Artigianato e piccole imprese - Inea

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Artigianato e piccole imprese - Inea

CommissioneEuropeaMinistero per lePolitiche AgricoleProgramma d'iniziativa Comunitaria LEADER IIComunicazione CEE 94/C/180/12 dell'1/7/1994Artigianato epiccole impreseRuolo e strumentiper lo sviluppo ruraleQ u a d e rn oi n f o rmativo n.6ISTITUTO NAZIONALEDI ECONOMIA AGRARIA


I Quaderni Informativi, proseguendo quanto già avviato dall’INEA nell’ambitodell’attività di informazione e assistenza tecnica per il LEADER II in Italia, sono unainiziativa editoriale della Rete Nazionale per lo Sviluppo Rurale per diffondere eanalizzare esperienze e problematiche relative alle politiche strutturali e allosviluppo rurale.I Quaderni sono destinati a tutti coloro (soggetti pubblici e privati, singoli edassociati) che desiderano impegnarsi a favore dello sviluppo economico, culturale esociale del proprio territorio attraverso proposte per la realizzazione di interventi disviluppo rurale.


Il Quaderno informativo è stato curato da Elena Saraceno.Alla stesura finale ha contribuito Raffaella Di Napoli.


PremessaLe piccole e medie imprese (d’ora in poi PMI, includendo le imprese artigianese non altrimenti specificate) possono svolgere un ruolo strategico nella ricostruzionedi un tessuto rurale che sappia sfruttare al meglio le proprie risorse e a trarnedi nuove.Nel caso italiano, l’importanza, la diffusione e la competitività delle PMI e dell’artigianatosegnalano la presenza di tutti gli ingredienti necessari affinché svolgano questoruolo nei processi di sviluppo.Sulla base di queste premesse, il quaderno si propone di offrire alcuni spunti diriflessione, idee e informazioni utili a tutti coloro che sono impegnati nell’ambito delLeader II e intendono realizzare iniziative a favore delle piccole e medie imprese.Il Quaderno è articolato in due sezioni:nella prima vengono descritti gli obiettivi, le modalità di sostegno, le problematichee i limiti delle politiche dell’Unione Europea e delle politiche nazionali a favoredelle PMI. Particolare attenzione viene prestata al caso italiano che offre interessantispunti di riflessione sul ruolo che esse possono assumere per lo sviluppo rurale nell’ambitodell’Iniziativa Leader.nella seconda, a partire dalla definizione di PMI e imprese artigiane, si riportano iprincipali strumenti offerti dalla normativa comunitaria, nazionale e regionale e leautorità responsabili della loro attuazione.I N E A 5LEADER II


parte IPMI ed economie locali


Artigianato e PMI nello sviluppo ruraleparte IIntroduzioneL’Iniziativa Comunitaria LEADER IIrappresenta uno degli strumenti con cuil’Unione Europea promuove lo svilupposostenibile e integrato delle aree ruraliattraverso la valorizzazione delle risorseeconomiche, sociali e culturali locali. Ciòsi è reso necessario, anche, per accompagnareed attenuare l'impatto negativo delminor sostegno offerto alle aziende agricoledopo la riforma della politica agricolacomunitaria. Mentre fino alla fine deglianni '80 le politiche di sviluppo per lezone rurali puntavano alla loro modernizzazioneattraverso la specializzazionedelle attività e delle strutture agricole,dall'inizio degli anni '90 in poi la ricettaper ottenere questo obiettivo cambia inmaniera significativa. Infatti, si pensa diarrivare ad uno sviluppo "sostenibile"nelle aree rurali attraverso la diversificazionedelle attività economiche per renderlemeno dipendenti dal trasferimentocontinuo e crescente di fondi pubblici.All'interno di questa nuova strategiadi diversificazione delle attività economichein ambiente rurale il ruolo delle PMIè diventato più importante. Vi sono moltepliciragioni, di politica economica e dievoluzione dei processi reali, che identificanoin queste imprese, incluse quelleartigiane, un soggetto strategico, nei processidi sviluppo e di adattamento ai mercatiinternazionali. Le piccole e medieimprese sono, infatti, presenti in manierarilevante in tutti i settori di attività (l'agroalimentare,le costruzioni, la manifattura,il commercio, i servizi, il turismo,l'ambiente ne offrono un buon esempio);stimolano l’economia nelle fasi di crescitae funzionano da ammortizzatori nellecongiunture di declino; contribuiscono amantenere e riprodurre le capacitàimprenditoriali e l’occupazione; rispondonoad esigenze del mercato di nicchiae di qualità; sono complementari allegrandi imprese nei processi di produzioneattraverso rapporti di subfornitura;favoriscono il decentramento produttivo.La rivalutazione dellePMI nelle politichedell'Unione EuropeaLe PMI in Europa e in ItaliaI numerosi studi svolti negli anni '80 e'90 forniscono un quadro della presenzadelle imprese per paese ben articolatoper dimensione (microimprese, piccole,medie e grandi imprese) e per settore diattività economica 1 . Le PMI, secondo iparametri concordati a livello comunitario,sono le imprese con meno di 250occupati 2e rappresentano nell'Europa a1) Le diverse definizioni di PMI date in ogni Paese europeo ha reso più complesso integrare e omoge -neizzare i dati per comparare e osservarre l'insieme europeo a 15 componenti. L'EUROSTAT - l'ufficio statisti -co dell'Unione Europea - ha svolto una serie di rilevazioni che danno un primo quadro di riferimento gene -rale (CE,1995; EUROSTAT, 1996).I N E A9LEADER II


parte IArtigianato e PMI nello sviluppo rurale15 membri oltre il 99% delle imprese conpoco meno di due terzi del totale deglioccupati (62,8%). Vi sono, comunque,situazioni differenziate all'interno di ciascunsettore di attività economica: le PMIassorbono "appena" la metà degli occupatinell'industria e negli altri servizi (trasportie comunicazioni; credito, assicurazionie servizi alle imprese, noleggio;amministrazione pubblica e servizi allapopolazione), mentre raggiungono oltrel'80% nelle costruzioni ed il commercio.La consistenza delle PMI in Italia èben più significativa rispetto alla situazioneeuropea. Rappresentano anche quioltre il 99% delle imprese ma occupanouna quota maggiore di forze di lavoro(78,5%). Nella maggior parte dei settoridi attività la loro incidenza è sempre al disopra della media europea: lo scarto èparticolarmente significativo nel commercioe nelle costruzioni con oltre il 90%degli occupati e nell'industria (con 71,5%degli occupati) dove si rilevano oltre 20punti percentuali al di sopra della media.In Italia, le PMI con meno di 250addetti sono circa 2,9 milioni e occupanopiù di 11 milioni di persone.Considerando le PMI per dimensione,predominano le microimprese con menodi 10 occupati (93,7%) che occupano benil 45,8% delle forze di lavoro, seguitedalle piccole e dalle medie con incidenzedecrescenti. La grande impresa rappresentapoco più di un quinto del totaledelle imprese. Distinguendo tra i diversisettori di attività si rileva la forte incidenzadegli occupati nelle microimpresedelle costruzioni (52,3%) e del commercio(74,6%), nelle piccole imprese nell'industria(29,2%) e per la grande impresanegli "altri servizi" (44,3%) dove influisceTabella 1. Percentuale di occupati nelle imprese in Italia e in Europa per classedimensionale e settore di attività economica. 1991,1992Settore di attività % Piccole e medie imprese % Grandi impreseeconomica (< 250 occupati) (> 250 occupati)Italia Europa 15 Italia Europa 15(1991) (1992) (1991) (1992)Industria 71,5 50,9 28,5 49,1Costruzioni 92,9 84,0 7,1 16,0Commercio, alb.,pubblici esercizi 95,2 80,7 4,8 19,3Altri servizi 55,7 49,8 44,3 50,2Totale 78,5 62,8 21,5 37,2Fonte: Eurostat, 19962) A livello comunitario sono considerate PMI le imprese con meno di 250 addetti. Per maggioriapprofondimenti si rimanda alla seconda parte.LEADER II10I N E A


parte IArtigianato e PMI nello sviluppo ruraleso di quanto si immaginava nella semplicisticaimpostazione del dopoguerra: c'eranoPMI competitive sui mercati internazionaliche operavano con tecnologieadeguate e capacità innovative, altre natedalla suddivisione di grandi imprese,altre ancora crescevano a partire dallasubfornitura. Questa forte differenziazioneha evidenziato il ruolo svolto dallePMI a favore dello sviluppo e modernizzazionedell'economia locale e delle zonerurali.In generale le PMI hanno un ruolostrategico in tutte le fasi dello sviluppoeconomico:• nelle fasi di avvio quando spessomancano i capitali le PMI sono ingrado di procedere gradualmente,reinvestendo gli utili;• nelle fasi di sviluppo mantengono ilsistema delle imprese concorrenzialee flessibile, trasformandosi in "vivaio"di preziose risorse imprenditoriali,complementare alla grande impresa;• nelle fasi di crisi e declino funzionanocome ammortizzatori nei processidi ristrutturazione. In ogni caso creanoe mantengono una quota semprerilevante dei posti di lavoro.L’unione Europea ha riconosciuto allePMI diverse funzioni che esse possonosvolgere sia nelle aree rurali che urbane ein Regioni o Paesi diversi, fra le quali di:• contribuire in modo significativoalla creazione di posti di lavoro. D ifronte a fenomeni di espulsione e diirrigidimento del mercato del lavoro,le PMI non solo sono in grado di resisteremeglio alla crisi, ma spesso riesconoanche a riassorbire una partedella disoccupazione creata dallagrande impresa. Inoltre, le PMI,rispetto alle grandi imprese, occupanoun maggior numero di giovani edonne - categorie particolarmente fragilisul mercato del lavoro - e di lavoratoripart-time e sembrano poterespandere ulteriormente il loropotenziale nel settore dei servizi nelquale già predominano.• contribuire a mantenere il "mercato"delle imprese aperto e concorr e n z i a -le. Ciò può essere attribuito ad unamaggiore flessibilità e capacità di reazionealle nuove sollecitazioni delmercato locale o internazionale.Infatti, da un lato, la numerosità dellePMI pone la necessità di innovarsi peressere concorrenziali e, dall’altro lato,le dimensioni e il settore in cui predominano,cioè i servizi, rendono piùagevole un adattamento di questeimprese alle esigenze del mercato piùdi quanto possa avvenire per le grandi,dove sono spesso necessari pesantiinvestimenti finanziari;• ricambio delle energie imprendito -riali. Il necessario interesse delle PMIper le innovazioni le ha rese di fattomotore principale della rigenerazionee trasformazione delle attività economiche,non solo attraverso la "formazione"di nuovi imprenditori maanche contribuendo al trasferimentodi risorse - umane, finanziarie, tecnologichee organizzative - dai settori inLEADER II12I N E A


Artigianato e PMI nello sviluppo ruraleparte Ideclino a quelli in espansione;• essere complementari alla grandeimpresa. Gli esempi più frequentementecitati in questo caso sono i rapportidi subfornitura e di decentramentoproduttivo. Tuttavia se si allargala visuale alla molteplicità di rapportiche le imprese stabiliscono fradi loro, emergono non solo rapportidi dipendenza e/o controllo tra grandee piccola impresa, ma reti, squadre,accordi formali e informali didivisione del lavoro.Sulla base di queste considerazionil’UE ha riformulato in maniera più coerenteed organica le politiche di sostegnoalle PMI attraverso la concentrazionedelle risorse disponibili ed un coordinamentopiù efficace con quelle degli Statimembri.Si è posta, così, la necessità di:• dare una definizione unica di PMIartigianato incluso;• rivedere l'intensità delle agevolazionifino ad allora offerte dallo Stato odalle Regioni alla luce delle nuoveregole e delimitazioni per assicurarela parità di condizioni tra le impreseall'interno dell'Unione;• concentrare l’erogazione delle risorsenelle aree deboli, individuate in quelledell’obiettivo 1, 2 e 5b.In Italia, l'applicazione di queste regolecomuni ha comportato un adeguamentoimportante della normativa preesistente3 .I punti di debolezzaUna volta identificate le funzioni positiveche le PMI possono svolgere vaanche riconosciuto che, rispetto allegrandi aziende, nel loro operare incontranoalcuni svantaggi specifici. L'altotasso di mortalità ne potrebbe essere laconferma. L'Unione Europea ha identificatoquattro aree “problema” per le PMIriscontrano difficoltà :• la crescente complessità del contestolegale e amministrativo nel qualedevono operare: spesso lo stesso titolaresi occupa di questi aspetti nell'azienda,oltre che della gestione operativa.,Ciò può essere particolarmentegravoso nel caso di lavoratori indipendentipoiché vi sono numerosiobblighi di natura amministrativa efiscale (calcolo dell'imposizione fiscale,molteplicità di adempimenti e procedure,adeguamento alle nuoveregole del mercato unico);• le difficoltà nell'ottenere finanzia -menti, sia nella fase iniziale dell'attività(il capitale di rischio), sia durantealcuni passaggi critici della loro evoluzione(finanziamenti più cari e conmaggiori garanzie);• la debolezza delle capacità org a n i z -zative e gestionali che influiscono asua volta sull'accesso ai finanziamentie sulla complessità delle regole allequali devono sottostare.3) Per maggiori approfondimenti si veda la seconda parte.I N E A13LEADER II


parte IArtigianato e PMI nello sviluppo rurale• le difficoltà di accesso alle inform a -z i o n i , che influisce sulla capacitàdelle PMI di conoscere le opportunitàe le diverse forme di agevolazione dicui possono usufruire.L’azione comunitaria per le PMI èfinalizzata al superamento di questi vincoliche ne condizionano lo sviluppo.L'esperienza italiana:uno spunto di riflessioneper il LEADERI sistemi di sviluppo localebasati sulle PMIL'Italia vanta l'esistenza concreta diuno dei sistemi di PMI e di sviluppo localedi maggior rilevanza e dinamicità, incostante crescita negli ultimi vent'anni,relativamente competitivo sul mercatoglobale, capace di riprodursi nel tempo edi incorporare innovazioni tecnologiche,dimostrando nei fatti quei vantaggi perl'economia e lo sviluppo ora riconosciutidall’Unione Europea 4 .In Italia si sono alternate nel tempodiverse modalità di sviluppo. Da un lato,si è avuto, sin dagli anni ’30, un importante"sviluppo dall'alto", relativamentecircoscritto nell'Italia nord occidentale (il"triangolo industriale"), con importantiinvestimenti diretti alle infrastrutture ealle grandi imprese promosso dallo Statoe dal capitale privato; dall’altro lato, unrecente "sviluppo dal basso", endogeno espontaneo, basato su sistemi locali di sviluppo,caratteristico dell'Italia centrale enord orientale 5 . E' senza dubbio quest'ultimo"modello" che risulta molto interessantesia per capire le specificità italianedelle PMI che per rilevarne i punti di contattocon l'iniziativa LEADER.4) Nell'ampia letteratura sull'argomento4 si possono trovare casi concreti in Italia che esemplificanotutte le funzioni positive menzionate.5) Per maggiori approfondimenti si veda la bibliografia allegata a questo quaderno oppure G. Becattini(a cura di) 1987, Mercato e forze locali: distretto industriale, Bologna, il Mulino.LEADER II14I N E A


