<strong>IL</strong> <strong>CALITRANO</strong> N. <strong>53</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2013ORGOGLIO E DIGNITÀdi Antonio Rubinoascemmo Cal<strong>it</strong>rani, fummo emigranti, di-meridionali. Italiani? Forse nonNventammolo siamo mai stati. Eppure, siamo cresciuti nelm<strong>it</strong>o del risorgimento. Nell’esaltazione dell’un<strong>it</strong>àd’Italia come inizio di una nuova eraportatrice di progresso ed emancipazione perle masse contadine e analfabete. Principio difratellanza e solidarietà tra i numerosi popoliche ab<strong>it</strong>avano la penisola. Per la nuova Patria,abbiamo combattuto, abbiamo sofferto fame efreddo, siamo stati fer<strong>it</strong>i, mutilati ed infine siamomorti. Ci siamo illusi che ciò bastasse perrendere la nostra stirpe, C<strong>it</strong>tadini “CIVlS” Italiani,con i doveri ma anche con i dir<strong>it</strong>ti che talet<strong>it</strong>olo implica. No, purtroppo non è bastato.Non è bastato aver taciuto, occultato, dissimulatoper oltre 150 anni la vera storia dellaconquista ed occupazione del Sud da parte deisoldati Piemontesi. Non è bastato averci massacrati,derubati, deportati e rinchiusi. Eravamobriganti, siamo diventati parass<strong>it</strong>i senzaesser stati mai c<strong>it</strong>tadini. Ci hanno consideratouna genia di rozzi e miserabili selvaggi che vivevanosottomessi a nobili e feudatari. Ci hannoimposto il m<strong>it</strong>o del Nord civile ed evolutoche ci ha liberato dal giogo millenario dei massar<strong>it</strong>irapiedi di baroni e signorotti locali.Ogni popolo, ogni uomo vale per quello che èstato e per quello che ha fatto. Nei secoli noimeridionali, come del resto tutta l’Italia, abbiamosub<strong>it</strong>o invasioni e sottomissioni da innumerevolieserc<strong>it</strong>i stranieri. Abbiamo sempreversato l’obolo ai padroni che si sono succedutinei secoli, ma siamo sempre stati capaci disostentarci con le nostre forze, con i prodottidella nostra terra e dei nostri artigiani. Non eravamoe non siamo, per genia, inferiori a nessuno.Anche se molti continuano a sostenerlo indicandoil Sud parass<strong>it</strong>a come unico colpevoledella crisi economica e dell’endemica subaltern<strong>it</strong>àdell’Italia alle altre nazioni europee.Eppure siamo stati noi. Siamo noi, ad aver rimossoradicalmente e completamente gli avvenimentidell’occupazione del Sud. Siamonoi, ad aver dimenticato la nostra storia. Siamonoi, ad aver scelto a chi affidare il nostrofuturo e le nostre speranze. Siamo noi, ad averaccettato con pacata rassegnazione il degradodelle nostre terre. Siamo noi, a credere che bastassecostruire tre capannoni e una strada chesi arrampica sul costone della collina per crearesviluppo. Siamo noi, che abbiamo accettatosupinamente minimi contributi e personalissimisussidi. Siamo noi a sentirci subalternial grande, evoluto e industrializzato Nord. Siamonoi, che dopo aver studiato, viaggiato e lavoratoin tutto il mondo, non siamo stati capacidi cambiare le consuetudini radicate nella serenarassegnazione. Siamo noi ad esserci sedutiaspettando che qualcuno ci indicasse lastrada. Si, di colpe ne abbiamo. Ne abbiamocome meridionali e come Italiani. Ci facciamoguidare da pol<strong>it</strong>ici inadeguati, contaminatida principi che salvaguardano unicamente igrandi gruppi industriali e bancari. Alla Germania,per risolvere la questione dell’unificazione,sono bastati quindici anni. Per noi, dopo150 anni, continuiamo a sentire pol<strong>it</strong>ici che“pongono la questione meridionale sul tavolodelle trattative”. Ci parlano di globalizzazione,di mercati inquinati da finanzieri senzascrupoli, dalla libera circolazione delle mercie della libera concorrenza del lavoro. Poi