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libertàciviliBIMESTRALEDI STUDIE DOCUMENTAZIONESUI TEMIDELL’IMMIGRAZIONEPrimo Piano /<strong>C<strong>it</strong>tadini</strong> <strong>globali</strong>In questo numero interventi di: Franco FrattiniMarou AmadouPiero CapotostiAndrea De MartinoHoward DuncanAntonio GoliniMarco LombardiAntonio MarzanoDemetrios PapademetriouClaudia SvampaMarco VillaniFrancoAngeli


libertàcivili6/10DELL’IMMIGRAZIONEBIMESTRALEDI STUDIE DOCUMENTAZIONESUI TEMI


libertàcivililibertàciviliBIMESTRALEDI STUDIE DOCUMENTAZIONESUI TEMIDELL’IMMIGRAZIONEPrimo Piano /<strong>C<strong>it</strong>tadini</strong> <strong>globali</strong>In questo numero interventi di: Franco FrattiniMarou AmadouPiero CapotostiAndrea De MartinoHoward DuncanAntonio GoliniMarco LombardiAntonio MarzanoDemetrios PapademetriouClaudia SvampaMarco VillanilibertàciviliRivista bimestrale del dipartimentoper le libertà civili e l’immigrazionedel ministero dell’Internovia Monte Giordano, 55 - Romatel. 06 46525869fax 06 46549785<strong>libertacivili</strong>@interno.<strong>it</strong>redazione.<strong>libertacivili</strong>@interno.<strong>it</strong>info.<strong>libertacivili</strong>@interno.<strong>it</strong>Com<strong>it</strong>ato scientificoPresidenteEnzo CheliVice presidenteemer<strong>it</strong>o della Corte cost<strong>it</strong>uzionaleComponentiVincenzo CesareoProfessore ordinario della facoltàdi Scienze pol<strong>it</strong>iche - Univers<strong>it</strong>àcattolica del Sacro Cuore - MilanoMario CiclosiPrefetto - capo dell'ispettoratogenerale di amministrazioneMario GiroResponsabile per le relazioniinternazionaliComun<strong>it</strong>à di Sant’EgidioAntonio GoliniProfessore ordinario di Demografia- facoltà di Scienze statistiche -Univers<strong>it</strong>à degli studi di Roma“La Sapienza”Angelo MalandrinoPrefetto - Autor<strong>it</strong>à responsabiledel “Fondo europeoper l’integrazione di c<strong>it</strong>tadinidi Paesi terzi” 2007-2013Mario MorcelliniPreside della facoltà di Scienzedella comunicazione - Univers<strong>it</strong>àdegli studi di Roma “La Sapienza”Mario MorconePrefetto - direttore dell’Agenzianazionale per l’amministrazionee la gestione dei beni sequestratie confiscati alla criminal<strong>it</strong>àorganizzataGiuseppe RomaDirettore generale CENSISDirettore ed<strong>it</strong>orialeMario MorconeDirettore responsabileGiuseppe SangiorgiRedazioneAlessandro GrilliClaudia SvampaResponsabile organizzativoStefania NassoProgetto graficoStudio Francesca CantarelliMilanoFotografieCopertina e pag.31© Archivio libertàcivili;pag.10 © Oreste Fiorenza;pag.15 © Eskinder Debebe |UN Photo; pag.18 © MarcoCastro | UN Photo;pag.23-49-127 © FedericoCasagrande | Frontepagina;pag.68-149 © Archivio ministerodell’Interno;pag.41- 63 © Claudia Svampa |Frontepagina;pag.47-52-76-124-131-137© Lorenzo Maccotta;pag.80 © Agenzia Frontepagina;pag.83 © Carlo Di Renzo;pag.112 © Ivana Villa |Frontepagina;pag.152-154 © A.Amendola |Shoot 4 dig<strong>it</strong>aleCopertinaStudio Francesca CantarelliAutorizzazione Tribunale di Milanon. 579 del 18.12.2009Bimestrale - Poste Italiane SpaSped. in Abb. Post. - D.L.353/2003(conv. in L. 27.02.2004 n.46)art.1, comma 1 DCB MilanoCopyright © 2010by FrancoAngeli s.r.l.StampaTipografia Gamma srlVia G.Pastore 9 - Cerbara06012 C<strong>it</strong>tà di Castello (PG)Abbonamenti 2010Per conoscere il canoned’abbonamento corrente,consultare il s<strong>it</strong>owww.francoangeli.<strong>it</strong>,cliccando sul bottone “Riviste”,oppure telefonare all’UfficioRiviste (02 2837141) o, ancora,inviare una e-mail(riviste@francoangeli.<strong>it</strong>) indicandochiaramente il nome della rivista.Il pagamento potrà essere effettuatotram<strong>it</strong>e assegno bancario,bonifico bancario,versamento su conto correnteo con carta di cred<strong>it</strong>o.L’abbonamento all’annatain corso verrà attivato non appenagiunta la notifica dell’avvenutopagamento del canone.L’opera, comprese tutte le sue parti,è tutelata dalla legge sui dir<strong>it</strong>tid’autore. Sono vietate e sanzionate(se non espressamente autorizzate)la riproduzione in ogni modoe forma (comprese le fotocopie,la scansione, la memorizzazioneelettronica) e la comunicazione(ivi inclusi a t<strong>it</strong>olo esemplificativoma non esaustivo: la distribuzione,l’adattamento, la traduzionee la rielaborazione, anche a mezzodi canali dig<strong>it</strong>ali interattivie con qualsiasi modal<strong>it</strong>àattualmente nota od in futurosviluppata).Le fotocopie per uso personaledel lettore possono essereeffettuate nei lim<strong>it</strong>i del 15%di ciascun fascicolo dietropagamento alla SIAEdel compenso previsto dall’art. 68,commi 4 e 5, della legge22 aprile 1941 n. 633. Le fotocopieeffettuate per final<strong>it</strong>à di carattereprofessionale, economicoo commerciale o comunqueper uso diverso da quello personale,possono essere effettuatea segu<strong>it</strong>o di specificaautorizzazione rilasciata da AIDRO(www.aidro.orge-mail segreteria@aidro.org).Sesto bimestre 2010fin<strong>it</strong>o di stamparedicembre 20102 2 010 novembre-dicembre


Ed<strong>it</strong>orialeLa costruzione del nostro futurodi Mario Morcone 5L’interventoDa c<strong>it</strong>tadini nazionali a c<strong>it</strong>tadini <strong>globali</strong>di Piero Alberto Capotosti 7IndicePrimoPianoIl puzzle immigrazione in pol<strong>it</strong>ica estera:un’arch<strong>it</strong>ettura poliedrica che guarda all’EuropaIntervista al ministro degli Esteri, Franco Frattini 13Quale governance per i flussi migratoridi oggi e di domanidi Antonio Golini 19Globalizzazione e governance delle migrazioni:una prospettiva nazionale ed europeadi Marco Villani 26Sahel Europa, ultima fermatadi Claudia Svampa 35Gli hub, nodo cruciale nel lungo percorsodegli immigrati irregolari verso l’Occidentedi Marco Lombardi 45Perché c<strong>it</strong>tadini <strong>globali</strong> 59Le migrazioni internazionali fra presente e futuroIntervista ad Howard Duncan 60Le questione delle migrazionifra soluzioni <strong>globali</strong> e problemi localiIntervista a Demetrios Papademetriou 70La lotta alla povertà è la via maestraper il controllo dei flussi migratoriIntervista a Marou Amadou 79Per un governo delle migrazionidi Antonio Marzano 86Le RubricheEuropaI c<strong>it</strong>tadini europei e l’immigrazione:gli <strong>it</strong>aliani sono i più preoccupatidi Giovanni Giulio Valtolina 92La ricercaRadiografia di un fenomeno: l’immigrazione in Toscanadi Andrea De Martino 103Oltre la pauraPiù stranieri più criminal<strong>it</strong>à: un’equazione che non tornadi Alberto Bordi 115libertàcivili2 010 novembre-dicembre3


IndiceMinimum mediaL’immigrazione ai tempi della crisidi Alessandro Grilli 121Dialogo interculturaleCome la religione sta tornando a influenzarela pol<strong>it</strong>ica internazionaledi Gabriele Natalizia 129Il buon esempioPer una rete integrata dei centri terr<strong>it</strong>orialicontro le discriminazionidi Massimiliano Monnanni 139La ricerca e il lavoro della fondazione Mondo Dig<strong>it</strong>aleper l’integrazione dei rifugiatidi Manuela Lo Prejato 151InsiemeDalla parte dell’Italia che… Integradi Klodiana Çuka 156Documentazionee StatistichelibertàciviliUno strumento di ausilio per utenti e uffici:il “massimario ragionato” delle sentenze sull’immigrazionedi Piero Raimondi 169Arriva il test di lingua per gli stranieri 1744 2 010 novembre-dicembre


La costruzionedel nostro futurodi Mario MorconeEd<strong>it</strong>orialeCari lettori e cari amici,con questo numero si chiude la mia esperienzadi direttore ed<strong>it</strong>oriale, ma la straordinaria avventura della rivistae dei suoi approfondimenti continua;sono sicuro anche con maggiore qual<strong>it</strong>à e impegno.Quello delle libertà civili e immigrazione è un tema che hosempre molto amato e vissuto intensamente.Si tratta della costruzione del nostro futuro.Trovo miope e in qualche modo un po’ superficiale dividerc<strong>it</strong>ra buoni e cattivi, come spesso una parte della pol<strong>it</strong>icagratu<strong>it</strong>amente fa, appiccicando a ciascuno di noi una targhettache disconosce l’onestà intellettuale, la buona fedee l’impegno di chi vuole capire i problemi e favorire un dibatt<strong>it</strong>oalla ricerca di possibili soluzioni.Per questo, nel VI numero, abbiamo scelto temi vasti chesuperano la ristrettezza di orizzonti di un dibatt<strong>it</strong>o nazionaleche fa fatica ad aprirsi a una dimensione globale: la dimensionedelle migrazioni e delle libertà.Non si sfugge in nessun modo a una realtà concretache vede differenze troppo marcate in qual<strong>it</strong>à della v<strong>it</strong>ae in opportun<strong>it</strong>à, nei diversi quadranti del nostro pianeta.E non si sfugge né da buonisti, né da cattivisti.E poi, tanto per chiudere questa esperienza, vi confessoche continua a tornarmi in mente una considerazione che sevolete potrete chiamare retorica. Io sono nato a Caserta,ma potevo nascere a Napoli o a Milano;libertàcivili2 010 novembre-dicembre5


La costruzione del nostro futuroEd<strong>it</strong>orialee questo non è né un mio mer<strong>it</strong>o, né una mia scelta. È solouna condizione del destino o se si vuole della provvidenza.Ma se fossi nato a Mogadiscio piuttosto che alla periferia di Dacca,perché e con quale dir<strong>it</strong>to debbo essere condannatoa non muovermi di lì e non poter avere almeno, nel rispettodelle regole che ci siamo dati, una speranza per il mio futuro?6libertàcivili2 010 novembre-dicembre


Da c<strong>it</strong>tadini nazionalia c<strong>it</strong>tadini <strong>globali</strong>L’interventoL’effetto dei crescenti flussi migratori imponel’adeguamento delle leggi sulla c<strong>it</strong>tadinanzaverso una direzione pluridimensionale, cheallarghi la sfera dei dir<strong>it</strong>ti di partecipazionepol<strong>it</strong>ica e favorisca i processi di integrazionedi Piero Alberto CapotostiPresidente emer<strong>it</strong>o della Corte cost<strong>it</strong>uzionaleDall’iniziale trans<strong>it</strong>orietàdel fenomeno dell’immigrazionein Italia al dato strutturaledella s<strong>it</strong>uazione odiernaLa v<strong>it</strong>a delle nostre comun<strong>it</strong>à è connotata sempre più daimponenti fenomeni sociali legati ai processi di <strong>globali</strong>zzazioneche, tra l’altro, danno v<strong>it</strong>a a migrazioni di massa alla ricercadi nuove opportun<strong>it</strong>à profondamente diverse, per ampiezza emotivazioni, dalle forme di emigrazione del passato, perchéessenzialmente generate dagli squilibri mondiali nel godimentodelle risorse e non soltanto dalla mera ricerca individuale diun redd<strong>it</strong>o da lavoro. Entrambe le tipologie diquesti fenomeni migratori presentano unaserie di complessi problemi incentrati essenzialmentesulla ricerca di adeguate forme diintegrazione sociale degli immigrati, peraltroostacolate, nel loro divenire, dal rapporto,ancora irrisolto, tra c<strong>it</strong>tadini e non c<strong>it</strong>tadini.In Italia l’immigrazione straniera, un tempoassai scarsa, si è sviluppata in modo progressivo fino a quando,a partire agli anni Settanta, ha assunto un andamento semprepiù irregolare e caotico; soprattutto negli ultimi anni, si è venutaa concentrare massicciamente in alcune zone del nostroPaese e ha iniziato a rivestire i caratteri di un esodo di massaproveniente prevalentemente dai terr<strong>it</strong>ori del Nord Africa, con unaforte presenza di donne e bambini.I nostri pubblici poteri hanno da sempre considerato l’immigrazionestraniera come un fenomeno trans<strong>it</strong>orio legato as<strong>it</strong>uazioni di emergenza, e soltanto alla fine degli anni Novantasi è presa consapevolezza dell’imponenza del fenomenomigratorio. Di conseguenza si è proceduto all’approvazione dilibertàcivili2 010 novembre-dicembre7


Gli immigrati come c<strong>it</strong>tadini <strong>globali</strong>L’interventolibertàciviliI motivi del progressivovenir meno del monopoliogiurisdizionale statalein materia di salvaguardiadei dir<strong>it</strong>ti fondamentaliuna disciplina legislativa speciale, che però è risultata piuttostodisorganica e soprattutto carente nella tutela di certi dir<strong>it</strong>ticost<strong>it</strong>uzionali, tanto da incorrere in ripetute censure di incost<strong>it</strong>uzional<strong>it</strong>à.Tutto ciò ha contribu<strong>it</strong>o a r<strong>it</strong>ardare il sorgere in Italia diun’adeguata attenzione e presa di coscienza dei problemiconnessi all’immigrazione e la formazione di una specifica“immigration law”, così da rendere assai difficoltosa l’integrazionesociale degli immigrati nel nostro Paese. È vero, peraltro, chenel tempo si sono progressivamente attenuate quelle divers<strong>it</strong>àdi trattamento giuridico che tradizionalmente hanno riguardatoi c<strong>it</strong>tadini rispetto agli stranieri e che erano sostanzialmentegiustificate, anche in alcune risalenti decisioni della Cortecost<strong>it</strong>uzionale, con presunte differenze “di fatto” inerentiappunto alla loro diversa posizione rispetto all’ordinamentostatale di riferimento.Il superamento di tali differenziazioni èdovuto a una plural<strong>it</strong>à di fattori connessiessenzialmente alla perd<strong>it</strong>a di central<strong>it</strong>àdella c<strong>it</strong>tadinanza, in quanto essenzialmentecollegata con la nozione di Stato nazionale ein questa dimensione considerata, appunto,come fondamento della differenziazione trac<strong>it</strong>tadini e stranieri. E invero il riconoscimento,come effetto precipuo della <strong>globali</strong>zzazione a livello internazionale,in sede convenzionale e anche consuetudinaria, di una serie didir<strong>it</strong>ti inviolabili comuni a tutti gli individui – la cui necessariaprotezione viene appunto collocata in sede internazionale –contribuisce sotto questo profilo a rompere i confini terr<strong>it</strong>orialie il connesso monopolio giurisdizionale statale nella materiadella salvaguardia dei dir<strong>it</strong>ti fondamentali.Il progressivo superamento dello Stato-nazione ha, in lineagenerale, una larga incidenza sui processi di integrazione socialedegli immigrati, poiché non può non comportare la vanificazionedel concetto di c<strong>it</strong>tadinanza, in quanto inscindibilmente connessocon i concetti di ident<strong>it</strong>à e di appartenenza che rappresentano,appunto, il derivato del concetto di nazione. In questo sensorisulta molto suggestiva l’ist<strong>it</strong>uzione nel Trattato di Maastricht –oggi recep<strong>it</strong>a anche nel Trattato di Lisbona – della c<strong>it</strong>tadinanzadell’Unione Europea come c<strong>it</strong>tadinanza “duale” o “pluridimensionale”,che si aggiunge a quella statale senza sost<strong>it</strong>uirla,cost<strong>it</strong>uendo così una significativa espressione del processodi integrazione europea.Ma se questo processo di progressiva erosione della nozione8 2 010 novembre-dicembre


Gli immigrati come c<strong>it</strong>tadini <strong>globali</strong>La pos<strong>it</strong>iva tendenzaa livello regionale versoforme di riconoscimentodei dir<strong>it</strong>ti di partecipazionedegli immigratidi sovran<strong>it</strong>à e di superamento dello Stato-nazione si può ormaiconsiderare un dato acclarato, resta da chiedersi in che cosa oggisi concreti la c<strong>it</strong>tadinanza, per quanto concerne in particolareil trattamento giuridico degli immigrati i quali, in base allanormativa oggi vigente in Italia, restano tuttora esclusi in lineadi principio dal pieno godimento del dir<strong>it</strong>to di entrare, di rientraree di stabilirsi nel terr<strong>it</strong>orio statale. Se, in qualche modo, è entratain crisi la relazione nazional<strong>it</strong>à-appartenenza, è evidente che ilconseguente svuotamento della c<strong>it</strong>tadinanza come rigido cr<strong>it</strong>eriodistintivo di s<strong>it</strong>uazioni giuridiche differenziate tra c<strong>it</strong>tadini e nonc<strong>it</strong>tadini inev<strong>it</strong>abilmente conduce verso forme di progressivaomologazione della condizione di c<strong>it</strong>tadino e della condizionedi straniero, almeno per quanto attiene al godimento dellelibertà civili. Tale omologazione, del resto, è ancora più favor<strong>it</strong>aanche dal tendenziale trasferimento a livello internazionale –operato attraverso una serie di notissime Dichiarazioni,Convenzioni, decisioni di appos<strong>it</strong>e Corti – delle varie formedi tutela dei dir<strong>it</strong>ti fondamentali. Ma sul piano interno statualei benèfici effetti di tale processo di omologazione non sembranosempre riflettersi adeguatamente sul piano della s<strong>it</strong>uazionegiuridica degli immigrati.Se, dunque, gli accennati processi di <strong>globali</strong>zzazioneincentivano in modo determinante forme di integrazione socialetra persone – a prescindere da ogni rilevanza del fattore dellaterr<strong>it</strong>orial<strong>it</strong>à – è chiaro che lo status civ<strong>it</strong>atis non è più strettamentecorrelato al concetto di “appartenenza-ident<strong>it</strong>à”, ma èdeterminato esclusivamente dalle specifiche leggi ordinamentalisulla c<strong>it</strong>tadinanza, le quali peraltro spesso sonodatate e non tengono conto dell’evoluzionedei tempi. Queste considerazioni valgonoanche per la nostra legislazione statale, anchese, fin da ora, si deve registrare una pos<strong>it</strong>ivatendenza, a livello regionale, verso forme diapertura e di riconoscimento agli immigratidi certi dir<strong>it</strong>ti pol<strong>it</strong>ici e di partecipazione, aldi là di quanto previsto dall’ordinamento statale. La ragionedi questo diverso orientamento risiede evidentemente nellamaggiore sensibil<strong>it</strong>à che le regioni, quali enti di governo terr<strong>it</strong>orialedi più recente formazione, mostrano verso la problematicadell’immigrazione.A questo propos<strong>it</strong>o faccio riferimento, in particolare, alloStatuto della regione Toscana, nel quale espressamente si prevedeche “la regione promuove, nel rispetto dei principi cost<strong>it</strong>uzionali,l’estensione del dir<strong>it</strong>to di voto agli immigrati”. Lo Statuto dellaL’interventolibertàcivili2 010 novembre-dicembre9


Gli immigrati come c<strong>it</strong>tadini <strong>globali</strong>L’interventoregione Emilia-Romagna inserisce invece tra gli obiettivi “ilgodimento dei dir<strong>it</strong>ti degli immigrati… assicurando, nell’amb<strong>it</strong>odelle facoltà che le sono cost<strong>it</strong>uzionalmente riconosciute, ildir<strong>it</strong>to di voto agli immigrati residenti”. La stessa regioneEmilia-Romagna ha successivamente adottato una legge in cuiha previsto forme di partecipazione degli stranieri nellaConsulta regionale per l’integrazione sociale degli immigrati.In ogni caso, soprattutto nelle regioni in cui la presenza deilavoratori immigrati – specialmente extracomun<strong>it</strong>ari – apparemolto utile per la struttura produttiva, si registra un forte interesseverso la loro integrazione sociale attraverso forme di partecipazionealla v<strong>it</strong>a pol<strong>it</strong>ica degli enti locali quali, ad esempio,l’elezione in appos<strong>it</strong>i organismi rappresentativi. D’altra parte,tutto ciò può trovare conferma in una disposizione del Testounico degli enti locali, in cui espressamente si stabilisce che loStatuto dei comuni “promuove forme di partecipazione alla v<strong>it</strong>apubblica locale dei c<strong>it</strong>tadini dell’Unione Europea e degli stranieriregolarmente soggiornanti”.Si tratta dunque di spunti, peraltro isolati nella normativa<strong>it</strong>aliana, che lasciano intravedere un ampliamento della sferadei “dir<strong>it</strong>ti pol<strong>it</strong>ici”, sostanzialmente defin<strong>it</strong>i di “partecipazionepol<strong>it</strong>ica”, nonché di quei dir<strong>it</strong>ti sociali e forme di libertàlibertàcivili10 2 010 novembre-dicembre


Gli immigrati come c<strong>it</strong>tadini <strong>globali</strong>Il percorso da una formadi “c<strong>it</strong>tadinanza giuridica”a una forma di “c<strong>it</strong>tadinanzarepubblicana”associative che vengono riconosciuti ai migranti accomunandoliai c<strong>it</strong>tadini. È invece giunto il momento di andare oltre e diprocedere a una revisione complessiva della nostra legislazionesulla c<strong>it</strong>tadinanza, in coerenza con i fenomeni di <strong>globali</strong>zzazionee con l’intens<strong>it</strong>à dei flussi migratori che interessano il nostroPaese. D’altra parte, il filosofo e sociologo tedesco Habermasha sempre sottolineato che le caratteristiche dello ius soli edello ius sanguinis non giustificano nessunairrevocabile soggezione al potere sovranodello Stato: esse valgono come cr<strong>it</strong>eri amministrativiper accred<strong>it</strong>are un’implic<strong>it</strong>a adesione,alla quale corrisponde il dir<strong>it</strong>to di emigrare.In quest’ottica si è collocato, in particolare,un appos<strong>it</strong>o disegno di legge diretto a riconosceremaggiore rilievo alla circostanza delbambino che nasce in Italia da gen<strong>it</strong>ori stranieri,così da poterlo tempestivamente e dign<strong>it</strong>osamente inserire, dac<strong>it</strong>tadino <strong>it</strong>aliano, all’interno del processo formativo-scolastico,anteriormente al conseguimento della maggiore età. Per quantoriguarda lo straniero adulto è da tenere presente che, ai fini delconseguimento della c<strong>it</strong>tadinanza, lo stesso disegno di leggeprevede sostanzialmente un percorso formativo di verificadell’integrazione linguistica e civica.In realtà, c’è bisogno in Italia di un’incisiva modificazionedella legislazione sulla c<strong>it</strong>tadinanza che sia in grado di superare“vecchi steccati” e di fare fronte alle nuove, pressanti esigenzeimposte dai fenomeni di <strong>globali</strong>zzazione e dai connessi massicciflussi migratori, assicurando adeguate forme di integrazionesociale capaci di garantire una pacifica e proficua convivenza.Soltanto procedendo in questo modo si potrebbe ist<strong>it</strong>uire quella“c<strong>it</strong>tadinanza repubblicana”, che, secondo Habermas, è fondatasui principi di libertà e di democrazia pol<strong>it</strong>ica sanc<strong>it</strong>i dalleCost<strong>it</strong>uzioni ed è ben più ampia e significativa della “c<strong>it</strong>tadinanzagiuridica”, fondata sulle singole leggi nazionali.libertàciviliL’intervento2 010 novembre-dicembre11


PrimoPiano<strong>C<strong>it</strong>tadini</strong> <strong>globali</strong>Dopo i minori, il lavoro, i mass media,le donne e il terr<strong>it</strong>orio, libertàcivili affrontail tema dell’immigrazione in una prospettivainternazionale: i dati sui flussi migratoria livello mondiale, le rotte dei clandestini,le prospettive di un governo mondiale delfenomeno. Protagonisti i “c<strong>it</strong>tadini <strong>globali</strong>”,portatori di culture, ident<strong>it</strong>à, valori con cuii Paesi di arrivo devono confrontarsi


Il puzzle immigrazionein pol<strong>it</strong>ica estera:un’arch<strong>it</strong>ettura poliedricache guarda all’EuropaPrimo PianoLa pol<strong>it</strong>ica estera <strong>it</strong>aliana in relazione al temadelle migrazioni, la questione rifugiati,la riforma dell’Onu e la proposta di tassazionedelle rend<strong>it</strong>e finanziarie al centro dell’intervistaal ministro degli Esteri <strong>it</strong>aliano, Franco FrattiniIntervista di Claudia SvampaIl pianodella sicurezzasociale e quellialtrettantodecisividel dialogoreligiosoe del multiculturalismoper unagestioneefficacedel fenomenomigratorioIl tema delle migrazioni è un poliedrico conten<strong>it</strong>ore coninfin<strong>it</strong>e sfaccettature a seconda di come lo si ruoti: sicurezzasociale, occupazione e mercato del lavoro, dialogo interreligioso,multiculturalismo, integrazione. Se dovessimo tracciare unprofilo <strong>it</strong>aliano in pol<strong>it</strong>ica estera in riferimento al temamigratorio, quali tra questi fattori delineerebbero meglio laposizione del Paese?Le componenti del “puzzle immigrazione” che Lei evocasono tutte centralissime e tutte mer<strong>it</strong>evoli di attenzione e dipol<strong>it</strong>iche ad hoc. La sicurezza sociale è un fattore a cui oggisono molto sensibili le società europee e ha guadagnato unpeso anche nell’agenda pol<strong>it</strong>ica di molti Paesi, tra cui l’Italia.Ma è solo la punta di un iceberg che si manifesta in manierapiù acuta quando il mercato del lavoro assorbe meno immigrazione.In Europa per decenni abbiamo accolto lavoratori daaltri continenti. Anche prima esisteva una piccola percentualeche delinqueva, ma il timore sociale era minore di oggi, quandomolti nostri giovani faticano a trovare lavoro e il migrante vienepercep<strong>it</strong>o in contrapposizione al c<strong>it</strong>tadino. Per questo il Governosi è preoccupato di varare una legge che permetta l’accesso inItalia solo a chi ha un lavoro e di rimpatriare chi delinque. È unprovvedimento figlio del suo tempo, la fine del primo decenniodel XXI secolo, che probabilmente non avrebbe avuto fondamentosociale 25 anni fa.Poi c’è un altro piano, quello del dialogo religioso e del multiculturalismo,tema che mi sta particolarmente a cuore e per ilquale ho ricevuto recentemente anche l’apprezzamento dellibertàcivili2 010 novembre-dicembre13


Intervista al ministro degli Esteri, Franco FrattiniPrimo PianoPontefice. La nostra pol<strong>it</strong>ica estera si basasul mutuo rispetto, sul dialogo interreligioso,che deve avvenire a Romacome a Islamabad, a Milano come aBaghdad. Tradotto in pol<strong>it</strong>ica migratoriavuol dire che dobbiamo aprirci all’immigrazionein sicurezza, facendo in modoche le garanzie offerte a chi arriva da fuorinon pregiudichino i dir<strong>it</strong>ti dei c<strong>it</strong>tadini eche i valori religiosi di tutti siano preservati.dell’immigrazione è un po’ il simbolo diquesto nostro impegno. Il nostro auspicio,al tempo stesso, è che su questi temi –proprio a partire dall’Africa e dalMed<strong>it</strong>erraneo – si mobil<strong>it</strong>i decisamenteanche l’Europa, perché quella dell’immigrazioneè una sfida – pol<strong>it</strong>ica, uman<strong>it</strong>ariae sociale – che interessa l’Europa nel suocomplesso e non i singoli Stati membrigeograficamente più esposti.libertàciviliDialoghi e negoziati con Paesi coinvoltinella gestione dei flussi migratori passanoattraverso i due sinergici aspetti delladiplomazia, il bilateralismo e il multilateralismo:esistono pilastri fissi e altrimobili nei due diversi contesti in riferimentoalle pol<strong>it</strong>iche migratorie?La pol<strong>it</strong>ica dell’immigrazione <strong>it</strong>alianapoggia su alcuni assi fondamentali, nelcontesto bilaterale come in quello multilaterale.Mi preme sottolineare che questiassi vanno presi nella loro compless<strong>it</strong>à enon estrapolati singolarmente, sebbenealcuni “facciano più notizia” di altri.Penso alla lotta all’immigrazione clandestina,cui fa dacontraltare l’aperturanei confronti dell’immigrazionelegale, maho in mente ancheuna forte cooperazionecon i Paesi terzi diorigine e di trans<strong>it</strong>odei migranti, in unquadro che favoriscasinergie tra migrazionee sviluppo; cosi comecredo sia necessariouno stimolo allo sviluppo di meccanismidi solidarietà europei, in particolarenell’accoglienza dei migranti irregolari.La nostra azione nei confronti dei Paesidell’Africa e del Med<strong>it</strong>erraneo nel settoreI due contesti,quello bilaterale e quellomultilaterale, lungo i qualisi sta muovendo oggila diplomazia <strong>it</strong>aliananei confronti dei Paesidi origine e di trans<strong>it</strong>odei migrantiAlla luce di un dibatt<strong>it</strong>o aperto tra ilnord e il sud del Med<strong>it</strong>erraneo cosa cisi aspettava dal vertice di Tripoli UE-Africa di novembre 2010 in materia dicooperazione sull’immigrazione e protezioneinternazionale dei rifugiati?Quello di Tripoli è stato un passaggioimportante, al quale tenevamo moltoper quanto stiamo facendo per l’Africain tema di una sua rappresentanza neiconsessi internazionali, dove desideriamoche la sua voce venga ascoltata consempre maggiore interesse.Nel caso concreto della cooperazionesull’immigrazione, che è bene ricordarloha una sua valenzapol<strong>it</strong>ica della quale avolte ci si dimentica,ci attendiamo unmaggiore impegno daentrambe le parti. Perquesto motivo r<strong>it</strong>engoche occorra promuovereun confrontopol<strong>it</strong>ico su una seriedi temi sensibili, comeil rilascio dei visti ela promozione dellamobil<strong>it</strong>à, la lotta all’immigrazione illegalee gli accordi di riammissione, per finirecon l’asilo e la protezione internazionale.Allo stesso tempo bisogna identificareconcrete iniziative di cooperazione da142 010 novembre-dicembre


Intervista al ministro degli Esteri, Franco FrattiniPrimo Pianosviluppare nel prossimo triennio, perconsolidare le attiv<strong>it</strong>à già avviate. I settoripotrebbero essere quelli delle rimessedei migranti, della valorizzazione delladiaspora, del traffico di esseri umani, delraccordo tra domanda e offerta sui mercatidel lavoro.Se, tuttavia, si vuole che queste iniziativenon rimangano dei buoni propos<strong>it</strong>i,occorre superare il nodo dei finanziamenti.Mi rendo conto che si tratta di una strettoia,tanto più difficile da superare in unperiodo di crisi economica. Nonostantela crisi, andrà comunque fatto uno sforzoper rilanciare visibil<strong>it</strong>à, trasparenza eaccessibil<strong>it</strong>à degli strumenti finanziariesistenti e concludere quanto prima l’esamedi fattibil<strong>it</strong>à sull’ist<strong>it</strong>uzione di unfondo ad hoc su migrazione e sviluppo(c.d. fondo di Tripoli), già previsto dallaconferenza ministeriale di Tripoli delnovembre 2006. Altrimenti perdiamocredibil<strong>it</strong>à coi Paesi della riva sud e nonponiamo le basi per la soluzione dellaquestione.L’allargamento dell’area Schengenalla Romania e alla Bulgaria a partiredal 2011 richiederà clausole di salvaguardiaper bilanciare l’equilibrio tradomanda e offerta nel mercato lavorativo?L’adesione di Bulgaria e Romaniaall’area Schengen non andrà a toccaregli equilibri del mercato del lavoro europeo.Consentirà semplicemente ai c<strong>it</strong>tadinirumeni e bulgari di viaggiare senzabisogno di varcare una frontiera ed esibireun documento di ident<strong>it</strong>à valido. Tuttoqua. Una data precisa comunque non èstata ancora defin<strong>it</strong>a a livello europeoperché le valutazioni tecniche sul rispettodelle necessarie condizioni di sicurezzasono ancora in corso e non finirannoprima di metà dicembre. Romania elibertàcivili2 010 novembre-dicembre15


Intervista al ministro degli Esteri, Franco FrattiniPrimo PianolibertàciviliBulgaria contano di entrare in Schengenentro marzo 2011. Da parte <strong>it</strong>alianaauspico possa avvenire nei tempi previsti.L’Alto commissario delle NazioniUn<strong>it</strong>e per i rifugiati, Antònio Guterresha proposto di estendere lo status dirifugiati anche ad altre tipologie dipersone bisognose di protezioneinternazionale. Il commissario UE agliAffari interni Cecilia Malmström hainvece sottolineato che non è accettabileche all’interno della stessa Unione,che condivide identici valori e principi,le possibil<strong>it</strong>à di ottenere protezione easilo siano diverse da Paese a Paese.Qual è la posizione dell’Italia su questotema?L’idea alla base della proposta diGuterres è che la <strong>globali</strong>zzazione haormai toccato tutti i settori della v<strong>it</strong>a diun Paese, con la sola eccezione dellamobil<strong>it</strong>à delle persone, e che la sicurezzadegli individui sarebbe meglio garant<strong>it</strong>ada uno status unico che ricomprendaanche coloro che fuggono da zone diguerra o da disastri naturali o dallapovertà estrema.L’Italia, come da tradizione che traefondamento dal dettato dell’articolo 10della Cost<strong>it</strong>uzione, si conforma allenorme di dir<strong>it</strong>to internazionale generalmentericonosciute, a fortiori a quelleconvenzionali quali la convenzione diGinevra del 1951.In tale specifico contesto comprendiamobene le argomentazioni dell’Altocommissario Guterres; del resto, sin daiprimi anni del 2000, in ragione del mutatoscenario internazionale e del crescenteflusso migratorio a livello globale, l’Italiaha progressivamente sviluppato lanormativa in materia di dir<strong>it</strong>to di asiloincludendo in tale alveo anche le misuredi protezione sussidiaria, operativesoprattutto in favore delle v<strong>it</strong>time di trattache immediatamente ne beneficiano.Quanto alle altre categorie di rifugiato– quali per esempio quelle indicate dalrelatore speciale dell’Onu sul dir<strong>it</strong>toall’alimentazione, Wilhelm Ziegler (miriferisco per esempio ai c.d. “rifugiatieconomici” o per fame) – la questione,riguardante lo status giuridico dellepersone all’interno dello spazio comuneeuropeo, deve essere necessariamenteaffrontata perseguendo la linea dellaricerca del comune denominatore tra iVentisette, e in tal senso ci stiamoadoperando con i nostri partner europei.Durante la tre giorni al palazzo di vetrodell’Onu, in occasione del summ<strong>it</strong> suiMillennium Goals, il presidente franceseNicholas Sarkozy e il collega spagnoloJosé Luis Zapatero si sono pronunciatia favore di una tassazione delle transazionifinanziarie per un intervento insostegno alla lotta mondiale contro lapovertà. Il nostro Paese come giudicaquesta proposta che non ha incontratoinvece i favori di giganti finanziari comegli Stati Un<strong>it</strong>i e la Gran Bretagna?Prima ancora che a New York, laquestione è stata in agenda del verticeG20 di Toronto, dove non mi pare sifosse trovato un accordo. Accordo che– sebbene si tratti di materia Ecofin –credo di poter dire sia ancora lontanoanche a livello UE.Da parte nostra siamo convinti cheper rendere praticabile, efficace edequa una simile tassazione, essadovrebbe potersi basare sul principioche ad adottarla siano non solo i Paesieuropei ma tutte le principali economiemondiali, incluse quelle con minoretradizione industriale, ma attualmente162 010 novembre-dicembre


Intervista al ministro degli Esteri, Franco Frattiniimperniate su grossi mercati finanziari.Solo in questo modo una simile ipotesipotrebbe essere presa in considerazione.Ma, ripeto, neanche in Europa c’è accordosu questo tema. Il Consiglio europeo del17 giugno 2010 ha convenuto che gliStati membri “potrebbero” introdurretasse, una sulle bancheda definire – secondola Commissione europea– in base a passiv<strong>it</strong>àe prof<strong>it</strong>ti e l’altra sulletransazioni finanziarieinternazionali, sulleist<strong>it</strong>uzioni finanziarie.Lo scopo di questaproposta dovrebbeessere quello di assicurareun’equa ripartizionedegli oneri perle risoluzioni delle crisi finanziarie e perincentivare il contenimento dei rischi. Mipare cosa diversa rispetto alla propostadel Millennium Goals summ<strong>it</strong>.Cosa diversa è ciò che proponemmonoi lo scorso anno, durante la presidenza<strong>it</strong>aliana del G8, quando ci siamo battutia lungo – nella nostra pol<strong>it</strong>ica di inclusionedell’Africa – affinché le rimesse degliimmigrati che lavorano nelle economieoccidentali potessero essere detassateper favorire un incremento del flussoverso i Paesi di origine.Ancora in riferimento all’Onu, Lei harecentemente dichiarato che “si èarrivati a un accordo molto serio perproporre la riforma di tutte le strutturedell’Onu, non solo del Consiglio disicurezza, ma anche dell’Assembleagenerale” sottolineando tuttavia lanecess<strong>it</strong>à di “un ampio consenso”indispensabile per tali riforme. Qual èla posizione <strong>it</strong>aliana sulle riformeRiforma Onu: il consensonecessario per dare spazioalle organizzazioniregionali nel Consigliodi sicurezza e per arrivarenel futuro all’obbligatorietàdelle decisionidell'Assemblea generaledell’Onu e sui tanto discussi punti delvoto ponderato e dell’obbligatorietàdelle risoluzioni?Innanz<strong>it</strong>utto occorre fare una premessa.Il processo di riforma delle Nazioni Un<strong>it</strong>eè un progetto di ampio respiro che vaoltre il pur centralissimo dossier delConsiglio di sicurezza,e che ha ripreso vigorea partire dal 2005.L’esigenza di adattarealla realtà profondamentemutata di oggiun organismo natonell’immediato dopoguerraè sent<strong>it</strong>a datutti e l’Italia sta dandoun importante contributo.È fondamentale renderel’organizzazione piùefficace e adeguata alle sfide <strong>globali</strong>.In quest’ottica, il 2011 sarà un annoimportante per l’Onu. Verranno infattisottoposti a revisione due organi, ilConsiglio dir<strong>it</strong>ti umani e la Peace buildingcommission, ist<strong>it</strong>u<strong>it</strong>a per assicurareil passaggio cruciale dalla pacificazionealla stabilizzazione e allo sviluppo deiPaesi usc<strong>it</strong>i da un confl<strong>it</strong>to.Altro punto importante è la riforma delmanagement. Si analizzerà la gestionedelle risorse umane per migliorarnel’efficienza attraverso la razionalizzazione,il contenimento dei costi e la revisionedei metodi di lavoro.Allargando il campo alla riforma delConsiglio di sicurezza e dell’Assembleagenerale, ci imbattiamo in interessicontrastanti, vecchi privilegi e pretese dinuovi protagonisti della scena mondialeche rendono difficile il compromesso.Ma l’idea dell’Italia che non sia possibileriformare gli organi del governo mondialesenza un ampio consenso si va diffon-Primo Pianolibertàcivili2 010 novembre-dicembre17


Intervista al ministro degli Esteri, Franco FrattinilibertàciviliPrimo Pianodendo e troviamo crescente sostegnotra i nostri partner. C’è un punto sulquale ci si sofferma poco: l’obbligatorietàgiuridica delle risoluzioni del Consigliodi sicurezza e la forza morale delle risoluzionidell’Assemblea generale si fondanosull’autor<strong>it</strong>à di tali organi, che deriva lorodal fatto di essere accettati e riconosciutida tutti. Se, parafrasando il lessico dipol<strong>it</strong>ica interna, introducessimo una riforma“a colpi di maggioranza” finiremmo perindebolire, anziché rafforzare, le NazioniUn<strong>it</strong>e.E proprio per aiutare a raggiungerequesto consenso abbiamo proposto peril Consiglio di sicurezza l’idea di darespazio alle organizzazioni regionali.Invece di allargare il Consiglio a pochinuovi membri permanenti, lasciandofuori molti possibili candidati, perchénon dare alle organizzazioni regionali,all’Unione Europea nel nostro caso, maanche all’Unione Africana e a tante altre,la possibil<strong>it</strong>à di designare chi le rappresenterànel Consiglio? Cosi facendoassicureremmo che vi siedano perrappresentare l’interesse della regionee non loro stessi. Otterremmo così piùdemocrazia, più consenso e maggioreleg<strong>it</strong>tim<strong>it</strong>à ed efficacia.L’obbligatorietà delle risoluzioni (quelledell’Assemblea generale, perché quelledel Consiglio di sicurezza sono in partegià obbligatorie) è un tema non ancoramaturo. Si tratterebbe allo stato attualedi un salto di qual<strong>it</strong>à nel sistema dellerelazioni internazionali, di una cessionedi sovran<strong>it</strong>à che molti Stati non sonopronti ad accettare. Non è escluso peròche si possa affrontarlo in futuro, se sisceglie la strada di riforme condivisee basate sul consenso.182 010 novembre-dicembre


Quale governanceper i flussi migratoridi oggi e di domaniPrimo PianoLe migrazioni internazionali sono destinatea continuare ma non saranno più come in passatofattore di equilibrio economico e demografico.La prospettiva di grandi unioni “regionali”per riuscire a governare efficacemente il fenomenodi Antonio GoliniDocente di Demografia all’Univers<strong>it</strong>à la Sapienza di RomaLe nuoveprospettivemondialiaffidatea un intrecciodi traiettoriedi migrantiche stannomodificandola v<strong>it</strong>aindividualee collettivadi interecomun<strong>it</strong>àlocalie nazionalidei nostriPaesi1. A me pare che ogni persona dovrebbe avere il dir<strong>it</strong>to di vivere,se lo desidera, nella propria terra di origine, nella quale ha isuoi legami di parentela, la sua rete di amici e della qualeconosce la lingua, la storia, le pietre, i profumi, i colori, la cucina,oltre che i punti di forza e quelli di debolezza. Ma se non lodesidera, ognuno dovrebbe avere l’opportun<strong>it</strong>à di lasciare lasua terra, potendo avere la buona ventura di migrare.L’assoluta maggioranza delle persone che migrano oggi –così come nei decenni passati e con ogni probabil<strong>it</strong>à neidecenni a venire – lascia il proprio Paese non per scelta, maper la necess<strong>it</strong>à di sopravvivere e/o per assicurare ai proprifigli la possibil<strong>it</strong>à di una v<strong>it</strong>a migliore. Un processo quasi sempretraumatico nel quale, non infrequentemente, la migrazioneforzata si tramuta in una buona ventura.In ogni caso mi sembra assolutamente pos<strong>it</strong>ivo che unagrandissima mobil<strong>it</strong>à terr<strong>it</strong>oriale caratterizzi la v<strong>it</strong>a contemporanea,perché consente a un enorme numero di persone e di famigliedi adattare dinamicamente le proprie s<strong>it</strong>uazioni e aspirazionialle condizioni economiche, sociali e psicologiche del proprioPaese, quando vengono considerate anche in via comparativacon il resto del mondo.La rete di traiettorie sul terr<strong>it</strong>orio va quindi diventando semprepiù straordinariamente f<strong>it</strong>ta e frequente e di conseguenza vamodificando intensamente e incisivamente la v<strong>it</strong>a individuale,familiare e delle intere comun<strong>it</strong>à locali e nazionali, oltre che ilterr<strong>it</strong>orio stesso su cui insiste.Noi in Occidente siamo spesso portati a credere che lelibertàcivili2 010 novembre-dicembre19


La governance delle migrazioniPrimo PianoNord▲70 milioniSud▲60 milioni69 milioni▲Nord16 milioni▲SudlibertàciviliTra Nord e Sudemergeun nuovo polodi “Paesiintermedi”la cui v<strong>it</strong>al<strong>it</strong>àeconomicae demograficali sta rendendoprotagonistidi ined<strong>it</strong>iprocessidecisionalisu scalamondialemigrazioni siano tutte o quasi sulla direttrice Sud-Nord del mondoe queste sono effettivamente le migrazioni numericamentepiù importanti, ma, come dimostra la figura, quelle Sud-Sudnon sono meno significative e quasi altrettanto lo sono quelleNord-Nord.Le migrazioni sono un fenomeno che ancora di più coinvolgeràtutto il mondo nei decenni a venire, considerati gli enormi, ecrescenti, squilibri demografici, economici, sociali. E infatti glisquilibri, attuali e prospettivi, a livello macro, non sono mai staticosì forti fra Paesi ricchi e Paesi poveri e più in generale fra il Norddel mondo, economicamente progred<strong>it</strong>o e demograficamentedepresso, e il Sud, demograficamente v<strong>it</strong>ale ed economicamentedepresso; all’interno di quest’ultima area vanno emergendo,con forza, molti Paesi “intermedi” la cui v<strong>it</strong>al<strong>it</strong>à demografica edeconomica li sta portando a dover condividere – per esempionel G20 – fondamentali processi decisionali.Gli squilibri più intensi si registrano nell’area euro-africana.E infatti da qui al 2050 ci si aspetta per la popolazionedell’Europa un incremento di 70 milioni di ab<strong>it</strong>anti (immigrazione“corrente” già inclusa in queste proiezioni) e per quelladell’Africa un incremento di più di un miliardo di persone(emigrazione “corrente” già inclusa). Nei decenni a venire, ci sideve aspettare migrazioni assai massicce, con ogni probabil<strong>it</strong>àpiù che in passato, più che alla fine dell’800 e ai primi del ‘900quando si ebbe la prima <strong>globali</strong>zzazione e si ebbero quindigrandi spostamenti di popolazione. Ma oggi, differenza fondamentalerispetto ad allora, non ci sono più nuovi mondi dapopolare, né, fortunatamente, colonie da sfruttare.Si tratta, peraltro, nel mondo contemporaneo, di una s<strong>it</strong>uazionefortemente dinamica alla luce della congiuntura economicadifferenziale delle varie parti del mondo – più che mai in questo20 2 010 novembre-dicembre


La governance delle migrazioniPrimo PianolibertàciviliL’asimmetriache restatra il volumedellemigrazionie l’eccessodi cresc<strong>it</strong>ademograficadei Paesia economiedeboli checontinuanoa produrrecondizionidi miserianon assorb<strong>it</strong>eo trovano l’insieme delle risorse necessarie per partire. Eccoperché emigrano in “così pochi”.Ma sullo sfondo c’è da tener conto di una gigantesca,pressoché insormontabile asimmetria. Nell’epoca nostra,l’immigrazione può risolvere la crisi demografica e le correlatecrisi economiche dei Paesi a bassissima fecond<strong>it</strong>à e a forteeconomia, con particolare riferimento a quelli europei, in quantofenomeni relativi a milioni di persone, mentre l’emigrazione, perquanto consistente, non può risolvere l’eccesso di cresc<strong>it</strong>ademografica dei Paesi a economie deboli, né può risolvere lemiserie del mondo, dal momento che l’uno e le altre sono relativia miliardi di persone.In questo contesto anche l’immigrazione clandestina diventauna “risorsa” perché soddisfa contemporaneamente le esigenzeesplic<strong>it</strong>e o implic<strong>it</strong>e di cinque soggetti:1. la persona che ha necess<strong>it</strong>à di emigrare nonostante gli altissimiprezzi da pagare, compreso quello di poter perdere la v<strong>it</strong>a2. la famiglia del potenziale emigrante3. il Paese di origine del migrante che ha necess<strong>it</strong>à di scaricareil surplus di manodopera (più che mai se è Paese di trans<strong>it</strong>o)e di acquisire le sue rimesse4. il datore di lavoro – tanto le aziende, quanto le famiglie –nel Paese di destinazione, che vuole manodopera, possibilmentea basso prezzo, quando ne ha bisogno e non quando la burocraziaglielo consente5. il trafficante di essere umani disposto a grossi rischi pur di lucrareassai ingenti somme di denaro.Ecco perché si tratta di un fenomeno assai difficilmentecontenibile e contrastabile, specie in presenza di incontrollabililunghe frontiere mar<strong>it</strong>time (ad esempio nel caso dell’Italia) olunghe frontiere desertiche (ad esempio nel caso della Libia,Paese di trans<strong>it</strong>o). Non solo, anche l’immigrazione irregolare sipuò assai difficilmente frenare perché:1. non si può tenere sotto perfetto controllo chi si trova sul terr<strong>it</strong>orioe ha il visto o il permesso di soggiorno scaduto2. non si può frenare o controllare del tutto la concessione deivisti per turismo, studio, salute3. all’interno dell’Europa non si può concordare del tutto, e menoche mai controllare, la pol<strong>it</strong>ica di concessione dei visti da partedegli altri paesi Schengen e non si può frenare o controllare deltutto l’arrivo di irregolari da altri paesi Schengen.3.Si sa bene che uno dei problemi chiave per i Paesi di destinazioneè la difficile, piena e completa accettazione degli immigrati22 2 010 novembre-dicembre


La governance delle migrazioniDagli attualimodellidi integrazionea un modellodi pacificacoesistenzatra diversie la fruttuosa convivenza con essi. A propos<strong>it</strong>o delle quali c’èda tenere presente che soltanto il pieno inserimento degliimmigrati nel contesto nazionale e locale, per quel che riguardail lavoro, la casa, l’istruzione, il ricongiungimento familiare,la possibil<strong>it</strong>à di mobil<strong>it</strong>à ascendente, sociale e professionaleper se stessi e per i propri figli, può ev<strong>it</strong>are la frustrazione el’emarginazione degli immigrati stessi o, ancora peggio, il fallimentodel progetto migratorio, l’autolesionismo, l’aggressiv<strong>it</strong>à ela devianza sociale. D’altra parte, il pieno e pos<strong>it</strong>ivo inserimentofavorisce nell’immigrato il senso di appartenenza e/o condivisioneche è alla base di una convivenza più felice e fruttuosa.Ecco perché si r<strong>it</strong>iene che sia necessario passare dai modellidi integrazione al modello di pacifica e fruttuosa coesistenza,libertàciviliPrimo Piano2 010 novembre-dicembre23


La governance delle migrazioniPrimo PianolibertàciviliLe pol<strong>it</strong>ichemigratorieeuropeevanno visteoggi in unsistemaintegratodi relazionibilateralie multilateralifra i diversiPaesiLe migrazioniintesecome fattorestrutturalea cui farefronte in modopermanenteche sembra la soluzione più equa e meno ardua da praticare.Naturalmente il modello si basa sull’accettazione e il rispettodell’alter<strong>it</strong>à in generale, e dell’altro in particolare, e può valeresolo se esso viene applicato in maniera assolutamente simmetricae par<strong>it</strong>etica; questo implica che non soltanto l’autoctono accettie rispetti l’immigrato e la sua cultura, ma anche che l’immigratoaccetti l’autoctono e la società osp<strong>it</strong>ante, rispettandone l’ident<strong>it</strong>àculturale che, ovviamente, comprende anche l’ident<strong>it</strong>à dei luoghi.Problema questo particolarmente importante e spinoso in Europa.Le pol<strong>it</strong>iche migratorie europee vanno quindi viste in un sistemaintegrato che comprende l’Italia, e i legami che quest’ultimaintrattiene con i Paesi di origine, nell’area Schengen e quindinell’area della intera Unione Europea, la quale a sua voltadovrà procedere alla regolazione dei suoi rapporti con i Paesidi origine e/o di trans<strong>it</strong>o dei flussi, confinanti e non.Anche gli stessi Paesi di provenienza dei flussi migratorisi muovono in un sistema complesso che li lega tanto a quellidi destinazione quanto alle altre nazioni di origine e ai Paes<strong>it</strong>erzi, quando si trovino a essere Paesi di trans<strong>it</strong>o. Nello stessotempo, gli interventi da parte di un singolo governo nazionaledovranno tener conto di particolari condizionamenti (per esempiodi prossim<strong>it</strong>à terr<strong>it</strong>oriale), ravvisabili anch’essi in senso latocome “pol<strong>it</strong>iche”.Alla fine dell’800 e nei primi decenni del ‘900, le migrazioniinternazionali sono state una delle chiavi di volta per riequilibrarenel mondo i sistemi terr<strong>it</strong>oriali dal punto di vista demograficoeconomico;nei primi decenni del 2000, pur necessarie, nonpotranno in nessun caso esserlo di nuovo, essendo, come sidiceva, smisurata l’offerta di lavoro che si avrà nei Paesi delSud del mondo e non essendo più disponibili nuovi mondi dapopolare.4. Se si guarda alle condizioni demografiche ed economicheattuali e a quelle attese nei prossimi decenni, ben si intendecome le migrazioni internazionali cost<strong>it</strong>uiranno più che mai unfattore strutturale. Migrazioni straordinariamente difficili da gestire,in primo luogo per l’elevatissimo numero delle persone coinvolte,e in secondo luogo quando si vogliano salvaguardare, comepure si deve:1. le attese e i dir<strong>it</strong>ti individuali dei migranti e delle loro famiglie2. i dir<strong>it</strong>ti dei gruppi di immigrati in quanto comun<strong>it</strong>à3. i dir<strong>it</strong>ti dei Paesi di origine a non subire un eccessivo depauperamentodelle risorse umane4. i dir<strong>it</strong>ti dei Paesi di destinazione, a partire da quello della242 010 novembre-dicembre


La governance delle migrazioniLacompless<strong>it</strong>àdei processimigratoripotrebbeesseregovernatada unaautor<strong>it</strong>à eorganizzazionetecnicopol<strong>it</strong>icainternazionalesalvaguardia della ident<strong>it</strong>à dei popoli, dei luoghi, delle loro culture,di cui gli autoctoni sono e si sentono eredi e depos<strong>it</strong>ari.Si tratta di un puzzle di immensa difficoltà nel quale si devonoricomporre tante dimensioni e tanti interessi differenziati. Nelbreve-medio periodo si deve almeno poter contare – a tutti i livell<strong>it</strong>err<strong>it</strong>oriali – su cinque strumenti fondamentali:1. piena consapevolezza dei processi migratori2. obiettivi pol<strong>it</strong>ici e operativi realistici3. procedure efficienti e trasparenti4. informazioni statistiche adeguate5. strumenti di governance locali e internazionali differenti rispettoa quelli attuali.Alla luce dell’articolazione degli assai numerosi e problematiciaspetti, pol<strong>it</strong>ici e amministrativi, coinvolti nelle migrazioni internazionalie della compless<strong>it</strong>à dinamica dei processi migratori,sembra necessario per il nostro Paese pensare a un’autor<strong>it</strong>àpol<strong>it</strong>ica super partes, con pieni poteri di coordinamento rispettoai vari ministri interessati.E ancora, alla luce della compless<strong>it</strong>à dinamica dei processimigratori internazionali sembra necessario pensare a una autor<strong>it</strong>àe organizzazione tecnico-pol<strong>it</strong>ica internazionale, che, ben al dilà di quelle assai deboli esistenti, possa coordinare i processimigratori per il beneficio contemporaneo dei tre principaliprotagonisti – il migrante e la sua famiglia, il Paese di destinazione,il Paese di origine – favorendo e potenziando, ad esempio,a fianco delle migrazioni permanenti o di lungo periodo, quelletemporanee e rotatorie che sembrano ottimizzare i vantaggi siaper i Paesi di origine sia per quelli di destinazione (meno inveceper alcuni dei migranti).Il puzzle, forse, in una prospettiva di medio-lungo periodo,potrà essere completamente e appropriatamente ricompostose dal punto di vista geo-pol<strong>it</strong>ico, economico e culturale si arriveràalla cost<strong>it</strong>uzione di 5-6 unioni internazionali di grande dimensioneregionale – per esempio, un’area euro-africana, un’area del Mediooriente, le Americhe, il sub continente indiano nel suo complesso,una o due aree del Pacifico e del lontano Oriente – in ciascunadelle quali si possa avere una piena e libera circolazionedelle persone e delle merci, oltre che dei cap<strong>it</strong>ali e delle idee.Una tale regionalizzazione potrebbe essere straordinariamentefruttuosa anche per la governance dei grandi problemi dell’interopianeta.Primo Pianolibertàcivili2 010 novembre-dicembre25


