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ISAL Magazine - Accademia belle arti Santa Giulia

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The Nation ClassroomIssueFor the StudentDate march 9, 2009www.thenation.comReading Comprehension1 What is the lesson President Obama’s aides say they learned from the battle over thestimulus plan?2 What is the oversight job that Elizabeth Warren has taken on in Washington,D.C.? What makes her appointment so remarkable, according to ChristopherHayes?3 What point is Alexander Cockburn making in his discussion about the decline of hislocal shopping mall?4 What is Katha Pollitt saying about religious extremism?5 What is the overall message sent by Iraqi voters in the recent elections, according toRobert Dreyfuss?Your Turnto Decide■ In the wake of the GOP’s negativereaction to the stimulus bill,should President Obama continueto reach out to Republicans in thespirit of bip<strong>arti</strong>sanship? Will theGOP take a political hit for itsopposition to the recovery plan?Why or why not?■ Should Roland Burris resignhis Senate seat as a result of thelatest revelations (p. 5) about hisrelationship with former IllinoisGovernor Robert Blagojevich?Explain.■ Do you agree or disagree withthe divestment decision of HampshireCollege (p. 5)? Explain.■ Did President Obama makethe correct decision in sending17,000 more troops to Afghanistan?Explain.■ After reading “InvestigatingBush’s Crimes,” do you think theObama administration or Congressshould pursue a criminalinvestigation against those in theBush administration found to haveengaged in unlawful activities?Why or why not?VocabularyDefine the terms in bold.[page 3]“Moderate Republicans are a virtualoxymoron…”[page 5]“Burris appears to have recalled thesesalient details only after a visit fromfederal investigators who may have someof the discussion on tape.”[page 9]“The Parable of the Shopping Mall”[page 9]“The little stores nearby have a sombermien…”[page 9]“But a mall can be refashioned into a morecongenial qu<strong>arti</strong>er, albeit one blessed witheasier parking.”Check the FactsDo additional research to findthe answers to these questions:■ How much has union membershipdeclined over the pasttwenty years? What are themain reasons for the drop-off?How has it affected the lives ofworking people and Americansin general? Are we better off asa nation with stronger unions?Why or why not? Base your responseson empirical data fromimp<strong>arti</strong>al sources. Cite thosesources in your answers.■ Read the Congressional OversightPanel’s latest report, mentionedon page 6, discussing theDepartment of the Treasury’soverpayment for bank assets.Why is this a concern? Whatcould be done to ensure it doesn’thappen again?[page 26]“Grossman’s narrative was suffused,sometimes to the point of excess, withanguished introspection…”[page 26]“Novelists may be uniquely equipped todetect these perversions of language…”[page 28]“…the mangled syntax of theirsentences…”[page 32]“…his eclecticism was insatiable.”[page 34]“Hancock must have counted on ubiquityfor a subtle interpretive audacity…”


Le “santelle” di Franca Ghittinel nuovo complesso ospedaliero di ComoCristina UvaPatrimonio degli Enti Sanitari lombardi da scoprireTra i Beni Culturali afferenti agli Enti Sanitari di RegioneLombardia schedati in SIRBeC nell’anno appena trascorsovi sono certamente gli arredi liturgici della cappellaospedaliera della nuova sede dell’Ospedale Sant’Anna diComo, iniziata nel 2009 e definita nei suoi orientamentidall’arch. Ercole Ceriani. L’operare congiunto degli <strong>arti</strong>stia p<strong>arti</strong>re da metalli ha consentito una p<strong>arti</strong>colare e congruasuccessione di materiali che, pur con ritmi e finiturediverse, a p<strong>arti</strong>re dalla porta d’ingresso conducono finoall’altare, all’ambone e al tabernacolo posti sulla paretedi fondo.Sulla parete opposta al luogo della celebrazione sono collocatein successione quattordici “Santelle” o “Rogazioni”di Franca Ghitti (1932-2012), realizzate su “carta antica”lavorata e chiodata, che rimandano al percorso della ViaCrucis e nella forma ricordano le edicole votive che inVal Camonica e in Valtellina sono situate in corrispondenzadi luoghi sacri preistorici e che, in determinatiperiodi dell’anno, venivano raggiunte in processione inoccasione di p<strong>arti</strong>colari cerimonie religiose (in dialettocamuno sono indicate con la dizione “capitèl”, probabilmentederivante da “piccola cappella”).<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 4


Sotto e nella pagina a fianco: Como, La nuova cappella dell’OspedaleSant’Anna di Como con la Via Crucis di Franca Ghitti(Fototeca <strong>ISAL</strong>, Fto di C. Uva).Protagonisti di queste stazioni sono i chiodi, elementicreativi ricorrenti nella carriera dell’<strong>arti</strong>sta, che sin daglianni ‘50 fece uso, per la realizzazione delle proprie opere,di oggetti in cui prorompeva il legame con la terra d’origine- la Val Camonica - e dai quali traspariva il ricordodelle fucine e delle officine di tutta la cultura rurale valligiana,prima fra tutte quella del padre che, alla fine dellaseconda guerra mondiale, introdusse nella sua grandesegheria la lavorazione delle cassette da imballaggio equella dei pallets, da cui l’uso di chiodi di ogni dimensione.Le sue pagine cartacee sono veri e propri oggettidella passione: i chiodi appuntiti e carichi di significatie simbolismi trafiggono la carta come vecchie penne arrugginite,portando ferite e sofferenze di cui costituisconoanche lo strumento principale di guarigione, ovveroil punto di sutura. Essi ricordano il calvario di Cristo enello stesso tempo recuperano una sorta di lingua specifica,alternativa all’alfabeto, usata da fabbri, carpentierie fucinieri, qui utilizzata per tracciare il numero romanodella Stazione della Via Crucis corrispondente, al di sottodella cornice che inquadra ogni santella.Le stazioni della Via Crucis sono dunque realizzate in<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 5


Como, Nuova cappella dell’Ospedale Sant’Anna di Como, P<strong>arti</strong>colaredi due stazioni della Via Crucis realizzate da Franca Ghitti (Fototeca<strong>ISAL</strong>, Foto di C. Uva)carta sagomata a forma di edicola, dipinta e decorata sullasuperficie tramite l’inserzione di chiodi metallici. Ognistazione è provvista di cornice quadrangolare in legnonero e dotata di cartellino sottostante in legno, riportanteil numero della stazione.Realizzate tra il 2009 e il 2010 da Franca Ghitti appositamenteper la cappella di questo ospedale, queste santellesintetizzano, in maniera emblematica, la poetica dell’<strong>arti</strong>sta,capace di trasformare semplici oggetti di vita quotidianain palpitanti opere d’arte.<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 6


La Deposizione di Enea Salmeggiaa “Brera mai vista”Simonetta CoppaPatrimonio pittorico da conoscere o da “scoprire”Da pochi giorni si è conclusa un’importante mostrasvoltasi alla Pinacoteca di Brera inserita nell’ambitodell’iniziativa “Brera mai vista”, nella quale è stato ripresentatoal grande pubblico un dipinto poco noto delpittore bergamasco Enea Salmeggia detto il Talpino.Proveniente dalla chiesa di San Leonardo a Bergamo,abitualmente questa tela è conservata nei depositi dellaPinacoteca e non è visibile al pubblico. Il dipinto è firmatoe datato 1602. Raffigura la Deposizione, o meglioil Compianto sul Cristo morto, in cui alle figure abitualidella Vergine, di San Giovanni e dei dolenti, si aggiungonoa sinistra i Santi Francesco, Lucia e Apollonia, lacui presenza è probabilmente connessa alla committenzadell’altare. La tela era originariamente situata in unachiesa dei Crociferi, passata nel 1659 ai Somaschi.Il Salmeggia si distacca dal filone naturalistico propriodella scuola bergamasca per un composto neocinquecentismoispirato ai modelli di Raffaello e di LorenzoLotto. In p<strong>arti</strong>colare, nella Deposizione emerge il ricordodel dipinto di identico soggetto del Lotto nella chiesabergamasca di Sant’Alessandro in Colonna, peraltrodepurato della carica drammatica.Il linguaggio deliberatamente arcaizzante del Salmeggiaè espressione di una devota poetica controriformata. Lacuratrice del catalogo, Mariolina Olivari, parla in propositodi “arte senza tempo”, riprendendo una fortunatadefinizione di Federico Zeri.Lo storiografo settecentesco Andrea Pasta (1775), cosìscrive del dipinto: “Quadro nobile, di una vaghissimatinta, e tutto Raffaellesco. Le Marie fra le altre figuresono con singolare sveltezza e venustà figurate […]Ha egli ancora con un divoto anacronismo effigiato S.Francesco in disparte, penetrato dal dolore”.Il dipinto, giunto a noi “in prima tela” (circostanzarara), è stato restaurato per l’occasione dal LaboratorioNicola di Aramengo d’Asti; il dossier dell’intervento, acura di Anna Rosa Nicola, è inserito nel catalogo editoda Skira.I numerosi pentimenti in corso d’opera sono rivelatoridell’attitudine meditativa del pittore e del suo metododi lavoro improntato ad attento studio.Enea Salmeggia detto il Talpini, Deposizione (o Compianto del Cristomorto), Pinacoteca di Brera a Mialno (Fototeca <strong>ISAL</strong>).<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 7


