AL MERCATO DEI CONSIGLIERI - Il Nuovo

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AL MERCATO DEI CONSIGLIERI - Il Nuovo

Bellaria Igea Marinaè passata dai 12.800abitanti del 1991 agliattuali 17.422 (datoaggiornato al 31maggio scorso).Dall’unità d’Italia il comune (che ha una superficiedi soli 18,3 Kmq.) ha incrementato la suapopolazione di 5,9 volte, l’intera provincia diRimini solo 3,6 volte.Bellaria Igea Marina è il territorio che in provinciaè in cima alla classifica per l’esiguità dellasuperficie agricola rimasta libera da cemento.La densità abitativa è schizzata a quota 927,5(abitanti per chilometro quadrato), dati all’1gennaio 2005, contro un dato provinciale che siattesta – a tutto il 2005 - a 543,5.Nella nostra città le abitazioni, secondo i datidell’ultimo censimento, sono occupate per il65,8% e vuote per il 34,2%, contro una mediaprovinciale rispettivamente dell’81,7% e del18,3%.Per contro, Bellaria Igea Marina è, fra le cittàdella costa (ma il confronto è impari anche conSantarcangelo) quella messa peggio dal punto divista dei servizi sociali, culturali e sanitari.La relazione che accompagna il nuovo Ptcp dellaprovincia di Rimini, offre – fra la grande mole didati a disposizione – una sintesi dei serviziraffrontati fra i comuni della provincia. Fermiamocisui servizi amministrativi, socio-sanitari, culturalie ricreativi, su quelli economici e turistici.Per quanto riguarda i servizi amministrativi “gliuffici di tipo sovracomunale e statali sonoconcentrati nell’area compresa fra Rimini eRiccione.” Per i servizi socio-sanitari, le due sediAsl sono a Rimini e Riccione, i presidi ospedalieria Rimini, Riccione, Cattolica e Santarcangelo.Le scuole superiori sono in tutta la provinciatranne che a Bellaria Igea Marina e i nostri 620studenti fanno i pendolari. La nostra città non hanemmeno un vero e proprio museo.Nell’ambito dei servizi economici, le struttureprincipali sono presenti nel Comune di Rimini eRiccione. In sintesi, considerando i comuni dellaprovincia dal punto di vista della “dotazione deiservizi”, lo studio che accompagna il Ptcp stilaquesta classifica:- centri di livello superiore-regionale: Rimini;- centri di livello elevato: Riccione, Cattolica,Santarcangelo, Morciano;- centri di livello medio: Verucchio, Coriano, SanGiovanni in Marignano, Misano, Bellaria IgeaMarina;- Centri di base: Poggio Berni, Torriana,Montescudo, Montegridolfo, Gemmano,Montefiore, Saludecio, Mondaino,Montecolombo e San Clemente.Bellaria Igea Marina si piazza a livelli alti solonel segmento del turismo, grazie al privato,insomma. Se passiamo ad analizzare un altroelemento che ci porta in cima alle classificheBENVENUTI NELLACITTÀ DORMITORIOprovinciali, quello dell’immigrazione, lasituazione non migliora. La nostra città vantaquesto primato: 11 stranieri ogni 100 residenti,mentre la media provinciale è di 8,4. Al primoposto ci sono gli albanesi, 39,2% (in provincia:22%), poi i rumeni (17,1% contro il 9,1% dellaprovincia), sotto vengono i marocchini (7,8%)Bellaria Igea Marina ha una densitàabitativa di molto superiore a quellaprovinciale. Il territorio agricoloè stato divorato dal cemento. Il 43,2%delle abitazioni sono vuote. Il Ptcpprovinciale ci classifica fra i “centridi livello medio” dal punto di vistadei servizi. Ci serve davvero un’altrainfornata di appartamenti?Al 31.5.2005 Bellaria Igea Marina ha raggiunto quota 17.422 abitanti. Tutti i dati e igrafici sono dell’Ufficio statistica della Provincia di Rimini.2e poi gli ucraini (7%). Questo il quadro realedella nostra città. I servizi sono oggiampiamente insufficienti: quando sarannoultimati tutti gli appartamenti in costruzione,saremo una città molto simile ad una periferiametropolitana. Vogliamo aggiungere anche i300-400 appartamenti del lungofiume?


