Allegato 1 - icfr - Diocesi di Brescia
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PresentazioneDa <strong>di</strong>versi anni la nostra <strong>Diocesi</strong> si sta accorgendoche l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi (dai6 ai 14 anni), anche se resiste per quanto riguardala frequenza agli incontri <strong>di</strong> catechismo e l’accessoquasi generalizzato ai sacramenti della prima Confessione,della prima Comunione e della Cresima,tuttavia, in molti casi, non raggiunge il suo scopofondamentale, quello <strong>di</strong> generare cristiani consapevolie coerenti.In un primo tempo si è pensato che la causa fosseda ricercare nei catechismi poco adeguati o nel metodonon adatto o nei catechisti non sempre preparati.Oggi dobbiamo ammettere che il problema èmolto più ampio ed è essenzialmente legato al fattoche è cambiata la situazione storico-culturale, conle conseguenze che questo ha portato nelle famigliee nelle nostre comunità parrocchiali anche sulpiano religioso.Un primo gesto <strong>di</strong> fedeltà alla storia è quello <strong>di</strong> prendereatto del cambiamento culturale e religioso, <strong>di</strong>accettarlo e <strong>di</strong> intraprendere una nuova pastorale piùadatta alla situazione. Si tratta <strong>di</strong> intraprendere convigore la “nuova evangelizzazione”, fortemente riba<strong>di</strong>tanella Scelta pastorale del 1999-2000, dando ilprimato a coloro che possono incidere più efficacementesul tessuto culturale ed etico delle nostre comunità,cioè gli adulti.
Anche il Convegno Ecclesiale del maggio scorso sullacomunicazione della fede specialmente alle nuovegenerazioni, ha fatto emergere che determinante perla trasmissione della fede è il modello <strong>di</strong> comunitàcristiana adulta in cui si vive: le nuove generazionirespirano il clima spirituale della comunità e vivonodella fede degli adulti.È giunto però il momento <strong>di</strong> rivedere lo stesso impiantodell'attuale iniziazione cristiana dei fanciulli edei ragazzi, poiché nato e pensato in un tempo <strong>di</strong>“cristianità” che non è più il nostro. La catechesi nonpuò più limitarsi ad approfon<strong>di</strong>re la fede cristiana deiragazzi, dandola per presupposta, ma deve farsi carico<strong>di</strong> una specie <strong>di</strong> primo annuncio, volto a farla nascereo rinascere da capo.Convinto che non è più possibile continuare la prassior<strong>di</strong>naria <strong>di</strong> iniziazione cristiana nei termini con i qualiè stata ere<strong>di</strong>tata, chiedo, perciò, decisamente atutta la <strong>Diocesi</strong> <strong>di</strong> accogliere con fiducia e <strong>di</strong> attuarecon coraggio questo nuovo modello <strong>di</strong> iniziazionecristiana dei fanciulli e dei ragazzi. Nonostantel’inevitabile fatica e le molteplici <strong>di</strong>fficoltà,sarà l’occasione per ripensare la nostra pastorale edare nuovo vigore alle nostre comunità cristiane.Il Signore bene<strong>di</strong>ca i nostri sforzi.<strong>Brescia</strong>, 15 agosto 2003Solennità della Assunzione della BeataVergine Maria
1. L’Europa contemporanea si trovaad essere, per molti aspetti, un paese“post-cristiano” o, come qualcunopreferisce, “neo-pagano”. Anche l’Italiaè ampiamente coinvolta in questanuova situazione. Tale fenomeno fa sìche la Chiesa, sempre attenta alle profondetrasformazioni sociali per elaborareuna pastorale adatta ai tempi al fine<strong>di</strong> rispondere fedelmente a ciò chelo Spirito le chiede, si ponga seri interrogativiriguardo alla pastorale or<strong>di</strong>naria,nella quale ha un particolare rilievol’iniziazione cristiana dei fanciulli e deiragazzi (ICFR).Pure la <strong>Diocesi</strong> <strong>di</strong> <strong>Brescia</strong> ha conosciutoquesto cambiamento della situazionesociale, religiosa ed ecclesiale, <strong>di</strong>ventandoessa stessa “paese <strong>di</strong> missione” 1 ;per questo, in comunione con la Chiesauniversale, si adopera al fine <strong>di</strong> dare ilsuo contributo per una nuova evangelizzazione.IntroduzioneIl presente documento nasce con l’intento<strong>di</strong> rivedere e <strong>di</strong> riprogettare la prassipastorale circa l’ICFR, perché sia piùadatta al tempo attuale.Esso vuol essere uno stimolo per suscitarenelle nostre comunità cristianeuna salutare inquietu<strong>di</strong>ne, affinché dauna pastorale solo <strong>di</strong> conservazione si1G. Sanguineti, Gesù Cristo ieri, oggi e sempre. Giubileo e nuovaevangelizzazione nella Chiesa bresciana. Scelta Pastorale, <strong>Brescia</strong>1999, p. 3.3
passi ad una pastorale <strong>di</strong> missione per una effettiva e ormaiin<strong>di</strong>spensabile nuova evangelizzazione.Concetto <strong>di</strong> iniziazione cristiana2. Questo cammino <strong>di</strong> rinnovamento pastorale presuppone laconsapevolezza dei termini del <strong>di</strong>scorso e del loro contenuto.Il punto <strong>di</strong> partenza, che verrà ulteriormente arricchito, è costituitodalla necessaria precisazione del concetto d’iniziazionecristiana (IC), per la quale ci si serve liberamente della definizioneoffertaci dall’Uff. Catechistico Naz. e dalla CEI:Per IC si intende il cammino che, grazie soprattutto aitre Sacramenti dell’IC, introduce nel mistero <strong>di</strong> Cristo edella Chiesa, cioè fa <strong>di</strong>ventare cristiani. Si tratta <strong>di</strong> un processoglobale (caratterizzato dall’annuncio e dall’ascolto dellaParola <strong>di</strong> Dio, dalla celebrazione dei Sacramenti <strong>di</strong> iniziazionee dalla testimonianza <strong>di</strong> fede, speranza e carità), attraverso ilquale il Signore, me<strong>di</strong>ante la comunità ecclesiale, introduceuna persona alla prima esperienza del mistero cristiano. È unitinerario graduale con il quale si viene inseriti in Cristo, mortoe risorto, come membri del suo popolo. 2Titolarità3. La responsabilità <strong>di</strong> introdurre i fanciulli e i ragazzi alla vitacristiana è affidata alla Chiesa e, quin<strong>di</strong>, a tutti i membri delpopolo <strong>di</strong> Dio, a cominciare dai genitori. Tuttavia spetta allacomunità ecclesiale in quanto tale, presieduta dal Vescovocoa<strong>di</strong>uvato dai suoi collaboratori, cioè i presbiteri,attivare in forma ufficiale e autorevole il cammino <strong>di</strong> ICper tutti coloro che desiderano <strong>di</strong>ventare cristiani.“La comunità cristiana non può pertanto delegare a nessunoil compito della IC che le è proprio” 3 .2Cfr. Nota, n.7; CdA, n. 664.3Nota, n. 2.4
In modo particolare:• a livello <strong>di</strong>ocesano: compete al Vescovo, coinvolgendo laChiesa <strong>di</strong>ocesana attraverso i vari organismi pastorali, elaborareun piano pastorale organico <strong>di</strong> IC costituito da finalità,componenti fondamentali, criteri organizzativi, responsabilità,strumenti; 4• a livello parrocchiale: la Parrocchia è il “luogo or<strong>di</strong>nario eprivilegiato dell’ICFR” 5 . Pertanto, “in stretto collegamento e informa subor<strong>di</strong>nata a quanto viene realizzato a livello <strong>di</strong>ocesano”6 , il Consiglio Pastorale Parrocchiale elaborerà - coinvolgendole forze più <strong>di</strong>rettamente interessate, in modo del tuttoparticolare i genitori 7 , in quanto sono o dovrebbero esserei primi educatori della fede dei loro figli - un progetto globale<strong>di</strong> ICFR adatto al proprio ambiente socio - religioso. Naturalmentela Parrocchia si servirà a questo scopo <strong>di</strong> persone appositamentepreparate ed ufficialmente incaricate (catechisti,padrini, educatori, istituzioni, aggregazioni ecc.).4Cfr. ICO1, premessa; Nota, n. 19.5Nota, n. 8.19.6ICO1, premessa.7Cfr. Nota, n. 8.5
La situazione socio-religiosa4. I Vescovi lombar<strong>di</strong> nella lettera pastoraleLa fede in Lombar<strong>di</strong>a (1994) ci offronoun’analisi della situazione socio-religiosavissuta nella nostra regione.Un primo fattore è dato dalla cosiddettasecolarizzazione, termine usato per descriverel’atteggiamento che porta l’uomoa considerare se stesso come spiegazioneultima e come regola del propriopensiero e della propria vita e a considerare,<strong>di</strong> conseguenza, Dio come inutileed estraneo.Un secondo elemento lo si ritrova neirapi<strong>di</strong> cambiamenti culturali. Essi richiedonoun costante approfon<strong>di</strong>mentodella fede, anche nella sua <strong>di</strong>mensionepersonale, in modo da saper <strong>di</strong>stinguereciò che è essenziale (contenuto dellafede o depositum fidei) da ciò che puòessere aggiornato e attuato in forme <strong>di</strong>verseda quelle a cui ci si era abituati.Un modo <strong>di</strong> proporre la vita <strong>di</strong> fede chenon tenga conto <strong>di</strong> questi cambiamenticulturali, non sod<strong>di</strong>sfa più, non rispondealle attese della persona concreta ene causa l’allontanamento dalla comunitàcristiana.Un terzo fattore viene evidenziato nell'attualefragilità morale. Oggi, forse ancorpiù <strong>di</strong> ieri, non solo è presente la <strong>di</strong>fficoltàdel compiere ciò che è bene, ma soprattuttouna nascente incapacità a giu<strong>di</strong>careciò che è bene e ciò che non lo è. La ra-PARTE PRIMAAnalisidellasituazione7
<strong>di</strong>ce la si ritrova nella negazione <strong>di</strong> un’etica <strong>di</strong> base, oggettiva,uguale per tutti e, viceversa, nella accettazione <strong>di</strong> un’etica soggettiva(io sono regola a me stesso), legata spesso alle conseguenze<strong>di</strong> utilità o non utilità che le singole scelte comportano.Pertanto si commettono peccati, ma spesso non vengono avvertitiormai come tali, quando non ad<strong>di</strong>rittura giustificati.Il pluralismo religioso è il quarto fatto concretamente constatabilenelle nostre città e paesi, dove vivono <strong>di</strong>verse personeappartenenti a varie fe<strong>di</strong> religiose. Questa società multi-religiosaporta spesso a forme <strong>di</strong> relativismo religioso, cioèa pensare che una religione valga l’altra. Ciò ha provocatoun raffreddamento nell’annuncio del Vangelo e nel percepirela necessità della sua testimonianza. Per questo oggi c’èbisogno <strong>di</strong> una fede personale, convinta e ragionata, pur nelrispetto dell’altro e pur valorizzando ciò che <strong>di</strong> positivo è presentenel suo credo. Queste caratteristiche, sottolineate daiVescovi lombar<strong>di</strong>, hanno comportato delle conseguenze inevitabiliper le nuove generazioni: per loro è venuta meno quellaspecie <strong>di</strong> “catecumenato” socio-culturale che in altre epocheintroduceva i piccoli nella vita e nella mentalità cristianein una forma quasi spontanea. D’altra parte gli stessi cristianiadulti hanno dei rapporti molto <strong>di</strong>versificati nei confronti dellacomunità cristiana: alcuni si riuniscono con assiduità nella Eucaristiadomenicale e collaborano regolarmente alla vita dellenostre parrocchie, ma altri, e sono la maggioranza, «pur essendobattezzati, hanno un rapporto con la comunità ecclesialeche si limita a qualche incontro più o meno spora<strong>di</strong>co,in occasioni particolari della vita, o rischiano <strong>di</strong> <strong>di</strong>menticare illoro battesimo e vivono nell’in<strong>di</strong>fferenza religiosa» 8 .La prassi vigente5. L’impegno nel servizio ai fanciulli e ai ragazzi, dovuto anche8CEI, Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Orientamenti pastorali per il primo decennio delDuemila, Roma 2001, n. 46.8