Un’opera poco nota di Giusto di Gande il Fondo archivistico Ludovico MaguglianiFerdinando ZanzotteraDocumenti d’archivioTra i numerosi archivi conservati presso <strong>ISAL</strong> di p<strong>arti</strong>colareinteresse per le molteplici implicazioni con il mondodell’arte è il Fondo Ludovico Magugliani, che comprende,secondo l’elenco preinventariale redatto da DanielaArtusa, oltre 1.400 perizie di opere d’arte, molte dellequali di origine lombarda o appartenute a collezionistimilanesi. Il Fondo raccoglie parte dell’operato critico diLudovico Magugliani, storico dell’arte e perito, le cui periziesono corredate da oltre 6.000 fotografie, molte dellequali utilizzate dallo storico abbiatese come supporto peri sui dattiloscritti o appunti manoscritti.Le carte rivelano in modo inequivocabile il suo modusoperandi che, inevitabilmente, commisurava il lavorodi expertise in base alle richieste della committenza. Alcunesue perizie, ad esempio, sono composte da brevi esintetiche annotazioni, mentre altre sono dei veri trattaticritici in cui Magugliani pone in correlazione differentiautori e opere d’arte eseguite dal medesimo <strong>arti</strong>sta. Tra idocumenti di un certo rilievo vi sono le carte relative aGiusto di Gand, sul quale scrive un piccolo saggio (rimastoin archivio privo di due pagine). Si tratta di una Deposizioneche analizza in dettaglio nell’agosto del 1954 eche, nel luglio 1962 e nel gennaio dell’anno successivo,riprenderà eseguendo due distinte perizie per una stessaopera, commissionategli da una nota galleria di Milano.Perizie che riconfermerà nel giudizio critico ancoranell’aprile del 1974.Sebbene per brevità non sia possibile in questa sede ripercorrerel’intera vicenda critica di quest’opera, si ritienedi indiscusso valore riportare quanto scritto daMagugliani nell’agosto del 1954, anche per verificare, adistanza di quasi sessant’anni, la validità di alcuni riferimentiautoriali ed ipotesi attributive espresse anche nelledue sintetiche perizie degli anni sessanta che si riportanocome appendice.“Proprio mentre la scuola di Bruges sta sviluppandosinella sua maggiore vitalità e, preso lo spunto dai VanHeyck, annovera fra i suoi nomi maggiori quelli di HugoVan der Goes o di Hans Memling, proprio intorno al1468 da essa si scinde una personalità pittorica possenteche ricercae vie diverse: non più quella della tradizione,bensì le ampie strade segnate da maestri italiani.È costui JOSSE VAN WASSENHOVE detto anche Justuso Josse) van Gent o, all’italiana, Giusto di Gand (1) chepur tuttavia rimane, sotto un certo aspetto, l’iniziatore, senon proprio il fondatore, della scuola di Gand.[…] Ma fu in Italia e più precisamente ad Urbino cheGiusto di Gand trovò la principale sua gloria. Chiamatoinfatti dal duca Federigo da Montefeltro alla sua corte, ilpittore che pur tuttavia risentiva anche dell’arte di HugoVan der Goes e di certi Maestri della Scuola di Colonia,trasfigura la sua arte, influenzando l’arte italiana e rimanendonenel contempo influenzato.In questa sottile complessa mediazione di fattori influenzatied influenzatori va, posta, così come del resto le operesue migliori, questa Deposizione (centimetri 140 per100) che, se a tutta prima, ad un osservatore distratto,può anche apparire opera italiana, palesa tuttavia - classicoesempio di contaminatio - la nascita fiamminga.Sotto un certo aspetto questa Deposizione, assieme allamossa ed audace Comunione degli Apostoli del PalazzoDucale di Urbino, ritenuta comunemente capolavoro, sipuò considerare quell’esempio classico di tale sovrapposizionedi influenze. Egli infatti cercò “la luce nelle nostreterre privilegiate (2). Urbino fu la sua patria d’elezione;<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 8


Giusto di Gand (attribuita), Deposizione (p<strong>arti</strong>colare), Collezioneprivata svizzera (Fototeca <strong>ISAL</strong>, Fondo Magugliani).Melozzo da Forlì e Giovanni Santi, padre di Raffaello, isuoi amici e collaboratori. Il duca Federico di Montefeltrolo amò e protesse, diede a lui l’incarico di fissare leproprie sembianze, con la stessa fiducia ammirativa concui le aveva affidate al grande della Francesca. Collaboratoredi Melozzo, Giusto lo influenza e ne è influenzato.Il forlivese praticandolo fiammingheggia sempre più; ilnordico spetra a contatto col largo frescatore la sua duramaniera germanica, mitiga il p<strong>arti</strong>colare (3), la grazia diitalianità le forme” (4).Ci sono delle cose nella nostra Deposizione, come i lineamenticosì rigidi che appaiono quasi intagliati più chenon dipinti, la asciutta secchezza e la rigidità del corpodi Gesù Cristo seguito da un profilo di pieghe nel sudarioe nel palleggiamento della Madonna da sembrare,specie per le gambe, addirittura ritagliato che denotanoin modo incontrovertibile una maniera non italiana, anzinordica, mentre vi sono certe morbidezze nel colore, ilmodo con cui è trattato il paesaggio e gli alberelli chericordano piuttosto un’influenza umbra. Ne viene - alcontrario, ad esempio, della pittura di Hans Memling -una pittura che non è pura di carattere, ma rimane un


Giusto di Gand (attribuita), Deposizione, Collezione privata svizzera(Fototeca <strong>ISAL</strong>, Fondo Magugliani).di Gand alla corte di Urbino, piuttosto che non a Giustostesso e come tali non usabili quali termine di raffronto,ciò non toglie nulla al nostro dire.Lasciando perciò da parte il giudizio dato da LuigiSerra (8), vediamo come eminenti studiosi, qualiA.SCHMARSOW (9) e M.J.FRIEDLANDER (10), seguitiben presto da altri come J. LAVALLEYE (11), hannoriconosciuto la importanza di Giusto di Gand, pittorefiammingo in terra d’Italia.E se ricordiamo come la comune tradizione vuole chealmeno le mani di Federigo di Montefeltro nella Pala diPier della Francesca (oggi a Brera, Milano) sieno statedipinte dal nostro Giusto, non ci sembra del tutto vanal’impressione che proprio Joost van Wassenhove possaessere stato uno dei veicoli, magari inconsci, che portaronoun ricordo di nordica concezione nelle matematichedi Pier della Francesca.Siamo in un periodo ed in un tema che sono ben lungidall’essere stati approfonditi, anzi potremmo dire comegli studi sieno appena agli inizi (quand’anche sono statiiniziati); prescindendo dalla rettorica o dagli scritti pseuesempiodi squisito eclettismo (seppur la locuzione sipuò adattare alla sovrapposizione di due sole tendenze,lunga e la fiamminga) senza per questo cadere in unaforma di maniera.Non ci sembra quindi del tutto vero L. SERRA (5) quandodefinisce Giusto di Gand: “rude e torbido nei tipi, incertonella prospettiva, pesante nel disegno” ed inoltre,pittore che “vanta, d’altro canto, certa grandiosità e vigorenaturalistico” (6).Infatti, torbido nei tipi e pesante nel disegno non diremmo,parlando di Giusto di Gand: l’inciso e conciso Ritrattodi Federigo da Montefeltro con il figlioletto Guidobaldo,a palazzo Barberini a Roma, le pieghe di contorninetti ed anche troppo taglienti nella nostra Deposizionerivelano piuttosto una linea formativa e disegnativa taleda indurci piuttosto a pensare ad una sicura padronanzadel disegno e ad un’incisività, talora da cammeo nellaraffigurazione tipologica.Se poi La Musica e La Retorica alla National Gallery diLondra insieme con La Dialettica e L’Astrologia al Kaiser-Friedrich-Museumdi Berlino sono oggi attribuiti aquel Pedro Berruguete (7) che fu compagno di Giusto<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 10


Giusto di Gand (attribuita), Deposizione, Collezione privata(Fototeca <strong>ISAL</strong>, Fondo Magugliani).doscientifici, saremmo tentati di affermare che occorrerebbealmeno un cinquantennio di fortunose e fortunateindagini prima di impostare in modo metodologicamenteserio ed estremamente preciso la storia dei reciprociinflussi e delle sottili infiltrazioni che si sono avuti frascuola e scuola, fra regione e regione; tra olandesi e fiamminghi,tra fiamminghi ed italiani e così via.In questa luce la figura di Giusto di Gand sarà destinataad assumere singolare aspetto storico e la nostra Deposizione,così come le altre sue opere una sempre maggioreimportanza quale dimostrazione appunto palmare econcreta di tali sottili e scambievoli influenze tra umbrie fiamminghi, tra italiani e nordici. Già W.BOMBE (12),sia pure limitatamente, ha impostato qualcosa del genere.Dobbiamo quindi augurarci che tali studi si approfondiscanosempre di più: da essi, sempre più delineata neuscirà la figura di Giusto di Gand (13).NOTE(1) - La tradizione che faceva nascere Giusto di Gandverso il 1410 è ormai abbandonata; oggi la sua data dinascita è spostata piuttosto verso il 1430, 1435, mentresi ignora del tutto la data della sua morte. Sappiamo che,dopo un soggiorno ad Anversa, il suo nome figura tra il1473 ed il 1475 nei registri della Corporazione del CorpusDomini ad Urbino.(2) - L’affermazione è forse un poco audace, ma ne lasciamola responsabilità - inverno molto grande - al Mottini!(3) - Questa affermazione della “mitigazione del p<strong>arti</strong>colare”,più che una caratteristica di Giusto di Gand, si puòconsiderarla come propria del periodo e più p<strong>arti</strong>colare,forse, ad Hans Memling.(4) - E.MOTTINI - Pittori fiamminghi e olandesi - Milano,1424, pag. 43.(5) - L.SERRA - Il Palazzo Ducale di Urbino - Milano,s.d.(6) - L. SERRA - op.cit.(7) - Ed invero l’attribuzione di Berruguete ci sembra piùgiusta.(8) - L.SERRA - op.cit.(9) - A.SCHMARSOW – in “Abhdl.d..phil.-hist.kl.d.kgl.sächs.Ges.d.Wissensch.” - 1912, X°, 1.<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 11


(10) - M.J.FRIEDLANDER – Die altniederländische Malerei- Berlino, 1925.(11) – J.LAVALLEYE – Juste de Gand peintre de Frédéricde Montefeltro - Lovanio, 1937.(12) – W.BOMBE = in “Rassegna marchigiana” – 1929,1930.(13) – Su Giusto di Gand si possono consultare le seguentiopere di carattere generali: Baldi – Vita e fatti diFederico da Montefeltro – 1504; CARLI E. - in “Emporium”- 1938, novembre; FRIEDLANDER M.J. - Die altniederländischeMalerei - Berlino, 1925; PALLUCCHINIR. - in “Emporium” 1938, marzo; SERRA L. = Il PalazzoDucale di Urbino - Milano, s.d.; e le seguenti opere dicarattere p<strong>arti</strong>colare e monografico: DE CENTENEERA. - in “Les arts ancien de Flandre” 1910,1911; BOMBEW. – in “Rassegna marchigiana” – 1929,1930; DESTRÈEJ. = in “Enciclopedia italiana” – vol.XVII° - Milano, 1933;LAVALLEYE J. = Juste de Gand, peintre de Frédéric deMontefeltro – Lovanio, 1937; SCHMARSOW A. – in“Abhdl.d..phil.-hist.kl.d.kgl.sächs.Ges.d.Wissensch.” –1912, X, 1; WINCKLER – in “Thieme-Becker, K.L.” advocem.APPENDICECopia di una dichiarazione stesa sul retro di una fotografia,agosto 1954:“ L’opera qui a tergo riprodotta e raffigurante una Deposizione,per i motivi addotti nel mio studio sull’argomento,ritengo che sia di GIUSTO DI GAND.Milano, nell’agosto del 1954.Copia di una dichiarazione stesa sul retro di una fotografia,luglio 1962:“Il dipinto qui a tergo riprodotto, raffigurante una deposizione(nello sfondo, in alto, e anche la scena della crocefissione)è, a mio avviso, opera di JOSSE VAN WASSEN-HOVE DETTO JUSTUS VAN GENT O, ALL’ITALIANA,GIUSTO DI GAND (1430? 1435? - Morto dopo il 1475) delquale si ricorda la tavola del soggetto analogo, meno movimentata,ma più secca (Svizzera, collezione privata) giàillustrato da me nelle pagine 206, 211 del vol. iii° DI “Annali”(1954). L’addolcimento nella trattazione tipologica, certelusinghe nei panneggi, l’ammorbidimento delle linee, unacerta diffusa influenza italiana raggiante, infine, ci portano apensare come l’opera sia stata compiuta in Italia e, più precisamentead Urbino quando l’<strong>arti</strong>sta era ospite della corte diFederigo da Montefeltro. Tra il 1473 ed il ‘75, infatti, sappiamocome il suo nome figurasse nei Registri della “Corporazionedel Corpus Domini” ad Urbino è questa l’ultima dataricordata. Sembra, quindi, ipotesi ragionevole il pensarel’opera di questi anni, quando, cioè, l’influenza fiammingas’era andata a mano a mano attenuata.Milano, nel luglio del 1962”Copia di una dichiarazione stesa sul retro di una fotografia,gennaio 1963:“La tavola di m.1 per 1,35 qui a tergo riprodotta e raffigurantela deposizione della croce è, a mio avviso, di JOOSTVAN WASSENHOVE, JUSTUS VAN GHENT O ALL’ITA-LIANA GIUSTO DI GAND (Gand? 1430? 1435? - ricordatodopo il 1470) della cui arte presenta tanti richiami. Masoprattutto, essere paragonabile all’altra deposizione dallacroce (Svizzera, collezione privata) già da noi lungamentestudiata e pubblicata fra l’altro in “Antichi Maestri in unaCollezione privata svizzera” ed in “Annali” (1954 - Milano).Milano, nel gennaio del 1963”.<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 12


