Un viale al tramonto Un viale al tramonto - Il Nuovo

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servizi4Il NuovoE’ una ditta di Faenza a preparare i pasti per gli alunni della scuola media eper quelli delle elementari. “La struttura comunale era diventata inadeguata”,dice l’assessore. “Vigileremo sulla qualità del servizio”, risponde Medri.Mensa scolastica: si cambiaGianluca Medri (An), si chiede quale vantaggiotrarranno le famiglie dalla esternalizzazionedel servizio di refezione scolastica.In alto, l’assessore alla Scuola Antonio Bernardi.La Gemos di Faenza, aderente allaconfederazione delle Cooperative, siè aggiudicata l’appalto (con un prezzoa pasto di 3,13 euro più iva) per lagestione del servizio di refezione scolasticanelle scuole elementari e nellamedia “Panzini” fino al 30 giugno2008. Preparerà e farà arrivare insede i piatti fumanti. Dal 7 gennaio,come informa una lettera ai genitoriscritta dall’assessore alla scuolaAntonio Bernardi, per gli studentidi queste classi i pasti (circa 500 inmedia al giorno) serviti vengonopreparati da una ditta esterna e nonpiù dalla cucina centralizzata che hasede nella Ternana, alla quale rimaneadesso la sola incombenza di farsicarico dei pasti per il nido e per lescuole dell’infanzia, circa 450 al giornodal lunedì al venerdì.Quali sono le ragioni della sceltacompiuta dal Comune di BellariaIgea Marina? Nella lettera inviataai genitori, l’assessore spiega che ladecisione “si è resa necessaria permigliorare qualitativamente il servizio”.Eppure negli anni scorsi piùvolte gli assessori alla scuola e all’ambientehanno sottolineato laqualità della mensa comunale, soprattuttodopo la scelta “biologica”fortemente voluta dall’assessore RosannaRizzo. Nel 2003 la mensa biologicadi Bellaria fu additata qualemodello per gli altri Comuni, in unconvegno regionale su “Prodotti biologicie ristorazione in Emilia Romagna”che si tenne a Bologna.A conti fatti la scelta di esternalizzareil servizio non rappresenta nemmenoun risparmio per le casse comunali.La spesa, più o meno quantificabilecome segue, non diminuiràrispetto alpassato: 238mila europer l’acquistodi generialimentari,ai quali vaaggiunto ilprezzo delpersonale(nel 2004erano 4 cuochie 3 inservienti, adesso - dopol’esternalizzazione - sono venutimeno gli inservienti), più circa 31mila euro per la distribuzione deipasti alle materne e al nido, e 14mila per la scuola media, servizio cherientra nell’appalto in vigore con laCcils. Lo conferma l’assessore AntonioBernardi: “Per il Comune non cisarà una diminuzione della spesa, ritengosi rimanga sui costi del 2004”,spiega. Allora qual è l’utilità di averappaltato il servizio all’esterno? “Lamensa comunale era già in sofferenzae se si pensa che nei prossimi anniil numero degli studenti aumenterà,si è ritenuto non conveniente investirein quella struttura che presentalimiti oggettivi anche di spazio.D’altra parte la ditta che si è aggiudicatala gara offre tutte le garanziedi un servizio qualitativo”.La cucina centralizzata comunale,realizzata circa 25 anni fa nei localidella scuola Ternana, nel corso deglianni è stata ristrutturata varie volteper essere adeguata alle norme legislative.Questi continui interventihanno consentito di aumentareprogressivamente il numero dei pastiprodotti fino ad arrivare ai 700-800 giornalieri. Un ulteriore aumentoavrebbe creato - secondo l’assessore- serie difficoltà allo svolgimentodel lavoro all’interno deglispazi della cucina “i quali non sonopiù assoggettabili ad ulteriori ristrutturazioni”.Chi critica la decisione del Comuneè l’esponente di An Gianluca Medri:“L’esternalizzazione del servizio direfezione scolastica deve accompagnarsiad un processo di qualità delservizio e su questo vigileremo controllandominuziosamente attraversole reti familiari che ne usufruiscono”.Cambierà qualcosa dal punto di vistadelle tariffe pagate dalle famiglie?Ad oggi non c’è una decisionedefinitiva, ma l’assessore spiega che“l’aumento massimo previsto è legatoal tasso inflativo, nulla di più”.Gianluca Medri puntualizza anchesu questo aspetto: “Non vorremmoche, anziché calmierare il costo dellamensa attraverso un appaltoesterno, le famiglie si ritrovassero apagare pegno su questa scelta amministrativa.Ma vorremmo anchesapere cosa ne ha guadagnato il Comuneandando nella direzione dellaesternalizzazione”.Per capire qualcosa di più preciso,sia sul versante del nuovo servizioche su quello dei costi, occorrerà attenderequalche mese.Medri: “Il Comune sbaglia i progetti e non ottiene i finanziamenti”“Il Comune di Bellaria Igea Marinasi è fatto sfuggire un finanziamentodella Provincia relativo ad un progettodi sostegno alla genitorialitàper un importo di oltre 5mila euro”.Parola di Gianluca Medri, esponentedi Alleanza Nazionale e consiglierecomunale della Lista della Città.Il progetto prevedeva l’assegnazionedi contributi a quelle famiglieche scelgano di occuparsi personalmentedella cura dei figli nel periododi astensione facoltativa dal lavoro,fino al compimento del primoanno di vita del bambino. Ma cosaha fatto il Comune? E’ andato fuoritema, come si direbbe a scuola. Cioèha chiesto il finanziamento su unprogetto sperimentale che gli ufficidella Provincia hanno escluso perché“non congruo” rispetto a quantoprevedeva il bando. Anziché prevederel’utilizzo del contributo per interventidi sostegno economico allafamiglia e a valenza educativa, il nostroComune ha presentato un progettoper la realizzazione di “laboratoridi massaggio infantile; gruppi dineogenitori e laboratori per genitori”.Gianluca Medri lo giudica un erroregravissimo: “Non ci si può permetteredi perdere opportunità comequeste. Se è vero che il nostro Comuneè il fanalino di coda per quanto riguardala risposta alla crescente domandadi servizi per l’infanzia, è lecito attendersida subito una maggiore responsabilitàed efficienza”. E aggiunge:“Nel 2003 il nostro Comune ha avutouna delle percentuali più basse in provinciadi bambini accolti al nido d’infanziarispetto alle richieste, cioè il10,4%, contro una media regionale del26,6%. In futuro occorrerà produrreprogetti che tengano conto dei criterifissati dai bandi provinciali e non,come accaduto in questa occasione,ovviando al tema centrale del sostegnoalla genitorialità”. Medri aggiungeche “il Comune è venuto meno allepromesse espresse lo scorso autunno aproposito del “Belli”, e ha scelto di effettuarei lavori di adeguamento proprioin una fase di grave carenza diposti”.A tirare lo orecchie ai Comuni come ilnostro, assai indietro nei servizi all’infanzia,è anche l’assessore regionale(Ds) Andrea Gnassi: “Non devono piùesistere alibi, occorre coprire la differenzacon il resto della regione”. Gnassiricorda nel suo sito internet, chepoche settimane fa Bologna ha stanziatoun milione e 300 mila euro “percreare nuove risposte vicine alle esigenzedelle famiglie che hanno figlidi età compresa fra i tre mesi e i treanni: nidi a tempo pieno e part-time,micronidi, accoglienza differenziatae personalizzata, nuovi servizi sperimentali,nidi condominiali”. Milleopportunità, per il pubblico e il privato,che vanno colte al volo, presentandorapidamente i relativi progetti.Ma, soprattutto, presentandolicorrettamente.