alla vitale tra<strong>di</strong>zione oratoriana ere<strong>di</strong>tata dal passato, caratterizzain modo particolare la prassi pastorale della nostra Chiesabresciana. Un impegno che inizia già con la celebrazione delBattesimo dei bambini, normalmente entro i primi mesi dellaloro vita, unito, con lodevoli esperienze, ad un accompagnamentodelle famiglie. C’è da rilevare, però, lo scarso utilizzodel catechismo CEI, Lasciate che i bambini vengano a me,proposto proprio per questo particolare momento. Negli annisuccessivi i bambini e i genitori possono trovare un validoaiuto alla loro crescita <strong>di</strong> fede soprattutto nelle scuole maternecattoliche. Con l’inizio dell’età scolare, compresa fra i 6e i 14 anni, i bambini incominciano a frequentare e a viverel’esperienza oratoriana e lì, con i genitori, trovano l’intensificarsidelle proposte per vivere e maturare la propria fede, secondoun itinerario d’IC che è per lo più omogeneo per tutti evede le tappe sacramentali così come sono in<strong>di</strong>cate nel Vademecumper la celebrazione dei sacramenti (<strong>Brescia</strong> 1990):cioè, la Confermazione è fissata intorno ai 12 anni (nel periododella scuola me<strong>di</strong>a inferiore) 9 , la Messa <strong>di</strong> Prima Comunioneattorno agli 8 anni (secondo o terzo anno della scuolaelementare) 10 , la Riconciliazione precede la Prima Comunionecon una opportuna <strong>di</strong>stanza <strong>di</strong> tempo (abitualmente attornoai 7 anni) 11 . Solo poche comunità parrocchiali, come risultada un’indagine, hanno attivato una seria riflessione per dareconcretezza alla Nota CEI: Il catechismo per l’iniziazione cristianadei fanciulli e dei ragazzi del 1991.Valutazione degli esiti attuali6. È doveroso interrogarsi se tale prassi abbia una conseguenteefficacia, cioè se il fanciullo e ragazzo, che percorrequesto cammino formativo, raggiunga l’obiettivo desiderato:9<strong>Diocesi</strong> <strong>di</strong> <strong>Brescia</strong>, Vademecum per la celebrazione dei sacramenti, <strong>Brescia</strong> 1990, pag. 21.10Ivi, pag. 28.11Ivi, pag. 33.9
essere adulto nella fede. Nonostante il fatto che l’attuale azionepastorale sia caratterizzata nella nostra <strong>Diocesi</strong> da grandefrenesia, attivismo e passione, purtroppo occorre ammettereche ci si trova ancora innanzi ad una sacramentalizzazione<strong>di</strong> massa, provocata da una fede <strong>di</strong> convenzione più che <strong>di</strong>convinzione. Infatti purtroppo bisogna constatare che l’attualeazione pastorale d’IC, spesso, non inizia alla vita cristiana,in quanto non è raro assistere a comportamenti contrarialla fede in chi ha ricevuto i tre Sacramenti dell’IC; non inizianeppure ai Sacramenti, in quanto sono scarsi sia la conoscenzadel senso profondo dei Sacramenti sia il frutto che ricadesul singolo e sulla comunità dal Sacramento conferito;ciò fa sì che la conclusione dell’IC coincida con l’abbandonogeneralizzato, evidenziato anche dalle percentuali <strong>di</strong>partecipazione alla vita ecclesiale nei primi anni del dopo Cresima,per cui si passa dal 90% al 15% circa.Ricerca delle cause7. Questi aspetti, che mostrano una <strong>di</strong>fficoltà oggettiva nellacomunicazione della fede, possono essere collegati ad alcunealtre cause, più imme<strong>di</strong>ate, rispetto a quella fondamentaledella secolarizzazione e del cambiamento culturale, <strong>di</strong> cuisi è parlato. La prima è la <strong>di</strong>fficoltà <strong>di</strong> entrare nella mentalitàesatta dell’itinerario d’IC che non coincide con il lavoro <strong>di</strong>sacramentalizzazione finora svolto; la seconda è la <strong>di</strong>fficoltà<strong>di</strong> in<strong>di</strong>viduare e introdurre in una concreta corresponsabilità isoggetti aventi titolarità per l’IC (la Parrocchia che convoca,i genitori, gli educatori, i movimenti, i gruppi e le associazioni);la terza causa sta nel fatto che la persona del catechistaspesso è scelta o accettata più per bisogno <strong>di</strong> coprire vuotinel settore educativo che per una vocazione missionaria; lastessa formazione dei catechisti spesso è poco organica einadeguata anche nel progettare i vari itinerari; al quarto postopossiamo in<strong>di</strong>viduare anche la scarsa conoscenza e ap-10
plicazione dei documenti della Chiesa relativi al rinnovamentodell’IC; per ultimo l'assenza <strong>di</strong> un'esperienza visibile dellacomunità cristiana interessata a questo settore, come anchespesso la mancanza <strong>di</strong> una figura concreta <strong>di</strong> riferimento cheincarni l’esempio <strong>di</strong> una fede matura.Diffuso <strong>di</strong>sagio degli operatori pastorali8. È naturale che, <strong>di</strong>nanzi ad esiti considerati sempre più fallimentari,nonostante il prezioso impegno profuso a tutti i livelli,si elevi, da parte delle <strong>di</strong>verse componenti della comunitàcristiana, un grido <strong>di</strong> aiuto: cosa dobbiamo fare?È l’interrogativo che nasce dal vivere quel comune <strong>di</strong>sagioper il non riuscire a rendere significativo e duraturo l’approcciocon la vita <strong>di</strong> fede. Un interrogativo che così potremmoriassumere: come aiutare i nostri ragazzi <strong>di</strong> oggi a <strong>di</strong>ventarecristiani?Tentativi in atto9. Alcune Parrocchie hanno stu<strong>di</strong>ato e intrapreso nuovi tentativiper rinnovare l’ICFR. Certe esperienze hanno voluto sottolinearecome punto <strong>di</strong> partenza in<strong>di</strong>spensabile il <strong>di</strong>alogo trasacerdoti, catechisti e famiglie dei ragazzi, al fine <strong>di</strong> realizzarel’intensa collaborazione necessaria per accompagnare i ragazziverso la loro maturità cristiana. Altre comunità hannosperimentato la formazione <strong>di</strong> piccoli gruppi per archi <strong>di</strong> età,evitando la sud<strong>di</strong>visione secondo il criterio scolastico e rispettandotuttavia l’età in<strong>di</strong>cata per la celebrazione dei Sacramenti.In altri casi, seguendo l’impostazione dei catechismi della CEI,si preferisce aggiungere come completamento un secondoincontro settimanale specifico per la preparazione imme<strong>di</strong>ataal Sacramento da ricevere. Spesso si pre<strong>di</strong>lige insistere sullaformazione alla preghiera con particolari incontri, ritiri spiritualicon il coinvolgimento dei genitori.11
Non mancano pure proposte <strong>di</strong> cammini <strong>di</strong> fede cadenzati atappe annuali, volgendo l’attenzione all’educazione alla preghiera,alla partecipazione liturgica, a gesti <strong>di</strong> carità e servizionella comunità. Il passaggio da una tappa all’altra viene solennizzatonella celebrazione eucaristica domenicale.Nonostante la molteplicità dei tentativi <strong>di</strong> rinnovamento,restano però alquanto <strong>di</strong>ffusi: <strong>di</strong>sagio, insod<strong>di</strong>sfazione estanchezza.Necessità <strong>di</strong> una nuova prassi<strong>di</strong> iniziazione cristiana10. Tutti questi elementi mostrano la necessità <strong>di</strong> ripensarel’ICFR. Ne sono convinti gli stessi Vescovi. Come haaffermato in un recente seminario il Presidente della “Commissioneepiscopale per la dottrina della fede, l’annuncio e lacatechesi”, Mons. F. Lambiasi, “i Vescovi, e con loro quantisono <strong>di</strong>rettamente impegnati nel compito <strong>di</strong>fficile dell’iniziazionecristiana (catechisti, parroci, <strong>di</strong>rettori degli uffici catechistici<strong>di</strong>ocesani), sentono che non è più possibile continuare laprassi or<strong>di</strong>naria <strong>di</strong> iniziazione cristiana nei termini con i quali èstata ere<strong>di</strong>tata e continua ad essere applicata nella quasi totalitàdelle parrocchie italiane e più largamente nelle chiese <strong>di</strong>tra<strong>di</strong>zione cattolica” 12 .La una nuova prassi andrà ricercata all’insegna <strong>di</strong> unaduplice fedeltà: da un lato dovrà essere conforme ai datidella situazione o<strong>di</strong>erna e dall’altro a quelli della Rivelazionecristiana.Cosa suggerisce la situazione storica?11. La fedeltà ai dati della storia non si esaurisce nell’esigen-12Si tratta del seminario sull’iniziazione cristiana, tenutosi a Roma dal 10 al 12 aprile 2002 e promossodalla “Commissione episcopale per la dottrina della fede, l’annuncio e la catechesi”, in collaborazionecon la “Commissione episcopale per la liturgia”. L’intervento <strong>di</strong> F. Lambiasi si trova in «Quaderni dellaSegreteria Generale CEI» 6 (2002), n. 13, p.6..12
za <strong>di</strong> adattare il linguaggio e la testimonianza cristiana allaparticolare situazione degli u<strong>di</strong>tori 13 , ma esige <strong>di</strong> assumere lastoria stessa degli uomini, positiva o negativa che sia, comepossibile “segno dei tempi” 14 , cioè come luogo attraverso ilquale lo Spirito parla nell’oggi alla sua Chiesa e guida il suoagire in forme adatte ai tempi. Si tratta, allora, <strong>di</strong> accogliere letrasformazioni non con senso <strong>di</strong> rassegnazione o <strong>di</strong> pessimismo,ma come eventuali sfide od opportunità che Dio ci affidanella certezza che Egli non abbandona mai il suo popolo edanche oggi lo conduce a nuovi ed inattesi spazi <strong>di</strong> vita.Prendere atto del cambiamentosocio-religioso12. Un primo gesto <strong>di</strong> fedeltà alla storia è quello <strong>di</strong> prendereatto del cambiamento socio-religioso, <strong>di</strong> accettarlo e, quin<strong>di</strong>,<strong>di</strong> intraprendere una nuova pastorale più adatta alla situazione,senza inutili nostalgie. Lo affermava Giovanni Paolo II, inoccasione del Convegno ecclesiale <strong>di</strong> Palermo: “Questa nazione,che ha un’insigne e in un certo senso unica ere<strong>di</strong>tà <strong>di</strong>fede, è attraversata da molto tempo, e oggi con speciale forza,da correnti culturali che mettono in pericolo il fondamentostesso <strong>di</strong> questa ere<strong>di</strong>tà cristiana […]. La Chiesa sta prendendopiù chiara coscienza che il nostro non è il tempo dellasemplice conservazione dell’esistente, ma della missione” 15 .Anche i Vescovi italiani lo auspicano: “Oggi in Italia l’evangelizzazionerichiede una conversione pastorale […]. Non ci sipuò limitare alle celebrazioni rituali e devozionali e all’or<strong>di</strong>nariaamministrazione: bisogna passare ad una pastorale <strong>di</strong> missionepermanente” 16 .13Cfr. GS 44.14Cfr. GS 4. 11.15Giovanni Paolo II, Discorso all’assemblea del Convegno, in Il Vangelo della carità per una nuova società inItalia. III Convegno ecclesiale. Palermo, 20-24 novembre 1995, Ed. Vaticana, Roma 1996, p. 10, n. 2.16CEI, Con il dono della carità dentro la storia. Nota pastorale, Roma 1996, n. 23.13
