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PERLASTORIA - PBM Storia

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la newsletter per l’insegnante di storia dicembre 2007 NUMERO 07PERLASTORIAmailStrumenti e proposte per il lavoro in classe e l’aggiornamentostoria sui giornaliLa rassegna stampa del meselezione d’autore Per una memoria condivisa: il genocidio degli armeniCinema e guerra: la coscienza civile dell’America■A cura di Vittorio Caporrella■Testo di Marcello FloresTesto di Michele Gottardistoria in corso. il manuale sempre aggiornato■La questione israeliano-palestinese vista da Annapolis Schede a cura di Marco Fossativoci dalla classeStoria in Rete■Testo di Marina Boscaino e Marco Guastavignaagenda ■Seminari, convegni,giornate di studio perl’aggiornamento e laformazione storicavetrina ■LETTUREn Federico Rampini, La speranzaindiana. Storie di uomini, città e denarodalla più grande democraziadel mondo, A. Mondadori, 2007.A cura di Lino Valentinin Novità Bruno Mondadorinovembre-dicembre 2007n I nostri lettori segnalanocineman Elizabeth, the Golden Age,n In questo mondo libero…a cura di Michele GottardiEdizioni Scolastiche Bruno Mondadoriti augurano Buon Natale e un felice 2008


storia sui giornaliUna rassegna stampa di argomento storico, con articoli tratti da quotidiani e riviste,nazionali e internazionali, su temi al centro del dibattito pubblico, discussionistoriografiche, novità nella ricerca A cura di Vittorio CaporrellaRassegna stampacompleta sul sitopbmstoria.itLa rassegna stampadel meseAvvenire12 dicembre 2007http://www.pbmstoria.it/giornali3067Corriere della Sera11 dicembre 2007http://www.pbmstoria.it/giornali3066Corriere della Sera10 dicembre 2007http://www.pbmstoria.it/giornali3055Il Sole 24 ORE9 dicembre 2007http://www.pbmstoria.it/giornali3065The New York Times9 dicembre 2007http://www.pbmstoria.it/giornali3053La Stampa - TuttoLibri8 dicembre 2007http://www.pbmstoria.it/giornali3051The New York Times6 dicembre 2007http://www.pbmstoria.it/giornali3049la Repubblica5 dicembre 2007http://www.pbmstoria.it/giornali3050Gianni SantamariaLa Sublime Porta verso la democraziaGianni Santamaria ripercorre l’intervento di Bernard Lewis, tenuto al convegno Fightingfor democracy in the islamic world a Roma, in cui viene analizzato il rapporto fra mondoislamico e democrazia dal XVIII secolo a oggiLuciano CanforaL’impero salvato dagli immigratiPrendendo spunto dal discorso di Wilamowitz prima della capitolazione della Germanianel 1918, l’antichista Luciano Canfora riflette sulle pratiche del dominio romano durantel’età repubblicana e imperiale prestando attenzione all’integrazione dei popoli sottomessiDino MessinaCroce e Gramsci, giganti miopiIl delitto Matteotti e l’affermazione del fascismo in Italia negli anni Venti del XX secolo sonostati al centro della lezione tenuta dallo storico Giovanni Sabbatucci all’Auditorium di RomaRoberto CoaloaMoneta, il pacifista armatoIn occasione del centenario del Nobel per la pace a Ernesto Teodoro Moneta (1907),Roberto Coaloa ripercorre la vicenda biografica di una delle personalità più complesse delRisorgimento e del pacifismo internazionale del XIX secoloPatrick AllittCity on a hillPatrick Allitt analizza a fondo il libro Head and Heart, in cui lo storico e giornalista GarryWills delinea, in maniera innovativa e personale, la storia religiosa degli Stati Uniti a partiredal XVII secolo fino ai nostri giorniDavide Gianluca BianchiSiamo pure figli di OrientePrendendo spunto dal libro Fra Oriente e Occidente, scritto dall’antichista Santo Mazzarinonel 1947, Davide Gianluca Bianchi ripercorre la storia del pregiudizio occidentale che vedenell’Europa la patria della libertà e in Asia la culla del dispotismoSergio LuzzattoSiamo europei, teniamoci il welfareIl problema della giustizia sociale in Europa alla luce dei rapporti politici e culturali con gliUsa e l’Urss è al centro del libro di Tony Judt Dopoguerra. Come è cambiata l’Europa dal1945 a oggiMario CalabresiCent’anni fa la strage di Monongah; in miniera l’ecatombe degli italianiMario Calabresi ricostruisce la tragedia avvenuta nel 1907 a Monongah, West Virginia, in cuipersero la vita circa mille minatori, quasi tutti emigranti europei, tra i quali anche 171 italiani.L’autore illustra in particolare le condizioni di lavoro e di vita dei minatori-emigrantiEdizioni ScolastichePERLASTORIABruno Mondadori


storia sui giornali la rassegna stampa del meseIl Sole 24 ORE2 dicembre 2007http://www.pbmstoria.it/giornali3047La Stampa2 dicembre 2007http://www.pbmstoria.it/giornali3045La Stampa1 dicembre 2007http://www.pbmstoria.it/giornali3043Le Monde30 novembre 2007http://www.pbmstoria.it/giornali3042The New York Times29 novembre 2007http://www.pbmstoria.it/giornali3044Avvenire27 novembre 2007http://www.pbmstoria.it/giornali3039La Stampa27 novembre 2007http://www.pbmstoria.it/giornali3037la Repubblica25 novembre 2007http://www.pbmstoria.it/giornali3021La Stampa24 novembre 2007http://www.pbmstoria.it/giornali3024Piero SinattiPotenza fondata sullo sterminioRecensendo il libro L’Urss di Lenin e di Stalin - Storia dell’Unione sovietica 1914-1945appena pubblicata dallo storico Andrea Graziosi, Piero Sinatti si sofferma sugli aspettieconomici e sociali della politica perseguita da Lenin e Stalin negli anni Venti e TrentaBruno VentavoliPiccola grande GermaniaBruno Ventanoli analizza il libro Heil Hitler, il maiale è morto! in cui Rudolph Herzogosserva la Germania durante il periodo nazista (1933-1945) da un angolo visuale inedito: lastoria del cabaret e dell’umorismoAlessandro BarberoMasaniello, il boss del popoloRecensendo il libro di Silvana D’Alessio, Masaniello. La sua vita e il suo mito in Europa,Alessandro Barbero si concentra sulla figura di Masaniello, uno dei capi della rivoltaantispagnola scoppiata a Napoli nel 1647Serge AudierEnquête sur le malaise démocratiqueNell’opera in più volumi L’Avènement de la démocratie, Marcel Gauchet indaga, da unpunto di vista storico e filosofico, le fasi dello sviluppo della democrazia moderna a partiredal XVI secolo fino ai nostri giorniJanet MaslinA scramble for power and treasure in South AfricaJanet Maslin analizza Diamonds, Gold and War, l’ultimo libro dedicato da MartinMeredith alla storia del continente africano, in cui lo storico e giornalista inglese si concentrasulla complessa formazione del Sud Africa durante il periodo 1871-1910, sullo sfondo dellaguerra Anglo-BoeraMarco BussagliLa città labirinto dall’antica CinaMarco Bussagli illustra il percorso storico e artistico proposto dalla mostra Capolavori dellaCittà Proibita, appena inaugurata al Museo del Corso di Roma, in cui viene ricostruita lavita di corte al tempo dell’imperatore cinese Qianlong (1711-1799)Abraham B. YehoshuaAnnapolis, a 30 anni dalla pace con SadatIn occasione del vertice di Annapolis, viene ricordata la visita a sorpresa in Israele delpresidente egiziano Sadat (1977) e il trattato di pace fra Egitto e Israele che ne seguì, nel1979. L’autore si sofferma sugli errori della politica israeliana che vanificarono la concretaoccasione di pace offerta dal trattatoFilippo CeccarelliEur, la fabbrica del potereGrazie al ritrovamento di numerose foto che ritraggono la costruzione del quartiere romanodell’EUR, Filippo Ceccarelli ripercorre la storia e le ragioni che indussero Mussolini allafondazione della “Terza Roma” negli anni Trenta del XX secoloGiorgio BoattiLa guerra che veniva dal cieloGiorgio Boatti analizza in parallelo Bombardate l’Italia di Marco Gioannini e GiulioMassobrio e L’Italia sotto le bombe di Marco Patricelli, i due recenti libri che studiano ibombardamenti sull’Italia durante la Seconda guerra mondiale (1940-1945)Edizioni ScolastichePERLASTORIABruno Mondadori


