Verbale 1^ Sessione Tematica del 11 dicembre 2007 - Comune di ...

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Verbale 1^ Sessione Tematica del 11 dicembre 2007 - Comune di ...

COMUNE DI REGGIO EMILIAServizio Pianificazione e Qualità UrbanaVERBALE DELLA CONFERENZA DI PIANIFCAZIONEPER L’ADOZIONE DEL PIANO STRUTTURALE COMUNALEL.R 24 marzo 2002 n.20PRIMA SESSIONE TEMATICA DEL 11 DICEMBRE 2007In Reggio Emilia, addì 11 Dicembre 2007 alle ore 9,00 presso sala conferenze “ex Tribunale” viaEmilia S.Pietro 12 , si è riunita la Conferenza di Pianificazione in epigrafe, convocata ai sensi degliarticoli 14-32 della L.Rn. 20/2000 con lettera dell’Assessore all’Urbanistica ed Edilizia in data 3Dicembre 2007 in atti n.12219 di P.S.Le autorità invitate e quelle presenti con lo scopo di Predisporre la concertazione istituzionale aisensi dell’art. 14 della LR 20/2000, risultano essere le seguenti:N°d’ordineAUTORITA’1 Regione Emilia Romagna2 Provincia Reggio Emilia si3 Prefetto di Reggio Emilia4 Comune di Albinea si5 Comune di Bagnolo in Piano si6 Comune di Bibbiano7 Comune di Campegine8 Comune di Cadelbosco di Sopra si9 Comune di Casalgrande10 Comune di Cavriago11 Comune di Correggio si12 Comune di Montecchio13 Comune di Quattro Castella si14 Comune di Rubiera15 Comune di San Martino in Rio16 Comune di San’Ilario d’Enza17 Comune di Scandiano si18 Diocesi di Reggio Emilia e Guastalla19 ARPA Agenzia Regionale Prevenzione e Ambiente si20 Azienda Sanitaria Locale Dipartimento Sanità Pubblica si21 Autorità di Bacino del fiume Po22 Servizio Tecnico dei bacini degli affluenti del Po si23 ACT Agenzia Locale per la Mobilità si24 ATO - Agenzia D’ambito per Servizi Pubblici di Reggio Emilia25 Consorzio della Bonifica Parmigiana Moglia -Secchia26 Consorzio della Bonifica Bentivoglio Enza27 Corpo Forestale dello Stato28 Comandante Provinciale Vigili del FuocoPresenzaalla


29 Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici30 Camera Di Commercio Industria , Artigianato e Agricoltura31 Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio32 Soprintendenza per i Beni Archeologici33 Comando Militare Esercito -Affari Generali- Regione E.Romagna34 VI° Reparto Infrastrutture35 Aeronautica Militare Italiana - Comando 1^ Regione Aerea36 ANAS s.p.a. Direzione Centrale Autostrade e Trasporti37 ENIA s.p.a. si38 RFI s.p.a. Infrastruttura di Bologna si39 TERNA s.p.a.40 ENEL s.p.a.41 ENAC42 ENAV43 CEPAV 144 SNAM Rete Gas s.p.a.45 Autostrade per l’Italia s.p.a. dir. III° troncoSono presenti n. 13 autorità sulle 45 invitateLe suddette autorità presenti sono rappresentate dai relativi legali rappresentanti o loro delegati,come risulta dal foglio di presenza allegato agli atti della conferenza.Partecipano inoltre alla Conferenza, rappresentanti delle Associazioni economiche, professionali,sociali, che sono presenti e operano nel territorio del Comune in qualità di uditori permanenti alfine di favorire la concertazione di cui all’art. 14, 4° Comma della LR 20/2000.1 CGIL si2 CISL3 UIL4 Confcommercio si5 Confesercenti si6 CNA si7 Confartigianato8 UPPI9 Legambiente10 ANCI – Emilia Romagna11 INU – Emilia Romagna12 Associazione Modi Urbani13 Italia Nostra14 Legacoop15 Unione Cooperative16 API17 Associazione Industriali si18 Collegio dei Geometri19 Collegio dei periti agrari e periti agrari laureati si20 Collegio dei periti industriali21 Ordine degli Architetti e paesaggisti si22 Ordine degli Ingegneri si23 Ordine dei Dottori Agronomi e Forestali24 SUNIA25 Fondazione Pietro Manodori


26 SOFISER27 IFOA28 CSA29 SIPER30 Reggio Children31 RU.RE32 Università di Modena e Reggio E.33 CCPL34 F.C.R.35 Gruppo Imprese Reggiane36 C.A.P.37 ARCI38 Collegio Costruttori Edili si39 Arcispedale SMN40 Confederazione Italiana Agricoltori41 Federazione Provinciale Coltivatori Diretti si42 Confagricoltura43 Circoscrizione I^44 Circoscrizione II^45 Circoscrizione III^46 Circoscrizione IV^47 Circoscrizione V^ si48 Circoscrizione VI^49 Circoscrizione VII^50 Circoscrizione VIII^51 A.C.E.R.Sono presenti alla seduta in qualità di uditori:GIANLUCA RIGON, STEFANO NARDI, STEFANO DAOLIO, MODESTI ANDREA(PROVINCIA DI REGGIO E.), FRANCESCO BOMBARDI, ANDREA BERGIANTI, VILLIAMBURANI (BETULLA), SERGIO MARCONI (ASSOCIAZIONE INDUSTRIALI), GIULIANFFORMACIARI, ROGER GANASSI (CONFESERCENTI), ARNO SASSI (CGIL), GIAMPAOLOGRAZIOLI (COOPSETTE), MORENO VERONESE (CCDP), STEFANO CURLI (ORDINEINGEGNERI), LUCA MONTI (ORDINE INGEGNERI), STEFANO SGHEDONI (USL),ALESSANDRO GRANDE (CONFCOMMERCIO), IVAN SACCHETTI, GIANNI VECCHI(CIRC. V^ ), AGOSTINO VERONA (COLDIRETTI), CORRADO MAROCCI, PAOLOFERRABOSCHI (CONFCOMMERCIO), ROSSANA CORNIA (ACT), GIOVANNI TRISOLINI(CGIL), CARLO BACCI (ORDINE DEGLI AGRONOMI), GIULIANO SPAGGIARI(PROVINCAI DI REGGIO E.), CLAUDIO RUBIANI (COMUNE DI ALBINEA), LAUROSACCHETTI, ELEMA PASTORINI (PROVINCIA DI REGGIO E.), GIULIANO MEDICI(CNA), FRANCESCA CIGARINI, BRUNELLA ANGELI, DANIELE BOTTI (ASSOCIAZIONEINDUSTRIALI), ROMOLO BARGIACCHI, ERMETE FIACCADORI, PROSPERO GRASSI(CONSIGLIERE), MAURIZIO ZAMBONI, ANDREA TAGLIAVINI (PROVINCIA DI REGGIOE.)Presiede la conferenza l’Assessore all’ Urbanistica del Comune di Reggio Emilia Ugo FerrariFunge da Segretario il dirigente del Servizio Pianificazione Ign. Maria SergioAlle ore 9.15 constatate le presenze di cui sopra, il presidente dichiara aperta la seduta.


Si rammenta il programma della seduta, come da convocazione:PRIMA SESSIONE TEMATICAore 9.00Presiede Ugo Ferrariore 9.15 – 10.00ore 10.00 – 10.45ore 10.45- 11.30ore 11.30-13.00Il sistema di Area VastaArch. Piero Cavalcoliprof. BursiIl sistema della mobilitàAss. Paolo GandolfiIl sistema economico e socialedott. Massimiliano Bondidott. Paolo Bonarettidibattito e conclusioniIn assenza dell’Assessore Ferrari apre la seduta l’ing. Maria SergioAllora, io direi di cominciare. Buongiorno a tutti. Ci sono ancora diverse persone che stannoarrivando ma direi di iniziare così cerchiamo di contenere i tempi come ci eravamo detti nell’ultimaconferenza. I relatori possono accomodarsi al tavolo, molti stanno ancora arrivando però vedo ilProfessor Bursi. Inizio con scusare l’assenza dell’assessore Ferrari che è a casa ammalato, laconferenza odierna sarà presieduta dall’assessore Gandolfi che è in arrivo. Oggi iniziamo le primeconferenze tematiche. Nell’ultima conferenza abbiamo chiarito appunto che le sessioni tematicheservono ad andare un po’ più a fondo rispetto ai temi principali trattati nel nuovo strumentourbanistico. Oggi in particolare, illustriamo il sistema di area vasta, il sistema della mobilità e ilsistema economico sociale. Nelle varie e successive sessioni tematiche presentiamo sia degliapprofondimenti di analisi in relazione a questi temi ma anche quelle che sono le indicazioni e gliindirizzi contenuti nel documento preliminare al piano. Rispetto all’ultimo punto, il sistemaeconomico sociale, in particolare oggi trattiamo la parte del sistema economico; quella socialel’abbiamo in qualche misura anticipata nella conferenza scorsa e l’approfondiremo meglio nellaquinta sessione tematica quando tratteremo le azioni per l’edilizia sociale e il piano dei servizi.Quindi daremo alcuni dati più dettagliati sul trend dell’aumento demografico, delle trasformazioni,delle composizioni sociali in riferimento alle varie zone della città. Per illustrare e trattare questitemi, noi ovviamente in modo sintetico, descriveremo i contenuti dei documenti che abbiamopresentato in sede di conferenza. Siccome i temi però, quello dell’area vasta e soprattutto quello delsistema economico sono temi complessi da trattare, soprattutto per quanto può fare uno strumentodi pianificazione territoriale, abbiamo ritenuto opportuno, nella giornata di oggi, presentarvi duecontributi. Sono pertanto presenti due esperti autorevoli rispetto a questi temi: il primo è il Prof.Tiziano Bursi che ci ha già raggiunto che è professore ordinario di economia aziendale, facoltà dieconomica dell’Università di Modena e Reggio al quale , in particolare, abbiamo chiesto ditrattare il tema del processo di internazionalizzazione delle piccole e medie imprese. Su questo temaspecifico il professore lavora da tempo e ha pubblicato diverse ricerche anche operate attraversol’università; il tema è molto interessante per chi appunto deve lavorare negli strumenti dipianificazione, un tema che abbiamo già affrontato e che si è affrontato anche in sede di conferenzadel PTCP, quella conferenza aperta delle Regione. Quindi si inizia con cominciare a capire un po’meglio quelli che sono le dinamiche, i processi di globalizzazione delle imprese, in particolare diquelle appunto che sono orientate ad ampliare i propri orizzonti sui mercati. E’ un tema ovviamenteche in questa sede non riusciremo ad approfondire puntualmente, però possiamo raccogliere daqualche esperto, elementi circa la lettura di questi fenomeni, in particolare per capire qual è la


ealtà del nostro tessuto economico produttivo ci sembrava importante e ci sembrava importantefarlo appunto con esperti al didi quelli che sono i dati che noi tecnici, che abbiamo un approcciodiverso, abbiamo potuto raccogliere nel sistema di analisi del nostro quadro conoscitivo. Analisiche, in particolare, è stata approfondita attraverso la consulenza dello studio NOMISMA e che oggici viene presentata. Abbiamo condotto anche diverse interviste agli imprenditori locali. Diciamoche da tutto questo quadro di analisi, quello che ci interessa in particolare capire per il lavoro chec’è da fare sul Piano Strutturale Comunale, in sostanza sono le domande che pongono le imprese.Quindi il nostro tessuto come un tessuto fatto di medie e piccole imprese in larga misura, domandein particolare legate a questi processi di internazionalizzazione e delle problematiche che siaffrontano col tema della globalizzazione. L’altro intervento che abbiamo ritenuto di presentareoggi invece, ce ne parlerà il Dott. Paolo Bonaretti, che è in arrivo, ci raggiungerà più o meno a metàmattina perché aveva alcuni impegni stamattina presto. E’ il direttore di ASTER che è il Consorziotra la Regione Emilia Romagna, l’Università ed Enti di ricerca. Quindi anche loro si occupano diimpresa. Stiamo ancora una volta parlando del tessuto produttivo, in particolare della RegioneEmilia Romagna quindi chiederemo anche al Dott. Paolo Bonaretti un approfondimento sul sistemareggiano. Ci interessa il punto di vista dell’ASTER appunto perché da anni operano sul tema dellosviluppo dei servizi che sono finalizzati a promuovere ricerca industriale trasferimento tecnologicoe innovazione. Ci ha raggiunto l’assessore Gandolfi, ho appena detto che tu presiedi la giornata dioggi, forse lo scopri in questo momento. Allora, io a parte questi due approfondimenti specifici,dicevo, i temi invece da affrontare nella giornata di oggi li trattiamo attraverso alcune relazioni. Laprima è quella dell’Architetto Piero Cavalcoli che non ha bisogno di presentazioni perché ormai loconosciamo tutti. Ha partecipato alla fase di costruzione anche del piano con diversi incontri diversitavoli che abbiamo fatto con molti di voi, le associazioni i comuni ecc. L’assessore Gandolfi cheinvece ci illustra gli elementi del piano urbano della mobilità. Piano urbano della mobilità e Pianostrutturale comunale sono, l’abbiamo detto più volte, pienamente coordinati (interruzione perguasto all’impianto. Riprende a 7:17) sti temi. L’ultima cosa che dico in riferimento al temadell’area vasta di cui ci parla l’Arch. Cavalcoli, ricordo il protocollo d’intesa che noi abbiamosiglato con la Provincia e i 14 comuni confinanti con il comune capoluogo e sul lavoro che abbiamocondotto coni comuni, appunto lavoro avviato attraverso questo protocollo d’intesa, gli elementiche erano stati individuati su cui lavorare in modo comune appunto nell’ottica di un territorio piùallargato erano tre: i temi delle aree produttive sovracomunali, che in particolare riguardano il temadi Mancasale, Prato Gavassa e l’area di Cortetegge che confina con Cavriago, il tema della viaEmilia e il tema delle zone agricole, quindi della pianificazione delle aree agricole e conseguentinorme di gestione di questo territorio. La proposta per proseguire i tavoli di lavoro che sono statiavviati con l’area vasta, è quella di trattare i primi due temi quindi delle aree produttive e della viaEmilia attraverso tavoli di lavoro dedicati, con i comuni ovviamente interessati da queste tematiche,che vorremmo avviare in corrispondenza delle conferenze tematiche che trattano questi temi. Sonoprogrammate per gennaio quindi subito dopo l’illustrazione di questi contenuti partiranno.Chiederemo appunto ai comuni di collaborare con l’attivazione dei tavoli specifici per trattarequesto tema. Il tema delle zone agricole invece, che è un tema che riguarda tutti i comuni confinantiche sono presenti nella nostra conferenza e la Provincia, abbiamo pensato di trattarlo all’interno diuna sessione tematica della conferenza che è prevista per il 19 febbraio, la sesta sessione alla qualesarà presente anche la provincia quindi organizzeremo quel momento come discussione puntualesul tema delle zone agricole. Io non mi dilungo ulteriormente. Do la parola all’Arch. Cavalcoli checi illustra cosa sia stato fatto sul tema dell’area vasta , che tipo di analisi abbiamo condotto, checollaborazioni si sono avviate con gli interessati e in particolare, ci parlerà del tema che riguarda ilrapporto tra il Piano territoriale regionale, il PTCP e il nostro PSC.Arch.Piero CavalcoliBuongiorno a tutti.Il mio compito è quello di introdurre un po’ l’argomento:”’area vasta”. L’area vasta, la stessadefinizione area vasta è ormai diventato di uso comune ma spesso dietro le formule, le parole di usocomune, si nasconde una veloce perdita di coscienza di cosa le parole vogliono dire. Quindiritornare un attimo sul perché è necessario discutere insieme dell’area vasta. Che cosa si può dire


dell’area vasta dove si colloca la città di Reggio, qual è la dimensione dell’area vasta, beh misembra un argomento importante per capire anche quali sono gli attori di questa area vasta e quindicapire qual è il futuro. Ecco, per fare questo bisogna un po’ anche collegarsi, sì mi sembra che siadoveroso, a qualche aspetto di commento delle novità introdotte dalla riforma urbanistica su questoterreno perché io ho l’impressione, non so se è anche la vostra, non so quanto voi partecipiate,abbiate partecipato nel passato a questi dibattiti, che al didella proclamazione delle novità icomportamenti e il nostro stesso convincimento su che cosa cambia e perché debba cambiare neinostri modi di affrontare il piano, il piano di una città, in realtà si nasconda anche qui una pigriziaintellettuale. Il fatto cioè che in fondo eravamo abituati a fare i piani in un certo modo, che fare inquel modo i piani è in fondo una consolidata abitudine e che quindi, mah, forse perché gliintellettuali e i tecnici ogni tanto si inventano una necessità di rinnovamento della loro disciplina,fosse necessario introdurre … non è così! Bisogna che noi torniamo ad alcuni dei fondamenti diquesta novità che interessano in particolare il tema dell’area vasta, perché da lì possiamo trarrequalche significato concreto del fatto che ci troviamo qui. Non è solo questione di galateoistituzionale per cui andiamo in comune a discutere queste cose, non è solo un obbligo di legge, èanche un’esigenza intima dal punto di vista della discussione seria del nostro futuro. Questo è iltema che volevo introdurre collegandolo al fatto che questo futuro si disegna in un’area che non èpiù l’area a cui siamo stati abituati nei passati decenni, un’area confinata nel nostro vivere e nelquartiere nella città, è un’area che ha per motivi di carattere internazionale economico e socialecomplessivo, ha assunto una dimensione vasta, una dimensione complessa. Due questioni volevodire della novità del piano. Uno. Il piano tradizionalmente inteso nella nostra disciplina urbanisticaterritoriale, ha un’assoluta necessità di introdurre contenuti strategici. Cosa vuol dire questo fatto? Eanche qui, le parole si consumano in fretta. La parola strategico ormai lo si collega a qualsiasinostra azione perché se non è strategica non è qualitativamente apprezzabile. Ma cosa vuol dire inparticolare nel piano urbanistico introdurre visioni strategiche? Vuol dire l’aver assunto coscienzache in un piano urbanistico che aveva una dimensione decennale nella prospettiva, vivevano dueanime sostanzialmente incompatibili o comunque in eterno conflitto. Un’anima che tentava didisegnare un futuro, e un’anima che cercava di attuare questo futuro giorno per giorno con tempiche fra l’altro l’economia ci porta sempre più a restringere. Questo conflitto tra un’anima lunga eun’anima breve, non è contenibile e non è più da contenere in un unico piano e in un piano che hauna dimensione decennale. Questo significa che bisogna che cominciamo a discutere del futuro delluogo dove ci troviamo, dove produciamo, dove facciamo amministrazione, dove facciamo il nostromestiere, a discutere di un futuro che vede i nostri figli impegnati in quest’immagine che stiamocreando. Quindi un futuro proiettato molto al di là. E proiettato in una dimensione che già oggi nonci confina come dicevo all’inizio in una dimensione urbana o periurbana di modesta entità. Questofatto è un fatto non astratto, molto concreto. Disegnare un futuro di lunga proiezione, significasvincolarsi dalla gabbia in cui la disciplina urbanistica ha nei quarant’anni cinquant’anni dalla 1150ad oggi vissuto, tentando di coinvolgere le popolazioni, cambia cioè la natura del piano. Tentandodi coinvolgere le popolazioni, le forze economiche, sociali, portando cioè in queste conferenze lavoglia di parlare di questo futuro, del futuro della propria professione in questa città, del futurodella propria economia, della qualità della vita sociale. Perché richiamo questo? Perché abbiamoforse nella preparazione del piano, nei vari incontri che abbiamo fatto questa sul tema dell’areavasta e la novità del piano non è la prima riunione anche se formalmente, dal punto di vista dellaconferenza è la prima, ma con molti di voi ci siamo già incontrati, ecco forse abbiamo insistitotroppo, questo è un io parere eh!, abbiamo insistito troppo sulle caratteristiche di novità tecnica delpiano. E cioè il fatto che il piano strutturale abbia o non abbia conformità rispetto alle proprietà deisuoli, che possa o non debba determinare diritti o doveri, del fatto che quindi il piano strutturale siaun piano programmatico. Talvolta con le parole, creando anche qualche elemento di confusione perchi deve lavorare in questo senso, perché programmatico significa legato al programma attuativo equindi forse programmatico è forse più legato a un concetto operativo del piano non a un concettostrutturale e strategico. Voleva accennare questa novità perché non vorrei che le cose che ho da direfossero ritenute un orpello, un’introduzione comunque necessaria ma poi il concreto si gioca su altriterreni. Si gioca sulla edificabilità o meno dei suoli, cioè si gioca sui terreni tradizionali del piano.Uno sforzo di novità, e non è questa una esigenza esclusivamente disciplinare; è una esigenza che


nasce dalle nuove condizioni in cui noi siamo portati a operare, le stesse forze economiche, sia unambito quello strutturale, della parte strutturale, che in qualche modo trova nelle conferenze dipianificazione, un accordo generale di carattere, appunto, strategico, statutario. La legge Toscana inquesto senso è forse più esplicita della nostra perché parla di statuto dei luoghi. E da questo puntodi vista, individuando problemi statutari, invita a una discussione nei consigli e con le popolazioni,e con i sindaci dei comuni a una discussione che sappia superare la contingenza della lotta politicadi schieramento. Sappia cioè andare ai valori di fondo. Scusate questa interruzione perché la horitenuta necessaria perché sempre quando poi si discute di futuro di area vasta, sembra appunto chesi viaggi nelle considerazioni lontane dalle quotidianità del vivere del nostro… e quindi sentoquesta necessità di un secondo breve riferimento a un’ulteriore novità e cioè che questi sono sededi co-pianificazione e di confronto. Anche qui secondo me non abbiamo ancora afferrato fino infondo la novità perché significa che in conferenze di questo genere le istituzioni hanno il diritto e ildovere, non sto parlando solo dei comuni, sto parlando della Provincia sto parlando della Regione,di confrontarsi perché è in conferenze di questo genere che in qualche modo e non negli scambiburocratici dei pareri o dei giudizi, che si forma un’effettiva volontà comune, di cammino comune.Io stamattina dirò qualcosa sul piano regionale, sul piano provinciale e mi sarebbe piaciuto .. mipiacerebbe insomma discutere con provincia e regione, benissimo, questo è il caglio delragionamento che voglio dare e perché in una conferenza di co-pianificazione, ma perché leconsiderazioni che abbiamo fatto sull’area vasta sono considerazioni che sono partite prima dellapresentazione del piano regionale e del piano provinciale, e quindi lo scopo del mio ragionamentosarebbe quello di misurare quanto diciamola in gergo, c’abbiamo preso. Nel senso che quantoabbiamo anticipato contenuti che poi si sono dimostrati coerenti quanto viceversa abbiamo deglielementi di distanza o di confronto. Benissimo. Detto questo richiamo molto velocemente icontenuti dell’analisi dell’area vasta che abbiamo fatto e che sono, se non sbaglio, contenuti in unallegato del documento preliminare, che do sostanzialmente per letto, richiamo soltanto i principi difondo e i concetti che si è voluto esprimere. L’analisi partiva da un’accentuazione, forse fatta controppa enfasi, delle condizioni di trend economico sociali della provincia e del contorno urbano,diciamo così, reggiano, visto alla luce di una serie di indicatori abbastanza complessa di attrattivitàe competitività che nascevano da una indagine del ministero dei trasporti, allora ministero delleinfrastrutture e dei trasporti, in questo senso un po’ più vicina della quale il ministero dei trasportiha valutazioni e prospettive di pianificazione, in particolare un’analisi molto approfondita co0ndottadal Dicoter cioè dal Dipartimento del Coordinamento Territoriale che, fatta su base provinciale, efatta non solo su parametri di stato ma parametri di evoluzione, quindi di trend, metteva inevidenza, adesso io lo dico in maniera molto brutale e forse anche non del tutto corretta, non sonoun analista di carattere economico sociale e discipline economico sociali, però se non si era capitomale quell’analisi, si poneva l’accento sulle condizioni ancora di buon livello anzi di eccellenza deiparametri sociali ed economici reggiani, ma anche, contemporaneamente, sulle deboli prospettive ditrend. Cioè un tessuto che ancora sta bene, ancora ha ottime chance, ottimi risultati ma che denunciaun calo di crescita e quindi la prospettiva in qualche modo avere problemi e preoccupazioni sulfuturo. Questo veniva poi dall’indagine nazionale messo in particolare relazione con la prospettivache uscendo dal mondo, diciamo così, delle infrastrutture e dei trasporti era un po’ anch’essa un po’enfatica, della rete, del rinnovo delle reti delle grandi strade pan-europee, si parlava appunto delcorridoio 5, del corridoio 1 e del fatto che, anche in collegamento col famoso TiBre, il territorioreggiano venisse a trovarsi in contiguità con queste nuove grandi linee di comunicazione ma nondirettamente attraversato. Ecco, queste condizioni portavano a voler ragionare sulla possibilità che,come pareva uscire dalle analisi del Dicoter, che questa debolezza dei parametri economico socialiproiettati sul futuro insieme ad un disegno, anch’esso proiettato ovviamente sul futuro delle grandiinfrastrutture, potesse per il territorio reggiano e in particolare per quello reggiano, perché nelleanalisi provinciali veniva delineandosi un accorpamento Modenese, Bolognese, Fiorentino e unaccorpamento Parmense Piacentino Lombardo, e che in qualche modo denunciava, proprio nelterritorio reggiano o comunque reggiano-modenese, un momento di debolezza nella proiezione delfuturo. Questo, come tutte le analisi, può essere confutato e lo diciamo, lo dico molto chiaramente èstato usato da pretesto per una discussione seria sul futuro, perché se il futuro può essere minacciatoda prospettive di questo genere è il momento proprio in cui si esige che Istituzioni, società, forze


