5° Numero 3d Magazine

3dmagazine

#3D Dicembre 2015 - Numero 5

Reg. Trib. di Napoli n. 44 del 18 luglio 2014

Angela Carrubba Pintaldi

“Essere Donna è un’eterna Rinascita”

1 #3D


#3D

2


100 ANNI DI ELEGANZA SU MISUR A .

NAPLES MIL AN T O K YO L UGANO L ONDON HONG K ONG

3 #3D


DIRETTORE RESPONSABILE

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ART DIRECTOR

Palma Sopito

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CAPOREDATTORE

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REDAZIONE

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Brunella Cimadomo

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Antonia Fiorenzano

Manuela Giuliano

Alessandra Libonati

Mirella Paolillo

Daria Simeone

SEGRETERIA DI REDAZIONE E PRODUZIONE

Angela Vozza

PHOTO EDITOR

Noemi Commendatore

#UNAMELAALGIORNO

dott. Fabrizio Paolillo

Medico-chirurgo

Specialista in Ostetricia e Ginecologia

#COLTINELSEGNO

Riccardo Sorrentino

IN COPERTINA

Angela Carrubba Pintaldi

Fotografia di Giovanni Gastel

SHOOTING #DARKLADY

Foto: Massimiliano Ricci - creeo.it

Model: Glorya Occhipinti

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Giovanni Gastel per #Special

e #SonoDonnaE... di Angela Carrubba Pintaldi

Massimiliano Ricci per lo Shooting #DarkLady

#PSICOLOGICAMENTE a cura di

dott.ssa Carolina Alfano

Psicologa, Psicoterapeuta

in Gestalt e Analisi Transazionale

Docente IGAT di Napoli

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PALMA SOPITO

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#REDAZIONE

5 #3D


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#3D

6


#ILTEMPODELCORAGGIO

Quanto coraggio c’è in ognuno di noi? E quante occasioni nella vita ci

sono per dimostrarlo? Se scorriamo le pagine di questo numero di #3D ci

rendiamo conto di come spesso sia possibile concentrare tutta la forza che

abbiamo dentro, per trasformarla in voglia di riscatto. Un esempio su tutti,

la storia di Manuela Migliaccio, che dopo la tragedia di una caduta da un

muretto dell’isola di Patmos, in Grecia, che le spezza la colonna vertebrale

trova la sua rivincita conquistando il record del mondo con il rewalk. E,

ancora, l’arte di Isotta Bellomunno che si manifesta attraverso la provocazione

per “scuotere gli animi e sollecitare riflessioni profonde”. Il cinema

di Lina Wertmuller che, dopo aver assaporato il profumo di un Oscar

grazie ad una storica candidatura, si racconta al suo allievo Valerio Ruiz e

non nasconde i rimpianti di una vita. Sempre dal mondo della celluloide,

arriva lo sguardo disincantato del guascone Sergio Assisi sulle donne.

Il coraggio, dicevamo. Quello che ha trovato la Mattel nel lanciare una

Barbie con otto diverse tonalità di pelle. E solo Dio sa quanto possa essere

importante, in questi giorni di bombe e terrore, un messaggio di integrazione

così innovativo lanciato da una multinazionale del giocattolo.

E il coraggio, tutto nostro, di regalarvi una copertina che sicuramente farà

discutere. La Gesù coronata di spine di un artista immenso della fotografia

come Giovanni Gastel che reinterpreta, attraverso lo sguardo intenso di

Angela Carrubba Pintaldi, la sofferenza di un mondo che non può e non

deve rassegnarsi alla violenza e alla paura.

Nella mente e nel cuore dell’essere

umano dimorano due grandi lupi.

Uno Bianco, altro nero. Il lupo bianco

è buono amorevole e gentile, il lupo

nero è scontroso rabbioso e violento.

Ci sono giorni in cui è davvero

difficile convivere con questi due lupi.

Ma alla fine quale dei due vincerà?

ENTRAMBI!

PERCHÉ VEDETE se nutrissimo

solo quello bianco, l’altro nero alla

prima distrazione attaccherebbe

a morte il lupo buono. Se invece

nutriremo entrambi, i due lupi non

lotteranno tra di loro per conquistare

la nostra mente e potremo scegliere a

quale lupo rivolgerci ogni volta che ne

avremo bisogno. Il lupo nero ha molte

qualità di cui tutti noi possiamo avere

bisogno in determinate circostanze.

Egli è temerario e determinato,

astuto e capace di ideare strategie

indispensabili per dominare in

battaglia. I suoi sensi sono affinati

e i suoi occhi, abituati alle tenebre.

Insomma se sapremo addomesticare

anche il lupo nero, egli potrà

dimostrarsi il più valido degli alleati.

Legenda Cherokee

BUONA LETTURA

L’editore

Palma Sopito

7 #3D


#REDAZIONE

#3D

8


9 #3D


sommario

#SONODONNAE...

12

di

Mirella

Paolillo

L’ARTE DELLA PROVOCAZIONE

DI ISOTTA BELLOMUNNO

22

Di Lorenzo

di

Emma

NON CERCARE LAVORO,

CREALO

16

di

Anna

Ventrella

di

Valeria

Aiello

26

UN’ISTANTANEA

CLAUDIA GERINI e le sue

regioni dell’anima

Trent’anni sotto i riflettori

e restare una donna

come tante

18

di

Renata

Molho

ANGELA CARRUBBA PINTALDI,

PRIMITIVA E INTENSA

COME LE SUE OPERE

di

Valeria

Aiello

30

La donna dietro

gli occhiali bianchi

97

di

Antonia

Fiorenzano

la sacralità dell’eleganza

#SPECIAL

#PSICOLOGICAMENTE

dott.ssa

Carolina

Alfano

32

IL NOSTRO ESSERE SPIRITUALE

#3D

10


#rubrica

36

di

Mirella Paolillo

Brunella Cimadomo

#ADAMOEDEVA

Clemente Russo (Forza fisica)

Manuela Migliaccio (forza della mente)

42

di

Manuela

Giuliano

#OLTRECONFINE

La paura non esiste

di

Vittorio

Carità

di

Daria

Simeone

70

#RACCONTI

nam myoho renge kyo a tutti

72

#STYLE

BARBIE

E L’EMANCIPAZIONE DELLA BIONDITUDINE

46

di

Antonia

Fiorenzano

#CONGLIOCCHIDIUNUOMO

che belle le donne

che non si prendono sul serio

50

di

Antonia

Fiorenzano

#CONGLIOCCHIDIUNUOMO

LUCA ARGENTERO

L’AMORE AI TEMPI DI WHATSAPP

di

Daria

Simeone

74

#STYLE

STELLA MCCARTNEY

E UN REGGISENO DI NOME LOUISE

75

#ARTE&ARTI

MICHELE IODICE

54

di

Alessandra

Libonati

#OLTRELAMODA

XMASS ENERGY

di

Fabrizio

Paolillo Diodati

78

#UNAMELAALGIORNO

MOLTE DONNE CON DOLORI PELVICI

HANNO L’ENDOMETRIOSI. E NON LO SANNO.

56

di

Eleonora

Bruttini

#INVERSI

LA MAGIA DEL NATALE E DI UN LIBRO

DA TROVARE SOTTO L’ALBERO

dott.

Diego

Della Porta

84

#BEAUTYCASE

l’abbronzatura ieri e oggi

dalle credenze popolari alla realtà

58

di

Nico

De Corato

#OLTRECONFINE

chi ha detto che un’imprenditrice

non può essere anche mamma e moglie?

di

Idea Bellezza

G-cube

86

#BEAUTYCASE

Christmas make up

christmas hair style: lo chignon

62

ph.

Massimiliano

Ricci

#SHOOTING

di

Riccardo

Sorrentino

90

#COLTINELSEGNO

Oroscopo

11 #3D


L’ARTE

DELLA PROVOCAZIONE

DI ISOTTA BELLOMUNNO

“Il mio modo di essere donna

è avere la consapevolezza

di bastare a me stessa”

Isotta Bellomunno, classe ‘87, è una

giovane napoletana trapiantata a Milano.

Nonostante sia ancora agli inizi del suo

percorso estetico e concettuale, l’eclettica

artista pone già delle questioni serissime,

studiando e utilizzando categorie

artistiche, sociologiche e psicologiche.

Nei suoi lavori sono riscontrabili due

matrici costanti e ricorrenti: da un lato

un’amara ironia, a tratti beffarda e

perennemente provocatoria; dall’altro le

origini familiari, il suo perno esistenziale

ed artistico. “La mia arte parte sempre da

ricerche di tipo filosofico e sociologico, ma

soprattutto da uno studio approfondito di tipo

antropologico. Poi faccio anche molto lavoro su

me stessa, di autoanalisi. L’obiettivo delle mie

opere è la denuncia. Denunciare provocando,

è questo il dovere dell’arte per me: scuotere

gli animi, sollecitare riflessioni profonde. La

provocazione è solo un mezzo, molto interessante,

per raggiungere il cuore dello spettatore in

maniera più immediata e dirompente. L’arte

contemporanea non si basa sugli oggetti, ma

sui concetti e – non risultando immediatamente

comprensibile - si fonda sulla curiosità del

fruitore, sul suo desiderio di sapere, capire,

andare a fondo”.

La ricerca di un’origine, del punto

supremo e sublime in cui la vita si

congiunge alla morte, ha sempre

costituito parte integrante del suo

percorso artistico. Isotta gioca con

la morte, con l’idea di assoluto,

tramutandola in un inno alla vita e

scatenando nel pubblico emozioni

contrastanti: incredulità, stupore, ilarità,

seduzione, sdegno. “I temi che tratto sono

sempre molto forti e li affronto perché in realtà ne

ho paura. È una tecnica per esorcizzarli. È una

provocazione per gli altri, ma innanzitutto per

me stessa”.

Dopo il successo de #labarabarca

nel Golfo di Napoli, l’ultimo lavoro

dell’artista partenopea - “Latte di

mamma” - si definisce nei contorni di

una mostra provocante, sarcastica, forse

sacrilega, ma profondamente lucida.

“#labarabarca era tutto un percorso che,

attraverso una remata propiziatoria, partiva

dalla Rotonda Diaz e arrivava a Castel

dell’Ovo, che non era una meta a caso, data

tutta la leggenda che c’è dietro. Dopo due anni

mi sono ritrovata a fare una mostra proprio a

Castel dell’Ovo e credo che anche questo non

sia un caso. È come se fosse stato uno scalo e

poi una ripartenza. #labarabarca l’ho vissuta

proprio come una metafora del viaggio della

vita: si nasce e si giunge a una meta; il mare

rappresentava il liquido amniotico del grembo

materno. Tutti collegamenti che si ritrovano

anche in quest’ultimo lavoro. L’arrivo a Castel

dell’Ovo rappresentava il termine della vita, dove

si trova la morte. In realtà, però, penso non ci sia

la morte, ma un’eterna rinascita”. In “Latte

di mamma”, attraverso l’esposizione

di molteplici opere, disegni, fotografie,

istallazioni, performance, l’artista ha

operato una trasposizione personale

#3D

12


#SONODONNAE...

“Denunciare provocando, è questo il dovere dell’arte per me:

scuotere gli animi, sollecitare riflessioni profonde.”

13 #3D


“Non c’è niente di più bello per un artista del riconoscimento.

Che non è la mera fama, ma l’affermazione del valore del proprio lavoro.

Io non voglio essere riconosciuta per strada, voglio che le mie opere

siano riconosciute dal pubblico,

che le persone si emozionino guardandole.”

“Non escludo che un giorno possa innamorarmi

perdutamente di una donna,

perché io mi innamoro della persona,

che è una cosa del tutto diversa.”

#3D

14


dell’essenza più intima e profonda del

femminile, declinandola tra religione,

credenza popolare e mitologia. Partendo

dal tema di questo archetipo “materno”,

Isotta riflette sulla presenza – non solo

mistica – della percezione religiosa

nella società contemporanea, in cui il

consumo assume quasi una nuova forma

di idolatria. “Il lavoro si basa sulla ricerca di

rapporti umani. Noi non abbiamo la capacità

di ricordare quel rapporto unico che si crea tra

madre e figlio al momento della nascita, quindi,

durante tutto il resto della vita, ricerchiamo

inconsciamente negli altri questo rapporto.

Non potendolo ricordare, ad un mentore, ad un

amico, ad un amore o a qualsiasi persona di cui

sentiamo di poterci fidare, porgiamo, a un certo

punto, la nostra “mammella”, cioè diamo loro la

possibilità di attaccarsi al nostro seno, donando

calore, sicurezza, nutrimento psicologico. Ed è

anche il motivo per cui ci affidiamo alla fede,

alla religione: per iniziare questa ricerca”.

Isotta Bellomunno è un’artista complessa

e versatile, che è riuscita a far parlare di

sé rompendo gli schemi e facendo del

suo destino genetico un’arte. “La mia

aspirazione più grande è quella di esporre le mie

opere, un giorno, nei più importanti musei di arte

contemporanea del mondo. Perché non c’è niente

di più bello per un artista del riconoscimento.

Che non è la mera fama, ma l’affermazione del

valore del proprio lavoro. Io non voglio essere

riconosciuta per strada, voglio che le mie opere

siano riconosciute dal pubblico, che le persone si

emozionino guardandole”.

Determinata e sicura di sé, Isotta è una

giovane donna dal forte temperamento.

Ha le idee molto chiare e una posizione

assolutamente precisa sul suo essere

donna. “Io in realtà odio le cose in rosa. Mi

definisco “uno sculture”, a prescindere dal

sesso. Ma, nonostante io sia sempre stata un

po’ un maschiaccio, ci tengo molto al mio lato

femminile. Certo, credo che uomo e donna si

completino, ma anche donna e donna, o uomo e

uomo, di questo ne sono assolutamente certa. Io

stessa, anche se per ora non mi è mai capitato,

non escludo che un giorno possa innamorarmi

perdutamente di una donna, perché mi innamoro

della persona, che è una cosa del tutto diversa.

Il mio modo di essere donna è quello di avere

la consapevolezza di bastare a me stessa.

Sono molto indipendente e mi piace sapere

di essere libera di vivere come voglio, senza

condizionamenti”.

- MIRELLA PAOLILLO

#SONODONNAE...

“Il mio modo di essere donna è quello di avere la consapevolezza

di bastare a me stessa.

Sono molto indipendente e mi piace sapere di essere libera di vivere come voglio,

senza condizionamenti.”

15 #3D


#SONODONNAE...

Lei, Claudia, mamma, moglie, attrice, cantante

e tutto quello che non immagini.

UN’ISTANTANEA

CLAUDIA GERINI e le sue regioni dell’anima

Cammina immersa in una folla di fans,

tutti la cercano e lei si destreggia con

grande professionalità da un giornalista

all’altro. Risponde educatamente con

fare timido ma sicuro, così come è la

sua camminata decisa e consapevole. La

stessa determinazione con la quale, fino

ad oggi, ha scelto di percorrere la sua

strada artistica. Claudia è cresciuta sul

set. Da Miss teenager a Viaggi di Nozze

nel 1995 al fianco di Carlo Verdone,

il passo è stato breve. Viene subito

notata per la sua sicurezza davanti alla

macchina da presa, artista completa

capace di spaziare dalla recitazione al

canto, piuttosto che al ballo e sempre

raggiungendo il massimo dei risultati. La

incontriamo in occasione dell’anteprima

del suo ultimo film: “L’esigenza di

unirmi ogni volta con te”, durante la

quale appare come l’esempio perfetto

di una straordinaria donna ordinaria.

Racconta che le donne oggi non devono,

secondo lei, esaurire la loro realizzazione

personale solo nel lavoro ma anche e

soprattutto nella vita privata. Le forti

passioni, le emozioni ed il pathos, non

inteso necessariamente come forma

di dramma, ma come esplosione delle

emozioni, fanno parte della sua vita così

come della sua carriera. Alla domanda

come percepisce che sia cambiato il suo

ruolo di donna da Miss teenager ad oggi

risponde: “Si può dire che ho attraversato

tantissime regioni dell’anima. Tutte le emozioni

della mia vita, prima come ragazza, poi giovane

donna e giovane moglie, e ancora come giovane

madre, le ho vissute anche sul set. Questo film

è fatto di passione pura e travolgente, tutti i

personaggi sono coinvolti da forti sentimenti.

Per me è molto importante che una donna viva

queste sensazioni ed è per questo che la maggior

parte delle volte che ho interpretato ruoli di donne

combattive e passionali mi sono sempre trovata

a mio agio”. La donna, oggi, la vediamo

sempre indaffarata, difficilmente si

concede momenti di debolezza, e questo

ci porta spesso a classificarci come

delle “wonder woman”. In realtà non

siamo altro che noi stesse, abbiamo una

grande energia che ci rende capaci di

affrontare grandi sfide. In questo modo

si classifica anche la bella attrice romana,

affermando: “Mi percepisco come una donna

equilibrista che svolge bene il suo lavoro di

madre a tempo pieno che per me è l’occupazione

principale”. Una donna romantica, che

ama i tramonti ed i lunghi momenti

con se stessa, oltre che con la sua amata

famiglia, ma anche una cintura nera di

taekwondo (un particolare tipo di arte

marziale coreana oltre che uno sport da

combattimento a contatto pieno nato fra

gli anni ‘50 e ‘60). Lei, Claudia, mamma,

moglie, attrice, cantante e tutto quello

che non immagini.

ANNA VENTRELLA

#3D

16


luce

Angeli

la

degli

17 #3D


ANGELA CARRUBBA PINTALDI,

PRIMITIVA E INTENSA

COME LE SUE OPERE

Tu sei la tua arte, ricordi la figura di

Joseph Beuys. Da quando hai capito che

non potevi che vivere con l’intensità che

ritroviamo nelle tue opere ?

Da sempre.

#3D

18


#SONODONNAE...

Se dovessi scegliere un solo

elemento, quale pensi sia una tua

opera, un tuo gioiello o una foto

che ti rappresenta al meglio oggi?

Quella in copertina.

19 #3D


Quanto insegna il dolore?

E quanto la felicità?

Il dolore insegna a rialzarsi in piedi

e la felicità a piangere di gioia.

#3D

20


#SONODONNAE...

Dove ti porteranno i tuoi

progetti futuri?

A Napoli, a Palermo, a

Parigi, in Oman.

