SUONO n° 505

suono.it

n. xxx

Editoriale

di Paolo Corciulo

Tendenze estreme

Potrebbe partire proprio dal 2016 il rilancio del settore della riproduzione sonora; a patto che si

tenga conto di quegli eventi che possono rappresentare gli elementi di vera propulsione e rilancio.

Alcune tendenze che hanno preso corpo nella storia recente

sembrano davvero potersi concretizzare in prossime certezze, a

cominciare da quella che possiamo definire una radicalizzazione

dei consumi: una tendenza generale ma ancor più evidente nel campo

musicale, dove si fronteggiano da un parte il consumo immateriale e

dall’altra quello più tradizionale, che si sta trasformando in ancor più

tradizionale generando un fenomeno mai verificatosi prima e che va

ben oltre le dinamiche vintage con cui a volte “recuperiamo” il passato…

Appare innanzitutto sempre più evidente la difficoltà nel tradurre in

ampio e stabile profitto il consumo immateriale (d’altronde è quasi una

contraddizione in termini!), fatto che rende ancora più chiaro come chi

vende musica e ne vuole fare un business deve decidere di indirizzarsi

verso una precisa platea e, a maggior ragione se non dispone di risorse

e capacità dinamiche dei pochi grandi contender, deve invertire la rotta

rispetto al mainstream attraversato

da tipologie di consumatori

di ogni tipo. In parole più chiare,

ci si deve rivolgere a noi, ai consumatori

specializzati (gli audiofili),

e per farlo occorre proporre

a questa platea un mezzo in grado

di evocare quella qualità, quella

esclusività e quei valori emozionali

di cui questo pubblico è alla ricerca!

Come obbedendo a una sorta

di contrappasso non scritto (che

ne spiega la stupefacente capacità

di rinascita), proprio il vinile può

rappresentare il mezzo elettivo per

una fetta di una domanda universale

di musica le cui dimensioni

sono oggi senza precedenti nella storia della riproduzione sonora. È così

che si spiega il rilancio del disco nero, un case study applicato al campo

delle tecnologie (quando si è vista, prima d’ora, una soluzione al riparo

dalle intemperie del tempo, in grado di resistere e risorgere dopo oltre

100 anni di vita?) senza precedenti, le cui dimensioni attuali e quelle che

già possiamo ipotizzare avrebbero altrimenti del miracoloso.

Alla radice del rilancio una declinazione del concetto di qualità (sembra

ovvio dirlo ma non lo è, pur essendo cosa nota a noi di SUONO, che la

promuoviamo con forza da diversi anni), quella qualità che rappresenta il

trait d’union in grado di catalizzare oggi sull’universo che vi ruota attorno

(definiamolo genericamente “il mondo della riproduzione sonora”), una

platea estremamente ampia e mutata rispetto al passato: non è focalizzata

unicamente sui “soliti noti” (sfruttati e stra-sfruttati, costretti a

ripetuti upgrading tanto della musica che degli strumenti per riprodurla,

alla ricerca del Godot delle performance assolute). Tocca invece molti

Il plurale di vinile è... ?*

altri segmenti, abbastanza variegati da rappresentare un palcoscenico

“interessante” per il business: da quello dei nuovi utenti, giovani dai

bisogni più raffinati, a quello dei consumatori di musica evergreen che

hanno continuato ad amarla a discapito di modalità di consumo che

hanno dirazzato e assunto accelerazioni specialistiche radicali e spesso

eccessive. Infine “anche” gli appassionati dello strumento oltre che (o

più che) della musica, che nel ritorno al vinile possono trovare tutti gli

elementi di competenza e ritualità che fanno dell’alta fedeltà il bellissimo

hobby che è sempre stato e può tornare ad essere. Proprio eventuali

grette considerazione “mercantili” come queste pongono le basi affinché

il rilancio del vinile sia ancor più solido della sua conclamata matericità.

Di quel che dico sono convintissimo; quel che meno mi rassicura è la

tenuta di una classe di professionisti “alla frutta” per longevità ed energia

imprenditoriale, trasformatasi ormai in una “setta” chiusa e autoreferenziale,

dalla visione miope e

spesso distorta.

Poiché sono il frutto di una oligarchia

(sebbene il loro intento,

il mantenimento della specie, si

sia rivelato una missione suicida

- muoia Sansone e tutti i filistei),

hanno decretato la morte del rinnovamento

e del ricambio generazionale,

condizione che non è

il miglior viatico per affrontare

un panorama in evoluzione dove

l’esperienza del passato, la cognizione

del presente e le ipotesi

del futuro vanno rielaborati al

meglio per affrontare una domanda

di cui non si conoscono

più (o ancora?) termini ed esigenze.

Ma questo è l’anno, questo il momento: forse si potrà traccheggiare ancora,

forse un altro treno passerà ma mai come quest’anno la congiuntura di

elementi favorevoli (si, avete letto bene, F A V O R E V O L I!) consente

quella evoluzione di settore troppo a lungo procrastinata.

Occorre in sostanza uno sforzo creativo da parte di tutti (e che dunque non

escluda anche il modo di comunicare); lo abbiamo detto in questi anni

e SUONO si è mosso con determinazione ma anche con qualche timore

nell’affrontare nuove forme di linguaggio e di strumenti per comunicare,

barcamenandosi tra una riflessione che deve giustamente tenere conto

della tradizione e la necessità di prendere atto delle mutate condizioni

sociologiche che ci si trova ad affrontare. Ora è il momento di proporre

con ancor maggior determinazione nuovi punti di vista, auspicando

che proprio come accade con il vinile anche la nostra sorte sia quella di

reinventarci, varcando in salute nuovi, inebrianti traguardi.

*petizione in rete (su change.org) per abolire il plurale di vinile...

SUONO aprile 2016 3


Sommario

n. xxx

editoriale di Paolo Corciulo .............................................................3

ANTENNA ...............................................................................6

inside dentro la musica

E SE DOMANI... Speculazioni sulla rinascita del vinile di Paolo Corciulo .........................20

ABBEY ROAD Le storie dietro la cover più famosa di sempre di Francesco Bonerba ................22

N. 505

aprile 2016

QUELLA VOLTA CHE... Viaggio negli Studi dei Fab Four e di George Martin di Paolo Corciulo ......25

7 note in tv Le nuove strade della musica di Francesco Bonerba ..............................30

la musica, la mia vita Luca Aquino di Antonio Gaudino ..................................34

QUANDO LA MUSICA GIRA BENE Marco Fior di Daniele Camerlengo .........................38

UN PONTE TRA DUE MONDI USB e Vinile di Agostino Bistarelli ..............................40

selector tutto il meglio in arrivo sul mercato

SPECIALE VINILE

TUTTI PAZZI PER IL DISCO NERO di Paolo Corciulo .....................................44

VINYL RULES di Agostino Bistarelli .....................................................48

FACCIAMOLO PER GIOCO Giocando tra i solchi di Agostino Bistarelli .......................52

QUANDO LA RADIO È AMICA DEL VINILE John Peel di Agostino Bistarelli .................54

RESURREZIONE IN SALSA ORIENTALE Technics SL 1200 di Paolo Corciulo ................56

anatomia del fonorilevatore a cura della redazione. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .60

LA LETTURA ANALOGICA ALTERNATIVA di Paolo Corciulo e Carlo D’Ottavi ...............66

SETUP IN 6 MOSSE a cura della redazione ...............................................70

GIRADISCHI Music Hall Ikura a cura della redazione .........................................74

FONORILEVATORE Kiseki Heart NOS vs NS a cura della redazione ............................78

FONORILEVATORE Ikeda 9TS a cura della redazione ........................................84

AMPLIFICATORE INTEGRATO Accuphase E-370 a cura della redazione .......................88

S(U)ONORA La guida all’acquisto di SUONO a cura della redazione .............................93

SECONDO NOI LA CLASSICA a cura di Tito Gray de Cristoforis .............................114

ESPERIENZE IN JAZZ a cura di Daniele Camerlengo .......................................116

OLTRE IL ROCK a cura di Guido Bellachioma ...............................................120

PICCOLA GUIDA MUSICALE VOL. 2 di Antonio Gaudino ...................................124

forma e colore Raccolte, Box, Cofanetti di Agostino Bistarelli .............................130

DIRECTOR’S CUT Le recensioni della redazione .............................................132

cut ‘n’ mix Concerti | Cinema | Libri | Società | Arte ....................... 140


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Giocando si impara

Charisma Audio nasce come gruppo di appassionati audio canadesi che,

con l’aumentare degli ascolti e delle conoscenze, è cresciuto trasformandosi

da passione ad attività commerciale specializzata nell’importazione

di marchi di alto livello nordamericani ed europei. Il passo successivo

è stato quello di sviluppare, con lo stesso nome, una propria di linea

di prodotti analogici, in particolare quattro fonorilevatori (divisi in

due linee) e un pre phono. I fonorilevatori sono tutti a bobina mobile

a bassa uscita. I prodotti si differenziano per la natura del corpo,

in alluminio per le economiche MC-1 e MC-2, con rivestimento in

legno (rispettivamente in radica di ambonya e bocote, legni esotici

noti per la loro rigidezza ma anche difficoltà di lavorazione) per i

modelli più costosi Reference One e Two. Le MC-1 e 2 pesano oltre

12 grammi mentre le Reference One e Two solo 7. A dispetto di

questa differenza di peso, il costruttore consiglia l’abbinamento

con bracci di massa media per tutti e quattro i modelli. In comune

anche l’impostazione di base: stesso stilo, un diamante a profilo

Super Fine Line, bobine su supporto a croce in ferro di purezza crescente con i modelli costosi e alcune caratteristiche geometriche

ed elettriche: l’angolo verticale di tracciamento ottimale, ad esempio, è di 20 gradi, l’impedenza di carico consigliata è tra i 100 e

i 1.000 Ohm. Tra le principali differenze notiamo il materiale con cui è fatto il cantilever (titanio nella MC-1, zaffiro nella MC-2,

rubino per entrambi modelli Reference) e la purezza del rame impiegato per gli avvolgimenti delle bobine che passa dal tipo 6N

OCC a quello di purezza superiore in singoli cristalli. La tensione d’uscita si attesta mediamente intorno ai 0,4 mV e richiede uno

stadio phono di qualità e dotato di un guadagno sufficientemente alto per ben elevare il segnale. Non a caso Charisma Audio ha

realizzato anche un pre phono, il Musiko, con impedenza e guadagno regolabili proprio per meglio adattarsi a un’ampia gamma di

fonorilevatori, non necessariamente dello stesso marchio.

Carlo D’Ottavi

Distributore: Audiogamma - www.audiogamma.it

I fonorivelatori

Modello: MC-1 MC-2 Reference One Reference Two

Tipo: MC MC MC MC

Tensione di uscita (mV): 0,4 0,42 0,42 0,38

Cedevolezza (cm/dyne): 10 x 10-6 10 x 10-6 10 x 10-6 15 x 10-6

Risp. in freq. (Hz)+/- dB: 20 - 20.000 +/- 1 20 - 25.000 +/- 1 20 - 25.000 +/- 1 20 - 25.000 +/- 1

Forza di appoggio (g): 2,0 +/- 0,1 2,0 +/- 0,1 2,0 +/- 0,1 2,0 +/- 0,1

Separazione canali (dB): >30 >30 >30 >30

Stilo:

Super Fine Line Contact Nude Diamond

Cantilever: titanio zaffiro rubino rubino

Impedenza di carico (Ohm): 100-1.000 100-1.000 100-1.000 100-1.000

Bilanciamento tra i canali (dB): > 0,5 > 0,5 > 0,5 > 0,5

Prezzo €: 1.250,00 1.750,00 2.300,00 3.150,00

Unità phono Charisma Audio Musiko

Prezzo: € 1.750,00

Dimensioni: 7,5 x 2,9 x 17,1 cm (lxaxp)

Tipo: MM/MC Tecnologia: stato solido Risp. in freq. (Hz): 50 - 20.000

+/- 1 dB Impedenza MM (kOhm): 47 Impedenza MC (Ohm): regolabile

117 - 1.000 S/N (dB): 86 Note: guadagno regolabile: 42 / 58 / 61 e 64 dB.

6 SUONO aprile 2016


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Il TT3 si rifà il look

Nuova versione per il TT3, giradischi di

punta della Audio Note. Dotato di una linea

più moderna e semplice, il lettore è sempre

basato su un triplo motore disposto a stella

intorno al piatto così da distribuire le sollecitazioni

al sistema perno/cuscinetto in

modo uniforme per tutti i 360°, a vantaggio

della regolarità di rotazione e una minore

usura della meccanica. Prima uscita in anteprima

al recente Show di Bristol, prezzo

a partire dalle 5.000 sterline, in arrivo sul

mercato europeo.

Carlo D’Ottavi

Distributore: High Fidelity Italia -

www.h-fidelity.com

Sempre più Epos

Lo storico produttore

di diffusori inglese

Epos, fresco di nuova

distribuzione in Italia,

ha completamente rinnovato

il suo catalogo

che, al momento, si

concentra sulla serie K,

costituita da tre modelli,

K1, K2 e K3, dei quali

il primo da piedistallo

e gli altri da pavimento.

Fedele alla filosofia

che ha ispirato sin dalle

origini il suo progettista Robin Marshall, i diffusori

Epos si sono sempre distinti per essere

estremamente musicali e raffinati al prezzo più

contenuto possibile. La serie K non si discosta

da questi obiettivi impiegando altoparlanti di

suo disegno, classici quanto aggiornati, e un

circuito di crossover minimalista, il tutto racchiuso

in mobili con apertura bass reflex di

nuovo disegno, studiati per ottenere i migliori

risultati in fatto rigidità e semplicità costruttiva.

Informazioni su www.hifight.it.

Carlo D’Ottavi

Distributore: Hifight - www.hifight.it

SUONO aprile 2016 7


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Smartphone e Hi-Fi, la parola a LG

Ricordate il Sony Ericsson T68i e la sua vistosa Communicam, che veniva

applicata sotto il cellulare e consentiva di realizzare foto attraverso un dispositivo

mobile? Bene: a distanza di oltre un decennio – secoli fa, in termini di

innovazione tecnologica – da quei primi goffi tentativi, LG torna a cimentarsi

con la difficoltosa strada dei moduli d’espansione schivando, per ora, la ben

più interessante sfida degli smartphone “modulari” (Project Ara, Fairphone,

Puzzle Phone, Phonebloks), che promette di cambiare per sempre un mercato

a corto di idee e consumatori. L’azienda coreana ha infatti deciso, con innegabile

audacia, di implementare sul suo G5, nuovo top di gamma presentato allo

scorso MWC 2016, un “magic slot” rimovibile. Posto alla base dello smartphone

e perfettamente integrato ad esso, il componente permette la sostituzione della

batteria e l’aggiunta di due moduli: il vistoso Cam Plus, che trasforma il dispositivo in una fotocamera con tanto di impugnatura, o l’Hi-Fi

Plus, un DAC con amplificatore sviluppato da Bang & Olufsen. Si tratta di un piccolo modulo (7,4 x 4,3 x 0,7 cm) rivestito di policarbonato

gommato che sostituisce la base del G5 (la cui scocca è, invece, in alluminio), aumentandone la lunghezza di mezzo centimetro.

In grado di riprodurre audio a 24-bit / 384 kHz, l’Hi-Fi Plus è dotato di una propria, indispensabile uscita cuffie da 3,5 mm: il segnale

convertito, infatti, non viene indirizzato all’uscita tradizionalmente posta sopra lo smartphone, che continuerà a funzionare utilizzando

il DAC LG, ma resta entro i confini del modulo, fruibile solo dall’uscita inferiore. Un limite? Probabilmente si, bilanciato tuttavia da due

punti a favore dell’Hi -Fi Plus: verrà venduto (a una cifra ancora non comunicata) in abbinamento alle cuffie Play H3 della B&O e sarà

potenzialmente utilizzabile a sé stante con qualsiasi dispositivo mobile dotato di porta USB-C. È ancora presto per prevedere se questo

modulo avrà successo o meno; la scelta da parte di LG di scendere in campo con uno smartphone che integra in modo così profondo un

DAC Hi-Fi, firmato da un’azienda da sempre associata alla qualità audio, è tuttavia una novità che apre scenari di immenso interesse per

l’alta fedeltà in movimento.

Francesco Bonerba

Evolvere senza stravolgere

ProAc mette mano al suo monitor compatto Response D1 e ne realizza una nuova versione dalla sigla

DB1, che va ad espandere le doti dinamiche del progetto di base senza stravolgerne i caratteri sonori

principali. In ProAc hanno lavorato in modo specifico sull’estensione in gamma bassa e sulla possibilità

che il nuovo Response DB1 ha di sonorizzare ambienti anche non proprio piccoli. Le informazioni

tecniche ufficiali di ProAc attribuiscono al nuovo monitor compatto una risposta in frequenza che fa

segnare i 35 Hz a -3 dB (i dati forniti da Stewart Tyler sono sempre stati molto aderenti alla realtà). Per

arrivare a questo risultato rispetto alla precedente versione è stato cambiato il midwoofer e con esso

sono state apportate modifiche al cabinet. Il mobile acquista qualche centimetro in più in tutte le sue

dimensioni, senza che questo abbia stravolto la tipologia di monitor compatto (siamo, ad esempio,

a 32 cm di altezza e solo 18 di larghezza) ma, soprattutto, è stato reso ancora più inerte e solido: i

progettisti hanno aggiunto ulteriore e nuovo materiale smorzante bituminoso ai pannelli di MDF ad

alta densità. Questi pannelli, inoltre, sono stati utilizzati con spessori diversi così da offrire densità

variabili ai possibili inneschi di vibrazioni e risonanze. Il midwoofer, con carico reflex sul pannello

posteriore, misura 13 cm di diametro, cono in mikapulp (un mix specifico di ProAc di polpa di cellulosa

ed elementi minerali) con trattamento superficiale e plug in acrilico. Per il tweeter la scelta è andata

sullo stesso componente (da 2,5 cm con cupola morbida in seta trattata) che è già utilizzato in Response

D2. Cablaggio con conduttori in rame OFC, doppi connettori per bi-wiring / amping.

Agostino Bistarelli

Distributore: Audio Reference - www.audioreference.it

Prezzo: € 3.275,00

Dimensioni: 18,2 x 32 x 28 cm (lxaxp)

Peso: 8,8 kg

Tipo: da supporto Caricamento: bass reflex N. vie: 2 Potenza (W): 20-100 Impedenza (Ohm): 8 Frequenze di crossover (Hz): 2.900 Risp.

in freq (Hz): 35-30.000 Sensibilità (dB): 87,5 Altoparlanti: Tw 2,5 mm cupola in seta; MidW 13 cm in mikapulp Rifinitura: Ciliegio Frassino

nero Mogano Acero Bianco Ebano Palissandro Griglia: in crimplene acusticamente trasparente Note: cablaggio in rame OFC; possibilità di

bi-wiring. Mobile con costruzione inerte pesante con materiali speciali di smorzamento.

8 SUONO aprile 2016


FORM

FOLLOWS

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Music Hall rinnova

Presentata a Las Vegas la terza versione del giradischi mmf-7.3.

Il braccio utilizzato è in fibra di carbonio da 9 pollici e assomiglia

molto all’ultima versione, la EVO del 9CC; il motore, fisicamente

separato dalla base del giradischi e posto in un cilindro metallico, è quello

utilizzato dal costruttore austriaco. Anche il clamp appare di analoga derivazione. Trovare

delle differenze, almeno a livello estetico, fra il modello 7.3 e il precedente appare alquanto difficile, ad eccezione del braccio EVO,

che da solo costa circa 200 euro in più rispetto alla versione base. Il motore ha il cambio di velocità 33 / 45 giri elettrico con una

nuova levetta a led verde. Per il resto il giradischi mantiene la principale caratteristica dei modelli migliori di Music Hall, cioè il telaio

costituito da due basi rigide in MDF accoppiate tra loro tramite uno strato in sorbothane. Tre punte coniche regolabili in altezza

effettuano lo scarico del giradischi sul piano d’appoggio. La trasmissione a cinghia trasferisce il movimento a un piatto in composito

di acrilico, mat morbido e clamp, con cuscinetto in acciaio inossidabile rivestito in teflon. Posteriormente ci sono le doppie prese

RCA dorate per il cavo di segnale. Il giradischi sarà disponibile senza fonorilevatore di serie ma è previsto su richiesta il montaggio

in fabbrica di una versione con Ortofon 2M Bronze. Prezzo previsto negli USA per la versione base di circa 1.600 dollari.

Carlo D’Ottavi

Giradischi Music Hall mmf-7.3

Prezzo: € 1.600

Dimensioni: 46,35 x 14 x 33,65 cm (lxaxp)

Peso: 10,9 kg

Distributore: Tecnofuturo S.r.l.

Via Rodi, 6 - 25124 Brescia (BS) Tel. 030.2452475 - Fax 030.2475606

www.tecnofuturo.it

Continua l’avventura

in Italia di Benz Micro

Fondata nel 1980 da Ernst Benz, la Benz Micro è passata di mano

nel 1994 quando Albert Lukaschek, già collaboratore di Benz, ha

rilevato l’azienda spostandola di sede, sempre in Svizzera, concentrato

la produzione su un numero più ristretto di fonorilevatori

e introdotto il pre-phono PP-1, un apparecchio che dopo tanti anni

è ancora apprezzatissimo e in produzione. Dopo i fonorilevatori

di maggior successo (LP-S MR, Ruby Z, Gullwing SRL), a partire

dallo scorso anno per completare il rilancio del marchio (tutti i

prodotti sono realizzati a mano) sono stati reintrodotti i modelli

S, con corpo in legno e in tre diverse versioni (alta, media e bassa

uscita) con stilo Micro Ridge.

Carlo D’Ottavi

Distributore: Il Tempio Esoterico - www.iltempioesoterico.it

Tipo: con braccio Telaio: semirigido con doppio strato in MDF

e strato intermedio in sorbotane Trasmissione: a cinghia Piatto:

acrilico con tappetino morbido e clamp Velocità (RPM): 33

e 45 con cambio elettronico Braccio: dritto con shell integrato, in

fibra di carbonio da 9 pollici Wow & Flutter (%): +/- 0,1 Rumble

(dB): > 73 Note: Possibilità di versione con testina Ortofon 2M

Bronze pre-montata.

A tutto campo

“Fattore di forma”:

ecco la parola chiave

per comprendere

le recenti scelte

della canadese

Bryston che dopo

aver introdotto una

serie di prodotti destinati al digitale e

realizzati in cabinet a mezzo formato, ora si appresta a fare altrettanto

per gli amanti del vinile. Tre i prodotti destinati a quest’area:

il phono BP-2, fornito in versione MM o MM/MC e lo step up TF-2.

Le due versioni della prima macchina necessitano di alimentazione

esterna (PS-3) a meno che non si utilizzi il pre BP-26 che è

dotato di una sua unità di alimentazione in

grado di fornire energia anche allo stadio

fono. Il TF-2 è invece autonomo…

La versione MM del pre fono

consente la regolazione

del cartico da 100 a

400 pF mentre lo step

up può essere ordinato

con guadagno a 20 db

(per testine da meno di

45 Ohm) 31 db per testine da

meno di 5 Ohm.

Distributore: Audio Reference - www.audioreference.it

10 SUONO aprile 2016


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SUONO aprile 2016 11


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Non solo top

Prime si colloca in posizione intermedia nel catalogo della

VPI, tra i prodotti d’ingresso e quelli più dichiaratamente

Hi-end nel settore dei giradischi e, per certi versi, ripercorre i canoni classici della storia della

casa americana affidandosi a un telaio rigido, costituito da una base da 25 mm in MDF accoppiata

a una lastra inferiore in

acciaio disaccoppiata con silicone. Tale plinto appoggia su quattro piedini costituiti da parti in Derlin:

quella superiore, con un anello

in gomma che si accoppia alla base, termina inferiormente a cono, con la punta che va a finire nell’invito del pezzo inferiore, sempre in

Derlin, e con tre microsfere quali cuscinetti che scaricano tutto il peso del giradischi sul piano d’appoggio. Il motore è ospitato in un cilindro metallico,

fisicamente staccato dalla base, da 300 RPM, con puleggia superiore a doppio diametro e cambio manuale. La cinghia di trascinamento aziona un

piatto in alluminio lavorato da 50 mm di altezza e ben 10 kg d’altezza, che lavora su un cuscinetto di tipo invertito. Il cuscinetto è costituito da un

cilindro in acciaio inox terminato con una sfera cromata, il tutto ospitato in una boccola di bronzo e fosforo, agente su un disco di spinta. Il braccio è

un 10 pollici di recente introduzione, realizzato con stampante 3D, in un pezzo unico dallo shell alla canna, fino alla parte che sostiene il contrappeso.

L’articolazione è unipivot, internamente è schermato in rame. Il tutto poggia su una basetta con specifica torretta per la regolazione, anche durante

l’ascolto, del VTA. Naturalmente non mancano tutte le altre regolazioni azimuth, antisktaing, ecc. Il Prime può essere fornito con una serie di optional

tra i quali, in particolare, l’unità SDS per il controllo elettronico della velocità, il clamp HRX e quello periferico da fissare al bordo del disco.

Carlo D’Ottavi

Distributore: Audiogamma - www.audiogamma.it

Giradischi VPI Prime

Prezzo: € 6.300,00

Dimensioni: 53 x 25 x 40 cm (lxaxp)

Tipo: con braccio Telaio: rigido in MDF con lamina in acciaio disaccoppiata in silicone, su

quattro piedini in delrin Trasmissione: a cinghia, motore da 300 rpm AC a 24 poli Piatto:

in alluminio lavorato da 50 mm e 10 kg su cuscinetto invertito Velocità (RPM): 33 e

45, motore AC 24 poli 300RPM Braccio: JMW 10 pollici unipivot 3D Alzabraccio: idraulico

Wow & Flutter (%): >0,1 Rumble (dB): >85 Note: unità motore separata.

Pro-Ject è sempre stato un sostenitore della bontà della riproduzione analogica e il suo catalogo

si è progressivamente arricchito fino a comprendere una serie quasi infinita anche di accessori,

tra i quali una macchina lava dischi manuale, probabilmente la più economica in circolazione.

Per circa cento euro la Spin Clean offriva una buona qualità di pulizia ma il suo essere completamente

manuale, asciugatura compresa, la rendeva poco pratica. Ora la casa lancia la sfida

alle macchine semi automatiche con la Vinyl Cleaner VC-S. Molto simile all’Okki Nokki, anche

nel prezzo, promette un funzionamento super veloce e una pulizia altrettanto efficace. Per la pulizia

di una facciata dovrebbero essere sufficienti una o due rotazioni, in entrambi i versi, alla velocità di due

secondi a giro grazie all’adozione di un potente motore. Un clamp pressore protegge l’etichetta dal liquido detergente. Un braccio metallico si

occupa di distribuire il liquido e poi di aspirarlo, riducendo anche il fenomeno della presenza di cariche statiche sul disco. Non manca, inoltre,

un corredo di accessori, alcuni di serie altri acquistabili a parte, per la manutenzione della macchina.

Carlo D’Ottavi

Prezzo: € 499,00

Dimensioni: 43,5 x 33,5 x 28 cm (lxaxp)

Peso: 10,5 kg

Lavarli a poco

Distributore: Audiogamma - www.audiogamma.it

Tipo: macchina lava dischi a 33 e 78 giri semiautomatica Note: Pulizia e asciugatura

del disco in 2 secondi. Clamp che preserva l’etichetta del disco dal lavaggio. Spargimento

del liquido sulla superficie del disco manuale. Braccio di pulizia e asciugatura

automatico. Coperchio anti polvere opzionale.

(Anche) David Guetta ama i vinili

“Amo il progresso tecnologico nell’arte dei DJ ma la cultura dei club non sarebbe andata da nessuna parte senza

lo scratch dei vinili. #backtomyroots” : così David Guetta, tra i Dj più popolari al mondo, ha commentato sulla sua

pagina Facebook il servizio giornalistico di FOX 7 Austin, emittente televisiva texana, intitolato “Return of Vinyl”.

Nel brevissimo video vengono menzionati i nove milioni di album su disco nero venduti all’inizio del 2015 negli

States e il fatto che sempre più artisti scelgano di distribuire i propri lavori anche in questo formato; a seguire, due

opinioni: un ragazzo parla della bellezza di toccare con mano la propria musica anziché osservarla sul monitor di un

computer e il proprietario di un negozio racconta di come ci sia una nuova generazione di ascoltatori che fruisce la

musica solo in formato digitale o su vinile. Che David Guetta sposi la causa degli LP appare quasi scontato, in virtù della sua appartenenza a una

categoria che da sempre li adopera con immutato piacere per se stessa e per il pubblico; è invece meno banale scoprire, giorno dopo giorno, come

dietro al ritorno al disco nero si nasconda una fortissima componente emozionale che ha radici ben più profonde di una semplice moda passeggera.

Francesco Bonerba

12 SUONO aprile 2016


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SUONO aprile 2016 13


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De gustibus…

Kickstarter, la nota piattaforma online di crowdfunding, si conferma ancora una volta un prezioso incubatore di idee che, oltre a fornire a

produttori emergenti un budget in grado di mostrare la bontà del loro progetto, offre a chi fa informazione dei feedback precisi sui gusti dei

consumatori. Per quale dispositivo non ancora costruito sareste disposti a investire dei soldi correndo il rischio che il risultato non soddisfi

appieno le vostre aspettative? Una delle ultime risposte a questa domanda si chiama Prizm, piccola piramide (12 cm di lato e 9

di altezza) prodotta da una startup francese grazie ai circa centocinquantamila dollari investiti, a scatola chiusa, da oltre mille

persone. Prizm è un “cervello musicale” portatile che, una volta collegato a uno speaker qualsiasi, riproduce la musica preferita

dall’ascoltatore selezionandola in autonomia. Attraverso uno smartphone o un dispositivo wearable dotato di connettività

Bluetooth o Wi-Fi, infatti, l’apparecchio riconosce gli utenti che entrano nel suo raggio d’azione e mette automaticamente

in play una tracklist basata sui gusti della singola persona o di un gruppo di persone, in quest’ultimo caso mediando tra

le loro preferenze. Sulla base delle scelte che l’utente compie giornalmente Prizm crea un profilo “ad personam” che

tiene conto anche della tipologia del luogo in cui ci si trova e dell’orario. Si tratta, dunque, di un dispositivo che

automatizza la “Digital curation” (di cui abbiamo recentemente parlato su SUONO 501 – novembre 2015), quel

processo di selezione musicale solitamente affidato, ad esempio, agli speaker delle emittenti radiofoniche.

Se tornando dal lavoro, la sera, siete soliti ascoltare jazz, Prizm vi accoglierà a casa sottoponendo al vostro

giudizio un brano jazz sempre nuovo, pescato dagli sconfinati database di Deezer, Spotify e SoundCloud; sia

che la canzone vi piaccia o meno, il vostro “assistente musicale” imparerà qualcosa sui vostri gusti e voi, se

gradirete le sue scelte, potrete salvarle in una playlist dedicata, memorizzata sui vari servizi musicali sopracitati. Stessa facilità d’uso

e immediatezza si ritrova anche nell’app di controllo remoto del dispositivo, che è comunque provvisto di alcuni eleganti e intuitivi tasti fisici

retroilluminati. Dotato di un sistema operativo Linux OS montato su processore ARM Cortex A8 di 1 Ghz e con 256 Mb di RAM, Prizm possiede

tre connessioni – da 3,5 mm, TOSLink e mini USB, un sensore acustico per la regolazione del volume e una spia al led che ne segnala l’attività.

Il dispositivo, lanciato su Kickstarter alla cifra di 99 dollari, è attualmente ordinabile su invito dal sito meetprizm.com, al costo di 149 euro.

Francesco Bonerba

Anche la base vuole il suo Clearaudio

I numerosi giradischi del costruttore tedesco Clearaudio si possono racchiudere in

tre differenti tipologie: quelli con base tradizionale rettangolare, quelli con chassis

triangolare e quelli estremi (Master Innovation e Statement). La serie Innovation è

alla base dei modelli con telaio a stella, costituito da un composto ad elevata densità

realizzato in un sandwich di alluminio, poliossimetilene (POM) e alluminio. Il Basic

Wood è l’ultimo arrivato e completa in basso questa linea che comprende i modelli

Innovation Compact Wood e Innovation Wood, rispettivamente 6.500 e 9.600 euro.

Il Basic Wood condivide molte delle tecnologie dei suoi fratelli maggiori e le differenze principali riguardano la riduzione nelle dimensioni degli elementi

base: telaio e piatto. Anche in questo modello ritroviamo i piedini a cono, in alluminio e regolabili in altezza, posti ai tre vertici della struttura.

Il piatto passa da 70 a 38 mm di spessore mentre rimangono invariati i materiali impiegati e il cuscinetto a levitazione magnetica. Il piatto levita magneticamente

su un cuscinetto invertito grazie a una tecnologia brevettata (CMB, acronimo di cuscinetti magnetici in ceramica). Il motore a corrente

continua e coppia elevata è dotato di controllo

e cambio elettronico della velocità OSC.

Il giradischi può montare fino a due bracci.

Carlo D’Ottavi

Giradischi Clearaudio Innovation Basic Wood

Tipo: senza braccio Telaio: rigido in composito alluminio / POM / alluminio Trasmissione:

a cinghia Piatto: dinamicamente bilanciato in POM spesso 38 mm Velocità (RPM): 33 1/3, 45

e 78 con cambio elettronico Note: piedini in alluminio regolabili in altezza.

Phono facile

Distributore: High Fidelity Italia - www.h-fidelity.com

CP2 e CP1 sono le sigle dei due nuovi stadi fono, rispettivamente MM/MC e MM, di Cambridge Audio; per entrambi un prezzo piccolo piccolo

(135 e 219 euro) che non potrà che attirare i new-vinylers o chi è alla ricerca di un pre-phono in grado di combinare un costo contenuto

e una buona versatilità di utilizzo. L’interno di questo pre-phono ci mostra la presenza di

una struttura a discreti per tutti gli stadi di ingresso; condensatori multi-paralleli; stadio di

guadagno in single-ended con equalizzazione passiva della RIAA... Il risparmio sui costi è

maggiormente riscontrabile sulla tipologia di connettori e selettori.

Agostino Bistarelli

Distributore: Hi-Fi United - www.hifiunited.it

14 SUONO aprile 2016


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EXCLUSIVE HI-END & VIDEO

Il Centro Della Musica

Via Bologna 11 - Legnano (MI)

Tel./Fax 0331.453884

www.ilcentrodellamusica.com

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SUONO aprile 2016 15


antenna

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Vendicatore (non) solitario

La serie Avenger, due modelli dei quali il superiore Reference costituisce un pesante upgrade di quello base, rappresenta il segmento alto

dei giradischi della casa americana. Nella tradizione della casa americana il telaio è rigido e composito in acrilico / alluminio / acrilico con

i vari strati separati da materiale smorzante, di forma approssimativamente triangolare. I vertici sono occupati da tre montanti in acciaio

che stringono i tre strati del telaio. Sotto di essi ci sono tre grossi piedini derivati dal modello HR-X non più in produzione. In corrispondenza

di uno dei montanti è inserita la basetta per il braccio da 10 pollici della casa, il 10-3D, ma nulla vieta di scegliere un altro modello,

richiedendo una basetta specifica. La basetta prevista per il braccio di serie 10-3D include la torretta per la regolazione continua del VTA, il

sistema antiskating a contrappeso e la scatola dei contatti per il cavo phono esterno. Il motore da 300 RPM è inserito in un grosso cilindro

in acciaio separato dal giradischi. Il piatto ha caratteristiche simili a quelle del Prime, con numerosi optional e la possibilità di montare fino

a tre bracci. Il modello superiore Avenger Reference monta di serie un braccio, sempre della serie 3D ma da 12 pollici. Il piatto è costituito

da due elementi: uno guida e l’altro slave. L’altezza complessiva è di 60 mm per un peso totale di ben 15 kg. Il cuscinetto è costituito da

un albero da 16 mm di diametro che attraversa entrambi gli elementi e agisce in un bagno d’olio sul cuscinetto inferiore che sopporta il

peso complessivo del piatto. L’elemento superiore agisce su un cuscinetto invertito lubrificato in PTFE. I due elementi sono disaccoppiati

magneticamente. Il motore, separato in un contenitore metallico, trasmette il moto al piatto tramite tre cinghie. I coni d’accoppiamento al

piano d’appoggio sono maggiorati e con grosse ghiere per la regolazione in altezza. Anche in questo caso c’è la possibilità di diversi optional

compresi l’unità SDS per il controllo elettronico della velocità, il clamp periferico e la possibilità di montare fino a tre bracci.

Agostino Bistarelli

Distributore: Audiogamma S.p.A.- Via Pietro Calvi, 16 - 20129 Milano (MI)- Tel. 02.55.181.610 - Fax 02.55.181.961 - www.audiogamma.it

Giradischi VPI Avenger

Prezzo: € 13.500,00

Tipo: con braccio Telaio: semirigido, sandwich alluminio / acrilico / alluminio

Trasmissione: a cinghia Piatto: alluminio 50 mm Velocità (RPM): 33 e

45 Braccio: JMW 10-3D Alzabraccio: idraulico Note: Piedini di derivazione

HR-X. Possibilità di montare fino a tre bracci. Clamp di serie HR-X.

Giradischi VPI Avenger Reference

Prezzo: € 29.000,00

Tipo: con braccio Telaio: semi rigido, sandwich alluminio / acrilico / alluminio Trasmissione:

tripla cinghia Piatto: in due pezzi in alluminio lavorato da 60 mm, 15 kg con

disaccopiamento magnetico Velocità (RPM): 33 e 45 Braccio: JWM 12-3D premontato

Note: Piedini d’appoggio Avenger, possibilità di montare fino a tre bracci. Motore

300 RPM, HR-X clamp e Periphery Ring Clamp.

Il ritorno di Etsuro

Mel Audio ha acquisito la distribuzione del marchio di fonorilevatori “Etsuro” prodotti dalla Excel Sound

Ltd. Si tratta di fatto di un ritorno nel nostro paese del marchio di cui Mel Audio è stato distributore

negli anni ’90. Il modello che segna il ritorno del costruttore giapponese sulle scene internazionali

è l’Urushi, un MC top di gamma (720.000 yen in Giappone) e sarà seguito da una linea completa

di alto livello realizzata sulla base di una esperienza artigianale accumulata nel corso degli anni

da Excel Sound. Secondo Mr. Kishaba san, responsabile della produzione, si tratta di un progetto

che “segnerà una svolta nel mondo dei fonorivelatori”. Che riesca ad esserlo o meno, Etsuro Urushi

sarà disponibile sul mercato italiano e svizzero a partire dalla primavera.

Paolo Corciulo

Distributore: www.melaudio.it

Tipo: MC Tensione di uscita (mV): 0,25/1KHz Risp. in freq. (Hz): 15 - 50.000 Forza di

appoggio (g): 2 Separazione canali (dB): 33 Stilo: diamante da 80 micron Impedenza

di carico (Ohm): 3/1kHz Bilanciamento tra i canali (dB): 0,5

16 SUONO aprile 2016


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TUTTO DIVENTERÀ CHIARO

Scoprite la forza rivelatrice della purezza del platino

SUONO aprile 2016 17


antenna

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Durand Tonearms in Italia

Il compositore francese Joel Francois Durand è anche un appassionato

di Hi-Fi, al punto da avere una propria azienda produttrice di

bracci per giradischi di altissimo livello, la Durand Tonearms. Ora

sono disponibili in Italia i bracci Kairos e Telos (nella foto), il clamp

Weight e due tipi di cavi phono dedicati al modello Kairos. Entrambi i

bracci hanno articolazione unipivot, il Kairos ha lunghezza effettiva da

10,35 pollici mentre il Telos è un 12 pollici. Per ambedue si fa ampio

uso di materiali in composito per irrigidire le strutture e smorzarne le

vibrazioni; il più costoso Telos fa ricorso a materiali decisamente più

particolari anche per via della maggiore lunghezza della canna: due le

versioni, che divergono per il tipo di materiale utilizzato per la canna,

una delle quali in legno. Da notare la ricca documentazione di messa

a punto scaricabile dal sito www.durand-tonearms.com/Welcome/

welcome.html.

Carlo D’Ottavi

Distributore: Audiogamma - www.audiogamma.it

Braccio Durand Tonearms Telos

Prezzo: € 35.000,00

Tipo: dritto massa media Articolazione: unipivot cuscinetto in

zaffiro su punta in acciaio inossidabile amagnetico Lunghezza

(mm): 305 Regolazioni: VTA, azimuth Antiskating: si Overhang

(mm):13,73 Note: canna in composito o in legno.

Braccio Durand Tonearms Kairos

Prezzo: € 9.500,00

Tipo: dritto massa media Articolazione: unipivot cuscinetto in

zaffiro su punta in acciaio inossidabile amagnetico Lunghezza

(mm): 263 Peso massimo ammesso (g): 15 Regolazioni: VTA,

Azimuth Antiskating: si Overhang (mm): 15,66 Optional: tre

tipi di contrappeso Note: accetta cavo di segnale con connettore

pentapolare.

18 SUONO aprile 2016


inside dentro la musica

di Paolo Corciulo

E se domani… ?

Il salto di qualità nella rinascita del vinile è caratterizzato da due

elementi interconnessi: l’eventuale prospettiva di guadagno e il

rinnovamento della filiera produttiva. Sorprendentemente stanno

prendendo corpo entrambi…

Da qualche anno in questo periodo, in concomitanza con i dati

di mercato relativi, SUONO dedica un numero quasi monografico

al vinile, oggetto di una fenomenale ripresa che esula

dalle regole del marketing e che si sta rivelando senza precedenti, perlomeno

nel settore tecnologico, per capacità di rinascita che viaggia ben

oltre gli interessi collezionistici e si avvia a rappresentare il più radicale

“ripescaggio” nel settore degli standard tecnologici, evento che non ha

precedenti nel settore. La concretezza di questo recupero, al di là delle

effimere mode passeggere, è basata su due elementi fondanti, uno di

natura economica (che tratteremo nelle pagine dello speciale dedicato

in questo numero al vinile) e uno, ben più problematico, collegato alle

potenzialità della filiera produttiva: antiquata e limitata, per ciò stesso

“riduttiva”, questa filiera è già al limite; se non si torna a investire nello

sviluppo delle apparecchiature per la produzione analogica non sarà in

grado di far fronte a un eventuale ulteriore aumento della richiesta…

D’altronde un piano di sviluppo che prevede di investire denaro e know

how non solo per rigenerare quanto attualmente disponibile ma per

creare il “nuovo analogico” (nuove procedure, nuove macchine, nuovi

processi di stampa) sta a significare che si intravedono prospettive future

ben al di là della pura gestione di un fenomeno vintage! Quel che

sta accadendo sembra confermare che queste prospettive sono state

intraviste da qualcuno…

Si era cominciato rigenerando linee di produzione abbandonate nel

momento più buio del consumo analogico; oggi appaiono soggetti che

non si limitano a questo. La tedesca Newbilt Machinery (vedi più avanti

nelle pagine di questo giornale), ad esempio, ha messo in commercio

un sistema per la stampa in vinile semi-tradizionale che si avvale di una

pressa con sezione elettronica di controllo e di un’alimentazione idraulica

innovativi, in modo da garantire una produzione superiore per velocità e

qualità. Un’azienda Canadese, la Viryl (Si! Viryl...) Technologies si spinge

ancora più in là: forte di un finanziamento da un milione di dollari, sta

per introdurre una stazione di stampa completamente automatica entro

la fine dell’anno! Chad Brown, fondatore nel 1998 di Ultrasound Recordings

e ora Chief Executive Officer della società, interrogato in merito

alle nostre paure riguardo la possibilità che un processo automatico non

tenga conto di tutta quella cultura orale e artigianale su cui si fonda la

produzione analogica, ha così risposto: “Siamo andati a raccogliere tutte

queste informazioni “oscure” relative alla produzione analogica, mai

state raccolte prima: pressione degli ugelli, temperatura... tutti dati

necessari alla realizzazione di un vinile perfetto; negli anni Cinquanta

e Sessanta non avevano questa tecnologia e non era possibile fare altrettanto”.

In attesa che alla fine dell’anno veda la luce il primo esemplare

per la stampa automatica (un bel risparmio in termini economici e di

tempo), dal costo di 160.000 dollari, ci siamo riproposti di approfondire

20 SUONO aprile 2016


l’industria guarda al vinile

La macchina automatica della Viryl Technologies per la stampa dei dischi in vinile

A colloquio con Günter Loibl

Abbiamo raggiunto il CEO di Rebeat per un approfondimento sull’HD Vinyl

e lui ha gentilmente risposto alle nostre domande.

Rebeat è fondamentalmente un distributore di musica su più formati:

come vi è venuta l’idea di sviluppare nuove procedure per la realizzazione

del processo di stamper?

Siamo un distributore digitale che utilizza un’innovativa soluzione software

per gestire la filiera di vendita, dall’artista al consumatore. L’innovazione è nel

nostro DNA. Ho avuto l’idea dell’HD vinile quando abbiamo verificato che

sempre più persone stavano consumando musica attraverso lo streaming.

Ma lo streaming è come fumare una sigaretta mentre l’ascolto del vinile equivale

a un buon sigaro. È necessario prendersi il proprio tempo per ascoltare

e godere veramente la musica. E un sacco di nostri clienti si lamentavano

per il ritardo nella produzione di vinili. Così ho fatto mente locale su come

si potesse migliorare il processo di produzione analogico. Il risultato è stato

l’idea del taglio laser diretto, dove abbiamo potuto risolvere tutti gli aspetti

più problematici del vinile tradizionale con un unico processo.

E come avete sviluppato il know how necessario? Internamente o appoggiandovi

a centri di ricerca o università?

Abbiamo collaborato con il Joanneum di Graz, un centro di ricerca e sviluppo

specializzato in trattamento delle superfici con tecnologia laser. E, naturalmente,

un sacco di conoscenze sono cresciute internamente: siamo nel music

business da quasi 15 anni!

l’argomento con Chad: rimanete sintonizzati...

Ci vorrà invece più tempo (dai due ai tre anni) perché diventi realtà l’HD

Vinyl sviluppato dalla società austriaca Rebeat; quando questo avverrà,

saremo di fronte a una vera e propria rivoluzione che riguarda la fase

più delicata della produzione analogica, quella della realizzazione dello

stamper. Il processo manuale che porta alla realizzazione dello stamper

nell’HD vinyl viene sostituito da una procedura di mapping fotografico

in un modello 3D che equivale alla “madre” nel processo tradizionale.

Questo modello viene ottimizzato calcolando la distanza tra i solchi,

l’errore radiale e tangenziale, il contenuto di frequenze presenti sul master…

il modo con cui allocarle. Per realizzare la matrice viene utilizzato

un Femto-laser ad alta energia direttamente pilotato da un computer

che ha pre-processato il materiale audio, regolando automaticamente la

distanza necessaria tra i solchi e la profondità. A causa del fatto che il laser

opera da un angolo di 90 gradi, non dovrebbero generarsi le distorsioni

indesiderate. In questo modo si può ottenere una maggiore risoluzione

(traducibile in una più estesa risposta in frequenza, un maggiore livello

del segnale o entrambi), pari a un incremento della capacità del supporto

in vinile del 30%. Inoltre, per la realizzazione dello stamper è possibile

utilizzare nuovi materiali come vetro, oro e altre sostanze plastiche con

Schema a blocchi del sistema HD Vinyl

nuove caratteristiche. Anche in questo caso tempi (circa 20 minuti per

le due facce di un disco) e costi di produzione dovrebbero calare drasticamente

(Rebeat arrischia valutazioni secondo cui i costi di stampa

diminuirebbero del 50%, e il tempo per produrre un nuovo disco in vinile

si abbasserebbe del 60%). I dischi così prodotti sarebbero totalmente

compatibili con l’attuale catena di riproduzione anche se la possibilità

di ottenere segnali con uno spettro di frequenza molto esteso potrebbe

indurre i costruttori di fonorilevatori a sviluppare nuovi modelli (nel

documento tecnico di Rebeat si fa cenno a Ortofon e Audio Technica,

non sappiamo se già impegnati in merito). Il progetto prevede un investimento

di 1,5 milioni di euro, in parte garantiti da partner, in parte dalla

possibilità di fornire in outsourcing il sistema. Il primo prototipo del laser

dovrebbe essere pronto entro un anno, ulteriori 12 mesi occorrerebbero

per realizzare il sistema di stampa e altri 12 servirebbero infine a sviluppare

sistemi di stampa su supporti non convenzionali.

SUONO aprile 2016 21


inside

Il mito di Abbey Road

di Francesco Bonerba

I sei scatti fotografici realizzati dal fotografo Iain Macmillan nel 1969 per la cover di Abbey Road.

I retroscena e le storie legate alla (misteriosa?) cover dell’ultimo album in studio dei Beatles sono

talmente tanti e dettagliati da poter riempire una biblioteca. Ci siamo lasciati suggestionare da

quelli più curiosi e abbiamo scoperto dettagli che ignoravamo...

Luglio 1969: nonostante l’ingombrante presenza di vicissitudini

e progetti personali che li avrebbe presto portati a intraprendere

percorsi differenti, i Beatles hanno ancora energie e

talento sufficienti per superarsi e produrre alcune gemme della storia

della musica. Riescono, così, a ritrovarsi nuovamente in studio per la

registrazione dei brani di un altro album, coadiuvati dal produttore

George Martin. A lavoro concluso, dopo l’incisione di capolavori come

Come together, Here comes the sun e The end, manca ancora il titolo:

vengono prese in considerazione varie possibilità tra cui Four in the

Bar, All Good Children Go to Heaven e, soprattutto, Everest, dal nome

della marca di sigarette fumate dal tecnico del suono dei Beatles, Geoff

Emerick. In merito a quest’ultima possibilità, si paventa addirittura

l’ipotesi di noleggiare un aereo privato, raggiungere il monte più alto

del mondo e scattare una foto per la copertina: un’idea di grande

impatto ma a dir poco dispendiosa in termini di tempo. Fu proprio in

contrapposizione a questo elaborato progetto che a Paul McCartney

venne in mente una soluzione dalla semplicità disarmante: uscire

dagli EMI Studios (poi Abbey Road Studios, dal 1970), dove stavano

registrando, e scattare lì una foto che li ritraesse insieme, dando

all’album il nome della strada. Era nata la copertina di Abbey Road.

Attorno alle 11:30 della mattina dell’8 agosto il fotografo Iain Macmillan,

dopo aver bloccato il traffico con l’ausilio di un poliziotto,

sale in cima a una scala in prossimità delle celebri strisce pedonali

e, armato di una Hasselblad professionale, in dieci minuti realizza

sei scatti dei quattro artisti (tutti vestiti, ad eccezione di George

Harrison, con abiti firmati dallo stilista inglese Tommy Nutter).

“Qualche giorno prima dello shooting”, racconterà Macmillan,

“Paul McCartney aveva disegnato un bozzetto di come immaginava

la copertina, che è stato praticamente seguito alla lettera.

Realizzai un paio di scatti dei Beatles che attraversavano Abbey

Road in una direzione; poi lasciammo che il traffico scorresse e

subito dopo scattai di nuovo con loro che si muovevano nell’altro

senso. Delle sei foto realizzate scelsi la quinta, l’unica nella quale

le loro gambe erano in una perfetta formazione a “V”, che era ciò

che volevo da un punto di vista stilistico”. Col senno di poi, l’orientamento

della camminata dei Beatles, da sinistra (dove si trovano

gli Studios) verso destra, rappresentò una potente metafora del loro

addio alle registrazioni in studio e, più in generale, dell’imminente

scioglimento, che sarebbe avvenuto circa sei mesi dopo. Evocativa

in tal senso fu anche l’assenza dalla cover del nome del gruppo

22 SUONO aprile 2016


Icona assoluta

I Beatles sulle scale degli Abbey Road il giorno degli scatti per la cover dell’album.

