Database - Centro di analisi delle politiche pubbliche

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936vello nazionale i minori sono decisamentepiù frequentemente poveri degli anzia ni,mentre a Modena, Trento e Milano glianziani sono il gruppo d'età più svantaggiato.In relazione alla posizione occupazionalesi evince che in generale si corronomaggiori rischi quando non si ha una occupazione,sia perché non si riesce a trovare,sia perché ormai ritirati dal lavoro,sia perché si rimane inattivi (soprattuttocasalinghe). Tra gli occupati merita sottolinearela difficile posizione di coloro chehanno un' occupazione di tipo operaio, conlivelli di diffusione della povertà moltovicini, in quasi tutti i casi, alla media dell'area di riferimento. Cos ì, anche in contestidi sostanziale piena occupazione, comeBrescia, un quinto di tutte le famiglieoperaie dispone di un reddito che lecolloca al di sotto della linea di povertà.L'a povertà dipende non solo dallecaratteristiche individuali ma anche daquelle della famiglia nella quale un individuo è inserito: il ruolo dei legami familiariè chiaramente molto importante neiprocessi di redistribuzione delle risorse trai diversi componenti del nucleo: i nonoccupati (disoccupati, minori, studenti,casalinghe, disabili) derivano il propriomaggiore o minore benessere dal redditoda lavoro dei familiari occupati, a partiredell' assunto che il reddito complessivo delnucleo viene usufruito in parti uguali datutti i componenti. In altri termini, se ilnucleo è povero, tutti i suoi componentisaranno poven.La diffusione della povertà individualeper numero di componenti del nucleo diappartenenza mette in evidenza che se alfreello nazionale le famiglie più espostealla povertà sono quelle numerose, neicontesti (centro-settentrionali) DisReLsono invece quelle unipersonali, moltospesso costituite da anziane sostenute dapensioni di modesto importo (tab. 3). Lapresenza di minori aumenta il rischio dipovertà in misura molto marcata quandoTab. 3. Diffusione della povertà per principali caratteristiche familiari (incidenza percentuale)fltalia .;, ,:,t\\:J$(J


sono almeno due. Questo fattore di incrementodella povertà risulta particolarmentepreoccupante per almeno due ragioni.In primo luogo è attraverso di essoche si alimenta la riproduzione della povertàdai genitori ai figli. In secondo luo goappare chiaramente favorito dalla carenzadi politiche di sostegno delle famiglie e,ancor più importante, dalla scarsità diservizi che facilitino per le donne laconciliazione dei compiti materni conquelli lavorativi. In molti casi l'uscita dalmercato del lavoro alla nascita dei figli èuna soluzione obbligata data l'impossibilitàdi mantenere i due ruoli, con la conseguenzadi esporre l'intero nucleo familiarea maggiori rischi di povertà. La presenzadi anziani incrementa sensibilmentela povertà quando si tratta di un soloanziano, anche perché quando gli anzianisono in coppia il sistema dei trasferimentia favore degli ultra 65enni6 riesce con unarelativa facilità a sommare redditi sufficientia superare la soglia di povertà.La relazione tra famiglia e povertàdiventa più chiara se passiamo all' analisidel tipo di famiglia , con il quale possiamoconsiderare congiuntamente l'età, la strutturadel nucleo e la presenza di figli. Lamigliore strategia per minimizzare il rischiodi essere poveri è avere un coniugee non fare figli o fame al massimo uno. Alivello nazionale le famiglie con almenodue figli scontano la maggiore incidenzadella povertà (il 27 ,3 % che aumenta peròal 40% se i figli sono tre o più), seguitedagli anziani soli. Le indagini locali invecemostrano che in questi contesti (centrosettentrionali)la condizione anziana, comesottolineato anche in precedenza, èfortemente legata a un maggiore rischio dipovertà rispetto agli altri tipi di famiglie,soprattutto quando non è condivisa con unconiuge. Particolarmente severa appare lacondizione degli anziani soli (soprattuttodonne a causa della maggiore speranza divita rispetto ai mariti) a Mila no e Brescia.La presenza di più figli, soprattutto se minori, è comunque un fattorecorrelato alla povertà anche nei contestiDisReL.(David Benassi e Sara ColombiniIstituto Cattaneo)noteAll'interno del programma di ricerca «Disuguaglianzeeconomiche e vulnerabilità in Italia » - promossodall'Istituto Cattaneo, con il coordinamento scientifico diChiara Saraceno e il sostegno finanziario dellaCompagnia di San Paolo - è nato il progetto DisReL(


938to dell'individuo che si trova nella posizione pari al10% della distribuzione dei redditi e quello situatonella posizione pari al 90%, una volta ordinati gliindividui per valori crescenti di reddito.5 La mediana è il valore centrale in una distribuzioneordinata di dati. Nelle analisi dei redditi sipreferisce la mediana alla media in quanto laprima è meno influenzata dai pochi valori particolarmenteelevati.6 In particolare l'integrazione al minimo dellepensioni e l'assegno sociale, ma anche i trattamentidi invalidità civile e di accompagnamento sono, perragioni più che evidenti, largamente appannaggiodegli anziani.

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