lezione d’autoreUno spazio per riflettere con studiosi e autori di manuali su questioni storiche diparticolare interesseTESTO DI marcello floresMarcello Flores è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università di Siena, dovedirige anche il master in Diritti umani e Azione umanitaria. Nel 2006 ha pubblicato Il genocidiodegli armeni (Il Mulino). Per Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori ha curato Freedom. Dirittiumani e formazione civile (2007).PER UNA MEMORIA CONDIVISA:IL GENOCIDIODEGLI ARMENIChe cosa stava avvenendo nell’imperoottomano nei giorni in cui l’assediodi Gallipoli e lo sbarco delletruppe anglo-australiane-neozelandesisembrava mettere in pericolol’esistenza stessa dell’impero,travolto anche dalle vittoriesimultanee degli eserciti russi sulfronte del Caucaso?24 APRILE 1915, L’AVVIO DEL GENOCIDIOIl 24 aprile 1915 l’arresto di oltre duemila armeni diIstanbul (leaders della comunità, intellettuali, dirigentipolitici, uomini d’affari, giornalisti, studenti, funzionaripubblici), cittadini dello Stato ottomano, dà il via al genocidiodegli armeni, a quella che l’ambasciatore americanoa Istanbul Henry Morgenthau chiamò la “mortedi una nazione”.Un mese dopo, il 24 maggio, le grandi potenze (GranBretagna, Francia e Russia) rilasciavano contemporaneamentea Londra, Parigi e Pietrogrado una dichiarazionecongiunta che diceva: “Di fronte a questo nuovocrimine della Turchia contro l’umanità e la civiltà i governialleati mettono pubblicamente al corrente la SublimePorta che essi riterranno personalmente responsabilitutti i membri del governo turco e i funzionari cheavranno partecipato a questi massacri.”Il 27 maggio 1915, tre giorni dopo, il governo ottomano(diretto dal triumvirato di Talat Pasha, Enver Pashae Djemal Pasha che aveva preso il potere nel 1913) promulgala “Legge temporanea di deportazione”, che legittimae legalizza le deportazioni e i massacri degli armeniche sono in corso dalla fine di aprile e che conoscerannoin giugno e luglio uno sviluppo ulteriore. DueRifugiati armeni, in gran parte bambini e donne sfuggiti algenocidio, aspettano la distribuzione del cibo in un campoprofughi nei pressi di Marash. (6 marzo 1920).settimane dopo, il 10 giugno, una nuova “Legge temporaneadi espropriazione e confisca” rende evidente l’intenzionepolitica e militare che sta dietro i massacri e ladeportazione verso il deserto della Siria. Le due leggi,combinate insieme, rendono chiaro il disegno di espellere- e non temporaneamente, come si presentano entrambii decreti, ma definitivamente - gli armeni dallezone di loro insediamento storico, sgomberando del tuttodalla loro presenza l’Anatolia orientale e la Cilicia.CIRCA UN MILIONE E MEZZO DI VITTIMEIl numero più grande delle vittime (calcolate tra un milionee un milione e mezzo) si ha tra il 1915 e il 1916, male violenze continuano anche negli anni successivi finoal termine della guerra mondiale. Molti vengono uccisinei villaggi (soprattutto gli uomini), altri durante il viaggioverso il deserto, altri ancora verranno decimati dallafame e dalle malattie nel corso della deportazione enei campi di concentramento dove vengono raggruppa-Edizioni ScolastichePERLASTORIABruno Mondadori


lezione d’autorePER UNA MEMORIA CONDIVISA: IL GENOCIDIO DEGLI ARMENILE INTERPRETAZIONI STORIOGRAFICHEPIÙ RECENTIL’aspetto centrale della distanza critica da storici comeDadrian o Ternon, risiede nella presunta «connessione»- che costituisce il leitmotiv della propria interpretazione- tra i massacri degli anni Novanta del XIX secolo eil genocidio del 1915-16. Una connessione che per Dadrianha l’aspetto di un legame indissolubile e di strettacontinuità, e che individua in una presunta «cultura» e«mentalità» omicida e in una «cultura fondata sul massacro»prevalente nel mondo turco il fulcro esplicativodel perché del genocidio.Questa ipotesi viene contestata in nome di rilevanti differenzenell’ideologiadei responsabili delleviolenze, nella dinamicapolitica e nel contestointernazionale in cuiesse avvennero.Un primo momento chesegna una forte discontinuitàè individuato nell’ultimoquarto del XIXsecolo. È da quel motii superstiti. A commettere le violenze sono gli uominidella Organizzazione Speciale, una forza paramilitarecreata dal Comitato Unione e Progresso (il partito deiGiovani Turchi al governo), ma anche soldati dell’esercitoe bande di predoni curde o turche. Il tutto con il beneplacitoe l’organizzazione dei vertici politici e militaridella capitale e delle province dove vivono gli armeni.UN VERO E PROPRIO GENOCIDIOA oltre novant’anni di distanza da uno dei massacri piùterribili della storia, che già all’epoca suscitò orrore e riprovazione,anche se le Grandi Potenze non misero inatto alcun piano per evitarlo o fermarlo, è ormai comuneil riconoscimento che si trattò di un genocidio, secondola definizione che ne venne data nel 1948. RaphaelLemkin, il giurista che coniò il nuovo termine e inventòil nuovo concetto nel 1944, ricordò spesso nei suoi scrittil’importanza che ebbero, nella sua formazione e nelladeterminazione a inserire il genocidio tra i nuovi criminidel diritto internazionale, i massacri degli armeni avvenutinel corso della Prima guerra mondiale, che la pacedi Parigi non era stata capace di sanzionare pubblicamentecon un processo internazionale che pure in moltiritenevano necessario non solo per la giustizia ma permigliori rapporti futuri tra i popoli.Solamente la Turchia, che ha creato e rafforzato la propriaidentità politica sulla continuità con il nazionalismodei Giovani Turchi, si ostina a definire gli armeni “vittimedella logica di guerra” che prevaleva all’epoca; anchese sempre più numerose sono, nella società civileturca, le voci di chi combatte questo negazionismo ufficialee chiede una discussione pubblica su un passato dicui in Turchia non si è mai potuto apertamente parlare.IL CANONE STORIOGRAFICO ARMENOLa storiografia di origine armena ha avuto a partire daglianni Ottanta il merito di avere fatto uscire il ricordodel genocidio armeno dall’ambito ristretto della diasporao dalle preoccupazioni politiche del riconoscimento internazionale,facendolo diventare oggetto di ricerca storicain senso pieno e momento di recupero organico sia diuna memorialistica sempre più vasta, sia di una documentazionearchivistica differenziata e problematica (per lachiusura degli archivi turchi e per il dibattito sull’autenti-cità di tutte le fonti disponibili). Attorno ad alcuni autori,pur con rilevanti differenze tra loro, si è costruito nel tempouna sorta di canone storiografico e di interpretazioneegemone di parte “armena”, capace di imporsi lentamentealla più vasta opinione pubblica e di sollecitare ricerchee studi in ambito accademico e scientifico.È soprattutto nei confronti di questa storiografia e delsuo autore più noto, Vahakn N. Dadrian, che hanno intesopolemizzare sul terreno scientifico, della ricostruzionepiù verosimile degli eventi e della loro interpretazione,storici più giovani e di differente provenienza:giungendo a conclusioni che si possono sostanzialmentecondividere e che convergono - non certo in tutto,ma in alcuni assunti fondamentali - nelle riflessioni, adesempio, di Taner Akçam, Ronald Suny, Hilmar Kaiser,Donald Bloxham (e cioè di storici con differenti backgroundculturali ma uniti da un approccio storiograficonon unilaterale e fortemente critico nei confronti dispiegazioni monocausali).Articoli di approfondimenton Paolo Lambruschi, Armeni, processo ainegazionisti, Avvenire, 30 gennaio 2007http://www.pbmstoria.it/giornali2372n Claudio Magris, Turchia-Europa,Corriere della Sera, 21 dicembre 2006http://www.pbmstoria.it/giornali2319n Carlo Panella, Genocidio armeno: c’è anche chicrede alla tesi turca, Il Giornale, 30 novembre 2006http://www.pbmstoria.it/giornali2290n Alessandro Cesellato, Querelle armena,Alias, 7 ottobre 2006http://www.pbmstoria.it/giornali2213link utilin Cartina dell’attuale repubblica di Armeniahttp://www.globalgeografia.com/asia/armenia.htmn Il genocidio degli armenihttp://www.pbmstoria.it/carte145n La dissoluzione dell’impero ottomano http://www.pbmstoria.it/carte129n Osservatorio Caucaso/Armeniahttp://www.osservatoriobalcani.org/article/archive/212/n Film: La masseria delle allodolehttp://www.pbmstoria.it/ciak2571Enver Pasha ritratto all’epocain cui è a capo del governoottomano.Edizioni ScolastichePERLASTORIABruno Mondadori