L’immagine “sbagliata” scelta come retro dell’album.

e dell’album, unico caso nella produzione inglese dei Beatles; la

decisione fu presa da John Kosh, art director dell’Apple Records,

che volle allinearsi alla semplicità del progetto: “Pensai”, affermò

in seguito, “è la più grande band al mondo, non ne ha bisogno”.

Altrettanto improvvisata fu la creazione dell’immagine per il retro

dell’album: Macmillan sceglie l’incrocio tra Abbey Road e Alexandra

Road per fotografare il nome della via su cui campeggia quello della

band ma, mentre sta scattando, all’ultimo una ragazza con un vestito

blu gli invade il campo; nonostante l’errore, alla fine si decide

di tenere lo scatto così com’è. Una piccola curiosità sulla copertina.

L’uomo che si osserva in piedi sul marciapiede destro, tra Ringo

Starr e John Lennon, si chiamava Paul Cole, turista americano quei

giorni in visita a Londra con la moglie. “Avevo visto abbastanza

musei”, racconterà anni dopo ai giornalisti, riconosciutosi nell’immagine,

“Volevo solo fare un giro. Amo parlare con le persone.

Camminai un po’ e trovai un poliziotto seduto in un’auto. Iniziai

a chiacchierare con lui. E poi vidi questi ragazzi attraversare la

strada, allineati come dei paperi. Un gruppo di pazzi, così li definii,

visto che avevano un look abbastanza stravagante per il tempo.

Non si cammina per Londra a piedi scalzi”.

Paul Cole non è l’unico ad

aver improvvisamente guadagnato

fama dopo l’uscita

dell’album. Sorte analoga

è toccata, ovviamente, ad

Abbey Road, che da strada

anonima in prossimità dello

stadio di cricket Lord’s è

diventata tra le vie più famose

di Londra e del mondo,

tanto da essere riconosciuta,

nel 2010, monumento della

capitale inglese, assieme a

Bozzetto di Paul McCartney per la copertina. edifici come il Centre Point,

l’Arsenal Stadium e la BT Tower. La folla che giornalmente si

accalca in prossimità del passaggio pedonale è tale che le strisce

bianche attraversate oltre 45 anni fa dai Beatles vengono ridipinte

ogni tre mesi! Avete poi presente la Volkswagen Beetle bianca che

nella copertina è parcheggiata sul lato sinistro della strada? Anche

quest’auto, appartenente a uno degli abitanti della zona, è diventata

una “celebrità”: dopo aver subìto numerosi furti della targa,

finì in uno showroom dove ne venne dimenticata l’identità fino a

quando, nel 1986, Pete Gent, proprietario di un negozio di musica

dell’Hertfordshire, la riconobbe e l’acquistò per 2.530 sterline.

Dall’estate del 1999 è esibita al Volkswagen museum a Wolfsburg,

Germania. Infine, le foto. Nel 2004 Macmillan realizzò 25 set completi

di stampe autografate che vendette per lo più singolarmente a

circa 2.100 sterline l’una. Salvo episodiche comparizioni di singoli

scatti, venduti presso le case d’asta a cifre molto alte, per dieci anni

se ne è persa traccia. Poi, nel 2014, sette foto (le sei con i Beatles

più quella usata per il retro della cover) compaiono in un unico

lotto da Bloomsbury, a un costo stimato tra le 50.000 e le 70.000

sterline. Il 21 novembre un compratore se le aggiudica per più del

doppio, circa 230.000 euro; non male per pochi scatti realizzati in

una manciata di minuti!

L’enorme risonanza mediatica che la copertina di Abbey Road ha

riscosso negli anni, copiata e rivisitata praticamente da chiunque,

dai Red Hot Chili Peppers ai Simpson, è stata soprattutto aizzata,

come oramai chiunque sa, dalla leggenda secondo cui Paul McCartney

sia morto nel 1966 in un incidente d’auto; occultata la notizia

ai media, la band, con la complicità del manager Brian Epstein,

avrebbe segretamente rimpiazzato Paul con un sosia. Da allora, un

perfetto mister x identificabile in William Stuart Campbell, attore

di origini scozzesi, o William Sheppard, ex poliziotto canadese, si è

impossessato dell’identità di Paul e ha proseguito la sua luminosa

carriera nel mondo della musica. Su questa teoria, meno credibile di

un “travaso alieno” come quello del celebre racconto di fantascienza

di Don Siegel, L’invasione degli ultracorpi, sono stati versati fiumi

e fiumi d’inchiostro, realizzati documentari, scritti articoli e libri

tanto da essere diventata parte dell’immaginario collettivo al pari

di altre meravigliose leggende metropolitane del tempo come “Elvis

è ancora vivo” e “L’uomo non è mai sbarcato sulla luna”. Solo per

SUONO aprile 2016 23


inside

avere un’idea di quanto, già all’epoca, questa teoria si diffuse a macchia

d’olio suggestionando la fervida immaginazione delle persone,

la copertina di “Life” del novembre 1969 ritraeva Paul McCartney

con la famiglia e titolava: “Paul is still with us”. Lo stesso artista,

ancora oggi perseguitato da questa storia, nel 1993 realizzerà un

album dal titolo emblematico Paul Is Live, la cui copertina riprende

pedissequamente quella di Abbey Road con al centro della scena,

stavolta, solo lui che, trascinato da un cane, attraversa le celebri

strisce pedonali.

La cover dell’ultimo album in studio dei Beatles è, in effetti, tra le

più “saccheggiate” dai fautori della leggenda, che hanno identificato

in praticamente ogni dettaglio della foto un riferimento alla morte

di Paul. Qualche esempio? La processione dei quattro simboleggerebbe

il suo funerale, con John Lennon, vestito in bianco, sacerdote,

Ringo Starr, in nero, impresario delle onoranze funebri, e George

Harrison, in jeans, facente funzione di becchino. Paul, l’unico scalzo

(nei primi due scatti aveva degli infradito, poi tolti semplicemente

per il troppo caldo emanato dall’asfalto!), è ovviamente la salma,

dal momento che nel Regno Unito i morti vengono sepolti scalzi.

Altre “evidenze” che confermerebbero la presenza del sosia sono la

sigaretta tenuta nella mano sbagliata (Paul era mancino) e il passo

non allineato con quello degli altri. E poi la targa, la targa dell’incolpevole

Volkswagen parcheggiata, che indicherebbe l’età che avrebbe

avuto Paul (28 anni) se (IF) non fosse morto; in realtà McCartney

nel ’69 aveva 27 anni ma il fatto che la band fosse seguace del guru

indiano Maharishi Mahesh Yogi fu sufficiente ai fautori della teoria

a giustificare il fatto prendendo come riferimento il conteggio

indiano dell’età, che parte dal momento della nascita. Diverse fonti

riportano almeno altri venti possibili “indizi” disseminati nella cover

e nel retro del solo album Abbey Road, stratificatisi in decenni

di congetture; una quantità paradossale ripensando alla semplicità

che c’è dietro la sua nascita e il cui concepimento e messa in atto

avrebbe probabilmente richiesto alla band più tempo di quanto ne

sarebbe necessario per arrivare sull’Everest e tornare…

In realtà il mito dei Beatles è penetrato a tal punto in profondità

nelle menti di milioni di fan da aver alimentato nel corso del tempo

risposte emotive di tutti i tipi tra cui, purtroppo, anche alcune dal

tragico epilogo: tali furono la strage di Bel Air, avvenuta la notte

dell’8 agosto 1969 (stesso giorno in cui erano state scattate le foto

per Abbey Road), in cui assieme ad altre persone l’attrice Sharon

Tate, moglie ventiseienne del regista Roman Polanski, all’ottavo

mese di gravidanza, venne massacrata dai seguaci della setta di

Charles Manson, che ammise di essersi ispirato alle canzone dei

Beatles e in particolare ad Helter Skelter (White Album); o l’assassino

di John Lennon, l’8 dicembre 1980, avvenuto per mano di un

suo stesso fan, Mark David Chapman. Più in generale, però, lontano

da disturbi psichiatrici e fantasiose teorie, il lascito dei Beatles è

costituito ovviamente dalla grandezza irripetibile della loro musica,

fiorita da personalità uniche e in un momento storico irripetibile:

elementi magnificamente immortalati in fretta e furia da un fotografo

trentunenne, in quella calda giornata d’estate, vicino allo studio

dove sono nati alcuni dei più grandi capolavori di tutti i tempi. Per

questo la cover di Abbey Road si è meritatamente guadagnata un

posto speciale nel cuore dei fan e nella storia della musica.

I Simpson citano Abbey Road su una delle tre copertine “variant” del numero di novembre 2002 di “Rolling Stone” (nelle altre due omaggivano i Nirvana e Bruce Springsteen).

24 SUONO aprile 2016


emastered da SUONO 400 – gennaio 2007

Icona assoluta

Quella volta che…

gli Abbey Road

di Paolo Corciulo

Visita agli studi che hanno scritto alcune tra le pagine più belle

della musica moderna: sale di registrazione enormi, una mole di

apparecchiature favolose e un sodalizio che ha reso il tutto “iconico”…

Gli Abbey Road Studios?

È come andare in pellegrinaggio

alla basilica di San Pietro…

Amos Lee

“Non troverai

scritte”,

mi comunicò senza

particolare enfasi il

mio accompagnatore.

“Vengono cancellate

con frequenza quasi quotidiana”, continuò mentre attraversavamo

una sorta di Little Venice (che fa torto alla nostra Venezia

ma è il quartiere che precede Abbey

Road). Non avrei trovato, dunque, traccia

di quella sorta di lucida follia di cui

avete già letto nelle pagine precedenti e

che testimonia la popolarità di un trittico

di elementi di eccellenza: una foto

ispirata (di cui avete scoperto, spero, nuovi inediti particolari);

un disco, l’ultimo e il più innovativo se non il più bello (e certamente

il più venduto), del gruppo pop più famoso della storia

della musica, di cui dovreste sapere già tutto; e i più famosi e

forse più antichi studi di registrazione del mondo (per questo ma

anche per aver battezzato, ancora un binomio Beatles & Abbey

Road Studios, le moderne tecniche di registrazione), che pochi

hanno avuto la fortuna di visitare. A me è capitato nella felice

concomitanza che qualche anno fa ha visto SUONO festeggiare

il suo quattrocentesimo numero in edicola e gli Abbey Studios i

loro 75 anni di attività!

Sebbene qui sia stata scritta la parola

fine della collaborazione dei Fab

Four (con quell’ultimo album che porta

il nome di questa via e che ha lasciato

di sé l’indimenticabile immagine con le

strisce pedonali più famose del mondo)

e la maggior parte di noi ricorderà per sempre gli Abbey Road per

queste ragioni, la storia di questi studi è ricca di altri importanti

SUONO aprile 2016 25


inside

La maledizione di essere

“il quinto”

Essere il quinto in un quartetto è quasi un ossimoro se non

una maledizione; Sir George Martin (3 gennaio 1924 – 8 marzo

2016), una delle grandi perdite di questo inizio d’anno, è

stato però ben altro che un “terzo incomodo” nell’economia

del quartetto di Liverpool, nonostante l’aver accomunato

la sua carriera artistica a quella dei Beatles ne abbia da un

lato esaltato le indubbie capacità di produttore e dall’altro

offuscato le pur eccellenti doti artistiche. Cosa ci potrebbe

aspettare, d’altronde, al cospetto del fenomeno pop planetario

degli scarafaggi?

Contrariamente ad altri produttori famosi che hanno saputo riversare

anche in opere proprie la loro sapienza artistica (mi vengono in

mente Quincy Jones e Daniel Lanois, solo per fare qualche nome), Sir

George Martin ha tracciato la sua carriera dietro le quinte (pardon:

dietro un banco di regia) rinunciando alle luci dirette della ribalta.

E sebbene la vulgata o l’estrema concisione di twitter traccerà un

confine lì dove l’intuizione ne fece “l’uomo che aprì le porte della

sala di registrazione ai Beatles” (che erano appena stati rifiutati dalla

Decca), i suoi meriti si estendono assai oltre e toccano lidi molto cari

anche agli appassionati di tecnologia come si suppone siano i lettori

di questa rivista: è merito suo se, alla lista degli strumenti musicali

utilizzati per realizzare un disco, se ne aggiunse uno ulteriore: la sala

di registrazione stessa. In questi termini vedo una sorte parallela tra

Martin e Les Paul (9 giugno 1915 – 12 agosto 2009): quasi contemporanei,

entrambi cambiarono la sorte della musica pop, il secondo

rendendo possibile la registrazione multicanale, il primo utilizzandola

in tutte le sue venature artistiche più estreme per allontanarla dalla

pedissequa rappresentazione dell’evento tout court. Oltre il reale,

manipolando, tagliando e montando sonorità che hanno contribuito

(se non ne rappresentano la cifra stilistica caratterizzante) all’unicità

della musica dei Beatles. Dalla visione caleidoscopica e affastellata

di strati e strati musicali di A Day in the Life a un lavoro di mix down

impensabile ai tempi, realizzato per Strawberry Fields Forever che da

canzonetta si trasforma in un inno psichedelico grazie alla trovata di

cucire insieme due versioni realizzate con velocità e tonalità differenti.

Dall’imperioso incedere di Tomorrow Never Know, dove la voce di

Lennon viene raddoppiata e filtrata attraverso il Leslie (a proposito:

26 SUONO aprile 2016


Visita agli Abbey Road Studios

George Martin e i Beatles nella sala di registrazione dello Studio 2.

l’ho visto durante la mia visita agli studios ed è stato emozionante!)

grazie a una macchina giunta apposta agli Abbey Road, alla miriade

di loop, effetti, trovate... Sopra a tutte la commistione con certe sonorità

classiche che hanno elevato Yesterday, For No one e tanti altri

brani oltre il dozzinale, verso il sublime. Suoi, ancora, gli arrangiamenti

per la chitarra in Eleanor Rigby e le parti orchestrali di A Hard

Day’s Night, Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, Magical Mystery

Tour e Yellow Submarine. Risulta arduo confutare il fatto che se tali

dischi sono diventati pietre miliari della musica il merito sia anche

se non soprattutto suo!

C’è un Martin oltre i Beatles, quello che ha firmato l’indimenticabile

esordio solista di Jeff Beck (Blow by Blow – 1975), quello delle collaborazioni

con Ultravox, Kenny Rogers, Dire Straits e Aerosmith;

quello di indimenticabili hit come la colonna sonora bondiana Live

and Let Die (Vivi e lascia morire) o Candle in the Wind nella versione

che Elton John ha inciso in onore della principessa Diana (la prima

versione della canzone era invece dedicata a Marilyn Monroe) e che

(chapeau!) è ancora uno dei singoli musicali più venduti della storia.

Il tutto in punta di piedi, con eleganza e ordine (se n’è andato appena

compiuti i 90 anni), tanto da far dire a George Harrison, in seguito

alla sua domanda se vi fosse qualche cosa che non andava: “Beh, per

cominciare, non mi piace la tua cravatta!”.

Paolo Corciulo

eventi e aneddoti; a cominciare dal momento in cui la EMI (nel

1929) decise di acquistare il complesso residenziale vittoriano

(nove stanze da letto, cinque saloni, due stanze della servitù,

una cella per il vino e un giardino di 1.600 mq) situato al n. 3 di

Abbey Road per trasformarlo nel primo studio di registrazione al

mondo costruito appositamente per questo uso. Tre anni più tardi

(1931), il 12 novembre, Sir Edward Elgar inaugurava gli Studios

suonando con la London Symphony Orchestra nello studio 1,

una delle tre sale di registrazione ricavate utilizzando una parte

del giardino. Per capire di cosa stiamo parlando, considerando

anche il fatto che lo studio 1, lo studio 2 e lo studio 3 sono ancora

attivi, dopo essere scampati ai bombardamenti durante la guerra

(quando ospitarono le famose trasmissioni della BBC), occorrerebbe

calcare con i propri piedi questi studi.

Avendone avuta occasione, vi assicuro che si è trattato di un’esperienza

indimenticabile: dietro al confortevole ingresso su Abbey

Road si nasconde, nelle sue viscere, una sorta di mostro. La

più grande delle sale di registrazione forse non è un hangar in

grado di ospitare un aereo di linea (grande come la sala prove

dell’Auditorium di Roma, dove ho visto registrare Palestrina)

ma certamente qui ci si potrebbe agevolmente giocare una partita

a calciotto (calcio a 7): può contenere orchestre di ben 120

elementi orchestrali!

Subito dopo la seconda guerra mondiale gli Studios fioriscono

in tutto il loro splendore: nel team di ingegneri del suono che

visitano Berlino per studiare gli sviluppi della registrazione magnetica

(che aveva preso piede in Germania proprio durante la

guerra) ci sono anche i tecnici di Abbey Road e le informazioni

ricavate risultano fondamentali per la realizzazione dei nastri

e dei registratori EMI della serie BTR, che rimarranno in uso

negli studi per oltre 25 anni! Poco dopo (1948) l’arrivo del Long

Playing, sviluppato dalla Goldmark (una società del gruppo CBS),

completa la rivoluzione: 33 giri e 1/3 per 23 minuti di musica per

lato. Nel 1950 arriva la registrazione su quattro tracce, sviluppata

sempre dai tecnici EMI. I Beatles ci arrivano nel 1962: è la sera

del 6 giugno quando quattro ragazzotti di Liverpool vengono

accolti per un’audizione; è un favore fatto al loro futuro produttore

e “quinto Beatles” George Martin, già un habitué degli studio.

Studio 1.456 metri quadri di spazio per ospitare orchestre a pieno organico.

SUONO aprile 2016 27


inside

In alto: Lo studio di registrazione più famoso del mondo: lo Studio 2, preferito dagli artisti

per la naturalezza del suo sound. In sala regia la consolle vintage EMI Mk II TG 12345 a 24

canali su 4, con a bordo il compressore che originalmente i tecnici EMI avevano “ispirato”

al Fairchild 660/670 e che nella versione realizzata nel 2001 da Chandler ne riprende le

speciali caratteristiche.

In basso: Dotazione analogica: Studer A80 (24 & 16 tracce da 2 pollici, 8 & 4 tracce da 1

pollice, 4 tracce da 1/2 pollice, 2 tracce da 1/4 e 1/2 pollice) - Studer A810 (2 tracce con

timecode o mono con sync pulse) - Studer A820 (24 tracce da 2 pollici, testina 16 tracce

da 2 pollici, 2 tracce in 1/2 pollice) - Ampex ATR 100 (4 tracce da 1/2 pollice, 3 tracce da

1/2 pollice solo playback).

Tre mesi più tardi John Lennon, Paul McCartney, George Harrison

e Ringo Starr tornano ad Abbey Road per registrare il loro

primo singolo Love Me Do e per i seguenti sette anni il 90%

delle loro registrazioni sarà legato al sound di Abbey Road e, in

particolare, allo studio 2, lo studio dei Beatles, l’unico tutt’ora

orgogliosamente stereo only, dove ancora fa bella mostra di sé

la consolle EMI TG 12345 Mk1 che nel 1968 sostituì (qui e poi

negli altri studi) i mixer a valvole. Era il primo mixer a transistor,

accettava 24 ingressi microfonici ognuno dotato di un limitatore/

compressore (TG 12413) interno e, soprattutto, disponeva di 8

tracce (nel 2004 delle repliche assolutamente fedeli di questo

mixer vennero introdotte negli studio). Con questa “stazione” i

Beatles registrarono nel 1969 il loro ultimo LP, appunto Abbey

Road, e poco più tardi (3 gennaio 1970) il loro ultimo singolo, I

Me Mine, lasciandoci in dono il mito dello studio 2 e del suo

sound.

Sempre sotto la spinta delle necessità del gruppo, il 1968 aveva

già segnato importanti cambiamenti tecnologici negli Studios: il

visionario Sergeant Pepper aveva richiesto di superare le limitazioni

della registrazione a 4 tracce e per l’occasione un sistema

composto dall’unione di due sistemi EMI a 4 tracce (trasformato

in un 8 tracce, venne studiato e poi rapidamente evoluto a 16 e

249) era stato sperimentato, diventando poi il riferimento della

registrazione multitraccia negli Abbey Road.

Se la storia degli Sudios e dei Beatles si intreccia in maniera fitta,

naturalmente esiste anche una storia del “dopo”: nel novembre

1981 un disco registrato qui diventa l’album che avrebbe battuto

tutti i record di permanenza nelle chart di “Billboard”. È un certo

Dark Side Of The Moon, registrato agli Abbey Road nel 1973 da

un gruppo chiamato Pink Floyd: mai sentiti nominare?

Nell’ultimo decennio del secolo appena trascorso avviene il passaggio

al digitale (chissà se, oggi, con qualche rimpianto), testimoniato

dalla lunga fila di “cadaveri analogici” che ho avuto

modo di vedere nei corridoi degli studio e che oggi, forse, sono

stati ricondizionati o venduti a peso d’oro... Sebbene tutte le

sale e anche il mastering siano tuttora attrezzati con Studer e

Ampex, oggi sono nomi come Prism, Genesi, dCS, Genex e Sony

a farla da padrone. “Soprattutto per le colonne sonore, dove

la moltitudine di strumenti ed effetti richiedono preset molto

accurati, usiamo consolle digitali” mi arringa la mia guida “noi

offriamo ogni genere di formato, ogni genere di effetti, sulla

base della richiesta della committenza” prosegue, e quando gli

chiedo quanti e quali microfoni vengano utilizzati risponde con

un laconico “hundreds”, centinaia…

La realizzazione delle colonne sonore per lungo tempo ha rappresentato

il business principale della prima decade del terzo

millennio: inutile dire che gli Abbey Road ne furono dei precursori

a partire dal 1980 quando, grazie a George Lucas (le colonne

sonore di Star Wars ma anche di Superman vennero effettuate in

Inghilterra), avvenne il rilancio della musica per cinema. Molte

delle colonne sonore più famose sono state registrate a Abbey

Road che, grazie al suo studio 1, può accogliere senza fatica grandi

produzioni: I predatori dell’Arca perduta, Batman, Il Signore

degli Anelli, Tomb Raider, Harry Potter…

Abbey Road rimane comunque musica e accanto alle pile di Fairchild,

Urei e BSS di analogica memoria è facile immaginare la

silouette della coppia che cavalcò nei pascoli celesti, di Ringo e

del baronetto e di tutta la lista degli “altri” che hanno registrato

agli Abbey, mica di poco conto: Michael Nyman, Glenn Miller,

Elvis Presley, Cliff Richard, The Drifters, The Shadows, Shirley

Bassey, Queen, Kate Bush, Sting, Ennio Morricone, Trevor Jones

e molti molti altri ancora…

28 SUONO aprile 2016


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della serie Reference Premiere,

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inside

7 note

in TV

di Francesco Bonerba

Mentre il cinema, inseguito dalla minaccia dello streaming, perde quota e si ripara presso i lidi

sicuri delle “idee rifugio” (sequel, prequel e reboot di vecchi kolossal, da Star Wars a Ghostbusters),

il “piccolo schermo” spicca il volo con una vivace iniezione di storie e stili imprevedibili, sorvolando

a più riprese e con sempre maggior interesse il variopinto continente musicale.

Fino a una quindicina di anni fa, prima dell’avvento di

Lost, difficilmente si sarebbe creduto possibile che dalla

televisione potessero arrivare prodotti tanto brillanti da

uguagliare o addirittura superare in qualità e creatività costose

produzioni cinematografiche. E ancora più assurdo sarebbe stato

pensare che blasonati nomi dello star system come – solo per fare

qualche esempio – i registi Martin Scorsese e Steven Soderbergh

o gli attori Sean Bean, John Malkovich, Paul Giamatti, Steve

Buscemi, Colin Farrell e Kevin Bacon potessero “migrare” con

entusiasmo dal grande al piccolo schermo.

Oggi questo scenario è una realtà consolidata le cui fondamenta

risiedono nella rivoluzione tecnologica che ha trasformato

radicalmente i device su cui fruiamo i prodotti audiovisivi: il

binomio TV – cinema si è infatti frammentato in una moltitudine

sempre più ramificata di schermi minori, dallo smartphone al

tablet passando per il computer, ognuno con un suo specifico

pubblico di riferimento e delle proprie peculiarità sulle quali

basare format ad hoc. Se in un primo tempo questa pluralità di

audience e dispositivi era stata ignorata, in forza di vecchi modi

di pensare e una diffusione tecnologica a macchia di leopardo,

adesso non ci sono più scuse e la rivoluzione procede a velocità

spedita, capeggiata da chi ha saputo per primo immaginare

un modello di business vincente. Il riferimento è ovviamente a

Netflix, servizio di streaming on-demand che nel 2013 sconvolse

il mercato producendo la sua prima, rivoluzionaria serie TV,

House of Cards. Rivoluzionaria per almeno tre motivi: prima ad

essere costruita a tavolino analizzando il comportamento e l’indice

di gradimento dei suoi spettatori, prima a uscire “in blocco”

(tutti i 13 episodi sono stati resi disponibili contemporaneamente,

cancellando la consueta uscita a cadenza settimanale in voga sulle

altri emittenti via cavo) e prima a unire due nomi così importanti

come l’attore premio Oscar Kevin Spacey e il regista vincitore del

30 SUONO aprile 2016


Le nuove strade della musica

Mozart in the Jungle

Lanciata nel 2014, si è rivelata la sorpresa delle scorse stagioni

televisive, tanto da conquistare nel 2015 il Golden Globe per la

miglior serie TV Comedy. Il suo “curriculum”, a ben vedere, è di

tutto rispetto: una solida base di partenza – il libro Mozart in the

Jungle: Sex, Drugs, and Classical Music (2005), memorie dell’oboista

Blair Tindall e della sua carriera nella New York Philharmonic; un

terzetto di navigati sceneggiatori – Roman Coppola (The Darjeeling

Limited, Fantastic Mr. Fox), l’attore Jason Schwartzman e il

regista e scrittore di Broadway Alex Timbers; un regista guida

affermato – Paul Weitz (American Pie, American Dreamz, Vi presento

i nostri); un ottimo cast capeggiato dall’attore messicano

Gael García Bernal (I diari della motocicletta, Babel), che veste i

panni del giovane direttore d’orchestra Rodrigo De Souza, interpretazione

liberamente ispirata al direttore della Los Angeles

Philharmonic, il venezuelano Gustavo Dudamel, e già valsa a

García Bernal due Golden Globe consecutivi (nel 2014 e nel 2015).

Mozart in the Jungle, la cui prima stagione è stata trasmessa in

Italia dal 14 luglio 2015 sul canale satellitare Sky Atlantic e in

seconda serata su Sky Arte HD, è un pot-pourri gradevolissimo

e frizzante di musica e soap opera che in trenta minuti affresca

la caotica quotidianità della giovane oboista Hailey Rutledge

(interpretata dall’attrice Lola Kirke) e degli eccentrici musicisti

che le ruotano intorno. Il punto di forza della serie, infatti, sono

proprio i suoi personaggi: oltre a essere tratteggiati con attenzione

e realismo, specie quelli femminili, essi conducono lo spettatore

nel dietro le quinte di una grande orchestra, mostrando

un mondo che sotto meravigliose esibizioni di musica classica

nasconde problemi di bilancio, campagne di comunicazione,

Golden Globe David Fincher (Fight Club, The Social Network,

Gone Girl). L’ardita mossa di Netflix è stata seguita a ruota da

un altro gigante, Amazon, che ha scelto un percorso differente

ma non meno significativo: dal 2013, attraverso la sua divisione

Amazon Studios, ha cominciato a co-produrre film e serie televisive

da distribuire attraverso il suo servizio Amazon Instant

Video. Questo il processo: dopo una rigida selezione operata tra

sceneggiature inviate sul web e altre proposte da professionisti

del settore, l’azienda sceglie, a seconda dello stato di avanzamento

del progetto, se finanziare lo sceneggiatore con 10.000

dollari per lo sviluppo o se investire 55.000 dollari (200.000 per

i film) nella produzione, offrendo ai realizzatori una percentuale

massima del 5% sui ricavi. Si tratta di cifre senz’altro lontane

dai quattro milioni di dollari investiti da Netlix per House of

Cards ma in linea con una strategia volta a minimizzare i rischi

e finalizzare le risorse su progetti piccoli e originali.

Il grande successo di pubblico e critica che la serie Mozart in

the Jungle ha riscosso e quello che prevediamo riscuoterà Vinyl

(vedi box), si iscrive all’interno di uno scenario molto più ampio

nel quale il mondo della musica, ricchissimo contenitore di storie

finora poco o mal utilizzato dal piccolo schermo, viene finalmente

valorizzato appieno dall’ubiquo e poliedrico format seriale 2.0.

A differenza del cinema, infatti, la cui esistenza è subordinata a

dissidi tra orchestrali, difficoltà personali e sregolatezze varie.

Con leggerezza e molto humour Mozart in the Jungle avvicina un

pubblico generalista alla vita dei musicisti e alla loro arte, proponendo

una soundtrack ricchissima di autori classici (da Beethoven

a Mahler passando per Telemann, Bizet, Bellini, Mendelssohn,

Haydn e tanti altri) e contemporanei. Questo incontro / scontro

tra “passato” e “presente”, che fa da fil rouge all’intera serie e alle

vicende dei suoi protagonisti, è incarnato alla perfezione anche

dal brano che introduce ogni episodio, Lisztomania, adattamento

realizzato dal compositore Roger Neill sulla base dell’omonima

canzone dei Phoenix.

F.B.

investimenti produttivi e distributivi ingenti e, di conseguenza,

alla necessità di un ritorno economico che può condizionarne i

contenuti, le serie TV odierne possono permettersi il lusso di osare

e perfino fallire, di sperimentare piste nuove andando incontro

alle esigenze delle nicchie, ora più raggiungibili; quando questi

esperimenti hanno successo, si pensi ai casi di Game of Thrones

o The Big Bang Theory, le nicchie possono trasformarsi in masse.

Non è affatto escluso, anzi è sempre più probabile, che questo

processo coinvolga a breve anche i prodotti a tema musicale. Lo

dimostra l’insistenza con cui negli ultimi quattro anni alcuni tra

i più importanti network televisivi americani hanno percorso

questa strada, proponendo al pubblico serie TV di alta qualità.

Eccone alcune: Nashville (ABC, 2012), storia di rivalità tra due

cantanti di musica country, la quarantenne Rayna Jaymes (Connie

Britton) e l’adolescente Juliette Barnes (Hayden Panettiere);

Foo Fighters: Sonic Highways (HBO, 2014), documentario

miniserie di otto episodi diretti dal musicista Dave Grohl (ex

Nirvana, ora frontman dei Foo Fighters) nei quali il gruppo,

contemporaneamente al lavoro sull’album Sonic Highways (RCA

Records, 2014), esplora la musica americana dal punto di vista

di otto differenti città, lasciandosi influenzare dalle leggende

locali e dai racconti della gente; Empire (Fox, 2015), creata dal

regista Lee Louis Daniels (Precious, The Butler) e dall’attore e

SUONO aprile 2016 31


inside

I protagonisti di Roadies

Una scena da The Get Down

sceneggiatore Danny Strong, incentrata sulle vicende di Lucious

Lyon (Terrence Howard), fondatore di una grande etichetta di

hip-hop, e della sua famiglia, destinata a subentrargli alla guida

dell’azienda a causa di una malattia; Vinyl (HBO, 2016 - vedi

box); Roadies (Showtime, 2016), sguardo insolito sul team addetto

all’organizzazione dei concerti di una famosa rock band

creato dall’affermato regista cinematografico Cameron Crowe

(Jerry Maguire, Quasi famosi, Vanilla Sky, Elizabethtown); e,

per concludere in bellezza, The Get Down (Netflix, 2016), musical

drama in cui la nascita dell’hip-hop, del punk e della disco

vengono esplorate attraverso le vite di un gruppo di adolescenti

che vivono nel Bronx; dirige il regista Baz Luhrmann (Romeo

+ Juliet, Moulin Rouge!, Australia e Il grande Gatsby), che al

concept di questa serie ha lavorato per ben dieci anni.

Insomma, ce n’è per tutti i gusti. Abbandonati gli schemi classici

e trascinato giocoforza in nuove modalità di fruizione, il piccolo

schermo scommette sul suo “Rodrigo De Souza”, la musica, con la

promessa implicita di coinvolgere un pubblico di vecchi e soprattutto

nuovi appassionati. Che lo spettacolo, dunque, prosegua.

Musica, Maestro!

32 SUONO aprile 2016


Le nuove strade della musica

I protagonisti di Vinyl

Vinyl

Duro, come può essere duro un lavoro di Scorsese, come sono stati duri

gli anni Settanta, com’è dura e diretta e la realtà che la serie TV Vinyl ci

presenta nelle sue dieci puntate in onda dal 10 febbraio su Sky Atlantic

HD. Negli Stati Uniti la serie viene trasmessa da HBO e già questo ci mette

sull’avviso di temi forti e stile deciso. Un lavoro a tre mani: Martin Scorsese,

che cura l’aspetto cinematografico (sempre molto elevato), Mick Jagger,

perfetto consulente musicale (chi più di lui!), e Terence Winter, ideatore

e produttore esecutivo della serie, già autore de I Soprano e creatore di

Boardwalk Empire.

New York, anni ’70: il culmine di quella

generazione di sex, drugs and rock ‘n’

roll, quella che ha visto nascere dei veri

e propri fiori di rara bellezza per quanto

riguarda la musica ma, allo stesso tempo

e per gli stessi motivi, ha portato al limite

il lato oscuro della musica. Vinyl racconta

quegli anni da “dentro”, con gli occhi di

musicisti e di chi ha lavorato in quel settore;

racconta, senza nascondere troppo

Martin Scorsese e Mick Jagger

i riferimenti reali, la vita delle star di quel

momento (Led Zeppelin e Wharol su tutti), quasi in formato docu-film. La

realtà dei fatti e il genio di Scorsese mettono in mostra un mondo duro

dove musica e malavita si incontrano e nel quale la droga è un elemento

sempre presente e spesso determinante. La storia su cui tutto si innesta

è quella di Richie Finestra (interpretato da Bobby Cannavale, già visto

in Will & Grace e Boardwalk Empire), produttore discografico che cerca

di rilanciare la propria etichetta discografica grazie alla band Nasty Bits,

quella in cui suona realmente James Jagger, figlio di Mick.

La storia descrive il cambiamento della società e del mondo musicale

attraverso le vicende di Richie Finestra, facendoci riscoprire la nascita del

punk, gli anni della disco-music e l’arrivo dell’hip-hop. Una serie così focalizzata

sulla musica non poteva che avere una colonna sonora adeguata,

un viaggio altrettanto radicale all’interno del mondo delle sette note, dei

vari generi musicali toccati e approfonditi nel corso delle dieci puntate

della serie. Atlantic Records e Warner Bros Records hanno realizzato la

soundtrack di Vinyl in modo per certi versi anomalo, seguendo la programmazione

televisiva. Prima della messa in onda è stato pubblicato (in

CD, download digitale e naturalmente in vinile) Vinyl: music from the HBO

Original Series – Volume 1. Qui troviamo, tra le altre,

anche la canzone originale Rotten Apple, composta

da James Jagger con il padre Mick, Luis Felber

e James Dunson ed eseguita dai Nasty Bits. Tra i

brani inediti di questa uscita anche No Good dei

Kaleo (la traccia che si ascolta nel trailer della serie)

e Sugar Daddy, il tema principale della serie composto

ed eseguito da Sturgill Simpson, nominato

ai Grammy Awards. Completano la lista tanti altri

classici del periodo. Ogni venerdì viene pubblicato

un EP digitale con la musica della puntata in onda

il lunedì successivo; queste uscite contengono sia

brani originali (scritti per la serie) che classici di catalogo legati al periodo

preso in esame dalla serie. Tra gli artisti che hanno contribuito alle registrazioni

Charlie Wilson, Iggy Pop, Chris Cornell, Julian Casablancas, Charli

XCX, Jesse J, Nate Ruess, Royal Blood, Jess Glynne, Trey Songz, The Arcs,

DJ Cassidy, Alex Newell e molti altri. Venerdì 15 aprile sarà rilasciato Vinyl:

music from the HBO Original Series – Finale, disponibile sia su supporto che

in download digitale e in tutti i servizi streaming, in concomitanza con

l’ultimo episodio della stagione in onda lunedì 18 aprile.

V.M.

SUONO aprile 2016 33


inside

di Antonio Gaudino

La musica,

la mia vita

In attesa del suo (quasi) segretissimo progetto previsto per il 2017, il trombettista Luca Aquino

fa un bilancio della sua carriera lampo, iniziata a vent’anni, da autodidatta, dopo aver seguito

dei seminari di Paolo Fresu…

Luca Aquino sta per cimentarsi in un’impresa musicale che

coinvolge anche lo sport e, più precisamente, la bicicletta:

sulle due ruote, armato di tromba, percorrendo chilometri

con altri musicisti a sorpresa, viaggerà da Benevento fino all’estremo

Capo Nord. Prima che tutto ciò accada,proviamo a tracciare

per sommi capi il percorso di questo musicista che sfugge a una

precisa catalogazione. Partiamo, naturalmente, dall’inizio: nato a

Benevento, classe ’74, laureato in economia, di mestiere trombettista;

questo in sintesi. Dopo due album per la Universal, Sopra le

nuvole (2008) e Lunaria (2009), con cui vince il Winner Of The

Top Jazz Award 2009 come miglior trombettista e flicornista, e la

parentesi di Amam, registrato nell’antico bagno turco di Skopje in

Macedonia, per Aquino arriva l’ermetica e geniale opera Icaro solo

(2010). In seguito approda a Chiaro, che lo porta all’attenzione

del grande pubblico parigino, chiudendo il primo tempo della

sua carriera con il geniale e inatteso OverDoors, un omaggio alla

musica dei Doors e a Jim Morrison, vecchi miti giovanili mai dimenticati.

Gli ultimi lavori sono prodotti dall’etichetta Tùk Music

di Paolo Fresu, suo maestro nei seminari di Nuoro e Benevento.

La sensazione che si ha ascoltando i suoi album è che

rifuggano tutte le definizioni di genere – jazz, fusion,

world, etnico – rientrando solo in quella che potrebbe

definirsi… “Aquino music”. Come spiega questa esigenza

di non legarsi mai a qualcosa di definito ma di esplorare

sempre qualcosa di nuovo?

Lusingato. Dopo l’album in solo tromba ho compreso appieno

l’importanza del suono, attraverso cui esplorare i vari territori

34 SUONO aprile 2016


INTERVISTA LUCA AQUINO

musicali, qualunque essi siano. Provo sempre a evitare i pattern

e abitudini, m’incanta la natura.

Che rapporto ha con Paolo Fresu? Come lo vedeva prima

di conoscerlo e iniziare a collaborare con lui?

Ho incontrato Paolo durante un seminario nella mia città, Benevento,

per poi seguire le sue note durante i suoi concerti e i

seminari nuoresi. È un trombettista che narra storie e una persona

seria e sensibile. Poi è diventato mio amico e produttore,

che fortuna eh?!

Bella fortuna, non c’è dubbio. Le ha dato consigli per gli

album realizzati per la Tŭk o le ha lasciato carta bianca?

Tela bianca, indicandomi qualche colore, rilevatosi poi vincente.

Quali sono i musicisti italiani che preferisce e ammira?

Oltre Paolo, tra i trombettisti adoro Enrico Rava per la sua urgenza

espressiva. Poi seguo tanto la musica visionaria di Gianluca

Petrella, il sax di Bearzatti e Michele Rabbia e Giovanni Guidi,

con i quali ho un nuovo trio. Ci sono tanti altri musicisti validi e

qualcuno con idee interessanti.

Quando ha iniziato a suonare e quando ha compreso che

la musica sarebbe stata la sua vita?

Ho cominciato a soffiare a vent’anni e, dopo un po’, ho capito di

dovermi impegnare e far della mia passione il mio lavoro. E la

mia vita.

Il disco che ama di più?

Amo molto It’s Mostly Residual di Cuong Vu, pubblicato in Italia

dall’Auand di Marco Valente. Ma di sicuro Fascinoma di Jon Hassell

è il mio preferito, senza riserve.

Quale trombettista preferisce di più in assoluto?

Oggi Arve Henriksen. Ieri, mi sembra, Jon Hassell. L’altro ieri, di

mattina Distante e di sera Stańko. Ci sono tanti trombettisti bravi.

Erik Truffaz dal vivo ha un suono commovente.

Molti concordano nel ritenere che il jazz sia, sin dalla sua

nascita, in un’evoluzione costante che mai si arresterà. Lei

come definirebbe Icaro Solo, terza delle sue sette opere?

Icaro solo è il sogno che molti hanno lasciato nel cassetto. Sono stato

fortunato ad aver osato perché ho avuto in seguito la possibilità di

comprendere i miei limiti e affezionarmici.

Ci parli di Chiaro e, soprattutto, della collaborazione con

Lucio Dalla che canta Le Mer di Trenet. Com’è nato questo

incontro e che ricordo ne custodisce a distanza di tempo?

Lucio era un’artista completo, in grado di suonare sia jazz tradizionale

che avanguardia. In Chiaro ha cantato in francese, per la prima

volta nella sua vita, e non dimenticherò mai la sua adrenalina nel

collaborare con un giovincello come me.

Che rapporto ha con l’Arte in genere: pittura, cinema,

fotografia?

SUONO aprile 2016 35


inside

foto Antonio Armentano

Da qualche anno mi sono avvicinato al mondo dell’arte contemporanea

e le esperienze alla biennale di Venezia sono state

formative e avvincenti. È fondamentale non concentrarsi solo

sulla musica per crescere e cambiare. Amo gli esploratori come

Umberto Nobile, Amundsen, Walter Bonatti. Hai mai visto i suoi

scatti fotografici?

Che cosa significa per lei suonare la tromba? Come definirebbe

questo gesto quotidiano?

L’importante è toglierla dalla custodia appena entri in casa. Da

un anno studio lo strumento come prima, ascolto tanta musica

e m’informo sulle nuove sonorità scandinave. Le mie preferite.

Con quali musicisti le piacerebbe collaborare in futuro?

Radiohead.

Un giorno John McLaughlin, in un’intervista pubblicata

su SUONO, mi disse: “Non esistono generi nella musica,

i generi sono qualcosa che hanno inventato i discografici;

ciò che si suona è ciò che si sente

in quel momento e non ha un nome”.

Lei cosa ne pensa?

“Quel che si suona in quel momento” necessita

di un packaging, altrimenti ammuffisce.

È per questo che esistono i discografici,

intelligenti e non.

quali Unesco, il Petra Development and Tourism Authority e Talal-

Abu Ghazaleh, che sostiene l’orchestra nazionale giordana con

amore e forza. Le mie musiche sono state arrangiate, per l’occasione,

dal flautista Sergio Casale. Sergio spazia dalla musica classica

al jazz e conosce bene il mondo dell’elettronica. L’ensemble

ha come ospite il fisarmonicista Carmine Ioanna ed è composto

dall’oboeista Laurentiu Baciu, dal contrabbassista Basem Aljaber,

dal violista Vartan Petrosyan, dal percussionista di New Orleans

Brad Broomfield e dalla violinista Anna Matuszczak. L’oboeista

è un personaggio da fumetto, un poeta visionario che racconta

barzellette in perfetto italiano.

Ha inciso con la label di Paolo Fresu, anche suo produttore,

e da anni è presente all’Expo Jazz di Cagliari e ai seminari

organizzati a Nuoro, sempre in compagnia di Fresu.

Sembra avere un rapporto speciale con la Sardegna: cosa

le piace di questa terra e cosa la porta a essere spesso lì?

Il mio primo seminario, il primo album, il mio primo concerto

importante. Tutto in Sardegna. È un’isola che amo, dal Poetto

alla Maddalena. Il popolo sardo è cordiale ma di

carattere simile a quello dei sanniti.

Qual è la peculiarità del suo festival Riverberi

a Benevento?

I luoghi destinati ai concerti, sempre caratterizzati da riverberi

naturali.

Un progetto futuro che pensa e spera di realizzare.

Ho appena realizzato un sogno, registrando un nuovo album nel

sito archeologico di Petra, in Giordania, sposando una causa importante,

promossa dalla campagna dell’Unesco #UNITE4HERI-

TAGE, iniziativa di sensibilizzazione internazionale per la salvaguardia

del patrimonio culturale dai crimini di tipo terroristico.

Fondamentale, per la registrazione, la collaborazione con partner

36 SUONO aprile 2016


inside

di Daniele Camerlengo

Quando la musica

gira bene

Una personalità artistica che vive della seduzione della sua curiosità musicale, quella di Marco Fior.

Un sogno coltivato fin dall’adolescenza, stimolato dal fascino per i suoi eroi musicali e realizzato grazie

all’incontro di anime aperte al suo linguaggio forte.

Il trombettista, compositore e direttore d’orchestra racconta della

sua musica, delle sue esperienze e divagazioni mondane ma, soprattutto,

della prorompente esperienza dell’Avant Orchestra e

dell’ultimo lavoro discografico dedicato a chi spende la propria vita per

un ideale condiviso di libertà e giustizia.

Come ti sei avvicinato al meraviglioso mondo delle orchestre

di jazz?

Ho iniziato a suonare nelle big band fin da adolescente, ed è un mondo

che mi ha sempre affascinato. In quel contesto ho imparato a leggere,

a improvvisare e soprattutto a imparare, ascoltando e confrontandomi

con quelli più esperti di me: penso che la big band sia, da questo punto

di vista, un importantissimo laboratorio di esperienze formative. Non a

caso ci sono passati o arrivano da lì tutti i più grandi della musica jazz:

Miles, Dizzy, Bird...

Quali sono gli ascolti che hanno affascinato la tua giovinezza?

Uno dei primi ascolti che mi ha stregato è stato il Miles elettrico; in

seguito sono andato a ritroso fino a Birth of the cool. Mi sono sempre

piaciuti molto i nostri trombettisti: Boltro, Rava, Fresu, che ho seguito

tantissimo dal vivo; e poi, senz’altro, in un ambito diverso, mi hanno

influenzato moltissimo anche gli Earth, Wind & Fire e Prince.

Cosa reputi fondamentale per la crescita accademica di un

musicista e cosa obsoleto?

Passione, perseveranza, personalità e orecchie sempre aperte a tutto ciò

che ci succede intorno: cercare sempre di apprendere dai colleghi, non

smettere mai di ascoltare, essere continuamente curiosi, sperimentare.

E lo studio, certo, che dev’essere costante. Come in qualsiasi altro campo

trovo insopportabile, sia nella preparazione che nella resa, il nozionismo

fine a sé stesso.

Qual è il tuo eroe musicale preferito?

Eroi musicali tantissimi! Dovendo indicarne uno in particolare mi piace

sempre citare, anche nelle lezioni che tengo di arrangiamento e composizione,

il grandissimo Quincy Jones, trombettista di prim’ordine (con

Lionel Hampton, insieme a Clifford Brown), arrangiatore, compositore,

produttore (ricordo il trittico di Jackson, Thriller, Off the wall e Bad),

intellettuale a tutto tondo.

Come nascono i tuoi arrangiamenti?

Dalle esperienze che ho vissuto, sia come musicista che come direttore

d’orchestra e ascoltatore... parto da un’idea forte e ci sviluppo attorno

ciò che serve. Può essere un ritmo, una melodia, una serie di accordi,

una sonorità.

38 SUONO aprile 2016


xxx xxx

Let Ring è la tua ultima esperienza discografica realizzata

assieme alla Avant Orchestra. Come nasce questo collettivo

e quali anime della storia del jazz hai voluto far “risuonare”?

La Avant Orchestra è nata circa 10 anni fa da un gruppo di musicisti

dell’area milanese che, dopo aver maturato molteplici esperienze in

varie big band, ha sentito la necessità di formarne una propria. Non ho

pensato a quali anime far risuonare. Ho pensato di mettere a frutto le

mie idee in maniera personale, grazie anche agli importanti musicisti

dell’orchestra, e sicuramente quelle anime sono saltate fuori... non rimane

che ascoltarlo!

Dal punto di vista della musica, della cultura e delle arti, l’Italia

ha intrapreso la giusta strada per una nuova rinascita?

Non penso proprio… a livello istituzionale l’Italia è uno tra i Paesi che

destinano meno alla cultura, le società (senza far nomi) che dovrebbero

aiutare le iniziative musicali la mortificano ogni giorno; il capitale intellettuale,

e mi riferisco in generale anche alle imprese, non è assolutamente

valorizzato. Ci salva per fortuna una parte di pubblico che ha bisogno di

sentire e ascoltare le novità che ci sono in giro.

Qual è l’insegnamento più importante che trasmetti ai

tuoi allievi?

Studiare seriamente, approfondire, ascoltare e analizzare la musica e

cercare di entrare nella testa del compositore o musicista, chiedersi cosa

abbia voluto esprimere e come sia riuscito a farlo. Fiducia in se stessi e

possibilmente divertirsi suonando.

In una tua playlist quali brani o compositori non mancherebbero

mai?

Molto difficile fare una scelta… Donald Byrd per il magnifico suono di

tromba, qualsiasi cosa di Duke, Stravinsky, qualsiasi melodia cantata

da Maurice White degli Earth, Wind & Fire (recentemente scomparso).

Qual è il tuo pensiero riguardo la musica liquida?

Può essere un’opportunità, senza ombra di dubbio, ma con un’offerta

così ampia e “facile” c’è il rischio di una dispersione delle proposte e di

un approccio superficiale all’opera di un artista.

C’è un aneddoto della tua carriera che ricordi con molto

piacere?

Non ne ho uno in particolare, nel senso che ce ne sono moltissimi: tutte

le volte che la musica gira bene, che l’interplay funziona, che si sviluppa

un bel clima tra i musicisti, e poi i tantissimi momenti extramusicali, di

condivisione, di viaggi, di grandi mangiate e bevute.

Hai dedicato Let Ring al comandante Giovanni Pesce e a tutti

i patrioti che spendono vite e sogni per la loro patria. Oggi chi

sono i veri patrioti del nostro Paese?

In tempi e in condizioni molto diverse, i patrioti per me son sempre gli

stessi: quelli che si spendono per il bene collettivo e perseguono un’ideale

di giustizia condivisa e allargata. Penso ai ragazzi di Libera, che

ci ricordano quotidianamente cosa significhi il coraggio, o ai pescatori

di Lampedusa, che forniscono al Paese una grande lezione di umanità

e solidarietà.

Come nascono le tue composizioni?

In parte penso di avere già risposto sopra; aggiungo anche dai molteplici

ascolti che mi capita di avere, da una semplice idea che scrivo e sviluppo

nel tempo.

Sei l’ideatore del Tastin’Jazz Festival, primo festival jazz-bio

della Lombardia. Raccontaci questa esperienza.

Il Tastin’ Jazz Festival è nato con l’idea di coniugare la buona musica con

il buon cibo: al Tastin’ tutto è rigorosamente bio: cibo, vini, birra, torte e

musicisti. Esperienza entusiasmante, l’anno scorso (per la prima volta a

Milano, all’interno della Fonderia Livellara) abbiamo avuto un riscontro

di pubblico notevole. Ora stiamo lavorando con grande impegno alla

quarta edizione, cercando di mantenere alto il livello qualitativo.

Cosa vuol dire dirigere?

Per me vuol dire trasmettere la mia idea musicale e allo stesso tempo

raccogliere le impressioni dei grandi musicisti che mi trovo a dirigere.

Nella tua collezione di vinili quali custodisci gelosamente?

Sarò ripetitivo: quelli di Duke, Miles e degli Earth, Wind & Fire.

Descrivici il tuo rapporto con le arti.

Direi ottimo! E non potrebbe essere altrimenti, visto che ho sposato

un’insegnante di lettere! Adoro leggere, soprattutto autori italiani: Fenoglio,

Calvino, Pavese, Chiara. Ho amato parecchio anche Dostoevskij

e tra i contemporanei mi piace molto Coe. Un’altra grande passione è

la fotografia (al Tastin’, e non è un caso, ospito mostre fotografiche di

artisti emergenti: credo molto nella contaminazione delle arti). Infine,

adoro la pittura, a breve andrò a vedere la mostra dei Dadaisti a Zurigo.