Non dare più per scontatala fede cristiana13. La tra<strong>di</strong>zionale prassi vigente dell’ICFR rispecchia per lopiù una situazione sociale nella quale la cultura e le stesse istituzionicivili sostenevano la fede e i costumi cristiani. Ma oggi“non è più possibile farsi illusioni, troppo evidenti essendo <strong>di</strong>venutii segni della scristianizzazione nonché dello smarrimentodei valori umani e morali fondamentali. In realtà tali valori,che pur scaturiscono dalla legge morale inscritta nel cuore <strong>di</strong>ogni uomo, ben <strong>di</strong>fficilmente si mantengono, nel vissuto quoti<strong>di</strong>ano,nella cultura e nella società, quando viene meno o siindebolisce la ra<strong>di</strong>ce della fede in Dio e in Gesù Cristo” 17 .In questo nuovo quadro socio-religioso non è raro trovaredei cristiani che, pur continuando a professarsi tali, non possiedonopiù una fede cristiana autentica, che incida nella vitae nelle loro scelte morali, anche se, per il momento, fannoancora riferimento alla Chiesa in vista del conseguimento <strong>di</strong>servizi religiosi.L’assenza, sempre più <strong>di</strong>ffusa, <strong>di</strong> una mentalità <strong>di</strong> fede, investele famiglie e ciò impe<strong>di</strong>sce ancor più <strong>di</strong> dare per scontatala presenza della fede cristiana nei fanciulli e nei ragazzi, anchein quelli che sono ancora abbastanza fedeli agli appuntamentidomenicali, nonostante percepiscano nella Chiesaun linguaggio e una ritualità lontani dal proprio sentire. Talecomplessità del problema nasconde tuttavia una possibilericchezza: quella <strong>di</strong> ridare il primato all’evangelizzazionein vista del generare o rigenerare alla fede; una fede checoinvolga gli aspetti pubblici e privati dell’esistenza umana,rinsal<strong>di</strong> il senso della appartenenza ecclesiale e faccia sì chela comunità cristiana non sia una semplice agenzia <strong>di</strong> servizireligiosi, ma luogo <strong>di</strong> vita, <strong>di</strong> identità e <strong>di</strong> concreta esperienzadella salvezza operata da Cristo.17Giovanni Paolo II, Discorso all’assemblea del Convegno, cit., n. 4.14
Tenere conto delle notevoli <strong>di</strong>versitàsocio-religiose dei fanciulli e dei ragazzi14. I contesti <strong>di</strong> vita in cui i ragazzi si trovano a vivere oggisono multiformi e ciò obbliga a saper accogliere nel rispettoil ragazzo così com’è, in modo tale che non sia il ragazzo infunzione dell’IC, ma l’IC per il ragazzo. Di conseguenza vienea dover essere superata la prassi <strong>di</strong> proporre ai ragazziun unico cammino sulla falsariga dell’ambito scolastico.Nello stesso tempo è in<strong>di</strong>spensabile osservare pure che oggile <strong>di</strong>versità sono fluide e mutevoli; un ragazzo può facilmentepassare da un ambiente dove si vive cristianamente ad un altrototalmente opposto. Questa situazione deve essere presacon la serietà necessaria al fine <strong>di</strong> configurare con più oculatezzai <strong>di</strong>versi itinerari <strong>di</strong> ICFR.15
In<strong>di</strong>cazioni biblico-teologichefondamentali15. L’analisi delle situazioni socio–religiosenon può determinare da sola le mète,gli obiettivi, i contenuti e le tappe dell’IC;questi debbono corrispondere al significatoteologico insito nella stessa IC, cosìcome emerge dalla Rivelazione e dacome è stato recepito dalla coscienzaecclesiale.PARTE SECONDAOrientamentifondamentaliper una nuovaprassidell'ICFRChe cosa significa <strong>di</strong>ventarecristiano16. Se il fine dell’IC è quello <strong>di</strong> “far <strong>di</strong>ventarecristiani”, nella ricerca <strong>di</strong> un nuovoprogetto <strong>di</strong> ICFR il primo elemento daprecisare è proprio quello dell’identitàcristiana: chi è il cristiano? come losi <strong>di</strong>venta?17. Il NT in<strong>di</strong>ca che i “cristiani” sono i <strong>di</strong>scepoli<strong>di</strong> Cristo 18 , i suoi “seguaci”, che,lasciando un loro autonomo progetto <strong>di</strong>vita, accettano che sia Lui il loro Signoreperché hanno creduto che in Gesù Diosi è fatto vicino all’uomo e desidera renderlopartecipe del suo regno <strong>di</strong> amore 19 .Questa decisione fondamentale, attuabilesolo in virtù della grazia, comporta<strong>di</strong> seguire Cristo insieme con gli altri fratelli,<strong>di</strong> accettare la sua parola, <strong>di</strong> imitare18Cfr. At. 11, 26.19Cfr. Mc. 1, 14-18.17
i suoi atteggiamenti e <strong>di</strong> vivere secondo il suo insegnamento,soprattutto quello dell’amore 20 , seguendolo precisamente làdove Egli cerca la sua <strong>di</strong>mora, cioè presso i peccatori, i piccoli,i malati e i poveri 21 .18. Se, però, l’essere cristiano consistesse solo in questo tipo<strong>di</strong> sequela, allora il Cristo non sarebbe molto <strong>di</strong>verso dai profeti,dal sapiente Salomone, da Socrate o da Buddha e la vitacristiana potrebbe consistere nel prolungare, anche senza <strong>di</strong>Lui, il suo stile <strong>di</strong> vita. Ora, invece, Gesù non è solo un maestro,un profeta o un sapiente 22 : Egli è il Signore, l’unico Figlio<strong>di</strong> Dio, che si è fatto uomo, è morto ed è risorto per rendercifigli <strong>di</strong> Dio, partecipi, me<strong>di</strong>ante il dono dello Spirito Santo, delsuo rapporto filiale con il Padre 23 . Accanto, allora, alla imitazioneè quin<strong>di</strong> fondamentale e prioritaria per l’identitàcristiana la relazione, anzi l’unione personale col Signore,in quanto la comunione col Padre, fine e mèta della nostravita, è possibile solo entrando in questo particolarerapporto con Gesù 24 .19. La fede cristiana, me<strong>di</strong>ante la quale Cristo è accolto eabita nei nostri cuori 25 , implica dunque questi due aspettiinscin<strong>di</strong>bili: da un lato la ferma e consapevole adesionealla verità rivelata e ai comportamenti insegnati da Gesù(aspetto oggettivo della fede), dall’altro l’accoglienza <strong>di</strong> unrapporto personale <strong>di</strong> fiducia, amore e obbe<strong>di</strong>enza con ilSignore Gesù e, tramite Lui, con il Padre e i fratelli 26 (aspettosoggettivo).20Cfr. Gv. 13, 14-15.34.21Cfr. Mt. 25, 31 ss..22Cfr. Mt. 12, 41-42.23Cfr. Gv. 13, 13-14.24Cfr. Gal. 2, 20.25Cfr. Ef. 3, 17.26Cfr. Gv. 15, 9-15.18
20. La possibilità universale, cioè aperta a tutti, <strong>di</strong> questa particolarerelazione portatrice <strong>di</strong> salvezza si fonda sull’eventostraor<strong>di</strong>nario ed unico della risurrezione, grazie alla quale GesùCristo è sempre vivo ed è Signore dei vivi e dei morti.Se, però, non vogliamo cadere nel rischio, oggi tutt’altro cheinesistente, <strong>di</strong> relazionarci a un Gesù inventato a nostro piacimento,col pericolo <strong>di</strong> “aver creduto invano” 27 , dobbiamorifarci unicamente, come ha fatto anche San Paolo 28 , a quelGesù che ci è stato trasmesso dagli apostoli, suoi testimoni<strong>di</strong>retti e autorevoli, scelti come tali da Cristo stesso, e la cuimemoria è conservata fedelmente nella Chiesa e nelle Scrittureapostoliche, che essa ci ha tramandato.21. Per <strong>di</strong>ventare cristiani è necessario passare attraversola testimonianza della Chiesa, a cui il Risorto ha garantitola sua presenza e affidato la sua parola <strong>di</strong> vita e le sue azioni<strong>di</strong> salvezza 29 .Pertanto nessun credente può inventarsi la fede cristiana: lariceviamo tutti dallo Spirito santo tramite la Chiesa, che è lagaranzia dell’autenticità e dell’oggettività della fede personalestessa.L’accedere alla fede e alla comunione con il Cristo coincideallora con l’accoglienza della testimonianza dellaChiesa 30 e con l’ingresso in essa, secondo un percorsograduale in<strong>di</strong>cato già in Atti 2, 37-42, che prevede in primoluogo l’accoglienza nella fede del Vangelo <strong>di</strong> Cristo morto erisorto, poi la celebrazione del Battesimo e il dono dello Spiritosanto ed, infine, come conseguenza, il pieno inserimentonella comunità ecclesiale, che ascolta la Parola, spezza il pane,vive la comunione e rende pubblica la testimonianza delSignore risorto.271 Cor 15, 228Cfr. Gal. 1, 18; 2, 2.29Cfr. Mt. 28, 16-20.30Cfr. 1 Gv. 1, 1-4.19
Il primato della parola e della fede22. La Chiesa “considera come sua prima missione suscitaree risvegliare in tutti una fede autentica ed operosa” 31 . Perchéquesta particolare attenzione al “primato” della fede?La tentazione ricorrente <strong>di</strong> ridurre il Vangelo <strong>di</strong> Gesù ad un insieme<strong>di</strong> norme morali da osservare nel comportamento umanofa correre il pericolo <strong>di</strong> <strong>di</strong>menticare che il Vangelo prima <strong>di</strong>tutto è una “bella e gioiosa notizia” che ci rivela il volto paterno<strong>di</strong> Dio, l’avvicinarsi del suo regno, e ci comunica l’opera <strong>di</strong>salvezza attuata dal Padre me<strong>di</strong>ante il Cristo. Pertanto il primoatteggiamento che viene richiesto non è tanto quello <strong>di</strong> farechissà quali opere meritorie, ma <strong>di</strong> credere, <strong>di</strong> lasciarsi amareda Dio e <strong>di</strong> accogliere la sua amorevole sollecitu<strong>di</strong>ne per noi.Nell’ambito della fede l’uomo è in una posizione prima <strong>di</strong> tutto“recettiva” e per questo tale fede <strong>di</strong>venta salvifica 32 . È in questosenso che l’apostolo Paolo, parlando della fede, può <strong>di</strong>re“non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me” 33 .Certamente la fede cristiana ha un intrinseco e conseguenterisvolto operativo: “La fede senza le opere è morta in sestessa”, afferma l’apostolo Giacomo 34 . Non è pensabile unafede staccata dalle opere, che imitano la vita <strong>di</strong> Gesù. Ma ilNT insiste chiaramente nell’affermare che l’impegno etico dellaconversione e dell’amore non è il primum (cioè il punto <strong>di</strong>partenza), bensì la conseguenza necessaria <strong>di</strong> quella trasformazioneche Dio opera in noi me<strong>di</strong>ante la fede. Il comando“devi comportarti da figlio-fratello” nasce e deriva dalfatto che prima “sei figlio-fratello”! Per il cristiano, dunque,ciò che conta non è semplicemente l’amore, ma “la fede cheopera per mezzo della carità” 35 .31RICA, Intr. gen., n.3.32Cfr. Mc. 5, 34.33Cfr. Gal. 2, 15-21; Rm. 3, 28.34Gc. 2, 17.35Gal. 5,6; cfr. 1 Gv. 3, 23; 4, 16.20
