04-2010 - Parrocchia di Ascona

parrocchiaascona.ch

04-2010 - Parrocchia di Ascona

Ostensione della Sindometutte, da tutti i vecchi modi di pensare; tuttavia,le eventuali ricadute, se lette in Dio inuno sguardo spirituale, ci possono aiutaread approfondire il nostro cammino di liberazione.Guardare oltreOgni vuoto nel nostro amare, nel nostrocuore, nella nostra vita, nella nostra storia, èun invito, una vocazione da parte di Dio a“guardare oltre”, ad un di più di verità. Siamochiamati al Regno, cioè non siamo condannatia vivere delle briciole di un vuoto esterile rimpianto del passato o ad accontentarciboccheggianti del presente, siamochiamati già fin da ora a ciò che ci attende:“il banchetto del Regno”.Ancora una volta, il metterci a ragionaredi queste cose davanti al Signore, ci porta apensare ad un esistere che parta dal desideriopiù vero e dall’essere più profondo; allorasaremo in grado di vivere il tempo, di generareatti pieni, completi, portatori di essere,liberi e liberanti.In questo contesto si comprende alloral’audacia di una scelta che diventa l’espressionenon di un atteggiamento di fuga, madi una spiritualità profonda dello “stare” inse stessi nella propria porzione di tempoche la vita (o la Vita) ci ha affidato. Icona vivissimadi tutto questo è il brano evangelicodi Luca (al capitolo 10 dal verso 38 al 42) incui troviamo due sorelle, Marta e Maria, alleprese con la gestione della presenza nella lorocasa del Signore. La prima in piedi, indaffaratain un’azione affannosa che non le’’Perchérimandarea domaniil viveree l’amare?Qui e ora èil momentodi mettersiin ricercadel Vivente,oggi èil giornodella salvezza!’’permette di gustarsi l’augusto divino ospite;l’altra, seduta ai piedi di Gesù, e centratasull’essere totalmente in ascolto, in un equilibrioche non è solamente fisico, ma esistenziale,squisitamente spirituale e profondamenteontologico. Mai ci si stancherà dicontemplare questa donna in contemplazione!Quanto equilibrio in Maria, in questo“stare” nel suo cuore profondo al quale permettedi sbocciare!Perché rimandare a domani il vivere el’amare? Qui e ora è il momento di mettersiin ricerca del Vivente, oggi è il giorno dellasalvezza! A volte non c’è niente da cambiarenel presente, si tratta semplicemente di avereuna diversa disposizione del cuore, un diversomodo di guardare la realtà, un diversotaglio spirituale con il quale mettersi in atteggiamentocontemplativo.Un giorno, a san Giovanni Maria Vianney,il famoso curato d’Ars, toccò di doverpredicare sulla presenza eucaristica del Signorenel tabernacolo. Non ci dormì tutta lanotte e si preparò proprio bene. Al mattinoperò, salito sul pulpito, si commosse profondamente,dimenticò in un colpo solo labella predica mandata a memoria e non riuscìche a indicare il tabernacolo esclamando:“Lui è là, è là”. Si sa, i Santi sono così…Dio ci conceda di cogliere la sua preziosapresenza di salvezza nelle pieghe della nostraesistenza, anche in quelle pagine chefacciamo fatica a vivere e a digerire. Lui infattiè là, è là, senza invadenze, in punta dipiedi..■* Oblato benedettino - ConsigliereSpirituale dell’ACC di TorinoRessa di fotografie cineoperatoriall’aperturadell’Ostensione(foto FabrizioMerlone)


✓Preghiera davanti al Sacro lino«Signore, fa di me la tua sindone»Folla attenta davanti allaproiezione in HD dei misteri dellaSindone (foto Fabrizio Merlone)di Raniero Cantalamessa*’’Davanti allaSindone sipuò ritrovarela fede, oritrovarla se siè perduta’’Nessuna rappresentazione artisticadella Passione ha esercitato ed esercitatuttora un fascino paragonabile aquello della Sindone. Non importa, dal nostropunto di vista, sapere se la Sindone è“autentica” o no, se l’immagine si sia formataartificialmente, se è soltanto un’icona oanche una reliquia. La cosa certa è che essaè la rappresentazione più solenne e sublimedella morte che occhio umano abbia maicontemplato. Se un Dio può morire, questoè il modo meno inadeguato per rappresentarcila sua morte. Le palpebre abbassate, lelabbra accostate, i tratti composti del volto:più che a un morto, tutto fa pensare a unuomo immerso in profonda e silenziosa meditazione.Sembra la traduzione in immaginidell’antica antifona del Sabato Santo: «Lamia carne riposa nella pace».Anche l’antica omelia del Sabato Santoche si legge nell’Ufficio delle letture acquistauna forza particolare letta davanti alla Sindone:«Che cosa è avvenuto? Oggi sulla terrac’è un grande silenzio, grande silenzioperché il Re dorme…». La teologia ci diceche alla morte di Cristo la sua anima si separòdal corpo come in ogni uomo chemuore, ma la sua divinità rimase unita siaall’anima che al corpo. La Sindone è la piùperfetta rappresentazione di questo misterocristologico. Quel corpo è separato dall’anima,ma non dalla divinità. Qualcosa di divinoaleggia sul volto martoriato ma pieno dimaestà di Cristo nella Sindone. Per renderseneconto basta paragonare la Sindone conaltre rappresentazioni del Cristo morto fatteda mano di artisti umani, per esempio ilCristo morto di Mantenga e più ancora diquello di Holbein il Giovane, nel museo diBasilea, che rappresenta il corpo di Cristo intutta la rigidità della morte e l’incipiente decomposizionedelle membra.Davanti a questa immagine – diceva Dostoevskij,che l’aveva a lungo contemplata inun suo viaggio – si può facilmente perderela fede; davanti alla Sindone, al contrario, sipuò ritrovare la fede, o ritrovarla se si è perduta.Il volto della Sindone è come un limite,una parete che separa due mondi: ilmondo degli uomini pieno di agitazione, diviolenza e di peccato e il mondo di Dio inaccessibileal male. È una riva in cui si infrangonotutta le onde. Come se, in Cristo, Diodicesse alla forza del male ciò che nel librodi Giobbe dice all’oceano: «Fin qui giungeraie non oltre e qui s’infrangerà l’orgogliodelle tue onde» (Gb 38,11). Davanti alla Sindonepossiamo pregare così: «Signore, fa dime la tua sindone. Quando deposto nuovamentedalla croce, vieni in me nel sacramentodel tuo corpo e del tuo sangue, che ioti avvolga con la mia fede e il mio amore comein un sudario, in modo che i tuoi lineamentisi imprimano nella mia anima e lascinoanche in essa una traccia indelebile. Signore,fa del ruvido e grezzo panno dellamia umanità la tua sindone!». ■* Tratto da “Agorà domenica” di AvvenireLa San Vincenzo in Italiaaprile 20107


✓La relazione«L’uomo di fronte al misterodella sofferenza»“Passio Christi, Passio Hominis”,che dà il titolo a questa Ostensionestraordinaria, evidenzia il lega-L’espressioneme tra la sofferenza di Cristo e quella dell’uomoe ci provoca a cercare il significatodi entrambe nella nostra vita di uomini e dicredenti.La risposta cristiana al mistero della sofferenza nonè una spiegazione, ma una presenza. È in sintesiquanto ha affermato il cardinale Angelo Bagnasco*al XII Convegno della pastorale della sanità8L’uomo di fronte alla sofferenza nellacultura contemporaneaLa San Vincenzo in Italiaaprile 2010FOTO FABRIZIO MERLONEProprio quello della sofferenza è uno deigrandi temi che la cultura contemporanea,nel suo tentativo di “rifare” o almeno di ridefinirel’uomo, tende di fatto ad escluderedall’orizzonte della riflessione. Questo tema,così centrale per la vita di ognuno e nellostesso tempo così decisivo per definire ecomprendere l’umano, sembra invece residualenella coscienza del nostro tempo o addiritturaun “argomento tabù”, specie nell’educazionedei più giovani.Ci troviamo in un contesto culturale che,riguardo al soffrire e al morire, oscilla tra rimozionee spettacolarizzazione. La spettacolarizzazionedel dolore, la morte esibita,la curiosità morbosa dell’orrore o del particolaremacabro […], costituiscono una sortadi rituale. Sono riti di esorcizzazione collettivadella sofferenza stessa, con l’idea di poterlaallontanare voltando pagina o cambiandocanale. Nell’era della comunicazioneglobale non sono più i segni su di un telo,per quanto straordinari, a documentare larealtà ineluttabile della sofferenza e dellamorte. Siamo investiti quasi quotidianamenteda immagini di catastrofi e di guerre,di volti e di corpi straziati dal dolore e dallaviolenza […]. Eppure, paradossalmente,quanto più siamo “informati” sulla sofferenza,tanto più siamo portati a rimuovereil confronto con essa.Tale processo di rimozione avviene sostanzialmentemediante la ricerca compulsivadel piacere o della gratificazione, oppureattraverso la fuga dalla realtà, che va dall’irresponsabilitàfino alla deconnessione psichica(sostanze stupefacenti, abuso di alcol).Si tratta, in fondo, della riproposizionedi atteggiamenti per nulla nuovi (il carpediem) […]. Così si è fatta strada la convinzione,quanto meno ingenua, che l’uomopossa essere padrone pieno e assoluto dellasalute e della vita e che, in un futuro neppurelontano, possa addirittura eliminare il doloree la sofferenza […].Tuttavia, né i vari meccanismi di rimozione,né la fiducia incondizionata nella tecnoscienzariescono a mettere l’uomo al riparodall’esperienza del soffrire. Anzi, la delusioneper la mancata onnipotenza della scienzae il fallimento dei vari tentativi di esorcizzazionedella sofferenza, di compensazione edi fuga, rende spesso ancora più drammatical’esperienza di chi soffre […]. La rimozioneculturale della sofferenza non riesce,dunque, ad eliminare realmente la sofferenzadalla vita dell’uomo, anzi la acuisce perchéla priva di un orizzonte di senso e lachiude alla possibilità della speranza. In un