RENATA MOLHO

21 #3D


NON CERCARE LAVORO, CREALO

La chiamata alle armi bianche di Isa Maggi, ideatrice, creatrice e

presidente di Sportello Donna.

Le opportunità esistono soprattutto nei settori del turismo,

accoglienza, cultura, cibo, economia verde, blue economy e servizi

alla persona. Bisogna impegnarsi e mettere insieme le forze.

“Non cercare lavoro, crealo” è la filosofia di

Isa Maggi. Per venticinque anni, quasi

una vita, ha esercitato la professione

di commercialista battendosi in un

ambiente maschile e maschilista e o

poi nel 1997 questa lotta l’ha portata a

creare Sportello Donna, un luogo fisico

per dare ascolto alle donne, aiutarle ad

assumere consapevolezza di se stesse

e costruire con loro percorsi di ricerca

attiva del lavoro. Il progetto si è evoluto

nel tempo in un incubatore d’impresa di

genere nell’ambito della Rete europea

dei centri d’impresa e innovazione (BIC).

“Il problema della disoccupazione giovanile va

affrontato già nelle scuole. Ai ragazzi occorre

spiegare che siamo soggetti attivi, che ce la

possiamo fare, che un nuovo mondo non solo è

possibile ma che dipende essenzialmente da noi

e dalla nostra capacità di creare nuove attività”

sostiene Isa Maggi.

Non esiste differenza tra i metodi

che spingono un soggetto a fondare

un’impresa o ad affrontare un lavoro

dipendente. Creatività e proattività sono

conditio sine qua non per entrare nel grande

mercato dell’occupazione, a tutti i livelli.

L’universo femminile merita un discorso

a parte per Isa Maggi: “L’Italia non è un

paese per donne, lo stiamo urlando da tempo,

ma tale condizione è assolutamente reversibile

e il cambiamento culturale partirà dalle donne

stesse”. Nel dossier presentato all’Unesco

per richiedere che il lavoro delle donne

sia riconosciuto come patrimonio

immateriale dell’umanità, Isa Maggi

scrive: “Insieme con il lavoro delle donne in

epoca di crisi, la nuova cultura di fare impresa

è elemento rilevante per la storia dei popoli, in

quanto essa resiste nonostante le difficoltà, si fa

economia locale e fonte di sostentamento delle

famiglie. La nuova cultura di fare impresa è

legata al saper fare delle donne, all’abilità di

mescolare”.

La contaminazione di colori, sapori e,

più di tutto, di tradizioni e modernità,

è l’apporto pratico e reale che le donne

possono fornire ad un nuovo modo di

fare impresa. Il lavoro delle donne costituisce

un’importante risorsa culturale per la costruzione

di identità, memoria e appartenenza sociale.

Attraverso il femminile si parte dal

passato per guardare alla crescita,

un modello economico nuovo che

‘capitalizza le esperienze’ e le fornisce

come strumenti del presente per

costruire il futuro. Nelle parole di

Isa Maggi la chiave di lettura del suo

impegno quotidiano “Siamo noi che

favoriremo il cambiamento, da #Expo2015

a #Matera2019 capitale europea della

cultura, verso il Mediterraneo e l’Africa.

Stiamo chiamando a raccolta donne e giovani

che credono in se stesse, che hanno una visione

del futuro e che si impegnano a realizzarlo

mettendo insieme le forze. Le opportunità ci

sono, soprattutto in settori come il turismo,

l’accoglienza, la cultura, il cibo, l’economia

#3D

22


#SONODONNAE...

Creatività e proattività sono conditio sine qua non

per entrare nel grande mercato dell’occupazione.

23 #3D


Pari diritti, flessibilità di orari, posizioni di leadership,

supporto per start up, eliminazione di disparità salariali,

opportunità per economie locali e agricole.

verde, la blue economy, i servizi alla persona”.

È una chiamata alle armi bianche,

ma, attenzione, non una resa, bensì il

momento di lottare in maniera pacifica,

anima e corpo e con strumenti pratici

ed efficaci, per un cambiamento che è

necessario avvenga. Pari opportunità è il

fine ultimo che Isa Maggi si è prefissata:

un contesto nazionale in cui non

persista alcuna differenza tra regioni,

comuni o città d’Italia. La Conferenza

Mondiale delle donne, Pechino

vent’anni dopo, tenutasi a Milano

a settembre, rappresenta una vera e

propria sintesi di “gender/azione” che

traduce il pensiero in azioni concrete

necessarie per ottenere la parità tanto

agognata.

A tale scopo è nata La Carta dei

diritti delle donne, che vede, tra i

suoi temi declinati al mondo femminile,

pari diritti, flessibilità di orari, posizioni

di leadership, supporto per start up,

eliminazione di disparità salariali,

opportunità per economie locali e

agricole. Richieste che è tempo di

mettere in pratica attraverso i concetti

formulati durante la Conferenza di

Pechino del 1995: empowerment

(rafforzamento) e gender mainstreaming

che valuta le differenze tra uomini

e donne in ambito politico, sociale

e amministrativo. La valutazione

avviene attraverso una “Gender

analysis” (raccolta di dati) e da un

“Gender budgeting” l’insieme dei

programmi realizzati da un governo

per l’uguaglianza di genere. Summa del

pensiero sono gli Stati Generali delle

donne, un gender tour, che dà voce

alle donne “le insegnanti, le disoccupate,

le precarie, le imprenditrici, le narratrici, le

studiose, le donne invisibili, coloro che hanno

subito violenza, le mamme, le professioniste,

ciascuna con un’istanza ben precisa, raccontata

in tre minuti”. Questo è per Isa Maggi il

patrimonio da cui partire per una futura

progettualità. E sarà raccolto in un libro,

scritto da Franco Angeli, che in quattro

parole vuole gridare “Solo insieme si

può”.

EMMA DI LORENZO

Il lavoro delle donne costituisce un’importante risorsa culturale

per la costruzione di identità, memoria e appartenenza sociale.

#3D

24


25 #3D

#SONODONNAE...


TRENT’ANNI SOTTO I RIFLETTORI

E RESTARE UNA DONNA COME TANTE

La danza, il teatro, la televisione, l’impegno sociale e la famiglia.

Lorella Cuccarini e la sua vita di semplicità e solidarietà.

30 anni di carriera, 50 anni compiuti e 4

figli. Questi i numeri della show girl più

amata dagli italiani: Lorella Cuccarini.

Cantante, attrice e conduttrice, il 5

ottobre scorso ha festeggiato 30 anni di

carriera ricordandolo con un twitter:

“5 ottobre 1985, ore 20:50. Pippo Baudo

lancia la sigla d’apertura, Sugar Sugar.

Salivazione azzerata, mani fredde, il cuore

a mille. Sono passati esattamente trent’anni,

il sogno continua…”. Un corpo perfetto

e l’entusiasmo di una ragazzina, non

ha mai smesso di ballare, condurre

e recitare, tanto che quest’anno le

hanno riconosciuto l’Oscar italiano

del Musical per Rapunzel. Nella veste

insolita della matrigna dalla chioma

nero corvino, Lorella è tornata a esibirsi

anche sul piccolo schermo in “Ti lascio

una canzone”, il varietà condotto da

Antonella Clerici su Rai uno, che la

vede giurata accanto a Chiara Galiazzo,

Massimiliano Pani e il veterano del

programma Fabrizio Frizzi. Madre di

4 figli, impegnata in grandi iniziative

nel sociale con Trenta Ore per la

Vita, socia fondatrice e testimonial

dell’associazione, Lorella Cuccarini si

dichiara “una donna semplice come tutte

le altre, solo più visibile”.

L’abbiamo incontrata in occasione

dell’inaugurazione della “Casa di

Alice” a Napoli, un bene confiscato alla

camorra, divenuto casa di accoglienza

per le famiglie e i bambini che abitano

lontano dai dipartimenti di oncoematologia

pediatrica della città.

Cosa significa per lei l’apertura

della casa accoglienza?

È la realizzazione di tanti sogni che

cerchiamo di coltivare da anni. È il

momento in cui riusciamo a rendere

concreta la solidarietà, riusciamo a darle

il peso e il valore che merita e non resta

solo una parola vuota. Sono davvero

felice di aver tagliato quel nastro e vedere

due appartamenti, tolti alla criminalità,

#3D

26


diventare case di accoglienza per

famiglie che vivono momenti difficili con

bimbi ricoverati per tremende malattie.

È il premio di un grande lavoro di tutte

le persone che ogni giorno investono per

fare del bene.

#SONODONNAE...

Che valore conferisce all’impegno

sociale nella sua vita?

Sono parte di Trenta Ore per la Vita

ormai da 21 anni. L’impegno sociale

è diventato parte di me, più che un

impegno è un’esigenza. È un modo

di restituire quello che credo di aver

ricevuto. È un modo di rimettere a

disposizione degli altri una popolarità

che altrimenti diventerebbe molto

autoreferenziale. Quando puoi essere

al servizio di un progetto importante,

di cause a favore dei bisognosi, si dà un

senso maggiore alla propria esistenza e

professione.

Pensa che il mondo dello

spettacolo possa essere di aiuto a

simili iniziative?

Assolutamente. Possiamo parlare a

milioni di telespettatori in pochissimo

tempo, possiamo dare voce ad

istanze importanti che altrimenti non

riuscirebbero. Fai sentire l’abbraccio

delle persone che sono più fortunate

ma che non dimenticano chi invece ha

bisogno.

Lei come donna come vive la

quotidianità nonostante gli

impegni?

La vivo come tutte, sono una persona

come tante che vive la famiglia

in maniera diretta. Sì sono molto

impegnata ma non ci sono donne oggi

non impegnate nel nostro Paese e nel

mondo in generale. Sono solo più

visibile perché appartengo al mondo

dello spettacolo, ma per il resto credo di

sapermi destreggiare tra mille cose come

fanno tutte le donne. Siamo multitasking.

Non ce lo dicono altrimenti ci montiamo

la testa, ma siamo davvero una gran

forza.

VALERIA AIELLO

Le donne? Siamo una gran forza ma non ce lo dicono

altrimenti ci montiamo la testa.”

27 #3D


LA DONNA DIETRO GLI OCCHIALI BIANCHI

Doppia Intervista. Il giovane regista e la Signora del Cinema italiano.

Valerio Ruiz e Lina Wertmüller si raccontano e ci raccontano di donne,

di cinema e “dell’importanza di avere un maestro”.

“Ho sempre avuto una grande simpatia per

gli occhiali. Prima ne possedevo di tutti i

colori. Poi un giorno ho fatto l’incontro fatale:

quello con gli occhiali bianchi. Sono solari,

balneari e così ne ho ordinati 5 mila”. È

Lina Wertmüller che parla. La Signora

del Cinema italiano. Questo aneddoto

lo racconta nel docu-film del giovane

regista Valerio Ruiz, “Dietro gli occhiali

bianchi” (prodotto da White Glasses Film

e Recalcati Multimedia). Presentato a

Venezia e anche a Napoli, al teatro San

Carlo, in occasione dei 20 anni di Capri

Hollywood International Film Festival,

#3D ha il privilegio di scoprire di più di

questo nuovo prodotto cinematografico,

nella casa romana di Piazza del Popolo

della grande regista italiana. Valerio

Ruiz lo definisce “un documentario, ma

anche una forma di intrattenimento, realizzato

attraverso la voce di tanti illustri compagni di

viaggio (Sophia Loren, Harvey Keitel, Raffaele

La Capria, Nastassia Kinski, Martin Scorsese)”

e aggiunge - mentre è seduto accanto

alla regista, maestra e amica - “ho voluto

restituire un ritratto completo di Lina e di tutto il

suo storico lavoro”. Giovane, cresciuto con

la passione per la macchina da presa,

Valerio Ruiz si sente un privilegiato ad

aver incontrato, nel suo percorso, una

donna e regista come la Wertmüller,

che gli ha permesso di conoscere

e frequentare artisti del calibro di

Francesco Rosi e Franco Zeffirelli.

Ed è proprio con Valerio Ruiz che

cominciamo questa doppia intervista.

Che donna c’è dietro gli occhiali

bianchi?

“Lina è intimamente un’artista. Già

questo la colloca su un piano diverso

rispetto alle persone comuni. È una

donna libera, una delle più grandi

qualità che possiede. Ricordo che una

volta eravamo ospiti a casa di una

collezionista di arte a Pesaro, la quale si

era innamorata delle scarpe di Lina e lei,

senza pensarci due volte, gliele regalò.

Tornando a casa a Roma senza. Lina è

rimasta una bambina, ed è quello che la

rende speciale: le permette di avere una

fantasia, quella genialità che proviene

probabilmente da questo suo essere

infantile. Ha sempre voglia si scherzare,

di divertirsi, anche sul lavoro e poi ha

la forza enorme dell’ironia. Anche di

fronte a colpi durissimi che il destino le

ha riservato, l’ironia le ha permesso di

superare ogni cosa. C’è una frase che

dice sempre: l’ironia è un’ottima compagna

di strada, credo che sia vero, perché ti

permette di essere distaccato, meno

passionale, molto ponderato proprio

come lei.

Lina, cosa l’ha spinta a lavorare

con Valerio?

Valerio è una cara persona ed è un

ragazzo che ha voglia di fare. Ha la

passione e la determinazione di chi vuole

fare questo mestiere e quando abbiamo

cominciato a collaborare ho capito che

avrebbe fatto strada soprattutto sotto

la guida di un maestro. Anche io ho

iniziato facendo aiuto regista di Fellini.

In questo ambiente il passaggio di

testimone è fondamentale, sebbene oggi

è raro per la scarsa quantità di grandi

autori dai quali imparare.

Torniamo a te Valerio. L’incontro

con Lina avviene durante il

Ravello festival e in seguito diventi

assistente alla regia per il suo film

“Mannaggia alla misera”. Com’è

lavorare con lei?

È bellissimo perché quando si scrive o

si preparano progetti lei è calmissima,

disponibile, si legge e si studia molto

dell’argomento che si tratterà. Cosa

diversa invece è quando si sta con lei

sul set. Lì cambia completamente, è

una donna che si fa rispettare, un vero

generale.

#3D

28


#SONODONNAE...

Lina: “Alle donne dico divertitevi”

Valerio: “Lina è sempre rimasta bambina,

da questo proviene la sua genialità”

29 #3D


Lina: “Sono una vecchia ragazza”

Per me è stata ed è tuttora

un’opportunità unica. E’ più di una

scuola, è come stare in una bottega, vivi

e apprendi il lavoro nella maniera più

giusta. Aver fatto un percorso con Lina,

l’idea di avere un maestro come lei, che

mi desse la possibilità di cominciare

come aiuto regista era un sogno che

diventava realtà. Inoltre, se guardiamo

alla storia del cinema italiano, prima

che esplodessero le scuole di cinema,

c’è sempre stata la tradizione di

tramandarsi il mestiere. Era così che si

poteva apprendere questo lavoro, solo

facendolo.

Lina, lei è stata la prima donna

ad essere candidata all’Academy

Award. Che donna si sente oggi?

Ha dei rimpianti?

Sono una vecchia ragazza, del resto il

cuore non invecchia mai. Di solito non

mi guardo, quindi non mi vedo. Non mi

vedevo ieri, non mi vedo oggi. Io sono.

Sono disinteressata a me stessa, sono

curiosa degli altri. Anche nella mia

biografia c’è un racconto delle persone

che sono entrate nella mia vita, una

carrellata di ritratti, ma mai di me stessa.

La mia vita la conosco bene e mi dà noia

ripensarla, sono estroflessa, una persona

che si interessa alla vita degli altri mai

alla sua. Ho dei rimpianti, certo, come

tutti del resto, chi non li ha.

#3D

30


#SONODONNAE...

Valerio: “Sebbene abbia imparato tanto da lei

non potrò mai eguagliare la sua bravura”

Valerio, dopo aver conosciuto

Lina a fondo, sia come donna sia

come artista, pensi di essere il suo

erede?

No, assolutamente. Credo sia impossibile

essere eredi di una personalità come

quella di Lina, sarebbe presuntuoso

ritenermi tale. Lei è talmente unica,

anche nella storia del cinema non è

esistito alcun regista simile a lei. Ha

una poetica tutta sua. Sebbene abbia

imparato tanto e ho trasferito molto dei

suoi insegnamenti nei miei lavori, non

potrò mai eguagliare la sua bravura.

Lina, cosa pensa delle donne e

quale consiglio di vita darebbe

loro?

Le donne sono la metà del cielo, sono

madri e cucinano per amore, per l’uomo

che amano.

Sebbene abbia vissuto da donna libera

da convenzioni e schemi mentali, mi

sono sempre sentita un po’ prigioniera

dell’amore e di alcune gabbie

che purtroppo ci costruiamo. Ma

nonostante ciò, ho dedicato la mia vita

al divertimento e, infatti, a loro dico:

divertitevi.

VALERIA AIELLO

31 #3D


IL NOSTRO ESSERE SPIRITUALE

Esistono tanti modi per coltivare la spiritualità e le religioni.

Sono tutti validi se diventano un percorso per ritrovare l’essere divino

che abbiamo dentro e che si manifesta nella misura in cui siamo in

pieno contatto con noi stessi.

Prima o poi, presto o tardi, tutti ci

chiediamo “chi sono io?” “qual è il senso del

mio esistere su questa terra?”. Animati da

queste domande, possiamo intraprendere

diverse strade nella ricerca di una

risposta. Possiamo scegliere una terapia

personale per comprendere quello che

facciamo ed avere più coscienza delle

nostre azioni. O decidere di andare

più a fondo nel processo e arrivare

ad una consapevolezza per una

comprensione più ampia che abbracci

la sfera cognitiva, emotiva e sensoriale;

o ancora scegliere un percorso, più

profondo, che dura una vita intera e

che ha come fine quello di scoprire la

vera essenza attraverso la via spirituale.

La spiritualità, in psicologia, è stata

tenuta ai margini, soprattutto con Freud.

Questo perché tale concetto era, e in

parte lo è ancora, associato a quello di

religione. Analizzandola in quest’ottica,

la spiritualità/religione, fatta di rituali

rigidi e definiti, era valutata come

una limitazione per la persona che

non permetteva una crescita reale.

Era considerata un adattamento, un

modo per tenere buona la folla e la

massa attraverso i concetti di colpa e di

peccato. In realtà, durante il medioevo,

la religione fu utilizzata come uno

strumento per sottomettere le persone di

basso ceto sociale e culturale, in modo

che, solo i pochi “prescelti” del clero o

della nobiltà potessero avere privilegi e

ricchezze, oltre che potere decisionale sul

popolo.