23. Il <strong>di</strong>scorso relativo a questa priorità della fede va pure affermatonei confronti dei Sacramenti. Pur essendo vero che lagrazia sacramentale, infusa in noi dallo Spirito santo, generae alimenta la vita <strong>di</strong> fede, speranza e carità, va riba<strong>di</strong>to che iSacramenti sono pur sempre e in primo luogo “i Sacramentidella fede”, che presuppongono la grazia della fede, comecon<strong>di</strong>zione in<strong>di</strong>spensabile per la loro efficacia salvifica. Ma èdall’ascolto della Parola <strong>di</strong> Dio, annunciata e me<strong>di</strong>tata,che nasce e matura la fede. Tale con<strong>di</strong>zione <strong>di</strong> partenza èil motivo fondante della priorità da dare all’evangelizzazionecon l’annuncio della Parola, soprattutto là dove la fede non èpiù presente o spesso è debole e dubbiosa.“Dalla Parola, al Sacramento, alla vita nuova: è questa la<strong>di</strong>namica profonda dell’esistenza cristiana: la Parola svelaprogressivamente il <strong>di</strong>segno <strong>di</strong> Dio, la celebrazione inseriscenel mistero pasquale <strong>di</strong> Cristo, la testimonianza rende ragionedella propria fede e la esplicita nella missionarietà” 36 .Questo “primato della Parola e della fede [vale] anche nellavita dei fanciulli e dei ragazzi, per accompagnarli a un’autenticacelebrazione dei sacramenti” 37 .Il senso teologico della IC24. “Diventare cristiano richiede, fin dal tempo degli apostoli,una iniziazione, cioè una introduzione con <strong>di</strong>verse tappe” 38 .La necessità <strong>di</strong> un cammino <strong>di</strong> IC è collegata innanzi tutto alfatto che non si <strong>di</strong>venta cristiani da sé o da soli: la fede lariceviamo tutti “da Dio me<strong>di</strong>ante la Chiesa” 39 . La tra<strong>di</strong>tiofidei (cioè la trasmissione della fede) rende possibile la red<strong>di</strong>tio(cioè la risposta personale). Ognuno ha bisogno <strong>di</strong> essereiniziato, introdotto da altri credenti nel mistero <strong>di</strong> Cristo e36Nota, n. 5.37Nota, n. 6.38CCC, n. 1229; cfr. ICO1, n. 25.39LG 11.21
della Chiesa, “a cui è assicurata la presenza del Signore e lapermanenza della sua azione salvifica” 40 .D’altra parte, il fatto che l’IC abbia il suo momento culminantenella ricezione dei tre Sacramenti dell’iniziazione, che rendonopresente e attuale l’evento <strong>di</strong> salvezza della Pasqua <strong>di</strong> Cristo,testimonia che non si tratta solo <strong>di</strong> un cammino dell’uomo edella Chiesa, ma che, attraverso i Sacramenti, è Dio stessoa introdurci nel mistero <strong>di</strong> Cristo e della Chiesa. Grazieal Battesimo, alla Cresima e all’Eucaristia non soltanto siamoaccolti dalla Chiesa nella comunità visibile, ma, attraverso <strong>di</strong>essa, siamo introdotti, unitariamente e gradualmente, nellacomunione con Cristo.In questo cammino sacramentale l'Eucaristia “costituisceil culmine”. Ne consegue l'esigenza <strong>di</strong> ricuperare non solol'organica connessione dei tre Sacramenti dell’iniziazionecristiana, ma anche quella successione teologicamentepiù coerente che vede il Battesimo come porta d’ingressonel mistero <strong>di</strong> Cristo e della Chiesa e la celebrazioneeucaristica come il momento culminante che ne realizzail pieno compimento 41 .Da ultimo, se <strong>di</strong>ventare cristiani significa raggiungere quellamaturità, che consiste nel far propria la “mentalità” <strong>di</strong> Cristo,questo non può accadere improvvisamente. Come insegnala “pedagogia <strong>di</strong>vina” 42 , la maturità cristiana <strong>di</strong> una personanecessita <strong>di</strong> gradualità, poiché, toccando l’intelligenza,la libertà e la volontà, esige la progressiva trasformazione <strong>di</strong>tutta la persona, partendo dal “bere latte” per giungere un po’alla volta al “nutrimento solido” 43 . Così si esprimeva S. Efremsul progressivo appren<strong>di</strong>mento della Parola <strong>di</strong> Dio: “Non ave-40ICO1 n. 9.41Cfr. RICA, Premesse, n. 3: “L’Ordo sottolinea il particolare significato che ha la stretta e organicaconnessione dei tre sacramenti <strong>di</strong> iniziazione: il Battesimo, la Confermazione e l’Eucaristia, che necostituisce il culmine”.42Cfr. DV 15. Cfr. anche il Direttorio Generale per la Catechesi, Ed. Vaticana, Città del Vaticano 1997,pp. 155-161.43Cfr. 1 Cor. 3,2; Eb 6,1.22
e l’impudenza <strong>di</strong> voler prendere in un sol colpo ciò che nonpuò essere prelevato se non a più riprese, e non allontanartida ciò che potresti ricevere solo un po’ alla volta […]. Ciò chenon hai potuto ricevere subito a causa della tua debolezza,ricevilo in altri momenti con la tua perseveranza” 44 .Se questo vale per le persone adulte, a maggior ragione valeper i fanciulli e i ragazzi che per la loro stessa età si trovanoa vivere la maturazione della mente, del cuore e delle sceltefondamentali della vita.Rapporto fede - Sacramentinel cammino <strong>di</strong> IC25. Il Sacramento al <strong>di</strong> fuori <strong>di</strong> un contesto <strong>di</strong> fede non ha alcunsenso. La <strong>di</strong>ssociazione tra fede e Sacramenti, avvenutanella storia per molteplici cause, ha oscurato il rapportotra il dono gratuito <strong>di</strong> Dio e l’adesione del credente. Cosìche oggi, mentre alcuni cristiani rifiutano i Sacramenti <strong>di</strong>chiarandoche ciò che conta è vivere <strong>di</strong> fede, altri chiedono iSacramenti senza motivazioni <strong>di</strong> fede autentica. Così si leggenel CdA: “Nel nostro paese quasi tutte le famiglie chiedono iSacramenti dell’IC per i loro figli; ma molte volte li vivono comeriti <strong>di</strong> passaggio, in cui prende corpo un vago senso delsacro, e non come riti specificamente cristiani. La grandezza<strong>di</strong> queste celebrazioni sta invece nel fatto che uniscono vitalmentegli uomini a Cristo e li assimilano a Lui nell’essere enell’agire, introducendoli nella comunione trinitaria e in quellaecclesiale. Particolarmente necessario si rivela dunque un itinerario<strong>di</strong> fede, che preceda, accompagni e segua la celebrazionedei tre Sacramenti” 45 . “Il Sacramento - scrive R. Falsini- o è un segno <strong>di</strong> fede, cioè la sua proclamazione pubblica,o non esiste” 46 .44Commenti sul Diatessaron 1, 18-19; SC 121, 52-53.45CdA, n. 666.46R. Falsini, L’iniziazione cristiana e i suoi sacramenti, ed. OR, Milano 1986, pag. 55.23
26. Ogni Sacramento è celebrato in nome della Chiesa e neesprime la fede. Nel Battesimo degli adulti questi la accolgonopersonalmente e la esprimono in forma esplicita. Nel caso delBattesimo dei bambini la Chiesa, nella persona dei genitorie dei padrini, svolge un ruolo <strong>di</strong> supplenza: il bambinoè inserito in Cristo e nella sua azione salvifica tramite la fededella Chiesa, in attesa che possa egli stesso farla propria, anchegrazie ad una effettiva educazione cristiana.27. Sotto un profilo teologico, i Sacramenti dell’IC non sonola mèta ultima del cammino d’iniziazione. Più precisamente,infatti, l’IC non è iniziazione o introduzione ai Sacramenti,ma piuttosto iniziazione dei Sacramenti, nel senso chesono proprio i Sacramenti che ci introducono nel mistero <strong>di</strong>Cristo. E poiché non si può essere inseriti nel mistero <strong>di</strong> Cristoe della Chiesa senza le virtù teologali della fede, speranzae carità, bisogna ritenere che, se per un verso i Sacramentidell’IC presuppongono già un contesto <strong>di</strong> fede, per un altrosono essi stessi che la generano e la alimentano.Dai Sacramenti d’IC nasce perciò anche l’esigenza <strong>di</strong> testimoniarein forma sempre più matura la fede che si è ricevuta.Così si esprime la Lumen gentium: “I fedeli, infatti, incorporatinella Chiesa col Battesimo […] ed essendo rigenerati qualifigli <strong>di</strong> Dio, sono tenuti a professare davanti agli uomini la federicevuta da Dio me<strong>di</strong>ante la Chiesa. Col Sacramento dellaConfermazione vengono vincolati più perfettamente alla Chiesa,sono arricchiti da una speciale forza dello Spirito Santo ein questo modo sono più strettamente obbligati a <strong>di</strong>ffonderee a <strong>di</strong>fendere, con la parola e le opere, la fede come veri testimoni<strong>di</strong> Cristo. Partecipando al sacrificio eucaristico, fonte eculmine <strong>di</strong> tutta la vita cristiana, offrono a Dio la vittima <strong>di</strong>vinae se stessi con essa […] e mostrano concretamente l’unitàdel popolo <strong>di</strong> Dio, che da questo augustissimo Sacramento èadeguatamente espressa e mirabilmente effettuata” 47 .47LG 11.24
Dimensione ecclesiale della fede e dell’IC28. La fede cristiana, pur essendo una relazione personalecon Cristo, è ricevuta me<strong>di</strong>ante la Chiesa ed ha costantementeuna <strong>di</strong>mensione ecclesiale. Gesù non ha voluto una fedein<strong>di</strong>vidualistica. Ha scelto i suoi <strong>di</strong>scepoli per fare <strong>di</strong> essi unacomunità, come segno visibile della nuova comunione <strong>di</strong> amorecon Dio e con i fratelli che Egli ha reso possibile con la suaPasqua e ha voluto che fosse essa, e non i singoli credenti,a conservare fedelmente la sua memoria e a trasmettere lasua Rivelazione salvifica. Si <strong>di</strong>venta cristiani in una comunitàe non in<strong>di</strong>vidualmente. Questa <strong>di</strong>mensione ecclesialeriguarda tutti gli aspetti della vita cristiana: ogni azione delcredente non è un fatto puramente privato ma possiede unarilevanza comunitaria. Ciò vale, purtroppo, anche per i nostripeccati, ma, grazie a Dio, vale anzitutto per gli atti positivi ele azioni sacramentali. Non esistono Sacramenti privati: tutti iSacramenti sono azioni della Chiesa e riguardano sempre, inqualche maniera, tutta la Chiesa.29. La <strong>di</strong>mensione ecclesiale vale in particolare per i treSacramenti dell’IC, che gradualmente introducono nel mistero<strong>di</strong> Cristo e della Chiesa. Il Battesimo apre le porte alcredente per l’ingresso nella Chiesa, la Cresima ne determinao specifica il compito ecclesiale, l’Eucaristia tramuta tutticoloro che mangiano dell’unico “pane” nell’unico corpo <strong>di</strong>Cristo, che è la Chiesa 48 . La loro celebrazione e il cammino <strong>di</strong>fede, che li rende significativi ed efficaci, esigono la presenzaparticolare della comunità cristiana. Educare, accompagnareed accogliere nella fede cristiana non può essere impresasolo <strong>di</strong> qualcuno, neppure del pastore. L’IC, come l’evangelizzazione,è opera <strong>di</strong> Chiesa e si attua quasi per “contagio”,a partire per lo più da quella prima cellula ecclesiale che è la48Cfr. 1 Cor. 10, 1725