però,siglano accordi commerciali con gli altri statiprivilegiando unicamente le grandi industrie,quasi sempre, del Nord.Poi ci accorgiamo che importiamo grano dall’Australia,frutta dal sud America, concentratodi pomodoro dalla Cina e perfino noci dallaCalifornia. Ci dicono che il mercato globalee le multinazionali vanno a comprare i prodottidove costano meno. Ev<strong>it</strong>ano accuratamente dispiegarci come un quintale di grano, di noci odi pere prodotte dall’altra parte del mondo e trasportatiin Italia, possa costare meno che l’equivalenteprodotto in Italia. Nel frattempo assistiamorassegnati al degrado delle nostreterre, al costante abbandono di terreni e coltureche da sempre sono state le nostre unichefonti di redd<strong>it</strong>o. Fertili appezzamenti abbandonatinell’indifferenza e regalati a branchi dicinghiali che completano l’opera di distruzionedelle ultime tipiche colture che qualche anzianoancora si ostina a conservare.È da poco trascorso l’anniversario del terremoto1980. Sono passati trentadue anni. Per noiCal<strong>it</strong>rani non più residenti, r<strong>it</strong>rovare il “nostro”paese cui ci lega un intimo e profondo affetto,immobile anno dopo anno ancora con le piaghee le fer<strong>it</strong>e non curate è una sofferenza costante.Per anni, in particolar modo dopo il terremoto,quale rimedio per lo sviluppo dell’alta Irpinia,si è teorizzato, progettato e finanziato una f<strong>it</strong>tiziaindustrializzazione. Sono stati erogati finanziamentia imprend<strong>it</strong>ori spregiudicati e faccendieriammanicati, senza verificare se iprogetti fossero effettivamente realizzati. Si continuaad accusare la malav<strong>it</strong>a organizzata chesoffoca la libera imprend<strong>it</strong>oria meridionale. Intutto questo, i nostri pol<strong>it</strong>ici, sono stati completamenteassenti, non chiarendo mai fino in fondole scelte fatte sulla pelle dei c<strong>it</strong>tadini. Eppure,sono loro i professionisti della pol<strong>it</strong>ica.Sempre gli stessi, insost<strong>it</strong>uibili e immutabili comele stagioni. Intanto assistiamo ad un impoverimentodemografico, economico e culturalesenza precedenti delle nostre terre.Stiamo vivendo un periodo di profonda crisisia economica sia culturale. Professori, ricercatorie tuttologi indicano cause e soluzionicomprensibili e spesso inconciliabili. Mercatiglobali, consumi stagnanti, fondi comuni di investimento,deb<strong>it</strong>i primari ecc. ecc. parole inutili.Termini creati da finanzieri spregiudicatisolo per coprire saccheggi legalizzati. Se, equando ne usciremo, probabilmente torneremoa dare la giusta importanza alle cose concrete.Non più prof<strong>it</strong>ti virtuali, ma guadagniconcreti prodotti dal lavoro. È tempo di pretendereattenzione e rispetto da parte dei nostrirappresentanti locali e nazionali. È tempo diesigere provvedimenti legislativi che garantiscanoattenzione e tutela alle specifiche realtàeconomiche esistenti sul nostro terr<strong>it</strong>orio. È diventatoimperativo salvaguardare, valorizzaree favorire le eccellenze, ancora presenti sul terr<strong>it</strong>oriodell’alta Irpinia. Terr<strong>it</strong>orio che sappiamo,non adatto a produzioni a carattere industriale,ma certamente, con adeguate tutele emirati investimenti, si può e si deve puntaresulla qual<strong>it</strong>à e tipic<strong>it</strong>à dei prodotti. Se non si ripartevalorizzando secoli di conoscenza e diesperienza, allora assisteremo al costante degradoe abbandono di tutti quei terr<strong>it</strong>ori chenon sono in grado di assicurare grandi utili allemultinazionali. Abbandono, degrado e desolazioneportano al costante deperimento de<strong>it</strong>err<strong>it</strong>ori, alla riduzione demografica e al crollocostante ed inarrestabile del valore complessivodel terr<strong>it</strong>orio, che diventerà terra di facileconquista per speculatori e faccendieri.Cal<strong>it</strong>ri, 05.05.2013 Prima Giornata dell’Agricoltura. Mario Capossela (nzaccand’), Valeria Capossela,Canio Codella. Davanti Giuseppe Codella (curella dif’sette) e la piccola Marianna Strazza.10