Con il tempo l’idea che terapia e

spiritualità si escludessero a vicenda,

sta lasciando sempre più spazio alla

possibilità che le due possano camminare

di pari passo, perché entrambe mirano

all’obiettivo che l’individuo recuperi e

si riappropri della naturalezza perduta

con la cacciata dal paradiso, come dice il

cristianesimo.

Ci sono persone che credono molto,

persone che credono a tratti, ed altre

ancora che non credono per nulla.

Ma in realtà la spiritualità, con i suoi

rituali, fa parte dell’uomo dalla notte

dei tempi. Spesso ci ostiniamo a trovare

qualcosa di definito, di permanente,

di immutabile che ci rassicuri e da cui

poter dipendere. Questa esigenza ci

spinge, probabilmente, a legarci più agli

aspetti “ritualistici” della spiritualità,

sempre uguali a se stessi, anziché alla

#3D

32


“Chi sono io?”

“Qual è il senso del mio esistere su questa terra?”

#PSICOLOGICAMENTE

sua essenza. La vita, invece, ci mette

di fronte al fatto che tutto è mutevole,

ambiguo, effimero, nulla è definito o

inquadrato in categorie di poli opposti.

La spiritualità ci permette di poter

apprendere un distacco dalle dualità, dai

poli fatti di giusto e sbagliato, di bianco

o nero, di amore o odio, immergendoci

in una totalità che può apparire,

inizialmente, disorganizzata perché

immensa.

Ci consente di capire che questa totalità

è anche parte di noi e che in noi c’è già

tutto: la nostra coscienza contiene tutto

quello che ci serve e questo ci permette

il non attaccamento alle cose. Non

ricerchiamo l’altro per necessità o per

mancanza, non ci circondiamo di cose

superflue per riempirci: siamo noi stessi

quel pieno. Ma per fare questo passaggio

serve avere fede e fiducia, non verso

l’esterno, ma verso se stessi, recuperando

quella parte che di fatto esiste già in noi

e che è la “scintilla divina”. Noi siamo

l’emanazione stessa della divinità, di

quella perfezione e siamo stati fatti “a

immagine e somiglianza di Dio”. Eppure

tendiamo a dimenticarlo e a ricercare

fuori un dio, un guru, un maestro.

Avere fede ci permette di coltivare e

far emergere questa parte divina che

accetta quello che c’è, specie quando

non possiamo cambiarlo, perché di fatto

qualsiasi momento, anche quello più

buio, cambierà ed è la fede e la fiducia

in me e in questo cambiamento che mi

permette di vivere pienamente la vita

e l’esperienza che di volta in volta si

presenta, al fine di ampliare la coscienza.

D’altronde la fede mi permette di vedere

questo buio per quello che è. Magari

anche come una possibilità e opportunità

di cambiamento, e non come qualcosa

di negativo. La spiritualità ci consente di

sentirci parte di un tutto che ci connette

con gli altri esseri viventi e con l’universo

stesso. Esistono tanti modi per coltivare

la spiritualità e le religioni. Sono tutti

validi se diventano un percorso per

ritrovare questo essere divino che

abbiamo dentro e che si manifesta nella

La spiritualità ci permette di poter apprendere

un distacco dalle dualità, dai poli fatti di giusto e sbagliato,

di bianco o nero, di amore o odio.

33 #3D


#3D

34


misura in cui siamo in pieno contatto

con noi stessi, con la nostra essenza,

liberandoci da ogni forma di ego che

si struttura con le limitazioni che ci dà

il mondo esterno e che diamo a noi

stessi. Mi viene in mente il simbolo

del Tao, dove lo yin e lo yang sono

l’uno il proseguimento dell’altro, e non

l’esclusione l’uno dell’altro, tanto che

ogni parte contiene un pezzo dell’altro

polo. Non si escludono a vicenda, ma

rappresentano la completezza della

totalità.

DOTT.SSA CAROLINA ALFANO

Psicologa, Psicoterapeuta

in Gestalt e Analisi Transazionale

Docente IGAT di Napoli

#PSICOLOGICAMENTE

Hanno detto:

“Da ogni parte c’è la luce di Dio”.

Ma gridano gli uomini tutti:

“Dov’è quella luce?”

L’ignaro guarda a ogni parte, a destra, a sinistra;

ma dice una Voce:

Guarda soltanto, senza destra e sinistra!”.

Gialal ad -Din Rumi

LA PSICOLOGA

RISPONDE

Scrivi a

psicologicamente@magazine3d.it

LE VOSTRE DOMANDE

SARANNO PUBBLICATE

IN FORMA ANONIMA

35 #3D


LA FORZA FISICA

CLEMENTE RUSSO.

RESISTENZA, DISCIPLINA E CARATTERE.

GLI INGREDIENTI PER UNA VITA DA CAMPIONE.

Altezza: 180 cm. Peso: 91 kg.

Professione: pugile. Il suo nome di

battaglia è Tatanka. È il boxeur con il

maggior numero di incontri disputati

di tutte le categorie e di tutte le sigle

dilettantistiche della boxe italiana.

Detentore di cinque titoli nazionali,

vincitore dei mondiali militari del

2004, medaglia d’oro ai Giochi del

Mediterraneo di Almeria del 2005,

campione mondiale dei Dilettanti a

Chicago 2007 e Almaty 2013 e vincitore

di due medaglie d’argento alle Olimpiadi

di Pechino nel 2008 e a Londra nel 2012.

In due parole, Clemente Russo. Il

soprannome Tatanka gli è stato attribuito

quando era ancora un ragazzino. Aveva

15 anni, ma già caricava come un

“bisonte”: e questo è il significato della

parola in lingua Sioux.

Nella sua vita è stato un campione

sul ring così come sullo schermo: ha

partecipato al reality show di Italia 1,

“La Talpa” e al format “Fratello

maggiore”, un programma nel quale

aiutava degli adolescenti problematici

ad avere un atteggiamento diverso e

più costruttivo in famiglia e nel sociale,

educandoli allo sport. Nel 2011 è

approdato anche sul grande schermo,

vestendo i panni - da protagonista -

nel film “Tatanka”. Pellicola diretta

da Giuseppe Gagliardi e nata dalla

penna di Roberto Saviano che racconta

la storia di un giovane che si salva dalla

criminalità grazie al pugilato. Il suo vero

palcoscenico però è solo uno: il ring.

Nato a Marcianise, provincia di Caserta,

in una terra che non fa sconti a nessuno,

ha iniziato a tirare pugni a dieci anni.

Alla boxe ci è arrivato per caso, ma con

il sacco è stato subito amore. Negli anni

Novanta a Marcianise si respirava già

un clima di forte tensione: la camorra

infuriava nel paese e la sera c’era il

coprifuoco. In quello stato di cose, quello

della boxe diventava un mondo protetto,

che lo teneva alla larga dalla criminalità

organizzata. Può sembrare strano che

uno sport considerato tanto violento, lo

abbia invece salvato dalla violenza vera,

quella per cui si muore per strada, non

importa se da colpevole o da innocente.

Crescere da pugile comportava continui

sacrifici e rinunce e significava imporre a

se stesso delle regole molto dure: andare

a letto presto la sera e svegliarsi alle sei

e mezza la mattina per correre, tenere

sempre sotto controllo i pasti, niente

alcol né notti in bianco né tantomeno

discoteche.

Fino alla maggiore età Clemente si

è allenato alla palestra Excelsior di

Marcianise, poi si è trasferito a Roma

per entrare nelle Fiamme Oro, il

gruppo sportivo della Polizia di Stato

che ha lasciato nel 2012 per far parte

delle Fiamme Azzurre della Polizia

Penitenziaria.

Per lui il pugilato non è uno sport da

duri, ma una disciplina che richiede

intelligenza ed astuzia, che insegna che

nessuno ti regala nulla e che nella vita,

come sul ring, bisogna fare affidamento

solo a se stessi.

Quando e perché hai scelto di

praticare la boxe?

Ho iniziato a praticare pugilato da ragazzino

perché mi vedevo cicciottello e volevo dimagrire,

ma visto che la bicicletta non funzionava tanto

per raggiungere questo obiettivo, mio padre mi

ha accompagnato nella palestra Excelsior di

Marcianise per provare la boxe. Il dimagrimento

è stato veloce e, in una prima fase, fare colpo

sulle ragazze a scuola è stato un buon motivo per

proseguire. Il pugilato mi ha regalato autostima

e, dopo i primi risultati positivi, ho capito che

poteva fare davvero per me.

Solitamente si pensa alla boxe

come ad uno sport principalmente

#3D

36


maschile. È davvero così?

No, negli ultimi anni la percentuale di donne

che si avvicina a questo sport è aumentata

enormemente e devo dire che, grazie alla loro

innata caparbietà, riescono anche molto bene.

Quali valori umani e sociali

trasmette il pugilato? Credi

davvero che possa essere uno

strumento valido per salvare

i ragazzi dalle tentazioni della

criminalità, come veniva

raccontato nel film “Tatanka”?

Come tutti gli sport, anche il pugilato, con tutti

i valori positivi buoni che racchiude, può essere

uno strumento valido per allontanare i ragazzi

delle insidie della vita. Il film “Tatanka”, che

ha ripreso nel titolo il mio soprannome e mi

vede protagonista, racconta bene questo aspetto,

esasperandolo con il tema della camorra.

#ADAMO&EVA

Da grande campione, quali

consigli daresti a tutte le giovani

ragazze che vorrebbero iniziare

a praticare questo sport “da

uomini”?

Innanzitutto, a chi decide di intraprendere questo

sport, faccio i miei complimenti. Il pugilato è

una nobile arte e racchiude in sé tanti valori

positivi. Auguro loro di non arrendersi alle

prime difficoltà, ma di portare avanti il proprio

sogno sportivo come io ho fatto con il mio

sogno olimpico. Solo grazie ad una fortissima

determinazione sono arrivato a qualificarmi alla

mia quarta Olimpiade consecutiva, quella di Rio

2016.

Quali sono le donne più

importanti della tua vita?

Mia moglie Laura Maddaloni (ex judoka,

sorella dell’oro olimpico Pino Maddaloni) e le

nostre tre figlie: Rosy, Janet e Jane.

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi

professionali? E quelli personali?

Voglio andare a “Rio 2016” a prendermi la

medaglia d’oro olimpica che manca al mio

nutrito palmarès e poi potrò ritenermi davvero

soddisfatto della mia carriera professionale. Dal

punto di vista personale spero, dopo l’Olimpiade,

di potermi dedicare con più tempo e attenzione

alla mia famiglia, che in questi anni di carriera

agonistica ho dovuto trascurare. Ho tanti progetti

per la testa e dopo questo traguardo capirò quali

nuove strade percorrere.

MIRELLA PAOLILLO

37 #3D


“Negli ultimi anni la percentuale di donne

che si avvicinano a questo sport

è aumentata enormemente e devo dire che,

grazie alla loro innata caparbietà,

riescono anche molto bene.”

#3D

38


“La forza fisica l’alleni,

la forza mentale puó tutto”

#ADAMO&EVA

39 #3D


LA FORZA DELLA MENTE

Manuela Migliaccio

Perdere l’uso delle gambe

E tornare a camminare. Si può.

Un istante. Un solo istante e la giovane

vita perfetta di Manuela Migliaccio va

in frantumi, insieme alla vertebra L1 e

al controllo degli arti inferiori. Distrutta

dalla caduta da un muretto dell’isola di

Patmos, in Grecia durante una vacanza

con gli amici: un volo di 9 metri le

spezza la colonna vertebrale, senza mai

toglierle coscienza, lucidità, presenza a

se stessa.

Neppure durante il trasporto in elicottero

all’ospedale di Rodi. Neppure in

quella scelta di sottoporsi ad un delicatissimo

intervento da sola fuori dall’Italia,

lontana dai suoi genitori. Neppure in

quella consapevolezza - dovuta agli studi

in veterinaria - di aver perso l’articolazione

delle gambe. E, con esse, una vita serena

fatta di cose normali: un fidanzato,

gli studi, il poter rinviare a domani ciò

che si può fare oggi comune ai ragazzi di

quell’età con una vita davanti.

Ma da lì, da quella caduta, Manuela si

è rialzata. E ha vinto. Oggi cammina

grazie ad un esoscheletro, una tecnologia

robotica indossabile, e ha conquistato il

record del mondo con il rewalk, percorrendo

11 chilometri in poco più di

5 ore. Un risultato raggiunto dopo aver

partecipato alla maratona della speranza

a Lecco ed altre competizioni analoghe.

Un traguardo legato alla forza mentale,

più che a quella fisica.

Manuela, mi racconti la tua storia?

Tutto comincia il 19 agosto di sei anni

fa. Ero in Grecia con un’amica e sono

caduta da un muretto di 9 metri per fare

una foto. Mi ritrovo con le gambe completamente

scomposte. Che non avrei

più camminato l’ho capito subito. La

notte stessa mi opero. Ricordo le parole

del chirurgo che, in inglese, mi ventila la

possibilità di restare allettata tutta la vita.

L’equipe medica ricostruisce la vertebra.

14 viti e 5 placche servono a realizzare

un’impalcatura per tenerla salda. Poi

14 giorni di degenza per verificare se vi

fossero situazioni di rigetto. Poi il rientro

in Italia, dai miei genitori che stentavano

ad accettare la situazione.

Ma tu non ti sei arresa...

Ho trascorso sette mesi in un centro di

riabilitazione a Imola, che è convenzionato,

dove mi hanno reinsegnato a

vivere. Ad essere autonoma. Mi hanno

fatto praticare tennis, nuoto, tiro con

l’arco. Sono entrata in un mondo parallelo.

Al Montecatone Institute sono bravi

al livello tecnico, ma soprattutto al livello

psicologico. Prima ero una ragazza di 25

anni tranquilla. Se si esclude il fatto che

i miei spostamenti a Bologna, dove vivo,

avvenivano in bicicletta, non avevo mai

praticato sport. Oggi, al contrario, ho

mille interessi. Anche gli amici si sono

triplicati: quelli di sempre, non mi hanno

mai abbandonata ma accanto a loro oggi

ne ho molti altri, tra cui gli atleti conosciuti

facendo Triathlon. Anche l’amore

va bene. Ho un fidanzato da un anno e

mezzo. Sono completamente autonoma:

vivo a Bologna da sola.

Ora riesci anche a camminare

grazie ad un esoscheletro. Come

sei riuscita a trovare una società

che te lo mettesse a disposizione?

A tre anni dall’incidente, sbirciando su

youtube, ho notato un militare israeliano

che camminava con questo esoscheletro.

Ho cominciato a verificare se il macchinario

fosse presente anche in Italia e ho

poi appreso che era partita una sperimentazione

a Villa Beretta in Brianza.

Ho iniziato tre anni fa.

...e dopo poco hai stabilito primati

Lo scopo della sperimentazione consisteva

del verificare che il macchinario

permettesse ad una persona di alzarsi

da sola e di camminare per 50 metri in

autonomia, dopo 18 sedute. Io, invece,

dopo 7 incontri, ho percorso 500 metri.

E da lì ho ottenuto ulteriori risultati. La

mia fisioterapista mi ha detto: perché

non facciamo i 5 kilometri nella corsa

della speranza a Lugano? L’abbiamo

proposta al medico e a settembre 2013

eravamo in gara. Poco dopo i chilometri

sono diventati sei. L’anno dopo, nell’ottobre

2014, di kilometri ne ho fatti 11,

stabilendo il record mondiale. Il militare,

infatti, ne aveva fatti 10.

Ma il macchinario costa

52mila euro e io posso utilizzarlo solo

grazie alla sperimentazione. Attualmente

ne sto testando un altro, che costa

il triplo di quello precedente ma che

personalmente ritengo addirittura migliore.

L’obiettivo sportivo è fare 15/21

kilometri per prepararmi alle olimpiadi

di Zurigo. Vorrei impegnarmi, insieme

all’Università di Bologna, per una raccolta

fondi per la lesione midollare.

Nonostante la tua situazione decisamente

complessa riesci anche

#3D

40


“Ho imparato a vivere a 25 anni”

ad aiutare gli altri...

Dopo le prime due manifestazioni

sportive, ho avuto una grande

attenzione da parte di persone

in difficoltà come me e più di

me. Molte mamme mi scrivono

per i loro bimbi “allora abbiamo

speranza”, dicono. Ti arriva il loro

messaggio, ti si strugge il cuore, ma

riesci a dare forza. E allora non

posso fare a meno di aiutare gli

altri che si trovano oggi nella situazione

che ho vissuto io sei anni fa.

Quando all’improvviso perdi l’uso

delle gambe e non puoi più camminare,

un conto è il sostegno che

ti viene da persone sane, un altro è

che provenga da una persona che

vive la tua stessa tragedia. Anch’io

ho avuto un angelo custode: un

ragazzo che era in ospedale da un

anno e mezzo e mi ha insegnato

ad entrare in auto. I posti di lunga

degenza diventano un po’ casa.

Quando vengo a villa Beretta oggi

lo vivo così.

Il tuo impegno sociale passa

anche attraverso il progetto

Palextra

Palextra nasce a Napoli e rappresenta

la possibilità per tutti di

praticare sport, sia per i ragazzi

che hanno disabilità, sia per quanti

non hanno possibilità economiche.

Lo schermidore Diego Occhiuzzi,

medaglia d’oro per la sciabola

e campione pluridecorato, ha

ottenuto la disponibilità dell’uso di

un centro del quartiere di Soccavo,

nella zona ovest della città, e ha

chiamato a raccolta altri atleti dai

quali ha avuto disponibilità immediata.

Ne fanno parte campioni del

calibro di Patrizio Oliva, i fratelli

Porzio, Rosolino.

Come è nata l’idea di diventare

agonista?

Nel 2013, quando ho vinto il campionato

italiano di paratriatlon.

Ho iniziato con l’associazione

Milleculure: ho pensato di farlo

perché lo sport ti dà la possibilità

di fare gli stessi esercizi che faresti

chiusa all’interno del centro di

riabilitazione.

Qual è ora il tuo prossimo

obiettivo?

I 21 kilometri con l’esoscheletro a

Zurigo, la laurea in veterinaria a

maggio e una nuova sfida sportiva:

il basket.