famiglia cristiana 49 . In altre parole “l’IC avviene nella comunitàe con la comunità” 50 .Finalità30. Tanto l’identità teologica dell’IC quanto la situazione attuale,coniugate tra loro, concordano nel domandare una revisionedella prassi attuale dell’ICFR. La finalità <strong>di</strong> tale revisioneconsiste nel programmare una nuova prassi che sia in gradod’introdurre progressivamente i fanciulli e i ragazzi ad unalibera e cosciente scelta <strong>di</strong> fede e ad una maturità <strong>di</strong> vitacristiana, tenendo conto della loro età. Ciò non significa cheal termine del cammino un ragazzo sia già cristianamente perfetto,ma che, dopo aver accolto liberamente il senso e i valoridell’essere cristiano, possa continuare a coltivarli anche dopoche l’IC è terminata 51 . Si può ritenere che il cammino d’IC abbiaraggiunto il suo scopo quando l’ “iniziato” vive abitualmente, anchese con fatica, una reale esistenza cristiana, caratterizzata daun profondo rapporto con Cristo, dalla convinta partecipazionealla catechesi permanente e alle celebrazioni sacramentali, dallacoerente testimonianza cristiana nell’ambiente familiare e socialee dalla presenza attiva nella vita della comunità ecclesiale.Orientamenti e scelte pastoraliPer il raggiungimento <strong>di</strong> questa finalità sono in<strong>di</strong>spensabili alcunicambiamenti negli orientamenti e nelle scelte pastorali. Eccoli.Assumere ed attuare un’adeguata concezione<strong>di</strong> Chiesa31. È necessario innanzi tutto partire da una adeguata visio-49Cfr. At. 10, 1-4850Nota, n. 8. Cfr. ivi, n. 3: “La vita della comunità è l’ambiente vitale entro cui l’iniziazione può svolgersicon frutto”.51Cfr. Nota, n. 2.26
ne <strong>di</strong> Chiesa, intesa come mistero <strong>di</strong> comunione e <strong>di</strong> missione,che fa spazio alla corresponsabilità nativa <strong>di</strong> tutte le vocazionicristiane e dei vari gruppi e movimenti ecclesiali 52 . Tale visione<strong>di</strong> Chiesa deve concretizzarsi nell’esigenza <strong>di</strong> ri-formare lacomunione nelle nostre comunità e il loro spirito missionario.Per un’adeguata ICFR è in<strong>di</strong>spensabile, infatti, creare un ambientegenerante la fede. E l’ambiente che genera alla fedeè, in primo luogo, la comunità cristiana. Si tratta <strong>di</strong> far sì chenelle nostre comunità i fanciulli e i ragazzi respirino aria <strong>di</strong> fedee <strong>di</strong> comunione.Superare una concezione angusta <strong>di</strong> pastorale32. È richiesto il superamento <strong>di</strong> una concezione angusta<strong>di</strong> pastorale 53 : tutta la pastorale dovrebbe oggi essere piùchiaramente attraversata dalla tensione effettiva nel condurrealla fede, superando la concezione che o la identifica conla prestazione <strong>di</strong> servizi religiosi oppure tende a identificarla<strong>di</strong> fatto con attività culturali, aggregative o semplicemente ricreative.Bisogna riguadagnare ogni volta il livello propriamentecristiano e la finalità salvifica dei gesti, delle parole, delle strutturee delle iniziative pastorali, anche oratoriane. Si tratta <strong>di</strong> ricuperare“il necessario primato della evangelizzazione” 54 , cioèdell’annuncio del Vangelo finalizzato al sorgere della fede.Rivedere le priorità del ministero or<strong>di</strong>nato33. All’interno della corresponsabilità missionaria <strong>di</strong> tutti i battezzati,bisogna rivedere il senso e le priorità del ministeroor<strong>di</strong>nato 55 . La tensione a generare alla fede dovrebbe ri<strong>di</strong>ventarel’orizzonte unificante <strong>di</strong> tutto il ministero del prete.Nel modo d’intendere tale ministero bisogna operare oggi52Cfr. G. Sanguineti, Gesù Cristo ieri, oggi e sempre, cit., pp. 11-17.53Cfr. ivi, pp. 17-21.54RICA, Introd., n. 155Cfr. G. Sanguineti, Gesù Cristo ieri, oggi e sempre, cit., pp. 21-24.27
un progressivo “sbilanciamento”: dal compito <strong>di</strong> custo<strong>di</strong>re gliaspetti istituzionali allo sporgersi sempre più evidente nella <strong>di</strong>sponibilitàalle relazioni personali; dall’impegno <strong>di</strong> mantenereuna situazione pastorale già data alla de<strong>di</strong>zione generosa perfavorire nel cuore delle persone l’adesione personale alla fede.“Anche per il prete è giunto il momento <strong>di</strong> ridare al ministerodella fede il primato in<strong>di</strong>scusso su tutte le altre occupazioni” 56 .Il primato della formazione cristianadegli adulti34. L’evangelizzazione “ha come destinatari privilegiati soprattuttogli adulti” 57 : essi sono la figura para<strong>di</strong>gmatica delcristiano, poiché l’annuncio del Vangelo esige un’accoglienzacosciente e libera. “In un tempo <strong>di</strong> trapasso culturale, la comunitàecclesiale potrà dare ragione della sua fede, in ogni ambito<strong>di</strong> vita comunitaria e sociale, solo attraverso la presenza missionaria<strong>di</strong> cristiani maturi […]. Anche la catechesi delle nuovegenerazioni ha assoluto bisogno <strong>di</strong> riferirsi a modelli adulti e cre<strong>di</strong>bili<strong>di</strong> vita cristiana, se vuole avere presa nel cuore e nell’esistenzadei giovani. Ciò comporta la scelta pastorale comunee prioritaria per una sistematica, capillare e organica catechesidegli adulti, proprio perché gli adulti sono in senso pieno i destinataridel messaggio cristiano” 58 . È solo nel contesto <strong>di</strong> unacomunità cristiana <strong>di</strong> adulti che trova il suo luogo naturaleanche una introduzione alla fede dei bambini. “La comunitàcristiana degli adulti è il contesto e l’esperienza portantedell’ICFR”. In modo particolare, “la crescita <strong>di</strong> fede dei fanciullie dei ragazzi non può fare a meno <strong>di</strong> un coinvolgimento deigenitori e della famiglia” 59 . Non è quin<strong>di</strong> normale una pastorale56Ivi, p. 22.57ICO1, Premessa.58Let, n. 12.59Nota, n. 6. Cfr. ICO2, n. 29: “Nell’iniziazione cristiana la famiglia ha un ruolo tutto particolare […]. Qualiche siano le situazioni, è bene ricercare il coinvolgimento della famiglia o <strong>di</strong> alcuni suoi membri - fratellio sorelle, parenti… - o <strong>di</strong> persone strettamente collegate alla famiglia”.28
prevalentemente de<strong>di</strong>ta ai bambini o che crei un’immagine <strong>di</strong>Chiesa formata prevalentemente da bambini.Operare un più attento <strong>di</strong>scernimentocirca il Battesimo dei bambini35. Il Battesimo dei bambini esprime meravigliosamente lapriorità del dono <strong>di</strong> Dio che precede ogni scelta dell’uomo.Tuttavia, come risulta anche dalla tra<strong>di</strong>zione dei primi secoli, incui si incominciò a battezzare i bambini dei cristiani, è importanteche il bambino, che viene battezzato, sia sostenutoda un contesto <strong>di</strong> fede. “Si può battezzare un bambino solose nel suo ambiente esiste una concreta possibilità <strong>di</strong> educazionecristiana. I doni <strong>di</strong> Dio sono gratuiti, ma devono essereaccolti consapevolmente e vissuti responsabilmente” 60 . “Nelcaso in cui manchi qualsiasi speranza fondata che il battezzandosarà educato nella fede cattolica, il Battesimo potràessere <strong>di</strong>fferito” 61 . La revisione delle con<strong>di</strong>zioni per celebrareil Battesimo dovrà dunque tenere presente da un lato la “necessità”del Battesimo come dono <strong>di</strong> salvezza, e dall’altro “legaranzie perché tale dono possa svilupparsi me<strong>di</strong>ante un’educazionenella fede e nella vita cristiana, sicché il Sacramentopossa raggiungere pienamente la sua realtà” 62 .Realizzare l’ICFR “secondo un’ispirazionecatecumenale” 6336. Da quando la famiglia ha cessato <strong>di</strong> essere lo strumento<strong>di</strong> me<strong>di</strong>azione della fede per i figli e <strong>di</strong> esserne la porta d’accessospontanea, informale ma reale, la ripresa dell’ispirazionecatecumenale dell’ICFR si fa quanto mai urgente.60CdA, n. 665.61<strong>Diocesi</strong> <strong>di</strong> <strong>Brescia</strong>, Vademecum per la celebrazione dei sacramenti, cit., pag. 16.62Congr. Dottr. d. Fede, Istruzione sul battesimo dei bambini, Roma 1980, n. 28.63Nota, n. 6.29
Con tale espressione si intende ricuperare e applicare all’ICdei fanciulli e ragazzi già battezzati alcuni elementi tipici dell’anticocatecumenato. In modo particolare, per “ispirazionecatecumenale” si intende un cammino d’ICFR:a) che non dà per scontata e presupposta la fede, ma sipreoccupa <strong>di</strong> generarla;b) che sviluppa un’educazione globale alla vita cristiana, senzalimitarsi al momento dell’istruzione religiosa. L’itinerario d’ispirazionecatecumenale “deve essere inteso come un esercizioprolungato e completo <strong>di</strong> vita cristiana, che comprende nonsolo l’istruzione religiosa, ma anche esperienze <strong>di</strong> preghierapersonale e comunitaria, gesti <strong>di</strong> testimonianza e opere <strong>di</strong> carità,cambiamento <strong>di</strong> mentalità e <strong>di</strong> abitu<strong>di</strong>ni: una vera scuola<strong>di</strong> formazione, al seguito <strong>di</strong> Gesù maestro” 64 ;c) che è scan<strong>di</strong>to da tappe progressive <strong>di</strong> formazione e <strong>di</strong>celebrazione ed è segnato da <strong>di</strong>versi passaggi e verifiche. “Ilcalendario delle tappe dell’IC non può essere fissato a priori:ciascuna <strong>di</strong> esse deve corrispondere realmente al progressonella fede del fanciullo e del gruppo, progresso che <strong>di</strong>pendedall’iniziativa <strong>di</strong>vina, ma anche dalla libera risposta dei ragazzi,dalla loro vita comunitaria e dallo svolgimento della formazionecatechistica” 65 . L’ispirazione catecumenale esige, quin<strong>di</strong>,<strong>di</strong> liberarsi dall’idea delle scadenze fisse, uguali per tutti, e deipassaggi automatici;d) che ha un’intrinseca <strong>di</strong>mensione comunitaria ed ecclesiale,nel senso che si svolge nella comunità cristiana, con l’attivapartecipazione <strong>di</strong> tutti, in specie della famiglia, ed esige <strong>di</strong> offrirealcune esperienze <strong>di</strong> vita ecclesiale.37. Il RICA, debitamente adattato alla situazione <strong>di</strong>versa e particolaredei fanciulli e dei ragazzi, e la Nota pastorale del ConsiglioEpiscopale Permanente della CEI, L’iniziazione cristiana2. Orientamenti per l’iniziazione dei fanciulli e dei ragazzi dai 764CdA, n. 666.65ICO2, n. 50.30
