Orizzonte n°7 2015
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Mensile di<br />
attualità e cultura<br />
Anno 2 N. 7<br />
Luglio <strong>2015</strong><br />
alla scoperta<br />
dell’oltrepò pavese<br />
le favole del cielo<br />
Quando gli uomini riportavano le<br />
misure celesti negli edifici sacri<br />
la festa de noantri<br />
Una delle più antiche tradizioni di Roma<br />
l’orologiaio<br />
Gli antichi mestieri<br />
la larva<br />
L’incontro con una pericolosa entità<br />
paranormale.<br />
oltrepò e bonarda: sintesi di un convegno<br />
Foto di Mario Sparacino
2 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 3
IN PRIMO PIANO<br />
6 Alla scoperta<br />
dell’Oltrepò pavese.<br />
12 Oltrepò e Bonarda:<br />
sintesi di un convegno.<br />
cultura<br />
16 La Festa de Noantri<br />
una delle più antiche<br />
tradizioni di Roma.<br />
22 Gli antichi mestieri:<br />
l’orologiaio<br />
30 Dalla rivista Ouroboros<br />
Le favole del cielo.<br />
notizie e curiosità<br />
26 La larva<br />
rubriche<br />
52 Fotografando<br />
57 <strong>Orizzonte</strong> Food<br />
Lo Spumone.<br />
62 Curtatone:<br />
La cotechina delle Grazie.<br />
64 Lo sapevate che<br />
Il Trifoglio.<br />
69 Oroscopo del mese.<br />
Tutti i diritti sono riservati. Nessuna<br />
parte della pubblicazione può essere<br />
riprodotta, rielaborata o diffusa senza<br />
espressa autorizzazione. della Direzione.<br />
Le opinioni espresse negli articoli<br />
impegnano solo gli autori e non coinvolgono<br />
né rappresentano il pensiero<br />
della Direzione.<br />
EDITORIALE<br />
Questo numero di <strong>Orizzonte</strong> Magazine rivolge uno<br />
sguardo verso il passato, quel passato che si trasforma<br />
in tradizione e che sopravvive ancor oggi, ricordandoci<br />
come eravamo e quali sono le le consuetudini e i costumi<br />
che ci hanno fatto diventare quello che siamo.<br />
La tradizione vitivinicola dell’Oltrepò pavese, rappresentata<br />
dal Bonarda ma anche dalla storia dei paesi<br />
che appartengono a questo territorio, si coniuga così<br />
con la “Festa de Noantri”, in cui l’anima più autentica<br />
della gente romana si esprime in una festa di popolo<br />
dai contorni devozionali che in realtà celebra il senso<br />
di appartenenza. E poi la tradizione degli antichi mestieri<br />
prende in esame quello dell’orologiaio, un’attività<br />
di micromeccanica di precisione che va lentamente<br />
scomparendo a causa dell’avvento l’elettronica.<br />
L’articolo tratto da Ouroboros sulle “favole del cielo”<br />
richiama invece una tradizione più lontana, inerente<br />
le stagioni dello spirito, quando nei templi e nelle chiesevenivano<br />
riportate le misure celesti e i numeri sacri,<br />
per collegare la terra col cielo e l’uomo col divino.<br />
Infine il passato torna anche in cucina, con la Cotechina<br />
delle Grazie di Curtatone, che risale ai tempi<br />
d’Isabella d’Este, ma anche con lo spumone, che nel<br />
secolo scorso concludeva la passeggiata della domenica<br />
o completava le serate delle feste patronali.<br />
Perché leggere ieri con gli occhi di oggi è anche un<br />
sistema per ritrovare se stessi nella realtà attuale, per<br />
fare sì che il cuore soccorra la mente, in sostanza per<br />
ricordare e non dimenticare.<br />
Franco Ardito<br />
Gli articoli sulle Aspiranti Modelle<br />
continuano su<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
Mensile di attualità e cultura<br />
Anno 2 n. 7 - Luglio <strong>2015</strong><br />
Reg. trib. di Bari n° 19/2014<br />
Franco Ardito<br />
Direttore Responsabile<br />
Angelo Ferri<br />
Direttore Editoriale<br />
Redazione<br />
via dei Mille, 50/A - 70126 Bari (BA)<br />
tel.: 080 9697552<br />
e-mail: direzione@orizzontemagazine.it<br />
www.orizzontemagazine.it<br />
La collaborazione avviene su invito.<br />
Articoli e materiali non si restituiscono.<br />
La Direzione si riserva di adattare<br />
testi, illustrazioni e fotografie alle<br />
esigenze della pubblicazione.<br />
Articoli e immagini vanno inviati per<br />
e-mail a:articoli@orizzontemagazine.<br />
it Gli articoli dovranno pervenire in<br />
formato doc o docx e le immagini in<br />
formato jpeg, con una risoluzione<br />
non inferiore a 300 ppi.<br />
4 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 5
ALLA SCOPERTA<br />
DELL’OLTREPO’ PAVESE,<br />
TERRITORIO DEL BONARDA<br />
di Fabrizio Capra<br />
Qualche mese fa avevamo<br />
iniziato a dedicare<br />
spazio all’Oltrepò<br />
Pavese, con un articolo<br />
dove raccontavamo la città<br />
di Stradella; ora partiamo alla<br />
scoperta di quell’Oltrepò Pavese<br />
dalle colline rigate dai filari di vite,<br />
patria del (o della) Bonarda, grazie<br />
a un educational tour organizzato<br />
da Experienza Pavese, dal Gal e dal<br />
Distretto del vino di qualità dell’Oltrepò<br />
Pavese, un territorio che sa<br />
fondere insieme storia e tradizione,<br />
agricoltura e paesaggio.<br />
L’incunearsi tra le colline ci fa sentire<br />
parte attiva tra le viti che ci<br />
accompagnano in tutto il percorso<br />
e ci rendiamo conto di come<br />
questo territorio sia il maggior<br />
produttore italiano di Pinot Nero<br />
da spumante e il (la) Bonarda si<br />
piazzi al dodicesimo posto in fatto<br />
di produzione tra i vini.<br />
La prima tappa di questo nostro<br />
viaggio nelle terre del Bonarda<br />
ci porta a Montù Beccaria, paese<br />
della Valle Versa, dove nello<br />
splendido Teatro Dardano, presso<br />
il Municipio, partecipiamo al<br />
convegno “Oltrepò e Bonarda binomio<br />
di identità” la cui sintesi trovate<br />
al termine di questo articolo.<br />
Montù appare come Mons Acutus<br />
(Monte Acuto), nome dovuto alla<br />
forma del colle, nel diploma con<br />
cui Federico Barbarossa concesse<br />
nel 1164 la maggior parte dell’Oltrepò<br />
alla città di Pavia. Lo stesso<br />
documento nomina anche Figaria,<br />
probabilmente l’attuale frazione<br />
di Figale.<br />
Montù era dotato di un castello,<br />
che fu distrutto nel 1216 dai Piacentini<br />
in lotta con i Pavesi, ma<br />
fu poi ricostruito, fatto avvenuto<br />
più volte nel corso del medioevo<br />
durante le lotte fra le famiglie<br />
gentilizie di Milano, Pavia e Piacenza.<br />
Verso la fine dello stesso<br />
secolo Montù divenne dominio<br />
dei Beccaria, anzi questa fu una<br />
delle loro principali piazze strategiche<br />
e proprio dalla cima del<br />
colle controllavano i movimenti<br />
e i trasporti allo sbocco della Val<br />
Versa proteggendosi, al tempo<br />
stesso, dagli assalti dei nemici. Nel<br />
1412 il ramo di Pieve del Cairo<br />
dei Beccaria ne ricevette regolare<br />
infeudazione, ma nel 1591 questo<br />
ramo della casata si estinse con la<br />
morte del conte Aureliano. Questi<br />
lasciò in eredità il castello, con<br />
seimila pertiche di terreno, alla<br />
Congregazione dei padri Barnabiti,<br />
che per lungo tempo divennero<br />
i maggiori proprietari terrieri<br />
del comune. I Barnabiti nei<br />
due secoli di permanenza fecero<br />
di Montù un centro educativo e<br />
culturale di alto livello. Il feudo<br />
invece fu incamerato, e venduto<br />
nel 1609 ai Salimbene, da cui passò<br />
ai Bellone (1665) e nel secolo<br />
successivo (1786) ai Martin, che<br />
lo tennero fino all’abolizione del<br />
feudalesimo nel 1797.<br />
Con Napoleone, nel 1802, la<br />
Congregazione fu soppressa e<br />
i Barnabiti vennero espropriati<br />
dei benefici ecclesiastici. Venne<br />
abbattuta la chiesa di Sant’Aureliano,<br />
costruita dai Padri, e il<br />
monastero, edificato sull’area<br />
del fortilizio demolito, fu venduto<br />
a un privato, Eugenio Vercesi.<br />
Si tratta dell’attuale Castellazzo,<br />
in via Aureliano Beccaria, che si<br />
può apprezzare solo dall’esterno,<br />
in quanto è ancora proprietà privata<br />
dei Vercesi del Castellazzo<br />
che, oltre ad abitarci, vi hanno<br />
posto la sede dell’azienda agricola<br />
di famiglia, ovviamente vitivinicola<br />
(http://www.vercesidelcastellazzo.it/<br />
IT/index.html#popup).<br />
Montù raggiunse il culmine del<br />
suo sviluppo alla fine dell’800, anche<br />
per l’appartenenza al collegio<br />
elettorale di Agostino Depretis,<br />
Presidente del Consiglio dei Mi-<br />
6 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 7
Montù Beccaria:<br />
il Castellazzo (in alto)<br />
e la parrocchiale di San<br />
Michele Arcangelo.<br />
A destra:<br />
il Castello di Rovescala.<br />
nistri. Strade,<br />
ponti, farmacia,<br />
caserma,<br />
scuola elementare,<br />
asilo<br />
e ospedale,<br />
fiere, arricchirono<br />
il paese,<br />
che raggiunse<br />
i 4300 abitanti<br />
e seppe dare<br />
anche un generoso<br />
contributo<br />
alle<br />
guerre del Risorgimento e ai due<br />
conflitti mondiali.<br />
Oggi Montù non è più un colle<br />
boschivo, ma filari e filari di viti<br />
circondano le strade, e il profumo<br />
del barbera, del bonarda e del pinot<br />
rivela la ricchezza locale e l’importanza<br />
della cultura del vino.<br />
Da visitare, in piazza Umberto I,<br />
la chiesa parrocchiale di San Michele<br />
Arcangelo, che si presenta<br />
con una doppia facciata avendo<br />
inglobato nel 1800 anche il vicino<br />
Oratorio di Sant’Aureliano.<br />
L’origine della parrocchia risale al<br />
1300, quando Manfredino Beccaria<br />
la fece costruire in seguito ad<br />
un voto. La facciata della chiesa è<br />
in stile ottocentesco, il portale è<br />
in bronzo e rame, con sei bassorilievi<br />
e due altorilievi, realizzato<br />
dallo scultore Sergio Alberti; nel<br />
medaglione posto sopra il portale<br />
è raffigurato San Michele Arcangelo,<br />
al quale la chiesa è intitolata.<br />
La struttura presenta una navata<br />
unica che termina con l’altare<br />
maggiore in stile barocco. Sulla<br />
parete di sinistra ci sono due<br />
dipinti a olio che rappresentano<br />
“La natività” e “Gesù tra i dottori<br />
del tempio”, opere di Gaudenzio<br />
Ferrari. Sono esposte al pubblico<br />
altre tele risalenti al 1600.<br />
Si segnalano inoltre un capitello<br />
romano, trovato nelle vicinanze e<br />
incastonato nel muro esterno fra<br />
sagrestia e abside, la lapide funeraria<br />
di Aureliano Beccaria, ora all’interno<br />
dell’edificio religioso ma un<br />
tempo collocata presso la chiesa<br />
del castello, e altre tele del Ferrari.<br />
Nel Municipio, spicca lo stemma<br />
con cui i Beccaria fregiarono l’antico<br />
feudo di Mons Acutus.<br />
Nella seconda tappa ci fermiamo a<br />
Rovescala, paese situato nella valle<br />
del torrente Bardonezza e al confine<br />
con la provincia di Piacenza.<br />
Rovescala fu donata nel 943 dai<br />
re d’Italia Ugo e Lotario al vescovo<br />
di Pavia; da questi fu successivamente<br />
infeudata ai discendenti<br />
di Bernardo conte di Parma e Pavia,<br />
di stirpe carolingia. Questi, già<br />
conti di Sospiro nel Cremonese,<br />
furono in seguito detti Conti di<br />
Rovescala, venendo annoverati,<br />
con i Langosco, i Gambarana e<br />
gli Sparavara, tra i conti palatini di<br />
Lomello.<br />
Contesa tra Piacentini e Pavesi,<br />
Rovescala passò nel 1164 sotto il<br />
dominio di questi ultimi, che vi nominarono<br />
podestà e castellani, ma<br />
i conti continuarono a conservarne<br />
il possesso effettivo. Capi del<br />
partito guelfo e duramente ostili<br />
alla crescente influenza viscontea<br />
nella Lombardia meridionale,<br />
i conti di Rovescala esercitarono<br />
per buona parte del XIII e XIV secolo<br />
una grande influenza su tutto<br />
l’Oltrepò, scontrandosi con i Malaspina<br />
di Varzi e i Landi di Piacenza.<br />
Banditi nel 1315 da Pavia (della<br />
quale avevano la cittadinanza) con<br />
le altre principali casate guelfe, i<br />
conti nel 1358 riottennero i loro<br />
beni sequestrati, ma nel 1370 sostennero<br />
una dura guerra contro<br />
Galeazzo Maria Visconti, che devastò<br />
gran parte dei loro possedimenti.<br />
Perdonati una prima volta<br />
dal signore di Milano, alla sua morte<br />
si ribellarono nuovamente al<br />
dominio visconteo (1405-07), finché<br />
nel 1416 Filippo Maria Visconti<br />
marciò contro di loro, impadronendosi<br />
di Rovescala.<br />
Imprigionati e privati dei loro<br />
beni, donati dal duca a Giorgio<br />
Aicardi, detto Scaramuzza Visconti,<br />
i conti si trasferirono a<br />
Pieve Porto Morone, sulla sinistra<br />
del Po, sempre in territorio pavese,<br />
ottenendo in seguito, nel 1427<br />
e poi nel 1456, la reintegrazione<br />
nei loro possedimenti, con esclusione<br />
del castello e della signoria<br />
di Rovescala, rimasti alla discendenza<br />
di Scaramuzza. Nel 1482,<br />
morto Gasparino Visconti senza<br />
eredi, il duca Gian Galeazzo Maria<br />
Sforza vendette la signoria di<br />
Rovescala per trecento ducati al<br />
nobile piacentino Gerardo Pecorara,<br />
concedendogli l’investitura<br />
feudale e la separazione del territorio<br />
dalla giurisdizione di Pavia e<br />
di ogni altra città.<br />
Il fatto che i maggiori proprietari<br />
terrieri continuassero a essere<br />
gli antichi conti, fu causa di una<br />
lunghissima serie di controversie<br />
legali con i nuovi feudatari, che<br />
più volte degenerarono in scontri<br />
armati tra gli opposti partigiani.<br />
Nel 1491 i conti rientrarono temporaneamente<br />
in possesso del<br />
castello, ma negli anni ‘30 del Cinquecento<br />
i Pecorara riuscirono<br />
definitivamente ad imporsi quali<br />
signori del feudo, grazie anche ad<br />
8 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 9
una serie di accordi matrimoniali<br />
con gli antichi conti, ormai in progressiva<br />
decadenza.<br />
Retto in condominio da diversi<br />
rami della famiglia Pecorara (dal<br />
1536 annoverata tra la nobiltà decurionale<br />
di Pavia), nel 1623 il feudo<br />
fu interamente acquistato da<br />
Pietro Paolo Pecorara, restando<br />
alla sua discendenza fino al 1783.<br />
In mancanza di eredi diretti, il re<br />
di Sardegna Vittorio Amedeo<br />
III (nei cui stati l’Oltrepò pavese<br />
era pervenuto nel 1739) tre anni<br />
dopo investì Rovescala al giureconsulto<br />
pavese Gerolamo Pecorara,<br />
come più prossimo affine, il<br />
quale fu anche l’ultimo feudatario.<br />
Vicino a Rovescala ancora nel<br />
XVIII secolo esisteva il piccolo comune<br />
di Luzzano, presso il confine<br />
piacentino. Era noto fin dal XII<br />
secolo, quando era dominio del<br />
monastero di San Pietro in Ciel<br />
d’Oro di Pavia. All’inizio del XIX<br />
secolo fu aggregato a Rovescala.<br />
Da vedere il Castello, un fortilizio<br />
che domina il paese, del quale<br />
non si conosce la data certa<br />
di edificazione, sicuramente anteriore<br />
al 1215, quando fu assediato<br />
e distrutto dai milanesi. La<br />
fortificazione, che ha subìto nella<br />
sua tormentata storia ripetute distruzioni<br />
e ricostruzioni, conserva<br />
come elemento originale la torre<br />
medievale, oggi inglobata nel palazzo<br />
settecentesco costruito sul<br />
perimetro dell’antico castello.<br />
Degni di nota gli affreschi realizzati<br />
da Giovanni Angelo Borroni<br />
(1684-1772) nelle volte dei saloni<br />
del piano terra, ancor oggi in ottimo<br />
stato di conservazione. Raffigurano:<br />
“La primavera”, “La Fama<br />
tarpa le ali al Tempo”, “Diana soccorre<br />
Adone ferito” e “Bacco”.<br />
Da visitare, inoltre, la parrocchiale<br />
della Natività di Maria Vergine, di<br />
origine seicentesca, caratterizzata<br />
dallo stile rinascimentale e barocco.<br />
Molto curato nei dettagli è lo<br />
svettante campanile, che dall’alto<br />
dei suoi 45 metri domina l’intero<br />
paese e che ha, all’interno della<br />
cella campanaria, sei campane<br />
intonate in re minore. La chiesa<br />
possiede una splendida raccolta di<br />
tele risalenti al 1600. Pregevole è<br />
l’organo a 865 canne costruito nel<br />
1700 dalla ditta Cavalli.<br />
Infine il Castello di Luzzano (via<br />
Luzzano 5), di proprietà privata e<br />