Per te è più importante la

forza fisica o quella mentale?

La forza fisica l’alleni. La forza

mentale può tutto.

Quanto l’incidente ha

sconvolto anche la tua vita

privata?

Quando ho avuto l’incidente ero

fidanzata. Dopo due mesi ci siamo

lasciati: lui non ha retto. Non

l’ho biasimato. Mi trattava come

se fossi una bambola di ceramica.

Ma la decisione l’ho assunta io

proprio perché lo vedevo in difficoltà

e non volevo essere trattata

con tanta precauzione, come se

fossi un’aliena. Oggi la frase che

mi sento dire più spesso è: io non

ti sto dietro.

C’è una donna simile a te

per forza d’animo: Giusy

Versace. Che cosa pensi di

lei?

Giusy è una grandissima donna.

È stata in grado di fare di una tragedia,

una grande storia di vita.

BRUNELLA CIMADOMO

#ADAMO&EVA

41 #3D


LA PAURA NON ESISTE

Cinque domande per provare a scoprire

una persona straordinaria

come Max Calderan.

Il cuore, il DNA, il controllo delle paure,

un consiglio da dare alle donne

e il rapporto con Madre Natura.

#3D

42


Qualcuno lo ha definito il figlio del

deserto, l’uomo che, correndo in totale

solitudine, attraversa terre impossibili per

raccontarle al mondo. Un esploratore

estremo, ultra-maratoneta, rispetto

alle cui imprese la medicina sportiva

è incapace di dare una spiegazione

scientifica. Nella sua biografia si

legge: “unico uomo al mondo in

grado di sopravvivere nel deserto in

perfetta solitudine, in autosufficienza

alimentare, senza assistenza medica”.

Max Calderan, classe 1967, nato in

provincia di Venezia a Portogruaro,

laurea a pieni voti in Scienze motorie a

Padova, ha come residenza il mondo,

anzi Madre Natura. È alla perenne

ricerca del superamento dei propri

limiti: sopra a tutti la paura di andare

al di là delle convenzioni, oltre i confini

che ci creiamo da soli, alla ricerca dello

straordinario e della libertà più autentica

perché come ci suggerisce lui “Il bello

della vita è avere la libertà di cambiare.

Chi è troppo fermo forse si preclude

delle possibilità. Ma è comunque

giusto che ognuno abbia le proprie

idee”. Durante una delle sue incredibili

avventure siamo arrivati anche noi.

Nel deserto, durante un’esplorazione,

ci concede al telefono una bellissima

e delicata intervista, al di sopra delle

righe e della ragione umana come solo

un uomo così straordinario può riuscire

a fare. Cinque domande per provare a

scoprire chi è Max. Max Calderan.

La mente mente ed il cuore?

Anche il cuore mente se segue la

mente. Oggi usiamo la nostra mente

per condizionare i pensieri del cuore.

Il cuore a volte vuole andare in una

direzione, e questa direzione però è

condizionata da troppi pensieri. Il

cuore, se non ci concentriamo a sentire

a fondo quello che abbiamo dentro,

allora ci porta decisamente verso una

delusione e la mente a questo punto è

solo uno strumento che ci fa organizzare

una serie di cose della nostra vita. Il

cuore riemerge quando, a fine giornata,

pensiamo a tutto quello che avremmo

voluto fare e che non siamo riusciti

perché oberati dai nostri impegni:

trascorrere una giornata al mare, portare

un fiore alla nostra ragazza, stare con i

nostri genitori.

Abbiamo tutti lo stesso Dna. Cosa

fa la differenza tra le persone?

La differenza sta nel fatto che non c’è

differenza. E lo dobbiamo accettare.

Il DNA è uguale. La risposta è già

nella domanda. Quello che dobbiamo

sfruttare al massimo però sono le

informazioni che ci sono dentro e che

sono state scritte per noi. Quelle sono

diverse e vanno utilizzate al meglio

possibile perché sono state regalate

ad ogni singolo individuo. Se arrivo a

questo punto, a capire l’importanza

di questa cosa, allora ce la posso fare.

Quando credi profondamente nel

fatto che queste informazioni possono

realizzarsi non contano più le difficoltà.

Niente ti può fermare. Quando sei nel

deserto e finisce l’acqua devi comunque

andare avanti. Il solo fatto di fermarti

a pensare significa che hai già perso

tempo. Istintivamente cosa faccio se

una persona o un animale feroce mi si

avvicina e vuole farmi del male? Non

penso, ma scappo più velocemente

possibile. In questo senso il punto di tutto

è l’azione. Io sono convinto che l’azione

sia quello che ci permette di compiere

qualunque cosa in questa vita.

Come possiamo controllare le

nostre paure?

Per me la paura non esiste. Non c’è.

È qualcosa che non è reale, ma una

costruzione della nostra mente. La paura

è una situazione di condizionamento

che ci limita nel fare una scelta o vivere

una situazione. Cosa cerchiamo di

controllare, quindi? Qualcosa che la

mente stessa ha costruito? Stare al buio

mi fa paura, ma in realtà sono stato per

9 mesi al buio nel grembo, quindi è una

contraddizione. Posso anche capire che

yoga e altre tecniche di rilassamento

possano essere strumenti utili per la

meditazione e per l’autocontrollo, ma

#OLTRECONFINE

“Anche il cuore mente

se segue la mente”

43 #3D


quando siamo nella natura o in un

ambiente desertico, come nel mio caso

per esempio, non ha senso. Dobbiamo

utilizzare tute le risorse che abbiamo

dentro e le dobbiamo sfruttare al

massimo, dobbiamo tornare al nostro

essere primitivi, perché è quello che

siamo.

Cosa consiglieresti ad una donna

per cominciare a riscoprire le

proprie origini?

Ad una donna consiglierei di riscoprire

il fatto che è una donna, una mamma,

una femmina. Colei che ha consentito

all’uomo di essere evoluto e che quindi

deve esigere e ottenere rispetto. Sempre

e in tutti i contesti della società. Ci vuole

profondo rispetto per tutti i ruoli che

sono ricoperti dalla donna.

La donna più importante della tua

vita

Per definizione la donna più importante

resta sempre la propria mamma

perché ti ha permesso di vivere e ti

ha concesso il dono più grande. Poi

nel corso della vita e dei percorsi che

ognuno di noi attraversa ci sono persone

che ti segnano e grazie alle quali puoi

dire di aver raggiunto determinati

risultati. Possono essere uomini o donne,

indifferentemente. Dove si arriva e

quello che si ottiene è anche grazie a

chi hai incontrato e all’influenza che

ha avuto nella tua crescita. Ma per

rispondere alla domanda, la donna più

importante della mia vita adesso per me

è Madre natura. Sono in una situazione

di estrema felicità adesso nel deserto e so

che senza Madre natura non staremmo

neanche qui a parlare. È lei l’unica

donna che lotta fino in fondo e sempre

con te ed il significato stesso di donna in

realtà è proprio natura.

MANUELA GIULIANO

“La paura è qualcosa che non è reale,

è una costruzione della nostra mente”

#3D

44


“È lei l’unica donna che lotta fino in fondo e sempre con te

ed il significato stesso di donna in realtà è proprio natura”

#OLTRECONFINE

45 #3D


#3D

46


CHE BELLE LE DONNE

CHE NON SI PRENDONO SUL SERIO

#CONGLIOCCHIDIUNUOMO

L’attore Sergio Assisi si racconta nella sua nuova veste di regista

con la sua opera prima “A Napoli non piove mai” e del suo

percorso dice “è vero non ci avevo mai pensato, la mia carriera

è proprio femmina”

“Partenope è donna. Napoli è assolutamente

donna. In un articolo uscito tempo fa ho,

provocatoriamente, scritto che Napoli è trattata

spesso come una puttana perché molte persone,

comprese coloro che la odiano, godono di tutto

ciò che questa città offre, senza valorizzarla

fino in fondo, o semplicemente osservandola con

obiettività”. Comincia così il mio incontro

con Sergio Assisi, attore italiano e oggi

anche regista alle prese con la sua opera

prima “A Napoli Non Piove Mai”, film

uscito il 1 ottobre scorso e che al box

office ha combattuto, con le unghie e

con i denti contro i colossi targati Fox e

Disney Pixar, conquistando, con le sue

33 copie, e nelle prime due settimane di

programmazione, l’11esima posizione

nella classifica nazionale. “Sono consapevole

di aver azzardato realizzando l’ennesimo film

che omaggia Partenope e la sue tradizioni, ma

per il mio debutto alla regia non potevo non

partire dalla mia terra, un luogo in cui si è

ancora capaci di sognare una vita migliore”.

Il concetto del sogno è ricorrente

nella sue parole. Per Sergio Assisi in

fondo è l’energia pura che mantiene

vivi, cosa sempre più ardua in questo

momento storico. In un’ epoca in cui

i più sopravvivono accantonando o

dimenticando i propri desideri, arriva

Assisi con la sua personale visione

della vita, sventa le teorie di coloro che

guardano il mondo con disincanto e

diventa messaggero di sogni.

Sergio Asissi ha lottato per soddisfare il

desiderio di passare dietro la macchina

da presa. Ma era un’evoluzione che si

mostrava orma necessaria per la sua

carriera. Una carriera in cui le donne

hanno da sempre un ruolo primario: da

Lina Wertmüller che nel 1999 l’ha scelto

come protagonista di Ferdinando

e Carolina fino a Sabrina Ferilli

sua partner in Rimbocchiamoci

le maniche, serie in sei puntate che

racconta le vicende di un’ex operaia

eletta sindaco del suo paese e che

vedremo su Canale 5.

Sergio, riflettendoci, il tuo

excursus artistico è contrassegnato da

figure femminili.

Non ci avevo mai pensato ma è vero, la

mia carriera è proprio femmina! Sono

tantissime le donne che sono intervenute

nella mia vita. Dall’incontro con Lina

(Wertmüller ndr) che mi ha letteralmente

cambiato la vita dandomi una grande

opportunità e con cui sono ritornato

sul set con il film tv Mannaggia alla

miseria. Lina è una donna che adoro.

Nel mio lavoro ho avuto la fortuna di

lavorare con altre registe donne: Silvia

Saraceno che mi ha diretto in L’uomo

della fortuna, un film indipendente,

che non ebbe una grande distribuzione

e poi ci sono state Cinzia Th. Torrini,

che mi ha voluto nella seconda

stagione di Elisa di Rivombrosa,

e Francesca Marra che - insieme

a Enrico Oldoini - ha contribuito a

rendere possibile il grande successo della

fiction Capri. E poi c’è la mia agente

47 #3D


Lucilla De Rosa con cui abbiamo aperto

la casa di produzione QUISQUILIE

PRODUCTION e condiviso la

scommessa di A Napoli non piove

mai. Le donne sono state fondamentali

nel mio percorso sia nel bene e che nel

male.

Per te cosa rende una donna

unica?

Quando non si prende sul serio. Per i

miei gusti è importante incontrare una

donna con cui poter scherzare, senza

avere il timore di sbagliare. Sì, una

donna ironica. Credo che l’ironia sia

la chiave giusta per la riuscita di molti

rapporti. È difficile riuscire a trovare

donne che sanno ridere di se stesse,

anche dei loro difetti.

E quindi, cosa pensi delle donne?

Hanno una sensibilità particolare. Sono

più assennate di noi. Premesso questo,

ho, però, un’idea piuttosto articolata che

sarebbe impossibile esaurire in poche

parole. L’osservazione che mi viene da

fare è che c’è una gran confusione nei

ruoli: le donne non vogliono più fare

le donne e gli uomini non vogliono più

fare gli uomini. Se la donna perde la

femminilità non è più donna. Se l’uomo

perde la mascolinità non è più uomo.

Quando accade questo è finita.

Quindi mantenere e ristabilire

i ruoli originari potrebbe essere

più salvifico nel rapporto uomodonna?

Più salvifico non so, ma di sicuro credo

che ci debbano essere quelle differenze

di base per dare il giusto equilibrio in

qualsiasi tipo di relazione. Differenze che

poi sono anche belle e non irrispettose.

Capita che le donne possano interpretare

un gesto galante come un atto offensivo

che le sminuisce e quando ciò accade un

uomo si svilisce. Io sono molto protettivo,

sono il classico uomo che, istintivamente,

quando attraversa la strada con una

donna, la proteggo con il braccio per

farla arretrare.

In questo scenario possono

entrare in gioco anche delle donne

che, nel senso buono del termine,

possono avere un punto di vista

alquanto “maschilista”

Sì, può esserci anche questo. Ho delle

amiche che per gioco si definiscono

“maschiliste” e questa caratteristica le

rende più ironiche ai miei occhi.

ANTONIA FIORENZANO

#3D

48


#CONGLIOCCHIDIUNUOMO

“È importante incontrare una donna con cui poter scherzare,

senza avere il timore di sbagliare.”

49 #3D


Luca Argentero,

l’amore ai tempi di Whatsapp

L’attore più garbato del cinema italiano racconta ad #3Dmagazine

che uomo è con le “sue donne”

Se dovessimo descrivere Luca

Argentero con un unico aggettivo

sarebbe garbato. Lo è nelle interviste,

nei suoi interventi in tv, lo è con i suoi

fan sui social. Probabilmente quel

garbo e quella gentilezza di natura

contribuiscono alla sua bellezza, altra

definizione che compare frequentemente

quando si parla di lui. Nel tempo però

ne ha fatte di cose per scrollarsi di dosso

l’etichetta di bello: dalla fondazione

nella sua Torino dell’associazione onlus

1 Caffè, alla creazione, insieme alla

moglie Myriam Catania, della casa di

produzione INSIDE con cui dà voce

ai giovani autori, come la filmaker Elisa

Manfredi ideatrice dell’ironico format

per il web “Ti vesto con meno di 20”

prodotto da Luca (che è anche stato il

bizzarro protagonista di un episodio,

accettando ruoli da eroe romantico,

tendenzialmente idealista).

Per il cinema frequenta volentieri e con

disinvoltura il genere della commedia:

negli ultimi due anni ha interpretato

protagonisti, anche un po’ buffi,

che hanno un’eleganza insita nello

spirito. Il suo segreto sta nell’arguzia

che lo contraddistingue, diventando

l’incarnazione del compagno ideale,

e non solo per la sua prestanza fisica.

Una beltà d’animo che sta anche nella

sua visione di come trattare una donna

all’interno del rapporto di coppia. È

proprio questo il fulcro della nostra

conversazione, partendo dal plot di Poli

Opposti, film uscito questo autunno

nelle sale.

Luca, iniziamo proprio da Poli

Opposti, la sofisticata commedia

di cui sei stato protagonista.

Nell’epoca in cui imperversano

Whatsapp e Facebook, quanto si

è perso del romanticismo e del

corteggiamento?

Nel film c’è una versione più romantica

del corteggiamento tra due persone

rispetto a quello che avviene nella realtà

di oggi in cui le dinamiche amorose

sono regolate in altro modo. Il lungo

corteggiamento ormai è raro. La

generazione di whatsapp ha accorciato

vertiginosamente i tempi e ha intristito

i modi in cui la gente cerca di entrare

in contatto. Non ci si avvicina più a una

donna con eleganza, con dolcezza.

È come se al cinema tu avessi

riprodotto la tua idea di amore

verso la donna?

Bè, io ho un’indole romantica. Per

me regalare dei fiori a una donna e

aprirle lo sportello della macchina

sono gesti spontanei, non mi sono mai

sforzato. Non sono dell’opinione che il

romanticismo si impari, credo che faccia

parte del proprio modo di essere e, in un

certo senso, anche dell’educazione che si

è ricevuta e, come ho sostenuto più volte,

penso che la buona educazione faccia

bene nella relazione con una donna ma

anche nella quotidianità nel rapporto

con gli altri.

#3D

50


Dai tuoi ultimi film, in cui

hai tutte donne come partner,

emerge il valore che dai nel

saper interagire con l’universo

femminile

Io amo le donne. Non ho mai

apprezzato la misoginia. D’altronde,

mi sta capitando spesso di girare delle

commedie sentimentali. Se ci riflettiamo,

il cinema non fa altro che raccontare la

vita di tutti i giorni. Le nostre giornate

sono regolate dall’amore. Se sei felice

è perché sei innamorato, mentre se

sei triste è perché non sei soddisfatto

in amore. Non c’è lavoro, sport o

passione che tenga a confronto. Solo

l’amore è il regolatore di felicità della

vita di un uomo e di una donna. Io

credo fortemente nell’amore. Forse le

donne non ci contano più, non avendo

nemmeno più fiducia nel genere

maschile; sento spesso delle ragazze dire

“non incontrerò mai l’uomo giusto” e,

invece, il destino mette sempre di fronte

qualche sorpresa.

Restando ancora in tema, ti

vedremo in coppia con Ilaria

Spada (la compagna di Kim Rossi

Stuart ndr) in uno degli episodi

del film natalizio Vacanze ai

Caraibi, mentre nei prossimi mesi

ti vedremo accanto ad Ambra

Angiolini nella commedia Al Posto

Tuo, diretta da Max Croci regista

di Poli Opposti.

Sì, vero! Per me è una novità assoluta far

parte del cast del film comico di Natale

che per tradizione dirige Neri Parenti.

Per quanto riguarda Al Posto Tuo,

sono stato contento di ritrovare Ambra

#CONGLIOCCHIDIUNUOMO

con cui avevamo già lavorato insieme in

Saturno Contro di Ferzan Ozpetek,

e mi fa molto piacere che Max Croci

mi abbia scelto anche per il suo prossimo

film. E’ stato un bel sodalizio ed è molto

piacevole lavorare con lui. Speriamo

che anche Al Posto Tuo abbia un buon

riscontro.

ANTONIA FIORENZANO

“Solo l’amore è il regolatore di felicità

della nostra vita”

51 #3D


#3D

52

Aphròs

Via le Botteghe 12a, Capri

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53 #3D


XMASS ENERGY

Quel momento in cui tutte le energie del mondo

confluiscono in un unico grande cappello che avvolge tutti…

Cittadino del mondo per antonomasia,

instancabile globetrotter, stacanovista

delle notti al lavoro, ma anche

intramontabile testimonial dello

shopping internazionale e guest star di

eventi mondani invernali. Di chi stiamo

parlando se non di Babbo Natale? È

entrato nelle usanze di molti popoli in

più vesti, dal verde abete al rosso Coca

Cola, e questo tenero nonnino, che

giunge a noi da molto lontano, ha ormai

qualche secolo di storia e le leggende

che lo accompagnano - alcune imprecise

e altre frammentarie – sono sempre

ammantate da un velo di impalpabile

mistero fino a renderlo un personaggio

insostituibile, affidabile e amabile. È

lui il primo simbolo di questo periodo

magico dell’anno. L’energia del Natale la

si aspetta per 12 mesi ed è perfino vero

che, anche solo per finta, diventiamo

tutti un po’ più buoni e sensibili

all’atmosfera festaiola, contagiosa anche

quando proviamo a respingerla con tutte

le nostre forze.

