione dell’aiuto supplementare è unadiminuzione dell’offerta di grano duro in tutti gli scenari, in particolare a Pesaro ed Ascoli Piceno. Qui icambiamenti che il modello evidenzia negli ordinamenti consentono alle aziende di mantenere praticamenteinvariato il ricavo aziendale in più di uno scenario.Nel Lazio la diminuzione dell’aiuto supplementare determina una contrazione dell’offerta di grano duro e unincremento delle produzioni alternative soprattutto nelle aziende delle province di Frosinone, Roma eViterbo. Dal punto di vista dei ricavi, anche qui si hanno variazioni più modeste, grazie alla presenza dinumerose alternative.Nelle province della Sardegna la riduzione dell’aiuto supplementare determina una contrazionegeneralizzata, sebbene contenuta, dell’offerta, mentre i ricavi non mostrano variazioni di rilievo, conl’eccezione delle aziende di Sassari. In Campania, invece, la risposta del modello alla riduzione dell’aiutosupplementare al grano duro è una contrazione dell’offerta in tutte le province, leggermente più accentuatanel salernitano rispetto alle altre province.Una riduzione dell’offerta si registra anche in Molise, in particolare nelle aziende di Isernia, mentre nellaprovincia di Campobasso si avrebbe un risultato di segno opposto con l’applicazione di Agenda 2000: laproduzione di grano diventa l’alternativa più conveniente nonostante la riduzione dell’aiuto supplementare.Simile è anche la risposta delle aziende collocate nelle due province calabresi.In Abruzzo, nelle zone a maggiore specializzazione, il modello indica che la riduzione dell’aiutosupplementare determina una contrazione modesta, ascrivibile alla scarsità di alternative, soprattutto in uncontesto di riduzione generalizzata degli aiuti diretti della PAC per i seminativi. Invece, per quanto riguardal’Umbria, il modello evidenzia soprattutto la sostituzione del grano duro con altri cereali e foraggere.4.4.2 L’effetto sui margini lordi e sul prezzo ombra della terraL’effetto sul reddito conseguente la riduzione ipotizzata nell’aiuto supplementare è negativo in tutte leprovince in cui il modello è applicato, e la dimensione delle variazioni è assai più ampia che per l’offerta ed iricavi. Ciò conferma la condizione di sostanziale assenza di alternative nelle aree tradizionali.L’applicazione di Agenda 2000 comporta di per sé una riduzione dei redditi variabile attorno al 10% delmargine lordo delle aree tradizionali; quando a ciò si aggiunge quella derivante dalla riduzione dell’aiutosupplementare al grano duro, essa raggiunge nella maggior parte dei casi, una percentuale variabile fra il10% ed il 20%.Fra le tre regioni più importanti si registra un massimo di riduzione in Basilicata, ed il minimo segnato dallaprovincia di Ragusa. Fra le altre regioni l’effetto risulta forte in Toscana, nelle Marche, in Sardegna e,soprattutto, in Abruzzo.viii


Il prezzo ombra della terra si comporta in modo più erratico, e si mostra fortemente dipendente dallealternative fra cui il modello alloca le superfici nelle diverse aree: le maggiori oscillazioni si osservanosoprattutto nelle aree a maggiore specializzazione. In alcune di queste province esso si annulla con la pienaapplicazione di Agenda 2000: è il caso, ad esempio, di Matera.5. ConclusioniLa riduzione dell’aiuto supplementare appare come un provvedimento che accentuerebbe uno degli squilibristorici della PAC: quello nel livello relativo di supporto assicurato all’agricoltura continentale europearispetto a quella mediterranea.A questo aspetto si somma una sorta di più generale incongruenza fra la direzione che la PAC assume nelguidare le scelte degli imprenditori, e dunque nell’orientare una parte dell’offerta agricola, e l’orientamentodella domanda: è fin troppo ovvio ricordare che la produzione di grano duro è legata ad una tradizionaleindustria alimentare, quella della pasta. E che la pasta è fra i pochi prodotti alimentari, nei mercati maturi deipaesi sviluppati, a caratterizzarsi ancora per una domanda relativamente dinamica.Considerando simultaneamente questo quadro, l’opinabilità delle indicazioni del rapporto ADE, e l’evidenzasugli effetti possibili in Italia dell’ipotesi di riforma proposta da quello stesso rapporto, una direzione dicambiamento che appare ben più proficua di quella proposta fino ad oggi potrebbe essere quella dicondizionare maggiormente il regime al miglioramento qualitativo della produzione nelle aree tradizionali edalla differenziazione del prodotto.Particolarmente importante appare perseguire un miglior coordinamento della filiera, soprattutto in relazionealla qualità nelle diverse fasi di commercializzazione e trasformazione del prodotto, ed all’ottenimento dipartite di qualità omogenea. Ciò potrebbe riflettersi positivamente sulla capacità dei prezzi di trasmetterecorrettamente l’informazione sulla qualità, migliorando gli incentivi dei produttori agricoli ad innalzare illivello qualitativo della produzione.ix


Lista delle abbreviazioniADECOPINRANIGCOCMOCSEOMCOTEPACPLPLVPMPPSERICASAUUDEUEAide à la Décision ÉconomiqueCereali e OleoproteaginoseIstituto Nazionale di Ricerca sugli Alimenti e la NutirizioneInternational Grain CouncilOrganizzazione Comune di MercatoOrganizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo EconomicoOrganizzazione Mondiale del CommercioOrientamento tecnico EconomicoPolitica Agricola ComuneProgrammazione LineareProduzione Lorda VendibileProgrammazione Matematica PositivaProducer Support EstimateRete di Informazione Contabile AgricolaSuperficie Agricola UtilizzataUnità di Dimensione EconomicaUnione Europeax


1. IntroduzioneL’Unione Europea (UE) è il principale produttore mondiale di grano duro, e al suo interno sicollocano in ordine di importanza l’Italia, seguita dalla Spagna, dalla Francia e dalla Grecia.L’UE nel suo complesso è un esportatore netto di derivati del grano duro - in particolare dipasta - mentre, dalla metà degli anni nova nta in avanti, è divenuto un importatore netto digrano duro. L’Italia gioca un ruolo di primo piano su base comunitaria, sia dal punto di vistadelle importazioni agricole, che delle esportazioni dei prodotti di trasformazione.Nel nostro paese si è assistito lungo gli anni novanta ad una progressiva riduzione dellesuperfici investite, e la presenza di questa tradizionale coltura, base dell’industria locale dellapasta, si è sempre più confinata nelle zone meridionali, frequentemente in quelle non irrigue.Le ultime informazioni strutturali disponibili indicano che il grano duro è coltivato soprattuttoin aziende di piccola dimensione, e soprattutto in Puglia, Basilicata e Sicilia.A influire significativamente sul mercato del prodotto è l’Organizzazione Comune di Mercato(OCM) prevista per i seminativi dalla Politica Agricola Comune (PAC). Attualmente, lospecifico regime di sostegno per il grano duro prevede un aiuto diretto supplementare che siaggiunge a quello erogato per gli altri seminativi ed alle oleoproteaginose, di cui possonobeneficiare esclusivamente i produttori agricoli collocati in specifiche zone geografiche, sullabase di superfici massime determinate. Tali aree – che, come si vedrà in dettaglio più avanti,sono distinte in due tipologie, denominate “tradizionali” e “semi-tradizionali” e definitesostanzialmente attraverso la presenza storica della coltura – furono originariamenteindividuate a metà degli anni settanta come zone in cui si rendeva necessario un incrementodella produttività ed un miglioramento della qualità del grano duro destinato all’industriadella pasta.Con la riforma Mac Sharry, a tali aree venne concesso il pagamento diretto supplementare,sempre per il prodotto destinabile alla produzione della pasta, a compensazione dellapenalizzazione relativamente maggiore subita nella riduzione dei prezzi di intervento: illivello stabilito per il grano duro era, infatti, più elevato che per gli altri cereali prima dellariforma. Nel 1997 una ulteriore riforma ha poi introdotto la definizione di zona semitradizionaledi produzione, dove viene erogato un aiuto diretto specifico più basso di quellopercepito nelle aree tradizionali.Nel processo di revisione della PAC degli ultimi anni, il regime di sostegno al grano duro èstato oggetto di una valutazione, affidata dalla Commissione Europea ad una agenzia belga1


denominata Aide à la Décision Économique (ADE). In sintesi, questa valutazione indica chel’aiuto attualmente concesso ai produttori delle zone tradizionali è eccessivo, e determina unasovra-compensazione della perdita di reddito subita dai produttori con la riforma Mac Sharrydel 1992; a tal fine, si osserva che potrebbe essere sufficiente un pagamento di 100 euro perettaro inferiore a quello attuale. Inoltre si sostiene che l’aiuto supplementare potrebbe starcontribuendo a deteriorare, piuttosto che a migliorare, la qualità del prodotto delle zonetradizionali.Dato il quadro brevemente delineato, il presente lavoro vuole rispondere a due finalità. Inprimo luogo quella di analizzare le motivazioni che vengono portate a sostegno delleconclusioni formulate dal Rapporto ADE, nonché di quelle offerte a sostegno dell’opportunitàdi ridurre il pagamento supplementare concesso nelle zone tradizionali. In secondo luogo, ci sipropone di indagare sulle conseguenze possibili di tale ipotesi di modifica del regime disostegno per le zone tradizionali di produzione del grano duro collocate in Italia.Allo scopo, la prima parte del lavoro è rivolta innanzitutto a ricostruire un quadro dettagliatodelle condizioni del mercato comunitario e del funzionamento del regime di sostegno, sianella sua componente di sostegno interno che in quella di protezione commerciale; questielementi formano l’oggetto del prossimo paragrafo. In seguito, ed è questo l’oggetto del terzoparagrafo, viene discussa la logica delle argomentazioni che portano alle conclusioni propostenella valutazione dell’ADE. Rispetto alla questione della qualità si procede anche a verificare,dal punto di vista tecnico, l’evidenza proposta da quella stessa valutazione riguardol’evoluzione dei parametri relativi al grano duro prodotto in Italia.La seconda parte del lavoro è finalizzata, invece, a valutare le conseguenze di una riduzione di100 euro dell’aiuto supplementare nelle zone tradizionali italiane. Allo scopo è stato utilizzatoun modello di Programmazione Matematica Positiva (PMP) (Paris e Arfini, 1995; Paris eHowitt, 1998; Arfini, 2001), applicato a livello delle singole province alle aziendespecializzate in seminativi che producono grano duro estratte dal campione della Rete diInformazione Contabile Agricola (RICA) dell’UE. Notoriamente il modello di PMP proponeuna peculiare rappresentazione dell’offerta agricola; esso è di statica comparata, e forniscerisposte secondo un’ottica di breve termine sull’allocazione delle superfici e sul loro costo diopportunità al variare dei prezzi relativi e degli aiuti diretti percepiti. La sua strutturaconsente, inoltre, di desumere indicazioni sui margini lordi degli agricoltori, nonché, sottol’ipotesi che le rese siano fisse nel breve periodo, sul volume di produzione. Questavalutazione forma l’oggetto del quarto paragrafo. L’esposizione dei risultati è condotta prima2


con riferimento al volume di produzione ed ai ricavi aziendali, e quindi con riferimento aimargini lordi dei produttori.Infine, il quinto paragrafo tira le fila del lavoro, proponendone le considerazioni conclusive.3


2. L’andamento di mercato del grano duro e il funzionamento dell’attualeOrganizzazione Comune di Mercato2.1 La produzione e il commercioSecondo le stime dell’International Grain Council (IGC) la produzione mondiale di granoduro nella campagna 2001/02 dovrebbe attestarsi intorno a 32 milioni di tonnellate, in calo del6% circa rispetto ai risultati della precedente campagna. L’UE è il principale produttoremondiale, seguita dalla Turchia, dal Canada e dalla Siria (tab. 1). Rispetto alla campagna2000/01 solo quest’ultimo paese ha migliorato i propri risultati produttivi, facendo segnare unaumento del 33%, a fronte di una generalizzata contrazione della produzione registrata neglialtri paesi, che ha raggiunto il 15% nell’UE ed il 48% in Canada. In ambito comunitario,l’Italia, con 3,5 milioni di tonnellate ha fatto registrare una diminuzione della produzione del17% rispetto all’anno precedente; seguono la Spagna (-21%), la Francia (-13%) e la Grecia(+11%) (tab. 2).Negli anni compresi tra la campagna 1989/90 e quella 2000/01 la produzione comunitaria si èmostrata in crescita, grazie alle buone performance della Spagna e alla stabilità dellaproduzione italiana. Si presentano invece in declino le produzioni di Francia e Grecia. A taleandamento ha contribuito il consistente aumento delle superfici coltivate a grano duro inSpagna e Grecia, a cui si è accompagnata una certa staticità delle superfici coltivate in Franciae una leggera contrazione di quelle coltivate in Italia (fig. 1). Le rese si mostrano in nettodeclino per la Grecia e la Spagna (sebbene queste ultime siano caratterizzate da una notevolevariabilità), in ripresa, a partire dal 1993, per la Francia e, dal 1997, per l’Italia.Sull’andamento delle superfici e delle rese negli ultimi anni ha influito la revisione dell’OCMvarata nel 1992 nell’ambito della riforma Mac Sharry. Sebbene la normativa comunitariaabbia previsto sin dal 1976 la concessione di un aiuto ad ettaro per il grano duro, differenziatoa seconda delle regioni di produzione e limitato ad alcune di esse (regolamento (CEE) n.1143/76), è solo nel 1992 che si perviene ad una precisa indicazione delle zone di produzione.Ciò ha provocato l’abbandono della produzione nelle aree non più eleggibili all’aiuto e, per laSpagna, come già detto, anche una maggiore variabilità delle rese, dovuta alla maggioreesposizione alle particolari condizioni climatiche delle zone di produzione verso cui si èspostato il grano duro.In Italia, tra il 1990 ed il 2001 si è avuta una sensibile riduzione della superficie coltivata nellearee semi-tradizionali di produzione – principalmente in Emilia Romagna – ma, allo stesso4


tempo, un limitato aumento della superficie coltivata nelle regioni tradizionali (figg. 2, 3 e 4) 1 .In queste ultime, la contrazione che ha interessato la Sicilia (passata da 403.000 a 351.000ettari) è stata bilanciata dall’aumento della superficie in Puglia (da 385.000 a 410.000 ettari),che è divenuta così il principale bacino produttivo nazionale. In complesso, le dinamicheregionali hanno determinato un livellamento verso il basso della superficie investita in Italiache, dopo aver recuperato la forte contrazione accusata nei primi anni di applicazione dellariforma Mac Sharry, si è assestata su una superficie di poco superiore ad 1,600 milioni diettari (-2% rispetto al 1990) (fig. 5).L’ultimo Censimento Generale dell’Agricoltura Italiana indica che la coltura è presente inpoco più di 300.000 aziende (tab. 3), distribuite in modo sostanzialmente simile allasuperficie: le zone tradizionali contano per oltre il 97%, mentre fra le semi-tradizionalirivestono una qualche importanza soprattutto Emilia Romagna e Veneto.Va notato che tali aziende si caratterizzano soprattutto per una dimensione molto piccola: lamedia nazionale si colloca al di sotto dei sei ettari, e la dispersione intorno a tale valore èrelativamente ridotta. Delle tre regioni più importanti dal punto di vista della produzione digrano duro - Puglia Basilicata e Sicilia - le prime due presentano una dimensione appenasuperiore alla media nazionale, mentre la terza si colloca ben al di sotto. Fra le altre regioni, siva dal valore massimo della Toscana, dove la dimensione media è di 10 ettari, al minimo dellaCalabria, dove essa è appena di tre ettari.Questa debolezza strutturale che caratterizza le aziende a grano duro discende, in qualchemisura, dall’adattamento della coltura alle particolari condizioni pedoclimatiche delle regionidel Mezzogiorno dove essa, soprattutto in condizioni di scarse disponibilità idriche,rappresenta una delle poche alternative a disposizione degli agricoltori.Dal punto di vista commerciale l’UE è importatrice netta di grano duro ed esportatrice netta diderivati dell’industria molitoria e della pasta. La posizione deficitaria nei confronti delprodotto di base è un fenomeno recente: è, infatti, a partire dal 1994 che il saldo commercialeha mutato di segno, passando da un attivo di circa 4 milioni di euro ad un deficit di 122milioni di euro (per complessive 700.000 tonnellate) fatto segnare nel 1999 (fig. 6). L’UE èinvece esportatrice netta di semole e semolini e di farine, facendo registrare un saldo positivodi 29,6 milioni di euro. I principali mercati di approvvigionamento di grano duro per l’UE1 Come vedremo meglio più avanti, l’attuale regime di sostegno distingue tra aree di produzioni tradizionali earee al di fuori di quelle tradizionali ma dove la coltivazione di grano duro è ben consolidata.5


sono gli Stati Uniti ed il Canada. Le esportazioni comunitarie di semola sono dirette versol’Asia e l’Africa e alcuni paesi dell’Europa centro-orientale.L’Italia, nonostante la forte propensione produttiva, è strutturalmente deficitaria di granoduro, prodotto di base nella lavorazione della pasta, di cui è invece esportatrice netta (fig. 7).Il nostro paese copre l’80% delle importazioni comunitarie di grano duro e il 22% delleesportazioni. Se al commercio con i paesi esterni all’area comunitaria si somma quello con glialtri membri dell’UE, il nostro deficit relativo al grano duro sfiora i 160 milioni di euro.L’Italia è importatrice netta anche di farina di grano duro (con un deficit pari, nel 1999, acirca 1,8 milioni di euro), ed è esportatrice netta di semola e semolino, con un saldo positivopari a circa 15 milioni di euro (fig. 6). I principali mercati di approvvigionamento di granoduro per l’Italia sono, anche in questo caso, Stati Uniti e Canada, a cui si aggiungono laFrancia e la Grecia.Gli scambi di pasta con il resto del mondo fanno registrare nell’UE un attivo di 346 milioni dieuro, attribuibili interamente ai flussi di scambio dell’Italia. Il nostro paese, infatti, presentaun attivo relativo agli scambi con i paesi extracomunitari pari a 333 milioni di euro, che sfiorai 700 milioni di euro se ad esso si somma quello relativo agli scambi con i paesi comunitari.Tuttavia, il valore dell’attivo è da considerarsi parziale, perché non include gli scambi di pastain cui il grano duro non è l’unica componente, vale a dire l’aggregato “altra pasta” e la pastaall’uovo. Secondo le stime dell’ITALMOPA (Associazione di industriali mugnai e pastaid’Italia), di questi due prodotti è possibile attribuire alla filiera italiana grano durorispettivamente il 70 e l’80% del saldo attivo, portando così il surplus commercialedell’aggregato pasta a più di 850 milioni di euro.In complesso, dunque, per l’Italia la bilancia commerciale del frumento duro e derivati èsaldamente positiva e in aumento nel corso degli anni (fig. 8). Dopo una notevole crescitaregistrata tra il 1991 ed il 1994, il saldo tende a stabilizzarsi fino al 1997, per poi tornarenuovamente a crescere. Dalla figura 8 si evince il fortissimo contributo dell’aggregato pasta airisultati complessivi del frumento duro e derivati, mentre diminuisce nel tempo il saldo attivorelativo alle farine e semole di frumento duro. Riguardo al prodotto di base, così come giàrichiamato, l’Italia è costantemente in deficit nel corso degli anni, sebbene il saldo presenti unandamento ciclico che non è possibile riscontrare per gli altri prodotti della filiera.6


2.2 Il funzionamento dell’Organizzazione comune di mercato2.2.1 L’Organizzazione comune di mercato per i seminativi e la regolamentazione per ilgrano duroLe regole di funzionamento della politica agricola comunitaria per il grano duro sonocomprese nell’OCM seminativi 2 , nel cui ambito il grano duro gode di una regolamentazioneseparata.Il regime di sostegno per i seminativi si basa su un sistema di pagamenti diretti per ettaro,annuali e differenziati su scala regionale, che furono attivati a partire dal 1993 per compensaregli agricoltori della perdita di reddito conseguente alla riduzione dei prezzi istituzionali,imposta con la riforma Mac Sharry del 1992. Nell’ambito della successiva riforma di Agenda2000, approvata nel 1999 ed entrata in vigore nel 2000, il regime di sostegno per i seminativiha subito ulteriori modifiche, volte ad approfondire il riorientamento al mercato dellaproduzione e ad estendere ulteriormente il principio del disaccoppiamento.L’obiettivo delle riforme che nell’arco di 10 anni hanno interessato il comparto dei seminativiè stato quello di migliorare la competitività del settore attraverso un riorientamento al mercatodella produzione, attuato grazie alla riduzione dei prezzi minimi garantiti e l’istituzione dipagamenti diretti parzialmente disaccoppiati, in quanto commisurati alla superficie coltivata.Fin dalla istituzione dell’OCM, e fino al 1992, il sostegno ai cereali e alle altre colture delgruppo seminativi era invece attuato attraverso l’intervento sui mercati che garantiva aiproduttori prezzi interni ben più alti di quelli prevalenti nel resto del mondo, e comunque piùalti di quelli che si sarebbero formati in assenza della politica dei prezzi. Con Mac Sharry,prima, e con Agenda 2000, poi, è stata adottata una nuova filosofia di sostegno che tende arompere il legame tra aiuto ricevuto dai produttori e quantità prodotte, il “disaccoppiamento”,appunto, e a rendere la produzione più sensibile e più rispondente ai segnali di mercato 3 . Ilprezzo riacquista parte del suo “contenuto di informazione” e della sua funzione di segnaleper orientare le scelte imprenditoriali (INEA, 1997, pag. 3); il riorientamento al mercato èrafforzato dall’aiuto diretto, in quanto i produttori non sono più incentivati ad intensificare la2 Dell’OCM fanno parte i cereali, i semi oleosi (soia, colza e ravizzone, girasole), le colture proteiche, i semi dilino e la canapa.3 Un interessante saggio di De Benedictis e De Filippis (1998) ripercorre il passaggio dal vecchio al nuovomodello di intervento pubblico in agricoltura nelle economie industrializzate.7


produzione per ottenere maggiori aiuti, ma questi sono ricevuti sulla base di rese fisse epredeterminate calcolate per la superficie coltivata 4 .Il sistema dei pagamenti diretti si basa su un importo di base (espresso in euro/t) damoltiplicare per la resa cerealicola media della zona di produzione in cui ricade l’azienda cherichiede l’aiuto. Nella riforma Mac Sharry gli aiuti diretti erano pienamente compensatividella riduzione dei prezzi istituzionali, in quanto l’importo di base era proprio pari alladifferenza tra i prezzi istituzionali prima della riforma e quelli post-riforma. Con Agenda2000, invece, l’ulteriore riduzione dei prezzi istituzionali è stata solo parzialmentecompensata dall’aumento dei pagamenti diretti. Infatti, il prezzo di intervento per i cereali èstato ridotto del 15%, passando dai 119,2 euro/t del 1999/2000, a 101,3 euro/t dal 2001/02 inpoi, mentre i pagamenti diretti sono stati aumentati in misura pari al 50% di tale riduzione,passando da 54,3 euro/t del 1999/2000, a 63 euro/t.Infine, per potere ricevere gli aiuti i produttori devono obbligatoriamente mettere a riposo (setaside) il 10% della superficie aziendale a seminativi. Da tale obbligo sono esentati i “piccoliproduttori”, definiti tali se la superficie a seminativi su cui richiedono gli aiuti non supera lasuperficie che, sulla base della resa media della regione omogenea di appartenenza,corrisponde ad una produzione di 92 tonnellate di cereali.Nonostante l’introduzione degli aiuti diretti, il sostegno ai seminativi passa ancora in parteattraverso l’intervento di mercato. Infatti, sebbene ridotto il prezzo di intervento rappresentatuttora il prezzo minimo garantito ai produttori comunitari che vendono i cereali cherispondono a requisiti qualitativi minimi alle agenzie di intervento. Lo strumento dei ritiri dalmercato è destinato, tuttavia, a divenire via via meno rilevante, per il continuo abbassamentodel prezzo d’intervento, che tende ad assumere sempre più una funzione di “rete di sicurezza”.Ciò è particolarmente vero per il grano duro. Infatti, prima della riforma Mac Sharry il prezzodi intervento era differenziato per i diversi tipi di cereali (frumento tenero, grano duro, mais,orzo, avena, ecc.), ed il grano duro era quello che godeva del prezzo di intervento più elevato,pari, nell’ultima campagna precedente la riforma, a 266,7 ECU/t. La riforma, fissando un4 Il disaccoppiamento dell’aiuto ad ettaro è, però, solo parziale per diversi motivi. Innanzitutto, perché gli aiuti,attraverso l’effetto ricchezza, le aspettative sulle politiche future, la scelta sull’allocazione della terra in presenzadi aiuti differenziati per coltura, influiscono sull’attività produttiva. In secondo luogo, perché, se anche iproduttori non hanno alcuna convenienza ad intensificare la produzione per ottenere gli aiuti, questi rimangonocomunque legati all’uso della terra e al mantenimento della produzione. In più, l’intervento di mercato nonsparisce del tutto, in quanto viene comunque mantenuto, sebbene ad un livello più basso, il sostegno del prezzointerno (INEA, 1997, pag. 4). La questione del disaccoppiamento degli aiuti diretti ha alimentato una vastaletteratura; tra gli altri si vedano: Gohin, Guyomard, 1999; Gohin, Guyomard, Le Mouel, 2000; Moro, Sckokai,1998; OECD, 1998 e 2000; Sckokai, Moschini, 1993.8


prezzo di intervento unico per tutti i cereali, pari a 119,2 euro/t, per il grano duro hacomportato una riduzione del prezzo d’intervento (–45%) relativamente maggiore rispetto aquello degli altri cereali, determinando un rapido declino delle scorte all’intervento, che dal1997 si sono praticamente azzerate (tab. 4).A partire dalla campagna di semina 1998/99 (campagna di commercializzazione 1999/2000) èentrata in vigore la riforma del regime di sostegno per il grano duro (regolamento (CE) n.2309/97), che prevede la concessione di un aiuto supplementare, riservato alle aziendericadenti nelle aree storiche di produzione, che si aggiunge all’aiuto ad ettaro ricevutonell’ambito della più generale OCM seminativi.L’aiuto supplementare è limitato ad una superficie massima nazionale (SMN) stabilita perogni Stato membro, la cui funzione è quella di stabilizzare la spesa per il sostegno al granoduro. La SMN è a sua volta distinta in aree tradizionali e aree al di fuori di quelle tradizionalima dove la coltivazione di grano duro è ben consolidata, che possiamo chiamare aree semitradizionalidi coltivazione. Alle prime è destinato un aiuto supplementare di 344,5 euro/ha,alle seconde un aiuto specifico pari a 138,9 euro/ha.La SMN complessiva dell’UE a 15 è stata fissata a 3.263.000 ettari, di cui il 51,6%, pari a1.650.000 ettari, destinata all’Italia. Di questi, 1.646.000 ettari ricadono nelle aree tradizionalidi produzione, i restanti 4.000 ettari ricadono nelle aree semi-tradizionali di produzione.Oltre all’Italia, sono state individuate aree tradizionali di produzione anche in Grecia, Spagna,Francia, Austria e Portogallo, mentre, per quanto riguarda le aree semi- tradizionali, oltreall’Italia esse sono presenti in Germania, Spagna, Francia e Regno Unito ( tabb. 5 e 6).Qualora la superficie regionale per la quale viene richiesto l’aiuto superi quella massimagarantita viene attuata una riduzione proporzionale della superficie per la quale può esserecorrisposto il supplemento, ma solo dopo aver operato la compensazione con le regioni delloStato membro che si sono mantenute al di sotto del limite garantito.I risultati della prima campagna di applicazione 1999/2000 indicano per l’Italia ilsuperamento della superficie garantita per le aree semi-tradizionali. Gli investimenti realizzatiper i quali è stata presentata domanda di aiuto sono stati pari a 18.000 ettari a fronte di unasuperficie garantita di 4.000 ettari. È rimasta invece nel limite la superficie oggetto didomanda nelle aree tradizionali: 1,5 milioni di ettari a fronte di una superficie garantita di1.646.000 ettari. Anche per il raccolto 2001 la superficie delle regioni tradizionali per la qualesono state presentate domande (1.638.695 ettari) è rimasta nel limite di quella massima9


garantita, mentre risulta superata quella delle regioni semi-tradizionali che hanno presentatodomanda per una superficie pari a 10.844 ettari. Come vedremo nel paragrafo successivo, laspiegazione a tale fenomeno risiede, probabilmente, nel fatto che la presenza di rese diriferimento più elevate rende più “conveniente” produrre grano duro nelle aree semitradizionalirispetto a quelle tradizionali.Il sistema di sostegno per il grano duro prevede che chiunque ricada nelle aree di produzioneindividuate (tradizionali e semi-tradizionali) può richiedere l’aiuto sulle superfici coltivate agrano duro, purché esse siano state seminate con varietà certificate che soddisfino requisitiminimi di qualità (INEA, 2001). Nel regime precedente la riforma, invece, i beneficiaridell’aiuto erano i produttori storici, cioè i produttori di grano duro appartenenti a zone diproduzione tradizionali individuate, limitatamente agli ettari investiti a frumento duro e per iquali era stato ottenuto un aiuto in una delle campagne di commercializzazione a scelta delproduttore tra quelle comprese tra il 1988/89 e il 1991/92. La presenza dei tetti individuali, difatto, irrigidiva la produzione a quella ottenuta dai produttori storici, in quanto non avevanodiritto all’aiuto i produttori che, pur ricadendo in una zona di produzione tradizionale, nonavevano beneficiato di aiuti in una delle campagne di riferimento.La scelta di limitare la produzione di grano duro a determinate zone risale al 1976, allorché,con il regolamento (CEE) n. 1143/76, si stabilì di concedere un aiuto ai produttori di granoduro al fine di «incoraggiare un incremento di produttività ed un miglioramento di qualità delprodotto». L’aiuto era corrisposto al frumento duro atto alla fabbricazione di paste alimentarie poteva essere differenziato secondo le regioni di produzione e limitato ad alcune di esse.L’individuazione delle regioni di produzione era effettuata anno per anno, anteriormenteall’inizio della campagna di commercializzazione. Successivamente venne precisato chel’aiuto al frumento duro era limitato solo alle zone in cui il prodotto costituiva una partetradizionale ed importante della produzione agricola (regolamento (CEE) n. 1451/82).Rispetto alla normativa precedente compare per la prima volta il criterio di “tradizionalità”quale condizione necessaria per definire le aree di produzione, inoltre per la prima volta taliaree vengono fissate una volta per tutte con regolamento comunitario 5 . L’aiuto, a differenza diprima, non doveva servire più a migliorare la produttività e la qualità del prodotto, ma erainteso a garantire un tenore di vita equo agli agricoltori meno favoriti, localizzati in alcune5 Le aree tradizionali stabilite con il regolamento (CEE) n. 1456/82 erano: per l’Italia, Abruzzo, Basilicata,Calabria, Campania, Lazio, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbria e le zone di montagna esvantaggiate definite tali ai sensi della direttiva 75/268/CEE; per la Francia, le regioni amministrative di10


egioni tradizionali. Con la riforma Mac Sharry del 1992 si è avuto un ulteriore cambiamentonegli obiettivi che si intendono perseguire con l’aiuto, giacché, come si legge nei“considerando” del regolamento di riforma n. 1765/92 «[…] dovrebbe essere corrisposto, inaggiunta al pagamento compensativo per i cereali, un importo supplementare […] inteso arisarcire i produttori di frumento duro di tali regioni [delle zone di produzione tradizionali]per la perdita di reddito dovuta all’allineamento del prezzo di detto prodotto sul prezzo deglialtri cereali». Alle aree di produzione tradizionali già individuate con il regolamento 1456/82,vennero apportate alcune modifiche per tener conto anche dell’ingresso nell’UE di Spagna ePortogallo 6 .La riforma del 1997, infine, interamente ripresa dal regolamento (CE) n. 1251/1999 diapplicazione di Agenda 2000, ha ulteriormente rivisto le aree di produzione tradizionali 7 , haistituito un aiuto anche per le aree semi-tradizionali, ed ha fissato dei limiti in ettari perambedue le aree, definiti sulla base della superficie più ampia che aveva beneficiato delpagamento supplementare dall’introduzione del regime. L’obiettivo dell’aiuto è sempre quellodi compensare la perdita di reddito subita dai produttori per la fissazione di un prezzo unicoper tutti i cereali. Nel regolamento, la scelta di passare da tetti aziendali a superfici nazionali èstata giustificata dalla necessità di permettere l’adeguamento della struttura produttiva allasituazione del mercato e assicurare un approvvigionamento sufficiente delle industrieutilizzatrici, con un occhio al controllo delle spese di bilancio.Negli anni di applicazione del regime, dunque, tanto gli obiettivi, quanto la definizione dellearee a cui limitare l’aiuto hanno risposto a logiche mutevoli. A partire dal 1982, tuttavia, sonoemersi chiaramente i criteri di “tradizionalità” e di importanza della coltura nella definizionedelle zone di produzione. Gli stessi criteri possono essere ritrovati nella logica che laCommissione Europea intende utilizzare per estendere l’attuale PAC ai futuri nuovi membridell’Est europeo. Nel documento della Commissione sull’allargamento (EuropeanMarsiglia e Tolosa e i Dipartimenti di Ardèche e Drôme; per la Grecia, le regioni di Grecia centrale,Peloponneso, Isole Ionie, Tessaglia, Macedonia, Isole Egee.6 Per l’Italia, dalle regioni di produzione tradizionali vengono escluse l’Umbria e le zone di montagna esvantaggiate; per la Grecia, alle regioni già presenti si aggiunge la Tracia; per la Francia vengono individuatedue regioni, Provence-Alpes-Cote d’Azur e Languedoc-Roussillon, al posto delle regioni e dei dipartimentiprecedentemente definiti. Per la Spagna l’aiuto è concesso alle Comunità autonome di Andalucia e Navarra, alleprovincie di Badajoz, Burgos, Salamanca, Toledo, Zamora e Zaragoza; per il Portogallo ai distretti di Santarém,Lisbona, Setubal, Portalegre, Evora, Beja e Faro.7 Oltre a prevedere la concessione di un aiuto per la Pannonia quale area tradizionale dell’Austria, il regolamento(CE) n. 2309/97 modifica ulteriormente le aree tradizionali dell’Italia (includendo un’altra volta l’Umbria), dellaSpagna (ampliando il numero delle provincie ed eliminando le Comunità autonome) e della Francia (inserendo laregione dei Midi-Pyrénéès e riproponendo i dipartimenti di Ardèche e Drôme).11


