04-2011 - Parrocchia di Ascona

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la sanPeriodico della Federazione NazionaleSocietà di San Vincenzo De Paoli 4/2011V incenzoin ItaliaPoste Italiane S.p.A. Spedizione in Abbonamento Postale - D.L. 353/2003 (conv. in L. 26/02/2004 n. 46) Art. 1 comma 2 DCB - Roma■ Il coraggio di prendere decisioni importanti■ Storie di disperazione quotidiana■ Carnevale la Differenza Vale: I bambini giocanoalla solidarietà■ La solitudine della legalità


In copertina:la giunta dellaSan Vincenzoschierata, condietro di sé tuttii vincenziani, inunariproduzionefotograficaispirataall’opera“Il Quarto Stato”di PellizzaLA SAN VINCENZO IN ITALIAPeriodico della Federazione NazionaleSocietà di San Vincenzo De PaoliAnno XXXII - n. 4, aprile 2011Proprietà e Editore:Società di San Vincenzo De PaoliConsiglio Nazionale ItalianoVia della Pigna, 13/a - 00186 RomaDirettore responsabile:Claudia NodariComitato di redazione:Laura Bosio, Gaspare di Maria, Alessandro Floris,Pier Carlo Merlone, Riccardo MancaHanno collaborato alla realizzazione della rivista:Annunziata Rigon Bagarella, Giulia Bandiera, Padre GiuseppeBergesio, Marco Bétemps, Laura Bosio, Mons. LucaBrandolini, Ernesto De Rocchis, Gaspare di Maria, AlessandroFloris, Gianfranco Rufino, Salvatore Lo Tufo, Riccardo Manca,Maria Pia Montiferrari, Irene Natali, Claudia Nodari, ManuelaOrlandi, Jenny Poddana, Elena Rossi, Luca Stefanini, AnnaTaliente, Tiziana Varese, Pia Zambelli BaisRedazione di Roma:Via della Pigna, 13a - 00186 RomaTel. 066796989 - Fax 066789309www.sanvincenzoitalia.ite-mail: nazionale@sanvincenzoitalia.itProgetto editoriale:Marco F. BersaniGrafica fotocomposizione e fotolito:Editrice Italiani nel Mondo srlVicolo dei Granari, 10a - 00186 RomaTel. 0668823225 - Fax 0668136016Stampa:Nuova Editrice Grafica srlVia Colonnello Tommaso Masala, 42 - 00148 RomaTel. 0660201586 - Fax 0665492822e-mail: neg@negeditrice.itRegistrazione:Tribunale di Milano n. 103 del 1.3.1980Una copia € 1,50Contributo ordinario € 10,00Contributo sostenitore € 25,00Versamenti su c/c postale n. 98990005intestato a “La San Vincenzo in Italia”Via della Pigna, 13/a - 00186 RomaChiuso in redazione il 26 aprile 2011Il numero precedente è stato consegnato alle Posteil 13 aprile 20112La San Vincenzo in Italiaaprile 2011Associata USPIUnione StampaPeriodici Italiani✓Sommario3 EditorialeFare del bene per lo spirito di servizio di Claudia Nodari4 Primo pianoCome agnello immolato di Alessandro Floris4 AttualitàImmigrazione e solidarietà di Annunziata Rigon Bagarella8 A tu per tu con il poveroStorie di disperazione quotidiana di Riccardo Manca10 Conosciamo i PresidentiDue chiacchiere con il presidente del Consiglio Centrale di Genovadi Elena Rossi12 Percorsi di promozione vincenzianaCarnevale la Differenza Vale: i bambini giocano alla solidarietàdi Jenny Poddana e Salvatore Lo Tufo14 Esperienze di vita vincenzianaHaiti: microcredito, cambiamento sistematico e ... prudenzadi Marco Bétemps17 Inserto formazione - UN CUORE CHE VEDESulla strada di Gerico: un cuore che vede di Mons. Luca BrandoliniOltre l’emergenza a cura di Alessandro Floris21 La San Vincenzo in Lombardia a cura della Redazione lombarda24 La San Vincenzo in Piemonte e Valle d’Aosta a cura della Redazione piemontese26 La San Vincenzo in Liguria27 La San Vincenzo in Emilia Romagna28 La San Vincenzo in Veneto e Trentino29 SpiritualitàDa Pasqua alla Pentecoste di Padre G.B. Bergesio30 Lo Statuto si raccontaStruttura e territorio: analizziamo l’articolo 3 di Luca Stefanini31 Momenti di vita vincenzianaIl coraggio di prendere decisioni importanti di Laura Bosio32 Spazio giovaniLa solitudine della legalità35 Appuntamenti e notizieAi sensi della legge n. 675/96 (tutela dati personali) si garantisce la massima riservatezza dei datipersonali forniti e la possibilità di richiederne gratuitamente la rettifica o la cancellazione, o di opporsi altrattamento dei dati che li riguardano, scrivendo a:Società di San Vincenzo De Paoli, Via della Pigna, 13/a - 00186 Roma


✓EditorialeFare del beneper spirito di serviziodi Claudia NodariIn un’epoca in cui sembra che la mancanza dei valori sia alla base di tutto, la Società San Vincenzodeve diventare ancora più credibile, rispettosa delle regole e trasparente in tutte le sue attività,interne ed esterne.Per questo motivo desidero richiamare i Vincenziani tutti, ed in particolare le persone che a tutti i livellihanno incarichi, alcuni principi che sono alla base della nostra attività e del nostro Carisma: “fare beneil Bene”, prendendo spunto anche da alcuni regole che già esistono.Per fare ciò è necessario che i Vincenziani mostrino coerenza tra il loro impegno in Conferenza e gli altriambiti in cui operano, dalla famiglia al lavoro, e che il loro servizio sia ispirato dall’amore, dallo spiritodi amicizia, dal totale disinteresse e dalla logica esclusiva del dono.L’essere è per noi più importante del fare: “Essere Vincenziani, non fare San Vincenzo”. CiascunConfratello dovrebbe sentirsi corresponsabile dell’esperienza di carità che sta vivendo.Perché, invece, è così difficile trovare Vincenziani disposti ad assumere incarichi per il bene della nostraSocietà con spirito di sacrificio e di autentico servizio?Da alcuni anni, a qualsiasi livello, non si riesce ad esprimere più di una candidatura e si è fortunati sec’è almeno quella. Certamente un incarico non stravolge la vita personale. Deve essere chiaro però chesolo se l’incarico è inteso come servizio serve ad aiutare i Confratelli a migliorare il loro operato e albene della nostra Associazione.Capita anche che alcuni di noi pensino di essere insostituibili e considerino la San Vincenzo unaproprietà personale; infatti non è difficile trovare nomi di facciata con Vice Presidenti o Confratelliombra che fanno tutto e continuano ad imporsi.Anche questo non è rispettoso del manuale della Società di San Vincenzo che già nel 1887 suggeriva:“non è sempre bene che un’opera cristiana come la Conferenza resti a lungo nelle stesse mani perchécorre il pericolo di personificarsi nei suoi capi”.Il Regolamento della Confederazione Internazionale della Società di san Vincenzo, così si esprime alpunto 3.11 dei Presidenti in quanto dirigenti-servitori: “Seguendo l’esempio di Cristo i Presidenti a tuttii livelli sella Società, hanno il compito di essere dei Dirigenti e, al tempo stesso, dei Servitori”.Il pressapochismo e l’improvvisazione sono nemici della precisione e della correttezza; non ci può esseresuperficialità nelle pratiche e negli adempimenti della vita societaria e nell’approccio alle povertà.Il Vincenziano dovrebbe sapere che la cautela e la prudenza nella gestione delle risorse, unite al rigoreed alla trasparenza, costituiscono una valida testimonianza in una società fondata per lo più su logichedi sopraffazione e dove spesso prevalgono interessi ambigui e poco cristallini.A tale riguardo al punto 3.14, sempre del Regolamento, Uso del denaro e dei beni per i Poveri: “IVincenziani non devono mai dimenticare che far dono del proprio amore, delle proprie capacità e delproprio tempo è più importante che il dono del denaro. Ciò nonostante la Società destina dei mezzifinanziari e materiali per alleviare le difficoltà di coloro che sono nel bisogno. La maggior cura e la piùestrema prudenza, così come la generosità, sono necessarie nella gestione dei fondi della Società. Latesaurizzazione è contraria alla tradizione vincenziana. Le decisioni in merito all’uso dei fondi e deibeni sono prese collegialmente, dopo matura riflessione, alla luce del Vangelo e dei principi vincenziani.Si tiene conto di tutte le somme ricevute e versate. La Società non deve destinare dei fondi ad altreAssociazioni, salvo occasionalmente, a degli altri rami della famiglia Vincenziana, o in casi moltoeccezionali”.Siamo sicuri di rispettare sempre queste indicazioni e di non dimenticarci che ogni nostra risorsa è deifratelli bisognosi?È indispensabile recuperare lo spirito dei nostri Fondatori, spirito di umiltà, di semplicità e di fraternità,ricordando le parole di Federico Ozanam (lettera a Soulacroix n. 38/1841): “Una sola cosa potrebbefermarci e perderci: e sarebbe l’alterazione del nostro spirito iniziale”.■La San Vincenzo in Italiaaprile 20113


culturale e religioso: attraverso un’appropriataeducazione per promuovere la comprensione,la cooperazione ed il rispetto reciproco;la diffusione di un’informazioneobiettiva sulle religioni; il rispetto delle religionida parte dei mezzi di comunicazionesociale affinché ciascuno possa riconoscersinell’immagine che essi rinviano. In tal modola religione non potrà più essere abusata perpromuovere o giustificare l’odio e la violenza”.Era lo spirito del dialogo aperto, alla ricercadella verità, nell’ascolto e nel rispettodi chi aveva una diversa opinione, che animavaFederico Ozanam, così preoccupatodi giungere attraverso questa strada al benedell’uomo.Rileggiamo a questo proposito le parole’’pronunciate da Giovanni Paolo II a Parigi inoccasione della beatificazione di Ozanam.«Il beato Federico Ozanam, apostolo dellacarità, sposo e padre di famiglia esemplare,grande figura del laicato cattolico delXIX secolo, è stato un universitario che haavuto una parte importante nel movimentodelle idee del suo tempo. Studente, professoreeminente prima a Lione e poi alla Sorbonadi Parigi, mira anzitutto alla ricerca ealla comunicazione della verità, nella serenitàe nel rispetto delle convinzioni di coloroche non condividono le sue. Impariamoa difendere le nostre convinzioni senzaodiare i nostri avversari, scriveva, ad amarequanti pensano diversamente da noi, [...]lamentiamoci meno dei nostri tempi e piùdi noi stessi» (9 aprile 1851).■«VOGLIO SOLO UN POSTO AI PIEDI DI CRISTO»di Shahbaz Bhattil mio nome è Shahbaz Bhatti. Sono«Inato in una famiglia cattolica. Miopadre, insegnante in pensione e miamadre, casalimga, mi hanno educatosecondo i valori cristiani e gliinsegnamenti della Bibbia, che hannoinfluenzato la mia infanzia.Fin da bambino ero solito andare inchiesa e trovare profonda ispirazionenegli insegnamenti, nel sacrificio, e nellacrocifissione di Gesù. Fu l’amore di Gesù che miindusse ad offrire i miei servizi alla Chiesa. Lespaventose condizioni in cui versavano i cristiani delPakistan mi sconvolsero.Ricordo un Venerdì di Pasqua quando avevo solotredici anni: ascoltai un sermone sul sacrificio di Gesùper la nostra redenzione e per la salvezza del mondo. Epensai di corrispondere a quel suo amore donandoamore ai nostri fratelli e sorelle, ponendomi al serviziodei cristiani, specialmente dei poveri, dei bisognosi edei perseguitati che vivono in questo paese islamico.Mi è stato richiesto di porre fine alla mia battaglia,ma io ho sempre rifiutato, persino a rischio della miastessa vita. La mia risposta è sempre stata la stessa.Non voglio popolarità, non voglio posizioni di potere.Voglio solo un posto ai piedi di Gesù. Voglio che la miavita, il mio carattere, le mie azioni parlino e dicano chesto seguendo Gesù Cristo. Tale desiderio è così forte inme che mi considererei privilegiato qualora – in questomio battagliero sforzo di aiutare i bisognosi, i poveri, iIn una societàmultietnica emultirazzialeoccorreindividuarepercorsi comuniper elaborareuna strategiacondivisa disolidarietà e digiustizia sociale’’Il testamento spiritualecristiani perseguitati in Pakistan – Gesùvolesse accettare il sacrificio della miavita.Voglio vivere per Cristo e per Lui vogliomorire.Non provo alcuna paura in questopaese. Molte volte gli estremisti hannodesiderato uccidermi, imprigionarmi; mihanno minacciato, perseguitato e hannoterrorizzato la mia famiglia. Io dico che,finché avrò vita, fino al mio ultimo respiro,continuerò a servire Gesù e questa povera,sofferente umanità, i cristiani, i bisognosi, i poveri.Credo che i cristiani del mondo che hanno teso lamano ai musulmani colpiti dalla tragedia del terremotodel 2005 abbiano costruito dei ponti di solidarietà, diamore, di comprensione, di cooperazione e di tolleranzatra le due religioni. Se tali sforzi continueranno sonoconvinto che riusciremo a vincere i cuori e le mentidegli estremisti. Ciò produrrà un cambiamento inpositivo: le genti non si odieranno, non uccideranno nelnome della religione, ma si ameranno le une le altre,porteranno armonia, coltiveranno la pace e lacomprensione in questa regione.Credo che i bisognosi, i poveri, gli orfani, qualunquesia la loro religione, vadano considerati innanzituttocome esseri umani. Penso che quelle persone sianoparte del mio corpo in Cristo, che siano la parteperseguitata e bisognosa del Corpo di Cristo. Se noiportiamo a termine questa missione, allora ci saremoguadagnati un posto ai piedi di Gesù ed io potròguardarLo senza provare vergogna».La San Vincenzo in Italiaaprile 20115


✓AttualitàImmigrazione e solidarietàdi Annunziata Rigon BagarellaImmigrazioneDossier Caritas 2010Una parola chiave: integrazioneSono quasi 4 milioni in Italia glistranieri regolari.Rappresentano il 6,7% dellapopolazione; 1,5 milioni di lavoratori,800mila iscritti ai sindacati.In 500mila lavorano in nero.Molti sono imprenditori.Contribuiscono al Pil per il 9%Sono quasi quattro milioni gliimmigrati regolari in Italia, con unaincidenza del 6,7% sul totale dellapopolazione, leggermente al di sopradella media Ue. È la stima effettuatadalla Caritas italiana e dalla FondazioneMigrantes nel dossier annuale del 2010.I cittadini stranieri nel nostro Paesesono stimati oggi fra i 3.800.000 e i 4milioni, come risulta nel dossier, datoche non è in contrasto con le cifrediffuse dall’Istat (quasi 3 milioni emezzo di presenze) poiché si tieneconto anche delle presenze regolari che,a causa delle procedure burocratichelunghe e complesse, ancora non sonostate registrate nell’anagrafe.Nell’ultimo anno la popolazionestraniera risulta aumentata di circamezzo milione e la comunità stranierapiù grande, addirittura raddoppiatanegli ultimi due anni, è quella romena,che conta 625 mila residenti. Al secondoposto gli albanesi con 402 mila presenzee subito dopo i marocchini a quota 366mila. Mentre intorno alle 150 mila unitàsi collocano le collettività cinese eucraina. con un milione di presenzestimate. Il 62,5% degli immigrati sitrova al nord (oltre 2 milioni), il 25% alcentro (poco meno di un milione) ecirca il 10% nel mezzogiorno (quasimezzo milione).Integrazione è la parola chiave nel rapporto con gli stranieriche ormai sono una realtà consistente nel nostro Paese inquella strada comune che ogni persona percorre per raggiungereobiettivi di convivenza con il “diverso”.Chiariamo, però, che alla base di tutto vi deve essere la conoscenzadella realtà che vivono gli stranieri che secondo i dati dell’ultimorapporto Istat e Caritas Migrantes ammonterebbero acirca cinque milioni sul territorio nazionale.È necessaria, dunque, una visione concreta di ciò che portaspesso ad un rifiuto inconscio di chi ha un colore diverso dellapelle o professa una religione difforme dalla nostra e per questoè lontano dal comune modo di vivere la quotidianità. Per farequesto è sufficiente filtrare tutto ciò che vediamo e ascoltiamoattraverso la fede, che ci rende osservatori privilegiati del contestosociale nel quale siamo chiamati ad operare.Da questo punto di vista, non sono di aiuto i mezzi di comunicazionesociale di massa i quali tendono ad esasperare la presenzadegli stranieri in Italia enfatizzando singoli e isolati episodidi criminalità ad essi riconducibili, creando, quale reazione,forme di intolleranza e pericolose tendenze alla ghettizzazione.D’altro canto la resistenza di alcuni stranieri, presenti anche dalungo tempo in Italia, ad adeguarsi e rispettare le norme di leggevigenti nel nostro Paese non facilita l’accettazione della loro presenza.Non si può che provare rabbia e sconcerto di fronte alle notiziadi quattro bambini Rom che sono morti nel rogo della baraccaabusiva dove vivevano in un campo da essi occupato nei pressidi Roma. Come è potuto accadere, ci chiediamo, nonostantevengono previsti istituti e servizi ad hoc dalla normativa in vigo-6La San Vincenzo in Italiaaprile 2011