sicurezza5Il NuovoOtto rapine nel 2004, fra cui quella al negozio “Vodafone” di viale Panzini.La nuova ondata di furti ci trova impreparati: all’appello manca ancora laCaserma dei carabinieri e i vigili urbani sono impegnati a fare multe.La stagione dei furtidi Claudio MontiFurti, furti e ancora furti. Da circaun mese le abitazioni e le attivitàcommerciali di Bellaria Igea Marinasono al centro delle attenzioni dimalviventi che razziano di tutto eche non si fermano davanti a niente.Agiscono di notte, entrano da porte,finestre e garage. Scalano grondaiee salgono terrazzi, scardinanopersiane e serrature. Se in casa qualcunosi sveglia, i ladri si danno allafuga, ma i più si accorgono di esserestati alleggeriti di soldi e oggetti divalore, solo al mattino, quando ormaiè troppo tardi. Da qualche settimanal’attenzione dei malviventi èpuntata anche sui libretti di circolazionedelle automobili (in alcunicasi sono stati rubati solo quelli, senzatoccare nient’altro) segno che sitratta di colpi mirati. E’ tutto il territorioad essere interessato da unapiaga che, con queste dimensioni,non si vedeva da tempo. Se ne parlaper strada e al bar: “Lo sai, questanotte mi hanno rubato....” E’ palpabilela sensazione di paura, ci si senteimpotenti e tutto quello che si puòfare è sperare nella buona sorte. Unpo’ poco.L’insicurezza dilaga. I furti sono ormai all’ordine del giorno. Tutti ricordano ancora lasanguinosa rapina al negozio Vodafone di viale Panzini, lo scorso settembre.La sanguinosa rapinaal “Vodafone”Il 2004 si è chiuso con un bilanciopreoccupante sul versante dell’ordinepubblico a Bellaria Igea Marina:sono cresciute le rapine. Otto in tutto,che per una città come la nostrasono tante, anche se gli uomini dell’Armanella maggioranza dei casihanno messo le mani sui responsabili.Ma otto sono troppe, soprattuttose si mette in conto quella che nondimenticheremo facilmente.Era il 24 settembre scorso, esattamentea mezzogiorno, quando trerumeni (tutti clandestini) a viso scopertosono entrati nel negozio Vodafonedi via Panzini e subito dopo èscoppiato l’inferno. E’ iniziato il pestaggiodei due uomini presenti nelnegozio con una violenza che, almenoin questa città, non si era maivista prima. Solo per raccattare unarefurtiva il cui valore non superavai 20 mila euro.I primi che sono arrivati sulla scenadel crimine hanno alzato le mani alcielo sconvolti dallo spettacolo che siè presentato davanti ai loro occhi:sangue ovunque, tanto sangue. Neisegni lasciati si leggevano chiaramentela furia distruttrice, la violenza,la cattiveria, le tracce del passaggiodi gente che fa paura e chenessuno vorrebbe mai incontrare. Ilgiudice per le indagini preliminaridel tribunale di Rimini li ha accusatidi rapina, tentato omicidio e lesionipersonali gravissime nei confrontidel commesso, un giovane bellarieseche se l’è vista davvero brutta,e di un fornitore di Rimini. I carabinieridi Bellaria e di Milano Marittima,li hanno subito acciuffati i treautori della rapina, con un blitz fulmineo,ma la paura che quel giornosi leggeva sui volti delle persone chesi fermavano a curiosare davanti alnegozio, quella i militari non hannopotuto cancellarla. Quel giorno unpo’ tutti ci siamo sentiti più vulnerabili.Troppo. Alla mercè di genteche per qualche telefonino è prontaa uccidere.Le forze dell’ordine non sonomesse in condizione di lavorareSe è fin troppo chiaro quale sia la situazionedella (in)sicurezza a BellariaIgea Marina, sono invece del tuttoincerte e fumose le soluzioni adottatefino ad oggi.Cominciamo dalla Polizia municipale,impegnata in tutto tranne chenel controllo del territorio. Qualcheanno fa erano assai frequenti gli interventidei vigili insieme a carabinierie polizia di stato per monitorarele varie zone della città, soprattuttoquelle frequentate da personaggiche vivono di espedienti. Maad un certo punto l’amministrazionecomunale ha deciso di impiegarela “pm” soprattutto per incrementareil capitolo delle entrate (vedimulte e autovelox) di bilancio: diversiagenti svolgono a tempo pienoquesta mansione. Altri vengono dirottatisulla vigilanza edilizia e sualtri compiti amministrativi. Neigiorni scorsi la polizia municipale èstata mobilitata per distribuire unpromemoria sulla nuova normativaantifumo (entrata in vigore il 10gennaio) nei bar e ristoranti di BellariaIgea Marina. Importante quantosi vuole, ma non ci sarebbe anchealtro da fare?La caserma dei carabinieri?Alle calende grecheC’è poi la storia della nuova casermadei carabinieri, un obiettivo cheil sindaco dà l’impressione di nonmettere in cima alle sue preoccupazioni.Dopo aver cercato di costruirlain proprio senza esserci riuscito(buttando all’aria gli ultimi 5 anni)adesso ci sta provando con il projectfinancing. Nel frattempo il Comunespenderà 12 mila euro l’anno per pagarel’affitto di un appartamento nelquale alloggeranno i carabinieri.Che in via Pascoli, nella attuale sede,non ci stanno più. Inutile sperare,stando così le cose, in un aumentodel numero dei carabinieri a BellariaIgea Marina.L’impressione è che il tema della sicurezzanon interessi gli amministratoricomunali. Finita la stagionedegli incontri pubblici, quando alPalazzo del turismo arrivarono tuttele autorità (Prefetto, comandantiprovinciali dei Carabinieri e dellaGuardia di finanza) per discutere delproblema, e del “contratto locale sullasicurezza”, oggi non è rimastoniente.


Restyling diviale Ennio?breviNei giorni scorsi in viale Ennio a IgeaMarina, nei pressi del Bar Aris, sisono visti alcuni volantini che invitavanola cittadinanza ad un incontropubblico con l’assessore MassimoReali. Poi sono improvvisamentescomparsi, probabilmente perchél’incontro è saltato.A tema pare ci fosse il restyling diviale Ennio. Anche se del progettonon c’è traccia in alcun atto comunale,in campagna elettorale la questioneè rimbalzata negli incontri fragli amministratori comunali e i titolaridi alberghi, bar e negozi delviale.E così, passate le elezioni, qualcunoha chiesto di onorare le promesse.Dalle poche notizie che filtrano sembrache il Comune stia pensando dirimettere mano al tratto terminaledi viale Ennio, quello che finisce suviale Pinzon. In quel punto l’arredopresenta un abbassamento e la modificadovrebbe prevedere propriol’eliminazione di quel dislivello e deglialberi circostanti. Sempre lungoil viale ma sul lato destro procedendoda mare a monte, sarebbero previstiinterventi minori, tipo l’eliminazionedell’aiuola.Non si sa nulla, invece, dei lavorirelativi al secondo stralcio di vialeTibullo, anche se il progetto comparivanel piano poliennale degli investimentiper l’anno 2004.Il palonon pende piùL’amministrazione comunale haadottato un buon metodo con il nostrogiornale: fatti, non p... arole. Hascelto di non rispondere agli articoliche la chiamano in causa ma, quattaquatta, lesta lesta, corre ai ripari.Il palo dell’illuminazione sullapiazza della Chiesa di Igea Marina,quello modello “Torre di Pisa” di cuici eravamo occupati sullo scorso numero,due giorni dopo l’uscita del“Nuovo” è stato raddrizzato.Nella stessa piazza rimane però unaltro problemino: la fontana delladea Igea, progettata da StefanoCampana, non zampilla più e si è trasformatain un grande “cestino” deirifiuti, piena di foglie e non solo. Perchénon utilizzarla come fontana anzichécome immondezzaio?Errata corrigeNel numero precedente (1/2005) inalcune didascalie alle foto e, soprattutto,nell’articolo a firma AlfonsoVasini, le parole accentate e fra virgolettesi sono trasformate in stranigeroglifici. Si è trattato di un problemasorto in fase di realizzazionedelle pellicole di stampa (essendo cheil giornale impaginato è stato consegnatosenza errori), e quindi da noidel tutto indipendente. Ce ne scusiamocon gli interessati e con i lettori.6le ultime parole famoseIl sindaco (maestro di democrazia)fa la predica a Berlusca“Per darvi la riprova che l’obiettivo primario (del governo, ndr) è quellodi ridurre il tasso di democrazia nel nostro paese, vi dico che se andate aspulciare bene quel decreto (D.L. 12 luglio 2004, ndr) non solo trovate il10% di taglio ai Comuni ma trovate una norma piccola piccola che tagliadi 37 milioni di euro i contributi dello Stato a favore delle emittenti privateradiofoniche e televisive. Vi dice niente tutto questo? C’è un duopolio,RAI e Mediaset, in mano completa di una stessa persona, quel po’ diinformazione autonoma e indipendente viene azzerata con un taglio di 37milioni di euro. Credo che ci siamo, siamo pari pari rispetto al discorso cheho appena fatto sui tagli alla democrazia e su una concezione della democraziache se non si avvicina alla Repubblica delle Banane poco ci manca”.Gianni Scenna, sindaco di Bellaria Igea Marina (nel discorso di insediamentoin consiglio comunale, 19 luglio 2004)Due mesi dopo questo storico discorso, il maestro di democrazia GianniScenna decideva di sopprimere le pagine autogestite dai gruppi consiliari sulperiodico edito dall’amministrazione comunale, pagato con i soldi di tutti icittadini. Il sindaco non ha fatto come Silvio, non ha tagliato fondi a sostegnodegli spazi di libertà e di democrazia nell’informazione. Li ha soppressi. Ilnostro non è il Comune delle banane, ma dei cachi, perché qui la democraziaogni giorno di più si squaglia a suon di parole in libertà, alle quali corrispondofatti di segno opposto.UN PREMIO A LIA CROCIATI BONDILia Crociati Bondi (a sinistra nellafoto, mentre ritira il premio) continuaa collezionare prestigiosi riconoscimentie attestati di stima per lasua “produzione” narrativa e poetica.Qualche giorno prima di Nataleè stata premiata a Pesaro, al concorsoletterario organizzato da AnnaMici e intitolato “la donna si racconta”,patrocinato dal presidente dellaRepubblica. Nel Palazzo Montani Antaldidi Pesaro, Lia Crociati Bondi haricevuto una menzione speciale perl’insieme delle sue opere. Se si considerache si tratta di un premio internazionale,al quale partecipanoda tredici edizioni scrittrici provenientinon solo dall’Italia ma da diversipaesi del mondo, si può bencomprendere la soddisfazione dellascrittrice bellariese. Il premio vuolepromuovere il dialogo, raccontarestorie, istanze e confidenze del sommersofemminile, regalare emozioni,offrire momenti di riflessione.Lia Crociati Bondi è nata a Bordonchionel 1925 e oggi abita a Bellaria,praticamente su piazza Marcianò.Per Guaraldi, nella collana “novecentoriminese” (personaggi e luoghidella memoria storica di una cittàraccontati da chi li ha vissuti direttamente),ha pubblicato “Cuoredi Romagna” e “Ammirando il grandecielo”. In precedenza, nel 1991,era uscito “Piccola Storia di BellariaIgea Marina in ricordo di una mammabellariese”.Giovanni Crociati ha scritto che iracconti di Lia Crociati Bondi, “inparticolare le pungenti, tenere, dolcirievocazioni di vite spese per amore,valorizzano la grandezza poco appariscente,ma vera nella sua umiltà,universale nella sua umanità,spessa nelle sue espressioni concrete,dei personaggi che affollano la suamente. Certamente questa è la partepiù sentita e ricca di una storia dipersone più che di fatti, ambientatanella povera realtà del nostro recentepassato, della nostra infanzia”.Un premio meritato, dunque, chenon sarà certo l’ultimo.Il NuovoC’è una leggeregionale che tutelagli alberi monumentaliEsiste una leggeregionale del1977 che tutelagli “esemplari arboreisingoli ingruppi o in filari dinotevole pregioscientifico o monumentale”e promuoveprogetti eazioni per la loro migliore conservazione.La competenza in materia èstata trasferita dal 2002 all’Istitutoper i beni architettonici e ambientalidell’Emilia Romagna che sul suosito internet (www.ibc.regione.emiliaromagna.it/)ha aperto una sezionededicata agli alberi monumentalinella nostra regione. A questo Istitutosi sarebbe dovuta segnalare l’esistenzadella quercia secolare, ma nonlo ha fatto nessuno, a cominciare dalComune che dovrebbe essere il primoa diffondere la consapevolezza chei grandi alberi sono un patrimoniodi tutti, e come tali vanno custoditi.Dalla mappa presente nel sito nonrisulta neanche un albero degno ditutela sul nostro territorio comunale:possibile? E’ invece più probabileche nessuno si sia preso la briga disegnalarne l’esistenza, come nel casodella (ex) quercia secolare della Cagnona,che adesso non c’è più, comeabbiamo raccontato sullo scorso numerodi questo giornale. Comunque,le segnalazioni di alberi di valore monumentale,possono essere inoltrateall’Istituto per i beni architettonicie ambientali dell’Emilia Romagnaanche dai singoli cittadini o da associazioni,scrivendo a questa e-mail:adallacasa@ibc.regione.emilia-romagna.it.L’art. 6 della legge n.2/1977 prevedeche la Regione, attraverso l’emanazionedi un Decreto, possa sottoporre“a particolare tutela esemplariarborei singoli od in gruppi, inbosco od in filari, di notevole pregioscientifico o monumentale vegetantinel territorio regionale ... Nel decretodovrà altresì essere indicata laesatta ubicazione degli esemplari arboreitutelati, le caratteristiche e lemodalità di segnalazione degli stessiin loco, nonché i criteri e la duratadi applicazione del regime di tutela.”Sono 1000 gli alberi monumentalisparsi su tutto il territorio regionale,di questi oltre 600 sono statinegli ultimi vent’anni sottoposti atutela.Nel frattempo c’è qualcuno in Comuneche si sta ponendo il problema dicapire chi e perché abbia segato laquercia?Invitiamo i cittadini a comunicarci(magari accludendo una foto) l’esistenzadi alberi che meritano di esseretutelati e segnalati per il loroparticolare valore scientifico o monumentale.Quelli belli grandi, insomma,e con molti anni sulle spalle.


