IL FASCINO DELLA SFIDA - DF Sport Specialist

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IL FASCINO DELLA SFIDA - DF Sport Specialist

11IL FASCINODELLA SFIDAARRAMPICARE: LO SPORT PIÙECCITANTE ALL’ARIA APERTAUomini e Sport - numero 11 | Maggio 2013 | Pubblicazione gratuita


SOMMARIOMAGGIO 2013 - Anno IV - N°11Brevi DF | pag. 02MATTEO DELLA BORDELLA:vittoria storica sulla Ovest della Torre Egger.SIMONE MORO:adesso anche pilota d’elicottero per il soccorso in Himalaya.| pag. 03| pag. 04Il punto di vistaITINERARIMARIO COLOMBO | pag. 06RUNNING - La ciclopedonale del Lago di Varese. | pag. 08TESTIMONIALELENA FUSTELLA:Running Team df Sport Specialist.| pag. 09Sci Club ADM Monza: divertirsi imparando. | pag. 10Sondrio Street Climbing. | pag. 11Punti vendita df Sport Specialist: ORIO AL SERIO | pag. 12Invernale di lusso al Sassolungo per due giovani alpinisti. | pag. 13OGNI VOLTA “UN NOME”:DA NON DIMENTICAREVITTORIO RATTI | pag. 14Bicimania e Cus Pro Patria: insieme per dare il meglio. | pag. 16I CONSIGLI DELL’ ESPERTOInchiestaI CONSIGLI DELL’ ESPERTOACCADEVA NELL’ANNO…MTB Vs CORSA, ad ognuno i suoi pedali. | pag. 17Impostare la vita come Guida Alpina - terza puntata | pag. 18NORDIC WALKING | pag. 24Arrampicate della Grignetta - seconda parte | pag. 27Dove viaggia il logo df Sport Specialist | pag. 29Amici in corrispondenza | pag. 30A proposito delle serate“A Tu per Tu”In copertina:L’emergente climber neo-zelandeseMayan Smith-Gobatche df Sport Specialist ha subitoaccaparrato per una sua serata “a tu per tu”.(Foto: archivio Mayan Smith-Gobat)UELI STECK | pag. 31FULVIO SCOTTO | pag. 32FONDATORE: SERGIO LONGONICOMITATO DI REDAZIONE: RENATO FRIGERIO - MARCO MILANIPROGETTO GRAFICO E IMPAGINAZIONE: PAOLO MICHELIPOSTA E RISPOSTA: Angolo dei lettori “Uomini e Sport”uominiesport@df-sportspecialist.itDF-SPORT SPECIALISTRedazione “Uomini e Sport”Via Figliodoni, 14 - 23891 Barzanò - LC


BREVI DF...DF SPORT SPECIALIST SPONSORUFFICIALE - 81° CINQUE MULINITORNEO INDOORDI TIRO CON L’ARCOPer la prima volta nella sua storia la manifestazione è statatappa del Cross per Tutti - FidalMilano, circuito con setteappuntamenti di alto livello. In assoluto, l’etiope Awel MuktarEdris si è aggiudicato la vittoria in campo maschile, affiancatodalla connazionale Afera Godfay nella gara femminile.CAMPIONATO MONZESE SCI ALPINODomenica 3 marzo sulle nevi del Tonale si è tenuta unabella giornata di sport in cui, alla prova di slalom gigante delcampionato Monzese, hanno fatto seguito: una speciale garasciistica per gli amici diversamente abili della polisportivaSole, il memorial Pia Grande riservato a tutti i bambini finoalla terza media e una magnifica gimkana per far divertire sullaneve. Va in archivio anche questa edizione, con la soddisfazionedegli organizzatori per i numeri ottenuti, ma soprattutto perl’entusiasmo manifestato da tutti i partecipanti.SKIALP3 - PRESOLANAA Castione della Presolana, nel weekend a cavallo tra l’1 e il 3marzo è andato in scena lo SKIALP3, Campionato Mondialedi scialpinismo. La competizione si basa su di un percorso ditrasferimento (circa 2000 m) in cui gli atleti compiono unaprova speciale cronometrata in salita e una prova specialecronometrata in discesa (un “gigante” fuori pista o in pistabattuta oppure una “libera” in neve fresca, con solo alcuneporte direzionali). A lato: un frangente della gara vede gliatleti impegnati nel cambio delle pelli.Nel weekend del 16 e 17 Febbraio si è tenuta a Lissone la XIIedizione del Torneo Indoor di Tiro con l’Arco organizzatodalla società sportiva Arco Monza.Quest’anno si sono alternati sulla linea di tiro oltre 130 arcieriprevenienti da tutta la Lombardia, dal Piemonte e dall’EmiliaRomagna, in rappresentanza di 35 società differenti.La gara è stata nobilitata anche dalla presenza di due atleti dellaNazionali Italiana (Alberto Simonelli e Marcella Tonioli).Diverse le novità rispetto alle edizioni precedenti, compresa lapresenza di df Sport Specialist che ha contribuito a rendereancora più ricca questa manifestazione mettendo a disposizionedue biciclette, in omaggio, assegnate per estrazione agli arcieripresenti durante la premiazione finale.02 | Uomini&Sport | Maggio 2013


Matteo Della Bordella:vittoria storica sullaOvest della Torre Egger“Vetta ieri e discesa finita ora, siamo alla tenda. E’ statoallucinante, quattro giorni durissimi di devasto ma ce l’abbiamofatta. Grazie a tutto il gruppo Ragni”. Un messaggio che hafatto gioire i Maglioni Rossi in trepidante attesa a Lecco.In vetta il nostro testimonial Matteo Della Bordella che,con il compagno erbese Luca Schiera, dopo tre lunghi anniè riuscito a mettere il piede in cima alla Torre Egger dopoaver aperto una via nuova lungo l’inviolata parete Ovest.La spedizione pareva destinata a non produrre risultati acausa del persistente maltempo, invece, il nostro Matteo ciha creduto fino alla fine decidendo di restare in Patagonia esfruttare una finestra di bel tempo che pareva non arrivaremai. Il 2 marzo, questa la data storica che sarà ricordata neilibri di alpinismo, la conquista della vetta dopo una scalata“Die anotherday”diventa “Notti Magiche”“Notti Magiche” questo il nome che è stato dato alla nuova via,la prima aperta sulla Ovest della Egger. “Un nome che ricorda gliscomodi bivacchi in parete, ma che al tempo stesso ricorda la magia diqueste notti patagoniche - ha raccontato Matteo Della Bordella -. Ilcambiamento del nome della via deriva dal cambio della linea di salitaeffettuato quest’anno: “Die anotherday” (il nome dato in precedenzaal progetto, ndr) resterà il nome della variante da terminare secondola linea seguita da Della Bordella e Bernasconi l’anno passato, ma sitratta di una vera propria linea indipendente per 4 tiri”.lunga quattro giorni “Siamo devastati, sono stati quattro giorniallucinanti” ha detto Matteo. 1000 metri di via, 30 lunghezze,difficoltà fino al 7a, A2, WI 4. Sta tutta in questi dati la viache per prima è riuscita a vincere la parete Ovest della TorreEgger. Troppo poco per racchiudere e spiegare tre anni ditentativi, i rischi corsi, i bivacchi in attesa del bel tempo.Primo nella storia dell’alpinismo a uscire dalla parete Ovestdella Torre Egger raggiungendo il colle Giongo- De Donà.“Ero marcio - ha detto - è stata la salita che sicuramente mi hadato maggiore soddisfazione da quando scalo. Ci sono voluti 3anni e 150 giorni in Patagonia per completare questa via, masono contento di averci creduto fino in fondo! Con Luca Schiera èstata un’intesa perfetta. Sembra incredibile ma non c’è stata maiuna discussione o un momento di disaccordo. Ci tengo a ricordareche questa via è stata un grande successo di gruppo. Senza ilsupporto e la fiducia dei Ragni e dei membri del consiglio nonsaremmo andati lontano. Grazie ai miei sponsor in particolarea df-Sport Specialist, a tutti quelli che ci hanno supportato ehanno creduto in noi!». Un grazie anche a Matteo Bernasconi:«L’unico rammarico è non aver avuto Matteo in cima al nostrofianco, sicuramente una buona parte del merito di questa salita èsuo; e dopo tutto quello che ci è capitato insieme gli anni passatie il rapporto che si è creato, sia io che lui ci avremmo tenutotantissimo a raggiungere la vetta della Torre Egger insieme”.Uomini&Sport | | Maggio Aprile 2013 | | ## 03


L’altra nuova faccia di SIMONE MORO:adesso anche pilotad’elicottero per ilsoccorso in HimalayaNon aveva bisogno di ripresentarsi alle serate di df Sport Specialist il grandealpinista bergamasco per venire conosciuto ed ammirato dagli appassionati chene affollano i locali, soprattutto quando c’è l’occasione di incontrare i prestigiosipersonaggi dell’alpinismo.È stato però più bello per noi trovarcelo qui ancora una volta, anche se non investe di protagonista: anzi la sua annunciata presenza deve aver contribuito ariempire all’inverosimile gli ampi saloni del punto vendita di Sergio Longonia Bevera di Sirtori in un giovedì dello scorso febbraio che sarà impossibiledimenticare.Se di lui sappiamo già tutto, perché ogni sua impresa viene subito afferrata daigiornali e raccontata a profusione di particolari, per quello che riguarda il suorapporto con la montagna non resta che scrutare il futuro. Ed è questo che giànell’immediato si presenta nella forma superlativa di un ritorno agli ottomila,anzi al più alto degli ottomila: un progetto che sprigiona ansie ed emozioni,perché il 2013 è l’anno destinato al tentativo di una nuova via all’Everest.E questo formando meravigliosa coppia con Ueli Steck: cose da sogno!Mentre però noi tratteniamo a stento la nostra eccitazione nell’attesa di questaimpresa, Simone Moro si troverà già da qualche tempo in Nepal nella vestedi operatore di elisoccorso, un aspetto della sua positiva fantasia che forse nonci sorprende del tutto. Come questo si accordi con la sua mentalità e la suaimpostazione esistenziale viene bene esplicitato e riassunto nell’articolo che luici ha voluto passare appositamente per “Uomini e Sport”, quasi per ricambiarela simpatia e l’ammirazione che i suoi lettori non mancano mai di riservargli.Giornata iniziata molto presto. Venti chilometri di corsariempiendo i polmoni di aria frizzante del mattino e di quellapiacevole sensazione di libertà. Un paio di ore passate adarrampicare, a fare esercizi muscolari e tecnici pensando già a doveerogare quelle rinforzate energie. Su quale parete e montagna salire,materializzando un sogno “inutile” ma così terribilmente mio. Vivererealizzando sogni è sempre stata l’aspirazione e l’apparente utopia su cuiho costruito il mio percorso di uomo. Non mi interessano le classifiche,le medaglie o il consenso. Sono consapevole dei miei limiti e di quellidel piccolo mondo in cui mi sono infilato. Lo raccontavo proprio ierisera attraverso le immagini del mio film intitolato proprio “Exposed toDreams” (Esposto ai Sogni) che con mia sorpresa è stato premiato comevincitore dell’International Orobie Film Festival.Ho scoperto vivendo e lavorando duramente sui miei obbiettivi, che non esiste un’ età per sognare ed una successivaper rimpiangere. Ogni età ha i suoi sogni e le sue mete, come pure la vasta e diversa gamma di alibi che si utilizzano agiustificazione dei perché non ci si è messi in gioco, spesso neppure in cammino.Per me è stato molto più importante avere dei riferimenti, delle fonti di ispirazione, delle persone da ammirare e da cuiimparare. Illuminante è stata anche una frase detta proprio da Sergio Longoni che non dimenticherò mai e che io stesso houtilizzato e materializzato nei miei comportamenti. “Dare l’esempio non è un modo per educare e per vivere, ma è il modo”.Questa frase racchiude in sé il segreto del cambiamento, di se stessi e del mondo in cui viviamo. Racchiude anche ilsuggerimento su come ispirare ed essere ispirati, e di come valga la pena vivere cercando di essere protagonisti del propriopercorso piuttosto che trascinarsi in modo inerziale sentendosi magari condannati ad agire in un copione scritto da altri. Anchequesto è un alibi che spesso utilizziamo per giustificare il nostro scarso impegno…04 | Uomini&Sport | Maggio 2013


Il punto di vistaSi apre con questa intervista una nuova rubrica che si propone diandare ad esplorare il mondo dello sport dal punto di vista degliimprenditori. Uomini che, attraverso il loro lavoro, hanno marcatomode e tendenze, regalando grazie all’esperienza e all’ingegnoinnovazioni importanti che spesso hanno cambiato la storia di moltediscipline sportive. E così partiamo da Mario Colombo, nipote di quelMario Colombo che nel 1923 diede vita alla Manifattura MarioColombo, meglio nota come Colmar.Mario Colombo, come il nonno, è nato a Monza, classe 1954, è ilpresidente dell’azienda che proprio nel 2013 festeggia i 90 anni.Appassionato di golf e buona cucina si trova al vertice dell’aziendamonzese leader nel settore delle neve ma non solo…COLMAR: 90 ANNI DI STORIATRA INNOVAZIONE E TRADIZIONEMario Colombo guarda al futuro:“Sicuramente il primo obbiettivosono i prossimi 90 anni”.Come dimenticare quello sciatore che, raggiuntacon fatica la cima, si infila la tuta da sci e si godeuna eccezionale discesa giù dalle Piramidi di Gizacompletamente innevate. Uno spot impresso nellamemoria di tutti che si concludeva con una frase cheha fatto la storia: “In caso di neve, Colmar”. Mario Colombo è ilvolto di questa azienda che ha scritto la storia dello sci e, ancoraoggi, oltre ad essere leader nel settore della neve si sta ritagliandonuovi spazi nel mondo del golf e dello streetwear.La storia dell’azienda comincia da molto lontano.“Festeggiamo quest’anno i novant’anni: l’azienda è stata fondatanel 1923 da mio nonno Mario che già lavorava nel settore delcono di feltro in lana d’agnello (un tipo di cappello molto diffuso,ndr) e ha messo su un piccolo laboratorio insieme a mia nonna.Confezionavano ghette e cappelli, anche se la specializzazione piùforte era la ghetta. Nel 1936 sia perché avevano asfaltato molte stradee la moda della ghetta era venuta meno, sia perché a causa dellaguerra non era più possibile commerciare con l’estero mio nonno siè trovato nella situazione di dover cambiare e ha cominciato a fare letute da lavoro, i famosi toni. Mio nonno è morto non ancora 50enne,così mio padre e mio zio ancora molto giovani hanno cominciato afare le divise per i benzinai”.Come siete passati all’abbigliamento da sci?“Il direttore tecnico della nazionale di sci era un monzese,Gianvittorio Fossati Bellani. Era il 1947 quando ci disse “Ma perchénon fate abbigliamento da sci?” Insomma, una casualità favoritadal fatto che Monza è sempre stata patria di grandi sciatori ed èuna città tradizionalmente molto legata alla montagna. Abbiamocominciato proprio nel momento in cui c’era il grande ZenoColò e con lui abbiamo inventato la prima guaina aderente chepoi venne battezzata “guaina Colò”. Era un liberista e cercava unindumento che fosse aderente al corpo. L’idea fu quella di mutuarel’abbigliamento dai busti delle signore: abbiamo preso dei pezzi difilanca e li abbiamo inseriti nei fianchetti della giacca così è nato ilprimo capo aderente per lo sci”.06 | Uomini&Sport | Maggio 2013Mario Colombo: 58 anni, in qualità di presidente rappresenta laterza generazione alla guida dell’azienda di famiglia.Poi fu una continua evoluzione…“Dovevamo diventare specialisti visto che avevamo in mano lanazionale italiana, quindi abbiamo cominciato a sperimentare.Dopo la “guaina Colò” sono arrivati i primi pantaloni elasticizzati,poi abbiamo inventato la famosa talloniera (una cuffietta che simetteva sotto il tallone per tener teso il pantalone) e quanto sonoarrivati gli scarponi con i ganci è nata la finestrella. L’evoluzionesuccessiva è stata la famosa “ceffa”, la giacca indossata dalla ValangaAzzurra negli anni ’70, poi sono arrivate le prime tute per la discesae si è capito che l’aerodinamica era importante e quindi i modellisono entrati nelle gallerie del vento di Fiat e Moto Guzzi e sonocominciate le collaborazioni con il Politecnico di Milano. Tuttaquesta esperienza si è spalmata sulla produzione normale. Ormaiabbiamo materiali che reggono colonne d’acqua enormi e hannoun’altissima traspirabilità. Noi abbiamo sempre avuto il vezzo diabbinare caratteristiche tecniche importanti alla moda e al buongusto italiano. Dietro a una tuta da sci c’è un ufficio tecnico-stilisticomolto importante. Amiamo dire che la nostra giacca andrebbevenduta rovesciata per capire quanta tecnicità c’è all’interno. Unatuta da sci racchiude tanti anni di esperienza e tanti studi che ognianno vengono rinnovati”.Questa ricerca del limite, secondo lei, potrà esaurirsi prima o poi?“Se mi guardo indietro mai avrei pensato a una comunicazionecome quella di internet. Perciò sono convinto che non ci sia mai unlimite prestabilito, ma ci sia sempre la possibilità di andare avanti.Una volta per dare termicità usavamo veri e propri materassini diovatta, adesso con grammature minime otteniamo una termicitàmolto elevata. Un altro aspetto fondamentale nei nostri prodotti èlo studio dei colori che viene fatto a tavolino: abbiamo dei coloristiprofessionisti che indicano le tendenze del mercato ragionando a un18 mesi di distanza”.