✓A tu per tu con il poveroStorie di disperazione quotidianadi Riccardo MancaIn questi ultimi due anni passati a Romaho avuto modo di fare il volontario pressouna mensa all’aperto. Un servizio fatto“per strada” – di solito in un preciso puntovicino a qualche stazione del treno – astretto contatto con la povertà più disperata.Un servizio gestito dalla San Vincenzo, eche a Roma risulta molto diffuso, essendo ilnumero di bisognosi decisamente più altodei luoghi chiusi a disposizione. Non avendomai fatto servizio in una mensa e abituatoalla visita al povero in pieno stile vincenziano(ossia andare nelle case e poter farequattro chiacchiere in tranquillità e riservatezzain un contesto più o meno familiare),le prime volte sono rimasto spiazzato.Mediamente riusciamo a dare un pastocaldo a 100-120 persone, tante delle quali,generalmente immigrati, vediamo una o duevolte e poi mai più, dato che Roma è per lorosolo una città di passaggio. Il risultato èun coro gigantesco di voci, tante personeprovenienti da mezzo mondo con una storiada raccontare. Nelle famiglie che visitiamo eassistiamo la povertà (in senso ampio) sipresenta in genere sotto alcuni aspetti, nellemense invece la povertà si manifesta quasiintegralmente, si ha una visione d’insieme.Mohamed, un dicianovenne del Marocco,racconta «Sono arrivato in Italia 10 mesifa. Prima vivevo a Napoli per fare qualchesoldo e ora ho raggiunto mio zio che vive aRoma. La notte dormo assieme ad altra gentedella mia terra nella stazione di Termini oin quella di Tiburtina, ma devo stare moltoattento a polizia e carabinieri perché non hoil permesso di soggiorno. L’Italia è un grandePaese, con tanto lavoro e tante ricchezze;l’ho visto in tv e tutti nel mio Paese lo dicevano.Perché allora non trovo un lavoro?Voi ragazzi italiani della mia età avete tutto,io invece devo dormire per strada e non possonemmeno comprarmi dei vestiti di marcacome i vostri o avere una bella tv, o la playstationo guidare una bella macchina. Sonolontano dalla mia famiglia e dalla mia casae non vivo meglio, ma non posso tornare,devo diventare ricco prima, la mia famigliasi aspetta questo».Il servizio mensa alle stazioni romane, unesempio di carità portata “in strada”’’Tantepersone,provenientida tutto ilmondo, chehanno unastoria daraccontare’’Una donna, Maria, ci racconta: «Venni inItalia grazie a mia sorella che viveva già daanni qua e che mi aveva trovato un postocome badante presso un’anziana signorache mi aveva offerto vitto e alloggio». Eriuna lavoratrice regolare? «No, mi pagava innero. Ora la signora non c’è più ed io non sodove andare. Mia sorella è andata in Franciacol marito, che ha trovato lavoro là, e ioora sto a casa di un’amica che fra poco mimanderà via perché non riesce a pagare tuttol’affitto e deve dunque dividere la casacon qualcuno che possa permetterselo. Iopurtroppo non trovo nessuno che mi assuma,perché vogliono il permesso di soggiorno,e il mio è scaduto: lo rinnovano solo sehai un lavoro. Sono a Roma di passaggio,sto cercando di andare in Francia anch’ioper raggiungere mia sorella. Grazie perl’aiuto che ci date, un pasto caldo è importante.Per chi come me non ha niente è giàun inizio, ti incoraggia».Invece Bobo è un ragazzo Egiziano. L’hovisto solo due sere, come molti africani chevengono da noi; anche lui era a Roma solodi passaggio. «Voglio provare a chiedere ilpermesso di soggiorno, sono giovane e inforze, posso lavorare. Altrimenti raggiunge-8La San Vincenzo in Italiaaprile 2011


ò al Nord mio fratello. Grazie per questocibo che mi state dando, siete buoni. Dio vibenedica. Grazie davvero». Uno dei volontarigli sorride e gli domanda «Se fossimo venutinoi, a casa tua, in Egitto, a chiedertiqualcosa da mangiare tu cosa avresti fatto?».«Anche io vi avrei dato da mangiare.Mi sarei tolto la veste per darla a voi e viavrei trattato come fratelli. Io ora qua stoper strada e non ho niente, ma non importa,voi mi aiutate, dividete questo vostro cibocon me, questo è importante, io non sonosolo. Siamo fratelli ora».Roberto invece è una vecchia conoscenza,uno degli assistiti che seguiamo da anni.Conosce bene tutti i volontari di vecchia datae tanti degli altri “commensali” e ai trattienesempre a chiacchierare un po’. «Venerdìscorso sono venuto qua da voi e ho scambiatoqualche parola con tutti. Si è fatto tardie quando sono arrivato all’ostello dellaCaritas non c’era più posto per dormire, tuttipresi. Però pazienza. Dovrei fare tutto dicorsa oppure non mangiare direttamenteper andare a fare la fila e magari per nontrovare comunque posto. Invece mi fa piacerepassare da voi. Il piatto di pasta è importanteperché bisogna mangiare ma vengosempre da voi perché mi trovo bene e possofare quattro chiacchiere».«E soprattutto non ci si sente aiutati perpena» interviene Walter, un ragazzo italianoanche lui spesso presente, che sta mangiandovicino a noi. «A Roma ci sono tantepossibilità. Ti basta andare un poco in periferiae trovi tanti locali, pizzerie, fast food esimili che ti danno da mangiare se glielochiedi. Se conosci i posti riesci anche a variareil menù ogni giorno! Basta saper chiedere.Alcuni proprietari di pizzerie mi conosconodi vista ormai e se vado non mi neganomai un pezzo di pizza. Io magari li aiuto’’Ozanaminvitava adandare avisitare iluoghi in cuiabitano ipoveri,toccando conmano la realtàa cuiappartengonoqueste persone’’a buttare la spazzatura o do una sistemataal retro. Certo, è una sciocchezza, però cosìio poso dare una mano a loro come loro aiutanome. Non mi piace ricevere cibo o soldiper pena. Se ho bisogno chiedo, non mi faccioproblemi, non mi vergogno. Però primaosservo lo sguardo delle persone. Se miguardano come per compatirmi, tiro la manoindietro e non voglio niente. Sarò troppoorgoglioso, ma preferisco morire di fame.Vivo per strada e ho pochi soldi, è vero, mami lavo nei bagni pubblici o in qualche casadi accoglienza quando posso e cerco di tenermisempre ordinato perché ho la mia dignitàe quella non me la può togliere nessuno».Ci sono poi diverse persone che arrivanosotto l’effetto di droga o alcool, che riesconoa dire «Buonasera» e abbozzare un sorriso.Quando qualcuno a stento si regge in piedilo si aiuta a sedersi su degli scalini vicini alluogo dove operiamo, gli si offre un pasto, siprova a chiedere quali sono le sue necessità,o anche semplicemente il suo nome. Spessoperò sono persone in stato confusionale,tanto che non riescono nemmeno a parlare.Schiena curva, occhi che fissano il vuoto epasso incerto, portano addosso i segni diuna vita senza alcun agio, buttati sulle banchinedella stazione Termini spesso in unostato di semi-incoscienza. Alcuni li troviamosdraiati in qualche angolo della stazione, copertisolo da qualche logora coperta o da uncartone, incapaci anche solo di alzarsi. Traessi vi sono persone anziane, ma anche giovani;addirittura un ragazzo con sua madre.Ozanam invitava ad andare a visitare lesoffitte dei sobborghi di Parigi per potersirendere conto con i propri occhi della situazione,indescrivibile, in cui vivevano i poveriche aiutavano. Cambiano i luoghi ma l’invitoè sempre quello. Solo toccando con manosi riesce a comprendere la realtà a cui appartengonoqueste persone e le tremendedifficoltà che incontra chi vive per strada.L’invito è anche di raggiungere quel livellodi coscienza che ci permette di relazionarcicon loro dimostrando che li comprendiamo,che sappiamo cosa stanno passando, chesiamo diversi dalla miriade di sconosciutiche ogni giorno passa sfuggente davanti aloro quasi ignorandoli. Quella coscienza checi permette, in due parole, di rispettare laloro dignità. Il pasto resta solo un mezzoper potersi fare loro prossimi. ■I nomi sono di fantasiaLa San Vincenzo in Italiaaprile 20119


glia Vincenziana. Il Coordinamento Regionaledel Piemonte, rappresentato da MassimilianoOrlandi, ci ha donato un ulteriorecontributo per ampliare i servizi ai bambinie le attività presenti in piazza.Sono stati istallati in piazza, per la gioiadi tutti i bambini partecipanti, diversi giochitra i quali due grandi scivoli gonfiabilidell’altezza di 4 tre metri ed altre attrezzaturedi divertimento. Inoltre sono stati presenti3 animatori professionisti che hannointrattenuto con diversi spettacolini, sul temadella solidarietà, i bambini delle famiglieche transitavano nella via centrale dellacittà. Mentre per gli adulti sono stati previstiin piazza spazi di riflessione con materialeillustrativo e con la presenza attiva divolontari.C’è da precisare che il gruppo dei confratellinon era solo composto dalle giovanifamiglie ma diversi confratelli “di lunga datae grande esperienza” provenienti da altreConferenze cittadine hanno portato il loroprezioso ed in alcuni casi indispensabilecontributo.Sul banchetto espositivo, oltre al materialedella Giornata, erano a disposizionediversi gadget (penne, portachiavi, palloncinitutti rigorosamente marchiati San Vincenzo)per catturare l’attenzione dei visitatori.Oltretutto per “gli organizzatori” sonostati predisposte magliette e cappellini, con’’Il clima diamicizia esimpatia cheregna in questaConferenza, hainvaso l’interapiazza cheintorno alleore 16,30 èstatacompletamenteinvasa dagenitori e tantibambini’’il Logo della Società, per essere ben riconoscibilinella piazza e dare un’idea “fresca egiovanile” della Associazione.Il clima di amicizia e simpatia che regnain questa Conferenza, ha invaso l’interapiazza che intorno alle ore 16,30 è statacompletamente invasa da genitori e tantibambini che hanno apprezzato i diversi giochie le ottime frittelle di mele preparatedalla Pro-Loco di Samone. Abbiamo contatopiù di 800 persone in transito, abbiamo distribuito300 panini farciti, 200 succhi difrutta, 200 bibite senza contare i 70 kg dimele usati per le frittelle.La festa inoltre è stata allietata dalla visitadi diversi assessori e dal sindaco della cittàdi Ivrea, dal responsabile della comunicazionedella Fondazione del Carnevale, dalsegretario del Vescovo, Don Luca Pastore,nonché da alcuni esponenti nazionali dellaSan Vincenzo in visita presso la nostra cittàper l’occasione e per far partire “la carovanadelle iniziative”.Abbiamo chiesto ad alcuni presenti cosaè piaciuto di più della Festa. La risposta: “IlSorriso e la Gioia dei piccoli e grandi Vincenziani”.Obiettivo raggiunto, possiamo affermarload alta voce!■Jenny PoddanaPresidente Conferenza FamiglieSalvatore Lo TufoPresidente Acc IvreaLa San Vincenzo in Italiaaprile 201113


✓Esperienze di vita vincenzianaHaiti: microcredito, cambiamentosistematico e ... prudenzadi Marco BétempsQuando si stava studiando come concretizzarea livello di Famiglia VincenzianaInternazionale il ricordo del350° anniversario della morte di San VincenzoDe Paoli e di S.ta Luisa di Marillac, ilConsiglio Generale della Società di San Vincenzoaccettò di buon grado la proposta dellancio di un progetto di Micro-credito adHaiti: notate che Haiti non era ancora statascossa dal terremoto, ma era stata comunquescelta perché uno dei Paesi più poveridella Terra.Un progetto per uno dei paesi più poveridel mondoIL MICRO-CREDITO14La San Vincenzo in Italiaaprile 2011Forse è il caso di spendere due parole perinquadrare il Micro-credito tra le soluzionipiù efficaci per togliere dalla miseria personedei Paesi in via di sviluppo e avviarle all’autosufficienza.Per fugare ogni dubbiosulla sua validità bisogna subito escluderel’applicabilità di questo concetto ai Paesi occidentalie a tutti quelli ad economia capitalisticae consumistica. Letteralmente, infatti,il Micro-credito consiste nell’imprestarepiccole cifre di denaro (si parla di pochi dollari,quindi di pochi euro) che consentono,nella particolare economia dei paesi suddetti,di avviare attività minime come acquistarealcune galline per poter poi venderne leuova, una macchina da cucire per effettuaremini lavori di cucito, ecc. Insisto sul concettoche per noi è difficile immaginare comesi possa trarre da ciò un utile che permettanon solo di vivere, ma necessariamente direstituire ratealmente il prestito ottenuto.Come in tutti i processi, inoltre, si crea il fenomeno“a valanga” che qui per fortuna èvolto al crescere, ossia il modesto ricavo coprenon solo la quota di restituzione, ma addirittural’accensione di un ulteriore Microcreditoe così via. La Famiglia Vincenzianaaveva dunque concordato qual’era l’areageografica dove ricordare concretamente ledue figure fondamentali per la Carità, e anchequale il modo tangibile perché quei poveritra i poveri imparassero a conosceretangibilmente due sorgenti umane della misericordiadivina: San Vincenzo e Santa Luisa.Come si è detto, correva ancora l’anno2009: subito dopo ecco il 12 gennaio 2010.Ad Haiti la terra trema, oltre tre milioni lepersone coinvolte nel disastro e più di trecentomila i morti. Come sempre in similicasi il Consiglio Generale di Parigi della SanVincenzo lancia un appello mondiale e mettea disposizione il circuito dei “Fondi destinatialle catastrofi”. Sono fondi che nonvengono distribuiti “a pioggia” ma a frontedi Progetti ben definiti.Leggendo il resoconto che segue bisognatenere in mente due importanti fattori:● Il primo: da sempre, e recentemente è statoil caso dello Tsunami, di fronte alle catastrofiil CGI ha adottato un atteggiamentodi prudenza e di ponderatezza negli interventi.Viene di fatto spontaneo reagirealle prime notizie drammatiche con generosaimpulsività, salvo poi apprendere checi sono enormi giacenze di aiuti non di-


