Osservatorio sulla dinamica economico - finanziaria delle ... - Acimit

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Osservatorio sulla dinamica economico - finanziaria delle ... - Acimit

OSSERVATORIOGiuseppe Calabrese, Fabrizio Erbetta, Secondo RolfoOsservatorio sulla dinamicaeconomico - finanziariadelle imprese meccanotessiliEXECUTIVE SUMMARYMaggio 2002


OSSERVATORIOIndicePresentazione di Alberto M. Sacchi, Presidente ACIMIT 2Introduzione 4Le dinamiche evolutive delle principali grandezze 6Le differenze fra i vari comparti 14Le differenze in base alle dimensioni d’impresaed agli assetti organizzativi 15Un confronto tra i distretti italiani del meccanotessile 16


OSSERVATORIO SULLA DINAMICA ECONOMICO-FINANZIARIA DELLE IMPRESE MECCANOTESSILIPresentazione di Alberto M. Sacchi, Presidente ACIMITLo studio che presentiamo oggi è l’analisi dei bilanci per il triennio 1998-2000 di un campionedi imprese meccanotessili italiane ed estere. Questo Osservatorio sulla dinamica economico-finanziariadelle aziende che operano nel settore vuole, negli auspici di ACIMIT, essere unapubblicazione che, con cadenza annuale, fornirà una fotografia del meccanotessile, non soloitaliano, attraverso l’analisi delle sue caratteristiche reddituali, patrimoniali e finanziarie.Senza entrare nel merito dell’analisi, mi preme sottolineare quale è la motivazione che ci haindotto a realizzare questo Osservatorio, per il quale ci siamo avvalsi della collaborazione delCeris. In un contesto sempre più competitivo come quello attuale, occorre affrontare i mercatiavvalendosi di una serie di informazioni che fino a poco tempo fa non erano nemmenoprese in considerazione. Abbiamo sempre ritenuto a ragione, come confermato dai dati statistici,che il nostro prodotto, le nostre macchine, hanno raggiunto livelli di eccellenza che lepongono al vertice della produzione meccanotessile mondiale. Le qualità riconosciute alnostro prodotto però non sono più sufficienti per vendere all’estero: per affrontare i vecchi enuovi concorrenti è necessario aumentare la propria competitività. Questo avviene non solamenteagendo sul prodotto, ma anche attraverso un ripensamento dell’organizzazione e dellestrategie della propria azienda. Diventa quindi necessario acquisire le informazioni sul proprioposizionamento e sui concorrenti per creare punti di confronto.Il lavoro che il Ceris presenterà oggi propone diversi piani di lettura: quello dimensionale,quello dell’appartenenza o meno a gruppi di controllo, quello della localizzazione geograficaed infine quello della tipologia di macchine prodotte, analizzando le caratteristiche redditualie patrimoniali delle nostre imprese e di alcuni nostri concorrenti.Voglio qui fare solo alcuni brevi richiami ai risultati che saranno meglio analizzati da chi miseguirà nel corso della presentazione.Il primo punto riguarda il confronto Italia - estero e soprattutto quello con i nostri principaliconcorrenti: Germania, Giappone e Svizzera. Le imprese italiane si sono distinte nel corso deltriennio 1998-2000 per una capacità di sviluppo notevole in un difficile contesto competitivointernazionale. Abbiamo avuto un aumento del fatturato cui ha corrisposto una sostanzialestabilità dell’occupazione mostrando così un miglioramento nell’utilizzo delle risorse. La crescitadel capitale fisso appare superiore a quella del numero di addetti, facendo ritenere chel’incremento della produttività del lavoro sia stato accompagnato da una maggiore intensitàdi capitale.Le nostre imprese si sono distinte anche per una minore incidenza del fattore lavoro rispettoai nostri tradizionali concorrenti e per un processo di internalizzazione delle attività. Il confronto,anche in termini di redditività, risulta positivo, specialmente con riferimento alla redditivitàdel capitale proprio.Il confronto tra Italia ed estero mostra come, anche in un periodo recessivo, le imprese italianedi piccole dimensioni registrino redditività e produttività totale maggiori di quelle estere dianaloga dimensione. Appare dunque chiaro che anche le aziende di piccola dimensione, localizzatein Italia, rimangono competitive, a testimonianza di un modello di impresa che mantienele sue peculiarità positive.Non dobbiamo però dimenticare che se le piccole dimensioni, grazie alla maggiore flessibilità,possono essere un vantaggio nei periodi critici, diventano un forte limite allo sviluppoquando si è in presenza di un diffuso miglioramento nella condizione congiunturale del set-20002