Le prossime performances della Avant Orchestra?

Un po’ di concerti già fissati in estate; d’inverno la nostra attività si ferma,

a Milano le occasioni non sono tante e i locali non garantiscono dei

trattamenti dignitosi, così ne approfittiamo per portare avanti le nostre

attività solistiche. Per quanto mi riguarda a breve uscirà il primo disco di

Tito Mangialajo Rantzer a cui ho collaborato; un grande artista che stimo

moltissimo e anche il primo disco della big band di Angiolo Tarocchi,

bravissimo compositore e arrangiatore di Milano.

SUONO aprile 2016 39


inside remastered da SUONO 473 – FEBBRAIO 2013

di Agostino Bistarelli

Un ponte

tra due mondi

Analogico e digitale, anche se distanti anni luce uno dall’altro, fanno parte, al netto di inutili e

spesso sterili diatribe, di uno stesso universo che offre oggi un’inaspettata commistione fra i

due, aperta a interessanti prospettive...

Tra USB e vinile pochi sono i punti in comune, o almeno lo erano

fino a quando, poco tempo fa, abbiamo visto una porta USB sul

pannello posteriore di un giradischi, messa lì a mo’ di ponte

tra due mondi prima separati fin oltre il ragionevole. Una porta che

significa una sola cosa, per semplificare al massimo: traferire il segnale

del giradischi in un computer. In un momento come questo, nel quale

stiamo vivendo l’incredibile nuova di giovinezza del mondo del vinile in

genere (di dimensioni così straordinarie da far parlare di vera e propria

ri-nascita), questo mix USB-analogico rappresenta la massima sintesi

pratica, magari accettata da pochi ma in grado di aprire una “porta di

comunicazione” importante tra vecchi e nuovi utenti, tra la sacralità di

vecchie abitudine e la straordinaria comodità di quelle attuali. Il significato

tecnico della USB sul giradischi è facilmente intuibile: il segnale

viene convertito internamente al giradischi e quindi reso disponibile in

forma digitale per il trasferimento al computer. In questo caso prima

della conversione è necessaria la fase di innalzamento del segnale a livello

linea, ovvero oltre al DAC (anzi all’ADC) l’elettronica integrata presenta

anche un pre-phono. Facile intuire che, avendo a che fare nella maggior

parte dei casi con giradischi da poche centinaia di euro, tutta questa

sezione elettronica integrata non possa che subire questo contenimento

dei costi e, quindi, delle poche risorse a disposizione. Diverse, infatti,

sono le limitazioni a cui si va incontro, le più rilevanti delle quali sono

l’impossibilità di intervenire sul carico, sull’ottimizzazione della testina e

sulla fase di conversione A/D (generalmente fissa a 16 bit / 44-48 kHz in

uscita). Ma allora che senso ha il giradischi con porta USB? Tecnicamente

il livello attuale è, inutile nasconderlo, ancora basso, così come lo sono i

Teac TN-300

L’aspetto quasi lussuoso

del Teac TN-300 richiama,

per finitura della base

(in MDF), essenze di legno

pregiate (sono previste versioni

anche con colori piatti

laccati), mentre alcuni elementi

a vista in alluminio pieno utilizzato per il

piatto e per i due selettori per l’accensione/spegnimento

e la scelta della velocità (33/45) confermano l’alta qualità del dispositivo. Il

perno è in acciaio con sede in bronzo, la trazione a cinghia. Il braccio è da 8,8 pollici

con una Audio-Tecnica AT95E in dotazione (peso della testina tra 3,6 e 6,6 grammi)

e porta testina in alluminio removibile. Dai connettori RCA posteriori possiamo

attingere il segnale già in formato linea (120 mV) o phono (4.5 mV) per utilizzare

un pre-phono esterno. L’altra connessione disponibile è la USB con segnale digitale

PCM a 16 bit / 48 kHz che utilizza una sezione di conversione BurrBrown.

Giradischi Teac TN-300

Prezzo: € 399,00

Dimensioni: 42x11,9x34,1cm (lxaxp)

Peso: 4,8 kg

Distributore: Exhibo S.p.A.

Via Leonardo da Vinci, 6

20854 Vedano al Lambro (MB)

Tel. 039 4984.1

www.exhibo.it

Tipo: completo di testina Telaio: rigido in MDF su piedini morbidi in alluminio

e gomma Trasmissione: a cinghia Piatto: alluminio pressofuso a elevata inerzia

e tappetino in gomma Velocità (RPM): 33 e 1/3, 45 Braccio: dritto, bilanciato

dinamicamente, shell rimovibile, contrappeso in alluminio e antiskating Alzabraccio:

manuale Wow & Flutter (%): 0,2 Rumble (dB): 60 Note: finitura nera,

rossa, ciliegio o bianca. Fonorilevatore montato di serie MM Audio Technica AT95E.

Scheda Phono MM e convertitore A/D 48 kHz / 16 bit interni. Uscite analogiche

linea e Phono MM, digitale USB. Coperchio incluso.

40 SUONO aprile 2016


USB e vINILE

Audio Technica AT-LP5

Impostazione tecnica ed

estetica di tipo pro per l’AT-

LP di Audio-Technica che riflette

quelli che sono gli elementi

più tipici dell’azienda

in riferimento al mondo delle

discoteche e dell’uso heavy dei suoi prodotti. Quindi trazione diretta, base in

metallo a elevata massa con braccio a J. È presente il selettore per la velocità 33/45

giri e i quattro grandi piedi sono regolabili singolarmente. In dotazione quello che

è un classico, per questo tipo di giradischi, della stessa Audio-Technica: la testina

MM AT95EX. Il piatto è in alluminio pressofuso con tappetino in gomma da 5

mm di spessore. Tripletta di uscite: linea a 150 mV; phono a 4 mV e USB a 16 bit

selezionabile tra 44.1 e 48 kHz.

Giradischi Audio-Technica AT-LP5

Prezzo: € 520,00

Dimensioni: 45 x 15 x 35cm (lxaxp)

Peso: 10,5 kg

Distributore: MPI

Via De Amicis, 10/12

20010 Cornaredo (MI)

Tel. 02.936.11.01 – Fax 02.93.56.23.36

www.mpielectronic.com

Tipo: completo di testina Telaio: rigido Trasmissione: diretta Piatto: alluminio

pressofuso Velocità (RPM): 33/45 Braccio: a J Wow & Flutter (%): 0,2 Rumble

(dB): 50 Note: Testina MM AT95EX in dotazione; pre-phono integrato; uscita USB;

software Audacity incluso. In dotazione: contrappeso regolabile, adattatore per

45 rpm, strumenti per allineare la testina e regolare l’overhang, cavo di alimentazione,

rca e USB.

costi degli apparecchi coinvolti. Va segnalato, però, che già si affaccia una

generazione nuova di prodotti 2.0: Sony, con il suo PS-HX500, giradischi

solo annunciato e ancora non ufficialmente in commercio, sembra in

grado di portare il livello della conversione A/D a livelli HD (WAV a 24

bit / 192 kHz e, soprattutto, in DSD nativo a 5,5 MHz).

Apparecchi di questo tipo, inoltre, potrebbero essere il punto di partenza

per sviluppare un settore o per dar vita a un’ulteriore nicchia all’interno

del mondo audio, quella del riversamento in digitale home-made. Magari

a qualcuno capiterà di cominciare con uno di questi giradischi da 200

euro e poi prenderci gusto: comincia a tirare su una catena che parte da

un giradischi di fascia alta, gli affianca una sezione di conversione A/D

e in un attimo si diventa, almeno in via teorica, “tecnici del suono”… del

fine-settimana! Comunque sia, questa soluzione va considerata soprattutto

come una “palestra” per i nuovi appassionati (e uno stimolo per i

“vecchi”), che vogliono provare a mettere mano alla discoteca del padre

per portare sul proprio computer / tablet / smartphone qualche classico.

Anche nel caso dei giradischi con uscita USB, ancora prima del loro livello

tecnico in assoluto, è stimolante l’aspetto delle diverse funzioni riunite

in un solo telaio. Una bella scelta per chi, per diverse esigenze, non vuole

avere troppi “cosi” in giro per casa ma allo stesso tempo non vuole fare

a meno della propria musica.

Le domande chiave di fronte al concetto di registrazione personale di un

disco o meglio di “copia” personale di un contenuto musicale sono, in

generale, molte e di natura estremamente diversa una dall’altra; quasi

in tutti i contesti, però, una prevale su tutte: la qualità! Qualità non

intesa in senso audiofilo ma messa in relazione all’effettivo utilizzo che

si vuol fare della “copia” personale. Questo in passato ha rappresentato

un cosmo di soluzioni, ottimizzazioni e risultati che dipendevano dalla

catena e dalla mano di chi si cimentava in un’esperienza del genere. Una

miriade di leggende metropolitane ha preso vita dai risultati “altalenanti”

e del tutto imprevedibili e irripetibili (oltre che di scarsissima qualità) a

seguito di riversamenti effettuati da vinile a nastro magnetico. In alcuni

casi (ancora oggi alcuni sostengono tesi strampalate ma che celano fondi

di verità, costituendo un’ottima occasione di approfondimento) la copia

poteva rivelarsi migliore dell’originale; si tratta di casi, però, sempre

smentiti dai fatti per la più comune delle ragioni: non è la copia a essere

migliore ma la sinergia della catena che “riproduce” la copia stessa! Prima

della rivoluzione digitale una copia poteva essere inferiore o al massimo

molto, molto simile all’originale; oggi, nonostante l’incalzante crescita di

luoghi comuni riguardo il digitale (grazie al film Matrix si è più portati

a credere che un folletto abiti nei meandri di un computer invece che

dentro i solchi di un vinile: povero folletto in ambo i casi!), si è accettato

almeno un fatto inopinabile: Il contenuto digitale ha scardinato

nel profondo il concetto di copia.

Anche dopo un trasferimento si tratta quasi sempre di uno “sdoppiamento”

dell’originale! Eppure sono sempre più frequenti gli esempi

che affiorano dalle convinzioni di un tempo in cui la “copia” si rivelava

migliore all’originale. La cosa più sensata da affermare è che ci troviamo

di fronte a un nuovo e più inquietante interrogativo che fa traballare il

concetto stesso di originale e, all’atto pratico, si traduce in metodi e procedure

che consentono oggi di utilizzare al meglio tantissimi strumenti

che in passato neanche eravamo in grado di sognare: d’altronde, non è

così anche per “l’originale” stesso che ci consente oggi di trovarci in una

condizione molto simile a quella di chi ha effettuato il master in sala di

registrazione?

Torniamo quindi sul concetto di copia personale per tentare un altro tipo

di approccio: quali sono i motivi più “elevati” per farsi una copia? Tralasciando

ogni aspetto che leda questioni etiche e legali (non vogliamo in

alcun modo nemmeno sfiorare questo argomento che esula dal contesto

generale di qualità, anzi, se proprio dobbiamo esprimere un giudizio in

merito, ogni azione per la difesa, sacrosanta, del diritto d’autore, fino ad

Elipson Alpha 100

Giradischi essenziale nella

forma e negli elementi che

lo compongono, l’Alpha

100 di Elipson è destinato

a un pubblico che desidera

prodotti subito funzionanti,

senza troppe complicazioni,

belli da vedere e facili da abbinare

al resto della propria collezione di musica. Oltre alla versione base, l’Alpha

100 è disponibile anche con pre-phono integrato, per avere direttamente un’uscita

linea sul retro, e in versione con porta USB e trasmettitore Bluetooth. Una soluzione

che lo traghetta dalla sua essenza tipicamente analogica al dialogo con il resto

dei prodotti digitali di una casa moderna. In evidenza la sospensione elastica del

motore, per abbattere le possibili vibrazioni trasmesse al resto del telaio; l’antiskating

è realizzato con sistema a torsione regolato da una ghiera manuale, il

perno in bronzo con scanalature su tutto il corpo.

Giradischi Elipson Alpha 100

Prezzo: € 329,00

Dimensioni: 45 x 15 x 35cm (lxaxp)

Peso: 1 kg

Distributore: Hifight S.r.l.

Via Enrico Fermi, 20/2

35030 Rubano (PD)

Tel. 049.7450108 – Fax 049.7450109

www.hifight.it

Tipo: completo di testina Telaio: rigido Trasmissione: cinghia Piatto: acciaio

pressato con Low Resonance Treatment Velocità (RPM): 33 - 45 Braccio: dritto

Note: Controllo elettronico velocità. Cappa inclusa. Tappetino in feltro. Cavi

RCA inclusi. Finitura Nero Opaco. Testina integrata: Ortofon OM10. Disponibile con

pre-phono integrato a 449 euro. Disponibile in con USB e Bluetooth a 559 euro.

SUONO aprile 2016 41


inside

A to D: il breviario

Il piatto, il giradischi, la tipologia di trazione (cinghia o diretta), il tipo di isolamento

della base, il braccio e le testine abbinabili sono tutti parametri che si possono

valutare con i “sacri” criteri audiofili: problematiche di tracciamento, rumore,

isolamento dalle vibrazioni del piano d’appoggio e delle parti in movimento hanno

un notevole impatto sulla qualità del segnale in uscita. C’è da considerare, però, un

fattore “collaterale” che ha un impatto maggiore sui costi di produzione e minore

sulla qualità del segnale: durante un ascolto domestico ad alto volume oppure

durante un dj-set l’isolamento dalle vibrazioni è un fattore determinante. Durante

la copia di un disco diventa quasi del tutto ininfluente o, perlomeno, il sistema non

è soggetto a sollecitazioni dovute al suono riprodotto o a quelle meccaniche di

un rave! Potrebbe essere poco oculato investire su un prodotto “insensibile” a tali

sollecitazioni se si vuole solo registrare un vinile in digitale!

Il pre phono

In questo stadio si gioca una partita molto importante legata alle caratteristiche

di accoppiamento fra la testina e lo stadio d’ingresso dello stadio phono,

dell’equalizzatore RIAA e dello stadio di uscita, anche se il risultato dipende anche

dalle peculiarità della sezione di ingresso dello stadio di conversione A/D. In ambito

domestico i giradischi sono generalmente privi dello stadio phono, “storicamente”

presente nell’amplificatore oppure fornito a parte, in quanto l’utente, scegliendo la

testina, provvederà a scegliere anche il pre phono adeguato. Nel settore professionale

la destinazione d’uso privilegia caratteristiche come l’affidabilità e robustezza

nonché l’accoppiamento ottimizzato delle componenti al posto di altre “più nobili”.

Pertanto la quasi totalità dei giradischi dedicati al pro sono equipaggiati con pre

phono e uscita linea adatta a qualsiasi ingresso in mixer, consolle o ingresso linea

generico. Molti di questi sono dotati anche di uscita indipendente per consentire

la scelta di un pre phono alternativo. Alcuni prodotti audiofili dotati di pre phono

integrato non consentono l’abbinamento ad altri pre esterni!

Optional

La regolazione della velocità, il controllo automatico con PLL della rotazione e la

facilità d’uso, tipo la selezione velocità fra 33/45 giri in modo semplice e veloce,

sono tutte opportunità indispensabili per il settore pro e molto meno determinanti

per quello domestico. Ne consegue che, spesso, per cambiare la velocità di un

giradischi a cinghia bisogna rimuovere mat e piatto, togliere a mano la cinghia e

spostarla in un’altra “gola” della puleggia del motore. Ciò è inaccettabile nel pro

che, anche nel caso di giradischi con trazione a cinghia, offre sistemi più rapidi ed

efficaci. Tuttavia se si verificasse il caso (non del tutto ipotetico) che un giradischi

a trazione diretta, robusto, con tante “poco utili” feature di tipo pro, abbia un costo

minore di un altro più smaccatamente audiofilo ma più farraginoso e spartano,

i criteri di valutazione dovranno per forza di cose riallinearsi: non sempre alcune

soluzioni hanno poi un impatto negativo sul risultato finale!

Sistema di conversione A/D

In genere tutti i sistemi integrati che equipaggiano giradischi di fascia bassa si

basano su un sistema di conversione analogico / digitale integrato al circuito che

si occupa anche della trasmissione USB e si basa sullo standard più comune a 16

bit e 48 kHz o 44.1 kHz. Nel settore consumer è motivo di vanto esibire “prestazioni

a qualità CD”, soprattutto se rapportate ai formati compressi a perdita tipo mp3. In

commercio esistono dispositivi specifici di acquisizione indipendente, ovvero schede

audio con un amplificatore di ingresso in grado di accettare bassi livelli di segnale;

in questo caso, tuttavia, si perde la comodità di avere tutto in un apparecchio in

favore di un hardware dedicato e con funzionalità software evolute. Alcuni prodotti

molto interessanti si collocano all’interno di una fascia intorno ai 100 euro come

la Terratec Phono PreAmp iVinyl, che supporta ingressi linea phono e un formato

in registrazione a 24 bit / 96 kHz.

SoftWAre

Questo capitolo è il più vasto ed eterogeneo. Le problematiche della registrazione

digitale, una volta effettuata la “presa”, mettono in evidenza tutti gli aspetti più

squisitamente legati alle possibilità offerte da un computer per il post editing, la

classificazione del contenuto e la sua archiviazione. Si apre un universo di possibilità

che, però, al momento non sono eccessivamente sviluppate e pensate per l’utente

finale più comune. Anzi, esiste un approccio a compartimenti stagni che spesso

colloca chi fa hardware e chi fa software in due mondi opposti. Per questo molto

spesso, soprattutto nel segmento audiofilo, il costruttore non fornisce software

di registrazione ed editing ma delega all’utente la scelta del prodotto più adatto

alle sue esigenze. Nei casi più “estremi” si limita a consigliare soluzioni open source

rimandando al manuale di istruzioni del software o al sito per tutto quello che

riguarda consigli e trucchi. Altri, invece, nonostante consiglino l’utilizzo magari dello

stesso software, forniscono tutorial o guide molto complete dotate anche di settaggi

particolari. Per quanto riguarda il settore più consumer assistiamo a pacchetti

completi e molto efficienti che curano l’intero processo, dalla presa all’allestimento

addirittura di vari output, compresa la gestione di titoli e copertine prelevate in

rete, editabili a piacere dall’utente. Il paradosso, quindi, è che esistono software

di “editing” in bundle ma anche a basso costo forniti con prodotti pro o semi pro,

mentre in quelli “audiofili” spesso non si sfiora nemmeno il problema. Il lato ironico,

poi, si coglie quando si affronta l’argomento dell’archiviazione della collezione dei

brani e dei dischi: immediata per software forniti in bundle coadiuvati anche da

tutorial o azioni guidate, talvolta assenti in prodotti consigliati da aziende audiofile!

I programmi per registrare

Audacity è un software libero di registrazione e di editing rilasciato con licenza GNU

(General Public License) disponibile per Linux, Windows e Mac OS X. Si tratta di uno

fra i progetti più significativi almeno per quanto riguarda l’audio, in contrapposizione

a moltissimi altri software proprietari, chiusi e specifici solo per una piattaforma. Le

funzioni e l’intuitività dell’utilizzo, sebbene si richieda una competenza di un certo

livello, sono molto approfondite e consentono di raggiungere risultati simili a quelli

ottenuti con prodotti commerciali anche di costo elevato. Grazie a una comunità

molto attiva è semplice trovare in rete consigli e plug-in anche per esigenze molto

specifiche. Come in tutti i progetti open source o meglio “software libero” si richiede

42 SUONO aprile 2016


USB e vINILE

però all’utente una competenza e una disinvoltura che non tutti hanno

con computer e “rete”. Nota: software libero non vuol dire “gratis tout

court” o di dominio pubblico, anzi, è soggetto a una licenza d’uso anche

abbastanza rigorosa che in sostanza rende libero l’utente di distribuire

e migliorare il prodotto a beneficio della comunità e non permette di

“chiudere” il codice utilizzato anche parzialmente.

EZ Vinyl Tape Converter è fornito in bundle con alcuni prodotti di fascia

commerciale. Fornisce dei tool semplificati per la registrazione e si interfaccia a

iTunes per la gestione delle informazioni sui brani e delle copertine.

Pyro Audio Creator della Cakewalk by Roland è un’alternativa offerta in bundle

con prodotti di fascia meno economica che offre molte facility per quanto riguarda

la registrazione, la pulizia del segnale e la suddivisione in tracce della registrazione.

Anche l’interfaccia di gestione, seppur articolata e complessa, è molto intuitiva e

utile e si avvale della ricerca in rete di dati e informazioni aggiuntive. È disponibile

una versione a pagamento al di fuori della fornitura in bundle, venduta a 39.99

euro (attualmente in promozione a 19,99).

Trans Music Manager: il Denon viene fornito con questo software che, installato

su PC, offre molte scelte guidate per la creazione di un disco o di una compilation

arricchiti dei metadati. Considerando anche il fatto che i giradischi è dotato di presa

USB sul pannello frontale in cui è possibile copiare “al volo” i contenuti su memoria

di massa USB in formato mp3, tutto il software è pensato per utilizzare formati

compressi in cui archiviare anche i metadati. Abbastanza complesso e articolato,

sembra però trattare solo formati compressi.

ProJect Elemental Phono USB

Alla base del proprio catalogo di

giradischi Pro-Ject colloca la serie

Elemental, quella che spinge

il rapporto prezzo / prestazioni

su livelli molto elevati, con

macchine tanto essenziali nella

struttura quanto efficaci nell’uso e

nelle funzionalità. Con un plus di 50

euro rispetto al modello base l’Elemental

presenta la versione Phono USB che integra

sia un pre-phono che una sezione di conversione

A/D a 16 bit / 44.1 kHz. Braccio dritto a bassa massa da 8.6 pollici con testina OM5

premontata; trazione a cinghia; piatto in MDF; motore in DC con alimentatore

separato; velocità selezionabile 33/45 giri; punto di massa gravitazionale centrale

con perno in acciaio / bronzo con base in teflon; piatto in acrilico con mat in feltro.

Disponibile in tre diverse colorazioni.

Giradischi Pro-Ject Elemental

Prezzo: € 219,00

Dimensioni: 43 x 9 x 30 cm (lxaxp)

Peso: 2,7 kg

Distributore: Audiogamma S.p.A.

Via Pietro Calvi, 16

20129 Milano (MI)

Tel. 02.55.181.610 – Fax 02.55.181.961

www.audiogamma.it

Tipo: completo di testina Telaio: rigido in MDF con basamento in pietra Trasmissione:

a cinghia Piatto: in MDF 30 mm di spessore Velocità (RPM): 33/45 cambio

manuale Braccio: canna metallica, 8,6 pollici Wow & Flutter (%): 0,13 Note: fonorilevatore

Ortofon OM5 montato di serie. Cavo di segnale RCA incluso. Versione

Phono USB con stadio phono e convertitore A/D e uscita USB incluso a 269 euro.

oggi ha danneggiato il contenuto e peggiorato la qualità dell’originale,

leggi DRM e simili... ) una copia è necessaria per la fruizione in vari

contesti molto differenti fra loro, per preservare l’originale da usura e

per poter disporre di cose rarissime e non più in vendita.

Il supporto in vinile, a conti fatti, è oggi la memoria storica

di gran parte della musica registrata nell’ultimo secolo.

Master originali e altre fonti più vicine all’origine della registrazione

spesso si sono perse ma permane ancora la copia in vinile regolarmente

venduta al tempo. Quali sono, dunque, gli strumenti oggi disponibili

per “farsi” una copia personale da un supporto analogico? Nonostante

il livello medio si sia alzato notevolmente rispetto al passato sia per

quanto riguarda l’offerta hardware che software, ce n’è per tutti i gusti

e per tutte le tasche.

Cominciamo l’analisi di “cosa sia necessario per farlo”. Partendo dall’origine

del contenuto avremo bisogno di un front end analogico di “ricezione”

del segnale analogico, un convertitore analogico digitale, un

computer opportunamente collegato al convertitore analogico digitale

e un software di registrazione “digitale”. Poche cose ma soggette a diverse

variabili molto più che in passato, in conseguenza delle possibilità

offerte dall’universo “digitale”. Al tempo la catena per la riproduzione di

un vinile era costituita esclusivamente dal fonorilevatore, il pre phono

ad alto guadagno (comprensivo di equalizzazione RIAA) e lo stadio di

amplificazione linea di uscita. Oggi le strade, considerato che si dovrà

inserire un convertitore analogico digitale, si biforcano, con pro e contro

tutti da valutare caso per caso, in quanto l’equalizzazione RIAA si potrà

applicare sia nel dominio analogico che in quello digitale. Questo cambia

radicalmente l’architettura del sistema e di acquisizione, sia a livello

hardware che software: nel caso di equalizzazione RIAA “digitale” ci sarà

bisogno solo di un amplificatore phono ad alto guadagno e basso rumore

e di un software adeguato che poi equalizzerà il segnale nel dominio digitale;

per il caso più semplice e tradizionale, invece, si demanderà tutto

il processo nel dominio analogico e solo alla fine del processo il segnale

verrà tramutato in digitale.

Un accenno, infine, a quello che offre attualmente il mercato, un panorama

fortemente condizionato dagli eventi passati per cui nel periodo di

minimo assoluto della diffusione del supporto in vinile la preservazione

dalla sua estinzione è avvenuta grazie al settore DJ e in quell’ambito

hanno contato, più che le tediose disamine tecniche, le scelte funzionali

di chi, saltando tutta l’infrastruttura psicologica attorno al prodotto,

va al cuore della faccenda, alle ragioni per utilizzare o meno una certa

soluzione. Proprio da questo settore emergono le offerte più articolate e

interessanti, anche dal punto di vista del rapporto qualità prezzo, inerenti

la problematica vinile-USB, con soluzioni stand-alone pronte all’uso per

ascoltare, trasferire e utilizzare nei modi più disparati una “sorgente”

analogica “pura” nel dominio digitale. Come spesso accade gli specialisti

Hi-Fi si sono svegliati per ultimi, anche dopo il professionale tout court

che offre soluzioni magari anonime ma robuste e performanti, spesso

“prestate” all’Hi-Fi (Antelope, Apogee…), mentre i prodotti più specificatamente

Hi-end, per ragioni e motivazioni aziendali anche molto

differenti fra loro, offrono soluzioni sicuramente mature ed efficaci ma

non altrettanto pratiche e a buon mercato: Weiss e nel prossimo futuro

Playback Design. Insomma: l’offerta, rispetto al passato, si amplia notevolmente,

a tutto guadagno del consumatore che potrà scegliere il modo

più idoneo alle sue esigenze e aspettative.

SUONO aprile 2016 43


SELECTOR SPECIALE VINILE

di Paolo xxxxxx Corciulo xxxxxx

Tutti pazzi per il disco nero!

Ecco perché da valore residuale la rinascita del vinile è diventata una concreta opportunità che può

aprire le porte a un rilancio dell’alta fedeltà in generale.

Bisogna sottolinearlo: quel che sta

accadendo con il vinile ha dello

straordinario, e non solo per il fatto

che il vecchio disco nero sia l’unico caso

di uno standard la cui longevità è in parte

dovuta alla sua stessa rinascita. Un evento,

quest’ultimo, che pochissimi avrebbero

pronosticato nel 1993 quando il CD, che

quell’anno festeggiava i primi dieci anni

di vita e una maturità sfociata nella consacrazione

palese quale standard elettivo

per ascoltare musica, sembrava oscurare

definitivamente il disco in vinile. Quell’anno

rappresenta il momento più basso nel “credito”

del vinili che, però, toccato il fondo

sono “rimbalzati”, fatto mai accaduto dopo

il superamento di uno standard; è successo,

tutt’al più, che la china verso il declino sia

stata ammortizzata grazie a uno zoccolo

Vinile: 15 anni di continua crescita.

duro di nostalgici, sempre presenti nelle

logiche legate al vintage e, in questo caso

specifico, legittimati dall’eterna diatriba sulle

qualità superiori del vinile rispetto ai CD.

Dopo gli anni Novanta il disco nero “fluttua”

tra piccoli incrementi costanti (fino al 2000)

e ricadute (nel 2006 il punto più basso del

primo decennio del nuovo secolo) per poi

imboccare un trend positivo che si consolida

negli anni successivi con incrementi percentuali

notevoli, mitigati solo dall’esiguità

delle cifre assolute: pur avendo doppiato la

boa raggiunta negli anni duemila, l’impatto

complessivo del vinile sul mercato della

musica è ancora nell’ordine di poche unità

percentuali (2-3% del mercato globale)!

Gli ultimi cinque anni sono una sorta di

apoteosi, con incrementi superiori al 20%

annuo e in crescita (nel 2014 +38%!): il

44 SUONO aprile 2016


numeri e fatti le ragioni della rinascita

Vinile vs. Streaming

I fatturati nella prima metà del 2015 in

USA del vinile a confronto con la somma

dei proventi di YouTube Music, Vevo,

SoundCloud e Spotify.

moltiplicatore rimane

piccolo ma… un

po’ meno piccolo!

Nell’anno che si è

appena concluso

prendono invece

corpo due fattori

decisivi per la valutazione

del possibile

futuro del vinile.

Il primo riguarda il

giro di affari e va interpretato

anche in

funzione di quel contraltare

nel modo di

fruire la musica costituito

dalla musica

liquida: in termini di

fatturato nel 2014 le

due modalità (fisica /

liquida) si sono equivalse

mentre l’anno appena trascorso ha sancito la supremazia

dell’ascolto liquido su quello tradizionale in termini di quantità. Il

progressivo passaggio dal download allo streaming (o, se si preferisce,

dall’acquisto di un file al pagamento di un servizio / abbonamento)

sta inoltre determinando in maniera netta il futuro di questa

modalità di ascoltare musica. In questo senso diviene allora ancor più

significativo il dato relativo ai fatturati maturati nella prima metà del

2015 e relativi agli acquisti di vinile e di servizi di streaming: 221,8

milioni di dollari per il vinile contro 162,7, solo negli Stati Uniti!

Ora: più del cuore, della mente e della ragione, nel commercio conta

il portafoglio e, dunque, non sarà passato inosservato alle aziende

coinvolte il fatto che si possa fatturare di più vendendo vinile che

servizi come Deezer, Spotify e Tidal! Fermo restando che un conto

è fatturare e un conto guadagnare (i costi per produrre un vinile

Filologicamente imperfetto?

Persino Bernie Grundman, uno dei più autorevoli rigeneratori di titoli

su vinile, utilizza il computer per realizzare i suoi master.

sono certamente maggiori

di quelli per la gestione

dello stesso contenuto in

streaming) e che questi

servizi sono solo agli albori,

è evidente che in

puri termini di business

il vinile segna un punto a

suo favore!

Un riflesso o un elemento

coadiuvante di

quanto finora descritto

costituisce il secondo

punto fondante di una

possibile vera, solida e

duratura rinascita del

vinile. Avevamo infatti

argomentato in passato,

proprio sulle pagine di

questo giornale, come le

pur sorprendenti performance

del vinile fossero

contingentate in primo

luogo da quell’imbuto

costituito dalle potenzialità

produttive globali

in merito: le fabbriche

di vinile erano diventate

negli anni passati poche

decine, caratterizzate

da attrezzature vetuste,

certamente non ottimizzabili

ulteriormente e

dunque passibili di una

rapida saturazione…

La risposta al problema è

stata in un primo tempo

il reperimento e la rimessa

in esercizio di alcune

delle poche attrezzature

per la stampa del vinile

che erano cadute in disuso

in passato; l’elemento

decisivo in merito, tuttavia,

si è concretizzato

proprio nell’anno appena

terminato: alcuni produttori

hanno ricominciato a

produrre attrezzature per

la stampa del vinile! È un

evento epocale o, se preferite,

il decisivo giro di

boa che, associato a un’effervescente

produzione di

Conta il moltiplicatore

I ricavi, piuttosto modesti in termini di

singolo stream, e il modo in cui sono

suddivisi per Spotify e Pandora.

SUONO aprile 2016 45


SELECTOR SPECIALE VINILE

Alla ricerca del “rito”

Il caso più eclatante è di una nota marca di prodotti per la rasatura che

ha giocato la sua campagna pubblicitaria andando a scovare in giro per il

mondo i negozi da barbiere che evocassero quanto più possibile antichi

riti e abitudini secondo cui “andare dal barbiere” rappresenta qualcosa

di più che un semplice taglio dei peli superflui, alla faccia dei rasoi usa

e getta! Allo stesso modo l’usanza dei calciatori di emulare il gesto del

lustrascarpe per omaggiare un compagno per una giocata da fuoriclasse

si riallaccia a un’usanza (tutt’ora in auge in America) che va ben al di

là della semplice pulitura delle scarpe e sfocia in un culto: si tratta dello

“shoeaholic”, che l’Urban Dictionary definisce “persona che possiede più

di 60 paia di scarpe” e che in Forrest Gump viene raccontato così: “Mamma

dice sempre che ci sono un sacco di cose che si possono dire di una persona

dalle loro scarpe. Dove stanno andando. Dove sono stati”.

Altri riti sono lo specchio dell’interesse e del successo di un settore, quasi

sempre contrapposti al “logorio della vita moderna”, come chiosava

un’antica pubblicità di un liquore digestivo, pur convivendo con forme

più rapide di consumo della stessa materia. Tipico esempio la preparazione

della Moka in contrapposizione alle cialde della Nespresso, sebbene il

successo di quest’ultima persino nella italica patria del caffè dia da pensare

e trovi il suo risvolto paradossale nella splendida pubblicità con George

Clooney che fa leva su tutti gli aspetti e le debolezze propri “del rito”. O,

ancora, la scelta “lenta” del fumatore che rinuncia al rapido e passeggero

piacere della sigaretta in favore della raffinata procedura di caricamento

della pipa e della scelta del tabacco più consono...

apparecchi per la sua riproduzione (come testimoniato dall’elemento

più significativo dell’appena trascorso CES 2016), assicurano non

solo un’ancor più lunga vita al vinile ma anche la dinamica e le

opportunità di scelte di un mercato vivo e non “di risulta”. Ci si

potrà semmai interrogare su che cosa si intenda per “vinile” oggi.

Certamente un disco da 30 cm in PVC, che gira a 33 e 1/3 rpm,

sebbene i puristi abbiano di che storcere la bocca in quanto quello

che verrà, salvo stravolgimenti futuri, è un vinile filologicamente

imperfetto. Superati alcuni, permangono infatti altri limiti nella

produzione determinati dal contingentamento delle risorse in termini

di apparecchiature per la registrazione, per il mixing e per

l’incisione: non ci risulta, ad esempio, che nessuno si sia rimesso a

produrre testine per i registratori professionali!

Così come un vinile da 180 g non necessariamente significa un buon

vinile, anche il fatto che quasi l’intera produzione “moderna” venga

realizzata partendo da un master digitale e non da uno analogico

non pregiudica il risultato finale. Bernie Grundman, una vera autorità

in materia, ha ad esempio utilizzato questa soluzione per i

remastered realizzati per Classic Records. Semmai a preoccupare è

quella delicatissima fase costituita dall’incisione al tornio della lacca,

dove la qualità e la precisione delle apparecchiature meccaniche è

determinante (e si tratta di apparecchiature d’epoca) e la valenza

dell’esperienza umana (purtroppo “congelata” per un lungo periodo)

è decisiva. Come verrà tramandato un bagaglio del genere, che si

basa su fonti orali e sulla pratica, in un mondo in cui non esiste più

l’apprendistato né il “lavoro di bottega”? Ma al di là di questi doverosi

e legittimi dubbi, un ulteriore elemento di ottimismo è costituito

Contingentati

Le testine, tre per ogni apparecchio (registrazione, ascolto, delay) dei

registratori a nastro sono tra gli elementi a maggior deperimento

e ridotta possibilità di sostituzione nella catena analogica. Anche i

nastri sono contingentati…

46 SUONO aprile 2016


numeri e fatti le ragioni della rinascita

Oggi quasi nessuno può permettersi un master apposito per la

realizzazione della versione in vinile. Così queste apparecchiature

sono quasi inutilizzate… (foto dei Metropolis Studio)

Più che lo strumento poté…

I torni sono merce rara ma ancor più lo sono i tecnici in grado di

svolgere la difficile operazione di incisione della lacca master.

dal fatto che, in un’ipotetica contrapposizione tra fruizione veloce e

lenta (che ha sostituito il dualismo facile / di qualità), ora è di fatto

ripristinato un equilibrio, sia pur basato su presupposti differenti

che in passato, del dualismo disco / cassetta che ha caratterizzato il

periodo di maggiore splendore della riproduzione audio. La musica

liquida ottempera indubbiamente tutti i requisiti della fruizione

veloce; per contro, l’essere umano ha bisogno dei propri rituali e,

dal punto di vista della “fruizione lenta”, nulla come il vinile, con il

suo bagaglio di competenze e procedure, è in grado di soddisfarli

Di questi rituali abbiamo voluto identificarne alcuni: a voi il gusto

di segnalarcene altri in linea con lo spirito della trattazione, che costituiscono

da sempre elementi sociali di equilibrio e bilanciamento

quando si concretizzano le condizioni di un mainstream forte come,

nel caso della musica, l’ascolto immateriale. Anche questo è un

ulteriore elemento di ottimismo sul futuro del vinile che presenta

aspetti iconici rassicuranti per chi lo conosce già e sorprendenti per

chi vi approderà a breve…

La pressa della Newbilt Machinery

Ci pensa Jack

La tedesca Newbilt Machinery ha messo in commercio un nuovo sistema

per la stampa in vinile che, pur ispirandosi ai modelli tradizionali, si avvale

di una pressa con sezione elettronica di controllo e di un’alimentazione

idraulica innovativi che dovrebbero garantire una produzione superiore

per velocità e qualità. L’impianto della Newbilt si basa su un complesso di

sei macchine che per estrusione, pressa e successivi trattamenti producono

i dischi in vinile. Tra i primi a dotarsi di questo sistema la Third Man

Records, l’etichetta musicale di Detroit co-fondata da Jack White, chitarrista

e cantante americano prima con i White Stripes e poi autore solista.

White è sempre stato particolarmente sensibile al fascino del vinile tanto

che uno degli album in vinile più venduti degli ultimi due anni è proprio

il suo Lazaretto. Sulla scia di questo successo la Third Man Records ha deciso

di rinnovare il proprio impianto di stampa di dischi in vinile utilizzando,

e qui sta la sorpresa, i macchinari di nuova produzione della Newbilt.

Considerando il non trascurabile costo dell’impianto (circa 100.000 euro)

si presume che per ammortizzarne l’acquisto White e gli altri artisti della

sua etichetta dovranno sfornare molti nuovi dischi!

Carlo D’Ottavi

SUONO aprile 2016 47


SELECTOR SPECIALE VINILE

di Agostino Bistarelli

Due facce dello

stesso disco

Due belle realtà, una volta tanto italiane, che

rappresentano ognuna a modo proprio cosa

significhi un settore in attivo, quando i numeri

sono buoni e l’economia (seppure di nicchia)

cresce insieme a loro.

Due realtà che hanno in comune il disco nero ma che intorno a

esso lavorano in modo diverso, da un punto di vista appena

divergente; due realtà che rendono bene l’idea di che cosa

stia succedendo intorno al mondo del disco in vinile.

Da una parte abbiamo la lombarda Phono Press, una delle rare (rarissime)

strutture che producono dischi, nel senso che provvedono alla

trasformazione della materia prima e dell’incisione dopo; dall’altra i

bolognesi di Vinilificio, piccolo laboratorio che si occupa di trasferire

su vinile in piccole tirature (anche piccolissime) file audio.

La struttura di Phono Press conta tre titolari che sono, allo stesso

tempo, anche i tre che seguono direttamente i lavori di stampa e

incisione: Cristian Urzino, Filippo De Fassi e Fabio Lupica. Loro

sono l’attuale team di Phono Press, anche se l’azienda esiste da circa

trent’anni; è solo durante la scorsa estate, tuttavia, che la struttura

realizza un cambiamento importante, quello che sta segnando la sua

storia attuale e il prossimo futuro: il trasloco (a Settala, non lontano

da Milano) in un ambiente più ampio e meglio organizzato che ha

permesso di far salire la produzione per arrivare agli attuali 5.000

pezzi massimi al giorno. Un parco macchine che conta cinque presse

automatiche Alpha-Toolex, tornio Neumann e tutti gli ulteriori strumenti

utili alla realizzazione di un disco in vinile fatto e finito. Una

catena produttiva completa e versatile, che permette di seguire sia una

produzione importante che le piccole tirature richieste da etichette

indipendenti o, addirittura, da privati. Cristian Urzino ci conferma

che tecnicamente è possibile stampare anche solo 100 pezzi di un

disco sebbene la tiratura minima ideale sia di 200/300 pezzi per via

del costo del master, unico a prescindere da quante copie si decida di

produrre. Da Phono Press è stato recentemente ristampato il singolo

Yassassin, la cover di David Bowie che negli anni ’80 ha aiutato gli

allora giovani Litfiba a farsi notare. Un singolo che nel corso degli

anni, nella sua versione originale, è passato di mano tra i collezionisti

a prezzi importanti. La stessa Phono Press ha stampato recentemente

i dischi in vinile di Vasco Rossi e Ligabue. Dopo aver parlato di numeri

e tecnica con Cristian siamo velocemente (e piacevolmente) passati

a chiacchierare di vinile in senso più ampio, con un confronto veloce

sul diverso approccio al vinile di due generazioni (cinquantenni vs.

trentenni). Abbiamo cercato di capire se quello che stiamo vivendo

sia solo un momento di moda, se il vinile sia solo figo e verrà presto

dimenticato insieme alle barbe lunghe e ai capelli corti di lato o se sia

vivo e vegeto e destinato a restare con noi ancora a lungo. Sul tema

noi di SUONO non abbiamo dubbi: non lo abbiamo riscoperto adesso

e non lo abbandoneremo tra due settimane, non lo consideriamo un

fenomeno passeggero né, allo stesso modo, lo veneriamo come unica

e suprema fonte sonora. L’idea di Cristian è che stiamo vivendo

“una fase rinascimentale” (sono le sue parole) dove in tanti stanno

48 SUONO aprile 2016


Vinyl Rules di tutto un po’

Nella fabbrica della Phono Press International la testina di un Neumann VMS70

incide i solchi di un acetato.

riscoprendo il piacere di ascoltare la musica in quanto tale, come mezzo

per entrare in contatto con nuovi gruppi e nuove forme di espressione.

Ancora, secondo Cristian, questa nuova giovinezza del vinile arriva

come risposta diretta al mondo dello streaming: prima si ascolta un

pezzo o un artista e poi si cerca il medium più idoneo (secondo i propri

parametri) per continuare ad ascoltarlo con la massima qualità.

Il vinile risponde anche all’esigenza di avere tra le mani un prodotto

che aggiunga fisicità al piacere della musica. Il mercato attuale degli

acquirenti del vinile, sempre secondo il Cristian-pensiero, è sdoppiato

in due grandi gruppi: quello dell’audiofilo classico (che acquista

diverse edizioni della stessa opera) e quello del nuovo ascoltatore,

spesso molto giovane, che scopre nuove etichette indipendenti e con

esse nuovi gruppi che hanno deciso di seguire (anche) la strada del

vinile per i propri lavori. Etichette di piccole dimensioni che utilizzano

strutture altrettanto snelle ed efficaci, come Phono Press, in grado di

stampare anche solo poche centinaia di pezzi.

Addentrandoci ancor più in profondità con il nostro affabile interlocutore,

siamo arrivati al piano personale: “Ma tu, come e quando

hai cominciato la tua esperienza diretta con il vinile?” La risposta di

Cristian è stata incredibilmente “intima” e affascinante. Ci ha raccontato

di quando, ancora bambino, aveva avuto in regalo da una zia una

vecchia collezione di 45 giri; era talmente piccolo che riusciva solo a

mettere il disco sul giradischi senza saper accendere l’amplificatore.

Nei suoi ricordi ci sono le vibrazioni del disco che passano dalla testina

al braccio e producono un’appena percettibile forma di suono,

primo approccio verso il mondo del disco, quello stesso mondo che

a distanza di un quarto di secolo lo vedrà protagonista in prima fila.

Dimensione produttiva diversa quella di Vinilificio, anche se il tema

del vinile rimane come perno centrale della storia. Un altro Cristian

(Adamo) ci racconta la storia di una realtà nata nel 2005 e diventata

in questi anni un piccolo riferimento nella sua fetta di mercato. Fetta

inizialmente rappresentata dal mondo dei dj, da coloro che volevano

riversare su vinile musica e loop, affezionati a un supporto che proprio

nel settore delle discoteche ha subìto in maniera minore la fase calante

che il supporto nero ha avuto invece in ambito consumer. Negli ultimi

anni ai dj, secondo l’esperienza di Cristian Adamo, si sono affiancate

altre realtà, magari piccole e frammentate ma sufficienti e tenere

attiva una struttura comunque anch’essa piccola e di nicchia. Piccole,

piccolissime tirature che trovano proprio in Vinilificio l’interfaccia

giusta, chi si occupa di trasferire in copia singola (si, anche singola)

una propria demo, la copia di un disco prezioso e raro che non si vuole

rischiare di danneggiare o semplicemente usurare, una piccola tiratura

di riferimento e/o di prova per produzioni future. Una curiosità che lo

stesso Adamo ci ha raccontato: una volta sono stati contattati da una

ragazza che voleva regalare una copia su vinile delle tracce demo del

suo ragazzo musicista. Per questo tipo di trasferimento, da numeri

contenuti, Vinilificio utilizza un proprio sistema di trasferimento master

che è una forte customizzazione interna di un prodotto industriale. In

realtà Vinilificio si occupa anche di tirature medie ed elevate: in questo

caso, però, la parte produttiva vera e propria viene girata di tedeschi

di R.A.N.D. Muzik mentre in laboratorio ci si occupa direttamente

della lavorazione di copertine e del materiale a corredo.

Anche a Cristian Adamo abbiamo chiesto un parere personale, oltre

che imprenditoriale, su quella che è l’attuale fase positiva del vinile. E

anche lui ci ha risposto in maniera simile a Cristian Urzino di Phono

Press, ovvero che il disco nero è la risposta diretta all’esigenza delle

nuove generazioni di “toccare” la propria musica, di avere tra le mani

l’oggetto che contiene fisicamente la propria musica. La musica solida

come “amica” della musica liquida. A volte gli opposti non solo si

toccano ma vanno anche molto d’accordo.

Phono Press

International S.r.l.

20090 Settala (MI)

Via Cesare Battisti, 1

Tel. 02 95 77 07 52

Mail info@phonopress.it

Sito www.phonopress.it

Vinilificio

Tel. 051 4690174

Mail info@vinilificio.com

Sito www.vinilificio.com

SUONO aprile 2016 49


SELECTOR SPECIALE VINILE

Si fa presto

a dire vinile

Cloruro di polivinile, quello che chiamiamo comunemente

vinile e che è passato a indicare direttamente il disco, l’LP

nero. Questa sostanza (a volte definita polivinilcloruro o più

facilmente PVC) è il polimero del cloruro di vinile e viene adoperato

in tantissime situazioni, risultando tra i più utilizzati al mondo

assieme al polietilene e al polipropilene. In forma pura è rigido ma,

miscelato con diversi materiali, può assumere varie strutture anche

flessibili o addirittura liquide per applicazioni e stampaggio a caldo;

per questo motivo il campo di azione e utilizzo è molto diversificato.

A temperatura ambiente è un materiale stabile e non pericoloso; a

temperature elevate o se bruciato libera componenti estremamente

pericolosi come l’acido cloridrico e la diossina. Se da qualche decennio

il vinile viene riconosciuto come il supporto ideale per la realizzazione

dei dischi, prima della sua scoperta e utilizzo questi venivano realizzati

con diversi elementi tra cui l’alluminio, il supporto naturale della

macchina Sentinel Chromatron, uno dei primi incisori della storia

dell’audio. Come è facile immaginare in quest’ultimo caso non si

può parlare di Hi-Fi, dal momento che la registrazione veniva fatta

su un solo lato di questo strato di alluminio, letto da una rudimentale

“testina” in fibre naturali. Diverse tecniche e materiali si susseguono

negli anni ’20 e ’30 fino ai primi esperimenti su un materiale che diede

subito dimostrazione di maggiore affidabilità, facilità di produzione

e, soprattutto, qualità in fase di ascolto: la gommalacca, quella che a

tutti gli effetti è la madre del vinile che conosciamo adesso. Non tanto

per continuità tecnologica (la prima è di origine naturale, il secondo

è una produzione chimica) ma per forma e modo di utilizzo. La

gommalacca è una resina naturale e la sua origine è spesso ignorata:

deriva dalle secrezioni di un insetto (la Tachardia) che fa parte della

famiglia delle Cocciniglie e vive nell’ampia zona del subcontinente

indiano. L’insetto in questione secerne una sostanza resinosa che

utilizza come vera e propria protezione, una sorta di scudo naturale.

Questo materiale viene raccolto e lavorato, insieme ad altri elementi

naturali, per realizzare la gommalacca, ancora oggi utilizzata per

la finitura di legno e mobili. C’è una storia (leggenda?) che circola

intorno alla gommalacca: sembra che la sostanza colorante che la

costituisce, insieme al rosso della cocciniglia, sia l’origine del colore

rosso dell’uniforme inglese della fine del 18° secolo. Tra gli utilizzi

certi della gommalacca c’è stato quello dei primi 78 giri, per i quali

si utilizzava una miscela di gommalacca e nerofumo che serviva a

conferirgli il colore. Da qui al passaggio al vinile il passo non è stato

proprio velocissimo ma la strada, anzi il solco, era ormai tracciato…

Sarà disponibile per

Universal Music in

tutto il mondo il 15

aprile la ristretta tiratura di

sei titoli che sono stati rielaborati

da Miles Showell,

il Mastering Engineer degli

Abbey Road Studios. Sei classici riversati su vinile 180 grammi masterizzati

con la tecnica dell’Half-Speed Mastering, quella che dimezza la

velocità (16 2/3 RPM) di sorgente e incisione per una registrazione più

accurata: secondo Miles Showell in questo modo si hanno netti vantaggi

sulla gamma alta e sull’immagine stereo. Con una velocità dimezzata la

testina di incisione riesce a incidere in modo più approfondito e preciso

la lacca master. Showell ha lavorato sui nastri master originali da 1/4 di

pollice, ha digitalizzato queste informazioni a 24 bit / 96 kHz, dopodiché

il lavoro di restauro e di leggera equalizzazione sono stati realizzati in

Half-Speed Mastering

da Abbey Road Studios

dominio digitale. Showell sottolinea come non siano stati applicati limitatori

di dinamica, seguendo le buone pratiche scaturite dalla loudness

war. La gestione in digitale di tutto il percorso del file audio ha permesso,

sempre secondo quanto afferma il Mastering Engineer, di minimizzare

le problematiche intorno ai 30 Hz tipiche di alcune registrazioni in

analogico. Prezzi compresi tra i 34 e i 44.99 euro. La grafica di queste

sei uscite riflette quella degli originali, con la sola aggiunta della strip

removibile che segnala la tecnica Half-Speed Mastering.

I sei titoli disponibili

The Rolling Stones Exile on Main Street (doppio LP)

Cream Disraeli Gears

Free Fire And Water

John Martyn Solid Air

Simple Minds New Gold Dream

The Police Ghost In The Machine

50 SUONO aprile 2016


Vinyl Rules di tutto un po’

Un vinile è per

sempre?

Si può essere seri e divertenti su qualsiasi argomento ma

quando si parla di morte solitamente tendiamo a spostarci

in automatico sulla modalità “massima attenzione”, con

atteggiamenti che oscillano tra il sacro e il profano a seconda

della propria posizione religiosa e sociale. C’è chi prova ciclicamente

a fare del marketing sull’argomento, magari cercando

di alleggerire la tensione con idee più o meno brillanti. Morte e

vinile è un tema che torna spesso al centro dell’attenzione quando

si parla di generi musicali che hanno in qualche modo a che fare

con l’occulto e l’aldilà. In questo caso puntiamo l’attenzione

su chi sta cercando di unire, nel senso più fisico possibile, i

due “mondi”.

