05/06-201 - Parrocchia di Ascona

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05/06-201 - Parrocchia di Ascona

nato del Bernini, per esprimere con la presenzafisica la vicinanza sopratutto dei giovani,com’era logico attendersi. Il secondo èstato un riandare alle fonti della propria religiositàe del conseguente impegno vocazionalenella San Vincenzo.Quali indicazioni trarne? L’incontro conBenedetto XVI è stato, a mio avviso, una felicissimaesperienza di vivere la Chiesa, divivere non da isolati la nostra appartenenzaal laicato cattolico, ricco di tanti carismi,dove l’unione significa davvero “forza”. Eancora, essere Chiesa dei Christifideles laici,senza timore di essere considerati “bacia pile”(come si diceva con sufficienza in Piemonte),anzi con motivazioni alte di appartenenza,come ho cercato di illustrare nell’Editorialedi aprile e su cui la rivista proponea pag. 10 un validissimo approfondimento.La Sindone ha evocato – penso in molti –tra tante altre suggestioni, il pensiero dellamorte terrena, ma anche e soprattutto, dellarisurrezione alla vita nuova nell’eterna felicitànel Signore, nostro Padre Onnipotente.In breve, del Paradiso di cui oggi si parlapoco o niente. Felice quindi l’Ostensionedella Sindone, che nella sofferenza parla diamore infinito, che aiuta a dare confermealla nostra fede sovente smarrita nel dubbioe tuttavia «disposta ad arrendersi ad unamore crocifisso», come ha detto il Card.Poletto. La “Passio Christi”, per i vincenzianie non solo, da oggi è più che mai “PassioHominis”, che si arricchisce di un rinnovatostimolo al servizio fraterno, alla carità e all’impegnoper la giustizia.■Roma Piazza San Pietro: igiovani applaudono BenedettoXVI al termine del Regina Coeli(foto MB)«BENEDETTO: UNO DI NOI!»enedetto: uno di noi!», così gridavano le circa 200mila«Bpersone la mattina del 16 maggio scorso in Piazza SanPietro a Roma, in risposta all’appello di solidarietà al Papalanciato dalla Cnal (Consulta nazionale delle aggregazionilaicali).La segretaria generale della Cnal, Paola Dal Toso, nel pienodella bufera degli scandali degli abusi sessuali su minori daparte di sacerdoti, ha indetto, nella Giornata mondiale delleComunicazioni sociali, un meeting di fedeli per esprimeresolidarietà a Ratzinger. In questo momento di aspre critiche e dicontinui attacchi mediatici, era fondamentale per il popolocristiano rendere visibile il proprio affetto, la somma gratitudine eil costante accordo con la Chiesa, il Clero e con il suo leader.Hanno risposto circa 70 associazioni laicali cattoliche,delegazioni di tutte le diocesi italiane, pellegrini delle comunitàparrocchiali, scuole, università, famiglie e tantissimi giovani, e laSan Vincenzo De Paoli non poteva certamente mancare.Un nutrito gruppo di giovani volontari vincenziani è arrivato daNapoli, con un panino nello zaino, gli ombrelli per la pioggia, cheper fortuna non sono quasi serviti, e si è unito ai vincenzianiromani. E così all’Angelus nella piazza romana gremita di genteche pregava, sventolava bandiere e striscioni, applaudiva, ivolontari vincenziani hanno, con grande entusiasmo, tenuto altolo striscione, un po’ capriccioso, della San Vincenzo, cheaccompagnato da tante manine colorate manifestava la voglia distringersi attorno al Papa.L’incontro è stato seguito in diretta da Tv2000 a partire dalle10,55 e da A sua immagine su Raiuno dalle 10,30.Antonietta BusielloLe frasi significative di Benedetto XVI al Regina Coelisono riportate in IV di copertina.La San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 20107


✓Vita societariaAssemblea Generale straordinariadi Marco Bétemps8Ancora una volta la grande casa dei Padridella Missione a Salamanca apre lesue porte ai membri del Consiglio GeneraleInternazionale della Confederazionedella Società di San Vincenzo De Paoli, riunitiin Assemblea Generale straordinaria,chiamati ad eleggere il XV Presidente Generale.Tale evento avrebbe dovuto cadere nel2011, ma le dimissioni dell’ultimo Presidentein carica, José Ramòn Diaz Torremocha,hanno fatto anticipare di quasi un anno leelezioni.Oltre 150 i presidenti di Consigli Nazionalie Consigli Associati ed Assimilati, sacerdotie altri invitati, convenuti da quasi tuttigli oltre 140 Paesi in cui la Società è presente:Paesi alcuni dai nomi comuni qualiFrancia, Stati Uniti, India, Australia, altrinoti solo ai più eruditi, come Belize, IsoleFiji, Vanuatu. Anche le loro immagini creanouna piacevolissima varietà di colori dellapelle e dei vestiti, grazie ai costumi africanidi alcune donne e persino di qualche confratello.Sono momenti vissuti nella pienaconsapevolezza di cosa significhi “essere società”:crollano i muri della sala ove ci riuniamocon la nostra Conferenza e ci si abbracciatra fratelli e sorelle impegnati comenoi, e anche molto più di noi, nell’amareCristo nei poveri.Tra i votanti, per la prima volta la nuovapresidente della San Vincenzo Italiana ClaudiaNodari: dei cinque candidati alla caricadi XV° Presidente Generale della FederazioneInternazionale, il 27 maggio è stato elettoMichael Thio di Singapore, già Presidentedella Commissione Tecnica Territoriale, conl’87% dei voti. Secondo una nuova proceduravoluta da Torremocha, egli ha fatto PromessaSolenne di servire la Società, di fronteP. Gregory Gay, superiore Generale deiPadri della Missione e al Presidente uscente.Come da Statuto della Società, entrerà incarica solo con la festa del Beato FedericoOzanam il 9 settembre (evento posticipatoal 27 per motivi personali).Il Presidente uscente ha ricevuto un riconoscimentotanto inatteso quanto importante,sia per lui che per la Società: infatti ilLa San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 2010In programma dal 28 maggio al 1° giugno scorsoha eletto il nuovo presidente internazionale.Affrontati i nodi strategici della giustizia sociale,giovani, formazione e cambiamento sistemicoSalamanca:Assemblea generalestraordinariaIn alto – Da sinistra:il Presidente uscenteRamòn DiazTorremocha, ilSuperiore Generaledei Padri dellaMissione P. GregoryGay e il nuovoPresidenteInternazionaleMichael ThioSotto – Momentoassembleare.Nella pagina accantofoto di Famiglia deipartecipantiall’AssembleageneraleSanto Padre Benedetto XVI gli ha fatto pervenire,per le mani di S.E. il Cardinale JosephCordes, Presidente del Pontificio ConsiglioCor Unum, l’onorificenza di “Commendatoredell’Ordine di S. Gregorio Magno”(uno dei cinque ordini pontifici della Chiesacattolica). Secondo il cerimoniale diplomaticoè un ordine di prima classe. Il CardinaleCordes era arrivato a Salamanca per celebrarela Santa Messa di domenica 30 maggiounitamente al Consigliere Spirituale dellaSocietà, Père Yvon Laroche (RSV), al PadreGregory Gay e agli altri sacerdoti appartenentialla San Vincenzo.Se il riconoscimento del Presidenteuscente da parte della Santa Sede è sicuramenteil premio per l’opera intensa, intelligentee fruttuosa di Torremocha – è riuscitorecentemente ad aprire circa trenta Conferenzenella Repubblica Popolare della Cina– è altrettanto indubbio che esso investel’Associazione nella sua totalità, quale attestatodella validità dell’attività che essa svol-


ge a livello mondiale, mediante lo straordinario numerodei suoi quasi ottocentomila membri presenti neicinque continenti e della certa sua appartenenza di fattoalla Chiesa.Dopo i discorsi di saluto del Presidente uscente e delneo eletto, il Cardinal Cordes ha tenuto una conferenzadal titolo “Praticare la carità”. Ha ricordato come anch’egli,giovane studente, fosse stato membro di unaConferenza di San Vincenzo e come in seguito sia statoa fianco di Papa Giovanni Paolo II nella stesura dellabozza di quella che poi Benedetto XVI ha trasformatonell’Enciclica “Deus Caritas Est”. Ha altresì ribaditol’importanza per i cattolici di un impegno politico peril conseguimento della giustizia sociale.Negli altri due giorni sono state presentate quattrorelazioni molto interessanti: sulla Giustizia sociale, suiGiovani, sulla Formazione e sul Cambiamentosistemico. Esse sono state oggetto di studio per altrettanti“Lavori di Gruppo” che hanno coinvolto tutti ipartecipanti. Brevemente riassumiamo le tematichetrattate.La prima conferenza è stata presentata dal Dr. JohnFalzon, direttore generale del Consiglio Nazionale dellaSSVP Australiana, col titolo “Gli esclusi e gli sconosciuti– La nostra lotta per la Giustizia Sociale nel XXISecolo”. Partendo dal pensiero di Federico Ozanamsulla necessità di rimuovere dalle radici le cause dellamiseria, ha impostato la sua trattazione sul motto dellaSSVP: “Servire nella Speranza” con una dovizia di riferimentiletterari e culturali a giustificazione e ad incoraggiamentodell’impegno sociale dei membri. Ci piacericordare la definizione data della nostra Associazioneche “è un Movimento, perché non statica” ed è “spiritualeperché mossa dall’esigenza evangelica di una caritàcompleta”. L’impegno comune – ha aggiunto il Dr. Falzon– è quello che secondo un proverbio degli indigenibrasiliani: “trasforma quello che per un singolo è un sogno,nell’inizio di una realtà, se si sogna assieme”. I relativiLavori di gruppo hanno affrontato quattro domandeinteressanti: lasciamo che la Carità si sostituisca allaGiustizia? Come possiamo, in quanto movimentomondiale, rinforzare la nostra presenza globale lottandocontro le cause della povertà e dell’ineguaglianza?Come possiamo sensibilizzare i nostri governi nazionaliper costruire una società più giusta? In che modopossiamo capire come siamo visti dai nostri fratelliemarginati?La conferenza sui “Giovani” è stata presentata dalnuovo Delegato giovani internazionale Julien Spiewak,veramente molto capace, attivo e simpatico, che ha saputoevidenziare bene la realtà attuale della difficile integrazionedei giovani nelle Conferenze di adulti, e lepotenzialità che Internet offre per tenere uniti i giovanie attirarne altri all’interno della nostra Associazione. ILavori di gruppo si sono articolati attorno a tre punti:come reclutare i giovani nel nostro paese, come favorirela loro presenza nella struttura e come integrarlinella struttura.Il Padre Malooney, già Superiore generale dei Padridella Missione, è stato il relatore della Conferenza sul“Cambiamento sistemico”. Questo è un metodo per migliorarel’efficacia della carità, proposto assieme aimembri della Famiglia Vincenziana Internazionale daalcuni anni, ma sulla cui attuazione è necessario ritornarefinché non sia assimilato come strumento di lavoro.Efficacissima la presentazione grafica nella qualelavoro, guadagno, cibo, salute, educazione, formanoun circolo chiuso nel quale il Cambiamento sistemicopuò intervenire indifferentemente in qualsiasi puntoper portare benefici.Forse la più applaudita è stata l’ultima relazione adopera del già Presidente del Consiglio Nazionale diFrancia, Jean Cherville, sulla “Formazione”. Egli hapresentato un quadro completo della situazione culturalee morale della società civile di oggi a livello globale,con un’analisi attenta e precisa delle cause, indicandochiaramente nella Formazione lo strumento indispensabileper i vincenziani al fine di svolgere un’azioneproficua nel mondo in base allo spirito che anima lanostra Società.Entusiasmante e commovente al tempo stesso allafine della Santa Messa celebrata alla mattina dell’ultimogiorno, l’allineamento di tutti i partecipanti che appoggiatialle lunghe pareti della grande chiesa e legatil’uno al braccio dell’altro in una grande catena, hannointonato il nuovo inno della Società composto e musicatodall’Assistente di Torremocha nelle tre lingueprincipali, Juan Tirado.I Presidenti cambiano, la San Vincenzo continua nelmondo intero.■


✓SpiritualitàTestimoni di Cristonella comunità politica10Il tema di questa vostra Assemblea «Testimonidi Cristo nella comunità politica»,riveste una particolare importanza. Certamente,non rientra nella missione dellaChiesa la formazione tecnica dei politici. Cisono, infatti, a questo scopo varie istituzioni.È sua missione, però, «dare il suo giudiziomorale anche su cose che riguardanol’ordine politico, quando ciò sia richiestodai diritti fondamentali dellapersona e dalla salvezza delle anime...utilizzando tutti e solo quei mezzi chesono conformi al Vangelo e al bene ditutti, secondo la diversità dei tempi edelle situazioni» (Gaudium et spes, 76).La Chiesa si concentra particolarmentenell’educare i discepoli di Cristo,affinché siano sempre più testimonidella sua presenza, ovunque.Spetta ai fedeli laici mostrare concretamentenella vita personale e familiare,nella vita sociale, culturale epolitica, che la fede permette di leggerein modo nuovo e profondo la realtàe di trasformarla; che la speranzacristiana allarga l’orizzonte limitatodell’uomo e lo proietta verso la veraaltezza del suo essere, verso Dio;che la carità nella verità è la forzapiù efficace in grado di cambiare ilmondo; che il Vangelo è garanzia di libertàe messaggio di liberazione; che iprincipi fondamentali della Dottrina socialedella Chiesa – quali la dignità dellapersona umana, la sussidiarietà e la solidarietà– sono di grande attualità e valoreper la promozione di nuove vie di sviluppoal servizio di tutto l’uomo e di tuttigli uomini.Compete ancora ai fedeli laici partecipareattivamente alla vita politica, in modo semprecoerente con gli insegnamenti dellaChiesa, condividendo ragioni ben fondate egrandi ideali nella dialettica democratica enella ricerca di un largo consenso con tutticoloro che hanno a cuore la difesa della vitae della libertà, la custodia della verità e delLa San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 2010Nell’ampio stralcio del discorso tenuto daBenedetto XVI il 21 maggio alla plenaria delPontificio Consiglio per i laici, l’esortazione ailaici ad essere testimoni di Cristo e del Vangelonella comunità civile e politicaRoma: 16 maggioPiazza San Pietro… in attesa dellarecita del ReginaCoeli (foto MB)bene della famiglia, la solidarietà con i bisognosie la ricerca necessaria del bene comune.I cristiani non cercano l’egemonia politicao culturale, ma, ovunque si impegnano,sono mossi dalla certezza che Cristo è lapietra angolare di ogni costruzione umana(cfr. Congr. per la dottrina della fede, Notadottrinale su alcune questioni relative all’impegnoe al comportamento dei cattolicinella vita politica, 24 nov. 2002).Riprendendo l’espressione dei miei Predecessori,posso anch’io affermare che lapolitica è un ambito molto importantedell’esercizio della carità. Essa richiama icristiani a un forte impegno per la cittadinanza,per la costruzione di una vita buonanelle nazioni, come pure ad una presen-