lezione d’autorePER UNA MEMORIA CONDIVISA: IL GENOCIDIO DEGLI ARMENIMassacro di donne e uomini armeni,Turchia orientale, giugno 1919.mento che a sempre più profonde trasformazioni demografichee sociali, accompagnate da una polarizzazioneetnica crescente, si affianca la creazione di partiti politicinazionalisti e rivoluzionari (in sintonia con quanto avvienenel resto d’Europa) e una decisa internazionalizzazionedella questione armena.Anche per Dadrian, gli anni che precedono i massacrihamidiani del 1894-96 sono un periodo di trasformazionisociali rilevanti: ma queste sono viste come il terrenoentro cui si radicalizza una mentalità anticristiana e antiarmenache prende le forme di una volontà omicidageneralizzata che fa le sue prove a fine secolo e si organizzaper trovare l’occasione adeguata che giungerà conlo scoppio della guerra mondiale. Nelle interpretazionistoriografiche più mature e recenti, invece, è l’intrecciotra le diverse trasformazioni (statali, partitiche, ideologiche,sociali e demografiche) a costituire la spiegazionedelle violenze del 1894-96.Enfatizzare le trasformazioni strutturali della società edello stato ottomano non fa correre il rischio, come sembraa qualcuno, di proporre una diminuzione - o al limite«assoluzione» come avviene spesso in ambienti turchi- delle decisioni del potere ottomano e delle sue responsabilitàpolitiche e morali nel genocidio. Come non avvienecon il richiamo al «contesto» (di guerra nel casodel genocidio, e delle trasformazioni sociali e demograficheper i massacri hamidiani), anche se esso è stato avolte l’arma del riduzionismo quando non del vero eproprio negazionismo. La spiegazione storica, tuttavia,si nutre proprio della completezza della complessità degliavvenimenti e non può ignorare i tanti elementi checoncorrono a comprendere perché alcuni eventi sianoavvenuti proprio in alcuni momenti e non in altri e concaratteristiche nuove e originali.QUALI FATTORI CONCORSERO AL GENOCIDIODEGLI ARMENI?Nel caso del genocidio - di quello degli armeni, ma ildiscorso può essere generalizzato anche agli altri casi -l’individuazione e costruzione del gruppo (nazionale, etnico,religioso, ecc.) considerato Altro, Nemico, da sradicareed eliminare in qualche modo perché consideratopericoloso, è certamente il momento iniziale; e questo,ovviamente, non può che comportare una politica culturaledi odio e disumanizzazione del gruppo in questione.Questo processo, che conosce una radicalizzazionee accelerazione solo in determinate circostanze, prendespunto e utilizza, naturalmente, anche le antiche etradizionali incomprensioni e opposizioni che tra gruppisi sono avute nel tempo in un determinato territorio.Come non si può, tuttavia, ascrivere all’antigiudaismostorico e neppure all’antisemitismo europeo di fineOttocento e inizio Novecento la causa principale dellapolitica sterminatrice razzista del nazismo - da ricercare,invece, nel nazionalismo biologico e nella politica diantisemitismo radicale ed estremo oltre che nella logicadell’espansionismo e della guerra -, così è importanteper il genocidio armeno individuare i momenti e gliaspetti costitutivi che concorrono a una possibilità concretadi realizzare il genocidio. E questi sono la vittoriadi un nazionalismo radicale ed estremo nell’ambito delmovimento dei Giovani Turchi (che sconfigge la fazioneliberale e costituzionale ed anche i nazionalisti piùmoderati); la crescente mobilitazione di minoranze rivoluzionariearmene; l’ulteriore perdita di territori dell’imperocon le guerre balcaniche e il timore di veniresmembrati da un accordo delle grandi potenze; il formarsidi un governo a partito unico (il Comitato Unionee Progresso) e di un movimento paramilitare con forticonnessioni nell’esercito regolare (l’OrganizzazioneSpeciale); le vicende della guerra che portano alle vittorierusse sul fronte del Caucaso e alla minaccia britannicasui Dardanelli. Sullo sfondo, le trasformazioni demografichee sociali dell’Anatolia, dove i profughi “turchi”dalle zone perdute dall’impero ottomano costituisconoun forte gruppo di pressione per sostituire economicamentee stanzialmente le minoranze esistenti, di cui lapiù rilevante è quella armena.LA VERITÀ STORICA DEVE diventare UNPATRIMONIO COMUNESe da una parte l’analisi e l’approfondimento del genocidioarmeno non possono che continuare con le regoledella ricerca e dell’approccio critico, anche sul versantedel problema politico-morale del riconoscimento delgenocidio bisognerebbe individuare quali sono le formemigliori e più efficaci non solo del rispetto della veritàstorica, ma perché questa possa divenire parte crescentedella coscienza collettiva della società turca. In questodoppio obiettivo risiede, oggi, la riflessione più importanteche la tragedia degli armeni del primo Novecentoci consegna.Edizioni ScolastichePERLASTORIABruno Mondadori


lezione d’autoreTESTO DI michele gottardiMichele Gottardi è docente di Applicazioni didattiche del cinema e Storiografiadella critica cinematografica all’Università Ca’ Foscari di Venezia.CINEMA E GUERRA:LA COSCIENZACIVILEDELL’AMERICAIL TEMA DELL’IMPEGNO A HOLLYWOODLa coscienza civile dell’America non si discute. E nemmenoquella dei suoi cineasti, da sempre attivi nell’usarelo schermo come luogo di denuncia, con una forza chenon sempre conosciamo nel vecchio continente. Ma iltema dell’impegno nell’Hollywood di oggi è legato a filodoppio con quello della perdita e della successiva ricercadell’identità del cittadino americano. Sono quattro ifilm che ce lo confermano: Michael Clayton di Tony Gilroy,Redacted di Brian De Palma, Nella valle di Elah diPaul Haggis e Leoni per agnelli di Robert Redford.IL TEMA DELLA LEGALITÀ E DELLE SCELTEIl tema della guerra accomuna tre su quattro di questifilm, ma anche Michael Clayton non ne è distanteperché tocca un argomento, quello della legalità, che fada sfondo agli altri tre e soprattutto descrive l’humusMichael Claytonregia: Tony Gilroysceneggiatura: Tony Gilroyattori principali:George Clooney, Tom Wilkinson,Tilda Swinton, Sydney Pollackanno: 2007durata: 119 min.di quella società nella qualeè radicata la politica dellaCasa Bianca, quella stessasocietà per la quale un postonei marines è ancora vistocome un mito, o più semplicementeun lavoro come unaltro, utile per potersi pagarele tasse universitarie.Michael Clayton mostra lastrana figura di un ex pubblico ministero, figlio e fratellodi poliziotti, divenuto avvocato (è George Clooney)e ora intento a sbrogliare i casi più difficili - si definisceuno “spazzino” - per il più importante studio penaledi New York, guidato da Marty Bach (il regista SydneyPollack). Un lavoro fatto di contatti e azioni extra legem,Clayton è «uno che si compra e non si ammazza» comelui stesso ricorda nel finale a uno dei tanti squali della finanzache incrocia. Poi si accorge che come il fratello al-colizzato, anche lui «vive pensando perché gli cade semprela merda addosso». E comincia a porsi il problemadelle scelte, della parte con cui stare, se con chi gli dàl’assegno per sanare i suoi tanti debiti o con la propriacoscienza, cercando di capire chi è in realtà, un poliziotto,un avvocato, un faccendiere. Ma finché non evita perun pelo di saltare in aria con la sua bella macchina, Michaelnon si decide. Meglio tardi che mai, insomma.Solido esempio di film di genere, Michael Clayton ha unimpianto coerente e preciso nel descrivere un’Americacorrotta in città e impoverita in provincia.IL TEMA DEL VERO E DEL FALSOIl problema civile delle scelte torna anche negli altrifilm, unito a considerazioni dal più immediato valore didattico.Il De Palma di Redacted infatti si interroga attorno altema del vero e del falso, sullo sfondo dell’Iraq, dove ungruppo di americani aspetta a Samarra il rientro in patriatra pattuglie e bonifiche. Alternando i racconti dellevideocamere dei soldati, i falsi documentari, le breakingnews dei tg, i siti dei fondamentalisti e le web-cam concui i parenti si collegano con i ragazzi al fronte, De Palmausa il linguaggio digitale per fornire una parziale ricostruzionedel massacro di Samarra del 2006, quandoun gruppo di marines entrati in una casa per un’operazionedi polizia, ci tornarono due giorni dopo, violentandouna ragazza e uccidendoi membri della sua famiglia,tutti innocenti.Quella che potrebbe apparireun’operazione banale escontata si rivela invece eleganteed efficace a cominciaredalle musiche, insiemedivulgative e raffinate, comeEdizioni Scolasticheredactedregia: Brian De Palmasceneggiatura: Brian De Palmaattori principali:Gabe Blix, Jim Sweet,B.B. Rush, Angel Salazaranno: 2007durata: 90 min.PERLASTORIABruno Mondadori