Commission, 2002) vengono infatti individuati tre criteri per definire le aree di produzione acui estendere l’aiuto al frumento duro:• un criterio di qualità: il grano duro deve possedere i requisiti qualitativi necessari allaproduzione di semola o pasta;• un criterio di tradizione: il grano duro deve essere presente nella regione da tempo(minimo 20 anni);• un criterio di importanza: il grano duro deve assumere un certo peso nell’ambito dellaproduzione cerealicola della regione interessata (almeno il 2% della superficie cerealicolacomplessiva).Le regioni che rispondono a tutti i tre i requisiti sono definite aree tradizionali di produzione,quelle che rispondono solo ai primi due sono le aree al di fuori di quelle tradizionali ma dovela produzione di grano duro è ben consolidata 8 .2.2.2 La distribuzione dell’aiuto nei principali paesi produttori dell’Unione EuropeaAgli Stati membri è stata data facoltà di ripartire la superficie tradizionale assegnata tra lezone di produzione individuate nell’allegato al regolamento stesso, secondo l’entità dellaproduzione di grano duro nel periodo 1993-1997.L’Italia ha distribuito la superficie assegnatale, pari a 1.646.000 ettari, tra le 12 regioni CentroMeridionali definite dal regolamento come tradizionali (tab. 7). Puglia e Sicilia occupano il47% della superficie nazionale garantita, percentuale che sale al 60% se ad esse si aggiunge laBasilicata. In termini di aree semi-tradizionali, i 4.000 ettari attribuiti all’Italia sono a favoredi alcune provincie dell’Italia settentrionale 9 .Per quel che riguarda gli altri paesi, la Spagna ha ripartito i 594.000 ettari tra 15 provincie chefanno capo a 6 regioni 10 . Circa il 65% della superficie garantita ricade in Andalucia, con la8 Nel documento, la Commissione ritiene che nei paesi che ne hanno fatto richiesta (Cipro, Ungheria eSlovacchia) vengono rispettati solo i primi due criteri, pertanto propone di attribuire loro un limite di ettari atitolo di zona semi-tradizionale di produzione.9 Le zone semi-tradizionali di produzione che in Italia beneficiano dell’aiuto specifico sono le provincie diAlessandria, Bologna, Brescia, Cremona, Ferrara, Forlì, Gorizia, Lodi, Mantova, Milano, Modena, Padova,Parma, Pavia, Piacenza, Pordenone, Ravenna, Reggio Emilia, Rimini, Rovigo, Torino, Treviso, Udine, Venezia,Vercelli, Verona, Vicenza (regolamento (CE) n. 2316/1999).10 Le tabelle relative alla distribuzione della SMN all’interno dei paesi sono riportate in appendice nelle tabelleA.1 e A.2..12


sola provincia di Siviglia che conta per il 23% del totale nazionale. L’area semi-tradizionaleattribuita alla Spagna è pari a 4.000 ettari, afferenti a 21 provincie 11 .La Francia si è vista attribuire come area tradizionale di produzione 208.000 ettari che hasuddiviso tra 3 regioni e 2 dipartimenti. La maggior parte dell’area ricade nella regione diLanguedoc-Roussillon (38,3%). I 50.000 ettari attribuiti a titolo di area semi-tradizionale diproduzione, pari a circa il 70% dell’area che ha diritto all’aiuto specifico a livellocomunitario, sono stati ripartiti in 24 dipartimenti 12 .Come già richiamato, l’ammontare complessivo di aiuti percepito dai produttori di grano durosi compone dell’aiuto ad ettaro ricevuto nell’ambito della generale OCM seminativi (63 euro/tda moltiplicare per la resa di riferimento) e l’aiuto ad ettaro ricevuto in quanto produttori digrano duro (344,5 euro/ha o 138,9 euro/ha, a seconda che si ricada in un’area tradizionale osemi-tradizionale di produzione). Questo significa che, a parità di superficie per la quale vienerichiesto l’aiuto, due produttori di una stessa regione di produzione di grano duro riceverannocomplessivamente un ammontare differente di aiuto a seconda della zona omogenea diappartenenza dell’azienda, in quanto in quest’ambito variano – anche notevolmente – le resestoriche a cui viene commisurato l’aiuto ad ettaro per i seminativi.Ad esempio, in Italia due produttori pugliesi di grano duro della provincia di Foggiapercepiranno ciascuno 344,5 euro per ogni ettaro coltivato a grano duro. A questo ammontare,a titolo di produttori di seminativi, si aggiungeranno 150 euro ad ettaro se l’azienda èlocalizzata in pianura, 168 euro/ha se invece è localizzata in montagna 13 . Anche a livello dizone semi-tradizionali di produzione le differenze sono notevoli. Ad esempio, due produttoridella provincia di Piacenza riceveranno ciascuno 138,9 euro per ogni ettaro coltivato a granoduro, a cui si aggiungeranno 402 euro/ha se il produttore è localizzato in pianura, e 234euro/ha se è in montagna 14 . Non solo, la modalità di calcolo dell’aiuto ai seminativi fa sì che11 Le zone semi-tradizionali di produzione che in Spagna beneficiano dell’aiuto specifico sono le provincie diBajo Aragon, Almazan, Campo de Gomara, Hoya de Huesca, Monegros, Centro, Noroeste, Suroeste y ValleGuadalentin, La Montana, Urgell, Segria, El Cerrato, Las Vegas, Campina, Logrosan, Requena-Utiel, RiojaBaja, Sierra Rioja Baja, Sur, Trujillo, Valle de Ayora (regolamento (CE) n. 2316/1999).12 Le zone semi-tradizionali di produzione che in Francia beneficiano dell’aiuto specifico sono i dipartimenti diAisne, Aube, Charente, Charente-Maritime, Cher, Deux-Sèvres, Essonne, Eure, Eure-et-Loir, Indre, Indre-et-Loire, Loir-et-Cher, Loiret, Lot-et-Garonne, Maine-et-Loire, Marne, Nièvre, Orne, Sarthe, Seine-et-Marne,Vendée, Vienne, Yonne, Yvelines13 Il piano di regionalizzazione predisposto dall’Italia prevede la suddivisione delle rese di riferimento perprovincia e zona altimetrica. Nella tabella A.3 in appendice è riportato il calcolo dell’aiuto complessivo perl’Italia secondo tale piano.14 In generale, un problema legato alla definizione delle aree di riferimento per gli aiuti diretti è quello delladesiderabilità della redistribuzione del sostegno ai beneficiari all’interno della regione di produzione. È stato,infatti, rilevato, come all’aumentare della variabilità delle rese all’interno della regione, o all’aumentare della13


sia abbastanza frequente il caso in cui i produttori di grano duro delle aree semi-tradizionali diproduzione ricevano a titolo di aiuto complessivo per ettaro (aiuto ai seminativi e aiutospecifico) un ammontare più elevato di quello che ricevono i produttori delle aree tradizionalidi produzione. Ovviamente, questo è vero soprattutto se il confronto viene fatto con le regionimeridionali che fanno registrare rese ad ettaro per i seminativi di molto inferiori rispetto aquelle dei produttori delle aree semi-tradizionali, localizzate nell’Italia settentrionale. Adesempio, per un ettaro a grano duro un produttore veneto riceve mediamente 580 euro adettaro, con punte di 660 euro per i produttori di Padova localizzati in pianura (tab. 8). Su unlivello lievemente più basso si situano le regioni di produzione tradizionali dell’Italia centrale(Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Molise) e la Campania, mentre per le regionimeridionali (Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna) l’aiuto ad ettaro, mediamente,non raggiunge mai i 500 euro. L’importanza dell’aiuto supplementare per il grano duro nelleregioni tradizionali è dimostrata dall’ultima colonna della tabella 8, nella quale è evidenziatoil peso dell’aiuto al grano duro rispetto all’aiuto complessivo medio ad ettaro ricevuto inciascuna regione. Come si vede, nelle regioni meridionali (ad esclusione della Campania), checoprono il 68,4% della superficie garantita, l’aiuto al grano duro rappresenta il 70% dell’aiutocomplessivo 15 . In Campania e nelle altre regioni tradizionali dell’Italia centrale, che registranorese ad ettaro più elevate, l’aiuto al grano duro spiega circa il 60% dell’aiuto complessivo.In Grecia l’aiuto medio ad ettaro di grano duro nelle zone tradizionali di produzione varia dai500 euro di quella che è individuata come area di base I (definita dal piano diregionalizzazione come tradizionale) ai 442 euro dell’area di base II (non tradizionale). Inentrambe le zone l’aiuto al grano duro è abbastanza importante rispetto all’aiuto complessivo,pesando per il 70% nell’area tradizionale e per il 78% in quella non tradizionale. La Grecianon ha avuto assegnata alcuna area semi-tradizionale di produzione di grano duro.In Spagna il valore medio dell’aiuto si differenza a seconda che si considerino le aree inasciutto o irrigue. I produttori di grano duro che soddisfano determinate condizioni possonoinfatti chiedere l’aiuto supplementare sulla base delle rese irrigue. Tuttavia, tenuto conto chedimensione della regione stessa, ci saranno produttori che saranno sovracompensati (quelli con resa inferiore allamedia) e produttori che saranno sottocompensati (quelli con resa inferiore alla media). La maggiore o minoredesiderabilità di tale redistribuzione è strettamente legata al tipo di azienda che verrebbe ad essere avvantaggiatae di quella, invece, che verrebbe ad essere svantaggiata (De Filippis, Zezza, 1993; De Benedictis, De Filippis,Salvatici, 1994).15 Un recente lavoro dell’Osservatorio di Economia Agraria della Puglia ha valutato i risultati economici dellaproduzione di grano duro nella provincia di Bari. Dallo studio risulta che gli aiuti diretti sono necessari a coprireparte dei costi fissi e a remunerare, in maniera insufficiente, il capitale e l’attività imprenditoriale (INEA Puglia,2001).14


in Spagna mediamente solo il 15% della superficie a seminativi ricade nell’area irrigua,faremo riferimento prevalentemente alla resa in asciutto 16 . La situazione descrittaprecedentemente per l’Italia si ripresenta, seppure in modo meno evidente anche in Spagna.Infatti, in Andalucia, che rappresenta il 65% della superficie a grano duro nelle zonetradizionali, l’aiuto medio ad ettaro varia da un minimo di 445 euro dell’Almeria ad unmassimo 558 euro di Cadiz. Nelle altre provincie l’aiuto non scende mai al di sotto di 460euro. A differenza dell’Italia, però, le aree semi-tradizionali ricevono un aiuto medio ad ettarosensibilmente più basso di quello che ricevono i produttori delle aree tradizionali, superandodi rado i 300 euro/ha. Questo si deve alla notevole rilevanza che assume l’aiuto specifico algrano duro rispetto all’aiuto complessivo.Per la Francia l’aiuto medio ad ettaro di grano duro nelle zone tradizionali è molto elevato,superando nelle aree individuate i 600 euro ad ettaro, con un massimo di 675 euro/ha neldipartimento di Lot A. La presenza di rese di riferimento molto elevate riduce l’importanzadell’aiuto supplementare al grano duro rispetto al totale. Anche per quel che riguarda le areesemi-tradizionali l’aiuto medio è consistente. Non di rado supera i 500 euro e non si attestamai al di sotto dei 450 euro/ha. In questo caso, ben oltre il 70% dell’aiuto è relativo all’aiutoad ettaro per i seminativi.Infine, anche per quel che concerne il Portogallo, l’aiuto medio ad ettaro di grano duro nellezone tradizionali si differenzia notevolmente a seconda che si consideri la resa in asciutto oquella irrigua. Ma, anche in questo caso, poiché la superficie irrigua rappresenta solo il 10%del totale, faremo riferimento alle rese in asciutto. L’aiuto complessivo medio ad ettaro variada un minimo di 427 euro nel distretto di Setubal, ad un massimo di 489 euro nel caso deldistretto di Lisboa. Al pari delle nostre regioni meridionali, le basse rese di riferimentoutilizzate per il calcolo dell’aiuto ai seminativi accresce l’importanza dell’aiuto supplementareal grano duro, che nel distretto di Setubal arriva a pesare per l’80% del totale.2.2.3 Il regime degli scambi con i paesi terziNell’ambito dell’OCM seminativi solo i cereali godono di un regime di regolazione degliscambi con i paesi terzi, mentre i semi oleosi e alcuni altri prodotti sostitutivi dei cereali16 L’aiuto complessivo medio ad ettaro di grano duro per ciascun paese produttore, secondo il rispettivo piano diregionalizzazione, è riportato nelle tabelle dalla A.4 alla A.8 in appendice.15


nell’alimentazione animale non sono soggetti ad alcuna restrizione del commercio ed entranonell’UE in esenzione da dazio.Gli scambi di cereali sono regolati da tariffe alle importazioni e restituzioni alle esportazioni.Come è noto, le importazioni di cereali sono soggette all’imposizione di una tariffa pari alladifferenza tra il prezzo d’entrata (il prezzo minimo che deve raggiungere sul mercato internoil prodotto importato) e i prezzi mondiali rilevati, al lordo dei costi di trasporto fino al porto diRotterdam. Questo meccanismo consente di aggiustare le tariffe effettivamente applicate inbase all’andamento delle quotazioni mondiali, in modo da far raggiungere al prezzo dellemerci importate proprio il prezzo d’entrata (INEA, 2001).In seguito all’Accordo GATT del 1994 l’UE si è impegnata a fissare il prezzo d’entrata deicereali (prezzo di importazione aumentato della tariffa) ad un livello pari, al massimo, al155% del prezzo di intervento 17 .Per lo stretto legame tra prezzo d’entrata e prezzo d’intervento, la riduzione del prezzominimo garantito operata con Agenda 2000 ha avuto non pochi riflessi sull’evoluzione deidazi all’importazione. Il prezzo d’entrata, infatti, è passato da 184,7 euro/t della campagna1999/2000 a 157 euro/t dal 2002 in poi (al netto delle maggiorazioni mensili applicate danovembre a giugno e che si riflettono sul prezzo d’entrata). L’indebolimento della protezionealla frontiera, determinata dall’abbassamento del prezzo minimo d’importazione, associataall’innalzamento delle quotazioni mondiali, ha gradualmente compresso la differenza traquesti due prezzi e, in particolare per il grano duro, a partire dal 1° luglio 2000 ha avuto comeconseguenza l’azzeramento dei dazi di importazione.Inoltre, nell’ambito dell’Accordo GATT, l’UE si è impegnata a concedere quote diimportazione a tariffa ridotta. Particolarmente rilevante in questo ambito è il contingente adazio zero di 50.000 tonnellate di frumento duro.Riguardo alle esportazioni sussidiate, nell’ambito dell’Accordo GATT non esistono impegnidi riduzione specifici per il grano duro, ma l’UE ha definito i propri impegni per due gruppi diprodotti: “frumento e farine di frumento”, e “altri cereali”. A partire dal 2001 le esportazionisussidiate del primo gruppo di prodotti non possono superare i 10,843 milioni di tonnellate inquantità e 1.289 milioni di euro in valore. Spetta al Comitato di gestione dei cereali deciderecome gestire i sussidi tra i prodotti del gruppo “frumento e farine di frumento”. Di fatto, da16


più di un anno le esportazioni di semole e semolini non stanno usufruendo di alcunarestituzione.Nel caso in cui i prezzi mondiali dovessero raggiungere il livello dei prezzi comunitari l’UEpuò adottare “misure di salvaguardia” per evitare perturbazioni sul mercato interno. ConAgenda 2000 non è più possibile fare ricorso alla riscossione di tasse all’esportazione,applicate per il grano duro e derivati per l’ultima volta nel maggio 1996 e maggio 1997.2.3.4 La spesa del FEOGA-Garanzia per il grano duroL’OCM seminativi riceve la quota più rilevante della spesa a carico del FEOGA-Garanzia,assorbendo circa il 40% delle risorse destinate alla gestione dei mercati. Per il settore delgrano duro l’applicazione della riforma del 1997, contabilizzato per la prima volta nelbilancio 2001, non ha modificato il livello della spesa, sia a livello comunitario che a livellonazionale. Uno dei timori espressi all’indomani della riforma era che l’abolizione dei tettiindividuali avrebbe potuto espandere l’offerta, con conseguenze sul mercato del grano duro,ma anche sulla spesa erogata per il settore. In realtà, nel 2001 le risorse per il grano duro sisono mantenute abbastanza in linea con i livelli degli anni precedenti e al di sotto della spesamassima consentita ottenuta applicando alle superfici garantite l’aiuto unitario concesso (tab.9).Al 2001 la spesa per l’aiuto al grano duro si è attestata al di sotto di 1,1 miliardi di euro, pari aoltre il 6% della spesa sostenuta per i seminativi (tab. 10). Il 98% della spesa grano duro èattinente al pagamento del premio supplementare per le zone tradizionali. Vale la pena dinotare che le risorse dedicate al grano duro sono cresciute nel tempo da 456 milioni di ECUdel 1992, a 1.088 milioni di euro del 2001. L’Italia è il principale beneficiario del regime, conuna spesa pari, al 2001, a 523 milioni di euro, il 48% delle risorse destinate a livellocomunitario a tale tipo di intervento, seguita dalla Spagna (circa il 20%) e dalla Grecia (19%).Quest’ultimo paese è invece quello in cui la spesa per il grano duro assume più rilevanza intermini di quota sul totale seminativi (44%), seguita dall’Italia (27%) e dal Portogallo (23%).17 L’Accordo ha stabilito la conversione dei prelievi variabili alle importazioni in tariffe fisse (“tarifficazione”) ela loro successiva riduzione del 36%, rispetto ai valori del periodo di riferimento 1986-88, nei sei anni compresitra il 1° luglio 1995 ed il 30 giugno 2001.17


Tabella 1 - Produzione mondiale di grano duro (milioni di tonnellate)UE 15 Canada USA Siria Turchia Altri Mondo1988/89 7.0 2.0 1.2 1.4 4.0 7.2 22.81989/90 6.6 4.1 2.5 0.6 5.5 7.8 27.11990/91 7.4 4.2 3.3 1.1 5.5 7.8 29.31991/92 11.3 4.6 2.8 1.3 5.0 9.8 34.81992/93 9.0 3.1 2.6 1.4 4.0 8.5 28.61993/94 6.9 3.4 1.9 1.6 4.2 8.2 26.21994/95 8.0 4.7 2.6 3.0 4.0 9.3 31.61995/96 7.1 4.6 2.8 3.4 3.5 8.3 29.71996/97 8.7 4.6 3.2 3.0 3.8 11.7 35.01997/98 7.2 4.4 2.3 2.0 4.0 8.2 28.11998/99 9.2 6.0 3.8 2.6 4.0 9.2 34.81999/00 7.4 4.3 2.7 2.0 3.8 11.9 32.12000/01* 8.9 5.6 3.0 2.1 4.0 10.5 34.12001/02** 7.6 2.9 2.3 2.8 3.8 12.6 32.0* stime* previsioni al 29/11/2001Fonte: International Grain CouncilTabella 2 - Produzione di grano duro nell'Unione Europea (milioni di tonnellate)Francia Grecia Italia Spagna Altri UE 151989/90 1.4 1.7 3.1 0.4 0.1 6.71990/91 1.9 1.2 3.7 0.5 0.1 7.41991/92 2.5 2.2 5.2 1.3 0.1 11.41992/93 1.9 1.4 4.4 1.3 0.1 9.21993/94 0.9 1.2 4.1 0.7 0.1 7.11994/95 1.0 1.6 4.4 1.0 0.1 8.01995/96 1.0 1.4 4.1 0.4 0.1 7.11996/97 1.3 1.2 4.5 1.7 0.1 8.71997/98 1.0 1.4 3.8 1.1 0.1 7.41998/99 1.5 1.3 4.9 1.4 0.2 9.31999/00 1.5 1.4 4.5 0.7 0.2 8.32000/01* 1.6 1.5 4.5 1.9 0.3 9.82001/02** 1.4 1.0 3.5 1.5 0.2 7.6* stime* previsioni al 29/11/2001Fonte: Commissione Europea e International Grain Council18


Tabella 3 - Numero e dimensione media delle aziende a grano duro - ItaliaRegioni tradizionali di produzioneaziende superficie totale dimensione median. % ha % haPuglia 58,929 19.3 410,050 24.1 7.0Sicilia 71,590 23.4 331,581 19.5 4.6Basilicata 30,149 9.9 201,450 11.9 6.7Toscana 12,042 3.9 152,547 9.0 12.7Marche 21,865 7.1 136,191 8.0 6.2Lazio 11,344 3.7 87,428 5.1 7.7Sardegna 12,395 4.1 81,779 4.8 6.6Campania 27,265 8.9 70,983 4.2 2.6Molise 15,191 5.0 70,273 4.1 4.6Calabria 20,787 6.8 61,729 3.6 3.0Abruzzo 12,782 4.2 39,205 2.3 3.1Umbria 2,789 0.9 17,370 1.0 6.2totale zone tradizionali 297,128 97.1 1,660,586 97.8 5.6Regioni semi-tradizionali di produzioneEmilia Romagna 3,933 1.3 23,528 1.4 6.0Veneto 2,113 0.7 5,173 0.3 2.4Piemonte 1,432 0.5 4,131 0.2 2.9Lombardia 852 0.3 3,690 0.2 4.3Friuli Venezia Giulia 271 0.1 723 0.0 2.7totale zone semi- tradizionali 8,601 2.8 37,244 2.2 4.3Altre regioniLiguria 169 0.1 107 0.0 0.6Trentino Alto Adige 35 0.0 10 0.0 0.3Valle D'Aosta 22 0.0 2 0.0 0.1totale zone semi- tradizionali 226 0.1 119 0.0 0.5Totale Italia 305,955 100.0 1,697,949 100.0 5.5Fonte: Istat, 5° Censimento Generale dell'Agricoltura19


Tabella 4 - UE - Cereali - Scorte detenute all'intervento (tonnellate)FrumentoteneroFrumentoduroOrzo Segala Mais Sorgo Totale cereali1995 1,948,697 345,320 2,851,836 1,009,849 8,904 0 6,164,6061996 332,433 65,690 840,824 696,806 1,013 0 1,936,7661997 450,907 0 797,069 959,353 21,885 0 2,229,2141998 2,094,195 0 7,734,943 2,566,579 706,619 43,042 13,145,3781999 5,030,646 0 5,940,051 3,376,765 48,460 45,926 14,441,8482000 2,769,601 0 1,798,089 3,217,691 23,216 5,499 7,814,0962001* 734,322 0 2,223,166 3,798,008 5,542 5,499 6,766,537Situazione al 30/09 di ogni anno* Situazione al 31/07/2001Fonte: Commissione EuropeaTabella 5 - UE - Superfici massime nazionali (SMN) che beneficiano dell'aiuto per il grano duroaree tradizionaliaree semi-tradizionali(ha) (%) (ha) (%)Grecia 617,000 19.3Germania 10,000 13.7Spagna 594,000 18.6 4,000 5.5Francia 208,000 6.5 50,000 68.5Italia 1,646,000 51.6 4,000 5.5Austria 7,000 0.2Portogallo 118,000 3.7Regno Unito 5,000 6.8Totale 3,190,000 100 73,000 100Fonte: regolamento (CE) n. 1251/199920


Tabella 6 - UE - Zone di produzione tradizionali di frumento duroGRECIARegioniGrecia centralePeloponnesoIsole IonieTessagliaMacedoniaIsole dell'EgeoTraciaFRANCIARegioniMidi-PyreneesProvence-Alpes-Cote d'AzurLanguedoc-RoussillonDipartimentiArdecheDromeSPAGNAProvincieAlmeriaBadajozBurgosCadizCordobaGranadaHuelvaJaenMalagaNavarraSalamancaSevillaToledoZamoraZaragozaAUSTRIAPannoniaFonte: regolamento (CE) n. 1251/1999ITALIARegioniAbruzzoBasilicataCalabriaCampaniaLazioMarcheMoliseUmbriaPugliaSardegnaSiciliaToscanaPORTOGALLODistrettiSantaremLisboaSetubalPortalegreEvoraBejaFaro21


Tabella 7 - Italia - Ripartizione della SMN relativa alle aree tradizionali di produzione(ha) (%)Puglia 396,739 24.1Sicilia 374,802 22.8Basilicata 215,772 13.1Toscana 118,950 7.2Marche 125,172 7.6Lazio 80,616 4.9Sardegna 79,768 4.8Campania 72,728 4.4Molise 74,647 4.5Calabria 58,668 3.6Abruzzo 38,797 2.4Umbria 9,341 0.6TOTALE 1,646,000 100.0Circolare MiPA 19/6/1998 - n. D/485Tabella 8 - Italia - Aiuto complessivo medio ad ettaro di grano duro per regione di produzioneResa(t/ha)Importocompensativo(euro/t)Aiutoseminativi(euro/ha)Aiutogranoduro(euro/ha)AiutoTotale granoaiuti duro/totaleaiutia b c=a*b d c+d (%)Regioni tradizionali di produzionePuglia 1.9 63.0 122.6 344.5 467.1 73.7Sicilia 1.6 63.0 103.0 344.5 447.5 77.0Basilicata 1.7 63.0 104.2 344.5 448.7 76.8Toscana 3.4 63.0 212.3 344.5 556.8 61.9Marche 3.7 63.0 230.3 344.5 574.8 59.9Lazio 3.3 63.0 210.5 344.5 555.0 62.1Sardegna 1.5 63.0 92.2 344.5 436.7 78.9Campania 3.4 63.0 214.5 344.5 559.0 61.6Molise 2.8 63.0 173.6 344.5 518.1 66.5Calabria 1.8 63.0 115.1 344.5 459.6 75.0Abruzzo 3.0 63.0 190.7 344.5 535.2 64.4Umbria 3.4 63.0 212.8 344.5 557.3 61.8Regioni semi-tradizionali di produzioneEmilia Romagna 4.6 63.0 291.5 138.9 430.4 32.3Veneto 7.0 63.0 443.6 138.9 582.5 23.8Piemonte 4.5 63.0 282.9 138.9 421.8 32.9Lombardia 6.2 63.0 389.8 138.9 528.7 26.3Friuli Venezia Giulia 6.0 63.0 379.6 138.9 518.5 26.8Fonte:elaborazioni INEA su dati MiPAF22


Tabella 9 - UE - Spesa massima per il sostegno al grano duro (euro)AreetradizionaliAree semitradizionaliTotaleGrecia 212,556,500 212,556,500Germania 1,389,000 1,389,000Spagna 204,633,000 555,600 205,188,600Francia 71,656,000 6,945,000 78,601,000Italia 567,047,000 555,600 567,602,600Austria 2,411,500 2,411,500Portogallo 40,651,000 40,651,000Regno Unito 694,500 694,500Totale 1,098,955,000 10,139,700 1,109,094,700Fonte: elaborazioni INEA su dati Commissione Europea23