contesto culturale siffatto, tutti diventiamopian piano più superficiali, sordi verso lasofferenza e incapaci di aprire davvero lanostra vita a chi soffre, rivolgendogli il nostrosguardo fraterno.La sofferenza si pone dunque come unmistero: mistero non tanto e non solo comerealtà che sfida la ragione umana – quindicome qualcosa che in fondo resta sconosciuto– ma come realtà che ci trascende,che si fa sentire come più grande di noi, chenon è pienamente dominabile, di cui nonriusciamo a disporne totalmente e che siriassume nel vertice della morte fisica.Per il credente, il mistero della sofferenzapone una radicale domanda su Dio: “Se ilmale e la sofferenza esistono, come può Dioessere nello stesso tempo onnipotente ebuono?” Non è possibile dare risposta allaquestione teologica posta dal dolore umanose non lasciandosi istruire dalla storia diGesù nella quale ci è rivelato e dato Diostesso. Va inoltre osservato che lo smarrimentodel senso di Dio rende ancora piùacuto il dolore dell’uomo.Sofferenza, kenosis e speranza’’Per ilcredente, ilmistero dellasofferenzapone unaradicaledomanda suDio: “Se ilmale e lasofferenzaesistono,come può Dioessere nellostesso tempoonnipotente ebuono?”’’Ostensione della SindomeTutti avvertiamo che quando l’esistenzaattraversa la sofferenza essa acquista unanuova credibilità, così come percepiamol’autorevolezza di chi ha sofferto per testimoniareun valore. L’esperienza comune testimoniache chi ha “patito” viene guardatocon una speciale empatia che predisponemeglio all’ascolto, e che una storia segnatadalla sofferenza diventa veramente “maestra”.Sappiamo che in generale si impara esi diventa esperti quando nella concretezzadelle cose (e non solo concettualmente) sipassa attraverso (ex-periri) una data realtà, eciò vale in particolar modo per la sofferenza(cfr Lettera agli Ebrei). Così, anche stareaccanto a quanti soffrono è una straordinariaopportunità per essere discepoli allascuola della vita e della umanità piùvera che solo fiorisce nella misura in cuiesce da sé per farsi dono. È nell’orizzontedi questo appuntamento che l’uomo ha lapossibilità di confrontarsi con il se stessopiù interiore e autentico […]. La vita di unessere umano, che guarda con coraggio larealtà nel suo complesso, è la vita evolutache sa guardare al dolore, che sa confrontarsicon il male senza affidare al male l’ultimaparola. Nella sofferenza, di fronte al fallimentodei propri progetti e desideri, nellaperdita delle forze e dell’autosufficienza, sicapisce meglio la nostra finitezza, la nostracreaturalità: si tocca con mano che non ci sisalva da soli e che abbiamo bisogno degli altrie soprattutto dell’Altro.[…] Soltanto un’esistenza che umilmenteprende atto del suo essere finita, riesce adascoltare con intelligenza la domanda intrinsecaalla finitezza umana, quella domandache emerge più evidente nel momentodel ferimento: e cioè se la sofferenza sia nonsolo dolorosa ma anche assurda, insensata[…]. Comprendiamo così che il “senso” (dellavita nelle sue diverse stagioni, ndr) non dipendetotalmente da noi, ma ci trascende.Qui si innesta la grande speranza cristiana.La possibilità di una speranza che ci radichinel divino e nello stesso tempo rendapiù umana la nostra esperienza della vitanon sorge dalle nostre forze, ma dal venirciincontro di Dio stesso in Gesù Cristo […].Credere a Dio vuol dire non ignorare il voltodel Cristo Crocifisso: lì «vediamo la vera onnipotenza,non il mito dell’onnipotenza.[…]. In Lui la vera onnipotenza è amare finoal punto che Dio può soffrire […] fino alpunto di un amore che soffre per noi. E cosìvediamo che Lui è il vero Dio e il vero Dio,che è amore, è potere: il potere dell’amore»(Lectio Divina con i Seminaristi del Seminarioromano maggiore, 12 febbraio 2010).Proprio in forza della Sua kénosis, delSuo annientamento a nostro favore, possiamoessere certi che le nostre speranze sonofondate, che la vita e la sofferenza possonoavere un senso, che la misericordia divina ciè davvero offerta. Dio stesso ci viene incontroe annulla la distanza tra il cielo e la terra,tra il finito e l’infinito, tra noi e Lui […].Prospettive pastoraliDa quanto sin qui considerato emerge inmodo chiaro il significato della kénosis comeforza d’amore che nella Croce di Cristotrasforma la sofferenza in offerta e in occasionedi grazia, rendendo così possibile lasperanza […]. Nella Salvifici Doloris, GiovanniPaolo II ci invita a ripensare «alla veritàespressa nell’Enciclica Redemptor hominis:in Cristo “ogni uomo diventa la via dellaChiesa”. Si può dire che l’uomo diventa inmodo speciale la via della Chiesa, quandonella sua vita entra la sofferenza» (SD 4).Aggiunge poi che «l’umana sofferenza haLa San Vincenzo in Italiaaprile 20109


Ostensione della Sindome’’«La rispostacristiana alMistero dellasofferenza nonè unaspiegazione,ma unapresenza». È lapresenza delgrandePaziente,Cristocrocifisso: è lasua presenzache abita ecolma lasolitudine delcorpo e dellospirito’’raggiunto il suo culmine nella passione diCristo (...). Nella Croce di Cristo non solo siè compiuta la redenzione mediante la sofferenza,ma anche la stessa sofferenza umanaè stata redenta» (ibid. 18.19).A partire da questa consapevolezza, siapre davanti a noi lo spazio per una autenticapresenza ecclesiale nel mondo della sofferenza.Infatti, in primo luogo la sofferenzadell’uomo, abitata dall’amore del Crocifisso,non rimane nella passività e nell’annichilimento,ma diventa a sua volta feconda […].Certamente, l’offerta della propria sofferenzain unione con Cristo si inserisce nel grandecom-patire di Cristo […]. Infatti, più cheoffrire a Dio una sofferenza di cui non haaffatto bisogno e di cui certo non gode, sitratta di rielaborare dall’interno, nella fede econ l’amore, la sofferenza stessa che nellecircostanze della vita inevitabilmente ci sipresenta. Così, quando abbiamo a soffrireper la malattia così come per amore di veritào di giustizia, possiamo rimanere saldinella convinzione che il senso della vita stanell’amore con cui Dio ci ha amati in Cristo,e nell’amore che noi sappiamo vivere e trasmettere[…].In modo particolare questa riflessione sulvalore della vita deve animare la diffusa culturadel nostro tempo allo scopo di impedirequel impoverimento antropologico che riduceil valore della persona alla cosiddetta“qualità della vita”. «Mentre l’esaltazioneunilaterale dei valori corporei sfocia oggi inun salutismo estremo […], è possibile, soprattutto,cogliere il valore della vita là dove,per lo scadere della salute psichica, fisica,sociale, la sua qualità si riduce a livelliminimali. Anche là dove la vita umana fossevissuta dal soggetto e percepita dagli altricome una vita di bassa qualità, resta pursempre quella qualità essenziale della vitache non dipende dalle sue qualità, ma dalvalore in sé della vita umana. Tutelare lasalute di un soggetto significa allora aiutarload attuare l’intrinseca bontà dellapropria esistenza lungo un itinerario chesi snoda in continuità dal suo primo sorgere,nel concepimento, sino al suo spegnersi,nella morte. Non sarà mai un beneper l’altro agire contro il suo esistereincarnato (come nell’eutanasia e nel suicidioassistito) perché nega il valore diquesta esistenza invece che affermarla»(M. Faggioni “Qualità della vita e salute allaluce dell’antropologia cristiana” PAV - XI Ass.generale).[…] Infine, l’apertura al valore della vitae la difesa della vita umana dal concepimentoalla morte naturale rientrano a pieno titoloin quel percorso educativo che BenedettoXVI ha tracciato nella sua lettera alla diocesidi Roma sul compito urgente dell’educazionedel gennaio 2008. In essa il Papa scrive«Anche la sofferenza fa parte della veritàdella nostra vita. Perciò, cercando di tenereal riparo i più giovani da ogni difficoltà edesperienza del dolore, rischiamo di far crescere,nonostante le nostre buone intenzioni,persone fragili e poco generose: la capacitàdi amare corrisponde infatti alla capacitàdi soffrire, e di soffrire insieme».Per ogni uomo, giovane o anziano, la domandasul senso della vita nella sofferenza eTavolo dei relatorial Convegno dellapastorale dellasanità (fotoFabrizio Merlone)10La San Vincenzo in Italiaaprile 2010


E tuttavia la morte del Figlio di Dio, diGesù di Nazaret ha un aspetto opposto, totalmentepositivo, fonte di consolazione e disperanza. E questo mi fa pensare al fattoche la sacra Sindone si comporta come undocumento “fotografico”, dotato di un “positivo”e di un “negativo”. E in effetti è propriocosì: il mistero più oscuro della fede ènello stesso tempo il segno più luminoso diuna speranza che non ha confini. Il SabatoSanto è la “terra di nessuno” tra la morte ela risurrezione, ma in questa “terra di nessuno”è entrato Uno, l’Unico, che l’ha attraversatacon i segni della sua Passione perl’uomo: “Passio Christi. Passio hominis”. Ela Sindone ci parla esattamente di quel momento,sta a testimoniare precisamentequell’intervallo unico e irripetibile nella storiadell’umanità e dell’universo, in cui Dio,in Gesù Cristo, ha condiviso non solo il nostromorire, ma anche il nostro rimanerenella morte. La solidarietà più radicale.In quel “tempo-oltre-il-tempo” Gesù Cristoè “disceso agli inferi”. Che cosa significaquesta espressione? Vuole dire che Dio, fattosiuomo, è arrivato fino al punto di entrarenella solitudine estrema e assoluta dell’uomo,dove non arriva alcun raggio d’amore,dove regna l’abbandono totale senza alcunaparola di conforto: “gli inferi”. GesùCristo, rimanendo nella morte, ha oltrepassatola porta di questa solitudine ultima perguidare anche noi ad oltrepassarla con Lui.Tutti abbiamo sentito qualche volta una sensazionespaventosa di abbandono, e ciò chedella morte ci fa più paura è proprio questo,come da bambini abbiamo paura di stare dasoli nel buio e solo la presenza di una personache ci ama ci può rassicurare. Ecco, proprioquesto è accaduto nel Sabato Santo:nel regno della morte è risuonata la voce diDio. È successo l’impensabile: che cioèl’Amore è penetrato “negli inferi”: anche nelbuio estremo della solitudine umana più assolutanoi possiamo ascoltare una voce checi chiama e trovare una mano che ci prendee ci conduce fuori. L’essere umano vive peril fatto che è amato e può amare; e se anchenello spazio della morte è penetrato l’amore,allora anche là è arrivata la vita. Nell’oradell’estrema solitudine non saremo mai soli:“Passio Christi. Passio hominis”.Questo è il mistero del Sabato Santo!Proprio di là, dal buio della morte del Figlio’’La Sindone èun’Iconascritta colsangue;sangue di unuomoflagellato,coronato dispine,crocifisso eferito alcostato destro’’Ostensione della Sindonedi Dio, è spuntata la luce di una speranzanuova: la luce della Risurrezione. Ed ecco,mi sembra che guardando questo sacro Telocon gli occhi della fede si percepisca qualcosadi questa luce. In effetti, la Sindone è stataimmersa in quel buio profondo, ma è altempo stesso luminosa; e io penso che semigliaia e migliaia di persone vengono a venerarla– senza contare quanti la contemplanomediante le immagini – è perché inessa non vedono solo il buio, ma anche laluce; non tanto la sconfitta della vita e dell’amore,ma piuttosto la vittoria, la vittoriadella vita sulla morte, dell’amore sull’odio;vedono sì la morte di Gesù, ma intravedonola sua Risurrezione; in seno alla morte pulsaora la vita, in quanto vi inabita l’amore.Questo è il potere della Sindone: dal voltodi questo “Uomo dei dolori”, che porta su disé la passione dell’uomo di ogni tempo e diogni luogo, anche le nostre passioni, le nostresofferenze, le nostre difficoltà, i nostripeccati “Passio Christi. Passio hominis”, daquesto volto promana una solenne maestà,una signoria paradossale. Questo volto, questemani e questi piedi, questo costato, tuttoquesto corpo parla, è esso stesso una parolache possiamo ascoltare nel silenzio. Comeparla la Sindone? Parla con il sangue, e ilsangue è la vita! La Sindone è un’Iconascritta col sangue; sangue di un uomo flagellato,coronato di spine, crocifisso e feritoal costato destro. L’immagine impressa sullaSindone è quella di un morto, ma il sangueparla della sua vita. Ogni traccia di sangueparla di amore e di vita. Specialmente quellamacchia abbondante vicina al costato,fatta di sangue ed acqua usciti copiosamenteda una grande ferita procurata da un colpodi lancia romana, quel sangue e quell’acquaparlano di vita. È come una sorgenteche mormora nel silenzio, e noi possiamosentirla, possiamo ascoltarla, nel silenziodel Sabato Santo.■