Primo PianoGlobalizzazionee governance delle migrazioni:una prospettivanazionale ed europeaLa sfida che attende l’Italia, l’Europa e tuttala comun<strong>it</strong>à internazionale: ridimensionarele cause degli esodi delle popolazionie costruire un nuovo sistema di rapportibasati su integrazione, sviluppo e sicurezzadi Marco VillaniConsigliere diplomatico del ministro dell’InternolibertàciviliL’Europa è oggi il più grandepolo di immigrazioneal mondo. Si stima che i flussinetti abbiano oscillatotra 1,5 e 2 milioni ogni annoMigrazioni, <strong>globali</strong>zzazione e governanceLe migrazioni internazionali rappresentano oggi un aspettostrutturale dell’ordine mondiale imposto dai processi di <strong>globali</strong>zzazione.L’Organizzazione internazionale per le migrazioni(Oim) ha stimato in più di 200 milioni il numeroattuale di migranti nel mondo, pari al 3%della popolazione mondiale. Di questi più di70 milioni si trovano in Europa, mentre circa50 milioni nel Nord America e poco più di 25milioni in Asia. Secondo l’Unhcr (Un<strong>it</strong>ed Nationshigh commissioner for refugees) vi sono, a oggi,circa 27 milioni di sfollati a causa di confl<strong>it</strong>tiarmati, disastri naturali o altro. L’ultimo rapportodell’Ufficio delle Nazioni Un<strong>it</strong>e per lo sviluppo (2009) ha indicato,poi, in 50 milioni il numero degli immigrati irregolari.Si tratta di un trend che per il medio periodo si prevede stabile.Non dobbiamo aspettarci quindi una diminuzione dei flussimigratori verso i Paesi più sviluppati. Occorrerà però individuaredelle formule per riuscire a governarli in modo efficace.L’Europa è il più grande polo di immigrazione al mondo.Dal 2002 a oggi, si stima che i flussi netti abbiano oscillato tra 1,5e 2 milioni ogni anno. Da qui al 2050 la popolazione in etàlavorativa dovrebbe diminuire di 50 milioni di un<strong>it</strong>à; è facileprevedere che tale flessione demografica avrà un impattonegativo sui livelli di cresc<strong>it</strong>a e di benessere, e l’immigrazionenon potrà rappresentare la panacea per i disagi sociali edeconomici che ne deriveranno. Altre s<strong>it</strong>uazioni potrebbero,262 010 novembre-dicembre


La governance delle migrazioni in Italia ed Europatuttavia, modificare il quadro evolutivo delle migrazioni versol’Europa: le variazioni del clima sul pianeta (climate change)stanno modificando gli equilibri di sviluppo terr<strong>it</strong>oriale e dellerisorse disponibili, imprimendo nuove logiche alle pressionimigratorie, così come la cresc<strong>it</strong>a dei Paesi emergenti, in prospettiva,potrebbe fortemente ridurre i differenziali economici conl’Europa e contenere la spinta all’emigrazione verso il nostrocontinente, cost<strong>it</strong>uendo essi stessi un polo di attrazione.Il tema ha grande rilevanza, specialmente nel contesto diun’Unione Europea che pone spesso in discussione la propriaident<strong>it</strong>à pol<strong>it</strong>ica e culturale, che si compone di società semprepiù multiculturali e che ambisce ad assumere un ruolo primarionella ricerca di meccanismi di governance per poter gestire ledinamiche e le contraddizioni dei fenomeni migratori. Ma in unmomento storico, come quello attuale, che vede la crisi economicamondiale indebolire le capac<strong>it</strong>à di assistenza dei Paesi ricchia quelli in via di sviluppo, sarà indispensabile trovare modal<strong>it</strong>àe strumenti di gestione a più livelli in una logica globale e interdipendentedove multilateralismo, bilateralismo e interessi regionalidovranno trovare la loro sintesi.Primo PianoIl Med<strong>it</strong>erraneoe il Medio Oriente al centrodei “viaggi della speranza”che hanno l’obiettivodi godere dei beneficidello Stato sociale europeoAttuali fattori di attrazione dell’immigrazione verso l’EuropaLa pressione migratoria verso il continente europeo è alimentataoggi da vari fattori di attrazione: motivazioni economiche,dovute alla diseguale distribuzione del redd<strong>it</strong>o a livello mondialee al sottosviluppo economico, dove l’immigrazione si inserisce inun amb<strong>it</strong>o caratterizzato da carenza di manodopera in uncontesto di economia <strong>globali</strong>zzata e d’invecchiamento dellapopolazione (secondo stime delle NazioniUn<strong>it</strong>e, l’Europa potrebbe aver bisogno, percoprire le esigenze del proprio mercato dellavoro, di oltre un milione e mezzo di immigratil’anno, variamente qualificati). Altri fattoririsiedono poi nei processi di destabilizzazionederivanti da confl<strong>it</strong>ti e crisi pol<strong>it</strong>iche internazionali,dall’avanzata legislazione europea inmateria di asilo e protezione uman<strong>it</strong>aria eanche dalla soppressione delle frontiere interne dell’UnioneEuropea che consente la libera circolazione sui terr<strong>it</strong>oridegli Stati membri.La spinta a desiderare un futuro migliore viene però mercificatadalle organizzazioni criminali che sfruttano i clandestini attraversol’organizzazione dei “viaggi della speranza”. Il Med<strong>it</strong>erraneoe il Medio Oriente cost<strong>it</strong>uiscono aree del mondo dove talilibertàcivili2 010 novembre-dicembre27


La governance delle migrazioni in Italia ed EuropaPrimo PianolibertàciviliL’Italia è lo Stato europeoche ha concluso il maggiornumero di accordi di“riammissione” – più di trenta –con i Paesi del Nord Africae della fascia sub saharianafenomeni concorrono a creare pesanti squilibri e a indebolirel’ordine internazionale. È per contrastare queste attiv<strong>it</strong>à illegaliche il nostro Paese ha sviluppato proprio nel Med<strong>it</strong>erraneo unapol<strong>it</strong>ica di cooperazione rafforzata in materia migratoria.Il “modello <strong>it</strong>aliano” nel contrasto all’immigrazione clandestinaL’Italia, che per la sua configurazione geografica e geopol<strong>it</strong>icaè particolarmente esposta all’ingresso dei migranti, si è dotatadi una serie di strumenti internazionali con la sponda Norddell’Africa e con i Paesi dell’Africa sub sahariana – da ultimo,nel 2010, con Ghana, Niger, Senegal e Gambia – per fronteggiareil fenomeno. Si tratta di intese in materia di riammissione chestabiliscono precise modal<strong>it</strong>à e procedure per l’identificazionee il rimpatrio dei clandestini, che avvengono in base ai principidel dir<strong>it</strong>to internazionale e tengono in considerazione le specific<strong>it</strong>àsocio-pol<strong>it</strong>iche dei singoli Stati coinvolti.Il nostro Paese è lo Stato europeo che ha concluso il maggiornumero di accordi di questo tipo (più di trenta) e sta provvedendoa siglare intese anche di contenuto diversodalla riammissione, finalizzate al controllo ealla programmazione dei flussi migratori e,in un contesto più ampio, anche di cooperazionein materia di sicurezza.Le iniziative di collaborazione intrapresesono rivolte a potenziare le capac<strong>it</strong>à del Paesestraniero di controllare l’immigrazione clandestinaattraverso lo sviluppo di attiv<strong>it</strong>àformative e di addestramento a favore delle forze di polizia, conappos<strong>it</strong>i programmi di cooperazione e con la cessione dimezzi per migliorare i dispos<strong>it</strong>ivi di controllo delle frontiere,spesso inadeguati.In alcuni casi la compless<strong>it</strong>à e la non piena sintonia nell’applicazionedelle procedure rendono problematica la fase attuativa.Occorre, comunque, continuare a perfezionare tali strumentiche rappresentano, nel loro insieme, un significativo deterrenteper lim<strong>it</strong>are le partenze indiscriminate e arginare lo sfruttamentodell’immigrazione da parte delle reti criminali.In tale prospettiva è in corso un’azione diplomatica che vedel’Italia dialogare con i Paesi africani su più fronti: dalla lottaal network terroristico, al contrasto ai traffici illec<strong>it</strong>i di droga edi esseri umani, dal Sahel al Maghreb e al Corno d’Africa. Visono spesso interconnessioni tra i vari aspetti e, partendo dalcontrasto alle organizzazioni criminali ded<strong>it</strong>e all’immigrazioneclandestina, si arriva a sviluppare una cooperazione strutturata282 010 novembre-dicembre


La governance delle migrazioni in Italia ed Europain materia di sicurezza. In questo senso è stato avviato un dialogoanche con altri Paesi come il Sudan e l’Er<strong>it</strong>rea, ma anche conPaesi di trans<strong>it</strong>o europei come la Grecia e la Turchia che subisconooggi l’effetto delle variazioni delle “rotte dei clandestini”.Molti Stati europei ed extraeuropei guardano oggi con grandeinteresse all’esperienza <strong>it</strong>aliana nel settore, chiedendo di potersviluppare un più avanzato scambio di informazioni e di buonepratiche in materia. Durante una recente vis<strong>it</strong>a in Israele delPrimo PianoL’Italia ha firmato intese, memorandum of understanding, accordibilaterali in materia di sicurezza e immigrazione con 55 Paesie in materia di riammissione con 30 Paesi. Qui di segu<strong>it</strong>o sielencano gli accordi firmati negli ultimi cinque anniAccordi bilaterali in materia di sicurezza e immigrazioneAlbania Tirana, 19 giugno 2007Algeria Algeri, 22 luglio 2009Arabia Saud<strong>it</strong>a Roma, 6 novembre 2007Armenia Roma, 23 aprile 2010Corea del Sud Seoul, 7 maggio 2010El Salvador San Salvador, 12 dicembre 2006Emirati Arabi Un<strong>it</strong>i Abu Dhabi,14 novembre 2005Estonia Tallin, 8 settembre 2009Francia Parigi, 12 giugno 2006 e Roma, 20 novembre 2006Nizza, 30 novembre 2007Parigi, 9 aprile 2010Gambia Banjul, 29 luglio 2010Georgia Roma, 11 marzo 2010Ghana Accra, 8 febbraio 2010Iraq Roma, 30 settembre 2009Israele Gerusalemme, 10 febbraio 2005Kazakhstan Roma, 05 novembre 2009Libia Tripoli, 29 dicembre 2007Tripoli, 4 febbraio 2009Moldavia Chisinau, 15 dicembre 2006Montenegro Roma, 25 luglio 2007Niger Niamey, 9 febbraio 2010Polonia Varsavia, 4 giugno 2007Romania Bucarest, 19 dicembre 2006Russia Roma, 20 gennaio 2006Senegal Dakar, 28 luglio 2010Serbia Roma, 18 dicembre 2008Stati Un<strong>it</strong>i Roma, 28 maggio 2009libertàcivili2 010 novembre-dicembre29


La governance delle migrazioni in Italia ed EuropaPrimo PianoAccordi di riammissione (ultimi 10 anni)Algeria Roma, 24 febbraio 2000Nigeria Roma, 12 settembre 2000Sri-Lanka Colombo, 24 settembre 2001Malta La Valletta, 8 dicembre 2001Cipro Nicosia, 28 giugno 2002Moldavia Roma, 3 luglio 2002Filippine Manila, 28 febbraio 2004Bosnia Erzegovina Sarajevo, 12 maggio 2004Eg<strong>it</strong>to Roma, 9 gennaio 2007ministro dell’Interno, Roberto Maroni, anche le autor<strong>it</strong>à israelianehanno chiesto di conoscere la nostra esperienza nel contrastoall’immigrazione illegale in quanto si trovano oggi a doversi confrontarecon un progressivo aumento di flussi migratori provenientidall’Eg<strong>it</strong>to che - come diremo più avanti - rappresentanouna nuova rotta di clandestini, determinata anche dall’azione dicontrasto e contenimento attuata dall’Italia e dalla Libia.Dall’esperienza degli anni ‘90, con l’immigrazione illegaleproveniente dall’Albania che ha visto l’attuazione di un dispos<strong>it</strong>ivodi vigilanza mar<strong>it</strong>tima finalizzato a una stretta collaborazionedei due Paesi nel contrasto del fenomeno, si è passati a modellidi cooperazione rafforzata quale quello avviato con la Libiamediante il protocollo d’intesa firmato il 29 dicembre 2007,finalizzato a intensificare la cooperazione nella lotta contro leorganizzazioni criminali ded<strong>it</strong>e al traffico di esseri umani e allosfruttamento dell’immigrazione clandestina. Accordo che, dopola firma del Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione <strong>it</strong>alolibico,a Bengasi nell’agosto 2008, e il perfezionamento didue protocolli tecnici di attuazione, ha consent<strong>it</strong>o di effettuare,in acque libiche e internazionali, pattugliamenti mar<strong>it</strong>timi peroperazioni di controllo delle coste mediante sei un<strong>it</strong>à navali; taliinterventi hanno portato alla drastica riduzione degli sbarchisull’isola di Lampedusa e sul terr<strong>it</strong>orio siciliano, diminu<strong>it</strong>i del 90%nel 2009 rispetto al 2008 e oggi praticamente azzerati.libertàciviliStati come vasi comunicanti. L’Unione Europea e la sfidaafricanaCiò ha comportato un cambiamento radicale sia per quantoriguarda le rotte dei clandestini – dalla Libia alla Turchia e allaGrecia a Oriente e dalla Tunisia all’Algeria e al Marocco versoOccidente – sia per quel che concerne i rapporti con gli Statirivieraschi e con gli Stati europei come Spagna, Francia e Grecia302 010 novembre-dicembre


La governance delle migrazioni in Italia ed EuropaPrimo PianoL’iniziativa <strong>it</strong>aliana cheha portato al “Quadro Group”per sollec<strong>it</strong>are l’attenzionedi Bruxelles sulla central<strong>it</strong>àdella questione med<strong>it</strong>erraneache si r<strong>it</strong>rovano più esposti rispetto a prima dell’attuazionedell’accordo <strong>it</strong>alo-libico. L’ingresso nell’area Schengen diRomania e Bulgaria, nella primavera 2011, potrebbe ulteriormentemodificare i percorsi migratori.Da qui la necess<strong>it</strong>à di definire pol<strong>it</strong>icheeuropee che dedichino maggiore attenzioneal problema dell’immigrazione regolare eclandestina, nonché alla lotta alle organizzazionicriminali che sfruttano il fenomeno e chemutano il proprio modus operandi anche infunzione delle dinamiche europee.Attualmente, proprio il settore sud-orientaledel Med<strong>it</strong>erraneo cost<strong>it</strong>uisce la vera spinanel fianco, che fa registrare il 90% degli ingressi illegali. Infatti,per la prima volta lo scorso mese di ottobre, la Commissioneeuropea ha accettato la richiesta di uno Stato membro, la Grecia,di intervenire con il dispos<strong>it</strong>ivo dell’Agenzia Frontex, Rab<strong>it</strong> (Rapidborder intervention team) per il controllo delle coste grechelibertàcivili2 010 novembre-dicembre31


La governance delle migrazioni in Italia ed EuropaPrimo Pianomuovere lo sviluppo in correlazione con leprospettive migratorie. Proprio per questo èimportante avere una visione strategicasulla central<strong>it</strong>à del Med<strong>it</strong>erraneo che nellediverse prospettive delle rotte cost<strong>it</strong>uiscel’area di riferimento. In uno spir<strong>it</strong>o di realesolidarietà fra le nazioni europee occorre po<strong>it</strong>rovare una formula di applicazione del burdensharing per l’equa distribuzione in Europa dei rifugiati e richiedentiprotezione internazionale che allo stato attuale molti Stati membridell’Unione (soprattutto nordici) non sembrano voler condividere,se non in un’ottica puramente volontaria.Finora sono state sviluppate pol<strong>it</strong>iche rivolte a sostenere iPaesi del Partenariato euromed<strong>it</strong>erraneo che per lo più hannogià sottoscr<strong>it</strong>to accordi di associazione con l’UE e che hannoun livello di sviluppo avanzato rispetto agli altri Stati del continente.I Paesi nordafricani hanno ormai superato la fase delle partenzemassicce degli anni ‘90 e ciò non soltanto come effetto dellepol<strong>it</strong>iche di contenimento, ma soprattutto grazie al miglioralibertàciviliL’obiettivo di una formuladi applicazione del burdensharing per l’equadistribuzione in Europadei rifugiati e dei richiedentiprotezione internazionale(Evros), dove si è registrato un ingente afflusso di immigraticlandestini (200/300 al giorno).Il nostro Paese si è impegnato fortemente per assicurareal Med<strong>it</strong>erraneo un posto prior<strong>it</strong>ario nell’agenda pol<strong>it</strong>icadell’Unione sia in termini di strategie che di risorse. Per darepiù forza a tale azione l’Italia ha promosso, all’inizio del 2009,insieme con Cipro, Grecia e Malta, il Quadro Group per sensibilizzareBruxelles sulla central<strong>it</strong>à delle questioni med<strong>it</strong>erranee e percoinvolgere tutti gli Stati membri nella condivisione del problema.L’UE deve giocare, dunque, un ruolo fondamentale che iltrattato di Lisbona le riconosce ora a pieno t<strong>it</strong>olo. Per tale ragioneè indispensabile e logico che si assuma sempre maggiori responsabil<strong>it</strong>àin modo da dare concretezza al global approach tomigration, senza trascurare alcun aspetto dei trend migratori. E ciòin linea con il Patto europeo per l’immigrazione e l’asilo del 2008e con il programma di Stoccolma del 2009 che ha stabil<strong>it</strong>o lastrategia comun<strong>it</strong>aria per il prossimo quinquennio nel settoregiustizia e affari interni (Gai).In particolare, occorre affrontare il problema Africa. È da liche proviene il principale flusso dell’immigrazione illegale. Iclandestini attraversano il Med<strong>it</strong>erraneo, approdano nei Paesidell’Europa meridionale per poi disperdersi su tutto il terr<strong>it</strong>oriodell’Unione Europea.Per fronteggiare il fenomeno è necessario anche impostaredelle iniziative di profilo regionale tese a pro-322 010 novembre-dicembre


La governance delle migrazioni in Italia ed EuropaSu sollec<strong>it</strong>azione del nostrogoverno, l’iniziativa di undialogo europeo con la Libiaper gettare le basidi una cooperazione praticacon quel Paese di qui al 2013mento delle condizioni di sviluppo, favor<strong>it</strong>e anche dalle risorsee dalle pol<strong>it</strong>iche della cooperazione internazionale.Ora è ineludibile la sfida posta dalle s<strong>it</strong>uazione dei Paesidell’Africa subsahariana, del Sahel e del Corno d’Africa, da cuimuove il più alto numero di migranti e di richiedenti protezioneinternazionale.L’instabil<strong>it</strong>à dell’area, la realtà dei failed States e il proliferaredi organizzazioni criminali ded<strong>it</strong>e al traffico di esseri umani,così come le connessioni con i consessi di matrice terroristicaanche di tipo regionale impongono un’urgente azione che deveconfrontarsi anche con l’assenza di un’efficace collaborazioneregionale. Prospettive di rilancio delle relazioni UE-Africa siintravedono nella conferenza di Tripoli di fine novembre, dovesviluppo, sicurezza e circolazione delle persone devono trovarela loro composizione.La realtà del continente africano richiede la razionalizzazionedegli strumenti finanziari che dovrebbero essere destinati, tral’altro, a rafforzare le capac<strong>it</strong>à di controllo delle frontiere deiPaesi terzi. Le istanze libiche di ingenti finanziamenti, più volterilanciate dal leader Gheddafi, vanno inquadrate in tale contesto.La commissaria europea Malmström e il commissario Fule,raccogliendo le raccomandazioni dei vari Consigli europeifortemente volute dal Governo <strong>it</strong>aliano, si sono recati lo scorsoottobre a Tripoli e hanno ravvivato un dialogo con la Libia perdiscutere l’accordo quadro e gettare le basi per un’agenda dicooperazione pratica (consacrata in un memorandum of understanding),da attuare di qui al 2013, in materia di cooperazioneregionale e panafricana, di gestione dei flussi migratori,frontiere e protezione dei dir<strong>it</strong>ti fondamentalidei migranti. Si è trattato della prima vis<strong>it</strong>adella Commissione a tale livello pol<strong>it</strong>ico, fattoche prelude a una rinnovata sensibil<strong>it</strong>à diBruxelles nei confronti dell’Africa.L’Unione Europea dovrebbe sviluppareuna pol<strong>it</strong>ica che sintetizzi le diverse esigenzee aspettative in materia, assumendo iniziativeconcrete, in modo da non lasciare esclusivamenteagli Stati membri l’onere di dovere gestire le dinamichemigratorie sul piano delle relazioni bilaterali.Gli accordi bilaterali concorrono a orientare i flussi poiché lescelte delle organizzazioni di trafficanti sono attuate sulla basedell’efficacia degli stessi e quindi le rotte dei clandestini mutano,creando nuovi fronti e nuove problematiche di instabil<strong>it</strong>à in diversearee di frontiera che si concentrano essenzialmente nel Med<strong>it</strong>erraneo.Primo Pianolibertàcivili2 010 novembre-dicembre33


La governance delle migrazioni in Italia ed EuropaPrimo PianoSu base planetaria, l’odiernasfida dove l’islamizzazionedell’Occidentee la occidentalizzazionedell’Islam cost<strong>it</strong>uiscono duefacce della stessa medagliaLa “sfida ident<strong>it</strong>aria” e la costruzione di un nuovo ordinedi rapporti internazionaliIl problema del Med<strong>it</strong>erraneo è rimasto per lungo temposoprattutto al centro dell’attenzione dell’Italia, ed è comunquedivenuto un elemento imprescindibile della pol<strong>it</strong>ica estera e disicurezza dell’UE e della Nato. Basti pensare che quasi l’interasponda Nord (compresi Malta e Cipro) è parte delle suddetteorganizzazioni internazionali.L’area balcanica, invece, non è ancora pienamente integratain questi organismi. Le soluzioni che verranno date allagestione della confl<strong>it</strong>tual<strong>it</strong>à ancora in essere e la collocazionedella Turchia in Europa influiranno in modo determinante sulfuturo e sui movimenti di persone nella regione. Importantiflussi migratori interessano inoltre il Golfo Persico, le regionidell’India orientale e il confine sino-russo in Asia.Lo scenario geopol<strong>it</strong>ico abbraccia, oggi più che mai, la sfidaident<strong>it</strong>aria su base planetaria dove islamizzazionedell’Occidente e occidentalizzazionedell’Islam, cost<strong>it</strong>uiscono due facce della stessamedaglia. Per questo occorre che gli immigratiaccolgano i principi di base dei sistemi socialiin cui si trovano a vivere, senza rinunciarealla propria ident<strong>it</strong>à. Perciò occorre continuarea promuovere le condizioni per lo sviluppo disocietà equilibrate, costruendo il riconoscimentoe il rispetto reciproco con pol<strong>it</strong>iche appropriate.È questo l’aspetto cruciale sul quale la comun<strong>it</strong>à internazionaledovrà cimentarsi nell’immediato futuro. Impegnarsi, cioè,in modo concreto, razionale e coordinato per ridimensionare lecause che favoriscono gli esodi e, nello stesso tempo, costruireun nuovo ordine: un sistema di rapporti basati sull’integrazione,sullo sviluppo e sulla sicurezza.libertàcivili342 010 novembre-dicembre


Sahel Europa,ultima fermataPrimo PianoCambiano le rotte, i rischi e i destini, cambianoi mezzi di trasporto, le mafie che li guidano.Cambiano le stazioni della via crucis.Ma loro partono. Per arrivare, per r<strong>it</strong>ornareindietro e riprovare, o per morire. Ma partono.di Claudia SvampaOgni giorno,dal Saharaal MedioOriente,migliaiadi individuisi mettonoin camminocon ognimezzodi fortunaavendolo stessosognoe la stessameta:raggiungerei Paesidel Vecchio©ontinenteQuelli che, nel pol<strong>it</strong>ically correct sono le v<strong>it</strong>time del mancatoburden sharing. Quelli che, invece, per dirla tutta, nessuno livorrebbe proprio. Quelli che, tanto prima o poi quando arrivanoin Europa si mettono a delinquere. Che non si integrano, nonrispettano la cultura e le leggi dei Paesi osp<strong>it</strong>anti. Quelli che spessosono integralisti, fondamentalisti, jihadisti. O che sognanol’Europa stregati dal desiderio delle auto di lusso, delle tv maxischermocon tecnologia 3D, dei multifonini touch screen. Quelli chesono persegu<strong>it</strong>ati, violentati, ammalati, assetati, affamati,disperati. Stravolti da un’esistenza che è sentenza di morte erintocca ogni ora più vicina.Sono tutti compagni di viaggio del tour operator delle miserieumane. Tutti sulla stessa barca, verrebbe da dire, se non fosseche la metafora, per i clandestini, non è una metafora. La barcaè semmai icona della diaspora med<strong>it</strong>erranea del XXI secolo,dell’ultimo tratto di un viaggio che da qualunque Paese parta,da qualsiasi inferno riemerga ha una sola meta: la ricca e vecchiasciura Europa. Dal Sahara come dal Medio Oriente: il sogno delVecchio Continente non concede battute d’arresto.Non sono i pattugliamenti delle coste a frenare il desiderio,né il freddo invernale, né il mare ag<strong>it</strong>ato o la paura di non arrivaremai a dissuadere l’intrepida disperazione e a indurre gli sventuratia non intraprendere un’impresa impossibile. Loro partono. Perarrivare, per r<strong>it</strong>ornare indietro e riprovare o per morire. Ma partono.Cambiano le rotte, i rischi e i destini, cambiano i mezzi di trasporto,cambiano le mafie internazionali che li guidano e li sfruttano,cambiano le stazioni della via crucis. Ma partono. Con appiccicatilibertàcivili2 010 novembre-dicembre35


Le nuove rotte dei clandestiniPrimo PianolibertàciviliLe due diverserotte che inAfricaconfluisconosulla direttricefinaletunisino-libica:quelladei Paesidel Cornod’Africae quelladei Paesidel Golfodi Guineaaddosso, come il sale e la sabbia, la tragedia e il senso praticodi quel pietoso e vano pellegrinaggio che è il tentativo diimmigrazione illegale.A seguirli, negli anni, ci si può perdere la testa. Perchémon<strong>it</strong>orare i flussi e le rotte non è solo un’espressione tecnica,una password operativa di strutture come Frontex o un tema diconfronto per il consiglio Gai, ministri della Giustizia e Affariinterni. Intercettare quelle rotte è riviverne le singole storie, ilraccapriccio di tutte le ver<strong>it</strong>à, le superficial<strong>it</strong>à, le ingenu<strong>it</strong>à,le crudeltà possibili.Principali rotte med<strong>it</strong>erranee dei flussi del passatoLe tragedie del mare hanno iniziato a listare a lutto l’esododella disperazione già dieci anni fa. Nel 2003 l’idea sempre piùdiffusa che le ripetute odissee med<strong>it</strong>erranee avessero trasformatoil canale di Sicilia in un popoloso cim<strong>it</strong>ero sottomarino continuavaa crescere, alimentata dalle testimonianze dei sopravvissuti edalle confessioni degli improvvisati scafisti. Africani, per lo piùmaghrebini o sub sahariani, che contribuirono di volta in voltaa delineare la rete di traffico e la tratta degli esseri umani; unatratta ancora poco strutturata in quegli anni, in ver<strong>it</strong>à, o quantomeno è difficoltoso dimostrare l’esistenza, a quel tempo, di unarete già organizzata se non a piccoli gruppi. Tanto che letraversate delle vecchie piste battute desertiche e carovaniereavvenivano in modo autonomo, con mezzi di fortuna, nascost<strong>it</strong>ra carichi di contrabbando o trasporto merci, su vecchi camionefurgoni stipati all’inverosimile, con jeep decrep<strong>it</strong>e che spessolasciavano a piedi il proprio carico umano, attraverso lineeferroviarie interne fatiscenti come la tratta Dakar-Bamako del MaliExpress, conosciuto anche come Mistral International, il vecchiotreno délabré che copriva i 1200 km di distanza tra Senegal e Mali.Se si tralascia l’esiguo flusso che utilizzava come stazione dismistamento e imbarco la penisola tunisina di Cap Bon e delle zonecostiere intorno a Kelibia – quasi esclusivamente appannaggiodi maghrebini più abbienti che, con natanti veloci e di piccoledimensioni, tentavano di raggiungere rapidamente la costa <strong>it</strong>aliana– in genere sulla direttrice tunisino-libica confluivano due rotteseparate e opposte. Gli aspiranti rifugiati del Corno d’Africa infuga dalla Somalia, dall’Etiopia e dal Sudan, e il grosso carico deimigranti, prevalentemente economici, provenienti dai Paesidel Golfo di Guinea. Tsunami umani di 25mila un<strong>it</strong>à annue.Si trattava a volte di intere famiglie, a volte di gruppi di unostesso villaggio provenienti dal Mali, dalla Nigeria, dalla Costad’Avorio, dalla Liberia e dal Niger che per intere settimane,362 010 novembre-dicembre


Le nuove rotte dei clandestiniPrimo Pianoaffidandosi a organizzatori senza scrupoli e competenze,attraversavano il Sahel e risalivano il Sahara per raggiungereil crocevia del traffico di essere umani: Nalut, l’imbuto dell’Africa,il vecchio villaggio in terr<strong>it</strong>orio libico ma poco distante dallafrontiera tunisina, affondato fra i massicci montuosi dell’entroterra,porta fra le più battute nel deserto, tappa incrociata del turismoetnico alla volta dell’affascinante Sahel libico e di chi, partendoda Tripoli, si dirige a Ghadamis, la perla del Sahara e anticocentro carovaniero al confine con Algeria e estremo sud dellaTunisia.L’imbuto di Nalut riportava in superficie i sopravvissuti degliinferi, i miracolati dai predoni, i redivivi delle estorsioni e delletangenti arraffate senza complimenti ai posti di controllo e difrontiera. I temprati dal sole cocente del giorno e dal geloingeneroso delle notti del deserto. Più o meno 5mila chilometridal Senegal alla Libia. Stessa distanza dal Portogallo alla Russia,come un<strong>it</strong>à di misura terrestre al nord del Med<strong>it</strong>erraneo.L’imbuto di Nalut rinverdiva la speranza di farcela per affrontare illibertàcivili2 010 novembre-dicembre37


Le nuove rotte dei clandestinilibertàciviliPrimo Pianosecondo tempo della discesa agli inferi. In prima o in secondaclasse a seconda del denaro residuo.Perché anche l’inferno ha la sua business class. Chi avevagià prenotato anche il passaggio mar<strong>it</strong>timo veniva dirottato aZuara, 100 km a ovest di Tripoli, e da lì ammassato nella poltigliadi carne umana e imbarcato alla volta di Malta, vero centronodale e finale dello smistamento, il cui traffico era gest<strong>it</strong>o dalibici, bosniaci e turchi con reti criminali ramificate anche inItalia, che provvedevano a dirottare il carico umano versoLampedusa, Pantelleria o, in ultimo, verso le coste siciliane.Il carico first class, il più redd<strong>it</strong>izio e il più scarno.La restante parte, la maggioranza, senza più risorse economicheper poter pattuire l’imbarco tentava di sciamare verso la Tunisia,sospinta dalla pressione delle autor<strong>it</strong>à libiche, installandosi neltratto meridionale di costa compreso nel golfo di Gabes, traSfax e l’isola di Djerba. Ed era proprio nell’area vicina a Zarzis– zona franca a sud di Djerba e crocevia di commercio e trans<strong>it</strong>otra Tunisia e Libia, scarsamente sorvegliata dalle autor<strong>it</strong>à di382 010 novembre-dicembre


Le nuove rotte dei clandestinifrontiera – che avveniva il reclutamento degli ultimi clandestiniattraverso le organizzazioni locali. Primo contatto con il passeurche inseriva nella wa<strong>it</strong>ing list i clandestini che avevano versatol’acconto. Poi l’attesa.Con la speranza di non essere stati derubati. L’attesa cheil mare si quietasse, che il tempo fosse clemente. Che le motovedettesi tenessero alla larga. Che la polizia locale girassealtrove. L’attesa di salire, una mattina all’alba, così all’improvviso,su un barcone ormeggiato al largo. La silhouette di un panfilostagliato all’orizzonte che li avrebbe portati nel Paese dellemeraviglie dove i sogni non finiscono mai. O piuttosto la lineadello scafo di una carretta del mare, che puzzava di nafta evom<strong>it</strong>o e morte. E se la morte era pigramente assop<strong>it</strong>a e l’infernopoteva ancora attendere, ecco che arrivava il capolinea. Ultimafermata: l’Italia, l’Europa, l’ignoto.Primo PianoIn segu<strong>it</strong>oalla pol<strong>it</strong>icadi accordicon la Libia,tra gennaioe settembre2010 c’è stato,rispettoall’analogoperiodo 2009,un decrementodel 71per centodegli sbarchilungo le rottedelMed<strong>it</strong>erraneocentralePrincipali rotte med<strong>it</strong>erranee dei flussi attualiL’immigrazione verso il nord del Med<strong>it</strong>erraneo resta unserbatoio a deflusso obbligato. Chiudere un getto obbliga adaprirne naturalmente un altro. A premere e creare il by-pass èla spinta congiunta tanto del business, assorb<strong>it</strong>o in larga scaladalla criminal<strong>it</strong>à organizzata, quanto dell’esodo dei migrantiverso i Paesi ricchi e industrializzati, pressati da un bisognoche è insieme unica alternativa e disperata illusione, tanto dadivenire inarrestabile.Dopo il “passaggio di consegne” – a metà del 2000 – dallaTunisia alla Libia dei ponti di comando delle navi sulle rottedella transumanza umana, con la sottoscrizione, nell’agosto 2008,del trattato di amicizia, partenariato e cooperazione <strong>it</strong>alo-libicoe poi con la ratifica in legge del trattato sottoscr<strong>it</strong>to nel successivofebbraio 2009, anche la Libia ha – almeno fino a oggi – arrotolato lemappe di navigazione verso le coste <strong>it</strong>aliane e maltesi e tirato insecca i natanti.Tradotto in cifre, nel periodo gennaio-settembre 2010 –rispetto all’analogo periodo del 2009 (fonte Frontex) – si èassist<strong>it</strong>o a un decremento del 71% degli sbarchi complessivinelle rotte del Med<strong>it</strong>erraneo centrale, di cui il 98% in meno versoMalta, e il 65% in meno verso l’Italia. Analogamente, a segu<strong>it</strong>odei recenti accordi tra Spagna, Senegal e Maur<strong>it</strong>ania, il flussodi migranti irregolari sulla rotta del Med<strong>it</strong>erraneo occidentaleha avuto una diminuzione del 27% verso la Spagna, e del 99%verso le isole Canarie. In ultimo, la rotta del Med<strong>it</strong>erraneo orientaleha registrato una flessione del 76% degli sbarchi via mareverso la Grecia.libertàcivili2 010 novembre-dicembre39


Le nuove rotte dei clandestinilibertàciviliPrimo PianoCome dire, quest’anno tutti a casa propria? Decisamente no,se si considera che a fronte della drastica riduzione, se nonaddir<strong>it</strong>tura sospensione, della dorsale libica il trasporto deiclandestini sub sahariani e maghrebini dal Nord Africaall’Europa non poteva non sfociare in una “variante di valico”: ladorsale anatolico-ellenica. Un incremento pos<strong>it</strong>ivo di flussi viaterra del 369% in Grecia sottolinea al contempo una coincidenzadella nuova direttrice verso l’Europa con la stessa rotta terrestreutilizzata dalle organizzazioni vicine ad ambienti del terrorismointernazionale.Entrando nel dettaglio delle rotte attuali il Niger continua,attraverso la sua porta di Agadez, a rappresentare il centro diraccolta degli immigrati illegali provenienti dai Paesi del golfodi Guinea. Gli stessi che, non potendo più raggiungere le costelibiche, piegano verso l’Eg<strong>it</strong>to diretti in Grecia attraverso untortuoso percorso che attraversa Siria e Turchia. Anche l’avampostodi Khartoum, in Sudan, svolge lo stesso ruolo di raccordodella nigerina Agadez ma relativamente ai flussi provenienti dal402 010 novembre-dicembre


Le nuove rotte dei clandestiniPrimo PianoCorno d’Africa che attualmente seguono tre distinte rotte: la primavia Somalia, Kenya, Uganda e Sudan; la seconda via SomaliaEtiopia e Sudan; la terza via Somalia, Gibuti, Er<strong>it</strong>rea e Sudan.Dietro quest’esodo, troppo remunerativo per la criminal<strong>it</strong>àorganizzata da restare in mano all’iniziativa dei singoli gruppilocali, si snoda oggi una logistica transnazionale dei flussi.Organizzazioni che, pur sembrando non scevre da legami conil terrorismo internazionale in base alle analisi in corso, pareutilizzino la tratta di esseri umani più per il finanziamento delleformazioni jihadiste ovvero “per fare cassa”, speculando sullaredd<strong>it</strong>izia economia che la disperazione dei clandestini produce,che non per movimentare cellule estremiste all’interno dellamassa umana errante per l’Africa.Terroristi e kamikaze, del resto, sono risorse preziose per lajihad islamica e come tali non possono essere trasfer<strong>it</strong>e come“carne da macello” dal destino ignoto attraverso il flusso indiscriminatodei migranti. In più, dovendo operare in modo menoevidente possibile sul terr<strong>it</strong>orio europeo, i fratellini minori diOsama Bin Laden tendono a mimetizzarsi dietro la green cardlibertàcivili2 010 novembre-dicembre41


Le nuove rotte dei clandestiniPrimo PianolibertàciviliLa dorsaleorientaleche raccogliegli irregolariprovenientidal Medioe dall’Estremoorientedello studente univers<strong>it</strong>ario con redd<strong>it</strong>o economico alto e permessodi soggiorno regolare, fatto questo comprovato dal florido mercatodei documenti falsi.Le organizzazioni criminali che operano sulle rotte odiernesono quindi composte prevalentemente da somali e libici cheassicurano, attraverso reti diversificate e gruppi d’appoggiolocali, la logistica della lunga tratta africana fino al raggiungimentodell’Eg<strong>it</strong>to. Da qui il sodalizio criminale si interfaccia conle reti eterogenee sirio-egiziane e turco-greche attive in amb<strong>it</strong>ointernazionale e in grado di assicurare i trasferimenti verso ledestinazioni finali europee.Una volta raggiunto il confine greco il supporto logisticoprevede un ulteriore smistamento delle destinazioni degliimmigrati illegali. Una non significativa minoranza viene imbarcatasu gommoni via mare in direzione delle coste <strong>it</strong>aliane calabresie pugliesi, verso il mar Jonio. Un più cospicuo contingente, invece,dopo la consegna in Grecia di documenti di falsi e t<strong>it</strong>oli disoggiorno contraffatti, prende la via del Nord Europa attraversoi confini di Bulgaria e Romania.In questo contesto non può sfuggire che la direttrice balcanica,e nello specifico quella anatolico-ellenica, è anche croceviadi immigrazione clandestina di provenienza medio-orientalee asiatica. Uno scenario migratorio più ampio e complessoraccoglie quindi, dalla dorsale orientale, flussi di irregolariprovenienti dalla Cina, dal Bangladesh, dall’India, dal Pakistan,dall’Afghanistan, da Iraq, Iran e Siria, senza dimenticare le pressionidall’Ucraina e dalla Bielorussia. Flussi che convogliano, congestionandosi,nella stessa area dell’Est europeo e alimentano il networkdella criminal<strong>it</strong>à, fortemente strutturato e compet<strong>it</strong>ivo, all’internodella regione continentale balcanica. Un sistema economicoche trae enormi prof<strong>it</strong>ti dalle succursali che la gestione del trafficodi clandestini produce attraverso i reati correlati, dallo sfruttamentodella prost<strong>it</strong>uzione al lavoro nero, al traffico d’organi, al falsodocumentale che, specie in ambienti di provenienza araboislamica,interseca circu<strong>it</strong>i correlati al terrorismo.Principali rotte med<strong>it</strong>erranee dei flussi futuriIn mancanza di psichedeliche macroeconomie mondiali cheridisegnino a colpi di ingegno il divario insanabile fra Paesi ricchie poveri, sarebbe screanzato non tenere in deb<strong>it</strong>o conto pol<strong>it</strong>icoche i flussi migratori non potranno che proseguire con pervicacecostanza negli anni a venire.Se poi la riflessione si espandesse ai rischi di progressivadesertificazione del pianeta, di carenze idriche e alimentari422 010 novembre-dicembre


Le nuove rotte dei clandestiniPrimo PianoLe valutazioninecessariepercomprenderele nuove rottedi trans<strong>it</strong>oche nelprossimofuturodiventerannoalternativea quelle attualiper raggiungerel’Europaassociate a emergenze san<strong>it</strong>arie, ecco che dovremmo ipotizzareun eserc<strong>it</strong>o di dead men walking ingrossarsi nelle proprie filaalla ricerca dei varchi d’accesso verso una sopravvivenzairrinunciabile oltre i confini dell’area Schengen.Dando per scontata – seppur con un po’ di ottimismo sullungo periodo – la collaborazione dei Paesi di trans<strong>it</strong>o oggicoinvolti nel contrasto dell’immigrazione illegale, non restache tentare una possibile mappatura di quelle che potrebberodelinearsi come le rotte migratorie del prossimo futuro.Se, come ipotizzabile, Paesi sahelo-sahariani del golfo diGuinea e del Corno d’Africa continueranno a essere il bacinoprivilegiato cui attingere per l’esportazione di esseri umani inEuropa, è presumibile prevedere che le due direttrici, consolidateormai in un radicamento strutturale di criminal<strong>it</strong>à organizzata,possano scomporre diversamente le loro vie di trans<strong>it</strong>o, fino a oggisaldamente ancorate alle dorsali nigerine da un lato e sudanesidall’altro, e confluenti prima in terr<strong>it</strong>orio libico poi nella direttricealternativa egiziana.libertàcivili2 010 novembre-dicembre43


Le nuove rotte dei clandestiniPrimo PianolibertàciviliLa viadi trans<strong>it</strong>ostoricaattraversoil Nigerpotrà essere“rinegoziata”in basea diverseconvenienzedellacriminal<strong>it</strong>àorganizzataUn’ultimaincogn<strong>it</strong>apotrà essererappresentatada occasionilocali di nuovaoccupazionenella stessaAfrica,con un effettocollaterale dirallentamentodegli esodiFortemente vincolata da ragioni geografiche, dal puntellamentodiradato delle oasi indispensabili alla sopravvivenza delletraversate e dalle piste carovaniere da sempre battute dalnomadismo dei popoli tuareg, la rotta “storica” che attraversail Niger difficilmente potrà essere abbandonata o sost<strong>it</strong>u<strong>it</strong>a infuturo, ma solo, eventualmente, articolata diversamente erinegoziata sul piano delle organizzazioni criminali che gestisconoil traffico degli irregolari provenienti dall’Africa occidentale.Variazioni significative potrebbero invece investire la direttricesudanese dell’Africa orientale, ridisegnando le rotte verso lecoste somale. Ad Hargeysa – seconda c<strong>it</strong>tà dopo la cap<strong>it</strong>aleMogadiscio – potrebbe convogliarsi il flusso dei clandestiniprovenienti dall’Africa orientale e diretti verso la penisolaaraba, attraversando lo Yemen, l’Arabia Saud<strong>it</strong>a, risalendoverso la Siria per raggiungere infine l’asse turco-greco.Consolidandosi, come alcune fonti di intelligence sembranoipotizzare, verso la sperimentazione di rotte più dispendiose ecomplesse ma, al contempo, gest<strong>it</strong>e da filiere criminali di piùalto profilo.Il lungo peregrinare dei clandestini in balia dell’Erg, del resto,non è solo un business da predoni del deserto: organizzazioniuman<strong>it</strong>arie hanno stimato in circa venti milioni di euro l’annol’indotto complessivo delle reti criminali operative nelle tratte,senza lesinare su razzie, estorsioni e rapine.Ciò non toglie che qualche imprevisto evento possa sempreaccadere, ottenendo un insperato effetto collaterale di respingimentodirettamente sul terr<strong>it</strong>orio; come potrebbe succederecon l’ard<strong>it</strong>o binomio migranti-uranio, che in Niger sono sulpunto di calpestarsi i piedi, dovendosi contendere le stesse aridezolle di sabbia rossa e polverosa. A indiscutibile vantaggiodell’uranio, per evidenti ragioni economiche. Perché l’Areva, ilcolosso statale del nucleare francese già operativo nell’areacon altri giacimenti, dal 2012 disporrà di una tale quant<strong>it</strong>à diuranio tutto suo e pronto a essere messo immediatamente sulmercato mondiale, che dovrà sgambettare non poco per estrarlo,piazzarlo e rientrare celermente dell’esborso di 1,2 miliardi di eurorecentemente invest<strong>it</strong>i. E perché per ora, quell’uranio nuovo dipacca, 5mila tonnellate l’anno per 35 anni, si trova propriosotto la sabbia rossa della regione di Agadez, nel secondo piùgrande giacimento al mondo. In quella polverosa stazione d<strong>it</strong>rans<strong>it</strong>o per anime lacere e lacerate che fuggono verso unmondo ricco, lindo e tecnologicamente avanzato: un mondoaperto al nucleare.442 010 novembre-dicembre


Gli hub, nodo crucialenel lungo percorsodegli stranieri irregolariverso l’OccidentePrimo PianoPorti, aeroporti, c<strong>it</strong>tà africane e asiatiche sonotappe intermedie del viaggio dei migranti e unosnodo logistico e organizzativo per gli interessidei soggetti criminali implicati. Smantellarliè un obiettivo prior<strong>it</strong>ario per contenere l’illegal<strong>it</strong>àdi Marco LombardiFondazione Ismu e univers<strong>it</strong>à Cattolica di MilanoIl concetto di hub ha avuto origine nella tecnologia dellereti informatiche: esso è un nodo concentratore e un nodo dismistamento per le informazioni nelle reti. Con il medesimovalore è utilizzato nelle organizzazioni del trasporto aereo: unaeroporto hub concentra passeggeri dei voli di breve e medioraggio per poi ridistribuirli sui voli di lungo raggio che li portanoalle destinazioni finali. Un hub, pertanto, è la tappa intermediadi un percorso, ha una forte valenza organizzativa, è luogo direlazioni forti.Con egual senso lo assumo nella lettura dei percorsi segu<strong>it</strong>idagli immigrati: l’hub, dove infin<strong>it</strong>i rivoli di uman<strong>it</strong>à si associanoper cost<strong>it</strong>uire flussi consistenti, generalmente organizzati dallereti criminali. Qui di segu<strong>it</strong>o alcune note relative solo ai percorsiverso l’Europa.La tratta degli illegaliL’uman<strong>it</strong>à è da sempre un sistema complesso di persone inmovimento: da secoli gli uomini lasciano le loro case in cercadi un destino migliore. Ma certamente negli ultimi tempi ilprocesso di <strong>globali</strong>zzazione ha sottolineato il ruolo dei fattori“push/pull” che guidano le migrazioni, provocando un enormeflusso di migranti con origine dalle aree meno sviluppate diAsia, Africa, Sud America, ed Europa dell’Est verso l’EuropaOccidentale, l’Australia e il Nord America.In questo contesto – che ci richiama necessariamente a unavisione globale del fenomeno, non più lim<strong>it</strong>ata alle dimensionilocali del controllo e del pattugliamento di confini che perdonolibertàcivili2 010 novembre-dicembre45


Il ruolo degli hub nel percorso dei migrantiPrimo PianolibertàciviliSi stima che dal 30 al 40%dei migranti usino canaliclandestini per muoversia livello globale, fruttandoogni anno miliardi di euroalla malav<strong>it</strong>a internazionalesignificato geografico e lim<strong>it</strong>e culturale – la descrizione delladinamica dei flussi migratori è complessa e molto difficile pernumerose ragioni.La prima di queste riguarda il peso rilevante delle migrazioniirregolari: si stima che dal 30 al 40% degli immigrati usi canaliclandestini per muoversi globalmente. L’International Centrefor Migration Policy Development (Icmpd) stima che ogni annosi muovano circa 830mila migranti dal continente africanoverso i Paesi dell’Unione Europea: di questi circa 120milaaffrontano l’attraversata del Med<strong>it</strong>erraneo per raggiungere lecoste meridionali europee.La rete della criminal<strong>it</strong>à che si dedica allatratta degli illegali ha un grande peso nellagestione di questi flussi: almeno 450milamigranti fanno riferimento a questi circu<strong>it</strong>icriminali che incassano rend<strong>it</strong>e sonanti.Sempre Icmpd ha valutato un volume di affaricomplessivo di circa 4.200 miliardi di euro.Il rapporto annuale dell’Oim (Organizzazioneinternazionale per le migrazioni) valuta ilbiglietto di sola andata per la traversatadall’Africa alla Spagna in 1.800/3.200 euro. Altre fonti di notiziesono le interviste dirette, che parlano di un migliaio di eurodal Senegal alla Spagna, ma sempre dal Senegal alle Canarieil passaggio può costare oltre tremila euro, quando la stessadestinazione si raggiunge per 500 euro a bordo di una pirogache lascia la costa dal Sahara Occidentale.Tanta divers<strong>it</strong>à di costi si spiega in modo molto semplice:più è incerto e insicuro il viaggio, in termini di documenti,mezzi di viaggio, facil<strong>it</strong>azioni di imbarco/sbarco, meno esso ècostoso. Per esempio, si può arrivare dall’America per viaaerea attraverso la gestione dei trafficanti, ma in questo caso siparla di dieci o ventimila euro, di cui la metà alla rete criminale.Oppure è necessario fermarsi, perché servono nuovi falsidocumenti per certificare lo stato “legale del clandestino”, inc<strong>it</strong>tà che beneficiano di “economie di trans<strong>it</strong>o” fondate sulladisperazione: in Africa, per esempio, le c<strong>it</strong>tà in cui è più facileprocurarsi passaporti e ident<strong>it</strong>à sono Conakry, cap<strong>it</strong>ale dellaGuinea, oltre a Lagos (Nigeria), Abidjan (Costa d’Avorio) eCotonou (Benin) per un costo di circa 5mila euro.A fronte, da un lato, della domanda di mobil<strong>it</strong>à delle personein aumento e, dall’altro, della risposta restr<strong>it</strong>tiva da parte dei Paesidi destinazione in termini di pol<strong>it</strong>iche di ricezione e del miglioramentodelle capac<strong>it</strong>à tecnologiche di controllo e mon<strong>it</strong>oraggio462 010 novembre-dicembre


Il ruolo degli hub nel percorso dei migrantidei confini, si è assist<strong>it</strong>o a una sempre migliore organizzazionee capac<strong>it</strong>à delle reti criminali che garantiscono la mobil<strong>it</strong>à illegale.È evidente ormai che le reti di trafficanti si sono progressivamentespecializzate e internazionalizzate, coinvolgendo elementilibertàciviliPrimo Piano2 010 novembre-dicembre47


Il ruolo degli hub nel percorso dei migrantiPrimo PianolibertàciviliLe falle aperte dal trattatodell’Economic commun<strong>it</strong>yof West African States(Ecowas) che comprende15 Paesi dell’Africa occidentalead alto tasso di emigrazionedei Paesi d’origine, dei Paesi di trans<strong>it</strong>o e dei Paesi di destinazione.In questo modo la rete ha la migliore gestione e conoscenzadell’intero percorso migratorio, potendo controllare ogn<strong>it</strong>appa del migrante, potendo anche contare su una diffusadebolezza normativa nazionale riguardante la tratta e su trattatiinternazionali che rendono difficile il contrasto di questa attiv<strong>it</strong>à.Per esempio il trattato della EconomicCommun<strong>it</strong>y Of West African States (Ecowas),il gruppo regionale dei 15 Paesi dell’AfricaOccidentale fondato nel 1975 – comprendenteBenin, Burkina Faso, Capo Verde, Costad’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, GuineaBissau, Liberia, Mali, Niger, Nigeria, Senegal,Sierra Leone, Togo – prevede la libertà diingresso e mobil<strong>it</strong>à per 90 giorni, con undocumento nazionale, per i c<strong>it</strong>tadini dei 15Paesi, rendendo estremamente difficile il controllo della mobil<strong>it</strong>àorganizzata dai trafficanti.Ma non solo: il paradosso della tratta si manifesta quando,attraverso le interviste effettuate, ci si rende conto che buonaparte degli illegali non è al primo tentativo: fall<strong>it</strong>o il primo,spesso per gli interventi di controllo durante la traversata,una volta rimpatriati si r<strong>it</strong>enta. In questo modo il successodel contrasto alla frontiera si trasforma in una forma di “rifornimentoindiretto” del circu<strong>it</strong>o illegale delle migrazioni, a grandevantaggio del racket.Gli hub aeroportualiLa via più comoda per raggiungere l’Europa e il Nord Americaè sicuramente quella aerea, ma è la più costosa e la più difficileda programmare per i più attenti controlli. Di massima nonsono i migranti africani a utilizzare questo mezzo, ma lo sonosoprattutto quelli provenienti da Cina, India, Pakistan, Sri Lankae Bangladesh.Il percorso, in genere, si avvale di hub di trans<strong>it</strong>o intermediche si trovano in Medio Oriente (Jeddah in Arabia Saud<strong>it</strong>a,Dubai negli Emirati Arabi Un<strong>it</strong>i, Amman in Giordania e Istanbulin Turchia); nell’Asia Meridionale (Mumbai in India, Colomboin Sri Lanka, Dhaka in Bangladesh); nell’Africa dell’Est o del Sud(Addis Abeba in Etiopia; Nairobi in Kenya; Johannesburg inSudafrica). Dagli hub intermedi si vola agli hub principali chehanno connessioni dirette con l’Europa. Si tratta soprattutto diaeroporti che si trovano in Africa Occidentale: Accra (Ghana),Abidjan (Costa d’Avorio), Bamako (Mali), Banjul (Gambia),482 010 novembre-dicembre


Il ruolo degli hub nel percorso dei migrantiPrimo PianoCasablanca (Marocco), Conakry (Guinea), Dakar (Senegal),N’Djamena (Ciad), Douala (Camerun), Freetown (Sierra Leone),Lagos (Nigeria), Tripoli (Libia) e Sal (Capo Verde).La scelta generalmente dipende, per la prima tratta, dallefacil<strong>it</strong>azioni di circolazione che possono legare tra loro i differentiPaesi di origine, dove sono collocati gli hub intermedi e poiquelli principali; per la seconda tratta ci si orienta rispetto allepossibil<strong>it</strong>à di ottenere – attraverso il racket – documenti diviaggio e/o trattamenti di favore sulla tratta tra l’hub principalee la destinazione finale.Gli hub mar<strong>it</strong>timiAltre vie d’accesso all’Europa vengono offerte dalle rottedei cargo mar<strong>it</strong>timi, dove i porti di partenza sono anche hublogistici della tratta: Dakar (Senegal), Conakry (Guinea), Freetown(Sierra Leone), Abidjan (Costa d’Avorio), Takoradi e Accra(Ghana), Bissau (Guinea-Bissau), le isole di Capo Verde.Le informazioni raccolte lasciano ipotizzare un coinvolgimentofunzionale di alcuni vettori e compagnie. Infatti, con una certalibertàcivili2 010 novembre-dicembre49