Artigianato e PMI nello sviluppo ruraleparte IIl principale vantaggio dei sistemilocali di sviluppo è quello di rappresentareun modello di sviluppo economico -legato alle risorse umane, culturali, istituzionali,economiche locali - in cui l’agirecollettivo ed individuale delle imprese,dei soggetti pubblici e privati, sono ilriflesso delle interrelazioni che essiinstaurano. I principali agenti di questeeconomie sono le PMI che essendo strettamentecollegate al territorio di riferimentosi pongono come motori dello sviluppolocale.In questo sistema vi sono due passaggiimportanti: in primo luogo, le PMI sipongono come un perno centrale dellosviluppo, non perché agiscono individualmentema perché si comportanocome un insieme che mantiene interrelazioni;in secondo luogo, assume rilevanzail territorio, all'interno del quale si verificanoquesti comportamenti, perchéespressione di un'identità culturale esociale comune che funziona da collantetra i diversi soggetti (imprese, istituzioni,popolazione). L'approccio LEADER contieneentrambi questi elementi: sia l'enfasisul coordinamento degli interessi collettivi,che include le PMI dei diversi settori,sia il partenariato a livello territorialeche dovrebbe coincidere con un sistemalocale di sviluppo.Il successo dei sistemi di economialocale in Italia ha aperto due nuove possibilitàconcrete che permettono di superareil problema dell'irraggiungibilità dieconomie di scala in aree a bassa densitàdemografica: in primo luogo, attraversola specializzazione molto spinta in undeterminato settore, un insieme ben integratodi piccole e medie imprese riescead ottenere le stesse economie di scaladella grande impresa (è questa la stradadei distretti industriali, che in alcuni casisi sono sviluppati anche in ambienterurale); in secondo luogo, lo stesso risultatolo si può anche ottenere attraverso ladiversificazione, cioè un insieme benintegrato di piccole imprese, con fortilegami di appartenenza al territorio e attivein settori di attività economica diversi,può raggiungere gli stessi vantaggi delleeconomie di scala comportandosi come"impresa-territorio" che diversifica i propriprodotti in relazione a segmenti specificidella domanda. In entrambe questedue ultime alternative la funzione dellePMI risulta un elemento indispensabile estrategico dello sviluppo locale. La strategiadi sviluppo implicita nell'approccioLEADER è proprio questa.E’ importante evidenziare come inItalia i sistemi locali di piccole imprese sisiano diffusi in maniera spontanea esenza l’ausilio di politiche esplicite cheavessero per obiettivo questo tipo di sviluppo.Infatti, la logica dell’intervento italianoper le imprese, da un lato incentivavale grandi per consolidare il decollodello sviluppo industriale; dall’altro lato,sosteneva le piccole e le artigiane informa diffusa nel territorio per creareposti di lavoro e fissare la popolazionenei luoghi di origine. Di fatto, quindi,alcune misure di politica nate con obiettiviassistenziali, di compensazione, hannoI N E A15LEADER II


parte IArtigianato e PMI nello sviluppo ruralenella realtà contribuito ad una crescitareale dell’economia locale, capace diacquistare gradualmente maggiore competitività.In particolare, nell’immediato dopoguerra,nelle aree rurali veniva favorital’acquisizione di piccole aziende da partedegli agricoltori attraverso una serie diagevolazioni fiscali e di servizio e l’integrazionedei redditi agricoli con quelliprovenienti da attività artigiane svolte inproprio. In questa maniera veniva promossala diversificazione delle attivitàeconomiche ed il collegamento fra diesse in ambiente rurale, stimolata la capacitàdi rischio e le iniziative imprenditoriali,create le condizioni per lo sviluppodelle economie locali e dei sistemi diPMI.Infine, è comunque necessario ricordareche l'esperienza italiana, pur essendopositiva, ha anche evidenziato alcuneproblematiche:• una forte natalità e mortalità delleimprese, che determina un fortericambio nella struttura delle PMI e lerende più fragili nella sopravvivenza,soprattutto al momento delicato delricambio generazionale dell'imprenditore;• una cronica scarsità di capitali dirischio, determinata dall'abitudine dicapitalizzare l'impresa attraverso ilreinvestimento degli utili;• una maggiore difficoltà ad ottenerecrediti, complementare alla scarsità dicapitale con la necessità di forniregaranzie reali ai creditori: una dellerisposte efficaci data in Italia a questoproblema è stata la formazione diconsorzi di garanzia fidi tra le imprese;• un'assenza di servizi alle imprese adeguatie pertinenti alla domandaespressa dalle PMI. I sistemi di PMItendono ad acquistare sul mercatotanto i servizi tradizionali (contabilità,paghe) come quelli più avanzati (creditoall'esportazione, disegno dei prodotti,controllo di qualità). In questoultimo caso l'offerta non riesce adessere soddisfacente poichè questetipologie di servizi sono difficilmentestandardizzabili e relativamente costosi.Una delle risposte date a questoproblema è stata la creazione di servizicollettivi organizzati dalle PMI stesse,ad esempio per la certificazionedella qualità, per le analisi di mercato,l'esportazione.LEADER II16I N E A


Artigianato e PMI nello sviluppo ruraleparte IPMI, sviluppo rurale eLEADERLe PMI hanno svolto e sono destinatea svolgere una azione determinante nelpromuovere lo sviluppo di zone rurali indeclino o in ritardo.L’esperienza italiana ha evidenziato ilruolo strategico di queste imprese neiprocessi di sviluppo delle economie locali.Questo viene confermato ulteriormentese consideriamo che le funzioni positivedelle PMI identificate dall'UnioneEuropea, sebbene più rispondenti allePMI di produzione manifatturiera e diservizio, si ritrovano anche in quelle delsettore agricolo. Ad esempio il contoterzismoagricolo può essere visto come uncaso di scambio di servizi tra aziende inambiente rurale che riguarda in modoparticolare gli scambi tra grandi e piccoleaziende. La pluriattività agricola ha rappresentatoin passato e continuerà a rappresentareuna strategia di diversificazionedei redditi familiari che spesso combinain una stessa azienda-famiglia due piccoleimprese di diversi settori di attività:una agricola ed un'altra artigiana.Lo sviluppo "dal basso" endogeno èstato tradizionalmente associato, in particolarenella fase di avvio, alla piccoladimensione, alla crescita per piccolipassi, in larga parte autofinanziata, conun apporto determinante da parte deicomponenti familiari dell'imprenditorealle necessità di lavoro, all'utilizzazione diforme originali di collaborazione tra piccoleimprese che si alternano e affiancanoai rapporti più conosciuti di concorrenza.Queste forme di collaborazionesono caratteristiche del mondo agricolo esi sono estese ad altri settori di attivitàextragricoli proprio perché si innestanonello stesso tessuto sociale.Per quanto riguarda le prospettive disviluppo delle PMI nelle aree rurali sipuò considerare, ad esempio, la crescentedomanda per il turismo rurale ed iprodotti alimentari tipici e di qualità.Cosa si può fare con il LEADER 6L’iniziativa LEADER pone come requisitodi base perché le azioni siano ammissibiliil carattere innovativo.La normativa italiana (L.317/1991),che tratta in modo specifico delle agevolazioniad investimenti innovativi realizzatidalle PMI, definisce come tali la realizzazioneo acquisizione di sistemi automatizzatio elettronici di gestione dellediverse fasi del ciclo produttivo, la robotizzazionedelle stesse, le macchine per ildisegno e la progettazione del sistema6) Questo pargarafo non può essere considerato esaustivo poiché nell’ambito dell’Iniziativa LEADER èpossibile realizzare un’ampia gamma di interventi a favore delle PMI e delle imprese artigiane. Gli esempidi seguito descritti nei riquadri sono stati estrapolati dalla rivista “Leader Magazine” (in particolare n.9 e10) e dal repertorio delle “Azioni innovative di sviluppo rurale” dell’Osservatrio Europeo dell’Innovazione edello sviluppo rurale.I N E A17LEADER II


parte IArtigianato e PMI nello sviluppo ruraleproduttivo, gestionale e commerciale, il"software" per queste macchine, brevettie licenze necessarie, apparecchiaturescientifiche per laboratori e uffici di progettazione,le macchine elettroniche finalizzatealla riduzione dell'inquinamento.Si tratta di una definizione molto tecnicae ristretta di innovazione, legata soprattuttoad investimenti nel processo produttivoed alla più recente trasformazionetecnologica determinata dalla microelettronicaapplicata alle diverse fasi dellaproduzione.Il LEADER si riferisce ad una ideamolto più ampia di innovazione cheriguarda l'insieme dei prodotti e dei serviziin un territorio. Che si tratti di unaimpresa di agriturismo, di servizi di trasportoper la popolazione, di servizi polifunzionali,di imprese artigiane che produconoprodotti tipici locali o impreseche operano ad esempio nel campoambientale o industriale il contenutoinnovativo delle azioni da svolgere puòessere valutato sia per quanto riguarda ladinamica della singola impresa che attual'innovazione, sia per quanto riguarda ladinamica aggregata che un gruppo diaziende determina per il solo fatto diagire in forma coordinata.In relazione alla dimensione territorialerurale, si potrebbe definire comeinnovativa quell'azione che non ripete iclichés ed il sapere tradizionale di ciò cheè possibile fare e non fare nelle zonerurali. Ad esempio nel campo dei problemidemografici di spopolamento caratteristicidelle zone rurali, qualsiasi rispostadiversa da quelle tradizionali, come ilcreare posti nel settore pubblico o offrireincentivi alle imprese che dall'esternopotevano decidere di localizzarsi in unarea svantaggiata, risulterebbe una rispostainnovativa.Il GAL LiyradoisForez (Francia) h asvolto una azione di accoglienza e disostegno per l’approvazione di proget -ti di creazione o di rilevamento diimprese. Ogni anno vengono selezio -nati dei progetti ai quali viene asse -gnato un premio in denaro parz i a l -mente finanziato dal LEADER. Questaattività ha portato, nell’arco di treanni, alla creazione di 27 imprese, alrilevamento di altre 12 e alla creazio -ne di 160 posti di lavoro.Il ruolo strategico delle PMI può realizzarsisia nei settori tradizionali (servizialla popolazione, artigianato artistico)che in quelli cosiddetti avanzati (servizialle imprese, innovazione tecnologica,servizi finanziari e assicurativi, serviziinformatici). L'esperienza italiana insegnache spesso è più facile avviare iniziativeimprenditoriali in settori tradizionali, inquanto le barriere all'entrata in termini dicapitale e capacità tecniche sono minori esuccessivamente, con l’intensificarsi deirapporti con il mercato locale esterno,acquisire le competenze necessarie perpassare a modi di produzione e di organizzazionedei beni e servizi più moderneLEADER II18I N E A