politiche, forze economiche, discutano seriamente del futuro. Detto questo, all’analisi ministeriale ildocumento aggiungeva un’analisi originale fatta dal Comune, dai suoi consulenti, che approfondivaquesti parametri, queste valutazioni in ambito non più nazionale ma in un ambito regionale andandoa individuare sostanziali differenze tra i comportamenti e gli insediamenti umani della zonaoccidentale della regione rispetto all’area centrale e all’area romagnola di costa. Nasceva quindi uninvito anche alla Regione a valutare seriamente nelle analisi che venivano compiendosi nel pianoterritoriale regionale, sulla ipotesi di una valutazione seria di come nel previsto passaggio più volteinvocato dai materiali regionali, da policentrismo a sistema, questo è uno degli slogan fondamentalidel piano regionale, non so quanti abbiano avuto modo di voi abbiano avuto modo di approfondireil documento regionale, ma in più passi, questo documento sottolinea il consumo a cui è statosottoposto il concetto del policentrismo e la necessità di passare al sistema. Che qui poi dietro leparole si nascondano dei concetti seri e comunicabili o se no si tratta solo di slogan. Ma dietroqueste parole si nasconde un concetto profondo e cioè il fatto che un policentrismo basato su unarete i cui nodi vengono considerati tutti uguali, sia dal punto di vista della loro vocazione sia dalpunto di vista del loro possibile sviluppo, che è poi la concezione che dietro al modello di rete delpiano urgente del vecchio piano regionale è venuto sviluppandosi, dietro questa concezione sinascondesse anche i motivi di fondo della sua crisi, no? E che in realtà una società che non riesce aindividuare nelle relazioni, quelle differenze e quelle eccellenze che permettono un reciprocoscambio, una sinergica relazione di sviluppo, denuncia, una interpretazione di questo generedenuncia evidentemente una stasi nello sviluppo, una distribuzione delle risorse non in funzionedella specificità delle vocazioni e quant’altro la programmazione si porta dietro con difficoltà nelcontribuire allo sviluppo reale di un territorio. Bene. Questo ragionamento, fatto nei documentilegati al piano strutturale, trova una conferma indubitabile nell’analisi della regione. Sono analisiche portano, portano seriamente a valutare come negli ultimi quindici vent’anni sia venutaconfigurandosi nella realtà emiliana, una triplice area metropolitana. Tre zone di riferimento percomplesse relazioni tra le città e il loro territorio. Una centrale, evidente, di cui si discute da tempo,quella Bolognese ed il suo interland investito ormai da più di vent’anni dal decentramento difunzioni complesse e importanti e in qualche modo rinnovandosi prima in una prima cintura poi inuna seconda fino ad una terza arrivando ai confini del territorio provinciale. Una seconda area dicarattere metropolitano, di forma lineare che ha nelle presenze della costa ormai non più solo unavocazione di carattere turistico ma consistenti forme di insediamento e di economia che non ha unsuo centro preciso come la prima delle aree che ho detto che ovviamente ha Bologna come centro,ma che attorno ha Rimini ma anche ha aree di insediamento di entroterra, come Forlì e Cesena,hanno una fisionomia che ormai è venuta consolidandosi. E una terza, che è quella che ci riguarda,e che può essere considerata l’Emilia occidentale e che viene configurando forme sempre piùevidenti di integrazione economico e sociale e prospettive di relazioni virtuose e che è alla basesostanzialmente delle ipotesi d’aria vasta a cui una città come Reggio può fare, deve fare esplicitoriferimento. Su questa questione si aggiungeva il fatto che alcune scelte di carattere infrastrutturalecome la stazione Medio Padana come il fatto che gli attraversamenti nord verso il Tirreno come ilTiBre o il rafforzamento del canale Brennero Modenese e A1 in realtà non indebolisce l’area ma larafforza in termini di salvaguardia della propria qualità del territorio non essendo attraversatabrutalmente ma con una continuità tale che permette operazioni di rapido collegamento e quinditraendone tutti i vantaggi, si concludeva nell’analisi che da questa interpretazione potesseroscendere degli assi strategici, qui la visione strategica è complessiva, prioritari a cui fare riferimentoin tutta la progettualità del piano. Questi assi io li riassumo molto velocemente facevano riferimentoinnanzitutto a quest’area occidentale come motore produttivo come permanenza del motoreproduttivo della regione. In quest’area nord occidentale della regione si concentra l’attivitàproduttiva manifatturiera che mantiene solide basi rispetto a condizioni invece di difficoltà che simanifestano nel manifatturiero da altre parti, alle quali aggiunge una capacità di sviluppo e diconsolidamento che stamattina discuteremo, vedremo se in effetti ha basi analitiche che ciconfortano. Il secondo asse strategico è riconoscere in questa terra le esperienze più avanzate nonsolo forse nel nostro paese ma anche rispetto a un contesto europeo di coesione sotto il profilosociale di integrazione, nonostante numeri veramente molto elevati di immigrazione ponganoqueste terre, Reggio in particolare, al top, diciamo così, delle possibilità di conflitto teoriche. La


capacità di queste terre cioè tradizionalmente di riuscire a integrare e di offrire servizi, quindi ilsecondo asse strategico di riferimento e il terzo legato anche a una maturazione delle condizioniculturali che hanno portato questo paese a rinnovare anche il quadro legislativo della difesa e latutela del paesaggio, il terzo grande filone strategico quello cioè di una revisione di una rilettura delproprio contesto territoriale sotto il profilo della qualità del paesaggio, della qualità quindidell’ambiente, dell’ambiente urbano, dell’ambiente perturbano, dell’ambiente agricolo che siafondato su una stretta relazione tra gli stessi assi. Perché il primo asse, asse della produzionesignifica anche un ragionamento molto serio sulla capacità di innovazione di queste terre,innovazione a tutto campo, quindi innovazione non soltanto nella produzione ma innovazione nellarazionalizzazione dei trasporti e della mobilità, della produzione edilizia e delle caratteristiche divivibilità e di gestione del patrimonio pubblico e privato dell’edilizia e quindi in una gamma disperimentazione e di innovazione che possa fare effettivamente di questo motore produttivo dellaregione un modello e una ancora, insomma, di ulteriore sviluppo per l’area. Questi tre assi che siportano dietro ovviamente, devono portarsi dietro ovviamente della concretezza dal punto di vistaprogettuale. Cioè che cosa il piano propone sotto il profilo del rilancio delle aree produttive. Checosa il piano effettivamente vuol fare sotto il profilo dell’attrezzatura ecologica di queste aeree ecome noi possiamo proporre qualità e innovazione anche nel processo produttivo. Come possiamoprodurre qualità nel paesaggio, come possiamo ulteriormente produrre qualità nel processo diintegrazione e coesione sociale. Questi tre assi sono l’ultimo ragionamento che si fa in questimateriali per dare un contributo al tema dell’area vasta e su questi assi, e concludo, sia il pianoregionale che il piano provinciale mi sembra diano contributi di coerenza e di consenso che fanno sìche in prima battuta già alla conferenza del piano provinciale il comune abbia dato un sostanzialecontributo di apprezzamento, non ho visto il definitivo parere ma mi sembra che dalla bozzauscisse un sostanziale apprezzamento della coerenza tra le cose che abbiamo detto noi sull’areavasta e sulle cose che propone in forma molto più generale il piano provinciale; siamo in attesa perquanto riguarda il piano regionale il quale tuttavia già introduce elementi di forte se non si sono lettimale i materiali, di forte corrispondenza con quanto, in modo così poco sintetico ho cercato diesporre. Io mi fermerei qui.Grazie all’arch. Cavalcoli. Io darei la parola a questo punto al Prof. Bursi, invertendo le relazioni..vuole dire qualcosa? Si!Prof. BursiMentre si predispone, io intanto ringrazio per l’invito che mi è stato rivolto e che ho accettato congrande piacere. Seguo sempre con interesse quello che succede a Reggio Emilia per tante ragioni.La prima ragione è che io insegno nella nostra Università e quindi mi pare corretto e doveroso chegli universitari si occupino anche di quello che gli succede intorno, non è un fatto banale. Laseconda ragione che forse è un pochino più importante perché viene dal cuore, io sono di originereggiana. Le mie radici sono di Castellarano per cui questo mi rende ancora più interessato a quelloche succede in questo territorio. Quello che volevo provare a fare nell’arco di venti minuti quindinon vi annoierò più di tanto anche perché poi devo andare a fare lezione, è prendere spunto un po’dalle cose che diceva l’architetto, sostanzialmente diceva tante cose ma due mi parevano importanti.Diceva guardiamo avanti, avanti vuol dire avanti nel tempo. Alziamo gli occhi e andiamo oltre lecinture, oltre i confini. Viviamo in un mondo ormai sempre più aperto, cadono i confini, cadono lebarriere e occorre una grande prospettiva di apertura, temporale, fisica, geografica e mentale,culturale. Questo non vuol dire rinunciare alle nostre identità, ai nostri valori, alle nostre tradizioni.Queste vanno mantenute, non c’è dubbio, ma da sole non bastano. E’ un po’ come, come dire,difendere in maniera eccessiva un prodotto un oggetto, una creatura, tutelarlo, proteggerlo convintiche più lo proteggiamo più gli assicuriamo un futuro. Così non è! Noi dobbiamo vedere questoterritorio come un nido nel quale si nasce e poi si spicca anche il volo e non come una gabbia. Lasensazione è che molte volte noi ragioniamo più con l’idea di proteggere, di mantenere in vita tutto,di salvare tutto e tutto quanto è ripiegato sul piccolo, su noi stessi. Facciamo tante cose, ne facciamotante e piccoline e piccoline e piccoline. Quindi il disegno è proviamo a guardare avanti, alziamo gliocchi, ragioniamo su un territorio più ampio avendo in mente che il mondo corre e noi stiamo


camminando. Vi racconto due o tre cose molto rapidamente. L’area vasta per me è Modena eReggio Emilia. Non è Reggio, Rivalta e fino a Cavriago. E’ almeno Modena e Reggio Emilia. Chesono due aree molto simili, forte continuità geografica, tantissimi denominatori comuni dal punto divista produttivo, delle vocazioni produttive, tessuto imprenditoriale, dinamismo imprenditoriale,voglia di fare impresa. Se voi le guardate e togliete i due nomi Reggio Emilia e Modena, più omeno uno potrebbe scambiarseli. Non ci sono grandissime differenze. Territori più o meno uguali,popolazione più o meno simile, tanta voglia di fare impresa, tanta voglia di fare impresa.Un’impresa ogni dieci abitanti. Tante imprese artigiane, tante imprese piccole, tanti nanetti, tantagente che lavora, pochissima disoccupazione. In queste terre solo chi non vuol lavorare non trovalavoro. Tante imprese esportatrici, tanti barchini che solcano i mari, pochi navigli robusti, tantibarchini, tanti barchini. Sono anche due aree che amano stare in alto nelle classifiche. I fattoripossono essere tanti io ve ne ho proposto solo alcuni così percepibili, quelli che più la stampa cipassa. Due aree che amano competere, stare avanti, ambizioni di primato e di libere scelte. Sonodue territori gemelli. Producono più o meno le stesse cose. L’industria rappresenta una componenteimportante dal punto di vista del contributo che fornisce al valore aggiunto anche se il terziarioormai sta diventando il settore, il ramo imprenditoriale più importante, poi potremmo discutere cosac’è dentro a questo terziario. Quanto tradizionale, quanto avanzato. C’è molto tradizionale, poco diavanzato però c’è. Quindi c’è un processo di trasformazione di questa macchina produttiva. Lostesso discorso vale per Modena. Il motore produttivo c’è ancora in queste due province, è unmotore che si sta riconfigurando, che sta perdendo dei pezzi, che si sta riorganizzando anche suscala internazionale, che si sta anche terziarizzando. Per cui dentro quel manifatturiero guardate c’èmolto più terziario di quanto voi non pensate. Abbiamo delle imprese che oggi sono più degliintegratori di sistemi che non dei produttori. Cioè imprese che progettano, assemblano, collaudano ecommercializzano. Il manufacturing è molto uscito, sta molto uscendo. Ecco credo che questiterritori hanno tante sfide, tanti compiti da fare, se volete, compiti grandi. Quello più importante èquesto: provare a internazionalizzarsi. Non che lo facciano, vedremo come può essere declinatoquesto concetto. Ecco, questo compito lo devono svolgere in tanti, non è solo un compito perqualcuno, ma è un compito anche per le istituzioni locali. Leggasi, Comune, Provincia, Regione.Tendenzialmente attori pubblici o para-pubblici, un’area (…)-maker coloro che hanno un ruoloimportante nel disegnare le prospettive tracciare solchi direzioni ecc. E il compito fondamentale sisvolge.. sono due temi fondamentalmente da svolgere. Il primo è fare sì che questi diventinoterritori, occasioni di confronto e di scambio. Quindi anche una piccola città adesso deve essere unacittà aperta dove c’è confronto e scambi internazionali. Io ho letto la lista, le idee che hanno il pianoi progetti, ho trovato il Consorzio del Parmigiano Reggiano, ho trovato … Maramotti, ho trovatol’area delle Reggiane, (…) non so lì dentro quanto di internazionale ci sia, quanto queste cose sianodegli strumenti di scambio e di confronto (….). Il secondo compito è aiutare l’impresa a fareinternazionalizzazione. Sono loro il motore dell’internazionalizzazione. Nella nostra economia dimercato sono le imprese che in qualche modo vanno nel mondo e portano dal mondo. Portanoprodotti e servizi, portano valori, portano cultura e reimpostano cultura. Ecco, se questo è ilcompito proviamo a vedere un pochino come quest’area vasta è internazionalizzata. Quando noiparliamo dell’internazionalizzazione prendiamo le statistiche dell’export e ci gonfiamo il petto. Ohcome siamo bravi! Guarda quanto esportiamo. Modena esporta tanto, Reggio esporta tanto; Reggioesporta oltre 7 milioni di Euro nell’ultimo anno, Modena un po’ di più, due territori fortementevocati al mercato internazionale. Cosa esportano? Esportano tanta meccanica, questo vale perReggio, un po’ di ceramica e un po’ di altre cose. Però il cuore, il prodotto che più certamente vasui mercati internazionali è tutto il mondo della meccanica. Una meccanica molto composita emolto variata. Questo vale anche per Modena. Modena ha più piastrelle di Reggio peròfondamentalmente il portafoglio prodotti è sostanzialmente simile. Vendiamo all’estero prodotti,diciamo, tradizionali a basso contenuto tecnologico, a bassa innovazione, a basso valore aggiunto,diciamocelo pure, prodotti fortemente esposti alla concorrenza internazionale che viene dal basso,prodotti che difficilmente, in alcuni casi, si possono portare molto lontano da casa. Pensiamo allepiastrelle. Sono anche territori questi che si spostano ma vanno poco lontano da casa. Questo.. e ildato dell’Europa è sovradimensionato, è un pochino più basso in realtà. Sia Modena che Reggioesportano vicino a casa, l’Europa fondamentalmente. Modena rispetto a Reggio attraversa


l’Atlantico in misura un poco di più consistente. Lo ha fatto fino ad oggi. Oggi lo sta facendoancora ma con grande fatica, con grande sofferenza per una serie di ragioni che voi conoscete:fattori di cambio, fattori legati alla congiuntura americana e non tanto legata alla situazione mutuiquanto piuttosto al fatto che l’America, che resta la locomotiva del mondo, ha due problemi seri. Ilprimo problema è che ha un deficit di bilancia commerciale straordinario che prima o poi dovrà inqualche modo metterci mano, il secondo problema è che ha un tasso di indebitamento delle famigliestratosferico. Ora quando un paese ha questi due problemi deve fare una cosa fondamentalmente:tenere bassa l’inflazione e far sì che i prezzi scendano. Per l’America questo lo fa in qualche modolegandosi allo Yuan Cinese, quindi un dollaro legato alle valute Asiatiche fa sì che i prezziscendano. Se i prezzi scendono vuol dire che il dollaro è debole e per tutti quelli che vedono ilmercato americano come un’area di esportazione è un percorso molto in salita. Quindi Modena ha,diciamo così, questa maggiore apertura al mercato americano ma che in tempi recenti è un’aperturache costa molto. Una riflessione mi pare importante. Dobbiamo intanto leggere cosa vuol direquesto dato dell’esportazione. L’esportazione è importante ma vedremo che non è solo quello.Cerchiamo anche di ragionare dove vanno queste esportazioni. Cioè quando un paese, quandoqueste due province collocano circa il 60% delle produzioni su Francia, Germania e Centro Europa,ormai queste non sono più esportazioni. Questo è il mercato interno. Per cui togliamo via quellaroba lì e guardiamo veramente cos’è esportazione. Cioè tutto quello che va fuori dall’Europa,dell’Unione quanto meno. Se noi ci abituassimo a ragionare in questo modo daremmo un altrosignificato all’esportazione. Quindi tanto bravi ad andar per mercati, tanto bravi a proporre prodottia vendere prodotti con l’avvertenza che se vendo in Francia, più o meno è come vendere inPiemonte. Se esporto in Baviera è un po’ come vendere a Bolzano. Non è internazionalizzazionequesta. L’internazionalizzazione vera si fa in qualche modo mettendo delle basi, dei presidi stabilisui mercati internazionali. O commerciali o produttive. Filiali commerciali, filiali d’assistenza, divendita, unità produttive, di assemblaggio, di collaudo. Questa è la internazionalizzazione vera. E senoi accettiamo questa rifondazione, il bilancio di queste due aree è un bilancio modestino. Sonopoche le imprese che fanno investimenti diretti all’estero, cioè che hanno attivato presidi stabili suquesti mercati, sono poche le partecipazioni di imprese o le imprese acquisite in mercatiinternazionali, sono poche le imprese che si mettono in gioco con queste forme di presenze stabilisui mercati internazionali. Quindi bravi a esportare, tanti barchini che solcano i mari, ma pochinavigli robusti che arrivati all’altra sponda hanno anche dei presidi produttivi, delle basi produttive.Queste sono, diciamo così, la direzione da seguire delle imprese quando fanno insiderizzazione,cioè mettono radici, e si sta ancora una volta vicini a casa. Si fanno in Europa queste operazioni. Leragioni sono abbastanza evidenti. Poteri colturali, vicinanza geografica, quindi è comprensibile chesi cerchi di mettere radici poco distanti da casa e poi col tempo, con l’apprendimento e con unaserie di tante altre ragioni ci si spinge un pochino più lontano. Modena non presenta modificazioniparticolari. Quanto si investe, se vogliamo monetizzare. Cosa vogliono dire queste operazioni intermini monetari? Sono numeri molto modesti. Lo 0 virgola 0 virgola 0 virgola insomma.Fenomeno di quanto questi (….) sono internazionali. Sono molto molto modesti. Con questo nonvoglio dire che siamo fermi, però si va molto piano. Si va molto molto piano. Ora, e mi avvio allaconclusione, credo che il passo importante da fare senza dimenticare che sui mercati occorreandarci con delle esportazioni, con delle verifiche perché no, assolutamente. Il salto però è quello diragionare in termini di maggiore presenza stabile sui mercati. I mercati chiedono una presenzastabile, chiedono che l’offerta si avvicini alla domanda e chiedono che tu sia presente con le tue reticon i tuoi marchi. Ti devono vedere, ti devono apprezzare. E quindi diventare da aree esportatrici,aree internazionali. Quindi aree che sanno andare in modo stabile sui mercati, che sanno anchericevere investimenti in entrata. Ora, fare questo richiede alcune cose. In questi processi contanoalcune cose. Una prima cosa che conta molto è la qualità delle imprese. Allora, la qualità delleimprese non è fatto solo da quello che è dentro la fabbrica, le presse, i forni, i torni, le alesatrici, lefresatrici, questo servono perché c’è un motore produttivo. Ma il vero asset che fa la differenza trachi si internazionalizza sono le competenze distintive che abbiamo dentro l’impresa. I talenti, lerisorse umane, i brevetti, i marchi, le cose intangibili. E’ questo che fa il valore dell’impresa. Sulmercato si vendono le imprese che hanno un marchio, una rete, brevetti e competenze distintive.Non si vendono i muri, i forni e le presse che ci sono dentro. Queste si rottamano. Si spiana e ci si