“In caso di neve, Colmar”, uno slogan che ha fatto la storia.Quanto conta la comunicazione in un’azienda come la vostra?“In caso di neve Colmar è un payoff coniato verso la fine deglianni ’70. Era il tempo in cui si mettevano le catene alle ruote el’abbiamo mutuato dai cartelli stradali. Ha avuto un solo limite,che era difficilmente esportabile all’estero poiché si faceva fatica acapire. Da payoff è diventato il nome del nostro house organ. Unastoria che continua anche adesso soprattutto sul web. E’ una fraseche ha colpito la mente. Sembra tanto lontano, ma negli anni ’80si è assistito alla nascita delle Tv private in Italia e abbiamo avutol’occasione di fare parecchia comunicazione creando spot famosi,che molti ricordano, come lo sciatore che scende dalle piramidio dal grattacielo. Immagini che, abbinate al nostro slogan, sonorisultate molto suggestive”.Come è cambiata la comunicazione nell’era dei social network?“Una volta si poteva pensare solo alla carta stampata, poi è arrivata laTv e quindi il web che è un sistema molto più democratico. Colmar,ormai, è presente in maniera precipua sul web. La pubblicità sullatelevisione tradizionale non la facciamo più e anche sulla cartastampata generalista ne facciamo sempre meno. La nostra intuizioneè stata quella di adattarsi all’evolversi di ogni situazione, come ognimestiere del mondo in fondo. Abbiamo investito per apportare dellemigliorie ai nostri siti internet, abbiamo cominciato ad entrare neisocial network. Da una comunicazione statica dove non si riuscivaa quantizzare il contatto con i consumatori, siamo passati ai socialnetwork dove hai la percezione esatta della partecipazione delpotenziale cliente al tuo mondo. Devo dire che l’Italia, soprattuttonegli ultimi 2-3 anni, ha accelerato moltissimo mettendosi al passodei paesi esteri. Io che sono un 60enne passo la mia giornata suquesto mondo che ha abbattuto tutte le barriere: quando investi sulweb automaticamente il tuo investimento diventa internazionale”.L’invenzione migliore di Colmar?“Tutto è partito dalla “guaina Colò”, ma non c’è un’invenzionemigliore di altre. Ci sono tanti dettagli, piccole cose, che nei diversiperiodi ci hanno sempre consentito di fare la differenza come ipolsini senza cuciture, oppure le prime salopette con il proteggireni. Siamo costantemente alla ricerca di quello che offre il mercato,lo assembliamo e utilizziamo per un prodotto. Quindi non c’èun’invenzione in assoluto”.L’invenzione che avreste voluto fare voi e invece hanno fattoaltri?“E’ difficile dirlo: noi non facciamo dei brevetti ma collezioni chehanno lo spazio di una stagione. Quando fai invenzioni del genereper un anno hai la novità, ma l’anno successivo sai già che te lacopiano gli altri”.Quale è il volto di Colmar oggi?“Il volto di Colmar sta cambiando anche se l’anima resta la neve.Abbiamo fatto collezioni estive quando la vacanza tradizionaleitaliana era il mare. Oggi è cambiata l’attitudine e la possibilità eci siamo diversificati. Anche grazie a passioni personali abbiamodeciso di buttarci nel mondo del golf. Sono tre anni che abbiamolanciato la nostra linea golf sponsorizzando atleti italiani e nonemergenti, guadagnandoci la nostra fetta di mercato e pensiamo diavere nuove sviluppi. Da 3/4 anni abbiamo “riesumato” il nostrobollo Colmar, marchio del passato, e abbiamo creato la lineaOriginal che ha una indicazione di uso dello streetwear e ci stadando buoni risultati”.Come sta affrontando la crisi che imperversa in Italia?“Una risposta alla brianzola: giù il crapun e pedalà. Cosa possiamofare? Una cosa che può aiutare un po’ è avere dei mercati fuoridall’Italia. Questo inverno, grazie a paesi come Russia, Scandinaviae Turchia siamo riusciti a bilanciare un po’ le situazioni. In questomomento è molto importante che il paese trovi una strada e sirimetta a far funzionare le cose per far ripartire i consumi”.Lei è fiducioso?“Sempre meno. Un paese che in questa situazione si permette illusso di 50 giorni di vacanza è assurdo. E purtroppo sono anni chelo stato non aiuta gli imprenditori”.Colmar compie 90 anni. In che modo si guarda avanti?“Sicuramente il primo obbiettivo sono i prossimi 90 anni…rilanciamo al raddoppio. C’è già in azienda la quarta generazione,mio figlio, e quindi è un obbligo proseguire la tradizione di famigliabrianzola, tutti qui a lavorare. Sicuramente le frontiere sempre piùaperte ci permettono di girare il più possibile, portare a casa le idee,riadattarle ed esportarle. Inoltre stiamo cercando di fare un forteringiovanimento nella struttura aziendale. Per esempio, nell’ufficiomarketing il più anziano ha 38 anni ma la media è intorno ai 30 annied è per questo motivo che forse riusciamo ad essere al passo con itempi. Io stesso a volte mi sento sorpassato nell’interpretazione dinuovi fenomeni, perciò servono forze vitali che ti spingono a essereinformato e aggiornato. Io sono assolutamente nella convinzioneche le nuove generazioni debbano essere attori principali nellescelte e chi è in azienda da più anni ha la funzione di moderare”.E infine la nascita nel nome Colmar…“La nascita fu casuale. E’ avvenuta al bar, davanti a un caffè, suun pacchetto di sigarette. Mio nonno chiese a un amico di fargliuno schizzo per il marchio e così nacque il faccino di puffetto conin testa la ghetta. Il nome non è altro che la crasi di ColomboMario Col-Mar, senza pensare che c’era una città in Francia che sichiamava così…”.Una foto storica di Zeno Colò, uno degli sciatori italiani più forti ditutti i tempi, che contribuì alla nascita della prima guaina aderentebrevettata da Colmar, poi battezzata “guaina Colò”.(Archivio Colmar)Uomini&Sport | Maggio 2013 | 07


ITINERARILA CICLOPEDONALE DELLAGO DI VARESE:un piacevole allenamento per la corsa,con vista lago(testo e foto di Luca De Franco)Con l’arrivo della primavera e delle giornate che siallungano possiamo, finalmente, iniziare ad inserirenei nostri allenamenti running dei “lunghi” che nonripetono più volte lo stesso circuito, ma sono dei percorsisingoli, completi e divertenti.Un bellissimo percorso da provare è la ciclopedonale del Lagodi Varese che compie l’intero periplo del lago ed è facilmentee velocemente raggiungibile con l’autostrada dei laghi e dàla possibilità di tagliare su misura la lunghezza del proprioallenamento.Il giro completo del lago misura 28 km, il fondo èprevalentemente in cemento e asfalto, con alcuni brevi tratti insterrato, il tracciato è pianeggiante con alcune brevissime e facilisalite per un dislivello totale di circa 200 metri. Il percorso èben segnalato da una specifica cartellonistica e lungo lo stesso,ogni 500 metri, sono posizionati dei cartelli che forniscono ladistanza percorsa dalla partenza ufficiale, fissata a lato dellapiscina in località Schiranna. L’itinerario può essere percorsoin entrambi i sensi.E’ possibile iniziare e terminare il percorso praticamenteovunque, utilizzando i vari parcheggi presenti in ogni comuneattraversato. La ciclopedonale è molto frequentata tutto l’annooltre che da runners anche da ciclisti, famiglie, escursionisti percui se ne sconsiglia la ripetizione la domenica, oppure evitareil tratto Gavirate – Schiranna che è quello più vicino alla cittàdi Varese e per cui è il più frequentato.L’itinerario oltre ad essere interessante per la sua lunghezza èmolto affascinante e particolare sia per le bellezze naturalisticheche attraversa, come la Palude Brabbia o i magnifici scorci sullago, sia per le numerose testimonianze storiche, culturali edarchitettoniche che si incontrano lungo lo stesso, come adesempio l’Isolino Virginia con i resti del villaggio neoliticosu palafitte e il suo museo, il Chiostro di Voltorre, la Chiesadella Madonnina di Azzate, il Lido di Gavirate o quello dellaSchiranna.INFORMAZIONI TECNICHEPeriodo percorrenza: tutto l’annoLocalità di partenza: Lido della Schiranna (235 m circa)Altitudine massima raggiunta: 270 mDislivello totale: 200 m circaLunghezza: 28 kmPunti di appoggio: lungo l’itinerario si incontrano numerosipunti di ristoroFonti d’acqua: fontane lungo il percorsoDescrizione dell’itinerario:dalla piscina del Lido della Schiranna, dove è posto ilcartello del chilometro 0. si attraversa il Parco Zanzi perpoi raggiungere i bei prati e le prime zone umide a lato dellago fino ad arrivare in località di Capolago. Si attraversa unparco giochi e si prosegue paralleli alla strada principale trai comuni di Buguggiate ed Azzate, fino al piccolo santuariodella Madonna del Lago.Si continua in direzione di Galliate Lombardo e BodioLomnago, fiancheggiando la riva del lago con suggestive vedutepanoramiche. Oltrepassato l’abitato di Bodio si prosegue inmezzo ai boschi, a lato della Palude Brabbia, fino ad arrivare inlocalità Cassinetta di Biandronno. Da qui, sempre nei boschi,si arriva a Biandronno in corrispondenza dell’imbarco perl’Isolino Virginia, per poi raggiungere Bardello.Sempre correndo a lato del lago si raggiunge il lungolago diGavirate,e da qui si raggiunge il grazioso paese di Calcinatedel Pesce, si passa accanto al del campo volo del Calcinate delPesce e quindi si raggiunge il Lido della Schiranna.08 | Uomini&Sport | Maggio 2013


ALIST TEAM DF SPORT SPECIALTEAM DF SPORT SPECIALISTELENA FUSTELLATESTIMONIALClasse 1961, una passione che nasce da bambina con ilpadre come allenatore.A 10 anni inizia un’intensa attività agonistica nelle filedella As Merate durata fino ai 18 anni, quando decidedi smettere per seguire nuove strade, coltivando altriinteressi, tra cui il matrimonio e i figli.Lo sport è comunque sempre nella sua vita; continuaa correre per passione cimentandosi in gare noncompetitive e si impegna come allenatrice per i proprifigli: con Alex per il motocross e con Carlotta perl’atletica.Dieci anni fa decide di rimettersi in gioco e riprenderel’attività agonistica: entrata nella squadra dell’atleticaLecco Colombo Costruzioni e, seguita da MariaRighetti, riprende a gareggiare nel circuito master alivello Fidal.Nel 2007 vince il suo primo titolo Italiano Master dicorsa campestre a Torino, mentre al Mondiale Indoor aClermon negli 800 m si posiziona 6°.Da allora ha conquistato altri 9 titoli Italiani negli 800 e1500 in pista, un titolo Italiano di corsa campestre e untitolo Europeo di corsa campestre a squadre.Lo scorso Marzo agli Europei Indoor di San Sebastianin Spagna, ancora una grande performance nei 1500 m,con il bronzo sfumato per un solo decimo di secondo.Uomini&Sport | | Maggio Aprile 2013 | | ## 09


Sci Club ADM Monza: divertirsi imparandoGli ADM Monza sono ormai una realtà importantenell’ambiente sciistico provinciale e non, che oltreall’impegno per lo sci si occupa anche di promozionesocio-culturali attraverso l’organizzazione di gitevacanziere e con le attività del suo coro.Nata nel 1965 da un gruppo di amici oggi è composta da 700soci ed è diventata negli anni punto di riferimento per coloroche a San Rocco (Monza) si sono avvicinati alla montagna,al canto ed alla cultura. Da 40 anni i corsi di sci organizzatidal gruppo hanno fatto crescere intere generazioni e in sede sipossono ammirare foto e trofei raccolti in tanti anni di lavoro.L’attività sciistica ha trovato la sua dimensione in queldell’Aprica, dove si è ormai consolidata una realtà ad oggicomposta da circa 70 bambini e ragazzi tra i 5 e i 17 anni,suddivisi in corsi stagionali che vanno da dicembre ad aprile.L’aspetto maggiormente curato dagli organizzatori per questibambini è quello di farli appassionare alla montagna ed allosci. Tutto si basa sull’impostare le lezioni in maniera ludica estimolante; far sciare i ragazzi in tutte le condizioni, dalla nevefresca, alla pista, passando per il paletto nano o il funghettoper arrivare alla gimkana. Questo permette che i più piccoliapprendano la tecnica dello sci divertendosi e crescendoin un ambiente sano e sereno, accompagnati dai MaestriRicky e Roby. Questa impostazione viene mantenuta ancheper le fasce d’età più grandi dove l’ aspetto agonistico vieneintrodotto gradualmente, con piccoli allenamenti, corsi dipreagonismo per i più piccoli e qualche gara di stazione perdiversificare, sempre senza pressioni di risultato e di stress.Continuando nel loro percorso di crescita i ragazzi più maturipassano all’allenamento fra i pali di gigante e slalom, sempresenza dare troppo peso al cronometro ed al risultato, per quelloc’è tempo.Poi abbiamo anche gli aspetti agonistici dove la competizioneprende le sue giuste forme.La squadra agonistica infatti raccoglie da sempre buonirisultati primeggiando nel circuito Monzese e nelle gare FISI.Frequenta campi di gara con ottimi risultati nel settore mastere le nuove leve ragazzi e allievi hanno iniziato ad affacciarsialle gare di federazione con grandi soddisfazioni.Divertimento, passione, educazione, sano agonismo, questele parole in cui si può riassumere l’impostazione dell’attivitàsportiva di questa associazione, che non nasconde il suovirtuoso obiettivo: far sì che i propri ragazzi maturino ecrescano senza abbandonare lo sci per altre vie non sportive eche continuino a sciare anche nell’età più adulta.Il coro è una delle più belle realtà cittadine conosciuto per la serietà,la professionalità e la disponibilità ad esibirsi non solo nellemanifestazioni ufficiali.Un altro importante elemento di questa realtà sono i suoiappassionati “pensionati”. Spina dorsale della società, senza il cuicontributo l'associazione non ci sarebbe, sempre disponibili quando c'èda lavorare, pensare a nuove iniziative e soprattutto a partecipare.Per saperne di più la sede di Monza in via Paisiello 11 è aperta a tutti il martedì ed il venerdì sera. info: www.adm-monza.it10 | Uomini&Sport | Maggio 2013