stribuiti, di duplicazioni di generi di soccorso e carenzedi altri, e così via, per non parlare degli interrogativiricorrenti sull’utilizzo effettivo dei fondi raccolti.Già al tempo dello Tsunami si era elaborato un pianodi interventi articolato in diverse fasi, e il contributodi una fase veniva elargito solamente a fronte delrendiconto del completamento di quella precedente.Così si sono realizzate opere notevoli e sono pureavanzati ancora dei fondi. La stessa politica è stataadottata per Haiti.● Il secondo: avrete sicuramente sentito parlare nell’ambitovincenziano del “Cambiamento Sistemico”.È un tema sviluppato alcuni anni or sono in seno allaFamiglia Vincenziana da un Superiore Generaledei Padri della Missione: P. Maloney. Il concetto è interessantee innovativo e riguarda appunto la modalitàdella forma di aiuto. Esso è stato adottato puredalla Società di San Vincenzo che lo ha posto comepresupposto per l’erogazione di fondi per le catastrofi.Conviene ricordarne le linee essenziali.FINANZIARE UN PROGETTOCriteri di selezione di un Progetto da finanziare: iprogetti che conducono al Cambio Sistemico devonoavere, tra l’altro, le seguenti caratteristiche:1. PartecipazioneSenza la partecipazione dei poveri, nessun progettopuò portare cambiamenti radicali.2. Impatto socialeI progetti devono avere un impatto sociale a lungo termine.Questo impatto sarà possibile solo con l’interventodei vari sistemi che interagiscono in un datoproblema.3. AutosufficienzaI progetti devono essere “autosufficienti”, cioè bisognache, grazie alla loro azione, si promuovala realizzazione di strutture sociali chepermetteranno di cambiare la vita deipoveri e che eviteranno loro di caderenel circolo vizioso della povertà. I progettidi Cambio Sistemico devono continuarecon una dinamica di finanziamentoproprio.4. Effetto moltiplicatoreI progetti di Cambio Sistemico devonoessere riproducibili, ossia devono poteressere adattati a contesti diversi. Questoriguarda sia la spiritualità che le tecnichee le strategie messe in opera nel progetto.5. InnovazioneI progetti di Cambio Sistemico riesconoad operare dei cambiamenti significativisostituendo pratiche tradizionali conpratiche attuali e innovative.6. Corresponsabilità e lavoro in reteUn progetto produce veri cambiamenti nella vita degliesclusi solo se altri ne condividono il concetto e se siriesce a ottenere che vari sistemi interagiscano perraggiungere l’obiettivo comune. Questo implica benintesole istanze statali, ecclesiali, ecc.GLI INTERVENTI NELLE LOCALITÀ TERREMOTATETenendo presente quanto sopra, ecco dunque in sintesiil resoconto pubblicato sul sito Web della ConfederazioneInternazionale San Vincenzo a proposito diHaiti:“Il Cgi, subito dopo il terremoto, ha chiesto alla SanVincenzo degli Stati Uniti di gestire oltre ai fondi raccoltiin proprio sul territorio (1.400.000 $), anche i400.000 $ che il Consiglio Generale Internazionale avevaa quel momento.Il Gruppo Consultivo nominato dal Presidente dellaSan Vincenzo De Paoli degli Stati Uniti ha deciso diconcentrare le risorse nella realizzazione dei seguentiobiettivi:1) per la concessione di Micro-crediti alle famiglie haitiane,400.000 $ comprensivi di 10.000 $ ricevuti perquello scopo dalla Famiglia Vincenziana Internazionale;2) per fornire borse di studio ai bambini delle scuoleelementari e agli studenti delle scuole superiori,250.000 $;3) sviluppare a breve termine missioni;4) sviluppare un piano per ristabilire la Società di SanVincenzo De Paoli ad Haiti;5) sviluppare le relazioni con le altre Ngo per realizzarei punti sopradescritti;6) destinare 150.000 dollari per sei mesi per l’amministrazionee 100.000 dollari per il programma delleLa San Vincenzo in Italiaaprile 201115


16Figlie della Carità per la lotta al colera.Per applicare le regole del CambiamentoSistemico questi sforzi coinvolgeranno glihaitiani e non saranno fatti autonomamente,cioè il lavoro verrà fatto “con” loro e non“a” loro.Sono state assunte due persone in qualitàdi coordinatori come richiesto dalla FamigliaVincenziana Internazionale: sono elementidi grande abilità e talento esperti nellavoro in aree che hanno subito grandi traumi.Con il loro arrivo è iniziato il supportodel Consiglio Nazionale degli Stati Uniti perl’assistenza ad Haiti (settembre del 2010).Nove mesi dopo il sisma le condizioni sulterritorio erano le stesse che c’erano il giornodopo il terremoto. La dimensione dei bisognisuperava di gran lunga quanto previsto.Le pratiche bancarie, l’ottenimento delriconoscimento di Organizzazione no-profite l’approvvigionamento di viveri e di acquasi sono dimostrate molto difficili, come lecomunicazioni e la fornitura di energia elettrica.La banca, le questioni legali e lo spostamentodi merci e servizi sono estremamentecomplessi e costosi.Si sono stabiliti contatti e collaborazionicon le Figlie della Carità, i Padri della Congregazionedella Missione, i membri Haitianidella San vincenzo, altre Ong, i Vescovi diHaiti e il Catholic Relief Services.Poi scoppiò il colera, vennero gli sconvolgimentipolitici e i disordini civili relativi alleelezioni presidenziali. Al momento questoè ancora irrisolto. Tutto ciò ha reso le operazionisul territorio estremamente problematichea tutti i livelli. Oltre 3.700 persone sonomorte a causa del colera e l’epidemia èancora fuori controllo. Più di 171.300 personesono state contagiate.Il governo di Haiti non ha provveduto alminimo sgombero dei detriti, non ha alcundato catastale sulle proprietà coinvolte dalsisma, e ha avuto difficoltà a tenere le stradeaperte e sicure. Ci sono ancora corpi chenon sono stati recuperati. I senza tetto sono1,5 milioni e vivono ancora in tende sullecolline intorno a Port-au-Prince. Le condizioniigieniche sono inesistenti. Le cure medichescarseggiano. La disoccupazione siavvicina al 90% e la stragrande maggioranzadei bambini non ha scuole a loro disposizione.La costruzione di nuove abitazioni èproblematica a causa dell’incapacità del governoa decidere dove mettere i detriti e lemacerie e per la mancanza dell’attrezzaturaLa San Vincenzo in Italiaaprile 2011’’Senza lapartecipazionedei poveri,nessunprogetto puòportarecambiamentiradicali. Iprogettidevono avereun impattosociale alungo termine’’necessaria a spostare tali enormi quantità didetriti.Il Consiglio Nazionale San Vincenzo delCanada ha accettato di unirsi al GruppoConsultivo di Haiti da gennaio 2011.È in previsione la presentazione in questomese di numerose proposte di Micro-creditoda finanziare e si aspettano proposte di borsedi studio agli studenti da diverse scuole.Per il popolo di Haiti questa tragedia èstata un incubo che la maggior parte di noisemplicemente non può immaginare, ma lapopolazione di Haiti è incredibile. Sono pazientie resistenti. C’era già un’opprimentestato di povertà prima del terremoto. È aumentatoin modo esponenziale: circa di 10volte.I fondi della San Vincenzo vanno distribuitinell’ottica del Cambiamento Sistemicoper garantire il successo degli obiettivi e ilperdurare nel tempo del risultato dello sforzocompiuto. Inoltre, per le carenze dellestrutture governative e l’alto livello di corruzione,si deve essere estremamente attentiper garantire che si stiano usando davverosaggiamente i fondi che ci sono stati affidati”.È comprensibile, alla fine della lettura diquesto resoconto, che si resti perplessi sull’entitàeffettiva di quanto realizzato coi fondiraccolti dal CGI. Non dimentichiamo cheil Consiglio Nazionale Italiano ha versato aParigi quasi 140.000 Euro frutto delle offertedei confratelli e consorelle della penisolaper le vittime Haitiane.Forse però, prima di criticare gli altri, bisognerebbeguardare in casa nostra, unostato europeo con un PIL assolutamente incomparabilecon quello di Haiti, ed anchecon strutture amministrative di tutt’altro livello,e constatare che in quanto a terremotie loro strascichi, le cose non sono molto diverseda loro e da noi: quante le macerie cheancora ostruiscono le strade dell’Aquila edei paesi diroccati limitrofi! Era l’aprile del2009, circa nove mesi prima ancora del terremotodi Haiti, ma i cumuli di macerie e lamancata ricostruzione non sono forse attualie comparabili?Allora perché non cambiare metro, e invecedi misurare in metri cubi le ricostruzionieffettuate o le macerie ancora nellestrade, non ci preoccupiamo di una solidarietàpiù consona a noi vincenziani, quelladella carità di prossimità che ci fa chinaresu chi soffre e piange per dirgli la nostra vicinanza,la nostra fratellanza? ■


Inserto formazione - UN CUORE CHE VEDESulla strada di Gerico:un cuore che vedeIl programma del Buon Samaritanodi Mons. Luca Brandolini c.m.*1. «Và, e anche tu fa lo stesso» (Lc 10,37)Così si conclude la nota parabola del Buon Samaritano,suggestiva e “stringente” pagina, esclusiva delvangelo di Luca, unanimemente riconosciuta comel’evangelista dei poveri. Più che un comando si trattadi un vero “mandato” che, mentre risponde all’insidiosadomanda del dottore della legge riguardante il“prossimo”, acquista sulla bocca di Gesù uno spessoreparticolare per chi vuole camminare al suo seguito ediventare discepolo. Un grande Padre della Chiesa hadefinito Gesù “buon samaritano dell’umanità” che, soprattuttoattraverso i gesti che compie, svela – come infiligrana – l’intera sua missione e – prima ancora – lasua identità di “Servo”, che compie le antiche profezie,venuto “per servire e dare la sua vita” per portarela bella notizia della salvezza ai poveri e inaugurare itempi nuovi di una fraternità universale.In questa prospettiva Gesù, come buon Samaritano,diventa per i discepoli “sacramento ed esempio” (SanLeone m.).Noi vincenziani ci sentiamo particolarmente interpellatidalla sua “consegna”, tanto simile a quella analogadella lavanda dei piedi data agli apostoli mentreera a tavola con essi, la vigilia della sua passione. Ungesto che a prima vista sorprende e scandalizza Pietro,ma che poi vi si sottomette quando il Maestro lolega – come condizione – all’“aver parte” a ciò che èsuo (cf. Gv 13,8 ss.), ovvero al suo Mistero di amore edi servizio.Due gesti distinti, attraverso i quali si manifesta ilsenso profondo del grande “mistero dell’incarnazione”,in forza del quale Gesù, amore incarnato di Dio, èconsacrato dallo Spirito, per essere il Salvatore di tuttol’uomo e di tutti gli uomini, particolarmente degliDALLA DEUS CARITAS ESTAttenzione del cuore ecompetenza professionaleIl programma del cristiano – il programma del buon Samaritano, ilprogramma di Gesù – è «un cuore che vede». Questo cuore vede dovec’è bisogno di amore e agisce in modo conseguente.Secondo il modello offerto dalla parabola del buon Samaritano, lacarità cristiana è dapprima semplicemente la risposta a ciò che, in unadeterminata situazione, costituisce la necessità immediata: gli affamatidevono essere saziati, i nudi vestiti, i malati curati in vista della guarigione,i carcerati visitati, ecc.Per questo per il servizio che le persone svolgono per i sofferenti, occorre innanzitutto la competenzaprofessionale: i soccorritori devono essere formati in modo da saper fare la cosa giusta nel modo giusto, assumendopoi l’impegno del proseguimento della cura.La competenza professionale è una prima fondamentale necessità, ma da sola non basta. Si tratta, infatti,di esseri umani, e gli esseri umani necessitano sempre di qualcosa in più di una cura solo tecnicamentecorretta. Hanno bisogno di umanità. Hanno bisogno dell’attenzione del cuore. Perciò, oltre alla preparazioneprofessionale, a tali operatori è necessaria anche, e soprattutto, la «formazione del cuore»: occorre condurlia quell’incontro con Dio in Cristo che susciti in loro l’amore e apra il loro animo all’altro, così che perloro l’amore del prossimo non sia più un comandamento imposto per così dire dall’esterno, ma una conseguenzaderivante dalla loro fede che diventa operante nell’amore (cfr Gal 5, 6).(Benedetto XVI)La San Vincenzo in Italiaaprile 2011IX


ultimi, dei poveri di ogni genere, di quanti sono lesinella loro dignità e nei loro diritti personali.È un dato che va sottolineato perché – come bensappiamo – il mistero dell’incarnazione è il principioispiratore e il criterio orientativo ed esplicativo delpensiero, della spiritualità e delle straordinarie iniziativedi carità scaturite dal cuore di San Vincenzo. Possiamoben dire che egli ha seguito totalmente e congenialità le orme del Buon Samaritano: si è chinatosui poveri, sempre fedele alla “legge stessa dell’incarnazione”che presiede all’intera storia della salvezza ealla stessa pedagogia del Figlio-Servo di Dio fattosiuomo. “Con parole e gesti” cioè intimamente congiunti,nei quali l’amore divino per gli uomini si esprime es’incarna offrendo loro una salvezza integrale.In questa prospettiva, che ci coinvolge e ci chiamain causa come vincenziani, la parabola del Samaritanocontinua ad avere il suo “oggi”.Lo canta – tra l’altro – un noto prefazio del Messaleitaliano che così si esprime:«(Cristo) nella sua vita mortale passòbeneficando e sanando tutti coloroChe erano prigionieri del male.Ancor oggi, come buon Samaritano, viene accantoad ogni uomopiagato nel corpo e nello spirito e versa sulle sue feritel’olio della consolazione e il vino della speranza».(Cf. Prefazio comune, n. VIII).Vuol farlo, concretamente, attraverso lo sguardo, ilcuore, le mani dei discepoli che, conformati a lui conla fede e i sacramenti, per un singolare carisma delloSpirito sono chiamati ad essere l’“icona del buon Samaritano”per i poveri, antichi e nuovi, del nostrotempo.XLa San Vincenzo in Italiaaprile 20112. Poniamoci allora la domanda: come “concretamente”farsi prossimi dei poveri, seguendo Gesù sullastrada di Gerico?La parabola ci spalanca, a riguardo, la porta dell’imitazionee dunque del “fare”; del fare ciò che Luiha fatto e come lo ha fatto Lui, figlio di Dio fattosi“prossimo” agli uomini.- Il samaritano era in viaggio: da Gerusalemme, lacittà santa del Tempio e del culto, a Gerico, la cittàdella concretezza, dell’incontro con i ciechi, i lebbrosi,i pubblicani e peccatori (come Zaccheo).Ci è chiesto anzitutto, perciò, di metterci inviaggio, che è quanto dire di vincere l’indifferenza oggidiffusa; di superare le certezze rassicuranti del comodo,che generano facilmente l’accidia; di uscire dalrecinto del sacro per andare per le strade e i crocicchiovvero nelle case ad incontrare gli uomini; farsi attentiai loro bisogni e rispondere alle loro domande e attese.Questa è la missione! Mi sembra di trovare inquesto dinamismo missionario il senso di quell’“andaree venire” che San Vincenzo proponeva soprattuttoalle Figlie della Carità per farsi “prossime” ai poveri eservirli.- Se si percorrono le strade degli uomini si può correreil pericolo, oggi particolarmente, di farlo in frettae distrattamente assorbiti dai ritmi frenetici del viverequotidiano. È necessario accorgersi, anzi vedere chi cista vicino, ovvero ai margini della strada che percorriamo.Spesso ci si imbatte nella miseria, nel dolore,nella disgrazia…, nonostante il benessere conclamatoo le apparenze contrarie. È indispensabile allora sapersifermare; non però per curiosare, ma per “vedere”più in profondità coloro che ne sono realmentecolpiti e riconoscere in essi il volto anche se sfiguratodi Cristo. Spesso si è miopi, si hanno come delle cataratteche impediscono di andare oltre ciò che appare aprima vista, mentre è necessario farsi attenti. È a partireda questo atteggiamento che si realizzano l’accoglienzae l’ascolto che sono alla base del servizio, anchenella visita a domicilio, quando siamo noi che andiamoa trovare in casa chi soffre o è solo.- Così si diventa capaci di compassione. Attenzioneperò. C’è infatti una compassione che può umiliare ilpovero, perché è una sorta di “commiserazione chescende dall’alto”, fa sentire la distanza e quindi puògenerare disagio e produce reazioni negative anche semalcelate. Il significato biblico della compassione è legatoinvece alla tenerezza, alla condivisione fraterna eoperosa. Esige il “chinarsi” sul povero, tendergli lamano per restituirlo alla sua dignità di persona; farsicarico delle sue sofferenze, come ha fatto Cristo, ilServo di Dio e degli uomini.- È alla luce di questa compassione, non identificabilecon la semplice solidarietà umana ma, come ricordaSan Paolo (cf. Fil 2,9 ss.), con la “comunione” divita, che si comprende a pieno l’altra espressione della