Il ruolo degli hub nel percorso dei migrantiPrimo PianolibertàciviliIl ruolo della Cina nel contestodella mobil<strong>it</strong>à dei Paesi asiaticinei quali dal Duemilac’è un flusso migratorio checoinvolge ogni annodue milioni di soggettifrequenza i migranti si imbarcano come lavoratori regolari nelporto di partenza del cargo, con un contratto che generalmenteprevede la distribuzione del salario a conclusione del viaggioo, comunque, alla ripartenza da alcuni porti europei. Quandoil cargo attracca, il migrante chiede di sbarcare per un breveperiodo di “libertà”. Il comandante rilascia al marinaio unacrew-card, cioè un documento di ident<strong>it</strong>à provvisorio in cuidichiara che i documenti del marinaio sono a bordo dellanave. Questa crew-card permette di sbarcare e di dileguarsida clandestino. Formalmente il comandante è “al sicuro” e lacompagnia ha risparmiato lo stipendio del lavoratore imbarcato.Hub asiaticiIl rapporto 2005 dell’Oim conta circa 50 milioni di migrantiinternazionali in Asia, senza tenere conto dei movimenti attraversoi canali illegali. Dal 1995 hanno lasciato l’Asia circa 500milaemigrati l’anno, soprattutto provenienti da Filippine, India,Bangladesh, Indonesia, Thailandia, Sri Lanka, Pakistan. Dagli anniDuemila, il flusso si è attestato intorno al milione di emigrantiper anno, tralasciando la questione delle migrazioni interne alcontinente. Evidentemente il colosso cineseha un ruolo significativo anche nel contestodella mobil<strong>it</strong>à delle persone. La Cina siespande nei Paesi lim<strong>it</strong>rofi penetrando nelNord della Thailandia, in Laos e Myanmar.In queste aree la moneta cinese è di scambiocorrente e i prodotti cinesi costano meno diquelli nazionali. Questa penetrazione con mercidi bassa qual<strong>it</strong>à a buon prezzo si accompagnaa quella dei migranti che travalicano i confiniprossimi, ma non si arresta a questi Paesi proseguendo versoil Vietnam e la Cambogia.La provincia cinese di Heiloggjiang, nel Nord-Ovest, havisto in questi anni un incremento notevole del flusso turistico– spesso a fini migratori – verso la Russia, proponendosicome primo hub interno cinese aperto verso l’altro grandehub, che è vero nodo di connessione: Mosca.Un consistente flusso migratorio è diretto a occidente – dalPakistan, India e Bangladesh per via area alle c<strong>it</strong>tà dell’Africaoccidentale per imbarcarsi sulla rotta delle Canarie – e versola Penisola arabica, che risulta essere sia di trans<strong>it</strong>o versol’Africa sia di destinazione, in particolare i Paesi del Golfo.L’Africa, dunque, è estremamente importante non solo perchéè luogo di origine di tanti immigrati illegali, ma anche perché502 010 novembre-dicembre


Il ruolo degli hub nel percorso dei migrantiAnche l’antica via della seta,storico collegamentotra Asia centrale e Occidente,è ancora oggi uno dei percorsiobbligati dei migranti, spessopresidiato dalla malav<strong>it</strong>aè un continente di trans<strong>it</strong>o sulle rotte che portano i migrantiasiatici verso occidente.A questo propos<strong>it</strong>o è necessario sottolineare la sempresignificativa importanza di due rotte che vengono utilizzatedai clandestini per muoversi tra Asia e Africa. La prima è larotta del Med<strong>it</strong>erraneo orientale, con la quale si raggiungel’Europa, la Grecia, Cipro e la Turchia, passando per l’Eg<strong>it</strong>tose si proviene dal Corno d’Africa, da Suezper chi viene dallo Sri Lanka e dal MedioOriente per i migranti dell’Asia centrale. Quiè Istanbul il grande nodo gestionale e dismistamento. La seconda importante rotta èquella balcanica, che sempre dal centrodell’Asia passa per l’Iran – con buona partedell’oppio afgano – percorre la Turchia e gliStati balcanici fino all’Europa. La via deiBalcani utilizza Sarajevo come hub piùprossimo all’Europa: si stima che attraverso questo percorsoentri circa il 10% del totale degli illegali, pagando un “ticket”di circa 4.000 dollari per il viaggio.Infine, ricordo l’antica Via della Seta che da sempre ha collegatole regioni dell’Asia centrale con l’Occidente. Oggi, insieme allearmi e alla droga, i trafficanti passano uomini attraversoKazakhstan, Kyrgyzstan, Uzbekistan, Tajikistan e Turkmenistanfino alla Russia. Qui, riorganizzati nel grande hub moscov<strong>it</strong>avia Ucraina, Slovacchia e Repubblica Ceca, raggiungonol’Occidente o proseguono verso gli Stati Un<strong>it</strong>i e il Canada.Primo PianoDall’Asia all’Africa: hub somaliI migranti africani che provengono dai Paesi del Cornod’Africa, in particolare da Etiopia e da Somalia, utilizzanospesso piccole imbarcazioni per solcare il golfo di Aden finoalle coste dello Yemen. Hub e punto di partenza è sempre piùfrequentemente il porto di Bosasso, nel Nord-Est della Somalia,in un’area che si è dichiarata autonoma. L’esodo è cominciatopiù o meno nel 2000, incrementando di volume anno dopo anno:prima erano solo i somali a fuggire dal loro disastrato Paese,ora si sono aggiunti etiopi ed er<strong>it</strong>rei: tutti verso lo Yemen.I pochi operatori uman<strong>it</strong>ari presenti nell’area concordanonell’identificare due tipologie di migranti su questa rotta: chisemplicemente scappa dal disastro della sua terra, senzaprogetti, e chi invece va alla ricerca di un lavoro in Yemen oin un altro stato del Golfo, o in Arabia Saud<strong>it</strong>a dove la s<strong>it</strong>uazioneeconomica è migliore, benché le condizioni di lavoro sianolibertàcivili2 010 novembre-dicembre51


Il ruolo degli hub nel percorso dei migrantiPrimo Pianonormalmente simili allo schiavismo che caratterizza tutta lapenisola araba. I costi della traversata sono attorno ai 50/70dollari, su piccole imbarcazioni che, al r<strong>it</strong>orno, al posto diuomini riportano armi e droga. Nel mercato al dettaglio dellearmi sulle c<strong>it</strong>tà costiere yemen<strong>it</strong>e posso personalmentetestimoniare di avere “apprezzato” differenti modelli di AK47per prezzi oscillanti tra i 100 e i 300 dollari a seconda dellafattura e di avere avuto offerte di eroina proveniente dall’India,prima di imbarcarsi per l’Africa.Hub africaniNegli ultimi decenni il Nord dell’Africa è diventata la regionedi trans<strong>it</strong>o dell’emigrazione dell’Africa sub-sahariana: le antichepiste carovaniere che per centinaia d’anni hanno garant<strong>it</strong>o i flussinord-sud di sale, oro, vetri e schiavi, oggi non sono più percorsedai cammelli, ma da automobili e camion fuoristrada chetrasportano i “nuovi schiavi”. Le stime raccolte contano circa100mila migranti in Algeria e in Maur<strong>it</strong>ania, per lo più illegali,provenienti dal Sud e in attesa di defluire verso l’Europa; qualchedecina di migliaia in Marocco; almeno un milione in Libia.Ricordo per esempio l’espulsione di 35mila di questi nellibertàcivili522 010 novembre-dicembre


Il ruolo degli hub nel percorso dei migrantimarzo 2006 da parte delle autor<strong>it</strong>à algerine; ricordo altresì che,nella maggior parte dei casi, passare un confine su quelle rottesignifica r<strong>it</strong>rovarsi in una “no man land”, cioè nel Grande Sahara.Il Marocco e la Tunisia sono stati per molti anni i Paesi d’originedi una enorme massa di illegali che tentavano di attraversareil Med<strong>it</strong>erraneo. Ora, con molta lentezza, le cose stannocambiando: altri Paesi minacciano il primato di migranti illegalie si stanno spostando i porti di partenza della tratta. Questosoprattutto grazie allo sviluppo economico di Marocco e Tunisiae grazie alla cooperazione tra questi Paesi e le agenzie dicontrollo europeo. In conclusione è la Libia a essersi distinta,negli ultimi anni, come luogo più conveniente di partenza versol’Europa.Primo PianoLa c<strong>it</strong>tà di Agadez, in Niger,punto di partenza di odisseetra montagne e desertidove molti clandestinimuoiono nella speranzadi avvicinarsi all’OccidenteL’hub di Agadez (Niger)Agadez, in Niger, è probabilmente il più grande hub africano.Nel 1985 contava 30mila ab<strong>it</strong>anti, oggi supera i 100mila, in un’areache ha bisogno di manodopera nelle miniere di argento e uranio.Sul percorso verso nord, in Algeria, si incontra Tamanrasset cheha avuto la medesima esplosione demografica (da 3mila ab<strong>it</strong>antia 100mila in quarant’anni) dovuta alla permanenza più o menolunga dei migranti in arrivo da tutti gli Stati centrali e occidentalidell’Africa, in genere con fermate nellec<strong>it</strong>tà nigeriane di Sokoto, Kano, Tessaouae Tahoua. Si stima che per Agadez passinoalmeno 80mila illegali l’anno.Da Agadez gli immigrati, organizzati da<strong>it</strong>rafficanti, possono prendere le tracce cheguidano a nord via Tamanrasset (Algeria),per il Marocco a Casablanca, Tangeri,Tetouan, Melilla e Ceuta (enclave spagnole inMarocco). Dalla grande c<strong>it</strong>tà nigeriana èpossibile passare il deserto del Teneré fino a Dirkou e poipassare il confine ad Al-Gatroun/Tummu: da qui di nuovo a nordper Sebha. Oppure, ancora da Agadez, vero nodo di smistamento,si entra in Algeria, via Arl<strong>it</strong>, per raggiungere Tamanrassett e/oDjanet, al confine orientale algerino. A questo punto una faticosa,ma necessaria attraversata a piedi del massiccio del Tadrartè inev<strong>it</strong>abile: le sabbie lasciano spazio a difficili e ancora piùaride rocce dove molti illegali terminano per sempre la lorotraccia. I sopravvissuti raggiungono Ghat (Libia), poi Gadamese infine la costa. Oppure, in direzione opposta, ancora viaMarocco e Sahara Occidentale si va a cercare un imbarco perle isole Canarie.libertàcivili2 010 novembre-dicembre53


Il ruolo degli hub nel percorso dei migrantiPrimo PianolibertàciviliLa Libia è da sempre croceviadi migranti e di rifugiati pol<strong>it</strong>iciin cerca di via di scampoverso l’Europa, per sfuggire allapovertà dei loro Paesi e alleguerre come quella del DarfurL’hub di Cufra (Libia)La Libia ha sempre attratto i migranti in trans<strong>it</strong>o per la relativafacil<strong>it</strong>à di accesso attraverso le porte del Sahara e per la possibil<strong>it</strong>àdi trovare lavoro lungo il percorso. Dal punto di vistageografico, infatti, si tratta di 4mila chilometri di confine moltopermeabile con sei Paesi.Per quanto riguarda il lavoro, ciò ha favor<strong>it</strong>o la nasc<strong>it</strong>a dipiccoli villaggi e di veri e propri campi di migranti in trans<strong>it</strong>o,con permanenze più o meno lunghe, sui quali è difficile avereinformazioni. Ricordo un piccolo villaggio nel deserto, tra l’oasidi Cufra e la c<strong>it</strong>ta di Sebha, dove incontrai egiziani, somali,er<strong>it</strong>rei, libici, ciadiani, nubiani, coreani, maliani tutti occupatinel commercio dei prodotti agricoli che sigenerano dalla sabbia quando questa èadeguatamente annaffiata, fermatisi in questaterra di nessuno in attesa di racimolare isoldi per continuare il passaggio su uno deicamion dei trafficanti in rotta per il Nord delPaese. Dietro a ciascuno di loro storie diverseche, tuttavia, contraddistinguono le origini:gli egiziani spinti a lasciare il Paese in cercadi fortuna e denaro, per i quali la Libia puòessere una destinazione ultima; i sudanesi che si confondonotra l’essere rifugiati o migranti economici, in fuga dalla povertàe dalla guerra del Darfur; er<strong>it</strong>rei ed etiopi che adducono confrequenza la motivazione di sfuggire il servizio di leva obbligatorio;i somali, infine, che scappano dall’insicurezza e dall’instabil<strong>it</strong>à.La via attraverso la Libia, percorsa da migranti e rifugiati ineguale misura, ma tutti caratterizzati dallo stato di estremavulnerabil<strong>it</strong>à in cui si vengono a trovare durante l’intero trag<strong>it</strong>to,è organizzata in tre momenti: innanz<strong>it</strong>utto si attraversa il desertofino al confine libico, poi si prosegue da sud a nord fino allacosta, da dove ci si imbarca per la destinazione finale.Ovviamente non tutti gli immigrati sono uguali. Gli egizianientrano legalmente in Libia da est: da Marsa Matrouth, con unautobus, si dirigono a uno dei punti di imbarco clandestini,preoccupandosi solo di organizzare il terzo stadio del loroviaggio. Per gli altri si tratta di affidarsi sub<strong>it</strong>o ai trafficanti chetendenzialmente percorrono le antiche carovaniere sahariane,soprattutto lungo la direttrice Ciad, Sudan, Libia. Questo percorsoè quello che è anche utilizzato dai fugg<strong>it</strong>ivi del Corno d’Africaattraverso il Darfur, malgrado il tracciato sia ufficialmente chiuso,con partenza dall’hub di Mell<strong>it</strong> (Sudan) per dirigersi al JebelUweinat e poi a Cufra: si tratta di un’area dai confini incerti ed542 010 novembre-dicembre


Il ruolo degli hub nel percorso dei migrantiL’oasi di Cufra è il centronevralgico delle migrazioniafricane, dove si realizzauna “economia di trans<strong>it</strong>o”fra una tratta e l’altra deipercorsi segu<strong>it</strong>i dai migrantiestremamente inosp<strong>it</strong>ale. Sempre a Cufra si può arrivare dall’hubdi Tina, sul confine tra Ciad e Darfur.Secondo il Governatore di Cufra, nel corso del 2004 all’oasisono afflu<strong>it</strong>e circa 10mila persone al mese: alcune di questepassano ma molte si fermano, qui o nella vicina Jinsia, dandocosì v<strong>it</strong>a a una “economia di trans<strong>it</strong>o” che sfrutta questamanodopera a basso costo, in attesa di ripartire, nelle costruzionipiuttosto che nel carico dei camion per trasporti più omeno leg<strong>it</strong>timi.Proprio nell’oasi di Cufra incontrai il responsabile dei trafficidi contrabbando con il Ciad, a capo di una organizzazioneche muove agili pick-up e pesanti Mercedes a sei ruote motrici,che trasportano alcol, merci e immigrati illegali attraversoil Sahara tra Ciad, Sudan e Libia. Il personaggio, orgogliosodel vecchio e raro regio passaporto <strong>it</strong>aliano, di cui disponevasuo nonno perché membro dell’amministrazione <strong>it</strong>aliana aCufra, mi testimoniò l’ampiezza dei traffici tra i tre Paesi e larelativa facil<strong>it</strong>à degli scambi lungo le antiche vie carovaniere,facil<strong>it</strong>ati dalla difficoltà di controllare queste aree desertiche.Un passaggio su questi camion, per un paio di giorni di traversata,può costare dagli ottanta ai quattrocento dollari.Normalmente il lavoro di questi trafficanti termina qui a Cufrada dove, una volta racimolati i soldi, gli immigrati dirigono anord verso Bengazi, oppure verso Al-Qatroun e poi Sebha, lagrande c<strong>it</strong>tà nel centro della Libia, millechilometri a sud di Tripoli. Un biglietto disola andata per questa attraversata internadella Libia costa circa 150 dollari.Una alternativa passa attraverso il Norddel Sudan, dove funge da hub la c<strong>it</strong>tà diDongola. Sono proprio questi ultimi i migrantiche, con grande frequenza, interrompono ilviaggio a Kartoum, in Sudan, dove intraprendonolavori per pagarsi le tratte successive,con permanenze spesso superiori all’anno.La costa libica ha, negli ultimi anni, sost<strong>it</strong>u<strong>it</strong>o i desueti portidi imbarco tunisini e algerini: Zuwarah (l’area di partenzapiù frequente), le antiche rovine romane di Sabrata, Janzurrappresentano gli imbarchi a occidente di Tripoli. Mentre aoriente si va a Zilten o Bengazi. Queste aree hanno determinato,rispetto ai Paesi magrebini più a ovest, preferenze di rottemed<strong>it</strong>erranee verso Malta (definibile come un hub mar<strong>it</strong>timo)e l’Italia, ma anche Grecia, sost<strong>it</strong>uendo la Spagna che era ilprimo destinatario.Primo Pianolibertàcivili2 010 novembre-dicembre55


Il ruolo degli hub nel percorso dei migrantiPrimo PianolibertàciviliDal Senegal alle Canarie,un altro degli <strong>it</strong>inerari piùpericolosi, dove le possibil<strong>it</strong>àdi sopravvivenza dei migrantisono del 50%L’hub delle Isole CanarieIl Barone, a Saint Louis, bella c<strong>it</strong>tà fluviale nel Nord delSenegal era ben conosciuto per la sua grande esperienza nelpilotare le grandi piroghe: quelle colorate, lunghe e affusolate,che spiaggiano sulla costa atlantica cariche di pesce. Negliultimi anni i carpentieri di Banjul hanno cominciato a produrreegualmente barche colorate e affusolate capaci di trasportaredalle 50 alle 100 persone: sono affidate ai trafficanti, non aipescatori, che viaggiano sulla rotta per Tenerife, per un ticketdi circa 3mila dollari.Il Barone era uno di questi comandanti; imprigionato inSenegal, dopo aver portato sani e salvi almeno mille clandestinialle Canarie, è fugg<strong>it</strong>o in Maur<strong>it</strong>ania nel 2006. Era uno dei tantipescatori esperti ab<strong>it</strong>uati ad avventurarsi in acque lontane allaricerca di nuovi banchi di pesce, costretti a questi viaggidalla grande concorrenza che è arrivata sulle loro coste con imoderni pescherecci occidentali. Tante volte, su quelle stessecoste, da quelle stesse persone, ho sent<strong>it</strong>ochiedere con insistenza il Gps per guidare laprua delle loro barche. In condizioni normali,infatti, le chance di sopravvivenza sonodel 50%: nell’aprile 2006, dall’altra partedell’Atlantico, alle Barbados, alcuni pescatorihanno trovato una barca fantasma trascinatadai venti con undici mummie a bordo. S<strong>it</strong>rattava di un carico di illegali, originariamentedi 37, part<strong>it</strong>o quattro mesi prima dalSenegal, abbandonati al loro destino quando la nave madre,che avrebbe dovuto trainarli alle Canarie, li ha “mollati” perchéintercettata da una vedetta in pattugliamento.Non per nulla la via delle Canarie è considerata la piùpericolosa, ma continua ad attrarre soprattutto senegalesi (il50% dei circa 40mila arrivati sulle isole nel 2006), insieme adaltri immigrati dell’Africa occidentale (Liberia, Sierra Leone,Guinea, Guinea-Bissau, Senegal, Gambia, Maur<strong>it</strong>ania). C<strong>it</strong>tàdi trans<strong>it</strong>o sono Conakry (Guinea), Dakar (Senegal),Nouadhibou (Maur<strong>it</strong>ania) e le c<strong>it</strong>tà del Sahara Occidentalemarocchino di Dakhla e El Aayun da cui ci si imbarca per leisole.Gli hub maliani: Gao, Inhalid e BamakoLa rotta dal Mali mostra Gao quale primo hub, poi Inhalid(regione di Tessal<strong>it</strong>), dove si incontrano centinaia di giovaniafricani che dirigono a nord, attraverso l’Algeria, e da qui562 010 novembre-dicembre


Il ruolo degli hub nel percorso dei migrantiStudiare la logica degli hub èindispensabile per il contrastoa medio e a lungo terminedelle migrazioni clandestinee delle organizzazionicriminali che esse generanoall’Europa, provenendo soprattutto da Niger, Nigeria, Camerun,Guinea e Guinea Bissau. Il cammino che intraprendono dall’AfricaOccidentale in genere prevede l’attraversamento del Mali euna prima aggregazione e organizzazione a Gao, sul fiumeNiger; da qui sono condotti a Inhalid (costo circa 150 dollari)attraverso una carovaniera trans-sahariana.Il Marocco e l’Europa sono mete incerteche possono essere distanti mesi o forseanni.L’hub di Inhalid nasce proprio nel contestodella tratta: nei primi anni Ottanta si trattavadi un avamposto di tre case, promossodall’Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr)per assistere il rimpatrio dei maliani daLibia e Algeria; oggi è un agglomerato diqualche centinaio di case, in cresc<strong>it</strong>a per il lavoro temporaneoche i migranti eserc<strong>it</strong>ano nella costruzione dei mattoni, aquasi un dollaro al giorno, in attesa di continuare il viaggioverso nord.Ma da Gao e Mopti è comunque anche possibile seguire lavalle del fiume Niger per puntare verso il grande hub di Agadez,in direzione ovest. Oppure è la stessa cap<strong>it</strong>ale del Mali, Bamako,che si qualifica come hub importante per chi parte da Costad’Avorio, Ghana, Burkina Faso, Togo e Benin: la scelta è diprossim<strong>it</strong>à geografica, senza doversi spostare verso la regioneorientale di Gao. Da Bamako ci si dirige verso la Maur<strong>it</strong>ania, icui confini si sono irrigid<strong>it</strong>i dal 2007 proprio per cercare dicontrollare meglio questi trans<strong>it</strong>i, nella c<strong>it</strong>tà di Zouerate, dadove si continua per Nouadhibou, porto maur<strong>it</strong>ano del Nord,per le Canarie, per le c<strong>it</strong>tà del Sahara Occidentale o, piùdirettamente, si passa in Algeria. Si tratta di una rotta nonfacile perché attraversa aree desertiche particolarmente difficoltosesul percorso sud-nord, poco sicure per la presenza divecchi campi minati e tuttora interessate da numerosi confl<strong>it</strong>tilocali non risolti. Tutto ciò significa, per il migrante illegale,essere alla totale merce dei trafficanti.Primo PianoConclusioniContro l’immigrazione illegale è ovviamente necessariointervenire con forti azioni di contrasto mirate a specifici target,che è opportuno non confondere.Per esempio, a breve termine è certamente utile “mettere insicurezza” i confini, ma a medio termine sarà più opportunomirare a rimuovere i vantaggi del traffico di esseri umani e alibertàcivili2 010 novembre-dicembre57


Il ruolo degli hub nel percorso dei migrantiPrimo Pianolungo termine agire nei confronti del bisogno stesso di migrare.La timeline del successo per combattere l’immigrazione illegaleSicurezza dei confiniTimeline del successo aBreve Medio Lungo▼▼Riduzione del bisognodi migrare▼Colpire i governiche utilizzano i migrantiquali strumentidella pol<strong>it</strong>ica esteraCertezza della valid<strong>it</strong>àdegli accordi bilaterali(ridurre i vantaggi e ridefinirele responsabil<strong>it</strong>àper la mancata applicazione)Collaborazionecontinentale multilaterale(pol<strong>it</strong>ica comun<strong>it</strong>ariaper le migrazioni)▼Colpiregli Hub▼Colpire i trafficanti(network del traffickinge smuggling),non i migrantiLungo tutto il percorso(origine,trans<strong>it</strong>o,destinazione)Ridurre le condizionifacil<strong>it</strong>anti(domanda, pol<strong>it</strong>ichedi ingresso e mobil<strong>it</strong>à, ecc.)Rivedere la normativain senso restr<strong>it</strong>tivoa livello internazionaleFacil<strong>it</strong>are le modal<strong>it</strong>àdi ingresso leg<strong>it</strong>timoIntervenire a supportodelle v<strong>it</strong>timelibertàciviliLa mia riflessione sugli hub sottolinea proprio l’opportun<strong>it</strong>à diinsistere sulle strategie di medio termine (di cui quelle “a breve”sono premessa, ma non sost<strong>it</strong>uzione e quelle “a lungo” sono es<strong>it</strong>o,ma non causa), avendo identificato tre amb<strong>it</strong>i specifici di intervento:colpire i trafficanti, cioè la criminal<strong>it</strong>à organizzata che stasost<strong>it</strong>uendo la merce umana alle armi e alla droga nei trafficiillec<strong>it</strong>i più remunerativicolpire gli Stati “canaglia”, che impiegano la pressionemigratoria potenziale come strumento di negoziazione pol<strong>it</strong>icaper ottenere vantaggicolpire gli hub che probabilmente, quale snodo logistico eorganizzativo, sono anche i luoghi di cerniera tra gli interessidei soggetti criminali e ist<strong>it</strong>uzionali implicati. In questo senso,smantellare gli hub può diventare prior<strong>it</strong>ario per azioni dicontenimento dell’illegal<strong>it</strong>à anche “pol<strong>it</strong>icamente ammissibili”in un contesto internazionale a tratti confuso o incerto.582 010 novembre-dicembre


Perché c<strong>it</strong>tadini <strong>globali</strong>Primo Piano“<strong>C<strong>it</strong>tadini</strong> <strong>globali</strong>” si int<strong>it</strong>ola il primo piano di questo numerodi libertàcivili. Gli emigranti come nuovi c<strong>it</strong>tadini <strong>globali</strong>del mondo perché essi sono espressioni di ident<strong>it</strong>à,di culture, di un insieme di valori che a partire da quelli d’originesi arricchiscono e si implementano a contatto con i Paesi d’arrivoinfluenzando a loro volta le ident<strong>it</strong>à e le culture di questi Paesi.Lo scr<strong>it</strong>tore Erri De Luca l’ha chiamata la “mescola genetica”,e dentro questo grande quadro di natura antropologica il fenomenodelle migrazioni riveste i problemi, le urgenze e le contraddizioni chesono sotto i nostri occhi. Un fenomeno non solo <strong>it</strong>aliano ma europeoe mondiale, ed è in questa ottica, dunque, che esso va collocato.Perciò in questo numero, oltre ai tanti altri autorevoli interventidi esperti <strong>it</strong>aliani che osp<strong>it</strong>iamo, abbiamo rivolto le stesse domandea tre prestigiose personal<strong>it</strong>à straniere: Howard Duncan, responsabiledel progetto Metropolis, Demetrios Papademetriou, presidentedel Migration Policy Inst<strong>it</strong>ute, Marou Amadou, presidente dellaCost<strong>it</strong>uente del Niger. Il tema è quello della governance mondialedelle migrazioni, considerate la dimensione sovranazionale delfenomeno e le sue continue implicazioni multilaterali fra i diversiPaesi e le diverse aree geopol<strong>it</strong>iche del mondo. Quali forme dicoordinamento sono possibili a livello internazionale nelle pol<strong>it</strong>ichedel settore? Quale relazione c’è fra tali pol<strong>it</strong>iche e quelle generalilegate ai processi economici mondiali, ai grandi temi della difesae dello sviluppo dei dir<strong>it</strong>ti umani?Come si può leggere nelle interviste che pubblichiamo di segu<strong>it</strong>o,un filo conduttore lega le diverse risposte tra di loro: la necess<strong>it</strong>àdi pol<strong>it</strong>iche costanti, graduali se si vuole ma continuative, perchéla mobil<strong>it</strong>à mondiale che oggi e ancora di più domani registreremosia sottratta alla più odiosa delle speculazioni, quella dell’uomosull’uomo, e affidata invece a regole di base della convivenza civilefra gli esseri umani, senza distinzione di razze e di colori.Giuseppe Sangiorgilibertàcivili2 010 novembre-dicembre59


Primo PianoLe migrazioni internazionalifra presente e futuroA colloquio con Howard Duncan, responsabiledel progetto Metropolis, la rete internazionaleper la ricerca comparata e lo sviluppodi pol<strong>it</strong>iche pubbliche su migrazione, divers<strong>it</strong>àe integrazione nelle c<strong>it</strong>tà di tutto il mondoIntervista a cura di Vincenzo CesareolibertàciviliCome cambierà la struttura dei flussimigratori nei prossimi 20 anni? Qualisono le prospettive possibili?Prevedere il futuro è un piacere sciocco,data l’elevata possibil<strong>it</strong>à di sbagliarsi,ma è comunque un piacere nel qualevoglio indulgere.Prima di parlare dicosa cambierà neiprossimi venti anni,però, faremmo benea considerare ciò cheprobabilmente nonNei prossimi annil’intenzione di emigrareperdurerà e crescerannole possibil<strong>it</strong>à di sceltadegli emigraticambierà. Possiamoaspettarci che sia ladomanda di migrare che la richiesta dimigranti rimarranno alte, pur restandoinalterati i sottostanti elementi propulsorieconomici, demografici ecc. Le personecontinueranno a migrare per migliorare laloro v<strong>it</strong>a sia dal punto di vista materialeche emozionale: per lavoro, per la riunificazionefamiliare, per l’istruzione,per cercare protezione e sicurezza, peravventura. Ed escludendo un collassoeconomico globale, l’intenzione di migrareperdurerà, così come cresceranno lepossibil<strong>it</strong>à di scelta per i migranti, contemporaneamenteallo sviluppo tecnologicoche renderà gli spostamenti menocostosi di quanto siano attualmente.Alcuni sostengono che le migrazioniprovocate dalla problematica ambientalesubiranno un’accelerazione,ma credo chetale argomentazionesia confutabile. Anchese il cambiamento climaticoprovocherà unincremento del flussomigratorio, è improbabileche tale aumentoacquisti grande rilevanza nei prossimiventi anni. È uno sviluppo che, qualorasi verificasse, avverrebbe in un arcotemporale molto maggiore rispetto aidue decenni di cui stiamo parlando.Dal momento che migrare diventeràancora più facile e meno costoso, l’immigrazionecontinuerà a crescere secondomodelli circolari e condivisi e verosimilmentei flussi permanenti diminuirannocome verificatosi negli ultimi 20 anni. Latransnazional<strong>it</strong>à rimarrà una caratteristica602 010 novembre-dicembre


Howard Duncan (progetto Metropolis)della migrazione e le tecnologie dellecomunicazioni e dei trasporti la renderannoun fenomeno ancora più esteso.Recessione del 2007-09 a parte, la<strong>globali</strong>zzazione continuerà con il suor<strong>it</strong>mo inesorabile e i flussi transnazionalisvolgeranno un ruolo nella sua evoluzione.Ciò si tradurrà in maggiore flessibil<strong>it</strong>àper gli immigrati. In assenza di contromisurevolte a ridurre la migrazione da partedegli Stati, possiamo aspettarci di vederlaaumentare in volume aldiminuire del suo costo.Le pressioni demograficheaffrontate sia daiPaesi sviluppati che daquelli in via di svilupposono complementari,presentando i primi unquadro demograficodi stagnazione, se non di diminuzione,e di invecchiamento della popolazione,a fronte della sovrappopolazione aprevalente componente giovanile deisecondi. Questi fattori demografici sicuramentecominceranno ad avere un impattosui modelli di flussi migratori entro i prossimiventi anni.Anche se molti elementi della migrazionerimarranno relativamente costanti, cisaranno anche significative variazioni. Tra icambiamenti che possiamo aspettarci c’èquello riguardante i Paesi di destinazioneprefer<strong>it</strong>i. Qui in Occidente abbiamo ignoratoper molto tempo il fatto che la maggiorparte delle migrazioni avviene tra Paesiin via di sviluppo e per manodoperapoco qualificata. Tendiamo a enfatizzarei flussi migratori Sud-Nord dei nostrigiorni poiché contiamo sempre meno suiflussi Nord-Nord per soddisfare le nostrecarenze di competenze e dall’Europa,che vive un lungo periodo di pace, nonarrivano più profughi. Tuttavia possiamoLo sviluppo di alcune areedel mondosta modificando i modellidei flussi migratoriai quali eravamo ab<strong>it</strong>uatiprevedere che gli effetti della cresc<strong>it</strong>aeconomica di alcuni Paesi in via di sviluppomodifichino i modelli di flussi migratoricui siamo ormai ab<strong>it</strong>uati.In quale direzione avverrà questocambiamento?Il forte sviluppo economico di Cina,India, Turchia, Corea del Sud, Brasile,Sudafrica e altri ha già prodotto i suoieffetti, con molti dei loro emigrati chetornano a casa persfruttare il premioofferto. È diventatocomune parlare di unacrescente concorrenzainternazionale per imigranti qualificati,in particolare di unaconcorrenza tra Paesiindustrializzati. Noi parliamo dell’Europacome principale destinazione futuradei flussi di c<strong>it</strong>tadini extracomun<strong>it</strong>ari, delCanada che compete testa a testa conl’Australia e gli Stati Un<strong>it</strong>i, tutti in gara perattrarre studenti internazionali e così via.Il grande cambiamento del futuro saràinvece l’emergere dei Paesi in via disviluppo come Paesi di destinazione dimigrazione e non solo per i loro emigratidi r<strong>it</strong>orno, ma per gente istru<strong>it</strong>a e menoistru<strong>it</strong>a da tutto il mondo. Le personemigreranno verso l’Asia non solamenteper lavoro ma per motivi di studio, datoche le univers<strong>it</strong>à cinesi e indiane sarannoall’avanguardia e offriranno molti piùcorsi univers<strong>it</strong>ari rispetto all’Occidente.Questo processo inizierà entro i prossimiventi anni; anzi, forse è già iniziato. LaCina, per esempio, affronta problemi diflussi illegali di persone che cercano lavoronelle sue fabbriche, e in India l’afflussodi irregolari provenienti dal Bangladeshè diventato di routine.Primo Pianolibertàcivili2 010 novembre-dicembre61


Howard Duncan (progetto Metropolis)Primo PianolibertàciviliLo spostamento del peso demograficorelativo dai Paesi sviluppati a quelli in viadi sviluppo e la corrispondente variazionedella cresc<strong>it</strong>a economica porterà significativicambiamenti nell’andamento deiflussi migratori, cambiamenti che i Paesiindustrializzati dovranno mettere in contose vorranno riuscire ad attirare la quant<strong>it</strong>àdi immigrati di cui avranno bisogno.Con il 90% della popolazione mondialesotto i 15 anni che vive nei Paesi in via disviluppo, la forza lavoromondiale del futurodovrà essere cercata lì.La maggior parte diquesti giovani diverrannoo cercheranno didiventare forza lavoroentro i prossimi ventianni. Molti non riuscirannoa soddisfare le loro ambizionioccupazionali in patria, incrementandocosì la pressione migratoria. Un grannumero di giovani disoccupati nelleprincipali c<strong>it</strong>tà del mondo in via di sviluppopotrebbe provocare tensioni einstabil<strong>it</strong>à pol<strong>it</strong>ica. Alleviare questepressioni potrebbe diventare una prior<strong>it</strong>àdi pol<strong>it</strong>ica estera.Quali sono le conseguenze piùimmediate sui Paesi occidentali?L’Occidente dovrà affrontare il fatto chele sue esigenze di forza lavoro verrannosoddisfatte in misura maggiore da personeprovenienti da Paesi in via di sviluppo; laforza lavoro proveniente da quelli sviluppati,infatti, è semplicemente insufficiente. Ciòavrà l’effetto immediato di rendere piùmarcata la divers<strong>it</strong>à etnica, razziale ereligiosa delle società occidentali (danotare che la percentuale di musulmaninei Paesi in via di sviluppo è più alta chealtrove), che a sua volta potrebbe causareSe vorrà mantenerela sua prosper<strong>it</strong>à,l’Occidente dovrà avereuna gestione molto accortadei flussi migrator<strong>it</strong>ensioni e, potenzialmente, problemi dicoesione sociale, con un impatto sconosciutofino a oggi. Un’attenta gestionedel fenomeno migratorio sarà necessariaper riuscire a potenziare la prosper<strong>it</strong>àoccidentale.Inev<strong>it</strong>abilmente ci sarà chi chiederàcontrolli più severi sui flussi migratori, ela tecnologia potrà soddisfare alcune diqueste esigenze, almeno per quantoriguarda l’ident<strong>it</strong>à delle persone cheentrano nostri Paesi. Mala sicurezza nazionalenon sarà l’unico motivoalla base delle richiestedi maggiore controllo.Con l’incombente squilibriodemografico, ladomanda per entrarein altri Paesi cresceràe con essa le aspettative dei c<strong>it</strong>tadiniverso i loro governi perché mantenganoil controllo su chi ha il permesso di entraree soggiornare.Anche se l’Occidente continuerà ad averbisogno di un numero sempre maggioredi lavoratori stranieri a tutti i livelli dicompetenza, le porte non sarannocompletamente aperte e potrebbe esserenecessario per i governi chiudere lefrontiere prima di potersi aprire maggiormenteai flussi, a fronte delle aspettativedei propri c<strong>it</strong>tadini e della pressionemigratoria dai Paesi in via di sviluppoche non sono in grado di impiegare laloro popolazione giovanile.Con una forte domanda insoddisfattadi migrare, si può facilmente prevedereanche una forte richiesta per i trafficantiche trasportano persone in Paesi cheoffrono lavoro, legale o meno. Se le barchecontinueranno a essere così utilizzatedai contrabbandieri, possiamo aspettarcinuove forti sollec<strong>it</strong>azioni per una modifica622 010 novembre-dicembre


Howard Duncan (progetto Metropolis)della legge internazionale che permettadi intercettare le imbarcazioni in acqueinternazionali, sia da parte delle forze dipolizia nazionali o – più facile da accettare– da forze multilaterali delle Nazioni Un<strong>it</strong>e.La tratta di esseri umani potrebbe diventarela più grande sfida pol<strong>it</strong>ica dell’Unhcr(Un<strong>it</strong>ed Nations High Commissioner forRefugees) in futuro, dato che molti clandestinipresentano domanda di asilodopo l’arrivo a destinazione. A meno chela comun<strong>it</strong>à internazionale non sia in gradodi agire efficacemente sul traffico diesseri umani, resterà un vuoto che saràriemp<strong>it</strong>o dalla criminal<strong>it</strong>à organizzata, conla molteplic<strong>it</strong>à di problemi e di sofferenzeche questo comporta.Naturalmente, alcuni sperano che sisviluppi un regime di governance globaleper gestire l’immigrazione a beneficiodei migranti, dei Paesi di origine e dei Paesidi destinazione. Sinora questo è stato unsogno irrealizzabile e le aspettative perchéveda giorni migliori sono minime, tanto ladiscussione sul tema è priva di un terrenocomune tra le regioni del mondo.Secondo le stime dell’Onu sonocirca due milioni 700mila i migrantiche ogni anno muovono dai Paesipoveri verso quelli sviluppati. Rispettoa una popolazione mondiale di settemiliardi di individui il fenomeno potrebbeessere gest<strong>it</strong>o con razional<strong>it</strong>à: perchéinvece genera reazioni emotive cosìforti e violente?Sebbene solo piccola percentualedella popolazione mondiale sia emigratalibertàciviliPrimo Piano2 010 novembre-dicembre63


Howard Duncan (progetto Metropolis)Primo Pianolibertàcivili(al momento vive in un Paese diverso daquello di nasc<strong>it</strong>a il tre per cento dellapopolazione mondiale), i suoi effetti sisono fortemente concentrati in un numerorelativamente piccolo di local<strong>it</strong>à. Lamaggior parte dei migranti sono direttiverso le c<strong>it</strong>tà, dove il loro cap<strong>it</strong>ale umanoe il loro lavoro è meglio remunerato.Se gli immigrati fossero equamentedistribu<strong>it</strong>i tra i quasi sette miliardi diab<strong>it</strong>anti del pianeta, l’impatto socialesarebbe molto minore, ma non è questoil caso e non lo sarà in futuro. Quindi laconcentrazione di immigrati in determinatec<strong>it</strong>tà non cesserà e ciò causerà tensionisociali, confl<strong>it</strong>ti e resistenze soprattuttoda parte dei residenti locali. Gli effettidelle migrazioni, infatti, sono percep<strong>it</strong>iprincipalmente a livello locale, pertantoanche piccoli numeri possono essereestremamente importanti.La preoccupazione maggiore è chele c<strong>it</strong>tà e i loro singoli quartieri stannocambiando in conseguenza di forze sullequali i residenti hanno poco controllo edi cui hanno poca comprensione.Normalmente sono i governi nazionali chestabiliscono la pol<strong>it</strong>ica dell’immigrazionee gli enti locali quelli che ne sentono glieffetti. Naturalmente la pol<strong>it</strong>ica nazionalemira a portare vantaggia livello locale, ma quandoi c<strong>it</strong>tadini perdonofiducia riguardo ai beneficiper la loro comun<strong>it</strong>à,il risentimento monta epuò scaricarsi su immigratie minoranze.Si può parlare diident<strong>it</strong>à nazionali, ma spesso l’ident<strong>it</strong>à èanche una questione locale e può esserefragile, facilmente minacciata dalla presenzadi immigrati. La migrazione puòavere un effetto profondo sulla v<strong>it</strong>a privataDobbiamo chiederci se ungoverno delle migrazionida parte dell’Onu sarebbepiù efficace di quellodei governi nazionalisia dei migranti sia di chi li osp<strong>it</strong>a. I governidevono essere sensibili e attuare misureper garantire che la migrazione vengaconsiderata a beneficio di entrambe leparti. Per fare questo un’attenta comunicazioneè molto importante e richiedemessaggi che possano rassicurare i c<strong>it</strong>tadinila cui comun<strong>it</strong>à sta cambiando, alfine di convincerli che tali cambiamentisono nel loro interesse e sotto controllo.Senza queste rassicurazioni, le relazion<strong>it</strong>ra migranti e popolazione osp<strong>it</strong>antepossono facilmente degenerare.Rovesciando la pratica di ricercaresoluzioni locali a un problema globale,si afferma la necess<strong>it</strong>à di trovare unasoluzione globale a problemi locali. Aquali condizioni di maggiore capac<strong>it</strong>àdecisionale e impos<strong>it</strong>iva potrebbe esserel’Onu la sede per una tale governance?La premessa di questa domanda èche l’Onu sia in una posizione migliorerispetto ai governi nazionali e a quellilocali per gestire la migrazione e i suoieffetti sociali. Questo è un punto dipartenza molto controverso e chedovrebbe essere riesaminato. È proprioperché non vi è alcun motivo di r<strong>it</strong>enereche il governo della migrazione da partedell’Onu possa esserepiù efficace per garantirei vantaggi dellamigrazione ai migranti,alle società d’accoglienzae alle societàdi partenza che i colloquiriguardo allagovernance globale almomento hanno avuto così poco successo.L’Onu, essendo una composizione deisuoi Stati membri, non è in grado di ev<strong>it</strong>arefazios<strong>it</strong>à e processi decisionali nell’esclusivointeresse degli stessi, dato che ne sono642 010 novembre-dicembre


Howard Duncan (progetto Metropolis)i componenti. Non è realistico chiedere chel’Onu agisca in modo separato dagli interessidei suoi membri, come una sorta diorganismo disinteressato e sovranazionaleper competenza e benevolenza.In quale modo il dialogo interculturalee interreligioso può sostenere i processidi integrazione necessari a realizzarele forme di convivenza civile nellesocietà sempre più “aperte” dei nostrigiorni? Quali forme di accoglienza e dinuove pol<strong>it</strong>iche economico-sociali sipossono immaginare per il futuro?Dal momento che le divers<strong>it</strong>à etnichee religiose lasciano il segno sulle nostrec<strong>it</strong>tà, e le preoccupazioni sull’integrazionecrescono insieme a quelle per i confl<strong>it</strong>tietnici e il terrorismo, i pensieri volgonoal dialogo interculturale e interreligiosocome mezzo migliore per calmare leacque.Alcuni teorici hannosostenuto che il multiculturalismodovrebbeessere sost<strong>it</strong>u<strong>it</strong>o dall’interculturalismo,pervia dell’accento chequest’ultimo pone sulrafforzamento dellePer organizzarele convivenze occorrepartire dall’attenzioneverso i problemi concretidella v<strong>it</strong>a di ogni giornorelazioni tra i diversi gruppi, e che ilmulticulturalismo sia progettato permantenere tali gruppi nei loro distintidomini culturali.La promozione del dialogo si basasulla premessa che le incomprensioninei confronti degli altrui sistemi dicredenze, comportamenti e intenzioniabbiano creato risentimento e timoriinutili e infondati. Il dialogo – si sostiene– potrebbe chiarire i malintesi e rivelarela comunanza fra approcci di gruppidiversi alla v<strong>it</strong>a, alla pace e alla tolleranza.Di conseguenza, molti colloqui interculturalie interreligiosi sono stati organizzatinelle varie comun<strong>it</strong>à mondiali, alcuni alivello nazionale, altri a livello locale.Nessuno discute circa le intenzioni d<strong>it</strong>ali riunioni, ma è lec<strong>it</strong>o chiedersi quantocolloqui di questo tipo siano efficaci perpromuovere e rafforzare l’integrazionee la coesione sociale. Ammesso che siaauspicabile che diversi gruppi etnici ereligiosi lavorino insieme, piuttosto chein opposizione, la questione è come farloin modo duraturo. Parlare di relazioniinterreligiose in astratto alla fine diventafaticoso. Di per sé, questi tipi di dialogohanno un’util<strong>it</strong>à lim<strong>it</strong>ata. Tuttavia ci sonodelle alternative.Sarà di gran lunga più efficace per imembri dei diversi gruppi lavorare insiemesu questioni di interesse comune, mache non investano direttamente il fatto diappartenere a religioni o culture diverse.Come residenti dellastessa c<strong>it</strong>tà, ad esempio,essi condividonola stessa preoccupazioneper un’efficaceamministrazione. Nonimporta il gruppo diappartenenza, la gentesarà interessata alsistema di trasporto, alle aliquote fiscali,alla qual<strong>it</strong>à dell’acqua, ai sistemi fognari,alla raccolta dei rifiuti, alla gestione dei taxi,allo sviluppo e a molte altre questioniciviche normali.Portare i membri delle diverse comun<strong>it</strong>àa lavorare su questioni ordinarie di v<strong>it</strong>acivica non solo li mette in contatto l’unocon l’altro, ma li unisce per risolvere iproblemi della v<strong>it</strong>a reale. La riusc<strong>it</strong>a d<strong>it</strong>ale processo porterà benefici tangibili enon solo il piacere effimero di discussionisui modi di v<strong>it</strong>a e sulle credenze di ciascuno.Il successo nel risolvere i problemi delPrimo Pianolibertàcivili2 010 novembre-dicembre65


Howard Duncan (progetto Metropolis)Primo Pianolibertàcivilivivere quotidiano fornirà la prova piùdiretta che i membri di altri gruppi possonoessere vicini di casa buoni e preziosi.Inoltre, questo tipo di sforzo è stabile neltempo, non essendoci effettivamenteun lim<strong>it</strong>e alle questioni di v<strong>it</strong>a civicacondivisa che i residenti della c<strong>it</strong>tà devonoaffrontare.Pertanto, raccomando di mettere illavoro comune su tali questioni al postodei colloqui interreligiosi e interculturali.Tale lavoro, infatti, producebenefici tangibilie duraturi con modal<strong>it</strong>àche le discussioni relativamenteartificiose suisistemi culturali altruinon possono riprodurre.Sarà interessantevedere come se lacaveranno a questo propos<strong>it</strong>o due c<strong>it</strong>tàcanadesi a segu<strong>it</strong>o delle elezioni comunali.La c<strong>it</strong>tà di Calgary ha eletto per laprima volta un sindaco musulmano permotivi che avevano a che fare solo conla sua capac<strong>it</strong>à di gestire gli affari dellac<strong>it</strong>tà. Il fatto che fosse musulmano èstato poco rilevante. E Toronto, la c<strong>it</strong>tàpiù grande e diversificata del Canada,ha eletto un sindaco di destra, con l’enormesostegno di tutti i gruppi etnici, perchéè stato riconosciuto come il candidatoadatto alle necess<strong>it</strong>à di governo dellac<strong>it</strong>tà.La pol<strong>it</strong>ica delle ident<strong>it</strong>à, in questec<strong>it</strong>tà canadesi, è stata accantonata.Calgary e Toronto hanno deciso di sottrarreil tema dell’integrazione al dibatt<strong>it</strong>oelettorale e le elezioni hanno avuto unes<strong>it</strong>o che potrebbe fare di più per unificarela loro variegata popolazione di quantopossa fare qualsiasi eventuale discussionesulle relazioni etniche e interreligiose.Troppo spesso, l’affrontare direttamenteI casi di due c<strong>it</strong>tà canadesi– Calgary e Toronto –sono oggi da seguirecon particolare interesseil tema dei rapporti interreligiosi può farepoco per ridurre le tensioni e potrebbeanche peggiorare le cose.Quali sono le attuali caratteristichedel governo dell’immigrazione e dell’integrazione?Gli appelli pubblici per una più efficaceintegrazione degli immigrati edelle minoranze sono diventati la normal<strong>it</strong>àin Europa, e alcuni sono ancheirrealistici, come quelloaffinché gli immigratisi lascino alle spalleil loro patrimonio culturalee linguistico edivengano decisamenteparte della societàosp<strong>it</strong>ante: diventino,cioè, olandesi, svedesi,e così via.L’immigrato è spesso lasciato solo achiedersi cosa può eventualmente fareper soddisfare le pretese della popolazionelocale; conoscere la lingua e avereun lavoro non significa necessariamenteessere accettati. Imporre un requis<strong>it</strong>oper l’integrazione può non produrre irisultati attesi. Vietare determinati tipi diabbigliamento in pubblico può fare poco,anzi può aumentare il risentimento erafforzare una sorta di enclave difensiva.Le leggi anti-discriminazione sonoscarsamente efficaci se i migranti nonhanno accesso al lavoro.Non solo, alcune delle attuali rispostealla presenza di divers<strong>it</strong>à etniche e religiosenon producono risultati e a causa diquesto molti c<strong>it</strong>tadini stanno perdendofiducia nella capac<strong>it</strong>à dei loro governi digestire l’immigrazione e l’integrazione abeneficio della società osp<strong>it</strong>ante. A questaperd<strong>it</strong>a di fiducia può corrispondere laformazione di gruppi anti-immigrazione662 010 novembre-dicembre


Howard Duncan (progetto Metropolis)di estrema destra, di movimenti pol<strong>it</strong>icicontro le minoranze e un generale irrigidimentodell’atteggiamento della societànei confronti dei gruppi minor<strong>it</strong>ari. Tuttoquesto non è utile alla coesione socialenel lungo periodo.La gente vuole vedere il propriogoverno gestire bene e nell’interesse dellasocietà la migrazione e l’integrazione.Una gestione efficace non significaadottare una linea dura contro i nuoviarrivati. Praticamente opposta, infatti, èstata l’esperienza delle tradizionalisocietà di coloni come Australia, Canada,Nuova Zelanda e Stati Un<strong>it</strong>i, dove l’approccioall’integrazione è stato quello disostenere l’ingresso di immigrati nelmercato del lavoro e la tutela dei lorodir<strong>it</strong>ti; di aiutare il loro accesso all’alloggio,alla scuola, alla san<strong>it</strong>à e ai servizi sociali;di mettere a disposizione corsi di linguae di orientamento culturale. I risultatiin generale sono statimigliori in termini economici,in termini di La gente vuole vederecoesione sociale e in il governo gestire benetermini di armonia e nell’interesse della societàsociale.immigrazione e integrazioneLa caratteristica delgoverno dell’immigrazionee dell’integrazionedi queste società è stata la relativaapertura alla presenza di un gran numerodi immigrati, simboleggiata da un facileaccesso alla c<strong>it</strong>tadinanza. I livelli diimmigrazione sono controllati attraversoprogrammi dedicati e i governi mon<strong>it</strong>oranoi risultati sia per gli immigrati che per lesocietà osp<strong>it</strong>anti adattando di conseguenzai programmi stessi. Una gestioneefficace dipende spesso dalla decisionedi un governo di affrontare seriamente ilproblema e, in base a tale decisione,costruire un insieme di pol<strong>it</strong>iche e pro-grammi. Una gestione efficace richiedeanche una comunicazione altrettantoefficace con il pubblico, per consentire atutti di capire ciò che accade nelle lorosocietà e quali sono gli effetti. Ancorauna volta, la fiducia della gente è determinanteper ottenere buoni risultati.Fino a che punto le migrazioni internazionalipossono essere consideratecome uno strumento efficace per sanaregli squilibri economici?La questione del contributo dellamigrazione alla cresc<strong>it</strong>a economica neiPaesi in via di sviluppo è stata moltodibattuta. Molti studi in materia evidenzianoche la migrazione svolgerà un ruolominore nello sviluppo economico rispettoal commercio, agli investimenti delleimprese, all’istruzione e a un buon governo.L’eliminazione delle barriere commercialiavrà effetti molto maggiori della liberalizzazionedelle migrazioni.Tuttavia, molticontinuano a r<strong>it</strong>enereche i benefici derivantidalla migrazione, comerimesse, scolarizzazionee vantaggi delle attiv<strong>it</strong>àdella diaspora, sarannopreziosi.Sarebbe illusorio credere che lamigrazione possa essere gest<strong>it</strong>a come unelemento di primo piano per lo sviluppoeconomico e, purtroppo, colloqui multilateralisul tema – come il Forum globalesulla migrazione e lo sviluppo – sono statigravati da dibatt<strong>it</strong>i pol<strong>it</strong>ici su posizionicontrapposte e minimo è stato il progresso.Potremo utilmente verificare in futuro inquale misura saranno gli accordi internazionalia contribuire alla cresc<strong>it</strong>a economicae in quale misura saranno le azioni degliindividui, siano essi coloro che invianoPrimo Pianolibertàcivili2 010 novembre-dicembre67


Howard Duncan (progetto Metropolis)Primo Pianolibertàcivilirimesse, o coloro che pagano per la propriaformazione, gli imprend<strong>it</strong>ori immigratie così via.La rimozione delle barriere alle rimessee la riduzione ulterioredei costi di transazionegioveranno singolarmentealle famiglie ele pol<strong>it</strong>iche che favorisconola cresc<strong>it</strong>a deirapporti di affari transnazionaliaiuteranno leeconomie più povere.In defin<strong>it</strong>iva, è l’abbattimento delle barrierecommerciali la cosa più importante e moltisuoi benefici saranno accresciuti dai legam<strong>it</strong>ransna-zionali d’impresa promossi dallamigrazione.Quali modelli e forme di integrazionesi possono immaginare per il futuro?Fare congetture sul futuro dell’integrazionerichiede l’accettazione di ipotesipreliminari. Queste sono alcune dellemie: i flussi migratori continueranno eprobabilmente aumenteranno comerisultato dell’aumento dello squilibriodemografico tra Paesi sviluppati e Paesiin via di sviluppo e delle persistenti,benché mutevoli, dispar<strong>it</strong>à economiche;al crescere del numero dei migranti cresceràanche il numero di enclavi etniche;la transnazional<strong>it</strong>à continuerà a essereuna caratteristica della v<strong>it</strong>a dei migrantie prenderà la forma della migrazionemultipla, cioè di una v<strong>it</strong>a spesa in piùPaesi che produrrà sentimenti di fedeltà,di attaccamento multipli, se non incontrasto tra loro, c<strong>it</strong>tadinanza doppia omultipla e investimenti finanziari edemozionali in più di un Paese; le c<strong>it</strong>tàrimarranno le destinazioni prescelte, conuna conseguente maggiore concentrazionedi migranti, divers<strong>it</strong>à ed enclavi etniche;Uno dei modellidel futuro sarà certamentequello delle “migrazionimultiple”, di v<strong>it</strong>e cioè spesein più Paesi682 010 novembre-dicembre


