mirafiori - Torino Strategica

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MIRAFIORI: CHE FARE DELLO STABILIMENTO SIMBOLO DELFORDISMO ITALIANO?estratto dalla Rivista “itaca - Quaderni del territorio” n. 4 - luglio 2006


Il Comitato locale UniCredit Torino-Canavese, fin dal suoprimo insediamento, si è misurato con le problematichee le prospettive aperte dalla transizione del Nord-Ovestdal modello economico e sociale imperniato sull’industrializzazionedi massa, verso una modernizzazionebasata su un mix produttivo più equilibrato che, qualificandole competenze distintive dell’area, operi nelladirezione di un’economia e una società postfordisti. Giànel corso del primo intervento pubblico, realizzato incollaborazione con l’Unione Industriale del Canavese, ilComitato locale aveva affrontato il tema del futuro diun’area segnata (come Torino) dalla presenza di unadelle più gloriose industrie del Paese, l’Olivetti. In quelcaso, lo studio e il convegno realizzati, avevano posto inprimo piano, tra l’altro, il tema del riutilizzo dei contenitoriindustriali dismessi già appartenenti al GruppoOlivetti. Successivamente, nel dibattito interno alComitato, è emersa l’esigenza di affrontare direttamenteil problema della destinazione futura di quello che èancora il maggiore impianto industriale italiano,Mirafiori.Lo stabilimento, oggi, presenta ampie aree inutilizzateo sotto-utilizzate, effetto combinato delle strategie dioutsourcing compiute nel corso degli anni ’80 e ’90 edell’accresciuta importanza di altri complessi (nelMezzogiorno e all’estero) dai costi industriali maggiormentecompetitivi. Nel periodo 1997-2003, Mirafiori haperso globalmente una produzione corrispondente acirca 300.000 vetture/anno. Il livello di utilizzo degliimpianti non supera il 40% e poco più del 50% deglispazi destinati alla produzione è attualmente in funzione;solo il 20% è utilizzato in misura superiore al 70%della capacità produttiva. Il quadro della situazione ècompletato dal numero degli attuali addetti, di pocosuperiore a 15.000, inclusi i dipendenti di Comau, TNT,Marelli e delle altre società direttamente impegnateall’interno degli stabilimenti. Nel 1980 i dipendentidiretti nella sola Mirafiori erano circa 40.000.In questo quadro si è inserita l’iniziativa degli Entipubblici (Regione, Provincia, Comune), concretizzatasinel protocollo d'intesa, siglato nel mese di giugno con ilGruppo Fiat, che sancisce la cessione a una nuova societàa prevalente capitale pubblico di parte dell’area in cuisorge lo stabilimento di Mirafiori e di quella del cosiddettoCampo volo di Collegno, entrambe di proprietà delLingotto. Con l’intesa, il gruppo Fiat s’impegna a mantenerel’attività produttiva con un piano che prevede, inprima battuta, la produzione anche a Mirafiori della“Grande Punto”, inizialmente prevista nel solo stabilimentodi Melfi. La nuova linea avrà una capacità produttiva,a regime (a partire da luglio) di 260 vetture algiorno.La nuova società proprietaria degli spazi ceduti si chiama“Torino nuova economia” (TNE), e ha un capitalesociale di 67 milioni di euro: vi fanno parte, con una quotaparitaria (40%), Regione Piemonte e Comune di Torino,cui si aggiungeranno la Fiat e la Provincia con il 10% ciascuno.Complessivamente la TNE acquisisce così circa900.000 mq. di aree ex Fiat, di cui 300.000 nel complessodi Mirafiori e 600.000 del Campo Volo. Il protocollo d’intesaprevede, inoltre, interventi di tipo finanziario (tra cuila costituzione di un fondo chiuso a favore dell’indottopiemontese dell’auto), organizzativo e di supporto all’attivitàdi ricerca e sviluppo per il settore automotive.La prima iniziativa di riutilizzo riguarda l’ex area dellaFiat Engineering (10.000 mq) sulla quale sorgerà, nel2007, il Centro del design curato dal Politecnico. Entronovembre TNE entrerà in possesso delle aree serbatoi diMirafiori, dell’ex gommatura, degli immobili e dei terrenidella Porta 24 e del parcheggio tra le vie Plava,Anselmetti e della Manta. I 300.000 mq acquistati dallaTNE saranno inoltre presentati a possibili investitoridurante l’Expo Italia Real Estate di Milano.È nel quadro delle rinnovate attenzioni sul futuro diMirafiori che Il Comitato Locale UniCredit Torino-Canavese ha elaborato una proposta di “accompagnamento”al percorso di recupero dello stabilimento.Un’iniziativa che si propone il duplice scopo di sviluppareuna riflessione “pubblica” sul modello d’utilizzodegli impianti e favorire l’incontro con soggetti economicipotenzialmente interessati ad una nuova localizzazionenell’area.Il recupero delle aree industriali dismesse già appartenential ciclo d’accumulazione fordista, e l’innesco,50Mirafiori: che fare dello stabilimento simbolo del fordismo italiano?luglio.06