Inserto formazione - UN CUORE CHE VEDEparabola: (il samaritano) si prese cura di quel malcapitato,gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino.La tradizione patristica, testimoniata tra l’altro dalprefazio appena citato, ha parlato e parla di “olio dellaconsolazione” e di “vino della speranza”. Parole nellequali è facile riconoscere la pedagogia, ovvero lo “stile”adottato da Gesù nella sua missione salvifica e cioè“con parole e gesti strettamente congiunti” (cf. DeiVerbum 2).Le parole della consolazione sono quelle che si dicononon soltanto per sollevare e confortare umanamente,ma che scaturiscono dalla presenza (in chi lepronuncia) del “Consolatore” cioè dello Spirito; Amoreche il Signore riversa nel cuore dei discepoli (cf.Rom 5,5) e li muove ad agire. Ci sono poi i gesti cheaprono alla speranza, perché orientati alla promozionedi tutta la persona e dunque allo sviluppo integralecapace di schiudere ad un futuro migliore nelle condizionidi una vita globale e piena. In questo modo ci siprende cura di tutto l’uomo. Anche in ciò San Vincenzoè maestro e testimone.Nella Caritas in veritate, facendo eco a quanto giàscritto nella prima enciclica (Deus caritas est), BenedettoXVI afferma, rifacendosi tra l’altro alla Populorumprogressio di Paolo VI, che è lo “sviluppo” il nuovonome della carità e ribadisce che questo non puòridursi alla semplice crescita economica; per esserevero e soprattutto integrale deve promuovere tuttol’uomo.- La parabola si conclude con un’annotazione dinon poca rilevanza: afferma che il samaritano, dopoaver prestato al malcapitato le cure – per così dire –della “emergenza”, dopo averlo caricato sul suo giumento,lo condusse in un albergo. E non lo lasciò senon dopo aver pagato due preziosi danari e aver assicuratol’albergatore che gli avrebbe dato il resto “alsuo ritorno”.Queste parole meriterebbero un’approfondita riflessioneperché evocano espressioni presenti nel Vangeloricche di suggestioni e di stimoli con riferimento ancheall’escatologia (cf. Mt 25). Qui basterà un cennoall’albergo, nel quale la tradizione patristica ha vistoun’ “icona” della Chiesa, e più precisamente della comunitàcristiana. Solo in questa la cura dei poveri puòessere assicurata in forme stabili e in strutture permanenti,che coinvolgono tutti e soprattutto consentonoagli stessi poveri di diventare “soggetti” nella comunitàe non semplicemente destinatari di un servizio diassistenza.Anche sotto questo profilo San Vincenzo ha moltoda insegnarci!Ci affidiamo dunque alla sua intercessione per chiedereal nostro Salvatore – come spesso egli faceva altermine delle sue conferenze ai Missionari e alle Figliedella Carità – che ci renda capaci di fare come ha fattolui: di spenderci totalmente per i poveri con quel serviziosemplice, umile, mite e operoso che rende partecipidella “benedizione” divina che fa felici già in questavita e beati per l’eternità.*Vescovo emerito di Sora-Aquino-PontecorvoAttenzione del cuore e competenza professionale nell’azione vincenzianaOltre l’emergenzaAlcuni appunti di metodologia per un corretto approccioalle povertà nelle Conferenze vincenzianea cura di Alessandro FlorisSpesso noi vincenziani ci interroghiamo su qualeapproccio avere con le persone e le famiglie chechiedono il nostro aiuto in un momento di difficoltà;quale rapporto stabilire con loro; come svilupparela relazione di aiuto; come andare oltre la fasedell’emergenza, del “pronto soccorso” della carità;quali scelte fare per aiutarle a superare la condizionedi povertà; come trasmettere loro i valori nei qualicrediamo.Da questo numero vogliamo proporvi alcune indicazionimetodologiche per un corretto percorso di approcciodelle povertà: dal momento, infatti, in cui civiene segnalata o scopriamo una situazione di povertàLa San Vincenzo in Italiaaprile 2011XI


Inserto formazione - UN CUORE CHE VEDEda soccorrere, o si presenta alla nostra Conferenzauna persona che ha bisogno di aiuto,dobbiamo seguireun percorso chiaro, fatto di tappe ben delineate.Non bisogna lasciarsi vincere dalla fretta, dall’eccessodi zelo, dall’urgenza del fare, per non cadere nell’improvvisazionee nel pressappochismo, che sonocompagne della superficialità e nemiche del bene.La visita al domicilio o l’incontro con la personacostituisce la prima, fondamentale tappa e l’iniziodel cammino di condivisione.L’incontro con la persona povera (soprattutto, manon solo, attraverso la visita al suo domicilio) costituiscela peculiarità più preziosa della nostra missione,per la miniera di informazioni che essa consente diraccogliere, per gli indizi, i segni, a volte impercettibili,di situazioni anomale, per l’opportunità che offre dicreare un clima di fraternità e di confidenza, una consuetudineall’incontro e al dialogo, per gli elementipreziosi che fornisce perorientare l’azione dellaConferenza, sia quando siviene a conoscenza dellasituazione di povertà, sianel procedere del percorsodella Conferenza conle persone in difficoltà.Occorre avere pazienza,perché non si può avereun quadro definito dellasituazione e disporre ditutti gli elementi in tempibrevissimi. Spesso inoltreè necessario superare atteggiamentidi diffidenza,di sospetto, di paura, dichiusura.Per questo bisogna compiere passo dopo passo,con prudenza, per poter valutare con serenità e assumerele decisioni più giuste e individuare il percorsopiù idoneo da compiere con la persona o famiglia indifficoltà.Nell’incontro con la persona o la famiglia in difficoltà,attraverso l’indispensabile visita al domicilio,occorre avere ben presenti alcuni elementi essenziali.a) Uno sguardo d’insieme- Imparare a cogliere nelle visite e negli incontri glielementi essenziali senza fermarsi troppo sui particolari,evitando ogni inutile speculazione;- Le impressioni sono importanti ma non devono diventarecriterio di valutazione e su di esse non si devecostruire alcun giudizio (che sarebbe un pregiudizio);- È importante allenarsi a cogliere con obiettività nonsolo ciò che appare con evidenza negativo, ma ancheXIILa San Vincenzo in Italiaaprile 2011e soprattutto gli aspetti e gli atteggiamenti positivi,forse meno chiari, ma su cui si può costruire un percorsodi recupero e di crescita.b) Un approccio diversificato e responsabileLe nostre Conferenze devono prendere sempre piùcoscienza che viviamo in una realtà complessa, multietnicae multireligiosa, che richiede un approccio diversificatosia rispetto alle varie tipologie di povertà(povertà materiali, solitudine, povertà di e da salute,problemi relazionali, disagio dei minori) sia alle persone(per ex. tossicodipendenti, alcoolisti, carcerati edex, immigrati terzomondiali o persone di religionenon cattolica, etc) ed esige l’assunzione di atteggiamentie comportamenti rispettosi della diversità, talvoltaanche culturale, razziale e religiosa.È importante perciò, per esempio, conoscere la legislazionesociale del nostro Paese e della Regione diappartenenza, le Politiche sociali del Comune, i progettie le iniziative promosseda Enti pubblicie realtà private; ma anchela portata e la diffusionenel territoriodi fenomeni di rilevanzasociale: pensiamoal problema dellaprostituzione, dell’usura,della violenza suiminori, per citare alcuniesempi: si tratta disituazioni delicatissimenelle quali possiamosvolgere un ruoloimportante, ma che richiedonoprudenza, attenzione;ma ancheusi, costumi, tradizioni, caratteristiche geo-politicheed economiche del Paese di appartenenza dell’immigratoche si rivolge alla nostra Conferenza,La conoscenza è indispensabile per capire come laConferenza può affiancarsi alla persona in difficoltà.La conoscenza è un atto d’amoreSin dalla prima visita o dal primo incontro occorreessere inoltre consapevoli dei rischi e delle difficoltàche si possono incontrare, per valutare i limiti dell’azioneche la Conferenza deciderà di intraprendere econsiderare con attenzione quali passi ulteriori compiere,se si è in grado di farli, quali collaborazioni occorresubito attivare. Eventualmente riflettere anchesull’opportunità di segnalare il caso ad un’associazioneo ad un Ente specializzato, pur continuando magaria farsi carico di alcune necessità evidenziate. ■(continua)


spazio regioniLA SAN VINCENZO INa cura della Redazione lombardaLOMBARDIALa formazione della Federazione nazionale lombarda«AUMENTO DELLE COMPETENZEPER UNA RELAZIONE PIÙ EFFICACE»Sabato 29 gennaio si è concluso il corso di formazione«Aumento delle competenze per unarelazione più efficace» iniziato sabato 2 ottobre2010.La motivazione che ha spinto il Comitato direttivoad organizzare questo corso è stata quella di attuarele linee programmatiche che la Presidente AngelaToia aveva inserito nel suo programma.Dopo un’attenta lettura della situazione ci siamo resisubito conto che dovevamo iniziare il programmapartendo dai presidenti di Consiglio Centrale e tutticoloro che fanno parte degli Uffici di Presidenza.Abbiamo scelto di fare prima una formazione tecnica(conoscenza del Welfare e sue leggi) e poi, aconclusione, una formazione prettamente vincenziana.Il corso è stato strutturato in un incontro residenzialedi 2 giorni ed altri 3 di una giornata. Lapartecipazione è stata in media di circa 60 persone,con un picco di 120 che hanno ascoltato la relazionetenuta dal Prof. Lizzola.I partecipanti hanno dimostrato di gradire quantoesposto dai vari relatori che si sono susseguiti. Diseguito riportiamo i nomi dei relatori e i titoli delleloro relazioni, con un breve cenno di quanto da lorospiegato (come flash, per ragioni di spazio), per dareun’idea più puntuale dell’iniziativa ma anche perconsentire a chi, non presente, fosse interessato asingole parti di farci richieste mirate di approfondimento.Chi volesse ricevere le relazioni integrali può richiederlealla Segreteria della Federazione RegionaleLombarda - 02/56.81.00.17mail: sanvincenzo@tiscali.it.INQUADRAMENTO REGIONALE DEL-LE POVERTÀ (NUMERI, SOGGETTI,SCENARI FUTURI)Relazione a cura di: Dott. Luca PesentiDirettore dell’Osservatorio Regionale dell’EsclusioneSociale della Regione LombardiaSinteticamente in Lombardia c’è una presenza di133 mila famiglie in condizioni di povertà assoluta,pari a circa 342 mila individui. Si assiste ad un aumentosempre crescente dell’intensità di povertà edad un peggioramento delle famiglie già in condizionidi povertà. Fra i profili familiari che hanno un rischiodi povertà più elevato rispetto alla mediaspiccano in particolar modo: gli anziani che vivonosoli; le famiglie numerose; le famiglie con capo famigliagiovane (meno di 34 anni) o anziano (più di65 anni); le famiglie dove il capofamiglia ha unbasso livello di istruzione, è disoccupato o se lavorafa l’operaio; le famiglie dove nessun componentelavora; le famiglie che vivono in un’abitazione inaffitto.APPLICAZIONE DELLE LEGGE 3/2008– MODELLO DI WELFARERelazione a cura di: dott. Benvenuto GambaResponsabile Servizi Sociali e Uffici di Piano dellaProvincia di BergamoLe sfide dalle quali dipende l’autenticità delle relazionitra le persone sono:• Le trasformazioni demografiche – invecchiamento,denatalità e migrazione – che non riguardanosolo gli individui ma investono i legami e le relazionie cambiano sostanzialmente i profili dellefamiglie, delle forme di lavoro e del modo di concepirela salute;• La necessità di dare stabilità alle forme sociali attraversoil superamento della condizione di “liquidità”che caratterizza le relazioni personali e istituzionalidel nostro quotidiano e che favorisce ildisimpegno e non la solidarietà;• La coesione sociale, che richiede legami tra le diversecomponenti della società e un patto generazionaledi lungo periodo;• Il recupero di un ruolo forte della politica intesanon come esercizio di partito, ma come luogo digovernance partecipata e condivisa che permettadi superare il rischio di deriva e di consegna al liberomercato dei diritti essenziali delle persone;• Porre attenzione e rimedio al fatto che la gradualema sistematica soppressione o riduzione dell’assicurazionepubblica, garantita dallo Stato control’insuccesso e la cattiva sorte individuali, mina lefondamenta della solidarietà sociale. La parolacomunità, nell’era delle relazioni liquide, delle retiche facilitano il disimpegno e la non fedeltà attraversoconnessioni e disconnessioni facili e casuali,rischia di essere vuota;• La necessità di superare la tendenza ad un pensierodebole e ad una progettazione di breve periodo,che produce vite frammentate, dinamiche espulsivee abbandoniche e di conseguenza una moltiplicazionedi “scarti umani” (coloro che non reggonoi tempi della modernità…);• Il superamento dell’individualismo radicale che lasocietà liquida promuove. La virtù più utile agliinteressi dell’individuo, secondo la società liquida,non è la conformità alle norme, ma la flessibilità:la capacità di cambiare repentinamente e utilitaristicamentetattiche e stile, ad abbandonareimpegni e lealtà senza rimpianti e cogliere le op-La San Vincenzo in Italiaaprile 201121


portunità a seconda delledisponibilità del momento,piuttosto che seguire le preferenzeconsolidate neltempo;• Tener conto che la programmazionedelle politichesociali oggi non puòessere fatta solo “all’ombradel proprio campanile”, matenendo conto che la nostraquotidianità si caratterizzain termini di globale.• Serve passare da un welfaredei diritti al welfare delleresponsabilità: non solo rispostaa bisogni, ma promozionedi partecipazionedei cittadini alla costruzione della risposta.PIANI DI ZONA (ASSEMBLEA DEI SINDACI,UFFICIO DI PIANO, TAVOLI DI PROGRAM-MAZIONE)Relazione di: dott. Gianantonio FarinottiResponsabile Uffici di Piano della Provincia di BergamoIl Piano di Zona (PDZ) è lo strumento principe di chiopera nel nostro settore; é una sorta di piano regolatore delsociale di un determinato territorio caratterizzato, seguendol’analogia con l’urbanistica, da una “vision”, da obiettividi sistema, da risorse.In sintesi, i tre elementi che costituiscono l’ossatura delPiano di Zona sono:• L’Assemblea dei Sindaci: è il luogo dove si situa lascelta delle strategie, dove si colloca il discorso propriamentepolitico.• L’Ufficio di Piano: è il luogo dove si imposta la traduzionein pratica delle scelte dell’Assemblea dei Sindaci.• I Tavoli di Programmazione: sono i luoghi dove si collocail coinvolgimento del territorio, di coloro i quali possonoessere chiamati in un certo modo le “sentinelle delbisogno“. Per rendere proficui i tavoli occorre metodo(che significa anche continuità); ciò che di solito funzionaè un mix tra “vedersi per approfondire” e “vedersi perconcretizzare”, a metà strada tra teoria e prassi, idea eazione, in modo tale da evitare tavoli che discutono solamenteo tavoli che sono troppo “praticoni”.Le tre caratteristiche del Piano di Zona sono:La “Vision”Occorre averla. Non è scontato, bisogna lavorarci duramente.Quella proposta dal relatore si rapporta con unwelfare personalista e comunitario. Dietro questo tipo divisione ci stanno due capisaldi.La persona, con quattro valenze: dignità (la persona èsempre un fine); diversità (la persona é unica); dialogicità(la persona è relazione); generatività (la persona trascendeda sé in senso orizzontale e verticale).La comunità, collegata essenzialmente al bene comune ea ciò che questo sottende.22La San Vincenzo in Italiaaprile 2011LA SAN VINCENZO INa cura della Redazione lombardaLOMBARDIAMERITI E LIMITI DELLA LEGGE 3/08Relazione a cura di: dott. Marco PietripaoliDirettore Ciessevi di MilanoDalla L.r. 1/86 alla L.r. 3/08. Cosa è cambiato:L.r. 1/86 L.r. 3/08Organizzazione didettaglio maframmentaria dellestruttureIndividuazionenormativa dellestrutture e dei serviziDisciplina delleprocedure diAutorizzazione alfunzionamentoProgrammazionecentralizzataGestione pubblica deiservizi con facoltà diaffidamento a terziLimitata sussidiarietàverticaleRiconoscimento delruolo del VolontariatoOrganizzazione della reteintegrata degli interventi e deiservizi in ambito sociale esocio-sanitarioRete aperta allasperimentazione e allaprogrammazione locale:promozione da parte deiComuni di sperimentazione inambito localeAutorizzazione eaccreditamento per le strutturesocio-sanitarie e per quellesociali, rafforzamento dellavigilanza e del controlloProgrammazione decentrata deiPDZ, rafforzamento del ruoloprogrammatorio dei Comuninel sociale e delle ASL nelsocio-sanitarioAccreditamento comecondizione per accedere alFondo Sanitario Nazionale;promozione dellecollaborazioni pubblico-privatoAccentuata sussidiarietàverticale e orizzontaleAffermazione del Terzo Settorecome soggetto attivo dellaprogrammazione