fa un bel palazzo e un condominio. A Reggio si fanno i parchi. Quindi conta la qualità. Dopodichépossiamo anche disquisire, ma la qualità è grande o è piccola? Ci sono imprese piccole di qualità eimprese anche grandi di qualità. Però non c’è dubbio che in un mondo che corre la qualità è semprelegata anche alla dimensione. Reggere la gara vuol dire avere del fiato, buoni muscoli e una buonatesta. E questo è più facile che stia dentro a un’impresa di dimensione. Non ci metto l’aggettivo.Conta la finanza. La finanza conta non in termini di incentivi finanziari o di agevolazioni. Unalegge che incentiva la formazione di un consorzio per l’esportazione. Un provvedimento così, unatantum, che da un contributo per fare una missione nel Kosovo. Conta la finanza intesa come attorifinanziari capaci di portare le nostre imprese sui mercati, saperle accompagnare, saperle scortare.Avere la banca che ti porta che ti aiuta che ti sostiene nelle tue avventure internazionali. E noi diqueste banche ne abbiamo molto poche. Conta il capitale umano, e questa è forse la risorsa piùcritica. Direi che da questo punto di vista le nostre imprese hanno le scorte al minimo. La panchina,la panchina è senza riserve fondamentalmente. E quindi diventa cruciale allungare la panchina,avere una rosa più ampia di risorse da mettere in gioco e qua è il compito di tanti attori,dell’Università in primo luogo. Formare risorse, teste e talenti da mettere in gioco in questi processidi internazionalizzazione. E qua siamo in grande ritardo. E’ in ritardo l’università in generale, è inritardo la nostra università. In fondo nei processi di internazionalizzazione per le imprese che lostanno facendo contano, semplificando, contano tre cose. Contano gli uomini, contano gli uomini econtano gli uomini. Se voi provate a guardare una qualche storia di impresa che si èinternazionalizzata, vedete l’attenzione che hanno dovuto dedicare alla formazione di risorseumane. Io ogni volta faccio l’esempio di Marazzi, con l’investimento recente che ha fatto in Russia.La fabbrica è partita mi pare nei primi mesi del 2006, marzo 2006. Il progetto è partito nel 2003, nel2004 sono venuti in Italia 25 ingegneri russi, a Perugia un anno per imparare l’italiano, c’èl’Università per stranieri a Perugia. Un anno a Perugia, un anno a Sassuolo per imparare comefunziona la fabbrica, nel frattempo si costruiva la fabbrica. La fabbrica la ha fatta una compagniaTurca, non la ha fatta Coopsette. La banca era una banca non italiana che, era una banca italiana maappoggiata a una banca straniera, non era il Credem o la Banca Popolare dell’Emilia Romagna, perdirvi quanto poi chi va fuori non trovi fondamentalmente questa cosa che è la rete. La rete è unacosa importante che deve essere una rete in casa, perché è in casa che nascono i progetti, le idee e siforma, ci si allena, si forma la squadra per andare fuori. E la rete è fatta di tanti attori. Una banca,un ente locale, un’associazione, un’università e tutti insieme si partecipa a questo progetto. E la reteserve anche fuori perché quando sono là, l’impresa è terribilmente sola in quel territorio. Non c’è ilsistema Italia. Ovunque voi andiate non lo trovate e questa era la mia intenzione più frequente perl’impresa (…). Quindi serve una rete. Per finire mi pare che ci sia del lavoro per tutti. Vi ringrazio.Assessore Paolo GandolfiQuesta mattina parliamo di area vasta e parliamo nello specifico anche di mobilità. Vorrei tornarerapidamente sulle cose che dicevano Cavalcoli e Bursi, però prima un quadro rapidissimo pervedere quali sono le relazioni appunto tra il Piano Strutturale Comunale di Reggio il PTCP e ilpiano della mobilità cosiddetto di area vasta. Diciamo così, c’è una radice comune ai tre documentiche è un documento elaborato nel corso di due anni grosso modo, un anno e mezzo, da comune,provincia e agenzia mobilità ACT che è il documento definito Schema Direttore della Mobilità, chefa un’analisi dei temi, in parte coincidente per quanto riguarda sicuramente gli aspetti territoriali chepoi ritroviamo all’interno sia del PTCP che del Piano Strutturale Comunale. Quest’analisi comunegenera, ha generato alcuni punti importanti per lo sviluppo dei successivi documenti. In questosenso c’è una coerenza di fondo che ha permesso poi ai tre documenti di partire autonomamente. IlPiano Strutturale Comunale e il PTCP si sono sviluppati contemporaneamente per tutte le altrecomponenti di analisi e hanno trovato adesso grosso modo nell’arco del 2007 l’avvio dellaconferenza di pianificazione. Il piano della mobilità è per certi versi più indietro, per altri versi piùavanti. Nel senso che il piano della mobilità avendo una procedura di formazione molto diversa, è,dal punto di vista dei contenuti, più avanti, nel senso che è più formato, più strutturato è undocumento che anche se si presta ancora a molte modifiche è già nella sua versione perl’approvazione, quindi non ha una versione preliminare che poi deve essere tradotta ecc. ecc. in unadocumento completo, il piano della mobilità si presenta già come documento completo, d'altronde è


un documento settoriale, al tempo stesso però, proprio per questa ragione, ha seguito i seguentipassaggi. Ha avuto una discussione preliminare in giunta nel corso della scorsa estate, c’è stato unpassaggio in commissione consigliare quindi il consiglio comunale di Reggio ha avuto la possibilitàdi discuterlo, il terzo passaggio previsto avverrà alla fine di questa settimana, è un passaggio in cuisi rimettono insieme sostanzialmente gli interlocutori del processo di partecipazione che avevamoavviato a suo tempo. Ci sarà anche la necessità di fare un passaggio sempre sul documento delpiano di mobilità con i comuni dell’area vasta, solo a quel punto il piano della mobilità avvierà,diciamo, ufficialmente una discussione pubblica sulla città, nel senso, raccolti i contributi di questiquattro passaggi dopo si avvierà una discussione pubblica sulla città che condurrà, si spera, senzaperdere tantissimo tempo ad un’approvazione in consiglio comunale. Queste cose le dico perchénaturalmente i contenuti della mobilità dentro il piano strutturale sono contenuti sintetici rispetto aciò che già c’è dentro al piano della mobilità ma che non è ancora oggetto di una discussionepubblica quindi di cui credo molti di voi non abbiano avuto occasione di leggere di vedere idocumenti perché, come dire, i due processi sono diversi nella forma il PSC e il PTCP hanno unprocedimento (….) di approvazione molto strutturato dalla legge, il piano della mobilità ha un suopercorso che prevede appunto che la discussione pubblica dei documenti avverrà grosso modo allafine del gennaio prossimo. Ciò non toglie che i contenuti del piano mobilità sono apertamentediscutibili tant’è vero che sono pubblicati già sul sito del comune ecc. ecc. Quindi oggi abbiamol’occasione di leggerli in maniera intrecciata. Fatta questa premessa per chiarire un po’ lo stato dellapianificazione settoriale e quindi per tenere un po’ dentro tutti nella discussione ognuno con irispettivi tempi e modi di partecipazione, adesso torno ai contenuti che a me è la cosa che interessadi più. In particolare le due relazioni che mi hanno preceduto al didell’accentuare alcuni aspettifortemente critici e problematici, cosa che ritengo fondamentale nel momento in cui si produce unosforzo di pianificazione come quello che vede coinvolto il comune e la provincia di Reggio se poiconsideriamo che contemporaneamente anche la provincia di Modena sta facendo il suo PTCP,diciamo che c’è un’area ampia in cui si intrecciano anche i comuni delle due province che stannomodificando le loro pianificazioni per le ragioni che diceva all’inizio Cavalcoli per la forma con cuii piani strutturali o la pianificazione in generale oggi cerca di farsi carico anche di vedere oltre, èutile che facciamo un passaggio su questi aspetti dell’area vasta. Anche perché la mobilità ha moltoa che fare con il funzionamento dell’area vasta e con la sua concreta esistenza dal punto di vista delsistema, perché senza una mobilità che funziona un’area vasta è finta, è una visione. Qui c’è unprimo problema che è già emerso dentro lo SDIM, è già emerso nella discussione del PSC, è giàemerso nella discussione del PTCP. Cavalcoli ha fatto riferimento a sostanzialmente duedocumenti, uno nazionale e uno regionale che danno un quadro di area vasta. Uno è questo quadrostrategico nazionale con poi le successive elaborazioni verso il sistema strategico adesso non miricordo esattamente i nomi di cui parlava prima Cavalcoli che per essere molto sintetici individuanoReggio come un’area non dico adesso di crisi ma alla soglia della crisi. Questa, attenzione, è unavisione che sembra sposarsi con quanto ci raccontava prima il Prof. Bursi, però il Prof. Bursi hafatto un’analisi sulle nostre condizioni non ha fatto un’analisi comparativa con il resto del territorio.Perché probabilmente rispetto alle debolezze che lui giustamente ci ha illustrato, immagino che seavesse dovuto fare un’analisi comparata su tutto il territorio nazionale avrebbe individuato chequelle che per noi sono delle debolezze per altri sono comunque di non ritorno. Quindi l’analisi inuna qualche maniera non è che ci cacciava in fondo a una graduatoria di potenziali competitivi.L’analisi del Ministero in questo senso secondo me è un pochino più, non dico ingenerosa, perchédovrei avere in questo senso una valutazione di merito sull’analisi che non ho, però è inquietanteperché dice Reggio Emilia sostanzialmente esiste se si mette a lavorare un po’ e cercare di parlareogni tanto con i suoi vicini. La brutalizzo così, però siccome su questo aspetto c’è una certadifferenza rispetto a quanto ci diciamo, rispetto a quanto leggiamo noi, rispetto a quanto vediamonelle dinamiche, delle due una. O è, o ha degli elementi che non stanno in piedi quell’analisinazionale, e quindi, diciamo così, bisogna in una qualche misura discuterla, confutarla o comunquediscuterla o confutarla e metterci nelle condizioni di poter verificare se è corretta, io non ho oggielementi per dirlo, o se è corretta c’è effettivamente qualcosa che non va a Reggio su cui dobbiamointervenire. Questo secondo me è un tema, perché non è che possiamo semplicemente ignorarla.Perché se dopo anche il secondo documento dei cui si parlava, cioè il piano regionale per ipotesi


dovesse utilizzare quell’elemento di riferimento per fare le sue strategie, io credo che a questopunto anche il famoso tema se siamo in un sistema o se siamo in un policentrismo, cioè se siamo inqualcosa in cui c’è una palla più grande poi delle palle un po’ più piccole e poi delle palle ancorapiccole e delle connessioni che anche queste hanno una gerarchia differenziata, cambiaradicalmente la visione del proprio territorio rispetto al policentrismo che era la strategia, travirgolette, più o meno consolidata per quanto riguarda l’Emilia Romagna degli ultimi almeno diecio quindici anni. Cambia, perché se il riferimento della Regione che per fortuna deve ancora avviarela sua discussione quindi su cui si può intervenire è, ribadisco, un quadro in cui c’è Bologna eModena che sono il centro del sistema e tutto il resto che è una periferia indistinta con qualcheeccellenza sparpagliata qua e là, la discussione si fa diversa e quindi il potenziale, diciamo così, poia caduta di difficoltà che si innesca è grave, perché riprendendo poi quanto diceva il Prof. Bursi, segli elementi che lui ci suggeriva come elementi di lavoro per creare le condizioni a Reggio per stareal livello in cui siamo o comunque per rilanciare la competitività, sono elementi che uno siguadagna, certamente, sulla base del proprio lavoro, c’era il richiamo finale mettiamoci a lavorare,ma anche in relazione al fatto che gli altri soggetti ti leggano con quelle caratteristiche e quindi,come dire, ti venga ciò che ti spetta quando è il momento in termini di investimenti, risorse,capacità di sviluppo ecc. Quindi, secondo me, non possiamo guardare troppo distrattamente aqueste letture che avvengono. Detto questo che è, lo dico perché siamo giustamente nella sedegiusta per fare questo tipo di discussione, l’analisi che noi facciamo e che condividiamo è quellache anticipava Cavalcoli, cioè e esistono in Emilia Romagna sostanzialmente tre poli che hannocaratteristiche diverse ma che hanno dimensioni, su caratteristiche diverse se non dimensioni ugualisotto certi aspetti, cioè ognuno ha delle sue potenzialità diverse, che sono quello Bolognese con lacittà di Bologna e il rapporto che Bologna ha con il suo circondario che è un rapporto tuttoparticolare, cioè un rapporto gerarchico forte e un rapporto dove la competizione si fa a volte anchescorretta e dura, e che è in grado, che ha una sua forza una capacità di tenuta ben diversa perché sibasa su aspetti, diciamo, meno volatili e meno fragili di quanto non siano quelli legati strettamenteall’economia di mercato ecc. ecc. C’è il polo Romagnolo che sta crescendo ed estendendo le suecaratteristiche al didel turismo, e poi c’è il polo Reggiano-Modenese caratterizzato dalmanifatturiero che noi, non solo per vezzo, noi reggiani tendiamo ad estendere almeno a Parma,consapevoli che la città di Parma ha determinate caratteristiche e il territorio provinciale di Parmano! Cioè diciamo la dimensione provinciale manifatturiera interessa le città di Reggio e Modena, leprovince di Reggio e Modena e interessa in parte la città di Parma, interessa meno il territorioprovinciale di Parma che ha invece caratteristiche diverse. Però, la lettura, la visione che noiportiamo e che dobbiamo portare in Regione e quindi il compito del PSC, il compito di questaconferenza, il compito di questo documento, il compito del documento provinciale ecc. le cose checi stiamo dicendo anche sui giornali, hanno questo senso. Cioè noi in regione insiemeauspicabilmente ai modenesi e anche ai Parmensi, parmigiani, dobbiamo dire la Regione è fatta ditre poli. Non c’è Biancaneve e i sette nani lungo la via Emilia. Ci sono tre poli, con trecaratteristiche diverse, ognuno con le sue esigenze, ben venga a questo punto un’analisi di qualisono le idee che Reggio, Modena devono mettere in campo per tenere, rispetto al ruolo che il poloReggiano Modenese ha. Quindi questo è un elemento, come dire, di contenuto, ancora legato piùalla discussione sui documenti e quindi alle visioni strategiche che ha elementi concreti cheinteressano il nostro territorio ma importantissimo perché se noi lo perdiamo di vista perdiamo,perdiamo, secondo me, una grossa occasione anche di dare un senso a quello che facciamo.Sarebbe, in questo senso, sicuramente molto più utile che gli strumenti di pianificazione nascesserocon una forte relazione tra i soggetti di cui ho parlato, in particolare i due comuni, le due province eeventualmente i tre con la provincia di Parma, ecc. ecc. Sarebbe, lo dico non richiamando all’ordinealtri, ma per primo me stesso con le difficoltà che ci sono di relazione, non dovute al fatto che nonci si parla ma difficoltà di trovare tempi e modi per incontrarsi appunto con i colleghi delle cittàvicine e delle province vicine. Forse uno sforzo lo dobbiamo fare in più tutti, non solo i soggettipolitici ma anche i soggetti economici, le rappresentanze, ecc. ecc., perché probabilmente è lìdentro, come sta emergendo anche dai dibattiti sui giornali, che si concentrerà uno degli aspettifondamentali del futuro, perché molte delle cose che ci richiamava il Prof. Bursi che io non sono ingrado tra l’altro di controbattere o neanche di valutare, cioè lascio al dibattito poi non solo quello di


oggi il compito di analizzarli ma molte delle cose che diceva “dobbiamo fare”, o nasconoall’interno di questo contesto o non è che le facciamo solo in Comune di Reggio. Tant’è vero chesento relazioni di questo tipo viene quella classica angoscia del fatto che il piano strutturale che è,detto tra amici, il vecchio piano regolatore, si debba far carico di una responsabilità così grande;cosa che non è, perché quello è un tema per una comunità. Benissimo. Questo è il livello diconfronto. Nel caso della mobilità, ci sono degli strumenti che hanno accompagnato lo SDIM chehanno messo insieme, in particolare Reggio e Modena, che sono due studi paralleli, uno sulle mercie uno sulle persone, che hanno cercato di capire quali relazioni comuni si potevano istituire permettere insieme questi due territori e per favorire, diciamo, uno sviluppo comune. Hanno dato esiticontrastanti però insomma, può essere interessante riprenderli ma non lo farò oggi perché non sonocosì centrali in questo momento nel ragionamento che si pensava di fare. Chiudo con questoriferimento alla pianificazione dell’area vasta, vengo direttamente ai temi della mobilità. Parto suitemi della mobilità, però anche qui dall’area vasta cioè dal sistema generale, andava forse beneanche l’immagine che c’era prima. Io vi faccio vedere le immagini del PSC, eh?, che sono in partesimili a quelle del piano della mobilità ma non sono quelle del piano della mobilità perché oggi nonvoglio fare la discussione sul piano della mobilità. Sull’area vasta l’analisi è abbastanza semplice.Ci sono delle prospettive che appaiono, diciamo, confermare il ruolo che abbiamo cercato ditratteggiare con un disegno con una sinopia, con un principio, un’impostazione di un affresco diquello che potrebbe essere il futuro della nostra città dentro ragionamenti strategici che proponevaCavalcoli, e ci sono alcune delle scelte infrastrutturali, parlo di quelle che non dipendonodirettamente o esclusivamente da noi, che confermano questo disegno. Prima fra tutte, riconosciutaormai in quel ruolo anche se non è una cosa che dobbiamo dare per scontata che funzioni domaniecc., è sicuramente la fermata medio-padana, interpretata non come la fermata urbana, l’ennesimafermata urbana con l’interconnessione ferroviaria, ma intesa come un punto di richiamo di unterritorio più vasto ecc. Il fatto che il corridoio ferroviario Milano-Bologna sia stato sviluppato conil quadruplicamento prima dell’altro importantissimo corridoio nazionale che è quello Torino-Venezia è un altro significativo elemento di contributo alla tenuta di questo ruolo, quindi cose chetutto sommato al didel discutere se la bellezza dei ponti dà un ulteriore valore aggiunto ecomunque sono due elementi che confermano la centralità del nostro territorio ecc. L’altro punto èperò forse che, in termini storici dal punto di vista dell’analisi territoriale, la forza dell’areaReggiano-Modenese è dovuta al fatto che sì era sul corridoio nord-sud Milano-Roma che è il piùimportante corridoio nazionale, sì forse al fatto che siamo della gente che ha voglia di lavorare e piùdi altri ci siam messi lì ecc. ecc., ma anche al fatto che è esattamente nel punto in cui questocorridoio si interseca con quello nord-sud che viene dal Brennero. Cioè in un qualche misura questo.. la centralità non a caso è una centralità che ha il suo baricentro fisico proprio nell’incrocio tral’autostrada del Brennero e l’autostrada del Sole, cioè in un punto che in una qualche maniera èstato in grado di garantire accessibilità a un territorio in maniera superiore a quanto non abbia peresempio lo stesso territorio parmense. Questo ulteriormente ecco che ha anche lui una suaprospettiva di sviluppo che è il famoso corridoio Tirreno-Brennero ferroviario. Tirreno-Brenneroferroviario che la provincia di Reggio correttamente interpreta non solo come direttrice verso nordma anche come direttrice Tirreno-Adriatico come collegamento tra i due porti, quello di Ravenna equello di Spezia. Un sistema che quindi confermerebbe questa struttura, confermerebbe questoruolo e quindi, secondo me, va sostenuto, difeso o sviluppato con le caratteristiche che sono statepensate. Territorio che ha un grosso valore per il trasporto merci e che trova in questo senso peròdue elementi che sono ancora da valutare e da discutere, diciamo. Il corridoio è definito, un’asseferroviario che nella parte della bassa reggiana dovrebbe staccarsi dall’asse storico e che quindigarantisce comunque quei collegamenti di cui parlavamo. I due elementi sono questi: uno, c’èun’ipotesi di sviluppo anche del corridoio Tirreno-Brennero autostradale, che nelle attualiprevisioni, più che della pianificazione perché è un tracciato che non ha, non è presente neidocumenti di pianificazione, presente nel PTC di Parma non c’è, scusate di Mantova non c’è,comunque un prolungamento dell’autostrada della CISA che, diciamo così, attraversando la bassaparmense, entrerebbe in quella cremonese per poi arrivare praticamente sotto Verona, tagliandofuori la bassa reggiana, Mantova. E’ un problema forse non rilevantissimo, però certamenteindividua, forse allarga, adesso io non sono in grado di far delle valutazioni però modifica


quell’assetto di cui vi parlavo. Modifica quell’assetto e non è particolare molto relazionato al, a quelsistema ferroviario che vi ho appena finito di descrivere, quello Tirreno-Brennero. In quel caso lìforse, il collegamento, la realizzazione da parte della Regione Emilia Romagna della Cispadana,cioè un’asse che serve la bassa delle nostre province, è l’atto concreto e utile per dare senso alsistema senza che questo produca particolari guasti di prospettiva. Quindi anche questa cosa misembra tutto sommato gestibile. Per stare sempre molto nel concreto vi dicevo il sistema Tirreno-Brennero .. il sistema nord-sud è quello che ci aspettavamo e dovrà funzionare tutto sommato comeha sempre funzionato. Il Tirreno-Brennero ha delle buone prospettive anche se ci sono dellevariabili che non sono del tutto controllate secondo me in maniera corretta. Voglio essere molto piùesplicito. Se dovessi partecipare alla discussione su qual è il tracciato ottimale per il prolungamentodell’autostrada della CISA verso il Brennero, probabilmente il tracciato migliore è quello tracciatodalla provincia di Mantova, più che quello ipotizzato dalla società Autocisa. Quello tracciato dallaprovincia di Mantova è un tracciato che a sud della città di Mantova rientra agganciandosiall’autostrada del Brennero a Mantova Sud. Quindi tenendo la bassa reggiana legata a questosistema in maniera più diretta. L’altro pezzo su cui bisogna tenere una forte attenzione è appunto ilsistema delle merci che in Regione ha un suo punto di forza, trova il suo punto di forza nello scalodi Dinazzano, scalo merci fondamentale, pensato, voluto e difeso dai reggiano come un elementoimportante che avrà a breve un suo diciamo fratello probabilmente maggiore a Marzaglia diModena quindi esattamente di nuovo al centro del sistema, al centro del quadrilatero, al centro ditutto. E’ chiaro che essendo questi due poli ferroviari fondamentali per il sistema nel suocomplesso, avendo questi due scali un ruolo importante anche in una gestione diversa del trafficomerci, per, diciamo così, spostare quote di traffico merci sul ferro, un altro degli elementifondamentali che non a caso il piano strutturale di Reggio, adesso non mi ricordo se lo citadirettamente ma credo di sì, ma sicuramente il PTCP della provincia mette come elementifondamentali è il collegamento ferroviario fra i due scali. Cioè farà in maniera che questi due scalidiventino un sistema di raccolta e gestione delle merci appunto di questo quadrante manifatturierodi cui parlavamo prima. Con questo collegamento anche lo scalo di Dinazzano troverebbe, diciamocosì, una sua apertura sulle ferrovie nazionali in particolare la Milano-Bologna e poi anche sulcorridoio Brennero, in questo caso attraverso la ferrovia modenese però troverebbe un raccordoimportante, tra parentesi risolvendo alcuni problemi legati all’attraversamento di Reggio e all’usodella ferrovia nostra che comunque al momento continua a funzionare discretamente e haprospettive di sviluppo capaci di reggere questa necessità. Questi sono i due elementi correttivi sucui Reggio, inteso in senso ampio, Comune, Provincia, Comuni ecc. ecc. devono tenere gli occhiaperti in virtù dei cambiamenti che si stanno producendo intorno a noi dal punto di vista degliassetti infrastrutturali e su cui quindi occorre che il piano sia presente. Più forse il piano provincialema il piano di Reggio ha comunque, cioè, un suo ruolo da svolgere in termini di proposte, didiscussione. Un’ultima questione che vi pongo come elemento di attenzione per poi passare allecose così direttamente interessanti anche per il piano della mobilità, è quella legata a un’ulterioreipotesi di sviluppo di un corridoio autostradale che tra l’altro vedete delineato qui con quella rigaviola, che è un corridoio medio padano, un corridoio che si verrebbe a collocare, sostanzialmente,tra Piacenza, Cremona, Mantova per arrivare all’altezza di Chioggia e raccordarsi con la nuovaRomea. Ipotesi anche questa che può avere una sua importanza, un suo importante ruolo a livellonazionale, anche in termini di, diciamo così, di distribuzione dei carichi insediativi, rispetto ai duecorridoi storici, quello pedemontano, quello nostro della via Emilia e quello nord dellapedemontana alpina. Quindi un sistema che potrebbe in una qualche misura riequilibrare, nellunghissimo periodo stiamo parlando, però quando si fa pianificazione bisogna stare attenti anche aquesti aspetti, riequilibrare un sistema d’area vasta abbastanza, diciamo così, critico dal punto divista del funzionamento dei corridoi storici a favore di un’area centrale della pianura che invece èpiù rilassata forse anche più bisognosa e potenzialmente più forte e più capace di rilanciare il suosviluppo. Questo è un sistema che anche lì dipende molto dalla pianificazione lombarda, dalle sceltedi investimenti che fanno nei territori ecc. ecc. E’ un sistema che ha un suo valore e che quindi vaguardato con attenzione. E’ chiaro che quel sistema, in assenza di una … in un particolare mi sonsbagliato perché adesso guardando con attenzione quella riga che vedete lì è un mix tra laCispadana e questa strada di cui parlavamo, quindi è un segno più ideogrammatico che altro. Non è