evi7Il NuovoMattanza di piniA Bellaria Igea Marina gli alberivanno giù che è un piacere. Dopol’abbattimento della quercia secolarealla Cagnona, eccone un’altra daraccontare.In via Parenzo (sul lato destro dellastrada venendo dalla statale) è statorecintato un piccolo lotto sul quale abreve inizieranno i lavori di costruzione,forse di un’abitazione. Sono giàIl veglione del tricolorearrivate le gru ma manca ancora ilcartello che informa sull’opera (progettista,proprietario, ecc.).C’erano alcuni pini di grosse dimensionisu quel lotto (due, sul confinedella strada, ci sono ancora), e cosìqualcuno ha pensato bene di eliminarli(come documentiamo nellafoto): o loro o la casa, e la scelta ècaduta sulla seconda.L’Associazione Amici del tricolore organizza,per sabato 5 febbraio alloChez-Vous Gallery (ore 22) di Bellaria,il “veglione tricolore”.La finalità della serata è quella ditrascorrere qualche ora in allegria- spiegano gli organizzatori - conl’obiettivo di “ricreare uno spiritocomunitario in un paese che sembraaver perso anche la voglia di ritrovarsinel periodo di carnevale”.L’invito è rivolto a famiglie e giovaniche, almeno a carnevale, non voglionorimanere davanti alla Tv.“Le dolci note musicali degli anni‘70 e ‘80 e alcuni ricordi goliardici,completano la proposta per trascorrereuna serata spensierata e incompagnia”. L’ingresso, con consumazione,è di 10 euro.Le origini del “Babbo Natale” itineranteHa origini molto più antiche di quelleche avevamo raccontato (Il Nuovo n.4/2004), la tradizione del “BabboNatale” che percorre le strade di BellariaIgea Marina per consegnare doniai bambini. “Abbiamo cominciatonel 1982” (nella foto i protagonisti),spiega Giorgio Mosconi, uno degli iniziatori.“Io vengo da Morciano e lì sifaceva da molti anni, quindi ho propostodi tentare l’esperienza anche aBellaria. All’epoca avevo i figli piccoliche andavano all’asilo parrocchiale.Così, insieme a mia moglie e ad alcuniamici (Alberto Lazzarini, FulvioLazzarini, Arnaldo Gobbi e rispettiveconsorti) e a qualche genitore conosciutoalla scuola materna, si è decisodi partire”. Per i costumi ci fu l’impegnodelle suore e di alcune mamme,“trovammo un cavallo e la carrozza,mentre Mariano Antolini prestò leauto del Gallery”. A indossare gli abitidi Babbo Natale nella prima edizioneè stato “Cipo”.“Si cominciò con Bellaria centro e laCagnona, l’anno successivo si fece tappaanche a Igea”, ricorda Mosconi. “Fuun successo grandissimo e la gente apprezzòmolto l’idea. Per garantire unacontinuità si pensò di affidarne la gestionealle associazioni sportive ben radicatesul territorio - Dinamo e Polisportiva- cosa che avvenne già dallaseconda edizione. Io ho abbandonatola “carovana” natalizia di Babbo Natalenel 1996, lasciando poi il testimonea nuovi genitori. Ma non escludodi rientrarci, questa volta comenonno”, dice Mosconi. Nel frattempol’iniziativa è cresciuta ed è diventata,cosa rara a Bellaria, una tradizione.PROMOZIONI VALIDE PERIL MESE DI GENNAIOPACCHETTO VERDE6 MASSAGGI PARZIALI3 PRESSOTERAPIA3 SLIM UP3 BENDAGGI SPECIFICITOT. EURO 432,00SPECIALE PROMOZIONE Euro 398,00*+IN OMAGGIO1 PRESSOTERAPIA+1 DOCCIA SOLARE+1 PERCORSO WELLNESS BLUAPERTOTUTTII GIORNIZONA WELLNESSAPERTO DALLEORE 10.00ALLE ORE 22.000ZONA ESTETICAAPERTO DALLEORE 9.00ALLE ORE 19.00WELLNESSVUOI FESTEGGIARE UN COMPLEANNO,O UN AVVENIMENTO PARTICOLARE???...PRENOTA LA SALA WELLNESS E SE SIETE ALMENOIN 8 PERSONE SARA’ RISERVATA SOLO PER VOI!!!...E LO SPUMANTE VE LO OFFRIAMO NOI!SOLARIUMDOMENICA ... E A GRANDE RICHIESTAAPERTO LA PROMOZIONE SOLARIUMMASSAGGICONTINUA..........SU PRENOTAZIONE* FORMULA ABBONAMENTO TRIFACCIALE Euro 4,00DOCCIA SOLARE Euro 5,00WWW.NIKKOSPAZIO.IT INFO@NIKKOSPAZIO.ITTRE AMICITRE INGRESSIWELLNESS ROSSO+3 TRIFACCIALIPROMOZIONE EURO 45,00*WELLNESS ROSSOGIORNI FERIALI FINO ORE 13,00PROMOZIONE VALIDAPER ALMENO 3 PERSONE


dibattiti8Il NuovoE’ indubbio che quest’uomo abbia lasciato segni del suo passaggio: ma cosahanno a che fare con lo sviluppo reale e con l’identità di Igea Marina?Vittorio Belli, il fondatore?di Emanuele PolverelliInterrogandoci sull’identità di BellariaIgea Marina e soffermandoci inun passaggio sulla realtà di Igea, lavolta scorsa abbiamo adombrato undubbio che qui ribadiamo: ma puòveramente Vittorio Belli essere consideratoil fondatore di Igea Marina?La domanda lascerà qualcuno perplesso.Ma come, si dirà, non ci hannosempre così insegnato nelle scuole?Non è forse vero che Belli ha segnatoil nome della località (primaera La Viona) e delle vie (tutti riferimenticlassici: per la località la divinitàpagana Igea, per le vie i poetilatini), non è stato scritto e riscopertoultimamente il valore del personaggioal punto da dedicargli un libroe un busto?Per la verità proprio questi riferimenticlassicheggianti già rendonoevidente un senso di astrattezza e didistacco dalla comunità locale, diallora come di oggi. Ci siamo affezionatial nome Igea e ai nomi delle vie,oggi oramai fanno parte di noi, tuttaviaè stato scritto (Aldo Spallicci)che rispetto all’originalità del termineBordonchio, Igea Marina risulta“un latte e miele mitologico da erudizioneliceale”. Un’analisi un po’impietosa, ma che nasconde qualchefondamento.Il dubbio sul nesso sostanziale traBelli e la cittadina di Igea come oggila intendiamo ci pare più che legittimo.Anzi doveroso. Infatti la storianon può vivere di miti e giustamenteRimondini sottotitola il suo testo:“la realtà e il mito del fondatore diIgea Marina”, anche se poi sembrainteressato più al personaggio “Belli”che non ad interrogarsi sulle relazionidi questi con l’insediamentoumano di Igea Marina.Ora, da un certo punto di vista è innegabileche Vittorio Belli abbia iniziato(o meglio “tentato di iniziare”)qualcosa in questa località. E’ indubbiala sua opera di naturalista e cultoredi sperimentazioni sulle strutturedel territorio (bonifica, pineta,trattamento dell’arenile). Altrettantocerto però è che questo qualcosaabbia poco a che fare con IgeaMarina intesa come “paese” e noncome semplice denominazione.Ad un’analisi attenta e realisticaappare chiaro che il paese di Igea,inteso come realtà viva e reale sviluppatasi,nel bene e nel male, nelcorso del secondo dopoguerra fino adoggi, non abbia in alcun modo rife-La volta scorsa abbiamo iniziato un percorsoche si è incentrato sul problemadell’identità del nostro essere abitantidi Bellaria Igea Marina. Abbiamo iniziatoriflettendo sul significato del marea partire da suggestioni forti, suscitateda una poesia del Pascoli. Proseguiremoil discorso con ulteriori esempi digrande letteratura, che si lega in qualchemodo con il nostro paese.Intendiamo però oggi soffermarci sulsenso stesso dell’interrogarsi sull’identità.Questo diventa necessario perchésembra esservi una grande confusionee all’interno di questa si rischia di prenderefischi per fiaschi.E’ importante infatti sempre, se non sivuol cadere in atteggiamenti che nonportano a nulla, chiamare le cose con ilproprio nome: una cosa è il folklore,una cosa una manifestazione per divertirsi(magari in modo creativo), unacosa raccogliere tutto quanto possibiledal passato per passione archivistica,altro ricercare la propria identità.Quest’ultimo compito, assai gravoso eforse non risolvibile mediante sole indaginidi studio, talvolta diventa unasemplice parola che arricchisce di tonole precedenti forme espressive. Nulladi male nel festeggiare; male invecescambiare questo per la ricerca delleproprie origini. Nulla di male nel gustoe nella passione di rievocare (medianteimmagini, momenti di ricerca estudio) figure ed eventi del passato; maleinvece, sperare che di per sé questa rievocazionepossa darci una identità.Ogni cosa ha il suo ruolo e la sua funzione.Lascia pertanto perplessi inquadrare laII edizione della rievocazione storicain costume d’epoca “Saraceni”, qualemomento “alla scoperta delle originibellariesi”. Titolando “i Veri conquistatoridel paese”, “La Città” dimostradi avere le idee ben confuse su qualesiano le radici costitutive della nostracomunità paesana. Difatti non risultache i saraceni abbiano determinato inmaniere prevalente e significativa ilnostro modo di intenderci paese, se noncome presenza del pericolo, come presenzainquietante di una realtà ostile,essendo protagonisti di atti di pirateriasu buona parte delle coste italiane tracui le nostre. Confondere quelli cheerano avvertiti come una realtà “altra”,(ostile e cruenta), con le nostre originie con i veri conquistatori del paese ègrave.Pertanto ben venga l’iniziativa dellaBorgata Vecchia, (come abbiamo nelprecedente numero scritto la presenzasaracena era presenza anche fascinosa)ma non la si confonda con una ricercadi origini, che lì non stanno e nonpossono in alcun modo stare.P.S.: per la cronaca, i Saraceni non cihanno conquistato; non hanno tenutolunghi anni di dominio in Romagna;non hanno costruito brandelli di lorociviltà nei nostri luoghi. Non siamo inSicilia, dove la presenza saracena fuforte e significativa, non confondiamole acque… non creiamo minestronipseudo-storici.