L’atmosfera che si respira, rende ogni

paese unico e magico, dal nord Europa

fino ad arrivare in Argentina e Brasile,

è un mix di tradizioni tra le più varie ed

originali. È esilarante vedere l’albero di

Natale sulla spiaggia di Copacabana,

decorato dai tanga delle ragazze carioca

come fossero palline multicolor, o ancor

di più, Babbo Natale corredato di slitta

nonostante i 40 gradi all’ombra. Ma il

Natale è Natale ovunque e la slitta non

può mancare.

Incantevoli gli allestimenti hand made

tipici della Finlandia, la Svezia, l’Olanda.

I portoncini colorati delle piccole e

grandi città nord europee accolgono

passanti e ospiti con decorazioni

incantevoli: fiori rossi, ghirlande, candele

e profumo piccante di pan di zenzero.

Volteggiare sui pattini al Rockfeller

Center ha sempre il suo perché, si

gela è vero, ma almeno una volta nella

vita va fatto! Cosa dire della voglia

di mondanità. È il momento dove le

case risplendono e si mostrano a tutti

più belle e con tavole stupefacenti.

Si aprono le porte al calore e alle

famiglie e a feste e festini a tema che

non mancano mai, un po’ come le

paillettes a capodanno. Anche la moda si

esprime personalizzando il “sentiment”

natalizio. Non solo attraverso collezioni

da cerimonia o da gran soireè. Puntuali,

e sempre più spesso riproposti, sono

gli eventi benefici sostenuti da stilisti di

ogni calibro, industrial designer e artisti

di levatura internazionale che mettono

a disposizione della causa le loro idee

e creazioni sul Natale. Una raccolta

di quelle che nel tempo sono state le

idee più originali è possibile curiosarla

nel libro “Alberi d’Autore” di Sergio

Valente. Il Natale. Insomma. Quel

momento in cui tutte le energie del

mondo confluiscono in un unico

grande cappello che avvolge e

perché no, rende tutti fratelli.

ALESSANDRA LIBONATI

#3D

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55 #3D

#OLTRELAMODA


LA MAGIA DEL NATALE E DI UN LIBRO

DA TROVARE SOTTO L’ALBERO

Cinque letture per chi è bambino e chi sta diventando grande, per avventurieri,

per le mamme e le nonne e per chi sta guardando al futuro!

Dedicato ai cuccioli

“‘È curioso – notò la Rondinella, – ma ora sento abbastanza

caldo, anche se fa freddo.’

‘Senti caldo perché hai compiuto una buona azione’, commentò

il Principe.”

Titolo: Il Principe Felice e altri racconti

Autore: Oscar Wilde

Dove trovarlo: In qualsiasi libreria!

Adatto a: Tutti i bambini (e i loro genitori).

Da scegliere perché: Oscar Wilde scrisse “Il Principe Felice

e altri racconti” per i suoi bambini. Le parole sono semplici,

avvolgenti, gentili, e ogni frase racchiude in sé una poesia

vibrante e profonda, che saprà cullare i più piccoli nella dolcezza

dei suoi suoni. Le storie sono senza tempo perché di valori senza

tempo raccontano. Un regalo perfetto per avvicinare i bambini

alla poesia e per parlare loro di altruismo e amore.

Per i giovani avventurieri

che non hanno paura del buio!

“Le favole sono più che vere; non perché raccontano che i

draghi esistono, ma perché ci dicono che i draghi possono essere

sconfitti…”

Titolo: Coraline

Autore: Neil Gaiman

Dove trovarlo: Il libro è edito da Mondadori e disponibile

anche su Amazon!

Adatto a: i piccoli adulti dai 10 ai 12 anni.

Da scegliere perché: Neil Gaiman sa parlare ai bambini e

ricorda perfettamente le loro paure. Ecco perché “Coraline”

trasmette un brivido d’inquietudine a chi, tra gli adulti, abbia

avuto il piacere di sfogliarlo. Quel che le pagine di questo

bellissimo racconto dipingono non è una favola dorata: nessuna

illusione, nessun tentativo di rendere la realtà più fatata e

incantata. Al contrario, ciò che Gaiman fa è estremamente

coraggioso e lodevole: racconta ai bambini che la paura e gli

incubi esistono, ma che, come i draghi che sputano fuoco,

possono essere sconfitti da chi non si arrende.

#3D

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Per chi, piano piano, sta diventando grande…

“Uno, non toccare le lancette.

Due, domina la rabbia.

Tre, non innamorarti, mai e poi mai.

Altrimenti, nell’orologio del tuo cuore, la grande lancetta delle ore ti trafiggerà per

sempre la pelle, le tue ossa si frantumeranno, e la meccanica del cuore andrà di

nuovo in pezzi.”

#INVERSI

Titolo: La Meccanica del Cuore

Autore: Mathias Malzeu

Dove trovarlo: Il libro è edito da Feltrinelli e disponibile anche su Amazon!

Adatto a: quei cuori le cui lancette hanno iniziato a muoversi.

Da scegliere perché: il protagonista, Jack, nato durante la notte più fredda del

mondo, è metafora timida, intensa e disperata dei nostri rapporti con gli altri.

Ha un orologio a cucù al posto del cuore e la meccanica degli ingranaggi che lo

tengono in vita è estremamente delicata. Se vorrà sopravvivere, dovrà imparare

a convivere con le sue emozioni, con gli scatti di rabbia, con la tristezza che

sembra congelare le lancette. Soprattutto, dovrà trovare il modo di relazionarsi

con l’amore. Perché è proprio quando il suo cuore viene rubato dagli occhi fatati

di una piccola e fragile ballerina che il mondo, improvvisamente, acquista colore,

diventando allo stesso tempo un luogo sempre più pericoloso…

Per chi si affaccia a un nuovo futuro

“Un libro letto a metà è, dopotutto, una storia d’amore incompiuta…”

Titolo: L’Atlante delle Nuvole

Autore: David Mitchell

Dove trovarlo: Il libro è edito da Frassinelli e disponibile anche su Amazon!

Adatto a: tutti quei lettori che amano le sfide.

Da scegliere perché: Unico nel suo genere, “L’Atlante delle Nuvole” richiede

al lettore di diventare personaggio e parte integrante del romanzo, sfidando

continuamente ogni convenzione letteraria, esasperando i confini tra finzione e

realtà. Com’è possibile, vi state chiedendo? Immaginate di avere tra le mani un

libro che porta lo stesso titolo di una composizione musicale che non esiste se

non all’interno del romanzo; immaginate di veder vivere sulle pagine sei storie

intrecciate; immaginate grandi domande sulla nostra esistenza, sulla nostra

transitorietà, su che fine faccia la nostra anima quando chiudiamo gli occhi per

sempre. Immaginate tutto questo, e avrete cominciato a scorgere il potenziale

racchiuso in questo libro d’avanguardia.

Per le nonne, per le mamme, per le donne tutte

“Dico soltanto che Brace era convinto di sapere quali fossero le scelte migliori, si

assumeva la responsabilità di farle e separava le famiglie. Quel giorno ci tolse a

nostra madre e ci consegnò al nostro fato con assoluta certezza, come se fossimo

gattini presi per la collottola e infilati in un sacco…

Titolo: Una Levatrice a New York

Autore: Kate Manning

Dove trovarlo: Il libro è edito da BEAT e disponibile anche su Amazon!

Adatto a: ogni donna.

Da scegliere perché: Kate Manning racconta una storia scomoda: la vita della

più nota ostetrica abortista della New York della fine del 1800. Allo stesso tempo,

ciò che ogni pagina trasmette è un senso di

sorellanza che avvolge la lettrice e la rende

silenziosa complice della protagonista:

perché la storia della nascita è la storia di

ogni donna, perché ogni donna prova le

stesse sensazioni, perché tutte noi cresciamo

e sentiamo i nostri corpi cambiare, perché

siamo, in fondo, tutte legate le une alle altre.

ELEONORA BRUTTINI

57 #3D


CHI L’HA DETTO CHE UN’IMPRENDITRICE

NON PUò ESSERE ANCHE MAMMA E MOGLIE FELICE?

Roberta Cuttica, General Manager di HRD Training Group, si è da poco

trasferita a Dubai. La sua vita corre su treni e aerei ad alta velocità.

Eppure ha scoperto il segreto per non rinunciare a figli, famiglia e amici.

Sono sul treno. Guardo fuori dal finestrino.

Con l’alta velocità il panorama scorre

rapido, le regioni si susseguono e la mente si

dissocia dal presente se glielo permetti. Oggi il

“collegamento” va molto oltre la tratta Roma-

Milano. Così inizia uno dei miei post

preferiti del blog di Roberta Cuttica.

Vicepresidente e General Manager

di HRD Training Group (società

leader nel settore dello sviluppo delle

risorse umane e della formazione

aziendale). Ma anche moglie, mamma,

amica. Nata a Genova il 25 agosto

1968, dopo gli studi scientifici prima

e sociologici poi, si appassiona alle

metodologie di apprendimento rapido,

apprezzandone l’efficacia rispetto alla

didattica tradizionale. Da quel momento

l’approfondimento e la diffusione di

un nuovo modo di fare formazione

diventano la sua mission personale. La

sua carriera inizia come collaboratrice

di una nota società antesignana delle

metodologie di sviluppo personale. In

poco tempo arriva a coordinare 6 centri

di formazione, insieme al mental coach

Roberto Re. Entra in contatto anche con

Anthony Robbins, famoso formatore

e motivatore statunitense, e con Roy

Martina, un medico e psicologo - esperto

di Kinesiologia ed autore di numerosi

best-seller - che ha dedicato la sua vita

alla ricerca di nuove strade per la cura di

stati di disagio e malattie croniche. Il suo

stile di vita la porta ad essere vegetariana

già dall’età di 12 anni.

Nel 1992 è cofondatrice sempre con

Roberto Re di una società che va presto

a confluire in una joint venture con altri

gruppi aziendali, creando un pool di

professionisti: nasce il marchio HRD

Training Group. Pochi anni dopo sposa

Roberto e dal 2000 è mamma di Ricky.

Ho avuto la fortuna di conoscere

Roberta e la sua splendida famiglia

in occasione del loro trasferimento a

Dubai; e devo dire che trascorrere tempo

con loro è sempre fonte di ispirazione,

anche quando si tratta solo di correre

lungo la spiaggia di JBR per un breve

allenamento.

#3D

58


#OLTRECONFINE

Il “treno ad alta velocità della tua

vita” ti ha portato a Dubai, città in

cui ci siamo conosciuti. Una città

che ti conquista da subito o che fai

fatica ad apprezzare. Tu come hai

vissuto il tuo trasferimento?

Dubai è una città che amo molto.

Senza nulla togliere all’Italia e alla mia

Milano, mi sono lasciata conquistare

dalla sua energia e dall’internazionalità

delle persone che ci vivono. E’ una città

stimolante e vivere un’esperienza qui,

fosse anche solo per qualche anno, credo

possa essere prezioso sia dal punto di

vista personale che professionale. Il mio

trasferimento è stato la realizzazione di

un sogno nel quale ho creduto molto.

La scelta di vivere all’estero con la

mia famiglia ha richiesto di creare le

condizioni per potermi allontanare

dall’azienda che da sempre gestivo

in prima persona nel mio Paese. Se il

“perché” è abbastanza forte, il “come”

non è mai un problema. Dubai era un

sogno, ma era soprattutto una sfida,

un’opportunità importante anche per

mio figlio che oggi ha 14 anni. E le sfide

sono sempre adrenalina per le anime

intraprendenti.

Domanda forse scontata. Lavoro

(che spesso ti porta a viaggiare in

Italia), famiglia, vita sociale. Da

dove prendi le energie?

Vivere a Dubai è stata una decisione

ponderata a lungo, proprio perché

sapevo dall’inizio che si sarebbe reso

necessario un “avanti e indietro”

piuttosto impegnativo, in particolare con

l’Italia. Quando poi hai un ragazzino

adolescente e una vita sociale da

costruirti ex novo ti senti dare della

pazza più di una volta da coloro che

una vita impegnata come la tua non la

farebbero mai, ma la verità è che tu,

e solo tu, puoi sapere cosa vuoi per te

stesso. Vuoi sapere da dove arriva la

mia energia? Arriva dall’Amore che

nutro per quello che faccio! Amo il mio

lavoro e la mia azienda e mi sento una

privilegiata ogni giorno perché ho la

possibilità di fare ciò che mi piace e che

mi fa stare bene. Mi è richiesto tanto

59 #3D


#OLTRECONFINE

impegno, tanta dedizione e tanti viaggi.

Non nego che a volte stare lontano da

mio figlio mi pesa un po’, tuttavia con gli

anni mi sono convinta che una mamma

soddisfatta e serena è molto più preziosa

di una mamma frustrata e annoiata.

Di fatto tu già rappresenti un

modello, ma nello specifico che

consiglio daresti ad una donna

che vuole intraprendere l’attività

imprenditoriale senza rinunciare

ad altri aspetti della propria vita?

Più che un modello penso di

rappresentare un esempio di donna

che è riuscita a far convivere un’attività

imprenditoriale di successo con l’avere

una bella famiglia e una vita sociale

di tutto rispetto. Alla base di questo

risultato ci vogliono senza dubbio una

buona organizzazione e una grande

volontà, ma più che altro è importante

credere di poterlo fare.

Se una donna crede che per essere una

buona mamma debba dedicare tutto il

suo tempo ai bambini, non potrà andare

a lavorare serena e si sentirà in colpa

ogni volta che uscirà di casa… allo stesso

modo se una donna in carriera crede

che per essere nel mondo del business

ad alto livello non ci si possa permettere

una famiglia e dei figli, si troverà nella

stessa situazione uguale e contraria.

Ciò in cui crediamo è fondamentale.

Un solo suggerimento quindi, nutrite

la vostra mente di immagini che vi

vedono realizzate professionalmente,

con una bella famiglia di cui essere fiere

e un sacco di amici con cui condividere

i momenti di svago e relax. Createvi

dei riferimenti, studiate la vita delle

donne intorno a voi che ci sono riuscite,

credeteci e poi impegnatevi. Tanto.

Quanto conta la formazione nella

carriera (imprenditoriale e non) di

una donna?

Qui sono troppo di parte nel parlarne

Nico. La formazione è il mio mestiere,

è l’ambiente in cui sono cresciuta

e che adoro. Un corso frequentato

quando avevo solo 20 anni mi ha

aperto un mondo di conoscenza e

consapevolezza che poi mi ha portato

a tante scelte importanti e ad essere chi

sono. Al giorno d’oggi la formazione

è alla portata di tutti. Aggiornarsi,

imparare e crescere a livello personale

è fondamentale sia per emergere nel

mondo del lavoro sia per stare meglio

con se stessi e con gli altri. La società

cambia ed evolve molto velocemente e

stare al passo è importantissimo. Non è

più il titolo di studio a darti un impiego

o una posizione manageriale come

succedeva fino a poche decine di anni

fa, ma le tue abilità di comunicazione e

di gestione delle risorse o la creatività e

l’innovazione che sei in grado di portare

ad un’azienda. I laureati sono molto

più dei posti di lavoro e le selezioni

non si basano più sui voti, ma sullo

“spessore” delle persone, sul carattere e

sulla loro capacità di crescere in team.

Tutte cose che difficilmente si imparano

sui banchi di scuola. Lo stesso vale

per un genitore. Essere genitori oggi è

molto più impegnativo di una volta e

saper infondere la giusta fiducia ad un

bambino che muove i primi passi nella

società o saper comunicare nel modo

giusto con un teenager che affronta i

primi ostacoli della vita, sono strumenti

incredibilmente preziosi. Se ne capisci

il valore e l’importanza puoi imparare

come gestire sia certe situazioni che

i tuoi stati emozionali nei momenti

difficili e questo ti permetterà senz’altro

di essere una mamma migliore o una

professionista migliore.

NICO DE CORATO

Nicola de Corato – Abu Dhabi Media

Zone Authority License Number 640

PO Box 77804 Abu Dhabi, UAE

#3D

60


ImmobiliareNapoli.it

Affari & Mediazioni di Fabio Sopito

Piazzetta Matilde Serao N° 7 Napoli

Tel.: 081 1956 6651

www.immobiliarenapoli.it

Vendere o comprare case è come andare per mare.

Tutto deve essere chiaro e ben visibile.

Più di 10 anni di esperienza nel settore della mediazione immobiliare e

finanziaria mi hanno confermato, che solo la trasparenza può garantire

la felice conclusione di una compravendita.

Fabio Sopito

61 #3D


Foto:

Massimiliano Ricci - creeo.it

Model:

Glorya Occhipinti

Mua:

Nunzia Capuozzo

Stylist:

Mariarosaria di Fusco

Hair stylist:

360 Luciano Iavarone

#3D

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#DARKLADY

L’oscurità e la luce.

Un incontro. Uno scontro.

Violento. Sanguineo.

Le ombre come risultato

Come figlie desiderate, volute.

Ombre che come donne sinuose si svestono e si muovono.

Danzano nella natura, cogliendo il suo verde naturale.

Le ombre che sanno essere la parte più intima di ognuno di noi.

Quella parte oscura.

Quella parte che ogni volta prende forma in spazi diversi.

Nuovi. Inediti.

L’oscurità si fonde con la luce.

La battaglia di sempre.

Come mente e cuore.

Il bene contro il male.

Le ombre sono questo.

Ma io non ho paura delle ombre.

Ogni volta mi insegnano che da qualche parte c’è la luce.

Basta fermarsi.

E capire da che parte stare.

Da quale parte guardare.

Buona visione.

Giovanni Salzano

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Foto:

Massimiliano Ricci - creeo.it

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Glorya Occhipinti

Mua:

Nunzia Capuozzo

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#DARKLADY


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#RACCONTI

NAM MYOHO RENGE KYO A TUTTi

Il racconto di un’Anima ritrovata.