un tracciato. Quello è un segno più ideogrammatico. Però insomma la cosa di cui vi parlavo non èrappresentata in questa carta, è rappresentata in un’altra carta ha un suo potenziale probabilmenteanche qui di sviluppo, che trova una sua naturale compensazione nella realizzazione dellaCispadana da parte della Regione. Un progetto che dovrebbe essere partito e quindi… E’ chiaro chese non dovessero esserci in prospettiva né la Cispadana né la Tirreno-Brennero ferroviaria,l’ambiente si fa più complicato, il potenziale di crisi di cui parlavamo sono forse più vicini ecc. ecc.Questo è il quadro generale. La cosa che più direttamente ci preme sia come Comune di Reggio checome mobilità rispetto agli scenari di area vasta, è invece poi la gestione del trasporto ferroviarioregionale. Allora, la realizzazione della ferrovia Milano-Bologna, il qudruplicamento del corridoioferroviario, ha un significato molto preciso. Quello di trasferire sui nuovi binari tutte le percorrenzenazionali, quindi una quota rilevante, adesso non so esattamente la percentuale però molto rilevante,del traffico che attualmente occupa la ferrovia Milano-Bologna quella storica. La liberazione dellaferrovia Milano-Bologna offre al nostro territorio, a Reggio città ma in questo caso a tuttaquell’area vasta di cui abbiamo parlato in precedenza un potenziale fondamentale nel trasporto deipasseggeri e un incremento potenziale anche nel trasporto delle merci. Soffermandomi sul trasportopasseggeri, in questo senso la proposta che il piano reggiano, che i piani reggiani fanno sul tavoloregionale è appunto che quella linea storica diventi la spina dorsale del trasporto passeggeriregionale dando quindi un’alternativa vera al trasporto automobilistico lungo l’asse regionale,sviluppando questo progetto poi in maniera integrata e qui ci stanno anche le strategie industrialidelle varie aziende rispetto all’aggregazione Infer, cioè nelle ferrovie dell’Emilia Romagna dellagestione dei servizi, in primo luogo quelli passeggeri, in secondo luogo poi anche quelli merci,discussione aperta, però costruire questa spina dorsale su cui innestare i sistemi locali. Scendendo discala arrivo al sistema locale che mi permette di agganciare poi più direttamente gli altri aspettidell’assetto infrastrutturale locale, il sistema ferroviario locale quindi con questo punto diconnessione forte, cioè la stazione centrale di Reggio, quella storica, può svilupparsi lungo le tredirettrici che sono storicamente individuate come potenziale, la cosiddetta metropolitana disuperficie, nome che è forse un po’ pomposo, diciamo servizio metropolitano ferroviario, come lochiamano credo anche a Bologna tra l’altro, è cioè un servizio ferroviario a tutti gli effetti però condei cadenzamenti molto più frequenti e coordinati con quelli regionali di cui vi parlavo alla stazionedi Reggio, che corre sulle linee per Guastalla, sulla linea per Ciao Canossa e sulla linea perSassuolo. Sistema che oggi è realizzato fino a Bagnolo in Piano ma che ha come potenzialità disviluppo dei terminali più esterni finalizzati a raccogliere, all’interno dei bacini provinciali, iltraffico diretto non solo alla città di Reggio ma al sistema ferroviario nazionale e regionale essendoconnesso tra l’altro alla fermata medio padana. Questo sistema, con il piano mobilità e quindiconseguentemente nelle strategie del piano strutturale, si propone di estenderlo sui due rami dellaferrovia nazionale che vanno verso Parma e verso Modena. Ecco qui ci si riallaccia di nuovo astrategie che hanno una coerenza con la visione e la lettura che si faceva all’inizio. Cioè il serviziometropolitano ferroviario che è un servizio le cui fermate non sono le fermate del servizioregionale, le fermate del servizio regionale sono fermate, Reggio, Rubiera, forse Rubiera, Modena,Castelfranco ecc. Tre, quattro fermate per arrivare a Bologna, è un servizio che raccoglie i bacini. Ilservizio ferroviario metropolitano pensato per le tre linee ACT è un servizio invece con fermate piùfrequenti che raccoglie territori, cioè che mette insieme .. raccoglie territori e tra l’altro genera, equesto è un fatto molto importante dentro il PSC, anche delle direttrici potenziali di sviluppoterritoriale. Cioè sarebbero anche i luoghi dove concentrare poi lo sviluppo anche urbanisticoeventuale futuro. A questa cosa aggiungere i due rami verso Parma e verso Modena. Su questi duerami gestire in sede di sistema locale ferroviario, poi che sia gestito da ACT o sia gestito da Fer èun altro pezzo di discussione, gestire un servizio ferroviario metropolitano, cioè un servizio cheraccolga lungo la linea utenza destinata poi a salire sui treni regionale Bologna. Questo quindi è ilquadro delle infrastrutture ferroviarie dentro cui il piano della mobilità dice una cosa che non èstrettamente connessa al piano strutturale di Reggio, cioè quella che nel potenziamento di questosistema, a questo punto sono cinque rami ferroviari che convergono sulla città di Reggio, davalutare eventualmente anche il ripristino dei quattro chilometri mancanti tra Barco di Bibbiano eMontecchio. Questo in funzione di garantire alla città di Reggio un sistema appunto di raccolta deltraffico pendolare che parta da un’area più lontana che non sia solo la periferia della città ecc. ecc.


Passando a questo punto invece alla rete infrastrutturale stradale, che è un altro degli elementi su cuiil piano della mobilità in qualche maniera ha collaborato strettamente sia con il piano provincialeche quello comunale, si vede pochissimo però il piano mobilità propone due passaggi, uno che èuna più rigida gerarchizzazione delle funzioni delle strade che in sede comunale devono svolgere,questo sulla falsariga di quanto più o meno è già avvenuto anche in scala provinciale ecc. Quindi,arrivare a definire i sistemi e poi sui sistemi prevedere politiche differenziate. Il primo sistema,quello più importante, quello che vedete rappresentato nella diapositiva, è quello, diciamo così,della viabilità principale. Quella che ha un rango e un valore sicuramente di valore provinciale,alcune di queste strade sono anche statali, però insomma, il cui valore è quello di gestire il trafficosu tutta l’area vasta reggiana. Questo sistema è fatto di due parti. Uno che è quello colorato inverde, diciamo così, che è l’anello delle tangenziali più sono segnate le tre strade statali, quindiancora di competenza ANAS che sono la statale 63, la via Emilia verso Parma e la via Emilia versoModena. Questo sistema si integra con cinque rami di accesso dalle aree più abitate del circondarioreggiano, dei comuni che stanno intorno a Reggio verso la città. In particolare tre sono già esistentiche sono quelle nord, che sono altrettante strade provinciali, le tre esistenti sono la ex statale versoCastelnovo Sotto, Boretto, la nuova strada provinciale che viene da Bagnolo in Piano, Novellara ela ex statale che veniva da Correggio, Carpi, che è quella che trovate sulla destra. Invece incompletie quindi ancora oggetto di programmazione sono sia gli altri due assi azzurri che vedete, cioè quellache viene da Montecchio di cui è prevista, visto che finora parliamo di strade che ci son già quelleve le andate a vedere, delle strade nuove ve le descrivo un pochino meglio quella che viene daMontecchio di cui è prevista una variante dall’inizio dell’abitato di Reggio, cioè praticamente primadel ponte della Roncina per chi parla la mia stessa lingua e in variante a tutta la via Gorizia nellaparte urbana per arrivare sull’asse attrezzato via Teggi. L’altra, la ex stata che viene da Scandianoche ha invece la necessità di una variante all’abitato di Fogliano, variante di cui per ora si riproponeil tracciato di piano regolatore perché questa non è nella programmazione finanziaria del Comunementre quella di cui vi parlavo prima è programmata la realizzazione l’anno prossimo, quindi nonc’è nessuna discussione sul tracciato per la variante alla provinciale che viene da Cavriago, miscuso con la Provincia se mi son dimenticato i numeri delle provinciali però insomma. Invecequella che viene da Scandiano, la ex statale 467, olé, lì, non essendoci un finanziamento previsto,probabilmente un lavoro che dobbiamo fare anche insieme alla provincia ecc.ecc., il tracciato puòancora essere oggetto di discussione. Cioè se passare da un lato all’altro della ferrovia ACT puòessere ancora un elemento che vediamo se agganciare la sud-est dove oggi viene intercettata dallarotatoria o agganciarla in un altro punto può ancora essere oggetto di discussione. Gli altri tre assiche sono colorati di verde che fanno riferimento alla viabilità di competenza ANAS sono la statale63, la variante alla via Emilia verso Modena e alla variante alla via Emilia verso Parma. In questocaso il piano mobilità adotta due scelte differenti. Per quanto riguarda la 63 e la via Emilia versoModena, diciamo così, assume il piano regolatore vigente di Reggio, le previsioni del pianoregolatore vigente di Reggio come elementi di partenza per la discussione; lì ripropone, visto tral’altro che la competenza del piano mobilità non è quella di definire i tracciati ma di definire ilruolo delle strade dal punto di vista trasportistico, cioè che facciano la loro funzione, quei duetracciati svolgono la funzione prevista dal punto di vista trasportistico per quelle strade quindivengono riproposte nei tracciati, diciamo. Naturalmente anche qui il PSC del comune di Reggioassieme a quelli dei comuni interessati da questi tracciati e alla provincia, possono avere il compitodi studiare e valutare se ci sono delle alternative possibili. A patto, dico io, proprio come elementodi esperienza, che non ci si infili dentro dei, diciamo così, dei tunnel per stare in metaforeinfrastrutturali da cui non si sa quando si esce, cioè dove ci si mette a discutere, si fanno … simettono i territori uno contro l’altro, cose di questo tipo. Cerchiamo in questo senso di gestire iprocessi in modo maturo, visto che veniamo richiamati pesantemente dagli economisti a nonguardare … ad andare oltre la cintura parafrasando il giornale di Reggio oltre alla cintura ci sono lebretelle, quindi noi abbiamo fatto qua .. però insomma il .. da questo punto di vista il piano dellamobilità individua quei due tracciati per la loro funzione trasportistica. La parte verso Parma invececambia. Siccome la precedente .. il piano regolatore vigente si era concluso con un atto chedeterminava la necessità di ristudiare il tracciato inserito nel piano, siccome da quel lato è scaturitouno studio fatto dalla provincia e dal comune se non ricordo male tra il 2000 e il 2002/2004,


siccome questo studio ha proposto un tracciato alternativo a quello previsto dal piano regolatorevigente di Reggio, cioè un tracciato che sta a nord della ferrovia Milano Bologna storica, e che tral’altro si collega invece al tracciato previsto dal comune di S.Ilario, il piano mobilità assume questoelemento e lo propone già come proposta, che quindi confluisce correttamente anche dentro glischemi del PSC. La provincia nel suo documento di piano conformemente a questi ragionamenti aquesto processo tecnico amministrativo identifica lo stesso tipo di tracciato, quindi, diciamo, cheverso Parma la proposta è quella. Anche perché dal punto di vista trasportistico fare tre variantiall’abitato di Pieve, Cadè e Cella è una cosa .. e utilizzare la via Emilia storica negli altri tratti è unacosa completamente diversa dal fare un percorso alternativo ecc., e in questo senso il pianomobilità, nel suo piccolo, dice che il percorso alternativo è più funzionale alle esigenze che ci siamovisti, soprattutto a quelle successive di riclassificazione dell’asse storico in funzione prevalente deltrasporto pubblico. Gli assetti infrastrutturali sono questi. Le tangenziali, l’anello verde ditangenziali è praticamente quello già pianificato, non praticamente, è quello pianificato non ci sonodegli elementi nuovi, quindi sostanzialmente la proposta infrastrutturale e stradale per il comune diReggio non prevede nuove strade se non quelle programmate da anni dentro la pianificazione senon addirittura dentro i piani di investimento. Un ultimo passaggio, visto che questa è la sede giustaper farlo, rispetto all’anello delle tangenziali. La scelta fatta e quella quindi di mettere rapidamentein funzione l’intero anello. Bisogna tappare due buchi, diciamo in gergo, e sono i due ponti sulCrostoso, quello a nord e quello a sud. Quello a nord è il prolungamento della tangenziale nord diReggio a quattro corsie tra S.Prospero e Cavazzoli, che dovrebbe essere nel piano quinquennale diinvestimenti ANAS, vedere la carta, però insomma dovrebbe essere nel piano quinquennaleinvestimenti ANAS che è lassù e che permetterebbe di chiudere l’anello nord delle tangenziali el’anello sud che è finanziato dal comune di Reggio nel 2006-2007 e i cui cantieri sono già partiticredo, adesso non seguo i lavori pubblici ma siamo in dirittura d’arrivo, che collegherà l’asseattrezzato via Inghilterra con la variante di canali chiudendo l’intero sistema. Il piano della mobilitàfa tre scelte rispetto a questo, diciamo le cose che vi ho detto non sono scelte perché sono coseprogrammate. Dice tre cose in più. Dice, per alleggerire ulteriormente e far funzionare questo anelloservono altre tre cose. Uno, il miglioramento dell’efficienza trasportistica dell’asse attrezzato che èfatto da via Inghilterra, via Chopin e via Hiroshima. Se quell’asse attrezzato deve svolgere lafunzione che gli assegna qui, cioè deve essere verde, la sua capacità deve aumentare non in terminidi velocità perché non bisogna fare i centoventi lì, però evidentemente ci sono dei nodi che nonreggo oggi il carico di traffico e a maggior ragione non sono in grado di reggere un potenzialecarico di traffico futuro. Quindi su quel sistema bisogna ragionare in termini di potenziamento. Latangenziale nord funziona, è un quattro corsie a doppio livello quindi funziona, la tangenziale sudest ha, con l’attuale assetto due corsie e nodi a raso, nodi a un solo livello, potenziale di sviluppoancora ampio cioè può ancora caricare traffico quindi nelle prospettive del piano ci sta. Sisuggerisce da parte dei consulenti del piano sulla base delle analisi di traffico, lo vedete in piccolopiccolo, se a S.Maurizio si fa una connessione diretta tra la tangenziale sud-est e la tangenzialenord, connessione che sembra facile ma serve scavalcare la ferrovia quindi ha un suo impattoeconomico rilevante, l’efficienza del sistema trasportistico nord sud aumenta, cioè la sud est nonserve più solo per andare da sud verso Modena, può servire per andare da sud verso nord, verso ilCorreggese Carpigiano e anche verso il casello di Reggio, a questo punto il carico di traffico cheinteressa la parte interna della città, gli assi di attraversamento della città potrebbe diminuire. Inparticolare quello di via del Partigiano ma anche quello della circonvallazione e di altre strade. Ilterzo elemento che è fuori della cartina del comune di Reggio che i nostri consulenti ci diconoessere molto importante dal punto di vista strategico per distribuire meglio i traffici e che secondome andrebbe discusso all’interno di un tavolo d’area vasta a partire da una riunione come questa maelemento importante per la provincia ecc. ecc., è una vecchia idea che va su e giù come il peperoneche è quello del casello autostradale intermedio tra Reggio e Modena Nord. Cioè un caselloautostradale collocato sostanzialmente a cavallo tra il territorio Correggese o S.Martinese ecc., alservizio di un sistema straduale nuovo che c’è, al servizio di un’area produttiva molto forte, levalutazioni… Perché il Comune di Reggio dice questa cosa. Non è che fa invasioni di campo strani.Dice, nella gestione del traffico nel bacino del famoso quadrilatero che è uno dei luoghi di piùintenso traffico automobilistico, di traffico pesante, molto del traffico automobilistico e del traffico


pesante diretto al sistema autostradale, continua a convergere sui capoluoghi, su Modena e suReggio. Modena ha un suo progetto di prospettiva che è quello di collocare … di prolungarel’autobrennero lungo il corridoio del Secchia, quindi lungo il Secchia fino a Sassuolo e in unaqualche maniera tema risolve in parte anche il nostro problema, però anche con quella infrastrutturale analisi del piano mobilità ci dicono: un casello in quella localizzazione in quel punto, a metàstrada tra Modena Nord e Reggio, potrebbe garantire una migliore distribuzione del traffico a scalaprovinciale evitando, diciamo così, l’interessamento di quote rilevanti del traffico delle aree di crisi.Le aree di crisi sono le aree urbane, quindi tutti gli attraversamenti urbani che in questo caso sonoquelli del Reggiano ma possono essere anche quelli di Campogalliano, di S.Martino, quello diCorreggio ecc. ecc. Quindi c’è questa ulteriore terza proposta. Queste sono le tre cose nuove chedice il piano della mobilità rispetto all’assetto infrastrutturale, ve le ribadisco: migliorarel’efficienza trasportistica dell’asse attrezzato, un collegamento tra la tangenziale sud est e latangenziale nord, e, proposta da discutere non proposta nel piano di Reggio perché non è neanche acasa sua, un casello autostradale nuovo. Tre cose che dice il piano. Poi c’è lo spostamento della viaEmilia, però frutto di un lavoro comune. C’è una quarta cosa che il piano non dice esplicitamentema che qui è meglio che la valutiamo a tutti gli effetti. Aver disegnato quell’anello infrastrutturale aReggio, dove l’asse attrezzato, che è un asse attrezzato non è una tangenziale. Un asse attrezzato euna tangenziale sono due cose diverse. Una tangenziale è una strada che deve portare il trafficoeventualmente anche a velocità medie superiori ai 50 all’ora da un punto all’altro, le cuiconnessioni con il sistema urbano sono rare, nei punti principali e funzionali a determinateesigenze. L’asse attrezzato è una strada che deve portare molto traffico ma che deve al tempo stessoservire il territorio urbano che attraversa e che quindi deve avere più connessioni. Ergo, sullatangenziale mi aspetto che i nodi siano quelli che sono oggi previsti e non aumentino in futuro senon per ragioni definite dalla pianificazione, cioè la pianificazione individua la necessità di un nodoper servire, diciamo così, una nuova viabilità o un polo di interesse sovra comunale se nonaddirittura sovra provinciale, si discute, ma i nodi del sistema tangenziale le rotonde e gli incroci,devono essere quelli, non possono moltiplicarsi, non possono esserci accessi diversi. E questodovrebbe valere anche per le strade azzurre, tra parentesi. I nodi dell’asse attrezzato sono una cosadiversa. Possono essere più frequenti perché devono servire l’area urbana interessata. E non a caso,in quel caso, non è tutta interna all’asse attrezzato. L’asse attrezzato taglia a metà una parte di città.Cioè ha una parte della città a destra una parte della città a sinistra e non si può permettere ditagliare in due la città. La scelta di dire a Reggio non si propone una tangenziale ovest, è una sceltache non è, diciamo, esplicitamente detta nel piano. Però è implicitamente contenuta in questaproposta. Cioè la proposta di rendere l’asse attrezzato più capace di fare il proprio compito è unaproposta che dice: da qui ai prossimi dieci e, secondo noi, quindici anni, se facciamo questaoperazione, cioè se lavoriamo sull’esistente a Reggio non si pone il problema della tangenzialeovest. Siccome in questa cosa ci crediamo è un elemento di valore anche perché sarebbe assurdo dalpunto di vista delle politiche pubbliche pensare già di investire o di ragionare su tracciati alternativiquando hai una viabilità la cui potenzialità è limitata da fattori non irrisolvibili ma da fattori chesono alla tua portata. Che sono la risoluzione di una serie di nodi ed eventualmente l’aumento dellacapacità di traffico. Perché tutto l’asse attrezzato può, a necessità, trasformarsi in un asse a quattrocorsie, tutto l’asse attrezzato può avere dei nodi che in qualche maniera ne migliorino l’efficienza.Quindi, implicitamente, oltre alle tre cose che vi dicevo prima c’è anche questa ulteriore scelta.Reggio non prevede di mettere una tangenziale ovest. Al didelle valutazioni che sarebberovenute a monte nel caso in cui si fosse pensato la necessità di farla, si sarebbero valutate tutte leimplicazioni ambientali, sociali, compreso il fatto che alla fine si poteva anche arrivare a dire, nonla facciamo. Perché magari gli impatti ambientali, sociali erano già in sede di piano superiori aibenefici. Ma noi non siamo arrivati lì. Non è che l’abbiamo esclusa perché abbiamo valutato … Sidice: lì c’è un potenziale; e questo potenziale va sfruttato. Questa è una scelta, a nostro giudizio, diqualità sia dal punto di vista economico ma poi, in prospettiva presumendo quelli che sarebberostati anche eventualmente gli impatti ambientali sociali, una scelta corretta anche dal punto di vistaambientale e territoriale. L’assetto infrastrutturale del piano è quello che vi ho descritto. Unsecondo livello, cioè le strade che non vedete segnate lì, appartengono d’ora in poi a una gerarchia ea una funzione nuova. Questo significa un impegno a trasformare alcune strade che oggi svolgono