Arriva dall’Inghilterra il sito andvinyly.com che si occupa

di trasferire NEL vinile il concetto di morte, anzi, il vero e

proprio defunto: eh si, nel vinile

le vostre/nostre ceneri!

Il loro è un servizio

dall’aspetto altamente

professionale,

con tanto di

procedure ben delineate

e un listino prezzi dettagliato

e preciso in ogni sua

parte, con un costo dell’operazione

semplice e diverse

possibilità di far crescere e diversificare

il pacchetto iniziale.

Una linea guida con dieci punti è

il primo elemento che il possibile

cliente deve conoscere e accettare.

Ci sono dei punti, per così dire,

burocratici, per cui bisogna fornire un

indirizzo riconosciuto e un membro della

famiglia che faccia da riferimento dopo...

l’estremo saluto. Tra questi dieci punti c’è il

numero 6 che è fondamentale per il compimento

di tutta la pratica: die. Eh si, bisogna

proprio morire per far parte dell’evento ma

questo è implicito nel momento dell’accettazione

del contratto. A questo punto (dopo

il punto 6… ) si può accedere al pacchetto

base, quello che prevede la stampa

di 30 dischi che integrano

le ceneri del... cliente, una

cover con fotografia e anche

la possibilità di far incidere sul

disco stesso un messaggio audio o una

traccia musicale scelta specificatamente,

per un totale di 12 minuti per facciata. Il tutto per 3.000 sterline.

È possibile richiedere la copertina personalizzata, specificatamente

realizzata da James Hague (una firma del National Portrait

Gallery), che provvederà a realizzare un disegno

del futuro defunto (ripreso quando ancora in vita,

sottolinea il sito) per ulteriori 3.500 sterline. Si

può inoltre aggiungere una base musicale a scelta

che accompagna il testo vocale inciso: ogni base

di 3 minuti ha un costo di 250 sterline. Per chi

ha necessità specifiche è possibile richiedere

testo e musica realizzati su misura da scrittori

e musicisti: ogni traccia così personalizzata

parte da 500 sterline. L’organizzazione è

talmente strutturata che la consegna del

disco personalizzato può avvenire anche

nei normali negozi di dischi.

Inevitabile, a questo punto, chiedersi

chi e perché dovrebbe acquistare un

prodotto del genere, ma forse è meglio

lasciare la risposta nel limbo delle

cose strane della vita. Una nota delle

condizioni generali sottolinea come

possano essere utilizzate ceneri sia

del corpo intero che solo di una parte

di esso; addirittura è possibile

utilizzare anche le ceneri di un animale.

In un’altra nota, che conferisce

ulteriore senso di macabro al

tutto, l’organizzazione chiede che

gli vengano spedite solo le ceneri

e non il corpo ancora da cremare.

Troppo facile fare riferimento al

fatto che, se è vero che la musica è

immortale, così lo è anche il suo supporto

per eccellenza, quel disco nero che adesso

assume un senso leggermente sinistro in

relazione al suo colore. Per concludere,

sappiate che alcune informazioni su questo

servizio sono arrivate in redazione direttamente

dal gestore del servizio, quel

simpaticone che firma le sue email

“il becchino Jason Leach”.

SUONO aprile 2016 51


SELECTOR SPECIALE VINILE

di Agostino Bistarelli

Facciamolo per gioco

Tre prodotti hanno recentemente attirato la nostra attenzione; tre prodotti che difficilmente potremmo

definire Hi-Fi, tre curiosità e, se vogliamo, tre modi di intendere il vinile in modo evidentemente ludico,

senza nessuna velleità di essere presi sul serio. Anche se, in fondo in fondo, ognuno di essi ha il suo

motivo di esistere, possiede una piccola scintilla potenzialmente in grado di catturare ognuno di noi.

La speranza è che questi tre “giochini” riescano a coinvolgere l’utilizzatore, a portarlo dalla fase ludica

a una propedeutica, facendolo innamorare del vinile.

52 SUONO aprile 2016


disco nero convertiamoli da piccoli!

Crosley CR8005A-DS

L’azienda americana ha inventato il low-cost

cento anni fa, ancor prima della scoperta delle

fabbriche cinesi, quelle a cui molte aziende

attuali fanno ricorso per il contenimento dei

costi! Nel 1920 Crosley ha lanciato negli USA

l’apparecchio radio popolare, l’Harko, con un

prezzo di appena 7 dollari, contro i 100 della

media dei suoi concorrenti diretti. Negli anni

’80 Crosley ha inserito nel suo catalogo una

sezione (sempre più corposa) di prodotti dallo

stile vintage, molti dei quali con particolare

attenzione al vinile. Una sezione che ancora

oggi conta diversi prodotti dal prezzo contenuto

e dallo stile, se vogliamo, un po’ forte, di quelli

che compri e metti in casa d’impulso. Tra i

più recenti e curiosi il giradischi CR8005A-

DS, realizzato in collaborazione con Disney,

presentato in anteprima al CES 2016 e in commercio

a partire dal prossimo Record Store

Day del 16 aprile. Un giradischi destinato ai

bambini, con colori accattivanti e le sagome

in evidenza di Topolino e Pluto. Un giradischi

simile a quelli degli anni ’60, contenuto in una

valigetta, amplificatore e altoparlanti compresi,

con tre velocità (33,45 e 78 giri), con l’uscita per

la cuffia e l’ingresso per un’ulteriore sorgente

esterna. Destinato ai più piccoli, gli stessi che

immaginiamo alle prese con tablet e simili, offre

l’occasione per confrontarsi con la tecnologia

“antica” ma non meno evocativa della puntina

e del disco in vinile. L’augurio è che, anche

grazie a questo grazioso oggetto, colorato e

con una discreta dotazione di features, cresca

una nuova generazione di utenti del disco nero,

quelli che a 12 anni utilizzeranno i loro primi

soldi (esiste ancora la paghetta?) per acquistare

il loro primo vinile.

Gramovox Floating Record

Start-up nata circa tre anni fa a Chicago, Gramovox

ha puntato subito l’attenzione verso

prodotti destinati al cosiddetto lifestyle, per

l’uso quotidiano ma con forte attenzione al

design. Il Floating Record è un affascinante

giradischi a sviluppo verticale composto da

diversi elementi che risultano meno “giocattolini

belli a vedersi” di quanto non si potrebbe

immaginare. La base del Floating Record è

rifinita in noce o a scelta in acero. Dal pannello

posteriore si alza la staffa in acrilico, quella che

sostiene il disco sul retro, mentre davanti va

applicato un clamp specifico che lo blocca. Il

braccio utilizzato è in carbonio: un elemento

che ci appare decisamente positivo, una piccola

attenzione progettuale che denota cura alle

prestazioni meccaniche e quindi sonore del

prodotto. Allo stesso modo anche la presenza

di serie della testina Audiotechnica AT95E va

segnalato come un plus. Ai quattro angoli della

base troviamo altrettanti piedi di grandi dimensioni,

realizzati parzialmente in gomma così da

offrire una semplice barriera alle vibrazioni. La

trazione è a cinghia: basta spostare la cinghia

stessa sulle due posizioni della puleggia per

avere i 33 o i 45 giri. Sul pannello posteriore la

zona connessioni: ingresso alimentatore, tasto

mute, uscita cuffia e i due RCA per il segnale.

Da qui quello che otteniamo è un segnale già

ad alto livello che presuppone l’esistenza di un

pre-phono integrato (ma non accessibile). Sul

sito ufficiale diversi video mostrano in modo

chiaro e semplice come assemblare, utilizzare

e anche pulire il giradischi e le sue parti. Se il

mondo giradischi 2.0 deve passare da oggetti

popolari e “belli” come, tra gli altri, anche il

Floating Record, ben venga così!

Ion Audio Air LP

Giradischi, pre-phono, convertitore A/D, amplificatore,

sezione Bluetooth… Un sistema che

porta il segnale del vinile a un paio di diffusori

attivi dovrebbe compiere un bel giro lungo,

ancora più complicato e contorto (e costoso!)

se volessimo mantenere alta la qualità di tutto

il processo. Se, invece, l’obiettivo è low-profile,

rimanendo nell’area del “gioco” e del “facciamolo

semplice”, a poco più di cento euro Ion

Audio ci propone il suo Air LP. Giradischi,

anche se sarebbe più corretto definirlo come

sistema completo vero e proprio, che provvede

autonomamente a suonare il disco, convertirlo

in digitale, trasformare il segnale in wireless

Bluetooth e inviarlo a qualsiasi dispositivo in

grado di gestire un flusso del genere, che sia il

computer, il tablet o soprattutto una cuffia o

una coppia di diffusori attivi. Il supporto informatico

che Ion Audio ha scelto per i propri

prodotti (sono anche altri i modelli in listino

ad eseguire la conversione A/D a bordo) è

quello del software EZ Vinyl / Tape Converter

compreso nel prodotto: di facile utilizzo e con

diverse funzionalità molto comode per chi si

avvicina alla conversione da vinile a file digitale.

L’Air LP dispone di una porta mini-jack alla

quale collegare un’altra sorgente analogica;

una coppia di uscite RCA per poter collegare il

giradischi a un componente/sistema esterno;

regolazione della velocità per 33 / 45 / 78 giri.

Un sistema semplice ed essenziale, che magari

non piacerà al purista ma che, invece, solletica

e cattura l’attenzione dei “nuovi utenti”, quelli

che desiderano cose semplici e dirette; e magari

c’è tempo per far crescere e ottimizzare le loro

necessità, partendo proprio da un prodotto così

basic e Lo-Fi come l’Air Play.

110 dollari

www.crosleyradio.com

400 dollari

www.gramovox.com

120 euro

www.ionaudio.com

SUONO aprile 2016 53


SELECTOR SPECIALE VINILE

di Agostino Bistarelli

John Peel

Si può a buon diritto affermare che John Peel abbia indirizzato e favorito lo sviluppo di quell’immenso

patrimonio della musica contemporanea caratterizzata dalle nuove tendenze. Le tracce lasciate da

questo dj illuminato sono un patrimonio immenso, ora consultabile grazie alla migliore commistione

tra passato e futuro.

Immaginatevi il dj che lavora per la maggior emittente radio britannica.

Immaginate che la sua passione sia quella di tracciare

nuove vie mettendo in evidenza le nuove tendenze del pop...

Alla domanda “Chi era John Peel?” si può rispondere “Era tutto

questo e molto di più”, ed è quel “di più” che ne ha fatto un’icona

celebrata tutt’oggi, a oltre dieci anni dalla morte…

L’occasione che si presentò al giovane John Peel nel 1967, dopo

essere passato attraverso le radio pirata del tempo, era di quelle

davvero ghiotte: approdare alla neonata BBC Radio One e poter

contribuire, in grande libertà, a una serie di programmi fuori dagli

54 SUONO aprile 2016


quando la radio è amica del vinile

schemi che prevedevano esibizioni live. Molti artisti consideravano

l’apparizione nella trasmissione di Peel come un punto di svolta nella

loro carriera e molte di quelle apparizioni sono state poi pubblicate

nelle John Peel Session... è così che Peel diventa una delle voci storiche

dell’emittente inglese e, soprattutto, uno dei maggiori promoter

delle nuove tendenze della musica contemporanea che trova subito

una filiera adatta a raggiungere il consumatore: ci sono le radio

pirata, poi Radio 1 sulla BBC, poi i negozi di musica; ci sono le case

discografiche e gli editori musicali (“Non era male quel che il Dio

nel corso di ogni settimana una selezione di dischi a volte davvero

folle – anche se il suo pubblico sapeva che cosa lo attendeva – dimostrando

di essere veramente impegnato nel suo lavoro, pur non

essendo un musicista; Peel, piuttosto, era un buon ascoltatore, un

mecenate delle arti, un dj radiofonico senza, quasi, né censura né

agenda, caratteristiche che ha conservato fino alla morte nel 2004

per infarto del miocardio.

Recentemente la sua sterminata collezione di dischi in vinile (riuscite

a immaginare quanti titoli può aver ricevuto il conduttore

della musica pop aveva creato per noi, no?” – Pete Townshend).

Stando ai ricordi dell’epoca, la possibilità di trasmettere attraverso

la radio pubblica rappresentava un plus non indifferente se pur

tardivo (“La BBC ci ha dato Radio Pop 1 solo negli anni ’60, cinque

anni dopo che le radio pirata avevano dimostrato che esisteva

questo tipo di pubblico. Purtroppo, a differenza dei pirati, loro

non accettavano bustarelle!”), che venne valorizzato grazie alla

passione immensa di questo conduttore radiofonico, che preferiva

passare il weekend alla radio a rovistare ogni vassoio, ogni stipetto

alla ricerca di nuova musica, piuttosto che godersi il meritato

riposo. Un approccio privo di preconcetti visto che Peel ascoltava

di tutto e suonava dischi che nessun altro avrebbe mai trasmesso

(“John Peel suonava dischi così brutti che ho pensato che a volte

mi stesse prendendo per il culo” – Pete Townshend) e che non sarebbero

stati trasmessi in radio mai più. Ha ascoltato e ha suonato

radiofonico della principale emittente pubblica inglese?) è stata

digitalizzata e resa consultabile online sul sito johnpeelarchive.com,

dove è possibile ascoltare anche alcune delle incredibili Peel Sessions

con cui ha animato la sua carriera di “guastatore musicale”. Sono

inoltre disponibili gli appunti di Peel, video-interviste con gli artisti

e notizie sugli oltre 25.000 LP e 40.000 singoli che caratterizzano

la straordinaria collezione di un music lover così definito, sempre

da Pete Townshend: “Ha suonato solo quello che pensava meritasse

di essere suonato. Non credo che a lui piacesse sempre ciò che

trasmetteva. In Cina, ai tempi del presidente Mao, lo avrebbero

mandato in prigione se non altro per il fatto di essere stato il primo

a trasmettere i The Jesus and Mary Chain, gli Undertones o

i Proclaimers: tutti politicamente impegnati ma anche radicali e

schietti. Quando ho sentito questi gruppi per la prima volta nello

show di John, ho pensato che fossero un po’ pericolosi!”.

SUONO aprile 2016 55


SELECTOR SPECIALE VINILE

di Paolo Corciulo

Resurrezione in salsa orientale

È proprio vero: il vinile fa miracoli! Riuscire a invertire l’ordine costituito, quando si parla di aziende

giapponesi, è difficilissimo, generalmente impossibile. La rinascita del giradischi a trazione diretta

più famoso del mondo è una di queste rare eccezioni…

Ve lo immaginate un manager giapponese, abituato (negli

anni d’oro) a programmare il radicale rinnovamento della

gamma prodotti due volte l’anno, a fare i conti da un lato

con la genetica necessità di innovare (ricordiamo che la endemica

mancanza di materia prima ha indotto negli anni passati il Giappone

a specializzarsi nella trasformazione della materia e dunque

a sviluppare, prima dell’avvento cinese, una capacità produttiva

che a lungo è sembrata sfidare il buon senso e la capacità del

mercato di espandersi) e dall’altro con una sorta di sollevazione

popolare in concomitanza con un “irragionevole” rilancio di una

tecnologia superata come quella analogica? Che cosa avranno

pensato “in seguito” i manager che nel 2010 presero la decisione

di sospendere la produzione del più longevo giradischi al mondo,

salvo venire poi inondati da migliaia di firme di una petizione volta

alla reintroduzione del Technics SL-1200? Non lo sapremo probabilmente

mai così come non sapremo mai se a spingere l’azienda

a “tornare sui suoi passi” sia stata davvero la volontà popolare o

semplicemente le nuove opportunità dettate dal marketing e dalle

condizioni del mercato.

Certo erano altre le considerazioni che animavano lo Special Products

Group, il gruppo di ingegneri deputato da Matsushita quasi

50 anni fa per sviluppare (assolutamente controcorrente allora,

quado i giradischi erano principalmente a cinghia) il motore a

trazione diretta che avrebbe poi caratterizzato i giradischi Technics!

Talento, tecnologie e risorse oggi impensabili (si era nel pieno

boom dell’alta fedeltà), tanto che nessuno ora potrebbe progettare

qualcosa di simile. Inizialmente pensato per alimentare il sistema

professionale di incisione SP-01 (alcuni esemplari sono ancora in

funzione!), quel motore divenne poi, è proprio il caso di dirlo, il

“cuore” dell’SP10 prima e dell’SL-1200 poi, apparecchi che presentavano

alcune innovazioni sostanziali come, nel caso del 1200, lo

chassis in metallo pressofuso e, naturalmente, la trazione diretta.

56 SUONO aprile 2016


Technics SL 1200 icona dell’analogico

Evoluzione della specie

1972: SL-1200

Evoluzione dell’SL-1100 (S per streo e L per player), è il primo con motore Direct

Drive: veniva proposto al tempo in due versioni, una con e una senza braccio (in

questo caso la scelta ricadeva tipicamente sullo SME). Per la prima volta al mondo

veniva proposto un giradischi con chassis in metallo. Due differenti manopole per

il pitch control agivano per i 33 rpm e per i 45.

1979: SL-1200/1210 MK2

Viene introdotto il controllo al quarzo e un pitch control unico per entrambe le

velocità di rotazione. Vari miglioramenti riguardano il motore e la massa, viene

introdotta la regolazione in altezza del braccio e l’illuminazione sullo stilo per poterlo

posizionare in condizioni di luce precaria. Anche i piedini vengono migliorati.

1989: SL-1200 Mark 3

Quasi una versione fantasma con leggerissime modifiche rispetto all’MKII: inizialmente

pensato solo per il mercato asiatico, alcuni esemplari furono “clandestinamente”

distribuiti anche negli States. Cambia il pulsante di accensione e

compaiono i contatti dorati e il comando start / stop che garantisce partenza e

arresto veloce del giradischi. Quest’ultima funzione veniva tradizionalmente

effettuata a mano! Scompare il “passo” allo 0% del pitch control, in modo da

assicurare una maggiore precisione della rotazione, caratteristica indispensabile

per la corretta trasposizione dei brani da vinile a CD assai in voga in quel periodo.

1996 (o 1997?): SL-1200 Mark 4

Disponibile solo sul mercato asiatico, l’apparecchio disponeva di velocità 78 rpm, di

braccio in titanio, del pulsante start / stop e di accensione tramite potenziometro

rotante.

La storia ci racconta che il successo del giradischi, lanciato nel 1969,

venne avallata con cifre di vendita a 6 zeri (ne verranno venduti 3,5

milioni di esemplari, passando per otto versioni), tanto da elevarne

a icona l’immagine: al London Science Museum è esposto con la

dicitura “Una coppia di SL-1200 e un mixer divennero lo standard

per l’hip-hop e la club DJs tra il 1980 e il 1990”. “The Middle Class

Player System”, secondo l’opinione corrente, ma anche “wheels of

steel” (ruote d’acciaio), “Tech 12s,” “1200s” e “the 1’s and 2’s” per

i DJ di radio e discoteche, che ne fecero lo strumento d’elezione,

indicato per le loro evoluzioni sul palco grazie allo spunto immediato

e alla presenza del pitch control (o vari speed) sia per i 45 che

i 33. Il giradischi, inoltre, era molto solido rispetto ai concorrenti e

scarsamente sensibile alle vibrazioni. Questa commistione fece di un

giradischi “normale” un fuoriclasse e ne assicurò un successo che, una

volta nebulizzato il clamore legato ai supposti vantaggi della trazione

diretta rispetto a quella a cinghia (e comparsi sul mercato giradischi

Hi-Fi ben più specifici e performanti), si è comunque perpetrato

negli anni in abito professionale dove tuttora l’apparecchio viene a

ragione considerato un riferimento.

Il 20 ottobre 2010, però, un comunicato ufficiale al “The Tokyo

Reporter” gela la comunità che ruota attorno al giradischi: “A causa

del declino di questi prodotti analogici e della crescente difficoltà

nel reperimento dei componenti chiave analogici che ne sostengono

la produzione, Panasonic abbandona la produzione del giradischi

Technics SL-1200MK6, del mixer SH-EX1200 e delle cuffie RP-

DH1200 e RP-DJ1200”. Poco prima del folgorante rilancio del vinile

le statistiche per l’analogico non erano certo confortanti: l’unica

fabbrica di dischi in vinile giapponese (Toyo Kasei, con sede a Yokohama)

aveva ridotto la produzione a 400.000 unità, ben lontano dai

70 milioni di pezzi che rappresentavano il picco massimo ottenuto

40 anni prima! La stessa Panasonic valutava al 5% rispetto 10 anni

prima l’incidenza dei prodotti analogici…

Quasi immediatamente, però, monta la protesta propagatasi, paradossalmente,

proprio in quel mondo immateriale e digitale che ne

aveva decretato la fine: una petizione su Facebook “martella” i vertici

dell’azienda, che si lascia scappare una promessa: se il numero di

firmatari supererà i 30.000 si riprenderà in considerazione la cosa.

L’obiettivo viene raggiunto di slancio e già dallo scorso anno in

Panasonic ci si comincia a pensare…

1997: SL-1200 LE

Limited Edition che festeggia il 25° anniversario del prodotto. Ne furono realizzati

solo 10.000, venduti in tutto il mondo. Appare un tasto reset che sostituisce il click

del cursore per la regolazione del pitch. Il braccio era placcato in oro e la finitura

del tipo piano black.

1999 (o 2000?): 1200 Mark 3D

Leggere modifiche rispetto all’SL-1200 MK II, soprattutto riguardo lo chassis e il

pitch control. Uscirà di produzione nel 2003.

2002: SL-1200 MK5

Ancora piccole migliorie: la regolazione del pitch può essere selezionata tra +/- 8

e +/-16 %, viene migliorata la sospensione e alcune regolazioni del braccio (tra

cui la possibilità di selezionare l’antiskating ad una forza di 6 gr) e l’illuminatore

dello stilo diventa a LED.

2008: SL-1200 MK6

Migliorano connessioni, pitch control, lo smorzamento e la qualità del LED.

SUONO aprile 2016 57


SELECTOR SPECIALE VINILE

Vecchio e nuovo

Gira che ti rigira...

Il motore del nuovo Pl-1200 esibisce un layout completamente ridisegnato

con una disposizione dei magneti permanenti rotanti e delle bobine

sullo statore che riducono sensibilmente le sollecitazioni trasversali che

si innescano nei motori brushless. Il nuovo disegno consente di ottenere

una coppia torcente più elevata e rapida nell’applicazione senza gravare

sull’asse di rotazione che, per questo motivo, è portato a introdurre il

minimo del rumore volvente. L’architettura delle espansioni polari e

degli organi di rilevamento della velocità è abbinata a un sistema di

controllo e correzione della velocità che agisce anche su un sistema che

permette uno spunto elevato: una volta raggiunta la rotazione voluta,

una trazione di mantenimento opera a bassa energia per evitare rumorosità

che potrebbero essere conseguenza di inutili sollecitazioni. Tale

soluzione consente anche di “frenare” il piatto in modo molto repentino

e preciso considerando che, ancor oggi, il prodotto è pensato per essere

inserito in un contesto “pro” in cui è essenziale conseguire certi risultati

operativi nel minor tempo possibile. Certamente soluzioni così mirate e

sofisticate sembrano eccessive nel contesto domestico, in cui la velocità

di rotazione, una volta raggiunta quella nominale, deve solo rimanere

costante; è anche vero, d’altra parte, che oggi il sistema reagisce in modo

eccellente anche nei casi meno “concitati” di un DJ set. I risultati ottenuti

in termini di rumore e fluttuazioni sono motivo di vanto per Technics in

quanto, raggiunte le condizioni a regime, il nuovo sistema di controllo

della velocità e la riduzione progressiva della coppia di rotazione del piatto

abbatte di un ordine di grandezza i risultati rispetto a sistemi analoghi!

Sta di fatto che, caso raro, rarissimo, l’annuncio (in concomitanza

con il CES 2016) infine arriva: il modello di punta tra i giradischi

del marchio Technics torna sul mercato, anzi… raddoppia, visto che

ne verranno proposti due: una versione celebrativa in un numero di

esemplari limitato (1.200, in commercio da metà anno a un prezzo di

oltre 4.000 euro) e una “comune”, disponibile da fine anno!

“Comune” fino a un certo punto perché a parte l’estetica, pedissequamente

conforme all’idea originale, c’è ben poco in comune

con il giradischi di un tempo. Il telaio ora è notevolmente appesantito,

in triplo strato per la versione base, in quadruplo con

l’aggiunta di un quarto superiore in alluminio pieno per quella

celebrativa, con un peso salito a 18 kg totali, quasi il doppio

dell’originale. Il telaio si accoppia al piano d’appoggio tramite

quattro piedini smorzanti in gomma. Il motore, naturalmente a

trazione diretta, utilizza un doppio rotore superiore e, assieme

al telaio multistrato appesantito, dovrebbe permettere una riduzione

significativa della trasmissione delle vibrazioni del motore

al piatto. L’elettronica preposta al cambio e controllo della velocità

(33 e 1/3, 45 e 78 giri) consente anche la regolazione del

pitch control, +/- 8% e +/- 16% per le due più consuete velocità.

Il piatto, anch’esso tre volte più pesante di quello originale, è in

alluminio con tacche intorno per il controllo ottico / elettronico

della velocità ed è rivestito superiormente da uno strato in ottone,

realizzando così un elemento composito pesante e smorzato.

Il braccio ha il classico andamento “a esse” della canna in alluminio

nella versione standard e magnesio in quella GAE. L’articolazione

rimane quella cardanica a cuscinetti.

Ed è questa la ragione, o almeno questa è stata la spiegazione data

da Tetsuya Itani, Chief Technology Office della rediviva Technics

(già prima dell’SL-1200 era tornato in vita l’intero glorioso marchio,

anch’esso soppresso nel 2010) per giustificare il prezzo del nuovo

SL-1200 che difficilmente potrà essere considerato “The Middle

Class Player System”. I costi, racconta Itani, sono stati condizionati

dalla riprogettazione di tutti i tool e gli strumenti per produrre

l’apparecchio; unica concessione, il coperchio para polvere, filologicamente

uguale al passato! Il risvolto interessante di questo

aggravio di costi consiste nella possibilità offerta alla Panasonic

di ripensare completamente l’idea del giradischi a trazione diretta,

58 SUONO aprile 2016


Technics SL 1200 icona dell’analogico

È largo 32 bottoni e 24 borchie e per realizzarlo occorrono 854 mattoncini Lego. Se

invece che di mattoncini fosse reale, sarebbe in grado di suonare dischi da 7”. Per farlo

il suo creatore ha dovuto vincere la sfida su come realizzare il braccio, la cui forma

molto specifica era difficile da ricreare con i “pezzi” della casa danese.

La lettera che annunciava la dismissione dell’SL-1200.

partendo da una robusta base e senza le notevoli limitazioni (di

budget e di componenti) che ne hanno sostanzialmente limitato

lo sviluppo in chiave Hi-end nel recente passato.

La trazione diretta e il servocontrollo che regola la velocità sono

stati i “capisaldi” della scelta radicale adottata dai costruttori giapponesi

(a cavallo degli anni ’80) nel campo della lettura analogica

del segnale musicale. La “brutta” reputazione che tale soluzione si

guadagnò sul campo (perpetrata, come accade spesso in Hi-Fi, nel

tempo anche ben oltre la soluzione dei problemi a cui essa era legata)

fu principalmente il frutto di un’ostinata ottimizzazione dei costi

di produzione, troppo orientata al ribasso che, come in tantissimi

altri ambiti consumer, ha depauperato una tecnologia che invece

risolveva e risolve tutt’ora e brillantemente le problematiche legate

alla soluzione alternativa, quella della trazione a cinghia.

L’opportunità offerta ai tecnici della casa giapponese, che hanno a

disposizione risorse e conoscenze precluse nell’ultimo ventennio

a quanti si sono cimentati nella realizzazione di un giradischi, è

enorme e potrebbe ridisegnare gli standard del settore. Quel che

sembra, però, dalle prime informazioni (dunque da prendere con il

beneficio del dubbio), è che si sia optato, in funzione di un punto di

vista ancora una volta “parziale”, verso una soluzione che tenga in

gran parte conto delle esigenze del mondo dei DJ più che di quello

della corretta riproduzione musicale. Il motore attuale, infatti,

pur essendo differente da quello utilizzato al tempo, è più simile

ai concorrenti dell’epoca che alle soluzioni sviluppate da piccoli

Il grafico e web designer australiano Arran Hearn ha creato un set Lego che riunisce

il Tecnhics SL1200, la drum machine Roland TR-808 e l’Akai MPC. Lo si può vedere

all’opera visitando www.youtube.com/watch?v=m_F_TIYcEx0.

costruttori negli ultimi tempi per ottenere risultati più “mirati”

nell’ambito specifico. Nel caso, saremmo di fronte a un’occasione

parzialmente sprecata.

La decisione di sospendere la produzione del giradischi Technics

SL-1200, apparsa sciagurata fin dall’inizio, ora viene comunque

“sanata” e i rumour, anche se ogni speculazione in merito rimane

al momento tale, vogliono la Technics già impegnata nello studio

di un modello di fascia minore. Sia come sia, è proprio il caso di

dirlo, se sono rose…

SUONO aprile 2016 59


SELECTOR SPECIALE VINILE

a cura della redazione

Anatomia del fonorilevatore

Al fonorilevatore (definito anche pick up, fonorivelatore o testina) è affidato il compito di raccogliere

l’informazione del disco, o meglio dal solco del disco, e di inviarla in maniera adeguata all’amplificatore,

affinché questo la fornisca ai diffusori. Un compito difficile e delicato, esattamente come quello che

viene effettuato all’altro estremo della catena Hi-Fi e per le stesse ragioni.

Analogamente alla funzione espletata dagli altoparlanti il

fonorilevatore deve effettuare una trasduzione, deve cioè

trasformare la natura del segnale: all’altro estremo della

catena, infatti, avviene l’operazione contraria, la trasduzione del

segnale da elettrico in acustico (quello inviato dal finale di potenza

e destinato ai diffusori); passaggio ovviamente necessario per

permette l’ascolto della musica, infine codificata in spostamenti

dell’aria “compatibili” con il linguaggio percepito dall’orecchio

umano. La necessità di trasformare l’informazione meccanica

presente sui solchi del disco è dettata dalla relativa semplicità

nell’amplificare segnali elettrici anziché meccanici. Si può dunque

già chiaramente intuire l’enorme importanza del pick-up e

le reali difficoltà inerenti la sua progettazione. Il segnale che la

testina riceve è, infatti, un segnale costituito dal movimento dello

stilo in funzione della serie di ondulazioni impresse sul disco, il

cui susseguirsi rappresenta quell’unico solco che, avvolgendosi

60 SUONO aprile 2016


La testina come è fatta

a spirale con spire via via più strette, dà al disco il suo aspetto

finemente rigato e a tratti più o meno lucido. D’altra parte il segnale

che “esce” dal fonorivelatore è un segnale di natura elettrica,

con una differenza di potenziale più o meno elevata, espressa in

millivolt, destinato poi a essere amplificato: la delicatezza del

compito è legata (oltre che, in generale, alle problematiche del

trattamento di segnali deboli) al fatto che lo stilo deve essere in

grado di seguire tutte le tortuosità del solco con una certa facilità

e con il minor peso possibile, in modo da poter rilevare tutte le

informazioni meccaniche in esso contenute e “averne in cambio”

un numero elevato da trasformare in elettriche, ottenendo così

un segnale il più completo possibile da traferire all’amplificatore,

senza tuttavia deteriorare il solco. Da quanto è stato detto finora

possiamo ricavare un concetto essenziale per ciò che concerne la

costituzione del fonorilevatore:

Il fonorilevatore è costituito da due elementi: una parte

mobile, incaricata di seguire nel miglior modo possibile

le tortuosità del solco, rappresentata dalla puntina e

dal complesso che la sostiene, e una parte elettrica o

elettromagnetica, incaricata della traduzione di questa

“energia di movimento” in energia elettrica.

Per quanto riguarda il dispositivo mobile va da sé che aumentando

la pressione della puntina sul solco questa seguirà in modo

migliore le sue tortuosità; d’altra parte una pressione elevata

deteriora facilmente il disco e la puntina stessa. Di qui il bisogno

di avere una massima cedevolezza e una minima massa

dell’equipaggio mobile. Massima cedevolezza affinché alle

frequenze basse la puntina possa avere ampie escursioni senza

essere frenata dal sistema di sospensione; minima massa cosicché

alle frequenze medie e alte le forze agenti sulla puntina diano

accelerazioni sufficientemente elevate per farla vibrare velocemente

e quindi seguire perfettamente la modulazione dei solchi

(per questo motivo, tra l’altro, quando un pick up è adoperato a

un peso insufficiente, si ha distorsione nei suoni acuti: le forze

agenti sulla puntina non bastano a imprimere alla sua massa le

accelerazioni volute, F = ma, e a frequenze elevate la puntina non

ce la fa a seguire le ondulazioni del solco).

Questo primo elemento, quello che “preleva” il segnale meccanico,

è formato da una microscopica punta (puntina) in materiale duro,

principalmente diamante (anche il modo in cui viene tagliato è

determinate: se si rispettano gli assi di cristallizazione si ottiene

un sistema più resistente all’usura), ancorata a un’astina in genere

metallica (cantilever): la puntina segue le ondulazioni del solco

e trasmette il movimento attraverso il cantilever al sistema di

trasduzione. In teoria il complesso puntina-cantilever dovrebbe

essere completamente passivo ma, nella realtà, presenta non

pochi problemi come, ad esempio, per quanto riguarda il contatto

solco-puntina, la risonanza del cantilever e la cedevolezza

della sospensione. Inoltre, sebbene la puntina ideale dovrebbe

presentare un profilo identico a quello del bulino incisore, uno

stilo così realizzato (a sezione triangolare) rovinerebbe in breve

il solco stesso! Per questa ragione sono stati sviluppati nel tempo

Stilo & solco

Lo stilo incisore dei dischi è a sezione triangolare; durante l’incisione

di un’onda sinusoidale di frequenza elevata esso scava un solco che ha

larghezza massima in corrispondenza della massima escursione dello

stilo e minima quando questo taglia il centro dell’oscillazione. Ciò

è dovuto al fatto che lo stilo vibra sempre in senso radiale rispetto al

disco che gira (a). Quindi il solco inciso non ha larghezza costante ma

massima verso gli estremi e minima verso il centro della oscillazione.

La puntina di lettura conica (b) prende appoggio sul solco in due punti

(p-p) diametralmente opposti e posti perpendicolarmente alle pareti di

quest’ultimo; i punti di tangenza variano quindi contemporaneamente

e non coincidono con quelli dello stilo incisore. La puntina ellittica (c),

invece, riesce a leggere il solco così come è stato inciso.

tipi di puntine con differenti tagli che tentano di raggiungere il

miglior compromesso fra un buon contatto solco-puntina e una

moderata usura dei dischi stessi e altrettanti tipi di materiali

impiegati nella realizzazione del cantilever e delle sospensioni

dello stesso. Due i “tagli” principali, conico ed ellittico, anche

se le differenze tra i vari tipi si traducono in qualche micron in

più o in meno delle caratteristiche geometriche della curvatura.

La differenza tra i due tipi consiste, in sostanza, nella diversa

quantità di superficie della puntina che prende contatto con il

solco, elemento che assume una certa rilevanza in funzione di

come è stato generato il solco presente sul disco: in sostanza lo

stilo “ellittico” si ottiene molando la faccia anteriore e quella posteriore

del cono effettuando un’ulteriore smussatura degli angoli.

Il solco inciso, infatti, non ha larghezza costante ma massima verso

gli estremi e minima verso il centro dell’oscillazione. Quando una

puntina conica segue un solco di larghezza variabile, accade che

nei tratti in cui questo è più largo la puntina penetra maggiormente,

mentre dove il solco si restringe il cono della puntina è

costretto a risalire. Si ha allora un movimento verticale indesiderato

(pinch effect) dello stilo, che talora non riesce a seguire

la traccia e salta le oscillazioni incise a frequenze alte causando

distorsione e fruscio (shock noise). Una puntina ellittica la cui

sezione disposta con l’asse maggiore in senso trasversale rispetto

al solco si insinua meglio tra le tortuosità di esso, mantenendo

così un movimento verticale molto ridotto rispetto a quello di

SUONO aprile 2016 61


SELECTOR SPECIALE VINILE

I tipi di fonorilevatori

Piezoelettrica

La puntina trasmette le vibrazioni causate dalle asperità del solco a due barrette

di cristallo o di ceramica, che hanno la proprietà di generare corrente

proporzionale alle deformazioni impresse dalle vibrazioni ricevute. Sulle

due facce di ciascuna delle due barrette è applicato un filo; i due fili di ciascuna

barretta ricevono, quindi, il segnale elettrico generato dalla barretta

stessa e lo inviano così all’amplificatore. La tensione del segnale in uscita è

generalmente alta per questo tipo di testine ed è dell’ordine di 200-300 mV

e, a volte, anche di 500 mV.

A condensatore

I movimenti impressi attraverso la puntina al cantilever fanno variare la distanza

fra le piastre mobili e le piastre fisse. Esse sono caricate elettrostaticamente

(con alimentatore a parte o a electret) e un apposito circuito esterno

trasforma l’informazione in segnali elettrici.

A semiconduttori

Il sistema di trasduzione è realizzato con elementi in materiale semiconduttore

la cui resistenza elettrica varia in funzione delle vibrazioni trasmesse

dalla puntina. Un apposito circuito elettronico esterno provvede a trasformare

tali variazioni in segnali elettrici.

A riluttanza variabile

L’equipaggio puntina / cantilever è fissato in maniera solidale a due nuclei

di ferro dolce, inseriti ciascuno nel traferro di un magnete ad anello, sul

quale sono state avvolte numerose spire di filo. Le vibrazioni della puntina

provocano delle variazioni di intensità del campo magnetico generato dal

magnete. L’avvolgimento raccoglie poi queste variazioni e le trasforma in

segnale elettrico che viene inviato all’amplificatore.

A magnete indotto

La puntina, attraverso il cantilever, è collegata a delle barrette in ferro

dolce che vengono magnetizzate da un magnete permanente, fisso. Le

barrette così magnetizzate si muovono all’interno di due bobine provocando

variazioni di flusso magnetico trasformate poi dalle bobine

stesse in segnali elettrici.

Fotoelettronica

Le vibrazioni del cantilever, collegato a un apposito schermo, modulano la

quantità di luce trasmessa ai fotodiodi. Un circuito elettronico esterno provvede

a trasformare le informazioni determinate dalla variazione del flusso

62 SUONO aprile 2016


La testina come è fatta

luminoso presenti ai capi dei fotodiodi in segnali elettrici. Fu una delle prime

soluzioni adottate e poi abbandonate ma gli stessi principi sono stati applicati

su una versione odierna di questa soluzione tecnologica.

A magnete mobile (magnetodinamiche – MM)

Il cantilever è collegato solidarmente con una coppia di magneti che si muovono

all’interno di due anelli in ferro dolce. Le variazioni di flusso vengono

recepite dalle bobina e trasformate in segnali elettrici.

A bobina mobile (elettrodinamiche - MC)

La puntina è legata solidamente a due bobine, ciascuna delle quali è immersa

in un campo magnetico generato da un magnete ad anello (per questa

ragione l’eventuale sostituzione dello stilo non è possibile facilmente). L’elemento

mobile è quindi la bobina stessa che, muovendosi grazie alle vibrazioni

impressegli dalla puntina all’interno del campo magnetico, genera

segnali elettrici.

una conica, con conseguente riduzione di distorsione. Per contro

la diminuzione della superficie di contatto con le pareti laterali

del solco, a parità di peso di lettura, comporta un aumento della

pressione a cui è sottoposta la puntina. Nel tempo è stato svolto

un affinamento di questo tipo di taglio che consentisse di ridurre

ulteriormente il raggio di curvatura longitudinale aumentando

al tempo stesso l’area di contatto, in modo tale da contenere

un’eccessiva usura del solco. Sono nati così profili particolari

fino al caso estremo costituito dal taglio elaborato da Van Den

Hul, che ha proposto un profilo che si avvicina molto a quello

del bulino incisore (il raggio di curvatura è vicinissimo agli 85

micron sulla linea di contatto, mentre quello in longitudinale

è di pochissimi micron). In questo modo si ottiene un’ampia

area di contatto e un’usura del solco presumibilmente ridotta;

per contro un fonorivelatore realizzato con questa geometria

di taglio richiede una regolazione maggiormente accurata sia

dell’azimuth che del VTA.

In assoluto più il raggio della puntina è piccolo più facilmente

questa si insinua fra le tortuosità del solco, nelle zone larghe

di esso. Una puntina troppo piccola, però, sprofonda e non ha

più un appoggio regolare sui fianchi; uno stilo di dimensioni

ridotte, inoltre, è più delicato e non sopporta un peso eccessivo.

Per le puntine coniche vi sono due misure standard del raggio

di curvatura: 0,5 millesimi di pollice pari a circa 13 µ (1 micron

= 1/1000 di millimetro) e 0,7 mil., pari a circa 18 µ. La più piccola

è adatta per pressioni d’appoggio inferiori ai 2 g e la più

grande per quelle superiori. Le migliori testine equipaggiate

con puntine biradiali (ellittiche) usufruiscono di un raggio di

curvatura massimo disposto trasversalmente al solco. Come

abbiamo anticipato questa forma permette allo stilo di seguire

in modo migliore l’incisione (i raggi di curvatura più adoperati

sono di 0,7 x 0,2 mil., pari a 18 x 5 micron).

Per quanto riguarda invece l’altra sezione del pick-up (il trasduttore),

la conversione del segnale da meccanico in elettrico è realizzata

in vari modi, ciascuno dei quali si basa su un diverso principio di

funzionamento. Proprio su questa diversità nel modo di trasformare

il segnale è basata la distinzione del tipo di testina. Tralasciando le

prime realizzazioni appartenenti ormai alla storia della riproduzione

sonora, ne esistono diversi tipi (nel box i relativi schemi di

realizzazione) che, sostanzialmente, si riallacciano a due soluzioni

base, quella piezoelettrica, la cui qualità di riproduzione non è

mai stata molto elevata (anche il costo era molto basso) e ne ha

sostanzialmente decretato una rapida obsolescenza di fronte alle

esigenze Hi-Fi, e quella delle testine basate sul fenomeno dell’induzione

elettromagnetica (testine magnetiche). Di queste ultime

ne esistono vari tipi ma le più in voga al momento sono a magnete

mobile (MM) e a bobina mobile (MC); differiscono tra loro non per

il principio di funzionamento ma per il modo con cui ciascuna di

esse realizza la variazione del campo magnetico.

A causa della presenza di magneti e avvolgimenti, il problema

fondamentale nella progettazione di questo tipo di testina consiste

nella riduzione del peso. Il sistema di trasduzione magnetica ha,

inoltre, un rendimento basso e il bisogno di riduzione del peso degli

avvolgimenti e del magnete peggiora ancora di più la sensibilità

di questi pick up (0,5-5mV/cm sec).

SUONO aprile 2016 63


SELECTOR SPECIALE VINILE

15°

Le dimensioni di un magnete: si possono immaginare le problematiche

relative alle tolleranze (devono essere minime) che imppongono ai

costruttori di accoppiare i magneti, dopo averli misurati, per caratteristiche

simili al massimo.

Occorre, dunque, un’amplificazione di maggior potenza e, quindi,

una maggior attenzione al problema del rapporto segnale/rumore

nella sezione di preamplificatore. Oltre la bassa sensibilità le cartucce

magnetiche pongono un altro problema, quello del rumore

che viene captato dagli avvolgimenti dal campo elettromagnetico

generato dal motore e dalle parti in movimento del giradischi.

Le moderne testine hanno efficienti schermature ma sarà bene

assicurarsi che anche il giradischi sia di buona qualità. Alcune

caratteristiche importanti di cui si deve tener conto al momento

della scelta costituiscono i dati di targa di ciascun modello; ecco

le principali.

Il livello d’uscita (sensibilità) indica la tensione d’uscita (in millesimi

di volt = mV) in funzione della velocità di modulazione (in

cm/sec). Esistono pick up con livelli d’uscita nell’ordine di 4 mV

per cm/sec e altri con livelli d’uscita molto minori. Questi ultimi

sono generalmente di miglior qualità (diminuendo la massa del

sistema mobile si abbassa la sensibilità) ed esigono una maggiore

attenzione nell’interfacciamento, influenzato anche dall’impedenza

e dalla capacità di carico del fonorivelatore: l’amplificatore

al quale un pick up viene collegato deve avere un’impedenza

d’ingresso pari a quella richiesta per ottenere risultati migliori

nella risposta di frequenza e distorsione. Sul valore influiscono

anche i fili di collegamento al preamplificatore…

L’angolo di incidenza

È quell’angolo che forma l’asse della puntina con la perpendicolare

al piano d’appoggio (vedi figura). L’angolo di incidenza deve avere

un’ampiezza di 15°, pari cioè a quella dello stilo all’atto dell’incisione

del disco. Sull’angolo d’incidenza influiscono montaggio della testina

e la geometria del braccio del giradischi.

soggetta alla forza di 1 dyn, lo spostamento è molto inferiore al

centimetro (nell’ordine dei milionesimi di cm), perciò l’indice di

cedevolezza si rappresenta con un numero moltiplicato per 10-6

(milionesimi) di cm/dyn. Si tratta di un valore che non rappresenta

un indice della qualità di riproduzione di una testina ma

risulta strettamente legato al peso stabilito per riprodurre dischi.

I migliori fonorilevatori tracciano a pesi bassi (1-1,5 grammi) e

quindi devono avere un indice di elasticità elevato.

La capacità di tracciamento, strettamente legata alla precedente,

indica invece l’abilità della puntina nello stabilire il

L’equipaggio mobile (puntina, cantilever bobine) di una testina MC

Clearaudio. Come si può intuire nel caso delle MC la sostituzione della

sola puntina è assai problematico!

La cedevolezza è lo spostamento compiuto dalla puntina quando

viene sottoposta all’azione di una forza. Esistono la cedevolezza

orizzontale e verticale, a seconda della direzione della forza applicata.

Si misura in centimetri per dyn; quando una puntina è

64 SUONO aprile 2016


La testina come è fatta

Come va collegato il fonorilevatore

Una norma internazionale ha codificato nel tempo il collegamento

dei fonorilevatori allo shell di un braccio così come segue.

Fonorilevatori a 3 fili canale destro filo rosso 2

canale sinistro filo bianco 1

massa comune filo nero 5

Fonorilevatori a 4 fili canale destro filo rosso 2

canale sinistro filo bianco 1

massa destra filo verde 4

massa sinistra filo blu 3

Fonorilevatori a 5 fili canale destro filo rosso 2

canale sinistro filo bianco 1

massa destra filo verde 4

massa sinistra filo blu 3

massa comune filo nero 5

corretto contatto con il solco a tutte le frequenze, anche quando

la modulazione è molto elevata.

Ulteriore parametro da considerare nella scelta della testina è

la risposta in frequenza che non va confusa con la banda di

frequenza: quest’ultima indica soltanto una gamma di frequenze

passante (per es. 20 – 20.000 Hz) e non fornisce indicazioni sulla

linearità della gamma stessa, cioè non indica se questa gamma ha

delle deviazioni né indica l’entità delle deviazioni (caratteristica

espressa in ± dB). Un dato di risposta in frequenza, dunque, per

essere tale deve contenere indicazioni sulla banda di frequenza

passante e sui decibel entro i quali la risposta devia dalla linearità.

Per realizzare le piccolissime bobine che equipaggeranno le testine,

le spire (20 micron di diametro) sono in materiale nobile, al fine di prevenire

gli effetti dell’umidità e della corrosione. Nella foto, una tradizionale

macchina avvolgitrice è stata in parte modificata da Clearaudio per riuscire

ad arrotolare le bobine con spire di dimensione così ridotta!

Giova comunque ricordare che una corretta risposta in frequenza

(una “risposta piatta”) non è di per sé inevitabilmente indice della

qualità del fonorilevatore visto che, se pur in maniera tutt’ora

non categorizzata, a volte una “risposta tormentata” è indice di

una buona musicalità del componente!

Un altro valore di cui tenere conto è la separazione fra i canali

che indica la silenziosità di un canale quando sull’altro è presente

un segnale. È un dato espresso in dB e quanto più il suo valore

è alto tanto più la separazione sarà accentuata e il canale non

inciso sarà “silenzioso”.

Il bilanciamento tra i canali fornisce il rapporto (in dB) fra il

livello d’uscita di un canale e quello dell’altro quando entrambi

sono pilotati da segnali di uguale intensità. È bene che questo

rapporto sia il più possibile vicino all’unita (pari a 0 dB) per non

avere sbilanciamento tra i canali. È tollerabile un bilanciamento

migliore di 3 db, cioè un rapporto di tensioni minore di 1,41.

In base a quanto esposto si può ben affermare che all’interno della

catena analogica la scelta del fonorivelatore rivesta una grande

importanza rispetto al risultato finale ottenuto e non stupirà, in

ragione della complessità del compito svolto, che pur tenendo in

debito conto i dati tecnici, solo in parte questi sono in grado di

legittimare la qualità del componente che, ai fini di una scelta che

in seguito risulti priva di rimpianti, andrebbe scelto dopo molte

prove d’ascolto in base alla sensibilità musicale e all’“orecchio”

dell’utente; test effettuati in condizioni il più possibile simili

a quelle del futuro esercizio. Una chimera, una possibilità o

un’opzione che dovrebbe caratterizzare il corretto rapporto tra

venditore e acquirente?

SUONO aprile 2016 65


SELECTOR SPECIALE VINILE

di Paolo Corciulo e Carlo D’Ottavi

La lettura analogica

alternativa

Sin dai primordi e poi nell’arco del tempo gli sviluppatori hanno cercato soluzioni alternative a quelle dei

fonorilevatori tradizionali e la ricerca, magari lentamente, ha continuato a progredire fino ai giorni nostri…

con il messaggio analogico attraverso la

luce, minimizzando i tradizionali errori e limiti

“Giocare”

nella lettura del solco nero… Un obiettivo, un sogno

o un’utopia? L’idea di leggere i solchi di un disco in vinile

tramite fasci di luce non è certo una novità visto che già mezzo

secolo fa alcuni tecnici giapponesi si tuffarono in questa impresa.

I primi esperimenti si perdono nella notte dell’alta fedeltà, anzi

nell’era… mono!

La testina Philco “Beam of Light” prodotta nel 1941 e nel 1942

serviva a leggere il 78 RPM e utilizzava un equipaggio costituito

da un piccolo specchio attaccato allo stilo e un fascio di luce focalizzato

sullo specchio che colpiva una cella solare in grado di

produrre un segnale audio. Si trattava di un sistema inaffidabile

e difficile da mettere a punto, presto abbandonato da chi si occupava

della riproduzione sonora. L’avvento della riproduzione

stereo ripropose questo tipo di soluzione (testina fotoelettronica

66 SUONO aprile 2016


UN FASCIO DI LUCE PER L’aNALOGICO

DS Audio DS W-1

Prezzo: €8.900,00

Distributore:

Audiogamma - www.audiogamma.it

Tensione di uscita (mV): 500

Forza di appoggio (g): 1,3 - 1,7

Separazione canali (dB): >20

Stilo: diamante taglio Shibata su cantilever

in boro

Note: sistema di lettura ottico, corpo in

alluminio. Stadio di equalizzazione e

alimentazione dedicata a parte.

Schema del funzionamento del fonorilevatore fotoelettronico.

Risposta in frequenza (HZ): 20 – 40.000

Tensione di uscita (mV): 150 at 1 kHz

Forza di appoggio (g): 1.5 (+-0.5)

Fonorilevatore Toshiba C-100P

Bilanciamento canali: +-1dB

Stilo: 0.3 x 0.8 mil (ellittico)

Peso: 15 g

– vedi in altra parte di questo speciale) da parte di Trio (poi divenuta

Kenwood) con il modello Supreme 20, che utilizzava una

soluzione basata su un rilevatore costituito da una fonte emittente

luce e una maschera mobile applicata sulla fotocellula sul cantilever.