za efficace nelle sedi e nei programmi dellacomunità internazionale. C’è bisogno di politiciautenticamente cristiani, ma prima ancoradi fedeli laici che siano testimoni diCristo e del Vangelo nella comunità civilee politica. Questa esigenza dev’essere benpresente negli itinerari educativi, delle comunitàecclesiali e richiede nuove forme diaccompagnamento e di sostegno da partedei pastori. L’appartenenza dei cristiani alleassociazioni dei fedeli, ai movimenti ecclesialie alle nuove comunità, può essere unabuona scuola per questi discepoli e testimoni,sostenuti dalla ricchezza carismatica, comunitaria,educativa e missionaria propriadi queste realtà.Si tratta di una sfida esigente. I tempi chestiamo vivendo ci pongono davanti a grandie complessi problemi, e la questione socialeè diventata, allo stesso tempo, questione antropologica.Sono crollati i paradigmi ideologiciche pretendevano, in un passato recente,di essere risposta «scientifica» a talequestione.Il diffondersi di un confuso relativismoculturale e di un individualismo utilitaristicoed edonista indebolisce la democraziae favorisce il dominio dei poteriforti. Bisogna recuperare e rinvigorireun’autentica sapienza politica; essere esigentiin ciò che riguarda la propria competenza;servirsi criticamente delle indaginidelle scienze umane; affrontare la realtà intutti i suoi aspetti, andando oltre ogni riduzionismoideologico o pretesa utopica; mostrarsiaperti ad ogni vero dialogo e collaborazione,tenendo presente che la politica èanche una complessa arte di equilibrio traideali e interessi, ma senza mai dimenticareche il contributo dei cristiani è decisivo solose l’intelligenza della fede diventa intelligenzadella realtà, chiave di giudizio e di trasformazione.È necessaria una vera «rivoluzione dell’amore».Le nuove generazioni hanno davantia sé grandi esigenze e sfide nella lorovita personale e sociale. Il vostro dicasterole segue con particolare cura, soprattutto attraversole Giornate mondiali della gioventù,che da 25 anni producono ricchi fruttiapostolici tra i giovani. Tra questi vi è anchequello dell’impegno sociale e politico, unimpegno fondato non su ideologie o interessidi parte, ma sulla scelta di servire l’uomoe il bene comune, alla luce del Vangelo. ■Benedetto XVILa San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 201011


A PARI MERITOTitolo: “IL TARLO DEL SOSPET-TO”Autore: Classe II E dell’IstitutoComprensivo Ospitaletto di Ospitaletto(BS)Sezione: DrammaturgiaTitolo: “CALVINAUTICHE”Autore: Classe II A dell’Istituto Paritario“Sacro Cuore” di SiracusaSezione: LetterariaTitolo: “LETTERA APERTA ADOGNI ADULTO CHE SENTE DIAVERE UN CUORE”Autore: Liliana Hu - Classe III Hdella S.M.S. De Filippo Tovini diBresciaSezione: LetterariaTitolo: “LO STUDIO È UN DIRIT-TO DI TUTTI”A PARI MERITOTitolo: “FATEMI STUDIARE, CON-VIENE A TUTTI”Autore: Buono Mariateresa dellaClasse I A - Istituto d’Istruzione Superiore“L. Einaudidi Cervinara(AV)Sezione: LetterariaTitolo: “IL MIRACOLO DELLE LA-CRIME DI PANF”Autore: Stramaccioni Irene dellaClasse V G - Liceo Scientifico Statale“Francesco Severi” di FrosinoneSezione: LetterariaTitolo: “AD UNA PERSONA SPE-CIALE”Autore: Polletta Luciano della ClasseI A - Istituto di Istruzione Superiore“G. Pittarelli” (Sez. Geometri)di CampobassoSezione: LetterariaAutore: Buffon Marta - Classe III Hdell’Istituto Comprensivo di Beinasco(TO)Sezione: Arti VisiveSenza “STUDIARE PER…”Autore: Classi I e II dell’IstitutoComprensivo “G. Agazzi” - Sezionedi Tarsogno di Bedonia (PR)Sezione: MultimedialeTitolo: “FRANCESCO, TORNA ASCUOLA! …CONVIENE A TUTTI”Autore: Classe I B dell’I.C.S. “AldoMoro” - Scuola “Simone da Corbetta”di Corbetta (MI)Sezione: Arti VisiveTitolo: “FATEMI STUDIARE, CON-VIENE A TUTTI”Autore: vari alunni della Classe IIIL della Scuola “Leonardo Da Vinci”di Poggibonsi (SI)Sezione: Letteraria.Titolo: “TECA DI VETRO”Autore: Apeddu Stefania della ClasseV A - Istituto Istruzione Superiore“G. Manno” di Alghero (SS)Sezione: LetterariaSenza “IL VALORE DELLO STU-DIO PER LEOPARDI’”Autore: varie Classi del Liceo ClassicoStatale “Umberto I” di PalermoSezione: LetterariaTitolo: “QUALCUNO NON HAAVUTO SCELTA. E TU?”Autore: Della Torre Simone dellaClasse III A - Liceo Scientifico A.Omodeo di Mortara (PV)Sezione: Arti VisiveTitolo: “UN AQUILONE”Autore: Testa Luisa della Classe I A- Istituto di Istruzione Superiore“G. Pittarelli” (Sez. Geometri) diCampobassoSezione: Letteraria.La Commissione, nel corsodello svolgimento deilavori, ha valutatol’impegno complessivo“messo in campo” da partedegli Istituti scolastici a delcorpo insegnante nellaprecipua attività di guida edi indirizzo verso i proprialunni.La Commissione haapprezzato anche lafreschezza e la voglia diesprimersi, mediantel’ausilio delle varie formeespressive, da parte deglialunni.La Commissione si duole dinon aver potuto “premiare”moltissimi dei lavoriprodotti senz’altromeritevoli diconsiderazione.Rossella BarrucciGiovanni BattagliaGiuseppe Di GiammarinoElisabetta RossiLa San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 201013


Concorso Nazionale per le Scuole di 1° e 2° GradoElaborati premiati scuole di 1° Grado1° CLASSIFICATOFATEMI STUDIARE,CONVIENE A TUTTIadolescenza è sempre stata definita “un’età difficile”e un passaggio critico per l’acquisizione di unaL’propria identità adulta. La scuola è un luogo privilegiatodi osservazione, un catalizzatore delle esperienze tipichedi questa età e, per questo, si può ritenere che ilfallimento scolastico e formativo sia un indicatore fondamentaledi un disagio adolescenziale che si traducein una prospettiva di difficoltà e di insuccesso del giovaneadulto.La dispersione scolastica è un fenomeno che interessasia i paesi ricchi sia i paesi poveri e riassume un insiemedi manifestazioni negative all’interno del sistemascolastico: frequenze irregolari, bocciature, frequentimalattie, cambiamenti di sede e, strano a dirsi,casi di analfabetismo o di scarso apprendimento anchequando la scuola viene frequentata regolarmente. Adesercitare la maggiore influenza su fenomeni di dispersionescolastica è naturalmente il grado dello svilupposocio-economico.Tuttavia, anche le aree sviluppate presentano le lorosacche di emarginazione e di povertà, tanto che oggi lalinea di questa differenziazione non corre più automaticamentetra il Nord e il Sud, bensì tra le varie aree diuna stessa regione, così come tra i territori di una stessametropoli. Persino i grandi centriurbani del Settentrione, inseritiin contesti socio-economici più benestanti,presentano un rilevantepotenziale di dispersione; in questiluoghi, non si è diffusa la convinzioneche l’alto livello di formazionesia la principale risorsa individualee collettiva dell’economia moderna.La dispersione scolastica è insiemeconseguenza e concausa di illegalità (bullismo, violenzanegli stadi, baby gang, microcriminalìtà, droga...)e sottrae ogni anno migliaia di bambini e adolescential percorso educativo che potrebbe costituire validaguida verso la consapevolezza di sé e dei proprimezzi intellettuali e, forse, verso una vita piena e serena.Il problema può essere potenzialmente risolto o almenoattutito solo aiutando i ragazzi della scuola dell’obbligoad accrescere la stima in se stessi, a svilupparele proprie potenzialità, a migliorare il proprio rendimentoscolastico, a prevenire in generale l’abbandonodella scuola. Nella società della conoscenza la risorsaumana è assolutamente centrale, e per tanto, occorrecreare un ambiente aperto all’apprendimento, accrescerel’interesse verso lo studio, garantire a tutti l’accessoall’istruzione sostenendo le pari opportunità e lacoesione sociale. Questi sono i traguardi che l’Unioneeuropea si è imposta per valorizzare la persona umanacome individuo e come cittadino.Attualmente il tasso medio di dispersione scolasticaeuropeo è del 24 per cento, ma l’obiettivo dell’Europa èdi avere entro il 2010 una dispersione scolastica nonsuperiore al 10 per cento. È, infatti, inaccettabile cheampie fasce della popolazione abbandonino l’apprendimentoprecocemente e non dispongano delle competenzedi base e delle qualifiche essenziali per una pienapartecipazione nella società. Negli ultimi anni, in Italia(dove solo il 73 per cento dei giovani entra in possessodel titolo di studio superiore), c’è stata una maggioreattenzione al problema della dispersione scolastica. Attualmenteprevalgono due principi orientativi: il primoè di tipo preventivo e si basa sulla progettazione, all’internodella scuola, di “spazi speciali” di contenimentodel disagio, il secondo riguarda l’emergenza: stannonascendo varie esperienze di “maestri di strada”, i qualisi fanno carico, in contesti extra-scolastici, dei casi dimancata frequenza scolastica e di disagio conclamatosia familiare che sociale. La strada è ancora lunga, speriamoche questo sia un buon inizio...e14La San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 2010


2° CLASSIFICATOLO ZOOAppartenente alla sezione multimediale, “Lo zoo” èuno Spot di 31 secondi che con i titoli di coda duracomplessivamente 1’ e 16’’. Basato sulla tecnica dei disegnianimati, ha un ritmo ed una musica a percussioneche rende incalzanti le immagini, contribuendo allaloro efficacia.In un pollaio con sottofondo di animali da cortile: Se non vuoi fare la figura del pollo …non puoi portarti la scimmia…Non serve essere un genio …devi essere un po’ curioso…e…allora, fatti furbo…e… studia …studiare conviene a tutti … conviene studiare per una società miglioreConsultare i genitori. Avvertenze…usa la tua testa!La San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 201015


Concorso Nazionale per le Scuole di 1° e 2° gradoAnche quest’anno sono stato invitato a far parte dellaCommissione esaminatrice del concorso “Fatemistudiare, conviene a tutti” bandito per l’anno scolastico2009/2010 dalla Società di San Vincenzo De Paoli perle Scuole Secondarie di 1° grado ed esteso per laprima volta anche alla partecipazione delle ScuoleSecondarie di 2° grado.Anche quest’anno visionando con gli altri membridella Commissione i lavori pervenuti, ho provato lestesse sensazioni ed emozioni degli anni passati:rabbia, frustrazione, commiserazione ma soprattuttotanta speranza. Il grido di dolore e di denuncia èpervenuto forte e chiaro – a me come agli altri colleghi– quando abbiamo visto la foto pubblicata a pag. 17dal titolo «Somebody needs everybody: Noi perrestituire all’Africa il colore della speranza».La foto parlava da sola. Un volto, una sofferenza esoprattutto un forte messaggio. Un pugno nello stomacoben assestato che non ha bisogno di commentoalcuno.Questa foto riproduce in buona sostanza tutti i temiche sono stati ampiamente trattati nei vari lavori,esplicitati in video, disegni, poesie, elaborati in prosa:emarginazione, povertà, analfabetismo, bullismo, formedi egoismo e di indifferenza, paesi ricchi e paesi privi ditutto, giovanissimi sfruttati ed indifesi, la scuola comeIl commento di un membro della CommissioneTRA TANTI ELABORATI…passatempo inutile, forte desiderio di cambiamento ecosì via.È venuta fuori tutta una realtà rappresentata conoriginalità e freschezza. Perché tutto questo sanno dire inostri giovani studenti. Abbiamo davanti tanti problemida affrontare e risolvere. Una nube causata da unvulcano, una marea nera inquinante, popoli in guerra,crisi economica e finanziaria di portata mondiale, genteche muore letteralmente di fame, di malattia, coinvoltain guerre atroci, ecc.Ma guai a chiudere gli occhi, a giraci dall’altra parte.In un mondo sempre più globalizzato e dovel’informazione arriva in tempo reale, non si può e non cisi deve nascondere, non si può e non si deve mistificarela verità.Un bravo a quanti hanno partecipato sia con lavoriindividuali e di gruppo, sia di classe. Un grazie al corpoinsegnanti che ha recepito in pieno il messaggiolanciato dalla San Vincenzo.Conviene proprio studiare per migliorare noi stessi, lasocietà di cui facciamo parte, il mondo di domani. Solocosì con le nostre proposte e i nostri convincimentipossiamo realizzare quello che sembra solo un sogno.La scuola è di tutti. La scuola deve essere per tutti iragazzi di questo nostro martoriato pianeta.Giovanni Battagliacuna spiegazione, mi ritrovai seduta su un camion copertoda un telo di plastica verde con un’altra decina dipersone lacrimanti, a salutare con la mano la nonnache si allontanava sempre più. E con lei le sue storie, ilmio villaggio, i miei animali e la mia serenità. Mi sentivostraordinariamente triste e abbandonata.Non ricordo quanto viaggiammo e neanche se piansi;ricordo solo, grazie all’unica finestrella del camion,paesaggi che cambiavano in continuazione e decine edecine di persone con in spalla neri Kalasnicov. Noncomprendevo il significato delle mimetiche allora, mariuscivano lo stesso a trasmettermi un forte senso disoggezione. Ricordo mamma che continuava a singhiozzareinsieme ad altre donne con in braccio bambinidi tutte le età. Dai sussulti dovuti allo sterrato passammoagli ondeggiamenti di un’imbarcazione sgangherata.Il mio stomaco era stretto in un nodo all’altezzadel petto; paradossalmente, il poco spazio a mia disposizionenon mi permetteva nemmeno di vomitare.Ovunque rivolgessi lo sguardo trovavo persone con i visisporchi e i capelli arruffati, ammassati l’uno accantoall’altro e per ciascuno pochi centimetri quadrati, vitalie intoccabili.Lo sbarco fu forse più tragico del viaggio. Il paesaggioche mi si presentò fu desolante: grossi cilindri grigisputavano minacciose nubi di fumo nero, mentre enormiimbarcazioni emettevano lunghi lamenti che, ognivolta, mi facevano sobbalzare. Chiusi gli occhi, sperandoche, dopo averli riaperti, quel incubo orrendo sarebbesvanito, ritrovandomi di nuovo appoggiata allamia Kolba ad ascoltare le storie della nonna. Non accadde.I nostri compagni di viaggio, appena sbarcati, si dileguaronocome polli sorpresi da un forte acquazzone,noi invece restammo sedute su di una panchina di verniceverde che puzzava di muffa, in silenzio, fino a chela mamma non prese l’iniziativa: «Sei arrabbiata?». Lasua voce tremava e finalmente, dopo una lunga settimana,scoppiai in lacrime e per la prima volta nellamia spensierata vita le risposi: «No, ho paura».Le settimane che seguirono passarono lentamente,le vivevo trascorrendo il mio tempo sul mio letto a fissarele macchie di umido sul soffitto della mia nuovadimora. [...]Pochi giorni dopo l’uomo che mamma chiamava“tuo padre”, entrò nella mia camera sbraitando e blaterandofrasi in arabo che nemmeno ascoltavo, del tipo:«Dalla settimana prossima smetterai di non fare nientetutto il giorno, andrai a scuola». Non diedi molto pesoalle sue parole; dovetti farlo, però, quando mi ritrovai18La San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 2010