Le parole di Vittorio Carità

destinate a chi ha sofferto, a chi soffre ancora,

e a chiunque voglia andare oltre tutto.

Perché l’amore può vincere sull’odio.

#Racconti

Condividi

il tuo racconto

con noi.

Io non sono un giornalista, tantomeno

uno scrittore. Anzi, a dirla tutta, sono

ignorante come non mai. Ma ho avuto

una vita difficilissima di droga, alcool,

comunità, manicomio, strada, solitudine

e violenza, e, per non morire, ho iniziato

un lungo e dolorosissimo percorso dentro

me stesso alla ricerca di me stesso! Ero

completamente perso, e, se sono riuscito

a non morire, è stato grazie ad un lavoro

introspettivo e analitico e, ad un mantra

buddista “Nam myoho renge kyo”.

Diversamente da com’ero abituato io

a cercare tutto fuori di me, con questa

preghiera - che invece dà la possibilità

di “illuminare il Budda” che c’è in

ognuno di noi (e che non è altro che la

parte migliore insita in ogni Uomo) –

sono riuscito, giorno dopo giorno, in un

modo che non so spiegare, ad entrare

in contatto con la parte più profonda di

me stesso: la mia Anima. Cambiando

io è cambiata la mia vita, fino a sentire

l’esigenza di raccontarla questa mia

storia con l’obiettivo e la speranza che

nessuno mai più possa soffrire quel che

ho sofferto io e per trasmettere che,

fatica mostruosa, dagli oggi e dagli

anche domani, sangue del tuo sangue,

cambiare si può!

Così, per caso, anni fa, ho iniziato

a scrivere su un social network, e le

persone, prima una, poi un’altra,

poi tantissime, tutte hanno iniziato a

rispondermi e ad apprezzare l’onestà

con la quale parlavo e parlo di me, senza

paura né vergogna, dei giorni del mio

passato ormai così lontano. Nonostante

questo passato e la mia “diversità”, non

solo di genere, tutti quanti - di tutte le

età, di tutti i ceti, uomini, donne, giovani,

meno giovani, trans, gay, lesbiche -

tutti si sono identificati con i valori dei

quali parlo. l’amore che metto oggi, nei

giorni miei, per scoprire poi tutti noi

che oltre ed oltre, nonostante involucri

diversi, abbiamo tutti, una stessa cosa,

preziosissima in comune: l’Anima.

Ed è così che ho conosciuto Palma

Sopito, prima scrivendoci, poi,

incontrandoci, abbiamo scoperto

di avere tante affinità, tante cose in

comune, tra le quali, niente è un caso,

anche il Buddismo, che, ad entrambe,

salva la vita ogni giorno, e, pian

piano, abbiamo sentito di voler usare

tutti i mezzi di comunicazione che

abbiamo a disposizione, insieme a tutti

i giovani della sua redazione, per poter

comunicare al Mondo che, prima di

tutti Noi, in trincea, con le nostre Vite,

non solo parole, ci sono fatti quotidiani,

valori ed Amore che vanno oltre ogni

barriera, preconcetto e pregiudizio, oltre,

l’odio che non ci appartiene, che separa

e allontana, NOI, tutti figli dello stesso

Universo, consapevolezza ed onestà.

Amore, in ogni pensiero, parola ed

azione, senza paura, d’Esser quel che

siamo, lavoro constante, un passo e

poi un altro, fierezza e dignità, “se hai

bisogno, ci sono”, un giorno e poi un

altro, non più soli, Anime d’Amore. Noi,

attraversato il fuoco, non più giovani,

grandi esperienze, umiltà e tenerezza,

partendo da oggi, siam qui, per dire una

sola potente cosa: oltre l’appartenenza

di “genere”, il colore della pelle, lo stato

sociale, le cose che puoi comprare, per

Noi la verità è nell’amore che possiede

ogni Anima. Ed è solo per il fatto che

son riuscito ad entrare in contatto con

questa Anima mia che io, nonostante

tutto, nonostante la mia tremenda Vita

passata, sono ancora qui a potermi

raccontare, affinché la mia sofferenza

non sia stata vana! Io, più forte del mio

dolore, ho vinto: ho ritrovato la mia

Anima! Ed è solo grazie a tutto questo,

oltre preconcetti, giudizi ed apparenze,

grazie all’amore che ha vinto sull’odio,

al durissimo lavoro che ho fatto, per

ritornare “Umano”, che oggi, pace nel

mio cuore, posso dire, insieme a Palma

e ai ragazzi della redazione con i quali

abbiamo deciso di intraprendere questo

viaggio, che tutti insieme: cambiare si

può!!! “Tu, sei con Noi?” Nam myoho

renge kyo a tutti.

VITTORIO CARITÀ

#3D

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FLANAGAN’S

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71 #3D


BARBIE

E L’EMANCIPAZIONE

DELLA BIONDITUDINE

Arriva la linea faschionistas della bambola più famosa al mondo:

8 tonalità di pelle e 23 di capelli, 14 ovali, 18 colori di occhi e 22 pettinature.

Barbie, da simbolo della donna oggetto, si ripropone sul mercato con un nuovo volto

antirazzista. Basterà toglierle il tacco e cambiarle colore di pelle per decostruire la sua

immagine stereotipata di femminilità?

Diciamoci la verità, con i suoi capelli

biondo platino lunghi fino al sedere,

i suoi occhioni blu e un corpo che è

diventato prototipo della perfezione

estetica e ispirazione per chirurghi

estetici, la povera Barbie non è mai stata

un’icona femminista. Anzi, semmai è

diventata suo malgrado il simbolo di una

“bionditudine” intesa come superficialità

e vanità fini a se stesse. Sarà per questo

che da un po’ di tempo a questa parte,

i suoi genitori, i signori Mattel, hanno

finalmente deciso di regalarle un po’di

credibilità e di spessore.

Le hanno tolto il trucco da occhi e

bocca, le hanno trasformato le caviglie

in maniera da renderle finalmente

possibile indossare anche scarpe senza

tacco, hanno reso le forme del suo

corpo perfetto un po’ meno perfette

e più realistiche, e le hanno creato un

account Instagram con oltre un milione

di followers dal quale la bambola

dispensa perle di saggezza ed eleganza,

confermandosi icona assoluta di stile.

Con la linea Barbie Fashionistas, poi,

la Mattel ha messo insieme, per la

prima, volta, Barbie con otto diverse

tonalità di pelle, 14 ovali, 18 colori

di occhi, 22 pettinature e 23 colori di

capelli. Un manifesto della diversità, ma

anche l’emancipazione definitiva dalla

“bionditudine” di cui sopra.

Addirittura, in un’intervista rilasciata

a V Magazine, Barbie ha spiegato

quanto questi piccoli cambiamenti

abbiano significato una rivoluzione per

lei, che si sente finalmente una donna

moderna: “Sono così orgogliosa di

quello che le donne stanno conquistando

in questi giorni – ha detto la bionda

- e il mio obiettivo è di continuare ad

ispirare l’immaginazione dei bambini

rispetto a ciò che vogliono diventare

da grandi, ricordando loro che tutto è

possibile!”. Da questa nuova filosofia è

nato lo spot virale in cui delle bambine

vestono i panni di docenti universitarie,

guide turistiche, veterinarie, allenatrici

e imprenditrici. Davanti a loro i volti

stupiti e increduli della gente ripresi con

delle telecamere nascoste. Per chiudere

con lo slogan: Quando una bambina

gioca con una Barbie, immagina tutto

ciò che può diventare da grande. Potete

diventare tutto ciò che volete”.

E proprio sulla scia di questo slancio

neo femminista che è nata anche Barbie

#3D

72


#STYLE

Zendaya, la bambola ispirata alla

cantante americana 19enne Zendaya

Coleman, che ha incoraggiato le ragazze

come lei ad alzare la voce contro il

razzismo e le discriminazioni di genere,

dopo che la presentatrice dello speciale

tv sugli Oscar su E! ha commentato

che i rasta della cantante sicuramente

“puzzano di patchouli e marijuana”.

Così la Mattel ha pensato bene di

mettere gli stessi rasta in testa a Barbie

Zendaya. “Da piccola non ho mai

trovato una Barbie che mi somigliasse –

ha commentato la cantante - è bellissimo

essere parte di un’estensione dell’idea di

bellezza”.

DARIA SIMEONE

73 #3D


#STYLE

STELLA MCCARTNEY

E UN REGGISENO DI NOME LOUISE

La figlia del Beatle Paul ha lanciato la prima lingerie post mastectomia dedicandola

alla madre Linda Louise morta di cancro al seno 18 anni fa

Non aveva ancora compiuto 27 anni

Stella McCartney quando, nell’aprile

del 1998, sua madre Linda Louise morì

di cancro al seno. Non era neanche una

stilista di fama internazionale all’epoca,

ma solo la figlia del Beatle Paul e di

una madre che se ne era andata troppo

presto, a soli 56 anni.

Da quel giorno di 17 anni fa Stella

non ha mai smesso di contribuire alle

campagne della lega tumori inglesi per

la lotta al cancro al seno e quest’anno,

proprio nel mese di ottobre che è

dedicato alla prevenzione, ha lanciato

il primo reggiseno post mastectomia

firmato da una stilista. Dopo aver notato

che tutti i reggiseni pensati per donne

che hanno subito l’asportazione dei seni

non sono né belli né sexy, McCartney

ha pensato bene di rivoluzionare la

biancheria post operatoria, disegnando

un reggiseno in pizzo, rosa e finalmente

ultra femminile, nonostante mantenga

le proprietà di questi reggiseni, ovvero

di aiutare la cicatrizzazione delle ferite.

Come lo ha chiamato? Col secondo

nome della mamma: Louise Listening

Bra, proprio in tributo alla sua memoria.

Il reggiseno, realizzato in pizzo e soffice

cotone rosa, e acquistabile sul sito

stellamccartney.com e su hellobeautiful.

org, costerà 85 sterline ovvero poco

più di 100 euro e tutto il ricavato

dalla vendita andrà alla fondazione

Hello Beautiful, impegnata da tempo

proprio a restituire la sicurezza in sé

stesse alle donne che hanno subito

una mastectomia. “Volevamo portare

qualcosa di femminile e bello in un

reggiseno che è sempre stato un tabù

– ha spiegato Stella al Telegraph –.

Ci sono tantissime emozioni che si

scatenano dopo un evento tragico come

una mastectomia, molte culture ancora

non accettano questi corpi e chi ne

soffre, fisicamente e psicologicamente,

sono le donne. Per questo volevamo che

queste donne sapessero che possono

ancora essere attraenti, sexy e tutte

quelle cose che un corpo femminile è.

Senza vergogna, ma con orgoglio!”.

Questo è anche il motto di Hello

Beautiful che vuole togliere tutto ciò

che di brutto c’è nella lotta delle donne

contro il cancro. Con Stella McCartney

la Fondazione ha introdotto la campagna

che viaggia sui social con l’hashtag

#nolessawoman (non meno donna) per

creare più consapevolezza sul cancro al

seno e la sua prevenzione.

E, a proposito di bellezza, McCartney

che ha spesso utilizzato Kate Moss per

le sue campagne di sensibilizzazione sul

cancro al seno, questa volta ha usato

la sua erede, ovvero la top model Cara

Delevingne a cui ha fatto indossare un

completino intimo fucsia (sui 150 euro)

che, come il reggiseno dedicato a Linda,

finanzierà la ricerca.

DARIA SIMEONE

#3D

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Michele Iodice

#ARTE&ARTI

Michele Iodice, nato a Napoli

nel 1956, non è collocabile in

una specifica corrente artistica.

Autore di numerosi interventi,

allestimenti, installazioni, invenzioni

e decorazioni, vive nel quartiere della

Sanità, nel capoluogo partenopeo,

dove lavora anche come funzionario

della Sezione didattica del Museo

Archeologico Nazionale.

Ama sviluppare la sua arte “in situ”,

un luogo di trasformazione e non

solo di ospitalità di quello che è stato

creato altrove.

Iodice ha realizzato anche

scenografie teatrali, impianti per

feste, oggetti di design, con grande

profusione inventiva e una voluta

alternanza fra la grande opera ed il

piccolo oggetto, tra il concettuale e il

decorativo: affiora in lui un impulso

rinascimentale riproposto in una

sintesi moderna.

Tra le personali, le installazioni

e le partecipazioni a collettive e

rassegne si segnalano la mostra Star

di casa, a Palazzo Carafa d’Andria a

Napoli; L’arte domani a Spoleto; Le

galanterie, istallazione per la mostra

omonima nel Museo della Floridiana

a Napoli; la Madonna delle Foglie,

maquette per una scultura nella

cattedrale di Evry in Francia; Giubili

e santi d’argento, installazione per

la mostra omonima nel Museo di

Capodimonte a Napoli; Cinquecento

lauri nobilissimi, un labirinto arboreo

che si snoda nell’atrio del Museo

Archeologico di Napoli; Pagan Feast,

un’installazione nel Museo Isabella

Gardner Stewart a Boston.

75 #3D


#ARTE&ARTI

Michele Iodice

Fotografia: Noemi Commendatore

#3D

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77 #3D


MOLTE DONNE CON DOLORI PELVICI HANNO L’ENDOMETRIOSI.

E NON LO SANNO.

È una delle cause più frequenti di dolore pelvico e di infertilità.

Ma che cos’è? Come si forma? E, soprattutto, come si cura?

Annalisa entra in ambulatorio salutando

con un sorriso appena accennato.

Capisco subito che è turbata, ma la

faccio prima accomodare di fronte a

me e, tra una battuta e l’altra, cerco

d’instaurare un rapporto di fiducia.

La madre, che è con lei, mi aveva

preannunciato telefonicamente il motivo

della visita. Annalisa, 27 anni, da tempo

non ha più una vita normale ed è molto

scettica. Fortissimi dolori al basso ventre,

dolori pelvici cronici la torturano

da oltre tre anni. Un male profondo

e lancinante, che ultimamente non si

allevia neanche con gli antidolorifici che

pure, in passato, le concedevano qualche

ora di benessere.

Dolori che si accentuano moltissimo

nei 3-4 giorni precedenti al ciclo

mestruale, fino a raggiungere un livello

tale d’intensità da impedirle di riposare,

di svolgere le solite attività quotidiane,

di uscire e condurre una normale vita

sociale. Trascorre gran parte della

giornata rannicchiata sul letto. Ha fatto

già numerose visite specialistiche, diverse

ecografie e parecchi esami del sangue.

L’ultima ginecologa che ha consultato

le ha anche prescritto un contraccettivo

orale che, però, non ha attenuato i

sintomi. Anzi, ultimamente sembrano

addirittura aumentati. Qualcuno ha

insinuato che il dolore fosse solo frutto

della sua immaginazione. Si è sentita

considerata quasi pazza. Il suo tono di

voce, nel raccontarmi questa odissea,

è flebile e concitato. Mi racconta, non

senza un po’ di vergogna, di come soffra

durante i rapporti sessuali col fidanzato,

rapporti che oramai sono diventati

quasi un miraggio. E di come perfino

la defecazione le procuri un enorme

fastidio.

Una rapida occhiata al fascicolo di

esami e di prescrizioni, una visita

ginecologica difficile perché oppone

molta resistenza, un’ecografia

transvaginale che, obiettivamente, rivela

poco, ma il fatto che alcune manovre

che eseguo con la sonda acuiscano

violentemente il dolore, mi danno già

un’idea sulla causa della sua sofferenza.

Si, Annalisa è affetta da endometriosi.

Una patologia molto diffusa tra la

popolazione femminile (circa una

donna su dieci ne soffre), che per il suo

esordio subdolo e per la scarsità di segni,

obiettivamente evidenziabili, risulta

spesso misconosciuta. Tanto che la

diagnosi è quasi sempre ritardata di anni.

L’endometriosi è la causa più frequente

di dolore pelvico cronico nella donna in

età fertile ed è una delle più frequenti

cause d’infertilità. Ma che cos’è? Come

si forma? E, soprattutto, come si cura?

La mestruazione è la perdita

dell’endometrio che la donna ha

mensilmente. L’endometrio è il tessuto

che riveste tutta la cavità uterina e che

modifica il suo spessore durante il mese.

Se avviene il concepimento, lo spessore

aumenta affinché sia preparato per

accogliere l’embrione nei suoi primi stadi

di sviluppo, affinché si impianti e trovi

nutrimento per continuare a crescere. Se,

tuttavia, il concepimento non avviene,

l’endometrio, circa due settimane

dopo l’ovulazione, si sfalda e fuoriesce

dall’utero e dalla vagina sotto forma di

mestruazione. Dopo di ché comincia a

crescere daccapo per il mese successivo,

e così via.

L’endometrio, per diversi meccanismi,

ancora in parte ignoti, può “migrare”

in altre zone dell’addome della donna,

come ovaio, tube, peritoneo, intestino,

ecc. creando ogni mese delle “minimestruazioni”

in zone sbagliate, dove

provoca dolori e danni.

Può migrare addirittura nella parete

muscolare dell’utero stesso (adenomiosi).

Ecco che, mese dopo mese, la somma

di questi sanguinamenti interni porta,

in alcune donne, ad un aggravamento

della normale fisiologia dell’apparato

#3D

78


#UNAMELAALGIORNO

Una patologia molto diffusa tra la popolazione femminile

(circa una donna su dieci ne soffre), e che risulta spesso misconosciuta.

79 #3D


iproduttivo. Ci sono la possibile

formazione di cisti ovariche (cosiddette

“cisti cioccolata”, perché il sangue

contenuto al loro interno assume il

colore e la consistenza della crema di

cioccolata), l’infiammazione cronica

delle tube con loro possibile chiusura

(impervietà tubarica, importante

fattore di sterilità) e l’infiammazione

dell’intestino e degli spazi tra vescica e

utero, o tra vagina e retto dove possono

svilupparsi dei noduli estremamente

dolenti. L’infiammazione provoca

spesso anche aderenze tra gli organi,

che finiscono per “incollarsi” tra loro

danneggiandone ulteriormente la

regolare funzionalità.

Si va da un grado lieve a un grado severo

(endometriosi profonda). Gli stadi si

susseguono in base all’estensione della

malattia, che necessita spesso dell’ausilio

di alcuni markers ematici, come il

CA125, che risultano spesso aumentati.