Bergamo “ritrovata”.Il Museo e il Tesoro della CattedraleMichele DolzAndar per Arte insieme a Michele DolzQuesta volta l’indicazione non è di una mostra ma di unmuseo, il nuovo Museo e Tesoro della Cattedrale di Bergamo.Nuovo, ricco e affascinante, p<strong>arti</strong>to con gli scavinel sottosuolo iniziati nel 2004.È venuta alla luce una complessa stratificazione non solodi edifici ma di civiltà. Primo, un abitato dei Celti golasecchiani,qui documentato a p<strong>arti</strong>re del X secolo a.C.Poi l’impianto urbanistico romano dall’età repubblicanaa quella imperiale. Lo spazio lo occupavano una insula edue domus. Forse una di queste fungeva da domus ecclesiaese, con gli altri edifici, fu demolita per lasciar posto auna basilica paleocristiana tra la fine del IV e l’inizio delV secolo. Era un edificio a tre navate separate da colonnecon una misura di ben 45 metri per 24. Come in altrisiti, la chiesa subì modifiche in epoca medievale, e di esseci è rimasto una bella iconostasi con rilievi e affreschiperfettamente conservati. Riassumendo, sono venuti allaluce frammenti di pavimento a mosaico, resti di colonne,oggetti vari.Ora, lo spazio degli scavi (fino a tre metri e mezzo dal pavimentodel Duomo), che poteva rimanere un antro buioe polveroso decifrabile da pochi specialisti, è diventato<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 13


In questa pagina: Bergamo, Cattedrale, P<strong>arti</strong>colare delle decorazionipittoriche scoperte in occasione dei restauri in fotografie scattate incantiere nel 2010 (Foto F. Zanzottera).Nella pagina precedente: Bergamo, Cattedrale, P<strong>arti</strong>colare delledecorazioni pittoriche scoperte in occasione dei restauri (Fotocollezione Dolz).un museo con tutta la leggibilità e il confort di un museomoderno, ad opera di Giovanni Tortelli e il suo studio,che aveva già esperienza di musealizzazione di altri sitiarcheologici. Le pareti foderate di acciaio trattato, i camminamenti,l’illuminazione, le didascalie, tutto contribuiscea rendere godibile la visita e comprensibile lo scavo.Agli oggetti archeologici sono stati aggiunti quelli finoraconservati nelle sagrestie del Duomo e nel Museo Diocesano:croci, paramenti, vasi sacri, dipinti. Ed ecco a voiun vero gioiello che si aggiunge alle collezioni lombarde.Buona visita.<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 14


Felice Beato e la Birmania.Le fotografie del Civico Archivio Fotografico di MilanoLa RedazioneMostre e convegni di fotografia (a cura della Fototeca <strong>ISAL</strong>)Il Civico Archivio Fotografico del Castello Sforzesco diMilano non smette di stupire per la qualità e la preziositàdelle sue proposte culturali, che mirano alla diffusionedi una profonda coscienza figurativa. La mostra che si èappena conclusa dedicata alle opere fotografiche attribuitea Felice Beato si inserisce, quindi, in un prezioso percorsodi valorizzazione della fotografia che comprendeanche momenti formativi, incontri e dibattiti pubblici.Con grande professionalità in questa occasione la curatricedella mostra Silvia Paoli, con la collaborazione diGiacomo Giodano e Margherita Ossola, ha organizzatol’esposizione di una straordinaria serie fotografica afferenteall’ultimo periodo di attività del fotografo FeliceBeato (Venezia 1832 - Firenze 1909), che consente anchedi approfondire la conoscenza della Birmania (oggiMyanmar), territorio iconograficamente poco rappresentatonei secoli passati.Le fotografie facevano parte di un album probabilmenteassemblato da Howard Frederick Compton (1847-1909),colonnello dell’esercito inglese che combatté nella guerraanglo-birmana tra il 1889 e il 1890 e possibile autore anchedi alcune fotografie dell’album, che tuttavia rimango-<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 15


Sotto: Felice Beato, Interno della fortezza Taku, 1860 (Foto collezioneprivata). Nella pagina a fianco: Felice Beato, Interno di un tempioSikh di Nikko, 1858 (Foto collezione privata).no per la maggior parte attribuite a Felice Beato.Nato a Venezia da padre britannico e madre italiana,Felice Beato ben presto si trasferì a Corfù e Costantinopoli,dove conobbe James Robertson (1813-1888), incisorecapo e soprintendente della Zecca appassionato difotografia, con il quale, intorno alle metà del XIX secolo,comincia la sua avventura di fotografo professionista insiemeal fratello Antonio (1832-1906).Il matrimonio di Robertson con Maria Matilde Beato,sorella di Antonio e Felice, rafforzò l’amicizia verso i duefratelli ed il loro sodalizio professionale. Robertson e Beatolavorarono insieme, tra il 1853 e il 1856, ad Atene,Malta ed in Crimea, al seguito delle armate britanniche.Nel 1857 furono in Egitto e in Terra <strong>Santa</strong>, nel 1858 in India,per documentare gli scontri a Lucknow. La passionedi Felice Beato per i viaggi e l’Oriente spinsero, negli annisuccessivi, allo scioglimento della società, al quale noncorrispose ovviamente l’abbandono della fotografia, masolamente un diverso modo di intendere la professione.Nel 1860, ad esempio, Felice raggiunse la Cina al seguitodella spedizione militare anglo-francese che occupò Pechinodurante la guerra dell’oppio.Nei due anni successivi ritornò in Inghilterra per promuoveree vendere le sue fotografie al pubblico europeo,imponendosi una lunga pausa che non sopì il suo amoreper le terre orientali.Nel 1863 si stabilì a Yokohama e nel 1864 fondò la società«Beato & Wirgman, Artists & Photographers» insieme alpittore Charles Wirgman (1832-1891). La società fu scioltanel 1868, anno in cui Beato pubblicò la sua opera piùfamosa: la corposa raccolta di 200 fotografie raccolte indue volumi intitolata “Photographic Views of Japan withHistorical and Descriptive Notes, Compiled from AuthenticSources, and Personal Observation During a Residenceof Several Years”. Il lavoro di Beato influenzò anchel’arte giapponese, tanto che la Scuola di Yokoama fucreata basandosi sui suoi intenti figurativo-iconografici.Beato cedette nel 1877 l’attività e il suo archivio al baroneaustriaco Raimund von Stillfried, per dedicarsi maggiormentead investimenti immobiliari e commercialirimanendo a Yokohama fino al 1884. Dopo una presenzain Sudan al seguito delle armate britanniche, si stabilì inBirmania, a Mandalay, dove aprì un atelier fotografico eintraprese il commercio di antichità e souvenir.<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 16


Felice Beato, Portatori dell’imperatrice, 1872(Foto collezione privata).Le fotografie della Birmania in mostra costituisconoun raro repertorio significativo in cui le architetture e imonumenti principali del paese lasciano trasparire tuttoil loro valore identitario di un popolo, catturato nelle“istantanee” di «genere» di Felice, impegnato a fotografarele differenti etnie e “categorie sociali”, in adesione aicanoni figurativa inglesi e in osservanza ai dettami dellarichiesta del mercato europeo della fotografia. In alcuneimmagini le fotografie di Felice lasciano trasparire il suopersonale amore per i p<strong>arti</strong>colari e per l’agire e il viverequotidiano, che lo spinse a raffigurare elementi tipici dellacultura birmana (es. la lotta fra gli elefanti) e a ritrarrealcuni personaggi importanti del paese accanto a semplicimonaci e contadini.La mostra ha offerto, dunque, la possibilità di approfondirela conoscenza sull’operare di questo importante fotografoeuropeo, capace di trasformarsi da reporter di guerra a testimonedi un mondo culturale differente da quello europeo,ma ugualmente raccontato attraverso il suo sguardo disincantatosulla realtà espresso nelle lastre fotografiche semprecaratterizzate da estremo rigore formale ed intellettuale.Testo liberamente tratto dal comunicato stampa<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 19