PRESENTAZIONE DI ALBERTO M. SACCHI, PRESIDENTE ACIMITtore. Valorizzare le caratteristiche distintive del nostro modello aziendale rispetto a quelli propostiall’estero non significa perdere di vista il necessario adeguamento, imposto dalla competizioneglobale, alla struttura delle nostre aziende. La competizione nei nostri mercati richiedela presenza di aziende che, pur sfruttando le loro peculiarità, siano pronte a cogliere l’opportunitàdi economie di scala che solo il raggiungimento della massa critica rende possibile.In effetti, l’Osservatorio ACIMIT evidenzia come anche la grande impresa italiana, nel corsodegli ultimi anni, abbia fatto registrare performances positive sia per quanto attiene la produttivitàche il contenimento dei costi gestionali. Appare chiaro, soprattutto in certi compartidella nostra industria, come lo sviluppo dimensionale dell’azienda si sia reso necessario al finedi competere con realtà estere di analoghe dimensioni. Le nostre aziende, anche in questo,hanno dato prova di essere capaci di adeguarsi ai cambiamenti imposti dal mercato per competeread armi pari con i concorrenti.L’Osservatorio indica inoltre fattori di criticità che non vanno sottovalutati, sia dal punto divista dell’assetto patrimoniale che evidenzia una forte esposizione delle nostre imprese versol’indebitamento, sia per quanto attiene i costi operativi. Tuttavia pare evidente che il modelloitaliano, pur in un periodo come quello oggetto dell’analisi, caratterizzato nella sua parte inizialeda una fase recessiva, regge il confronto con la concorrenza internazionale.Lo scopo dell’Osservatorio ACIMIT, come di altri studi promossi dalla nostra Fondazione, èquello di fornire agli imprenditori del nostro settore spunti di riflessione utili per la definizionedelle loro strategie aziendali e di promuovere la conoscenza dell’industria italiana dellemacchine tessili che, anche in un momento difficilissimo, ha dimostrato di sapere raggiungereun livello d’eccellenza tecnologica ed una posizione competitiva dominante.20003


OSSERVATORIO SULLA DINAMICA ECONOMICO-FINANZIARIA DELLE IMPRESE MECCANOTESSILIIntroduzioneIl continuo processo di globalizzazione dei mercati e l’elevata esposizione del meccanotessileitaliano al commercio internazionale rendono sempre più pressante l’esigenza di monitorareattentamente l’evoluzione delle condizioni economiche e produttive delle imprese nazionalirispetto ai principali competitori stranieri.L’osservatorio si propone di analizzare le caratteristiche reddituali, patrimoniali e finanziariesulla base dei bilanci relativi all’esercizio 2000. Esso propone, inoltre, un confronto intertemporalecon il biennio precedente 1998-1999, ed una comparazione delle performance delleimprese italiane, europee e giapponesi.Al fine di pervenire alla costituzione di un ampio campione di imprese attive nel settore meccanotessile,sia italiane che straniere, sono state utilizzate le banche-dati Aida e Amadeus, integrate,laddove possibile, con informazioni tratte direttamente dai bilanci cartacei delle societàpiù importanti. I singoli Paesi sono stati raggruppati per macro-area geografica, sulla basedi adeguati criteri di omogeneità 1 . In particolare, appare di un certo interesse, ai fini del presentestudio, il confronto con il raggruppamento dell’Europa Centrale, comprendente, oltre adAustria, Germania e Svizzera, tradizionalmente considerati i principali concorrenti per l’industriameccanotessile italiana.Nell’ambito del presente studio è stato selezionato un insieme ristretto di variabili economichecon la finalità di calcolare alcuni indicatori in grado di evidenziare il livello di redditivitànonché la struttura finanziaria e patrimoniale delle aziende studiate. L’analisi degli indicatoridi performance è stata articolata sulla base di tre criteri di discriminazione: Comparto di attività(macchine tessili per filatura, tessitura, maglieria e nobilitazione); Dimensione (piccole,medie e grandi imprese); Appartenenza a gruppi. Infine sono state analizzate anche le differenzelocalizzative sulla base di un raggruppamento delle imprese nei distretti tessili di Biella,Bergamo-Brescia, Prato, Como-Varese-Lecco e Vicenza.1L’Europa Centrale comprende: Germania, Austria e Svizzera. L’area Europa Orientale raggruppa:Repubblica Ceca, Romania, Ungheria e Polonia. Infine l’area denominata Altri Paesi Europeicomprende: Francia, Gran Bretagna, Belgio, Olanda, Spagna, Grecia, Danimarca e Svezia.20004