WELFARE MIX. SCENARI DI WELFARE. VEC-CHI–NUOVI AMBITI DA INTRAPRENDERERelazione a cura di: Alessandro GiussaniDirettore Consorzio Cooperative Sociali- Il settore assistenziale: povertà e nuove disuguaglianze(madri sole, stranieri con difficoltà di integrazione, difficoltàeconomiche transitorie anche in ceto medio ed etàavanzata, “curare chi cura”, non autosufficienti e “dopo dinoi”), nuova qualità (servizi ad alta professionalità integrantile dimissioni protette, assistenza integrata, reti integratedi servizi, attivazione di capitale e reti sociali sul territorio),nuove figure “intermedie” da riportare alle logichedi sussidiarietà/comunità (badanti, amministratori disostegno).- Il settore sanitario: diversa articolazione dei bisogni socio-sanitari(psichiatria, dipendenze, disturbi alimentari),accessibilità a servizi territoriali (poliambulatori dentistici,riabilitativi), “ospedalizzazione” di comunità (degenzapost, hospice).- Il settore previdenziale: sviluppare schemi mutualistici;sviluppare forme di patronato, assicurazioni, previdenzaintegrativa.- Il tema dell’abitare come tema “trasversale”: sviluppolocale, abitazione, programmazione e sostenibilità urbana,housing sociale, energie alternative.- Il settore delle politiche del lavoro: il grande esempiodella cooperazione sociale di inserimento lavorativo, maanche l’integrazione A/B in servizi all’impiego e inclusionesociale (oltre che lavorativa).- Il settore della educazione e della cultura: le scuole (aresponsabilità sociale e quindi mutualità allargata + sviluppodi comunità e non solo mutualità tra genitori); il turismoeducativo-culturale-sociale; l’educazione cooperativa;l’interculturalità…- L’ambito della famiglia: soggetto attivo da affiancare maanche attrezzare (informazioni, orientamento, affiancamento,coinvolgimento, auto-organizzazione, sostegno,patronati, ecc).- L’ambito della detenzione e del carcere- Le politiche giovanili- La coesione sociale- L’Europa- La finanza e l’accesso al creditoVECCHIE E NUOVE RETI (LA RETE, LE RE-LAZIONI DI QUARTIERE, L’ESEMPIO DI SVI-LUPPO ALTERNATIVO)Relazione a cura di: dott.ssa Francesca FornoDipartimento di Scienze del linguaggio e della comunicazionee degli studi culturali dell’Università di BergamoCome capitale sociale si intende il tessuto di relazioni dicui è dotata una determinata società, una sorta di benepubblico di cui usufruisce l’insieme dei partecipanti. Il capitalesociale permette la “reciprocità sociale”, garantendola coesione sociale e quindi rendendo possibile la stessa società.La società di oggiI tessuti sociali a maglie larghe caratterizzano le societàcontemporanee. Le maglie larghe lasciano all’individuomaggiori margini di libertà, ma contengono in sé anchemaggiori pericoli di isolamento e di frammentazione sociale.La società di ieriI tessuti sociali a maglie strette caratterizzano i contesti socialitradizionali in cui prevale lo spirito di collettività. Inquesti contesti l’individuo è sicuramente più limitato nellasua azione ma è protetto dai legami di solidarietà.VECCHIE POVERTÀ – NUOVE POVERTÀ –POVERTÀ NASCOSTERelazione a cura di: Prof. Ivo LizzolaPreside della Facoltà di Scienze della Formazione dell’Universitàdegli Studi di BergamoLa relazione del Prof. Lizzola non è praticamente traducibilein pochi flash.L’unico modo perusufruire appieno dell’arricchimentoche haofferto, unanimementericonosciuto da chil’ha sentita, è ascoltarladal Dvd su cui èstata registrata.Questa relazione haconcluso la parte tecnicadella nostra formazione;la parte prettamentevincenzianavi verrà proposta nelprossimo numero delgiornale insieme adalcune testimonianzedei partecipanti.Anna TalienteLa San Vincenzo in Italia 23aprile 2011


24La San Vincenzo in Italiaaprile 2011LA SAN VINCENZO INa cura della Redazione piemonteseALESSANDRIA – La quotidianità al servizio dei poveriERA IL 10 GENNAIO 1853Una fredda giornata, quel10 gennaio 1853, i ramidegli alberi ricamati dallabrina scesa nella notte, itetti delle case imbiancati,sembrava avesse nevicato.Attraversa la piazza conpasso frettoloso, versol’abitazione del ReverendoCanonico don AgostinoCova. È il capitanoFrancesco Faa di Bruno,(poi diventato sacerdote efondatore di un ordinereligioso chiamato: SuoreMinime di Nostra Signoradel Suffragio).Nell’abitazione delCanonico Cova lo attendonoaltri amici per dar vita,insieme, alla primaConferenza di San Vincenzoin Alessandria, come silegge dal verbale difondazione: “per fondaresotto gli auspici di MariaSantissima e dell’apostolodella Carità San VincenzoDe Paoli, una Conferenza dital nome”. Durante unviaggio a Parigi, FrancescoFaa di Bruno incontròFederico Ozanam e fuprofondamente colpito daquel modo nuovo erivoluzionario di esercitarela Carità, una Carità non piùelemosiniera, come era inuso in quel tempo, ma unaCarità di incontro e dicondivisione dellesofferenze dei poveri.Tornato, il 10 gennaio 1853fondò la prima ConferenzaAlessandrina. Vi è un dettoche così recita: “l’Evento èla nota, il percorsol’orchestra”. Da quella notainiziò a comporsi unagrande orchestra, non distrumenti musicali, ma dicuori e di mani, di tantiConfratelli e Consorelle cheda quel gennaio 1853 adoggi portano scrittonell’identità Vincenziana lacausa del povero nellacondivisione della suacondizione. Nonnascondiamo le tantedifficoltà, la sofferenza perle situazioni che abbiamovisto dissolversi senza unriscontro positivo. Masoprattutto l’impotenza,riscontrata di fronte a certecattedrali del dolore, coronedi spine, laceranti l’anima eil corpo. Se tanto dolore cirattrista, ci consola lacertezza che, nella faticosaavventura della Carità, nonsiamo soli, i nostriFondatori sono con noi, tuttigiorni, compagni di viaggio,per portare a chi ha sempremeno speranza e non osapiù sperare, il gusto e ilsenso di una nuova vita davivere. In questi 155 anni cihanno accompagnati, IlTempo e la Parola.Il Tempo. Non un tempovuoto, ma abitato dallaspiritualità e dedicato alservizio presso i poveri.Perché i poveri hannobisogno del nostro tempo,perché non perdanol’autostima e si chiudano inse stessi, ma si sentanoaccolti, amati e rispettati.La Parola. Non un parlarevuoto, un linguaggio muto,ma la Parola consolatrice.La Parola di Gesù. Tantevolte, di fronte a situazionidrammatiche dove i nostrimezzi risultavanoinsufficienti, ecco la parolache nasce dalla sapienza delcuore e si fa sorella ecompagna: “Non ho risposteper i tuoi problemi, sonotroppo grandi, posso peròascoltarli e dividerli con te.Non posso cambiare il tuopassato, però quanto serveal tuo presente sarò vicino ate, non posso cancellare latua sofferenza, posso peròcondividerla con te. Non èPIEMONTE E VALLE D’AOSTAuna gran cosa, però, sonotutto quello che posso essereper te”. La parola che sitrasforma in dialogo, e solonel dialogo possiamogenerare frutti. In questi 155anni tanti fiori sono natidalle macerie di tanteesistenze. L’essereVincenziani è anche questo.Vivere la quotidianità nelservizio ai poveri,costruendola giorno pergiorno con attenzione ezelo.Quanta stanchezza dopo unagiornata di accoglienza,stressante, piena dicondizionamenti, di veritànon dette, di silenzi pieni dirumore, di linguaggi chevanno corretti. Alla fine diqueste giornate pesanti efaticose, siamo lieti, perchetutte le volte che abbiamocercato di amare,donandoci, siamo statistrumenti di Dio. Come inostri Fondatori.In questi giorni di festagrande per la nostra SanVincenzo Alessandrina traBIELLA – Un consiglio centrale si raccontaTANTE NUOVE INIZIATIVERICCHE DI CARITÀLuciano Gandini da maggio 2010 è il nostro nuovoPresidente; egli succede a Giovanni Grandieri, alquale va tutto il nostro grazie per il lavoro svolto duranteil suo mandato. Luciano è affiancato da un Ufficio diPresidenza composto da sette confratelli che loaiuteranno nel cammino al servizio dei poveri del nostroterritorio. Siamo lieti di condividere, con gli altri ConsigliCentrali, attraverso le pagine della nostra RivistaNazionale, questo piccolo bilancio di quasi un anno diattività di questo nuovo esecutivo.Ai magazzini “Mobili” e “Indumenti” da molti anni attivie sempre molto frequentati abbiamo aggiunto altreiniziative. Nel mese di settembre, con la collaborazionedei Gruppi di Volontariato Vincenziano di Biella, perconcludere degnamente l’anno Giubilare Vincenziano, cisiamo riuniti al Santuario di Oropa, sotto lo sguardo dellaMadonna Nera ci siamo sentiti un “cor unum” insieme,per ringraziare il Signore per averci chiamati ad essereVincenziani e servire i poveri sull’esempio dei nostriSanti Fondatori. Un questionario sapientemente preparatoci ha permesso di organizzare i lavori della giornata. Unostimolo che ha prodotto i suoi frutti: presenza e attivapartecipazione ai lavori. Figli di una grande famiglia: la“Sagrada Familia” Vincenziana…Anche la Campagna Nazionale ci ha visti protagonisti nelsostenerla ed attuarla. Abbiamo contattato i presidi dellescuole biellesi, invitandoli a far partecipare gli allievi alconcorso e, per rendere ancora più appetibile il concorso,abbiamo attivato una borsa di studio aggiuntiva dedicataai partecipanti della Provincia. Non tutte le notizie sonopositive. Quando si crede fortemente nelle cose che si


incontri e manifestazioni, unbel libro sulla nostra storiada quel 1853 ad oggi, èstato scritto da uno studenteche ha usufruito di unaborsa di studio messa adisposizione per tale evento.Un ricordo pieno dicommozione e riconoscenzaper i Confratelli e leConsorelle che ci hannopreceduti nellatestimonianza Vincenzianadell’amore e della Carità, edora dimorano nella casa delPadre. Il loro insegnamentoci guida ad essere tenaci nelbene, senza lasciare che losconforto ci aggredisca,quando il povero con il suobagaglio di povertà bussaalla porta delle nostreConferenze. Laconsapevolezza che loro cisono sempre spiritualmentevicini, ci consola e rende, avolte, possibile anchel’impossibile.Ci è caro concludere questoricordo dei nostri 155 anni,con le parole della preghieradei Vincenziani: “Signoreliberami dall’egoismoperché ti possa, servire,amare, ascoltare, in ognifratello che mi faiincontrare”.Consiglio Centraledi Alessandriapropongono e poi…. Come in questi giorni quando, laProvincia ci ha comunicato la non accoglienza di unprogetto che avevamo, a suo tempo, presentato: eppureera un buon progetto, con un impianto progettuale cheritenevamo capace di aggregare interesse. La delusione èstata grande. Ancora di più la speranza nell’averloriproposto ad un altro soggetto: la Cassa di Risparmio diBiella. Forse, inconsciamente, abbiamo commesso deglierrori nella stesura del progetto e per non ripetere glierrori, due confratelli si sono iscritti ad un corso diformazione organizzato dal Centro Servizi delVolontariato proprio sulla tematica della progettazione.Alcune interessanti iniziative sono sul binario di partenza:1. L’apertura di un punto distribuzione alimentifreschi.2. Il progetto denominato “Sos telecomando”, mirato alcoinvolgimento di giovani da mettere in contatto conpersone anziane in difficoltà nel riprogrammare idecoder dei loro televisori o dei cellulari, spesso dipassata fabbricazione. Un gruppo di giovani si è resodisponibile all’attuazione di questo importante servizio.All’occorrenza sono rintracciabili attraverso un numerodi telefono reperibile sui volantini che saranno prestodistribuiti.3. La creazione di una “task force”, formatada artigiani neo pensionati (imbianchini,elettricisti, idraulici) che mettano adisposizione le loro competenze per piccolilavori di manutenzione nelle case delle nostrefamiglie.La nostra presenza ai piani di zona e ai vari“tavoli” istituiti nella provincia è costante;proprio oggi il nostro rappresentante al Tavolodelle Povertà sarà impegnato con gli altrimembri in una riunione al Comune per preparareil documento con le richieste da portare allariunione con lo staff dell’Assessorato ai ServiziSociali su problematiche urgenti riguardantil’ambito abitativo e quello del lavoro.Presentare il nostro lavoro è importante:altrettanto conoscere le iniziative di altriConsigli Centrali, per confrontarci, scambiarciopinioni, verificare l’esito di iniziative. Masoprattutto uno scambio di esperienze vissute sucome sono stati affrontati i problemi cheabbiamo in comune. “Da soli si solleva un chilo,insieme una tonnellata!!”.Tiziana VareseConsiglio Centrale di BiellaLa San Vincenzo in Italiaaprile 201125