Quando il sindaco disse: “Certi ritmi di aumento della popolazione non si sostengono più”“Ho l’onore e l’onere, credetemi non c’è retoricain questa espressione, di rappresentare lacomunità di Bellaria Igea Marina dal giugno del99, sono ormai 6 anni e mezzo. Vi dico chegestire questo sviluppo che Bellaria IgeaMarina ha scontato in questi ultimi anni - unosviluppo veloce, tumultuoso - che ci hacoinvolto in un lasso di tempo molto breve,soprattutto mi ha generato molta ansia,permettetemi questa prima confessione tuttapersonale. Però anche chi fa politica è uomo evive la politica con i propri sentimenti. Ansiagrande, prima di tutto per la difficoltà quotidianache è durata anni e dura tuttora, di riuscire adare risposte adeguate, sperabilmente efficaci,a questa trasformazione che era già in atto mache negli ultimi anni è diventata come una slavina.Da un punto di vista politico questo ha significatodover gestire l’emergenza, ammesso che i duetermini non siano in contraddizione. Gestirel’emergenza, perché i dati la dott.ssa Salvi li haillustrati solo in parte, ma nella cartellina a vostradisposizione c’è un panorama più esaustivo dellanostra crescita.Comunque i dati parlano da soli. Siamo aumentati(residenti ufficiali, iscritti all’anagrafe) di 500-600abitanti l’anno.L’incremento della popolazione scolastica è statoproporzionale all’incremento demograficocomplessivo e questo ha comportato non soloproblemi di adeguamento della nostra ediliziascolastica - aule, laboratori e apertura di un nuovoasilo nido – ma soprattutto ha creato dei problemiveri di risposte in termini di servizi.Come abbiamo visto dall’enunciazione dei dati,come sappiamo tutti quanti noi che viviamo 365giorni l’anno a Bellaria IgeaMarina, la nostra immigrazioneha una provenienzageografica e un’estrazioneeconomica molto chiara: sonofamiglie nuove che non hannorete parentale in città e chequindi scontano quello che isociologi anche stasera ci hanno sottolineato, lamancanza di vincoli parentali e quindi spessol’assoluta mancanza di una rete di solidarietà, diausili. È il pubblico che deve sopperire a questedeficienze oggettive, con servizi di tutti i tipi, peridentificarli con una parola sola, welfare.Se a ciò aggiungiamo la situazione di disagioeconomico che caratterizza questo fenomenoimmigratorio, ai servizi vanno aggiunti anche icontributi, vanno aggiunti i sostegni economici aun reddito che spesso è un reddito inesistente.Non voglio spaventarvi più di tanto ma questa èla nostra realtà sociale. Non solo, siccome granparte dell’immigrazione proviene da Stati esteri,in particolare da paesi extra CEE, c’è proprio unproblema di integrazione minima, basilare:l’apprendimento della lingua ... e tanto tanto i figliche vanno a scuola, dove l’integrazione è unprocesso naturale, spontaneo e ancheabbastanza veloce, ma per i genitori l’integrazioneè un processo molto più lento e difficile. Nonsolo, per i gruppi familiari di religione islamica (ilruolo della donna sappiamo qual è) il processo diintegrazione delle donne diventa ancora piùdifficile, più lungo, più complicato e non sempresi risolve positivamente.Quindi uno spaccato sociale di una Bellaria IgeaMarina che cambia, che si trasforma, lo dicoadesso per non dare alcuna valutazione, macome dato obiettivo. Uno spaccato che è diQuelle che leggete in questa pagina sono le parole (testuali) pronunciateda Gianni Scenna alla tavola rotonda “360°”, ex Macello, 20 gennaio 2006,in occasione di un dibattito sul 50esimo dell’autonomia comunale. Una analisidella situazione reale, drammatica, quella fatta dal sindaco, che fa apugni col progetto di costruire altri 300-400 appartamenti sul lungofiume.grande, veloce, complessa ecomplicata trasformazione. Forseadesso vi è più chiaro perché sonopartito da questo stato di disagio, diansia, di sofferenza interiore, perchécomunque quando rappresenti unacomunità, prima ed oltre cheun’istituzione, quando rappresenti