in una stanza arredata di tavoli e sedie con un’altraventina di ragazzi della mia età. Parlavano fra di loro,ridendo e scherzando in una lingua che io non comprendevo.Ogni giorno tornavo a casa con un nodo allagola che bruciava ogni volta che sentivo qualcuno parlarel’italiano. [...]Alcune delle poche cose che avevo imparato oltre a“sì, no, grazie, prego” e... “lasciami in pace”, erano igiorni della settimana. Infatti, era un martedì quandotutto cambiò. Quel martedì, durante l’intervallo, ero rimastain aula, in piedi, appoggiata alla cartina politicadell’America che ad ogni mio movimento si stropicciavasotto la mia schiena, fin quando una ragazzina mi siavvicinò. Non me ne accorsi subito, la notai soltantoquando mi si piantò di fronte esibendo un grosso sorriso,un sorriso che non mi rivolgeva più nessuno da mesi.La osservai: era bassina, con una chioma di capellibiondi, ricci, lunghi fino alla schiena e due grossi occhiverdi ridenti e confortanti. Rimase in quella posizioneper qualche istante, poi cominciò ad esprimersi goffamentea gesti cercando di farsi capire e per la primavolta, dopo tre lunghissimi mesi, scoppiai a ridere.Da allora tutto cambiò: tornare a scuola non era piùuna sofferenza. Non passavo più i pomeriggi a fissareil soffitto, ma io e la mia nuova amica gironzolavamocon un gelato in mano per il paese. Più tardi scopriiche Martina, così si chiamava, amava cantare, scriverestorie e soprattutto cucinare. Le settimane passavanovelocemente ed io senza neanche rendermene contoimparai l’italiano. Il mio timore, però, non era del tuttoscomparso: sentivo la voce dolce della nonna allontanarsisempre di più nella mia testa e con lei anche lesue storie.Un pomeriggio, sedute sul divano del salotto di Martina,lei mi porse una strana domanda. A dire la veritàera la domanda più naturale del mondo, ma da quandoavevamo stretto amicizia, nessuna delle due, volontariamenteo no, aveva mai toccato l’argomento e io nerimasi sorpresa: «Perché sei venuta a vivere in Italia?».Rimasi qualche istante in silenzio, metabolizzando ciòche mi era appena stato domandato. Sorpresa da quellapausa, Martina si affrettò a domandarmi scusa, timorosadi aver rivangato un passato poco piacevole.Scossi la testa. Il fatto era che io non sapevo la rispostaa quella semplice domanda. Il motivo della miapartenza e di tutta quella sofferenza che avevo provatoper mesi e mesi, non mi era mai stata chiarita; alloracome un fiume in piena, le parole mi uscirono dallabocca senza che io le potessi controllare. Le raccontaidel perché del mio nome, degli aeroplani gialli e blu,degli animali fantastici della foresta e ancora le raccontaidelle immense distese di terra rossa che circondavanoil mio villaggio, dei polli che razzolavano fuoridalle capanne e delle capre che aspettano ansiose lastagione delle piogge, ma soprattutto le parlai dellanonna e delle sue storie. Mentre raccontavo, ridevo epiangevo nello stesso momento, gesticolando per descriverealla mia ascoltatrice anche il minimo dettagliosenza riuscire a fermarmi, mentre Martina mi ascoltavaannuendo comprensiva. Le descrissi tutto, tuttotranne il viaggio, seduta su quel camion sgangherato epigiata sul traghetto puzzolente di vomito, ma lei nonme lo chiese, si limitò ad ascoltare ciò che le narravocon tutta l’enfasi che avevo in corpo.Quando esaurii tutto ciò di cui potevo parlare misdraiai esausta sul divano, asciugandomi le lacrime.Mi sentivo straordinariamente leggera, come se il pesoche mi aveva oppresso da quando avevo lasciato il villaggio,fosse svanito in pochi minuti. Martina mi domandòancora: «Mi racconti una storia?».Sorpresa, mi scusai con lei perché non avevo idea dicome poter tradurre in italiano storie che mi eranosempre state raccontate in un’alta lingua, ma lei mi risposeche non voleva che le raccontassi in italiano, maproprio come le raccontava la nonna. Chiusi gli occhiper fare mente locale e, prima un po’ timorosa, poisempre più sicura, iniziai a parlare, mentre i suoi occhiverdi mi ascoltavano incantati. Fu così che Martinami aiutò a tradurre in italiano le storie che conoscevo,aiutandomi a scriverle in bella calligrafia su dei fogli arighe che portavo sempre con me, mentre ogni pomeriggiomi trovavo sul suo divano a raccontarle in dialetto.Un giorno, quando varcai la soglia di casa sua, miavvolse un intenso profumo di spezie e verdure che miricordava tanto i piatti speciali della mamma. Entrai incucina e trovai Martina seduta di fronte ad un piattoenorme di tortellini e couscous.3° CLASSIFICATOIL MIO BISNONNOLuiè analfabeta…ed io per luisonola sua vocela sua scritturala sua lettura.In meè racchiusoil suo alfabetosenza parolee i suoi numerisenza passato!Francesca UrsilloFrontespizio della raccolta di poesiedell’Istituto Pittarelli, da cui è statotratto il terzo classificatoLa San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 201019


spazio (ai) giovani!spazioaigiovani@sanvincenzoitalia.ithttp://www.giovani.sanvincenzoitalia.itUna Chiesa santa e peccatriceColpiti dallasituazione cheha colpito laChiesa, comegiovani cristianici siamointerrogati chesenso avessetutto questo.Ecco come ci harisposto unparroco20La San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 2010Tento di dare, come ne sono capace, unalettura di fede di un avvenimento negativoaccaduto all’interno della ComunitàCattolica, che ha molto scandalizzato, giustamente,il mondo e ha creato molta sofferenza,sconforto e umiliazione in tutti i cristiani.Si tratta di preti che hanno abusato alungo di minori e della debole e insufficienterisposta che le gerarchie ecclesiastiche responsabilihanno dato a questi gravi peccati,non denunciando questi reati alle autoritàpubbliche competenti, preoccupandosi soprattuttoche i fatti non venissero alla luce enon danneggiassero la Chiesa.Fare una lettura di fede di questi fatti significadomandarsi che cosa Dio vuole dirciattraverso di essi e quale risposta attende danoi. La luce per questa “lettura di fede” èsempre la Parola di Dio, non i nostri ragionamenti,i nostri pregiudizi, le nostre ideologie.Nella Bibbia ci sono parole molto severeda parte di Dio verso questi peccati. Già nellibro della Genesi le città di Sodoma e Gomorravengono distrutte a causa di essi. Gesùnon è meno severo:“Chi scandalizza uno di questi piccoli checredono, è meglio per lui che gli si metta unamacina da asino al collo e venga gettato nelmare. Se la tua mano ti scandalizza, tagliala: èmeglio per te entrare nella vita monco, che condue mani andare nella Geenna, nel fuoco inestinguibile.Se il tuo piede ti scandalizza, taglialo:è meglio per te entrare nella vita zoppo,che esser gettato con due piedi nella Geenna.Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo: è meglioper te entrare nel regno di Dio con un occhiosolo, che essere gettato con due occhi nellaGeenna, dove il loro verme non muore e ilfuoco non si estingue.” (Mc.9,42-48)Anche il libro dell’Apocalisse ha parolemolto dure (Ap. 3,1-6 e 3,14-22). Ma Gesù haparole severe e dure anche per altre situazioni:verso chi giudica gli altri e non giudica séstesso; verso chi si crede giusto e disprezzagli altri; verso gli ipocriti che sono belli difuori, come i sepolcri e dentro sono pieni diturpitudini; verso chi non vuole perdonare;verso chi spreca la sua vita nei divertimenti enei bagordi...Certamente Dio ha permesso che accadesseroed emergessero questi peccati pesanti enascosti per invitare tutta la Chiesa a riconoscersianch’essa umilmente peccatrice, persollecitarla a convertirsi e a purificarsi.Attraverso questi fatti dolorosi e scandalosiDio richiama la sua Chiesa (tutta la Chiesa,non solo i preti e i Vescovi) alla sua vocazionealla santità; ad essere, come Lui l’havoluta, sale della terra e luce del mondo. MaDio, che è “grande nell’amore e ricco di misericordia”,chiama la sua Chiesa anche allamisericordia e al perdono verso chi riconosceil suo peccato, se ne pente e se ne assumetutte le responsabilità e conseguenze e ne fapenitenza. Gesù, infatti, non è venuto pergiudicare e condannare, ma per salvare. EDio non vuole la morte del peccatore, ma chesi converta e viva.Ma la misericordia della Chiesa si devemanifestare innanzitutto e soprattutto versole innocenti vittime di questi abusi, che soventerestano ferite per tutta la vita; e a causadi queste sofferenze e umiliazioni subiteda uomini di Chiesa, alle quali davano pienafiducia, si allontanano dalla Chiesa e da Cristoe restano profondamente ferite nella lorofede. Uno sguardo di fede su queste situazioninegative presenti nella Chiesa deve essereanche uno sguardo che non dimentica che,accanto a queste infedeltà, c’è una grandeporzione di Chiesa che custodisce in purezzalo Spirito di Cristo, si dedica con grande dedizionee amore alla cura umana e spiritualedi bimbi e giovani, di ammalati e di emarginatidalla società, e va in cerca di tutte le pecorellesmarrite, manifestando loro l’amore ela compassione di Dio.Infine vorrei sottolineare che, attraversoquesti fatti, Dio parla anche al mondo; soprattuttoa coloro che, con la loro attività,provocano, favoriscono, difendono una visionedella sessualità degradata al solo fine delpiacere, e propugnano a spada tratta una libertàsessuale disordinata, senza regole,chedi fatto incentiva una vasta corruzione suquesto campo. Non è forse ipocrisia avere epropagandare questa visione della sessualitàe poi condannare chi ne resta vittima?Don Sandro FarandaParroco di San Francesco da Paola - Torino


TORINO 1-2 maggio 2010 - Uscire da se stessi per seguire la strada del Vangelo“Vivere e non vivacchiare”Tutto iniziò con la voce asettica e semimeccanicadell’operatrice del volo BV1724 Roma Fiumicino-Torino Caselle: “La Blu-express.com si scusa peril ritardo, decollo tra 55 minuti, previsioni meteo a Torinoinstabili, alta probabilità di precipitazioni”.Evvai, iniziamo bene! In realtà questi pochi ma intensigiorni a Torino sono stati davvero sereni, all’insegnadell’amicizia, della riflessione e della condivisione(soprattutto per la famiglia Ceste che ci ha accolto generosamentein casa loro a mo’ d’accampamento, a cuiabbiamo rubato le bici per una bella pedalata nel centrodi Torino nonché svuotato il frigo per il ritiro! poveri!).«Torino mi sembra la città più graziosa d’Italia e,per quel che credo, d’Europa per l’allineamento dellestrade, la regolarità delle costruzioni e la bellezza dellepiazze» Charles de Brosses. «Torino non è solo l’anticacapitale storicamente in polemica con la Roma dei papie neppure solo il più grande centro produttivo dellenostre industrie. Torino è la città di don Bosco, delCottolengo, di san Giuseppe Cafasso, di Pier GiorgioFrassati» Andreotti.Ci siamo goduti una Torino on foot elegante e signorilecome un grande salotto, ordinata e pacifica nellasua complessità e varietà. Con il naso all’aria chiacchierandoinsieme abbiamo girovagato tra piazza Castello,palazzo Reale, piazza Vittorio Veneto, sognato difare shopping in via Roma...ma punto cardine di quest’incontroè stata la visita dopo la “via Crucis”sottouna simpaticissima pioggerella primaverile mentreeravamo in coda all’Ostensione della Sindone,apprezzata e sentita ancor più dopo la relazionedi padre Gerry sul tema della sofferenza.L’uomo soffre inevitabilmente, il dolore è unallarme per il nostro corpo, serve a ricordarci inostri limiti sebbene spesso non li vogliamo accettarené riconoscere, bisogna dare un senso allasofferenza cercando un altrove: è impossibileamare senza soffrire. Ci si deve impegnare a vivereil proprio e l’altrui dolore, evitando la spettacolarizzazionedella sofferenza che ormai ètanto di moda. La sofferenza tocca psiche, corpoe spirito tra loro interconnessi, ma Cristo è psicoterapeuta!«La Sindone è un’Icona scritta colsangue; sangue di un uomo flagellato, coronatodi spine, crocifisso e ferito al costato. L’immagineimpressa sulla Sindone è quella di un morto,ma il sangue parla della sua vita. Ogni traccia disangue parla di amore e di vita»-Benedetto XVI.Dopo una bella pizza è giunto il momento dimettersi alla ricerca (grazie a numerose e “regolarissime”inversioni!) della struttura dove padreGerry ci aspettava a braccia aperte e con il suo solitosorriso. Domenica è continuata la riflessione sulla terapiadel perdono e dell’amore, dell’Essere e dello Staresemplicemente, spesso accantonati a favore del pragmatismoe del frenetico “fare”; si deve sviluppare attenzionevera e profonda alla vita e alla persona, non soloalla salute ma anche alla salvezza e alla vita eterna, avivere la vita come vocazione trovando la nostra forzainteriore con una fede salda e viva.Amare, perdonare, donarsi: i 3 imperativi. Dobbiamoimparare a essere cum-solatori, terapeuti apprezzandoe “vivendo” chi ci circonda, soprattutto i poveri,come maestri, a parlare ma anche a fare silenzio, a saperaccogliere ed essere Chiesa!Il Papa ci aspettava poi in Piazza San Carlo e dunque,dopo aver onorato le magnifiche lasagne di Gerry,eccoci a battere le mani tra la folla calorosa e festantedei giovani pronti per un nuovo incontro col Santo Padre.«Abbiate il coraggio delle scelte definitive e vivetelecon fedeltà! Nell’incontro con Cristo e nell’amore vicendevolesperimentiamo in noi la vita stessa di Dio,che rimane in noi con il suo amore perfetto, totale,eterno. Non c’è nulla di più grande per l’uomo, un esseremortale e limitato, che partecipare alla vita di amoredi Dio. Oggi viviamo in un contesto culturale che nonfavorisce rapporti umani profondi e disinteressati, ma,al contrario, induce spesso a chiudersi in se stessi, all’individualismo,a lasciar prevalere l’egoismo che c’ènell’uomo ma ciascuno si senta “parte viva” della Chiesa,coinvolto nell’opera di evangelizzazione, senza pau-Torino Piazza SanCarlo – Giovanivincenziani inattesa dell’incontrocon il PapaLa San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 201021