la funzione di attraversamento della città, in particolare la via Emilia, la circonvallazione, viaMartiri della Bettola, via del Partigiano, via Regina Elena, via Manfredi, insomma tutte le stradeche conosciamo su cui oggi il traffico è in sofferenza, devono progressivamente perdere quote delloro traffico a favore di questo sistema che vedete rappresentato qui. Rimanendo strade funzionaliall’accesso alla città, quindi con volumi calcolati possibili, 15 mila 20 mila veicoli al giorno,comunque strade con traffico non strade … però in cui i cali devono essere evidenti. In particolare iconti fatti rispetto alle politiche di cui abbiamo parlato fino adesso e di tutte le altre politichecontenute nel piano per disincentivare il traffico automobilistico e migliorare l’offerta sul trasportopubblico e il traffico ciclabile, dovrebbero portare per esempio la circonvallazione a perdere un 50,60% del traffico attuale. Questo con l’uso della carota non solo con l’uso del bastone, perché spessouno dice il traffico nelle strade diminuisce perché le restringono quindi alla fine uno ci rinuncia. Inparte ci sono anche queste cose che si possono leggere in giro ma non sono sempre volute travirgolette. Delle volte sono necessità in relazione a problemi specifici di vivibilità di un luogo cheportano a quella scelta. La scelta complessiva invece è guidata da questo processo, cioèrealizzazione di un sistema alternativo, incentivazione all’uso del sistema alternativo,disincentivazione all’uso dell’auto nella parte più centrale della città. Attraverso questo sistema,appunto, le strade di attraversamento della città che vi ho citato brevemente prima verrebbero asvolgere un ruolo nuovo e diverso che è quello appunto di .. vengono definite strade interquartiere,cioè di spostamento tra una parte e l’altra della città ma non di attraversamento. Una terza gerarchi,queste strade nel piano mobilità le troverete rosse. Non sono entrate dentro lo schema adesso deldocumento preliminare del PSC, entreranno molto probabilmente dentro il documento del PSCcome tali ma a questa scala di discussione è ancora un po’ prematuro. Io quindi adesso, d’ora in poivi anticipo alcune cose che sono parte del documento della mobilità ma non sono parte deldocumento preliminare quindi dell’oggetto della discussione in questa sede e per questa ragioneandrò molto più veloce e schematico. La parte interna della viabilità urbana, quindi che passa dagerarchie di viabilità territoriale di attraversamento in taluni casi a gerarchie interne, la prima ve lodicevo, la viabilità che nel piano della mobilità viene disegnata in rosso che è la viabilitàinterquartiere, strade appunto da 15 mila, 20 mila veicoli al giorno, le strade di quartiere che sonostrade arancioni molte delle strade che noi oggi pensiamo essere strade di attraversamento nel pianodella mobilità sono individuate come strade arancioni, a ragion veduta sulla base degli elementid’analisi, e poi le strade, le zone residenziali, le aree e zone trenta a traffico moderato che sono lezone di quartiere, cioè le strade proprio in cui si vuole scoraggiare qualsiasi tipo di attraversamento.Strade che non dovrebbero dare occasione, diciamo così, di bypassare o tagliare il sistema stradaleche ho definito precedentemente la cui funzione è quella appunto di portare alle case o nel caso diaree industriai portare nelle aree interne delle aree industriali. In quest aree i progetti devono essereprogetti integrati dell’intera area di riqualificazione e dove si dà la priorità sostanzialmente alleutenze deboli, pedoni e ciclisti, in particolare pedoni ed anziani. Sono le famose zone trenta delprogetto. Il quadro infrastrutturale è completo. Non vi descrivo gli interventi specifici di soluzionedei nodi di mobilità, vi davo quelli dell’asse attrezzato, ce ne sono altre ma questi li passocompletamente. Le altre strategie individuate dentro al piano mobilità, sono altre tre. Ve le elencorapidamente senza soffermarmi molto. La prima è quella, diciamo così, sul trasporto pubblico, nonè la prima in ordine di priorità dentro al piano, è la prima che m’è venuta in mente oggi. E’ quellarelativamente al trasporto pubblico. E’ una strategia di cui vi ho descritto prima il sistema di areavasta, cioè il sistema che interessa i comuni intorno a Reggio e tutti i comuni della provincia.Nell’area urbana si basa sul rafforzamento del sistema dei parcheggi scambiatori e sulla parte piùesterna della città, quindi sul fatto che il trasporto pubblico abbia questa funzione, ma si basasoprattutto su un’analisi che assieme all’agenzia mobilità dovremo fare, delle linee di forza deltrasporto pubblico. Quelle già individuate sono la linea 2 e la linea 5, quelle che hanno potenzialiper essere trasformati in sistemi dove la capacità di trasporto pubblico aumenti. Aumenti in terminidi disponi abilità di posti e numero di frequenza. Quindi, dove è possibile, studiare, il pianomobilità non dice che bisogna farlo, ma dice bisogna valutare su quelle linee prioritariamente sestudiare sistemi di trasporto in sede propria quindi o passway che sono bus normali però con dellelinee protette e con delle fermate fatte in maniera diversa da quelle che son fatte oggi, i filobus conle stesse caratteristiche di raccordo con la città che vi ho appena raccontato per l’eventuale passway,


o il tram. Cioè progredire nella direzione di questi sistemi partendo da queste due linee di forza.Verificare quali altre linee di trasporto pubblico urbano hanno una capacità potenziale in crescita.Quelle che dopo la linea 2 e la linea 5 hanno maggiori trasporti oggi, quindi quelle che sono piùcorrette nel loro disegno di tracciato, ed eventualmente lavorare sull’incremento del trasporto diqueste quindi anche sull’incremento delle frequenze. Oggi a Reggio ci sono tre linee con frequenza10 minuti. Bisogna studiare se c’è una quarta linea, la quarta in ordine d’importanza che possaarrivare ad avere questa cosa, perché avere già un sistema di 4 linee che hanno questa frequenzarafforza moltissimo, però sono tutti elementi da studiare perché il trasporto pubblico ha delleimplicazioni economiche ben diverse da quelle che possiamo, tra virgolette, controllare con glistrumenti nostri. Quindi il potenziamento del servizio passa anche tramite un altro lavoroimportante da fare in collaborazione tra comune e agenzia della mobilità che è quellodell’interscambio. Cioè individuare punti fondamentali, cruciali della città. Due sono giàindividuati, sono la stazione di Reggio, quella storica, e l’area diciamo della Zucchi come puntidove tutte le linee urbane si intersecano in maniera tale da garantire al sistema un potenziale cheoggi ha molto ridotto, che è il potenziale dell’utilizzo di più linee, cioè dell’interscambio tra le lineee di garantire al tempo stesso l’interscambio tra il trasporto urbano e il trasporto extra urbano, iltrasporto ferroviario e l’accesso al centro storico che sono i temi più importanti, fondamentali ecc.Queste sono le prospettive del trasporto pubblico nel concreto c’è di prossima l’apertura della terzalinea di mini-bus che questa è prevista a prescindere da tutto il ragionamento di analisi, fatto di cuivi parlavo prima ma insomma il piano in questo senso definisce un percorso da studiare assiemeall’agenzia mobilità per il futuro del trasporto pubblico urbano a Reggio. Il secondo corpo distrategie fondamentali che si lega, e lo tratto adesso perché molto legato a quello del trasportopubblico, è quello che riguarda la regolazione del traffico in città. Il centro storico continua adessere il luogo principale di attrazione del traffico della città. Lo continua ad essere e lo continueràad essere. La regolazione del traffico deve fare in maniera che là dove ci sono problemi di capienzadegli spazi pubblici, perché le strade stanno negli spazi pubblici, o per la sosta o per il transito,quindi o per il traffico o per la sosta, si introducono strumenti, introducono è una parola grossaperché parliamo di strumenti che a Reggio ci sono già, quindi si tratta di ampliarli, di renderli piùfunzionali ecc. ecc. Gli strumenti a disposizione sono grosso modo tre. Noi ne scegliamo due, ilterzo no. Uno è la regolazione della sosta, dietro la gentile parola regolazione spesso nel 90% deicasi si nasconde la parola pagamento. La regolazione non è solo pagamento perché si può regolareanche in altre maniere e puntualmente si decide di farlo, però in linea di principio è estendere ilsistema di pagamento della sosta, attualmente interessa solo il centro storico, estenderlo con lafinalità non di limitare l’accesso a quest’area ma di selezionare l’accesso, cioè conforme,intelligenti, flessibili di gestione di questa regolazione della sosta, tale per cui alcuni soggetti sianoincentivati a non accedere al centro con l’auto, in particolare, parlo con la bocca del lupo, ipendolari, cioè i soggetti che vengono a lavorare in centro storico che non hanno ragione di lasciarel’auto sei ore a 300 metri dal posto di lavoro quando possono appunto usare altri sistemi nell’areapiù servita dal trasporto pubblico e più accessibile in bicicletta, quindi disincentivare l’accesso alcentro storico da parte dei pendolari, regolare l’uso delle aree di sosta attorno al centro storico inrelazione alla prossimità, alla vicinanza in relazione al tempo. Cioè, meno tempo ci stai più ti vengoincontro, più tempo ci stai più ti stango. Questo è il criterio di base della cosa. Non per far cassa,perché questa è una sciocchezza che viene continuamente detta in certe sedi perché sembra che ilproblema sia quello, tant’è vero che molte delle modifiche che facciamo, in corso d’opera ecc. ecc.,riducono, cioè qui il direttore dell’agenzia mobilità è buon testimone di questo fatto, riducono leentrate spesso del comune sulla sosta non le aumentano, perché sono tutte cose che tendono adaggiustare progressivamente il sistema. Il tema non è quello. Il tema è aumentare l’accessibilità perchi ci deve venire, renderla possibile perché l’occupazione.. perché al parcheggio Zucchi non soloal martedì mattina ma alle 9 del mattino non trova più posto nessuno, questa è la realtà. Quandoancora si trova posto in un controviale o quando ancora si trova posto in una che so, piazza SanZenone, al parcheggio Zucchi alle nove del mattino non si trova più posto semplicemente perché èoccupato da lì dalle otto e mezzo fino, a volte, fino alle sei del pomeriggio da auto che rimangono lìper l’intera giornata che potrebbero tranquillamente in un equilibrio di tempi della giornata, sostarein un parcheggio più esterno. Qui faccio mea culpa, quando ci sarà perché in questo caso manca. Il


sistema è organico quindi prevede questa gestione del traffico in questa maniera. Quindi primotema, la gestione della sosta. Secondo tema la gestione del traffico. Le strade sono intasate, lospazio serve a tutte le modalità di trasporto, ci sono le automobili, c’è il trasporto pubblico, ci sonole biciclette. Nelle aree più centrali cercheremo di fare in maniera che la convivenza tra trasportopubblico e biciclette sia possibile in modo tale da non sottrarre sistematicamente spazio allacarreggiata stradale per realizzare le piste ciclabili, cercheremo, non è sempre possibile, mal’argomento fondamentale è la realizzazione delle corsie preferenziali non dove non servono, cioèin alcune zone poco trafficate del centro, ma dove servono, cioè nelle strade più trafficate chestanno attorno al centro, nella circonvallazione e nelle strade di accesso al centro. Dove, siccomenon ci possiamo permettere di perdere spazio per il traffico automobilistico perché la dotazionedella rete stradale a Reggio è, qualcuno dice giustamente, secondo me per fortuna anchesottodimensionata rispetto alle reali esigenze del traffico, dice giustamente perché ci da anchequalche prospettiva di cambiamento più forte, non possiamo sottrarre traffico arbitrariamente alleauto perché questo creerebbe problemi altrove, non è che li risolverebbe. Quindi le corsiepreferenziali laddove ci sono le frequenze maggiori di autobus, quindi dove portiamo più cittadini,dove ci sono più cittadini che usano quello spazio. A parità di spazio una corsia preferenziale deveportare più persone. Siccome non sarà sempre possibile si studieranno sistemi o corsie preferenzialiin determinati tratti o sistemi saltacoda o altri sistemi per preferenziare comunque il trasportopubblico sulle linee principali che son quelle che elencavo prima più altre che sono di accesso. Laterza cosa che a Reggio non scegliamo, e che è uno strumento che si sta affermando ma solo nellegrandi città però, è quello di pricing. Cioè fare pagare l’accesso alle aeree, non la sosta, il transitoalle aeree più intasate di traffico. I casi famosi sono naturalmente quello di Londra, quello diStoccolma, e altri che si sono venuti a (…..). Sarebbero lontanissimi, è una delle ragioni per cui noinon lo applichiamo se non fosse che Milano lo sta per introdurre quindi sono sempre meno lontani,rimane il fatto che una nostra valutazione ci induce a pensare che, valutazioni tecniche, che nellecittà medio piccole questi sono sistemi poco gestibili, poco efficienti e quindi di scarso risultato.Quindi questo strumento, lo dico perché spesso viene citato come possibile strumento, nel pianomobilità non c’è! E’ una scelta che non viene fatta. Terzo e ultimo sistema di strategie è quellorelativo alla mobilità ciclabile che sembra sempre una realtà marginale, viene trattata spesso comese fosse la TV dei piccoli, in realtà è un elemento fondante perché a) nell’area urbana si spostanopiù persone in bicicletta che in trasporto pubblico, quindi diciamo tra le quote è la seconda e non laterza. 2) Perché è quella che ha più potenziale di sviluppo, ci sono ancora molte persone a Reggioche potrebbero fare quella scelta senza dover drammaticamente cambiare la propria esistenza, 3)Perché all’interno di quattro chilometri a Reggio come in qualsiasi altra città normale la bicicletta èil mezzo più veloce, più economico e più ecologico, 4) Perché a parità di condizioni di sviluppoeconomico potenziale, aggressività, forza, competitività tutte cose di cui non vogliamo …. niente, ilprofessore è andato via ci diceva non recedete di un centimetro sulla vostra competitività, puressendo una città strafiga che vuol competere col mondo, si può permettere di avere quote dimobilità ciclabile ben superiori. Ci sono città delle nostre dimensioni in altre parti d’Europa, conclimi peggiori del nostro, cioè dove il freddo di oggi si estende a tre quattro mesi dell’anno, chehanno quote di mobilità ciclabile decisamente superiori alla nostra, quindi a noi non sembra unacosa da passatisti o da visione così idilliaca ambientalista. E’ un sistema normale di funzionamentoche tra l’altro libera lo spazio della rete mobile perché ogni ciclista in più è un’automobile in menosu quello stesso tracciato, su quello stesso percorso quindi dà efficienza al resto e sostegno. Laquinta ragione per cui si punta molto su questo aspetto è quello che tra tutti è più alla nostra portata.Cioè dove il livello di azione del comune è più in grado di migliorare questi aspetti. Migliorando larete e migliorando soprattutto la sicurezza dei tracciati e in parte anche la cultura lavorando un po’sulla cultura e sulla c… Questi sono i temi generali del piano. C’è un’ultima appendice che sembrauna cosa secondaria ma è importante. E’ un’appendice non perché, cioè in realtà non èun’appendice, è un altro capitolo importante del piano, ed è la cosa su cui tutto sommato Reggionon ha molto da farsi insegnare in giro, molto da importare che sono le politiche più in generale sulcontenimento dell’inquinamento ecc. ecc. Cioè siamo, piaccia o non piaccia, avendo il riso o non ilriso, la città più elettrica d’Europa, qualcuno dice al mondo ma io non mi azzardo, perché non sonomai uscito dall’Europa, così. Insomma siamo la città più elettrica d’Europa. Siamo nella regione più


metanizzata d’Italia, siamo la città in regione Emilia Romagna che ha usato tutti, fino all’ultimocentesimo, l’unica città che ha usato tutte le risorse per la trasformazione a metano e a Gpl degliautoveicoli, quindi siamo la città che fa di più in Italia. Io francamente di gente che mi viene a direche bisogna fare sempre di più su questo tema, mi viene anche un po’ da rispedirli al mittenteperché siamo quelli che facciamo di più. Siamo là in fuga, lontani, quando qualcuno ci raggiungeràcominceremo a discutere se bisogna uccidere quelli in (diesel??) ecc. ecc. Però su questo c’è unaparte di politiche importanti, ci sono altre politiche su cui non siamo così avanti e che bisognerebbesviluppare che sono quelle di un uso collettivo dell’auto ecc. ecc. ma soprattutto c’è la parte cheparla più direttamente all’urbanistica, cioè la parte che dice, nelle scelte insediative, visto chequest’ultimo capitolo si chiama la regolazione della mobilità, l’offerta alla regolazione dellamobilità e serve sostanzialmente a ragionare su come impedire un incremento di domanda dimobilità, scusate la domanda di mobilità il contenimento della domanda di mobilità. C’è daimpedire che ci sia un naturale incremento della domanda di mobilità su automobile privata. Cisono dei passaggi del piano mobilità che parlano direttamente al linguaggio dell’urbanistica equindi dieci buone regole che possono essere nove, dodici, quarantasette non lo so, però insommaun punto di partenza di discussione per evitare che le scelte urbanistiche future quindi unaresponsabilità in questo caso diretta, ossia sto palando delle economie globali dei piani regolatori,non inducano maggiore domanda di mobilità automobilistica, dispersione urbana, concentramentodegli insediamenti principali lungo gli assi di viabilità, sul trasporto pubblico, ecc. ecc. ecc. Questoè il quadro, quindi fino a un certo punto vi ho raccontato cose che fanno parte dell’oggetto poi hointegrato perché sembrava utile nel ragionamento di oggi, facendo un quadro più generale deicontenuti del piano della mobilità e con questo ho concluso.Allora grazie all’assessore Gandolfi. Diamo ora la parola a Nomisma, Massimiliano Bondi cheintegra i ragionamenti che abbiamo fatto sul sistema economico e immobiliare perché come dicevoprima invece sul sistema sociale abbiamo trattato la volta scorsa e poi li riprenderemo nelle sedutetematiche dei temi specifici.Dott. Massimiliano BondiGrazie e buongiorno.Appunto Massimiliano Bondi. Volevo con il mio intervento visto che gli interventi che mi hannopreceduto hanno ben dipinto e articolato quello che è il contesto generale sia fuori dalla provinciasia a livello nazionale, che a livello regionale quindi a scendere, articolare un pochino meglioentrando più nel dettaglio nella geografia dell’economia del comune capoluogo e della cinturaquindi dell’area vasta. Prima di fare questo volevo però raccogliere una suggestione che è venutadagli interventi precedenti ed è relativamente alla contestualizzazione che l’ex ministero delleinfrastrutture e dei trasporti ha realizzato e quindi quella sorte di strumento che il ministero ha datoalle diverse aree territoriali per dotarsi dei propri strumenti di pianificazione. Una considerazioneche viene già nella lettura per capire meglio, contestualizzare meglio quella che è la lettura delministero all’interno di questo documento viene probabilmente dall’arco temporale in cui ilministero analizza le diverse dinamiche. In particolare mi riferisco alle dinamiche economiche. Percui la lettura di un territorio, cioè quello reggiano, che in qualche modo sintetizzava prima, comedire, una prospettiva di declino, tanto per utilizzare un altro termine particolarmente utilizzato neldibattito quotidiano, in realtà deriva da una certa miopia, nel senso che l’analisi in qualche modo, ledinamiche che loro interpretano per guardare al futuro quindi in quella chiave strategica a cui si èaccennato all’inizio, sono in realtà delle dinamiche di breve respiro e scontano due elementi opossono scontare due elementi di, come dire, di deviazione o se vogliamo di imprecisionedell’analisi. La prima considerazione è che guardano soprattutto a questo decennio, all’inizio deldecennio, periodo in cui Reggio Emilia ma insomma meno del resto dell’Italia, ha vissuto unmomento di difficoltà con ciclo economico internazionale sicuramente sfavorevole. E quindi da qui,cioè soprattutto per un territorio particolarmente aperto come abbiamo visto prima, se parliamo diesportazione, parliamo di altri canali di internazionalizzazione, comunque un territoriofondamentalmente aperto registra questi contraccolpi in maniera molto più repentina e molto piùevidente rispetto a dei territori che, come dire, lavorano all’interno del proprio giardino. Quindi


questa è la prima considerazione. Aprendo però e quindi qui in qualche modo utilizzando anchequello che è stato il nostro trascorso analitico appunto all’interno del nostro contributo, aprendoperò a delle considerazioni di più lungo respiro, il quadro cambia. Almeno secondo noi il quadrocambia, questa è la riflessione che viene oggi. Il quadro cambia, come dire, per diversi ordini diragioni. Innanzitutto perché negli anni novanta, insomma sono dinamiche tutto sommato ancorarecenti, negli anni novanta c’è stato un percorso di crescita incredibile, non è, come dire, unaggettivo non consono alla fattispecie, cioè incredibile nel senso che se guardiamo solamente alcomune capoluogo una unità produttiva su quattro, per dirne una, compara appunto in questoperiodo. Per cui anche dal punto di vista occupazionale si è visto un percorso di crescita altrettantoimpetuoso. Che cosa significa tutto ciò? Che comunque nella storia di un sistema locale, cioè ilfatto che dieci anni offrono una crescita impressionante perché anche dal punto di vista territoriale,dal punto di vista dell’immagine che anche chi ci vive e lavora si è in qualche modo fatto, unacrescita da questo punto di vista non necessariamente però molto probabilmente innesca deimeccanismi di frizione di attrito su quelli che sono i meccanismi produttivi che si riflettono anchenegli anni a seguire. Mi spiego meglio. Crescita demografica, crescita delle imprese quindi delnumero delle imprese e dell’occupazione, diventa abbastanza ragionevole, nella fattispecie cisembra anche che sia il caso, diventa anche abbastanza ragionevole che sui fattori, penso inparticolare al lavoro, dove comunque, come dire, la lamentela di mancanza di mano d’operaspecializzata o comunque mancanza di mano d’opera adatta in particolare all’impiegomanifatturiero è uno degli elementi più lamentati dagli imprenditori. La questione anche degli spaziproduttivi è un altro degli elementi in qualche modo che abbiamo evidenziato essere, come dire, inqualche modo avere delle criticità o comunque portare dei cosiddetti elementi d’attrito. Quindi inrealtà è, come dire, un processo che in qualche modo un qualche elemento di stress sicuramente loha evidenziato, probabilmente lo ha evidenziato in quei due o tre anni che il Ministero in qualchemodo identifica come il periodo su cui poi traslare in futuro delle considerazioni. Perché anche,diciamo così, la nostra analisi in qualche modo non è coerente con questo inquadramento? Non ècoerente per due ordini di ragioni. Il primo, l’elemento territoriale. Sì è vero, si parla, correttamenteeh intendiamoci, questo non smentisce le analisi, è solamente una puntualizzazione per capiremagari un pochettino meglio e in una maniera un pochettino più articolata gli accadimenti in chiavealle prospettive. Allora uno l’elemento territoriale. E’ giusto. Cioè, le imprese, soprattutto leimprese che hanno dimostrato la maggiore competitività, la maggiore capacità di guadagnare quotedi mercato nel tempo, sono sicuramente imprese che hanno una dimensione, come diceva uno degliinterventi precedenti, ed hanno una dimensione che guarda e come reti di fornitura ma soprattuttocome mercati di sbocco, una dimensione che è sicuramente extra locale. E’ altrettanto vero però chenegli anni, se andiamo a vedere, il comune di Reggio in particolare, piuttosto che quelli dellacintura, vede addensarsi attività economiche e contestualmente attività produttive. A differenza dialtre realtà, abbiamo guardato in particolare le realtà contigue quindi Modena e Parma, guardando icentri, i capoluoghi, le dinamiche sono molto diverse. E Reggio continua ad avere, ha continuato adavere anche negli anni recenti, una crescita manifatturiera che in altri contesti in realtà si è spostatasulla cintura o addirittura nel resto del territorio provinciale. Quindi un mantenimento del ruolomanifatturiero se non un addensamento perché in questi anni anche negli ultimi anni il capoluogocontinua ad accentrare attività. Continua ad accentrare attività anche con trend sicuramente, comedire, in rallentamento, insomma la dinamica è comunque quella di una crescita sempre meno piùevidente. Crescita delle attività che nasconde, manifatturiere che nasconde in realtà unaterziarizzazione dell’economia. Una delle considerazioni che venivano, insomma una delle criticheche in qualche modo venivano poste è quella di una Reggio capoluogo che non ha, come dire, unruolo terziario forte. Un ruolo di servizio forte. In realtà, anche dalle considerazioni che emergonodai contatti che abbiamo avuto con gli imprenditori, piuttosto che insomma con i testimoniprivilegiati, insomma con le funzioni di ascolto più in generale, in realtà questa considerazione èstata parzialmente smentita, nel senso che i riferimenti finanziari, cioè quindi quando si parlavaprima di fattori finanza per le imprese, quando si parla di finanza per le imprese un certo tipo difinanza è servita, come dire, è presente nel capoluogo ma non negli altri contesti. Se andiamo avedere le dinamiche in termini di raccolta e di impieghi bancari, come elemento, come dire, comeindicatore insomma di questa tendenza, ci fanno vedere come nel tempo, sempre più spesso, sia il