LA SAN VINCENZO INVARAZZE – Rapporto della Conferenza Sant’AmbrogioUN ANNO DI RINNOVAMENTOanno 2010 è stato un anno specialeper la Conferenza di Varaz-L’ze, una delle più antiche d’Italia.A gennaio 2010 il numero di volontarisi era ridotto a due unità: Mary, vincenzianada 46 anni, anima storica dellanostra Conferenza, donna di grandesensibilità e di immenso amore per ipiù deboli, e Maria Grazia, persona dirara dolcezza e tenacia, con grandeesperienza nel sociale soprattutto tra ipiù piccoli meno fortunati, con veci daPresidente, dopo il ritiro per malattiadi Maria Teresa. Il mese successivo lasottoscritta ha iniziato a percorrere iprimi passi nella Conferenza e l’entusiasmoè pian piano rinato.Anche a Varazze il disagio sociale èpresente con tante sfaccettature dallapovertà economica alle difficoltà di integrazionedi molti nuclei stranieri, allefamiglie colpite dalla disoccupazioneo da malattie gravi di qualche suomembro. È impossibile rimanere indifferenti!Così ci siamo poste come primo obiettivoquello di trovare nuove adesioniLIGURIAper affrontare con determinazione sfideimpegnative, tra le quali l’inserimentodi molte nuove famiglie indigentie una collaborazione continuativanelle iniziative caritatevoli parrocchiali.Ma le sorprese più importantidovevano ancora venire: una devastantealluvione ha messo in ginocchio lanostra città il 4 ottobre e anche il nostrolocale è andato distrutto, con granparte del vestiario donato da molti sostenitorie cibo da distribuire ogni mese.Tuttavia l’amicizia che ci lega, lafede e l’aiuto generoso di persone amichehanno permesso alla nostra Conferenzadi rinascere ancora una volta.Dopo giorni passati con il fango alleginocchia per tentare di salvare qualcosaabbiamo individuato un locale nelcentro di Varazze, da ristrutturare, maperfetto per assolvere alle nostre necessità.Il 5 dicembre è avvenutal’inaugurazione della nuova sede operativa,alla presenza del Presidenteprovinciale Cesare Donini, con la benedizionedi Don Giulio, parroco diSan Ambrogio. Il locale è stato volutamentededicato a Domenico Giusto,uomo di instancabile impegno verso ilprossimo e con un sorriso indimenticabile,che tanto ha fatto per noi. La nuovasede è il nostro orgoglio, poiché cipermette di distribuire vestiario, alimentie incontrare tutti coloro che desideranofarci partecipe della loro sofferenza.A breve sarà disponibile ancheun centro di ascolto e tutte le nostreattività sono state informatizzate.La nuova sede è stata divisa in tre set-SAVONA – Contributi da parte della Provincia per l’aiuto ai poveriUN PROGETTO A SOSTEGNO DELLE FAMIGLIE IN DIFFICOLTÀAssociazione Consiglio Centrale di Savona ha realizzato,con il contributo determinante dell’assessoratoL’alle Politiche Sociali della Provincia, un progetto finalizzatoal sostegno delle famiglie in difficoltà economica.In un primo momento con un contributo di 1000 euro è statopossibile saldare affitti e bollette arretrate, mentre in prossimitàdella Colletta alimentare la Provincia ha provveduto apubblicizzare la giornata nelle pagine della cronaca localedei quotidiani “Stampa” e “Secolo XIX” e concordare conla nostra associazione un progetto con un contributo di 5400euro, articolato in diverse fasi.Fase I (pre-natalizia). Acquisto e distribuzione di beni perrealizzare iniziative benefiche; ne hanno beneficiato: Comunitàdi Sant’Egidio (pranzo di Natale), Associazione caritativaSan Bernardino (Albenga), Apostolato del Mare (marittimidelle navi nel porto di Savona-Vado), reclusi nel carceredi Sant’Agostino di Savona e loro famiglie, Conferenzevincenziane della nostra Associazione.Fasi II e III. Acquisto prodotti di prima necessità da distribuiretramite le Conferenze e raramente acquisibili tramite ilBanco Alimentare (olio, caffè, zucchero, tonno, ecc). Il progettosi concluderà con una nostra relazione all’Assessoratodelle Politiche sociali della Provincia.Quanto mai sia oggi importante l’attenzione alla persona,specialmente quando vive il tempo della malattia,luogo di fragilità e sofferenza; lo dimostra la scelta fattada un gruppo di studenti del corso in scienze infermieristichedella Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Universitàdi Genova, i quali hanno scelto, senza alcuna sollecitazioneda parte interessata, di redarre una tesi su SanVincenzo De Paoli. Ciò dimostra una particolare sensibilitàverso coloro che sono i soggetti più bisognosi di attenzionie amorevole dedizione. Particolarmente impressionatida questa scelta, i membri della Conferenza BeatoOttaviano-S. Giovanni Battista e il Consiglio Centralehanno fornito informazioni sull’attività delle Conferenzee suggerimenti bibliografici. La tesi presenta un testo chedescrive la vita e le opere di San Vincenzo e quattordicischede di sintesi proiettabili su schermo. Pur non conoscendol’opera meritoria di dedizione e amore verso isofferenti da parte delle Figlie della Carità, hanno voluto,con la tesi, farne memoria. Certamente, la loro futuraprofessione sarà guidata da questi esempi di Evangelicatestimonianza. Il Consiglio Centrale di Savona26La San Vincenzo in Italiaaprile 2011


tori. Il primo dedicato all’abbigliamento,agli accessori, all’oggettistica per lacasa, selezionato e diviso per tipologia,con una sezione bimbi. Il secondosettore del locale è stato adibito a magazzinoviveri, freschi e a lunga conservazione,per la distribuzione mensiledei pacchi viveri ed eventuali integrazioni.Infine una terza parte è adibitaa ufficio, per colloquiare in riservatezzacon tutti coloro che necessitanoinformazioni sulle strutture di accoglienzae assistenza in ambito provincialeAbbiamo proceduto anche a catalogarele famiglie assistite con schedeinformatiche, al fine di monitorare gliaiuti offerti quotidianamente dalla nostraConferenza.Ogni mese rinnoviamo gli approvvigionamentialimentari con viaggio prefissatoal Banco Alimentare, ed integrandocon offerte di supermercati eprivati. L’abbigliamento viene selezionatoaccuratamente, protetto da fodereplastificate ed esposto in scaffali visibilia tutti.L’anno 2010 segna l’adesione di ben 6nuovi volontari e ora Mary, Maria Grazia,Tecla, Giuseppe, Bianca, Silvana,Marilena e Giulia ringraziano Dio,l’amore e il rispetto di tanta gente comune,l’interesse di molte istituzionilocali con le quali sono nate collaborazionipreziose. Il nostro obiettivo piùambizioso è quello di organizzare uncentro di ascolto, opera impegnativaper la preparazione di una fitta rete dirapporti con istituzioni, associazionied enti pubblici impegnati nel sociale,al fine di poter dare una prima rispostaai nostri interlocutori.Allo studio ci sono anche convenzionicon commercianti locali, per offriresconti su merce di uso frequente comepane, frutta, carne e prodotti farmaceutici.Siamo pronti per nuove sfide che ciriempiranno il cuore di gioia e dolore,di speranza e di amore verso il prossimo,con la consapevolezza che la nostraforza sta nell’amicizia che ci legae nei valori vincenziani che insiemecondividiamo.Giulia Bandiera, presidenteLA SAN VINCENZO INEMILIA ROMAGNAMIRANDOLA (MO) – Premiato il lavoro di alfabetizzazioneIL ROTARY DI MIRANDOLAPER LA SAN VINCENZOGiovedì 24 febbraio 2011, durante la Conviviale del RotaryClub di Mirandola presso il Ristorante “La Marchesa”,si è svolta la cerimonia di consegna di un Videoproiettoreper computer al Consiglio Centrale di Carpi. Avevamorichiesto questo strumento per facilitare l’alfabetizzazioneche da oltre un decennio facciamo a Mirandola per ledonne e per gli scolari stranieri delle scuole medie e superiorilocali. Nel Duemila erano iniziati in massa, a Mirandola,i primi ricongiungimenti familiari per gli stranieri, inmaggioranza magrebini. Però, mentre i bambini nelle scuoleprimarie erano aiutati da un mediatore culturale, le donneerano completamente prive di conoscenza della lingua italiana.Non solo: molte non erano neppure alfabetizzate nellaloro lingua di origine. Per i corsi di italiano scegliemmo unasede appropriata: presso le suore, in un ex asilo circondatoda mura, con la presenza di sole donne. Solo così gli uominiaccettarono di mandare le proprie mogli, che venivano con ibimbi piccoli (avevamo una baby-sitter), e ogni tanto vedevamoun uomo passeggiare lungo la via, per controllare.Ora le cose sono cambiate: ai corsi partecipano donne di varienazionalità, senza il controllo maschile, e le donne si sonoabbastanza emancipate (almeno fuori casa).Sempre nel Duemila i professori degli istituti superiori chenon potevano avere il mediatore culturale, (allora dopo laterza media non era scuola dell’obbligo), ci lanciarono unSos, per un aiuto nell’alfabetizzazione dei ragazzi, ivi iscrittisolo per l’età. Da allora siamo presenti negli Istituti tecniciindustriali (1100 alunni iscritti) e commerciali (800 alunni),attraverso progetti inseriti nel Piano dell’offerta formativanelle ore curricolari del mattino. Abbiamo collaboratoanche con la scuola media, nei primi mesi degli anni scolastici,dal 2008, e con il Centro di formazione permanenteprovinciale. Siamo 7 volontari, con l’aiuto di un’operatrice,e aiutiamo una trentina di alunni.Il presidente del Club Alessandro Ragazzoni, nel consegnareil service alla presidente del Consiglio Centrale di Carpi,Irene Natali, già insignita tre anni fa del “Paul Harris Fellow”,massima onorificenza rotariana per il servire al di sopradi ogni interesse personale, si è complimentato ancorauna volta per l’attività dell’Associazione, sottolineando cheil Rotary è da sempre sensibile agli interventi nel socialeche sono in linea con i suoi principi, ed in particolare con iprogrammi di alfabetizzazione e con la Quinta Via d’Azione,appositamente rivolta alle Nuove Generazioni.Irene Natali dopo aver illustrato ai presenti le modalità disvolgimento dell’attività di alfabetizzazione, ha ringraziatoil Club, esprimendo il suo apprezzamento per la sensibilitàdimostrata.Irene Natali, presidente Consiglio Centrale di CarpiLa San Vincenzo in Italiaaprile 201127


LA SAN VINCENZO INa cura della Redazione venetaVENETO E TRENTINOVITTORIO VENETO (TV) – Successo per il doposcuola promosso dalla Conferenza S. Maria Assunta di Pieve di Soligo“NOI STIAMO INSIEME”, UN PROGETTO PER I BAMBINIIn questi tempi, in cui lo stare insiemediventa sempre più problematico,volutamente è stato scelto il nome“Noi stiamo insieme” per il progettopromosso dalla nostra Conferenza “S.Maria Assunta” di Pieve di Soligo, sollecitatodalla sua Presidente Iole Vinciguerra,insegnante in pensione. Esso èil risultato della collaborazione tra laSocietà di San Vincenzo De Paoli, laparrocchia e la scuola ed ha comeobiettivi principali l’aiuto ai bambinidella scuola primaria nell’esecuzionedei compiti e la promozione dell’integrazionetra piccoli italiani e stranieriresidenti nel territorio.La Presidente ha trovato l’appoggioconvinto di altre due docenti, TizianaBernardi, maestra elementare e MariaRegina Dal Ben, professoressa di religioneall’Istituto superiore “Marco Casagrande”di Pieve di Soligo. Dall’IstitutoCasagrande, coinvolto nell’iniziativa,è arrivata la disponibilità di quindicistudentesse di terza, quarta e quintasuperiore (indirizzo socio-psico-pedagogico)a svolgere uno stage con ibambini. La Parrocchia di Pieve hamesso a disposizione i locali del patronatoe si è offerta di pagare le spesedell’assicurazione. Il Consiglio Centraledi Vittorio Veneto ha stipulatouna convenzione con la scuola e si èfatto carico della spesa per il coordinatoredelle attività, un’insegnante con laquale è stato instaurato un rapporto dilavoro occasionale e accessorio, retribuitotramite voucher.Il 14 dicembre scorso il doposcuola hapotuto prendere avvio. Due pomeriggialla settimana, il martedì e il giovedì,dalle 15.30 alle 18, i bambini si ritrovanoin patronato con le 15 studentessee la coordinatrice Vesna MariaBrocca. Il pomeriggio si articola in tremomenti: merenda e relax, assistenzanell’esecuzione di compiti e nello studio,giochi educativi e didattici finalizzatialla conoscenza e alla integrazione.“Siamo partiti con venti bambini eora siamo a 44, metà stranieri, e continuanoa giungerci richieste” raccontala presidente. “Il nostro obiettivo è difavorire la conoscenza reciproca, valorizzareogni singolo bambino e dare unsupporto alle famiglie. Da queste ultimeabbiamo ottimi ritorni. Le studentessesono contentissime. Si sono fattecoinvolgere nell’esperienza e la vivonocon impegno e intensità. Tra le ragazzela maggior parte non risiede a Pieve ediverse sono straniere”. Il doposcuolaè proseguito fino ad aprile. Sicuramenteriprenderà all’avvio del prossimoanno scolastico e la San Vincenzo stagià pensando ad un ampliamento delservizio. “I bambini stranieri non sonopadroni della lingua italiana” aggiungela presidente. “Sarebbe importante avviarecorsi specifici”.Conferenza S. Maria Assuntadi Pieve di SoligoVITTORIO VENETO (TV) – È rinata la conferenza “Madonna del Divino Amore”SEMPLICEMENTE RIFIORIRE28La San Vincenzo in Italiaaprile 2011Sembra strano, ma qualche voltasuccede: la Conferenza rinasce!Per la gioia di tutti i Vincenziani dellaDiocesi di Vittorio Veneto è rifiorita il18 ottobre 2010, dopo alcuni anni dichiusura, la Conferenza della ParrocchiaImmacolata di Lourdes di Coneglianoe di S. Maria in Betlemme diBagnolo, intitolata alla “Madonna delDivino Amore”. L’ispiratrice più convintaè stata Betty che è improvvisamentemancata, ancora giovane, primadi veder realizzato il suo sogno.Dal 18 marzo 2010, le volontarie hannotenuto regolari incontri quindicinaliaffiancate e supportate dall’esperienzadi Paola, Orietta, Maria Teresa e soprattuttoAurora per conoscere ed approfondireil Carisma Vincenziano.L’iniziativa è stata accolta e caldeggiatadal Parroco, don Pierluigi Cesca,che in essa ha rilevato gli elementi,non solo materiali, per dare una rispostaconcreta ai tanti bisogni presentisul territorio. L’opera si concretizzatramite visite domiciliari a persone sole,anziane, sofferenti, nondimenticando anche altriambiti dell’azione pastorale,quali la liturgia e la catechesicon un’attenzioneparticolare ai giovani.In concomitanza con la festadelle famiglie, durantela S. Messa di domenica14 novembre 2010, animatada un bel coro giovanile,è avvenuta la presentazionedella Conferenza allaComunità: la chiesa era gremita. IlParroco ha illustrato con parole appassionatequesta nuova realtà, ribadendoche esercitare la Carità è dovere di tuttii cristiani. Un luogo dove ad esercitarlabene può essere proprio la Conferenza“Madonna del Divino Amore”.Un luogo in cui la Carità non diventasolo incontro, ascolto o aiuto, ma momentodi vera Chiesa dove la Comunitàtestimonia l’Amore di Gesù per poveri.Durante la celebrazione una volontariaha letto le preghiere dei fedeliVeduta diVittorio Venetoproclamando l’impegno di “dare vitaal proprio tempo”; un’altra, alla finedel rito, ha recitato la Preghiera delVincenziano: “Signore fammi buonamico di tutti…liberami dall’egoismoperché ti possa servire, amare, ascoltarein ogni fratello che mi fai incontrare”.Le offerte raccolte durante la S. Messasono state donate alla Conferenza chele ha poi devolute agli alluvionati delVeneto.Pia Zambelli Bais, presidente