(E. P.)La Pineta di Igea (collezione Graziani), a destra Vittorio Belli e nella pagina a fianco, dasinistra: don Nicola Casadei, il dottor Celso Trombetta, un’altra immagine della Pinetarealizzata da Belli (collezione Graziani), naturalista e cultore di sperimentazioni sullestrutture del territorio, e Tullio Giorgetti.rimenti a Vittorio Belli quale fondatore,ma semmai come ad un proprietarioterriero bizzarro, (genialeper certi aspetti) e apparentementepoco comprensibile.Occorre partire dal dopoguerra giacchèprima vi erano: poche case dipescatori e contadini; un progetto diuno strano uomo, idealista e imprenditoreallo stesso tempo; una Pinetaparticolarmente curata e che dovevarientrare in tale progetto. Troppopoco per parlare di “paese”. Andandoindietro nel tempo occorreguardare a qualche pioniere del turismo,alla cultura marinara e contadina,a quell’atavico rapporto conil mare che abbiamo iniziato a consideraree su cui presto torneremo.Del progetto Belli (costruzione di uncentro ricreativo per signori dotti eagiati, con pinacoteca e bibliotecaall’interno della Pineta) nessunatraccia è rimasta, così come (purtroppo)della pineta, salvo qualchericordo e qualche sparuto pino originario.Dunque da cosa è nata Igea Marina(il paese si intende)? Davvero daquel progetto? Oppure dalla laboriosafattiva intraprendenza (anche seun po’ disordinata e non esente daaspetti critici) delle popolazioni locali,le quali hanno dimostrato disaper leggere l’immediato e mediofuturo assai più che non il colto dottore,un po’ artista un po’ (solo potenziale)imprenditore? E oggi questacapacità di lettura, dove è finita?Dobbiamo interrogarci sia in terminidi passato, sia in termini di modelliper il futuro. In entrambi i casirisulta difficile trovare in questa figura(pur interessante per altriaspetti e giustamente studiata più afondo in questi ultimi anni), elementiche permettano agli abitanti diIgea Marina di capire meglio la consistenzadel loro essere o non essere“igeani”.


dibattiti9Il Nuovo“Igea Marina è nata con la fine del progetto di Belli”Quattro protagonisti raccontano e fanno luce su aspetti nuovi.Celso Trombetta Don Nicola Casadei Tullio GiorgettiIl dottor Trombetta è medico a IgeaMarina dal 1949. Un testimone privilegiatodi quei primi anni di vitadel paese. Insieme a don Nicola, parrocoad Igea a partire dal 1952, hacostituito un riferimento importanteper la comunità di Igea Marina.Fu consigliere comunale nella primalegislatura del neonato comune diBellaria Igea Marina insieme a GiuseppeCesari tra le fila dell’opposizione(Lista blocco democratico). Cesariinsieme a Tullio Giorgetti è stato unodei primi albergatori del nuovo turismodi Igea Marina. Entrambi tra ipochi ad aver acquistato i terrenidallo stesso Vittorio Belli.Cosa ne pensa della diffusa ricerca inVittorio Belli di un modello inascoltatoper Igea Marina, di un fondatore ingiustamentedimenticato dagli abitanti diIgea Marina?Dott. Celso Trombetta:Guardi, mi sono fatto l’idea che Bellinon sia stato il fondatore di Igea.E’ vero che egli aveva piantato laPineta, ma quello era, si può dire, ilsuo giardino, ovvero un progettosuo, privato. Igea Marina si è fattada sola, a partire da quando i nipotihanno venduto. E’ stata la fine delprogetto di Belli, che ha permesso lanascita di Igea Marina. L’idea cheBelli abbia fondato Igea è un mito,una cosa nata dopo. Tanto è vero chequando ero consigliere comunale,era venuto fuori il problema di comechiamare la scuola. Sia noi che lamaggioranza eravamo tutti concordiche non fosse opportuno denominarlacon il nome di Belli. Non sivedevano i meriti particolari ed ilprestigio che giustificasse una sceltadel genere. Che oggi si sia fattoun busto di Belli, collocato di là dellaferrovia, luogo non adatto e nonpertinente, è cosa che riguarda ildopo e letture mitizzate del personaggio.Don Nicola Casadei:“La presenza della figura di Bellinella gente di Igea è stata incisivaper modo di dire. Perché di lui se neè sempre parlato molto in terminigenerali e poetici, però in sostanzaconstatiamo che non c’è stato proprioun impegno che determinassepoi quello che era un contenuto, unapresenza nel paese. ”Giuseppe Cesari:Oramai gli hanno dato il nome di fondatoredi Igea Marina. Che abbia fattomolte cose belle senz’altro, però… forsesi poteva fare anche meglio e prima.Si perché lui non vendeva nientee teneva tutto chiuso. Dal lato dellosviluppo del paese per me ha ritardatola nascita di Igea. Non solo. Dei suoiprogetti con noi non ne ha mai parlato.Qui a Igea noi non ne sapevanonulla di queste sue intenzioni. Forse sipoteva ipotizzare di realizzare qualcosadi quello che pensava, ma a noi nonha mai fatto nessuna proposta, né nessunaconfidenza. Erano cose sue.Aveva poche amicizie qui. Lo si salutavatutti, ma non parlava di affaricon noi. Neppure i suoi nipoti lo capivano.Io parlavo con loro e mi dicevanoche non capivano cosa intendesserealmente fare.La Pineta era aperta, non c’erano recinzioni,c’era un bel lago. Però lui eragelosissimo delle sue piante. Ci correvadietro con la bicicletta. E se ci prendevaci picchiava! Insomma, con tuttoil rispetto e l’affetto, che proprio luiabbia il merito di aver fatto questaIgea Marina, faccio proprio fatica acrederlo.Tullio Giorgetti, insieme a Elenae Bruna (moglie e cognata):Era un personaggio strano, vivevacome fosse povero, vestito male. Venivaqui a prendere il pane dalla Bianca.Aveva anche un fratello prete euna volta durante la guerra c’era stataun’incursione e Tillio, (fratello diTullio Giorgetti) che gli stava facendola barba (era barbiere) lo portò via dicorsa con ancora la schiuma sul volto.E’ però difficile parlare di Belli qua adIgea, perché parlava poco e non avevaamici qui. Belli avrebbe voluto tenereil suo mondo e non era interessatoallo sviluppo. Lui aveva le sue piante,la sua scimmia. Era un personaggioche non aveva nessuna amiciziaqui a Igea, a parte pochi. Era amicoIl racconto della figlia di Tiberti (custode della pineta)Maria Tiberti: “Avrebbe voluto costruire una zona con delle ville per i ricchi.”Maria, è la figlia di Vittorio Tibertiil custode della famosa Pineta di Belli.Venuta al paese da Roncofreddo,nel 1935, dopo qualche tempo di residenzain affitto nell’attuale viaVirgilio, suo padre prende lavoro daBelli come guardiano della Pineta,ruolo che ha svolto per 18 anni.Che ricordi ha di Vittorio Belli?Spesso veniva a mangiare da noi, sifermava lì e parlava un po’ con noi.Era una persona un po’ così…, strana,… diciamo diversa da tutti. Avolte era a mangiare dagli Onofri,quando c’era la mamma di Amedeo.A volta saliva sul treno, poiscendeva dall’altra parte e venivaa controllare se tutto andava bene!Era difficile capirlo.Dicono che fosse burbero…Era burbero ma anche buono. Lalegna, pur essendo lui anticlericale,la donava alle suore perché dicevache facevano del bene ai bambiniche altrimenti sarebbero rimastisulla strada. Erano le prime suoreche sono venute qui, le francescane.Però a parte questo era sicuramentedistaccato. La gente cheveniva a rastrellare il “pelo deipini”, la faceva mandare via. Nonamava la confusione nella sua pineta.Belli Vittorio, ancor prima dei suoi nipoti,aveva venduto qualche lotto maera assai restio: perchè continuavaad essere così restio alla vendita?Non voleva vendere perché, di qua,voleva costruire una zona con delleville per i più ricchi, mentre di làc’era spazio per i più poveri che lavoravanoper i primi e così potevanotrovare da vivere. Qualche villettac’era, come quella di Montanari.In casa ne parlava a volte diquesta idea di costruire villette sparse.Negli ultimi anni c’era ancheuna colonia per i bambini: dellestanze, un salone, una gran polvere!Comunque sulle prime parlava diqueste villette, forse poi ha lasciatoperdere.Le sue vendite dirette non furonopoche: avevano comprato i Giorgetti,Cesari/Onofri, Sancisi, il dott.Casavecchia, un finanziere, e noistessi comprammo da lui. Un’ ampiaparte di terreno poi era statavenduta alla TIMO (telefoni). (E.P.)solo con Tullio, nel suo negozio di barbiereinsieme facevamo lunghe chiacchierate,con la Bianca (prendeva ilpane qui ad Igea perché diceva cheera più buono), con il custode Tibertie con Muccioli il capostazione. Fuoridi questi non credo avesse amici.Si dice che la pineta sia stata rovinataper l’ingordigia degli Igeani che costruirono…Tullio Giorgetti, insieme a Elenae Bruna:E’ stata soprattutto la guerra a rovinarei pini. In particolare gli inglesi,distrussero molte piante. Dopo Belli hacominciato a vendere questi lotti,molti se li sono litigati e lui credo chesi sia risentito. Hanno anche chiuso illaghetto… Infine c’è stata la lottizzazioneda parte dei nipoti e tutti hannocostruito. Però la guerra aveva distruttomolto della pineta.Va detto però che lo stesso VittorioBelli aveva iniziato a vendere. Noiabbiamo comprato da lui nel 1946,credo, lo stesso anno di Cesari. Erastato molto ritroso nel venderci il lotto.Quando ce lo cedette, ci disse “fateuna cosa alta”, penso intendesse unacosa bella, non buttata lì.Noi abbiamo fatto il bar (K2), abbiamoaffittato alla banca (Cassa di Risparmio),c’era il barbiere e poi ilballo. Infine abbiamo fatto qualchecamera da affittare e di lì l’albergo.Giuseppe Cesari:E’ vero che non avrebbe voluto vendere.Ma nei fatti aveva già iniziatolui in persona a vendere. Non cheabbia fatto una vera lottizzazione,ma aveva semplicemente vendutodiversi terreni. Io da lui in personane comprai due. Costruimmo qualchecamera e si iniziò ad affittare.Quando abbiamo comprato ci chiedevanose eravamo matti. Inveceabbiamo fatto delle stagioni piene!Dormivano anche sui terrazzi perchémancavano le camere. Era ilnostro mestiere, quello che dovevamofare.D’altra parte lui non ci ha mai chiestodi fare o non fare. Aveva vendutoi lotti e basta. (E.P.)Nel sito internet www.ilnuovo.rn.itè possibile ascoltare l’audio di questeinterviste.