Citando PierGiorgio Frassatiè il forte invito,con l’esortazionea sentirsi parteviva dellaChiesa, rivolto aigiovani daBenedetto XVInel discorso inPiazza San Carlodi cui riportiamoampi stralcispazio (ai) giovani!Cari giovani di Torino!Cari giovani che venite dal Piemonte e dalleRegioni vicine!Venticinque anni fa, in occasione dell’AnnoInternazionale della Gioventù, il venerabilee amato Giovanni Paolo II indirizzò unaLettera apostolica ai giovani e alle giovanidel mondo, incentrata sull’incontro di Gesùcol giovane ricco di cui ci parla il Vangelo(Lettera ai Giovani, 31 marzo 1985). […] Neldialogo con il giovane, che possedeva moltericchezze, Gesù indica qual è la ricchezzapiù importante e più grande della vita: l’amore.Amare Dio e amare gli altri con tutto sestessi. […] L’Apostolo Giovanni ce lo ricorda:“Dio è amore”, e aggiunge che «non siamostati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amatonoi e ha mandato il suo Figlio». E «se Dioci ha amati così, anche noi dobbiamo amarcigli uni gli altri» (1Gv 4,8.10.11). Nell’incontrocon Cristo e nell’amore vicendevole sperimentiamoin noi la vita stessa di Dio, che rimanein noi con il suo amore perfetto, totale,eterno (cfr 1Gv 4,12). Non c’è nulla, quindi,di più grande per l’uomo, un essere mortale elimitato, che partecipare alla vita di amore diDio. Oggi viviamo in un contesto culturaleche non favorisce rapporti umani profondie disinteressati, ma, al contrario, inducespesso a chiudersi in se stessi, all’individualismo,a lasciar prevalere l’egoismoche c’è nell’uomo. Ma il cuore di un giovaneè per natura sensibile all’amore vero. Perciòmi rivolgo con grande fiducia a ciascunodi voi e vi dico: non è facile fare della vostraspazioaigiovani@sanvincenzoitalia.ithttp://www.giovani.sanvincenzoitalia.it«Vivere e non vivacchiare»Torino Piazza San Carlo –Incontro di S.S. Benedetto XVIcon i giovani(foto Osservatore Romano)vita qualcosa di bello e di grande, è impegnativo,ma con Cristo tutto è possibile![…] Egli vi ama per quello che siete, nellavostra fragilità e debolezza, perché, toccatidal suo amore, possiate essere trasformati.Vivete questo incontro con l’amore di Cristoin un forte rapporto personale con Lui; vivetelonella Chiesa, anzitutto nei Sacramenti.Vivetelo nell’Eucaristia, in cui si rende presenteil suo Sacrificio: Egli realmente dona ilsuo Corpo e il suo Sangue per noi, per redimerei peccati dell’umanità, perché diventiamouna cosa sola con Lui, perché impariamoanche noi la logica del donarsi. […].Ciascuno si senta “parte viva” dellaChiesa, coinvolto nell’opera di evangelizzazione,senza paura, in uno spirito disincera armonia con i fratelli nella fede ein comunione con i Pastori, uscendo dauna tendenza individualista anche nel viverela fede, per respirare a pieni polmonila bellezza di far parte del grande mosaicodella Chiesa di Cristo.Questa sera non posso non additarvi comemodello un giovane della vostra Città: il beatoPiergiorgio Frassati, di cui quest’anno ricorreil ventesimo anniversario della beatificazione.[…] Giovane come voi visse congrande impegno la sua formazione cristianae diede la sua testimonianza di fede, sempliceed efficace. Un ragazzo affascinato dallabellezza del Vangelo delle Beatitudini, chesperimentò tutta la gioia di essere amico diCristo, di seguirlo, di sentirsi in modo vivoparte della Chiesa. Cari giovani, abbiate il coraggiodi scegliere ciò che è essenziale nellavita! “Vivere e non vivacchiare” ripeteva ilbeato Piergiorgio Frassati.Come lui, scoprite che vale la pena di impegnarsiper Dio e con Dio, di rispondere allasua chiamata nelle scelte fondamentali e inquelle quotidiane, anche quando costa! […]Giovani di Torino e del Piemonte, siate testimonidi Cristo in questo nostro tempo! Lasacra Sindone sia in modo del tutto particolareper voi un invito ad imprimere nel vostrospirito il volto dell’amore di Dio, per esserevoi stessi, nei vostri ambienti, con i vostricoetanei, un’espressione credibile del voltodi Cristo.■


Cinque domande per dueRispondono lapresidente dellaFederazione nazionaleClaudia Nodari(coadiuvata daAlessandro Floris) ela responsabile delSettore giovaniManuela Orlandi.Argomento: il futurodel Settore giovaniCLAUDIA NODARIMolti ci invitano e si augurano che la SanVincenzo prosegua nella strada del rinnovamentointrapresa nell’ultimo decennio.Sono convinta dell’assoluta necessità dicambiare passo, di insistere nello svecchiamentodella San Vincenzo, recuperandolo spirito dei nostri fondatori e assumendoil rischio di un forte impegnonel sociale, in forme nuove e con strumentirinnovati. Insomma mi sento unapartigiana dell’innovazione. Come diceOzanam: restare fermi equivale a cadere.Sono convinta, e non da oggi, che i giovaninon costituiscano un problema, mauna ricchezza per la San Vincenzo, per laChiesa e per la società civile. Il problemanon è quindi legato al ricambio generazionalee alla possibilità di ingresso diforze giovani nella San Vincenzo, ma èuna questione che deve coinvolgere tutti,giovani e adulti, ed è legato alla necessitàche la nostra Società si renda più visibilenelle realtà del territorio e faccia cono-Assumendo questoincarico, come pensidi provare a modificarela mentalità dellanostra Società,con particolare riguardoal settore giovanile,in modo daadattarla maggiormentealle esigenzedei tempi, aiutandolaa scoprire il vero sensodella povertà?Per quanto riguarda igiovani, che cosamanca secondo tenella San Vincenzoper avvicinarli e checosa si può fare persensibilizzarli in misuramaggiore, contrastandocosì efficacementela diminuzionedi adesioni?MANUELA ORLANDIQuando ho accettato l’incarico di delegatanazionale, ho pensato a quali potesseroessere i miei obiettivi. Uno tra i più importantiera sicuramente quello di valorizzareil ruolo dei giovani all’interno dellaSan Vincenzo. L’obiettivo della nostraSocietà è quello di avvicinarsi alle povertàche incontra, addirittura entrando nellacasa di chi soffre. Purtroppo la miasensazione di questi anni è stata che molticonfratelli adulti pensino che i giovaninon siano in grado di provare questaesperienza e che forse sia meglio affidareloro compiti meno difficili...Probabilmente è vero: non puoi mandarenessuno, giovane o adulto, allo sbaraglionell’incontro con la povertà. Credo chesia necessario un’educazione, un accompagnamentoverso chi soffre, verso chi èil volto vivo e vero di Cristo. Forse è proprioqui che i vincenziani dovrebberocambiare mentalità: è necessario che aiutinogli altri a capire come l’incontro conCristo, nella visita domiciliare, possacambiare la vita.Avessi la soluzione per questa domandami avrebbero eletta Presidente al posto diClaudia! A parte gli scherzi, per quantoriguarda propriamente i giovani pensoche la San Vincenzo dovrebbe avere il coraggiodi rinnovarsi. Qualche passo avantiè già stato fatto: basti pensare alle nostremanine colorate... Ma non è ancorasufficiente. Ozanam diceva che non bisognavafarsi vedere, ma LASCIARSI vedere.Ogni tanto sembra che la San Vincen-La San Vincenzo in Italiaaprile 201015


no mettere in cantiere iniziative sul territorio,partendo dalle realtà locali, dalleesperienze già in atto, dalle collaborazioniche si possono costruire. Penso almondo dell’Università e della Scuola, all’ambitoecclesiale (Parrocchia, Pastoralegiovanile, Oratori,…); all’enorme potenzialee al valore strategico rappresentatodalle Opere speciali e dai servizi, che offronoai giovani la possibilità di un impegnoconcreto a favore dei più deboli edemarginati.canali si potrebbeagire? scuole? pastoraligiovanili?proprio piccolo: la famiglia è il primoluogo dove trasmettere la passione vincenziana.Io ho fatto le mie prime visite,accompagnando i miei genitori, da bambina.In secondo luogo nella parrocchiadi appartenenza, credo sia importanteche la San Vincenzo faccia conoscere lapropria realtà quotidiana, faccia conoscerele proprie attività, coinvolga attivamentela comunità parrocchiale. Inoltrepenso che i vincenziani debbano esseretestimoni e portatori del carisma vincenziano.Uscendo invece dall’esperienzaquotidiana di ognuno, penso che istituzionicome le scuole e le pastorali giovanilisiano ottimi trampolini di lancio perfar conoscere la San Vincenzo al mondodei più giovani.VICENZA – Le iniziative di giovani intraprendentiUn cammino tra cassettine e scatoloniAdicembre 2009, durante una riunione in Parrocchia,la sig.ra Fogolari, presidente dell’Associazione SanVincenzo, ha spiegato ai numerosi presenti l’esigenza diformare un gruppo Giovani legati alla San Vincenzo cheportassero avanti iniziative a favore delle persone bisognosedel quartiere.È stato così che ci siamo incontrati: Francesca, Chiara,Lara, Ludovica, Francesco e Cristian. Un sestetto conbuoni propositi ma che non sapevada che parte iniziare. È nato, quindi,il Gruppo Giovani San Vincenzodi San Pio X ed abbiamo iniziato atrovarci, a conoscerci e a confrontarci.Sono emerse molte idee allequali vorremo dare forma un po’ allavolta.La prima iniziativa è stata crearedelle cassettine per raccoglierefondi che sono state posizionatepresso la Farmacia, l’Erboristeria, ilPanificio, il Giornalaio ed il Tabacchino, grazie alla gentiledisponibilità dei titolari. Contestualmente abbiamocreato il nostro sito internet e l’account di posta elettronica:www.giovanivincenzospiox.it e-mail giovanivincenzospiox@libero.itPrima di procedere con nuove iniziative, abbiamosentito l’esigenza di seguire un progetto già esistente:la colletta alimentare. Già da tempo presso i supermercatidel quartiere, A&O, Billa e Prix, ogni secondo sabatodel mese, è presente uno scatolone dove le personepossono lasciare beni alimentari non deperibili. Normalmentesi raccoglieva uno scatolone di prodotti perogni supermercato e purtroppo è pure capitato chesparisse poiché qualcuno se n’era appropriato.Da qui l’iniziativa di presenziare nei tre supermercati,in occasione della raccolta del mese di febbraio, ancheper avere l’opportunità di farci conoscere e di pubblicizzarel’evento. Risultato: un successo! Grazie alla presenzadurante la giornata dei componenti dell’associazioneGiovani San Vincenzo e dei ragazzi dei gruppi parrocchiali,abbiamo raccolto 35scatoloni di generi alimentari cheverranno distribuiti presso lo sportellodella San Vincenzo ogni venerdìmattina dai volontari.Il successo, però, non è statosolo per la quantità di viveri raccolta,ma anche per la sensibilizzazioneche siamo riusciti a crearetra le persone del quartiere, moltedelle quali hanno esternato tuttala loro ammirazione ed il loro riconoscimentoverso l’iniziativa. Non sono certo mancatedimostrazioni di diffidenza e talvolta di rifiuto verso lacolletta alimentare ed è proprio per questo che continueremoe che chiediamo ai giovani del quartiere e nondi unirsi a noi per far sì che l’essere di aiuto a chi ne habisogno diventi un impegno costante.Il nostro Grazie più sincero a tutti coloro che hannocontribuito al successo di quest’iniziativa e a tutti coloroche hanno lasciato il loro contributo sia in termini dispesa alimentare che di contributo economico.I Giovani San Vincenzo – Quartiere di San Pio X(nella foto, Lara e Francesca)La San Vincenzo in Italiaaprile 201017