Primo PianoLa questionedelle migrazionifra soluzioni <strong>globali</strong>e problemi localiIntervista a Demetrios Papademetriou,presidente del Migration Policy Inst<strong>it</strong>ute,il think tank indipendente americanodedicato allo studio delle migrazionia livello locale, nazionale e internazionaleA cura di Stefania Nasso(con la collaborazione di Guia Gilardoni, Ismu)libertàciviliGli effetti negativisui flussi migratoridella crisi economicainternazionaledegli ultimi due anniCome cambierà la struttura dei flussi migratori nei prossimi20 anni? Quali sono le prospettive possibili?La crisi economica globale ha messo in discussione leprecedenti stime migratorie, almeno per i prossimi anni. Cinqueanni fa, gli analisti si aspettavano che la forte cresc<strong>it</strong>a dellamigrazione internazionale continuasse senza interruzioni. Larecessione profonda e prolungata, tuttavia, ha portato una battutad’arresto nell’aumento delle popolazioni di origine straniera inmolti dei principali Paesi osp<strong>it</strong>anti. Alcuni deiflussi migratori che erano aumentati vertiginosamente,come quelli in Spagna, Irlanda,Grecia e Stati Un<strong>it</strong>i, hanno sub<strong>it</strong>o un drasticodecremento, con notevoli riduzioni dei flussidi immigrazione clandestina, della liberacircolazione all’interno dell’UE e, in alcuni Paesi,dei trasferimenti aziendali e delle migrazioniper motivi d’affari.Per quanto tempo l’impatto della crisi economica globaledurerà, e quanto velocemente i flussi migratori riprenderanno,rimane tutto da vedere. Come in passato, i flussi migratoridipendono in gran parte dagli es<strong>it</strong>i economici sia dei Paesid’origine che di destinazione degli immigrati, e da come lacresc<strong>it</strong>a è distribu<strong>it</strong>a in tutto il mondo. Al contempo, la crisi economicaha determinato un irrigidimento nell’opinione pubblica neiconfronti dell’immigrazione e ha rafforzato l’opposizione a unamaggiore apertura in tutta l’Europa e il Nord America, compresiFrancia, Italia, Regno Un<strong>it</strong>o, e Stati Un<strong>it</strong>i (per c<strong>it</strong>arne solo alcuni).702 010 novembre-dicembre


Demetrios Papademetriou (Migration Policy Inst<strong>it</strong>ute)I risultati di una ricercadel Migration Policy Inst<strong>it</strong>utesulle tendenze demografichefino al 2030Se questa reazione persiste ben oltre la ripresa economica,gli effetti della crisi sulla migrazione saranno prolungati.Se la cresc<strong>it</strong>a economica – di posti di lavoro, in particolare –riprenderà nel prossimo futuro, la dimensione e il carattere deiflussi migratori saranno dettati anche dalle tendenze demografiche<strong>globali</strong>. I principali Paesi di provenienza inAmerica Latina, Europa dell’Est e Asia prestonon produrranno più così tanti potenzialimigranti come una volta, come si evince dauna ricerca pubblicata dal Migration PolicyInst<strong>it</strong>ute sulle tendenze demografiche finoal 2030. Nel frattempo, l’incessante cresc<strong>it</strong>adella popolazione nella maggior partedell’Africa e del Sud-Est asiatico continuaad alimentare i flussi migratori. E questi sviluppi avverrannoproprio mentre si intensificherà la domanda di lavoratori di tuttii generi nel Primo mondo in rapido invecchiamento, lì dovela maggior parte dei Paesi hanno tassi di natal<strong>it</strong>à più bassi omolto più bassi.Infine, le destinazioni degli immigrati sono destinate a diversificarsi,con altre nazioni da aggiungere al novero dei grandiPaesi di immigrazione. La maggior parte delle nazioni in rapidacresc<strong>it</strong>a e a medio redd<strong>it</strong>o sono già – o stanno già – diventandovelocemente i principali destinatari dell’immigrazione. I BRIC(Brasile, Russia, India e Cina) e altre economie emergenti –molte delle quali hanno in precedenza inviato un numeroconsiderevole di emigrati all’estero – si aspettano di ricevereuna quota crescente di immigrazione a livello mondiale neiprossimi decenni, tra cui l’immigrazione dai Paesi più sviluppati.Primo PianoSecondo le stime dell’Onu sono circa due milioni e 700milai migranti che ogni anno muovono dai Paesi poveri versoquelli sviluppati. Rispetto a una popolazione mondiale di settemiliardi di individui il fenomeno potrebbe essere gest<strong>it</strong>ocon razional<strong>it</strong>à: perché invece genera reazioni emotive cosìforti e violente?L’immigrazione è un settore controverso perché tocca questionimolto delicate relative all’ident<strong>it</strong>à nazionale, la coesione socialee la sicurezza economica. Molti nuovi immigrati provengono danazioni con rilevanti differenze sociali, culturali, religiose edetniche rispetto ai Paesi osp<strong>it</strong>anti. L’integrazione di questiimmigrati non è sempre un processo senza intoppi e gli insuccessidelle pol<strong>it</strong>iche del passato hanno inaspr<strong>it</strong>o questa sfida. Gliimmigrati e le società in cui si spostano possono adattarsi gli unilibertàcivili2 010 novembre-dicembre71


Demetrios Papademetriou (Migration Policy Inst<strong>it</strong>ute)Primo PianolibertàciviliOccorre fare sempre piùi conti con la dimensionetransnazionaledei fenomeni migratorialle altre nel tempo, come hanno dimostrato i periodi di migrazionenel corso della storia.Ma questo adattamento è difficile quando il cambiamentoè rapido e visibile, e quando le comun<strong>it</strong>à locali sono impreparatea ricevere immigrati. Infatti, alcuni Paesi sono diventati i protagonistiprincipali dell’immigrazione nel corso di una sola decadeo giù di lì (Grecia, Irlanda e Spagna sono esempi notevoli). Piùveloce è il r<strong>it</strong>mo del cambiamento, maggiore è il timore dellagente e più impegnativo il comp<strong>it</strong>o, che attende le comun<strong>it</strong>à ei governi, di facil<strong>it</strong>are l’integrazione degli immigrati.L’insicurezza economica accresce queste ansie sociali eculturali. Persino prima della crisi economica, la <strong>globali</strong>zzazione– e la ristrutturazione economica che questa ha comportato –la mutata geografia della produzione (attraverso l’outsourcinge gli investimenti nei Paesi a basso costo di manodopera), e lanatura volubile delle economie moderneavevano minato la sicurezza economica pertalune categorie di lavoratori in molti Paesiricchi, in particolare per i lavoratori menoistru<strong>it</strong>i e qualificati. Queste tendenze hannoacu<strong>it</strong>o le preoccupazioni che gli immigratipossano accaparrarsi posti di lavoro, chetoglierebbero alla forza lavoro interna. E dalmomento che i posti di lavoro sono diventatipiù scarsi negli ultimi due anni, i timori di tale concorrenzasono più forti che mai.Rovesciando la pratica di ricercare soluzioni locali a unproblema globale, si afferma la necess<strong>it</strong>à di trovare unasoluzione globale a problemi locali. A quali condizioni dimaggiore capac<strong>it</strong>à decisionale e impos<strong>it</strong>iva potrebbe esserel’Onu la sede per una tale governance?Nonostante le notevoli risorse e l’attenzione dedicata allagestione della migrazione in modo unilaterale, una tormentosapreoccupazione è emersa tra molti pol<strong>it</strong>ici: che l’approcciounilaterale da solo non possa risolvere alcuni dei problemiperduranti che molti Paesi si trovano ad affrontare. Questiproblemi tendono a essere fondamentalmente di natura transnazionalee quindi solo parzialmente pronti a riflettere lepol<strong>it</strong>iche di immigrazione dei vari Paesi.Tra questi vi sono: persistenti alti livelli di immigrazioneillegale in alcuni Paesi; l’aumento delle reti transnazionali ocriminali che tentano di far passare illegalmente le personeattraverso le frontiere; il grande numero di individui che cercano722 010 novembre-dicembre


Demetrios Papademetriou (Migration Policy Inst<strong>it</strong>ute)L’iniziativa presadall’ex segretario generaledell’Onu Kofi Hannandi ist<strong>it</strong>uire il Forum mondialesu migrazioni e sviluppoprotezione uman<strong>it</strong>aria, spesso per motivi che non gli valgono ilriconoscimento dello status di rifugiato secondo l’attuale dir<strong>it</strong>tod’asilo; una serie di inefficienze economiche derivanti da difficoltànella valutazione di credenziali di lavoratori stranieri immigratie il trasferimento dei dir<strong>it</strong>ti acquis<strong>it</strong>i, come le pensioni e altreprestazioni di previdenza sociale, attraverso i confini nazionali.Negli ultimi dieci anni ci sono stati una proliferazione diforum sulle migrazioni tra i vari Stati, e alcuni movimenti moltomodesti verso una maggiore cooperazione internazionale inmateria di migrazione, ma non c’è alcun consenso su qualealtra forma la cooperazione potrebbe o dovrebbe assumere.Tuttavia, la cooperazione intergovernativa non vincolante hadel potenziale. Il Forum mondiale su migrazione e sviluppo –ist<strong>it</strong>u<strong>it</strong>o nel corso della gestione dell’exsegretario delle Nazioni Un<strong>it</strong>e Kofi Annan alfine di interrompere la spirale di riluttanzadelle nazioni avanzate a qualsiasi discorsosulla governance della migrazione globalesotto l’egida delle Nazioni Un<strong>it</strong>e – è intergovernativocome concezione. Questa strategiasembra dare i primi frutti in quanto molti Statihanno partecipato a questi dibatt<strong>it</strong>i (il quartoForum ha portato circa 130 Paesi a Puerto Vallarta, in Messico).Tuttavia, tali discussioni devono cominciare a portare ad accordidi cooperazione sulle cose che contano, prima che si possacominciare a essere ottimisti circa i benefici di processi comequesto e di altro genere.Primo PianoIn quale modo il dialogo interculturale e interreligiosopuò sostenere i processi di integrazione necessari a realizzarele forme di convivenza civile nelle società sempre più “aperte”dei nostri giorni? E quali forme di accoglienza e di nuovepol<strong>it</strong>iche economico-sociali si possono immaginare per ilfuturo?Siccome un numero crescente di immigrati proviene da Paesicon notevoli “distanze” culturali rispetto a quelli di accoglienza,i responsabili pol<strong>it</strong>ici dei Paesi osp<strong>it</strong>anti hanno avviato diverseiniziative per promuovere il dialogo interculturale e in particolareinterreligioso. L’obiettivo di questo dialogo è generalmentequello di permettere alle comun<strong>it</strong>à religiose di interagire con leautor<strong>it</strong>à locali e nazionali al fine di appianare le differenze cheemergono dalla pratica della loro fede. La discussione puòincentrarsi sulle questioni locali, come la disponibil<strong>it</strong>à di permessiper la costruzione di spazi di preghiera, la formazione dei leaderlibertàcivili2 010 novembre-dicembre73


Demetrios Papademetriou (Migration Policy Inst<strong>it</strong>ute)Primo PianolibertàciviliI costi delle pol<strong>it</strong>ichedi integrazione decisea livello centrale ricadonosoprattutto sui governilocali del terr<strong>it</strong>orioreligiosi, o la creazione di seminari locali; oppure può dar luogoa negoziati sulle pol<strong>it</strong>iche di livello nazionale, per esempio iregolamenti che hanno un effetto specifico su certi gruppi religiosi.Questi dialoghi servono a uno scopo molto utile, specialmentequando i loro obiettivi sono chiaramente defin<strong>it</strong>i ed entrambe leparti si comportano in buona fede. Nel lungo termine, dare aigruppi di minoranza una quota nelle ist<strong>it</strong>uzioni di maggioranzae incoraggiare il loro coinvolgimento nel processo pol<strong>it</strong>icomainstream rimane una componente fondamentale di integrazionesociale e pol<strong>it</strong>ica e un elemento essenziale persino del buongoverno.Quali sono le attuali caratteristiche del governo del fenomenomigratorio?La pol<strong>it</strong>ica di immigrazione è stata tradizionalmente il dominiodei governi nazionali, che sono generalmente responsabilidella selezione, ammissione e aiuto (almeno economicamente)all’integrazione degli immigrati regolari, nonché dell’attuazionedelle pol<strong>it</strong>iche per prevenire l’immigrazione illegale e proteggereipropri confini. Tuttavia, gli immigrati vivono e lavorano nellecomun<strong>it</strong>à locali ed è a questo livello di governo che l’impattodelle pol<strong>it</strong>iche nazionali si fa sentire ed è generalmente affrontatonel modo più efficace. Negli ultimi anni, le strutture statali sisono adeguate per tener conto di questa realtà in diversi modi.Il coinvolgimento delle autor<strong>it</strong>à sub-nazionali nella pol<strong>it</strong>ica diimmigrazione è in genere più diretto nel campo dell’integrazionedegli immigrati. Per sua stessa natura, l’integrazioneè un fenomeno locale; così le pol<strong>it</strong>ichevolte a facil<strong>it</strong>arla sono spesso attuate a questolivello (per esempio, attraverso scuole, collegi,o impiego pubblico e servizi di formazione).La preoccupazione comune è che, mentre leagenzie nazionali o federali in genere ricevonomolte delle entrate fiscali che gli immigratipagano (attraverso i costi del visto o le impostesul redd<strong>it</strong>o), i costi delle iniziative di integrazione degli immigrativengono sostenuti dai governi locali o regionali. Alcuni Paesi,quindi, hanno introdotto programmi per fornire un finanziamentosupplementare alle regioni con i più alti livelli di immigrazione,al fine di sostenere l’integrazione e i servizi pubblici locali chepossono essere messi a dura prova a causa della maggioreimmigrazione.Le giurisdizioni locali e regionali hanno un interesse in altrisettori della pol<strong>it</strong>ica di immigrazione. Le competenze e le742 010 novembre-dicembre


Demetrios Papademetriou (Migration Policy Inst<strong>it</strong>ute)necess<strong>it</strong>à del lavoro variano geograficamente, creando così unmotivo logico per il ruolo del governo regionale nella selezionee ammissione degli immigrati. Il Canada e l’Australia sono statipiù innovativi nel delegare le competenze per la selezione(o “nomina”) degli immigrati alle giurisdizioni sub-nazionali.Mentre queste pol<strong>it</strong>iche pongono alcuni ques<strong>it</strong>i su come“legare” gli immigrati ai settori in cui si sono impegnati a viveree lavorare, hanno il vantaggio di consentire flussi di immigrazioneche rispondono più direttamente ai bisogni economici locali eal mercato del lavoro.Infine, mentre i governi nazionali sono le autor<strong>it</strong>à più appropriateper attuare pol<strong>it</strong>iche di contrasto all’immigrazione (i controllialle frontiere e le azioni per ridurre il numero degli immigraticlandestini nel Paese), la mancanza di volontà o l’incapac<strong>it</strong>àdei governi centrali di controllare l’immigrazione illegale puòportare le giurisdizioni sub-nazionali a prendere nelle propriemani le redini della questione. Ciò è avvenuto negli Stati Un<strong>it</strong>i,dove i responsabili nazionali non sono stati in grado in questiultimi anni di affrontare i difetti del sistema di immigrazioneampiamente riconosciuti. Come risultato, alcuni Stati hannocommesso violazioni, come evidenziato recentemente dallapolemica sui tentativi dell’Arizona di eserc<strong>it</strong>are maggiori poteriin questo settore.Primo PianoÈ un errore pensarealle migrazionicome fattore risolutivodel riequilibrio demograficoed economicoFino a che punto le migrazioni internazionali possonoessere considerate come uno strumento efficace per sanaregli squilibri demografico-economici a venire?L’immigrazione ha un ruolo da svolgere per risolvere le sfidedemografiche ed economiche, ma non può rappresentare l’unica“soluzione” ed è più efficace come parte diun pacchetto del mercato del lavoro e dellepol<strong>it</strong>iche di educazione/formazione.Le sfide demografiche ed economichesono piuttosto di natura diversa. In primo luogol’invecchiamento e il basso tasso di natal<strong>it</strong>à,che non consentono il cambio generazionalenel mondo del lavoro, riducono le dimensionidella forza lavoro, aumentando il numerodi persone anziane che necess<strong>it</strong>ano di sostegno sotto formadi pensioni e di assistenza san<strong>it</strong>aria. Ne derivano tre fonti dipreoccupazione: lo sforzo fiscale sui regimi di assistenza socialepay-as-you-go, in cui un numero crescente di destinatari contasu un ristretto numero di contribuenti in età lavorativa; unapotenziale “carenza” di manodopera, giacché i giovani chelibertàcivili2 010 novembre-dicembre75


Demetrios Papademetriou (Migration Policy Inst<strong>it</strong>ute)libertàciviliPrimo Piano762 010 novembre-dicembre


Demetrios Papademetriou (Migration Policy Inst<strong>it</strong>ute)Il concorsodelle migrazioni più qualificatealla formazione di economiepiù compet<strong>it</strong>iveentrano nel mercato del lavoro sono di meno rispetto a chi va inpensione e, in prospettiva, una mancanza di personale medicoqualificato per occuparsi di una popolazione che invecchia, inparticolare in ruoli meno qualificati come gli assistenti domiciliari.Le preoccupazioni circa la contrazione della manodoperahanno ragione d’essere, ma il ruolo dell’immigrazione nell’affrontareil problema a volte viene esagerato. Esistono poche prove chela cresc<strong>it</strong>a della forza lavoro sia necessariaper i livelli di v<strong>it</strong>a e le simulazioni economichesuggeriscono che l’immigrazione non debbaessere la pol<strong>it</strong>ica primaria per garantire lasolvibil<strong>it</strong>à dei sistemi di assistenza sociale(età pensionabile, metodi di finanziamento,partecipazione alla forza lavoro sono generalmenteconsiderati più importanti). Quasi tuttii Paesi hanno sacche significative di manodoperasottoutilizzata, sotto forma di gruppi con bassi tassi dipartecipazione alla forza lavoro: i lavoratori svantaggiati e/o menoistru<strong>it</strong>i, i poveri delle c<strong>it</strong>tà, i lavoratori demotivati, le donne conbambini e i lavoratori anziani. Aumentare la partecipazione allaforza lavoro tra questi gruppi è fondamentale, ma può esseredifficile e costoso a volte, lasciando all’immigrazione il ruolo dicontribuire alla soluzione dei cambiamenti demografici.Tuttavia, nei Paesi con tassi di natal<strong>it</strong>à estremamente bassi,la forza lavoro può ridursi così rapidamente che l’economia nonè in grado di adeguarsi senza sostanziali scossoni a breve termine.Questo sarebbe particolarmente vero qualora i bassi tassi dinatal<strong>it</strong>à dovessero persistere per una o più generazioni (unproblema che l’Italia dovrà affrontare nei prossimi anni). In questicasi un vero e proprio “defic<strong>it</strong>” demografico deve essere affrontatoe cresce il ruolo potenziale dell’immigrazione per attutire il colpodel cambiamento demografico.Il fondamento logico dell’immigrazione come pol<strong>it</strong>ica perpromuovere l’innovazione, aumentare il cap<strong>it</strong>ale umano e lacresc<strong>it</strong>a economica è più convincente, soprattutto quando si trattadi immigrazione altamente qualificata. Proprio come succedecon la demografia, l’immigrazione non è la maniera principaleper migliorare l’offerta di persone di talento e innovative di un Paese.Le società devono impegnarsi in numerose iniziative pol<strong>it</strong>ichein materia di istruzione, pol<strong>it</strong>ica sociale e settori formativi, perdiventare più prospere e dotarsi di economie più compet<strong>it</strong>ive,ma anche allora queste iniziative non saranno sufficienti asoddisfare le esigenze in rapida evoluzione dei datori di lavoro.I mercati del lavoro in alcuni settori (come la ricerca scientifica,Primo Pianolibertàcivili2 010 novembre-dicembre77


Demetrios Papademetriou (Migration Policy Inst<strong>it</strong>ute)Primo PianolibertàciviliLa sfida maggioreresta quella di armonizzaregli immigrati con le realtàsociali che li ricevonol’ingegneria specializzata, o i servizi finanziari, per c<strong>it</strong>arne soloalcuni) sono di tipo globale, non nazionale. Al fine di mantenerela compet<strong>it</strong>iv<strong>it</strong>à, quindi, le imprese di un Paese e i centri diricerca hanno bisogno di accedere ai lavoratori più dotati,indipendentemente dal loro Paese di origine. Inoltre, molti tipidi imprese richiedono lavoratori specializzati solo in un momentodeterminato, e soltanto un accesso preferenziale al mercatodel lavoro globale è in grado di fornirglieli.Mentre le industrie in rapida cresc<strong>it</strong>a cercano di generareeconomie di scala e di sviluppare nuove specializzazioni,l’apertura all’immigrazione altamente qualificata può esserefondamentale per fornire lavoratori più dotati in tempi più rapidi.Quali modelli e forme di integrazione possiamo immaginareper il futuro?Una conseguenza della recente crisi economica in vari Paesidi destinazione degli immigrati è la drastica riduzione deglistanziamenti per l’integrazione degli immigrati. Mentre le nazionisi trovano ad affrontare i defic<strong>it</strong> di bilancio che sono emersidalla recessione globale, i programmi di integrazione sono statiridimensionati. Riduzioni della spesa in materia di integrazionedegli immigrati a livello nazionale hanno avutoluogo in Spagna, Paesi Bassi e Irlanda, mentrele giurisdizioni locali e regionali di tutta Europae Nord America sono sempre più sottopostea vincoli di bilancio. Questa tendenza rappresentauna delle maggiori sfide per iresponsabili delle pol<strong>it</strong>iche dell’immigrazionenel tentativo di rispondere a esigenze perduranticon minori risorse.È probabile che la ricerca di una maggiore coesione socialesarà uno dei temi dominanti nel dibatt<strong>it</strong>o sull’integrazione degliimmigrati nei prossimi dieci anni. La società, in diversi Paesi,ha reag<strong>it</strong>o contro il multiculturalismo come pol<strong>it</strong>ica portataavanti dallo Stato (come dimostra la recente polemica su questotema in Germania), richiedendo invece una maggiore assimilazioneculturale agli immigrati.L’integrazione resta un processo di adattamento reciproco incui sia la comun<strong>it</strong>à di accoglienza che i nuovi arrivati sviluppanocomprensione e rispetto, ma queste preoccupazioni dovrebberoessere prese sul serio. Maggiori sforzi concertati sarannonecessari per integrare gli immigrati in loco, nelle comun<strong>it</strong>àlocali in cui si fanno sentire i loro effetti più direttamente.(la traduzione è a cura di Caterina Cinferri)782 010 novembre-dicembre


La lotta alla povertàè la via maestra per il controllodei flussi migratoriPrimo PianoSecondo Marou Amadou, presidentedella Cost<strong>it</strong>uente del Niger, solo investendosullo sviluppo sostenibile e la democraziadei Paesi africani si arriverà a stabilizzarele popolazioni nei loro terr<strong>it</strong>ori d’origineIntervista a cura di Mario GiroTrentotto anni, Marou Amadou è il presidente dell’AssembleaCost<strong>it</strong>uente del Niger e sta guidando la transizione democratica dopoil colpo di Stato del febbraio 2010. Giurista e mil<strong>it</strong>ante dei dir<strong>it</strong>tidell’uomo, è stato incarcerato dal precedente regime per la suaattiv<strong>it</strong>à in favore della democrazia. Oggi traghetta il suo Paeseverso le elezioni che tra dicembre 2010 e aprile 2011 dovrannorest<strong>it</strong>uire al Niger un governo eletto.Secondo le stime dell’Onu sono circa due milioni 700milai migranti che ogni anno muovono dai Paesi poveri verso quellisviluppati. Rispetto a una popolazione mondiale di settemiliardi di individui il fenomeno potrebbe essere gest<strong>it</strong>o conrazional<strong>it</strong>à: perché invece genera reazioni emotive così fortie violente?La mia opinione è che si tratti innanz<strong>it</strong>utto di un’interpretazionemal posta e mal percep<strong>it</strong>a dell’immigrazione a causare reazionicosì forti. Sono convinto che la causa maggiore dell’immigrazionesiano essenzialmente la miseria e la povertà. Ci sono certo irifugiati pol<strong>it</strong>ici o provenienti da alcuni Paesi in confl<strong>it</strong>to, ma ingenerale credo occorra trovare la motivazione più vera, la causareale, e questa, ancora oggi, è la povertà, la mancanza di prospettive.Per questo credo che si possa gestire efficacementeil problema dell’immigrazione con un dialogo intergovernativoreale, con soluzioni di partenariato economico sociale credibilepiuttosto che con leggi e provvedimenti solo in materia di sicurezza.Per moltissime persone è un sogno di benessere che sta allabase dell’immigrazione. Ogni immigrato è alla ricerca di un suoparadiso. In s<strong>it</strong>uazioni normali ciascuno preferirebbe restarelibertàcivili2 010 novembre-dicembre79


Marou Amadou, presidente della Cost<strong>it</strong>uente del NigerPrimo Pianonel proprio Paese. Ciascuno, se potessescegliere tra restare a casa o andareall’avventura alla ricerca di un po’ dibenessere, un benessere spesso illusorio,preferirebbe restare a casa sua, quandovi fossero condizioni per una v<strong>it</strong>a decente.libertàcivili802 010 novembre-dicembre


Marou Amadou, presidente della Cost<strong>it</strong>uente del NigerÈ il caso dell’Africa che conosco bene.Tanti sono venuti in Europa, anche conargomentazioni false, ma sappiamo cheil vero problema è la povertà. Quindi finchénon ci sarà una risposta appropriataalla miseria non credo si potrà intervenirein modo efficace, esaltando il tema dellasicurezza.Inoltre molti Paesi europei conosconoe vivono problemi sociali ed economici.Prendiamo il caso di un <strong>it</strong>aliano o unfrancese o un belga che sono disoccupati:la colpa viene data agli immigrati, pocoimporta da dove vengono, che sianorom o africani. L’interpretazione è semprela stessa: non abbiamo risolto i nostriproblemi di disoccupazione, di sicurezzasociale, come possiamo aprire le nostrefrontiere? Un immigrato in più è unamotivazione valida e una giustificazionefacile, ne convengo, per gettare tutta lacolpa sugli immigrati. La realtà è che igoverni non sono riusc<strong>it</strong>i a trovare lerisposte ai problemi sociali sul tappeto.È dunque chiaro che, fin quando non cisarà in Europa o altrove un progressocondiviso, sarà più facile accusare gliimmigrati di venire a rubare il lavoro.Rovesciando la pratica di ricercaresoluzioni locali a un problema globale,si afferma la necess<strong>it</strong>à di trovare unasoluzione globale a problemi locali. Aquali condizioni di maggiore capac<strong>it</strong>àdecisionale e impos<strong>it</strong>iva potrebbe esserel’Onu la sede per una tale governance?Come armonizzare per esempio la coesistenzadi due organismi come l’AltoCommissariato per i rifugiati e l’Oim(Organizzazione internazionale per lemigrazioni)?All’Onu serve certamente un poterepol<strong>it</strong>ico più efficace e quindi un mandatomolto più chiaro, ma questo non è sufficiente.Bisogna avere più mezzi e l’Onunon li possiede. È chiaro che, se vogliamouna governance mondiale democraticae di progresso sotto l’egida delle NazioniUn<strong>it</strong>e, questo sarà possibile a due condizioni.L’Onu deve essere essa stessapiù democratica: continenti interi comel’Africa non hanno un seggio al Consigliodi sicurezza. È una s<strong>it</strong>uazione che nonpuò più continuare, non siamo più nel1946. Occorre quindi democratizzarel’Onu per renderla più leg<strong>it</strong>timata e diconseguenza darle maggiore potere.Se questo problema essenziale saràrisolto, occorreranno molti più mezzieconomici. Gli Stati Un<strong>it</strong>i e l’Europa nonpossono continuare a finanziare da soli,o almeno in larga parte, le Nazioni Un<strong>it</strong>e.Inoltre l’Onu è chiamato a prendere incarico una serie di problemi molto vasti,al di là dei confl<strong>it</strong>ti, delle guerre. Il mandatoiniziale delle Nazioni Un<strong>it</strong>e erachiaro: assicurare il mantenimento dellapace e della sicurezza del mondo. Oggidall’Onu ci si attende un maggiore coinvolgimentoanche nelle tematiche dellosviluppo, del commercio. Non è conrisorse irrisorie che può raggiungere isuoi obiettivi: il rischio è quello chel’Organizzazione destini la maggiorparte dei fondi a disposizione solo nellapresa in carico dei caschi blu.Si pone, poi, la questione della riformadell’Onu e del rafforzamento dei mezzida mettere a sua disposizione affinchépossa riuscire nella lotta per la democrazia,la pace e lo sviluppo. La coesistenzadi organismi simili rientra nellaquestione della riforma di cui sopra.Bisogna porre la questione di coerenzatra le ist<strong>it</strong>uzioni e le sub-ist<strong>it</strong>uzionidell’Onu come l’Alto Commissariato peri rifugiati e l’Oim; ma si può dire la stessacosa per la Fao (Food and agriculturePrimo Pianolibertàcivili2 010 novembre-dicembre81


Marou Amadou, presidente della Cost<strong>it</strong>uente del NigerPrimo Pianolibertàciviliorganization) e il Pam (Programma alimentaremondiale) o l’Undp (Un<strong>it</strong>edNations development programme) el’Unctad (Un<strong>it</strong>ed Nations conference ontrade and development) su questioniriguardanti lo sviluppo e il commercio.Occorre trovare i meccanismi per permettereun migliore coordinamento euna migliore armonizzazione se si vuoleessere efficaci ed efficienti.Vertici come quello di Tripoli UE-Africain materia di cooperazione sull’immigrazionee protezione internazionaledei rifugiati, possono essere l’occasioneper un nuovo corso dell’UE rispetto alproblema delle migrazioni non solonell’area del Med<strong>it</strong>erraneo?Una conferenza internazionale è sempreuna sede per porre i problemi, per analizzarlie trovare risposte condivise ed efficaci.Questo riguarda ancheil summ<strong>it</strong> di Tripolirispetto agli obiettiviche sono posti nelladomanda. Si sono fattemolte conferenze espesso il problemanon è prendere decisioni,occorre piuttostometterle in pratica,mettere in pratica ciò che è stato giàdeciso.In questo caso, penso, era importanteche l’analisi della conferenza di Tripolisul problema dell’immigrazione fosse larga,profonda e non parziale. Non bisognavedere la questione né dal punto divista del’Africa né dal punto di vistadell’Europa, dei loro specifici interessi.Occorrerà che sia vista in modo globale.Se l’analisi sarà completa e la pol<strong>it</strong>ica siaccorderà sulle soluzioni credo che sipossano trovare risposte appropriate.L’Europa deve prenderecoscienza che il problemadella sicurezza rispettoall’ecosistemae alla criminal<strong>it</strong>ànon è soltanto suoDal mio punto di vista bisogna metterea disposizione molte più risorse e investirenella sicurezza e nello sviluppo contemporaneamente.L’Europa deve prenderecoscienza – e comincia a farlo – che ilproblema della sicurezza non è solo ilsuo. C’è un problema di sicurezza piùvasto che riguarda tutti. Da una sicurezzapiù larga per tutti i continenti dipendeanche quella dell’Europa.Pensate alla s<strong>it</strong>uazione del mio Paese:la desertificazione progressiva creainsicurezza. Ma anche i traffici di ogn<strong>it</strong>ipo, le infiltrazione terroristiche. Tutto ciòmette a repentaglio la stabil<strong>it</strong>à e l’integr<strong>it</strong>àdel mio Paese, ma non abbiamo i mezz<strong>it</strong>ecnici per farvi fronte. Questo vale ancheper altre nazioni africane per le qualisviluppo sostenibile e democrazia sonosinonimi di sicurezza. Da uno sviluppoforte e una democrazia condivisa dipendeil controllo degli stessiflussi migratori.L’abbiamo detto: è lapovertà la maggiorecausa dell’immigrazionee dunque è solo investendonello sviluppoe nella democrazia deiPaesi – che si faccianoconferenze internazionalio meno – che si arriverà a stabilizzarele popolazioni sui loro terr<strong>it</strong>ori d’origine.La Fao denuncia la progressivadesertificazione dei Paesi africani acausa degli squilibri climatici prodottidall’inquinamento. Questo sta già avendo,e continuerà ad avere, gravi ripercussionisulla sicurezza alimentare di interepopolazioni. I Paesi le cui industriecausano questo inquinamento, comedevono essere chiamati a ripagare ildanno che provocano? Come elaborare822 010 novembre-dicembre


Marou Amadou, presidente della Cost<strong>it</strong>uente del Nigerforme di economia sociale di mercatoin grado di coniugare il prof<strong>it</strong>to con lasolidarietà e il rispetto dell’ambiente?Molto semplicemente occorre unanuova forma di economia. L’economiadi mercato ha mostrato i suoi lim<strong>it</strong>i, ilprof<strong>it</strong>to per il prof<strong>it</strong>to ha evidenziato isuoi lim<strong>it</strong>i e l’ultima crisi economicaha mostrato come sia estremamenteimportante rendere più trasparente l’economiamondiale. In secondo luogo– chiamiamo le cose con il loro nome –coloro che sono colpevoli dell’inquinamentoglobale, i Paesi industrializzati,devono pagare la fattura. Le nazionisottosviluppate sono oggi le v<strong>it</strong>time diquesto inquinamento globale prodottodalle industrie del Nord del mondo. Noiaffrontiamo ciclicamente il problema dellealluvioni: avete visto che quest’annotutta la fascia del Sahel è stata v<strong>it</strong>timadi inondazioni. I piccoli agricoltori hannoperso tutto: le risiere, i campi di mais edi miglio, tutto il raccolto è stato distrutto.libertàciviliPrimo Piano2 010 novembre-dicembre83


Marou Amadou, presidente della Cost<strong>it</strong>uente del NigerPrimo PianolibertàciviliQuesto ci riporta al discorso di fondo,che ho sempre sostenuto: oggi il mondoè un solo e unico Paese e noi dobbiamotrovare i meccanismi – gialli, bianchi,neri, rossi – per rendere sicuro il nostrospazio v<strong>it</strong>ale. Di questo si tratta. Che siparli di inquinamento, di sicurezza, dipovertà, tutto è legato e bisogna crearegli spazi di dialogo necessari permetterci d’accordo su questi meccanismidi controllo.Occorre certamente– e le conferenzecominciano a suggerirlo– che si trovi unmeccanismo economicopiù ecologico; nonsi può continuare cosìperché questa terranon appartiene solo anoi, generazione del2010. Questa terra ha molti anni davantia sé e i nostri figli ci giudicheranno.Dobbiamo consumare di meno, consumareil giusto e fare attenzione a ciò chelasciamo in ered<strong>it</strong>à.Per quanto ci riguarda dobbiamo vigilaree frenare la desertificazione che è unenorme problema. Si devono temere allostesso tempo le guerre e le catastrofiecologiche. Bisogna assumere la nostraresponsabil<strong>it</strong>à davanti alla storia, maanche davanti al divenire delle generazionifuture. Il mondo, che non terminerà connoi, ha bisogno per essere vivibile di unforte senso della responsabil<strong>it</strong>à daparte nostra, dei governi e delle multinazionali.È chiaro che non possiamocontinuare così, altrimenti andremo dr<strong>it</strong>tiverso l’abisso. Avere una coscienza diquesti problemi è già un punto importante.In quale modo il dialogo interculturalee interreligioso può sostenere i processiI credenti devono viverela loro fede nello spir<strong>it</strong>o verodelle religioni che non è maisopraffazione degli altridi integrazione necessari a realizzarele forme di convivenza civile nellesocietà sempre più “aperte” dei nostrigiorni? E quali forme di accoglienza enuove pol<strong>it</strong>iche economico-sociali sipossono immaginare per il futuro?Tutte le religioni, tutte le culturehanno un solo oggetto, rendere la pacepossibile tra gli uomini e tra le nazioni.Di conseguenza non bisogna cercare nellereligioni argomenti che non gli sonopropri, poiché nessunaporta in sé un progettodi violenza e ha la vocazionedi imporsi con laviolenza agli altri. Perquesto occorre che tutticoloro che sono credentivivano la loro fedenello spir<strong>it</strong>o vero dellereligioni. Purtroppo vediamoche spesso non è così. Nel seno diuna stessa fede, uomini che dovrebberocondividere gli stessi dogmi e lo stessoprofeta si fanno la guerra tra loro.Nelle religioni, almeno quelle monoteiste,tutti sembrano credere in Dio enel precetto della preghiera e della pace.Quindi, poiché l’essenziale è condiviso,credo sia possibile ma anche necessarioun dialogo interreligioso e interculturale.Questo fa la ricchezza del mondo poichéogni differenza è una ricchezza.Tutti dobbiamo vivere meglio la nostrareligione, affermando che essa è innanz<strong>it</strong>uttoun legame personale tra l’uomo e ilsuo Dio, che ogni uomo ha la libertà discegliere la propria, dialogando con chiha una religione differente. Il mondointeriore e morale ha una sua geografia,così come la geografia ha i suoi paesaggie climi diversi. La divers<strong>it</strong>à: questo è ilsenso del mondo e la caratteristica fondamentaledell’uman<strong>it</strong>à.842 010 novembre-dicembre


Marou Amadou, presidente della Cost<strong>it</strong>uente del NigerBisogna fondare la convivenza sulrispetto dell’altro e non solo sulla tolleranza.È rispettando l’altro, quale chesiano la sua religione, le sue opinioni, lasua ideologia, che potremo vivere in unmondo di pace. Tale rispetto deve essereincondizionato. Talvolta si dice: “d’accordobisogna essere tolleranti”, ma pensoche tollerare è già una forma di rassegnazione.In realtà se ciascuno vivessemeglio la propria religione, il mondosarebbe già in pace.E in effetti, i tanti chenon sanno vivere benela loro religione sonoalla base delle tension<strong>it</strong>ra le società e tra leculture. Vivere nelladivers<strong>it</strong>à, accettarlacome la caratteristicastessa dell’uman<strong>it</strong>à erispettare l’altro rappresenta, a mioparere, il futuro di questo mondo.Fino a che punto le migrazioniinternazionali possono essere consideratecome uno strumento efficaceper sanare gli squilibri demograficoeconomiciprossimi venturi?Se si arrivasse ad avere una letturapos<strong>it</strong>iva dell’immigrazione, il mondoandrebbe molto meglio. Io sono convintoche gli uomini siano fatti per conoscersi.Quando si parla di immigrazione già iltermine ha una connotazione negativa eper questo tale fenomeno non è vissutocome incontro tra gli uomini.La mia convinzione è che l’avveniredel mondo sia inev<strong>it</strong>abilmente multicolore;e non si potrà realizzare quel prato –che è il più bello – di fiori differenti ecolorati, se gli incontri tra gli uomini sonovissuti come un dramma. Il mondo, perquello che è e per la sua stessa vocazione,Le migrazioni vannovissute come un incontro,non come un dramma,cercando però di allargarele aree mondialidel benesserenon deve avere terr<strong>it</strong>ori bianchi, neri ogialli. Il fine intimo del mondo è il brassage,il métissage, un flusso continuo, moltiscambi. Ma affinché sia percep<strong>it</strong>o comeil fine ultimo del destino umano bisognarisolvere innanz<strong>it</strong>utto il problema economicoe sociale. La connotazione diinvasione con cui si legge il problemadell’immigrazione non potrà cambiare senon affrontiamo prima questo problema.Se soltanto l’Europa e le Americheresteranno terre didemocrazia di stabil<strong>it</strong>à,di pace e di prosper<strong>it</strong>à,l’immigrazione saràsempre vissuta comeun dramma.Sono convinto chesia possibile costruireovunque la democraziae soprattutto lo sviluppo.Se non investiamo su questo intutti i continenti, l’immigrazione non saràmai vissuta bene, si avrà sempre pauradello straniero. Sappiamo bene che ciòè sbagliato, sappiamo che si tratta diideologie vane e lim<strong>it</strong>ate, ma finché troverannogiustificazioni non sarannopercep<strong>it</strong>e come tali. Al di là dei trattati,delle convenzioni, delle conferenzeinternazionali abbiamo bisogno di pensareil mondo in un altro modo: l’integrazioneeuropea sta facendo nascere una nuovaforma nella v<strong>it</strong>a pol<strong>it</strong>ica. Ci dimostra che èpossibile fare lo stesso se c’è coraggioe volontà pol<strong>it</strong>ica. Ed è urgente guardareal mondo in termini di integrazione piuttostoche in termini di divisione. Questo è ilsegnale che ci viene dall’Europa.Primo Pianolibertàcivili2 010 novembre-dicembre85


Primo PianoPer un governodelle migrazioniIl Cnel svolge da anni un’importante operadi supporto legislativo ed elabora ricerchee proposte sull’immigrazione, da cui emergela central<strong>it</strong>à dell’integrazione per le pol<strong>it</strong>ichedi settore, contro paure e intolleranzadi Antonio MarzanoPresidente del Cnel (Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro)libertàciviliL’attiv<strong>it</strong>àinternazionalee internadel Consigliodell’economiae del lavoroin relazioneal Testo unicodellaimmigrazionee allacost<strong>it</strong>uzionedell’Organismonazionale dicoordinamentodelle pol<strong>it</strong>ichedel settore OncIl Cnel, fin dagli anni ‘90 (a partire dall’organizzazione dellaprima Conferenza nazionale dell’immigrazione), ha avuto unruolo molto attivo rispetto ai più significativi passaggi legislativisulle pol<strong>it</strong>iche dell’immigrazione ed è stato molto impegnatonei diversi <strong>it</strong>er parlamentari, partecipando attivamente allaelaborazione della legge 40/98 e del Testo unico sull’immigrazione,a segu<strong>it</strong>o del quale è stato ist<strong>it</strong>u<strong>it</strong>o, presso il Cnel stesso,l’Organismo nazionale di coordinamento per le pol<strong>it</strong>iche diintegrazione sociale degli stranieri (Onc).Inoltre, nel 2001, è stato predisposto un testo di osservazionie proposte approvato dall’assemblea del Cnel dal t<strong>it</strong>olo“L’impegno per contrastare il razzismo, l’intolleranza, ladiscriminazione nel mondo del lavoro”, come contributo allaConferenza mondiale contro il razzismo, promossa dalleNazioni Un<strong>it</strong>e in quell’anno in Sudafrica. In tale circostanzail Consiglio svolse una rilevazione dalla quale emerse cometutte le forze sociali rappresentative del mondo del lavoro e diquello dell’imprese siano state direttamente impegnate neidiversi terr<strong>it</strong>ori con propri servizi per assicurare ai lavoratoristranieri la par<strong>it</strong>à dei dir<strong>it</strong>ti.È in questo quadro che il Cnel, attraverso il Com<strong>it</strong>ato perl’immigrazione e l’Onc, ha svolto attiv<strong>it</strong>à orientate al mon<strong>it</strong>oraggiodei processi reali sul piano ist<strong>it</strong>uzionale, sociale e contrattuale,al costante sostegno allo sviluppo del confronto e del partenariatolocale, all’accompagnamento dei percorsi innovativi e dellacresc<strong>it</strong>a delle responsabil<strong>it</strong>à sociali, alla promozione e diffusionedelle buone pratiche sul terr<strong>it</strong>orio. È stato, altresì, deciso di862 010 novembre-dicembre


L’impegno del Cnel per il governo delle migrazioniL’obiettivodellaintegrazionecome risultatodicomportamentireciproci e diresponsabil<strong>it</strong>àcomunidegli immigratie degli <strong>it</strong>alianiaffrontare il tema della valutazione e del mon<strong>it</strong>oraggio dellaxenofobia e del razzismo attraverso significative iniziative legatealla conoscenza del fenomeno migratorio, anche attraverso larealizzazione di una specifica banca dati sull’immigrazionepubblicata sul portale del Cnel e all’elaborazione di numerosericerche e rapporti sulle condizioni delle famiglie immigrate,sulle seconde generazioni e altro.Nella consiliatura che si è appena conclusa l’attiv<strong>it</strong>à dell’Oncè stata particolarmente intensa. Sono stati attivati gruppi dilavoro e attiv<strong>it</strong>à di ricerca/azione che hanno riguardato, inparticolare, i seguenti amb<strong>it</strong>i: inserimento e condizioni lavorative,la scuola e le seconde generazioni, la mediazione culturale,la formazione nei Paesi di origine, la casa, gli osservatori regionalie terr<strong>it</strong>oriali.Primo PianoIl problema dell’immigrazione, del razzismo, dell’integrazioneè complesso: vorrei però richiamare alcuni punti essenzialinell’ottica del Consiglio nazionale.Desidero innanz<strong>it</strong>utto evidenziare come, con quattro milionie mezzo di immigrati regolari che lavorano, vivono in Italia emandano a scuola oltre 600mila loro figli, stia nascendo unasocietà nuova in cui tutti, <strong>it</strong>aliani e immigrati, hanno la necess<strong>it</strong>à dirassicurarsi non solo rispetto alle condizioni di lavoro e di v<strong>it</strong>a,ma a un’ordinata v<strong>it</strong>a sociale e alla sicurezza personale, all’integr<strong>it</strong>àfisica e morale, all’ident<strong>it</strong>à culturale e religiosa. L’integrazioneè il risultato di comportamenti reciproci, di responsabil<strong>it</strong>à comunisia dell’immigrato sia dell’<strong>it</strong>aliano.In secondo luogo va ricordato che la divers<strong>it</strong>à provocadiffidenze, paure, sulle quali per rassicurarsi si costruisconopregiudizi, stereotipi, che quando si consolidano inducono acomportamenti discriminatori e al lim<strong>it</strong>e xenofobi e razzisti. Ciòè possibile dall’una o dall’altra parte, ma lo è marcatamente dallato del c<strong>it</strong>tadino nazionale. Lasciare sedimentare la paura el’intolleranza significa mettere in pericolo la coesione del Paese.La xenofobia e il razzismo non sono inspiegabili e accidentalianomalie della società contemporanea, ma nascono da fattoriendogeni ed emozionali.In terzo luogo r<strong>it</strong>engo che, nell’affrontare un fenomeno cosìcomplesso, occorra un deciso indirizzo della pol<strong>it</strong>ica nazionale,ispirata alla necess<strong>it</strong>à di imparare a coab<strong>it</strong>are con gli stranieriev<strong>it</strong>ando messaggi fuorvianti. A loro volta, gli stranieri nonpossono sottrarsi alla necess<strong>it</strong>à di un “incontro” tra culturediverse e di accettazione di leggi diverse da quelle dei rispettiviPaesi di origine.libertàcivili2 010 novembre-dicembre87


L’impegno del Cnel per il governo delle migrazioniPrimo PianolibertàciviliCapireche cosamuovele paure versogli immigrati,per elaborarebuone risposteal problemae inserirenel tessutociviledel Paeseantidoti socialie culturaliefficaciGran parte dell’opinione pubblica vive nell’equivoco chel’immigrazione sia reversibile e che degli immigrati si possa farea meno, ristrutturando l’economia, aumentando la produttiv<strong>it</strong>àdegli autoctoni, regolando il mercato del lavoro. A mio parere,queste convinzioni impediscono di prendere coscienza chel’immigrazione è un fenomeno strutturale e che la miglioregaranzia della sicurezza è l’integrazione.Dalle nostre numerose ricerche e indagini non emergeun’Italia razzista, se per razzismo si intende “convinzione” didichiarata superior<strong>it</strong>à di una razza sulle altre. Si registranoinvece, talvolta, atteggiamenti xenofobi che in qualche modopotrebbero essere solo l’anticamera del razzismo. Comunquenon si può far finta di niente, né basta condannare gli intollerantie reprimere i violenti. Occorre capire cosa muove le paure perelaborare buone risposte e inserire nel tessuto sociale antidotisociali e culturali efficaci. Questi fenomeni vanno combattuticon l’integrazione; è da essa che nasce la vera sicurezza.Imparare a vivere insieme con gli stranieri: questo è il modo dilottare contro il razzismo.L’integrazione deve essere sent<strong>it</strong>a veramente come l’animadella pol<strong>it</strong>ica migratoria. Non tutto va bene e diversi aspettiattendono di essere migliorati. Più di tutto, però, serve la convinzioneche l’integrazione – un obiettivo che comporta doveri edir<strong>it</strong>ti tanto per gli immigrati che per gli <strong>it</strong>aliani – è la correttavisione della pol<strong>it</strong>ica migratoria in un Paese come il nostro che,per ragioni demografiche e per certe tipologie occupazionali,ha bisogno dell’immigrazione.Il modello di integrazione verso il quale è orientato il nostroordinamento va condiviso. Dai Rapporti del Cnel sugli indici diintegrazione (si veda libertàcivili n.5/2010) arriva l’importanteindicazione che l’approccio giusto è quello che implica lanecess<strong>it</strong>à da un lato di combattere il razzismo, e dall’altro dicontrastare la tendenza all’isolamento da parte delle minoranzedi stranieri.Esso non è né il modello inclusivo né quello corporativo,entrambi in crisi nei Paesi europei di più antica tradizione immigratoria.È diverso e più ambizioso, perseguendo una progressivaacquisizione di c<strong>it</strong>tadinanza come status e di c<strong>it</strong>tadinanzaanche sociale, attraverso un processo di confronto, di conoscenza,di dialogo, di interazione che tenga assieme il rispetto dellediverse culture, percep<strong>it</strong>e come una risorsa e una ricchezza,e dei valori fondamentali del nostro ordinamento democraticoe cost<strong>it</strong>uzionale (interculturalismo).882 010 novembre-dicembre


L’impegno del Cnel per il governo delle migrazioniPer c<strong>it</strong>tadinanza sociale si intende ciò che va dalle pol<strong>it</strong>ichedel lavoro alla scuola. Ne c<strong>it</strong>o alcune linee.a. Per l’integrazione sociale è importante la qual<strong>it</strong>à dell’inserimentolavorativo. A tale riguardo il Cnel ha, fra l’altro, realizzato unaricerca dal t<strong>it</strong>olo “Immigrati nel mercato del lavoro <strong>it</strong>aliano”(Creli – univers<strong>it</strong>à Cattolica di Milano, 2008). Esso chiama incausa il ruolo della formazione sul lavoro, un investimento dapromuovere, tanto più nelle nuove sfide della crisi economica,per ev<strong>it</strong>are la ghettizzazione del lavoro immigrato e la mancanzadi mobil<strong>it</strong>à professionale. Con una profonda riforma dei serviziper l’impiego, il lavoro immigrato va liberato dai percorsi informaliche sono in gran parte causa delle degenerazioni relative allecondizioni di lavoro, al mantenimento della presenza legale,all’asservimento alla criminal<strong>it</strong>à organizzata.Primo PianoLa particolareattenzioneda rivolgereall’inserimentolavorativoe alla scuola,quest’ultimaintesacome luogoprivilegiato diintegrazionee diconoscenzareciprocadelle diverseident<strong>it</strong>àb. Un ruolo decisivo lo deve svolgere la scuola: dalla qual<strong>it</strong>àdell’integrazione scolastica dipendono, infatti, le prospettivedella nostra convivenza civile, della coesione sociale. Occorresostenere la piena integrazione delle seconde generazioni, lecui aspirazioni e ambizioni, molto simili a quelle dei coetaneiautoctoni, non devono essere frustrate dal disagio nel processodi costruzione ident<strong>it</strong>aria. La scuola dovrebbe diventare, e inalcune realtà già lo è, il luogo privilegiato della conoscenzareciproca.“Non si nasce razzisti, lo si diventa”. C’è una buona e unacattiva educazione. Tutto dipende da chi educa, sia nella scuolacome a casa. A tale riguardo desidero ricordare che il Consiglio,negli ultimi tre anni, su proposta dell’Onc ha realizzato duericerche sulla scolarizzazione dei figli degli immigrati, una dalt<strong>it</strong>olo “Vissuti ed es<strong>it</strong>i della scolarizzazione dei minori di origineimmigrata” (Censis 2008) e l’altra “Le domande delle famiglieimmigrate nei confronti del sistema scolastico <strong>it</strong>aliano” (Cires -Terza univers<strong>it</strong>à di Roma, 2009). L’Assemblea del Cnel ha,altresì, approvato un documento di osservazioni e proposte su“Le seconde generazioni e le pol<strong>it</strong>iche per la scuola” (2008).Tutte e due le indagini c<strong>it</strong>ate registrano raramente evidentie isolati atteggiamenti di xenofobia e razzismo da parte degliintervistati. Da entrambe emerge però che l’insuccesso scolasticoavvia al rischio di lavori dequalificati gli immigrati, alimentandonei giovani <strong>it</strong>aliani un dannoso stereotipo di discriminazione enei giovani delle famiglie immigrate la convinzione di subireun’ingiustizia: è quindi un potenziale veicolo di confl<strong>it</strong>ti sociali,di opposizione alle ist<strong>it</strong>uzioni e alla società, come avvenuto adesempio in Francia. Occorre, pertanto, una pol<strong>it</strong>ica scolasticalibertàcivili2 010 novembre-dicembre89


L’impegno del Cnel per il governo delle migrazioniPrimo PianoLa prior<strong>it</strong>àpol<strong>it</strong>icadella questionedelle donne,checost<strong>it</strong>uisconol’anellopiù deboledella catenadellaintegrazionesocialeed economicache ridia vigore alle pratiche educative della migliore esperienzadella scuola <strong>it</strong>aliana, della scuola come “comun<strong>it</strong>à educante”,in grado di mobil<strong>it</strong>are corresponsabil<strong>it</strong>à e risorse, familiari eist<strong>it</strong>uzionali, nel cuore stesso dei processi educativi.c. Va infine presa in considerazione la delicata questione delledonne, che cost<strong>it</strong>uiscono ancora l’anello debole del percorso diintegrazione. Tutti i documenti dell’Onc-Cnel sottolineano chele condizioni di lavoro e di v<strong>it</strong>a delle donne immigrate sono arischio di doppia discriminazione. Esiste un problema seriodi dign<strong>it</strong>à delle donne. La maggior parte di loro, al di là dellaprovenienza, si trova a dover condividere lo stesso tipo dioccupazione: lavoro domestico e cura delle persone, soprattuttoanziane. Il tipo di impiego è quasi esclusivamente domestico,anche meno retribu<strong>it</strong>o rispetto agli uomini. Voglio anche segnalareche dalle ricerche realizzate dal Cnel risulta bassissimo il livellodi partecipazione alla v<strong>it</strong>a sociale.Su questo fronte è indispensabile, a mio parere, garantireuna serie di interventi che realizzino una pol<strong>it</strong>ica di genere piùefficace e inclusiva. Aggiungo anche che la qual<strong>it</strong>à dell’integrazionedelle donne immigrate ha una grande importanza peril ruolo che esse rivestono nella famiglia rispetto alla mediazionefra le culture tradizionali osp<strong>it</strong>anti e all’influenza sulle generazionifuture.Concludo con una riflessione: sappiamo che governaresocietà plurali e promuovere un grado accettabile di coesionesociale è un’impresa ardua e complessa. Rifiutare di riconoscerela realtà e affrontarla con gli schemi del passato rischia, a miogiudizio, di preparare un futuro più confl<strong>it</strong>tuale e ricco di incogn<strong>it</strong>e.Al fine di rinvigorire la coesione sociale, credo che un serioimpegno contro le discriminazioni potrebbe costruirsi attraversouna rete di sussidarietà verticale e orizzontale, sviluppandologiche d’inclusione e di riduzione delle dispar<strong>it</strong>à economiche,culturali e razziali.libertàcivili902 010 novembre-dicembre