Anche Toshiba tramite il suo marchio audio Aurex ottenne

un discreto successo con la C-100P che utilizzava una soluzione

simile: utilizzava però feritoie e foto transistor. In ambito vintage

questo tipo di prodotti è difficilmente reperibile perché già in

esercizio il successo fu molto modesto in ragione delle grandi

difficoltà di messa a punto (molto lineare in ampiezza, questo tipo

di testina era particolarmente sensibile allo spostamento dello

stilo e necessitava di un sistema di equalizzazione differente da

quello che ottempera lo standard RIAA / IEC).

Uno dei passi in avanti più significativi nel rapporto tra la luce e

l’analogico è avvenuto invece quando è stata introdotta la vera e

propria lettura dei solchi analogici dei dischi tramite un raggio

laser. Il sistema, che non prevedeva il contatto meccanico tra

solco e lettore, prometteva di realizzare il grande sogno di ogni

appassionato: non usurare i dischi o il lettore.

Sanju Chiba, fondatore e presidente di ELP Japan, nel 1989 viene

a conoscenza di questo sistema e se ne innamora. Purtroppo è

il periodo di massima espansione del CD e pochi guardano ancora

al vinile, tanto più in una forma “ibrida”! Il sistema Laser

Turntable Technolgy (LT) vivacchia dunque fino a che Chiba non

decide di operare in prima persona rilevando il brevetto e dando

vita a una sua azienda per lo sviluppo del sistema che, comunque,

non avrà poi vita facile: un problema difficilmente risolvibile era

rappresentato dalla polvere, visto che il lettore ELP non poteva

distinguere tra il profilo del solco e quello contenente sporcizia.

A dire il vero questo accade anche con i tradizionali fonorilevatori

ma fino a un certo limite: lo stilo sposta in avanti, come una sorta

di vanga, la sporcizia, riducendo gli inconvenienti. Il lettore laser

del giradischi ELP non faceva invece distinzioni, non essendoci

contatto tra solco e rilevatore...

Poiché la possibilità di disporre di un sistema che non utilizza

la lettura a contatto (e dunque non consuma né genera attriti di

qualche tipo) è estremamente interessante, Chiba non demorde

e, dopo anni di balbettamenti, il sistema è oggi comunque una

realtà, declinata in due modelli (LT basic e LT master) dal succeso,

però, modesto, forse a causa del prezzo elevato, superiore

ai 10.000 dollari.

Altra storia quella di DS Audio, marchio recentemente apparso

anche nel nostro paese e considerato all’avanguardia nella ricerca

foto-ottica (tra l’altro ha contribuito allo sviluppo, con Microsoft,

del mouse ottico). Alla sua guida Tetsuaki Aoyagi, un analogista

convinto che, forte del know how familiare, ha risvegliato l’interesse

per la tecnologia fotoelettronica e reingegnerizzato la soluzione

SUONO aprile 2016 67


SELECTOR SPECIALE VINILE

2 x 4 cm l’ingombro (con un peso di 4 grammi) dell’adattatore A/D per fonorilevatori

MM della Behond che opera la conversione del segnale analogico nel dominio

digitale a 768 kHz .

proposta da Toshiba. Il fonorilevatore DS W-1 sfrutta entrambe

le tecnologie di lettura, meccanica ed ottica. Lo stilo di lettura è

un diamante a profilo Shibata ed è montato su un cantilever in

boro. Pur aggiungendo la massa dei fasci laser il peso complessivo

è modesto, 6,5 grammi, e anche il peso di lettura, intorno a 1,5

grammi, è nella norma: il corpo in alluminio del fonorivelatore non

Sanju Chiba, e il suo lettore analogico al laser ELP.

contiene infatti pesanti bobine o magneti. Il DS W-1 utilizza invece

una sorgente di luce, un LED miniaturizzato che è alimentato

da un equalizzatore / alimentatore incluso (che sostituisce il

tradizionale stadio fono) tramite i cavi del braccio e il cablaggio

interno al braccio. I solchi del disco trasmettono vibrazioni al

sistema stilo / cantilever al quale è collegato un micro specchio

illuminato dal LED che modula queste variazioni luminose, poi

prelevate da un sensore foto elettrico. Questo fotodiodo converte

la luce in un segnale elettrico, inviandolo indietro attraverso

il cablaggio braccio all’unità dell’equalizzatore / alimentatore,

che amplifica il segnale in uscita equalizzato RIAA a livello di

quelli di linea.

Tutto avviene in analogico, senza conversioni AD o DA di alcun

tipo. Secondo il costruttore i sistemi tradizionali, MM o MC che

siano, sono basati su un sistema proporzionale alla velocità con

cui si muove lo stilo: maggiore la velocità dello stilo, maggiore

è il livello del segnale in uscita. Nel W-1 si sfrutta l’ampiezza

proporzionale e l’intensità del segnale è legata a quanto si muove

lo stilo. Secondo DS questo permette di semplificare lo stadio

pre-phono, la risposta in frequenza è lineare da 1 Hz in su e

non è necessario compensarla, con la famosa curva RIAA. Perché

“riesumare” un sistema che, già al tempo, non aveva avuto

particolare successo? Perché tempi e tecnologie sono cambiati,

ovvio, ma soprattutto perché, almeno in via teorica, la soluzione

fotoelettrica prospettava la possibilità di ottenere una risposta

più ampia e che, soprattutto, si estendesse molto nella porzione

delle basse frequenze (fino a 1 Hz!). Il sistema è ora disponibile

in molti paesi trai quali l’Italia e sarà dunque a breve possibile

verificare la validità di questa soluzione.

Un approccio totalmente digitale, invece, è quello di Behond che

con un certo clamore, peraltro nebulizzato nel corso del recente

passato, quattro anni fa presentò al Monaco Hi-end un sistema

di conversione A/D miniaturizzato da posizionare direttamente

sullo shell del braccio, il più vicino possibile ai cavi del segnale

provenienti dal fonorilevatore (entro i 30 mm), soluzione considerata

dalla casa tedesca per minimizzare le perdite di qualità

lungo il percorso del segnale analogico. In questo modo il segnale

viene preamplificato e convertito da due separati A/D, uno per

canale, e l’applicazione della RIAA avviene nel dominio digitale; è

possibile scegliere tra le curve più opportune secondo il bagaglio

di pro e di contro connaturati a questa modalità di manipolazione

del segnale analogico.

Al posto del tradizionale stadio fono il sistema a lettura ottico DS W-1 prevede un

apposito alimentatore/equalizzatore che consente il collegamento diretto ad un

ingresso linea dell’amplificatore.

68 SUONO aprile 2016


Un grande passato è propedeutico

per un gioioso futuro.

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online, dove potrai leggere la versione digitale della

rivista a partire da luglio 2012*.

La storia dell’Hi-Fi non avrà più segreti per te!

* (archivio in costante arricchimento)

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Paolo Corciulo

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SELECTOR SPECIALE VINILE

A cura della redazione

Setup in 6 mosse

La messa a punto del fonorilevatore

rappresenta indiscutibilmente uno dei

banchi di prova di maggior difficoltà

per l’appassionato (tanto che in

tempi recenti sono apparsi i primi

giradischi con testina premontata);

quest’operazione, infatti, richiede

conoscenze sia di elettronica che di

meccanica da applicare, almeno in

parte, già a priori, quindi ancor prima

di accingersi al montaggio del pick up,

nella fase di scelta e nella difficile arte

che porta a ipotizzare se e come gli

elementi della catena Hi-Fi potranno

convivere.

Partiamo allora proprio da qui, dall’interfacciamento, visto

che quando montiamo la testina sullo shell e applichiamo

i pin-jack dei cavi di collegamento all’ingresso phono

dell’amplificatore operiamo un “interfacciamento” della testina

all’ampli, ovvero offriamo alla testina un particolare carico le

cui caratteristiche dipendono esclusivamente dalla capacità dei

cavi e dalla resistenza e capacità del pre ampli RIAA. In queste

condizioni il pick up esibirà una ben determinata risposta in

frequenza. Come abbiamo già sottolineato, nella sua rappresentazione

più elementare un fonorivelatore è costituito da due

sezioni ben distinte: una addetta a leggere informazioni incise

sul solco e trasmetterle all’interno del pick up (la puntina e il

cantilever), l’altra che trasforma tali vibrazioni in variazioni di

flusso magnetico (il magnete ad anello e il nucleo in ferro dolce

nei sistemi a riluttanza variabile, il magnete mobile e l’anello in

ferro dolce in quelli a magnete mobile). Le variazioni di flusso

sono captate da una bobina, che è finalmente connessa ai cavi.

È importante osservare che al fine di garantire un adeguato

livello di tensione in uscita le spire di questa bobina devono

necessariamente essere migliaia, e in rame (o altro conduttore)

finissimo. Da un punto di vista elettrico, il pick-up non è affatto

assimilabile a un generatore ideale di tensione (argomento e

modulo dell’impedenza prossimi allo zero), bensì a un’induttanza

con una resistenza in serie. Questo circuito altro non è

che un filtro passa-basso, la cui presenza è in grado di modificare

considerevolmente la risposta complessiva del pick up.

In genere (e fatti salvi altri fattori, quali ad esempio la necessità

di ottimizzare altre prestazioni, quella di contenere i costi, le

tolleranze di produzione e via dicendo) i costruttori dimensionano

questo passabasso in modo che la risposta meccanica del gruppo

puntina – cantilever – sospensione, sempre caratterizzata da un

picco sulle alte dovuto alla risonanza meccanica dello stesso, sia

adeguatamente riequilibrata. Affinché ciò si verifichi occorre che

l’impedenza (resistenza e capacità in parallelo) “vista” dal pickup

assuma caratteristiche ben determinate. È possibile in una

certa misura modificare in questa impedenza sia la parte resistiva

(determinata dal pre ampli RIAA) che quella capacitiva (determinata

dalla lunghezza e costituzione dei cavi di collegamento,

oltre che da eventuali condensatori interni al pre), nel tentativo

di ottenere il miglior interfacciamento possibile che sarà il frutto

di un’ottimizzazione della capacità e della resistenza del sistema

testina – cavi – ingresso fono.

70 SUONO aprile 2016


udimenti di messa a punto

Come ottimizzare la capacità di carico

Ai fini della linearizzazione della risposta complessiva, l’operazione

più importante è quasi sempre costituita dall’ottimizzazione

della capacità di carico dato che variazioni dell’ordine di poche

decine di pF determinano modificazioni della risposta delle alte

frequenze (generalmente oltre i 7 - 8 kHz), ampie anche alcuni

dB. Alla entità di questo valore contribuiscono sia i cavetti di

collegamento con il giradischi che il preampli RIAA (cablaggi

interni, condensatori in parallelo), e di questi fattori bisogna

tener conto nell’interfacciamento. Supponiamo di utilizzare un

giradischi con capacità dei cavi pari a 170 pF, e un pick up che

richiede 430 pF per fornire le migliori prestazioni. Se collegassimo

semplicemente giradischi e ampli, la testina “sentirebbe”

solo 170 pF, insufficienti a garantire l’adeguata linearità alle note

più alte dello spettro. Occorrerà conseguentemente selezionare

sul pre fono (ove questo sia possibile) il valore di carico pari a

260 pF. Naturalmente i valori di carico disponibili sul pre sono

limitati ma è utile sapere che variazioni della capacità di carico

minori di 50-60 pF non introducono sensibili modificazioni del

timbro e possiamo dunque considerare questo il nostro range di

tolleranza. Ben più difficile è invece operare una riduzione della

capacità di carico quando quella offerta dai cavi e dal pre ecceda

già l’ottimale. Se, infatti, in qualche caso è possibile accorciare

i cavi, rimane sempre il problema della determinazione della

capacità raggiunta. L’unico rimedio realmente efficace è molto

probabilmente quello di sostituire il giradischi e/o il pick up.

Come ottimizzare la resistenza di carico

Una manovra maggiormente critica e limitativa della precedente

è quella che consente l’ottimizzazione della resistenza di carico,

anche perché spesso va effettuata all’interno del pre fono. Concettualmente

l’operazione consiste nel mettere in parallelo alla

resistenza di ingresso dell’ampli un’altra resistenza di valore

adeguato e disaccoppiarle tramite un condensatore, onde evitare

lo spostamento delle polarizzazioni che potrebbe verificarsi.

Alcuni preamplificatori consentono di alloggiare direttamente

sugli stampati, mediante connettori “plug-in”, le resistenze

aggiuntive, altri dispongono di valori presettati. Se nessuna di

queste soluzioni si rivela quella adatta e non si vuole cambiare

il pre fono, è possibile agire in maniera molto più “casareccia”,

montando la resistenza e il condensatore (operazione che va

effettuata su ogni singolo canale) il più possibile vicino al vero e

proprio stadio di preamplificazione, minimizzando all’estremo i

cablaggi. Probabilmente occorrerà qualche prova per cercare la

migliore dislocazione dei componenti ai fini del ronzio indotto ma

si tratta di una soluzione che, a causa delle conseguenze indotte,

va affrontata unicamente con grande conoscenza della materia...

Quanto finora affermato è valido per le testine a magnete mobile

mentre quelle a bobina mobile, essendo le loro bobine costituite

da poche decine di spire, sono caratterizzate da valori altrettanto

bassi di resistenza e induttanza. Le caratteristiche del carico sono

pertanto praticamente ininfluenti ai fini della risposta complessiva.

Attenzione, tuttavia, perché questo vale solo nel caso di un

accoppiamento diretto (o, al limite, tramite un “pre-pre”) del

pick up all’ampli. Se viceversa tale accoppiamento è realizzato

tramite un trasformatore si può ricadere nei problemi di interfacciamento

tipici delle testine “convenzionali”. Spesso, tuttavia,

neanche l’interposizione del trasformatore rende particolarmente

sensibile la risposta dal tipo del carico.

Setup meccanico

Una volta scelti gli elementi del sistema analogico (testina –

braccio – giradischi – pre fono) sulla base di una compatibilità

elettrica occorre effettuare il setup meccanico che si basa su

antiche quanto salde “regolette” che proveremo a riassumere per

sommi capi, partendo innanzitutto da come e dove sistemare il

giradischi. Ecco i punti fondamentali:

1) Trovare un luogo estremamente stabile ove collocare l’apparecchio,

che deve essere poggiato su una base di sostegno costruita

con materiale il più inerte possibile (attenzione, quindi, ai vani

interni dei mobili!).

2) Disporre l’apparecchio perfettamente in orizzontale (esistono

apposite “livelle a bolla” adatte allo scopo), sia mentre si

effettuano le varie regolazioni sia nell’installazione definitiva,

evitando assolutamente ogni collocazione provvisoria o che non

offra sufficienti garanzie di stabilità.

3) Non porre il giradischi in un luogo direttamente investito dal

suono proveniente dai diffusori (e assolutamente non sistemarlo

sopra uno di essi!).

4) Migliorare l’isolamento meccanico dell’apparecchio, utilizzando

sospensioni elastiche aggiuntive e basi di materiale inerte.

5) Tenere lontano il giradischi da eventuali superfici rivestite in

moquette: quest’ultima, con il tempo, può caricarsi elettricamente

e, di conseguenza, “caricare” anche il disco posto sul piatto.

Da un punto di vista elettrico, il pick-up è assimilabile a un’induttanza con una resistenza

in serie. È questo il motivo per cui la risposta in frequenza complessiva del trasduttore

(elettrica più meccanica) può essere pesantemente influenzata dalle caratteristiche del

carico, che è schematizzabile con una resistenza e una capacità in parallelo.

SUONO aprile 2016 71


SELECTOR SPECIALE VINILE

6) Cercare di non sistemare il giradischi nei pressi di un altro

apparecchio elettronico (amplificatore, sintonizzatore, ecc.) o,

peggio, sopra di esso; questo sia per evitare la “captazione” di

ronzii e disturbi vari da parte del fonorivelatore e dei suoi fili

di collegamento sia per un migliore isolamento dalle eventuali

vibrazioni meccaniche provocate dall’azionamento di interruttori

e controlli vari sugli apparecchi in questione.

7) Non dimenticare che la distanza giradischi / amplificatore è

in primo luogo condizionata dalla lunghezza dei cavetti di collegamento

in dotazione.

Una volta risolta la “logistica”, si passa alle operazioni di setup

vere e proprie.

A) Regolazione dell’Overhang: affinché l’errore di tangenza

sia il più contenuto possibile, occorre che il valore consigliato dal

costruttore sia rispettato con esattezza; questa condizione può

essere verificata con un righello dotato di scala millimetrica, basta

controllare che la distanza tra puntina e asse del perno (asse, non

bordo!) sia quella consigliata (solitamente 15 - 16 mm). Talvolta il

braccio del giradischi non può essere portato nella posizione opportuna,

in altri casi il costruttore non indica il valore di overhang

consigliato; in queste circostanze, se nemmeno il corpo dello shell

presenta tacche o puntini di riferimento, per l’esatto posizionamento

della puntina si potrà utilizzare un’apposita dima, che permette

di regolare l’overhang in modo tale che l’errore di tangenza si annulli

a una distanza di 6 cm dal centro del disco. Una volta infilato

l’apposito foro della dima sul perno del piatto si dovrà portare la

puntina su un punto di riferimento della dima stessa; se il valore

di overhang è quello giusto, i bordi della testina dovranno risultare

paralleli alle linee tracciate sullo strumento. Se ciò non avviene,

vuol dire che il posizionamento del fonorivelatore non è corretto

e deve esser modificato per tentativi (spostando la testina lungo

lo shell; per far ciò torna utile il fatto di non aver stretto le viti

di fissaggio in maniera definitiva), finché non siano verificate le

condizioni ottimali.

La funzione del trasformatore nelle Moving Coil

Le testine a bobina mobile, essendo costituite da un numero di spire assai

ridotto rispetto a quelle a magnete mobile o riluttanza variabile, non risentono

praticamente della capacità con cui vengono caricate da parte dei cavi

e del pre ampli. Intervenire sulla risposta è però talvolta ancora possibile se

l’accoppiamento al pre è realizzato mediante un trasformatore.

La regolazione del VTA consiste nel posizionare l’intero braccio all’altezza voluta, operazione

che avviene in genere tramite una vite (A) che consente di alzarlo o abbassarlo

fino a che il braccio alzato (2) si trovi in una posizione di circa 6 - 8 mm rispetto al disco.

B) Regolazione del Vertical Tracking Angle (VTA): inserito

lo shell nel braccio bisogna accertarsi che lo stilo, una volta

sollevato tramite l’alza braccio, disti 6-8 mm dalla superficie del

disco. Se ciò non avviene occorre agire sulla vite che consente

di alzare o abbassare l’intero corpo del braccio fino a trovare il

giusto valore; con il comando in posizione elevata il braccio deve

essere totalmente svincolato e libero di muoversi. Se è possibile

anche la regolazione in altezza del fermo del braccio, sarà bene

adattare anch’esso.

C) Regolazione del peso di lettura: prima di tutto occorre

procedere al bilanciamento verticale del braccio. Quest’operazione

è semplicissima: si tratta di spostare il contrappeso posto dietro

al fulcro del braccio sino a che quest’ultimo non sia in perfetto

equilibrio, con il dispositivo di pressione sul disco e l’antiskating

posti entrambi sullo zero. Per far ciò, in alcuni giradischi occorre

ruotare la ghiera graduata posta vicino al contrappeso del braccio

(attenzione: solo la ghiera!) fino a far corrispondere alla tacca di

riferimento incisa sul braccio lo zero della scala dei pesi leggibile

sulla ghiera medesima. Si ruota infine il contrappeso solidalmente

alla ghiera, sino a che non si arriva in corrispondenza del valore di

peso desiderato. In altri apparecchi è invece sufficiente agire sulla

apposita manopola di regolazione del peso di lettura.

D) Regolazione dell’antiskating: una volta scelto e regolato il

peso di lettura, si può regolare anche questo valore. Se, per esempio,

72 SUONO aprile 2016


Clavimania

rudimenti di messa a punto

Regolazione del peso di lettura: spostando il contrappeso in avanti e indietro si trova

il punto di equilibrio del sistema braccio-testina (A); effettuando unicamente la rotazione

della ghiera presente sul contrappeso (B) si imposta il peso di lettura richiesto.

Uno strumento unico

(uno dei pochi claviorgani al mondo)

Un ensemble unico

(Massimiliano Muzzi of Strichen &

Orchestra da camera del Maggio Musicale Fiorentino)

Un programma unico

(per la prima volta i brani per claviorgano eseguiti con un

claviorgano e registrati)

Un’occasione unica

(Villa Rondinelli a Fiesole)

Una registrazione allo stato dell’arte

(realizzato in DXD con la supervisione di SUONO)

Per compensare la maggiore pressione esercitata dalla forza centripeta sulla puntina

di lettura sul lato interno del solco è sufficiente impostare il corretto valore sul

dispositivo di antiskating.

il pick-up lavora con peso di 1 grammo, l’antiskating andrà regolato

per tale valore letto sulla apposita scala corrispondente al tipo di

puntina impiegato (conica, ellittica, Shibata, ecc.), sempre che ci

sia questa distinzione.

SUONOrecords

Per info: http://www.suono.it/E-Shop/

SUONOrecords/Claviorganum-n-SR012

SUONO aprile 2016 73


selector

a cura della redazione

GIRADISCHI

Music Hall Ikura

In meccanica le soluzioni

semplici sono quasi sempre

le più efficaci! Quando

poi queste si rivelano anche

eleganti, sia dal punto

di vista estetico che funzionale,

allora le cose si fanno

decisamente interessanti

soprattutto nei tempi che

corrono in cui si percepisce

una certa stagnazione

dilagante. Da qui a gridare

al miracolo ce ne vuole,

ma si tratta di un inizio che

dovrebbe essere da stimolo

un po’ per tutte le persone

coinvolte, appassionati e

addetti ai lavori. C’è sempre

più bisogno di cose

semplici che funzionano!

Roy Hall è un “maledetto

scozzese”, o almeno

così lo definirebbe

Sam Telling (noto giornalista

di Stereophile - ndr); le diatribe

tra i due, vere o ideate ad arte,

sono note dalla notte dei tempi

dell’Hi-Fi. Testardo e volitivo,

a un certo punto della sua vita

Hall è diventato ambasciatore

della formula value for moneynegli

States (1985), dove si

reca per cercare fortuna con la

distribuzione dei prodotti hi-fi

made in England. Caso vuole che

tra marchi e prodotti non ci sia

un giradischi... E allora Roy, che

conosce tutti nel piccolo e autoreferenziale

enclave del settore,

cosa fa? Ne crea uno tutto nuovo

(1998) che porta il suo nome,

confidando nel successo di una

fascia economica e medio-economica

che negli States quasi

non esiste. Proprio per questa

ragione per ottenere quello che

vuole, un giradischi economico,

deve rivolgersi a chi è in grado

di farli, ovvero alla cara vecchia

Europa... Così la strada di Hall

si incontra con quella di Heinz

Lichtenegger (proprietario di

Pro-Ject) e il crocevia è costituito

dalla LV Litovel, con i suoi

100.000 pezzi l’anno, la più

grande fabbrica produttrice di

giradischi europea (quasi 200

dipendenti). La Litovel è una

vecchia azienda con oltre 50

anni di storia: è stata la sede

Tesla in Cecoslovacchia,

poi controllata

dagli

“invasori” russi, infine società

privata legata principalmente

al marchio Pro-Ject visto che il

90% della produzione è destinata

al mercato dell’analogico. Il

marchio Music Hall nasce così

con il “peccato originale” (per

alcuni) di rappresentare un clone

di Pro-Ject e con il vantaggio

(per altri) di poter offrire, per la

stessa ragione, prodotti ben industrializzati

e a costo contenuto

senza pagare pegno al noviziato

in materia. Peraltro Roy Hall

(che oltre a essere un maledetto

scozzese è anche un cittadino

apolide del pianeta Hi-Fi) non fa

mistero di viaggiare nel mondo

alla ricerca di soluzioni adatte a

ciò che ha in mente di fare (un

accordo simile è quello che lo

lega alla Shanling

per la produzione

di alcune elettroniche

Music Hall)

Prezzo: € 1.299,00

Dimensioni: 46,4 x 14 x 33,7 cm (lxaxp)

Peso: 9,07 kg

Distributore: Tecnofuturo S.r.l.

Via Rodi, 6 - 25124 Brescia (BS)

Tel. 030.2452475 - Fax 030.2475606

www.tecnofuturo.it

GIRADISCHI Music Hall Ikura

Tipo: completo di testina Telaio: semirigido Piatto: MDF Velocità

(RPM): 33/45 con cambio manuale Braccio: Pro-ject 9 in alluminio

Wow & Flutter (%):+/-0,15 Rumble (dB): 70 Note: fonorilevatore

di serie Ortofon 2M Blue.

74 SUONO aprile 2016


test

Le connessioni sono sul

retro, fissate a un contenitore

metallico schermato, e collegate

direttamente alla sottile filatura

che passa nel braccio e nel

giunto.

e, soprattutto, a come le vuole

realizzare. Così i giradischi Music

Hall da semplici e anonime

tavole evolvono rapidamente in

qualcosa di magari non originale

ma certamente più specifico: un

doppio telaio che prende spunto,

parole di Roy, dai giradischi

Revolver, marchio inglese che

ebbe una certa fortuna negli

anni ’80 (e che Roy Hall ha importato

negli States in passato).

Questa soluzione, declinata con

un certo grado di originalità da

Hall, viene ora utilizzata su cinque

dei sei modelli della casa,

escluso il più economico entry

level. Con l’Ikura, il modello in

prova, assistiamo a un ulteriore

passo da parte del costruttore: la

necessità di personalizzare, dare

anima, ai suoi prodotti. Per la

prima volta, infatti, la creazione

del design viene affidata a un

soggetto esterno: si tratta dello

studio Doing & Done in Illinois

di James Kyroudis. Il risultato è

senz’altro originale per quanto

possa esserlo una tavola (anzi:

due) con dei piedini, tanto da

risultare, dal punto di vista

estetico, quasi un corpo estraneo

nell’attuale catalogo della casa!

Assoluta continuità in termini

di soluzioni costruttive sussiste,

invece, in tutti i modelli, incluso

quello di fascia bassa, che si traduce

nell’adozione di soluzioni

semplici come il telaio, di tipo

rigido, costituito da una tavola

in MDF, fibra di legno di media

densità. Nei modelli intermedi

mmf-5.1 e 7.1 la base è costituita

da due tavole accoppiate tramite

spessori in gomma; l’mmf-9.1,

il modello di punta fino a qualche

tempo fa, è costituito da tre

parti accoppiate tramite spessori

in sorbothane; recentemente è

arrivato un modello che sposta

ancora più in alto, mantenendo

il costo finale sempre entro livelli

più che ragionevoli, il livello

tecnico dei giradischi della casa:

l’mmf-11.1 adotta ben quattro tavole

in MDF, sempre separate

da spessori in sorbothane, con

piedini a levitazione magnetica.

Infine l’Ikura, il cui telaio è costituito

da due pezzi: quello superiore

è la tradizionale tavola

in MDF laccata che accoglie il

cuscinetto del piatto e la base

del braccio mentre il motore è

solidale a quello inferiore dalla

forma di una C. Quest’ultimo

è in contatto con quello superiore

solamente attraverso tre

punti corrispondenti ai vertici

di altrettanti coni in gomma

(nel Revolver le due metà erano

isolate l’una dall’altra da gomma

spugnosa). In corrispondenza di

questi tre coni abbiamo anche

quelli inferiori, regolabili in

altezza, per l’accoppiamento al

piano d’appoggio. Il piatto è realizzato

in spesso MDF bilanciato

dinamicamente mentre il perno

è in acciaio inox e lavora in una

sede rivestita in teflon contenente

un fluido che riduce gli

attriti. Il braccio di derivazione

Pro-Ject da nove pollici termina

con connettori placcati oro RCA.

Di serie, il giradischi monta un

fonorilevatore MM Ortofon 2 M

Blue. Nella realtà le similitudini

con il modello mmf-7.1, oltre

allo stesso prezzo, sono notevoli:

a parte la differente forma del

sub chassis dell’Ikura, il concetto

dei due telai separati tra loro

da elementi smorzanti è lo stesso,

i bracci di chiara derivazione

Pro-Ject 9 sono evidenti. Nell’mmf-7.1

il braccio ha la canna

in fibra di carbonio e porta shell

non rimovibile mentre nell’Ikura

è in un sol pezzo in alluminio.

Il castelletto e la basetta del

braccio sono identici. L’Ikura ha

inoltre, come detto, montata di

serie la Ortofon mentre il modello

mmf-7.1 ne è sprovvista ma,

su richiesta e con un sovrapprezzo

di 200 euro, può arrivare con

un fonorilevatore Goldring Eroica

MC premontato.

Le dimensioni più larghe dell’abituale

consigliano l’installazione

su un ripiano ad hoc più

che su una mensola di quelle

pensate su misura per concorrenti

come i Rega o i piccoli di

casa Pro-Ject; l’assemblaggio,

invece, sebbene si tratti di un

giradischi a doppio telaio, anche

se un po’ sui generis, non porta

via più di qualche minuto: basta

poggiare il telaio superiore

su quello inferiore centrando

gli appositi incavi con le punte

rovesciate del sub chassis e il

gioco è fatto. Un’apposita apertura

in corrispondenza dell’albero

motore consente di porre

la cinghia rettangolare che trasmette

il moto al contro piatto

in plastica con raggi di rinforzo

(ricorda alcuni Rega Planar ed

è comunque installata anche su

gran parte dei Pro-Ject di fascia

economica). Una volta posto il

piatto sul perno di rotazione tutto

il meccanismo viene nascosto

a vantaggio dell’estetica ma non

della praticità: ogni volta che si

vuole ascoltare un 45 giri bisognerà

togliere il piatto per far

passare la cinghia nella puleggia

per questa velocità e poi procedere

nell’operazione inversa se

si desidera tornare ad ascoltare

un 33 giri, come consuetudine

di molti giradischi che tendono

a massimizzare “l’essenza” in

luogo della praticità anche per

contenere i costi. Non proprio il

massimo, anche se i dischi a 45

giri non sono poi così frequenti,

sebbene ottime registrazioni si

hanno proprio nel formato LP

a 45 giri. Per chi vuole incominciare

senza farsi venire i pruriti

da upgrade compulsivo si può

benissimo dare il via all’ascolto

con la Ortofon 2M Blue di serie

già montata. Naturalmente

va regolato il contrappeso in

modo da ottenere il valore di

lettura desiderato e altrettanto

va fatto per l’antiskating a filo.

Gli altri valori, VTA, Azimuth

e Overhang, sono già regolati

in fabbrica. È doveroso ricordare

che l’Ortofon 2M Blue

è un fonorilevatore magneto

mobile da 200 euro di listino e

decisamente superiore a quelli

della serie OM, spesso montati

su giradischi più economici,

da sostituire al più presto con

qualcosa di musicalmente più

dignitoso. In questo caso siamo

su livelli assai superiori e si può

tranquillamente convivere con

un 2M Blue senza grosse rinunce

prima di farsi venire il tarlo

del desiderio di miglioramento,

che l’Ikura può comunque sostenere

e meritare. L’ascolto in

configurazione standard, come

detto, ha mostrato un livello già

ottimo a cominciare dalle voci.

La voce di Cassandra Wilson è

ricca soprattutto in gamma bassa

con un timbro tutto suo, molto

caldo che, nel famoso New

Moon Daughter, duetta spesso

SUONO aprile 2016 75


selector

La cinta scorre

sulla puleggia in

alluminio del

motore (con due

gole, una per il 33

giri e l’altra per il

45) e sul contropiatto

in plastica

fissato sul perno di

rotazione.

Al lato sinistro della base di appoggio è posto il

pulsante di accensione del motore che prende

l’alimentazione a 15VDC da un connettore collocato sul

lato posteriore della base.

I tre coni in gomma si

innestano nelle relative sedi

ricavate nell’MDF, anche se il

foro della sede non ha forma

conica ma si tratta di un foro

realizzato con una punta da

trapano a scalino. La punta

del piede in gomma sembra

risentire della sede non

conica.

commistione interessante

La struttura del giradischi è estremamente semplice ma al tempo stesso

efficace per quanto riguarda l’isolamento dal piano di appoggio e dalle

vibrazioni indotte dal motore. La base, su cui è installato rigidamente il

motore Pro-Ject M500 e lo stabilizzatore di alimentazione, poggia a terra

mentre il pannello su cui sono fissati il braccio e l’asse del piatto è in contatto

con la base tramite tre coni in gomma molto cedevole. L’altro elemento

di contatto fra i due sistemi è la cinta di trascinamento fra la puleggia e

il contro-piatto. Tutti gli elementi “meccanici” sono realizzati da Pro-Ject,

mentre gli altri tre componenti che completano il sistema sono realizzati in

MDF laccato brillante, con lavorazioni meccaniche molto precise anche se

con livelli di finitura non sempre inappuntabili (posti comunque in posizioni

non accessibili). La finitura all’interno non risulta altrettanto brillante e i

bordi delle forature sull’MDF presentano molte irregolarità.

con la chitarra e il basso acustici.

Il medio appare dettagliato,

ben arioso e aperto e la voce di

Cassandra, certamente protagonista,

non si inspessisce e non

tende mai a essere grossolana.

Passando alla classica il violino

di Accardo è ugualmente potente

e deciso, come pure delicato e

sottile alla bisogna. Non ci sono

indurimenti o aggressività sia da

parte dello strumento solista che

del basso continuo, che l’accompagna

giustamente arretrato. In

effetti a sorprendere è l’ariosità e

la dimensione vasta, soprattutto

in ampiezza, della scena. Lo è

meno l’estensione in frequenza,

dove risulta evidente un certo

calo sia in alto che a bassa frequenza,

non tale tuttavia da far

suonare il giradischi con un suono

troppo chiuso o senza energia.

La grande orchestra, infatti,

sa suonare forte e drammatica,

aggressiva dove deve, mantenendo

un notevole dettaglio di

fraseggio e ariosità. L’organo riesce

a scendere nella insidiosa

zona della pedaliera senza che ci

sia perdita di controllo evidente.

Per un sistema di questo livel-

76 SUONO aprile 2016


test Music Hall Ikura

Il piatto è in MDF ad alto spessore tornito equilibrato e laccato. Al centro è

incassata una sede in bronzo in cui si innesta il perno con ottima precisione

meccanica: nonostante l’utilizzo di MDF la rotazione del piatto è molto precisa e

presente solo impercettibili oscillazioni durante il movimento.

lo sono risultati notevoli e per

niente scontati. Con il jazz non

ci sono difficoltà a distinguere e

seguire i vari strumenti, anche

quando suonano insieme, per

via di una valida ricostruzione

timbrica di ognuno di essi. Anche

in tema di velocità negli attacchi

e nei transienti il sistema

Ikura - Ortofon se la cava più che

bene rispondendo con prontezza

e una certa agilità anche sul finire

dei momenti più concitati. Il

sistema non sembra avere grosse

preferenze tra il riprodurre

un fortissimo o un pianissimo,

cosa che vale un po’ con tutti i

generi. Nel complesso il suono

appare piuttosto rilassato, facile

da ascoltare e naturalmente

scorrevole. Con il rock più nervoso

ed elettrico, magari, si desidererebbe

un po’ più di verve

e si nota un certo snaturamento,

leggi compressione, dovuto forse

alla forte pressione del suono.

In effetti basta ridurre un poco il

volume per ritrovare quel comportamento

piacevolmente più

uniforme in tutte le situazioni

che si era notato fino ad ora. In

sostanza l’Ikura è un giradischi

che si fa ascoltare e il cui suono

non diventa mai monocorde o

privo di anima.

Doti che abbiamo imparato ad

apprezzare nei prodotti della

casa, a riprova del fatto che

Roy Hall oltre a essere un buon

commerciante è anche in grado

di individuare le necessità

del mercato e il modo per ottemperarle.

Necessità che, evidentemente,

vista la cesura tra

questo Ikura e gli altri prodotti

della gamma, stanno cambiando

e Hall, da buon “tessitore”, se

n’è accorto. Qui, però, si entra

in un tema ricco di elementi di

indeterminatezza, a cominciare

dal fatto che quella sorta di

patto di non belligeranza tra

Music Hall e Pro-Ject, dove i

due cataloghi si compenetrano

e completano più che entrare in

conflitto, potrebbe interrompersi

e imporre a Hall la ricerca di

un altro fornitore. Inoltre, proprio

in merito ai bisogni del

mercato, non possiamo non

rilevare che uno dei pregi del

“maledetto scozzese” sia stato

fino ad oggi quello di riuscire a

trovare la quadra tra la necessità

di contenere i prezzi e scelte

che minimizzino i compromessi

in grado di condizionare le

prestazioni. Proprio da questo

punto di vista la ragionevolezza

esercitata tra quelle che sono le

soluzioni migliori e quelle più

gradite ha precluso a Music Hall

un intervento radicale su alcune

problematiche (installazione

del motore e vibrazioni indotte

alla struttura) meglio affrontate

da altri, tra cui Pro-Ject (dopo

la forma “ardita” tabeless degli

RPM la casa austriaca è tornata

indietro reintroducendo una

serie di giradischi con forma

“tradizionale” con piatto e copertura).

Gli esami non finiscono mai Mr.

Hall, e siamo davvero curiosi

di vedere se alle innovazioni

cosmetiche ne seguiranno altre

sostanziali... Tutto questo,

naturalmente, è poco più che

una speculazione intellettuale,

legata soprattutto alle possibili

evoluzioni di un mercato, quello

analogico, che sta assumendo

un’accelerazione imprevedibile;

perché, tornando sulla terra e

in un mercato fortemente condizionato

da preconcetti che

rendono tutti gli attori vittime

e carnefici allo stesso tempo (e

dove le soluzioni più efficaci a

volte non si utilizzano “perché

non piacciono”), l’Ikura si inserisce

in maniera assolutamente

competitiva. Il confronto che

viene in mente più facilmente è

con giradischi Rega come l’RP6

o con il Pro-Ject 2Xpierence SB

DC. Il Rega, leggermente più

costoso, appare un po’ più raffinato,

delicato e sottile, specie in

alto, risultando invece perdente

rispetto all’Ikura in termini

di fermezza, dinamica e forza

in basso. Il Pro-Ject, anch’esso

dotato di Ortofon 2M, si pone in

una posizione mediana tra Rega

e Music Hall Ikura.

Insomma, scegliere tra uno dei

tre modelli, tutti riferimenti per

la loro classe, diventa più che

altro una questione di gusti e

preferenze.

suonogramma

1 Capacità di analisi del dettaglio.................... 2

2 Messa a fuoco e corposità................................ 2

3 ricostruzione scenica altezza......................... 1

4 ricostruzione scenica larghezza................... 2

5 ricostruzione scenica profondità.................. 0

6 Escursioni micro-dinamiche............................ 2

7 Escursioni macro-dinamiche........................... 2

8 risposta ai transienti........................................ 1

9 Velocità................................................................ 1

10 frequenze medie e voci...................................... 2

11 frequenze alte.................................................... 1

12 frequenze medio-basse..................................... 2

13 frequenze basse.................................................. 1

14 timbrica................................................................ 2

15 Coerenza............................................................... 1

16 Contenuto di armoniche................................... 1

Il giudizio viene espresso su una scala di 6 valori da

-3 a +3. La linea tratteggiata corrisponde allo zero ed

esprime la congruità della prestazione con prodotti

analoghi appartenenti alla stessa fascia di prezzo.

il voto della redazione

Costruzione ■ ■ ■ ■ ■ | ■ ■ ■ ■

I componenti meccanici sono di qualità superiore

alla fascia di appartenenza; le soluzioni

funzionali molto efficaci innalzano il valore

del prodotto.

Versatilità ■ ■ ■ ■ ■ | ■ ■ ■

Ottime risposte durante l’utilizzo, sia con il fonorilevatore

in dotazione sia con altri anche di fascia

superiore. Non risente in modo particolare

della collocazione anche su basi non sismiche.

Risulta poco user friendly soprattutto cambiando

la velocità.

Ascolto

■ ■ ■ ■ ■ | ■ ■ ■

Risultati lievemente penalizzati dal fonorilevatore

che si comporta molto bene ma determina

l’allineamento verso il basso delle prestazioni.

Miglioramenti facilmente ottenibili anche se il

risultato è comunque soddisfacente.

fatt. concretezza ■ ■ ■ ■ ■ | ■ ■ ■ ■

La semplicità del sistema unita alla concretezza

della componentistica è un’ottima garanzia.

qualità/prezzo ■ ■ ■ ■ ■ | ■ ■ ■

Molti concorrenti ma al momento il prodotto

esibisce un equilibrio molto favorevole in quanto

a prestazioni e concretezza.

I voti sono espressi in relazione alla classe di appartenenza

dell’apparecchio. Il fattore di concretezza

rappresenta il valore nel tempo e l’affidabilità del

prodotto, del marchio e del distributore.

SUONO aprile 2016 77


selector

a cura della redazione

FONORIlEvATORE

KISEKI HEART NOS vs NS

Il mito dell’araba fenice

ben si addice alla tormentata

storia, con tanto di rinascita,

del marchio Kiseki.

Il nome fa pensare subito al

tipico marchio artigianale

di fonorilevatori dell’estremo

oriente, mentre colui che

ha provocato questa piccola

e complicata storia è olandese,

tale Herman van den

Dungen, ovviamente appassionato

negli anni settanta

di Hi-Fi e importatore europeo

di Koetsu, ovvero uno

dei marchi da sempre più

desiderati dagli appassionati

dell’analogico.

I

problemi di van den Dungen

cominciano in seguito

a una certa difficoltà di approvvigionamento

con ritardi

nelle consegne e conseguenti

lamentele della clientela; non è

detto, però, che da una disgrazia

non possa nascere qualcosa di

buono… ! La rete di amicizie tra

ingegneri, appassionati e commercianti

spinge infatti van den

Dungen a realizzare un suo sogno:

costrui

r e

fonorilevatori in

grado di suonare

bene o meglio delle

Koetsu, costando possibilmente

meno. Progettato

su suo disegno, che non

poteva non avere

forti parentele

con

il primo amore, il prototipo

viene realizzato in tre esemplari

dai suoi amici giapponesi. Il

nuovo modello, una volta definitivamente

deliberato, poteva

competere con il piccolo di casa

Koetsu, il Black. Nome: Kiseki

Blue, ovvero Miracolo Blu. Successo

sorprendente e distribuzione

anche negli USA tramite

Dan D’Agostino di Krell. Insomma:

il nome Kiseki, che nel

frattempo si arricchisce di altri

modelli, entra nella ristretta

cerchia dell’Hi-end più apprezzata

e considerata. Ma gli anni,

nel totale delirio digitale, non

sono quelli giusti per una nuova

avventura in

campo analogico: neanche il

Miracolo Kiseki sfugge all’onda

digitale. Nonostante le richieste

di appassionati che si esprimono

sulla rete o sfruttano ogni

fondo di magazzino, Herman

resiste alla tentazione di rimettere

mano alla produzione: è

un commerciante, oltre che un

audiofilo, e ritiene che non ci siano

le condizioni di mercato per

ritentare l’avventura. Verso la

fine del primo decennio

del nuovo secolo

qualcosa però

cambia: il

Prezzo Kiseki Purpleheart N.S.: € 2.990,00

Distributore: Audio Reference S.r.l.

Via Giuseppe Abamonti, 4 - 20129 Milano (MI)

Tel. 02.29.404.989 - Fax 02.29.404.311

www.audioreference.it

Fonorilevatore KISEKI PURPLE HEART NOS

Tipo: MC Tensione di uscita (mV): 0,4 Cedevolezza (cm/

dyne): 15x10-6 Forza di appoggio (g): 1,5 - 2,0 Impedenza di carico

(Ohm): 100 a 47.000 Note: impedenza interna 12 Ohm

Fonorilevatore KISEKI PURPLE HEART NS

Tipo: MC Tensione di uscita (mV): 0,48 Cedevolezza (cm/dyne):

16x10-6 Risp. in freq. (Hz): 20-30.000 +/- 1 dB Forza di appoggio

(g): 2,6 Separazione canali (dB): 35 Stilo: nude line contact 4 x

120 micron Bilanciamento tra i canali (dB): 0,2 Note: capacità di

tracciamento: 80 micron. Impedenza interna: 42 Ohm. Cantilever in

boro 0,3 mm di diametro. Bobine in rame avvolte su un elemento

in ferro puro. Corpo in legno.

78 SUONO aprile 2016


test

vinile stava tornando a vivere

una piccola quanto ormai duratura

e sorprendente rinascita. Lo

spazio per la rinascita di Kiseki

si allarga improvvisamente...

Con quanto restava della produzione

originale e sostituendo

alcuni elementi con altri originali

provenienti dal Giappone,

ecco così rinascere il modello

Blue N.O.S. Centocinque modelli

andati praticamente a ruba.

Ed è tempo anche per una nuova

serie Blue N.S., che sta per New

Style. Non si tratta semplicemente

di riedizioni ma di un

progetto migliorato, a partire da

un corpo metallico leggermente

più piccolo nelle dimensioni per

renderlo più facile da montare

in un comune braccio di massa

media/alta.

Il rilancio del marchio Kiseki

porta a ripresentare, in versione

riveduta e (poco) corretta,

anche un altro suo classico: il

fonorilevatore Purpleheart N.S.

Il nome fa riferimento al tipo di

rivestimento del corpo, in questo

caso ligneo, rispetto a quello

in alluminio del modello Blue

N.S. Il purple heart, amaranto

in italiano (peltogyne il nome

scientifico), è un legno molto rigido

appartenente a una specie

di alberi che crescono in Brasile

e Messico. Viene utilizzato con

successo specialmente nella costruzione

di manici laminati per

le chitarre basso. Caratterizzato

da una grana molto uniforme, è

particolarmente durevole e resistente,

specie nella sua parte

più interna. Essendo leggero e

rigido è quindi ideale per rivestire

la meccanica di un fonorilevatore.

Non è un caso che il

modello Purpleheart N.S. pesi 7

grammi contro i 10 della Blue

N.S. La realizzazione di una tale

carrozzeria è estremamente delicata

e critica, certo molto più

di quella in alluminio, e questo

spiega anche la differenza di

prezzo, circa un terzo di più per

il Purpleheart. Per il resto le diversità

meccaniche ed elettriche

sono davvero minime. Entrambe

montano un cantilever in boro

e uno stilo in diamante lucidato

a specchio dal profilo nude line

contact. Il taglio ellittico di entrambi

vede quello del Purpleheart

lievemente più stretto: 4 x

120 contro i 5 x 120 micron del

Blue. Le prestazioni dichiarate

sono quasi del tutto sovrapponibili,

con un leggero incremento

della tensione d’uscita per il Purpleheart:

0,48 mV contro i 0,44

mV del Blue. La differenza di

peso può essere invece decisiva

per il miglior abbinamento con

il braccio del giradischi che si ha

e questo è forse il parametro che

più può influenzare la resa sonora

di un sistema analogico con

questo modello rispetto all’altro.

A complicare la genealogia

di casa Kiseki ci si mette la versione

N.O.S. (New Old Stock),

definizione presa in prestito dal

settore dei tubi termoionici che

contraddistingue, nel caso dei

fonorilevatori Kiseki, una testina

realizzata nel 2010 - 2011 da un

mix di pezzi originali delle Kiseki

prodotte da tra il 1981-1990

e pezzi attualmente disponibili:

dove possibile si scelgono i pezzi

originali (se migliori di quelli

attuali) altrimenti si opta per

quanto attualmente disponibile.

Aggiunge van den Dungen: “Una

volta che le versioni N.O.S. se ne

saranno andate, saranno andate

per sempre...”. Il sito americano,

ad esempio, non fa alcuna menzione

alle versioni N.O.S.

Ha un senso questa difesa a

oltranza del passato o si tratta

semplicemente di un approccio

vintage alla materia? Il tema è

tutto fuorché ozioso alla luce di

alcuni elementi: poco si è fatto

(o si è ricominciato a fare) negli

ultimi anni nel settore analogico

e, in generale, non sempre gli

allievi hanno superato i maestri,

intendendo con essi i padri nobili

del settore. Alla luce anche

del rinnovato interesse per il

vinile (che come potete leggere

proprio in questo numero

di SUONO sta portando a una

riconsiderazione degli investimenti

nella ricerca) e anche alla

luce di una certa confusione che

certa stampa ha diffuso sulle due

versioni, ci è sembrato interessante

predisporre un confronto

tra versione N.O.S. e N.S di una

Kiseki, complice la disponibilità

da parte dell’importatore della

PurpleHeart in entrambe le versioni.

Che il modello N.S. non sia una

fotocopia del precedente N.O.S.

ovverosia Old Style lo si nota già

a prima vista: la parte superiore

con i fori di fissaggio allo shell

del braccio è ugualmente in al-

SUONO aprile 2016 79


selector

Le differenze fra le due versioni sono evidenti anche riguardo le dimensioni e la

geometria nella disposizione del generatore interno e del cantilever. La versione

N.S. in sostanza è leggermente più piccola, più leggera e con lo stilo “più in vista”

che in precedenza. Il corpo presenta comunque analoghi livelli di costruzione con

un grado di finitura eccellente in entrambi i casi e forse con un tasso di qualità

oggi maggiore rispetto al passato anche se si è forse un po’ perso in termini di

cura artigianale, comunque a tutto vantaggio di un prodotto ottimizzato nella

produzione e apparentemente anche più semplice da realizzare.

Nella versione N.O.S. le bobine sono

visibili e poggiano direttamente

sull’elemento in materiale smorzante.

Il cantilever è immerso nel campo

magnetico modellato dal concentratore

in metallo che fuoriesce dal corpo della

testina. È fatto in boro molto sottile e

con l’estremità molata per accettare la

puntina in diamante.

fratelli non gemelli

La nuova produzione ha determinato,

di fatto, una notevole similitudine

fra le due versioni del prodotto

anche se man mano che si procede

con il giochino di “aguzza la vista” le

differenze, se si osservano i due prodotti

uno vicino all’altro, cominciano

a prender corpo, fino a che quelle

che venivano considerate inizialmente

minime differenze diventano

differenze sostanziali, quasi da ogni

punti di vista. In ogni caso siamo

di fronte letteralmente ad un altro

trasduttore, completamente differente

dal precedente che al limite

condivide il cantilever e la puntina,

anche se, sembra ma non è certo, che

alcune differenze risiedano pure su

quel versante!

D’altronde, le materie prime delle

precedenti versioni non sono più

disponibili e sembra veramente

controproducente farsi realizzare

prodotti ancorati ad un modello

abbastanza antico di produzione

quando, proprio nella geometria dei

magneti e nelle miniaturizzzione

degli avvolgimenti, si son fatti passi

da gigante anche se in un segmento

completamente estraneo al mondo

dell’hi fi (leggi gli hard disk per

l’immagazzinamento dei dati nel

settore informatico). Proprio nella

parte dedicata ai magneti e al generatore

sono stati fatti i cambia-

80 SUONO aprile 2016


test KISEKI HEART NOS vs NS

La placca di sostengo nella versione N.S

è semplificata rispetto a quella N.O.S.

anche se è presente una asola verso la

parte anteriore dove si incastona il corpo

in legno. La parte a contatto con lo shell è

perfettamente in piano e mancano le viti di

fissaggio che riducono la massa complessiva

della nuova versione del pick up.

Nella versione N.S. il cantilever è sempre

realizzato in boro ma con un diametro

leggermente inferiore alla versione N.O.S.

ma lavorato nelle stesso modo anche

per il sistema di fissaggio della puntina.

Il gruppo magnetico e le bobine sono

collocate molto più in profondità e non

sono visibili, ma cambia radicalmente la

geometria del concentratore di campo.

menti più significativi in quanto, le

differenze sono evidenti oltre che

ad un esame visivo anche per quello

che riguarda alcuni comportamenti

durante l’utilizzo.