l’inchiesta10Il NuovoMentre la “colonia dei Ferrovieri” è alle prese con gli incerti destiniche la legano alla darsena, vediamo cosa è stata negli anni d’oro.La Colonia del Ducedi Elisabetta SantandreaUna città nella città. Così appareancora oggi agli occhi di chi ne havissuto gli anni d’oro la colonia deiFerrovieri: una cittadella a sé, completamenteautonoma, in grado digarantire ai bambini ospitati unavita sana, fatta di scuola, gioco, ginnastica,abiti nuovi e adeguati, tre oquattro pasti quotidiani. Tanto che,a volte, i bambini di Bellaria e Igeaguardavano con un filo d’invidiaquei loro coetanei ben vestiti, chemangiavano carne più volte a settimanae vivevano tutti assieme, lontanidal controllo dei genitori, al confrontodei quali le istitutrici, dall’esterno,apparivano ben poca cosa.La storia della colonia, sorta neglianni ’30, in pieno periodo fascista, èintimamente legata ad alcuni valorirappresentati dal regime, qualil’inquadramento e la gestione dellavita sociale. A tal punto che, nel corsodi una visita da parte di una delegazioneromana – ed erano già glianni ’70 – qualcuno ebbe a dire, commentandoil rigore con cui era organizzatala vita lì dentro, “ma qui sietedei fascisti!”, e l’allora custode dellacolonia rispose semplicemente chegli insegnamenti dello “zio Benito”non erano poi così male. Allora custodeera Enrico Alpi, entrato a lavorarealla colonia Roma il 22 settembredel 1948 e ultimo a lasciarla,ormai tre anni fa. Cinquantaquattroanni di vita dentro la colonianon si cancellano certo con uncolpo di spugna. Tanto più che Alpi,la vita lì dentro l’ha davvero vissutain maniera speciale, esercitandoil suo potere di sorvegliante là dovele cose non funzionavano, apprezzandola preparazione e il rigore impostodalle istitutrici, curandosi conpassione che i bambini della coloniaavessero sempre il meglio. “Ho lavoratoper la colonia prima come bagnino– esordisce Alpi – poi sono passatoalle mansioni da fuochista. Inseguito, perché serviva, sono divenutoautista e infine custode, ma nelsenso di guardia particolare giurata.Avevo una certa responsabilità”.Fino all’inizio degli anni ’80 la direzionedella colonia fu assunta dalCompartimento delle ferrovie di Bologna.E fino ad allora si godetteun’ottima gestione, come ricorda l’excustode. “C’erano un controllo e unrigore estremo. I bambini giungevanoalla colonia in treno, e i primianni non scendevano alla stazionedi Bellaria, ma il treno si fermavadirettamente al casello in corrispondenzadi via Properzio, proprio dietrola colonia. Nei primi anni, finoal 1934 circa, le classi erano miste,poi i maschi vennero trasferiti allacolonia Dante di Cervia. Appena arrivatipassavano in infermeria,c’era la visita medica e poi venivanomandati da me e da mia moglieper la consegna delle uniformi. Ledivise erano rigorosamente tutteuguali: erano in genere tre, ma lecollegiali ne avevano addirittura seicon tre cappotti.”. Fino al 1968-69la colonia ospitò il collegio nei mesiinvernali, trasformandosi poi in coloniaestiva col sopraggiungere dellabella stagione. “Quando finivanole scuole, le aule si riorganizzavanocome camerate: c’erano la cameratarosa, azzurra, gialla, verde e bianca.Spesso le collegiali orfane – circauna ventina – rimanevano ancheper la stagione estiva, svolgendo lemansioni di segretarie e vigilatrici.E venivano stipendiate”. Il lavoroColonia dei ferrovieri story. In alto, come si presentava negli anni ‘50, mentre la fotopiccola fa vedere la stessa visuale negli anni ‘90. Il gruppo che posa è quello del personaledella colonia, un vero esercito. Nella pagina a fianco, il parco dei Ferrovieri e, in alto, ilcollegio negli anni ‘30.estivo era organizzato rigorosamente.“La colonia ospitava fino a 600bambini. Alle 6.30 c’era la svegliaper il personale, alle 7 quella deibambini. Seguiva il controllo dellamaestra d’ordine che passava in rassegna;poi si usciva per l’alzabandierae, dopo la colazione, c’erano circa20 minuti di ginnastica e infine ci sirecava al mare. I bambini erano divisiin circa 22 squadre e sulla spiaggiavenivano divisi in due gruppi:uno stava sul lato Bellaria, l’altrosul lato Igea. Qui si faceva la curadel sole, non più di cinque minuticontinui per parte, scanditi dal fischiodell’istruttrice. Poi i bambinigiocavano un po’ e verso le 11 eral’ora del bagno: noi bagnini stendevamoin acqua i pali e le corde chedelimitavano la zona di bagno. Insiemea noi lavoravano le vigilatricie due salvataggi. Noi bagnini eravamoin 4 e tutti i giorni le tendesulla spiaggia erano da montare esmontare”. Un lavoraccio, insomma.“Sì, ma quando si parlava dellacolonia, e in particolare del collegioe delle collegiali, veniva giù il mondo!– ricorda con orgoglio Alpi – chipoi lavorava per la colonia o la riforniva,come i fruttivendoli, il macellaioGiorgetti, che per molti anni fufornitore, si sentiva particolarmenteorgoglioso, quasi privilegiato. Erauna fonte di beneficio economicoanche per il paese e la gente parevafacesse quasi a gara per poter aver ache fare con la colonia”.L’attenzione a fornire il meglio eraaltissima, così come rigorosi erano icontrolli e la scelta degli inservienti.Le quali, spesso, erano “le moglidegli stessi ferrovieri. Questo facevasì che i bambini, anche se molto inquadrati,si sentissero un po’ a casae molto protetti. I controlli sul servizioe sul cibo erano poi rigorosi: ricordoin particolare il dottor Menegoni,capo dell’Ispettorato sanitariodelle ferrovie di Bologna. All’insaputadelle inservienti, aspettava che ibambini si mettessero a tavola e poia sorpresa entrava e si metteva asedere con loro”. E non manca unlungo capitolo di cronaca rosa: numerosigli amori e le unioni matrimonialidi cui la colonia dei Ferrovieriè stata protagonista: a partiredallo stesso Alpi e dal figlio Roberto,segue una fila interminabile di nomie cognomi, a volte ricordati ormai astento. “Ricordo – continua Alpi –Tonino Zanotti, che sposò una ragazzache lavorava nel laboratorio dimaglieria, Bottini che sposò l’Adeli-


l’inchiesta11Il Nuovona, una veronese, l’Elvira Severi diMeldola, sposa del povero Giacinto”.E poi la memoria corre alle numerosecollegiali che a distanza di anni,ormai adulte e sposate, sono intimamentelegate agli anni passati alRoma, e tornate in quel di Igea hannoincontrato Alpi, chiedendogli notiziedi nomi e volti a loro noti di istitutricie professori: in molti dei lororicordi anche don Giuseppe Benedettini,parroco di Bordonchio e cappellanodella chiesa della colonia. “A dirmessa veniva lui, perché don NicolaCasadei, parroco di Igea, aveva giàun’altra mansione: per molti anni èstato professore di religione e moltedelle collegiali lo ricordano con affetto”.Dagli anni ’70 il collegio venne trasferitoa Senigallia e la colonia deiFerrovieri ospitò sezioni scolastichedi elementari e medie locali, per continuaretre turni come colonia marinain estate. E’ l’ultimo decenniodi vita sotto il Compartimento bolognese.Infatti, dall’inizio degli anni’80 la direzione venne trasferita aRoma, e fu tutta un’altra musica.“Da Roma ci tacciarono di fascismo,ma furono loro in effetti a contribuireal declino della colonia. La gestionedella mensa venne data in appalto,ci furono episodi incresciosidi molestie nei confronti delle ragazze,e i bambini facevano letteralmentela fame”. Un periodo relativamentebreve, in seguito al qualela colonia venne chiusa. “Dopo il miopensionamento nel 1995, sono rimastoa curare la custodia della coloniafino al 2002, quando mi è statoimposto di lasciare l’abitazione, inseguito alla messa all’asta delRoma”.Alpi evita troppi commenti sulla vicendagiudiziaria che l’ha interessatoin proposito. Dal Roma è uscito,lasciandoci un pezzo di cuore; maper spostarsi di qualche centinaiadi metri più a monte, in via Properzio.E un giro attorno ai suoi 54 annidi vita racchiusi lì dentro non se lonega mai.Costruita 75 anni fa, è rimasta l’unico esempio di coloniamarina di epoca fascista. Ma il Piano del porto ladefinì “di scarsa rilevanza architettonica”.Una città nella cittàE’ nel 1923 che si compie la lottizzazionedella pineta Nadiani e, quattroanni più tardi, quello stesso terrenodi 26.192 metri quadrati comprendentela pineta e la villa rossa,viene ceduto dal conte Antonio Nadianialle Ferrovie dello Stato. Latransazione avvenne al prezzo irrisoriodi 3 centesimi di lira al metroquadrato. Su 3402 metri quadratile FFSS costruiscono una colonia permanente(ossia aperta tutto l’anno econ amministrazione autonoma) diquattro piani, con un volume di34.691 metri cubi e 300 posti lettoriservati alle orfane dei ferrovieri.La colonia è composta di aule e camerate,direzione, magazzini, cucina,refettorio, palestra, chiesa, cinema,laboratori, isolamento (doveoggi c’è l’Alta Marea), e altri localidi servizio: una città completa. Proprietarioe committente della coloniaè l’OPAFS (Opera Previdenza eAssistenza Ferrovieri Statali). Lo stabilimento,inaugurato nel 1930, eradedicato alla memoria di AlessandroMussolini, padre del Duce: la strutturadell’edificio principale è caratterizzatada un importante profiloconcavo nella parte centrale, che insiemealle due ali laterali descriveuna grande M aperta verso il mare.L’apertura verso il mare, di notevolevalore spaziale, è tale da porre insecondo piano i probabili intenti celebratividel tempo. La costruzionedell’edificio principale ha datazioneincerta: secondo alcune fonti (L. Silvestrini,album fotografico del custode)risalirebbe al 1930, mentrenei documenti di inventario delleFerrovie dello Stato si parla del1927. L’ambito di pertinenza dellacolonia si caratterizza ancora oggiper la rilevante copertura vegetale,nonché per numero e qualità ornamentaledelle essenze: più di 400 alberi,la maggior parte in buone condizionie di dimensioni tali da presentarevalore estetico consistente.Essenze mediterranee (leccio), piantedi cui non è frequente segnalarela presenza in altre colonie (alberodi Giuda) e alcuni grandi individuidi maclura, pianta di origine americanain assoluto poco frequente;interessante inoltre la presenza dell’olmosiberiano. Non mancano alcuneessenze alofile, come il ravastrello,sporadicamente presenti all’internodell’ambito di pertinenza dialtre colonie locali. Unico esempio dicolonia marina risalente agli annidel fascismo rimasto sul territorio comunale(le altre erano la Pavese ela Trento, entrambe pregevoli e demolitenegli anni ’80, una scelta chesi inscrive in un metodo che perseguel’obiettivo del diradamento ediliziosull’arenile solo attraverso l’abbattimentodel patrimonio pubblico),l’edificio si è posto all’attenzionedell’Istituto per i beni culturali dellaregione Emilia Romagna, che lodefinì come importante “esempio diarchitettura monumentalistica diderivazione novecentista”. Una valutazionein netto contrasto con quellache si rileva ad esempio nella relazionetecnica che negli anni ’80accompagnava il Piano particolareggiatodel porto di Bellaria-IgeaMarina. In essa si legge che l’interventodi ristrutturazione della coloniaOPAFS Roma “…dovrà soprattuttosfruttare le potenzialità volumetrichedell’edificio attraverso latotale modifica della sua immaginedata la scarsa rilevanza architettonicadel complesso di chiara improntamonumental-fascista, tipica ditanta architettura del ventennio”.Ci si augura che una più attenta sensibilitàarchitettonica e più in generalela considerazione della recentestoriografia del settore possa garantiresulla colonia – oggi proprietà diimprenditori privati – interventiche considerino il dato quantitativosecondo ovvie finalità di riconversioneorientate verso attività commercialie turistiche, senza però prescinderedal rispetto per la tipologiaformale del fabbricato, della sua storiae del significato monumentaleche l’edificio assume nel contestourbanistico esistente. (E. S.)


politica12Il NuovoAlle ultime elezioni comunali la Lega Nord ha preso molti più voti di socialisti,comunisti italiani e Margherita. Forte del risultato, il leader bellariese delCarroccio bacchetta “Civica” e prende posizione sui tanti problemi della città.Bellaria, roccaforte leghistaSiamo nella rossa Romagna o nel cuoredella Padania? Che ci fa a BellariaIgea Marina una Lega Nord con il 5,27per cento dei voti raccolti all’ultimatornata amministrativa, con unapunta del 10,13 per cento al seggionumero 6? Dalla “gabina” elettorale(come la definì l’Umberto) è uscito unbottino da far impallidire i socialisti(Sdi e Nuovo Psi insieme: 2,77%), laMargherita (3,76%) e i Comunisti italiani(2,49%). Di poco al di sotto deiconsensi ottenuti da Rifondazione comunista(5,38). La nostra città ha fatto,elettoralmente parlando, la felicitàdi Bossi: “Bellaria Igea Marina è aiprimi posti in Romagna per i consensiraccolti dalla Lega Nord”, dice DanteStambazzi (nella foto). E proprio lui,il 5 dicembre scorso, è stato eletto segretarioprovinciale della Lega. Unpremio e un riconoscimento per averpiantato la bandiera di Alberto daGiussano (il guerriero che campeggiasullo stemma della Lega) nella terrache un tempo fu il “laboratorio politico”di Nando Fabbri.Simpatizzante dal 1997, dall’annosuccessivo Stambazzi è diventato militantenelle fila dei padani, assumendopoi la carica di segretario dellaLega in città ed oggi anche di coordinatoreprovinciale.Noi abbiamo fatto la sceltagiusta, Civica noE’ convinto di aver fatto la scelta giustaapparentandosi al secondo turnocon la Lista della Città alle elezioni comunalidel giugno scorso: “A BellariaIgea Marina abbiamo avutoun’opportunità storica per cambiare.Il nostro elettorato ha gradito l’appoggioa Italo Lazzarini, come dimostral’incremento dei voti. E ci siamoandati vicino alla vittoria se è veroche alla fine sono mancati 374 voti”.Dante Stambazzi ha solo un grossorimpianto, quello di non essere statoseguito da Civica: “Anche noi nonsiamo stati teneri in passato con Lazzarini,ci sono state differenze, peròdavanti alla scelta fra mantenere lostatus quo e voltare pagina, dubbinon ne abbiamo avuti. Schierarsicon la Lista della Città è stato un obbligoper noi come lo avrebbe dovutoessere per Cristina Zanotti. Nonfarlo è stato un grande errore”. E alriguardo non è tenero il leader dellaLega: “Credo che se ci fossero le elezionidomani, Cristina non prenderebbeun voto. E’ una questione dicredibilità: lei si è presentata agliL’animo leghistadella Zanotti“Cristina Zanotti è stata unaconvinta sostenitrice dellaLega Nord. Nel 1998 partecipavaalle nostre riunioni e si dicevain sintonia con il movimento”.Lo dice Dante Stambazziche, anche per questa ragione,non riesce a spiegarsi ilmotivo del gran rifiuto di Civicaa seguire la Lega al secondoturno delle elezioni comunali.“Cristina si è sempre definitauna persona di animoleghista: quale altra occasionemigliore per dimostrarloche quella di unirsi alla Legaper mandare a casa un partitoche gestisce il potere damezzo secolo con i risultati chetutti conosciamo?”elettori con la parola d’ordine delcambiamento e su questo ha raccoltomolti consensi. Ma quando si ètrattato di cogliere l’opportunitàvera che Bellaria Igea Marina avevadi cambiare, si è defilata”. Non siferma qui Stambazzi: “Voglio vederecome farà a cambiare adesso, daibanchi dell’opposizione, potendo contaresu due voti. Ma forse il problemanon se lo pone più perché sembraimpegnata a flirtare coi comunisti.”Le piaghe di BellariaIgea MarinaImmigrazione, crescita urbanisticaUn sindaco pocodemocratico“Togliendo le pagine autogestiteai gruppi consiliari e creandoun giornale che è totalmentenelle mani del sindaco, si èfatto un passo indietro”. DanteStambazzi ritiene che il nuovocorso del periodico comunale“La Città”, dimostri che “il sindacointerpreta la democraziaa modo suo. Tutti i partiti, cosìcome i cittadini singoli o in formaorganizzata, devono poterdire la loro perché le voci diversesono una ricchezza”. La LegaNord ha anche partecipato allaraccolta di firme insieme aiconsiglieri comunali della Listadella Città per chiedere alsindaco di reintrodurre gli spaziautogestiti.incontrollata e sicurezza sono i tre temiche la Lega Nord considera strettamenteconcatenati fra loro. “Lo sviluppoedilizio degli ultimi anni ha richiamato,e sta richiamando, a BellariaIgea Marina un notevole flussomigratorio. L’alto numero di immigrati,specialmente extracomunitari,ha portato nella nostra città personerispettabili e non, gente che lavora edaltra che si barcamena come può vivendodi espedienti”, attacca Stambazzi.Chi si fa carico di questi problemi?Il coordinatore della Lega Nordnon ha dubbi: “Nessuno. Chi amministraha dimostrato di non saper programmarela crescita e di non sapergestire i problemi conseguenti: ordinepubblico e servizi. Aumentano ifurti nelle abitazioni e nelle attivitàcommerciali, la gente è insicura e chidovrebbe intervenire non è nelle condizioniper farlo: manca ancora la casermadei carabinieri, la videosorveglianzaè piena di “buchi” e insufficiente,ci sono zone della città che dinotte diventano pericolose perché pocoilluminate e senza controllo”. Nonvanno meglio le cose per i servizi: “Allacrescita vertiginosa dei residenti nonha fatto seguito un’adeguata organizzazionedella città. Oggi le scuole sonoal limite della capienza e gli asili nidohanno una lunga lista d’attesa. Il depuratoreè ancora quello di decenni fae crea problemi di balneazione.”Le due città“Igea Marina è quella che soffre di più:separata dalla ferrovia, con la chiusuratotale o parziale delle strade cheun tempo costituivano uno sbocco sullazona del mare (vie Properzio, Orazioe Ennio), è ormai impenetrabile edè per questo che, soprattutto in inverno,diventa un paese fantasma”. DanteStambazzi ritiene che quelle scelteabbiano anche penalizzato il turismoavviando la trasformazione degli alberghiin condomini e la chiusura dimolti bar e negozi: “La zona a montedella ferrovia non è stata considerataun’opportunità di sviluppo per l’areaturistica”. Stambazzi punta anche ildito contro l’arredo urbano di vialePinzon, “praticamente da rifare: rumoroso,sconnesso, crea disagio ai pedonie alle auto ed è brutto da vedere”.Commercio e artigianato“Da noi trovano spazio solo le piccoleattività: chi vuole crescere è costrettoa spostarsi, infatti tanti artigiani sonoandati a Poggio Berni o altrove”, spiegaStambazzi. “Così il territorio si impoveriscee perdiamo anche la possibilitàdi assorbire la manodopera locale”.Non vanno meglio le cose per ilcommercio: “L’Iper ci ha messi in ginocchioma manca del tutto una politicacommerciale da parte del nostroComune. Una strada potrebbe esserequella di rivitalizzare l’Isola dei platanicreando un centro commerciale acielo aperto, con coperture in gradodi permettere la passeggiata e loshopping anche nei mesi invernali.Ma di pari passo deve essere risoltoanche il problema dei parcheggi”,conclude il leader della Lega Nord.