N. <strong>53</strong> n.s. – Maggio-Agosto 2013 <strong>IL</strong> <strong>CALITRANO</strong>“UN PAESE CI VUOLE …”Associazione Il Chicco di Granoi è tenuto il giorno 27 aprile 2013 alle oreS10,30, presso l’aud<strong>it</strong>orium del LiceoScientifico “A.M. Maffucci” di Cal<strong>it</strong>ri, perl’occasione affollato di c<strong>it</strong>tadini, docenti estudenti, il Convegno in memoria di AngeloDi Milia, agronomo deceduto a Cal<strong>it</strong>ri il 9ottobre 2012, dal t<strong>it</strong>olo: “La passione per ilterr<strong>it</strong>orio e il coraggio per l’innovazione”, organizzatodalla Associazione Il Chicco diGrano d’intesa con l’Ist<strong>it</strong>uto Maffucci, nell’amb<strong>it</strong>odella presentazione delle borse distudio rivolte agli studenti dei tre indirizzi discuola che per quest’anno dovranno cimentarsisul tema: “Un paese ci vuole, non fosseper il gusto di andarsene via. Un paese vuoldire non essere soli, sapere che nella gente,nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo,che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.”(Cesare Pavese - La luna e i falò).Il dirigente scolastico Prof. Gerardo Vespucciha fatto gli onori di casa introducendoil convegno e presentando i relatori, hasottolineato l’importanza della conoscenzacome arma del successo.Sono intervenuti:• il Dott. VITANTONIO RUBINO (Presidentedell’Ass. Il Chicco di grano in memoriadi Angelo Di Milia) che si è soffermatobrevemente sulla presentazione dell’Associazionee delle sue final<strong>it</strong>à;• il Prof. LUIGI RAMUNNO - Ordinario dell’Univers<strong>it</strong>àdegli Studi di Napoli FedericoII, che ha introdotto la figura del compiantoAngelo Di Milia sotto il punto divista umano;• il Prof. ANTONIO DI FRANCIA - Associatodell’Univers<strong>it</strong>à degli Studi di Napoli FedericoII, che invece ne ha illustrato il profilotecnico-professionale e la voglia continuadi innovazione di Angelo sin da<strong>it</strong>empi dell’Univers<strong>it</strong>à;• il Dott. DOMENICO CECERE - FunzionarioSOGEI Società di Information & CommunicationTechnology del Ministero dell’Economiae delle Finanze;• il Dott. ANGELO CIARDIELLO - Ministeroper le Pol<strong>it</strong>iche Agricole Alimentari e Forestali,Dipartimento delle Pol<strong>it</strong>iche Europeeed Internazionali e dello SviluppoRurale.• L’Ing. GIUSEPPE DEL RE, compagno dibanco ai tempi del liceo, ha illustrato ilvalore della scelta di Angelo Di Milia d<strong>it</strong>ornare nella nostra terra abbandonandoun lavoro e una carriera che lo vedevaproiettato in un’altra Regione d’Italia.Sottolineando che Lilino al liceo era statouno studente pieno di curios<strong>it</strong>à scientifichecon la voglia di approfondire ogniargomento;• Importante è stata anche la testimonianzadi un agricoltore di Cal<strong>it</strong>ri, PeppinoGalgano che ha messo in evidenza la genuin<strong>it</strong>àdel pensiero e dei rapporti umanie la lungimiranza delle azioni professionaliche lo rendevano capace di comunicarecon tutti, dagli agricoltori ai docentiunivers<strong>it</strong>ari ai vertici Ist<strong>it</strong>uzionali.Il convegno si è svolto tra la massima attenzionedegli studenti ed alla presenza dellamoglie Rosa Ricciardi e del fratello dott.Giuseppe Di Milia oltre che altri familiaried amici.Non sono mancati momenti di