✓Anno giubilare vincenzianoIl carisma di santa Luisadi Giovanni Battista Bergesio18Specie per le Conferenze, san Vincenzorischia di far passare in seconda filaLuisa de Marillac. È importante alloraricordare che Vincenzo ha dato tanto a Luisa,ma ha ricevuto tanto da lei. I due si sonoprofondamente integrati, crescendo insiemee insieme costruendo la Famiglia Vincenziana.Per comprendere pienamente il carismadi Luisa occorre fissare alcuni punti:Innanzitutto l’incontro con san Vincenzo,determinante per la sua vita spiritualee la sua vocazione. Non fu un incontro facile:Vincenzo e Luisa erano come due poliopposti per origine sociale, carattere, mentalità...Ma scatta la grazia di Dio, e aldilàdelle reciproche resistenze nasce un grandeamore. È una linea carismatica, importanteda tener presente anche ai nostri giorni: ilRegno di Dio non passa attraverso le simpatiee omogeneità; al contrario, risplendemaggiormente nelle diversità e nella pluralità.Occorre cercare la sintonia nelle categoriedello Spirito, non nelle categorie umane.La San Vincenzo in Italiaaprile 2010Il rapporto consan Vincenzo è ilfondamento delsuo carisma chesi svilupperà informe nuove peril suo tempo.Luisa cercasoprattutto lapromozione e lafaccia delpoveroVita religiosa allo sbaraglio. San Vincenzoe santa Luisa non hanno inventato lacarità nelle comunità religiose, perchè essaha accompagnato tutta la storia della vitacristiana e religiosa. Anche nelle comunitàmonastiche, nei monasteri benedettini siservivano i poveri. Tuttavia non si trattavadi comunità di servizio, bensì di comunitàche vivevano come i poveri e con i poveri.Ai tempi di san Vincenzo e di santa Luisaerano fiorite numerose comunità che si dedicavanoa far del bene, specialmente nelcampo dell’istruzione. Però il loro serviziolo realizzavano all’interno della struttura. Lanovità delle Figlie della Carità è di andaredovunque... di interessarsi di tutte le formedi povertà... di vivere una nuova forma di vitareligiosa fuori dal grande utero protettivodel monastero. È una rivoluzione! Non soltantoperchè nasce nella Chiesa qualcosa dinuovo, non ancora previsto dal Diritto Canonico,ma perchè una comunità di questogenere esige fiducia nella donna (mentre laclausura può essere segno di sfiducia), e laconvinzione di potersi santificare nel mondo,di lasciare Dio per Dio quando si lasciail convento per andare dai poveri.La chiesa parrocchiale che sostituiscequella del monastero è segno di una concezionenuova di chiesa, che vuole essere soprattuttodi presenza e d’incarnazione. Luisae Vincenzo ci insegnano a ricercare ancheoggi vie nuove che vadano incontro alleesigenze e alle sensibilità diverse dei giovani.La crisi delle vocazioni è legata anche acerti nostri ritardi nel capire e nel cambiare...La carità del cuore. Aldilà dell’assistenza,Luisa cerca due cose:- la promozione del povero;- la faccia del povero.La promozione è l’eliminazione delle causedella miseria – ignoranza e accidia – conl’istruzione e il lavoro. Ma Luisa sa che unuomo può diventare persona solo se è amato.Per questo cerca la faccia del povero, ilrapporto personale con lui. Pur dando provadi efficienza e di grande capacità organizzativa,Luisa vuole il “cuore a cuore” coi poveri,perchè ha imparato - alla scuola di sanVincenzo - che soltanto con l’amore possiamofarci perdonare ciò che facciamo per loro.


Lezione estremamente importante pertutti gli operatori di carità che privilegianotalvolta l’organizzazione e l’efficientismosulla persona. Gesù non è venuto a portaredelle cose, ma a stanare l’uomo dalla sua solitudineed estraneità e a offrirgli la sua vita.Così dovrebbero sempre operare i suoi discepoli.La spiritualità di Luisa. Anche in questocampo Luisa ci stupisce per la novità, l’attualità,l’essenzialità. La sua non è mai unaspiritualità devozionistica, ma costantementeriferita al dogma trinitario, cristologico emariologico. Al centro della sua preghierae della sua riflessione sta il mistero delDio uno e trino. La comunione tra le trePersone Divine deve essere il grande modellodei rapporti di carità fraterna e di condivisionetra tutti i membri della Comunità:«Ho chiesto a Dio di essere Lui e Lui solo ildolce e forte vincolo dei cuori di tutte le sorelledella Compagnia, perchè onorino cosìl’unione delle tre Divine Persone».Partendo dal mistero trinitario, l’attenzionee la riflessione di Luisa si concentravanoin particolare sull’incarnazione del Verbo.L’umanità, la persona umana di Gesù, la suavita su questa terra erano costantementepresenti agli occhi di Luisa: «Aderire all’umanitàsantissima di Cristo, questo èquanto mi prefiggo; e con la sua grazia voglioprendere questa perfetta umanità comeunico modello della mia vita».Dove la spiritualità di santa Luisa assumeuna caratteristica tutta particolare - e ancheoriginale rispetto agli altri santi di questoperiodo - è nella devozione alla terza Personadella SS. Trinità: lo Spirito Santo.Ogni giorno, prima di ricevere l’Eucaristia,lo invocava con una preghiera da leistessa composta: “Santissimo Spirito, amoredel Padre e del Figlio, venite a purificaree abbellire l’anima mia, affinché sia graditaal mio Salvatore e io lo riceva per la sua gloriae per la mia salvezza”.Secondo lei tutta la realizzazione della vitacristiana dipende dalla disponibilità omeno in cui ci si pone di fronte all’azionedello Spirito e dei suoi doni: soprattutto lafedeltà alla Volontà di Dio che ella sentivacome guida della sua storia personale, dellasua comunità e del mondo intero.Il testamento. Il 15 marzo 1660 Luisa,circondata dalle persone care, chiudeva gli’’Per santaLuisa larealizzazionedella vitacristianadipende dalladisponibilità omeno in cui cisi pone difronteall’azionedello Spirito edei suoi doni:soprattutto lafedeltà allaVolontà di Dio’’Santa Luisa e san Vincenzoconsegnano le regolealla Figlie della Carità(da InformazioneVincenziana)occhi sulla scena di questo mondo, raccomandandoalle sue Figlie: «Care Sorelle,continuo a domandare a Dio per voi la suabenedizione; e lo prego che vi faccia la graziadi perseverare nella vostra vocazione perservirlo nel modo che vi domanda. Abbiatemolta cura del servizio dei poveri, e soprattuttodi vivere bene insieme con una grandeunione e cordialità: amandovi le une le altreper imitare l’unione e la vita di Nostro Signore.Pregate molto la santa Vergine chesia la vostra unica madre».Luisa de Marillac fu sepolta nella Chiesaparrocchiale di St. Laurent. La sua tombaaveva una semplice croce con la scritta:“Spes unica”. Era il riassunto della sua vita.Ma dopo quattro secoli dalla sua nascitarisuonano ancora in ogni parte del mondole sue stupende parole: «In nome di Dio,trattate bene i poveri! Siate molto affabili edolci con i vostri poveri: sapete infatti chesono i nostri padroni, e che dobbiamoamarli e rispettarli grandemente. E doveteinoltre onorare e venerare grandemente lavostra piccola Compagnia per la missioneparticolare che Dio le ha dato. Tutte le volteche vi penso sono presa da uno stupore chenon vi posso esprimere, e finisco col confessareche solo a Dio appartiene di far cosegrandi con le piccole e spesso con niente.Mio caro Salvatore, nostro maestro e modello,Gesù Crocifisso, da voi sono sbocciatetutte queste meraviglie».Perché nessuno possa gloriarsi davanti aLui. Perché solo sua è la potenza e la glorianei secoli!■La San Vincenzo in Italiaaprile 201019