Tabella 10 - UE - Grano duro - Spesa FEOGA-Garanzia per paese membro e quota percentuale sulla spesa seminativi1995 1996 1997 1998milioni di milioni dieuro (%) euro (%)milioni dieuro (%)milioni dieuro (%)1999milioni dieuro (%)2000 2001*milioni dieuro (%)milioni dieuro (%)Grecia 209.4 54.3 211.0 49.3 213.5 46.5 221.4 47.9 220.3 46.6 204.9 46.3 210.7 43.7Germania 1.4 0.0 0.9 0.0Spagna 285.6 12.5 128.5 10.5 209.0 12.7 199.8 11.9 204.5 12.0 200.9 13.2 215.2 11.1Francia 57.1 1.2 71.0 1.4 73.1 1.4 72.4 1.3 75.4 1.3 75.4 1.5 78.6 1.5Italia 384.0 26.0 531.1 26.1 575.5 26.1 512.5 26.3 482.5 26.3 501.0 28.6 523.3 27.3Austria 0.7 0.2 0.7 0.2 0.7 0.2 1.8 0.4 2.3 0.6 2.5 0.7Portogallo 7.9 3.3 6.2 3.5 8.8 4.2 9.4 5.1 8.8 4.9 19.7 11.1 56.1 23.2Regno Unito 0.6 0.0 0.6 0.0UE 944.0 6.3 948.3 5.8 1,080.6 6.2 1,016.2 5.7 993.2 5.6 1,006.2 6.0 1,087.9 6.2*ProvvisorioFonte: elaborazioni INEA su dati Commissione Europea24


Fig. 1 - UE - Superficie a grano duro (1995-2000; migliaia di ettari)UE Italia Spagna Grecia FranciaFigura 1 - UE - Superficie a grano duro1989 2846 1822 131 536 311(1989-2000; migliaia di ettari)1990 2983 1699 190 676 3861991 3394 1680 459 714 492400035001992 3265 1548 630 616 42430001993 2868 1410 624 583 UE 22225001994 2998 1526 610 600 Italia23320001995 3147 1623 646 605 Spagna 23015001996 3201 1628 655 600 Grecia 27010001997 3228 1666 647 600 Francia 2665001998 0 3225 1629 629 615 2951999 3548 1690 818 660 3272000 3735 1656 868 710 33319891990Fonte: ISMEA, annate varie filiere1991199219931994199519961997199819992000Figura 2 - Italia - Superficie investita a grano duro nelleregioni semi-tradizionali(migliaia di ettari)10090807060504030201001990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1989 1999 2000 2001PiemonteLombardiaVenetoFriuli v.g.Emilia RomagnaFigura 3 - Italia- Superficie investita a grano duro nelleregioni tradizionali(migliaia di ettari)450400350300250-63.520029.6150-33.8100-1.989645001990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1989 1999 2000 2001ToscanaMarchePugliaBasilicataSicilia25


Figura 4 - Italia- Superficie investita a grano duro nelleregioni tradizionali(migliaia di ettari)10090807060504030201001990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1989 1999 2000 2001UmbriaLazioAbruzzoMoliseCampaniaCalabriaSardegnaFigura 5 - Italia - Superficie investita a grano duro(1990-2001; migliaia di ettari)1800160014001200100080060040020001990 1991 1992 1993 1994 1995 1996 1997 1989 1999 2000 2001regioni non tradizionaliregioni tradizionaliItaliaercila grano duro (intra+extra)50,0000-50,000-100,000-150,000-200,000-250,000-300,000-350,000Figura 6 - UE - Saldo commerciale grano duro con i paesiextra-UE (1993-1999; '000 euro)1993 1994 1995 1996 1997 1998 199926


Figura 7 - Italia - Saldo commercio grano duro con il restodel mondo (1993-1999; '000 euro)0-50,0001993 1994 1995 1996 1997 1998 1999-100,000-150,000-200,000-250,000-300,000-350,000Figura 8 - Bilancia commerciale - Frumento duro e derivati('000 lire)2,000,000,0001,500,000,0001,000,000,000500,000,0000-500,000,000-1,000,000,000frumentodurofarina esemola di f.duropasta19891991199319951997199927


3. Analisi delle prospettive di riforma del regime di sostegno al grano duro3.1 Il grano duro nell’Organizzazione Comune di Mercato per i seminativiIl settore dei seminativi è quello che per primo ha sperimentato le nuove strategie di riformadisegnate da Mac Sharry nel 1992 e proseguite con Agenda 2000.In particolare, il dibattito sugli aiuti diretti è stato assai intenso ed è proseguito anche neglianni successivi, anche se i motivi di discussione si sono spostati dalla opportunità diintrodurre negli aiuti una logica di disaccoppiamento, all’utilità di un approfondimento di taleapproccio 18 . Nel 1992, l’introduzione dei pagamenti diretti, allora pagamenti compensativi, èstata giustificata con la volontà di compensare pienamente gli agricoltori della riduzione direddito derivante dall’abbassamento della garanzia sui prezzi. Successivamente la logicacompensativa si è smorzata, per sparire del tutto con Agenda 2000, allorché gli aiuti non sonopiù definiti come pagamenti compensativi ma come aiuti diretti per superficie. In questaottica, l’aumento deciso con Agenda 2000 non è più visto come compensazione (sia pureparziale) della ulteriore riduzione del prezzo di intervento, ma il nesso logico è invertito, nelsenso che l’aumento degli aiuti diretti rende possibile ridurre i prezzi di sostegno 19 . Unulteriore passo sulla strada del disaccoppiamento è stato compiuto con la decisione di fissareun pagamento unico per tutte le colture che fanno parte dei seminativi. Infatti, a partire dallacampagna 2002/03, Agenda 2000 ha allineato il sistema di aiuti per i semi oleosi e ilpagamento per il set aside a quello dei cereali, sebbene venga previsto un premiosupplementare per le colture proteiche e la possibilità di differenziare gli aiuti per le areeirrigue e per quelle a mais 20 (INEA, 1999, 2000 e 2001). Il premio indifferenziato per colturaha importanti implicazioni sulle decisioni dei produttori, che non avranno più incentivi aripartire la superficie aziendale tra le diverse colture possibili a seconda dell’ammontare diaiuti che possono ricevere, ma saranno guidati nelle proprie scelte dai segnali di mercato edalle condizioni della domanda (Sckokai, Moschini, 1993) 21 .18 Per un approfondimento della riforma Mac Sharry e dei suoi effetti, con particolare riferimento al settore deiseminativi, si vedano, tra gli altri, Anania, Gatto, 1993; Bartola, Sotte, 1991; De Filippis, 1990a; De Filippis,Salvatici, 1991; De Filippis, Zezza, 1993; De Filippis, Salvatici, 1994; Guyomard, Le Mouel, Surry, 1993; LaQuestione Agraria, 1993.19 In realtà, la logica compensativa non viene del tutto abbandonata, giacché nei “considerando” del regolamento(CE) n. 1251/1999 si legge: «che, nel caso di una riduzione finale del prezzo di intervento, l’importo di basedeve essere aumentato applicando lo stesso tasso di compensazione utilizzato nelle campagne 2000/01 e2001/02».20 Un recente lavoro di Arfini, Donati e Zuppiroli (2002) valuta per i produttori di seminativi italiani gli effettidel passaggio da un sistema di rese differenziato per mais, altri cereali e oleaginose a uno in cui viene istituitauna “resa unica”.21 Sulle decisioni relative alla suddivisione della superficie aziendale tra le diverse colture, oltre alla presenza dipremi differenziati, influisce anche l’incertezza relativa ai possibili sviluppi futuri della PAC e, in particolare, le28


La riforma dell’OCM seminativi non può certo dirsi conclusa. Le questioni di bilancio,l’allargamento a Est dell’Unione Europea, il nuovo negoziato agricolo in seno all’OMC, sonotutti elementi esterni al settore che spingono verso un’OCM compatibile con le prospettivefinanziarie che verranno concordate successivamente al 2006, con l’estensione degli aiutidiretti ai futuri Stati membri, con le nuove regole per la liberalizzazione del commercio chescaturiranno dai negoziati multilaterali. L’andamento dei mercato dei cereali, la crisi dellaBSE e gli effetti sul settore mangimistico, gli effetti della riforma del 1999 sul settore deisemi oleosi, alcune valutazioni sul funzionamento del sistema di sostegno per il grano durosono, invece, i fattori interni al settore che premono per una parziale revisione dell’OCM benprima del 2006, cioè della scadenza dell’orizzonte temporale di Agenda 2000. È infatti attesaper il 2003 la revisione a medio termine della PAC (la mid-term review) nel cui ambitoverranno probabilmente decisi degli aggiustamenti dell’OCM seminativi.Da alcuni anni la Commissione Europea ha inaugurato un filone di valutazione ex post dellepolitiche di sostegno di settore presenti nella PAC e delle misure di sviluppo rurale, rivolte avalutare soprattutto l’efficacia e l’efficienza delle misure adottate, i risultati raggiunti el’impatto sulla società nel suo insieme (Commissione Europea, 2002). Tra il 1994 ed il 1999sono stati affidati ad istituti di ricerca indipendenti rapporti di valutazione sulla politica per isemi oleosi, per lo zucchero, per il comparto ovi-caprino. Nel 1999 anche la politicacomunitaria del frumento duro è stata oggetto di un rapporto di valutazione realizzato dallasocietà belga Aide à la Décision Économique (ADE). Tale rapporto analizza gli effetti dellapolitica comunitaria relativa al grano duro sul ricavo dei produttori, sugli equilibri di mercatoe sulla sua stabilità, sull’efficienza della politica comunitaria e sulla congruità del livellodell’aiuto ad ettaro fornito ai produttori. Le conclusioni più rilevanti del rapporto sono:1. il supplemento di 344,5 euro/ha fornito ai produttori di grano duro è eccessivo rispettoall’obiettivo di compensare la perdita di reddito effettiva subita a seguito della riforma del1992. Per raggiungere tale scopo sarebbe sufficiente un aiuto di 244 euro/ha, di 100 euro piùbasso di quello attualmente erogato;2. con l’entrata in vigore della riforma la qualità del grano duro nell’UE si è deteriorata,come effetto della politica di aiuto disaccoppiato.aspettative circa un possibile adeguamento dei parametri in base ai quali sono calcolati gli aiuti ad ettaro. A taleproposito Moro e Sckokai (1994) hanno dimostrato che le decisioni dei produttori possono essere fortementeinfluenzate dalle aspettative circa un possibile aggiornamento delle rese di riferimento.29


Nei paragrafi seguenti si discuteranno queste conclusioni. Riguardo al primo punto, siguarderà soprattutto al criterio di calcolo della compensazione ed all’omogeneità ditrattamento tra grano duro e altri seminativi, osservando contestualmente il livello di sostegnogarantito dalla PAC al grano duro ed agli altri cereali, così come misurato dal ProducerSupport Estimate (PSE). Riguardo alla seconda questione si discuteranno, invece, gli effettidel disaccoppiamento sulla qualità, e si guarderà, attraverso parametri tecnici, all’evoluzionedella qualità del grano duro in Italia, successivamente alla riforma Mac Sharry.3.2 Il criterio di calcolo dell’aiuto supplementareNel rapporto di valutazione predisposto dall’ADE si utilizzano diversi approcci perinterpretare la compensazione accordata dalla Commissione ai produttori di grano duro.L’approccio che viene considerato meglio giustificato è quello basato sul “regolamento1765/92”, secondo il quale la compensazione si presta ad essere interpretata o comecompensazione della perdita di reddito potenziale che subiscono i produttori per la riduzionedei prezzi istituzionali, o come compensazione della perdita di reddito effettivamente subitadai produttori 22 .Secondo l’ADE, seguendo la prima opzione (perdita di reddito potenziale) si giungerebbe adeterminare un valore del pagamento supplementare ai produttori tradizionali di grano duropari a 356,20 ECU/ha, cioè al livello dell’aiuto fissato con la riforma Mac Sharry.Nello studio dell’ADE la perdita potenziale per l’allineamento del prezzo di intervento vienecalcolata come differenza tra prezzo di intervento pre-riforma (calcolato al suo prezzod’acquisto all’intervento, cioè al 94%) e prezzo di intervento post-riforma. Il valore cosìottenuto viene moltiplicato per una resa media del grano duro nelle zone tradizionali, pari a2,4 t/ha. Da tale valore viene sottratto l’aiuto per ettaro che i produttori di grano duro ricevonocome produttori di seminativi, e sommato il supplemento grano duro di cui beneficiavanoprima della riforma Mac Sharry. Come si è detto, il pagamento compensativo che risulta dai22 Un secondo approccio è quello che si ispira alle modalità di calcolo dell’aiuto per i semi oleosi, utilizzato dallaCorte dei Conti in un rapporto di valutazione del settore. Secondo tale approccio l’obiettivo del regime digarantire un reddito equo ai produttori di grano duro sarebbe raggiunto se essi percepissero un aiuto cumulato(pagamento compensativo per i seminativi e aiuto supplementare al grano duro) di pari entità rispetto a quelloricevuto mediamente dai produttori degli altri cereali (tenuto conto delle diverse rese di produzione). Un terzoapproccio è quello secondo il quale il supplemento grano duro dovrebbe assicurare un margine lordo per ettarouguale a quello registrato mediamente dagli altri cerealicoltori. L’ADE scarta ambedue questi approcci, nonritenendoli idonei a dare una giusta interpretazione del pagamento supplementare fornito ai produttori di granoduro.30


calcoli è di 356,20 euro/ha, pari proprio al supplemento concesso ai produttori di grano duroprima della riforma di Agenda 2000.Seguendo la seconda opzione, quella cioè di un aiuto teso a compensare la perdita di redditoeffettiva subita dai produttori, si giungerebbe a determinare un valore medio del supplementocorrisposto ai produttori tradizionali di grano duro più basso di 100 euro del supplementoeffettivamente concesso.Nello studio dell’ADE, in questa seconda ipotesi, non si tiene conto della variazione deiprezzi istituzionali, ma della variazione dei prezzi medi di mercato, desunti dalla Banca DatiRICA, in un periodo di riferimento (1990-92, per il periodo pre-riforma, e 1994-96, per ilperiodo post-riforma), calcolati per i quattro paesi produttori complessivamente (Italia,Spagna, Francia e Grecia). In questo caso la perdita di ricavo effettiva si ottiene dalladifferenza tra i prezzi medi di mercato a cui, come prima, si sottrae l’aiuto ad ettaro che iproduttori di grano duro ricevono come produttori di seminativi e si somma il supplementograno duro di cui beneficiavano prima della riforma Mac Sharry. Il pagamento compensativoche risulta dai calcoli è di 244,72 euro/ha, 100 euro ad ettaro in media più basso delsupplemento attualmente pagato ai produttori tradizionali di grano duro (344,50 euro/ha).L’ADE ritiene che questa seconda opzione sia quella meglio giustificata, in quanto i prezzicon cui si sono confrontati i produttori non sono mai scesi a livello dei prezzi di intervento edunque non ci sarebbe motivo per compensare i produttori per una perdita che non hannosubito. Tuttavia, nello stesso studio viene segnalato come i calcoli effettuati sulla base di resee prezzi medi potrebbe condurre a ipotizzare un livello della compensazione insufficiente acoprire la perdita di reddito dei produttori più dinamici, cioè di quelli che prima della riformavendevano ad un prezzo più alto della media europea o di quelli che ottenevano rese piùelevate della media. È questo il caso dei produttori di Italia e Francia, che prima della riformavendevano ad un prezzo più alto di quello medio europeo e che, quindi, con un aiuto piùbasso di 100 euro verrebbero ad essere sottocompensati.Ci sono diversi motivi per ritenere non corretta la scelta dell’ADE di adottare l’opzione checonsidera l’aiuto come compensazione della perdita di reddito effettiva.In primo luogo, l’obiettivo degli aiuti diretti istituiti dal regolamento (CE) n. 1765/92 èproprio di compensare i produttori per la riduzione dei prezzi istituzionali. Si legge neiconsiderando del suddetto regolamento: «[…] per migliorare l’equilibrio del mercato occorre[…] ravvicinare i prezzi comunitari per taluni seminativi ai prezzi del mercato mondiale e nel31


compensare la perdita di reddito causata dalla riduzione dei prezzi istituzionali mediante unpagamento compensativo […];».La logica della compensazione è stata ripresa anche con Agenda 2000 allorché si legge neiconsiderando del regolamento n. 1251/1999: «[…] l’importo di base per tonnellata andrebbeaumentato tenendo conto della riduzione graduale del prezzo di intervento per i cereali […];»e inoltre «[…] nel caso di una riduzione del prezzo di intervento, l’importo di base deveessere aumentato applicando lo stesso tasso di compensazione utilizzato nelle campagne dicommercializzazione 2000/01 e 2001/02;». Dunque, sia con Mac Sharry che in Agenda 2000viene chiaramente ed esplicitamente sancito il legame tra ammontare di aiuto diretto eriduzione dei prezzi istituzionali. Di più, con Agenda 2000 si compensa per la ulterioreriduzione del prezzo di intervento quando, date le normali condizioni di mercato, il prezzoricevuto dai produttori è assai improbabile che si avvicini al livello di “rete di sicurezza” a cuisi è approssimato il prezzo di intervento 23 . In altre parole, se la logica che sta dietro ipagamenti diretti fosse stata quella di compensare solo la perdita di reddito effettiva, Agenda2000 non avrebbe dovuto prevedere alcuna compensazione per la riduzione del prezzo diintervento, dal momento che i prezzi di vendita dei produttori si situano ben al di sopra delprezzo minimo garantito e quindi il suo ulteriore abbassamento non ha effetti diretti sulreddito dei produttori.Con ciò non si vuole negare l’esistenza di un problema di sovracompensazione insito nellostrumento degli aiuti diretti. Una delle critiche spesso mosse alla riforma Mac Sharry è che ipagamenti compensativi, calcolati come perdita di reddito per la riduzione del prezzo diintervento, in alcuni paesi e in alcune situazioni di mercato hanno sovracompensato gliagricoltori, laddove la riduzione del prezzo di intervento non si è trasmessa in eguale misurasui prezzi di mercato. Ad esempio, in Italia, all’indomani della riforma Mac Sharry, a causa difenomeni di natura valutaria, i produttori hanno goduto della compensazione senza averesubito alcuna riduzione dei prezzi di mercato, che non hanno risentito della riduzione deiprezzi istituzionali introdotta dalla riforma 24 . Tutto ciò rappresenta un inconveniente dellostrumento degli aiuti diretti su cui, volendo, si può intervenire. Ma l’aggiustamento dovrebbeessere complessivo e riguardare non solo l’entità del supplemento al grano duro, ma anche i23 Il fatto che la compensazione sia parziale (al 50%) non inficia la natura stessa della logica compensativa, ma èlegato ad una scelta di riorientamento al mercato.24 Al riguardo, un recente lavoro di Carbone e Sorrentino (2002) mette in luce, tra le altre cose, come la scelta difissare un aiuto in termini nominali per un determinato arco temporale, in presenza di inflazione, finisce per farridurre il valore reale di tale aiuto. Secondo elaborazioni effettuate dagli Autori, negli anni compresi tra il 199132


pagamenti per ettaro erogati ai produttori di seminativi, e, in generale, tutti i pagamenti direttiaccordati a vario titolo ai produttori agricoli nell’ambito delle diverse OCM.Per quel che riguarda più specificatamente il grano duro, come richiamato più sopra, il legametra aiuto fornito ai produttori e variazioni del prezzo di intervento è dato dalla componente delsostegno che proviene dall’aiuto ai seminativi; se l’obiettivo dell’aiuto fosse stato lacompensazione per la perdita di reddito effettiva, Agenda 2000, a rigore, non avrebbe dovutomodificare il livello complessivo di aiuti percepito dai produttori e, quindi, avrebbe dovutoprevedere una riduzione dell’aiuto supplementare per compensare l’aumento legato allacomponente relativa al pagamento per i seminativi. Questo approccio è, tuttavia, moltorischioso, in quanto commisurando gli aiuti diretti all’andamento di mercato si aprirebbe lastrada alle legittime richieste di estensione del principio a tutti gli aiuti diretti erogatinell’ambito delle altre OCM, e, soprattutto, si porrebbe il problema della loro compatibilitàinternazionale. In altre parole, tali aiuti non risponderebbero più ai requisiti didisaccoppiamento definiti dall’Accordo GATT per la loro collocazione nella “scatola blu”,ma sarebbero da considerarsi pienamente accoppiati e come tali assoggettati a riduzionenell’ambito degli impegni sul sostegno interno 25 .Le conclusioni dell’ADE, dunque, non sembrano avere un valido fondamento. Quello cheinvece è certo è che l’ipotesi di riduzione di 100 euro dell’aiuto supplementare al grano durocorrisposto nelle zone tradizionali di produzione avrebbe un forte impatto sul bilanciocomunitario. Infatti, sulla base di calcoli effettuati confrontando la spesa massima ottenutaapplicando alla superficie garantita nelle zone tradizionali il valore attuale del supplementograno duro (344,5 euro/ha) rispetto alla spesa ottenuta applicando il livello dell’aiuto propostodall’ADE (244,5 euro/ha) si ottiene un risparmio finanziario pari a 319 milioni di euro (tab.11). Come è lecito attendersi, vista la distribuzione della superficie garantita tra i paesimembri produttori, oltre il 50% del risparmio si localizzerebbe in Italia e poco meno del 20%ed il 1996, nonostante i fenomeni inflazionistici siano stati abbastanza contenuti, il valore reale dei sussidi fornitinei 12 paesi membri dell’UE si è ridotto mediamente del 16%.25 La questione del grado di disaccoppiamento degli aiuti ad ettaro (o a capo di bestiame accordati dall’OCMcarni bovine) ha assunto particolare rilevanza nel negoziato agricolo nell’ambito dell’Uruguay Round del GATT.Con l’accordo raggiunto nel 1994 i paesi firmatari hanno assunto impegni di riduzione in materia di sostegnointerno, accesso ai mercati e sussidi alle esportazioni. Nella prima delle tre aree, i paesi si sono impegnati aridurre del 20% il sostegno accordato all’agricoltura attraverso l’uso di strumenti interni. Dal calcolo dellariduzione sono state escluse le politiche interne che non hanno effetti distorsivi, o al più hanno effetti distorsiviminimi, sulla produzione e/o sugli scambi (sono quelle che ricadono nella “scatola verde”) e i pagamenti direttialle aziende effettuati sull’85% o meno del livello base della produzione e che sono definiti sulla base disuperfici e rese fisse (le misure contenute nella “scatola blu”); tra questi ultimi sono compresi i pagamenti adettaro/capo di bestiame introdotti dalla riforma Mac Sharry che sono stati riconosciuti come parzialmente33


in Grecia. Germania e Regno Unito non subirebbero alcuna contrazione dell’aiuto, giacchénon hanno zone tradizionali di produzione su cui agirebbe la riduzione proposta dell’aiuto.Tuttavia, anche volendo ammettere che sia “corretto” considerare l’aiuto diretto comecompensazione della perdita di reddito effettiva, i problemi che sorgerebbero sarebberocomunque rilevanti.In primo luogo, andrebbe certamente rivisto il calcolo effettuato dall’ADE, sia in termini diperiodo di riferimento che di mercati presi in considerazione. Come la stessa ADE haammesso, infatti, la riduzione di 100 euro penalizzerebbe alcuni paesi e in particolare l’Italia ela Francia.In secondo luogo, poiché la riduzione proposta colpirebbe solo le aree tradizionali diproduzione, si determinerebbe un aggravamento dello squilibrio attualmente esistente tral’aiuto complessivo percepito dai produttori di queste aree rispetto a quello percepito daiproduttori delle aree semi-tradizionali. Per l’Italia, così come abbiamo visto prima, iproduttori delle zone tradizionali del centro-sud, nonostante percepiscano a titolo di aiutosupplementare per il grano duro un importo di 2,5 volte superiore a quello percepito daiproduttori delle regioni semi-tradizionali, per via delle basse rese che registrano i seminativiin quelle aree 26 , ricevono un aiuto complessivo inferiore o pari (e solo in casi eccezionali,superiore) a quello delle regioni settentrionali.Facendo un confronto tra i principali paesi europei produttori di grano duro, si ottiene unasituazione abbastanza diversificata. L’incidenza della riduzione, infatti, è tanto più importantequanto più basse sono le rese di riferimento con le quali si confronta l’aiuto ai seminativi. InItalia la riduzione dell’aiuto supplementare al grano duro di 100 euro determinerebbe unacontrazione dell’aiuto complessivamente ricevuto dai produttori dell’ordine del 20%. Il datomedio nasconde valori prossimi al 23% per le regioni meridionali principali produttrici evalori di circa il 18% per le restanti zone tradizionali (tab. 12). Situazione simile a quella incui si trovano le regioni del Sud dell’Italia la si riscontra in Grecia e in Portogallo 27 . Nelprimo paese i produttori localizzati nell’area definita dal piano di regionalizzazione come nondisaccoppiati. Per maggiori informazioni sugli impegni assunti con l’Accordo GATT sull’agricoltura e le loroimplicazioni si rimanda a Anania, De Filippis, 1996; INEA, 1998, 2000 e 2001.26 Dal confronto tra i valori espressi dal piano di regionalizzazione risulta che Puglia, Basilicata, Calabria, Siciliae Sardegna fanno registrare rese medie più basse di circa il 50% del corrispondente dato nazionale. Il Veneto, alcontrario, fa registrare rese pari al doppio del dato nazionale.27 La disaggregazione dell’aiuto complessivo nell’ipotesi di riduzione di 100 euro dell’aiuto supplementare perzone omogenee di riferimento per ciascun paese produttore è contenuta nelle tabelle dalla A.9 alla A.12 inappendice.34


tradizionale subirebbero una riduzione dell’auto del 23%, nell’area tradizionale la riduzionesarebbe del 20%. In Portogallo, i produttori che fanno riferimento alle rese in asciuttosperimentano una riduzione dell’aiuto anche superiore al 23% (come nel caso del distretto diSetubal). In Spagna, nel caso si consideri la resa in asciutto, la contrazione dell’aiuto è pari al20%, un valore vicino al dato medio italiano. A differenza dell’Italia, però, le aree diproduzione, prese a livello aggregato, non fanno registrare variazioni di rilievo rispetto alvalore nazionale, a testimonianza di una maggiore omogeneità nelle condizioni di produzione.In Francia, infine, la situazione è ancora più uniforme, visto che tutte le zone di produzionefanno registrare una riduzione dell’aiuto complessivo intorno al valore medio nazionale e parial 16%, valore di molto inferiore al dato medio degli altri principali paesi produttori.Una corretta valutazione del livello di sostegno fornito al grano duro attraverso i pagamentidiretti non può essere fatta prescindendo dalla componente del sostegno legata al mercato.Come richiamato più sopra, l’introduzione degli aiuti diretti avvenuta con Mac Sharry non hacompletamente rimosso l’intervento di mercato, in quanto viene mantenuto, sebbene ad unlivello più basso, il sostegno del prezzo interno. Rispetto agli altri cereali, la riduzione deiprezzi istituzionali per il grano duro ha avuto un impatto estremamente negativo: sul pianointerno, la riduzione del prezzo di intervento ha comportato, di fatto, uno smantellamento delregime degli acquisti all’intervento per questo prodotto e, quindi, un abbassamento dellagaranzia dei redditi dei produttori; sul fronte esterno, la riduzione del prezzo di entrata haavuto come effetto l’azzeramento dei dazi di importazione e quindi, anche in questo caso, losmantellamento della protezione alla frontiera.Una corretta valutazione del sostegno accordato al grano duro, dunque, dovrebbe tenere contodi questi elementi. Un indicatore che si presta ad una valutazione del genere è il ProducerSupport Estimate (PSE), un indicatore sintetico che viene calcolato annualmente dall’OECDper un certo numero di paesi e di prodotti 28 .28 Com’è noto, il PSE misura il valore monetario annuale dei trasferimenti lordi dai consumatori e contribuentiai produttori agricoli, misurati a livello aziendale, derivante da misure politiche che sostengono l’agricoltura,indipendentemente dalla loro natura, dagli obiettivi o dagli impatti sulla produzione agricola o sul reddito(OECD, 1999). Esso consta di due componenti: il sostegno del prezzo di mercato, cioè i trasferimenti diconsumatori e contribuenti ai produttori agricoli che derivano da politiche, interne e commerciali, che creano unadifferenza tra prezzo interno e prezzo alla frontiera di uno specifico prodotto agricolo, e i trasferimenti diretti daicontribuenti ai produttori per misure politiche basate sulle quantità prodotte, sulla superficie coltivata/numero dianimali, su diritti storici, sull’uso di input, su vincoli all’uso degli input, sul reddito complessivo.Il PSE è una stima del sostegno ai produttori derivante da politiche rivolte all’agricoltura, rispetto ad unasituazione senza politiche (OECD, 1999). Esso può essere espresso in termini monetari o in termini percentuali,quest’ultimo dato dal rapporto tra PSE monetario e valore dei ricavi lordi totali aziendali, misurato come valoredella produzione totale più il sostegno di bilancio35


Confrontando il valore percentuale di questo indicatore per il grano duro rispetto a quellodegli altri cereali, si nota come il livello assunto dall’indicatore è elevato, a testimonianza diun sostegno garantito al prodotto non trascurabile, ma non eccessivamente distante dalsostegno accordato agli altri cereali e sicuramente inferiore a quello garantito, ad esempio,all’avena. Osservando la tabella 13, nella quale per l’UE e per diversi tipi di cereali sono statipresi a riferimento alcuni anni precedenti la riforma Mac Sharry e quelli successivi a taleriforma, per verificare gli effetti delle modifiche indotte dalla revisione del regime nel 1992,si nota come negli anni considerati si assiste ad un aumento del PSE percentuale per il granoduro dal 50 al 60%. Per il frumento tenero si passa dal 22% a poco meno del 40%. L’aumentopiù consistente è quello che riguarda l’avena, che passa da un PSE del 14% nel 1989 al 71%del 2000, il valore più elevato tra tutti quelli registrati per i cereali.Negli anni considerati si è modificata sostanzialmente anche la composizione del PSE.Precedentemente alla riforma del 1992 circa il 90% del sostegno era fornito attraverso icontributi dei consumatori, che pagavano prezzi artificialmente alti garantiti dal sistema deiprezzi istituzionali (tab. 14). Tra i cereali, il grano duro si distingueva per essere quello in cuila componente del sostegno accordato attraverso il mercato rappresentava “solo” la metà delsostegno totale, dal momento che per questo prodotto era già in piedi un regime di sostegnodiretto sotto forma di integrazioni al reddito.Successivamente alla riforma Mac Sharry, con l’introduzione dei pagamenti compensativi,per l’insieme dei cereali la componente mercato ha perso di importanza a favore deipagamenti per superficie. Per il grano duro il sostegno via prezzo, pari a circa il 60% neglianni precedenti la riforma, è pari al 4% del PSE nel 1999, e a –11% nel 2000. Quest’ultimodato evidenzia come la riforma Mac Sharry, con l’unificazione del prezzo di intervento e lasua successiva riduzione, abbia comportato per il grano duro non una riduzione del sostegnoaccordato attraverso il mercato, ma addirittura una forma di “tassazione” dei produttoriagricoli, i quali, in base ai nuovi livelli assunti dai prezzi istituzionali, stanno “peggio” diquanto starebbero in assenza della politica. In altre parole, prendendo alla lettera leindicazioni del PSE, il regime di sostegno determina la formazione di prezzi interni più bassidi quelli che si formerebbero in sua assenza.Il PSE come stima del sostegno ai produttori è un indicatore recente, utilizzato per la prima volta alla fine deglianni ‘90. Esso discende dal vecchio PSE (Producer Subsidy Equivalent) che era un indicatore dell’effetto di tuttigli interventi di sostegno accordati in agricoltura in termini di “equivalente in sussidio” (De Filippis, 1990b).Esso cioè rappresentava il valore monetario necessario a compensare gli agricoltori per la perdita di redditoderivante dalla rimozione di una data misura politica. Le ambiguità sorte circa l’interpretazione dell’indicatore e36