visitabile su richiesta (http://www.<br />
castelloluzzano.it/it).<br />
Terzo e ultimo paese che andiamo<br />
a visitare in questo mini tour<br />
tra le colline del Bonarda è San<br />
Damiano al Colle, situato presso<br />
il torrente Bardonezza, ai confini<br />
con la provincia di Piacenza. Il paese<br />
si allunga a ferro di cavallo sul<br />
crinale di una collina ed è formato<br />
dai nuclei di Villa Marone, Boffalora,<br />
San Damiano, S. Giuliana.<br />
Per lungo tempo meno importante<br />
della sua attuale frazione<br />
di Mondonico, il paese di San<br />
Damiano apparteneva alla grande<br />
signoria di Stradella e Portalbera,<br />
che faceva capo alla mensa<br />
vescovile di Pavia. Col nome di<br />
“Sanctus Damianus” è inserito nel<br />
comparto delle strade degli “Statuta<br />
stratarum” del 1452 come<br />
appartenente all’Ultra Padum. Il<br />
feudo di San Damiano appartenne<br />
alla signoria feudale del Vescovo<br />
di Tortona fino al 1677, quando<br />
ne fu smembrato e venduto<br />
ai conti Mandelli di Pavia. All’inizio<br />
del XIX secolo fu aggregato a San<br />
Damiano il comune di Mondonico,<br />
noto già dall’XI secolo.<br />
Con il trattato di Worms del 1743<br />
San Damiano passa sotto il dominio<br />
di casa Savoia. Nel 1801 viene<br />
inserito nel dipartimento di Marengo<br />
e nel circondario di Voghera<br />
per poi essere aggregato, nel<br />
1805, al dipartimento di Genova.<br />
Nel 1814 viene provvisoriamente<br />
inserito nel mandamento di Montù<br />
Beccaria, che all’epoca apparteneva<br />
alla provincia di Voghera.<br />
In seguito all’unione temporanea<br />
delle province lombarde al regno<br />
di Sardegna, nel 1859 San Damiano,<br />
con una popolazione di 1324<br />
abitanti, entra a far parte della<br />
provincia di Pavia, e viene inserito<br />
nel IX mandamento di Montù<br />
Beccaria del circondario di Voghera<br />
(decreto 23 ottobre 1859). Nel<br />
1863 il comune prende la denominazione<br />
di San Damiano al Colle.<br />
Luoghi notevoli di San Damiano<br />
sono il Castello e la Rocchetta,<br />
che tuttavia è possibile vedere<br />
solo dall’esterno, in quando sono<br />
di proprietà privata.<br />
Il Castello (via del Castello) è posto<br />
sul dosso che domina l’abitato<br />
e occupa il luogo di una precedente<br />
fortificazione dei primi<br />
secoli del medioevo (XI secolo);<br />
risale al XIV - XV secolo e la datazione<br />
viene fatta considerando<br />
la tecnica muraria delle parti originali<br />
ancora in vista. L’impianto è<br />
a corte, con corpi di fabbrica su<br />
tre lati, l’ingresso è difeso da una<br />
torre quadrata e lo stato di conservazione<br />
è discreto.<br />
La Rocchetta (via Oliva 7) rappresenta<br />
per San Damiano una<br />
seconda, importante fortificazione,<br />
identificata anche come “Corte<br />
dei Gatti”. Risalente forse al<br />
XV secolo, sorge in un interno di<br />
via Oliva, vicino alla parrocchiale,<br />
nel nucleo del paese. L’edificio ha<br />
pianta rettangolare, con volume a<br />
blocco, e una struttura muraria in<br />
mattoni a vista; è in uno stato di<br />
conservazione non buono. Presenta,<br />
come elemento significativo,<br />
una coppia di caditoie a protezione<br />
dell’ingresso, sul lato sud.<br />
Da visitare infine la Chiesa Parrocchiale<br />
dei Santi Cosma e Damiano,<br />
eretta nel 1700. Accanto<br />
alla chiesa svetta un alto torrione<br />
medievale.<br />
A sinistra:<br />
Rovescala - Campanile<br />
della parrocchiale della<br />
Natività di Maria Vergine.<br />
Sotto:<br />
Il castello di S. Damiano<br />
al colle.<br />
10 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 11
OLTREPO’ e Bonarda,<br />
sintesi di un convegno<br />
di Fabrizio Capra<br />
“O<br />
ltrepò e Bonarda<br />
binomio di identità”<br />
è il convegno<br />
che si è svolto<br />
presso il Teatro Dardano di<br />
Montù Beccaria in concomitanza<br />
dell’educational tour per giornalisti:<br />
un interessante momento di<br />
approfondimento e di conoscenza<br />
del territorio fatto di produzione<br />
vitivinicola, caratteristiche<br />
storiche, tradizione e cultura che<br />
proviamo a sintetizzare.<br />
Dopo il saluto del Sindaco di<br />
Montù Beccaria, Amedeo Quaroni,<br />
che ha sottolineato come il<br />
1902 sia un anno da ricordare, in<br />
quanto ha visto l’inaugurazione<br />
del teatro che ospita il convegno<br />
e la fondazione della prima cantina<br />
sociale nell’Oltrepò proprio a<br />
Montù Beccaria, è intervenuto il<br />
presidente del Distretto del Vino<br />
di Qualità dell’Oltrepò Pavese,<br />
Fabiano Giorgi, che ha evidenziato<br />
come Bonarda e Pinot Nero<br />
siano le due punte di diamante<br />
del territorio, che vive una vitivinicoltura<br />
eroica. Si sono quindi<br />
susseguiti importanti contributi,<br />
moderati dalla collega giornalista<br />
Cinzia Montagna.<br />
Alberto Vercesi, presidente del<br />
Gal, è intervenuto sul tema “Oltrepò<br />
Pavese e vitigno Bonarda”<br />
con una chiarissima esposizione<br />
di dati che ha fornito un quadro<br />
completo sulla viticoltura della<br />
zona, che costituisce una delle più<br />
grandi concentrazioni vitivinicole<br />
al mondo.<br />
L’enologo Mario Maffi si è espresso<br />
con spirito critico sul tema<br />
“L’Oltrepò: bello e impossibile?”,<br />
esordendo con un “com’è dif-<br />
12 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 13
DUE VINI,<br />
UN TERRITORIO<br />
ficile essere facili” e puntando il<br />
dito sull’esodo delle forze giovani,<br />
sul frazionamento del territorio,<br />
sull’individualismo “terrificante”,<br />
sulla mancanza del produttore dal<br />
grande nome come avvenuto in<br />
altre zone. Per Maffi è importante<br />
educare il viticoltore, affinché conosca<br />
e divulghi la materia e il territorio,<br />
e che si sviluppi un senso<br />
spiccato dell’ospitalità per portare<br />
e accogliere gente sul territorio.<br />
Stefano Maggi, dell’Università<br />
degli Studi di Pavia, dipartimento<br />
Studi Umanistici, Sezione di Antichità,<br />
invitato a parlare su “Il paesaggio<br />
agricolo oltre padano nell’antichità,<br />
tra storia e archeologia” ha<br />
evidenziato la necessità di educare<br />
chi sta sul territorio a diventarne<br />
attore attraverso la conoscenza<br />
storica, perché il turismo<br />
si basa anche su basi storiche.<br />
Fiduciario Slow Food Oltrepò Pavese,<br />
Teresio Nardi ha posto al centro<br />
del suo intervento “I prodotti tipici<br />
del territorio”, che sono tantissimi.<br />
Nardi però ha sottolineato come<br />
un paesaggio vada conservato e<br />
non distrutto:<br />
la collina va abitata,<br />
mantenere<br />
il paesaggio<br />
significa anche<br />
produrre cibo,<br />
dato che il cibo<br />
viene prodotto<br />
attraverso<br />
la coltivazione<br />
della terra ed<br />
è quindi anche<br />
cultura del territorio.<br />
Il convegno si è<br />
chiuso con l’intervento<br />
di Cristian<br />
Calatroni,<br />
responsabile<br />
qualità del Distretto<br />
del<br />
Vino di qualità<br />
dell’Oltrepò Pavese che ha presentato<br />
il “Progetto Bonarda”, iniziativa<br />
tesa a rivalutare le aziende agricole<br />
del territorio con l’impegno di risollevare<br />
il territorio stesso. Un impegno<br />
comporta per le aziende la necessità<br />
di rendersi visibili ai consumatori<br />
anche attraverso una bottiglia che<br />
identifica il prodotto; quest’ultimo<br />
che deve essere buono, salutare e<br />
di qualità, con un prezzo al pubblico<br />
comune a tutti i produttori aderenti<br />
(ottanta aziende) e un disciplinare di<br />
produzione molto restrittivo.<br />
Nelle foto (da destra a sinistra<br />
e dall’alto in basso):<br />
Fabiano Giorgi, Mario Maffi,<br />
Alberto Vercesi, Stefano Maggi<br />
e Cristian Calatroni.<br />
Le foto dell’articolo<br />
sono di Mario Sparacino<br />
BONARDA<br />
Il Bonarda dell’Oltrepò Pavese è<br />
un vino DOC la cui produzione<br />
nasce dal vitigno Croatina.<br />
L’origine del nome Bonarda è<br />
incerta. Secondo alcuni autori<br />
deriverebbe dal patronimico<br />
longobardo Bono con l’aggiunta<br />
di “hard”, che in longobardo<br />
significava “coraggioso e forte”.<br />
La ricostruzione si basa sul fatto<br />
che i Longobardi ebbero come<br />
capitale Pavia, con estensione del<br />
loro dominio anche in Oltrepò.<br />
Il nome di “Croatina”, attribuito<br />
all’uva da cui prende origine il<br />
Bonarda, deriverebbe invece da<br />
“croatta” - “cravatta” e starebbe<br />
a indicare che il vino ottenuto<br />
da quest’uva si beveva nei giorni<br />
di festa, quando appunto veniva<br />
indossata la cravatta.<br />
Alla vista: di colore rubino carico<br />
con riflessi violacei, brillante.<br />
All’olfatto: fine, intenso, franco,<br />
penetrante e vinoso; chiare cadenze<br />
fruttate di marasca e mora.<br />
Al gusto: vi è un particolare equilibrio<br />
tra le sensazioni di asciutto<br />
e di rotondo; ha corpo scalpitante,<br />
leggermente tannico e medio-lunga<br />
persistenza aromatica.<br />
La temperatura: si serve a temperatura<br />
ambiente (la versione<br />
frizzante in estate viene gustata<br />
anche fresca).<br />
Gli abbinamenti: lo si apprezza<br />
accostato a svariate elaborazioni<br />
gastronomiche ed in particolare<br />
a primi piatti con sughi di<br />
carne e di funghi, pappardelle<br />
con sugo di lepre, risotto della<br />
Lomellina, agnolotti con sugo<br />
di brasato, cotechino e salame<br />
cotto, formaggi di buona stagionatura,<br />
salumi e carni rosse o<br />
aromatizzate.<br />
PINOT NERO<br />
Il termine pinot sembra derivare<br />
da “pigna”, e più specificatamente<br />
“piccola pigna”, a significare<br />
sia la modesta dimensione<br />
del grappolo, che la caratteristica<br />
di avere gli acini fitti, appressati,<br />
appunto come le squame<br />
di una pigna.<br />
Il pinot fu importato dalla Francia<br />
e trovò il miglior territorio<br />
per la sua produzione proprio<br />
nell’Oltrepò Pavese.<br />
Alla vista: di colore giallo paglierino,<br />
brillante; di colore rosa<br />
nella tipologia rosato.<br />
All’olfatto: profumo fine, fresco,<br />
appena fruttato di fiori bianchi.<br />
Al gusto: sapore caratterizzato<br />
da piacevole pienezza ed elegante<br />
rotondità.<br />
La temperatura: si serve a<br />
8/10°C.<br />
Gli abbinamenti: ottimo con salumi,<br />
antipasti di mare, risotti,<br />
piatti di pesce e carni bianche.<br />
14 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 15
la festa de noantri<br />
una delle piu’ antiche tradizioni di roma<br />
di Sabrina Rosa<br />
I<br />
mpossibile venire a Roma<br />
e non visitare Trastevere…<br />
impossibile quasi<br />
quanto non conoscere<br />
questo antichissimo quartiere,<br />
che da sempre rappresenta il<br />
cuore pulsante della Capitale, con<br />
le sue strade, le sue piazze storiche,<br />
il lungotevere che ha ispirato<br />
tantissime canzoni e poesie nel<br />
corso dei secoli.<br />
Il nome Trastevere deriva dal latino<br />
trans Tiberim, ossia al di là del<br />
Tevere, espressione usata per indicare<br />
la prima parte di città edificata<br />
sulla riva ovest del fiume,<br />
quando il resto del centro abitato<br />
era tutto sviluppato su quella est.<br />
Per molti secoli, così, il quartiere<br />
è rimasto un po’ periferico, tanto<br />
che bisogna attendere l’epoca<br />
Imperiale perché inizi ad essere<br />
popolato dalle prime famiglie nobili<br />
romane, per diventare poi, nel<br />
corso della storia di Roma, il nodo<br />
pulsante dell’intera città.<br />
Con le sue strade articolate in<br />
un dedalo di vicoli, i suoi locali<br />
caratteristici, i suoi sampietrini a<br />
dettare il ritmo delle passeggiate<br />
notturne, il quartiere è oggi ritrovo<br />
di turisti ma non solo, che si incontrano<br />
qui in ogni ora del giorno<br />
e della notte per assaporare il<br />
gusto più autentico e genuino di<br />
una città che sta, ormai, evolvendo<br />
troppo velocemente.<br />
E proprio a Trastevere, nel mese<br />
di luglio, si celebra la famosa<br />
Festa de Noantri, ossia la festa di<br />
16 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 17
noi altri, così chiamata dagli abitanti<br />
del quartiere per rinforzare<br />
la propria identità e differenziarsi<br />
dagli “altri”, tutti quelli che vivono<br />
nelle altre zone della città.<br />
Questa festa, che sembra abbia<br />
un’origine risalente alla prima<br />
metà del Cinquecento e che è<br />
interamente dedicata alla Beata<br />
Vergine del Carmelo, ha luogo il<br />
primo sabato dopo il 16 luglio. I<br />
festeggiamenti si aprono con una<br />
processione della statua lignea<br />
della Madonna, che prende avvio<br />
dalla chiesa di S. Agata in Trastevere,<br />
attraversando successivamente<br />
le vie di Trastevere per poi<br />
raggiungere la Basilica di San Crisogono,<br />
dove l’immagine rimane<br />
esposta per una settimana. Trascorso<br />
tale intervallo di tempo<br />
la statua, attraverso una seconda<br />
processione, viene riportata nella<br />
sua sede originaria.<br />
La Basilica di San Crisogono,<br />
che fu fatta edificare da Papa<br />
Innocenzo II, ha subito nel tempo<br />
numerosi rimaneggiamenti e<br />
aggiunte. Al suo interno ospita<br />
la cappella del SS. Sacramento,<br />
opera di Gian Lorenzo Bernini,<br />
nonché numerose sculture realizzate<br />
da altri nomi più o meno<br />
noti della nostra storia architettonica<br />
nazionale.<br />
La chiesa di S. Agata in Trastevere,<br />
invece, dove la statua viene<br />
attualmente custodita dopo due<br />
diverse collocazioni precedenti, si<br />
trova in Largo San Giovanni De<br />
Matha 91 e sorge su quella che<br />
fu la casa di Papa Gregorio II, che<br />
la convertì in luogo di culto alla<br />
morte di sua madre.<br />
La statua della Beata Vergine del<br />
Carmelo indossa l’abito tipico delle<br />
terziarie carmelitane, non ha<br />
con sé il bambino, ma protende<br />
verso il basso le braccia. A seconda<br />
delle differenti occasioni viene<br />
vestita con abiti di seta di diversi<br />
colori, oppure viene avvolta con i<br />
tre manti che vennero donati alla<br />
Chiesa dalla principessa Bianca<br />
Caracciolo del Fiorino. La statua<br />
indossa inoltre i monili donati dai<br />
fedeli come ex voto per grazie<br />
ricevute ed ha il capo cinto con<br />
corone di metallo o di argento,<br />
adorne di pietre preziose.<br />
La processione della Festa de<br />
Noantri è particolarmente sentita<br />
da tutta la cittadinanza. Così ogni<br />
Studio Vangi<br />
commercialisti in Modugno<br />
via S. Teresa, 14 - 70026 Modugno (BA)<br />
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18 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 19
anno ad aprire il corteo ci sono<br />
le autorità capitoline (in genere è<br />
presente anche il Sindaco), quelle<br />
ecclesiastiche e alcune guardie di<br />
pubblica sicurezza a cavallo.<br />
La statua è posta su una macchina,<br />
portata a spalla da alcuni<br />
giovani, che risale al Novecento,<br />
quando è stata sostituita quella<br />
originale, probabilmente costruita<br />
dal Bernini. A seguire ci sono<br />
poi le bambine che hanno fatto<br />
nell’anno la prima comunione, le<br />
comunità religiose, le confraternite,<br />
la banda comunale, i fedeli di<br />
Vitorchiano con i loro gonfaloni e,<br />
infine, la popolazione.<br />
Durante la processione, quando<br />
la statua della Madonna arriva in<br />
Via Anicia, davanti al convento<br />
delle oblate agostiniane di San<br />
Pasquale, viene fatta inchinare,<br />
per salutare le suore che hanno il<br />
compito di vestirla.<br />
La tradizione vuole che la devozione<br />
alla Beata Vergine del<br />
Carmelo abbia avuto origine in<br />
occasione di una fortissima tempesta,<br />
al termine della quale alcuni<br />
pescatori avrebbero rinvenuto<br />
alla foce del Tevere, imbrigliata<br />
nelle maglie delle loro reti da pesca,<br />
una cassa in legno di cedro<br />
contenente la statua; i pescatori<br />