Le Rubriche


EuropaI c<strong>it</strong>tadini europeie l’immigrazione:gli <strong>it</strong>aliani sonoi più preoccupatiLe indagini degli ultimi anni di Eurobarometromostrano come, rispetto alla maggioranzadegli Stati dell’UE, nel nostro Paese sianomaggiori le paure per i cambiamenti socialied economici che la presenza straniera comportadi Giovanni Giulio ValtolinaFondazione IsmuUn datoparadossaleè quantoi sentimentidi insicurezzae diinquietudinesianopiù diffusiproprio in queiPaesi europeipiù solidida un puntodi vista socialee di garanziedi ordinepubblicoLa società contemporanea vive immersa nella paura enell’insicurezza. Dal tema dell’immigrazione a quello del terrorismo,dalla paura per le conseguenze disastrose del riscaldamentoglobale al timore per il crollo economico-finanziario internazionale,dalla perd<strong>it</strong>a di ident<strong>it</strong>à soggettiva e collettiva al rischio delladisoccupazione, tutto sembra congiurare per un drammaticoaumento della percezione di “insicurezza diffusa”.Anche in Italia paiono imporsi atteggiamenti connotati dauna profonda negativ<strong>it</strong>à: sulla fiducia sembra prevalere lapaura, la chiusura, l’arroccamento. E la paura è un moltiplicatoredell’insicurezza, come affermano da tempo gli studiosi 1 . Nellesocietà contemporanee, questo sentimento generalizzato diinquietudine e insicurezza sembra essere molto diffuso e,paradossalmente, lo è in nazioni come l’Italia, la Francia, laGermania dove, oggettivamente, la sicurezza è molto piùgarant<strong>it</strong>a che in moltissimi altri Paesi del mondo. Viviamo,dunque, in una sorta di paradosso: se i c<strong>it</strong>tadini hanno pauranon è perché “non sono protetti”, ma forse perché “non sisentono più protetti” a fronte di cambiamenti troppo rapidi acui non sono preparati. Il rischio che questa s<strong>it</strong>uazione comportaè che si alimenti una nuova forma di “aggressiv<strong>it</strong>à sociale”,libertàcivili1 Si possono vedere, a questo propos<strong>it</strong>o, gli interessanti contributi di RobertCastel, sociologo, direttore della “Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales”di Parigi, che, in particolare negli ultimi anni, si è dedicato all'analisi delledinamiche di esclusione sociale delle società contemporanee, sempre più alleprese con il problema della sicurezza.922 010 novembre-dicembre


I c<strong>it</strong>tadini europei e l’immigrazioneStrumentalealle campagneelettorali,vienepropostauna visionenon correttadellaimmigrazionecome nemicoche attentaalla nostraincolum<strong>it</strong>àche porta a identificare un capro espiatorio – come, ad esempio,gli immigrati – che talvolta sono innegabilmente autori di atticriminosi, ma non possono essere certamente considerati iprincipali responsabili della criminal<strong>it</strong>à nel nostro Paese.Il fatto di aver utilizzato in campagna elettorale prima, edurante il dibatt<strong>it</strong>o pubblico poi, il tema della sicurezza comeuno degli elementi centrali attorno al quale far ruotare l’attiv<strong>it</strong>àlegislativa e di governo – si pensi agli innumerevoli t<strong>it</strong>oli deiprincipali quotidiani e dei telegiornali contenenti il terminesicurezza – ha portato a stabilire implic<strong>it</strong>amente un’equazionenon corretta, che indica nell’immigrazione la principale causadella crescente insicurezza nel nostro Paese, e nello stranierouna minaccia per la propria incolum<strong>it</strong>à, per la propria casa,per la propria salute; in altre parole, un nemico da respingere.Non si può poi dimenticare che “la paura è la madre di ognirazzismo”, come dimostrano diversi episodi accaduti nel corsodegli ultimi anni, come quello del giovane Abdoul, ucciso aMilano per aver rubato una scatola di biscotti.In questo contesto, il tema degli atteggiamenti dei c<strong>it</strong>tadinieuropei nei confronti degli immigrati acquista una drammaticaattual<strong>it</strong>à. Le indagini che di segu<strong>it</strong>o vengono analizzate hannocercato di cogliere opinioni e atteggiamenti della popolazioneeuropea, rivelando in particolar modo le ansie e le preoccupazioninei confronti di un fenomeno che viene percep<strong>it</strong>o sempre piùcome potenzialmente ingovernabile.EuropaIl primostudio diEurobarometroè del 2006e ha coinvoltoquasi 27milasoggettidi 25 Paesi UEUna tra le prime importanti ricerche condotte nel continenteeuropeo è quella dell’equipe di Eurobarometro (2007), che hamesso a confronto atteggiamenti e orientamenti dei c<strong>it</strong>tadinidei Paesi dell’Unione Europea verso gli stranieri immigrati. Lostudio, condotto nel dicembre 2006 e i cui risultati sono statipubblicati nel 2007, ha coinvolto 26.755 soggetti di etàsuperiore ai 15 anni, c<strong>it</strong>tadini dei 25 Paesi che facevanoparte dell’UE in quel periodo. La ricerca, realizzata suimpulso della Commissione europea, aveva come obiettivoprincipale la rilevazione di opinioni e atteggiamenti relativia una vasta gamma di aspetti della v<strong>it</strong>a sociale (Europeansocial real<strong>it</strong>y) dei c<strong>it</strong>tadini europei, tra cui la presenza degliimmigrati nello spazio continentale.Un primo dato emerso dalla ricerca ha rivelato che la tematicadell’immigrazione e dell’integrazione degli stranieri si collocain posizione intermedia – al settimo posto – nella graduatoriadelle questioni che maggiormente preoccupano i c<strong>it</strong>tadinieuropei, con il 22% degli intervistati che la indicano tra le trelibertàcivili2 010 novembre-dicembre93


I c<strong>it</strong>tadini europei e l’immigrazioneEuropaquestioni più rilevanti per l’Europa 2 . Per quanto riguarda i datinazionali (tabella 1), al primo posto figurano i c<strong>it</strong>tadini danesi,per il 43% dei quali l’immigrazione è una delle tre più rilevantiquestioni nell’Europa dei nostri giorni. Seguono gli austriaci(41%), gli spagnoli (38%) e gli <strong>it</strong>aliani (36%), che si collocanoal quarto posto della graduatoria.Tabella 1. Indicazione dell’immigrazione e dell’integrazione degli stranieri come una delle tre questionipiù rilevanti nell’Europa di oggi. Per nazione, valori percentualiPaese Valori percentuali Paese Valori percentualiDanimarca 43 Grecia 14Austria 41 Irlanda 14Spagna 38 Finlandia 11Italia 36 Slovenia 9Olanda 31 Repubblica Ceca 9Malta 29 Portogallo 8Svezia 28 Lettonia 8Gran Bretagna 26 L<strong>it</strong>uania 6Belgio 25 Polonia 6Cipro 22 Repubblica Slovacca 5Francia 21 Estonia 3Germania 16 Ungheria 3Lussemburgo 16Fonte: European Commission, Special Eurobarometer, 2007libertàciviliChiudono la classifica dei c<strong>it</strong>tadini europei più preoccupatiper l’immigrazione quelli di alcune nazioni dell’Europa orientale,in questa fase storica soprattutto terre d’emigrazione e nond’immigrazione: la L<strong>it</strong>uania (6%), la Polonia (6%), la Repubblicaslovacca (5%), l’Estonia (3%) e l’Ungheria (3%).Venendo alla specifica sessione dell’Eurobarometro dedicataall’immigrazione (tabella 2), i ricercatori hanno fatto rilevarecome i c<strong>it</strong>tadini dell’Unione Europea abbiano complessivamenteuna percezione abbastanza chiara dei fenomeni migratori:mentre una parte consistente degli intervistati si dichiarapreoccupata per la presenza degli immigrati, in particolare peri rischi legati all’occupazione (46%), la maggioranza r<strong>it</strong>iene chel’immigrazione arricchisca la v<strong>it</strong>a culturale del proprio Paese2 Ai primi sei posti figurano la disoccupazione (36%), il costo della v<strong>it</strong>a (35%),le pensioni (30%), la criminal<strong>it</strong>à (26%), il sistema san<strong>it</strong>ario (26%) e il terrorismo (25%).942 010 novembre-dicembre


I c<strong>it</strong>tadini europei e l’immigrazione(54%); e, ancora, una maggioranza relativa (48%) dichiara dir<strong>it</strong>enere gli immigrati necessari per alcuni settori dell’economia.Meno di un terzo dei c<strong>it</strong>tadini europei sostiene, invece, che glistranieri possano risolvere il problema legato all’invecchiamentodella popolazione europea.EuropaTabella 2. Atteggiamenti nei confronti dell’immigrazione nei c<strong>it</strong>tadini europei. Valori percentualiAffermazioneGli individui di differenti gruppi etniciarricchiscono la v<strong>it</strong>a culturale del proprioPaeseD’accordo54Indisaccordo30Incerto11Nonrisponde6Totale100Abbiamo bisogno degli immigratiin alcuni settori della nostra economia483895100La presenza di individui di altrigruppi etnici aumenta la disoccupazione464095100La presenza di individui di altrigruppi etnici è causa di insicurezza4241134100L’arrivo degli immigrati in Europapuò efficacemente risolvere il problemadell’invecchiamento della popolazioneeuropea3248911100Fonte: European Commission, Special Eurobarometer, 2007Ma, al di là dei dati che emergono dal campione consideratonel suo complesso, si è rilevato come la percezione dell’immigrazionevari a seconda del livello socio-economico degliintervistati, del loro atteggiamento nei confronti della v<strong>it</strong>a edel Paese in cui vivono. Per sintetizzare i risultati, gli autoridell’indagine hanno quindi costru<strong>it</strong>o un indice, con valori da 1a 3, dove 1 stava a indicare la massima chiusura nei confrontidegli immigrati e 3 la massima apertura e disponibil<strong>it</strong>à neiconfronti degli stranieri.Confermando quanto si è spesso rilevato in diverse indaginianche in amb<strong>it</strong>o <strong>it</strong>aliano, alcune variabili risultano particolarmentediscriminanti rispetto all’atteggiamento che gli individui assumononei confronti dell’immigrazione: più alto il t<strong>it</strong>olo di studio e piùgiovane l’età, maggiore risulta la disponibil<strong>it</strong>à nei confrontidegli stranieri (tabella 3). Quasi del tutto irrilevanti sono risultate,invece, le variabili legate all’appartenenza a una minoranzaetnica, religiosa o culturale.La più grande variazione tra gli indici di apertura/chiusuraè stata però osservata rispetto al Paese di residenza (tabella 4).libertàcivili2 010 novembre-dicembre95


I c<strong>it</strong>tadini europei e l’immigrazioneTabella 3. The Immigration Scale. Indici per variabili socio-economiche e per orientamento di v<strong>it</strong>a (EU 25)EuropaVariabileIndiceMaschi 2,02Femmine 2,0215-24 anni 2,0725-39 anni 2,0740-54 anni 2,0555+ 1,94Dirigenti 2,23Studenti 2,14Lavoratori autonomi 2,06Operai 1,98Casalinghe 1,97Disoccupati 1,94Pensionati 1,92Grandi c<strong>it</strong>tà 2,09Piccole o medie c<strong>it</strong>tadine 2,02Aree rurali 1,97VariabileIndiceVota la sinistra 2,17Vota il centro 2,02Vota la destra 1,89Si fida dei pol<strong>it</strong>ici 2,15Non si fida dei pol<strong>it</strong>ici 1,95Si sente felice 2,04Non si sente felice 1,86Si sente sicuro 2,08Non si sente sicuro 1,89La s<strong>it</strong>uazione del Paese migliorerà 2,14La v<strong>it</strong>a in generale migliorerà 2,08La s<strong>it</strong>uazione del Paese peggiorerà 1,91La v<strong>it</strong>a in generale peggiorerà 1,88L’immigrazione non è una delle piùimportanti preoccupazioni 2,06L’immigrazione è una delle piùimportanti preoccupazioni 1,77Fonte: European Commission, Special Eurobarometer, 2007Tabella 4. The Immigration Scale. Indice per nazione dell’Unione europea (EU 25)Paese Valori percentuali Paese Valori percentualiFinlandia 2,33 Portogallo 1,97Svezia 2,32 Lettonia 1,95Danimarca 2,24 Gran Bretagna 1,95Lussemburgo 2,19 L<strong>it</strong>uania 1,92Francia 2,18 Austria 1,90Olanda 2,17 Italia 1,90Spagna 2,10 Repubblica Slovacca 1,81Polonia 2,10 Repubblica Ceca 1,81Irlanda 2,04 Ungheria 1,78Estonia 2,04 Cipro 1,70Germania 2,03 Grecia 1,68Belgio 1,99 Malta 1,52Slovenia 1,98libertàciviliI c<strong>it</strong>tadini di Finlandia (2,33), Svezia (2,32) e Danimarca (2,24)hanno fatto rilevare l’atteggiamento più aperto nei confrontidegli stranieri, mentre i c<strong>it</strong>tadini di Malta (1,52), della Grecia (1,68)e di Cipro (1,70) hanno evidenziato un atteggiamento più chiuso962 010 novembre-dicembre


I c<strong>it</strong>tadini europei e l’immigrazioneI modelli dicomportamentoeuropeirispetto allaimmigrazionefluttuanoin modo ciclicomostrandodue grandiaree diriferimento:unamed<strong>it</strong>erraneae l’altra centrosettentrionalee meno favorevole all’immigrazione. L’Italia, con un indice di 1,90,si collocava al 19° posto nella graduatoria, su 25 Paesi.Può essere interessante ricordare che alcuni studiosi definisconoalcuni modelli d’atteggiamento dei c<strong>it</strong>tadini europei nei confrontidell’immigrazione come caratterizzati da una rimarchevole fluttuazione,con un andamento che appare “tendenzialmente ciclico”,contraddistinto da periodi di più accentuata chiusura e da altri dipiù marcata apertura. E tali fluttuazioni non mostrano un caratterenazionale, bensì sovranazionale.L’Europa, da questo punto di vista, sembrerebbe esseredistinta in due grandi aree: una med<strong>it</strong>erranea, che comprendeSpagna, Portogallo e Grecia, e una centro-settentrionale, cheabbraccia Francia, Germania, Belgio e Olanda (e, in qualchemisura, la Gran Bretagna). Gli “isomorfismi sovranazionali”fanno suggerire agli studiosi che le ragioni dei cambiamentidell’opinione pubblica non vadano, dunque, cercate solonelle vicende interne alla singola nazione, ma in circostanzecollocate a livello internazionale.L’Italia, in questo quadro, si s<strong>it</strong>ua in una posizione parzialmenteanomala. L’andamento dell’opinione pubblica nel nostro Paeseappare infatti più vicino a quello dell’Europa centro-settentrionale,che non – come ci si sarebbe forse potuti attendere – a quellodei Paesi dell’area med<strong>it</strong>erranea. La sua peculiar<strong>it</strong>à consisterebbein una minore enfasi sui fattori culturali ed economici dell’immigrazionee in una maggiore amplificazione dei temi dellasicurezza e del welfare.EuropaPiù recentemente, possiamo fare riferimento a due indaginiinternazionali, sempre condotte dall’equipe di Eurobarometro:la prima – Discrimination in the European Union: Perceptions,Experiences and Att<strong>it</strong>udes – realizzata nel luglio 2008, hariguardato gli atteggiamenti che generano discriminazione neiconfronti di alcuni gruppi sociali, mentre la seconda – TheEuropeans in the 2009 – realizzata nel luglio 2009, ha rilevatoatteggiamenti e opinioni dei c<strong>it</strong>tadini di 30 Paesi dell’areaeuropea.Il primo studio (Commissione europea, 2008) ha coinvolto26.746 soggetti di età superiore ai 15 anni, c<strong>it</strong>tadini dei 27 Paesiche attualmente fanno parte dell’Unione Europea. La ricerca,commissionata dalla direzione generale per il Lavoro, gli Affarisociali e le Pari opportun<strong>it</strong>à, aveva come obiettivo la rilevazionedi opinioni e atteggiamenti relativi a una vasta gamma di comportamentidiscriminatori nei confronti di alcune specifiche categoriedi c<strong>it</strong>tadini, caratterizzate per le seguenti variabili: origine etnica,libertàcivili2 010 novembre-dicembre97


I c<strong>it</strong>tadini europei e l’immigrazioneEuropaorientamento sessuale, disabil<strong>it</strong>à, età avanzata, appartenenzareligiosa e genere.Un primo dato emerso dalla ricerca ha evidenziato come,dei sei gruppi oggetto di discriminazione considerati nell’indagine,quello degli immigrati – individui di differente origine etnicarispetto agli autoctoni – sia il più colp<strong>it</strong>o, a livello continentale,da atteggiamenti e comportamenti discriminatori. Il 62% degliintervistati r<strong>it</strong>iene che la discriminazione nei confronti degliimmigrati sia molto o abbastanza diffusa nel suo Paese, mentreil 24% la considera abbastanza rara, il 9% afferma che è moltorara e il 2% che non esiste 3 . Come si può rilevare nella tabella 5,vi è, però, una considerevole differenziazione tra i diversi Paesieuropei. La discriminazione è considerata molto diffusa da piùdei tre quarti degli olandesi (79%), dei greci, dei francesi,degli <strong>it</strong>aliani, degli svedesi (76%) e dei danesi (75%).Tabella 5. Percezione della diffusione di atteggiamenti discriminatori nei confronti degli immigrati nel propriopaese. Per nazione, valori percentualiPaeseValori percentualiOlanda 79%Grecia 76%Francia 76%Italia 76%Svezia 76%Danimarca 75%Belgio 71%Gran Bretagna 69%Malta 69%Ungheria 67%Spagna 66%Finlandia 65%Cipro 61%Austria 60%PaeseValori percentualiPortogallo 60%Germania 56%Irlanda 52%Repubblica Ceca 52%Slovacchia 50%Lussemburgo 45%Slovenia 43%Estonia 41%Romania 40%Bulgaria 34%Polonia 28%Lettonia 27%L<strong>it</strong>uania 23%Fonte: European Commission, Special Eurobarometer 296, 2008libertàcivili3 Il 3% preferisce non indicare alcuna risposta.982 010 novembre-dicembre


I c<strong>it</strong>tadini europei e l’immigrazioneInsiemecon laRepubblicaCeca el’Austria,l’Italia risultauno dei Paesicon i c<strong>it</strong>tadinimeno propensiad avereper vicinodi casaun immigratoChiudono la classifica dei c<strong>it</strong>tadini europei che rilevanomeno discriminazione nei confronti degli immigrati nel loroPaese quelli di alcune nazioni dell’Europa orientale, in questafase storica soprattutto terre d’emigrazione: la L<strong>it</strong>uania (23%),la Lettonia (27%) e la Polonia (28%).I ricercatori di Eurobarometro hanno sottolineato come ilpercepire che esista discriminazione non significhi necessariamenteche essa sia realmente presente nel Paese. Tuttavia,attraverso una comparazione con i dati relativi agli episodi didiscriminazione rilevati nelle diverse nazioni europee, sonoarrivati a concludere che esiste una relazione tra il r<strong>it</strong>enereche nel proprio Paese vi sia discriminazione nei confronti degliimmigrati e le pratiche discriminatorie effettivamente attuate,in particolar modo in Olanda, Svezia e Danimarca. Un’altraimportante correlazione rilevata da Eurobarometro è quella trala percezione di discriminazione e alcune variabili socioanagrafiche:in particolare, i giovani, coloro che possedevanoun più elevato t<strong>it</strong>olo di studio e gli elettori dei part<strong>it</strong>i di sinistrasembrano percepire maggiormente la presenza di pratichediscriminatorie nel loro Paese 4 .Una parte del questionario utilizzato per la rilevazioneconteneva anche domande riguardanti la disponibil<strong>it</strong>à ad avereun vicino di casa immigrato. Mediamente, i c<strong>it</strong>tadini europeihanno espresso una elevata disponibil<strong>it</strong>à ad avere per vicinipersone con origini etniche diverse dalle proprie, facendorilevare un punteggio di 8,1, su una scala dove 1 indicava lamassima chiusura e 10 la massima apertura. In termini di singoliPaesi europei, i ricercatori di Eurobarometro hanno evidenziatocome i punteggi della maggior parte di essi siano superiorialla media europea, mentre i tre Paesi i cui c<strong>it</strong>tadini eranomeno favorevoli ad avere un vicino di casa immigrato sonostati l’Italia (6,6), la Repubblica ceca (6,5) e l’Austria (6,3).Nella stessa sezione, è stato effettuato anche uno specificoapprofondimento sulla disponibil<strong>it</strong>à ad avere un vicino di casarumeno. Il valore medio espresso dai c<strong>it</strong>tadini europei è sensibilmentepiù basso di quello fatto rilevare rispetto a un vicinodi casa genericamente di etnia differente: 6,0 contro 8,1.Mentre in media il 36% del campione intervistato ha affermatodi essere disponibile, ben il 24% dichiara di non essere disponibilead avere un vicino di origine rumena.4 Occorre segnalare che tali correlazioni sono state rilevate non esclusivamenteper quel che riguarda la discriminazione nei confronti degli immigrati, ma anche inriferimento agli altri gruppi considerati nell’indagine.Europalibertàcivili2 010 novembre-dicembre99


I c<strong>it</strong>tadini europei e l’immigrazioneEuropaTabella 6. Valori medi dell’indicatore di disponibil<strong>it</strong>à ad avere un vicino dicasa rumeno. Valori percentuali risposte 8, 9, 10 (disponibili) e 1, 2, 3(non disponibili).Paese Media Disponibili Non(risposte 8,9,10) (risposte 1,2,3) disponibiliPolonia 7,5 58% 12%Svezia 7,1 52% 14%Francia 6,9 48% 15%Lussemburgo 6,9 36% 13%Spagna 6,8 42% 13%Malta 6,8 43% 18%Danimarca 6,7 47% 21%Olanda 6,7 40% 13%Belgio 6,6 45% 16%Gran Bretagna 6,3 40% 22%Grecia 6,2 42% 26%L<strong>it</strong>uania 6,2 42% 25%Romania 6,2 34% 20%Slovenia 6,1 36% 24%Estonia 5,9 36% 28%Germania 5,8 33% 25%Portogallo 5,7 24% 19%Cipro 5,6 37% 34%Ungheria 5,5 28% 28%Finlandia 5,5 25% 25%Austria 5,3 22% 28%Lettonia 5,2 24% 28%Bulgaria 4,8 21% 36%Irlanda 4,8 24% 40%Slovacchia 4,5 17% 38%Italia 4,0 14% 47%Repubblica Ceca 3,7 9% 47%Fonte: European Commission, Special Eurobarometer, 2008libertàciviliCome si può rilevare nella tabella 6, i c<strong>it</strong>tadini polacchi esvedesi mostrano di essere i più aperti nei confronti degliimmigrati rumeni (rispettivamente 7,5 e 7,1), mentre i c<strong>it</strong>tadini<strong>it</strong>aliani e della Repubblica ceca risultano essere i più chiusi(rispettivamente 4,0 e 3,7).Il secondo studio (European Commission, 2009) a cui si fariferimento ha coinvolto 30.232 soggetti, di età superiore ai 15 anni,c<strong>it</strong>tadini dei 27 Paesi che fanno parte dell’Unione Europea, dei tre1002 010 novembre-dicembre


I c<strong>it</strong>tadini europei e l’immigrazioneTra i motivi dipreoccupazionedei c<strong>it</strong>tadinil’immigrazioneoccupa in Italiala settimaposizionein unagraduatoriaPaesi candidati a farne parte (Croazia, Macedonia e Turchia)e della comun<strong>it</strong>à turco-cipriota. La ricerca, commissionatadalla direzione generale per la Comunicazione, aveva comeobiettivo la rilevazione degli atteggiamenti e delle opinioni deic<strong>it</strong>tadini europei rispetto ad alcuni importanti aspetti della v<strong>it</strong>aquotidiana nell’Unione Europea.Un primo significativo dato riguardante la questione dell’immigrazionelo si può r<strong>it</strong>rovare nella sezione del questionario chefa riferimento alle principali preoccupazioni personali dei c<strong>it</strong>tadiniin questo momento storico: come è facile immaginare, le primetre questioni indicate sono l’aumento dei prezzi al consumo,la s<strong>it</strong>uazione economica generale e il rischio di disoccupazione 5 .L’immigrazione, tra le cause di preoccupazione per i c<strong>it</strong>tadinieuropei, si colloca al dodicesimo posto sulle quattordiciindividuate dai ricercatori 6 . Anche per quanto riguarda specificamentei c<strong>it</strong>tadini <strong>it</strong>aliani, come si può rilevare nella tabella 7,EuropaTabella 7. Le maggiori preoccupazioni che in questo momento i c<strong>it</strong>tadinieuropei e <strong>it</strong>aliani devono affrontare. Valori percentuali.Motivi di preoccupazione Italia* UE*L’aumento dei prezzi al consumo 51% 45%La s<strong>it</strong>uazione economica 33% 27%La disoccupazione 21% 19%Le tasse 21% 11%La criminal<strong>it</strong>à 11% 8%Le pensioni 8% 15%L’immigrazione 7% 3%Il sistema san<strong>it</strong>ario 6% 17%Il sistema scolastico 5% 9%La casa 3% 6%Il terrorismo 3% 2%Le relazioni internazionali tra Stati 2% 1%La protezione dell’ambiente 2% 5%Il problema energetico 1% 6%* Il totale è superiore al 100% perché erano possibili risposte multipleFonte: European Commission, Special Eurobarometer, 20095 È importante sottolineare che queste tre questioni hanno fatto registrare unsignificativo incremento, in termini di percentuale di c<strong>it</strong>tadini europei preoccupati,rispetto alla precedente rilevazione del 2008, a indicare una central<strong>it</strong>à delle difficoltàlegate all’attuale congiuntura economica, che sembra far passare in secondopiano qualsiasi altro aspetto problematico della v<strong>it</strong>a quotidiana.6 Prima dell’immigrazione vengono individuati come motivi di preoccupazione:l’aumento dei prezzi al consumo, la s<strong>it</strong>uazione economica, il rischio di disoccupazione,il sistema san<strong>it</strong>ario, le pensioni, le tasse, il sistema educativo, la criminal<strong>it</strong>à, la questioneenergetica, il problema della casa e la protezione dell’ambiente. Meno preoccupantidell’immigrazione vengono r<strong>it</strong>enuti soltanto il terrorismo e le relazioni internazional<strong>it</strong>ra gli Stati.libertàcivili2 010 novembre-dicembre101


I c<strong>it</strong>tadini europei e l’immigrazioneEuropaDopol’economiagli <strong>it</strong>alianiindicano nellaimmigrazionela secondaprior<strong>it</strong>àdi cui devefarsi caricol’UnioneEuropeala preoccupazione per l’immigrazione non occupa i primi posti,sebbene si collochi più in alto rispetto alla media UE, in unaposizione intermedia tra le questioni economiche, in vetta allaclassifica, e le questioni ambientali, in coda.Un altro dato riguardante l’atteggiamento degli <strong>it</strong>aliani neiconfronti del tema migrazioni lo possiamo r<strong>it</strong>rovare nella sezionedel questionario dedicata alle questioni che l’Unione Europeadovrebbe prior<strong>it</strong>ariamente affrontare nei prossimi anni (tabella 8).Se la principale prior<strong>it</strong>à indicata dagli <strong>it</strong>aliani – la s<strong>it</strong>uazioneeconomica – è condivisa dalla maggioranza relativa dei c<strong>it</strong>tadinieuropei intervistati, l’individuazione dell’immigrazione comeseconda prior<strong>it</strong>à distingue invece gli <strong>it</strong>aliani dalla gran partedelle altre nazioni, in quanto solo Malta e la Gran Bretagnacollocano questo fenomeno ai vertici della graduatoria.Tabella 8. Le questioni prior<strong>it</strong>arie di cui dovrebbe occuparsi l’UnioneEuropea nei prossimi anni. Valori percentualiMotivi di preoccupazione Italia* Eu*La s<strong>it</strong>uazione economica 43% 40%L’immigrazione 34% 23%La lotta alla criminal<strong>it</strong>à 27% 24%La questione energetica 18% 23%Le pol<strong>it</strong>iche sociali e san<strong>it</strong>arie 17% 27%La regolamentazione del mercatointerno 17% 13%La pol<strong>it</strong>ica estera europea 13% 11%Lo sviluppo della ricerca scientifica 13% 10%La difesa dell’ambiente 11% 17%La sussidiarietà nei confrontidei Paesi europei più poveri 10% 16%La lotta al cambiamento climatico 9% 17%Le pol<strong>it</strong>iche culturali 8% 4%Lo sviluppo delle infrastrutture 8% 10%Lo sviluppo di una pol<strong>it</strong>ica europeadi difesa 8% 7%La pol<strong>it</strong>ica scolastica europea 6% 11%* Il totale è superiore al 100% perché erano possibili risposte multipleFonte: European Commission, Special Eurobarometer 308, 2009libertàciviliCome si può rilevare dai dati presentati, rispetto alla maggioranzadegli altri c<strong>it</strong>tadini europei, l’immigrazione riveste una particolareimportanza per i c<strong>it</strong>tadini <strong>it</strong>aliani, in termini soprattutto ansiogeni,come fonte di preoccupazione per i cambiamenti che essacomporta, sia a livello sociale, sia a livello economico, in una fasecongiunturale negativa come quella attuale.1022 010 novembre-dicembre


Radiografia di un fenomeno:l’immigrazione in ToscanaDialogo La ricerca interculturaleÈ in corso di elaborazione il quarto rapportoregionale sull’immigrazione, iniziativa natadalla Conferenza dei prefetti e realizzataattraverso la partecipazione in rete di tuttigli attori presenti sul terr<strong>it</strong>oriodi Andrea De MartinoPrefetto di Napoli ed ex prefetto di FirenzeUno studiosullaimmigrazioneche definiscei contornie le dinamichedel fenomenonell’orizzonteregionaleConoscere per amministrare“C’era una volta una regione fatta di cento tradizioni, rurale,impermeabile al cambiamento e orgogliosa della sua distanzadal Mondo … Questa regione sta per cambiare aspetto, diventandouna specie di New York multietnica, con 120 nazional<strong>it</strong>à sparsesul terr<strong>it</strong>orio. Addio Toscana dei cento campanili, benvenutaToscana delle mille culture”. Inizia così la pagina che un notoquotidiano a diffusione nazionale ha voluto dedicare all’annualericerca sull’immigrazione in Toscana che, su iniziativa dellaConferenza dei prefetti della Toscana, si appresta a esserereplicata nel 2010 per la quarta volta.L’opportun<strong>it</strong>à di realizzare uno studio del fenomeno immigratorioche, al di là dell’amb<strong>it</strong>o delle singole province, nepercepisse i contorni e le dinamiche nel più ampio orizzonteregionale, era parsa evidente già nel 2006. Uno dei temi particolarmenteavvert<strong>it</strong>i in sede di Conferenza dei prefetti era statoproprio quello dell’immigrazione: questione oggetto di un costantee aperto confronto nella società e nella v<strong>it</strong>a pol<strong>it</strong>ica, alimentatodalle più diverse sensibil<strong>it</strong>à, in cui è necessario che il profilo dellalegal<strong>it</strong>à e della sicurezza si coniughi con quello dell’integrazione,nell’amb<strong>it</strong>o del più vasto contesto della coesione sociale.Se, da sempre, il comp<strong>it</strong>o ist<strong>it</strong>uzionale dell’amministrazionedell’Interno è quello di curare il momento di sintesi delle istanzesociali per assicurare un ordinato vivere civile, tale comp<strong>it</strong>o siè certamente arricch<strong>it</strong>o di nuovi contenuti con il consolidarsidel fenomeno immigratorio. Questo ha aperto, infatti, un piùvasto e variegato ventaglio di esigenze che vanno consideratelibertàcivili2 010 novembre-dicembre103


Dialogo La ricerca interculturalelibertàciviliL’immigrazione in ToscanaL’esigenzaprimariadi fornire unaconoscenzanumericae quant<strong>it</strong>ativadella presenzadi immigratie dellecaratteristichedel loroinsediamentonel quadro di una società in cui le divers<strong>it</strong>à culturali sono incostante confronto: conoscere approfond<strong>it</strong>amente l’assetto, incontinua evoluzione, della realtà nella quale si opera è pertantodivenuto, più che mai, strumento imprescindibile di buon governo.È stato sulla base di questa premessa che in Toscana si èaffermato il convincimento della necess<strong>it</strong>à, a fronte di un fenomenoimponente per numero di c<strong>it</strong>tadini stranieri coinvolti (la regioneoggi si attesta al quinto posto in Italia per presenza di immigrati)e per questioni – di ordine sociale, economico, pol<strong>it</strong>ico eculturale – ad esso connesse, di elaborare a livello interist<strong>it</strong>uzionaleuno studio approfond<strong>it</strong>o sull’immigrazione che, inun’ampia varietà di settori, ne cogliesse gli aspetti significativiin una chiave di lettura regionale.Si era d’altra parte rilevata una carenza di iniziative in talsenso. Infatti, dinnanzi a una plural<strong>it</strong>à di pubblicazioni curate alivello provinciale – ciascuna delle quali peraltro redatta conmetodologie e cadenze temporali diverse, sì da rendere difficoltosala comparazione dei rispettivi dati – le poche ricercheeffettuate a livello regionale sembravano orientate a indagareora questo ora quell’altro aspetto, trascurando però una visioneampia del fenomeno che invece la ricerca delle prefettureavrebbe dovuto cogliere.Con i colleghi ci si è confrontati diffusamente prima di delineare,sia pure a larghi tratti, l’“arch<strong>it</strong>ettura” della ricerca.L’indagine – avvalendosi di fonti rigorose e pluraliste –avrebbe dovuto, con cadenza annuale, fornire in primo luogouna conoscenza numerica e quant<strong>it</strong>ativa del fenomeno nellaregione; ciò nella consapevolezza che solo tale conoscenzasarebbe potuta servire, da un lato, a verificare e confrontarecon il dato reale la percezione che ciascuno ha del multiformemondo dell’immigrazione e, dall’altro, a mettere in condizionedi ben governare chi ne ha la responsabil<strong>it</strong>à.La ricerca avrebbe dovuto, inoltre, non solo esplorare e collegarele tante iniziative degli enti locali e dell’associazionismointraprese per accompagnare il percorso di accoglienza deic<strong>it</strong>tadini stranieri sul terr<strong>it</strong>orio, ma anche contribuire a farconoscere le esperienze e le progettual<strong>it</strong>à dell’amministrazionedell’Interno. Sotto questo profilo vi erano segnali significatividi una nuova sensibil<strong>it</strong>à e attenzione verso i temi della multicultural<strong>it</strong>àe della multireligios<strong>it</strong>à, ispirati al riconoscimentodell’immigrazione come fenomeno strutturale.Non a caso presso il Ministero era stata cost<strong>it</strong>u<strong>it</strong>a la “Consultaper l’Islam <strong>it</strong>aliano” e inoltre – sulla base di un’ampia consultazionenon solo con le diverse confessioni religiose radicate1042 010 novembre-dicembre


Il laboratorioavviato dalleprefetturetoscaneha realizzatotre rapporti;il primorisale al 2007L’immigrazione in Toscanain Italia, ma anche con le tante associazioni che operano nelmondo dell’immigrazione – si stava elaborando la “Carta deivalori della c<strong>it</strong>tadinanza e dell’integrazione” che il ministrodell’Interno avrebbe poi varato il 23 aprile 2007. Non a caso,ancora, il dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazionestava progettando la Conferenza nazionale dell’immigrazione“Verso una società multiculturale. Dalle esperienze del terr<strong>it</strong>orioalla costruzione di nuovi modelli”, che si sarebbe in segu<strong>it</strong>otenuta proprio a Firenze, nel settembre del 2007.Quanto alle prefetture poi, grazie ai neo ist<strong>it</strong>u<strong>it</strong>i Sportelli uniciper l’immigrazione, queste si confermavano sensori privilegiatie crocevia delle diverse problematiche del fenomeno immigratorio;di guisa che la conoscenza di queste esperienze, oltre che diquelle maturate negli anni attraverso i Consigli terr<strong>it</strong>oriali perl’immigrazione, doveva essere messa a fattor comune.Si imponeva, in altri termini, la logica dell’approccio condivisoal tema dell’immigrazione, con le sue naturali ricadute su ogniaspetto della società, e la messa a disposizione di tutti, c<strong>it</strong>tadinie ist<strong>it</strong>uzioni, della plural<strong>it</strong>à dei dati e delle informazioniprovenienti da tutti i soggetti che a vario t<strong>it</strong>olo si occupavanodel fenomeno.Nell’intendimento di soddisfare le prospettate esigenze, illaboratorio avviato dalle prefetture toscane ha realizzato treRapporti sull’immigrazione – nel 2007, nel 2008 e nel 2009 –consultabili anche on line accedendo al s<strong>it</strong>o della prefettura diFirenze (www.prefettura.<strong>it</strong>/firenze > Pubblicazioni, studi e ricerche >L’immigrazione in Toscana) ed è impegnato per la predisposizionedi quello relativo all’anno 2010.Dialogo La ricerca interculturaleOggiin Toscanarisiedonooltre 300milastranieri,quasi l’8%del totale<strong>it</strong>alianoI campi indagati e i risultati della ricercaUn rapido riferimento – solo per offrire una panoramica generaledell’immigrazione in Toscana – a taluni dei dati presentati nellaricerca 2009.La popolazione straniera residente al 1° gennaio 2009rimanda l’immagine di una regione in cui la presenza straniera,in aumento rispetto all’anno precedente, si attesta al 7,95% sultotale degli stranieri presenti in Italia. Sono infatti 309.651(275.149 nell’anno precedente) gli stranieri in Toscana a frontedei 3.891.295 che l’Italia complessivamente accoglie: di questi,96.919 sono c<strong>it</strong>tadini comun<strong>it</strong>ari.La presenza straniera incide per l’8,35% sul totale di tuttala popolazione residente nella regione: la Toscana viene, quindi,a collocarsi al quinto posto tra le regioni <strong>it</strong>aliane per le qualipiù elevata risulta essere la percentuale degli stranieri sullalibertàcivili2 010 novembre-dicembre105


La Dialogo ricerca interculturaleL’immigrazione in Toscanapopolazione residente complessiva. Prima della Toscana, sisegnalano: l’Emilia-Romagna (9,7%), l’Umbria (9,6%), laLombardia e il Veneto (9,3%).Gli istogrammi della figura 1 rendono immediatamentepercepibili i dati prima indicati relativamente alla distribuzione,nelle province toscane, tra popolazione straniera e popolazionecomplessivamente residente. In valori assoluti, Firenze e Arezzosi confermano le province dove maggiore è la loro presenza.Seguono poi, nell’ordine, Pisa e Prato.Figura 1. Popolazione totale e popolazione straniera nelle province toscane (1 gennaio 2009)Popolazione stranieraTotale residentiFonte: Nostra elaborazione su dati IstatlibertàciviliIn Toscana risulta prevalente la componente femminile(159.803) rispetto a quella maschile (149.848). Quanto invece allastruttura per età, il 21% della popolazione straniera residenteè minorenne (65.167) e la classe di età maggiormente rappresentataè quella compresa fra i 18 e i 39 anni.È una presenza straniera, quella in Toscana, che sembracaratterizzarsi per un progetto migratorio stabile o quantomeno di lunga durata: lo dimostra la tipologia dei permessi disoggiorno richiesti (su 72.841 permessi in corso di valid<strong>it</strong>à al1 gennaio 2009, il 59,5% è per motivi di lavoro e oltre il 30%per motivi di famiglia), lo dimostra il numero elevato di domandedi ricongiungimento familiare (7.892 nel 2008 e 6.130 nel 2009)e di c<strong>it</strong>tadinanza <strong>it</strong>aliana, per matrimonio e per residenza(3.057 nel 2008 e 3.916 nel 2009).1062 010 novembre-dicembre


L’immigrazione in ToscanaAnche l’acquisto della casa cost<strong>it</strong>uisce un indicatore significativodella propensione dei c<strong>it</strong>tadini stranieri a radicarsi in un datoterr<strong>it</strong>orio. In tale ottica, la ricerca delle prefetture propone dati,a livello nazionale oltre che regionale, sull’andamento del mercatoimmobiliare relativo a c<strong>it</strong>tadini immigrati negli anni 2004-2009:un mercato che nel 2008 mostra un segno decisamente negativo,solo parzialmente recuperato nel 2009, spia della crisi economicache ha abbassato le aspettative di redd<strong>it</strong>o di tutti, <strong>it</strong>aliani estranieri.La Dialogo ricerca interculturaleTabella 1. Andamento del mercato immobiliare relativo a c<strong>it</strong>tadini immigrati negli anni 2004-2009Anno Numero Var.% Fatturato annuo Var. %compravend<strong>it</strong>e rispetto all’anno prec. (min. di euro) rispetto all’anno prec.2004 110.000 - 10.200 -2005 116.000 + 5,4 12.000 +17,62006 131.000 +12,9 15.300 +27,52007 135.000 + 3,0 16.800 + 9,82008 103.000 -23,7 11.700 -30,42009 90.000 -12,6 10.000 -14,5Tabella 2. Incidenza a livello regionale degli acquisti di alloggi da parte di c<strong>it</strong>tadini immigrati, sul totaledella transazioni del mercato immobiliareRegione 2004 2005 2006 2007 2008 2009Lombardia 19,4 18,5 17,9 17,4 17,8 18,2Veneto 14,9 15,6 16,7 17,2 16,8 16,6Piemonte 13,1 13,6 14,5 15,5 16,6 16,4Lazio 12,2 12,9 13,4 14,3 15,0 14,2Emilia-Romagna 15,2 14,7 13,9 13,6 12,0 12,0Toscana 8,4 8,8 9,5 9,5 9,8 10,2Liguria 4,0 4,0 4,5 4,2 4,0 3,7Altre Regioni 5,6 4,9 3,4 2,6 2,4 3,5Friuli Venezia Giulia 4,6 4,5 3,8 3,5 3,2 3,2Umbria 2,6 2,5 2,4 2,2 3,0 2,0Totale 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0 100,0Fonte: Scenari immobiliari - Rapporto di ricerca 2009libertàcivili2 010 novembre-dicembre107


Dialogo La ricerca interculturaleL’immigrazione in ToscanaDal punto di vista occupazionale – nonostante dopo anni dicresc<strong>it</strong>a costante, con l’emergere della crisi globale, dalla finedel 2008 in avanti si sia verificata una battuta di arresto – lacomponente straniera continua a cost<strong>it</strong>uire una presenza importantenell’economia toscana, mantenendo sostanzialmenteinalterati i caratteri di fondo del proprio inserimento lavorativo.Come in passato, il tasso di occupazione degli stranieri èmediamente superiore a quello degli autoctoni, a dimostrazionedi un buon inserimento nel mercato del lavoro, ma il rischio didisoccupazione – di perdere il lavoro e di non r<strong>it</strong>rovarlo – è piùelevato, in particolare per le donne.Tabella 3. Regioni <strong>it</strong>aliane: incidenza % degli occupati stranieri sul totaledella forza lavoro, anni 2007, 2008 e variazione annualeRegione 2007 2008 Var. %Piemonte e Valle d’Aosta 7,0 8,5 1,4Lombardia 8,6 9,8 1,3Trentino Alto Adige 6,5 7,3 0,9Veneto 8,7 10,1 1,3Friuli Venezia Giulia 6,2 8,4 2,2Liguria 6,4 7,1 0,7Emilia-Romagna 8,7 9,9 1,3Toscana 8,4 9,4 1,1Umbria 9,2 10,5 1,3Marche 8,3 8,9 0,6Lazio 7,8 8,9 1,1Abruzzo 3,9 4,7 0,8Molise 1,6 2,5 0,8Campania 3,2 3,3 0,1Puglia 2,0 2,4 0,4Basilicata 0,9 1,9 1,0Calabria 3,3 4,2 0,9Sicilia 2,7 3,0 0,3Sardegna 1,5 2,0 0,4Italia 6,6 7,6 1,0libertàciviliFonte: elaborazione originale Irpet su dati Istat RcflI reati per i quali con più frequenza vengono denunciati,arrestati o fermati i c<strong>it</strong>tadini non comun<strong>it</strong>ari risultano essere –come si rileva dalla tabella 4 – quelli afferenti ai del<strong>it</strong>ti contro1082 010 novembre-dicembre


L’immigrazione in Toscanail patrimonio e quelli inerenti alle norme sugli stupefacenti(prevalentemente lo spaccio e solo in misura molto minore laproduzione e il traffico): è un dato trasversale a tutte le provincetoscane che conferma anche quello rilevato nel 2007 e nel 2008.Tabella 4. Regione Toscana - Persone extracomun<strong>it</strong>arie denunciate, arrestateo fermate in relazione al tipo di del<strong>it</strong>to (primo semestre 2009)Dialogo La ricerca interculturaleTipologia dei del<strong>it</strong>ti I semestre 2009Omicidi consumati 7Tentati omicidi 13Omicidi colposi 0Lesioni dolose 391Percosse 27Minacce 196Ingiurie 99Violenze sessuali 32Furti 830Ricettazione 402Rapine 140Estorsioni 30Usura 5Sequestri di persona 9Associazione per delinquere 8Associazione di tipo mafioso 0Riciclaggio 14Truffe e frodi informatiche 48Incendi 10Danneggiamenti 163Contrabbando 6Stupefacenti 615Sfruttamento della prost<strong>it</strong>uzionee pornografia minorile 27Del<strong>it</strong>ti informatici 5Contraffazione di marchi e prodotti industriali 22Violazione alla proprietà intellettuale 31Altri del<strong>it</strong>ti 3.598Totale 6.735Fonte: ministero dell’InternoQuanto agli aspetti di natura economica che dal flussoimmigratorio riverberano, un dato interessante si ricava dall’andamentodei flussi pensionistici, proiettati fino al 2020,libertàcivili2 010 novembre-dicembre109


L’immigrazione in ToscanaLa ricercaquando la Toscana – come mostra la tabella 5 – rappresenteràla quinta regione per quota di pensionamenti di stranieri sultotale nazionale.Tabella 5. Flussi di pensionamento degli immigrati – Valori medi per annoRegione 2006-2010 2011-2015 2016-2020 Totale %regionaleLombardia 1.164 4.287 7.466 64.585 20,5Lazio 1.292 3.808 5.764 54.320 17,2Emilia-Romagna 544 2.081 3.385 30.050 9,5Veneto 498 1.921 3.159 27.890 8,8Toscana 576 1.845 2.718 25.695 8,1Piemonte 437 1.513 2.468 22.090 7Italia 6.290 21.836 34.979 315.525 -Quota % di femmine 84,1 82,9 51,7 65,7 -Fonte: Car<strong>it</strong>as/Osservatorio romano migrazioni. Stima su dati ministero dell’Interno, Istat e InpsSono aspetti, quelli di natura economica, che in genere neldibatt<strong>it</strong>o pubblico risultano trascurati. Pur nell’indubbia difficoltàdelle analisi, vanno invece maggiormente indagati perchénegli anni l’apporto dei lavoratori stranieri ha assunto rilevanzasempre crescente anche sotto il profilo fiscale, contributivo e deiconsumi come d’altronde, per altro verso, è cresciuta la domandadi accesso degli stranieri stessi ai servizi sociali, dalla san<strong>it</strong>àalla casa.libertàciviliL’informatica giuridicaUna delle final<strong>it</strong>à della ricerca sull’immigrazione, comeprima detto, è quella di mettere a fattore comune la conoscenzadelle esperienze. È questo un aspetto che non è stato ma<strong>it</strong>rascurato e sulla cui importanza, opportunamente, è statodato ampio spazio anche su questa rivista.Scorrendo il terzo numero della pubblicazione, a propos<strong>it</strong>odel ruolo della comunicazione ist<strong>it</strong>uzionale sul tema dell’immigrazione,è stato rilevato come sia “auspicabile … grazieall’utilizzo di internet, potenziare la condivisione delleinformazioni fra enti ist<strong>it</strong>uzionali, quali ad esempio i ministericon competenze concorrenti o gli enti locali, e ampliare la rete110 2 010 novembre-dicembre


L’immigrazione in ToscanaIl portalerealizzatonell’amb<strong>it</strong>odel progettoPAeSIha lo scopodi garantireun accessotelematicoper ottenereinformazionisu proceduree servizi checoinvolgonoamministrazionipubblichee stranierial mondo riconosciuto delle associazioni ….” 1 : in Toscana, questaè una strada che si è da tempo intrapresa, e con successo,grazie al progetto PAeSI (Pubblica Amministrazione e Stranieriin Italia) e all’accordo siglato nel 2007 con la regione. La ricercadelle prefetture ne ha evidenziato gli aspetti salienti, rappresentandoi “vantaggi” del metodo secondo cui si articola ilprogetto, come esperienza che può utilmente essere replicatain altri contesti.Favorire la conoscenza delle disposizioni normative in unamateria in cui, alla compless<strong>it</strong>à della normativa stessa, siaggiunge il fatto che le competenze sui procedimenti sonosuddivise fra numerose amministrazioni, era diventato datempo un obiettivo prior<strong>it</strong>ario: mancava un accesso telematicomirato a ottenere in modo specifico informazioni sulle proceduree sui servizi che coinvolgono amministrazioni pubbliche estranieri, che pertanto occorreva predisporre. È nato così,nell’amb<strong>it</strong>o del Consiglio terr<strong>it</strong>oriale per l’immigrazione diFirenze, il progetto PAeSI, un’esperienza di informatica giuridica,unica nel suo genere, che si è allargata a tutte le prefetturetoscane grazie al protocollo d’intesa del 2007 tra la regioneToscana e i prefetti delle dieci province.L’importanza di favorire la conoscenza delle disposizioninormative al fine di facil<strong>it</strong>arne l’applicazione è d’altra parte unaspetto già sottolineato in via generale nella legge 150/2000che disciplina le attiv<strong>it</strong>à di informazione e comunicazione dellepubbliche amministrazioni. Nella materia immigrazione larilevanza è ancora maggiore, perché consente di fornire aic<strong>it</strong>tadini stranieri una conoscenza delle regole dell’ordinamentogiuridico e, quindi, dei dir<strong>it</strong>ti e dei doveri.Il progetto PAeSI fornisce un’informazione “mediata”:l’informazione è rivolta sì al c<strong>it</strong>tadino straniero, ma attraversoun passaggio intermedio, rappresentato dall’intervento deglioperatori degli uffici relazioni con il pubblico e dei serviziimmigrazione di enti e associazioni. Per la compless<strong>it</strong>à dellamateria e le difficoltà connesse alla divers<strong>it</strong>à della lingua, l’utentestraniero necess<strong>it</strong>a infatti del supporto di operatori che abbianouna conoscenza generale sulla total<strong>it</strong>à dei procedimenti dicompetenza delle diverse amministrazioni e possano quindiinformarli o indirizzarli a seconda della loro s<strong>it</strong>uazione. D’altra parte,i rapporti tra stranieri e pubblica amministrazione coinvolgono1 Serenella Ravioli, “Il contributo di qual<strong>it</strong>à della comunicazione ist<strong>it</strong>uzionale aldibatt<strong>it</strong>o sull’immigrazione”, in libertàcivili n.3 (maggio-giugno 2010), pag. 59La ricercalibertàcivili2 010 novembre-dicembre111


L’immigrazione in ToscanaLa ricercain larga misura anche le imprese e i c<strong>it</strong>tadini <strong>it</strong>aliani che, parimenti,hanno la necess<strong>it</strong>à del sostegno di operatori per poter comprenderegli adempimenti loro richiesti.Il portale PAeSI, raggiungibile all’indirizzo www.immigrazione.regione.toscana.<strong>it</strong>, si caratterizza per la sua natura “collaborativa”.Esso infatti non è stato concep<strong>it</strong>o come uno strumento di informazionemonodirezionale, ma come il prodotto dell’interazione tra unsistema di soggetti ist<strong>it</strong>uzionali a diversi livelli terr<strong>it</strong>oriali (prefettura,questura, direzione del lavoro, camera di commercio, regione,comune, ecc.). Questi infatti collaborano tra loro, avvalendosidi un s<strong>it</strong>o-laboratorio messo a disposizione dallo stesso PAeSIche consente la comunicazione via web, per pervenire a unostrumento di lavoro condiviso, in grado di fornire un’informazionea tutto campo e continuamente aggiornata.libertàcivili112 2 010 novembre-dicembre


L’immigrazione in ToscanaLa ricercaè statarealizzataattraversola partecipazionein retedi tuttigli attoripresentisul terr<strong>it</strong>orio,dalleamministrazionistataliagli enti locali,dall’univers<strong>it</strong>àalleassociazionilaichee religioseLa partecipazione in reteIl metodo utilizzato ai fini della ricerca è stato quello dellapartecipazione in rete di tutti gli attori presenti sul terr<strong>it</strong>orio, infunzione della valorizzazione della reciproca cooperazione. Neglianni infatti i documenti hanno proposto contributi provenientida soggetti diversi – dalle amministrazioni statali alla regionee agli enti locali, dall’univers<strong>it</strong>à ai protagonisti dell’associazionismolaico e religioso – che a vario t<strong>it</strong>olo sono interessati al grande temadell’immigrazione.È questo un aspetto che si r<strong>it</strong>iene opportuno sottolineare.La ricerca delle prefetture toscane cost<strong>it</strong>uisce, infatti, occasionedi confronto in cui si rafforza la consapevolezza di final<strong>it</strong>àcomuni e diviene sede dove si pongono le basi per percorsi dilavoro condivisi. Ciò al solo fine di individuare insieme le soluzionipiù opportune per favorire una sempre più ampia integrazionedei c<strong>it</strong>tadini stranieri nella società toscana.Diverse anche le “voci” di coloro che nelle tre edizioni hannoofferto il proprio contributo di riflessioni sul tema dell’immigrazionearricchendo con note introduttive il lavoro delle prefetture. Nelnostro Paese le pol<strong>it</strong>iche in materia – ha sottolineato nel 2007il sottosegretario all’Interno con delega all’immigrazione,Marcella Lucidi – sono state ispirate al riconoscimento dell’immigrazionecome fenomeno strutturale, con l’ambizione dipromuovere processi di accoglienza regolare, di integrazione,di contrasto all’illegal<strong>it</strong>à. L’Italia guarda all’immigrazione comeal segno più emblematico dei nostri tempi, come al terrenoprincipale su cui costruire un nuovo modello di c<strong>it</strong>tadinanza,rispettoso del pluralismo culturale e religioso, della laic<strong>it</strong>àdello Stato, dei principi fondamentali del nostro ordinamentocost<strong>it</strong>uzionale.I motivi di studio – ha evidenziato il rettore dell’univers<strong>it</strong>à diFirenze – rappresentano da sempre una delle cause principalialla base delle migrazioni dei giovani. Nei Paesi dove il processodi internazionalizzazione è in uno stato più avanzato, i gruppidi studio hanno una composizione decisamente multietnica ela ricerca cost<strong>it</strong>uisce il terreno dove maggiormente l’integrazionefra individui di Paesi molto diversi avviene in modo naturale.Il pensiero cattolico che ha dato un decisivo contributo allaelaborazione dei principi cost<strong>it</strong>uzionali del nostro Paese – haricordato l’arcivescovo di Firenze – può continuare ad alimentarequel quadro valoriale che cost<strong>it</strong>uisce l’orizzonte imprescindibilein cui dovranno interagire gli immigrati, così che la loro esperienzae la loro cultura possano arricchire la convivenza di tutti.Dietro i numeri dell’immigrazione, ci sono persone con le qualiLa ricercalibertàcivili2 010 novembre-dicembre113


L’immigrazione in ToscanalibertàciviliLa ricercasi deve costruire una relazione solidale. La solidarietà, comericorda la Dottrina sociale della Chiesa, esige reciproc<strong>it</strong>àintenzionale e operativa. Nella sostanza esige un progetto.Quando manca il progetto, per la realizzazione del quale ognisoggetto coinvolto è chiamato a mettere in campo quello cheè e quello che ha, non si può parlare di solidarietà.Un’iniziativautileper fornireindicazionisulleprospettivedellaimmigrazionein Toscanae sullestrategie diintegrazionepiù praticabiliIl modello dell’integrazioneIl lavoro svolto sull’immigrazione in Toscana non ha certopretese di esaustiv<strong>it</strong>à. Si è consapevoli che non hanno ancoratrovato spazio alcune tematiche pur di rilievo e che altreandranno più e meglio indagate. Nel loro insieme, però, i contributiraccolti cost<strong>it</strong>uiscono una base strutturata di analisi del fenomenomigratorio a livello regionale, utile al fine di fornire indicazionicirca le prospettive del fenomeno stesso e di individuare i possibilipercorsi nonché le strategie più praticabili per favorire unapos<strong>it</strong>iva integrazione degli immigrati nella società toscana.Perché l’immigrazione – fenomeno naturale nella storia deipopoli, che può rivelarsi ricco di opportun<strong>it</strong>à per le societàosp<strong>it</strong>anti – è certamente complessa da governare, specialmentesul terreno dell’accoglienza e dell’integrazione che esigono ilriconoscimento delle diverse ident<strong>it</strong>à dei nuovi c<strong>it</strong>tadini e siconnotano di dir<strong>it</strong>ti e di doveri.Ogni minoranza, infatti, reclama il dir<strong>it</strong>to a porsi come unelemento ben riconoscibile di quel tessuto sociale nel qualeè venuta a stabilirsi, concorrendo al suo sviluppo economicoe sociale, e del quale deve essere parte attiva e integrante,nel rispetto dei principi della nostra democrazia.114 2 010 novembre-dicembre