a respirando a pieni polmoni la bellezza di far partedel grande mosaico della Chiesa di Cristo. “Vivere enon vivacchiare” ripeteva il beato Piergiorgio Frassatiil quale ricorda che il cammino dei discepoli di Cristorichiede il coraggio di uscire da se stessi, per seguire lastrada del Vangelo».Noi, con una carica rinnovata e prorompente, graziea queste stimolanti parole e soprattutto grazie ai giornia contatto con persone speciali che ci fanno credereche amicizia, gioia, comunicazione e solidarietà sonoancora valori attuali e validi, ci portiamo dentro il ricordodi una parentesi torinese, scheggia di pace e riflessionenel caos quotidiano, e scendiamo in campoagendo oggi, non rimandando a domani, con la vogliadi essere migliori, più disponibili e presenti, più Vincenzianie Chiesa che mai.Un sincero grazie a tutti.Letizia StopponiCon Cristo tutto è possibile!Incontro di giovanivincenziani a Torino:foto di gruppoCasualmente, l’incontro dei giovani Vincenziani tenutosia Torino in occasione dell’Ostensione della Sindone,ha coinciso con la visita del Santo Padre. Nonpotevamo lasciarci perdere un’occasione del genere ecosì domenica pomeriggio ci siamo recati all’incontrodei giovani con il Papa.Arrivati in piazza San Carlo, attrezzati di pass, ci siamomischiati ad altri 15 mila giovani. Aspettando BenedettoXVI, siamo stati allietati dai canti del coro Hope eda alcuni esponenti della Christian music intervenuti dadiverse parti delmondo. L’attesa èstata un momento dicondivisione, che ciha dato modo di apprezzarela compagnia.Nemmeno lapioggia è riuscita afarci scappare: munitidi ombrellini e k-way abbiamo continuatoa cantare e adanzare!Quando ormaiavevamo perso lavoce e le nostregambe non ci reggevanoquasi più, eccoavvicinarsi la papamobile.Ci siamo schiacciati tutti verso le transenne, cisiamo presi in spalla, speranzosi di riuscire a coglierealmeno lo sguardo del Santo Padre. Abbiamo iniziato afar volteggiare i foulard che ci erano stati dati all’ingresso,a cantare inni in suo onore e poi dopo il benvenutodel Cardinale Poletto e di alcuni giovani, finalmente lesue parole.Con fermezza ci ha invitati a non temere di fare sceltedefinitive e irrevocabili, «noi siamo stati creati in vistadel “per sempre”» e qualunque sarà la chiamata del Signoreci ha esortato a rispondergli con generosità. A riprovache tutto questo è possibile, ci ha portatol’esempio del Beato Pier Giorgio Frassati che soleva ripetere“Vivere e non vivacchiare”, il quale, giovane comenoi, visse con impegno la sua formazione cristiana,dando testimonianza di fede semplice ed efficace. Sulsuo esempio ci ha nuovamente esortato ad impegnarciper Dio e con Dio, a rispondere alla sua chiamata nellescelte fondamentali e in quelle quotidiane, anchequando costa. Ci ha anche chiesto di essere testimonidi Cristo in questo nostro tempo e ci ha invitato ad imprimerenel nostro spirito il volto dell’amore di Dio affinchépossiamo essere espressione credibile dell’amoredi Dio, proprio com’èper la SacraSindone e assicurandocile sue preghiere,benedicendocisi è congedatoda noi.Credo che la cosapiù bella sia stataquella di essersitrovati circondati damigliaia di altri ragazzi,tutti con ilsorriso di chi èpronto a esprimerela propria fede. Avolte, ci si sente disorientatidi frontea certe domande ecredo che la testimonianza che è stata data da questigiovani sia la risposta più grande.Molto spesso noi giovani veniamo accusati di nonavere più valori, ecco la riprova che noi giovani crediamoancora in qualcosa di grande! E ci vogliamo farsentire! Il Papa ha dimostrato di essere uno dei pochigrandi della terra a cui interessa sapere la nostra opinione.Quale altro potente ha riservato così tante attenzioniai più giovani? Sta a noi giovani quindi accoglierel’invito del Papa a fare della nostra vita qualcosa digrande. Certo non sarà facile ma con Cristo tutto è possibile!Benedetta Rota22La San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 2010


✓Dietro le sbarrePiù spazi di umanitàdi Claudio MessinaIl Dap cambia le regole e migliora le relazioniper resistere in cella. L’importante significatodella circolare nell’attuale grave crisi delsistema penalefra i compiti fondamentalidell’Amministrazione penitenziaria,“Rientrain tutte le sue articolazioni, lo spiegamentodi azioni volte a contenere il disagioesistenziale dei soggetti privati della libertàpersonale, ed a prevenire il compimento di attiautoaggressivi”. Inizia così la lettera circolaredel 26 aprile 2010 con cui il Dipartimentodell’Amministrazione Penitenziariainvita tutti i Provveditori regionali e, conseguentemente,tutti i direttori di istituto aconcedere migliori condizioni nei contatticon le famiglie, il mondo esterno e i difensori,nonché ad assicurare ai detenuti un’assistenzasanitaria pari a quella di ogni altrocittadino, favorendo una migliore collaborazionecon le A.S.L., soprattutto in fatto dimedicina specialistica, dopo il trasferimentodella sanità penitenziaria alle competenzedel S.S.N.Questa circolare assume quindi un significatoimportante in un momento di gravecrisi del sistema penale, caratterizzato dauna popolazione detenuta in costante crescita(circa 68.000 unità), dal drammaticofenomeno dei suicidi (21 nei primi 5 mesi),che non risparmia neppure gli agenti (4 inappena 30 giorni), senza che un vero pianocarceri abbia visto ancora la luce. Da partedel Dipartimento si è capito che in mancanzadi risorse e di riforme che nel breve terminepossano decongestionare una situazionepalesemente disumana, da lungo tempofuori legge, non resta altro che usare al meglioogni strumento disponibile, con razionalitàe buonsenso almeno nell’interpretazionedella norma, per una umanizzazionedella condizione detentiva.La svolta in tal senso aveva subito un’accelerazionein questi primi mesi dell’anno,quando presso il Dipartimento si era formatoun gruppo di lavoro multidisciplinare,sollecitato dall’ “emergenza suicidi”, cuihanno partecipato anche rappresentanti delvolontariato, tra cui la San Vincenzo. Si èpreso atto che generalmente i suicidi riguardanopersone relativamente giovani ed avvengononei primi mesi, talvolta giorni, dicarcerazione, quando maggiore è il bisognodi sostegno psicologico ed invece più pesantisono le restrizioni, fino all’isolamento veroe proprio. Il “servizio nuovi giunti”, istituitoda molti anni proprio per prevenire attidi autolesionismo da parte di chi entra incarcere per la prima volta, non ha mai funzionatoperché nella pratica mancano glioperatori e spesso passano mesi prima diessere ascoltati. Più di recente si è cercatodi rilanciare un’iniziativa mirata alla prevenzionedei suicidi, ipotizzando un “serviziodi ascolto” rivolto ai casi a rischio, compostoda educatori, agenti penitenziari e ancheda volontari, ma senza gli psicologi, notoriamentecarenti. Di fatto, questo servizionon è mai entrato in funzione, contestato daLa San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 201023


più parti, attende ancora di essere chiaramenteregolamentato.Oggi qualche speranza arriva però dalledisposizioni del 26 aprile. In particolare sonopreviste deroghe alle norme che limitanoi colloqui telefonici tra detenuto e difensoreo verso la famiglia, lasciando al direttore facoltàdi concedere ulteriori telefonate in casidi particolare necessità ed urgenza. Sappiamobene quanto il poter comunicare conqualcuno, a maggior ragione con le personecare, abbia effetti rasserenanti in chi viveisolato e inascoltato. Altra novità importanteè la possibilità, fino a oggi vietata, dichiamare verso un telefono cellulare i proprifamiliari, ma solo in mancanza di una lineafissa nell’abitazione. Inoltre, la circolareesorta a fare ogni sforzo per incrementare ladisponibilità di aree verdi per il colloqui deidetenuti con i propri congiunti, nonché diluoghi idonei per momenti di affettività. Ciòsignifica, ad esempio, che si possono crearepiccoli ambienti entro la cinta del carcere,ma esterni ai padiglioni detentivi, dove consentireai detenuti di trascorrere parte dellagiornata con moglie e figli, allo scopo di valorizzarela genitorialità e salvaguardare ilegami e la tenuta della famiglia. Infatti èben noto l’effetto spesso devastante della detenzionerispetto all’unità familiare, per cuiil poter coltivare e migliorare le relazioni affettiverappresenta sicuramente uno dei capisalditrattamentali.Per quanto riguarda la salute in carcere,viste le difficoltà tuttora in atto nell’assunzionedelle competenze da parte delle rispettiveA.S.L., si chiede che ogni Azienda sanitariarenda disponibile in ogni carcere la24“ACCOGLIETE I CARCERATI NELLE VOSTRE AZIENDE”Luigi Dall’Ara, presidente della San Vincenzo De Paoli,lancia un appello a imprenditori e dirigenti per ilreinserimento di chi ha avuto problemi con la giustizia:“Vedrete, i risultati non mancheranno”.«Chi firma questo messaggio è un gruppo di personeche, inserite nella storia feconda di bene, suscitataanche qui in Romagna, dall’esperienza evangelica dellasocietà di San Vincenzo De Paoli (fondata in Francianel 1833 dal Beato Federico Ozanam e presenteininterrottamente a Cesena dal 1887 e sempre vissutacon uno spirito di autentica laicità) desidera dare voltoe voce al dialogo che deve intercorrere fra la societàcivile, dove operiamo, e la drammatica realtà delcarcere. Concretamente il carcere che ha sede nellacittà di Forlì.La San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 2010Proposta coraggiosa di Luigi Dall’AraDa qualche anno, grazie alla disponibilità eall’incoraggiamento della direttrice, del cappellano e dimolti operatori, abbiamo cercato di renderci conto dicosa significhi, per l’esistenza di tante persone, il viverela pesante esperienza della pena: isolati dal mondo,spesso lontani dalle loro famiglie. In obbedienza alcomandamento del Signore che ci chiederà, nell’ultimogiorno (come ogni sera!) cosa hai fatto per il tuofratello che ha bisogno del tuo aiuto? “ero in carcere emi avete visitato”.Ci sentiamo coinvolti a portare a quanti incontriamo,oltrepassati i cancelli dell’antica rocca di Ravaldino ildono dell’amicizia, dell’interessamento per i loro grandio meno grandi, mai andando a mani vuote (chi è incarcere ha bisogno di tutto!): un richiamo forte del


carta dei servizi attivati, che devono esserepari a quelli garantiti ad ogni altro cittadino.Il detenuto deve avere una più ampiapossibilità di scegliere il medico curante tracoloro che operano in istituto, in virtù delrapporto di fiducia che deve stabilirsi tramedico e paziente, non strettamente limitatoad esigenze sanitarie, ma altrettanto validosul piano umano. Tutto ciò comportal’individuazione di percorsi coordinati tral’Amministrazione e le Regioni, le cui intesedovranno essere trovate al tavolo di consultazionepermanente presso la ConferenzaUnificata.In conclusione, si può senz’altro affermareche le direttive impartite da questa letteracircolare vanno nella direzione giusta, anchese necessitano di essere ulteriormentemesse a punto e regolamentate, una voltaacquisiti i risultati delle più significativeVangelo, un impegno che ci viene dalla cartacostituzionale che vede nel carcere non soltanto il luogodove scontare la pena inflitta dal tribunale, ma ancorpiù la possibilità concreta di ricostruire una vitadevastata da esperienze dolorose e malvagità. Nonintendiamo assolutamente affrontare i temi dibattutidella sicurezza, della certezza della pena, del come puòo deve essere amministrata la giustizia e neanche, diper sé, della riforma della istituzione carceraria.Quanti hanno questa responsabilità sono in graveritardo! Soltanto (e non è poca cosa) desideriamocoinvolgere altri amici soprattutto per quanto riguarda il“dopo carcere”! se è necessario che il carcere siorganizza in modo tale da offrire possibilità lavorative edi studio ancor più necessaria è l’assistenza a coloroche dimessi dal carcere, dopo aver scontato la penarischiano di ricadere nella malavita se non sono accoltidalla famiglia, da una comunità che li può ospitare,soprattutto se non è data la possibilità di un lavoro chesperimentazioni in atto.Restano tuttavia da risolvere tutti i problemistrutturali del sistema penitenziario,fonte di un disagio che si aggrava di giornoin giorno e che fa temere conseguenze ancorpiù pesanti, proprio in questo periodostagionale, quando in estate si aggiungerannosofferenze climatiche e riduzione di servizi,cessazione di attività scolastiche e ricreative,sospensione di lavorazioni interne.Un tempo vuoto in spazi superaffollati:quanto di peggio per una comunità chiusain cui nessuno fa vita, né detenuti, né operatori.Come ha recentemente dichiarato ilCapo dell’Amministrazione PenitenziariaFranco Ionta, ad un convegno svoltosi a Rebibbia,“… se metti troppi conigli in unagabbia diventano cannibali”.■consenta di valorizzare la libertà recuperata, diintrecciare relazioni che riempiono la solitudine eridanno il gusto di vivere la vita buona.Concretamente: è urgente che imprenditori e dirigentidelle aziende che operano nel nostro territorio, sirendano disponibili a questi inserimenti. È un rischio,siamo in tempi di disoccupazione e tuttavia è unascommessa! E i risultati non deluderanno. Fermorestando che noi della San Vincenzo, in collaborazionecon i servizi sociali, rimarremo al fianco di questi amiciche saranno accolti con fiducia e generosità nelle vostreaziende. Già alcuni imprenditori lo stanno verificandocon soddisfazione».Chi fosse disponibile a collaborare a questa iniziativapuò contattare il numero telefonico o mail del ConsiglioCentrale: 0547.300741 e cesena@sanvincenzoitalia.it, ochiamare al cellulare: 338.2949685.Dal Corriere Cesenate, 25 aprile 2010La San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 201025