lettere13Il NuovoSiamo tornati all’era del“Gazzettino” e della“Voce della città”Caro Direttore,raccolgo il tuo invito rivoltoai lettori col tuo brevecommento all’articolo di DomenicoMorri sull’ultimo numero de Il Nuovo:“Informazione e potere”, per direche non sono rimasto molto sorpresodella nuova “linea” che veniva dataal periodico La Città.Dalla stampa locale venivamo a sapere,nei mesi scorsi, che il periodicocomunale avrebbe avuto 8 paginein meno della serie precedente, ancheper economizzare sulla carta(sic!). Un’economia che viene a costarecara in quanto a completezzadell’informazione! In questo modonon è la città che parla, ma una partedella città, che invece è rappresentatadal Consiglio Comunale enon solo dal sindaco e dalla Giunta.La redazione faceva sapere che “dovràessere il giornale di chi governae sa informare con correttezza”. Ah,dimenticavo: venivamo pure a sapereche il nuovo direttore responsabilesarebbe stato Nerio Zanzini,che ha già ricoperto tale incaricoprima della gestione Monti. Nienteda eccepire, naturalmente, sullaprofessionalità di Zanzini, ma, chissàperché, il mio pensiero va indietronel tempo, all’era del Gazzettinoe della Voce della città. Ma allora idue giornaletti li pagavano i rispettivipartiti e ognuno tirava l’acquaal proprio mulino. Il mensile in questione,l’Amministrazione comunalelo paga coi soldi di tutti, anche diquella parte che nel paese è maggioranza,che non ha votato per Scennae compagni.Come era facilmente prevedibile, leforze politiche hanno alzato la vocecontro questo modo di comportarsidel Sindaco e della Giunta. La democraziaha certe regole e un partitoche questo termine lo ha nella suastessa denominazione, dovrebbecomportarsi diversamente.La prima bordata è giunta, e mi hafatto piacere, dal capogruppo dei Dsstessi e membro della direzione delpartito, Vittorio Guerra. Per la nuovaRedazione, diceva in sostanzaGuerra, “il metodo adottato fino adora si colloca tutto all’interno dellalottizzazione degli spazi politici, pergarantire una par condicio che, dicela direzione, non potrà mai esseretale. Quindi stop alle pagine a disposizionedei consiglieri di minoranzae non”. Questo concetto, continuavaGuerra, fa parte di una visionepericolosa della vita politica cittadina,perché in tal modo si consideranotitolari dell’azione amministrativasolo il Sindaco e gli Assessori. EDirettore ti scrivoPer le tue lettere a “Il Nuovo”: fax (0541-33.14.43), e-mail(cmonti@ilnuovo.rn.it) o posta (via Orazio 101, Igea Marina). Cerca dinon superare le 15 righe.il Consiglio Comunale? Forse il sindaco,in merito, la pensa come Berlusconi,secondo cui nel Parlamentosi perde solo tempo?Le stesse considerazioni, ovviamente,venivano fatte, sulla stessa pagina,da Forza Italia e AN il giorno 16ottobre 2004. “Le ultime notizie sullapresunta linea editoriale del mensiledel Comune di Bellaria Igea MarinaLa Città, lasciano interdetti”, dicevanoForza Italia ed AN.E il sindaco cosa rispondeva a tuttequeste sacrosante critiche che provenivanopure dall’interno del suopartito? Nello stesso articolo del 16ottobre, dello stesso foglio locale, affermavache “la nuova linea editorialerisponde alla chiara esigenzadei cambiamenti che stanno riguardandoBellaria Igea Marina. La popolazioneaumenta, diceva il Sindaco,c’è gente che viene e gente cheva, per cui occorre informare diversamentei cittadini con una voce cheparli al posto dell’Amministrazioneevitando lo scontro politico; La Cittàdeve essere uno strumento con valenzasociale in un contesto cambiato,del cittadino per il cittadino”.Mah…, non credo che tale giustificazionesoddisfi a sufficienza le forzepolitiche locali. Il dibattito politico èil sale della democrazia!Arnaldo GobbiDa noi la democrazia è un’arma che sibrandisce contro il “nemico” (si vedala nuova rubrica “le ultime parole famose”a pag. 6), ma quando la si devemettere in pratica ci si comporta comeBokassa, “imperatore” dell’AfricaCentrale. (c.m.)Qualche domanda indiscretaVorrei fare una domandaa tutti i cittadini di BellariaIgea Marina: “Ma voisiete contenti di come l’amministrazionecomunale ha trasformato lacittà negli ultimi 10 anni?”Io sicuramente no! Io mi arrabbiotutte le volte che vedo un nuovomuro di cemento, tutte le volte chela mia auto deve soffrire su quei ridicolidossi costruiti in tutte le stradeprincipali della città, tutte le volteche i ladri entrano in casa mia (2volte in 4 anni, l’auto 6 volte), tuttele volte che un amico o un turistami dicono che non riescono ad arrivarein città, tutte le volte che guardouna vecchia foto che riguarda lanostra città risalente a non più di 10anni prima…Ma che è successo? Il target (bersaglio)dell’amministratore dovrebbeessere quello di fare in modo che lasua città fosse quella o una di quelledove si vive meglio: a me pare che iltarget delle recenti amministrazionisia stato quello di fare più accordipossibili con gli speculatori, senzapensare alle cose più importanti dellavita quotidiana, cioè i bambini,la cultura, i servizi comodi, il verde,il mare…(a proposito, dove sono finitii cosiddetti “verdi”?). E’ incredibile:tutti gli errori fatti nelle grandicittà cementificando a destra e amanca negli anni ’60-‘70, sono statipresi ad esempio (e non a monito) danoi, che abbiamo sfruttato alla perfezionele leggi e gli esempi (seppurnegativi) riducendo i nostri bellissimie verdissimi quartieri a dormitoridi cemento armato! Vi ricordatela canzone di Celentano (Là dovec’era l’erba…) degli anni ‘60? Cavolo,sono passati 40 anni e non sonostati sufficienti a far cambiare questamentalità.Rimane la speranza, ed è veramentepoco, che le future amministrazioniabbiano un’inversione di tendenza,che il mare (che è la nostrarisorsa principale) sia un argomentoche venga trattato per primo inqualsiasi discussione sulle opere pubbliche,che la crescita della città nonsignifichi maggior numero di cittadini(che votano!), ma migliore qualitàdella vita. Ma per fare questobisogna abbandonare un parametrodi giudizio molto “profondo”, il portafoglio!E il turismo? Perché secondo voi siamoconsiderati il “fanalino di coda”delle città della riviera? Chi comeme è un operatore turistico da duegenerazioni sa perfettamente cheper la crescita del turismo in terminiqualitativi non è stato fatto assolutamenteniente, o forse credeteveramente che la storia di Verdeblùsia positiva? Di positivo c’è solo la suacreazione e i suoi propositi. In realtàcredo che la sua gestione, a partiredalla questione Polo Est, sia negativa.E pensare che tutti ne vannopazzi, ma tutti chi? Sicuramente inostri concittadini “nuovi” che passanole loro vacanze al mare gratis,sicuramente tutti i ragazzi che sicredono “moderni”, ai quali, dopoanni di spinte psicologiche, sono riuscitia far credere che “devono” andarenella spiaggia libera (libera chesignifica?), perché ci si diverte dipiù, perché c’è più gente, ci sono piùragazzi, perché fa tendenza… e intantola sera per rimanere in temavanno a spendere le loro paghette inquel di Cesenatico o Milano Marittima.A proposito di spiaggia libera,ma quel che vogliono fare all’ex Paveseè vero? Questa mi suona comeun’altra “verdebluata”. Accidenti,chissà chi ci guadagnerà? Ai posteril’ardua sentenza!Io spero veramente che chi ha votatoper queste amministrazioni facciaun attimo di riflessione e di mentelocale, che dentro di sé si senta“colpevole” di quel che è successo eancora sta succedendo, alla pari congli stessi che ci amministrano contanto “zelo”.Spartaco GoriLa sfida difficile non è, a mio parere,quella di tornare ad uno stato di naturanel quale non contino più gli affari(“il portafoglio”, come dice lei) e improvvisamentesi smetta di costruirecase e condomini. Troppo facile, paradossalmente,anche se impossibile.Noi dovremmo invece riuscire nel difficilemestiere di costruire case e palazzisecondo un criterio di vivibilità eun disegno di città che oggi manca.Lo stesso dicasi per il turismo: Verdeblùè stata una bella pensata e nel suobreve tragitto ha segnato ottimi risultati.Però oggi la nostra città deve deciderequalcosa di più decisivo: cosavoglia diventare da grande, intendofra dieci anni. La mia impressione èche senza un’idea vincente il nostrofuturo sia quello di scomparire comedestinazione turistica. Di solito, anchenelle società in crisi, viene fuori qualcunoche inizia a costruire il futuro eindica la meta: è questa classe “politica”che manca alla guida della nostracittà (non solo ovviamente). E la sualettera, per la quale la ringrazio sinceramente,ce lo ricorda. (c.m.)Massimo Gori prende ledistanze da MassimoGori“Anch’io mi chiamo MassimoGori ma non sono quelloche ha scritto la lettera pubblicatasullo scorso numero del Nuovoe ci tengo a sottolinearlo”. MassimoGori (di Bellaria) vuol far saperedi non essere lui il Massimo Gori (diIgea) che ha scritto la lettera animosamentecritica verso chi gestisce lapubblica amministrazione in questacittà. Prima abbiamo esaudito il desideriodel Gori di Igea Marina, adessoesaudiamo quello del Gori di Bellaria.E palla al centro. (c.m.)Il NuovoGiornale di Bellaria Igea MarinaRegistrazione:Tribunale di Rimini n. 12/2004Tel. e Fax: 0541-33.14.43E-mail: cmonti@ilnuovo.rn.itSocietà Editrice:Editoriale Nuova Comunicazione srlDirettore responsabile:Claudio MontiDirezione e Redazione:via Orazio n. 101Stampa:Tipografia La Pieve (Villa Verucchio)Pubblicità:Tel. 0541-33.14.43Tiratura di questo numero: 7000 copie. Chiuso in tipografia il 17.1.2005


