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N. 44 - Gennaio-Febbraio 1996 Il CALITRANOIl 6 gennaio (a Melfi questa volta)dinanzi al vescovo di Melfi comparverofinalmente nove testimoni di Monteverdeche erano stati scomunicati per nonessersi presentati alla convocazione. Essispiegarono che non avevano osato mettersiin viaggio a causa delle minaccesubìte dal feudatario, ma che ora sierano decisi ed erano disposti a parlare.Avendo ascoltato i 18 testi, in data23 gennaio 1286 il vescovo di Melfi,incaricato della cosa dal legato apostolico,emise sentenza favorevole al vescovodi Monteverde.Un altro successo il vescovo di Monteverde,Gauberto, l’ottenne alcuni annidopo. Gauberto si era recato dal legatoapostolico che allora si trovava sulMonte Gargano e denunciò il signore diPietra Palomba, Bartolomeo Bellonasodi Napoli, il quale si rifiutava di pagarglile decime della baiulazione che PietraPalomba, come del resto Cairano, erasol<strong>it</strong>a pagare. Il Bellonaso fu costrettonon solo a pagare le suddette decime,ma anche le spese del processo. Di eseguirela sentenza fu incaricato lo stessoSinibaldo vescovo di Melfi.Questi inviò a Pietra Palomba il suonunzio Arnolfo che lesse personalmentela scomunica al Bellonaso, rendendolasub<strong>it</strong>o dopo di pubblico dominio. E,dato che Bartolomeo rimaneva deciso anon pagare, il vescovo di Melfi, pochigiorni prima di natale (1290), spedì unanuova scomunica a Pietra Palomba e aCairano, e la stessa vigilia di nataleinvocava l’intervento del braccio secolare,inviando una lettera al legato apostolicoed a Carlo, il futuro re di Napoli,che è ancora principe di Salerno.3. Il nuovo barone: Raimondo delBalzo (1299-1304)Avendone privato Gian Galeotto, ilre Carlo II concesse i castra di Cal<strong>it</strong>ri eCastiglione al suo fedele Raimondo delBalzo, primogen<strong>it</strong>o di Bertrando, contedi Avellino. Nel relativo diploma di concessione,datato 17 ottobre 1299 i duecastra vengono valutati a 60 once annue(pro annuis unciis auri sexaginta computandis)e quindi per il servizio di tremil<strong>it</strong>i. La suddetta concessione prevedevala possibil<strong>it</strong>à per Raimondo di trasferireil feudo, ricevuto grazie ai suoi servigi(serviciorum suorum intu<strong>it</strong>u), aisuoi eredi.Nel documento, rogato dal notaioregio Nicola di Ravello, si prevedevaanche il giuramento di fedeltà che i cal<strong>it</strong>ranie i castiglionesi avrebbero dovutoprestare nelle mani dello stesso Raimondoo del suo procuratore. In paridata, il re emetteva un secondo decreto afavore di Raimondo del Balzo, rogatoquesta volta dal noto cancelliere Bartolomeodi Capua, alla presenza di personal<strong>it</strong>àreligiose (come l’arcivescovo diNapoli) e civili. C’era ad esempio SergioSiginulfo, ciambellano e marescallo delRegno, Giovanni, conte di Squillace eMontescaglioso, e Giovanni Pipino,colui che meno di un anno dopo metteràLucera a ferro e a fuoco per stanaree massacrare i saraceni ivi portati nel1224 da Federico II.Può sembrare strana la presenza d<strong>it</strong>anti personaggi, ma non va dimenticatoche si erano riun<strong>it</strong>i non solo per Cal<strong>it</strong>ri eCastiglione, bensì per tanti altri problemi,e che il beneficiario era figlio di quelBertrando del Balzo che stava affermandosifra i feudatari più potenti delRegno.In questa seconda concessione il rediceva ancora più espressamente ilmovente che lo aveva portato a “togliere”Cal<strong>it</strong>ri e Castiglione a GiovanGaleotto e a darlo a Raimondo delBalzo. Egli intendeva dare un esempioper frenare i reticenti dalle loro disobbedienzee spingere, sull’esempio di generoseconcessioni, i più fedeli ad impegnarsisempre più al sostegno dellacausa del re.Nonostante la sua lunghezza, questosecondo documento non riporta datiinteressanti sul feudo nobile di Cal<strong>it</strong>ri, inquanto tutti gli altri elementi riportatinon si riferiscono specificamente a questofeudo, ma sono quelli contenuti intutte le sue concessioni dalla cancelleriaregia. Qualche mese dopo, forse per irischi della spedizione siciliana, furichiesto al re che Raimondo potesselasciare il feudo non solo ai suoi figlileg<strong>it</strong>timi, ma anche a suo fratello Ugo oal consanguineo Ughetto.Il 12 luglio del 1300 il re emettevaun altro documento dal quale risultavache Raimondo si stava mer<strong>it</strong>ando lageneros<strong>it</strong>à regia, essendo passato in Siciliaed impegnandosi a fondo nella guerra.Nel frattempo il re gli aveva datoanche Guardia dei Lombardi, che valeva36 once annue.Nel confermare il dir<strong>it</strong>to del fedelecavaliere a trasmettere ai parenti i suoifeudi, il re precisava che la curia mantenevacomunque alcuni dir<strong>it</strong>ti. A meno,poi, che non si tratti di una formula dicircostanza, si parla di figli di lui giànati o da nascere. In realtà Raimondonon donò il suo feudo al fratello Ugo,ma gli concesse delle rend<strong>it</strong>e da Castiglionecome dote per il suo matrimoniocon Cecilia de Sabrano, figlia del contedi Ariano. Ora, a meno che anche Ugonon si trovasse a combattere in Sicilia, sipotrebbe pensare che in assenza del suofeudatario, Cal<strong>it</strong>ri fosse governata propriodal di lui fratello.La decisione di Raimondo del Balzodi disfarsi del feudo di Cal<strong>it</strong>ri sembradoversi connettere con un drammaticoepisodio della sua v<strong>it</strong>a. Trovandosi inSicilia a combattere contro gli Aragonesi,sul finire dell’anno 1300 fu catturatoe per la sua liberazione fu richiesta unaingente somma. Una volta liberato erientrato nelle sue terre, si trovò a cortodi denaro.Contemporaneamente, moriva il fratelloUgo, cui sembra che avesse affidatoil feudo di Cal<strong>it</strong>ri. Così, non incontròdifficoltà a vendere Cal<strong>it</strong>ri e la sua partedel feudo di Castiglione che valeva noveonce (cost<strong>it</strong>uendo gli altri redd<strong>it</strong>i il dotariodella vedova Cecilia, che non venivaincluso nell’atto di vend<strong>it</strong>a).Non è chiaro chi prendesse l’iniziativa,ma si sa che l’operazione ebbeluogo intorno alla metà di ottobre del1304. Nel documento relativo, datato 30ottobre di quell’anno, il re diceva infattiche il feudo era stato comprato nei giorniprecedenti (diebus preter<strong>it</strong>is).L’acquirente, come si vedrà, era unfeudatario della emergente famigliaGesualdo, che per tre secoli con alternevicende governò Cal<strong>it</strong>ri e varie local<strong>it</strong>àdella provincia di Avellino.NON ABBIATE ALCUNDEBITO CON NESSUNO,SE NON QUELLODI UN AMORE VICENDEVOLE;PERCHÉCHI AMA IL SUO SIMILEHA ADEMPIUTOLA LEGGE.(Romani XIII/8)8

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