Artigianato e PMI nello sviluppo ruraleparte Ie avanzate. In altre parole il percorso disviluppo e l'introduzione di innovazioneva visto come un processo graduale e dimedio periodo.Nella creazione di nuove imprese, lapiccola dimensione, spesso ridotta allavoro in proprio in un settore tradizionale,non va dunque interpretata in manieranegativa o accessoria: l'innovazione inquesto caso è rappresentata dall'avvio diun nuovo processo, che può essere datoad esempio dal recupero della capacità dirischio, in un ambiente caratterizzato dauna mentalità assistenziale.La piccola impresa si rafforza se nonopera da sola ma agisce "in rete", adesempio collaborando e sfruttando sinergieed esperienze precedenti di altri. Ciòconsente di accelerare il processo diapprendimento e al tempo stesso, condividendorischi, di incorporare le innovazionipiù facilmente. Nell’ambito dell’iniziativaLeader come sia nella fase di definizionedelle scelte strategiche e delleazioni da realizzare con il PALLa stessa cooperazione fra PMI,espressione di una forma di partenariato,può essere considerata innovativa in areedove questa modalità di azione non si èmai verificata. Spesso, infatti, la crescitaeconomica di un’area è frenata dalla scarsacooperazione fra gli operatori locali. Visono stati anche casi in cui, proprio grazieal collegamento creatosi all'internodel GAL, le piccole imprese di un settorehanno influito sul modo di operare dellepiccole imprese di un altro settore, ottenendobenefici in entrambi.Il GAL Val Venosta (Italia) ha realiz -zato degli interventi per la produzionedi un pane tipico dell’area la cui pro -duzione era legata alla coltivazionedella segale praticamente scomparsanella zona. Il gruppo ha finanziato l’e -laborazione del progetto, la realizza -zione delle ricerche di mercato, la pro -mozione dell’azione, e la definizionedelle norme di qualità. Il progetto hapermesso di attuare un tipo di coope -razione tra agricoltori e artigiani ine -dito nella valle, di coinvolgere un’a -genzia pubblicitaria per la campagnapromozionale. Inoltre il successo del -l’iniziativa ha spinto tre fornai acostituire una società per esportare ilpane sui mercati dei paesi limitrofigrazie ad un sistema di imballaggioche permette di conservare il prodottoprecotto per tre mesi. In questa manie -ra è stata applicata una tecnologiamoderna ad un settore tradizionale.I N E A19LEADER II


parte IArtigianato e PMI nello sviluppo ruraleVi sono diverse forme di cooperazionetra PMI che possono essere stimolatedal GAL per creare delle partnership locali,ad esempio la commercializzazioneassociata di un prodotto di qualità direttamenteai consumatori della zona PAL; larealizzazione di servizi in comune fra lePMI di diversi settori; la riorganizzazionedi una filiera produttiva per favorire l'offertaintegrata di un prodotto, ecc.Il GAL valle di Soule (Francia) attraverso l’operazione “trasferimento di tecnologie”ha mobilitato trenta imprese della valle, desiderose di diversificare le proprie attività eaumentare il proprio livello tecnico, e il liceo polivalente di la Soule che aspirava adessere riconosciuto dalle imprese come polo di competenze nel campo delle microtecni -che. Numerosi progetti sono scaturiti da questa sinergia, sono stati mantenuti e creatiposti di lavoro, il liceo è diventato un attore dello sviluppo locale e le imprese grazie ailegami instaurati partecipano ad attività formative.Il GAL Alta Val Venosta ha riunito sette imprenditori del settore edile (un elettricista,un idraulico, un capomastro, un vetraio, un falegname, un imbianchino e un decora -tore) che hanno creato un consorzio per offrire una gamma completa di materiali,apparecchiature e consulenza nel campo dell’edilizia ecologica. In seguito al successodell’iniziativa alcuni fornitori locali si sono riforniti di materiali edili ecologici. Il con -sorzio sta allargando la propria base sociale attraverso la ricerca di nuovi partner perorientarsi verso gli appalti pubblici e i mercati esterni.Il GAL Maiella Verde ha promosso la creazione di una impresa ad alto livello tecnolo -gico per la produzione di formaggi tipici e per la commercializzazione di questi prodot -ti su nuovi mercati. Il progetto viene portato avanti da una cooperativa agricola cheha coinvolto altri operatori locali: i formaggi vengono immessi sul mercato con il mar -chio “fattoria feudo”, è stato stipulato un contratto di commercializzazione con unagrossa cooperativa casearia, conclusi contratti annuali con una cooperativa regionaledi latte vaccino e allestito un punto vendita.Il GAL Chemin des Verriers (Francia) ha organizzato tutta l’attività locale attorno alvetro e a tutto ciò che vi è collegato sul piano archeologico, storico, artistico, economicoe turistico. L’azione volta alla realizzazione di un sentiero dei vetrai ha portato: allacreazione di una società incubatrice dei mestieri dell’arte vetraia, in cui sono installatetre officine; al restauro di una vetreria medievale; alla costruzione di una struttura diaccoglienza (informazioni, alloggio, ristorazione) con un centro multimediale.LEADER II20I N E A


Artigianato e PMI nello sviluppo ruraleparte IPer mantenere od aumentare la competitivitàsul mercato globale è consideratoindispensabile investire in ricerca e sviluppoper l'innovazione dei processi diproduzione e dei prodotti e servizi per ilmercato. Ciò richiede investimenti che lePMI spesso non sono in grado di finanziare,di impostare e gestire con il personalequalificato necessario, diversamenteda quanto può avvenire per la grandeimpresa dove queste capacità sono invecepreviste e incorporate nell'organizzazioneinterna dell'azienda. Accanto a ciò bisognaconsiderare che frequentementenelle aree rurali non sono presenti serviziper le imprese adeguati alle necessitàdelle PMI. Una delle soluzioni adottate daalcuni GAL è stata di creare delle strutturein grado di offrire dei servizi collettivie di mettere a disposizione le tecnologienecessarie.Il GAL North Tamar (Regno Unito)ha istituito una rete di consulenza peraiutare gli imprenditori locali a svi -luppare le proprie attività e il proprioK n o w- h o w. Il GAL Valle del Jert e(Spagna) ha organizzato un vivaio diimprese decentrato. Tre centri di PMIdistribuiti nella zona sono collegatiad una struttura centrale che fornisceloro assistenza tecnica, consulenza,servizi di contabilità, ecc. Le PMI uti -lizzano una struttura adattata allarealtà locale e riducono notevolmentele spese di esercizio.Vi è un percorso più caratteristico dell'innovazionein ambiente rurale cheriguarda i piccoli adattamenti, combinazioninuove di un sapere locale, magaritradizionalmente tramandato tra generazioni(da come costruire una casa o produrreun formaggio tipico) con tecnologieoggi disponibili a livello generale(come le tecniche di commercializzazione,di protezione della zona di produzione,di organizzazione della produzione).Il GAL Inishown (Irlanda) ha creatoun laboratorio di accoglienza per glia rtigiani della zona. Ciò permette atutti gli artigiani di usufruire di uncentro attrezzato con tecnologie chealtrimenti non avrebbero disponibili edi una struttura per la commercializ -zare in maniera più incisiva e coordi -nata dei propri prodotti.In tutti questi casi è il territorio nelsuo complesso che agisce come riferimentospaziale in cui stimolare la collaborazionetra imprese e settori diversi,rafforzando i vincoli di solidarietà tra diesse ed il loro senso di appartenenza neiconfronti del territorio. La cultura e l’identitàlocale, quindi, rappresentano ilmotore che permette a diversi soggetti dimobilitarsi attorno ad un progetto.In ogni caso le diverse forme di collaborazionetra le imprese hanno per finalitàl'aumento della competitività dell'areadi intervento ed uno sfruttamentodelle agevolazioni disponibili in modointegrato per moltiplicarne i risultati. SiI N E A21LEADER II


parte IArtigianato e PMI nello sviluppo ruraletratta di ragionare in termini di "impresaterritorio"dove il GAL agisce comeresponsabile della gestione, coordinandol'insieme delle attività e promovendonelo sviluppo.La tradizionale partecipazione collettivadelle PMI a fiere e manifestazioni,molto diffusa in Italia come canale peravviare scambi e accordi transnazionali, èstata spesso la forma con cui si sonoavviate vere e proprie partnership chehanno riguardato sia gli aspetti produttivi(innovazioni di processo, di prodotto),sia quelli organizzativi (collaborazione edivisione del lavoro tra le imprese specializzatein diverse fasi della produzione,organizzazione di un servizio collettivosia, infine, di mercato (accordi per la presentazionecongiunta a gare di appalto,accordi di subfornitura, diversificazionedei canali di commercializzazione).Queste forme di partenariato traimprese possono realizzarsi anche al difuori del GAL, coinvolgendo imprese inaltre regioni dello stesso paese oppureaccordi transnazionali.Il GAL Pays Cathare ha realizzato azioni per far emergere una nuova identitàt e rritoriale dell’area destinata a fungere da elemento associativo per un vastoprogetto di sviluppo territoriale. “Paese dei Catari” è la parola chiave dell’identitàdi tutta l’area. Il logotipo della zona è apposto su innumerevoli cartelli stradali,in centinaia di ristoranti e strutture ricettive e su numerosi prodotti locali.Nell’ambito delle azioni promosse dal GAL Oberes Altmuhltal-Mittelfranken(Germania), 60 allevatori hanno creato un gruppo di interesse ed un’associazio -ne commerciale per produrre, trasformare e commercializzare in circuiti breviuna carne bovina con marchio di qualità. Per estendere il proprio mercato, l’asso -ciazione ha avviato la costruzione di un “mercato autostradale” di prodotti regio -nali su un’area di ristoro dell’autostrada Mannheim-Norimberg a -Vienna, unadelle autostrade a più alta densità di traffico d’Europa.LEADER II22I N E A


parte IIINTERVENTI NAZIONALI ECOMUNITARI A FAVOREDELL'ARTIGIANATO E DELLE PMI


Definizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIparte IIIntroduzioneLe azioni dell'Unione Europea a favoredelle PMI sono legittimate dalla necessitàdi coordinare e ridurre le differenze ditrattamento tra gli Stati membri. A differenzadi quanto avviene per le politicheagricole, quelle per le imprese non, sonodi competenza europea ma nazionale.Perciò gli interventi di seguito analizzatisono stati concordati con gli Stati membri.Le agevolazioni, sia nel caso di interventidi carattere nazionale che comunitario,sono concesse alle PMI che rispondonoalla definizione data dall’Unione Europea.Scopo dunque di questa secondaparte è quella di chiarire ed approfondirequali siano le imprese beneficiarie pertipologia di impresa e settore di attività.Definizione delle PMIe delle imprese artigianea livello comunitarioe nazionaleLa definizione europeaLa Commissione Europea ha definitole caratteristiche delle PMI in una comunicazioneagli Stati membri (CEE92/213/02) al fine di delimitare qualiimprese possono ricevere agevolazionisenza infrangere le regole della concorrenzastabilite nei regimi di aiuto. Il principioche giustifica una distinzione tra leimprese è che le difficoltà da esse incontratesono ritenute inversamente proporzionalialla loro dimensione. In questaottica le politiche a favore delle PMI com-L'Unione Europea definisce come piccola e media impresa, quella che ha leseguenti caratteristiche:• un massimo di 250 dipendenti 7 ;• un fatturato 8annuo di non più di 20 milioni di ECU o in alternativa un totaledello stato patrimoniale 9 che non supera i 10 milioni di ECU;• non è controllata per più del 25% del capitale di rischio da una o più imprese condipendenti, fatturato o stato patrimoniale al di sopra dei limiti indicati 10 .7) Per dipendenti si intendono i soggetti con un contratto di lavoro dipendente, includendo quelli conun contratto di formazione e lavoro, gli apprendisti, i contratti a tempo determinato e indeterminato eforme assimilabili.8) Per fatturato si intende l'ammontare risultante dalle fatture emesse nell'anno in relazione ad opera -zioni soggette ad IVA.9) Per stato patrimoniale si fa riferimento allo stato patrimoniale secondo il bilancio relativo all'ultimoesercizio precedente alla domanda di agevolazione.10) Con l'eccezione che il controllo sia detenuto da società finanziarie pubbliche, da società a capitaledi rischio, o da investitori istituzionali (purché non esercitino alcun controllo).I N E A25LEADER II


parte IIDefinizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIpensano i loro svantaggi e le loro debolezzestrutturali riportandole in situazionedi equità con le grandi imprese. Per glistessi motivi le agevolazioni per le piccoleimprese sono maggiori che per lemedie imprese.Se necessario distinguere la piccolaimpresa da quella media, L'UnioneEuropea considera piccola impresaquella con:• un massimo di 50 dipendenti;• un fatturato annuo non superioreai 5 milioni di ECU o in alternativa, unvalore totale dello stato patrimonialenon superiore ai 2 milioni di ECU;• non è controllata per più del 25%del capitale di rischio da uno o piùimprese con dipendenti, fatturato ostato patrimoniale al di sopra dei limitii n d i c a t i .I tre requisiti sono cumulativi nelsenso che un’impresa sarà considerata“piccola media” o “piccola” unicamentese soddisfa il requisito dell’indipendenza,non supera il numero massimo di dipendentie non supera uno degli altri limitistabiliti per il fatturato e per il totale attivodello Stato patrimoniale.Gli Stati membri possono, comunque,applicare criteri più restrittivi o precisiper delimitare ulteriormente le impresebeneficiarie di aiuti ma non possonoampliare i parametri definiti dall'UnioneEuropea (questo è il caso, come vedremopiù avanti, delle imprese artigiane in Italia).Nell'attuazione dell'iniziativa LEADERII è consigliabile controllare sempre l'ammissibilitàai contributi rispetto a questicriteri di massima.Va anche segnalato che la Banca Europeaper gli investimenti (BEI), l'istitutofinanziario dell'Unione Europea per ifinanziamenti a medio e lungo termine,opera in ambiti considerati prioritaridalla Commissione dell'Unione Europeae dunque nel campo dei finanziamentialle PMI 11 .La Banca Europea degli Investimenti(BEI) definisce PMI l'impresa con:• un massimo di 500 dipendenti• un fatturato annuo non superiore ai75 milioni di ECU• non è controllata per più del 33%del capitale di rischio da uno o piùimprese al di sopra dei limiti indicati.Si tratta di una definizione più ampiadi PMI valida attualmente per l'erogazionedei finanziamenti della BEI, formulatain un periodo precedente a quella indicatanella comunicazione del '92 dopo lariforma dei fondi strutturali. Di fatto questadifferenza di definizione non dovrebbeavere alcuna conseguenza pratica11) A tal proposito si veda anche il paragrafo di questo Quaderno Informativo “L'intervento comunita -rio: la normativa, i canali di finanziamento e i settori di attività ammissibili”LEADER II26I N E A


Definizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIparte IInelle scelte dei GAL in quanto è la definizionepiù restrittiva a prevalere per poterusufruire dei finanziamenti dell'iniziativaLEADER provenienti dai tre fondi strutturali,FEOGA, FERS e FSE.E' interessante, comunque, tenerepresente che le PMI possono utilizzareanche questo canale agevolativo per laquota corrispondente ai fondi privati, adesempio chiedendo un prestito agevolatoper la quota spettante alle imprese.La BEI può intervenire con prestiti all'organismointermediario, nel nostro casoil GA L .I parametri di riferimento utilizzatidall'Unione Europea (dipendenti, fatturatoo stato patrimoniale e controllo) nonvanno considerati come definitivi eimmodificabili nel tempo: la stessa comunicazionedel '92 indicava questa possibilitàcon la necessità di delimitare il piùprecisamente possibile quella parte diimprese che subisce gli svantaggi caratteristicidelle PMI. Infatti, esiste una propostadella Commissione, per modificare ledefinizione di PMI, secondo la quale ilfatturato soglia è spostato da 5 a 7 milionidi ECU per la piccola impresa e da 20 a40 milioni di ECU per la media impresa.In caso di approvazione si allargherebbedunque in modo significativo il numerodi imprese potenziali beneficiarie 12 .L'eccezione ammessa con l'agevolazione"deminimis"Ad eccezione di questa regola generaleche definisce le imprese beneficiarie diaiuti in base alle loro dimensioni, l'UnioneEuropea consente la concessione diaiuti "de minimis", chiamati così perchéritenuti di piccola entità, erogabili a tuttele imprese, indipendentemente dalnumero di dipendenti, del fatturato odello stato patrimoniale. La logica di questaagevolazione forfettaria è che un aiutomodesto, anche se destinato a tutte leimprese, non altera le regole della concorrenza.La somma massima concessacon il contributo "de minimis' può raggiungereal massimo la soglia dei 100.000ECU per impresa nell'arco di 3 anni. L'eccezione"de minimis" è valida anche al difuori delle zone assistite dell'obiettivo 1 e5b ad eccezione di alcuni settori di attività(si vedano i paragrafi successivi).L'adeguamento delladefinizione italiana di PMI aquella europeaNel periodo precedente alla definizionecomunitaria l'Italia non ha utilizzatouna definizione unica di PMI. Era frequenteche ogni strumento normativodefinisse un diverso universo di impresecome riferimento. Le PMI beneficiariedelle agevolazioni sono state pertanto12) A tal proposito si rimanda ad una “raccomandazione” dell’Unione Europea pubblicata nellaG.U.C.E. del 30 aprile 1996, n.107I N E A27LEADER II


parte IIDefinizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIestremamente variabili nel tempo edanche secondo il livello istituzionale(nazionale o regionale) competente.Va ricordato che la Costituzione attribuiscegli interventi del settore industrialealla competenza dello Stato (ad eccezionedelle Regioni a Statuto speciale) e dell'artigianatoalla competenza delle Regioni.Gli interventi straordinari per calamità,eventi eccezionali o territori svantaggiati,abbastanza frequenti, alteravano e sisovrapponevano alle definizioni esistenti.In sintesi, vi sono state in Italia una molteplicitàdi definizioni di PMI non solo neltempo ma anche contemporaneamentenello stesso territorio (ad esempio nelcaso delle zone di montagna).La normativa italiana si è andata adeguandodopo il '92 alla definizione europea.Non ha quindi molto sensoapprofondire le definizioni di PMI del passatodato che dovrebbero essere state giàmodificate per allinearsi alla definizioneeuropea. Se ciò non si fosse ancora verificato,dovrebbe avvenire al più presto.Le specificazioni settorialidella normativa italiana:industria e serviziVi sono alcune delimitazioni o restrizionidate dalla normativa italiana neiconfronti dell'universo di PMI ammissibilea ricevere contributi secondo i parametricomunitari.La legge quadro 317/91 (Interventiper l'innovazione e lo sviluppo delle piccoleimprese) ha riordinato gli interventinazionali a favore delle PMI. Questa leggedel '91 è stata modificata dopo il '92 perchéaveva dato una definizione più ampiadelle PMI rispetto a quella comunitaria.Per quanto riguarda le differenze traimprese piccole e imprese medie nel settoreindustriale i parametri stabiliti sonogli stessi di quelli indicati dalla normacomunitaria, mentre sono differenti perle piccole e medie imprese commerciali,turistiche e di servizio e le imprese artigianedi produzione.Si tenga presente che le imprese commerciali,indipendentemente dalla lorodimensione, non rientrano nel campo diapplicazione delle agevolazioni per lePMI né a livello comunitario, né a livelloitaliano.Riassumendo, il quadro nazionaledelle definizioni di PMI è il seguente:Piccola e media impresa industriale:stessi parametri (dipendenti, fatturatoo stato patrimoniale, controllo) stabilitinella normativa europea (CEE92/213/02).Piccola impresa industriale: s t e s s iparametri (dipendenti, fatturato o statopatrimoniale, controllo) stabiliti nellanormativa europea (CEE 92/213/02)LEADER II28I N E A


Definizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIparte IIPiccola e media impresa commerciale, turistica o di servizi:• un massimo di 95 dipendenti;• un fatturato annuo non superiore a 7,5 milioni di ECU o, in alternativa, un valoretotale dello stato patrimoniale non superiore a 3,75 milioni di ECU;• non è controllata per più del 25% del capitale di rischio da una o più imprese condipendenti, fatturato o stato patrimoniale al di sopra dei limiti indicati, salvo cheil controllo sia detenuto da società finanziarie pubbliche, da società a capitale dirischio, o da investitori istituzionali (purché non esercitino alcun controllo).Piccola impresa commerciale, turistica o di servizi:• un massimo di 20 dipendenti;• un fatturato annuo non superiore a 1,9 milioni di ECU o in alternativa, un valoretotale dello stato patrimoniale non superiore a 0,75 milioni di ECU;• non è controllata per più del 25% del capitale di rischio da una o più imprese condipendenti, fatturato o stato patrimoniale al di sopra dei limiti indicati,salvo che il controllo sia detenuto da società finanziarie pubbliche, da società acapitale di rischio, o da investitori istituzionali (purché non esercitino alcun controllo).Le specificazioni per leimprese artigianeNelle regioni l'artigianato era spessoassociato agli assessorati del lavoro, coerentementecon una percezione che loassimilava a forme di lavoro autonomopiù che a delle vere e proprie imprese.Ciò ha determinato un decentramentoregionale, diversamente da quanto èavvenuto per la politica industriale.La definizione di impresa artigiana inItalia ha avuto una evoluzione moltodiversa da quella della PMI: essa trae originedalle vecchie corporazioni deimestieri in epoca preindustriale. Si pensiche la prima definizione dell'impresa artigianaè del 1934 (L.n.1382), poi modificatae riformulata più volte fino alla emanazionedella legge quadro attualmentevigente, la L. 443/1985.Nella tradizione italiana le impreseartigiane avevano una identità ben distintadall'impresa industriale. Pe c u l i a r i t àdelle imprese artigiane è la funzione predominatedel lavoro dell’imprenditore suquella del capitale di rischio. Infatti,imprenditore artigiano è colui che "esercitapersonalmente, professionalmente ein qualità di titolare la propria opera nell'impresaartigiana, assumendone lapiena responsabilità con tutti gli oneri edI N E A29LEADER II


parte IIDefinizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIi rischi inerenti alla sua direzione egestione, svolgendo in misura prevalenteil proprio lavoro, anche manuale, nelprocesso produttivo".La definizione europea ha di fattoriordinato l'universo delle imprese inbase alla dimensione, così le imprese artigianesono diventate un tipo particolaredi piccola impresa all'interno dell'universomolto più ampio delle PMI. Le impreseartigiane diventano un sottoinsiemedelle PMI conservando la propria specificità.In generale, quindi, possono beneficiaresia delle politiche tradizionali perl'artigianato che di quelle per le PMI dell'UnioneEuropea.In linea generale sono considerateartigiane le imprese iscritte all'Albodelle imprese artigiane (che ne legittimal'appartenenza alla categoria).Come si può osservare nella tabella2.1 per le imprese artigiane, oltre ai parametridi fatturato e controllo, il numeromassimo di addetti previsto è sempreinferiore alla soglia dei 50 dipendenticosì come stabilito per le piccole imprese.Sempre ai fini di ottenere agevolazioni,valgono per le imprese artigiane glistessi vincoli territoriali e settoriali stabilitiper le PMI, con la stessa eccezione per icontributi "de minimis" (precedentementedescritti). Ad esempio, una impresaartigiana di servizi alle persone può usufruiredelle agevolazioni nazionali eregionali (sempre che non vadano oltre imassimali stabiliti nel regime di aiuti), manon possono essere beneficiarie di fondidi origine comunitario.Tabella 2.1 - Tipologie di imprese artigiane e numero di dipendenti/apprendistimassimo per qualificarsi come PMI artigianeTipo di impresa Numero Numero massimo di Numero massimo didi dipendenti apprendisti compresi dipendenti se le unitàtra i dipendenti aggiuntive sono apprendistiImpresa che nonlavora in serie 18 9 22Impresa che lavora in serienon del tutto automatizzata 9 5 12Impresa del settoreabbigliamento, lavorazioniartistiche e tradizionali 32 16 40Impresa di trasporto 8Impresa di costruzioni edili 10 5 14Fonte: Buzzonetti, 1995, pg.10LEADER II30I N E A


Definizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIparte IIChi si occupa di PMIe artigianato?In EuropaL'Unione Europea si occupa da relativamentepoco tempo di politica industriale.Nel 1973 è stata creata, all'internodella Unità "Piccole e Medie Imprese eArtigianato”, il BRE (Bureau de Ra p p r o-chement des Entreprises), cioè un ufficioper promuovere i contatti tra le impresedi diversi paesi ed aiuta le PMI nella conclusionedi accordi di cooperazione economicatrasnazionali. All'inizio disponevadi pochissimi funzionari e modeste risorsefinanziarie quasi a ribadire la scarsaimportanza relativa allora attribuita allePMI e l'assenza di compiti specifici inmateria di politica industriale da partedell'Unione Europea nel Trattato diRoma.Nel 1986 nasce la "Task force PMI"con l'obiettivo di continuare lo studio deiproblemi delle PMI cercando allo stessotempo di migliorare il contesto generalenel quale le PMI operavano. Nel 1989 daquesta task force nasce la DirezioneGenerale XXIII, che si occupa di "Politicadelle imprese, commercio, turismo edeconomia sociale". Questa é composta dadue Direzioni: la “Direzione A” che sioccupa della promozione delle imprese edel miglioramento del contesto aziendale;la “Direzione B”, che svolge azioni afavore delle imprese e in particolare dellerelazioni con le organizzazioni delle PMIe dell'artigianato, delle informazioni alleimprese (Eurosportelli), del miglioramentodella cooperazione e dello sviluppotransnazionale.I soggetti privilegiati per fornire informazionipiù dettagliate (su qualsiasi delleazioni qui descritte o anche di altre) inmateria di PMI sono gli Eurosportelli,anche chiamati EIC (Euro Info Centres).Un elenco delle loro localizzazioni in Italiapuò essere richiesto al Servizio Informazionidella DGXXIII, all'ufficio italianodell'Unione Europea a Roma oppure alleCamere di Commercio, dove spesso operanogli Eurosportelli. Alcuni Eurosportellisi sono recentemente attrezzati perfornire direttamente alle imprese informazioniattraverso Internet inviandoinformazioni via E-mail, creando in questomodo un canale diretto che consenteuno scambio più frequente e mirato. InItalia vi sono EIC in Campania, Emilia-Romagna, Fr i u l i -Venzia Giulia, Lazio,Liguria, Lombardia, Marche, Pi e m o n t e ,Puglia, Sardegna, Sicilia, Toscana, Umbriae Veneto, in alcuni casi con più sportelliper regione.Può essere utile consultare i centridel Bc-Net (Business Cooperation Center)operanti in Italia, per avere un aiutonella ricerca di potenziali partner, i BIC(Business Innovation Centres) per avereassistenza sulle innovazioni, o il BRE(Bureau de Rapprochement des Entreprises)per cooperazioni con paesi terzi.Spesso questi centri operano come divisionidiverse all'interno di uno stesso ufficio.Oltre a questi strumenti specifici perI N E A31LEADER II


parte IIDefinizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIle PMI vanno considerati anche i "Carrefours"13 , una rete coordinata dalla DirezioneGenrale X della CommissioneEuropea, che si occupa di "Informazione,comunicazione, cultura, audiovisivo". ICarrefours raccolgono e diffondonoinformazioni sull'Unione Europea trattandoin particolare i temi legati allo svilupporurale, all'agricoltura ed alla protezionedell'ambiente. I membri della retehanno il compito di sensibilizzare il pubblicolocale attraverso la pubblicazione dibollettini informativi, l'organizzazione diincontri e seminari.In ItaliaIn Italia vi sono diversi soggetti cheoperano a favore delle PMI:• istituzioni ed enti creditizi per l’amministrazionedelle agevolazioni;• organizzazioni di categoria per la rappresentanzadeglio interessi collettivi.A livello dell'Amministrazione Pubblicaè il Ministero dell'Industria ad esserecompetente in materia di piccole e medieimprese, ad eccezione delle Regioni a StatutoSpeciale; per l'artigianato, la cuicompetenza è degli Assessorati Regionali.Spesso vi sono Enti strumentali specifici(ad esempio "Ente per lo sviluppo dell'artigianato,Comunità Montane, ecc.) chegestiscono per conto della Regione leagevolazioni dirette ed i servizi rivoltiall'artigianato.Vi sono due istituzioni creditizie chesi occupano in modo specifico dell'istruttoriadelle domande di agevolazione edell'erogazione dei finanziamenti alle piccolee medie imprese e sono il Mediocreditocentrale per le piccole e medieimprese da un lato e l'Artigiancassa perquanto riguarda le imprese artigiane. Visono filiali di questi Istituti in tutte leregioni ed offrono spesso servizi di informazionee consulenza.Vi sono infine le associazioni di categoriadelle piccole e medie imprese edelle imprese artigiane che funzionano alivello provinciale e regionale. Questeassociazioni rappresentano gli interessicollettivi delle imprese associate e fornisconoinformazione e servizi ai propriassociati.Si riporta in allegato un elenco degli indirizzi dei Carrefour in Italia.LEADER II32I N E A


Definizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIparte IIGli interventi e leagevolazioni a favoredelle PMI e delleimprese artigianeGli interventi e le agevolazioni per lePMI possono essere suddivisi in tre tipologie:• gli incentivi derivanti da regolamenticomunitari;• gli incentivi derivanti da leggi nazionali;• gli incentivi derivanti da leggi regionali.Le modalità e gli strumenti per ilsostegno alle PMI sono perciò molteplici.Ciò che importa sottolineare sin da ora, epotrebbe risultare molto utile nell'attuazionedi LEADER II, è che questi strumentipossono essere combinati fra di loro eaffiancati o integrati per dare un maggioreimpulso alle azioni di sviluppo. Nelleoperazioni di "montaggio" finanziariodelle singole misure spesso si dimenticala possibilità di "addizionare" ai fondicomunitari, non solo i fondi messi specificamentea disposizione del LEADERcome cofinanziamento nazionale o regionale,ma anche di utilizzare le risorsedisponibili attraverso la normativa esistentea livello nazionale e regionale.L'uso integrato o cumulativo dellediverse forme di sostegno alle PMI vacomunque sempre considerato all'internodei livelli di massimo aiuto consentitiper ogni singola impresa beneficiaria,variabili a seconda della forma di agevolazionescelta dall'impresa (de minimis,contributo).Ad esempio un GAL che interviene inuna Comunità Montana dovrebbe considerarele leggi nazionali del settore industrialeper quanto riguarda specificamentele PMI, le leggi regionali per l'artigianatonella regione di appartenenza, la legislazionenazionale e regionale per lamontagna per quanto riguarda le PMI el'artigianato, le azioni contemplate nelPAL dell'iniziativa LEADER.Potrebbe rappresentare quindi unabuona prassi esaminare, in primo luogo,le agevolazioni disponibili a livello localeconsiderando l'ammontare del contributopotenziale, il livello istituzionale dellanorma (stanziamento ad hoc, normativastatale, regionale, provinciale, comprensoriale,locale) e l’affinità con le finalitàdel LEADER. Sulla base di questo elencodelle disponibilità e/o dei finanziamentimessi a disposizione da parte dello Stato,dalle Regioni o dagli Enti Locali in modospecifico per l'iniziativa LEADER siaggiunge la quota comunitaria (seguendoil criterio del principio di addizionalitàdei fondi strutturali) che va a cofinanziarele azioni previste. Procedendo in questamaniera si potrebbero evitare ritardi nellarendicontazione in quanto i fondi pubblicigià stanziati e disponibili di fatto prefinanzianole azioni.L'intervento comunitarioLa normativaTutta la normativa che regolamenta leagevolazioni alle imprese si basa sull’articolo92 del Trattato di Roma nel quale siI N E A33LEADER II


parte IIDefinizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIafferma che:• art. 92 paragrafo 1 “salvo deroghe,sono incompatibili con il mercatocomune, nella misura in cui incidanosugli scambi fra gli Stati membri, gliaiuti concessi dagli Stati, ovveromediante risorse statali, sotto qualsiasiforma che, favorendo talune impreseo talune produzioni falsino ominaccino di falsare la concorrenza(,,,)”;• art. 92 paragrafo 3 “possono considerarsicompatibili con il mercato comune:gli aiuti destinati a favorire lo sviluppoeconomico delle regioni ove iltenore di vita sia anormalmente basso(...)”, gli aiuti destinati ad agevolare losviluppo di talune attività o di taluneregioni economiche, semprechè nonalterino le condizioni degli scambi inmisura contraria al comune interesse.I documentiI principali testi che introducono larivalutazione delle PMI da parte dellaUnione Europea sono:1) Comunicazione della Commissioneal Consiglio, Sviluppo della subfornituranella Comunità, COM (89) 402 e Ve r s oun mercato europeo della subfornitura,SEC (91) 1286 affrontano già alla finedegli anni '90 una delle collaborazioni traimprese in cui sono più visibilmentecoinvolte le PMI, gli accordi di subfornitura.Si raccomandano standard comuni.2) Disciplina comunitaria in materiadi aiuti di Stato a favore delle piccole emedie imprese (Gazzetta Ufficiale92/C213/02 adottata dalla Commissione il20.5.1992, include anche l'eccezione del"de minimis"). Questa è la norma chedefinisce le linee guida di tutti gli aiutistatali alle imprese e fornisce l'inquadramentodi massima entro cui le PMI possonoricevere agevolazioni per investimentie possono migliorare le propriecompetenze attraverso la consulenza e laformazione. Introduce inoltre la regoladel "de minimis" che esonera gli Statimembri dall'obbligo di notificare allaCommissione aiuti di importanza minimache la Commissione ritiene non abbianoun impatto sensibile sugli scambi tra gliStati membre e sulla concorrenza. (siveda anche la seconda parte dove questadisciplina viene descritta in modo piùapprofondito)3) Il Libro Bianco sulla crescita, lacompetitività e l'occupazione, pubblicatodalla Commissione Europea nel 1993espone il ruolo strategico che le PMIsono chiamate a svolgere all'interno delmercato unico europeo ed individua unastrategia a medio termine: è prevedibileinfatti che queste non riescano oppureabbiano più difficoltà a cogliere tutte leopportunità che l'unificazione potrebbeoffrire dovuto all'assenza di un quadroeuropeo o internazionale dei loro mercatio dei loro processi produttivi;LEADER II34I N E A


Definizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIparte II4) Il Programma integrato a favoredelle PMI e l'artigianato, COM (94) 207,con l’obiettivo di rinforzare il coordinamentodegli interventi comunitari, nazionalie regionali a favore delle PMI. Questoprogramma propone due tipi di azione:• le azioni concertate, volte a miglioraree semplificare l’ambiente in cuioperano le PMI;• i contributi che l’Unione intendeapportare allo sviluppo delle PMI cheriguardano le politiche e misure disostegno alle PMI nell’ambito dellapolitica di impresa e delle altre politichedell’Unione.Il programma contiene una serie di azioniin diversi ambiti:• identificare e ridurre i vincoli di originefiscale, sociale, amministravo,finanziario o altro che ostacolano lacreazione o la riproduzione delle PMI;• migliorare il finanziamento alleimprese;• sostenere la cooperazione tra leimprese;• potenziare le capacità gestionali nellePMI;• sostenere lo sviluppo delle impresecon un forte potenziale di crescita;• sostenere lo sviluppo dell'occupazionenelle PMI dei servizi.5) La relazione sul coordinamentodelle attività a favore delle PMI e dell'artigianato,COM (95) 362 fin. del 8.9.1995,in cui si riportano i progressi realizzatinell'attuazione del programma integrato.I canali di finanziamentoNell’ambito della politica di impresa,l’Unione Europea accompagna lo sviluppodelle PMI attraverso diversi strumentie agevolazioni:• la rete degli Euro-Info-Centri (EIC) oanche EUROSPORTELLI che agisconocome canale informativo delle politichecomunitarie - ad esempio suibandi di gara in corso - e riportanoalla Commissione i problemi dellePMI a livello locale;• la rete per la cooperazione aziendale“ B C-NET” (Business CooperationNetwork), l’Ufficio di riavvicinamentodelle imprese “BRE” (Bureau de Rapprochementdes Entreprises) ed i programmi"Europartenariat" e "Interprise",sono stati costituiti dalla Commissioneper favorire la ricerca di partnere gli scambi tra PMI degli Stati membrie paesi terzi;• azioni pilota per favorire:1. l'accesso alla ricerca e allo sviluppotecnologico all'interno dei programmiquadro di ricerca (CRA FT e premi difattibilità all'interno del programmaBRITE EURAM riferito alle tecnologieindustriali e dei materiali) o anche diESSI (sistemi informatici) all'internodel programma ESPRIT III sulle tecnologiedell'informazione e telecomunicazione,con azioni specifiche perl'artigianato e le PMI, del programmaSPRINT per l'innovazione ed il trasfermentodi tecnologie, del programmaTHERMIE (tecnologie energeticheinnovative) ;I N E A35LEADER II


parte IIDefinizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMI2. la messa a disposizione di capitalid'avviamento (anticipazioni rimborsabili);3. il miglioramento dei sistemi di gestionee distribuzione commerciale(Commercio 2000); sostegno allecooperative e associazioni dell'economiasociale.Questo è soltanto un parziale elencodei programmi specifici che hanno comedestinatarie privilegiate le PMI. Si puòintuire che vi sono una molteplicità diattività a favore delle PMI e dell'artigianatoche testimoniano concretamente l'interessedella Commissione per questotema. Si noti che sono ben più importantile azioni di stimolo e rafforzamentoattraverso informazioni e messa in retedelle PMI piuttosto che di agevolazionefinanziaria di tipo tradizionale che l'UnioneEuropea tenta di promuovere comeazioni caratterizzanti dell'approcciocomunitario.La DG XXIII ha introdotto recentementela "scheda d'impatto": tutte ledirettive e normative comunitarie devonotenere conto, prima della loro pubblicazioneed emanazione, anche di tutte leconseguenze amministrative, burocraticheed economiche che avranno sullePMI. Inoltre ha sviluppato azioni per prepararsimeglio al Mercato Unico cheriguardano programmi specifici menzionatinei paragrafi precedenti.Nell’ambito delle altre politiche ilsostegno dell’Unione Europea si realizzaprincipalmente nel quadro degli strumentifinanziari ed in particolare tramitei fondi strutturali, i programmi di ricercae sviluppo tecnologico, di formazioneprofessionale e di cooperazione internazionale.Fra gli strumenti finanziari dell’Unionevi sono:1. la BEI (Banca Europea per gli Investimenti)che finanzia prioritariamenteinvestimenti a sostegno dello svilupporegionale e contribuisce a rafforzarele reti europee di comunicazione,la protezione dell’ambiente e ilmiglioramento dello stile di vita nonchéla competitività dell’industria.Allo scopo di rafforzare la competitivitàinternazionale dell’industria e difavorirne l’integrazione fra gli Statimembri, la BEI finanzia gli investimentidi grande portata tramite prestitiindividuali e quelli di dimensionimodeste, in particolare quelli di piccolee medie imprese, indirettamente,tramite prestiti globali;2. il FEI (Fondo Europeo per gli Investimenti)volto ad accordare garanzie suprestiti per progetti relativi alle retitranseuropee e per le PMI.La quota più rilevante di finanziamentoper le PMI deriva dai Quadri Comunitaridi Sostegno articolati in ProgrammiOperativi per le aree dell’obiettivo 1 e daiDocumenti Unici di programmazione perle aree dell’obiettivo 5b. In quasi tutti iprogrammi regionali, infatti, vi è un asseo un sottoprogramma riguardante gliinterventi a favore di queste imprese.E' utile tenere presente che esistono iBIC (Business Innovation Centre), centriLEADER II36I N E A


Definizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIparte IIper l'innovazione a livello d'impresa,localizzati nelle regioni beneficiarie deifondi strutturali per le aree che ricadononelle "zone obiettivo", e che fornisconoassistenza alle PMI per stimolare lo sviluppoindustriale e per fornire alleimprese un insieme completo di serviziper realizzare progetti innovativi nel settoreindustriale.Un canale, particolarmente interessanteanche se meno consistente dalpunto di vista delle risorse messe a disposizione,è quello delle Iniziative Comunitarie,fra le quali rientra il LEADER II. Inquesto caso vi è una quota dei fondistrutturali messa dalla Commissione adisposizione dell'iniziativa, gestita attraversospecifici bandi europei per l'attribuzionedelle risorse, che però restanodistinte e aggiuntive rispetto agli interventidei programmi regionali sopra menzionati,sempre concentrati sulle zone“obiettivo”.Fra le altre, oltre al LEADER, vi sono:l’iniziativa PMI (articolata con l’insiemedelle azioni intraprese nell’ambito programmaintegrato a favore delle PMI edell’artigianato, però secondo i metodi ele procedure dei fondi strutturali);INTERREG II (per la cooperazione transfrontaliera);REGIS (per la diversificazionedel tessuto produttivo delle zoneultraperiferiche dell’Unione); NOW (perl’occupazione femminile); LEONARDO(per la formazione professionale e l’innovazionedi questo settore); HORIZON(per l’inserimento dei portatori di handicap);ADAPT (finalizzata all'adeguamentodelle forze di lavoro ai mutamenti dell'economia,il miglioramento della competitivitàdelle imprese attraverso la formazionee la creazione di nuove attività).Queste due ultime iniziative, per gliobiettivi che perseguono, sono particolarmenteindirizzate al sostegno e allapromozione delle attività economichecondotte con le PMI.Settori di attività ammissibiliLa definizione di PMI a livello europeosi può applicare in linea di principioalle imprese appartenenti a tutti i settoridi attività economica in quanto come si èdetto, il criterio di differenziazione èbasato sulla dimensione. Data l'intersettorialitàche può caratterizzare questeimprese, anche le politiche a loro favorenon sono in principio riconducibili aduno specifico settore di attività. Tuttavia,le politiche economiche in passato hannoseguito, in quasi tutti i paesi europei,orientamenti prevalentemente di tipo settoriale(politiche per l'agricoltura, l'industria,il commercio...) con filosofie diintervento e disponibilità finanziariemolto diverse da un settore all'altro (disostegno per l'agricoltura, di promozioneper l'industria).E’ necessario perciò tenere presentel’ambito di intervento di ogni fondostrutturale, soprattutto nel caso del LeaderII che si caratterizza per la multisettorialitàe l’integrazione degli interventiprogrammati. Ad esempio, nell’ambito diquesta Iniziativa alcune azioni possonoessere finanziate con il FERS (incentiviI N E A37LEADER II


parte IIDefinizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIper l’innovazione tecnologica, ecc.) ealtre con il FEOGA (attività di trasformazionedei prodotti alimentari, ecc.).Per quanto riguarda i settori di attività,possono accedere alle agevolazionile PMI che operano nei seguenti settoridi attività economica 14 :• estrattive• manifatturiera• di fornitura di servizi 15Nel caso dei regimi di aiuto, il concorsodella Comunità si limita al cofinanziamentodelle sovvenzioni concesse: labase di calcolo del contributo comunitarionon è costituita dall'investimento stesso,ma soltanto dalla spesa pubblicasostenuta dalle autorità nazionali.schematicamente le principali agevolazionipreviste dall’attuale legislazione nazionalee regionale per l’industria, l’artigianato,i servizi, l’occupazione, lo sviluppodell’imprenditoria 16 (Allegato 1).Un quadro delle agevolazioni disponibilinella zona di interesse, costituisceuno strumento di lavoro utile sia perconoscere le politiche in atto e definiremeglio il grado di innovazione delle azioniattuate attraverso il LEADER, sia leopportunità di cofinanziamento chepotrebbero essere affiancate ai fondicomunitari.L’intervento nazionalee regionaleLa normativa italiana per la concessionedi agevolazioni alle imprese è piuttostoarticolata. Per semplificare l’approccioa questo mondo spesso sconosciuto eaiutare i GAL nella loro azione di diffusionedelle informazioni, si riassumono14) L'elenco dettagliato dei settori è possibile trovarlo nell'allegato 2 della circolare attuativa della L488/92 "Divieti e limitazioni derivanti dalle vigenti normative dell'Unione Europea").15) I servizi beneficiari di agevolazioni riguardano soltanto i servizi alla produzione e includono: i ser -vizi di informatica e connessi servizi di formazione professionale; i servizi di trasferimento tecnologico e diintermediazione dell'informazione; i servizi di consulenza tecnico-economica. Le imprese devono esserecostituite in forma di società.16) Non vengono inclusi gli strumenti agevolativi rivolti all’agricoltura e al turismo in quanto si ritienenecessaria una trattazione specifica e separata e quelli rivolti all’agriturismo e turismo rurale per i quali sirimanda al Quaderno Informativo n.4 “Turismo rurale, agriturismo, prodotti alimentari”, INEA, 1996.LEADER II38I N E A


Definizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIparte IIAllegato 1LEGGI NAZIONALILeggi Nazionali e Regionaliper tipologia di beneficiariBENEFICIARIIncentivi automatici - Legge 17 febbraio 1995,n. 341 (art.1) Interventi per i settori dell'economiadi rilevanza nazionale;Interventi a favore del commercio - Legge 17febbraio 1995, n. 341 (art. 9) Interventi per isettori dell'economia di rilevanza nazionaleFondo di garanzia - Legge 17 febbraio 1995, n.341 (art. 2) Interventi per i settori dell'economiadi rilevanza nazionaleInterventi a favore del commercio - Legge 17febbraio 1995, n. 341 (art. 9) Interventi per isettori dell'economia di rilevanza nazionaleLegge 19 dicembre 1992, n. 488 Conversionein legge, con modificazioni, del decreto legge22 ottobre 1992, n. 415, recante modifichealla legge 1marzo 1986, n. 64, in tema di disciplinaorganica dell’intervento straordinarionel Mezzogiorno e norme per l'agevolazionedelle attività produttiveLegge 24 aprile 1990, n. 100 e legge 9 gennaio1991, n. 9 Norme sulla promozione della partecipazionea società e imprese miste all’esteroLegge 1 marzo 1986, n. 64 (art. 15) Fo n d ocentrale di garanzia per operazioni di creditodi esercizioLegge 29 luglio 1981, n. 394 Conversione inlegge, con modificazioni, del D.L. 28 maggio1981, n. 251, concernente misure a sostegnodelle esportazioni italianeTutte le imprese operanti nei settori estrattivoe manifatturiero, indicati nella “Classificazionedelle attività economiche ISTAT’91”, che intendonoeffettuare investimento nelle aree obiettivo1,2, 5b e di cui all’art.92.3.c del Trattato diRoma;imprese commerciali.PMI industriali, commerciali, turistiche, di servizi,agricole e artigianali dell’obiettivo 1Imprese commercialiTutte le imprese operanti nei settori estrattivoe manifatturiero, indicati nella “Classificazionedelle attività economiche ISTAT’91”, e impresedi servizi che intendono effettuare investimentonelle aree obiettivo 1,2, 5b e di cuiall’art.92.3.c del Trattato di RomaTutte le imprese (l’intervento si rivolge principalmentea società miste di piccole e mediedimensioni)Cooperative e consorzi di garanzia costituitida PMI industriali operanti nelle arre dell’obiettivo1Tutte le imprese, incluse le turistiche e alberghiere,consorzi fra PMI, raggruppamenti fraPMI (viene data priorità alle PMI artigiane eagricole)I N E A39LEADER II


parte IIDefinizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMILegge Ossola - Legge 24 maggio 1977, n. 227Disposizioni sull'assicurazione e sul finanziamentodei crediti inerenti alle esportazioni dimerci e servizi, all'esecuzione di lavori all’esterononché alla cooperazione economica efinanziaria in campo internazionaleLegge 12 agosto 1977, n. 675 (art. 20) Fondocentrale di garanzia per finanziamenti a medioe lungo termine all’industriaLegge Sabatini - Legge 28 novembre 1965, n.1329 Finanziamenti agevolati per l'acquisto dinuove macchine utensili o di produzioneLegge 25 luglio 1952, n. 949 Pr o v v e d i m e n t iper lo sviluppo dell'economia e l'incrementodell'occupazioneDecreto Legge 9 gennaio 1991, n. 10 Normeper l 'attuazione del Piano energetico nazionalein materia di uso razionale dell'energia, dirisparmio energetico e di sviluppo delle fontirinnovabili di energiaLegge 21 maggio 1981, n. 240 Provvidenze afavore dei consorzi e delle società consortilitra piccole e medie imprese nonché dellesocietà consortili misteABRUZZOLegge 11 settembre 1996, n. 84 Fondo regionaleper il sostegno dell'occupazioneLegge 31 luglio 1996, n. 60 Testo unico dellenorme che regolano la materia dell’artigianatonella Regione AbruzzoLegge 10 settembre 1993, n. 58 Disciplinadelle mostre, fiere ed esposizioni:Tutte le imprese di qualsiasi settore e dimensionePMI industriali, consorzi e società consortiliPMI industriali, commerciali, di servizi, agricolee artigianePer l’acquisto di automezzi PMI industriali o ditrasporti e per il credito all’artigianato impreseartigiane come definite negli articoli 2 e 3della Legge Quadro 433/85Tutte le impreseConsorzi e società consortili costituiti fra PMIindustriali, commerciali e dell’artigianatoBENEFICIARIPMI industriali, artigiane e di serviziImprese artigiane e consorzi di imprese artigianeImprese singole, associate o consorziateLEADER II40I N E A


Definizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIparte IIBASILICATADelibera della Giunta regionale 28 marzo1997, n. 2008 Approvazione del regolamentoper la determinazione dei criteri di concessionedi contributi a PMI industriali per la partecipazionea mostre e fiereLegge 25 novembre 1986, n. 24 Modifiche alleleggi regionali 1 luglio 1976, n. 22 e 10 aprile1981, n. 6 Disciplina del credito alle impreseartigianeLegge 23 febbraio 1985, n. 3 Contributi agliesercenti il commercio al dettaglio associati esingoliLegge 1 luglio 1976, n. 22 Testo unico delleprovvidenze a favore dell’artigianatoCALABRIALegge 25 agosto 1987, n. 26 Interventi finanziariper favorire la ristrutturazione, l'ammodernamentoattraverso anche l'associazionismoe la cooperazione del sistema distributivoe delle strutture mercantili degli Enti locali:CAMPANIALegge 4 aprile 1995, n. 9 Interventi per favorirel'accesso al credito alle piccole impresecommerciali e di serviziLegge 5 aprile 1993, n. 18 Interventi per latutela e la valorizzazione delle lavorazioni artigianeartistiche tradizionaliLegge 4 maggio 1987, n. 28 Provvidenze per losviluppo e la promozione dell'artigianatoBENEFICIARIPMI industrialiImprese artigiane singole o associate, cooperativeartigiane di garanziaTitolari di esercizi commerciali al dettaglio,piccoli commercianti al dettaglio, cooperativee consorzi di cooperativeAziende artigiane che rientrano nelle categorieindicate ogni anno dalla giunta regionaleBENEFICIARIPMI del commercioBENEFICIARICooperative e consorzi di fidiImprese artigiane, consorzi e società consortilidi imprese artigianeImprese artigiane singole e associateI N E A41LEADER II


parte IIDefinizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIEMILIA ROMAGNALegge 7 dicembre 1994, n. 49 Interventi afavore dell'associazionismo economico e dellacooperazione e per l'assistenza tecnica e laqualità aziendale nel settore del commercioLegge 16 maggio 1994, n. 20 Norme per laqualificazione dell'impresa artigianaBENEFICIARIPMI del commercioImprese artigiane singole e associateFRIULI-VENEZIA GIULIALegge 26 giugno 1995, n. 26 (Capi I-III) Misurea sostegno degli investimenti industriali inRegioneLegge 20 gennaio 1992, n. 2 Disciplina dellaprogrammazione della politica industriale.Nuove norme e provvedimenti di modifica edintegrazione degli strumenti di interventoLegge 27 dicembre 1975, n. 700 e 29 gennaio1986, n. 26 Incentivi per il rilancio dell'economiadelle Province di Trieste e Gorizia - FondoGoriziaLegge 16 gennaio 1973, n. 3 Provvidenze perfavorire la costituzione ed il funzionamento diconsorzi fra piccole imprese industrialiLegge 18 ottobre 1965, n. 21 Istituzione dell'Enteper lo Sviluppo dell'Artigianato nel Friuli-VeneziaGiulia (ESA)LAZIOLegge 21 gennaio 1988, n. 7 Incentivi a consorzidi imprese industriali ed artigiane operantiin insediamenti produttiviPMI industriali e di servizi alla produzionePMI e consorzi di PMIImprese industriali, artigianali, edili, commerciali,turistiche, agricole, e dei serviziCooperative, consorzi, società consortili fraimprese artigiane, di servizi, industriali, commercialiche abbiano come scopo sociale l’esportazionedei prodotti delle imprese consorziatee le attività promozionali per realizzaretale attivitàImprese artigiane, cooperative e consorzi fraimprese artigianeBENEFICIARIC o n s o rzi e cooperative fra imprese industrialie/o artigianeLEADER II42I N E A


Definizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIparte IILegge 7 settembre 1987, n. 51 Agevolazionicontributive e creditizie a favore delle impreseartigiane e loro forme associativeLegge 3 luglio 1986, n. 24 Fondo regionale specialeper la garanzia dei fidi a medio termineLegge 11 giugno 1986, n. 21 Contributi infavore di autotrasportatori artigiani di coseper conto terziLegge 22 aprile 1985, n. 51 Incentivazioni allaassunzione e formazione di giovani nelleimprese artigianeLegge 2 gennaio 1985, n. 2 Costituzione di unfondo speciale regionale a favore delle impresedel Lazio che versano in particolare stato dicrisi:Legge 5 febbraio 1979, n. 13 Costituzione diun fondo speciale per l'assistenza alle impreseartigiane di produzione singole o associate eper il concorso nelle spese per infrastruttureL I G U R I ALegge 20 aprile 1995, n. 29 Incentivi per favorirela costituzione di nuove attività produttiveLegge 9 agosto 1994, n. 43 (art. 12) Sostegnoalla nuova imprenditorialitàLegge 9 agosto 1994, n. 43 (art. 14) Incentiviper diffusione del capitale di rischioLegge 5 luglio 1994, n. 34 Incentivi per laristrutturazione distributiva a favore di impresecommercialiSocietà consortili fra imprese artigiane, impreseartigiane, cooperative artigiane di garanzia,PMI e imprese artigianeImprese artigianeImprese artigianePMIPMI industriali e artigianeBENEFICIARIPMI industriali, commerciali, aziende artigianePMI di produzione e di servizio alla produzione,le imprese artigiane costituite comesocietà di capitale o cooperativa, le personefisiche interessate alla costituzione di unanuova impresa di produzione o di servizio allaproduzionePMI di produzione e di servizio alla produzionee le imprese artigianePiccole imprese operanti nel settore del commercioI N E A43LEADER II


parte IIDefinizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMILegge 14 giugno 1993, n. 28 Incentivi regionaliper favorire lo sviluppo delle imprese artigianedella LiguriaLegge 13 gennaio 1992, n. 2 Interventi perfavorire l'accesso al credito alle piccole emedie imprese commercialiLegge 22 novembre 1991, n. 31 Interventi perlo sviluppo dell'associazionismo economicotra imprese artigianeLegge 22 giugno 1983, n. 25 Incentivi alleoperazioni di leasing per le imprese artigianeLegge 24 marzo 1980, n. 17 Interventi a favoredelle cooperative artigiane di garanziaLegge 6 luglio 1978, n. 38 Garanzie regionalisul credito alle imprese artigianeLOMBARDIALegge 16 dicembre 1996, n. 35 Interventiregionali per lo sviluppo delle imprese minoriLegge 16 dicembre 1996, n. 34 Interventiregionali per agevolare l’accesso al credito alleimprese artigianeMARCHELegge 20 maggio 1997, n. 33 Interventi per losviluppo e la qualificazione dell'artigianatomarchigianoLegge 1 agosto 1989, n. 20 Costituzione delfondo regionale per l 'assistenza finanziaria eper la garanzia dei fidi a breve e medio termineLegge 22 gennaio 1987, n. 11 Interventi finanziariper il commercioImprese artigianePMI commercialiConsorzi, società consortili, associazioni fraimprese artigianeImprese artigiane, consorzi, società consortilifra imprese artigianeImprese artigiane, cooperative artigiane digaranziaImprese artigiane singole o associate o consorziateBENEFICIARIConsorzi di PMIImprese artigianeBENEFICIARIImprese artigiane singole o associate o consorziatePMI e imprese artigianePMI commerciali al dettaglio dei prodotti digenere di largo consumo e della tabella merceologicaVLEADER II44I N E A


Definizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIparte IIM O L I S ELegge 9 agosto 1996, n. 26 Interventi per losviluppo e l'occupazione nelle piccole e medieimpreseLegge 13 febbraio 1995, n. 6 Interventi a favoredella cooperazioneLegge 21 novembre 1988, n. 23 Interventifinanziari a sostegno del settore commercialeLegge 4 settembre 1987, n. 13 Fondo per leimprese in crisiLegge 20 giugno 1981, n. 12 Ulteriori provvidenzea favore dell'artigianatoPIEMONTELegge 9 maggio 1997, n. 21 Norme per lo sviluppoe la qualificazione dell'artigianatoLegge 11 aprile 1995, n. 57Interventi regionaliper lo sviluppo del terziario avanzato. Interventiper favorire l'accesso al credito delle piccolee medie imprese commercialiPROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANOLegge 5 aprile 1995, n. 8 Interventi finanziaridella Provincia autonoma di Bolzano nel settoreindustrialeLegge 15 aprile 1991, n. 9 Costituzione difondi di rotazione per l'incentivazione delleattività economicheBENEFICIARIPMI settore estrattivo, manifatturiero, costruzioniattività di servizi alle produzioni, servizidi informatica e connessi servizi di formazioneprofessionale, servizi di trasferimento tecnologico,e di intermediazione dell’informazione,servizi di consulenza tecnico economicaImprese cooperative e consorzi di qualsiasisettoreImprese commerciali al dettaglio, le cooperativee i loro consorziPMIImprese artigiane singole o associate o consorziateBENEFICIARIImprese artigianePMI commercialiBENEFICIARIImprese industriali, commerciali, artigiane,dei servizi, del turismoImprese commerciali, agricole artigiane, turisticheI N E A45LEADER II


parte IIDefinizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMILegge 13 novembre 1986, n. 27 Credito alcommercioLegge 26 marzo 1982, n. 11 Nuovi incentiviper l'incremento dell'artigianato in Pr o v i n c i adi BolzanoLegge 8 settembre 1981, n. 25 Interventifinanziari della Provincia autonoma di Bolzanonel settore industrialePROVINCIA AUTONOMA DI TRENTOLegge 12 luglio 1993, n. 17 Servizi alle impreseLegge 17 maggio 1991, n. 8 Nuove norme inmateria di agevolazioni al settore commercialeLegge 3 agosto 1987, n. 13 Interventi per losviluppo e la qualificazione dell'artigianatoLegge 3 aprile 1981, n. 4 Provvedimenti organiciper il settore industriale e per la salvaguardiae l'incremento dell'occupazionePMI commerciali, tutte le imprese (indipendentementedalla loro dimensioni che esercitinol’attività di commercio all’ingrosso, rappresentanzacon deposito, spedizione con depositoImprese artigianePMI industrialiBENEFICIARIPMIPMI commercialiImprese artigianeImprese industriali, di servizio per il sistemaproduttivoSARDEGNALegge 15 aprile 1994, n. 15 Nuovi incentiviper le attività industrialiLegge 19 ottobre 1993, n. 51 Provvidenze afavore dell'artigianato sardoLegge 31 ottobre 1991, n. 35 Agevolazioni peril settore commercialeLegge 31 ottobre 1991, n. 35 Interventi per lapromozione commerciale: partecipazione afiere, mostre ed esposizioniPMI manifatturiereImprese artigiane singole o associate o consorziatee i lavoratori che dimostrino di essere inpossesso di qualifica idonea per l’esercizio diun determinata attività artigianaPMI commercialiImprese industriali, artigianali e commercialisingole o conosrziateLEADER II46I N E A


Definizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIparte IILegge 30 aprile 1991, n. 13 Contributo perl'abbattimento del tasso d'interesse sulle anticipazionibancarie per iniziative industrialiLegge 20 giugno 1989, n. 44 Provvedimenti afavore delle piccole e medie imprese industrialiLegge 14 settembre 1987, n. 41 Interventidiretti a favorire il recupero, il riciclaggio e ilriutilizzo di rifiuti soggetti a valorizzazionespecificaLegge 31 maggio 1984, n.26 Concorso interessisu prestiti alle piccole e medie imprese operantinei settori dell’industria, dell’edilizia,della ricercaLegge 24 giugno 1974, n. 268 Piano di rinascitaper la SardegnaSICILIALegge 27 settembre 1995, n. 66 (art. 1) Interventiin favore delle imprese del settore industriale.Integrazioni e modifiche alle leggiregionali 11 maggio 1993, n. 15 e 1¡ settembre1993, n. 25: interventi per l'assestamentofinanziario delle impreseLegge 1 settembre 1993, n. 25 (art. 26) Interventistraordinari per l'occupazione produttivain Sicilia: prestiti partecipativiLegge 1 settembre 1993, n. 25 (art. 38) Interventistraordinari per l'occupazione produttivain Sicilia: interventi per l'artigianatoLegge 1 settembre 1993, n. 25 (art. 43) Interventistraordinari per l 'occupazione produttivain Sicilia: ripianamento situazioni debitoriedelle imprese commercialiPMI industrialiPMI industrialiPMI industriali e imprese artigianePMIPMI industrialiBENEFICIARIPMI industriali e di serviziPMI industriali e di serviziImprese artigianePMI commercialiI N E A47LEADER II


parte IIDefinizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMILegge 11 maggio 1993, n. 15 (art. 32) Interventinei comparti produttivi, altre disposizionidi carattere finanziario e norme per il contenimento,la razionalizzazione e l'acceleramentodella spesa: nuove iniziative industrialiLegge 8 novembre 1988, n. 34 (art. 23) Interventiper lo sviluppo industriale, garanzia sussidiariaLegge 9 maggio 1986, n. 23 (art. 13) Pr o v v i-denze per la piccola e media industria: finanziamentiper l'esecuzione di commesseLegge 6 maggio 1981, n. 96 (Titolo I, capoVIII) Interventi per le piccole e medie impreseindustriali, commerciali e artigiane, nonchéper la cooperazione e la pesca: locazionefinanziaria agevolataLegge 4 agosto 1978, n. 26 Provvedimenti perla razionalizzazione della rete distributiva inSiciliaLegge 20 aprile 1976, n. 38 (art. 16) Pr o v v i-denze per la piccola e media industria: finanziamentiper l 'esecuzione di commesseTOSCANALegge 4 aprile 1995, n. 36 Interventi finanziaria favore dell'artigianato e disciplina dell'associazionismoartigiano di garanziaUMBRIALegge 3 aprile 1997, n. 12 Interventi di agevolazionefinanziaria e per l 'assistenza tecnica afavore delle piccole e medie imprese del commercioe dei serviziLegge 12 marzo 1990, n. 5 Testo unico dell'artigianatoPMI industriali e di serviziImprese industriali e artigianePMI commerciali, turistiche, di serviziPMI appartenenti ai settori di cui ai settoridella delibera CIPE del 31 maggio 1977PMI commercialiPMI industrialiBENEFICIARIImprese artigianaliBENEFICIARIPMI commerciali e di serviziImprese artigiane singole o associate o consorziateLEADER II48I N E A


Definizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIparte IIVALLE D'AOSTALegge 19 agosto 1994, n. 51 Concessione dicontributi per la realizzazione di iniziative perlo sviluppo e il potenziamento delle attivitàartigianaliLegge 30 dicembre 1992, n. 85 Interventi afavore di piccole imprese per la realizzazionedi insediamenti industrialiLegge 24 gennaio 1989, n. 9 Interventi per laqualificazione e lo sviluppo degli insediamentiartigianiLegge 5 marzo 1987, n. 12 Interventi per larealizzazione di iniziative promozionali per lacommercializzazione di prodotti regionaliLegge 30 dicembre 1982, n. 101 Costituzionedi fondi di rotazione per l'artigianato, il commercioe la cooperazioneLegge 6 giugno 1977, n. 41 Provvidenze per l'artigianatoVENETOLegge 14 settembre 1994, n. 45 Interventiurgenti a salvaguardia dell'occupazione nelsettore del commercioLegge 1 settembre 1993, n. 48 Interventi perfinanziamenti agevolati alle imprese artigianeLegge 22 giugno 1993, n. 18 Interventi regionalisul territorio a favore del settore artigianoLegge 28 dicembre 1992, n. 29 Interventi afavore dell'associazionismo economico e dellacooperazione fra piccole e medie imprese delcommercio e dei serviziBENEFICIARIImprese artigiane singole o associatePiccole impreseConsorzi e società consortili artigianeImprese artigiane, industriali, cooperativeproduttrici di beni e serviziImprese artigianeImprese artigiane individuali e collettiveBENEFICIARIPiccole imprese commercialiImprese artigiane, cooperative, consorzi esocietà consortili artigianeImprese artigiane, cooperative, consorzi esocietà consortili artigianePMI, consorzi e società di PMII N E A49LEADER II


parte IIDefinizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIRicerca - Innovazione teconologica- QualitàLEGGI NAZIONALILegge 27 ottobre 1994, n. 598 Conversione inlegge, con modificazioni, del D.L. 29 agosto1994, n. 516 recante provvedimenti finalizzatialla razionalizzazione del debito delle societàper azioni interamente possedute dallo Stato,nonché ulteriori disposizioni concernenti l'E-FIMe altri organismiLegge 5 ottobre 1991, n. 317 Interventi perl'innovazione e lo sviluppo delle piccoleimpreseLegge 17 febbraio 1982, n. 46 (artt. 1-13)Interventi per i settori dell'economia di rilevanzanazionale: agevolazioni per i progetti dicosto inferiore ai 10 miliardiLegge 17 febbraio 1982, n. 46 (art. 4) Interventiper i settori dell'economia di rilevanzanazionale: agevolazioni per i progetti di piccolee medie imprese commissionati a laboratoriesterniBASILICATALegge 20 febbraio 1995, n. 16 Incentivazioneper la certificazione dei beni e servizi e perfavorire il riconoscimento e lo sviluppo deilaboratori di provaCAMPANIALegge 5 luglio 1994, n. 28 Interventi regionaliper lo sviluppo dei sistemi di qualità nelleimprese minoriBENEFICIARIPMI industrialiPMI industriali, commerciali, di servizicostituite anche in forma cooperativa osocietaira, imprese artigiane di produzioneImprese artigiane, imprese del settoreagroalimentare, industriali, consorzi traimprese, società consortiliPMI industriali singole o consorziateBENEFICIARIImprese artigiane e PMIBENEFICIARIPMI industriali e di servizi, imprese artigianedi produzione, consorzi e società consortiliLEADER II50I N E A


Definizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIparte IIEMILIA ROMAGNALegge 15 febbraio 1994, n. 9 Interventi per lapromozione di nuove imprese e per l'innovazioneLegge 3 settembre 1992, n. 37 Interventi dellaRegione Emilia Romagna in materia di qualitànell'artigianato e nella piccola e media impresaPiccole imprese e PMIImprese artigiane di produzione, PMIindustrialiFRIULI-VENEZIA GIULIALegge 26 giugno 1995, n. 26 (Capo II) Misurea sostegno degli investimenti industriali inRegioneLegge 23 luglio 1984, n. 30 (Capo VIII) Provvidenzea favore dell'industria - Interventi per laricerca applicata e l'innovazione tecnologicaPMI industriali e di servizio alla produzioneImprese artigiane e industrialiLAZIOLegge 3 luglio 1986, n. 23 Fondo regionaleper l 'assistenza tecnica e finanziaria a piccolee medie imprese operanti nel LazioImprese artigiane di produzione, PMIindustriali e di serviziLIGURIALegge 9 agosto 1994, n. 43 (art. 8) Incentiviper progetti di ricerca, innovazione produttivae cooperazione interaziendalePMI di produzione, di servizio allaproduzione, imprese artigiane costituite anchein forma cooperativaLOMBARDIALegge 16 dicembre 1996, n. 36 Norme per l'incentivazione,la promozione e la diffusionedell'uso razionale dell'energia, del risparmioenergetico e lo sviluppo delle fonti rinnovabilidi energia e il contenimento dei consumienergeticiTutte le impreseI N E A51LEADER II


parte IIDefinizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMILegge 10 maggio 1990, n. 41 Interventi regionaliper lo sviluppo dei sistemi di qualità nelleimprese minoriLegge 23 aprile 1985, n. 34 Primi interventiregionali per la promozione delle innovazioninel sistema delle imprese minoriPMI, imprese artigianeImprese artigiane, PMIMARCHELegge 8 luglio 1992, n. 26 Interventi regionalia favore delle piccole e medie imprese e delleaziende artigiane per lo sviluppo dei sistemi diqualità, per l 'agevolazione all 'accesso ai servizidi qualificazione e certificazione dei prodottie per interventi di riorganizzazioneLegge 2 giugno 1992, n. 19 (Titolo III) Interventiper il potenziamento e lo sviluppo dell'artigianatomarchigiano - Interventi per favorirel 'innovazionePMI e imprese artigianeImprese artigiane singole o associatePIEMONTELegge 9 maggio 1997, n. 21 (artt. 21-22)Norme per lo sviluppo e la qualificazione dell'artigianato- Sistemi di qualità e certificazioneLegge 1 dicembre 1986, n. 56 Interventi regionaliper la promozione e la diffusione delleinnovazioni tecnologiche nel sistema delleimprese minoriImprese artigiane singole o associatePMI industriali, artigiane e agricolePROVINCIA AUTONOMA DI BOLZANOLegge 20 marzo 1995, n. 7 Incentivazioni nelsettore dei serviziLegge 10 dicembre 1992, n. 44 Interventi dellaProvincia autonoma di Bolzano in favore dellaricerca e dello sviluppo nel settore industrialeImprese di serviziImprese artigianeLEADER II52I N E A


Definizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIparte IISARDEGNALegge 23 agosto 1985, n. 21 Istituzione di unfondo per l 'assistenza alle PMI, in attuazionedell'art. 12 della legge 24 giugno 1974, n. 268PMI industriali e artigiane anche costituite inconsorzi, società consortiliUMBRIALegge 6 agosto 1991, n. 19 Interventi per losviluppo dei sistemi di qualità nelle impreseminoriPMI industriali, artigiane e di serviziVALLE D'AOSTALegge 7 dicembre 1993, n. 84 Interventi regionaliin favore della ricerca, dello sviluppo edella qualità nel settore industrialePMI industriali, di servizi, artigianeVENETOLegge 28 gennaio 1997, n. 3 Interventi regionalia favore della qualità e dell'innovazioneLegge 6 marzo 1984, n. 9 Progetto per il settoresecondario e il mercato del lavoroPMI e imprese artigiane anche costituite inconsorzi, società consortili, cooperativePMI industriali e artigiane e i loro consorziI N E A53LEADER II


parte IIDefinizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIOccupazione, imprenditoria giovanile,imprenditoria femminileLEGGI NAZIONALILegge 19 luglio 1993, n. 236 Promozione dinuove imprese giovanili nel settore dei serviziLegge 25 febbraio 1992, n. 215 Azioni positiveper l'imprenditoria femminileLegge De Vito - Legge 28 febbraio 1986, n. 44Conversione in legge, con modificazioni delD.L. ~30 dicembre 1985, n. 786, recantemisure straordinarie per la promozione e losviluppo della imprenditorialità giovanile nelMezzogiornoDecreto del Ministero del Tesoro 8 novembre1996, n. 591 Regolamento recante criteri emodalità di concessione delle agevolazioni perla promozione di iniziative di lavoro autonomopresentate da soggetti inoccupati e disoccupatiresidenti nei territori di cui all'obiettivo1 dei programmi comunitariABRUZZOLegge 11 settembre 1996, n. 84 Fondo regionaleper il sostegno dell'occupazioneLegge 22 dicembre 1995, n. 143 Interventi perla promozione di nuove imprese e di innovazioneper l 'imprenditoria femminileLegge 14 settembre 1994, n. 61 Fondo regionaleper la incentivazione della occupazionegiovanile e per l'agevolazione della crescitaimprenditorialeBENEFICIARIImprese giovaniliPiccole imprese, società cooperative, società dicapitali e di persone costituite prevalentementeda donneImprese giovaniliSoggetti non occupati residenti in Molise,Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia,SardegnaBENEFICIARIPMI industriali, artigiane e di serviziPiccole imprese, società costituiteprevalentemente da donnePMI formate prevalentemente da giovaniLEADER II54I N E A


Definizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIparte IIBASILICATALegge 29 agosto 1985, n. 32 Interventi straordinaridi sostegno all'occupazione giovanile,con particolare riferimento alla promozione diuna nuova imprenditorialità, allo sviluppo delterziario qualificato ed alla elevazione dellaqualità della vitaCALABRIALegge 30 luglio 1996, n. 18 Interventi per l'attuazionedi progetti socialmente utiliLegge 24 febbraio 1988, n. 2 Interventi perl'accesso dei giovani nel mondo del lavoro e losviluppo dell'occupazioneCAMPANIALegge 31 agosto 1993, n. 28 Interventi a sostegnodi nuove iniziative imprenditoriali e produttivein favore dell'occupazioneEMILIA ROMAGNALegge 25 novembre 1996, n. 45 Misura di politicaregionale del lavoroFRIULI-VENEZIA GIULIALegge 7 agosto 1985, n. 32 Interventi regionalidi politica attiva del lavoroBENEFICIARISocietà e cooperative costituite da giovani;aziende interessate all’assunzione di giovani,giovani diplomati e laureatiBENEFICIARIImprese che intraprendono nuove iniziativeper la produzione di beni o la fornitura diservizi per la fruizione dei beni culturali, ilturismo, l’artigianato, lo sport, l’ambiente, iservizi alla persona e alla manutenzione diopere civili e industrialiCooperative, società e associazioni di giovanidisoccupati; imprese interessate a contratti diformazione lavoro; imprese artigiane cheintendono assumere apprendisti; giovanidiplomati e laureatiBENEFICIARISocietà o cooperative costituite da giovani oda iscritti nelle liste di mobilitàBENEFICIARIPMI delle aree 5bBENEFICIARIPMI, consorzi, associazioniI N E A55LEADER II


parte IIDefinizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMILAZIOLegge 13 dicembre 1986, n. 51 Interventi asostegno dell'imprenditoria femminile dellaRegione LazioLegge 25 luglio 1996, n. 29 Disposizioni regionaliper il sostegno all'occupazioneLIGURIALegge 14 agosto 1995, n. 41 Disposizioni inmateria di promozione occupazionaleLOMBARDIALegge 27 aprile 1991, n. 9 (art. 3) Interventi asostegno dei lavoratori in difficoltà occupazionale.Ricollocazione dei lavoratori in difficoltàoccupazionaleLegge 27 aprile 1991, n. 9 (art. 7) Interventi asostegno dei lavoratori in difficoltà occupazionale.Promozione di attività imprenditoriali.Legge 10 dicembre 1986, n. 68 Interventi asostegno di nuove iniziative imprenditorialigiovaniliLegge 7 agosto 1986, n. 32 Interventi a sostegnodella cooperazione per la salvaguardia el'incremento dei livelli occupazionaliBENEFICIARIPMI costituite da donneImprese costituite da giovaniBENEFICIARIImprese e lavoratoriBENEFICIARIPiccole imprese costituite da lavoratoriammessi all’intervento straordinario dellacassa integrazione guadagni o alle liste dimobilità ai sensi della legge 223/91, da lavoratoriiscritti nelle liste di collocamento; lavoratoridisoccupati ai sensi della legge 1115/68Piccole imprese costituite da lavoratoriammessi all’intervento straordinario dellacassa integrazione guadagni o alle liste dimobilità ai sensi della legge 223/91, da lavoratoriiscritti da più di 12 mesi nella prima classedelle liste di collocamento; lavoratori disoccupatiai sensi della legge 1115/68Nuove imprese giovaniliCooperativeLEADER II56I N E A


Definizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIparte IIMARCHELegge 20 maggio 1997, n. 31 Interventi persostenere e favorire nuova occupazione edistituzione dell'osservatorio regionale sul mercatodel lavoroLegge 8 maggio 1995, n. 24 Promozione e sviluppodell'imprenditorialità ed interventi peril mantenimento dell'occupazionePIEMONTELegge 21 dicembre 1994, n. 67 Interventi perl'inserimento qualificato di giovani disoccupatie di lavoratori in cassa integrazione straordinariao ex dipendenti da aziende in crisi in cooperativegià costituite o di nuova costituzione.Abrogazione della legge 21 giugno 1984, n. 28e successive modifiche e integrazioniLegge 14 giugno 1993, n. 28 Misure straordinarieper incentivare l'occupazione mediantela promozione e il sostegno di nuove iniziativeimprenditoriali e per l'inserimento di nuoviposti di lavoro rivolti a soggetti svantaggiatiProvincia autonoma di TrentoLegge 16 giugno 1983, n. 19 Organizzazionedegli interventi di politica del lavoroPUGLIALegge 27 dicembre 1996, n. 30 Interventi inmateria di lavori socialmente utili e per favorirel'occupazioneSARDEGNALegge 7 giugno 1984, n. 28 Pr o v v e d i m e n t iurgenti per favorire l'occupazioneBENEFICIARIImprese individuali, cooperative, società dipersone, che realizzino progetti socialmenteutili; nuove imprese di giovanili; imprese cheassumano a tempo indeterminatoImprese costituite da giovani inoccupati (18-35 anni), disoccupati di lunga durata, lavoratoriin esubero, donne, emigrati rientrati inRegioneBENEFICIARICooperative formate da soci giovani, personein difficoltà occupazionale, donne o che prevedanonell’arco della durata del progetto unconsistente incremento dell’occupazioneImprese individuali, società di persone,società di capitali, cooperative formate prevalentementeda giovani, lavoratori in mobilità,emigrati piemontesiNuove imprese, cooperative, imprese cheassumano a tempo indeterminatoBENEFICIARIImprese, ditte individuali, cooperativeBENEFICIARISocietà, cooperative composte da giovani e dadonneI N E A57LEADER II


parte IIDefinizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMISICILIALegge 1 settembre 1993, n. 25 (art. 22) Interventistraordinari per l'occupazione produttivain Sicilia: disposizioni a favore dell'imprenditoriagiovanileTOSCANALegge 26 aprile 1993, n. 27 Agevolazioni per lacreazione di nuove imprese a sostegno dell'imprenditoriagiovanileUMBRIALegge 23 marzo 1995, n. 12 Agevolazioni perfavorire l'occupazione giovanile con il sostegnodi nuove iniziative imprenditorialiVALLE D'AOSTALegge 6 febbraio 1995, n. 3 Piano di politicadel lavoro per il triennio 1995-1997.BENEFICIARICooperative, società di perone, società di capitalicostituite da giovaniBENEFICIARIImprese artigiane e imprese “minori” (massimo95 dipendenti) costituite da giovaniBENEFICIARIImprese costituite da giovani, donne e lavoratoriin difficoltà occupazionale, portatori dihandicap o di invaliditàBENEFICIARINuove imprese costituite da lavoratoti iscrittinelle liste di mobilità e disoccupati; impreseche intendano assumereLEADER II58I N E A


Definizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIparte IIAllegato 2Tipologie delleagevolazioniGli interventi nei quali si esplicano leagevolazioni concesse alle imprese possonoessere riassunti in:Contributo in conto capitale: si trattadi un contributo a “fondo perduto”, calcolatoin percentuale delle spese ammissibili,per il quale non è prevista alcunarestituzione di capitale o pagamento diinteressi. Generalmente non sono necessariegaranzie ad eccezione dei casi in cuiè prevista l’erogazione di un anticipo;Contributo in conto esercizio (gestione):corrisponde ad un contributo inconto capitale differenziandosi per l’imposizionefiscale al quale viene assoggettato.Il contributo viene identificato comericavo e tassato nel periodo di competenzae per l’intero importo. Questa tipologiadi agevolazione viene concessa percontribuire alle spese di gestione (personale,viaggi, locazioni immobiliari, ecc.)che i beneficiari devono sostenere a frontedi un determinato progetto;Contributo in conto interessi: v i e n econcesso a fronte della stipula di unfinanziamento a medio e lungo termine.Il contributo viene erogato direttamenteall’istituto finanziatore, il quale se neserve per abbassare il tasso di interesseapplicato al finanziamento dell’impresabeneficiaria. Non vengono richieste particolarigaranzie dall’ente agevolatore perchéviene considerata sufficiente l’esitopositivo dell’istruttoria effettuata dall’istitutofinanziatore;Mutuo agevolato: si tratta di un contributoin conto interessi dove la stipula delfinanziamento e la concessione dell’agevolazioneavvengono contemporaneamente.Il finanziamento viene concessoesclusivamente a condizioni agevolate;Contributo in conto canoni: paragonabilea un contributo in conto interessi, siapplica a un contratto di locazione finanziaria.L’effetto di questa agevolazione èdi abbattere il costo dei canoni a caricodel soggetto beneficiario.Concessione di garanzia: attraverso l’istituzionedi particolari fondi si concedonogaranzie a sostegno, totale o parziale,di finanziamenti a medio lungo terminerichiesti dai beneficiari a fronte di programmidi investimento. La garanzia concessapuò essere di natura integrativa(interviene per rimborsare la perdita presuntadell’ente finanziatore indipendentementedalla conclusione delle procedureesecutive e dall’escussione dei beni) osussidiaria (interviene a conclusionedelle procedure esecutive e per la partedi sua competenza.Bonus fiscale: si tratta di un contributoin conto capitale a tutti gli effetti (compresol’aspetto fiscale) che viene erogatosotto forma di detrazione dall’importospettante dall’ammontare delle varieimposte che l’azienda deve pagare sulproprio conto fiscale.Sgravio fiscale: si tratta della concessionedi un contributo che genera un creditod’imposta.I N E A59LEADER II


parte IIDefinizione e interventi nazionali e comunitaria favore dell’artigianato e delle PMIBibliografia• Bagnasco A., La costruzione sociale del mercato,Bologna, Il Mulino, 1988;• Becattini G.(a cura di), Mercato e forzelocali: il distretto industriale, Bologna, IlMulino, 1987;• Brusco S., Piccole imprese e distretti industriali,Torino, Rosenberg & Sellier, 1989;• Buzzonetti P, Agevolazioni alle piccole emedie imprese, Milano, Buffetti, 1995;• Commissione Europea (1995) Commissionreport on the coordination of activities infavour of SMEs and crafts, Bruxelles, COM(95) 362;• Commissione Europea, Attività a favoredelle PMI e dell’artigianato, 1995;• Commissione Europea, comunicazione agliStati membri CEE 92/213/02;• Commissione Europea, Disciplina comunitariain materia di aiuti di Stato a favore dellepiccole e medie imprese, Gazzetta Ufficiale92/C213/02;• Commissione Europea, Libro Bianco sullacrescita, la competitività e l'occupazione,1993;• Commissione Europea, Programma integratoa favore delle PMI e dell'artigianato, COM94 207;• Commissione Europea, Programma integratoa favore delle PMI e l'artigianato, COM(94) 207;• Commissione Europea, Relazione sul coordinamentodelle attività a favore delle PMI edell'artigianato, COM (95) 362 fin. del8.9.1995;• Commissione Europea, Relazione sul coordinamentodelle attività a favore delle PMI edell’artigianto, COM (95) 362;• Commissione Europea, Sviluppo dellasubfornitura nella Comunità, COM (89)402;• Commissione Europea, Verso un mercatoeuropeo della subfornitura, SEC (91);• EUROSTAT, Les Entreprises en Europe, QuatrièmeRapport, Projet PME, Lussemburgo,Ufficio delle pubblicazioni ufficiali dellaCEE, 1996;• Il Sole 24 ore “Guida pratica ai finanziamentiagevolati per le imprese. Tutti gli incentivinazionali e regionali”, 1997;• INEA, Quaderno Informativo n.4 “Tu r i s m orurale, agriturismo, prodotti alimentari”,INEA, 1996• ISTAT, Classificazione delle attività economicheal 1991;• I S TAT, IRPET, I sistemi locali del lavoro inItalia.1991, Roma, 1994;• Keeble D., Wever E.,(a cura di), New Firmsand Regional Development in Europe,Beckenham, Kent, Croom Helm, 1986;• Osservatorio Europeo, Azioni innovative disviluppo rurale “, AEIDL, 1997;• Osservatorio Europeo, Leader Magazine, n.9e 10, AEIDL, 1995;• Pinder D. (a cura di), Europa occidentale,sfide e cambiamenti, Torino, Giappichelli,1995;• Rullani E., Sistema locale e mercato globale:una risposta, in Becattini G. Vaccà S., (a curadi), Prospettive degli studi di economia epolitica industriale in Italia, Milano, F.Angeli,1994;LEADER II60I N E A

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