✓SolidarietàIn un altro mondodi Annunziata Bagarella*26Dal 23 gennaio al 9 febbraio di quest’annoho avuto l’opportunità di ritornareancora una volta in Bangladeshinsieme ad alcuni amici. Lo sguardodella San Vincenzo Italiana è rivolto da diversianni a codesto Paese tra i più poveridel mondo e anche tra i più popolati dellaterra. In Bangladesh interessanti sono statigli interventi realizzati per alleviare le infinitepene che affliggono tuttora la popolazionedei poveri che sono moltissimi ancoroggi.La visita è stata abbastanza rapida, maha permesso di passare, da nord a sud, daiconfini con l’India alla foresta del Sunderbon,fino cioè all’Oceano Indiano. L’arrivoall’aeroporto di Dhaka, la capitale, è statoobbligatorio e proprio nel giorno conclusivodi un raduno internazionale dei musulmani.È stato come un cadere improvviso in unvortice di migliaia e migliaia di fedeli chehanno bloccato non solo l’aeroporto, ma poianche le strade per cui ci sono volute diverseore prima di uscire da un vero grovigliodi persone e di mezzi.Davvero un altro mondo con quei caratteristicitreni più carichi sopra che all’interno.Dhaka, la capitale, impressiona sempre, maancor più in una simile circostanza. Spenderòqui poco tempo, ma sufficiente per capireche è diventato impossibile muoversinella capitale per una qualsiasi visita, pervedere un monumento, per raggiungere unaqualsiasi meta. Sembra che gli abitanti dellacapitale siano più di dodici milioni di persone,mentre l’intero Paese ne conta oltre centocinquantamilioni, ma sono tutte stimeapprossimative visto che non esistono quiné anagrafe, né stato civile.Solo al calar della sera si spengono i rumoridi clacson, i suoni dei campanelli dellebiciclette condotte dai ricscioisti, lo strombettaredelle motorette… I pullman sono ipiù invadenti e suonano in continuazionefacendosi largo con prepotenza. Ci vuolel’abilità di un giocoliere per infilarsi, per girarea destra o a sinistra, per sorpassare, percogliere al volo il verde di un semaforo, ultimanovità…La San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 2010“Dal 23 gennaio al 9 febbraio di quest’anno hoavuto l’opportunità di ritornare ancora una voltain Bangladesh”. È l’inizio del racconto del viaggionel Paese tra i più poveri (I parte)Per le elargizioniliberali e relativivantaggi fiscalivedere riquadrosul n. 4/2010pag. 2Al calare improvviso della luce si smorzatutto il turbinio e allora prende vita la cittàdei senza casa, dei senza tetto, dei senzanulla. Una parete qualsiasi, un marciapiedediventano allora rifugio utile per accucciarsie cercare di dormire. Al mattino, la primaluce spazza via tutti. Arrivano allora le donnespazzine a pulire la via con una scopettache termina con stecchi appuntiti…C’è pocoda raccogliere tuttavia, perché già altri sonopassati a racimolare tutto, quasi tutto: pezzettidi carta, barattoli, coperchietti, foglie,vetri rotti…Alle sei del mattino sono già sulla viachiamata HOLY CROSS e davvero qui si viveun quotidiano calvario per tutte quellepersone che in ore di punta e sono quasisempre ore di punta si riversano lì in arrivo


dalla campagna o dalla vicina ferrovia o dalloslum dei ricscioisti. Questi ultimi nonpossono permettersi una casa con lo scarnostipendio che li fa arrivare a stento a sera…HOLY CROSSLe fotografie diAnnunziataBagarella ritraggonomomenti di vita inBangladeshraccontatinell’articoloHoly Cross o Santa Croce: è veramentecodesta una via che bisognerebbe visitaretutti per leggere quasi la storia della capitalein uno dei suoi punti nevralgici. Si potrebbechiamare via dei ricsciò che qui sembranodarsi appuntamento in gran numero; tra chiva e chi viene sullo stretto passaggio non c’èun briciolo di spazio. Lo sguardo è colpitodalla incredibile fantasia di codeste biciclettecon carrozzelle dipinte in mille diverseimmagini: pavoni, moschee, laghetti, fiori diloto, tigri, uccelli variopinti: tutto il Bangladeshè esposto qui in mostra gratuita facendodimenticare quel sudore che si sprememinuto per minuto nello sforzo immane ditrainare persone e cose, materiali diversi,sacchi pesanti, ragazzi che vanno a scuola,signori che si dirigono al lavoro o al mercato.Poi si aggiungono i contadini che arrivanodalla campagna con larghe ceste di verduree frutta caricate sul capo e poi arrivanoanche i pescatori con le ampie coppe checontengono il pesce appena pescato nelleacque del Gange o nei laghetti artificiali epoi pollame sempre caricato in testa su cestedi giunco. A mano a mano c’è chi si disponeper terra, lungo i marciapiedi, a ridossodelle abitazioni per stendere merci,per esporre uova o giornali, vestiti o scarpe…Non mancano i ciabattini, i barbieri,mentre piccoli baretti scaldano il tè e cuocionoil “ciapati”, una piccola pizza di pastadi riso…I giornali in bengalese e in inglese sonogià in vendita, profumati di stampa fresca.Ma oggi, martedì 28 febbraio, in prima paginaappare la notizia dell’impiccagione dicinque assassini che nel 1971 avevano partecipatoall’eccidio di Mujbur Rahman, primoPresidente del Paese, assassinato con tuttala famiglia. La vendetta ha inferto il suo durocolpo con ferocia. Un brivido mi prende emi scuote fin nel profondo.Holy Cross, Santa Croce, ma vera Crocepiantata qui di nome e di fatto e qui ricordataper una famosa scuola cattolica sortaproprio in questo luogo. Il Calvario è quiscritto sul vivo, sulla carne dell’uomo vivente.Sono in Bangladesh e il cuore mi tremadentro scavando nel profondo una ferita chenon si risana nello scorrere dei giorni e deglianni…Noi sogniamo la resurrezione e ciauguriamo a forza di renderla possibile.Quando?RAJAIGli occhi si annegano d’azzurro o megliodi indaco e dei mille colori dei sari in setache qui vengono tessuti in continuazione darumorosi telai. Sono a Rajai, la città doveun tempo si coltivava l’indaco, colore di unazzurro vivo che appare su tutti i ricsciòdando un segno di particolare bellezza edeleganza. Oggi la coltivazione dell’indaco èstata abolita per la caratteristica di codestapianta che dove veniva coltivata non lasciavacrescere altro. Oggi il caratteristico coloresi ottiene artificialmente. Il rumore deitelai che girano vorticosamente non permettedi parlare, ma è possibile contemplare colorimessi insieme in mille fantasie di unarara bellezza. Saranno le donne del Paese aindossare un abito così elegante da farlesembrare tutte delle regine.Sono qui ancora una volta per incontrarei bimbi disabili e gli alunni della scuola aiutatia distanza. È lontano il tempo della primavisita quando vivevano in una miserastanza priva di qualsiasi struttura. Oggi è diverso,tutti possono andare a scuola o al la-La San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 201027


voro. Nello stesso grande edificio c’è purel’ostello delle ragazze. La costruzione è modernae accogliente.Qui siamo nella zona dei tribali che ci accolgonoinchinandosi ai nostri piedi che poilavano e ungono con l’olio. È un richiamo alVangelo che incredibilmente sembra quiscritto tutto intorno. Sono state percorsedavvero delle tappe in salita, verso una speciedi riscatto pur lento, ma significativo.La nostra presenza qui sarà breve, perchéci attende una lunga marcia verso un’altracittà Mymensingh e poi ancora oltre, in unpercorso che ci fa giungere ai confini conl’India. Si sapeva che alcuni dei bambini, ragazzie giovani aiutati a distanza vivevanooltre la foresta, appunto verso i confini. Erealmente ci siamo arrivati grazie a unasuora italiana ottantacinquenne che qui hapassato tutta la vita e ancora la sta tessendodi opere buone.Non ci sembra vero posare i nostri piediproprio a Balukapara. Per giungere qui abbiamoattraversato persino il Bramaputra,fiume che scende dall’Himalaia nascendodal monte Kailash in Tibet a 4.700 metri dialtezza. Bagna Cina e India per arrivare inBangladesh dopo un percorso di 2.900 chilometri.È un momento di forte emozionevedere con i propri occhi le acque di uno deifiumi sacri più famosi del mondo assieme alGange, nel quale si getta poco prima di tuffarsinell’Oceano Indiano.Il Gange naturalmente è il re dei fiumi, èil fiume sacro che scende a livello del maredalle sorgenti poste a 7.756 metri dal montepiù alto del mondo, l’Himalaia. Percorrendoil Bangladesh da nord a sud ci troveremoproprio nel delta che i due colossi compongonoper una larghezza di 350 chilometri.Qui ora siamo presenti tuttavia per incontrarebambini, ragazzi e giovani che ilfiume della nostra carità ha riversato e stariversando quaggiù da oltre cinquant’anni.Le scuole sono il nostro orgoglio e la nostrasperanza. Piano piano abbiamo contribuitoa spargere futuro nelle vite di una vera moltitudinedi creature.Non siamo qui in ogni caso per contare,ma piuttosto per continuare. Bisogna sempreguardare avanti, perché quello che stadavanti è molto e molto di più di quello checi sta alle spalle e gli orizzonti davvero si allarganoe si espandono nella catena dei villaggiche si aggiungono uno all’altro, sempredi più, sempre di più… La domanda degliapostoli ci tenta per chiederci come faremo.Faremo come abbiamo sempre fatto,non dicendo mai di no a nessuno e così villaggiosu villaggio ci siamo comearrampicati fino a quellemontagne dove ancora si “annidano”gli elefanti che fannopaura all’indifesa gente delluogo.È sempre festa che accoglieil nostro passaggio, ma la festaè dentro di noi nonostante ledifficoltà e i pericoli che quisono sempre a portata di mano.Lo sguardo si perde neicampi verdi del riso fresco etenero, messo a terra piantinasu piantina nel limo lasciatodi quel Bramaputra e di quelGange che ora sono santi e orasono devastazione.Le acque non scorrono più come un tempoperché chi abita al di là dei confini si fapadrone dell’acqua e la regola a misura dei28La San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 2010


propri interessi, ma non secondo la necessitàdei bengalesi. Ai cicloni e alle periodichesiccità si è aggiunta in questi ultimi anni anchela padronanza sulle acque. Nella spartizioneil Bangladesh si prende la parte peggiore.L’acqua sacra e santa si mostra con ilvolto devastato. Si guarda così sempre piùal cielo per impadronirsi almeno della pioggia,quando cade, per raccoglierla in laghettio in cisterne per quei pochi che hannoavuto la fortuna di costruirne, ma sono rarissimi.Ci anneghiamo nel frattempo un po’ anchenoi ora nei canti e nelle danze che aogni sosta ci vengono offerti. Stiamo per esserripagati abbondantemente per quella caritàche avremmo voluto spargere a pienemani fino ad avanzarne. È difficile giungereal rendiconto con alcune ceste che contengonoappunto qualche avanzo. La fame, lanecessità sono qui davvero infinite. Ci anneghiamonegli occhi riconoscenti dei bimbi enei sorrisi delle mamme, ci lasciamo inondaredi fiori e di canti per dire e ripetereGRAZIE BANGLADESH.MYMENSINGH’’La fame, lanecessità sonoqui davveroinfinite. Cianneghiamonegli occhiriconoscentidei bimbi e neisorrisi dellemamme, cilasciamoinondare difiori e di cantiper dire eripetere“grazieBangladesh”’’Mymensingh è un’altra città ove si è radicatacon il passare del tempo la carità vincenziana.Riusciamo a visitarla con più attenzioneavendone in cambio vere sorpresecome l’ospedale dedicato a San Vincenzo DePaoli e lasciato quattro anni fa in stato diabbandono. Ora non ci sembra vero di assisteree di contemplare un cambiamento eccezionale.Tutto è stato messo a nuovo da tre SuoreCoreane che hanno cambiato il vecchio edificioin una clinica pulitissima, dotata di salaoperatoria, dotata di posti letto con camerein pieno ordine e pulizia. Siamo pure noiorgogliosi per aver dato un aiuto nel corsoappunto di questi ultimi quattro anni perrendere possibile il miracolo che si schiudedavanti a noi. È un bel sogno e ci sembraancor di sognare pur vedendo con i nostriocchi e pur toccando con le nostre mani.Si canta qui oggi la resurrezione. È purvero che tanto lavoro attende fuori con lebambine di strada, con l’infinito mondo deipoveri che si aggira intorno, nel caos cittadino.Eppure ci è dato di contemplare altre realtàche hanno del miracoloso.Ed ecco qui concentrate altre congregazionie altre realtà come i salesiani, la comunitàdi Taizè, le Suore di Clausura, leSuore di Sales venute dalla Francia e ormaiinnestate in toto qui, in questa terra dove lareligione cattolica è in notevole minoranza.Sulla strada certo non si può cogliere lapresenza di tutto codesto lavorio che operain silenzio e nel nascondimento. Persino leConferenze di San Vincenzo hanno a pienotitolo il campo aperto per intervenire con ipoveri che saranno sempre con noi. Ed èproprio San Vincenzo che ci ha condottoqui a testimoniare noi lontani, una vicinanzae una fratellanza che vorremmo più viva,più accesa, più evidente.L’incontro con il Vescovo emerito Mons.Francis Gomes e con il nuovo VescovoMons. Ponen Paul Kubi ha ancora una voltaevidenziato il ruolo che noi rappresentiamoin una diocesi che ha pure lo sguardo rivoltoalla San Vincenzo, perché qui più che inaltro luogo il povero piange e geme. E noisentiamo codesto lamento, e noi vogliamosoprattutto ascoltarlo per dare immediaterisposte. Non vogliamo esser passati da quiinvano.Le Suore Coreane di San Vincenzo cidanno i loro saluti e i loro ultimi sorrisiprima della nostra partenza…Noi Le porteremonel nostro cuore e le porteremo pureintorno a noi. Risuona dentro di noi unverso del grande poeta Tagore: “Non Ti lascioandare”. Non Ti lascio andare, perchéhai preso posto dentro di me e ti porteròovunque.■* Responsabile Settore solidarietàe gemellaggi nel mondo(sul prossimo numerola II parte del racconto)La San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 201029


