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vocazioni –, di fronte alle difficoltà della società – pensiamoalla crisi economica che tocca tutti, in particolarei più poveri, ma anche alla profonda crisi culturaleche stiamo vivendo – sono convinti che ci siano molteragioni per essere preoccupati e si lasciano trasportaredalla tristezza, inducendo gli altri allo sconforto. Amolti di loro Dio sembra astratto e anche inutile, a moltialtri, senza confessarlo apertamente, pesa il silenziodi Dio. Sono molti quelli che, di fronte ad una realtàcome quella che abbiamo descritto, che è certamentedura, stanno vivendo la stessa esperienza dei discepolidi Emmaus prima d’incontrare il Risorto, riflessain quel «noi speravamo...» (Lc 24,21). Quelli, invece,che sanno leggere tutto attraverso Dio, senza chiuderegli occhi di fronte a queste realtà che abbiamo appenadescritto, scoprono mille motivi di gioia. Queste personeassumono la realtà non come una sconfitta, macome una sfida, un’opportunità e un kairós. E tutto ciòperché sanno che il Signore è venuto per rimanere connoi – «e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14) –;è venuto per camminare al nostro fianco tutti i giorni,fino alla fine dei tempi (cf. Mt 28,21). Non ci potrannopiù chiamare abbandonati, né potranno più chiamare lanostra terra devastata (cf. Is 62, 4). Siamo stati visitatida chi aspettavamo: il Salvatore, il Messia, il Signore(cf. Lc 2,11).Se la fonte di gioia è nel possedere un bene conosciutoe amato, e nell’incontro e nella comunione congli altri, a maggior ragione come credenti e come FratiMinori siamo chiamati a sperimentare una grande gioiaquando entriamo in comunione profonda con Dio,confessato come il bene supremo (cf. LodAl, 3), anchenel mezzo dell’inverno e della notte oscura attraversola quale uno può passare.«…perché la vostra gioia sia piena» (Gv 15,11)In questi tempi delicati e duri è quanto mai necessariotestimoniare la gioia. Noi che seguiamo Cristo“più da vicino” siamo chiamati a condividere la gioiadello stesso Gesù: «vi ho detto questo perché la miagioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15,11).La gioia piena non è una possibilità, neppure un’utopia.Per noi credenti è una responsabilità. Se la gioia«è determinata dalla scoperta di sentirsi soddisfatti»(H. G. Gademer), se la gioia è l’esperienza di pienezza,allora chi ha provato l’amore di Dio e lo ama concuore aperto e grato, non può non provare questa gioiache nessuno potrà portargli via: né le tribolazioni diqualsiasi tipo né situazioni di grande sofferenza e contraddizione(cf. 2Cor 7,4; Col 1,24). Anzi, scoprirà lanecessità di testimoniare questa gioia che inonda il suocuore in mezzo a chi sta vivendo le stesse situazioni. Ela sua vita sarà un canto: il canto di gioia che affondale sue radici nella certezza di camminare assieme alDio-con-noi. E il suo canto farà sì che la vita degli altrisia una vita aperta alla speranza. Per noi che crediamoin Cristo, il Natale è un invito pressante ad esseretestimoni della gioia in un mondo triste, malgrado letante distrazioni o, probabilmente, a causa delle tantedistrazioni, che lo allontana dalla vera ragione per cuigioire: Cristo Gesù.Cari fratelli: essendo la gioia una responsabilità pernoi, in quanto cristiani e in più figli di Francesco, nonpossiamo privare il mondo della testimonianza di questaineffabile e gloriosa gioia (cf. 1Pt 1,8-9), che nascedalla fede in Cristo e che consiste in una vita in Dio.Alcuni potrebbero chiedersi: come, quando e dovetestimoniare questa gioia? Per rispondere a queste domandepenso che si debba soprattutto mostrare la gioiadella nostra vocazione. La vocazione ci è arrivata senzache noi la provocassimo. In un certo senso possiamodire che abbiamo inciampato in Lui e l’abbiamo scopertaman mano che gli permettevamo di entrare nelnostro cuore, attraverso l’ascolto della Parola e la partecipazioneai sacramenti, e nella misura in cui abbiamoaccolto le mediazioni che lo stesso Signore ponevasul nostro cammino per comprendere il suo progetto sudi noi. E poco a poco, quasi senza rendercene conto, èandata nascendo una grande passione per Cristo che ciha portati a seguirlo, assumendo il Vangelo come regolae vita, e abbracciando la stessa vita di Gesù: obbediente,senza nulla di proprio e in castità (cf. Rb 1,1).E allo stesso tempo è nata la passione per gli altri, inparticolare per gli ultimi, e la passione per la Chiesa,poiché abbiamo scoperto che non si può seguire Gesùvoltando le spalle ai volti di Cristo povero e crocifisso,e che non possiamo amare Cristo al margine dellaChiesa. E noi ci siamo dedicati con tutto il cuore a portareil dono del Vangelo agli altri, perché ci sentiamoabitati da Lui. E, come nel caso della samaritana, lasete appagata si è trasformata in annuncio e missione(cf. Gv 4, 1ss).Sono molti i