LA SAN VINCENZO INa cura della Redazione lombardaLOMBARDIACampagna “Zero poverty”CANCELLARE LA POVERTÀ, UNA SFIDA PER L’EUROPAAprite gli occhi e guardatela povertà/ Aprite leorecchie e ascoltate le vocidei poveri/ Aprite il cuore eincontrate il prossimo/Aprite la mente ecomprendete: siamo tuttiesseri umaniVenerdì 12 marzo hopartecipato ad uninteressante Convegnoindetto dalla Caritas perlanciare la campagna “ZeroPoverty” che ha inaugurato“L’anno europeo della lottaalla povertà e all’esclusionesociale”. I temi chiave diquesta iniziativa sono: ilriconoscimento dei dirittifondamentali di tutte lepersone a viveredignitosamente, laconsapevolezza che anch’ionel mio piccolo possopartecipare attivamente aquesta campagna, lacostruzione di una societàpiù solidale.Ho seguito con attenzione losvolgimento dei relatori e hoapprezzato il lavoro deiricercatori che con serietàed efficienza hanno fattouna ricerca approfondita,tanto che ho sentito ildesiderio di condividerlaperchè tanto lavoro nonvada sprecato ma, anzi,possa tornare utile anche anoi che dovremmo essere“gli specialisti” dellapovertà.Il divario tra icosiddetti poveri e coloroche vivono in condizioni diricchezza è artificiale,fondamentalmente creatodall’uomo. A causadell’attuale crisi finanziariaed economica, talespaccatura si sta allargandoe inasprendo. Nessunodovrebbe essere povero percolpa di strutture ingiuste ocondizioni inique.La povertà è uno scandalo.20La San Vincenzo in Italiaaprile 2010Sì, non dobbiamo averpaura delle parole, non èsolo una vergogna, non soloun imbarazzo ma unoscandalo. Ogni essereumano ha diritto ad averaccesso ai mezzi necessariper una vita decorosa, inparticolare cibo, vestiario,alloggio, assistenzasanitaria, riposo e servizisociali fondamentali. Diconseguenza ogni personaha diritto a ricevereassistenza quando si trova incondizioni di infermità,disabilità, anzianità,disoccupazione, oqualunque altra situazioneinvolontaria di privazione.Cosa vuol dire esserepoveri: è la condizione dichi è socialmente incondizione di nonbenessere, ovviamentetenendo conto dei fattorisoggettivi e oggettivi. Se sidefinisce la povertà comeassenza di benessere, sipone l’accento sullaquestione dell’accesso alwelfare come parte delbenessere per tutti icittadini. Se la povertà èassenza di benessere e ilwelfare procura lecondizioni strutturali per losviluppo del benesseresociale, allora la povertà èanche assenza di welfare.Chi non riesce a trovare unlavoro o a guadagnareabbastanza, chi non trovasostegno presso la famigliao altre reti primarie e chinon riceve l’aiuto necessariodallo stato o da altreorganizzazioni sociali vivràin povertà.L’Europa è un continentericco? Certo che sì, se loparagoniamo ad altre areedel mondo. Siamo più ricchidegli africani, degli indiani,dei cinesi, deilatinoamericani. Tanto èvero che, negli ultimidecenni, migliaia di personee famiglie hannoabbandonato proprio queiterritori per cercare inEuropa condizioni di vitapiù favorevoli.Secondo un’indagine diEurobarometro, la maggiorparte degli europei ritiene dinon essere a rischio povertà.Solo, infatti, poco più di uneuropeo su dieci (il 12%)ammette di non riuscire, odi riuscire difficilmente, araggiungere la fine del mesecon il proprio stipendio.La povertà, dunque, non ciriguarda? In realtà, sebbeneall’interno dei confinidell’Unione europeanessuno più muoia di fame,ciò non significa che lapovertà sia scomparsa. Anzi.È utile sapere, ad esempio,che 23,5 milioni di europeivivono con meno di diecieuro al giorno, che uneuropeo su cinque non haun’abitazione adeguata, chequasi un europeo su dieciappartiene a una famigliapriva di lavoro.Complessivamente, sono 79milioni i cittadinidell’Unione europea arischio di povertà, cioè il16% della popolazionetotale, percentuale che non èaffatto diminuita nell’ultimodecennio. E circa 60 milionidi diseredati vanno aggiunti,considerando i paesi europeinon comunitari. In sostanza,140 milioni di persone,un’intera nazioni di poveri.Certo, le condizioni socialinon sono identichedappertutto. Il quadrodell’incidenza della povertà,infatti, varia a seconda deisingoli stati. Un conto èessere poveri in Svezia, unaltro in Romania. Nei paesipiù ricchi il tenore di vita diun indigente è tre volte emezzo più elevato che inquelli più economicamentedisagiati. Così come ilrischio di povertà noncolpisce in eguale modotutti i paesi, allo stessomodo incide diversamentesui differenti gruppi sociali.I più esposti, in tuttaEuropa, sono bambini eanziani. Ancora qualchedato. Nella Ue quasi unbambino ogni cinque rischiadi essere povero. Sonogeneralmente figli di unpadre o una madredisoccupati o con un lavoroprecario, ma mentre alcuniabitano in paesi cheriescono a sopperire alladebolezza familiare conservizi e aiuti, altri vivonoin stati senza un sistema diwelfare solido, dunqueimpossibilitati a garantiresostegni efficaci e aimpedire che le famiglieprecipitino in basso anchesolo di fronte a unadifficoltà momentanea.Gli anziani si trovano incondizioni identiche. Ma laloro situazione è peggiore inalcuni paesi. Il 41% di loro,infatti, vive al di sotto dellasoglia della povertà. Gliaiuti statali (assegnifamiliari, sussidi didisoccupazione, ecc.), làdove esistono, riducono ilrischio di povertà, ma nonconsentono, a chi nedipende interamente, anchenei paesi con i sistemi diwelfare più generosi, diraggiungere livelli di vitadignitosi.Avere un lavoro, dunque,pare la condizionenecessaria per non esserepovero. Tuttavia – a causadelle trasformazioni delmercato occupazionaleverificatesi negli ultimi anni– non è più condizione


sufficiente per sentirsi alsicuro. La famigliamonoreddito non hacapacità di risparmio, diconseguenza basta poco(cambio di elettrodomestico,cure dentarie ecc.) perentrare in stato di povertà.Le persone che, pure avendoun impiego, sono scivolatesotto la soglia della povertà(i working poors), sonol’8% di tutti gli occupatidella Ue.Mercato del lavoro, famigliae stato socio-assistenzialesono i tre pilastri sui cuipoggia il benessere deicittadini europei e secondoCaritas questi si sonofortemente indeboliti. Èdiventato più precario illavoro, si sono allentati ivincoli di solidarietà chetenevano le famiglie unite alproprio interno e con lacomunità più allargata, sonostati ridotti gli interventisociali, essendo ritenuti piùun impedimento che unincentivo all’emancipazioneindividuale e allo sviluppodella società.Per combattere la povertàin Europa, è dunque«necessario profondere ognisforzo per ripristinare lacapacità del mercato dellavoro di creare impieghi dibuona qualità, in modo darendere l’occupazioneveramente proficua; fartornare le famiglie a esserecomunità della solidarietà;restituire allo stato socioassistenzialela sua capacitàdi produrre welfare per ipropri cittadini».Mercato del lavoro, famigliae welfare sono i tre frontisui quali indirizzare glisforzi. Il Poverty paper(studio di Caritas Europasulla povertà) si concentratuttavia in particolaresull’ultimo. Bisognainnanzitutto puntare suiservizi sociali e sanitari, «iquali da una parte aiutanochi ha bisogno e dall’altracreano occupazione». Apreoccupare Caritas è inparticolare l’ampiapercentuale di bambini arischio di povertà, cheavendo minori possibilità disuccesso scolastico, unasalute più precaria dellamedia dei coetanei piùagiati e chance più scarse ditrovare un impiego infuturo, potrebbero finireintrappolati in un circolovizioso, alimentando laschiera dei poveri. Perquesto si legge nel Povertypaper «la prevenzione dellapovertà nelle fasi inizialidella vita è addirittura piùimportante della stessa lottaalla povertà».La chiave di voltadell’intervento sociale èrappresentato in particolaredai servizi didattici. Miviene subito alla mente lanostra campagna nazionale“Fatemi studiare, conviene atutti” e trovo conferma aquanto già pensavo: la SanVincenzo è stata quanto mailungimirante, ma forse pocoincisiva sulla suacomunicazione al paese. Lescuole sono strutture diassistenza, di istruzione epermettono di conciliare itempi di lavoro, dellafamiglia, consentonosoprattutto alle donne diaccettare un lavororetribuito. Inoltre, «misuredi sostegno al reddito eservizi quali l’assistenzadomestica sono anch’essiessenziali per evitare ocombattere la povertà nellaterza età», altra fasciadebole oggi a forte rischio.“La povertà non è solomancanza di risorsefinanziarie”. La condizionedi indigenza è infatti unfenomenomultidimensionale di cuiCaritas ha individuato ottoaspetti specifici: le risorsefinanziarie, il benesserederivante dallo stato disalute, la situazioneabitativa, il livellod’istruzione, l’integrazioneoccupazionale,l’integrazione sociale,l’integrazione inerente allenorme sulla residenza e lafamiglia d’origine.Ma va anche consideratal’importanza delladimensione psicologica,culturale, etica e spirituale.“Il modo migliore percombattere la povertà èprevenirla”. Ciascuna dellefasi tipiche dello sviluppodell’individuo (famiglia,istruzione scolastica,formazione professionale,lavoro, creazione di unafamiglia e pensionamento) ècaratterizzata da rischi dipovertà ben precisi. Lepolitiche sociali attualirimangono incentratesull’assistenza alle personeindigenti, tuttavia secondoCaritas questo approccio èlacunoso. È infattinecessario concentrare ilsostegno sulle fasi inizialidella vita e sulle transizionitra una fase e l’altra,assicurandosi che la spiraledella povertà non sia maiimboccata. «Questo richiedepolitiche sociali orientateagli investimenti, che siprendano cioè cura dellefamiglie indigenti in unafase iniziale, migliorinol’accesso alle strutture diassistenza all’infanzia e allescuole e forniscano sostegnonelle prime fasi della vita,per poter affrontare ipassaggi successivi».Queste politiche possonoevitare quello che Caritaschiama il “trasferimentointergenerazionale” dellapovertà.“La povertà è un problemache riguarda tutti”. Caritasesorta i governi adassumersi il ruolo che spettaloro. «Cambiare lasituazione richiedel’adozione di una visionedella realtà sociale cheorigina dai poveri e tra ipoveri», si legge nel Povertypaper, che in conclusioneafferma: «L’emancipazionedei poveri rappresenta ilprimo passo versol’inclusione sociale».Papa Benedetto XVI ha datoavvio all’ “Anno europeo dilotta alla povertà eall’inclusione sociale” il 14febbraio visitando l’ostello“Don Luigi Di Liegro”,struttura di accoglienza per isenza fissa dimora di Roma.Con questo gesto ha volutoidealmente abbracciare tuttii poveri d’Europa:«Invochiamo la pace e ilbenessere per tutte lepopolazioni d’Europachiamate a testimoniare leradici cristiane non solo conle parole, ma con i fatti, confrutti di opere buone».Caritas Europa ha lanciatouna petizione che è riportataintegralmente a pag. 25 eche si può sottoscrivere sulsito della Caritas alla voce“Zero Poverty” e che verràpresentata all’Ue.Giovanna Dalmasso PoliLa San Vincenzo in Italiaaprile 201021