LA SAN VINCENZO INa cura della Redazione lombardaLOMBARDIAMILANO – Convegno all’Università Cattolica del Sacro CuoreDA SAN VINCENZO E SANTA LUISA DE MARILLAC ALLAFAMIGLIA VINCENZIANA: 350 ANNI DI CARITÀ E MISSIONESabato 24 aprile laFamiglia Vincenzianalombarda ha commemorato,nell’Aula Magnadell’Università Cattolica delSacro Cuore a Milano, il350° della morte dei suoisanti capostipitiorganizzando il convegno“Da san Vincenzo e santaLuisa de Marillac allaFamiglia Vincenziana: 350anni di carità e missione”.La Famiglia Vincenziana èl’unione di fatto di tutticoloro che nel mondo sirifanno agli insegnamenti disan Vincenzo De Paoli.I suoi “rami” lombardi sonocostituiti dai padri dellaCongregazione dellaMissione, dalle suore Figliedella Carità e Suore dellaCarità e dai volontari laicidei Gruppi di VolontariatoVincenziano e della Societàdi San Vincenzo De Paoli,per un totale di circa 5.000persone che hanno come“mission” comune l’aiuto alprossimo nel bisogno intutte le sue forme.Hanno aperto i lavoriClaudia Nodari, nuovaPresidente Nazionale,affiancata della sig.raCambiaggio, PresidenteNazionale dei Gruppi diVolontariato vincenziano,che insieme hannoauspicato una sempre piùUniversità Cattolicadi Milano – Convegnodella Famiglia Vincenziana:il tavolo degli oratori e,a destra, la platea dei partecipanticrescente collaborazione frai due rami della FamigliaVincenziana.Al mattino quattro relatorihanno presentato altrettantefigure storiche che hannodato un significativoesempio di impegno sociale.Oltre a scoprire aspettimeno noti delle biografie disan Vincenzo e santa Luisa,i numerosi convenuti (circa400 persone) hannoapprofondito la conoscenzadel beato Federico Ozanam,cofondatore della Società diSan Vincenzo De Paoli, e disanta Giovanna AntidaThouret, fondatrice delleSuore della Carità.La sottolineatura dellacapacità di questi “maestri”di riconoscere gli stati dibisogno e promuovererisposte adeguate ha cercatodi stimolare i loro “allievi”SESTO SAN GIOVANNI – Sempre dalla parte dei più deboliANGELI DEL “LAST MINUTE MARKET”Domenico, gentile pensionato sestese, è solo uno deitanti volontari che mettono il proprio tempo libero adisposizione di chi ha più bisogno. Ogni lunedì mattinasale su un grosso furgone bianco, donato dalla FamigliaTenconi, e inizia un tour dei supermercati sestesi. Nientespesa, Domenico si ferma nei pressi del magazzino doverecupera cibo prossimo alla scadenza o contenuto inconfezioni lievemente danneggiate; lo carica sul furgone eriparte. Destinazione un altro supermercato, dall’altra partedella città. Un altro carico. È l’anima del Last MinuteMarket: destinare cibo ancora buono, ma non piùvendibile, alle famiglie povere.Sesto ha deciso di aderire all’iniziativa nel luglio 2009.Grazie al contributo fondamentale dell’Associazione SanVincenzo De Paoli e di Caritas, oggi tutte e dieci leparrocchie sestesi sono in grado di trasformare lo spreco inrisorsa. Così il viaggio di Domenico termina allaparrocchia della Resurrezione di Via Pisa. Lì scarica tuttala merce raccolta e torna a dedicarsi ai suoi nipotini.“Ho chiesto agli altri volontari se avevano bisogno di unamano – racconta Domenico – e in men che non si dica misono ritrovato sul furgone. Il Last Minute Market èun’iniziativa molto importante e io dedico volentieri partedel mio tempo per questa causa”.Dalla Gazzetta di Sesto San Giovanni del 14 aprile 2010 -di Giorgio VallerisCome nasce il progettoLast Minute Market (LMM) è una ricerca operativa ideatanel 1998 dal Prof. Andrea Segrè, attuale Preside dellaFacoltà di Agraria dell’Università di Bologna. Oggi è unasocietà spin off della stessa Università che gestisce oltre 40progetti sul territorio nazionale e in Sud America.LMM ha sviluppato un modello operativo per recuperare,in totale sicurezza, i beni rimasti invenduti nel circuitoproduttivo e commerciale a beneficio di organizzazioninon lucrative. Il sistema sviluppato permette di includere30La San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 2010


di oggi, che già necondividono i principiispiratori, a replicarne anchele azioni con altrettantaefficacia. Nel pomeriggio ilprofessor GiancarloBlangiardo, Ordinario diScienze Statistiche emembro del ComitatoScientifico Ores che studial’evoluzione dell’esclusionesociale per conto dellaRegione, ha fornito unquadro sintetico ma moltochiaro ed esauriente dellepovertà in Lombardia; poile Presidenti dei due “rami”laici (Angela Toia,Presidente dellaFederazione RegionaleLombarda della SanVincenzo e MiriamMagnoni PresidenteRegionade dei Gruppi diVolontariato Vincenziano)hanno presentato unapanoramica di quantostanno facendo in concretole rispettive associazioni percercare di alleviarla.Ai numeri, già di per sésignificativi, hanno datomaggiore “sostanza” letestimonianze di alcunivincenziani, che hannoparlato delle rispettiveattività: storie di successodi servizi, opere speciali,progetti caratterizzati dainnovatività nell’ideazioneed efficacia nellarealizzazione, selezionateper l’occorrenza da unapposito gruppo di lavorocon lo scopo di far rifletteresul senso e la bellezza diuna cittadinanza attiva chenon risolva solo problemicontingenti, ma sappiatrovare soluzioni di lungoperiodo.La conclusione dei lavori èstata affidata ad unqualificato esponente delmondo del volontariato, ilPresidente del CentroServizi per il Volontariatonella Provincia di Milano,Lino Lacagnina, che, dopoessersi complimentato perla ricchezza delle iniziativevincenziane, ha sottolineatol’importanza dei principalistrumenti che devono farparte del corredo di ognivolontario: la voglia di fareun cammino formativopermanente, l’attenzionealla comunicazione, lacapacità di condividerecompetenze ed esperienzelavorando in rete, laconsapevolezza del ruolopreciso che può e devesvolgere nella società.A conclusione dellagiornata, i convegnisti sisono infine trasferitinell’attigua basilica disant’Ambrogio, per unamessa celebrata dall’Abatemitrato mons. De Scalzi checi ha regalato unabellissima omeliasull’Amore.tutti i soggetti che operano nel territorio –amministrazioni, imprese commerciali, mercatiall’ingrosso, enti no-profit, multi utility, asl, associazioni,cittadini … - mettendoli in relazione funzionale eattivando una rete solidale e sostenibile.LMM ha l’obiettivo di facilitare l’incontro e il contattodiretto fra i punti vendita e gli enti di assistenza dellostesso territorio e collabora a mettere in sicurezza ilsistema di recupero per quanto riguarda gli aspettiamministrativi, fiscali, igienico-sanitari, nutrizionali,logistici, organizzativi e di comunicazione.A seguito di un interesse manifestato dalla RegioneLombardia alla Federazione Regionale Lombarda dellaSan Vincenzo e al Consiglio di Milano, presso il Comunedi Sesto San Giovanni si è costituito un team di soggettipubblici (Comune, Università) e di privati (Enti no-Profit,Grande distribuzione) finalizzato alla implementazione delprogetto Last Minute Market che, dopo un primo periododi sperimentazione iniziato nel mese di Luglio 2009, èufficialmente partito il 21 settembre.Presso la catena il Gigante (Centro commerciale ilVulcano) fino a fine febbraio sono stati raccolti Kg.10.600di pane, frutta e verdura; nel corso del mese di febbraio sisono aggiunti altre tre punti vendita del Gigante e unpiccolo supermercato Di X Di e nell’immediato futurosaranno ampliati la gamma dei prodotti e inseriti altri untivendita.Per la realizzazione del progetto è stato necessarioapprontare un’organizzazione logistica, mediantel’esperienza di Last Minute Market e del punto venditaaderente al progetto, per far si che si realizzasseun’efficace catena di raccolta e di distribuzione, gestitadagli enti no profit del territorio di Sesto San Giovanniaderenti al progetto, onde raccogliere e distribuire iprodotti in tempo utile per il loro utilizzo.Gli enti no-profit aderenti al progetto sono al momentol’Associazione San Vincenzo De Paoli, capofila degli entino-profit e titolare della Convenzione con i Supermercati ele Caritas Parrocchiali.Dal lunedì al venerdì i volontari ritirano i prodotti daisupermercati, prodotti che vengono distribuiti alle famigliein giornata a turno tra le Parrocchie, 5 gestite dalla SanVincenzo e 2 da Caritas. Sono impegnati circa 45 volontarialla settimana e, con quello che è ritirato, si riesce asoddisfare circa 40 persone al giorno. Il tempo dedicatoquotidianamente al progetto è di circa 4 ore per volontario.La San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 201031


LA SAN VINCENZO INa cura della Redazione lombardaDa un’intervista al prof. Zamagni*IL VOLONTARIATO OGGISecondo Lei, di che cosaha bisogno il volontariatooggi?Di una cosa semplicissima,ma allo stesso tempo moltoimpegnativa. I volontaribisogna mandarli a scuola direciprocità. Che vuol dire?Significa che non si puòpensare che un’associazionedi volontariato sia basatasoltanto su unospontaneismo di tipoemozionale. Ecco perché aivolontari bisogna farelezione. Io faccio semprequesto esempio: a chi vuoldiventare prete lo si fastudiare sei o sette anni inseminario; gli insegnanoteologia, filosofia,psicologia, esegesi, ecc. Conciò intendo rimarcare chenon basta che una personaaffermi “io ho la vocazionedi fare il prete e mi fatediventare prete”. Così comenon può essere sufficienteche una persona dica “io hola vocazione di fare e lofaccio”. Questa è una stradadi corto respiro. Se vuoi faredavvero il volontario devimetterti a studiare. Cosavuol dire studiare? Non vuolcerto dire studiare persuperare l’esame, masignifica acculturarsi.Purtroppo ci sono deivolontari che ancoraconfondono il principio direciprocità con il principiodello scambio; che nonsanno distinguere tra donocome regalo e dono comegratuità, eccetera.Lei dipinge un quadronero. La situazionesembrerebbe grave. Inaltri Paesi non è così?Oggi c’è troppainformazione e c’è unacarenza gravissima dieducazione. L’informazioneè utile, ma non basta. Seuna persona vuole far partedi un’associazione, bene,sappia che deve accettare ditornare a “scuola”; unascuola ovviamente “suigeneris”. Sono fermamenteLOMBARDIAconvinto che occorre che ivolontari si mettano a“studiare”, a pensare, chefrequentino certi ambienti.Dopotutto è quello che si èsempre fatto in ambitopartitico, associazionistico,politico. Si è sempre fattocosì, perché non si è parte diun qualsiasi ente se non siha la conoscenza deifondamenti ad ampioraggio. La stessa cosa devevalere per il volontariato.Chi è allora il verovolontario: è anzitutto unapersona che si sottopone aun massiccio programmadi studio?Sì. Perché se non si studianon ci può essere capacitàdi educare alla reciprocità.Solo attraverso lo studio lepersone diventano libere.Libere dall’ignoranza, dalcondizionamento, dallemanipolazioni. Io hoiniziato a fare volontariatoall’età di 14 anni. La miafortuna è stata quella diavere avuto maestri che mihanno insegnato a studiare.Oggi occorre avere ilcoraggio di porre le seguenticondizioni: sei libero dientrare in questaassociazione, però sappi chedevi studiare. Invece,purtroppo, sta passandol’idea secondo cui leassociazioni debbanoprendere chiunque. Questa èla distruzione delvolontariato.Eppure a Milano è ormaiattivo da anni un ventagliodi corsi di formazione peri volontari.Vanno bene. Ma nonbastano. I corsi diformazione insegnano lecose base, come quando siva a prendere la patente.VARESE - Conferenza Volante di San VincenzoL’AMORE VINCE SEMPRENella nostra esperienza di vicinanza alle persone indifficoltà abbiamo sempre sperimentato che, standoloro accanto con comprensione e affetto, si ottengonobuoni risultati. Quando un individuo si sente amato cercadi dare il meglio di se stesso e trova il modo per usciredai suoi problemi contingenti. La nostra opera non è soloquella dell’aiuto materiale, ma soprattutto quello diconsiderare l’individuo come persona amica.Dalla lettera “Alle donne della San Vincenzo” che segue(trascrizione dal manoscritto originale) si evince quantotutto questo sia vero.«Carissime Signore della San Vincenzo,oggi vi faccio questa lettera per ringraziarle per tutto ciòche avete fatto per me. Sono proprio contenta perchégrazie a voi ho una casa dove posso dormire senzaproblemi, posso andare a scuola la mattina e da quandovi ho incontrate non ho mai più passato un giorno senzamangiare. Ancora grazie infine per la Speranza, perchése dentro di me ho ancora quella voglia di andare avantiè proprio grazie a Voi. Mi ricordo ancora la prima voltain cui sono venuta in vostra sede: ho letto sulla parete diingresso “dare una mano colora la vita” mi sono dettaoggi il Signore ha deciso che i miei pensieri e le mieangosce finiranno poiché mi ha fatto incontrare la genteche hanno pietà degli altri che capiscono la sofferenzadegli altri che sanno che essere poveri non è una sceltama una condizione di vita, che hanno scelto di averepietà di noi, i poveri.Carissime donne della San Vincenzo avete colorato lamia vita e vi faccio la promessa di studiare con moltoimpegno, così fra 5 anni, con l’aiuto di Dio, diventerò ilmedico della San Vincenzo. Grazie ancora a voi tutti e inparticolare alla Sig.ra Carla che mi ha fatto incontrarevoi. Che il Signore Vi benedica».(Lettera firmata da una ragazza proveniente dalCamerum)32La San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 2010