SONDRIOSTREETCLIMBING:un originale contestdi arrampicataurbanaGli sguardi degli atleti che studiano ipassaggi, meticolosamente, per capirli eaffrontarli col minor dispendio di energie.Gli sguardi dei giudici, attenti, e quelli deipassanti, incuriositi. “Ma voi, ragazzi del CAI giovanivaltellinese, perché organizzate questa manifestazione?”-“Per Sondrio”. Sondrio Street Climbing si è svoltosabato 23 marzo e ha visto in azione più di 200arrampicatori provenienti da tutto il Nord Italia.Quarta edizione e quattro le piazze (Garibaldi,Campello, Cavour e Quadrivio) sulle quali ha ruotatoil circuito dei blocchi, magistralmente tracciatoda Luca Maspes, che solo sei atleti sono riusciti acompletare. Tutti valtellinesi i primi quattro: NicolaParolini e Maurizio Bombardieri si sono classificatiterzi a pari merito, mentre Federico Bagarin (secondo)e Matteo De Zaiacomo detto Gigaman (primo)hanno raggiunto l’orologio del campanile in una finalemozzafiato decisa negli ultimi strapiombanti metri.Tra le donne, prima la valtellinese Alessandra Tognela(18 blocchi su 22), seconda la lecchese MartinaFrigerio (16 blocchi) e terza, dal comasco, SimonaMascetti (15 blocchi). Non poteva mancare la “StreetFest” finale, tra pizze, musica, fuochi e goliardichesfide improvvisate dai climber non ancora stanchi.Insomma un altro modo di vivere la passione perl’arrampicata.Uomini&Sport | | Maggio Aprile 2013 | | ## 11


PUNTI VENDITA DF-SPORT SPECIALISTORIOAL SERIOCon i suoi due piani di vendita, per unasuperficie totale di 3000 m2, e i suoi 28dipendenti, il negozio di Orio si distinguecome un punto di riferimento per tutti glisportivi della bergamasca e non solo.Qui potete trovare un’ampia gamma diprodotti, selezionatissimi per qualità eprezzo, di tutte le discipline sportive, edun servizio di altissima qualità garantitodal personale preparato e sempre prontonell’offrire preziosi consigli.Orio al Serio (BG) Via Portico 14 - vicino OriocenterOrari:lunedì 15.00-20.00da martedì a venerdì 9.00-13.00 /15.00-20.00sabato 9.30-20.00 orario continuatoTel. 035.53072912 | Uomini&Sport | Maggio 2013


UNA PRIMA INVERNALE DI LUSSOPREMIA IL CORAGGIO E LA CLASSEDI DUE GIOVANI ALPINISTIFrancesco Milani Capialbi, 25 anni, e Giorgio Travaglia, 22 anni, si sono inseriti nella storia epica del SassolungoIl Sassolungo (3.181 m) è un maestoso monolito che sovrasta la Val Gardena, nelle Dolomiti, invitante con il suo inconfondibile profilo diun’architettura gotica. Il suo aspetto alpinistico è stato intercettato soltanto in anni relativamente recenti, ma in compenso la sua parete Nord èdiventata in seguito un forte richiamo per grandi nomi. Risale all’agosto del 1936 la conquista della vetta, ad opera di Gino Soldà e Franco Bertoldi.Si deve poi attendere fino al 1951 per vedere salire in cima due nuovi alpinisti, Jean Couzy e Gerard Neff, mentre subito l’anno seguente vieneeffettuata la seconda ripetizione da una cordata di quattro alpinisti. Nel 1969 Reinhold Messner si aggiudica la prima solitaria, mentre nel 1985Kurt Walde e Toni Zuech realizzano la prima invernale. Nel 1993 Ivo Rabanser con Marco Furlani aprono la via Pilastro Magno sulla pareteNordest, un tracciato con difficoltà di VI grado per un dislivello di 950 metri. È su questa via che Francesco Milani Capialbi, alpinista leccheselegato socialmente al gruppo alpinistico Gamma e al C.A.I. di Valmadrera, insieme al genovese Giorgio Travaglia, realizzano una bellissimainvernale dal sapore antico, come possiamo leggere dalla simpatica relazione che lo stesso Milani Capialbi ha scritto per “Uomini e Sport”.Ricetta per la realizzazione di un sogno:uno studente ed un neo laureato disoccupato,poco materiale di cui buona parte in prestito,due buste di pasta con i fagioli e qualche barretta,entusiasmo in dosi massicce.Giorgio Travaglia e FrancescoMilani Capialbi sulla vetta.(foto: Milani Capialbi)Ecco gli ingredienti fondamentali che ci hanno permesso didivertirci tre giorni in parete e, tiro dopo tiro, raggiungere lacima realizzando così uno dei nostri più grandi sogni.Iniziamo martedì 8 gennaio 2013 con un fornellettoimprobabilmente appeso dentro la mia macchina, unicapossibilità di bere qualcosa di caldo in Val Gardena alle 6del mattino. Partiamo il più leggeri possibile riducendo tuttoil materiale al minimo indispensabile, ma siamo comunquebelli carichi e raggiungiamo l’attacco non senza imprevisti.Per imprudenza rischiamo grosso ancor prima di attaccare,ma la fortuna è dalla nostra e partiamo solo con una doseextra di adrenalina.Il programma per il primo giorno è quello di scalare velocifino all’unica cengia della via, circa a metà parete, superandoil grande diedro che ne caratterizza la parte inferiore. I primitiri ci servono per carburare e prendere più confidenza conil freddo, gli scarponi e l’ambiente, ma poi si inizia a scalarebene, veloci ed efficienti: il primo scala leggero in scarpettee si sobbarca le difficoltà tecniche e i pericoli, il secondo fa“il mulo” e segue il più veloce possibile in scarponi e conil carico in spalla. Superiamo i tiri di VI del diedro senzatroppi intoppi, qualche rallentamento solo nei camini perchélo zaino è troppo ingombrante e ci dobbiamo impegnarenon poco per evitare che si incastri. Raggiungiamo la cengiapoco dopo il tramonto e, perso il riparo dello spigolo,veniamo investiti da un terribile vento gelido da Nord checi farà compagnia tutta la notte. Non ci resta che assicurareil materiale per non farlo volare via e, dopo infiniti tentativiper accendere il fornelletto, rinunciare alla cena e chiudercinei sacchi a pelo aspettando il mattino. L’alba si fa attenderee ci trova ben svegli e pronti a muoverci nella speranza ditrovare un riparo dal vento per poter finalmente assumerequalche liquido. Ci toccherà aspettare tre tiri, tra cui ilmagnifico traverso dei rapaci, il tiro chiave della via, superatoelegantemente da Giorgio che si è anche preoccupato dimettere qualche protezione in più per me che seguivo conscarponi e zaino evitandomi il rischio di pendoli epici.Il resto dellagiornata fila liscio e superiamovelocemente sia i tiri più verticali e pulitisia quelli appoggiati e colmi di neve raggiungendocosì la cresta finale, il termine delle difficoltà tecniche.Trovato un punto ideale ricaviamo nella neve un comodospiazzo. Questo bivacco di lusso comprende anche una nicchiacucina che ci permetterà di cucinare e rifocillarci comodamente,festosi e convinti di esserci lasciati alle spalle tutte le difficoltà.Il terzo giorno ci svegliamo e partiamo certi di raggiungerein un’oretta la cima, ma ci aspetta una bella sorpresa: la neveinconsistente e crostosa e la roccia friabile rendono anchequest’ultima parte molto impegnativa, le difficoltà sonomoderate ma i pericoli elevati. Non abbiamo né possibilitàdi proteggerci lungo i tiri, né di creare soste, non resta cheripeterci: “mi raccomando, se cado stai pronto a buttarti dall’altraparte!”. All’una raggiungiamo la cima e l’emozione,che già sarebbe stata enorme, è ancora più grande per il sollievodi essere fuori pericolo e si trasforma quasi in commozione.E’ il momento di scendere, facilitati dalle tracce di due fortialpinisti locali che si erano trovati in cima solo duegiorni prima. A valle l’amico Ivo Rabanser, autoredella via nel 1993, ci accogliefestoso e ospiti a casa suaapprofittiamo della suagenerosità e concludiamodegnamente con unabuona dose di vinoe appassionantiracconti dimontagna.Francesco Milani CapialbiRipresa notturna del Sassolungo:il puntino luminoso indica laposizione del secondo bivacco.(foto Matteo Sangalli)Uomini&Sport | | Maggio Aprile 2013 | | ## 13


OGNI VOLTA “UN NOME”: DA NON DIMENTICAREVITTORIORATTIRiprendiamo un altro articolo di Riccardo Cassin, che l’indimenticabile nostroalpinista passò alla sottosezione del C.A.I. Belledo, sezione di Lecco, per pubblicarlosul suo annuario “Rassegna di Montagna” del 1966, per ricordare uno deglialpinisti che molti rimpiangono ancora con sempre viva amarezza. Se la perditaprecoce di uno dei più affermati giovani di quella generazione che promettevaallora un futuro luminoso per l’alpinismo lecchese, ci lascia ancora tanta tristezzanel cuore, ciò dipende anche dalla tragica, quasi assurda circostanza della suamorte. Proprio quando si vedevano finalmente concluse le sanguinose scaramucceintraprese per porre fine alla feroce barbarie nazista, mai più si sarebbe pensatoche queste avrebbero richiesto il sacrificio di giovanissime vite. E così VittorioRatti rimane indubbiamente per Lecco oltre che una persona da ricordare comestraordinario alpinista e come uomo dotato di eccezionali qualità, anche comeeroe della resistenza che ci ha portato al traguardo della libertà: così come bene lodescrive chi, standogli vicino, ne è stato profondamente colpito.Nel ricordodi Riccardo CassinDi una personalità poliedrica come quella diVittorio Ratti, non è agevole esaltare un unicoaspetto, anche rimanendo nel solo campoalpinistico, in cui attinse le più alte vette dellanotorietà.Altri potranno ricordarlo più adeguatamente, ma a meappare ora ben vivo nel ricordo come quando s’attanagliavaall’appiglio, tempra maschia e possente di uomo e di atletadal cuore generoso, impavido nella lotta, con una certa finezzastilistica e con la tenacia granitica del “mangia-sass”.Vittorio Ratti, che praticò anche il canottaggio con un certosuccesso, era scevro dalle boriose guasconate, possedeva uncarattere gioviale e spensierato, era serio e puntiglioso, benchénon disdegnasse la compagnia, giungendo anzi ad essere unanimatore, un trascinatore.Vittorio Ratti era, per dono di natura, un tipo eccezionale,irrequieto, insofferente d’ogni dipendenza. Era uno di quei tipiche colpisce la fantasia dei giovani, e viene da loro collocatosull’altare riservato agli eroi le cui gesta sono descritte dai libriepici, ma che raramente s’incontrano nella vita.Quando ne feci conoscenza, il nostro Vittorio aveva circa 16anni, e fu su un campo di sci.Ben presto cominciammo a frequentarci e da quel primoincontro si propiziò la nostra comune amicizia. La primaverasuccessiva al nostro incontro, Vittorio partecipava alla scuoladi roccia allora esistente, e precisamente quella del gruppoNuova Italia di cui io ero un componente. Ben presto quisi mise in evidenza, stagliandosi dagli altri per particolariattitudini di arrampicatore ed alpinista.Questo ragazzo (ben 7 anni di differenza ci separavano) mientrò in simpatia, direi in stima, e nel corso di quell’annoassieme arrampicammo parecchio. La Grignetta per Vittorionon aveva più nulla di recondito: per questo i suoi discorsicadevano spesso su altre vette. La sua era un’ambizione fattadi entusiasmo genuino e vivissimo amore per la montagna.Nel 1935 il gruppo Nuova Italia organizzò un campeggio inCivetta: per Ratti era l’occasione a lungo vagheggiata. Io conDell’Oro, alias Boga, ero partito in ricognizione per scegliereil posto migliore dove piazzare le tende, e con questo pretestopotei effettuare la prima salita italiana e la terza ripetizioneassoluta della via Comici, aperta nel 1931 da Emilio Comicie Giulio Benedetti, alla Nordovest del Civetta. Al ritornodella nostra salita trovammo il nucleo dei nostri lecchesi chearrivava al campeggio: Vittorio Ratti era con loro. Assiemedecidemmo di sferrare l’attacco all’immacolato spigolo Sudestdella Torre Trieste. Per Ratti era la prima salita di grandeprestigio che affrontava ed era anche la prima ascensioneda compiere con bivacchi. Ma di questi timori Ratti nonne nutriva, anzi non ne parlava affatto: la sua forte fibra el’inesausta passione lo caricavano di uno slancio che, vedremopiù avanti, lo porterà ai più memorabili trionfi dell’epoca.Vorrei sottolineare che in questa circostanza si arrampicòper 57 ore, si affrontarono due bivacchi e si tirò avanticon una sola borraccia d’acqua… Lascio a voi i commenti.Voglio solo far notare che sotto il sole cocente che battevain continuazione sulla Trieste, asciugammo l’ultimo sorso incima alla salita: pateticamente in discesa leccheremo l’umidaroccia dei camini per ristorarci.Pochi giorni dopo nei nostri programmi si presentava l’attaccoalla parete Nord della Cima Ovest di Lavaredo. Anche qui si14 | Uomini&Sport | Maggio 2013