OSSERVATORIO SULLA DINAMICA ECONOMICO-FINANZIARIA DELLE IMPRESE MECCANOTESSILILe dinamiche evolutive delle principali grandezzeDagli indicatori globali si può constatare come il 2000 sia stato un anno di forte ripresa per leimprese italiane del campione, con un ciclo virtuoso che vede un incremento nelle vendite(+16,2%) e negli investimenti (+12,2% relativo alle attività immobilizzate), ed una crescita,anche se più limitata, dell’occupazione (+0,9%). Complessivamente emerge una evoluzione delmeccanotessile italiano decisamente più incisiva rispetto a quella delle imprese a nazionalitàestera. Infatti, nel campione di imprese estere il fatturato si è ridotto dell’1,7%, le immobilizzazionihanno registrato un incremento del 6%, mentre il livello occupazionale si è mantenutosostanzialmente stabile (+0,5%). Nel caso italiano si è assistito ad una crescita del fatturatoche non si è tradotta proporzionalmente in un incremento dell’occupazione. Ciò è dovuto adun miglioramento nell’utilizzo della capacità produttiva a seguito del periodo recessivo.Inoltre, sempre nel contesto italiano, la crescita del capitale fisso è superiore a quella delnumero di addetti. Ciò induce a ritenere che l’incremento della produttività del lavoro è statoaccompagnato da una maggiore intensità di capitale, evidenza che si riscontra in minor misuranel caso delle imprese estere.Variazioni percentuali delle principali grandezze economiche tra 1999 e 2000.Comparto Fatturato Immobilizz. nette DipendentiFilaturaMaglieriaNobilitazioneTessituraTotaleItalia 24,9% 1,6% -0,2%Estero -3,9% 17,4% -2,3%Italia 17,4% 25,0% 25,2%Estero -8,4% -14,7% 24,6%Italia 19,0% 15,7% 2,8%Estero 10,0% 15,0% 10,4%Italia 2,3% 48,1% -9,4%Estero -0,4% -7,9% -4,0%Italia 16,2% 12,2% 0,9%Estero -1,7% 6,0% 0,5%Fonte: Nostre elaborazioni su bilanci societari.20006


LE DINAMICHE EVOLUTIVE DELLE PRINCIPALI GRANDEZZEVariazioni percentuali delle principali grandezze economiche tra 1999 e 2000.Dimensione Fatturato Immobilizz. nette DipendentiGrandeMediaPiccolaTotaleItalia 30,4% 9,4% 13,7%Estero -1,9% 6,5% 0,8%Italia -1,1% 20,0% -6,7%Estero -0,3% -22,3% -3,5%Italia 27,5% 0,5% -3,1%Estero 21,0% -14,7% 2,3%Italia 16,2% 12,2% 0,9%Estero -1,7% 6,0% 0,5%Fonte: Nostre elaborazioni su bilanci societari.Variazioni percentuali delle principali grandezze economiche tra 1999 e 2000.Appartenenza gruppo Fatturato Immobilizz. nette DipendentiIndipendentiControllateTotaleItalia 21,7% 10,5% 6,3%Estero -3,0% 6.9% -0,1%Italia 6,0% 14,6% -10,3%Estero 12,0% -20,9% 5,2%Italia 16,2% 12,2% 0,9%Estero -1,7% 6,0% 0,5%Fonte: Nostre elaborazioni su bilanci societari.Il costo unitario e la produttività del lavoroIl dato complessivo mostra una minore onerosità del fattore lavoro per le imprese italiane rispettoai concorrenti dell’Europa Centrale. Anche in termini di tasso di crescita la remunerazione dellavoro è stata più accentuata in Germania, Austria e Svizzera (+11,01% contro +6,11% per l’Italia).Decisamente rilevante appare il dato relativo agli Stati dell’Est europeo, i quali presentanoremunerazioni molto ridotte, in accordo, del resto, con le condizioni macroeconomiche di queiPaesi. Essi, inoltre, evidenziano il tasso di crescita più consistente (+53,96%).Per quanto concerne l’indicatore di produttività del lavoro, vale a dire il livello di fatturato peraddetto, la performance migliore è stata registrata dai Paesi dell’Europa Orientale (+63,40%),ma i livelli assoluti restano significativamente inferiori rispetto a quelli di tutti gli altri raggruppamentigeografici. In confronto ai diretti concorrenti del Centro Europa le imprese italianesegnalano un risultato migliore sia in termini di crescita (9,31% per l’Italia contro 1,14%)20007