✓SpiritualitàDa Pasqua alla Pentecostedi Padre G.B. BergesioLa festa di Pentecoste non vienesemplicemente dopo la festa di Pasqua…Ne è la finalizzazione, loscopo: Gesù è morto, risorto, asceso alcielo per inviarci lo Spirito Santo:Gesù morendo ci invia lo Spirito: “edetto questo, emise lo Spirito”Gesù risorge e sale in cielo per inviarcilo Spirito Santo: “Ora io vi dico laverità: è bene per voi che io me ne vada,perché, se non me ne vado, non verrà avoi il Consolatore; ma quando me nesarò andato, ve lo manderò. Molte coseho ancora da dirvi, ma per il momentonon siete capaci di portarne il peso.Quando però verrà lo Spirito di verità,egli vi guiderà alla verità tutta intera,perché non parlerà da sé, ma dirà tuttociò che avrà udito e vi annunzierà le cosefuture” (Gv 16,7-13).Senza la Pasqua di morte e di risurrezionenon ci sarebbe mai stata laPentecoste.SPIRITO DI VITALo Spirito di Gesù, spirito di vita, è lasostanza di tutta l’opera della redenzione:“E in realtà noi tutti siamo statibattezzati in un solo Spirito per formareun solo corpo, Giudei o Greci, schiavi oliberi; e tutti ci siamo abbeverati a unsolo Spirito” (1 Cor 12,13).Come l’acqua è un principio vitale(senza acqua non c’è vita), così senzalo Spirito non c’è vita cristiana.I Padri della Chiesa parlano di nuovaantropologia: se l’uomo è fatto di corpoe anima, il cristiano è fatto di corpo,anima e Spirito (soma - psiche - pneuma).La mediazione della ParolaMa perché questa sublime, sconcertanterealtà si concretizzi, occorre daparte dell’uomo la docilità, l’accoglienzadella Parola, lo spirito del dialogo.SPIRITO DEL DIALOGO“Lo Spirito che il Figlio ci manda dalPadre, è lo Spirito dell’eterno dialogod’amore tra il Padre e il Figlio. È il linguaggiodi Dio. E in questo linguaggionoi siamo introdotti: finora era per noiuna misteriosa lingua straniera, maquando le lingue di fuoco si sono posatesulla Chiesa, è divenuta la nostra linguamaterna. La prima parola che impariamoa balbettare, nella nostra qualitàdi figli di Dio, è “Abbà” (Padre), checi viene insegnata, come Paolo affermaesplicitamente, dallo Spirito. Con questaespressione infantile, noi non cirivolgiamo agli uomini, ma a Dio, nellalingua che gli è propria.Lo Spirito Santo che ci viene donato èquindi anzitutto uno Spirito del discorsocon Dio, uno Spirito della preghierae, solo a partire di qui, unoSpirito del dialogo con gli uomini”.Hans Urs Von BalthasarSPIRITO DEL DIALOGO CON DIOAttraverso due bellissime icone, la Scritturaci insegna questo dialogo con Dionello Spirito dell’infanzia:1) Icona della mamma (Isaia - cap.49)Si dimentica forse una donna del suobambino, così da non commuoversi peril figlio delle sue viscere? Anche se questedonne si dimenticassero, io invecenon ti dimenticherò mai.Dio è Padre e Madre tenerissima. Allatenerezza di Dio rispondiamo con lanostra tenerezza, con il nostro affettofigliale. Dio mendica la nostra amicizia:“non vi chiamerò più servi, maamici”.2) Icona di Marta e Maria (Luca, cap.10)“Maria ha scelto la parte migliore”: undialogo “tenero” con Gesù.SPIRITO DEL DIALOGO CON L’UOMOQuesta vicinanza con Gesù è il fondamentodell’annuncio e del servizioVangelo secondo Marco - cap. 3 (14)Ne costituì Dodici che stessero con lui.[15] e anche per mandarli a predicare eperché avessero il potere di scacciare idemòni.Attraverso altre splendide icone ilVangelo ci insegna la docilità alloSpirito nel dialogo tenero e affettuosocol prossimo:1) Icona del buon Samaritano: vedere,compatire, agire.2) Icona della Maddalena: affettività,dolcezza.La Carità e il perdono si intrecciano inquesto brano in una misteriosa spirale.Dio va in cerca di ciò che è perduto.Il suo cuore si rivolge in particolare aquelli che hanno più bisogno di misericordia.Ed è con questo amore che Egli suscitaamore e stabilisce fra lui e l’uomo,quel rapporto vivo e personale, non legalistico,che è essenziale per potercichiamare figli e fratelli.A questa scuola, san Vincenzo dicealle suore addette ai malati:“Siete destinate a rappresentare la bontàdi Dio verso quei poveri malati. Orbene,siccome questa bontà si comporta congli afflitti in modo dolce e caritatevole,anche voi dovete trattare i malati comequesta medesima carità insegna: ossiacon dolcezza, bontà e amore, compatendoi loro mali, ascoltando i loro lamenticome una buona madre deve fare; perchèessi vi considerano come loro nutricie come persone mandate da Dio perassisterli”.1) Icona del fanciullo: semplicità dispirito, genuinità e affettività“Se non diventerete come bambini”…2) Icona del giudizio: relazioni familiari:dar da mangiare, curare i malati.In questo Tempopossiamo pregare cosi:Vieni Spirito Santo,alito leggero e discretoche fai udire la tua voce,brezza che dispiega la sua forzae ci sospinge nello spazio e nel tempo.Rit. Veni Sancte SpiritusVieni Spirito Santo,gemito sussurrato al nostro cuoreche si fa grido e preghiera,nel tempio interiorein cui è racchiuso ogni splendore.Rit.Vieni Spirito Santo,carezza gentile e irresistibileche dimori nelle fenditure dell’animaper congiungere al cieloil nostro fragile abbraccio.Rit.Vieni Spirito Santo,soffio fecondo e vivificanteche plasmi di grazia ogni creaturaper destinare all’eternitàogni frammento dell’esistenza.Rit.La San Vincenzo in Italiaaprile 201129


✓Lo Statuto si raccontaStruttura e territorio:analizziamo l’articolo 3di Luca Stefanini30Art. 3 STRUTTURA E AMBITO TERRITORIALE3.1 L’Associazione Consiglio Centrale dovrà richiederedi aderire alla Federazione “Società di San VincenzoDe Paoli Consiglio Nazionale Italiano”, laquale, a sua volta, fa parte della Confederazione Internazionaledella Società di San Vincenzo De Paoli.3.2 L’Associazione Consiglio Centrale si articola ingruppi, da sempre chiamati “Conferenze”, compresinel territorio.3.3 Presso la sede dell’Associazione Consiglio Centralee quella della Federazione Nazionale è depositatol’elenco delle sedi di tutte le articolazioni dell’associazionestessa.3 del nostro Statuto delle Associazioni ConsiglioCentrale, dice alcune cose che solo in apparenzapossono sembrare banali. L’art.Prima di tutto ci ricorda che l’Associazione ConsiglioCentrale si articola in gruppi, da sempre chiamati“Conferenze”, richiamando così alla mente di tutti lafondamentale importanza della Conferenza stessa, vero“centro dell’azione e formazione vincenziana” (art.15.2).In secondo luogo dice che l’Associazione ConsiglioCentrale fa parte della Federazione Nazionale Italiana,la quale, a sua volta, fa parte della Confederazione Internazionaledella Società di San Vincenzo de Paoli.Trovo bellissimo il senso di mondialità che traspareda questa previsione statutaria (siamopresenti in 5 continenti, in 146 nazionied abbiamo circa 800.000 soci); si è quasirealizzato il sogno di F. Antonio Ozanam:racchiudere il mondo in una retedi carità.Meno appariscente, ma giuridicamenteindiscutibile, è l’altra conseguenzadell’esistenza di una strutturacome sopra delineata: nessuno, conbuona pace dei tanti localismi, puòfregiarsi del nome “Società di SanVincenzo De Paoli” se non è all’internodi questa struttura che, comeho appena sottolineato, parte dallaconferenza per arrivare alla ConfederazioneInternazionale, pas-La San Vincenzo in Italiaaprile 2011sando attraverso tutti i livelli intermedi locali, regionalie nazionali.Da ultimo l’art. 3 dello Statuto chiede di precisareil territorio in cui opera l’Associazione Consiglio Centrale.Non si tratta di una precisazione di tipo burocratico,quasi le delimitazioni dei confini entro cui puoi assistereun povero.Deve invece essere letta, anche alla luce di altreprevisioni statutarie (art. 15.2 e 15.6) come l’indicazionedi un preciso dovere di conoscenza e di collaborazione.Significa cioè che la Conferenza deve conoscereperfettamente il territorio della Parrocchia in cui opera,soprattutto deve conoscerne i problemi e la genteche lo abita.Deve conoscere i servizi sociali che operano inquella Parrocchia e gli altri gruppi di volontariato odella Caritas presenti. Deve collaborare con tutti loroanche se a volte è difficile e faticoso, nell’interesse deinostri “Signori e padroni”.Ricordate chi sono? I poveri!Significa inoltre che anche la Associazione ConsiglioCentrale deve ben conoscere il proprio territorio,di solito coincidente con una provincia o una diocesi emantenere fruttuosi contatti con i rappresentanti delComune, della Provincia, della Diocesi (art. 27.2 lett.h-i), partecipando anche a Consulte, Comitati, Coordinamenticon altre associazioni.Collaborando possibilmente con tutti, anche conchi è lontano da noi per sensibilità, ideologia,sentimento religioso, nell’interessecomune, della nostra associazione edelle persone che cerchiamo di aiutare.Concludo con un’esortazione. La delimitazionedi un territorio in cui operare(la Parrocchia per la conferenza, la diocesio la provincia per una associazioneconsiglio centrale) non deve essere un alibiper la nostra tendenza a chiuderci, anon occuparci dei problemi che escono dalnostro ambito ristretto. Siamo cattolici,cioè universali e facciamo parte di una associazionemondiale: non averne coscienza significherebberinunciare alle nostre caratteristichemigliori.■


✓Momenti di vita vincenzianaIl coraggio di prenderedecisioni importantidi Laura BosioUn bilancio con 25mila euro di passivo e nuove normeper l’Ente Morale: l’ultima Assemblea Nazionaledella San Vincenzo, svoltasi lo scorso marzo, siè rivelata senza dubbio intensa e ricca di decisioni importantida prendere. E i vincenziani non si sono certo tiratiindietro, lavorando sodo per due giorni.All’ordine del giorno tanti erano gli argomenti da sviscerare,ma sopra a tutti sono da sottolineare l’approvazionedel bilancio consuntivo del 2010, quella del bilanciopreventivo del 2011 e la votazione di una nuova normaper l’Ente Morale. Ma andiamo con ordine.La novità maggiore riguarda, come detto, il bilanciopreventivo, approvato all’unanimità dall’assemblea: conuna scelta coraggiosa la presidente Claudia Nodari hapresentato un bilancio che prevede una passività pari a25mila euro, dovuta all’aumento delle attività previstedalle Linee guida approvate a novembre. Altra novità diquesto bilancio è l’accorpamento con quello della Rivistanazionale.Il Bilancio consuntivo della Federazione Nazionale –per il 2010 – si è chiuso con un attivo di 15.187,30 euro;risultato reso possibile anche grazie alla maggior sollecitudineda parte delle Associazioni di Consiglio Centralenella trasmissione delle quote associative, che nel 2010hanno raggiunto la somma di circa 313.114 euro. Ancheil bilancio della nostra rivista nazionale ha chiuso in attivo,per 11.366 euro, anche se con non poche difficoltà. Ilsettore Solidarietà-gemellaggi ha invece chiuso il 2010con un disavanzo di 4.961 euro.Per sostenere le maggiori spese dell’Associazione, èstato anche deliberato e approvato un aumento di 2 eurodella quota associativa: una scelta necessaria per farfronte a tutti gli impegni che la San Vincenzo si sta assumendo,in risposta alle sempre più numerose richieste diaiuto e sostentamento che pervengono costantemente.Novità anche sul fronte dell’ente morale, per il qualel’Assemblea Nazionale ha deliberato una nuova norma:in sostanza le Associazioni Consiglio Centrale vengonoinvitate, con questa delibera, a lasciare i propri immobiliall’Ente Morale, in modo da migliorare la gestione complessivadegli immobili di proprietà dell’Associazione.Una decisione che ha suscitato un certo dibattito tra ivincenziani presenti, ma che alla fine è stata apprezzatada tutti.Terminate le questioni prettamente economiche, l’assembleaè proseguita nella discussione degli altri puntiall’ordine del giorno.A partire dalla formazione, che si rivela sempre piùL’Assemblea nazionale della SanVincenzo ha approvato grandi novitàper l’Associazioneuno strumento necessario per rafforzare l’identità vincenzianae per migliorare il nostro servizio. A questo propositoAlessandro Floris, responsabile dell’Area formazione,ha sottolineato il forte impegno che si sta portandoavanti in questo senso, e annunciato la prossima presentazionedel Documento base della formazione.Si torna a parlare anche di Campagna nazionale, perla quale Maurizio Ceste, insieme a Gaspare Di Maria, haideato qualcosa di diverso per quest’anno: un itinerario –che si sviluppi in tutta Italia – di iniziative sulla diversità,che lascia libertà alle Conferenze di decidere come celebrarela Giornata nazionale a seconda delle esigenze edegli impegni della città, sia per quanto riguarda le datedi svolgimento sia per quanto riguarda il tipo di diversitàsu cui puntare l’attenzione. La carovana ha per titolo «Lasensibilità unisce le differenze».Alla fine del giro, cioè il 18-19 marzo 2012 (prossimaAssemblea che si svolgerà a Roma) ci sarà un Convegnoche servirà per tirare le fila di quanto è stato fatto in tuttequeste iniziative.Non è mancata poi la preziosa partecipazione del settoregiovani, i cui delegati nazionali, Manuela Orlandi eGianfranco Rufino, hanno riconfermato la disponibilitàdi tutti i membri dello staff e del Cng e dei Delegati stessia visitare le Acc o eventuali gruppi giovanili. Ma hannoanche ricordato il grosso lavoro che attualmente stannofacendo per la Promozione della legalità, su cui è in corsoun percorso formativo, legato al tema della solitudine.La presidente nazionale Claudia Nodari ha fatto appelloalle Associazioni Consiglio Centrale affinché promuovanola partecipazione giovanile nelle conferenze. Aquesto proposito occorre una presa di coscienza da partedi tutti, perché si cerchi di favorire in ogni modo la partecipazionedei giovani alle riunioni: il futuro della SanVincenzo, in fondo, sono loro.■La San Vincenzo in Italiaaprile 201131