trattava di una prima salita, ed anche qui l’opera di Ratti risulterà determinante, direi senza pari. Figuratevi che rimase appesoalla parete senza staffe, assicurato da un solo chiodo, per ben otto ore, mentre io ero impegnato sul passaggio chiave della salita.Nel 1936 con Vittorio Panzeri tracciò una nuova via sulla parete Sudsudovest della Torre Venezia nel Civetta, con l’uso di 20chiodi, di cui 8 lasciati, tra la via Tissi e la via Andrich.L’anno dopo la cordata lecchese composta da Stefano Longhi e Adolfo Anghileri ne effettuò la prima ripetizione.Nello stesso anno con Ginetto Esposito effettuò una nuova via, con importanti varianti della via dei tedeschi, Gabriel Haupte Karl Loempel, sulla Nordovest del Civetta, a destra della via Solleder, e a quei tempi procurò sensazione la notizia che Ratticon il solo martello da roccia e con le pedule da roccia ai piedi aveva attraversato il ghiacciaio pensile del Cristallo.Nel 1937 si spostò con me ed Esposito nelle Alpi Centrali e fu la volta della Nordest del Badile. In questa salita ci colsel’uragano. In parete c’erano altri due giovani alpinisti, i comaschi Molteni e Valsecchi, e questa calamità ci spinse a formareun’unica cordata di cinque uomini. Ratti, in chiusura, si prodigò con generosità senza pari, ma il suo spirito di sacrificio peril prossimo, il suo stoicismo spinto all’estremo non servì purtroppo ad impedire che succedesse un dramma. All’inizio delladiscesa, piegati dallo sforzo immane ed immenso, i due comaschi morirono.Nel 1938 con Gigi Vitali, suo grande amico da poco reduce dalla guerra d’Africa, aprì una nuova via alla Cima Su Alto, salitadi estrema libera ancora oggi ritenuta una delle più belle arrampicate in Civetta.Nel 1939, in occasione del campeggio del gruppo Nuova Italia al Bianco, traccia ancora con Gigi Vitali una stupenda salita allaOvest dell’Aiguille Noire de Peutérey.Vittorio Ratti in unarappresentazione storica di discesaa corda doppia del suo tempo.In quell’occasione, bloccati dal cattivo tempo e non potendocomunicare con nessuno, misero in apprensione per la lorovita tutto il mondo dell’alpinismo: ma loro se ne stavanotranquilli in bivacco.Ma poi le vicende della guerra diedero l’alt alla sua intensaattività. E si arriva così a quel triste 26 aprile del 1945quando, non ancora trentenne, il nostro Vittorio Ratticadde in una centralissima via di Lecco sotto le raffiche diun fucile mitragliatore.Vittorio Ratti alla sinistra di VittorioVarale, che intervista Gigi Vitali,dopo la sua prima scalata della pareteOvest dell’Aiguille Noire de Peutéreynell’agosto 1939.Il “fortissimo” era caduto. La sua generosità lo aveva messo inprima fila, la sua potenza leggendaria lo aveva spinto a credersiinvulnerabile: e così cadde, come solo i migliori possono cadere.La scomparsa di Vittorio ci gettò tutti nel più profondo doloree nella più viva costernazione, lasciandoci un vuoto incolmabile.Rimane, oltre tutto, il rimpianto per quanto avrebbe potutocompiere per la causa dell’alpinismo questo grande esempio diuomo, se la morte non fosse giunta così prematura.Parecchie famiglie lecchesi, i compagni di mille giorni inmontagna, conservano nelle loro abitazioni un angolo di paretericoperto da una fotografia del povero Ratti, in cui la sua figurasi staglia ancora alta, a ricordo di un impareggiabile esempio.E questo perché, oltre ad emergere come alpinista, fu un buonoe un generoso, che all’alpinismo lecchese ed italiano diedepagine di gloria ed il meglio di se stesso, riservando all’amicizia,fondata su incrollabili principi di solidarietà, tutti i suoi piùnobili e profondi sentimenti.*L’articolo viene pubblicato con la gentile concessione della Fondazione Riccardo Cassin.*Fotografie attinte dall’archivio della famiglia Ratti.Uomini&Sport | Maggio 2013 | 15


BICIMANIA E CUS PRO PATRIA TRIATHLON:insieme per dare il meglioA partire da febbraio 2013 è stata ufficializzata una nuova importante partnership per la squadra CUS PRO PATRIATRIATHLON che ha ora un nuovo prestigioso title sponsor: SPECIALIZED.La collaborazione nata “a quattro mani” con BICIMANIA, avrà durata triennale e porterà notevoli vantaggi a tutti i soci, oltre apermettere di continuare a sviluppare le attività della scuola triathlon e della squadra giovanile.Il celebre marchio statunitense non ha bisogno di presentazioni: rappresenta uno dei più importanti produttori di telai del mondo edha supportato con i suoi materiali alcuni straordinari campioni del triathlon.Bicimania, con i due negozi di Lissone e Monza, è punto di riferimento per i ciclisti della zona e non solo.Da anni è in essere fra le due realtà un legame speciale che diventa ancora più saldo attraverso questa nuova forma di collaborazione.CUS PRO PATRIA TRIATHLONLa sezione Triathlon è l’ultima nata nell’ambito della polisportiva Pro Patria Milano, fondata nel 1996ed è già entrata a pieno titolo nello spirito della società, con grandi risultati assoluti e un’attenzione allosviluppo dello sport giovanile. Il triathlon è uno sport nato nel 1978 dalla sfida tra un gruppo di marinesamericani, che gareggiarono nell’isola di Kona alle Hawaii, sulla distanza di 3,800 km di nuoto, 180di ciclismo e 42,195 di corsa, dando vita alla sequenza che sarebbe rimasta nella storia con il nome diIronman. Oggi ci si confronta sempre in quelle tre discipline, su distanze generalmente minori. Il triathlonè diventato ufficialmente sport olimpico dal 2000 con le distanze 1,5 km di nuoto, 40 km di bici e 10 km dicorsa. La Pro Patria Milano Triathlon vanta il maggior numero di Ironman Finisher d’Italia e un singolarerecord, aver portato nello stesso anno 4 atleti alle finali mondiali di Kona, su distanza Ironman. Dal 2000al 2002 la società ha vinto il titolo Italiano nel triathlon Maschile e due atleti hanno conquistato il titolodi Campioni Italiani Assoluti nell’AquathlonGli ultimi risultati...24/2/2013Campionato del Mondo di Winter Triathlon – Cogne(AO) - Corsa+MTB+sci fondoStrepitoso risultato ai Campionati del Mondo di Winter Triathlon dove, nella bellissimalocalità valdostana, si sono sfidati quasi 200 atleti provenienti da 15 nazioni.Per i nostri atleti, 5 ottimi piazzamenti in ambito maschile, Alberto Carera, GianniCarera, Marco Rodolfi, Sergio Sana e Davide Arona, e una grandissima Ilaria Sambo cheè giunta al traguardo 16esima assoluta e medaglia d’argento di categoria.Alessandro Sciarrone impegnato ad Abu Dhabi.Valerio Patanè in gara al Circuito Cross Brianzolo.02/03/2013Abu Dhabi International Triathlon (3km+200km +20km) - Abu Dhabi UAECus Pro Patria Triathlon in trasferta in terra araba per l'esordio stagionale del nostrolunghista Alessandro Sciarrone. L’atleta ha corso questa gara internazionale che è unadelle più ambite dai professionisti per la location e per l'elevatissimo montepremi (75.000$per il vincitore). La gara prevede il nuoto nella azzurra laguna antistante la spiaggia diAbu Dhabi, seguito da una impegnativa frazione di ciclismo di 200 km nel deserto conun'unica "variazione", il passaggio degli atleti all'interno dell’avveniristico circuito di F1Yas Marina per concludersi con 20km di corsa sul lungomare. La fatica dei partecipantiè stata aggravata dal forte vento nel deserto e dal caldo canicolare. Circa 2.000 atleti dioltre 70 paesi hanno partecipato all'evento, che ha avuto copertura mediatica planetaria.Il nostro portacolori ha concluso la prova con un ottimo 8h13' e il 4 posto di categoria.23/03/13Duathlon di Formello (Roma) – Duathlon AG e KIDSGara di esordio stagionale, domenica 24 marzo al duathlon di Formello, dominata dallanostra atleta youth Marica Romano.16 | Uomini&Sport | Maggio 2013


I CONSIGLI DELL’ ESPERTOdi Eugenio ZappaMTBVsa ciascuno i suoi pedaliCORSAAbbiamo selezionato alcuni ultimissimi modelli di biciclette che si contraddistinguono per la lorogrande qualità nel mondo della Corsa e delle Mountain Bike. L’importante è sempre e comunque saperequali sono i punti di forza da cercare nel proprio ciclo. Ecco alcuni preziosi consigli...SCOTT Genius 730Nuova ruota da 27,5” , il giusto compromesso per una bici dautilizzare per le Marathon e per il divertimento.CERVELO S5Efficienza e velocità la proposta “versatile” di questa casaprestigiosa.SPECIALIZED Stj HT S-WorksVelocità ed efficienza vengono racchiuse in questa bici conruote da 29”.PINARELLO Dogma 65.1il giusto connubio tra rigidità e comfort, grazie al sistemacollaudato Onda e Think Asimmetric.SCOTT Gambler 20Quando cerchi l’adrenalina per una discesa mozzafiato , labici utilizzata dagli atleti Scott in coppa del mondo.SCOTT Foil Team IssueIl compromesso tra leggerezza, aerodinamicità e rigidità,quando cerchi la prestazione.Puoi venire a vedere da vicino queste bici insieme ad un vastissimo assortimento di altri prodotti presso i punti vendita .I negozi li trovi a: - Lissone (MI) - Via Nuova Valassina, 14 | - Monza (MB) - Via Enrico Fermi, 25.Per ulteriori informazioni, o per scoprire le offerte in corso, visita il sito internet www.bicimania.itUomini&Sport | | Maggio Aprile 2013 | | ## 17


InchiestaLA GRANDE INCHIESTADI UOMINI E SPORT SULLEGUIDE ALPINEInterviste di Renato Frigerio e Marco MilaniCi troviamo già alla terza puntata delle interviste, e pertanto alla prevista conclusione della nostra“grande” inchiesta sulle Guide Alpine italiane. Con le opinioni rappresentate da quindici degli alpinistiche operano professionalmente sull’arco delle nostre Alpi, occupandole per intero, riteniamo di essereriusciti a conseguire un quadro paradigmatico di risposte che possono corrispondere al pensieroprevalente nel Corpo nazionale delle Guide Alpine. Coloro che hanno già potuto usufruire di esperienzedi montagna indirizzati e seguiti dall’attenzione garbata e soprattutto dalla competenza di una GuidaAlpina, si saranno certamente ritrovati nell’esposizione delle risposte che si sono susseguite, pur nelladifferenza della personalità di ogni Guida. Altri invece che, pur sentendosi attratti dall’ebbrezza delleammiccanti altitudini montane, non hanno ancora osato a vincere le loro esitazioni per incontrollati eHanspeter Eisendle Nato l’8 novembre 1956 aVipiteno. Guida Alpina dal 1980, nel 1982, dopo averpartecipato a una spedizione di Messner, sceglie la professionedi Guida. Ripete tutte le vie importanti in Dolomiti (circa1000) alcune sulle Alpi e vanta 26 prime salite su roccia eghiaccio. Nell’arrampicata sportiva riesce su vie fino al 10°grado e sulle vie avventurose alpinisticamente (senza chiodia pressione) arriva fino al 8+. In più ci sono tante vie lunghein solitaria senza corda (free solo) e qualche via più corta finoal 8° grado (francese 7a). Quindi trasporta la sua voglia diarrampicare anche sulle montagne del mondo: El Capitan inCalifornia, Fitz Roy e Aguja Poincenot in Patagonia (1989),Alti Tatra sui Carpazi in Polonia (1999) e le montagnedi granito della Svezia e Norvegia (1990). Ogni tantoorganizza come Guida con gruppi piccolissimi viaggi versole montagne dell’Himalaya. Il suo interesse più recente puntaanche alle grandi vie solitarie sul terreno misto in inverno enaturalmente allo scialpinismo, che segue come un filo rossotutta la sua “carriera” alpinistica. La sua attività esprime lapassione per l’alpinismo classico e “by fear means”.Marica Favè Nata a Bolzano, vive a Campitello diFassa nelle Dolomiti. A soli 3 anni ha iniziato a sciare ea 6 anni faceva gare. Dal 1989 al 1997 ha fatto parte dellasquadra nazionale di sci alpino. I migliori risultati sciisticiriguardano qualche podio in Coppa Europa e CampionatiItaliani oltre a qualche partecipazione in Coppa del Mondoin superG e discesa libera. Nel 1997 ha concluso il corso perdiventare Maestra di sci (alpino) e nello stesso anno è partitaper gli Stati Uniti. Con una borsa di studio al Sierra NevadaCollege a Lake Tahoe in Nevada ha studiato a Incline Villagedal 1997 al 1999 e gareggiato nello Ski Team del College.Nel 1999 è tornata in Italia dove ha concluso il corso perdiventare allenatrice di sci alpino. Qui, però, ha chiuso ilcapitolo sci per aprirne uno nuovo, il capitolo montagna. Unmondo che l’ha appassionata fino a una scelta importante:intraprendere i corsi per diventare Guida Alpina. È cosìche nel 2006 è diventata Aspirante Guida Alpina. Nellostesso anno ha iniziato a fare qualche gara di arrampicatasu ghiaccio. Nel 2009 ha ottenuto il diploma UIAGM. Nel2010 è diventata mamma di una bambina di nome Anja.18 | Uomini&Sport | Maggio 2013


ingiustificati timori, possono avere ora la sicurezza di orientarsi verso gli obiettivi da sempre sognati,sapendo che, affidandosi al “mestiere” di una Guida, non si troveranno esposti a rischi e delusioni, maincontreranno inoltre un professionista che è pure una persona innamorata della montagna, disposta afarne scoprire la sua totale affascinante bellezza.La redazione di “Uomini e Sport” è convinta di aver reso alla montagna, con questa sua iniziativa,un servizio importante e fruttuoso, e rinnova alle quindici Guide, che si sono prestate alla nostracollaborazione, la sua viva riconoscenza, esprimendo insieme l’augurio che, grazie al loro impegnoappassionato, ogni settore delle nostre montagne possa venire frequentato, scoperto e ammirato da tantagente che ancora le guarda soltanto dal basso.Helmut Gargitter Nato a Bressanonenel 1967, risiede a Velturno. Arrampica findall’infanzia e a spingerlo verso le montagne èstato il suo grande entusiasmo. Già all’età di 9anni aveva effettuato le prime vie di arrampicataa Bressanone. Dal momento che non siconosceva di meglio e non aveva attrezzature, leprime scalate le ha fatte in scarpe da tennis eda solo. A 14 anni ha effettuato la solitaria sullavia Rossi alla prima Torre del Sella e a questaseguiranno le ripetizioni di tante vie classiche.Quindi comincia un viaggio attraverso l’Europaper cercare di capire i diversi stili di arrampicatae l’etica di questa disciplina. Durante questoperiodo ha avuto modo di conoscere alpinistidel calibro di Wolfgang Güllich, Kurt Albert,Bernd Arnold e Stefan Glowacz. Nel suocurriculum non mancano nemmeno spedizioniin terre lontane. A partire dal 1992, la suaattenzione si è concentrata sulle pareti in altamontagna di tutto il mondo con l’obiettivo diaprire vie nuove in posti sconosciuti. Nel 1997,ha superato l’esame per diventare Guida Alpinae da allora accompagna le persone in trekking,arrampicate e gite in montagna in tutto il mondo.Maurizio Giarolli Nato a Cles (Trento) il18 maggio 1958, residente a Presson-Monclassico,in Val di Sole (Trento). Maestro di sci dal 1978,diventa Aspirante Guida nel 1981, successivamenteGuida Alpina Istruttore Nazionale. Direttore deiCorsi di formazione Guide Alpine del Trentinodal 1996. Ricopre la carica di Presidente CTN(Commissione Tecnica Nazionale) del CollegioNazionale Guide Alpine Italiane dal 2002 al2007. Fa parte della squadra nazionale italianadi Kilometro Lanciato dal 1990 fino al 1995.Membro del Team Sector di KL (chilometrolanciato) dal 1990 al 1994 con una velocitàpersonale di 230,621 km/h. Responsabile tecnicodel prodotto alpinismo e trekking per la dittaKayland di Montebelluna. Nel proprio curriculumconta alcune discese di sci estremo, alcune saliteinvernali, tra le quali le prime invernali della viaLivanos al Crozzon di Brenta e al Diedro Armani,Cime di Campiglio. Referente e responsabileper conto del Collegio Nazionale Guide AlpineItaliane dell’organizzazione e programmazione deicorsi di formazione Guide Alpine dell’Argentina,tra il 2000 e il 2005 (l’Argentina rientra a pienotitolo in prima istanza nell’UIAGM - UnioneInternazionale delle Associazioni di Guide Alpine).Diego Stefani Nato a Cortina d’Ampezzoil 14 dicembre 1967. Ha cominciato la suacarriera alpinistica sulle Dolomiti, dove risiede.Ha aperto oltre un centinaio di vie nuovein Dolomiti, molte delle quali in solitaria, edeffettuato numerose ripetizioni di rilievo sututto l’arco alpino. Stefani è diventato Maestrodi sci nel 1990, mentre nel 1996 è diventatoGuida Alpina. L’ esperienza di aver salito altevette himalayane ha contribuito ad arricchirloprofessionalmente, ma è altrettanto vero chel’amore per l’ esplorazione è il motore che hasempre innescato le sue avventure. Infatti,gran parte delle mete dei suoi viaggi sonovalli incontaminate, e le vette conquistate,cime senza nome. Poter avvicinare ambientinaturali vergini e montagne mai salite prima,poter incontrare popolazioni che vivono dovemai nessun occidentale si è avventurato hannolasciato un tratto indelebile nella vita di Diego,sia dal punto di vista umano che professionalecon l’obiettivo di far vivere appieno questeemozioni ai propri Clienti, creando con loroun legame informale di reciproca fiducia. Tuttoquesto trasmettendo l’amore e il rispetto per lamontagna e le culture alle quali ci si avvicina.Uomini&Sport | | Maggio Aprile 2013 | | ## 19


