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11 Gennaio 2015 di Massimo Brambilla e Riccardo Puglisi

Euro debole, tassi bassi e petrolio giù: le

tre occasioni da non sprecare

In un inizio d’anno prodigo di pessime notizie, tre elementi danno qualche speranza alla

nostra malandata economia: il riallineamento verso il basso dell’euro rispetto al dollaro,

la tenuta dei tassi di interesse sui livelli minimi storici, ed il sostenuto calo del costo del

petrolio.

Partiamo dal primo fattore. Nel corso degli ultimi 8 mesi il tasso di cambio euro/dollaro è

passato da 1,38 a 1,18. Un deprezzamento del 15% che ha riportato la valuta unica vicino

al rapporto di cambio con il dollaro registrato al momento della sua nascita, nel lontano

gennaio del 1999. Questo riallineamento del tasso di cambio verso valori che sono

coerenti con le divergenti dinamiche dell’Eurozona rispetto all’economia statunitense

è anche dovuto al “dividendo di credibilità”che in questi anni il Presidente della BCE,

Mario Draghi, ha saputo accumulare sui mercati finanziari. La determinazione con cui

Draghi ha affermato di volere utilizzare ogni strumento –convenzionale e non- di politica

monetaria per contrastare rischi di dissoluzione e pericolose dinamiche deflazionistiche

nell’Eurozona ha finalmente convinto gli investitori a vendere euro in cambio di dollari.

A nessuno è sfuggito come questa impostazione di politica monetaria si sia fatta largo

nonostante l’opposizione, che talora rasenta i margini dell’ottusità, da parte di una

Bundesbank in preda a ossessioni anti-inflazionistiche che trovano scarsa giustificazione

nel quadro macroeconomico attuale.

Il secondo fattore è ugualmente positivo: nonostante il ritorno della volatilitàsui mercati

a motivo delle imminenti elezioni in Grecia e del complesso quadro geopolitico a livello

globale, e pur in assenza di vere riforme da parte del Governo Renzi, il rendimento del

BTP decennale –benchmark di riferimento per misurare il premio per il rischio che i

mercati richiedono per sottoscrivere il debito pubblico italiano- rimane fermo all’1,86%,

valore in linea con i minimi storici. Èdifficile spiegare in maniera esauriente l’andamento

dello spread, ma dobbiamo dire grazie alla protezione dell’ombrello del “whatever it

takes”pronunciato da Draghi nel 2012 e agli interventi di emergenza messi in atto dal

governo Monti, in particolare sul fronte delle pensioni. Si badi però che gli equilibri

raggiunti possono velocemente incrinarsi: nella fattispecie, questa Legge di Stabilità

confusionaria e debolissima sul fronte della riduzione della spesa corrente rischia di fare

tornare nei prossimi mesi il nostro Paese sotto i radar della Commissione Europea.

Il terzo fattore è fondamentale: dopo anni in cui il prezzo del barile di greggio è rimasto

stabilmente al di sopra dei 100 dollari, da qualche mese a questa parte èiniziato un

aggressivo trend al ribasso. Le tre probabili cause di questo andamento che ha portato

il prezzo del barile al di sotto dei 50 dollari sono le seguenti: (i) la rivoluzione dello shale

oil negli USA, (ii) il dumping messo in atto dai Paesi produttori dell’area del Golfo, Arabia

Saudita in primis, esattamente per contrastare la maggiore produzione statunitense

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