lezione d’autoreCINEMA E GUERRA: LA COSCIENZA CIVILE DELL’AMERICAil tema di Barry Lyndon e la Tosca. Inserire la musicadel film di Kubrick, oltre a rendergli omaggio, evidenziail parallelo tra il progressivo abbrutimento e la perditadell’identità di Barry e quello dei soldati americanida un lato e del popolo iracheno dall’altro; così richiamarein coda, sulle immagini mescolate tra la scena delfilm e quelle di guerra non censurate, le note di Toscache muore disperata, sottolinea non solo il senso collettivodella tragedia (dove tutti soccombono), ma anchela follia di una morte che da virtuale diventa reale: Cavaradossidoveva essere sparato a salve, la guerra di liberazionediventa occupazione; il confine tra la realtà ela finzione è continuamente ribaltato, mescolato senzasoluzione di continuità. Tutto vero e tutto falso, salvo laviolenza. Quella è reale anche quando è virtuale.te famiglie americane, di padre in figlio, mentre mutavanonon tanto le condizioni esteriori quanto quelle interiori,in un dissidio nel ritorno alla vita borghese che appareoggi più insanabile dei precedenti, tra ragazzi che s’ubriacanoe s’azzuffano e padri di famiglia che un giorno sgozzanoil cane, l’altro la moglie. Così accade che il soldatoMike Deerfield al primo weekend a casa scompaia misteriosamente,salvo ricomparire a pezzi da macelleria messicana:siamo nel New Mexico. Ma non ci sono motivioscuri, nessun traffico di droga o sporchi affari sotto. Solol’incapacità di tornare alla normalità da parte di quattroragazzi cui il pericolo aveva dato un amalgama ingestibilenella quotidianità. A intuirlo subito, nonostante le opposizionidei militari, sono Hank, il padre del ragazzo, un renellavalle di elahregia: Paul Haggissceneggiatura: Paul Haggis,Mark Boalattori principali:Tommy Lee Jones, Charlize Theron,James Francoanno: 2007durata: 121 min.Reparto dei Marinesnel desertoiracheno.IL TEMA DELLA GUERRA DOPO LA GUERRATerzo tempo, il ritorno a casa. Paul Haggis, sceneggiatoredi successo (suo l’Oscar di Million Dollar Baby), assumein Nella valle di Elah una visioneancora più distaccata e,se possibile, più dura di quelladi De Palma, per parlaredei reduci. La guerra dopo laguerra, quella che molti registici hanno mostrato dieci,vent’anni fa quando era ilVietnam sullo sfondo. Vietnam,Kuwait, Bosnia e Iraqhanno scandito la vita di mol-duce dal Vietnam (Tommy Lee Jones), e una sottovalutataispettrice di polizia (Charlize Theron), separata configlio, al quale Hank racconta la storia di Davide e Golia,nella biblica valle di Elah. Un luogo che diventa ancheil titolo e la metafora del film: chi sono Davide e Goliaoggi? Di certo ad Haggis interessa raccontare qualcosache oggi la stampa non dice, diversamente da quanto igiornali facevano in Vietnam. Ma la sottile striscia di demarcazionetra chi ha ragione e chi torto è simile al confinetra le zone di giurisdizione del film, tra l’area presidiatadall’esercito e quella della polizia: basta un nulla peroltrepassarla e far cambiare le sorti delle indagini, comeun riflesso sotto un lampione giallo fa apparire verde unamacchina blu.Scritto impeccabilmente, il film di Haggis aggiunge unaltro tassello alla composita destrutturazione del mosaicoamericano. Alla fine la bandiera a stelle e strisce cheMike invia al padre dall’Iraq sventolerà al suo paese, maupside down, a testa in giù, come si fa quando si chiedeaiuto. Non è più giusta e dolce la valle di Elah.IL TEMA DELLA RESPONSABILITÀCome in un carrello circolare il quarto film Leoni peragnelli (Lions for lambs) ci riporta alla situazione di MichaelClayton, tra politici corrotti e civile indignazione.Robert Redford, dopo sette anni di silenzio come registatorna dietro la macchina da presa e utilizza la guerrasia come sfondo narrativo che come struttura portantedella storia. Tutto si svolge in un’unica giornata e glieventi ruotano attorno a tre personaggi: l’ambizioso senatoreTom Cruise discute con una nota giornalista televisiva(Meryl Streep) sulla bontà della guerra in Afghanistan;conflitto dal quale un maturo quanto ancoraidealista professore (lo stesso Redford) di Scienze politichevorrebbe distogliere il suo miglior studente dall’andarci.E intanto tutti tramano, chi una scelta politicadifficile, chi uno scoop.A Redford, grande e vecchio liberal (anche come attore,si ricordi almeno Tutti gli uomini del presidente) premespingere lo spettatore a porsi più domande rispettoa quelle che normalmente si fa. Per questo il film rivesteun aspetto didattico maggiore degli altri, anche perchévuole far scaturire un maggior spirito di partecipazioneal destino della nazione.I destinatari principali di questa pellicola sono i giovani:attorno al loro ruolo nella società futura Redford siinterroga, investendo però delle responsabilità la classedirigente di oggi, i sessantenni - professori, giornalisti,senatori che siano - che vivono un forte conflitto interiore.Ogni personaggio cercadi influenzarne un altro, approfittandodi un esercizio delpensiero critico ormai scesosotto il livello di guardia, ancheper l’assenza totale dell’impegnocivile che ha caratterizzatoquella generazione. Un tema eun problema non sconosciutoanche dalle nostre parti.Edizioni Scolasticheleoni per agnelliregia: Robert Redfordsceneggiatura:Matthew Micheal Carnahanattori principali:Robert Redford,Meryl Streep,Tom Cruiseanno: 2007durata: 88 min.PERLASTORIABruno Mondadori


storia in corso. il manuale sempre aggiornatoSchede monografiche sui grandi temi del mondo contemporaneo e sull’evoluzionedel quadro internazionale A cura di Marco FossatiDa una chiesa, si può osservare la moscheadi Omar che sorge sul luogo doveuna volta era il tempio ebraico di Salomoneed Erode, Gerusalemme.La questioneisraeliano-palestineseLe parti si impegnanoa risolvere “tutti iproblemi aperti compresiquelli fondamentalisenza eccezione” e a“compiere ogni sforzoper raggiungere unaccordo prima della finedel 2008”.(Conferenza di Annapolis,dichiarazione congiunta)vista da AnnapolisLa conferenza di Annapolis si è riunita e si è conclusa, nello spazio diun solo giorno (27 novembre 2007). Non era previsto che durasse dipiù perché non doveva decidere né discutere su alcun tema. Doveva serviresolo a dichiarare la disponibilità dei partecipanti a lavorare per risolverei problemi sul tappeto e per trovare una via alla pace.I due coprotagonisti della conferenza, insieme al presidente degli Stati UnitiGeorge W. Bush, il primo ministro israeliano Ehud Olmert e il presidentedell’Autorità nazionale palestinese Mahmud Abbas (Abu Mazen), sonoarrivati a questo appuntamento, non deciso da loro, in condizione di grandedebolezza e non era dunque affatto scontato che ne sortisse anche soltantoil risultato minimo di fissare un’agenda di altri incontri per dare inizioalla discussione. Alla fine vi è stata una dichiarazione congiunta (http://www.haaretz.com/hasen/spages/928652.html) che impegna le parti a risolvere“tutti i problemi aperti compresi quelli fondamentali senza eccezione”e a “compiere ogni sforzo per raggiungere un accordo prima della fine del2008”. Molti commentatori hanno osservato che, data la situazione, il fattodi aver evitato il fallimento è già da considerarsi un successo.Tel AvivGazaS i n a i( E g i t t o )L I B A N OS I R I AGerusalemmeG I O R DA N I ACisgiordania:alla Giordaniadal 1950All’Egittodal 1949S i n a iTel AvivGaza( E g i t t o )L I B A N OGerusalemmeS I R I AG I O R DA N I ATerritori dello Stato di Israele,previsti dall’Onu nel 1947o incorporati in seguitoTerritori dello stato araboin base al piano dell’OnuTel AvivL I B A N OGerusalemmeS I R I AGolanGaza CisgiordaniaTerritori dello Stato di Israele,previsti dall’Onu nel 1947o incorporati in seguitoG I O R DA N I AS i nTerritori a i dello stato araboin base al piano dell’Onu( E g i t t o )Territori occupati dalletruppe israelianeEmigrazionipalestinesiEdizioni ScolasticheL’evoluzione della Palestinadal 1947 al 1967Territori dello Stato di Israele,previsti dall’Onu nel 1947o incorporati in seguitoTerritori dello stato araboin base al piano dell’OnuTerritori occupati dalletruppe israelianeEmigrazionipalestinesiZona internazionale(Gerusalemme)PERLASTORIABruno MondadoriTerritotruppeEmigrpalestZona internazion(Gerusalemme)


storia in corsoLa questione israeliano-palestinese vista da AnnapolisPALESTINAarticoli di approfondimenton Michele Giorgio, Olmert: due Stati. Se no è ilSudafrica, Il Manifesto, 30 novembre 2007http://www.pbmstoria.it/giornali3059n Gadi Taub, «Solo il ritiro aiuterà la causa sionistadi uno Stato a maggioranza ebraica»Il Corriere della Sera, 19 novembre 2007http://www.pbmstoria.it/giornali3057n A racist Jewish state, Haaretz, 20 luglio 2007http://www.pbmstoria.it/giornali3060n Gadi Algazi, 1967, Mitzad Sheni, giugno 2007http://www.pbmstoria.it/giornali3062n Tom Segev, What was forgotten that morning,Haaretz, 5 giugno 2007http://www.pbmstoria.it/giornali3064n Meir Shalev, Not only in war you failed - alsoin peace-making, Yediot Aharonot, 4 maggio2007http://www.pbmstoria.it/giornali3063n Akiva Eldar, Living the lives of others, Haaretz,4 giugno 2006http://www.pbmstoria.it/giornali3061n Abraham B.Yehoshua, Memoria, La Stampa, 27agosto 2001http://www.pbmstoria.it/giornali3058Militanti palestinesi dell’Intifada con ilviso coperto durante una manifestazione.Alla conferenza di Annapolis non è stata invitata Hamas, l’organizzazioneche nelle elezioni di due anni fa (del tutto regolari secondo i numerosiosservatori stranieri che erano andati a controllarne lo svolgimento) avevaottenuto la maggioranza dei consensi. Il giorno in cui in America si aprival’incontro, le forze di polizia dell’Autorità nazionale palestinese (Anp)provocavano la morte di un giovane reprimendo duramente una manifestazionedi protesta a Hebron, città simbolo dell’occupazione dove, nel 1994,vennero massacrati 29 palestinesi in preghiera nella moschea dei Patriarchida un terrorista israeliano che voleva boicottare gli accordi di pace firmatil’anno prima a Oslo. Altre manifestazioni e altri scontri si sono verificatinelle stesse ore a Ramallah e a Nablus, in Cisgiordania, e a Gaza. Questavolta erano i sostenitori di Hamas a protestare contro l’Anp (controllata daAl-Fatah) contestandone il diritto di negoziare un accordo a nome di tuttii palestinesi. La settimana prima scontri ancora più violenti si erano verificatia Gaza dove le forze di polizia, dipendenti dal governo di Hamas, avevanoucciso almeno sette persone sparando contro molte migliaia di sostenitoridi Al-Fatah che celebravano il terzo anniversario della morte di Arafat.Il fronte palestinese è sempre stato disomogeneo e frantumato, ma mainella sua storia si è mostrato così radicalmente diviso come ora.HAMAS CONTRO AL-FATAHLe rivalità tra Al-Fatah (nucleo maggioritario prima dell’Olp e poi dell’Anp)e Hamas datano dalla nascita di quest’ultima organizzazione (1987),di ispirazione religiosa e di orientamento politico radicale, ma sono diventatescontro aperto dopo le elezioni politiche del gennaio 2006. In quell’occasioneun elettorato, fino ad allora poco sensibile al fondamentalismo religioso,aveva dato un consenso maggioritario (44%) alla lista di Hamas punendoAl-Fatah (41%), il partito al governo nei Territori palestinesi, per lasua scarsa risolutezza nei rapporti con Israele e la diffusa corruzione nellagestione dei fondi pubblici.I vincitori della competizione elettorale dovetterofare presto i conti con la difficoltà di governare unarealtà politicamente esplosiva ed economicamentedisastrosa come quella palestinese, sforzandosial tempo stesso di conciliare il nuovo ruolo istituzionalecon un programma e una tradizione politicache rifiutavano di riconoscere la legittimità di Israelee rivendicavano il diritto di combatterlo con ogniarma, compresa quella terroristica. L’isolamentointernazionale di Hamas (che continua a rientrarenella lista delle organizzazioni terroristiche riconosciute)e il boicottaggio economico imposto al suogoverno, hanno incoraggiato la rivincita degli uominidi Al-Fatah che hanno cercato di riequilibrarele forze sul terreno, in particolare nella Striscia diGaza (abbandonata, nell’estate del 2005, dalle forzedi occupazione israeliane). Così, mentre il presidentedell’Anp, Mahmud Abbas (Abu Mazen), membrodel gruppo dirigente di Al-Fatah, operava pertrovare una soluzione politica del contrasto attraversola formazione di un governo di coalizione, allivello delle forze armate delle due fazioni crescevala tensione, sfociata, all’inizio dell’estate 2007, inuna guerra aperta che ha portato Hamas ad avere ilpieno controllo della Striscia di Gaza espellendonetutti i dirigenti dell’organizzazione rivale.10Edizioni ScolastichePERLASTORIABruno Mondadori