Più stranieri più criminal<strong>it</strong>à:un’equazione che non tornaOltre la pauraI dati del VII Rapporto del Cnel ridimensionanola valenza di una proporzione che, anche a causadel tam tam mediatico, è spesso alla ribaltanel dibatt<strong>it</strong>o pol<strong>it</strong>ico e giornalisticodi Alberto BordiViceprefetto aggiunto - ministero dell’InternoIl temadella sicurezzadei c<strong>it</strong>tadiniin rapportoallaimmigrazioneè emblematicodi comela percezionedi questoproblema siadi gran lungapiù gravedellas<strong>it</strong>uazionerealeSpesso è sufficiente un episodio di criminal<strong>it</strong>à di una certarilevanza con protagonista un immigrato, con il correlato tam tammediatico, ed ecco che l’equazione “più immigrati, più criminal<strong>it</strong>à”torna prepotentemente alla ribalta nel nostro Paese, spesso adispetto della logica e dei numeri che, restando all’equazionedi partenza, su un tema così complesso dal punto di vista sociale,contano più delle reazioni emotive.Nella realtà c<strong>it</strong>tadina romana una reazione di tal genere si èregistrata in occasione della barbara uccisione della signoraReggiani in una terribile serata di tre anni fa; nella circostanzaa scatenare un atteggiamento xenofobo nei confronti dellacomun<strong>it</strong>à dei romeni nella Cap<strong>it</strong>ale è stata l’efferatezza dell’attocriminale posto in essere, reso ancora più inquietante dalconnotato quasi primordiale dell’autore del gesto omicida.Questo tipo di risposta non è peraltro nuovo e ha accompagnatoin altri tempi e in altri amb<strong>it</strong>i i rapporti tra comun<strong>it</strong>à autoctonee collettiv<strong>it</strong>à di immigrati; senza andare lontano basterebbericordare la presenza dei nostri meridionali nel Nord Italia neglianni Sessanta-Settanta, allorché gli episodi di criminal<strong>it</strong>à urbanavenivano stigmatizzati e accomunati come frutto di una sorta digene criminale ins<strong>it</strong>o nella gente siciliana o calabrese spostatasia Torino o a Milano in cerca di lavoro.Ovviamente la fisiologica reazione a crimini particolarmentegravi non può essere né imped<strong>it</strong>a né sottovalutata, anche perchéla massima attenzione va riservata da parte delle autor<strong>it</strong>àcompetenti e dell’intera opinione pubblica agli episodi malav<strong>it</strong>osiperpetrati nel medesimo amb<strong>it</strong>o locale o sociale, oppure ricondu-libertàcivili2 010 novembre-dicembre115


Più immigrati, più criminal<strong>it</strong>à: un’equazione che non tornaOltre la pauralibertàciviliIl numerodelle denuncepenali rifer<strong>it</strong>eagli stranieriin Italiamostra cheil loroaumentoè inferiorealla cresc<strong>it</strong>adel numerodei nuoviimmigratiche arrivanonel Paesecibili a una determinata etnia presente in uno specifico terr<strong>it</strong>orio.Quello che preoccupa non è la reazione emotiva e psicologicadi larga parte dell’opinione pubblica a crimini efferati, che èleg<strong>it</strong>tima e naturale, ma la semplicistica estensione delle connotazionicriminogene di un individuo o di un gruppo di soggettiautori del reato a una intera progenie, con un atteggiamentodi tipo manicheo che spesso rapporta apod<strong>it</strong>ticamente il bene eil male allo status di <strong>it</strong>aliano o di “straniero”, in mancanza di datie di riscontri oggettivi su larga scala.A supportare il processo di etichettamento che sottendel’equazione “più immigrati più criminal<strong>it</strong>à” concorre la convinzioneche la povertà, il bisogno, la disperazione, per di più trapiantatiin un amb<strong>it</strong>o lontano dalle proprie radici, generino inev<strong>it</strong>abilmentecomportamenti criminosi; tuttavia, tale proiezione comportamentalenon può avere valore assoluto, in quanto è verosimileche tutti i migranti che lasciano le proprie terre, i propri affetti,e i loro (pochi) averi per approdare a una soglia di v<strong>it</strong>a migliore,perseguano prior<strong>it</strong>ariamente l’obiettivo di ottenere un lavoropiuttosto che una predefin<strong>it</strong>a strategia criminogena. Questa, piùrealisticamente, è ipotizzabile come estrema e residuale, e forserealizzabile più semplicemente nel proprio terr<strong>it</strong>orio d’origine.In secondo luogo, la matrice della disperazione dello straniero,mutatis mutandis, non può dirsi lontana, nei concreti comportamenti,dal comportamento del<strong>it</strong>tuoso estremo del c<strong>it</strong>tadino<strong>it</strong>aliano che si trovi senza lavoro, senza prospettive e senzaaiuti esterni di sorta.Questo rapido passaggio mostra come muoversi nel campodelle motivazioni, delle valutazioni generalizzate, delle reazioniemotive rifer<strong>it</strong>e a episodi, anche se gravi, non possa rappresentarela giusta chiave di lettura di un’equazione complessa einstabile che mette insieme due macrocosmi diversi e variegaticome il mondo dell’immigrazione e il pianeta della criminal<strong>it</strong>à.Molto più corretta e affidabile, in tale contesto, l’opzione dellafenomenologia reale fondata su dati attendibili, su riscontr<strong>it</strong>angibili e analizzabili, come quelli di recente elaborati e riportatinel VII Rapporto del Consiglio nazionale dell’economia e dellavoro - Cnel (si veda anche libertàcivili n.5/2010) che dedicauna sezione proprio a tale problematica, facendo riferimento auna componente oggettiva quale il numero delle denunce penalirifer<strong>it</strong>e agli stranieri in Italia. Questo parametro non si presta a volipindarici e rimane agganciato a un indicatore tangibile e quantificabilecome la denuncia, pur prendendo atto che i c<strong>it</strong>tadinistranieri hanno maggiori possibil<strong>it</strong>à di essere denunciati per ilfatto di essere più individuabili, meno dotati di mezzi di difesa116 2 010 novembre-dicembre


Più immigrati, più criminal<strong>it</strong>à: un’equazione che non tornaCollettiv<strong>it</strong>àRomaniaMaroccoAlbaniaSenegalTunisiaCina popolareNigeriaEg<strong>it</strong>toSerbiaMacedoniaPrimi 10 PaesiTutti i Paesie, inoltre, soggetti a un maggior numero di norme rispetto alc<strong>it</strong>tadino <strong>it</strong>aliano.Italia. Principali collettiv<strong>it</strong>à di stranieri e criminal<strong>it</strong>à;confronto tra denunciati e residenti (2008)Denunce41.70341.45420.60915.32815.2849.4618.8307.3876.3435.108171.507287.708% vert.14,514,47,25,35,33,33,12,62,21,859,6100Residenti796.477403.592441.39667.510100.112170.26544.54474.59957.82689.4242.245.7453.891.293% vert.20,510,411,31,72,64,41,11,91,52,357,7100Diff. %residentidenunce-6,04,0-4,23,62,7-1,11,90,70,7-0,51,90,0Oltre la pauraFonte: Cnel - Dossier statistico immigrazione Car<strong>it</strong>as/Migrantes. Elaborazioni su dati Istat e ministero dell’Interno- dipartimento Pubblica sicurezzaUna lettura prima facie del Rapporto conduce a tre valutazioni,per taluni profili, inaspettate: la prima evidenzia che, nel periodo2001-2008 l’aumento delle denunce a carico degli immigrati èrisultato inferiore rispetto all’aumento del numero degli immigrati;la seconda è che tale aumento di denunce è molto più bassose si tiene conto che l’addeb<strong>it</strong>o dei reati riguarda anche gliimmigrati irregolari e altre categorie di stranieri non residenti.La terza si riferisce agli immigrati arrivati ex novo nel periodo2005-2008, i quali risultano imputati di addeb<strong>it</strong>i penali in misurainferiore rispetto alla popolazione, <strong>it</strong>aliani e stranieri, già stabil<strong>it</strong>ain Italia.La prima conseguenza deducibile dai dati considerati è cheil senso di peggioramento della sicurezza debba esserericondotto ad altri fattori più che all’incremento della popolazionestraniera. La ricerca del Cnel, che si è fatta carico di un’analisimirata su alcune specifiche collettiv<strong>it</strong>à, da tempo “nell’occhiodel ciclone” della realtà <strong>it</strong>aliana, come quella marocchina equella rumena, mette in luce come quest’ultima stia conoscendolibertàcivili2 010 novembre-dicembre117


Più immigrati, più criminal<strong>it</strong>à: un’equazione che non tornaOltre la pauraLa posizionedell’Italianei datiEurostatsullacriminal<strong>it</strong>ànei Paesidella UEun andamento più virtuoso di quanto veicolato dal dibatt<strong>it</strong>opubblico e dagli organi di stampa. Potrebbe essere in atto unprocesso non dissimile da quello che ha riguardato la comun<strong>it</strong>àpolacca trasmigrata in Italia nel decennio passato, add<strong>it</strong>ata perlungo tempo come composta da ubriachi, rissosi, “lavavetri”nella migliore delle ipotesi, e ora considerata una comun<strong>it</strong>à“virtuosa” con vocazione alla piena integrazione.Acquis<strong>it</strong>i questi dati, certamente più rassicuranti rispetto aun immaginario con contorni inquietanti, defin<strong>it</strong>o da qualchestudioso come “il crime deal <strong>it</strong>aliano”, c’è da chiedersi come siponga il nostro Paese rispetto agli altri Stati membri dell’UnioneEuropea alla luce della equazione sociologica di partenza.Ebbene anche sul fronte del benchmarking non mancano lesorprese: se si prendono in esame i dati forn<strong>it</strong>i da Eurostat nelperiodo 1995-2006 con particolare riguardo all’anno 2006, ledenunce aventi per destinatari stranieri sul nostro terr<strong>it</strong>orio siattestano sul 4,6 % rispetto alla popolazione residente, pari a 1 ogni22 residenti, (contro il rapporto 1 a 16 che cost<strong>it</strong>uisce la mediaeuropea), dato che ci colloca in una posizione intermedia nelpanorama continentale “un<strong>it</strong>o”. Al primo posto di questa particolareclassifica del rapporto denunce/residenti si posiziona, anche quicon una certa sorpresa, la Svezia (13,3%), davanti a Regno Un<strong>it</strong>o(9,8%) e Belgio (9,5%), dati che devono necessariamenteUnione Europea. Rapporto tra denunce penali e popolazioneper singoli Stati membri (2006)libertàciviliStato membro% Denuncesu pop.Belgio 9,5Bulgaria 1,8Rep. Ceca 3,2Danimarca 7,8Germania 7,7Estonia 3,9Irlanda 2,3Grecia 4,1Spagna 5Francia 5,8Italia 4,6Cipro 1Lettonia 2,7L<strong>it</strong>uania 2,2Stato membro% Denuncesu pop.Lussemburgo 5,4Ungheria 4,2Malta 4Paesi Bassi 7,4Austria 7,1Polonia 3,4Portogallo 3,8Romania 1,1Slovenia 4,5Slovacchia 2,1Finlandia 6,1Svezia 13,3Regno Un<strong>it</strong>o 9,8Fonte: Cnel - Dossier statistico immigrazione Car<strong>it</strong>as/Migrantes. Elaborazioni su dati Eurostat118 2 010 novembre-dicembre


Più immigrati, più criminal<strong>it</strong>à: un’equazione che non tornaL’essenzialefunzionedei datistatisticiper conoscerelo statodei diversifenomeni,i precedentie le proiezionidel lorosvilupponel brevee nel medioterminetener conto dei diversi ordinamenti penali di riferimento e dellediverse culture esistenti presso quelle popolazioni sull’utilizzodello strumento della denuncia.Sempre dai dati Eurostat elaborati dal Dossier statisticoCar<strong>it</strong>as/Migrantes e assunti nella ricerca del Cnel emerge comeRoma, in quanto a tasso di omicidi, con 1,28 casi su 100milaab<strong>it</strong>anti, risulti tra le cinque cap<strong>it</strong>ali europee più sicure. Il dato datenere in maggior considerazione si riferisce comunque al primoquinquennio degli anni 2000, un periodo che segna unincremento delle denunce proporzionalmente minore rispettoall’aumento degli stranieri, a defin<strong>it</strong>ivo suggello delle tesi anticatastrofistesulle presenze straniere criminogene in Italia.Se questo è il tratto evidente sull’equazione di partenza, nonsi possono tralasciare alcune considerazioni che precisanoulteriormente il dato considerato: in primis che esso non tieneconto della riconducibil<strong>it</strong>à di più reati allo stesso soggettodenunciato, al fatto che siamo di fronte all’elemento “denuncia”e non all’es<strong>it</strong>o “condanna”, e che nel novero degli stranieri in Italianon sono ricompresi i tanti stranieri “in sofferenza anagrafica”,ossia in attesa di essere registrati come residenti, fattori questiche dilatano ulteriormente il rapporto direttamente proporzionaletra stranieri immigrati e criminal<strong>it</strong>à derivata.Un terzo livello di analisi riguarda poi il tipo di “criminal<strong>it</strong>à”considerata nella casistica qui richiamata, nella quale gran partedelle denunce ricade nell’area dei reati comuni o soft crimes, trai quali lo spaccio di droga, lo sfruttamento della prost<strong>it</strong>uzione,lo strozzinaggio, gli atti molesti, i furti, gli scippi e le aggressioni,pur non mancando atti di maggior grav<strong>it</strong>à.Altro fattore dal quale è fondamentale non prescindere riguardala mole di denunce relative alla violazione della legislazionesugli stranieri (stato di irregolar<strong>it</strong>à, fuga, false general<strong>it</strong>à, documentialterati, resistenza all’arresto, oltraggio a pubblico ufficiale,occupazione di locali adib<strong>it</strong>i a luoghi per dormire etc.) che intaluni anni si attesta su un sesto del numero complessivo.I dati statistici, come noto, sono fondamentali per conoscereil passato di un fenomeno, la tendenza nel presente dello stessoe le proiezioni future a breve o medio termine. Le risultanze sinqui analizzate alla luce dell’equazione “più immigrazione, piùcriminal<strong>it</strong>à” ci hanno condotto a un percorso diacronico chedeve necessariamente fornire elementi riguardanti le prospettiveper il nostro vivere quotidiano, le quali, in costanza del quadroplanetario di riferimento, non possono fare a meno di considerareil fattore generazionale e quello dell’età degli stranieri giunti nelterr<strong>it</strong>orio <strong>it</strong>aliano.Oltre la pauralibertàcivili2 010 novembre-dicembre119


Più immigrati, più criminal<strong>it</strong>à: un’equazione che non tornaOltre la pauralibertàciviliIl fattoregenerazionaledegli immigratigioca in favoredella sicurezzaper il loromaggioredesiderio diintegrazioneGli elementia confrontodevonodiventarenon più<strong>it</strong>aliano controstraniero,ma onesticontrodisonesti,a prescindereda linguae nazional<strong>it</strong>àd’origineInnanz<strong>it</strong>utto è evidente che i reati denunciati in Italia sonoattualmente ascrivibili in gran parte alle prime generazioni diimmigrati, composte prevalentemente da uomini e donne di etàcompresa tra i 30 e i 40 anni e, quindi, più giovani degli <strong>it</strong>alianie statisticamente più propensi alla devianza. In presenza diuna popolazione osp<strong>it</strong>ante più “giovane”, come non risultaessere quella <strong>it</strong>aliana, l’incidenza criminogena degli osp<strong>it</strong>atisarebbe ancora minore. Dai 40 anni in poi, accanto alla naturalematurazione degli individui, essendo già avviati i processi diinserimento ed essendo più marcato il desiderio di integrazionee di portare a successo il progetto di v<strong>it</strong>a faticosamente messoin cantiere, il tasso di delinquenza è inev<strong>it</strong>abilmente destinatoa scendere, ponendo le basi per una progressiva integrazionenel nostro tessuto socio-economico, in modo non dissimile daquanto avvenuto per gli <strong>it</strong>aliani giunti in America nel periodopostbellico, prima respinti e oltraggiati, poi integrati e apprezzati.C’è infine una sorta di fattore remoto nel “binomio immigrazione-criminal<strong>it</strong>à”di cui ci stiamo occupando, apparentementepoco rilevante, ma che in realtà incide fortemente sull’approccioideologico al tema, sul quale incombe un pericoloso pregiudiziodi base impostato sul manicheismo bene-male, <strong>it</strong>aliani-stranierio, ancor su più ampia scala, “noi-gli altri”. Si allude al fatto cheuna buona parte degli atti criminosi sono posti in essere dagliimmigrati a carico degli stranieri stessi, spesso a danno dellamedesima componente etnica e che da questi proviene unabuona parte delle denunce, formulate con fatica, con coraggioe con rischio di r<strong>it</strong>orsione. Lo straniero v<strong>it</strong>tima di un crimine chedenuncia per difendere la propria esistenza, il proprio progettodi v<strong>it</strong>a e il proprio lavoro o i propri risparmi si va a collocare,forse inconsciamente, a fianco dei c<strong>it</strong>tadini <strong>it</strong>aliani che osteggianoil crimine, la sopraffazione e il non rispetto dei valori umanifondamentali.Ecco quindi profilarsi una nuova e più corretta posizionemanichea, frutto inev<strong>it</strong>abile dei tempi che viviamo, in cui glielementi a confronto non sono più <strong>it</strong>aliano versus straniero, maonesto contro disonesto, rispettoso del prossimo e delle leggicontro criminale, indipendentemente dalle differenze di lingua,nazional<strong>it</strong>à e religione, come rec<strong>it</strong>a il nostro articolo 3 dellaCost<strong>it</strong>uzione e, in modo ancor più esteso e rigoroso, laDichiarazione universale dei dir<strong>it</strong>ti dell’uomo del 1948 cheall’articolo 1 afferma: “tutti gli esseri umani nascono liberi ed egualiin dign<strong>it</strong>à e dir<strong>it</strong>ti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza edevono agire gli uni verso gli altri in spir<strong>it</strong>o di fratellanza”.120 2 010 novembre-dicembre


L’immigrazioneai tempi della crisiMinimum mediaGiunto al ventesimo anno di pubblicazioneil Dossier ideato da don Luigi Di Liegrorealizzato da Car<strong>it</strong>as e Migrantesè ormai diventato un punto di riferimentoper la conoscenza dei dati sul fenomenodi Alessandro GrilliEventomediaticodi granderilievo, lapresentazionedel Dossieravvieneormai nellostessomomentoa Romae in tuttele sediregionaliCar<strong>it</strong>ascon unospecificoriferimentoalle diverses<strong>it</strong>uazionilocaliHa venti anni, ma non li dimostra; al contrario, si è ormaiaffermato come un punto di riferimento per chiunque voglia avereun panorama organico e aggiornato dei dati sull’immigrazionenel nostro Paese. Il Dossier statistico Car<strong>it</strong>as/Migrantes – la“creatura” nata dalla fertile mente di monsignor Luigi Di Liegro– in questi due decenni di pubblicazione è venuto incontroall’esigenza conosc<strong>it</strong>iva di quanti fra operatori sociali, funzionaripubblici, ricercatori, giornalisti hanno interesse ad approfondireun tema tanto sensibile partendo dai numeri, dai dati concreti.Ed è cresciuto sia per volume di informazioni contenute siaper autorevolezza, come a voler seguire di pari passo l’esplosionedel fenomeno immigrati in Italia; erano 500mila all’inizio deglianni ‘90, quando il Dossier venne pubblicato per la prima volta,sono circa cinque milioni oggi, come ha ricordato il coordinatoredella pubblicazione, Franco P<strong>it</strong>tau, durante la presentazionenazionale dell’edizione 2010 alla fine di ottobre.Un passaggio questo che ha comportato un netto cambiamentodi prospettiva. Lo ha sostenuto nella stessa occasioneil Vescovo ausiliare della diocesi di Roma, monsignor GuerinoDi Tora, secondo il quale venti anni fa “il messaggio che derivavadalla lettura dei dati statistici inv<strong>it</strong>ava al ridimensionamentodel fenomeno a fronte della paura di una invasione. Oggi ilmessaggio è diverso. L’Italia è già diventata un Paese diimmigrazione e bisogna pervenire a una conoscenza menosuperficiale e acquisire una sensibil<strong>it</strong>à più adatta al nuovocontesto”.La presentazione del Dossier è anche un evento mediati-libertàcivili2 010 novembre-dicembre121


Il XX Dossier immigrazione Car<strong>it</strong>as-MigrantesMinimum medialibertàciviliLa passionedi don LuigiDi Liegro,padre storicodell’attenzioneal mondodegliimmigratie dei piùdeboli.Ricordo etestimonianzadelle suebattagliee delle sueideecamente rilevante, non solo per lo spazio che gli viene dedicatosulla stampa, in tv e sul web, ma anche perché coinvolgecontemporaneamente tutte le sedi regionali della Car<strong>it</strong>as; un’unicagrande kermesse, dunque, con un centro a Roma e con altre19 sedi dove si punta l’attenzione sugli aspetti locali del fenomeno.Nel ricordo di don Di LiegroUn anniversario importante come il ventennale è statal’occasione per richiamare il pensiero sull’immigrazione di donDi Liegro, che ancora oggi – ha detto monsignor Enrico Feroci,direttore della Car<strong>it</strong>as diocesana di Roma – mostra la sua attual<strong>it</strong>à.È stato lo stesso prelato a sintetizzare alcune delle idee che giàall’inizio del 1990 il fondatore del Dossier aveva esplic<strong>it</strong>ato neisuoi libri. L’immigrazione – scriveva – rappresenta un’occasioneper una conoscenza umana più approfond<strong>it</strong>a, ma in Italia mancauna ideologia pos<strong>it</strong>iva del fenomeno, spesso equiparato a unarealtà ostile, quando invece bisognerebbe insistere sull’accoglienzae sull’inserimento. Tale processo, secondo il fondatoredel Dossier, va inquadrato in una lettura congiunta dell’andamentodemografico e dello sviluppo dell’Italia (e di quello dei Paesi diorigine) e non ha senso parlare di cooperazione internazionalenella speranza di chiudere le porte all’immigrazione. Non mancavaa don Di Liegro la consapevolezza del fatto che l’immigrazioneavrebbe comportato un certo numero di problemi, ma nella suavisione vi era la certezza che un Paese civile deve saperliaffrontare e risolvere con sensibil<strong>it</strong>à umana e con apertura.Dimostrando una visione più ampia della contingenza delmomento, egli percepiva la necess<strong>it</strong>à di vedere l’immigrazionecome un processo di lungo periodo, che richiede una vera epropria rivoluzione culturale da parte delle società accoglienti,chiamate ad accettare il diverso, superando insensibil<strong>it</strong>à echiusure egoistiche. Un inv<strong>it</strong>o che, a distanza di venti anni,trova eco nelle parole di monsignor Di Tora: l’immigrazione èun’opportun<strong>it</strong>à “per riappropriarci di quella dalla voglia di riuscire,che nel passato è stata la principale risorsa del Paese”. Questosignifica soprattutto prendere atto che non solo l’Italia è ormaidiventata una società multiculturale, un dato incontestabilesecondo Di Tora, ma che deve fare un passo ulteriore diventandouna società interculturale, dunque con una precisa strategiabasata sul confronto, sul dialogo e sulla mediazione.I numeri fondamentali dell’immigrazioneIl Dossier – realizzato in collaborazione con organizzazioniinternazionali, strutture pubbliche e associazioni – è oggi un122 2 010 novembre-dicembre


Il XX Dossier immigrazione Car<strong>it</strong>as-MigrantesIl Dossier,d’intesacon l’Istate gli altri piùautorevolicentridi ricerca edocumentazionedel Paese,di annoin anno“fa stato”sulla reales<strong>it</strong>uazionedellaimmigrazionee dei suoiproblemigrande compendio di statistiche sull’immigrazione provenientida diverse fonti, che forniscono un panorama informativo completo,partendo dal contesto internazionale, passando per i dati <strong>it</strong>aliani,fino a scendere nel dettaglio regionale. Gli indicatori raccoltiriguardano principalmente tre grandi categorie: la quantificazionee le caratteristiche della popolazione immigrata, gli indici diinserimento socio-culturale, gli indicatori economici e occupazionali.A questi si aggiunge un inserto riguardante il tema dei rifugiati.Sulla consistenza degli immigrati, l’edizione 2010 riporta idati Istat che registravano all’inizio del 2010 la presenza di4 milioni e 235mila residenti stranieri regolari; dato che cresce– secondo le stime Car<strong>it</strong>as/Migrantes – fino a 4 milioni e 919mila,includendo tutte le persone regolarmente soggiornanti seppurenon ancora iscr<strong>it</strong>te in anagrafe. In pratica in Italia c’è un immigratoogni 12 residenti, il 7% della popolazione, ma con picchidi oltre il 10% in Emilia Romagna, Lombardia e Umbria.L’analisi terr<strong>it</strong>oriale vede la conferma della Lombardia, cheaccoglie un quinto dei residenti stranieri (982.225), in testa allaclassifica delle presenze, segu<strong>it</strong>a da Lazio, Veneto ed EmiliaRomagna, mentre fra le province, Roma perde, seppur di poco,il primato rispetto a Milano (405.657 residenti contro 407.191).Diverso è il discorso sulla “percezione” da parte dellapopolazione <strong>it</strong>aliana – oggetto della ricerca Transatlantic Trends2009 (si vedano libertàcivili n.1 e 3/2010) ricordata nel Dossier– per cui mediamente gli intervistati pensano che gli immigratiincidano per il 23% sulla popolazione residente (sarebberoquindi circa 15 milioni, tre volte di più rispetto alla loro effettivaconsistenza) e che i “clandestini” siano più numerosi dei migrantiregolari (mentre le stime dell’Ismu accred<strong>it</strong>ano un numero attornoal mezzo milione).Più della metà degli immigrati sono donne, mentre i minorisono quasi un milione (ovvero in media il 22% della popolazionestraniera). La collettiv<strong>it</strong>à romena è la più numerosa, con 900milaresidenti; seguono albanesi e marocchini, circa mezzo milione,mentre cinesi e ucraini sono quasi 200mila. Nell’insieme, questecinque collettiv<strong>it</strong>à coprono più della metà della presenza immigrata(50,7%). Gli europei sono la metà del totale, gli africani pocomeno di un quinto e gli asiatici un sesto, mentre gli americaniincidono per un decimo.Oltre un ottavo dei residenti stranieri (572.720, 13%) è diseconda generazione, per lo più bambini e ragazzi nati in Italia,accomunati agli <strong>it</strong>aliani dal luogo di nasc<strong>it</strong>a, di residenza, dallalingua, dal sistema formativo e dal percorso di socializzazione.Crescono i figli di immigrati iscr<strong>it</strong>ti a scuola, che nel 2008-2009Minimum medialibertàcivili2 010 novembre-dicembre123


Il XX Dossier immigrazione Car<strong>it</strong>as-MigrantesMinimum mediaIl grandecontributoforn<strong>it</strong>o daglistranieriall’equilibriodemograficoe lavorativodel Paesesono stati 673.592, incidendo per il 7,5% sulla popolazionescolastica (per un approfondimento su questi dati si vedalibertàcivili n.1/2010). I nuovi nati da entrambi i gen<strong>it</strong>ori stranierinel corso del 2009 sono stati 77.148, ovvero il 13% del totale(con punte del 20% in Emilia Romagna e Veneto).È dunque evidente il sensibile contributo che gli stranieriforniscono all’equilibrio demografico e alla forza lavoro delnostro Paese, alle prese con un elevato e crescente r<strong>it</strong>mo diinvecchiamento. Un contributo che è arrivato anche attraversoi matrimoni – nel 2008 su 100 nozze celebrate, 15 hannoriguardato almeno un coniuge straniero e di queste cinquehanno coinvolto due sposi di nazional<strong>it</strong>à non <strong>it</strong>aliana – e l’acquisizionedella c<strong>it</strong>tadinanza, con 59mila persone che hannoottenuto lo status nel 2009.Gli immigrati e la crisiC’è una parola che fa da sottofondo alla ventesima edizionedel rapporto: crisi. L’insoddisfacente s<strong>it</strong>uazione economicae occupazionale, in Italia come nel contesto internazionale,è contemporaneamente il punto di partenza, ma anche il filoconduttore di un percorso di lettura dei dati all’interno delDossier, che tende a mettere in evidenza l’apporto fondamentaledegli immigrati al nostro sistema economico.libertàcivili124 2 010 novembre-dicembre


Il XX Dossier immigrazione Car<strong>it</strong>as-MigrantesAl 31 maggio2010risultavanoiscr<strong>it</strong>teal Registro213.267impresecon t<strong>it</strong>olarestraniero,25.801 in piùrispettoallo stessoperiododell’annoprecedente.Sono il 3,5%delle impreseoperantiin ItaliaLa s<strong>it</strong>uazione di crisi contribuisce ad aumentare la predisposizionenegativa della popolazione <strong>it</strong>aliana verso la presenza diimmigrati, ma le statistiche sottolineano come questi ultimine siano fra le prime v<strong>it</strong>time: nell’ultimo anno, ogni 10 nuovidisoccupati tre sono immigrati. Molti sono stati licenziati e buonaparte è stata costretta a lasciare il Paese o a scivolare nell’irregolar<strong>it</strong>à.A testimoniarlo ci sono anche i dati Unioncamere-Excelsiorsulle previsioni di nuove assunzioni dall’estero da parte delleimprese; le richieste si sono praticamente dimezzate, da 168milanel 2008 a 89mila nel 2009.Tuttavia, in un anno come il 2009 in cui l’occupazionecomplessiva in Italia è diminu<strong>it</strong>a di 527mila un<strong>it</strong>à, gli stranierihanno visto aumentare il numero di occupati di 147mila,arrivando a quota 1.898.000, con una incidenza dell’8,2% sultotale (nel 2008 era del 7,5%). Essi sono sempre più attivianche nel lavoro autonomo e imprend<strong>it</strong>oriale, dove riesconoa creare nuove realtà aziendali anche in questa fase di crisie soprattutto a generare nuovi posti di lavoro (anche per gli<strong>it</strong>aliani). Al 31 maggio 2010 sono risultate iscr<strong>it</strong>te al Registro213.267 imprese con t<strong>it</strong>olare straniero, 25.801 in più rispettoallo stesso periodo dell’anno precedente; tali imprese incidonoper il 3,5% su tutte le aziende operanti in Italia e per il 7,2%su quelle artigiane.Il Dossier sottolinea come, alla luce di molte indagini, glistranieri non rappresentino il problema, ma, al contrario, la suasoluzione. Innanz<strong>it</strong>utto il loro contributo al Prodotto internolordo <strong>it</strong>aliano continua a crescere – è sal<strong>it</strong>o all’11,1% nel 2008,secondo la stima di Unioncamere – ed è sempre più cheproporzionale rispetto alla loro presenza (essendo come ricordatoil 7% dei residenti). Diversi studi, tra i quali quello della Bancad’Italia di luglio 2009 (si veda libertàcivili n.2/2010), hanno postoin evidenza la funzione complementare dei lavoratori immigrati,in grado di favorire migliori opportun<strong>it</strong>à occupazionali per gli<strong>it</strong>aliani. Se venissero a mancare nei settori produttivi consideratinon appetibili dai nostri connazionali (in agricoltura, in edilizia,nell’industria, nel settore familiare e in altri servizi), il Paese sarebbeimpossibil<strong>it</strong>ato ad affrontare il futuro, come ci ha ricordato anche ilprimo “sciopero degli stranieri” del marzo 2010.Inoltre, nelle indagini condotte sui benefici e sui costidell’immigrazione, si evidenzia come gli immigrati versino allecasse pubbliche più di quanto ricevano come fru<strong>it</strong>ori di prestazionie servizi sociali; si tratta di circa 11 miliardi l’anno tra tassee contributi previdenziali, che hanno aiutato il risanamento delbilancio dell’Inps, trattandosi di lavoratori giovani e, perciò,Minimum medialibertàcivili2 010 novembre-dicembre125


Il XX Dossier immigrazione Car<strong>it</strong>as-MigrantesMinimum mediaancora lontani dall’età pensionabile. Di contro le “usc<strong>it</strong>e” per lapopolazione immigrata vengono valutate in 10 miliardi di euro,fra san<strong>it</strong>à, scuola, servizi sociali comunali, pensioni a caricodell’Inps, prestazioni sociali e assistenziali, costi a carico delsistema giudiziario.Non solo numeriLa panoramica sopra riportata non esaurisce il contenutoinformativo del Dossier. All’interno del volume non ci sono solodati e documentazione, ma anche analisi e proposte. I temiposti in particolare evidenza nel rapporto di quest’anno sono larelazione fra immigrazione e criminal<strong>it</strong>à, quella fra immigrazionee integrazione e la lotta all’irregolar<strong>it</strong>à.libertàciviliL’aspettodellacriminal<strong>it</strong>àdegliimmigrat<strong>it</strong>ra lapercezionee i dati realidi unfenomenoche, pur nondovendoabbassarela guardia,è minoredelle paurea essocollegateImmigrazione e criminal<strong>it</strong>à. Il Dossier rileva come il notevoleaumento dei flussi migratori a partire dalla seconda metà deglianni ‘90 abbia rafforzato l’atteggiamento di diffidenza da partedella popolazione <strong>it</strong>aliana, che attribuisce agli immigrati lacausa della criminal<strong>it</strong>à. Tuttavia, una serie di dati conferma cometale percezione non sia avvalorata dai numeri:la criminal<strong>it</strong>à in Italia è aumentata in misura contenuta negliultimi decenni, nonostante il forte aumento della popolazionestraniera, e addir<strong>it</strong>tura è andata diminu<strong>it</strong>a negli anni 2008 e 2009il r<strong>it</strong>mo d’aumento delle denunce contro c<strong>it</strong>tadini stranieri èmolto ridotto rispetto all’aumento della loro presenza: ciò si desumeanche dalla raccolta statistica curata dai Consigli terr<strong>it</strong>orialiper l’immigrazione nell’amb<strong>it</strong>o del Fondo europeo per l’integrazione/ministerodell’Interno (2010) e, per quanto riguarda leprincipali collettiv<strong>it</strong>à di immigrati (con alcune eccezioni), dalRapporto del Cnel sugli indici di integrazione 2010 (si vedalibertàcivili n.5/2010)poiché la paura degli <strong>it</strong>aliani riguarda in prevalenza i nuoviingressi, lo stesso Rapporto Cnel ha mostrato che il tasso dicriminal<strong>it</strong>à addeb<strong>it</strong>abile agli immigrati venuti ex novo nel nostroPaese è risultato, nel periodo 2005-2008, più basso rispettoa quello della popolazione già residenteil confronto tra il tasso di criminal<strong>it</strong>à degli <strong>it</strong>aliani e quellodegli stranieri, in base a una metodologia rigorosa basata suidati Istat del 2005 che ha preso in considerazione classi di etàomogenee e denunce riguardanti gli immigrati in posizioneregolare, ha stabil<strong>it</strong>o che <strong>it</strong>aliani e stranieri hanno nel complessoun tasso di criminal<strong>it</strong>à simileil maggiore coinvolgimento criminale degli immigrati irregolariè un dato di fatto, ma spesso è direttamente conseguente alla126 2 010 novembre-dicembre


Il XX Dossier immigrazione Car<strong>it</strong>as-Migrantesstessa irregolar<strong>it</strong>à della presenza e va, comunque, esaminatocon prudenza e con rigore.Secondo gli estensori del Dossier queste evidenze desunteda statistiche ufficiali o da altri studi, non devono portare ad“abbassare la guardia”, bensì a vincere i preconcetti e a investiremaggiormente sulla prevenzione e sul recupero.Minimum mediaL’analisidel pianoper laintegrazionee la sicurezza“Ident<strong>it</strong>àe incontro”presentatodal GovernoImmigrazione e integrazione. Su questo aspetto il Dossier fariferimento al piano per l’integrazione nella sicurezza “Ident<strong>it</strong>àe Incontro”, presentato dal Governo (si veda libertàcivili n.5/2010)sottolineandone da un lato i punti di cr<strong>it</strong>ic<strong>it</strong>à, dall’altro gli elementipiù apprezzabili. Per il primo aspetto, viene evidenziato comeal di là della ricorrente insistenza nel documento governativo(ma anche in amb<strong>it</strong>o comun<strong>it</strong>ario), sulle migrazioni a carattererotatorio, sui r<strong>it</strong>orni e sugli aiuti allo sviluppo nei Paesi di origine,è maggiormente radicata e supportata dai dati la convinzioneche l’immigrazione stia acquisendo un carattere sempre piùstabile.Per il secondo aspetto, invece, si apprezza soprattuttolibertàcivili2 010 novembre-dicembre127


Il XX Dossier immigrazione Car<strong>it</strong>as-MigrantesMinimum medialibertàciviliIl rigorenecessarionelfronteggiaregli sbarchidei clandestininon va maidisgiuntodal rispettodel dir<strong>it</strong>tod’asiloe dellaprotezioneuman<strong>it</strong>arial’individuazione di linee specifiche di impegno e il cr<strong>it</strong>erio chequanto proposto vada mon<strong>it</strong>orato nella sua concreta efficacia.L’auspicio dei curatori del Dossier è che il piano propostodal Governo venga inteso come un contributo a garantire pariopportun<strong>it</strong>à ai nuovi arrivati, superando i pregiudizi e spianandola via ai nuovi c<strong>it</strong>tadini dei quali l’Italia ha bisogno per andareincontro al suo futuro.Il tutto nella consapevolezza che l’immigrazione è funzionaleallo sviluppo del Paese, e dunque l’agenda pol<strong>it</strong>ica è chiamataa riflettere anche sugli aspetti normativi più impegnativi, comequelli riguardanti la c<strong>it</strong>tadinanza e le esigenze di partecipazionedei nuovi c<strong>it</strong>tadini, in particolare se nati in Italia.Irregolar<strong>it</strong>à e pol<strong>it</strong>ica migratoria. Nel Dossier 2010 si parlaanche di sbarchi e di irregolari, senza sottacere gli aspettiproblematici, ma anche senza perdere il riferimento ai datie il senso delle proporzioni. La necess<strong>it</strong>à di controllare le costeè innegabile, per ev<strong>it</strong>are che esse diventino l’attracco per <strong>it</strong>rafficanti di manodopera e la base per i loro lucrosi commerci(2,5 miliardi di dollari nel mondo, secondo l’Onu). Questo rigore,però, va un<strong>it</strong>o al rispetto del dir<strong>it</strong>to d’asilo e della protezioneuman<strong>it</strong>aria, di cui continuano ad avere bisogno persone in fugada s<strong>it</strong>uazioni disperate e in pericolo di v<strong>it</strong>a.Il contrasto degli sbarchi non deve far dimenticare che nellastragrande maggioranza dei casi all’origine dell’irregolar<strong>it</strong>à visono gli ingressi legali in Italia, con o senza visto, di decine dimilioni di stranieri che arrivano per turismo, affari, vis<strong>it</strong>a e altrimotivi. Rispetto a questi flussi imponenti, e non eliminabili, anchela punta massima di sbarchi raggiunta nel 2008 (quasi 37milapersone) è ben poca cosa. Risulterà inefficace il controllo dellecoste mar<strong>it</strong>time, come anche di quelle aeree e terrestri, se nonsi incentiveranno i percorsi regolari dell’immigrazione. Non è indiscussione la necess<strong>it</strong>à di regole, bensì la loro funzional<strong>it</strong>à.In questo senso il Dossier suggerisce di ripensare in manierainnovativa la flessibil<strong>it</strong>à delle quote, le procedure d’incontro tradatore di lavoro e lavoratore, il tempo messo a disposizione perla ricerca di un nuovo posto di lavoro (che si potrebbe ampliareper non costringere ad andar via, o a entrare nell’area del lavoroirregolare, persone già ben inser<strong>it</strong>e e in grado di r<strong>it</strong>rovare unposto di lavoro dopo la crisi). Inoltre, si auspica un’estensionedei rimpatri assist<strong>it</strong>i a favore degli irregolari, come raccomandatodalla stessa Commissione europea, trasformando il r<strong>it</strong>orno di chinon ha avuto sbocco o successo nell’immigrazione in uninvestimento pos<strong>it</strong>ivo per i Paesi di origine.128 2 010 novembre-dicembre


Come la religionesta tornando a influenzarela pol<strong>it</strong>ica internazionaleDialogo interculturaleDalla Rivoluzione iraniana all’11 settembre 2001,passando per il pontificato di Giovanni Paolo IIe la caduta del Muro di Berlino: un percorso chemostra una nuova central<strong>it</strong>à del fattore religiosonel determinare i mutamenti geopol<strong>it</strong>ici <strong>globali</strong>di Gabriele NataliziaCoordinatore di www.geopol<strong>it</strong>ica.infoGli ultim<strong>it</strong>re decennihanno vistoin Occidenteil declinodelle utopiesecolaridi stampoliberalee marxistae il riproporsidi valori legatial destinoultimodegli esseriumaniIntroduzioneIl sistema internazionale attraversa ai giorni nostri una s<strong>it</strong>uazionedi grande incertezza. In misura inversamente proporzionaleall’interdipendenza dei rapporti economici e allo sbilanciamentodei rapporti di forza, le sue un<strong>it</strong>à sembrano sempre più lontanedal cost<strong>it</strong>uire una “società”, non risultando disposte a condividerei metodi e le final<strong>it</strong>à delle ist<strong>it</strong>uzioni internazionali. Secondo unaprospettiva che si va diffondendo, la s<strong>it</strong>uazione di crescentedisordine si sta sviluppando in sinergia con la r<strong>it</strong>rovata capac<strong>it</strong>àdi influenza di quella dimensione che gli studi di relazioniinternazionali hanno generalmente considerato ininfluente conl’inizio dell’età moderna e la pace di Westfalia (1648) o a cuihanno dedicato scarsa attenzione: la religione. Per comprenderese ci troviamo effettivamente al cospetto di un fenomenoprofondo che si sta sviluppando su vasta scala occorre anz<strong>it</strong>uttoindagare sul suo eventuale radicamento nel tempo, unacaratteristica che connota necessariamente tutti i mutamentirealmente significativi. A questo scopo appaiono rilevanti gliultimi tre decenni, ognuno dei quali è stato caratterizzato da unanno di svolta, a partire dal quale il r<strong>it</strong>orno della religione nellasfera pol<strong>it</strong>ica internazionale ha sub<strong>it</strong>o delle accelerazioni.Le radici di un processo: gli anni OttantaIl 1979 ha rivest<strong>it</strong>o un’importanza fondamentale rispetto almutamento del rapporto tra religione e pol<strong>it</strong>ica, cost<strong>it</strong>uendo ilmomento in cui si sono contemporaneamente verificate evoluzioniprofonde all’interno di contesti culturali diversi. Le crisi pol<strong>it</strong>ichelibertàcivili2 010 novembre-dicembre129


Dialogo interculturalelibertàciviliLa rinasc<strong>it</strong>a globale della pol<strong>it</strong>icizzazione della religioneDallarivoluzioneiranianaall’invasionedell’Afghanistanda partedell’Armatarossafino all’Iraq,i profondisconvolgimentiche hannointeressatoil mondomusulmanoed economiche degli anni Settanta, collegate alle prime evidentibattute d’arresto conosciute nell’azione degli Stati, hannocominciato ad essere tradotte pol<strong>it</strong>icamente in un sistema diaccusa nei confronti della vacu<strong>it</strong>à delle utopie secolari distampo liberale o marxista, reputate colpevoli di aver prodottoda un lato l’egoismo consumistico, dall’altro la gestione repressivadella miseria e il disprezzo dei dir<strong>it</strong>ti umani. Simili convinzioninella seconda metà degli anni Settanta si sono radicate soprattuttoin Medio Oriente, dove molti Paesi hanno presentato tutte leprecondizioni indispensabili per lo scoppio di una rivoluzione.Immerso nelle suggestioni della Guerra Fredda, tuttavia,l’universo intellettuale occidentale ha continuato ad attenderein quest’area un mutamento radicale di stampo marxista-leninista,in taluni casi perché ne era ossessionato, in altri perché lososteneva più o meno esplic<strong>it</strong>amente. Le aspettative restaronodisattese: i movimenti di ispirazione comunista, guidati da él<strong>it</strong>edi educazione occidentale, non sono riusc<strong>it</strong>i in nessun caso aprendere il potere nei Paesi a maggioranza musulmana a causadell’incapac<strong>it</strong>à di interpretare e rappresentare la volontà dipopolazioni la cui percezione della realtà era defin<strong>it</strong>a ancorada categorie di pensiero fortemente pervase dal fattore religioso.Inaspettatamente proprio lo Stato che più degli altri avevaabbracciato l’ideologia della modernizzazione, la Persia delloscià, fu travolto da una rivoluzione che rispondeva con le paroled’ordine dell’Islam ai problemi sociali e ai defic<strong>it</strong> pol<strong>it</strong>ici del Paese:il suo leader, l’ayatollah Khomeini, si fece promotore della nasc<strong>it</strong>adi una Repubblica islamica fondata sul principio del velayath-e faqih(il governo dei giurisper<strong>it</strong>i dell’Islam).Questo avvenimento ha segnato un mutamento pol<strong>it</strong>ico che,pur non ripetendosi nelle stesse dimensioni, ha cost<strong>it</strong>u<strong>it</strong>o unesempio da emulare. All’interno del mondo musulmano, infatti,le utopie hanno cominciato ad abbandonare il terreno secolaredelle ideologie per passare a quello trascendente della religione.Se nel clima modernizzante degli anni Sessanta il progetto di“società ideale” era filtrato attraverso la lente del marxismo,dopo la rivoluzione iraniana il bisogno di utopia è tornato adessere formulato sulla base dei testi sacri.Alla fine del 1979, inoltre, un altro evento ha nutr<strong>it</strong>o un grandeimpatto sull’umma islamica: l’invasione dell’Afghanistan da partedell’Armata rossa. L’idea che il suolo sacro dell’Islam fosse statoinvaso dall’eserc<strong>it</strong>o di un Paese “empio” attirò dal Marocco alPakistan migliaia di volontari, meglio noti con il nome dimujaheddin. La lotta di questi ultimi sost<strong>it</strong>uì nell’immaginariocollettivo delle popolazioni sunn<strong>it</strong>e del Maghreb e del Medio1302 010 novembre-dicembre


La rinasc<strong>it</strong>a globale della pol<strong>it</strong>icizzazione della religioneDialogo interculturaleOriente sia il m<strong>it</strong>o nazionalista e laico della lotta dell’Organizzazioneper la liberazione della Palestina (Olp), che quello sci<strong>it</strong>adella rivoluzione iraniana, entrambi rivolti contro degli Statioccidentalizzati. Il nuovo movimento transnazionale che presecorpo in Afghanistan, al contrario, è stato connotato dall’appartenenzaconfessionale musulmano-sunn<strong>it</strong>a e dalla volontàdi combattere una “guerra santa” contro il regime “empio” pereccellenza: l’Unione Sovietica.Contemporaneamente, però, si stavano verificando evoluzioniimportanti anche per la s<strong>it</strong>uazione pol<strong>it</strong>ica europea. GiovanniPaolo II, sal<strong>it</strong>o al soglio pontificio nell’ottobre dell’anno precedente,fece vis<strong>it</strong>a alla Polonia del regime filo-sovietico del generaleJaruzelski. Con questo viaggio ha preso forma un’inversione d<strong>it</strong>endenza nell’orientamento internazionale della Santa Sede: lafine dell’accondiscendenza ai valori e ai m<strong>it</strong>i della società laica,promossa nel Concilio Vaticano II, in nome di una riaffermazionedell’ident<strong>it</strong>à e dei valori cattolici nella sfera pubblica. La “rotturapregiudiziale” con i principi del mondo secolarizzato ha persegu<strong>it</strong>ol’obiettivo di rest<strong>it</strong>uire senso e ordine a una realtà che non sembravapiù poter essere organizzata a livello pol<strong>it</strong>ico dai dogmi delleideologie e a livello sociale dagli strumenti forn<strong>it</strong>i dalla scienza.libertàcivili2 010 novembre-dicembre131


Dialogo interculturalelibertàciviliLa rinasc<strong>it</strong>a globale della pol<strong>it</strong>icizzazione della religioneIl pontificatodi GiovanniPaolo II el’abbattimentodel Murodi Berlinocome aperturadi una paginanuova dellas<strong>it</strong>uazioneinternazionalee delle sueprospettiveIl pontificato di Giovanni Paolo II ha registrato così il duplicetentativo di ri-cristianizzare la società sia “dall’alto” che “dalbasso”, r<strong>it</strong>ornando a eserc<strong>it</strong>are pressioni sia sulle autor<strong>it</strong>à stataliche sull’opinione pubblica. Il primo caso si è manifestato in tuttala sua forza con il ruolo attivo della Chiesa di Roma nella resistenzacontro il Part<strong>it</strong>o comunista polacco e con il sostegno al desideriodi pluralismo e di indipendenza di una nazione che si è storicamentedistinta da quelle circostanti proprio per la sua ident<strong>it</strong>àcattolica. Rispetto al collasso del regime filo-sovietico di Varsaviala religione ha svolto la triplice funzione di combattere control’alienazione degli individui, il pensiero total<strong>it</strong>ario e la sovietizzazionedella società.Il secondo caso, invece, si è tradotto nel sostegno offertodal Pontefice ai movimenti giovanili sorti in Europa occidentalecon l’obiettivo di ricreare spazi comun<strong>it</strong>ari ispirati dalla volontàdi rinunciare alla “modernizzazione” del cristianesimo in favoredella “cristianizzazione” della modern<strong>it</strong>à, di cui Comunione eLiberazione ha cost<strong>it</strong>u<strong>it</strong>o l’esempio più importante. All’internodel mondo cattolico, quindi, le adesioni raccolte da movimentipol<strong>it</strong>ici desiderosi di unire la dimensione comun<strong>it</strong>aria della fedeal rilancio di iniziative di intervento sociale hanno riaperto ildibatt<strong>it</strong>o sul discrimine tra società laica e società cristiana,mettendo in discussione le logiche del laicismo dominante.La condizione permissiva: gli anni NovantaIl secondo momento è rappresentato dal 1989, contraddistintoda un evento che è riusc<strong>it</strong>o a determinare la trasformazione delsistema internazionale: l’abbattimento del muro di Berlino. A partiredal 9 novembre si è innescato un “effetto domino” in grado diprovocare il crollo di tutti i regimi comunisti dell’Europa orientalee, come suo colpo di coda, quello dell’Unione Sovietica.L’inaspettata fragil<strong>it</strong>à di un sistema considerato quale estremapropaggine del percorso pol<strong>it</strong>ico dell’Illuminismo, per via deisuoi tratti spiccatamente razionalisti e anti-religiosi, ha sollevatola più ampia opposizione sia al pos<strong>it</strong>ivismo, cr<strong>it</strong>icato nel suocomplesso e senza distinguere tra la sua applicazione nelmondo occidentale e in quello comunista, sia alla teoria dellasecolarizzazione, permettendo la dimostrazione ex contrariodella necess<strong>it</strong>à di un r<strong>it</strong>orno dei valori religiosi all’interno dellasocietà.La “fine delle ideologie”, infatti, non ha annullato il bisognoumano di “utopie”: queste hanno continuato a persistere alcospetto di una realtà considerata sempre perfettibile e, ancordi più, in corrispondenza di momenti contrassegnati dalla crisi1322 010 novembre-dicembre


Il casojugoslavo,dove ilcontemporaneoprogetto diedificazionedel socialismoe diunificazionedi tutti gli“slavidel mondo”ha presodopo la mortedi T<strong>it</strong>o stradedel tuttodiverseLa rinasc<strong>it</strong>a globale della pol<strong>it</strong>icizzazione della religionedelle ist<strong>it</strong>uzioni pol<strong>it</strong>iche o dall’assestamento di nuove dinamichesocio-economiche. Le organizzazioni e i part<strong>it</strong>i religiosi hanno,quindi, iniziato a occupare uno spazio pubblico sempre maggiore,rompendo con il più o meno esplic<strong>it</strong>o confinamento alla sferaprivata.Nel mondo arabo le trasformazioni più evidenti di questianni sono state le prime azioni terroristiche del radicalismoislamico, la spirale di violenza che ha avvolto l’Algeria dopol’annullamento del successo elettorale del Fronte islamico disalvezza nazionale e la parziale evoluzione della questionepalestinese da causa nazionale a scontro tra un<strong>it</strong>à pol<strong>it</strong>ichedefin<strong>it</strong>e dall’ident<strong>it</strong>à religiosa. In Occidente, invece, la Chiesacattolica in particolare è risultata determinante per l’es<strong>it</strong>o deiprocessi di democratizzazione in paesi come la Polonia, mentrequella ortodossa ha rappresentato uno strumento a disposizionedella Russia post-comunista per continuare a eserc<strong>it</strong>are un certogrado di influenza sugli Stati sorti dalla disgregazione dell’Urss.La pol<strong>it</strong>icizzazione della religione non è risultato un fenomenoomogeneo nei Paesi usc<strong>it</strong>i dal comunismo. In alcuni, comel’Ungheria e la Repubblica Ceca, il suo r<strong>it</strong>orno è stato contenutodalle aspirazioni democratiche di società che, reducidall’esperienza quarantennale di regimi fondati sull’adesioneincondizionata a ver<strong>it</strong>à ideologiche, hanno desiderato creareuna struttura sociale fortemente pluralista. In altri come laPolonia e, in misura minore, la Romania e la Bulgaria, la nasc<strong>it</strong>adella democrazia è stata accompagnata dal sorgere di movimentinazionalisti in cui l’ident<strong>it</strong>à religiosa gioca un ruolo marginale.La Jugoslavia, al contrario, cost<strong>it</strong>uisce l’esempio più evidentedi quanto i cleavages religiosi che attraversavano storicamentei Balcani sud-orientali avessero continuato a covare come ilfuoco sotto le ceneri, in attesa di un allentamento delle magliedell’apparato repressivo del regime di Belgrado. Qui era statomesso in atto il più importante sforzo pol<strong>it</strong>ico e intellettualevolto a superare lo spir<strong>it</strong>o di appartenenza su base etnica infavore di una forma di nazionalismo più inclusiva: il progetto diunificare in uno Stato tutti gli “slavi del sud”, nato prima dellaGrande guerra, era stato ripreso dal Part<strong>it</strong>o comunista jugoslavodurante la lotta contro le forze dell’Asse e rilanciato congiuntamenteal tentativo di edificazione del socialismo. Sub<strong>it</strong>o dopola morte di T<strong>it</strong>o, tuttavia, la nuova classe dirigente ha procedutoalla rimozione della memoria storica comune e dei m<strong>it</strong>i unificantidella Jugoslavia, preferendo sottolineare e ist<strong>it</strong>uzionalizzare glielementi diversificanti tra le diverse comun<strong>it</strong>à. Questo approcciosi è ulteriormente sviluppato con l’avvento del pluralismo cheDialogo interculturalelibertàcivili2 010 novembre-dicembre133