OSSERVATORIO SULLA DINAMICA ECONOMICO-FINANZIARIA DELLE IMPRESE MECCANOTESSILICosto del lavoro e produttività parziale per dipendente.che di valori assoluti, con esclusione del 1999. Il raggruppamento degli altri Paesi europei,nonostante la sua composizione eterogenea, ha evidenziato una crescita sensibilmente superiorea quella che ha caratterizzato l’Italia (+23,53%).Se si passa dalla produttività parziale del lavoro alla produttività totale o Total FactorProductivity il valore dell’indicatore non diverge molto, a livello medio, tra Italia ed estero.Mentre per l’estero l’indicatore di produttività totale, tra 1998 e 2000, si mantiene perfettamenteinalterato, nel contesto italiano esso ha realizzato un lieve ribasso pari a -0,7%. Se si analizzanoinvece i risultati per singole aree emerge un comportamento piuttosto eterogeneo.Comparto Costo del lavoro (000 Euro) Produtt. parziale (000 Euro)2000 1999 1998 D 2000/98 2000 1999 1998 D 2000/98FilaturaItalia 35,77 32,93 33,28 7,46% 155,46 132,39 145,24 7,04%Europa. Occ. 44,98 45,37 41,28 8,95% 183,86 154,49 165,46 11,12%MaglieriaNobilitazioneTessituraTotaleItalia 34,08 35,54 33,27 2,42% 189,96 220,33 189,01 0,51%Europa. Occ. 41,64 37,69 35,15 18,47% 116,80 113,82 94,82 23,18%Italia 36,27 35,31 33,70 7,62% 181,81 168,82 165,14 10,09%Europa. Occ. 48,47 47,10 45,99 5,38% 209,72 188,72 172,18 21,80%Italia 31,90 31,67 31,88 0,06% 286,50 209,87 234,87 21,98%Europa. Occ. 59,59 47,03 39,51 50,84% 216,61 172,10 166,80 29,87%Italia 35,26 33,84 33,23 6,11% 186,64 166,25 170,75 9,31%EU Centr. 57,12 57,04 51,45 11,01% 169,09 173,31 167,18 1,14%EU Est 4,63 3,99 3,01 53,96% 17,97 12,05 11,00 63,40%EU Altri 52,56 39,27 34,52 52,28% 166,47 141,59 134,76 23,53%Fonte: Nostre elaborazioni su bilanci societari.Gli indici di redditivitàL’andamento degli indicatori di redditività evidenzia per l’Italia una crescita complessiva tra1998 e 2000 di un punto percentuale del ROE ed una riduzione della redditività del capitaleoperativo investito (ROI) da 9,2% a 7,9%. Le imprese oltre confine manifestano, al contrario, unpeggioramento consistente in entrambi gli indici.Mentre il ROI appare sostanzialmente allineato sia in termini assoluti che di variazione nei dueambiti geografici, il ROE mostra una dinamica significativamente diversa: l’incremento registratoin Italia si contrappone ad una forte riduzione per i Paesi esteri (da 7,3% nel 1998 a 3,9% nel 2000).La redditività del capitale investito (ROI)Il ROI, sia delle imprese italiane che estere, ha subito tra 1998 e 2000 una contrazione ascrivibilea motivazioni differenti a seconda del raggruppamento geografico considerato. Per l’Italia a20008


LE DINAMICHE EVOLUTIVE DELLE PRINCIPALI GRANDEZZEfronte di una sostanziale invarianza dell’indice di rotazione del capitale, si ha una diminuzioneprogressiva del ROS da 10,3% a 9,2%, mentre per le imprese straniere prevale la riduzione dell’indiceIRA (da 0,86 a 0,71 tra l’anno iniziale e finale) a parità di redditività delle vendite.Questo fatto permette di evidenziare la diversa impostazione strategica delle imprese italianerispetto a quelle estere. Da un lato le aziende nazionali si sono orientate verso decisioni d’investimentoin capitale fisso e circolante e politiche di gestione di crediti e magazzino, tali dagarantire un’elevata rotazione del capitale immobilizzato in flussi di ricavi. Dall’altro, le impreseestere hanno privilegiato l’aspetto legato al contenimento dei costi tramite adeguate politichedi approvvigionamento dei fattori, di combinazione ed efficiente utilizzo degli input produttivi.Tuttavia, questa evidenza per le imprese estere è la risultante di un comportamentopiuttosto eterogeneo nella gestione delle varie tipologie di costi.Nel caso delle imprese dell’Europa Orientale, contrariamente all’Italia, sia il ROS che l’IRA sonoaumentati, tra 1998 e 2000, rispettivamente da 9,2% a 10,2% e da 0,89 a 1,19. Se si soffermal’attenzione sui risultati dell’ultimo anno non si può non osservare che l’IRA è considerevolmentesuperiore all’indicatore relativo all’Italia ed all’estero, in generale (circa 38% in piùrispetto all’Italia). Valori dell’indice di rotazione delle attività sensibilmente superiori allamedia del settore da un lato sintetizzano la capacità del management di queste imprese diimpiegare in modo efficiente la struttura disponibile, e dall’altro lato la possibile dotazione dimodesto capitale fisso, ampiamente ammortizzato e obsoleto, disponibile per la produzione.Indicatori di redditivitàComparto ROE ROI2000 1999 1998 2000 1999 1998FilaturaMaglieriaNobilitazioneTessituraTotaleItalia 7,7% 1,9% 0,8% 9,0% 7,9% 8,1%Estero 2,6% 4,1% 5,1% 6,3% 7,2% 8,2%Italia 2,1% 13,2% 11,5% 6,6% 11,3% 12,8%Estero 1,2% 2,6% 4,3% 5,2% 5,0% 7,6%Italia 9,4% 6,9% 3,0% 10,3% 8,0% 8,4%Estero 13,1% 8,2% 9,5% 13,2% 10,1% 12,4%Italia 6,2% 0,9% 10,0% 5,3% 4,5% 9,0%Estero 6,1% 10,6% 11,4% 8,9% 11,3% 10,3%Italia 6,4% 5,1% 5,4% 7,9% 7,7% 9,2%Estero 3,9% 6,2% 7,3% 7,4% 8,8% 9,3%Fonte: Nostre elaborazioni su bilanci societari.Le determinanti dell’indice di redditività delle vendite (ROS)Per quanto concerne l’Italia, il peggioramento della performance sulle vendite a livello complessivoè da attribuire in particolar modo ad una crescita nell’incidenza dei costi di acquisto deimateriali rispetto al fatturato. Quest’ultimo indicatore, infatti, cresce approssimativamente del20009