Di contro, i pagamenti per superficie assumono sempre più rilevanza (tab. 15). Per il granoduro si passa dal 40% del 1989 (valore più elevato all’origine per via dell’esistenza delle“integrazioni al reddito”) a poco meno del 90% nel 1999 al 101% nel 2000.La scomposizione del PSE tra le sue componenti evidenzia, quindi, come per il grano durol’elevato peso assunto dalla componente legata ai pagamenti diretti compensa un sostegno viamercato che, per via della forte riduzione dei prezzi istituzionali operata con Mac Sharry,assume addirittura segno negativo.3.4 Disaccoppiamento e qualitàLa seconda questione posta dallo studio di valutazione dell’ADE è relativa all’affermazionesecondo cui, poiché gli aiuti diretti rappresentano la maggior parte delle entrate dei produttori,non incentivano questi ultimi ad effettuare le pratiche colturali migliorative della qualità. Inaltre parole, la componente legata agli aiuti diretti, secondo l’ADE, non entrerebbe nel calcolodel reddito della coltura effettuata dai produttori; questi ultimi sarebbero guidati nelle loroscelte produttive solo dal prezzo di mercato che, avendo subito negli ultimi anni pesantiribassi relativamente al prezzo dei fattori di produzione, induce ad una riduzione dei consumiintermedi e della frequenza delle pratiche colturali. Il risultato è stato un deterioramento dellaqualità del grano duro europeo nel corso degli ultimi anni.L’affermazione dell’ADE si presta a due critiche distinte. La prima riguarda il legame tradisaccoppiamento dell’aiuto e qualità del prodotto, la seconda riguarda l’andamento dellaqualità successivamente alla riforma Mac Sharry.La questione del legame tra disaccoppiamento degli aiuti e qualità della produzione non ènuova. È vero che uno degli effetti degli aiuti diretti è di rendere questa forma di sostegno delreddito indipendente dalla produzione. Da questo punto di vista l’ADE non scopre nulla dinuovo, ma pone in luce l’intento dei policy maker in termini di riorientamento al mercatodella produzione agricola. Tuttavia, lo studio di valutazione giunge ad attribuire agli aiutidiretti l’effetto opposto di quello che normalmente viene invece considerato uno dei punti diforza dei pagamenti disaccoppiati. All’epoca della riforma Mac Sharry si sottolineò, infatti,come la riduzione della componente del sostegno legata al prezzo a favore dei pagamentidiretti avrebbe incentivato la produzione di qualità – in grado, come tale, di conquistarsi unal’evoluzione delle politiche agrarie dei diversi paesi in seguito all’accordo sull’agricoltura del GATT ha spintol’OECD ad una riformulazione del PSE in termini di stima del sostegno (OECD, 1999).37


propria valorizzazione sul mercato – e avrebbe disincentivato la “produzione perl’intervento”, cioè quella di scarsa qualità ottenuta indipendentemente dalle condizioni delladomanda, al solo scopo di ottenere il prezzo minimo garantito (INEA, 1997). Se, comesostiene l’ADE, l’andamento dei prezzi di mercato determina un problema disottoutilizzazione dei fattori di produzione e di scarse pratiche colturali, che pure sonoelementi importanti che determinano la qualità del grano duro, ciò non è un problema legatoalla esistenza di un aiuto disaccoppiato, ma riguarda il funzionamento del mercato el’organizzazione della filiera che non riescono a trasmettere i giusti segnali ai produttori. Inaltre parole, se il mercato non remunera sufficientemente la qualità, l’esistenza di un aiutodiretto o di un aiuto legato alla quantità prodotta non modifica le scelte dei produttori circa illivello di consumi intermedi. Anzi, nel caso di un aiuto legato alla quantità prodotta, la qualitàsi attesterebbe su quella minima per ottenere l’accesso ai centri di ammasso e si avrebbel’ulteriore problema finanziario legato all’acquisto e allo smaltimento delle scorteall’intervento.L’altra questione posta dallo studio di valutazione è quella secondo cui successivamente allariforma Mac Sharry la qualità del grano duro prodotto si è deteriorata. Tale affermazioneviene discussa più approfonditamente nel paragrafo seguente, in base ai risultati di analisisvolte su alcuni tra i parametri più importanti per la definizione della qualità della granella(peso ettolitrico, contenuto proteico, qualità del glutine e colore).3.4.1 L’evoluzione della qualità del grano duro in ItaliaPremesso che la granella di frumento duro ha come sbocco prevalente in Italia la produzionedella pasta alimentare, nel considerare la qualità delle cariossidi non si può, attualmente,prescindere dal concetto di filiera e dal riflettere sul fatto che non esiste una qualità univoca,ma il concetto di qualità assume molte sfaccettature che rivestono maggiore o minoreimportanza a seconda del punto di vista considerato.Infatti, se consideriamo tutti gli attori della filiera grano duro ed esprimiamo la qualità inriferimento ad ognuno di essi, possiamo dire che dovremmo distinguere il concetto di qualitàa seconda che ci riferiamo agli agricoltori, ai commercianti di grano, ai sementieri, aisemolieri, ai pastai e ai consumatori.Gli agricoltori sono prevalentemente interessati alla resa, i commercianti al contenuto diumididella granella, all’omogeneità e alla pulizia dei lotti, i sementieri alla purezza e alla38


germinabilità, i semolieri al peso ettolitrico, alla resa in semola, all’umidità e alla vitrositàdella granella, gli industriali pastai allo sviluppo dell’impasto, al contenuto in ceneri ed alcolore giallo della semola, al contenuto proteico ed alla quantità e qualità del glutine, mentreper i consumatori è importante l’aspetto visivo e la qualità di cottura, gli aspetti relativi allasanità e all’igiene del prodotto, gli eventuali benefici per la salute, non ché un buon rapportoqualità prezzo.Nel 1996 un gruppo di lavoro costituito da rappresentanti dell’industria semoliera e pastaria eda ricercatori esperti nel settore della qualità del frumento duro, tra cui ricercatoridell’INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione), dopo ampiodibattito e sulla base dell’esperienza acquisita nonché dei dati riportati in letteratura stabilì iparametri più importanti ai fini della pastificazione, considerando gli attori della filiera e lapercentuale di importanza dei parametri prescelti. In particolare, si stabilì che il pesoettolitrico aveva una importanza del 10%, il tenore proteico del 40%, l‘indice di glutine del30%, il colore del 20%. Queste percentuali furono utilizzate nel Decreto del MiPA25/07/1997 (G.U. 6/9/1997 n.208) in cui si riportava la definizione dei nuovi criteri per laclassificazione delle varietà di grano duro ai fini della concessione dell’aiuto supplementarecomunitario alla produzione e nel quale si riportavano indicazioni per il calcolo del cosiddetto“indice globale” che esprime in un numero unico la qualità generale di una varietà.L’Unità di Studi sui Cereali dell’INRAN effettua il monitoraggio della qualità dei frumentiduri coltivati in Italia fin dagli anni ‘60. Tale attività, sponsorizzata dal Ministero per lePolitiche Agricole e Forestali, ha assunto carattere sistematico dagli anni ‘80. Il database deirisultati delle analisi di qualità a partire dall’anno 1992 è disponibile anche in Internet al sitodell’INRAN.Le analisi di qualità vengono effettuate con metodi standard su campioni prelevati secondo unpiano statistico in tutte le regioni dove si coltiva il frumento duro e in modo proporzionalerispetto all’entità della produzione regionale rispetto alla produzione nazionale. Nel 1998-99 èstato introdotto un nuovo piano di campionamento con l’inserimento del monitoraggio nelprogetto SIC “Sperimentazione Interregionale Cereali”: i campioni provengono dacoltivazioni di pieno campo destinate alla produzione di sfarinati ed è aumentato il numero dicampioni semplici prelevati. Il tutto potrebbe significare che i dati di qualità relativi agliultimi 4 anni sono in un certo qual modo più rappresentativi della realtà produttiva nazionale.39


Nei grafici allegati (fig. 9) si riporta la media nazionale dei dati relativi a tutti i campionisemplici analizzati (il cui numero viene riportato in parentesi) dal 1992 fino al 2001 per iparametri ritenuti importanti dal suddetto gruppo di studio per la definizione della qualità ecioè il peso ettolitrico, il contenuto proteico, la qualità del glutine espressa come indice diglutine, il colore espresso dall’indice di giallo.Il peso ettolitrico, negli anni considerati, si mantiene su un livello costante di circa 80 Kg/hlche rappresenta un buon livello del parametro in questione. Il peso ettolitrico viene posto inrelazione alla possibilità di ottenere una soddisfacente resa in semola: più è alto il valore dipeso ettolitrico migliore è la qualità della granella.Per quanto riguarda il contenuto proteico che rappresenta il parametro qualitativo che piùdegli altri sembra influenzare il risultato della pastificazione, in considerazione anche dellediverse tecnologie produttive quali utilizzo di alte o basse temperature di essiccamento, ilgrafico mostra un andamento altalenante che risente fortemente delle condizioni climatichedell’annata agraria con valori medi che nel periodo considerato hanno raggiunto un valoreminimo di circa il 12% nel 1996 per risalire ad un livello massimo del 13,7% nel 1999.L’impressione generale che si ha dall’osservazione del grafico è che non ci sia una chiaratendenza alla diminuzione del contenuto proteico quanto piuttosto una oscillazione intorno adun valore medio generale di circa il 13%.Per quanto riguarda poi il parametro relativo alla qualità del glutine espressa dall’Indice diGlutine, anche se è chiaramente osservabile una tendenza alla diminuzione del parametronegli anni 1992-2001 in termini assoluti, in quanto si passa da un valore di circa 70 ad unvalore di 50, ciò, nondimeno, considerando il significato tecnologico del valore del parametroper il quale una stessa classe di qualità è attribuita ad un intervallo ampio di valori a causadella natura stessa della determinazione (classe di qualità media: 46-65; classe di qualitàbuona 66-85), si può ravvisare dall’analisi dei dati solamente una leggera tendenza alladiminuzione della tenacità media dei glutini delle varietà monitorate. Considerato poi chenumerosi studi scientifici riducono l’importanza del parametro tenacità del glutine perl’ottenimento di un prodotto con soddisfacenti qualità organolettiche nei moderni processi dipastificazione, nei quali si fa uso delle alte temperature, ne deriva che la tendenza alladiminuzione non dovrebbe destare eccessive preoccupazioni.40


Per quanto riguarda il parametro colore, a partire dal 1994 la media annuale si mantienesostanzialmente stabile intorno a buoni valori di questo indice. La media più alta osservata nel1993 si riferisce anche ad una annata in cui sono stati monitorati il minor numero di campioni.Dunque, sulla base degli andamenti assunti dai principali parametri in cui è tecnicamentescomponibile la qualità del grano duro, sembra si possa affermare che essa non è diminuitanel periodo seguente la riforma Mac Sharry.41


Tabella 11 - UE - Spesa massima per il sostegno al grano duro nell'ipotesi di riduzione di 100 euro dell'aiutosupplementare nelle zone tradizionali (euro)AreetradizionaliAree semitradizionaliTotale DifferenzaGrecia 150,856,500 0 150,856,500 -61,700,000Germania 0 1,389,000 1,389,000 0Spagna 145,233,000 555,600 145,788,600 -59,400,000Francia 50,856,000 6,945,000 57,801,000 -20,800,000Italia 402,447,000 555,600 403,002,600 -164,600,000Austria 1,711,500 0 1,711,500 -700,000Portogallo 28,851,000 0 28,851,000 -11,800,000Regno Unito 0 694,500 694,500 0Totale 779,955,000 10,139,700 790,094,700 -319,000,000Fonte: elaborazioni INEA su dati Commissione EuropeaTabella 12 - Italia - Variazione dell'aiuto complessivo ad ettaro di granoduro nelle zone tradizionali di produzione nell'ipotesi di unariduzione di 100 euro dell'aiuto supplementare (medie regionali)(euro/ha)situazion riduzione die attuale 100 euroaiutosupplementarevariazionepercentualePuglia 467.1 367.1 -21.4Sicilia 447.5 347.5 -22.3Basilicata 448.7 348.7 -22.3Toscana 556.8 456.8 -18.0Marche 574.8 474.8 -17.4Lazio 555.0 455.0 -18.0Sardegna 436.7 336.7 -22.9Campania 559.0 459.0 -17.9Molise 518.1 418.1 -19.3Calabria 459.6 359.6 -21.8Abruzzo 535.2 435.2 -18.7Umbria 557.3 457.3 -17.9Italia 509.7 409.7 -19.6Fonte:elaborazioni INEA su datiMiPAF42


Tabella 13 - UE - PSE percentuale per i cereali1989 1990 1991 1992 1999 2000Frumento totale 26.30 39.58 56.23 47.07 53.77 43.45Frumento tenero 22.03 35.52 55.91 45.83 49.82 39.26Grano duro 50.61 60.04 57.53 53.42 69.44 60.08Mais 38.00 50.11 52.81 53.67 40.22 35.78Altri cereali 29.68 46.57 52.26 53.68 61.47 46.38Orzo 31.13 47.76 54.00 54.71 59.47 42.18Avena 14.37 33.22 30.04 41.84 74.71 71.03Fonte: OCSE, 2002Tabella 14 - UE- Composizione del PSE: sostegno del prezzo di mercato1989 1990 1991 1992 1999 2000Frumento totale 75.03 80.29 85.11 78.48 24.81 -0.91Frumento tenero 82.74 88.07 89.82 83.71 32.10 2.87Grano duro 55.92 57.05 66.54 55.52 4.05 -10.68Mais 89.94 90.60 92.01 89.59 48.06 12.81Altri cereali 90.83 93.11 90.25 86.03 27.67 -0.59Orzo 91.05 93.23 90.43 86.00 27.57 -8.50Avena 85.69 91.21 85.92 86.36 28.18 26.94Fonte: elaborazioni INEA su dati OCSE, 2002Tabella 15 - UE- Composizione del PSE: pagamenti basati sulla superficie coltivata1989 1990 1991 1992 1999 2000Frumento totale 13.23 10.83 6.88 8.23 63.61 85.07Frumento tenero 2.61 1.75 1.42 1.77 55.12 78.58Grano duro 39.52 37.96 28.41 36.59 87.78 101.91Mais 2.27 2.13 1.80 1.60 38.73 72.60Altri cereali 0.95 0.71 1.27 1.40 58.97 81.54Orzo 0.95 0.70 1.24 1.41 59.40 88.58Avena 1.06 0.82 2.02 1.33 56.73 57.03Fonte: elaborazioni INEA su dati OCSE, 200243


Figura 9 - Italia - Parametri che identificano la qualità del grano duro (1992 - 2001)14proteine % s.s.1312111992199319941995199619971998199920002001(529)(374)(642)(650)(652)(590)(1193)(1166)(1194)(887)83peso ettolitrico (Kg/Hl)80.57875.51992(529)1993(374)1994(642)1995(650)1996(652)1997(590)1998(1193)1999(1166)2000(1194)2001(887)100indice di glutine8060401992(529)1993(374)1994(642)1995(650)1996(652)1997(590)1998(1193)1999(1166)2000(1194)2001(887)30.0indice di giallo25.020.015.01992(529)1993(374)1994(642)1995(650)1996(652)1997(590)1998(1193)1999(1166)2000(1194)2001(887)44


4. Una valutazione dell’effetto per l’Italia della proposta di riduzione dell’aiutosupplementareNel paragrafo precedente sono state poste in discussione le motivazioni proposte a sostegnodell’ipotesi di ridurre l’aiuto supplementare concesso ai produttori di grano duro ricadentinelle zone tradizionali di produzione. Si è potuto osservare, in sostanza, che esse sonodiscutibili sia sotto il profilo della coerenza - tanto con le misure adottate per gli altriseminativi, quanto con la logica che ha ispirato il processo di riforma della PAC lungo glianni novanta – sia dal punto di vista dei pretesi effetti sulla qualità del prodotto. Acompletamento di tale quadro, appare utile indagare sulle possibili conseguenze, nelle zonetradizionali dell’Italia, di una riduzione dell’aiuto supplementare dell’entità prospettata nelrapporto dell’ADE. Nelle pagine che seguono si da conto dell’esercizio quantitativo disimulazione svolto con l’obbiettivo di fornire risposta a tale quesito.4.1 Le caratteristiche della valutazione quantitativa4.1.1. Il modello utilizzatoCome anticipato, si è fatto ricorso ad un modello di PMP (Paris e Arfini, 1995; Paris e Howitt,1998; Arfini e Paris, 2000; Arfini, 2001), metodologia che deriva dalla ProgrammazioneLineare (PL) classica, ma ne sostituisce l’approccio normativo con uno positivo. Il metodoipotizza, infatti, che il comportamento osservato degli imprenditori agricoli sia ottimizzante;ne utilizza poche caratteristiche per ricostruire la funzione di costo che ad esso sottende, e neriproduce, come soluzione di un problema di programmazione non lineare, la risposta amodifiche di scenario. Il modello è di statica comparata; esso confronta, pertanto le soluzioniriferite a differenti set di livelli delle variabili esogene, ed ipotizza che l’effetto dellavariazione di una o più variabili esogene si esplichi interamente, senza modellare il percorsodi aggiustamento delle variabili endogene.In pratica, anziché indicare quale combinazione colturale costituisca la scelta ottima per gliimprenditori in alternativa a quella effettivamente compiuta, com’è proprio delle classicheapplicazioni normative della PL, la PMP ipotizza che la scelta osservata sia ottima, ma dettatada una funzione di costo sconosciuta. Stimando tale funzione di costo, il metodo indica qualesarà la reazione degli imprenditori ad una variazione di un parametro esogeno del problema.Dal punto di vista qualitativo, la funzione che il metodo stima costituisce una sorta di “costo45


d’uso della terra”, nell’ipotesi che questa sia il fattore limitante le scelte degli imprenditori.Più in dettaglio, le tre fasi della procedura PMP possono essere descritte come segue.1. Vengono risolti n problemi di PL, uno per ciascuna azienda presente nel database – unaper ciascuna classe di Unità di Dimensione Economica (UDE) in questa applicazione –utilizzando come vincoli, oltre a quelli di positività delle soluzioni, esclusivamente ladisponibilità di terra, e l’uguaglianza delle soluzioni alla produzione osservata. Sulla base deirisultati ottenuti viene costruito un ulteriore modello di PL per l’intero aggregato delleaziende, che utilizza ancora come vincoli solo la disponibilità complessiva di terra e la sommadelle produzioni osservate, e che utilizza la media dei prezzi osservati. La soluzione duale ditale modello indica il costo marginale per l’azienda che assomma l’intero campione.2. Sulla base del costo marginale ricostruito in precedenza, viene stimata una funzione dicosto totale di forma quadratica x'Qx/2, in cui x sono le quantità prodotte, con Q simmetrica,positiva semidefinita. Nella stima, la procedura riportata da Arfini e Paris (2000), ed utilizzatain questo lavoro, ricorre al criterio della massima entropia (Paris e Arfini, 1995). Alla matriceQ è applicata la fattorizzazione di Cholesky per garantire che essa sia positiva semidefinita.3. Viene formulato un problema di programmazione quadratica, in cui la funzione di costototale ricostruita x'Qx/2 è presente nell’obbiettivo, per generare come soluzioni le produzioniosservate nel campione di aziende. A questo punto è possibile condurre simulazioni deglieffetti di una modifica dei dati esogeni del problema come quelli legati ad un cambiamentonell’intervento pubblico.Nell’approccio proposto da Paris e Arfini (2000) il campione di dati aziendali utilizzato vieneaggregato per somma, e, dunque, considerato come se si trattasse di un’unica azienda, di cuisi ricostruisce la funzione implicita di costo totale 29 . In pratica, ed è il caso di questo lavoro,l’aggregazione delle aziende avviene in due fasi. In primo luogo, i dati aziendali, giàomogenei per Orientamento Tecnico Economico (OTE), vengono aggregati a costituire persomma aziende omogenee secondo un parametro di riferimento, in questo caso l’UDE. Quindile (poche) aziende ottenute in questo modo vengono aggregate nel modello a costituire unaunica azienda che fa riferimento all’intera area territoriale cui i dati si riferiscono, su cuivengono condotte le simulazioni.29A tale approccio si contrappone quello basato sulla costruzione di un’azienda di caratteristiche medie (Arfini,2001).46


Fra i principali pregi della PMP va menzionata soprattutto la possibilità di valutare l’effettodelle misure di politica agraria a partire da poca informazione, e con riferimento a specifichearee territoriali. Questa caratteristica discende dalla specificità della matrice dei costi che ilmodello stima con riferimento alla zona ed alla tipologia di azienda cui è applicato: lecaratteristiche di tale matrice sono in relazione con la tecnologia che l’azienda utilizza. Ciò fadella PMP uno strumento particolarmente utile quando si voglia valutare l’effetto di misureadottate in modo selettivo, com’è il caso proprio dell’aiuto supplementare concesso aiproduttori di grano duro.Uno dei limiti principali del modello, nella formulazione qui utilizzata, è invece quello dirispondere esclusivamente ad una logica di breve periodo: qualunque variazione nellevariabili esogene ipotizzata non può comportare, nel modello, altro che una diversaallocazione della terra fra le alternative, ed in particolare fra quelle già presenti nelle diverselocalità; in nessun caso si evidenziano cambiamenti nella specializzazione produttiva delterritorio, anche quando la soluzione non alloca per intero le risorse limitanti disponibili.Il modello PMP è stato largamente applicato per valutare le conseguenze delle politiche sullescelte imprenditoriali. Per maggiori dettagli, anche su questo aspetto, si rimanda ad Arfini(2001); con specifico riferimento al comparto dei seminativi, il modello è stato recentementeapplicato da Zuppiroli (2002).In termini di capacità di rappresentazione degli strumenti di politica agraria, e considerando ilcomparto dei seminativi, va notato che la modellizzazione del set aside offerta dalla PMP èparticolarmente accurata, dal momento che lasciare la terra incolta è un’attività assimilata allealtre, che comporta costi e ricavi – questi ultimi in forma di indennità compensative – e che,pertanto, influenza l’allocazione della terra verso le altre colture.Viceversa, qualche perplessità può destare la rappresentazione dei pagamenti diretti, dalmomento che il modello genera soluzioni esclusivamente in termini di allocazione della terra,a partire dalle quali si può calcolare ex post una variazione della quantità prodotta. Dal puntodi vista dell’effetto sull’offerta di prodotto, questo implica trattare l’aiuto diretto in modoperfettamente “accoppiato” alla quantità, vale a dire esattamente come se si trattasse di unaintegrazione di prezzo. Per converso, va notato che la disaggregazione territoriale cui la PMPè qui applicata consente la rappresentazione dei piani di regionalizzazione degli aiuti, le cuivariazioni è, dunque possibile studiare gli effetti.47


4.1.2 L’aggregazione territoriale e i datiLa valutazione dell’effetto della riduzione di 100 euro nel pagamento supplementare per ilgrano duro è stata condotta a livello provinciale, utilizzando i dati della RICA al 1999, ultimoanno per il quale è disponibile l’intera banca dati, e con riferimento alle sole aziendespecializzate.Per ciascuna provincia fra quelle ricadenti nelle aree tradizionali di produzione del grano duro– in cui i produttori ricevono l’aiuto supplementare – sono state prese in considerazione leaziende specializzate a seminativi del campione RICA del 1999 che coltivano grano duro,appartenenti all’OTE n. 12. Su tale sotto-campione è stata costruita dapprimaun’aggregazione secondo l’Unità di Dimensione Economica, ottenendo, per ciascunaprovincia, fino ad un massimo di cinque unità produttive aggregate per somma. Queste sonostate a loro volta riaggregate nel modello, come se si trattasse di un’unica azienda che attivatutti i processi in misura pari, a sua volta, alla somma delle unità appartenenti alle diverseUDE.Il numero di aziende inizialmente considerate nella procedura di aggregazione è riportato inappendice nella tabella A.13, suddiviso per regione e provincia. Complessivamente l’analisi sibasa sulle informazioni relative ad oltre 2.300 aziende specializzate nella coltivazione deiseminativi (OTE 12) in cui risulta attivo il processo grano duro. Queste costituiscono lastragrande maggioranza delle unità produttive appartenenti a questo OTE ricadenti nelle zonedefinite “tradizionali” dall’OCM.Nonostante sia rappresentativo a livello regionale, il campione RICA appare sostanzialmentesquilibrato in termini di distribuzione fra le regioni: ciò non costituisce un problemaparticolarmente grave nel nostro caso, dal momento che il modello è applicato alle singoleprovince. Piuttosto, questo potrebbe costituire un problema nel momento in cui si cercasse diricostruire, a partire dai modelli provinciali, una risposta aggregata del comparto a livellonazionale; questo perché ciascuna regione contribuirebbe a determinare la risposta aggregatasecondo il suo peso nel campione, e, pertanto, in misura sostanzialmente diversa da quantoavviene nell’universo. Per questa ragione non si propone, fra i risultati del lavoro, alcuneffetto per il comparto nazionale del grano duro nel suo complesso.48


Fra le zone altimetriche, nel campione il grano duro risulta, come avviene nei fatti nelle zonetradizionali, prevalentemente collocato in collina e in montagna, con le rilevanti eccezionidelle province sarde, pugliesi e della Basilicata 30 .Nella scelta delle alternative colturali al grano duro da inserire nel modello si è cercato diseguire la logica di breve periodo della PMP, privilegiando gli altri seminativi presenti nelleaziende incluse nel campione, ed escludendo le attività che implicano una tecnologiaradicalmente differente: è il caso, in particolare, delle colture da orto presenti su superficimolto piccole. Questo per ridurre la possibilità che il modello generasse risultati pocoplausibili rispetto alle condizioni pedoclimatiche delle zone considerate. Escluse dall’analisisono anche le colture arboree, e quelle poliennali in genere, che non possono sostituire abreve termine i seminativi.Delle colture alternative al grano duro inserite di volta in volta nella simulazione a livelloprovinciale è stata qualitativamente osservata la distribuzione attraverso le tre zonealtimetriche che il modello aggrega, ma che la RICA considera separatamente: anche inquesto caso si è cercato di evitare che la soluzione del modello PMP generasse destinazionidelle superfici alternative a quelle osservate, ma tecnicamente incompatibili in un’area onell’altra.Va osservato, a riguardo, che una strategia utile avrebbe potuto essere anche quella dicondurre la valutazione quantitativa ad una maggior livello di dettaglio territoriale,considerando separatamente un modello per ciascuna zona altimetrica. Ciò avrebbecomportato, tuttavia, una riduzione del grado di rappresentatività delle informazioni. Sievidenzia, in altre parole, una sorta di trade-off fra la misura in cui l’azienda (somma) cui ilmodello si applica riproduce fedelmente quanto è presente nel database della RICA, e lamisura in cui la specifica frazione di tale database è rappresentativa dell’universo delleaziende di quell’area.4.1.3 Gli scenari simulatiCome già richiamato, l’obbiettivo della valutazione quantitativa svolta è quello dicomprendere quale sia l'effetto della riduzione di 100 euro del pagamento supplementareconcesso ai produttori di grano duro ricadenti nelle zone italiane tradizionali. Tale variazionedell’OCM è stata simulata con due differenti criteri: in primo luogo l’effetto di tale30 I dati a riguardo sono riportati in appendice, nella tabella A.4.49


cambiamento è stato valutato in uno scenario controfattuale, vale a dire misurando perdifferenza con la situazione riportata dalla RICA, quale sarebbe stata l’allocazione dellesuperfici nel 1999 se il pagamento supplementare per il grano duro fosse stato di 244 euro perettaro anziché di 344. In secondo luogo, per conferire un maggiore contenuto di realismo allasimulazione, è stato costruito uno scenario baseline riferito al 2003, in cui è interamenteapplicata la riforma di Agenda 2000 nel comparto dei seminativi; la riduzione del pagamentosupplementare per il grano duro è stata quindi applicata a partire da tale secondo baseline. Insostanza, tale seconda simulazione fornisce indicazioni su quale potrebbe essere l’effetto dellariduzione proposta per il grano duro in combinazione con l’applicazione della riforma diAgenda 2000 nel comparto.Complessivamente, pertanto, i risultati delle simulazioni sono esposti con riferimento a trediversi scenari:Scenario A: indica quale sarebbe stata, nel 1999, l’allocazione delle superfici coltivatese il pagamento supplementare per il grano duro fosse stato pari a 244 euro per ettaro;Scenario B: indica l’effetto sull’allocazione delle superfici coltivate con la riduzione delpagamento supplementare per il grano duro fino a 244 euro per ettaro e la pienaapplicazione di Agenda 2000 al 2003, per differenza rispetto alle condizioni osservatenel 1999;Scenario C: è identico allo scenario precedente, ma indica l’effetto della riduzione delpagamento supplementare per il grano duro e della piena applicazione di Agenda 2000per differenza rispetto alle condizioni ipotetiche del 2003.In pratica, gli scenari B e C sono identici dal punto di vista delle politiche che simulano, madifferiscono per il termine di riferimento che adottano, che nel primo caso è la situazioneeffettivamente osservata nel 1999, mentre nel secondo caso è la situazione simulata al 2003,con la piena applicazione di Agenda 2000.E’ utile sottolineare che gli scenari B e C sono riferiti al 2003 esclusivamente dal punto divista della variazione delle politiche: in altre parole, rispetto al 1999 ciò che interviene èesclusivamente il cambiamento delle misure attivate nel comparto. Più precisamente, taliscenari sono costruiti inserendo:• la riduzione dei prezzi di mercato conseguente la riduzione dei prezzi di intervento del15%;50


