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L'epoca delle passioni tristi - Azione Cattolica Bologna

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LibriL’epoca<strong>delle</strong> <strong>passioni</strong><strong>tristi</strong>Miguel Benasayag e Gérard SchmittFeltrinelli, 2005 3pp. 132, € 7,50Baruch Spinoza (1632-1677)“L’epoca <strong>delle</strong> <strong>passioni</strong> <strong>tristi</strong>” è il titolo di unlibro. Quest’epoca sarebbe la nostra, e le <strong>passioni</strong><strong>tristi</strong>, secondo Spinoza, sarebbero quelle negative,l’impotenza, la disperazione, la sfiducia.Ho sentito citare questo testo dal dott. StefanoCosta in un convegno sul disagio giovaniletenutosi in Provincia nel mese di dicembre. Lasua relazione è stata molto interessante, e più ditutto mi ha colpito questa riflessione su un a-spetto della nostra società che ha profonde ripercussionisulla realtà educativa.Sostengono gli autori di questo saggio(Benasayag e Schmitt) che la nostra epoca è caratterizzatada una “carenza di futuro”: una voltasi educavano i giovani spingendoli a desiderareun futuro che non poteva non essere migliore diquello vissuto dall’educatore, oggi invece il futuroha cambiato segno, non è più una promessamessianica, ma ha i colori foschi dell’apocalisse.L’educazione non può non esserne contagiata: inpassato chi educava pretendeva rispetto perchéil futuro a cui invitava era ricco di attrattive, inveceora le attrattive non ci sono più, prevalgonole paure, l’educatore non è più testimone di certezze,e la sua autorevolezza ne risente: i giovaninon lo seguono più, l’autorità è in crisi.Ascoltando la relazione e poi leggendo il libro,mi sono detta: “Come è vero”! Anch’io, coni miei alunni, mi trovo spesso a riflettere su situazionisenza speranza, a disegnare un futurominaccioso, se non altro dal punto di vista ambientale.Poi mi chiedo: ma farò bene? Cosa siscatenerà nella mente di un dodicenne quandola sua insegnante gli fa sapere che forse questaterra non sarà più disponibile per le prossimep. 18 | agenda | novembre - dicembre 2006 | n. 6


Librigenerazioni? Farò bene a ricordare a mia figlia,che già è un po’ insicura, che le risorse ambientalisono al lumicino per convincerla a non sprecarle,per spingerla a non pensare solo a sé? Stimolarenei giovani l’attenzione ad un’attualitàche mostra l’impotenza <strong>delle</strong> istituzioni internazionalidi fronte alle guerre, che evidenzia l’impossibilitàdi modificare un sistema economicoche stritola interi continenti: sarà giusto farlo?Non provocherà ansia, sfiducia, disperazione,ripiegamento su di sé?Saprà una generazione che è nata nel totalebenessere costruirsi un progetto di vita quandotutto indica il collasso, da un punto di vista ambientale,economico, relazionale?Sono interrogativi gravi, inquietanti: certo lafede aiuta a non arrendersi, a cercare il disegnodi Dio anche in un’epoca di declino, ma la faticarimane. Allora mi è venuto spontaneo collegarequeste “<strong>passioni</strong> <strong>tristi</strong>” con le “Passioni” (con lamaiuscola) di cui parlava una dirigente scolasticain un incontro sul tema del bullismo. Il termineè trendy, è molto di moda, ma la realtà acui rimanda, quella dell’aggressività giovanile, èsenz’altro seria. Però questa preside, invece diinvocare i senz’altro utili progetti, metodologie,strategie di cui la scuola si arma per contrastarele situazioni di tensione tra ragazzi, ha sostenutoche quello che più servealla scuola è creare<strong>passioni</strong>, appassionarei ragazzi nel percorsoscolastico, perché solochi trova qualcosa percui spendere le proprieenergie cognitive e affettivecresce comepersona serena e nonsceglie la violenza co-Scuole di ieri e di oggime forma di affermazione. Gli autori del saggiosostengono “l’utilità dell’inutile”: sarà la stessacosa?Così, tentando di costruire un patchwork conle suggestioni di letture e riflessioni, mi sembradi poter intravedere una via: l’educazione ha ancorauna possibilità, ed è quella di mettere insecondo piano gli obiettivi a medio termine (ibuoni voti, un buon lavoro, una buona posizione)che non sono neanche tanto sicuri, per mettereal centro ciò che può scaldare il cuore, e chenon necessariamente ha un’utilità pratica. Ciòpuò significare chiedere a un figlio di imparare aricamare oltre che di studiare bene la lezione, odi ascoltare con attenzione il nonno oltre chefare tutti i compiti. Può voler dire chiedere ad unalunno di prestare alle ore di musica la stessaattenzione e lo stesso rispetto che dedica alle oredi matematica, anche se con la musica non cicamperà. Può voler dire chiedere ad un bimbodel catechismo di costruire un bel cartellone sulNatale oltre che stare attento alla lezione, o farvisita ad un anziano solo oltre che non chiacchierarea Messa.Se ai giovani si scalderà il cuore, se si daràloro uno scopo con cui affrontare anche ore disolitudine, forse riusciranno a guardare al futuroche li aspetta con menopaura. Se si punterà piùall’essere che al fare oall’ottenere, forse rispetterannodi più anchei loro educatori.L’obiettivo non è nuovo,ma oggi è più urgenteche mai.Francesca Accorsin. 6 | novembre - dicembre 2006 | agenda | p. 19

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