OSSERVATORIO SULLA DINAMICA ECONOMICO-FINANZIARIA DELLE IMPRESE MECCANOTESSILI10% tra 1998 e 2000, da 0,48 a 0,52. Gli altri indicatori rimangono, invece, sostanzialmente inalterati.Il raggruppamento delle imprese estere mostra una dinamica non omogenea nell’incidenzadelle tre tipologie di costi sul fatturato, la quale si riassume in un livello elevato e sostanzialmentestabile del ROS. Passando da 0,61 nel 1998 a 0,68 nel 2000, la gestione delle fornitureha inciso negativamente sul ROS. Tale andamento è stato, tuttavia, compensato dalla riduzionedell’incidenza del costo del lavoro (da 0,17 nel 1998 a 0,13 nel 2000), favorito molto probabilmenteda una intensificazione del processo di deverticalizzazione, e delle altre spese gestionalioperative (da 0,12 a 0,08). In particolare occorre porre attenzione all’incidenza del costo del lavorosul totale delle vendite che in tutti e tre gli anni considerati è risultato inferiore al dato relativoall’Italia, in particolar modo nel 2000.Il rapporto tra costo del lavoro e vendite è una importante componente dell’indice sintetico ROS.Esso può essere considerato una valida proxy del livello di verticalizzazione delle aziende. In sintesi,i valori maggiori registrati da questo rapporto segnalano per le imprese italiane una maggiorepropensione a produrre internamente rispetto ai concorrenti stranieri. L’aspetto dell’integrazione amonte o a valle non deve, tuttavia, essere posto in stretta relazione con la caratteristica di flessibilitàdelle imprese italiane, la quale è legata principalmente alla scala produttiva aziendale. La propensionealla produzione interna può derivare, invece, da decisioni di internalizzazione di fasi produttiveconseguenti alla crisi che ha coinvolto il settore nel 1998. Complessivamente i comparti piùverticalizzati sono la filatura e la nobilitazione, con valori simili tra Italia e altri Paesi nel 2000, mentrenella maglieria e tessitura le politiche di make or buy si differenziano sensibilmente. Per quantoriguarda la dimensione sono le medie imprese a produrre maggiormente all’interno, mentreun’analoga affermazione può essere fatta per le imprese italiane indipendenti.Le determinanti dell’indice di rotazione del capitale (IRA)Per quanto concerne le imprese italiane, l’indice IRA ha mostrato un decremento, seppure lieve. Glieffetti sono dovuti ad una maggiore rigidità data dal capitale fisso per unità di fatturato (l’indicepassa da 0,31 nel 1998 a 0,33 nel 2000) e ad un incremento del rapporto tra attività liquide e vendite(da 0,54 a 0,58). Più evidente il calo del saggio di rotazione del capitale investito tra 1998 e 1999(da 0,89 a 0,81), spiegato dalla crescita dell’incidenza del circolante, escluse le scorte di magazzino,da 0,54 a 0,62 nel 1999. Questo fatto potrebbe essere interpretato sulla base di una contrazionedelle vendite (effetto a livello di domanda) oppure di un incremento della dimensione del circolante(politica della gestione dei pagamenti). L’incremento del fatturato osservato negli anni successivialla stagnazione della domanda del 1998 induce a ritenere che le imprese si siano orientateverso politiche di credito alla clientela e, quindi, di incremento delle poste di attivo creditizio.Per quanto concerne l’insieme delle aziende estere, la riduzione dell’IRA da 0,86 nel 1998 a 0,71nel 2000 deve essere attribuita in primo luogo ad un incremento dell’incidenza del capitale fissorispetto alle vendite (0,76 nell’ultimo anno contro un valore pari a 0,5 nel 1998), e secondariamentead un aumento della dimensione del circolante per unità di fatturato (da 0,48 a 0,52).Appare con evidenza una maggiore propensione agli investimenti in risorse immobilizzate eduna minore incidenza del magazzino delle imprese straniere rispetto alle italiane. Il primo elementopotrebbe essere ascrivibile congiuntamente ad un uso più intenso della tecnologia e aduna maggiore presenza di gruppi fra le aziende estere, e quindi di partecipazioni societarie dallato dell’attivo patrimoniale. Il secondo suggerisce l’idea che le stesse unità abbiano adottatoradicali politiche di organizzazione produttiva fondate sul decentramento e su politiche diapprovvigionamento just-in-time.200010