Anche l’ecografia pelvica transvaginale,

in mani esperte, è un formidabile

strumento di stadiazione, persino

superiore alla risonanza magnetica

nucleare. Ma la metodica cardine è la

laparoscopia, un intervento chirurgico

col quale si riesce a “guardare”

all’interno dell’addome mediante uno

strumento a fibra ottica (laparoscopio)

per vedere ciò che, con altre metodiche,

non è possibile scoprire (laparoscopia

diagnostica). Contemporaneamente, è

possibile utilizzare sofisticati strumenti

chirurgici, senza tagliare l’addome, ma

utilizzando 3-4 fori di accesso attraverso

la cute, i quali consentono di operare

come, e talvolta più efficacemente,

un intervento chirurgico tradizionale.

I focolai di endometriosi vengono

aggrediti e distrutti, cercando di

risparmiare il più possibile i tessuti sani

degli organi interessati per restituirne la

funzionalità (laparoscopia operativa).

Spiego tutto questo ad Annalisa e giungo

alla fatidica domanda, fondamentale

per decidere la strategia terapeutica:

desideri una gravidanza in questo

periodo, o no? Devo chiederlo perché le

cure farmacologiche dell’endometriosi

sono fondamentalmente di soppressione

dell’ovulazione e della mestruazione,

quindi anti-gravidanza. Mi risponde

che, in questo momento, il suo unico

desiderio è quello di eliminare il dolore.

E, semmai, riprendere anche una vita

sessuale per lo meno accettabile, senza

l’incubo di soffrire le pene dell’inferno

dall’inizio alla fine di ogni rapporto.

Cerco di rassicurarla sul fatto che

abbiamo delle buone chance di

riuscirci, che oggi esistono farmaci

creati appositamente per combattere

l’endometriosi. E altri ancora sono in

fase di studio. Che associando la terapia

farmacologica a stili di vita e a una dieta

adeguata, anche ad integratori specifici,

possiamo ottenere ottimi risultati. Mi

guarda e annuisce, si capisce che non ne

è affatto convinta. Insisto. Le racconto di

come altre ragazze prima di lei fossero

scettiche e poi abbiano dovuto ricredersi.

La madre dice che lo spera, che non ce

la fa più a vederla così. Mi confessa, con

occhi lucidi, che la figlia ha manifestato

occasionalmente addirittura il desiderio

di compiere gesti estremi. Vuole che

Annalisa torni a sorridere. Presento loro

un opuscolo dell’associazione italiana

endometriosi (A.I.E. onlus), che svolge

un’importante opera di informazione

e comunicazione sul tema. Organizza

anche corsi di autogestione. “I corsi

di autogestione e formazione sono

programmi di self-management nati

Chi soffre di endometriosi si ritrova spesso sola con il proprio dolore.

Ma insieme si può ripartire. È un percorso impegnativo, ma è possibile farcela.

#3D

80


La diagnosi avviene quasi sempre con ritardo di anni.

#UNAMELAALGIORNO

GLI ESPERTI

RISPONDONO

Scrivi a

espertirispondono@magazine3d.it

LE VOSTRE DOMANDE

SARANNO PUBBLICATE

IN FORMA ANONIMA

negli Stati Uniti e nel Regno Unito,

grazie al contributo degli esperti della

Stanford University e della Coventry

University, che hanno lo scopo di

aiutare la donna a disinnescare il circolo

vizioso della sofferenza apprendendo

tecniche di controllo del dolore e degli

stati emotivi correlati, da utilizzare nel

proprio quotidiano per migliorare la

propria qualità di vita” (dal sito web

dell’associazione).

Notevole anche l’attività

dell’Associazione Progetto Endometriosi

(A.P.E. onlus), presente su quasi tutto

il territorio nazionale, che, attraverso

il progetto INFORMENDO, grazie

all’aiuto dei gruppi di AUTO MUTUO

AIUTO e con l’organizzazione di

convegni, diffonde consapevolezza nelle

donne.

Il mio invito a prendere contatti con altre

ragazze affette dalla stessa sofferenza

sortisce già un primo effetto, quello di

far sentire Annalisa meno sola. E chi

soffre di endometriosi si ritrova spesso

da sola. Da sola con il proprio dolore.

Ma insieme si può ripartire. So che è un

percorso impegnativo, però so anche che

ce la possiamo fare.

FABRIZIO PAOLILLO DIODATI

Ginecologo

81 #3D


#3D

82


A Natale siamo tutti più BIO!!!

83 #3D


L’ABBRONZATURA IERI E OGGI.

DALLE CREDENZE POPOLARI ALLA REALTÀ.

Nell’ottocento la carnagione diafana era simbolo di aristocrazia,

oggi la pelle abbronzata è un’ossessione.

Seguiamo i consigli del dottor Diego Della Porta

per non eccedere in nessun senso.

Il rapporto dell’uomo con l’abbronzatura

non è stato sempre univoco.

Nell’ottocento le signore di buona

società passeggiavano con l’ombrellino

perché la pelle diafana era sinonimo di

aristocrazia, mentre le donne del popolo

erano abbronzate in quanto costrette a

lavorare nei campi o comunque al sole.

Quando agli inizi del ‘900 Coco Chanel,

tornata a Parigi dopo una vacanza in

Costa Azzurra, fu notata da tutti per la

sua carnagione dorata, l’abbronzatura

divenne moda.

Cadde così l’impero del candore della

pelle femminile tanto decantato dai poeti

del Dolce Stil Novo.

Oggi l’abbronzatura da moda è quasi

diventata un’ossessione fino, in alcuni

casi, ad una vera e propria dipendenza

psicologica dal sole, tanto che - per

ottenere e mantenere il colore ambrato

dell’ambita “tintarella” - non si rinuncia

ad ore d’esposizione solare e all’utilizzo

spropositato dei lettini abbronzanti.

Bisognerebbe ricordare tuttavia che,

nonostante il piacere di vedere la propria

pelle ambrata tutto l’anno, il danno

cumulativo determinato dalla radiazione

UV può essere responsabile di fenomeni

quali l’invecchiamento cutaneo precoce

(rughe, lassità cutanea, macchie), e dei

tumori della pelle.

Quali sono, dunque, le regole

da ricordare e i miti da sfatare

sull’esposizione solare?

L’abbronzatura non è sinonimo di

salute, perché la pelle abbronzata non si

difende in maniera più efficace dal sole.

È vero che l’abbronzatura rappresenta

un nostro sistema di difesa dal danno

dei raggi UV e che una cute chiara offre

una scarsissima capacità di protezione,

ma l’esposizione protratta e non protetta,

anche di una pelle abbronzata provoca i

danni da foto esposizione.

Allora come comportarsi? Naturalmente

la prima regola, la più intuitiva, è quella

di esporsi al sole con una adeguata

protezione solare ed esporsi in maniera

moderata perché i prodotti solari

non sono concepiti per consentire

una maggiore esposizione, ma per

aumentare la protezione durante

l’esposizione “inevitabile” al sole. Il

medico estetico, dal canto suo, può

aiutarci nella prevenzione, cioè prima

dell’abbronzatura e dopo essa, nel porre

rimedio ai danni che il sole ha inflitto

sulla pelle.

Può quindi, con un check up cutaneo

personalizzato, prescrivere - prima

dell’estate - una cosmesi che protegga la

pelle, fatta non solo della “crema” solare,

#3D

84


ma di una gamma di cosmetici che

vanno dagli antiossidanti agli idratanti,

sebo restituenti e decongestionanti a

seconda del singolo caso.

#BEAUTYCASE

Dopo l’estate, dopo nuovo check

up cutaneo, può prescrivere una

cosmesi “riparativa” dove accanto

all’idratazione, alla normalizzazione

della componente sebacea della pelle, si

possono inserire cosmetici schiarenti (per

le eventuali macchie solari), cosmetici

antiossidanti e riparativi. Inoltre può

proporre un programma ambulatoriale

personalizzato antiaging che combina

varie tecniche (peeling, biostimolazione

iniettive - acido ialuronico, vitamine,

sostanze antiossidanti - radiofrequenza,

carbossiterapia e il laser Q-Swiched).

Con i giusti accorgimenti l’abbronzatura

diviene un aspetto gradevole, duraturo

e meno dannoso possibile. La pelle

abbronzata, seguendo i giusti criteri, si

presenta colorata (più o meno a seconda

del fototipo) uniformemente e non

stressata dai raggi solari. E quindi non

somigliante a quella delle donne bruciate

dal sole perché costrette a lavorare nei

campi. L’abbronzatura è ormai entrata a

far parte dei canoni di bellezza moderni,

perciò anche il medico estetico si

abbronza!

DOTT. DIEGO DELLA PORTA

Infoline 3497877152

Per prenotazioni 3475889308

www.diegodellaporta.it

fb. Dott Diego Della Porta

twitter @DellaPortaD

instagram dellaportad

Con i giusti accorgimenti l’abbronzatura

diviene un aspetto gradevole, duraturo e meno dannoso possibile.

85 #3D


CHRISTMAS make up

Questo natale stupite con un look scintillante e raffinato.

4 proposte per realizzare un trucco ideale per le feste natalizie.

Natale è alle porte. Interminabili liste di regali da comprare, pranzi e cene da preparare, biglietti di

auguri da scrivere. Nel caos delle festività natalizie, non dimentichiamo però di dedicare qualche

minuto a noi stesse per farci belle. Il trucco è giocare in anticipo e studiare i look più eclatanti per

stupire. Ecco i nostri suggerimenti.

Make up naturale

Se non amate osare con i colori, o

semplicemente avete poco tempo a

disposizione, non preoccupatevi! Potrete

apparire eleganti anche con un make

up “effetto naturale”. Ideale per esaltare

lo sguardo e addolcire i lineamenti più

marcati, è semplicissimo da realizzare:

utilizzare un correttore madreperlato

per mimetizzare le imperfezioni e un

fondotinta dalla texture morbida per la

base. Sugli occhi applicate un ombretto

rosa metallizzato da sfumare all’estremità

della palpebra, con una nota di grigio

o di beige, e indossate un mascara

volumizzante per ampliare lo sguardo.

Sulle labbra stendete un gloss rosato o

ciliegia per dare luce alle labbra.

Look anni ‘50

Volete un make up vistoso e ultra

femminile? Ispiratevi a quello anni

’50 .Occhi incorniciati da eyeliner e

labbra rosse: un must se per le feste

natalizie! Scegliete con cura la tonalità

di rosso che si adatta meglio alle vostre

labbra e che richiami, eventualmente,

qualche accessorio dello stesso colore

che indosserete per l’occasione. Per

gli occhi, puntate tutto su una perfetta

applicazione dell’eyeliner, in modo da

donare all’occhio quel particolare effetto

allungato, aggiungendo solo una leggera

passata di mascara alla fine.

Trucco natalizio sexy

Per sentirvi sensuale in ogni occasione,

dal pranzo di Natale con i colleghi alla

tombolata con gli amici, lo smokey

eyes è il make up perfetto. Applicate un

primer occhi per prolungare la durata.

Scegliete il colore che metta in risalto il

vostro incarnato e i capelli. Incorniciate

lo sguardo con una matita khol, morbida

e facile da sfumare e tanto mascara per

massimizzare l’intensità dello sguardo.

Per le labbra puntate su un bordeaux,

lucido e deciso.

Scintillante

Avete in programma un party speciale?

Quale occasione migliore per brillare più

che mai! Dopo aver steso la base, create

dei punti luce su zigomi, naso, fronte

e mento, utilizzando un illuminante

leggermente più chiaro del vostro

incarnato.

Per gli occhi scegliete un ombretto

dall’effetto metal. Potete optare per

un classico gold oppure, se preferite

osare con il colore, puntate su un verde

brillante o un prugna. Intensificate lo

sguardo con tanto mascara o addirittura

applicando delle ciglia finte. Completate

il tutto con un tocco di gloss o un

rossetto shine.

Tocco festivo anche alle mani.

Gli smalti ideali sono, sia quelli che

hanno gli stessi colori dei rossetti, rosso

sensuale e lampone, ma anche quelli con

tonalità diverse, come verde scuro chic

che tende al nero, bianco perlato e color

oro.

#3D

86


#BEAUTYCASE

CHRISTMAS HAIR STYLE:

LO CHIGNON

I consigli di Gcube

Va oltre qualsiasi trend, è

un’acconciatura pratica e versatile,

ma sempre chic. È lo chignon. La sua

versatilità lo ha reso il compagno ideale

per ogni occasione: a casa, in occasione

di eventi, durante lo shopping, ma

soprattutto, ci ha salvato spesso quando

non potevamo lavare i capelli! Insomma,

se non sai come acconciare la tua

chioma durante le festività, lo chignon ti

salverà!

La prima raffigurazione di una

donna con chignon risale ai tempi

dell’antica Grecia, quando le donne di

Atene usavano fermarlo con fermagli

d’oro. Lo chignon è adatto a tutte le

capigliature che siano ricci, lisci, corti o

lunghi.

Se non siete molto pratiche con le

acconciature, non temete! In vostro

aiuto ci sono gli “hair donuts”: si tratta

di ciambelle in spugna, da applicare ai

capelli per formare lo chignon, in modo

semplice e veloce.

Lo chignon è amatissimo dalle

donne, soprattutto perché consente di

mantenere i capelli sempre in ordine,

in qualunque occasione, da quella più

ufficiale a quella meno formale. Oltre

ad essere un ever green, lo chignon è

anche estremamente versatile perché può

essere realizzato in mille varianti: alto,

basso, perfettamente ordinato o un po’

spettinato.

Prima di scoprire come fare uno

chignon, precisiamo che questo tipo di

acconciatura riesce alla perfezione sui

capelli medio-lunghi e lunghi. Meglio se

non troppo sottili ed elettrici, si consiglia,

infatti, di non farlo con i capelli appena

lavati.

Procedimento:

1 Lega i capelli in una coda di cavallo

con un elastico

2 Inserisci la coda nella ciambella,

portando la ciambella fin sopra l’elastico

3 Distribuisci i capelli sulla ciambella,

come una fontanella, e fissali con un

secondo elastico o delle forcine

4 Arrotola le punte rimaste intorno

al secondo elastico e fissa il tutto con

ulteriori forcine

5 Fissa l’acconciatura con uno spray

modellante leggero, come Gcube Hair

Design Shape Control, per avere uno

chignon perfetto tutto il giorno!

87 #3D


A.DI.DO

ASSOCIAZIONE DI DONNE ITALIANE

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Viale ANTONIO GRAMSCI, 2 - 80122 NAPOLI

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Entra a far parte

della nostra rete.


89 #3D


#COLTINELSEGNO

A cura di Riccardo Sorrentino

Si chiude un anno e ne comincia uno nuovo. Cerchiamo così un po’ tutti di vivere queste settimane con lo spirito di chi,

magari, chiude una porta e apre un grande portone. Sarà di certo più facile farlo per i segni protetti da Giove e non disturbati

da Saturno, come quelli dello Scorpione, del Cancro, del Toro, del Capricorno, dell’ Ariete, del Leone e dell’ Acquario.

Sarà un bel Natale 2015 anche per Pesci, Scorpione, Toro e Vergine e un buon Capodanno 2015 - con fuochi di artificio

in amore - per Sagittario, Leone, Ariete, Acquario, Bilancia e, con botti e botte per i Gemelli.

ARIETE - dicembre 2015 e gennaio 2016

L’ anno finisce con le idee non chiarissime (soprattutto a Natale),

ma con un ultimo dell’ anno da festeggiare alla grande

con chi ami, e che ti introduce, tra baci sotto il vischio, brindisi

e carezze, in un 2016 ideale per consolidare storie d’amore

e anche iniziative di lavoro. Anno da sfruttare al meglio

nei primi 8 mesi, con il grande supporto di Marte a favore

che ti darà grinta e determinazione, sia in primavera che ad

agosto e settembre. Marte è anche eros, e molti amori che

nasceranno nel 2016 potrebbero durare a lungo. Datti da fare

senza rimandare, perché, poi, dall’autunno, Giove, potrebbe

penalizzare le scelte troppo istintive.

Amore e eros*** Lavoro** Fortuna** Forma**

TORO - dicembre 2015 e gennaio 2016

Il meglio del 2015 è proprio nell’ ultimo mese. Gioisci, quindi,

e predisponiti ad un Natale decisamente diverso da quelli tristi

e ansiosi degli ultimi anni. Un Natale d’ amore, illuminato

dal pensiero positivo di quel Giove che, fino a settembre 2016,

ti darà tante opportunità. Stabilizzerà la tua vita affettiva e ti

darà anche supporto. Grande lucidità te la donerà un Mercurio

complice per ben sei mesi, ma ti darà anche la sospirata serenità

economica, burocratica e professionale. Alto indice di

passionalità ma occhio a inizio anno e a giugno e luglio che,

con Marte opposto, l’eros potrebbe farti sbilanciare in amori

complicati e dispersivi.

Amore e eros** Lavoro**** Fortuna**** Forma**

GEMELLI - dicembre 2015 e gennaio 2016

L’anno finisce con tanta grinta e determinazione e anche

grande carica erotica, ma sempre con quel Saturno opposto

che continua a mettere, con poco tolleranza, sotto una lente

di ingrandimento, tutta la sfera delle tue relazioni sia d’ amore

che di lavoro. Il cielo di Natale però, è più sereno, soprattutto

con amici, mentre l’ anno finisce tra botti emozionanti, sensuali,

e scoppiettanti litigi. Arriverà poi un 2016 a due marce.

Fino al 9 settembre, sul piano economico e burocratico, ci

vorrà particolare cautela, e, sul lavoro, non fidarti delle promesse

e punta al nero su bianco (ricorda che, in generale,

non è l’ anno per cercare un nuovo lavoro, ma per mantenerlo).

Meglio dal 10 settembre, con Giove positivo che ti darà

una grande ricarica e nuove opportunità, sia in amore che

sul lavoro.

Amore e eros*** Lavoro** Fortuna* Forma****

CANCRO - dicembre 2015 e gennaio 2016

Natale con la Luna nel segno e Venere complice e sensuale.

Festività quindi da trascorrere con i tuoi e con chi ami, evitando,

magari, di viaggiare per non dare la possibilità a quel

Mercurio opposto di crearti qualche inconveniente. E poi il

2016, magico nei primi otto mesi, con un cielo che ti aiuterà

a consolidare le tue posizioni sia in amore (con un Marte che

ti darà, per tanti mesi, una carica super erotica), che sul lavoro

(con il sostegno fortunato di Giove e quello di Mercurio,

ideale per cercare lavoro, e semmai, chiedere aumenti). Non

rimandare al 10 settembre quello che puoi fare prima, perché

poi, con Giove, diventato ostile, ci saranno più ostacoli

da superare.