l’avrebbero recata in dono ai frati<br />
carmelitani della Basilica di San<br />
Crisogono e da allora la Vergine<br />
del Carmelo sarebbe diventata la<br />
protettrice del quartiere.<br />
Oggi la Festa de Noantri mantiene<br />
forti le sue origini religiose, ma<br />
presenta anche una significativa<br />
componente laica e ludica. Infatti,<br />
negli stessi giorni in cui la statua<br />
della Madonna si sposta nella Basilica,<br />
l’intero quartiere si trova<br />
ogni sera in strada, dove spettacoli<br />
teatrali, concerti e incontri<br />
culturali tornano a sottolineare le<br />
tradizione della città e del quartiere<br />
stesso.<br />
Le celebrazioni si concludono poi<br />
nell’ultima domenica di luglio, quando<br />
la statua della Madonna viene<br />
di nuovo portata in processione,<br />
questa volta sul Tevere (tanto che<br />
viene chiamata la Madonna Fiumarola),<br />
per tornare poi nel quartiere.<br />
Fuochi d’artificio, musica e bancarelle<br />
colorate chiudono i festeggiamenti,<br />
dando appuntamento alla<br />
città per l’anno successivo.<br />
La statua della Beata Vergine del<br />
Carmelo è visibile nella chiesa di<br />
Sant’Agata in Trastevere tutti i<br />
giorni dell’anno, ma assistere alla<br />
sua processione rimane un’esperienza<br />
davvero singolare; qui il<br />
profano non è riuscito e sopraffare<br />
il sacro e il quartiere mostra<br />
con orgoglio al resto del mondo<br />
la sua identità. Un’identità fatta<br />
di storia, di tradizione, di cucina,<br />
di profumi, suoni e aromi, che la<br />
rendono speciale, perché esprime<br />
ogni giorno con potente energia la<br />
sua espressione più autentica.<br />
Luglio è mese di vacanze, e allora<br />
perché non fare un salto anche<br />
qui? Trastevere… trans Tiberim…<br />
rappresenta sempre una delle<br />
facce più genuine di questa città.<br />
20 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 21
Gli antichi mestieri:<br />
l’orologiaio<br />
di Filippo Latella<br />
I<br />
n questa quarta tappa<br />
del viaggio attraverso gli<br />
antichi mestieri abbiamo<br />
incontrato Mimmo Rappoccio,<br />
orologiaio, fantastico artigiano<br />
della micromeccanica.<br />
Mimmo, a quando risale la tua<br />
passione per gli orologi?<br />
Era già molto presente nel periodo<br />
in cui frequentavo le scuole<br />
medie, quando riparavo gli orologi<br />
di amici e parenti.<br />
Dove hai imparato il mestiere?<br />
Negli anno ’60 lavoravo come<br />
orafo e nel tempo libero facevo<br />
l’apprendista presso un orologiaio<br />
per imparare i segreti di quest’arte.<br />
Posso considerarmi un completo<br />
autodidatta.<br />
Quando hai deciso di avviare<br />
una tua attività?<br />
Nei primi anni ‘70 l’azienda dove<br />
lavoravo è fallita, di conseguenza<br />
mi sono ritrovato disoccupato. In<br />
quel periodo la passione per gli<br />
orologi va riscontrando sempre<br />
più successo e così, con mio cugino,<br />
decidiamo di aprire un’attività.<br />
Lui è il titolare del negozio<br />
mentre io eseguo le riparazioni e<br />
porto avanti la gestione.<br />
Mimmo vedo che la passione è<br />
ancora molto forte!<br />
Sono passati ben 45 anni da<br />
quell’inizio e ancora oggi eseguo<br />
le riparazioni con la stessa passione<br />
di un tempo.<br />
Ci sono state riparazioni che ti<br />
hanno messo in difficoltà?<br />
Certamente, soprattutto agli inizi.<br />
22 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 23
Come hai risolto?<br />
Ogni volta che incontravo un<br />
problema rubavo tempo al sonno<br />
per studiare il pezzo, smontandolo<br />
e rimontandolo più<br />
volte. Con il passare degli anni<br />
ormai gli orologi per me non<br />
hanno più segreti.<br />
All’inizio della tua carriera che<br />
orologi si vedevano?<br />
Nei primi anni erano di moda gli<br />
orologi a corda, da tasca, e si iniziavano<br />
a vedere i primi orologi<br />
automatici e qualche cronografo.<br />
Anche nel mondo degli orologi<br />
c’è stato un momento di svolta,<br />
quello del Quarzo. Come hai affrontato<br />
quel periodo?<br />
Parliamo della fine degli anni ‘70.<br />
Tanti colleghi sono rimasti fuori<br />
ed io stesso sono stato spiazzato.<br />
Ma, come è mia abitudine, ho<br />
perseverato. Ho comprato libri,<br />
ho iniziato a studiare e ad acquistare<br />
nuove attrezzature. Cosi<br />
anche gli orologi a quarzo non<br />
hanno avuto segreti.<br />
Oggi cosa arriva<br />
sul tuo banco?<br />
Ad oggi non<br />
arrivano più gli<br />
orologi di una<br />
volta, piuttosto<br />
molti orologi di<br />
fattura cinese,<br />
anche se qualcuno<br />
sta tirando fuori dai cassetti i<br />
vecchi orologi a corda, che sono<br />
per lo più ricordi familiari.<br />
Vedo che molti orologi sono<br />
corredati di mobile?<br />
Si molti sono incassati in un mo-<br />
bile e spesso necessitano di un intervento<br />
di restauro, che eseguo<br />
io stesso.<br />
Ma il collezionismo?<br />
Aspetto la pensione che ormai è<br />
alle porte, dopodiché mi potrò<br />
dedicare al collezionismo; richiede<br />
molto tempo quindi potrò farlo<br />
solo da pensionato.<br />
24 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 25
la larva<br />
di Donato Raspatelli<br />
di Maurizio Chionno<br />
Ormai da quattro anni<br />
collaboro attivamente<br />
con la Paranormal<br />
Society Investigation<br />
di Bari, e ho visto molti casi particolari<br />
e fenomeni inspiegabili:<br />
campi elettromagnetici che entrano<br />
in relazione con gli interlocutori,<br />
voci registrate, catene la<br />
cui temperatura aumenta da sola,<br />
ombre che si muovono inspiegabilmente…<br />
Oggi racconterò quanto ho visto<br />
in una delle ultime indagini, che mi<br />
ha lasciato davvero disorientato.<br />
Veniamo contattati dai proprietari<br />
di un locale notturno, i quali ci<br />
raccontano che ogni sera, all’ora<br />
di chiusura del locale, sentono<br />
una voce di uomo chiamare la<br />
proprietaria; da qualche tempo<br />
la voce viene percepita anche da<br />
altri componenti dello staff.<br />
Il fatto che più persone assistano<br />
al fenomeno è un importante<br />
segnale di possibile attività paranormale;<br />
per questo ci attiviamo<br />
e ci rechiamo sul posto, in modo<br />
da controllare quanto viene affermato.<br />
L’indagine inizia subito<br />
in maniera anomala: non registriamo<br />
alcun campo né alcuna<br />
interazione, percepiamo solo una<br />
serie incessante di rumori, che si<br />
susseguono con continuità; sembra<br />
quasi che abbiano lo scopo di<br />
distrarci, di allontanarci dal nostro<br />
obiettivo.<br />
Continuiamo la ricerca. Ad un<br />
tratto un illuminatore di movimento<br />
si accende da solo; ci<br />
avviciniamo, cercando di capire<br />
l’origine del fenomeno, ma immediatamente<br />
tutto torna come prima:<br />
di qualunque cosa si sia trattato,<br />
ora non c’è più traccia. Forse<br />
un altro tentativo di distrarci?<br />
Andiamo in un’altra stanza, nel<br />
pub. Qui la situazione cambia:<br />
sentiamo una serie di rumori in<br />
rapida successione tra i tavoli. È<br />
necessario riorganizzare le idee;<br />
26 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 27
ci raduniamo tutti nella stanza,<br />
col tacito accordo di non muoversi,<br />
ci serve il massimo silenzio<br />
per capire che cosa succede,<br />
con che cosa abbiamo a che fare.<br />
Non riusciamo a capire per quale<br />
motivo l’entità non prova a stabilire<br />
un contatto con noi, nonostante<br />
i nostri numerosi tentativi,<br />
e perché cerca continuamente di<br />
distrarci.<br />
Lo strano rumore si manifesta<br />
nuovamente ma non riusciamo a<br />
individuare da che cosa dipenda;<br />
l’unica cosa di cui siamo certi è<br />
che a provocarlo non è nessuno<br />
di noi, siamo rimasti tutti immobili,<br />
in attesa.<br />
Passano le ore. Alle 4 di mattina<br />
decidiamo di concludere l’indagine;<br />
abbiamo bisogno di riflettere<br />
e di analizzare i dati per giungere<br />
ad una conclusione. Torno a casa<br />
con un pensiero fisso: qualcosa<br />
non quadra. Perché nessun contatto?<br />
Non è quanto accade di<br />
solito; sembrava quasi che l’entità<br />
non volesse essere scoperta.<br />
Il giorno dopo cominciamo l’analisi<br />
dei dati e subito emergono<br />
alcuni dati che rafforzano i miei<br />
dubbi: alle spalle della titolare<br />
dell’attività, mentre attraversa<br />
uno dei punti più caldi dal punto<br />
di vista delle anomalie, si sente<br />
una voce chiaramente maschile<br />
chiamare con tono profondo e<br />
rauco “Mamma”. Ma la signora<br />
non ha figli, non ne ha mai avuti,<br />
e allora che senso può avere<br />
questa voce? Che sia un altro depistaggio?<br />
Solo analizzando il video per intero<br />
mi accorgo di un dettaglio<br />
che non avevo notato prima: in<br />
una ripresa fatto durante le prove<br />
dell’attrezzatura, perciò ancor<br />
prima che iniziassimo a indagare,<br />
una videocamera infrarossi inquadra<br />
uno strano essere luminoso<br />
che fugge sotto i tavoli; è qualcosa<br />
con cui non avevo avuto ancora<br />
a che fare: una “larva”.<br />
La larva non è un’entità, o almeno<br />
non come siamo abituati a intenderla<br />
noi; non è la coscienza di un<br />
defunto giunta fino a noi, e non<br />
cerca il contatto. Non abbiamo<br />
molte notizie su di essa; le poche<br />
ipotesi che si avanzano sul suo<br />
conto dicono che solitamente entra<br />
in contatto col nostro mondo<br />
in seguito a sedute spiritiche incomplete,<br />
e che sia già presente<br />
in determinati ambienti, esattamente<br />
come le entità. Pare che<br />
la larva si attacchi a un individuo<br />
nutrendosi della sua energia, fino<br />
a portare il malcapitato, nei casi<br />
più gravi, alla morte. In alcuni casi<br />
le vittime di queste sanguisughe<br />
energetiche si sentono stanche e<br />
depresse.<br />
Queste entità possono essere<br />
considerate demoni minori, di<br />
basso rango, una specie di vampiri<br />
energetici provenienti dal mondo<br />
astrale, con i quali si entra in<br />
contatto solo in determinate situazioni.<br />
Le voci sulle larve sono<br />
poche e contrastanti; ho sentito<br />
parlare di un metodo per controllare<br />
se si ha una larva attaccata<br />
addosso: consiste nel passarsi<br />
le mani in tutti i punti del corpo<br />
per sentirne il calore, qualora si<br />
dovesse trovare un punto<br />
in cui non si sente<br />
calore, ma addirittura<br />
freddo, quello dovrebbe<br />
essere il punto in cui la<br />
larva si è attaccata. Pare<br />
addirittura che sia possibile<br />
fotografare una larva<br />
addosso alla propria vittima.<br />
Sono state quindi le analogie<br />
fra queste notizie e<br />
le manifestazioni riscontrate<br />
nel caso da noi esaminato<br />
a farci pensare di<br />
aver avuto a che fare con<br />
una larva.<br />
28 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 29
articolo tratto<br />
dalla rivista “ouroboros”<br />
le favole<br />
del cielo<br />
di Aldo Tavolaro<br />
L<br />
“E<br />
siste in quella che fu<br />
in altri tempi la Gallia<br />
belgica, nelle antiche<br />
province di Champagne,<br />
Piccardia, Ile-de-France e Neustria,<br />
un certo numero di cattedrali<br />
che hanno per nome Notre-Dame<br />
(quelle del XII e XIII secolo). Queste<br />
chiese permettono di tracciare<br />
sul terreno, quasi con perfetta corrispondenza,<br />
la costellazione della<br />
Vergine tale e quale si vede nel cielo.<br />
Se si confrontano i nomi delle città<br />
dove si trovano queste cattedrali,<br />
con le stelle, si avrà che la Spiga<br />
della Vergine corrisponde a Rennes;<br />
Gamma, a Chartres; Zeta ad<br />
Amiens; Epsilon a Bayeux. Fra le<br />
piccole stelle si ritrovano Évreux,<br />
Étampes, Laon; tutte città che<br />
hanno delle Notre-Dame molto<br />
antiche. Maurice Leblanc aveva già<br />
notato, prima di tutti, che le abbazie<br />
benedettine del paese di Caux<br />
30 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
disegnavano sul terreno l’immagine<br />
dell’Orsa Maggiore...” (Louis Charpentier,<br />
I misteri della cattedrale<br />
di Chartres).<br />
D’altra parte Claude Lévi-Strauss<br />
rileva che presso i Pawnee, tribù<br />
nordamericana del Nebraska,<br />
la distribuzione dei villaggi, fatti<br />
di rudimentali capanne, riproduceva<br />
una carta celeste di cui<br />
certi esemplari sono pervenuti<br />
sino a noi. C’erano almeno teoricamente<br />
nove villaggi, ciascuno<br />
collocato sotto l’invocazione<br />
d’una stella o pianeta le cui posizioni<br />
rispettive nel cielo erano<br />
scrupolosamente rispettate.<br />
Per restare in casa nostra, il complesso<br />
dei Miracoli a Pisa - Torre<br />
pendente, Duomo e Battistero<br />
- secondo il Guidoni riproduce<br />
sul terreno le tre principali stelle<br />
della costellazione dell’Ariete.<br />
Quanto detto può dar luogo a<br />
Foto in alto:<br />
Le cattedrali gotiche<br />
i Francia.<br />
Sotto:<br />
la costellazione<br />
della Vergine.<br />
31<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 31
legittime perplessità e indurre a<br />
chiedersi se tali interpretazioni siano<br />
frutto di fantasie umane. Ma<br />
se dal più ampio ambito del territorio<br />
passiamo al singolo edificio<br />
architettonico troveremo riferimenti<br />
al Cielo molto più precisi e<br />
addirittura inequivocabili.<br />
D’altronde non dimentichiamo<br />
che quando Marco Pollione Vitruvio,<br />
architetto vissuto a Roma<br />
al tempo dell’imperatore Augusto,<br />
volle tratteggiare il profilo<br />
dell’architetto secondo un ideale<br />
suo e dell’epoca, scrisse: «Deve<br />
essere abile nell’espressione scritta,<br />
esperto nel disegno, istruito nella<br />
geometria, deve conoscere alquanto<br />
di fatti storici, deve aver ascoltato<br />
con diligenza la filosofia, intendersi<br />
un po’ di musica, non deve essere<br />
digiuno di medicina, conoscere sentenze<br />
giuridiche, possedere conoscenza<br />
dell’astronomia e delle leggi<br />
Nell’immagine:<br />
Piazza dei Miracoli in<br />
una stampa dell'800.<br />
Foto al centro:<br />
Medaglia di bronzo con<br />
l'immagine di Marco<br />
Vitruvio Pollione.<br />
che regolano i fenomeni celesti».<br />
E’ facile notare come i verbi delle<br />
varie proposizioni cambino<br />
a seconda dell’importanza che<br />
Vitruvio attribuisce alle acquisizioni<br />
conoscitive dell’architetto,<br />
complementari alle materie squisitamente<br />
tecniche e professionali.<br />
Dove appare più categorico,<br />
senza “alquanto” e senza “un po’”,<br />
è nei confronti dell’astronomia,<br />
e questo perché in tutti i tempi,<br />
e quindi anche prima di Vitruvio,<br />
l’astronomia è stata una componente<br />
essenziale dell’architettura. I<br />
più celebri monumenti del passato<br />
racchiudono nella propria struttura<br />
architettonica implicazioni<br />
astronomiche, miniaturizzazioni<br />
cosmiche, riferimenti conclamati o<br />
nascosti alla Terra, al Cielo, ai moti<br />
dei maggiori corpi celesti.<br />
Il complesso megalitico di Stonehenge<br />
in Inghilterra, ritenuto<br />
tempio druidico, è risultato essere<br />
un grande calendario per determinare<br />
l’inizio delle stagioni e un osservatorio<br />
per prevedere le eclissi<br />
di Luna. I nuraghi di Sardegna,<br />
collegati al Sole, e i pozzi sacri in<br />
Puglia, dedicati alla Luna, servivano<br />
come Stonehenge a prevedere<br />
le eclissi lunari. Il Partenone ha la<br />
facciata rivolta verso il<br />
punto dell’orizzonte in<br />
cui sorgeva il Sole nel<br />
dì in cui iniziavano le<br />
feste Panatenaiche in<br />
onore di Minerva, in<br />
modo tale che il primo<br />
raggio dell’astro<br />
entrava nel tempio e<br />
illuminava la statua criselefantina<br />
della dea, realizzata da<br />
Fidia in oro e avorio.<br />
Sono connessi all’astronomia la<br />
piramide di Cheope, nella valle<br />
di Gizeh, in Egitto, numerosi altri<br />
templi dell’Egitto, della Siria e del<br />
Libano (Abu Simbel, Baalbek,<br />