GRUPPO DI LAVORO E FINALITÀ GENERALI DEL PRO-GETTO “MIRAFIORI”Nello scorso mese di aprile è stato insediato il nucleooperativo del gruppo di lavoro incaricato di realizzare leattività di studio e animazione territoriale del “ProgettoMirafiori”. Il gruppo, che agirà sotto la direzione scientificae il coordinamento di Aldo Bonomi (DirettoreConsorzio AASTER) e del professor Giuseppe Berta(Università Bocconi), sarà composto da un team diricercatori del Consorzio AASTER e dell’UniversitàBocconi.Il progetto si propone contestualmente di realizzareobiettivi conoscitivi e di “sensibilizzazione” sul temadella strategia di re-insediamento nell’area di Mirafioriacquistata dagli Enti Locali, nell’ambito del citato accordocon il Gruppo Fiat.In specifico, nelle fasi iniziali, il progetto intende:■ realizzare uno studio esplorativo volto a evidenziare,sulla base di alcuni case study nazionali e internazionali,alcuni modelli di recupero e riutilizzo di areeindustriali dismesse;■ implementare una specifica linea di ricerca finalizzataad acquisire informazioni sulle strategie insediativedi operatori economici di dimensioni medie e mediograndi,valutandone nel contempo la disponibilità aconsiderare Mirafiori come possibile opzione di localizzazionefutura;■ promuovere eventi e incontri di approfondimento,finalizzati a sensibilizzare attori economici, istituzionalie più in generale la stessa cittadinanza, sul problemadel riutilizzo a fini produttivi delle aree dismesse diMirafiori; alla base di questa opzione è la consapevolezzadella necessità del dibattito “pubblico” e di unconfronto ampio, intorno a scelte e decisioni che, proprioin virtù della loro importanza sul piano delle strategieurbane e delle ricadute pubbliche, non possonorimanere confinati in ambiti tecnici.Nel complesso, il progetto ha le prerogative di unavera e propria ricerca-azione, in cui gli obiettivi conoscitivie d’esplorazione teorica s’intrecciano e sono subordinatiall’esigenza di “trasformare la scena”; nel casospecifico, di animare il dibattito intorno al “futuro diMirafiori” fornendo indicazioni operative e soluzioniintermedie in grado di orientare l’azione dei decisori.IL PIANO D’AZIONEIl piano d’azione ruoterà intorno a tre linee di studio edi comunicazione.1. Ricognizione su casi di riutilizzo di areeindustriali in Italia e in EuropaIl recupero degli impianti e delle aree industriali dismessedel ciclo fordista ha interessato, negli ultimi ventianni, numerose ex company town industriali italiane edeuropee. La prima linea di ricerca consisterà in una ricognizioneesplorativa di alcune esperienze di recuperofunzionale e di re-insediamento di attività produttive; ilcampo d’osservazione sarà di livello europeo e assumeràil target delle città medie e medio-grandi a vocazioneindustriale manifatturiera. La ricognizione si propone difornire un inquadramento dei “modelli” di ri-utilizzodelle aree industriali dismesse, con particolare riferimentoi) ai modelli di governance delle aree medesime,ii) alla composizione delle attività insediate e iii) ai fattoriche hanno favorito ovvero ostacolato il processo diriutilizzo.2. I potenziali localizzatori: strategie e scelteinsediative della media impresaLa seconda linea d’intervento si propone d’indagare,attraverso una specifica ricerca field, le strategie localizzativedi alcuni operatori economici potenzialmenteinteressati a un futuro insediamento nell’area diMirafiori. Questa linea d’azione non consiste in unamera operazione di marketing, che sarebbe prematurarispetto alle condizioni di utilizzo del sito (che necessitadi operazioni di bonifica e adeguamento).Al centro della rilevazione sarà posta l’analisi dellestrategie e dei fabbisogni localizzativi di un campioned’imprese la cui attività è coerente con le destinazioniproduttive esplicitate dagli enti pubblici che hannoacquisito i circa 300.000 mq. del complesso di Mirafiori.Destinazione che si è da subito orientata al manteni-52Mirafiori: che fare dello stabilimento simbolo del fordismo italiano?luglio.06

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