Amore e eros**** Lavoro** Fortuna**** Forma**

#3D

90

LEONE - dicembre 2015 e gennaio 2016

Dopo un 2015 di presa di coscienza, e dopo anni difficili e dolorosi,

sei su una rampa di lancio; e, se il Natale sarà discreto

ma, magari, ancora non come quelli che hanno caratterizzato

i tuoi momenti più belli, il cielo della fine del 2015 e quello

dell’ inizio del 2016 si esalteranno in positivo, con una grande

carica di energia d’ amore che ti farà già intravedere quel

futuro prossimo di grande rinascita. Fino all’ estate, però, dovrai

rimboccarti ancora le maniche, imponendoti di investire

le energie solo su cose chiare e su chi se lo meriterà. Dal 10

settembre, invece, entrerai nel cielo che aspettavi da tempo,

quello che ti premierà per i sacrifici fatti, con conferme attese

di lavoro e conferme affettive. Magari ci sarà l’incontro con

la vera anima gemella e con progetti a due (acquisto casa, un

matrimonio, un figlio).

Amore e eros*** Lavoro*** Fortuna*** Forma***

VERGINE - dicembre 2015 e gennaio 2016

Un dicembre e un Natale d’amore e un ultimo dell’ anno, invece,

più litigioso. Diciamo quindi, Natale con chi ami e un

veglione del 31 e un Capodanno da…. meglio soli ( o con veri

amici) che male accompagnati. E poi eccoci al nuovo anno,

che avrà Saturno ostile e qualche scelta delicata da fare o

qualche prova da superare;…ma un anno con Giove sul Sole

per più di 8 mesi, non può essere un anno negativo o banale,

ed inoltre, con un Marte, per molti mesi, molto generoso come

carica grintosa e carica erotica, avrai sia tante opportunità

per difendere il tuo lavoro e per trovare ottime soluzioni

burocratiche o legali, che tante occasioni per ravvivare nel

modo più sensuale il rapporto di coppia, o, per i single, di fare

incontri “eroticamente” giusti.

Amore e eros*** Lavoro**** Fortuna**** Forma***

BILANCIA - dicembre 2015 e gennaio 2016

Un dicembre e un Natale d’amore e un ultimo dell’ anno, invece,

più litigioso. Diciamo quindi, Natale con chi ami e un

veglione del 31 e un Capodanno da... meglio soli (o con veri

amici). E poi eccoci al nuovo anno, che avrà Saturno ostile e

qualche scelta delicata da fare o qualche prova da superare.

Ma un anno con Giove sul Sole per più di 8 mesi, non può

essere un anno negativo o banale, ed inoltre, con un Marte,

per molti mesi, molto generoso come carica grintosa e carica

erotica, avrai sia tante opportunità per difendere il tuo lavoro

e per trovare ottime soluzioni burocratiche o legali, che tante

occasioni per ravvivare nel modo più sensuale il rapporto di

coppia, o, per i single, di fare incontri “eroticamente” giusti.

Amore e eros**** Lavoro** Fortuna*** Forma****

SCORPIONE - dicembre 2015 e gennaio 2016

Ciascuno è artefice della propria fortuna. Ricordalo perché sei

sul podio, sia del mese di dicembre 2015, che per i primi 8

mesi del 2016. Il 2015, infatti, finisce con il sestile di Giove,

un Mercurio complice e Venere nel segno che ti favoriscono

a 360° sia in amore che sul lavoro; il tutto “benedetto” dal

Santo Natale che ti accoglie con una Luna intima e complice.

Datti da fare poi nel 2016, perché il tuo cielo parla di denaro in

entrata, investimenti fortunati, soluzioni legali e le occasioni

per cercare e trovare un lavoro. Inoltre tanti periodi ideali per

coronare il tuo sogno d’ amore (con il matrimonio o un figlio).

Osa con decisione, perché poi l’autunno sarà più tirchio.

Amore e eros**** Lavoro**** Fortuna***** Forma****

SAGITTARIO - dicembre 2015 e gennaio 2016

Meglio non poteva finire il 2015, con un dicembre sereno e

determinato, e, soprattutto, con la Luna e Venere nel segno

durante la notte di Capodanno. Un brindisi di mezzanotte benedetto

da Cupido e dalle stelle, che ti predisporranno nel

migliore dei modi a questo 2016 che, con Saturno sulle spalle,

sarà carico di responsabilità da prendere, ma anche molto

costruttivo e selettivo. Fino a metà settembre, però, dovrai

rimboccarti le maniche, fidandoti solo di te ed evitando ottimismi

e superficialità (in campo economico e burocratico). In

compenso avrai la grande grinta di Marte nel tuo segno per

ben 5 mesi. Mettici quindi più libero arbitrio, perché poi sarai

premiato dal cielo. Dal 10 settembre, quando Giove, da brutto

anatroccolo, diventerà cigno.

Amore e eros**** Lavoro*** Fortuna** Forma****

CAPRICORNO - dicembre 2015 e gennaio 2016

Anche tu sul podio delle stelle sia a dicembre che per gran

parte del 2016, con un cielo finalmente molto generoso, che

darà più certezze e stabilità alla tua storia d’ amore e ai tuoi

progetti lavorativi. Gran fascino, poi, per conquistare chi piace,

magari proprio con la magica cornice del Natale. Ottimo

nuovo anno quindi, con un Giove a favore, e, per tanti mesi,

sia con il sostegno grintoso di Marte che quello intuitivo e lucido

di Mercurio. Un cocktail astrale che vuol dire fortuna, opportunità

lavorative, entrate economiche (finalmente in linea

con l’ impegno investito) e tanto amore, con anche maggiori

occasioni di svago, e, magari, di viaggi piacevolissimi con chi

ami. Cogli l’attimo e non rimandare, perché poi, dall’ autunno,Giove

ti volterà le spalle, e dovrai essere molto più cauto.

Amore e eros*** Lavoro***** Fortuna***** Forma***

ACQUARIO - dicembre 2015 e gennaio 2016

Un dicembre discreto, con ottima forma, grinta e momenti

piacevoli con gli amici. In amore, Venere ostile, creerà ancora

ostacoli o vuoti. Tutto cambia però dal 30 dicembre, con

Venere che diventa bello, e con un cielo del veglione di fine

anno da sintonie ritrovate e da intense e sensuali emozioni

d’amore. Non poteva iniziare meglio il 2016 che rappresenta,

nei primi 8 mesi, l’anticamera della tua vera rinascita (dopo

4 anni molto penalizzanti). Ci sarà ancora da sgobbare molto

però, perché, se Saturno ti spinge ad impegnarti con serietà

verso i progetti sia d’ amore che di lavoro che davvero meritano,

dall’ altro, per molti mesi, Marte ostile, ti limita come

grinta e forma. Già da metà estate però, Marte torna positivo,

e, dal 10 settembre, ecco Giove a rendere il tuo autunno

2016 fantastico per l’ amore, per il lavoro e gli investimenti.

Amore e eros*** Lavoro*** Fortuna*** Forma***

PESCI - dicembre 2015 e gennaio 2016

Nel 2016 sei tra i segni da coccolare (soprattutto la 2° decade),

e soprattutto fino a quasi fine estate (Saturno e Giove

opposto). Il dicembre 2015 però, vuole donarti una grande

carica d’ amore, con un super Natale da ricordare per le ritrovate

sintonie affettive (sia in famiglia che con il tuo amore,

forse lontano o complicato). Non esaltante, invece, il brindisi

del 31, con un cielo che potrebbe già farti sentire le ansie e

le incertezze per un 2016 da nodi al pettine (sia in campo

affettivo che lavorativo). Mettici quindi concentrazione, non ti

aspettare troppo dai lavori precari o dagli amori impossibili,

e cerca di gestirti meglio anche fisicamente (sia in primavera

che in estate) e vedrai che, già dall’ autunno, tutto migliorerà.

Amore e eros*** Lavoro**** Fortuna* Forma***


p a r r u c c h i e r i i n n a p o l i

Via Alabardieri, 13

Tel. 081 407100

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Tel. 081 5516266

Via Piscicelli 7

Tel. 081 19857365

91 #3D


Naturale chiederti cosa rende

attraente una donna?

La sua eleganza. Una donna pettinata

bene, truccata bene e che possiede grazia

la trovo straordinariamente sensuale.

Mentre detesto l’atteggiamento di alcune

che credono, con un atteggiamento

contrario, di essere seducenti. Quello è

solo volgare.

La fotografia è femmina?

Direi proprio di sì.

Come ti sei avvicinato alla

fotografia?

Mi ha spinto proprio una donna, io

avrei voluto fare lo scrittore. Avevo 17

anni e la mia fidanzata di quei tempi mi

ha incoraggiato vedendo i miei primi

scatti da dilettante. Mi ha incoraggiato

così tanto finché non ho aperto per lei

il mio primo studio fotografico che ho

chiamato con il suo nome, Alessandra.

Più che uno studio era uno scantinato

in via Mascagni a Milano. Poi lei mi

ha lasciato ma io ho continuato a

fotografare. Un’altra donna che ha

deciso un po’ per me, facendomi un

regalo meraviglioso.

Le tue prime foto le hai mostrate

a tuo zio Luchino. Quanta della

meticolosità di Visconti hai

ereditato?

Il suo grande metodo. La sua immensa

serietà nel preparare il lavoro. La sua

continua analisi di ciò che aveva fatto e,

soprattutto, di ciò che doveva continuare

a fare. Era molto critico. Se vogliamo,

era un sistema molto lombardo di

aderire all’arte, lontanissimo dalla

visione romantica dell’artista che

beve assenzio e che realizza un’opera

meravigliosa senza quasi rendersene

conto. Lui era molto artigiano, come

lo sono io. Fatica e molte ore di lavoro

per arrivare alla composizione finale.

Era un genio controllato. Questa cosa

di Luchino mi ha impressionato e ho

cercato di farla anche mia.

Per festeggiare i 40 anni della

tua carriera verrà allestita a

Milano una personale. Stavolta,

quale pubblico speri che venga

coinvolto?

40 anni sono un traguardo importante.

Avevo 17 anni quando ho venduto la

mia prima foto. Ero così piccolo. Con

il curatore della mostra, lo storico

Germano Celant, abbiamo deciso

di destinarla a un pubblico molto

vasto, perché non è solo la storia di un

fotografo, ma è la storia della mia vita. Il

posizionamento di un uomo nella storia

e nella storia dell’arte: dalla mia nascita

fino ai miei 60 anni che compirò il 27

dicembre di quest’anno. Credo che sia

molto più divertente seguire questa linea,

piuttosto che vedere 40 anni delle mie

foto. Con questa mostra abbiamo voluto

fare il punto di quello che è accaduto

fino a ora, del resto, non avrei mai

pensato di vivere così a lungo.

ANTONIA FIORENZANO

“Con questa mostra abbiamo voluto fare il punto

di quello che è accaduto fino a ora, del resto,

non avrei mai pensato di vivere così a lungo”

#SPECIAL

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“Le donne che ho immortalato sono molto attraenti e sensuali,

ma emerge sempre il profondo rispetto che ho per loro.

Io voglio la dignità della donna sopra ogni cosa”

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valore relativo. Proprio per questo,

da ragazzino, mi sono chiuso in una

cantina. Non mi erano ancora ben

chiare le leggi del mondo. E dovevo

capirle. Lì dentro ho provato a ricostruire

il mio piccolo pezzo di mondo e lì ho

scoperto che l’eleganza ha un valore

morale che porta inevitabilmente ad

assumere dei comportamenti. Si pensi

poi che ho vissuto la mia adolescenza

negli anni ’70 in cui c’era un’incalzante

violenza, quasi ogni giorno scoppiava

una bomba. In Italia c’era la massima

ferocia e le Brigate Rosse prendevano

sempre più piede. Anche in quell’epoca

c’era una forte crisi. Si vedevano volare

le persone dagli edifici delle questure. E’

stato davvero terribile!

Hai avuto l’opportunità di seguire

l’evoluzione tecnologica della

fotografia, sostenendo anche

l’utilizzo del digitale. Cosa ti

sentiresti di dire a coloro che con

uno smartphonesi sentono dei

professionisti dell’immagine?

Avendo vissuto in pieno l’analogico e il

passaggio al digitale, mi sento di dire che

in qualche modo hanno ragione loro.

La componente tecnica e un po’ magica

ormai è saltata. Prima c’era un’alchimia

che possedeva solo il fotografo, mentre

oggi la fotografia è accessibile a tutti, e

per me, parlando anche come presidente

dell’Associazione Fotografi Italiani

Professionisti, è una meravigliosa notizia.

E’ ovvio che c’è un doppio risvolto: da

una parte la fotografia è diventata un

linguaggio che non ha bisogno di grandi

foto, quindi comunichiamo con gli scatti

degli I-Phone e con la loro divulgazione

attraverso i social, dall’altra parte i

fotografi professionisti sono stimolati

a scattare delle immagini ancora più

belle. Devono diventare degli autori ed

è l’autorialità che fa di un fotografo un

professionista. Poi la differenza tra un

buon fotografo e un autore sta proprio

nel costante racconto di sé.

Immaginiamo che un giorno

il supporto digitale possa

diventare l’unico mezzo per

vedere una fotografia, perdendo

definitivamente il contatto

tangibile. Spaventa questa ipotesi?

No! Sai, tutto ciò che succede è sempre

necessario. Ritengo che le fotografie

nella stampa perdano il 30% della loro

bellezza. Per cui la visione sui tablet e

sui computer è addirittura positiva. Non

sono un feticista né della macchina né

della carta. Va benissimo così!

Il potere dell’immagine: quanto

può plasmare i punti di vista?

Viviamo in un momento di trionfo

assoluto dell’immagine. Siamo

bombardati da più di tre miliardi di

fotografie al giorno se contiamo solo

quelle che vengono pubblicate sui social

network. Confido nell’intelligenza di

chi guarda l’immagine, ognuno è in

grado di saper distinguere. Non ho mai

sottovalutato il lettore della fotografia.

Tra le foto per la moda e i ritratti,

tanti sono gli scatti fatti alle

donne. Qual è la caratteristica che,

in genere, hai sempre voluto che

emergesse e che rispecchia la tua

visione di donna?

Io sono perdutamente innamorato delle

donne. Voglio che nelle mie fotografie

siano piene di sensualità, ma al tempo

stesso che abbiano dignità. Non

chiederei mai a una donna di mostrarsi

in una posa sconveniente. Le donne che

ho immortalato sono molto attraenti e

sensuali, ma emerge sempre il profondo

rispetto che ho per loro. Io voglio la

dignità della donna sopra ogni cosa.

Sono stato allevato da donne. Le donne

hanno segnato la mia vita. Le amo e le

onoro.

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LA SACRALITÀ DELL’ELEGANZA

Un talento internazionale della fotografia, un gentiluomo amante della

discrezione e della dignità che ha scoperto il suo talento in una cantina,

la preziosa eredità dello zio Luchino Visconti: Giovanni Gastel e i suoi

primi quarant’anni di carriera.

In 40 anni di scatti ne ha vista di

bellezza Giovanni Gastel, uno dei

più celebrati artisti della fotografia a

livello internazionale. Quella bellezza

rispettosa, che non può prescindere

dalla discrezione, e che ha sempre

rappresentato nelle sue immagini.

L’eleganza che ama e a cui non rinuncia

Gastel, fa da eco alla sua infanzia vissuta

nell’alta società milanese: discendente

del magnate dell’industria farmaceutica

Carlo Erba, figlio dell’industriale

Giuseppe Gastel e dell’aristocratica Ida

Visconti di Modrone, sorella minore del

regista Luchino Visconti. Non è un

caso che la sensazione che i più hanno

di lui è quella di un gentiluomo di altri

tempi, con il tipico stile da dandy non

ostentato e quel fascino di un uomo

che la vita l’ha vissuta tutta, senza

risparmiarsi, passando dai fasti della sua

famiglia per rinchiudersi in fatiscenti

cantine alla scoperta dell’essenza

dell’arte. Capisce presto infatti che la sua

vocazione sarebbe stata la fotografia.

E da quel momento ha fotografato

di tutto, dai matrimoni - come ha

dichiarato più volte – ai bottoni, fino

ad approdare ai servizi di still life. Poi

all’età di 26 anni ha varcato la soglia

della Maison Dior di Parigi ed ecco

che il mondo della moda, e non solo,

è caduto ai suoi piedi. Tutti hanno

scelto di passare per il suo obiettivo,

probabilmente per lo stile e l’estetica che

hanno caratterizzato il suo lavoro. O

per la sua nuance poetica, dal momento

che Gastel, prima che la fotografia

piombasse nella sua vita, scriveva poesie.

Cosa che non ha mai smesso di fare.

Il nostro incontro avviene dopo l’uscita

della sua autobiografia “Un eterno Istante”

e subito mi travolge con l’ironia e il senso

dello humour che lo contraddistinguono

raccontandomi un aneddoto: “La cosa

più divertente delle prime interviste che

ho rilasciato è stata “Bello il libro. Chi

te lo ha scritto?” . Tutti credono che

siano altri a scrivere l’autobiografia di

qualcuno, io, amando smodatamente

la parola, me la sono scritta da solo. Se

uno giorno la leggerai, capirai che non

avrebbe potuto scriverla nessuno per

me”.

Giovanni, tu definisci le tue foto

“messaggi in bottiglia”. Chi speri

possa “leggere” le tue immagini?

Bisogna partire dal presupposto che

tra me e la persona, o l’oggetto che

fotografo, intercorre un rapporto di

seduzione e questa seduzione deve essere

sincera. Alla foto che sto realizzando

devo unire una parte di me. In ogni

mia fotografia racconto di me. A questo

messaggio che butto, ognuno deve

dare una propria lettura. Ed è la cosa

migliore, perché chi osserva è come se

partecipasse a quella creazione. Senza

contare che chi legge sente l’onestà di

quello che viene raccontato.

Quanto vale la bellezza oggi?

Secondo me nella società ricopre un

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Giovanni Gastel

“UN ETERNO ISTANTE LA MIA VITA”

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