ecc.), il Pantheon a Roma, la<br />
cui cupola riproduce la sfera<br />
celeste, con il foro apicale<br />
che corrisponde al Sole e<br />
il cornicione all’equatore<br />
celeste.<br />
L’elenco potrebbe continuare,<br />
ma non è lo scopo<br />
di questo studio, che<br />
non intende trattare i<br />
monumenti più noti legati<br />
all’astronomia, bensì<br />
quelli meno noti che<br />
possiamo rintracciare nel<br />
territorio pugliese. Ho accennato<br />
ad alcuni monumenti,<br />
correlati al cielo, anteriori a<br />
Vitruvio (o all’incirca coevi, come<br />
il Pantheon), ma il connubio<br />
architettura-astronomia continua<br />
anche dopo il glorioso architetto<br />
romano. Tutto il Medioevo vede<br />
infatti l’architettura romanica e gotica<br />
imbevuta d’astronomia e simbolismo<br />
sacro fatto di geometria e<br />
miniaturizzazioni cosmiche.<br />
Quali sono, per sommi capi, queste<br />
implicazioni astronomiche che<br />
ritroviamo nelle costruzioni sacre?<br />
In primo luogo l’orientamento,<br />
che può tener conto del sorgere<br />
del Sole agli equinozi o ai solstizi,<br />
ma anche di altre significazioni,<br />
come vedremo. Poi ci sono i valori<br />
angolari delle culminazioni solari in<br />
date di rilievo, e quindi prevalentemente<br />
ancora solstizi ed equinozi,<br />
e i valori delle latitudini dei vari<br />
luoghi in cui sorgono le costruzioni<br />
sacre: anche se la latitudine<br />
terrestre rientra nell’ambito della<br />
geografia non bisogna dimenticare<br />
che la Terra è un corpo celeste,<br />
un pianeta come tutti gli altri, che<br />
la geografia studia nei particolari.<br />
Nel campo delle misure lineari<br />
troveremo sottomultipli decimali<br />
del raggio e del diametro terrestri<br />
e di un grado di parallelo.<br />
L’orientamento<br />
L’orientamento più<br />
frequente nelle costruzioni<br />
sacre<br />
è quello Est-<br />
Ovest perché<br />
nell’antica<br />
liturgia<br />
era previsto<br />
che<br />
il sacerd<br />
o t e<br />
officiante<br />
f o s s e<br />
rivolto,<br />
sia con<br />
il viso<br />
che col<br />
palmo<br />
delle mani<br />
levate, verso<br />
il sorgere del<br />
Sole equinoziale.<br />
Di conseguenza nelle<br />
chiese paleocristiane,<br />
quando l’altare non era<br />
addossato alla parete, ma posto<br />
tra il sacerdote e i fedeli (come<br />
adesso dopo la riforma conciliare)<br />
l’Est coincideva con l’ingresso della<br />
chiesa, cioè la facciata.<br />
Quando la posizione dell’altare<br />
mutò e fu addossato alla parete,<br />
le chiese furono costruite con la<br />
parte posteriore verso Est, per<br />
cui il sacerdote voltava le spalle<br />
ai fedeli e quindi all’ingresso della<br />
chiesa, ma continuava a volgere il<br />
viso e il palmo delle mani verso<br />
il sorgere del Sole. In altre parole<br />
il sacerdote rimase fermo, ma<br />
si spostò la chiesa nel senso che<br />
s’invertì la posizione della facciata<br />
e delle absidi. In ogni caso l’orientamento<br />
rimase equinoziale.<br />
Ciò non toglie che esistono chiese<br />
costruite sull’asse solstiziale,<br />
come la chiesetta rurale romanica<br />
(XI sec.) di S. Giorgio nel comune<br />
di Bari, orientata con l’abside<br />
verso il punto dell’orizzonte in<br />
cui sorge il Sole al Solstizio d’Inverno,<br />
o la chiesa di S. Maria e<br />
S. Giacomo sull’isola di S. Nicola<br />
delle Tremiti, che rivolge l’abside<br />
verso il sorgere del Sole al Solstizio<br />
d’Estate. Va ricordato che il<br />
nucleo originario di questa chiesa<br />
è anteriore al Mille.<br />
Ma se l’orientamento secondo<br />
l’asse Est-Ovest, ossia in direzione<br />
dei punti sull’orizzonte in cui<br />
sorge e tramonta il Sole alle date<br />
degli equinozi di primavera e<br />
d’autunno, è il medesimo in tutte<br />
le parti del mondo, l’orientamento<br />
solstiziale richiede un calcolo<br />
(o un’osservazione) particolare<br />
in funzione della latitudine. Per<br />
esempio, la chiesetta di S. Giorgio,<br />
orientata verso il sorgere del<br />
Sole al Solstizio d’Inverno, apre<br />
con l’asse Est-Ovest un angolo di<br />
32 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 33
32° circa, ma se fosse costruita<br />
a Torino (latitudine 45°) l’angolo<br />
sarebbe di oltre 34°. Se sorgesse<br />
a Londra (latitudine 51°) l’angolo<br />
dell’amplitudine massima sarebbe<br />
di oltre 39°. Se ne deduce che<br />
l’orientamento solstiziale era più<br />
elaborato, ancorché discendesse<br />
da una osservazione diretta, consentita<br />
soltanto da un orizzonte<br />
non impedito da montagne, colline<br />
o altri ostacoli.<br />
Ma tentiamo di legare a tali orientamenti<br />
dei significati. Mentre<br />
nei templi precristiani, anch’essi<br />
orientati, il riferimento era al<br />
cammino dei Sole rappresentato<br />
dal suo sorgere e tramontare agli<br />
equinozi e ai solstizi, col conseguente<br />
mutamento delle stagioni<br />
e quindi delle attività agricole ed<br />
umane, col cristianesimo si è localizzata<br />
l’attenzione su tali date<br />
legandole ad eventi significativi.<br />
Gesù nasce nel Solstizio<br />
d’Inverno, viene concepito<br />
all’Equinozio di Primavera<br />
e all’Equinozio<br />
di Primavera muore. S.<br />
Giovanni Battista, il Precursore,<br />
nasce al Solstizio<br />
d’Estate e viene<br />
concepito all’Equinozio<br />
d’Autunno. A questo punto va ricordato<br />
che al Solstizio d’Inverno<br />
il Sole ricomincia a salire, le giornate<br />
di luce si allungano, mentre<br />
al Solstizio d’Estate il Sole inizia<br />
la sua discesa, le giornate si accorciano<br />
e la luce gradatamente<br />
diminuisce.<br />
L’allegoria del Battista, il Precursore,<br />
che esaurisce il suo compito<br />
e cede il passo a Gesù che salirà<br />
sempre più in alto è confermata<br />
dal Vangelo di Giovanni (III, 30) in<br />
cui troviamo una frase del Battista<br />
che dice: «Non sum ego Christus:<br />
sed quia missus sum ante illum... Illuni<br />
oportet crescere, me autem minui».<br />
(Io non sono il Cristo; ma sono<br />
mandato davanti a lui... Bisogna<br />
che egli cresca e che io diminuisca).<br />
Proprio come cresce il Sole dopo<br />
il Solstizio d’Inverno e diminuisce<br />
dopo il Solstizio d’Estate.<br />
Ma esistono altri orientamenti<br />
che non tengono conto del sorgere<br />
del Sole o del suo tramontare<br />
bensì di alcuni significati intrinseci<br />
al valore angolare, sempre legati<br />
però all’astronomia. Per esempio,<br />
la cattedrale gotica di Chartres,<br />
quella romanica di Bitonto,<br />
la chiesa templare di Payns, in<br />
Francia, sono orientate in modo<br />
tale che l’asse longitudinale delle<br />
loro navate apre con l’asse Est-<br />
Ovest un angolo di 47° (46° 54’<br />
per la precisione). Qui entriamo<br />
nel simbolismo sacro che sposa<br />
il tema cosmico. L’angolo di 47°<br />
rappresenta il doppio dell’angolo<br />
dell’inclinazione dell’asse terrestre<br />
(23° 27’ attualmente, 23° 31’<br />
all’epoca della costruzione delle<br />
chiese di cui stiamo trattando).<br />
Quarantasette gradi, quindi, rappresentano<br />
l’angolo del cono precessionale<br />
dell’asse terrestre, ossia<br />
quel movimento conico (come<br />
una trottola che perdendo velocità<br />
s’inclina) chiamato Precessione<br />
degli Equinozi, che l’asse terrestre<br />
compie in 26.000 anni, periodo<br />
detto dagli antichi Anno Platonico<br />
o Grande Anno. In altre parole<br />
l’angolo di 47° è un’allegoria della<br />
Terra, la più propria dal punto di<br />
vista astronomico e biologico. Infatti<br />
se la Terra è un pianeta che<br />
ha determinati ritmi<br />
stagionali, che vede<br />
avvicendarsi il caldo<br />
al freddo e la vegetazione<br />
condizionata<br />
dalle piogge e dalle<br />
calure; se l’uomo, a<br />
sua volta, correla la<br />
sua attività al periodo<br />
della semina e del raccolto, del<br />
pascolo e della transumanza e tira<br />
a secco la barca perché il mare<br />
diventa impraticabile; se tutta la<br />
vita sulla Terra, dalla gigantesca<br />
sequoia alla formica, obbedisce a<br />
certi ritmi, ciò è dovuto soltanto<br />
all’inclinazione dell’asse terrestre.<br />
Con un asse terrestre dritto,<br />
perpendicolare al piano dell’eclittica,<br />
non avremmo ne inverno ne<br />
estate e la natura, le piante e l’uomo<br />
stesso avrebbero tutt’altro<br />
comportamento.<br />
Se vogliamo perciò cercare un<br />
simbolo, il più essenziale, il più<br />
significativo che rappresenti la<br />
Terra quale potrebbe essere migliore<br />
dell’angolo di 47°, il completo<br />
respiro del Grande Anno,<br />
pari al doppio dell’inclinazione del<br />
suo asse, 23° 30’? Ne consegue<br />
perciò che un orientamento a<br />
47° rispetto l’asse Est-Ovest intende<br />
legare il monumento sacro,<br />
la chiesa, la casa di Dio, alla Terra<br />
nel suo insieme, all’uomo nella sua<br />
collettività. Vedremo comunque<br />
che altre implicazioni astronomiche<br />
legheranno i templi più particolarmente<br />
al luogo in cui sorgono<br />
e quindi più limitatamente agli<br />
uomini di quel luogo che, avendo<br />
fatto costruire la chiesa a proprie<br />
spese, imploravano la benevolenza<br />
del cielo sulle loro famiglie, sulle<br />
colture, sul loro lavoro.<br />
Sottomultipli del raggio<br />
e del diametro terrestri<br />
In numerose chiese e chiesette<br />
romaniche di Puglia troviamo elementi<br />
architettonici lunghi m 6,130<br />
e m 12,60, ossia la<br />
milionesima parte del<br />
raggio e del diametro<br />
della Terra. In realtà si<br />
tratta di venti o quaranta<br />
piedi bizantini di cm<br />
31,50 che, a loro volta,<br />
discendono dal<br />
cubito egiziano di<br />
63 centimetri. Qui<br />
occorre aprire una<br />
doverosa parentesi<br />
per dire che la maggior<br />
parte delle misure lineari<br />
dell’antichità trae origine<br />
da elementi geografici.<br />
È vero che in<br />
tempi più remoti a<br />
fornire i parametri<br />
di misurazione lineare<br />
fu il corpo umano, col braccio<br />
o cubito, col palmo, col pollice,<br />
col piede, col passo, ma in seguito<br />
troviamo diffuse in tutto il mondo<br />
antico misure discendenti da elementi<br />
geografici.<br />
In Egitto, Siria, Persia e altrove troviamo<br />
la parasanga, di m 6.300, e<br />
relativi sottomultipli, come il cubito<br />
egiziano di cm 63 di cui dicevamo<br />
innanzi. Si tratta di sottomultipli<br />
decimali del raggio terrestre,<br />
stimato anticamente in km 6.300,<br />
di poco maggiore rispetto alle stime<br />
attuali. Il cirenaico Eratostene,<br />
sovrintendente della biblioteca di<br />
Alessandria tra il III e il II sec. a. C.,<br />
misurò la circonferenza della Terra<br />
prendendo in considerazione un<br />
pozzo collocato a Syene (l’attuale<br />
Assuan, in Egitto) e un altro situato<br />
in Alessandria. Nel primo pozzo, a<br />
mezzodì del Solstizio d’Estate, il<br />
Immagine sopra:<br />
La Precessione degli Equinozi<br />
e l'angolo precessionale<br />
di circa 47°.<br />
Nerlla pagina a sinistra:<br />
in alto:<br />
La chiesetta romanica di<br />
S. Giorgio a Bari.<br />
in basso:<br />
Chiesa di S. Maria sull’isola di<br />
S. Nicola alle Tremiti.<br />
34 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 35
Sopra:<br />
Metodo di Eratostene<br />
per misurare la circonferenza<br />
della terra.<br />
Foto a fianco:<br />
Bernardo Strozzi,<br />
Lezione di<br />
Eratostene,<br />
Museo di Belle Arti di<br />
Montreal.<br />
Pagina a fianco:<br />
Struttura della cattedrale<br />
di Chartres.<br />
sima parte del meridiano terrestre,<br />
ma forse non ricordiamo<br />
che nell’antica Grecia il piccolo<br />
stadio, o stadio di Aristotele, era<br />
di cento metri e quindi la quattrocentomillesima<br />
parte del meridiano.<br />
Discendono dal meridiano<br />
terrestre molte altre misure lineari,<br />
sempre sottomultipli decimali,<br />
come lo stadio nautico o persiano,<br />
la catena dell’agrimensore o<br />
mezza catena persiana, il piede<br />
del piccolo stadio. Un altro elemento<br />
geografico all’origine di<br />
antiche misure lineari è un grado<br />
di meridiano, ossia la circonferenza<br />
terrestre di km 40.000 divisa<br />
per 360°, pari a 111.111 metri.<br />
La misura più celebre che discende<br />
dalla lunghezza di un grado di<br />
meridiano è il cubito sacro di cm<br />
55 (m 111.111 : 200.000), l’unità di<br />
misura con la quale Re Salomone<br />
costruì il Tempio di Gerusalemme.<br />
Ma c’è anche la doppia canna,<br />
di m 5,55, la canna comune,<br />
metà della prima, così come nelle<br />
misure maggiori c’è lo stadio egiziano<br />
o alessandrino di m 222,22<br />
Sole<br />
ent<br />
r a v a<br />
perpendicolarm<br />
e n t e<br />
nella cavità,<br />
nel secondo<br />
pozzo,<br />
alla stessa data e<br />
alla stessa ora, il Sole<br />
entrava inclinato di sette gradi.<br />
È chiaro che Eratostene per le<br />
sue definitive misure si avvalse di<br />
regolari gnomoni, ma è anche certo<br />
che le stesse misure le avevano<br />
già prese molto tempo prima<br />
anche gli egiziani dato che il corridoio<br />
del tempio di Abu Simbel<br />
è lungo m 63, la parasanga egizia<br />
è di m 6.300 e il cubito di cm 63.<br />
Ma a suggerire i parametri delle<br />
lunghezze lineari non fu soltanto<br />
il raggio terrestre, bensì anche il<br />
meridiano, ossia la circonferenza.<br />
Sappiamo bene che il nostro<br />
metro, nato con la Rivoluzione<br />
Francese, è la quarantamilioneossia<br />
la cinquecentesima parte<br />
di un grado di meridiano.<br />
Se ci avviciniamo ai giorni nostri<br />
troviamo che la versta russa è<br />
l’ottantesima parte di un grado<br />
di meridiano, il li della Cina è la<br />
duecentocinquantesima parte,<br />
sino ad arrivare al miglio marino<br />
inglese, al miglio italiano e<br />
al miglio nautico che, come è<br />
noto, sono di 1.852 metri, la<br />
sessantesima parte di un grado<br />
di meridiano.<br />
Nella storia delle misure lineari<br />
troviamo anche episodi<br />
curiosi, come l’atto di autorità<br />
di Enrico I d’Inghilterra (XI<br />
- XII sec.) che decretò per la<br />
iarda la distanza dalla punta<br />
del suo naso al pollice della<br />
sua mano tesa, ma la maggior<br />
parte delle misure lineari di tutti i<br />
tempi e di tutti i paesi hanno origini<br />
più nobili della punta del naso,<br />
sia pure d’un re d’Inghilterra.<br />
La milionesima parte del raggio<br />
terrestre, ossia m 6,30, la troviamo<br />
nella larghezza della facciata<br />
della chiesetta rurale di S. Maria a<br />
Cesano, presso Terlizzi,<br />
nella larghezza<br />
della facciata della<br />
chiesetta di S. Giorgio<br />
a Bari, in quella<br />
di S. Eustachio, nel<br />
territorio di Giovinazzo,<br />
mentre la<br />
chiesa di S. Giovanni<br />
di Patù (Lecce)<br />
ha la facciata larga<br />
m 12,60. Nella cattedrale<br />
romanica<br />
di Ruvo di Puglia la<br />
larghezza dell’abside centrale<br />
è di m 6,30 e la larghezza di<br />
quelle laterali di m 3,15 (mis<br />
u r e<br />
esterne).<br />
Anche negli alzati ritroviamo<br />
queste misure: per esempio, la<br />
torre di S. Maria a Cesano presso<br />
Terlizzi è alta m 12,60.<br />
La millesima parte<br />
di un grado di parallelo<br />
I costruttori di cattedrali gotiche<br />
di Francia, ma non soltanto loro<br />
come vedremo, tenevano conto<br />
della latitudine del luogo in cui<br />
sorgeva l’edificio, in quanto da tale<br />
elemento facevano discendere<br />
alcune misure della costruzione.<br />
A seconda della latitudine varia la<br />
lunghezza complessiva del cerchio<br />
di parallelo geografico e, partendo<br />
dall’equatore che è il cerchio massimo,<br />
i paralleli divengono più piccoli<br />
salendo verso il polo. Ne consegue<br />
che se dividiamo tali cerchi<br />
per 360°, come abbiamo fatto per<br />
la circonferenza<br />
terres<br />
t r e<br />
q u a n d o<br />
abbiamo ottenuto<br />
per un grado il valore<br />
di km 111, otterremo valori minori<br />
mano a mano che il parallelo<br />