LE DINAMICHE EVOLUTIVE DELLE PRINCIPALI GRANDEZZEL’effetto della leva finanziariaNell’arco di tempo analizzato, le imprese non evidenziano complessivamente significativi cambiamentinelle loro strategie di indebitamento al fine di favorire la redditività d’impresa. Pocopiù del 10% del campione totale, italiano ed estero, tende a limitare gli effetti della leva negativa,tuttavia, l’effetto leva prevalente è quello positivo. Complessivamente il differenziale traredditività operativa e tasso medio di onerosità dell’indebitamento è aumentato.L’Italia (i cui tassi sono saliti dal 7,9 % al 9,1 %) mostra l’addensamento maggiore nella categoriadi effetto leva positivo, con percentuali del 37,8%, 30,6% e 37% rispettivamente negli anni1998, 1999 e 2000. Tuttavia, percentuali elevate si riscontrano anche per la categoria di giudiziodi effetto leva negativo. Ciò indica che, a prescindere dalla posizione relativa di ROI ed i(tasso medio di onerosità dell’indebitamento) le imprese nazionali mostrano un ricorso allerisorse esterne superiore alla dimensione del capitale proprio. Probabilmente, tale fattore èattribuibile ad una certa rigidità delle imprese italiane rispetto ad adeguamenti delle strutturefinanziarie, il che si riscontra anche nel fatto che, nel 2000, è cresciuta molto la percentualedi imprese con una leva finanziaria positiva non sfruttata adeguatamente.Per il Giappone, l’effetto di leva finanziaria positiva non utilizzata comprende le percentualipiù consistenti (50% nel 2000, 62,5% nel 1999 ed ancora 50% nel 1998) a causa di una preferenzadelle imprese nipponiche per esposizioni finanziarie molto contenute. Il basso livello deitassi d’interesse (1,2-1,3%) sul mercato finanziario giapponese ha permesso alla maggioranzadegli operatori di godere di saggi di rendimento superiori al costo delle risorse di finanziamentoesterne.La situazione appare invertita per i Paesi dell’Europa Orientale, in cui gli elevati tassi d’interesse(22,7% nel 2000) hanno spinto le imprese verso leve finanziarie negative: molte di loroevidenziano strutture finanziarie decisamente inadeguate, in quanto distorte verso tipologiedi fonti di finanziamento eccessivamente onerose rispetto alle condizioni interne di redditivitàoperativa.Germania, Austria e Svizzera evidenziano una predominanza di imprese con fattori di leva, nelcomplesso, positivi (63,7% nel 1998 e 1999, 66,6% nel 2000). Tuttavia, una rilevante percentualedi imprese ha evidenziato una incapacità ad utilizzarne correttamente i vantaggi. Questasituazione deriva dalla presenza di ridotti saggi di remunerazione del capitale di terzi (4,8% nel2000), potenziale fonte di vantaggio competitivo per le aziende del raggruppamentodell’Europa Centrale.Anche gli altri Paesi europei mostrano un maggiore addensamento delle imprese consideratenelle due categorie caratterizzate da effetti positivi di leva finanziaria. In tutti e tre gli anniqueste categorie rappresentano più del 50% delle aziende.200011


OSSERVATORIO SULLA DINAMICA ECONOMICO-FINANZIARIA DELLE IMPRESE MECCANOTESSILIGiudizio di leva finanziariaGiudizio EA EC EE G I TotaleEffetto leva positivaLeva positiva limitataLeva negativa limitataEffetto leva negativaTotale2000 30.4% 44.4% 20.0% 0.0% 37.0% 33.1%1999 28.6% 27.3% 22.2% 0.0% 30.6% 28.2%1998 31.0% 45.5% 28.6% 12.5% 37.8% 35.6%2000 39.1% 22.2% 20.0% 50.0% 24.7% 28.8%1999 32.1% 36.4% 0.0% 62.5% 17.4% 22.0%1998 48.3% 18.2% 0.0% 50.0% 18.5% 24.1%2000 17.4% 11.1% 20.0% 12.5% 8.2% 11.0%1999 28.6% 0.0% 22.2% 0.0% 12.4% 14.1%1998 13.8% 0.0% 14.3% 12.5% 10.1% 10.3%2000 13.0% 22.2% 40.0% 37.5% 30.1% 27.1%1999 10.7% 36.4% 55.6% 37.5% 39.7% 35.6%1998 6.9% 36.4% 57.1% 25.0% 33.6% 29.9%2000 100% 100% 100% 100% 100% 100%1999 100% 100% 100% 100% 100% 100%1998 100% 100% 100% 100% 100% 100%Fonte: Nostre elaborazioni su bilanci societari.Legenda:EA = Altri Paesi Europei (Belgio, Francia, Danimarca, Gran Bretagna, Grecia, Olanda, Spagna, Svezia)EC = Europa Centrale (Austria, Germania, Svizzera)EE = Europa Orientale (Repubblica Ceca, Polonia, Romania, Ungheria)G = GiapponeI = ItaliaLa struttura finanziaria e patrimonialeUn dato che emerge immediatamente è la maggiore indipendenza finanziaria delle impreseestere in confronto a quelle italiane. La composizione della struttura delle passività delleimprese straniere ha privilegiato nei tre anni considerati il ricorso ai mezzi propri come fontedi finanziamento principale. Il risultato ottenuto per le imprese nazionali è coerente con quantorilevato nell’analisi della leva finanziaria: le imprese italiane si sono, infatti, distinte per losfruttamento del differenziale positivo tra ROI ed i (tasso medio di onerosità dell’indebitamento).Le imprese italiane si caratterizzano, inoltre, per una minore rigidità degli impieghi. Il rapportocapitale fisso/capitale investito (F/K) è circa doppio per le aziende del raggruppamento estero.La divergenza strutturale tra imprese nazionali e straniere, inoltre, tende a crescere neltempo. Questo dato può essere interpretato alla luce di una particolare attenzione delle impreseestere all’aspetto tecnologico, attraverso una politica degli investimenti finalizzata al rinnovodell’apparato tecnico a disposizione.200012