11 – Incominciamo con una domanda piuttosto indiscreta,perché viene ad interpellarti sotto un aspetto gelosamentepersonale, che ci consentirebbe però di entrare subitonel cuore di una delicata situazione: una attività, quellada te intrapresa, dettata da pura passione, o come validasoluzione professionale? La tua cioè è stata una scelta dovea giocare è stato un irresistibile amore per la montagna, percui starsene lontano, anche se solo saltuariamente, avrebbecomportato di soffrirne la mancanza? Oppure diventareGuida Alpina costituiva per te l’opportunità, comunquedegna di approvazione, di immettersi in una carrieravantaggiosa, ancorché piacevole?Eisendle Prima di tutto voglio chiarire che facciola Guida Alpina per necessità, non per vocazione, nonper passione e neppure come hobby. Le mie passioni sonol’alpinismo e l’arrampicata e il mio primo compito in questomondo è di nutrire spiritualmente e materialmente la miafamiglia. In cambio la famiglia mi concede tempi e spazi perla mia passione, l’alpinismo. In questi spazi ho avuto la granfortuna di arrampicare e di salire sulle montagne con alcunidei migliori del mondo. Con Sir Chris Bonington, Manolo,Reinhold Messner, Piero Dal Prà e Heinz Mariacher, percitarne solo alcuni. Con loro ho imparato che ho un certotalento, ma anche che non sono uno dei migliori del mondo.Riconoscere questo fatto già da giovane, ritengo sia stata unagrande fortuna. Nel mio concetto di solidarietà tra amici dicordata, il cosiddetto mercato, la pubblicazione delle prestazionialpinistiche, gli sponsor e le conferenze stampa sono riservateper i migliori e… purtroppo anche per i ridicoli. Dei priminon faccio parte e dei secondi non voglio fare parte. Così hoimparato a crearmi un piccolo spazio tra centinaia di lavori cheoffre la società e l’alpinismo estremo. La Guida Alpina agiscecome mediatore tra la società moderna e il mondo selvaggiodelle montagna. In questa nicchia ho scoperto i miei talenti,ho trovato delle sfide e continuo a voler migliorare con granmotivazione.Favè Faccio una premessa: diventare Guida Alpinarappresentava per me una cosa troppo grande, impossibile.Mio padre lo era e l’ho sempre vista come qualcosa al difuori della mia sfera. Andare in montagna mi piaceva e adorole montagne, soprattutto le nostre (Dolomiti) verticali erocciose. Ho cominciato a fare cose sempre più “interessanti”in montagna fino a convincermi che dovevo provarci.Intraprendere le selezioni Guida significava soddisfare lamia voglia di sfida (con me stessa) che prima sfogavo nellecompetizioni. E forse all’inizio il corso Guida ha voluto direproprio quello: mettermi alla prova, dare il meglio di meper avere in cambio competenza e sicurezza in montagna.Secondariamente significava rincorrere un vero e propriosogno, vale a dire fare della propria passione (e la montagnaè una vera e propria droga che ti entra nel sangue) il propriolavoro, il proprio luogo di lavoro e ufficio.meglio a distinguere quelle che sono le proprie motivazionie quelle delle persone che si accompagnano. Intraprendere lacarriera di Guida Alpina logicamente diventa un lavoro cheserve a mantenere se stessi e tutta la famiglia, non togliendonulla al piacere di vivere a stretto contatto con la natura.Giarolli Non è facile rispondere, stiamo parlando diun periodo della mia gioventù piuttosto burrascoso: lasciarela famiglia, un’autonomia economica da poco raggiunta conuna occupazione stabile. Ero responsabile di un piccolo ufficiotecnico, il lavoro mi assicurava grandi soddisfazioni. La passioneper la montagna, però, mangiava tutti gli spazi: gli orari dilavoro erano troppo stretti, ferie e permessi non bastavano,dovevo trovare una soluzione per risolvere definitivamente ilproblema del tempo. Da poco ero diventato Maestro di sci e ildesiderio di diventare Guida Alpina era impellente… che fare?E’ stata una decisione difficile. Ricordo perfettamente il giornoin cui uscendo dall’ufficio del direttore dopo aver presentatole dimissioni: avevo definitivamente scelto la montagna. Daquel momento sarei stato padrone del mio tempo! Tempo perscalare e vivere la montagna e finalmente avevo la possibilitàdi programmare i miei primi “80 giorni in Patagonia”.Stefani Credo che ogni Guida Alpina dovrebbeintraprendere o aver intrapreso questa professioneassolutamente per amore della montagna. Nel mio caso, vorreisottolineare che sono stato artefice della mia passione, nonavendo avuto esempi importanti nel mio ambito familiare.L’idea è arrivata dopo tanto tempo trascorso verticalmente e siè concretizzata solo alcune settimane prima di presentarmi alleselezioni per accedere ai corsi nel 1993. Ancora oggi credo inquesto, anche se gli eventi della vita mi hanno ridimensionatodal punto di vista pratico, ma non da quello spirituale. Mi risultadifficile pensare che vi siano persone capaci di intraprenderequesta professione solo come soluzione professionale, anche sela società sta rapidamente cambiando e le nuove generazionidi Guide Alpine e Maestri di sci (sono anche Maestro disci) intraprendono questa strada senza un’adeguata passioneinteriore o conoscenza preventiva del mondo “montagna”,non tanto dal punto di vista tecnico, ma soprattutto sotto quelprofilo dell’intima sensibilità nei confronti di questo mondo.Non ho mai pensato che questa mia pura passione potesseportare ad avere una giusta approvazione da parte di chi miconosceva o da parte di chi mi avrebbe poi conosciuto conla “patacca” attaccata alla giacca, perché non ho mai credutoalle apparenze e alle chiacchiere di chi di “patacche” ne avevaanche più di una, come ancora accade in questo ambiente dibravi tecnici, ma dalla poca umiltà e reale amore per l’attivitàdi montagna.Gargitter La passione e l’amore per la montagna sonoelementi essenziali per diventare Guida Alpina. Gli annigiovanili sono necessari per perseguire i propri progettialpinistici. Col passare degli anni e con la maturità si riesce20 | Uomini&Sport | Maggio 2013


2 – Posto in questi termini, ti risulta ora che questo lavoro siasufficientemente ripagante in fatto economico, o necessiti diessere supportato, e fino a che punto, da ulteriori entrate edeventualmente attraverso quali impieghi? Quanto a lungoinoltre una Guida Alpina può rimanere su questa faticosabreccia?Eisendle Economicamente vivo al 98% del lavoro direttoe classico di Guida Alpina, l’1% entra dall’organizzazioneper il mio gruppo di 5 amici Guide Alpine (www.eisendle.info) e un altro 1% da conferenze. Quanto a lungo? Penso siamolto diverso da persona a persona e che dipenda tanto dallebuone grazie della salute. Nessuno però verrà risparmiato dal“massacro dell’anzianità”. Per adesso ho alle spalle 31 anni daprofessionista senza danni psicofisici.Favè Il lavoro di Guida si è sicuramente svalutato,nel senso che ai tempi in cui lo praticava mio padre erano “beisoldi” come si usava dire. Ora il turismo (nelle valli noi lavoriamosoprattutto con quello) è cambiato, meno tedeschi e più italianiche hanno meno cultura della montagna, ma soprattuttomeno cultura della Guida. In più la particolare congiunturaeconomica non aiuta. Si può vivere facendo la Guida a volteanche bene, ma in questo caso bisogna trasformarsi non soloin manager ma anche in advertiser (pubblicizzarsi tramiteInternet, organizzare serate, fare depliant), organizzare viaggi,ecc…. Non ci si può più permettere di “aspettare” il Cliente.Bisogna organizzare corsi, attività promozionali. E moltospesso le Guide integrano con il lavoro, con attività in fune enegli ultimi anni ancora più con la formazione dei lavoratori infune. Personalmente il fatto di praticare anche l’insegnamentodello sci, essendo Maestra di sci, facilita di molto le cose. Senon ci sono patologie particolari puoi andare avanti a fare laGuida fino ai 64-68 anni, ovviamente la tipologia di lavorocambia; si sposta su un genere più soft, tipo trekking o ferrate,viette facili, racchette da neve.Gargitter Nel mio caso non sono la tipica Guida Alpina.Lavoro più che altro all’estero organizzando viaggi alpinisticiin tutto il mondo. Questa attività occupa il mio tempo al100%, non dando spazio ad altri lavori. Economicamente èsufficientemente ripagante.In questo tipo di lavoro si può scegliere l’attività da svolgere.Generalmente le persone che si accompagnano hanno un’etàvariabile: possono essere di 10-15 anni più giovani o di 20-25anni più avanti. È una via che si percorre insieme col passaredegli anni. Se la motivazione rimane si può svolgere questolavoro per molti anni.La magia dello sci alpinismotra il panorama delleTre Cime di Lavaredo.(foto: Maurizio Giarolli)3Giarolli Direi che nell’ultimo decennio l’attivitàdi Guida Alpina si è notevolmente ampliata verso nuovepossibilità: canyoning, freeride (con sci o snowboard), lavori infune, parchi avventura, manutenzione di vie ferrate, attrezzaturae manutenzione falesie naturali, gestione falesie indoor ecc…La Guida che vuole vivere esclusivamente di questo lavoro, aseconda del territorio dove risiede, deve aprirsi a questi nuoviorizzonti, essere disposta a continui spostamenti sul territorio.Oggi le esigenze individuali, le aspettative economiche e nonper ultima la crisi che stiamo attraversando rendono semprepiù competitivo il settore. La Guida Alpina dovrà esseresempre più versatile e attenta, reinventandosi giorno dopogiorno, forte della propria preparazione. Personalmente stosperimentando l’attività dell’arrampicata in falesia abbinataalla barca a vela, consapevole che essendo una proposta deltutto innovativa necessita di molte energie.Stefani La nostra società sta cambiando e le vecchiestorie di mitiche Guide Alpine che lavoravano con nobili,ricchi faccendieri amanti delle nostre Dolomiti, famosipersonaggi dello spettacolo, le possiamo solo leggere. Credosia così per ogni tipo di attività di montagna. Soprattutto inquesti anni, si è registrata una diminuzione della richiesta diaccompagnamento su pareti famose ed epiche vie alpinistiche.Vari sono i motivi: crisi economica, situazione sociale chenon prevede fatica e sacrificio; il fatto che l’arrampicata si èevoluta rimanendo in città e il fatto che il tempo da dedicarealle proprie passioni è sempre meno. I tempi cambiano e anchel’aspetto economico è cambiato. La Guida non riesce più aesercitare unicamente la propria professione, e deve adeguarsicon attività lavorative di competenza, ma che non prevedonoil diretto contatto con il Cliente. Personalmente riesco aintegrare le entrate con la professione di Maestro di sci, anchese da qualche anno non è più sufficiente. E per quanto ancora sipotrà vivere di questa passione? La risposta non è prettamentelegata all’età, ma è legata all’involuzione della professione. Lasituazione attuale mi fa pensare molto a come sarà il futuro, esinceramente, non mi sembra sia roseo, in questa nostra Italiapiena di risorse naturali ma pure di vergogna e corruzione, inogni settore politico e sociale, compreso il nostro ambito delleGuide Alpine...3 – Esistono, o potresti tu stesso proporne la costituzione,forme proficue che riescono ad incrementare il ricorsoall’impiego della Guida Alpina da parte degli appassionatidi montagna che desiderano raggiungere cime che non sonoalla loro portata indipendente?Quali sono le montagne di più forte richiamo e di maggiorinteresse?Eisendle Assolutamente no! La montagna deve rimanereuno spazio il più possibile lontano dai regolamenti della società,uno spazio di avventura. La decisione, che cosa è alla portatadi chi, deve rimanere personale e privata. Quale senso avrebbesalire in alto o arrampicarsi sulle pareti senza decidere con chi edove? La Guida Alpina ha (tra altro) il compito di evitare ogniavventura e da persona privata va spesso a cercarsela. Alla finedecide la montagna (e la fortuna) che cosa e alla portata di chi.Uomini&Sport | Maggio 2013 | 21