sarà più vicino al polo. Se quindi<br />
all’equatore un grado è lungo km<br />
111, alla latitudine di 41° (Bari) un<br />
grado è km 84, a 45° (Torino) è<br />
km 78, a 48° (Vienna) è km 73, a<br />
49° (Parigi) è km 70 circa.<br />
Di tali lunghezze i costruttori di<br />
cattedrali prendevano la millesima<br />
parte facendone, ad esempio, la<br />
lunghezza della navata, oppure ricavavano<br />
la duemillesima parte facendone<br />
la lunghezza del coro. Ma<br />
vediamo concretamente con dati<br />
alla mano tale modo di procedere:<br />
Chartres sorge alla latitudine di<br />
48° 26’ e la lunghezza di un grado<br />
di quel parallelo è di km 73,80<br />
(arrotondato a km 74). La navata<br />
della cattedrale di Chartres è lun-<br />
36 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 37
Foto sopra:<br />
La cattedrale di Reims.<br />
Sotto:<br />
La chiesa di S. Maria<br />
d’Anglona, vicino Tursi<br />
(Matera).<br />
ga m 74, il coro è lungo m 37 (la<br />
metà), la volta è alta pure m 37<br />
e il pozzo celtico è profondo m<br />
37 sotto la lastricatura del coro,<br />
per cui sommando l’altezza della<br />
volta e la profondità del pozzo<br />
abbiamo nuovamente m 74, come<br />
la lunghezza della navata ma<br />
questa volta in verticale.<br />
Reims, latitudine 49° 15’, lunghezza<br />
di un grado di quel parallelo<br />
km 72. La cattedrale è lunga circa<br />
m 144, ossia due volte la millesima<br />
parte del grado.<br />
Beauvais, latitudine 49° e 26’, lunghezza<br />
di un grado km 72. La lunghezza<br />
totale della cattedrale è m<br />
72, quella del coro m 36, altezza<br />
totale della chiesa al di sopra del<br />
suolo m 71.<br />
Amiens, latitudine 49° 53’, lunghezza<br />
del grado km 71. I transetti<br />
della cattedrale sono lunghi<br />
m 71 circa.<br />
Ma prima di illustrare certe analogie<br />
che riscontriamo nelle chiese<br />
e chiesette di Puglia è opportuno<br />
far cenno a un altro accorgimento<br />
che legava simbolicamente la<br />
costruzione sacra al luogo e quindi<br />
alla latitudine: si tratta dei sottomultipli<br />
della lunghezza del grado<br />
di parallelo e dell’angolo della<br />
latitudine.<br />
Angolo della latitudine<br />
del luogo<br />
Un altro modo di legare la chiesa<br />
al luogo in cui sorge, e quindi<br />
farne un ponte con il cielo per i<br />
soli abitanti di quel paese che con<br />
venerazione e sacrificio l’hanno<br />
edificata e dedicata alla divinità,<br />
è l’inserimento nella struttura architettonica<br />
del valore angolare<br />
della latitudine del luogo.<br />
Come primo esempio prendiamo<br />
la chiesa romanica di S. Maria<br />
d’Anglona, presso Tursi in Lucania,<br />
e più precisamente la parte rettangolare<br />
del presbiterio retrostante<br />
l’altare. Se consideriamo tale<br />
elemento come un rettangolo,<br />
e in esso tracciamo una diagonale,<br />
l’angolo retto sarà diviso in due<br />
parti di cui una è la latitudine su<br />
cui sorge la chiesa (40°) e l’altra la<br />
culminazione del Sole agli equinozi<br />
(50°). Se poi misuriamo la larghezza<br />
del presbiterio, ossia di questo<br />
ideale rettangolo in cui abbiamo<br />
tracciato la diagonale, troveremo<br />
che è di m 4,25. Se teniamo presente<br />
che la lunghezza di un grado<br />
di quel parallelo è di km 85, appare<br />
evidente che la larghezza del<br />
presbiterio ne è esattamente la<br />
ventimillesima parte.<br />
Un discorso uguale possiamo fare<br />
per la chiesa di S. Caterina a<br />
Bitonto, anch’essa romanica. Se<br />
consideriamo il rettangolo costituito<br />
dalla navata centrale, partendo<br />
dalla base dell’abside sino<br />
ai primi due pilastri (presbiterio)<br />
e in esso tracciamo la solita diagonale,<br />
otterremo due angoli, di<br />
cui uno di 41° (latitudine dei luogo)<br />
e uno di 49° (culminazione<br />
solare agli equinozi). Anche qui<br />
la larghezza di questo rettangolo<br />
è di m 4,20. Siccome<br />
alla latitudine di 41° la<br />
lunghezza di un grado<br />
di parallelo è di km<br />
84, appare evidente<br />
che anche qui, come<br />
in S. Maria d’Anglona,<br />
la larghezza del presbiterio<br />
è la ventimillesima<br />
parte di un grado<br />
di quel parallelo.<br />
Non sfugge che queste<br />
implicazioni geografico-astronomiche<br />
vengono realizzate in<br />
quella parte della chiesa che può<br />
considerarsi il cuore del tempio,<br />
trattandosi dello spazio immediatamente<br />
a ridosso dell’altare,<br />
per cui restano racchiusi in uno<br />
spazio limitato e centrale tre elementi<br />
fondamentali: l’altare, che<br />
simboleggia il cielo, il rettangolo<br />
che racchiude la latitudine, che<br />
rappresenta la Terra e in particolare<br />
il luogo in cui sorge la chiesa,<br />
e il sacerdote officiante che tra<br />
Immagine a sinistra:<br />
Pianta di S. Caterina a<br />
Bitonto, con gli angoli<br />
della culminazione solare<br />
agli equinozi.<br />
Foto sotto:<br />
La chiesetta romanico<br />
pugliese della masseria<br />
Ottava Grande a Fasano<br />
(Brindisi)<br />
38 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 39
Foto in basso:<br />
La pianta della chiesa di S.<br />
Basilio, a Troia, e l'angolo formato<br />
dalle "Porte Solstiziali".<br />
Nelle immagini:<br />
La chiesetta di Santa Maria a<br />
Cesano, con la facciata a torre<br />
e le linee immaginarie previste<br />
da Tavolaro, che fanno assomigliare<br />
la chiesa ad un vascello.<br />
essi è mediatore.<br />
L’inserimento dell’angolo di latitudine<br />
nelle fabbriche sacre è molto<br />
più esteso di quanto si pensi.<br />
Innanzi tutto è implicito in quelle<br />
chiese orientate verso i solstizi<br />
perché, come abbiamo detto,<br />
cambiando latitudine il Sole che<br />
sorge e che tramonta cambia la distanza<br />
angolare dai punti cardinali<br />
Est ed Ovest. E’ anche implicito in<br />
quelle fabbriche che adottano come<br />
misura lineare il sottomultiplo<br />
decimale d’un grado di parallelo;<br />
è invece conclamato negli esempi<br />
qui sopra riportati e lo è ancora<br />
più in quelli che seguono.<br />
Se nella celebre chiesa dell’XI sec.<br />
di S. Michele di Hildesheim (Germania)<br />
consideriamo il rettangolo<br />
formato dalle tre navate, e in esso<br />
tracciamo una diagonale, otterremo<br />
un angolo di 52°, pari a quello<br />
della latitudine su cui sorge la<br />
chiesa, ed un angolo complementare<br />
di 38° pari alla culminazione<br />
solare equinoziale in quel luogo.<br />
La Pieve di Rubbiano, tra le più<br />
antiche del modenese, che sorge<br />
alla latitudine di 45°, ha le tre navate<br />
racchiuse in un quadrato, la<br />
cui diagonale divide l’angolo retto<br />
in due angoli di 45° ciascuno.<br />
La chiesa abbaziale di S. Maria di<br />
Marola nell’Appennino Reggiano,<br />
ha anch’essa le tre navate racchiuse<br />
in un quadrato e si ripete<br />
il discorso già fatto per la Pieve<br />
di Rubbiano. Anche questa chiesa<br />
sorge a 45° di latitudine.<br />
Torniamo in Puglia. La chiesa di S.<br />
Maria e S. Giacomo sull’isola di S.<br />
Nicola di Tremiti, latitudine di 42°,<br />
se considerata nel suo nucleo originale,<br />
prima dell’ampliamento<br />
benedettino, mostra un rettangolo<br />
nel quale la diagonale apre<br />
un angolo di 42°. La bellissima<br />
chiesina romanica della masseria<br />
Ottava in territorio di Fasano<br />
(Brindisi), anch’essa considerata<br />
nella parte originaria e quindi<br />
con esclusione dell’ampliamento<br />
successivo che l’ha allungata per<br />
far posto all’accresciuto numero<br />
di fedeli, presenta le tre navate<br />
racchiuse in un rettangolo. Anche<br />
qui la diagonale apre un angolo di<br />
41°, pari alla latitudine del luogo,<br />
e il discorso potrebbe continuare<br />
chissà per quanto se si passassero<br />
al vaglio in questa ottica le innumerevoli<br />
chiese maggiori e minori<br />
che costellano i nostri territori.<br />
Angoli relativi<br />
alle culminazioni solari<br />
La chiesetta rurale di S. Maria a<br />
Cesano, presso Terlizzi, è un condensato<br />
di implicazioni astronomiche<br />
ma anche matematiche e<br />
geometriche. Le prime notizie su<br />
questo edificio risalgono al 1040.<br />
Si tratta di una chiesetta rurale a<br />
una trentina di chilometri da Bari<br />
che oggi svetta solitaria tra i mandorli,<br />
col suo corpo di fabbrica a<br />
pianta rettangolare che s’impenna<br />
sulla facciata Ovest con una<br />
torre alta m 12,60, mentre a Est<br />
si conclude con un’abside.<br />
Come già accennato in precedenza,<br />
la facciata è larga m 6,30, milionesima<br />
parte del raggio terrestre,<br />
così come la torre di m 12,60 è<br />
la milionesima parte del diametro<br />
terrestre. La pianta di base è un<br />
rettangolo molto allungato e la sua<br />
diagonale apre un angolo di 25°,<br />
pari alla culminazione solare, in<br />
quel luogo, al Solstizio d’Inverno.<br />
Il Solstizio d’Inverno segna l’inizio<br />
dell’anno, la nascita del nuovo Sole<br />
(dies natalis Solis), tant’è che le antiche<br />
religioni hanno fatto coincidere<br />
con tale data la nascita delle<br />
proprie divinità: Dioniso, Osiride e<br />
suo figlio Oro, Budda, Frey figlio di<br />
Odino e di Frigga, Gesù. Inserire<br />
la culminazione solare nella pianta<br />
della chiesa, e non altrove, richiama<br />
quindi l’allegoria della nascita,<br />
e in particolare della nascita della<br />
chiesa che, ovviamente, principia<br />
dal tracciato di base.<br />
La torre, che si identifica con il<br />
prospetto della chiesa, ha una<br />
altezza massima sul lato Est di<br />
m 12,60, mentre sulla facciata è<br />
stata ribassata a sguscio in epoca<br />
posteriore per far posto ad<br />
un campaniletto a<br />
vela. Se dividiamo<br />
m 12,60 (altezza<br />
della torre) per m<br />
3,90 (larghezza laterale<br />
della torre<br />
stessa) otteniamo<br />
la tangente dell’angolo di 72°<br />
e mezzo circa che rappresenta<br />
la culminazione del Sole<br />
al Solstizio d’Estate alla latitudine<br />
di S. Maria a Cesano.<br />
In altre parole possiamo dire<br />
che se conduciamo una linea<br />
immaginaria dalla soglia della<br />
porta d’ingresso della chiesa<br />
sino alla sommità della torre,<br />
tale linea aprirà col piano<br />
dell’orizzonte un angolo<br />
di poco più di 72° e mezzo.<br />
Se conduciamo un’altra linea<br />
immaginaria dalla stessa<br />
sommità della torre sino<br />
all’estremità dell’abside alla quota<br />
zero otteniamo col piano dell’orizzonte<br />
un angolo di 49° gradi,<br />
che rappresenta la culminazione<br />
del Sole agli equinozi. La chiesa<br />
così vista, con le sue strutture reali<br />
e le linee da noi immaginate,<br />
assomiglia a un vascello (la barca<br />
di Pietro) che veleggia dalla Terra<br />
verso Il Cielo.<br />
Le culminazioni solari alle date in<br />
cui il Sole entra nei dodici segni<br />
zodiacali sono racchiuse in Castel<br />
del Monte, una costruzione più<br />
simile ad un tempio che ad un castello,<br />
e scandiscono le proporzioni<br />
di tutti gli spazi, dalla vasca collocata<br />
anticamente nel cortile sino<br />
alla recinzione ottagonale esterna,<br />
og- gi demolita,<br />
40 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 41
attraverso la larghezza del cortile,<br />
quella delle sale e la circonferenza<br />
che racchiude il castello.<br />
Ma Castel del Monte non è il solo<br />
edificio laico che presenta queste<br />
implicazioni cosmiche: presso<br />
Bergamo, per esempio, c’è il castello<br />
di Bianzano (XIV sec.) che,<br />
oltre a essere orientato verso i<br />
quattro punti cardinali con gli angoli<br />
del suo impianto quadrato,<br />
regola con stupefacente precisione<br />
le proporzioni del corpo di<br />
fabbrica, del cortile e della torre<br />
in relazione alle culminazioni solari<br />
al Solstizio d’Inverno, agli equinozi<br />
e al Solstizio d’Estate.<br />
sero una di fronte all’altra perché la<br />
linea immaginaria che le congiunge<br />
doveva aprire con la facciata della<br />
chiesa un angolo vicino a quello<br />
dell’inclinazione dell’asse terrestre<br />
che è all’origine dei solstizi.<br />
Esaminando la pianta della chiesa<br />
di Ognissanti di Pacciano, nel<br />
territorio di Bisceglie, e quella di<br />
S. Basilio di Troia ho rilevato che<br />
tale angolo, in entrambi i casi, è<br />
di 32° ovvero la distanza angolare<br />
del Sole, alla latitudine delle due<br />
chiese, dal punto cardinale Est alle<br />
date dei solstizi.<br />
I fori gnomonici<br />
A chi si reca in visita alla celebre<br />
cattedrale gotica di Chartres viene<br />
mostrato tra l’altro un forellino<br />
praticato in una vetrata attraverso<br />
il quale, a mezzodì del Solstizio<br />
d’Estate, passa un raggio di Sole<br />
che va a cadere sul pavimento<br />
della navata, dov’è una mattonella<br />
metallizzata che lo evidenzia.<br />
Il fenomeno, oltre ad essere segnalato<br />
da tutte le guide, ha fatto<br />
scrivere a Louis Charpentier:<br />
“Quando questo giochetto del<br />
sole sulla lastra nel solstizio d’estate<br />
si produce in una delle cattedrali<br />
più celebri dell’Occidente,<br />
in uno dei luoghi più rinomati di<br />
Francia, l’idea dell’enigma subentra<br />
nell’animo di chiunque”.<br />
Nella chiesa S. Leonardo di Siponto<br />
(anch’essa di antica nobiltà,<br />
avendo accolto per molti anni tra<br />
le sue mura i Cavalieri Teutonici di<br />
Federico II), il medaglione di Sole<br />
che entra a mezzodì del 21 giugno<br />
trova ad accoglierlo un rozzo<br />
Le porte solstiziali<br />
Non è infrequente che, entrando<br />
in una chiesa, si notino delle<br />
porte laterali che solitamente<br />
non sono una di fronte all’altra,<br />
ma sfalsate: quella destra è più<br />
vicina all’ingresso, l’altra più verso<br />
l’altare. Sono le Porte solstiziali e<br />
volendo rifarsi allo spirito cosmico<br />
degli antichi costruttori non<br />
possiamo escludere che, una volta<br />
orientata la chiesa verso il levar<br />
del Sole all’equinozio, fossero<br />
ricordati simbolicamente anche i<br />
solstizi, anch’essi tanto legati alla<br />
figura del Cristo e del Battista.<br />
Si dice anche che le due porte<br />
avessero originariamente una diversa<br />
quota della soglia, a rappresentare<br />
il Sole più alto dell’estate e<br />
quello più basso dell’inverno, ma<br />
questa verifica è più difficile date<br />
le manomissioni intervenute attraverso<br />
i secoli. Si è avanzata anche<br />
l’ipotesi che le due porte non fospavimento<br />
senza contrassegni anche<br />
se, e questo è notevolissimo,<br />
va a cadere esattamente al centro<br />
fra i due pilastri immediatamente<br />
di fronte all’ingresso laterale della<br />
chiesa (che funge da ingresso<br />
principale perché arricchito da un<br />
artistico portale). In altre parole<br />
chi entrasse in chiesa al mezzodì<br />
astronomico del 21 giugno, si<br />
troverebbe, sulla destra e sulla<br />
sinistra, due pilastri maestosi ed<br />
esattamente tra di essi, per terra,<br />
un medaglione di Sole.<br />
Ma c’è di più: il medaglione di<br />
luce disegna una rosa a undici<br />
petali, dato che il foro gnomonico<br />
attraverso il quale passa il<br />
raggio di Sole è diaframmato da<br />
un delizioso rosoncino di pietra<br />
a undici raggi. Quanta differenza<br />
tra il foro praticato in un vetro a<br />
Chartres e quello di Siponto, praticato<br />
nello spessore della volta<br />
Nella foto:<br />
Il medaglione disegnato dal sole<br />
il 21 giugno nella chiesetta<br />
di S. Leonardo di Siponto.<br />
Foyo sotto:<br />
Applicazioni del Numero d’Oro<br />
nella Basilica di S. Caterina a<br />
Galatina (Lecce).<br />
Nei triangoli isosceli con<br />
angolo al vertice di 108° la<br />
lunghezza del lato obliquo<br />
moltiplicata per 1,618 fornisce<br />
la lunghezza della base.<br />
42 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 43
Immagine sopra:<br />
Ricostruzione di Stonehenge<br />
con le superfici<br />
dei due cerchi di pietre<br />