LE DINAMICHE EVOLUTIVE DELLE PRINCIPALI GRANDEZZEA livello di analisi fonti-impieghi, emerge come entrambe le categorie di imprese operino in condizionistrutturali equilibrate, dal momento che il rapporto tra fonti durevoli e immobilizzazioniindica una capacità di copertura degli impieghi a lungo con risorse finanziarie durature.Come si poteva attendere, la maggiore rigidità dal lato dell’attivo si è tradotta in una più elevatarigidità delle fonti dal lato delle passività, per le imprese estere. Per queste ultime l’indicatorecapitale investito/passività a breve (K/p) è circa doppio rispetto al valore calcolato conriferimento al contesto nazionale. È interessante, inoltre, osservare, in termini dinamici, comela crescita dell’indicatore per le unità estere sia coerente con l’incremento registrato dall’indiceF/K. Inoltre, il dato in questione è in accordo con l’indicazione relativa al grado di coperturadegli impieghi fissi: la crescita dell’incidenza del capitale fisso, pari a circa 22%, superioreall’incremento del livello di rigidità delle fonti (+12%) ha condotto ad una riduzione dell’indicedi copertura tra 1998 e 2000.Le condizioni di solvibilità sono colte dal quoziente di tesoreria (o indice di liquidità, o quickratio, o acid test) che esprime la capacità dell’impresa di soddisfare con disponibilità liquide ofacilmente liquidabili il pagamento di debiti a breve termine. Mentre le imprese estere hannoregistrato valori ben superiori a tale soglia critica in tutti e tre gli anni, le unità italiane hannoevidenziato una situazione di tesoreria inferiore, con valori che scendono da 0,9 a 0,84.Struttura finanziaria e patrimonialeComparto K/MT F/K (P+N)/F K/p L/p2000 1999 1998 2000 1999 1998 2000 1999 1998 2000 1999 1998 2000 1999 1998FilaturaMaglieriaNobilitazioneTessituraTotaleItalia 1,24 1,31 1,29 0,23 0,30 0,30 1,32 1,25 1,21 1,70 1,94 1,87 0,91 0,94 0,92Estero 2,50 3,01 2,87 0,50 0,44 0,40 1,43 1,61 1,73 3,60 3,84 3,69 1,41 1,70 1,74Italia 1,33 1,43 1,42 0,23 0,22 0,27 1,50 1,74 1,63 1,65 1,83 2,03 1,04 1,09 1,10Estero 4,13 4,65 4,06 0,41 0,40 0,41 1,93 2,02 1,96 4,99 5,51 4,90 2,24 2,56 2,28Italia 1,29 1,27 1,29 0,20 0,19 0,20 1,40 1,51 1,42 1,58 1,64 1,67 0,92 0,98 0,97Estero 2,98 2,55 2,31 0,35 0,36 0,35 2,34 2,13 2,15 5,27 4,42 4,08 2,73 2,17 1,98Italia 1,49 1,25 1,24 0,44 0,28 0,30 1,00 1,15 1,32 1,81 1,65 1,87 0,59 0,67 0,70Estero 1,90 2,00 1,86 0,69 0,56 0,52 1,09 1,26 1,26 3,98 3,57 2,97 1,09 1,12 1,01Italia 1,30 1,31 1,30 0,27 0,26 0,28 1,29 1,34 1,34 1,69 1,78 1,86 0,84 0,90 0,90Estero 2,37 2,53 2,35 0,54 0,48 0,44 1,37 1,49 1,54 3,82 3,80 3,40 1,42 1,51 1,42Fonte: Nostre elaborazioni su bilanci societari.Legenda:K/MT:F/K:(P+N)/F:K/p:L/p:indipendenza finanziaria: Capitale investito/Mezzi di terzirigidità del capitale investito: Capitale fisso/Capitale investitocopertura del capitale fisso: (Pass. consolidate+Patr. Netto)/Cap.fissorigidità delle fonti: Capitale investito/Passività a brevequoziente di tesoreria: Liquidità differite e correnti/Passività correnti200013