Spesso le più alte, le più famose e…. le più preparate. Ho fattoun lungo lavoro di convinzione per far capire che la montagnasi sente di più dove gli altri non ci sono. Nonostante ciò hoaccompagnato volentieri anche sull’Ortles e sulla Comici allaGrande di Lavaredo. È comprensibile il desiderio di ripeterei “grandi passi” della storia. Per questo rimane importantelasciarli “vivibili” anche se in situazioni più pericolose (sonocontrario ai “risanamenti” con anelli resinati).Favè Una delle grosse “tare” delle Guide Alpine èla scarsa relazione tra loro: molte volte, invece di associarsi ingruppi e cercare l’unione, tendono a lavorare autonomamentedisperdendo in questa maniera molta energia anche a livellodi rappresentanza. Se si considera poi che in Italia siamoveramente pochi questo fatto pesa ancora di più. Non abbiamonessuna influenza in campo politico, non abbiamo unaimmagine unica a livello nazionale. Ogni piccolo gruppo oGuida indipendente ha la sua divisa diversa. L’unica immagineche ci accomuna è quella dello stemma UIAGM, piccolo eper la stragrande maggioranza anonimo al pubblico. Chi saveramente chi è la Guida Alpina, conosce la sua preparazione,i suoi campi di azione? Associazione, immagine, pubblicità:questi secondo me i punti su cui bisognerebbe lavorare perincrementare e valorizzare il nostro lavoro. Le montagnepiù richieste? Monte Bianco, Monte Rosa, Cervino, GranParadiso, Oberland bernese e Dolomiti.diverse. In una scuola di alpinismo, al contrario, è possibileorganizzare attività di gruppo riuscendo a gestire le diversitàattinenti la “richiesta” della Clientela. Le cose fondamentali:professionalità, disponibilità, riuscire a proporsi e proporre;queste caratteristiche unite a una buona dose di umiltà.Attraverso queste attitudini si può cercare di attirare e procurarenuovi compagni di avventura (mi vergogno a chiamarli Clienti),con i quali instaurare anche un rapporto. Sono molto contentodi riuscire a vivere con queste mie professioni mantenendoquesto legame con coloro che da molti anni condividono lapassione per la montagna, e con coloro che da poco tempo sisono lasciati accompagnare sulle cime più spettacolari delleDolomiti, difficilmente classificabili per bellezza e storia.Si segue la Guida sulla viadelle Bocchette nelle Dolomiti di Brenta.(foto: Maurizio Giarolli)Gargitter Per quanto mi riguarda io propongo unprogramma dettagliato con varie attività, come ad esempio: scialpinismo, arrampicata, trekking e alpinismo su alte cime.I gradi di difficoltà variano. Gli appassionati scelgono secondole loro capacità. Le montagne di più forte richiamo sonosicuramente quelle il cui nome dice tutto. Con il tempo, però,sono riuscito a motivare persone appassionate di montagnaad affrontare altre mete, meno note ma non per questo menoaffascinanti o avventurose.Giarolli L’attività storica della Guida Alpina, cioè quellache ci vede impegnati sulle grandi salite, sulle grandi montagnee pareti famose è forse il settore più in crisi. Per i nostri Clientiè sempre più difficile trovare tempo e disponibilità economicaper le loro ambizioni personali. Non ho una ricetta precisa,credo che una delle strade da percorrere sia nella genuinità nelrapporto con i nostri Clienti, un valore aggiunto, raro ai giorninostri, abbinato alla professionalità della Guida. Noi Guidesiamo uno strumento per la realizzazione dei grandi sogni, maanche tutor per la crescita individuale dei nostri allievi. Lemontagne di maggior interesse? Direi che le classiche storichesuscitano sempre un certo fascino se relazionate alla storia;credo, altresì, sia determinante saper stimolare e proporresempre nuovi terreni di conquista.Stefani In questo periodo credo vi siano molte GuideAlpine alla ricerca di una soluzione al fatto che la professionenon è più ricercata come tempo fa. Io appartengo a questacategoria. Per me, l’attività primaria è l’accompagnamento,l’insegnamento delle tecniche alpinistiche a persone singole.Lavorando in modo autonomo, prediligo rinunciare a gruppio corsi evitando di mescolare livelli tecnici e capacità fisiche22 | Uomini&Sport | Maggio 201344 – In base alla tua esperienza, potresti tracciare i diversiprofili dei tuoi Clienti, classificandoli cioè nel riferimentoalle motivazioni che li spingono ad affrontare salite chesono lontane dalle loro autonome possibilità: si tratta cioèdi fatue ambizioni, di una dimostrazione di autostima, o diautentica passione per poter gustare le emozioni e i brivididi arrivare su cime che si erano a lungo sognate? E quali sonoi rapporti che si stabiliscono con i diversi tipi di Clienti?Eisendle Il perché non importa, rimane completamentepersonale. E tutte le motivazioni mi vanno bene. Quel checonta però è il come saliamo sulle montagne! Io preferisco peresempio la persona che si fa accompagnare da un Amico piùesperto o da una Guida Alpina, rigorosamente senza lasciaretracce (by fair means), piuttosto che una persona che si preparao si fa preparare il tracciato con infrastrutture permanentialla sua portata (spit, corde fisse, ecc…) per poi salire in stile“autonomo”. La base è sempre un rapporto cordiale e sincero trala Guida e l’accompagnato o gli accompagnati. Nonostante cistiano di mezzo i soldi, rimane sempre un forte legame uguale aqualsiasi cordata privata. Forse la percentuale di responsabilitàè diversa a quella del gruppo privato, però una delle cose piùimportanti dell’alpinismo di qualsiasi tipo rimane il fatto che


ognuno debba prendersi quella responsabilità che riesce areggere. Cosi la cordata Guida/Cliente ideale rimane quellaun po’ classica, quella che cresce assieme nel corso degli annie che aumenta pian piano le pretese e l’Amicizia. La Guidaè servo e signore, contemporaneamente e nella giusta misura(forse vale per tutti i mestieri?!).Favè Raramente sono ossessionati da una via o dauna cima in particolare perché in genere sono io stessa che,in base alle loro precedenti esperienze e capacità, propongouna tal via. Diciamo che un denominatore comune è la granpassione per la montagna. Sicuramente fra questi c’è qualcunoal quale piace mettersi alla prova e in situazioni per lui al limite.Ad altri basta godersi la situazione di esposizione e l’ambientevissuto in una “situazione verticale”. Ad altri ancora è proprioil gesto tecnico motorio dell’arrampicata che affascina.Con molti di loro si instaura un vero e proprio rapporto diAmicizia dovuto al tanto tempo passato insieme e soprattuttoalle emozioni forti che si vivono in montagna. Secondo meè proprio per questo che ci si forma una propria Clientela,perché non sei una Guida come un’altra, ma sei quella personache ha regalato emozioni forti e anche intime.Gargitter Viaggiando sempre con gruppi di personeè difficile tracciare il profilo di ognuno. Fino ad ora non homai incontrato persone che volevano andare oltre le propriepossibilità. Anche perché organizzando viaggi completi sipresta più attenzione al gruppo invece che al singolo individuo.Il programma è già stabilito prima della partenza.di loro vive il “post” avventura in modo diverso: chi lo tienenascosto dentro e lo considera un’esperienza personale e chi loracconta come fosse la più importante avventura nella storiadell’escursionismo! Ma non ha importanza, perché il desideriodi fare e la realizzazione di un desiderio comporta lo stessoimpegno, magari maggiore per chi è meno allenato, minoreper chi è più abituato all’ambiente montano. Il rapportoche si viene a creare tra Guida e compagno d’avventura èindipendente dal ceto sociale a cui appartiene e questo, a mioavviso, è l’aspetto più bello e interessante di questa fantasticaprofessione.55 – L’ultima domanda riassume forse insieme il sensodelle precedenti e delle relative risposte: se un colpo dispugna riuscisse ad azzerare gli anni e far tornare da capo,ti sentiresti ancora di affrontare il lungo percorso richiestoper conseguire il brevetto di Guida Alpina, e rimettersi poia cimentarsi in questa attività come scelta di vita?Eisendle Temo di si! Se invece potessi incominciareuna seconda vita, mi butterei in un’esperienza sconosciuta eaffascinante come lo era la montagna 40 anni fa… forse anchein montagna?FavèSenza alcun dubbio.Gargitter La decisione di intraprendere questa attività èstata dettata della grande passione per la montagna e la natura,pertanto lo rifarei in toto.Giarolli Questa è forse la domanda più difficile,ognuno di noi ha motivazioni diverse e complesse nell’andarein montagna. Ho incontrato, molte persone, durante la miaattività. Ognuno con fini e aspettative diverse, assolutamenteindividuali. Il classico collezionista di salite, dove l’ambizione èmettere nel paniere una scalata, il professionista che ha bisognodi un’evasione totale e brutale dalla propria routine senza meteprecise se non vivere un esperienza “forte”, l’appassionato chesi innamora dell’attività di Guida e sogna di diventarlo, quelloche si gusta tutta l’avventura dal primo all’ultimo istantecome un vino pregiato, godendo dell’ambiente e della fiducianel proprio compagno di cordata. Personalmente prediligoil termine allievo a quello di Cliente perché, con la nostraprofessionalità, dovremmo riuscire a trasmettere quel qualcosache ognuno cerca, dando un valore aggiunto al rapportoGuida-Cliente.Stefani Ogni persona che si avvicina alla montagna,o meglio, ogni persona che decide di avvicinarsi al mondomontagna con la Guida Alpina ha una motivazione diversa.Questa è data dall’ambiente sociale da cui proviene e in cui vive.Lavoro con anonimi lavoratori dalla grande e sincera passioneper il verticale, ma anche con importanti e famosi professionistiche possono permettersi di avere una Guida anche più volte lasettimana. Ma ciò che accomuna tutti è che siamo “persone” econ lo stesso desiderio di salire, di mettere alla prova le nostrecapacità fisiche e mentali, di godere della sensazione di libertàvera che solo l’aria fredda sul viso e la vastità dell’orizzonte puòoffrire. Quello che avviene dopo non mi appartiene. OgnunoGiarolli La mia domanda preferita! Questa di azzeraretutti gli anni! È per me la risposta più semplice: sì, rifarei conentusiasmo tutto di nuovo, nessun rimpianto, dal corso diMaestro di sci a quello di Guida, nella maggiore consapevolezzadi essere un professionista che aiuta a realizzare i sogni di altrepersone, ma attraverso i loro sogni realizza anche i suoi.Stefani Non ho nessun tipo di rimpianto riguardantela scelta di vita che ho fatto anni fa, quando decisi di provareper poi riuscire a intraprendere questa professione, che mi hapermesso di vivere della mia forte passione per la montagnain tutti i suoi aspetti. Rifarei tutto sicuramente affrontandoil lungo iter per conseguire il “brevetto” di Guida Alpinae Maestro di sci, anche se spesso mi sono dovuto scontrarecon un ambiente non sempre sincero e meritocratico. Male difficoltà rafforzano e la passione per la montagna mi hasempre permesso di vivere questa attività lavorativa con grandeentusiasmo, con la consapevolezza di poter far capire o per lomeno tentare di far capire, l’essenza dell’andar per monti, insicurezza e divertendosi. Purtroppo, oggi, la nostra professionerisente fortemente dell’andamento sociale/economico chestiamo vivendo e la richiesta si fa sempre più discreta, maritengo d’essere fortunato a mantenere vivo l’interesse e lapassione in coloro che da molti anni continuano a condividerele avventure montane con il sottoscritto, e con coloro che dapoco hanno cominciato ad assaporare il senso dell’ambienteverticale. La nostra è una professione speciale…Uomini&Sport | Maggio 2013 | 23


I CONSIGLI DELL’ ESPERTONordic WalkingLA TECNICA DEL NORDIC WALKINGNato in Finlandia come tecnica di allenamento estivo per lo sci di fondo, il Nordic Walking si sta via via espandendo anchein Italia raccogliendo un numero sempre maggiore di appassionati. Si tratta infatti di una disciplina facile da imparare, cheprevede come unica attrezzatura tecnica un paio di bastoncini specifici e che è adatta a tutte le fasce d’età.Camminare con i bastoncini è infatti l’ideale per perdere peso, ed è particolarmente indicato per chi soffre di dolori articolarialla schiena o alle ginocchia, o per chi deve recuperare la forma dopo aver subito dei traumi.La disciplina del Nordic Walking rappresenta un’occasione unica per iniziare un’attività sportiva in modo facile e naturale,riscoprendo al contempo percorsi e luoghi suggestivi del territorio in cui viviamo.Contrariamente al running, il Nordic Walking coinvolge anche la muscolatura della parte superiore del corpo, visto l’impiegodi bastoncini che fungono da prolungamento del braccio e che favoriscono l’alternanza del movimento braccia-gambe; ilcorpo è così spinto in avanti in un movimento fluido e ritmico, sfruttando una sorta di modalità “4 ruote motrici” grazie allaspinta propulsiva che deriva dalla pressione del bastoncino sul terreno.“HO PROVATO IL NORDIC WALKING E ORA NON LO LASCIO PIÚ!”“Impugnarli per la prima volta fa sentire buffi, ma dopo le prime introduzioni,i fondamentali su come tenere in mano i bastoncini (“Un prolungamento delvostro braccio”, li definisce l’istruttore) e le spiegazioni sul movimento alternatodi gambe e braccia, siamo pronti a partire. Il percorso di 8 chilometri è adattoper dei beginners come noi ed in un paio d’ore lo completiamo. La passeggiata èstata divertente, ora si fa un po’ di stretching per sciogliere i muscoli leggermenteindolenziti e l’istruttore ci dà alcuni consigli e nozioni per concludere la giornata.Era il 2009 e da allora, di passeggiate in Nordic Walking ne ho fatte tantealtre. Le gambe il giorno dopo non facevano così male, o forse sì, un po’, manon tanto da non riprovarci. E così ho camminato ancora e ogni settimana,almeno una o due volte, prendo i bastoncini ed inizio a camminare: il beneficioè notevole, l’affaticamento limitato, l’ideale per me che preferisco ritmi piùlenti e che non disdegno di guardarmi intorno per apprezzare il paesaggio,chiacchierando con chi mi accompagna. Perché il nordic Walking è tuttoquesto: una disciplina sportiva che guarda al benessere ma che permette distare in compagnia e di condividere l’esercizio fisico con gli amici, in modopiacevole. E con il supporto organizzativo dell’associazione Giretto e con ibastoncini forniti da df Sport Specialist, camminiamo e camminiamo… conl’obiettivo di star bene, in compagnia, di conoscere nuove persone, di stareall’aria aperta, d’estate e d’inverno”.L’esperienza diFrancesca24 | Uomini&Sport | Maggio 2013


GLI STRUMENTI E LE PROPOSTEil bastoncino da nordic walkingDifferenti da quelli per il trekking o per lo sci, si contraddistinguonoper 3 elementi:11. impugnatura ergonomica grazie ad un guantino con laccioloche permette di mantenere il massimo controllo durante l’apertura ela chiusura della mano nella fase di appoggio, spinta e recupero delbastoncino.2. puntale in Widia che permette la massima tenuta durante la fasedi appoggio su terreno morbido, o di un gommino tassellato per unamaggiore aderenza su asfalto o superfici dure.2l’abbigliamento adatto33. asta in alluminio o fibra di carbonio, fissa o con regolazionetelescopica a chiusura meccanica che permette di regolare l’altezza delbastoncino in funzione della propria statura.Possiamo dire quindi che se puoi camminare puoi anchepraticare il Nordic Walking. Infatti questa disciplina coinvolgetutto il corpo, aumentando la frequenza cardio-respiratoria ebruciando al tempo stesso molte calorie. Alla lunga, avremo unmiglioramento della forza fisica e della resistenza, un aumentodell’equilibrio e della coordinazione.Imparare la tecnica corretta è fondamentale per poter godere ditutti i benefici che il Nordic Walking può offrire.Partecipare alle lezioni organizzate dagli istruttori di Giretto èun’ottima opportunità per cominciare; informazioni tecniche esuggerimenti sulle varie tipologie di bastoncini possono essererichieste agli addetti presenti presso i negozi df Sport Specialist.PILE DONNADF MOUNTAINGiacca in tessuto technofleece stretchinterno in ribstop garzato.Vestibilità ergonomica per favorirela libertà nei movimenti e soluzionifunzionali per le attività outdoor.GILET PrimaLoft UOMODF MOUNTAINGilet con imbottitura thermore suparte frontale. Schiena e fianchi intessuto felpa tecnica.Incredibile morbidezza ed elevatatermicità, facile manutenzione.GIACCA SOFTSHELL UOMODF MOUNTAINUn capo rivoluzionario nella collezionedf-Mountain. Praticità e vestibilità, unalinea estremamente moderna unita allatecnicità. Due colorazioni aggressive eduna vestibilità al passo coi tempi.Uomini&Sport | | Maggio Aprile 2013 | | ## 25


