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LA VITA DOPO LA MORTE SECONDO LE RELIGIONI ANTICHEEGIZI BABILONESI GRECI ROMANICaratteristica peculiare della religioneegizia è la credenza nella vita oltre lamorte.Secondo gli Egizi l’uomo è compostodi 4 elementi: il corpo fisico, il ka(forza vitale, un corpo spirituale), ilba (l’anima, indipendente dal corpo)e l’akh (spirito che raggiunge la suapienezza dopo la morte). Al momentodella morte l’uomo si unisce al ka pervivere con esso nell’aldilà a condizioneche il corpo sia mantenuto integro.Ciò spiega la pratica di imbalsamarei cadaveri attraverso il processodi mummificazione.Il Libro dei Morti attesta che il defunto,per essere ammesso nell’aldilà,doveva superare il giudizio del tribunaledi Osiride.Nel processo, il cuore del defunto venivaposto da Anubi, guardiano dellamorte, sul piatto di una bilancia,mentre sull’altro veniva posta unapiuma della dea Maat, dea della verità.Se il cuore del defunto risultavapiù leggero della piuma significavache egli, in vita, era stato un uomogiusto e quindi poteva essere accoltonel regno di Osiride. Diversamenteera condannato alla morte definitivae divorato da un mostro che attendevapresso la bilancia.Sumeri e Babilonesi avevano una visionemalinconica dell’Aldilà, in cui leanime avrebbero vagato rimpiangendoi momenti felici della vita terrena.Questa visione si collegava a un generalepessimismo: solo la persona giovane,sana, fortunata negli affettisperimentava una parvenza di felicità,destinata a svanire con la vecchiaiae la morte.In Mesopotamia, il regno dei morti siestendeva nella parte occidentaledella terra, rappresentato come uncerchio circondato da sette mura esette porte e governato dalla dea Allatu.L'anima deve guadare un fiumescuro e sinistro, per poi passare attraversotutte le sette porte svestendosipoco a poco dei suoi indumentiumani. Alla fine si ritrova in un luogoprivo di luce e speranza chiamato A-rallù, luogo del non ritorno. La morteè simile al sonno.Una volta giunto nell’aldilà il defuntodoveva condurre, per l’eternità,un’esistenza scialba e torpida, unavita cupa e negativa in continua soggezioneal dominio dispotico degli dèiinfernali: addormentato e senza forze,immobile e coperto di terra, simileagli uccelli notturni dei fori e delle caverne,il defunto mangiava solo fangoe beveva unicamente l’acqua fangosaIl destino degli uomini dipendeva daglidei, ma su di essi prevaleva unaforza impersonale e cieca chiamatafato o destino, alla quale nessuno potevasottrarsi e che gli stessi dei nonpotevano modificare.Ciò dava un tono tragico al pensierogreco, il quale non ha sviluppato precisamenteun idea sulla vita oltre lamorte.L’Ade, il regno dei morti, abitato dalleanime dei defunti, era concepito comeun luogo buio e triste, in cui le a-nime si consumavano nel ricordo enel desiderio della vita terrena.Le anime che avevano ricevuto sepolturacon una moneta sugli occhi o inbocca, l’obolo da dare a Caronte, ilvecchio barcaiolo, erano traghettatefino alla riva opposta del fiume Acheronte(il fiume dei dolori) dove li a-spettava il Cerbero, il cane infernale atre teste, che faceva entrare i nuoviarrivati e impediva a chiunque di lasciarel’oltretomba.Il tribunale della giustizia infernale,presieduto da Minosse, destinava leanime dei malvagi al Tartaro, voragineoscura di sofferenza, quelle deibuoni ai Campi Elisi e quelle degli'ignavi', alla permanenza in un tediosenza fine nel prato degli asfodeli.Al latino appartiene il termine religioche significa prestare attenzione atutte le manifestazioni del divino.La vita dell’individuo era dominatacome per i greci dal destino (fatum) edoveva guadagnarsi il favore degli deiplacandoli e implorandoli.L’idea dell’aldilà (gli Inferi) non si differenziavadall’Ade greco.Gli inferi erano divisi in : Campi Lugentes,per coloro che erano mortigiovani; Tartaro per i malvagi; CampiElisi per i giusti.Nell'Eneide di Virgilio, Enea, dopo lasua fuga da Troia, arriva in Campania,a Cuma, per consultare la Sibilla. Ellalo accompagna negli Elisi, dove incontrasuo padre Anchise, deceduto dapoco. Un luogo in cui per i mortali lavita è bellissima, mai toccata da nevee pioggia, né dal freddo, ma sempresoffi di zeffiro rinfrescanti per gli uomini,mandati da Oceano.Durante i parentalia, nel mese dimaggio, ogni famiglia onorava latomba degli antenati con fiori e cibi,per ottenerne protezione e nei pressidella tomba si consumava un banchettochiamato refrigerium. Questoperché temevano che i defunti potesserotornare sulla terra e cercavanodi propiziarseli con riti particolari.


degli stagni; questa situazione, tuttavia,non gli impediva, ogni tanto, ditornare a spaventare e tormentare ivivi che lo avevano dimenticato.Pertanto era considerato spaventosonon ricevere sepoltura o non lasciarequalcuno che provvedesse alle offertedi cibo per i defunti.Nella concezione Sumera invece lamorte non è che un passaggio versoun nuovo stato, un rito di trasformazioneche permette all'anima di migraree cambiare. È paragonabile adun'immersione in vortici di correntevitale, il cui simbolo è il cerchio, l'Eternoritorno. Nessuna anima puòsfuggire a questa crescita personaleche è parallela al divenire cosmico.

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