Ad esempio è abbastanza frequente

che il campo magnetico disperso

intorno al cantilever interagisca

con gli oggetti esterni o si percepisca

avvicinando utensili metallici

ferromagnetici: nel caso della Purpleheart

versione N.O.S. il campo è

molto intenso e ampio (in certi casi

interagisce anche con il piattello

della bilancina elettronica durante

le fasi di taratura del peso) mentre

per quanto riguarda la versione N.S.

il campo esterno è impercettibile e

non si rileva quasi nessuna interazione

se non andandola a cercare con

opportuni stratagemmi. Ciò non vuol

dire che la versione nuova abbia un

campo magnetico meno forte, anzi:

vuol dire quasi in senso generale che

lo ha più intenso e concentrato nel

posto in cui serve. Di fatto la tensione

di uscita è maggiore anche se di

poco rispetto al passato e migliora

anche altri parametri elettrici che

hanno impatto sull’accoppiamento e

sulla messa in esercizio. Considerato

che si tratta del modus operandi del

patron di Kiseki, la scelta di prendere

il meglio da quello che offre il mercato

sembra ancora la soluzione più

valida e virtuosa.

SUONO aprile 2016 81


selector

suonogramma NOS

1 Capacità di analisi del dettaglio.................... 1

2 Messa a fuoco e corposità................................ 2

3 ricostruzione scenica altezza......................... 2

4 ricostruzione scenica larghezza................... 2

5 ricostruzione scenica profondità.................. 3

6 Escursioni micro-dinamiche............................ 2

7 Escursioni macro-dinamiche........................... 2

8 risposta ai transienti........................................ 1

9 Velocità................................................................ 1

10 frequenze medie e voci...................................... 3

11 frequenze alte.................................................... 1

12 frequenze medio-basse..................................... 2

13 frequenze basse.................................................. 1

14 timbrica................................................................ 1

15 Coerenza............................................................... 2

16 Contenuto di armoniche................................... 2

Il giudizio viene espresso su una scala di 6 valori da

-3 a +3. La linea tratteggiata corrisponde allo zero ed

esprime la congruità della prestazione con prodotti

analoghi appartenenti alla stessa fascia di prezzo.

luminio anodizzato oro ma presenta

una discontinuità centrale

dove viene incastonato il corpo

in legno del fonorilevatore. Un

minuscolo coperchio nero copre

le bobine (a vista nella versione

N.O.S), il cantilever in boro

emerge molto di più rispetto a

prima (meno male!), oltre ad altre

piccole modifiche estetiche. Il

cantilever più sporgente facilita

le operazioni di messa a punto

dato che prima era quasi invisibile.

I valori meccanici ed elettrici

cambiano, sia pure non di

molto, ma tra New e Old Style le

differenze ci sono! Il corpo in legno

rimane insolitamente allungato

per cui è meglio fissare prima

le quattro pagliuzze del cavo

phono e poi avvitare allo shell

il fonorilevatore tramite le due

viti. Abbiamo montato il Purple

Heart N.S. al braccio SME 312

da dodici pollici sul nostro SME

20. Nonostante la sua lunghezza

lo si può considerare ancora un

braccio di massa media, ottimo

per abbinamento meccanico

(vedi la frequenza di risonanza

ben al di sotto dell’udibile) e da

un punto di vista geometrico per

le numerose e precise regolazioni

che si possono effettuare in

poco tempo. Visto di profilo il

corpo del Purple Heart è perfettamente

rettangolare; ottenere il

giusto VTA e il parallelismo del

sistema braccio/fonorilevatore

al piatto risulta dunque facile

così come, osservando il fonorilevatore

frontalmente, regolare

l’angolo di azimuth, cioè la perfetta

perpendicolarità del cantilever

e della puntina rispetto

al piatto. Il peso di lettura consigliato

è tra i 2 e i 2,6 grammi,

rispetto agli 1,5 - 2 del modello

N.O.S. che è anche più duro,

meno cedevole. L’impedenza di

carico ideale non è dichiarata e

questo lascia l’ascoltare libero

di provare a seconda del prephono

che si ha a disposizione.

Non crediamo che ci siano regole

fisse e valori assoluti come

alcuni sostengono (abbiamo

letto di atteggiamenti

khomeinisti in

merito!),

per non parlare dell’uso o

meno dello step-up al posto di

un pre attivo, visto come la peste...

Certamente a questi livelli

si deve prevedere di investire sul

pre fono per elevare la tensione

in modo adeguato, con valori

elettrici e qualità musicali da

offrire al preamplificatore vero

e proprio (la problematica viene

trattata nello speciale di questo

82 SUONO aprile 2016


test KISEKI HEART NOS vs NS

mese). Noi i risultati migliori

li abbiamo ottenuti con un carico

di 1 kHz e guadagno perfettamente

in linea con quanto

richiesto da Kiseki; ci siamo

trovati bene anche con “l’economico”

ma l’eccellente pre phono

Synthesis Roma 79 DC, provato

con ottimi esiti su SUONO 501

(novembre 2015).

Il suono è certamente tendente

al caldo e tipicamente valvolare,

con velocità non da record

ma sonorità piacevolissime;

salendo di valore con altri prephono

a stato solido (il piccolo

ma gradevolissimo e trasparente

Nagra BPS, il Lehmann Silver o

l’eccezionale Van den Hul Grail

ad adattamento automatico

d’impedenza) si ottengono valori

di trasparenza, prontezza

e ricchezza timbrica migliori.

Anche il sistema più economico

si è inoltre dimostrato sufficientemente

valido per dimostrare

le significative differenze tra i

modelli N.O.S. e N.S. Il confronto,

un po’ con tutti i generi, ha

evidenziato come il modello più

nuovo sia decisamente più aperto,

trasparente ed esteso agli

estremi senza perdere controllo

e pulizia in basso o risultare

sgradevolmente acido in alto.

Semmai è l’equilibrio tra tutte

le porzioni della risposta in frequenza,

la pienezza e larghezza

dell’immagine e la naturalezza

di fondo ad assicurare lunghi e

piacevoli ascolti anche a volumi

sostenuti. Nessun imbarazzo

nella lettura dei passaggi più

complicati e dinamici, con una

L’altra differenza rispetto al passato è il contenitore in legno del fonorilevatore:

è sempre realizzato da un blocco pieno di legno tornito e scavato ma la finitura

superficiale e la qualità dell’essenza lignea “antica” è preferibile sia al tatto

che all’olfatto! Tuttavia nel nuovo modello è presente una incisione pirografica

che indica il nome e il marchio al posto di una scritta a matita. Continuiamo

comunque a preferire la vecchia scatola!

riproposizione assai precisa

anche nelle proporzioni ricreate,

ad esempio, tra i solisti e

gli accompagnatori o tra i vari

piani orchestrali. Il confronto

denota nel modello N.O.S.

una minore ricchezza d’informazioni,

un suono un poco

più lento, una certa perdita di

definizione, specie in basso, e

un acuto più spento. Sebbene

il livello qualitativo rimanga

comunque molto elevato, non

sembrano proprio sottili sfumature

ma differenze chiaramente

rilevabili. Un altro confronto

interessante è stato quello effettuato

tra un disco in vinile

Stockfish e la corrispondente

versione in SACD. Utilizzando

uno dei migliori lettori digitali

esistenti, il dCS Puccini, la lotta

si è fatta serrata con pareri

spesso discordanti nella nostra

redazione, tra chi preferisce la

versione in digitale e chi è più

attratto dal suono del disco

nero. Crediamo sia un bel complimento

per entrambi i sistemi

di lettura oltre che una conferma

della bravura dei tecnici

della piccola casa discografica

tedesca. In termini più generali,

invece, abbiamo verificato

come l’evolvere del tempo abbia

comportato nella versione N.S.

una realizzazione che appare

meno artigianale che in precedenza,

mantenendo però tutti i

dettami del prodotto realizzato

in prevalenza a mano, anche se

con una elevata standardizzazione

di produzione. Fatto che,

insieme alle performance sonore,

ci fa preferire, a prescindere

del valore filologico, la versione

più recente e rappresenta un

interessante anelito per il settore:

la stata tracciata in passato,

segnatamente nel settore

analogico, può essere ripresa

ed migliorata, nel rispetto del

buon suono, a tutto vantaggio

del consumatore...

suonogramma NS

1 Capacità di analisi del dettaglio..................... 2

2 Messa a fuoco e corposità................................ 2

3 ricostruzione scenica altezza......................... 2

4 ricostruzione scenica larghezza................... 3

5 ricostruzione scenica profondità.................. 3

6 Escursioni micro-dinamiche............................ 3

7 Escursioni macro-dinamiche........................... 2

8 risposta ai transienti........................................ 2

9 Velocità................................................................ 2

10 frequenze medie e voci...................................... 3

11 frequenze alte.................................................... 2

12 frequenze medio-basse..................................... 2

13 frequenze basse.................................................. 2

14 timbrica................................................................ 2

15 Coerenza............................................................... 3

16 Contenuto di armoniche................................... 3

Il giudizio viene espresso su una scala di 6 valori da

-3 a +3. La linea tratteggiata corrisponde allo zero ed

esprime la congruità della prestazione con prodotti

analoghi appartenenti alla stessa fascia di prezzo.

il voto della redazione

Costruzione ■ ■ ■ ■ ■ | ■ ■ ■

Un eccellente equilibrio fra soluzioni tradizionali

e nuove tendenze che non intaccano minimamente

le ragioni che hanno determinato uno

dei miti nell’hi-fi.

Versatilità ■ ■ ■ ■ ■ | ■ ■ ■ ■ ■

Eccellenti risultati anche con carichi molto alti;

e alla compatibilità elettrica si somma quella

musicale: adatta a tutti i generi!

Ascolto

■ ■ ■ ■ ■ | ■ ■ ■ ■

L’impostazione, anche se cambiata in modo

evidente, aggiunge un panorama rinnovato

nel paesaggio sonoro riprodotto anche se non

viene alterato il senso di interpretazione delle

precedenti versioni. Un piccolo miracolo!

fatt. concretezza ■ ■ ■ ■ ■ | ■ ■ ■ ■

In divenire ma la “volontà” del costruttore sembra

ferrea e ben intenzionata.

qualità/prezzo ■ ■ ■ ■ ■ | ■ ■ ■

Anche se con una cifra importante, ci portiamo

a casa un pezzetto di storia dell’hi fi che ha

beneficiato di un rinnovamento importante e

significativo.

I voti sono espressi in relazione alla classe di appartenenza

dell’apparecchio. Il fattore di concretezza

rappresenta il valore nel tempo e l’affidabilità del

prodotto, del marchio e del distributore.

SUONO aprile 2016 83


selector

a cura della redazione

FONORIlEvATORE

Ikeda Sound Lab 9 TS

Poter parlare di un

mostro sacro è sempre

stimolante e nel caso di

Ikeda San ripercorrere

i passaggi chiave di

quella che è stata l’epoca

d’oro dell’alta fedeltà

è anche corroborante!

Così la storia di questo

artigiano che ha raggiunto

nella sua carriera

consensi notevoli diventa

un po’ la parabola di

una certa Hi-Fi che forse

sta sparendo nella sua

dimensione artigianale.

E poi gli oggetti, belli per

se stessi e ancor di più

quando vengono utilizzati;

belli e possibili come la

9 TS che, in questo caso,

beneficia dell’accresciuto

livello di industrializzazione.

Altrimenti per i

più, come le altre creature

di Isamu Ikeda, rimarrebbe

irraggiungibile...

Nell’empireo della

più tradizionale

produzione Hi-end

giapponese al marchio Ikeda

è riservato un posto d’onore

e non solo per il fascino che

la produzione artigianale del

Sol levante ha sempre suscitato,

specialmente nel settore

analogico. Isama Ikeda è stato

il protagonista di avventure

associate a marchi che sono

entrati nel DNA del settore e fa

parte, a buon diritto, per generazione

e vissuto, di quella

schiera di cosiddetti “padri

fondatori” del settore.

Ikeda nasce nel 1929 a Tokyo

nel distretto di Koto e comincia

a occuparsi di

alta fedeltà

fin da giovane età interrompendosi

solo nel periodo

della seconda Guerra Mondiale,

quando viene precettato

in marina. Come per altri

progettisti la motivazione che

lo porterà nella Storia è la

medesima: insoddisfatto dei

prodotti allora sul mercato

(inclusi quelli dell’azienda per

cui lavorava!) Ikeda decide di

dar vita a un’azienda

sua dove realizzare

quanto gli frulla

in testa.

È il 1964

quando

fonda

Fidelity Research, marchio

destinato a entrare nell’olimpo

analogico accanto a nomi come

Micro Seiki e SAEC. Le condizioni

di mercato favorevoli - è

il momento del boom dell’Hi-

Fi - consentono all’azienda di

crescere notevolmente fino al

1978, fino al punto di diventare

uno dei grossi player del

Tokyo Stock Market. Poi l’affievolirsi

del fenomeno Hi-Fi

e l’arrivo del CD, che relega

inizialmente l’analogico in

un angolo, risultano fattori

decisivi per le sorti dell’azienda

che chiude nel 1985, non

senza aver regalato alla storia

alcune pietre miliari tra cui il

fonorivelatore FR-1 o il braccio

FR-64, ancora considerati

oggetti del desiderio degli appassionati

del vintage (sembra

che tra i fan del marchio

vadano annoverati

anche i membri

della

famiglia

impe-

Prezzo: € 1.958,00

Distributore: DNAUDIO

Strada del Caudano, 16 - 10082 Cuorgnè (TO)

Tel.0124.65.75.33 - Fax

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Fonorilevatore IKEDA SOUND LAB 9TS

Tipo: MC Tensione di uscita (mV): 0.35 Cedevolezza (cm/

dyne): 7x10-6 Risp. in freq. (Hz): 10 - 45.000 Forza di appoggio

(g): 2.0 +/- 0.2 Separazione canali (dB): 27 Stilo: Diamante puro, di

forma ovale Impedenza di carico (Ohm): interna 6 Bilanciamento

tra i canali (dB): 1 Peso: 10 (g) Note: cantilever in tubolare in duralluminio

a doppio strato

84 SUONO aprile 2016


test

riale di allora... ).

Dopo la chiusura di Fidelity

Research Ikeda non si perde

d’animo e dà immediatamente

vita a una piccola realtà (se

paragonata alla precedente)

chiamata Ikeda Sound Laboratories

Company con cui comincia

a realizzare i fonorivelatori

che ancora oggi vengono

commercializzati. Nell’arco

degli anni a questo costruttore

va il merito di essere stato

un pioniere: un antesignano

per aver utilizzato i cavi di argento,

le puntine leggerissime

e i magneti ad alta efficienza

in modo da poter realizzare

bobine con un minor numero

di spire nonché il fautore

della diffusione delle testine

MC fuori del Giappone, proponendo

anche la prima di

queste senza cantilever (Ikeda

9MUSA U). Molti di quelli

che poi diventarono acclamati

costruttori hanno svolto

l’apprendistato

con lui...

Nel 2014, ormai quasi novantenne,

affida infine la distribuzione

dei suoi prodotti alla IT

industry co. pur continuando

a supervisionarne la produzione

che, stando a quanto

affermato, viene ancora effettuata

a mano e in Giappone.

L’attuale catalogo è costituito

da due bracci, uno stadio fono,

tre versioni di fonorivelatori

della linea 9 più i modelli SAI

e KAI; quest’ultimo, lanciato

nel 2012, è in assoluto il top

di gamma.

Il fonorilevatore MC 9TS è

il modello entry level della

casa, l’ultimo nato in ordine

di tempo, e garantisce valori

elettrici e meccanici che ne

consentono un facile interfacciamento,

anche se mantiene un

alto ren- dimento e una capacità

acustica non troppo

distante dai

modelli superiori

della

serie Ikeda 9 di cui eredita

la ricaduta tecnologica. Lo stilo

ha la forma di un disegno ovale,

simile a quelli impiegati sui

altri modelli Ikeda successivamente

prodotti, e il cantilever

è fatto da un doppio strato in

duralluminio, schiacciato all’estremità

dove è fissato lo stilo.

Il costruttore dichiara che il telaio

e il gruppo magnetico del

9TS hanno la stessa architettura

dei modelli superiori (9TT e 9

Musa U).

Non moltissimi i dati dichiarati

ma il peso di 10 grammi del sistema

consiglia comunque l’impiego

in bracci di massa media;

la cedevolezza è piuttosto bassa

ma da quanto notato all’ascolto

con un peso di lettura di 2

grammi o poco più, tipico della

produzione di MC attuale non

solo Ikeda, si ottengono ottimi

valori di tracciabilità.

Il miglior compromesso in termini

di interfacciamento elettrico

lo abbiamo trovato con valori

di 400 Ohm ma, vista l’entità

delle variazioni nel carattere

sonoro utilizzando altri valori

d’impedenza anche più bassi,

con altre elettroniche d’interfaccia

nulla vieta di provare e decidere

a proprio gusto. I risultati

ottenuti con i nostri abbinamenti

mettono in rilievo un suono

che, su una ideale tavolozza sonora,

appare più chiaro rispetto

a, per esempio, un Kiseki Purple

Heart NS, apprezzabilmente

meno ridondante e più asciutto.

Tale aspetto fa sembrare il suono

meno ricco e delicato rispetto

a modelli come Lyra (Audio

Technica), a cui l’Ikeda si avvicina

timbricamente. La lettura

è più analitica e meno accondiscendente

di quanto tendano

a fare le Benz-Micro ma non

siamo a livelli talmente spietati

da diventare radiografanti.

In questo caso l’abbinamento

con un pre-fono parzialmente

valvolare potrebbe rassicurare

chi vede questa caratteristica in

maniera negativa. La dinamica

è davvero ottima, con punte di

eccellenza con la musica classica,

segnatamente con la grande

orchestra moderna (Bolero nella

versione oreloB della Tacet,

per esempio) e nei brani veloci

con grandi e piccoli cambiamenti

dinamici: qui proprio

non si riesce a mettere in crisi

il fonorilevatore verde. Quello

che eventualmente si potrebbe

gradire è un timbro più delicato

e ricco armonicamente nella

porzione alta della gamma, in

modo da addolcire un po’ i violini

e i piatti delle percussioni,

rendendoli più sottili e raffinati,

sebbene questa “richiesta” appartenga

più alla personale interpretazione

che a un’oggettiva

rappresentazione di correttezza

sonora. Va anche tenuto conto

SUONO aprile 2016 85


selector

Il guscio esterno assolve principalmente alla funzione di protezione e copertura

della parte interna. È realizzato in pressofusione di alluminio e si fissa alla placca

superiore che funge da sostegno generale dell’intera struttura. Da un foro

fuoriesce parte del gruppo magnetico (con le bobine preservate da una guaina

termorestringente che fa da barriera con l’esterno) e il cantilever, abbastanza

lungo, sul quale è fissata la puntina nella parte terminale schiacciata.

La placca superiore in lega di alluminio

sostiene il gruppo interno del generatore

e delle espansioni polari. La struttura

presenta una ampia superficie di appoggio

allo shell che, nel caso di quelli forniti da

Ikeda segue perfettamente il profilo curvo

del frontale come se fosse un elemento

unico e solidale al fonorilevatore.

il nuovo avanza

L’impostazione dell’ultimo nato in casa

Kiseki tende a sovvertire l’impostazione

anticonformista adottata dal

costruttore sia per quanto riguarda la

geometria degli equipaggi mobili sia

per il tipo di sospensione della puntina

(in diamante). In altri termini, siamo di

fronte ad un sistema decisamente più

tradizionale degli anticonvenzionali

cantileverless che hanno dato vita letteralmente

ad un mito nell’ambito hi fi.

Tuttavia, un certo senso di ricaduta

tecnologia è ben evidente se si considera

l’attuale flagship del costruttore,

rappresentato dal modello KAI dal

quale il T9 TS eredita l’aspetto estetico,

le forme e le proporzioni, mentre

la scelta dei materiali strategici determina

un contenimento dei costi

considerato che la differenza fra i due

modelli è di oltre 5000 Euro! Il cantilever

della KAI è in boro, mentre sugli

altri prodotti è installato uno in tubo di

alluminio rinforzato superficialmente

e schiacciato in punta, su cui è fissato

il diamante.

Anche il corpo presenta delle differenza

in quanto la placca superiore

è in alluminio al posto del più impegnativo

titanio. Per il resto le analogie

sono molto più evidenti con il flagship

della nuova era rispetto ai sistemi che

hanno reso famoso il produttore ma

che, per sua stessa ammissione, sono

stati superati dal “nuovo”.

86 SUONO aprile 2016


del fatto che in questo ipotetico

confronto stiamo paragonando

il TS9 con fonorilevatori ben

più costosi (2.900 per Kiseki,

2.390 Lyra Helicon, ora fuori

produzione, 1.900 per l’Ikeda

9TS). Riportando il sistema

all’interno della sua categoria

di appartenenza gli aspetti più

positivi rilevati riguardano l’agilità

e la sicurezza nella lettura

anche nei passaggi più complicati,

con un’eccellente ricostruzione

dettagliata dell’immagine

sonora che viene mantenuta priva

di distorsioni o compressioni

udibili anche nelle situazioni

più critiche. Il timbro chiaro è

certamente piacevole come pure

la regolarità e l’estensione della

risposta in frequenza. Qualcuno

potrebbe desiderare un suono

più ricco armonicamente e delicato

e con maggiore finezza di

grana ma le considerazioni economiche

e la fascia di mercato di

appartenenza ci riportano con i

piedi per terra per scoprire che

forse siamo stati precedentemente

viziati dall’ascolto di modelli

più costosi; il solo fatto di

aver paragonato ad essi l’Ikeda

costituisce un merito all’interno

di quell’eterno gioco al miglioramento

che è l’alta fedeltà ma che

viene innescato solo dai prodotti

che, a differente livello, sanno

fornire alta qualità!

In termini di interfaccia elettrica

è obbligatorio un pre phono

MC o un trasformatore vista

la tensione d’uscita bassina, il

tutto unito da una buona versatilità

per poter interfacciare

al meglio il carico d’impedenza.

Meccanicamente un buon

braccio di massa almeno media,

meglio se lungo più dei canonici

9 pollici, è sufficiente. Così

non con poco ma nemmeno con

molto (almeno da un punto di

vista degli investimenti), si può

godere con gusto della simpatica

testina verde...

suonogramma

1 Capacità di analisi del dettaglio.................... 1

2 Messa a fuoco e corposità................................ 2

3 ricostruzione scenica altezza......................... 2

4 ricostruzione scenica larghezza................... 2

5 ricostruzione scenica profondità.................. 2

6 Escursioni micro-dinamiche............................ 2

7 Escursioni macro-dinamiche........................... 3

8 risposta ai transienti........................................ 2

9 Velocità................................................................ 2

10 frequenze medie e voci...................................... 2

11 frequenze alte.................................................... 2

12 frequenze medio-basse..................................... 2

13 frequenze basse.................................................. 2

14 timbrica................................................................ 2

15 Coerenza............................................................... 2

16 Contenuto di armoniche................................... 1

Il giudizio viene espresso su una scala di 6 valori da

-3 a +3. La linea tratteggiata corrisponde allo zero ed

esprime la congruità della prestazione con prodotti

analoghi appartenenti alla stessa fascia di prezzo.

il voto della redazione

Costruzione ■ ■ ■ ■ ■ | ■ ■ ■

Si nota una certa semplificazione rispetto a

certe soluzioni della serie di punta ma considerando

la significativa differenza del prezzo

al pubblico, si tratta di un passaggio obbligato.

Versatilità ■ ■ ■ ■ ■ | ■ ■ ■

La tensione di uscita non sia fra le più alte ma

il fonorilevatore si è interfacciato abbastanza

bene sia in termini elettrici che di resa, a patto

di scegliere l’impedenza di carico adeguata.

Ascolto

■ ■ ■ ■ ■ | ■ ■ ■

La fascia in cui si colloca ha molti concorrenti.

L’interpretazione del messaggio riprodotto da

un lato offre il family sound ma dall’altro potrebbe

privilegiare alcuni generi in luogo di altri.

fatt. concretezza ■ ■ ■ ■ ■ | ■ ■ ■

La storia non è acqua anche se le molteplici

traversie intercorse e soprattuto l’età del progettista

lasciano aperte molte strade future...

qualità/prezzo ■ ■ ■ ■ ■ | ■ ■ ■

Si sta scegliendo di mettersi in casa un pezzetto

di storia dell’hi fi e della sua evoluzione, anche

se attraverso il segmento entry level (per Ikeda!)

I voti sono espressi in relazione alla classe di appartenenza

dell’apparecchio. Il fattore di concretezza

rappresenta il valore nel tempo e l’affidabilità del

prodotto, del marchio e del distributore.

La “preghiera” del mattino

Pausa pranzo...

Un po’ di tempo da ritagliarsi per sé

per domande, riflessioni

e proposte: lo abbiamo fatto anche

noi! Gli argomenti cominciano

a crescere in rete e puoi dire la tua

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La notte porta consiglio e le buone parole

scorrono leggere.

Alla ricerca del relax ci rifugiamo nelle

nostre favole da adulti e

nella buona lettura, tradizionale e non.

SUONO la rivista è disponibile nella versione

cartacea e online.

sistema suono

Grazie ai nuovi media oggi le fonti di informazione

sono pressoché illimitate, anche se non tutte selezionate.

Dal coacervo dell’online e dell’offline, delle forme

di comunicazione tradizionali e non, nasce la possibilità di offrire

in modo completo e a tutto tondo il nostro bagaglio di esperienza

e conoscenza, rimodulando (anche grazie alle vostre indicazioni)

il modo di farlo, privi dei vincoli del passato.

Abbiamo creato gli strumenti e le forme espressive necessarie:

fatelo anche voi! Tempestivo, in continua evoluzione, rispettoso

del passato: oggi puoi scegliere tutto questo nelle varie versioni

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selector

a cura della redazione

complemento

Accuphase AD 30

La tradizione e la stabilità

del costruttore artigianale

e la capacità di guardare

alle esigenze anche in

chiave futura si coniugano

nella soluzione scelta dalla

casa giapponese per rendere

ancor più duraturi i

suoi prodotto. La parola

chiave è “modularità”, declinata

da un costruttore

non di grandi dimensioni

ma nei cui natali scorre

un alto tasso di conoscenta

tecnica.

Aspettando Godot: il

teatrino dell’assurdo

che anima il settore

Hi-Fi trova la sua massima

espressione nella permanente

condizione esistenziale dell’appassionato,

declinata in misura

simile a quella del noto dramma

beckettiano. O, a nostro parere,

l’audiofilo tipo (ammesso che ne

esista uno e uno solo ad assoluta

rappresentanza della categoria)

ricorda fortemente da vicino

uno dei membri di quella famiglia

che animava il commercial

“Gli incontentabili” (dal 1972 al

1976 per Ignis con un Adolfo Celi

talmente in parte da meritare in

seguito il ruolo del cattivo Emilio

Largo nel quarto capitolo della

saga bondiana). La costante ricerca

tra quel che c’è ma sta per

essere superato e quel che manca,

che non è ancora arrivato, paralizza

sovente le ambizioni del

consumatore anche in misura

dello sfasamento, inevitabile, tra

ciò che viene infine finalizzato e

quello che è soltanto annunciato

dall’industria elettronica.

Eppure nel settore della riproduzione

musicale non ha preso

piede, o lo ha fatto solo in misura

marginale e senza i benefit che

ne derivano, la logica della costruzione

modulare che, invece,

ha almeno parzialmente risolto

le ansie dei consumatori nel

settore informatico (a ritmi di

obsolescenza e mutamenti ben

più veloci) consentendogli di

configurare come meglio credono

(in base alle esigenze?) il

prodotto e garantendo, con la

sostituzione dei “moduli”, anche

un adeguamento a nuovi

standard e performance per un

tempo più lungo della vita media

di un sistema stand alone...

Ai pochi che lo hanno fatto in

Hi-Fi va dato merito e giacché

SUONO risulta, corum populi,

piuttosto parca in materia di

elogi, perché perdere una buona

occasione? Tanto più se a beneficiarne

è un costruttore che da

sempre ci ha incuriosito e quasi

sempre soddisfatto. Stiamo parlando

di Accuphase, quella che

in genere viene definita, con

una mezza verità, “la McIntosh

giapponese”, sottolineandone

così il valore iconico del marchio

(vero) e una supposta vocazione

tradizionalista (vero in parte) riscontrabile

solo nel fatto che il

marchio sforni nuovi prodotti

con una certa riluttanza... L’altra

faccia della medaglia è che

questo avviene perché i prodotti

Distributore: High Fidelity Italia S.r.l.

Via Collodi - 20010 Cornaredo (MI)

Tel. 02-93611024 - Fax 02-93647770

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COMPLEMENTO ACCUPHASE AD 30

Prezzo: € 1.200,00

Tipo: scheda phono MM/MC Ingressi: 1 phono RCA Note: scheda

per pre C2120, DIP interni per selezione impedenza (30 / 100

/ 300 / 47 kOhm) e filtro subsonico. Guadagno 40 / 66 dB.

COMPLEMENTO ACCUPHASE DAC-40

Prezzo: € 1.500,00

Tipo: scheda convertitore DA fino a 24 / 192 Ingressi: USB,

ottico, coassiale Note: Doppio convertitore MDS++; non è utilizzabile

sui modelli: C-265 - E-407, E-406V, E-306V, E-212 E E-211.

Ingressi coassiale e USB a 24 / 192, ottico a 24 / 96.

88 SUONO aprile 2016


test

La scheda fono offerta come optional è stata una strada percorsa da

Accuphase per lungo tempo; solo alle soglie del 1998 viene pensata

come un add-on installabile direttamente dall’utente senza l’intervento

del centro assistenza autorizzato dalla casa costruttrice, come accadeva

in precedenza. Successivamente Accuphase ha optato per l’adozione

del vano accessibile dall’esterno in modo da semplificare e rendere alla

portata di tutti le operazioni di installazione degli add-on. A partire

dal 1998, ad esempio, anno di lancio dell’integrato E 211, è possibile

sfruttare il vano posteriore che, a distanza di 18 anni, accetta addirittura

l’ultima versione della scheda phono, giunta alla sua quinta revisione

(AD 30) considerando la AD-210 antesignana della soluzione modulare

nei prodotti di fascia bassa nel catalogo Accuphase.

del marchio sono in grado di

reggere a lungo la concorrenza,

allontanando lo spettro dell’obsolescenza.

Affinché questo si

verifichi non serve una formula

magica ma la convergenza di

svariati elementi. Il primo, determinante,

va ricercato nell’humus

aziendale, declinato fin dalle

ragioni che ne determinarono

la nascita. Si narra, infatti, che

Accuphase sia nata da una costola

dell’azienda Trio durante la

sua trasformazione in Kenwood,

marchio contraddistinto da un

maggiore vocazione popolare

rispetto al passato. Due dei fondatori

(Jiro e Nakaichi Kasuga)

più un manipolo di ingegneri

danno vita nel garage dei Kasuga

a un’avventura che ha già chiara

la mission aziendale fin dalla

scelta del nome. Se Kenwood è il

frutto di una crasi tra Ken, nome

assai diffuso sia in Giappone

che negli USA (nell’immediato

dopoguerra le aziende giapponesi

tendevano a ingraziarsi i

“conquistatori” - anche Sony è

il risultato della parole Sound e

Sonny) e wood (legno: per dare

una impressione di solidità), Accuphase

è la sintesi di Accurate

e Phase. Chiaro no?

Quel che è meno evidente, o è

stato tenuto sotto traccia, è che

l’aspetto tecnologico ha rappresentato

sempre una cifra stilistica

primaria dei prodotti Accuphase

e non solo in termini di

un’interpretazione muscolare del

concetto, anche quando il rischio

è di andare controcorrente. Solo

riferendosi al recente passato

possiamo annoverare alcune intuizioni

notevoli. Tale è stata, ad

esempio, la scelta di promuovere

la biamplificazione (opzione consentita

da tutti gli integrati della

casa e ampiamente descritta

nei manuali d’uso) o quella di

dotare i lettori CD di ingresso

digitale coassiale ad alta risoluzione:

sembra lapalissiano ma

Accuphase l’ha fatto prima di

tutti anche se, inizialmente, non

lo aveva pensato come un ingresso

digitale ma come un’entrata di

servizio per l’inserimento di un

correttore acustico ambientale!

A proposito di chiaroveggenza e

lungimiranza: a distanza di decine

di anni dalla proposta di sistemi

di equalizzazione ambientale

nel dominio digitale, assolutamente

ignorati se non addirittura

bistrattati dall’audiofilo duro e

puro, oggi assistiamo a una crescita

esponenziale di apparecchi

di questo tipo. Sarà che anche in

questo ambito Accuphase è stata

antesignana e innovativa? È presto

per dirlo ma un dato è certo:

l’azienda lo fa da molto tempo,

in barba a teorie e tendenze, sebbene

in Italia nessuno sembra

accorgersene.

Infine, e arriviamo al punto, l’impegno

a rendere modulari alcune

funzioni “accessorie”! Possiamo

definire tali la presenza di uno

stadio fono e, agli antipodi, di un

convertitore D/A a bordo di un

amplificatore integrato? Sicuramente

è una scelta saggia nell’ottica

dell’infinita transumanza,

non priva di battute d’arresto o

ripensamenti, quale si sta prefigurando

la lunga mutazione delle

modalità di ascolto della musica

(non a caso questo numero di

SUONO ha per argomento centrale

l’ultra centenario sistema

analogico): mentre ancora ci si

interroga sulla classificazione di

apparecchi che sono un coacervo

di funzioni (un amplificatore

a bassa potenza con volume,

convertitore D/A e uscita cuffia,

è primariamente un pre, un ampli

cuffia o un convertitore?), la

proposta di Accuphase sembra

sorvolare su tali diatribe accontentando

tutti in misura delle

proprie esigenze, purché all’utente

tali esigenze siano chiare.

Perché, chiariamolo subito, la logica

modulare e la possibilità di

variare la morfologia dei propri

apparecchi si pagano!

Per contro anche i vantaggi sono

chiari: nessun problema di compatibilità

elettrica, possibilità di

allungare la vita al proprio amplificatore

(tra l’altro la casa giapponese

supporta la logica modulare

aggiornando quando necessario

i sui moduli: il fono è cambiato

poco ma il DAC è già alla sua

terza edizione in poco tempo...),

possibilità di configurare per gradi,

diluendo la spesa, il proprio

sistema, soprattutto in funzione

delle proprie esigenze. Una via

semplice a cui si contrappone

quella più complicata (e a volte

più esaltante) del fai da te che

può dare, in funzione dell’abilità

di chi la pratica, frutti anche

migliori. Ma allora, verrebbe da

SUONO aprile 2016 89


selector

Le schede scorrono fra due guide in

materiale plastico con basso attrito

e, inoltre, il bordo perimetrale del

PCB in vetronite delle schede che

guarda in basso è lucidato a specchio

per agevolare lo scorrimento e

l’innesto delle schede. L’operazione

è molto semplice e con un’ottima

sensazione “meccanica” anche in

considerazione al fatto che alcune

regolazioni si possono effettuare

solo a bordo della AD 30.

Nonostante la quantità di contatti e

l’elevata superficie di contatto dei terminali,

l’innesto è semplice e restituisce una buona

sensazione di solidità e concretezza.

La scelte del carico per le testine MC e per il filtro subsonico avvengono tramite piccoli

selettori di tipo DIP Switch collocati direttamente sulla scheda. Gli OTAX serie K consentono

un’ottima accessibilità alle levette di azionamento e una pressione fra i contatti molto alta, a

differenza di molti altri sistemi a slitta più scomodi, inaccessibili e poco stabili.

una lunga tradizione

Nella parte posteriore di gran parte

degli integrati e dei preamplificatori

Accuphase sono presenti uno o due

alloggiamenti per schede aggiuntive

che si collegano all’apparecchio tramite

un connettore multipolare a pettine, un

Omron XC5A-3222 del tipo DIN a 32

poli a bassa forza di innesto per consentire

un ottimo contatto elettrico

unita a una semplicità di installazione

alla portata di chiunque. Il corpo in

resina rinforzata con fibra di vetro e i

contatti in bronzo dorato garantiscono

eccellenti e durature caratteristiche

elettriche e meccaniche. Il connettore è

attraversato sia dai segnali che dalle alimentazioni,

con un’architettura di tipo

bus in modo che più schede possano

essere scambiate e installate. Questo

dipende anche dalle caratteristiche del

modello di amplificatore e dal periodo

in cui è stato realizzato, in quanto la

logica di controllo, in alcuni integrati,

non consente alcune regolazioni; per

gli integrati che hanno sul pannello

frontale le opzioni di scelta fra MM e

MC, ad esempio, la selezione avviene

con i pulsanti mentre per tutti gli altri

il guadagno deve essere regolato

attraverso il DIP switch interno alla

scheda. Per la scelta del valore di carico

per i fonorilevatori MC (30, 100 e 300

Ohm) e l’inserimento o meno del filtro

subsonico, invece, bisogna comunque

intervenire sui DIP.

90 SUONO aprile 2016


test ACCUPHASE e-370

suonogramma

dire, forse

è meglio in

assoluto non rivolgersi

ad Accuphase e protrarre

il gioco cambiando,

anche quando si è soddisfatti (e

questo ci ha sempre lasciato interdetti

confrontando le avventure

degli appassionati), all’infinito!

Partendo dalla disponibilità in

redazione dell’E370, l’ultimo integrato

rilasciato dalla casa (vedi

SUONO 504 - febbraio 2016),

abbiamo deciso di non lasciare

lettera morta la doppia feritoia

presente nella parte posteriore

dell’apparecchio; in omaggio

all’argomento principe di questo

numero di SUONO abbiamo utilizzato

il doppio slot con la scheda

fono AD 30 e il convertitore DAC

40, trasformando l’apparecchio

in una sorta di ponte ideale tra un

passato che è ritornato prepotentemente

d’attualità e un presente

che è il viatico per il futuro. Se ci

riflettete, così facendo abbiamo

creato un prodotto quasi unico:

alcuni integrati dispongono di

uno stadio fono interno, altri di

un DAC, e difficilmente entrambi

con il “medesimo” livello qualitativo

e costruttivo, in quanto

oggi si tende a dare spazio più a

uno o all’altro aspetto e mai ad

entrambi.

La parola “versatilità” è importante

e va circostanziata, soprattutto

in funzione della possibile

obiezione sul fatto che scegliere

autonomamente uno stadio fono

o un DAC esterno (opzione che

peraltro non è preclusa) ne garantirebbe

un grado maggiore.

Si può contro

obiettare

quanto segue. Innanzitutto

della versatilità

fa parte anche

il fatto di poter disporre di un

sistema il meno invasivo possibile,

e la soluzione all in one lo è

certamente; in secondo luogo la

scelta di Accuphase può rivelarsi

un limite in misura degli eventuali

limiti indotti dalle schede sulle

funzioni di competenza. Lo stadio

fono dispone di tutti i settaggi

necessari a poter interfacciare i

principali tipi di fonorilevatori

che vi potrebbero venire in testa

di montare (e stante una certa

stabilità delle soluzioni adottate

in genere per questo tipo di apparecchio,

garantisce una bassa

obsolescenza e per questo è stato

moderatamente aggiornato con

due versioni, AD 20 e 30, in cinque

anni). Per quello che riguarda

il DAC il discorso è differente: qui

si opera in un settore in costante

evoluzione... La risposta di

Accuphase è stata quella di rilasciare

tre versioni (DA 20, 30 e

40) nello spazio di quattro anni

partendo da un DAC 10 che risale

al 2000. Comunque sia lo spettro

di vincoli e lacciuoli della soluzione

chiusa sembrano allontanarsi;

semmai, riprendendo un tema accennato

in precedenza, il costo di

questi add on non è indifferente

e, soprattutto, va comparato con

le performance offerte. Probabilmente

tra gli stadi fono stand

La

nuova

versione

della

scheda DAC

40 si differenzia

principalmente

dalla precedente per la

connessione USB che accetta

ora segnali fino a 192 kHz grazie

all’utilizzo del Tenor 8802L.

alone nella stessa fascia di prezzo

(nel nostro database ce ne sono

una ventina) qualcuno garantisce

performance pari o superiori

all’AD 30 pur non potendo vantare

la stessa concretezza aziendale

(vedi la sintesi delle nostre

valutazioni d’ascolto nel suonogramma

qui pubblicato) mentre

lo stesso discorso non vale nel

settore dei DAC, dove la pattuglia

è ancor più sparuta e ancor meno

referenziata ma i costruttori più

specializzati nell’ambito del digitale

offrono soluzioni decisamente

al passo con i tempi e con una

vison che da certi punti di vista

manca invece ad Accuphase.

Indubbiamente per il settore digitale

il ricambio è molto rapido

e bisogna fare i conti con i vari

avvicendamenti che, sommati fra

loro, rischiano di innalzare il costo

complessivo molto al di sopra

del modulo DAC interno. Tuttavia

l’obsolescenza del digitale è

imparagonabile a quella dell’analogico

e bisogna valutare anche

le situazioni di retro compatibilità.

A fronte di qualcosa che

nella massima ottimizzazione si

rischia di perdere, l’utente dovrà

valutare sua sponte il peso sull’altro

piatto della bilancia dei pregi

che derivano comunque da un’installazione

all in one al riparo da

ulteriori cablaggi di segnale e di

alimentazione, doppi telecomandi

e altre scatole che sono sempre

meno “tollerate” nell’ambiente in

cui si vive...

1 Capacità di analisi del dettaglio.................... 1

2 Messa a fuoco e corposità................................ 1

3 ricostruzione scenica altezza......................... 1

4 ricostruzione scenica larghezza................... 1

5 ricostruzione scenica profondità.................. 1

6 Escursioni micro-dinamiche............................ 1

7 Escursioni macro-dinamiche........................... 1

8 risposta ai transienti........................................ 1

9 Velocità................................................................ 1

10 frequenze medie e voci...................................... 2

11 frequenze alte.................................................... 1

12 frequenze medio-basse..................................... 1

13 frequenze basse.................................................. 1

14 timbrica................................................................ 2

15 Coerenza............................................................... 1

16 Contenuto di armoniche................................... 1

Il giudizio viene espresso su una scala di 6 valori da

-3 a +3. La linea tratteggiata corrisponde allo zero ed

esprime la congruità della prestazione con prodotti

analoghi appartenenti alla stessa fascia di prezzo.

il voto della redazione

Costruzione ■ ■ ■ ■ ■ | ■ ■ ■ ■

Eccellente realizzazione del circuito stampato e

della selezione dei componenti anche se nella

fascia di prezzo di appartenenza esistono alternative

che offrono soluzioni più “esoteriche”

e mirate sia per il fono che per la sezione DAC.

Versatilità ■ ■ ■ ■ ■ | ■ ■ ■ ■

Ottime le possibilità di interfacciamento con

fonorilevatori MC, anche se si deve intervenire

all’interno della scheda rimuovendola

dalla sede.

Ascolto

■ ■ ■ ■ ■ | ■ ■ ■ ■

Appagante e in piena linea con i canoni di riproduzione

Accuphase.

fatt. concretezza ■ ■ ■ ■ ■ | ■ ■ ■ ■ ■

Lo stadio fono si può considerare al suo apice

con poche variazioni su tema, rendendo il DA 30

un prodotto fuori dal tempo e utilizzabile anche

in altri integrati di quasi vent’anni fa.

qualità/prezzo ■ ■ ■ ■ ■ | ■ ■ ■ ■

Prodotti molto specifici offrono alternative

concorrenziali per alcuni parametri, spesso meramente

soggettivi; considerando anche il plus

in abbinamento all’integrato, l’opzione si rivela

una validissima scelta.

I voti sono espressi in relazione alla classe di appartenenza

dell’apparecchio. Il fattore di concretezza

rappresenta il valore nel tempo e l’affidabilità del

prodotto, del marchio e del distributore.

SUONO aprile 2016 91


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entrambi

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a cura della redazione

analogico for dummies

S(U)ONORA ACCESSORI

Torna a brillare l’universo

analogico e con esso

tutti quei prodotti utili,

indispensabili o meno (pochi

si spera) che caratterizzano la

cura degli “strumenti” che lo

accarezzano.

S(U)ONORA è la guida all’acquisto

di prodotti consigliati

sulla base dell’esperienza e

della libera scelta dello staff

di SUONO; guida parziale perché

dell’universo sterminato di

prodotti esistenti ne consiglia

solo alcuni e principalmente

quelli presenti sul mercato

italiano, anche se i moderni

mezzi di comunicazione mettono

l’utente in condizione di

acquistare, con un moderato

margine di rischio, nell’intero

globo terracqueo.

Giova segnalare che S(u)onora

non contiene tutti i migliori

prodotti presenti sul mercato,

anche se tutti quelli che ne fanno

parte sono... migliori!

Migliori della media, migliori

di altri prodotti che non riescono

a farci sognare, ad accarezzare

le nostre orecchie

indipendentemente dal prezzo

e dalla classe di appartenenza,

criterio comunque di

riferimento nel considerare

un prodotto al di sopra o al di

sotto di una certa soglia. Sicuramente

esistono prodotti non

inclusi nei nostri elenchi assolutamente

degni della vostra

attenzione; per cui, se proprio

su di essi vi siete orientati, non

lasciatevi corrodere da dubbi

generati dal considerare vincolante

questa guida ma effettuate,

come comunque dovrebbe

accadere, le vostre ricerche

e i vostri test. Per contro, se

dovete orientarvi nel mare

magnum (difficile per il professionista,

immaginarsi per il

semplice appassionato), non è

sufficiente la pura scheda tecnica

di un apparecchio, che ci

dice oggi assai poco sulle reali

performance di quel prodotto.

Affidabilità dell’apparecchio,

assistenza post vendita, garanzia

e sua applicazione, rapidità

nelle riparazioni, tempestività

nel mettere a disposizione

aggiornamenti per lo stesso…

Proprio l’esame critico di questi

elementi non solo è il frutto

più completo del nostro know

how ma stabilisce il primo

criterio con cui abbiamo effettuato

la selezione dei prodotti.

Reale disponibilità, affidabilità,

almeno sulla carta, del distributore,

una storia dietro

al prodotto, la conoscenza di

un corretto comportamento

da parte di chi opera con quel

marchio: pregi magari non evidenti

(o non apprezzati) a prima

vista dal consumatore ma

che diventano spartiacque potenti

nel lungo periodo, come

nel caso in cui si scopre il valore

nel tempo di un prodotto,

sancito dal mercato dell’usato.

S(u)onora, in sostanza, non

è una guida “contro” ma una

guida “pro”, e proprio nei suoi

riduttivi e realistici obiettivi

sta il valore delle pagine che

state per sfogliare.

SUONO aprile 2016 93


selector

Complementi & accessori

Acoustic Revive

Giappone

Singleadapter

Prezzo € 40,00

Aesthetix Audio

USA

RL-30 III

Prezzo € 2.360,00

ABCD - 1

Prezzo € 290,00

Tipo: adattatore per singoli a 45 giri

Tipo: Smagnetizzatore per LP, CD, cavi e connettori

Note: equipaggiato con un "generatore di ioni

negativi (minus ion)" che migliora il suono e lo

rende più reale e naturale. Alimentazione: 230V.

Peso (kg): 9,4

Acoustic Solid

Germania

Solid Balance MK II

Prezzo € 97,00

Tipo: smagnetizzatore testine Benz MC Note:

alimentazione a batterie, separata e interruttori di

cicli, auto alla fine del ciclo

Art du SON

Germania

ART du SON LP

Prezzo € 38,00

per il corretto allineamento del fonorilevatore

in funzione del diametro del disco letto, da sette,

dodici o sedici pollici.

Spazzola antistatica

Prezzo € 10,90

Adjustment Tool

Prezzo € 430,00

Tipo: bilancina per misurazione peso di lettura

del fonorilevatore Note: elettronica per pesi da

0,1 a 120g

Solid Weight

Prezzo € 160,00

Tipo: Spazzola antistatica Note: spazzola antistatica

con due strati di fibre di carbonio, utilizzare a

secco prima e dopo ogni ascolto

Stroboscopio

Prezzo € 2,80

Tipo: Set di strumenti di regolazione per giradischi

Note: Completo set di strumenti compresi strobo

elettronico con disco in alluminio, bilancina elettronica,

dima universale.

Dima Universale

Prezzo € 260,00

Note: Liquido concentrato per 5 litri di prodotto

finito. E' utilizzato per il lavaggio di qualsiasi tipo

di supporto, dal cilindro in cera, al 78 giri, al 33 giri.

Non contiene alcool

Tipo: dima universale per set-up fonorilevatori

Note: regolabile per bracci di diversa lunghezza

effettiva.

Plexiglass Cover

Prezzo € 54,00

Tipo: pressore dischi Note: di tipo universale,

adatto per qualsiasi giradischi, basa il suo principio

di funzionamento sul peso con il quale spianare il

disco e accoppiarlo al piatto del giradischi. Peso

(kg): 500

Stroboscope

Prezzo € 30,00

Audio Azimuth

Italia

BraCCio pulizia vinile

Prezzo € 21,90

Tipo: test velocità giradischi Note: stroboscopio

Playstereo per il controllo della corretta e regolare

rotazione del piatto, distinto per le diverse velocità

ammesse: 16, 33 e 1/3, 45, 78 giri per minuto

@ 50 Hz

Stylus Brush

Prezzo € 9,80

Tipo: Braccio per la pulizia del vinile Note: canna

in metallo, con spazzola in fibra di carbonio inclusa

spazzola extra. Rimuove la polvere dai solchi

mentre il disco suona, riduce la carica elettrostatica,

prolunga la vita del disco e dello stilo.

Tipo: tappetino per piatto giradischi in plexiglass

Note: spessore 3mm, versione da 5mm euro 65.

versione in cuoio in diversi colori euro 60

Tipo: disco strobo in alluminio Note: disponibile

versione con controllo elettronico a euro 120

Dima

Prezzo € 2,80

Tipo: Cartridge Alignment Protractor Note: dima

Tipo: Spazzolina per lo stilo Note: Spazzolina

a setole corte, specifica per la pulizia dello stilo

dalla polvere e anche come applicatore per il

fluido di pulizia.

94 SUONO aprile 2016


s(u)onora guida all’acquisto COMPLEMENTI & ACCESSORI

Super Exstatic

Prezzo € 19,50

trasmessa dal giradischi alla testina Dimensioni

(l x a x p) cm: diam 29,7, spessore 1 Peso (kg): 1

CH 7

Prezzo € 470,00

Antistat

Prezzo € 3,50

Tipo: Panno antistatico per LP Note: Cattura la

polvere e toglie le cariche elettrostatiche. Il panno

contiene sostanze antistatiche che non lasciano

alcun residuo nei solchi. Per la pulizia dei dischi

in alternativa o in aggiunta alla spazzola in fibra

di carbonio

EHIGH

Prezzo € 11,00

Tipo: Custodia esterna per LP Note: per dischi high

quality ad alto spessore, ideale per dischi singoli

180 gr e doppi. Ha uno spessore di oltre 6 micron

circa 3 volte quello di una busta normale. Permette

di proteggere dischi anche doppi o con copertina

richiudibile: confezione da 20

Tipo: Spazzola antistatica Note: spazzola per la

pulizia a secco del vinile che unisce due file di fibre

di carbonio a una testina di velluto

Audio Physic

Germania

Bolla

Prezzo € 9,00

Tipo: Shell portatestiene Note: in puro Carbon

Block attacco standar EIA cavi interni in litz di

rame da 180 e set di viti universali Peso (kg): 0,18

ltp 11

Prezzo € 500,00

Carbon Clean

Prezzo € 9,00

Tipo: Spazzola in fibra di carbonio Note: Antistatica

a doppia setola autopulente per la pulizia

a secco dell'lp

Cork matt

Prezzo € 32,00

INT12

Prezzo € 11,00

Tipo: Custodia interna per LP in carta bianca kraft

antitaglio Note: confezione da 50 pz

INTF12

Prezzo € 10,00

Tipo: Custodia interna in carta di riso foderata.