• l’aumento del pagamento compensativo per i cereali e semi oleosi a 63 euro pertonnellata;• l’unificazione dei pagamenti compensativi di cereali e semi oleosi;• l’unificazione delle rese di riferimento per il mais, nelle aree in cui la differenziazione èminore del 27%.La misura in cui i prezzi di mercato si riducono a seguito della riduzione dei prezzi diintervento del 15% promossa con Agenda 2000 è stata determinata facendo ricorso ai risultatidi AGLINK (OECD, 2001), il modello di equilibrio economico parziale dell’OECD. Unadelle più importanti caratteristiche di questo modello dal punto di vista della rappresentazionedella Politica Agricola Comune della UE è, infatti, proprio quella di modellare la trasmissionefra prezzo di intervento e prezzo di mercato, separatamente per i principali cereali (Conforti eLondero, 2001); in pratica, è possibile desumerne in quale misura una variazione del primo sitrasmette sul secondo. Il baseline di AGLINK relativo al periodo 2000-06 – l’ultimodisponibile – indica che, a fronte della riduzione del 15% del livello di intervento per i cereali,i prezzi di mercato reagiscono in misura minore, e pari rispettivamente alle seguentivariazioni:• grano (tenero e duro) -7,6%• avena -22,2%• orzo -14,1%• mais -9,5%Agli altri cereali presenti censiti dalla RICA è stata applicata una variazione media fra i valoririportati, ponderata con le quantità prodotte presenti in AGLINK per la UE, pari al 6,9%. Talivariazioni sono state inserite come shock esogeni nel modello PMP, per rappresentarel’effetto sui prezzi di mercato della riduzione dei prezzi di intervento. L’ipotesi implicita ariguardo, è che i prezzi dei prodotti nelle singole provincie risentano della variazione deiprezzi di intervento nella stessa misura della media comunitaria: in altre parole, che fra ilprezzo medio vigente nella UE per i seminativi ed il prezzo ricevuto dai produttori nellesingole province italiane vi sia completa trasmissione.Per rappresentare la differenziazione delle rese di riferimento per il mais, si sono prese inconsiderazione, provincia per provincia, da un lato le indicazioni offerte dalla RICA ariguardo – vale a dire la presenza o meno di una differenziazione nei dati sui pagamenti diretti– nonché l’ultimo piano di regionalizzazione disponibile. Nelle aree in cui la differenziazione51


osservata nei dati e/o riportata nell’ultimo piano di regionalizzazione è risultata maggiore del27%, essa è stata conservata nello scenario al 2003, mentre essa è stata abolita - riducendo ipagamenti diretti per il mais a livello di quelli per gli altri cereali – dove tale differenza èrisultata minore di tale percentuale 31 . In tutti i casi è stata applicato, invece, l’incremento delpagamento dal valore del 1999 ai 63 euro per tonnellata previsti al 2003.4.2 I risultatiPrima di passare alla descrizione dei risultati dell’esercizio, è utile premettere qualche cennodi chiarimento circa la natura ed il tipo di informazioni che è ragionevole desumerne. Si tratta,di fatto, di semplici esperimenti, in cui si simula il verificarsi di condizioni medie, osservandoquale differenza comporti l’attivazione di una politica piuttosto che un’altra, o l’attivazione diuno strumento della politica ad un livello piuttosto che a un altro. In particolare, in nessuncaso va assegnato al risultato valore di previsione, dal momento che il funzionamento deimercati è riprodotto in modo stilizzato, riducendo al massimo il numero di elementi chepossono influire su quello che sarà l’andamento effettivo delle produzioni. Un tipico esempioa riguardo è quello dei fattori climatici, che influenzano fortemente i mercati dei prodottiagricoli, del quale non si tiene conto nel modello 32 .L’utilità dell’esercizio quantitativo, piuttosto, è da ricercarsi nella possibilità offerta dicomprendere l’effetto dell’interazione fra alcune variabili fondamentali che caratterizzano imercati e le misure di politica, cogliendone aspetti non direttamente visibili in unragionamento qualitativo, ed offrendo, al tempo stesso la possibilità di valutare la direzionedei cambiamenti ed un ordine di grandezza delle variazioni.Nell’esposizione dei risultati si è deciso di fare riferimento prima alla reazione dell’offerta edella produzione lorda vendibile complessiva, e quindi a quella dei margini lordi e del prezzoombra della terra. Dal punto di vista territoriale, invece, si è proceduto considerandosingolarmente le tre principali regioni di produzione italiane ricadenti nelle zone“tradizionali” – Puglia, Basilicata e Sicilia, che da sole contano per oltre metà dellaproduzione nazionale – e quindi tutte le altre zone. La disaggregazione regionale è utilizzata31 A riguardo crea qualche difficoltà il fatto che il modello è stato fatto girare a livello provinciale, senzadistinguere le zone altimentriche, dal momento che in qualche caso il piano di regionalizzazione prevede unadifferenziazione a quel livello, se non a un livello di dettaglio ancora maggiore, come, per esempio, nel casodelle zone di “collina interna” e “litoranea”. In questi casi è stato necessario ricorrere al calcolo di mediesemplici degli aiuti diretti unitari.52


sostanzialmente per facilitare la lettura dei risultati, mentre il modello, come già richiamato, èstato utilizzato con riferimento alle singole province. A livello regionale si propone anche laricostruzione di una risposta aggregata dell’offerta e dei ricavi complessivi delle aziende, perle quali variabili valgono le cautele già espresse riguardo la sua affidabilità; al tempo stessova osservato che è a questo livello di aggregazione che la RICA garantisce la rappresentativitàdelle principali informazioni rilevate. La distribuzione regionale del campione RICA esecondo le zone altimetriche in ciascuna provincia sono riportate in appendice nella tabelleA.13 e A.14.4.2.1 L’effetto sul volume dell’offerta e sul ricavo aziendale4.2.1.1 PugliaLe aziende del campione RICA interessate alla coltivazione del grano duro sono localizzatenelle provincie di Lecce, Bari e Foggia. Esse si collocano, in particolare, nella pianura delleccese, nella collina di Bari e sia in collina che in pianura nella provincia di Foggia.In generale, nella regione il modello mette in evidenzia una rigididi risposta ai cambiamentisimulati: nel breve periodo mancano alternative che consentano di modificare sostanzialmentel’allocazione della terra a vantaggio di altri seminativi. Nelle provincie in cui ladiversificazione produttiva è maggiore, infatti, la riduzione dell’aiuto supplementare porta, ingenerale, a una contrazione dell’offerta di grano duro. Come si vedrà oltre, l’effetto siriverbera, in queste condizioni, soprattutto sui redditi lordi delle aziende, nonché sui valoriombra della terra. Questa indicazione del modello implica che nel medio termine è probabileuna revisione profonda degli ordinamenti colturali a seguito della modifica del regime per ilgrano duro.La riduzione dell’aiuto supplementare al grano duro ipotizzata nei tre scenari determina unamodesta riduzione dell’offerta in provincia di Foggia (tab. 16). Viceversa, la produzionereagisce di più in provincia di Bari, nonché nel leccese. In questa ultima provincia si osservaun aumento della produzione di grano duro nello scenario B, vale a dire considerando assiemela riduzione dell’aiuto supplementare e la piena applicazione di Agenda 2000. Questoconfronto mette in evidenza, dunque, non solo la variazione a seguito dalla riduzionedell’aiuto supplementare, ma anche le variazioni nelle convenienze relative tra le stesse32 Non deve stupire, pertanto, il fatto che i risultati non tengano conto di andamenti che si sono effettivamenteverificati fra il 1999 ed oggi, ma che non sono dipesi da un cambiamento della politica.53


colture COP. In altre parole, il cambiamento introdotto con Agenda 2000 riduce in misuratanto significativa la convenienza relativa delle colture alternative al grano duro – i semioleosi in particolare - da far aumentare le superfici investite rispetto alla condizione attuale, adispetto della riduzione dell’aiuto supplementare. Come già richiamato, l’effetto più forte siesplica sui redditi e sui prezzi ombra della terra, di cui si dirà in dettaglio più avanti.Inoltre, è da notare che, in tutte e tre le province, la riduzione dell’aiuto supplementareipotizzata nello scenario C determina una risposta in termini produttivi analoga a quellaverificata nello scenario A, ma i saggi di contrazione dell’offerta sono lievemente piùcontenuti rispetto allo scenario precedente. In questo caso, il confronto è realizzato rispetto al2003, dopo l’entrata a regime di Agenda 2000. I risultati del modello si riferiscono dunque aduna situazione di partenza in cui sono già inglobati i cambiamenti avvenuti negli ordinamentiproduttivi in seguito alla mutata (minore) convenienza relativa di alcuni seminativi, inparticolare i semi oleosi, ma anche gli altri cereali.In provincia di Lecce la produzione di grano diminuisce soltanto negli scenari A e C; comevisto, nello scenario B ciò che si verifica è un incremento. Tale risposta è, anche in questocaso, da ricondurre alla scarsità di alternative produttive presenti: colza, girasole e pomodoroda industria. Negli scenari A e C si determina una sostituzione di questo prodotto con colza egirasole, mentre nello scenario B, nonostante la riduzione dell’aiuto supplementare, il granoduro risulta più conveniente delle oleaginose. In questa provincia, dunque, gli effetti dellariduzione degli aiuti PAC prevista da Agenda 2000 sono maggiori di quelli della riduzionedell’aiuto supplementare, determinando un impatto negativo non trascurabile. La rispostaosservata, dunque, non può che essere spiegata dalla necessità di “minimizzare i danni”derivanti dai cambiamenti nelle politiche.In provincia di Bari la diminuzione dell’offerta di grano duro è minore rispetto a quellaosservata nel leccese; ciò si deve con ogni probabilità, alla maggiore specializzazioneproduttiva, ed al fatto che le due specie che possono sostituire il grano duro – fava e cece -sono quelle che non beneficiano di alcun sostegno PAC. La superficie investita ad avena, giàin partenza estremamente contenuta, varia molto poco; soltanto nello scenario B, oltre averificarsi una riduzione della produzione di grano più cospicua rispetto agli altri due scenari,si osserva anche una contrazione della produzione di avena. In questo caso, osservandoinsieme gli effetti della riduzione dell’aiuto supplementare e quelli derivanti dalla riduzionedegli aiuti diretti introdotta con Agenda 2000, si determina uno spostamento verso colturediverse dai seminativi.54


In conseguenza della elevata specializzazione aziendale, il complesso dei ricavi reagisce allariduzione dell’aiuto supplementare in misura assai maggiore – circa doppia – rispettoall’offerta. Ciò conferma che l’effetto più forte di questa ipotesi si esplica sui redditi degliagricoltori (tab. 16). Per le aziende foggiane e leccesi, la riduzione si presenta più modesta, alpari di quanto osservato per la produzione. A Bari, invece, la Plv segna una riduzioneapprezzabile, soprattutto nello scenario B; qui, infatti, lo spostamento produttivo verso le duecolture alternative non consente di compensare la diminuzione dei ricavi in seguito allariduzione della produzione di grano duro e avena.Oltre alle variazioni nell’offerta di grano duro e nei ricavi complessivi, è utile osservare lecolture con cui il modello realizza le sostituzioni (tab. 17). In provincia di Foggia, oltre algrano, sono presenti colture ortive da pieno campo, quali il pomodoro e il peperone. Perentrambe la produzione reagisce in misura limitata nei tre scenari ipotizzati. Diversamente,nelle provincie di Bari e di Lecce, laddove la produzione di grano duro diminuisce, siverificano aumenti più o meno generalizzati delle colture sostitutive.4.2.1.2 BasilicataIl grano duro è coltivato in ambedue le province della regione; dal punto di vista del campioneRICA le aziende interessate sono presenti anzitutto nella pianura e nella collina di Matera. Inqueste zone, infatti, sono rappresentate la maggior parte delle colture alternative fra cui ilmodello effettua le sostituzioni al variare dei prezzi e dei pagamenti compensativi.A fronte della riduzione del pagamento supplementare la reazione dell’offerta risulta assaidifferenziata fra le due province. Nelle aziende di Matera, come già osservato nel leccese,l’offerta di grano duro si contrae negli scenari A e C, mentre nel passaggio dallo scenario A alB, ciò che si osserva è un incremento della superficie, insieme con l’abbandono dellacoltivazione di tutti gli altri seminativi presenti nell’ordinamento (tab. 16).La produzione vendibile complessiva riflette il diverso grado di specializzazione delle aziendedelle due provincie. A Matera, dove l’ordinamento produttivo del campione RICA assegnaanaloga importanza a grano duro e girasole, il ricavo aziendale risente della riduzione delpagamento supplementare in misura simile all’output soltanto negli scenari A e C. Nell’altroscenario i ricavi aziendali aumentano: qui la risposta dipende dal fatto che l’alternativa algrano duro (il girasole) risulta anch’essa fortemente penalizzata da Agenda 2000. Ciò che siosserva è una soluzione che minimizza i danni (massimizzando la differenza tra ricavi e costi)55


derivanti dai cambiamenti nelle politiche su entrambe le colture: infatti, come si vedrà oltre, ilreddito lordo subisce un ridimensionamento molto significativo. Per le aziende di Potenza,invece, la riduzione dell’aiuto supplementare e l’applicazione di Agenda 2000 hanno uneffetto significativo sui ricavi aziendali, che si riducono in misura molto più ampiadell’offerta soprattutto nello scenario B, in cui si tiene conto della piena applicazione diAgenda 2000.Molto del comportamento delle aziende lucane è spiegato dalla loro forte specializzazionenella coltivazione di grano duro (tab. 18). Nel caso di Matera, dove grano duro e girasoleoccupano la maggior parte della superficie investita, al passaggio dallo scenario A a quello C,fanno seguito modesti incrementi nelle produzioni di avena e cece. Il girasole, le leguminose el’erbaio scompaiono dagli ordinamenti produttivi, il primo anche per via della riduzione deipagamenti diretti simulata dal modello. Come accennato in precedenza, nello scenario B, larisposta osservata avviene contemporaneamente all’abbandono della coltivazione del girasolee degli altri seminativi che ricevono aiuti diretti presenti nell’ordinamento. Nel caso diPotenza, la riduzione degli investimenti a grano duro – cui corrisponde quasi l’80% della Sau– si traduce in un incremento della superficie destinata innanzitutto al grano tenero, nonché alcece e alla fava.Gli effetti congiunti della riduzione dell’aiuto supplementare e di Agenda 2000 sulle aziendedi questa zona risultano talmente forti da stravolgere le convenienze relative delle colture, alpunto tale di rendere più conveniente continuare a coltivare grano duro, e lasciare inutilizzatauna parte della risorsa terra 33 . Sebbene questo non sia un risultato direttamente utilizzabile –che la terra rimanga effettivamente non utilizzata appare difficilmente credibile – ciò che ilmodello sta utilmente segnalando è la radicalità dell’effetto del cambiamento simulato: inaltre parole, l’effetto congiunto della riduzione nell’aiuto supplementare, considerato insiemecon l’applicazione di Agenda 2000, è in quest’area tanto forte da indurre modifiche strutturali.Come si vedrà nei paragrafi successivi ciò ha un effetto significativo soprattutto in termini direddito. Lo stesso comportamento non si osserva, invece, nelle aziende di Potenza, per lequali la reazione dell’offerta è sempre negativa.33 Si noti, in proposito, che tale comportamento deriva, nel modello, dal raggiungimento di una condizione in cuiil costo marginale dell’uso della terra diviene negativo, indicando che oltre quel livello di incremento dellacoltivazione di grano duro il margine lordo diminuisce, ed è pertanto più conveniente lasciare la terra liberapiuttosto che espandere oltre la produzione.56


4.2.1.3 SiciliaNelle aziende del campione di questa regione il grano duro è coltivato insieme ad altri cereali,a colture foraggere e a diverse ortive da pieno campo. Tuttavia, esso è la prima coltura persuperficie investita in tutte le provincie siciliane, con percentuali che vanno da un minimo dicirca il 57% nelle provincie di Enna e Siracusa, fino ad un massimo del 95% a Catania.Inoltre, le colture alternative al grano duro più importanti in termini di superficie (ortive,foraggere) sono fra quelle che non beneficiano di pagamenti diretti, né di altre forme disostegno da parte della PAC.Come conseguenza della riduzione dell’aiuto supplementare simulata dal modello, laproduzione di grano duro si contrae in quasi tutte le provincie siciliane (tab. 16). Soltantonelle provincie di Catania e Ragusa l’offerta rimane invariata di fronte ai cambiamenti dellepolitiche ipotizzati nei tre scenari. Nel caso di Catania molto probabilmente ciò è determinatodalla fortissima specializzazione produttiva delle aziende (la superficie investita a grano durooccupa il 95% della Sau). Effettivamente, benché quote molto ridotte della Sau siano dedicatealla coltivazione di altri seminativi, la sostituzione del grano con queste colture richiederebbeuna profonda trasformazione dell’assetto produttivo aziendale che il modello non è grado dicogliere. In provincia di Ragusa, oltre al grano duro ci sono soltanto ortive di pieno campo.Anche in questo caso, come già osservato a proposito di Puglia e Basilicata, la rigididell’offerta è spiegata soprattutto dalla mancanza di alternative produttive, per lo meno fraquelle presenti attualmente negli ordinamenti; ed anche qui la riduzione dell’aiutosupplementare al grano duro potrebbe condurre ad una revisione radicale degli ordinamentiproduttivi.Nelle altre province la riduzione dell’aiuto supplementare determina una riduzione dellaproduzione di grano duro, ma a tassi differenziati nei diversi scenari. Gli effetti maggiori sihanno nello scenario B, in cui si considerano insieme l’effetto della riduzione dell’aiutosupplementare e degli aiuti diretti per i semi oleosi e il mais introdotta con Agenda 2000.Un risultato particolarmente forte si ha nella provincia di Trapani: qui, come in provincia diMatera, il modello lascia una quota di terra libera. Anche in questo caso, dunque, risulterebbepiù conveniente, a breve, ridurre gli investimenti piuttosto che sostituire il grano duro con lecolture alternative presenti; ed anche questo è un caso in cui la specializzazione produttivadelle aziende è particolarmente forte: la superficie occupata dal grano duro sfiora l’80%.57


L’effetto della riduzione dell’aiuto supplementare sui ricavi aziendali è relativamente più fortedi quello registrato dall’offerta nello scenario B, in cui si considerano simultaneamente lariduzione del pagamento supplementare e la piena applicazione di Agenda 2000. Ciò èparticolarmente evidente nel caso delle provincie a maggiore specializzazione, come Siracusae Catania, nonché nel caso di Palermo. Negli scenari A e C, invece, la diminuzione della Plvsi presenta proporzionalmente minore rispetto a quella della produzione di grano duro.Nelle provincie di Siracusa, Agrigento e Trapani, la riduzione dei ricavi derivanti dal granoduro non è compensata interamente dall’aumento di quelli derivanti dalle altre colture, innessuno dei tre scenari. Al contrario, a Ragusa, Enna e Caltanissetta si registrano variazionidella produzione lorda vendibile più contenute rispetto a quanto si verifica per la produzione.Ciò si deve, probabilmente, al fatto che in provincia di Ragusa la specializzazione è minore,mentre nel caso di Enna e di Caltanissetta, invece, è lo spostamento verso colture diverse daiseminativi, foraggere e proteiche soprattutto, a compensare per i mancati ricavi derivanti dallacontrazione nella produzione del grano duro.Nelle provincie siciliane la contrazione dell’offerta di grano duro avviene a saggi variabilinelle diverse provincie e, nella maggior parte dei casi, la loro ampiezza è maggiore laddovecereali, colture proteiche e foraggere occupano una quota maggiore di superficie. Ciò èparticolarmente evidente nelle provincie di Agrigento e Enna. Nella prima provincia il granoduro è sostituito, in tutti e tre gli scenari, da altri cereali e cece (tab. 19). Ad Enna, benché cisiano altre colture COP (girasole e orzo) il grano duro è sostituito principalmente dagli erbai.La coltivazione del girasole, che nello scenario A va a sostituire in parte il grano duro, vieneabbandonata negli altri due scenari, verificandosi uno spostamento verso le altre colturepresenti (altri cereali, orzo e veccia).Come già richiamato, nelle provincie di Siracusa, Palermo e Caltanissetta la produzione digrano duro diminuisce di meno rispetto alle precedenti. Nel siracusano il grano duro èsostituito in primis dalla veccia e, in misura minore, dalle altre colture presenti (altri cereali eavena) in tutti e tre gli scenari. Questa caratteristica è messa maggiormente in evidenza dairisultati ottenuti nello scenario B, dove ciò che si osserva è l’effetto congiunto della riduzionedell’aiuto supplementare al grano duro e degli aiuti ai seminativi. In questo caso, oltre algrano duro diminuisce anche la produzione di avena, mentre quella di veccia cresce di oltre il40%. In provincia di Palermo le aziende possono contare su un ventaglio più ampio di colturealternative (fava, trifoglio, foraggere avvicendate e avena) a cui il modello fa ricorso perrealizzare le sostituzioni. Negli scenari A e C, queste colture vanno a sostituire il grano duro a58


saggi più o meno omogenei; nello scenario B, invece, la convenienza relativa dell’avenadiminuisce sensibilmente in seguito alla messa in atto di Agenda 2000 e, di conseguenza, siverifica uno spostamento maggiore verso le altre colture non COP. Anche in provincia diCaltanissetta la produzione di grano duro è sostituita esclusivamente con colture che nonbeneficiano di aiuti diretti, qui sono presenti infatti soltanto foraggere avvicendate e veccia.4.2.1.4 Le altre regioniCome già osservato, nelle restanti regioni ricadenti nelle zone tradizionali di produzione ècompreso, complessivamente, poco più del 40% della superficie nazionale coltivata a granoduro. Nell’ordine, le più importanti, sia dal punto di vista della superficie che del numero diaziende presenti, sono la Toscana e le Marche, seguite da Lazio e Sardegna, e dalle altre zonetradizionali di produzione.Per quanto riguarda la Toscana, le aziende del campione RICA in questa regione sonolocalizzate nelle colline di Pistoia, Firenze, Pisa, Siena e Grosseto, e nella aree di montagna epianura del senese e del grossetano.L’offerta di grano duro diminuisce in tutte le provincie a seguito alla riduzione dell’aiutosupplementare (tab. 20). Gli effetti maggiori si registrano per le aziende di Pistoia e Firenze,mentre nelle altre provincie la risposta del modello è piuttosto differenziata a seconda delloscenario considerato. Gli ordinamenti produttivi delle diverse zone giocano anche qui unruolo determinante: infatti, l’offerta di grano duro si contrae molto di più nelle zone dove essonon è la coltura principale rispetto a quelle più fortemente specializzate. Questo è il caso delleaziende di Pistoia e di Firenze. Nel pistoiese, dove il grano duro occupa una quota marginaledi superficie, la coltura è sostituita dal girasole in tutti e tre gli scenari. In provincia di Firenzevi è una maggiore diversificazione produttiva: pertanto il modello ricorre ad altre colture COP(come il frumento tenero, il mais ed il girasole) (tab. A.15), che aumentano a tassi variabilisecondo lo scenario considerato. In particolare, con la piena applicazione di Agenda 2000(scenario B), la produzione di grano duro è sostituita dagli altri cereali presentinell’ordinamento, mentre la produzione di girasole diminuisce. Ciò ha ripercussioni anche sulfatturato aziendale, che in questo scenario si contrae di più.Nelle altre provincie toscane le risposte del modello sono piuttosto differenziate fra gli scenariperché, nonostante le alternative siano numerose, quasi tutte sono colture soggette ad aiutiPAC, con le eccezioni di pomodoro e trifoglio. In particolare, se si esaminano gli effetti della59


sola riduzione dell’aiuto supplementare (scenari A e C) lo spostamento produttivo avvienesoprattutto a favore di colza e girasole, nonché degli altri cereali presenti negli ordinamenti.Diversamente, se ad essi si aggiunge la riduzione generalizzata degli aiuti PAC introdotta conAgenda 2000, assumono maggior importanza le colture che non usufruiscono di aiuti diretti,come, ad esempio, il trifoglio, mentre diminuisce la produzione di oleaginose. Ciò non è cosìevidente nelle aziende di Grosseto, dove negli scenari A e C le sostituzioni avvengono concolture non COP, come l’erbaio ed il pomodoro, piuttosto che con altri cereali e girasole.Anche qui i risultati dello scenario B sono differenti, dato che alle colture non COP siaggiungono i cereali quali sostituti del grano duro, ciò sempre per via della penalizzazionesubita dal girasole in Agenda 2000. Ad ogni modo, in queste zone la riduzione dell’aiutosupplementare determina contrazioni generalizzate del ricavo aziendale, di maggiore entitànello scenario B.Dal punto di vista del campione RICA, le aziende marchigiane sono localizzateprevalentemente in collina, nonché nella montagna di Ancona, Macerata e Pesaro. La rispostadel modello alla riduzione dell’aiuto supplementare è una diminuzione dell’offerta di granoduro negli scenari A e C nelle quattro provincie marchigiane (tab. 20). Nello scenario B laproduzione diminuisce nelle provincie di Pesaro e Ascoli Piceno, mentre aumenta in quelle diAncona e Macerata. Tali risposte vanno interpretate tenendo conto sia dell’importanza delgrano duro all’interno degli ordinamenti che della presenza di oleaginose. Nelle aziende diAscoli, gli ordinamenti produttivi appaiono fortemente dominati dai seminativi, ed inparticolare da girasole, frumento tenero, orzo, mais e sorgo. Queste colture vanno a sostituireil grano duro a tassi diversi a seconda dello scenario considerato. In particolare, nello scenarioB le oleaginose risultano particolarmente penalizzate, per cui il grano duro è sostituito daicereali (tab. A.16). Negli altri scenari, invece, il girasole è la principale alternativa. A Pesarola situazione è sostanzialmente analoga, anche se fa una differenza sostanziale la presenza diforaggere, che sostituiscono il grano duro e, insieme alle altre colture COP, determinano unamaggiore contrazione dell’offerta. Per quanto riguarda l’evoluzione delle aziende anconetanee maceratesi va notato che la risposta del modello nello scenario B mette in evidenza non solol’effetto della riduzione dell’aiuto supplementare ma anche, e soprattutto, quelli relativi allariduzione generalizzata dei pagamenti diretti per i seminativi e, in particolare quelli relativi aisemi oleosi. In queste zone, infatti, ciò che si osserva è una sostituzione del girasole e delmais con gli altri cereali presenti negli ordinamenti, compreso il grano duro.60


Le variazioni negli ordinamenti in seguito alla contrazione della produzione di grano duroconsentono alle aziende di mantenere praticamente invariato il ricavo aziendale in tutte leprovincie marchigiane negli scenari A e C. Nello scenario B, invece, questo mostra unadiminuzione apprezzabile in tutte le provincie: appare evidente che le due colture checontribuivano maggiormente alla formazione del ricavo nella situazione di partenza sonograno duro e girasole. Pertanto la diminuzione di una - o di tutte due nel caso delle aziende diAscoli e Pesaro - non è compensata interamente dall’aumento della superficie investita in altricereali e foraggere.Le aziende del campione RICA relative al Lazio sono localizzate prevalentemente in collina,ma anche nella pianura romana e del viterbese e nella montagna di Rieti e Frosinone. Ladiminuzione dell’aiuto supplementare determina una contrazione dell’offerta di grano duro eun incremento delle produzioni alternative soprattutto nelle aziende delle province diFrosinone, Roma e Viterbo (tabb. 20 e A.17). Nel caso di Rieti, invece, la risposta delmodello è analoga, ma nello scenario B – che considera simultaneamente la pienaapplicazione di Agenda 2000 e la riduzione dell’aiuto supplementare - la produzione di granoduro aumenta. Inoltre, nelle aziende di Viterbo, area in cui questa è la prima coltura ed occupaoltre il 60% della Sau, l’offerta diminuisce relativamente di meno rispetto alle altre province.A Viterbo, Frosinone e Roma il grano duro è sostituito maggiormente da erbai e foraggereavvicendate in tutti e tre gli scenari (tab. A.17). A Rieti, invece, le colture sostitutive variano aseconda dello scenario considerato e riflettono soprattutto i cambiamenti nelle convenienzerelative tra cereali e oleaginose avvenuti in seguito all’applicazione di Agenda 2000. E’ danotare che la produzione di grano duro aumenta se il confronto è realizzato rispetto allasituazione del 1999 (scenario B), perché esso va a sostituire il mais e la colza che vengonoabbandonati. Per quanto riguarda il ricavo aziendale, la presenza di colture alterative consentealle aziende laziali di mantenere pressoché invariato il fatturato soltanto se il confronto èrealizzato tenendo conto della sola riduzione dell’aiuto supplementare (scenari A e C).Laddove si prendano in considerazione anche gli effetti dei cambiamenti complessivi nellepolitiche di sostegno ai seminativi (scenario B) il fatturato aziendale varia di più. Soltantonelle aziende di Frosinone il nuovo assetto produttivo porta ad un incremento del ricavo; nellealtre provincie, invece, si verifica una contrazione.In Sardegna le aziende RICA interessate alla coltivazione di grano duro si trovano soprattuttonella collina e nelle aree di pianura di Cagliari e Oristano, nella pianura di Sassari e nellacollina di Nuoro. La riduzione dell’aiuto supplementare determina una contrazione61


generalizzata, seppure contenuta, dell’offerta negli scenari A e C (tab. 20). Nello scenario B,invece, la risposta del modello indica una sostanziale stabilità delle quantità prodotte nelnuorese, ed aumenti nelle altre province. Al pari di quanto già evidenziato per altre regioni,questo rimanda, con ogni probabilità, alla specializzazione delle aziende che coltivano ilgrano duro, ed alla conseguente scarsità di alternative più convenienti tra le colture che nonpercepiscono gli aiuti diretti della PAC. Nelle aziende di Sassari e di Oristano gli orientamentiprevedono erbai e riso, nelle altre provincie oltre al grano troviamo mais, girasole, colza eavena (tab. A.18). Dunque, la minore convenienza relativa degli altri seminativi in seguitoalla riduzione promossa con Agenda 2000 determina, nello scenario B, un aumento dellaproduzione di grano duro.I ricavi aziendali non mostrano variazioni di rilievo, soprattutto quando si valuta il solo effettodella variazione dell’aiuto supplementare, ciò non è sorprendente in quanto negli scenari A eC, gli ordinamenti produttivi variano poco. Al contrario nello scenario B, il ricavo delleaziende di Oristano, di Cagliari e, soprattutto, di Nuoro si contrae significativamente. Inquesto caso infatti, è determinante la riduzione dei prezzi dei cereali ipotizzata dal modello.Va infine, segnalato che nelle aziende di Sassari il fatturato aziendale aumenta,probabilmente, per via del forte aumento degli erbai.Il campione delle aziende campane interessate alla coltivazione del grano duro comprendeunità produttive localizzate in pianura, ma anche in montagna (Benevento e Avellino) e incollina (Caserta e Salerno). La risposta del modello alla riduzione dell’aiuto supplementare algrano duro è una contrazione dell’offerta in tutte le province, indipendentemente delloscenario considerato (tab. 20). Tuttavia, i saggi di contrazione e le colture che si profilanoquali sostituti del grano duro variano in funzione degli ordinamenti produttivi. Infatti, laproduzione di grano duro varia di più nelle aziende del salernitano rispetto alle altre provincie,grazie alla presenza di colture non COP in grado di sostituire il grano duro, tra le qualispiccano il tabacco da seme e le foraggere (tab. A.19). Al contrario, nelle aziende di Casertala contrazione dell’offerta è quella più contenuta: qui il grano duro è sostituito da orzo eortive, quali rapa e patata. Nel casertano il grano è una produzione secondaria, mentre leortive di pieno campo e il mais sono le colture principali. Per questo motivo è possibiledesumere che i risultati del modello siano spiegati soprattutto dalla contrazione degli aiuti almais, piuttosto che dalla variazione ipotizzata per l’aiuto al grano duro. Ciò in ragione delfatto che nelle province campane il calcolo dei pagamenti diretti per il mais è realizzato62


utilizzando la resa unica dei cereali, piuttosto che la resa differenziata, già a partire dal primoscenario 34 .Nelle provincie di Avellino e Benevento le colture alternative che il modello sostituisce algrano duro sono piuttosto numerose e, tra queste, assumono maggior importanza soprattuttoerbaio e trifoglio, estranee al regime PAC per i seminativi. Ciò si verifica non sololaddove si valutano unicamente gli effetti della contrazione dell’aiuto supplementare (scenariA e C), ma anche quando si tiene conto simultaneamente degli effetti di Agenda 2000 e dellariduzione dell’aiuto supplementare. In termini di ricavi, i cambiamenti nelle politicheipotizzati nei diversi scenari hanno effetti significativi, tutti di segno negativo, con l’eccezionedel casertano, area in cui il grano duro svolge un ruolo decisamente meno importante. Levariazioni della Plv sono degne di nota soprattutto nello scenario B, in cui le colturealternative in nessun caso riescono a compensare la riduzione derivanti dalla contrazione dellaproduzione di grano duro.In Molise, le aziende RICA utilizzate nelle simulazioni sono localizzate in collina e inmontagna. L’ipotesi di riduzione del pagamento supplementare determina una riduzionedell’offerta di grano duro nelle aziende di Isernia in tutti gli scenari considerati (tab. 20).Invece, per quanto riguarda la provincia di Campobasso, nello scenario B il risultato è disegno opposto: al pari di quanto già osservato in altre province, la specializzazione colturalederivante dalla scarsità di alternative produttive valide tende a far emergere in termini relativila coltura del grano duro quando si considerano simultaneamente le riduzioni dei pagamentiper semi oleosi e mais determinate dall’applicazione di Agenda 2000: la produzione di granodiventa l’alternativa più conveniente nonostante la riduzione dell’aiuto supplementare.Nelle aziende di Isernia, invece, il mais (foraggero e alimentare) è la coltura più importante,mentre i prodotti che si configurano come sostituti del grano duro sono avena, frumentotenero e, soprattutto, lupino (tab. A.20), una coltura estremamente redditizia. I cambiamentidegli ordinamenti produttivi determinano una sostanziale contrazione dei ricavi aziendalinello scenario B, non solo per via delle modifiche nelle politiche, ma anche a causa dellariduzione dei prezzi rispetto al 1999 registrata per i cereali, che in queste zone hannoimportanza primaria. Negli scenari A e C, invece, essi si presentano complessivamente stabili.Dal punto di vista del campione RICA, le aziende calabresi interessate alla coltivazione digrano duro sono localizzate nella collina e nella montagna delle provincie di Cosenza e34 In queste zone infatti, la differenza tra la resa unica dei cereali e quella del mais è inferiore al 27%.63