Sabato 10 aprile, il giornotanto atteso è finalmentegiunto: l’aperturadell’Ostensione dellaSindone. All’ingresso delpercorso di visita sono giàin attesa circa quattrocentotra giornalisti, fotografi eoperatori televisivi. Alle9,30 è prevista la visita delleautorità guidata dal cardPoletto, Arcivescovo diTorino. Alle 10 quellariservata alla stampaaccreditata.LA SAN VINCENZO INa cura della Redazione piemonteseTORINO – Ostensione della Sindone“PASSIO CHRISTI. PASSIO HOMINIS”Una breve attesa. Eccoli: ilpresidente della Fiat,Montezemolo,l’amministratore delegatoMarchionne, il sindaco diTorino Chiamparino, il neoeletto presidente dellaRegione Cota, il presidentedella Provincia Saitta, iPresidenti delle Fondazionibancarie, assessori e altriillustri sconosciuti. Scattanoi lampi dei fotografi, siaccendono i fari deglioperatori televisivi. InizianoPIEMONTE E VALLE D’AOSTAil percorso guidati dalcard.Poletto: in silenzio, apasso lento verso la salariservata alla prelettura.Nell’oscurità della sala, sulgrande schermo compaionole immagini riprodotte inalta definizione: i segnidella corona di spine, dellaflagellazione, dei chiodinelle mani e nei piedi,l’ampia macchia di sangueimpressa dalla ferita alcostato: sapientementeillustrate dal commento dimons. Ghiberti, presidentedel Comitato scientifico.Sono lì attenti, con losguardo rivolto a quei segni,non più uomini di potere,ma semplici uomini che, apasso lento, con quei segninella mente entrano nelDuomo. Eccoli, spogliati delloro potere, in silenzio, difronte all’immaginesconvolgente della Sindone.Sottovoce le parole delcardinale: «Passio ChristiPassio Hominis, le paroleTORINO – Dall’Associazione Consiglio CentraleINCONTRI DI FORMAZIONEErano una cinquantina i confratelli che hannopartecipato agli incontri di formazione che ilConsiglio Centrale di Torino ha indetto per i giorni disabato 16 e 23 gennaio sotto la guida del Consiglierespirituale don Dario. Per la maggior parte si tratta dipersone entrate nella nostra Società recentemente, maanche di alcune in San Vincenzo da più lunga data. Nelprimo incontro, dopo la lettura della parabola del BuonSamaritano, don Dario ha commentato il branoindividuando gli insegnamenti da mettere in pratica neinostri rapporti con gli amici che seguiamo. L’amore per ilprossimo, ha specificato, deve essere rivolto a tutti i nostrifratelli, indipendentemente dalle caratteristiche somatiche,dal credo religioso, dal carattere, dalla maggiore ominore simpatia ed educazione. Bisogna sapere ascoltare,bisogna saper guardare: le persone che sono passate oltre,senza fermarsi a soccorrere il malcapitato, hanno sentitoma non hanno ascoltato, hanno guardato ma non hannovisto. Tutti siamo poveri – ha continuato don Dario –dobbiamo riconoscerlo: ognuno ha le sue povertà. Solorendendoci conto della nostra povertà e di quante volteGesù si è chinato su di noi ed ha fasciato le nostre ferite,saremo in grado di fare altrettanto per chi ci è vicino.Alcuni confratelli e consorelle, di diverse età, hanno poiportato le loro testimonianze di Vincenziani spiegandocome e perché sono entrati a far parte della San Vincenzoe come hanno messo le loro diverse capacità e conoscenzein campo lavorativo al servizio dei poveri. Un confratello,in San Vincenzo dal 1945, ha iniziato e portato avanti ilprogetto delle borse lavoro (attualmente tirocini diformazione lavoro), una consorella, avvocato civilista,mette a disposizione la sua professione per aiutare i nostriamici bisognosi a dirimere controversie con le più svariatesocietà ed enti, una consorella giovanissima, da pocoentrata a far parte della Società, ricorda che non si puòessere Vincenziani due ore alla settimana, ma deve essereun modo di vita che ci accompagna durante tutta la nostraesistenza e spera si possano fare grandi cose mettendoinsieme l’esperienza dei meno giovani e la grinta deigiovani.Il secondo incontro è stato dedicato ad un breve riassuntostorico affidato al confratello Maurizio Ceste, autore dellibro “Testimoni della carità”. Ceste ha ricordato lanascita e l’evoluzione delle Conferenze di San Vincenzo,iniziando dalle motivazioni che hanno indotto FedericoOzanam a fondare la prima Conferenza ed esaminandocome si propagarono via via da Parigi all’Italia, iniziandoda Ovada e giungendo poi alla nostra città dove, entrobreve periodo, ebbero un impulso notevole. Dopo taleintervento, i Confratelli presenti hanno evidenziato gliarticoli dello Statuto e del Regolamento che ritenevanopiù significativi. Si è rilevato come quasi tutti gli articolisegnalati riguardassero la parte finale relativa alRegolamento, che è caratterizzato più da indicazionicomportamentali che da indicazioni burocraticheriguardanti l’organizzazione societaria. La secondagiornata si è poi conclusa con la celebrazione della S.Messa e infine con un piccolo rinfresco.Si ha avuto l’impressione che i Confratelli e le Consorelleintervenuti abbiano recepito e apprezzato il messaggiocentrale che a don Dario stava a cuore trasmettere, cioèche ciò che distingue la nostra Associazione da qualunquealtra forma di volontariato è la spiritualità. Diversiconfratelli hanno anche espresso il desiderio di coltivarequesta spiritualità continuando l’iniziativa. Prenderemo inconsiderazione il suggerimento e di riproporre in seguitoaltri incontri formativi.Cerruti Alberto, Presidente22La San Vincenzo in Italiaaprile 2010


TORINO – A conclusione della presidenza di Luca StefaniniFESTOSA CENA DI COMMIATOIl 16 gennaio scorso la Giunta Esecutiva si è riunita aTorino per l’ultima volta sotto la presidenza diStefanini. Cinque anni sono trascorsi da quando Luca èstato eletto, dopo una serie di presidenti nazionali cheavevano guidato la San Vincenzo per due mandaticonsecutivi. Crediamo che tutti dovrebbero plaudire aStefanini che ha rotto questa tradizione nazionale persposarne una tipicamente piemontese, quella che ha vistoda tempo immemorabile i presidenti dell’allora ConsiglioInterregionale Piemonte e Valle d’Aosta rimanere incarica per un mandato soltanto. Non si tratta solo ditradizione: a nostro avviso l’avvicendamento nelladirezione di una istituzione è portatore di nuova linfaall’istituzione stessa, è stimolo per un rinnovamento nellasua vita ed è di esempio per chi naturalmente dovràsuccedere all’attuale presidente. Non va dimenticatoinoltre, che chi ha speso generosamente, come LucaStefanini, energie ed impegno per cinque anniconsecutivi, ha dato il meglio di sé e ben merita un certoriposo (anche se siamo convinti che non sarà certo il casodel nostro caro presidente, incapace a non prodigarsi nelservizio …) .I cinque anni spesi assieme alla Giunta Esecutiva nelservizio alla Società, che è una delle più alte forme dicarità proprio nei confronti di chi è in condizionidisagiate, hanno rafforzato ancor di più quei vincoli difratellanza che caratterizzano i rapporti tra confratelli econsorelle. È naturale quindi che a quest’ultima riunionedi lavoro abbia fatto seguito una riunione convivialeattorno ad un’altra tavola, questa volta imbandita condeliziosi piatti della cucina piemontese, che così è statafatta conoscere ai collaboratori provenienti da altreregioni. È giusto concludere queste poche righe con unringraziamento che salga a Luca Stefanini anche dallePagine Piemontesi della Rivista nazionale, per quanto hafatto per la San Vincenzo Italiana. Marco Bétempsche ho scelto perl’Ostensione per mettere inrelazione la Passione delSignore così carica disofferenza che illumina diluce nuova le tante crociche gravano sulle spalle ditante persone vicino a noi.Come non pensare, qui,davanti a questa immaginedella sofferenza, alle granditribolazioni di tante famigliepovere, dei senza lavoro, deicassaintegrati, di chi nonriesce a provvederedegnamente almantenimento della propriafamiglia, piegati dalle leggieconomiche e dimercato…».Oggi sono lì, gli uomini delpotere, politico edeconomico. Lì, in piedi. Losguardo rivolto a quellaimmagine sconvolgente. Nelsilenzio interiore saprannoascoltare il lamento di tantefamiglie? di chi ha perso illavoro? dei tanticassaintegrati? dei giovaniimprigionati nel precariato?Chi ha il potere, con unasola firma, di mettere sullastrico migliaia di famiglie,si ricorderà di quel Voltosfigurato, immagine di tantialtri volti? Ascolteranno, gliuomini del potere politicoed economico, la vocedell’uomo sofferenteriprodotto in quel lino che liinvita a porre, sempre alcentro, la persona umana inogni scelta politica edeconomica? Escono dalDuomo, lentamente, comeerano entrati. I volti, stupiti,turbati, qualche traccia dicommozione. Guardano quae là come smarriti. Dentrodi loro è entrato in pochiminuti tutto il doloredell’umanità.Al pomeriggio la cerimoniaufficiale di apertura. Sfilano,preceduti dai confratellidella Confraternita del S.Sudario (una delle piùantiche del Piemonte), tutti iVescovi del Piemonte e tantisacerdoti. Con una breveprocessione entrano inDuomo per la CelebrazioneEucaristica. Fin dalle primeore del pomeriggio unalunga fila attende di poterentrare in Duomo perassistere alla celebrazione,tra loro i primi pellegriniche, alla fine del rito,saranno ammessi allapresenza della Sindone.Giungono da diverseregioni, la più numerosaquella di Napoli. Al canto“Il tuo volto Signore iocerco” risuonano le paroleche una nostra Consorella,missionaria ad Haiti mi hainviato: «Il volto del Signoreè lì davanti a me, ognimomento della giornata. Lìè la mia Sindone qui adHaiti. Tra le tende fradicedalla pioggia, a voltebisogna rompere in quattroparti la pagnottina perché ibimbi sono tanti e il pane èpoco. Signore, che siacapace a riconoscertisempre ed ovunque». NellaSindone, tutta la sofferenzadell’umanità: anche lanostra.Pier Carlo MerloneDuomo diTorino –Solennecelebrazionedell’aperturadell’Ostensione(foto FabrizioMerlone)


✓La bachecaCome mi vedo io volontario?26di Monica GaldoSi è tenuto a Sant’Antimo il 28 febbraio u.s. pressola sede del Centro Ozanam il primo meetingrivolto ai giovani volontari vincenziani e aspirantitali della Campania, promossodal Consiglio Centraledi Napoli in sinergia con alcunigiovani santantimesi delCentro Ozanam. Il ConsiglioCentrale di Napoli ha così volutoavviare una serie di incontrivolti a promuovere lapartecipazione dei giovaninel mondo del volontariato.Trenta i giovani presentiche, guidati da vincenzianiadulti, si sono confrontatisulle tematiche del volontariatosociale. La prima partedella mattinata ha, infatti,dato spazio a una relazionesulle peculiarità del volontariatocon precisi riferimentinormativi e con accenni al carisma vincenziano. Laseconda parte della mattinata si è divisa tra il lavoroindividuale e il lavoro di gruppo, con l’utilizzo di strumentiper il lavoro educativo psico-sociale ed educativo.In questa parte i giovani hanno riflettuto sull’agiredel volontario e soprattutto sul proprio modo di rapportarsicon il mondo del volontariato. Il filo conduttoreè stato: Come mi vedo io volontario?.Il pomeriggio, si è data la parola ai giovani che sonostati protagonisti di entusiaste e emozionate testimonianze.I giovani che da tempo sono inseriti nellerealtà vincenziane, hanno raccontato le loro esperienzein San Vincenzo, mentre i “nuovi” hanno raccontatole loro sporadiche esperienze di volontariato, dichiarandosidesiderosi di conoscere meglio le attivitàvincenziane. Qualcuno ha detto: «forse… forse entroin San Vincenzo!». I giovani vincenziani hanno inoltreproiettato un video sul Campo Ozanam, organizzatodal Comitato Nazionale Giovani, che si è tenuto lascorsa estate in quel di Napoli. «Questo è solo l’iniziodi un viaggio…parti con noi!». Con queste parole terminavail video, parole che testimoniano quanto lapartecipazione a un campo sia importante per entrarein contatto con il mondo del volontariato vincenziano.«La scelta di dare solo pochi accenni al carismavincenziano – ha detto Antonio Gianfico, vincenzianoLa San Vincenzo in Italiaaprile 2010Gruppo di giovani partecipanti al meeting1° meeting dei giovani vincenziani inCampaniache ha curato i contenuti del meeting – è motivatadalla consapevolezza che la forza dello spirito vincenzianoè nelle opere ed è attraverso la testimonianza,l’impegno concreto e quotidiano, che si racconta aigiovani la San Vincenzo. Il passo successivo, quello diconoscere pienamente il carisma della San Vincenzo,è un passo che se abbiamo seminato bene, se siamoriusciti a accogliere questi giovani, a renderci “interessanti”ai loro occhi nasce spontaneo in loro».«L’idea di svolgere questo meeting dedicato ai giovanivincenziani – ha detto la presidente del CC di NapoliCettina Arcopinto – nasce dalla necessità di farconoscere ai giovani il volontariato, di dare loroun’occasione di confronto e di dibattito sul volontariato,dando loro la possibilità di affacciarsi a questomondo e di scegliere la strada del volontariato vincenzianocon consapevolezza».Un meeting è, come hanno detto gli stessi giovani,un’esperienza per conoscersi, stare insieme, confrontarsi,divertirsi, crescere insieme…un’esperienza da riproporrein forma itinerante per la Campania.Chi ha voglia di dare spazio ai giovani nelle proprierealtà, può contattare la presidente del Consiglio Centraledi Napoli o gli stessi giovani all’indirizzo e-mailgiovanisanvicenzo@libero.it. Vi aspettiamo: questo èsolo il primo di tanti incontri. Diventate protagonistidei prossimi!■