centro che concentra e gli impieghi e che concentra anche i depositi e concentra anche unamaggiore presenza di sportelli. In parte anche a discapito della cintura. Mentre invece in altricontesti, penso a quelli contigui che abbiamo analizzato, questa tendenza non è sicuramentealtrettanto evidente, anzi. Se guardiamo, poi di finanza, ecco l’altra considerazione sui serviziavanzati qui guardando i servizi finanziari avanzati, come diceva prima l’intervento di Marazzi hacoinvolto banche addirittura non nazionali. E’ corretto. Questa non è una questione che attienedirettamente a Reggio eh, è una questione che attiene complessivamente all’economia italiana tant’èvero che, come dire, il processo di aggregazione delle strutture bancarie in realtà ha portato ad unanazionalizzazione, nel senso che le imprese bancarie di respiro locale sono ovviamente hannoceduto proprietà e quindi controllo e gestione ad attori di livello almeno nazionale. Beh, dicevo, laconsiderazione che viene per questo tipo di servizi e a cascata anche per altri tipi di servizi avanzatialle imprese, la considerazione che viene è che in realtà Reggio Emilia per la sua dimensione, per ilsuo rango di città, ha una dotazione di servizi che è cioè tutto sommato, equilibrata rispetto alleesigenze. Poi che le esigenze non siano particolarmente sofisticate, in un tessuto reggiano enazionale complessivamente è probabilmente una delle criticità che attraversano un po’ tutto ilsistema ma che non riguardano solamente il comune di Reggio Emilia e la sua struttura economica.Quando parlo di rango penso in particolare a servizi finanziari che, come dire, vengono offerti, nonvengono offerti né a Modena, non vengono offerti tanto meno a Bologna ma i riferimenti sonopiuttosto nazionali e internazionali. La pretesa di replicare sul locale, la richiesta di replicare sullocale spesso e volentieri attività di servizio di pregio, in realtà si scontra con quelle che sono ledinamiche del mercato, per cui questi servizi si addensano dove c’è una maggior domanda unamaggiore scala territoriale dimensionale, cosa che evidentemente Reggio ma come molte altre cittàitaliane, anche come dire, di rilevanza metropolitana non posseggono. Penso alla dimensione inparticolare perché quando nel confronto precedente con Modena si diceva ma Modena e Reggiotutto sommato sono molto simili, uguali come dimensione e quant’altro, in realtà la nostra analisiandando un pochettino più nel profondo, mi rendo conto perché insomma ci siamo appuntoconcentrati su ambiti territoriali molto ristretti, ci dice in realtà che la realtà modenese è un po’diversa da quella reggiana. Se non altro perché ha vissuto un processo di sviluppo, in particolare ioragiono sul capoluogo e l’area vasta, ci siamo concentrati su questo noi fondamentalmente purfacendo dei confronti esterni. Dicevo ha, come dire, una connotazione diversa nel momento in cuiModena ha avuto uno sviluppo precedente, meno evidente negli anni recenti, parlo degli ultimi 15anni, e soprattutto ha una dimensione, a parte, come dire, il retaggio storico, ha una dimensione che,ripercorrendo alcune dimensioni di massima, è circa, mediamente nelle varie dimensioni tra il 20,25-30% più grande. Se uno guarda l’esportazione ad esempio si parla di 7 miliardi rispetto ai 10miliardi, cioè nel confronto tra le due province. Però se uno guarda a questi dati vede che c’è unaleggera differenza di scala tant’è vero che Modena offre alcuni servizi in più rispetto a Reggio. Ma,non è una realtà completamente diversa. Quindi in ragione di una prospettiva futura, come dire,aspettarsi uno sviluppo di servizi avanzati particolarmente consistente quindi guardando allastrategia, diventa, almeno secondo la nostra opinione, quello che abbiamo prospettato, diventa unesercizio che è più volonteristico d’intesa piuttosto che realmente attendibile. Una crescita delladimensione ovviamente porta con se come è successo in questi anni comunque una crescitacomplessivamente dei servizi professionali, servizi tecnici, perché no anche di alcuni servizi diricerca e di sviluppo applicato. Questo in realtà comunque, come dire, non sposta il ruolo e lafunzione della città. Un altro degli altri elementi che è stato considerato in precedenza comeelemento fondante della competitività è il capitale umano. Giustamente, nel senso cheoggettivamente la differenza fa le imprese la fanno le capacità e le competenze che ci sanno dentro,non certo elementi della struttura e della funzionalità delle strutture. In questi termini ovviamente,come dire, sfondo porte aperte quando dico che buona parte del capitale negli ultimi tempi è uncapitale importato. Forse non so se è un processo di intenazionalizzazione o di apertura peròsicuramente è un processo di differenziazione anche culturale all’interno non solo della società maanche delle imprese. E’ importato e, diciamo, nelle considerazioni complessive è un’importazionedi basso livello, nel senso che si sono importati tendenzialmente dei lavoratori non comunitari condei livelli di scolarizzazione e di professionalizzazione medio bassi. Ora i grandi numerirestituiscono esattamente questa immagine. Nulla da eccepire. La considerazioni però ultime che


vengono sono di .. aggiungono qualche elemento di dettaglio. In particolare è vero questa ed è veroperò che il processo di immigrazione, quindi di integrazione anche di lavoratori stranieri all’internodelle imprese in qualche modo sembra aumentare. Sembra aumentare guardando ad esempio leposizioni e la tendenza nella stabilizzazione delle posizioni lavorative, per dirne una, cioè semprepiù lavoratori stabili fondamentalmente e meno precari tra i non comunitari. Sembra cambiareanche perché in realtà si continua a ragionare molto e fino adesso era lo schema di riferimento ma sicontinua a ragionare molto sul binomio extra comunitario/lavoratore, in realtà e ci facevano vedereanche dei dati del (new camera?) regionale durante uno degli incontri precedenti, ci fanno vederecome in realtà occorra sempre di più coniugare il termine extra comunitario con quello diimprenditore. Anche perché, questo era appunto uno delle cose che anch’io ho appreso più direcente, c’è un effetto di sostituzione nei vari settori che attraversa la manifattura, il commercio e iservizi. Effetto di sostituzione con un minor numero di nuove imprese create da persone italiane,cioè, più o meno locali o comunque di nazionalità italiana a fronte di un aumento esponenziale diimprese gestite da lavoratori extra comunitari. Di fatto il ragionamento sul capitale umano e sullaqualificazione quindi da una parte questo elemento dall’altra parte la considerazione che ci sonotestimonianze, è chiaro su piccoli numeri per il momento, però testimonianze di una maggiorecrescita, una crescita insomma in qualche modo della qualità di questo capitale con alcuni percorsidi studio serali, in particolare con studi tecnici fatti da, come dire, immigrati ormai non della primaora ma della seconda ora. Non parliamo ancora di seconda generazione. Quindi in qualche modo unprocesso da questo punto di vista di qualificazione appunto, la tendenza è verso la qualificazione.Certo, ed è almeno questa una delle considerazioni che viene dalle ultime tendenze, disparitàpersistono nonostante una convergenza su alcuni temi. Disparità dicevo, persistono nel senso che siintravede all’interno dell’economia una sorta di polarizzazione, una sorta di polarizzazione su variaspetti. La prima considerazione, se guardiamo ad esempio l’elemento imprese e di riflesso anchequello nazionalità, la polarizzazione sussista in questo senso, cioè persiste in questo senso: unacritica che viene fatta è la bassa produttività del lavoro complessivamente come indicatore dicompetitività del sistema. E’ vero. Complessivamente se uno guarda, in particolare la manifattura,non per tutti i settori, ma in particolare la manifattura, e uno guarda gli anni 2000 vede a un valoreaggiunto sostanzialmente stabile, un valore aggiunto per addetto in declino. Quindi entra molta piùoccupazione di quella che in realtà servirebbe per creare valore. Qui in realtà alcune inefficienzesembra si siano sviluppate. In realtà, cioè, se uno va a vedere allora una considerazione viene dalfatto che ci sono tante di quelle imprese che crescono. Cioè che crescono, che nascono. E quindiuna parte va a concentrarsi in quel segmento. Dall’altra parte è vero che ci sono segmenti nuovi chenascono, in particolare sui servizi, grazie anche, e in particolare commerciali grazie ancheall’aumento della popolazione, quindi in realtà cioè come dire una fetta che in qualche modo simantiene e che mantiene basso il livello di valore aggiunto complessivo anche di, se vogliamo,trasversale di competitività, dall’altro però è altrettanto evidente che i maggiori gruppi, almenoaltrettanto evidente per noi che abbiamo fatto l’analisi e che l’abbiamo riportata, che i maggiorigruppi esprimono livelli di competitività che sono in qualche modo importanti se non eccezionali,addirittura migliori del territorio di confronto. Mi spiego meglio. E’ vero che complessivamente ilvalore aggiunto è fermo? E’ altrettanto vero, insomma, è altrettanto evidente negli stessi termini enegli stessi anni che le principali 500 aziende, abbiamo misurato insomma, del comune capoluogo edel circondario, le prime 500 aziende vedono crescere il loro valore aggiunto del 36%. Quindi dal2001 al 2005 resta sostanzialmente fermo il valore aggiunto della manifattura in particolare e quellocomplessivo cresce poco, quello delle maggiori però cresce del 36%. Del 26% a Modena,addirittura del 15% a Parma. Questo è un elemento. Il che vuol dire che c’è, come dire, c’è un corpoc’è un tessuto c’è un nucleo di soggetti che è capace di, come dire, di aggredire i contestiinternazionali, di aggredirlo in maniera vincente. In maniera vincente, in maniera proficua, tant’èvero che gli utili dello stesso periodo crescono addirittura del 70%. Con delle implicazioni si dicevanell’elemento polarizzazioni, con delle implicazioni dal punto di vista delle disparità socioeconomico.Nel senso che, appunto, una concentrazione su grandi gruppi di ricchezze, unaconcentrazione anche di reddito e di capacità di creare reddito rispetto ad altri che invece, menocompetitività, meno capacità di competere e anche pressioni dal punto di vista della capacità dicreare valore, di creare reddito. Dicevo, questa considerazione, noi abbiamo cercato di declinarla


anche dal punto di vista (storiale??), cioè, come dire, per restituire un quadro strategico quindi cioèa guardare al futuro, era sì importante come in qualche modo è stato ben contestualizzato, cioècapire la dinamica complessiva, però altrettanto interessante dal nostro punto di vista perchéinsomma c’era richiesto, capire quali erano le dinamiche all’interno di diversi settori e di diversearee che in qualche modo ci facevano capire quale poteva essere la dinamica futura. Guardando piùnel dettaglio a livello settoriale, la considerazione che viene è questa fondamentalmente, cioè unavocazione dal punto di vista dell’economia reggiana, e reggiana penso al capoluogo e alla cintura inparticolare, una vocazione ai prodotti intermedi. Prodotti intermedi di tipo meccanico.Apparecchiature meccaniche, componenti meccanici, di, come dire, di ampia gamma nel senso che,partendo da quelle che sono le competenze tradizionali, oleodinamiche, motoristiche ecc. cioè si èsviluppato e si sta sviluppando sempre di più una capacità, dal punto di vista, quel congiuntomeccanico quell’insieme meccanico di affrontare tanti settori diversi. Dalle che so?, dalleapparecchiature per il giardinaggio fino ad arrivare alle strumentazioni o ai componenti per gliimpianti di energia alternativa, eolica piuttosto che.. Quindi costruzione di “n” potenzialità che offreil sistema meccanico rispetto a settori più puntuali come può essere l’abbigliamento, come possonoessere .. come può essere la plastica in particolare pensando ad una specializzazione di un comunedella cintura, e su questi termini anche si sposa un altro ragionamento. Prima si diceva ma leimprese reggiane non riescono ad andare oltre i confini europei. Questo ormai è un mercatonazionale è un mercato domestico non si può ritenere un’impresa capace di competere se riesce apresidiare solo i mercati europei. In parte è vero. Cioè, in parte è vero, in parte sarebbe meglio chesi andasse anche oltre, ci fosse una capacità di andare su mercati altrettanto sofisticati come possanoessere quelli nord americani o i mercati in grande crescita come possono essere i mercati asiatici.C’è però una considerazione da tenere presente: che la connotazione di imprese, se vogliamo, cherealizzano prodotti intermedi, quindi che non vano direttamente sul mercato finale ma che sirivolgono ad altrettante imprese leader nella filiera che poi vendono sul mercato, questo legacomunque la struttura reggiana alle scelte di posizionamento e produzione di questo tipo dioperatore. Faccio un esempio. Se io produco dei pezzi una componentistica per la Fiat, esempioultimo, penso alla 500 prodotta in Polonia, le meccaniche, i meccanismi di approvvigionamento, lescelte e le strategie di approvvigionamento della Fiat sono su base continentale. Cioè acquista ipezzi su base continentale. Il vantaggio è lì. Perché i costi di trasporto, i costi di spostamento da unapiattaforma a un’altra, sono talmente elevati che non è conveniente per cui mi rivolgo a deglioperatori che sono su scala continentale. Che sia l’auto, che sia il trattore che siano altri mezzi lariflessione è la stessa. Lo stesso fanno altri operatori dell’automotive, per citare il settore piùavanzato da questo punto di vista. Quindi la riflessione è: se come sembra una fetta importantedell’industria reggiana riesce a garantire livelli di export, perché si ragione di exportprincipalmente, riesce a garantire livelli di rispondenza in crescita dell’export in questi settorisignifica che in qualche modo, capacità di competere sul mercato c’è, perché il mercatofondamentalmente è quello. Da questo punto di vista qualche elemento in più in prospettiva saràsicuramente quello di, come si anticipava, anche quello di delocalizzare alcuni tipi di attività. Manon certo, e questa è la restituzione che ci viene, non certo quella di restituire o di delocalizzare intoto le attività produttive che ci sono in zona. E’ una prospettiva, per cui quello che noi diciamo inchiave strategica, è ancora manifattura anche nei prossimi anni, ancora trasformazione produttivanei prossimi anni. Perché? Perché buona parte del sapere è qua. Perché non ci sono forti spinte aduna delocalizzazione di costo, ad una delocalizzazione anche strategica o di pressione di mercato.Ci sono degli elementi che fanno ragionare in questi termini ma non tali da dire meno industria neiprossimi anni. Perché? Perché le imprese, continuo a ragionare in particolare su questo ma si puòampliare il ragionamento anche sulle altre principali specializzazioni produttive, in questa area, chenon è evidentemente solo il reggiano ma tutta la via Emilia che si diceva prima, trovanocompetenze e trovano fornitori a loro volta di secondo, terzo, quarto livello in grado di risponderealle singole esigenze, alle più varie esigenze. E questo è un elemento di forte radicamento oltre aquello, come dire, ancora culturale. Perché il radicamento culturale ancora è un collane chefunziona anche per le imprese libere, quelle che noi abbiamo guardato in maniera, se vogliamo, piùattenta perché, come dire, potenziali anticipatori anche di tendenze anche sulle imprese più minutedi quello che sono così definiti gli inseguitori. Quindi ripartendo dalla questione, apparecchiature


meccaniche è sicuramente uno dei settori. Un altro elemento di considerazione viene dallacooperazione. La cooperazione è sicuramente una fetta importante dell’economia reggiana, mostraelementi di solidità e di capacità di mantenere e accrescere i mercati relativi, anche in periodi didifficoltà dal punto di vista congiunturale, e soprattutto insomma, considerando quelle che sono lecaratteristiche stesse del settore, rappresenta sicuramente, almeno in termini di servizi, anche intermini di settore alimentare una potenzialità anche per i prossimi anni. I mezzi di trasporto. Per imezzi di trasporto vale una considerazione analoga. Diverso il quadro per il settore ceramico e perquello della plastica. Almeno alla luce di quelle che sono le trasformazioni e le considerazioni checi vengono dagli ultimi quindici anni in cui hanno vissuto gli ultimi quindici anni. Il settoreceramico in particolare dicevo quella polirazzazione che anticipavo insomma, di cui parlavo alivello complessivo, beh sicuramente il settore ceramico è uno dei settori che lo esprime conmaggiore evidenza. A fronte di un tessuto complessivamente stabile negli anni anche da un punto divista occupazionale, se non per alcuni casi di difficoltà, in realtà dal punto di vista dei grandi gruppicontinua ad esprimere anche negli ultimi anni una dinamica favorevole dal punto di vista del valore,dal punto di vista degli utili, e anche in termini di fatturato insomma, di quote di mercato. Quindiqui , come dire, una doppia dinamica, le piccole in difficoltà, le grandi che invece riescono a ..hanno una struttura tale per cui, punti vendita, più assistenza, più tanto altro che riescono adaffrontare, sia ad aggredire sia il mercato continentale che in realtà, insomma, anche alcuneperformance interessante sui mercati extraeuropei. La plastica invece sembra, come dire,attraversare una dinamica di maturità fondamentalmente, se la vogliamo definire in questi termini,con una certa stabilità e nella democrazia d’impresa e anche dal punto di vista dei grandi gruppi edella redditività relativa. I processi di internazionalizzazione che si sono vissuti e qui citando i casidi acquisizioni estere piuttosto che scambi o di relazioni con grandi gruppi stranieri, comunque cirestituiscono una dinamica tutto sommato anche in prospettiva, almeno per i prossimi anni, unadinamica piuttosto stabile. Quali le riflessioni in sintesi, per chiudere. La riflessione principale èquesta. Dal punto di vista della fisica insomma se vogliamo, della geografia, in quanto tale. Alloraappunto Reggio che probabilmente Reggio capoluogo che, assieme ai comuni della cinturamantiene anche nei prossimi anni un ruolo importante nella trasformazione industriale. Con unacrescita dei servizi ma, di base, almeno nell’analisi strategica questa considerazione. Che regge,guardando quelle che sono le dinamiche in particolare sulla, come dire, cambiamenti industriali epenso in particolare alla domanda di spazio ai consumi di spazio, alle necessità dal punto di vistadella fisica insomma, degli impianti in cui operano, la considerazione è che comunque non sembraandare verso una minora domanda di spazio. La riorganizzazione che si è avuta in questi anni che difatto ha compattato le linee produttive ma non ha richiesto minore spazio complessivamente. Chesia motivi di certificazione di qualità piuttosto che altre ragioni di ambiente produttivo in realtà nonha ridotto questa domanda. Dall’altra parte, come dire, una crescita, in qualche modo noi l’abbiamodefinita anche in questi ultimi anni, penso appunto alle imprese maggiori, questa crescita, inqualche modo, poco programmata rispondente molto alla domanda, alla bisogna, in realtà non hafatto maturare molti dei progetti di, come dire, di insediamento nuovi, utilizzando piuttosto,ricorrendo piuttosto all’affitto di altri capannoni quindi una moltiplicazione delle unità localipiuttosto che la riconfigurazione complessiva dell’impianto. Generando anche delle diseconomiedal punto di vista dei traffici interni all’impresa oltre che all’esterno verso fornitori. E’ unadinamica che in qualche modo non sembra modificarsi nel complesso e quindi per noi, insomma,nella nostra .. questa è insomma la lettura che facciamo alla fine, non c’è, non ci saràpresumibilmente una minor domanda di spazio rispetto a quella che, come dire, siamo abituati avedere in questi ultimi anni. Con questo direi che ho concluso.Grazie. Allora, noi avevamo previsto un ultimo intervento. Ci ha raggiunto il Dott. Bonaretti checome dicevo in apertura è il direttore dell’Aster che è il consorzio tra la regione Emilia Romagna,l’università, enti di ricerca e imprese. Allora ci interessava nella giornata di oggi portare anchequesto contributo perché ci interessa a questo punto di osservazione del nostro sistema economicoproduttivo della Regione, appunto perché in particolare loro si occupano di sviluppo di tutti queiservizi che hanno finalità per promuovere ricerca industriale, trasferimento tecnologico einnovazione. Quindi insomma concludiamo gli interventi di oggi con questo punto di osservazione


che, come dire, porterà ulteriori riflessioni, ulteriori elementi rispetto agli altri interventi, inparticolare alle considerazioni che ci ha portato oggi il prof. Bursi sul temadell’internazionalizzazione delle imprese. Quindi do la parola al Dott. Bonaretti che ringrazio peressere intervenuto.Dott. Paolo BonarettiGrazie a voi. Immagino che sarete molto stanchi quindi mi limiterò ad alcune considerazioniqualitative cercando di ridurre al minimo i numeri visto che li troverete tutti sul sito, mah comepreferite. Posso darli, si forse è meglio. Allora la prima considerazione è questa. Esaminandol’Emilia Romagna il primo dato che emerge, e che è chiaro, è che la popolazione dell’EmiliaRomagna sta nel 5% della popolazione più ricca del mondo. Questo significa semplicemente,rovesciando i termini, che in un’epoca di globalizzazione e quindi di mischiamento delle carte alivello globale, se si sta fermi, abbiamo il 95% di probabilità di peggiorare. Quindi questo è il datodal quale poi bisogna partire. La seconda considerazione è che la regione Emilia Romagna, già datempo non ha più i distretti industriali così come erano descritti in origine. Ne siamo stati la patria,non li abbiamo mai voluti riconoscere dal punto di vista formale, oggi però siamo già in presenza difiliere specializzate molto innovative. All’interno dell’oleodinamica, all’interno, per fare alcuniesempi della meccatronica, faccio degli esempi reggiani, ma anche all’interno di settori chevengono considerati maturi. Ad esempio settori tradizionali tipo l’edilizia. Ci sono delle aziendemolto innovative. La terza questione è: esiste un’offerta qualificata di ricerca in Emilia Romagna.Quindi la competizione è prevalentemente sulla conoscenza. Competizione sulla conoscenzasignifica in realtà che si invertono i paradigmi tradizionali di spazio e di tempo. Cioè, noi siamoabituati a una concezione che impariamo anche a scuola in cui vi sono dei cambiamenti chenecessitano di un certo tempo e quindi sono sedimentabili dalle singole persone, dall’esperienzaumana nonché dalle organizzazioni. Mentre invece vi sono delle dimensioni geografiche che sonoconosciute e limitate. Oggi ci troviamo in una situazione opposta. I tempi di cambiamentopraticamente tendono a zero e invece la dimensione geografica, il numero di soggetti, lacomplessità delle relazioni tende a infinito. Questo significa che l’unico modo per competere è farepresto e bene. Quindi molta velocità e molta qualità. Quindi velocità, complessità e qualità sono lecose essenziali sulle quali ci si deve misurare. Tenete presente che questo della velocità e dellaqualità assieme è una cosa che non siamo abituati a gestire dal punto di vista organizzativo, quindideve modificare anche gli assetti organizzativi non solo dell’impresa ma anche della società,dell’organizzazione della società. Quindi la questione della società e della conoscenza devediventare un bene comune. E quindi l’intervento pubblico sulla conoscenza, per lo sviluppo dellaconoscenza, per la velocità della conoscenza è fondamentale. Infatti la conoscenza non è solo quellache si sviluppa nell’università ma soprattutto quella che si incorpora nei beni e nei servizi, nelleattività compreso il Welfare che si riescono a gestire in un determinato territorio. L’incorporazionedi queste attività, di queste cose, ovviamente significa avere a disposizione alcuni strumenti.Quando voi vi trovate in un ambiente veloce e complesso, quello che avete studiato in prima liceo,probabilmente se avete fatto il classico o in terza liceo se avete fatto lo scientifico, cioè latermodinamica dei gas, è l’ambiente nel quale vi ritrovate. Cioè è molto difficile che due soggetti sipossano incontrare se programmate il loro incontro. E’ molto più facile che si incontrino se voiaccelerate la velocità del numero dei soggetti che si muovono in un determinato ambiente. Quindi laridondanza delle azioni è sicuramente uno dei termini. Quindi ridondanza delle opportunità,ridondanza delle informazioni, ecco. Questo significa poi ovviamente una serie di capacità digestire questa ridondanza per non creare quella che viene chiamata poi inefficienza, perché laridondanza spesso confina nell’inefficienza. L’altra questione è la questione di che cos’è lacompetitività in un ambiente veloce e complesso. Anche qui ci viene in aiuto la fisica. Lacompetitività è la capacità di attrarre. Quindi non la capacità di attrazione nel senso di appealing, cisiamo stati abituati troppo spesso dagli anni novanta in poi a questa cosa dell’appealing ecc. No,non è solo questo. E’ la necessità e la capacità di attrazione in senso di attrazione gravitazionale.Cioè la capacità di attrarre tallenti, le imprese, finanza sul territorio. Quindi bisogna avereun’identità forte. Un’identità forte, una specializzazione, bisogna essere riconoscibili, bisognaessere e bisogna riuscire ad avere la comunicazione e la sostanza. Quindi queste, secondo me,