Catanzaro, nonché nella pianura cosentina. Nei tre scenari ipotizzati la riduzione dell’aiutosupplementare determina una diminuzione dell’offerta di grano duro da parte delle aziendedella provincia di Catanzaro (tab. 20). Nelle aziende del cosentino la risposta è analogaladdove gli effetti sono determinati unicamente dalla contrazione dell’aiuto supplementare,ma è di segno contrario quando si prendono in considerazione anche gli effetti derivanti daAgenda 2000. In questa zona, infatti, benché il grano duro sia la coltura principale, le altreattività che beneficiano degli aiuti diretti della PAC, compresi i semi oleosi, assumonoimportanza centrale negli ordinamenti produttivi. Pertanto, nello scenario B esse risultanoparticolarmente penalizzate: la nuova allocazione delle superfici favorisce le altre colturepresenti, quali le foraggere, l’erbaio, la patata (tab. A.21), nonché il grano duro.Alquanto diversa è la situazione delle aziende catanzaresi, fortemente specializzate nellaproduzione di grano duro e meno diversificate. Qui il modello sostituisce al grano soprattuttoil grano tenero, ma i saggi di variazione dell’offerta sono inferiori a quelli del cosentino esempre negativi. Gli effetti della sola riduzione dell’aiuto supplementare sui ricavi aziendalisono praticamente trascurabili nelle due province, e l’incremento dei proventi derivanti dallecolture sostitutive compensa le riduzioni avvenute per via della contrazione del grano duro.Tuttavia, se si prendono in considerazione anche le variazioni delle politiche introdotte conAgenda 2000, il fatturato aziendale si contrae, soprattutto nelle aziende di Catanzaro.In Abruzzo, le aziende RICA interessate alla coltivazione di grano duro sono localizzateprevalentemente in collina nonché nella montagna di Pescara. Si tratta di unità produttivepiuttosto specializzate, dove il grano duro è la coltura principale. Il modello indica che lariduzione dell’aiuto supplementare determina una contrazione dell’offerta soprattutto negliscenari A e C (tab. 20) nonché nello scenario B, in provincia di Chieti. B. In tale scenario,viceversa, si registrano aumenti nelle province di Pescara e Teramo ascrivibili, come giàsegnalato in altre aree, alla scarsità di alternative in un contesto di riduzione generalizzatadegli aiuti diretti della PAC per i seminativi. L’esame degli ordinamenti produttivi viene aconforto di questa affermazione: qui le colture alternative sono rappresentate da altri cereali,quali l’orzo il grano tenero, il mais, nonché il girasole, oltre che le foraggere e la fava nellaprovincia di Pescara (tab. A.22). Si noti, infatti, che in quest’ultima provincia l’offerta digrano varia di meno, grazie alla possibilità che il modello ha di ricorrere anche a colture nonCOP. Nelle aziende di Chieti, invece, poiché le colture alternative sono meno numerose, lacontrazione dell’offerta è relativamente più contenuta, ma il fatturato aziendale segnariduzioni più consistenti rispetto alle altre province; la Plv si contrae soltanto nello scenario B.64


Infine, per quanto riguarda l’Umbria – regione che conta per circa l’1% della produzionenazionale - le aziende del campione RICA sono localizzate nella collina del ternano e nellearee di montagna e collina della provincia di Perugia. Una caratteristica distintiva delleaziende di questa regione è la specializzazione relativamente contenuta: la produzione digrano duro affianca quella di altri cereali, quali il grano tenero, l’orzo, il mais, ed il girasole,nonché gli erbai e, nel perugino, il tabacco.Nelle aziende di Terni la riduzione dell’aiuto supplementare al grano duro comporta unacontrazione dell’offerta (tab. 20), ed una sostituzione con altri cereali e con foraggere negliscenari A, B e C. Tuttavia, se il confronto è realizzato rispetto al 1999 (scenario B), leforaggere, ma anche il grano tenero e l’orzo, assumono maggiore rilevanza rispetto alleoleaginose e all’avena (tab. A.23). Ad ogni modo, i cambiamenti negli ordinamenti produttiviconsentono di mantenere praticamente invariato il ricavo aziendale nei tre scenari ipotizzati.Nelle aziende di Perugia l’offerta si contrae soltanto nello scenario B, e rimane invariata neglialtri due scenari. Poiché in questo caso le due colture più importanti sono girasole, granotenero e mais, i risultati del modello sembrano essere maggiormente determinati daicambiamenti nelle politiche relative all’insieme dei seminativi piuttosto che dalla riduzionedell’aiuto supplementare al grano duro. Ciò che si verifica infatti è una sostanziale “nonrisposta” alla riduzione dell’aiuto supplementare negli scenari A e C, a fronte di unacontrazione generalizzata degli investimenti se a tale cambiamento di politica si sommal’introduzione di Agenda 2000 (scenario B).4.2.2 L’effetto sui margini lordi e sul prezzo ombra della terraA breve termine i margini lordi aziendali che il modello di PMP calcola sotto i diversi scenaricostituiscono notoriamente un’approssimazione dei redditi degli agricoltori, riferiti in questocaso ad aziende “ricostruite” per simulare effetti di sostituzione delle superfici fra una colturae l’altra. Il prezzo ombra della terra che il modello calcola, invece, misura il valore di una datasuperficie in base alle diverse attività alternative realizzabili su di essa, considerando checiascuna destinazione ha un “costo” in termini di rinuncia ad una destinazione alternativa.Tale grandezza è direttamente legata, peraltro, ai valori fondiari ed alla rendita, da un lato, edalla redditività relativa delle colture – inclusi gli aiuti diretti - dall’altro.È utile ricordare che le variazioni in queste due grandezze nelle simulazioni vanno intesecome proprie del gruppo di colture in quell’area; gli effetti a livello di singole aziende65


dipenderanno, pertanto, dal grado di specializzazione e dalle economie di scala che ledimensioni consentono. Da questo punto di vista, nell’osservare i risultati di questasimulazione, è utile tenere a mente la caratterizzazione strutturale delle aziende cheproducono grano duro, riportata nel paragrafo 2.1: si tratta di unità produttive di piccoledimensioni, che nelle aree meridionali sono frequentemente collocate in zone non irrigue; aqueste sono riferiti gli effetti sulla rendita e sui valori fondiari, piuttosto che alla cerealicolturaestensiva tipica delle aree più produttive del paese.Venendo ai risultati, va notato anzitutto che l’effetto sui reddito è sempre negativo, e didimensioni generalmente più ampie di quello osservato per il volume di produzione ed per iricavi. Ciò conferma l’ipotesi, già esposta nel paragrafo precedente, che la riduzione dell’aiutosupplementare si traduce relativamente poco in una contrazione della produzione, mentrecomporta soprattutto una erosione dei redditi, data la condizione di sostanziale assenza dialternative nelle aree tradizionali.La piena applicazione di Agenda 2000, attraverso l’effetto sui prezzi di mercato e laomogeneizzazione dei pagamenti per ettaro per i semi oleosi e per il mais, comporta di per séuna riduzione variabile attorno al 10% del margine lordo delle aree tradizionali. Quando a talevariazione si aggiunge quella derivante dalla ipotizzata riduzione di 100 euro nell’aiutosupplementare al grano duro (scenario B), la riduzione dei redditi si colloca in un intervallovariabile nella maggior parte dei casi, fra il 10% ed il 20% (tab. 21).In questo scenario – che, come già richiamato è quello che con maggior valore “previsivo”rispetto agli ultimi dati disponibili - le tre regioni più importanti presentano una riduzionevariabile fra un massimo che si registra in Basilicata (e che si avvicina ad un quarto nellaprovincia di Matera e ad un quinto in quella di Potenza) ed il minimo segnato dalla provinciadi Ragusa. Significative sono invece in Sicilia le riduzioni che interessano alcune delleprovincie in cui il grano duro è di gran lunga il più importante fra i seminativi, come Cataniae Siracusa. In Puglia, le riduzioni maggiori si verificano nelle province di Lecce e di Bari.Negli scenari A e C la distribuzione delle riduzioni è simile fra le province, sebbene ad unlivello generalmente più contenuto.Fra le altre regioni l’effetto risulta forte soprattutto in Toscana, nelle Marche, in Sardegna e,soprattutto, in Abruzzo. Nella prima di queste aree, sono le provincie di Pisa e di Siena arisentirne maggiormente in termini di reddito, mentre l’effetto si presenta più contenuto nelpistoiese. Nelle Marche, invece, la riduzione appare significativa anzitutto nella provincia di66


Pesaro – dove sfiora il 20% - nonché in quelle di Ancona e di Macerata. In Abruzzo, ilmodello indica una riduzione superiore al 20% nelle provincie di Chieti e di Pescara, mentresfiora tale percentuale quella di Teramo. In Sardegna, al didella indicazione relativa allaprovincia di Sassari – che pare poco influenzata dal grano duro, la cui produzione aumenta –una riduzione prossima ad un quarto del reddito si verifica, nello scenario B, in provincia diCagliari. Fra le altre aree, infine, risultano relativamente più ampie le riduzioni di reddito chesi verificano nelle provincie di Avellino, Campobasso e Terni.Il prezzo ombra della terra si comporta in modo più erratico dei redditi, e si mostra fortementedipendente dalle alternative fra cui il modello alloca le superfici nelle diverse aree: lemaggiori oscillazioni del valore si ritrovano soprattutto nelle aree in cui il grano duro è digran lunga il più importante fra i seminativi, se non l’unica alternativa.In alcune di queste province il prezzo ombra si annulla nello scenario B, vale a dire con lapiena applicazione di Agenda 2000 e con la riduzione dell’aiuto supplementare: è il caso diMatera, Trapani, nonché di Grosseto e di Salerno. Nelle prime due aree, come visto inprecedenza, il modello lascia inutilizzata una quota di terra: ciò implica che ulterioriinvestimenti in una qualunque delle alternative produttive attualmente presenti rendononegativo il costo marginale. In altre parole, sebbene questo sia poco credibile come risultatoin sé, esso conferma l’ipotesi che nell’ambito di quelle attualmente osservabili, non vi sonodestinazioni alternative delle superfici che possono essere considerate economicamentevalide.Anche negli scenari A e C il prezzo ombra della terra subisce variazioni di rilievo: in diversicasi la riduzione è prossima al 50%, come ad esempio nelle aree di Catania e Siracusa fra leprovincie siciliane, nonché in quelle di Avellino, Benevento, Pescara, Pesaro, Viterbo, Pisa eCagliari. In alcune fra le aree più specializzate la riduzione risulta anche superiore a talepercentuale: è il caso in particolare di Lecce e di Potenza.67


Tabella 16 - Puglia, Basilicata e Sicilia - Effetto della riduzione dell'aiutosupplementare sulla produzione(variazioni % rispetto allo stato attuale)volume di produzione di granoduroproduzione lorda vendibile (totale)A B C A B CBari -2.47 -5.22 -2.54 -0.94 -9.30 -0.85Foggia -0.13 -0.23 -0.13 0.40 -0.80 0.41Lecce -3.30 9.51 -2.93 -0.41 -0.49 -0.34Puglia -0.85 -0.72 -0.85Potenza -1.83 -0.17 -1.80 -0.22 -7.74 -0.22Matera -12.95 43.02 -3.79 -11.38 39.22 -2.94Basilicata -9.30 33.22 -3.29Trapani -4.17 -10.24 -5.32 -2.23 -9.64 -2.89Palermo -2.20 -5.18 -2.27 -0.31 -6.65 -0.20Agrigento -6.79 -13.50 -7.27 -2.15 -10.45 -2.12Caltanisetta -1.94 -4.33 -1.99 0.77 -2.54 0.88Enna -4.00 -8.97 -4.16 0.61 -1.87 0.79Catania -0.14 -0.03 -0.14 0.15 -5.96 0.15Ragusa -0.20 -0.45 -0.21 0.33 -0.04 0.33Siracusa -2.68 -6.32 -2.78 -1.12 -10.61 -1.13Sicilia -2.90 -6.53 -3.03Fonte: ns. elaborazioni su dati RICA68


Tabella 17 - Puglia - Effetto della riduzione dell'aiuto supplementare sulla produzione delle colture alternative(variazioni % rispetto allo stato attuale)Avena Cece Fava Pomodoro Peperone Colza GirasoleSCENARIO ABari 1.22 29.88 20.76Foggia 0.53 0.53Lecce 0.29 2.67 2.77SCENARIO BBari -20.51 72.41 49.42Foggia 1.00 0.99Lecce 0.58 -7.80 -8.05SCENARIO CBari 1.55 20.97 16.13Foggia 0.53 0.53Lecce 0.29 2.98 3.11fonte: ns. elaborazioni su dati RICA69


Tabella 18 -Basilicata -L'effetto della riduzione dell'aiuto supplementare sullae produzioni alternative(variazioni % rispetto allo stato attuale)GranoAvena Cece Colza Erbaio FavaMais Orzo Leguminose Girasole terrateneroSCENARIO APotenza 4.91 8.68 4.68 4.54 13.07 8.05 7.26 5.85 0.00Matera -11.93 -0.27 6.12 0.00 0.24 12.30 0.00SCENARIO BPotenza -8.27 26.22 -44.70 12.14 26.21 19.03 8.32 4.85 0.00Matera 0.00 338.65 -100.00 -11.02 #DIV/0! -100.00 -100.00 -13.12SCENARIO CPotenza 5.68 7.38 9.21 4.23 11.55 7.25 7.18 5.91 0.00Matera 2.68 2.67 -100.00 -1.46 -4.34 -100.00 -100.00 2.57fonte: ns. elaborazioni su dati RICA70


Tabella 19 - Sicilia - Effetto della riduzione dell'aiuto supplementare sulla produzione delle colture alternative(variazioni % rispetto allo stato attuale)AvenaOrzoMais Altriforaggero cerealiErbaioForaggereavvicendateTrifoglio GirasolePomodoroFava Melone Cece Veccia Carota FinocchioSCENARIO ATrapani 2.35 0.26Palermo 7.63 7.62 9.03 10.66Agrigento 18.02 4.25Caltanisetta 5.86 2.86Enna 2.17 14.25 10.85 3.97Catania 7.08 7.62 0.91Ragusa 0.41 0.36 0.39Siracusa 2.64 1.63 9.86SCENARIO BTrapani 2.35 0.26Palermo -13.40 19.32 25.81 19.76Agrigento 33.66 15.30Caltanisetta 13.09 6.39Enna 17.01 37.44 -100.00 9.02Catania -7.99 3.68 1.72Ragusa 0.91 0.80 0.87Siracusa -7.39 1.78 41.16SCENARIO CTrapani 0.00 0.00Palermo 9.69 6.82 7.73 9.76Agrigento 15.58 3.83Caltanisetta 5.47 2.76Enna 3.68 11.65 0.00 3.74Catania 8.34 7.91 0.90Ragusa 0.41 0.36 0.39Siracusa 2.93 1.63 7.51fonte: ns. elaborazioni su dati RICA71


Tabella 20 - Effetto della riduzione dell'aiuto supplementaresulla produzione(variazioni % rispetto allo stato attuale)volume di produzione di grano duro produzione lorda vendibile (totale)A B C A B CPistoia -18.06 -26.32 -19.83 -0.15 -0.27 -0.10Firenze -18.63 -14.41 -17.89 -0.27 -5.32 -0.24Pisa -3.07 2.30 -2.92 -0.99 -5.62 -0.94Siena -5.59 2.22 -5.19 -0.27 -4.20 -0.22Grosseto -3.58 -2.10 -5.86 -0.08 -2.11 -1.18Toscana -4.14 1.61 -4.20Ancona -3.69 2.81 -3.29 -0.10 -6.05 -0.06Ascoli Piceno -12.77 -1.63 -11.47 -0.18 -6.25 -0.21Macerata -8.03 2.54 -7.26 -0.12 -6.05 -0.13Pesaro -4.11 -2.46 -4.04 -0.76 -8.03 -0.71Marche -5.51 0.69 -5.13Frosinone -17.59 -1.18 -15.15 -0.55 6.31 -0.64Rieti -63.47 270.67 -7.74 0.78 -2.18 1.14Roma -6.37 -8.49 -6.50 1.11 -0.56 1.21Viterbo -3.33 -1.63 -3.17 0.32 -1.33 0.52Lazio -3.81 -1.54 -3.56Sassari -3.61 40.33 -2.51 -0.39 6.18 -0.38Nuoro -1.94 -0.74 -1.92 -0.66 -8.64 -0.67Cagliari -0.48 8.60 -0.44 -0.12 -3.64 -0.12Oristano -1.11 3.70 -0.71 0.20 -5.68 0.27Sardegna -0.82 8.50 -0.67Avellino -3.26 -3.32 -3.21 -0.15 -6.86 -0.02Benevento -3.71 -5.08 -3.76 1.08 -2.08 1.16Caserta -1.95 -0.48 -1.11 0.12 0.15 0.07Salerno -5.68 -9.63 -6.19 0.49 -4.52 0.35Campania -3.33 -3.60 -3.29Campobasso -4.59 -3.98 10.84 -1.06 -1.08 -3.65Isernia -7.68 -7.45 -9.33 0.02 0.07 -6.26Totale Molise -4.64 -4.03 10.49Cosenza -5.69 4.29 -5.17 -0.14 -2.27 -0.16Catanzaro -3.21 -5.04 -3.27 -0.91 -9.94 -0.96Calabria -5.26 2.68 -4.87Chieti -1.59 -4.71 -4.97 -0.23 -13.20 -3.80Pescara -5.46 1.78 -5.09 -0.68 -3.36 -0.56Teramo -8.56 6.46 -7.42 -0.10 -5.27 -0.03Abruzzo -6.79 -6.16 3.78Terni -11.88 9.24 -7.29 -1.20 -0.31 -0.05Perugia 0.00 -7.59 0.00 -0.27 -11.94 -0.28Umbria -10.68 1.09 -7.82Fonte: ns. elaborazioni su dati RICA72


Tabella 21 - L'effetto della riduzione dell'aiuto supplementare sul reddito e sul prezzoombra della terra nelle zone tradizionali di produzione (variazioni % rispetto allo stato attuale)margine lordo aziendaleprezzo ombra della terraA B C A B CBari -7.45 -16.17 -7.95 -12.67 -27.29 -14.84Foggia -2.73 -5.09 -2.79 -10.60 -19.80 -11.67Lecce -2.60 -19.38 -3.51 -16.02 -74.62 -38.69Potenza -8.56 -20.93 -9.92 -26.53 -63.24 -41.91Matera -2.07 -24.06 -5.65 7.77 0.00 0.00Trapani -6.12 -13.06 -6.20 -100.00 -100.00 0.00Palermo -5.24 -12.81 -5.51 -8.56 -21.43 -9.82Agrigento -4.32 -9.95 -4.27 -3.28 -9.06 -3.48Caltanisetta -4.27 -9.42 -4.40 -7.70 -17.19 -8.50Enna -2.75 -7.08 -2.73 -4.33 -11.37 -4.68Catania -5.70 -13.82 -6.22 -15.59 -37.42 -19.94Ragusa -1.07 -2.34 -1.08 -6.73 -14.79 -7.32Siracusa -4.09 -14.74 -4.42 -10.35 -43.52 -15.49Pistoia -0.28 -0.19 -0.25 -1.17 -1.44 -1.19Firenze -1.37 -8.43 -1.54 -2.01 -13.43 -2.27Pisa -8.56 -21.63 -10.32 -17.53 -47.30 -24.96Siena -5.80 -16.83 -7.01 -8.69 -24.70 -10.35Grosseto -4.80 -13.72 -5.44 -41.03 -100.00 -100.00Ancona -7.35 -17.05 -8.62 -10.91 -23.63 -12.51Ascoli Piceno -2.73 -13.83 -3.43 -4.33 -19.73 -5.14Macerata -5.48 -16.29 -6.77 -8.52 -22.27 -9.88Pesaro -7.48 -19.48 -8.63 -15.07 -38.59 -19.71Frosinone -0.15 -5.35 -1.03 -0.11 -22.88 -0.12Rieti -0.23 -10.50 -1.43 -8.22 -12.23 -7.05Roma -3.89 -7.78 -3.96 -11.18 -22.14 -12.58Viterbo -4.29 -11.89 -4.72 -12.29 -36.65 -16.69Sassari -4.14 -48.96 -10.50 -13.77 -70.33 -31.72Nuoro -7.67 -17.11 -8.57 -13.07 -30.09 -15.74Cagliari -6.85 -25.39 -9.10 -13.30 -38.51 -17.79Oristano -7.58 -16.53 -8.68 -14.68 -25.41 -16.25Avellino -9.46 -17.44 -10.27 -26.95 -49.43 -34.98Benevento -5.22 -10.67 -5.45 -19.94 -39.62 -24.82Caserta -0.10 -0.32 -0.10 -8.33 -18.92 -6.95Salerno -4.33 -12.17 -4.53 -41.39 -100.00 -100.00Campobasso -5.80 -17.69 -7.55 -7.47 -22.65 -8.81Isernia -0.84 -5.62 -0.87 -2.47 -14.46 -3.00Cosenza -1.55 -10.52 -1.88 -2.95 -21.32 -3.61Catanzaro -4.33 -13.09 -4.66 -5.60 -18.87 -6.45Chieti -10.83 -22.86 -12.23 -67.88 -100.00 0.00Pescara -4.86 -21.08 -6.20 -9.53 -42.85 -14.28Teramo -3.29 -19.47 -4.51 -6.26 -29.24 -8.16Terni -1.95 -16.34 -2.74 -2.26 -24.29 -4.13Perugia -9.53 -7.31 -0.61 0.00 0.00 0.00fonte: ns. elaborazioni su dati RICA73


5. ConclusioniIl regime di sostegno al grano duro verrà discusso, con ogni probabilità, nell’ambitodel più generale processo di ripensamento della PAC, conseguente le prospettivedell’imminente allargamento ad Est, da un lato, e del negoziato in corso nell’ambitodel Organizzazione Mondiale del Commercio, dall’altro, nonché nel quadro delladiscussione, interna alla UE, sui temi del bilancio e della distribuzione intersettorialedelle risorse pubbliche. Adottando punti di osservazione tanto ampi, la discussionerelativa ad uno specifico prodotto potrebbe apparire limitativa; tuttavia, in questocaso, si verifica il contrario: l’analisi delle ipotesi di riforma del regime di sostegnodel grano duro circolate fino ad oggi, delle motivazioni offerte a sostegno di taliipotesi, e delle conseguenze possibili di tali ipotesi si presentano discutibilinell’approccio che adottano, e poco condivisibili proprio osservando il processo diriforma della PAC nel suo complesso.La riduzione dell’aiuto supplementare appare nettamente come un provvedimento cheaccentuerebbe uno degli squilibri storici della PAC: quello relativo al divario fra ilsostegno assicurato all’agricoltura continentale europea rispetto a quella mediterranea.A questo aspetto si somma, peraltro, anche una sorta di più generale incongruenza frala direzione che la PAC assume nell’orientare una parte dell’offerta agricola, e ladirezione che assume la domanda: è fin troppo ovvio ricordare che la produzione digrano duro è legata - proprio su base territoriale nel nostro paese - ad una tradizionaleindustria alimentare, quella della pasta. E che la pasta è fra i pochi prodotti alimentari,nei mercati maturi dei paesi sviluppati, a caratterizzarsi ancora per una domandarelativamente dinamica.Come è emerso nelle pagine precedenti, almeno nel caso dell’Italia, l’aiutosupplementare concesso al grano duro nelle zone tradizionali ha avuto soprattutto lafunzione di portare il pagamento diretto complessivamente ricevuto dagli agricoltoridelle zone tradizionali ad un livello comparabile con quello percepito nelle altre areedel paese. Esso è servito a rimontare, peraltro solo in parte, un differenziale chedipende dalle rese di riferimento utilizzate per il calcolo dei pagamenti per ettaroconcessi ai seminativi in genere, che sono significativamente più ridotte, soprattuttonelle zone del Mezzogiorno in cui si coltiva il grano duro. Come si è mostrato nelparagrafo 2, infatti, in queste aree la somma dell’aiuto supplementare e di quellocomune agli altri seminativi è inferiore a quanto percepito, senza l’aiuto74


supplementare, nelle zone semi-tradizionali e non tradizionali. Ed è in queste stessearee, quelle tradizionali, che il grano duro è una delle poche alternative produttivepercorribili.Se si considera, poi, l’UE nel suo complesso, è pur vero che il grano duro puòapparire, a prima vista, come una coltura che beneficia di un grado di protezionerelativamente elevato rispetto al complesso dei seminativi; questo si può rilevare, adesempio, osservando il livello relativo di un indicatore come il PSE. Tuttavia, ad unapiù accorta osservazione si nota, in primo luogo, che una elevata componente insussidio diretto del PSE compensa una componente prezzo di mercato che è stataaddirittura negativa negli ultimi anni. Pertanto, l’aiuto diretto supplementare è deltutto coerente con la logica che ha informato l’istituzione e informa l’attuale gestionedegli aiuti diretti nell’OCM seminativi. In questa stesa logica, esso è necessario percompensare la perdita subita dai produttori di grano duro, che è stata relativamentemaggiore di quella sofferta dagli altri produttori di seminativi a seguitodell’unificazione dei prezzi di intervento: ciò a causa del livello elevato cui era fissatolo specifico prezzo di intervento per il grano duro prima della riforma della PAC deglianni novanta.Riguardo alla questione di come sia corretto calcolare la compensazione per lariduzione dei prezzi di intervento - sollevata dal rapporto ADE, ed utilizzata persuggerire la possibilità di ridurre l’aiuto supplementare - l’argomentazione fornitaappare quanto meno incoerente, se non speciosa. Essa soffre, infatti, di una paleseasimmetria fra la ragionevolezza “assoluta” in base alla quale viene proposta, e la suascarsa ragionevolezza “relativa” nel contesto della PAC, e dell’OCM seminativi inparticolare. In altre parole, sebbene possa apparire ragionevole, in assoluto, calcolarela compensazione da fornire agli agricoltori in base alla riduzione effettiva di redditoconseguente la riduzione delle garanzie di prezzo piuttosto che a una riduzione“potenziale”, ciò che appare del tutto irragionevole è l’applicazione di un similecriterio ad una sola fra le colture comprese nell’OCM seminativi. E specialmente inun contesto in cui non una, ma due riforme della PAC – quella del 1992 e quella del1999 – hanno apertamente utilizzato il criterio di compensare, sia pure noninteramente, le perdite di reddito potenziali. Questo senza contare che,paradossalmente, l’adozione di un criterio compensativo basato sulle perdite effettivedi reddito nel calcolo degli aiuti diretti concessi a fronte di riduzione dei prezzi75


istituzionali costituirebbe concettualmente un passo indietro sulla strada deldisaccoppiamento” degli aiuti dalla produzione, promosso con le due riforme dellaPAC lungo gli anni novanta: l’aiuto diretto risulterebbe, infatti, correlato allevariazioni dei prezzi di mercato.Inoltre, come si è visto nel paragrafo 3, la riduzione andrebbe a svantaggiospecialmente dei produttori italiani di grano duro, che sono per lo più piccoliimprenditori, che gestiscono aziende di piccole dimensioni, collocate in areestrutturalmente deboli, e in cui l’acqua costituisce spesso un importante fattore dilimitazione della produzione. Essa rischierebbe, pertanto, di influire negativamente siasulla condizione sociale che sull’equilibrio delle risorse naturali nelle aree meridionalidell’Italia.Per quanto attiene alla questione della qualità del grano duro, un primo punto pococonvincente dell’argomentazione proposta dal rapporto dell’ADE a sostegno dellanecessità di ridurre l’aiuto supplementare, riguarda la relazione che essa sottintendefra incentivi di mercato e qualità del prodotto. Se è vero che gli agricoltori guardanoai segnali di prezzo nel compiere le loro decisioni sull’allocazione delle risorsetralasciando gli aiuti diretti che ricevono – comportamento che peraltro la UE haapertamente perseguito con l’istituzione stessa degli aiuti diretti – non si capisceperché mai questo dovrebbe comportare uno scadimento qualitativo: gli imprenditori,infatti, a prescindere dall’ammontare degli aiuti diretti, avrebbero comunqueconvenienza a perseguire il loro massimo profitto producendo la qualità che ilmercato remunera maggiormente in rapporto al suo costo di produzione. Se, quindi, siproduce una qualità scadente - cosa peraltro che è tutta da dimostrare - il problema staprobabilmente nella incapacità del mercato di incorporare nei prezzi ladifferenziazione qualitativa del prodotto. In altre parole, se gli imprenditori produconoguardando soprattutto ai prezzi di vendita – come sostiene il rapporto ADE – eproducono un prodotto di qualità scadente, il problema è nel fatto che una qualitàmigliore non trova adeguata remunerazione nel mercato. Presumendo, come paresensato, che esista una domanda di grano duro di buona qualità, ciò sembra esseresoprattutto conseguenza di problemi di costo e di asimmetria dell’informazione sullaqualità, più che di un aiuto diretto sovra-compensativo.In secondo luogo, restando sul tema della qualità, l’evidenza proposta nel paragrafo3.4.1 mostra chiaramente che non si è in presenza, in Italia, di una riduzione del76