Note: Viene utilizzata dai produttori americani di

vinile 180 e 200 grammi. Confezione da 20 pezzi

Jacket

Prezzo € 9,00

Tipo: custodia esterna in cartoncino gloss per LP

Note: disponibile nella colorazione nera: confezione

da 5 pz.

Note: Bolla ad alta precisione, formato portachiavi

Audio Reference

Italia

Stylus Force Gauge

Prezzo € 70,00

Tipo: pressore per giradischi Note: in puro carbon

block Dimensioni (l x a x p) cm: diametro 18

Peso (kg): 0,250

Audiodesksysteme Gläss

Germania

VinylCleaner

Prezzo € 2.300,00

Tipo: tappetino per giradischi in sughero Note:

spessore 1,5mm ottimo accoppiamento sul piatto

e smorzatore delle vibrazioni

AudioNautes

Italia

HDG Clamp 300

Prezzo € 175,00

Dima

Prezzo € 5,00

Tipo: bilancina per regolazione peso testine Note:

elettronica, precisione al millesimo di grammo,

display a led. Unità di misura del peso in grammi

e once, pesetto per la tara e cacciavite per la

sostituzione della pila. Dimensioni (l x a x p)

cm: 12,5 x 5,2 x 2,7

Provato su SUONO 426 - 03/2009

Tipo: pressore per dischi Note: grafite ad alta

densità; per giradischi a controtelaio flottante;

stroboscopio incorporato Peso (kg): 0,300

HDG Clamp 620

Prezzo € 225,00

Audio Tekne

Giappone

CH 10

Prezzo € 1.250,00

Tipo: matt per giradischi Note: matt per giradischi

in puro carbon block, elimina ogni vibrazione

Tipo: macchina lavadischi a ultrasuoni Note: Lavaggio

completamente automatico di entrambe le

facciate (lato A e B del disco); lavaggio per immersione

in liquido di pulizia; lavaggio con sistema ad

ultrasuoni e rulli rotanti in microfibra. Dimensioni

(l x a x p) cm: 33 x 27 x 20 Peso (kg): 4,5

Audiomarketing

Repubblica di San Marino

12INTF

Prezzo € 10,00

Tipo: Custodia interna antistatica per LP Note: in

carta di riso foderata: confezione da 20 pz

Tipo: dima per giradischi Note: per il corretto posizionamento

della testina, in cartoncino plastificato

lucido, fornita di astuccio

ECRY

Prezzo € 17,00

Tipo: custodia esterna trasparente per LP crystal

calibrata Note: La misura calibrata evita che la

copertina possa uscire facilmente quando il disco

viene riposto sullo scaffale. Confezione da 100

pz. Disponibile in version con confezione da 200

pezzi 30,00 euro

EFL

Prezzo € 8,00

Tipo: Custodia esterna alta trasparenza con flangia

richiudibile. Note: Permette di sigillare l'lp dalla

polvere. Confezione da 20 pz.

Tipo: pressore per dischi Note: grafite ad alta

densità; per giradischi a telaio rigido; stroboscopio

incorporato Peso (kg): 0,620

SUONO aprile 2016 95


selector

HDG Mat

Prezzo € 345,00

Tipo: tappetino in materiale smorzante per giradischi

Note: in grafite ad alta densità Dimensioni

(l x a x p) cm: diametro 300mm, altezza 10mm

Peso (kg): 0,9

Level 45

Prezzo € 79,00

Clamp

Prezzo € 480,00

Audioquest

USA

Record Brush

Prezzo € 15,00

Sconsigliato per l'uso con giradischi dotati di

sospensioni morbide Dimensioni (l x a x p) cm:

diametro 8 cm, altezza 3,6 cm Peso (kg): 0,600

at-6180

Prezzo € 50,00

Tipo: livella Note: In acciaio inossidabile, composta

da due parti, è possibile utilizzarla anche

come adattatore per 45 giri separatamente o in

combinazione alla livella. Peso (kg): 0,180

Basis Audio

USA

Tipo: pressore per giradischi Note: opzionale per

Balance, Lagrange, Oasis e Bardo

Dima Protractor

Prezzo € 330,00

Basis Reflex Clamp

Prezzo € 475,00

Tipo: spazzola pulisci dischi Note: doppia spatola

in fibra di carbonio

Audio-Technica

Giappone

AT 607

Prezzo € 17,00

Tipo: Disco stroboscopico Note: frequenze 50/60

Hz, velocità 33-45-78 giri

Auditorium 23

Germania

Hommage Mat

Prezzo € 150,00

Tipo: clamp premidisco universale Note: finitura

nera o silver

Magic Potion

Prezzo € 26,00

Tipo: Dima per allineamento braccio e fonorilevatore

Note: completamente in metallo, universale

e regolabile a seconda della lunghezza del braccio,

con goniometro con due punti di riferimento a

errore tangenziale nullo secondo norme IEC.

Ront II

Prezzo € 3.910,00

Tipo: alimentatore a valvole per giradischi Balance,

La Grange, Oasis, Bardo e Spyder

Note: base in granito Dimensioni (l x a x p) cm:

18 x 6,5 x 16 Peso (kg): 12

Tipo: liquido pulisci stilo Note: indicato per la

protezione dello stilo del fonorilevatore e dei dischi.

La formula di pulizia speciale scioglie la polvere e

lo sporco che ostacolano il corretto tracciamento.

Tipo: tappetino per giradischi

Record Mat

Prezzo € 90,00

Clearaudio

Germania

Accu Drive Black

Prezzo € 2.400,00

at-615

Prezzo € 65,00

Tipo: liquido di pulizia Note: liquido per la pulizia

delle parti acriliche dei giradischi Basis

Tipo: Bolla di precisione per la regolazione orizzontale

del giradischi Note: corpo in alluminio

Tipo: tappetino antistatico per giradischi Note:

miscela di cotone e gomma

Avid

Regno Unito

Dima Universale

Prezzo € 53,00

Olio

Prezzo € 53,00

Tipo: fluido per piedini Annihilator dei giradischi

Basis

Brinkmann

Germania

Base dedicata Bardo

Prezzo € 500,00

Note: Alimentatore filtrato e stabilizzato per giradischi,

consigliato per serie Innovation, Ovation, e

Performance; Doppia batteria di disaccoppiamento

con carica costante; Tensione di uscita 24 V Dimensioni

(l x a x p) cm: 21 x 12,5 x 30,5 Peso (kg): 8,4

Azimuth Optimizer

Prezzo € 4.100,00

at-618

Prezzo € 96,00

Tipo: Clamp per giradischi Note: L'AT618 mantiene

il disco fermo sul piatto e ne stabilizza le vibrazioni.

Raccomandato per l'uso con giradischi dotati

di motore a buona coppia e sospensioni rigide.

Tipo: dima per l'allineamento del fonorilevatore

Note: superficie a specchio

Tipo: basetta dedicata a bracci da 10 pollici Note:

versione per braccio 12 pollici euro 800

Tipo: vedi note Note: strumento per la misu-

96 SUONO aprile 2016


s(u)onora guida all’acquisto COMPLEMENTI & ACCESSORI

razione e regolazione dell'angolo di azimuth;

incorpora un un pre phono e una uscita cuffia per

il monitoraggio dei segnali

Bearing Oil

Prezzo € 41,00

Double Matrix Professional

Prezzo € 4.900,00

OFC ad alta purezza, connettori amagnetici, lunghezza

50 mm

Lever Gauge

Prezzo € 20,00

Pure Groove Microfibre Brush

Prezzo € 22,00

Tipo: olio sintetico a basso attrito Note: progettato

specificamente per l'utilizzo con cuscinetti a

CMB di Clearaudio, ma riduce l'attrito nella maggior

parte dei pozzetti dei cuscinetti dei perni dei piatti.

Tipo: macchina lavadischi Note: lavaggio di entrambi

i lati de disco in un passaggio con braccio di

pulizia, spazzole per lo scarico dell'elettricità statica,

assorbente di 20 mm; finitura trasparente Dimensioni

(l x a x p) cm: 40,5 x 18 x 38 Peso (kg): 16,5

Dustcover

Prezzo € 200,00

Tipo: bolla ad alta precisione per la messa in piano

Note: versione base, per regolare l'orizzontalità

di giradischi o basi d'appoggio; versione corpo in

acciaio euro 54; versione deluxe acciaio placcata

in oro euro 67

LP Drill

Prezzo € 45,00

Tipo: spazzola per dischi in microfibra antistatica

Note: può essere usata per pulire i dischi dalla

polvere o per applicare il fluido di lavaggio

Quadro Clamp

Prezzo € 180,00

Clear Contact

Prezzo € 37,00

Tipo: coperchio antipolvere per giradischi in acrilico

Note: per Concept, per Champion e Magnum

euro 600, per Solution, Master e Maximum Solution,

Anniversary e Innovation Comp. euro 750, per

Reference euro 510, per Performance euro 290, per

Avantgarde euro 410, per Emotion euro 235

Note: Punta per correggere eventuali imperfezioni

dei fori dello spindle, diametro 7,3 mm

Matrix Microfibre strip-set

Prezzo € 29,00

Tipo: set strisce adesive in microfibra Note: per

tutte le macchine lavadischi Matrix

Tipo: record clamp in acciaio inox Note: per

giradischi a massa elevata, adatto a giradischi a

telaio rigido

Record Cleaning Brush

Prezzo € 28,00

Elixir Of Sound

Prezzo € 22,00

Tipo: pulitore contatti elettrico Note: flacone

da 5 ml

Matrix Seal Record Clamp

Prezzo € 150,00

Clever Clamp

Prezzo € 29,00

Tipo: record clamp in plastica Note: sfrutta il

perno centrale per appiattire il disco; adatto per

qualsiasi giradischi

Tipo: liquido di pulizia per stili Note: flacone da

10 ml. Se ne consiglia l'uso anche con i dischi nuovi

prima del primo ascolto per la rimozione dei residui

di pressatura del vinile.

Headshell Cable Set

Prezzo € 80,00

Tipo: per la protezione dell'etichetta dei dischi

Note: da utilizzare durante la fase di lavaggio,

bloccaggio meccanico, ideale per tutte le macchine

lava dischi ClearAudio

Outer Limit

Prezzo € 1.250,00

Tipo: spazzolino pulizia dischi in fibra carbonio

Note: indicato per la pulizia accurata dei dischi con

2 file contenenti oltre 1 milione di setole in fibra di

carbonio anti-statiche.

Record Cleaning Fluid 25/50/100

Prezzo € 44,00

Tipo: liquido per la pulizia dischi Note: flacone da

50 cl euro 44; flacone da 100 cl euro 70

Silent Belt

Prezzo € 47,00

Tipo: cinghia di ricambio per giradischi Emotion

Note: versioni per altri giradischi diametro 1 e 2

mm, stesso prezzo Dimensioni (l x a x p) cm:

diametro 2mm

Diamond Cleaner Brush

Prezzo € 20,00

Smart Matrix microfibre strip set

Prezzo € 14,00

Tipo: set di 2 strisce adesive in microfibra Note:

per macchina lavadischi Smart Matrix. versione per

Double Smart Matrix euro 27, versione con due strisce

a 16 euro; Anche per macchine in versione Pro.

Tipo: spazzola pulizia a secco delle puntine

Tipo: set di quattro cavi per testine Note: rame

Tipo: stabilizzatore per dischi ondulati Note: per

tutti i giradischi Clearaudio e altri, comprende

Centre Spider o Locator

SUONO aprile 2016 97


selector

Smart Matrix Professional

Prezzo € 1.300,00

Turboweight

Prezzo € 138,00

Crusade Audio

Paesi Bassi

Light Weight Ceramic Puck

Prezzo € 62,50

ricambio, adatta ai dischi LP 33 giri.

Miracle Record Cleaner

Prezzo € 33,50

Tipo: macchina lavadischi Note: rotazione in

senso orario e antiorario Dimensioni (l x a x p)

cm: 34,5 x 20,5 x 34,5 Peso (kg): 12

Smart Seal Record Clamp

Prezzo € 120,00

Tipo: per la protezione dell'etichetta dei dischi

Note: da utilizzare durante la fase di lavaggio,

bloccaggio magnetico, specifico per Smar Matrix e

macchine lava dischi con piatto magnetico.

Tipo: contrappeso per bracci Rega Note: peso

calibrato e foro eccentrico per migliorare le doti

meccaniche del braccio, in acciaio Inox

Turntable Carekit Starter

Prezzo € 43,00

Tipo: kit per la manutenzione e pulizia giradischi

Note: pasta tipo polish, grasso per perno e liquido

pulizia parti acriliche e panno per la pulizia; versione

Professional spazzola Pure Groove e scatola

in legno euro 160

tWister Clamp

Prezzo € 130,00

Tipo: clamp per giradischi Note: Il CA Ceramic LP

Light Weight Puck è clamp per giradischi realizzato

in ceramica in grado di smorzare efficacemente le

vibrazioni indesiderate del disco. La versione Light

Weight è perfetta anche per i giradischi con un

sub-telaio (sospeso su molle).

Disc Doctor's

USA

Miracle Record Brush

Prezzo € 26,50

Tipo: Spazzola singola LP a secco Note: Set composto

da 1 spazzola Disc Doctor's più un ricambio,

specifica per la pulizia a secco, da effettuarsi prima

e dopo ogni ascolto, dei dischi LP.

Disponibile versione con 2 spazzole, anche per

dischi Shellac, gli acetati e i dischi Edison Diamond

Tipo: fluido lavadischi Note: confezione da 473

ml permette di pulire circa 300 dischi. Disponibile

anche nel formato da 946ml (Euro 48,84) e da

1,89l (Euro 77,50)

Docet

Italia

Demag-WEB

Prezzo € 300,00

Smart Stylus Gauge

Prezzo € 24,00

Tipo: clamp pressa dischi con sistema di assorbimento

delle risonanze

Miracle Record Brushes

Prezzo € 59,20

Note: con ghiera in acciaio; leggero e adatto anche

per giradischi a telaio flottante

Vinyl Harmonicer

Prezzo € 85,00

Tipo: demagnetizzatore per testine MM e MC

Ingressi: 1 Note: permette di demagnetizzare la

componente elettromagnetica ripulendo completamente

le bobine

Tipo: bilancina per regolare il peso di lettura delle

testine Note: fornisce in modo semplice il peso di

lettura del fonorilevatore una volta appoggiato lo

stilo sulla sua parte superiore. Con graduazione da

1,5 a 3,5 grammi.

Stroboscope Test Record

Prezzo € 220,00

Tipo: tappetino universale per giradischi Note: per

ottimizzazione contatto disco LP e piatto

Weight Watcher

Prezzo € 230,00

Tipo: Spazzole a liquido Note: Per LP, disponibili

in formato diverso specifici per 45 giri, 78 giri e dei

33 giri da 7", dei 78 giri da 10" e dei dischi Edison

Diamond, dei 78 giri da 12" etichetta piccola

Miracle Record Brushes 1

Prezzo € 31,70

Dr. Feickert Analogue

Germania

The Protactor NG

Prezzo € 199,00

Tipo: disco traccia stroboscopica Note: per regolazione

fine velocità giradischi;

Tipo: bilancina digitale Note: precisione 0,01 gr;

per leggere il peso di lettura delle testine; calibrazione

automatica, protezione batteria

Tipo: 1 spazzola LP x lavadischi Note: Set composto

da 1 spazzola Disc Doctor's più una testina di

Tipo: dima universale per montaggio di bracci

Note: specifico per il set-up delle testine, dimatura

e regolazione del Vta

98 SUONO aprile 2016


s(u)onora guida all’acquisto COMPLEMENTI & ACCESSORI

EMT

Germania

Shell

Prezzo € 295,00

zabile anche su connettori, cappe per giradischi,

cavi. Funziona con 4 batterie AA.

DF-2 Flattener

Prezzo € 3.600,00

Guizu

Cina

WCL-box (LP)

Prezzo € 479,00

RC-20

Prezzo € 1.000,00

Tipo: macchina lavadischi Dimensioni (l x a x p)

cm: 37 x 38 x 27 Peso (kg): 11,8

Tipo: shell porta testina standard EIA

fo.Q

Giappone

Tipo: apparato per restauro dischi Note: sistema

per appiattire dischi lp ondulati tranne quelli di

peso inferiore a 110 grammi e quelli stampati tra il

1973 e 1974 - la procedura prevede riscaldamento

e raffreddamento a pressione costante

Harmonix

Giappone

TU 800 EX Imp

Prezzo € 250,00

Record Stabilizer RS-33

Prezzo € 209,00

Tipo: Clamp per giradischi Dimensioni (l x a x p)

cm: diametro 6,8, spessore 0,48 Peso (kg): 0,036

Turntable components RS-912

Prezzo € 159,00

SKII

Prezzo € 170,00

Tipo: Pennello elettrostatico Note: Per la pulizia di

CD, DVD, LP, Lenti di proiettori e schermi piatti; Formato

da pelo di capra rinforzato da fibre acriliche

ricoperte di sulfide di rame: permette di rimuovere

le cariche elettrostatiche

Gold Note

Italia

Gel Mat

Prezzo € 50,00

Tipo: Carrellino porta LP Note: in legno massello

Walnut progettato per accogliere circa 80 LP. In dotazione

4 mini rotelle (già montate). Dimensioni

(l x a x p) cm: 34 x 64 x 45 Peso (kg): 15

WPS-35353 - LP Cube Rack

Prezzo € 151,00

Tipo: tappetino per giradischi accordato Note: Efficace

su bilanciamento tonale, chiarezza, profondità,

dinamica.Nuova versione più leggera, adatto a

qualsiasi giradischi. Dimensioni (l x a x p) cm:

29,3 / 0.3 Peso (kg): 0,210

tu 812 MK2

Prezzo € 900,00

Tipo: Mat giradischi e accessori Note: si compone

di 2 tappetini per giradischi, semirigidi, di differente

spessore (1 mm. e 2 mm.), con superficie liscia

ottenuta attraverso le più avanzate tecnologie di

modellazione.

Furutech

Giappone

Destat Mk II

Prezzo € 640,00

Tipo: tappetino in Techno Gel per giradischi Note:

spessore 2 mm

Kymyas

Prezzo € 50,00

Tipo: Raccoglitore modulare per 100 LP Note:

Gli LP Cube Rack di Guizu sono ora disponibili

esclusivamente in legno Walnut (scuro). Spessore

di tutte le pareti 7.5mm, con incastri a coda di

rondine. Dimensioni (l x a x p) cm: 36 x 35 x 34,3

Hanss Acoustics

Cina

PG-10

Prezzo € 65,00

Tipo: clamp stabilizzatore per dischi accordato

Note: Accorda la risonanza del sistema giradischidisco

su frequenze al di fuori della banda audio

nella quale aumenta chiarezza, profondità e dettaglio.

Dimensioni (l x a x p) cm: 85-37 /47 mm

Peso (kg): 0,235

TU 812Million

Prezzo € 2.800,00

Tipo: sistema di annullamento delle cariche elettrostatiche

Note: specifico per LP, CD e DVD, utiliz-

Tipo: trattamento di pulizia degli LP Note: set con

due liquidi composto da uno di pulizia a base ammoniacale

e uno di trattamento per ridurre i graffi

Tipo: Bilancina digitale elettronica Note: per la

taratura del peso della testina.

Tipo: Clamp per giradischi Note: Come TU 812mk2

SUONO aprile 2016 99


selector

con prestazioni ancora superiori. Peso (kg): 0,331

J.A. Michell

Regno Unito

comprende viti, dadi e brugola

Record Clamp

Prezzo € 53,00

lavaggio antifungicida e per dischi particolarmente

sporchi. Bottiglia da mezzo litro

discOvery One

Prezzo € 2.200,00

Bearing Oil

Prezzo € 7,00

plexiglass trasparente

JR Transrotor

Germania

Tipo: pressore Note: per aderenza disco/piatto,

finitura nera; versione specifica per giradischi

Rega, stesso prezzo

Konstant Studio

Prezzo € 610,00

Tipo: olio per il perno piatto

Cartridge tags

Prezzo € 21,00

Secure Cover

Prezzo € 445,00

Tipo: alimentatore esterno Note: con commutatore

33/45 giri; versione M1 euro 1020; versione

M2 Reference euro 1430, M3 Reference euro 1750,

versione FMD euro 2075

Tipo: macchina lava dischi automatica Note: motore

elettrico particolarmente silenzioso, sistema di

aspirazione di precisione proprietario. Modello base

con lavaggio manuale e coperchio. Versione Classic

con braccio per lavaggio Keith Monks, pompa per il

liquido e coperchio a 2600 euro

Lehmann Audio

Germania

Tipo: terminazioni per pagliuzze cavo phono

Note: Set di 4 pezzi, placcati argento

Tipo: coperchio in plexiglass per giradischi Gyro

SE e Orbe SE

Tecnoweight

Prezzo € 155,00

Keith Monks RCM

Regno Unito

Discovery 33/45

Prezzo € 60,00

PWX II

Prezzo € 550,00

HR PSU

Prezzo € 835,00

Tipo: alimentatore opzionale per Black Cube,

Black Cube Decade e Silver Cube. Note: 30VA

trasformatore toroidale ad alta corrente con bobina

di protezione, diodi rettificatori a recupero ultra veloce,

stadio della regolazione della tensione basato

su regolatore a doppia tensione, contenitore in

alluminio Dimensioni (l x a x p) cm: 9 x 4,4 x 23

Tipo: alimentatore per motori in continua Note:

fornisce alimentazione elettronica a basso rumore

per i motori a corrente continua come sui giradischi

Tecnodec, GyroDec e Gyro SE, rendendo più stabile

il loro funzionamento

Tipo: kit di contrappesi per Rega RB 250/300/600

Tender Feet S

Prezzo € 12,00

Tipo: Liquido per la pulizia del vinile Note: flacone

da 1000 ml. Versione specifica per dischi shellac a

78 giri stesso prezzo.

Discovery Break The Mold

Prezzo € 60,00

Millennium Audio

Germania

Lp Carbon Mat

Prezzo € 149,00

Kit testine

Prezzo € 11,00

Tipo: kit per il montaggio delle testine Note:

Tipo: piedini conici per elettroniche in alluminio

anodizzato

Note: modello L di maggiore altezza euro 16

Uni Cover

Prezzo € 82,00

Tipo: coperchio universale per giradischi Note: in

Tipo: liquido prelevaggio dischi vinile Note: Pre-

Tipo: tappetino per giradischi Note: fibra di carbonio,

spessore 0.3 mm; comprende puck 4010 in

acciaio e carbonio per trattamento delle vibrazioni

sul perno e sul vinile.

LP Cork Mat

Prezzo € 35,00

Tipo: Tappetino per giradischi Note: In sughero

100 SUONO aprile 2016


s(u)onora guida all’acquisto COMPLEMENTI & ACCESSORI

acciaio e fibra di carbonio, camere interne con

sabbia di quarzo.

Miyajima lab.

Giappone

METAL WASHER

Prezzo € 25,00

CL 116

Prezzo € 23,50

HS-5000

Prezzo € 30,00

alta densità, 2.5 mm, con disco di centraggio.

LP Felt mat

Prezzo € 40,00

Tipo: Spazzolina per LP in velluto Note: Con

contenitore e pulitore per la spazzola integrati

Dimensioni (l x a x p) cm: 13.5 x 4.5 x 4 Peso

(kg): 50

Note: Headshell rimovibile per Bracci con attacco

sme. Magnesio e lega di alluminio, massima

rigidità.

No 102

Prezzo € 28,00

Tipo: Tappetino per giradischi Note: In feltro alta

densità, migliora le prestazioni dei tappetini in

feltro, spessore 3 mm.

LP Puck 4010

Prezzo € 40,00

Tipo: spaziatore per testine con attacco DIN

WOODEN BELT

Prezzo € 60,00

CL-1000 LP ROLLING CLEANER

Prezzo € 120,00

Tipo: Buste Interne Note: Buste antistatiche

antigraffio per LP. 50 per confezione.

No 108

Prezzo € 7,50

Tipo: accordatore da porre sopra elettroniche o

LP Note: in acciaio speciale e fibra di carbonio.

Può essere usato sopra le elettroniche o sul perno

del giradischi.

Protractor

Prezzo € 159,00

Tipo: accordatore per testina phono Dimensioni

(l x a x p) cm: 0,12 x 0,23 Peso (kg): 0,0035

Nagaoka

Giappone

AD653

Prezzo € 20,00

Note: Pulizia del vinile, evoluzione del CL152. Il

rullo è realizzato in elastomero di silicone che, con

una leggera pressione, riesce a entrare nei solchi

e catturare la polvere grazie alla sua superficie

appiccicosa

CL-20/3

Prezzo € 29,00

Tipo: panno per la pulizia di CD, edischi

Note: in fibre sintetiche, estremamente morbido,

per LP, CD, elettroniche.

CL30K

Prezzo € 30,00

Tipo: set per la messa a punto dei sistemi analogici

Note: completo di bolla, lente, blocco perspex per

Vta, dima con curve di Loefgren, di Baerwald e

misura Overhang.

Silentor

Prezzo € 148,00

Tipo: Buste Esterne Note: Buste esterne per LP

(amche doppi) in naylon antistatico, alto spessore,

molto robusta.

Nessie Vinylmaster

Germania

Nessie Vinylmaster

Prezzo € 2.100,00

Tipo: pressore dischi Note: a massa media, in

Tipo: adattatore per 45 giri Note: estrusione in

alluminio

Tipo: kit pulizia CD Note: contenente liquido e

tampone

Tipo: Macchina lavadischi Note: Lavadischi completa

di clamp, panno, liquido e manuale. Il liquidi

contenuto nel serbatoio integrato permette un

SUONO aprile 2016 101


selector

Model 1.0/2.0

Prezzo € 652,00

Record Cleaning Brush nylon

Prezzo € 22,90

minimo di 100 cicli di pulizia Dimensioni (l x a x

p) cm: 40 x 33 x 17 Peso (kg): 9

Nitty Gritty

USA

Tipo: macchina lavadischi manuale Note: ad

aspirazione con applicazione del fluido e rotazione

disco manuali, costruzione in legno, finitura vinile

nero, versione 2.0 finitura in quercia euro 722

Dimensioni (l x a x p) cm: 37,5 x 21 x 21,5

Tipo: spazzola morbida in nylon Note: setole

in nylon nero da 13mm, anche per il lavaggio

bidirezionale sulle macchine Nitty Gritty, per tutte

le stampe a 33/45/78 giri.

Record Master 1/2

Prezzo € 650,00

rimpiazzare un perno deteriorato o danneggiato su

lavadischi Nitty Gritty

2.5Fi-XP

Prezzo € 1.225,00

Model 1.5/2.5

Prezzo € 1.015,00

Ricambio Kit spazzola

Prezzo € 22,90

Tipo: Macchina Lavadischi Note: Il fluido sulla

spazzola aspirante viene applicato mediante una

pompa a pressione e la macchina fa il resto, ruotando

il disco e spazzolandolo automaticamente

Dimensioni (l x a x p) cm: 43,5 x 21 x 21,5

Basic

Prezzo € 419,00

Tipo: macchina lavadischi a rotazione automatica

Note: Ad aspirazione con applicazione del fluido,

costruzione in legno e finitura nera; versione con

finitura in quercia euro 1085 euro. Per poter lavare

anche i 45 giri è necessario acquistare separatamente

l'adattatore 45 giri Dimensioni (l x a x p)

cm: 37,5 x 21 x 21,5

Tipo: macchina lavadischi manuale per

LP/33/45/78 Note: ad aspirazione con applicazione

del fluido e rotazione disco manuali,

costruzione in legno e finitura nera; versione con

finitura in quercia euro 710,00 Dimensioni (l x a

x p) cm: 37,5 x 21 x 21,5

Ricambio adattatore 45 giri

Prezzo € 42,00

Tipo: per modelli Fi / con pompa d'acqua Note:

comprende: 4 Vac-Sweeps, 8 Strisce adesive, 1

utensile per la installazione e 1 spazzolina di pulizia

Nottingham Analogue

Regno Unito

Dust Cover

Prezzo € 31,00

Model 1.5Fi/2.5Fi

Prezzo € 1.225,00

Tipo: Macchina lavadischi manuale per LP Note:

L'applicazione del fluido sulla spazzola aspirante e

la rotazione del disco sono manuali. La macchina

possiede una spazzola di aspirazione adatta ai

dischi LP e una bottiglia di fluido di pulizia da 120

ml. La finitura è in vinile di colore nero.

Mini Pro1/Mini-Pro 2

Prezzo € 1.750,00

Tipo: macchina lavadischi semiautomatica per

LP Note: ad aspirazione con applicazione del

fluido e rotazione disco automatici, costruzione

in legno e finitura nera; versione con finitura in

quercia euro 1305 euro Dimensioni (l x a x p)

cm: 43,5 x 21 x 21,5

Tipo: per lavadischi LP Note: per tutte le macchine

Nitty Gritty di tipo semi-manuale e semi-automatico,

a rotazione automatica del disco (1.5 / 2.5, 1.5Fi

/ 2.5Fi, eccetto le Mini-Pro).

Ricambio Kit Capstan

Prezzo € 24,90

Tipo: disco copertura piatto e taratura antiskating

Mat

Prezzo € 35,00

Record Cleaning Brush

Prezzo € 18,95

Tipo: tappetino per piatto giradischi Notthingham

Tipo: macchina lavadischi automatica per LP

Note: ad aspirazione con applicazione del fluido e

rotazione disco automatici su entrambe le facciate,

costruzione in legno e finitura nera; versione con

finitura in noce 1830 euro Dimensioni (l x a x p)

cm: 43,5 x 23 x 21,5

Tipo: spazzola per lavaggio LP Note: Testina in

morbido velluto.

Tipo: set di 4 Capstan inclusi Note: kit per la sostituzione

del vecchio capstan e riporta la lavadischi

al massimo delle prestazioni, questo perno è adatto

ad essere installato su tutte le macchine Nitty Gritty

con rotazione automatica del disco

Ricambio Kit perno

Prezzo € 19,00

Tipo: kit di ricambio perno per le lavadischi Nitty

Gritty Note: comprende 2 perni di ricambio, una

punta da trapano ed un collante per acrilico, per

Record Brushes

Prezzo € 25,00

Tipo: spazzola in carbonio per la pulizia degli LP

102 SUONO aprile 2016


s(u)onora guida all’acquisto COMPLEMENTI & ACCESSORI

Stylus Gauge

Prezzo € 31,00

Tipo: Dima a disco per la regolazione della testina

e del braccio

RCS

Prezzo € 8,00

Tipo: set di due strisce Note: in velluto, per tubo

aspirazione macchina lavadischi

DS-1 Digital Scale

Prezzo € 145,00

LH 9000

Prezzo € 179,00

Okki Nokki

Paesi Bassi

RCT

Prezzo € 40,00

Okki Nokki Record Cleaning Machine

Prezzo € 500,00

Tipo: Bilancia digitale con display LCD misura

pressione stilo

lh 10000

Prezzo € 469,00

Tipo: Shell portatestina standard in magnesio e

fibra di carbonio Peso (kg): 16,8

SB-1

Prezzo € 179,00

Tipo: macchina lavadischi motorizzata Note:

include spazzola e due flaconi di fluido; due sensi

di marcia, spegnimento automatico. Pulisce un

disco in pochi minuti e senza sforzo. Finitura

nera o bianca.

Provato su SUONO 430 - 07/2009

RCB

Prezzo € 12,00

Tipo: tubo di aspirazione per macchina lavadischi

Note: 12 pollici in alluminio, versione 7 pollici e 10

pollici stesso prezzo, nuove versioni RCTN in plastica

euro 56 per tutte le lunghezze

Ortofon

Danimarca

Alignment Tool

Prezzo € 6,00

Tipo: shell porta testina Note: Realizzato in

alluminio e zinco con al centro un elastomero in

agglomerato plastico proprietario. Adatto tra le

altre alla MC 90, MC Windfield e alla serie Cadenza.

Peso (kg): 14,5

Tipo: stroboscopio

lh 2000

Prezzo € 65,00

SB-2

Prezzo € 249,00

Tipo: spazzola in legno Note: versione WG con

setole in pelo di capra euro 23, versione G con setole

in pelo di capra euro 17

RCC

Prezzo € 28,00

Tipo: shell porta testina Note: standard

lh 6000

Prezzo € 99,00

Tipo: record clamp per macchina lavadischi Note:

legno ebano, versione in ebano euro 335

RCD

Prezzo € 67,00

Tipo: Dima per l'allineamento della testina

Bubble Level

Prezzo € 36,00

Tipo: shell portatestina Note: per Windfeld, Jubilee,

Kontrapunkt

lh 8000

Prezzo € 125,00

Tipo: Stroboscopio con contenitore in alluminio.

Alimentazione a batterie 2 x 1,5V Note: Diametro

del disco: 100 mm; Materiale dei disco: acciaio

inossidabile; Box in alluminio; Funziona a batterie

2x1,5 V; Precisione del circuito di oscillazione: 1/100

Hz (0,1%) Dimensioni (l x a x p) cm: 6,7 x 2,2 6,8

Peso (kg): 0,130

Stylus Brush

Prezzo € 3,00

Tipo: coperchio parapolver per macchina lavadischi

Note: in perspex

RCF

Prezzo € 12,00

Tipo: liquido pulizia dischi concentrato Note: permette

di ottenere una soluzione pulente da un litro

Tipo: Livella in alluminio/vetro per la messa in

piano del giradischi

Tipo: shell porta testina Note: in legno

Tipo: spazzolino pulisci stilo

SUONO aprile 2016 103


selector

Stylus Brush CF

Prezzo € 12,00

Cork Mat

Prezzo € 19,00

Grease IT

Prezzo € 15,00

Tipo: Spazzolino pulisci stilo in fibra di carbonio

Stylus Gauge

Prezzo € 9,00

2 inserti per diversi cuscinetti, completamente in

metallo, alluminio e ottone.

Align IT

Prezzo € 119,00

Tipo: tappetino in sughero per tutti i giradischi

Pro-Ject

Cover IT 1

Prezzo € 249,00

Tipo: Bilancina manuale misura pressione stilo

Oyaide

Giappone

HS-TF

Prezzo € 235,00

Tipo: set di strumenti per l'allineamento e la

regolazione della testina Note: regolabile per le

diverse lunghezze dei bracci da 8 a 12 pollici di

lunghezza effettiva. Idoneo per qualsiasi modello

anche non Pro-ject.

Tipo: olio di lubrificazione per giradischi Note:

grasso lubrificante hi-tech per il perno del piatto

di rotazione del giradischi per renderne uniforme

la rotazione.

Leather IT

Prezzo € 49,00

Tipo: Shell in carbonio porta testina Note: con Set

4 conduttori HSR-ag

Palmer Audio

Regno Unito

Alignment Protractor Dima

Prezzo € 54,00

Tipo: dima universale Note: per allineamento

testina Palmer Alignment Protractor.

Tappetino per giradischi

Prezzo € 40,00

Note: montato sul Palmer 2.5; morbido, sottile e

resistente, universale, spessore 1mm

Pro-Ject

Austria

Brush IT

Prezzo € 10,00

Tipo: spazzola per la pulizia dei dischi Note:

setole in carbonio per la rimozione della polvere

per mezzo del caricamento elettrostatico della

superficie generato dal loro sfregamento sul disco.

Clamp IT

Prezzo € 79,00

Tipo: coperchio antipolvere universale Note:

versione IT1, dimensioni 52,5 x 29 x 52,5 euro 235

Dimensioni (l x a x p) cm: 52 x 29 x 52,5

Cover IT 2

Prezzo € 209,00

Tipo: coperchio antipolvere universale Dimensioni

(l x a x p) cm: 45 x 25 x 35,5

Felt Mat

Prezzo € 10,00

Tipo: tappetino per piatto giradischi in pelle Note:

il mat in pelle presenta i vantaggi di smorzamento

delle risonanze del sistema piatto-disco, maggiori

rispetto a uno in feltro, con una inferiore capacità

di trattenere polvere e cariche statiche.

Level IT

Prezzo € 25,00

Tipo: bolla in legno per la messa in piano del

giradischi Note: bolla in ampolla con spirito e

supporto in legno, indicata per la perfetta messa

in piano del giradischi, sia della base che del piatto.

Acryl IT

Prezzo € 109,00

Tipo: piatto in acrilico trasparente Note: per

giradischi serie Debut III e Xpression

Tipo: adattatore 45gg

Adapt IT

Prezzo € 19,00

Adjust IT

Prezzo € 25,00

Tipo: set di strumenti per la regolazione e taratura

del braccio Note: adatto a tutti i bracci Pro-Ject,

consente la regolazione fine dei cuscinetti. Include

Tipo: pressore per dischi in alluminio Note: sistema

brevettato, per tutti i giradischi, riduce le

risonanze durante la riproduzione, montaggio

semplice e veloce, regolazione fine della pressione

sul disco, completamente in metallo, con fondo

in pelle.

Clean IT

Prezzo € 10,00

Tipo: spazzolina per la pulizia della puntina

Tipo: tappetino in feltro per piatto Note: per tutti i

giradischi Pro-Ject; disponibile nei colori blu, verde,

verde chiaro, giallo, arancio, rosso, rosso scuro,

grigio antracite e nero

Meausure IT

Prezzo € 89,00

Tipo: bilancina elettronica lettura forza d'appoggio

testine

104 SUONO aprile 2016


s(u)onora guida all’acquisto COMPLEMENTI & ACCESSORI

Record Clamp

Prezzo € 25,00

tomatica Note: Pulizia e asciugatura del disco

in 2 secondi. Clamp che preserva l'etichetta del

disco dal lavaggio. Spargimento del liquido sulla

superficie del disco manuale. Braccio di pulizia e

asciugatura automatico. Coperchio antipolvere

opzionale. Dimensioni (l x a x p) cm: 43,5 x 33,5

x 28 Peso (kg): 10,5

livella a liquido integrata, chassis in alluminio;

disponibile in nero o alluminio lucido Peso (kg):

0,800

Stroboscope disc

Prezzo € 33,00

Punto Musica

Italia

Tipo: pressore per dischi filettato Note: specifico

per giradischi Pro-Ject dotati di perno del piatto

filettato per consentire l'avvitamento del pressore.

Facilita il migliore accoppiamento del disco con

il piatto.

Record Puck

Prezzo € 69,00

Tokamak 1000

Prezzo € 350,00

Tipo: filtro di rete Note: adattatore di impedenza,

24 db in banda audio, corrente max 1,5 Kw Dimensioni

(l x a x p) cm: 12 x 5 x 5

Tokamak 2000

Prezzo € 550,00

Tipo: filtro di rete Note: adattatore di impedenza,

24 db in banda audio, corrente max 40 A Dimensioni

(l x a x p) cm: 25 x 15 x 15

Pure Sound

Regno Unito

vendo i residui più profondi senza danneggiarli.

Può essere utilizzato con lavadischi manuali o con

aspirazione. Flacone da 1050cc

RECORD LABORATORY PICK-UP CLEANER

Prezzo € 19,50

Tipo: disco stroboscopico per controllo velocità rotazione

giradischi Note: In alluminio, colorazione

bianca. Specifico per i 50 Hz, disponibile anche in

versione per 60 Hz

Shun Mook

USA

EBONY HEADSHELL

Prezzo € 390,00

Rubato Mat

Prezzo € 425,00

Tipo: Porta testina in ebano accordato Note:

Porta testina in Ebano antico Mpingo lavorato ed

accordato a mano.

Attacco SME.

LP RECORD CLAMP

Prezzo € 2.900,00

Tipo: pressore per dischi

Spin Clean MkII

Prezzo € 109,00

Tipo: tappetino per giradischi Note: in rame

Quadraspire

Regno Unito

Tipo: macchina lava dischi completamente

manuale Note: fluido per il lavaggio da 4 oz in

dotazione

VC-S

Prezzo € 449,00

LP QUBE

Prezzo € 249,00

Tipo: Raccoglitore modulare per LP Note: Ogni Qube

può contenere fino a 150 LP, e include divisori in

vetro e sportelli in vetro opzionali per tenere fuori

la polvere. Dimensioni (l x a x p) cm: 52 x 36x 36

Tipo: Liquido per la pulizia dello stilo Note:

elimina completamente le incrostazioni che si

depositano sulla puntina e migliora la capacità

di tracciamento. Non lascia residui. Bottiglietta in

vetro (20ml)con pennello dosatore.

Scheu Analog

Germania

Disc-Weight

Prezzo € 150,00

Tipo: Accordatore per giradischi Note: Accordatore

di risonanza in Ebano antico per l'accordatura

dell'LP in vinile.

SUPER DIAMOND RESONATORS

Prezzo € 800,00

Record Laboratory

USA

Tipo: macchina lavadischi a 33 e 78 giri semiau-

LIQUIDO PER LA PULIZIA DISCHI IN VINILE

Prezzo € 18,00

Tipo: liquido antistatico per la pulizia del vinile

Note: pulisce a fondo i solchi dei dischi rimuo

Tipo: Clamp per dischi Note: a pressione con

Tipo: Piedino per accordatura Note: Come orginal

Diamond Resonator ma con diamante di maggiore

caratura e maggior peso. Dimensioni (l x a x p)

cm: Diam. 7,6 cm.

SUONO aprile 2016 105


selector

ULTRA DIAMOND RESONATORS

Prezzo € 1.300,00

Sublima

Italia

Mat Chakra

Prezzo € 180,00

UNIQUE

Prezzo € 300,00

del braccio.

Tipo: Piedino per accordatura Note: Come orginal

Diamond Resonator ma con diamante di maggiore

caratura e maggior peso. Dimensioni (l x a x p)

cm: Diam. 10 cm.

SME

Regno Unito

Disco strobo

Prezzo € 81,00

Tipo: disco stroboscopico per controllo velocità

del giradischi

Record Clamp

Prezzo € 335,00

Sota

USA

I-Clamp

Prezzo € 90,00

Tipo: clamp pressa dischi

Reflex Clamp

Prezzo € 250,00

Tipo: Mat per giradischi Note: lavora ad interazione

elettromagnetica. Disco sottile di polimero

spruzzato a varie stratificazioni di pigmenti attivati

secondo un processo proprietario. La resa sonora è

una migliore lettura del disco con minore usura

Sutherland

USA

The Timeline

Prezzo € 550,00

Tipo: Piedino accordatore/disaccoppiatore Note:

Disegno no compromise by Lumen White. Utilizza

vari legni speciali con proprietà di accordatura

eccellenti. Solo materiali naturali, lavorati a mano.

E' anche utilizzato come accordatore su diffusori ed

elettroniche. Confezione da 3.

UNIQUE PLUS

Prezzo € 400,00

Tipo: Piedino accordatore/disaccoppiatore Note:

Come Unique ma dimensioni maggiorate.

TechDAS

Giappone

Disc Stabilizer

Prezzo € 850,00

Tipo: clamp pressa dischi

Wood

Prezzo € 70,00

Tipo: basetta per bracci liscia Note: versione

forata euro 140; modello Composite liscia euro

150, forata euro 230; modello Cosmos liscia euro

260, forata euro 330

Tipo: clamp pressa dischi

Thales

Svizzera

Stein Music

Germania

Levi-Base

Prezzo € 2.500,00

Tipo: pressore dischi Note: specifico per giradischi

modello M-10; versione per l'M-20 euro 390

Shell 1252

Prezzo € 215,00

Tipo: portatestina per braccio M2 Note: versioni

per modello da 9/10 e 12 pollici

Shell 1252/IV D

Prezzo € 245,00

Tipo: portatestina per braccio modello IV D Note:

versione V-D per braccio modello V D, versione

M-10 per braccio modello M-10 stesso prezzo

Achat 1

Prezzo € 60,00

Tipo: Dima per il corretto allineamento della

testina

DE-3 LP Conditioner

Prezzo € 2.060,00

Tipo: clamp e stroboscopio Note: blocca disco

di massa elevata con controllo incorporato della

velocità di rotazione del piatto via laser

Swiss Cable

Svizzera

HANDY

Prezzo € 150,00

Tipo: Base di isolamento per giradischi o elettroniche

Note: con sistema di disaccoppiamento

regolabile ad aria

The Cartridge Man

Regno Unito

Cartridge Isolator

Prezzo € 145,00

Shell 3009 S2R

Prezzo € 225,00

Tipo: portatestina per il braccio 3009 S2 IMP e

M2 12R

Shell 3951

Prezzo € 245,00

Tipo: portatestina per i bracci 309/310/312 Note:

completa delle pagliuzze con codice colore per

i contatti del fonorilevatore e il cavo di segnale

Tipo: demagnetizzatore per LP Note:

Demagnetizza,e imita carica elettrostatica e stress

del materiale.

Peso (kg): 3

Tipo: Accordatore/Disaccoppiatore per cavi Note:

Disegno no compromise by Lumen White. Utilizza

vari legni speciali con proprietà di accordatura

eccellenti. Solo materiali naturali, lavorati a mano.

Confezione da 3.

Tipo: isolatore antivibrazioni per testine Note:

basetta da frapporre tra shell braccio e testina

106 SUONO aprile 2016


s(u)onora guida all’acquisto COMPLEMENTI & ACCESSORI

Digital stylus force gauge

Prezzo € 395,00

The Music Mat

Prezzo € 155,00

Thorens

Svizzera

Stabilizer

Prezzo € 160,00

Tipo: misuratore forza d'appoggio testina Note:

display a 3 cifre, campo di misura da 0,2 a 4 grammi,

accuratezza migliore di 0.05, 30 minuti di durata

con carica carica (ricaricabile), zona di applicazione

della forza e cantilever nonmagnetici, contenitore

in plastica con piedini antiscivolo Peso (kg): 0,150

Tipo: mat per giradischi Note: in polimero

The Funk Firm

Regno Unito

Achromat

Prezzo € 105,00

Tipo: clamp Note: stabilizzatore smorzato per

piatti Thorens

Tonearm Gauge

Prezzo € 18,00

legno nero

Provato su SUONO 427 - 04/2009

MW-1 Cyclone

Prezzo € 1.900,00

Digital turntable level

Prezzo € 395,00

Tipo: tappetino universale per giradischi Note: in

materiale antirisonante, disponibile da 3 e 5 mm

di spessore disponibile verso per SL1200 130 euro

BO!NG

Prezzo € 160,00

Tipo: bilancina di precisione per rilevare peso

di lettura Note: per la regolazione del peso di

lettura del fonorilevatore con una scala graduata

da 1 a 3 grammi.

Tipo: macchina lavadischi automatica Note:

spazzola per l'applicazione del liquido in dotazione,

motore reversibile, asciugatura automatica, chassis

in alluminio,finitura in legno. Peso (kg): 12,7

Van Den Hul

Paesi Bassi

RCM Fluid

Prezzo € 35,00

The Solution Clinic Fluid

Prezzo € 37,00

Tipo: Livella elettronica per giradischi Note:

display 2 x 3, campo di misura da +35° a -35°,

accuratezza migliore di 0.1°, costruzione nonmagnetica

e anti-statica

Tipo: Piedino accordatore/disaccoppiatore Note:

Sistema di sospensione a molle. Versioni specifiche

per giradischi Rega i Technics 1200SL.

Test Record

Prezzo € 44,00

Thender

Italia

DSC-438

Prezzo € 73,20

Tipo: liquido protettivo per contatti e connettori

Note: bottiglietta da 20 cc

VPI

USA

Tipo: flacone di liquido pulisci dischi

SDS motor drive

Prezzo € 1.450,00

Tipo: disco test per il settaggio completo del

giradischi Note: allegata anche una dima per

allineamento testina e del braccio

Tipo: stabilizzatore per dischi a pressione

HW-16.5

Prezzo € 1.190,00

Tipo: macchina lavadischi semi automatica Note:

spazzola per l'applicazione del liquido in dotazione;

asciugatura automatica; peso 12,7 kg; finitura

Tipo: dispositivo per l'eliminazione dei disturbi

e la stabilizzazione della tensione di rete Note:

consente la regolazione fine della velocità di tutti i

giradischi con motore sincrono in AC; indicati per i

modelli HW-19, Aries e TNT

SUONO aprile 2016 107


selector

Cavi

AMG

Germania

cavo base

Prezzo € 305,00

Tipo: segnale analogico Note: cavo phono Cardas

con attacco DIN/SME e connettori RCA

cavo reference

Prezzo € 1.570,00

Tipo: segnale analogico Note: cavo phono Cardas

con attacco DIN/SME e connettori RCA

di cristallo puro OFC Schermatura: 100% Caratteristiche:

tecnologia brevettata -Hollow Oval

Design- Geometria Ovale Note: per segnale phono,

coppia da 1 metro, terminata RCA; da 1,5 m euro

730; altre lunghezze disponibili.

Audio Tekne

Giappone

ARA 500 1,0M P

Prezzo € 700,00

cavo di massa da abbinare ai cavi phono che ne

sono sprovvisti. Terminato con forcelle placcate

argento. Diverse lunghezze disponibili a partire

da 60 cm. Versione con cnduttore in argento PSS

a partire da 139.

LeoPard

Prezzo € 849,00

schermature e smorzatore di vibrazioni Capacità

(pF): 70 pf Caratteristiche: Per braccio giradischi

Note: Circuito accordatore di campo elettromagnetico

per minimizzare gli effetti mutui interni

proprietario. Lunghezza: 1,25 m

Cardas Audio

USA

Clear phono

Prezzo € 1.038,00

cavo standard

Prezzo € 620,00

Tipo: segnale analogico Note: cavo phono Cardas

con attacco DIN/SME e connettori RCA

Analysis Plus

USA

Tipo: segnale analogico Conduttore: argento

solido PSS Isolante: tubi aria/polietilene Caratteristiche:

con DBS 72V Note: cavo phono da 1,2

m, connettore pentapolare lato braccio, RCA o XLR

completi di massa lato pre

Low Mass Phono

Prezzo € 415,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: argento

con strand di rame puro OFC Schermatura: 100%

Caratteristiche: tecnologia brevettata -Hollow

Oval Design- Geometria Ovale Note: per segnale

Phono, coppia da 1 metro terminata RCA; da 1,5 m

euro 480; altre lunghezze disponibili.

Tipo: segnale analogico Conduttore: litz di rame

Schermatura: rame Note: cavo phono con connettore

pentapolare/RCA da 1 mt, 1,5 m euro 810

Audiomica Laboratory

Polonia

Hemat Gold

Prezzo € 335,50

Wildcat Tonearm

Prezzo € 99,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: rame solido

PSC Note: 1,5 mt, per segnale phono, terminato

con connettore pentapolare tipo JIS lato braccio e

connettori RCA con calza lato pre

Cammino

Italia

PH 1.0s

Prezzo € 870,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: core in

kevlar accoppiato con rame OFC Isolante: PTFE

Note: coppia da 50 cm terminata Standard (S-DIN/

RCA) O (RCA/RCA); altre lunghezze disponibili.

Cross Phono

Prezzo € 354,00

Silver Oval Phono Cable

Prezzo € 895,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: argento

con strand di rame puro OFC Schermatura: 100%

Caratteristiche: Tecnologia brevettata -Hollow

Oval Design- Geometria Ovale Note: per segnale

Phono, coppia da 1 metro terminata RCA; da 1,5 m

euro 1.140; altre lunghezze disponibili.

Tipo: segnale analogico Conduttore: rame OFC

Caratteristiche: cavo phono con terra Note:

Filtro DFSS, lunghezze disponibili 1 m e 2 m

Audioquest

USA

GroundGoody

Prezzo € 30,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: Pure copper

OFC Schermatura: Due schermi Caratteristiche:

Per giradischi DIN 5P - RCA Lungh. 1,25 mt Note:

Sistema multi conduttore Finely Stranded a bassa

capacità con smorzatore di vibrazioni

ph 1.2 ref

Prezzo € 2.400,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: Litz rame

OFC Schermatura: Star Quad Isolante: PFA

Note: finitura RCA, spinotto pentapolare dritto

50 cm, con spinotto 90 gradi euro 60

Microtwin Phono

Prezzo € 192,00

Solo Crystal Oval Phono Cable

Prezzo € 595,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: solo rame

Tipo: vedi note Conduttore: rame PSC plus

Isolante: tubo in polimero al fluoro e aria Note:

Tipo: segnale analogico Conduttore: multifilare

in rame ad alta purezza Schermatura: Quattro

Tipo: vedi note Conduttore: Litz rame OFC Schermatura:

Star Quad Isolante: PTFE Note: coppia

da 50 cm terminata Standard (S-DIN/RCA) O (RCA/

RCA); altre lunghezze disponibili.