storia in corsoAltre schede su pbmstoria.itSud Africa in cerca di riconciliazionee giustiziaI curdi in cerca di indipendenzaGuerra in IraqL’Afghanistan fra divisioni tribalie fondamentalismo islamicoChe cos’è HezbollahL’Iran nel contesto internazionaleLa questione israeliano-palestinese vista da AnnapolisSEPARAZIONE POLITICA FRA STRISCIA DI GAZA E CISGIORDANIADi fronte a questa azione, che è stata bollata come un colpo di Stato, MahmudAbbas ha fatto valere le sue prerogative di presidente, ha invocato lostato di emergenza, ha dichiarato decaduto il governo di Hamas e ha nominatoSalam Fayyad, già ministro delle Finanze dell’Anp, capo di un nuovogoverno “tecnico”, ufficialmente neutrale ma in effetti sostenuto da Al-Fatah.La decisione dei dirigenti di Hamas di non ottemperare alle decisionidell’Anp e del suo presidente ha portato alla divisione politica dei territoriin cui la maggioranza dei palestinesi sogna di poter far nascere il proprioStato: da una parte la Striscia di Gaza, nelle mani degli irriducibili di Hamas,libera dall’occupazione straniera ma strangolata dall’embargo economicoe isolata internazionalmente (con l’unica eccezione dell’Iran); dall’altrala Cisgiordania, guidata da una leadership molto più presentabile sulpiano diplomatico e incoraggiata dal sostegno di Israele, degli Stati Uniti,dell’Unione Europea, dell’Arabia Saudita e di altri stati arabi regionali,che le riconoscono l’esclusiva della legittimità, ma sotto occupazione militare,con un territorio frammentato dagli insediamenti israeliani e laceratodal muro (la “barriera di protezione”, secondo l’interpretazione che ne dàIsraele) che ha sottratto ulteriori quote di territorio ai palestinesi.ISRAELEManifestazione di gioia a Tel Aviv perl’avvio del processo di pace tra Arafat eRabin, 1992.La conferenza di Annapolis non ha toccato alcun tema specifico, ma i nodida sciogliere perché si possa parlare non solo retoricamente di pace sonocomplessi e ineludibili. Bisogna stabilire i confini fra Israele e il futuro Statopalestinese e questi non possono allontanarsitroppo dalla “linea verde” fissata nel1948. Ciò significherebbe però il rientro, senon di tutti, di molti dei coloni che abitanogli insediamenti sparsi per la Cisgiordaniaed è questo un argomento del quale inIsraele molti non intendono nemmeno discutere,non solo nell’opposizione, ma nellestesse forze che reggono la maggioranzadi governo. C’è poi da chiarire l’assettodi Gerusalemme, reclamata dai palestinesicome capitale, e il loro diritto di ritornarenei luoghi da cui sono stati espulsi nel 1948o di ricevere un indennizzo per la perditadi case e terre. E c’è, naturalmente, il problemadella sicurezza di Israele a cui non sipuò chiedere di favorire la nascita di unoStato palestinese col rischio che questo diventiuna base per attacchi al suo territorioe uno strumento nelle mani dei suoi nemicipiù irriducibili (per esempio l’Iran) nellaregione.IL PROBLEMA DELLA SICUREZZAÈ la sicurezza, d’altra parte, la questione chiave intorno a cui è ruotata lapolitica di Israele fin dalla sua nascita. Rifiutata e odiata dalla stragrandemaggioranza degli abitanti dell’area in cui si era insediata, la comunitàisraeliana è sempre stata circondata da nemici che hanno senza sosta dichiaratoapertamente di volerla cancellare e si sono attivamente adoperatia farlo con tre grandi guerre (1948, 1967, 1973) e con una assidua e incessantesuccessione di attacchi armati e di attentati terroristici dei quali sisono incaricate varie organizzazioni palestinesi.Mentre nelle guerre cosiddette “asimmetriche” (quelle che si combattonocontro un nemico non convenzionale che colpisce senza preavviso e si na-11 Edizioni ScolastichePERLASTORIABruno Mondadori


storia in corsoLa questione israeliano-palestinese vista da Annapolissconde nel suo territorio) Israele ha mostrato più di una debolezza (si pensi,per esempio, alla guerra del Libano dell’estate 2006), nelle guerre “dimovimento” l’Israeli Defence Force (Idf o Tzahal, come dice l’acronimoebraico) ha sempre mostrato una netta superiorità (non da subito, però,nella guerra del Kippur del 1973).Questa superiorità militare è stata tuttavia anche il limite della politicaestera di Israele che, sia con i governi laburisti sia con quelli di destra e dicentro (Likud e ora Kadima) ha appoggiato la propria sicurezza sulle forzearmate piuttosto che sugli accordi diplomatici. Soddisfatto delle sue vittoriemilitari, Israele ha così fallito spesso nel governarne gli effetti politici. Èsuccesso nel 1956, quando ha lanciato l’attacco all’Egitto insieme alla GranBretagna e alla Francia, e nel 1982 con la sciagurata invasione del Libano(terminata solo nel 2000 con il ritiro definitivo dei soldatidal sud del Libano). Ma soprattutto è successo nel 1967,quando, nel corso di una travolgente offensiva che lo haportato a sbaragliare in sei giorni i suoi nemici (Egitto,Siria e Giordania), l’esercito israeliano si è impadronito,fra l’altro, del territorio giordano della Cisgiordania (WestBank) e di quello egiziano della Striscia di Gaza, abitato daquella parte della popolazione palestinese che nel 1948 erarimasta fuori dalla linea di confine israeliana e aveva evitatola cacciata o la scelta dell’esilio volontario. Quell’occupazionee l’incapacità di superarla attraverso le vie degli accordi diplomaticihanno profondamente condizionato la vita degli israeliani(A.Eldar, The lives of others, Haaretz, 4 giugno 2006), attrattidall’idea di poter ampliare i confini del proprio Stato mantenendoil controllo dei Territori palestinesi e costretti pertantoa fronteggiare una popolazione ostile che non voleva essere assimilatané essi volevano assimilare.STATI UNITINella città vecchia di Gerusalemmesi concentrano i simboli più sacri perebrei, musulmani, cristiani. Alcuni diessi si intrecciano: la Cupola della roccia,che sorge sulla spianata del tempiodi Salomone, protegge la roccia sullaquale, secondo la tradizione, Abramosi apprestava a sacrificare Isacco e pressola quale Maometto sarebbe ascesoal cielo. Ma Gerusalemme è anche ilsimbolo delle più drammatiche frattureche finora nessun trattato di pace èstato in grado di risanare.Perché gli Stati Uniti hanno voluto riunire la conferenza di Annapolis cercandodi rianimare un processo di pace gravemente deterioratosi in questianni anche per responsabilità loro? Perché George W. Bush, che nei setteanni precedenti si era quasi del tutto disinteressato al conflitto fra Palestinae Israele delegandone a quest’ultimo la gestione, ha deciso di scommetterenell’ultimo anno del suo mandato su una carta così arrischiata? Certol’idea di poter ottenere un successo dove il suo predecessore aveva fallitoe la speranza di riequilibrare il fallimento dell’impresa irachena sono statiun forte incentivo per il presidente degli Usa in evidente difficoltà politica.Ma forse vanno considerate anche altre ragioni.Nel 2003, all’inizio della guerra in Iraq, il governo degli Stati Uniti lasciavaintendere che la soluzione del “problema iracheno” avrebbe trascinatocon sé quella delle altre questioni aperte nella regione e che, pertanto, “lavia di Gerusalemme passava per Baghdad”. Quando si è visto che le cosein Iraq non andavano come le ottimistiche previsioni avevano annunciato,qualcuno nell’amministrazione Usa (Rice) e fra i suoi alleati (Blair) ha incominciatoa suggerire che forse un’iniziativa a sostegno di una soluzioneequa nel conflitto israeliano-palestinese avrebbe attenuato le tensioni nell’areae migliorato i rapporti fra arabi e Occidente. Insomma poteva darsiche, dopo tutto, fosse “la via di Baghdad che passava per Gerusalemme”.Oggi, di fronte alla conferenza di Annapolis, così fortemente voluta dalpresidente americano, e osservando che i suoi risultati politici più immediatisono da misurarsi non sul piano della trattativa (peraltro nemmenoiniziata) ma sul fatto di aver portato la Siria e l’Arabia Saudita a sedere allostesso tavolo con Israele e gli Usa, lasciando isolato l’Iran, è lecito sospettareche qualcuno stia cercando di dimostrare che “è la via di Teheran chepassa per Gerusalemme”.12 Edizioni ScolastichePERLASTORIABruno Mondadori