GUY BOURDIN:A Message For YouLa RedazioneCataloghi da non perderezioni e campagne importanti come quelle per CharlesJourdan, Versace, Gianfranco Ferrè, Ungaro, Lancettie Roland Pierre. E proprio quaranta anni fa, nel 1972,pubblicava il suo primo servizio fotografico per VogueItalia.Ispirato dal suo mentore Man Ray, dal fotografo EdwardWeston e dai pittori surrealisti René Magritte e Balthus,Bourdin ha trascorso gli anni della sua formazione nellaFrancia del dopo guerra rimanendo affascinato dalla culturasurrealista, che ha saputo reinterpretare con gustoestremamente personale, amplificando la comunicazioneimmaginifica attraverso il gusto per la provocazionee la citazione ermetica colta. Con grande passione haesplorato il concetto di “desiderio” umano, reinterpretandolonon come realtà ontologica connessa all’alterità,ma come espressione naturale dell’essere umano, talvoltaevidenziandone le grettezze e i vizi.Le sue fotografie, talvolta, appaiono come la ricostruzionescenica ed ambigua della realtà, o come narrazionesuggestiva di un vissuto quotidiano desiderato da moltiche, spesso inconsciamente spinti dal mercato, si sonosentiti attratti dai suoi scatti dalla ricerca estetica di-Tra le molte offerte culturali provenienti dal mondo dellafotografia nuovi stimoli provengono dalla Fratelli AlinariFondazione per la Storia della Fotografia che, a Firenze,ha presentato una mostra dedicata a Guy Bourdin, unodei fotografi più innovativi e provocatori del XX secolo.La mostra è stata realizzata in collaborazione con SamuelBourdin, Nicolle Meyer (la musa ispiratrice del fotografo)e Shelly Verthime, che ricopre anche la veste di curatricedel progetto.Secondo quanto ricordato nel comunicato stampa dellamostra, Guy Bourdin è considerato uno degli “autoripiù interessanti del panorama <strong>arti</strong>stico e fotografico delXX secolo: un <strong>arti</strong>sta con una percezione dell’arte, dellamoda, della pubblicità e della vita, unica nel suo genere,caratterizzata da una costante ricerca della perfezione”.La sua storia personale, che a tratti non è più separabiledalla storia del costume e della moda, è nota ad un vastopubblico che già alla fine degli anni settanta ha imparatoad amare i suoi scatti, quando Bourdin è stato il promotoree fautore di un radicale cambiamento nell’ambitodella fotografia di moda. Nella sua carriera ha lavoratoper Vogue e Harper’s Bazaar firmando molte collaborarompente.La presenza della “<strong>belle</strong>zza”, il tema della vitae della morte, e la sessualità, da lui considerati fondamentalimomenti dell’esistenza umana, sono aspetti chericorrono spesso nei suoi lavori più noti. Guy Bourdinè stato definito un “visionario dall’immaginazione fervida”poiché nelle sue fotografie ha utilizzato spesso lametafora per indagare realtà contraddittorie esaltandonele qualità più sublimi e irrazionali senza mai caderenell’ovvietà e nella banalità. Artista della luce capace dicreare immagini affascinanti sotto il profilo narrativo,della composizione e dei colori, Bourdin ha esplorato ladistanza fra l’assurdo e il sublime, perdendosi talvolta neimeandri del suo complesso universo figurativo.Nella sua carriera molte sono state le sue fonti di ispirazione:non si può rintracciare nelle immagini di Bourdinuna matrice diretta, poiché, indipendentemente dalgiudizio estetico che può essere espresso sulle sue operefotografiche, è indubbio che i suoi lavori abbiano costituitouna frattura all’interno del cosmopolita mondo dellafotografia commerciale e che con i suoi suoi scatti abbiacontribuito a rinnovare il concetto stesso della fotografiadi moda.<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 18


Guy Bourdin, Due celebri immagini in mostra(Foto collezione privata)A distanza di anni le fotografie di Bourdin non hannoperso quella forza provocatoria che le ha viste nascere e,a quasi 18 anni dalla sua morte, la sua eredità <strong>arti</strong>stica ècelebrata dai musei di tutto il mondo e continua a ispirarele giovani generazioni di fotografi.Nata con un intento di ricercare nella storia e nellacronaca i ruolo che gli scatti di Bourdin hanno avutonell’ambito della comunicazione contemporanea, il lavorodi ricerca si è ben presto trasformato in una mostrae in un catalogo che racconta in maniera p<strong>arti</strong>colare laproduzione della fine degli anni settanta. La mostra si èconcentra, infatti, sul periodo più significativo della carrieradi Bourdin, focalizzandosi su un corpus unico dilavori che l’autore produsse in collaborazione con NicolleMeyer, sua musa e modella, conosciuta quando lei avevasolamente diciassette anni.Le 75 stampe esposte in mostra costituiscono un suntodelle fotografie pubblicate su Vogue France e di scattirealizzati per numerose campagne pubblicitarie comeCharles Jourdan, i calendari Pentax e Versace, oltre auna collezione di immagini mai pubblicate provenientidall’archivio di Guy Bourdin. Completava l’esposizioneuna proiezione di 150 immagini che illustrano “i paesaggivisivi” di Bourdin costituiti da polaroid, testi, annotazionie negativi che anticipano le fotografie future: “unviaggio nella mente curiosa dell’<strong>arti</strong>sta, intenso, sorprendentee allo stesso tempo pieno di humour”.Il catalogo della mostra costituisce una rara occasioneper gli appassionati di fotografia di arricchire la propriaraccolta con un prezioso volume che contiene gli scattidi uno dei grandi maestri della fotografia del XX secolo,generalmente dispersi in mille esperienze della carta patinatae dell’editoria internazionale.Per ulteriori informazioni:MNAFFirenze, piazza S. M. Novella 14a r,Tel.055.216310 - mnaf@alinari.it.Ufficio Stampa Alinari:Stefania Rispoli rispoli@alinari.it - tel. 055.239520.<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 17


IL GRANDE ALFABETO DELL’UMANITÀ.Due mostre, quattordici incontri, quattro film, un concorso per le scuole.Andrea GianniEventi da non perdereSarà presentato a Milano il 26 marzo alle ore 11. 30presso la Pinacoteca Ambrosiana (Piazza Pio XI,MM Cordusio) il ricco programma della manifestazione“Il grande alfabeto dell’umanità”, promossadall’Associazione Sant’Anselmo-Imago Veritatis,posta sotto l’alto patronato di S.E. Cardinale AngeloScola, nel quadro del programma di manifestazioniper la ricorrenza dell’Editto di Costantino.Nell’occasione verrà inaugurata la mostra dallo stessotitolo dedicata alla Bibbia, il libro alla base dellareligione ebraica e del cristianesimo e fonte di tuttala tradizione ebraico-cristiana. Senza la Bibbia, l’Occidentenon avrebbe avuto la storia, la cultura e l’arteche conosciamo. Il pittore e poeta inglese WilliamBlake, all’inizio dell’Ottocento, coniò per la Bibbia ladefinizione “il grande codice dell’arte”. Per Blake eralo strumento indispensabile per capire i linguaggi,le tradizioni, i simboli, i miti che sono nati nel corsodei secoli e che hanno accompagnato il formarsi elo sviluppo della cultura europea. La mancata conoscenzadella Bibbia impedisce non solo di comprenderela poesia, la letteratura e ogni espressione<strong>arti</strong>stica del passato, ma anche di conoscere la contemporaneitàsia nella sua espressione religiosa siain quella della “morte di Dio” e della conseguentesecolarizzazione. Soprattutto la Bibbia è una chiaveinterpretativa dell’uomo e della storia. La mostra “Ilgrande alfabeto dell’umanità”, a cura di Mons. GianantonioBorgonovo e di Maria Antonietta Crippa,grazie a importanti prestiti della Biblioteca ApostolicaVaticana e della Biblioteca Trivulziana, offrirà lapossibilità di vedere e apprezzare l’originale di antichiCodici biblici, testi in facsimile ed edizioni dipregio.Nelle stanze della Pinacoteca Ambrosiana è stato organizzatoun percorso per osservare libri dell’AnticoTestamento, Vangeli, Lettere paoline, Bibbie ebraiche,Salteri, la Bibbia di Malerbi (tra le prime traduzioniin italiano volgare del 1471). Accanto ai sacritesti saranno esposte alcune opere di Marc Chagall,il pittore russo di origine ebraica che ha illustratomolti episodi biblici. Saranno visibili un olio poconoto, “Exode ou Le bateau del l’’Exode” (olio e inchiostrodi china, 1948), 19 disegni preparatori della“Bible” (1956) e 12 acqueforti a soggetto biblico(1930-1931).La mostra si sviluppa anche in un secondo spazioespositivo, la Biblioteca di Palazzo Isimbardi, sededella Provincia di Milano (Via Vivaio 1, MM SanBabila). I questa sede l’incontro con la Bibbia si pre-<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 20


senterà con un p<strong>arti</strong>colare impatto: si potrà ammirarela riproduzione in grandezza reale della Portadel Paradiso realizzata per il Battistero di Firenze daLorenzo Ghiberti tra gli anni 1425 e 1452. La Porta,ritornata al suo splendore nel 2012 dopo 27 anni direstauro, presenta una serie di sorprendenti storiebibliche. Il visitatore potrà apprezzarla con l’aiutodi video e di spiegazioni realizzate in collaborazionecon l’Opera di <strong>Santa</strong> Maria del Fiore. Accanto alGhiberti è stata allestita una mostra delle edizionidella Bibbia in Italia e nel mondo a cura della SocietàBiblica e dell’Associazione Sant’Anselmo.Conferenze su temi bibliciNella Sala degli Affreschi di Palazzo Isimbardi è programmatoper i mesi di maggio e giugno un ciclo di incontricon la partecipazione di Franco Loi, Jonah Lynch, RobertoMussapi, Laura Nicora, Marie-Michèle Poncet, ArmandoTorno, Timothy Verdon. Gli incontri inizieranno semprealle ore 18. Si consiglia la prenotazione a: jacobus.ca@fastwebnet.it.Personaggi della BibbiaDurante i tre mesi di apertura della mostra si terrà un ciclodi incontri sui Personaggi della storia della Bibbia, raccontatidai seminaristi della Fraternità San Carlo. Un modoper capire la storia dell’Alleanza di Dio con Israele e perconoscere più nei dettagli le grandi figure dei patriarchi edei profeti. Gli incontri avranno luogo nella chiesa di SanSepolcro (18, 19 aprile e 10 maggio alle ore 18) e nella BibliotecaIsimbardi (17, 18, 19 aprile, 8, 9 e 10 maggio dalle9 alle 15; l’8 e il 9 maggio anche dalle 18 alle 19). Per questiappuntamenti è necessaria la prenotazione scrivendo a: jacobus.ca@fastwebnet.itIl CineforumAlla Sala Alda Merini di Spazio Oberdan (Viale VittorioVeneto 2) saranno proiettati a p<strong>arti</strong>re dal 21 aprile la domenicamattina alle 10.30 cinque film a cura della FondazioneCineteca Italiana di Milano. Aprirà la rassegna “Costantinoil grande”. Seguiranno: “I dieci comandamenti” (28 aprile),King David (5 maggio), Christus (muto restaurato, 12maggio), e in anteprima italiana “Fetih 1453” (19 maggio).Il ConcorsoLa mostra sulla Bibbia è inserita nelle celebrazioni costantiniane,un’occasione che ha contribuito a promuovere un’altrainiziativa: il Concorso per gli studenti delle scuole secondariedi secondo grado della Lombardia. I partecipantisono chiamati a riflettere sul tema “Tolleranza e ruolo pubblicodella religione tra editto di Costantino e attualità” e apresentare un elaborato entro il 25 aprile (per le modalità:www.edittodicostantino.blogspot.it).La mostra, promossa dall’Associazione Sant’Anselmo-ImagoVeritatis in collaborazione con Biblioteca Ambrosiana eProvincia di Milano, è stata resa possibile grazie al contributodi numerosi sponsor e la collaborazione di numerosienti culturali. Tra questi di primaria importanza è stato ilcontributo scientifico e tecnico dell’Istituto dell’Arte Lombardache ha collaborato attivamente a più livelli per la realizzazionedi questo importante evento.InaugurazioneIn occasione della presentazione ed inaugurazione dell’evento,martedì 26 marzo alle ore 11,30 è previsto un primoincontro al quale parteciperanno: mons. Franco Buzzi(Prefetto della Biblioteca Pinacoteca Ambrosiana); on.Guido Podestà (Presidente della Provincia di Milano);mons. Luca Bressan (Vicario per la Cultura dell’Arcidiocesidi Milano): dott. Mario Romano Negri (Fondazione Cariplo);mons. Gianantonio Borgonovo (Arciprete del Duomodi Milano); prof. Maria Antonietta Crippa (Politecnicodi Milano e Direttore dell’Istituto per la Storia dell’ArteLombarda).<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 21