Dialogo interculturalelibertàciviliLa rinasc<strong>it</strong>a globale della pol<strong>it</strong>icizzazione della religioneLa religionequale fattoreintegrativotransnazionale,capace dideterminarel’appartenenzadi popolidiversia più ampiefamiglieculturalidel mondoha visto la sost<strong>it</strong>uzione dell’ideologia comunista con formeestreme di nazionalismo che, persa ogni connotazione “volontaristica”o “civica”, si sono affermate sotto una veste “organica”,in cui l’elemento confessionale è risultato prevalente.In assenza di fratture linguistiche o etniche la religione è tornatacosì a cost<strong>it</strong>uire il primo fattore di differenziazione intercomun<strong>it</strong>ariain grado di rinforzare il senso di ident<strong>it</strong>à etno-nazionale: la lineadi demarcazione tra le principali comun<strong>it</strong>à, infatti, è passataper la fede cattolica dei croati, quella ortodossa dei serbi e quellamusulmana dei bosniaci. La polverizzazione della RepubblicaFederale Jugoslava, tuttavia, non può essere spiegata solo conle caratterizzazioni confessionali locali, ma deve essere collegataal significato universale della religione quale fattore integrativotransnazionale, capace di determinare l’appartenenza di popolidiversi a più ampie famiglie culturali: se l’él<strong>it</strong>e nazionale croataha posto l’accento sull’appartenenza alla civiltà occidentale inbase alla sua ident<strong>it</strong>à cattolica, ottenendo appoggio pol<strong>it</strong>ico edeconomico da alcuni Stati ad essa appartenenti, altrettanto èaccaduto ai nazionalisti serbi e montenegrini che hanno sottolineatola propria un<strong>it</strong>à con il mondo ortodosso e ai bosniacigrazie alla loro evocazione dell’un<strong>it</strong>à dell’universo islamico.Queste evoluzioni hanno rilanciato il dibatt<strong>it</strong>o sul r<strong>it</strong>ornodella pol<strong>it</strong>icizzazione della religione in precedenza alimentatodalla Rivoluzione iraniana, ma che era rimasto legato alla riflessionesulle dinamiche pol<strong>it</strong>iche interne al mondo musulmano. Al contrario,negli anni Novanta è stato fatto ricorso al fattore religioso perspiegare una gamma sempre più ampia ed eterogenea d<strong>it</strong>rasformazioni pol<strong>it</strong>iche in aree culturali e geografiche diverse.Già nel 1991, infatti, Hunter ha parlato di “guerre culturali”mentre, nel 1993, Huntington ha cominciato a prospettare lapossibil<strong>it</strong>à di uno “scontro delle civiltà”. Se la prima prospettivaintendeva indicare, a un livello domestico di analisi, il confrontoin atto tra le forze pol<strong>it</strong>iche secolariste e liberali vinc<strong>it</strong>rici dellaGuerra Fredda e quelle tradizionaliste riemerse dopo la sconf<strong>it</strong>tadel comunismo, la seconda si proponeva come una teoria ingrado di spiegare i nuovi allineamenti e le posizioni di potere diun sistema internazionale considerato post-ideologico e,sostanzialmente, post-moderno.Il dramma e la svolta: gli anni DuemilaLa vera e propria svolta rispetto alla tradizione degli studi direlazioni internazionali, tuttavia, è avvenuta in segu<strong>it</strong>o ai fattidell’11 settembre del 2001. Solo dopo l’attacco alle Twin Towerse al Pentagono, di cui sembra incontestabile la matrice confes-1342 010 novembre-dicembre


L’11 settembre2001: tra lespiegazionidi questoevento,il fattorereligiosotrova la suacollocazionenello “scontrodi civiltà”del qualel’attentatoalle Torrigemelleè statoil drammaticoportatoLa rinasc<strong>it</strong>a globale della pol<strong>it</strong>icizzazione della religionesionale che univa gli attentatori, il dibatt<strong>it</strong>o sulla pol<strong>it</strong>icizzazionedella religione è r<strong>it</strong>ornato a occupare un posto centrale sianella ricerca che nell’agenda pol<strong>it</strong>ica internazionale. Semprepiù spesso è stato tracciato un collegamento tra l’azione transnazionaledi organizzazioni pol<strong>it</strong>iche non statali, la contestazionedell’egemonia statun<strong>it</strong>ense e dei principi pol<strong>it</strong>ici europei e, infine,lo svanire della convinzione secondo cui l’avanzata dellamodern<strong>it</strong>à occidentale è caratterizzata da un moto universalee irreversibile.Le interpretazioni di un evento capace di sconvolgere ilmondo intero sono state principalmente quattro, di cui le primetre, sotto diverse forme, hanno continuato a marginalizzare ilfattore culturale come elemento esplicativo. La prima lo hadescr<strong>it</strong>to come il segnale della persistenza di gruppi pol<strong>it</strong>iciche, privi della possibil<strong>it</strong>à di influenzare costruttivamentel’opinione pubblica, sono costretti ad azioni di retroguardiacontro la modernizzazione e la <strong>globali</strong>zzazione. La seconda loha spiegato come una risposta alla disuguaglianza economicae all’esclusione sociale presenti nei Paesi poveri e in quellidove la corruzione o la resistenza a ogni forma di pluralismosono più evidenti. La terza ha tentato di dimostrare un legamediretto tra il fondamentalismo religioso e le forme di estremismoideologico di marca anti-liberale e antimodernista del XX secolo,considerandoli entrambi generati dall’esclusione socioeconomicao dalla perd<strong>it</strong>a di status sub<strong>it</strong>a da quanti vi aderiscono:questa prospettiva ha trovato la sua traduzione più chiara nell’etichettadi “islamo-fascismo” coniata da alcuni intellettuali neoconservatorie ripresa successivamente dal presidente Bush jr.Solo il quarto ordine di spiegazione, esposto già in precedenzada Huntington e rilanciato al rango di teoria grazie al verificarsidi questi eventi, si è concentrato sul fattore religioso. Per l’autorede “Lo scontro delle civiltà” l’11 settembre 2001 avrebbe cost<strong>it</strong>u<strong>it</strong>ola prova incontrovertibile che, dopo il 1989, la riorganizzazionedel sistema internazionale non sta avvenendo intorno a un centrodi potere unico, ma assiste alla divisione del mondo in unaserie di regioni connotate dalla comune appartenenza a unaciviltà, defin<strong>it</strong>e dalla central<strong>it</strong>à del fattore religioso e divise dalinee di faglia lungo le quali esploderebbero le principali tensioni.Dialogo interculturaleLe conseguenze sulla pol<strong>it</strong>ica internaUna prova della r<strong>it</strong>rovata influenza del fattore religioso sullasfera pubblica nella dimensione interna agli Stati è la capac<strong>it</strong>àdella religione di concorrere all’elaborazione delle pol<strong>it</strong>iche edel dir<strong>it</strong>to nazionali. I gruppi religiosi, infatti, possono esserelibertàcivili2 010 novembre-dicembre135


Dialogo interculturalelibertàciviliLa rinasc<strong>it</strong>a globale della pol<strong>it</strong>icizzazione della religioneLacaratteristicadei Paesia maggioranzaislamica,dove la leggedello Statoviene talvoltaadottatae altre voltesoppiantatadalla leggeislamica,la shariaLeconseguenzeoriginatein Occidentedall’impattodelle comun<strong>it</strong>àdi immigrati,speciedi religionemusulmana,con la secolarizzazionesuddivisi in due macro-categorie per quanto riguarda la lorointerazione con il mondo. Da un lato quelli che si auto-escludonodal resto della società per mantenere integra la propria purezza,come le comun<strong>it</strong>à Amish in America. Dall’altro quelli che, alcontrario, desiderano cambiare il mondo e per farlo agisconosoprattutto nella società pol<strong>it</strong>ica.Questo secondo gruppo mette in discussione uno dei principalipresupposti della secolarizzazione, ossia la possibil<strong>it</strong>à didistinguere nettamente le questioni di carattere terreno daquelle di carattere trascendente. Il fenomeno risulta evidenziatodai casi sempre più frequenti di Paesi a maggioranza islamicadove la legge dello Stato viene talvolta adattata, talaltra soppiantata,dalla legge islamica, la sharia. Ma anche in Occidente unnumero sempre maggiore di questioni su cui la pol<strong>it</strong>ica è chiamataa pronunciarsi sono state trasformate in battaglie culturali intornoalle cosiddette moral issues, soprattutto da quando il progressoscientifico ha permesso di interferire sulla sfera della v<strong>it</strong>a, untempo oggetto esclusivo della riflessione religiosa o filosofica.Le sperimentazioni sulla fecondazione in v<strong>it</strong>ro, sulle cellulestaminali e sulla clonazione hanno sollevato dispute etico-pol<strong>it</strong>ichesul principio stesso dell’esistenza umana che chiamano in causale ist<strong>it</strong>uzioni e i movimenti religiosi e incidono sull’attiv<strong>it</strong>à dellegislatore. Per tale ragione, soprattutto all’interno delle societàoccidentali, prendono v<strong>it</strong>a dei veri e propri Kulturkampf, chesi sviluppano intorno a temi sempre in bilico tra il sacro e ilsecolare, tra il pubblico e il privato.Tale fenomeno, inoltre, risulta talvolta esasperato dall’eterogene<strong>it</strong>àreligiosa portata dai flussi migratori. Una condizioneche, soprattutto negli ultimi anni, ha determinato nuovi problemisocio-culturali, che stanno assumendo ora una grande rilevanzapol<strong>it</strong>ica soprattutto dove le comun<strong>it</strong>à di immigrati sono moltoconsistenti e incontrano maggiori difficoltà nell’integrazione.Queste ultime, infatti, si trovano in una condizione di evidentecontrotendenza al permanere di una condizione fortementesecolarizzata della società europea, risultando caratterizzate,soprattutto quelle di fede musulmana, da un grado medio-altodi religios<strong>it</strong>à e da un tasso di natal<strong>it</strong>à così elevato che, secondorecenti stime demografiche, nel 2050 un quinto degli europeisarà di religione musulmana.Il fenomeno ha così iniziato a produrre conseguenze rilevantisia a livello interno, come dimostrato in Olanda dal rafforzamentodi forze pol<strong>it</strong>iche fautrici di una linea di rigore nei confrontidell’immigrazione dopo gli omicidi del regista Theo Van Goghe del pol<strong>it</strong>ico Pim Fortuyn, che su quello transnazionale, come1362 010 novembre-dicembre


La rinasc<strong>it</strong>a globale della pol<strong>it</strong>icizzazione della religioneDialogo interculturaleavvenuto nel caso degli attentati terroristici alla stazione diMadrid, che hanno contemporaneamente contribu<strong>it</strong>o a provocareun mutamento pol<strong>it</strong>ico interno, la v<strong>it</strong>toria del Part<strong>it</strong>o socialistaalle elezioni del 2004, e uno internazionale, il r<strong>it</strong>iro del contingentemil<strong>it</strong>are spagnolo dall’Iraq.In risposta a tali evoluzioni l’ident<strong>it</strong>à cristiana è stata riconsiderataanche dai non credenti quale momento etico e culturaleslegato dalla pratica religiosa, funzionale alla delim<strong>it</strong>azione diun gruppo che si confronta con mutamenti culturali di carattereglobale o con la presenza di comun<strong>it</strong>à minor<strong>it</strong>arie fortementecaratterizzate da un legame confessionale. Il persistere dellalibertàcivili2 010 novembre-dicembre137


Dialogo interculturaleLa rinasc<strong>it</strong>a globale della pol<strong>it</strong>icizzazione della religionesecolarizzazione in campo pol<strong>it</strong>ico in Europa, quindi, non haprecluso l’affermazione di un fenomeno sociale dai risvolti pol<strong>it</strong>iciche può essere defin<strong>it</strong>o “appartenenza senza fede”, da cui èprovenuta la distinzione tra i “cristiani per fede”, comunementeindividuati nei “praticanti”, e i “cristiani per cultura”, che nonrifiutano la componente culturale cristiana della propria ident<strong>it</strong>àe le attribuiscono un valore sociale importante, ma si dichiarano“non credenti” o “non praticanti”. Per descrivere un contestosimile è stata coniata la nozione di “religione vicaria”, ossia“una religione professata da una minoranza attiva, ma a nomedi un numero di persone molto più ampio che non solo comprende,ma, abbastanza chiaramente, approva ciò che la minoranza fa”.libertàciviliComeun nuovociclo storico,il fattorereligioso tornaa influenzarele relazioniinternazionaliuscendodallamarginal<strong>it</strong>àalla qualelo avevacostrettoil pensieropol<strong>it</strong>icomodernoConclusioniNonostante i fatti che di volta in volta emergono a detrimentodelle capac<strong>it</strong>à esplicative e generalizzanti di una simile prospettiva,occorre comunque notare che anche tra gli avversari della tesidi Huntington si registra un gruppo sempre più consistente diautori che condivide l’idea per cui la religione sta tornando ainfluenzare la pol<strong>it</strong>ica internazionale. Questo trend troverebbeconferma anche con una semplice riflessione sulle principalifonti di tensione internazionale: prendendo in considerazione lequattro aree calde da cui si teme possa scaturire un confl<strong>it</strong>tonucleare, in tre casi risulta evidente una frattura di ordine religioso(Israele-Palestina, Pakistan-India e Iran), mentre solo unorisulta completamente estraneo a questo genere di dinamiche,presentando una caratterizzazione di ordine ideologico (Coreadel Nord).La nasc<strong>it</strong>a di questo fenomeno può essere considerata, altempo stesso, sia come prodotto della trasformazione registratadalla pol<strong>it</strong>ica durante l’ultimo decennio della Guerra Fredda enel periodo immediatamente successivo, che come una variabileinterveniente in grado di alimentare questo mutamento. Unaconsiderazione che porta a superare gli schemi tradizionalidella riflessione sulle relazioni internazionali in quanto nonesclude la possibil<strong>it</strong>à per cui, riattivato il rapporto tra la societàpol<strong>it</strong>ica e i sistemi di pensiero e i valori di ordine spir<strong>it</strong>uale, ilfattore religioso, alla pari di quanto fatto dalle ideologie, possatornare a influenzare in misura effettiva le relazioni internazionali,uscendo da quella marginal<strong>it</strong>à cui è stato posto dal pensieropol<strong>it</strong>ico moderno.1382 010 novembre-dicembre


Per una rete integratadei centri terr<strong>it</strong>orialicontro le discriminazioniDialogo Il buon esempio interculturaleL’Unar della presidenza del Consiglio dei ministrisi è proposto come promotore della creazionedi un sistema nazionale di ascolto, rilevazionee rimozione dei fenomeni discriminatoriattraverso accordi con le regioni e gli enti localidi Massimiliano MonnanniDirettore Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) della presidenzadel Consiglio dei ministriA ormai cinque anni dalla sua ist<strong>it</strong>uzione, l’Unar (Ufficionazionale antidiscriminazioni razziali) della presidenza delConsiglio dei ministri si fa promotore – nell’amb<strong>it</strong>o della definizionedel suo nuovo modello organizzativo di intervento – della cost<strong>it</strong>uzionedi una rete nazionale di centri terr<strong>it</strong>oriali per la rilevazionee la presa in carico dei fenomeni di discriminazione, da ist<strong>it</strong>uiresulla base di protocolli d’intesa e accordi operativi con regionied enti locali.1. Il quadro normativo di supportoIl quadro di riferimento normativo a sostegno delle reti terr<strong>it</strong>orialicontro le discriminazioni è estremamente ampio.Il Trattato di Amsterdam (1997), all’articolo 13 rec<strong>it</strong>a: “(…) ilConsiglio, deliberando all’unanim<strong>it</strong>à su proposta della Commissionee previa consultazione del Parlamento europeo, può prenderei provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondatesul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzionipersonali, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali”.Il decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, “Testo unico delledisposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e normesulla condizione dello straniero”, all’articolo 44, comma 12, disponeche “le regioni, in collaborazione con le province e con i comuni,con le associazioni di immigrati e del volontariato sociale, ai finidell’applicazione delle norme del presente articolo e dello studiodel fenomeno, predispongono centri di osservazione, di informazionee di assistenza legale per gli stranieri, v<strong>it</strong>time dellediscriminazioni per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.libertàcivili2 010 novembre-dicembre139


Dialogo Il buon esempio interculturaleL’Unar e la rete dei centri terr<strong>it</strong>oriali contro le discriminazioniLa direttiva 2000/43/CE del Consiglio dell’Unione Europeadel 29 giugno 2000 attua il principio della par<strong>it</strong>à di trattamentofra le persone indipendentemente dalla razza e dall’origine etnica.La direttiva 2000/78/CE del Consiglio dell’Unione Europeadel 27 novembre 2000 stabilisce un quadro generale per lapar<strong>it</strong>à di trattamento in materia di occupazione e di condizionidi lavoroI decreti legislativi 9 luglio 2003, n. 215 e 216, hanno datoattuazione alle direttive 2000/43/CE e 2000/78/CE, prevedendoin particolare (D.Lgs 215/32003), l’ist<strong>it</strong>uzione dell’Unar, la cuiorganizzazione è stata poi regolamentata con un decreto delpresidente del Consiglio dei ministri dell’11 dicembre 2003 1 .L’indagine Unar – Ufficionazionale antidiscriminazionirazziali – svolta nel 2009per verificare lo statodi attuazione dell’articolo 44del Testo unicosull’immigrazioneSempre in amb<strong>it</strong>o europeo, il 2 luglio 2008 la Commissioneha adottato una proposta di direttiva del Consiglio in materia dipol<strong>it</strong>ica sociale, intesa a estendere la tutela contro la discriminazione,per motivi di religione o convinzioni personali, disabil<strong>it</strong>à,età o orientamento sessuale, al di fuori del mercato del lavoro,per completare l’attuale quadro normativo dell’Unione a oggiapplicabile alla sola sfera lavorativa e alla formazione professionale.Nel 2009 anche il Com<strong>it</strong>ato delle regioni si è espresso su taleproposta di direttiva, ribadendo l’importanzadegli enti regionali e locali che, in considerazionedella vicinanza ai c<strong>it</strong>tadini, possono megliocogliere e rendere disponibili le informazionisui gruppi/persone vulnerabili e sulle loronecess<strong>it</strong>à e, altresì, incidere sulla v<strong>it</strong>a quotidianadei c<strong>it</strong>tadini, avendo la responsabil<strong>it</strong>à di granparte degli aspetti/servizi sociali ed economici.Alla luce di quanto sopra esplic<strong>it</strong>ato, nel2009 l’Unar – eserc<strong>it</strong>ando il proprio mandatoist<strong>it</strong>uzionale di verifica dell’attuazione della normativa antidiscriminatoria– si è orientato nella direzione indicata sia a livellonazionale che comun<strong>it</strong>ario, effettuando un’appos<strong>it</strong>a ricognizionesullo stato di attuazione del comma 12 dell’articolo 44 del Testounico sull’immigrazione, propedeutica all’adozione di una strategiaun<strong>it</strong>aria per la cost<strong>it</strong>uzione di una rete nazionale in grado disistematizzare le azioni e gli interventi posti in essere dalle regioni.libertàcivili1 A tale normativa si è successivamente aggiunta la Direttiva 2004/113/CE delConsiglio dell’Unione Europea del 13 dicembre 2004 che attua il principio della par<strong>it</strong>àdi trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l’accesso a beni e servizi e laloro forn<strong>it</strong>ura e la legge 1 marzo 2006 n. 67, “Misure per la tutela giudiziaria dellepersone con disabil<strong>it</strong>à v<strong>it</strong>time di discriminazioni”.1402 010 novembre-dicembre


I profili comunidelle leggi regionali in materiadi antidiscriminazionecon riferimento ai temidell’ab<strong>it</strong>azione, del lavoro,dell’istruzione e dell’accessoai servizi socio san<strong>it</strong>ariL’Unar e la rete dei centri terr<strong>it</strong>oriali contro le discriminazioniPer quanto concerne le normative regionali, tra le prime regioniad aver adottato una normativa antidiscriminatoria si segnalanol’Emilia-Romagna, l’Abruzzo, il Friuli Venezia Giulia e la Liguria,mentre tra il 2008 e il 2009 hanno adottato leggi in materiaanche il Lazio, la Calabria, la Puglia, le Marche e la Toscana 2 .Le diverse leggi regionali intervenute in materia presentanoprofili comuni. Le stesse richiamano espressamente tra le propriefinal<strong>it</strong>à l’eliminazione di ogni forma di discriminazione e ilriconoscimento di pari opportun<strong>it</strong>à di accessoall’ab<strong>it</strong>azione, al lavoro, all’istruzione, allaformazione professionale e al godimento deiservizi socio-san<strong>it</strong>ari. Tali final<strong>it</strong>à vengonopersegu<strong>it</strong>e attraverso azioni di informazione,conoscenza e sensibilizzazione sul fenomenomigratorio; attraverso lo scambio di buonepratiche e mediante iniziative volte a individuaree contrastare ogni forma di razzismo o didiscriminazione a causa della provenienzageografica, delle convinzioni pol<strong>it</strong>iche o della fede religiosa(v. l. r. Puglia 32/2009, art. 3, lett. b).Lo strumento prescelto per la predisposizione delle azioni diintegrazione e contrasto alle discriminazioni è, nella maggiorparte dei casi, quello della programmazione, attraverso l’adozionedi un piano regionale per l’immigrazione, avente di regola duratatriennale (v. l. r. Lazio 10/2008, articoli 3 e 21), con il quale laregione definisce gli indirizzi e gli interventi idonei a perseguiregli obiettivi di accoglienza e inclusione sociale degli immigratinei diversi amb<strong>it</strong>i della v<strong>it</strong>a sociale.Agli osservatori regionali previsti dall’articolo 44 del T.U. sull’immigrazioneviene affidato il comp<strong>it</strong>o di realizzare un sistemadi osservazione, mon<strong>it</strong>oraggio, analisi e previsione dei flussimigratori, dei bisogni degli immigrati, delle condizioni di v<strong>it</strong>aDialogo Il buon esempio interculturale2 Di segu<strong>it</strong>o i riferimenti delle leggi regionali adottate. Emilia-Romagna, l. r. 5/2004“Norme per l'integrazione sociale dei c<strong>it</strong>tadini stranieri immigrati”; Abruzzo, l. r. 46/2004“Interventi a sostegno degli stranieri immigrati”; Friuli Venezia Giulia, l. r. 5/2005“Norme per l'accoglienza e l’integrazione sociale delle c<strong>it</strong>tadine e dei c<strong>it</strong>tadinistranieri immigrati”; Liguria, l. r. 7/2007 “Norme per l’accoglienza e l’integrazionesociale delle c<strong>it</strong>tadine e dei c<strong>it</strong>tadini stranieri immigrati” modificata poi dalla legge4/2009; Lazio l. r. 10/2008, “Disposizioni per la promozione e la tutela dell’eserciziodei dir<strong>it</strong>ti civili e sociali e la piena eguaglianza dei c<strong>it</strong>tadini stranieri immigrati”;Calabria l. r. 18/2009 “Accoglienza dei richiedenti asilo, dei rifugiati e svilupposociale, economico e culturale delle comun<strong>it</strong>à locali”; Puglia l. r. 32/2009 “Normeper l’accoglienza, la convivenza civile e l’integrazione degli immigrati in Puglia”;Marche l. r. 13/2009 “Disposizioni a sostegno dei dir<strong>it</strong>ti e dell’integrazione dei c<strong>it</strong>tadinistranieri immigrati”; Toscana l. r. 29/2009 “Norme per l’accoglienza, l’integrazionepartecipe e la tutela dei c<strong>it</strong>tadini stranieri nella regione Toscana”.libertàcivili2 010 novembre-dicembre141


Dialogo Il buon esempio interculturalelibertàciviliL’Unar e la rete dei centri terr<strong>it</strong>oriali contro le discriminazioniL’esperienza dei“Centri servizi” regionaliper fornire informazionie consulenza agli immigratial fine di garantire loroil riconoscimento dei dir<strong>it</strong>tiprevisti dall’ordinamentoe di lavoro, nonché delle s<strong>it</strong>uazioni di discriminazione e di razzismo(v. l. r. Puglia, art. 8 e l. r. Toscana 29/2009, art. 6), mentre lefunzioni di proposta in materia di integrazione sociale degliimmigrati vengono di regola rimesse a un organismo di caratterecollegiale, la Consulta regionale per l’integrazione degli immigrati(v. l. r. Puglia, art. 7; l. r. Marche 13/2009, art. 5).Alcune regioni promuovono e incentivano l’ist<strong>it</strong>uzione, a livellocomunale, di centri servizi aventi lo scopo di fornire informazionie consulenza nei confronti degli immigrati, al fine di garantireloro il pieno godimento dei dir<strong>it</strong>ti e l’adempimento dei doveriprevisti dalla legislazione vigente, per facil<strong>it</strong>are l’accesso ai serviz<strong>it</strong>err<strong>it</strong>oriali socio-assistenziali e san<strong>it</strong>ari, l’inserimento lavorativoe scolastico e per osp<strong>it</strong>are le attiv<strong>it</strong>à delle associazioni degliimmigrati (l.r. Marche, art. 14; l. r. Abruzzo 46/2004, art. 16).Altre assegnano alla Giunta regionale il comp<strong>it</strong>o di ricevere lesegnalazioni sui comportamenti r<strong>it</strong>enutidiscriminatori attraverso la costruzione diuna rete di soggetti finalizzata alla rilevazionedei casi di discriminazione; di coordinarela propria attiv<strong>it</strong>à con l’Ufficio nazionale antidiscriminazionirazziali (Unar), con i centriantidiscriminazione e con le reti di contrastoalla discriminazione presenti sul terr<strong>it</strong>orioregionale cost<strong>it</strong>u<strong>it</strong>e nell’amb<strong>it</strong>o di progettinazionali o dell’Unione Europea; di favorirel’assistenza legale contro la discriminazione attraverso intesecon i soggetti leg<strong>it</strong>timati ad agire in giudizio che operano a livelloterr<strong>it</strong>oriale (l. r. Toscana, art. 6, comma 70, lett. a, b e c).Un richiamo espresso a quanto stabil<strong>it</strong>o dall’articolo 44,comma 12, del Testo unico sull’immigrazione viene effettuatonella l. r. Lazio 10/2008 che all’articolo 26, in attuazione di quantostabil<strong>it</strong>o dall’articolo sopra c<strong>it</strong>ato, ist<strong>it</strong>uisce un Osservatorioregionale contro il razzismo e la discriminazione quale organismodi garanzia, con comp<strong>it</strong>i di mon<strong>it</strong>oraggio e di informazione neiconfronti dei c<strong>it</strong>tadini stranieri immigrati v<strong>it</strong>time di discriminazione,e nella l. r. Emilia-Romagna 5/2004 che all’articolo 9 prevedel’ist<strong>it</strong>uzione di un Centro regionale sulle discriminazioni perl’integrazione sociale dei c<strong>it</strong>tadini stranieri immigrati.La normativa regionale esaminata, considerato il numeroridotto delle regioni che hanno legiferato in materia di lotta allediscriminazioni, mostra come sia ancora scarso l’interesse dellegislatore a porre in essere forme effettive di tutela nei confrontidelle v<strong>it</strong>time, mentre occorrerebbe addivenire a una legislazionepiù organica in materia che, in sede di attuazione delle norme1422 010 novembre-dicembre


Il punto di partenzacost<strong>it</strong>u<strong>it</strong>o dal primoprotocollo d’intesa firmatonel 2007 da Unar e regioneEmilia-Romagna, al qualeè segu<strong>it</strong>o un accordotriennale di collaborazioneL’Unar e la rete dei centri terr<strong>it</strong>oriali contro le discriminazioniaventi carattere generale, consenta un effettivo sviluppo dellestesse a livello terr<strong>it</strong>oriale.2. Accordi con gli enti localiNel 2009 l’Unar ha avviato la progressiva cost<strong>it</strong>uzione di unarete nazionale di centri terr<strong>it</strong>oriali per la rilevazione e la presa incarico dei fenomeni di discriminazione, da ist<strong>it</strong>uire sulla base diprotocolli d’intesa e accordi operativi con regioni ed enti locali.La strategia di cost<strong>it</strong>uzione della rete integrata scaturiscedall’esperienza acquis<strong>it</strong>a con la regione Emilia-Romagna, con laquale il dipartimento per le Pari opportun<strong>it</strong>à della presidenzadel Consiglio dei ministri aveva firmato nel 2007 un primoprotocollo di intesa per l’avvio di iniziative comuni in materia diattuazione del principio di pari opportun<strong>it</strong>à e non discriminazione.A questo primo protocollo ha fatto segu<strong>it</strong>o la stipula, il 22 giugno2009, di un accordo operativo fra l’Unar e il Centro regionalecontro le discriminazioni della regione Emilia-Romagna, chepotesse avviare concretamente il raccordo tra questi duesoggetti e tutti i nodi capillarmente presenti nei nove distrettisan<strong>it</strong>ari della regione.Sulla base dell’accordo, di durata triennale, sono stateinstaurate forme di collaborazione costante al fine di potenziarele attiv<strong>it</strong>à svolte da entrambi i soggetti nelcampo della lotta alle discriminazioni; di particolarerilievo la cost<strong>it</strong>uzione della rete di“antenne terr<strong>it</strong>oriali antidiscriminazione” attivesui terr<strong>it</strong>ori e oggetto di specifica formazione,idonee a rilevare a livello locale il fenomeno,mon<strong>it</strong>orarlo, supportare le presunte v<strong>it</strong>time einviare informativa all’Unar di ogni caso.L’Unar, da parte sua, si è impegnato a fornirein cambio supporto legale e scientifico, formazioneagli operatori, mon<strong>it</strong>oraggio ed elaborazione dati di tipostatistico e anal<strong>it</strong>ico-interpretativo.Di qui è emerso l’obiettivo di riproporre e sistematizzare lasperimentazione sviluppata con la regione Emilia-Romagnain altri contesti regionali e provinciali, col fine di coinvolgere inmodo strutturato non solo i livelli ist<strong>it</strong>uzionali, ma anche il tessutoassociativo già esistente, fornendogli supporto in amb<strong>it</strong>oformativo, legale e consulenziale.Dopo aver effettuato una ricognizione sullo stato di attuazionedel comma 12 dell’articolo 44 del D.Lgs 286/1998, di concertocon l’ufficio “Conferenza Stato regioni e unificata” della presidenzadel Consiglio dei ministri, l’Unar ha quindi proposto alle regioniDialogo Il buon esempio interculturalelibertàcivili2 010 novembre-dicembre143


Dialogo Il buon esempio interculturalelibertàciviliL’Unar e la rete dei centri terr<strong>it</strong>oriali contro le discriminazioniGli accordi firmati dall’Unarcon le altre regioni e quellocon il comune di Romatra il sindaco e il ministrodelle Pari opportun<strong>it</strong>àper la realizzazionedi un osservatorio c<strong>it</strong>tadinola sottoscrizione di un protocollo d’intesa per la creazione diCentri/Osservatori regionali per prevenire e contrastare lediscriminazioni e per promuovere la diffusione della cultura delrispetto delle divers<strong>it</strong>à, nell’ottica delloscambio e del rafforzamento reciproco. Unsuccessivo accordo operativo regolerà i rapportie le collaborazioni Unar/ Centro regionaleper rendere, tra l’altro, comune il sistema dimon<strong>it</strong>oraggio e di gestione dei casi, perconsentire un costante confronto da estendereanche alla formazione e all’aggiornamento,per definire e promuovere annualmenteiniziative congiunte di sensibilizzazione su<strong>it</strong>emi dell’antidiscriminazione.A tal fine sono stati stipulati, a partire dal 2009:il protocollo di intesa con il comune di Roma, finalizzatoall’ist<strong>it</strong>uzione di un osservatorio c<strong>it</strong>tadino di prevenzione econtrasto alle discriminazioni, firmato dal sindaco di Roma e dalministro per le Pari opportun<strong>it</strong>àil protocollo di intesa con la regione Liguria a cui ha fattosegu<strong>it</strong>o un percorso formativo a cura dell’Unar rivolto agliaddetti agli sportelli, sulle problematiche connesse alle pol<strong>it</strong>ichee agli strumenti antidiscriminazione, agli strumenti normativi eamministrativi a supporto delle antenne terr<strong>it</strong>oriali e alle strategiedi intervento adottate in questi anni dall’Unar, al fine di unacondivisione con la rete ligure di una piattaforma di gestione eintervento coordinata dei casi di discriminazione su base etnicae razzialeil protocollo di intesa con la regione Piemonte, presentatoufficialmente nel mese di marzo 2010 in concom<strong>it</strong>anza con la“Settimana d’azione contro il razzismo”il protocollo di intesa con la regione Siciliana, a cui sonosegu<strong>it</strong>i i primi accordi di programma nel quadro degli interventiprevisti nell’amb<strong>it</strong>o del Pon (Programma operativo nazionale)del Fondo sociale europeo (Fse) “Governance e azioni di sistema”il protocollo di intesa con la regione Pugliail protocollo di intesa con la provincia di Pistoia, che haconsent<strong>it</strong>o la sistematizzazione delle attiv<strong>it</strong>à già svolte dal Centroprovinciale antidiscriminazione ist<strong>it</strong>u<strong>it</strong>o da diversi anni e giàoperante sul terr<strong>it</strong>orio e con la provincia di Messina, sottoscr<strong>it</strong>tonel marzo 2010.Ulteriori protocolli di intesa verranno discussi e negoziaticon le regioni Toscana e Lombardia.1442 010 novembre-dicembre


L’Unar e la rete dei centri terr<strong>it</strong>oriali contro le discriminazioni3. La strategia di interventoLa strategia di intervento avviata dall’Unar – che si intendeportare a regime su tutte le regioni <strong>it</strong>aliane entro il 2013 tram<strong>it</strong>el’attuazione di accordi operativi – intende:cost<strong>it</strong>uire in ogni regione un Centro di coordinamento controle discriminazioni con funzioni di ascolto, rilevazione, contrastoe mon<strong>it</strong>oraggio dei fenomeni di discriminazione razziale,supportato da nodi e antenne terr<strong>it</strong>oriali collegati tra lorodalla piattaforma informatica dell’Unar per la gestione deicasi di discriminazioneelaborare standard omogenei di intervento e assicurare livelliessenziali e uniformi per la presa in carico delle segnalazioniacquisire dati statistici omogenei e comparabili, con lo scopodi dare una rappresentazione adeguata sia a livello nazionaleche terr<strong>it</strong>oriale dei fenomeni di discriminazione razzialepromuovere percorsi strutturati e ricorrenti di formazione eaggiornamento per tutti gli operatori afferenti alle reti terr<strong>it</strong>orialiattivate in base ai protocolliassicurare un coinvolgimento diretto, continuativo e partecipatonei singoli amb<strong>it</strong>i terr<strong>it</strong>oriali oggetto degli accordi di tutte le Ongoperanti in materia di non discriminazione.Dialogo Il buon esempio interculturaleTale strategia è stata ulteriormente rafforzata a segu<strong>it</strong>o diquanto stabil<strong>it</strong>o dalla direttiva del ministro per le Pari opportun<strong>it</strong>àsull’azione amministrativa e la gestione del Dipartimento perl’anno 2010 emanata il 21 luglio scorso, che assegna all’Unar,il comp<strong>it</strong>o della “progressiva cost<strong>it</strong>uzione, anche in adesionea quanto già previsto dall’art. 44 del D.lgs. 286/1998, di unarete nazionale di osservatori e centri terr<strong>it</strong>oriali per la rilevazionee la presa in carico dei fenomeni di discriminazione mediantel’opportuna definizione di protocolli di intesa e accordi operativicon regioni ed enti locali che prevedano il pieno ed attivocoinvolgimento di tutti i soggetti no prof<strong>it</strong> già operanti nei rispettiv<strong>it</strong>err<strong>it</strong>ori ed amb<strong>it</strong>i di riferimento”.I protocolli di intesa attivati hanno l’obiettivo primario disupportare la creazione e l’implementazione in ogni ente localedi un Centro di coordinamento contro le discriminazioni conil comp<strong>it</strong>o di occuparsi di:a. Prevenzione delle discriminazioni, ovvero azioni di informazionee sensibilizzazione promosse al fine di impedire il generarsi o ilperdurare di comportamenti e atteggiamenti discriminatori cheincidano sui modelli culturali e valoriali di tutte/i, e azioni voltealla condivisione e diffusione di buone pratiche sul terr<strong>it</strong>orio.libertàcivili2 010 novembre-dicembre145


Dialogo Il buon esempio interculturaleL’Unar e la rete dei centri terr<strong>it</strong>oriali contro le discriminazionib. Contrasto alle discriminazioni e assistenza alle v<strong>it</strong>timeattraverso la rimozione alla base di condizioni che produconodiscriminazione e la promozione di azioni pos<strong>it</strong>ive per l’eliminazionedello svantaggio, anche attraverso il supporto dellev<strong>it</strong>time di discriminazioni.c. Mon<strong>it</strong>oraggio del fenomeno attraverso la sua costanteosservazione sul terr<strong>it</strong>orio, coinvolgendo i soggetti ist<strong>it</strong>uzionalie del mondo associativo che in vario modo già si occupano opotrebbero occuparsi di prevenzione, contrasto, assistenzaalle v<strong>it</strong>time di discriminazioni.I protocolli d’intesa vedononelle regioni i soggettipromotori e coordinatori,anche attraverso le province,di tutte le attiv<strong>it</strong>à connessealla realizzazionedei contenuti degli accordiI protocolli d’intesa stabiliscono gli impegni dei vari soggetticoinvolti, secondo uno schema che vede la regione comecoordinatore e promotore (anche attraverso le province) di tuttele attiv<strong>it</strong>à connesse alla realizzazione dei contenuti del protocollo,i centri di coordinamento regionalicome soggetti che concretamente implementanol’azione di prevenzione, contrasto eassistenza alle v<strong>it</strong>time e il mon<strong>it</strong>oraggio d<strong>it</strong>utti i tipi di discriminazioni, creando la reteregionale per la prevenzione e il contrastodel fenomeno, l’Unar come supporto ai Centri,garantendo assistenza tecnica e un sistemainformativo uniforme per la gestione dei casidi discriminazione segnalati e mettendo adisposizione degli operatori dati, informazioni e strumenti utili allaloro attiv<strong>it</strong>à.libertàciviliUn ruolo fondamentale, in questo schema di funzionamento,lo rivestono le “antenne” o “nodi terr<strong>it</strong>oriali” sopracc<strong>it</strong>ati – icomuni e altre ist<strong>it</strong>uzioni/associazioni come quelle di immigratio del volontariato sociale – che cost<strong>it</strong>uiscono in concreto la retee che, in azione sinergica, hanno la missione di far emergerele discriminazioni, segnalandole all’appos<strong>it</strong>o Osservatorioregionale. L’amb<strong>it</strong>o d’azione dei centri terr<strong>it</strong>oriali non si lim<strong>it</strong>aalla sola discriminazione razziale, ma, in riferimento alla prospettivaeuropea e in linea con il mandato ist<strong>it</strong>uzionale assegnatoa Unar è esteso a tutte le possibili forme che essa può assumere.Per questo motivo si privilegerà, per ogni distretto e tra i varinodi di presidio, la cost<strong>it</strong>uzione di centri di referenza tematicache siano in grado di rispondere alle richieste afferenti allevarie forme di discriminazione.Rientrano a pieno t<strong>it</strong>olo nella definizione del sistema di retigli interlocutori ist<strong>it</strong>uzionali di rilevanza nazionale quali le1462 010 novembre-dicembre


L’Unar e la rete dei centri terr<strong>it</strong>oriali contro le discriminazioniprefetture, con particolare riguardo all’attiv<strong>it</strong>à e ai comp<strong>it</strong>i deiConsigli terr<strong>it</strong>oriali per l’immigrazione, gli Uffici scolasticiregionali, anche mediante il coinvolgimento degli Osservatoripermanenti sul bullismo ist<strong>it</strong>u<strong>it</strong>i con decreto ministeriale 16del 5 febbraio 2007 e il neo-ist<strong>it</strong>u<strong>it</strong>o Osservatorio per la sicurezzacontro gli atti discriminatori – Oscad del ministero dell’Interno.Dialogo Il buon esempio interculturaleL’Unar e gli enti locali sottoscriventi si impegnano inoltre a:definire e promuovere annualmente – a partire dalla“Settimana contro la violenza nelle scuole” e dalla “Settimanad’azione contro il razzismo” – iniziative congiunte di sensibilizzazionesui temi dell’anti-discriminazione con particolareriferimento al mondo giovanile, a quello sportivo e alle scuolepartecipare, con il coinvolgimento anche degli altri soggettipubblici e privati interessati, a bandi e programmi nazionali edeuropei in materia di lotta alle discriminazionisviluppare ogni utile rapporto di sinergica collaborazionecon i Consigli terr<strong>it</strong>oriali per l’immigrazione e le altre ist<strong>it</strong>uzioni/consulte cost<strong>it</strong>u<strong>it</strong>e in base alle leggi regionali di riferimentocollaborare a iniziative di formazione finalizzate a una miglioreconoscenza degli strumenti normativi e delle strategie di contrastoe prevenzione delle s<strong>it</strong>uazioni di discriminazionerealizzare momenti costanti di formazione e aggiornamentorivolti a operatori della regione e delle aziende e società regionaliorganizzare iniziative periodiche di incontro con le associazioniiscr<strong>it</strong>te al registro di cui all’articolo 6 del decreto legislativo215/2003 aventi sede e operanti nel terr<strong>it</strong>orio regionale, nonchécon le altre associazioni operanti nel settore delle discriminazioni.4. Il contributo comun<strong>it</strong>ario a supporto della reteLa realizzazione della rete di centri terr<strong>it</strong>oriali si interseca,nell’ottica di un’azione sistematica e coordinata che integrarisorse nazionali e comun<strong>it</strong>arie, con altre attiv<strong>it</strong>à che contribuisconoa dare un carattere di organic<strong>it</strong>à alla proposta.A) Progetto “Rete delle antenne terr<strong>it</strong>oriali per la prevenzione e ilcontrasto della discriminazione razziale” finanziato dal ministerodell’Interno all’Unar, nell’amb<strong>it</strong>o della programmazione 2009del Fondo europeo per l’integrazione dei c<strong>it</strong>tadini di Paesi terzi.Il progetto intende rafforzare le realtà terr<strong>it</strong>oriali esistenti epromuovere reti terr<strong>it</strong>oriali contro le discriminazioni razziali pressole regioni Piemonte, Liguria, Toscana e Lazio (con particolareriferimento all’area metropol<strong>it</strong>ana del comune di Roma e ai suoidiciannove municipi).libertàcivili2 010 novembre-dicembre147


L’Unar e la rete dei centri terr<strong>it</strong>oriali contro le discriminazioniIl buon esempiolibertàciviliB) Pon Fse “Obiettivo convergenza” 2007-2013, ASSE D,Obiettivo 4.2. Nell’amb<strong>it</strong>o di tale Piano operativo nazionale, ildipartimento per le Pari Opportun<strong>it</strong>à ha promosso una serie diazioni affidate all’Isfol (Ist<strong>it</strong>uto per lo sviluppo della formazioneprofessionale dei lavoratori) che possono svolgere un supportodiretto alla promozione e avvio di centri terr<strong>it</strong>oriali antidiscriminazioninelle regioni “Obiettivo convergenza”.In particolare si segnalano le seguenti azioni che possonoessere poste a supporto della strategia Unar:Azione 1. Individuazione e diffusione di modal<strong>it</strong>à specifichedi intervento per il superamento degli stereotipi rifer<strong>it</strong>i alle differenzederivanti dalla razza o dall’origine etnica, dalla religione o dalladivers<strong>it</strong>à di opinione, dalla disabil<strong>it</strong>à o dall’età, così come dall’orientamentosessualeAzione 2. Promozione di reti interist<strong>it</strong>uzionali a supportodel lavoro dei target che vivono in condizioni di svantaggioAzione 4. Costruzione di banche dati sulle discriminazioni.Quest’ultima azione consentirà, da un lato, di proporre modellistandardizzati per la raccolta dei dati, e dall’altro, di costruireun sistema nazionale di rilevazione in raccordo con gli osservatoriregionali e provinciali già esistenti, dando forma a una concretacabina di regia e di coordinamento presso l’Unar, che metta in reteosservatori regionali e antenne terr<strong>it</strong>oriali, associazioni, centri,Ong esistenti per consentire un efficace scambio di informazion<strong>it</strong>ra i terr<strong>it</strong>ori e l’Ufficio.C) Progetto Progress “Reti terr<strong>it</strong>oriali contro le discriminazioni”in corso di istruttoria presso la direzione generale “Employmentand Social affairs” della Commissione Europea, che rappresentaper il 2011 l’estensione di un lavoro avviato nel 2009-2010 conil progetto Progress “Divers<strong>it</strong>à come valore” contro tutte lediscriminazioni, già finanziato dalla Commissione all’Unar e al suoNational working group.Il progetto ha l’intento di promuovere nelle regioni coinvoltel’ist<strong>it</strong>uzione di centri di osservazione, di informazione e diassistenza legale per tutte le v<strong>it</strong>time di discriminazione; rafforzareil mainstreaming in un’ottica di analisi delle discriminazioni incollaborazione con l’associazionismo secondo un approcciomultiground, per garantire l’inserimento del principio di nondiscriminazione in tutte le pol<strong>it</strong>iche e i dispos<strong>it</strong>ivi amministrativilocali; di rafforzare reti non governative impegnate nella lottacontro le discriminazioni e creare un meccanismo permanente didialogo civile, a partire dal lavoro del National working group,che consenta l’effettivo coinvolgimento dei gruppi esposti alle148 2 010 novembre-dicembre


L’Unar e la rete dei centri terr<strong>it</strong>oriali contro le discriminazionidiscriminazioni e delle organizzazioni di sostegno e tutela nelladefinizione delle misure, delle azioni e delle pol<strong>it</strong>iche.D) Progetto “NE.A.R. To Unar”, rivolto alla cost<strong>it</strong>uzione e alladiffusione di una rete informale giovanile di ragazze e ragazziunder 25 per la prevenzione e il contrasto delle discriminazionirazziali.L’obiettivo del progetto promosso dall’Unar è quello di avereuna rete di sensori sul terr<strong>it</strong>orio in grado di sviluppare nei ragazzicoinvolti una presa di coscienza circa le regole che sono alla basedella convivenza civile attraverso percorsi di formazione innovativi,l’utilizzo di blog e social network, la condivisione di informazioni,conoscenze, esperienze volte all’abbattimento dei pregiudizilibertàciviliIl buon esempio2 010 novembre-dicembre149


L’Unar e la rete dei centri terr<strong>it</strong>oriali contro le discriminazionilibertàciviliIl buon esempioLa particolare attenzionevolta a sensibilizzarei giovani under 25attraverso percorsidi formazione innovativi,anche con l’utilizzodi blog e social-network(borse di studio, concorsi artistici, iniziative di mobil<strong>it</strong>à in Italiae all’estero, occasioni di viaggio e contatto con realtà e contestidiversi dal proprio, meeting, eventi); di sostenerela cultura della non violenza e della nondiscriminazione presso i giovani; di favorirela conoscenza diretta della normativa antidiscriminatoriae l’emersione del fenomeno delrazzismo tra la popolazione giovanile; dicostruire uno strumento di diffusione e animazioneterr<strong>it</strong>oriale delle iniziative e attiv<strong>it</strong>àpromosse da Unar e dipartimento Pariopportun<strong>it</strong>à.E) Lo studio per la definizione di indici terr<strong>it</strong>oriali e di un set diindicatori per avviare una misurazione omogenea dei fenomenidi discriminazione razziale sul terr<strong>it</strong>orio nazionale e l’indaginestatistica sulle discriminazioni razziali, per orientamento sessualee genere.F) I 25 progetti di azioni pos<strong>it</strong>ive finanziati da Unar per unimporto complessivo di 900.000 euro.150 2 010 novembre-dicembre


La fondazione Mondo Dig<strong>it</strong>aleLa ricerca e il lavoro della fondazione Mondo Dig<strong>it</strong>aleper l’integrazione dei rifugiatidi Manuela Lo PrejatoIl buon esempioA novembre 2010, la fondazioneMondo Dig<strong>it</strong>ale (Fmd) di Roma(www.mondodig<strong>it</strong>ale.org) ha pubblicatotre manuali dedicati all’integrazionedei rifugiati pol<strong>it</strong>ici in Italia grazieall’ausilio delle tecnologie dig<strong>it</strong>ali. Inparticolare, i tre volumi rappresentano,da un lato, la codifica delle buone pratichemesse in atto dalla Fmd presso il CentroEnea di Roma, centro di seconda accoglienzaper i richiedenti asilo, rifugiatie t<strong>it</strong>olari di protezione uman<strong>it</strong>aria (Latecnologia dig<strong>it</strong>ale come strumento diintegrazione per i rifugiati. Il modellodel Centro Enea di Roma) e, dall’altro,la semplificazione linguistica e l’arricchimentocontenutistico del curriculumMicrosoft Dig<strong>it</strong>al L<strong>it</strong>eracy (Manuale diinformatica di base per la certificazioneMicrosoft Dig<strong>it</strong>al L<strong>it</strong>eracy. Con approfondimentied esercizi per immigrati e rifugiatipol<strong>it</strong>ici; Manuale di informatica avanzatoper la certificazione Microsoft Dig<strong>it</strong>alL<strong>it</strong>eracy. Con approfondimenti ed eserciziper immigrati e rifugiati pol<strong>it</strong>ici).Come risulta evidente fin dai t<strong>it</strong>oli, iconcetti e le parole-chiave all’internodi tali pubblicazioni sono l’integrazionedei rifugiati, la tecnologia dig<strong>it</strong>ale, l’esercizio,la certificazione. La certificazioneMicrosoft, in particolare, è quella piùaccessibile (più accessibile, per esempio,della patente europea Ecdl), in quantoè semplificata nel curriculum e neicontenuti, pur senza perdere di efficaciaformativa.L’idea di fondo è, dunque, la progettazionedi un percorso di autonomiasupportato dalle competenze Ict, inquadratoin un riconoscimento ufficiale eorientato alle util<strong>it</strong>à pratiche, secondoun approccio innovativo, strettamentecollegato all’esperienza sul campo.I manuali cost<strong>it</strong>uiscono, infatti,l’es<strong>it</strong>o di una ricerca e di un lavorodurati tre anni presso il Centro Enea.All’interno di tale struttura polifunzionale,la Fmd è responsabile della gestione diun internet café (dove gli osp<strong>it</strong>i delcentro possono fruire liberamente dellepostazioni informatiche) e dell’organizzazionedi corsi formativi in vista,appunto, della certificazione Microsofte dell’integrazione. La Fmd promuove,inoltre, occasioni didattiche e di incontroculturale sul terr<strong>it</strong>orio, tra gli osp<strong>it</strong>i delcentro e gli studenti di alcune scuoleromane; coinvolge, infine, alcuni deirifugiati più mer<strong>it</strong>evoli (i cosiddetti“osp<strong>it</strong>i eccellenti”) in esperienze dilavoro nell’amb<strong>it</strong>o delle proprie attiv<strong>it</strong>à.La ricerca per la codifica dellebuone pratiche e per l’adattamento deimateriali Microsoft si è avvalsa di unaserie di strumenti di indagine (valutazionein tempo reale, osservazione sulcampo, raccolta di dati quant<strong>it</strong>ativi equal<strong>it</strong>ativi, report intermedi, interviste aosp<strong>it</strong>i e operatori, questionari, laboratori,riflessioni su dati di tipo etnografico)per mettere a fuoco le cr<strong>it</strong>ic<strong>it</strong>à di unsettore (la seconda accoglienza deilibertàcivili2 010 novembre-dicembre151


La fondazione Mondo Dig<strong>it</strong>aleIl buon esempiorifugiati e la loro integrazione nel Paeseosp<strong>it</strong>ante) e proporre un modello di possibilisoluzioni, con particolare riferimentoall’offerta Ict. Il modello aspira a una forteaderenza alla pratica, all’innovazione eal configurarsi come esperienza-pilotaesportabile e replicabile in contestianaloghi, con i dovuti adattamenti.Il fine ultimo della ricerca è implementareun programma d’inclusionedig<strong>it</strong>ale (e-inclusion) per la migliore epiù rapida integrazione dei rifugiati:tram<strong>it</strong>e l’uso del pc, infatti, il rifugiatopuò orientarsi sul terr<strong>it</strong>orio, restare incontatto con il Paese di origine, esseresempre informato, accedere a servizi die-government, studiare, approfondire laconoscenza della lingua, cercare lavoroe casa, scrivere il proprio curriculum,imparare lavori di data-entry ecc. Losviluppo delle competenze informaticheè veicolato attraverso una metodologiadidattica in cui il docente assume ilruolo di un facil<strong>it</strong>atore. In particolare,la cooperazione informale tra gli studentiviene orientata verso una modal<strong>it</strong>à diapprendimento collaborativo (sociallearning) in base alla quale il compagnopiù esperto (peer-educator) guida ilcompagno meno esperto.L’impegno della Fmd per la promozionedella e-inclusion e della cultura dell’integrazionein Italia ha ricevuto il riconoscimentodella fondazione RomaMed<strong>it</strong>erraneo nell’amb<strong>it</strong>o della terzagiornata di studi sul tema “Immigrazionee c<strong>it</strong>tadinanza” tenutasi lo scorso 26ottobre 2010 a Roma.libertàcivili152 2 010 novembre-dicembre


La fondazione Mondo Dig<strong>it</strong>aleICT per l’integrazione di immigrati e rifugiatiAlcune esperienze progettualiInternet café e social learningNel centro di Pietralata, sul modello del già c<strong>it</strong>ato CentroEnea, la Fmd organizza attiv<strong>it</strong>à formative per l’acquisizionedella piena padronanza del “doppio codice” di inclusionesociale: alfabetizzazione funzionale e dig<strong>it</strong>ale per i c<strong>it</strong>tadinistranieri. Le attiv<strong>it</strong>à sono organizzate all’interno di un internetcafé, con 20 computer in rete, rigenerati dagli studenti dellescuole romane.Il buon esempioLC2 - Lingua cultura e computer: competenze chiaveper aprire le porte dell’integrazioneGrazie al progetto, cofinanziato dall’UE (Fondo europeoper l’integrazione - Fei), è stato realizzato un percorso diformazione integrato, basato sull’uso innovativo delle nuovetecnologie, nel terr<strong>it</strong>orio di Lavinio-Anzio, uno dei primi diecicomuni per presenza straniera nella provincia romana.Apprendimento intergenerazionale: la scuola come ambientedi apprendimento di competenze chiave per l’integrazioneIl progetto, cofinanziato dall’UE (sempre a valere sul Fondoeuropeo per l’integrazione Fei), è stato attuato nel XV municipiodi Roma, in tre scuole: Itas “C. Antonietti”, I.C. “fratelli Cervi”e S.M.S. “R. Quartararo”. I tutor personali dei c<strong>it</strong>tadini stranierisono gli studenti delle scuole sotto la supervisione di undocente-facil<strong>it</strong>atore.Dig<strong>it</strong>al bridge. Un ponte tecnologico con il Camerun e il popoloSaharawiCreare posti di lavoro, ridurre l’emigrazione, sostenerel’autonomia delle comun<strong>it</strong>à locali. Regione Lazio, Fmd,Bambini+Dir<strong>it</strong>ti, l’associazione “Azione per un mondo un<strong>it</strong>oonlus”, Lebialem association for twinning of schools e la rete discuole “Incontro con l’Africa” hanno costru<strong>it</strong>o un ponte tecnologicoe un’alleanza educativa tra scuole laziali e africane.Doppio codiceCorso pilota per l’insegnamento della lingua <strong>it</strong>aliana aminori non accompagnati, osp<strong>it</strong>i del Centro pronto interventominori della Car<strong>it</strong>as, in particolare afgani e rumeni.libertàcivili2 010 novembre-dicembre153


La fondazione Mondo Dig<strong>it</strong>aleIl buon esempioIl programma IntiScambio di esperienze tra dieci partner, identificazione dibuone pratiche a livello locale/regionale, realizzazione di unportale multilingue: sono tra gli obiettivi del progettoIntegration Exchange, coordinato dalla rete internazionaleQeC-Eran (Programma europeo Inti).La didattica interculturaleLa Fmd svolge attiv<strong>it</strong>à di ricerca per individuare casiesemplari di innovazione didattica. Nei due volumi “L’innovazionenelle scuole di Roma” (www.mondodig<strong>it</strong>ale.org > Risorse >Pubblicazioni) tra i 60 casi di successo analizzati vi sonoanche diversi casi di studio dedicati alla didattica interculturale.Materiali multimediali e schede didattiche anche nell’ambientedi apprendimento on line.libertàciviliSettimane tematiche alla c<strong>it</strong>tà educativa di RomaQuattro edizioni di cicli di incontro-laboratorio per le scuoleromane con diversi percorsi didattici interculturali, in collabo-1542 010 novembre-dicembre