voci dalla classeUno spazio per riflettere con studiosi ed esperti di didattica su temi generali cheriguardano la vita della scuola Testo di Marina Boscaino e Marco GuastavignaGli autori sono insegnanti di materie letterarie nella scuola superiore; Marina Boscaino, giornalista, ha steso laprima parte; Marco Guastavigna, ricercatore e formatore, la sezione Strumenti e gli approfondimenti.Storiain reteUN RAPPORTO “ADDESTRATIVO” CON LETECNOLOGIEEsistono una serie di luoghi comuni, tenaci al punto darisultare quasi inestirpabili, che hanno condizionato negativamentel’introduzione e poi una penetrazione consapevoledelle tecnologie - che spesso continuiamo achiamare “nuove” - nella scuola italiana. Il primo di essiè certamente legato a una scorretta interpretazione delconcetto di modernità, che - in nome di un’equivoca edatata equazione con quello di progresso - ha consentitodi postularne acriticamente l’importanza come valorein sé, immobilizzando in questo modo la concreta ricercadelle ricadute in termini di usabilità e di sostenibilitàdelle opportunità che alcuni strumenti offrono. Strumentidi cui sarebbe stata auspicabile una capillare diffusionenella dimensione didattica della scuola italiana.L’assunzione acritica di questa premessa ha collocato alungo il computer e la Rete in una zona di accessibilitàriservata a pochi abilitati e dotati di competenze tecniche;tale che ancora prevale una visione eminentemente“addestrativa” del rapporto con le tecnologie.L’AMPLIAMENTO DEL CONTESTO FORMATIVOL’utilizzo di internet a scuola offre l’opportunità di raggiungere- in tempo reale, e quando se ne presenti l’esigenza- risorse culturali di natura varia, indisponibili attraversogli strumenti tradizionali. Un impiego critico dellaRete ha una ricaduta sulla drastica riduzione dell’isolamentodel contesto formativo rispetto all’esterno, allasua complessità, all’eterogeneità delle sollecitazioni e dellechiavi di lettura; quindi sulla propensione a un’idea dell’illimitatezzadella conoscenza e dei sentieri che ne consentonol’accesso. In questo senso - e in particolare attraversol’uso delle risorse digitali dinamiche - si concretizzasulla “porta di scuola” una sorta di rappresentazione ematerializzazione della complessità della conoscenza.13 Edizioni ScolastichePERLASTORIABruno Mondadori


voci dalla classeI VANTAGGI DELLA GENERALIZZAZIONEDELL’USO DI INTERNET A SCUOLADal punto di vista strettamente cognitivo, gli elementifondanti che rendono auspicabile una generalizzazionedell’uso di internet a scuola sono la particolare sintassiusata dall’ipertestualità, basata sul “rimando attivo”,e il fatto che la Rete rappresenti uno spazio potenzialmenteinfinito, dal momento che vengono continuamenteprodotte unità informative e collegamenti ipertestualinuovi.Non è poi da trascurare l’importanza della maggiorefruibilità che - grazie all’acquisizione progressiva diuna dimensione multimediale - la Rete sta assumendo.È evidente che, considerati tali presupposti, risulta dirimenteil tipo di dotazione di cui la scuola è attrezzata.Per esempio, la presenza di una linea ad alta velocità e atariffa “piana” consente non solo di fruire dei materialimultimediali, ma soprattutto di far divenire l’esterno digitaleuna risorsa stabile, e quindi un’opportunità strutturaledel percorso formativo degli allievi e del bagaglioprofessionale degli insegnanti. È banale, ma pur sacrosanto,poi, che la possibilità di avere una connessionein ciascuna classe consentirebbe di poter attivare internetquando l’attività ordinaria lo dovesse richiedere, togliendoquindi all’accesso alla Rete il senso di un’opportunitàrara e inconsueta.I CONTENUTI CULTURALICiò favorirebbe l’uso di internet da parte degli studentinon come semplice strumento del “copia e incolla”,ma come possibilità di una ricerca motivata e qualificatanelle attività formative, permettendo nel contempo agliinsegnanti - che dovrebbero attenersi a un approccio rigorosamenteetico nell’utilizzo e nella gestione del materiale- di scoraggiare la tendenza a sottovalutare o evaderedefinitivamente il problema del copyright. In questosenso è necessario che l’insegnante sia al correntedell’esistenza delle Creative Commons public licences,che rappresentano l’esito più recente dell’open content -storia in retecontenuti culturali liberi e aperti - come è possibile verificarea partire da http://www.creativecommons.it.Per questi e per altri motivi il binomio internet-Storiaappare particolarmente promettente e ricco di sviluppi:l’organizzazione di una mediateca scolastica - e l’opportunitàdi disporre in aula di un videoproiettore - rendonoconcreta l’idea di andare oltre, in modo semplice efattibile, in una parola sostenibile, i naturali limiti del librodi testo, nonché la tradizionale esposizione da partedel docente.L’IMPORTANZA DEL “RIMANDO ATTIVO”Sul concetto di “rimando attivo” (la partenza da un’unitàinformativa precisa ad altre informazioni attraverso ilink), su cui si basa la scrittura ipertestuale, si configuranouna serie di ulteriori conseguenze, particolarmente significativeanche dal punto di vista della didattica e dell’apprendimentodella storia: sul fatto che le informazioni sianorichiamabili - e quindi immediatamente fruibili, se chilegge ne ha l’intenzione - si basano alcuni prodotti classificabilicome “monografie digitali”, caratterizzate da unargomento circoscritto; una dimensione multimediale deimateriali espositivi e documentali; una strutturazione diversificatamediante connessione ipertestuale.LE RISORSE DEL WEB PER LA STORIAUn costruttivo e consapevole ricorso alle risorse delWeb nell’ambito della storia può sostanziarsi essenzialmentenella possibilità di un approfondimento del percorsodidattico sviluppato con materiali e strumenti comunicativitradizionali; nell’integrazione dell’attività diricerca storiografica, mediante, per esempio, risorse cheassumono esplicitamente prospettive differenti da quelleindividuate fino a quel momento; nella ricerca e nelconfronto di materiali secondo prospettive interculturali,molto importanti nel mondo globalizzato; nell’esplorazione,infine, di risorse collegate all’attualità, in primoluogo i quotidiani nelle loro versioni per internet, maanche i siti delle istituzioni nazionali ed internazionali.Una lezione di informaticain una scuola superiore degliStati Uniti.14 Edizioni ScolastichePERLASTORIABruno Mondadori