livello qualitativo della produzione di grano duro. Piuttosto, ciò che emerge è unproblema di diversità del concetto stesso di qualità adottato dagli agenti lungo lafiliera, che a sua volta può determinare un problema di diversità degli incentivi di taliagenti, e dunque di inefficace trasmissione dell’informazione sulla qualità da parte delsistema dei prezzi. In sintesi, gli agenti collocati più in prossimità della produzioneprimaria sembrano guardare soprattutto a parametri quantitativi (resa in semola, pesoettolitrico, quantità di prodotto per unità di terra) e quelli collocati più a valle aiparametri utili alla pastificazione (tenore proteico, quantità e qualità del glutine,ceneri). Laddove esistono significative difficoltà di coordinamento lungo la filiera,queste possono essere all’origine di quella scarsa remunerazione della qualità da partedel mercato, che a sua volta influisce negativamente sul livello qualitativo dellaproduzione primaria.L’effetto della riduzione proposta nell’aiuto supplementare – scontate tutte lelimitazioni evidenziate riguardo il modello e il campione utilizzati – andrebbe asommarsi all’effetto dell’applicazione di Agenda 2000 nelle zone tradizionali diproduzione, che già di per sé potrebbe produrre esiti non trascurabili. In particolare, lariduzione degli aiuti diretti per i semi oleosi in queste zone potrebbe indurre di per séuna riduzione della alternative colturali, accentuando il ruolo del grano duro. Diconseguenza, la riduzione dell’aiuto supplementare costituirebbe in queste aree unapenalizzazione ulteriore per una delle poche alternative produttive rimaste.Coerentemente con quanto appena osservato, i risultati della simulazione di unariduzione di 100 euro dell’aiuto supplementare per ettaro – l’ipotesi ventilata dalRapporto dell’ADE – indicano un effetto sul volume di offerta di grano durocomplessivamente contenuto, che non è interamente compensato, soprattutto intermini di ricavi aziendali, dall’aumento delle alternative colturali. In sintesi,l’esercizio mostra che la produzione di grano duro non si riduce significativamenteperché la coltura costituisce una delle poche alternative di utilizzo della terra nellezone tradizionali. Qualitativamente, ciò trova conferma nelle condizioni delle risorsenaturali di tali zone, e spesso nella scarsa disponibilità idrica.Più che sull’offerta, pertanto, la riduzione dell’aiuto supplementare per ettaro al granoduro si scaricherebbe sui redditi degli agricoltori, come indicato dall’evoluzione deimargini lordi che il modello simula, nonché sui valori fondiari, come indicatodall’evoluzione dei prezzi ombra della terra. Ed anche questa evidenza appare77


logicamente coerente con le condizioni di scarsità delle alternative colturali nelle zonetradizionali di produzione.Sia pure in modo indiretto, i risultati del modello tendono a indicare che nelle zoneattualmente più specializzate nella produzione di grano duro si andrebbe incontro aduna profonda revisione degli ordinamenti produttivi, che potrebbero includere attivitànon osservabili negli ordinamenti attuali. Un “segnale” in questo senso è dato dalrisultato che il modello fornisce per alcune province a maggiore specializzazione - peresempio in quella di Matera – secondo cui una quota della terra rimarrebbeinutilizzata. Sebbene sia scarsamente credibile di per sé, questo risultato costituisceuna indicazione del forte grado di importanza che l’aiuto supplementare al grano duroriveste in queste aree.Dato questo quadro, una direzione di cambiamento nel sostegno a favore del granoduro, che appare ben più proficua di quella proposta fino ad oggi, potrebbe esserequella di condizionare maggiormente il regime al miglioramento qualitativo dellaproduzione nelle aree tradizionali ed alla differenziazione del prodotto. Sebbene,infatti, non vi sia evidenza di un declino del livello qualitativo della produzioneitaliana negli ultimi anni, non è dato osservare neanche un incremento. Da questopunto di vista, sarebbe particolarmente importante che le misure di politicaperseguissero un miglior coordinamento della filiera, soprattutto in relazione allaqualità nelle diverse fasi di commercializzazione e trasformazione del prodotto, edall’ottenimento di partite di qualità omogenea. Ciò potrebbe riflettersi positivamentesulla capacità dei prezzi di trasmettere correttamente l’informazione sulla qualità,determinando a sua volta un maggiore incentivo per i produttori agricoli a migliorareil livello qualitativo della produzione.78


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APPENDICE82


Tabella A.1 - Spagna - Ripartizione della SMN relativa alle aree tradizionali di produzione(ha) (%)Andalucia 383,459 64.6Almeria 1,880 0.3Cadiz 72,019 12.1Cordoba 104,155 17.5Granada 9,951 1.7Huelva 10,858 1.8Jaen 16,423 2.8Malaga 29,444 5.0Sevilla 138,729 23.4AragonZaragoza 132,113 22.2Castilla - La ManchaToledo 20,718 3.5Castilla y Leon 7,988 1.3Burgos 6,878 1.2Salamanca 405 0.1Zamora 705 0.1ExtremaduraBadajoz 42,974 7.2Navarra 6,748 1.1TOTALE 594,000 100.0Fonte: elaborazioni INEA su dati Ministerio de Agricultura, Pesca y Alimentaciòn83


Tabella A.2 - Francia - Ripartizione della SMN relativa alle aree tradizionali di produzione(ha) (%)Midi-Pyrenees 69,201 33.3Ariege 1,438 0.7Aveyron 27 0.0Haute-Garonne 38,544 18.5Gers 19,563 9.4Lot (A e B) 764 0.4Haute-Pyrénées 83 0.0Tarn 6,264 3.0Tarn-et-Garonne 2,518 1.2Provence-Alpes-Cote d'Azur 55,453 26.7Alpes-de Haute-Provence 16,548 8.0Haute-Alpes 261 0.1Alpes-Maritimes 4 0.0Bouches-du-Rhone 20,249 9.7Var 6,525 3.1Vaucluse 11,866 5.7Languedoc-Roussillon 79,719 38.3Aude A 42,414 20.4Aude B 2,908 1.4Gard 20,945 10.1Hérault 13,087 6.3Lozère 76 0.0Pyrénées-Orientales 289 0.1Ardèche 738 0.4Drome 2,889 1.4TOTALE 208,000 100.0Fonte: elaborazioni INEA su dati Ministère de l'Agriculture et de la Peche84


Tabella A.3 - Italia - Aiuto complessivo ad ettaro di grano duro. Aree tradizionali e semi-tradizionalidi produzioneResa (t/ha)Importocompensativo(euro/t)Aiutoseminativi(euro/ha)Aiuto granoduro(euro/ha)Totale aiutia b c=a*b d c+dPiemonteTorino mi 2.3 63.0 144.3 138.9 283.2Torino ci 4.1 63.0 258.1 138.9 397.0Torino p 3.9 63.0 245.6 138.9 384.5Vercelli mi 4.9 63.0 310.5 138.9 449.4Vercell ci 5.0 63.0 316.0 138.9 454.9Vercell p 7.1 63.0 444.2 138.9 583.1Alessandria mi 3.3 63.0 205.4 138.9 344.3Alessandria ci 4.5 63.0 283.9 138.9 422.8Alessandria p 5.4 63.0 338.3 138.9 477.2LombardiaMilano ci 4.9 63.0 310.4 138.9 449.3Milano p 7.1 63.0 444.7 138.9 583.6Brescia mi 5.5 63.0 349.3 138.9 488.2Brescia ci 5.5 63.0 345.6 138.9 484.5Brescia p 7.8 63.0 491.8 138.9 630.7Pavia mi 4.7 63.0 298.4 138.9 437.3Pavia ci 5.1 63.0 318.7 138.9 457.6Pavia p 7.8 63.0 489.1 138.9 628.0Cremona p 8.3 63.0 520.4 138.9 659.3Mantova ci 5.0 63.0 317.0 138.9 455.9Mantova p 5.5 63.0 347.1 138.9 486.0Lodi p 7.1 63.0 444.7 138.9 583.6VenetoVerona mi 4.1 63.0 261.3 138.9 400.2Verona ci 5.6 63.0 352.5 138.9 491.4Verona p 7.2 63.0 454.8 138.9 593.7Vicenza mi 5.9 63.0 372.0 138.9 510.9Vicenza ci 7.2 63.0 452.5 138.9 591.4Vicenza p 7.5 63.0 472.1 138.9 611.0Treviso ci 7.1 63.0 444.4 138.9 583.3Treviso p 8.2 63.0 517.2 138.9 656.1Venezia p 8.3 63.0 525.5 138.9 664.4Padova ci 7.5 63.0 474.8 138.9 613.7Padova p 8.3 63.0 521.7 138.9 660.6Rovigo p 7.5 63.0 474.5 138.9 613.4Friuli Venezia GiuliaUdine mi 4.4 63.0 276.9 138.9 415.8Udine ci 6.7 63.0 420.1 138.9 559.0Udine p 6.8 63.0 430.7 138.9 569.6Gorizia ci 5.7 63.0 360.6 138.9 499.5Gorizia p 6.8 63.0 426.0 138.9 564.9(segue)85


(segue)Resa (t/ha)Importocompensativo(euro/t)Aiutoseminativi(euro/ha)Aiuto granoduro(euro/ha)Totale aiutia b c=a*b d c+dPordenone mi 4.5 63.0 283.0 138.9 421.9Pordenone ci 5.9 63.0 368.7 138.9 507.6Pordenone p 7.5 63.0 470.7 138.9 609.6Emilia RomagnaPiacenza mi 3.7 63.0 234.5 138.9 373.4Piacenza ci 4.5 63.0 285.4 138.9 424.3Piacenza p 6.4 63.0 402.2 138.9 541.1Parma mi 4.3 63.0 272.7 138.9 411.6Parma ci 4.8 63.0 305.2 138.9 444.1Parma p 5.7 63.0 357.5 138.9 496.4Reggio Emilia mi 3.3 63.0 204.8 138.9 343.7Reggio Emilia ci 4.8 63.0 302.8 138.9 441.7Reggio Emilia p 5.5 63.0 346.3 138.9 485.2Modena mi 3.9 63.0 244.4 138.9 383.3Modena ci 5.0 63.0 316.2 138.9 455.1Modena p 5.7 63.0 358.5 138.9 497.4Bologna mi 4.4 63.0 279.5 138.9 418.4Bologna ci 4.9 63.0 307.3 138.9 446.2Bologna p 6.4 63.0 400.2 138.9 539.1Ferrara p 5.2 63.0 328.2 138.9 467.1Ravenna ci 4.6 63.0 290.1 138.9 429.0Ravenna p 5.6 63.0 354.6 138.9 493.5Forlì mi 2.9 63.0 182.3 138.9 321.2Forlì ci 3.1 63.0 197.7 138.9 336.6Forlì p 4.9 63.0 307.3 138.9 446.2Rimini ci 3.1 63.0 197.7 138.9 336.6Rimini cl 3.4 63.0 214.4 138.9 353.3Rimini p 4.9 63.0 307.3 138.9 446.2PugliaFoggia mi 2.7 63.0 168.3 344.5 512.8Foggia ci 2.4 63.0 152.1 344.5 496.6Foggia cl 2.6 63.0 161.3 344.5 505.8Foggia p 2.4 63.0 149.9 344.5 494.4Bari ci 1.7 63.0 107.2 344.5 451.7Bari p 1.6 63.0 101.5 344.5 446.0Taranto cl 1.7 63.0 104.1 344.5 448.6Taranto p 1.6 63.0 97.7 344.5 442.2Brindisi cl 1.2 63.0 76.6 344.5 421.1Brindisi p 2.0 63.0 126.2 344.5 470.7Lecce p 1.7 63.0 104.3 344.5 448.8BasilicataPotenza mi 1.7 63.0 104.0 344.5 448.5Potenzaml 1.6 63.0 100.5 344.5 445.0Potenza ci 2.1 63.0 131.7 344.5 476.2(segue)86


(segue)Resa (t/ha)Importocompensativo(euro/t)Aiutoseminativi(euro/ha)Aiuto granoduro(euro/ha)Totale aiutia b c=a*b d c+dMatera mi 1.5 63.0 94.2 344.5 438.7Matera ci 1.5 63.0 97.0 344.5 441.5Matera p 1.6 63.0 98.0 344.5 442.5CalabriaCosenza mi 1.7 63.0 107.4 344.5 451.9Cosenza ml 1.4 63.0 88.1 344.5 432.6Cosenza ci 1.7 63.0 109.6 344.5 454.1Cosenza cl 1.5 63.0 93.5 344.5 438.0Cosenza p 2.6 63.0 166.8 344.5 511.3Catanzaro mi 1.9 63.0 121.2 344.5 465.7Catanzaro ci 1.9 63.0 118.1 344.5 462.6Catanzaro cl 1.7 63.0 109.6 344.5 454.1Catanzaro p 1.7 63.0 106.0 344.5 450.5Reggio Calabria mi 1.7 63.0 105.3 344.5 449.8Reggio Calabria ml 1.6 63.0 100.3 344.5 444.8Reggio Calabria cl 1.7 63.0 105.8 344.5 450.3Reggio Calabria p 2.6 63.0 166.8 344.5 511.3Crotone mi 1.9 63.0 121.2 344.5 465.7Crotone ci 1.9 63.0 118.1 344.5 462.6Crotone cl 1.7 63.0 109.6 344.5 454.1Crotone p 1.7 63.0 106.0 344.5 450.5Vibo Valentia mi 1.9 63.0 121.2 344.5 465.7Vibo Valentia ci 1.9 63.0 118.1 344.5 462.6Vibo Valentia cl 1.7 63.0 109.6 344.5 454.1SiciliaTrapani ci 1.8 63.0 111.5 344.5 456.0Trapani cl 1.7 63.0 105.3 344.5 449.8Trapani p 1.7 63.0 105.1 344.5 449.6Palermo mi 1.9 63.0 120.7 344.5 465.2Palermo ml 1.6 63.0 99.3 344.5 443.8Palermo ci 1.5 63.0 97.3 344.5 441.8Palermo cl 1.5 63.0 92.5 344.5 437.0Palermo p 1.4 63.0 85.2 344.5 429.7Messina mi 1.4 63.0 86.0 344.5 430.5Messina ml 1.3 63.0 79.9 344.5 424.4Messina cl 1.3 63.0 84.2 344.5 428.7Agrigento mi 1.7 63.0 109.1 344.5 453.6Agrigento ci 1.5 63.0 94.0 344.5 438.5Agrigento cl 1.4 63.0 90.0 344.5 434.5Agrigento p 1.7 63.0 105.0 344.5 449.5Caltanissetta ci 1.4 63.0 87.5 344.5 432.0Caltanissetta cl 1.1 63.0 72.4 344.5 416.9Caltanissetta p 1.1 63.0 67.7 344.5 412.2Enna ci 1.2 63.0 77.0 344.5 421.5Enna ci 1.2 63.0 78.4 344.5 422.9Catania mi 1.2 63.0 73.8 344.5 418.3(segue)87


(segue)Resa (t/ha)Importocompensativo(euro/t)Aiutoseminativi(euro/ha)Aiuto granoduro(euro/ha)Totale aiutia b c=a*b d c+dCatania ml 5.1 63.0 319.8 344.5 664.3Catania ci 1.2 63.0 77.1 344.5 421.6Catania cl 1.4 63.0 88.0 344.5 432.5Catania p 1.5 63.0 91.9 344.5 436.4Ragusa ci 2.2 63.0 136.0 344.5 480.5Ragusa cl 2.2 63.0 135.6 344.5 480.1Ragusa p 2.4 63.0 154.3 344.5 498.8Siracusa ci 1.4 63.0 87.4 344.5 431.9Siracusa cl 1.5 63.0 92.1 344.5 436.6Siracusa p 1.4 63.0 90.2 344.5 434.7SardegnaSassari mi 1.8 63.0 114.4 344.5 458.9Sassari ci 1.7 63.0 106.7 344.5 451.2Sassari cl 1.7 63.0 108.2 344.5 452.7Sassari p 1.5 63.0 94.6 344.5 439.1Nuoro mi 1.4 63.0 88.2 344.5 432.7Nuoro ci 1.5 63.0 97.6 344.5 442.1Nuoro cl 1.1 63.0 72.2 344.5 416.7Cagliari ci 1.3 63.0 82.1 344.5 426.6Cagliari cl 1.1 63.0 71.0 344.5 415.5Cagliari p 1.2 63.0 78.2 344.5 422.7Oristano ci 1.4 63.0 87.4 344.5 431.9Oristano p 1.7 63.0 106.3 344.5 450.8ToscanaMassa Carrara 3.0 63.0 191.3 344.5 535.8mc ml 4.6 63.0 287.5 344.5 632.0Massa Carrara ci 3.6 63.0 226.7 344.5 571.2Lucca mi 3.0 63.0 192.0 344.5 536.5Lucca ml 3.7 63.0 235.1 344.5 579.6Lucca p 3.9 63.0 244.5 344.5 589.0Pistoia mi 3.7 63.0 232.6 344.5 577.1Pistoia ci 3.3 63.0 206.8 344.5 551.3Pistoia mi 2.9 63.0 185.4 344.5 529.9Firenze ci 3.7 63.0 235.7 344.5 580.2Firenze p 4.7 63.0 297.0 344.5 641.5Livorno cl 3.2 63.0 201.5 344.5 546.0Pisa ci 3.3 63.0 204.8 344.5 549.3Pisa cl 3.3 63.0 207.0 344.5 551.5Pisa p 4.0 63.0 254.6 344.5 599.1Arezzo mi 2.6 63.0 164.6 344.5 509.1Arezzo ci 2.9 63.0 180.8 344.5 525.3Siena mi 2.7 63.0 169.8 344.5 514.3Siena ci 3.2 63.0 199.8 344.5 544.3Grosseto mi 2.6 63.0 166.7 344.5 511.2Grosseto ci 3.0 63.0 186.0 344.5 530.5Grosseto cl 3.0 63.0 189.6 344.5 534.1(segue)88


(segue)Resa (t/ha)Importocompensativo(euro/t)Aiutoseminativi(euro/ha)Aiuto granoduro(euro/ha)Totale aiutia b c=a*b d c+dGrosseto p 3.6 63.0 227.1 344.5 571.6Prato mi 2.9 63.0 185.4 344.5 529.9Prato ci 3.7 63.0 235.7 344.5 580.2UmbriaPerugia mi 3.6 63.0 223.8 344.5 568.3Perugia ci 3.8 63.0 237.5 344.5 582.0Terni mi 2.7 63.0 169.4 344.5 513.9Terni ci 3.5 63.0 220.4 344.5 564.9MarchePesaro mi 3.0 63.0 188.0 344.5 532.5Pesaro ci 3.4 63.0 211.8 344.5 556.3Pesaro cl 3.7 63.0 232.2 344.5 576.7Ancona mi 3.7 63.0 231.6 344.5 576.1Ancona ci 3.8 63.0 239.1 344.5 583.6Ancona cl 4.1 63.0 255.7 344.5 600.2Macerata mi 3.3 63.0 208.8 344.5 553.3Macerata ci 4.0 63.0 255.1 344.5 599.6Macerata cl 4.1 63.0 260.4 344.5 604.9Ascoli Piceno mi 2.8 63.0 176.8 344.5 521.3Ascoli Piceno ci 3.9 63.0 246.5 344.5 591.0Ascoli Piceno cl 4.1 63.0 257.2 344.5 601.7LazioViterbo ci 2.8 63.0 177.2 344.5 521.7Viterbo p 3.2 63.0 202.1 344.5 546.6Rieti mi 2.8 63.0 176.5 344.5 521.0Rieti ci 2.6 63.0 161.2 344.5 505.7Roma mi 3.9 63.0 243.0 344.5 587.5Roma ci 3.9 63.0 244.6 344.5 589.1Roma cl 3.9 63.0 247.6 344.5 592.1Roma p 3.9 63.0 246.4 344.5 590.9Latina mi 4.2 63.0 264.4 344.5 608.9Latina ci 3.9 63.0 246.3 344.5 590.8Latina cl 3.6 63.0 225.8 344.5 570.3Latina p 4.0 63.0 249.0 344.5 593.5Frosinone mi 2.0 63.0 123.9 344.5 468.4Frosinone ci 2.2 63.0 138.5 344.5 483.0Abruzzol'Aqulia mi 2.3 63.0 143.3 344.5 487.8Teramo mi 2.9 63.0 185.8 344.5 530.3Teramo ci 3.5 63.0 217.7 344.5 562.2Teramo cl 3.6 63.0 228.3 344.5 572.8Pescara mi 2.9 63.0 181.3 344.5 525.8Pescara ci 3.2 63.0 199.3 344.5 543.8Pescara cl 3.5 63.0 218.7 344.5 563.289(segue)


(segue)Resa (t/ha)Importocompensativo(euro/t)Aiutoseminativi(euro/ha)Aiuto granoduro(euro/ha)Totale aiutia b c=a*b d c+dChieti mi 2.5 63.0 158.7 344.5 503.2Chieti ci 2.9 63.0 180.2 344.5 524.7Chieti cl 3.1 63.0 193.9 344.5 538.4MoliseCampobasso mi 2.5 63.0 160.5 344.5 505.0Campobasso ci 2.8 63.0 176.5 344.5 521.0Campobasso cl 3.0 63.0 190.6 344.5 535.1Isernia mi 2.6 63.0 163.2 344.5 507.7Isernia ci 2.8 63.0 177.1 344.5 521.6CampaniaCaserta mi 2.3 63.0 145.1 344.5 489.6Caserta ci 2.8 63.0 176.1 344.5 520.6Caserta cl 3.4 63.0 216.5 344.5 561.0Caserta p 3.7 63.0 234.4 344.5 578.9Benevento mi 3.0 63.0 187.7 344.5 532.2Benevento ci 2.9 63.0 184.0 344.5 528.5Napoli ci 4.7 63.0 298.4 344.5 642.9Napoli cl 5.4 63.0 339.7 344.5 684.2Napoli p 8.3 63.0 522.0 344.5 866.5Avellino mi 2.9 63.0 181.1 344.5 525.6Avellino ci 3.2 63.0 200.5 344.5 545.0Salerno mi 1.7 63.0 105.7 344.5 450.2Salerno ci 2.1 63.0 133.6 344.5 478.1Salerno cl 1.8 63.0 113.7 344.5 458.2Salerno p 2.9 63.0 180.0 344.5 524.5mi = montagna internaml = montagna litoraneaci = collina internacl =collina litoraneap = pianuraFonte:elaborazioni INEA su dati MiPAF90


Tabella A.4 - Spagna - Aiuto complessivo medio ad ettaro di grano duro nelle zone tradizionali di produzioneAiutoImportoAiuto seminativi granoAiuto granoResa (t/ha) compensativTotale aiuti(euro/ha)duroduro/totale aiutio (euro/t)(euro/ha)(%)asciutto irriguo asciutto irriguo asciutto irriguo asciutto irriguoAndaluciaAlmeria 1.6 4.3 63.0 100.8 270.9 344.5 445.3 615.4 77.4 56.0Cadiz 3.4 5.0 63.0 214.2 315.0 344.5 558.7 659.5 61.7 52.2Cordoba 3.0 5.0 63.0 189.0 315.0 344.5 533.5 659.5 64.6 52.2Granada 2.0 4.3 63.0 126.0 270.9 344.5 470.5 615.4 73.2 56.0Huelva 2.5 4.6 63.0 157.5 289.8 344.5 502.0 634.3 68.6 54.3Jaen 2.2 4.3 63.0 138.6 270.9 344.5 483.1 615.4 71.3 56.0Malaga 2.6 4.6 63.0 163.8 289.8 344.5 508.3 634.3 67.8 54.3Sevilla 3.1 4.9 63.0 195.3 308.7 344.5 539.8 653.2 63.8 52.7AragonZaragoza 1.9 4.2 63.0 119.7 264.6 344.5 464.2 609.1 74.2 56.6Castilla - La ManchaToledo 1.8 4.2 63.0 113.4 264.6 344.5 457.9 609.1 75.2 56.6Castilla y LeonBurgos 3.0 3.8 63.0 189.0 239.4 344.5 533.5 583.9 64.6 59.0Salamanca 2.3 3.5 63.0 144.9 220.5 344.5 489.4 565.0 70.4 61.0Zamora 2.3 3.9 63.0 144.9 245.7 344.5 489.4 590.2 70.4 58.4ExtremaduraBadajoz 1.9 5.0 63.0 119.7 315.0 344.5 464.2 659.5 74.2 52.2Navarra 3.2 3.6 63.0 201.6 226.8 344.5 546.1 571.3 63.1 60.3Fonte: elaborazioni INEA su dati Ministerio de Agricultura, Pesca y Alimentaciòn91


Tabella A.5 - Spagna - Aiuto complessivo medio ad ettaro di grano duro nelle zone semi-tradizionali di produzioneAiutoImportoAiuto seminativi granoAiuto granoResa (t/ha) compensativTotale aiuti(euro/ha)duroduro/totale aiutio (euro/t)(euro/ha)(%)asciutto irriguo asciutto irriguo asciutto irriguo asciutto irriguoBajo Aragon 1.9 3.9 63.0 119.7 245.7 138.9 258.6 384.6 53.7 36.1Almazan 2.7 3.9 63.0 170.1 245.7 138.9 309.0 384.6 45.0 36.1Campo de Gomara 2.7 3.5 63.0 170.1 220.5 138.9 309.0 359.4 45.0 38.6Hoya de Huesca 2.4 3.9 63.0 151.2 245.7 138.9 290.1 384.6 47.9 36.1Monegros 1.9 3.9 63.0 119.7 245.7 138.9 258.6 384.6 53.7 36.1Centro 2.2 4.6 63.0 138.6 289.8 138.9 277.5 428.7 50.1 32.4Noroeste 1.5 3.5 63.0 94.5 220.5 138.9 233.4 359.4 59.5 38.6Suroeste y Valle Guadalentin 1.5 3.5 63.0 94.5 220.5 138.9 233.4 359.4 59.5 38.6La Montana 2.2 4.6 63.0 138.6 289.8 138.9 277.5 428.7 50.1 32.4Urgell 3.2 3.9 63.0 201.6 245.7 138.9 340.5 384.6 40.8 36.1Segria 2.7 3.9 63.0 170.1 245.7 138.9 309.0 384.6 45.0 36.1El Cerrato 2.7 3.5 63.0 170.1 220.5 138.9 309.0 359.4 45.0 38.6Las Vegas 1.8 4.3 63.0 113.4 270.9 138.9 252.3 409.8 55.1 33.9Campina 2.5 3.5 63.0 157.5 220.5 138.9 296.4 359.4 46.9 38.6Logrosan 1.5 5.0 63.0 94.5 315.0 138.9 233.4 453.9 59.5 30.6Requena-Utiel 2.2 4.6 63.0 138.6 289.8 138.9 277.5 428.7 50.1 32.4Rioja Baja 2.0 3.5 63.0 126.0 220.5 138.9 264.9 359.4 52.4 38.6Sierra Rioja Baja 2.5 3.5 63.0 157.5 220.5 138.9 296.4 359.4 46.9 38.6Sur 2.2 3.9 63.0 138.6 245.7 138.9 277.5 384.6 50.1 36.1Trujillo 1.5 5.0 63.0 94.5 315.0 138.9 233.4 453.9 59.5 30.6Valle de Ayora 2.2 4.6 63.0 138.6 289.8 138.9 277.5 428.7 50.1 32.4Fonte: elaborazioni INEA su dati Ministerio de Agricultura, Pesca y Alimentaciòn92


Tabella A.6 - Francia - Aiuto complessivo medio ad ettaro di grano duro nelle zonetradizionali di produzioneMidi-PyreneesResa(t/ha)Importocompensativo(euro/t)Aiutoseminativi(euro/ha)Aiutogranoduro(euro/ha)AiutoTotale granoaiuti duro/totaleaiutia b c=a*b d c+d (%)Ariege 4.71 63.0 296.7 344.5 641.2 53.7Aveyron 4.72 63.0 297.4 344.5 641.9 53.7Haute-Garonne 4.87 63.0 306.8 344.5 651.3 52.9Gers 5.08 63.0 320.0 344.5 664.5 51.8Lot A 5.26 63.0 331.4 344.5 675.9 51.0Lot B 4.35 63.0 274.1 344.5 618.6 55.7Haute-Pyrénées 4.57 63.0 287.9 344.5 632.4 54.5Tarn 4.99 63.0 314.4 344.5 658.9 52.3Tarn-et-Garonne 4.90 63.0 308.7 344.5 653.2 52.7Provence-Alpes-Cote d'AzurAlpes-de Haute-Provence 4.30 63.0 270.9 344.5 615.4 56.0Haute-Alpes 4.72 63.0 297.4 344.5 641.9 53.7Alpes-Maritimes 4.24 63.0 267.1 344.5 611.6 56.3Bouches-du-Rhone 4.51 63.0 284.1 344.5 628.6 54.8Var 4.08 63.0 257.0 344.5 601.5 57.3Vaucluse 4.65 63.0 293.0 344.5 637.5 54.0Languedoc-RoussillonAude A 4.66 63.0 293.6 344.5 638.1 54.0Aude B 4.12 63.0 259.6 344.5 604.1 57.0Gard 4.45 63.0 280.4 344.5 624.9 55.1Hérault 4.06 63.0 255.8 344.5 600.3 57.4Lozère 4.36 63.0 274.7 344.5 619.2 55.6Pyrénées-Orientales 4.08 63.0 257.0 344.5 601.5 57.3Ardèche 4.48 63.0 282.2 344.5 626.7 55.0Drome 4.69 63.0 295.5 344.5 640.0 53.8Fonte: elaborazioni INEA su dati Ministère de l'Agriculture et de la Peche93