Orari di apertura delle due mostre:Biblioteca Ambrosiana:tutti i giorni 10-18. Chiuso il lunedì.Visite guidate su prenotazione:02. 45487400, info@operadartemilano.itPalazzo Isimbardi:lunedi-giovedi 9-16,30; venerdi 9-13; sabato 10-18.Chiuso la domenica tranne il 14 aprile, il 12 maggioe il 9 giugno, dalle 15 alle 18.Informazioni al pubblico:Associazione Sant’Anselmo:santanselmoassociazione@gmail.comProvincia di Milano:www.provincia.milano.itUffici Stampa:- Associazione Sant’AnselmoGiovanni <strong>Santa</strong>mbrogio, tel.335.5648448,santambrogio.g@gmail.com- Provincia di Milano/cultura,p.merisio@provincia.milano.it; m.piccardi@provincia.milano.it,tel. 02774063.58/59, Addettostampa Assessore f.provera@provincia.milano.it,tel.0277406386<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 22


Quando la scienza incontra la musica e l’architettura:Alexandre RodichevskiIntervista di Ferdinando ZanzotteraAlexandre Rodichevski è nato in Siberia nel 1961 e risiededa molti anni in Italia. Laureatosi in fisica all’Universitàstatale di Novosibirsk, è stato docente presso lastessa struttura universitaria e ha condotto la sua attivitàdi ricerca scientifica anche presso l’Istituto di Automazioneed Elettrometria di Novosibirsk, “ramo” siberianodell’<strong>Accademia</strong> Russa di Scienze. Alexandre ha pubblicatoalcuni studi di fisica su riviste scientifiche ed è autoredi un brevetto connesso alla misurazione della tensionesulla superficie dei liquidi.Specializzato in statistica e in informatica, attualmentelavora in Italia come IT manager, da tempo componemusica impiegando modelli matematici ispirati alla realtàche lo circonda. Tra le ultime sue composizioni vi sonoalcuni CD che ha donato all’Istituto per la Storia dell’ArteLombarda.Ha al suo attivo sei CD, due singoli e un minialbum eda tempo intrattiene rapporti con <strong>ISAL</strong> per un proficuoscambio culturale su alcuni temi dell’operare <strong>arti</strong>sticoarchitettonicodell’uomo. Senza essere stati per il momentoinseriti all’interno dei suoi CD musicali, AlexandreRodichevski ha composto alcuni brani ispirandosi airitratti fotografici realizzati dal laboratorio di fotografia<strong>ISAL</strong> nel 2010 in occasione di Ville Aperte e pubblicatisul sito www.personedellabrianza.it, ispirati alle immaginidel grande maestro della fotografia Richard Avedon.In attesa di vedere realizzati i suoi prossimi lavori finalizzatialla valorizzazione del patrimonio storico-<strong>arti</strong>sticostudiato dall’<strong>ISAL</strong>, ha accetto di rispondere a qualchenostra domanda.- Fisico, matematico, scienziato, inventore, IT manager,compositore iscritto alla SIAE e grande osservatore dellarealtà: sono differenti aspetti che talvolta confliggonotra loro o, in qualche modo, sono tutte sfaccettature diuna medesima personalità che convivono in estrema armoniasecondo quella visione nicodemiana della ricercadi Leonardo da Vinci, secondo la quale “le certezze raggiuntenon sono che il punto di partenza per la conquistadi altre verità” e “sono sempre ravvivate da un sentimentodi <strong>belle</strong>zza e di grazia”?Nel mio caso non c’è conflitto: la ricchezza dell’esperienzaapre la mente e può portare a soluzioni non scontate.Ho l’esempio di mio padre, un uomo dall’enorme curio-sità intellettuale: ha lavorato come insegnante di fisica,costruisce diversi apparecchi elettronici per diletto, suonala chitarra, canta e da poco compone musica per leromanze russe.Il mio rapporto con la musica non sempre parte dallaricerca estetica, quindi per me la composizione musicalenon è molto diversa da altri lavori dell’ingegno. Intraprendoquest’attività come ho sempre fatto ogni voltache ho affrontato una nuova materia scientifica: cerco inprimo luogo di “toccare con mano”, di capire, di provarea operare secondo parametri personali. Componendomusica qualche volta sento la necessità di agire come unbambino che smonta e rimonta un giocattolo: scompongole frasi musicali e poi provo a ricomporle in modi diversi.Per me diventa naturale elaborare la musica comedati in un foglio di calcolo e applicare a tali dati i criteristatistici. Mi piace inventare metodi per creare branicome ho fatto con le frasi musicali impresse sul nastrodi Möbius.- In un’intervista del 23 marzo 2011 hai dichiarato il tuoamore viscerale per la musica nato quando eri piccolo e<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 23


Le copertine di due CD musicali di AlexandreRodichevski.mio album “Ars mathematica”, dove trasformo gli oggettimatematici in musica.Veniamo al mio metodo di lavoro. La mia memoria èvisiva più che analitica: per me è facile ricordare e immaginaretutto, persino concetti astratti, in forma visiva.Talvolta nella mia mente anche la musica è associata aun’immagine statica o in movimento. Succede anche ilcontrario: una forma geometrica mi suggerisce frasi musicali.I miei componimenti spesso si occupano dell’aspettomateriale delle cose, proiettando nella musica leloro caratteristiche reali. Più che costruire un brano musicale,cioè, ricostruisco in musica le proprietà dell’oggettotrattato, fornendo così all’ascoltatore l’occasione dipoter assimilare fisicamente tali proprietà. Cito i seguentibrani come esempi: “Corpo umano” riporta i suoni delbattito cardiaco e del respiro durante una corsa; “Alba etramonto”, rigorosamente simmetrico, rispecchia la simmetriadel movimento del Sole durante la giornata; “BigBang” descrive l’espansione dell’Universo. Quarto esempioè il brano “Anima dell’icona”, sul quale vorrei soffermarmiper spiegare più concretamente il mio metodo dilavoro. In questa composizione ho reso gli elementi cocheti scoprivi a ripetere mentalmente musiche ascoltatein precedenza o a creare nella tua mente musica maiscritta prima. Mi sembra di percepire nella tua musicafasi di rielaborazione e di sedimentazione delle formegrafiche o figurative che assurgi a modelli. Puoi spiegarele ragioni profonde che ti spingono a creare musica e iltuo metodo di lavoro?La prima ragione è che creo musica perché è un bisogno.Sento dentro di me tanta musica e l’unico modo per “riascoltarla”è comporla. È un bisogno che affonda le radicinella mia infanzia. La seconda ragione è che la mia ricercaintellettuale e <strong>arti</strong>stica prende sempre le mosse daun’invincibile curiosità, da un desiderio di scoprire perchéle cose funzionano in un certo modo. Spesso, quandocomprendo questo funzionamento, è naturale per metrovare qualcosa che lo renda dal punto di vista musicale.Il voler “gustare la conoscenza” è il presupposto fondanteanche di molti altri miei componimenti. La terza ragioneè la volontà di provare qualcosa che apparentemente puòsembrare impossibile o assurdo. Ad esempio, ascoltandola sequenza decimale del π greco nella scala diatonica,ho scoperto bellissime frasi musicali: da questo è nato il<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 24


Alexandre Rodichevski, Frattale.struttivi di un’icona russa con diversi strumenti: la basedi legno massiccio con il controfagotto, l’incavo centralecon il fagotto, i sette strati di gesso levigato con sette notedel sintetizzatore, l’oro con i campanelli elettronici. Ognistrumento associato a uno strato dell’icona produce unasola nota: quella corrispondente alla base di legno si senteper quasi tutto il brano perché sottolinea l’importanzafondamentale della tavola lignea. L’immagine da incideresull’icona diventa una frase musicale. Quest’ultima comparetre volte: la prima simboleggia l’incisione dei contornidell’immagine sul gesso; la seconda la stesura deicolori; la terza la rifinitura con l’oro. Ritengo importantep<strong>arti</strong>re proprio dalla parte materiale dell’oggetto musicato:diventa in tal modo più facile la comprensione deiconcetti e dei legami più complessi.- Questo metodo matematico di ricerca non rischia diimpoverire l’imprevedibilità della realtà?La realtà è sempre più ricca di qualsiasi descrizionescientifica o rappresentazione <strong>arti</strong>stica che se ne faccia:lascia perciò spazio alla sorpresa. È compito degli esseriumani “raccogliere” ciò che è veramente importante.- Puoi dirmi se il tuo “giocare” con la musica coincida, inqualche modo, con una ricerca e un rigore sul tuo stessoessere?La creazione musicale e il pensiero razionale si stimolanoa vicenda. Uno scambio reciproco molto produttivo èavvenuto durante la preparazione dell’album “Cosmologie”:l’idea di questo CD è nata ragionando sul tema cheuniva i miei componimenti dedicati agli elementi, ai colorie alla rosa dei venti. I restanti brani dell’album sonostati creati per completare il tema del cosmo analizzato atre livelli: l’Universo, la Terra, l’essere vivente. Le mie varieopere sono dunque il risultato dell’importanza che doai diversi concetti. Ritengo che la musica sia una formadi espressione dell’io. E quando l’io si esprime attraversol’indagine <strong>arti</strong>stica, può condurci su strade di cui non sospettavamol’esistenza. Quindi è vero che la musica è unaforma d’arte che agisce direttamente sulla sfera emotiva;è vero, anche, che la musica può interagire con l’intelletto;è vero, infine, che le mie composizioni sono il fruttodi un dialogo con e di un discorso su me stesso.- Mi sembra evidente dalle tue parole che per comporre<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 25