che sono fra loro in<br />
rapporto aureo.<br />
Nella pagina a fianco:<br />
L’angolo di 126° in<br />
pratica rappresenta la<br />
quadratura del cerchio.<br />
L’area del quadrato<br />
costruito sulla base del<br />
triangolo è uguale a quella<br />
del cerchio che ha per<br />
raggio il lato obliquo.<br />
in pietra della chiesa; tra il raggio<br />
semplice di Chartres che cade in<br />
un punto qualsiasi della navata, sia<br />
pure ben accolto dalla mattonella<br />
metallizzata, e la rosa di luce di<br />
S. Leonardo, che va a marcare il<br />
centro fra i due pilastri su un rozzo<br />
pavimento indifferente a questo<br />
preziosismo!<br />
Il lavoro dell’astronomo di Siponto<br />
è stato ben maggiore di<br />
quello svolto dall’astronomo di<br />
Chartres ma, come accade sovente,<br />
minore è stata la fortuna.<br />
Una misura dell’impegno a considerare<br />
certe sfumature tecnicoculturali<br />
dell’architettura antica la<br />
fornisce l’attento Cesare Brandi<br />
che, a proposito di S. Leonardo<br />
di Siponto, scrive in Pellegrino di<br />
Puglia: “Nella chiesa dai bellissimi<br />
spazi aerei, la volta a botte, le cupole<br />
volanti c’è poi l’ennesima stranezza<br />
di una formella traforata e<br />
per istorto nella volta della navata.<br />
La cosa m’intrigò: non era per la<br />
meridiana, che altro poteva essere?<br />
Dovetti aspettare parecchi anni<br />
per saperlo. Ma essendo andato<br />
a Santa Caterina sul Sinai scopersi<br />
la chiave del mistero. La chiesa<br />
di Santa Caterina è giustinianea, e<br />
certamente ha il tetto rifatto. Ma<br />
nel tetto sono state conservate due<br />
aperture, in sbieco, in corrispondenza<br />
del Sole e della Luna nel giorno<br />
di Santa Caterina. Ecco dunque<br />
spiegata la formella di S. Leonardo,<br />
così per storto”.<br />
Il bravissimo Cesare Brandi si è<br />
spiegato tutto troppo in fretta<br />
perché avrà pur notato che il foro<br />
gnomonico di S. Leonardo è quasi<br />
sul capo di chi si trova in chiesa,<br />
infatti la sua distanza zenitale è di<br />
appena 18°, e quindi può entrare<br />
il raggio di un Sole molto alto cioè<br />
estivo, mentre la festa di S. Leonardo<br />
è il 26 novembre quando il<br />
Sole è già molto basso, mancando<br />
appena un mese al solstizio d’inverno.<br />
Inoltre il celebre studioso<br />
è stato informato male circa il<br />
doppio foro nella chiesa di Santa<br />
Caterina del Sinai: l’apertura per<br />
lasciar passare un raggio di Sole<br />
nel giorno di Santa Caterina è verosimile,<br />
ma un foro per un raggio<br />
di Luna nel dì della Santa non è<br />
astronomicamente possibile. E’ infatti<br />
impossibile che ogni anno, alla<br />
stessa data, la Luna sia alla stessa<br />
fase e nello stesso punto del cielo;<br />
ciò accade solo ogni 19 anni, nel<br />
rispetto del ciclo metonico. Quindi<br />
l’ipotesi di Cesare Brandi non è<br />
realistica ma con un’attenta indagine<br />
non dovrebbe essere difficile<br />
stabilire la vera funzione dei due<br />
fori di quella chiesa.<br />
Implicazioni matematiche<br />
Nell’architettura romanica e gotica<br />
massiccia è la presenza del<br />
rapporto aureo e quindi del numero<br />
d’oro 1,618 (Matila Ghyka,<br />
Le nombre d’or). Prima di addentrarci<br />
però nell’affascinante mondo<br />
di questa armoniosa proporzione<br />
che governa le piante e gli<br />
alzati delle chiese, le angolazioni<br />
dei timpani e dei fastigi e coinvolge<br />
nella sua divina armonia navate<br />
e transetti, cripte e portali, sarà<br />
bene rinverdire alla memoria i fasti<br />
del numero d’oro.<br />
Il numero d’oro è il rapporto che<br />
armonizza innanzi tutto il corpo<br />
umano. Se moltiplichiamo per<br />
1,618 la distanza che in un individuo<br />
adulto e proporzionato va<br />
dall’ombelico sino a terra otteniamo<br />
la sua statura. Se moltiplichiamo<br />
la distanza dal gomito alla<br />
mano con le dita tese per 1,618,<br />
otteniamo la lunghezza del braccio.<br />
La distanza che va dall’anca al<br />
ginocchio, moltiplicata per il numero<br />
d’oro, dà la lunghezza della<br />
gamba dall’anca al malleolo.<br />
Il volto umano, inoltre, è tutto<br />
scomponibile in una griglia i cui<br />
rettangoli hanno i lati in rapporto<br />
aureo: moltiplicando il lato minore<br />
dei rettangoli per 1,618 si ottiene<br />
la lunghezza del lato maggiore.<br />
Euclide e Pitagora concessero larghissimo<br />
spazio a questo rapporto<br />
nei loro studi, ma fu Luca Pacioli,<br />
matematico del Cinquecento, che<br />
chiamò l’applicazione del numero<br />
d’oro Divina Proporzione, mentre<br />
si deve a Leonardo da Vinci l’espressione<br />
Sezione Aurea.<br />
Quando Pitagora volle dare al<br />
numero d’oro una sistemazione<br />
nel campo della geometria, trovò<br />
che tale numero si otteneva<br />
dividendo il raggio di una circonferenza<br />
per il lato del decagono<br />
regolare in essa inscritto, e lo si<br />
otteneva anche dividendo il lato<br />
di un pentagono stellato per il<br />
lato del pentagono convesso,<br />
entrambi inscritti nella<br />
stessa circonferenza.<br />
Inoltre lo stesso risultato<br />
veniva fuori dividendo<br />
il lato del decagono<br />
stellato per il raggio della<br />
circonferenza ad esso<br />
circoscritta.<br />
Ma se queste sono le<br />
acrobazie che il numero<br />
d’oro compie nel campo<br />
geometrico, ve ne sono<br />
altrettante nel campo aritmetico,<br />
dove emergono<br />
proprietà uniche, che non<br />
hanno gli altri numeri. Innanzi<br />
tutto il reciproco di<br />
1,618 (cioè 1:1,618) è 0,618<br />
e il suo quadrato è 2,618,<br />
il che è singolare perché le<br />
cifre dopo la virgola restano sempre<br />
uguali. Se poi si eleva al cubo<br />
il numero d’oro si ottiene 4,236,<br />
che però corrisponde anche alla<br />
somma di 1,618 al suo quadrato,<br />
2,618. Elevando 1,618 alla quarta<br />
potenza risulta 6,854, ma questo<br />
valore si ottiene anche sommando<br />
il suo quadrato (2,618) col<br />
suo cubo (4,236). In altre parole<br />
il numero d’oro elevato ad una<br />
determinata potenza è uguale alla<br />
somma delle due potenze precedenti;<br />
lo stesso discorso è valido<br />
per il suo reciproco 0,618.<br />
Il matematico del XIII secolo Leonardo<br />
Pisano, detto Fibonacci, si<br />
accorse che il numero d’oro veniva<br />
fuori da una precisa succes-<br />
44 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 45
sione di numeri, chiamata appunto<br />
Serie di Fibonacci, in cui ogni<br />
numero deriva dalla somma dei<br />
due numeri che lo precedono. La<br />
serie è la seguente: 1, 2, 3, 5, 8,<br />
13, 21, 34, 55… e via continuando<br />
all’infinito; dividendo ciascun numero<br />
della serie per quello che lo<br />
precede si ha un risultato sempre<br />
più approssimato a 1,618 che, per<br />
dirla in linguaggio matematico, si<br />
raggiunge all’infinito, dato che è<br />
un numero irrazionale e quindi<br />
con un numero infinito di cifre<br />
decimali sempre diverse. Se invece<br />
dividiamo ciascun numero per<br />
il successivo il risultato si approssimerà<br />
a 0,618.<br />
Sia ben chiaro che queste proprietà<br />
del numero d’oro non sono<br />
comuni ad altri numeri, cosa<br />
questa che ha suggestionato moltissimi<br />
uomini come il Fibonacci,<br />
Leonardo da Vinci, Albert Dürer<br />
e Luca Pacioli, il quale della divina<br />
proporzione ha detto: “È unica<br />
come Dio e regge, come ogni Santa<br />
Trinità, una relazione tra tre termini<br />
e resta simile a se stessa”.<br />
In matematica il numero d’oro si<br />
indica solitamente con la lettera<br />
greca «Phi», accostando di proposito<br />
la sua funzione di rapporto<br />
armonico al nome del celebre<br />
Fidia, architetto e scultore che<br />
lega principalmente la sua fama<br />
alle sculture dei Partenone. Ma la<br />
lettera F è anche composta dall’unione<br />
della verticale maschile col<br />
cerchio femminile, rappresenta<br />
quindi l’unione degli opposti, racchiudendo<br />
quindi in sé il concetto<br />
di Trinità.<br />
E concludo questa breve rassegna<br />
sulla magia del numero d’oro<br />
con le parole di uno studioso<br />
francese, Marius Cleyet-Michaud:<br />
“... il numero d’oro racchiude, come<br />
credono alcuni, la chiave della<br />
conoscenza? Verrebbe, inoltre, alla<br />
sua dipendenza ogni opera d’arte<br />
degna di questo nome?” (Marius<br />
Cleyet-Michaud, Le nombre<br />
d’or).<br />
Il numero d’oro<br />
in architettura<br />
In Puglia il numero d’oro è presente<br />
sotto forma di triangolo<br />
nei fastigi e nei timpani di diverse<br />
chiese: Chiesa di S. Caterina a<br />
Galatina (timpano del portale);<br />
S. Maria della Scala a Noci (fastigio<br />
e campanile a vela); S. Maria<br />
dei Miracoli ad Andria (timpano<br />
sull’abside quadrata); S. Domenico<br />
a Taranto (portale). In particolare,<br />
nella cattedrale di Bitonto<br />
sono in divina proporzione le tre<br />
navate complessive, il transetto,<br />
la sottostante cripta e gli archi<br />
della cripta.<br />
Tra le chiese minori estremamente<br />
importante è quella di<br />
Ognissanti di Valenzano, dove<br />
troviamo in rapporto aureo la<br />
pianta, comprese le absidi, il capocroce,<br />
la sezione longitudinale<br />
e gli arconi per undici volte.<br />
Chiesa minore è anche quella di<br />
Ognissanti di Pacciano, col rapporto<br />
aureo presente dieci volte,<br />
tra pianta, sezione longitudinale,<br />
arconi ed archi ciechi. Tra le cripte<br />
in rapporto aureo, oltre quella<br />
di Bitonto già menzionata, va tenuta<br />
presente quella<br />
della cattedrale<br />
di Otranto, mentre<br />
un discorso a<br />
parte merita la<br />
chiesa della Madonna<br />
della<br />
Croce<br />
di Casaranello, dove mediante<br />
l’applicazione del rapporto aureo,<br />
nel corso delle mie ricerche, si è<br />
evidenziato il livello originale della<br />
chiesa. Infatti, considerando la sezione<br />
longitudinale del transetto<br />
e dividendo per il numero d’oro<br />
sia la lunghezza dell’estradosso<br />
che quella dell’intradosso, avevo<br />
ottenuto l’altezza della chiesa che<br />
raggiunge una quota più bassa<br />
dell’attuale piano di calpestio. Gli<br />
scavi hanno rivelato l’esistenza<br />
del mosaico pavimentale originale<br />
alla quota così ricavata.<br />
Questi sono solo alcuni esempi<br />
ma il rapporto aureo è racchiuso<br />
anche nei triangoli dei timpani<br />
e dei fastigi. Si tratta di triangoli<br />
isosceli col vertice aperto a 108°,<br />
che in realtà derivano dalla combinazione<br />
del pentagono convesso<br />
e stellato inscritti in una circonferenza,<br />
nei quali il lato obliquo<br />
moltiplicato per 1,618 determina<br />
la lunghezza della base<br />
Il rapporto aureo applicato in<br />
architettura non è esclusività del<br />
gotico e del romanico, anzi troviamo<br />
tale rapporto già nel complesso<br />
megalitico di Stonehenge,<br />
vecchio di 4000 anni, dove<br />
le superfici teoriche<br />
dei due cerchi di pietre<br />
azzurre e di sarsen<br />
stanno tra loro nel<br />
rapporto di 1,6. Poi<br />
lo troviamo ben<br />
quattro<br />
volte<br />
nella piramide di Cheope, nei<br />
sarcofagi egiziani e in tutta l’architettura<br />
greca, per cui non ci sono<br />
dubbi circa l’antichità della conoscenza<br />
e dell’applicazione della<br />
divina proporzione.<br />
C’è però una coincidenza che<br />
può averlo fatto prediligere dalla<br />
religione cattolica, che alla funzione<br />
armonica ed estetica ha unito<br />
quella sacra: l’allegoria di Gerusalemme.<br />
Il numero 1,618 è la cotangente<br />
dell’angolo di 31° 43’ che è pure<br />
la latitudine della Città Santa. In<br />
altre parole se immaginiamo una<br />
chiesa tracciata in un rettangolo<br />
in rapporto aureo (cosa frequentissima)<br />
e in tale rettangolo<br />
tracciamo una diagonale, essa<br />
dividerà l’angolo retto in due angoli,<br />
uno di 31° 43’, la latitudine<br />
di Gerusalemme, l’altro di 58° 17’<br />
che è la culminazione del Sole agli<br />
equinozi in quella città. Tracciare<br />
quindi una chiesa in modo tale<br />
che le sue proporzioni richiamino<br />
la latitudine di Gerusalemme<br />
è come consentire al credente,<br />
varcata la soglia, di porre il piede<br />
simbolicamente nella Città Santa,<br />
nella terra del Cristo.<br />
Il linguaggio degli angoli<br />
I timpani e i fastigi non sempre<br />
sono triangoli con il vertice aperto<br />
a 108°, ma possono presentare<br />
altre angolazioni, alcune delle<br />
quali racchiudono in sé significati<br />
simbolici. Prendiamo ad esempio<br />
un timpano o un fastigio col<br />
vertice aperto a 126° e<br />
in esso troveremo<br />
una splendida allegoria circa la<br />
funzione della chiesa quale ponte<br />
tra il Cielo e la Terra. Infatti,<br />
se tracciamo una circonferenza e<br />
dal centro conduciamo due raggi<br />
che aprano un angolo di 126°, es-<br />
Immagine a sinistra:<br />
Triangolo aperto a 144°;<br />
la sua area è uguale a<br />
quella del cerchio che ha<br />
per raggio l'altessa del<br />
triangolo. Un timpano con<br />
queste caratteristiche pone<br />
la chiesa in diretto contatto<br />
col cielo, rappresentato dal<br />
cerchio.<br />
Foto sotto:<br />
L'angolo a 126° nella chiesa<br />
di S. Maria a Cesano.<br />
46 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 47
Foto sotto:<br />
Ritratto di Pitagora.<br />
Al centro:<br />
Chiesa di S. Basilio a Troia e le sue<br />
inplicazioni pitagoriche.<br />
si sottenderanno una corda che<br />
rappresenta il lato di un quadrato<br />
la cui superficie è uguale a quella<br />
della circonferenza tracciata.<br />
Poiché nel simbolismo sacro il<br />
cerchio rappresenta il Cielo e il<br />
quadrato la Terra, il triangolo rappresentato<br />
dai due raggi e dalla<br />
corda ad essi sottesa rappresenta<br />
il ponte tra la Terra e il Cielo e<br />
poiché tale triangolo è solitamente<br />
nel timpano o nel fastigio, lega<br />
automaticamente la chiesa a questa<br />
funzione intermediatrice.<br />
Questo triangolo aperto al vertice<br />
di 126° lo troviamo nel timpano<br />
del portale di S. Leonardo di<br />
Siponto, nel timpano della<br />
facciata di S. Giovanni<br />
Evangelista di Lecce,<br />
nel fastigio del rudere<br />
della facciata<br />
del transetto<br />
dell’Abbazia S.<br />
Trinità di Venosa<br />
e nel portale<br />
interno,<br />
nel fastigio dei<br />
coro sul lato<br />
posteriore della<br />
chiesa di S. Maria<br />
d’Anglona, tra Tursi<br />
e Policoro, nel fastigio<br />
del transetto della cattedrale<br />
di Taranto, nel<br />
fastigio di S.<br />
Domenico<br />
anche<br />
di<br />
Taranto<br />
e nello<br />
pseudo-protiro<br />
della chiesetta della masseria Ottava<br />
nel territorio di Fasano (Brindisi).<br />
Dopo l’angolo di 108° e quello<br />
di 126° c’è quello di 144°, che ha<br />
lo stesso significato simbolico di<br />
quello di 126° perché si ottiene<br />
tracciando un triangolo che abbia<br />
per base la lunghezza della<br />
circonferenza di un cerchio e per<br />
altezza il raggio dello stesso cerchio.<br />
In altre parole anche qui la<br />
superficie del cerchio è uguale a<br />
quella del triangolo che diviene<br />
ponte tra il Cielo e la Terra. Questo<br />
tipo di triangolo era molto<br />
usato negli architravi delle costruzioni<br />
pagane, tuttavia lo troviamo<br />
in un bassorilievo nell’Abbazia S.<br />
Trinità di Venosa.<br />
Da notare che in tutti questi angoli<br />
la somma delle cifre che li<br />
compongono dà sempre 9, ossia il<br />
triplo ternario e questa constatazione<br />
ci avvia verso la mistica pitagorica.<br />
Ma prima di passare oltre<br />
abbiamo ancora un grosso debito<br />
da pagare alla chiesetta rurale di<br />
S. Maria a Cesano, in territorio di<br />
Terlizzi, che racchiude nella pianta<br />
di base l’angolo di culminazione del<br />
Sole al Solstizio d’Inverno e negli<br />
alzati gli angoli di culminazione, del<br />
Solstizio d’Estate e degli equinozi.<br />