✓La bachecaLa “Fondazione per il Sud”Sviluppo del capitale umanodi eccellenzaIl Consiglio di Amministrazione della Fondazioneper il Sud, lo scorso 9 febbraio, ha deliberato il sostegnoa sei iniziative esemplari per il contrasto alla“fuga dei cervelli” dal Mezzogiorno. Gli Atenei coinvoltisono: l’Università degli Studi della Basilicata,l’Università degli Studi di Foggia, l’Università degliStudi di Salerno, l’Università degli Studi Suor OrsolaBenincasa di Napoli, l’Università del Salente. Le attivitàpreviste dai progetti finanziati coinvolgono tutte esei le regioni meridionali e circa 50 organizzazionipubbliche e private diverse, in partnership qualificatee rappresentative. L’erogazione della Fondazione è dicirca 2,1 milioni di euro, mentre il contributo medioassegnato per singolo progetto è di circa 350 mila euro.I progetti sono stati finanziati nell’ambito dell’Invitosullo Sviluppo del capitale umano di eccellenza incampo tecnologico, scientifico ed economico volto atrattenere i giovani talenti formati nelle regioni meridionali,rivolto alle 23 Università del Sud.Bando per la valorizzazionedei beni confiscati alle mafieLa Fondazione per il Sud stanzia 3,5 milioni di europer il bando per la valorizzazione e l’autosostenibilitàdei beni confiscati alle mafie. Il bando, che interessale sei regioni meridionali (Basilicata, Calabria,Campania, Puglia, Sardegna e Sicilia) mette a disposizionedelle organizzazioni e del terzo settore, assegnatariedi beni immobili confiscati e localizzati nelleprovince in cui l’infiltrazione mafiosa è più forte, finoa un massimo complessivo di 3,5 milioni di euro. Leproposte potranno riguardare sia l’avvio di nuove attivitàche il rafforzamento di iniziative già esistenti. LanotizieFondazione per il Sud selezionerà le proposte ritenutepiù valide e capaci di generare valore sociale sul territorio.In particolare focalizzerà la propria attenzionesu proposte volte a valorizzare le risorse interculturalie multietniche. Per concorrere al bando c’è tempo finoal prossimo 5 luglio 2010.Info www.fondazioneperilsud.itAccordo di collaborazionecon Enel Cuore OnlusLa Fondazione per il Sud ha siglato un accordo dicollaborazione con Enel Cuore Onlus, organizzazionecostituita dal Gruppo Enel nel 2003 con lo scopodi perseguire esclusive finalità di solidarietà sociale.L’accordo prevede il sostegno di Enel Cuore Onlusad alcuni progetti finanziati dalla Fondazione, in particolarele iniziative per la cura e assistenza degli anzianinon autosufficienti, attraverso l’acquisto di attrezzaturee altri beni durevoli.Questa collaborazione rappresenta un primo importantepasso che prelude ad altri possibili iniziativecongiunte volte a rafforzare l’intervento a favore delMezzogiorno, secondo modalità e metodologie coerenticon la missione della Fondazione.Lo “Scaffale dei progetti”Nell’ottica della valorizzazione dei territori, sul sitoweb della Fondazione è in fase di implementazioneuna funzionalità denominata “Scaffale dei progetti”,in cui saranno visibili i progetti pervenuti allaFondazione in risposta ai bandi dal 2009 in poi e che,pur essendo ritenuti validi, non è stato possibile finanziare.L’idea è quella di consentire ad altri soggetti(pubblici e privati) di poter eventualmente sostenereiniziative di valore e coerenti con la missione dellaFondazione.www.fondazioneperilsud.itLa San Vincenzo in Italiaaprile 201027


✓La bachecaQuattro pellegrine a Parigi...di Giovanna Chilleri*28Quando dicevamo che il nostro era un pellegrinaggioa Parigi, immancabile veniva naturaleuna bella risata! Bella scusa! E invece ora, chevogliamo condividere le nostre emozioni, confermiamoche il nostro è stato un itinerario di fede per pregaree conoscere i fondatori.L’appuntamento era per domenica 14 marzo alleore 18.30 in Notre Dame de Paris alla SS. Messa per i350 anni dalla morte di san Vincenzo De Paoli e santaLuisa de Marillac, ma volevamo anche visitare le tombedei nostri Santi e di Federico Ozanam e la ricercanon è stata facile!.Partite venerdì 12, già sabato mattina eravamo allaricerca della chiesa Saint Joseph de Carmes dove sitrova la tomba di FedericoOzanam. Lachiesa però era chiusae l’apertura previstaalle 3 del pomeriggio.Che fortuna! Bene, cidirigiamo nella vicinarue De Sèrves nellachiesa dei Lazaristes,una bella chiesa doveci tratteniamo in preghieraindividuale.San Vincenzo è in alto…siaccede con delle scale e si può pregare propriovicini: Noi preghiamo assieme alla nostra assistentespirituale Manuela per la nostra Conferenza e per tuttii nostri poveri. Vicini a san Vincenzo il raccoglimentoè stato molto forte.Seguiamo il programma e andiamo alla vicina ruedu Bac dove troviamo la tomba di santa Luisa de Marillace di santa Caterina Labouré nella cappella dellamedaglia miracolosa. La cappella è piena di gente, davantialle tombe molte persone in preghiera e in atteggiamentodi devozione. L’impatto è forte, il cuore battepiù veloce, l’emozione è nell’aria, c’è l’amore di Mariala nostra madre «venite ai piedi di questo altare ele grazie saranno sparse su tutti». Ci avviciniamo all’altaree preghiamo per tutti quelli che sono nella cestadel nostro cuore.Usciamo da rue du Bac e ritorniamo puntuali alle 3alla Chiesa di Saint Joseph. Una Signora ci apre ilcancello. Entrati, la gentile signora ci spiega che durantela rivoluzione francese furono radunati nellachiesa 140 sacerdoti, poi giudicati e uccisi nel giardinoadiacente. In effetti la chiesa ha molti dipinti eLa San Vincenzo in Italiaaprile 2010Nel 350° Anniversario della mortedi san Vincenzo e santa LuisaPARIGI – Ingresso di giovanialla celebrazione in NotreDame. In basso, tomba delbeato Federico Ozanam.cappelle dedicate a famiglie importanti. Mala tomba di Federico Ozanam non si vede, èin una cripta. Vi si accede con scale strette emaltenute. Il posto ci è sembrato un po’ nascosto,abbandonato. Ci emozioniamo. Preghiamoinsieme alla nostra assistente spiritualee siamo rimaste lì un po’ come a farglicompagnia! Adesso che Federico è stato beatificato,pensiamo che la sua tomba dovrebbe esserein un posto più facile da visitare, specie dai vincenzianiche desiderano pregare sulla sua tomba.All’uscita era ormai sera, la giornata è stata moltointensa e noi eravamo molto felici. Durante le visiteabbiamo appreso che le loro vite si sono intersecatetra loro nel segno dei poveri, dei bambini abbandonati,degli anziani, dei carcerati e san Vincenzo è stato ilsacerdote che ha saputo diffondere la carità e l’amoreper gli ultimi sia con la parola che con azioni concrete,riuscendo a moltiplicare entrambe.Domenica pomeriggio ci siamo trovate puntuali davantia Notre Dame e con emozione abbiamo assistitoalla SS. Messa del Vescovo e di numerosissimi sacerdoti.E con noi, tutta la Famiglia vincenziana, moltigiovani e molte suore. Durante la preghiera dei fedeliè stata letta l’intenzione anche della nostra San Vincenzo.Una SS. Messa solenne, ma sobria con benedizionedel Vescovo di Parigi.Bene! il viaggio è finito. Noi siamo felici e allegreper questa esperienza di fede…parigina. ■* Conferenza San Martino di Tavernuzze