Tabella A.7 - Francia - Aiuto complessivo medio ad ettaro di grano duro nelle zonesemi-tradizionali di produzioneResa(t/ha)Importocompensativo(euro/t)Aiutoseminativi(euro/ha)Aiutogranoduro(euro/ha)AiutoTotale granoaiuti duro/totaleaiutia b c=a*b d c+d (%)Aisne 6.62 63.0 417.1 138.9 556.0 25.0Aube 6.50 63.0 409.5 138.9 548.4 25.3Charente 5.20 63.0 327.6 138.9 466.5 29.8Charente-Maritime 5.47 63.0 344.6 138.9 483.5 28.7Cher 5.67 63.0 357.2 138.9 496.1 28.0Deux-Sèvres 5.33 63.0 335.8 138.9 474.7 29.3Essonne 6.22 63.0 391.9 138.9 530.8 26.2Eure 6.41 63.0 403.8 138.9 542.7 25.6Eure-et-Loir 6.27 63.0 395.0 138.9 533.9 26.0Indre 5.46 63.0 344.0 138.9 482.9 28.8Indre-et-Loire 5.58 63.0 351.5 138.9 490.4 28.3Loir-et-Cher 5.80 63.0 365.4 138.9 504.3 27.5Loiret 5.89 63.0 371.1 138.9 510.0 27.2Lot-et-Garonne 5.06 63.0 318.8 138.9 457.7 30.3Maine-et-Loire 5.38 63.0 338.9 138.9 477.8 29.1Marne 6.60 63.0 415.8 138.9 554.7 25.0Nièvre 5.54 63.0 349.0 138.9 487.9 28.5Orne 5.97 63.0 376.1 138.9 515.0 27.0Sarthe 5.64 63.0 355.3 138.9 494.2 28.1Seine-et-Marne 6.54 63.0 412.0 138.9 550.9 25.2Vendée 5.49 63.0 345.9 138.9 484.8 28.7Vienne 5.38 63.0 338.9 138.9 477.8 29.1Yonne 5.97 63.0 376.1 138.9 515.0 27.0Yvelines 6.22 63.0 391.9 138.9 530.8 26.2Fonte: elaborazioni INEA su dati Ministère de l'Agriculture et de la Peche94


Tabella A.8 - Portogallo - Aiuto complessivo medio ad ettaro di grano duro nell zone tradizionali di produzioneAiutoImportoAiuto seminativi granoAiuto granoResa (t/ha) compensativoTotale aiuti(euro/ha)duroduro/totale aiuti(euro/t)(euro/ha)(%)asciutto irriguo asciutto irriguo asciutto irriguo asciutto irriguoSantarem 1.6 3.6 63.0 99.6 225.1 344.5 444.1 569.6 77.6 60.5Lisboa 2.3 2.9 63.0 144.8 179.7 344.5 489.3 524.2 70.4 65.7Setubal 1.3 3.5 63.0 82.6 220.8 344.5 427.1 565.3 80.7 60.9Portoalegre 1.7 3.3 63.0 105.9 210.7 344.5 450.4 555.2 76.5 62.0Evora 1.7 3.8 63.0 107.5 240.3 344.5 452.0 584.8 76.2 58.9Beja 1.9 3.5 63.0 116.9 218.3 344.5 461.4 562.8 74.7 61.2Faro 1.7 3.5 63.0 106.5 219.5 344.5 451.0 564.0 76.4 61.1Fonte: elaborazioni INEA su dati Ministerio da Agricultura, do Desenvolvimento Rural e das Pescas95


Tabella A.9 - Italia - Variazione dell'aiuto complessivo ad ettaro di grano duro nelle zonetradizionali di produzione nell'ipotesi di una riduzione di 100 euro dell'aiutosupplementare (euro/ha)situazione attualeriduzione di 100 euroaiuto supplementarevariazionepercentualePuglia 467.1 367.1 -21.4Foggia mi 512.8 412.8 -19.5Foggia ci 496.6 396.6 -20.1Foggia cl 505.8 405.8 -19.8Foggia p 494.4 394.4 -20.2Bari ci 451.7 351.7 -22.1Bari p 446.0 346.0 -22.4Taranto cl 448.6 348.6 -22.3Taranto p 442.2 342.2 -22.6Brindisi cl 421.1 321.1 -23.7Brindisi p 470.7 370.7 -21.2Lecce p 448.8 348.8 -22.3Basilicata 448.7 348.7 -22.3Potenza mi 448.5 348.5 -22.3Potenzaml 445.0 345.0 -22.5Potenza ci 476.2 376.2 -21.0Matera mi 438.7 338.7 -22.8Matera ci 441.5 341.5 -22.6Matera p 442.5 342.5 -22.6Calabria 459.6 359.6 -21.8Cosenza mi 451.9 351.9 -22.1Cosenza ml 432.6 332.6 -23.1Cosenza ci 454.1 354.1 -22.0Cosenza cl 438.0 338.0 -22.8Cosenza p 511.3 411.3 -19.6Catanzaro mi 465.7 365.7 -21.5Catanzaro ci 462.6 362.6 -21.6Catanzaro cl 454.1 354.1 -22.0Catanzaro p 450.5 350.5 -22.2Reggio Calabria mi 449.8 349.8 -22.2Reggio Calabria ml 444.8 344.8 -22.5Reggio Calabria cl 450.3 350.3 -22.2Reggio Calabria p 511.3 411.3 -19.6Crotone mi 465.7 365.7 -21.5Crotone ci 462.6 362.6 -21.6Crotone cl 454.1 354.1 -22.0Crotone p 450.5 350.5 -22.2Vibo Valentia mi 465.7 365.7 -21.5Vibo Valentia ci 462.6 362.6 -21.6Vibo Valentia cl 454.1 354.1 -22.0Sicilia 447.5 347.5 -22.3Trapani ci 456.0 356.0 -21.9Trapani cl 449.8 349.8 -22.2Trapani p 449.6 349.6 -22.296(segue)


(segue)situazione attualeriduzione di 100 euroaiuto supplementarevariazionepercentualePalermo mi 465.2 365.2 -21.5Palermo ml 443.8 343.8 -22.5Palermo ci 441.8 341.8 -22.6Palermo cl 437.0 337.0 -22.9Palermo p 429.7 329.7 -23.3Messina mi 430.5 330.5 -23.2Messina ml 424.4 324.4 -23.6Messina cl 428.7 328.7 -23.3Agrigento mi 453.6 353.6 -22.0Agrigento ci 438.5 338.5 -22.8Agrigento cl 434.5 334.5 -23.0Agrigento p 449.5 349.5 -22.2Caltanissetta ci 432.0 332.0 -23.1Caltanissetta cl 416.9 316.9 -24.0Caltanissetta p 412.2 312.2 -24.3Enna ci 421.5 321.5 -23.7Enna ci 422.9 322.9 -23.6Catania mi 418.3 318.3 -23.9Catania ml 664.3 564.3 -15.1Catania ci 421.6 321.6 -23.7Catania cl 432.5 332.5 -23.1Catania p 436.4 336.4 -22.9Ragusa ci 480.5 380.5 -20.8Ragusa cl 480.1 380.1 -20.8Ragusa p 498.8 398.8 -20.0Siracusa ci 431.9 331.9 -23.2Siracusa cl 436.6 336.6 -22.9Siracusa p 434.7 334.7 -23.0Sardegna 436.7 336.7 -22.9Sassari mi 458.9 358.9 -21.8Sassari ci 451.2 351.2 -22.2Sassari cl 452.7 352.7 -22.1Sassari p 439.1 339.1 -22.8Nuoro mi 432.7 332.7 -23.1Nuoro ci 442.1 342.1 -22.6Nuoro cl 416.7 316.7 -24.0Cagliari ci 426.6 326.6 -23.4Cagliari cl 415.5 315.5 -24.1Cagliari p 422.7 322.7 -23.7Oristano ci 431.9 331.9 -23.2Oristano p 450.8 350.8 -22.2Toscana 556.8 456.8 -18.0Massa Carrara 535.8 435.8 -18.7mc ml 632.0 532.0 -15.8Massa Carrara ci 571.2 471.2 -17.5Lucca mi 536.5 436.5 -18.6Lucca ml 579.6 479.6 -17.3Lucca p 589.0 489.0 -17.0(segue)97


(segue)situazione attualeriduzione di 100 euroaiuto supplementarevariazionepercentualePistoia mi 577.1 477.1 -17.3Pistoia ci 551.3 451.3 -18.1Pistoia mi 529.9 429.9 -18.9Firenze ci 580.2 480.2 -17.2Firenze p 641.5 541.5 -15.6Livorno cl 546.0 446.0 -18.3Pisa ci 549.3 449.3 -18.2Pisa cl 551.5 451.5 -18.1Pisa p 599.1 499.1 -16.7Arezzo mi 509.1 409.1 -19.6Arezzo ci 525.3 425.3 -19.0Siena mi 514.3 414.3 -19.4Siena ci 544.3 444.3 -18.4Grosseto mi 511.2 411.2 -19.6Grosseto ci 530.5 430.5 -18.8Grosseto cl 534.1 434.1 -18.7Grosseto p 571.6 471.6 -17.5Prato mi 529.9 429.9 -18.9Prato ci 580.2 480.2 -17.2Umbria 557.3 457.3 -17.9Perugia mi 568.3 468.3 -17.6Perugia ci 582.0 482.0 -17.2Terni mi 513.9 413.9 -19.5Terni ci 564.9 464.9 -17.7Marche 574.8 474.8 -17.4Pesaro mi 532.5 432.5 -18.8Pesaro ci 556.3 456.3 -18.0Pesaro cl 576.7 476.7 -17.3Ancona mi 576.1 476.1 -17.4Ancona ci 583.6 483.6 -17.1Ancona cl 600.2 500.2 -16.7Macerata mi 553.3 453.3 -18.1Macerata ci 599.6 499.6 -16.7Macerata cl 604.9 504.9 -16.5Ascoli Piceno mi 521.3 421.3 -19.2Ascoli Piceno ci 591.0 491.0 -16.9Ascoli Piceno cl 601.7 501.7 -16.6Lazio 555.0 455.0 -18.0Viterbo ci 521.7 421.7 -19.2Viterbo p 546.6 446.6 -18.3Rieti mi 521.0 421.0 -19.2Rieti ci 505.7 405.7 -19.8Roma mi 587.5 487.5 -17.0Roma ci 589.1 489.1 -17.0Roma cl 592.1 492.1 -16.9Roma p 590.9 490.9 -16.9Latina mi 608.9 508.9 -16.4(segue)98


(segue)situazione attualeriduzione di 100 euroaiuto supplementarevariazionepercentualeLatina ci 590.8 490.8 -16.9Latina cl 570.3 470.3 -17.5Latina p 593.5 493.5 -16.8Frosinone mi 468.4 368.4 -21.4Frosinone ci 483.0 383.0 -20.7Abruzzo 535.2 435.2 -18.7l'Aqulia mi 487.8 387.8 -20.5Teramo mi 530.3 430.3 -18.9Teramo ci 562.2 462.2 -17.8Teramo cl 572.8 472.8 -17.5Pescara mi 525.8 425.8 -19.0Pescara ci 543.8 443.8 -18.4Pescara cl 563.2 463.2 -17.8Chieti mi 503.2 403.2 -19.9Chieti ci 524.7 424.7 -19.1Chieti cl 538.4 438.4 -18.6Molise 518.1 418.1 -19.3Campobasso mi 505.0 405.0 -19.8Campobasso ci 521.0 421.0 -19.2Campobasso cl 535.1 435.1 -18.7Isernia mi 507.7 407.7 -19.7Isernia ci 521.6 421.6 -19.2Campania 559.0 459.0 -17.9Caserta mi 489.6 389.6 -20.4Caserta ci 520.6 420.6 -19.2Caserta cl 561.0 461.0 -17.8Caserta p 578.9 478.9 -17.3Benevento mi 532.2 432.2 -18.8Benevento ci 528.5 428.5 -18.9Napoli ci 642.9 542.9 -15.6Napoli cl 684.2 584.2 -14.6Napoli p 866.5 766.5 -11.5Avellino mi 525.6 425.6 -19.0Avellino ci 545.0 445.0 -18.3Salerno mi 450.2 350.2 -22.2Salerno ci 478.1 378.1 -20.9Salerno cl 458.2 358.2 -21.8Salerno p 524.5 424.5 -19.1mi = montagna internaml = montagna litoraneaci = collina internacl =collina litoraneap = pianuraFonte:elaborazioni INEA su dati MiPAF99


Tabella A.10 - Spagna - Variazione dell'aiuto complessivo ad ettaro di grano duro nellezone tradizionali di produzione nell'ipotesi di una riduzione di 100 eurodell'aiuto supplementare (euro/ha)riduzione di 100 euro variazionesituazione attuale aiuto supplementare percentualeasciutto irriguo asciutto irriguo asciutto irriguoAndalucia 504.7 635.4 405.2 535.9 -19.7 -15.7Almeria 445.3 615.4 345.3 515.4 -22.5 -16.2Cadiz 558.7 659.5 458.7 559.5 -17.9 -15.2Cordoba 533.5 659.5 433.5 559.5 -18.7 -15.2Granada 470.5 615.4 370.5 515.4 -21.3 -16.2Huelva 502.0 634.3 402.0 534.3 -19.9 -15.8Jaen 483.1 615.4 383.1 515.4 -20.7 -16.2Malaga 508.3 634.3 408.3 534.3 -19.7 -15.8Sevilla 539.8 653.2 439.8 553.2 -18.5 -15.3AragonZaragoza 464.2 609.1 364.2 509.1 -21.5 -16.4Castilla - La ManchaToledo 457.9 609.1 357.9 509.1 -21.8 -16.4Castilla y Leon 504.1 579.7 404.1 479.7 -19.8 -17.3Burgos 533.5 583.9 433.5 483.9 -18.7 -17.1Salamanca 489.4 565.0 389.4 465.0 -20.4 -17.7Zamora 489.4 590.2 389.4 490.2 -20.4 -16.9ExtremaduraBadajoz 464.2 659.5 364.2 559.5 -21.5 -15.2Navarra 546.1 571.3 446.1 471.3 -18.3 -17.5Spagna 490.2 610.7 390.3 510.8 -20.4 -16.4Fonte: elaborazioni INEA su dati Ministerio de Agricultura, Pesca y Alimentaciòn100


Tabella A.11 - Francia - Variazione dell'aiuto complessivo ad ettaro di grano duro nellezone tradizionali di produzione nell'ipotesi di una riduzione di 100 eurodell'aiuto supplementare (euro/ha)situazioneattualeriduzione di 100euro aiutosupplementarevariazionepercentualeMidi-Pyrenees 648.7 548.7 -15.4Ariege 641.2 541.2 -15.6Aveyron 641.9 541.9 -15.6Haute-Garonne 651.3 551.3 -15.4Gers 664.5 564.5 -15.0Lot A 675.9 575.9 -14.8Lot B 618.6 518.6 -16.2Haute-Pyrénées 632.4 532.4 -15.8Tarn 658.9 558.9 -15.2Tarn-et-Garonne 653.2 553.2 -15.3Provence-Alpes-Cote d'Azur 622.8 522.8 -16.1Alpes-de Haute-Provence 615.4 515.4 -16.2Haute-Alpes 641.9 541.9 -15.6Alpes-Maritimes 611.6 511.6 -16.4Bouches-du-Rhone 628.6 528.6 -15.9Var 601.5 501.5 -16.6Vaucluse 637.5 537.5 -15.7Languedoc-Roussillon 614.7 514.7 -16.3Aude A 638.1 538.1 -15.7Aude B 604.1 504.1 -16.6Gard 624.9 524.9 -16.0Hérault 600.3 500.3 -16.7Lozère 619.2 519.2 -16.2Pyrénées-Orientales 601.5 501.5 -16.6Drome 626.7 540.0 -13.8Ardèche 640.0 526.7 -17.7Francia 631.7 531.7 -15.8Fonte: elaborazioni INEA su dati Ministère de l'Agriculture et de la Peche101


Tabella A.12 - Portogallo - Variazione dell'aiuto complessivo ad ettaro di grano duro nellezone tradizionali di produzione nell'ipotesi di una riduzione di 100 eurodell'aiuto supplementare (euro/ha)riduzione di 100 euro aiuto variazionesituazione attualesupplementarepercentualeasciutto irriguo asciutto irriguo asciutto irriguoSantarem 444.1 569.6 344.1 469.6 -22.5 -17.6Lisboa 489.3 524.2 389.3 424.2 -20.4 -19.1Setubal 427.1 565.3 327.1 465.3 -23.4 -17.7Portoalegre 450.4 555.2 350.4 455.2 -22.2 -18.0Evora 452.0 584.8 352.0 484.8 -22.1 -17.1Beja 461.4 562.8 361.4 462.8 -21.7 -17.8Faro 451.0 564.0 351.0 464.0 -22.2 -17.7Portogallo 453.6 560.8 353.6 460.8 -22.0 -17.8Fonte: elaborazioni INEA su dati Ministerio da Agricultura, do Desenvolvimento Rural e das Pescas102


Tabella A.13 - Distribuzione territoriale delle aziende RICA a grano duro(aree tradizionali)aziende RICA aziende RICA specializzate inn. % n. %Toscana Lucca 1 0.0 0 0.0Pistoia 2 0.1 2 0.1Firenze 3 0.1 3 0.1Livorno 16 0.7 16 0.7Pisa 31 1.3 31 1.3Arezzo 30 1.2 0 0.0Siena 27 1.1 27 1.2Grosseto 45 1.8 45 1.9Prato 1 0.0 0 0.0totale regione 156 6.4 124 5.3Umbria Perugia 211 8.7 211 9.0Terni 46 1.9 46 2.0totale regione 257 10.5 257 11.0Lazio Viterbo 94 3.9 94 4.0Rieti 5 0.2 5 0.2Roma 17 0.7 17 0.7Frosinone 21 0.9 21 0.9totale regione 137 5.6 137 5.8Marche Pesaro e Urbino 174 7.1 174 7.4Ancona 235 9.6 235 10.0Macerata 191 7.8 191 8.1Asoli Piceno 101 4.1 101 4.3totale regione 701 28.8 701 29.9Abruzzo L'Aquila 14 0.6 0 0.0Teramo 18 0.7 18 0.8Pescara 20 0.8 20 0.9Chieti 1 0.0 1 0.0totale regione 53 2.2 39 1.7Molise Campobasso 161 6.6 161 6.9Isernia 13 0.5 13 0.6totale regione 174 7.1 174 7.4Campania Caserta 16 0.7 16 0.7Benevento 29 1.2 29 1.2Napoli 34 1.4 0 0.0Avellino 35 1.4 35 1.5Salerno 9 0.4 9 0.4totale regione 123 5.0 89 3.8103


segue, Tabella . Distribuzione delle superfici a grano duro e delle aziende RICA a grano duroaziende RICAaziende RICAspecializzate inspecializzate% del totaleseminativi conin seminativigrano duron. % n. %Basilicata Matera 87 3.6 87 3.7Potenza 27 1.1 27 1.2totale regione 114 4.7 114 4.9Puglia Foggia 17 0.7 17 0.7Bari 9 0.4 9 0.4Brindisi 7 0.3 7 0.3Lecce 29 1.2 29 1.2totale regione 62 2.5 62 2.6Calabria Cosenza 48 2.0 48 2.0Catanzaro 3 0.1 3 0.1Reggio Calabria 1 0.0 1 0.0Crotone 3 0.1 0 0.0Vibo Valentia 9 0.4 0 0.0totale regione 64 2.6 52 2.2Sicilia Trapani 3 0.1 3 0.1Palermo 21 0.9 21 0.9Messina 2 0.1 0 0.0Agrigento 20 0.8 20 0.9Caltanissetta 29 1.2 29 1.2Enna 38 1.6 38 1.6Catania 5 0.2 5 0.2Ragusa 8 0.3 8 0.3Siracusa 5 0.2 5 0.2totale regione 131 5.4 129 5.5Sardegna Sassari 25 1.0 25 1.1Nuoro 19 0.8 19 0.8Cagliari 214 8.8 214 9.1Oristano 59 2.4 59 2.5totale regione 466 13.0 466 19.9TOTALE zone tradizionali 2438 100.0 2344 100.0Fonte: ns. elaborazioni su dati RICA e circolare MIPA 19/6/98104


Tabella A.14 -Distribuzione delle aziende RICA a grano duro per zona altimetrica(aree tradizionali)pianura collina montagnan. n. n.Toscana Pistoia 0 2 0Firenze 1 2 0Livorno 0 16 0Pisa 16 15 0Siena 0 21 6Grosseto 9 33 3Umbria Perugia 0 183 28Terni 0 46 0Lazio Viterbo 23 71 0Rieti 0 2 3Roma 14 2 1Frosinone 0 19 2Marche Pesaro e Urbino 0 166 8Ancona 0 212 23Macerata 0 185 6Asoli Piceno 0 101 0Abruzzo Teramo 0 18 0Pescara 0 18 2Chieti 0 1 0Molise Campobasso 0 139 22Isernia 0 8 5Campania Caserta 14 2 0Benevento 0 24 5Avellino 0 20 15Salerno 5 4 0Basilicata Matera 48 39 0Potenza 0 15 12Puglia Foggia 16 1 1Bari 0 4 0Brindisi 4 3 0Lecce 29 0 0Calabria Cosenza 4 31 13Catanzaro 0 2 1Sicilia Trapani 1 2 0Palermo 2 17 2Agrigento 5 13 2Caltanissetta 5 24 0Enna 0 30 8Catania 0 5 0Ragusa 0 8 0Siracusa 0 5 0Sardegna Sassari 25 0 0Nuoro 0 19 0Cagliari 192 22 0Oristano 50 9 0Fonte: ns elaborazioni su dati RICA105


Tabella A.15 - Toscana - Effetto della riduzione dell'aiuto supplementare sulla produzione delle colture alternative(variazioni % rispetto allo stato attuale)FrumentoMaisAvena Orzo MaisteneroforaggeroErbaio Riso Colza Girasole Trifoglio Pomodoro FavaSCENARIO APistoia -0.94 -0.87 0.76Firenze 3.32 1.21 3.15Pisa 5.79 8.49 10.23 8.24 30.29 0.65Siena 11.19 16.84 10.07 8.37 7.85 8.37 18.38Grosseto 12.96 2.66 21.41 1.28 4.52 0.43 10.28SCENARIO BPistoia 2.93 -0.99 0.94Firenze 16.25 3.42 -35.95Pisa 13.82 2.82 -26.88 -24.49 84.73 3.08Siena 24.98 9.20 10.85 4.42 -47.23 -54.44 52.23Grosseto 33.89 15.72 49.01 2.71 -35.48 0.67 29.54SCENARIO CPistoia -0.92 -0.98 0.77Firenze 2.94 1.19 5.19Pisa 5.36 9.00 16.26 12.24 19.61 0.64Siena 9.94 18.51 9.78 3.07 17.47 22.43 13.74Grosseto 5.77 1.16 7.84 0.63 3.64 0.22 3.38fonte: ns. elaborazioni su dati RICA107


Tabella A.16 - L'effetto della riduzione dell'aiuto supplementare sulle produzioni alternativeMarche (variazioni % rispetto allo stato attuale)Avena Colza ErbaioGranoteneroMais Orzo Sorgo Girasole Foraggere altri cerealiSCENARIO AAncona 141.23 5.97 46.38 13.27 4.27 15.37 9.15 12.45Ascoli Piceno -12.77 2.74 8.56 6.53 6.31Macerata 13.13 13.60 3.69 12.56 10.15 10.82 21.42Pesaro 18.94 19.42 6.33 2.88 5.90 4.19 4.91 44.78 -4.62SCENARIO BAncona -5.15 -100.00 76.21 21.14 1.60 15.17 12.57 -33.81Ascoli Piceno 17.46 -4.55 22.86 22.86 -36.39Macerata -2.83 27.65 3.37 14.07 14.07 -34.77 53.89Pesaro 17.44 50.34 11.04 0.58 5.89 5.89 -26.77 109.53 -13.33SCENARIO CAncona 0.08 0.00 23.93 12.23 4.48 15.81 8.22 21.84Ascoli Piceno -11.47 2.90 7.91 5.84 11.06Macerata 15.62 11.93 3.63 12.37 9.39 19.89 16.16Pesaro 19.22 14.90 6.05 2.94 6.05 4.12 7.15 27.17 -5.06fonte: ns. elaborazioni su dati RICA108


Tabella A.17 - L'effetto della riduzione dell'aiuto supplementare sulle produzioni alternativeLazio (variazioni % rispetto allo stato attuale)Avena Colza ErbaioGranoteneroMais Orzo Girasole foraggeretabacco dasemetabaccoda fogliamaisforaggeropatatapomodoroSCENARIO AFrosinone 289.40 0.02 -3.93 -3.28 -0.29 0.10 0.12 0.74 -0.85Rieti 25.33 -0.75 23.04 9.19 1.65 -19.32Roma -32.50 1.39 11.48 4.72 2.78 4.31 3.57 2.73Viterbo 10.03 18.81 1.50 2.47 4.18 -0.68 5.01 1.78 -2.74 0.72 0.28SCENARIO BFrosinone 295.25 53.33 90.00 3.19 -60.07 -100.00 32.37 51.93 -45.16Rieti -100.00 270.68 -100.00 -58.88 2.52 95.54Roma 21.64 -48.69 17.02 20.22 -18.19 -52.92 6.41 13.38Viterbo -100.00 48.36 53.00 -0.57 15.10 7.25 2.98 -0.27 17.18 2.37 0.61SCENARIO CFrosinone 277.25 0.08 -2.03 -3.09 -0.87 0.00 0.09 0.52 -1.67Rieti 0.00 1.40 0.00 12.32 1.58 -6.31Roma -21.09 2.88 10.91 4.06 3.53 10.18 3.46 2.43Viterbo 0.00 14.87 2.17 2.07 6.01 4.72 4.93 1.11 0.58 0.78 0.61fonte: ns. elaborazioni su dati RICA109


Tabella A.18 - Sardegna - Effetto della riduzione dell'aiuto supplementare sulla produzione delle colture alternative(variazioni % rispetto allo stato attuale)Avena Orzo Mais Erbaio Riso Colza GirasoleSCENARIO ASassari 3.74 9.08 -0.39 3.14 1.41Nuoro 5.33 10.24 19.34Cagliari 11.35 5.28 1.21 3.49 0.62Oristano -3.10 9.39 3.47 1.80 10.32SCENARIO BSassari 79.20 32.89 257.42 -78.07 -92.66Nuoro -11.81 8.27 12.41Cagliari -37.52 3.98 2.37 -81.57 -66.86Oristano 70.09 -0.70 -32.21 7.51 -100.00SCENARIO CSassari 2.14 7.35 -0.11 16.71 23.68Nuoro 6.58 10.28 20.77Cagliari 22.23 5.35 1.19 23.34 1.95Oristano 4.58 9.80 -1.30 2.15 infinitofonte: ns. elaborazioni su dati RICA110


Tabella A.19 L'effetto della riduzione dell'aiuto supplementare sulle produzioni alternativeCampania (variazioni % rispetto allo stato attuale)Avena Colza Erbaio GranoteneroMais Orzo Girasole Foraggere Fava Cavolo Patata Rapa LupinoTabacco dasemeSCENARIO AAvellino 11.89 93.19 9.27 -3.92 -3.11 11.75 -82.55 -17.92 20.09 8.35 -4.05 11.45Benevento 3.86 3.93 1.18 2.86 3.57 3.42 8.39Caserta 34.52 2.21 8.06 0.09 0.24 1.28Salerno 9.42 -0.72 3.12 4.36SCENARIO BAvellino 4.99 -100.00 20.56 -0.99 -9.33 14.32 -100.00 -3.88 48.63 9.09 -4.88 11.11Benevento -9.10 7.00 7.11 -18.78 -1.58 7.79 9.11Caserta -100.00 -25.72 1.84 0.20 2.08 3.24Salerno 17.58 -8.64 9.50 6.92SCENARIO CAvellino 12.47 0.00 7.43 9.85 -1.38 9.26 0.00 -15.92 16.06 13.62 -2.54 10.26Benevento 4.44 3.81 1.12 3.65 3.77 3.27 8.32Caserta 0.00 -2.75 7.13 0.07 0.11 1.09Salerno 8.42 -0.95 2.47 4.08fonte: ns. elaborazioni su dati RICATrifoglio111


Tabella A.20- Molise - Effetto della riduzione dell'aiuto supplementare sulla produzione delle colture alternative(variazioni % rispetto allo stato attuale)AvenaFrumentoteneroAltricerealiOrzoMaisMaisforaggeroGirasole Colza LupinoSCENARIO ACampobasso 27.30 9.74 21.51 12.05 14.53Isernia 2.54 2.21 0.66 0.28 11.06SCENARIO BCampobasso 17.69 21.23 33.40 -64.97 -79.38Isernia -14.11 -0.76 -2.48 4.57 57.39SCENARIO CCampobasso 30.19 8.74 19.23 52.46 238.71Isernia 2.91 1.40 0.64 0.47 6.96fonte: ns. elaborazioni su dati RICA112


Tabella A.21 L'effetto della riduzione dell'aiuto supplementare sulle produzioni alternativeCalabria (variazioni % rispetto allo stato attuale)Avena Colza ErbaioGranoteneroMais Orzo Foraggere PatataSCENARIO ACosenza 5.91 2.64 5.69 6.01 1.86 5.66 5.83 0.30Catanzaro 2.86 8.43 4.66SCENARIO BCosenza -7.72 -66.90 42.28 28.38 5.46 11.87 41.93 1.93Catanzaro -16.76 18.92 -2.00SCENARIO CCosenza 6.84 8.70 4.22 4.91 1.77 5.32 4.38 0.30Catanzaro 3.55 7.63 4.98fonte: ns. elaborazioni su dati RICA113


Tabella A.22 - L'effetto della riduzione dell'aiuto supplementare sulle produzioni alternativeAbruzzo (variazioni % rispetto allo stato attuale)AvenaGranoteneroMais Orzo Girasole Foraggere Fava LupinoSCENARIO AChieti 4.90 4.40 17.90Pescara 4.96 1.73 4.62 4.44 4.04 15.32Teramo 5.88 1.95 10.61 4.85SCENARIO BChieti -10.64 -4.67 25.88Pescara 21.48 3.79 15.90 -33.92 18.02 69.81Teramo 20.38 4.96 30.88 -24.24SCENARIO CChieti -10.64 2.07 6.41Pescara 4.22 1.63 4.13 7.28 3.51 9.91Teramo 5.16 1.90 8.73 6.79fonte: ns. elaborazioni su dati RICA114


Tabella A.23 - Umbria - Effetto della riduzione dell'aiuto supplementare sulla produzione delle colture alternative(variazioni % rispetto allo stato attuale)AvenaFrumentoForaggereTabacco daOrzoErbaio Mais Girasole ColzateneroavvicendatesemeSCENARIO ATerni -19.79 2.62 3.00 4.87 0.70 1.79 34.25Perugia 0.00 0.00 0.00 0.00 0.00 0.00 0.00SCENARIO BTerni -0.55 11.58 6.90 46.76 2.84 -31.67 -100.00Perugia -3.46 -7.14 -0.09 -4.77 -27.81 -0.03SCENARIO CTerni -10.60 1.75 2.60 4.00 1.31 4.21 -100.00Perugia 0.00 0.06 -0.09 0.01 0.02 -0.03fonte: ns. elaborazioni su dati RICA115

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