latua città oltre che l’Amministrazionecomunale, ti porti dentro, sentiaddosso il peso di affrontare erisolvere questi problemi.Io credo che certi ritmi di aumento (usovolutamente il termine “aumento”, non“sviluppo”) non si sostengano più esia necessario passare da unasituazione di emergenza ad una digestione dei processi ditrasformazione. Badate, non stodicendo che il futuro ci riserva anni dimare calmo, di piatto assoluto. Il futuro saràcomunque un futuro di ulteriori cambiamenti (…)e dobbiamo attrezzarci riuscendo a governarequesti processi di trasformazione che anche neglianni a venire saranno incisivi, pesanti, notevoli,come lo sono stati negli anni passati. In che modo?Io condivido con chi, a partire dal prof. Indovina,ci richiama come politici e amministratori al dovere;io aggiungo al coraggio, di decidere, però facciouna premessa. La politicaprima che momento didecisione, di scelta, deveessere occasione diascolto, di dialogo e diconfronto, perché altrimentianche se ci prende, anchese ci azzecca, non svolgeappieno il suo ruolo.La politica è per definizione partecipazione, vitacollettiva alla gestione della cosa pubblica e alledecisioni che riguardano l’intera comunità, e unapolitica che non sa ascoltare, confrontarsi edialogare prima di decidere, è una politica che hafallito in partenza. Mi sembrava giusto sottolinearloperché spesso noi politici e amministratori siamoautoreferenziali e convinti di avere la padronanzadegli strumenti decisionali, le mezze verità in tascae quindi un po’ supponenti.Dobbiamo fare un passo“Io credo che certi ritmi diaumento - uso volutamente iltermine aumento e nonsviluppo - non sisostengano più.”indietro e aprirci di più alconfronto, dopo di che sonopienamente d’accordo, c’è unobbligo di decidere; di fronte ascelte da compiere che vannoverso direzioni anche diverse,la politica deve avere il coraggiodi fare le proprie scelte.Continuo ad usare volutamente il termine “lapolitica” in contrapposizione a “la maggioranza”,“la minoranza”. Questo è un imperativo cheriguarda indistintamente tutti coloro che fannopolitica e che amministrano. (...) Questo è undiscorso che deve valere pari pari anche per lacosiddetta società civile, dove io, per la miaestrazione politica, per gli studi che ho fatto, percome mi sono formato, non nego - anzi sobenissimo - che le varie articolazioni sociali sono3portatrici di interessi anche fra lorocontrapposti e che ognuno dandosiun’organizzazione o una struttura o perlobby e gruppo di pressione, tende aimporre i propri interessi a scapito dialtri. Anche qui, però, lo sforzo va fattoed è quello di recuperare un senso diinteresse comune, cittadino o, sevolete, il passaggio è ancora più difficileperché comporta un mutamento di tipoculturale, è necessario essere semprepiù comunità, ritrovare la nostraidentità. (..) Non è mica facile ritrovareun senso di identità cittadina con, adesempio, fenomeni immigratori comequelli che abbiamo sentito e commentatostasera. Non è facile, perché è moltopiù semplice conservare la propriaidentità cittadina quando la comunità èuna comunità che cresce poco o nientecome numero di abitanti, la cui immigrazione nonne modifica la compagine sociale ed economica,quando il tipo di economia che si svolge nel territorionel quale la comunità è insediata è un’economianon turistica. (...) In un contesto come il nostro èdifficile poter parlare di identità cittadina. Eppureio credo che questa domanda sia ineludibile, ce ladobbiamo porre e la dobbiamo risolvere. In chemodo? Io do il mio contributo alla riflessionedicendo questo. Oggi più che mai da noi, ma nonsolo a Bellaria Igea Marina, l’identità è il frutto dicontinue contaminazioni. (…) I due piatti dellabilancia che devono stare sempre in equilibrio (…)credo che siano inevitabilmente welfare, e quindisolidarietà, aiuto, integrazione, da una parte (…)e dall’altra innovazione, sviluppo, crescita vera,modernizzazione, diversificazione