108 SUONO aprile 2016


s(u)onora guida all’acquisto CAVI

Crystal Cable

USA

Absolute Dream Phono

Prezzo € 13.400,00

Tipo: segnale analogico Note: versione base

da 1 mt, 1,5 mt euro 18.100; ogni mt aggiuntivo

euro 9.450

Micro Phono

Prezzo € 730,00

Domaudio

Italia

FONO2

Prezzo € 280,00

giradischi terminato DIN/RCA, disponibile anche

RCA/RCA a 600 euro e con DIN a "L" euro 680

La Source 102

Prezzo € 270,00

e RCA, messa a terra; altre lunghezze disponbili

fino a 3 metri

Tipo: segnale analogico Conduttore: unifilare

argentato Schermatura: doppia calza argentata

Isolante: teflon Caratteristiche: Provvisto di

connettori FP-101 G della FURUTECH Note: prezzo

per coppia di 60cm, per lunghezze superiori

aggiungere 10 € ogni decimetro in più.

Tipo: segnale analogico Conduttore: sette in

rame argentato Alpha da 0,6mmq Isolante: teflon

Note: set di 4 per collegamento fonorilevatoreshell,

terminato in fosforo/bronzo con trattamento

Alpha e rodiati

KS 1230-DinAg

Prezzo € 1.690,00

Tipo: segnale analogico Note: coppia terminata

RCA da 1 mt, anche 1,5 mt euro 1.300, ogni mt

aggiuntivo euro600; mod. taC-5/RCA da 1/1,5

mt euro 830/1430, ogni metro aggiuntivo euro

600 la coppia

Piccolo Phono

Prezzo € 540,00

Echole

USA

Obsession Signature Phono

Prezzo € 3.550,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: Argento,

Oro, Palladio Caratteristiche: lunghezza 3 feet.

Note: per lunghezze maggiori aggiungere €

770 ogni feet

Silver Arrows 12

Prezzo € 2.200,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: 4 in argento

iper puro Isolante: V-teflon Note: per segnale

phono: 0,5 metri, connettori DIN, su richiesta SME,

e RCA, messa a terra; altre lunghezze disponbili

fino a 3 metri

Tipo: segnale analogico Conduttore: argento/

oro Schermatura: calza in argento Isolante: due

strati sottili in kapton Note: un metro terminato

RCA, anche 1,5 mt euro 740, ogni metro aggiuntivo

euro 400

Fono Acustica

Spagna

Armonico Phono cables

Prezzo € 7.750,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: oro/argento

Isolante: teflon/aria Caratteristiche: 1 mt Note:

cavo phono realizzato con conduttori di alto pregio

termicamente trattati e saldati con argento 100%

puro. Geometria particolare, sistema di smorzamento

anti vibrazione, e antirisonante con legno

africano. Connettori Oyaide RCA-RCA o RCA-DIN

Furutech

Giappone

Tipo: segnale analogico Conduttore: argento con

trattamento Alpha Isolante: triplo in polietilene

Note: segnale phono, terminato DIN dritto lato

braccio, RCA lato pre. Terminazioni in acciaio amagnetico

e carbonio con conduttori rodiati

HiDiamond

Italia

Phono 0

Prezzo € 295,00

KS 1236-DinAg

Prezzo € 2.005,00

Reference Phono

Prezzo € 2.170,00

AG-12

Prezzo € 600,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: grafite/

rame (4VRC) Schermatura: grafite Isolante:

XLPE Capacità (pF): 120 al km Note: cavo phono

con filo di massa. Tecnologia proprietaria 4VRC©.

lunghezza 1 mt.

Kimber Kable

USA

Tipo: segnale analogico Conduttore: 6 in argento

iper puro Isolante: V-teflon Note: per segnale

phono: 0,5 metri, connettori DIN, su richiesta SME,

e RCA, messa a terra; altre lunghezze disponbili

fino a 3 metri

taK-Ag

Prezzo € 935,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: argento

Isolante: teflon Note: con terminazione RCA e

connettore DIN a 5 poli, da 50 cm; altre lunghezze

disponibili 1/1,5/2 metri

Tipo: segnale analogico Note: 1 mt terminato RCA,

anche da 1,5 m euro 2.880; mod. TCA-5/RCA da 1

e 1,5 m euro 2.170 e 2.880, ogni metro aggiuntivo

euro 1400 la coppia

Tipo: segnale analogico Conduttore: 4 OFC argentati

bilanciati PCOCC con trattamento criogenico

Alpha Schermatura: quadrupla Note: cavo per

KS 1216-Din

Prezzo € 900,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: rame

iperpuro Isolante: V-teflon Note: per segnale

phono: 0,5 metri, connettori DIN, su richiesta SME,

taK-Cu

Prezzo € 380,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: rame, geometria

OGO/2 Varistrand Note: con terminazione

RCA e connettore DIN a 5 poli, da 50 cm, per

SUONO aprile 2016 109


selector

te: FEP Capacità (pF): 45/ft Note: per segnale

phono, terminato DIN>2 RCA, lunghezza 1,25

mt; disponibile 1,75 mt a 442 euro, 2,25 mt a 509

euro, 2,75 mt a 577 euro, ogni 0,5 mt in più 69 euro

Valhalla 2 tonearm

Prezzo € 4.466,00

Frey 2 Tonearm

Prezzo € 783,00

testina. Terminali in rodio.

tsW 6000 Silver

Prezzo € 575,00

giradischi; altre lunghezze disponibili 1/1,5/2 m

taK-HB

Prezzo € 575,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: argento e

rame Isolante: teflon Note: con terminazione

RCA e connettore DIN a 5 poli, da 50 cm; altre

lunghezze disponibili 1/1,5/2 metri

Linn

Regno Unito

T-Kable

Prezzo € 370,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: silver Note:

per bracci Linn, lunghezza 1,1 m; versione lunghezza

1,7 m euro 430,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: 5 in rame

OFC 99,99999% argentati Isolante: FEP Capacità

(pF): 25/ft Caratteristiche: costruzione Micro

Mono Filament Note: cavo per bracci terminato,

lunghezza 1,25 mt terminato DIN>2 RCA. Disponibile

1,75 m a 978 euro, 2,25 mt a 1174 euro, 2,75

mt a 1369 euro, aggiunta di 0,5 mt a 197 euro

Heimdall 2 tonearm

Prezzo € 615,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: 4 argentati

22 AWG Capacità (pF): 17 Caratteristiche: Dual

Mono Filament Note: Cavo per bracci terminato;

Lunghezza 1,25 mt; Disponibile 1,75 m a 5026 euro,

2,25 mt a 5583 euro, 2,75 mt a 6142 euro, aggiunta

di 0,5 mt a 560 euro

Ortofon

Danimarca

6nx TSW 1010

Prezzo € 235,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: argento

Schermatura: doppia Note: segnale phono per

bracci con connettore a 5 pin dritto/RCA pin dorati

con centrale in rodio, da 1,2 metri

Pro-Ject

Austria

Connect IT 5P-C

Prezzo € 65,00

MIT

USA

Oracle MA_X Phono

Prezzo € 10.199,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: rame ad

alta purezza OFC Capacità (pF): 85 Note: per

bracci con connessione a 5 pin, diametro esterno

10 mm, connettore 5 pin 2 RCA placcati oro; 1,2

mt; versione R terminato 2RCA/2RCA stesso prezzo;

versione con connettore a 5 pin a L e 2 RCA euro 259

LW 6 N

Prezzo € 44,00

Tipo: segnale analogico Note: segnale phono,

coppia da 1 m terminata RCA; altre lunghezze disponibili.

E' possibile selezionare il carico 47k ohm,

1000 ohm, o 100 ohm nella parte attiva del cavo

Nordost

USA

Blue Heaven Tonearm

Prezzo € 374,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: 4 argentati

24 AWG Isolante: FEP Capacità (pF): 25 Caratteristiche:

Micro Mono Filament Note: Cavo per

bracci terminato; lunghezza 1,25 mt; disponibile

1,75 mt a 714 euro, 2,25 mt a 811 euro,2,75 mt a

908 euro, aggiunta di 0,5 mt a 99 euro

Odin 2 tonearm

Prezzo € 11.896,00

Tipo: vedi note Conduttore: in rame 6N OFC

Note: Set di 4 cavetti per il collegamento braccio/

testina. Terminali dorati.

LW 7 N

Prezzo € 55,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: rame OFC

Note: connettore DIN 5 poli e RCA, da 0,82 m;

altre lunghezze disponibili 1,23 e 1,85 m a euro

75 e 90; versione CC stesse lunghezze rispettivamente

euro 90/105/125; terminato anche RCA da

entrambi i lati

Connect IT 5P-CC

Prezzo € 90,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: 4 in rame

solid core OFC 99,9999% placcato argento Isolan-

Tipo: segnale analogico Conduttore: 4 argentati

23 AWG Capacità (pF): 18,5 Caratteristiche:

Dual Mono Filament Note: Cavo per bracci terminato;

Lunghezza 1,25 mt; Disponibile 2 mt a

14870 euro, 3 mt a 18836 euro, aggiunta di 1 mt

a 3966 euro

Tipo: vedi note Conduttore: in rame 7N/6N OFC

Note: Set di 4 cavetti per il collegamento braccio/

testina. Terminali in rodio.

LW 800 S

Prezzo € 99,00

Tipo: vedi note Conduttore: in argento 4N OFC

Note: Set di 4 cavetti per il collegamento braccio/

Tipo: segnale analogico Conduttore: rame OFC

e carbonio Note: per collegamento giradischiamplificatore,

lunghezza 0,82m terminato DIN 5

poli/RCA. Altre lunghezze disponibili

110 SUONO aprile 2016


s(u)onora guida all’acquisto CAVI

Connect IT 5P-SI

Prezzo € 329,00

da 0,82m terminato RCA/RCA con cavo di massa

terminato a forcella. Altre lunghezza disponibili.

Purist Audio Design

USA

Genesis Phono

Prezzo € 754,00

talmente schermato per EMI-RFI Isolante: Teflon

- Aria Caratteristiche: Phono sdoppiati, lunghezza

1 mt Note: Terminazioni: Eichmann Bullet Plug

in argento puro (Cryogenically Treated). Schermi

proprietari, progetto sdoppiato, cavi a capacità

molto bassa (altre misure 0,70m,1m,1,5m, 2mt).

25Th Anniversary Phono

Prezzo € 12.805,00

Analogic Sound èlite

Prezzo € 6.000,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: argento

puro Note: terminato connettore a 5 poli lato

braccio, coppia RCA lato pre e cavetto di massa con

forcella. Lunghezza 82cm. Altre lunghezze disponibili

1,23/1,85 m rispettivamente euro 449 e 599.

Versione terminata RCA-RCA stesse misure e prezzi.

Connect IT Phono RCA-C

Prezzo € 65,00

Tipo: vedi note Conduttore: argento SCS Schermatura:

100% in treccia Isolante: PTFE Resistenza

(mOhm): 0,072 a metro Capacità (pF): 20

ogni 33 cm Note: specifico per collegamenti phono

giradischi-pre, da 1,2 metri, terminato RCA-RCA,

Xlr-Xlr, DIN-RCA, DIN-Xlr trattati triplo Criomag.

Ogni 50cm in più euro 669,50.

Tipo: vedi note Conduttore: rame OFC Schermatura:

al 98% a treccia Isolante: santoprene Resistenza

(mOhm): 0,0842 a metro Capacità (pF):

45 ogni 33 cm Note: specifico per collegamenti

phono giradischi-pre, da 1,2 metri, terminato

RCA-RCA, XLR-XLR, DIN-RCA, DIN-XLR trattati triplo

Criomag. Ogni 50cm in più euro 71,50.

Venustas Phono

Prezzo € 2.138,50

Tipo: segnale analogico Conduttore: Argento

puro solido UP- OCC 99,99999 7N (trattato su

specifiche Revelational Cables). Schermatura: Totalmente

schermato per EMI-RFI Isolante: teflon

- aria Caratteristiche: Phono sdoppiati, lunghezza:

1mt Note: Terminazioni: Eichmann Bullet Plug

in argento puro (Cryogenically Treated). Schermi

proprietari, progetto sdoppiato, cavi a capacità

molto bassa (altre misure 0,70m,1m,1,5m, 2mt).

Tipo: segnale analogico Conduttore: rame OFC

Note: per collegamento giradischi-amplificare,

da 0,82m terminato RCA/RCA con cavo di massa

terminato a forcella. Altre lunghezza disponibili.

Connect IT Phono RCA-CC

Prezzo € 90,00

Aqueous Aureus Phono

Prezzo € 1.527,50

Tipo: segnale analogico Conduttore: multiconduttore

in lega rame, argento e oro Schermatura:

poliestere, rame argentato con copertura a treccia

al 100% Isolante: teflon Resistenza (mOhm):

0,053 a metro Capacità (pF): 40 ogni piede Note:

specifico per collegamenti phono giradischi-pre,

da 1,2 metri, terminato RCA-RCA, XLR-XLR, DIN-

RCA, DIN-XLR trattati triplo Criomag. Ogni 50cm

in più euro 182

Shark

Taiwan

SL0582GB

Prezzo € 89,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: rame OFC

e carbonio Note: per collegamento giradischiamplificare,

da 0,82m terminato RCA/RCA con

cavo di massa terminato a forcella. Altre lunghezza

disponibili.

Connect IT Phono RCA-SI

Prezzo € 329,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: argento puro

Note: per collegamento giradischi-amplificare,

Tipo: vedi note Conduttore: in lega di argento,

rame e oro Schermatura: al 100% a treccia Isolante:

teflon Resistenza (mOhm): 0,134 a metro

Capacità (pF): 25 ogni 33 cm Note: specifico per

collegamenti phono giradischi-pre, da 1,2 metri,

terminato RCA-RCA, XLR-XLR, DIN-RCA, DIN-XLR

trattati triplo Criomag. Ogni 50 cm in più euro 195.

Corvus Phono

Prezzo € 2.743,00

Tipo: vedi note Conduttore: rame SCC Schermatura:

100% in lamina Isolante: polipropilene Resistenza

(mOhm): 0,053 a metro Capacità (pF):

28 ogni 33 cm Note: specifico per collegamenti

phono giradischi-pre, da 1,2 metri, terminato

RCA-RCA, XLR-XLR, DIN-RCA, DIN-XLR trattati triplo

Criomag. Ogni 50 cm in più euro 188,50.

Revelational Cables

Italia

Analogic Sound

Prezzo € 1.750,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: argento

solido puro 99,999 5N (trattato su specifiche Revelational

Cables). Schermatura: Schermato

per EMI-RFI Isolante: teflon Caratteristiche:

Phono, lunghezza: 1mt Note: Terminazioni: RCA

Eichmann Bullet Plug in rame, disponibile anche

in versione DIN/RCA con connettore (Cardas) 5

Pin DIN (2000€ 1 mt). Schermi proprietari, cavi a

capacità bassa (altre misure 0,70m,1m,1,5m,2 mt).

Analogic Sound Absolute

Prezzo € 9.000,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: Argento

puro solido UP-OCC 99,99999 7 N (trattato su

specifiche Revelational Cables) Schermatura: To-

Tipo: segnale analogico Conduttore: argento

puro Schermatura: doppia Isolante: PE Note:

prezzo al m; diametro esterno 8 mm; cavo a

bassissima capacità, adatto per phono, linea e

digitale (75ohm)Può essere cablato con connettori

T29SA-T26CX-P18SA-GRB31

Tara Labs

USA

Pr.Zero GX Phono Cable-5Pin

Prezzo € 4.636,00

Tipo: segnale analogico Note: per ogni metro

aggiuntivo €735,00; disponibile RCA/XLR. Ogni

canale utilizza due conduttori Rectangular Solid

Core con otto tubi in teflon. Il cavo permette di

SUONO aprile 2016 111


selector

avere un basso valore di capacità, ideale per testine

con uscita media e alta

Silver Eclipse 7 Phono

Prezzo € 576,00

Thales

Svizzera

Thales Phono

Prezzo € 1.400,00

Tipo: vedi note Note: Cavo Phono di interconnessione

1,5m. con connettore Din angolato o

rettilineo, con presa RCA o presa femmina XLR. Per

braccio giradischi Thales o altri, disponibile con DIN

angolato 90° o rettilineo.

phono, coppia da 1 metro terminata RCA. Disponibile

anche terminato pin a L per collegamento

a bracci predisposti. Altre lunghezze disponibili

tra 280 e 460 euro

Opus phono

Prezzo € 15.800,00

disponibili tra 1000 e 1270 euro

Ultra Phono

Prezzo € 1.820,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: DUE Schermatura:

doppia, 112 conduttori a struttura Litz, 1

foglio alluminio Isolante: in teflon Resistenza

(mOhm): 0,011 Capacità (pF): 180 Caratteristiche:

terminato Note: coppia terminata RCA da 1

m. Altre lunghezze disponibili tra 1930 e 2260 euro

XLphono

Prezzo € 7.260,00

Tipo: segnale analogico Caratteristiche: cavo

fono, finitura Femmina DIN a RCA o XLR; da 1mt

Note: disponibile anche da 1.5 mt. e 2 mt, rispettivamente

da 691,00/806,00€ mono al mt. € 115.00

+ terminazione 346,00 €

Solstice Phono

Prezzo € 276,00

Tipo: segnale analogico Caratteristiche: cavo

fono, finitura Femmina DIN a RCA o XLR; da 1mt

Note: disponibile anche da 1,5 e 2 mt (rispettivamente

299,00 e 322,00 €) e sfuso 21 euro/mt +

terminazione 230€

XLO

USA

The Chord Company

Regno Unito

Sarum Tonearm

Prezzo € 2.800,00

Tipo: segnale analogico Note: Coppia terminata

RCA, disponibili altre terminazioni; disponibili altre

lunghezze tra 16500 e 18630 euro

Reference 3 R3-3

Prezzo € 815,00

Tipo: segnale analogico Caratteristiche: 4 conduttori,

tecnologia Tuned Aray Note: Per bracci

giradischi da 1.2m. Metro aggiuntivo €1.400,00

Sarum Tonearm Slim

Prezzo € 2.000,00

Plus Phono

Prezzo € 460,00

Tipo: segnale analogico Note: per segnale phono,

coppia da 1m. Altre lunghezze disponibili tra 460

e 1430 euro

Reference Phono

Prezzo € 3.630,00

Note: Coppia da 1 mt terminata RCA, disponibili

altre terminazioni; disponibili diverse lunghezze

tra 7600 e 8670 euro

Wireworld

USA

Eclipse 7 Phono

Prezzo € 462,00

Tipo: segnale analogico Conduttore: 48 fili in

rame OCC Isolante: Composilex 2 Caratteristiche:

cavo fono, finitura Femmina DIN a RCA o XLR;

da 1mt Note: disponibile anche da 1.5 mt. e 2 mt;

rispettivamente da 520,00 / 578,00€. A richiesta

DIN A 90° e altre lunghezze

Platinum Eclipse 7 Phono

Prezzo € 1.589,00

Tipo: segnale analogico Caratteristiche: Cavo

Phono Lunghezza 1 mt Note: Finiture opzionali:

DIN a RCA - RCA a XLR - DIN A XLR; altre lunghezze

disponibili 1,5/2/3 mt rispettivamente

euro 960,00/1.100,00/1.385,00. Stereo al mt in

aggiunta 285,00 euro

Signature 3 S2-3

Prezzo € 1.360,00

Tipo: segnale analogico Caratteristiche: Cavo

Phono Lunghezza 1 mt Note: Terminazioni

opzionali: dritta - angolo retto - DIN SME; altre

lunghezze disponibili 1,5/2/3 mt rispettivamente

euro 1.785,00/2.210,00/3.060,00. Stereo al mt in

aggiunta 285,00 euro

Tipo: segnale analogico Caratteristiche: 2 conduttori,

tecnologia Tuned Aray Note: Per bracci

giradischi da 1.2 m. Metro aggiuntivo €550,00

Transparent Cable

USA

MusicLink Phono

Prezzo € 230,00

Tipo: segnale analogico Note: per collegamenti

Tipo: segnale analogico Conduttore: rame litz

Schermatura: triplo in Mylar di alluminio Isolante:

teflon Resistenza (mOhm): 0,011 Capacità

(pF): 8,7 / ft Caratteristiche: coppia terminata

RCA Note: coppia terminata RCA da 1 m; altre

lunghezze disponibili tra 3780 e 4220 euro

Super Phono

Prezzo € 910,00

Tipo: segnale analogico Note: per segmale phono,

coppia da 1m terminata RCA. Altre lunghezze

Tipo: segnale analogico Caratteristiche: cavo

phono, finitura Femmina DIN a RCA o XRL, da 1

mt Note: disponibile anche da 1,5mt e da 2,0mt

rispettivamente a 2.096,00/2.603,00 €

Mono al mt. 507,00 € + terminazione 575,00 €

Platinum Eclipse 7 Segnale

Prezzo € 1.952,00

Tipo: segnale analogico Note: RCA-RCA o Phono

con Din 5 Pin metratura a partire da 0.5 mt.in

versione anche Bilanciato stessi prezzi; prezzo al

mt. 1.492,00 euro + terminazione 460,00 euro

UltraPLUS UP3A

Prezzo € 430,00

Tipo: segnale analogico Caratteristiche: Cavo

Phono Lunghezza 1 mt Note: Finiture opzionali:

DIN a RCA - RCA a XLR - DIN A XLR; altre lunghezze

disponibili 1,5/2/3 mt rispettivamente euro

495,00/560,00/690,00. Stereo al mt in aggiunta

130,00 euro

112 SUONO aprile 2016


ROKSAN K3 SERIES

UN NUOVO RIFERIMENTO.

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selector

a cura di Tito Gray de Cristoforis

Sofia Coppola

Una musica per Roma

Carlo Fuortes, sovrintendente del

Teatro dell’Opera di Roma, ha annunciato

una nuova produzione

della Traviata, in scena dal 24

maggio al 30 giugno. Nulla di nuovo,

verrebbe da dire, di traviate ce

n’è fin troppe nei teatri italiani. Ciò

che rende davvero speciale questo

allestimento è la singolare scelta di

affidare la regia a Sofia Coppola

(nella foto), alla sua prima prova

come regista in un’opera lirica. La

celebre regista (Lost in Translation,

Somewhere) si avvarrà della

collaborazione di un eccezionale

gruppo di artisti tra cui Nathan

Crowley, che firma le scenografie,

e Valentino, a cui invece sono stati

commissionati i costumi.

La nuova produzione nasce proprio

da un’idea originale del celebre

stilista che, dopo la visione

del film Marie Antoinette, in cui

la giovane regista ha dimostrato

una particolare sensibilità estetica

e musicale, l’ha fortemente voluta

per questo progetto al Teatro

Costanzi. La direzione musicale

sarà affidata a Jader Bignamini,

direttore associato dell’orchestra

Verdi di Milano, unito da un solido

legame al Festival Verdi di

Parma ed esperto interprete verdiano;

le voci in scena saranno

quelle di Francesca Dotto e Maria

Grazia Schiavo, che si alternano

nel ruolo di Violetta, insieme ad

Antonio Poli e Arturo Chacón-

Cruz, interpreti di Alfredo. Mentre

i costumi di Violetta disegnati da

Valentino saranno realizzati negli

atelier di Casa Valentino. Maria

Grazia Chiuri e Pier Paolo Piccioli,

direttori creativi della maison,

creeranno i costumi di Flora e del

Coro, che verranno realizzati in

collaborazione con la sartoria del

Teatro dell’Opera. Insomma: una

grande produzione che unisce la

tecnica di una splendida regista

d’oltreoceano con l’eccezionale

eleganza della moda nostrana nella

più italiana delle cornici, quella

dell’opera e dei mestieri del teatro.

I laboratori del Teatro dell’Opera

di Roma, che saranno lo scenario

di preparazione di questa come

di tante altre produzioni, stanno

per diventare il nodo nevralgico

di un nuovo, ambizioso progetto

del Costanzi: Fabbrica - Young

Artist Program, un progetto

dedicato ai giovani talenti per

l’Opera di domani. Lo ha annunciato

a febbraio sempre Fuortes: il

progetto coinvolge diciassette allievi

che, dopo aver superato una

lunga selezione, approfondiranno

i mestieri di palcoscenico guidati

dalle maestranze del teatro.

Il corso, assicura Fuortes, è rivolto

agli studenti diplomati e non ha

intenzione di costituire un’accademia

romana; una precisazione

tutt’altro che superflua visto che

in Italia la formazione in ambito

lirico è più che sufficientemente

svolta dall’Accademia del Teatro

alla Scala. Fabbrica è qualcosa di

diverso. I diciassette allievi, tutti

diplomati in Italia o all’estero,

verranno avviati al lavoro vero e

proprio: compositori, librettisti,

registi, cantanti, maestri collaboratori,

scenografi, costumisti, lighting

designer, tutti percepiranno

una borsa di studio per il tirocinio,

che si concluderà nel 2017.

L’Opera di Roma, che neanche negli

anni migliori ha mai reso completamente

giustizia alla città più

grande d’Italia, sembra insomma

risvegliarsi e scrollarsi di dosso la

polvere accumulata in tanti anni

di attività pigra e tradizionalista. ..

Teatrino Grassi

Un teatrino carino, carino

Venezia, Punta della Dogana.

Uno degli angoli più suggestivi

della città lagunare, la sottile lingua

di terra che divide e unisce

il Canal Grande e il Canale della

Giudecca, l’ultimo lembo di città

davanti al Bacino di San Marco e

al tramonto. Il complesso di Palazzo

Grassi, che occupa una gran

parte della Dogana da Mar, è sorto

nel secondo Settecento davanti al

tramonto del patriziato veneziano

e dell’indipendenza culturale della

città; l’estinzione della famiglia

Grassi e la firma del Trattato di

Campoformio – con cui la Serenissima

perdeva definitivamente

la sua indipendenza in favore della

Casa d’Austria – hanno segnato

per molto tempo le sorti del palazzo.

Nel 2005, tuttavia, Palazzo

Grassi è stato acquistato dall’imprenditore

François Pinault, che

ne ha affidato la ristrutturazione

all’architetto giapponese Tadao

Ando, autore di un progetto che

ne rivoluziona gli spazi interni seguendo

un concept ad alto contenuto

tecnologico. La realizzazione

del Teatrino Grassi, ultimata nel

2013, con la sua perfetta acustica

e la sua raccolta platea di soli 250

posti, è uno dei punti di forza del

lavoro di Ando, che si pone oggi

come uno dei più ambiziosi progetti

culturali a Venezia.

La programmazione del Teatrino

di Palazzo Grassi non è meno all’avanguardia

della sua struttura: in

un’ottica di dialogo culturale con

la città la Fondation Pinault ha

dato vita a un programma dal profilo

internazionale e aperto su più

fronti, in modo da comprendere

il più possibile gli stili e le istanze

musicali più diverse.

A marzo il Teatrino di Palazzo

Grassi ha ospitato il Salon Idéal,

un appuntamento musicale che

riunisce artisti di primo piano

provenienti da differenti ambiti

musicali, nato a Parigi nel gennaio

del 2015 da un’idea della giornalista

Arièle Butaux. A Palazzo

Grassi, I concerti del Salon Idéal

sono momenti intimi, in cui i musicisti

e il pubblico si incontrano

in un’atmosfera calda e rilassata,

lontani dall’ambiente formale

delle sale concerto. In questo

“salotto ideale” gli artisti possono

sperimentare liberamente, senza

114 SUONO aprile 2016


Secondo noi la classica

foto Gianluca Liverani

frontiere, lasciando spazio al confronto

e alla contaminazione tra

generi. Il progetto, sperimentale

senza essere un esperimento, si

è già affermato come una solida

realtà in Francia, dove è diventato

uno degli appuntamenti più in vista

sulla scena parigina. Classica,

jazz e musical si incontrano quindi

con nuovi arrangiamenti sorprendenti

e personali all’interno di un

programma inedito, concepito per

essere inclusivo e non elitario.

Sentieri selvaggi

L’ensemble milanese che dal

1997 è sempre all’avanguardia

nello studio e nella diffusione

del repertorio contemporaneo

rinnova la sua residenza al

Teatro Elfo Puccini di Milano

dal 22 febbraio all’8 giugno

2016 con la nuova stagione di

concerti dal titolo Primi Piani.

L’ensemble “fotografa” la scena

musicale contemporanea in

sei concerti/ritratti dedicati ai

compositori più interessanti

del nostro tempo in cui Sentieri

selvaggi esplora la scrittura di

autori quali Louis Andriessen,

il candidato all’Oscar David

Lang e la nuova generazione

americana composta da Nico

Muhly, Missy Mazzoli, Christopher

Cerrone, Sean Shepherd,

David T. Little e Armando Bayolo.

All’interno della stagione

uno spazio intitolato “Ritratti

Italiani” è dedicato a figure

particolarmente significative

della musica contemporanea

del nostro Paese: a vent’anni

dalla scomparsa di Niccolò

Castiglioni, Sentieri selvaggi gli

rende omaggio. La trasparenza

e la luminosità delle partiture

di Castiglioni, sempre ricche di

ironia e di stupefacente precisione

sonora, vengono messe in

luce attraverso brani per voce e

pianoforte, violino e pianoforte,

clarinetto solista e persino

con un curiosissimo pezzo per

Ottavio Dantone / Accademia BizanTIna

Haydn sinfonie n. 78, 79, 80 e 81

Decca – 2016

Con oltre 20 dischi pubblicati nel corso di una carriera trentennale

l’Accademia Bizantina di Ravenna è certamente uno

dei più importanti gruppi strumentali italiani per quanto riguarda

l’esecuzione su strumenti storici. L’ensemble, nato nel

1983, è uno dei più autorevoli gruppi di musicisti specializzati

voce femminile e contrabbasso.

Da diciannove anni, inoltre,

Sentieri selvaggi segue con attenzione

la scena statunitense:

American Close-up è il titolo

di un concerto che affronta

la scrittura di Missy Mazzoli, il

minimalismo astratto di Christopher

Cerrone, la complessità

progettuale di Sean Shepherd,

il postmodernismo di Nico

Muhly, il sarcasmo di David T.

Little e l’irresistibile carica ritmica

di Armando Bayolo. David

Lang è un altro autore ben

conosciuto: l’ensemble, a cui il

compositore americano ha dedicato

molte partiture, presenta

uno dei suoi cavalli di battaglia,

Sweet Air, oltre a These

Broken Wings per sestetto e

lavori solistici come Killer per

violino elettrico e Cut per pianoforte.

La stagione si conclude

con l’ultimo appuntamento

della serie “Ritratti Italiani”, un

ritratto del compositore bolognese

Fabio Vacchi: il programma

di Canti d’ombre spazia dal

severo lirismo di Dai calanchi

nell’esecuzione storicamente informata

del repertorio strumentale fra il XVII

e il XVIII secolo, e sotto la guida musicale

di Ottavio Dantone ha intrapreso nel

tempo diversi progetti discografici di

importanza sempre crescente. L’ultimo

sforzo di Dantone con l’Accademia Bizantina

si è tradotto nella realizzazione

di un album recentemente uscito per la Decca e contenente

quattro sinfonie di Haydn, le n. 78, 79, 80 e 81.

La n. 78 è l’ultima di una raccolta di tre sinfonie scritte da

Haydn nel 1782: si tratta del primo set di sinfonie che il compositore

scrive in vista di un viaggio a Londra, dove si reca

per una serie di concerti. Più tardi, fra il 1791 e il 1795, scriverà

sempre per Londra le più notevoli delle sue sinfonie, note

appunto col nome di Sinfonie Londinesi. Le tre sinfonie tra la

79 e l’81, invece, furono scritte da Haydn a Vienna ma – ed

è un particolare piuttosto raro per la produzione di questo

compositore, che è una delle più regolarmente documentate

– non si conosce la destinazione esatta della raccolta.

Stilisticamente queste tra sinfonie si discostano dai modelli

precedenti (che si rifacevano principalmente allo Sturm und

Drang) senza condurre allo stile delle sei sinfonie successive,

che seguono uno schema formale piuttosto codificato: le

tre sinfonie rappresentano per Haydn un laboratorio compositivo

di una certa importanza, e il compositore si prende

l’agio di sperimentare ritmi, timbri, combinazioni polifoniche

e soluzioni formali con grande libertà. L’Accademia Bizantina

propone una nuova interpretazione di questa parte del

repertorio haydniano importantissima ma adombrata dalla

vicinanza ai capolavori delle sinfonie londinesi, e lo fa in un’esecuzione

dall’impeccabile rigore storico e dall’innegabile

gusto musicale.

foto Marco Pieri

di Sabbiuno alle sonorità incantate

del trio Orna buio ciel,

fino a Luoghi immaginari, il

più importante ciclo cameristico

scritto da Vacchi nonché

una delle partiture cardine della

musica italiana degli ultimi

decenni, divisa in formazioni

che vanno dal trio all’ottetto.

Non mancheranno, all’interno

dei concerti, i momenti di

conversazione: Luca Francesconi,

David Lang e Fabio

Vacchi saranno intervistati sul

palco da Carlo Boccadoro, direttore

musicale e artistico di

Sentieri selvaggi, mentre nel

corso degli altri concerti l’inquadratura

si sposta sui solisti,

protagonisti della nuova rubrica

Domande selvagge a cura di

Angelo Miotto.

SUONO aprile 2016 115


selector

a cura di Daniele Camerlengo

Attrazioni viniliche

Esercizio vinilico mensile: distraetevi

dai bambocci e dalle

fissioni pubblicitarie e cercate di

ascoltare quel piccolo richiamo

intermittente che vi segnala il

bisogno di ascoltare musica di

qualità. Un richiamo che c’è!

Non nascondetelo a voi stessi,

siate sinceri, predisponetevi

a ospitare un bel vinile nelle

vostre abitazioni e vedrete

che la vostra vita migliorerà.

Eccomi, povera vittima della

resina nera. Lo ammetto, ho

esagerato, ma questo mese festeggio

il mio compleanno e non

ho potuto fare a meno di queste

attrazioni.

Daniele Camerlengo

Avishai Cohen

Into The Silence

ECM

Avishai Cohen

Rivivere nel silenzio

Un piano dissonante e la voce

pura di un sentimento profondo

che attraverso la bellezza

delle melodie fa riaffiorare il

ricordo di un padre da poco

scomparso. La numerosa e

inattesa presenza di sentimenti

vissuti in musica e nel peculiare

visivo di un musicista

che descrive l’immaginario di

una vita trascorsa e presente

nel suo intimo. Il trombettista

Avishai Cohen con l’album

Into The Silence firma il suo

esordio nella ECM Records e

lo fa con una band che annovera

il pianista e amico fraterno

Yonathan Avishai (con

il quale ha condiviso l’esperienza

dei Third World Love),

il batterista Nasheet Waits, il

bassista Eric Revis e il sassofonista

Bill McHenry. Il suono e

le intenzioni musicali sembrano

legare i musicisti da tempo,

una coesione umana e armonica

straordinaria che grazie alla

lentezza e lucentezza del percorso

emersivo tratteggiano

le storie e le sensazioni di un

padre che aveva uno smisurato

amore per la musica.

Blind Willie Johnson

God Don’t Never Change

Alligator Records

God Spel!

Una chitarra ricavata da una

scatola di sigari e un mondo

Blind Willie Johnson

spirituale che lo attendeva. Il

precoce richiamo a evangelizzare

il Texas con la voce resa

roca da anni di whisky, il dettato

sofferente della sua anima,

segnata da un’improvvisa

cecità arrecata da una matrigna

senza senno, che portava

a nuova luce la ricca tradizione

del blues, scrivendone nuove e

importanti pagine. Il cantante

e chitarrista slide Blind Willie

Johnson ha lasciato ai posteri

un grande patrimonio artistico

e, grazie al prezioso lavoro

del produttore Jeffrey Gaskill

e dell’etichetta discografica Alligator

Records, durato quasi

un decennio, è stato possibile

realizzare l’album tributo

God Don’t Never Change:

The Songs Of Blind Willie

Johnson. Tom Waits, Lucinda

Williams, Derek Trucks e Susan

Tedeschi, Cowboy Junkies,

The Blind Boys of Alabama,

Sinéad O’Connor, Luther Dickinson,

Maria McKee e Rickie

Lee Jones hanno saputo interpretare

il carisma, l’umanità e

la densità espressiva delle inquietanti

grida di dentro che

caratterizzano la musica di

Johnson, intrisa di blues e gospel.

Le undici tracce sono il

songs

Daniele Camerlengo

1 Emily’s D+Evolution

Esperanza Spalding

2016

2 Iron Path

Last Exit

2016

3 Family Dinner Vol. 2

Snarky Puppy

2016

4 Left Exit

Mr. K Featuring

Michael Duch & Klaus

Holm

2016

5 Careless Love

Madeleine Peyroux

2016

6 Live at the Village

Vanguard

Christian Trio

McBride

2016

7 WorldÿGalaxy

Alice Coltrane

2016

8 Gain

Illtet

2016

9 Knights of Fantasy

Deodato

2016

10 Message: Live at Kargart

Konstrukt & Peter

Brotzmann

2016

11 Never Ending January

Espen Eriksen

2016

12 The Myth Of the Golden

Ratio

United Vibrations

2016

13 Melt

Chippendale

2016

14 Nipples

Peter Brotzmann

2016

15 Some Jellyfis Live Forever

Rob Mazurek

2016

frutto di un’attenta selezione

fatta evidenziando i capisaldi

del suo repertorio composto

tra il 1927 e il 1945 ed è uno

stimolo ad approfondire la conoscenza

sull’uomo e sulle sue

leggendarie gesta.

116 SUONO aprile 2016


Esperienze in jazz

suo strumento e il drumming

meditativo di Vespestad sono

le componenti che rendono

questo album un’esperienza

devozionale aperta. Il jazz e

l’improvvisazione sono un

continuo equilibrio tra il solo e

l’ensemble nella sua interezza,

il suono che incontra l’infinito

cromatismo delle parole e dei

loro significati che anche grazie

alle commistioni elettroniche

raggiungono estasianti

picchi subliminali.

Tord Gustavsen

Din Rumi, Kenneth Rexroth…)

che hanno camminato nei secoli

e legato tra loro le profonde

sensibilità dei propri testi

rivelatori. Il gioco di suoni della

voce suadente di Tander, il

pianismo melodico e minimale

di Gustavsen artefatto dall’essenziale

contributo dell’elettronica

non previsto ma che

permette al pianista di Oslo

di riconsiderare i confini del

MicroJam.

Saper osservare oltre ciò che

circonda le nostre menti,

evitare la scarna profilassi

accademica e tentare di ibridare

generi, groove e piccole

esistenze intervallari può far

nascere “terzi camminamenti”

dove condurre la composizione

e la perfomance di

matrice jazzistica. Il compositore,

chitarrista ed educato-

David Fiuczynski

Tord Gustavsen

What was said

ECM

Verso / Voce / Suono

Incontri e coincidenze inaspettate

che danno vita a nuove interazioni

tra culture, tradizioni

e vibrazioni pensate ma mai

esperite. La felicità, la saggezza,

il cuore che portano con sé

il candore devozionale della

poesia Sufi unito all’attrazione

per le sonorità della lingua

pashto hanno spinto Tord Gustavsen

a esplorare la musica

sacra norvegese insieme al batterista

Jarle Vespestad e alla

vocalist tedesco-afghana Simin

Tander. In What was said,

lavoro discografico licenziato

dalla ECM di Manfred Eicher,

prende forma un interscambio

dialogico di parole creative,

versi e inni di poeti (Jalal al-

SUONO aprile 2016 117


selector

saggezza musicale di Giulio Cesare

Ricci, il patron della fonè, che

ha l’ambizione di ridare unicità e

irripetibilità alle registrazioni

discografiche. Il risultato è stato

una proficua e morbida conversazione

tra suoni di corde, generose

e feconde.

David Fiuczynski

flam! Blam! Pan-Asian MicroJam

RareNoise Records

re David Fiuczynski ha dedicato

dieci anni di studio a un metodo

che unisce le armonie micro tonali

ai groove occidentali da lui

coniato MicroJam, realizzando

FLAM! BLAM! Pan-Asian

MicroJam (“hommage à JDilla

et Olivier Messiaen”), secondo

documento discografico, dopo

Planet MicroJam del 2012,

entrambi licenziati dalla Rare-

Noise Records. Le sette tracce

che compongono il disco, come

fessure dimensionali, uniscono

al canto d’attitudine microtonale

degli uccelli esotici (lo scricciolo

sudamericano, l’Uirapuru, la

cinica della Carolina del Sud, la

strolaga, comune, l’usignolo) la

musica del compositore francese

d’avanguardia Olivier Messiaen

e i flam beats di JDilla oltre

ai diversi stilemi della musica

orientale. Con lui suonano: Helen

Sherrah-Davies al violino,

YazhiGuo all’oboe e alle percussioni,

UtarArtun e Jake Sherman

alle tastiere micro tonali, Justin

Schornstein al basso elettrico e

Alex Bailey alla batteria, quasi

tutti studenti berkeleiani di

Fiuczynski. Ospite il sassofonista

Rudresh Mahanthappa.

Peo Alfonsi e Salvatore Maiore

Alma

fonè jazz

semplice esibizione acustica. Un

fascino e un calore diverso che

accoglie l’ascoltatore in una maniera

insolita, onesta e sincera,

valorizzando l’arte e la condivisione

empatica del momento assoluto.

In Alma, titolo dell’ultimo

LP realizzato da Peo Alfonsi alla

chitarra e Salvatore Maiore al

contrabbasso, pubblicato dalla

fonè jazz, è racchiusa l’essenza

eterea dell’intensa esperienza

d’anime vissuta dai musicisti nei

due giorni trascorsi assieme nel

meraviglioso Palazzo di Scoto di

Semofonte, situato nel Borgo di

Certaldo Alto. La cantina di questa

dimora ha ospitato le attrezzature

per la ripresa fedele e la

Utopia musicale

Per quei pochi amici romani che ancora

non lo conoscono e per gli altri

amanti della buona musica di tutto

il resto d’Italia: visitate e sostenete

Blutopia, un negozio di dischi ma

anche molto altro; un luogo d’incontro,

di didattica, di sana condivisione

e di fervente attività a favore

della diffusione musicale, con concerti

e showcase quasi settimanali.

Vinili, naturalmente, ma anche bar

caffè, uno spazio di ascolto e di lettura

(al piano di sopra) dove si alternano

concerti, seminari, proiezioni

e anche esposizioni. Perfetto no?

Geneinterazioni

I moti creativi che sottendono

una sublime e spigolosa impronta

mentale e spirituale da

parte dei loro fautori hanno,

nel corso dei passaggi temporali,

sedimentato un reticolo

di possibilità esplorative e di

ricerca che il più delle volte si

sono rivelate ricchezza musicale

organica, modelli d’imprese sonore

da seguire e liberare nelle

scene dove l’improvvisazione è

pane quotidiano. In questa fulminante

occasione discografica

resa possibile dalla collaborazione

tra il trombonista e icona

free-jazz Roswell Rudd, il

pianista Jamie Saft, il bassista

Trevor Dunn e il batterista Balazs

Pandi, attraverso un istintivo

dialogo sonoro si è riusciti

ad accostare la generazione dei

Rudd, Saft, Dunn e Pandi

StrenGTh & Power

RareNoise Records

musicisti contemporanei con la

vecchia scuola rappresentata

dall’immenso Rudd. Strength

& Power, questo il titolo dell’album,

è frutto di una libera sessione

di improvvisazione scevra

da riferimenti, segnali, annotazioni

varie, solo fiducia nell’intuizione

e nell’ascolto comune.

Groove poderosi e ritmiche che

nell’instabilità trovano colore e

respiro carichi della positività

della nuova adesione, il piano

che provoca fumose e repentine

evoluzioni d’ambiente, illuminate

dall’umanità, dalla storia e

dal soffio del trombone nel quale

riecheggiano i rimandi alla passata

magia di New Orleans.

Cantina e fedeltà

Ci sono delle case discografiche

distanti dal mondo musicale liquido

e dall’eccessiva intromissione

umana sulla veridicità del

suono e dell’intenzione reale scaturiti

dall’intima bellezza di una

Per info:

Blutopia - Via del Pigneto 116 – 00176

Roma. 06.69309379

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118 SUONO aprile 2016


SUONO luglio 2015 3

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selector

a cura di Guido Bellachioma

Un Roger Dean

è per sempre!

www.rogerdean.com

Il pittore inglese negli ultimi anni

sta tornando ad essere quel punto

di riferimento indiscusso per

la grafica musicale che era negli

anni ’70. Nel 2015 ha infatti realizzato

due ottimi lavori: le copertine

di Condemned To Hope, secondo

album dei Black Moth,

nuovo e ottimo gruppo hard &

heavy di Leeds, e di X degli storici

Focus, band rock olandese

con numerosi dischi all’attivo

sin dai primi anni ’70. Racconta

Thijs Van Leer dei Focus: “Nel

2012 abbiamo pubblicato X, il

nostro decimo album in studio.

Non avrei mai pensato di avere

la possibilità di avere Roger come

disegnatore per una nostra copertina,

invece è successo e sono

davvero felice che sia accaduto.

Non posso che ringraziarlo per

aver accettato e realizzato una

così splendida copertina. L’orologio

al centro della cover è ispirato

Roger Dean

a quello presente in una famosa

piazza di Praga mentre le torri

ricordano La Sagrada Familia

di Barcellona. Così ci sono tutti

gli elementi per ispirare mistero

e misticismo. Lui ha voluto ascoltare

le nostre nuove composizioni

per tirar fuori l’idea più adatta.

Tutto il gruppo è stato d’accordo

nel definirla “geniale”.

Il ritorno degli Agorà

La band marchigiana, che negli

anni ’70 pubblicò due eccellenti

album di jazz-rock, giusto tra

Perigeo e Weather Report, torna

in pista con Boombook, un disco

edito in vinile e CD per la Cramps

/ Sony con il supporto di SUO-

NO e “Progressivamente”. Lo abbiamo,

ovviamente, ascoltato in

anteprima e il risultato ci è parso

eccellente sia a livello audio che

artistico. Da segnalare la presenza

di Patrizio Fariselli degli Area.

Omaggio a Di Giacomo

Dal 18 marzo è online su YouTube

un video inedito di 10 minuti che

riporta un’intervista a Francesco

Di Giacomo, scomparso il 24 febbraio

2014, e a Vittorio Nocenzi,

con spezzoni live del Banco del

Mutuo Soccorso, anche con i sottotitoli

in inglese per gli appassionati

internazionali. Ovviamente

gratuito, il mini-documentario è

opera del filmaker romano Alessandro

Giordani (www.alessandrogiordani.eu),

appassionato di

musica a 360 gradi. Basta digitare

“intervista a Francesco Di Giacomo

e Vittorio Nocenzi”…

Rodolfo Maltese e Francesco Di Giacomo

Van Morrison

LA PLAYLIST DEL MESE

Prosegue la guida all’ascolto con le playlist

di SUONO. Come sempre pillole di

artisti in canzoni, album o stili che hanno

contribuito ad arricchire il pentagramma

contemporaneo. Questo mese tocca

a due personaggi davvero poco affabili,

entrambi decisamente “ringhiosi” col

pubblico, uno nordirlandese, l’altro inglese…

uno leggenda sin dagli anni ’60,

l’altro icona del pop degli anni ’80 e poi

capace d’inaspettate visioni post rock,

molto in anticipo coi tempi. Stiamo parlando

di Van Morrison, il leone di Belfast

(di cui abbiamo selezionato solo brani

solisti degli anni ’60 e ‘70, tralasciando

le cose antecedenti coi Them, tra cui le

straordinarie Gloria e Baby Please Don’t

Go), e di Mark Hollis coi suoi Talk Talk,

capace di ritirarsi con dignità quando

poteva replicare se stesso fino all’infinito

grazie alla sua immensa classe.

Rock, blues

e 100 altre storie

I Rides di Stephen Stills, Barry

Goldberg e Kenny Wayne

Shepherd il 6 maggio pubblicheranno

Pierced Arrow, loro secondo

album dopo Can’t Get Enough

del 2013. Un tour, per ora solo

negli Stati Uniti, è previsto per

foto Claudio Petrucci

songs

Van Morrison

1 Moondance

Moondance 1970

2 Astral Weeks

Madame George 1968

3 Saint Dominic Preview

Jakie Wilson Said 1972

4 Moondance

Crazy Love 1970

5 Astral Weeks

Beside You 1968

6 Moondance

Caravan 1970

7 It’s Too Late To Stop Now

Bring It On Home To

Me 1974

8 His Band And The Streets

Choir

Domino 1970

9 Blowin’ Your Mind

Brown Eyes Girl 1967

10 Moondance

Into The Mystic 1970

11 Astral Weeks

Astral Weeks 1968

12 Tupelo Honey

Tupelo Honey 1971

13 Astral Weeks

Ctprus Avenue 1968

14 Saint Dominic Preview

Listen To The Lion 1972

15 Hard Nose The Highway

Hard Nose The

Highway 1973

giugno, ma si dovrebbero aggiungere

molte altre date, nonostante

gli impegni dei componenti, tutti

artisti popolarissimi. Goldberg ha

affermato: “Amo il primo album

ma questo è ancora meglio perché

riflette la nostra trasformazione

in una vera band. Quando

abbiamo registrato il primo album

non potevamo prevedere se

sarebbe rimasto un progetto per

un solo disco e qualche concerto

o se si sarebbe evoluto in qualcosa

di più duraturo. Solo dopo

abbiamo compreso quanto ci trovavamo

bene a suonare la nostra

musica, cose che puoi capire solo

quando sei in tour e vivi a stretto

contatto per così tante ore al

giorno. Percorrere nuove strade,

anche per tre artisti esperti come

120 SUONO aprile 2016


Oltre il rock

Rides Kenny Wayne Shepherd

foto Francesco Desmaele

noi, è sempre eccitante. A ogni

concerto abbiamo scoperto che

la band stava davvero amalgamandosi,

andando oltre le nostre

rispettive identità. Ora siamo un

vero gruppo”. Ribadisce Stills:

“Questo album è proprio come

una… “Pierced Arrow”: una

freccia con un buco nelle piume.

Non c’è modo di sapere che traiettoria

avrà: potrebbe parlare

di un guerriero fiero che sta per

scoccare una freccia rovinata, che

potrebbe anche tornare indietro e

colpirlo. È un po’ quello che sento

quando penso allo stato generale

delle cose. A volte un messaggio

lanciato in buona fede va completamente

fuori dai binari”.

Muro del Canto

fIore de niente

Goodfellas

La scena musicale folk rock italiana sta

percorrendo strade che fino a poco

tempo fa sarebbero parse abbastanza

indefinibili: il punk si mischia al combat

folk, i suoni dark alla canzone d’autore

e miscelando queste stravaganze sonore

escono allo scoperto eccellenti

gruppi come i romani Il muro del canto.

Tre album all’attivo e concerti sempre

più pieni, anche fuori, ormai, dal circuito

alternativo a loro abituale. Certo le

loro canzoni, cantate in dialetto romanesco

non sempre puro, possiedono

Un disco che “spaCCa”

www.relapse.com

Rebirth è l’album, edito in CD e

vinile dall’americana Relapse Records,

dei Goblin Rebirth. La formazione

guarda al futuro partendo

dal suono classico dei leggendari

Goblin; non ha ancora esaurito

la voglia di proporre musica

di qualità e il nuovo, straordinario