Nonostante questa chiesina si distenda<br />
e s’innalzi nell’obbedienza<br />
di tali angolazioni, trova modo di<br />
racchiudere in sé per tre volte il<br />
rapporto aureo in elementi architettonici<br />
fondamentali. Infatti se<br />
dividiamo i 6,30 metri di larghezza<br />
della facciata, e quindi della chiesa,<br />
per 1,618 otteniamo m 3,89 che<br />
rappresentano la larghezza della<br />
torre (m 3,90). Così se moltiplichiamo<br />
m 6,30 per 1,618 otteniamo m<br />
10,19 vicinissimi alla lunghezza reale<br />
della chiesa senza torre che è m<br />
10,25. Da notare che queste due<br />
lunghezze ottenute (m 10,19 e m<br />
3,90) si sovrappongono tra loro<br />
determinando lo spessore dei diaframma<br />
che divide la torre dalla<br />
chiesa. La terza applicazione del<br />
rapporto aureo la troviamo nella<br />
collocazione della crociera, infatti<br />
se dividiamo per 1,618 l’intera<br />
lunghezza del manufatto<br />
(chiesa più torre), pari<br />
a 13,60 metri, otteniamo<br />
m 8,40, vicinissimi<br />
agli 8,50<br />
metri di distanza<br />
dell’asse della<br />
crociera dalla<br />
facciata della<br />
chiesa.<br />
Né poteva mancare<br />
in questo<br />
gioiello di chiesa,<br />
che gronda di implicazioni<br />
cosmiche,<br />
astronomiche e matematiche,<br />
il più significativo<br />
e simbolico angolo,<br />
quello di 126°, riportato nel<br />
fastigio sul lato posteriore della<br />
chiesa. È l’angolo che simboleggia<br />
il ponte tra il Cielo e la Terra, che<br />
chiude la chiesa nella sua parte<br />
terminale come un suggello.<br />
A S. Maria a Cesano determinante<br />
è anche il ruolo svolto dalla mistica<br />
del numero 3. Tre sono, infatti,<br />
le applicazioni del rapporto aureo,<br />
tre gli angoli di culminazione<br />
solare, tre le porte esterne della<br />
chiesa (due delle quali sono murate).<br />
Inoltre l’angolo della fronte<br />
cuspidata (126°) se sommato cifra<br />
per cifra (1 + 2 + 6) dà nove,<br />
triplo ternario. Lo stesso si dica<br />
per il suo angolo supplementare<br />
(54°) in cui 5 + 4 dà 9; analogo<br />
discorso vale per gli angoli aperti<br />
sulla corda (27°) 2 + 7 = 9 e, infine,<br />
per 180° e per 63°, la metà di<br />
126°.<br />
Mistica pitagorica<br />
Il filosofo greco Giamblico scrisse<br />
un libro su Pitagora che intitolò<br />
“Vita pitagorica”. In esso racconta<br />
tra l’altro che Pitagora ricevette<br />
la visita di Abari, un sapientissimo<br />
vecchio sacerdote di Apollo di<br />
origine scita (oggi diremmo russo)<br />
che, di ritorno da un viaggio<br />
in Grecia, si fermò in Italia a rendergli<br />
omaggio. Abari, in segno<br />
di amicizia e devozione, donò a<br />
Pitagora la sua freccia d’oro, con<br />
la quale egli viaggiava superando<br />
agevolmente fiumi, stagni e paludi,<br />
mentre Pitagora, per usargli<br />
attenzione, gli mostrò la sua coscia<br />
d’oro. Preso alla lettera, questo<br />
scambio di cortesie appare<br />
favoloso e incomprensibile, ma<br />
occorre interpretarne il vero<br />
significato perché si tratta di<br />
un linguaggio in chiave.<br />
Abari dunque possedeva<br />
una freccia d’oro senza<br />
la quale, secondo<br />
Giamblico, non era<br />
capace di trovare la<br />
strada. Viene spontaneo<br />
di pensare più<br />
realisticamente ad<br />
una bussola e non è<br />
inverosimile che un<br />
popolo, quello scita,<br />
quindi iperboreo, calato<br />
nelle caligini di quelle latitudini,<br />
coi cieli senza stelle<br />
e colmi di nubi, prima di ogni<br />
altro avesse avvertito la necessità<br />
di surrogare la Stella Polare con<br />
un artifizio alternativo avvalendosi<br />
del magnete. Scontato perciò che<br />
la bussola non fosse conosciuta alle<br />
nostre latitudini, Abari, donandola<br />
a Pitagora, compì un gesto di<br />
grande amicizia.<br />
Per ricambiare una simile attenzione<br />
occorreva un dono di altrettanta<br />
importanza e utilità,<br />
ecco allora Pitagora mostrare ad<br />
Abari la coscia d’oro.<br />
48 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 49
Pitagora, che aveva a lungo approfondito<br />
la geometria, si era particolarmente<br />
soffermato sul pentagono,<br />
segnatamente su quello<br />
stellato (segno di riconoscimento<br />
dei suoi adepti). Questo<br />
sta a significare che aveva<br />
messo a fuoco la divina<br />
proporzione, il rapporto<br />
aureo e quindi il numero<br />
d’oro 1,618; infatti<br />
la stella a cinque<br />
punte racchiude,<br />
nell’intersecarsi<br />
delle sue linee,<br />
rapporti che<br />
implicano<br />
il numero<br />
d’oro semplice, al quadrato e<br />
al cubo. Ora la coscia, intesa come<br />
Coxa, ossia anca, considerata nella<br />
sua interezza e cioè sino al ginocchio,<br />
è sezione aurea dell’intera<br />
gamba sino al malleolo. Quando<br />
Giamblico dice che Pitagora mostrò<br />
ad Abari la sua coscia d’oro<br />
bisogna quindi intendere che rivelò<br />
al vecchio sacerdote il meraviglioso<br />
meccanismo del rapporto<br />
aureo e tutte le sue innumerevoli<br />
implicazioni e applicazioni.<br />
Ma per Pitagora era di estrema<br />
importanza anche la Tetraktys,<br />
ossia i primi quattro numeri (1, 2,<br />
3, 4), la cui somma è dieci, e che<br />
da soli bastano non solo a tradurre<br />
gli accordi della lira e ad esprimere<br />
il segreto dell’armonia dei<br />
suoni, ma anche l’armonia delle<br />
sfere celesti.<br />
Questa Tetraktys per Pitagora<br />
è la chiave dell’eterna natura, la<br />
radice ultima delle cose, la grande<br />
sua rivelazione<br />
all’umanità. Basti<br />
pensare che i<br />
suoi discepoli<br />
recitavano<br />
la seguente<br />
preghiera:<br />
«Benedici<br />
noi,<br />
o divi-<br />
no numero che generi gli Dèi e<br />
gli uomini; o sacro tetraktys, che<br />
contieni la radice e la fonte della<br />
creazione che eternamente si<br />
rinnova». Ma anche la circonferenza<br />
era sacra per Pitagora, il<br />
quale raccomandava che i templi<br />
avessero la loro pianta di base<br />
racchiusa in essa così come gli<br />
alzati, quasi fossero idealmente<br />
contenuti in una sfera.<br />
Dopo queste necessarie premesse<br />
vediamo ora quanto resta degli<br />
insegnamenti pitagorici e per<br />
quanti secoli sono stati osservati.<br />
Abbiamo già detto che è enorme<br />
in Puglia (ma non soltanto in Puglia)<br />
il numero delle chiese medievali<br />
che rispettano nelle piante e<br />
negli alzati il rapporto aureo, ma<br />
anche la Tetraktys è presente ed<br />
un esempio l’abbiamo nella chiesa<br />
di S. Basilio di Troia dove troviamo<br />
nella pianta di base la larghezza<br />
del transetto (misure esterne)<br />
pari ad uno, la larghezza della facciata<br />
pari a due, la lunghezza del<br />
transetto pari a tre e la lunghezza<br />
della chiesa, abside compresa, pari<br />
a quattro. In questa chiesa, inoltre,<br />
se misuriamo la distanza che<br />
va dall’ingresso sino all’altare e la<br />
dividiamo per 1,618 raggiungiamo,<br />
partendo dall’ingresso, un punto<br />
che è il centro della circonferenza<br />
che racchiude la chiesa (come voleva<br />
Pitagora). Infine è in rapporto<br />
aureo il rettangolo che racchiude<br />
le tre navate.<br />
Identica in ogni particolare alla<br />
chiesa di S. Basilio di Troia è la<br />
chiesa dei Santi Pietro e Marcellino<br />
di Seligenstadt (Germania)<br />
del IX sec. Anche qui, se<br />
attribuiamo alla larghezza del<br />
transetto il valore uno (sempre<br />
misure esterne) la facciata assume<br />
il valore due, la lunghezza del transetto<br />
il valore tre e la lunghezza<br />
della chiesa, abside esclusa, il valore<br />
quattro. Inoltre, se dividiamo<br />
per 1,618 la distanza tra l’ingresso<br />
e l’altare ne otteniamo la sezione<br />
aurea; questa rappresenta la distanza<br />
fra l’ingresso della chiesa e<br />
il centro di una circonferenza che<br />
racchiude interamente la chiesa,<br />
lambendo i quattro angoli più<br />
esterni. Per buona misura si nota<br />
infine che è in rapporto aureo anche<br />
il rettangolo comprendente le<br />
tre navate, misurato all’interno.<br />
La Tetraktys si trova anche nei<br />
rosoni delle chiese, non solo in<br />
quelli a dieci raggi (1 + 2 + 3 +<br />
4), ma anche in quelli a ventiquattro<br />
raggi (1 x 2 x 3 x 4). Pare<br />
proprio che tra rapporto aureo,<br />
Tetraktys e templi inscritti in una<br />
circonferenza Pitagora continui<br />
ad aleggiare nell’architettura sacra<br />
ben 1500 anni dopo la sua morte.<br />
Se poi si considerano gli angoli<br />
più significativi che si ottengono<br />
disegnando una stella a cinque<br />
punte o un rettangolo aureo, si<br />
scorgono i vincoli astronomici<br />
che legano la Puglia a questa<br />
geometria pitagorica. Infatti se<br />
in un rettangolo in rapporto aureo<br />
tracciamo una diagonale, uno<br />
degli angoli in cui viene ripartito<br />
l’angolo retto è di circa 32°, ossia<br />
il valore dell’amplitudine massima<br />
del sole alle latitudini pugliesi. In<br />
altre parole ai Solstizi d’Inverno e<br />
d’Estate il sole sorge circa 32° più<br />
a destra e più a sinistra del punto<br />
cardinale Est. Altrettanto fa<br />
al tramontare rispetto<br />
al punto Ovest.<br />
Inoltre un angolo<br />
fondamentale<br />
della stella a<br />
cinque punte<br />
(che,<br />
come abb<br />
i a m o<br />
detto, è<br />
il condensato<br />
della<br />
divina proporzione)<br />
è l’angolo di<br />
72°, l’altezza<br />
che il sole raggiunge<br />
a mezzodì<br />
del Solstizio d’Estate<br />
alle latitudini pugliesi.<br />
Come dire che a mezzodì<br />
del 21 giugno il sole è alto<br />
sull’orizzonte 72 gradi.<br />
Da quanto esposto, sia pure accennato,<br />
appare chiaro che grandissima<br />
parte dell’architettura sacra<br />
affonda per molti secoli le sue<br />
radici nel pitagorismo, che continua<br />
a informare l’arte cristiana in<br />
quei tracciati fondamentali che<br />
hanno per protagonista il numero,<br />
poiché la scienza pitagorica è,<br />
di per se stessa, contemplazione<br />
dell’Essere nel suo principio eterno,<br />
immutabile, incorruttibile qual<br />
è appunto il numero. Aristotele,<br />
nel Protrettrico, narra di Pitagora<br />
che, interrogato sul fine per il quale<br />
l’uomo è stato generato, risponde:<br />
“Per osservare il cielo”. E come in<br />
Pitagora si fondano i culti del cielo<br />
e del numero,<br />
la collocazione<br />
geografica della Puglia<br />
consente che in questa terra l’architettura<br />
ispirata al pitagorismo<br />
si leghi, con la sua geometria, alle<br />
culminazioni e alle amplitudini<br />
massime del Sole, che del cielo è il<br />
simbolo più sfolgorante.<br />
Pagina a<br />
sinistra:<br />
La Tetraktys<br />
pitagorica.<br />
Foto a fianco:<br />
Rosone della<br />
Cattedrale di<br />
Ostuni, a 24 raggi<br />
50 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 51
L’ABBONAMENTO SOSTENITORE AD<br />
ORIZZONTE MAGAZINE<br />
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Giugno <strong>2015</strong><br />
52 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
Ogni mese la Redazione selezionerà una serie di immagini che saranno pubblicate su<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine, sul sito web e sulla pagina Facebook della rivista.<br />
Le foto, che dovranno essere in formato jpeg e senza watermark o scritte,<br />
vanno inviate alla casella e-mail: orizzontemagazineit@gmail.com<br />
corredate di nome e cognome dell’autore e di una breve didascalia.<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 53
mirco mecacci<br />
1°<br />
adriana biasco<br />
2°<br />
salvatore brontolone<br />
3°<br />
erika antares<br />
6°<br />
roberta giannitto<br />
5°<br />
sara guadalupi<br />
4°<br />
Gianluca mannella<br />
8°<br />
andrea berengan<br />
7°<br />
54 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
alma turato<br />
10°<br />
ania dragani<br />
9°<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 55
lo spumone<br />
56 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 57
lo spumone<br />
di Ornella Mirelli<br />
N<br />
el secolo scorso<br />
le domeniche d’estate<br />
delle famiglie<br />
borghesi erano caratterizzate<br />
dalla passeggiata domenicale.<br />
Era un vero e proprio<br />
rito, specialmente nei paesi del<br />
sud: all’uscita dalla messa tutta la<br />
famiglia, vestita a festa, passeggiava<br />
lungo la strada principale del<br />
paese, concludendo poi il proprio<br />
percorso, fra saluti e sorrisi di circostanza,<br />
intorno a un tavolino<br />
del caffè.<br />
Qui a far da protagonista interveniva<br />
lo spumone, una cupoletta<br />
di gelato posata su un tondino di<br />
carta smerlata e servito sul piattino<br />
metallico insieme al caratteristico<br />
cucchiaino a punta piatta.<br />
Lo spumone è un gelato dalle origini<br />
antichissime, che appartiene<br />
alla categoria dei semifreddi. Già<br />
nel 1854 Giovanni Vialardi, cuoco<br />
e pasticcere di Carlo Alberto<br />
e Vittorio Emanuele II di Savoia,<br />
nel suo “Trattato di cucina, Pasticceria<br />
moderna, Credenza e relativa<br />
Confettureria” parla di semifreddi,<br />
distinguendoli da gelati e sorbetti.<br />
Secondo alcune fonti lo spumone<br />
sarebbe stato inventato a Napoli<br />
e da lì si sarebbe rapidamente<br />
diffuso in tutta l’Italia meridionale,<br />
giungendo perfino negli Stati Uniti<br />
dove, ancora oggi, il 21 agosto<br />
di ogni anno si svolge il “National<br />
Spumoni Day”.<br />
La ricetta che propongo oggi è<br />
quella che mia madre ebbe, verso<br />
la metà degli anni ‘50, da uno chéf<br />
di Salsomaggiore, Peppino Carniti,<br />
che lo serviva con una salsa calda<br />
al cioccolato.<br />
Lo Spumone<br />
Ingredienti (per circa 10 semisfere<br />
di grandezza media):<br />
300 gr di panna da montare<br />
3 tuorli d’uovo di grandezza media<br />
90 gr di latte<br />
75 gr di zucchero<br />
1 stecca di vaniglia<br />
1 cucchiaio di marsala (facoltativo)<br />
granella di mandorle tostate a<br />
Continua la collaborazione<br />
di <strong>Orizzonte</strong> Magazine con<br />
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58 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 59
piacere<br />
qualche cucchiaino di pasta di pistacchio<br />
(facoltativo)<br />
Prima di cominciare la preparazione<br />
vera e propria, mettere in<br />
freezer gli stampi di silicone. Servirà<br />
a renderli più rigidi e stabili.<br />
Per prima cosa tostare le mandorle<br />
e ricavarne la granella (non<br />
troppo fine), tritandole nel robot<br />
con le lame. Si possono usare<br />
anche mandorle non pelate, dipende<br />
dai gusti.<br />
Scaldare il latte a fuoco basso<br />
con la stecca di vaniglia aperta<br />
a metà, quindi togliere la vaniglia,<br />
filtrare il latte con un colino<br />
e sciogliervi tutto lo zucchero.<br />
Portare a bollore e lasciar intiepidire<br />
bene.<br />
A questo punto, sbattere i tuorli,<br />
senza montarli, e mescolarli al<br />
latte zuccherato. Mettere il composto<br />
in un pentolino sul fornello<br />
a fuoco basso, mescolando<br />
con un cucchiaio di legno fino a<br />
che non si otterrà la consistenza<br />
di una crema inglese (deve cioè,<br />
velare il cucchiaio, senza mai bollire).<br />
Lasciar raffreddare la crema<br />
60 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
prima di aggiungere il cucchiaio<br />
di marsala. Nel frattempo,<br />
montare la panna con le fruste<br />
elettriche e mescolarla a poco a<br />
poco alla crema, a mano o con<br />
le fruste elettriche alla velocità<br />
minima, per pochi secondi.<br />
Versare il composto negli stampi<br />
e mettere in freezer. Appena si<br />
sarà leggermente solidificato, si<br />
potrà aggiungere, volendo, un<br />
cucchiaino di pasta di pistacchio,<br />
scavando un pochino al centro.<br />
Coprire gli stampi con carta fata<br />
e rimettere in freezer..<br />
Prima di servire gli Spumoni,<br />
sformarli subito nei singoli piatti<br />
e tenerli per una decina di minuti<br />
a temperatura ambiente. Leggermente<br />