Sono soltanto l’abc. Non stodicendo che non civogliono, sostengo che nonsono sufficienti. Io parlo discuola vera e propria. Unavolta i partiti, fino a circa 20ani fa, avevano le scuole dipartito. Quando le hannochiuse si è vista ladegenerazione che haassunto la politica. Allora ilvolontariato deve fare le suescuole, perché solo cosìviene fuori a nuovaleadership.Le persone oggi sonodisposte a investire leproprie energie in questotipo di percorso?Sicuramente. E lo posso direcon certezza, perché perragioni professionali giroparecchio l’Italia. Sostengoda tempo che se si facesseroscuole vere e proprie divolontariato arriverebbero intanti. Tenete conto che sonomolte le persone dotate egenerose che purtropporimangono deluse dalleesperienze che hannovissuto nelle associazioni.Bisogna evitare che nelvolontariato si inneschi unprocesso di selezioneavversa, un processo chetende ad attrarre solamente imeno dotati sotto il profilointellettivo. Basta pensare alvolontariato come una sortadi “dopolavoro ferroviario”dove la gente va, parlotta, faqualcosa pure di buono masenza una strategia precisa.Oggi più che mai, in unmondo sempre piùcomplesso, dobbiamoritornare a un concetto fortee alto di azione gratuita.* Docente ordinario diEconomia politicaall’Università di Bologna.Dal numero 1 di DOSSIERedito dal Centro Servizi delVolontariato di MilanMEDA – Dalla Conferenza di San VincenzoSHOPPING ALTERNATIVOCorso Italia, 34:Shopping Alternativo.Con questa accattivanteinsegna, la Conferenza SanVincenzo di Meda amplia lasua presenza e il suoservizio, in questo momentodi particolare difficoltà.Crisi economica,disoccupazione,integrazione non supportatasufficientemente e tantepiccole-grandi povertàvissute in silenzio, quasifossero motivo di vergogna.In questo spazio,decorosamente arredato(non il solito magazzino diraccolta indumenti) èpossibile trovare capi diabbigliamento puliti ed inottimo stato per donne,uomini e bambini, ma ancheaccessori per la casa emobili e arredi.Un’attenzione e un servizioin più per i concittadinimeno fortunati.Il 31 maggio scorsoabbiamo chiusotemporaneamente il nostrolocale per lo “shoppingalternativo”. Quandoabbiamo aperto, avevamopensato ad un luogo disemplice servizio, dove chipoteva, portava, e chi avevabisogno, prendeva.. Senzaparticolari meccanismi senon lasciare il proprionome.Ho in mente uno degliultimi “clienti”, un giovanestraniero malmesso, con unamaglietta leggera, gli ultimigiorni di maggio, quando lapioggia aveva fatto scenderedi nuovo la temperatura.Entra e dice di aver freddo edi essere senza denaro.Dopo poco esce con unmaglione a righe ed unagiacca, sereno...L’idea, sempre coltivata, direndere più visibile la nostraSan Vincenzo ci ha portato atrovare un modo con cui,chi ancora ha il pudore delleproprie difficoltà e maisarebbe passato dai soliticanali (Parrocchia, Comune)e meno che mai sarebbevenuto nella nostra sede, hatrovato un luogo neutro,dove poter venire senzaessere “codificato”, liberodal timore di essere“visto”...Abbiamo potuto vestiretanta gente, arredato diversecase, ma la cosa veramenteimportante è che abbiamo“incontrato” molte persone,ed il nostro servizioprimario è stato, alla fine,l’ascolto. Così, come spessodiciamo nelle nostreriunioni, non siamo incorsinel rischio di esseresemplici dispensatori dibeni: questa iniziativa èstata condotta nel suo giustospazio, perchè quello di cuitante persone hannorealmente bisogno, oltre alpane ed all’abito; è un luogoin cui incontrare un cuoreaperto che non giudica,un’intelligenza che prova arisolvere ma che, prima,ama e compatisce.Sono stati quattro mesi emezzo di scuola per chi hacondotto il locale, tenendoloaperto sei/sette ore algiorno. Mesi in cui la nostraConferenza è cresciuta nellacapacità di fare (abbiamoscoperto l’ingegnosità e leabilità dei nostri uomini),nella grandezza del cuore,avvicinando faticheinsospettate e personedavvero belle e, grazie alCielo, nel numero deivincenziani.Anche la nostra comunitàcittadina è cresciuta,aprendosi ad una sensibilitàche la nostra iniziativa hadato la possibilità disperimentare. Abbiamoimparato che dentro ogninostro progetto ce ne è unopiù grande e che il nostrolavoro, seppur di testa e nonsolo di braccia, ha sensosolo quando arriva al cuore.A settembre vorremmoriaprire e continuare questainsuperabile scuola, diversadalla visita domiciliare maugualmente specialenell’avvicinare le persone,che ci rende risorse positiveper chi sperimenta la pauradella solitudine e delladisperazione, occasione dicrescita per chi vuoleaiutarci ed iniziare ad agire,insomma per essere lì, conla nostra “imprenditorialità”nel volontariato che non hamolte risorse ma che siaffida ad una Provvidenzache ha mostrato spesso laSua presenza concreta.Donatella CandianConferenza Santa MariaNascenteConsiglio Della BrianzaLa San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 201033


LA SAN VINCENZO INa cura della Redazione piemonteseDuomo di Torino – Membri del Comitato Direttivodella San Vincenzo dinanzi alla visione in HDdella Sindone (foto Fabrizio Merlone)PIEMONTE E VALLE D’AOSTATORINO – Ostensione della SindoneCRONACA DI UNA VISITAUna bella giornata di soleha accolto, sabato 22maggio, i CoordinatoriRegionali e Interregionali di:Piemonte e Valle d’Aosta,Lombardia, Veneto,Toscana, Lazio/Umbria,Abruzzo/Molise, Liguria,Friuli, i Consigli CentraliAutonomi di Cagliari eBolzano, componenti ilComitato Direttivo dellaFederazione Nazionale dellaSocietà di San Vincenzo DePaoli, con alcuni membridella Giunta esecutiva, oggia Torino in visita alla S.Sindone guidati dalla neoeletta Presidente, ClaudiaNodari Gorno, primaOVADA – Un rilevante evento cittadinoINAUGURATA LA “CASA DELLA SOLIDARIETÀ”Alcuni anni fa la San Vincenzo ovadese aveva assuntol’impegno della gestione del patrimonio dellabenefattrice prof.ssa Antonietta Marini, la quale disposenel suo testamento il lascito all’associazione del suopalazzo sito in Ovada, di cui otto appartamenti avrebberodovuto essere destinati ad abitazione gratuita di donnenubili o vedove o comunque sole della città e zonelimitrofe, da assegnarsi in ogni caso in base alle lorocondizioni economiche.Dalla ristrutturazione iniziata nel 2003 sono stati ricavatidodici appartamenti, otto dei quali sono stati concessi incomodato d’uso gratuito, mentre gli altri quattro sono statiassegnati a prezzi ribassati a persone in difficoltà. È statorimesso a nuovo anche il piano terreno in cui sono statiottenuti cinque uffici e tre box nonché un locale per laSan Vincenzo, che ha così potuto inaugurare la propriasede dopo che per anni aveva dovuto utilizzare i localiparrocchiali per i propri incontri. I proventi di talilocazioni saranno utilizzati per far fronte alle spesecorrenti di gestione dell’edificio.Il costo complessivo dell’operazione ha superato i200.000 euro che sono stati coperti grazie all’aiuto dellaCassa di Risparmio diTorino, della Compagniadi San Paolo, del Comunedi Ovada e della diocesi diAcqui Terme.Gli appartamenti oggi sipresentano gradevoli efunzionali. Quando, però,è partita l’impresa, il tettoera in grave stato dicompromissione;l’impianto elettrico,idraulico e fognario,completamente dasostituire; quello diriscaldamento da inserireex novo all’interno deglialloggi. Con gli adeguamenti necessari è stato portato atermine anche l’ascensore, un accessorio di importanzaessenziale per consentire di raggiungere i piani alti apersone di età avanzata o in precarie condizioni di salute.La Presidente della San Vincenzo ovadese, TeresitaAschero, durante la cerimonia di inaugurazione in cui èstata scoperta una targa in memoria della donatrice allapresenza del Vescovo e delle autorità civili, ha messo inrilievo che la decisone di accettare il lascito non è statapresa a cuor leggero, poiché si trattava di un impegnoassai gravoso, ma che ha prevalso l’idea di estendere ilsignificato della missione della San Vincenzo dando unamano a donne sole che vivono in una condizione dieffettiva difficoltà. Il suo ringraziamento è andato alleistituzioni e alle persone, tra cui alcune consorelle dellaConferenza di Ovada, che si sono prodigatequotidianamente per raggiungere l’importante traguardo.Nella “Casa della solidarietà”, questo è il nome che èstato attribuito allo stabile, vivono donne anziane per cui èprevisto un contratto a tempo indeterminato, utilizzandola formula del comodato d’uso gratuito, mentre per quellepiù giovani si parla di periodi più brevi, nella speranzache sappiano superare ledifficoltà con le loro forze.Bisogna sottolineare infinecome la San Vincenzoovadese si sia impegnata contutte le sue forze per“realizzare un sogno”, quellodi offrire, grazie al legatotestamentario, unasistemazione a persone insituazione di disagio che,altrimenti, non avrebberoavuto le disponibilitàfinanziarie per assicurarsi unalloggio ed un tenore di vitaaccettabile.Edoardo Barisione34La San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 2010


IVREA – Prestigioso riconoscimentoMARIO ALIBRANDI: CAVALIERE DEL LAVOROTutta la San Vincenzo Eporediese è stata in festa.Mercoledì 2 giugno, Festa della Repubblica, ilPresidente Giorgio Napolitano ha insignitodell’onorificenza di cavaliere del lavoro il ConfratelloMario Alibrandi, dell’Associazione Consiglio Centrale diIvrea, onorificenza consegnatagli dal prefetto di Torinomercoledì 2 giugno.Mario Alibrandi, laureato in giurisprudenza,cancelliere presso la procura del tribunale di Ivrea,sposato con Jenny Poddana hanno due figli Sara 10 anni eSimone 2. Dal 2006 con la moglie fanno parte dellaConferenza famiglie di Ivrea. Attualmente, nel ConsiglioCentrale di Ivrea regge la presidenza dei revisori deiconti. Nel servizio ai poveri vive, attraverso lo strumentodella visita, il carisma Ozanamiano, portando allefamiglie bisognose, oltre all’aiuto materiale, la suaspiccata capacità relazionale, ricca di esperienza eprofessionalità. La sua attività nei rapporti con leistituzioni pubbliche, l’esperienza giuridica, mai disgiuntada quella umana, diventa prezioso strumento per la difesadei più deboli.Carissimo Confratello Mario, onorati per il prestigiosoinsignito riconoscimento, tutta la San VincenzoPiemontese e Valdostana ti porge le più sincerefelicitazioni.presidente donna, nellastoria della nostra Società aricoprire tale ruolo.Lentamente siamo sfilatidavanti al Sacro Lino, conocchi stupiti e commossi,fermarsi e fissare quellaimmagine, emblema di ognidolore umano che è laSindone. Richiamati allaPassio Christi ci siamosentiti abbracciatidall’Amore di Gesù. QuelGesù che ci invita a volgerelo sguardo verso la PassioHominis: oggi, compagna ditante famiglie represse dallacrisi economica in atto,portatrice di gravi difficoltàe sofferenze. Pensiamo aquante di queste famiglie,offese nella loro dignità,bussano alla porta dellenostre Conferenze, affamatenon solo di pane ma digiustizia. Paul Claudeldiceva: “Dio non è venuto aspiegare la sofferenza ma èvenuto a riempirla della suapresenza”. È vero, Signore,spesso ci siamo fermaticercando di spiegare lasofferenza di tanti nostrifratelli e sorelle. Ora difronte al tuo Santo Volto,icona dell’umanasofferenza, ti chiediamo diilluminarci perchè sul nostrosegno di amore verso inostri fratelli e sorellesofferenti scenda la Tuapresenza portatrice diconsolazione.Mentre nel silenzio ciavviavamo all’uscita dalDuomo di Torino,risuonavano nei nostri cuorile parole della preghiera deiVincenziani: “Signoredammi una sensibilità chesappia andare incontro aicuori. Signore liberamidall’egoismo / perché tipossa servire / amare /ascoltare in ogni fratelloche mi fai incontrare”. Lafotografia di rito a suggellodell’avvenimento. Poi, ilritorno in quel diCastiglione, al lavoro perproseguire il camminoiniziato 177 anni fa dalBeato Federico Ozanam.Pier Carlo MerloneDuomo di TorinoVisita del membri del Comitato Direttivodella San Vincenzo alla Sindone(foto Fabrizio Merlone)La San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 201035


LA SAN VINCENZO INALTO ADIGEBOLZANO (BOZEN) – 80 anni di età, 60 di volontariato, 40 di volontario carcerarioTRIPLICE FESTA PER BRUNO BERTOLDILa SÙDTIROLERVINZENZGEMEINSCHAFT, cioè la SANVINCENZO, cerca di esserevicina ai vari tipi di bisogniumani, dall’assistenza apersone anziane e sole, aquelle malate o in difficilicondizioni economiche,comprese le varie situazionidi miserie umane di personeemarginate, come i senzatetto o i detenuti in carcere.Di quest’ultima categoria,cioè i carcerati, si staoccupando da ben “40 anni”il nostro volontario econfratello Bruno Bertoldi,che frequenta con regolarità,più volte alla settimana, ilcarcere di Bolzano. Nelcarcere porta sostegnopratico e morale allepersone detenute,distribuisce oggetti di primanecessità per l’igiene,vestiario, ma anchesigarette. Svolge per loro levarie pratiche per procuraredocumenti, l’assistenzaeconomica o altri aiuticoncreti. A volte svolgeanche la funzione di mettereuna parola buona, diconsolare e incoraggiare o,semplicemente, di ascoltarele loro sofferenze.Ormai la sua presenza incarcere é una realtà fissa diquesto posto ignorato orifiutato da gran parte dellanostra società. Bertoldi èconosciuto e stimato nonsolo dalle personebisognose, ma da tutto ilpersonale del carcere, dalladirettrice dott.ssa Nuzzaci alComandante fino ai variAgenti.Il sig. Bertoldi, nato nel1930, sposato e padre difamiglia ormai in pensione,era commerciante. Iniziò lasua attività come volontarionella San Vincenzo,dedicandosi alle varieproblematiche delle famiglienella zona dei Piani diBolzano, ben 60 anni fa.Quando queste esigenzevennero meno, fu il ConteForni 40 anni fa, a queltempo presidente delConsiglio Centrale, asceglierlo come volontariocarcerario, sia per la suabuona conoscenza dellalingua italiana, requisitoindispensabile per poterentrare in quel ambiente, esicuramente anche per lesue capacità umane, il suocarattere robusto,determinato e nello stessotempo comprensivo dabuon padre difamiglia, molto adattead affrontare unambiente non tantofacile.Quest’ anno ilconfratello BrunoBertoldi ha un triplicemotivo per festeggiarealtrettanti anniversari:gli “80 anni di età”, i“60 anni di volontarionella San Vincenzo” i“40 anni comeVolontario delCarcere”.Consideriamo questibellissimi traguardiraggiunti,un’occasione perapprezzare l’esempiodi questo coraggioso edattivo confratello,facendogli i nostri miglioriAuguri e ringraziamenti peril suo instancabile impegnocristiano, vincenzianonell’ambito sociale.Elisabeth Ondertoller,Presidente Conferenza“St. Martin”BOLZANO – Assegnato il Premio della BontàANTONIO SIMONCIONIOgni anno viene assegnato a Bolzano il “premio dellaBontà” ai volontari che si sono distinti nell’ambitosociale. Questo anno è stato premiato il“veramente meritevole” Confratello dellaSan Vincenzo Antonio Simoncioni.Nato a Senigallia nel 1928, sposato, halavorato nelle Acciaierie di Bolzano. Da60 anni confratello della San Vincenzo,per “10 anni” Tonino Simoncioni è statoun buonissimo e molto attivo Presidentedel Consiglio Centrale Autonomo dellaDiocesi Bolzano/Bressanone: una verarisorsa della Società. Terminata laPresidenza, si è occupato del magazzinodei mobili a disposizione dei bisognosi,che lui stesso contribuiva a portarepersonalmente ai poveri: fino a quasi 80anni di età!È stato anche il tesoriere del Consiglio Centrale fino adun anno fa e oggi prosegue, comesempre, nell’umile servizio a favoredegli emarginati e bisognosi nel verospirito vincenziano. Un esempio pertutti!Ci congratuliamo con Lui con tutto ilcuore per questo meritato esignificativo premio che gli è statoconferito e gli auguriamo ogni bene,ancora tanti anni di salute e labenedizione del nostro Signore.Ringrazio anche il caro Confratello“Tonino” per i tantissimi annid’amicizia e di fraterna collaborazione.Josef Plankensteiner36La San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 2010