Frati che, anche dopo tanti anni e inmezzo ad ogni tipo di prova, continuano a testimoniarela gioia della loro vocazione. Penso ai Frati che vivonocon gioia senza possedere nulla di proprio e per questosono veramente liberi da tutte gli affanni di potere e dipossesso: sono così poveri da avere solo Dio e ciò bastaloro, poiché hanno scoperto che è «ricchezza nostraa sufficienza» (LodAl 4). Sono così poveri che sentonola gioia della libertà evangelica. Penso ai Frati che vivendodella logica del dono e superando qualsiasi tipodi barriera culturale, religiosa e geografica, si impegnanoincondizionatamente a portare la buona novella delVangelo a tutti, ai vicini e ai lontani. Penso a coloroche sono provati dalla malattia o che, come Paolo, sen-


tono il dolore di una spina conficcata nella carne (cf.2Cor 12,7), e, tuttavia, continuano a donare il sorriso ea seminare la gioia tra chi li circonda, perché si sentonoamati dal Dio amore (cf. LodAl 4). Penso a coloroi quali, consapevoli di portare la propria vocazione invasi di creta (cf. 2Cor 4,7), ma sicuri del fatto che nellaloro fragilità si manifesta la potenza del Signore (cf.2Cor 12, 9), continuano, giorno dopo giorno, a sopportareil peso e la calura della giornata, con la manoall’aratro senza guardare indietro, malgrado il suolo daarare si presenti duro e si debbano mettere in conto lemolte pietre e le erbacce che mettono in pericolo cheil seme fruttifichi. Penso, infine, a quanti accolgonocon gioia il dono dei fratelli (cf. Test 14) e, allo stessotempo, si dedicano con costanza alla costruzione dellaFraternità, senza aspettarsi nulla in cambio oltre albene del fratello. Grazie, Fratelli, per essere missionaridella gioia !Insieme a questi, vi sono altri Frati nei quali il pericolodella routine, della demotivazione, della tristezza,della mediocrità e della mancanza di passione nella dedizionesi fa presente nella loro vita, e questo trasparedai loro volti. Soffrono e, senza volerlo, fanno soffrire,poiché non si sentono felici. In tali situazioni, se unonon vuole intraprendere un cammino senza ritorno, ènecessario tornare al primo amore, a riscoprire il Diocon-noi.È necessario tornare alla preghiera, fonte dacui scaturisce la gioia dell’incontro con il Signore,fuoco contro il freddo dell’indifferenza, della demotivazionee della tristezza. Quando preghiamo, il nostrocuore si libera di tante scorie e ci libera dai capricci diun umore passeggero. Inoltre, quando entriamo nellanostra stanza e nel segreto preghiamo al Padre (cf. Mt6,6), proviamo una nuova grande gioia: quella di intercedereper gli altri. Come per Francesco, anche per noil’esperienza di Dio deve essere la prima fonte di gioia.D’altro canto, è necessario scoprire la bellezza dellafraternità aperta alla Chiesa, al mondo e alla creazionetutta. L’inverno che stiamo attraversando nella vita religiosae francescana, e nella stessa vita della Chiesa,non deve essere visto come un cammino di morte, macome un tempo di potatura, il tempo propizio per lavorarealle radici, per tornare all’essenziale, per lasciarciincontrare di nuovo da Dio. Il resto lo farà Lui e la nostravita tornerà ad essere un canto alla gioia.«Spogliati della tua tristezza!» (cf. Bar 5,1)Fratello, tu che vivi avvolto dalla tristezza, spogliatene,perché già «regna il tuo Dio» (Is 52,7), perché ilneonato è l’Emanuele, il Dio-con-noi (cf. Mt 1,23). Voiche state attraversando una notte oscura e pensate chesi è giunti al tramonto, «non fate lutto e non piangete[...] perché la gioia del Signore è la vostra forza» (Ne8,9-10). Il Natale ci interroga nel profondo se stiamovivendo o meno la gioia del Dio-con-noi. L’umanitàha bisogno di una vita cristiana e francescana che siatrasparenza di Cristo e che si manifesti nella donazionetotale, gioiosa e appassionata. Questa sarà una grandeproposta vocazionale. Siamo missionari più per ciòche siamo che per ciò che facciamo o diciamo. Esseregioiosi, trasformare i nostri atteggiamenti deprimenti,negativi e disfattisti in atteggiamenti entusiastici, positivie forieri di speranza, è la condizione sine qua nondi una pastorale vocazionale e di un annuncio credibiledel Vangelo. Francesco ci mostra il cammino per arrivarea seminare la gioia: lasciare che Cristo entri neinostri cuori, nella nostra vita, e camminare mano nellamano con gli altri: prima con i fratelli che il Signoreci ha dato, con cui condividiamo vita e missione, e poicon tutti gli uomini amati da Dio, in particolare con gliultimi e con gli esclusi.Con un abbraccio di Pace e Bene, auguro a tutti voi:un gioioso e felice Natale!Roma, 8 novembre 2011festa del Beato Giovanni Duns ScotoIl vostro fratello, Ministro e servo,Fr. José Rodríguez Carballo, ofmMinistro generale, OFMProt. 102436copertina: © Julie Lonneman, Trinity Stores

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