sciolti sono più buoni.<br />
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SULLE STRADE DELLE<br />
DE.CO. MANTOVANE<br />
curtatone:<br />
la cotechina delle grazie<br />
di Fabrizio Capra<br />
I<br />
l nostro viaggio tra le Denominazione<br />
Comunali<br />
della provincia di Mantova<br />
prosegue verso Curtatone,<br />
dove incontriamo il Cotechino<br />
(o Cotechina) delle Grazie<br />
di Curtatone.<br />
Isabella d’Este voleva per la propria<br />
tavola diversi tipi di salumi<br />
tra cui il salame, il prosciutto, gli<br />
zambudelli (salamelle) e anche il<br />
cotechino; è un retaggio che continua<br />
ancora oggi in occasione<br />
della millenaria Fiera delle Grazie<br />
del 15 agosto, durante la quale è<br />
previsto il consumo del cotechino<br />
caldo, naturalmente prodotto<br />
con requisiti che lo rendono<br />
adatto al consumo estivo.<br />
La caratteristica di questo cotechino<br />
è una mescola più magra e<br />
meno carica di spezie, sale e pepe.<br />
Una volta cotto la fetta deve<br />
essere granulosa ma compatta,<br />
sfaldarsi ma non sbriciolarsi, avere<br />
un colore rossastro non troppo<br />
chiaro e profumo speziato,<br />
essere equilibrata nel sapore.<br />
Grazie di<br />
Curtatone<br />
è un antico<br />
Borgo<br />
di pescatori,<br />
sulle<br />
rive del<br />
Mincio,<br />
dove sorge<br />
il Santuario<br />
della Beata<br />
Vergine Maria fatto<br />
costruire nel 1406<br />
da Francesco I Gonzaga<br />
come ex voto per la fine della<br />
pestilenza. Con il trascorrere degli<br />
anni è diventato una meta per<br />
il turismo religioso; offre la possibilità<br />
di reperire il pane fresco,<br />
detto “della Domenica”, e la possibilità<br />
di ristorarsi in modo semplice<br />
e poco costoso proprio con<br />
il cotechino caldo.<br />
Ingredienti: parti della testa, guanciale,<br />
grasso di gola, muscoli della<br />
spalla, dello stinco, cuore, lingua;<br />
cotiche della pancia per un 30-<br />
40% dell’impasto; speziatura col<br />
mix classico per salumi: noce moscata,<br />
cannella, chiodi di garofano;<br />
aromi particolari: vino Lambrusco<br />
mantovano, aglio bianco o rosso<br />
a piacere; sale marino dall’1,8%<br />
al 2,2%; pepe, con grani macinati<br />
sempre freschi, dallo 0,18% al<br />
0,25%; budelli di origine: manica<br />
di bovino o budello di suino.<br />
Tipologia di cottura: in acqua a<br />
vapore; un tempo veniva cotto<br />
in grandi paioli di rame, con cottura<br />
lentissima, spesso durante la<br />
notte antecedente il giorno della<br />
Fiera delle Grazie.<br />
Consumo consigliato: con il pane<br />
fresco, tipo rosetta di pane comune<br />
o baule mantovano (in occasione<br />
della Fiera della Madonna delle<br />
Grazie del 15 di agosto). Durante<br />
l’anno, accompagnato con verdure<br />
cotte (verze, crauti, lenticchie,<br />
purè di patate, polenta).<br />
Foto di Giuseppe Pellegrini<br />
curtatone<br />
Curtatone si può definire un comune sparso, composto da sette centri<br />
abitati e da un territorio non urbanizzato, con la sede comunale nella<br />
frazione di Montanara. Il territorio registra la presenza di insediamenti<br />
umani già in epoca preistorica e deriva il suo nome dall’accampamento<br />
installato dal Console Curtius Odonis. È storicamente noto per la famosa<br />
battaglia qui avvenuta nel corso della prima Guerra d’Indipendenza.<br />
Da visitare:<br />
il PALAZZO del DIAVOLO in frazione San Silvestro, risalente ai primi<br />
anni del XVIII secolo, curioso per le decorazioni sataniche.<br />
La CHIESA di SAN MARCO, in frazione Buscoldo, di epoca tardobarocca<br />
(1760-1792).<br />
Il SANTUARIO della BEATA VERGINE del BUON CONSIGLIO, in frazione<br />
Buscoldo, costruito nel 1747.<br />
La CHIESA dell’IMMACOLATA CONCEZIONE, a Montanara, ricostruita<br />
nel 1725 e terminata nel 1739.<br />
PALAZZO ZANETTI-CAVALCABO’, sempre a Montanara, costruito<br />
tra la fine del ‘600 e gli inizi del ‘700.<br />
La CHIESA di SAN TOMMASO, a Levata, in stile neoclassico.<br />
Il MONUMENTO OSSARIO a Montanara e il MONUMENTO ai CA-<br />
DUTI della BATTAGLIA a Curtatone.<br />
Il SANTUARIO della BEATA VERGINE delle GRAZIE, chiesa di stile<br />
gotico lombardo originaria del 1200 che sorge nella frazione Le Grazie<br />
e che s’affaccia sulle acque palustri del Mincio creando una suggestiva<br />
atmosfera.<br />
62 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 63
famiglia fabaceae.<br />
Nome SCENTIFICO:<br />
trifolium<br />
reperibile in tutto il bacino<br />
del mediterraneo<br />
di Angelo Ferri<br />
lo<br />
sapevate<br />
che<br />
trifoglio<br />
(Trifolium campestre)<br />
Il genere Trifolium appartiene alla<br />
1.<br />
grande famiglia delle Leguminose<br />
e comprende circa 300 specie di<br />
piante erbacee, annuali o perenni,<br />
diffuse nelle zone temperate subtropicali<br />
dell’emisfero boreale; molte sono state anche<br />
importate nell’emisfero australe, dove ora sono<br />
del tutto naturalizzate.<br />
Il trifoglio e le altre leguminose foraggere, prima<br />
dell’avvento dei concimi minerali, erano utilizzati, oltre<br />
che per l’alimentazione<br />
del bestiame, anche per il sovescio, una pratica agronomica,<br />
valida ancora oggi, che arricchisce<br />
il terreno di azoto grazie alla simbiosi che le radici di<br />
queste piante hanno con un batterio (<br />
Rhizobium leguminosarum) capace di fissare, per<br />
l’appunto, l’azoto atmosferico. Esse, pertanto, incrementano<br />
la fertilità del terreno e sono perciò usate<br />
nella pratica della rotazione agraria.<br />
Elimina le tossine sia a livello<br />
2.<br />
epatico che intestinale, stimola<br />
le difese immunitarie, aiuta nei<br />
problemi cutanei come eczemi,<br />
psoriasi, acnee altre forme di<br />
dermatite, i fiori hanno un effetto espettorante,<br />
ripulisce le vie aere e cura le affezioni polmonari,<br />
cura la tosse secca, la laringite, la bronchite,<br />
la pertosse, ricco di fitoestrogeni come la genisteina,<br />
sostiene l’organismo è impiegato in molte<br />
formulazioni.<br />
Agisce sul sangue e sul plasma e sul sistema linfatico,<br />
sanguigno e respiratorio, utile per la tosse,<br />
bronchiti, infezioni e tumori ( sentire sempre il<br />
parere del proprio medico), e’ un purificatore del<br />
sangue.<br />
In India e’ usato per favorire la lattazione delle<br />
puerpere ed e’ un tonico uterino, favorisce il ristabilimento<br />
dell’utero dopo il parto.<br />
Sembra che la sostanza contenuta nel trifoglio, la<br />
genisteina abbia l’ abilità di inibire la crescita dei tumori,<br />
per questa azione anticancro troviamo il trifoglio<br />
nella formulazione di Hoxey usata 50 anni fa<br />
per la cura del cancro ( prima di assumerla sentire<br />
il proprio medico e non interrompere le terapie).<br />
Dal seme nasce una piantina che<br />
3.<br />
emerge in pochi giorni. La piantina<br />
sviluppa un fusto primario<br />
assai corto con internodi estremamente<br />
corti: dalle gemme del<br />
fusto primario, in pochi giorni si sviluppano fusti<br />
secondiari (stoloni) mentre il fusto primario cessa<br />
di crescere. Gli stoloni si accrescono mantenendo<br />
internodi relativamente lunghi e una gemma apicale<br />
perennemente attiva. Ad ogni nodo degli stoloni<br />
corrisponde una foglia, una gemma, ed una radice<br />
avventizia. La gemma del nodo dello stolone<br />
in seguito può subire tre diversi destini: restare<br />
dormiente, svilupparsi a fiore o dare origine ad un<br />
nuovo stolone. Dopo due anni il fusto principale e<br />
la radice principale muoiono: gli stoloni che da esso<br />
si erano originati divengono piantine indipendenti<br />
che dipendono solo dalle radici avventizie che hanno<br />
emesso nel frattempo. A parte la bontà dell’apparato<br />
radicale avventizio, a determinare la capacità<br />
del trifoglio bianco di insediarsi perennemente<br />
su un terreno è anche la capacità di differenziare<br />
un numero adeguato di fiori: questo deve essere<br />
tale che una sufficiente quantità di gemme nei nodi<br />
degli stoloni possa differenziare in nuovi stoloni.<br />
Infuso di trifoglio:<br />
4.<br />
Mettere alcuni capolini essiccati<br />
(5-6)in 250 ml di acqua bollente<br />
e si lascino in infusione per 15 minuti<br />
:si filtri e poi a piacimento si<br />
può dolcificare con miele o zucchero. La dose consigliata<br />
è di 2-34 tazze al giorno contro le affezioni<br />
dell’apparato respiratorio.<br />
5.<br />
Sformato di trifoglio pratense:<br />
Ingredienti:<br />
1 Kg di trifoglio dei prati<br />
Pancetta affumicata<br />
Qualche tunica di cipolla<br />
50 gr di besciamella<br />
2 uova<br />
Parmigiano grattugiato<br />
Olio extravergine di oliva<br />
Burro<br />
Fate lessare il trifoglio in acqua salata e poi fatelo<br />
rosolare nell’olio assieme a qualche tunica di cipolla<br />
tritata e alla pancetta.<br />
Versate il tutto nel frullatore fino a ridurlo in una<br />
pasta omogenea. Miscelatela alla besciamella, al formaggio<br />
e alle uova sbattute. Versate il tutto in uno<br />
stampo a ciambella imburrato e cuocete a bagnomaria.<br />
64 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 65
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Luglio <strong>2015</strong><br />
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<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 69
ARIETE TORO GEMELLI BILANCIA SCORPIONE SAGITTARIO<br />
Qualcosa o qualcuno ti farà irritare:<br />
Marte, per buona parte del<br />
mese in Bilancia, segnala tensioni<br />
in famiglia, con il partner oppure<br />
sul luogo di lavoro.<br />
Può darsi che per qualcuno di<br />
voi si tratti solo di un progetto<br />
che non prende la piega che speravi,<br />
una delusione o situazioni<br />
simili. Non prendertela e non<br />
sprecare energie recriminando<br />
con il mondo intero. Pensa a<br />
come puoi reagire e recuperare<br />
il terreno perso.<br />
Luglio sarà un mese “strano”,<br />
percorso da strani bisogni, da<br />
pensieri che assomigliano ad intuizioni,<br />
premonizioni che però<br />
non riuscirai ad afferrare fino in<br />
fondo perché sarai anche facilmente<br />
irritabile.<br />
Chi ti farà perdere le staffe? Familiari<br />
soprattutto, ma anche<br />
certi colleghi o certi capetti supponenti<br />
e piuttosto ignoranti<br />
saranno in grado di farti vedere<br />
rosso. Calma e sangue freddo:<br />
hai bisogno di lucidità per decidere<br />
in tutta consapevolezza e al<br />
meglio.<br />
Luglio ti regalerà momenti molto<br />
belli, in parecchi settori. Buona<br />
parte del mese sarà favorevole<br />
e quasi tutti i pianeti saranno<br />
schierati dalla tua parte. Se ci<br />
sono ancora rancori in sospeso<br />
in famiglia, fai passare i primi<br />
giorni di luglio e poi cerca di risolverli.<br />
Vedrai che sarà più facile<br />
di quello che sembra.<br />
In ogni settore e in ogni caso, non<br />
rimanere inoperoso: un cielo così<br />
non capita spesso nella vita.<br />
Luglio potrebbe riservarti sorprese<br />
molto piacevoli ma purtroppo<br />
non ti risparmierà tensioni<br />
e qualche battibecco. In<br />
ogni caso, non preoccuparti,<br />
perché avrai dalla tua parte diplomazia<br />
e astuzia per affrontare<br />
ogni questione al meglio.<br />
La vita sociale sarà frizzante, ti<br />
divertirai se parti e se rimani in<br />
città, sarai affascinante e simpatico.<br />
In famiglia, se ci sono questioni<br />
in sospeso, non esasperare<br />
i toni: rischi di scatenare un gran<br />
vespaio.<br />
Tendi ad essere ironico, sarcastico<br />
quasi? Allora sarà meglio tenere<br />
a freno la tua linguaccia biforcuta:<br />
perché questo mese rischi davvero<br />
di sollevare un gran vespaio con<br />
una delle tue osservazioni corrette<br />
ma troppo pungenti.<br />
Anche se hai ragione, trova un<br />
modo diverso di farlo notare: ci<br />
sono modi e modi di spiegare<br />
determinate faccende. Questa<br />
situazione potrebbe presentarsi<br />
soprattutto in famiglia, ma sei<br />
a rischio anche sul lavoro e nei<br />
rapporti interpersonali. A cuccia<br />
il pungiglione, Scorpione!<br />
Avrai un gran voglia di divertimento,<br />
di fare nuove conoscenze, di<br />
partire e di fare le ore piccole tutte<br />
le sere, o quasi. Sei sereno ma ci<br />
sono lievi ombre che turbano la tua<br />
voglia di quiete e di svaghi.<br />
Sono ombre affettive, che appesantiscono<br />
il clima in famiglia o in<br />
amore. Ma si tratta di questioni<br />
che potrai risolvere facilmente,<br />
se non ti impunterai o non ti<br />
dimostrerai sfuggente e superficiale.<br />
CANCRO LEONE VERGINE CAPRICORNO ACQUARIO PESCI<br />
Mese piuttosto controverso per<br />
le questioni familiari e personali.<br />
Sei parecchio irritabile e tenderai<br />
ad essere pessimista e nervoso.<br />
D’altra parte, hai anche le<br />
tue ragioni: tuttavia, rifletti che<br />
rimuginare con preoccupazione<br />
continua sulle tue vicende non ti<br />
aiuterà certo a risolverle.<br />
Sforzati di sorridere, e anche<br />
se effettivamente i problemi ci<br />
sono, vedrai che sopportarli e<br />
trovare una soluzione ti sembrerà<br />
più facile.<br />
Vivacità, voglia di divertimento,<br />
amore, accordo in famiglia e<br />
tante novità piacevoli che potrebbero<br />
riguardare un po’ tutti<br />
i settori.<br />
Ti aspetta un luglio simpaticissimo,<br />
sia se parti sia se rimani in<br />
città. Potresti fare nuove amicizie,<br />
introdurti in ambienti sociali<br />
diversi, trovare un nuovo accordo<br />
con la famiglia dopo un periodo<br />
di tensioni e polemiche.<br />
Insomma, ti divertirai e trascorrerai<br />
una bella estate.<br />
Luglio sarà un mese colmo di<br />
contraddizioni. Vivrai giornate<br />
più serene ed altre caratterizzate<br />
da tensioni se non aperte polemiche.<br />
Questioni economiche<br />
e familiari saranno al centro di<br />
continui rimproveri.<br />
Tu stesso non perderai occasione<br />
per rimproverare ad un tuo<br />
parente una scelta sbagliata, almeno<br />
secondo i tuoi parametri.<br />
Oppure, ci sarà qualcun altro<br />
che farà lo stesso con te. Vuoi<br />
stare in pace questo mese? Sì?<br />
Allora vivi e lascia vivere!<br />
L’ingresso di Marte nel segno<br />
della Bilancia potrebbe esasperare<br />
eventuali tensioni già esistenti<br />
in famiglia ma anche crearne di<br />
nuove. Luglio quindi non sarà un<br />
mese riposante per i rapporti di<br />
parentela, di vicinato, e le relazioni<br />
in genere.<br />
Le stelle ti consigliano di evitare<br />
discussioni accese, perché c’è il<br />
concreto rischio di degenerare in<br />
battaglie verbali terribili (e anche<br />
peggio se sei piuttosto aggressivo<br />
di carattere). Rilassati più che<br />
spesso che puoi e cerca di essere<br />
superiore a certa gente.<br />
L’ingresso di Marte nel segno<br />
della Bilancia potrebbe esasperare<br />
eventuali tensioni già esistenti<br />
in famiglia ma anche crearne di<br />
nuove.<br />
Luglio quindi non sarà un mese<br />
riposante per i rapporti di parentela,<br />
di vicinato, e le relazioni<br />
in genere.<br />
Le stelle ti consigliano di evitare<br />
discussioni accese, perché c’è il<br />
concreto rischio di degenerare in<br />
battaglie verbali terribili (e anche<br />
peggio se sei piuttosto aggressivo<br />
di carattere). Rilassati più che<br />
spesso che puoi e cerca di essere<br />
superiore a certa gente.<br />
Le preoccupazioni di questo<br />
periodo, che probabilmente riguarderanno<br />
famiglia o denaro,<br />
incideranno sulla tua voglia di<br />
divertimento per tutto il mese.<br />
Eppure, avresti bisogno di staccare<br />
la spina. Hai trascorso momenti<br />
pesanti, e ti lasci alle spalle<br />
un periodo di gravi tensioni. Socializzare,<br />
trascorrere un po’ di<br />
tempo facendo niente di importante,<br />
chiacchierando e passeggiando,<br />
ti servirebbe per allentare<br />
la presa. Su, dimentica per un<br />
momento le difficoltà.<br />
70 • <strong>Orizzonte</strong> Magazine<br />
<strong>Orizzonte</strong> Magazine • 71