notizie dalla San Vincenzo e dal MondoCASTIGLIONE TORINESE – Esordio della Presidente neoelettaCOMITATO DIRETTIVO DELLA FEDERAZIONE NAZIONALECollegato alla visita alla Sindone, si è svolto dal 22 al 23maggio il primo Comitato Direttivo presieduto dalla PresidenteClaudia Nodari.In apertura dei lavori la Presidente ha rilevato che tuttoramancano molti rendiconti annuali (alcuni dal 2005) eciò ostacola sia l’operatività dell’Ufficio di Presidenza (vederearticolo a pag. 4) e sia l’adempimento degli obblighicon la Confederazione Internazionale di Parigi. Di qui ilpressante invito ai ritardatari a mettersi al più presto in regola.Tra i vari punti all’ordine del giorno, è stato deciso di rivederelo Statuto dell’Ente Morale per adeguare le normedell’importante Associazione vincenziana ai cambiamentilegislativi e al nuovo statuto della Federazione della SanVincenzo; è stata illustrata l’evoluzione del progetto Abruzzodi cui informeremo i lettori non appena il progetto saràapprovato dell’ente pubblico. È stato fatto anche il puntosulla Campagna nazionale della San Vincenzo che – ricordiamo– verterà sul tema scelto dall’Assemblea di marzo“Accogliere le diversità”. Per la concomitanza con il Convegnodella Famiglia Vincenziana dal 24 al 26 settembre aRoma, quest’anno non si svolgerà la classica Giornata nazionaledi settembre in concomitanza con la festa di sanVincenzo. Ciò nondimeno, tutte le realtà vincenziane sonoinvitate a programmare a proprio piacimento una “Giornata”in cui illustrare al pubblico il tema approvato.Il Settore Giovani ha illustrato le iniziative in calendario(il Campo Ozanam “Di…verso l’altro” dal 25 luglio al 1°agosto e il Campo “Incontro all’Albania” dal 1° al 15 agosto).Sono stati esaminati anche due documenti. Il primo,“Studio di percorsi formativi”, si propone di predisporreper l’Assemblea di novembre alcune linee essenziali perpromuovere percorsi di formazione nelle ACC e Conferenze.Il secondo per i giovani, “Protagonisti del cambiamento”,si propone di definire un piano di pochi punti da presentareall’Assemblea di novembre con gli interventi nel settoregiovani da avviare nel corso del 2011.MARINA DI MASSA – Grande festa di “famiglie”vincenzianeVI CAMPO FAMIGLIEQuest’anno il Campo Famiglie si è svolto dal 28 al 30maggio nella sempre accogliente Casa FACI a Marina diMassa ed essendo arrivato alla sua VI edizione, è da considerarsiuna bella realtà nella San Vincenzo.Il tema di quest’anno “La carità della famiglia nella realtàsociale” è giustamente stato sottotitolato dagli organizzatoricon una frase del beato Ozanam “Non vi sembra chesia tempo di unire i fatti alle parole?” proprio per richiamaretutte le famiglie cristiane, a partire da quelle vincenziane, adallargare lo sguardo alla realtà italiana nella quale viviamo eche sempre più fortemente richiama la famiglia a svolgere ilsuo compito di testimonianza dei valori fondamentali che dovrebberosostenere una società.Il nostro “grande” Assistente Spirituale, Padre Bergesio, haintrodotto il Campo sottolineando come la Chiesa oggi evangelizzila FAMIGLIA, la quale a sua volta è chiamata ad evangelizzarele altre famiglie e questo è detto molto chiaramenteda Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in Veritate in Re Sociali.Per aiutare i partecipanti ad affrontare queste tematichesono stati presenti con le loro relazioni i coniugi Giulia Paolae Attilio Danese (Sociologi di Teramo nonché Membri dellaconsulta CEI per la Famiglia) e Don Antonio Sciortino (direttoredi Famiglia Cristiana). Forte è stato il richiamo alla necessitàdi una presenza FORTE delle famiglie nella SocietàItaliana sia nelle relazioni sociologiche dei coniugi Danese(la Società deve per suo interesse investire nella famiglia enell’educazione), che nella “lapidaria” relazione sulla situazionedella famiglia in Italia fatta da Don Sciortino (l’Italiasta morendo e la famiglia cristiana è una grande risorsa purtroppofinora ignorata). Tutti hanno spesso citato la “Caritasin Veritate” la quale chiama fortemente in causa la famigliacristiana considerandola in primo piano nel lavoro di rivalutazionedei valori morali sui quali deve necessariamente rifondarsila Società.L’ultimo relatore è stato Alessandro Floris (Vice PresidenteNazionale San Vincenzo e Direttore del Centro Studi La Piradi Cagliari) che ha riportato il tema più nelle “corde” vincenzianeperché ci ha presentato, grazie ad un’analisi degli scrittiOzanam, cosa egli pensava e soprattutto come viveva laLa San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 201037


38Famiglia con i suoi valori e la totalità delle sue scelte.Sul prossimo numero i resoconti delle relazioni e le impressionidelle famiglie partecipanti.I coordinatori Nicoletta, Salvatore, Maurizio,Paola, Marco, e Padre BergesioLUCCA – Una dolorosa perditaVALTER MARRACCI8 maggio abbiamo dato l’estremo saluto a Valter MarracciL’ (nato il 23.10.1938), tesoriere del nostro Consiglio Centrale,tornato alla Casa del Padre, al termine di una lotta mai doma,nutrita dalla cristiana speranza di sconfiggere il male chelo aveva aggredito in questi ultimi anni. “Non fiori – aveva lasciatodetto alla famiglia – ma offerte alla Associazione DonFranco Baroni e alla San Vincenzo De Paoli”. La Don Baronisvolge a Lucca un’attività veramente meritoria, di assistenza aimalati terminali e conforto dei loro congiunti con la terapia deldolore.Della San Vincenzo Valter eraConfratello dal 1968, nella Conferenzadella SS. Annunziata, lapiù antica di Lucca (fondata nel1855 nella Parrocchia di S. MariaForis portam) e operante tutt’oranel Centro Storico cittadino.Il dr. Damiano Panconi ne èl’attuale Presidente. Lui ne èstato Segretario dal 1993.Per me Valter era tanto dipiù: collega dagli anni 1960 eamico, ne condividevo passioni(amore per la natura) e tensioni (amore per il prossimo). Schivoda ogni possibile ostentazione, come vuole la regola vincenziana,era nel silenzio un grosso operatore di carità, attento all’ascoltodel prossimo bisognoso, attivo nella “visita al povero”.Fu Presidente del Consiglio Centrale dopo Pier Luigi Viani. Nel2004 gli succedetti in quel servizio e da allora ha svolto congrande cura il compito di tesoriere dell’Associazione.Nella celebrazione eucaristica, abbiamo ricordato Valter nellapreghiera dei fedeli «Ringraziamo il Signore con i Confratellidell’intera diocesi, per il tempo che ha dedicato ai bisognosiattraverso tanti anni di servizio in questa nostra associazionecaritativa: aiutaci ora dall’alto a continuarne l’opera».Vincenzo Poggiani – Presidente AssociazioneConsiglio CentraleAVVISO AI LETTORIInformiamo i lettori che La San Vincenzo in Italia di aprile, prontaper la spedizione da tempo, è stata consegnata alle Poste il 15giugno. Partirà a tariffa ordinaria in attesa che la legge 73 del 22maggio 2010 che prevede tariffe agevolate per la stampa no-profitsia applicata con effetto retroattivo. Questo numero di maggio/giugnoandrà in stampa e spedizione (auspichiamo a tariffe agevolate)entro giugno ed il prossimo di luglio/agosto entro luglio.Spiacenti per i disguidi, ci auguriamo sia apprezzato l’impegnoa non fare mancare ai vincenziani il nostro strumento di informazionee formazione.La RedazioneLa San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 2010Pensieri & ParoleL’obolo della vedovaLa chiesa del piccolo paese è addobbata a festa:un grande striscione bianco con la scritta“Benvenuto Padre Amedeo” rallegra la facciata barocca.Padre Amedeo torna in patria dopo trentaanni di servizio missionario in terra d’Africa. AncheMargherita, alla soglia dei suoi novantacinqueanni, appoggiata al suo inseparabile bastone, conpasso antico e solenne si avvia verso la chiesa.Margherita, ricorda il giorno in cui incontrò PadreMartin, un missionario di origine francese, chel’aveva assistita nel momento più difficile dellasua vita: la morte del figlio, nato con un grave deficitcognitivo e amorevolmente assistito per oltretrenta anni. Nel contempo, anche il marito operaiospecializzato era stato colpito da “ictus celebrale”inchiodandolo su una carrozzina, privo della parola.Quel giorno, quando la disperazione aveva invasola sua esistenza, aveva bussato alla porta quelprete, minuto e sorridente, che aveva condiviso ilsuo dolore e non solo con le parole.Un giorno, dalla radio, la terribile notizia: PadreMartin, missionario in un povero villaggio africanoera stato assassinato con una raffica di mitraesplosa da un soldato, mentre tentava, coraggiosamente,di sottrarre alcuni bambini destinati a fare ibambini soldato. Da quel giorno, Margherita, nonmancò mai alle molte giornate missionarie; si adoperòper aiutare i missionari andando di paese inpaese ad illustrare le diverse iniziative.Anche oggi, malgrado il peso degli anni, Margheritanon voleva mancare. La navata della chiesaera addobbata con grandi fotografie di bambinischeletriti, gli occhi spalancati chiedevano più giustiziache compassione. Nell’omelia, il racconto diPadre Amedeo, testimonianza di situazioni di miseria,di fame, di guerre, di violenze di ogni genere.Quelle fotografie ne erano la testimonianza visiva.Margherita ne rimase profondamente turbata.Al termine della celebrazione, Padre Amedeo si sistemòsul sagrato per ricevere le offerte dei fedeli.Margherita, aveva nella borsetta una busta bianca.Costretta a vivere con la pensione di reversibilitàdel marito, data l’esiguità dell’introito, era costrettaogni mese a suddividerlo in piccole somme perle spese dell’affitto di casa, il pagamento delleutenze domestiche, le medicine. Nella busta bianca,la parte destinata all’acquisto dei generi alimentari.Quando fu di fronte a Padre Amedeo, nonesitò un attimo, estrasse dalla borsetta la bustabianca e la depositò con un sorriso nelle mani callosedi Padre Amedeo.Nella chiesa echeggiavano ancora le parole delVangelo di Luca al capitolo 21…vide anche unavedova povera…Zeta


GioVin 2010La Famiglia Vincenziana invita i Giovanialla Festa che si terrà a Romail 24-25-26 settembre 2010!In occasione del 350° anniversario della morte di San Vincenzo De Paoli edi Santa Luisa de Marillac vivremo insieme il “Giovin 2010” dal 24 al 26settembre 2010.È una bellissima occasione per far festa insieme a tutti i giovani dellaFamiglia Vincenziana.Sede dell’Incontro sarà l’Istituto Salesiano Teresa Gerini Torlonia di Roma.Il costo è di 65 euro. Al momento dell’iscrizione è richiesto il versamentodi una caparra di 20 euro. La quota non comprende la cena al sacco del 24settembre ed il pranzo del 26 settembre.Iscrizioni entro il 15 luglio 2010.L’invito è rivolto a tutti i GIOVANI dai 14 ai 35 anni. Per i minori èrichiesta l’autorizzazione dei genitori.La San Vincenzo GiovaniLe iscrizioni direttamente all’organizzazione del GioVin giovin2010@yahoo.ite per conoscenza a giovani@sanvincenzoitalia.itLa San Vincenzo in Italiamaggio-giugno 201039


’’Cari amici, voi oggimostrate il grande affetto ela profonda vicinanza della Chiesae del popolo italiano al Papa e aivostri sacerdoti, chequotidianamente si prendonocura di voi, perché, nell’impegnodi rinnovamento spirituale emorale possiamo sempre meglioservire la Chiesa, il Popolo di Dioe quanti si rivolgono a noi confiducia.[…] Il vero nemico datemere e da combattere è ilpeccato, il male spirituale, che avolte, purtroppo, contagia anche imembri della Chiesa.[…] Viringrazio di cuore, cari fratelli esorelle, per la vostra calorosa enutrita presenza.[…] Avete aderitocon entusiasmo a questa bella espontanea manifestazionedi fede e di solidarietà’’Benedetto XVIRegina Coeli di domenica 16 maggioabbonamenti2010La rivista La San Vincenzo in Italiaè l’organo di stampa nazionaledella Società di San Vincenzo DePaoli.Ha lo scopo di diffondere la culturavincenziana.Aiuta a leggere i segni del nostrotempo.È strumento di collegamento traConfratelli, Conferenze, Consigli.Concorre a realizzare l’unitàsocietaria, secondo quanto scrittoda Ozanam a Lallier: «Tutta laforza delle Conferenze ènell’unione, e la particolarità dellaloro opera sta nella suauniversalità».La quota associativa per la FederazioneNazionale comprendel’abbonamento alla rivista. Isoci non dovranno versare altricontributi salvo, se lo desiderano,quello di sostenitore.Il contributo ordinario o sostenitoreresta immutato per gliamici lettori, non appartenentialla Società di San Vincenzo, cheringraziamo per l’interesse e lasimpatia con cui ci leggono.www.sanvincenzoitalia.itIl contributo regolare per diecipubblicazioni è:- Ordinario: € 10,00- Sostenitore: € 25,00- Una copia: € 1,50Conto corrente postale n. 98990005intestato a: La San Vincenzo in ItaliaVia della Pigna, 13/a - 00186 RomaComunicare le variazioni di indirizzoindicando sempre il relativo numerodi codice

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