Alexandre Rodichevski da bambino intento ad ascoltarela radio nella sua casa in Siberia (Foto collezioneRodichevski).deve scattare in te un processo di attrazione e di compartecipazione,nel senso più profondo del termine, traciò che osservi e ciò che descrivi in musica. Quali sonodunque i criteri di approccio che segui nello scegliere di“reinterpretare” i pittogrammi cinesi piuttosto che unafotografia ispirata ad Avedon?Ho sviluppato tecniche di trasformazione dell’immaginein frasi musicali che conservano le caratteristiche principalidell’originale. È chiaro che una mera trasformazionesarebbe fine a se stessa; entra perciò in gioco la libertàdell’<strong>arti</strong>sta che “manipola” le frasi per esprimere meglioquello che vede o che intuisce nell’immagine. Altri mieicomponimenti non sono legati a un’immagine concreta,ma piuttosto a una situazione. Ad esempio “Ricordo diun dialogo” parla della rievocazione di una conversazionefeconda tra due persone. In questo caso ho assegnatoa ognuna delle persone uno strumento musicale; il dialogoè diventato una frase che passa da uno strumentoall’altro. Nel mio lavoro è ovviamente importante ancheavvalersi dei metodi classici della composizione, come lascelta adeguata della scala e del tempo, il contrappunto ealtri ancora.<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 26


Alexandre Rodichevski in una fotografia recente(Foto collezione Rodichevski).- Che valore ha per te il “mondo” dell’immagine e chegiudizio dai all’utilizzo che la società di oggi ne fa?L’immagine è usata nella società in due ambiti principali:la comunicazione (gesto, segnali stradali, grafici tecnici,pubblicità) e l’espressione <strong>arti</strong>stica. I due ambiti non sonocompletamente distinti: la pubblicità, ad esempio, spessonon manca di gusto <strong>arti</strong>stico e l’arte talvolta impiega lestesse immagini che vengono usate nella comunicazione,facendole però diventare - appunto - arte.Nel primo ambito si ritiene più efficace l’immagine cheporta il destinatario a un’accettazione (a volte inconscia)del messaggio. Pensiamo alla vecchia segnaletica verticalestradale, che troviamo ancora in Francia: essa comunicaper negazione (è vietato svoltare a destra), mentre lanuova indica quello che è permesso (proseguire diritto).L’immagine usata in senso <strong>arti</strong>stico è efficace quando riescea emozionare lo spettatore. Se l’immagine è abbinataad altri generi <strong>arti</strong>stici, è importante che riesca a intesserecon essi un dialogo coesivo.- Il tuo operare con la geometria e la musica può in qualchemodo avvicinare i giovani all’arte, nel senso più vasto<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 27


del termine o costituire un momento di maggiore conoscenzadel patrimonio <strong>arti</strong>stico-architettonico esistente?In altri termini la tua musica può costituire un momentodi valorizzazione?Rispondere di sì è decisamente impegnativo. Ogni miacomposizione musicale poggia sulla mia esperienza di essereumano prima e di intellettuale poi. La curiosità chemi caratterizza e di cui ho fatto cenno sopra, dunque, rappresentala spinta a indagare intellettualmente e <strong>arti</strong>sticamentesu tutto ciò che, in senso lato, è proprio dell’uomo:corpo, sentimenti, eventi, oggetti, atteggiamenti, opered’arte, modelli matematici, ecc. Perciò, se la mia musicavalorizza qualcosa, questo qualcosa è l’uomo e le sue opere,positive e negative che siano. Ma valorizzare l’uomo significaparlare di ciò che gli app<strong>arti</strong>ene più “divinamente”:la capacità di fare arte e di usarla per elevarsi e per elevare.- La tua musica può dunque configurarsi anche comemomento esperienziale e memoriale per chi ascolta?La musica viene creata per essere fruita dagli esseri umani,quindi deve provocare profonde emozioni, altrimentiè arte astratta e cerebrale. Questo presupposto, oltremusica, benché non manchi una certa contestualizzazionesociale, come dirò fra poco. Due esempi. Ho compostoun pezzo partendo dall’immagine fotografica del profilonotturno della città di Kyoto, in cui sono presenti unapagoda e alcune costruzioni moderne. Il profilo è statotrasformato in una sequenza di note di diversa altezza.A Gaudí mi sono ispirato per un altro pezzo, trattandoi colori che l’architetto catalano ha usato nelle sue operedel Parco Güell. In p<strong>arti</strong>colare ho trasformato ogni colorein una nota musicale e, dato che sono presenti contemporaneamentepiù colori, il risultato è musica polifonica. Inqueste elaborazioni non mi sono limitato alla mera operazioneformale di trasformazione, poiché ritengo importantedare una collocazione geografica, storica o socialedell’oggetto raffigurato. Per questa ragione ho contestualizzatoil brano su Kyoto utilizzando la scala pentatonica(notoriamente utilizzata in Oriente). Nel caso delle operearchitettoniche di Gaudí, invece, i colori conferiscono allestesse il senso della gioia: ho espresso questo terminandocon una frase in crescendo per tromba.- Per alcuni il rapporto tra discipline differenti (ad esemavalere per tutte le forme <strong>arti</strong>stiche, è il punto di partenza.La musica tocca intimamente l’ascoltatore solo sesostanzia le sue domande entrando in risonanza con ilsuo vissuto. Conseguentemente, se chi ascolta e “vibra” èdisposto a parlare delle proprie emozioni, a farle vivereanche quando l’ascolto è finito, allora tale processo diventaesperienza e quindi memoria.- Tu indaghi il rapporto tra immagine e musica e tramusica e poesia. Non trovi intrigante e una sfida interessanteispir<strong>arti</strong> anche a temi dell’architettura, dall’abitaredomestico al vivere in villa e dai canoni classici ai “monumenti”più recenti del costruire umano?L’architettura è un tema che mi attrae molto e vorrei approfondirlo,anche perché concordo con te che il costruirenon è un concetto astratto, ma un’azione dell’uomoper l’uomo, con tutto ciò che di etico questo comporta.Ritengo che affrontare l’architettura, tenendo compiutamenteconto di questo aspetto sociale, implichi per forzariflessioni che vengono prima della musica. Un tale compitome lo sono dato per il futuro. Recentemente mi sonointeressato all’architettura come forma, trasformandola in<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 28


pio letteratura e musica) genera linguaggi figurativiinediti. Tu sei più propenso a pensare che la tua musicaappartenga maggiormente a questa “categoria” o che siapiù propriamente il risultato inedito, e per certi versi inaspettato,di un rigoroso processo creativo che abbraccial’ambito poetico del suono?Per ora tratto la poesia come materiale da trasformarein musica e non come semplice fonte d’ispirazione peril suo contenuto: ne utilizzo solo alcuni aspetti, comeil ritmo. La poesia, quindi, viene “recitata” con il linguaggiomusicale. Un esempio di questa operazione è ilbrano “Conte russe”: trasformo ogni sillaba della contaper bambini in una nota musicale e ogni verso diventauna misura. In questo modo un quadrisillabo diventamusica con il ritmo di 4/4, mentre un senario di 6/4. Mipiacerebbe però anche trovare altri canali comunicativitra poesia e musica che pongano queste due <strong>arti</strong> suun piano maggiormente sinergico. Per esempio, sarebbeinteressante trasformare la musica in forma poeticaoppure trovare un processo compositivo unico da cuipossano “uscire” indifferentemente queste due forme<strong>arti</strong>stiche.- Tempo fa mi fu chiesto di specificare la differenza traun libro di fotografia e un libro illustrato con immaginifotografiche. Provo a sottoporti la questione con sfaccettaturediverse: esistono delle differenze tra i tuoi CD e“mini album”, come talvolta sono stati da te definiti, e iprodotti musicali realizzati e venduti su vasta scala?Mi piace pensare che i miei lavori si avvicinino al concettodi libro di fotografia, nel senso che ogni CD e ogni“mini album” sono prodotti compatti, unitari, che indaganoun ambito ben definito: il tempo dell’uomo (“Minuti”),l’ironia sull’occultismo (“Mondo occulto”), l’Universo,la Terra e l’essere vivente (“Cosmologie”), ecc.Utilizzo il termine “mini album” per indicare una raccoltadi brani musicali coesiva nel tema, ma di troppo brevedurata totale per essere realizzata come un CD audio. Imiei lavori non sono venduti su vasta scala, ma mi piacerebbe.- So che in questo periodo sei occupato in molteplici progetticompreso una serie di lezioni in una scuola superioredella Brianza. Ma vorrei “provoc<strong>arti</strong>” con la propostadi un nuovo lavoro che si configura come collaborazionedialogica con <strong>ISAL</strong>: la reinterpretazione musicale di alcuneopere d’arte e di architettura. Accetti?Certo, molto volentieri: è una sfida interessante. Unapossibilità è quella di presentare in forma musicale unaserie di opere pittoriche o architettoniche appartenentiallo stesso periodo, evidenziandone le caratteristiche individuali,quelle comuni e quelle che le collegano al periodostorico-culturale di appartenenza.- Ricordando a tutti i lettori che possono ascoltare i tuoilavori, puoi dire dove deve rivolgersi una persona che abbiavoglia di conoscere più diffusamente la tua esperienzao approfondire la tua arte?Può visitare il portale d’arte e di cultura www.morfoedro.it di cui sono cofondatore. Nella sezione “Melosofie”, sottosezione“Musica elettronica”, sono presenti tutte le mieopere ed è possibile ascoltare frammenti dei diversi brani.Inoltre lì sono raccolti <strong>arti</strong>coli, recensioni e altri scrittisul mio lavoro <strong>arti</strong>stico. Infine è possibile inviare una e-mail ad alexandre.rodichevski@morfoedro.it.<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 29