voci dalla classestoria in reteSTRUMENTIIPERTESTILa possibilità di strutturare - attraversosistemi informativi a sintassiipertestuale - materiali culturali secondoottiche differenti individua unpunto di vista “poliprospettico”, particolarmenteutile nel caso della storia.Oltre a sviluppare potenzialitàcognitive, l’ipertestualità allude significativamentenon solo alla complessità(materializzata e rappresentata)della storia, ma anche - e soprattutto- alla complessità della conoscenza edel mondo in generale.L’insegnante che voglia usare un prodottodigitale deve perciò in primoluogo fare riferimento alle diverse,ipotetiche chiavi di lettura che lo ispirano;elemento, questo, non menoimportante della credibilità scientificadegli autori, dell’editore e dellefonti citate.La possibilità che gli autori dichiarino il modello compositivocon cui intendono sfruttare le potenzialitàipertestuali e multimediali dà luogo a una proceduraefficace per ricavare piani culturali differenti: cronologia,aspetti tematici, proposta divulgativa, approfondimentoscientifico; dando in tal modo la possibilitàal lettore di collocarsi consapevolmente e di assumereuno specifico punto di vista. Agli ambienti digitalidi tipo monografico – con una vocazione più specialistica– si affiancano, sempre con sintassi ipertestuale,strumenti più divulgativi come atlanti storici interattivi,enciclopedie storiche multimediali, sezioni e voci ditipo storico di enciclopedie multimediali generali, dizionaribiografici, tutti corredati di collezioni di collegamentia pagine e siti internet.Soluzioni particolariÈ possibile coniugare la selezionedelle risorse da parte dell’insegnantecon le richieste logiche tipichedelle attività di indagine su internet.Su http://www.google.com/coop/, iscrivendosi al servizio, si definisceuna lista di siti e si vincolail meccanismo a compiere la ricercasolo tra queste risorse, costruendoun bacino di riferimenti accreditatodal gruppo di studio. Un esempiodi motore di ricerca di tipo storicodi questo genere è visibile inhttp://www.noiosito.it/motorestoria.htm. Un’altra soluzione interessantesul piano formativo è fornita dahttp://it.searchboth.net/, che consentedi effettuare ricerche su più motoridi ricerca contemporaneamentee di confrontare i risultati; utilizzandohttp://www.wikimindmap.org/,invece, si scava tra le informazioni diWikipedia (famosissima enciclopediacollettiva), ottenendo una rappresentazionegrafica dei risultatiche utilizza la logica associativa dellemappe mentali.Ricerca guidataIl metodo più diretto per educaregli allievi a un uso culturalmenteformativo della Rete è proporreloro attività didattiche strutturate,da impiegare direttamente nell’apprendimentoe nello studio, utilizzandowebquest e cacce al tesorodigitali, modelli didattici su cui il lettorepuò effettuare in prima personaun’indagine mediante internet.Tali modelli - particolarmente produttiviin storia - devono essere caratterizzatida: impostazione e selezioneda parte dell’insegnante (mediazionee garanzia culturale); materialiaccreditati e adatti agli allievi(principio di significatività); obiettiviprecisi e autenticamente raggiungibili(principio di fattibilità). Gli scopiformativi di una ricerca guidata sifondano infatti sui principi della didatticacostruttivista e possono esserein linea di massima relativi all’integrazionequantitativa e/o qualitativadelle conoscenze reperibili sullefonti “tradizionali” (sviluppo dellavoro d’aula); oppure alla riconsiderazionee all’ampliamento delleconoscenze apprese in un percorsoformativo “tradizionale”, attuati valorizzandogli aspetti multimediali ei diversi criteri di organizzazione edesposizione delle nozioni implicatedal tessuto informativo ipertestualetipico della Rete (antidoto all’apprendimentomeccanico, esclusivamentenozionistico).MOTORI DI RICERCAPassando ora a parlare dei motori di ricerca, vengonocontinuamente concepite funzionalità più avanzate,come http://www.google.com/webhp?complete=1&l=endi Google, che propone possibili combinazioni delle paroleinserite con altre, sfruttando e proponendo la memoriadi ricerche precedentemente svolte da altri utenti.Accanto ai motori di ricerca per parole chiave, esistonoquelli per “directories”. Per quanto riguarda la storia, unesempio a immediata comprensibilità è rappresentato dahttp://it.dir.yahoo.com/Scienze_umane_e_sociali/Storia/.In questo caso, in qualunque eventuale ricerca, si procederàsfogliando le cartelle fino a trovare unità informativesignificative rispetto all’obiettivo e al tema della ricercastessa. Il carico cognitivo e culturale dirimente rispettoalla riuscita dell’operazione è il possesso delle categoriedi classificazione. Il modello delledirectories comprende unità informativeinserite esclusivamente da espertidei diversi settori; di conseguenza, ilmateriale viene segnalato solo se giudicatorealmente valido.Motori “dedicati” a selezionare i materialisecondo prospettive più selettiveoffrono poi il vantaggio evidentedi fornire sempre materiali di altaqualità (la ricerca viene avviata solosu siti universitari, riviste accreditate,pubblicazioni specializzate (http://scholar.google.com/). Così come ilservizio di ricerca di libri (http://books.google.it/).15 Edizioni ScolastichePERLASTORIABruno Mondadori


agendaAltri appuntamenti utili su pbmstoria.itCONFERENZA EDUCARE PER CRESCERELe due giornate della conferenza, promosse dalla Regione Liguria, sono organizzate in quattro sessioni tematiche esvilupperanno i seguenti argomenti: diritto allo studio, istruzione, educazione e formazione. Prevista la partecipazione delministro della Pubblica Istruzione Fioroni. Le iscrizioni sono aperte sino al 14 dicembre. http://www.iostudioliguria.itDOVE Porto Antico, Magazzini del Cotone - Genovaquando 09/01/2008 -10/01/2008 h.9.00CONVEGNO PER LA SCUOLA DELL’INCLUSIONE: TRA INDICAZIONI PER IL CURRICOLO E OBBLIGO DI ISTRUZIONEFINO A 16 ANNIIl convegno, a cura del CIDI - Regione Toscana, discuterà degli aspetti innovativi riguardanti il curricolo verticale e del ruolodell’autonomia nel rinnovamento dell’insegnamento delle discipline scolastiche. Il pomeriggio sarà dedicato a un forum didiscussione.http://www.cidi.itDOVE Istituto degli Innocenti, piazza Ss. Annunziata 12 - Firenze quando 11/01/2008FORMAZIONE LA BOTTEGA DELLO STORICO: RELIGIONE E POLITICA TRA IL ‘500 E IL ‘600All’interno del ciclo di incontri di formazione, organizzati dal Diesse - Didattica e innovazione scolastica, che continuerà neimesi successivi, la tappa di gennaio prevederà l’approfondimento dei rapporti tra dottrine politiche e riforme religiose in etàmoderna.http://www.diesse.orgDOVE Istituto Sacro Cuore, via Rombon 78 - Milanoquando 18/01/2008 h.17.30SEMINARIO LE RISORSE DIGITALI PER LA STORIA MODERNA. LABORATORIO DI STORIA MODERNALo scopo del seminario, parte di un ciclo di lezioni organizzato dall’Università di Firenze - Laboratorio di Storia moderna- Dipartimento di studi storici e geografici, è quello di approfondire la tematica del rapporto tra le moderne tecnologie el’insegnamento della storia, utilizzando la didattica innovativa.http://www.stmoderna.itDOVE Dipartimento di Studi Storici, Aula Magna, via San Gallo 10 - Firenzequando 24/01/2008 h.9.30CONVEGNO CONVEGNO INTERNAZIONALE DI STUDI «WOMEN IN THE MULTIETHNIC CITY»Le due giornate di studio, organizzate dall’Università degli Studi di Milano - Dipartimento di Scienze della Storia e dellaDocumentazione storica, partendo dalla traduzione di testi post-coloniali in lingua inglese (letteratura, saggistica, teatro ecinema), approfondiranno in maniera comparatistica temi storici, antropologici, linguistici e letterari. http://www.unimi.itDOVEPolo di Mediazione Linguistica e Culturale, Aula Magna, piazza Indro Montanelli 1- Sesto San Giovanni (MI)quando 25/01/2008 - 26/01/2008PERCORSO DIDATTICO L’OLOCAUSTO: DAL 1933 AL 1945In occasione del Giorno della Memoria, si consiglia una visita nel sito web dell’Associazione Olokaustos che propone unpercorso guidato interattivo basato su schede biografiche, documenti, saggi, musei e luoghi per riflettere e non dimenticare laresistenza ebraica e i campi di sterminio.http://www.olokaustos.orgDOVE quando 27/01/2008INIZIATIVE GIORNATA DELLA MEMORIA. GIORNO DEL RICORDOIn occasione del giorno della Memoria e di quello del Ricordo, l’Istituto piemontese per la Storia della Resistenza e dellasocietà contemporanea e il comune di Torino organizzano una serie di valide iniziative culturali per docenti e studenti: dallaproiezione di film a mostre, conferenze e dibattiti.http://www.istoreto.itDOVEMuseo Diffuso, corso Valdocco 4/a; Istituto piemontese per la storia della Resistenza edella società contemporanea “Giorgio Agosti”, via del Carmine 13 - Torinoquando 27/01/2008 - 10/02/2008CONGRESSO RILEGGERE L’OTTOCENTO. RISORGIMENTO E NAZIONELe dense giornate di studio toccheranno i legami tra Risorgimento e nazione, approfondendo temi quali la circolazione culturale, lefigure degli esuli e dei garibaldini, la formazione dell’identità nazionale e le competenze del nuovo stato unitario. http://www.unimi.itDOVE Palazzo Greppi, Sala Napoleonica, via S. Antonio 10 - Milanoquando 30/01/2008 - 01/02/2008 h.9.00MOSTRA BIRMANIA, OLTRE LA REPRESSIONELa mostra, a cura di Amnesty International e del Comune di Roma, nasce prima ancora dei recenti e tristemente noti fatti direpressione e vuole mostrare fotograficamente un paese ricco di cultura, tradizioni e spiritualità in cerca di democrazia e dirittiumani.http://rvd.it/birmaniaDOVE Sacro Convento di San Francesco di Assisi, Sala stampa - Roma quando 09/02/2008 - 24/02/200816 Edizioni ScolastichePERLASTORIABruno Mondadori