queste sono le cose che noi abbiamo vissuto in questi anni di lavoro a livello comunitario,internazionale sull’innovazione, questo ci induce anche a pensare a un superamento del concettotradizionale d’intermediazione. Poi i soggetti che incorporano conoscenza, che la rielaborano, che latrasmettono alle imprese per dire, per fare un esempio, ma la stessa cosa vale alle persone, sonosoggetti che perdono in qualità e perdono in tempo, perdono in velocità e perdono in complessitàdelle informazioni. Quindi bisogna sostituire i vecchi intermediari con delle networkingorganization, cioè dei soggetti che siano in grado di fare incontrare, di sviluppare quella ridondanza,quella velocità nel trasferimento dei soggetti e delle informazioni che siano in grado di fareincontrare i di ersi soggetti. E quindi networking proprio come momento continuativo di tutti coloroche si occupano dello sviluppo di un territorio di un’economia. Ora, questo è sostanzialmente unadelle questioni centrali. Per intervenire su un ambiente così complesso quindi non abbiamo bisognodi politiche solo per le imprese, di politiche solo per il territorio, di politiche solo per quantoriguarda la ricerca e la conoscenza. Non basta. Abbiamo bisogno che questi tre soggetti, istituzionie territorio da un lato, imprese dall’altro e conoscenza, siano intrecciati costantemente in unadimensione nuova che è quella .. immaginatevi una tripla elica del DNA così … che ovviamente inun sistema bidimensionale non si riesce a realizzare. Allora è chiaro che noi abbiamo la necessità diconcepire una nuova economia della conoscenza che è basata sostanzialmente su due fattori. Chesono, sostanzialmente, la conoscenza e la finanza. La conoscenza e la finanza sono due fattori, i duefattori principali dell’economia che stanno incorporati dentro qualsiasi attività e che oggi sono ifattori determinanti per qualsiasi attività, manifatturiera innanzitutto, qui siamo in un settoremanifatturiero, che deve incorporare conoscenza e finanza innovativa. Questo che cosa significasostanzialmente? Significa che noi siamo in presenza di due fattori assolutamenteinternazionalizzati, assolutamente globalizzati, e che le nostre imprese devono fare i conti conquesti due fattori. Questo significa avere a disposizione sul territorio terminali, soggetti, sviluppo,capacità di attrazione di questi due fattori. Il resto lo sappiamo fare benissimo. Allora, questo è iltema di questo momento sul quale noi ci dobbiamo concentrare. In questo Reggio come è messa?E’ messa bene, è messa male, mah non lo so. E’ messa in realtà come tutta l’Italia. E’ messa comela Germania. Nel senso che noi siamo un paese fortemente manifatturiero, come paese e inparticolare come regione, e in particolare come Reggio Emilia e Modena. Dico Reggio Emilia eModena perché in realtà è vero che Modena e Reggio hanno avuto negli ultimi anni degli sviluppiun po’ diversi soprattutto dal punto di vista urbanistico dal punto di vista degli andamentidemografici, ma è altrettanto vero che sono un territorio comune, sono un territorio unico, sono unterritorio che ha la stessa tipologia di imprese, ha le stesse tradizioni culturali, ha la stessa universitàavrebbe potuto avere forse anche le stesse utilities, non le ha avute, e in questo momento stavivendo dei destini comuni per molte attività, non solo produttive ma anche per l’organizzazionesociale. Questo significa che noi anziché ragionare semplicemente come 500 mila abitanti dellaprovincia di Reggio potremmo ragionare come il 1 milione e 100 abitanti più ricchi d’Europa perreddito prodotto dalla manifattura. Un milione centomila abitanti è un paese grande come l’Estonia,voglio dire, come la Slovenia grosso… per darvi.. Questo è essenziale, ve lo avranno già dettoprobabilmente mille volte nelle relazioni precedenti, è essenziale per giocare questo peso di fattoriattrattivi. Ecco, credo che sotto questo profilo ci sia parecchio lavoro da fare. Parecchio lavoro dafare perché noi non riusciamo a immaginarci bene da questo punto di vista. Allora faccio degliesempi. Oggi una delle cose più fashion ma anche più sensatamente utili dal punto di vista dellosviluppo della conoscenza e il suo impatto sul territorio, è quella di riportare a livelli internazionalila produzione della conoscenza all’interno dei contesti urbani. Perché questo? Perché come lafinanza nel momento in cui è diventata importante è stata portata dentro i contesti urbani, hapermeato i contesti urbani più importanti, altrettanto la conoscenza che qui diventa determinantedeve permeare il contesto urbano. Come si trovano Reggio e Modena da questo punto di vista? Sitrovano benissimo. Perché la prospettiva delle Reggiane per Reggio e quindi di uno sviluppo diquesto polo di conoscenza e di innovazione e per Modena la realtà del parco scientifico che di fattohanno già, dal punto di vista urbanistico dal Policlinico che arriva fino a via Villoresi, consente aqueste due città uniche probabilmente sul territorio dell’Emilia Romagna di avere dei poli diaggregazione di tutte, nel prossimo futuro, di tutte le attività legate alla produzione di conoscenza.Come sono messe Modena e Reggio dal punto di vista, diciamo invece, dei risultati della ricerca


negli ultimi anni? Allora, esaminiamo prima i progetti di ricerca sviluppati nell’impresa; prendiamoun insieme che è dato dai 500 nuovi progetti che hanno generato oltre mille addetti nel settore dellaricerca, sviluppati da 500 imprese dell’Emilia Romagna per quanto riguarda un finanziamento dicarattere regionale. Reggio Emilia e Modena hanno il 40% di questi progetti. L’università diModena e Reggio Emilia è l’università che ha la miglior performance dal punto di vista dei contratticon le imprese. Nel senso che ha il 20% di contratti con le imprese di tutti questi 529 contratti, anzii contratti sono 724, l’università di Modena e Reggio Emilia ne ha il 20%, l’università di Bolognache è quattro volte l’università di Modena e Reggio Emilia ha il 28%. Quindi è evidente chel’università di Modena e Reggio Emilia, Reggio Emilia e Modena hanno avuto il ruolo principalesia per quanto riguarda le imprese sia per quanto riguarda le tre università. Come vedete moltedelle imprese che fanno ricerca sono piccole e medie. Non è vero che la ricerca la fanno solo legrandi imprese. La fanno anche le piccole e medie imprese. E la fanno producendo anche brevetti.Tenete presente che l’Emilia Romagna dal 1991 ad oggi, sui brevetti industriali, ha raddoppiato ilnumero di brevetti registrati (…). L’Italia si è mantenuta sostanzialmente allo stesso livello del1991. Quindi noi abbiamo avuto una performance doppia rispetto al resto del paese. Quindi sottoquesto profilo, qui dobbiamo cominciare a pensare che c’è un’industria che ha voglia di fare ricerca,che ha le capacità di fare ricerca, che probabilmente non ha una domanda sempre esplicita diricerca, ma che in realtà di questo ha bisogno. E ha bisogno di questo soprattutto quando si investesu nuove risorse umane, vedete questi mille addetti, vedete qui i risultati dell’università eccetera,ma vedete anche che accanto all’ovvio risultato sulla meccanica, come settore di ricerca per leimprese, noi abbiamo dei settori assolutamente nuovi che comunque hanno delle performanceimportanti. Le tecnologie per l’ambiente, per l’energia, tutte le questioni relegate alla genomica allebiotecnologie, scienze della vita. Ecco, tenete presente che su questo noi siamo in una situazionedove stanno crescendo veramente molte iniziative nuove. Quindi, diciamo, la performance dalpunto di vista dei progetti di ricerca per le imprese, dal punto di vista dell’università per Modena eReggio Emilia è una performance buona. Dal punto di vista invece della nascita di nuove impresehigh-tec, altrettanto buona no! Perché non è altrettanto buona? Perché probabilmente .. perché lenuove imprese high-tec nascono non nei settori dove sono già collocate imprese consolidate,consolidate, quindi non settori consolidati, ma nascono soprattutto nei settori, diciamo, nuovi.Nell’ambiente, energia, genomica, biotecnologia ecc. ecc. E quindi da questo punto di vista èsicuramente Reggio si deve interrogare. Ha un problema. Bisogna cominciare a costruire ancheiniziative riguardo questo tipo di attività. Reggio Emilia, dicevo prima, dei progetti delle imprese hacirca il 16-17% dei progetti presentati. Modena ha il resto per arrivare a quaranta. Qual è il temaprobabilmente? Perché c’è questa differenza tra Reggio Emilia e Modena? Beh innanzituttoabbiamo una differenza quantitativa. Bene o male noi reggiani diciamo che siamo quasi uguali maproprio uguali non siamo, insomma, ecco, comunque .. Modena comunque rimane un tre mezzi,sostanzialmente un poco meno di un tre mezzi di Reggio. E poi vi è anche una sicuramente un datorelativo a un consolidato di un rapporto tra le imprese modenesi e l’università che le impresereggiane invece hanno cominciato a maturare solo negli ultimi anni perché l’università a Reggio si èconsolidata negli ultimi anni. Anche per quanto riguarda la presenza di laboratori, vedete in rosso ilaboratori a rete sviluppati nella regione, a valenza regionale, e in verde i centri per l’innovazione,Reggio non è messa male. Nel senso che a Reggio si è sviluppato un laboratorio di meccatronica,un laboratorio legato allo sviluppo di colture non OGM e poi vi sono due centri per l’innovazione,uno legato al lattiero caseario che fa capo al CRPA e un altro centro per l’innovazione che è semprelegato a Reggio Emilia Innovazione, al settore della meccanica e della meccatronica. Quindi daquesto punto di vista Reggio pur avendo un’università giovane, anche in questo settore ha unabuona posizione. Adesso veniamo un po’ alla, adesso qui ci sono tutti i dati sulla regione, ecco,secondo me, c’è stato da un punto di vista del che fare, quali sono i temi che in questo momento daun punto di vista regionale stanno avendo una certa emergenza a Reggio sui temi dell’innovazione esui temi della ricerca. Ma, prima di tutto questo della meccatronica è un dato consolidato, neparlano tutti è diventato un’immagine della città, è diventato una cosa percepita dalle imprese, (…..)club della meccatronica, vi è il laboratorio Mectron, vi è un impegno di tutta la città e di tutta laprovincia, settori imprenditoriali compresi, su questo terreno. Vi è un riconoscimento di unafocalizzazione reggiana dell’attività su questo settore da parte anche dell’università di Modena e


Reggio. Il secondo tema sicuramente invece parte proprio dalle imprese più che dalla ricerca. Noi aReggio troviamo, adesso non ricordo se .. penso tre tra le dieci aziende di costruzione nel paese.Sicuramente alcune delle più innovative e troviamo un settore di componentistica per l’edilizia e lecostruzioni di assoluto livello. Dai serramenti a tutti gli apparati tecnici. Però voi direte cosa central’edilizia con la ricerca? Centra e centra parecchio. Perché in realtà, l’edilizia in questo momento èil concentratore di tecnologie innovative più importante. Nel senso che probabilmente non fa ricercain proprio, ma è un utilizzatore di ricerca molto molto significativo. Ecco, devo dire che negli ultimidieci quindici anni, Reggio ha avuto uno sviluppo urbano veramente impressionante. Veramenteimpressionante, e questo è quello che lo distingue principalmente da Modena. Nel senso che Reggiosoffre di un eccesso di sviluppo urbano, di consumo del territorio, un eccesso di urbanizzazioneanche dal punto di vista di nuove persone che abitano nella città, non avendo avuto il tempo dimetabolizzare questa cosa. Mentre invece Modena soffre dell’opposto. Soffre di un eccesso diurbanizzazione di funzioni mentre invece per scelte di carattere fatte negli stessi anni, la dimensioneurbanistica della popolazione del comune di Modena è rimasta sostanzialmente stabile. Questosignifica che Modena, il comune di Modena paga i servizi per gli abitanti del circondario esostanzialmente è un po’ la situazione di Bologna. Perché il comune di Modena sta facendo unpiano per arrivare a duecento (…) mila abitanti entro 10 anni. Reggio credo che farà un piano, speroche faccia un piano per mantenere questo sviluppo che c’è stato, quindi dovrà avere un po’ questecose. C’è un dato però, che è al di la di un dato quantitativo. Questo sviluppo non ha corrisposto aduno sviluppo qualitativo dell’abitare, delle tecnologie dell’abitare, della qualità dell’urbanizzazione,ecc. ecc. Questa è stata un’occasione perduta.Però abbiamo effettivamente in questo settore grandicapacità imprenditoriali. Tenete presente, ad esempio, che sul tema che sarà sicuramente il tema deiprossimi anni, quello dell’energia, la concentrazione di tecnologia nel settore edilizio è veramenteimpressionante. Tenete presente che in Europa, heating e water heating, copre circa il 29% delfabbisogno energetico; in Italia un po’ meno perché abbiamo un po’ più di insolazione, diirraggiamento e quindi ce la caviamo un po’ meglio ma siamo comunque attorno al 25-26%. Quindiuna quota impressionante del consumo energetico. E le tecnologie, incorporate nelle nuoveabitazioni, la modifica delle vecchie abitazioni che riguarda l’efficienza e il consumo d’energia,effettivamente saranno uno dei primi che farà la differenza dal punto di vista anche dellacompetizione internazionale. E credo che su questo Reggio abbia tutte le capacità. Di questo si èaccorto anche l’università, tanto che a Reggio probabilmente si svilupperà, già dal prossimo anno,la facoltà di energetica, la facoltà scusate, il corso di laurea di energetica all’interno della facoltà diingegneria. Quindi, sotto questo profilo ovviamente vi sono delle opportunità. Così comeovviamente l’altro settore tradizionale di intervento quello della, è quel filone legato a tutta la filieraalimentare, agricola, alla meccanizzazione agricola. Però vi sono altre piccole nicchie che vengonoanche poco percepite dalla popolazione locale. Ad esempio, Reggio è leader della cura nonfarmaceutica dei tumori. Cioè tutte le terapie che riguardano irraggiamento e cose di questo genere,Reggio è leader nell’applicazione di queste cose. Con rapporti con le istituzioni di ricerca almassimo livello internazionale, la INFM italiana, SER di Ginevra ecc. ecc. Quindi bisogna anchescoprire quelle piccole nicchie che possono fare entrare la città in una dimensione assolutamenteinternazionale dal punto di vista della ricerca, della conoscenza ecc. ecc. Quindi io credo che suquesto ci sia da investire. E allora forse ci sono altri due temi sui quali veramente investire, dicarattere trasversale. Uno lo ho detto prima è quello della creazione di nuove imprese. Ora ripartetutta la programmazione regionale, riparte .. questo della creazione di nuove imprese è forse untema che si può cercare di sviluppare anche sfruttando le opportunità finanziarie e di investimentoche ci sono a livello dei piani regionali. L’altro è quello in generale del capitale umano. Le due cosesono connesse. Se voi vedete il successo che ha ottenuto l’Emilia Romagna, che è diventata laprima regione come valore assoluto per creazione di spinotti di ricerca in Italia, è derivato non soloe non tanto dalle attività sulle imprese ecc. ecc., ma soprattutto dal cosiddetto progetto sovvenzioneglobale e spinner che ha coinvolto 1500 giovani in progetti di creazione di imprese, di trasferimentotecnologico da cui si sono generate un centinaio di nuove imprese. Quindi questo è sostanzialmenteil dato. Allora credo che, adesso, probabilmente noi abbiamo la necessità di cominciare a pensareappunto di, anche per Reggio, di come intervenire, quali sono i fattori chiave sui quali intervenireanche rispetto alla prossima programmazione regionale. Allora, noi abbiamo da un lato l’asse 1 del


FESR che è la programmazione sui fondi di sviluppo, che riguarda la costruzione di tecnopoli.Sicuramente il progetto che riguarda lo sviluppo urbano della produzione della conoscenza, quellodi cui abbiamo parlato anche prima, deve rientrare in questa cosa. Perché in questo ambito sidiventa un punto di riferimento non solo per quanto riguarda la regione ma si diventa un punto diriferimento, di attrazione anche a livello internazionale. Tenete presente che i tecnopoli non sarannosolo specialistici, che so, appunto per la meccatronica, le tecnologie dell’energia piuttosto che altretecnologie, ma saranno anche i contenitori di funzioni alte. Voglio dire, un Liason office con tutte leuniversità dell’Emilia Romagna, un incubatore per nuove imprese ad alta tecnologia, altaformazione insomma. Quindi, l’altra questione sempre dal punto di vista della programmazioneregionale che è lo sviluppo del fondo sociale europeo, del programma di sviluppo del fondo socialeeuropeo. Anche qui investimenti sulle risorse umane dedicate a ricerca, innovazione, sviluppo dinuove imprenditorie, ecc. ecc. ma vi è anche una dimensione nazionale della programmazione.Stiamo lavorando sul bando Industria 2015 che è quello che riguarda appunto l’energia, vi sono deisettori prioritari d’intervento, alcuni dei settori che citavo prima saranno nei settori prioritarid’intervento, ma Industria 2015 non andrà solo a sviluppare un’attività di ricerca, innovazioneattraverso grandi progetti, perché saranno progetti nell’ordine di 10-15 milioni di Euro ciascuno, maandrà anche a sviluppare un’infrastrutturazione con lo sviluppo di attività dimostrative, attraversofondi che non sono quelli del fondo competitività dello Stato ma sono quelli del FASCHE???, ilcosiddetto fondo sottoutilizzato. Allora su questo, ripeto, e non è solo una questione finanziaria, c’èproprio una questione di volano per mettere in moto delle attività che facciano diventare il territorioattrattivo, riconoscibile e con un’identità forte per quanto riguarda questi settori. E questo significaprobabilmente, anche concepire una dimensione di rete del nostro territorio differente. Cioè, lefunzioni legate all’innovazione, legate alla ricerca, sono funzioni che portano persone, attività ecompetenze che hanno bisogno di muoversi parecchio. Che hanno bisogno di avere dei contestiurbani favorevoli in una serie di facilities per quanto riguarda i bimbi piccoli, ecc., gente che famolti figli ad esempio la gente che fa ricerca anche se ha pochi soldi ma fa molti figli. E quindi c’èun’attenzione anche a questo tipo di contesto ma desso non vi sto a tediare su questa roba. Io credoche invece dal punto di vista quantitativo, lo ripeto per l’ultima volta e poi concludo, bisognacercare di giocare questa capacità di attrazione. Probabilmente se la giochiamo in un territorioomogeneo come quello modenese, ce la giochiamo con maggior capacità di vincere; bisognaovviamente fare un grande sforzo dal punto di vista anche della progettualità in questo senso, peròdobbiamo giocare questa capacità di attrazione su tre fattori sostanziali che sono soprattutto laproduzione di conoscenza e l’incorporazione della conoscenza dentro le nostre imprese cheproducono beni e servizi, non dimentichiamoci mai che noi comunque per la nostra generazione equella dei nostri figli rimarremo prevalentemente un paese manifatturiero, e la manifattura, inquesto momento, è una cosa che è essenziale dal punto di vista della qualità dello sviluppomondiale. Tenete presente che in ogni settore manifatturiero, dalle scarpe alle macchine, voi trovateprezzi che vanno da 1 a cento. Trovate la scarpa che trovate dai cinesi a 5 euro e trovate la scarpa damezzo milione di euro, trovate delle macchine, delle frese di una certa qualità che cosano undecimo di quello che cosano le frese che vengono prodotte in Germania. Quindi noi dobbiamo stareattaccati a quel settore lì, quella qualità lì. E quindi su questo tipo di investimento sicuramentebisogna lavorare. La conoscenza, la produzione e l’incorporazione nell’impresa. Quindi ladimensione dell’imprenditorialità, è assolutamente la dimensione essenziale. Perché anche ilcollegamento con la finanza si trova solo se vi è una dimensione di capacità imprenditoriale diffusa.Diffusa e alta. E qui la dimensione dell’impresa è essenziale. Ma la dimensione dell’impresa nonsignifica la dimensione del volume di produzione. Non significa la dimensione necessariamentesolo del fatturato, ma significa anche la dimensione relativa per ogni tipologia di business. Cioè, seio produco un gene per una tecnologia per la cura attraverso delle modificazioni genetichedell’epidermolisi bullosa, non sono, che è una cosa che fa schifo solo a dirla, non sono leader sefaccio otto miliardi di euro di fatturato ma sono leader se prendo quel brevetto lì e riesco a coprirel’80% dei casi di cura che mi servono. Quindi posso avere anche 10 milioni di euro e posso essereleader mondiale su una cosa così specifica. E quindi la capacità imprenditoriale. La terza questioneè quella dei giovani. Sulla questione dei giovani effettivamente abbiamo un ritardo del paese. Nonc’è niente da fare. Abbiamo perso questi ultimi vent’anni. Purtroppo abbiamo una situazione per cui