ai 14 anni del 1999 offrono l’itinerario da compiere 66 . Tale itinerariodeve tenere conto <strong>di</strong> tutto quanto sopra è stato dettoin relazione alle tappe progressive <strong>di</strong> formazione <strong>di</strong> una fedeadulta e <strong>di</strong> una testimonianza matura 67 . Ne consegue pure chel’IC all’interno della Parrocchia dovrà esigere la presenzafondamentale del presbitero, dei genitori, dei catechisticome anche la collaborazione convinta <strong>di</strong> tutti gli altri educatoriparrocchiali: animatori dell’oratorio, della liturgia, dellaCaritas, del gruppo missionario, della pastorale vocazionale,degli insegnanti <strong>di</strong> religione ecc. Non potrà altresì mancare larivalutazione della figura del padrino, scelto in modo tale chela comunità gli possa affidare il compito d’essere, oltre chetestimone, il coor<strong>di</strong>natore del cammino personale del ragazzo.Oppure in alcuni casi la comunità stessa potrà scegliereun padrino per il cammino <strong>di</strong> un ragazzo, come anche prepararefamiglie cristiane <strong>di</strong>sposte ad “adottare spiritualmente” iragazzi che non hanno alle spalle una famiglia cristiana.Progettare itinerari <strong>di</strong> ICFR <strong>di</strong>versificatie personalizzati38. “Sappiamo quanto il cammino <strong>di</strong> ICFR sia omogeneo e avolte anche massificante, poco in<strong>di</strong>vidualizzato e quin<strong>di</strong> scarsamentecommisurato alle esigenze <strong>di</strong> fede e <strong>di</strong> vita dei destinatari[…].Eppure ogni catechista sperimenta oggi quanto grande sia la<strong>di</strong>versità, sul piano della fede e del vissuto concreto dell’ambientefamiliare e sociale, che ogni fanciullo e ragazzo portacon sé” 68 . “Da qui la necessità <strong>di</strong> avviare itinerari <strong>di</strong> fedesistematici e <strong>di</strong>fferenziati, non accontentandosi <strong>di</strong> incontrioccasionali o <strong>di</strong> massa” 69 .66Cfr anche ICO1, nn. 55-83.67Cfr. CdA, n. 666.68Nota, n. 24.69Let, n. 7.31
39. Ciò significa offrire un servizio evangelico adatto, piùefficace e più rispettoso della reale situazione dei ragazzi.Con questo spirito e con queste finalità tale camminodeve essere presentato ai genitori, ai ragazzi e all’interacomunità.40. Notevole importanza sarà data, comunque, “all’esperienza<strong>di</strong> gruppo, che assuma un vero carattere ecclesiale einvesta la vita dei fanciulli e dei ragazzi sotto il profilo liturgico,caritativo, fraterno e festivo” 70 . Pertanto può darsi che questoesiga la formazione <strong>di</strong> gruppi anche interparrocchiali o zonali,come pure la necessità <strong>di</strong> preparare operatori pastorali adattie formati per i <strong>di</strong>versi cammini.41. Quanto a questi itinerari catechistici più personalizzati edefiniti secondo una più <strong>di</strong>retta attenzione ai soggetti, non si<strong>di</strong>mentichi che “il catechismo della CEI deve restare il Librodella fede fondamentale per tutti gli itinerari”, pur essendopossibili e necessarie adeguate me<strong>di</strong>azioni 71Attuare una catechesi in favore della mentalità<strong>di</strong> fede che superi il modello scolastico 7242. Più volte si è riba<strong>di</strong>ta la necessità <strong>di</strong> impostare una catechesifinalizzata a creare una mentalità <strong>di</strong> fede, che superil’angusta finalizzazione alla ricezione dei sacramenti e allasemplice formazione dottrinale. “Una catechesi esclusivamenteorientata ai sacramenti non può e non deve esaurire tuttala pastorale dell’iniziazione. Se così avviene, come frequentementepurtroppo si verifica, è inevitabile che la catechesisi riduca a intellettualismo e i sacramenti scadano a gesti <strong>di</strong>70Nota, n. 8; cfr. anche ICO2, n. 27: “Il gruppo è l’ambiente umano in cui concretamente il fanciulloincontra e fa l’esperienza della Chiesa”.71Nota, n. 24.72Nota, n. 3.32
costume e <strong>di</strong> tra<strong>di</strong>zione” 73 . Al fine <strong>di</strong> creare questa mentalità<strong>di</strong> fede è determinante il clima cristiano che si respira in famiglia.Bisognerà, perciò, come più volte accennato, “valorizzarela catechesi familiare e aiutare [i genitori] a svolgerla inmodo che essa preceda, accompagni e arricchisca ogni altraforma <strong>di</strong> catechesi” 74 .43. La Parrocchia dovrà, dunque, superare quelle prassi chehanno contribuito a svilire l’ICFR riducendola ad una continuazionedell’esperienza scolastica, ad un insegnamento puramentedottrinale, che apre l’accesso ai Sacramenti in baseall’età scolastica dei fanciulli. Nel tentativo <strong>di</strong> superare l’impostazionescolastica bisognerà transitare da una catechesi perclassi scolastiche a una catechesi per fasce <strong>di</strong> età o, ancormeglio, a una catechesi intergenerazionale, con la partecipazionedegli stessi adulti e, soprattutto, della famiglia.Abbandonare i “passaggi” automaticie rivedere i criteri d’ingresso alle varie tappe44. “L’IC non può che essere un processo unitario, dal momentoche ha come finalità quella <strong>di</strong> essere scuola globale <strong>di</strong>vita cristiana e condurre alla partecipazione e assimilazioneal mistero pasquale: evento unico celebrato nei Sacramentidel Battesimo, Confermazione, Eucaristia. All’interno <strong>di</strong> questaunitarietà, il cammino <strong>di</strong> IC, secondo una sapiente pedagogiacristiana, è articolato in tappe, successive e graduali,ciascuna con una propria originalità e fisionomia spirituale,con proprie accentuazioni e segni” 75 . Tra queste tappe, oltrea quelle dell’ammissione ai Sacramenti vanno annoverati anchealtri momenti celebrativi, come l’accoglienza all’inizio delcammino, la tra<strong>di</strong>tio (consegna) della Bibbia, del Simbolo del-73ICO1, Premessa.74Nota, n. 8.75Nota, n. 8.33
la fede, del Padre nostro, delle Beatitu<strong>di</strong>ni, ecc. 76 , che dovràprevedere anche la red<strong>di</strong>tio (riconsegna) al termine delle relativecatechesi e dopo un periodo <strong>di</strong> esperienza.45. È un errore partire dal presupposto che i ragazzi maturinotutti nello stesso tempo e che abbiano gli stessi ritmi <strong>di</strong> crescitae <strong>di</strong> comprensione. L’IC deve tenere conto della gradualematurazione del ragazzo più che del calendario odell’età. Ne deriva, da un lato, l’esigenza <strong>di</strong> non ammetteretutti automaticamente ai vari passaggi e, dall’altro, <strong>di</strong> operaredelle verifiche secondo criteri che non si basino solo sul momentodell’incontro catechistico ma tengano conto dell’effettivacrescita nella fede e nella testimonianza cristiana. A questoproposito “l’esercizio pastorale del <strong>di</strong>scernimento, in vistadell’ammissione del can<strong>di</strong>dato alla celebrazione sacramentale,è frutto della collaborazione dell’intera comunità: cioè del Vescovo,dei presbiteri, dei <strong>di</strong>aconi, [dei genitori], dei catechisti,dei padrini e <strong>di</strong> tutta la comunità locale, <strong>di</strong> ciascuno secondoil suo or<strong>di</strong>ne e nel giusto modo” 77 .76Cfr. Nota, n. 8.77RICA, Introd., n. 2.34
Il principio46. Il contesto <strong>di</strong> vita sociale, religiosoed ecclesiale da cui provengono i fanciullie i ragazzi che chiedono oggi <strong>di</strong> fareil cammino d’IC è notevolmente multiformee variegato. Il rispetto <strong>di</strong> questiragazzi esige <strong>di</strong> tenere conto della lororeale situazione e <strong>di</strong> adattare ad essa ilcammino d’IC.Questo significa che oggi non è più proponibileun unico itinerario d’IC ugualeper tutti, ma si rende necessaria, oltrea una maggiore attenzione a ogni singolocaso personale, anche l’offerta<strong>di</strong> una pluralità <strong>di</strong> percorsi <strong>di</strong>fferenziatiper gruppi <strong>di</strong> ragazzi che abbiano tra<strong>di</strong> loro una certa omogeneità <strong>di</strong> vissutoreligioso o <strong>di</strong> orientamento.PARTE TERZAItinerarioor<strong>di</strong>narioe cammini<strong>di</strong>fferenziatiAspetti problematicie con<strong>di</strong>zioni <strong>di</strong> attuabilità47. L’esigenza <strong>di</strong> proporre cammini piùpersonalizzati e <strong>di</strong>fferenziati <strong>di</strong> ICFR deveessere sostenuta dalla coscienza che,nell’attuale assetto della pastorale, l’operazioneè delicata e problematica. Puònascere infatti l’impressione <strong>di</strong> una qualche<strong>di</strong>scriminazione e ci può essere il rischio<strong>di</strong> malumori o <strong>di</strong> tensioni all’internodella stessa comunità parrocchiale; comepure possono nascere o<strong>di</strong>osi confronticon le Parrocchie vicine. Proprioper questo è bene che una Parrocchia35
metta in atto degli itinerari <strong>di</strong>fferenziati a queste con<strong>di</strong>zioni:- la scelta sia <strong>di</strong>scussa e concordata con il Consiglio PastoraleParrocchiale, con i presbiteri della zona pastorale e conil Consiglio Pastorale Zonale;- sia presentata alla comunità come una sperimentazione perun certo periodo <strong>di</strong> tempo e non come scelta già definitiva;- vi sia il previo accordo con l’Ufficio Catechistico Diocesano,che si impegna a seguire la sperimentazione;- non si parta senza avere prima preparato catechisti o animatoriadatti per i nuovi cammini.Elementi comuni ad ogni itinerario48. Ogni itinerario, pur nella varietà dei meto<strong>di</strong>, dei tempi ecc...,deve garantire un autentico e completo cammino d’IC, che introducaprogressivamente nella vita cristiana. Questo comporta:a) Ogni itinerario sia un cammino <strong>di</strong> educazione globalealla vita cristiana e non una serie <strong>di</strong> istruzioni religiose.A questo scopo si dovrà fare spazio adeguato a tutte e tre le<strong>di</strong>mensioni costitutive della vita cristiana, cioè:- il momento propriamente catechistico o <strong>di</strong> annuncio,ascolto e accoglienza della “bella notizia” <strong>di</strong> Gesù: la finalità<strong>di</strong> tale annuncio, che non può mai mancare e che deveessere sempre collegato con l’esperienza del ragazzo, non ètanto <strong>di</strong> trasmettere nozioni e regole <strong>di</strong> comportamento, ma<strong>di</strong> rendere partecipi <strong>di</strong> una storia che porta all’incontro conCristo, vivo nella comunità ecclesiale. Circa i contenuti, il testo<strong>di</strong> riferimento per tutti è costituito dai 4 volumi del Catechismoper l’ICFR della CEI;- il momento liturgico-sacramentale: la liturgia deve essereritenuta una componente fondamentale dell’itinerario d’IC, siacome esperienza <strong>di</strong>retta, sia come introduzione alla preghieraliturgica della Chiesa. Attraverso opportune esperienze <strong>di</strong>preghiera e giornate <strong>di</strong> spiritualità, si tratta <strong>di</strong> guidare ad unaconsapevole, attiva e gioiosa partecipazione, nel ciclo del-36