La fotografia del mese: una statua del Giardino di PalazzoArese Borromeo di Cesano Maderno scattata nel 1998Fototeca <strong>ISAL</strong>Curiosando nell’archivioPer una di quelle fatali aporie e contrapposizioni che caratterizzanola condizione umana, un’insuperabile fratturasembra separare il tempo dalla memoria. Le ore, i giorni egli anni, infatti, impongono all’essere umano di dimenticareparte del suo vissuto, a favore della possibilità di vivere nuoveesperienze nella quotidianità. Talvolta l’inconscio operaaffinché l’individuo rinchiuda in angoli reconditi della suamente eventi p<strong>arti</strong>colarmente dolorosi, mentre altre volteattiva processi di dimenticanza correlandoli all’elaborazionedel lutto. Gli archivi, in parte, cercano di sopperire al processodi selezione memonica del singolo individuo, tentando dimantenere e conservare al meglio frammenti di storie. Essili consegnano agli storici e agli specialisti di differenti disciplineaffinché, attraverso un processo di valorizzazione dellefonti (documentarie o iconografiche), trasformino “schegge”del sapere in una coscienza collettiva e condivisa.Con specifiche peculiarità anche gli archivi dell’Istituto cercanodi affrontare questa problematica, non priva di regoledisciplinari e di processi di scarto, impegnandosi attivamentein quel processo di valorizzazione che comprende anchela realizzazione di mostre fotografiche e la pubblicazione,online e cartacea, di parte del suo patrimonio. Talvolta sitratta di singole immagini, altre volte di interi album o raccolteiconografiche, altre ancora di specifiche campagnefotografiche finalizzate alla realizzazione di reportage figurativisullo stato di conservazione di specifici beni <strong>arti</strong>sticied architettonici. Tra questi ultimi in <strong>ISAL</strong> si conserva unarecente indagine commissionata da <strong>ISAL</strong> al fotografo LucaAndreoni su Cesano Maderno e, in p<strong>arti</strong>colare su PalazzoArese Borromeo. Si tratta di una complessa campagna fotografica,solamente in parte pubblicata nel volume curatoda <strong>ISAL</strong> nel 1999, costituita da fotografie a colori e stampebianco e nero. Sotto l’attenta supervisione della direzionedell’Istituto Andreoni ha fotografato in maniera sistematicai differenti ambienti del Palazzo, senza tralasciare il parcoretrostante e le singole statue decorative in esso disseminate.In questo numero della rivista vogliamo presentare uno solodi questi scatti che, insieme all’intera campagna fotografica,costituisce una preziosa e rara testimonianza iconografica.Essi, infatti, sebbene non siano stati realizzati molti anni fa,documentano lo stato di conservazione delle singole decorazioniscultoree in un momento storico preciso e costituisconoun momento di studio e di analisi imprescindibile perchi si occupi in maniera seria del restauro del Palazzo.<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 30


Notizie in breve dall’universo <strong>ISAL</strong>Simone Peterzano (1540-1596): novità e approfondimentiBeatrice BolandriniVisite studioSimone Peterzano, Adorazione dei Pastori,Certosa di Garegnano (Foto collezione privata).In occasione della mostra “Simone Peterzano e i disegni delCastello Sforzesco”, l’Istituto per la Storia dell’Arte Lombardaha deciso di organizzare tre approfondimenti sulle opere milanesidell’<strong>arti</strong>sta bergamasco, tradizionalmente noto come maestrodi Caravaggio. Dopo gli esordi veneziani presso Tiziano,Peterzano realizzò infatti numerose opere a Milano, tra cui gliaffreschi della controfacciata della chiesa di San Maurizio alMonastero Maggiore (1573), le due concitate tele con Storie deiSanti Paolo e Barnaba nella chiesa di San Barnaba, la grandePietà, oggi conservata in San Fedele, e la Pentecoste, già in SanPaolo Converso e ora in Sant’Eufemia.Tra il 1578 e il 1582 Peterzano affrescò inoltre il presbiterio edel coro della Certosa di Garegnano, mentre tra le opere tardericordiamo gli affreschi con le Storie di Sant’Antonio di Padovain Sant’Angelo, e la pala con Sant’Ambrogio tra i Santi Gervasioe Protasio (1592), custodita presso la Pinacoteca Ambrosiana.Parte delle iniziative programmate dall’<strong>ISAL</strong> si sono svolte nelleprime settimane di marzo, accompagnando amici e appassionatid’arte alla scoperta delle opere del grande maestro, mentrel’ultimo atto del ciclo di visite guidate si concluderà nel mese diaprile con la visita studio della Certosa di Garegnano (Milano).Prima tappa del percorso studiato da <strong>ISAL</strong> è stata la mostra curatada Francesca Rossi, responsabile del Civico Gabinetto deiDisegni, allestita nella Sala del Tesoro del Castello Sforzesco evisitata il 16 marzo con grande partecipazione. Guida eccezionaleper l’occasione è stata la stessa curatrice della mostra, cheha saputo coinvolgere i partecipanti con grande trasporto, accompagnandoliin un viaggio fatto di riferimenti discliplinari erichiami alla stoiria dell’arte lombarda ed europea. In quest’occasionesi sono dunque osservate le 132 opere in mostra, composteda disegni e fotografie storiche e un dipinto della QuadreriaArcivescovile di Milano. L’esposizione era incentrata sul‘Fondo’ legato al nome di Simone Peterzano, proveniente dallafabbriceria del santuario di <strong>Santa</strong> Maria dei Miracoli pressoSan Celso, e acquistato nel 1924 dal Comune di Milano.Secondo appuntamento, la visita guidata ad alcune opere delPeterzano conservate nelle chiese milanesi. Concluderà il ciclola visita guidata alla Certosa di Garegnano che si svolgerà nelmese di aprile, nella quale verranno fatti numerosi richiami allavita claustrale dei monaci certosini e riferimenti ai disegni conservatial Castello.Per ulteriori informazioni e per iscrizioni contattarela signora Rosanna Carvelli (tel. 0362.528118 -r.carvelli@istitutoartelombarda.org).<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 31


La “Rivista dell’Istituto per la Storia DELL’ARTE LOMBARDA”.Una riflessioni sul concetto di Bene Culturale e molto altro.La RedazioneAlla fine del 2012 è uscito il settimo numero della “Rivistadell’Istituto per la Storia DELL’ARTE LOMBARDA”con un ricco editoriale che, come consuetudine, è statoscritto dalla prof. Maria Antonietta Crippa (Direttorescientifico dell’Istituto).Il numero presenta la consolidata strutturazione in sezionicon un testo introduttivo di ampio inquadramentoculturale (“Prospettive”) seguito da una sezione monografica(“Nodo tematico”), alcuni contributi dedicatiad eterogenee problematiche dell’arte e dell’architettura(“Contributi”), alcuni brevi testi denominati “Temi di ricerca”e una sezione dedicata alle “Note d’archivio”.Il primo <strong>arti</strong>colo della rivista, ricco di fotografie di opered’arte degli Enti Sanitari lombardi, si intitola Identificazionee inventariazione dei Beni Culturali, per la tutelae la valorizzazione ed è stato scritto da Maria AntoniettaCrippa, Antonio Savini e Ferdinando Zanzottera. Itre distinti contributi presentano interessanti spunti diriflessione su tematiche di estrema attualità per quantoconcerne l’identificazione, l’inventariazione e la catalogazionedei Beni Culturali. In p<strong>arti</strong>colare Maria AntoniettaCrippa propone un’accurata analisi del concetto di“Bene Culturale”, condividendo e commentando quantoespresso con estrema lungimiranza da George Kubler,mentre Antonio Savini indaga e chiarifica il complessoprincipio della Conservazione del patrimonio scientificotecnologico. Ferdinando Zanzottera ripercorre cronologicamentele tappe salienti del dibattito suscitato dallanozione di Bene Culturale e si sofferma sull’importanteesperienza di schedatura del patrimonio culturale degliEnti Sanitari lombardi diretta e coordinata per l’Istitutoper la Storia dell’Arte Lombarda e la Regione Lombardia.Il “Nodo tematico”, invece, presenta quattro saggi dedicatiai Beni Culturali degli Enti Sanitari lombardi, il primodei quali è stato scritto da Daniele Cassinelli che presentail suo studio dedicato a Le raccolte d’arte dell’OspedaleMaggiore di Milano nel XX secolo. Il saggio, oltre ad unapanoramica sugli <strong>arti</strong>sti coinvolti nella realizzazione deiritratti gratulatori dell’Ospedale Maggiore milanese nelXX secolo, offre un approfondimento sulla CommissioneArtistica e sull’iter percorso dai diversi pittori - per lopiù dell’<strong>Accademia</strong> di Brera - per ottenere gli incarichi daparte dei familiari degli effigiati. L’autore analizza inoltrei vari progetti museali che hanno interessato la galleria<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 32


A sinistra: Scuola lombarda, Noli me tangere, seconda metà delXVIII secolo, Azienda Sanitaria Locale di Lodi (Fototeca <strong>ISAL</strong>,fotografia dello Studio Barbara Piovan Fotografie).Sotto: G. Barbetti, Ritratto della benefattrice Carolina Meotti, 1890,Azienda Ospedaliera Sant’Anna di Como (Fototeca <strong>ISAL</strong>,foto di D. Garnerone).dei benefattori nel corso del Novecento, compresi i difficilianni del secondo conflitto mondiale, fino alla celebremostra allestita in Palazzo Reale nel 1981.A questo segue il testo redatto da Ferdinando Zanzotteraintitolato Le quadrerie degli ospedali lombardi e lacatalogazione dei Beni Culturali degli Enti Sanitari diRegione Lombardia nel quale l’autore presenta un primoquadro conoscitivo unitario delle differenti quadreriedegli Enti Sanitari lombardi, proprietari di un vastissimopatrimonio <strong>arti</strong>stico acquisito attraverso una reiterataserie di donazioni susseguitesi nei secoli e molteplicicommittenze a carattere ritrattistico e religioso. L’autoreinquadra il tema nell’ambito più ampio del concetto di“Bene Culturale”, secondo quanto sancito dal Codice deiBeni Culturali e del Paesaggio, presentando anche alcuniaspetti metodologici della campagna di catalogazione delpatrimonio <strong>arti</strong>stico-culturale afferente alla Sanità lombardacommissionata da Regione Lombardia ad alcuneistituzioni culturali (Università degli Studi di Milano,Università degli Studi di Pavia, Università Cattolica delSacro Cuore di Milano -polo milanese e polo bresciano),spesso coordinate da <strong>ISAL</strong>. Dopo aver ripercorso alcu-ne tappe salienti di questo processo conoscitivo il saggiopresenta le principali collezioni pittoriche, evidenziandoper ciascuna peculiarità ed emergenze qualitative.Ulteriore testo della sezione è il saggio scritto da SilviaMuzzin dedicato a I preziosi mobili antichi della collezionedell’Ospedale Maggiore di Crema. Questo ospedale,infatti, possiede una collezione interessante di arredilignei antichi, che, ubicati nelle sale dell’edificio moderno,sono testimonianza della storia dell’Ente. Il nucleoè stato oggetto di uno studio storico <strong>arti</strong>stico, volto aindividuare i pezzi più interessanti e a presentarli al lettoresecondo una disposizione cronologica, che segue letappe dei principali cambiamenti stilistici dal XVI secoloall’inizio del XX. Un’appendice riporta l’elenco essenzialedi tutti gli arredi che costituiscono la collezione.Conclude la sezione “Nodo tematico” il testo scritto a tremani da Marino Delfino, Rita Gigante e Paolo Ongaroche presentano un breve saggio intitolato SIRBeC-In-Web: scheda descrittiva dell’inventario on line dei BeniCulturali di Regione Lombardia. L’<strong>arti</strong>colo si propone dispiegare il lavoro svolto per la realizzazione dell’applicazionedenominata SIRBeC-In-Web. Tale applicazione<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 33