vetrinaLa speranza indiana. Storie di uomini, città e denarodalla più grande democrazia del mondoFederico Rampini, A. Mondadori, 2007lettureA cura di Lino ValentiniUn’alba gravida di speranza sta sorgendo in Oriente.Oggi l’India, secondo il multiforme ritratto dell’autore,rappresenta l’aspettativa di un futuro migliore,in contrapposizione a un mondo occidentale invecchiatoe irrigidito da tristi passioni. Speranza intesa come fiduciosacapacità dei giovani indiani di costruirsi un prosperosodomani in patria, e non come utopica attesa. L’Indiainveste con passione nel suo futuro. Il suo patrimoniosono innanzitutto le giovani generazioni: motivate,competitive e preparate. Le ragioni di speranza sonomolte e consistenti. La giovinezza, nel Paese con oltreil 70% della popolazione sotto i 35 anni, può diventarela decisiva forza propulsiva. Gli indiani stanno diventandoi padroni dei mestieri del futuro: dall’informatica allabiogenetica. Se la Cina s’è trasformata nella fabbrica delmondo, l’India si sta trasformando nel suo centro servizi,con ripercussioni che ben presto ci toccheranno da vicino.I dati di crescita, ben documentati nel libro, sono impressionanti.Progressivamente intere generazioni stannouscendo da anni di povertà e conquistando il benessere.Non solo, l’India si sta proponendo come un modellodi sviluppo per gli arretrati Paesi sudamericani, mediorientalie africani. Paese ricco di prospettive ma anchedi contraddizioni. L’autore non le dimentica. Il sistemadella caste, retaggio induista, fa fatica a scomparire nellapiù grande democrazia planetaria. Le piaghe dell’analfabetismocontrastano con l’innovativa ricerca scientifica.Persistono ancora gravi discriminazioni nella condizionefemminile, nel Paese che ha avuto in Indira Gandhi, ilprimo ministro donna del globo. Da ultimo, 220 milionid’indiani sopravvivono con meno di un dollaro al giorno.Ma anche per i figli dell’inferno degli slum, le miserabilibaraccopoli di Mumbai, conseguire un diploma informaticosta diventando una possibile via di salvezza.TRA LE NOVITÀ BRUNO MONDADORI NOVEMBRE-DICEMBRE 2007, SEGNALIAMO:n Alberto De Bernardi Discorso sull’antifascismo.Dialogo a cura di AndreaRapini pp. 240, € 20Nel gioco del botta e risposta dellalunga intervista, il giovane studiosoe lo storico maturo si confrontanosull’antifascismo del XX secolo, oggettod’indagine a cui entrambi sisono dedicati da prospettive e confinalità diverse.n John Iliffe Popoli dell’Africa. Storiadi un continente pp. 464, € 45Dalle origini del genere umanoalla tratta degli schiavi, dallo sfruttamentocoloniale all’epidemia diAids, Iliffe ripercorre la saga del passatoafricano, esaminandone i principalimutamenti storici attraverso ilfilo rosso della sua storia demografica.Un libro che è già un classiconegli studi africani e che, in questanuova edizione aggiornata, si riconfermauna delle più originali, stimolantistorie di questo continente.n Enzo Lippolis, Monica Livadiotti,Giorgio Rocco Architettura greca.Storia e monumenti del mondo dellapolis dalle origini al V secolo a.C.pp. 1020, € 85Attraverso gli edifici del mondo ellenico,il profilo storico di una società,delle sue forme di rappresentazionepubblica e privata, dei comportamentie delle funzioni complessee articolate di un’elaborata culturaurbana.n Loretta Valtz Mannucci La genesidella potenza americana. Da Jeffersona Wilson pp.320, € 22Un viaggio alla scoperta dell’Americache prende avvio neiprimi anni dell’Ottocento e terminacon il rientro dell’esercitodal fronte della Prima guerramondiale, quando gli Stati Unitiemergono come creditore finanziariodell’Europa e prima nazioneindustriale.I nostri lettori segnalanoLuce sulla guerra. La fotografia diguerra tra propaganda e realtà.Italia 1940-45, Stefano Mannucci,Roma, Nuova Arnica Editrice, 2007.Il saggio analizza come la Secondaguerra mondiale sia stata rappresentatain Italia, utilizzando comefonti primarie la produzione fotograficadell’Istituto Luce e le disposizionialla stampa emesse dal ministerodella Cultura Popolare. Permeglio comprendere il ruolo dellafotografia nella propaganda fascista,le immagini vengono inseritenel contesto storico e culturale dell’epoca,e spesso raffrontate alleproduzioni sia dei fotografi privatisia degli operatori degli altri eserciti,per evidenziare se esistessero diversitào somiglianze nella rappresentazionedel conflitto.Altre informazioni sul blog: http://lucesullaguerra.blogspot.com17 Edizioni ScolastichePERLASTORIABruno Mondadori


vetrinaElizabeth, the Golden Agedi Shekhar Kapuresaltazione molto british dell’età elisabettiana ha comportatospesso uno sguardo cinematografico non im-L’mediatamente filologico, figlio di un nazionalismo culturaleche accomuna Shakespeare, la letteratura, l’arte e la politicadella regina per eccellenza.Ora ecco il ritorno di Shekhar Kapur con il sequel di Elizabeth(1998). The Golden Age batte sul tasto della femminilitàdi Elisabetta, che contrappone alla regina una figura naturalee interiore, in un dissidio esistenziale con la mascheraesteriore della sovrana guerriera e vincente. È proprio scoprendole proprie umane debolezze che Elisabetta mette incrisi la sua stessa natura: pur dichiarando di amare «il regnodell’impossibile», anche la regina vergine, quella che avevadedicato il suo stesso corpo alla causa dell’Inghilterra, si scopredebole, vulnerabile e, soprattutto, innamorata.A minare l’universo algido di certezze, due fatti, due personecompletamente differenti tra loro: Maria Stuart e WalterRaleigh. La rivale trama contro Elisabetta dalla sua reggiascozzese, al punto da lasciarci la testa. Ma a cadere sotto icolpi del boia sono gli stessi fondamenti del governo di Elisabetta.La morte della regina di Scozia mina la ragione dell’assolutismo:un re, una regina, anche se traditori, possonoesser messi a morte? Una regina non è una comune mortale,non può lasciarsi andare a normali passioni come l’amore. Equi entra in gioco l’altro protagonista, il pirata ed esplora-cinemaA cura di Michele Gottarditore Walter Raleigh, che storicamente fu molto dedito allaregina e ricevette privilegi, patenti e concessioni nel NuovoMondo (sue, tra le altre, l’idea di denominare la VirginiaElizabeth,the Golden Ageregia: Shekhar Kapursceneggiatura: William Nicholson,Michael Hirstattori principali: Cate Blanchett,Clive Owen, Geoffrey Rush,Samantha Nortonanno: 2007durata: 114 min.in onore di Elisabetta e la conquistadi Trinidad), ma di cuituttavia non è noto se la simpatiaverso il trono sia andataoltre una forte dedizione.La visione della storia di Kapurguarda al privato, mostra ilati deboli degli artefici, comele fisime di Filippo II, un po’ riduttivamentedisegnato comeun “fondamentalista” ossessionatodalla figura di Elisabettae dai suoi presunti complotti,atterrito e claudicante come un penitente medievale,mentre si aggira nelle sconfinate stanze dell’Escorial, tragesuiti agguerriti e subdoli consiglieri. E come in un contrappuntosinfonico, agli adagi e ai piano dell’esistenza deisingoli, si oppongono gli andanti con moto della narrazionestorica, in particolare nel finale debordante della battaglianavale, che segna il prevalere di una concezione melò dell’etàelisabettiana e della regina vergine, di cui il regista continuail mito.In questo mondo libero…di Ken Loachin questo mondolibero...regia: Ken Loachsceneggiatura: Paul Lavertyattori principali:Kierston Wareing, Juliet Ellis,Leslaw Zurekanno: 2007durata: 96 min.La cattiveria non ha età. E a volte i poveri sono più cattividei ricchi, se non altro perché hanno più fame, comeAngie, la protagonista di It’s a free world, che licenziata ebuttata in strada per l’ennesima volta da una società di lavorointerinale, decide di mettersi in proprio, cercando anchedi dare una mano al sottoproletariato extracomunitariodi cui Londra, come tutto l’Occidente,è piena.Angie non ha grande istruzionema è piena di energie, 33 anni,separata, un figlio di dieci annisemiadottato dai nonni. Il problemaè che quando si trova amaneggiare denaro ad Angiecrescono gli artigli e il miracolodella globalizzazione si rovescianello sfruttamento, nel lavoronero. Attraversando Londraa cavallo della sua moto,Angie - un po’ walkiria, un po’ suffragetta - inizia a trovareposti a cuochi, imbianchini, infermiere, badanti, camerieri,operai, ma le cose non vanno sempre bene e anche i padronivedono nero. Il nero del lavoro clandestino, ma anche quellodel pizzo e delle mafie locali, dei ricatti e delle bande. Ultimoingranaggio del circuito, Angie resta di nuovo a terra, ma lascappatoia dell’illegalità la alletta: e così trattiene per sé i pochisoldi che ha preso. Sta per finire molto male, con intimidazionie minacce serie da parte degli stessi truffati. La donnariesce a rialzare la testa e a ripartire.Figlio di un modello letterario che guarda al Ricorda conrabbia di John Osborne prima che al materialismo storicodi Marx, per altro mai rinnegato, Ken Loach insiste con losmalto dei tempi migliori, per andare oltre il semplice cinemadi denuncia che pure gli appartiene, scegliendo unaregia che volutamente è meno ruvida e più accattivantedi sempre, per guardare il mondo anche dalla parte deglisfruttatori. Sembra quasi che scegliendo di parlare di squalie di business, di imprenditoria e di presunto benessere,Loach abbia voluto acquisirne anche i canoni narrativi. Ecome sotto sotto riemerge il tono etico ed epico della denunciasociale, così anche nella vicenda di Angie rispuntaalla fine il vero problema. Ammesso che lo siano, gli sfruttatoridella “agenzia fai da te” sono altrettanto perdenti,come gli sfruttati: è una guerra tra morti di fame.PERLASTORIAmailA cura diCristina RolfiniHanno collaboratoPaolo DecimaRedazioneLina Gusso Multimedia Dept.Pearson Paravia Bruno Mondadori18 Edizioni ScolastichePERLASTORIABruno Mondadori

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