notizie dalla San Vincenzo e dal MondoDalla Presidenza NazionaleAUGURI A BENEDETTO XVIIn data 23 aprile è stata inviata al Card. Tarcisio Bertone,Segretario di Stato, la lettera qui riprodotta, non solo per laricorrenza del 5° anno di pontificato del Santo Padre ma soprattuttoper significare la vicinanza della Federazione Nazionalealla sua figura, oggetto in tempi recenti di violenti attacchimediatici.Per motivazioni analoghe è stato accettato l’invito promossodalla CNAL (Consulta nazionale delle associazioni laicali,di cui la San Vincenzo fa parte), di essere presente, conil maggiore numero di confratelli possibile, alla recita del“Regina Coeli” di domenica 16 maggio in piazza San Pietro.Una manifestazione promossa per sottolineare l’adesionedelle associazioni laicali al Magistero della Chiesa, il propriosostegno della guida magisteriale del Papa, lanciare un messaggiopositivo del proprio essere Chiesa al di là delle vicendedolorose di questi mesi.ABOLIZIONE TARIFFEAGEVOLATE PER L’EDITORIACome probabilmente è noto dal 1° aprile sono state aboliteper decreto le tariffe postali agevolate per la stampaperiodica e no-profit. Nel merito, come hanno fatto altre associazioni,anche la Federazione nazionale della San Vincenzoha protestato e ha lanciato una pressante appello al governo,ripreso il 14 aprile da Avvenire. Per la San Vincenzo ildecreto «sta causando notevoli difficoltà nella pianificazioneeconomica», visto che «la programmazione delle spese, specieper il volontariato, è fondamentale per un’ottimale utilizzodelle poche risorse». Inoltre, «l’aumento delle spese per il volontariato,è fondamentale per un ottimale utilizzo delle pocherisorse». Del resto, si fa notare «operando le Poste Italianein regime di monopolio, risulta difficile trovare alternative».Da qui la richiesta al governo ad adoperarsi per «una soluzioneche contemperi le esigenze economiche del distributorecon le esigenze comunicative delle tante testate cheusufruivano delle agevolazioni».Fin qui l’appello. Recentemente la Camera ha approvatoun decreto che prevede lo stanziamento di 30 milioni per letariffe agevolate per il no-profit. Il decreto è ora in fase diconversione in Legge al Senato.CONVEGNO “CARITÀ & MISSIONE”Il termine delle iscrizioni alConvegno del 24/26 settembre2010 (vedere La SanVincenzo in Italia 12/2009pag.11) è stato protratto dallaFamiglia vincenziana a finemaggio. La motivazione: leprenotazioni finora pervenutenon coprono i posti disponibiliall’Augustinianum di Roma.Di qui la sollecitazione aprovvedere al più presto secondole istruzioni indicatesulla rivista e presenti sul sitowww.brevivet.it.Ricordiamo che oltre alricco programma del Convegno,sabato 25 settembre alle17,30 si svolgerà la funzionegiubilare nella basilicadi San Pietro, dove è auspicabileche la presenza deivincenziani, specie delle regioni vicine, sia molto, molto numerosa.Un elemento importante per favorire l’incontro in Basilicacon il Santo Padre BenedettoXVI, che ancora attendeuna conferma.CARCERE: IL DAP CAMBIALE REGOLEClaudio Messina, volontario carcerario vincenziano, informache il tavolo di lavoro sull’emergenza suicidi in carcere,istituito presso il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria,incomincia a produrre i primi risultati. È stata infatti diramatail 27 aprile una circolare a firma del Direttore GeneraleDetenuti e Trattamento, Sebastiano Ardita, che apre aimportanti innovazioni e fa cadere inutili limitazioni già previstedal regolamento. Il principale intento della circolare èquello di favorire i contatti dei detenuti con le proprie famigliee il sostegno alle persone con maggiori sofferenze e perciòa più alto rischio di suicidio. Di qui la soddisfazione perl’importante passo avanti, che dimostra la validità della collaborazionetra il Ministero e la comunità esterna, in particolareil volontariato, le cui proposte di semplice buon sensosono recepite nella circolare. Maggiori dettagli sul prossimonumero della rivista.La San Vincenzo in Italiaaprile 201029


30BRESCIA – La San Vincenzo in lutto per una morte improvvisaRENATO CORBETTAMolte sono le cose che si potrebbero raccontare per ricordareuna persona meravigliosa come Renato, da sempreimpegnato nelle attività di volontariato (presidente Avis, parentesostituto nel club alcolisti in trattamento, accompagnatoredei disabili) ed anche catechista in parrocchia, promotoree organizzatoredi attività sportivein oratorio e fuori;animatore nella comunitàdi Ospitaletto.Soprattutto lovogliamo ricordarecome “vincenzianoonoris causa” perla presenza discretaed essenzialeaccanto alla moglieMariella Perini nellasua attività di presidentedi Conferenzaprima e delLa San Vincenzo in Italiaaprile 2010Renato e Mariella Corbettaall’Assemblea del 13 aprilescorso a Roma Casa tra noiConsiglio Centrale di Brescia fino a pochi mesi fa. Animatorenelle occasioni di spiritualità e di festa della San Vincenzobresciana, Renato è stato lo scorso 13 marzo, accompagnatodalla sua chitarra, il protagonista dei momenti di gioiosa allegrianel corso dell’Assemblea nazionale per il rinnovo dellapresidenza nazionale della San Vincenzo.Ci ha lasciato troppo presto Renato. Noi nel ricordarlo sorridente,ottimista e generoso e amico, ringraziamo il Signoreper avercelo donato. A Mariella, ai figli Giovanna e Matteo tuttoil nostro affetto e la nostra vicinanza.I vincenziani brescianiBOLOGNA – Dall’Associazione Consiglio CentraleSANTA LUISA: UNA DONNA, UNA SANTAPer celebrare l’Anno giubilare e divulgare la conoscenzadella straordinaria collaboratrice di san Vincenzo, la Famigliavincenziana bolognese ha organizzato il Convegno “SantaLuisa de Marillac una donna, una santa”. Il 15 marzo, 350°anniversario della sua morte, ci siamo trovati presso l’IstitutoVeritatis Splendor per approfondire la conoscenza della vitadella Santa. Padre Di Carlo del Collegio Alberoni di Piacenzaha illustrato la sua spiritualità e il suo lavoro di continua formazionespirituale nei confronti delle consorelle. Ha sottolineatoanche il legame fra i due santi e quanto il rapporto spiritualesia stato di arricchimento per entrambi nel loro serviziodi carità.S.E. mons. Ernesto Vecchi, vescovo ausiliare di Bologna,con un nutrito gruppo di sacerdoti e diaconi ha celebrato lasolenne liturgia in onore della Santa soffermandosi nell’omeliasulla modernità della santa. Numerosa è stata la partecipazioneall’incontro grazie anche alla comunicazione dellastampa diocesana e del notiziario televisivo della diocesi, chehanno dato ampio risalto al Convegno. Daniele FalavignaPensieri & ParoleBortolo va a morireSeduto accanto al letto, Bortolo osserva per l’ultimavolta la sua casa. A terra due borsoni pronticon tutta la sua roba, biancheria, vestiti e tanti ricordi.Arrivato alla soglia dei novanta anni è giunta l’oradi partire: così hanno deciso i suoi figli. Bortolo, nonè più in grado di stare in casa da solo. Una vita di durolavoro per mantenere la famiglia e fare studiarequei figli che ora lo invitano a traslocare in una casadi riposo.Ricorda quella sera, una sera terribile. Dacia e Rodolfohanno rinunciato a costruirsi una famiglia persalire prepotentemente la scala sociale. Oggi sono all’apicedi splendide carriere nel mondo della finanza.«Papà, ti rendi conto che non puoi più vivere da soloin casa. Corri troppi pericoli. La memoria ti tradisce.Le gambe ormai non ti reggono più: quante voltesiamo venuti a sollevarti perché eri caduto? Mettertiuna persona vicino giorno e notte non siamod’accordo, non per il costo, ma perché non ci fidiamodi nessuno».Parole che hanno trafitto come una lama il cuoredi Bortolo. Così, Bortolo, trattenendo le lacrime, varcòla soglia della Casa di riposo “La baita del paradiso”.Un bel parco alberato, uno splendido giardino,stanze ampie, belle e luminose. Tutti gentili e premurosi.Ma per Bortolo quella luce era di disturbo, comele nebbie d’autunno che ti impediscono di vederei colori della natura. La vita di Bortolo non ha piùcolore, immersa in quella nebbia paradisiaca. Le nottiinsonni, la memoria che galoppa, il giorno del matrimoniocon Rita, la ragazza amata fin dai tempi dell’oratorio,persa troppo presto per una grave malattia,la nascita dei figli…Come i sogni, tutto si spegne alle prime luci dell’alba.Una notte Bortolo sognò la sua amata Rita.Insieme, tenendosi per mano, percorrevano un lungoviale alberato; ai lati ampi prati verdeggianti con tantipavoni che mettevano in mostra le bellissime piumevariopinte. Proprio in quella notte, Bortolo, se neandò dalla sua amata Rita. Erano passati appena tremesi dal giorno in cui Bortolo varcò la soglia di quel“paradiso”.Il giorno del funerale la figlia, ad una delle infermiereche avevano assistito Bortolo: «È stato un bravopapà. Ha dedicato tutta la sua vita per noi e specialmentealla mamma quando era ammalata. Noi,purtroppo, la nostra professione non ci permetteva didedicare a loro, anziani, molto tempo. Creda, io emio fratello preferivamo che restasse a casa, ma luiper non crearci troppo disturbo ha scelto di trasferirsiin questa bella casa. La sua volontà è stata rispettata,ora riposi in pace con la mamma che tantoha amato».Zeta


Destinazione 5 per mille dell’IrpefCome negli anni precedenti è possibile destinare unaquota dell’IRPEF pari al 5 per mille alle seguenti finalità:a) sostegno di:- volontariato e altre associazioni non lucrative di utilitàsociale di cui l’articolo 10 del decreto legislativo 4dicembre 1997 n. 460 e successive modificazioni;- associazioni di promozione sociale iscritte nei registrinazionali, regionali e provinciali, previsti dall’articolo7, commi 1, 2, 3, 4, della legge 7 dicembre 2000 n.383;- associazioni e fondazioni riconosciute che operanonei settori di cui l’art. 10, comma 1, lettera a), d.lgs.della legge 4 dicembre 1997 n. 460;b) finanziamento della ricerca scientifica e dell’Università;c) finanziamento della ricerca sanitaria;d) sostegno delle attività sociali svolte dal Comune di residenza;e) sostegno alle associazioni sportive dilettantistiche riconosciutedal CONI.Per destinare il proprio 5 per mille ad UNA delle realtàvincenziane indicate nella tabella, occorrerà apporre lapropria firma nell’apposito spazio in alto a sinistra “VO-LONTARIATO E ALTRE ASSOCIAZIONI NON LUCRATI-VE DI UTILITÀ SOCIALE, ecc.” ed indicare il CODICEFISCALE della realtà vincenziana che s’intende beneficiare.La scelta del 5 per mille non esclude la possibilità diesprimere la scelta dell’8 per mille per la Chiesa Cattolica.REALTÀ VINCENZIANE CHEHANNO RICHIESTO IL 5 PER MILLECOD.FISCALELa San Vincenzo in Italiaaprile 201031


abbonamenti2010’’È stato per me motivo digioia, ed anche diconsolazione sentire ilparticolare calore di quel popolo(maltese, ndr) che dà il senso diuna grande famiglia, accumunatadalla fede a dalla visionecristiana della vita.Dopo la celebrazione, ho volutoincontrare alcune personevittime di abusi da parte diesponenti del clero. Ho condivisocon loro la sofferenza e, concommozione, ho pregato conloro, assicurando l’azionedella Chiesa’’Benedetto XVIUdienza di mercoledì 21 aprilewww.sanvincenzoitalia.itLa rivista La San Vincenzo in Italiaè l’organo di stampa nazionaledella Società di San Vincenzo DePaoli.Ha lo scopo di diffondere la culturavincenziana.Aiuta a leggere i segni del nostrotempo.È strumento di collegamento traConfratelli, Conferenze, Consigli.Concorre a realizzare l’unitàsocietaria, secondo quanto scrittoda Ozanam a Lallier: «Tutta laforza delle Conferenze ènell’unione, e la particolarità dellaloro opera sta nella suauniversalità».La quota associativa per la FederazioneNazionale comprendel’abbonamento alla rivista. Isoci non dovranno versare altricontributi salvo, se lo desiderano,quello di sostenitore.Il contributo ordinario o sostenitoreresta immutato per gliamici lettori, non appartenentialla Società di San Vincenzo, cheringraziamo per l’interesse e lasimpatia con cui ci leggono.Il contributo regolare per diecipubblicazioni è:- Ordinario: € 10,00- Sostenitore: € 25,00- Una copia: € 1,50Conto corrente postale n. 98990005intestato a: La San Vincenzo in ItaliaVia della Pigna, 13/a - 00186 RomaComunicare le variazioni di indirizzoindicando sempre il relativo numerodi codice

More magazines by this user
Similar magazines