Grande successo anche quest’anno per le due splendide giornate di Skitest organizzate daDF Sport Specialist in collaborazione con i più prestigiosi marchi dello sci.L’appuntamento per tutti è al 2014.NOTTE BIANCAALLA VETTAVenerdì 15 marzo sulle nevi di Lizzola si è svolta la“notte bianca alla vetta” una sci alpinistica e ciaspolatache ha visto la partecipazione di 135 persone.Questa bellissima iniziativa è stata organizzata da SportSpecialist, La Sportiva e la Società degli impianti di Lizzola:i numerosissimi clienti e la bellissima serata hannocontribuito alla ottima riuscita di questo evento, che vedràsicuramente una terza edizione per il 2014.A nome di tutti gli organizzatori vogliamo ringraziaree rivolgere un grande applauso a tutti i partecipanti,anche perché il contributo di € 5,00 ha fatto raccogliereuna importante somma di denaro che sarà devoluto inbeneficenza.26 | Uomini&Sport | Maggio 2013


ACCADEVA NELL’ANNO…= =1935Arrampicatedella grignettaseconda parteLe “vie” aperte da Fasana, da Fanton, da Andreoletti,da Dorn nell’anteguerra; poscia da Carugati, daPolvara, da Porro, da Albertini, da Gasparotto nonrimasero più deserte per settimane e settimane, maogni domenica vedevano aumentate le schiere dei percorritoriche le risalivano. Ora queste schiere sono diventate talmentefitte, che ben si può affermare che la Grignetta è degna dicontare fra le più frequentate palestre di arrampicamento inItalia, a fianco, se non predominante, sulle consimili delleDolomiti.Mezza dozzina di cordate sul Costanza, dieci sul Fungo osull’Angelina sono spettacoli che si vedono ogni domenica, damaggio a ottobre. In quanto al valore dei “prodotti” di questascuola è doverosa una prima constatazione di fatto: cinqueanni fa in Grigna si ripetevano soltanto “vie vecchie”, le cuimassime difficoltà toccano il quarto grado e solo in qualchepassaggio sfiorano il quinto. Orbene, gli arrampicatori locali(e con essi intendo gli appartenenti alla Sezione di Lecco delC.A.I., alla Società Alpina Operaia Antonio Stoppani e allaSocietà Escursionisti Lecchesi) vi hanno da allora aperti, poiripetendoli sovente, numerosi nuovi percorsi in cui le difficoltàdi quinto e di sesto grado si susseguono, e la cui altezza non èvero che sia soltanto di qualche tratto di corda ma va fino ai400 metri della “diretta” del Sasso Cavallo (tanto per citarneuna). Vi sono molti pregiudizi da sfatare in alpinismo: ed unoè quello che le scalate in Grigna siano brevi e facili. Paracarri,passaggisti! – ogni tanto si sente dire fuori di qui da qualcuno chevuol saperla lunga, ma mi piacerebbe vederlo su certi passaggiche dico io. Il valore dei “prodotti” di questa scuola – nellatotalità autodidatta – è altresì affermato e documentato dalleprove da essi date nelle brevi campagne dolomitiche effettuatenegli ultimi tre anni, culminanti nel 1934 con le ripetizioni didue grandi “vie” quali la parete Nord della Cima Grande diLavaredo e lo Spigolo Giallo pure di Lavaredo, e l’apertura diun nuovo percorso sul fianco Sud della Cima Piccolissima. Inomi di questi scalatori sono diventati popolari in Grignetta,e ben lo meritano, perché ai lecchesi principalmente si devese l’arrampicamento lombardo è stato ora portato così avanti.Dovrei citarli qui, questi nomi di cari amici e fedeli compagnidi cordata, ma troppo lungo ne risulterebbe l’elenco, eppoi nonrispecchierebbe tutta la mia gratitudine e la mia ammirazione.Tali nomi li leggerete nella Guida e, quest’estate, ne sono certa,nelle cronache delle Dolomiti. Una palestra, e una scuola,da cui escono siffatti atleti sono dunque qualcosa di più edi meglio da considerare come semplice curiosità o fatto discarso significato: i risultati raggiunti affermano invece unospirito e un’efficienza di prim’ordine nei quadri dell’alpinismonazionale. Proseguiamo dunque nella nostra passeggiatadomenicale. Incrociamo le comitive di escursionisti che sisparpaglieranno nei boschetti e poi dopo aver mangiato e benbevuto li animeranno di canti e di danze; salutiamo i gruppidi amici che corda in spalla, si avviano fischiettando verso lerocce, e già li vediamo inerpicarsi sugli erbosi zig-zag della“direttissima” verso la Val Tesa, oppure immergersi nel sassosoCanalone Porta risalendone le superstiti nevi che ricoprono glienormi massi precipitati chissà quando dalla vetta.Il sentiero che stiamo percorrendo, o le tracce che chiamiamosentiero sono piuttosto ripide, ed è bene non forzare il passo,anche perché siamo alle prime uscite della stagione e il fiatoè da rifare. Si ha bell’essere andati a sciare quasi tutte ledomeniche d’inverno: in roccia è un’altra cosa, e per cominciareè consigliabile qualche scalata non molto difficile. Poco allavolta ci riabitueremo agli sforzi: le dita e le braccia sugli appigli,le gambe puntellate in spaccata, e l’occhio a ricercare la via eriprendere confidenze col vuoto.Dove andiamo oggi? – Sull’Angelina! – rispondono i mieicompagni, e mezz’ora dopo, giunti all’attacco col gesto più checon la parola m’invitano a legarmi al capo della corda.Cara, vecchia Punta Angelina, sulla quale tanti anni fa misila prima volta le mani. Ero una novizia della roccia; dellemontagne non conoscevo che le lunghe estenuanti salite su peril ghiaccio, e qui, in questo piccolo mondo selvaggio e diruto,tutto mi sembrava strano: luoghi e persone. Arrampicare suquella breve e ripida “via comune” dietro un celebre alpinistamilanese mi pareva un fatto eccezionale. Subito esposta èla parete d’attacco che si percorre diagonalmente, ed ivi èconsigliabile di non “volare” giacché il compagno di sotto nonpotrà tenervi. Ma onesta è la qualità della roccia, e le maniritrovano subito l’agilità e la sicurezza di una volta. L’occhiopure, e trenta metri più su dove un breve ma strozzato caminettoobbliga a un delicato passaggio, ci si volta con gioia a salutarele altre cordate che proprio a picco sotto le nostre pedule siaccingono a seguirci. Questa breve e divertente scalata passapel cavallo di battaglia dei principianti, come il Sigaro lo è perquelli di una classe superiore: ma s’intende che io parlo delle “vienormali” caratteristiche dell’anteguerra o subito dopo questa,giacché gli itinerari aperti in seguito sono di ben altro genere.La Guida di prossima pubblicazione soddisferà – vogliamosperare – ogni legittima curiosità a questo riguardo, ma si puògià dire che ogni punta o guglia o torrione sono stati in questiultimi quattro anni saliti e risaliti per ogni parete, spigolo, ofessura. Così, su questa Angelina oltre alle due precedenti “vie”altrettante ne sono state aperte, e a quella sulla parete Est ilmio primo di cordata Cassin ha voluto darle il mio nome. Inquanto al Sigaro, l’originaria “via” aperta nel 1915 se è tuttorala più frequentata, ora è fiancheggiata da due nuovi percorsidi straordinaria arditezza e difficoltà. L’apertura di questi e dialtri itinerari è merito, come già detto, dei giovani lecchesi, ilcui entusiasmo per l’arrampicamento è davvero commovente.Il tempo vola; è l’ora di scendere. Due corde doppiedall’Angelina, quattro dal Sigaro, vi riportano al piede dellerocce, dove sull’erba vi aspetta il sacco con le provviste equalche amico salito fin quassù a godersi lo spettacolo.Uomini&Sport | | Maggio Aprile 2013 | | ## 27


Più o meno rapidamente si svolgono queste arrampicate;talvolta si perde molto tempo perché una piccola folla si formain vetta; le corde s’imbrogliano, e la manovra per la discesa indoppia non si può fare che per uno alla volta. Mi è capitato dirimanere l’ultima e di smistare dal chiodo della prima doppiaben diciassette persone: cinque minuti per individuo fate voi ilcalcolo a quanto somma, e stare un’ora in bilico su quell’aereaterrazza, e insegnare come si mette la corda, davvero che dopoun po’ si ha il diritto di essere “stufa”… E quando credevo diaver finito e mi accingevo a scendere a mia volta, vedo spuntarealtre teste vicino alla croce di vetta e mi sento invitare adaspettare un altro po’ per un supplemento di lavoro.Dove andare ancora? Siamo partiti presto dai Resinelli; eadesso saranno appena le undici. Possiamo mangiare unboccone, e poi dirigerci altrove. Le mani si sono snodate, el’immaginazione pure. Come è bello arrampicare dopo tantimesi di riposo; sentire la roccia sotto le nostre dita farsi calda apoco a poco per il sole che vi batte; il corpo ritrova la naturalezzadei movimenti che le prime volte ci sembravano così difficilie assurdi, e ogni problema di equilibrio ora è affrontato erisolto con un piacere, con un istinto che ci fanno nascere nelcuore una gioia irrefrenabile. Talvolta vien di cantare a mezzodell’arrampicata; sempre un gorgheggio di saluto e di vittoriaesce dal petto una volta raggiunta la vetta.I visi dei miei compagni rispecchiano la felicità d’ognuno, estringendo la loro mano forte e callosa ci diciamo più e megliodi dieci discorsi. Si provano a ripetere i miei “jodler”, e nonriuscendovi fingono d’arrabbiarsi; dal basso rispondono voci;altre riecheggiano dalle vette vicine alla Grignetta si fa tutto unvolo di richiami e di canti che s’intrecciano e si snodano nell’ariamattutina. Gente ci chiama per nome dalla Cresta Segantiniche è sopra le nostre teste. Vediamo le cordate profilarsi controil cielo. È questa cresta un altro dei piccoli capolavori dellaGrigna, rigida merlettatura che unisce il Colle Valsecchi allavetta della montagna con un susseguirsi di punte, di denti, digendarmi il cui superamento, e relative discese, offrono due oredi divertentissima arrampicata. È consigliabile percorrerla inprimavera o in autunno avanzato e non importa se c’è un po’ dineve, così si evitano gli imbottigliamenti, di trovarvi dozzinedi cordate che ritardano la marcia, o fanno cadere sassolinisulla testa, come sovente capita nelle domeniche di estate. Visi possono compiere varianti a piacere, da scoprire sui dueversanti a picco della Val Scarettone e della Val Tesa. Dalpunto di vista della difficoltà questa arrampicata rappresentaun tipico secondo grado, poi c’è il terzo e anche di più, bastaandarlo a cercare.A proposito di questi gradi bisogna dire che fino a quattro annifà nessuno ne faceva parola in Grignetta, non sapevano checosa fossero. Adesso, oltre ai passaggi in roccia vi si classificanoanche la maggiore e minore eccellenza della pastasciuttaservita nei vari rifugi o la venustà delle numerose signorineo signore che salgono quassù. Qualcuno inorridirà di questamescolanza del sacro col profano; una colpa c’è, e in parte sideve alla scrivente – che per la prima ne parlò ai suoi nuoviamici. Debbo aggiungere che non ne sono affatto pentita?Fra questi lecchesi e gli alpinisti cittadini vi era un tempo uncerto distacco: più evoluti e più colti, forse un tantino scettici,questi ultimi mostravano di non apprezzare i reali progressiche gli arrampicatori locali andavano facendo. Ora, però,l’equivoco è del tutto dissipato. Quando presi a frequentarli,subito mi accorsi delle loro grandi possibilità se trasferiti28 | Uomini&Sport | Maggio 2013a metterle in atto in un campo più vasto e più completoalpinisticamente. A quell’epoca io avevo una certa esperienzafino al quinto grado, e volentieri soddisfacevo alla curiosità deimiei amici, che mi chiedevano di quale grado era questo o quelpassaggio che facevamo assieme. Quando gli dicevo che ladifficoltà della parete “Ape” del Teresita poteva in certo modoequipararsi a quella della “parete Preuss” della Piccolissima diLavaredo, stentavano a credermi. Gli pareva troppo bello chefossero capaci di tanto, e vedevano le Dolomiti attraverso leamplificazioni di chi pur essendoci stato non le ha comprese,ma non vuole ammetterlo. Nessuno gli aveva mai parlato dellescalate che, oltre alle classiche, negli ultimi anni avevano tantoavanti portato il limite delle possibilità. Perciò la prima voltache i due futuri Accademici Cassin e “Boga”, l’uno con ErosBonaiti e l’altro con me, misero le mani sulle Dolomiti, gli sileggeva in faccia, oltre alla felicità, la certezza di non essereinferiori alla bisogna, qualunque essa fosse.Difficile resistere all’invito di questi stupendi torrioni della Grignetta:-pagina precedente - la Guglia Angelina e l’Ago Teresita. (foto: Robi Chiappa)-sopra - il gruppo del Fungo. (foto: Giorgio De Capitani)Quel giorno di fine settembre che con “Boga” andammo a“fare” la parete della Tofana di Rozes era freddo e pioveva: main poco meno di tre ore ce la sbrigammo, e quella che i classiciavevano definito “la più vertiginosa traversata delle Alpi” almio compagno risultò un passaggio come ne aveva superatotanti in Grignetta, solo un po’ più lungo.Con questa preparazione, che è anche spirituale e provienedal senso dell’agonismo e della lotta così diffuso ormainella gioventù sportiva col rivelarsi delle nuove forzedell’arrampicamento milanese qui domenicalmente presenti,è naturale che la frequentazione della Grignetta a scopodi scuola e di allenamento assuma ogni anno una sempremaggiore intensità. L’arrampicatore delle altre regioni chevorrà venirvi a passare qualche giorno troverà cordiale ecomprensiva accoglienza fra noi. Emilio Comici – che credose n’intenda – dalla prima volta che ci venne non manca ogniprimavera di ritornarci.Mary Varale


DOVE VIAGGIAIL LOGO DF SPORT SPECIALISTInviaci una tua fotografia dove compare illogo df Sport Specialist: sarà qui pubblicata,mentre a te faremo dono di un simpaticogadget. Le immagini più curiose e più bellesaranno premiate durante una delle serate“A tu per tu con i Grandi dello Sport”.Eleonora, promettente atleta, in corsa al Crossdi Cassano d’Adda (BG). (foto: Monica Pesente)Sergio Petracchi,dal deserto del Gobi in Mongolia.Dall’Aconcagua - Argentina - due interessanti ecuriosi scatti di Giancarlo Bonardi.Spedizione K2 -Karakorum- A sinistra: la piramide delMasherbrum; a destra: il Circo Concordia del Baltoro.(Foto di Valentino Bassi, inviate da Domenico)Uomini&Sport | Maggio 2013 | 29