Vittore Ghislandi, Testa di giovane, prima metà del XVIII secolo,Azienda Ospedaliera Spedali Civili di Brescia (Fototeca <strong>ISAL</strong>).siduamente il buon esito dell’iniziativa, e alcuni aspettirelativi alla concreta attuazione del piano. In seguito,sposta l’attenzione in ambito prettamente architettonico:osservando il linguaggio espressivo adottato negli edificidi culto, rileva come fino alla seconda guerra mondialesiano predominanti le proposte dei novecentisti e delsacerdote architetto Giuseppe Polvara, e come nel dopoguerratrovino spazio rilevanti progetti di chiese concepitemodernamente.Ulteriore contributo di riflessione è il testo di DanielaVasta intitolato Note sulla pittura sacra in Lombardianell’Ottocento (1790-1870). Nel testo l’autrice ricordache la pittura sacra lombarda dell’Ottocento ha seguitol’evoluzione delle principali tendenze della cultura <strong>arti</strong>sticadel secolo. Il superamento delle formule tardo barocchesi precisa sia guardando alla tradizione padanacinque seicentesca sia in seguito all’influenza del Neoclassicismofrancese e alla naturale interferenza degli altrigeneri pittorici, specialmente della pittura di storia.L’aulico linguaggio neoclassico di Appiani si prolungafino agli anni settanta grazie alla produzione di Diotti edei suoi allievi all’<strong>Accademia</strong> bergamasca, mentre l’espeèun’interfaccia web integrata in SIRBeC che ricopre lafunzione di gestire, implementare e mettere a disposizionei dati, attraverso modalità e visualizzazioni semplificate,all’interno del Sistema Informativo Regionale BeniCulturali - SIRBeC di Regione Lombardia. Il prodottoè indirizzato alla conoscenza e all’approfondimentodell’ingente patrimonio culturale lombardo.La sezione “Contributi” si apre, invece, con l’<strong>arti</strong>colo diJacopo Cristiano Ambrosini dedicato alle Chiese in Milanotra 1929 e 1954, nel corso dell’episcopato di IldefonsoSchuster. A Milano, infatti, le venticinque chieseparrocchiali edificate durante il lungo episcopato dell’arcivescovoSchuster costituiscono una importante testimonianzadella prima eccezionale risposta della diocesiambrosiana alle esigenze di una società in rapido mutamento.In p<strong>arti</strong>colare, le condizioni disagiate della popolazioneinurbata sollecitano l’arcivescovo, che coinvolgel’intera compagine diocesana, clero e laici, in un ambiziosopiano di allargamento della presenza religiosa. Ilsaggio espone le ragioni dell’impegno per la costruzionedi nuove chiese parrocchiali nella periferia, il decisivocontributo dell’arcivescovo Schuster, che sostiene as-<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 34


Antonio Guadagnini, Ritratto d’uomo con barba, post 1844 ante1899, Azienda Ospedaliera degli Ospedali Riuniti di Bergamo(Fototeca <strong>ISAL</strong>, foto di P. Iorio).rienza di Hayez e del Piccio declina due accezioni diversedel Romanticismo, confermando l’avvicinamento dellapittura religiosa al “quadro di storia” e preparando la stagionedivisionista.Valentina Raimondo, invece, presenta un saggio dedicatoa Valentino Vago e le pitture murali delle chiese.L’esperienza del trascendente fra arte e fede nel qualel’autrice propone un <strong>arti</strong>colato viaggio nella produzionedi pittura sacra dell’<strong>arti</strong>sta Valentino Vago. L’autriceesamina, difatti, alcune delle chiese dipinte dal Maestroall’interno delle quali egli è riuscito a esprimere in pienola trascendenza della propria arte e la volontà di comunicareun percorso di fede. Recuperando un rapportoprivilegiato con lo spazio dell’arte sacra Vago produceuna pittura tonale fortemente evanescente dove, unicheprotagoniste, compaiono le silhouttes di figure tratte dalmondo dell’arte antica. Questi sono alcuni degli elementiessenziali per capire il mondo <strong>arti</strong>stico di Vago e la suacapacità di oltreppasare le superfici murarie. Le architetturecosì dipinte diventano uno spazio di preghiera e diarte in cui il fedele è accolto.Le “Note d’Archivio” sono invece dedicate ai Taccuini ediari di viaggio nel fondo archivistico Maria Luisa Gengaroconservato da <strong>ISAL</strong>, e offrono un nuovo saggio diFerdinando Zanzottera dedicato alla storica dell’arte milanesedi adozione. Attraverso l’approfondita analisi deitaccuini e dei diari di viaggio manoscritti di Maria LuisaGengaro, l’autore pone in evidenza il rigore e la passionecon cui l’insigne storica dell’arte promuoveva la conoscenzae lo studio del patrimonio <strong>arti</strong>stico presso i suoistudenti liceali, nel difficile anno 1942. In chiusura delsaggio sono inoltre riportati alcuni passi salienti relativiagli appunti di viaggio redatti in forma dattiloscritta daglistudenti del Liceo Parini di Milano, anch’essi conservatiall’interno del Fondo Gengaro.Tra i “Temi di ricerca” Maria Grazia Sandri proponealcuni Spunti per nuove ricerche sulle chiese milanesipromosse dal cardinal Shuster e le carte dell’ArchivioStorico Civico, mentre Antonio Cortinovis propone untesto intitolato Andrea Costa, 1936-2007, un architetto“condotto”.Concludono la rivista le consuete tre recensioni, questavolta dedicate ai seguenti volumi: Niguarda, un ospedaleper l’uomo nel nuovo millennio. Arte e storia della cura<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 35


Scuola lombarda, Marchese Matteo Lucino, post 1726 ante 1750,Azienda Ospedaliera Sant’Anna di Como (Fototeca <strong>ISAL</strong>,foto di D. Garnerone).alla Ca’ Granda di Milano (recensione di Emilio Maraschini);Il Movimento di Corrente (recensione di ValentinaRaimondo); Jacques Ignace Hittorff précurseurdu Paris d’Haussmann (recensione di Maria AntoniettaCrippa).Come si afferma nell’editoriale “Il quadro generale che sioffre in questo numero della rivista intende essere anchepreavviso e invito ad un compito da svolgere, nel coinvolgimentotra esperti e istituzioni con diverse competenze,in un futuro prossimo, che si spera essere, per ilbene di tutti e non solo degli storici dell’arte, non troppolontano. In prima approssimazione e in sintesi tale compitopuò essere individuato proprio da un’indagine sullecomponenti di Arte, Scienza e Tecnica del patrimonioospedaliero lombardo”.<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 36


Maria Antonietta Crippa membro ordinario della Pontificia Insigne<strong>Accademia</strong> di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al PantheonDiego Meroni (Con estrema gioia l’Istituto per la Storia dell’ArteLombarda (<strong>ISAL</strong>) comunica ad amici e conoscenti lanomina del suo Direttore Scientifico, prof.ssa MariaAntonietta Crippa, a Membro Ordinario della PontificiaInsigne <strong>Accademia</strong> di Belle Arti e Lettere deiVirtuosi al Pantheon. La proclamazione, avvenuta il22 febbraio 2013 per volontà del Papa Benedetto XVI,costituisce un importante riconoscimento del lavorosvolto dalla storica dell’architettura.La nomina costituisce uno degli ultimi atti di BenedettoXVI ed è accorsa contestualmente alla designazionedel titolo nella “classe degli architetti” a LorenzoBartolini Salimbeni e Mario Botta, nella “classe deipittori e cineasti” a Pedro Cano, nella “classe degliscultori” a Giuseppe Ducrot, Mimmo Paladino e UgoRiva, e per la “classe dei letterati e pittori” a LauraBosio, Luca Doninelli e Vincenzo Cerami.La Pontificia <strong>Accademia</strong> sorse originariamente conil nome di Congregazione di San Giuseppe di Terrasantaper iniziativa del monaco cistercense Desideriod’Adiutorio, e fu riconosciuta da Paolo III con attoformale il 15 ottobre 1542. Da allora tra Virtuosi al<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 37


Sotto: M. A. Crippa durante il convegno “Simboli e realtà: l’artecome ponte tra il visibile e l’invisibile” (Foto di F. Zanzottera).A pagina 37: M. A. Crippa al tavolo dei relatori in occasione delconvegno “Ville di delizia al nord di Milano nell’età barocca: famigliecommittenti della vecchia e nuova nobiltà” (Foto di F. Zanzottera).Pantheon si sono succeduti alcuni tra i più noti <strong>arti</strong>stie uomini di cultura di tutti i tempi, e numerose sonostate le iniziative intraprese nel campo scientifico edivulgativo.A p<strong>arti</strong>re dal XVII secolo gli accademici ordinari proposeroperiodiche mostre allestite sotto il pronao delPantheon, mentre dal 1837 il nuovo Statuto istituì unarendita a favore della promozione di concorsi d’arte.Da allora numerosi cambiamenti hanno interessatoquesta istituzione secolare, tra i quali la concessionedel titolo di “Pontificia” accordata dal Beato Pio IXnel 1861 e l’elevazione ad “<strong>Accademia</strong>” da parte di PioXI nel 1928.Con gioia, dunque, <strong>ISAL</strong> festeggia questo avvenimentoche vive come un’occasione per confermare il proprioimpegno nel contribuire alla crescita del dialogotra estetica ed etica e tra <strong>belle</strong>zza e verità, imprescindibilecompito di tutti gli operatori culturali. Comeha infatti affermato Benedetto XVI il 25 novembre2008 in occasione della XIII seduta pubblica dellePontificie Accademie, in questi ultimi anni è emersacon drammatica evidenza la tragedia della scissio-ne, e talvolta del contrasto, tra la dimensione dellaricerca della <strong>belle</strong>zza, “compresa però riduttivamentecome forma esteriore, come apparenza da perseguirea tutti i costi”, e quella della verità. “Una ricerca della<strong>belle</strong>zza che fosse estranea o avulsa dall’umana ricercadella verità e della bontà si trasformerebbe, comepurtroppo succede, in mero estetismo, e, soprattuttoper i più giovani, in un itinerario che sfocia nell’effimero,nell’apparire banale e superficiale o addiritturain una fuga verso paradisi <strong>arti</strong>ficiali, che mascheranoe nascondono il vuoto e l’inconsistenza interiore. Taleapparente e superficiale ricerca non avrebbe certo unafflato universale, ma risulterebbe inevitabilmente deltutto soggettiva, se non addirittura individualistica,per terminare talvolta persino nell’incomunicabilità”.<strong>ISAL</strong> <strong>Magazine</strong> - marzo 2013 - p. 38

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