il fatto14Il NuovoL’avventura di alcuni bellariesi in viaggio sulle spiagge interessatedal maremoto del 26 dicembre. Il racconto di Rita Giorgetti.Chi fosse testimone di altre storie analoghe, scriva alla redazione.Nell’inferno dello Tsunami“E’ da 10 anni che andiamo con alcuniamici nel Sud Est asiatico. Siamoaffascinati da quelle terre e daquei popoli, dotati come sono diun’ospitalità e di una dolcezza unici.E’ un popolo meraviglioso che quasiogni anno purtroppo è colpito da tragedieenormi”. Rita Giorgetti, di IgeaMarina, si è trovata nell’area colpitadallo Tsunami. E anche se ha avutola fortuna di non essere coinvoltanella tragedia, ha visto cosa è accaduto.Dove eravate al momento delloTsunami?Il giorno dopo, il 27 dicembre,avremmo dovuto essere a Kata Noipresso Phuket (nelle foto), una spiaggiache preferiamo perchè più tranquillae meno frequentata di Patong,famosa invece soprattutto per la vitanotturna. Il 26 dicembre eravamoancora in Birmania. Alle ore 10.30(locali) eravamo in mare di frontealla spiaggia di Ngapali presso il villaggioSandoway Resort, quando c’èstato un terremoto e ci hanno pregatodi uscire dall’acqua, perchégiungevano notizie preoccupanti daaltre aree vicine. Siamo rimasti sullaspiaggia e alle ore 13 il mare hacominciato a ritirarsi; si era tutti lìa guardare questo fenomeno stranoe allo stesso tempo privo di qualsiasisegnale di pericolo. Si vedevano pietreche sono sul fondale del mare edora invece erano affiorate. Da noi,per fortuna, il mare si è solo ritirato,altrove è tornato con l’onda anomala.Siamo stati fortunati.E notizie dalle altre aree?Non immaginavamo una situazionecosì grave; lì si è senza televisione(scelta del villaggio turistico) e i cellularidei turisti in Birmania nonhanno accesso alla rete locale. Solotornati a casa, ci siamo resi contodell’entità della tragedia capitata aquella povera gente. (E.P.)Perché non siamo pronti per la darsenaProprio oggi (16.1.2005) una testatagiornalistica locale – Carlino Rimini– apre in seconda pagina con laquestione darsena, riportando: “…lanautica riminese con il vento in poppa,dopo Rimini anche Cattolica e Bellariaprossime al “varo” della darsena...”,e via via elencando anche alcunicantieri nautici della zona.Scrivo queste poche righe per esprimereil mio punto di vista, strettamentepersonale, riguardo l’affaredarsena.La mia età (27 anni) non mi aiutamolto ad andare indietro nel tempo ea toccare con mano quello che è statoed è diventato il settore nautico a Bellaria,nonostante le mie frequentazioniassidue nella zona del porto ancheda ragazzino in quanto mio padreera uno dei titolari di un cantierenautico della zona.La darsena a Bellaria doveva arrivareprima, circa 20 anni fa, un periodoin cui il mercato della nautica vivevaun trend positivo. Ricordo l’autostradapiena di auto con carrelli ebarche, erano gli anni in cui si potevaosare molto in quel settore.Poi è arrivata la crisi generale. Lanautica è stata una dei primi settoria risentirne: solo negli ultimi dueanni le vendite sono aumentate (moltoexport) in particolare il mercatoguarda al bene di lusso quindi allabarca grossa.In questo momento l’offerta rappresentatadalle darsene non incontramolto interesse. Oramai chi possiedeuna barca ha già i suoi punti di riferimentoe si potrebbe spostare solo nelcaso in cui una nuova località offrisse,oltre ai servizi di allaggio e rimessaggio,anche altro. E qui viene il bello.Facendo un piccolo tour nella nostraBellaria Igea Marina – definita “unposto al sole” – ci si può rendere contoche ora come ora una darsena sarebbefuori luogo, mancando infatti tuttii servizi rivolti a quel segmento diclientela (non dimentichiamo che ladarsena di Rimini fatica a decollare).Non penso assolutamente che un “armatore”porti la sua barca in un luogodove ristoranti, discoteche e pubrischiano di chiudere (o hanno giàchiuso) perché non si lavora: feste(pochissime e mal pubblicizzate) controllatecon il fucile dal balcone dell’albergatorea fianco pronto a colpirese i decibel o l’orario della musicaoltrepassa la fatidica soglia di sopportazione(molto ma molto bassa); unturismo dedicato più alla terza etàche ad altro. Più che un posto al sole,direi quasi un posto al Salus...Prima cerchiamo di verificare questecose, poi si potrà guardare ancheoltre, verso la darsena che, a mio parere– come è successo a Rimini – èsolo un mezzo per arricchire i solitipalazzinari che vedono triplicare ilvalore dei loro immobili. Insomma,la solita speculazione edilizia di cuitanto si parla. Rischiamo di darci lazappa sui piedi.Il paragone con Cattolica non rende,mi è capitato spesso di frequentarequella zona e posso dire con certezzache loro adesso sono pronti ad accoglierela darsena: in questi anni sonoinfatti riusciti a sviluppare il turismoanche nell’ambito locale, conservizi, arredi e programmazioni rivoltesia al cittadino residente sia alturista.Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare,ma anche il dare, e se c’è qualcunoche dà c’è anche qualcuno che prende,ma soprattutto c’è qualcuno chelo prende. E a prenderlo anche questavolta siamo noi. Dove avete capito.Cristian ScagnelliSIDIS s.n.c.Impresa di Pulizia e di ServiziSede: Via Ravenna, 139b - BellariaTel. 0541 346332 - Fax 0541 342217Pulizie: Condomini - Uffici - Enti Pubblici - Alberghi - AttivitàCommerciali - Abitazioni Private.Servizi: Giardinaggio e potatura - Opere murarie -Tinteggiatura - Idraulica - Elettricista - Cotto -Falegnameria - Opere in ferro - Trattamento Parquet -Moquette - ecc.La ditta dispone anche della Piattaforma aereafino a 18 metri di altezza.Per informazioni e preventivi gratuiti: Dir. Tec. Ernesto Striano (cell. 360.842656) - Resp. Tec. Eduardo Chirichella (cell. 335.1510101)


il personaggio16Il maresciallo Giovanni Zeni, bellariese, ha ricevuto un encomioper essersi distinto nell’operazione “Antica Babilonia”.Il NuovoIn missione in IraqSEGUE DA PAG. 1Il sottufficiale bellariese si è particolarmentedistinto in due occasioni:coordinando la costruzione del depositomunizioni, “riuscendo ad assicurare- si legge nella motivazione -il soddisfacimento di tutte le esigenzedi rifornimento di munizioni edesplosivi del contingente, a tuttovantaggio dell’efficienza operativadelle Task Forces”, e durante gli avvenimentidel 5 e 6 agosto 2004. Inoccasione degli attacchi dei milizianiarmati alle pattuglie italiane ealla polizia locale, è toccato al marescialloZeni occuparsi in prima personadel trasferimento delle munizioniutilizzate dalla Task Force “Serenissima”.Il militare bellariese haanche scortato un convoglio dellaCroce Rossa in uno dei tanti e pericolositrasferimenti nel territorio controllatodalle forze italiane.Il contingente militare del nostroPaese presente a Nassirya ha il compitodi garantire la sicurezza ancheper consentire l’arrivo degli aiuti econtribuire alle attività di interventopiù urgente nel ripristino delle infrastrutturee dei servizi essenziali.Inutile sottolineare la gravità dellamissione alla quale ha partecipatoImmagini da Nassirya. Alcune fotografieche documentano la presenza militare italianain Iraq. A sinistra, Giovanni Zeni, cheha trascorso quattro mesi nei territori ancorainsanguinati dalla violenza. Ha prestatoservizio come capo munizioni.Giovanni Zeni che è stato per quattromesi (da maggio ad agosto 2004)nello stesso luogo in cui il 12 novembre2003 si è verificato il tragico attentatoterroristico contro la base“Maestrale” di Nassirya, nel qualepersero la vita 17 militari e 2 civili(ma ci furono anche 21 feriti). Amaggio e a luglio dello scorso annoaltri due militari italiani hanno persola vita. Giovanni Zeni al ritornodalla missione irachena ha ripresoservizio come artificiere alla Casermadi Cesano (Roma).

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