Amici in corrispondenza...Cosa c’è di più deludente che un dialogo tra sordi? Sappiamo certo e ne siamo contenti che adessofortunatamente anche tra sordi ci si intende perfettamente con un brillante linguaggio visivo, ma nonè questo che intendiamo dire. Che sconforta è quel silenzio che rimane come una risposta ad unpropositivo interlocutore, e con questo riferimento a chiedere un confronto colloquiale interviene oradf Sport Specialist, che pone in causa la sua attività commerciale e le sue iniziative culturali espressenelle “serate a tu per tu” e nella sua rivista “Uomini e Sport”. Non abbiamo dubbi che su tutto ciò ognuno si siaformato una propria opinione, dove abitano considerazioni positive, ma anche critiche, con abbondante disponibilitàdi suggerimenti e proposte da offrire.Se mancava l’occasione di farsi vivi in questo senso, ora viene rilasciata un’ opportunità continuativa, mettendo a disposizioneun’intera pagina di “Uomini e Sport” dove si possono accogliere le comunicazioni dei nostri amici, che lo potranno fare nellaforma epistolare tradizionale, o di e-mail, o altro. In questo rapporto comunicativo possiamo corrispondere un vero riscontrodi amicizia, che contribuirà a rendere più proficuo e piacevole tutto ciò che df Sport Specialist propone a coloro che sirivolgono a noi con fiducia e amicizia.Quando richiesto e secondo i diversi casi, alle Vostre segnalazioni o interpellanze verrà dato su questa stessa pagina unopportuno riscontro: sempre come amici e per sentirci sempre più amici.Carissimo Sergio,è con vero piacere che approfitto dello spazio dedicato per scrivere quello che già da tempo volevo esprimerti.Sono un fedelissimo delle serate dedicate al grande alpinismo e pur venendo da Milano, non me ne sono mai persa una, aincominciare dalle prime con Patrick Gabarrou e Hans Kammerlander, ricordi?Da allora, devo dire di aver potuto conoscere, grazie a DF Sport Specialist, i più importanti alpinisti del mondo, con delle seratedifficili da dimenticare, a partire dall’ultima con il grande Ueli Steck. Difficile citare gli incontri più belli, e senza sottovalutare glialpinisti di casa che ci hanno offerto momenti bellissimi, spesso dedicati alla nostra Grigna, il colpo di genio è stato sicuramenteinvitare Dean Potter oppure Jim “the bird” Bridwell: due leggende viventi che mai avrei pensato di poter conoscere, figuriamociincontrarli in negozio!A questo proposito ti devo dire che partivo da Milano da solo in macchina, mentre oggi le macchine sono almeno due e tutte pienee quelli che mi seguono sono diventati clienti fedeli di DF Sport Specialist: è inevitabile. Quando racconto che si incontrano innegozio le leggende dell’alpinismo, durante la serata si possono avere sconti speciali, spesso si partecipa a una lotteria, ti regalano unabella rivista di sport e di montagna, gli amici non mi credono e mi dicono: “e poi? ti offrono anche la cena?”“Certo, un piatto di ravioli, pane e salame e un bicchiere di rosso!”Più di così non si può chiedere altro.Volevo esprimere il desiderio di vedere rinnovato il sito del negozio on line, ma anche quello è stato fatto e devo dire che anche imiei amici di Milano, lo utilizzano per i loro acquisti in tutta comodità da casa, me compreso.Se proprio potessi esprimere un nuovo desiderio però, mi piacerebbe incontrare Alex Huber e rivedere Patrick Gabarrou. Mentre suUomini e Sport mi piacerebbe qualche articolo sul trail running.Nel ringraziare te Sergio e tutto lo staff per quello che fate, ti allego, tra le decine di foto scattate insieme ai grandi della montagna,una foto fatta in occasione di una delle serate DF Sport Specialist, con Giovanni Quirici, grande scalatore, che ci ha lasciatoprecocemente: degno di essere annoverato tra le leggende dell’alpinismo.Un caro saluto,Paolo ScaricabarozziBuongiorno.L’amico Renato Frigerio mi ha gentilmente passato un paio di numeri della Vostra rivista “Uomini e Sport”. Mi sentoobbligato ad esprimere i più sinceri complimenti. Sono rimasto veramente sorpreso. La rivista è bella, la veste tipograficaeccellente. Sebbene edita da una ditta commerciale, la pubblicità è discreta, non eccessiva, si da ampio spazio ad articoliinteressanti sia per quanto riguarda l’alpinismo attuale che quello glorioso del tempo che fu. Anche le firme sono di tuttorispetto. Insomma, la si legge bene e l’informazione è tempestiva. Complimenti ancora e auguri di buona continuazione.Ambrogio Bonfanti - Società Escursionisti Lecchesi.30 | Uomini&Sport | Maggio 2013uominiesport@df-sportspecialist.itdf-SPORT SPECIALISTRedazione “Uomini e Sport”Via Figliodoni, 14 - 23891 Barzanò - LC


SI SONO APERTE CON IL BOTTO LE SERATE A TU PER TU DEL 2013Un uomo che riesce asovvertire le leggi dellafisica? Impossibile!E invece lo scorso 7febbraio ha fatto la suaapparizione nel punto vendita df-SportSpecialist di Bevera di Sirtori. L’alpinistaelvetico Ueli Steck ha aperto col botto il2013 delle serate “A tu per tu con i grandidello sport”: negozio gremito, gente inpiedi con alcune persone arrivate sinda Treviso per vedere questo fenomenodella montagna.“Ho cominciato a scalare a 12 anni, a 18ho salito l’Eiger per la prima volta. C’èstato un periodo in cui nella mia vita c’erasolo l’arrampicata, poi sono diventato unpo’ più vecchio (Ueli Steck ha 37 anni,ndr) ed è subentrata un’altra passione…mia moglie!” Oltre a essere un grandealpinista a Ueli piace scherzare. Ma quando scala non scherza affatto, questo uomo ha fatto della velocità il suo punto di forzarealizzando delle imprese incredibili. Su tutte la splendida “trilogia” a suon di record sulle tre grandi pareti Nord delle Alpi: Eiger,Grandes Jorasses e Cervino. “Quello che volevo fare era salirle tutte nel minor tempo possibile” e così nel 2008 ha ripetuto lavia Heckmair in 2h47’33”, nello stesso anno ha poi ripetuto la via Colton-McIntyre sulle Grandes Jorasses in 2h21” (“Un passoimportantissimo per me poiché, se l’Eiger lo conoscevo praticamente a memoria, questa salita l’ho fatta a vista, senza conoscerla”)e nel 2009 è stata la volta della via Schmid al Cervino in 1h56”. “Ho impiegato 7h04’ per salire queste tre pareti. E quando sonoarrivato in cima al Cervino sentivo di aver concluso un grande progetto”.Come mai hai ricercato la velocità in montagna? “Visto che tutte le montagne delle Alpi erano già state salite anche con viedifficilissime ho cercato qualcosa di diverso con una sfida nuova: la velocità. Io sono molto competitivo e sono anche moltoambizioso. Non mi è mai interessato passare una bella serata in rifugio con amici, ma la prestazione è sempre stata al centro deimiei pensieri. Non vuol dire che non mi interessano gli amici, ma quando vado in montagna cerco quell’extra che mi interessa:la prestazione”.Dietro c’è molto allenamento: “I miei record sembrano coseimpossibili, ma sono frutto di tanto allenamento solo così lecose impossibili diventano possibili. Ovviamente dietro c’è lostudio della via come nel caso dell’Eiger, non si può dire lostesso delle Grandes Jorasses dove ho fatto la via a vista”.Velocità e sicurezza come si conciliano? “Se spingi la velocitàall’estremo può diventare molto pericoloso e più spingi e piùaumenti il rischio. Ma a volte essere veloci è anche un fattoredi sicurezza e io sono cresciuto con l’idea che bisogna essereveloci in montagna”.Ora stai programmando una nuova avventura con SimoneMoro, puoi dirci qualcosa? “Partiamo insieme per l’Everest ilresto lo vedrete, sicuramente sarà una via nuova!”Sopra: Sergio Longoni in compagnia di Ueli Steck e Simone Moro.In alto: bagno di folla per il grande alpinista messo a “dura prova” con foto eautografi da parte dei suoi numerosissimi fans accorsi alla serata.UELI STECKL’ALPINISTADELL’IMPOSSIBILEA proposito delle serate “A Tu per Tu ” di Marco MilaniUomini&Sport | Maggio 2013 | 31


A proposito delle serate “A Tu per Tu ” di Marco MilaniSCARASON:UNA PERLA NASCOSTANELLE ALPI LIGURICON FULVIO SCOTTO ALLASCOPERTA DI UNA PARETEMITICA E SCONOSCIUTAUna bella sorpresa, un piacevole incontro, unascoperta inaspettata. Fulvio Scotto ci ha regalatola bella possibilità di conoscere una perla nascostanelle Alpi Marittime: lo Scarason.Una parete ai più sconosciuta, che però può vantare unastoria degna di vette più blasonate. Ad accompagnarci inquesto particolare quanto avvincente pezzo di storiadell’alpinismo, Fulvio Scotto, autore del libro “Scarason” editoda Versante Sud, e Angelo Siri, regista per passione che daquel libro ha tratto un bellissimo film. Ci anticipa Scotto:“Non sarà una serata di grande alpinismo, anche se si parleràdi una parete mitica delle mie montagne. Probabilmente èuna parete sconosciuta, anche se su quella roccia ci hannomesso le mani alpinisti del calibro di Gianni Comino, MarcoBernardi, Patrick Bèrhault, Patrick Gabarrou, PhilippeMagnin, e quindi altri grandissimi esponenti dell’alpinismotransalpino moderno, quali Yannick Graziani, StèphaneBenoist con la moglie Laura Baretge, unica donna a tutt’oggiad aver salito la parete”. Alla serata non ha voluto mancarenemmeno un altro grande alpinista italiano, AlessandroGogna che nel 1967 con Paolo Armando, con sei giornicomplessivi di scalata estrema, ha realizzato la prima salitadella parete dopo una trentina di anni di tentativi da partedi nomi che hanno scritto pagine importanti nella storiadell’arrampicata.Sergio Longoni e Fulvio Scotto in uno scambio di battute durante la serata.32| Uomini&Sport | Maggio 2013Fulvio Scotto con Alessandro Gogna, che con la sua partecipazione hacontribuito ad arricchire ed impreziosire i contenuti della serata.Una parola per descrivere questa parete?“Repulsiva… Le Alpi liguri sono come un piccolo frammentodelle Dolomiti trapiantate giù nelle Alpi occidentali e loScarason raccoglie il maggior concentrato di difficoltà dalMonte Bianco al mare. La difficoltà è di tipo ambientale, nontanto tecnica. Giocano fattori fondamentali, l’ambiente unpo’ opprimente, la difficoltà di chiodatura, la roccia friabile.Qui ci si trova a scalare in un angolo davvero dimenticato.Lo Scarason è un piccolo gioiellino di valore alpinistico in unposto sconosciuto”.Una serata particolare che ci ha fatto capire come ci siaancora tanto da scoprire. Una serata vivamente apprezzatadal pubblico. “È sicuramente una serata che ti mette incondizione di conoscere una serie di persone, situazioni edeventi che altrimenti non avresti la possibilità di cogliere – hadetto Marino Lafranconi, amico di Fulvio Scotto. Io conoscoFulvio, perciò ho voluto partecipare alla serata”. Entusiastaanche Paolo Scaricabarozzi, affezionato delle serate targatedf Sport Specialist: “Una serata bellissima: secondo menon esistono solo i grandi alpinisti, che vediamo semprevolentieri. Ma esistono anche delle serate che vale la pena diessere proposte e seguite, quando presentano montagne comequesta che non conoscevo”.


I PROSSIMI APPUNTAMENTI“A tu per tucon i grandi dello sport”MAYAN SMITH-GOBAT09/05/2013dalle ore 20:30Una determinazione fuori dal comune.Certamente una delle climber più interessanti del momento: 33anni, eccelle in quasi tutti i campi, dalle difficilihh vie trad aimonotiri in falesia fino all’ 8c, alle lunghe vie di più tiri.ANNA TORRETTA20/06/2013dalle ore 20.30“Il ghiaccio è azzurro”- la sua storia illustrata con proiezioni inmultivisione.“Arriva l’inverno in Afghanistan”- il film della sua spedizionecon le altre donne coraggiose come lei.RENATO CASAROTTO18/07/2013dalle ore 21.30Eccezionale e del tutto diversa questa serata “A tu per tu”.Sarà infatti uno spettacolo teatrale a stabilire con un ospiteillustre un incontro di intensa commozione, anche se soltantovirtuale.Con “DUEAMORI” scopriremo gli aspetti più profondi e mairaccontati di Renato Casarotto.www.blufrida.itSIRTORI - LOC. BEVERA


I NEGOZI DF SPORT SPECIALIST LI TROVI A:DANIELAGILARDIDue risultati importanti nellacategoria MF45 per la runnerdel Team df Sport Specialist.Un secondo posto d’eccellenzaalla Cinque Mulini 2013tenutasi a febbraio edancora un secondo posto aiCampionati Italiani MasterCross di marzo.DANIELANTONIOLIDopo le vittorie al wintertriathlon Vallespluga edal Campionato ItalianoEsercito di sci alpinismo,l’atleta df Sport Specialistchiude in bellezza il mesedi febbraio con il secondoposto ai Mondiali diwinter triathlon.ANTONIOARMUZZINEWSGrande successo per ilrunner df Sport Specialistche lo scorso 24 febbraioha vinto la sedicesimaedizione della Maratonadelle Terre Verdiane diSalsomaggiore.MilanoVia Palmanova 65-fermate MM Udine/CimianoTel. 02-8970877Olgiate Olona (VA)Via Sant'Anna, 16 - al fianco di Esselunga e BricoTel. 0331-679966PiacenzaCentro Commerciale "Galleria Porta San Lazzaro"Via Emilia ParmenseTel. 0523-594471Grancia / Lugano (Svizzera)Parco Commerciale GranciaVia Cantonale s.n.Tel. 0041-919944030Desenzano del Garda (BS)Centro Commerciale Le VeleVia Marconi, angolo Via Bezzecca s.n.Tel. 030-9911845Mapello (BG)Centro Commerciale Il ContinenteVia Strada RegiaTel. 035-908393CremonaCentro Commerciale Cremona Po,Via Castellone 108Tel. 037-2458252Orio Al Serio (BG)Via Portico 14 - 16 (vicino Oriocenter)Tel. 035-530729Sirtori (LC)Via delle Industrie,Provinciale Villasanta-Oggiono, Località BeveraTel. 039-9217591Bellinzago Lombardo (MI)Centro Commerciale La Corte LombardaTel. 02-95384192Lissone (MB)Centro UCI Multisala, Via Nuova ValassinaTel. 039-2454390San Giuliano Milanese (MI)Centro commerciale “C.C. San Giuliano”Via Emilia - km 315, angolo via TolstojTel. 02-98289110Vieni nei negozi a ritirare i cataloghi delle nuovecollezioni o sfogliali online sul nostro sito.Shop On Lineshop.df-sportspecialist.itwww.df-sportspecialist.itinfo@df-sportspecialist.it | sede tel. 039.921551

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