della nostraofferta, del prodotto turistico, tutto ciò che cipermette di garantirci ancora benessere sociale,prima che economico. In che modo?Io confido moltissimo (…) nel nostro Pianostrutturale comunale, in quello di cui fra un po’inizieremo a discutere. (…) Piano strutturalecomunale non solo come elemento divalorizzazione e di tutela del territorio edell’ambiente, nella consapevolezza che sonorisorse limitate e non è più possibile l’occupazione,la saturazione, ai ritmi che pure i dati ci hannofatto vedere stasera, masoprattutto dobbiamo faredel Piano strutturalecomunale un sistema grazieal quale Bellaria Igea Marinariprenda il suo cammino dicrescita, non si limiti adaumentare (come è stato inquesti ultimi anni) le case ela popolazione, non si limiti a segnare solo deisegni +, ma possa tornare a crescere davvero.Economia come motore della crescita, ambiente eterritorio come precondizioni, requisiti e premessedi base, una immagine da recuperare e rilanciaresul mercato nazionale e internazionale dellevacanze. Credo che scontiamo oggi una difficoltàdi questo tipo alla quale dobbiamo mettere mano.”Testo tratto dalla sbobinaturadell’intervento pronunciato dal sindaco.“Bellaria Igea Marina non sideve limitare ad aumentare lecase e la popolazione, asegnare dei segni +, ma devetornare a crescere davvero.”


La “lezione” di due importanti urbanistiChiamati dall’amministrazione comunale, due docenti dell’Università di Venezia, loscorso gennaio hanno parlato chiaro: serve una visione per il futuro. E il turismo delfuturo ha il segno della sostenibilità.Sul Nuovonline n.3, Roberto Mazzotti lanciavauna provocazione. “Personalmente sonoconvinto che la darsena in sé non sia così utileallo sviluppo della nostra offerta turistica.Ritengo che la darsena debba essere realizzata afronte di un preciso disegno di riqualificazionedi un punto nevralgico del nostro Paese,evitando, comunque l’edificazione delle ulteriorimigliaia di metri cubi di residenziale.”Una provocazione all’insegna del “tantopeggio”, come sostengono il Sindaco e i suoifidi (volontari o involontari) scudieri? Cosìandrebbero intese le posizioni de “Il Nuovonline”, dei cittadini(liberi), delle categorie, di buona parte del mondo politico, semprepiù preoccupati che Bellaria Igea Marina subisca, con questaimprovvida decisione, il colpo decisivo e finale di quello scempiodel territorio a cui tutti abbiamo assistito negli ultimi 10 anni?Nossignori. Queste parole sono le stesse che echeggiavano durantele iniziative organizzate dall’Amministrazione per il Cinquantesimodella nascita del nostro Comune. E’ solo che qualcuno dimentica.Noi no. Chiamano esperti, li pagano forse, si fanno eventi durantei quali ci si mostra meditabondi e magari anche un po’ commossi, opreoccupati, per le prospettive dipanate, e poi si ignora il tutto,andando avanti per la strada del cemento e del “fare senza meditare”.Già, perché i tempi decennali che la Darsena di Bellaria Igea Marinasta richiedendo per nascere, non corrispondono ad una seriariflessione su obiettivi e riqualificazione urbana. I tempi sono dovutiagli aspetti più banali e grevi della politica.Non ci credete che il Comune, in preda ad una sorta di schizofrenia,abbia ricevuto input chiari dagli esperti da lui stesso voluti e facciaoggi tutt’altro? Seguite la sintesi ragionata che vi proponiamo evalutate voi stessi. Se gli urbanisti e docenti universitari FrancescoIndovina e Giorgio Conti (entrambi dell’Università di Venezia)sostengono quanto qui potete leggere, come può il nostro Sindacoe gli uomini che lo sostengono, farsi protagonisti di un criminepolitico di tal fatta contro il nostro territorio e il nostro paese?Forse finiremo come quelli che ripetono, “io l’avevo detto”. Ma ilpotere non ce l’abbiamo per prendere decisioni diverse. Possiamosolo ragionare, denunciare, indurre alla riflessione. Speriamo chequalcuno davvero rifletta su queste