La fondazione Mondo Dig<strong>it</strong>alerazione con vari partner: dal gioco-interattivo Food force delProgramma alimentare mondiale alla sperimentazione delsoftware “Bibbia educational, tra culture e religioni percorsimultimediali per una didattica multidisciplinare”.libertàciviliIl buon esempioHolding hands. Building together a peaceful worldIl giornalino telematico sulla pace (www.holdinghands.<strong>it</strong>),realizzato con la fondazione israeliana Tapuah, Univers<strong>it</strong>àpalestinese di Gerusalemme e Computer associates. In redazionescuole romane, israeliane e palestinesi con un software dilavoro specifico sviluppato in ambiente a codice aperto.Global Junior ChallengeConcorso internazionale ideato dalla Fmd per promuovereil ruolo strategico delle nuove tecnologie contro la disuguaglianza.In cinque edizioni la giuria internazionale ha valutato2.500 progetti, selezionato 460 casi di eccellenza e assegnato100 premi, tra cui lo Small Fund Award per i vinc<strong>it</strong>ori dellearee povere del mondo. Molti i progetti in partnership (oltre110 Paesi diversi), soprattutto dalle scuole. Nel complessohanno vis<strong>it</strong>ato lo spazio espos<strong>it</strong>ivo e hanno partecipato aiconvegni oltre 24mila persone, provenienti da oltre 70 Paesi.2 010 novembre-dicembre155


InsiemeDalla parte dell’Italiache... IntegraLa mission e le attiv<strong>it</strong>à di una onlusnata nel 2003 in Salento che coinvolgepersone di nazional<strong>it</strong>à diverse in progettia favore degli immigrati, finalizzatialla loro reale integrazione nella societàdi Klodiana ÇukaPresidente di Integra onlus 1“Unire senzafondere,distingueresenzadividere,rimanendoun<strong>it</strong>i nelladivers<strong>it</strong>à”è il principiofondantedellaassociazioneIntegra Onlus e la sua missionL’associazione Integra onlus nasce nel 2003 in Puglia, nelSalento – terra compresa tra i due mari, da sempre multiculturalee coinvolta nei processi migratori – coivolgendo un gruppo dipersone provenienti da diverse etnie, accomunate dal desideriodi occuparsi delle tematiche inerenti all’immigrazione, spintedalla volontà di migliorare la v<strong>it</strong>a degli immigrati presenti sulterr<strong>it</strong>orio <strong>it</strong>aliano e di realizzare una reale integrazione trapopoli diversi.In risposta a un’esigenza del terr<strong>it</strong>orio salentino e degli immigratilì presenti, il principio fondante dell’associazione è “unire senzafondere, distinguere senza dividere, rimanendo un<strong>it</strong>i nelladivers<strong>it</strong>à”, per una proficua collaborazione tra le comun<strong>it</strong>à stessee tra queste e il terr<strong>it</strong>orio osp<strong>it</strong>ante. L’associazione persegueobiettivi e final<strong>it</strong>à di solidarietà tra i popoli e piena realizzazionedei dir<strong>it</strong>ti fondamentali dell’uomo, ispirandosi ai principi sanc<strong>it</strong>idalle Nazioni Un<strong>it</strong>e e dalle convenzioni della Comun<strong>it</strong>à Europea,al fine di abbattere ogni barriera razziale e culturale per creareun ambiente di rispetto e pacifica convivenza.Le azioni di solidarietà sociale promosse dall’associazionelibertàcivili1 Il presente articolo è stato elaborato a piu mani, con il coordinamento dellapresidente Klodiana Çuka e con il contributo del settore comunicazione e relazioni conle ist<strong>it</strong>uzioni, dell’ufficio stampa di Integra onlus (Alina Spir<strong>it</strong>o e Pasquale de Santis),di Agnese Baldassarre – stagista in Integra, di Adele Zocco – volontaria dell’associazionenello sportello di Alessano e di Rossana de Francesco – responsabilesegreteria di Bari. Ha contribu<strong>it</strong>o alla stesura anche Fabiola Felline – responsabilesegreteria di Lecce.1562 010 novembre-dicembre


L’associazione Integra e la sua attiv<strong>it</strong>àL’azioneper una realeintegrazionee per laaffermazionedell’immigratocome risorsaDialogoe reciproc<strong>it</strong>àfra la culturadel Paesedi originedello stranieroe quelladel Paesedi arrivo:questala direzionesegu<strong>it</strong>anelle attiv<strong>it</strong>àdi Integramirano, dunque, alla tutela dei dir<strong>it</strong>ti civili nonché alla realizzazionedi attiv<strong>it</strong>à di assistenza sociale rivolte prevalentementeai migranti presenti sul terr<strong>it</strong>orio. Integra promuove, difatti, ilsoddisfacimento dei bisogni primari dell’uomo e in particolarela salvaguardia della v<strong>it</strong>a umana, l’autosufficienza alimentare, lavalorizzazione delle risorse umane, senza alcuna distinzionedi nazional<strong>it</strong>à e Paese di provenienza, la diffusione della cultura,la cresc<strong>it</strong>a economica, sociale e culturale in Italia e nei Paesiin via di sviluppo.Obiettivi fondanti sono da una parte la reale integrazionetra la popolazione immigrata e quella autoctona – e molte delleattiv<strong>it</strong>à organizzate dall’associazione sono finalizzate a scongiurareil fenomeno della “ghettizzazione” che spesso genera lachiusura delle comun<strong>it</strong>à degli immigrati nella propria cerchia –dall’altra l’affermazione dell’immigrato come risorsa e non comefonte di problemi, come valore aggiunto e agente di sviluppoper il terr<strong>it</strong>orio osp<strong>it</strong>ante, partendo da esempi di eccellenzache operano all’interno dell’associazione.Quest’ultima, operando in un’ottica di neutral<strong>it</strong>à e imparzial<strong>it</strong>à,agisce in due direzioni distinte per raggiungere il medesimoscopo: l’integrazione. Se da un lato Integra si impegna adiffondere la conoscenza della cultura del migrante nel Paeseosp<strong>it</strong>ante e a valorizzarne con ogni attiv<strong>it</strong>à la figura, affinchéegli possa rappresentare un elemento di collegamento tra l’Italiae il proprio Paese d’origine, dall’altro organizza, in collaborazionecon altre realtà presenti sul terr<strong>it</strong>orio, corsi per i migranti stessifinalizzati all’apprendimento della lingua <strong>it</strong>aliana, dell’educazionecivica, della normativa in materia di tutela e sicurezza sul lavoro,del dir<strong>it</strong>to <strong>it</strong>aliano e in particolare della legislazione sull’immigrazione.Il suo operato, infatti, mira alla reciproc<strong>it</strong>à dialogicatra la cultura del Paese di origine e quella del Paese di arrivo,incrementando la cooperazione socioculturale ed economica,rendendo il migrante un agente non solo di sviluppo locale, maanche soggetto attivo nell’amb<strong>it</strong>o della cooperazione transnazionale.Pertanto, Integra agisce anche con programmi di cooperazioneinternazionale, progettando piani per fronteggiare le emergenzein Paesi colp<strong>it</strong>i da eventi bellici e da calam<strong>it</strong>à naturali.L’intento delle iniziative, sviluppate operando con metodologiemulticulturali, è, dunque, quello di incrementare la solidarietà,l’integrazione e gli scambi tra le diverse culture. Alla base di taliiniziative sta la difesa, la promozione, la conservazione e lavalorizzazione della cultura, dell’arte, della musica e dellospettacolo, in ogni sua forma ed espressione, delle etnie presentisul terr<strong>it</strong>orio.Insiemelibertàcivili2 010 novembre-dicembre157


L’associazione Integra e la sua attiv<strong>it</strong>àInsiemeL’associazione si pone, inoltre, come centro di incontro e diaggregazione nel nome degli interessi civili e culturali; assolvealla funzione sociale di maturazione e di cresc<strong>it</strong>a umana e civileattraverso la promozione del dir<strong>it</strong>to all’informazione, alla trasparenzapol<strong>it</strong>ico-amministrativa, all’accesso ai servizi della pubblicaamministrazione, elaborando le forme più idonee di dialogofra quest’ultima e tutti i c<strong>it</strong>tadini. Riserva, inoltre, particolareattenzione all’educazione allo sviluppo e a ogni azione idoneaa formare i protagonisti di un futuro fondato sul rispetto delledivers<strong>it</strong>à culturali e religiose, sulla riduzione degli armamenti edel divario economico tra popoli.Il contributoconcretoall’inserimentosocialee lavorativodegli immigratigrazie alla“trasversal<strong>it</strong>à”deiprofessionistidi varieetnie checollaboranocon IntegraL’attivismo socialeIntegra onlus, avvalendosi della collaborazione di una seriedi figure professionali, immigrate e <strong>it</strong>aliane, e di mediatorilinguistico-culturali contribuisce concretamente, attraversodiverse attiv<strong>it</strong>à, all’inserimento sociale e lavorativo degli immigratie alla cresc<strong>it</strong>a culturale e sociale di tutti i componenti. È oggipresente in tutti i tavoli di lavoro in materia di immigrazione, inogni attiv<strong>it</strong>à promossa sul terr<strong>it</strong>orio che coinvolge gli immigrati,non solo a livello locale.Una delle sue principali caratteristiche è la “trasversal<strong>it</strong>à”:Integra è, infatti, il risultato della collaborazione di professionistidi diverse etnie guidati da una forte sensibil<strong>it</strong>à nei confrontidelle problematiche relative alle migrazioni e t<strong>it</strong>olari di competenzemultidisciplinari. Proprio per tale motivo, e cioè per aver fattodella “divers<strong>it</strong>à” una ricchezza professionale, Integra risultaun’associazione che ha vinto la sua sfida e la affronta quotidianamente,operando in un contesto multietnico e multidisciplinare,offrendo i migliori servizi tra tante difficoltà.libertàciviliIntegra vanta tra le sue final<strong>it</strong>à:l’integrazione di tutti gli immigrati, cercando di eliminarequelle latenti manifestazioni di resistenza al cambiamento dichi “apparentemente” accetta l’altro per poi disinteressarseneuna serie di iniziative, operando con metodologie multiculturali,per incrementare gli scambi, la solidarietà e l’integrazione trapopoli diversi anche con programmi di cooperazione internazionalela diffusione della cultura degli immigrati nell’ottica dellareciproc<strong>it</strong>à dialogica con le culture del terr<strong>it</strong>orio, incrementandola cooperazione socioculturale ed economica tra l’Italia e i rispettiviPaesi di appartenenzala diffusione, la promozione e lo sviluppo con ogni mezzo emetodo della tutela e della valorizzazione della cultura, del-1582 010 novembre-dicembre


L’associazione Integra e la sua attiv<strong>it</strong>àl’arte, della musica e dello spettacolo in ogni sua forma edespressione, anche nei riflessi produttivi, sociali ed economici,per l’integrazione di tutte le culture presenti sul terr<strong>it</strong>oriola promozione di campagne di sensibilizzazione anti-razzialeanche mediante l’uso dei mass-mediala promozione di azioni giudiziali in nome, per conto o a sostegnodi soggetti passivi di discriminazione basata su motivi razzialioetnici, ai sensi dell’articolo 5 del decreto legislativo 215/2003la promozione e la difesa della dign<strong>it</strong>à morale e lavorativa deimigranti, degli interessi professionali, economici, sociali e deidir<strong>it</strong>ti di donne, bambini e lavoratori comun<strong>it</strong>ari e nonil miglioramento del livello professionale degli immigrati,diffondendo la conoscenza e l’uso dei sistemi informatici etelematici quali strumenti di integrazione sociale e opportun<strong>it</strong>àlavorativel’ist<strong>it</strong>uzione di gruppi di studio e di ricerca, convegni, conferenze,dibatt<strong>it</strong>i, seminari, corsi di aggiornamento teorico/pratici pereducatori, insegnanti, operatori sociali e c<strong>it</strong>tadini in generela produzione e diffusione di pubblicazioni informative qualigiornali e libri, bollettini, atti di convegni, nonché di programmiradiofonici e radiotelevisivi, filmati, film e documentariInsiemeNel Salentoi serviziper i migranti,seppurimportanti,non sonosufficientia colmareil gapesistentefra questie il terr<strong>it</strong>orioosp<strong>it</strong>eIl dialogo sempre aperto di Integra con le realtà locali in cuiopera (servizi pubblici terr<strong>it</strong>oriali, associazioni, terzo settore,sindacati di Lecce, Bari, Brindisi ma anche a livello nazionale, Csv– Centri di servizio per il volontariato, ist<strong>it</strong>uti scolastici e Cr<strong>it</strong> – Centririsorse interculturali di terr<strong>it</strong>orio, univers<strong>it</strong>à ed enti di formazioneregionale, Confindustria di Lecce, Bari e Brindisi, la scuola ediledi Lecce e Brindisi, Camere di commercio di Lecce, Brindisi e Bari,consorzio Poggiardo e Ispa-Ist<strong>it</strong>uto superiore di pubblicaamministrazione) fa emergere che i servizi esistenti e operativinell’area considerata, seppur importanti, non sono sufficientia colmare il gap esistente tra i migranti e il terr<strong>it</strong>orio osp<strong>it</strong>e. Losviluppo del fenomeno immigrazione in maniera così rapida,infatti, ha spiazzato le amministrazioni locali che spesso si sonotrovate a operare affrontando s<strong>it</strong>uazioni di emergenza nelbreve periodo, facendo venire meno una pianificazione coordinatadi interventi di più ampio respiro che garantisse la replicabil<strong>it</strong>àin amb<strong>it</strong>i e circostanze differenti.Gli sportelli immigrati presenti offrono svariati servizi diconsulenza e assistenza per orientare e accompagnare le comun<strong>it</strong>àimmigrate nelle dinamiche di inserimento socio-lavorativo.Manca, però, un intervento mirato di info/formazione, certificazionee sviluppo delle competenze di auto-organizzazione e dilibertàcivili2 010 novembre-dicembre159


L’associazione Integra e la sua attiv<strong>it</strong>àInsiemelibertàciviliIl Centrointerculturalecomunale“Lecceaccoglie”osp<strong>it</strong>a unosportelloinformativodi assistenzae supportoai migrantie organizzaattiv<strong>it</strong>àformativeprotagonismo diretto. Integra ha sopper<strong>it</strong>o a questa mancanzacon la gestione del Centro interculturale comunale “Lecce accoglie”,in segu<strong>it</strong>o all’aggiudicazione dell’appos<strong>it</strong>a gara per l’affidamentodi tali servizi indetta dal comune di Lecce.I settori del Centro son i seguenti:sportello informativo, di assistenza e supporto ai c<strong>it</strong>tadiniimmigrati:- front office prima accoglienza e banca dati- consulenza giuridica, fiscale e al lavoro- supporto nella ricerca di opportun<strong>it</strong>à di alloggio- supporto all’inserimento lavorativobiblioteca multietnicaorganizzazione e svolgimento attiv<strong>it</strong>à formativeL’attiv<strong>it</strong>à svolta dall’associazione in favore degli immigratipresenti sul terr<strong>it</strong>orio è stata considerevole e importante dalmomento che ha interessato ben 4589 beneficiari, regolarmenteresidenti. Sono stati effettuati interventi per un numero complessivodi 5674 distribu<strong>it</strong>i tra i vari settori operativi dello sportello.Precisamente:1442 disbrigo pratiche: a t<strong>it</strong>olo meramente esemplificativo siindicano i servizi erogati dal settore: compilazione modulisticavaria, contatti telefonici con società di servizi per disdettecontrattuali e attivazione di utenze1733 richieste di lavoro: dopo aver selezionato e differenziatoi possibili lavoratori, si è proceduto a contattare datori di lavoro,centri per l’impiego e agenzie del lavoro e quando richiesto si èredatto il curriculum v<strong>it</strong>ae degli utenti sprovvisti1713 richieste di informazioni: controllo on line delle pratichedi rinnovo dei permessi di soggiorno365 attiv<strong>it</strong>à di rinnovo/richiesta permesso/carta di soggiorno,con inoltro on line delle relative richieste59 consulenze fiscali e del lavoro272 consulenze legali90 richieste di alloggi per la c<strong>it</strong>tà di Lecce e comuni lim<strong>it</strong>rofi.Grazie all’esperienza accumulata negli anni dai partnerprogettuali attraverso una ricca attiv<strong>it</strong>à in diversi amb<strong>it</strong>i dellepol<strong>it</strong>iche sociali e migratorie – soprattutto con l’esperienzaspecifica nel settore maturata da Integra nella gestione delsuddetto Centro – è stato attivato ad Alessano lo “Sportelloascolto per gli immigrati” dell’amb<strong>it</strong>o di Gagliano del Capo. Ilprogetto omonimo, risultato vinc<strong>it</strong>ore di un avviso pubblico1602 010 novembre-dicembre


L’associazione Integra e la sua attiv<strong>it</strong>à“Il semedellasperanza”,un progettoche miraa superarela classicafigura dellosportelloserviziper attivareuna verae propria“casadelle culturemigranti”dell’Ufficio di piano dell’amb<strong>it</strong>o terr<strong>it</strong>oriale di Gagliano del Capo,è promosso dall’associazione “Il seme della speranza” diAlessano (soggetto capofila) e da Integra onlus di Lecce(soggetto partner).Il progetto mira a dare v<strong>it</strong>a a un centro che diventi una “casadelle culture migranti”, superando la figura del classico sportellodi disbrigo pratiche con una serie di iniziative interculturali incollaborazione con enti e ist<strong>it</strong>uzioni, affinché possa fungere peril terr<strong>it</strong>orio da conten<strong>it</strong>ore multiculturale e multietnico in grado diattrarre e implementare tutte le azioni indirizzate all’inserimentosocio lavorativo e culturale dei c<strong>it</strong>tadini immigrati, per una veraintegrazione con il tessuto sociale locale.Comp<strong>it</strong>o dello sportello, pertanto, oltre a quello fondamentaledi prima accoglienza è anche quello di sostenere concretamentel’inserimento sociale e lavorativo della popolazione migrantelocale, fornendo supporto nella ricerca di opportun<strong>it</strong>à di alloggio,consulenza giuridica, formazione professionale e, in virtù delleesperienze pregresse maturate dai partner progettuali, di offrireun servizio di ascolto con il supporto di uno psicologo. Grazieai suoi mediatori culturali, inoltre, lo sportello sarà collegato in retea biblioteche comunali, centri culturali/interculturali e sportellianaloghi e con gli ist<strong>it</strong>uti scolastici del terr<strong>it</strong>orio.Nella c<strong>it</strong>tà di Lecce, dopo l’esperienza della gestione del centro“Lecce accoglie”, in segu<strong>it</strong>o all’intensificarsi della collaborazionea livello nazionale con Mcl – Movimento cristiano lavoratori,l’associazione mette a disposizione la propria esperienza digestione di sportello e orientamento; difatti, da mesi, è apertodue volte a settimana uno sportello dell’associazione lavoratoristranieri Mcl di Lecce, nel quale sono presenti mediatoriinterculturali.InsiemeAlcuni progettiL’associazione concorre allo sviluppo e alla realizzazione diprogetti, nell’amb<strong>it</strong>o delle diverse misure di finanziamento presenti(Pof, Pon, Por e comun<strong>it</strong>arie), come mezzi di intervento direttialla soluzione delle necess<strong>it</strong>à della popolazione immigrata, allapromozione della cultura dei Paesi di provenienza degli immigrati,con il fine di abbattere il pregiudizio e ogni barriera e forma dirazzismo, facendo scoprire e conoscere l’immigrato come unvalore aggiunto.Difatti Integra ha scelto la progettazione come la fonteprincipale di sussistenza. Per l’associazione, la cooperazionee i partenariati ist<strong>it</strong>uzionali instaurati sul terr<strong>it</strong>orio nazionalenel corso degli anni hanno rappresentato gli strumenti attraversolibertàcivili2 010 novembre-dicembre161


L’associazione Integra e la sua attiv<strong>it</strong>àInsiemei quali perseguire l’obiettivo integrazione, dapprima a livellolocale, successivamente a livello regionale e transnazionale.Portare sviluppo nelle realtà più disagiate significa arginarel’emergenza immigrazione ed è ciò che si cerca di fare con laprogettazione, avendo anche, a tal fine, creato un proprio staff,oltre ad aver “fatto rete” con altre realtà che si occupanoanch’esse di progettazione.Di segu<strong>it</strong>o alcuni dei progetti realizzati.Con il progetto“Ripartiamoda noi”si intendeformaregiovanistudentialbanesie <strong>it</strong>alianiai valoridell’agireimprend<strong>it</strong>oriale,indicandoloro la stradaper unpossibilesboccolavorativoRipartiamo da Noi. Il progetto – collocato nel bando “orientamentoal lavoro autonomo e promozione della cultura d’impresa”e realizzato grazie al finanziamento del “Fondo per le pol<strong>it</strong>ichegiovanili”, anno 2009 – è volto a diffondere la cultura d’impresatra i giovani per favorire l’occupazione, facendo chiarezza intornoai valori sottesi all’agire imprend<strong>it</strong>oriale e indicando ai giovani lavia del “mettersi in proprio” come possibile sbocco lavorativo,nonché valorizzando le risorse naturali e umane di due ricch<strong>it</strong>err<strong>it</strong>ori come il Salento e l’Albania, tanto bisognosi di uno slancionella cresc<strong>it</strong>a della promozione, del turismo e del marketingterr<strong>it</strong>oriale.Il progetto segue l’orientamento della pol<strong>it</strong>ica economicaprevista per la Puglia e si inserisce in un settore, quello turistico,di sicuro interesse in tutta l’area del Med<strong>it</strong>erraneo. L’alleanzacon il terr<strong>it</strong>orio albanese conferisce all’intervento un profilointernazionale, apre alla cooperazione e innesca nella nuovamental<strong>it</strong>à imprend<strong>it</strong>oriale la necessaria propensione all’internazionalizzazione.I giovani studenti (albanesi e <strong>it</strong>aliani) di Lecce,Bari e Roma, saranno dotati degli strumenti necessari peraffrontare la sfida del mercato globale e per prepararsi alledifficoltà che il contesto di crisi economica presenta.libertàciviliCampagna uman<strong>it</strong>aria: Bimbi, in volo per un sorriso. Si tratta diuna campagna uman<strong>it</strong>aria promossa in favore dei minori delleperiferie delle c<strong>it</strong>tà albanesi, int<strong>it</strong>olata “Bimbi, in volo per un sorriso”,iniziativa avviata nel 2005, e supportata dal 2006 dalla regionePuglia e da numerosi altri partner. Nasce da un’esigenzapresentata da partner albanesi nei progetti Interreg, ma soprattuttodalla profonda conoscenza del terr<strong>it</strong>orio albanese e da un fortelegame con l’arcidiocesi cattolica di Scutari e con monsignorAngelo Massafra.La campagna è sostenuta dall’assessorato del Med<strong>it</strong>erraneodella regione Puglia con il coinvolgimento di numerosi partnerquali: Inner wheel club Lecce, Croce rossa <strong>it</strong>aliana, Car<strong>it</strong>as earcidiocesi di Scutari in Albania. La raccolta continua di anno in1622 010 novembre-dicembre


L’associazione Integra e la sua attiv<strong>it</strong>àanno grazie alla mobil<strong>it</strong>azione del terr<strong>it</strong>orio, avendo semprecome riferimento l’arcidiocesi di Scutari.L’intento di questo progetto è diffondere in Italia una correttaconoscenza e un’immagine pos<strong>it</strong>iva dell’Albania, migliorando,in terra albanese, le condizioni di v<strong>it</strong>a morali e materiali deibambini più poveri. Tra i suoi scopi:dare v<strong>it</strong>a a una giornata dedicata ai bambini di tutto il mondoe in particolar modo ai bambini che vivono s<strong>it</strong>uazioni di sofferenza,disagio e povertà in molti Paesi del pianetafar conoscere realtà spesso vicine a noi, ma altrettanto lontaneperché dimenticateriflettere insieme sulle condizioni in cui vive e cresce l’infanziasalentina e quella di altri Paesi meno fortunati dell’Italia e sulleazioni opportune da mettere in atto per contribuire a miglioraretali realtàraccogliere giocattoli, materiale scolastico o generi di primanecess<strong>it</strong>à in favore dei bambini dell’Albania.InsiemeMgf - Mutilazioni gen<strong>it</strong>ali femminili. È un progetto di altaformazione e aggiornamento di mediatori interculturali per laprevenzione e il contrasto alle Mutilazioni gen<strong>it</strong>ali femminili(Mgf), promosso da Inmp, Ist<strong>it</strong>uto nazionale per la promozionedella salute delle popolazioni migranti e per il contrasto dellemalattie della povertà, e dal Centro riferimento regionale cura eprevenzione Mgf di Firenze. Attualmente è in fase di implementazionegrazie alla rete Integra.“Il pensieroMnc”,un progettoche incoraggiala diffusionedell’ed<strong>it</strong>oriae vedeprotagonistii “nuovic<strong>it</strong>tadini”“Il pensiero Mnc”. Integra, in collaborazione con Mnc, ha messoin cantiere un nuovo progetto ed<strong>it</strong>oriale che ha come obiettivola promozione e la diffusione dell’ed<strong>it</strong>oria e vede protagonisti,sia come autori che come ed<strong>it</strong>ori, i “nuovi c<strong>it</strong>tadini” intesi comenuovi pensatori, in una prospettiva multietnica e multiculturale.Ecco perché, in una visione nuova, si intende incoraggiare i“nuovi c<strong>it</strong>tadini” a diventare protagonisti attivi del proprio destinoattraverso l’impegno in prima persona nella v<strong>it</strong>a sociale, economicae pol<strong>it</strong>ica del Paese. Un percorso che ha come scopo quello didivulgare forme di pensiero che mettano al centro la persona,l’“essere umano” che progredisce solo attraverso il dialogo e ilconfronto con gli altri esseri umani.Girasole. È una campagna di comunicazione sociale finanziatanell’amb<strong>it</strong>o del progetto Prisma - Stranieri all’Oim di Roma, conil contributo del ministero del Lavoro, della Salute e dellePol<strong>it</strong>iche sociali, in cui Integra è stata scelta come soggettolibertàcivili2 010 novembre-dicembre163


L’associazione Integra e la sua attiv<strong>it</strong>àInsiemecapofila di 14 associazioni in otto c<strong>it</strong>tà <strong>it</strong>aliane. Obiettivo principaleè quello di sensibilizzare e informare la popolazionemigrante in materia di virus Hiv e di Malattie sessualmente trasmissibili(Mst), attraverso gli operatori delle associazioni (in particolaremediatori interculturali) formati dall’Oim.Formareprofessionisticapacidi informare,orientare eaccompagnaregli stranieriimmigratipresenti inItalia nonchéfigure pontefra le societàdi accoglienzae le ident<strong>it</strong>àdi provenienza“Mediatore interculturale” - corso di formazione professionaleriservato a immigrati e rifugiati. Il corso si è svolto nel comunedi Tuglie dal mese di aprile 2006 al mese di maggio 2007, peruna durata complessiva di 1.200 ore, di cui 480 di stage, ed èstato effettuato presso strutture qualificate (questura di Lecce,prefettura di Lecce, ufficio Stato civile del comune di Lecce,associazione Integra, vari ist<strong>it</strong>uti scolastici). Il corso è statofrequentato da 17 ragazze di diverse nazional<strong>it</strong>à.Obiettivo dell’iniziativa è stato quello di formare professional<strong>it</strong>àcapaci di informare, orientare e accompagnare gli stranieriimmigrati presenti in Italia e figure ponte fra società di accoglienzae ident<strong>it</strong>à di provenienza, fornendo elementi necessari perla promozione dell’integrazione delle popolazioni delle diverseetnie presenti sul terr<strong>it</strong>orio.Tale progetto viene portato avanti dall’associazione in var<strong>it</strong>avoli di discussione in materia di mediazione interculturale alivello nazionale, al Cnel e nelle audizioni del ministero delWelfare. L’affermazione della figura professionale del mediatoreinterculturale è una delle battaglie principali tradotte in impegnoquotidiano da parte di Integra. L’obiettivo è quello di creare un“eserc<strong>it</strong>o di pace” fatto non di mediatori di serie A e di serie B,ma di tutti coloro i quali hanno acquis<strong>it</strong>o da tempo una complessaprofessional<strong>it</strong>à e di quelli che si affacciano con interesse a questaprofessione perché ci credono e vogliono operare in unasocietà multietnica e interculturale.libertàcivili1642 010 novembre-dicembre


Sullo scaffaleSullo scaffaleDivorzio all’islamicaa viale Marconidi Amara LakhousEdizioni e/o, Roma 2010Primo stereotipo da sfatare sub<strong>it</strong>o: la narrativacontemporanea araba non sempre sprigiona sinfonieasf<strong>it</strong>tiche dai toni drammatici tipiche dei feuilleton.Il nuovo romanzo dello scr<strong>it</strong>tore algerino AmaraLakhous “Divorzio all’islamica a viale Marconi” è infatti unasquis<strong>it</strong>a e irriverente commedia-blues campionata sullenote dei luoghi comuni tipici dell’islam e dell’immigrazionenelle grandi metropoli occidentali.I suoi personaggi, Christian il siciliano – assoldato daiservizi segreti per dare la caccia a una cellula di terroristiislamici infiltrandosi tra gli immigrati di viale Marconi conl’ident<strong>it</strong>à di Issa il tunisino – e Safia l’egiziana – fresca dinozze, arrivata a Roma con uno chador in testa d’imposizionefamiliare e il sogno segreto di aprire un salone di bellezza– affrontano insieme, e sempre in chiave ironica, tutti i nodiprincipali dell’integrazione e del multiculturalismo.“Cosa ottiene una donna musulmana se avrà la fortunadi andare in paradiso?” si interroga Safia, e la questioneavvia il detonatore di un congegno a orologeria, come delresto è tutto l’impianto narrativo dell’autore, felice sintesistilistica fra il raffinato genere poliziesco-noir tipico diRaymond Chandler e la drammaturgia metropol<strong>it</strong>anacinicamente psicanal<strong>it</strong>ica di Woody Allen. La domanda,infatti, si infila in un labirintico passaggio di logica doveSafia non può che procedere a tentoni: “se chiedete a unmusulmano osservante perché ci tiene così tanto al paradiso,dopo qualche acrobazia verbale ve lo confesserà, le urì[…] le bellissime donne che rimangono sempre verginidopo ogni rapporto sessuale”. E allora Safia si r<strong>it</strong>rova con unbel problemino da risolvere visto che gli urì maschi nonpare siano previsti nel tanto atteso paradiso. A peggiorarela s<strong>it</strong>uazione ci si mette poi il ricordo di un professore direligione islamica del liceo che davanti ad analoga impertinentedomanda spiegò che “ad aspettarla troverà il mar<strong>it</strong>ocon cui ha vissuto nella v<strong>it</strong>a terrena”. Pessima risposta peruna musulmana immigrata a Roma, nel popoloso quartieredi viale Marconi, con un sogno da realizzare: divorziare dalmar<strong>it</strong>o egiziano ev<strong>it</strong>ando accuratamente di r<strong>it</strong>rovarselo defacto nell’aldilà.“Divorzio all’islamica a viale Marconi”, scr<strong>it</strong>to in <strong>it</strong>alianodall’autore è il secondo romanzo di Amara Lakhous, dopolibertàcivili2 010 novembre-dicembre165


Sullo scaffaleSullo scaffalelibertàciviliStranieri in casa nostradi Francesco DaveriEdizioni EgeaUnivers<strong>it</strong>à BocconiMilano 2010“Scontro di civiltà per un ascensore a piazza V<strong>it</strong>torio”. Il suoprossimo libro, anticipa, sarà sui media. “I media sonofortemente responsabili delle accuse montate contro gliimmigrati – aggiunge – e dell’idea che l’Occidente ha delmondo arabo”. Un’idea che Lakhous continuerà a smantellarecon lucida comic<strong>it</strong>à: risata dopo risata.Non c’è dubbio che “casa nostra” si sia riemp<strong>it</strong>a distranieri, a un r<strong>it</strong>mo che in Europa, negli ultimi anni, hannosegu<strong>it</strong>o solo gli spagnoli. Non c’è dubbio che, provenendoda tutto il mondo, siano diversi da noi; non c’è dubbio chei problemi siano tanti e quello della relazione tra immigrazionee criminal<strong>it</strong>à sia il problema dei problemi.Ma allora che pensare, che fare? Il libro “Stranieri incasa nostra” di Francesco Daveri – professore ordinario diPol<strong>it</strong>ica Economica all’univers<strong>it</strong>à di Parma – analizza dati,fatti, punti di vista e propone alcune idee per una miglioreconvivenza. Lo fa partendo dal contesto internazionale,per poi arrivare sub<strong>it</strong>o alla realtà <strong>it</strong>aliana, con una particolareattenzione agli amb<strong>it</strong>i di discussione più delicati: il mercatodel lavoro, i reati, l’integrazione.L’idea centrale del libro è che affrontare i problemidell’immigrazione e coglierne le opportun<strong>it</strong>à significa parlareanche di noi, non solo di “loro”. Perché anche noi ci sentiamospesso stranieri a casa nostra: una delle ragioni, infatti,per cui gli immigrati ci appaiono così estranei ha a chevedere anche con l’<strong>it</strong>alianissima ab<strong>it</strong>udine all’informal<strong>it</strong>à eall’ingiustizia. Se gli immigrati che arrivano delinquono danoi più che in altri Paesi, se una parte di loro viene in Italiaper la ragione sbagliata, forse c’è qualcosa nelle nostreregole, nelle nostre ist<strong>it</strong>uzioni, nel nostro modo di stareinsieme che attira proprio questo tipo di persone e nonaltre. È dura ammetterlo, ma “fare il furbo”, in Italia, è unatteggiamento diffuso e che paga. E quegli stranieri piùinclini alla delinquenza – non tutti certamente, nemmeno lamaggioranza – ne approf<strong>it</strong>tano, fanno i loro conti e vedonoche venendo da noi corrono molti meno rischi.L’indagine sul fenomeno immigrazione è dunque unpretesto per posare lo sguardo sugli <strong>it</strong>aliani, per testimoniareil paradosso di un popolo che oscilla fra una relativasoddisfazione individuale – più volte rilevata dalle statistiche– e una profonda insoddisfazione collettiva, figlia del maledi cui soffrono i nostri connazionali: l’estrane<strong>it</strong>à. Se questoè il nostro problema, allora la presenza di tanti stranieri nelnostro terr<strong>it</strong>orio rappresenta anche un’opportun<strong>it</strong>à di ripensarele basi della convivenza non solo degli stranieri e degli <strong>it</strong>aliani,ma anche degli <strong>it</strong>aliani tra di loro. Con un ingredientefondamentale: il recupero del rispetto della legge, senzadiscriminazioni, ma anche senza sconti.1662 010 novembre-dicembre


Sullo scaffaleTra integrazionee subaltern<strong>it</strong>à: la mobil<strong>it</strong>àlavorativadegli immigratidi Massimiliano BagagliniEdiesse ed<strong>it</strong>oreRoma 2010Le informazioni contenute in circa 900 curricula v<strong>it</strong>aeappartenenti ad altrettanti lavoratori immigrati, curriculaarchiviati in alcuni centri di orientamento al lavoro (Col) delcomune di Roma, sono diventati la base di una ricercacompiuta da Massimiliano Bagaglini che ha portato allarealizzazione di questo libro int<strong>it</strong>olato “Tra integrazione esubaltern<strong>it</strong>à: la mobil<strong>it</strong>à lavorativa degli immigrati” (Ediesseed<strong>it</strong>ore, Roma 2010). Il lavoro, corredato da una prefazionedel sociologo Francesco Carchedi, è un’analisi di modellidi mobil<strong>it</strong>à occupazionale e di carriere lavorative riguardantilavoratori e lavoratrici non <strong>it</strong>aliani. Il suo autore, dottore diricerca in pol<strong>it</strong>iche sociali e sviluppo locale, è membro delcom<strong>it</strong>ato direttivo nazionale dell’associazione Antigone.Dei risultati della sua analisi si è discusso a Roma il 15dicembre scorso nel corso di una presentazione del libroalla quale hanno partecipato tra gli altri Luigi De Sena,vice presidente della commissione parlamentare antimafia,e Franco P<strong>it</strong>tau, coordinatore del dossier Car<strong>it</strong>as.Il punto in discussione riguarda la circostanza di comea una elevata qual<strong>it</strong>à delle persone immigrate corrispondainvece nel nostro Paese, in molti casi, un basso posizionamentonella gerarchia occupazionale. Si tratta di un temaaffrontato in numerose ricerche, ma sul quale è sempreutile tornare perché, secondo l’autore, l’inserimento degliimmigrati in vere e proprie nicchie all’interno di un mercatodel lavoro già fortemente segmentato genera dispersionedi cap<strong>it</strong>ale umano e impoverimento del tessuto socio/economicogenerale.I percorsi professionali, dal Paese d’origine a quellod’arrivo, sono stati messi in relazione con le principalivariabili socio/anagrafiche quali il sesso, l’età, l’area geograficadi provenienza, l’istruzione, il possesso di un t<strong>it</strong>olodi formazione professionale, la conoscenza della lingua<strong>it</strong>aliana o di altre lingue straniere e il periodo di lavoro inItalia. Il quadro che ne emerge, tra integrazione e subaltern<strong>it</strong>à,si mostra ricco di sfumature.Fuori da una pura passiv<strong>it</strong>à rispetto a forze sociali edeconomiche che li sovrastano, gli immigrati appaionospesso in grado di costruire percorsi alternativi rispetto aquelli rigidamente tracciati dalle regole della domanda. Inquesto caso, l’area romana dove la ricerca si è concentratadiventa paradigmatica di una s<strong>it</strong>uazione più generale,riguardante anche le altre zone del Paese. Di qui l’interessedi questa nuova ricerca compiuta da Massimiliano Bagaglini.Sullo scaffalelibertàcivili2 010 novembre-dicembre167


DocumentazioneeStatistichea cura di Stefania Nasso


Uno strumento di ausilioper utenti e uffici:il “massimario ragionato”delle sentenze sull’immigrazionedi Piero RaimondiViceprefetto aggiunto - ministero dell’InternoDocumentazione e StatisticheL’iniziativa deldipartimentoper le Libertàcivili voltaa raccoglierele sentenzedelle diverseCortiper rilevarele linee diinterpretazionedellagiurisprudenzaL’iniziativa del dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazionedi elaborare una raccolta ordinata e organizzata delle principalipronunce delle Corti (Corte Cost<strong>it</strong>uzionale, Corte di Cassazione, Tar,Consiglio di Stato) in materia d’immigrazione nasce con un’otticadi servizio, sia nei confronti degli uffici dell’amministrazione chedegli utenti. L’idea di fondo è quella di fornire una panoramicaaggiornata delle principali linee di interpretazione giurisprudenzialesui casi più controversi.Il “massimario” – oggi consultabile on line nel s<strong>it</strong>o del dipartimentoper le Libertà civili e l’immigrazione del ministerodell’Interno (www.<strong>libertacivili</strong>immigrazione.interno.<strong>it</strong>), nella sezionededicata alla “giurisprudenza” – attualmente contiene le principalisentenze emanate in tema di immigrazione dal 2008 al 2010, esarà oggetto di prossimi aggiornamenti.Ma come e perché è nata questa esigenza?Quando, nel corso dell’anno 2006, il c<strong>it</strong>tadino marocchino A. C.si rivolse al tribunale di Modena perché dichiarasse il suo dir<strong>it</strong>to aottenere il ricongiungimento con la minore J. A., nata in Maroccodue anni prima, non poteva probabilmente immaginare le difficoltàche dalla sua azione sarebbero derivate, nell’intento di relazionarecon il dir<strong>it</strong>to <strong>it</strong>aliano gli ist<strong>it</strong>uti tipici della famiglia del suo Paesedi origine. La piccola gli era stata affidata in Marocco, con attonotarile, secondo il particolare regime giuridico musulmano della“Kafalah”, per cui un minore può entrare sotto la tutela di unacoppia (o anche di un singolo soggetto), in forza di una sorta dicontratto concluso tra l’esercente la potestà gen<strong>it</strong>oriale e i soggettiche con l’atto la acquisiscono, sia pure (ma non sempre) sotto ilcontrollo dell’autor<strong>it</strong>à statale.La questione relativa alla possibil<strong>it</strong>à o meno di equiparare taleforma singolare di affidamento alle figure analoghe riconosciutedall’ordinamento <strong>it</strong>aliano è risultata estremamente travagliata,con decisioni oscillanti sia da parte delle amministrazioni chedell’autor<strong>it</strong>à giudiziaria, prima di ottenere defin<strong>it</strong>iva soluzione –libertàcivili2 010 novembre-dicembre169


Documentazione e StatistichelibertàciviliIl “massimario” giuridico sull’immigrazioneOccorreev<strong>it</strong>are chela compless<strong>it</strong>àdell’ordinamentogiuridiconazionalesi ripercuotasullacondizionedegli straneridilatandoi suoi effettinegativi econtradd<strong>it</strong>toriin senso pos<strong>it</strong>ivo – da parte della Suprema Corte di Cassazione.L’episodio può cost<strong>it</strong>uire una concreta indicazione della misuradegli ostacoli interposti, sul piano giuridico non meno che su quellomateriale, rispetto alle pur lodevoli iniziative volte all’integrazionedei c<strong>it</strong>tadini dei Paesi terzi nel tessuto economico e socialenazionale. È di tutta evidenza, infatti, come qualunque azione in talsenso debba trovare il suo necessario e corretto inserimento nelquadro giuridico ordinamentale, quale fondamentale presuppostoper assicurare all’immigrato un contesto v<strong>it</strong>ale ordinato e normale.Tuttavia, quasi paradossalmente, se le condizioni minime sottoil profilo delle risorse economiche – sia pure con le difficoltàcorrelate ai periodi di crisi – possono raggiungersi anche (esoprattutto) con le contribuzioni comun<strong>it</strong>arie, difficoltà non minorispesso intervengono sul piano giuridico, rispetto alla volontàdi integrazione manifestata dallo straniero e oggettivamenteapprezzabile.L’ipertrofica compless<strong>it</strong>à che, notoriamente, affligge l’ordinamentonazionale e che tende, oggettivamente, a sopravvivere aipur numerosi e validi tentativi di razionalizzazione e di semplificazione,assume ancor più marcata rilevanza nei confronti deisoggetti deboli per condizioni economiche e, in forma particolarmenteaccentuata, nei confronti degli stranieri, sommandosie dilatando la s<strong>it</strong>uazione di importante disagio a cui naturalmentel’immigrato si trova a soggiacere.Né, sovente, a tale s<strong>it</strong>uazione può ovviare la pregevole attiv<strong>it</strong>àdegli uffici, degli enti assistenziali, dei professionisti, a fronte diproblematiche complesse, di incerta e controversa definizione,che irrompono su di un terreno r<strong>it</strong>enuto, purtroppo a torto, pertanto tempo consolidato.Per altro verso, la continua evoluzione del dir<strong>it</strong>to verso modellidi importazione comun<strong>it</strong>aria così diversi da quelli tradizionalmenteconosciuti, contribuisce non poco a indurre ulteriori incertezze,specialmente nell’amb<strong>it</strong>o interpretativo, con conseguenze talvoltavanificatorie di ogni intento semplificante.Strettamente correlata al quadro così sommariamente delineatoappare, altresì, l’esigenza di verificare le condizioni di leg<strong>it</strong>tim<strong>it</strong>àdella permanenza dello straniero sul terr<strong>it</strong>orio nazionale entroun tempo ragionevolmente compatibile con l’interesse del suopotenziale datore di lavoro, oltre che con riguardo all’afflizionepersonale derivante da una persistente s<strong>it</strong>uazione di incertezzain capo a chi ha lasciato la propria terra in preda, non di rado,alla disperazione.I tempi di definizione delle procedure dipendono, com’è170 2 010 novembre-dicembre


Il “massimario” giuridico sull’immigrazionenaturale, direttamente dall’ent<strong>it</strong>à delle risorse disponibili impiegatee, in ragione inversa, dal numero di procedimenti e dalla compless<strong>it</strong>àdegli adempimenti istruttori. È quindi agevole intuire come l’incertezzainterpretativa finisca per assumere incidenza significativa sulladilatazione della tempistica, in quanto potenziale (e statisticamenteconsistente) generatrice di attiv<strong>it</strong>à contenziosa.Le difficoltà del “pianeta giustizia” sono troppo note per essererichiamate: i tempi che conseguono in caso di impugnazione sonor<strong>it</strong>enuti, in genere, non compatibili con le esigenze dei soggettiimprend<strong>it</strong>oriali, i soli a poter garantire v<strong>it</strong>a dign<strong>it</strong>osa allo stranieroin caso di assunzione, non residuando, in momenti come quelloattuale, alcuna possibil<strong>it</strong>à di pubblica assistenza per periodimedio lunghi.L’incertezza interpretativa, con l’incremento delle l<strong>it</strong>i, produceun notevole aggravio di spesa in danno dell’erario: non puòragionevolmente considerarsi a costo zero tutta l’attiv<strong>it</strong>à svoltadal personale sia dell’amministrazione dell’Interno, sia di quelladella Giustizia; né appaiono irrilevanti le somme corrisposte ailegali a t<strong>it</strong>olo di spese processuali (comprese quelle per assicurareil patrocinio gratu<strong>it</strong>o agli immigrati), sia, infine e nei casi più gravi,i compensi risarc<strong>it</strong>ori.Documentazione e StatisticheLa cost<strong>it</strong>uzionedegli Sportelliunici perl’immigrazionepressole prefettureè un passoimportanteper accentrarein un’unicastrutturale istruttoriedei casi chesi presentanoUna sola urgente necess<strong>it</strong>à deriva da simili considerazioni,oltre all’auspicio di un continuo miglioramento semplificatorio sulpiano normativo: quella di coordinare l’opera degli uffici periferici,indirizzandola verso interpretazioni il più possibile omogenee,caratterizzandone l’attiv<strong>it</strong>à provvedimentale in senso più possibilecondiviso da tutti gli interessati, così da ridurre al minimo leprobabil<strong>it</strong>à di impugnazione.Ma gli strumenti utilizzabili, funzionali a simile obiettivo, nonsono molti, né facilmente realizzabili. Duplice è apparso il frontesu cui operare: la sensibilizzazione degli uffici interessati alleprocedure e l’informazione dell’utenza.Sul primo versante, la cost<strong>it</strong>uzione degli Sportelli unici perl’immigrazione presso le prefetture – uffici terr<strong>it</strong>oriali del Governoha, di per sé, indotto una notevole semplificazione, accentrando inun’unica struttura periferica tutta l’istruttoria, per quanto articolatae complessa (con fasi ancora riservate a competenza esterna),fino alla definizione amministrativa di ogni singolo procedimento.Le cr<strong>it</strong>ic<strong>it</strong>à, connaturate al quadro evidenziato, non hannotardato a manifestarsi, prevalentemente in termini di insufficientemotivazione dei provvedimenti di rigetto delle domande, tendentia ottenere il nulla osta al lavoro, il ricongiungimento familiare el’emersione dal lavoro irregolare. L’elevato numero di domande,libertàcivili2 010 novembre-dicembre171


Documentazione e StatisticheIl “massimario” giuridico sull’immigrazionedell’ordine di centinaia di migliaia, a fronte di un numero estremamentelim<strong>it</strong>ato di un<strong>it</strong>à di personale disponibile, ha costrettol’amministrazione a un’opera di standardizzazione delle proceduree di gestione informatizzata: elementi senz’altro pregevoli inun’ottica di astratta efficienza, ma con inev<strong>it</strong>abili e prevedibiliricadute sotto l’aspetto qual<strong>it</strong>ativo.L’istruttoria “velocizzata” e, soprattutto, la redazione tipizzatadei provvedimenti defin<strong>it</strong>ori, spesso elaborata automaticamentedal sistema, non hanno consent<strong>it</strong>o quegli adattamenti e quelleconformazioni alle fattispecie concrete, necessariamente differenziate,in un numero sufficientemente elevato di casistiche,tale da incorrere in una notevole quant<strong>it</strong>à di impugnazioni. Conle conseguenze già accennate sulla dilatazione dei tempi edei costi.libertàciviliIl massimariocomestrumentoper farecostantementeil puntosullas<strong>it</strong>uazionegiuridicointerpretativadellecontroversieconnesseal tema dellaimmigrazioneIn tale difficoltoso contesto è quindi maturata l’iniziativa del“massimario” con cui il dipartimento per le Libertà civili el’Immigrazione ha voluto elaborare uno strumento di agevoleutilizzo da parte degli operatori degli Sportelli unici, così daconsentire loro di fare costantemente “il punto” sulle s<strong>it</strong>uazionigiuridico-interpretative relative ai casi più controversi e diconformarsi rispetto a linee giurisprudenziali il più possibileconsolidate.L’aspetto forse più caratteristico emerso a segu<strong>it</strong>o dellapubblicazione on line della raccolta giurisprudenziale ordinatae organizzata, secondo i numerosi messaggi pervenuti dallestrutture terr<strong>it</strong>oriali, attiene a un ist<strong>it</strong>uto in genere insufficientementepraticato presso la pubblica amministrazione: l’autotutela.Per quanto radicata da tempo nella migliore cultura giuridicaamministrativa e di recente riaffermata in diversi interventi normativiquale preciso obbligo, correlativamente sanzionato, essa nonha conosciuto, nella pratica, una significativa diffusione. Si tratta,com’è intu<strong>it</strong>ivo, di riconoscere nella sostanza il proprio erroree di emanare con adeguata tempestiv<strong>it</strong>à provvedimenti riparatori,di rettifica, di annullamento e quant’altro occorra per assicurareil buon dir<strong>it</strong>to dell’utente, senza costringerlo a valersi di iniziativegiustiziali.Il “massimario” realizzato sembra aver ottenuto, quantomenosotto tale aspetto, un significativo successo in funzione delmiglioramento qual<strong>it</strong>ativo dei provvedimenti, che ha trovatoriscontro nella contrazione del contenzioso negli amb<strong>it</strong>i trattati.L’esperimento potrà quindi esser prosegu<strong>it</strong>o e completato, siamediante specifici aggiornamenti, sia ampliando la trattazioneverso le nuove problematiche derivanti dalle più recenti normative172 2 010 novembre-dicembre


Il tentativodi consolidarela “buonaprassi”della amministrazioneattraversoun comportamentovirtuosoe omogeneoIl “massimario” giuridico sull’immigrazionein materia di sicurezza e di regolarizzazione di stranieri clandestini.Gli apprezzamenti pervenuti anche da parte dell’utenza,non solo professionale, consentono di r<strong>it</strong>enere lo strumentoadottato valido anche in relazione al secondo versante, l’informazioneesterna. La rilevanza, a tal propos<strong>it</strong>o, non rivestesolamente (e per quanto importante) connotazione tecnica, maappare aver contribu<strong>it</strong>o a indurre nell’utenza una sincera, piùconvinta fiducia nell’operato dell’amministrazione. Traspare,dai messaggi, la presa d’atto di un comportamento amministrativovirtuoso (la “buona prassi”) tendente a conformare, suun piano di giustizia, l’interesse leg<strong>it</strong>timo del c<strong>it</strong>tadino stranierocon le esigenze dell’interesse pubblico. Il comportamento virtuosodell’amministrazione significa non sottovalutare la soddisfazionedell’utenza, spendendosi, quando occorra, nella spiegazionepiù dettagliata e convincente delle ragioni che, in ipotesi, nonabbiano leg<strong>it</strong>timamente consent<strong>it</strong>o l’accoglimento delle domandepresentate.Esemplari, in tale ottica, sono risultati gli annullamenti –effettuati dalla stessa amministrazione e senza necess<strong>it</strong>à dicontroversie – dei provvedimenti di rigetto delle domande diemersione dal lavoro irregolare delle badanti, in un primotempo disposti per ostativ<strong>it</strong>à meramente formali, quando lostraniero sia risultato esente da comportamenti dolosi e giàproficuamente inser<strong>it</strong>o nell’amb<strong>it</strong>o socio-economico nazionale.Documentazione e Statistichelibertàcivili2 010 novembre-dicembre173


Documentazione e StatistichelibertàciviliArriva il test di lingua <strong>it</strong>aliana per gli stranieriLa direzione centrale per le pol<strong>it</strong>ichedell’immigrazione e dell’asilo deldipartimento per le Libertà civili el’Immigrazione del ministero dell’Internoha messo a punto la procedura informaticache dal 9 dicembre 2010consente la gestione delle domandedi partecipazione al test di conoscenzadella lingua <strong>it</strong>aliana che dovrannosostenere quanti intendono richiedereil permesso di soggiorno CE persoggiornanti di lungo periodo. Unapresentazione che illustra le fasi dellaprocedura è a disposizione nellasezione “immigrazione” del s<strong>it</strong>o delministero dell’Interno.Con l’entrata in vigore del decretodel ministero dell’Interno 4 giugno2010 che disciplina le modal<strong>it</strong>à dieffettuazione, il c<strong>it</strong>tadino stranierointeressato dovrà inoltrare la domandaper svolgere il test alla prefettura dellaprovincia dove ha il domicilio, collegandosial s<strong>it</strong>o http://test<strong>it</strong>aliano.interno.<strong>it</strong>.Il procedimento in sintesi. Laprefettura convoca il richiedente entro60 giorni dall’istanza, per via telematica,indicando giorno, ora e luogo del test.In caso di irregolar<strong>it</strong>à o mancanza direquis<strong>it</strong>i viene inviata al richiedenteuna comunicazione con indicazioni perconsentire la rettifica delle informazioni.Il risultato del test sarà consultabilesul s<strong>it</strong>o.Se l’es<strong>it</strong>o del test è pos<strong>it</strong>ivo, lostraniero può presentare alla questurala domanda di rilascio del permessodi soggiorno CE per soggiornanti dilungo periodo. Se l’es<strong>it</strong>o è negativo,la prova potrà essere ripetuta.Non sono tenuti allo svolgimentodel test coloro che:sono in possesso di un attestato diconoscenza della lingua <strong>it</strong>aliana checertifica un livello di conoscenza noninferiore al livello A2 del Quadrocomune di riferimento europeo per laconoscenza delle lingue, approvatodal Consiglio d’Europa o hanno ottenutoil riconoscimento di un analogo livellonell’amb<strong>it</strong>o dei cred<strong>it</strong>i maturati perl’accordo di integrazione di cui all’art. 4bisdel Testo unicohanno frequentato un corso di lingua<strong>it</strong>aliana presso i Centri provinciali perl’istruzione degli adulti e hanno consegu<strong>it</strong>oun t<strong>it</strong>olo che attesta il raggiungimento dellivello A2hanno consegu<strong>it</strong>o il diploma discuola secondaria di primo o secondogrado presso un ist<strong>it</strong>uto scolasticoappartenente al sistema <strong>it</strong>aliano diistruzionesono entrati in Italia ai sensi dell’art.27, comma 1, lettere a), c) d), e q),del Testo unico e svolgono una delleattiv<strong>it</strong>à indicate nelle disposizionimedesimesono minori di 14 annisono affetti da gravi lim<strong>it</strong>azioni allacapac<strong>it</strong>à di apprendimento linguisticoderivanti dall’età, da patologie ohandicap.174 2 010 novembre-dicembre


“..E perciò, amici miei, vi dico che, anche se dovreteaffrontare le asper<strong>it</strong>à di oggi e di domani,io ho sempre davanti a me un sogno... che i miei quattrofigli piccoli vivranno un giorno in una nazionenella quale non saranno giudicati per il coloredella loro pelle, ma per le qual<strong>it</strong>à del loro carattere.”Marthin Luther King(“I have a dream”, Washington 1963)NEL PROSSIMO NUMEROGenerazione dueRealizzato con il contributo del Fondo Europeo per l’Integrazionedei c<strong>it</strong>tadini di Paesi terzilibertàcivili€ 12,00 i.i.(R117.2010.1)FrancoAngeli s.r.l., v.le Monza 106 - 20127 MilanoPoste Italiane Spa - Sped. in Abb. Post. - D.L. 353/2003 (conv. in L.27/02/2004 n. 46) art. 1, comma 1, DCB Milano - VI bimestre 2010BIMESTRALEDI STUDIE DOCUMENTAZIONESUI TEMIDELL’IMMIGRAZIONE

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