l’anno liturgico, alla vita liturgica e sacramentale della Chiesa,ricordando che la fonte e il culmine dell’esistenza cristiana rimanesempre l’Eucaristia;- il momento della testimonianza nella vita: ogni itinerariodeve prevedere esperienze precise <strong>di</strong> impegno nel servizio,la partecipazione a iniziative caritative e missionarie della comunità,l’esercizio dell’apostolato e della testimonianza dellacarità tra gli altri coetanei, a scuola e in famiglia, come fruttodella maturazione alla carità <strong>di</strong> Cristo.b) Ogni itinerario preveda la celebrazione <strong>di</strong> alcune tappesignificative. Il riferimento non è solo ai Sacramenti dell’ICe della prima Confessione, ma riguarda anche altri momenticelebrativi già esemplificati al n. 44 78 . L’ammissione a questipassaggi dovrà essere collegata a una verifica del progressivosviluppo, da parte dei singoli e del gruppo, nella formazionee nella vita cristiana.c) Ogni itinerario sia sviluppato nella comunità cristiana,con il coinvolgimento della famiglia. Nell’IC la famiglia haun ruolo tutto particolare. Spesso ci si trova in presenza <strong>di</strong> situazionifamiliari molto <strong>di</strong>verse tra loro, che vanno dai genitoriche partecipano intensamente al cammino del figlio ai genitoriche restano in<strong>di</strong>fferenti e, al massimo, lasciano libero il figlio<strong>di</strong> fare la scelta cristiana.Quali che siano le situazioni, è in<strong>di</strong>spensabile ricercare il coinvolgimentodella famiglia, per lo meno <strong>di</strong> alcuni suoi membri(anche solo fratelli o sorelle, parenti ecc.) o <strong>di</strong> persone collegatealla famiglia che possano “adottare spiritualmente” ilfanciullo che intraprende il cammino.Nel contesto scristianizzato in cui viviamo, è importante creareattorno al fanciullo un ambiente <strong>di</strong> vita cristiana, rappresentato,oltre che dai catechisti e dal gruppo <strong>di</strong> catechismo, anche78Per una guida alle varie celebrazioni cfr. G. Venturi, Iniziazione cristiana dei ragazzi: celebrazioni,Queriniana, <strong>Brescia</strong> 2002.37
dai padrini, dai familiari e, almeno in alcuni momenti più significativi,dalla comunità tutta.Criteri <strong>di</strong> <strong>di</strong>versificazione49. I criteri, in base ai quali sono pensati i <strong>di</strong>versi cammini esono offerti (non imposti) per essere scelti dai fanciulli e dailoro familiari, sono soprattutto due. Già le pre<strong>di</strong>sposizioni eattitu<strong>di</strong>ni personali possono consigliare un cammino piuttostoche un altro (perché ad es. uno esige più tempo a <strong>di</strong>sposizione,l’altro meno; uno è più <strong>di</strong>namico, l’altro è più staticoe così via). Ma il principale criterio della <strong>di</strong>versificazione ècostituito dalla <strong>di</strong>versità della situazione religiosa in cuisi trova e vive il fanciullo.È un conto che uno sia battezzato o non lo sia; che abbia giàricevuto una significativa educazione cristiana o che non abbiamai sentito parlare <strong>di</strong> Dio o <strong>di</strong> Gesù; che abbia alle spalle unambiente dove si respira la fede cristiana o che la situazionefamiliare sia in<strong>di</strong>fferente od ostile ecc.Il colloquio personale con il ragazzo e la famiglia sarà un passonecessario da introdurre nella prassi pastorale, per avviareconsapevolmente il cammino d’IC e per consigliare un itinerariopiuttosto che un altro.Come si vede il criterio <strong>di</strong> <strong>di</strong>versificazione non è quello dellaclasse scolastica; il che significa che possono fare un medesimocammino anche ragazzi appartenenti a classi scolastiche<strong>di</strong>fferenti, pur tenendo presente che, per ragioni educative, l’etàdei partecipanti non potrà essere eccessivamente <strong>di</strong>versa.In<strong>di</strong>cazione <strong>di</strong> possibili itinerari50. Oltre all'itinerario or<strong>di</strong>nario, che è quello fondamentale ecomune, vengono qui presentati succintamente altri tre possibiliitinerari, avvertendo che non è necessario attivarli tutti,anzi che non è opportuno introdurli tutti contemporanea-38
mente, anche perché ogni itinerario esige la preparazioneadeguata dei catechisti e animatori e l’accompagnamento,alquanto assiduo, da parte dei presbiteri.Itinerario or<strong>di</strong>nario51. È l’itinerario che riprende quello normalmente seguitonelle nostre Parrocchie con l’aggiunta <strong>di</strong> alcune significativenovità.L’itinerario or<strong>di</strong>nario, ricalcando quello tra<strong>di</strong>zionale che è semprestato offerto a tutti in<strong>di</strong>stintamente, mantiene la stessa caratteristicauniversale, nel senso che ad esso possono accederetutti i fanciulli.Esso comporta per i ragazzi un incontro <strong>di</strong> gruppo settimanalecon uno o più catechisti; per i familiari, un percorso formativoparallelo.Il cammino dura complessivamente circa 6 anni e prevede:- un tempo (<strong>di</strong> circa un anno) <strong>di</strong> preparazione dei genitori (ve<strong>di</strong>n. 57)- un tempo (<strong>di</strong> circa due anni) che si potrebbe chiamare <strong>di</strong>prima evangelizzazione, nel quale si annunciano ai fanciulli glielementi essenziali del Vangelo, si introduce nella storia dellasalvezza e si riscopre il proprio Battesimo, con il rinnovo dellepromesse battesimali (verso la fine del secondo anno) e conla celebrazione del Sacramento della Riconciliazione (versola fine del terzo anno)- il tempo (<strong>di</strong> circa due anni) dell’approfon<strong>di</strong>mento del Vangeloe della preparazione ai Sacramenti della Confermazione edell’Eucaristia, che vengono celebrati secondo questo or<strong>di</strong>ne,al quinto anno, in una medesima celebrazione presiedutadal Vescovo o da un suo delegato;- il tempo (<strong>di</strong> circa un anno) della mistagogia, durante la qualei ragazzi sono aiutati a cogliere in profon<strong>di</strong>tà e a tradurre nellavita i Sacramenti che hanno ricevuto.39
Quanto ai testi del catechismo, alle mète educative, alle modalitàper far vivere le tre <strong>di</strong>mensioni (catechistica, celebrativae caritativa), al coinvolgimento della famiglia ecc. cfr. gli allegati1 e 2.Una variante significativa, che non scombussola questo itinerarioor<strong>di</strong>nario, è quella del “pomeriggio educativo”. Anzichétrovarsi tutte le settimane per un’ora circa, dove non c’è tempoper fare significative esperienze <strong>di</strong> vita cristiana, la variantepropone <strong>di</strong> tenere la catechesi ogni 15 giorni prolungandola pertutto un pomeriggio, da concordare eventualmente con la scuolaattraverso i genitori. In tal modo vi è la possibilità <strong>di</strong> far vivereai ragazzi un’esperienza globale <strong>di</strong> vita cristiana, in quanto c’ètempo per pregare, per ascoltare la parola <strong>di</strong> Dio e l’annunciodel catechista, per giocare e lavorare (cartelloni, scenette ecc.),e anche per esperienze celebrative e caritative 79 .Itinerario catecumenale52. È l’itinerario della Nota pastorale del Consiglio EpiscopalePermanente della CEI, L’iniziazione cristiana: 2. Orientamentiper l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi dai 7 ai 14anni, Roma 1999.Questo itinerario è proposto per tutti i fanciulli e i ragazzinon ancora battezzati, ma, poiché prevede un gruppo <strong>di</strong>coetanei che camminino con loro, è accessibile anche a deifanciulli già battezzati. In particolare è consigliabile per queifanciulli e ragazzi che, pur essendo già battezzati, devonopartire da zero, non avendo mai avuto nessuna (o quasi)educazione cristiana.L’itinerario riprende l’antico catecumenato e lo applica ai ragazzi.Esso comprende:- la prima evangelizzazione (non meno <strong>di</strong> un anno) che termina79Esiste già una guida catechistica per questa esperienza dei pomeriggi educativi: cfr. M. Carminati - P.Marchesi - G. Scotti, Guida al catechismo, 6 voll., LDC, Torino 1998.40
con la tappa/celebrazione dell’ammissione al catecumenato;- il catecumenato in tre fasi (<strong>di</strong> circa un anno ciascuna), chetermina con la tappa/celebrazione della elezione o chiamataal Battesimo;- l’ultima Quaresima, che termina con la tappa/celebrazionedei tre sacramenti dell’IC, cioè Battesimo, Confermazione edEucaristia;- la mistagogia (non meno <strong>di</strong> un anno).Le note caratteristiche <strong>di</strong> questo cammino sono le seguenti:- si tratta <strong>di</strong> un cammino globale che fa molto spazio al momentocelebrativo;- si regge sulla presenza viva della comunità, rappresentatadal “gruppo catecumenale” (ragazzi, catechisti, padrini, familiari),il quale ha degli specifici momenti <strong>di</strong> incontro;- è un cammino progressivo a tappe, dove non è possibilepassare oltre finché non si sia interiorizzata a livello <strong>di</strong> vita cristianala tappa precedente;- i sacramenti dell’IC sono celebrati nella loro unitarietà e secondol’or<strong>di</strong>ne teologicamente più corretto: infatti “intorno agli11 anni, possibilmente nella Veglia pasquale, i catecumenicelebrano i tre sacramenti dell’iniziazione cristiana, mentre icoetanei già battezzati celebrano la Confermazione e la primaEucaristia” 80 .Per quanto riguarda gli obiettivi, i contenuti, le esperienze <strong>di</strong>vita cristiana, le celebrazioni dei vari tempi si veda nell’allegato3 il “quadro sinottico del cammino” 81 .Itinerario associativo53. “L’esperienza conduce a dare oggi sempre maggiore importanzaalla vita associativa, che si manifesta nella moltepli-80ICO2, n. 54.81Per questo itinerario esiste una guida curata dal Servizio Nazionale per il Catecumenato, che tuttaviaesige <strong>di</strong> essere ulteriormente me<strong>di</strong>ata e completata: Guida per l’itinerario catecumenale dei Ragazzi,LDC, Torino 200141