OSSERVATORIO SULLA DINAMICA ECONOMICO-FINANZIARIA DELLE IMPRESE MECCANOTESSILILe differenze fra i vari compartiPer quanto concerne le singole specializzazioni produttive, il comparto italiano della filaturaha registrato, in assoluto, la più elevata crescita del fatturato, ma un ridotto saggio d’investimento.La maggiore onerosità del costo del lavoro appartiene al segmento della nobilitazione,al quale è associato anche il più elevato indicatore di produttività totale. Le condizioni diminore onerosità e di maggiore produttività del lavoro si presentano contemporaneamentenel comparto italiano della tessitura.Con riferimento agli indicatori di redditività i comparti italiani della nobilitazione e della filaturaevidenziano le migliori performance, con un guadagno sia della redditività operativa chedel capitale proprio. L’indicazione per il raggruppamento della nobilitazione trova confermadal confronto con l’estero. Il risultato più insoddisfacente è quello relativo al segmento dellamaglieria. La dinamica della redditività nei comparti italiani è influenzata principalmente dall’evoluzionedel ROS: filatura e nobilitazione mostrano, infatti, un incremento dei marginisulle vendite. Analizzando le specifiche voci di costo emerge una maggior incidenza dei costidi approvvigionamento di materiali sulle vendite per i comparti della maglieria e della tessitura,ma un minor peso del costo del lavoro.In Italia le imprese con la minore esposizione alle risorse di terzi sono le unità del compartotessitura. All’estero, invece, il minore ricorso a fonti esterne è stato registrato per il segmentodella maglieria.Le aziende nazionali della nobilitazione registrano il più basso rapporto tra immobilizzazionie capitale investito, il che evidenzia una struttura tecnologica caratterizzata da uno scarso rinnovodegli impianti esistenti. Tale sottodimensionamento del capitale fisso si è tradotto in unanotevole capacità di copertura delle attività immobilizzate con risorse finanziarie a lungo termine.Una caratteristica simile si riscontra anche per le imprese del comparto maglieria. Taleindicatore assume, anzi, una dimensione eccessiva e segnala un processo di finanziamentodell’attivo circolante tramite risorse finanziarie durature.200014


Le differenze in base alle dimensioni d’impresa ed agli assetti organizzativiLa ripartizione del campione in tre gruppi dimensionali evidenzia una dinamica di crescitamolto interessante per le piccole imprese sia italiane che estere mentre segnali di difficoltàemergono dai bilanci delle medie imprese; per le grandi il trend appare più favorevole per leimprese italiane rispetto alle estere. Costo e produttività del lavoro sono maggiori per le piccoleimprese rispetto alle altre due categorie dimensionali. Anche la produttività totale apparemigliore per le piccole imprese italiane rispetto alle loro omologhe estere, mentre la situazionesi capovolge per le medie e le grandi imprese.Per quanto riguarda la redditività si registra una contrazione nel caso delle imprese di grandidimensioni, sia italiane che estere, mentre le piccole (e in minor misura le medie) italiane evidenzianoindici in crescita. L’effetto leva pare giocare positivamente soprattutto per le piccoleimprese, mentre è più elevata la percentuale delle grandi imprese con una leva negativa.La struttura patrimoniale si presenta sostanzialmente omogenea per le medie imprese italianeed estere, mentre per gli altri gruppi dimensionali si osservano differenze significative; inparticolare le piccole imprese estere appaiono più capitalizzate e caratterizzate da una elevatarigidità dell’attivo investito, ma a prezzo di uno squilibrio nella copertura finanziaria degliimpieghi duraturi e di un peggioramento del grado di solvibilità.Dal punto di vista dell’appartenenza o meno a gruppi di controllo l’analisi dei bilanci aziendaliha messo in rilievo un sostanziale effetto positivo dei gruppi stranieri rispetto a quelli italiani.In quasi tutti gli indici analizzati infatti appare abbastanza nettamente che le performance(soprattutto in termini reddituali) delle imprese estere controllate sono migliori di quelleitaliane appartenenti a gruppi, mentre le imprese indipendenti italiane evidenziano risultatimigliori delle indipendenti estere.200015


OSSERVATORIO SULLA DINAMICA ECONOMICO-FINANZIARIA DELLE IMPRESE MECCANOTESSILIUn confronto tra i distretti italiani del meccanotessileL’analisi complessiva sulla media degli indicatori di performance e delle principali variabilieconomiche del triennio 1998-2000, evidenzia per i diversi distretti industriali una posizionecompetitiva differenziata nella quale si distinguono da un lato le imprese pratesi e dall’altrolato quelle bergamasche-bresciane. Le imprese toscane hanno registrato in assoluto la migliorestruttura finanziaria-gestionale-reddituale anche se non trova corrispondenza in una crescitadel fatturato sul livello dei distretti con la più consistente variazione. Sorprende, in particolare,la contrazione delle immobilizzazioni. Diametralmente opposta lo sviluppo delle aziendedi Bergamo e Brescia che hanno affrontato cospicui investimenti peggiorando la redditivitàd’impresa, ma senza intaccare l’esposizione finanziaria.In posizione intermedia si posizionano i distretti di Biella, Vicenza e Como-Varese-Lecco conuna leggera predominanza per quello piemontese grazie ad una migliore redditività ed unmaggiore equilibrio finanziario.200016


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