Iniziamo conquesta intervistaun cammino diriflessione sudue temi chepensiamoimportanti per igiovani: il primoè la solitudine,che ciaccompagneràanche al CampoOzanam 2011. Ilsecondo è inveceun percorsosulla legalità, untema quanto maiattuale enecessario inquesti giorni chestiamo vivendo.Abbiamopensato dicominciareunendo i duetemi eintervistando ungiovane che hapotutosperimentareentrambi gliaspetti32La San Vincenzo in Italiaaprile 2011spazio (ai) giovani!spazioaigiovani@sanvincenzoitalia.ithttp://www.giovani.sanvincenzoitalia.itLa solitudine della legalitàIntervista a Raphael Rossi, rimastosolo dopo aver denunciato un caso di corruzioneQuando abbiamo deciso di parlare disolitudine e legalità abbiamo cercatoqualcosa che potesse unirle. Ciha aiutato Raphael Rossi, trentacinquennetorinese, che ha denunciato un caso dicorruzione e per questa sua scelta si è trovatosolo. Raphael è stato molto disponibilea raccontarci la sua esperienza.Ci puoi spiegare l’accaduto?Innanzitutto vorrei fare un’introduzionesulla mia storia: sono da dieci anni untecnico nell’organizzazione della raccoltadifferenziata. Normalmente mi occupo diesaminare il metodo per la raccolta differenziatadei rifiuti e di costruirne uno chedia i risultati che la legge impone, cioè il65% della raccolta totale. Ho lavorato perdiversi comuni, provincie e regioni, enti diricerca e università. Dopo alcuni anni diesperienza, un partito politico mi ha indicatoal Sindaco di Torino per diventaremembro del consiglio di amministrazionedell’Amiat, l’azienda municipale che si occupadella raccolta dei rifiuti della città.Spesso capita che nei consigli di amministrazionevengano inserite persone chenon hanno specifiche competenze in materia,ma che magari non siano riusciti afarsi eleggere e che passano per un Cda traun incarico politico ed un altro. Invece,per quanto mi riguarda, le forze che mihanno segnalato al Sindaco hanno l’obiettivodi estendere la raccolta differenziataporta a porta su tutta la città e quindiesprimono un tecnico nella materia.E infatti i risultati raggiunti dal 2003 al2010 sono notevoli: Torino è riuscita ad arrivareal 43% (dieci anni fa era al 20%), attivandosu metà città la raccolta porta aporta (media del 63%). La competenza èimportante per raggiungere i risultati, ed èper questo che quando leggo le deliberedel consiglio di amministrazione le capisco;a volte le approvo e a volte fermo, approfondisco,ed in qualche caso esprimo ilmio voto contrario.Nell’autunno del 2006 viene propostoall’Amiat l’acquisto un presso-estrusore,una grossa pressa che si vuole utilizzareper schiacciare i rifiuti e separare la componentesecca da quella umida. Una spesadi circa due milioni di euro, che andrà lievitandofino a superare i 4,3 milioni. Ci sonoperò una serie di anomalie. La prima èche non viene indetta una gara di appaltopubblica, come vorrebbe la procedura. Laseconda è che l’acquisto è presentato fuoribudget, cioè fuori dal bilancio preventivodell’azienda e le motivazioni presentateper giustificare queste due anomalie sonoa mio avviso pretestuose. Vi sono ancheun’altra serie di elementi tecnici che nonmi convincono e così decido di non votareil progetto. Il resto del consiglio di amministrazione,compreso il presidente dell’AmiatGiorgio Giordano, insiste e mi proponedi andare a vedere il macchinario adAlessandria, dove è in funzione. Accetto laproposta e addirittura il presidente dell’Amiatsi offre di accompagnarmi. L’incontroè interessante e io ne sono soddisfatto,se non che, al momento di salutarci,scopro che la persona che ci aveva illustratoil funzionamento del macchinarionon è un tecnico dell’azienda pubblica diAlessandria, ma un rappresentante delladitta costruttrice. La circostanza è imbarazzantee inopportuna. Decido di raccoglieretutte le mie perplessità in un documentoche presento al consiglio. Con questeconsiderazioni critiche nessuno se lasente più di proseguire ed il progetto vieneaccantonato. Passa circa un anno; nel frattempoGiordano ha concluso il suo mandatoin Amiat e ne ha ricevuti altri. Qualchemese dopo mi invita nel suo ufficio enel corso di una discussione mi dice quellafrase che mi rimarrà impressa tutta la vita:“Quell’acquisto bisogna farlo assolutamenteripartire. Se tu ci stai ci sono 50.000 euroanche per te”. Io, allibito, chiudo il discorsoe me ne vado. Ne parlo subito conil mio avvocato, perché definire quanto av-


venuto come reato non è banale, e soprattutto è necessariomuoversi con delicatezza, poiché non vi sonoprove delle affermazioni fatte che potrebbero ritorcersicontro di me diventando diffamazione. La denuncia èdifficile. Riesco a presentare l’esposto direttamente alProcuratore generale di Torino. Partono perciò le indagini,ma viene richiesta la mia completa partecipazionee discrezione. Avvengono altri incontri con Giordanoe l’offerta per me, se appoggio l’acquisto, sale. Si superanoi centomila euro. Il tutto è sempre seguito dallaProcura. Inoltre in questi incontri mi spiegano anche ilsistema per il “ritiro” della tangente offertami. Tuttoquesto porta la polizia all’arresto, nel novembre 2007.Cosa ti ha spinto a sporgere denuncia? Non sarebbestato più semplice fare finta di niente?Nel prendere la decisione ho pensato al fatto che senon avessi denunciato la corruzione, ma semplicementerifiutato, questa sarebbe passata per altre vie e quindimaterialmente e moralmente ne sarei stato complicelo stesso. L’obiettivo non era starne fuori, era fermarla.Se non sei d’accordo con quelle pratiche bisogna contrastarle.La scelta che hai compiuto è stata coraggiosa.Le istituzioni ti hanno preso a modello?Purtroppo no. Appena avvenuti gli arresti sono statoio ad avvertire il sindaco di Torino di quanto accaduto.La reazione però non è stata quella che mi sarei aspettato.Finche è durata l’inchiesta e poi fino agli arresti,ho dovuto tenere il segreto su tutto; ero convinto chedopo gli arresti tutto sarebbe andato a posto, invece dalì in poi è partita la fase della solitudine, perché mi sonosentito abbandonato dalle istituzioni e dalla politica.Ero convinto che nel momento in cui tutto fosse diventatopubblico le cose si sarebbero risolte. Invece sonoiniziati i problemi. Il primo era di tipo economico:avevo sempre pagato io le spese legali, ma dopo l’arrestodegli indagati mi ero rivolto alla città di Torino,che, con espedienti burocratici per quasi due anni harimandato il problema. Inoltre nel momento in cui pstato rinominato il consiglio di amministrazione, io sonostato l’unico ad esserne escluso. Per finire il comunee l’Amiat per un anno e mezzo hanno temporeggiatosul costituirsi parti civili nel processo.Il tema della solitudine è quindi chiaro, perché lamia purtroppo è stata una battaglia individuale, poichého deciso di denunciare la corruzione, di andare controquel sistema che tentava di farmi fuori e marginalizzarmi.Così oggi, per aver detto di no ad una tangentedi più di 100 mila euro, mi trovo a pagarne seimiladi spese legali (e siamo solo all’udienza preliminare).Ma da qualcuno hai ricevuto solidarietà e vicinanza?Se da un lato le istituzioni mi hanno lasciato in questasituazione imbarazzante, quando ho deciso di coinvolgerei media e molti sono venuti a sapere di questastoria assurda, i cittadini si sono dimostrati davverocalorosi: i miei amici hanno avviato una petizione cheha raggiunto quasi a 50.000 firme; si è creato un movimentodi solidarietà molto forte. La mia storia è riuscitaad essere positiva, perché ha smosso le coscienze, icittadini e i media. Dopo un servizio di Report sull’accaduto,l’Amiat ha deciso “addirittura” di costituirsiparte civile, anche se all’inizio ha sbagliato il tipo reato:dimenticandosi della corruzione, ha citato solo laturbativa d’asta.La tua famiglia ti ha appoggiato? Quali considerazioniavete maturato, alla luce del grosso rischioa cui ti stavi esponendo? Ci sono stati momentiin cui forse avresti preferito fermarti?Innanzi tutto la mia è stata una scelta istintiva, ionon sapevo contro chi mi stavo mettendo e chi ci fossedietro questa storia. Sei mesi dopo l’inizio delle indaginimi hanno informato che non c’erano legami con lamalavita. Quando ho fatto la denuncia però non sapevose fosse mafia imprenditrice, una qualsiasi aziendao la politica. Per l’aspetto della famiglia, c’è da dire chela dinamica è stata individuale; quando è successo nonconoscevo ancora mia moglie, poi durante le indaginiho dovuto avvisarla del fatto che tutto quello che ci dicevamoal telefono, paroline dolci così come le litigat,eera ascoltato dagli investigatori. I miei genitori li ho informatiin termini piuttosto vaghi e quando il tutto eragià molto avanti nel suo sviluppo. Quindi la famiglianon vi è stata più di tanto coinvolta, non tanto quantolo sarebbe ora che sono sposato.Denunciare la corruzione dovrebbe essere doveredi ogni cittadino: perché allora chi lo fa, inquei pochi casi, è guardato “male” e viene accu-La San Vincenzo in Italiaaprile 201133


sato di voler fare il giustiziere o di avere maniedi protagonismo?Innanzi tutto bisogna fare un distinguo: io non eroun cittadino semplice, ma un pubblico ufficiale. Questoè fondamentale, perché il cittadino normale ha isuoi doveri di responsabilità, ma un pubblico ufficialeha un ruolo per cui non può fare finta di niente ed èsuo specifico dovere intervenire. Io avevo scelto unpercorso che mi portava ad amministrare un’aziendapubblica, e la domanda che bisognerebbe porsi è: chiamministra aziende pubbliche ha consapevolezza delsuo ruolo, del fatto che amministra soldi pubblici eche ha un grado di responsabilità più elevato rispetto achi gestisce un’azienda privata?Sul perché non si denuncila corruzione… penso chequesta sia stata considerataper anni in Italia come un lubrificantedi un sistema inefficiente.Il problema cominciaquando la corruzione diventacosì diffusa da crearel’inefficienza e da lubrificantenegli ingranaggi diventa sabbia,tant’è che l’Italia peggioradi anno in anno, su tuttauna serie di indici. Il danno èduplice: in termini di costi,poiché le statistiche indicanoche la corruzione costa 1000 euro all’anno a ogni italiano,e in termini di diritti negati. Pensiamo al tremendoterremoto in Giappone: ma come è possibileche da noi crollino prima gli edifici pubblici che dovrebberoessere i più sicuri, anche quando sono antisismici?Se accade è perché le cose non sempre vengonofatte come si deve. Non sono quelli diritti negati? Ilproblema è che in Italia la proprietà privata è difesa,mentre la proprietà pubblica non lo è. Oltre alla culturadi cui dicevo prima sono gli strumenti che mancano;le leggi addirittura risalgono agli anni ’30 del secoloscorso.Rifaresti tutto quanto?È una domanda retorica, a cui rispondo di sì. È stataanche un’esperienza positiva, perché togliendol’aspetto dell’essermi sentito abbandonato, ho avutoanche tante dimostrazioni di vicinanza. Certo è difficileda consigliare come esperienza, poiché ci si esponemolto.Inoltre so che se questi personaggi fossero stati incontatto con la malavita io sarei stato indifeso. Perònon mi considero un eroe, ma una persona normale eil problema è proprio questo: il comportamento correttodovrebbe essere una cosa normale.Cosa ti senti di dire ai giovani per non sentirsiscoraggiati davanti a quelloche la società ci propone?Si può vedere il bicchieremezzo vuoto o mezzo pieno:è vero che l’Italia va male, maci sono tante cose da fare.Spesso il rischio è di sentire ilproblema lontano da noi“gente del nord”, per tutelarela nostra immagine, per cui sisostiene che queste cosesconvenienti qui non accadono.Queste pratiche, però, sonomoneta corrente, anche sele regole per impedirle sonochiarissime. Quello che serveè un lavoro collettivo, politicodi contrasto alla corruzione e al malaffare. Come fa ungiovane a non capire che in Italia la corruzione vasconfitta? Chi meglio di un giovane può capire questiproblemi? Quando per trovare un lavoro, invece di rivolgersicome in tutti gli altri paesi a strutture pubblicheo private di collocamento, deve ricorre alle conoscenze,alle amicizie sue o della famiglia o magari, comei nostri nonni, per vedere riconosciute le sue capacitàprofessionali deve andare all’estero. Ai giovani dicoche proprio la corruzione trasforma i loro diritti infavori, da parte dei potenti, per questo loro sono i primia patirla ed i primi che devono combatterla.Un’estate ricca di appuntamentiQuest’anno l’estate sarà ricca di appuntamenti per i giovani vincenziani e per tutti coloro che volesseropartecipare:24 luglio - 31 luglio: Campo Ozanam 2011 a Quartu Sant’Elena (CA). Il tema sarà: “Solonel mondo o sale della terra?”.31 luglio - 10 agosto: Missione Albania 2011.12 agosto - 15 agosto: Meeting Internazionale dei Giovani Vincenziani a Madrid.16 agosto - 21 agosto: Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid.Per informazioni:www.giovani.sanvincenzoitalia.it – giovani@sanvincenzoitalia.it34La San Vincenzo in Italiaaprile 2011


appuntamenti e notizieAppello dei volontari alla società italianaper la solidarietà ai migrantiAnche la San Vincenzo Italia ha sottoscrittol’appello promosso dalla Convol e da tutti ivolontari d’Italia perché si operi una forte solidarietànei confronti dei migranti, che in queste settimanecontinuano a sbarcare sulle nostre coste.Pubblichiamo, di seguito, il contenuto del documento.«Il volontariato – è scritto nella Carta dei Valori– opera per la crescita della comunità locale,nazionale ed internazionale, per il sostegno deisuoi membri più deboli o in stato di disagio e peril superamento delle situazioni di degrado» silegge. «In questa luce, noi rappresentanti del Volontariatoitaliano non possiamo tacere dinnanzialla grave violazione di dignità umana di cui sonovittima persone che hanno affrontato il rischio diuna traversata pericolosa per sfuggire a violenzee persecuzioni o semplicementeper coltivare la speranza di un futuropossibile.Nonostante la generosità degliabitanti di Lampedusa, oggi le condizionidi vita dei migranti sonoinaccettabili e richiedono il superamentoimmediato dei blocchi, a livellonazionale e di alcune regioni,che fino ad oggi non hanno consentitoa ricercare soluzioni di accoglienzaalternative e rispettosedelle persone. Allo stesso modo, èrichiesta una visione europea delproblema che porti a gestire la sfidadell’accoglienza con la corresponsabilitàdi tutti i Paesi dell’Unione.Noi volontari, impegnati a sostenerequotidianamente l’inclusionesociale e la qualità della vita nelle nostre regioni,provocati dalla presente situazione, da questaConferenza rivolgiamo un appello accorato a tuttala società italiana: non macchiamoci di unaomissione di solidarietà; non consentiamo chevinca l’indifferenza e che il “silenzio degli onesti”diventi complicità con l’ingiustizia; apriamo all’accoglienzai nostri territori, sperimentando formedi solidarietà e di integrazione che siano testimonianzadella qualità morale e sociale del nostropopolo; respingiamo le parole di intolleranza; rifuggiamola paura del diverso, che è solo un segnodi debolezza ed incultura.Cogliamo questa circostanza per avviare inItalia un nuovo cantiere di solidarietà e giustizia,per avere, nei prossimi anni, un Paese che siamigliore anche per tutti noi».Formazione (Forum Terzo Settore)Venerdì 20 (ore 9.30-13 e 15-19) e sabato 21 maggio (ore 9-13)Basilicata – Potenza (Parco del Seminario)Quinto seminario regionale: «Lo sviluppo dell’autonomia economica e finanziaria del TS tra societàcivile e istituzioni».Venerdì 27 (ore 15-19) e sabato 28 maggio (ore 9.30-13 e 15-19)Campania - NapoliQuinto seminario regionale: «Sviluppo, autonomia economica e finanziaria del TS: “Esperimenti eprogettualità esemplari».Venerdì 27 e sabato 28 maggioPuglia – FoggiaQuinto seminario regionale: «La Comunicazione del Terzo Settore con le Comunità e le Istituzioni».La San Vincenzo in Italiaaprile 201135


abbonamenti2011’’Non abbiate paura!Aprite, anzi, spalancatele porte a Cristo! Alla suasalvatrice potestà aprite iconfini degli Stati, i sistemieconomici come quelli politici,i vasti campi di cultura,di civiltà, di sviluppo’’Giovanni Paolo IIwww.sanvincenzoitalia.itLa rivista La San Vincenzo in Italiaè l’organo di stampa nazionaledella Società di San Vincenzo DePaoli.Ha lo scopo di diffondere la culturavincenziana.Aiuta a leggere i segni del nostrotempo.È strumento di collegamento traConfratelli, Conferenze, Consigli.Concorre a realizzare l’unitàsocietaria, secondo quanto scrittoda Ozanam a Lallier: «Tutta laforza delle Conferenze ènell’unione, e la particolarità dellaloro opera sta nella suauniversalità».La quota associativa per la FederazioneNazionale comprendel’abbonamento alla rivista. Isoci non dovranno versare altricontributi salvo, se lo desiderano,quello di sostenitore.Il contributo ordinario o sostenitoreresta immutato per gliamici lettori, non appartenentialla Società di San Vincenzo, cheringraziamo per l’interesse e lasimpatia con cui ci leggono.Il contributo regolare per diecipubblicazioni è:- Ordinario: € 10,00- Sostenitore: € 25,00- Una copia: € 1,50Conto corrente postale n. 98990005intestato a: La San Vincenzo in ItaliaVia della Pigna, 13/a - 00186 RomaComunicare le variazioni di indirizzoindicando sempre il relativo numerodi codice

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