cità <strong>di</strong> gruppi variamente articolati. Fra i tanti, hanno rilievo igruppi che assumono le finalità apostoliche della Chiesa, collaboranocon i Pastori in modo loro proprio e trovano nellaformazione spirituale e nella catechesi i momenti fondamentalidelle loro attività, i motivi profon<strong>di</strong> dell’azione apostolica” 82 .Senza rinunciare alla titolarità <strong>di</strong> responsabile dell’IC, la Parrocchiapuò avviare, tra gli itinerari <strong>di</strong>fferenziati d’IC, anche unqualche cammino associativo. In modo particolare là dove laChiesa particolare ritenga pastoralmente opportuno avviareitinerari <strong>di</strong>fferenziati, l’Azione Cattolica Ragazzi può essereproposta come uno <strong>di</strong> questi 83 .In modo particolare le associazioni si sforzino, con la loroproposta, <strong>di</strong> raggiungere anche quei fanciulli e ragazziche, mancando <strong>di</strong> un adeguato ambiente familiare <strong>di</strong>fede, hanno bisogno <strong>di</strong> un gruppo dove fare esperienzeprolungate <strong>di</strong> effettiva vita cristiana, incarnando in questamaniera la tensione missionaria <strong>di</strong> tutta la Chiesa.Perché un’associazione possa realizzare un itinerario d’ICFR,vanno richiesti e verificati i seguenti criteri <strong>di</strong> fondo:- “gli itinerari formativi devono sviluppare al loro interno unavera e propria catechesi sistematica, organica e completa,fedele al Documento <strong>di</strong> base e ai nuovi catechismi;- ogni itinerario <strong>di</strong> catechesi dei fanciulli e dei ragazzi dovràcollocarsi dentro un progetto pastorale <strong>di</strong> cui la Chiesa particolaree la comunità parrocchiale sono responsabili […];- l’effettivo utilizzo del catechismo della CEI che va <strong>di</strong>rettamenteconsegnato ad ogni fanciullo e ragazzo […];- la partecipazione <strong>di</strong> tutti i catechisti ed educatori a specificiincontri formativi stabiliti dalla Chiesa particolare e dalla82CEI, Il rinnovamento della catechesi, ed. Vaticana, Città del Vaticano 1970, n. 153.83Cfr. Nota, n 26. Il testo rimane aperto all’apporto anche <strong>di</strong> altre associazioni: “L’Azione cattolicaragazzi in particolare con la sua presenza capillare e il suo progetto formativo, insieme all’Agesci e adaltre associazioni, movimenti e gruppi che operano nel campo della pastorale dei fanciulli e dei ragazzi,presenti nella comunità, offrono un servizio ecclesiale che permette una molteplicità <strong>di</strong> proposte educativesostenute da interessanti me<strong>di</strong>azioni pedagogiche e <strong>di</strong>dattiche”.Si tenga presente che l’ACR pre<strong>di</strong>spone le guide apposite per la me<strong>di</strong>azione dei catechismi della CEIper l’ICFR.42
Parrocchia per favorire comuni traguar<strong>di</strong> <strong>di</strong> preparazione e<strong>di</strong> servizio” 84 .Quanto ai tempi e alle celebrazioni, soprattutto dei Sacramenti,l’itinerario associativo seguirà il cammino or<strong>di</strong>nario.Itinerario familiare54. L’itinerario familiare consiste nell’affidare, almeno in parte,ai genitori il cammino <strong>di</strong> catechesi dell’IC dei propri figli. Essosi fonda sulla convinzione che educare alla fede i figli è compitoprimario dei genitori cristiani e questa opera educativa simostra non solo nello svolgere specificamente la catechesima anche e soprattutto nel modo <strong>di</strong> impostare la vita familiare.La parrocchia collabora coi genitori nell’opera <strong>di</strong> trasmissionedella fede e nel favorire un’esperienza comunitaria. L’itinerariofamiliare è consigliabile per quei fanciulli e ragazzi chenella loro famiglia già stanno facendo un buon cammino<strong>di</strong> vita cristiana e i cui genitori abbiano tempo, voglia ecapacità <strong>di</strong> offrire la catechesi ai propri figli.Le modalità <strong>di</strong> attuazione possono essere varie. Comunque,per intraprendere questo tipo <strong>di</strong> itinerario sono da tenere presentile seguenti con<strong>di</strong>zioni:- i genitori devono trovarsi almeno due volte al mese per lapropria formazione e per preparare insieme con un responsabile(per lo più il presbitero) gli incontri <strong>di</strong> catechesi da tenereai ragazzi;- ai ragazzi sia offerta la possibilità <strong>di</strong> fare contemporaneamenteanche un cammino <strong>di</strong> gruppo, con un proprio catechista.Si dovrà pensare ad una alternanza tra gli incontri <strong>di</strong>catechesi in gruppo e gli incontri in famiglia (ad es. alternareun incontro settimanale in gruppo e un incontro settimanalein famiglia; oppure progettare la catechesi familiare nei tempiforti e la catechesi <strong>di</strong> gruppo per il restante dell’anno o viceversaecc.);84Nota, n. 26.43
- siano previste delle verifiche annuali personalizzate del camminoche si sta svolgendo, coinvolgendo in esse il presbiteroresponsabile, il catechista e i genitori. Tali verifiche sarannoparticolarmente profonde in occasione dell’ammissione aiSacramenti;- durante l’anno siano programmate delle giornate o dei pomeriggiin cui possano trovarsi insieme (a pregare, giocare,fare un’esperienza educativa o <strong>di</strong> catechesi ecc.) i ragazzi, igenitori, il catechista e il presbitero responsabile.Quanto ai tempi e alle celebrazioni si seguiranno le in<strong>di</strong>cazionidel cammino or<strong>di</strong>nario.Casi particolari55. Gli itinerari proposti, pur essendo aperti anche a gruppiche non appartengono alla stessa classe scolastica, prevedonodei fanciulli che iniziano il loro cammino specifico <strong>di</strong> catechesiverso i 7 anni. Tuttavia possono esistere anche dellesituazioni più problematiche (es. fanciulli che si presentano a9 o 10 anni; genitori non battezzati che chiedono il Battesimoper i propri figli ecc.): come comportarsi? Ogni caso dovràessere valutato e seguito personalmente. Tuttavia si possonodare alcuni criteri <strong>di</strong> orientamento:a) se un ragazzo ha già compiuto i 14 anni e non è stato ancorabattezzato deve seguire l’itinerario dell’IC degli adulti;b) se un fanciullo <strong>di</strong> età inferiore ai 14 anni non è stato ancorabattezzato, si può scegliere tra due ipotesi: o segue dall’iniziol’itinerario catecumenale (ve<strong>di</strong> n. 52) oppure, dopo almenoquattro anni <strong>di</strong> evangelizzazione e catechesi, riceverà i treSacramenti dell’IC, quando i propri amici ricevono la Cresimae l’Eucaristia;c) come principio generale, anche i fanciulli già battezzati, aqualsiasi età si presentino, non vengano ammessi alla Cresimae all’Eucaristia se non dopo almeno quattro anni <strong>di</strong> evangelizzazionee <strong>di</strong> catechesi. Compatibilmente con quanto detto44
sopra, è bene comunque che ognuno faccia il proprio camminoinsieme con ragazzi che più o meno hanno la stessa età;eventualmente si potrà intervenire con opportune integrazionia livello personale;d) nel caso <strong>di</strong> richiesta <strong>di</strong> Battesimo per dei bambini che sonofigli <strong>di</strong> genitori ambedue non battezzati, <strong>di</strong> norma tali bambininon vengano battezzati sotto i 7 anni; oltre i 7 anni possonoricevere i Sacramenti dell’iniziazione cristiana, dopo aver seguitol’itinerario catecumenale (cfr. n. 52) o l’itinerario in<strong>di</strong>catoal n. 55b.I fanciulli e i ragazzi <strong>di</strong>sabili56. Particolare delicatezza e sensibilità esige la situazione deifanciulli e dei ragazzi con <strong>di</strong>fficoltà <strong>di</strong> appren<strong>di</strong>mento, <strong>di</strong> comportamentoe <strong>di</strong> comunicazione.Sull’esempio <strong>di</strong> Cristo, le comunità cristiane, superando pregiu<strong>di</strong>zie resistenze, siano aperte all’accoglienza <strong>di</strong> tutti i piccoli,i poveri e i sofferenti, ricordando che il lieto annuncio delregno <strong>di</strong> Dio è promesso in primo luogo a loro. Si dovrà anchetener presente che, anche nel caso dei <strong>di</strong>sabili, “il Battesimoè per sua natura or<strong>di</strong>nato al completamento crismale e allapienezza sacramentale che si raggiunge con la partecipazioneall’Eucaristia” 85 .Per lo svolgimento dell’itinerario <strong>di</strong> iniziazione cristiana dellepersone <strong>di</strong>sabili ci si attenga a queste in<strong>di</strong>cazioni:a) è necessario anzitutto cercare il coinvolgimento della famiglia;b) è in<strong>di</strong>spensabile avvalersi <strong>di</strong> catechisti che abbiano acquisitosensibilità alla specifica situazione dei fanciulli e ragazzi<strong>di</strong>sabili;c) l’itinerario <strong>di</strong> iniziazione cristiana dovrà essere adattato allepossibilità della persona;d) per quanto è possibile, il fanciullo non compia l’itinerario85ICO2, n. 58.45
da solo, ma in gruppo, così da evitare qualsiasi emarginazioneo <strong>di</strong>scriminazione;e) se opportuno, anche per favorire la ricezione, la celebrazionedei tre Sacramenti potrà essere <strong>di</strong>stanziata nel tempo 86 .Come procedere?57. Si parte con l’attività catechistica vera e propria dei fanciulliverso i 7 anni. Durante l’anno precedente si convocanoinsieme per una serie <strong>di</strong> incontri (circa uno al mese) i fanciulli<strong>di</strong> 6 anni con i loro genitori e, mentre i primi stanno con uncatechista o educatore (per giochi, preghiere, canti e attivitàvarie <strong>di</strong> accoglienza e socializzazione), i genitori sono introdottiprogressivamente al senso e ai problemi anche attuali dell’IC(si potrebbero presentare a loro le prime due parti <strong>di</strong> questodocumento sull’ICFR).Verso la fine degli incontri si presentano i cammini <strong>di</strong>versificati,precisando il senso e le caratteristiche <strong>di</strong> ognuno <strong>di</strong> essi e invitandoi genitori a riflettere per decidere poi, insieme col parrocoo curato, quale sia il cammino più adatto da far seguireal proprio figlio con l’inizio del nuovo anno catechistico.È ovvio che il <strong>di</strong>scorso dei cammini <strong>di</strong>versificati d’ICFR presupponeuna parrocchia con un numero considerevole <strong>di</strong> fanciulli.Per le altre parrocchie è ipotizzabile un progetto interparrocchialeo <strong>di</strong> “unità pastorale”.86Cfr. ICO2, n. 58.46
58. L'iniziazione cristiana ha una duratalimitata nel tempo. Il cristiano <strong>di</strong>venta"iniziato" con la celebrazione del Battesimo,Cresima ed Eucaristia. Di fatto ilprocesso <strong>di</strong> IC si conclude con il tempodella mistagogia. La formazione dell' "iniziato",invece continua per tutta la vita.Per questo la cura materna della Chiesa,attuata con sollecitu<strong>di</strong>ne lungo il processoiniziatico, deve proseguire e rafforzarsicon rinnovato affetto e premuradopo l'iniziazione. Si dovrà offrire a questiragazzi appena "iniziati" l'aiuto per unmaggior inserimento nella comunità cristiana,l'opportunità <strong>di</strong> una partecipazionesempre più viva alla vita della parrocchiae la possibilità concreta <strong>di</strong> aderiread idonee esperienze <strong>di</strong> catechesi e <strong>di</strong>formazione cristiana permanente.Conclusione47
AbbreviazioniCCC = Catechismo della Chiesa Cattolica, Roma 1992CdA = CEI, La verità vi farà liberi. Catechismo degli adulti,Roma 1995IC= Iniziazione cristianaICFR = Iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazziICO1 = Cons. Ep. Permanente CEI, L’iniziazione cristiana. 1- Orientamenti per il catecumenatodegli adulti. Nota pastorale, Roma 1997ICO2 = Cons. Ep. Permanente CEI, L’iniziazione cristiana. 2- Orientamenti per l’iniziazione dei fanciulli e deiragazzi dai 7 ai 14 anni. Nota pastorale, Roma 1999Let= CEI, Lettera dei Vescovi per la riconsegna del testo“Il rinnovamento della catechesi”, Roma 1988Nota = Uff. Catechistico Naz., Il catechismo per l’iniziazionecristiana dei fanciulli e dei ragazzi.Nota per l’accoglienza e l’utilizzazione, Roma 1991NT= Nuovo TestamentoRICA = CEI, Rito dell’iniziazione cristiana degli adulti,Roma 197853
E<strong>di</strong>zioniCentro C Bratori<strong>Brescia</strong>ni 2,00Centro ratori<strong>Brescia</strong>ni