intensa commozionequando gli intervenuti hanno ripercorsole tappe formative di Angelo DiMilia ai tempi dell’Univers<strong>it</strong>à illustrandonela dedizione e l’amore per lo studio, masoprattutto quando ognuno ha messo in risaltoil profilo umano dell’amico “Lilino”con il quale erano legati ormai da una frequentazionetrentennale.Tutti hanno sottolineato l’amore di Angeloper la propria terra che aveva lasciato pergli studi univers<strong>it</strong>ari e per i cinque anni dilavoro presso la Regione Lazio. Però, per lasua grande voglia di cambiare, innovare,promuovere il proprio terr<strong>it</strong>orio aveva fattodi tutto per tornare a Cal<strong>it</strong>ri lavorando primaalla Comun<strong>it</strong>à Montana “Alta Irpinia” epoi presso la Regione Campania, IspettoratoAgrario di Cal<strong>it</strong>ri.Il suo lavoro era costantemente rivolto almondo dell’agricoltura con l’obbiettivo fissodi coniugare tradizione ed innovazioneconsapevole che solo un’agricoltura modernapuò contribuire a risollevare quest<strong>it</strong>err<strong>it</strong>ori. Era convinto che la trasformazionediretta e la commercializzazione dei prodottiagricoli svolte con professional<strong>it</strong>à possonocost<strong>it</strong>uire un’importante occasione dilavoro per tanti giovani che altrimenti sonocostretti a cercare altrove un’occupazione.Metteva in pratica questi concetti lavorandofianco a fianco con gli operatori del settore,con le Ist<strong>it</strong>uzioni e il mondo della ricerca.Aveva messo in pratica quello che proponevarealizzando un laboratorio di pasta alimentarericca di alimenti funzionali perchévoleva concretamente dimostrare che il cibonon serve solo a nutrirsi ma anche a curarsi.Ed è proprio questo il messaggio chesi è voluto lanciare ai giovani: “Credete invoi stessi, apprezzate le vostre capac<strong>it</strong>à, siateconsapevoli che da soli potete costruire ilvostro futuro”.Il ricordo di Angelo è prosegu<strong>it</strong>o nell’amb<strong>it</strong>oGiornata dell’Agricoltura, organizzatail 05 maggio u.s., dagli agricoltori delluogo.Particolarmente toccante è stato il videodal t<strong>it</strong>olo “Il suono della Domenica” cheha ripercorso l’impegno di L<strong>IL</strong>INO perun’agricoltura moderna fatta di prodottigenuini perché come lui soleva dire: “nutrirsiè meglio che curarsi”, attesa lastretta correlazione tra alimentazione e benessere.Ha introdotto i lavori il Sindaco AntonioRubinetti segu<strong>it</strong>o dal prof. Coppola Raffaele,commissario della Provincia di Avellino,dott. Marco De Matteis della “De MatteisAgroalimentare”, dott. Alfonso Tartagliadirettore STAPA-CEPICA Avellino e dott.V<strong>it</strong>antonio Rubino Presidente della fondazioneOnlus in memoria di Angelo Di Milia“il chicco di grano”Erano presenti i familiari e tantissimi amiciche guardando il video hanno rivissutocommossi l’impegno di una persona che conla sua giovial<strong>it</strong>à e la sua professional<strong>it</strong>à avevaconquistato tutti, colleghi o semplici conoscenti.Le parole dei relatori hanno ricordatoquello che è stato il lavoro di Angeloche nel rispetto dei ruoli e delle Ist<strong>it</strong>uzionisi era fortemente impegnato per promuoverei prodotti dell’agricoltura di questo terr<strong>it</strong>orio.Il lavoro svolto, come unanimementericonosciuto, va al di là di questa provinciae sicuramente cost<strong>it</strong>uirà la base di nuove ricercheche arricchiranno la conoscenza dellacorrelazione tra cibo e salute.Lunedì 10 giugno i bambini dell’ultimoanno della Scuola dell’Infanziae della 1 della ScuolaPrimaria insieme ai nonni e agliinsegnanti hanno realizzato unarappresentazione teatrale nelpiazzale dell’Ist<strong>it</strong>uto comprensivo.11