considerazioni, che peraltronon facciamo solo noi, ma che son proprie di chi è consideratoesperto e per questo è stato chiamato per descrivere le prospettivedella nostra città. Insomma siamo davvero in buona compagnia.Sentite un po’ cosa ha detto il prof. Francesco Indovina, durante laconferenza del 20 gennaio alla sala dell’ex-Macello. “Ma la cosache vorrei ripetere stasera è proprio questo elemento di unaintenzionalità pubblica, di una intenzionalità di governo, per definirenon in modo autarchico dal punto di vista del Sindaco o dellaGiunta, ma proprio nel momento in cui mi par di capire si va incontroal Piano strutturale, al Piano del Sindaco,arrivare alla definizione di una intenzione difuturo di Bellaria, che deve offrire unapossibilità complessiva alla comunitàcompleta, dando delle prospettive piùarticolate.”Di nuovo Indovina: “È questa la ricchezzache noi dobbiamo fornire e una dellericchezze fondamentali del nostro paese è lacondizione urbana.” E così concludeva: “Iocredo invece che la qualità urbana vada moltoconservata e per essere molto conservatal’articolazione diventa un elemento fondamentale e per questo civuole una forte intensità di intenzioni politiche oggi per il futuro,perché se pensiamo di gestire soltanto l’oggi, senza una visionedel futuro, rischiamo forse di avere un futuro poco attraente.”Dove sono queste “Intenzioni politiche”? Dove un pianoprogrammatico che difenda la qualità urbana e consideril’intervento sull’asta dell’Uso in chiave più generale? Come siinserisce in questo discorso l’edificazione di 400 appartamentinell’unico spazio verde (fondamentale dal punto di vista degliequilibrio della città) rimasto? Ma in modo assai simile si eraespresso anche il prof. Conti: “Voi vedete che alla fine noi citroviamo di fronte, rispetto ai vari modelli, a un modello che èl’esatto opposto di un villaggio turistico perché questo è unmodello dove non si capisce dove finisca la città dei residenti edove cominci quella dei turisti. È proprio un city resort. Mentre senoi avessimo fatto un villaggio turistico sarebbe una bolla a IgeaMarina, dove lì stanno tutti i turisti e qua ci stanno tutti i residenti.”Dunque abbiamo avuto la saggezza di evitare il Villaggio turistico(qualcuno ci aveva provato negli anni ’80), oggi allora vogliamocostruire un dormitorio?Ma Conti è ancora più esplicito: “Per finire, se abbiamo capitoallora che siamo in una terza fase che è quella del turismoapprovativo, dobbiamo anche capire quali saranno le esigenze deiprossimi vent’anni, delle prossime generazioni, soprattutto nonsolo dal punto di vista dell’interculturalità, soprattutto di quelloche io chiamo la sostenibilità integrata, cioè una sostenibilitàambientale, una sostenibilità culturale.”Tornano esplicite, quasi identiche, le parole che aveva usatoRoberto Mazzotti: “un piano programmatico per la città”. Sindacodove è questo piano? La darsena non può essere il cavallo diTroia per operazioni di speculazione edilizia! Se così si deciderà,per Bellaria Igea Marina si apriranno tempi di ulteriori difficoltà ecarenze. Parola di esperti (da voi chiamati e pagati). Il “fare senzapensare”, fa danni. Via Pinzon è lì a ricordarcelo, ma qui il dannosarebbe macroscopicamente più grande.Emanuele PolverelliIl Nuovo, Giornale di Bellaria Igea MarinaDirettore responsabile: Claudio Montiwww.ilnuovo.rn.itcmonti@ilnuovo.rn.itepolverelli@ilnuovo.rn.itChi è interessato a ricevere questa newsletter può iscriversiinviando una email a epolverelli@ilnuovo.rn.it, con l’indicazioneall’oggetto “iscrizione”. In caso si scrivesse da altra email,indicare in oggetto accanto alla dicitura “iscrizione” anchel’indirizzo desiderato. Chi avesse ricevuto erroneamente questanewsletter e desiderasse cancellarsi dall’indirizzario, è pregatodi inviare una mail allo stesso indirizzo (epolverelli@ilnuovo.rn.it),scrivendo nell’oggetto: cancellazione.

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