il lavoro precario cosa meno del lavoro fisso, che è l’unico caso al mondo l’Italia questo, perchéovviamente se scarichi sul lavoratore il rischio sarebbe ragionevole pagarlo di più, questo tutti imanuali di economia te lo dicono, e abbiamo una prospettiva per i giovani che è un po’penalizzante. Questi livelli di reddito poi si ripercuotono anche all’interno delle scale gerarchicheaziendali, perché se hai il reddito basso è difficile che tu riesca a contare di più di quello che ha unreddito alto. E quindi ci sono una serie di questioni su cui noi dobbiamo cercare di fare entrare igiovani dentro le imprese dalla porta principale. Cioè quello che stiamo cercando di fare èattraverso i progetti di ricerca o attraverso i progetti finanziati dalla regione, o attraverso ilprogramma spinner ecc., quello di dire i giovani entrano nell’impresa ma a fare ricerca. Nonentrano a tirare righe sul tecnigrafo come si faceva una volta adesso usano il CAD ma pocoimporta, ma entrano per fare ricerca. Per le funzioni più pregiate che esistano all’internodell’impresa. Questo deve essere un po’ la cosa che cerchiamo di fare. Io ho sperato di nonannoiarvi ma insomma.Il Dott. Bonaretti. Allora siamo arrivati un po’ lunghi. Credo che siamo tutti molto stanchi, non sose c’è qualche intervento o qualcuno che vuole anche solo semplicemente fare le riflessioni. Alloranoi oggi abbiamo approfondito un po’ questi temi, ah, ok! Non so chi c’è prima. Aspettate cherecuperiamo un microfono. No, volevo dire che i contributi di oggi che sono stati certamenteinteressanti, credo che abbiano evidenziato con chiarezza anche in modo molto semplice punti dieccellenza, punti di forza del territorio ma sono emersi oggi anche molti fattori, molti elementi ocritici o di rischio. E come diceva l’assessore Gandolfi all’inizio del suo intervento non è tanto permortificarci rispetto alla situazione, quanto invece quello di individuare piste di lavoropossibilmente comuni tra gli enti che poi esercitano competenze circa i temi che abbiamo trattato.Ci sembrava importante portare ai lavori della conferenza contributi e approfondimenti in questosenso. Ing. Curli.Ing. CurliSì. Ordine degli Ingegneri. Solo per ripetere in realtà quello che è già stato detto anche inconferenza di pianificazione alla provincia, perché con la commissione dell’ordine, con lacommissione (interordine??) di cui sono membro, ci siamo posti e resi conto che questo è ilconcetto che oggi è venuto fuori da tutti gli interventi. Tentare di considerare le due o le treprovince, Modena, Reggio e forse Parma come entità connessa e forse da connettere, le cuiconnessioni vadano rinforzate che quindi vada considerata come unica entità, sia una direzione cheva sia nella direzione delle scelte strategiche che sono quelle che devono essere fatte nel pianostrutturale, sia perché in effetti apre delle possibilità e delle potenzialità che forse sono difficilmentequantificabili al momento. Perciò come abbiamo fatto già in provincia, ci diciamo che ci mettiamoa disposizione eventualmente per instaurare dei tavoli tecnici con gli ordini confinanti, per far sì chequesto processo, che forse a livello istituzionale può essere complicato, può avere dei problemi dicomunicazione, sfoci in qualcosa di veramente costruttivo. Perché in realtà quello che pare moltoforte come dichiarazioni, forse non segue, nella realtà dei fatti, la direzione che si vuole proporre.Questo perché in realtà se consideriamo le tre province come un unico soggetto, quindi le tre cittàcome unica città a sviluppo lineare, appare evidente come la cosa più importante in fattori dicollegamento di queste tre entità che, al momento, possono essere considerate disgiunte ma forseabbastanza semplicemente possono essere connesse in maniera più diretta tra di loro, è il tema dellamobilità. Che quindi ha bisogno sicuramente di forti scelte in questa direzione in modo daincentivare i collegamenti, quello che mi viene in mente molto semplicemente è il famoso elementodella via Emilia bis che di fatto è un bypass che può essere utile e che va sicuramente spinto,incentivato nella sua realizzazione. Questo lo abbiamo ribadito in provincia, lo ribadiamo qui, sialivello di ordine degli ingegneri sia con quello che ovviamente è dato dalla complessità, dal fattoche la commissione inter ordini si riunisce in maniera più saltuaria ma comunque ha espresso unparere favorevole anche in quella sede, perciò se serve oltre ad essere una spinta, uno sprone alleistituzioni perché vadano in questa direzione, mettiamo a disposizione anche le nostre forze per,diciamo, trovare dei canali che possono essere di scelte tecniche, studi di fattibilità, con gli ordinidelle province vicine, per facilitare questa strada che ci sembra in realtà la vera novità che viene


fuori da questo processo di chiarificazione a più livelli, che può avere dei problemi perché essendocontemporanea a più livelli in realtà potrebbe essere il modo per far sì che questa pianificazioneanche se a più livelli dovrebbe venire fatta gerarchicamente, in realtà essendo contemporaneapotrebbe avere proprio la possibilità di andare nella stessa direzione.Grazie, c’è un altri intervento. Il sindaco di Albinea.Sindaco di AlbineaBuongiorno. Io più che un contributo ho una richiesta di chiarimenti. Mi scuso tra l’altro di esserearrivata in ritardo, purtroppo avevo un impegno. Ritardo su un tema così importante come quelloillustrato dall’assessore Gandolfi. Ed è appunto a lui che volevo fare una domanda. Può darsi chelui ne abbia parlato però purtroppo .. quindi mi scuso se farò una domanda a cui è già stata data unarisposta. Mi riferisco appunto alla statale 63. Noi un anno fa abbiamo, così, sottoscritto, definito inun tavolo istituzionale che comprendeva la provincia, il comune di Albinea, il comune di ReggioEmilia, il comune di Quattro Castella, un percorso, diciamo, alternativo che pur non escludendo ilvecchio tracciato della 63, desse in qualche modo questo tracciato alternativo, una risposta piùimmediata, se pur non ravvicinatissima, a questo tema della mobilità legata alla statale 63. Io non sose l’assessore ne ha fatto menzione a questo tracciato alternativo, se lo ha fatto mi scuso peròvolevo capire se questo percorso alternativo nell’ambito del piano urbano della mobilità è statocitato ed eventualmente se mi spiega ulteriormente che cosa pensa il comune di Reggio rispetto aquell’accordo delineato un anno fa sul tavolo istituzionale, ecco.La domanda è sempre per Gandolfi. Non ho sentito, forse ho capito male, la variante di Bagno nonè stata parlata. Non ne è stato parlato nel discorso che ha fatto quindi volevo capire cosa, diciamo,ha in mente l’amministrazione, se riconfermarla integralmente come nel piano regolatore esistente,oppure se prendere in considerazione qualche altra variante. Per quanto attiene la stazione TAV,invece, passando dalla gomma al ferro, la preoccupazione che ho sempre avuto e anche lo scorsovenerdì quando c’è stato quell’incontro all’università organizzato dal Rotare su tutto il sistemamedio padano, non è stato parlato. Attualmente alla stazione di Reggio fermano due treni di altavelocità. Pensa che verranno incrementati e che potrebbe essere, potrebbero essere tre le fermate, trein andata .. tre verso sud e tre verso nord i treni che si fermeranno nella stazione.Indipendentemente che venga fata di mezzo chilometro, un po’ più corta, un po’ più lunga, si correil rischio visto che tutto il traffico rimarrà sulla linea storica, si corre il rischio di avere solamentedei momenti molto particolari, tre più tre che fan sei, sei momenti all’interno di 24 ore per farfunzionare una stazione. Voleva capire se il futuro è questo, se viene confermato oppure se ci sonodegli incrementi. Il prof. Bonaretti ha introdotto un argomento che mi sembra abbastanzainteressante e riguarda le utilities. Si è parlato tutta mattina di Modena e Reggio ancora più cheModena, Reggio e Parma. E le utilities invece si è venuta a creare per motivi che non conosco unacrepa sostanziale divaricazione di là dal Secchia c’è una cosa, di qua ce n’è un’altra. Fra l’altroleggendo i giornali si apprende che le mir sono verso nord, Brescia, Genova, Torino, ogni giorno cen’è una. E mentre mi sembra abbastanza più stabile la parte Bolognese, Modenese e Romagnola(…). Ecco volevo capire visto che ad esempio per quanto riguarda la meccanizzazione, per quantoriguarda l’energia la cosa credo che sia abbastanza ininfluente, mentre è più importante prendere inconsiderazione tutto l’aspetto legato all’acqua che sarà il grande problema del futuro e che misembra strano che di qua dal Secchia venga gestito in un modo e di là in un altro. Volevo capire sepoteva dare dei ragguagli e delle preoccupazioni per il futuro. Grazie.Assessore Paolo GandolfiIntanto parto dalla coda. Per quanto riguarda il treno ad alta velocità, le coppie di treni attualmentepreviste sono sei. Sei andata e sei al ritorno. Siccome non è, sarebbe veramente immodesto pensareche l’assessore alla mobilità del comune di Reggio dovesse pensare come gestire il sistema dell’altavelocità in Italia ecc., ovviamente non mi posso spingere oltre di un certo livello, dico come ilcomune di Reggio noi riteniamo debba essere. Momento che poi finisce nei tavoli di discussioneregionali provinciali, nazionali tutte le volte che ci si vede con Moretti, qualsiasi occasione. Cosa


itiene il comune di Reggio che debba succedere sulla linea dell’alta velocità? Debbono a) fermarsiil maggior numero di treni alta velocità, quindi Eurostar possibili, per ora sono sei + sei, se sarannodi più bene, se saranno di meno non lo so, spero di no, ma insomma, quello immagino dipendamolto dalla gestione del servizio e da anche se la nostra fermata cresce come utenza ovviamente,perché immagino ci sia anche una ragione, spero che le ferrovie le loro scelte le facciano anchesulla base di ragioni economiche non solo, diciamo così, in ossequio ai campanilismi. Quello cherisulta ad oggi come progetto di esercizio che però hanno ancora due anni per svilupparlo, quindiimmagino che da qui ad allora potrà anche cambiare, è appunto che sei coppie si fermano a Reggioe credo se non ricordo male, la stessa quantità entreranno nelle stazioni di Modena e nelle stazionidi Parma. Con una piccola differenza. Che mentre su Reggio a questo punto, ad atti fatti, cioè ainfrastruttura realizzata anche se non è finita c’è una stazione in linea che comporta la presenza dialcune funzioni specializzate e la possibilità di fermare i treni perdendo sulla corsa di esercizio tra isei e gli otto minuti, dieci. Siccome entrare e uscire con le interconnessioni nelle stazioni di Modenae Parma l’ordine del riardo può arrivare sui venti minuti, immagino io che chiunque prenda in manol’esercizio dell’alta velocità, venti, venticinque minuti, trenta dipende dai casi, chiunque prenda inmano l’esercizio dell’alta velocità in futuro siccome la competizione la si fa sui tempi, non lo so,faranno i dovuti calcoli dopodiché forse al campanilismo subentrerà una gestione.. Quindi io credoda questo punto di vista sono tranquillo. Poi l’altra cosa che il comune di Reggio dice, è lì nonvanno solo gli Eurostar, Intercity, Espresso, tutto il traffico nazionale, tutto il traffico nazionale.Cioè tutto ciò che va dal reg. punto in su. Siccome il traffico sulla Milano Bologna si distingue dalregionale, che sono il traffico sostanzialmente che si limita ai due capoluoghi di regione, e gli altri,tutto il resto va di là. Siccome è possibile perché veniamo ogni tanto, ogni tanto si fanno delleindagini giornalistiche e si critica il fatto che Reggio, eh Reggio, l’Italia scusate, ha pagato l’altavelocità più che altri paesi, siccome lo ha fatto, si è dotata di un sistema che è un misto tra, è tutto,abbiamo voluto tutto, abbiamo voluto il sistema francese per poter mandare i treni molto veloci,però al tempo stesso quello tedesco interconnesso alla rete storica per poterci mandare i merci, gliespressi notturni quelli per Reggio Calabria ecc. ecc., quindi avendo quelle infrastruttura lì sarebbesciocco mantenerla per sei treni al giorno, poi è chiaro che ce ne sono di più perché altri tiranodritto. Però noi chiederemo che tutto il traffico nazionale sia spostato lì per poter potenziare la cosa.Quindi io preoccupazioni non ne ho più di tanto, poi dopo rimarrà una stazione secondaria rispetto aMilano Bologna, credo che questo sia fuori discussione, non sia nell’ambizione di nessunocambiare questa realtà dei fatti. Però è la fermata medio padana ed è l’unica fermata di linea lìsopra, quindi, le interconnessioni sono fatte apposta per mandarci gli altri treni. Quindi a Reggio noipossiamo pensare che il traffico nazionale sia spostato lì. Per quanto riguarda il tema del raccordocon Modena secondo me è fondamentale quindi se anche gli altri soggetti, quando dicevo gli altrisoggetti sicuramente gli ordini professionali ma anche altri, se contribuiscono a rafforzare questopunto di vista, perché sta crescendo eh!. Però è partito probabilmente un pochino in ritardo rispettoai piani perché per esempio già la provincia di Reggio aveva ipotizzato buttato lì se vogliamo intermini ancora molto interlocutori in attesa di fare anche i piani coordinati assieme ad altri studi,però la provincia di Modena era già partito con il proprio piano provinciale e la cosa non si è fatta.Però come è successo con la mobilità abbiamo fatto un paio di studi insieme cioè la cosa deveandare avanti e quindi sicuramente le scelte che possono fare ad esempio gli ordini professionalisono in questo senso molto utili. Poi si vedrà su quali materie nello specifico. Per quanto riguarda itracciati stradali, allora, ribadisco un concetto che ho detto prima. Il piano della mobilità non ha nél’ambizione né la competenza e né, tra parentesi, la voglia di definire, fissare i tracciati delle stradedella nostra provincia. Per questa ragione il tema la variante di Bagno non di Bagno, queste cosequi, non è che è assente da quello strumento, però non è il tema centrale. Nel senso che i tacciati nelloro percorso effettivo, saranno definiti negli strumenti che hanno il compito di assegnargli unvalore ai tracciati, cioè il piano strutturale comunale e non è il piano mobilità. Cioè qualsiasi lineasul piano della mobilità ha un valore semplicemente trasportistico. Nel caso della via Emilia ilpiano della mobilità verso Modena conferma il tracciato di piano regolatore e gli conferma il valoretrasportistico. Significa che riconosce che tra Reggio e Bagno tutto sommato abbia ancora sensostare a nord della via Emilia, tra Bagno e Modena abbia senso stare a sud della via Emilia. Per dueragioni, uno per raccogliere il traffico, il bacino di traffico che in quel caso si sposta


prevalentemente a sud, perché da Reggio compreso, da Bagno fino a Piacenza il grosso caricoinsediativi, industriale è sempre collocato a nord delle città. Quasi sempre, insomma sono rarissimele eccezioni, quindi che la via Emilia abbia, sto parlando nel senso trasportistico poi che stia a nordo a sud di una ferrovia cambia poco, però che sia una viabilità alternativa che drena il traffico cheviene a nord dalle città di Reggio Parma e Piacenza ha un senso. Tra Reggio e Modena succede unacosa che succede solo lì. Poi un pochino prima del bolognese, dal pezzo di Bazzano, però traReggio e Modena succede una cosa che succede solo lì. Cioè il grosso degli insediamenti produttivie residenziali si collocano a sud. Vuol dire dover mandare necessariamente la via Emilia a sud? Ioquesto non lo sto a discutere perché non devo rifare tutto il processo, però sta di fatto che lì serve.Poi, siccome il modenese sta studiando un sistema che raccorda l’Autobrennero con una bretella diprolungamento fino a Sassuolo, integra con un tratto promiscuo tra l’altro dove le due infrastruttureconvivono, via Emilia e Autobrennero portandole tutte a sud realizzando un nuovo ponte sulSecchia, lo stato dell’arte è quello, si discuta poi dei tracciati se si deve passare 500 metri più in là,500 metri più in giù, è quello. Quindi esplicitamente per andare direttamente forse ancheall’obbiettivo della domanda di Nardi, il piano della mobilità di Reggio dice, non c’è un’alternativaa nord dell’autostrada per la via Emilia bis, tra Reggio e Modena. Non lo dice, uno perché è fuoridal proprio territorio ma non è che avevamo paura a parlare di cose fuori dal nostro territorio perchéabbiamo parlato di cispadana ferroviaria, abbiamo parlato di varie cose, però noi abbiamo sìl’esigenza di fare un’importante viabilità nuova ma dobbiamo anche togliere il traffico dalla viaEmilia per far vivere chi ci abita e dedicare la via Emilia al trasporto pubblico come dicevo prima,non esclusivamente ma per guadagnare spazio. Una viabilità a nord, i dati di traffico calcolati dalpiano della mobilità di Reggio, da altri strumenti, una viabilità a nord dell’autostrada che colleghiCorreggio, Campogalliano e poi Modena non si capisce dove, hanno dei risultati bassissimi dalpunto di vista di scaricare gli abitati di Masone, Bagno e Rubiera e quindi questa alternativa noi nonla vediamo come un’alternativa alla via Emilia, la vediamo come potenzialmente un collegamentodel bacino carpigiano correggese, cosa che può anche essere utile perché quando si parla diquadrilatero, quando si parla di concentrazione di sistemi insediativi, di concentrazione di sistemiproduttivi ecc. ecc. significa che le relazioni non necessariamente devono essere quelle che hannoimpostato i benedettini nel 200, però insomma il fatto che ci siano elementi che collegano in piùalcuni comuni delle due province funzionano, mi riferisco in particolare eventualmente a una stradache la provincia ha ipotizzato nel PTCP che collegherebbe sostanzialmente la variante di Prato diCorreggio, la strada che va verso Correggio che la collegherebbe con la SP 85 51, cioè quella cheda Rubiera va verso Campogalliano, quella è una soluzione secondo me utile e che quindi noi nonostacoliamo, tutt’altro, è chiaro che non ha rilevanza per il piano della mobilità di Reggio quindinon la citiamo. Più complicato se da lì poi si pensasse di proseguire per il modenese, ma quello è unproblema tecnico che la provincia ha già verificato. Quindi per quanto riguarda la variante alla viaEmilia, è il caso della direttrice verso Modena, al momento attuale noi non abbiamo fatto altro cheprendere il tracciato del PRG perché come dicevo non abbiamo l’ambizione e neanche lecompetenze per definire tracciati diversi poi la discussione la si farà. Discussione a cui partecipiamopiù che volentieri. Per quanto riguarda la 63. Allora, l’assetto proposto dal piano della mobilità diReggio è il seguente. Noi abbiamo tre flussi di traffico che vengono da sud. Direttamente da sud.Convergono uno su Canali, e due su Rivalta. Uno è quello che viene direttamente da Albinea, unoquello che viene da Puianello, uno quello che viene da Montecavolo. Per portata, quello piùrilevante è quello che viene da Montecavolo. Noi, come abbiamo rappresentato prima nella cartina,abbiamo soluzioni per chi viene da Cavriago, soluzioni per chi viene da Scandiano. Chiediamo unasoluzione e proponiamo una soluzione per questi tre. Possibilmente unitaria. Al momento attualeesiste quella del PRG di Reggio che è quindi viva e presente nel piano regolatore vigente delcomune di Reggio e in alcuni documenti approvati dalla giunta provinciale negli anni passati. Chedà una risposta che io non giudico se positiva, negativa, parziale ma si ritiene soddisfacente a questaesigenza. Ha un problema grosso. Che è il fatto che il comune di Albinea non la ha mai prevista nelproprio piano regolatore, e il fatto che la realizzazione di questa infrastruttura è complesso perchéeconomicamente rilevante, perché prevede un’integrazione fortissima con la pedemontana, cioèfunziona se si fa anche contemporaneamente un tratto di pedemontana che risolve i problemi aicomuni di Quattro Castella e di Albinea, ecc. ecc. Quindi, un’opera che tutto sommato si può solo


inquadrare all’interno di una programmazione a livello regionale e nazionale su cui c’è un lavorocomune da fare ecc. ecc. A fronte di questo problema, cioè del fatto che una soluzione ai tre flussic’è, ma che ha dei problemi di immediata realizzazione e quindi rimanda, studi, valutazioni ulterioriecc. ecc., però noi abbiamo tutto l’interesse a risolvere immediatamente almeno parte del problemadi Rivalta. Quindi, non è nelle grandi strategie, nelle grandi infrastrutture ma è presente non solonel piano della mobilità ma anche nella programmazione finanziaria tant’è vero che è già a bilancio2008 e noi entro quest’anno, entro il 2008 scusate perché siamo ancora nel 2007, dovremmoaddirittura partire con i cantieri se non ci sono problemi di altra natura, prevediamo a Rivalta, aRivalta, una bretella che prende il traffico a sud dell’abitato quindi l’ingresso da Puianello, e loporta su via Bedeschi e poi via del Buracchione verso la variante di Canali. Tema che ci risolve unaquota, tra il 18 e il 35% del problema del traffico di Rivalta a seconda dei casi, di come la facciamoe tante altre cose. Rimane aperto tutto il resto del problema. Anche lì, ribadisco quello che dicevoprima, il tracciato è un problema successivo da affrontare. E’ chiaro che il piano della mobilità diReggio non può fare un passo indietro rispetto a quel tipo di impostazione, cioè nel senso, nonessendoci un’alternativa che risolva i tre temi sul terreno, al momento attuale quella rimane l’unicaproposta spendibile nei documenti. Siccome le alternative le abbiamo valutate perché son stati fatti,ritengo personalmente che sia complicato trovare un’alternativa valida, cioè che tenga insieme iltraffico che viene da Montecavolo, quello che viene da Puianello e quello che viene da Canali, da,da Albinea, però anche qui come si diceva prima per Bagno, la discussione è aperta cioè nel senso:per opere che sono finanziate il tracciato che trovate nel piano della mobilità è il tracciato del pianoregolatore ed è il tracciato che noi realizziamo l’anno prossimo, tra due anni. Per opere che nonsono finanziate, francamente l’importante è che la pianificazione dia delle risposte di lungaprospettiva, dopo di che se sono anche diverse da quelle del piano precedente io non lo vedo comedramma. Però non si può eliminarla.Sulla questione delle acque. Mah, molto semplicemente questa è sicuramente la priorità per laregione Emilia Romagna. Tenete presente che noi abbiamo una gestione delle acque moltocomplessa. Ci sono intere città, ad esempio Ferrara, che si approvvigionano di acqua potabile dalPo. Quindi, ovviamente la potabilizzano dopo, non è che venga su… E quindi c’è anche unatecnologia molto sviluppata. Eh!, attenzione perché è una delle tecnologie più sviluppata in Europa,quella della potabilizzazione dell’acqua del Po del Cerrai?????. E rispetto alle reti, ecco teniamopresente che appunto c’è un interesse territoriale dell’Emilia Romagna. Noi ragioniamo semprecome se per sempre noi dovessimo avere il monopolio territoriale delle reti e dei gestori. Prima opoi questo monopolio si separerà. E ovviamente così come succede sulle telecomunicazioni, macosì come succederà anche sulla ferrovia, noi chiederemo ai gestori e la regione chiederà ai gestori,di finanziare le opere anche sulle questioni, così come succederà adesso con Telecom, no? Noi nonabbiamo più un operatore nazionale, adesso Telecom è in mano agli spagnoli, e allora il problemanon sarà garantire la concorrenza tra un operatore italiano che ha il monopolio territoriale oppure unoperatore locale che ha il monopolio territoriale e altri operatori. Ma invece sarà il problema diriuscire a far sì che tutti gli operatori assieme finanzino le infrastrutture che devono far girarel’acqua, le telefonate o i treni sulla linea. Questo è il tipo di ragionamento che dovremo fare, quindicerchiamo di separare la sezione infrastrutture su cui il pubblico, gli enti locali e la regione hannocomunque e continueranno ad avere un diritto naturale, in qualche modo, e dall’altra parte tutta lagestione degli operatori che nei prossimi anni speriamo entreranno sempre maggiormente inconcorrenza.Allora io se non ci sono altri interventi chiuderei qui i lavori della giornata di oggi. Ringrazio tutticoloro che hanno partecipato, ci sono diversi enti vedo i comuni, chi ha resistito fino alla fine,l’USL, la Provincia col Dott. Tagliavini, il relatore di oggi e l’assessore Gandolfi insomma per ilcontributo che ha portato ai lavori della conferenza sul piano strutturale comunale. La prossimaconferenza, scusa Paola, è prevista per il 15 gennaio. Cerchiamo di mantenere fisse le date, se c’èqualche modifica ve la comunichiamo e in ogni caso è finalmente attivo il sito internet quindi lìtrovate tutti gli aggiornamenti che man mano provvediamo a inserire. Grazie a tutti


La seduta ha termine alle ore 13.00Letto , firmato e sottoscritto .Reggio Emilia, 11 dicembre 2007Il Segretario della Conferenzadi PianificazioneIng.Maria SergioIl Presidente della Conferenzadi PianificazioneUgo Ferrari

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